'
^TTTSFPPP:
GIOSUÈ
rHTAT^
CARDUCCI
M''
aHON
-l-T2
5'1991
lOOUaHAO
ai
M
CARDUCCI
GIOSUÈ
E
IMPRESSIONI
RICORDI
DI
CHIARINI
GIUSEPPE
BOLOGNA
DITTA
NICOLA
ZANICHELLI
1901.
M*CROFORMtD
PRBrRVAnON
3Y
SlRVICES
1991
?MT£.0CT.2..5
FESTEGGIANDOSI
UNIVERSITÀ
DAGLI
STUDENTI
IL
DELL'
DI
ANNO
QUARANTESIMO
DI
GIOSUÈ
D'
CARDUCCI
INSEGNAMENTO
BOLOGNA
AVVERTENZA
Gli
scritti
composti
e
di
in
questo
volume
pubblicati
in
diversi
tempi,
nel
Levia
Gravia,
la
luce
contcviporanca
maggio
giugno
in
Enotria
Oìnbre
intorno
discorso
dal
1869
il terzo
in
Barbare.
edizione
nuova
riveduti
Lo
e
col
i
fu
e
(fascicoli
poi
Dai
la
con
poesie
riodo
pe-
nella
1869
del
scritti
dire
di
giunta
è
qui
sono
tata
diven-
alle
in
che
un
cate
pubbli-
Gravia
Levia
ducci
Car-
1883),
Carducci
giunta
di
ristampato
Sommaruga,
Inutile
due
furono
titolo, Giosuè
poi. Quella
scritto,
Odi
come
alle
nel
Torino
(Roma,
correzione
qualche
con
di
Romano:
Figure
e
volta
luglio)
e
/
primo,
prima
Rivista
ed
Il
anni.
trenta
in
venne
raccolti
stati
conde
se-
questa
ancora
corretti.
scritto
secondo
prefazione
alla
fu
composto
seconda
edizione
e
pubblicato
delle
Odi
AVVERTENZA.
barbare
in
dubbio
si
rado, si vede
si
il
oltre
vanno
scritto
polemica
il merito
merito,
agli
studi
fra
erano
lo
di
e
rattopparlo
Parlando
in
Francia
invano
cosi
del
nel
nella
mi
è
di
XVI,
leggere
i
e
quello
a
difetti
ha
liani
gì' ita-
fa
anni
seconda
parte
impossibile
prima
rifarlo
senza
impossibile
seconda.
di metrica
le
pure
mente
Natural-
sarebbe
dissi
è
blicarlo,
ripub-
andare
ventidue
nella
colpi
parte prima, eh'
egualmente
tutte
anzi
rifarei
questa
mi
tentativo
sec,
mira,
mico,
ne-
colpi non
abbandono.
per
correggerlo
e
che
come
modificarlo
il
richiamato
completo
ma
pianta,
sana
la
non
avere
è
i
che
suoi
metrica,
scritto
arretrato;
purgarlo
di
in
noi
ora
molto
di
i
simili
di
sempre,
lasciato
tutti
gran
contro
paura
Oggi
sono
con
difetti
non
alta
troppo
mi
perché
un
per
ché,
per-
in
e
guerra
è, specie nella
ma
;
i
mischia,
segno.
com'
cosi
in
va
giusto:
prende
occasione
tutti
sé
stato
volume,
questo
di
in
della
calor
arrivino,
la
ha
Quando
nel
di
lavoro
un
polemico,
scritture.
in
accoglierlo
se
essendo
parte
Zanichelli, 1878). Sono
(Bologna^
che
classica
avevo
poesie
fatto
rato
desidefrancesi
in
AVVERTENZA.
antico
metro
lamento
tutti
sarebbe
non
molte
nelle
di
raccolte
possedute
Della
Odi
che
e
tizie, tratte
Non
mio
del
ho
Novellis
scritto,che
da
in
di
una
di
di
Lo
che
avrà
scritto
e
il mio
notate
pubblicazione.
davvero
e
di
la
l' argomento
trattare
Tipaldo
del
sapranno
desiderio
con
di
bravo
noscere
co-
scoli
Pa-
annunziata
lettera, già da tempo
conosce
dotto
del
deficienze
altre
aspetto
ma
sua
potrà
romana,
raccolta
no
Mabellin
esso
vedranno
gl'intelligenti
prossima
lui, che
nella
italiano
maggiori
di
che
delle
leggerla
potè
diede
additare
di
sé;
quelle
come
biografia
bisogno
riparare
scritto
zoni
Maz-
francese
Mabellini
un
tichi
an-
poi Guido
lui
a
biblioteche.
nostre
parlò
era
suo
dalla
Carlo
scrisse
Mablin
giusto,
francesi
poeti
nemmen
quel
accessibili
versione
una
se
e
quel
lui
di
Mablin
di
proposito
barbare)
trovò
e
del
Oggi
sono
di
tale
su
interamente
dalle
anche
memoria
a
più
quelle poesie
belle
Mablin
del
Sainte-Beuve.
dal
citata
argomento
perché
Memoria
una
e
Ili
Nessuno
poesia
con
meglio
greca
tenza
compe-
artista.
quarto
è
un
semplice
annunzio
e
IV
AVVERTENZA.
delle
I
ho
Terze
novembre
da
barbare, scritto
allora,
non
di
le
Il
Fu
strofe
ed
ultimo
anch'
pubblicato
(fase.
io
ebbi
non
biografia, per
la
soltanto, frugando
nella
assieme
mettere
del
d' interesse
Carducci,
per
che
gli
di
recente.
Antologia
di
ritratto
vendolo
Scri-
comporre
del
paressero
delle
una
Volli
poeta.
nelle
e
ricordo
intorno
studiosi
due
ma
più
memoria
mi
bisogno
medaglione.
qualche
qualche impressione
il
che
Termopili.
specie
pretesa
mia
il
Nuova
minuscola,
quanto
dell' ode
una,
è
un
che
e
parole
delle
una
dicono,
come
non
nella
esso
le
sentito
scritto
tempi
eh' io avessi
ora
cantore
luglio 1899). È
16
letterario, o,
catte,
del
degne
quinto
che
dicendo
pezzo
altri
strofe
Rileggendo
ho
un
Carducci,
una
quel giudizio,
correggerle,
sono
Simonide
di
Quarto.
contenevano
di
del
in
si scandalizzò
perché,
so
giudicata degna
Scoglio
di
parte
ammiratore
grande
stato
da
mi
che
non
se
esso,
giornalismo politico,che
del
Niente
Antologia.
ad
ramanzina
fascicolo
il
per
Nuova
intorno
bella
una
grosso
della
1889
osservare
fruttò
era
Odi
alla
e
vita
non
opere
mie
mare
richiararia
lette-
privi
di
lui.
AVVERTENZA.
gli
Anche
ho
perciò
carattere:
Iiìiprcssìoiiì
Ed
all'
scritti
altri
amico
mio
dei
Roma,
il
a
nostri
25
hanno
più
al
dato
che
altro
volume
il
questo
titolo
di
ricordi.
che
ora
ricordo
e
V
marzo
volume
portargli
anni
è
vada
stampato,
con
saluto
un
migliori.
1901.
G.
Chiarini.
esso
il
dolce
I
LEVIA
GRAVIA
(1869)
primo
L
IV'-^l^^^f^i
In
Romano.
si
nell'indice,
chi
dire
il
come
di
altro
La
raccolte
lui,
amico
sono
ora
"
Rime,
è
si
luce
proprio
amico
stesso
cui
tile
Inu-
in
che
dallo
edizione,
prima
pose
volta
suo
un
autore
Queste
altra
vennero
Exotrio
parole:
seguenti
Romano.
Eìiotrio
quali
nome
un
le
di
l'
che
di
libro
gravici,
note,
leggono
sia
delle
alcune
sotto
delle
e
un
:
una
Niccolai
Pistoia
Levia
titolo
questo
con
in
1868
anno
tipografia
Ouarteroni
\yiiXS.
versi
dalla
usciva
dell'
giugno
con
accenna
„.
parole,
queste
di
una
era
volumetto
meschina
pubblicato
apparenza,
tipografia
Ristori
di
un
di
San
Miniano
poche
nel
pagine,
1857
in
Toscana.
da
I
Chi
si
lo
rammenta
libro
povero
GRAVIA.
LEVIA
fiorentino
ebbe
di
critica
alla
dopo
nobilissima
filosofo,ofì'rendo
di
del
eloquenza
il volume
leggendo
il poeta
lui
da
quel
con
risposta a
libro
la
chi
lo
accusò
punì d'
studi.
in
luce;
Enotrio,
erede
dico
e
di Giosuè
poetico
testamento
a
Enotrio
da
e
Io
successore
università
dia
e
avere
dimostri
chi
che
e
la politica
conosce
le varie
conosce
prima
esso
con
per
a
che
pago
gli
parlo
chi
tedra
cat-
una
restar
onorato
e
stro
mini-
un
più ministro,
riconoscenza,
sua
gli
poesie pubblicate
venuto
suo,
primarie
anni
tre
poeta
Enotrio, dee
d'
samminiatese,
il volumetto
da
delle
una
degnamente
dimenticato
oggi
in
pari
giovine
al
altresì
desse
oggi quel filosofo,non
Ed
regno.
da
risposta,
il
qualche giornale
indecente
e
che
rammenterà
tempo,
stolta
disonesto
da
patire
a
quel
come
strazio
dopo
questo
il libro
libro
è il
Carducci, pubblicato
di
lui.
IL
Nella
più
o
meno
vita
dei
poeti
distinti
due
è
difficile
periodi
non
diversi.
iscorgere
Il
primo
I
in
forma
libro:
dunque
e'
carcere,
gente?
s' è
Ma
dalla
Libro,
e'
male
le
aria
è
non
:
colle
dai
retta
ere-'
te
a
d'Orazio?
te
zonzo:
tornatene
Gli
e
Davide,
ne
a
verrà
av-
casa,
santifichi
non
metti
non
fai
onde,
e
gli
o
t' interdissero
a
ci
Satyricoìi, divenuto
mistici
ci presenta
degli epodi;
campestri,
che
dal
il
"
Alfio,
1815
tempo
al
59
i[ Signore.
Enotrio,
avverte
d' omelie
al
tristi
e
salmisti,
pregò
dopo
e
atei
:
predicatore
convertami
Petronio,
-
scapolare,
flebili
gli
Petronio
sé
età;
sermoneg-giare
misero;,
il buon
che
lo
adulteri
me
altra
voluttà,
Venere
a
Sibilla.
d' un'
la
Scilla:
e
la
con
reciti
tu
amor
non
già
Caribdi
Minacciano
ti preme
poeta
a
me,
la
brighe.
Vedi?
Questo
a
fra
ricetto
miche
d'andare
trio
pa-
età, in cui 1' arte
dar
tenui
suo
del
andartene
In questa
vorrei
al
contento
vuoi
tu
andrai?
Musa
indirizza
sei
non
ciclopica, chi
sciuto
fuggi
tu
1' autore
gli dice;
dove
fatta
GRAVIA.
epistola, che
d'
Ah
LEVIA
1815
scrittore
erotiche.
di
Dopo
l'usuraio
del
d' Orazio
faceva
compose
di
del
quel
è
manzetti
ro-
lui
it
secondo
molti
idilli
inni
I
in
sacri
settenari
dire, studi
dal
suonatore
che
con
pieno
giovine
le
Loiola.
I
di
vene
che
trio,
Dio.
di
arderti,
de' tuoi
versi
Ma
anche
qua
già stroppiaste
cantare
in
rosseggiate
r inno
di
o
filosofi
voi
Nando
o
del
al S.
e
il trono
di
nuova
che
dipingervi
neh'
ed
Padre,
re
atto
parola
ed
che
oggi
oggi
fatevi
lasciare
che,
per
ieri intonavi
Vittorio;
data,
vuol
laba
sil-
una
Lazio
che
tu
o
di
poeta,
al
del
principe,
qua,
Eno-
Poldino,
e
lingua
nalisti,
razio-
la
caso
per
nozze
plausi
liberaloni
mostratevi
di
entrasse
eucaristico
miele
in
se
di
e
dice
buoni,
nache,
mo-
Basilio
pure
libro,
aliguste;
come
liberi
e
le
non
anche
voi,
di
e
filosofia
divenuti
l' innocente
distici
di santi
di
povero
e'
fidati,
nell'aromatico
la penna
mio
un
„
de'
libidine; un
tetra
sarebbero
o
in chiesa
unzione
gure,
fi-
toscana
aprile 1859;
scriveva
quali oggi,
atei,
ma
il 27
che
an-
come
sono,
società
d'organo
religione, intingendo
del
della
fa
altre
vengono
figuri,che
vero
serafica
biondo,
e
"
dopo
poco
Timoteo, già
cantava
Poi
Enotrio^
e
oggi giorno
„.
ideali
avanti
7
isciolti:
sociali
secondo
o,
GRAVIA.
in
e
poesie
delle
poco
LEVIA
singhi
lu-
qua,
nanzi,
in-
moria
me-
LEVIA
I
Crollando
fatto
buttate
via
il
sul
GRAVIA.
frigio berretto,
rigido
modulo
che
scandolezzati
A
compiere
la
figura principale. Il poeta
E
il
poiché
la
davanti
Berni,
1' animo
nostra
umile
se
la
legga
alcuni
di
la
eh'
turpitudo pcrsoìio:
iios
nostra:, qua
egli
Fucci
lologo.
fi-
non
pallidisce
im-
fa
ne
Giovenale
di
ha
curiosità, vada
ne
io
e
del
seg.
libro. Se
1' acerbezza
di
///
C.
:
di
degli
veneratore
Trebonio
rone,
Cice-
a
Ubi
si
videbor,
libcriiis
giiaiii
ignosces
in
e
alcuno
quibiis versicitlis
in
cjus
nella
giambica
eythyrremonesteros
est
del
e
Chi
XII:
vindicabit
jnsta
ancora
stemperarla
quel
qiiibusdaijivcrbis
manca
chiama
questi versi, Enotrio,
Faiìiil.,lib.
libro.
povero
di
all' autore
antichi, gli ricorda
niur,
suo
prefetto,
ci basta
pagina
rimproverasse
il
quelle
a
non
il
Enotrie
pittura
prosa.
a
di
quadro
die
ctiam
cjnsniodi
et
invchi-
iraciiiidice
lioiìiines
et
cives.
III.
Ingegno
\'erte
forte, vario, pieghevole,
prestamente
in
sangue
ogni
cibo
che
di
si
con-
cui
si
I
nutrisca
(e
fantasia
potente,
negli
che
diresti
studi
GRAVIA.
LEVIA
niun
ferrea
Aggiungete
ciò
a
alla
forza
sembri
spiegare
certe
che
Chi
si duole
fatti in
son
perchè
il
E
Nel
di
séguito
confido
i
di
d'
primi
ed
e
seguenze
incon-
molti
che
altra
ogni
scritto
suoi
mostrare
versi
che
ingegno
io
cassero
man-
gli
il poeta
cosa,
mi
non
torto,
a
al Carducci
sarebbe
non
d'
poeta,
si duole
Se
qualità
questo
poter
del
lui.
assurdo.
Carducci, prima
ravvicinare
e
certi uomini
vi sarà
e
incoerenze
perchè
vizio, egli
là dove
ciecamente
di
delle
cabile
impla-
generosa;
paiono
un
alcune
docilis-
ad
ogni ingiustizia,
scritti
vorrebbe
negli odii;
e
com'egli vorrebbe,
tutto
a
impetuoso,
intemperanze
certe
negli
ardente,
ad
un'idea
taluno
a
amore
all'autorità;
slanciarsi
a
splendere
facile
un
all'affetto;avversario
e
ogni viltà; pronto
volontà
una
Carducci.
amori
ed
ogni prepotenza,
ad
troppo);
Giosuè
è
negli
ragione
freno;
animo
un
alla
recalcitrante
mai
gli è
pazientissima, ed
e
irritabile,immoderato
gli
di
sdegnosa
quasi istintivo;tale
all'arte
simo
cibo
buiscono
attriche
è
è.
poeta.
proverò
a
politiciagli ultimi,
fra
questi
e
quelli
IO
I
c'è
non
di
acconcia,
forse
un'
mi
e
che
in
che
incomincia
ai
farsi
a
istituzioni
Lasciamo
una
con
le
stregua
ideale
quello
del
ideale
deve
suo,
tale
il
o
trovare
deve
avere
quale
del
non
tale
una
un
molto
diversa
la
uni
uomini
le
e
torniamo
a
altro
di
noi
biamo
ab-
parole
medesime
"
poeta.
forma
:
determinata
Il poeta
così)
deve
critico
gnoreggia
si-
parlare
poeta
né
ed
altre
(lo chiameremo
può
blica,
repub-
Carducci
il
agli
altro
versi,
di-
1' austriaco, inneggiò
o
amico
sicura, le
quali egli giudica
fa
natura
il Carducci
giudicare
vero.
differenza,
mentre
gli
politica,e
lirico,egli dice,
un
che
lato
cantasse
o
vincitori;
tiepido
versatilità
una
dalla
chi,
è
ducci
il Car-
e
li
francese,
tosto
la
Per
poesia.
Monti,
Imperatore
sempre
alle
Il
C
qualche
procede
viene
paragona
ignorare
glio
vo-
mi
peso.
essenzialissimo
loro.
r
o
d'
finger
differenza
dell' animo
ha
non
qui
mobilità
certa
per
punto
un
qualche
il paragone
e
che
malignamente,
bisogna
non
di
pare
Monti,
d'ingegno:
intanto
ma
osservazione,
pochetto
un
al
Ma
l'abisso;
mezzo
omettere
GRAVIA.
LEVIA
essere
a
cotesto
bene,
I
nella
quale prenda
forma
di
deve
r ideale
fatta
al
piede
suo
le
E
è
il poeta
forma
è
né
non
il realismo
che
gridare
il Carducci
può,
vuole,
se
Si
può
ma
non
„.
discuterli;
altri
deve
"
una
come
né
convenzioni
del
essere
si
o
finiscono
tempo,
suo
venire,
nell'av-
spinge
rigettarsi nel passato:
di
anche
forme
dissentire
si
;
medievale,
Come
concetti
il nostro
giudicato
del
tempi
poi, i quali non
il lirico
essere
a' suoi
trovi
con
critici
erano
non
a'
sono
ma
non
"
moda
in
altrimenti
scarpa
che
romanticismo
il poeta
può
lui
da
risponde:
così
una
soggiunse
stesso,
quei
A
„.
di
il
sé
per
teoriche
calzi
pastorellerie
Savioli, eh'
complicazioni
suggellare,
chi
„.
codesta
muova:
le
tutte
da
come
si
e
a
modo
in
zoppica,
forma
una
persona
atteggiarsi
ideale
queir
GRAVIA.
LEVIA
può
da
nessuna
età,
palpabili
e
e
ché
purteriate
ma-
questi principii e
onestamente
giudicare
poeta.
IV.
Come
il Savioli
alfine, secondo
il
lavorando
Carducci,
sopra
la
forma
Ovidio
che
trovò
meglio
12
si
il
I
aftaceva
al
Orazio.
in
tutti
dai
€
dei
studio
la parte
gli
fu
che
riesce,
a
poesie
dove
credo
il
dal
egli
gli
forma
sua
di
mio,
parer
volle
non
imitare
pili
il cui segreto
ciò
dalle
più originale
d' imitare
accada
poetica:
stesso
Tanto
proposito
da
e
riali
mate-
forma
quella
è
coli
se-
Petrarca
certo
al tempo
e
dei
Berni:
cavò
una
\'enosino.
imita
del
e
vandosi
pro-
toscane
del
satira
variato
più singolare
rivelato
dov'
e
la
pra
so-
latini
poeti
canzone
comporsi
a
della
omogenea
e
così
Leopardi;
le rime
grave
lungo
pochi
non
al
sentire,
lavorando
altri
negli
imitare
la
di
studi
Dante
cinquecentisti
questo
ma
da
ad
XIV,
e
modo
suoi
pure
italiani
anche
XIII
primi
Studiò
gli
GRAVIA.
peculiar
suo
fino
nostro
LEVIA
odi
è*
oraziane
che
in
E
nessuno.
Orazio,
vero,
senza
altre
spesso
averne
proponimento.
Alcuni
darsi
nuove
più
silo
pensano
studio
che
se
il
degli antichi,
dottrine
letterarie, che
in
Italia^ egli forse
famosi
seguendo
fra
Carducci,
i
quelle
poeti
novità
avesse
il
dopo
sarebbe
moderni.
il Carducci
Io
invece
di
seguito
le
1815
già
non
avrebbe
uno
nego
s' introdusser
dei
che
potuto
LEVIA
I
14
qui maggiore
serrata
alla
Fra
agio agli arditi trapassi; qui
la
e
varietà
varietà
coloro
chi
alla
concitazione
io
che
a
nell'
molti
aggiungerei,
affetti.
del
poesie
dei
uno
il
pregi
quale
mirabile
una
italiano
nell'
trasportare
degli
prime
autore
la strofe
meglio rispondono
Mamiani,
il
mio,
parer
le
segnalò
ne
grandemente
a
(ed
verso,
meglio
principali fu,
lodava
e
del
giudicarono
che
Carducci,
GRAVIA.
molte
movimenti)
della
titudine
at-
frasi
lirica
d' Orazio.
In
strofe
questa
il bove
Disciolto
esulta
e
è
mirabilmente
reso
Ludit
herboso
festus
cum
E
nei
versi
Qui
qui
dal
II libro
muggito:
un
nell' erboso
ancor
del
piano:
solco
attrito
il villano.
canta
non
mormora
il gregge
l'aratro
su
\l
dell' ode
in
pecus
pratis
bove
pagus.
coi
quali
delle
santa
caste
e
madre
quel
d'Orazio?
omne
campo,
otioso
vacat
1' ode
menti
al
finisce,
medesima
ama
popol
il governo:
tuo
ti mostra:
LEVIA
I
né
te
danno
a
duce
del
hic
•
hic
te
Il
d'inferno,
possa
non
pater
si
corge
ac-
1' oraziano?
bene
potius triumphos,
•
princeps;
atque
equitare inultos,
Medos
Csesar.
duce,
VII
dell'ode
principio
molto
imitava
dici
sinas
latino
lirico
gran
magnos
ames
neu
I5
nostra.
il poeta
che
qui
irrompa
studioso
quale
GRAVIA.
Non
sempre
nubi
si
aquario
addensano,
II libro
del
piogge
assidue
né
verna,
si
versano
malinconicamente
il
sovra
rende
il
pure
non
Non
in
L' ode
XII
e
del
di
Chi
rende
me
toscano
la
immagine,
ma
nubidus
hispidos
agros.
II
libro, eh'
grazia,
al
e
latino:
imbres
semper
manant
ecc.
il movimento
del
stesso
suono
squallente,
piano
ciel
nei
un
gioiello
versi,
patrio
?
è
e
de' consorti
al
viso
ganza
d' ele-
l6
I
imita,
volta
questa
e
LEVIA
GRAVIA.
felicemente, per
troppo
non
quella trasposizione sforzata, il:
Ouis
dis
Nell'ode
redonavit
te
patriis italoque
II del
qiienda
IV
Orazio
di
quiritem
ccelo?
libro
il
praclia coujiigibuslo-
allargato
è
in
grazioso
un
dretto
qua-
lirico:
Alle
fortune
nelle
e
delle
regie
sogni
bella
la
seguono
dai
a
libertà, il
le
offese
pian distese,
e
del
suoi
non
gli
anelanti
signor.
Pietose
le
piangean
spose
pianti.
descrizione, fatta nelle
queste,
padri
consorti
'1 fato
su
dolori
memori
Dopo
al
torme
dure
paure
delle
dei
ulte
pugne,
barbare
le
le
dissero
pie mogli
del
antichi
giovinetto
al culto
virilmente
della
verso,
Chi
fia che
tenti
quel
novel
strofe
lione?
patria e
che
cato
edudella
alla
richiama
lacessat
sponsus
come
regius
asperum
del
ricordarsi
non
doceri
motus
gaudet
ionicos
virgo
matura
a
agminutn
leonem.
tactu
E
rudis
ne
17
Orazio,
d'
quel
mente
Ehu
GRAVIA.
LEVIA
I
dell' ode
quel punto
in cui il nostro
stessa
poeta
esclama:
Vile
ed
fior
o
de' tuoi
Poi
in
esce
Ma
e
non
il
annebbiò
ne'
frementi
dei
stimolò
pudico
balli,
falli
antico!
descritti
quando,
Enotrie
sensi
giovinetta,
il germe
chi
infame
i
queste
di
dei
vizi
moderni
Italiani,
parole:
tal vasello
uscia
l'antico
Insubre
cavalier,
quando
feroce
premea
dell' asta
infensa
e
della
voce
te. Federico,
Chiarini.
a
l8
quasi
par
di
GRAVIA.
LEVIA
I
sentirsi
all' orecchio
mormorare
i
versi:
his
Non
infecit
Dove
da
è
di
V
L' ode
gustoso.
belle
del
eh' è
dedicatum
vates
?
quid
fundens
il
ed
Che
prega
vate
che
adorno
in
al
veste
nascente
non
è
tutta
e
il libero
vuole,
candida,
sole?
novum
opimas
Enotrio:
il vate,
prega
patera
feracis,
segetes
Venosino;
volto
de
ecc.
naturai
avanti
cotesto
efficace
fra
una
nel
I libro.
del
una
come
così
poscit Apollinem
orat
è il
molto
libro, eh'
XXXI
liquorem?
Sardiniae
e,
donna,
rassomiglia
volume,
Quid
45):
luoghi,
con
vasello
anche
IV
del
all' oraziana
Così
della
riesce
arditissimo
innesto
altri
d' Orazio
(purg. XXV,
Dante
in
come
Quel
dantesca.
dell' educazione
parla
più
qui,
punico.
l' imitazione
immagine
vasello
si
che
notare
parentibus
orta
sanguine
aequor
rinforza
il poeta
bella
Juventus
e
le
cipio
prin-
I
Che
LEVIA
GRAVIA.
suoi
agli agi
ben
rinnovino
solchi
cento
I9
i duri
giovenchi?
pochi raffronti, eh'
Ai
difficile
sarebbe
non
versi
del
di Lucrezio
o
nei
ora
di
ora
Ma
fra
del
pensiero
che,
modo
per
poeta
la memoria
dei
r imitazione.
U
egli
balzan
del
fuori
suggello
lui, che
mistura
che
immagine
questa
neir
le altre
insieme
d' elementi
e
Tibullo
libero
e
molto
ha
non
altrui
gli ricorrono
improntate
Tasso.
lavoro
franco,
fresca
sente
non
che,
tre
men-
fattamente
si
e
il
alla mente,
adagiano
immagini
del
gilio,
Vir-
reminiscenze
la frase
si
la frase
o
del
o
quegli imita,
e
dell' autore,
fra
naturalezza
di
legge
luoghi
da
dere
sorpren-
di
ora
sempre
componendo,
sta
altri,e
classiche
corre
chi
se
facendo,
Petrarca
del
o
venuto
l' immagine
Catullo,
queste
a
son
aggiungerne
Carducci
Dante
mezzo
io
tanta
con
le altre
frasi
si scorge
non
diversi.
V.
È
è
vecchia
oramai
l'uomo;
ma
non
quella
per
sentenza
questo
ha
che
cessato
lo
stile
d'esser
20
Nello
vera.
stile
r animo
tutto
1' arte
celebrano
gli
visioni
di
dei
gli
e
dell'
essere
sulla
delle
dall' inesorabile
affetti
de' suoi
fratelli,allora
dà
efficacia,che
tanta
ami
chiegga
e
r ira
piangi
e
al
Parini
'l forte
e
lui.
con
"
il retto
ai
Ed
ogni ragione
manca
pianga
o
vent'
anni
perchè,
pur
si
sulla
uccise,
odiando
di
o
chiegga
il
santo
e
domabile
vita
tomba
tutto
o
del
a
gni,
ti sde-
affetti,o
suoi
„
gli
sventure
fremi
i
Non
tocca
quali la passione
spregio pei vili,
—
distrutte
scorre
leggendo
tu
diano
leopar-
delle
e
suo
versi;
i suoi
entro
per
l' animo
Febo
a
1' autore
poi
dolori, de' vizi
e
beate
talora
tutto
antiche,
Quando
vero.
de' suoi
intero
favole
stra
mo-
le
L' inno
tempo.
trova
che
fra
è
che
parole
antichità,
compianto
un
dov*
si ricordi
non
suo
con
morte
le
vive
non
del
termina
Apolline
Fra
qualche pensiero
tanto
uomo
altresì
poesie
dell'
antica, che
arte
un
nelle
eroi
-e' è
autore
dimostrasi
quale
V imitazione.
e
il poeta
come
nostro
anche
d' introdursi
modo
pur
Il
lui.
concetto
maggiore
del
poetico
di
qualche
per
GRAVIA.
LEVIA
I
ingegno,
dolgasi che
mancandogli
fratello, che
Dante
impero
la
da
bertà,
lia
ragione
lui
in-
22
divenutole
fu
artista;
sono
imitazione
imita
È
sicuro
E
il lettore
Siamo
in
feudo
dei
annunziano
il
le
fuggevolmente
Arde
canto
l'alta
i lati donne
in
mezzo
marchesi
una
di
alla
convenire
colori;
i
e
dipinge.
grazioso
di
armi
tristi
sala
e
donzelle, fiore
di
beltà
una
giornate
alle
a
E
imbianca
il focolare.
presso
in
picchia
baleno
appese
dretto.
qua-
Mulazzo
dell'autunno;
il
in
studia
non
Malaspina.
e
XIV,
e
pittore che,
nessuno
quelle
morire
lucide
XIII
sembri
Castello
del
marchesana;
e
ballate, che
questo
grandine,
la
vetrate
due
tavolozza
innanzi
sala
una
a
la
toglie
sé
giornata procellosa,
sulle
dire
obbe-
artista,niente
al lavoro,
chiede
non
si vede
Lunigiana,
che
ad
è
valente
meglio gli
che
di
le
un
apparecchiarsi
ma
vuole
ella
de' secoli
rime
nessuno.
quadro,
suo
incominci
salvo
ma
delle
la maniera
altri
come
sommesso,
e
il Carducci
storico
che
di
si, ma,
cenni.
altro
prima
parti,
le
Nell'idillio
non
fedele
restarle
obbediente
sempre
che, scambiate
a' suoi
GRAVIA.
vuole
sposo,
le
finora
al
LEVIA
I
lei
e
glie.
mura-
In
un
d'ambo
d' altere
I
LEVIA
a'
prosapie ghibelline;
levriera, che
allo
il capo,
le
orecchie
Di
vibrando
alle
erte
Franceschino
grifagno
del
strido
paggio
non
di
de'
rima
Ai
preghi
delle
del
amoroso,
donne
fronti
ed
che
abbronzate
liete
un
stringe
vela
gentili,e
de'
dai
di
quali pendono
Del
Bene,
dicitore
in
di
pietà
un' ombra
guerrieri. Ed
cavaliere
mente
sola-
lui.
intuona
gran
è
al
né
compagno
di
al
un
pare
Firenze,
rime, risponde, com'
immaginario
mette
e
che
Sennuccio
marchese,
e
all' astore
barone;
che
apuane;
l'ale,
giovine
un
bello
nell'occhio
cui arde
né
di
castello,
paggio,
essi Sennuccio
fuorusciti
leggiadro,
canto
le
Bianchi
del
tutto
un
personaggi
due
di tutti. Son
i volti
un
il
mente
occupato
Ma
di
un
cime
e
padrona.
pugno
piedi
dibatte
gioia.
pon
della
in
native
stende
di-
e
dardeggiarne
signore
Ha
a'
baleno
di
il
una
guaisce
levandosi
augello, a
delle
l'amore
lampeggiare
rauco
piedi,
seduto
fisso il nobile
guarda
marchesa
gonne
baroni,
e
della
de' tuoni
verdi
Malaspina.
maniero,
astore
23
1' occhio
in
i minori
su
piedi
scoppiar
rincontro, dritto
il capo
GRAVIA.
un
i
petti
di dolore
a
usanza,
lui,
il
cando
cer-
pagno,
com-
ghibellino,
dai
24
LEVIA
I
occhi
grandi
nobile
GRAVIA.
folta
celesti, dalla
desiderio
portamento,
capelliera, dal
di
sospiro
e
molte
donne.
giovini
VI.
La
aitante
che
di
morte
della
fugge
trio
filosofia
tutti
vita, forse
ammiratore
del
Ciò
la
attentamente,
fratello
del
o
a
pare
se
di
volessi
tu
che
r
molto
questo
della
canto
da
quello
il Carducci
dall' animo
suo.
del
del
e
che
qual-
dei
ma,
canti
i termini
e
è, secondo
Carducci
ha
Leopardi,
e
dolore
le
me,
natura
che
l'ispirazione
inspira al
poco
Leopardi;
trovare
trae
S'
morte
sia
alcuno
rassomiglianza. Egli
poetico
in
nell' insieme
a
sa
considerarla
a
il
cui
versi
cui
Enotrio
rammenta
Enola
qualche pensiero
è
impacciato
ingegno
diversa
C
Ed
Leopardi,
i
suoi,
Quale
vita!
questo?
rassomigliarla ad
lui,saresti
ragioni
che
me
che
espressione
della
nullameno,
di
da'
amato
petto,
canzone
leopardiana.
punto
nel
intera
gli sta
giovine, bello,
un
noia
di
memoria.
a
per
più leopardiano
grande
è
di
ingegnoso,
persona,
la
argomento
suicida,
un
la
in
mente
solamusa
del
la
grande Recanatese,
diverso
Leopardi,
da
i suoi
chiede
ragione
quello
la
tanto
non
spiegazione
il canto
di lui
si leva
alle
dolore
d'
della
più
Enotrie,
cagione
il
da
queste,
e
a
si
che
uccise, ripensa
beati
domanda
a
nella
quello
serena
il
lo
di
lui, studiasi
dovettero
condurre
filosofia.
perché
i
zato
spez-
vede
compiacesi
che
delle
più
desiderare
a
minuti
ove
vissero
il
sieme,
ine
campagne,
fiere
mento.
proponi-
più riposti segreti
d' indovinare
a
ha
paterne,
suo
Il
fuori
non
i
del
casi
esce
caso;
giorni
pace
Poi, investigando
cuore
i
ciò
per-
di
Enotrie
stanze
e
umani
amere
nelle
la
gli
questo;
con
licità.
infe-
quanto
non
prodotto.
cercarne
particolari. Sedute
fratello
contrario,
sente
non
che
Leopardi
dell'essere;
atrocissimo
un
il
all' animo,
speculazioni
lo ha
che
universale
dolore,
suo
del
pensatore
considerare
al
che
cuore
meditarlo
alte
del
è
canti
uomo
un
della
mistero
dal
Nei
di
muove
dell'uno
dell' altro.
sollievo
gran
dolore
quella
del
un
del
il
natura
Ragionando
dolore
dal
voce
mali, senti
alla
25
pur
ma
che
più
piange
cerca
e
Enotrie:
di
canzone
molto
che
GRAVIA.
LEVIA
I
i
pensieri
e
darsi
del
che
la
20
I
morte,
e
LEVIA
GRAVIA.
un
amaro
pensieri, vestendoli
di
prova
tandoli
in
faccia
società
umana.
filosofo
forme
Giacomo
ripetere quei
a
gravi
all'empia
meditato
da
diletto
e
natura
severe,
il
cantato
git-
all'ingiusta
e
Leopardi, dopo
e
e
gamente
lun-
avere
conchiude
dolore,
ma
:
del
fato
mortale
a
bastante
me
....
E
conforto
Qui
Carducci,
tomba
del
la
a
eterno;
meco
far
nel
medesimo
canta
e
la
ragione
nostro
autore.
è
del
di
breve
periodo
cuore
il desiderio
levasi
saetta
vendetta.
il
XII
suo
che
pensiero
Romano,
periodo
Quell' origine la
del
dalla
tinta
sangue
secondo
sconforto,
dei
sorrido.
uomo,
in Enotrio
canzone
risorgimento
tuo
dolce
reo
Carducci
nella
il
mondo
e
esclamando:
1' alta
esclamazione
Giosuè
del
miro
più
e
nel
e
vibrerò
verso
questa
origine
il ciel
e
sull' erba
giacendo,
fratello,fieramente
del
r
terra
che
è
immobile
filosofo
meno
Sii
In
vendetta
neghittoso
Il mar,
Il
e
del
IV
carmi, vede
cioè
tico
poe-
egli
libro. Il poeta
ingegno:
sente
narra
sforma
tra-
dopo
rinascersi
una
nuova
un
nel
luce
di
poesia
Ma
eh'
ciò
in
percosse
che
egli
l'infausta
sé:
a
ove
cadde
quelle
anime
di
lui si
notte
Egli
nel
perde
Ma
dovunque
no;
in
1'
e
all'
e
r
è
ludibrio
e
con
e
faccia
in
accuse
uom
viso
r
inganno
sacerdotali
ivi
gli
Cosi
egli
prorompe.
o
l'inno
della
creato,
è
rio
armento
mercato,
il campo
forza
d'
tiene
oscene
bende
amici
Intuona,
silenzi
il
larvato
la
diritto
musa,
perdona,
fraterno
pochi,
di
o
glior
mi-
accento
divin
non
del
ignominia
la
suona
del
uom
con
si allontana.
1' umano
dolor
di
voce
di
che
e
cantare;
nei
come
pellegrino
di
canto
dunque,
ventù?
gio-
sua
sempre
può
prendendog
ap-
caro,
l'amico;
vale
vuoto,
dolore
il
d' intorno
cerca
per
non
gioia?
sua
della
mori
dileguò
gli
sorriso?
divino
tuo
Egli
tibonda
si-
corre
più
compagni
lui. Che
di
vita
si
care
di
avea
fratello;
il
la
prima:
di
vita.
i dolci
sono
vi
sua
turba
più quel
è
non
27
V anima
e
anelante.
il poeta
Ah,
lo
d' amore,
e
e
GRAVIA.
LEVIA
I
incamuffato,
nostri, ivi i fratelli.
mia,
musa
E
non
gì' inni
vale
novelli.
che
infine, dif-
28
fidando
delle
forze
sue
e
mia,
Troppo
è
torniam
nell' ombra
Giosuè
il poeta
tempre:
sempre.
per
il
compreso
ufficio,
suo
egli
adempie:
è
non
più
mano,
Ro-
Enotrio
divenuto
già
è
debili
disperar
già
lo
Carducci;
si
a
a
ha
anzi
adempirà;
lo
mestamente:
vanto
gran
il poeta
verchio
so-
dicesti?
che
Canzon
vale:
di
rimproverandosi
e
conchiuda
ardire,
Non
GRAVIA.
LEVIA
I
rivoluzione.
della
VII.
Che
quale
è
questa
egoisti,che
capaci stomachi,
i lamenti
e
della
i
turba
placidi
rivoluzione
svolge
quanto
non
e
la
è
si rafferma
civiltà
solamente
orecchie
magica
sonni
nel
stessa;
beati
col
quale
mondo
;
parola,
Timoleone,
gli
uomini
Bruto,
che
soddisfatti,
La
civiltà
la
però
e
i
udire
poltroni?
dei
e
vivande
per
i vili ambiziosi
e
modo
il
zione
genera-
squisite
di
questa
della
suono
sterminata
hanno
fame?
i tiranni
tremare
pieni
non
al
parola,
impallidiscono quella
d'
fa
terribile
è
si
antica
di lei sono,
Saint-Just, Ga-
30
Chi
viene?
ha
siasi
il
del
la
Lo
atto.
modo
i
spazzino
e
Se
e
questo
dà
ottuso
ed
le
all' uno
all' altro
ingegno
svegliato
inerte;
rimedio
e
fa
uomo
la civile
o
di
e
tore,
sena-
un
non
parole
leggiadre,
dalla
cietà
so-
figliuolo dello
suo
sa,
un' impostura
sono
ingiustizie molte
che
natura,
miseria, ad
uscire
Il
vuole,
nella
vogliono,
scienziato,
uno
leggiadre
stare
della
che
onori.
non
tutti,danno
a
procacciarsi
vita
la libertà,
e
scherno.
uno
Lasciamo
nella
diventare
Queste
—
un
alti uffici ed
più
ministro.
danno.
di
legge
sancite, ed
sono
lavoro, liberi
di
alla
eguaglianza
oramai
egualmente
può
un
il
e
condizione
quella
ottenere
borghesia,
conoscere
obbedirete
La
—
parte qualunque
una
potete
non
perciò
e
ad
dire
voi
popolo:
studio
tutti
a
che
di
altri vorranno?
gli
dice
in
GRAVIA.
il diritto
meglio,
vostro
che
Ma
LEVIA
I
sua
e
nascere
nella
triste
offre
coteste
e
buste
ro-
brutte,
ingiustiziedel
opulenza,
i mezzi
condizione,
avrebbe
caso,
cento
ad
opportuni
a
cento
il dovere
ingiustizie,e
a
quello
a
operoso,
le
uno
membra
deboli
lasciamo
società, che
a
dà
tabili
inevi-
ed
li nega"
di
care
cer-
potrebbe
al
LEVIA
I
giorno
con
ad
un
i beni
monte,
in
umani,
come
ai
pie
tiene
il
plebi
che
vi
voi
aggrada;
i miei
le
avete
della
valletti
le
plebi
han
galeotto;
borghesia
Andate
non
noi
vi
avete
nella
sarete
libere
ad
di
Ma
Se
poi
a
di
al
piede
dire
che
libertà
formati
gleba,
lavorare,
censo
e
derò
man-
Non
è
stessa
tutta
e
si è
la
come
a
spingere
re-
ascolto
che
palla del
era
essa
—
al contadino:
voi
se
all'occasione,
catena
lamentarvi,
un
io
né
dieno
feudalismo.
alle
quassù,
più importa
e
dice
colpa
avventura
all'operaio
di
e
pure
ella
muove
la
Oggi
contrari.
che
tutti
le ricchezze,
la
è
della
del
tempi
posti
il cammino.
no:
che
schiave
sono
ai
per
ciò
raffigurarsi
ciò;
impedirvi
ove
diceva:
borghesia;
venite
valletti,si
plebi,
voci.
quelle
son
la
Venite.
mandare
le
a
quale
poltroneria. Vero
vostra
che
non
può
fondo:
siete
gambe?
civile
la potenza,
monte
giori
mag-
discorrendo
tutti i loro
d'esso
in
stanno
dire
a
del
sommo
del
sue
argomento
questo
cima
le
stesso
si chiama
che
gli onori;
di
me
Il mondo
invece
11 Carducci
più gravi.
e
—
3I
diminuirle, vi aggiunge
certo
un
GRAVIA.
siete
quando
voi
eguali
a
col lavoro
sufficiente^acquiste-
LEVIA
I
32
i diritti
anche
rete
a
intanto
che
piene
a
Finché
nostri
nel
dureranno
ingiustizie,finché
più
una
atti
vivrà
e
i beni
dureranno
se
almeno
permutazione
continua
rivoluzione
Questa
Sono
in
che
accenni
(') Oggi,
hanno
mandare
dalla
alla
schiavitù
stato
diritti
accenni
molte
ad
delle
avere
Deputati,
Camera
meglio
politici.[Nota
i diritti
Io
gleba?
per
del
loro
avere
1882).
di
nella
Enotrio
mano.
Ro-
specialmente politici,
anche
del
aspettasse
non
virtù
che,
il
censo
a
e
e
essi
possono
abbiano
credo
Carducci,
gli operai
politici:ma
che
esse,
vicende.
umane
egli
il censo,
con
agi' infelici
poesie
come
acquistato
della
essa,
mezzi
le vittime;
eterna
musa
prime
mostrano
senza
la
è
dei
vita, la rivoluzione
conforto
delle
tali
altret-
ed
ranno
procure-
fra loro
durerà
un
fonde
pro-
stravizi.
e
non
vendicarne
per
eterne,
procacciando
anche
della
ozioso
queste
uomini
non
famiglie,
nostre
giuochi
mondo
gli
combatterle,
per
in
repartizione
equa
conseguire
a
la
ranno
risponde-
fatiche
il ricco
il denaro
mani
vi
lunghe
miseria
occhi
sugli
le
e
dalla
salvare
bastano
politici('). Essi
lavoriamo,
noi
:
GRAVIA.
i
a
tadini
con-
forse
di redimerli
conti
rebbe
fatti,sa-
rimanere
senza
interamente
{*)E
r
che
anno
anche
né
pisano,
pretume
un
per
per
la
normale
inno, dove
si
con
La
è
I
da
di
svizzeri
ritornato
Suir
bagagli
altare
Dalle
Questa
Questa
la
Sangue
Su
Chiarini.
trovare
di
del
un
zappiamo
Per
maledetta.
pianto
Brontolando
frati
Tedeschi;
baionetta
che
e
Radeschi
di
dei
terra
terra
Piero
appuntellato
picche
Converti
E
San
a
Cristo
i
Dio;
a
Pio;
di Volterò.
Fra
manoscritto
Atlante
nipoti
Viva
alunno
mano,
torna
novo
cattedra
Fan
cessione
pro-
Castelbriante,
Bonaparte
Alla
a
cristiano.
è
Francia
tua
Carducci,
divulgò
e
piena
a
il secolo
mo',
strascicò
nostro
è
ancora,
paternostro,
buon'
alla
ossa
molle
di
il
zatele
battez-
strofe:
queste
santa
Tutto
Vedi
scrisse
Pisa,
leggono
Il
e
e
Era
Parigi, quando
le
pace,
del
bella
di
reliquie
certe
pompa.
gran
di
Acqua
dove
della
Giovanni
città
scuola
della
un
beato
di
1'XI
razionalista.
farsi
pace
so
non
è
morte
a
famosa
la
scavate
in
il 1859
aspettò
firmata
fu
Enotrie,
raccolta
una
un
giudizio, appartiene
di
poesia
alla
libro, Per
IV
mio
che, per
componimento
33
aprile 1859 ('),Ma
il 27
rivoluzionario
farsi
GRAVIA.
