Rassegna Stampa
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INTERMEDIA
FEBBRAIO 2015
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RAI 1
MANUELA LUCCHINI
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11/02/2015
00:01:33
https://www.youtube.com/watch?v=Y-t3H1vEkKI&list=UUxPP-tRFkilsCp1FVL7seXg
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RADIO 105
RADIO 105
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11/02/2015
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RADIO 102.5
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11/02/2015
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RADIO CAPITAL
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11/02/2015
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11/02/2015
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11/02/2015
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11/02/2015
11-02-2015
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http://www.ansa.it/ 11-02-2015
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http://www.ansa.it/ TUMORI:PER 1 IMMIGRATO SU 2 NESSUNO SCREENING,CRESCE RISCHIO Sos stili vita scorretti; opuscoli in 7 lingue per informare (ANSA) ‐ ROMA, 11 FEB ‐ Un immigrato su due in Italia non effettua alcuno screening di prevenzione ed è più a rischio di ammalarsi di tumore arrivando anche molto più tardi alla diagnosi, in media un anno dopo rispetto agli italiani. Proprio per affrontare questo problema, anche tenendo conto dei flussi migratori in crescita, l'Associazione italiana di oncologia medica e la Fondazione Insieme Contro il Cancro hanno presentato oggi alla Camera la campagna 'La lotta al cancro non ha colorè. A peggiorare la situazione, avvertono gli esperti, sono le barriere linguistiche che ostacolano l'accesso alle cure e alla prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia: il 13,8% degli over 14 ha infatti difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi di cui soffre. Tuttavia, il 51% degli stranieri segue anche uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. Per «abbattere questi ostacoli ‐ spiega il presidente della Fondazione, Francesco Cognetti ‐ abbiamo realizzato 4 opuscoli sulla prevenzione oncologica in sette lingue: saranno distribuiti in modo capillare attraverso ospedali, organizzazioni di volontariato, ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere infatti evitato seguendo uno stile di vita corretto». Le pubblicazioni sono parte del progetto 'La lotta al cancro non ha colorè, la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati. La campagna si svilupperà nel corso dell'anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi in tv, ed ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato, come ha ricordato la vicepresidente della Camera Marina Sereni. Una questione prioritaria, visto che nel nostro Paese risiedono circa 4,9 milioni di stranieri, l'8,2% della popolazione: «L'Italia ‐ ha sottolineato Fabrizio Cicchitto, presidente Commissione Affari Esteri Camera ‐ si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell'Ue e negli ultimi 15 anni la popolazione nata all'estero è più che quadruplicata». Per questo, ha avvertito, «il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l'integrazione dal punto di vista linguistico».(ANSA). CR 11‐
FEB‐15 15:04 NNN 11-02-2015
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http://www.ansa.it/ Tumori: Sereni, senza iniziative 17 mln morti entro il 2030 (ANSA) ‐ ROMA, 11 FEB ‐ ''I dati ci dicono che nel mondo ogni anno 12 milioni di persone hanno una diagnosi di tumore e, se non si prenderanno iniziative mirate, si registreranno 26 milioni di nuovi casi e 17 milioni di morti entro il 2030, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo''. A puntare i riflettori su queste proiezioni allarmanti è stata oggi la vicepresidente della Camera, Marina Sereni, in occasione del convegno 'La lotta al cancro non ha colore', svoltosi alla Camera, sottolineando come la lotta ai tumori sia una priorità per il Sistema sanitario nazionale. ''Fortunatamente ‐ ha rilevato Sereni ‐ in Italia i decessi per cancro sono in netto calo. E' un merito straordinario reso possibile grazie ai progressi della medicina e anche grazie alle campagne di prevenzione''. La campagna 'La lotta al cancro non ha colore', la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati, promossa dalla Fondazione 'Insieme contro il Cancro' e dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), presentata oggi, ha concluso Sereni, ''è una campagna di civiltà e di razionalità, ed è anche coerente con la Costituzione, che dice che il diritto alla salute è di tutti i cittadini''.(ANSA). 11-02-2015
www.adnkronos.com/ TUMORI: 1 IMMIGRATO SU 2 RISCHIA CANCRO PER STILI DI VITA
E NIENTE SCREENING
Opuscoli in 7 lingue per informare in ospedali, ambasciate e medici famiglia
Roma, 11 feb. (AdnKronos Salute) - Il 50% degli stranieri che vivono in Italia
ha stili di vita sbagliati e non si sottopone a screening, correndo quindi un
rischio oncologico più alto. Le barriere linguistiche ostacolano l'accesso alle
cure e agli strumenti di prevenzione: il 13,8% degli immigrati 'over 14' ha
difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9%
nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, perché si
arriva in ritardo alla diagnosi di tumore anche un anno dopo rispetto agli
italiani. Sono i dati presentati oggi a Roma alla Camera dalla Fondazione
'Insieme contro il cancrò e dall'Associazione italiana oncologia medica (Aiom)
per la campagna 'Insieme contro il cancrò, che distribuirà 4 opuscoli
informativi (su fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue in
ospedali, organizzazioni di volontariato, ambasciate e medici di famiglia. In
Italia risiedono 4,9 milioni di stranieri, l'8,2% del totale della popolazione.
«Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d'età raccomandata - spiega
Francesco Cognetti, presidente Fondazione Insieme contro il cancro - si
sottopone a pap-test per il tumore della cervice uterina contro il 72% delle
italiane. Il 43% contro il 73% effettua una mammografia. Dobbiamo aiutare
queste persone a superare vincoli culturali e difficoltà di accesso alle cure. La
permanenza nel nostro Paese - osserva Cognetti - non migliora in maniera
essenziale le capacità di comunicazione, a distanza di un decennio dall'ingresso
in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi
linguistici nell'interagire con il medico». Sono 7 le lingue degli opuscoli
(italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). «Il 40% dei
tumori può essere evitato - suggerisce l'oncologo - seguendo uno stile di vita
corretto. Inoltre le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo
riducono fino al 65% l'incidenza del cancro del polmone legate al livello di
istruzione». (segue)
11-02-2015
www.adnkronos.com/ TUMORI: 1 IMMIGRATO SU 2 RISCHIA CANCRO PER STILI DI VITA
E NIENTE SCREENING 2
(AdnKronos Salute) - Un plauso all'iniziativa è arrivato da Marina
Sereni, vice presidente della Camera: «L'iniziativa della Fondazione
insieme contro il cancro è un'idea di grande valore - sottolinea Sereni
nel suo intervento - che punta ad allargare l' area prevenzione delle
neoplasie guardando ai cittadini meno agiati e agli stranieri». «Abbiamo
il dovere di accogliere le persone malate - osserva nel suo intervento
Aldo Morrone, presidente della Fondazione Istituto Mediterraneo di
ematologia - l'articolo 32 della Costituzione non parla di cittadini ma di
individui a cui va garantito il diritto alle cure. Il progetto 'La lotta al cuore
non ha colorè è un'iniziativa lodevole che va in questa direzione. Ci
credo molto e per questo ho dato la mia adesione». «In alcune aree
geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed
Europa dell'Est) - conclude Piersandro Tagliaferri, componente del
direttivo dell'Aiom - ci sono gravi difficoltà nella pianificazione di
screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne
che provengono da queste zone, un volta migrate in Paesi a più elevato
tenore socio-culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione,
rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
Paese di provenienza». (Frm/Adnkronos) 11-FEB-15 12:55 NNN
11-02-2015
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https://www.agi.it/salute/notizie/tumori_esperti_decessi_aumenteranno_a_13mln_70_in_africa_e_asia-201502111344-hpg-rsa1010
Tumori: esperti,decessi aumenteranno a 13mln, 70% in Africa e Asia
(AGI) - Roma, 11 feb. - "Secondo l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul
Cancro (Iarc) il numero di nuovi casi di tumore nel mondo passera' dai 14 milioni
del 2012 ai 22 milioni nel 2030. I decessi aumenteranno da 8,2 milioni a 13, il 70%
dei quali in Africa, Asia e America del Sud". A parlare e' Francesco Cognetti,
presidente fondazione "Insieme contro il cancro", in occasione del convegno "la
lotta al cancro non ha colore", svolto alla Camera dei Deputati questa mattina, alla
presenza di istituzioni ed esperti del settore. "Per abbattere gli ostacoli della
diffusione della campagna abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione
oncologica, fumo, alcool, alimentazione e screening in sette lingue. Uno studio
pubblicato da Environmental Health - conclude Cognetti - ha analizzato nel
dettaglio la situazione italiana. Il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno
acculturati mentre fra le donne la percentuale e' pari al 11%". La vicepresidente
della Camera, Marina Sereni, ha sottolineato come "la lotta del cancro non ha
colore e non a caso siamo qui in questo contesto e con patrocini, oltre che di
Camera e Senato, anche della Presidenza della Repubblica. In Italia i decessi del
cancro sono in netto calo e cio' e' riconducibile alla lotta efficace condotta". Per
Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Affari Esteri della Camera, "E'
importante uno stile di vita completamente diverso dal passato. Nel corso degli
anni c'e' stato un miglioramento netto in termini, ad esempio, di cura del proprio
fisico e riguarda sia fasce piu' ricche che fasce piu' povere". L'ex ministro alla
Sanita', Girolamo Sirchia ha concentrato il proprio intervento sulla lotta al fumo e
sulla legge che ha vietato il fumo nei locali pubblici. "Nel nostro paese
praticamente tutti sanno che fumare fa male alla salute, il problema sta nei paesi
in via di sviluppo dove si aggiunge al disagio sociale ed alla poverta', la scarsa
conoscenza che hanno dei problemi. Bisogna continuare a dire che il fumo di
tabacco e' una speculazione di pochi a danno di tutti. Si deve vigilare per il
rispetto delle leggi contro il fumo, perche' a mio vedere - commenta Girolamo
Sirchia - la vigilanza si e' affievolita sino a sparire". A prendere la parola anche
Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai. "Il ruolo della Rai, piu' importante
servizio pubblico, non puo' che essere quello di informare e sensibilizzare.