LEVIA
I
ora,
santi
zoccolanti.
q
I
34
ricca
signoì'a. Cotesta
delle
poesie più
chiusi
in
quieto
cui
al
e
la
la
notevoli
sola
una
Sono
letto
dipinta
ispuntare
strazio
ti
d'orrore
ti si
Il
di
sola
le
con
righe
e
i
quel
dall'
acre,
quel
le lacrime
i
e
in
tutto
che
che
splendente
di
che
solca
lente
tempie
le
oscure
e
cave,
1' umida
su
mal
il cinereo
piovente
crin,
lurido
saglienti gote,
anelito
faticoso
osseo
profonda
sangue
cui
petto
ed
della
la
scuote
tosse
arida,
bocca
in
su
i
spira
altro,
stavano
tanto
madre
figliuoli
;
esso
nell'
guardi
se
intorno
sposa,
parenti
che
disegno
trapassare
affamati.
figlioli
quel vermiglio
nelle
i
povera
tra
rappreso
fronte
il
uno
una
quadretti
pupille ignave,
il sudor
e
una
occhio
secco
due
sugliocchi;
seccano
la vista
sfinimento,
gela;
Il
giovine
cosi
pietà. Ma
più grande
senso
In
e
pare
volume.
come
lacrimosi
stan
è
scena
bella
mi
ode
del
cornice.
di
sereno
e
A.
breve
semplicissimo.
è
ne
GRAVI
LEVIA
confin.
è
un
per
orribile
muore
di
fere
annunziar!,
grande
la
Al
ecco:
un
col
della
fame
contende
e
viso
col
Ella
cadon
Lente
il
guardo
e
pia
che
qui gema?
strascica
e
chiede
del
pur
pan;
rabido
travaglia
dita
le
con
le
morte
affamati
Devoti
essi
ed
colpa
uomo,
vergin
guarda,
grame
al
si
vela,
la
faccia
suoi
'1 deforme
un
Ozio
dritto
d' amare
questo
stringe
invan.
cela.
morbo
che
son
già.
tolsela
pudica,
cadavere
tornando
guardo,
usata.
lo
sé
figlile
vorator
e
a
livida
alla
doman,
bella
e
braccia,
le
degli
darà
è
dell' esausta
poppa.
il
si
macro,
intorno
su
si
niuno
e
parvol
infante
vagito
A
morte
quelle paglie,
su
L'
suprema.
prepara?
un
35
scorte,
della
la
niun
e
ora
passo
GRAVIA.
LEVIA
I
di
alla
fatica
piangere,
il misero
medesimo
Carnevale,
non
genere
idillio
di
ha.
di
cui
poesia
fu
tiene
appar-
pubblicata
36
I
nel
parte
una
finito
e
Il poeta
contrappone
del
voci
dai
palagi
e
voci
dai
tuguri
e
di gente
che
che
dai
dell' inverno
madre
fatica
che,
di
e
a
la
Ciò
che
la
fu
del
parte
poeta,
poesia,
questa
di
ma
pubblica
Voce
un'
che
cose
di
molto
di' sotterra.
eleganza
il poeta
queste
ciò
narra
che
che
è
non
più
e
poesie
avere
l'onore
nel
1863
forma
La
ed
semplice
toglie
ti
anche
d
eie
efficacia
colpisce
descrive.
(ed
di
le considera
sono
ode,
una
fanciulla
una
pubblicata
1868
dell'
come
terribile
freddo
pietà, vende
dell' idillio
nel
di
di
di
templare
con-
genitrice, dopo
cadente
all'espressione: qui
le
figliuolo, e
aggiunto
gode
queste, di
morto
casa
dono
rispon-
bicchieri, e
spettacolo
imperversa;
a
il
invano
qui
gante,
fame
la
Fin
zioni
portano
i
e
riscaldati
lo
inverno.
Quelle,
soffitte.
le
e
miseria
cui
a
danze
bene
fuori
sfamare
tentato
le
nello
sale,
dalle
i vetri
che
cui
a
salotti
traverso
a
dalle
molle
vita
effetti della
agli
fra
tripudia
suoi
la
e
Enotrie
da
1868
terribili il povero
affliggono più
Sono
nel
ricco
Carducci,
del
nome
intero
voluttuose
che
col
1863
ristampato
Romano.
feste
GRAVIA.
LEVIA
Io
sono
risco
prefe-
Enotrio,
38
LEVIA
I
Per
nel
me
la
1859
Croce
della
la
e
Pieve
Bologna
altro
canzone
che
Io
la
Re
è
si
scritte, e
farà
forse
ridere
in
guardi
da
l' una
allo
aprile
composta;
la
perché
e
copiare
e
avanti
clandestinamente
rivoluzione
a
farla
allora
toscana,
a
allora
nessun
in
la
non
Si
che
da
a
certe
non
ciò
un
il
giunse
un
pezzo
gere
leg-
pubblicata
della
pacifica
attendeva
canzone
e' erano,
furono
lasciata
la vide
per
ponga
altre
1' avea
egli
partito, fu
Italia
le
La
naria
rivoluzio-
pili
giorno
mentre
Se
stampare.
il
la
una
vera.
par
già
se
non
praffini;
politiciso-
Quando
era
il poeta
parecchi,
a
mi
spirito più
al Re
canzone
amici
che
certi
e
particolaritàdei componimenti.
27
agli
nominate.
me
cui
l'ode
versi.
poesia
la
tardi
avviso,
altro
dirò, perché
quelle
tempo
mio
a
tutti cotesti
che
la
e
pei tipografi di
non
cuore,
uscirono
tutte
al
il
è
più
Brindisi
Epodi. Anzi,
pure
al
fra
Stefano,
cosa
e
mente
V Ode
cui
dirò
canzone
S.
uno
da
mente
il
scrisse
Emanuele
composto
Rivoluzione,
i due
e
Vittorio
abbia
chi
che
strano
a
Savoia,
di
Sicilia
niente
è
non
GRAVIA-
da
sé
dispiacque
solo, che
nobile
titi
parentu-
I
avendoli
siasmo
solo;
e
si
nella
sono
che
il regno
invece
di
Italia
qualcuno
dei
vecchi
farsi
pregio
un
versi
quei
In
altro
un
a
uomo
cui
a
possibile
caduto,
non
siasi,
rebbero
vor-
matte
come
dal
espressi
della
le
e
santa
Carducci
il
poeta
agevole
farsi
iniziatore
vorrebbe
lia,
d'Ita-
particolari
della
egli, il poeta,
ed
e
guerra,
vede
non
indipendenza
condizioni
sue
lo straniero:
contro
questa
nete
suppo-
confederazione,
condannare
Emanuele
il propugnatore
rendono
guerra
di
poeta
!
Vittorio
che
Ma
principi; quanti
desiderii
esagerazioni parecchi
in
brava
una
dal
eh' ella
qual
un
rata,
mode-
fosse
non
unità,
in
oggi
moderati
compiuti.
Napoli
questa
tutti in
invocati
parte
di
fusi
ai
pare
avvenimenti
maggior
che
avessimo
con
oggi
perché gli
è
39
istante
un
per
anche
se
GRAVIA.
LEVIA
con
le
anela
sue
role
pa-
affrettarla.
Deh
non
cresca
i
regni
sotto
chi
Ecco
a
il
di
dal
il
pensiero
giogo
dei
barbaro
donna
pensiero primo
questo
libera
d'italica
perdio
italo
della
dell' unità
preti.
soldato
é
nato!
canzone;
d'
Italia,e
e
accanto
di Roma
I
4©
Al
fra
la
che
di
di
cui
il
di
1' opera
cotesta
della
re
dagli
Il poeta
chiedere
senza
sta
non
opera,
nazione?
anche
ciò; ed
liberare
quella provincia
di
re
invoca
poeta
a
s' intende
e
la
canzone.
Non
che
bisogna
sono
ed
il
questa
e
gli
poeta
corre
imperfezioni
agli
uomini
la
ogni modo;
natura
perfetta
anche
impossibile,
la
chiede
ne
l'uomo
di
ottenerlo
fare
poesia
di
dimenticando
attuazione:
nel
è
e
purissimo
umana,
studiasi
e
Quella
d' ambiziosi
quasi
specula egualmente
virtù, immorale
r
e,
politica,
generose,
ideale
un
appresso,
della
anime
calcolo
volte
l' utile,
cerca
di
vede
la
poesia
diverse.
entusiasmo
delle
più
d'egoisti.Il
bene
nella
cercare
essenzialmente
cose
sentimento
stato
di
questi pensieri,
di
ragione
sua
le
il
levita:
re
ministero.
preparò
mano
si occupa
non
lui
lunga
il
suo
l'Italia,egli già
naturalmente
sarà
trattar
a
Roma
appiatta
compiuto
avrà
stranieri
s'
novella
cotest'uomo,
quando
spada,
l'are
ritorna
e
Ma
della
folgorar
già
GRAVIA.
LEVIA
sul
il
vizio
bene.
migliora
e
di
per
sulla
cando
Cer-
gli
uo-
LEVIA
I
la
mini;
politica,cercando
Il poeta
è
non
semplicemente
nel
che
GRAVIA.
il
realista
né
il
4I
reale, li fa pili tristi.
repubblicano,
né
della
poeta
rivoluzione.
futuro, egli guarda
la rivoluzione
matura,
gendosi
Spin-
avvenimenti
agli
li
mentre
e
è
li
predice
affretta.
Benché
un
eh'
infelice
del
romana
la
venti
rotti
E
un' altra
in
alcun'
ha
una
altra
parola
liberissimo
era
nel
colpi
poesia
di
francesi
che,
e
a
ferino
Sol-
invitto.
seno
nella
a
E
l'autore
1859,
devota
segno
in
non
l' imperatore
per
dinota
come
fu
né
canzone,
simpatia
ciò,
cosi
anno
tutta
quel tempo,
accenni
queir
ossequente
il
Né
convinzioni,
in
Francia
a
notate.
che
repubblica
Barberino
contro
Francesi.
dei
di
venti
cosa
dare
ricor-
italiana.
fur
giovani
di
dal
pontefice, combattevano
esempli
ad
volgano
della
armi
quelle
rivoluzione
Itali
lotta
gloriosa
il
si
si trattiene
non
contro
proteggendo
per
egli
ma
1849
Carducci
del
parole
vedete
re,
la
pur
le
cui
di
mezza
feranimo
tutta
all' Imperatore
lia
Itapoleone.
Na-
I
42
Ma
vittoriose
le
riman
né
e
il
di
coraggio,
suo
L' ode
chi
della
se
di
dal
tradizione
al
contro
domandare
Dopo
allorché
il
Ciò
della
voto
E
son
ribaldi.
Gail
è
guito
se-
parrà
non
ad
vota
un
chi
ma
di
derne
ve-
tori
propugnasi
sviano
di
colpa
essi
confortato
Enotrie
con^
che
Re
il
improvvisamente
nazione.
stro
no-
degli uomini,
cura
fate
non
il
non
avvenimenti
aver
questa
se
li vede
quando
poeta,
contradicono.
guerra,
gli
naturale,
corso
si
quanto
Se
idea.
cerca
poco
spada
Emanuele,
Re.
un
re,
sua
rappresenta;
non
soltanto
queir
loro
lo
altro
e
cura
la
rivoluzione,
al
che
è
Sicilia.
in
Vittorio
canzone
adempimento,
ne
le offre
la
la rivoluzione,
non
rivolgimenti politicisi
un'idea
r
o
nei
che
guida
e
rivoluzione.
ciò
per
uomo
dopo
all'uomo
partito e
segue
la
Sicilia
naturale
a
Un
dalla
arrestate
dalla
arresta
ventura,
e
canta,
poeta
forse
si
sola.
soldato
semplice
imperiali
Villafranca
a
Non
importa?
GRAVIA.
armi
si separano
paura
Che
LEVIA
si
alla
cessa
può
ben
:
O
a
seduti
che
i
negli
patti
aulici
mentite
scanni,
e
la
pace?
'^
.
LEVIA
I
Perché
gli
eserciti
dovrà
la
se
Mai
mai
che
in
le
medesime.
pili
nieri?
stra-
ardore
nella
idee
con
a
pace
stirpe
d'
nobilissimo
più
e
Enotrio
il
te
nieghi
se
che
le
popoli
è
a' tuoi
ed
anche
impetuoso
fiere
grida
di
e
scettrati,
te
consigli
compose.
pensiero,
dura
la guerra,
si fanno
canzone:
il braccio,
i
del
sentimento
bellico
nella
le
sempre
po' vagamente
un
come
quella
condannata
sono
idee,
zione;
rivolu-
la
segue
più intenso,
Arminio,
libertà
civili che
chi
sostanza
e
di
progresso
parole. Dopo
seguitava
Ma
è
accennata
immagini
delle
città.
cento
di
meglio;
le
suono
le
all' ode
si fa coli' andare
vive
Questo
armi
Qualcuna
determina
guerra,
dagli
con
prosegue
naturale
ma
il
libera
guerra,
armi;
in
canzone
progresso
più
di
grido
serma,
ca-
:
Dalla
poeta
alla
campo
suo
ancora
egli
presto
si
il
è
Presto
il
dal
cessare
non
no:
43
tornano
egli
patria
GRAVIA.
nel
quale
mente
tacita-
delle
zioni
na-
tristissimo
di
necessità
avanzo
è
I
44
barbarie,
r ode.
una
di
di
pensiero
di
in
un
E
nei
non
della
nella
pieno
a
quale
rimase
sembri
gli
la
;
i
loro
gione
ra-
pressori.
op-
pieno
del
l' Italia^
forte
la
morte.
tirannide,
epiteto
ch'egli
si
parola
sua
dalla
l' ingiurioso
volge
quasi
e
cui
con
affettuoso
a
glia
vo-
nominò
al Croato
fratello.
Sicilia
Pieve
e
S.
di
la
in
molti
di
da
inedito, ed
un
cui
gravi
e
è
fra
un
le
canto
Agli
sette
anni,
popolo
allora
che
avvenimenti,
Canto,
si
l' Italia,
Aspromonte.
rammentare
Enotrio
al
corsero
ad
tempo
lieti. Basti
pure
rivoluzione
Stefano
condizione
questa
ebbe
ed
più gl'Italianisoli
riscossa
spazio
trovi
grande
austriaco
avventerà
son
sere
es-
gridato:
dell'Austria,si volge
chiama
lungo
sempre
lurchi
e
tutto
giogo
mia
popoli oppressi
Dall' ode
amici
giusta
nazioni
d'ira
Italia
troppo
alla
il soldato
lo
dal
impeto
nell'ode
le
può
non
il poeta,
liberare
riparare
e
fra
è
nel-
espresso
nazione
sola
canzone
quando
tutti i
altra
guerra;
guerra
Nella
chiama
un'
e
ragione
Ma
vivamente
riappare più
Fra
aveva
GRAVIA.
LEVIA
che
e
né
Il
finora
migliori poesie poli-
46
la nobile
impedire
la
noi
alla
guardando
Enotrie,
italiani
Sicilia
la
e
rivoluzione,
Brindisi
nel
agli
Roma.
verso
vedere
fine
cuore,
d' odio
petto
e
del
delle
e
sdegno. Sorgano
di
poeta
la
eromperà
quale
forme
una
nova
non
dove
più
le
predire
e
lui
di
cui
la
tanto
straziargli il
terribile
la
tremenda
da
vimento
mo-
compiacersi
mole
occasioni,
usate
e
dal
bile; ad
sufficiente
reputando
poetiche
menti
avveni-
V ultimo
dove
moto
role.
pa-
nell' ode
predizione,
sua
quel
accumularvi
e
esprimere
tenterà
di
Pieve
quanto
la
avverata
disgraziata
della
E
sue
e
presentire
parve
amici
delle
Re
al
volta
volentieri
profeta degli
Canzone
nella
tato
traspor-
se
alcuna
fine
al
stato
era
e
perdoneremo
ed
cagione
Anzi
poeta?
egli parrà
lo
glie
che
del
più grande:
e
dell' ira
impeto
trascendere,
GRAVIA.
indegnazione
viva
più
ecciterà
dall'
di
LEVIA
I
fin
suna
nes-
qui, ne
nuova.
IX.
E
prova
questa
nel
nuova
canto
forma,
Agli
amici
egli
della
ha
già fatto
Pieve, glie
la
LEVIA
I
il
mostrerà
antico
suo
il latino
che
GRAVIA.
Latio
Archilochi,
lo
può
r
Epodo
con
a
animosque
maggior
ragione
Canidia
venefica
Mentana
di
secutus
verba
agentia
et
res
quello
jambos
ego
numeros
non
Ma
sé:
Parios
estendi
Orazio.
maestro,
di
diceva
47
Lycamben,
l'italiano; che
dire
sfrenerà
nell' uccisore
e
citore
vin-
nel
Monti
di
e
Tognetti.
Nonostante
la
secondo
dell' arte,
la
più
di
nuova
Enotrio.
Enotrio
negli Epodi
di Orazio
che
tutte
una
le
e
ha
un
udito
fatto
di Victor
cosi
preso
esagerazione
quasi
e
Ho
uno
nel
sembrano
strano
cora
an-
è
di
in
vero.
primo (per
che
dizio,
giu-
questo
una
sproposito, e'
come
dire
mento
accozza-
In
Hugo.
esagerazioni, e
piccola parte
il
lezza
bel-
vera
qualcuno
assolutamente
grosso
Epodi, specialmente
e
mio,
sentita,più originale,
fortemente
poesia più
dalla
sembrarono
me
a
essi,
con
amico
dotto
un
di
parve
che
di straniarsi
talvolta
minacci
poeta
alcuni
nonostante
di
sentenza
ad
che
Epodi,
ne' due
notare
mende
le
è,
grande
qualche
Certo
Odoardo
in
come
positò,
spro-
ne'
due
Co-
48
I
razzini) si
GRAVIA.
LEVIA
che
sente
il poeta
fresco, gli Chatimcnts;
di
derivati
concetto
lirico
che
diresti
poeta
da
passato
francese
e
che
qual-
e
l'afflato
nel
questo
nostro
dell'
1' originalità
l'ispirazionené
né
scemano
non
dal
frase
qualche
ma
forse
letto, e
avea
italiano.
Piuttosto
nella
Monti
(per
Tognetti)
e
sarcastico
in
bocca
al
suo
a
primo
leggere
Gesù
al
tagliere
la
che
questo
mette
rivolto
gli orecchi;
testa;
dirci
Padre
Cuore,
E
il poeta
dice:
gli
io
simili
tolgono
quali
due
niuno
udire
te, Piero, bastarono
del
che
nismo
il ci-
in
in
che
tiene
ho
non
questa
in
potuto
poesia
briglia
nere
tratte-
avrei
non
sorridere.
poco
egli
A
A
sorriso.
Ma
co'
discorso
Epodo
lodare
saprei
non
antecessore
Sacro
un
voluto
del
pontefice.
al
del secondo
prima parte
è
il
mende,
alle
primo
meglio
di
ha
che
può
degli Epodi;
incontrastabilmente
quanto
fra' nuovi
lui
tali, ben
son
pur
bellezze
sovrane
Enotrio
cose,
se
a
poeti
essere
il
vato
prolirica
potenza
d'
vero
Italia,
e
poeta
che
na-
I
del
zionale
nostro
primo
Epodo
è
versi.
I
per
che
li
ha
italiana
Corazzini
a
•dopo
Mentana
mi
delle
i
felice
perfetto,e
pare
parole
madre
madri
perderono
passaggio
un
tutto
delle
toccato
e
Ora
delle
e
che
cosa
Il
matrimonio.
in
quei
novità
e
ancora.
la
in
nel
drammatico,
e
qualche
sono
morendo
lui promessa
aver
a
con
lasciava
tutti
grandezza
per
tro
con-
passati
lirico
conosceva
non
degl' Italiani
trasfusi
movimento
di concetti
e
di Mentana.
sembrano
inaspettatipassaggi,
poesia
•che
li odii
e
l'
del-
parte
vendetta
grande
una
quali per
?d' immagini
L' ultima
Romano
poeta,
49
tempo.
il Pontificato
del
GRAVIA.
gli sdegni
Tutti
cuore
LEVIA
giovine
la fanciulla
Enotrio,
fanciulle
figlie gli sposi, esce
in
questi versi,
dove
la
manifesta
semplice
1* arte
di
un
dove
cazione
collo-
grande
poeta:
Ma
io per
man
vedova,
questa
vedova:
e,
torrommi
quel prete empio
là
Da
questo
Chiarini.
me
questa
madre
sposa
dove
fra
sue
turbe
ladre
riposa.
n' andrò.
punto
fino
alla
la
fine
l'Epodo
cre-
va
3
50
LEVIA
I
di
scendo
calore
GRAVIA.
ha
ed
di
luoghi
novità
e
di
lezza
bel-
stupendi.
Disse
molto
cosa
e
tocca
prima
le
ciò
che
corde
dico
avanzare
Epodo.
Crescean
or
del
che
le
traea
ai
Messia
del
le
madri:
la
tra
città
morte
piangente
il
figlio e
a
ciono
piac-
mi
il
dice:
pie:
giorno
te.
a
riv
freschi
gentil virtù,
una
giovin
la
due
morente
Giordano
d' ulivi
liete
Gesù,
popolo
un
vedovella
Cristo
Naim
e
suo
in
festa
fuggir,
cenno
onesta
i baci
suoi
cennato
ac-
nella
intorno,
al
tremando
alle
vide
ho
come
agguagliare
all' altro
nel
tonr
piacere
il poeta
pensa
turbe
niana,
Rossi-
di sentimento
castagno
ascese
tremavan
e
lor
madre
allor
non
paiono
giaccion tristi,e
la
e
mi
del
novelli
come
le altre
fanciulletti
tre
di
che
Monti,
del
Io,
ragonò
pa-
tutti i
per
finisce
vivezza
per
Parlando
Oh
e
chi
musica
una
cuore.
mi
interamente,
forse
del
non
così
parte,
ad
giusta
maestrevolmente
passa
tutte
molto
e
Epodo
il secondo
che
vera
partir.
e
primo-
I
dai
Sorridean
i
calchi
chierico
Mi
à
parte
di
seppi
Satana.
mi
pare
al
di
par
te),
viventi,
figliancor
imbelle
e
re.
ai
lettori,
le bellezze
chi
di
venisse
la
lui
volta
poesia
il
nendo
suppo-
versi
questi
loro
rhostrandole
mio
scritto
lo
svolgersi
luogo
Cotesta
fuor
del
che
d' opera
quale
che,
studiando
suo
ingegno,
certo
per
ha
fra
senza
parve
com-
Enotria
di
accomodato
poesia,
un
nella
nome
candidamente
trovare
come
della
prima
del
punto
ancora
confesso
versi
il fior.
ingiuria
questo
a
parlato
per
di
busto
parte.
a
Arrivato
aver
ai
signor,
parenti,
vegli
fare
bisogno
avessero
onusto
affoghi
miseri
gustare
a
biondi
paterno
sanguinoso
di
parrebbe
che
de'
fosse
le
scavi
:
sottil.
e
pura
del
tremuli
son
ricci
peccati
vite
occhi
umil
quei capi, empio
tenere
sugli
Profeta
i lor
il sangue
delle
(e
di
terra
a
sotto
e
bel
ravvolgea
pugno
5I
profondi,
entro
mano
col
tu
Tu
al
pargoletti
la
GRAVIA.
cilestri
lacrimando
ei
Ma
LEVIA
mano,
Ronei
non
l' Inno
a
grandi pregi,
le
altre,e
non
I
52
mi
GRAVIA.
interamente.
appaga
Satana
del
tutte
LEVIA
che
nel
le
parti a
sia
quella
soltanto
mortificante. Satana
deir
gione
ed
Satana
Satana
del
da
anche
è
ciò
godimenti
Satana
la
forse
chi
Un
delle
Satana?
è
bello
orribile
e
si sferra,
mostro
corre
gli oceani,
corre
la
corusco
come
terra:
fumido
e
i
vulcani,
i monti
divora
E
supera,
i
piani,
tismo
asce-
cipio
prin-
la
ra
1' eterno
in
universo
piante
e
degl
dell' intelletto
scienza
troppo?
il
forza,
quindi
la vita
i
sapere
la
misterioso
questo
e
animali; da
Non
di
1' amore
corpo;
Satana
Da
senso.
agitarsi
cessante
da
il
dell*
Enotrio
e
lezza
bel-
po' esagerato.
un
per
in
veniente,
con-
compita
contrario
è
bito
du-
del
e
e' è
materia
la
essere,
vero
sia
il
cetto
con-
risponda
esso
non
che
il
giusto, ma
del
quale
dubito
e
è
non
idea
che
nego
moralmente
della
poetica;
non
svolgimento
suo
fuori
Satana
Io
e
non
Udite.
la
basta.
e
lione.
ribellete
Vo-
poi
sia
che
fatto
uscisse
il
Gravia
Levia
troppo
pensata
essere
non
abbia
mondo
È
oscurità.
una
e
questo
autori, prima
poveri
appiccassero
in
quale
Non
per
spesso
Fra
r
essere
che
han
Se
di
da
al
questo
io
gusto
d'
pochi.
Chi
del
intenderà
o
l'
del-
meno
Né
difetto?
un
che
resterebbe
qualche
in
qual
i
cosa,
delle
cantonate
consigliereiEnotrio
da
ammirato
non
vie
forma
servito.
essere
prima
sua
o
pubblico
cólto
stile vuole
alla
alle
dei
però
canto
più
no,
ciò,
mezzana
scrivere
i cartelloni
domandare
per
non
pregio
l' altra.
né
cosa
che
almeno
un
di
È poesia
sé.
e
tutti troverà
in
una
il volume
latino, in qualche
e
niente,
o
se
conoscenza
una
greco
poco
gustata
e
ad
sia
in
di
innanzi
e
1' ha
dotta,
troppo
e
censure
parte
cuno
qual-
a
tempo
fortuna
poca
rebbe
Sa-
parlare
di
Comunque
gran
intesa
può
e
Governo?
per
che
civile
molto
non
sua
signore.
il credere
libro, alle
suo
della
dalle
coraggio
segno,
del
ragione
la
il
mancato
punizione
anche
impertinenza
una
uomo
un
GRAVIA.
Italia
in
Oggi dispensasi
r
LEVIA
I
54
maniera
qualche
eleganze,
e
di
diecina
commuovere
di
nare
tor-
poetare.
di
tori
letle
I
ufficio
alto
più
frase
in
d'
aristocratico;
è
vuol
parlare
dire
tutto
alla
cuore
ciò
r
Enotrio,
mi
Orazio,
Hugo;
poeta
versi
primi
ci
r
tende
in-
quale
molti, può
chiarissimo,
convenienza,
ha
le
il
ma
sé,
io
ci
lui. Chi
come
odi
poesie
trovo
del
ora
Victor
ora
forte
ad
abbia
non
Nessun
Falsissimo.
scolpito cosi
prime
fanno
egli
Leopardi,
Enotrio.
forse
di
taluni
eh'
cotale,
ora
mai
trovo
e
il
propria. Nelle
sua
un
Monti,
impronta
sonetti
chi si duole
diceva
vivente
di
oscurità, che
fisonomia
il
ora
non
di
anche
una
fine
che
so
il poeta,
alla
dico
al
eh' Enotrio
riuscire
e
sentire,
di
so
mente
o
eleganza.
accusa
poeta
come
alla
di
immagine
anche
che
vuole
non
e' è
Enotrio,
Io
ma
fatti
ostacolo
un
me
e
che
pili schietta
Olcre
d'
al
mancare,
senza
di
meglio
sente
e
ogni
proporre.
vizio
o
modo
è
fuggire
sarebbe
cose
comun
esprimersi,
si deve
r autore
poesia
dal
lontana
troppo
vedere,
che
erudizione,
dee
qui
a
eh' è
secondo,
che
allusione
peregrina
troppo
Ma
poeta.
l' oscurità,
Ogni
grandissimo.
di
del
studio
grande
a
55
preferire questo
centinaia, egli deve
il
GRAVIA.
LEVIA
ne' suoi
paragoni
Carducci
i
agli
56
I
di
Epodi
Enotrie
ma
ci
quasi
tempo
non
Si
d'essere
Enotrio
risentiti,
offendere
la
Epodi,
luogo
poeti,
una
e
che
farà
propria
forma
della
Musa;
poche
volte
di
si
ricredere
fisonomia.
compete
chi
sconcio,
qualche
ciò
tutto
la
e
che
opinione
dice
i
nostri
eh'
fieri
che
può
degli
poesia
macchie
fra
chi
cer-
colpi
a
egli
e
verchio
so-
soverchio;
reale
nella
acquisterà
gli
del
da
delle
gli
tempri
guardi
castità
purgata
offuscano,
il
si
ma
vano
deri-
intervalli
ad
impeto
qualche
fa, la
come
qualche
più
recò
questo
chiarissimo;
ardimento,
e
egli
evitare
di
sempre
pure,
in
brevi.
sempre
studi
eh'
lavoro
stesso
uno
che
glianza
inegua-
ineguaglianze
tali
ciò,
mente,
certa-
Qualche
negarsi
ma
da
sempre
ad
mano
sia;
senza
modificato
medesimo.
può
non
componimento
la
il
stile
riconoscerà
autore,
sempre
di
ci
Romano,
medesimo
il
dubbio
GRAVIA.
LEVIA
ora
dei
la
savi
migliori
non
ha
I
ITALIANI
CRITICI
E
ODI
LE
BARBARE
(1878)
PRIME
\^
si
ON
nali
dire
può
italiani
davv^ero
si sieno
Io
parlato;
ho
ne
non
e
gli
di
voglia
qui
pili
la
di
c'è
e
da
del
religiosi
che
quaranta
Barbarie
Opuscoli
delle
parlare
tutti;
son
opuscolo,
un
e
la
?
gior-
Odi
bare.
barn'
han
aggiungere
signor
del
morali
e
i
in corpo
tenuta
%y
'/'^l'i
che
Onufrio,
signor
Veratti.
Che
e
relazione
morali
le
e
Odi
signor
Veratti,
voluto
vendicare
del
chiama
il
ci
sia
barbare
che
deve
la
poeta
Carducci;
fra
gli Opuscoli
essere
un
cesareo
perciò
vede.
uom
santissima
religione
e
si
non
Satana,
di
ha
crocifisso
religiosi
Forse
il
pio,
dalle
ha
stemmie
be-
com'egli
le
Odi
6o
barbare
e
CRITICI
I
fra
Vita
la
Chi
Santo
Zenone
guardasse
soltanto
chi,
della
che
credere
almeno,
Carducci,
al
critica
Arte
sua
poi
le ha
alcuni
da
ha
fatto
lette
di
o
cholèra
asiatico
del
cholèra
critico, per
conferma
Tullio
"
in
cholèra
bus
mor-
fa strage
anni,
tutte
fa,
le
fra
tra
farci
Odi
che
essere
almeno,
dolorosa
questa
liceali. In
che
si
esso
belle
barbare
r intima
della
su
ora
le altre
legge,
le
o
può
in
studenti
ci
pagine
natura
de'
giovani
che,
scommetterei
Io
giornale letterario, // Liceo,
da
quarti
quale
ma
lette?
del
Mi
tre
per
di questo
Critica:
e
le
qualcuno
averci
qualità
preservativo, le pilibelle
e
critici italiani
se
alla
epidemia.
addolorato
rimedio
della
fiorisce;
Italia
in
giovani intelligenze italiane, scriveva,
tante
come
critici^
de'
io, guardasse
che, particolarmente
di
CamaldoU
di
numero
giudicherebbe,
terribile
una
Santuario
vescovo.
la
fatto
ho
come
fioritura, la
Il
al
Guida
una
di
potrebbe
ma
ITALIANI
un
cose,
si vede
del
è
di
capace
critica; perché
si
non
guarisca,
pare.
opinione
scrive
signor
a
V.
sentimento,
poli
NaDe
che
sapere
sempre
un
saccordo
di-
un
sem-
62
CRITICI
I
diavolo
vero
si
uscio,
fiero
tre
e
che
generale,
cotesto
della
A
rivista
ed
che
piacere
che
E
si
Odi
alle
barbare,
letterario
Tu
ti
critica
di
numero
dei
di
è
studi
critica
Che
molto
ci
sia
studi
vuole
semplici;
i
ma
serii
e
più
far
per
un
chi avrebbe
a
la
mostra
competenza
indel
intorno
valore
di
critico
e
gente
ragazzi
tua
con
a
credere
facile di questo
paio
di
critica?
mani,
s' infischiano
buona
che
mondo.
Due
—
e
gente
e
e
una
la
veduta
sprov-
la
e
s' infischiarono
seguitano
della
che
provare
da
e
ragionamenti,
cosa
io.
incredibile
nessun
ragazzi
serii;
seguitato
la
il pensiero
scrissero
Carducci,
da
roba
de' tuoi
han
il
che
meglio
scritti ?
loro
sprovvedutadi
pace
coloro
sforzasti, o
non
in
fatuità
la
ed
affatto
del
volto
di
fatto
mettesse
quale
dal
far
giovato,
avrebbe
di
sani
ufficiali
ho
questo
assoluta,
maggior
soldati
deporre
non
?
a
chi
potuto
se
alla
potrà
cosa
turba
una
alcuni
l'
al-
appena
mezzo
quattro
o
abbronzato:
e
dinanzi
perduti
come
diritti
e
sfilare
sciancati, di nani, in
rimangono
corpo
affacciatosi
generale,
vegga
di
gobbi,
di
ITALIANI
la
—
cose
chiave.
si fa
Come
—
e
fischia.
Non
—
1824
nel
della
sera
fu
È
forse
il
Uno
fare
dei
di
questa
la
platea
Barbiera;
una
più
della
ed
e
chiamo
la
anche
è
? Non
barbare
aprir
?
mi
la bocca
alle
è
un
è
è
dicato
giu-
fu
poi
che
vero
osservazioni
e
non
signor
Carlo
Raffaello
de'
Non
di
Figuratevi
così
dire
lettura
fuori
!
è
di
naturale,
un
dire
cosi
nanzi
inun
quale
Odi
delle
Questo
de' suoni
dell' anima
fa
anch'io
sono
il diritto
; questo
si
egli
o
Con
più ingenui.
sicuro.
le bestie
dilettanti
platea,
infantile
io
i
della
della
mandar
diritto
fra
rimasta
impressioni
anche
hanno
anch'
Ma
—
fu
critica
uno
—
ho
impressione
il
veramente
domandando:
lettore
la
Tannhauser
il
curiosi
ardenti
critica, è
ingenuità
Weber
Non
sere,
queste
si
modo
questo
a
Freyschiitz
duecento
tire;
sen-
piace,
non
1861
il
a
qui: seguitiamo.
eh' io
di
nel
sta
del
Freyschiitz
Ma
che
se
giudicato
che
il Tannhauser
hanno
Si
—
applaudisce;
vero
più
rappresentato
critica?
modo
questo
Wagner?
63
BARBARE.
rappresentazione?
prima
a
del
si
Parigi
a
la
far
a
piace,
se
ODI
PRIME
LE
E
di
denti
risponche
diritto
degli
positi
spro-
antico,
cosi
64
CRITICI
I
inviolabile, che
anche
fatto
sempre
Quando
dell'
molto
di
a
il mio
i sentimenti
pensieri
far
quei
che
il
finisca
pensieri
arrivo
Ciò
suoni.
voti
presto
i
ad
intendere,
possibile a
è
esprimere
questa;
impressioni, non
impossibil cosa
Ma
che
che
uno
avendone
il
signor
mi
suoni
conformato
mi
cosa
forse
limito
a
di
eh' io
cie,
spe-
esprimere
pure
Raffaello
non
duta
cre-
nessuna
E
o
i suoi
avevo
non
alcuna.
Carlo
avessi
sentimenti
una
potesse
non
passi presto,
animale
nessun
ha
comprendessi
io
i suoi
finora
se
racchiusi
animale
fantasmi.
i suoi
eh' io
essendo,
non
e
quei
i fantasmi
paziente
di
fa ;
fosse
nestre,
fi-
perciò gli
non
che
mie
io
come
come
retta
car-
lo
natura
io
cervello
potrebb' essere
alla
alle
cui
sue,
esprimersi
se
abbiam
ne
sotto
sentirlo; ma
diversamente^
in
di
orecchie, potrebb' essere
dilettassero; e
e
godev^amo
attaccato
di
impressioni
,
altre
1859,
animale
que' suoni
gusto
il diritto
nego
del
di
pensato
uso.
paziente
in
mai
altri italiani lo
prima
le
capace
provo
noi
ha
ortolano, passando
sfoga
fatto
e
largo
il
tiranno
nessun
toglierloall'uomo;
pienissimo
ITALIANI
le
sue
questa
Barbiera
LE
E
di
delle
Veglie
domanda
in
diritto di dire
lettura
delle
questa
non
E
poi
?
dietro
signor
di
spicci a
sia
essa
Carlo
barbare
scriva
Trezza.
Il
„
stima
che
dell'
altro,
Chiarini.
innocente
del
nel
prof.
accanto
Lo
—
dico
alcuna.
Barbiera
dalle
tro
quat-
il
sono
amici,
e
parola
tica
cri-
sua
suono
orecchie
critico,
là
Odi
delle
amicissimo
suo
Carducci,
non
Chi
nella
il
nostre
Carducci
e
la
del
il
la
che
errore
Diritto
Trezza
che
prima
—
critica.
di
reciprocamente
possono
non
Ma
il
della
colonne, anzi
dunque
dileguato
checché
:
metteva
Raffaello
passare.
un
"
dice
ove
rimasta
qual significatoabbia
affatto
correggiamo
tico
cri-
anch'io
m'è
mezzo,
e
impressione ? Preghiamo
si
quella ingenua
ho
—
quattro
versi
sei
e
tese,
cor-
impressione
rimasta
è
lettore
ardente
Non
—
barbare
indovinare
del
testa
il nostro
quale
VI
o
ingenua risposta:
mi
subito
mai
può
la
la bellezza
fascicolo
A
te.
quale impressione
Odi
colonne
credere,
di
iscena:
meno
subito, non
del
burlarmi
con
entrava
c'impiega
colonne
Non
veneziane.
voglia
farla
a
lunghe
quattro
eh' io
fa, ma
la
solamente
non
BARBARE.
ODI
PRIME
avere
si
salvo
l' uno
conoscono
5
la
66
I
neppure,
non
signor
Carlo
il
si
CRITICI
ITALIANI
mai
sono
Raffaello
prof. Trezza,
dell'
Epicuro,
uno
de'
più
di
quasi
della
orientalisti
finissimo, e
e
che
caso
abbia
il
scambiato
Critica,del Lucrezio,
d'
Teza,
prof
Europa,
le letterature
tutte
C'è
critici,col
Saggi
dotti
arguto
Barbiera
autore
dei
veduti.
tore
conoscitore
scrit-
moderne,
vecchio
amico
ducci
Car-
del
?
IL
nei
Allorché
la
suoi
fra
superbi
e
faccia
slam
noi
rossa
noi
che
i
e
Tannhauser;
qui
e
sbracciano,
schizzanti
della
ammazzando
vedete
l'onore
critici sibilanti
possedere
che
dell'arte!
sione,
occa-
sibilando
si veggono
che
una
dalle
contraffatta,paion
guidatori
stiamo
per
di
cogli occhi
che
grossa,
la
altri si
solenne
esprime
giudizi,
dei
la turba
qualche
platea
acuti
ed
pili degli
che
della
critica
terribili
sempre
teatri, per
quasi
due
po' po'
tre
o
paiono
tunati
for-
chiave
pili
orbite,
dire:
con
vedete,
dimostrazione;
il
i
slam
Freyschutz,
di
fatica
il
riamo
du-
E
Oltre
il
Veritas
Momolo
Badate
—
braccia
del
Odi
col
io
che
pietruzze
imbarazzate
e
ogni
prendere
quel
a
modo
nolo
che
una
il
mia
sua
lirica
sonetto
Ve-
parole.
a
mosaico
cosi
italiano
ima
una
non
non
sono
cordanza
scon-
popolo,
lirica;
presso
di-
un
camminano
come
una
nermi
tratte-
un
Ogni
cupato
oc-
Doctor
barbarica,
la
è
poche
sono
il
s* è
paion briache;
decalcomania.
avere
che
suonava
barbare
musica
qua,
del
in
le
chiamò
posso
combaciano;
non
deve
epoca,
Odi
una
una
non
Veritas
siamo
quale
la
sbrigherò
barcollanti, che
stonatura,
;
e
sulle
cia.
brac-
nessuno
Anche
Doctor
Le
il
anche
fretta
mi
del
"
che
il Sior
scarne
badate
perché
Onufrio.
dell' altro
e
cosi.
una
ho
signor
Il fischio
A
Capisco
ed
elle, noi
barbarie:
il Do-
laggiù
due
Onufrio,
morendo,
sta
ma
agitarsi
Enrico
barbare
anche
ritano
me-
speciale
italiana
gridan
una
lui.
barbarie;
ritas
signor
si
di
Illustrazione
qua,
barbare
poveretto
Odi
delle
dell' Etna
vette
Barbiera,
menzione
una
Fanfnlla. Veggo
del
filmanti
di
rispetto
della
67
BARBARE.
Raffaello
i critici ammazzatori
ctor
le
ODI
Carlo
signor
questo
per
fra
PRIME
LE
come
si può
vettura.
conviene
68
al
francese,
verso
piadeo,
il saffico
il
primato
qualche
i francesi
fu
esso
che
il Du
Baì'f,il Desportes,
felicemente
cotesta
scrisse
meno
non
si
forma
di
Corneille,
si
sa
che
sonetti
quando
fu
non
il
XVII
moda
di
eccellenti
Regnier,
il secolo
in
il secolo
di
si
che
sa
Francia
il
cui
essa
sopra
il
molto
e
Ronsard
sonetti; quando
tutti
la
era
Francia,
la Francia
quasi
due
Aubigné,
il D'
Malherbe;
meno
due
cotesti
il sonetto
in
che
il XVII;
e
di
il
non
nei
il solo
libri di
tre
secolo
poesia più
quando
spessissimo
che
noi
poetiche
primo
trattarono
di
riuscirono
quale
in
Bellay,
forma;
nel
che
sa
forme
si
poesia
a
validi ;
del
migliori poeti
secoli, il Ronsard,
nella
Francia, il XVI
più poetici della
tutti i
non
assai
rere
panon
contendono
fiorirono
pili splendidamente
secoli
antico
delle
una
vorrebbe
quando
ecco:
ne
argomenti
con
che
tanto
solamente
e' è
non
cosa
Ma
è
sonetto
che
sa
lettore,
o
ragionamento.
francese, che
si
l' ascle-
atti alla lirica italiana.
sono
vedi,
come
un
che
alcaico,
il metro
cosi
non
giudizi; c'è
dei
ITALIANI
„
Qui,
sa
CRITICI
I
e
gli
quando
ebbe
nella
altri il
non
meno
poetico,il XVIII;
tutti i
poeti francesi
Carducci,
le
io
1' ho
paragonato
le
Odi
barbare
che
detto
due
odi
Il Sior
e
lui ci voleva
egli
avrà
non
r avrà.
serio
quei
in
cui
altro
adattare
italiana, che
Catullo
a
il
ed
della
alla
quantità
fuor
di
ragione. Queste
meglio
di
noi;
opera
saporitamente
sotto
e
perciò
i baffi
cose
nazionale
critica
di
La
alla
delle
derna
mo-
aver
sillaba
italiana;
poesia
sillabe,
il Carducci
il Carducci
degli
metri
antichi
sillaba
latino
verso
sul
dell' abbandono
Orazio
romani.
che
valore
bada
non
La
schi:
fi-
non
preso
poesia
nostra
fuso
con-
Carducci
aver
gli
straniere.
più greci
ben
il volere
sa
la
forme
perdona
essere
egli
cagione
per
gli pare,
non
eh'
—
fatto, ed
è
del
lasciati
vennero
guastarono
non
ha
furono
passar
andava
se
può
non
come
ragione:
Gl'intendimenti
che
di
di
il fatto
pare;
ho
fischiare.
non
dunque
il Carducci
innesto
latina
sé;
gli
se
fece
po'
un
oramai
ma
"
metri
italici ; che
voluto
altri:
scherzo,
uno
si chiama
da
posto
dice:
chiari:
le
ha
io
Leopardi,
recanatese
Ammettiamo
sono
è
forse
pazienza,
egli
e
non
un
gli
con
coir
questo
Moniolo
al
sono
il
che
greche
antiche:
per
ITALIANI
CRITICI
I
70"
ammiratori
si
ride
delle
E
Odi
LE
ODI
sì ride
barbare,
metri
PRIME
dei
BARBARE.
nostri
7I
si
critici,
ride
che
siete
dei
stessi.
„
Ma
beir
sapete,
di
ciò
colonnino
che
di
non
che
vedesi
fermasi
braccia
a
Italia;ma
in
grande
catasta
su
di
tutti i canti
Il Carducci
che
Raffaello
ha
mai
un
ha
dell'
le
tutte
suo;
e'
che
si
nico
sce-
penuria
di
capace
carta
da
tempo
di
e
insegna
raddrizzato
altro
di
una
cosi
una
mica
trova
strade.
conto
Barbiera
invece
mette
delle
non
sul
voi,
di
palco
e' è
non
spropositi, non
voglia occuparsi
altri scrive
non
spazio
breye
cosi
al
piacenza
com-
giravolte
sue
mezzo
come
di
labbra
le
smanacciata,
originale
un
rizzare
in
il vomito
risolino
sulle
finite
aperte
la
aspettando
in
saltellare
al
spropositi con
quel
con
faccia
a
cessato
e
un
appoggiati
vomitano
ballerina, quando
prima
che
ammirabile,
pubblico
voi
parlano
sanno,
giornale
un
al
volgono
Momolo,
originali che
disinvoltura
una
si
D'
originale ?
tòsta
Sior
o
le
il
che
la
gambe
meglio
al
via,
sciocchezze
poi
aggettivo
fa
buttar
a
signor
buona
che
Carlo
critica
( veramente
nessuno
buona
caso,
lui
si
ce
ne
perch' egli
I
alia
allude
volesse
io
rispondere
credo
cosi.
eh' e'
il
qualche
vostro
debbo
non
trattati
metri
nazionale
fnron
coli' innesto
intendiate
Romani,
de'
^'
essi
i
più
Quando
non
esser
e
voi
mi
letto
di
metrica
Catullo
Orazio
di
mi
permetto
più greci
altra
che
romani,
domanda
"
:
la critica
Chi
pongo
supsia
poe-
italici ?
intorno
che
ed
poesia
io
metri
poi soggiungete
a
da
domande:
ragionano
scrittori
galateo
contrapporre
brevi
quelli antichi
che
una
primitiva
di
due
è
nostra
della
che
tichi
degli an-
straniere;
permetto
ciò
autorevoli
perdona
un'
forme
parlare
voi
conoscete
avete
ma
^'
li
la
che
i metri
che
dell' abbandono
affermazione
vostra
Ma
di
che
qual-
ciò
del
leggi
affermate
cagione
pendo
sa-
sapere
scusatemi,
italici,e guastarono
che
alla
voi
poco
non
1' appunto
per
dalle
ammessa
voi
di
io, questa,
Quando
letterario.
sia
cosa
a
poi pretendiate
che
ma
;
Momolo,
presso
che
crediate
il Carducci
Sior
al
cosa
Momolo,
dite
anch'
sapere
pretensione
me
vi
darsi
può
cosa,
qualche
Sior
che
quel
che
posto
gli risponderebbe
Vedete,
—
). Ma
critica
sua
ITALIANI
CRITICI
antica?
moderna
voluto
aver
sono
ad
di
gervi
rivol-
eglino
LE
E
critici
XQtesti
.perdonano
?alla
ODI
PRIME
moderni
letteratura
73
severi,
cosi
Orazio
ed
Catullo
a
BARBARE.
le
romana
che
di
dato
aver
liriche
sue
non
più
fette?
per-
„
Voi
buon
sul
dovete
alunno
di
Orazio
ai
greci; perché
altra
ebbe
non
?vali,i Canti
la metrica
salii
di
questi
nazionale
né
Roma
prese
poi
di
vide
che
sa
dei
parte
di
latina
la
molto
influenza
fu
il
derivata
greca
conobbe
greci;
dalla
è
sa
molto
sa
bella
un
mente
vera-
la
dubbio
gior
mag-
buon
un
la
tutta
e. sa
di
greco
trattò
che
che
poeta
Roma
perché
né
buon
un
il primo
di
greca,
che
sa
e
perché
che
Roma
quella
da
e
quinta
fratelliar-
più
né
poeta
quinta ginnasiale
è
dei
Andronico,
primo
metri
è
non
Grecia:
Livio
di
fescennini]
diversa
dalla
Nevio,
romano,
alunno
Canti
mani
ro-
nendoli
pospo-
secoli
il Canto
che
canti
i metri
sono
alunno
buon
un
un
riderebbe
trascurarono,
quinta ginnasiale
Roma
?Taranto;
i
è
che
mi
primi cinque
poesia
più
alunno
nei
che
?ginnasiale sa
quali
Catullo
e
Momolo,
ginnasiale
quinta
viso, s' io gli chiedessi
che
che
Sior
o
sapere,
che
se
trica
me-
senza
Roma
avrebbe
avuto
ebbe;
sa
a
"
mente
Graecia
arte
Defluxit
numerus
il
fratelliavvali,
ed
e
non
dei
li
punica
ritenersi
Orazio
parve
alunno
di
un
e
dei
esametri
ai versi
e
del
anche
Nevio;
metro
classica
origine
di
un
gran
Canto
det
Catiti
nini,
fescen-
le
poesie
più belle,
in
per
quinta ginnasiale
del
composte
gli
danno
ad
salii
Andronico
d'
virus
grave
credere
molto
dell' età
artes
ille
romano
Canti
saturnio, l' unico
et
di
meno
Orazio
di
Orazio,
horridus
buon
preferisce
Livio
essa
„;
che
un
eh'
siale
quinta ginna-
cepit,
et
che
certo
letteratura
di
saturnius,
coraggio
di
prima
debba
Sic
romanissimi
Virgilio, e
verso
Latio.
artisticamente
Catullo
guerra
victorem
quel
quasi
è
di
ferum
pepulere
giudica
di
versi
agresti
romana
giudica
i noti
Intulit
beneficio; perché
di
alunno
capta
avrebbe
splendida
buon
un
Munditiae
r
la
avuto
perché
ITALIANI
letteratura,
una
avrebbe
non
né
CRITICI
I
74
metri
greci;
Lucrezio
e
dell' Odissea
poema
sulla
che
della
interamente
tina
la-
prima
che
ammesso
Roma
di
il
scesse
cono-
letteratura,
romana,
e
E
LE
riportarsianch'
non
dei
greci,
la
sopra
Sior
pare
decente
di
metrica, di Catullo
cosa
com'
Volete
male?
uno
Un'altra
—
volta
non
che
barbare,
mano
di
poesia"
arte
e
greca
dimostrato.
avete
vi
vuol
vi
non
v'impacciate
non
se
nasiali,
cognizioni gin-
che
che
cose
sono
d'
di
voi
da
consiglio
un
Orazio,
che
quello
è
una
parlare
a
picciol corredo
si
con
—
scrittore, e ditemi
mettersi
d'
voli
autore-
antica.
mettetevi
di
e
ed
recenti
più
Momolo,
vi
quantitativo
metrica
di
coscienza
vostra
romana,
i
75
sistema
al
esso
trattatisti
caro
ora,
BARBARE.
vogliono
come
filologie
Ed
ODI
PRIME,
d'Odi
riguardano.
III.
"
in
avere
mentre
se
—
dorico
versi
sfumature,
Odi
del
i cartocci
e'
e
barbare
ombre,
ne
e
palpito
sono
piena
una
di
crede
Bernini;
sloga
le
né
di
ellenico,
la corteccia;
lingua poetica
non
senza
che
mondo
del
contemito
acanto
la
Le
il
artefatto; crede
antico
un
possiede
ne
tortura
ne' suoi
e
tutto
non
di
alla
Carducci
//
le
mette
ossa;
gemito
poesia
splendori
glie
fo-
cuno.
al-
senza
che
ri-
j6
CRITICI
I
finali di
cordano
certi
poi
sovrabbondanza
una
alla
ode
di
epidermica
coturni
un
metri
onde
la
da
stivaletti di
ferro
dell' avvenire;
italiana;
Ecco
—
sono
le
note
„
il gran
di fischi
concerto
con
inteso
a
far
i triumviri
capo
giustizia delle
barbare.
giustizia
fischi
del
è anche
qualche
vuol
i
delle
cosellina
sostanza,
1' ode
buoftina, anzi
si
del
dire
da
nella
riserve
intorno
che
qualcuno
lodare:
fino
forma,
e
può
il
trovò
schiator
fi-
i
i
gegno
all' in-
trovò
là
e
qua
signor
comecché
bellissima, nell' ode
! Non
tutti
potente, del poderoso poeta.
Fantasia,
degnazione
che
dica
feroci, accompagnarono
più ampie
giusto
bellina
che
più
grande,
giudicò
Che
scerne
di-
iniezione
una
letteratura
segnalati,ha
nel-
si
non
sono
sono
amniazzatrice,
anche
Ed
alla
riscono
colo-
non
fronzoli,
la musica
compiono
critica
me
Ma
loro
ellenici;
fiasco colossale, piramidale.
principaliche
Odi
tanti
barbare
sono
saffici;
sgarbo
uno
sono
aggettiviche
[fra
Odi
Le
—
non
d'
elettrica; c'è
luce
a
stazione, la fronte di Lidia
pili).
€
drammi
ingombrano
ma
T
ITALIANI
Onufrio
vuota
nella
qualche strofa
Alla
il Carducci
stazione.
esser
con-
—
78
mondo
è
mondo
un
da
io
qui
di
metrica
parlando
versi,
di
come
essersi
combinazioni
dei
tutto
come
secondo
le
regole
r
si
era
ponderata
Il
della
il
sorgere
il risultato
di
e
signor
dubbio,
prima
una
P.
L.
che
del
il
nemmeno
in
nota
un
alcune
di
accozzamento
e
qua
che
egli
in
di
di
mostra
non
metrica
che
altro
della
tina
lanelle
fatti in
sono
tutto
metrica
la
presa
che
del
liana,
itadi
cura
chiarare.
di-
fatta dal
critico
lascia
i suoi
giudizi
siano
impressione
non
molto
ragionata.
rima, dice
basta
sta
confusione
seguito
combinazioni
benedetta
non
autore
troveranno,
nel
di
e
1877
anticaglie
osservare
versi, i quali
Questa
me
critico
cotesta
barbare
Odi
del
distinte,
cose
che
accorto,
delle
per
due
altrettali
basterà
latina
del
ed
confutazione
mi
discorso:
che
antiche,
italiani
ad
giudizi
ragionevole
spero,
mio
non
innanzi
Questi
museo
„.
in
riminiscenze
popUti, delubri, Addua
con
e
di
venire
bisogna
non
ITALIANI
CRITICI
I
e
odi
versi
là
'?
Panaro
lamenta
paganesimo
Carducci
è
morto,
farlo
a
{Ideale, Alla
fatto
qualche
contro
frase
1' assenza
e
che
tare,
risusci-
un
vittoi-ia)
ogni legge
un
monica,
ar-
po' vaga:
LE
E
neir
ma
la
cita
ode
vente
il
per
ode
r Adda
versi
Anche
ginnasiali
versi
di
delle
Odi
lunghe;
sue
odi
dovere
nelle
di
Odi
lui, si
del
coraggio
di
le
e
barbare
come
se
preso
come
fosse
barbare
la
quel
"
avanti
il soffio
Fantasia
derno
mo-
Su
e
nei
pure
quel degli
del
che
bello
rava
dichia-
riprendere gli studi
(come
non
di
versi
critico
non
ve
brevi
si
fosse,
avvertire
di
di
nei
se
quistione
cura
un
stivaletti
scritto
suo
il Carducci
se
studiare
che,
potrebbe passare
sente
lunghe
armonizzate
e
coninio-
).
principio
il
erano
italiani;
e
del 4^0
odi
le
bellezza,
cara
che
dice
nelle
più
le brevi
su
lettore
vera
Novi,
e
secondo
nel
già notai,
come
le
De
signor Cameroni,
ferro, che
al
peste d' Atene
anche
mancargli
e
Primo
la difterite
il
quella
loda
scolpisce,
ma
traiti lirici di
sulla
(dunque,
per
dice
presentano
fruttiferaincarnazione,
sente
biasimi;
epidemia difterica,
quell'ode
signor
nn
si
di
che
79
non
non
affettotutta
la
per
secondo
la
d'
piena
che
più
nota
vere,
e
BARBARE.
spesso
imagini
vive
chiama
bene
che
alcune
cose
loda
insieme
parola
ODI
PRIME
e
che
di
non
avesse
sa),
dice
n' ha
non
centi
ac-
il
che
poco
:
8o
I
il Preludio
tutto
CRITICI
bellezza),
chiesa
gotica
efficace
(si
brevità), l'ode
sua
ITALIANI
Fantasia
i dodici
nella:
nica
d'elle-
(sfolgorante
versi
la mirabile
e
caratteristico
e
di descrizione
fotografia
d'
d'una
zione
sta-
una
„.
Mentre
a
distesa
di
mani,
l'altra
"
fischi.
tutto
è
è
stato
tali
la
capriccio;
un
Clitumno
della
il
noi
nuovo:
epoca
è
slam
il
ha
grigio ?
grigio. Le
Odi
da
quello
non
ma
lui
il
della
patria letteratura,sono
sono
una
donano
per-
l'ode
casillabi
ende-
da
1' epoca
vogliamo
del
si
poi
che
Il
—
vuole
della
Il colore
barbare
canti
sogno,
bi-
quinari?
ragione:
poeta.
noi
e
da
;
quel
e
a
di
sovrano
aveva
formata
è
alternati
col
molto
scappate;
non
democrazia
letterario
metriche,
nuove
Ma
e
ingegno
un
di
batter
critico
poesia
nostra
sdruccioli
poeta
è
magnifiche
del
fonti
differisce
non
di
vero^
Carducci
Alle
:
i loro
furiosamente.
il valore
Il Carducci
osare
qualche
con
applaudiva
dirlo?)
applausi
fischiava
platea
pochissimi temperavano
metà
non
certi
può
della
metà
disapprovazione
(perchè
certi
alcuni
ed
segni
di
buona
una
stra
no-
il poeta
monumenti
grande battaglia
LE
E
vinta.
Anzi
—
vinte.
sono
se
di
squisite armonie
che
negare
ce
sia
ne
che
molto
lui
e
;
—
le
gli
Odi
fondamenta
e
suo
su
quella
Chiarini.
Odi
sono
il
che
Odi
di
tesoro
di
concerto
timani
batpressione,
im-
una
anche
qualcuno
osservazione,
ben
lore.
va-
poco
di
applaudono
quelli
mi
par
Il Carducci
—
barbare
è
è
indegne
sono
un
gran
grande
prova
un
di
poeta,
della
Stringi, stringi, le
—
applaude
rito
colo-
„.
ragionamento
poggiano
Le
bellezze
ha
dicono
bare
bar-
—
un
buona
una
è
vero
tentativo.
giusta, e
ingegno.
cui
Le
—
esprime
11 Carducci
—
barbare
del
potenza
le
ma
altri
che
un
sono
questo
quelli che
leggera: gli uni
poeta,
gran
di
fra
è
peregrine
critica
come
differenza
e
in
taglie
bat-
forma
potenza
per
qualche
esso,
fischiano
di
me,
da
accompagnato
La
felice
e
qualcuno
secondo
ripeto che
più.
sfumature;
e
la
Carducci
Il
vede
ne
tredici
e
prodigiosa, il merito
stupende
sono
delicatezza
Senza
barbare
concetti
arditissimo
un
barbare
e
di
dei
non
come
poesie,
Odi
inappuntabile.
letterario
poeta,
tredici
Nelle
—
8ì
BARBARE.
ODI
sono
1' altezza
strana,
Odi
PRIME
e
sono
la
critica
queste:
che
schia
fi-
impres6
82
CRITICI
I
ITALIANI
sioni, preconcetti, simpatie
critica
una
eretta
gli errori
le
biera, del
Doctor
dire
Clitiimno
è
come
non
siffatta
se
può,
frasi
le
qualunque,
studio
qualche
citare
un
dizionario,
di
metrica
leggere,
del
Westphal,
Christ,
ma
e
il
del
è
colonne
di
e
letteraria
a
le
ne
grandi
che
trattatello
dello
di
al
altra
blico
pub-
se
non
sce,
cono-
vuol
se
di
Mueller,
Schmidt,
metrica
a
lare
par-
coraggio
del
fa
vuol
compendio,
il
opere
fermazioni
af-
le
Un'
logica;
un
ha
sa,
Rossbach,
piccolo
che
giornale,
enciclopedia;
non
Odi
critica
una
un
di
del
poeta
un
presentarsi
informazione
dirò
non
di
storia
una
delle
ragionamenti.
sono
di
a
forma
la
può
fonti
lodi, credere
o
grammatica
chiede
ne
Alle
lamente
so-
mare
chia-
lodando,
può,
; solamente
di
fatto
un
più
prima
alle
attaccata
Bar-
Moiiiolo;
Carducci
il
vituperi
o
e
critica
Sior
dell' ode
che
vede
ne
Carlo
signor
sdruccioli, che
strana,
controsensi
magnifica scappata,
una
endecasillabi
sono
barbare
siffatta
barbare
gli
del
tuperando,
vi-
può,
i
sé
a
Vcritas, del
critica
Odi
che
permessi
sciocchezze
una
le
tali fondamenta
sopra
credere
antipatie. Solamente
o
del
latina
E
dello
LE
Schuitz
libretto
PRIME
(sono
prof.
del
pagine)
intitolato
un'altra
critica
endecasillabi
dopo
r ultimo
sillabe.
cose
potrà
mai
25
La
critica
piacere
vagheggia
Barbiera,
uno
ma
del
niente
mai
del
grecite
a
dottor
che
colla
del
sione
pas-
bellissima
Carlo
signor
questo,
moìido
derà
persua-
una
come
piccole
questa,
verso
sproposito
ancora
non
come
bocca
essi
se
bocca
le forine
dica, per
possiede
non
accerta
queste
;
—
Questi
dire:
sdegna
verità
una
ammiratore
che
sia
di
60
italiani
hanno
per
di
più
versi
insegnerà
dica,
// Carducci
quell'ultimo
decima
stessa,
non
ch'ella
nn
dei
prima
che
sé
a
Ferro,
donna;
sono
sulla
Bernardino
di
( non
sdruccioli, si
accento
sia
e
Il ritmo
nessuno,
nessuno;
pagine)
Zanibaldi
—
83
BARBARE.
qualunque,
sono
due
ODI
che
ducci
il Car-
altro
ellenico
che
la
corteccia.
IV.
Ed
Parve
ora
a
di
critici
anche
a
parliamo
qualcuno,
rispondere
e
ai
me,
un
po' più
che
niente
vituperatoridelle
Odi
seri.
portasse
im-
bar-
84
I
bare,
non
fare
altre
cento
da
buono)
e
pio
due
Illustraziono
anch'
sparse
altro
e
del
Se
fatto, o
sdegno
Italia
avendo
si credono
del
e
e' è
fatto
due
cioni
pic-
Veritas
la
sione
esplo-
una
e
sono
critica
rente
irrive-
qualche
de' due
altro
tori
scrit-
Illustrazione.
ragazzi
male,
licenziati
Ugo
risposte
appropriato)
de'
del
Doctor
al Doctor
protesta
della
il pedante,
fava, rispose
una
Coteste
contro
ed
tutto
il dottor
(risparmiamoci
meglio
FanfuUa
in
Bologna
cilmente
fa-
Appendice
egli), pigliando
vivace
prosuntuosa
epiteto anche
italiana:
insieme.
una
nobile
di
volte
si firmava
nella
a
cennare,
ac-
naturale
articoli
quali piccioni)
MoììwIo
di
ai due
ma
accade
spesse
articoli
Ragione
Pagine
danno;
giovani (com'è
operano
gente
immaginerà
anni, che
giovine
certa
non
discreto
vent'
!
che
qui
maturi.
( ahimè
Sior
al
di
di
del
uomini
con
della
(un
nelle
i
ed
degli
La
giornale
Brilli
Ma
pensano
rispose
giudizi
faccian
non
il lettore
giovine
Veritas
e
sé.
all' opposto
Un
certi
ragioni, che
che
e
è
ITALIANI
già perché
non
possan
per
CRITICI
un
corso
senz'
che
di
alla difficile
studi
aver
ssici,
cla-
professione
86
di
fargli capire
la
quistione
che
delle
cercando
e
cotesti
come
di
e
il Sior
quell'orribile
Momolo
Sior
Un
intorno
il
Carducci,
diede
Le
giornale
alto
di
nella
sui
tanto
del
Molineri,
da
lui
in
rassegna
i vari
ed
esamina
di
ciascuna
il contenuto;
esatto
del
ciò
suo
che
lavoro
dice
Carducci
barbare
diretto, un
ad
parte
al
;
col
passa
di
esse^
metri
sicuro
nella
che
nella
prima.
circa
lungo
quale
pili
il Molineri
del
scrisse, nel
uno
e
nervi
estimatore
degno
e
ad
me)
tepenultima,
an-
„.
alle
(secondo
Odi
seconda
sulla
accento
intorno
poi
(se
Properzio,
articolo
uno
li
come
silenzio
C.
italiane
serate
tende
(s'in-
buttandogli
e
pentametro
G.
signor
parola,
dell'
lugubre
gentile poeta,
liani,
ita-
latini letti
tutti
peccato
il barbaro
Diffonde
che
d' accenti
pentametri
pel quale
in
mano
Momolo;
di
tra;
c'en-
non
legge probabilmente
Tibullo, di Catullo, aventi
parte
"
con
della
li
come
barbare
lunghe
de' versi
l'accento
manata
una
Odi
versi, armonizzati
anche
davanti
delle
delle
e
l'armonia
noi,
legge)
ne' versi
fargli toccare
) secondo
leggiamo
ITALIANI
brevi
di
rendono
li
CRITICI
I
pili
lice
fe-
seconda
i versi
Non
armo-
è
E
nizzati
sulla
LE
quantità, che
ed
poesia tedesca;
espressa
sia, forse
la
dei
e
nostri
Gli
altri versi
gli
greci
de'
e
quantità
latini,
cioè
i
fatti
dall' accento,
Molineri, lo splendido
ci ha
S.
i
Petronio
Molineri),
sulle
Mors
e
bravi
brevi
M'
è
parsa,
una
la
sulle
e
nonostante
e
specie
stesso
tolga
lunghe
eh'
spondei,
senza
ei
li
gli
metri
esa-
piazza
in pace
affermi
ducci
Car-
del
Nella
odi
del
speranza
esempio
il
di
signor
surati
mi-
essere
conto
tener
scandisca
ia
propriamente
sono
accenti, di nient'
dico
sulla
fare; perché
ch'egli
dattili
di
armonizzati
( se
nonostante
degli accenti,
tanti
che
delle
pentametri
dei
accento
alla
quanto
niente
imitazione
sull'
ma
signor
non
i saffici
gli antichi, indipendente
di
e
E
liana,
ita-
metrica
armonizzati
fattore
quantità.
con
lingua
solenne
ad
sono
non
ducci,
Car-
del
pentametri,
la intendevano
come
nella
la
lui
fermata
stesso,
sillabe
nella
da
speranza
splendido esempio
esametri,
tedeschi
bene
cosi
la
restituita
cosi
avi.
riescono
Carducci
delle
quantità
87
BARBARE.
vana
lo
dal
ci venga
e
è
chc; dopo
:
regole
ODI
PRIME
altro
che
la
verità,
di
fissazione, questa
cosa
accenti.
strana,
del
nissima,
stra-
Mo-
88
I
lineri
:
Guardate
—
dichiarazione
bare
e
le due
bel
un
lunghe
latina. È
benedica
La
al
dire
e
Sior
anche
dirsi
Momolo:
tirato
il
più
mucchi
queste
ci
di
ciò
versi
giù francamente
melenso
sarebbe
semplici
stato
vrebbe
do-
ma....
il
—
stato
signor
Carducci
ha
che
sere
es-
pure
bravo
voluto
e
pentametri
prosodia
dove
troverebbe
rettorica
naturali
lendo
vo-
quantità, abbia
la
esametri
dice
Carducci,
il
che
di
metrica
prof. Eusebio
secondo
bisogno
loro
dovrebb'
Certo
il
e
le
la
mio
che
di
occhi
sarebbe
quel
di
liani,
ita-
gli
essa;
non
me
scolaro
gli spropositi
molto
o
Possibile
comporre
anch'
stesso?:
sé
meglio
sapere
!
bar-
esametri
con
altra, che
più naturale,
e
a
sotto
sillaba, che
lunga
è
questi
richiede
la tal
la
istà; perché
spondei,
e
Odi
accenti
di
metto
come
e
breve,
più ragionevole
Molineri,
vi
la tal
lunga,
è
Dio
che
che
Carducci,
vostre
non
ma
no,
al
e
distici
dattili
che
versi
di
brevi,
e
esser
fare,
le
dire
di
vero
breve,
deve
fatta,che
in
odi
composti
Ma,
dice
di
questi pentametri
brave
egli
armonizzate
avete
sono
ITALIANI
qua,
voi
da
sono
per
voi
CRITICI
!
—
Facendo
riflessioni,
ricorrere
a
non
all' argo-
E
delle
mento
LEr
PRIME
licenze
errori
di
ODI
89
BARBARE.
poetiche
dell'
prosodia
iscusare
per
i supposti
delle
autore
Odi
barbare.
Del
il contenuto
Il
molto
ragionevole
"
arditezza
era
e
il
esse
convenzionale,
e
meglio
veri
più
e
grandi
e
che
non
raviglia
epigrafe
eh' ei
non
appare
Platen
di
abusato
non
da
veda
lui. Ma
Carducci
die'
egli,se
vogliasi giustificareun
per
r opera
sua,
o
se
non
sono
appunto
Carducci
al
mi
; ed
fa
in
con
siano
io
molta^me-
suo
que'
rammarico
è
ciò
la intenzione
al
:
profonda,
alcune
latinismi
chiara
dal
bene,
fare
non
letteraria
L' unico
potersi
di
Foscolo
Ugo
ed
nazionali
dice
premessa
*'
forse
veste
una
mi
opera
la simile
di
e
sumere
rias-
può
sono
Foscolo;
dissentire
posso
si
„.
talvolta
aver
nel
poesia
complesso
convinzione
una
canti
il Molineri
che
è
non
ma
nel
Sepolcri
paganesimo
zioni,
osserva-
della
barbare
novità, che
i
buone
senso
che
giudica
e
ragionato,
e
Odi
dopo
comparsa
in
d'
Le
esamina
delle
il
avere
giudizio,
suo
cosi.
tanta
fa
Odi,
di
mostra
arte.
pare
il Molineri
delle
e
dell'
dove
resto,
della
volume
versi
:
del
tore
dell'au-
piuttosto un
consiglio
acerbo
chiara, quanto
A
di
valore,
eh' elle
le
mentre
le
nell'ode
Molineri
è
di
fatto
quest' altro
ingegno
e
al rovescio
signor
Rivista
molto
discorrendo
delle
considerazioni
versi
anche
assai
di
del
che
B., che
L.
più strano,
li ha
colto
quel
nel
fatto
nel
Odi
sul
al
il
ficato
signi-
un
giovane
precisamente
?
1875
sulle
poesie
stesso
del
studio
uno
Carducci,
del
(fase.
conchiude
paganesimo
pubblicato
avea
Preludio
barbare,
che
spiegare
che
//
Preludio
molto
ciò
Come
intesi
suonano
cremonese
ben
?
le
anche
leggono
intorno
Platen
chiere
chiac-
vuote
Italia
in
fantasticando
andato
chiere
chiac-
vostre
spiegare
come
no,
tenuto
con-
forme
nobili
che
volta
qualche
Se
questi
che
un
saffica,il mondo
altro
dire
epigrafe.
anche
più
1' altra:
tanto
par
della
parole
sono
ben
serie
più
sbadatamente!
1877)
non
Bisogna
„.
critico
le
mi
via
né
cosa
Carducci
costringessero
vedrebbe
nella
1' una
profondi pensieri: se
si
Il
Né
—
chiare
son
poco
richiedono
d'
"
sulla
porsi
cattivi, acciabattati,basta
versi
persone
volesse
del
l'intenzione
e
"
chi
a
lui aperta,
da
nuova
ITALIANI
CRITICI
I
9©
agosto
20
alcune
poeta
con
sue
que-
LE
E
"
parole:
ste
mondo
Ora
ellenico.
di
posto
i
versi, che
Eh,
voluto
empire
bastano
anche
tici;io
tento
niente
i soliti
i lor
alle
versi
più
che
di
cosa
quelli acciarpatori
questo
quale
forme,
etc.
„
che
ha
dice:
acciarpatori
cache-
e
perché
dire
si
:
credo
provino
ciancie
loro
le
metter
a
ben
insomma
smilzi
da
versi
de' suoi
quel
a
soliti
dei
meglio
gno
biso-
dà
esso
(Geschwàtz)
nobili
suo
alcuni
Odi
sue
(Gehalt)
da
Il
nel
capisce perché egli
pensierucci
queste
qualche
aver
rifugiato
contenuto
il Carducci!
dire
si
chiacchiere
corre
ad
—
al
9I
rifugiatoper
quali significano
chiama
ci
non
si è
animo,
epigrafe
importanza
poca
BARBARE.
essendovisi
dell'
per
Platen,
ODI
il poeta
Ed
irresistibile
abbia
PRIME
in
questi saffici,in questi alcaici, in questi asclepiadei,
si vedrà
e
sime
ciancie.
franca
che
Dite
che
altro
sono
non
piuttosto,
vi
se
preferisco questa
superbia
ad
ipocrita
io
fantasticando
saviamente
è.
non
o
una
Un'
il
di
Giordani,
altra, che
altrimenti, m'ha
chi
non
stranamente
so
perbo
su-
sana
umiltà:
superbia?
vanis-
piace,
io però
vo'
svista
—
elle
il poeta:
diceva
che
eh'
e
benché^
Superbo
si tiene
se
da
è,
più
chiamare
colpito nel-
V articolo
Un
la
è
l'ide
musa
desiderio
c'è
ha
Nonostante
scritto
non
il critico
un'
aspirazione
e
„;
poesie
è
che
bero
potreb-
tivo,
quell'aggetosservazioni,
Carducci
11
e' è.
non
di questo
Carducci:
del
coteste
a
via
che
critiche
si
che
e
stampò:
e
Un
lo
rivelazione.
raggiungere
Carducci
del
trema
raggiunto
non
occasione
dato
cui
una
di
tristezza
il male
ed
male;
verso
scrisse
di
in
antica.
è
attagliarsialle
un
che
nel
stico
di-
Petronio
S.
di
verso
stanco
osservazioni
con
anche
ma
bellezza
ideale
un
la speranza
gusto
della
profonda
insodisfatta, di
perde
al
quello
:
la
tutta
fuggente
stanco
"
soggiunge
C
1' ultimo
cita
Egli
:
Tale
€
B.
elegia IVe//a piazza
della
cosi
L.
signor
del
ITALIANI
CRITICI
I
"J2
desiderio
vano
i due
strani
del
di
manca
ha
L.
signor
un
errori
B.,
pregi;
concetto
bellezza
della
e
assai
antica.
che
ho
forse
un
lascia
accennati,
po'
travedere
giusto
del
tato,
affretche
carattere
1
94
molle,
dolcissimo,
r indefinito
yerbeer,
come
virgiliano: o
misterioso
motivo
un
il
come
modulato
o
ITALIANI
CRITICI
della
musica
limpidamente,
di
Bellini
In
io
di
forma
salvo
posso,
nell'
eh'
egli
mi
non
vi
Me-
soavemente,
giudizio
renza
diffe-
lieve
qualche
facilmente
esprimerlo,
consentire
ma
tro
en-
di
questo
„.
dell' amico
con
sentire;
con-
riesce
nelle
in
principio
premette
siderazioni
con-
del
scritto.
suo
Egli
è
c'è
non
che
dimostrarla
le
ho
di
più,
partitante
un
ridire:
mi
che
Non
fermerò
armonia
all'armonia
tutta
può
verso
eh'
e
greco
riferirò
bene:
mi
del
da
soltanto
eh' e'
recitare
in
Il
verso
maniera,
egli
dice
( se
io
dirò
e
latino; nel
che
forse
lui, o
l'opinione
altri
"
l'
al-
pure
lo
non
sua
torno
in-
L'armonia
dalla
non
dal
intorno
rima,
rima
italiano, senza
che
a
barbare.
Odi
delle
italiano, egli dice, sciolto
accidentale.
reca
contradette
italiano.
verso
questo
su
persuadono;
dà
verso
e
italiano
verso
il critico
quel
;
ragioni
sieno
su
del
rima
che
sostanzialmente
intendo
del
non
quasi
par
stesso
dissento
nel
comprese)
giudizio
mi
le
ma
necessaria
ben
della
vi
conosca
è
si
E
il
PRIME
LE
E
armonioso
numero
nella
misura
sua
la
1' armonia
accidentale
del
posa
Nemica
il contrario:
tutti coloro
del
sulla
rima;
un'
con
sonanti
gli
sarà
la
undici
accenti
sciolti
essa
del
riamente
po' se-
un
metrica
che
ciò
meditato
della
par
moderna)
le
sue
tutti
i
ciascuno,
mal
collocati; e
essenziale
più
sarà
e
del
o
di
meno
che
al posto,
ne'
ma
ditemi
belle
e
vi
se
quali
poi
tutti
dove
ottava;
armoniosa
—
mi
Fatemi
anche,
cotesta
Leopardi.
non
e
parole.
versi
sillabe
siano
Parini
rime
accenti
ovvia,
tanto
troppe
su
con
l'armonia
se
mi
cosa
tutte
rime;
di
pare,
„
perfettamente
riposi sugli
verso
spenderci
a
talora
di credere
hanno
leggi
nare
accen-
tale,
sostanziale, essenziale, fondamen-
e
ottava
che
alle
nostro
vergogno
e
(e credo
Per
questo:
pace.
credo
ma
ficiale
arti-
italiano
spezzare
in
di
sia
verso
provarlo.
parola, come
io credo
r armonia
del
natiiral-mente
intorno
Quanto
bisogna
ingannarmi,
potrò
credono
il
verso
la
impropriamente
Io
ovvio
è
95
"
poi
„.
e
che
BARBARE.
ODI
Ma
temi
di-
de' versi
il
verso
96
1' amico,
italiano, insiste
recitandolo
Sicuro,
Beethoven,
tutt' altro
colpa
?
del
armonia
ch'io
cosa
non
che
so
l'artificiosità
parole
ad
arrivo
quanto
che
che
son
rare
fosse
torto
il Tribolati
parola, perché
sostantivo
mente
propriamente
anche
del
verso
tutti
e
gli
di
il fine
seguente:
di
un
osserverò
servazioni.
os-
occorre
italiana
si
non
eccezione
le
trebbe
po-
come
che
osserverò
impropriamente
formati
aggettivo
spezzarsi, che
tra
che
avverbi
un
perciò
alcune
lingua
una
l'
del-
e
nella
dice, spezzare
tire
sen-
francamente,
bisogno
e
in
del
possono
poesia
verso
e
per
il
citato
quello
quel
generale:
regola
una
la
poi
far
per
tuttavia
da
chi
Che
?
dico
spezzarsi;
possono
quindi argomentare
se
di
intendere;
farò
rispondere:
del
accidentalità
e
lo
stesso,
verso
Osserverò
rarissimo
ma
in
come
verso,
non
sa
parola
la
—
l' arte,
non
musica
della
senta,
sonata
una
che
talora
provi
del
Anche
tare
reci-
può
ci si
non
uno
o
del
r armonia
si
armoniosa:
che
spezzar
dall'amico,
numero
da
sonatore
di
bisogno
rima
senza
male.
eseguita
sarà
è
il
che
modo,
in
ITALIANI
CRITICI
I
a
la
nome
tanto
e' si spezzano
il
principio
ultimo
che.
E
quand'
anco
di
l'indole
PRIME
dovere
solo
non
solo
loro, le
italiano
verso
sciolto
proverebbe, anzi,
armonia
del
da
potente,
che
greci
eh' io dico
dire
arsi
e
non
ho
Chiarini.
ma
salda,
le
delle
tesi
nei
me
versi
regnavano
parole.
1'armonia
leggi
di
meglio
le
tanto
neggiarla.
tiran-
e
appunto
accenti
che
parola
sa
avveniva
l'
del-
regolatrice
conosce
e
tesi
il tempo
abbia
Martelli, eh'
opinione:
certo
rebbe,
prove-
Vorreb-
del
verso
dall' ordinato
alternare
un' armonia
tale?
acciden-
era
credo.
il Tribolati
Jacopo
contrario;
la
sé
del
tale;
acciden-
cosa
tanto
latina,
derivante
delle
è
le arsi
questo,
per
Non
—
Io
poveri
latino
e
greco
delle
i
su
egli
e
latini,dove
e
tiranne
onde
Tribolati, che
greca
questo
a
1' armonia
legge
sarebbe
verso
metrica
il
alterarne
grammaticale,
che
rima
tutto
verso
contro
ma
1' accento
la
soggettare
Il
della
che
me,
a
pare
parole,
dalla
del
speziare,
proverebbe
non
97
dell' accento
pronunzia spostandone
ciò
b'
BARBARE.
non
natura
e
ODI
cagione
per
accadesse
la
LE
mi
fa
la'
né
tratto
ei cita
a
voglia
le
parole
sostegno
meraviglia
come
di
cercare
di
Pier
della
egli,
sua
uomo
7
y
98
d'
ingegno
cosi
che
del
il
nel
quando
quando
Voglio
di
dire
da
Bellini,
V armonia
di
versi
come
anche
Conchiudendo,
le
nuovo
e
—
Ma
genere
di
(debbo
dire
sicuro
:
cosa
Egli
lodi
sue
Ecco
mi
poesia
l' ho
io
:
barbare
Me3'erbeer
intcriore
non
di
dere
inten-
so
rima,
non
accidentale,
condo
se-
poi
posseggano
rammentino
e
monia
ar-
la
sica
mu-
Meyerbeer.
che
il Tribolati?
sillabe;
Odi
del
Tribolati,
del
e
nelle
luogo
un
interiore
Bellini
menti
ele-
accenti.
mancando
del
rime;
altri
delle
un' armonia
un'armonia
del
vedeva
sente
in
che,
la dottrina
delle
musica
esse.
che
avere
possono
Egli
chiama
e
essenziale
parole all'amico, prima
della
cosa
corto
ac-
chiare
dormic-
l' armoìiia
numero
due
lui.
doveva
non
gli
ancora
siasi
non
consonanza
il
e
ci vedeva
qualche
del
nella
sta
rima
licenziarmi
come
che
italiano
la
non
arguto,
Martelli
scriveva
verso
che
ed
povero
italiano
verso
ITALIANI
acuto
quando
e
CRITICI
I
le loda
par
non
tutto
detto
non
di
intero
va
il
che
molto
traverso
at-
questo
a
pensier
interissimo
bare
bar-
ma
poco;
vedere
gli
Odi
delle
pensa
nio;
ge-
mio?
parlando
LE
E
PRIME
d'altri; perché
d'un
dovrei
amico?)
che
invece
ODI
del
che,
Carducci,
ignoto qualunque, egli
o
Ma
non
dico
Adolfo
di
tenero
del
luì
Non
nel
lodatori
e
fatto
avrebber
lo
tengano
la
Musa
"
ride
Momolo,
Brilli
e
dal
Ma
a
rotta
mi
Eusebio,
degli
imitatori.
barbare
poesia
quali
hanno
scritto, pubblicato
suo
nei
nei
di
Nuova
della
fin d'ora
essi
versi
loro
del
ducci
Car-
gnazzerà
sghi-
essa
collo.
hanno
il
ricordo,
si
Io
;
ed
Anche
il
„
prof
paura
di
si spaventarono
sappiano
se
pare
autorevoli
1877
fuggendo,
ben
se
il
detto:
per
scappando
Sior
quelli che
d' agosto
dicendo:
le
più
conchiudeva
e
mi
non
Odi,
lodatori
di
uno
fascicolo
Antologia,
Odi
piacciono.
genere
delle
dei
uno
degl' imitatori,
quella
mi
non
un
parlato,
lodatori,
nuovo
non
E' fu
assennati.
se
di
avrebbe
Borgognoni
questo
genere,
in
avuto
1' opera
ne
pilicaldi
barbare,
?
stesso
molto
le
o
parlando
Odi
fossero
riserve, pieni, assoluti,
Nemmeno
e
de'
le
se
dirittura:
a
anche
quanti,
senza
lo
detto
avrebbe
99
reticenze
usare
credo
e
BARBARE.
dal
assalito
rincantucciava
dico
peccato
però
d'aver
in
che,
se
fatto
lOO
I
qualche
spuntare
letteratura,
Sior
del
ingoiarsi
Sior
sua
paura.
e
più
da
io
e
!
ne
veda
dica
le pare
che
questi
risponde:
Crede
po'
un
debba
metri
ne' vecchi
—
bene
possono
tazione
imi-
ho
di
rallegrarmi
questi
le
luce
viste
questo
sei
Odi
ben
noi
quanto
fatto
af-
niente
in
alla
ne
gognoni
Bor-
signor
conto
uscirono
Questo
barbare.
bravo
Borgognoni
che
bisogno
che,
po-
tiamo
dissen-
fatto,me
dispiace.
Mi
in
buon
signor
quando
senza
partecipo
non
imitazioni
il
più
—
A
che
delle
—
al mio
eh' io
poi,
del
e
più scempiata
Odi
delle
critiche
che,
quelle,
come
mai
la
barbare
dico
e
certo
le
Vcritas
digeriscono,
Momolo;
dico
mesi
Doctor
digerirsi qualunque
e
si facesse
al
e
il peccato,
spuntare
Barbiera;
critiche
purgante,
dico
fatto
Moiiiolo, del
della
putridi campi
soltanto
d' averci
gì'italiani ingoiano
di
nei
cosa
Raffaello
Carlo
ITALIANI
hanno
esse
piccolo,
non
CRITICI
Ella
del
In
Carducci
questi
che
usati
un
nuovi.
da
?
Che
—
cosa
difficile,scrivere
più
essere
italiani
nuovi
—
Borgognoni:
caro
—
—
imitatore,
tutti
fin
Ella
Anche
sia
pure
qui,
mi
certo
mi
o
dica:
de'
più
I
I02
mestieranti
ai
e
Schlechten
—
Parnaso
di
scrivere
comodo
versi
sarà
sempre
rimati
che
schon:
già
è
pensò,
a'
e
—
un
quel
pezzo,
loro
la
alcuni
che
han
voglia
giovani
metteranno
via
che
già
studiar
a
il libro
costoro
che
pili
nobili
s' è
non
veri
nutrito
di
molti
se
si
ha
non
da
Se
dire.
non
eh' essi
ciò
sarà
qualche
me
?
versi
studi, che
di
1'
e
appreso
dalle
Odi
L' imitazione
delle
guadagnato.
opere
che
poeti
grande
de' versi
avranno
l' imitazione
ingegno
di
questo:
qual' è
più
culto
s' è
per
di
de'
impareranno
il mondo
tanto
sia
poe-
il
cascherà
sempre
pareranno
im-
nuova
non
poi
dico
costoro
ha
nuovo
si
teranno
get-
non
studio
e'
si
non
cosa
Se
impareranno
scriveranno
costoro
Borgognoni,
caro
a
pur
forti
e
se
sciolta.
e
e
lo
poetiche,
poeti
del
far
nella
cosa
e'
forme
di
troni
pol-
e
prima lettura, io
c'impareranno
dell' arte,
ein
uomo
brav'
giovani;
qualche
Carducci;
riposti segreti
delle
bravi
inetti
barbare,
la
dopo
son
sempre
del
Odi
le
rima
geniigt
strofe
per
facile
senza
più
Guidi, inventando
dei
pili
Versen
gestiimperten
Gehalt
geringer
ITALIANI
CRITICI
che
sono
e
diocri,
me-
tutto
barbare
Sa
Ella,
fa paura
la
ne-
E
gente
che
studia
della
gente
che
per
imitare
che
glie
barbare
dica?
di
queir
abbiamo
di
dico
e
questa
mi
studiare.
maniera
di
che
Vuole
gl'imitato
de-
paura
sa
d'
po'
un
noi
che
libertà
paura
ripeto
cademico,
ac-
altri
maledettamente
per
ogni
e
gran
accademico
prendiamo
spesso
della
paura
vuole), ho
barbare
infiltrato
ho
non
bisogna
tutta
Odi
delle
I03
come
pur
istudia;
non
Odi
le
lo
(studi
BARBARE.
io
dell'arte; perché
gazione
e
ODI
PRIME
LE
liani
ita-
nell' ossa,
di
giudizio
provazion
ri-
e
accademia.
VI.
Il
Borgognoni
fa brevemente,
e
compiuta,
quello
classici
mei
e
e
la storia
poesia
sua
accennando
dei
;
scuola;
e,
Tommaseo,
e
quali spiega
assai
alle
Odi
particolareggiata
che
Comincia
di
parla
tero
precedet-
chiaramente
metri
toccando
pel
Tolo-
Chiabrera
esametri
del
Rispetto
alle
agli
barbare.
i
Claudio
passando
altri, arriva
scritto
suo
d' introdurre
italiana.
Alberti
ad
del
tentativi
Carducci,
del
Battista
della
prima parte
abbastanza
pure
nella
Leon
di
nella
il modo
tenuto
dal
CRITICI
I
I04
Carducci
nella
niente
ma
formazione
dice
del
che
avverte
medesimo
E
mi
erudito
di
Carducci
giustamente
la
il
Borgognoni
è
quantitava,
"
per
che
nulla
o
il rifare
conclusione
coli'
?colla
messa
epiteto
le
in
e
i metri
sta
predecessori.
ce
del
della
non
Tassoni,
pronuncia
quantità,
riguarda
egli
fu
noi
dette
a
conchiude
premesse
ne
anche
lingua
alla
classici
mai
se
regole
queste
del
latina;aggiunge,
di quanto
da
non
l' opera
nostra
ordine
„
disperata
r ha
sia
gnoni
Borgo-
metrica,
la
e
del
coli' autorità
sappiamo
lingue antiche;
che
dire
suo
quel
la
la greca
come
recitazione
della
poco
che
osserva
il
della
quistione
quel
al lettore
de' suoi
quella
a
seguaci;
Chiabrera.
lavoro
apprezzare
col
è
dal
quale impedisce
rispetto
confortando
lui
usati;
diverso
suoi
la
Toccando
?e
di
lui
da
Carducci
del
nell' erudito
pare
i
e
il metodo
lacuna,
una
metri
affatto
metodo
praticato prima
questa
che
dei
il Tolomei
quale procederono
né
ITALIANI
"
la reputa
presa
imE
altra.
la
„
bene;
in
bocca
di
barbare
spiegazione
di
tanto
egli
a' suoi
stesso
aggiunto
esso
il Carducci
bene, che
alle
epiteto
data
critici,e
sue
nella
Odi,
e
Nota,
E
eh'
in
egli
se
somma
della
lirica
della
nella
trebbesi
osservare,
nel
critica
più
di
delle
ben
nuova
da
di
la
e
il
ha
non
liriche
nuovi
cosi
poi
cosi
tanta
poal
vero
vero
gnosa
inge-
e
luce
tanta
della
mica
rit-
di
"
che
questa
di
Prescindendo
del
poi
in
trova
tanta
arditi, e
spettacoli
e,
ricchezza
„
cosi
fantasia
metri
bellezza,
vita, tant' anima,
e
i
una
egli
descrizione
strana
era
chiama
costituire
impensate,
circonfusi
della
antiche
metrica
privi
son
poetica.
nostra
di
valore
sparso
Borgognoni
possono
scorci
Borgognoni
egualmente
mulatti, coni' ei
"
odi
che
altro
formale
dotta, paziente
ogni quistione metrica,
queste
fare
antica.
però
barbare,
per
la
il
lingue
quistioni della
musica
trattati,
che
forse
è
stessa,
metrica
rispetto al
Tedeschi
metri
Odi
di
quello
non
che
oscure
Riconosce
specie
inteso
delle
che
dei
della
e
ciò
a
pronuncia
dopo
Nota
della
Ma
Tassoni
nostro,
sulle
il campo
IO5
nella
aveva
ignoranza
nostra
del
BARBARE.
fatta
italiana.
quantità
tempo
ODI
non
allargare
non
dice
PRIME
dichiarazione
colla
e
LE
di
ellenica,
talune
sione
pasmosse
pensieri
e
difficile istrumento
nanza
padrome-
I06
trico, da
Ed
appagato.
lunga
Il
spirito e
il
rispetto
alla
è
di
tutti ha
carattere
lui, massime
ciò
per
dotti
nei
addentro
di
meglio
Trezza,
alle
prevenuto
al poeta,
"
che
delle
Odi
barbare
si
E
sostanza,
la
concerne
è
de'
un
d'
metrica,
lirico
a
siano
non
liani
ita-
pochi
Orazio,
1' orecchio
preparato
giudizio
disciplina,è
grande
che
il
e
molto
la
per
latino
ha
sentire
e
l'
del-
quelle
poesia.
usata
Il
lo
metri
col
armonie
altre
gustare
gli
que-
cotesta
dei
segreti
molti
me,
giudicato
che
in
famigliarità sua
molta
è, secondo
perch' egli
autorevolissimo;
veramente
Odi
e
alla
si
delle
sentito
vero
forma,
critici
dei
Trezza
professor
già troppo
questa
con
all' ultimo
meglio
che
di
giunto
rassegna
barbare.
preso
sor-
„
eccomi
ora
inestimabilmente
il lettore
rendere
e
ITALIANI
CRITICI
1
che
Odi
fu
barbare,
1' obiezione,
di
Qualcheduno,
classica
generò
primi
che
poi
una
avverte
a
scrivere
fu
fatta
da
egli, potrebbe
l' impossibile, che
di
sé
stessa
e
molti
impossibile.
cosa
sforzò
per
torno
in-
già preveduto
aveva
tentato
aver
il Carducci
de'
un
il
dire
la forma
proprio,
ritmo
LE
E
dopo
i
ritentarono
il
principio
da
quello
che
in
in
d'
e
in
in
una
dei
legge
possiede
e
gruppi
metrici.
la
coni'
egli
inteso
I
facile
nostri
almeno
della
critici
si
in
obiezione
canismo
mec-
Tutto
piendosi
com-
rarsi
restau-
ciò
è
fatto;
vero,
risposta
vi
egli
quale
tanta
poeta
un
i ritmi
affini.