Dobbiamo fare meno talk show sulla medicina e piu' informazione medica. Grande
importanza hanno avuto fiction tipo "braccialetti rossi" per abituare anche i
bambini alla sofferenza. Oggi chi fuma - dichiara Gubitosi -, chi si ubriaca deve
essere considerato come uno sfigato, un perdente. Vanno sottolineati i
comportamenti negativi e le conseguenze di essi. Cercheremo di limitare al
massimo le scene di fumo all'interno dei nostri programmi". .
11-02-2015
http://www.askanews.it/ Immigrati, al via campagna prevenzione su rischi cancro
Roma, 11 feb. (askanews) - Le barriere linguistiche ostacolano l'accesso alle cure e agli strumenti di
prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in
italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi
conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani.
Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening.
Ancora, meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d'età raccomandata si sottopone a pap-test per
scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua
regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l'esame del sangue occulto nelle feci, consigliato
per individuare il cancro del colon-retto.
Per questo motivo, spiega Francesco Cognetti, presidente della Fondazione 'Insieme contro il Cancro', è stata
lanciata una campagna nazionale, 'La lotta al cancro non ha colore', per la prevenzione delle neoplasie
indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano in Italia, promossa dalla
Fondazione 'Insieme contro il Cancro' e dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna
si svilupperà nel corso dell'anno con numerose iniziative, a partire da spot e video informativi.
11-02-2015
http://www.askanews.it/ Immigrati, al via campagna prevenzione su rischi cancro -2Roma, 11 feb. (askanews) - Come evidenziato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC),
anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto
sull'incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori
fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto
digestivo superiore e della cervice uterina. La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo
per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano dell'espressione e 26,4% su quello della
comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di
comunicazione: a distanza di più di un decennio dall'ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve
affrontare ancora problemi linguistici nell'interagire con il personale medico.
"Per abbattere questi ostacoli - spiega Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione
oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo,
filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di
volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di
vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al
65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione".(Segue)
11-02-2015
http://www.askanews.it/ Immigrati, al via campagna prevenzione su rischi cancro -3Roma, 11 feb. (askanews) - Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l'8,2% del totale
della popolazione. "Uno studio pubblicato su Environmental Health - continua Cognetti - ha analizzato nel
dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile
al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all'11%. Questa fascia di popolazione nel nostro
Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello
stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello
stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di
incidenza della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del
37% e della cervice uterina del 28%".
I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all'area di provenienza. I fumatori sono più
frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in
sovrappeso (30,9%), mentre l'obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso
registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli
obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le
donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%).
11-02-2015
(Agenzia stampa Nazionale) http://www.italia‐news.it/tumori‐stili‐di‐vita‐sbagliati‐e‐nessuno‐screening‐per‐uno‐straniero‐su‐due‐10320.html Tumori, stili di vita sbagliati e nessuno screening per uno straniero su due
11-02-2015
http://www.healthdesk.it/cronache/le_barriere_linguistiche_limitano_laccesso_alle_cure_degli_immigrati/1423654500 Le barriere linguistiche limitano
l'accesso alle cure degli immigrati
La difficoltà a comunicare in italiano è un vero e proprio ostacolo per
l'accesso alle cure degli immigrati che vivono in Italia. Per loro sono stati
pubblicati, nell'ambito della campagna "La lotta al cancro non ha
colore", quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica in sette lingue
Le barriere linguistiche ostacolano l'accesso alle
cure e agli strumenti di prevenzione per gli
stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over
14 ha difficoltà a spiegare in italiano i disturbi o i
sintomi di cui soffre e il 14,9% a comprendere ciò
che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto
che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore,
anche un anno dopo rispetto agli italiani.
Per abbattere questi ostacoli e sensibilizzare gli
immigrati, la Fondazione "Insieme contro il cancro"
e l'Associazione italiana di oncologia medica
(Aiom) hanno realizzato quattro opuscoli sulla
prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione
e screening) in sette lingue (italiano, inglese,
francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo), che
saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli
ospedali, le organizzazioni di volontariato, le
ambasciate e i medici di famiglia. Le pubblicazioni
fanno parte della campagna "La lotta al cancro non
ha colore", la prima campagna nazionale per la
prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini
più disagiati, in particolare agli immigrati che
abitano nel nostro Paese, che si svilupperà nel
corso dell'anno con numerose altre iniziative, a
partire da spot e video informativi con testimonial
d'eccezione.
Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici
sono più accentuate per le persone che provengono
dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i
cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara
di avere difficoltà nell'esporre in italiano le
condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i
filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%). Le barriere
linguistiche rendono difficile la conoscenza delle
regole di prevenzione non solo primaria (rivolta
alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma
anche secondaria (relativa agli screening).
Come evidenziano dati nazionali e internazionali,
nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno
minore accesso ai programmi di screening per
numerose neoplasie rispetto alle popolazioni
autoctone. «Meno del 50% delle donne immigrate
nella fascia d'età raccomandata si sottopone a paptest per scoprire in modo precoce il tumore della
cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43%
effettua regolarmente la mammografia contro il
73% delle italiane e solo il 20,7% esegue l'esame del
sangue occulto nelle feci per individuare il cancro
del colon-retto, mentre le italiane che lo fanno sono
il 47%», spiega Francesco Cognetti, presidente della
Fondazione "Insieme contro il cancro". «Come
evidenziato dall'Agenzia internazionale per la
ricerca sul cancro, anche nei Paesi occidentali
permangono grandi diseguaglianze sociali che
esercitano un impatto sull'incidenza, sulla
mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si
registrano percentuali di rischio maggiori fra le
persone in condizioni di disagio socio-economico
per il tumore del polmone, dello stomaco, del
tratto digestivo superiore e della cervice uterina».
Il 51% degli stranieri, inoltre, segue uno stile di vita
scorretto. I più diffusi comportamenti a rischio si
differenziano in base all'area di provenienza. I
fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i
tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo
degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre
l'obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%.
In particolare, il sovrappeso registra valori più alti
tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi
(35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano
percentuali superiori alla media tra gli uomini
ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne
tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%).
11-02-2015
(Sito della onlus, presieduta dal prof. Paolo Ascierto per la ricerca e la prevenzione del cancro della pelle) http://www.fondazionemelanoma.org/leggi.php?ID=700 Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli
immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli
stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre
e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di
tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si
sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata – sottolinea il
prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ – si sottopone a pap-test per scoprire
in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la
mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro
del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali
permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza.