„
dopo,
dal
ed
vi
credono
e
fecero
Trezza,
esattamente
anche
nessuno
teggia
s'at-
è
latine, che
vennero
generale
cui
nella
italiane
parte
che
il ritmo
per
prevenuta
ma
che
movenze
più
è
non
vero
pur
compiutamente
in
il
può
non
"
colle
trebbe
po-
sviluppano
la materia
critici che
così
avea
suoni
era
lo
non
quantità
forme
nelle
di
dei
formulò
è
secondo
che
che
„
flessibilitàdi
riprodurne
la molto
la
critico, ma
corrispondenza
Nessuno
cui
diverso
è
quelle dipodie
con
logaidico,
in
diversamente
siccome
ciò
cosi
quali
lingua
una
incarna,
le
ritmo
il
risponde
antica
rono
tenta-
italiana; che
alcaica,
trocaiche
un
che
poeti
greco-latina
strofa
una
strofa
una
giambiche
può
dei
la moderna,
strofa
una
lOJ
la metrica
regge
essere
s'
BARBARE,
gruppi metrici; che,
regge
che
euritmico
si
ODI
lunga esperienza
una
e
la
PRIME
si die
per
contrappose.
di
saperne
I08
anche
troppo,
loro,
che
che
e' è
che
sogno
€
talora
non
altri possa
invece
fuori, altri
le
si
averle
Le
tazione
ten-
scritto
suU'
loro
mento
argo-
che
cose
cosi
nuove,
nemmeno
dette
per
di
prima
che, quand'
essi le
dimostrate
già
ha
loro
pensano
trova
aveva
di
trattare.
a
dalla
altri
se
fatto
del
presi
sembrano
zucca
che
peregrine,
cosi
sian
prima
accingono
la
sicuri
tanto
vedere
scritto
eh' e' si
dentro
sentono
a
ha
ITALIANI
pericolo
andare
cosa
hanno
si
e
non
di
e
CRITICI
I
loro;
metton
inutili
o
o
assurde.
Fatta
la
vedere
il Trezza
Carducci,
dice
dice
mirabilmente;
€sso
classici
accordarli
seppe
che
pensiero poetico
forme
defunte,
III
odi
Sull'
ritmo
poi
eh'
Odi
è
sono
e
egli
il
"
paiono
nel
reminiscenze
vivente
il
belle
osserva
intorno
sufficiente
fonti del
per
contenuto
risposta
di
critico,
esprimono.
al
suo
Le
nuova.
e
incomparabilmente
che
i ritmi
arte
tanta
in
riusci
poeta
gotica, soggiunge
pensiero
del
ricostruendo
con
non
tentativo
liora, Le
del
pili che
che
del
stazione, Ruit
Alla
Adda,
che
creazione
ma
chiesa
utia
Clitumno,
del
possibilità
all' accusa
l'unità
Ciò
„
delle
di
I
CRITICI
ITALIANI
VII.
No,
è
non
dice,
la
morte
paganesimo
Lazzaro
clic
il
Panaro,
del
orinai
del
antico
e
anche
di
ha
di
pili grande
quello
un
che
impedi
Chi
ben
nome
più
Carducci,
del
e
Natura
la
chiama
si
tere
scuo-
il Cristo
se
quello
Cristo:
di
pili
può
Carducci.
paganesimo
Ella
coni'
è,
non
Giosuè
chiaìui
si
paganesimo
non
pietra sepolcrale, iicìiìììicho
la
evoca
L.
il
morto;
un
Io
P.
signor
umana.
Come
di
notte
piaceri
col
le
dopo
sonno
le
aveva
forze
vergini
nel
ancora
e
viste
provato
presso
ultim'
la
del
natura
nessuna
dormente
la
popolo
gran
non
malattie
ma
santa
mano.
ro-
giovane,
umana
delle
spossato;
al
impero
l' immortai
menti
rifare
paganesimo
dell'
tempi
sane
per
il
una
della
abusato
cosi
il sereno,
in
che
robusto,
si addormenta,
e
che
tempo
civiltà, addormentossi
non
e
stanche,
gagliardo,
dalle
sano
eccessivamente
orgie degli
Il
ellenico
ha
sfinito
vita, cade
sua
nato
giovine
un
della
vegliavano
progeni-
E
trice
la
egli dormiva,
vecchia
PRIME
piaceri ballano,
la
alle
calma
che
fa
essa
chi
ragioni
del
la
vita
forse
quella
besi
di
pene
la
tomba
la
divino
ed
la volta
il
che
a
vita
Se
essere.
gli
nome
si
e
le
uomini
di
che
minciava
co-
il
vine
gio-
se
una
fosse
non
il genere
loro
co-
lare
singo-
essere
immortale,
stato
fra
eterne,
cercante
vero
spirito
errando
apparenze
il
e.
cilizi,
vita, gridante
dell'
suo
ai
e
umano,
che
fosse
bolica
dia-
ineffabili
eterni
nuova
una
della
cessazione
non
goduti
impazzisce
di
gaudi
una
una
digiuni
oltre
genere
la morte,
andata
le
ella
ai
Fu
fuor
era
dei
calpesta, disprezza
vivere
dormente
sotto
vita,
del
colla
sempre
orazioni
cotesta
particelladel
che
di
tormento.
un
pazzia
vera
la
ad
ghignando,
serbate
godono
aspettano
di
memorie
le
Mentre
simile
farneticando
terribili,misteriose
l'arte.
e
umana,
cui
a
cuore,
stranamente
che
natura
oscenamente
sul
danza
andò
BARBARE.
ragione
pinzochera^
chiede
ODI
figlia di lui, la
la
e
LE
pur
inconsci
Satana,
era
sareb-
umano
spento.
Quando
lo
cominciò
strano
a
farneticare
rimettere
della
della
sua
umana
gione
ra-
intensità,
e
I
albore
un
•dell'
di
civiltà
occhi;
e,
il cumulo
benché
di
ITALIANI
nuova
anche
medio,
evo
CRITICI
il
secoli
di
quegli
d'arte
brillò
occhi
delle
leggieri sprazzi
La
sostanza
letterario
monumento
Commedia,
andare
secolo
tica
è
giovinezza
suo
meno
Che
buccia
e
le
del
Roma
importano
Le
le
più
grande
la
Divina
A
della
lotta
La
fra
che
ne
an
figliabel
esso
può
e
co
e
i
oramai
Roma
italiana, la
fu nello
spiritonon
latina
forme?
del
tempo
che
durano
d' Augusto.
importa
cattedrali^ i preti, le
pratiche religiose
e
sua
meravigliato;
lotta
poco
destarsi,
dalla
XVI,
secolo
della
esteriore?
altre
finita.
come
pagana
fini di
terribile
nemico,
come
cristiano.
balzò, fresco
una
opere
la superficie.
tempi,
e
al mondo
allora
papale
de' nuovi
accompagnato
mezzo
considerarsi
Roma
ed
prime
del
rore,
er-
usciva
furono
spirito
paganesimo
decimoquinto
cristianesimo
lo
d'
e
che
soltanto
medioevale
tutto
il
però
lissima, in
minciò
e
luce
ma
colorirono
che
gravasse
là sulle
letterature;
nuove
gli
aperse
umane
della
e
qua
tenebra
superstizione
qualche fulgido raggio
da
la
paganesimo
le menti
sopra
tanti
diradare
a
e
messe
dureranno
la
E
Ma
ancora.
LE
PRIME
ciò
vuol
cristianesimo, del
medio
del
eulta
fa
degli
larga
e
risposta
può,
secondo
P.
sulla
c'è
morto
L., sai tu, mio
? Tu
morto
Tu
se
n'è
le
quali
inerte
bel
di
di
cadavere;
morto
sacri
del
basta
il desiderio
che
me
non
e
scuole
sai
che
bastarono
Manzoni:
dei Padri
riusci
Chiaptni.
sia
ci vuol
espresso
gli
della
la Chiesa
chi
giudicato
spre-
altro !
dal
Chiesa.
Vanissimo
e
di
Roma
sostituire
il
gl'Inni
Tommaseo
cristiana, che
e
in vita
bastò
non
lui
freddo
bastano
di
di
membra,
terra,
non
e
scrittori
dalle
richiamare
a
questo
spirito
via
la
è
il cristianesimo.
è
lo
volato
pezzo
Cicerone, Orazio, Virgilio,e
Non
la
e
Ella, signor
sa
me,
ingombrano
ancora
gran
opere
ma
Panzacchi,
meglio
meglio
un
dalle
due
quella risposta
chiunque
bara;
caro
lo sai
sai
da
nelle
L'antica
di
più
sincero.
e
Un
conclusioni
del
domanda
questa
libro
13
quello
parte
Strauss
lo
contradire
me,
spirito
nella
A
ultimo
suo
alle
né
lo
che
ancora
piena
fede;
nuova
vivo
moderni?
del
1
cristianesimo, ch'era
uomini
prime parti
BARBARE.
forse
dir
vero
sia
evo,
ODI
non
dire
ban-
pagana,
ad
essi le
desiderio!
pur
si
tanto
8
adoperata
era
di
CRITICI
J
114
Roma
per
antica
messale,
e
sostituirvi
mondo
ad
essa
nelle
maestri
che
anzi
sapere
che
cosa
ai
spiegatori
e
cacciarli
nono
amico
!
sentiva
anche
gli
di
decimoMa
vedi,
eh'
esso
preti, la grande
attestante
immanere
perenne
un
invece
po'
sopra,
un
fatto
studiato;
dall' ambiziosa
modo
ed
di
fatto,
importuna
vedere
o
di
che
e
tu
ci
degno
procede
non
erudizione,
sentire
par
facilmente
importante
molto
ti
ficelle,se
una
persuaderai
ti
un
che
pagano,
convenzione,
una
essere
ticolar
scire
riu-
potuto
attesta
suo
compianto
eterno
diventato
eh' è
il
di
opere
gentilesimo
del
porgersi
secolo
i
vettero,
do-
uomini.
Queir
mediti
modo
questo
per
stessi
delle
nel
sentirono
non
spirito
dello
potenza
fra
che
quel
preti
medesimo
voto
cotesto
i
Tommaseo?
Niccolò
di
voto
un
intellettuale
avrebbe
scuole
dalle
gli
sero
divenis-
e
facevano,
e
del
che
scuole
giovani
quei pagani scomunicati;
a
latino
educazione
della
lingua
impedire
moderno;
senza
grande
il barbaro
gentili entrassero
il fondamento
del
la
distruggere
riusci
non
scrittori
ITALIANI
del
dal
par-
tale
o
E
del
tal altro
più
antiche
altri per
r
r
dell'
Foscolo,
del
Carducci,
il
di
a
o
ho
e
di
in
sacri
questo
del
gran
ler,
Schil-
dello
Grazie
le
gotica
Avresti
tu.
fonti
dalle
quali
il sentimento
sono
il
di
che
di dirmi
concerto
e
di
l'
del-
Goethe,
del
Manzoni
Dante
paganesimo
moderni
piacere
gli
né
s'irraggia lo spirito
e
Orazio,
il
Shelley,
Chiesa
il misticismo
quelli altri
Fammi
pensi degl' Inni
essi
le
né
Elegien
anche
che
forse
scritto
né
la
e
si scalda
d'
che
dello
Leopardi,
dirmi
gnerei
vergo-
Rómische
piuttosto
non
tutti
nominati?
paiono
le
pagano
e
Virgilio, di Catullo,
Heine
mi
Grieclieiilands
un
cui
cristiano, 1' ascetismo
Manzoni;
Io
molti
e
Svvinburne,
del
migliori poesie,
tue
tu
abbia
Clitumno
sei
tu
che
molto
puoi insegnarmi
non
né
del
il
né
radici
1' Adonais
né
i Goder
deriva, il fuoco
del
te, che
a
Hòlderlin,
coraggio
delle
ampie,
Proserpìne
né
del
ed
tu
la Primavera
né
origini e
la, ti vo' dir questa,
Keats,
to
II5
credono.
Benché
del
Goethe,
forse
va'
ma,
BARBARE.
ha
non
ridere.
esametri
del
ma
la lezione
far
Hymn
ODI
profonde
e
Hyperion
né
poeta,
cose;
ti farà
PRIME
avventura
di
tante
LE
:
sopra
che
che
di
cosa
cosa
musica
ti
Il6
I
che
pagana
de'
opere
di
fuori
suonatori
è
dei
Confessiamolo
la
godere
esplicando
in
pose
per
noi
diletto
e
forze
e
di
nostro
dire
scienza
co-
la rivendicazione
solo
r abolizione
come
di
cristianesimo
dice
—
letto,
di-
e
ciò
tutto
eh' ella
i
ducci.
Car-
del
e
vogliam
gloriarcene;
delle
paganesimo
Alberto
terra
la
dello
compianti
possiamo
il
sto
Que-
nostro.
essere
possiamo
e
della
tutta
natura,
bene
nostro
più
vivere
alla
Swinburne,
del
paganesimo,
solo
del
dell'
perché
barbare
siamo
non
obbedire
pagani:
Odi
è,
chi
operosità, e adempiendo
vogliono
altamente,
il
certo
con-
la
è
vogliamo
altrui,
il fine
Si, noi siamo
perché
poeti
noi
noi
:
pel
Schiller, del Leopardi,
dirlo
de'
e
:
esercitando
altro
non
filosofi
vita, vogliamo
di
grande
significato,perché
pagani
modo
questo
e
siamo
bene
pel
dei
numero
gran
quel
francamente
ed
paiono
me
umano.
genere
cristiani, noi
? A
nel
alto
un
bocca
per
moderni
E
dalle
maestoso
e
che
tono,
senza
del
e
concorde
inavvertita.
passa
non
parla
s' alza
ITALIANI
più grandi poeti
nota
una
CRITICI
Mario,
sul
non
cielo,
tetraggine
inveterata
"
non
vale
medioe-
malattia
di
Il8
pire
di
o
non
gente
di
molto
facilmente.
Il
di
capire
senso
e
Rizzi
ha
trovarsi
deli' ellenismo
Raffaello
anela
alla
qual
è
Chi
e
inteso
agli
occhi
i frammenti
fra
dal
cuore
colora
in
dell'animo
r ellenismo
allegorico, è
il
ma
a
prodotto
e
può
di
un
poeti
che
quello
il
sentimento
la
per
mente
pure
non
tre
men-
corpo;
metafisico
lavoro
interamente
letto
de' due
quelli del
tutto
ha
e
alle Grazie
visibili
ingegnosissimo,
essere
compiuti,
greci.
Inni
di
è
cordo,
ri-
idea, la Grecia,
piccola:
fantasmi
mi
artefatto,che
passando
e
Foscolo
del
sottilissimo
significato non
ben
se
1' ellenismo
non
Carlo
signor
veramente
dtgV
sovrabbondanza
è
e
col
Carducci,
del
poesie
eh' ei
giudizio
bella
ogni
differenza
quale straripa
si avviv^a
le
che
sa
Carducci
del
d'
capito
invidiabile
antico
un
Foscolo, aliti
del
questa
passa
è
ha
gli spiritigrecamente
letto
Foscolo
del
nel
la
tutta
poco
quale disse,
madre
ha
studiato
Il
come
quello
la
Carducci,
del
che
fede
buona
accordo,
il Carducci
avere,
senza
di
quello
anche
d'
Barbiera.
che
egli
ITALIANI
voler
buon
signor
fortuna
fa
CRITICI
I
di
il cui
ed
sione
rifles-
riposto
compreso
E
senza
rivive
nel
le
favole
e,
a
se
quale
non
mi
hai
ne
di
permetto
Foscolo
la
in
Cosi
del
Grazie
dall'
autore
filosofico
stando
tutto
le
opinione
io
cose,
all' ellenismo
Carlo
signor
tutti
a
gì'intendimenti,
intorno
un'
bai--
splendide
sue
sistema
un
chiave.
avere
quella
a
nelle
rimaneggiate
Carducci
del
e
perciò
e
puoi penetrare
non
Odi
significato: nelle
sono
dire, rifuse
del
suo,
Nelle
pili umana,
naturale
suo
II9
mente.
paganesimo,
antiche
cosi
BARBARE.
di
sforzo
la parte
accessibile, del
forme,
ODI
PRIME
grande
un
bare
LE
del
affatto
traria
con-
Raffaello
Bar-
biera.
Vili.
Ed
a'
dire
dopo
ora,
fatto
aver
giudizi altrui, sia
qualche
cosa
di
mio
tante
chiacchiere
consentito
anche
sulla
metrica
torno
ina
me
Odi
delle
barbare.
Il Trezza
Orazio
si
"
:
trascuri
tutto
de'
E
scriveva
nella
vergogna
che
cotanto
lirici.
„
la
Questo
introduzione
nelle
metrica
lamento,
al
scuole
dei
eh'
italiane
poeti,
egli
suo
sovra
faceva
I20
cinque
anni
or
un
e
dattilo, un
vai
pentametro,
r aiuto
delle
il
Regia
passare
piliche
dal
liceo
le
della
le
stanno
ancora
italiana; la quale può
affatto
abbiam
nelle
eh' io
adattati
la latina.
italiana
dell' abate
è
Condotta
scritto
secondo
scienza
è
la
i
dirsi
come
ne
e
monografia
trica
me-
gni
s'inse-
d'
non
mento
insegnaabbiamo
della
zione
versifica-
oltre
che
principio
principii
alla
quale
libri
Berengo,
1' organismo
non
della
e
non
latina.
che
Il Trattato
bella
tutto
giovani
quanto
cose
sappia,
nessun
senza
nostri
metrica
gioventù,
per
qualcuno
della
alla
è
questo
qualche cosa),
scuole;
nostre
nemmeno,
professore
leggi fondamentali,
il meccanism.o
Peggio
(e
col-
assieme
del
i
sapendone
significaconoscere
e
occhi
un
magari,
mettere
metrica
di
esametro,
anche
distico
un
per
sappiano
ch'escono
agli
noscere
co-
trocheo,
un
un
parjiassi,
che
latine
che
spondeo,
uno
giambo,
un
saffico; sapere
della
possano
fra
e' è
scandere
sapere
un
parole
che
anapesto,
dicendo;
quel
per
giusto oggi; perché
men
differenza
la
sarebbe,
non
sono,
giudicare io,
posso
ITALIANI
CRITICI
I
i
lisso,
pro-
scientifico.
resultamenti
dello
Zani-
E
baldi
LE
11 ritmo
composta
vi
Dio
del
letteratura
di
di
già
di
Io
giorni
una
il
ho
nella
di
provvedere
molto
con
dal
di
la
trascuranza
Germania,
che
dove
la scienza
in
hanno
è
della
di
nata,
che
non
metrica
può
liana
ita-
Paglicci
egli
la
per
e
si
questi
tali studi
ingegno
versi
stro.
no-
metrica
Anch'
Aquila.
e
difetto
al
vergognosa,
poeti tirar giù francamente
In
mostra
professore Leopoldo
davvero
uomini
altro
mincia
co-
fra
quale
di
nome
tornano.
dire,
antica,
e
mostrata.
di-
essere
importanza
sulla
Liceo
trica
me-
lingua
piacere
dissertazione
del
trascuranza
vediamo
qualcun
bisogno
letto
di
tale
di
di
bisogno
Zambaldi,
lamentando
noi;
ha
Italia
cronaca
tica,
an-
fatto,come
liceale
e
in
pubblicata
metrica
elementare
anche
bella
gata
Spie-
sapessero
scientificamente
e
lo
sentire
sentire
studio
uno
italiana, non
Oltre
che
di
sapere
ginnasiale
corso
nostre
utilissima.
sarebbe
razionalmente
parte
alle
vi entrasse!
giovani
a
dovrebber
L'importanza
è, parmi,
non
diretto
ch'ella
insegnanti
che
tanto
BARBARE.
italiani; ma
versi
volesse
abili
ella
ODI
intendimento
pur
da
quel
nei
con
scuole:
PRIME
e
abbondano
sciuta
cre-
122
anche
i trattati
ce
sono
ne
non
in
facile
molto
metrica,
r armonia
a
chi
delle
brevi,
di
abbassamenti
colla
collegato
quello
in
verso,
il
cui
volte
Come
fra
i
cadeva
il
della
nano
goverè
se
è
cessario
ne-
utilissimo
e
Di
non
della
sopra
una
avvenire
tità
quano
elevamenti
arsi
e
strettamente
elementi,
tre
riposava
ritmico)
verso
lunghe
tesi,
questi
U
accento
il
piedi, la
essere
l'ultimo.
potesse
quali
che
verso,
degli
propriamente
coli'
si incontrasse
loro
arsi
quantità.
accento
sé
a
studio
leggi
dei
alternare
era
lo
costituivano
numero
il
cioè
voce,
ritmo,
o
voce,
il
erano
1' ordinato
e
dio
stu-
poterle gustare.
principaliche
sillabe,
lo
lingua.
poesie,
scriver
soltanto
latino
e
della
nel
cia
Fran-
in
capitolo
un
che
parole
vuole
elementi
greco
di
delle
chi
vuole
Gli
ha
intendere
a
scuole;
Inghilterra
esplicazione delle
come
a
in
tutto;
grammatiche
buone
le
per
femminili;
nazionale
metrica
le
tedesca
le scuole
del
mancano
tutte
È
metrica
di
fin per
della
ITALIANI
CRITICI
I
del
1' essenza
(elevamento
che
importava
parola;
sillaba
centata.
ac-
non
quello
Bentley, sostengono,
tissime
mol-
anzi
che
che
cuni,
al-
cioè
i
E
greci
PRIME
i romani
e
distinti
noi
s'intende
ma
avvenire
poteva
che
che
sul
re
parmi,
anche
di
confutata
da
anzi
del
opinione
"
dee
asserisce
del
cagione
leggersi
i due
Quando
dovea
altro
acuta,
accenti
[De
un
verso
è
di
essere
eh'
tradicendo
con-
essa
testimonianza
in
quel
vohicres
di
mutato
„,
la
metro,
penultima
vohicres.
cadevano
non
da
suono
C
comune.
in
rittura
addi-
appena
dice
che
sillaba, la parola prendeva
favella
tire
sen-
Mueller
dalla
mune,
co-
lere
preva-
questo
Bentley,
peciides pictaeque
per
verso
far
tanto
Luciano
canto.
canto.
dico
dovea
render
non
parlar
impossibile
apertissimamente
r accento
nel
del
al
accenti:
Quintiliano, il quale
sillaba
nare:
immagi-
poetariaii latiìiorinn,Lipsiae, 1861),
metrica
Virgilio
avvicina
rola,
pa-
ciò
effetto
ritmico
nel
della
modo
ogni
essere
i due
sentire
fatica
a
per
si
r accento
air
è
ad
grammaticale,
sensibile
facessero
1' accento
e
non
recitazione, che
distintamente
I23
pronunzia
possiamo
se
doveva,
BARBARE.
ritmico
che
cosa
ODI
nella
l' accento
e
è
Nella
LE
la
desima
me-
necessariamente
quello
più,
sulla
che
nella
aveva
medesima
pronunziata
in
parola
un
modo,
in
ritmico
altro
poesia
ciò
tutto
stupendo
sé,
piegarsi
piegava
ma
liberarsene.
a
le
poco
anni
dell'
L'
differenze
impero
parole
nel
ritmico
sarebbe
evitato
anche
da'
è
quello
che
vero
trattatisti
che
essi
cioè
della
verso
poeti greci
dice
di
il
metrica
abbiano
in
poesia
quel
e
dell' età
che
dell'
e
cento
ac-
talora
classica,
recenti
antica,
alcuni
ultimi
ordinario
effetto
più
poco
parola.
avvertito
dei
uno
del
a
nella
suono
per
stato
in
a
negli
linguaggio
nel
prendevano
fece
prevalere
comune
dalla
togliendo
fra
si
procedere
quantità,
contrasto
ci
e
sentivasi
col
1' accento
ganismo
or-
naturalmente
tendeva
romano
latina
propria;
comune,
di
di
mente
necessaria-
compagnia
e
della
accompagnata
avvenne
parlare
accennato
delle
elle
il
nella
e
greca
tale
Onde
che
finché
che
specie
doveva
indole
labe.
sil-
sue
metrico
una
lingua
grado,
disagio,
a
sistema
come
la
senza
come
tempo,
la
contro
di buon
musica;
esso
cui
a
delle
manifesto
resultare
era
1' accento
che
nell' altra
o
parmi
latina
e
greca
una
secondo
complicato
e
a
modo,
nell'
cadeva
Da
lo
in
altro
un
ITALIANI
CRITICI
I
124
W.
casi
ed
se
torevoli
au-
Christ,
tentato
126
I
nione
il
che
la
quantità.
lo
Zambaldi
dalle
Odi
lirica
dei
il
barbare,
greci
ben
altro
sia
d' invenzione
Niente
di
certo
Il Christ
verso.
derivazione
una
di
Grecia
qualche
nel
dell'
tutte
le
Ma,
dice
Lazio.
origine,
altre
fra
di
al
e
all'
origine
eh' e' sia
una
che
di
un
dotto
pro-
asiatica,
il
mile)
verosi-
più
dalla
passata
risolvere
certo
al
esso
eredità
pare
verrebbe
ritmico.
tutto
popolare
questioni
poesia
che
si potesse
ne
la
baldi
Zam-
irrepugnabilmente
gli
melodia
Se
lo
sere
es-
possibile
(e ciò
perfetta
dire,
intorno
o
ha
metrica
con
mentre
italica
sa
la
si contenta
provato
si
quale
occasione
su
il saturnio
spirito latino,
dello
su
che
il
latini, scritto
altro
anche
accostano
pigliandone
Cherubini
quantitativa, il
si
Cherubini,
materia.
senz'
fondamento
per
articoletto
un
dei
e
della
mette
o
prof. G.
recentemente,
conoscenza
esso
abbia
opinione
questa
e
pubblicato
saturnio
verso
A
ITALIANI
CRITICI
la questione
molta
luce
saturnio
verso
si riferiscono.
Ma,
teorico
gli
ammesso
del
antichi
per
verso
indubitato
sia
saturnio
grammatici
e
i
che
quello
lo
che
schema
danno
trattatisti, bisogna
E
riconoscere
trattato
PRIME
LE
lo
con
alterato.
E
che, specialmente
Anche
il Bartsch
in
col
l'accento
ci fu contrasto,
la
quantità,
metta,
dice
del
poesia
ma
dice
da
ad
tutta
titativa.
e
cita
accenti, ed
altro
la
sistema.
più
Attribuisce
antica
però
massima
di
cale,
grammati-
romani
rono
cerca-
d' accordo
quantità;
dove
ma,
Zambaldi,
fra
la
dubbio
non
che
si
Secondo
poesia
anch'
benché
è
il
la
è
quantità
non
con
appunto
d
tentato
Christ,
de' romani
egli
titativa,
quan-
nell'antica
antichissimo
rustica, eh'
invano
vinse
poesia
seguiva
canto
re
die
tanza
impor-
mettere
Lo
un
De
unii
gli antichissimi
presso
il ritmo
Catone,
egli, ad
ridurlo
vece,
Lazio
l' accento;
servato
il
della
fuori
parola.
Vers
antichi
„
essere
verso,
della
la
notaio il saturnio
come
negare
del
dell'accento
1' accento.
non
può
sere
es-
saturnio, riconosce
possibile
anche
si
parte
dà
Gli
principio
fatto
ogni piede poteva
verso
"
nel
era
1' accento
l'influenza
fu
quanto
esso
saturnische
nel
scrive:
quando
eh'
seconda
( Der
quantità
altresì
esso
nella
Langzeile), che
alla
127
parmi,
influenza
grande
altdeutsche
Zambaldi,
nemmeno,
avesse
BARBARE.
libertà,che
tanta
con
ODI
è
poca
in
quan
im
128
"
dice
nei
accentate
nel
negU
ultimi
ritmico
della
fra
accordo
metri
il saffico
Nel
medesimo
pubblicava
a
Bonn
la
una
Romani
e
conclusioni
Christ, già
lo
si
più
delle
ragione
gli
dei
cidono
coin-
parole.
in
cui
greca
e
romana,
di Oscar
Christ
il
usciva
Brugmann
numeris
cum
quali, dopo
indagini, giunge
con
innanzi, molto
con
settario
jambico
accentus
alle
l'
del-
tutti
ritmici
1874,
in
cordano
ac-
Orazio
preferire a
a
perfettamente
messa
l'accento
alcaico, nell' ultimo
accenti
verborwn
minutissime
anche
che
questa
Queiiiadmociiwi
Le
per
principaliaccenti
Metrica
si accordano
del
i
dissertazione
veteres
consociai'int.
V
anno
sua
titolo:
questo
da
e
cogli
spesso
più
è
Nota
verosimile
accenti
i due
quali specialmente
ritmico
esametro
parola
crede
e
determinare
si lasciasse
altri
piedi dell'
due
insieme;
sillabe
le
porre
„
1' accento
e
evidente,
trimetri.
dei
mezzo
di
1' accento
dove
commedia
sforzo
uno
Corssen,
luoghi
come
forte,
mostra
dal
invano
negato
che
si
—
tino.
la-
verso
della
dialogo
nel
Specialmente
egli
—
nel
grammaticale
all' accento
portanza
ITALIANI
CRITICI
I
in
la
essa
genti
dilitore,
l'au-
opinione
prima
di lui,
E
dal
LE
Boeck,
che
nel
pur
il
per
Weil.
dal
eroico
(De
del
parte
Nonostante
dopo
i nuovi
abbia
sempre
compiute
antica
ricerche;
opinione
abbia
del
del
generalmente
senza
il
Chiarini.
di
versii
di
esse
mile
verosi-
poco
nella
dei
due
ritenere
che
attribuì
Humpreys,
la
se
cale
grammatimazione
for-
sulla
lingua latina,
influsso
o
fondatissima
influenza
tale
più
accenti
ad
e
come
pure
1' accento
grande
nella
stata
anche
più larghe
questione,
sia
"
soggiogante
e
considerando
e
una
dell'
e
nuove
possiamo
gli
in
materia,
questa
romani
verso
Humpre^'S
l'unione
Brugmann
Christ
avuto
fatte,
cercassero
verso
importante
quantitativa; noi
r
del
dei
dall'
V autore
romani
tutta
bisogno
poesia
Ritter, dal
furono
me,
pugnata,
op-
la discordia.
che
la
ed
momento
venendo
;
detto
studi
risoluta
non
accentus
i
prima
accenti, nella
ricerche
secondo
conclusione, che
seconda
dal
pubblicate,
anno
singolare e,
questa
Ritschl,
Corssen,
dal
lieroico,Lipsiac, iSj4)
a
I29
dal
e
Identiche
detto
verso
BARBARE.
ODI
Hermann
Bentley, dall'
oltre
e
PRIME
la
quale
che,
importanza,
de' modelli
greci,
g
130
CRITICI
I
forse
avrebbe
essa
che
accentata
ITALIANI
inchinato
alla
alla poesia
più presto
quantitativa
„.
IX.
La
metrica
è
ad
base
eh'
essi, il
nel
Senza
fra
bella
credo
stata
quel
cosa
il
pagana,
che
la
la
naturale
a
dominare
della
che
alla
suono
ruina
della
metrica
lingua
latina
metrica
contribuito
di
dell'
in
di
nemico
io
quella
accento
signore assoluto,
cosi
gliore.
mi-
sembra
cristianesimo,
tendenza
prosa,
la
il
mi
terribile
interiore
causa
come
tre
al-
estrinseche, principa-
chiamerò
esse
ha
accenti,
abbiano
classica
eh' io
cause,
alla
che
che, indipendentemente
parola
comune,
che
quella
ad
ogni
tità
quan-
perfetta,
e
confesso
ad
negare
di
verso
parlare
dell' età
romana
io
ma
la
ricca
più
musicali,
mantiene
ha
essa
lissima
molto
l'accento:
che
fondamento
per
elementi
da
quello
ha
dubbio
senza
quanto
per
che
quella
del
quantitativa
basterebbe
ogni
me
per
ruina
sia
ticale
gramma-
come
nell'
A
verso.
non
il
era
fatto
monia
ar-
strare
mo-
turale
na-
che
E
a
della
lato
quantità
poesia
viveva
nei
Senza
di
bel
un
facilmente
La
la
popolari
la
le
doppio
altre, io davvero
pronunzia
arte
si
lingua
poco
Se
lunga
quantità
ad
di
intendo
per
classica
stinta,
di-
essere
delle
tempo
come
scuna
cia-
di
cosi
sua
esattamente
lo
dere
sca-
potesse, la
essenzialmente
tanto
affatto
e
le
aventi, quanto
stesso
sillaba
natura
coltura
zionale;
conven-
convenzionale
e
la
fatto
nel
di
e
valore.
e
gua,
lin-
sulla
richiesto
quantità,
lo
tanto
lunghe
che
una
per
perdesse
cotesta
come
a
della
e
della
che
di
non
in
fondata
quale
avessero
une
il
pronunziate
dell'
sillabe
arbitraria
stata
rola.
pa-
avrebbero
riusciti
arbitrario
brevi.
fosse
della
cristiani
credere
a
la
per
mica
rit-
distruttrice.
delle
di
dalla
poesia
accento
sarebbero
loro
più
due
a
che
dall'
non
ma
cosa
legge
sillaba
presso
canti
molto
anche
equivaleva
senso
regolata
ragionevolmente
qualche
e
credo
scrittori
nell' opera
inchino
I3I
degli
classificazione
io
BARBARE.
i sacerdoti
ciò
fare,
brevi, benché
avesse
ODI
unicamente
governata
avuto
PRIME
LE
cittadini
dai
sillabe
alla
dificarsi,
mo-
si
durata,
il
derassero
consitutte
CRITICI
I
132
Per
quali ragioni parmi
le
opinione
la
probabile
fosse
soltanto
aiutata
dalla
la
non
del
vittoria
metrica
Avvenuta
poesia;
la
le forme
finire
col
leggere
secondo
non
più
Mueller
delle
la
la
quantità
sillabe
comuni,
naturalmente
Anche
di
questo
r
origine
In
molti
più usati,
il
nella
dei
numero
unica
il
Orazio,
di
e
ritmico,
delle
si
poesia
può,
stessa
lirici,che
delle
del
sillabe
ma
si
non
quella,
misura
numero
fatto
metri
Virgilio
assurdissima
tutte
sopra
nevano
mante-
classica, dovettero
prevalse
e
turalmente
na-
antica
pur
1' accento
e
andò
parola. Quando
della
quantità,
chiama
di
sulla
popolari
dotti, che
metrica
se
pronunzia
retta
i versi
l' accento
secondo
senti
della
lingua.
dotta?
poesia
stessi
gli
e
canti
trasformazione,
perdendosi
della
dei
detta
la
mente
grande-
e
trasformazione
cotesta
della
nella
della
stessa
ritmo
quantitativa
classica
possibile
la
che
espressa,
metrica
natura
molto
mostrarsi
me
resa
fu
altro
fatto, che
Di
da
dell' antica
trasformazione
nuova
ITALIANI
il
che
dottrina
venne
di-
verso
sillabe.
direi
della
sono
veniva
quasi,
età
vare
tro-
sica.
clas-
anche
ad
avere
i
^
134
siste
in
CRITICI
ciò^ che
nella
fa l'ufficio
ritmico,
Errerebbe
nostra
certo
d'
un
carattere
e
mutabile
la
tutte
che
chi
italiane
in
l' altra
brevi,
romani,
Per
tità
quan-
Ma
è
ci
partire
forse
labe
sil-
le
tutte
1' una
di
greci
e
inesattezza
quelle
il trascurare
sia
non
una
cosi
son
de'
modo
non
tempo
categorie,
al
lunghe,
pensi,
ri-
si
sillabe
differenze
le
fino
incerto
più
che
le
sia
quantità
una
molto
e
nella
il medesimo
grandi
che
alla
ci
poco
ma
cento
l'ac-
anche
non
che
commetterebbe
Aggiungasi
che
che
due
latina
differenze.
piccole
la
secondo
verso,
diverso,
pretendesse
maggiore
molto
versi
esattamente
di
che
quantità.
pronunziate:
maticale
gram-
comuni.
facilmente
s' intende
piccole,
rispetto
credesse
latina.
della
essere
per
com.e
chi
molto
richieggono
nella
ne' nostri
e
l' accento
faceva
le sillabe
e
punto
un
de'
che
però
a
ad
italiana
considerate
vengono
lingua
ITALIANI
ha
nel
e
che,
parola
la
la
secondo
medesima
maggiore
discorso,
specialmente
le
la
o
può
minore
sillabe
sillaba
zione
colloca-
diversa
ond'
nel
avere
importa-nza
essa
accentata,
è
posta,
com-
pos-
E
venire
sono
PRIME
LE
lentamente
a
i
senso
ora
versi
due
Dante,
Ahi
chi
dura
che
verso
cada
sillaba
del
nel
de'
uno
vera
e
questa
regole
si
grande
secondo
del
ritmici,
e
di
quantità
in
su
primo
la
quel-
e
dei
sentita
sia
nella
col
intima
pensiero
grandi
ciò
e
Né
artisti.
si
dai
ferenze
dif-
quelle
formazione
riposa
esse
lingua.
sentirla
ritmo
segreto
possibile;
ogni
non
nella
conto
dire,
lasci
e
distinguere
per
sarebbe
reale
col
quella
lungo
a
nel
dura
su
accenti
esatto
tenerne
sentirla,
parola
benché
più
no?
non
mi
insista
parola
principali
Assegnare
verso,
t'apristi?
non
voce
della
primo,
secondo
e
la
come
prima
perché
terra,
dura.
terra
come
passammo
sente
non
sulla
nel
I35
più
ora
Leggendo
Questo
del
BARBARE.
pronunziate
più rapidamente.
di
ODI
non
la
tanto,
per-
quantità
creda
che
poeti;
anzi
unione
poetico,
della
sta
il
136
I
ITALIANI
CRITICI
X.
Forse, quando
principi!,
ad
sieno
le
la
di
meglio,
ciò, che
di
poesie
e
di
Dante,
Rime
del
metrica,
fedele, anche
Petrarca
ebbero
l' introdurre
Pure
nella
antichi
nella
le gentili
da
Pistoia
latini
impossibile
questo
italiana
diventò
fu
le
e
la
consacrato
lingua
trica,
me-
poi
Commedia
Divina
la
rustica
dell' Europa
Frescobaldi, di Cino
Dino
quando
degli
latino
origine plebea. Quando
sua
gare,
inda-
giova
sorelle
sue
care
appli-
qualunque
non
dal
nata
occidentale, rimaner
alla
qui
altre
le
come
Ma,
latina.
lingua
nuova
ne' suoi
era
impossibile
stato
metrica
ragioni
italiana
lingua
sarebbe
non
essa
la
amò
la
nuova
la
trica
me-
bile.
impossi-
un
nel
tentato
colo
se-
XVI.
lo
come
starò
non
dissi, dal
classica
del
Carducci:
non
a
ripetere
Borgognoni,
che
la
dei
precedettero
piuttosto noterò,
fece, che
il metodo
fatta,
storia, già
tentativi
di
trica
me-
in
Italia
quello
ciò
che
gognoni
il Bor-
tenuto
dal
To-
LE
E
lomei
nel
la prova
di
quello
nella
due
di
grandi ragioni,
dei
primi:
quella
buona
gente
che
di
buona
metrica
poteva
sapere
antichi
non
accenti
quantità
ben
la
derivante
buona
cotesta
dei
comporre
trascurando
versi
l'accento
r unico
il valore.
impossibile,
che
in
quella
tanto
buona
erano
gente
non
derivante
dalla
solo
ma
quella
grammaticale;
la
la
cioè
cosa
Ma
idea
tanto
fare
e
rando
trascu-
sentivano
parrebbe
è
incapati
di
di
quantità
di cui
erano
convinti
gli
conseguenza
secondo
vera.
i versi
secondo
ma
armonico
fosse
non
ne
se
la felicissima
ripensarci bene,
se
poeti,
leggevano
grammaticale,
elemento
A
idea,
italiani
ciò, che
che
quel
che
ebbero
non
erano
dall'accento
gente
in
non
ritmico,
accento
delle
della
sta
l' armonia
verso
dall'
e
che
quantità
e
che
e
poeti.
erano
que' tempi,
da
una
grande,
sapevano
secondo
diversa
tanto
non
diverso
sta
ragione
gente,
a
nel
più
tentarono
più tardi;
metodo
l'altra
latina
lui
con
rifecero
la
e
grammaticali,
sentivano
loro
la
I37
affatto
è
questo
riuscita
e
XVI,
che
diversità
Cotesta
quali primi
secolo
coloro
BARBARE.
ODI
altri i
dagli
e
PRIME
vera,
nella
qualche
138
bello
di
cosa
si
come
che
di
e
disputando
a
Roma
raccolta
una
nuova
le
Regolette
della
di
prosodia
con
delle
leggi
della
nette
di
cesura
a
Non
difficile
/
essere
cosi
(e
il
grammaticale,
poesia
del
a
pagi-
il Pallavicino,
dice
volessero
canto
cigno)
canoro
nuovi
canti
non
pili delle
di
che
immaginare
dietro
cui
aveano
volte)
gli
autori
tenuto
sero
doves-
cosa
usciti
soavi
metrica.
principii di
assurdi
avvenne
dieci
;
le
davansi
e
Tolomei.
del
è
dietro
come
tità
quan-
scrittore^ potevano
lo
soavità
nuova
[quasi
le voci
italiana
ritiramento
specie
una
la
quanti invaghiti,come
a
della
andare
del
e
che, secondo
roba
servire
lingua
de
1539) leggevansi
determinavasi
quale
nella
sillabe
regole
et
in
in
pubblicata
poesia toscana,
nuova
la
dialoghi,
( Versi
Roma,
poesia toscana,
la
nuova
distesamente
e
versi
loro
di
intanto
della
ne' suoi
ai-te
Pallavicino
Cosimo
da
minutamettte
questa
! E
loro
1' autore
Tolomei,
sentirli
bisogna
dell' opera
stava
tutta
che
buono,
Claudio
poesia toscana,
fondo
ITALIANI
compiacciono
messer
ben
CRITICI
I
fuori
Quando
che
della
conto,
da
avvenne
quell'accento
nuova
gare
vol-
si cacciasse
quasi
loro
a
ebbero
piadei
che
sentiamo
noi
fortunata
combinazione
oh
la
nuova!
I
lontani
dal
darne
il dover
un'
da
suo,
odasi
ma
:
del
colpa
asclepiadea,
un
dallo
spietato poeta:
Et
beltade
Che
posto
S' ha
L'
autore
che
M.
i
ogn'
nel
il
altra
Antonio
primi
due
asclepiadei, composti
amico
del
essi
quasi
di
mio
bel
1' accento,
pre
sem-
liano
ita-
verso
strofe
accento
donna
ben
sono
prima
di
erra
a
misericordia
invano
questo
il nido
—
in
fatto
povero
vaga
rara
mezzo
veramente
po' questa
implorando
smarrito,
Passa
buon
dove
caso
fu
ha
poeta,
condo
se-
quella
allora
canti
liani
ita-
letti
diede,
idea, perché
una
di versi
Borgognoni
dal
recati
saggi
nuovi
dei
ascle-
loro
quando
ma,
si
non
soavità
senza
parola;
metri,
penta-
e
ne' latini
spesso
della
l'accento
allora
esametri
1'armonia
armonia,
un'
che
sedi
saffici, i
i loro
giambi,
I39
quelle medesime
in
latino, i loro
verso
i loro
BARBARE.
ODI
insaputa
nel
teneva
PRIME
LE
E
gratia,
sole.
Amore
de'
suoi
lumi.
Renieri
versi
cioè
da
di
d'
Colle
questa
uno
ci fa
strofe
spondeo,
pere
sa-
sono
un
dattilo, una
ITALIANI
lunga
cesura
ferecrazio, composto
un
e
altro
un
di
composto
buono
uno
asclepiadea?
com'
accenti
andavano
ne
che
latini
e
Io
e' è,
che
letto
va
(nota
voce
si ferma
quali
cade
non
lingua
1' accento
accentate:
fare
una
a
nostra
sentiamo.
la
anche
più
sua
che
egli
e
la
citandola,
re-
gli
sua
all'aria?
sodia
procorgeva
s'ac-
quindi
erano
non
nella
verso
ciò
la
versi
né
senza
comune?
noi
un
che
qual-
secondo
recitarsi
semplicemente
anche
che
e
sua
pur
egli come
gambe
versi
senso
senza
dissi
come
i suoi
la
e
sarebbe
schema
suo
a
italiani,ma
né
verso
il
gliconio,
recitava, secondo
la
certo
tilo
dat-
dattili. Meniam
s'accorgeva
grammaticali,
se
ci
terzo
un
un
metrico
dovuto
ma
egli
due
e
sapeva
avrebbe
spondeo,
il quarto
e
quali
ma
:
dattili; il
uno
schema
suo
alle
r altra
e
strofe
il
ridire
da
di
spondeo
uno
intorno
cosa
due
a
spondeo;
al poeta
prosodia,
r
CRITICI
I
140
Chiunque
legge
italiano, si accorge
mente
facil-
lo
lungo
e
Zambaldi)
sopra
distinzione
le
che
chi volesse
di
lunghe
la
sillabe
più rapida
scorre
onde
la quantità
lingua
sulle
labe
sulle sil-
nella
e
sua
di
nostra
brevi,
I
142
è
facile vedere
la
quantità
Ma
che
di
intero,
il
fatti, spezzando
Di
cade
la
settenario
un
corrispondente
sesta,
logaidica;
tolta
ad
e
nella
r anacrusi
seconda
bisillaba.
corrisponde
accenti
ad
tiamo
sen-
versi
sillabe.
parti
prima
ove
parte
prima, quarta
un' antica
parte
Al
centi.
ac-
noi
due
due
nella
sulla
cioè
due
due
di
in
verso
accento
con
di
scemato
sentiamo
noi
cesura,
alterato
l' armonia
1' altro
alterata
spostati
e
cosi
verso
armonia,
un'
italiani, uno
sillabe
nel
rimane
secondo
pel
quattro
anche
pure
ITALIANI
CRITICI
tripodia
decasillabo,
un
detto
e
letto
esametro
esattamente
del
questo
Carducci,
miete
Ora
piadei
bionde
le
M.
di
armonia,
"
ma
Passa
Et
la
dobbiam
ogn' altra
beltàde
noi
rara,
grappoli
leggere
Ranieri
Antonio
secondo
leggiamo
un'
vogliamo
come
i
anche
spiche, strappa
noi
quésto
dònna,
mio
Se
di
bèi
sentiamo
ci
pronunziarli
vaga
ascle-
due
i
Colle?
da
quantità,
verdi.
cosi
gràtia
sole.
„
:
li
che,
(Avverto
rara
bèlsole).Se
cosi,
doveva
legger
io
abbia
1' accento
li
poi
solo
ci
latino
Diànam
non
tènerae
diche
di
r armonia
Dei
del
Renieri
tre
stesso
ogni strofe,
11 quarto,
è
sembrami
il
che
in
r ode
e
suono,
tre
invece
quale
delle
l'
del-
di
ci
sento
che
è
verso,
da
settenario
evidente
me
nell' ode
quinari
caso
regolarmente
cinque
apparire
maticale,
gram-
sono
verso
di
strofe
nella
un
è
li
non
per
Il solo
suono
come
formato
ma
che
riuscirono
accoppiati.
sdruccioli
10
soli
ma;
pri-
Cynthium
asclepiadei
versi
dieci
sulla
determinato.
verso
nessun
come
1' armonia
italiano
verso
un
cosi
vìrgines^
quinari sdruccioli,
di
coppia
una
a
e
accenti,
Intònsum, pìieri,dìcite
corrispondente
sole
1' accento
sento
ad
letto
bel
leggiamo,
secondo
vaga
sillaba,
parole
1' autore,
non
asclepiadeo
pronunziare
due
le
che
sola
una
I43
seconda
sulla
pronunziare
in
unite
BARBARE.
bisogna
come
l' accento
con
bisogna
ODI
PRL^IE
LE
E
un
ha
il
sempre
settenario.
riferita
strofi onde
è
un
tonario,
ot-
componesi
sdrucciolo.
che
di
terzo
1' autore
Dal
che
non
I
144
tenne
fece
de' versi
diventerebbero
Tribolati
Il poco
che
Tolomei
r assurdità
della
ragione
quei
avere
poetico.
cìiten
stato
e
bedarf,
dico
toscana
versificatori
che,
gittato
povera
parte
mi
—
versi
nelle
non
cosa
dei
solite
loro
tante
fatto
e
la
gere
aggiun-
mantengo,
Platen,
edlere
a
de' suoi
canzoni
come
altre
ehi
fu
il
non
Sclilc-
—
geringer
tiefcGc-
Form
frullare
della
parrebbe,
di
lo
e
strare
dimo-
a
essi
geniìgt
tornano
e
loro
favilla .d' ingegno
del
die
dei
riuscita
nessuna
contenuto
Tolomei
del
mala
Vcrscn
il
se
madrigali,
più
que'
del
piacemi
dissi,
della
scìion, Wcihrend
danken
e
Io
gestiimperten
Gehalt
Ma
amico
sistema
bastino
da
non
di essi
saggio
che
riuscita.
Tuttavia
il
e
tentativo
ragione
al
ciò
per-
che
e
ciascuno
a
intorno
parmi
del
mala
un' altra
fondo
amici,
osservazione.
una
che
in
e
il mio
se
detto
recato,
me
versi,
son
nemmeno
de' suoi
e
da
ho
grammaticali,
non
appiccicasse
rima.
versi
che
versi
bella
una
accenti
degli
conto
ITALIANI
CRITICI
pel
capo;
poesia
nuova
fosse
compagni
ne' soliti sonetti
di
fatto
poesie
contemporanei.
della
è,
non
gior
mag-
E
ODI
PRIME
LE
BARBARE,
I45
XI.
tentativo
Il
anche
in
metrica
rispettiil
grande
nessuna
la
rozza
grande
e
pleiade, e
della
dire
che
Là
nascendo
allora
allora
stava
evo,
altri
cogli
e
l'influsso
sotto
difatti
tato
nobili-
del medio
Ronsard
là
certi
per
ancora
terminata
; ma,
col
anche
e
aveva
fatto
fu
più propizio.
letteratura
nascendo
appunto
si possa
d' arte
opera
metrica
nuova
XVI;
fosse
terreno
classica
secolo
nel
Francia
attecchì, benché
non
la
della
poeti
del rinascimento
classico, la poesia.
In
Italia
invano
di
antico,
e
leggere
aggiunti
pubblicate
da
del
parte
in fine
delle
Becq
e
Mablin
mio
giudizi
Charpentier,1874)
Chiarini.
del
sopra
lavoro
poesie
le
scarse
metro
tale
è
forza
tarmi
conten-
pochi
versi
scelte
di lui
Fouquières
de
in
su
M'
sui
diare
stu-
desiderato
poesie francesi
i miei
L.
ho
io
però
le
mica
può
non
Sainte-Beuve.
dal
questa
di fondare
Baif
E
tutte
citata
per
ricco
dissertazione
una
argomento
del
è
non
vorrebbe!
come
dunque
chi
(Paris,
notizie
che
io
146
I
intorno
a
siffatto
metrica
antica
D'
ho
di
ques
^aise, Paris, 17J1). Ma
anche
mi
certe
del
che
l'
del-
langne franho
che
pale
princinel
medesimo
gli
altri
non
vedevano
e
duto
ve-
stanza
abba-
l' errore
quel
è
il Tolomei
stesso,
conchiusioni
a
francese
tentativo
la
il poco
venire
la
francese
sur
affermare
di
e
caddero
quale
di
permette
secondo
Fouquières
Prosodia
nella
( Remar
abb.
poesia
nel
trovato
e
Olivet
ITALIANI
tentativo
Sainte-Beuve
nel
CRITICI
del
italiani
tempo.
suo
Anche
altro
che
que'
nella
le
di
di
leggi
di
per
arsi
greca
sillabe
ordine
avere
le
e
e
sensibile
brevi;
tesi;
latina
un
da
se
insieme
col
tutte
soltanto
dagli
alcuno,
potesse
come
se
valore
se
non
fosse
fra
la
e
romani
certo
un
certe
della
loro
medesimo
cati
collo-
accenti
resultare
un
quantità potesse
ritmico
il ritmo
disgiunta
dell'antica
derivato
le arsi
(pare)
secondo
alla durata
quanto
come
relazione
greci
come
unite
rotto
qualunque;
sé
antichi
pronunziate
ma
voce,
senza
ritmo
degli
le
e
francesi
proporzione
pronunzia,
tono
metrica
lunghe
numero
buoni
e
appunto
le
tesi; come
di
dalle
poesia
dalla
se
E
nella
LE
poesia
altro
avuto
PRIME
greca
e
ufficio
che
la durata
E
famoso
dei
uno
Io
vèrs,
e
i
del
sia
ispecie negli
sentiamo
versi
in
francesi
volendo
tenne
le
ultimi
però
leggi
del
nel
di
nel
sauvcr,
de
et
flàmmè,
de
due
che
tesi, la
piedi
di
essi
versi
dell'
in
della
o
parola,
di
due
l'autore, pur
all' antica,
accenti
(come
Se
esametro.
misurati
o
gendoli
leg-
pronunzia
l' armonia
posizione degli
francese,
metro
esa-
sconciata,
1' accento
secondo
questi
li pronunziano
come
orribilmente
flevrs.
dell'
osservare
le
orner
in
se
dell' armonia
e
poesie
Eccolo:
nourrìr
accoppiati; perché
verso
alle
1553.
giudicare
basterà
due
Jodelle,
che
innanzi
latino,
ciascuno
della
verso.
distico
un
le arsi
comporre
conto
mente
esatta-
veiit
rimane
ne
leggiamo
misurare
pentametro
secondo
li
di
niente
francesi; mi
francese
quello
chef, éf ombre,
et
ci
avesse
stampate
arrogherò
versi
quantità
pleiade, mise
Cypris
coètir
mi
non
due
Amour,
la
ogni piede
Magny
I47
latina
Francia
della
de
PhoebUs,
Tòn
in
poeti
d'Olivier
di
BARBARE.
ODI
mi
secondo
par
più
148
fu
probabile)
orecchio
guidato
che
più
secondo
Ma,
stati
maniera
di
alcuni
che
"
à
poesie,
la
sique
que
„.
con
liberalmente
favori
remettre
mésure
anciennement
mains
d'
Questa
icelle,e
di
Enrico
riforma
Baif,
Joachim
et
patenti
quale
la
tant
les
fu
nel
Carlo
da
lui ebbe
III; finché
poi
la
per
langage
de
Grecs
1570
IX,
et
quale
facon
réglement
par
sociatosi
as-
de
la
du
àS. Protecteur
morto
il
poetica
Thibault
l' avancement
accademia
nome
al mondo.
principale,quale
al
sus
pate
stam-
e
un'accademia;
usitée
lettere
il
à
l'
al-
l'Odissea
e
Mousset
tentata
posta
a
ad
misurati
Baì'f fossero
e
musico,
travailler
frangois, et
versi
l'Iliade
attribuito
un
Courville, fondò
in
di questa
prefazione
una
ciò, il merito
di
generalmente
dovea
in
certo
un
Jodelle
sia
con
teur
da
l'
del-
bero
sareb-
non
gì'inventori
veduto
aver
siasi, di questa
esso
viene
di
che
prima
Aubigné,
lui tradotti
da
esametri
Comunque
d'
Ba'if
né
dall'abito
intenzione.
Agrippa
antica, afferma
in
fare
vera
poesia: egli,
salmi
voltate
ciò
a
da
Jodelle
né
ITALIANI
CRITICI
I
che
premier
de
la
et
la
mu-
Ro-
sciuta
riconoaccettò
Audi-
protezione
le guerre
i
e
ci-
I
150
Che
altro
CRITICI
questi se
sono
perfettamente
Bernard,
del
rime
salvo
la
versi
non
eguali
di quattro
ritmo
nel
diversa
a
labe,
sil-
questi altri
disposizione
delle
?
Rien
Oh
quelle image
Fait
Fouquières
in
nelle
però
nota
una
poesie degli
il Baì'f
che
della
Watteau!
pour
all' ode
dell'accento
altri.
Egli
accenti:
degli
distico
se
il
creduto
di
Jodelle;
Baìf, capo
della
doversi
anche
la
osservare
avrebbe
fatto
Mi
nei
versi
più probabile
agl'italianiavvenisse
questo;
credere
conto
verso
rispetto
che
ragione,
misurati
all' antica
degli accenti,
collocazione
che
trovasi
poetica, avesse
scuola
nuova
non
anche
questa
per
legge,
una
par
e
trasi
riscon-
inclino
accennai
opinione contraria, come
che
tenuto
io
de
Becq
di
mostra
deliberatamente
abbia
posizione
al
Baì'f il
del
l' armonia
ragione
per
!
paysage
che
avverte
essa
hameau.
mon
Quel
In
si beau
n' est
Que
r
ITALIANI
tutti
che
avrebbero
ai francesi
che, assuefatti
ne
servata.
os-
come
cioè
a
sentire
il
dall' orecchio
sono
governati
certo
che,
se
fecero
ne
non
quali regole
fermassero
dire
in
latina;
che
e
nel
Jodelle
riferiti. In
francese,
io
ciò
lingue
si
gevano
reg-
strofa
del
Baif
anche
per
il
ragioni principali
e
greca
conto
tenesse
chiaro
io
sere
es-
che
quelle
su
dalla
delle
una
sognò,
bi-
dovettero
ma
non
non
quantità
questa
resulta
veggo,
è
che
volte
parola
e
modo
quantità.
antiche
foggiarle
della
accento
del
delle
quantità
la
le
alla
foggiate
quelli
all' accento,
esattamente;
parte
gran
onde
ogni
tutte
e
1' accento
posso
Ad
abbadarono
obbligo;
un
condotti
legge,
poesia.
sacrificarono
Per
dell'
anche
se
la
nella
secondo
inconsciamente
osservare
effetto
per
versi
comporre
quasi
ad
I5I
soltanto
verso
nel
anche
fossero
quantità
BARBARE.
ODI
del
numero
degli accenti,
la
PRIME
LE
E
dal
e
da
stico
di-
me
tentativo
cattivo
del
successo.
Ma
odano
un
Sainte-Beuve
parla
parla dopo
tre
non
secoli
dice
che
di
sopra
po'
di
i
quel
di
che
esso
volere
critici
tentativo,
adattare
il
come
come
ne
passati quasi
erano
sdegnosa
noncuranza
mica,
nostri
e
d' oblio.
il
verso
Égli
latino
152
alla
mica,
che
non
con
si
prendere
egli
critici
nostri
pontefice
massimo
dal
Non
dire:
"
egli
della
fa
lirica
assoluto,
ha
non
si
si
cosi
ciso,
re-
crede
il
bene
guarda
Egli, dopo
diato
stu-
avere
osservazioni, esprime
delle
dubbi, quasi
come
sicurezza
la
non
e
stalla,
di
una
critica
posswnus.
A
r
dice
envisager
egli
la
—
frangaise métrique
ainsi
qui
odora
cosi
tità
quan-
ragione; egli non
itolo
a
alla
ardisce
non
pronunziare
sentenza.
una
—
di
ispirati; egli
meditato,
dei
bada
non
che
è
non
dogmatico;
cosi
ancora
frase
una
può
vettura;
e
quale
sillabe,è opera fuor
dice
una
ITALIANI
la
poesia francese,
delle
de'
CRITICI
I
que
en
tentative
d'
peut
les
rattachent
si
deux
hommes
ment.
Marmontel
idées
de
souvent
cette
quantilé, serait
règles
à
ridicule, et
pense
qu'
partie
en
celles du
qui
de
praticable;
des
XVIIIe
reforme
célèbres
en
établies,
versification
une
sembler
Le
fait mention.
tant, dont
notamment
les
qualifiéela plupart
1' ont
ont
d' après
ont
est
critiques
siècle
tout
XVI^,
e'
pour-
genre
offre
nous
jugé
se
différem-
prosodie francaise,
une
la
prosodie
et, par
les
appelée
études
prò-
E
fondes
langue,
homme
pédique
d'
s'
a
esprits
bien
à
fin du
Ronsard,
XFI^
encyclode
tant
l' occu-
qui
On
comprénd
à
de
du
de
l'origine
la
tels
littéraire
siècle
et
déjà
de
auprès
si déraisonnable
(Tableau
peut
temps
lit-
notre
poesie fran"^aise
au
siècle).
critico
L' illustre
del
tentativo
attribuisce
del
Ba'if
e
il
mancato
de' suoi
loro
naturalezza
e
l'eleganza^
che, dovendo
de' versi
con
per
latini,non
brevi; seconda,
un
ricerca,
nuova
la
badano
che
grande
mancò
poema
simili
non
a
che
tutti
un
consacrasse
la
que' poveri
alle
lari
sco-
comporre
lunghe
grande
a
pati
occu-
curarono
volta
prima
cesso
suc-
compagni
precipue ragioni: prima, ch'essi,
della
che
fut
neuves
IIP
c'est-àdire
encore:
milieu
faveur
notre
loin
en
frangais metriques
eu
été
pas
poids
au
composer.
a
quelque
pensée
et
vers
qui
n' avoir
„.
due
en
l' harmonie
plus
epoque,
aux
à
térature
la
I53
sur
alle
originales
songé
la
a
dont
son
idée
qu' une
livré
est
est
éminent,
exercé
est
de
Turgot
vues
paient,
s'
décision
comme
autres
BARÉARE.
ODI
il
sa
matière.
cette
cet
PRIME
auxquelles
la
de
LE
e
alle
ingegno
la
nuova
maniera
avait
di
peut-etre
més
à
al
luogo
da
les
Potirqnoi
d^ idées
cette
—
vue,
confor-
seraient
qu' au
témérité
il s'
aurait
de
matières
distinction
eu
passant.
renvoyer
à
Nous
l' opuscule
capitale
entre
ne
meme
1' accent
de
éru-
une
les
combien
quelle
et
prétendre
à
mieux
pouvons
lecteurs
—
apprend,
nous
part
egli
d'
et
délicates,
notre
les
fran"^ais
dice
déjà,
sont
de
Quelles
—
vers
profondes,
agit
moria
me-
l' introdtiction
—
savions
la
poesie fran^aise?
la
qu' ingenieuse,
dont
en
letta
à
opposent
memoire
et
neuves
tanto
definire
quesiti:
dans
Ce
nous
que
eh' ebbe
i due
s'
con
egli aggiunse
peiit-on faire des
ne
reste
trancher
eh'
la nota
ancicns
forte
il y
intendeva
intendesse
neppure
sopra
—
aussi
questions
La
dice
rammarico;
un
conferma
"
plein
faire
s' y
citato, dopo
me
des
rhythme
rime?
ces
Io
che
qui
difficultés
sans
les
E
Mablin
del
ce
dans
un
non
esprimere
vóto.
questione,
dition
écrire
egli
—
décret
un
parole
un
—
en
il Sainte-Beuve
la
du
Ronsard
„.
queste
soni
Si
contemporains
ses
resto
meno
d'
peine
comme
Del
"
poesia.
la
pris
ITALIANI
CRITICI
I
154
curieux
M.
et
de
Mablin.
la
quan-
E
tité y
garde
du
la
credo
lui fatta
portato
ho
a
poesia
sistema
un
lingue
fra
pris
pas
sul
delle
lingue
stesse^
e
del
tener
conto
e
artificioso,di
diverso
che
diversamente
considerare
molto
applicarlo
ad
noi
sentiamo
che
importanza
moderno
di
dall'
la
la
che
di
ha
recitare
cantarli, ha
quantità
la
nel
i
portato
plicato
com-
tutto
tener
senza
molto
possiamo
della
accento
parola
esse
senza
non
tmico
ri-
più
lingue,
esse
rale,
natu-
e
il sistema
de' romani
di
la
per
elemento
l' accento,
carattere
disgiunta
all' antico
proprio
principale
dagli antichi,
Il sistema
già
modificazione,
nessuna
senza
conto
greci
de'
io;
l' assurdità, di
aventi
loro
fondato
simo
mede-
quel
di dimostrare
moderne
metrico
che
quantità
e
dissi,
come
perché
quantitativo
accento
cercato
e
la memoria
pensando
concludere
a
concluso
applicare
leggere
ingannarmi
impossibilità,anzi,
dalla
les
quoi
à
est
n' avaient
potuto
non
da
averlo
che
abbia
non
distinzione
intero
e'
et
metrique
système
io
Mablin,
debba
la
établie,
I55
„.
Bench'
del
BARBARE.
ODI
solidement
est
partisans
PRIME
LE
parola
e
discorso.
tuito
versi, sostiuna
muta-
156
zione
radicale
quando
neir
loro
nel
breve,
di
H
fa
la
leggono
dell'
me
orecchio
nei
quantità
arsi
le
e
latini
versi
me
che
sentire
laba
sil-
prima
e
sentir
a
Non
breve.
pronunziano
fesso
con-
e
a
la
Eneide,
se
i
tono
sen-
curioso
molto
pronunziano lunga,
che
le
eh' e'
fra
ridere
il loro
verso
eh' essi
secondo
legge
Sarei
seconda,
sentire
può
illusione.
primo
catto,
la
lunga
dal
come
Io,
gli spondei,
e
tenermi
so
spiegassero
sillabe.
che
gente,
i dattili
beata
delle
quantità
l'accento, affermare
secondo
non
ITALIANI
buona
certa
esametro
che
della
nella
sento
latini
versi
mi
CRITICI
I
chi
non
tesi.
XII.
Dopo
in
Turgot
Francia
Anche
secolo
francese, inteso
la
esattamente
possibile
né
misurata,
e
altri, ch'io
scrivere
a
1' abate
nel
niun
D'
versi
Olivet,
scorso
in
un
quantità
poeti
delle
alla
del
misurati
all' antica.
scrisse
quale
della
trattato
particolar
conveniente
dei
il
sappia, si provò
modo
a
e
blicò
pub-
prosodia
determinare
sillabe,giudicava
sua
secolo
lingua
XVI
che
la
né
poesia
la
ten-,
158
di
I
rifece
Virgilio,e
quarta
hurst,
che
Arnold,
al
aggiunta
metres
riporta
literatiire
quel
nota
latino
discordanza
risulta
ne
da
metri
nei
essa,
Philip Sidney
conto
e
Quei
saggi
dopo
non
io
rispetto
Colle,
ridicolo
delle
E
traduzione
di
attribuisce
avere
gli
delle
parole
Robinson
di Catullo
zione
prefa-
antica
scrittori
la
per
nella
metrica
altri
che
del
naturale
originale, parlando,
al
Stani-
ritmico
verso.
recente
degli
dello
da
accento
del
en-
of english
notai
effetto
on
di
del
tempo
il cattivo
autori
Sir
cesso
suc-
tenuto
accento.
tentativi
furono
Appendix
l'accento
suono
dei
quelli
dell'
Spenser;
l' accento
un
regina Elisabetta,
di
dello
Renieri
del
secondo
una
dell'
ad
della
il
di
Ellis, autore
che
dell'
esso
affatto
perde
1' ecloga
esametri
secondo
parole; leggendoli
si
saffica
Maniial
suo
medesimo
leggendoli
verso
nella
alcuni
agli asclepiadei italiani
cioè
ode
una
altri.
ed
Tommaso
glish
in
SìieeplieardesCalendar
dello
Phaier
un
ITALIANI
CRITICI
abbandonati
ripresi
la
buona
in
questo
prova,
per
con
credo
quasi
due
tutt' altro
coli
se-
todo,
me-
io, eh' essi
E
fatto
avean
della
LE
in
in
del
i
Tober-na-
pubblicato
che
dice
è
importante
Un
di
w^er,
per
la
in
Orazio,
se
non
suggerito dagli
due
sono
dell'
il
Fra
dei
impressione,
della
traduzione
i Lost
versi
è
tales
più grandi
della
e
varia
com'
e
degli
del
Bul-
misura,
ciascuna;
e
poeti
il
poesie
T.
egli
metrica
famosi
delle
Schiller, dell'Heine,
possono
odi
versi
glese.
in-
dagli antichi, fu però
all' autore,
i rinnovatori
inglese
di
di quattro
imitato
antichi
può bene
Miletus
of
che
ma
metrica
delle
bianchi
regolari
che
svolgimento
Inghilterra, il Tennyson
traduttore
dello
la
e
in
istrofe
che
confessa.
questo
che
1' Ellis
1858,
ciò
of
Clough,
questo,
nel
verso
giati,
pre-
Botine
del
Di
volta
posto
com-
pure
esametri.
svolgimento
anche
poemi
ma
Kingsley.
passo
verso
passo
dei
uno
de voyage
prima
un
nuovo
composti
legati
metro
Carlo
come
im
considerarsi
epodi
in
Aniours
di
notizia
famosi,
pure
e
qualche
1' Evangeline, è
produsse grande
non
chiamarsi
che
sa
meno
Vuolich
I59
ha
Longfellow,
poemi,
Andromeda
fu
BARBARE.
Chi
inglese
esametri:
sono
ODI
Germania.
letteratura
più popolari
e
PRIME
stesso
antica
viventi
Swinburne,
del
Bowring:
e
Goethe,
il Ten-
l6o
poesie,
tre
nyson
per
istrofe
alcaiche,
il
endecasillabi;
Schiller
tradusse
negli
forme
da
che
tradurre
lodata
sua
r Arnold
che
già
r
citai
ve
wehell
avea
imd
È
toccata
antichi
me
fatto
Dorotlica
e
a
l' Ellis
tre,
quella
tutte
centissime,
re-
delle
alle traduzioni
il dott. Whe-
in esametri
e
bile,
proba-
alcune
accennate,
Goethe,
Ca3'ley
conosco;
non
che
e
Eschilo,
d'
ad
quella
già prima
del
e
queste
toccata
Bowring
il
compi
ch'io
a
da
modo
possibile,anzi
altre
siano
latini nei
e
Prometeo
accoglienza
metri
del
del
Germania,
questo
intendimento
Catullo.
di
ne
r
in
poeti greci
antichi
terra
Inghil-
in
in
pezzo
un
nobili
metrica,
cotesta
anche
Anacreonte,
di
accoglienza
poesie
da
traduzione
quella
che
ma
gli
precipuo
questo
con
di
degli originali. Per
stessi
metri
la
cioè
si fa
le
inglesi
lettori
ai
distici,
in
e
del
metri.
incominciato
anni
alcuni
quello
a
stessi
principiiscientifici
i
e
esametri
alcuni
ed
poesie
le
tutte
per
in
familiari
render
A
s' è
dello
e
egli
eh'
Bowring
tina;
la-
alla
saffica
ode
in
una
endecasillabi
in
una
per
esametri,
in
una
1' altra
e
il Swinburne
Goethe
ITALIANI
CRITICI
I
la
dell' Hermann
popolarità
LE
E
PRIME
Evangelina
della
sufficienti
Longfellow,
del
il buon
dimostrare
a
l6l
BARBARE.
ODI
più
sono
che
dei nuovi
successo
tentativi.
Non
qual
sieno
han
le
della
leggi
antichi.
Ma
il
che
r
che
fare
che
r esametro
stata
maggior
letto
Fórse,
parte
degli
r Ermanno
il
Chiarini.
medesimo
e
un
in
altro
di
incanto
opinione
è
avere
mano
alcuni
ancora
Evangelina
bellezza,
metro;
gusto
ove
la
ma
che
concederanno
potrebbe
niente
ad
1'
se
uomini
Dorotea
chiaro
da
egli dice, non
perduto
in
composta
d'
è
adattato
decidere
o
revole,
auto-
ha
non
trattato
modo
di
tempo
il poema
metro
"
guadagnato
avrebbe
fosse
metrica, ed
mirabil
poesia:
il
giunto
quelle leggi
nuova
in
gli
parzialità,dice
specialmente, se
sia
di
generi
la
con
maestra,
di
di
osservanza
lingua inglese
giudice competente,
Bulwer,
sospetto
non
e
cosa
intendevano
le
come
prima
per
nella
quantità
non
Inghilterra
in
innanzi
osservare
opposizioni:
utile, che
anche
messo
di
l' impossibilità
ed
bella
Ed
incontrate?
gli oppositori
le
mancate
novità, sia pur
la
è
abbia
ne
che
già
han
ficilmente
dif-
che
in
un
altro
patriarcale {patriari i
l62
I
chal
chann)]
la
Dott.
Whewehell
in
nobile
altro
un
of
talcs
scrittori
il
in
dove
quantità
il
Ellis
che
ne' suoi
ad
e
anche
osservare
volle
il
negli
e
anch'
egli
regola generale
la
fare
che
moderni
Il solo
tolsero
della
zionale,
ra-
forse
damento
fon-
a
parola,
e
cadere
quei luoghi
la
le
le
maggior
del
verso
ma
vide
che
quantità al
lo
stesso:
sillabe
le sillabe
tutte
ciò
il
endecasillabi
Cosi
l'
al-
parve
Tennyson
riuscito
era
antico,
modo
stabilito
accentate
si
parte
accentate.
non
Clough:
bastasse:
alcaici
cui
lunghe
tutte
cosi
dai
prendere, cioè,
quantità,
brevi
non
lost
1' arsi.
considerare
Longfellow,
di
in tutti
cade
alla
e
(The
all' arsi, facendo
accentata
di
che
„.
—
1' accento
l' accento
contentano
accentate,
classici?
di
della
Rispetto
seguito
possibile;
tedeschi;
latino
il
fedelmente
cosi
potuto
metri
in
solo
sillaba
una
fatto
di asserire
coraggio
metodo
nuovo
sostituire
di
abbia
prefacc).
dai
l'esempio
ha
ne
spirito dell'originale
inglesi
il
che
gusto
che
avrebbe
Mi Ictus:
è
il
avrà
lo
Qual
di
uomo
traduzione
metro
conservarsi
ITALIANI
nessun
e
letto
CRITICI
son
come
lun-
E
ghe,
che
e
l.E
PRIME
nell' arsi
e
metrico
questo
con
Chi
il merito
di
della
proporzione
del
alla
e
via
farsi
non
questo
la
essendo
alla
di
senso,
sanno
che
r esametro,
perati
creduto
in
Germania;
erroneamente
i
metri
da
sono
e
dell'
che
la
meglio
è
di
la
osservare
osservarla
ma
tutte
quelle
aspre
in
certo
quale
non
breve.
come
classici, particolarmente
oltre
forse
ralezza
natu-
Swinburne,
sillaba, la
una
sta,
quetrica
me-
alla
allungano
si considera
accentata
Tutti
di
quantità
che
suo
in
bellezza
il
posizione^
suoni
di
alla
dal
evitare
il
piuttosto
Forse
legge
stretta
difficoltà
cresciuto
nociuto
tenuta
sua
fors' anche
non
molto
talora
mezzo
ordine
combinazioni
modo
di
se
nel
la
meraviglioso
o
laba
sil-
posizione,
alle
pensi
disinvoltura.
una
in
quantità
in
di
di
realmente
fatica^
abbia
verso,
che
domanderà
sia
aggiungere
senza
quella
si
esso
quella
condusse
troverà
qualcuno
ma
una
legge
Catullo.
superare,
se
anche
sistema
eh' ei dove
cadere
sempre
difficil
di
lavoro;
dee
chiamasi
traduzione
163
BARBARE.
osservò
accentata,
linguaggio
ODI
per
un
ciò
lingua
secolo
alcuni
tedesca
axlohan
sia
164
I
al modo
quantitativa
S'
insegnano,
le
fare
nel
verso,
nella
il
cui
i
un
giambo
la
Anche
chi
ci
o
ciò
meno
guarda
a
i
che
è
inglese
la
giambo
o
sopra
tedeschi
suo,
tutto
e' è
per
latino.
In
sti
que-
dall' accento,
chi
non
se
che
cosa
in
accento.
guarda
posizione;
perché
di
trocheo
un
dall'
ci
e
partito
a
o
greco
Chi
trattati
medesima
la
quali,
tedesca,
o
gola
re-
loro.
da
dei
indipendente
quantità
modo
un
trocheo
determinata
alla
metrica
siano
un
fra
forse
la
parole,
con
antica, s' inganna
quantità
quelli è
formati
sono
quanto
delle
nomenclatura
tedesco
o
sul-
antico
accenti
impararono
di
da
argomenta
inglese
la
classica
metrica
unicamente
praticata dagl' inglesi, i
medesima
la
trova
valore
nessun
metro
sono
e
delle
niente
o
ritmici, in
dagli
desca
te-
quantità
o
di
metrica
poco
riposa
versi
quantità;
libro
un
di
la
latina.
della
e
ha
poco
versi
risulta
dissi,
apre
trattati
ritmo
medesima
come
nei
quantità
tedesca
armonia
dalla
non
greca
distinguere
per
Anche
lingua
loro
della
1' antica, ha
con
accento.
ITALIANI
vero,
questa
ma
che
r
è
regole
sillabe;
CRITICI
ci
e
sono
più
e
ciascuno
leggi
l66
Il concetto
che
antica
è
hanno
che
meno
(op.
und
Dorothea
dice
poeta
trovare
mann
altro
proviamo
E
grande.
quanto
meno
( De
afferma
tanto
migliori
lingua
latina
quantità
fece
versi
dall'arte
barbari
e
né
colle
dita
più
per
la
e
iato,
poeti
cogli
occhi
leggi
rozza,
pili
al
e
verso
tinorum)
la-
poetartim
essere
"
dei
metri
la
Ennio,
il
die'
la
Klopstock
quantità
misuravano
cogli
egli,
degenere
non
ma
delle
e
l' esametro
che
che
volgersi
a
d' Ennio
tedesca.
sentivano
che
poesia
Klopstock, quanto
conoscevano
e
il nostro
molto
metrica
del
della
diletto
il
stato
degli antichi;
non
non
r
migliore
nuovi
alle
gente
metrica
e
sua
esametri
atta
tazione
l'imi-
dell' Her-
poteva
certo
re
quelli
non
che
latino
di
è
che
gli
siderano
con-
fare
Non
all' esametro
possono
Il Mueller
elegiaco.
"
:
la
i
consiglia
„
al paragone
parlando
sarebbe
leggerla
a
trica
me-
che
voluto
è
nazionale?
metro
basso
moderna,
cit. )
per
della
profanazione
si
Westphal
hanno
cosi
una
questa
con
è
della
Il
prima.
gran
scrittori
alto, ed
cosi
poco
che
ITALIANI
cotesti
che
quello
un
CRITICI
I
i
per
greco
labe
sil-
delle
più
versi
Il
orecchi
„.
E
Westphal
( Catull'
s
Gcdiclite
ragioni
le
può,
non
della
citati
primi che,
essi,
pare,
nella
secolo
stesso
Quasi
la
il
prova
e
dietro
Klopstock
colla
due
secoli
dalle
Klopstock
trattò
ed
di
Messiade,
nel
prima
/
come
tentativi
di
terra.
Inghilritentò
1730,
a
bero
eb-
quelli fatti
in
tempo,
e
intitolato
anche
ch'
An-
mento
discerni-
maggiore
con
dell'
tedesca.
lingua
nel
successo;
Stagioni
XVI,
Francia
in
Friedrich
secolo
loro
loro
dopo,
la
del
effetto
stesso
distanza
colla
i
ed
Italia
in
migliore
pastorale
imitato
lo
Primavera,
sua
la
Gottsched
breve
a
norme
Joli. Klaj
un
e
lingua
considerarono
naturalmente
nel
alle
dott.
la metà
verso
quantitativa;
puramente
del
Gcssner
un
l' esametro
tentarono
a
tedesca
lingua
accomodarsi
metrica
di
trovo
i
la
discorre
antica.
trattato
Riickert
quali
avviso,
Catullo
suo
erldutert)
le
per
suo
a
metrica
Nel
come
iind
al
gcschichtlichenZusain-
in ilirein
iibcrsetzt
menhange
lungo
prefazione
nella
poi
167
BARBARE.
ODI
PRIME
LE
lui
tennero
nel
1748
il Kleist
1749
parte
piaceri
di
dei
un
metto
poe-
campi,
inglese Thompson.
molto
felicemente
il
la mag-
Il
l68
1
dei
gior parte
sconosciute
Il Vosz
colla
colla
forma
una
di
gli diede,
più
r
noti
in
l' ode
che
dell'ode
il Platen
che
lo studio
e
avuto
sulla
moderna
delle
traduzioni
in
antico.
metro
cita
metro.
sischer
Horaz
Gli
impronta
ler,
lo Schil-
dei
una
Delle
noti
poeti
l'influenza
classici
Il
di
d' Orazio
odi
sette
Uè ber
in
Deiitschen
di
metrica
traduzioni
die
e
1' Eichhoff
in
II. Die
mani
ro-
fatte
son
questo
Nachbildimg
—
ha
numero
poeti greci
grandissima parte
sole
eh' io
derivazione
poesia germanica?
{Eichhoff,
Dichter
un'
pura
dei
tedesche
meno
non
trattatisti
importa
ch'io
l' imitazione
infinito,e
è
una
antica?
Dorotea
i
che
Che
non
accenta
e
eh' io nomini
?
è
tedesca
classica
dell'
corretta,
importa
diede
e
benché
legge
forma
una
meno
Che
Hòlderlin,
bellezza
Eriìtanno
suo
belle.
d' Omero
traduzione
gran
odi,
sue
molto
pure
alla
col
dicono
nazionale.
le
all' esametro,
severa
benché
metrica
son
aggiunse
il Goethe
:
antichi:
sua
contravvenisse
tedesco
di
noi,
eccellente
più
rado
lirici
fra
Luisa
sua
ITALIANI
metri
quasi
e
CRITICI
Oden
clasdes
).
scrittori
posson
bene
trovare
E
poeti
i nuovi
usare
soltanto
i
antica
ha
metrica
immortali
stock,
le traduzioni
r Ermanno
i nuovi
Platen;
dei
poeti
trattatisti,e
che
in
di
meno
del
in
daran
KlopVosz,
Odi
le
e
opere
del
retta
poco
alle
del
parole
Ha-
più illustri,Roberto
esametri
sei
la Luisa
e
Goethe,
del
de'
uno
scriverà
merling,
Odi
le
anni
il
Re
suo
di
Sion,
di
l' onore
avrà
la
quando
ma,
di
e
ad
e
battesimo
omeriche
Dorotea
e
il
Messiade
la
come
l' esametro
nazionali;
ricevuto
consigliare
bene
stare
metri
Vosz^
del
Klopstock,
posson
lasciare
a
169
BARBARE.
del
Platen,
del
Goethe,
ODI
antichi
i metri
difettosi
del
PRIME
LE
sei
edizioni.
XIII.
Dunque,
quando
del
perdono
non
Carducci
il
disperato
aver
lingua italiana,credendola
ciò
che
fanno
i
poeti
assai
felicemente
una
corbelleria?
non
fu
da
de' suoi
con
dunque
lui citato
dal
la
far
a
grande
loro
essa
con
in
Klopstock
poi
disse
non
„,
l' esempio
dei
inopportunamente,
critici han
chiedo
di questa
idonea
tedeschi
"
disse
detto?
—
tedeschi
come
Parrebbe.
cuni
al-
CRITICI
I
170
Ma
vedi
L' unica
fu,
non
sapienza
ragionevole
farsi
eh' io
assicurare
il
ritas.
E
Io
Sior
chi
si, che
dovrebbe
eh'
notai
di
versi
di
due
che
nostri
di
noi
suoni,
dicasi
per
il critico
certe
Vecose
che
di
perché,
il
al
ho
tutti
che
esempio,
ritmo
detto
d'
di
altri
versi
versi
alcaico
il
alcuni
in
decasillabo
corrisponde quasi
il
strofe
saffico
sempre
quei
non
italiano.
verso
:
suono
affatto
della
il
sdrucciolo
uno
talora
nessun
so,
spes-
volte
enneasillabo
l' alcaico
dei
delle
rendono
non
poi
gli
dico
neh'
più
e
quella
spesso
mentre
e' imbattiamo
troviam
e
1' accento
l' armonia
accoppiati insieme;
nell' alcaico
e
alcaici
e
misura
quinario piano
un
rispondente
Questo
dal
né
Doctor
spesso
sentiamo
novenario,
detti
varia
:
sempre
accoppiati,
dei
fatta
dal
né
rendono
di
versi
endecasillabo
un
fu
posso
:
latini, letti secondo
i versi
italiani
non
di
fare
barbare
alcuno
non
tuto
po-
saperle!
grammaticale,
suono
Odi
da
Momolo,
vuol
avrebbe
delle
essa
critica!
certa
che
fatta
sappia,
dal
di
acume
metrico
lettore
né
ed
obiezione
al sistema
Barbiera,
ITALIANI
alcaica,
minore,
al
nostro
E
endecasillabo
cui
novenario
un
con
o
qualche
uno
che
giambici,
degli
1' esametro
nario
sette-
un
o
con
invano
con
sillabo
deca-
un
bisillaba:
cerca
Cosi
di
ottonario
di
siasi
italiani.
versi
de'
si
qualche
trova
suono
ed
quinario accoppiato
un
un
esametro
pur
si
dell'anacrusi
scemato
sillaba
quarta
pur
il
spesso
o
I7I
corrispondenza:
questa
senario
un
sulla
quinta;
manca
molto
ci dà
o
la
dopo
in
saffico
BARBARE.
ODI
accento
con
pausa
una
PRIME
LE
in
pure
V armonia
di
siffatti
accoppiamenti
versi
asclepiadei,
de'
endecasillabi
cosi
tutti
di
e
di
gli
altri.
il
come
prof.
neir
di
metrica
novità
La
Eusebio
di
combinazioni
che
il
avere
noi
il Carducci
di
proprio
perché
nuovo;
1'
nonostante
gli
e
per
non
il Tolomei
errore
s'
erano
versi
latini
in
questa
che
ci
e
fondamentale
mostrata
aveano
questa
nei
lui
strarono,
dimovia
per
italiani, le barbare
versi
notisi
E
riprodotto,
poeta
sentiamo
r accento.
sta,
Borgognoni
il
e
Bardare
Odi
delle
già
ha
del
chiaramente
messi
letti
prima
condo
se-
novità
niente
messo
i suoi
monie
ar-
compagni,
loro
la
di
stema,
si-
via,
lui il
Chiabrera
il
per
e
primo
base
e
gli
esametri
affettano
di
secondo
la
di
nell' ode
cogli
sulla
accenti
una
quarta
e
qual
caico
E
verso
cogli
decima
del
dell'
uno
disprezzo
mente
probabil-
e
per
mente
già usati, precisasolo
della
strofe
eh' è
alcaica
decasillabo
un
settima
la
e
quarta,
accenti
ventò
in-
verso
o
nona
meglio
principali
sulla
i secondari
sulla seconda
dall'anacrusi
monosillaba.
e
scemato
corrisponde
decasillabo
abbastanza
bene
all' al-
latino.
il Carducci?
d' inventarne
dopo
pausa
sulla
sull'ottava,
Vili,
odi
grammaticale
prima, terza,
endecasillabo
un
Il
Urbano
per
1' antica
pigliando
che
Un
il quarto
non
composti appunto
italiani
Barbare.
Chiabrera,
sillaba, ed
e
Odi
le
come
il
letti,sono
versi
le
e
certuni
dell'accento
legge
combinazione
che
degni
non
parlarne
li hanno
non
cioè
moderne
lingue
altrimenti
altro,
dell'
senti
il Tommaseo
senti
grammaticale:
l'accento
onde
le
con
classica
Chiabrera
gl'inglesi;che
e
imitare
metrica
a
poi
i tedeschi
possibile
Il
che
quello
sentirono
era
Tommaseo.
il
e
ITALIANI
CRITICI
I
172
neppur
—
Il Carducci
uno.
Tutti
non
i versi
si
permise
delle
Odi
174
ticato
della
sistema
che
fra
rifare
e
notevole:
i versi
latini
secondo
la
di
latino;
e
come
il
è
il
il metodo
metrica
nel
ragionevole
che
non
Tommaseo.
Può
dunque
domandarsi
seguito
il metodo
e
del
del
abbia
Tommaseo
Carducci
Egli
è
latini
facile
probabilmente
e
letti
i metri
invece
a
del
il
come
verso
latini
rimane
dai
fuori
tedeschi
è
molto
Chiabrera
al
del
dell'altro?
il
anzi
versi
antichi
e
più
e
del
Carducci,
Chiabrera
La
risposta
indovinare.
dirà:
quasi parantela
secondo
leggerli
del
alcuni
dagl' inglesi
perch' egli
tesi, e
suono;
quello
fraleggerà
Ora,
seguito
rifare
renza
diffe-
più conforme,
secondo
alcun
quello
e
una
c'è
le
e
ragione
affatto
che
dubbio
lettura
per
rendono
arsi
compreso
tedeschi
e' è
grammaticale.
alla
conforme,
non
le
già
metri,
che
al
pazienza
moderni
antichi
differenza
secondo
modo
ha
Tommaseo,
del
l' accento
primo
solo
gli
Abbia
Egli
dai
seguito
fare
potersi
barbare.
arrivati.
il metodo
nel
dissi
Odi
delle
Chiabrera
del
che
ci siamo
inglesi
ed
ITALIANI
obiezione
metrico
il lettore:
di
CRITICI
^
l' accento
—
che
Per
la
e' è
fra
e
i
metri
spondenza
corrii
tri
me-
ita-
E
metodo
il
liani,
a
mie
io
usatissimi,
le avessi
quelli che
non
dirsi, la
mio
e
quei
di
che
sarebbe
mi
al
tutte
è, che
di
altri
in
adattati
Tuttavia,
autorità
in
osservazioni
qualcun
paiano
altro
sotto
delle
in
tagli,come
al
io
forma
il
che
cui
la
di
conto
sia
e
che
mia
rabilmente
mitengono.
con-
poca
e
alcune
se
ricerche
da
me,
delicato,
dubbi,
Carducci,
queste
di
e
grave
gliore
mi-
giudizio
belli
poetica
senta
cosi
quali
Italia
inutili,vedrà
molto
io
o
ragione poi
e
materia
quanto
qui,
:
la
altre
mente
che
da
trebbe
Po-
—
anche
parmi
argomento
soggiungerò
tutti?
all' orecchio
alla
per
un
differenti
in
generale
quasi
se
pochi pilicompetenti
non
sono
di
E
delle
avvenuto
vengono
toro.