In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il
tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione
diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4%
su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di
comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora
problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli – spiega il prof. Cognetti –
abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue
(italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali,
le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno
stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le
differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un
convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima
campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che
abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di
Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e
video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno
studio pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti – ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana:
il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la
percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie,
come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema
nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini
presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone
diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base
all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un
terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il
sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi,
si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%)
e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il
patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello
spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma Francesco
Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe
Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente
il nostro Paese – afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come
risulta dai dati Ocse, l’Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli
Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il
Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche
facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più
accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over
14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini
(28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone,
Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si
registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che
quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la
salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza
sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la
conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche
secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli
immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In
particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della
cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte
regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM – vi sono
grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che
provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso escluse da progetti
di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
(Sito della fondazione degli oncologi medici italiani presieduta dal prof. Carmelo Iacono) http://www.fondazioneaiom.it/default2.asp?active_page_id=2407
Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 - Le barriere linguistiche ostacolano l'accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri
che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno
dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. "Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d'età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione 'Insieme contro il Cancro' - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della
cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%)
esegue l'esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall'Agenzia
internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che
esercitano un impatto sull'incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo
superiore e della cervice uterina." La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati
di 55 anni e oltre (25% sul piano dell'espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro
Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall'ingresso in Italia il
10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell'interagire con il personale medico. "Per abbattere
questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol,
alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in
modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori
può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del
fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione." Le pubblicazioni,
presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto 'La lotta al cancro non ha colore', la
prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che
abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione 'Insieme contro il Cancro' e dall'Associazione Italiana di Oncologia
Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell'anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video
informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l'8,2% del totale della popolazione. "Uno studio
pubblicato su Environmental Health - continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi
di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari
all'11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto
digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini
e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza
della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del
28%". I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all'area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i
romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l'obesità
interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini
(36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini
(13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). 'La lotta al cancro non ha colore' ha il pieno
sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d'eccezione,
appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo
Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo
Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. "I cambiamenti
demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l'on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari
Esteri Camera dei Deputati -. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della
Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell'Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all'estero è infatti più
che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste
persone, anche facilitandone l'integrazione dal punto di vista linguistico". Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono
più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over
14 anni che dichiara di avere difficoltà nell'esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini
(28,7%) e i marocchini (21,4%).
"Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati - sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore
Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano
casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti
fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle
persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori". Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non
solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l'Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l'80% dell'incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. "In alcune
aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell'Est) - conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei
tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza".
11-02-2015
http://www.salutedomani.com/ TUMORE: GLI OPUSCOLI DELLA PREVENZIONE PER
INFORMARE GLI IMMIGRATI
Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli
stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i
disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice.
Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno
dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non
si sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età
raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme
contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice
uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia
e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per
individuare il cancro del colon-retto.
Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi
occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto sull’incidenza,
sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone,
dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di
comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e
oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la
permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di
comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini
stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico.
“Per abbattere questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli
sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano,
inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare
attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia.
Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato
che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di
incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate
oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al
cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie
indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese,
promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia
Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a
partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila
stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental Health
– continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi
di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione,
fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a
maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello
stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra
gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne.
Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno
disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice
uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di
provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli
ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità
interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più
alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli
obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni
(11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha
colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei
Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello
spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il
capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello
Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico
Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli.
“I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l’on.
Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come
risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della
Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la
popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le
Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche
facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano
con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari
(17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà
nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e
i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati –
sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione
della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano casi di tumore
in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che
quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le
campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del
mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al
rischio di gravi malattie come i tumori”.
Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo
primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa
agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo
avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per numerose
neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione
Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è
a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche (Africa, Centro e SudAmerica, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di
screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da
queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso
escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della
neoplasia come nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
http://gossip.libero.it/focus Lettori
158.230
12-02-2015
(Il circuito editoriale Julie Italia comprende 8 emittenti censite regolarmente presso il ministero delle comunicazioni) http://www.julienews.it/notizia/salute‐e‐benessere/tumori‐promossa‐la‐campagna‐di‐prevenzione‐per‐gli‐immigrati‐1‐su‐2‐non‐fa‐
screening/348114_salute‐e‐benessere_10.html Promuove stili di vita corretti
Tumori: promossa la campagna di prevenzione per
gli immigrati 1 su 2 non fa screening
Opuscoli informativi in 7 lingue
In Italia un immigrato su due non effettua alcuno screening di prevenzione ed è più a rischio di ammalarsi di
tumore arrivando anche molto più tardi alla diagnosi, in media un anno dopo rispetto agli italiani. Tenendo
conto dell’aumento dei flussi migratori, si è reso necessario affrontare questo problema attraverso una rete
informativa. L’Associazione italiana di oncologia medica e la Fondazione Insieme Contro il Cancro hanno
presentato alla Camera la campagna 'La lotta al cancro non ha colore'. La situazione peggiora anche a causa
delle barriere linguistiche, avvertono gli esperti che ostacolano l'accesso alle cure e alla prevenzione per gli
stranieri che risiedono in Italia: il 13,8% degli over 14 ha infatti difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi di
cui soffre. Tuttavia, il 51% degli stranieri segue anche uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami
di screening. Per ''abbattere questi ostacoli spiega il presidente della Fondazione, Francesco Cognetti
abbiamo realizzato 4 opuscoli sulla prevenzione oncologica in sette lingue: saranno distribuiti in modo
capillare attraverso ospedali, organizzazioni di volontariato, ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei
tumori può essere infatti evitato seguendo uno stile di vita corretto''. Le pubblicazioni sono parte del progetto
'La lotta al cancro non ha colore', la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata
ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati. A sostegno della campagna che prenderà corpo nel corso
dell’anno, numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi in tv, il sostegno della Presidenza
della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato, come ha ricordato la vicepresidente
della Camera Marina Sereni. Una questione prioritaria, visto che nel nostro Paese risiedono circa 4,9 milioni di
stranieri, l'8,2% della popolazione: ''L'Italia ha sottolineato Fabrizio Cicchitto, presidente Commissione Affari
Esteri Camera si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli
Stati membri dell'Ue e negli ultimi 15 anni la popolazione nata all'estero è più che quadruplicata''. Per questo,
ha avvertito, ''il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di
queste persone, anche facilitandone l'integrazione dal punto di vista linguistico".
12-02-2015
(Regione Emilia‐Romagna) http://sociale.regione.emilia‐romagna.it/news/2015/screening‐per‐tumori‐la‐meta‐degli‐immigrati‐non‐li‐fa
12-02-2015
http://www.ausl.bologna.it/news/current/auslnews.2015‐02‐12.3080410683
11-02-2015
http://www.followuponcologia.net/news‐leggi.php?id=59
Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 - Le barriere linguistiche ostacolano l'accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri
che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno
dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. "Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d'età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione 'Insieme contro il Cancro' - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della
cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%)
esegue l'esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall'Agenzia
internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che
esercitano un impatto sull'incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo
superiore e della cervice uterina." La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati
di 55 anni e oltre (25% sul piano dell'espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro
Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall'ingresso in Italia il
10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell'interagire con il personale medico. "Per abbattere
questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol,
alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in
modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori
può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del
fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione." Le pubblicazioni,
presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto 'La lotta al cancro non ha colore', la
prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che
abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione 'Insieme contro il Cancro' e dall'Associazione Italiana di Oncologia
Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell'anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video
informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l'8,2% del totale della popolazione. "Uno studio
pubblicato su Environmental Health - continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi
di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari
all'11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto
digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini
e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza
della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del
28%". I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all'area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i
romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l'obesità
interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini
(36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini
(13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). 'La lotta al cancro non ha colore' ha il pieno
sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d'eccezione,
appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo
Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo
Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. "I cambiamenti
demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l'on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari
Esteri Camera dei Deputati -. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della
Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell'Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all'estero è infatti più
che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste
persone, anche facilitandone l'integrazione dal punto di vista linguistico". Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono
più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over
14 anni che dichiara di avere difficoltà nell'esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini
(28,7%) e i marocchini (21,4%).
"Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati - sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore
Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano
casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti
fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle
persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori". Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non
solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l'Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l'80% dell'incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. "In alcune
aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell'Est) - conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei
tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza".
11-02-2015
http://www.federfarma.it/Edicola/Agi‐Sanita‐News/VisualizzaNews.aspx?type=Agi&key=12356 11-02-2015
http://www.cancronograzie.org/ Tumori: gli opuscoli della prevenzione per
informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono in
Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico
dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli
stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età
raccomandata – sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ – si sottopone a pap-test per
scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e
solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato
dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano
un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in
condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La
difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e
26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione:
a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con
il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli – spiega il prof. Cognetti – abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica
(fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in
modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato
seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le
differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno nazionale alla
Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie
indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il
Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a
partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno
studio pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti – ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di
cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa
fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco,
del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina
fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore
del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di
provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in
sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra
moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli
uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno
sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al
mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma
Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore
ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese – afferma l’on.
Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l’Italia si è confrontata con flussi
migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata
all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste
persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate
per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere
difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore Generale
Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano casi di tumore in queste
comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana.
Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in
Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono
difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria
(relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai
programmi di screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche
(Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM –
vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da
queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad
altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
http://www.biodrugsnews.net/news‐leggi.php?ID=583 TUMORI: GLI OPUSCOLI DELLA PREVENZIONE PER INFORMARE GLI IMMIGRATI
“STILI DI VITA SBAGLIATI E NESSUNO SCREENING PER IL 50% DEGLI STRANIERI”
Roma, 11 febbraio 2015 – Il prof. Francesco Cognetti, presidente Fondazione “Insieme contro il Cancro”: “Vogliamo
superare le barriere linguistiche. Le pubblicazioni (fumo, alcol, alimentazione e screening) saranno distribuite attraverso
gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia”. Fra i testimonial Paola Perego,
Amadeus, Bonolis, Renzo Arbore, Francesco Totti e Antonello Venditti
Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono in
Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche
un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli
esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea il prof.
Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in
modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la
mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il
cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi
occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla
sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socioeconomico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà
di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano
dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in
maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei
cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi
ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol,
alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno
distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia.
Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di
sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al
livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte
del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie
indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla
Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si
svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese,
risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su
Environmental Health – continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di
cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è
pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle
del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso
centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero
lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone
diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base
all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi
un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In
particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto
riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le
donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza
della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al
mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il
capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo
Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti
demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente
Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori
che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la
popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper
rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le
difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non
comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in
italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone,
Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non
si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato
che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che
promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la
condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche
rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita
corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a
sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per numerose neoplasie rispetto alle
popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza
complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche (Africa,
Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del
direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali
femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale,
sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
(Sito AIOM dedicato alla campagna di informazione sul cancro al pancreas) http://www.tumorepancreas.org/news‐leggi.php?ID=332 Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati - 11/02/2015
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri
che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno
dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della
cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%)
esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia
internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che
esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo
superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati
di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro
Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il
10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere
questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol,
alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in
modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori
può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del
fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni,
presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la
prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che
abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia
Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video
informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio
pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi
di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari
all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto
digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini
e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza
della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del
28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i
romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità
interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini
(36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini
(13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno
sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione,
appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo
Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo
Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti
demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari
Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della
Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più
che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste
persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono
più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over
14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini
(28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore
Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano
casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti
fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle
persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non
solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune
aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei
tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
http://www.okmedicina.it/index.php?option=com_community&view=groups&task=viewbulletin&groupid=35&bulletinid=1559&Itemid=109 TUMORI: GLI OPUSCOLI DELLA PREVENZIONE PER INFORMARE GLI IMMIGRATI
“STILI DI VITA SBAGLIATI E NESSUNO SCREENING PER IL 50% DEGLI
STRANIERI”
Alla Camera, la Fondazione ICC presenta la campagna ‘La lotta al cancro non ha colore’. Il prof. Francesco
Cognetti, presidente Fondazione “Insieme contro il Cancro”: “Vogliamo superare le barriere linguistiche. Le
pubblicazioni (fumo, alcol, alimentazione e screening) saranno distribuite attraverso gli ospedali, le organizzazioni
di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia”.
Fra i testimonial Paola Perego, Amadeus, Bonolis, Renzo Arbore, Francesco Totti e Antonello Venditti
Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono
in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore,
anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si
sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a paptest per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%)
effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci,
consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul
cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto
sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le
persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo
superiore e della cervice uterina.”
La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre
(25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese
non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in
Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale
medico. “Per abbattere questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla
prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese,
spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di
volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita
corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le
differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un
convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima
campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli
immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione
Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative,
a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale
della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel
dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al
basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese
è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del
polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del
fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della
popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice
uterina del 28%”.
I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra
i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%),
mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra
moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali
superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine
(10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio
della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello
spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma
Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio
Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti demografici
hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari
Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad
eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la
popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono
saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista
linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono
dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere
difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini
(21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo
Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -.
In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal
presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le
campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in
Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le
barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle
persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati
nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione
Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in
via di sviluppo. “In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa
dell’Est) – conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella
pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da
queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso escluse da progetti di
prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo d
11-02-2014
(Il sito ufficiale alla campagna AIOM con i calciatori di serie A, rivolto agli studenti) http://www.nonfareautogol.it/news.php?ID=949 Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di
prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in
italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi
conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli
italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata – sottolinea il prof.
Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ – si sottopone a pap-test per
scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%)
effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle
feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale
per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali
che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano
percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del
polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di
comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25%
sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro
Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio
dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici
nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli – spiega il prof. Cognetti – abbiamo
realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette
lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo
capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il
40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le
campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del
cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno
nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima
campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare
agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e
dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno
con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4
milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental
Health – continua il prof. Cognetti – ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di
cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la
percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni
tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del
retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della
cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della
popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della
cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di
provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%).
Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale,
pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e
albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli
uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta
al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della
Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e
dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano
della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo
Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I
cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese – afferma l’on. Fabrizio
Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse,
l’Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati
membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che
quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di
salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad
esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non
comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà
nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i
marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof.
Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni
migranti (INMP) -. In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano
cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e
sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non
solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse
espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la
conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita
corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali,
nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per
numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione
Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico
dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni
asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM – vi
sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili.
Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo
della neoplasia come nel Paese di provenienza”.
Ilritrattodella
©
IL
ritratto
DELLA
SALUTE
ANNO IV, NUMERO 26
Consulenza
HEALTHY FOUNDATION
Con il patrocinio di
Presidenza
del Consiglio
dei Ministri
NEWS
CERCACI SU
11 FEBBRAIO 2015
MERCOLEDÌ
A Montecitorio, i risultati della campagna nazionale
“La lotta al cancro non ha colore”
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CONVEGNO
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Il quotidiano della prevenzione dal tuo medico di famiglia
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Si svolge oggi a Palazzo Montecitorio il convegno nazionale della Fondazione
“Insieme contro il Cancro” nel quale sono presentati i risultati della campagna
“La lotta al cancro non ha colore”. Il progetto è indirizzato ai cittadini più disagiati (in particolare agli immigrati) che abitano nel nostro Paese. “Sono circa 4
Screening
milioni e 500mila gli stranieri residenti in Italia - ricorda il prof. Francesco Co- Let’s play ahead ag
ainst cancers
gnetti (Presidente Fondazione “Insieme contro il Cancro”) -. Meno della metà
di questi cittadini aderisce ai programmi di screening contro il cancro. Di con
trattare. In più, anche a causa delle barriere linguistiche, non seguono le regole della prevenzione oncologica: consumano alcol, fumano, non hanno una dieta bilanciata.