Se
italiani
addurre
questa
ma
testa
di
metri
Carducci
antica
nostra.
molto
orecchi
mostrava
1' armonia
versi
versi
di
non
vedere;
so
suol
o
della
ostica
non
si
metrica
composte
il
che
mi
vera
riuscita
negli
forse
ragioni,
della
formate
sono
I75
scelto
me
è
tutte
BARBARE.
all' indole
orecchie
strofe
tutti
da
conforme
più
molte
ODI
lontano
più
quanto
tanto
PRIME
LE
tenere.
e' è
non
176
Si
può
nel
il
maggiore
dei
che
latino
nelle
dall' armonia
Nelle
conta.
arte
e
la scienza
il Galileo
non
scoperte,
pensando
contadini
gira!
terra
avrebbe
sa
stati
Io
poi
avrebbero
Sta
buoni
sento
vedere
scriver
dovuto
quanti
a
de'
suoi
a
che
le
lontani
pili
barbari
questo
non
vede
molti, anche
fare
migliaia
riso
più
vedere
a
dovuto
che
di
primi)
Leopardi,
ai
Sta
avrebbe
Ma
il
cose
son
po'
un
palesi il maggiore;
nelle
numero,
critici, occultissime.
certi
chi
latini, molto
barbare.
anche
per
molto
occulte, dice
cose
il minor
meglio
versi
Odi
quelli delle
non
r
suoi
più
la
metto
metto
scito
riu-
la fedeltà
quanto
li
ce
versi
dei
fosse
con
(e ci
tanto
anzi
i
giudicato
avrebbe
antica
italiani
studiato
scuole,
e
se
Odi
sue
lingua moderna,
una
lettori
hanno
quelli
che
in
che,
uno
delle
tedesco,
la metrica
possibile
parte
gran
i metri
sistema
riprodurre
a
contr'
cento
comporre
seguito
avesse
ITALIANI
scommettere
il Carducci
e
CRITICI
I
le
e
sentir
però
sue
migliaia
dire
che
il Foscolo
non
che
grandi
Grazie, pensando
concittadini
a
di
la
non
che
sarebbero
d'intenderle!
gli
ostacoli
immensi
da
vincere
per
E
LE
PRIME
accettabili
rendere
di
agli
difficoltà
dovrebbe
affrontare
esattamente
nella
tedeschi, la
metrica
metodo
nel
poesia
dei
baldi:
alméno
credo
anzi
Non
metri
alcuni
che
Odi
che
avrebbe
gusti
non
per
sono
dei
metri,
e
latini
tante
impor-
nella
nostra
principali
dallo
sia
bello
molte
la
lettori; e
poi
i
uno
coi
tedeschi,
rispondenti
cor-
e
strando
mo-
dio
stu-
questo
i miei
quelli del maggior
la
sento
chiesto
cosa,
ad
attrattive;ma
probabilmente
Zam-
il tentarla.
differiscano; benché
me
e
impossibile,
uno
coi
condarie
se-
tanto
che
esame
e
testo
co-
delle
barbare, paragonandoli
(il quale m'aveva
Chiarini.
in
e
primo
non
in
quistione, non
credo
utile
qui
metri
in
il
per
sarebbe
prenderò
delle
la
accenti
degli
dei
quanto
importante
è
pertanto
non
per
metodo
latino, quistione
avvertita
ciò
e
col
principali
arsi
che
riprodurre più
sento
per
monie
ar-
poche
non
volesse
d' incerto
quanto
secondari
e
altre
assuefatti;
sono
lingua,
distinzione
la
cui
antica;
verso
noi
per
numero
chi
I77
italiani
grandi
definita, delle
ancora
orecchi
nostra
e' è
BARBARE.
quelle
da
verso
altre
sento
ODI
un
voce
breve
tore
dell'edi-
discorso)
la
CRITICI
I
rintronarmi
nel
finire.
Limiterò
ad
alcuni
metri.
la
dagli
possibilità di
tedeschi
1' ha
suo,
che
e
riusciti
sono
degli
San
Petronio,
corrispondono
letti secondo
più
cesura
cioè
cade
e
hanno
piede
ha
luogo
della
ha
che
lo
si
lo
di
cesura,
di
la
uno
anche
un
latini
feriscono
dif-
che
mai
la
latino, quella
chiamano
se
esametro
che
schile,
ma-
piede;
terzo
spondeo.
maschile,
di
Mors
hanno
dattilo;
nell'
in
trocaica,
dieresi,
ritmico.
eroici
punto
del
o
nazione
combi-
ode
versi
non
todo
me-
piazza
nella
metrica
l'arsi
schema
cesura
di
femminile
la
potrebbe
col
dell' esametro
scrittori
schema
la
ai
col
la
per
Nella
dodici
gì' italiani
dopo
invece
fatti
cosi
L' unico
comune
gli
che
arsi.
che
è,
dei
esattamente
le
ha
dei
done
facen-
stesso
dell' ode
sei
e
il sistema
grammaticale
esametri
che
osserverò
secondo
eh' e' li
dell'accento
Due
osservazioni
il Carducci
S* intende
ornai
tempo
mie
esametri,
farli tutti
mostrata
alcuni.
le
dunque
Cominciando
eh' è
gridando:
capo
di
ITALIANI
ed
se
il
ma
terzo
hanno,
il
detto
E
chiaro
piede
italiano
s' incontra
in
però
tenere
ot-
nei
versi
tedeschi,
dei
sull'arsi
parola
una
del
:
di
quanto
loro,
tali
arsi
di
metodo
;
suo
che
perché
d' accenti
latino, secondo
spondei,
vedrà
subito
Meno
ritmo
dal
quand'
io
leggo
i
derlin, del
Platen,
armonie
se
e
ne
istintivamente
anche
Fra
nella
le
appaga,
eh' elle
nostra
Odi
dattili
di
forme
triche
me-
certamente
soliti
rebbe
versi, riuscile
Goethe,
orecchio
mi
debbono
pure
dell' Hòl-
gusta
di
par
arsi;
sentire
quelle
come
potersi riprodurre
lingua.
barbare
o
collocazione,
monotono,
del
il mio
e
binazioni
com-
1' esametro
meno
secondo
distici
le varie
varietà
più
fatto
esametro
il Carducci
varia
de' nostri
il pentametro
o
metodo
combinazioni.
quelle
forse
all'
luogo
più
loro
col
dato
dar
grande
da
facile, e
alieno
più
osservi
ha
la
quanto
scaturisca
chi
esso
secondo
e
ha
di
numero
dare
gli
cui può
che
facilmente
forse
facile
di
fortemente
minor
che
dere
ca-
sillaba
meno
abbiamo
obietti
forme
fanno,
l'ultima
tanto
ma
sarebbe
non
la varietà
col
si
essi
monosillabo
un
noi
Né
parole.
delle
o
I79
coni'
piede
terzo
potrebbe,
accentato
BARBARE.
facendo,
tronca
si
ODI
PRIME
LE
E
quelle
che
pel
metro
l8o
hanno
incontrato
che
cotesto
poesia,
rima,
di
lieto
critici,non
badò
del
latino;
saffico
Chi
secondo
le
e
differenza
del
un'
latino
armonia
ritmo
mantiene
grave,
tante
impor-
andamento
il
leggendo
antica.
Platen
quella
Einladiing
subito
Tlicil, vedrà
Il
.grandissima.
molle, cadente,
1' andamento
e
Carducci
all' inglese
dopo
è
metrica
del
Odi
certi
pausa
ritmo
che
trocaico-dattilico,
verso
e
del
e
sura
ce-
son
delie
suono
risulta
della
besscre
Dcr
del
odi
ch'io
me,
suono
che
saffiche
le
e
iiacJi Sorrento
regole
alle
paragoni
Swinburne
saffico
quello
miglior
della
il
pausa
trovarci
ella, secondo
verso
una
gli ammiratori
legge
che
latino, spogliandolo
la
di
nostra
altro
Gonzaga,
all' italiano
da
al
cade
mantenere
diversissimo
la
cotesta
a
più
importa
m'
non
quinta sillaba; ma
per
del
fra
trovare
barbare, quanto
fatto
sempre
dove
Il Guerrieri
saffico.
del
di
ha
ponendo
e
quinta sillaba,
la
si pensa
nella
comune
non
avvicinarlo
della
tanto
già
il Carducci
che
fiche,
le saf-
sono
facilmente, quando
era
perfezionarlo e
dopo
opposizioni
meno
metro
e
ITALIANI
s' intende
il che
la
CRITICI
I
e
al
scendente
didà
al
tedesco
prende
quasi
l82
I
tenerla
tutta
anacrusi
nei
primi
anche
coriambo);
un
due
giambici
versi
il
primo
vuole
( come
nel
il
altri il Christ, il
Trezza);
Graeser,
è
in
metri
si
e
quarto
allargandosi
si
il
piono,
com-
verso
fra
carattere
ciò, che
gli
delle
compie
ticolare
par-
i due
quali
negli
primi
composti
egual modo,
il ritmo
parti minori,
ed
che
in
sta
risultano, ciascuno
due
nei
di
ritengono
come
certo,
strofe
essa
vedere
allargano
nel
ci veggono
Ritter, il Mueller, il Dillenburger,
questo
di
e
che
unione
1' altro
terzo,
tiliche
dat-
e
(!'opinione
vogliasi
o
si
versi
coloro
sapiente
logaidici,che
e
tre
di
quella
una
trocaiche
dipodie
par
primi
di
di
probabile
meno
versi
ITALIANI
composta
con
il
CRITICI
viene
ultimi
preso
ri-
due
versi.
L' alcaica
dei
uno
accorda
metri
più
Carducci
quel
hanno
latina
in
nella
fatto;
dico
Ma
di Roma
ritmico,
mantenerle
potuto
carattere
fondazione
col
già
come
l' accento
cui
spesso
han
ingrosso.
essendo,
imitazione
ha
il Chiabrera
si
il
e
sufficientemente
che
italiana
l' ode
composto
può, secondo
notato,
grammaticale
sufficientemente, cioè
chi
fu
me,
un
po'
Per
ne
l'
alla
perfezionare
anche
in
il
pili notevoli,
cambiato
eh' è
de'
procedendo,
terzo,
ed
rapido
I
di
mio
due
italiani
sdrucciolo;
Chiabrera
accoppiati,
li
cosi
e
il Carducci:
e
il
e
del
quarta:
ordine
e
alcaica
un
lo
e
del
settenario
sulla
latina
il
sulla
quarta
letto
invece
sdrucciolo
tronco
sillaba.
ad
accenti
e
il
rando
conside-
stessi
didue
seconda
sulla
terzo
e
prima
il secondo
sarà
accento
con
Il
italiano
quinario piano
sdrucciolo
lo
due
una
agli
che
condo
se-
1' altro
e
come
pure
considerando
logaidico,
come
da
prima
sillaba,
quarta
arsi,
l' accento
avere
in
verso
più,
di
a
piano
primo
letti ad
ordine
questo
con
sempre
sulla
primo
po' troppo
ciascuno
rendono
podia dattilica, corrispondon
sulla
il
latina, letti
corrispondono
il secondo
deve
sillabo
deca-
quello
giudizio, un
dell' alcaica
versi
r accento,
quinari;
molto
un
riprendere
versi, prosegue
per
delle
è
eh' è
verso,
ode
uniforme.
primi
quinari
rispetti una
dell' alcaica
invece
primi
due
Neil'
metro.
altri
per
carattere
italiano, e
ordine
mirabile
quell'ultimo
per
183
BARBARE.
ODI
quel
italiano
stazione,
Alla
PRIME
LE
E
verso
tuito
sostisulla
l'
del-
corrisponde quasi
184
ad
sempre
detto,
e
con
giambico
qual
il Carducci:
da
rendere
quarto
della
seguisse
ne
alla
però
pone
nuovo
e
parso
piace
pare
a
dimetro
a
con
si
la
quello
decasillabo
giambico
si possano,
certi
critici
e
pili adattato,
chiudere
e
non
maggior
possa
fatto
nel
che
strofe
dal
egli
nel
sedi.
sia
poeti,
Carducci;
non
alcaica;
Ma
mi
e
scostandosi
dal
e
e
suono
questo
e
sistema
tutta
delle
il
che
ritengo
difficilmente,riprodurre
quindi riprodurre
a
il decasillabo
ipercataletticoio
fedeltà, col
(che
ne
certi
a
né
latino), né
checché
movimento
latino.
però
medesime
e
il
sillaba
quarta
sulle
Chiabrera
nel
di
meno
dell' alcaico
che
e
molto
comune,
assai
paia
ne
Di
italiano,
verso
in
ducci
il Car-
come
tenendosi
neppure
accenti
già
d' imitare
non
la
ben
dimetro
Accennai
esso.
regola
gli
sempre
Questo
e
di
è
non
ad
dopo
pausa
del
alcaica, e
1' esempio,
il
è
verso
tentasse
strofe
fedele
strettamente
questo
latino.
già
imitato
movimento
Chiabrera
il
verso
guarda
il
fu
l' hanno
ma
ipercatalettico
modo
'
italiano, come
novenario
un
e
lontano
ITALIA:^!
novenario
un
Chiabrera
me
CRITICI
I
in
liano
ita-
arsi;
la strofe
LE
E
PRIME
alcaica,
con
r hanno
riprodotta
tanta
ODI
alcuni
sopra
altri usati
identiche
e
sicuro
grande
della
un
trica
me-
grande
sono
un
della
svolgimento
nello
secondo
resta,
sapientemente
e
se
che
vera
un
passo,
gli
e
concludere
può
non
fatta
tutti
su
quella imitazione,
Ora
avanti
andare
sono
passo
italiana.
metrica
che
sicuro
e
si
ho
barbare;
imitazione
una
verso
passo,
Odi
nelle
antica,
classica
fare
potrebbero
stanno,
odi, più che
esse
si
che
queste
a
Carducci
dal
osservazioni
le
il Platen.
e
metri
quanta
con
il Klopstock, 1' Hòl-
tedesco
derlin, il Matthisson
Osservazioni
almeno
esatezza
in
185
BARBARE.
me^
arditamente.
XIV.
Tutti
che
que'
alla
le
profundis
più coraggiosi
reclute
r
arca
carni,
all' arte
Odi
e
o
e
della
con
laureati
barbare
la
in
si
cantarono
alla
a
poesia
fuori
mandarono
poetiche
santa
poeti
e
delle
lettura
accapponare
De
critici
consegna
una
Filistea^
sentirono
dirittura
il
italiana,
o
pattuglia
di
rettorica, dell' accademia
di
difendere
e
del-
l86
rinverniciate
V arcadia
che
moderato
di
capaci
Dal
Sior
E
Moinolo
Per
cosa
rettore
di-
al
d'
Doctor
che
bene
bagno.
un
Veritas
sentir
dal
e
delle
Avanti
spav^entarci.
senza
dovrebbe
che
se
belle!
adunque,
le
tutte
eguali
hanno
al
spiegarsi
mai
musica
schiitz
del
la
modo
e
nel
Wagner,
alle
tanto
certi
fischiato
la
ma
non
fatti,
certi
di
si
leggi
scontrano
ri-
poetico
e
nel
origine,
e
possono
Ha,
medesimo.
il lettore
Weber,
regno
nel
parola
che
unità
le
governano
avvertito
medesima
vituperata da
del
che
quella
per
della
manifestazioni;
sue
generalmente
sia
quali appunto
tanto
medesime
che
ignorare
l' armonia
quelle
in
riflettuto
oggimai
reggono
son
musica
è
dal
di
che
sa
magari
o
me
terminiamo.
verso
la
chi
raccomanderanno
vogliamo
ne
le sentiremo
leggi
i
e' mi
ora
il Carducci
dire!
di
e
poi,
sentire
a
accusare
maniconio,
un
Nessuno
so
di
pensare
Barbiera
sor
nuovo,
innovazione,
sua
trattarmi,
d'
a
l' aria
nella
possan
e
ho
quasi
son
ITALIANI
CRITICI
I
cagioni
lodata
altri?
la
esempio,
per
vere
da
perché
sera
sicale,
mu-
della
perché
certuni,
il
Frey-
prima
E
PRIME
LE
rappresentazione
nel
Parigi
a
pili di dugento
Glie
meglio,
€
da
dirò
le
glie
io,
scienzato
uno
{il Freyschtitz)
?dea
musiciens,
sans
italiano
La
cagione
vera
espressione
sicuro
matematica
quando
ed
semplice,
quando
è
il
meno
e
dipende
è
soltanto
il
cessi
più
dove
il
il
più
dall' abitudine
esso
di
o
voglia
ma
o
essere
o
il
meno
forme
con-
personali.
esiste
non
cessi
una
criterio
con
d'
essere
stabilire
lo
aggradevole.
il
più
o
aggradevole,
dell' orecchio
seguire
frire
sof-
resistenze
semplice,
meno
che
a
non
tali
difficile
ugualmente
complicato,
fin
sia
rapporto
à
ziato
scien-
lo
ebbero
definire
per
suono
un
Vi
un
ciò, che
in
sta
E
invidie
con
o
unie
„
comodo,
spiegare
rancori
con
è
méme
c'insegna
musicali
ed
d'oeuvre
extrème
storia
innovazioni
cese,
fran-
senties,
ètre
La
verità, il volere
unicamente
chef
ce
imagination.
"
grandi contrasti;
a
de
il critico
attention
d'
dice:
le ardite
tutte
Senta
o
francese
critico
un
finesses
une
presentato
rap-
quelle cagioni:
da
peuvent
ne
vivacité
grande
line
dire
Les
poi
volte?
italiano.
"
il Berlioz:
fu
1824,
permette,
se
farò
le
187
BARBARE.
ODI
1' ammettere
1' ardito
nova-
I
verità
In
tore.
CRITICI
certi
ITALIANI
accordi, che
perfettamente ammissibili,
tali nei
della
secoli
passati
„
rapporti
suoi
Non
del
parole
anche
Berlioz
chiaramente
il
la
in
quelli che
la
loro
accadde
qualche
che, pieno
del
Beethoven,
l'ascoltassi
con
con
la
di
strofette
lessi
confesso
poesia.
che
E
molta
del
la
per
vero
del
Verdi,
capii poco
Metastasio,
prima
volta
quella
mi
che
aver
tito
sen-
ogni
o
parve
allora
volta
della
musica
del
sentii
sinfonia
una
niente, per
d'
canti
e
del
del
del
non
me
quanto
quando
e
ottave
per
tempi
prima
di sonetti
i
altri
La
attenzione;
rimpinzata
testa
contrò
in-
vinto
con-
contro
in
me
a
orecchie
le
ne
fatto
simile.
di
Rossini,
Bellini, del
che
sono
d'
le
significato schiettamente
cosa
ancora
Io
detto
suoni
Anche
impressione.
nei
molta
spieghino
opposizioni
han
abbian
legge armonica,
dei suoni
barbare?
di
primordi
lettore, che
amico
o
Odi
delle
paiono
Milano, 1875).
delle
accozzo
un
nei
teoria
Blaserna
del
perché
tutti
esse
te,
a
e
metrica
che
La
ci
considerati
erano
specialmente
e
la musica;
con
pare
non
(Blaserna,
musica.
oggidì
gazzo,,
ra-
Tasso,
Minzoni,
Leopardi,
mi
la
parve
poesia
I
190
degli
dezza
umori
i
fatica; onde
Nella
è
nelle
e
la
scienze
del
mondo:
barbari
lor
germani
Ma
la
c'è
eccezioni:
il
di
chi
e
studio
e
tali in
tempo
le
da
della
grandi
quelle
dell'
sua
de'
forma
nelle
lavoro
di
essi
chi
gittato
come
più semplice
moderne
e
non
conveniente
se
differiscono
riflessione.
Dice
dello
molto
fatica
trovare
per
il
nella
al
mentre
può
bene
sue
il prodotto
senza
non
alla
creare
possono
naturale;
esso
i
questi
solamente
quali
e
si fa
profonde,
poeti primitivi. In queste
esce
artistica
studio,
passatempo;
un
civiltà
le
giungono
intende, le
s'
E
sono
Roma.
gioie intime,
d'arte:
opere
di
non
avanzata
sovrasta
meridionali
meditazione.
di
ingegno
forma
le
nelle
l'Italia
lo
ha,
i
un'occupazione,
ama
e
fra
dell'arte
sente
e
che
diventano
generale
anche
della
e
sopra
d' Atene
regola
studio
le nazioni
i britanni
i maestri
volta
Grecia
quando
e
l' ingegno,
settentrionali.
quello
la
piglia
maturità,
i freddi
nazioni
allora
e
svegliato
più progrediscono
sono
delle
l'ingegno,
alla
che
e
dello
pazienza
popoli
infanzia
maestre
ITALIANI
più pronto
è
minore
e
arti
CRITICI
un
trario
con-
una
lungo
Baudelaire:
LE
E
/
grandi
PRIME
moderni
poeti
incompleti. E
ciò
per
s'intende
essere
fatta
in
proposito
questo
delie
popolarità
giusta
tanto
anche
ed
O
forse
istinto
sona
le opere
loro
L' osservazione
dal
Molineri
Odi
barbare
circa
la impossibile
giusta,
è
che
ovvia,
tanto
altre
le
è
quasi
può
Leopardi,
i
e
popolari?
il
popolari
Beethoven,
e
il
ma
capire.
Wagner,
dice
applicato
alla
musica
arte
è
per
per
che,
devono
conoscerne
Ciò
della
il
le
"
Non
pagine
capisce
è
anche
si
più
dica
popolo. Nossignori
ad
educate,
un
dramma
apprezzarne
estetiche.
„
diose
grane
Filippi,parlando
mi
persone
grande
Il Fidelio
le
non
ventati
di-
Ginestra
La
"
ha
il
che
musica,
ed
ed
Weber,
pubblico
assistendo
persone
Foscolo?
„
poesia.
fatta
storiche
il
o
sono
la
e
aristocratica.
diceva
sublimi,
dei
sono,
forse
o
minore
Sepolcri
le può
è
Bruto
necessariamente
è
Carducci
del
poesie
diventare,
possono
del
che
fatai-
e
superflua.
parere
non
solo
popolari.
possono
del
natiiraUìicntc
sono
non
arte
IQI
critici, i poeti guidati dal
incute
del
BARBARE.
ODI
:
per
in
tutte
vero
che
la
la
sica
mu-
quelle
musica,
le
gioni
ra-
"
musica
La
suoi
lirico
musica
è
buona,
pochi
è
non
della
di
coro
che
non
via
la
"
dire
Odi
mica
lasciamo
che
facile
poesia
Lohengrin
a
mio
e
e
male
compagno
si
ognuno
cotesti
quando
ma,
contraddire
e
amatori
popolare
delle
di
scuola,
rileggere, istigato da
me,
che
noi
lo
forza
Odi
non
gusti,
e
noi
della
parlare
a
ridere.
a
chi
passi per
musica
Foscolo,
da
scappa
un
più gli piace;
come
del
e' è
se
altrui
della
pili
dall' osteria
che
si mettono
Grazie
ci
se
serva
„
forte
più
a
barbare,
agli
sere
l'es-
veramente
piace
Giovinottin
„
vogliam
La
1876).
Schiìbert,
delle
pisce,
ca-
dispiacere.
tarda
notte
a
canzone
Preludio
al
è
chi
a
dello
canto
un
preferisce
la
uscenti
non
danno....
gran
può
c'è
del
eccellenza:
un
sì
Se
stesso?
beceri
se
suo
per
non
modo
pubblico
Musicisti; Milano
e
ritmi
c'è
sa,
annoia,
delitto, né
un
poesia
lo
ragione
Il
non
suoi
e
gustarla, quando
a
{Filippi,Musica
E
si
aristocratica
arte
in
se
cosa;
quindi
se
e
coi
plateali;
ampiamente.
altra
è
e' è
popolo
motivi
farglielagustare
teatro
ITALIANI
il
per
disinvolti, coi
di
CRITICI
I
192
non
Un
di
del
s' abbiano
antico
leggere
barbare,
ora
E
le gusta
dottrina
troppa
le
del
poesie
che
arrestarsi
ogni
che
sono
cosa
momento
V evandrio
credo
nel
un'
Forse
gì'italiani
poesia
sono
il
e
A
dal
cosi.
E
hai
e
sorridere,
ricordo
Ora
Chiarini.
con
non
una
bestia
me
anzi
dirò
ho
liti,
mi-
va' dicendo?
e
quel
fa
che
delle
trovato
la
più
un
Edone.
nevoso
sapere
leggere
che
po'
un
le
sono
cosa
di
—
dell' amico
e
quando
pure,
lìiarsi
per
voglion
scappata
tradotto
mi
sul
Edone?
nevoso
tenermi
tu
che
ad
verso
obbligati a
questa
—
evia
scusa,
dizionari
carme,
barbare
Preludio, al
Torcesi
evie
che,
Odi
nei
popliti,i
i
d'essere
le
leggendo
intoppo
io
vedi,
non
grosse,
pdtasti,
difficili
lettore
cercare
per
sulla
Ma
—
il povero
colle, il saturnio
Ecco,
piazza,
diceva:
costringere
i
insistendo
lui, rende
mi
Carducci,
a
I93
giorno
un
che, secondo
e' è
gusto
BARBARE.
ODI
ammira,
le
e
PRIME
LE
io
gli risposi a
un
di presso
ragazzi insieme,
eravamo
in
iscuola
che
n' eri
che
potei
non
le
un
ti faccia
Odi
zio;
d' Ora-
grande
torto
miratore.
am-
il
13
non
^
194
certe
sapere
il dolerti
occasione
Anzi
Quello
grato.
molti
altri.
dell'
di
dunque,
bella
convenienti
sulla
sieno
Ma
dimmi
da
sé
che
terzo
e
sai,
per
r Edoìic
io
so
chi
finalmente
se
sono
non
imporsi
e
dottrina!
sua
gli
si
senterà
pre-
sione,
espres-
un
si fa
Iddio, che
li segnerà
del
e
se
per
nel
e
Babieca
dovrà
saprà
e
cercare
bella!
i limiti
A
te
quell'altre parole
altro
dubbio
sarebbe
pubblico?
chi
ciarli
cac-
tuni!
imporE
poi,
della
tabile
rispet-
danno
noia
che
hai
detto:
Bacchilide,
è
Rudello,
nel
avventura
visitatori
dei
se
di
prima
egli dovrà,
peregrini,
come
ignoranza
r evia
prima
pittoresca
una
da
1' oroscopo
comporre
domandarsi
carta,
po', chi
un
la
con
soggetto,
suo
troppo
lungi
dire
storico, geografico, mitologico,
al
metterli
tirare
possibili lettori
imagine,
accenno
un
sentito
voi, il poeta,
del
calore
alla
essergliene
pare,
tu, io 1' ho
offenderla
nel
se
mi
secondo
de' suoi
non
una
non
dici
ti porga
richiamarle
scrivere, dovrebbe
a
ignoranza
il dovere
e'
che
di
o
ti fa
ma
Carducci
il
dovresti,
Dunque,
di mettersi
che
impararle
di
memoria.
rammentarle,
non
o
cose,
marcio
torto
ITALIANI
CRITICI
un
dizionario
un
quarto
anche
E
le
parole
fammi
il
finire?
Te
eletti
a
e
piacere
di
Io
Maestro
della
finire
parole
è,
e
fidasi
dal
tutti note?
bisogno
e
Prima
dal
Al
—
ti dirò
che
non
alla
mitologia,
che
ma
l' andare
dir
per
cenni
ac-
a
sogno
bi-
cercare
in
stito
pre-
che
cose
si
comunissime
che
rispondo,
e
n' è
ce
benissimo.
vo'
colle, il saturnio
luoghi
io
adatti
gli
per
straniere:
parole
e
più
diritto.
pigliarle magari
greco,
drebbe
an-
musica
più
sono
Passi
—
giova,
che
ti
però
di
e
frasi
con
più
s'
;
della
geografia,
alla
che
o
che
gì'ingegni
che
dicendo:
disusate,
giova
nominare,
e
esclusi
ci han
e
a
latino
dire
possono
e
poesia
'ncaricà
ne
godimento
antiche
e'
che
„
sarebbero
letterature
altra
a
finire
a
e
te
non
passo,
s' andrebbe
s'andrebbe
dal
storia,
questo
dove
musica
che
insisti
però
propri
dirmi
io:
I95
Di
più culti,quelli cioè
e
alla
drio
BARBARE.
verziere!
Raffaello,
poesia
Tu
a
dirò
quel godimento
alle
ODI
altra
a
e
PRIME
redwiito
avremmo
non
"
LE
e
di
dire
che
canne,
e
cose,
che,
si possono
popliti, per
l' Edoiie,
simili,
se
esempio,
evaii-
nomi
son
s' han
nominare
Y
da
ter
po-
altrimenti,
è
parola
ita-
196
I
ha
non
esprime
Ora,
alcun
non
se
i lettori
se
lingua,
la loro
la storia
la
col
o
contraffazione
che
—
-
Dunque
secondo
di
per
i
casi,
altre
delle
storico
sono
comunissime.
idee,
e
ma
hanno
parole inutili;e
artista
di
sa
parole
che
meglio
chi li
giova
di usare,
che
semplicemente
Per
un
l' artista
quegli
conoscendo
usarle,
invece
particolar
anche
non
è
le
modo
come
valore
tico,
este-
vero
non
pili grande
maggior
pure
pisce?
ca-
poveri poeti?
capisci
scrittore, in
musicale.
compiuto
i
e
Tu
valgono
non
allor
lombi:
Co-
parole più peregrine
certe
gli
questo
ma
e
ciò
bisogno
col
marchese
tedesco,
di
battersi
all' ab-
artefare
—
col
o
c'è
loro
gridano
un
Rizzi:
hanno
la
avi, che
è
in
che
1'artista
per
il poeta,
segni
ci
colpa
dicevo
certe
parole
scrivono
ma
—
loro
questo
—
essa
letteratura, la lingua
parole
greca,
eh'
poco
e
signor
si
non
ciò
tanto
dei
ma
—
e
circonlocuzione.
una
sanno
frasi
certe
—
d'
onde
modo
storia, la loro
Barbiera:
antichi,
italiani
letteratura
in
sig.
altro
via
per
vocabolario,
equivalente:
altro
significare in
potrebbe
è
ITALIANI
italianissima, registrata nel
liana
che
CRITICI
come
e
numero
segni
198
ho
1
Ma,
ad
finirla
sicuro, sarebbe
anche
delle
essa
E
anche
né
de'
a
pare
di
dire
mani
sue
solamente
veri,
artefice
ch'ei
e
di
Queste
di
grazia
le
scuola,
pare
anche
e
le
non
che
rendo
che, discor-
quel
inteso
della
la materia
docilissima
abbia
risposi al
il
me
oggi
più
l' Italia.
vecchio
mio
parecchie altre;
non
lingua
sotto
ho
que' principiimi
a
che
sbagliato
avere
possa
e
esigenze dell'arte;
che
io
ultime
per
ho
piegata
dire
cose
rigira,
e
le
dirti
di
non
non
sempre
poesia
sostituirne
gira
seguiti,
arte
eh' e'
tutte
a
oramai
rettorica.
non
ministeri;
Carducci,
siasi
ritmo
vecchia
bene
nell'applicazione;che
del
le
colla
bisogno
principiid'
dal
che
pezzo
prime.
ho
me,
intendo
i
come
delle
un
perché,
nuove;
sono
migliori
sono
mai
da
di
tempo
rettoriche
i
ITALIANI
scritte; perché credo
sarebbe
e
CRITICI
delle
luto
vo-
paiono
valente
—
gno
compa-
quali
farò
al lettore.
XV.
Ma
ancora
il lettore
poche
deve
parole,
permettermi
in
forma
di
di
aggiungere
conchiusione.
E
LE
alle
molte, forse
nuova
metrica
A
di
Dio
di
e
Odi
facile
dai
dal
della
critica
della
cattolica
e
seno
italiana; io vo' dire
della
ha
sani
più
con
rinnovazione
reso
Noi,
dai
ha
ed
nostra,
ci
tante
altre
tratto
i barbari
pregiudizio
versi
altre
con
quelle
che
Le
forme
forme
si potesse
che
poesia
in linea
innanzi
di
essi
padri
che
della
lirica
Dante,
in
gran
vano
andanoi
ce
cancellata
una
si potessero
non
retta
come
dell' arte,
dentro
a
alla
questa,
pei campi
scrivere
bastarono
XVI,
Mentre
metriche
dai
consacrate
non
in
passare
che
1' opera
secolo
e
discendenti
settentrione.
ferro, nel
letteraria
ripigliando
nel
all' arte
anche
liberi
fuori
pregiudizio.
rinchiusi, come
stavamo
chiesa
tentata
un
lasciati
del
cacciato
e
di
costo
più ingegno
servigio
eravamo
cose,
discorrendo
ne
molto
rati
timo-
letteratura
Carducci,
il
abbattuto
a
della
apostolica
latina, noi
razza
romani,
pontefici
metrica
grande
un
vecchie,
militante,
e
alla
scrittori
certi
cose
che
criteri
intorno
barbare.
le
tutte
I99
dette
me
inorridire
scomunicato
essere
da
troppe,
fare
BARBARE.
ODI
delle
di
costo
PRIME
non
nostra
senza
al
di
scriver
fossero
poesia,
rime.
Petrarca,
—
al
I
Tasso,
al
Poliziano,
ITALIANI
CRITICI
al
Foscolo, al Leopardi, perché
ai
poeti
perché
oggidì?
d'
bastarono
non
Cimarosa
rima!
licenza
E
fantesca
che
r
di
esame
servirono
luccicare
sotto
la
se
i
dal
oh
di
Carducci,
scosse
cancello
un
che
per
le
forme
del
amica
fedeltà
ed
essa
delle
donne
sentendo
chiudeva
di
colla
i
fu
e
fedeli,
dal
verso
prete
di
loro
carne.
d' aria
forte
dominii
e' è
grandi poeti,,
consacrata
bisogno
giorno
che
sempre
avrà
non
da
vede
la rima
le rimarranno
una
che
quel
dei
ne
se
frangia
turba,
come
la
non
molti
di
la
Ma,
Benché
Gnoli
lo
benché
e
dare
vecchia
servire?
guarda
non
volerle
una
come
degna
piccola gelosia
Il
Verdi,
come
fece
le
bello !
la
sindaco;
al
di
a
peccati;
frangia,
non
buona
poetici;
grandi poeti
benché
riposo,
servono
cenci
sempre
cosi
di
mai
detto
che
ne
dice^
e
sarà
la
coscienza
e
musicali,
più
è
non
i loro
ornare
ha
a
purissima
mostrò
o
chi
metterla
o
e
anche,.
Paisiello.
del
e
si domandi
Rossini
al
al
anche
basteranno
non
allora
concetti
i loro
esprimere
La
Ma
—
Parini,
al
Metastasio,
del
sua
più
mano
bera,
liil
pregiudizio.
E
Io
gittò
dentro,
ci si
due
chi
sente
di
moto,
si
mondo
dai
di
nel
la
e
lo
e
sa,
a
umano
mirabile
plessione
com-
in
tanto
impedire
a
di
le
per
mondo
poeti;
della
metriche?
quella legge.
senti
unità
sempre
cotesti
Ma
il
che
le
C
se
E
—
ai
che
e
e
sian
forse
sia
in
ci dica
ci
si
grandi,
varie
non
non
periodi;
è
è
allora
umano
vero
vita
immortale
quale
metriche
l' ingegno
infinitamente
fatta
la
la
E
importa.
letteratura?
dappertutto
e
sforma,
tra-
imporre
e
beltà
forme
durano
quanto
vita,
è
non
si
modifica,
si
loro
Mentre
mantengo.
forme
delle
nuove
periodi
che
ma
più bisogno
proclamare
vorrà
sommi
trovare
lo
di
pe' campi,
legge naturale, fatale,per
lecito
chi
si
l'immobilità
canti
una
certi
ha
e
muove,
tutto
bellissime,
pure
fare
discorrendo
pregiudizio,
moto,
poeti
gracile
sua
di
lui,
di
restar
pe' boschi.
nel
nel
la
giardino, pretenda
robusto
andare
vuole
agio, padrone;
per
in
perché
è
uno
passi
detto
tutto
se
Chi
fuori.
suo
abbastanza
montagne,
Ho
a
n' ha
più
è
BARBARE.
usci
e
giusto che,
tanto
ODI
PRIME
terra,
a
e
è
non
LE
stri
mo-
gettò
assog-
l' ingegno
nella
loro
complesse,
202
leggi
della
nella
monca
precetti
natura
natura
della
de'
retori,
che
permetta
vero,
dentro
il lettore
eh' io
della
quistione
che
ai
di
suoni
negli
o
che
delle
e
illimitato
è
suoni.
Perché
poeta
vorrà
—
il
il
delle
campo
forse
credere
ritmiche
sieno
e
che
state
che
forse
credere
quelle
e
sentimenti,
menti
senti-
dei
restringere
che
nella
le
tutte
lingua
che
furono
tutte
le
binazioni
com-
nostra
fin
qui,
siano
non
loro?
al
Si
ritmiche?
ritmiche
che
dei
combinazioni
da
di
e
illimitato, come
è
sostenere
consacrate
sostenere
eccitare
ed
e
combinazioni
combinazioni
buone
ghissimo
lar-
aperto
nuovi
si vorrà
poeti
è
non
combinazioni
fantasmi
probabili
dai
trovate
altro
e
rire
chia-
a
di sentimenti
delle
dunque
è
nuove
nuove
numero
esempio
o
vero,
musica
gradazioni
loro
all'
esprimere
dei
Il campo
—
sé.
adattato
È
ai
della
voce
torni
fantasmi,
nuovi
gradazioni
e
fantasmi?
ad
valgano
ascoltanti
maniere
di
trovare
a
di
metrica.
compositori
il campo
alla
molto
pare
che
meglio
e,
ascolto
porse
mi
imprigionare
possono
sentiva
che
musica,
la
si
non
parola dell'uomo;
stessa
Mi
ITALIANI
CRITICI
I
Si
vorrà
idee,
tutti
E
i
sentimenti,
loro
non
state
e
men
è
non
dirò
di
e
in
col
anni
nuovi,
e
mostrano
di
aspetti
via
dalla
suoni, quando
organiche,
come
affetti
sotto
il poeta
combinazioni
Tutti
gli
e
di
mondo,
mente
medesimi
umana
i sentimenti
e
perché
sembianze;
forme,
nuove
Perchè
cose?
e' sorgano
i suoni
in
dovrà
forme
coteste
mente
essa
organici
guaggi,
lin-
aspetti
questi
anzi
ciar
cac-
e
le
come
delle
nuove
a
suoni, più rispondenti
delle
dei
prendono
cercare
di
dell' animo
e
nella
non
modificarsi
col
corpo
nuove
oggi
cento,
del
mutare
cose
quindi
sorgono
potrà
suoi
molte
d'
degli usi,
del
tanto
mondo,
ma
scienze,
modificarsi
fantasmi,
si
nuovi
col
se
stiche
arti-
questo
al
mille,
E
forme
il mondo
identico
delle
dell' uomo,
stesso
non
Ma
le
e
sieno
gradazioni
che
vero
infiniti
e
migliori
istituzioni,de' costumi,
col
nuovi
le
di
progredire
delle
è
fa.
varii
furono?
che
quanto
203
infinite
tutte
duemila,
cinquanta
dei
varie
perfettamente
è
non
BARBARE.
aspetti
poeti
vero,
ODI
i loro
espresse
dai
PRIME
LE
sue
cotesti
forme
idee,
sentimenti?
sanno,
ed
è
stato
detto
e
ripetuto
fino
I
204
alla
gli
Orazio:
poeti greci
il
e
venuti
son
delle
della
artefazioìie,
Senta
quelli che
han
le
per
dato
la
della
dalla
e
poesia
di
mattino
piovoso
Van
di
il
lungo
incappucciati
ombre;
com'
hanno,
freni
e
un'
eco
doloroso,
fioca
tedio
che
di
; ed
vengono
i ferrei
lugubre
fondo
a
risponde
spasimo
e
lanterna
un
un
in
avanti
vigili,
ferro
rendono
lungo:
di
i
nero
di
mazze
di
ferrata
convoglio
una
tentati
rintocco
di
descrive
novembre
nero
pare.
e
l'anima
non
a
cato
pubbli-
il Carducci
come
Egli
strada
una
vuoi
miserabilità
di
la partenza
e
la
chi possiede
a
stessi
sé
a
lettore
greca.
partenza
stazione
sé
il
che
studiato,
ha
e
il certificato
intellettuale),senta
contraffa
all' Italia
(e qui parlo
arte
da
stampe
pubblicazione
greca.
il lettore
dell'
senso
la
Rizzi
contraffazione,o
una
poesia
po'
un
è
molto
signor
il
e
insegnare
a
Carducci
studiato
romani, particolarmente
e
Barbiera
signor
barbare,
del
il
ha
fuora, proprio dopo
Odi
poesia
Carducci
il
sazietà, che
antichi
ITALIANI
CRITICI
i
rativi
prepa-
convoglio
un
freddo
giorno.
206
I
il Trezza
forma
il Lewes
da
cui
per
lui
il
della
campo
la
facoltà
egli
tolte
C
fra
e
noi
pensare
gli
come
delle
una
sue
da
cosa?
arte
che
gli
e
pare
e
ci
non
meditazioni,
offende
o
ci
pur
Come
Carducci
al
metrica, ed
cui
da
son
Se
i
li tenga
li
non
e
che
bertà;
li-
studiare
possa
esprimere
de' suoi
siano
altri
noi
pienissima
piace, ed
il frutto
e
pure,
vogliamo;
scienza
ciascuno
ceppi paiano
adora
studi
studi
e
Cristo
e
ditazioni
me-
e
i
l'arte, la scienza, la libertà;
adoriamo
ci crediamo
pare
piace
davvero.
Santi, noi
nella
chi
a
—
noi
e
vogliamo
come
volergli
pensieri, il
Stazione,
scrittori
facciano:
neir
de'
e
binazioni
com-
riferite.
me
comoda
che
forma
Alla
boli;
voca-
delle
Negate
nuova
1' ode
i nostri
prò' gli
vogliamo
e
creare
le strofe
è
imagini
ciazione
asso-
dei
il campo
creazione.
scriverà
non
buona
buon
di
ideale
lo stesso
delle
ganico
or-
di
centro
la parte
sarebbe
sua
elemento
un
costituisce,secondo
e
al poeta
campo
è
citato, quel
si rivela
ritmiche
limitare
/'/ ritmo
poetica,
limitare
voler
ITALIANI
che
stesso,
della
nota
CRITICI
morali
meno
fa
onta
la
per
cattolica
questo.
Né
religiosità
LE
E
altrui:
PRIME
piuttosto,
se
renderci
Santi
sentire
collo
e
ai
delle
scrivere
ODI
noi
BARBARE.
la
ministri
messe,
de'
in
de'
brutti
remmo
crede-
partecipassimo,
accetti
meglio
loro
207
tridui,
versi.
a
terra,
delle
Cristo
coli'
ai
e
andare
novene,
a
che
ALLE
GRAVI
LEVIA
DAI
NUOVE
ODI
A
BARBARE
( 1882)
Chiarini.
14
parlerò
ne
mai
un'
d' arte
opera
dare
d' estetica
ad
Io
quarta
una
delle
si
età,
chiamo
Tizio
a
cui
due,
dica
e
non
che
dire
par
a
una
delle
un'
da
che
piace,
possa
chi
farsi
ha
pare
E
quel
e
degli
d' arte,
perché
chiama
soluti
as-
lissimo
bel-
un'altra;
ad
forse
quinta.
la
criteri
che
tornerà
scuole
si potrà
non
perché
bello
men
opera
e
Ciò
sono.
terza;
una
o
bella
quel Caio,
noi
a
ci
non
un'età,
brutto
parrà
storico
si può
non
giudizio assoluto,
un
ad
da
più
io
poeta,
critico.
^ì
D'
Carducci
del
iPARLANDO
a
piacere
che
si dice
individui.
mi
piace;
Dov'
è
giudice inappellabile
fra
torto
e
brutta.
chi
ragione?
I cri-
212
DAI
tici estetici
la
natura
da
que'
bei
secondo
suo,
l' idea
secondo
le
è
non
lor
altre
ogni
vede,
in ballo
nomi
quelle
nomi
individuo, le
modo
altri bei
tutte
e
GRAVIA
tirare
potranno
quant'
e
LEVIA
piace;
belle
età,
dell'
potrà
parlando
d' arte,
indicate
le
rappresenta
che
La
mai
tura,
na-
vero
scuola,
arte.
non
e
il
ma
ogni
sente,
ha
la
cose
l' impressione
che
stata
il vero,
ogni
a
ne
riceve,
critica
tica
este-
essere
mente
pura-
oggettiva.
Allorché,
gli
corregge
ogni
al
cosa
si dice
si
le
?
a
che
cosa
cose;
giudicare
artista
un
tempo
cioè
medesime
nel
influenza
maggiore
e
che
della
quelle
opinioni, quel
loro
le
i
d'
vera:
il
che
conformi
un' opera
e
tutto
tempo
noi
sappiamo
ne
negarsi
contemporanei, perché
del
dire
sieno
può
non
in
mette
zia,
giusti-
tutti
a
è
non
che
ma
mutazioni
sue
Tuttavia
gusto
rende
e
il tempo
che
precedenti,
età
semplicemente
molte
tutte
delle
posto,
suo
una
dovrebbe
muta
errori
si dice
zia
giusti-
a
adatti
meno
sieno
arte
giudizio
medesime
medesimo
alla
quale
idee,
gusto
i
tano
eserci-
idee, le opinioni
scuola
se
e
il
partengono
ap-
quelle
che
214
DAI
indispettitodi
Satana,
fece
sei
o
GRAVIA
sentirsi
"
Vero
troppo
Non
strofe)
mai
mi
che
invocare
sempre
dell' inno
parole:
queste
LEVIA
dalle
dell' inno
novembre
anno
del
settembre
1865
vero
prima
volta
che
Giacomo
quando
pubblicate
Zanella,
alcuni
erano
di
un
letterata, sentendo
Bologna
questo
lui
Giosuè
il sole
Veramente
furono
molto
un
parlare
e
cosa
la
per
di
poesie
mediocre
roba
di
gusto
ramente
ve-
che
vero
molto
del
tico
poe-
nel
eulta
1867
molto
e
Carducci
a
sito
propo-
Minghetti
domandava:
ha
lutata
sa-
nel
astro
dell' onorevole
che
ma
enfaticamente
meno
non
furono
vendita;
le
nuovo
osteggiata,
?
?
1868
Ministro
candidatura
da
fu
di
d'Italia; e
della
nel
Barbèra
Italia
—
in
molta
nel
—
di Roma
pochi componimenti
la comparsa
r Eccellenza
la data
messi
fra
Firenze
a
non
dal
dove
virgiliano,
cielo
e
gare.
vol-
tanto
stampato
e
con
fondazione
pochi esemplari
anche
mani
1863,
Pistoia
a
dalla
mmdcxviii
tirati
e'
del
notte
una
que
cin-
(salvo
composto
„
in
giustiziacon
severa
chitarronata
usci
poeta di
fatto ? ha
—
?
Chi
forse
meno
torto
al Carducci
è
mato
fer-
—
faceva
a
non
NUOVE
ALLE
fermato
aver
lui
il
fermato
avere
la
soltanto
per
ODI
BARBARE.
sole, che
dato
il
sopra
fatto
e
di
5
Eccellenza
quella
a
attenzione
sua
21
di
nome
candidatura
una
politica.
Tutto
ciò
condizioni
che
la
si
letterarie
di
Il Carducci
1869
Hcu
e
70
In
che
delicate
di
svago
gustare,
della
dell'
dello
d'
un
a
forte
leggere
Consulta
Cairoli.
e
il lusso
gente
tutto
avvezza
a
ticoli
d'ar-
composto
la
e
masticare
nelle
i
roba
cioccolatini
(si capisce)
Il
agrume.
volta
Carducci
mi
scrisse:
lo
e
Opinione,
a
un
le fibre
urtato
dell'
stomaco
una
era
qualità degli
permettentisi
pranzo,
dica
aral-
Ciò
sulle
Alla
Negli
i sonetti
cose
la
dose,
Zanella,
Aleardi, quella
di
citava
eser-
strada.
le altre
mare,
poesia.
Nazione
virgiliana dello
d' ozio
la
Italiani
fine
moderati
maggiormente
leggere
in
dell' influenza
e
sua
Giovanni
avevano
degli
fra
del
insistere,rincarando
Epodi
la
per
scrisse
di
morte
tempo,
delle
esse.
Nozze
le
indizio
come
politica dei
seguitò
piidor,
e
del
signoreggiante
sopra
anni
unicamente
nota
crema,
ore
patriotici
dovea
pere
sa-
mene
mandando"
Eccoti
2l6
DAI
Dio,
di
dell' ira
E
quell'ira
„
mi
faceva
anch'
io
nel
Lette
potermi
Ma,
più
muovere
debbo
ci
dire
i
pregiudizi
rica,
fece
fui
la
sotto
imparare
a
modo
suo
Dante
si fosse
Io
cose.
cosa
fossero
insomma
quello
che
non
andare
Dante
avea
ne
me
avea
spiegarmi
come
uomo
quelle
tempo,
che
ricordo
che
tanto
restava
fatto
scritto, perché
mi
e
brosi,
po' sca-
un
scrivere
ma
anni
media,
Com-
Divina
brav'
a
più, dopo
tre
senza
un
e
retto-
spiegò
passi
quelle spiegazioni;
che
di
nei
la
un
abitudini
mi
certi
perché
lasciato
l'impressione
che
a
che
cosa
che
tutta
saltare,
e
di
parve
maestro
disciplina
ricordo
non
mio
memoria
come
mi
vecchie
prete,
sua
li faceva
me
qualche
le
Il
s' arrivava
quando
a
forse
santo
e
Consulta
la
e
respiro,
io
scuola.
buono
un
eh' io
di
di
verità, in qualcuna di quelle
la
colpa
po' m'urtava;
ribollire
liberamente.
anch'
trovavo
perché
bisogno
avea
mare
lungo
un
scuoteva,
sentivo
che
del
mi
contento,
che
e
Nozze
di Dio
e
cosa
cuore,
le
trassi
araldica,
poesie
qualche
a
giù
sfogo.
ammirato
restare
rispondeva
GRAVIA
LEVIA
questa,
era
male
certe
a
scrivere
cose
in
ALLE
poesia,
NUOVE
ODI
in
nemmeno
e
BARBARE.
217
si
non
prosa,
debbono
dire.
Una
giornale,
un
preso
da
cosa
il treno,
il
la
di
forte
fare
più
e
prima,
affatto
verso
la fine
dei
ad
è
con
della
aspettare
il
va
poesia,
della
figliuolida
felice
di
strofe
la
spettacolo
lei
ben
che
alla
strofe
un
pietà
e
d' ammirazione:
sentimento
ad
e
un
di sdegno;
dallo
seduta
spettacolo
sulle
alla
a
fin
crescendo
sempre
resta
ar-
sentimento
primo
dati
s'
luogo
disprezzo
madre
morte
passaggio
prime
dove
pili
sento,
lettura
dar
di
sogno
bi-
sempre
e
questo
misto
due
dolore
quattro
di
per
ripiglia e
poco
dell' eroico
strofa
opposto,
ho
vera;
misto
mossosi
Giovanni
Per
come
dalle
bruscamente
poi dopo
a
fin
me
che
qual-
aver
capita inaspettatamente
seconda
alla
avevo
viaggio:
poesia
poesia
settima
po'
un
la
per
mi
e
rileggo,
e
profondo
alla
poco
occhi
distinto
in
il
durante
delle
destarsi
sentimento
altro
leggo
Livorno:
a
Riforma,
giornale,
gli
sotto
Cairoli:
la
leggere
apro
Firenze
da
tornavo
sera
tombe
patria,
dente
se-
liberatrice, il lettore
condotto
diverso,
alla
lo
zione
considera-
spettacolo
2l8
DAI
dei
Bonturi
moderni
mi
passaggio
pili felice,
strofa
il
neir
già
poeta
le
quella
un
la
pò
pel Corazzini,
e
quali
dova
ve-
costrin-
della
sulle
tombe
il
anche
intromessa
l' imagine
E
orgia.
stato
rammentano
ripetere
con
nell'
sarebbe
fosse
Epodo
a
accennata
si
che
nuore,
sposa
che
vi
non
GRAVIA
gavazzanti
parve
se
delle
gono_^
LEVIA
morte,
siede
la
madre:
e
Suoi
liete
Le
orgia
bella;
spiacque,
e
strofa
con
mio
parvemi
parere;
piazza
levo.
un
della
impressione
Cosi
in
di
ed
avrai
Coteste
danze
vigorosa
della
seguenti
mi
chiusa
allora:
egli
ragione
poesie
disgusto
scrissi
han
molto
di
quei
mi
Heine,
mi
scemò
ma
da
"
al
Carducci
Vedi,
dei
perdonami,
non
rispose:
:
l'
del-
bellissima.
ne
mi
e
parve
dall'
presa
di
senso
festa
l' imagine
appresso
accoppiaiitisiin piazza,
cani
r
e
strofe
due
nella
ma
stanze
auguri
suonano
e
breve
nelle
d'
avite
de' Bonturi.
case
descrizione
le
per
Ma
morte.
Rifulgon
La
stende
segni
La
nera
rimanere
per
il
cani
lo
ora
come
Tanto
sono.
sentano
certi
io
godo.
ne
Prima
roli
uomini,
della
nel
1869,
noti
a
dell'
signore,
che
si
febbraio
14
II
giornale
che....
Cai-
medesima
) il Swinburne
scriveva
molto
diversa,
del
sentimento
stesso
stampato
ricembre
di-
ecumenico,
occasione
artistica, dall'epodo
ispirata dallo
fu
l'S
Bologna
il Concilio
apriva
Nella
1870),
di
Popolo
('),poesia
ìiomo
concezione
ma
e
(si
il
suo
quanto
Carducci,
dallo
mossa
pensiero.
stesso
La
ristampa
Il buon
nascendo
dell' Inno
eroe,
il Dio
e
a
Satana
Filopanti, nella
liberale,
glorificazione
cotesta
suo
del
la coincidenza
Inno
gendo
leg-
pubblicazione dell'epodo pel
Satana.
a
faranno
„
(nella Riforma
X Inno
che
certe
pore,
va-
villano
del
vero,
e
tanto
gl'Italiani:
avuto
smorfie
che....
ZI^
mistico,
tanto
crudo
alle
penso
BARBARE.
hanno
po' del
un
Quando
reale!
ideale,
sfumature
tante
oh
ODI
NUOVE
ALLE
la chiamò
(M Soiigs befoic
cui mente
stava
potè
mandar
non
dell' antico
più
né
Simrise,
p.
109.
suscitò
né
avversario
meno
che
un
spaio.
ve-
forse
giù
del
un'or-
DAI
già
intellettuale.
Carducci;
dei
fatti
i
miei;
al
sue
giornali
d'
giovò
quale
cominciò
cominciò
a
promisero
il bordello
spalancò
dirmi
mi
largo
cominciò
a
La
fama
allora:
la folla la
largo
da
qualche gomitata.
e
indispettita borbottando
ruvida
stivalino
di
callo
patrizio
fare
di
altro
seguitando
a
lungo
che
o
la
sua
a
ducci:
del Car-
che
qualsi voltava
questa
di
chetta
vac-
qualche
qualche
lei
via,
ma
la
anche
senza
gente
schiacciava
e
ne
Inno,
ammaccava
complimenti:
borbottare,
non
una
che
scarponi
borghese;
per
viso
guardare
co' suoi
e
in
poesia
La
a
insudiciava
pelle lucida,
tirava
da
che
maremmana,
fangosi
sé,
per
se' indecente,
allora
e
e
tutte
tu
dell'
mi
l' inferno
là,
polemica
alla
tra
farsi
in
sbuffò
„
veramente
farsi
spintone
Fatti
—
fogna
poco
non
clericali
mi
indignazione.
segui
nei
e
anonime
la
e
rono,
politici sbofonchia-
Troppmann,
fino
il
si occuparono
i
per
—
vampata
qualche giorno
meno
camere
altro, scrive
compassionarono,
senz'altro:
le
ci voleva
democratici
i
filosofi
pili o
GRAVIA
Non
tutti per
paragonarono
lettere
"
LEVIA
dare
ba-
senza
come
licato
de-
chi
ha
la gente,
pur
dietro
qual-
gittarle
DAI
della
maggioranza
pure
di
va:
e
suoi
frontespizio
il
tutt' al
bisognava
e
Ma
il
ignoto
in
principio
in
paterno
fece
a
divise
mise
Satana, gli Epodi
negli
70^
di
non
letterato
più,
e
con
mezzo
d' aiuto
vita,
il
preparare
tutte
Gravia,
il
meno
volle
ristampare
toscano
allora
per
vivente.
le
poesie
Prologo,
certe
X Inno
inedita
con
lume,
vo-
Levia
primo
qualche poesia
non
Nel-
stampa.
nel
lui
a
libri. Decennali,
Levia
di
il
giovato
a
altri due
dei
edizione
prima
lavoro
la
mano
tre
e
che
Barbèra,
conclusa
in
rie.
Piccine-
difficiledella
caso
mettere
verso.
aìiche
aveva
fu
e
al
colo
pic-
Romano;
di
ogni
Juvenilia, comprendendo
al
cosa
qualche
il Carducci
che
Gravia,
lo
più
Enotrio
offertocol
aveva
e
difficoltà,
aprile
d'
nel
Carducci,
comune
Carducci, grato
addimostrarsi
di
uso
colta
rac-
mettere
carattere
di
dicono,
una
Giosuè
di
in
più
all'
bisognoso
e
stampare
bisognava
quello
tornare
maiuscola
la
r
parentesi
tra
di
proprio
nome
editori
gli
come
Ma
fosse
moderatissima,
Carducci
versi.
aggiungendovi
e
che,
al
propose
GRAVIA
italiana
roba
quella
dei
LEVIA
teriore
an-
della
qualche
che
allusioni
1' editore
a
un
NUOVE
ALLE
ODI
BARBARE,
223
II.
L'anno
che
d'amarezza
di
n' ebbe
ai
di
primi
e
virtù
a
leggere
che
1' Alfieri
che
nella
del
di
ai
mori
il
miglioramento:
ricevo
quindici
descrizione
la
"
E
anni
a
tre
e
grosso,
Ed
mi
cosi
era
che
buono
lo
della
quattro
e
con
l'amico
per
1' età
e
il
bino,
bam-
suo
annunziato
non
la
e
grave,
e
notizia
il
e
violenta, straziante.
ed
forte
giarla.
irrag-
a
già guarito,
mesi;
pareva
vagli
tra-
e
compiacendosi
malattia,
morte,
scriveva
dolori
M'avea
credeva
miglia,
la fa-
forze
sue
novembre
lettera,
una
mori,
e
io
la
in circostanze
cominciava
di
mori
animo
aveva
lunghi
maschio.
innanzi
qualche giorno
dai
che
primi
l'unico
Dante,
che
figliuol suo,
gloria
Gli
giovinetto insegnato
lui
le sole
con
gioni
ca-
bliche,
pub-
d'alto
donna
Berchet,
riposava
casa
dell' aureola
il
retto
si
ora
e
a
le
cose
gravissime.
e
madre,
aveva
difficili
Gli
la
Oltre
dalle
gli venivano
private
febbraio
rare,
Carducci.
fu triste al
1870
bello
era
amoroso,
sua
Mi
mio.
un
come
e
mori
grande
miracolo.
pochi.
•
Come
la
amava
! E
la
lo
mi
le mie
tutte
anima;
ogni
il mio
tristo
essere
di
pezzo
confortata.
Mi
insieme;
io
finché
più
sicuro
io
e
meno
mi
a
mi
triste
di
mancare,
certo
sostenuto
che
la
vuol
come
quest'altro
derare
consi-
a
lui
rasserenata
;
nare
cammi-
strada,
Lo
me.
ei
lui
volevo
Avrebbe,
sua
e
a
le
reggermi,
sor-
seguitasse
l' indole
e
;
buono.
dovessimo
sarebbe.
la madre
il male
e
sentivo
riposassi, ed
libero, forte, modesto
prometteva
1' odio
da
il
quella
su
mano
me:
e
:
si levasse
avvezzato
insegnargli
io
avvenire
di vita:
che
pareva
a
mi
povero
lui
le mie
tutte
Quando
mi
era
aveva
testina.
la
pezzo
io
nina
ma-
nell' anima
se
il cuore,
data
tutta
come
e
che
la
buono
di
trista,e
e
E
il mio
posavo
bambino,
ribellione
bambino
come
cosa
O
terra.
quella
quest'altro
vita
in
rimasto
su
gli
picchiando
tutto
era
allargare
sentivo
Povero
quel
quando
testa, scordavo
mi
a
era
innanzi,
nell'
piede
deposto
avevo
veniva
sole
il
speranze
mi
che
quello
tutto
o
ceva
di-
cose
Satana,
o
voce,
gran
intorno
avviticchiato
gioie
sua
tavola,
la
su
Salute,
—
che
e
mamma,
sua
diceva
tutta
con
—
GRAVIA
LEVIA
^^'^
224
scere
cre-
sua
a
un
sorelle:
mi
mio
si
ALLE
NUOVE
sarebbe
ricordato
onorato
il mio
è
stato,
C
chi
se
ne
di
e
dei
della
e
ti senti
ti
se
muore
un
ciò, più che
ovvero,
il
cuore
A
per
sia
fatta
fibre del
il cervello
il
come
si
non
sale, sale
vapore,
che
cioè
maledire;
del
Signore;
cervello:
tuo
fanno
su
li
presto:
al cervello
anima,
da
e
quello
e
pensieri, che
uomini
che
mente,
diversa-
nell'
denso
un
tutti i
pili male, gli
fatti
strappo
uno
cosi
ha
forse
avere
maniera.
certa
una
la
pende
filosofia,di-
del
e
faccia,
compunto
dalla
cuore
più sciagurati e malvagi,
Chiarini.
di
e
la volontà
Carducci,
ti avvelena
il male
alla
abbassi
fatti in
rammargina
strappo
parere
imprecare
e
la
con
religiosie filosofi,
bisogna
certi dolori
che
tuo
o
il sangue
religione
essere
e
chi,
d'
gnato,
rasse-
assisti al disonore
tu
se
figliuolo,e
dalla
dalle
la filosofia
con
simi,
gravis-
pure
li sopporta
e
monta
bisogno
dicendo:
testa
ti
non
è
„
vita, sian
veramente,
patria, e
non
ciò
a
che
nulla.
vero
ragione,
una
mantenuto
quello
tutto
ora
della
225
avrebbe
e
più
è
non
aiutandosi
religione:ma
E
mali
fa
BARBARE.
me,
nome,
stato,
è
ODI
tristo
ti fa
più uomini,
non
siano,
15
226
DAI
che
condizione
ha
Epodi
(').Certo
venne
da
ciò
eh'
forma
di
essi
sono
T
1869
dall'
Heine,
suo
studio,
Poche
il Re
nel
mi
ne
Tuie
marzo
(}) Giambi
Sposa
ed
nella
e
di
e
a
Goethe,
unicamente
traducendo
Messina,
per
nel-
si arrabbiava
bellissimi.
i cori
versi; le prime, credo,
l' In
maggio
dell'
69.
ed.
forza
gran
Schiller, dal
Traduceva
in
Goethe
Epodi,
nella
e
qui. Negli
notar
sciupato
tradusse
del
citassero
eser-
nell' animo
letterale:
avesse
del
condizioni:
accennati
studiò
dallo
prosa
la
date
la
e
dell' ingegno
nell'animo
da
pare
Platen.
1869
gli
poesie.
il Carducci
in
scriverli
contenuto
me
teva,
po-
gli
naturale
quelle
dico
nelle
dal
poesie
di
in altra
e
composti
a
il
e
fatti da
Quando
70
il Maffei
che
in
suo
traducendo
il tedesco,
primo
influenza
fatto
e
furono
prodotto
i due
anche
altro
r agosto
tempo
sé, com'egli solo
narra,
un
una
poeta.
vita, dico
anni
egli
che
credo
pure
Un
impulso
dell' animo
e
del
da
narrato
quali impressioni
sotto
vita
in altro
dell' animo.
Il Carducci
io
GRAVIA
parsi
ti sarebbero
non
ma
LEVIA
Zanichelli; Prefazione.
Heine,
Come
il poeta
Corazziìii
Pel
cosi
notò
cani
in
neir
Corazzini
c'è
anche
spira
immagine
Cairoli,
Pel
epodo
niente
ha
Carducci
il
r occhio
avuto
forse
nella
poesia
nome,
I
a
non
più
Dante
che
meno
grandi poeti
di
a
un' epoca
al
che
ebbe
sue
L' Heine
del
prosa
pagine
hanno
quella
nelle
stesso,
potuto
certe
mente
ardita-
di
ha
Carducci,
V Intermezzo
avrebbe
cani,
Petrarca
straniere.
male:
stesso
dei
Dante
a
al
egli
nella
Dico
1'Heine
e
dice
influenza
poesia.
cui
a
letterature
le
per
più
che
qual-
a
Lo
strofi
ultime
pensava
come
sempre,
scorse
che
E
tedesco.
poeta
si limita
Scalpellando
delle
che
l'influenza
mentre
la strofe
heiniano.
c'è,
notò;
vittorughiano
l' afflato
nonostante
realismo
il
poesia,
di
Tognetti
e
qualche espressione.
a
dei
nell'epodo
non
poesie posteriori
e
Bologna,
Monti
quelle poesie;
nelle
che
l' immagine
ch'egli
cosa
ciò
e
di
Ma
Per
quello
dire,
muove
dell' Heine
non
dall'Heine.
posso
e
Cairoli
epodo
nell'
Hugo,
tipografi
presa
qualche
cosi
se
Pei
Pel
in
che
dall'
epodo
e
227^
ciò
sé
derivato
quello
piazza
Pel
da
notò
avea
in
Barbier
dal
BARBARE.
ODI
NUOVE
ALLE
dare
di
quasi
è
una
il
suo
prosa.
sempre
228
un
LEVIA
DAI
fra loro:
po' di parentela
L' Heine
poesia
in
gli
del
rispose:
"
eh'
Guarda
lo sentono.
Byron
mandai
dell' Heine
postuma
mi
essi stessi
fratello
eh' io
volta
una
avea
chiamava
si
GRAVIA
tradotta
egli
questi giorni pensato
una
non
sceva,
cono-
io
strana!
cosa
ducci,
il Car-
:
qualche
stesso
di
cosa
simile
,,.
III.
I
stomachi
palati e gli
si possono
poesie
un
del
Carducci
riepotuncoli
di
bollare
chiamar
di
Italiani
non
poesia
certe
faceva
rimasto
cattivo
erano
quel
eh'
era
Da
a
di
venti
e
le
si dice
Ai
egli li chiama,
infami, quel
Dante
i Toscani
al poeta
che
la zozza,
piliavvezzi
Fra
cose.
colpa
gusto.
sani
Toscana.
in
azioni
zozza
non
Barbèra
quel
come
certe
e
dolciumi
del
specialmente
Machiavello,
dai
nutrimenti
a
ebbero
non
il pane
e'
li
edizione
d' infamia
pane
ardimento
chi
nella
successo;
gran
quel
li per
adattare
gagliardi.Anche
guasti
a
non
anni,
in
sentir
poi
un
parve
e'
era
essere
d' avere,
poi, gli
dire
in
anche
sempre
a
un
230
DAI
lora
il poeta
Poesie,
in
come
dove
da
e
In
Romagna
fama
del
poeta
nell'
aprile
neir
edizione
Epodi,
Del
lo
ammiratori,
molto
quando
ed
barbare.
Toscana,
ammirati
la
Odi
molti
avere
GRAVIA
Giambi
de'
delle
LEVIA
del
io
Bologna,
in
Romagna
il libro
un'altra
di
Satana
del
1871
in
Ma
né
la
da
una
elogi
suir
teorica
morali
parte,
brevemente
ed
risoluto
Fedele
e
può
a
:
questa
Poesie
ben'
tra
al-
di
paesi
trovai
e
qualche piccolo
letterata.
critica
gretta
l' ammirazione
i
e
suoi
i
ritati
me-
influenza
formulato
avea
schina
me-
e
e
alcuna
semplicemente
stesso
se
artistici
che
in
già
trovandomi
Carducci;
la
né
Egli
poeta.
71,
alcuni
per
altra, esercitavano
dall'
esprima
del
non
e
le
ebbero
esse
anche
gente
freddezza
del
arte
poeta
di
casa
Romagna
apparvero
là
e
in
cosa:
del
poesie
sue
ad
essere
grandeggiava
giro
un
compagnia
delle
borgo
feci
seguitava
i Decennali.
accoglienza. Nell'autunno
a
capisce
potessero
non
Barbèra,
Nuove
si
resto
Zanella
molti
era
delle
la
sua
"
cosi:
Il
convincimenti
più sincero, più schietto, più
il
resto
non
è
afifar
suo.
„
teorica, negli anni
71
e
72
NUOVE
ALLE
altri
compose
primi,
dei
culminante
la
in
va
fusione
perfetta. Nel
è
delle
dell'
arte
nutrita
cosi
in
quale
in
come
fatiche
il
d'
e
de' nostri
grado
serene
profumo
dei
sentito
nella
nezza
pie-
padrone
il
libero
slancio
uno
al
1871
ha
tale
riunite
1873
a
dell'
dei
d'
cantar
arte
passa,
campi,
la
vino
tro-
queste
lità.
quaferoce
quasi
;
dall' idillio
e
epica
non
le fantasie
con
contadini, alla ballata
non
si
amore
quiete
e
che
moderni
tutte
greca
è
argomenti
intonazione,
poeti
viglioso.
mera-
ricchezza
d'
varietà
l'
al-
volo
politica,civile, letteraria,
fatto,
suo
vi
sentito
giustizia di popolo,
più
sente
alto
satira
una
paresse
colorito
e
satirico
dal
tale
satira:
col
era
pensieri suoi,
altro
cosi
Dalla
Carducci
immagini,
di
forme,
di
so
di
d'
splendore
e
del
poesia
La
si
allora
prese
nella
era
sciolto
aveva
che
ingegno,
si
il punto
segnano
lirico
forze,
e
sua,
l'
del-
essi
arrivò
1871 egli
sue
ìieiniano, Canto
Campidoglio)
dell' elemento
ancora
certi
di
un
il poeta
cui
a
terribili
( yl
Alcuni
triumpìie, A
che
33I
epodi, più
ed
belli.
più
e
censori, Io
Italia
giambi
BARBARE.
ODI
le
che
sane
lirica
del
DAI
232
medio
dall'ode
evo;
d' infamia
le
alla
natura
Al
Campidoglio
la
e
indizio
della
ì
tempo
i
dell' Italia
e
era
splendidamente
col
fatto la verità
Carducci
attitudini
varie
io
nella
Quando
il Carducci
gli
che
Il Carducci
tanto
e
pei tipi del
in
ciò
un
che
che
che
Galeati
volume
r
qualche
promise
ci pensò,
autore
di
mare
conferdi ciò
fa.
anni
sammo
pas-
le
poco
avea
ci
l'anno
pare.
stam-
avrebbe
sato;
pen-
appresso
rono
usci-
Poesie,
Nuove
più
pregò
da
cosa
di
composto
che
poetico
tipografo Galeati
desse
in
va
Romagna
in
il
e
cismo,
romanti-
ingegno
tredici
gita
nostra
Imola, il bravo
da
dell'
scritto
aveva
mano
marem-
che
Classicismo
potenza,
alle
certi
Versaglia
vera
intorno
vere
Scri-
A
giambi
di
era
pagani;
poesia.
Marengo,
poesia
della
schietta
e
poli,
po-
triviale, aristofanesca,
Canto
il
bove,
dei
viltà
le
e
elleniche, l' Idillio
di
6"///' Campi
sonetto
tutto
di
bollate
sono
la vedevano
plebea,
distanza
ove
viva
e
le Primavere
e
e
re
aristocratiche
più
poca
censori
dei
sentivano
espressione
a
del
turpitudini
la
forme
alle
storica,
rappresentazione
come
dalla
GRAVIA
LEVIA
cento
dal
glienti
racco-
pagine
1871
in
ALLE
cioè
poi,
dei
da
Gravia
dinanzi
fama
qualcuno
al
la
libro
si addormentano
colpi
di
libretto
di
alla
poeta
piccozza.
s'
intende,
che
senza
qualcuno. Quando
nemica
pretendere
può
valore
segno
della
e
del
Alcuni
loro
la
sotto
gli
i
scienza
degli Epodi
il Canto
il
la
a
la
(diciamo
avvenne,
non
facesse
grandinare
si
si destano
strillare
della
arrendono,
feriti
cantino
degli
assedianti
le
traglia
mi-
si
non
lodi
senza
del
dar
dolore.
qualche giornale prima
gli altri
vittoria
assediati
che
ciò
e
loro
un
zappatore
Poesie
parola propria) s'imposero:
di
conquistarsi
buon
Nuove
certi, che
l' indomani
e
dove
un
della
scrittori, i
pubblicazione
come
Le
da
none
can-
carono
spalan-
e
fortunati
oscuri,
il
fortezze
Diverso
Carducci
il
le
duzioni
tra-
Levia
ai
fu
resistenza
chiamare
innanzi
sera
famosi,
sua
la
alcune
Prologo
colpi
nemico.
potrebbe
quali
fama
a' cui
cessarono
le porte
originali, molti
il
e
appendice. Questo
rigato
233
piccoli capolavori,
poeti tedeschi,
in
pubblica
de'
erano
BARBARE.
componimenti
trentasei
quali
ODI
NUOVE
stati
erano
che
dell' Italia
uscisse
che
va
in
pubblicati
da
il volume;
fra
Campidoglio/
234
I^AI
•
fece,
€
coni'
occupò,
ne
dire
al
che
quale
di
di
de' vostri
che
"
guardate
Campidoglio
grido
della
Italia,prorompente
dal
Quel
gridava
che
il
il
profondamente
poeta
cuore
scienza
co-
petto
d'
più
a
gosciato
an-
alto,
buon
un
confessarlo
osasse
non
uno
Satana!
in
il
poter
liberali,
di
va
1' Hillebrand
Italiano, ancorché
ad
Roma:
il poeta
Se
tolica,
Cat-
di
vero
di
dell' Italia
lei.
scandalo.
1' Unità
parer
un
poeta,
essa
di
rodeva
voi
un
disse
come
dove
di
anche
ricordo,
non
il Canto
Ma
po'
un
usurpatore
dice
scomunicato,
era,
ben
Governo
cosa
GRAVIA
naturale,
era
se
alla
LEVIA
sé
a
o
altri
„.
E
per
bizze
di
di
ciò,
a
i nomi
pieno,
grosso,
scherni
che
cattivo
gusto
destare
al
di
scopo)
erano
credere
portare
piovuti
sul
di vendicarsi
che
non
gli
non
Se
in
capo,
le
cune
al-
avea
era
del
incontestato.
potendo
non
poesie,
(il poeta
il successo
grande,
gli
suo
delle
personali
propri quando
menomare
o
reale
i risentimenti
giovare
potesser
pezzo
e
dovean
esse
impedire
il merito
per
partito
risparmiato
che
e
parso
valsero
libro, successo
qualche
pace
ebbe
dicendo
gli
il
che
ALLE
in
alcune
non
gli
da
avevano
paolotta;
forse
era
stata
con
malizia
belle; io
per
me
fece
vista
di
i
di
e
scrissero
la
le
lodi
fuori
di
naturale,
a
non
edizione
prima
esaurita;
l'edizione
mise
subito
ed
capire,
non
delle
mano
delle
solo,
Poesie
a
una
ma
fatta
savia
cotesti
felici:
in-
che
qual-
buon
senso
detto
avean
giornalisti, ap
del
nuova
più;
saranno
Carducci
vedere
per
d
quelli,che
e
capito, seguitarono,
aver
non
di
nità
va-
poeta,
passato
bizza
i
cui
dal
a
il
foglio
loro
qualche copia
cevano
La
nella
della
gente
Ma,
ebbero
poesia
nel
la
un
e
la
guà,
disse
o
poeta;
una
verde
eh,
:
d'altro.
del
a
imparare
uomo,
capisco;
che
senso
messosi
offesa
sentire,
non
ristampavano
venderne
le
non
quel
veniva
pena
pover'
pezzi grossi
dimenticare
fatto
sileiisio
stupida
parliamo
scusate,
tempo,
del
era
genitori improvvidi
atrocemente
sussurrò
o
i
qualche
se
e'
abortito,
piccolo
sorridere
osò
235
non
poeta
giornalista perché
mestiere,
luna
BARBARE.
Poesie
qualche
se
il
ODI
Nuove
delle
comune;
fare
NUOVE
di
com'
è
ammirarono.
Nuove
fece
dal
seconda,
Poesie
anche
Barbèra;
che
usci
fu
bito
su-
esaurire
il
quale
nel
74;
236
DAI
feee
ne
nel
terza
una
78,
delle
poesie
nella
nelle
ultime
l'aggiunta,
scritta
poeta
le
ristampò
di
tre
dal
nel
Adolf
dirlo, furono
libro,
e
Karl
e
i
L'
contemporanea.
nelle
Ma
Nuove
per
i francesi
degnamente
del
nella
ratura
lette-
esso
dotto
non
Fino
del
di
signor
verità
parlò
piena competenza,
non
con
la
Rcvnc
lui; ed
troppo
levato
a
deiix
parlare
iiiondes
ne
ritratto
un
diede,
rario,
lette-
somigliante. Chi
pili competenza,
delle
l'
del-
morte
avutele,
Etienne,
che
il romore
dcs
fondo
pro-
notevole
più
la
dopo
e
meno
il
che, dopo
dizi
giu-
bisogna
che,
Poesie, tutti si affrettarono
informazioni
opera
Europa
s' intende
poeta.
nuovo
chiese
in
comparso
Heine.
per
il Carducci
i
Hillebrand,.
Hillebrand,
letterature,
antiche, chiamò
poeta
del
moderne
del
Poesie
innanzi
Thaler;
di
poesie
e
l'aggiunta
con
con
parlare
a
altre,
Nuove
Le
Karl
l' importanza
notare
a
e
dine
or-
biografia
una
tedeschi
von
primi
nelle
Zanichelli,
lo
diverso
un
e
due, di
scrittori
tre
Pickler
dalle
seconda
piccoli componimenti,
di
nelle
salvo
Borgognoni.
1875
nell'So;
quarta
una
e
prima,
ripetizioni della
tutte
GRAVIA
LEVIA
del
anzi
tra
con
Carducci,
fu
238
DAI
avvedersene
senza
si trovò
e
r
senza
fare
una
mattina
una
insieme
qualsiasi
ci
barbare,
ingegno
suo
intenzione
nessuna
di
bagni
meditata
pre-
rivoluzione
Il Carducci
ti pare
di
nel-
strofe
che
vorrei
poesie,
che
ho
antica:
ma
bada
altre
metrica
dimmi
armonia.
E
mi
Ideale.
ode
orecchi
recitò
—
Però
benissimo.
terzo
ti pare
se
riuscirà
volgari
strofette
ostico, come
in
le
vada
e
prime
il
passaggio
delle
tutto
ciò
dai
quale specialmente
un
al solito
alla
strofe
che
poi
più
strofi
è
nell' orecchio
fare
tran
e
tro;
me-
senta
l'
del-
versi
ostico
grave
agli
delle
rata
temperiuscirà
nell' uso,
ancora
ha
cominciat
in-
sente
due
primi
tran
si
Parini;
del
non
al
ci si
po'
che
secondo
risposi, e
probabilmente
e
che
quattro
armonia,
ho
tutto
sopra
è
avvezzi
che
già pensate,
di
e
po'
un
vorrei
finire; e
che
d' arte
Senti
—
mento
stabili-
uno
un' alcaica
C
metastasiane
armonia
di
Sedevamo
1874.
parlando
disse:
queste
e
delle
mi
del
tenda
una
Livorno,
a
poesia.
il
dal
d' agosto
all' ombra
di
al
Odi
arte.
Era
la
le
naturalmente
studi,
di
scrivere
a
condotto
da' suoi
GRAVIA
LEVIA
una
grande
ALLE
Per
potenza.
vuole
bello
Qualche
e
1' ode
serie
una
classica.
E
In
anche
di
chiesa
una
le
io
nessuna
opposizione
;
inalberato
per
sarebbe
che
credo
le strofe
non
di
se
quelle
che
odi
settenari
cui
perché
erano
gli
suono
le
già
e
orecchi
combinazioni
nell'abitudine
tasia,
Fan-
ìiora,
forse
le
altre
io
credo
la
son
quinari,
di
pate
stam-
poesie
in rima
titolo
di
che
si
nessuno
dei
metri;
degli
di
già
erano
quei
Perché
di
composte
cioè
versi
Odi
incontrato-
accorti.
tutte
italiani
e
avesse
barbarie
sarebbero
ne
intitolate
avrebbero
non
poesia
la metrica
con
Riiit
ad
a
questa
con
provocante
e
barbare,
credo
accennare
il poeta
se
versa
mandata
avea
le altre
insieme
quell'uggioso
senza
m'
ma
seguitare.
a
composte
come
saffiche,
1' ultimo
senza
volere
gotica,
volume
un
Adda,
odi
quell'ode,
tutte
in
V
ci
mente
special-
come
l'amico
egli
suoni
delicato,
imitativa
innanzi
di
dei
altresì
confortai
intenzione
iniziare
Notai
Su-
239-
solamente
—
tempo
manoscritta
BARBARE.
relazioni
armonia
per
ogni strofa;
nessuna
le
non
sentirle.
a
ODI
cogliere
orecchio
un
educato
di
NUOVE
versi
al
abituati;
nella
orecchi
decasillabi,
en-
strofa
italiani;
DAI
240
nell' abitudine
perché
già
sostituzione
la
fine
del
verso
degli
dello
monotono,
strofa
producendo
già
e
Odi
r
di
esametro
vuol
cagion
quale
sa
il titolo
la
fervida
che
cosa
Più
tardi
il
a
Bologna
di
ai
il
qualche
e
dalle
l' alcaica,
fu,
ché
per-
ci
già
e
inno-
cagione
modesto,
il
sotto
di certi lettori
Forse
nella
nostra
Carducci
altra
quali, rispetto
qualche obiezione;
—
fu
immaginazione
principio
fare
semplice
vertita.
av-
chi
intravide!
distici; intorno
da
meno
innocente,
quale
ne
cile
fa-
più
cagione
poi
nella
prodotto
( dico
indovinarla):
a
eentissima
dirò
vera
verso
versi
era
scandalo
innocente
in
dell'orecchio
rima
il pentametro
e
poco
lo
tutto
furono
barbare
la
della
il
armonico
nell'abitudine
mancanza
Cosicché
dei
era
rità
regola-
facendo
cesura
e'
rima
saffiche, la
periodo
un
anch'esso
italiano, la
alla
disposizione
la
e
sdrucciolo
di
e
italiani
orecchi
nelle
perché
;
d' accentuazione
più
GRAYIA
LEVIA
i
ed
mi
alcuni
metro,
ebbi
egli disse,
distici,specialmente
lingua
non
tire
sen-
e
poesia
al
fece
riescono.
mi
cordo:
ri-
il pentametro,
Ma
il
Carducci
impressioni
Cosi
o
egli
avea
nelle
sue
tentati
affetti
odi
Giuntini, A
Grecia
e
dei
di
Chiarini.
la
e
in
Levia
loro
del
Klopstock,
alla
tedesca;
ronzargli
a
e
lingua
i nuovi
meditazione
timidezza
perché appunto
e
casi
alcuni
della
Per
T., Alla
nelle
la
B.
odi
Diana
Per
rivoluzione
Gravia, acquistata piena
stesse
nelle
vita,
in lui.
suscitavano
T.
O.
che
metri
determinando
vennero
Pisa,
dere
persua-
alla
po' di
un
Giulio, rafforzatesi
T.
potè
quei
oraziane;
Juvenilia, A
dei
B.
si
con
poetici che
fantasmi
nozze
gli
metri
quel
quand'egli
tornare
mente
già
odi
prime
i nuovi
Le
nella
insistenza
più
con
dovettero
ciò
perché dopo
dalla
possibile
vedeva
poesia
si seppe
non
;
fino
impossibile
essere
che
ciò
italiana
Platen,
dovesse
che
della
liriche
le
del
Holderlin,
dell'
barbare
idoleggiate
perché
virilità ammirare
nella
prime
nessuna
Odi
metriche
aveva
gioventù;
prima
sua
dei
le
senza
e
dissi, le
come
le forme
perché
il poeta
antica
in
naturalmente
rivoluzione,
nacquero
alle
d' altri.
o
sue
24I
fermarsi
da
uomo
nacquero,
di
idea
è
non
BARBARE.
ODI
NUOVE
ALLE
Primavere
le
di
rezza
sicu-
elleniche,
16
DAI
242
sentirono,
della
Quando
non
scrisse
forse
non
E
sé.
il 75
tra
uno
formare
un
bisogno
che
chiesa
lina
parte
e
le
Alle
neir
vedetta; nel
fra
il
76
altre, che
primo
Il
con
fonti
in
prima
le
nel
ma
loro;
credo,
poste
com-
insieme
tutte
corpo,
Neil'
roba.
il cui
del
del
Clitumno,
che
un
giornale
già
il San
1877
del
77
nominate
tolo
til'
delIn
1876
la
metà
aprile
primo
1876
del
senza
nell' agosto
del
e
volume
averne
pur
marzo
luglio
febbraio
la
e
si,
Fantasia,
hora,
ottobre
detto,
un
poteano
antiche,
nel
gotica,
ho
diede
ad
altra
1' ode
Riiit
dell' ode
pubblicò
La
che
ci mescolasse
stesso
Carducci,
il
farne
si trovò
piccolo
corpo,
barbare.
che
poi
a
potersi
pensiero gli venne,
Rimembranze
era
anno
1' altro
numero,
scrisse
1875
che
nome
76, quando
certo
Odi,
quello
neppure
e
il
e
un
del
al
pensava
r
da
Odi
le
prime
anche
di
prova,
divennero
e
le
pensato
avea
a
rima,
apparisce
come
GRAVIA
quest' ultima
dopo
spogliare
LEVIA
prima
fini
e
bolognese,
Petronio^
compose
formarono
tutte
il
volume.
pubblico
ogni questione
letterato
d' arte,
italiano
che
la
era
cosi
nuovo
pubblicazione
ad
delle
ALLE
Odi
barbare
che
fece
fu
dire
quelli che
in
Italia
molto
cosa
ne
d'
gli
potrebbe
essere
sé
e' entrai
volta,
una
battagliero, e
dopo
disputato
poesie,
le
tutt' altro
molta
tutti i
(^) È
risolute
che
un
pur
troppo,
sollevate
;
confusione;
anzi
e
sono
trare
rien-
po' troppo
quanto
per
metrica
regna
un
barbare:
scritto
intorno
forse
debbo
forse
alla
o
prima
non
sia
che
merito
che
animo
si
dono
cre-
pubblico
al
Odi
intorno
questioni
e
per
(')
si
fretta
gran
le
Ma
basta.
Discorso
il mio
molto
con
libro
al
illuminare
polemica
un
pensano
non
voglio
non
resto,
esse
altri intorno
nuova,
Io
nella
qui
la
molto
di
ad
quelle
essa
sono
in
ancora
tutt' altro
e
che
cune
al-
guati
dile-
pregiudizi.
il secondo
degli
scritti
ristampati
è
del
fuori
sapere
per
opportuno
stesse.
giornali,e'
famoso,
e
d' illuminare
nei
vien
subito
pensano:
dell' opera
spropositi. Fra
persone
uomo
far
di
demerito
poco
brave
avvenimento
un
molti
appena
se
243
specialmente
Non
dovere
BARBARE.
gente
persone,
specie
hanno
molta
scrivono^
curiose.
in
ODI
avvenimento,
un
a
delle
nuovo,
che
NUOVE
in questo
volume.
Io,
esempio,
per
ragionino
que'
qualche
loro
fra
mostrarsi
cui
(che
la
fondamento
resti
ancora
quanto
all'
e
metrica
qualche
cosa
alcaica,
cattiva
all'
nulla,
e
si potrà
bia
ab-
stes-
stesso
non
e
capire,
italiana
volgare
bene
finito
de-
al
tametro,
pen-
definire
come
con
cilmente)
fauna
poesia
una
comporre
possa
non
a
esametro
capisco
non
si
e
arrivo
di
della
falsa
versi
lo
a
metrica
la
all' indole
ha
metrica
perché
che
lo
non
della
conta
non
seguitano
de' nuovi
metrica
quella
me
per
tuttavia
che
an-
delle
intrinsecamente
Io
quali
(io vado
convinti
struttura
fra
sono
assolutamente
sono
sia
fondamento.
alcun
sissimo
che
Carducci
del
i
barbare
sia contraria
che
nostra,
Odi
delle
come
e' è
e
d'ingegno),
e
italiane),e
composte
capire
a
pochi,
son
profondamente
sbagliata,
perché
non
che
là, dico
sono
lingua
(e
poesie
liriche
belle
più
arrivo
non
alcune
belle
in
più
GRAVIA
dotto
che
più
le
tali
uomo
riconoscono
in
LEVIA
^^^
244
buona.
ed
non
Per
me
ha
tanta
chiamo
nella
parte
bella
bellezza
il
una
di
metro,
una
poesia
che
non
poesia dove,
e' entra
solamente
per
esempio.
246
DAI
dizione
derivi
credo
Da
—
nostri
GRAVIA
LEVIA
almeno
Dante
creduto
le
che
forme
metrica
fatto
classica
nel
fatto, aborti;
i lettori
la
io
se
fare
si può
se
non
tentativo
X\^I,
stra
no-
della
tutamente
ripe-
e
La
—
e' è
non
sione
concluche
bisogno
che
percorsa,
è
se
si ha
la
riusci
di
di
via
che
le
tutte
da
far
seconda,
seguito.
tanto
più
a
la
mi
vie
pare
da
tanto
quanto
che
poesia
da
fare
io
tutto
un
più
più
ciò
e
turali
inna-
è
la
può
aperta
che
non
non
si
essi
e
coloro
sarebbero
volta, e
da
poche
non
perdizione;
una
e
in
almeno
quella
s' ha
:
in
fatto
stato
seconda;
non
Ecco
o
altre
fatto
stato
è
noi,
condurrebbero
e
non
altra
per
dire, che
a
ciò che
non
ciò
tutto
erro,
prima
vennero
andare
sopra,
il
la
sero
lei, doves-
secolo
e
parole equivale
buone
?cosi
con
hanno
ripeta.
Ecco:
che
nate
i
dei
avuto
tutti
dunque...,
la sanno,
dice, tutti
con
bisogni;
dizio.
pregiu-
cosi;
svoltesi
e
a' suoi
bastare
fatto
metriche
cresciute
poesia,
si
n' abbiamo
hanno
grandi)
da
parte
Leopardi,
al
piligrandi poeti ( e
veramente
io
in
tativo,
ten-
riuscito,
se
non
terza;
e
ci medito
non
sia
NUOVE
ALLE
che
vero,
alle
vuol
e
della
ragioni
riuscito,
non
dire
ci fu
sia
dire
tanto
che
manifestò
da
e
il sentimento
le
saprei
non
che
ivi è
dire
come
sulla
accennato
metrica
dal
Io
dato
Gli
rini, del
(forse,
che
che
del
Pieroni,
anzi
su
poiché
barbare;
(stavo
quello
novazione
rin-
della
dire
per
piuta)
com-
senza
l' importanza
quale, quand'anche
fatto
dico
esametri
Discorso
diversamente
esagerare
la
altro
avrebbe
ma
alle
convenienza
tentata
voglio
barbara;
avesse
lettore
Carducci.
non
metrica
il mio
qui
si
bisogno
il
Odi
prime
fu
vuol
me
quel
:
forte.
si chiude
le
e
farlo
di
tentativo
per
rimandare
di
quali
i critici italiani
ciò
me
per
bisogno
di
più
e
tentativo
dire,
quanti più quel
permesso
con
il
inutilmente,
pure
contrario
Un
arte.
vuol
cosa
senti
più generale
Chiedo
dell'
e
chi
247
perfettamente
qualche
volte
ripetuto,
sia
natura
se
che
quante
parole
ciò
tutto
BARBARE.
ODI
le
Odi
barbare
abbastanza
ha
fatto
Betteloni,
del
Mazzoni
alcune
e
forse, qualche
ducci,
Car-
l' arte
liana;
ita-
di
cosa
odi
del
ci
non
del
per
qualche
della
del
più.
Guer-
D' Annunzio
altro
nome
mi
248
DAI
LEVIA
sfugge), bastano,
può
non
esser
Carducci
nelle
Odi
si
odi:
e
barbare
la
a
che
molti
metrica
vivere
sarebbe
nell'
credono
barbara
dir
potrebbe
s'
col
finisse
anco
Vivrebbe
delle
sepolcrale
bel
un
e
nata
morta.
urna
sempre
che
mostrare
me,
lui; benché,
con
non
sue
quello
cioè
morirà
lui,
con
secondo
vero
che
affermano,
GRAVIA
vivere.
V.
La
luglio 1877
seconda
nel
è
quarta
libro
edizione
prima
ha
fu
subito
1878,
dimostrato
dell' autore,
una
fiere
che
una
Lo
battaglia,
barbare,
si
una
una
del
stante
nono-
leggono;
l'intenzione
contro
furono
non
ed
spaccio
opposizioni,
furono,
se
fatta
1880,
Odi
le
fatta nel
fu
nel
terza
che
barbare
ne
quest' anno.
dimostrato
e
Odi
esaurita:
una
in
uscita
le molte
ha
delle
davv^ero
battaglia perduta.
dirlo, le opposizioni, lungi
Inutile
il poeta
quando
se
ce
ne
(qualche
erano
fosse
volta
troppo
stato
gli
dallo
spetto,
di-
facevano
stupide), gli
bisogno,
mentare
sgo-
bero,
avreb-
aggiunto
ri-
ALLE
solutezza
lo
a
po'
un
che
distrae
io
una
bella
questione
un
gli
a
di
zucche,
mi
rallegra, e
di
strae;
di-
sta
que-
utile
di
gusti;
di
cerca
la
utile!
a
a
Essi
argomenti
vita
(quanto
cosa
ma
in
positivisti e
opinione.
loro
che
provare
ed
s' è
Quando
ci voleva
terra.