Scopo della nostra campagna è educare questi cittadini a corretti stili di vita e aumentare, nei prossimi
anni, la loro adesione ai controlli preventivi.”
11-02-2015
http://www.meteoweb.eu/2015/02/tumori‐stili‐vita‐sbagliati‐nessuno‐screening‐per‐50‐degli‐stranieri/393389/ Tumori: stili di vita sbagliati e nessuno screening per il 50% degli stranieri Si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio‐economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina iniziativa‐insieme‐contro‐il‐cancroLe barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata – sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ – si sottopone a pap‐test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon‐retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio‐economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli – spiega il prof. Cognetti – abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti – ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese – afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l’Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%). “Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) ‐. In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud‐America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof.Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM – vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio‐culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
LETTORI
27.000
http://www.medinews.it/news,18216 TUMORI: GLI OPUSCOLI DELLA PREVENZIONE PER INFORMARE GLI IMMIGRATI “STILI DI VITA SBAGLIATI E NESSUNO SCREENING PER IL 50% DEGLI STRANIERI” Roma, 11 febbraio 2015 – Il prof. Francesco Cognetti, presidente Fondazione “Insieme contro il Cancro”: “Vogliamo superare le barriere linguistiche. Le pubblicazioni (fumo, alcol, alimentazione e screening) saranno distribuite attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia”. Fra i testimonial Paola Perego, Amadeus, Bonolis, Renzo Arbore, Francesco Totti e Antonello Venditti Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata ‐ sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ ‐ si sottopone a pap‐
test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon‐retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio‐economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli ‐ spiega il prof. Cognetti ‐ abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti ‐ ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese ‐ afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%). “Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) ‐. In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud‐America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM ‐ vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio‐culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come nel Paese di provenienza”. 11-02-2015
(Il sito ufficiale della campagna della Fondazione Insieme contro il cancro) http://www.lalottaalcancrononhacolore.org/ Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri
che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno
dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della
cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%)
esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia
internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che
esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo
superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati
di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro
Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il
10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere
questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol,
alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in
modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori
può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del
fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni,
presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la
prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che
abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia
Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video
informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio
pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi
di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari
all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto
digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini
e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza
della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del
28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i
romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità
interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini
(36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini
(13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno
sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione,
appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo
Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo
Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti
demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari
Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della
Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più
che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste
persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono
più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over
14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini
(28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore
Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano
casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti
fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle
persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non
solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune
aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei
tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
http://www.insiemecontroilcancro.net/notizia.php?ID=644 Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di
prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in
italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi
conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli
italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata – sottolinea il prof.
Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ – si sottopone a pap-test per
scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%)
effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle
feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale
per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali
che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano
percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del
polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di
comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25%
sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese
non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio
dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici
nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli – spiega il prof. Cognetti – abbiamo
realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette
lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo
capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il
40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le
campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del
cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno
nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima
campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare
agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e
dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno
con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4
milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental
Health – continua il prof. Cognetti – ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di
cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la
percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni
tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del
retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice
uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno
disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del
28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori
sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli
stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In
particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi
(35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini
(13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non
ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei
Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo,
fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma
Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e
Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I
cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese – afferma l’on. Fabrizio
Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse,
l’Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati
membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che
quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di
salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad
esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non
comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà
nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i
marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof.
Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni
migranti (INMP) -. In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano
cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana.
Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei
Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle
regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche
secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a
sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per numerose neoplasie
rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa
l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo.
“In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) –
conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM – vi sono grandi difficoltà nella
pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che
provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso
escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
(Piattaforma virtuale di scambio di opinioni e informazioni tra i maggiori opinion leader in campo oncologico) http://www.innovareinoncologia.net/news.php?ID=284 11.02.2015 / Tumori: gli opuscoli della prevenzione
per informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri
che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno
dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della
cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%)
esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia
internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che
esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo
superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati
di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro
Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il
10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere
questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol,
alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in
modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori
può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del
fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni,
presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la
prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che
abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia
Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video
informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio
pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi
di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari
all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto
digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini
e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza
della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del
28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i
romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità
interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini
(36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini
(13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno
sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione,
appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo
Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo
Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti
demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari
Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della
Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più
che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste
persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono
più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over
14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini
(28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore
Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano
casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti
fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle
persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non
solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune
aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei
tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
(Piattaforma virtuale di comunicati stampa nazionali) http://www.informazione.it/ TUMORI: GLI OPUSCOLI DELLA PREVENZIONE PER INFORMARE GLI IMMIGRATI
“STILI DI VITA SBAGLIATI E NESSUNO SCREENING PER IL 50% DEGLI STRANIERI”
Il prof. Francesco Cognetti, presidente Fondazione “Insieme contro il Cancro”: “Vogliamo superare le barriere linguistiche. Le
pubblicazioni (fumo, alcol, alimentazione e screening) saranno distribuite attraverso gli ospedali, le organizzazioni di
volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia”. Fra i testimonial Paola Perego, Amadeus, Bonolis, Renzo Arbore, Francesco
Totti e Antonello Venditti
Roma, 11/02/2015 (informazione.it - comunicati stampa) Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso
alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare
in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che
arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile
di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età
raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a
pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua
regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare
il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi
occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla
sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico
per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione
diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su
quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di
comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora
problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo
realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano,
inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le
organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di
vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di
incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno nazionale alla
Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la prevenzione
delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla
Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel
corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e
900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti
- ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile
al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a
maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato,
del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le
donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di
tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano
in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi
un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il
sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si
osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e
marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio
della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra
cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino
Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico
Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma
l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è
confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli
ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono
saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le
difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari
(17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni
di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore
Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano
casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti
fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle
persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non
solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune
aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei
tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
(Sito dedicato all’immunoterapia in oncologia) http://www.immunoncologiatarget.it/news.php?ID=258 Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri
che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno
dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della
cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%)
esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia
internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che
esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo
superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati
di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro
Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il
10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere
questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol,
alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in
modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori
può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del
fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni,
presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la
prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che
abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia
Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video
informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio
pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi
di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari
all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto
digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini
e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza
della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del
28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i
romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità
interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini
(36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini
(13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno
sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione,
appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo
Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo
Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti
demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari
Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della
Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più
che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste
persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono
più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over
14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini
(28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore
Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano
casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti
fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle
persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non
solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune
aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei
tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
LETTORI
https://it.notizie.yahoo.com/immigrati‐al‐via‐campagna‐prevenzione‐su‐rischi‐cancro‐114222345.html
222.000
11-02-2015
LETTORI
https://it.notizie.yahoo.com/immigrati‐al‐via‐campagna‐prevenzione‐su‐rischi‐cancro‐114222345.html
222.000
11-02-2015
LETTORI
https://it.notizie.yahoo.com/immigrati‐al‐via‐campagna‐prevenzione‐su‐rischi‐cancro‐114222345.html
222.000
11-02-2015
http://www.womenagainstlungcancer.eu/ Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di
prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in
italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi
conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli
italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di
screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata – sottolinea il prof.
Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ – si sottopone a pap-test per
scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%)
effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle
feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale
per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali
che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano
percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del
polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di
comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25%
sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese
non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio
dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici
nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli – spiega il prof. Cognetti – abbiamo
realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette
lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo
capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il
40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le
campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del
cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno
nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima
campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare
agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e
dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno
con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4
milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental
Health – continua il prof. Cognetti – ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di
cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la
percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni
tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del
retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice
uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno
disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del
28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori
sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli
stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In
particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi
(35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini
(13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non
ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei
Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo,
fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma
Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e
Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I
cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese – afferma l’on. Fabrizio
Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse,
l’Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati
membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che
quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di
salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad
esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non
comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà
nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i
marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof.
Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni
migranti (INMP) -. In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano
cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana.
Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei
Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle
regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche
secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a
sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per numerose neoplasie
rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa
l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo.
“In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) –
conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM – vi sono grandi difficoltà nella
pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che
provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso
escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
(Sito dedicato ai tumori di rene, prostata, vescica e testicoli) http://www.tumorigenitourinari.net/
TUMORI: GLI OPUSCOLI DELLA PREVENZIONE PER INFORMARE GLI IMMIGRATI
Roma, 11 febbraio 2015 – Il prof. Francesco Cognetti, presidente Fondazione “Insieme contro il Cancro”: “Vogliamo superare le
barriere linguistiche. Le pubblicazioni (fumo, alcol, alimentazione e screening) saranno distribuite attraverso gli ospedali, le
organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia”. Fra i testimonial Paola Perego, Amadeus, Bonolis, Renzo
Arbore, Francesco Totti e Antonello Venditti
Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il
13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il
medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli
italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. “Meno del 50%
delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione
‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72%
delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue
occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la
ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto
sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in
condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice
uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25%
sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in
maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini
stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli - spiega
il prof. Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in
sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli
ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo
uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le
differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno
nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per
la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese,
promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si
svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono
circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua
il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è
proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel
nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del
polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della
cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il
numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a
rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli
ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al
7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto
riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne
tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica
e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello
spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti,
i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore
ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia
si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea:
negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni
devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista
linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non
comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le
condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore
Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano
casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti
fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle
persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono
al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non
solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune
aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei
tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socioculturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come
nel Paese di provenienza”.
11-02-2015
http://www.nuovosud.it/21767-fattinotizie/sereni-senza-iniziative-17-milioni-di-morti-entro-il-2030
Sereni: senza iniziative 17 milioni di morti
entro il 2030
Inviato da desk2 il 11 Febbraio, 2015 - 16:36
''I dati ci dicono che nel mondo ogni anno 12 milioni di persone hanno una diagnosi di tumore e, se non si
prenderanno iniziative mirate, si registreranno 26 milioni di nuovi casi e 17 milioni di morti entro il 2030,
soprattutto nei Paesi in via di sviluppo''. A puntare i riflettori su queste proiezioni allarmanti è stata oggi la
vicepresidente della Camera, Marina Sereni, in occasione del convegno 'La lotta al cancro non ha colore',
svoltosi alla Camera, sottolineando come la lotta ai tumori sia una priorità per il Sistema sanitario nazionale.
''Fortunatamente - ha rilevato Sereni - in Italia i decessi per cancro sono in netto calo. E' un merito
straordinario reso possibile grazie ai progressi della medicina e anche grazie alle campagne di prevenzione''.
La campagna 'La lotta al cancro non ha colore', la prima campagna nazionale per la prevenzione delle
neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati, promossa dalla Fondazione 'Insieme
contro il Cancro' e dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), presentata oggi, ha concluso
Sereni, ''è una campagna di civiltà e di razionalità, ed è anche coerente con la Costituzione, che dice che il
diritto alla salute è di tutti i cittadini''
11-02-2015
http://www.ilfarmacistaonline.it/ 11-02-2015
http://www.ilfarmacistaonline.it/ Immigrati. Il 51% segue stili di vita scorretti e non si
sottopone a screening. Parte la campagna degli
oncologi
Il preoccupante dato è emerso nel corso di un convegno alla Camera promosso da
Fondazione insieme contro il cancro e Aiom. Presentati 'Gli opuscoli della prevenzione'
nell'ambito di 'La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la
prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli
immigrati.
11 FEB - Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli
stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i
sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che
arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri
segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. E’ l’allarmante quadro tracciato
dalla Fondazione Insieme Contro il Cancro che, nel corso di un incontro alla Camera, ha presentato
assieme all’Iom ‘Gli opuscoli della prevenzione’.
“Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il
tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e
solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colonretto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, anche nei Paesi occidentali
permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla
sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio
socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina”.
La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre
(25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese
non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in
Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale
medico. “Per abbattere questi ostacoli - spiega Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione
oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino,
cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le
ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre
dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di
incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione".
Le pubblicazioni presentate oggi sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima
campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare
agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e
dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con
numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila
stranieri, l’8,2% del totale della popolazione.
“Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la situazione
italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione,
fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per
alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto,
della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le
donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di
nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%".
I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra
i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%),
mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra
moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali
superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine
(10,7%).
‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della
Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello
spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma
Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio
Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli.
“I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma Fabrizio Cicchitto,
Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è confrontata
con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea:
negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le
Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal
punto di vista linguistico”.
Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi
non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà
nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea Aldo Morrone,
Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) -. In passato
non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto
sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne
che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove
la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”.
Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle
persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati
nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione
Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in
via di sviluppo.
“In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) –
conclude Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di
screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta
migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo
così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come nel Paese di provenienza”.
12-02-2015
http://www.omniamagazine.it/salute‐e‐immigrazione‐la‐lotta‐al‐cancro‐non‐ha‐colore‐una‐campagna‐per‐la‐prevenzione‐dei‐tumori/6259 Salute e immigrazione. ‘La lotta al cancro non ha
colore': una campagna per la prevenzione dei
tumori
Salute e immigrazione: un immigrato su due in Italia non effettua alcuno screening di prevenzione ed è più a rischio di ammalarsi di
tumore arrivando anche molto più tardi alla diagnosi, in media un anno dopo rispetto agli italiani. Un problema questo, che sarà
affrontato dall’Associazione italiana di oncologia medica e la Fondazione Insieme Contro il Cancro che ieri alla Camera hanno
presentato campagna ad hoc dal titolo ‘La lotta al cancro non ha colore’.
A peggiorare la situazione pressoché allarmante, sono anche le barriere linguistiche che impediscono un corretto accesso alle cure e
alla prevenzione per gli stranieri che risiedono nel nostro territorio. Secondo gli esperti, il 13,8% degli over 14 ha infatti difficoltà nello
spiegare in italiano i disturbi di cui soffre. Tuttavia, il 51% degli stranieri segue anche uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami
di screening.
Per ”abbattere questi ostacoli – spiega il presidente della Fondazione, Francesco Cognetti – abbiamo realizzato 4 opuscoli sulla prevenzione
oncologica in sette lingue: saranno distribuiti in modo capillare attraverso ospedali, organizzazioni di volontariato, ambasciate e i medici di
famiglia. Il 40% dei tumori può essere infatti evitato seguendo uno stile di vita corretto”.
Insieme contro il cancro. Le pubblicazioni sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per
rafforzare la prevenzione dei tumori rivolta alle categorie più svantaggiate, in questo caso gli immigrati. La campagna si svilupperà
quest’anno diverse iniziative, come da spot e video informativi in tv,e con il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il
patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato.
11-02-2015
http://sempredonna.net/ Tumori: gli opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata – sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ – si sottopone a pap‐test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del colon‐retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio‐economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli – spiega il prof. Cognetti – abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti – ha analizzato nel dettaglio la situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli. “I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese – afferma l’on. Fabrizio Cicchitto, Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l’Italia si è confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%). “Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) ‐. In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud‐America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM – vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio‐culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come nel Paese di provenienza”. 11-02-2015
http://sport.sky.it/sport/ritratto_della_salute/ La lotta al cancro non ha colore. Un convegno a Montecitorio
Presentati i risultati della campagna di sensibilizzazione indirizzata agli immigrati. Per raggiungere il maggior numero di stranieri sono stati realizzati quattro opuscoli informativi sulla prevenzione oncologica in sette lingue In Italia risiedono circa 4 milioni e 500mila stranieri. Meno della metà di loro, contattati per sottoporsi a screening contro il cancro, aderisce a questi programmi. Le barriere linguistiche, ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione. Circa il 13,8% degli over14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Inoltre, quasi il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto: consumano alcol, fumano, non hanno una dieta bilanciata. La conseguenza è che arrivano molto tardi alla diagnosi, quando la malattia è difficile da trattare. Per informare questi cittadini e sensibilizzare le Istituzioni sul problema, Fondazione “Insieme contro il Cancro” e Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) hanno promosso nei mesi scorsi la campagna “La lotta al cancro non ha colore”. I risultati dell’iniziativa saranno presentati oggi in un convegno a Palazzo Montecitorio. “Abbiamo realizzato quattro opuscoli informativi sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). – spiega il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ – Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto”. “Non esistono dati precisi sulle patologie che colpiscono gli immigrati – sottolinea il prof. Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti (INMP) ‐ In passato, non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati”. “In particolare, vogliamo raggiungere le donne immigrate: sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo del tumore della cervice uterina e di altre neoplasie”. – conclude il prof. Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM – “vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di interventi preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili”. Il progetto si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, e coinvolgerà testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo. Tra questi: il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis , il tennista Nicola Pietrangeli; ma anche Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore; Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina 11-02-2015
Lettori
http://www.quotidianosanita.it/ 37.000
11-02-2015
Lettori
37.000
http://www.quotidianosanita.it/studi‐e‐analisi/articolo.php?articolo_id=25916 Immigrati. Il 51% segue stili di vita scorretti e non si
sottopone a screening. Parte la campagna degli
oncologi
Il preoccupante dato è emerso nel corso di un convegno alla Camera promosso da
Fondazione insieme contro il cancro e Aiom. Presentati 'Gli opuscoli della
prevenzione' nell'ambito di 'La lotta al cancro non ha colore’, la prima campagna
nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati,
in particolare agli immigrati.
- Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri
che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui
soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo
alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile
di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. E’ l’allarmante quadro tracciato dalla Fondazione
Insieme Contro il Cancro che, nel corso di un incontro alla Camera, ha presentato assieme all’iIom
‘Gli opuscoli della prevenzione’.
11 FEB
“Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce
il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la
mammografia e solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per
individuare il cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro,
anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto
sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio maggiori
fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello stomaco, del tratto
digestivo superiore e della cervice uterina”.
La difficoltà di comunicazione diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e
oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel
nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un
decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici
nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli - spiegaCognetti - abbiamo realizzato
quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue
(italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare
attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori
può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di
sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del polmone
legate al livello di istruzione".
Le pubblicazioni presentate oggi sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima
campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in
particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro il
Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel corso
dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese, risiedono circa
4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione.
“Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la
situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso
livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese
è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del
polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del
fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della
popolazione meno disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della
cervice uterina del 28%".
I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più
frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in
sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso
registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli
obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le
donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%).
‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della
Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al mondo dello sport e dello
spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus, Renzo Arbore, il capitano della
Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e
Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli.
“I cambiamenti demografici hanno interessato profondamente il nostro Paese - afferma Fabrizio Cicchitto,
Presidente Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati –. Come risulta dai dati Ocse, l'Italia si è
confrontata con flussi migratori che, ad eccezione della Spagna, non hanno eguali fra gli Stati membri
dell’Unione europea: negli ultimi 15 anni la popolazione nata all’estero è infatti più che quadruplicata. Il
Servizio Sanitario Nazionale e le Istituzioni devono saper rispondere alle esigenze di salute di queste
persone, anche facilitandone l’integrazione dal punto di vista linguistico”.
Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le persone che provengono dai
Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli over 14 anni che dichiara di avere
difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i
marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea Aldo
Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni migranti
(INMP) -. In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si
partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno
sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi
poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio
di gravi malattie come i tumori”.
Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta
alle persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano
dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai
programmi di screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva del tumore della cervice uterina
è a carico dei Paesi in via di sviluppo.
“In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) –
conclude Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di
screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una
volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione,
rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come nel Paese di provenienza”.
11 febbraio 2015
© Riproduzione riservata
11-02-2015
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29.000
http://community.donnamoderna.com/blog/blog‐di‐francy‐antonioli/tumori‐gli‐opuscoli‐della‐prevenzione‐per‐informare‐gli‐immigrati TUMORI: GLI OPUSCOLI DELLA PREVENZIONE PER INFORMARE GLI IMMIGRATI
Roma, 11 febbraio 2015 – Le barriere linguistiche ostacolano
l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono in Italia. Il 13,8%
degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, visto che arrivano in ritardo alla diagnosi
di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché il 51% degli stranieri segue uno stile di
vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening. “Meno del 50% delle donne immigrate nella
fascia d’età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione
‘Insieme contro il Cancro’ - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della
cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e
solo il 20,7% (vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il
cancro del colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC),
anche nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto
sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello
stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa
un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano
dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese non
migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio
dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici
nell’interagire con il personale medico. “Per abbattere questi ostacoli - spiega il prof. Cognetti abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e
screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno
distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i
medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre
dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le
differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione.” Le pubblicazioni,
presentate oggi in un convegno nazionale alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta
al cancro non ha colore’, la prima campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata
ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla
Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La
campagna si svilupperà nel corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video
informativi.‘La lotta al cancro non ha colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e
il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato. Con testimonial d’eccezione, appartenenti al
mondo dello sport e dello spettacolo, fra cui i presentatori Paola Perego, Paolo Bonolis e Amadeus,
Renzo Arbore, il capitano della Roma Francesco Totti, i portieri Dino Zoff e Morgan De Sanctis,
Antonello Venditti, gli attori Carlo Verdone e Sergio Rubini, i registi Giuseppe Tornatore ed Enrico
Vanzina, il tennista Nicola Pietrangeli.
11-02-2015
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23.000
http://www.sanita.ilsole24ore.com/ La metà degli stranieri non accede agli screening: campagna informativa degli oncologi
Il 50% degli stranieri che vivono in Italia, che spesso conducono stili di vita sbagliati, non si sottopone agli
screening oncologici. Con risultati devastanti, favoriti dalle condizioni di disagio e dalla difficoltà linguistica di
interagire con il personale medico, una volta che la malattia sia stata scoperta. A lanciare l'allarme e a proporre
soluzioni è la Fondazione Insieme contro il cancro, che oggi alla Camera dei deputati ha presentato con l'Aiom gli
"opuscoli della prevenzione" pensati nell'ambito della campagna "La lotta al cancro non ha colore" e mirati a
superare il gap nell'accesso e nel percorso di cura tra pazienti stranieri e italiani. «Basti pensare - ha spiegato il
presidente Francesco Cognetti - che meno del 50% delle donne imigrate nella fascia d'età raccomandata si
sottopone a pap test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane.
Appena il 43%, poi, contro il 73% delle italiane, effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7% (vs 47%)
esegue l'esame occulto delle feci, consigliato per individuare il cancro del colon retto».
Una realtà rilevata anche dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che accende i riflettori sulle
gravi diseguaglianze sociali che impattano su incidenza, mortalità e sopravvivenza alla malattia.
Un quarto degli immigrati over 55, ancora, incontra un vero e proprio ostacolo nelle barriere linguistiche e a
distanza di oltre un decennio di permanenza nel nostro paese il 10,7% degli stranieri presenta persistenti difficoltà
a dialogare con i medici. «Per abbattere questi ostacoli - aggiunge Cognetti - abbiamo realizzato quattro opuscoli
sulla prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese, francese,
spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli ospedali, le organizzazioni di
volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita
corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le
differenze di incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione».
I dati del fenomeno in Italia. Nel nostro Paese, risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l'8,2% del totale della
popolazione. "Uno studio pubblicato su Environmental Health – continua Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la
situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al basso livello di
istruzione, fra le donne la percentuale è pari all'11%. Questa fascia di popolazione nel nostro Paese è a maggior
rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo superiore, dello stomaco, del polmone, del
fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della
cervice uterina fra le donne. Se questi cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno
disagiata il numero di nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%».
I più diffusi comportamenti a rischio si differenziano in base all'area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra
i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%),
mentre l'obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra
moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali
superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine
(10,7%).«Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea Aldo
Morrone, Dg dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti (Inmp) -. In passato
non si registravano casi di tumore in queste comunità, perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto
sbagliato che quella dei migranti fosse una popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne
che promuovono la salute e la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove
la condizioni di indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori».
Le barriere linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle
persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come evidenziano dati
nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore accesso ai programmi di
screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In particolare, secondo l'Oms circa l'80%
dell'incidenza complessiva del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. «In alcune aree
geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell'Est) – conclude Piersandro
Tagliaferri, membro del direttivo Aiom - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei
confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, una volta migrate in Paesi a più
elevato tenore socio-culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio
di sviluppo della neoplasia come nel Paese di provenienza».
11-02-2015
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http://www.iltempo.it/rubriche/salute/2015/02/11/tumori‐opuscoli‐della‐prevenzione‐in‐7‐lingue‐1.1376926 Tumori: opuscoli della prevenzione in 7 lingue
La prevenzione non ha colore, abbattuto lo scoglio dei problemi linguistici
“La lotta del cancro non ha colore”. È la nuova campagna di prevenzione oncologica per informare
gli immigrati alle prese con stili di vita sbagliati e nessun screening per la metà di loro: i problemi
linguistici solo il primo ostacolo da abbattere. Come? Lo spiega il prof. Francesco Cognetti,
presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’: “Abbiamo realizzato quattro opuscoli sulla
prevenzione oncologica (fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese,
francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). Saranno distribuiti in modo capillare attraverso gli
ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici di famiglia. Il 40% dei tumori può
essere evitato seguendo uno stile di vita corretto. È inoltre dimostrato che le campagne di
sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% le differenze di incidenza del cancro del
polmone legate al livello di istruzione”. Le pubblicazioni (fumo, alcol, alimentazione e screening)
saranno distribuite attraverso gli ospedali, le organizzazioni di volontariato, le ambasciate e i medici
di famiglia. Tanti i vip che ci hanno “messo la faccia”: da Paola Perego a Bonolis, da Amadeus a
Renzo Arbore, da Antonello Venditti a Francesco Totti.
Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri
che risiedono in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i
sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze,
visto che arrivano in ritardo alla diagnosi di tumore, anche un anno dopo rispetto agli italiani. Perché
il 51% degli stranieri segue uno stile di vita scorretto e non si sottopone agli esami di screening.
“Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d’età raccomandata - sottolinea il prof. Francesco
Cognetti, - si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina,
contro il 72% delle italiane. Il 43% (vs 73%) effettua regolarmente la mammografia e solo il 20,7%
(vs 47%) esegue l’esame del sangue occulto nelle feci, consigliato per individuare il cancro del
colon-retto. Come evidenziato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), anche
nei Paesi occidentali permangono grandi diseguaglianze sociali che esercitano un impatto
sull’incidenza, sulla mortalità e sulla sopravvivenza. In particolare si registrano percentuali di rischio
maggiori fra le persone in condizioni di disagio socio-economico per il tumore del polmone, dello
stomaco, del tratto digestivo superiore e della cervice uterina.” La difficoltà di comunicazione diventa
un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano
dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre la permanenza nel nostro Paese
non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicazione: a distanza di più di un decennio
dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici
nell’interagire con il personale medico. Le pubblicazioni, presentate oggi in un convegno nazionale
alla Camera dei Deputati, sono parte del progetto ‘La lotta al cancro non ha colore’, la prima
campagna nazionale per la prevenzione delle neoplasie indirizzata ai cittadini più disagiati, in
particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione ‘Insieme contro
il Cancro’ e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). La campagna si svilupperà nel
corso dell’anno con numerose altre iniziative, a partire da spot e video informativi. Nel nostro Paese,
risiedono circa 4 milioni e 900mila stranieri, l’8,2% del totale della popolazione. “Uno studio
pubblicato su Environmental Health – continua il prof. Cognetti - ha analizzato nel dettaglio la
situazione italiana: il 17% dei casi di cancro fra gli uomini meno acculturati è proprio riconducibile al
basso livello di istruzione, fra le donne la percentuale è pari all’11%. Questa fascia di popolazione
nel nostro Paese è a maggior rischio per alcuni tipi di neoplasie, come quelle del tratto digestivo
superiore, dello stomaco, del polmone, del fegato, del retto, della vescica e del sistema nervoso
centrale fra gli uomini e dello stomaco, del fegato e della cervice uterina fra le donne. Se questi
cittadini presentassero lo stesso livello di incidenza della popolazione meno disagiata il numero di
nuovi casi di tumore del polmone diminuirebbe del 37% e della cervice uterina del 28%”. I più diffusi
comportamenti a rischio si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti
tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in
sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il
sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per
quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%)
e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). ‘La lotta al cancro non ha
colore’ ha il pieno sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei
Deputati e del Senato. Le difficoltà ad esprimersi in italiano con i medici sono più accentuate per le
persone che provengono dai Paesi non comunitari (17,8%), primi fra tutti i cinesi, con il 43,3% degli
over 14 anni che dichiara di avere difficoltà nell’esporre in italiano le condizioni di salute. Seguono
gli indiani (34,8%), i filippini (28,7%) e i marocchini (21,4%).
“Non esistono dati epidemiologici precisi sulle patologie neoplastiche negli immigrati – sottolinea il
prof. Aldo Morrone, Direttore Generale Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle
Popolazioni migranti (INMP) -. In passato non si registravano casi di tumore in queste comunità,
perché non venivano cercati. Si partiva dal presupposto sbagliato che quella dei migranti fosse una
popolazione giovane e sana. Vanno sostenute con forza le campagne che promuovono la salute e
la dignità delle persone non solo nei Paesi poveri del mondo ma anche in Italia, dove la condizioni di
indigenza sempre più diffuse espongono al rischio di gravi malattie come i tumori”. Le barriere
linguistiche rendono difficile la conoscenza delle regole di prevenzione non solo primaria (rivolta alle
persone sane sugli stili di vita corretti), ma anche secondaria (relativa agli screening). Come
evidenziano dati nazionali e internazionali, nei Paesi a sviluppo avanzato gli immigrati hanno minore
accesso ai programmi di screening per numerose neoplasie rispetto alle popolazioni autoctone. In
particolare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’80% dell’incidenza complessiva
del tumore della cervice uterina è a carico dei Paesi in via di sviluppo. “In alcune aree geografiche
(Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell’Est) – conclude il prof.
Piersandro Tagliaferri, membro del direttivo AIOM - vi sono grandi difficoltà nella pianificazione di
screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste
zone, una volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso escluse da
progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come nel
Paese di provenienza”.
Roberta Maresci
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Campagna AIOM ‘La lotta al cancro non ha colore’
In distribuzione opuscoli della prevenzione per informare gli immigrati
Le barriere linguistiche ostacolano l’accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione per gli stranieri che risiedono
in Italia. Il 13,8% degli over 14 ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi
o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel
comprendere ciò che il medico dice.
«Per abbattere questi ostacoli - spiega
il prof. Francesco Cognetti, presidente
della Fondazione ‘Insieme contro il
Cancro’ - abbiamo realizzato quattro
opuscoli sulla prevenzione oncologica
(fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue (italiano, inglese,
francese, spagnolo, filippino, cinese e
blica e il patrocinio della Caarabo). Saranno distribuiti in
mera dei Deputati e del Semodo capillare attraverso gli
nato. Con testimonial d’ecospedali, le organizzazioni di
cezione, appartenenti al
volontariato, le ambasciate e i
mondo dello sport e dello
medici di famiglia». ‘La lotta al
spettacolo, fra cui i presencancro non ha colore’ è la pritatori Paola Perego, Paolo
ma campagna nazionale per
Bonolis e Amadeus, Renla prevenzione delle neoplasie
Francesco Cognetti
indirizzata ai cittadini più dizo Arbore, il capitano
sagiati, in particolare agli immigrati che della Roma Francesco Totti, i portieri
abitano nel nostro Paese, promossa Dino Zoff e Morgan De Sanctis, Antodalla Fondazione ‘Insieme contro il nello Venditti, gli attori Carlo Verdone
Cancro’ e dall’Associazione Italiana di e Sergio Rubini, i registi Giuseppe TorOncologia Medica (AIOM) con il pieno natore ed Enrico Vanzina, il tennista
sostegno della Presidenza della Repub- Nicola Pietrangeli. (I. SER.)
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