è
umana
bella,
chi?):
sarà
hanno
scalmanarsi.
bello
seppero
non
per
tutto
filosofi
della
sono
scalmanarsi
ragionamenti
zucche
malinconie
troppe
signori
i
non
bello
un
mi
della
sciocca.
e
perdonino
materialisti:
inclinazione
esse
sia
piace:
dalle
pesce fuor
di
com'
tura
na-
lette-
superbia
campo
non
umano
esempio,
inutile
vita
un
di
aìiche
un
la
sarà
sua.
sento
in questa
strisciare
a
ini
sono
che
in
1' opera
opposizione,
superbia:
il genere
mi
e
alla
piantata
per
hanno
di
249
Io
maggioranze
disposta
che
Mi
"
sé:
„
sente
me,
da
BARBARE.
proseguire
Concediamo
d'acqua.
Ma
disse
nelle
rarianiente;
si
nel
inclinato
mia
querce,
ODI
costanza
e
11 Carducci
ci sia
NUOVE
considerato
intendere
per
inventori
meglio
una
di
vita
bene, quelli che
tutti ciò
1' animale
contentare
di
bene
futura.
che
uomo,
Oggi,
proprio
furono
avendo
da
compiuto
in
che
quello
furono
i
altro
non
scrutare,
sé
ci può
non
e
di
sapere
per
futura
vita
l' Inferno
fizio;
bene-
mettono
a
provare
a
e' è
non
quando
il
e
muore
Purgatorio
dei
un' invenzione
sono
queste),
quel
altro, si
1' uomo^
che
di
(e
preti
per
bottega.
Come
i
se
gli altri,e,
non
avessero
di
i
i' essere
quale
fare
di
generi
salumai,
di
rendono
più
stata
inventata
tanta
gente
i
per
i
moda,
pari
di
oggi
prete!
vita
tempo
di
cappelli,
droghieri, i
del
quella
al
aprir bottega,
che,
quello
tanto
di
mercanti
mestieri
tutti
uomini
voglia
avendo
potuto
scarpe,
fossero
preti non
tutti
di
che
umano.
epoche
una
ragionare
quella
Paradiso
genere
certe
a
contro
tori
gì' inven-
del
e
del
sono
a
intero,
il Paradiso
fare
non
essere,
tutto
muore
che
altri che
che
disgrazia in
meditare,
a
agli
e
benefattori
vogliono
ne
bestie
e,
Purgatorio
nostra
per
uomini
gli
del
simo
quarantanove-
finalmente,
che, specialmente
è
siamo
oggi
mio
credei,
tempo
più grandi
guaio
il
persuado
mi
dell'Inferno
GRAVIA
mesi
quattro
oggi
anno,
11
LEVIA
DAI
250
cai,
bec-
mente,
specialCome
se
futura, nella
ha
creduto.
ALLE
la
fosse
non
gli
uomini
avevano
di
crederci!
i
preti,
che
che
gente,
che,
nel
la
ha
fosse
ultima
questo
Oh
beati
di
gli
uomini
in
mare
maledetta
paura
in
di
della
miserie
galleggiante
della
che
vita
quella
su
sereni
giosi,
reli-
aggrappata
futura
alla
venti
ideali
gli
sente!
pre-
tavola
città
gran
scienza
della
gono
ten-
que' poveri
tempesta,
hanno
in
sommersi
pure
della
parlano
una
corpo
prima
e
il
una
suo
d' arrivare
collettiva
che,
e
se
di
nobil
ha
la
scopo
1' umanità
bella
vita
quale, dicono,
ci assicurano
immortale
è
e' è
sforzo
tavola
esser
nella
essere
individuo;
che
ci
umano,
vive
d'
alla
moderna
porto.
I filosofi
genere
i
continua
aggrappati
diavoli
e
che
dell'ignoto! Oggi
tutti
vita
mare
confidenti
navigavano
il
della
guerra
loro, della gente
supremo
tavola
su
ancora
di
alla
che
prova
che
serci
l'es-
se
società
dell' opera
un
bisogno
Come
la
una
naufragio
con
del
resistere
e
bisogno
grande
queir
il
e
scienza
non
si tiene
a
BARBARE.
luminosa
loro,
fanno
ODI
più
prova
ancora
spietata
NUOVE
cosa
vita
sua
di
gione
ra-
ogni
l' individuo,
muore
cui
la
del
esso
è
parte,
lavorare,
e
sof-
DAI
252
frire,combattere
r
è
uomo
la
morire
vivere
in
nella
che
memoria
le
di
Ma
vorrei
che
nei
i
e
si
trasformò,
cinque
ebbe
ch'egli
che
piante
mi
e
belle
molteplice
signori
filosofi
Dante
che
lodi
della
i
di
suo
lui,
nome,
fu
della
quanto
e
profumo
della
sentono
qual gusto
dalla
nacquero
onde
cui
cessero
di-
vive
la Divina
e
quali
piuto
adem-
il desiderio
patria;
rei
vor-
le
piacere
parte
una
gloria
del
se
nelle
che
conda
cir-
i lombrichi,
provarono
putredine
proseguita
mi
di vedere
morte
unificazione
fiori,nel
talità!
immor-
dell'intero;
sua
quale
maniere
Alighieri gode
rallegrarono
la
effetti
nobilissima
quella parte
dopo
dicessero
dell' anima
il
secoli
vivere
loro.
a
immortalità
si
atmosfera,
benefici
quelle particelle dell' atmosfera,
quanto
marsi,
trasfor-
ma
lombrico,
un
che
gloria, per
dell'
queste
si chiamò
della
presentemente
delle
che
quanto,
e
dell' umanità
tutte
varia
questa
io
se,
egli
di
tante
vivere, di
la
produssero
opere
Grazie
•—
per
parte
una
degli uomini,
nostre
umanità,
morire,
è
fiore, in
un
dell'
scienza,
in
iu
bene
non
cioè
pianta,
una
la
per
GRAVIA
il
per
nato
virtù; che
LEVIA
suo
corpo,
Couiìucdia.
^^^
254
ti
rode,
che
tu
vedrai
non
potrai più
solo
esso
che
la scienza
No:
il
non
di
prende
forma
dove
qualche
I lettori
vita
e
ha
mi
è
e
per
dove
essere
di
mi
il
nascere.
nera
—
del
idea
fredda
e
sarai
quando
credere
che
io
colle
dalla
discorso.
Odi
penna
in
mette
nissimo
be-
so
inutilità
sulla
fare
sdrucciolata
riannodare
di
s' era,
orribile.
che
ora
solazione
con-
quando
che
questa
chiacchierata
che
grande
qualcosa....
cacceranno
niente
basta
non
prima
una
drai
ve-
ti addormenterai
quel
è
non
non
questa, che
e
di
di
cosa
che
La
stava
niente;
ti
questa
non
che
ad
pregati
sono
che
della
è
si
è
sole, che
più,
ci dà
come
soffrire
terra
è
morto,
mai
soffrire, capisco,
non
niente, che
buca
stare
il
la vita?
torneremo
giorno
un
che
figliuoli,
destarti
avvelenarti
a
il
tuoi
ad
torneremo
Anche
dei
non
morti,
saremo
verrà
gli amici,
con
faccia
per
che
più splendere
conversare
la
GRAVIA
pensiero
cotesto
più
LEVIA
bare,
bar-
lontariament
invo-
grande
broglio
im-
Ripigliamolo
restammo.
Intanto
barbare
che
i critici
spropositavano
(ci fu perfino chi
disse
che
il
sulle
poeta
Odi
le
ALLE
scritte
aveva
seguitò
a
di
la
della
ispirarono
bellezza
le
della
le
con
Io
supera.
lirica
niente
morte
di
o
da
in
barbare,
giornali
via
furono
primi
di
quest'
contandoci
Platen
cui
tre
e
ho
di
e
il
in
Klopstock;
Chiarone.
a
ed
Per
in
le
verissima
po-
originale,
prima
opuscoli
veniva
un
dal
la
la
Le
ponendo,
com-
ai
volume
diciassette,
tutto
bellissime,
e,
campo
Sirmione.
in
gli argomenti,
ci' estate
nel
a
e
traduzioni
piccole
accennato
Sogno
Sono
cuna
qual-
e
all' ode
raccolte
poi
prime,
alta
il poeta
che
gareggiano
letteratura,
pubblicate
anno,.
le
accanto
via
la
baldi,
Gari-
poeta,
tutte
nostra
Eugenio
gina
Re-
di Adriano
stando
se,
lirica
mettere
Napoleone
odi
nuove
di
che
tra
so
la
troppo
pur
belle
non
tutta
vera,
abbia
pili
del
figlia
la
Eugenio,
(gruppo
odi,
nuove
il poeta
Sirmione,
Napoleone
la Madre
nozze
255
pubblico),
altre.
di
morte
Bologna,
le
BARBARE.
del
delle
comporrle
Cecioni),
di
ODI
burlarsi
per
d'Italia,
Certosa
NUOVE
non
di
tedesco
oltre
quelle
poesia
tratti, i distici
in
All'
di
metri
esa-
rora,
au-
2^6
DAI
LEVIA
GRAVI
A
VI.
alla
Quanto
Odi
tutti i metri
mistura
distici
fatti col
cioè
ritmico, ed
Orazio,
delle
che
metro
giambo,
imitato
il
in
italiano
r
dei
altri
r abilità
esametro
la
riuscito.
distici
ed
va,
tecnica
un
non
del
verso
ci
Carducci
d'
uso
eie-
un
di
il
ed
due
secondo
è
composta
poesia
è
bella, cosi
Sento
di
poter
non
sistema
stato
ma
di
metro
col
era
infelicemente;
non
italiana; e
piano
come
italiano
in
e
ii
metro
tri-
un
la unione
questo
bene
pare
altrettanto
Cioè,
In
tuzione
sosti-
epodo
di
consta
con
sempre
italico; e
mi
metro
dire
da
Saluto
dell'
sdrucciolo,
sdrucciolo.
sempre
latino
di
all' accento
acatalettico, imitato
settenari, il primo
r ode
nel
esametri
colla
parola
metro
nuove
saggio
tedeschi,
del
endecasillabo
un
breve
della
accento
giambico
con
dei
imitazione
una
più, gli
versi, un
sistema
dell'
in queste
prime;
d' altri
senza
d'
metrica, ricorrono
tedesco.
tentato
prima
il pentametro,
non
è
possibile
riuscirà, credo,
tutta
riuscita
nella
l'abilità
a
mostrarlo
di-
poesia
di
nes-
ALLE
ODI
NUOVE
altri. Il Carducci
sun
distici:
più;
non
in
ma
il
so
pensiero,
né
di
suoni
primo
verso
settenario
un
il
perché
che
pausa
verso
da
parte
una
che
vuole
si
faccia
dal
canto
unita
pronunzi
si faccia
al
retta
me,
avanti
accade?
contare
Accade
Chiarini.
il
retti.
cor-
ritmo
vuole
suo
al verbo
il
la
che
salgono
dopo
che
anche
di
in
pitidel metro,
il povero
accoppiati,
leggera
Ma
Il
parola
essa.
che
Ora
poesia,
sapete
pentametro
tira
ritmo
non
il
e
parola
e
il
pensiero
essa;
la
di
suono
dall' altra.
di
non
che
il
il settenario.
perché
dopo
l'
del-
suono
della
fortemente
pausa
il
sente
avverte
dopo
va,
ed
pensiero,
deve
fare
non
e
pre
sem-
città.
italiano
ci
stesso
si accenti
una
molti
seconda
distinto
sente
novenario
un
la
ci si
bene;
bisogna
secondo
testi
co-
cinereo, gridi,
da
salgono
non
senso
di
farne
potuto
cielo
pel
neve
va
e
cinque
tutti metricamente
latino, ci si
esametro
soli
primo.
la
vita
257
il ritmo
né
sono
il
fiocca
Lenta
fatto
avrebbe
se
que' cinque
Leggiamo
Il
ha
BARBARE.
e
siero
pen-
si
non
la
se
pausa
si dà
secondo
che
è
cosa
beli'
17
e
258
LEVIA
DAI
spacciato;
invece
non
di
se
fosse
non
di
il
li fa
del
distico
terzo
un
il
se
anche
lo
novenario
essere
stesso
un
rio
novena-
un
il Carducci.
ha
lettore,
davanti
di
e
quale,
talvolta
il
e
trova
quinario
un
potrebbe
tronco,
come
si
morto,
accoppiati,
tronco
parla più;
ne
lui povero
composto
verso
ne
GRAVIA
Il
metro,
esa-
metro
penta-
peccato.
Ecco
il distico:
la
Da
distico
prima parte
sillaba
sulla
In
giù
d'
ultimo
per
mondo
un
l'aere
lontano
l'ore
dal
metricamente
è
dell' esametro,
l' accento
cadendo
forte,
più
che
di.
sbagliata la
sulla seconda
dovrebbe
stare
prima.
breve,
nel
cari, in
o
silenzio
I distici
Una
breve
verrò,
della
due
sono
in
roche
piazza
sospiri
gemon,
Nel
di
torre
poesia
soli, il
delle
italiano
giù
all' ombra
e
forse
riesce
il
indomito
cuore
—
riposerò.
metricamente
secondo
ragioni,
non
calmati
tu
—
irreprensibili
il quarto.
la
principale, perché
pentametro
come
Io
hngua
è
tanto
di
e
sillaba, quanto
Ma
al
italiana; quanto
se
Carducci:
fare
attenzione
cesura
intendo
le
due
Nella
la pausa
parti delle
che
forse
son
delle
forme
quelli,
verso
un
più
è
il
o
sognerà
bi-
verso,
comporli,
e
1' una
è
per
tra
dall'al-
composto.
coltà
diffi-
maggiore
la
la
in alcuni
schemi;
imitano
alcune
latino
esametro
prima
senario
un
poesia
rinnovata
nel
verso
dell'
dove
settenario
un
divide
me,
comuni
alla
cesura:
migliori, perché
esempio,
per
e
parte
;
del
la seconda
novenario.
Perché
deve
i
alla
specialmente
dell'esametro,
prevarrà,
nell'altro
bisogna,
quali
sta, secondo
cesura
che
forma
e
che
fare.
probabilmente
tutto
sopra
sul-
di
preme
prima
riescano,
che
temente
for-
tedesca.
utilissimo
nell'uno
e
la
la forma
ed
della
ma
si vuole
mi
sia
nostra
1' accento
con
ricca
è
la
monosillabe
pentametro,
contentarci
dal
parole
già acquistato
credo
che
parole
ne
qualunque
259
questa,
osservazione
un'altra
L' esametro,
lo
di
povera
accentate,
r ultima
BARBARE.
è, credo,
i tedeschi
fanno
ODI
NUOVE
ALLE
il
verso
naturalmente,
sia
anzi
ben
fatto,
chi
lo
necessariamente,
legge
esser
200
DAI
condotto
accenti
a
dal
senso
fare
la pausa
Ora,
sulla
e
della
parola
è
deve
seconda
il settenario
fare
la
la
nel
secondo
Versi
così
e
nona.
maggiore,
è
cagionata,
senso
è
:
dove
è
da
va
neir
me
non
la
settima
la
se
la pausa.
del
esametro
che
nel
la
sesta
ma
guida
fiocca
le
neve
pel
fetto
di-
anche
dal
da
del
è
rettivo
cor-
luogo
difetto, il minore,
distico
cielo
il
lettore
del
Carducci
citato:
Lenta
caso
dopo
e
facendo
di
nario
se-
poco
o
del
il senso,
Questo
il
e
la decima
dopo
o
dubbiezza
serve
sto,
giu-
primo
difettosi:
son
primo
seconda,
il lettore
dagli accenti,
quando
questa
novenario
un
dopo
se
sulla
prima
se
sulla
debba
se
accentuazione,
fatta
guisa
fatti
solo
minore
all'
di
:
terza
e
decasillabo,
un
trove.
al-
non
la
verso,
sia
degli
sulla
con
del
verso
e
seconda
1' accento
doventa
dopo
pausa
sillaba,
il
dubbio
resta
esperto
1' accento
sulla
ha
ed
novenario
fatta,
va
ha
parte
perché
un
dove
combinandosi
che,
trisillaba
disposizione
dalla
e
il senario
e
quinta, accade
parola
GRAVIA
il settenario
se
sesta,
come
LEVIA
cinereo, gridi
202
DAI
Cura
e
mi
tu
sacra
versi
grande
latina,
odi
\'olli
fortunata
buona
certa
si
forse
potrà
quella battaglia
ei
barbare
il
.dalla
eh'
fossero
mandava
ammiccavano
ora
Carducci
a
ha
si
ostini
cosi
a
-que'brutti
cavar
dalla
dare,
ogni
in
che
cantare
aria
potente,
non
metri
che
scrivere
fa
delle
è
rima
dalla
contrita:
poeta
più
versi
poesie
regole
barbara
si
Vedi
eh?
ci
vero
che
il
—
cosi
rimati!
cosi
Odi
gente
Peccato
—
un
le
e
che
le
buona
non
divorzio
che
ode
—
potè,
testa
tutte
nuova
loro, dicendo:
fatto
con
ingegno
Ad
poesia
si
non
divorzio
suo
quella
a
nuova
gente
volesse
glia,
batta-
no,
o
fuori, quella
fra
vengano
la
rimata.
poesia
egli
mai,
che
segno
veruna
della
gloriosa
e
„
non
dare
intesi
non
da' lettori
congedarmi
rima, proprio per
piccola,
o
A
fiore
un
saetta.
una
"
alla
antica
compagna
diletta:
dammi
e
I' odio
per
queste
con
padri miei,
e
rima!
o
dichiarava:
co' i
A
r amore,
per
io
de'
onor
lor
Ave,
Invano
GRAVI
sei
come
e
LEVIA
;
e
giungevano
sog-
che
un
grande
Se
belle, chi
con
sa
ALLE
che
sarebbe
cosa
antichi
amori
rimata!
di
Per
Carducci
è
discorrere
un
dalla
77,
la
versi
sciolti
barbara,
di
dire
che
che
non
(benché
ammirano
i versi
bella
terlocuto
indire:
a
poesia
Sirmione!
e
c'è
E
dubbio, il
seguitava
si
il mio
a
tore
interlocu-
osservare
cato
Pec-
—
.
fatto
divorzio
tanto
poche
il
periodo
prima
le Odi
sciolti appartengono
serie, dal
che
della
barbare,
vorzio
di-
delle
rimate.
Legnano,
odiatori
—
fatto
poesie
di
rima!
aveva
della
gli
dalla
non
durante
Canzone
su
più
non
—
specialmente
scrisse
stare
tutte:
senza
rima, che
barbare,
al
non
il mio
e
Stazione, opponevo
finalmente
pezzo:
abbia
la
con
parlare
a
Eugenio,
poeta.
gran
il Carducci
Eppure
Alla
ode
bellissime
son
che
forse
è
Napoleone
lasciava,
però
74
dell' ode
metteva
saltava
punto
ET
Per
un
mi
certo
—
quella
si,
Odi
agli
incontravo
m'
Carducci,
del
il Clitumno
me
Oh,
—
tornando
sonetto,
io
ci si
poesie
un
Carducci.
e
terzina, del
costoro:
delle
a
io,
fare
di
qualche tempo,
poesia,
del
263
BARBARE.
capace
della
qualcheduno
—
ODI
—
Passato
dì
NUOVE
sciando
Laè
in
poesia
son
capaci
alla
poesia
264
DAI
rimata),
Alla
/
lasciando
Rima,
due
LEVIA
GRAVIA
la
stare
egli
in
compose
Titani, incominciò
la
Sacra
Nuova
l'influenza
storica
in
inedita
e
e
d'
e
scrisse
un
ottonari
intitolata
queste
minori,
di
delle
poesie,
prime
non
varia
fu
Umbria,
Adda,
con
di
un
Bologna,
verso
od
di
un
ne' quattro
Roma,
in
chiamò
Panzacchi,
dell'
un
che
quel
che
la
riodo
penel
Poesie.
li
il
1877.
certo
potente
e
preso
ri-
d' altre
attestano
paesaggi viventi, come
parola
del
detto,
Nuove
delle
1875,
dimentico
Carducci
e
bella
Carducci,
del
conto
ne
barbare,
ricca
meno
ancora
molto
febbraio
è
come
del
romanza
morti. Estate, Per
(io
Odi
precedente periodo
talora
ai
(sotto
nel
tener
senza
temente
recen-
Pisa,
pare
poesie
nel
mesi
cinque
produzione poetica
dell'
le
me
nanzi
in-
pezzo
una
e
cominciato
qualcuna), composte,
I
fra
il Brindisi
come
inverno
anni
a
innanzi
condotto
e
poesia
cominciò
Lucca
che
l' InUrmczzo,
la
un
spagnuoli)
nuovo
genere
Tutte
antologia,
finita,e
non
quel tempo
V, ripubblicata
romanzi
dei
rimatissima
ode
condusse
e
Enrico
di
nella
citata
della
felice
con
pianura
paesaggi dipinti
emistichio;
le
gioie
ALLE
calde
e
serene,
passione
e
del
e
ODI
NUOVE
i tormenti
pensiero,
compenetrantisi
Ruit
hora
Alla
e
e
vita
la
e
e
della
il
splendidamente
Alle
della
e
si
caldi
del
nei
tanta
Alla
Roma,
compiono,
sdegni
con
gloria
Caracalla,
di
si
Giambi
odi
progressivo
In
nell' odi
Satana
chiesa
gotica
sentimento
Dinanzi
nelle
Epodi
ed
nella
dell'
di
;
la
di
Intermezzo,
svolgimento
delle
della
di
Nuove
gli
e
vivi
epica
e
trovata
accento
Legnano;
sono
dazione
fon-
suggellano,
ancora
nota
sentimento
Canzone
terme
imprecazioni
fiammeggianti
e
della
alle
si
quali
le
ed
largamente, più
una
l' alto
;
acquetano
purezza
rovente
riabilitazione
a
più
gano,
pa-
incivili
e
vittoria, Anniversario
poeta,
espressione
odi
rificazio
glo-
e
lo intende
pazze
dall' limo
Clitiimno
fonti del
patria
di
nelle
odi
naturalismo
evo,
esplicantisipiù serenamente,
rei
dibrezze
eb-
nelle
nobilmente
medio
annunziate
condanna
le
con
la riabilitazione
delle
del
della
quasi
e
natura
secondo
condanna
tetraggini religiose
acuti
e
serenità
la scienza
oggi
spiega,
la
con
Stazione,
della
come
freddi
confondentisi
le malinconie
con
265
BARBARE.
e
di
rismo
l'umo-
il naturale
Poesie,
e
cioè
266
di
un' opera
facoltà
Ma
chi
n' ha
il 73,
dopo
molti,
e
questi
nel
le
e
Carducci
tardi
lessi
della
data
che
con
Clitumno,
il
me
da
me
indurre
V
ebbe,
V ode
tutte
A
il
poeta
le
sia
che
dovrei
Per
tutte
e
renza
prefealtri
dagli
e
fossero
blicate,
pub-
minima,
pure
dell' altre.
rileggo
quella
la
se
più
la
Se
Sirmionc,
di
morte
rallegrarmi
o
poleone
Na-
di
quella
serie
delle
preferenza.
Dopo
Odi
io
o
che
scriverne
a
volte
Garibaldi,
Eugenio,
mia
influenza,
una
stazioìie
so
prima
dal
quando
poesie,
queste
a
Odi
le
composte
Alla
Non
le sentirono
avesse
neir
serie.
prima
pili,
quando
tutte
inedite
V ode
a
sta
più pura? Que-
e
confermai
la
di
piacciono
francamente
poesie
allora;
Legnano,
manoscritte
76 lessi
scritte
barbare, specialmente
alta
espressi
altre
fino
altre
la
del
maggio
barbare
poesia più
io
opinione
che
quelle
sione
espres-
poesie
di
Odi
le
me,
son
cioè
paiono
a
le
tutte
Canzone
la
alta
più
Carducci.
del
di
se
eccettuata
fra
la
poetica
colpa
alcune,
che
GRAVIA
credeva
si
che
della
le
LEVIA
DAI
la
barbare
pubblicazione
il Carducci
della
veramente
prima
non
scrisse
NUOVE
ALLE
molto
di
del
1878,
dallo
pubblicato
politico,e ripubblicato
Processo
pel
della
poesie
tre
e
sole
bastano
delle
sappia
Con
è
se
proprio poeta,
dell' onestà
quali
e
e
pare
si
dirgli: tu
e
dovevi
devi
devi
hai
troppo
cantare
comporre
essere
all'antica
prime
poesie,
volte
il
e
quando
lecito
di
composto
in
poco
1' amore,
un' ode
allegro,
ma
troppo
tristo,con
i
entro
quel
i conti
in
che
tu
un
nere
ge-
ieri
non
oggi
non
sonetto,
costoro
i
addosso
questo
1' odio, tu
saffica,ma
quali
e
gli piace,
quest'altro,
ma
riosa
glo-
e
il poeta,
che
come
fargli
forte
le si riavvicina.
che
diritto, diritto
e
quelle
ma
che
illimitato,di scrivere
piace,
credono
ha
di
capiscono
non
:
fedele
le
tutte
quelli,i quali
campi
gli
sue
cavarne
altro
più
sia
poe-
Fanfitlla
nel
mostrare
a
sempre
compagna
frutti
se
giornale
altri,la
parecchi
so
naio
gen-
Intermezzo,
qual
stampata
non
rimase
egli
amore
da
Fadda
Domenica,
in
più
nel
dell'
in
1877
Zanichelli
ricordo
mi
non
dell' amore,
del
capitolo
altro
un
il Canto
nell'ottobre
pubblicato
e
267
BARBARE.
scrisse
cominciato
e
Perugia
rimate:
poesie
pensato
ODI
non
è
inu-
268
DAI
Se
tile discorrere.
ciò
già capito
detto
o
GRAVIA
fosse
non
che
loro,
a
LEVIA
il poeta
inutile, avrebbero
ha
più
d'
volta
una
loro.
per
Vili.
andò
poeta
che
1878
in
ultimi
Karl
da
Firenze,
eh'
barbare,
delle
non
poesie
A
essi. Si cominciò
poesie
a
la
solo
nella
del
da
un
e
leggere, specialmente
tendo,
in-
seria
ma
zione
conversa-
momento
libreria, prese
Carducci
esso
notizia
della
in
Odi
sulle
fama,
per
fatta
giorno
un
nostro,
punto
lia
Ita-
Mommsen,
novità, ebbe
una
dal
sua
Satana
discorso
il
dell' amico
Malfatti, lasciato
delle
nella
a
trovandosi
certo
un
ospite illustre,andò
volumi
e
in
avuto
Fino
Teodoro
1879
le porta
come
documentata.
r
dell' huio
allora
erano
egli ha
pubblicato
tedesca
Nel
d'Italia; pili
traduttore.
un
Malfatti, caduto
del
il
d'
Carducci
del
fuori
dove
avea
Schanz.
passando
notizia
più
Hillebrand
Giulio
casa
anni
fama
la
anche
Germania,
versione
una
Poesie,
crescendo
altrove
questi
da
Nuove
le
Dopo
alcuni
tornò
delle
con
Odi
e
DAI
270
"
complimento
rifare
mai
il saffico
Veramente
il
io ho
voi
Fero
la
molti
e
al vinto
che
ciò
che
ci fosse
riguarda
cosi
italiano, irreprensibili,
non
alla
quanto
sono,
viene
scritto
era
in
la
in
niente
bera
li-
di
male,
Come
uomo
non
intelligenza
i suoi
„
versi;
prosa.
dell' illustre
poetiche
tedesca,
musa
giostra gloriosa.
metterlo
a
potrete
non
spondei,
nella
non
divulgare,
per
pure,
complimento
traduzioni
sono,
belli
creduto
volendolo
le
vero.
inchinarsi
ad
ma
Tentate
:
de' suoi
superba
GRAVIA
LEVIA
versi
l'
del-
italiani
assolutamente
metrica,
perfetti.
Una
tradotte
in
Friedrich
una
e
nel
innanzi
molto
fatta
Canzone
Anche
di
Legnano.
Paul
Heyse,
Giusti
poesie
del
voluto
portare
il
e
suo
delle
Lipsia
a
di
e
Carducci
del
Betty
Jacopson,
molto
Hillebrand,
dell'
poesie
altre
l' illustre
opere
contributo
dal
gusto
letteratura;
nostra
barbare,
Odi
da
ingegno
prefazione
una
poesie
pubblicata
intelligente della
alcune
la
È
1880.
di
delle
fu
tedesco
signora
molto
scelta
pili larga
e
del
prende
com-
varie
traduttore
e
delle
Leopardi,
all' opera,
ha
per
ha
noi
ALLE
NUOVE
ODI
BARBARE.
italiani
lusinghiera,di divulgare
poesie
dell' amico
Verse
ha
un'
poeti
appendice
italiani.
Ci
del
sono
Rimembranze
Marengo
fra
i
fra
le
odi
Al
hanno
barbare.
Tre
nella
edizione
di queste
nel
più
recenti
l' Idillio
remmano,
ma-
campi
santo
iiJJ,
tre
bove,
Stazione.
traduzioni
Altri
odi
più
Nuove
pate
ristam-
sono
Nuove
esse
bare,
bar-
delle
alcune
di
netti,
so-
Odi
tre
e
riche,
li-
1880,
Siti
tradotto
di
dai
Alla
quali quella
recentemente
pubblicato
di
scuola,
sabato
quali quello
le
volume
Carducci
di
del
la natie
lui
traduzioni
di
Germania
in
L' ultimo
nostro.
Italicn,da
aus
27!
dallo
fatta
Zanichelli.
Al
di
letteratura
inglesi
e
il bel
de'
arrivano
a
e
vennero
a
e
le
scrivere
dai
in
più
cercare
qua
la
versi
italiani.
italiana, preferiscono
(e
tratta
hanno
I
e
poeti
memorie
di
le
essi,
zioni
ispira-
si provarono
Ma
di
e
tura,
lettera-
nostra
poeti,
si
nostra
scarse.
città, le
nostri
gì'Inglesi, quando
della
pochi
non
canti, studiarono
tradussero
anche
notizie
tarde
1' arte,
d'Italia:
più grandi,
loro
le
più
molto
amano
cielo
ai
Manica
della
là
in
rale
gene-
letteratura
ragione)
al
mo-
LEVIA
DAI
272
1' antico, ai
derno
Carducci
del
del
Review
gennaio
del
edizione
sulla
che
serie
prima
vi
detto
è
Odi
della
simpatia:
nel
e
tradotte
fatto
è
dello
corpo
le
ultime
amore
e
Tutto
ciò
Borgognoni
del
alla
e
edizione
terza
dell' opera
intelligenza
con
scritto
e
mente
felice-
sono
strofe
sette
terza
prefazione
dalla
1' apprezzamento
Caducei
del
poetica
dell'
biografia
Ma
barbare.
barbare.
è levato
bibliografia aggiunta
dalla
dell'
e
fondata
nella
Canto
Odi
poeta
dalla
Poesie,
alle
sul
delle
del
larga
una
diligenza
con
Carducci
del
Barbèra,
del
è
sul
e
incompleta, perché
ma
Poesie
sulle
solamente
quale
fatta
volume
nel
Cossa
sul
del
poeta,
larga
ha
scritto
la faina
Inghilterra. La
in
quest' anno
metà
nostro
conoscenza;
anche
lungo
un
Tuttavia
i morti.
di
la seconda
Carducci,
notizia
vivi
arrivata
è
Edinburgh
GRAVIA
Canio
del
amore.
Fra
le
Odi
quelle
intitolate
Mors,
tiimno.
spiega
"
in
barbare
Forse
più
Alla
Nella
piazza
Stazione,
Alle
:
l' ode
alto
inglese
il critico
grado
Alla
che
di
sce
preferi-
San
fonti del
tronio,
Pe-
CU-
Stazione, egli dice,
le
altre
la
potenza
NUOVE
ALLE
d'
egli ha
descrizione
una
tutti i
con
r
in
del
di
della
pochi, dopo
ben
compiuta
stata
L' ode
Alla
serie
prima
che
cui
e
un
noi
classica
da
produrre
realtà
nella
impresa
crediamo
la
attentamente
che
voglio:
con-
con
concesso,
ma
negare
tale
che
poesia,
sia
impresa
Carducci
dal
„.
Stazione
in
i traduttori
è
una
generale
sugli stranieri;
a
di
salda
e
sarà
letta
aver
disposti a
saranno
ci
difficoltà ;
piccola
non
vivida
nello
d' autunno,
in modo
farla
lettore, è,
mattino
classico
più
poetici.Fare
partenza
metro
un
dronanza
pa-
ferrovia
di
piovoso
un
l'assoluta
e
stazione
una
d'epiteti; e
impressione
mente
d'
273
materiali
particolaridella
farla
sobrietà
de' suoi
di
albeggiare
scuro
BARBARE.
Carducci
del
immaginazione
eh'
ODI
han
di
fatto
è in fatti anche
hanno
dato
la
della
quelle
più impressione
di
una
quelle
preferenza.
IX.
Il Carducci
in serie
periodi
meglio
di
Chiarini.
sta
ora
raccogliendo
ordinate
svolgimento
e
e
le
sue
rispondenti
manifestazione
poesie
ai
vari
del
suo
i8
LEVIA
°^^
274
ingegno. È questa
le
tutte
mai
precedenti,
deviare
quali
studi
delle
sue
gli Epodi
quali
e
la
italiana
poesia
finora
volumi:
tre
di
in
tempo
nel
volume,
nel
fra
il
1850
a
e
finito
della
primo
volume
1880, comprende
nel
febbraio
salvo
è
abbia
innanzi
va
come
le
mento
fram-
un
nel
periodo
raccolte
poesie
[Juvenilia), pubblicato
le
poesie
il
dicembre
del
e
pubblicati
essi
vita
H
1860,
quali
intimamente
sono
sua
scritte
scrivere
nel
che
furono
il
scrivere
classico
di
cui
e
il
nostri.
ciascuno
poeta,
aiTatto
^dei
più
definitiva
memorie
delle
di
dalle
a
alcuni
altamente
tempi
a
del
prefazione
una
dei
edizione
questa
arrivato
quanto
più
movendo
quasi
manca
sia
sono
insieme
moderno
Di
dove
per
svolgersi
e
egli,
barbare,
Odi
le
delle
alcune
intellettuali
modernità,
e
vedranno
essa
modificarsi
quale
Juvenilia,
splendidamente
via
In
dover
senza
passo,
la
poeta.
per
facoltà
della
senso
a
passo
nostro
e
dei
poesie
a
lerà
annul-
che
quale gli studiosi
nella
e
retrocedere,
o
dal
percorsa
definitiva
l'edizione
seguire
potranno
GRAYIA
1867,
composte
Prologo
del
per
ciato
comin-
1865, ripreso
metterlo
in-
ALLE
nanzi
all' edizione
comprende
quest'
volume
quarto
rima
quinto
ultimo
ed
Cosi
poetica
formazione,
negli
Quando
pienezza
r
si
sue
e
per
:
la
Che
poesia,
più antica, più costante,
che
i fatti
daranno
e' è
dubbio,
nuova
italiana.
a
che
fatto
sono
più
lità;
viri-
secondo
la
naturalmente
egli
la
ancora
per
passione
domanda
di
nella
ancora
pura?
questa
cagione
è
poeta
farà
cosa
alla
creazione.
vien
forze,
bare.
bar-
1' opera
giovinezza
il
in
un
Odi
tutta
nel
Un
1867;
le
volumi
la
che
civile
poesie
il
insieme
preparazione,
tre
1867;
1872.
le
dopo
cinque
altri
al
1' ottobre
il
e
tutte
dalla
pensa
delle
domandarsi
arte
la
primo
1880,
1861
1867
composte
Carducci
del
il
il
:
nel
d' argomento
credo,
in
1868
pubblicato
raccoglierà
avremo
nel
di
darà,
politiche
non
dal
poesie
tra
del
pubblicato
scritte
le
tutte
275
Gravia
Epodi),
ed
politico composte
e
Levia
poesie
anno,
BARBARE.
Gravia),
( Giambi
terzo
di
le
ODI
dei
{Levia
secondo
il
NUOVE
gloria
La
sua
risposta
sarà,
per
non
l' arte
^luwinriB-
'^^^
^^'^^
i-«
1^77
j
in
vennero
^^
secondo
dopo
/^"i(.v»«/
'
sei
'/'-^i/'tr"^j
distanza
Le
barbare
Odi
prime
E
di
sei
odi
prime
anni
venti,
sono
Cosicché
senza
Orazio.
da
E
che
leggendo
mancherà
non
quest'
Coloro
Alla
E
ci
ultimo
materia,
la
che
da
arrivare
vuole
se
delle
sole
mistura
nessuna
chi
al
le
forse
volume,
traduzioni.
delle
che
odi
poste
com-
pensato?
Chi
dubitare
che
può
gli
vita?
barbare
stazione, il Clitiunno, le
tanta
set-
verà?
ci arri-
non
l'ispirazione, la
prime
terze
altre
numero
dire
terze.
originali)
comporre
può
abbia
di
stessa
le
oggi
diciassette;
seconde,
ha
alla
e
delle
(parlo
il Carducci
odi,
r ode
le
1883;
pubblicano
si
barbare
tredici;
erano
anni, nel
Terme
ricordano
di
Ca-
28o
r
LE
acalla
deir
odi
egli
arte
sua.
Ma
V
tre
di
del
P.
di
delle
state
sono
dal
a
volume,
suno.
nes-
Mi-
Shelley, Scoglio
regina
d'
migliori
fra
1'
que
cin-
il sommo
nuovo
B.
pur
Italia,
non
antiche;
le
liamo
ieri. Par-
altra, pubblicata da
dovrebbe
1884,
quelle
toccato
composte
poiché
queste,
nersi
mante-
terze
è conceduto
non
Margherita
esse
fino
odi
urna
il confronto
di
me
oltre
delle
A
Quarto,
temono
e
alcune
Presso
ramar-,
di
Andar
difficile
Con
me,
Eii-
di
morte
queste
altezza.
secondo
avea,
In
crederanno
in
potuto
medesima
quella
a
l'ode
Sirmione,
e
abbia
r autore
BARBARE.
seconde
Napoleone
genio
che
delle
e
;
ODI
TERZE
notissima
essere
a
tutti.
Da
di
gioventù
e
e
del
ogni pagina
e
di
forza, che,
pensi quanto
consola.
La
Miramar
è
momento
di
mente
ancora
volume
nuovo
egli
che
quella
alta commozione
ha
ha
chi
spira
un'aura
ducci
il Car-
conosca
già fatto,meraviglia
pensato
medesima
ed
e
che
scritto
in
ispirazione
un
poe-
LE
tica
la
tutta
fa
la
Arciduca,
trasportò
Goethe
di
Si
al
tcnt
—
vitur
visita
in
vide
luogo
ad
tolti
caveto
mortis
caetera
O
1' ode,
Attediate
Fosche
per
con
lo
velo
sul
zione
edi-
aidica
fra
le
altre
fortuna
tonat
via
:
la-
vcncna
ì^i-
—
tue
ciel
di
Venaron
poeta
prime
bianche
torri
pioverne
sinistri
le
quella
dopo egli pensò,
queste
le
a
a
eruid.
subito
che
Miramare,
ten-is
e
del
sedeva
nubile
facesse
subito
scrisse
Si
• —
e
lo
incise nella sala
vide
sul) dulci
inollis
astra
che
Dai de
uii
latina; queste
impressione
dice
rassomigliasse
tavolino
;
per
di studio
Massimiliano
sul
Saepc
—
castello,
stanza
i ritratti di
ove
anni
partito
che
guisa
il
coiiiraìniniragliaNovara
sentenze
iuvat
quale
nella
casti gì lane
ingenio,
lo
Entrò
aperta
più
Non
Quale
della
il
niergi
caveto
era
Messico,
vide
di alcuni
Massimiliano
della
fortuna
Trieste
care
evo-
Napoleonidi.
vedere
romanze
maggiore
gite
costiiiita
presso
studiare;
dei
Messico,
del
cabina
storia
a
strofe
poche
volle, credo,
1' infelice
impero
dell'
sue
Carducci
il
d' onde
r
delle
una
di
giro
tragica
28I
BARBARE.
ODI
breve
nel
seppe
In
TERZE
augelli
nubi.
strofe.
e
282
TERZE
LE
O
Miramare,
dal
Grige
Con
ODI
i tuoi
contro
graniti
salendo
pelago
torvo
rimbrotto
un
BARBARE.
d'anime
crucciose
Battono
Meste
1' ombra
ne
Stanno
guardando
Muggia
Pirano
e
I' onde.
de
le
le
città
ed
il
tutte
Collere
t'affacci
Onde
le
basfi'on
questo
a
La
il cielo
tona
a
ferrugigna
Trieste
in
d'
di
e
prime
chiamò
quello
la
e
ammirati,
riproduzioni
dell'Adda
pianura
riprodotta
il capo
colori
niente
con
la
detrarre
Mario
a
ciò
di
ammirati,
paesaggi,
della
"
e' è
suoni,
di
Io
1' Adda,
vero
altri
Di
sco
cono-
la vidi
sensi, di
di
degli aggettivi
che
che
nelle
natura.
scrisse:
Leggendo
verità
magia
i
miracolose
lombarda.
sua
il nembo.
tra
barbare
Alberto
nella
baleni
giustamente
e
odi
seconde
lungo
coronata
Leva
Furono
d'Adria,
Absburgo.
Nabresina
costa,
fondo
scogli
viste
Rocca
E
mare.
mugghianti
di
due
le
a
Parenzo,
e
del
spinge
mare
golfi
turrite,
Egida
Gemme
E
a'
nubi
Senza
„.
in
questi
giudizi, io
TERZE
dirò
ciie
intero
tutto
del
di
LE
il
Carducci
i
vero,
in
egli
che
quel
sua
paesaggi
paesaggi
in genere,
della
di
fantasia.
La
mente
d'ideale:
nella
loro
appunto
fa
vedere
nostri
so
esso
in
Io
non
se
nelle
ad
esso
del
essi
me
Carducci
ma
è
noti;
il
che
noi
il castello
di
quello
luoghi^
ci
quelli
luoghi^
appaiono
di
prima:
e
ci
che
poeta
coi
la
pregnata
im-
tutta
quei
avvenimenti
da
con
e
descrive
egli
i
descrive
sentimento
ammiriamo
noi
a
accordo;
d'
suo
noi
a
diversi
conosco
strofe
realmente;
il poeta,
il
del
occhi
soli
vedevamo.
non
è
più
quelli
ciò
per
Egli
siamo
quando
realtà
di questo
e
dagli altri;li vede,
avvenimenti
persone,
poesia
Carducci
vero.
diversamente
nella
riproduzioni
del
poesia
vede,
mette
quelle
che
del
ci
persone,
esprimono
non
dei
li
come
li vede
essi
me
trasformazioni
paesaggi
283
BARBARE.
ispecie. Più
paesaggi
paiono
per
carattere
; dei
Miramar
ODI
e
col
ho
so
che
a
-
—
riferite
vedo
poeta
animata
Arciduca.
che
gemere
In
questo
lo
lo
vedo
tutta
sul
senso
Miramar
la
e
vedo
quale
natura
destino
non
quale
lo
vide
intorno
dell' infelice
specialmente
è
284
LE
che
vero
cioè
i
Era
ODI
essi
:
loro
BARBARE.
Carducci
del
paesaggi
animati
infuse
TERZE
sono
animati
sono
dell' anima
il poeta.
altra
ben'
la
Massimiliano
quando
scena
parti.
Deh
sorridea
tutto
come
Mattin
d'
la
con
lui
volto
dal
La
maschia
De
la
usciva
bella
A
de
Altra
su
le
Istoriate
Di
ermi
sale
in
oceani
con
trionfi
Dante
sapienza.
'1
su
costruito
di
superbo
e
le
animose
L'attrae
con
accesa
speme
incise
e
e
Ei
e
cede,
tavole
vista
lascia
!
vano
gli sposi.
in
:
aperto
sire
vano
sfinge
una
mobile
Del
al
Goethe
Parlano
Da
mare.
rapisce
Aura
Lascian
l'occhio
pe' felici giorni
amore
gli
!
l'impero:
cerulo
donna
castello
d'
Nido
donna,
navigare
Iva
Addio,
il biondo
placida raggiava
possa
sua
dolce
quel
aprile, quando
Imperatore,
A
viventi,
su
a
l'onde:
mezzo
romanziere.
il libro
che
286
LE
io
Non
di
io
voleva,
BARBARE.
avoli
arsi
o
io
ODI
gì' infami
Marcenti
Te
TERZE
la
a
grand'
te^ rinato
colgo
alma
sotto
Ti
inferia,
mando
il
Absburgo
d'
del
padiglion
o
;
Guatimozino
di
Regnante
tabe
regal furore;
Fiore
E
di
tuoi
forte,
o
puro,
sole
bello
o
Massimiliano.
Quest'ode^
le cui
paiono
virtù
per
che
lavorate
di
par
Eugenio
di
naturale
tragedia
di
stare
tenerezza
e
dolcezze
nella
ed
fra
suo
e
la tempera,
cosi
composizione,
ambedue
egualmente
leggera
nel
ode
1' altra
alla
nell' altra
come
mi
nell'una
come
coniugale:
dell'amor
nità
solen-
genere,
e
ma
tore
au-
piuttosto
stupenda
l' una
ravigliosa
me-
dell'
la terribile
alla
è
*
Qualche
mente
fa contrapposto
materna
?del fatto
dalla
Nel
greca.
C
freschezza
tutta
accanto
Napoleone.
d'una
espansione
analogia d'argomento;
certa
sono
sbocciate
dall'arte, ha
una
degna
strofe
per
una
la
terribilità
le intravedute
le due
metro,
odi
sissime;
diver-
originali.
*
reminiscenza
d' altre
poesie
LE
Carducci
del
d'
regina
belle
del
opera
di
volume,
mi
arte
il
provenzale
il
qui
Da
se
r
curiosità
origine
Quando
dell'
erano,
liuto, un
dal
e
antica
poesia,
dice
pare:
e
pili
come
perfetta
d'
razione
ispi-
l'
e
ne
un
coro
l' una
del
gli
altro
poeta
alla
altri
di
forme
esse
poesia
conferenza.
quale
sala
co-
Carducci
al
gentile
fu
ove
è
non
strumenti
tenuta
cali,
musi-
comincia
il poeta,
spirito commuove
seno
circonda
di
Regina.
conscio
di
Regina
nella
egli alla
Sabauda,
concavo
la
esso
chiese
Nella
la
essa
X\'I,
d'
uso
ode, la
fra
Chilesotti
gentile curiosità
e
ad
maggio
Oscar
e
anch'
Regina.
andati,
sono,
liuto
la Donna
sale
corde,
la
gentile risposta
liuti di
il
le
tra
passato
XV
assisteva
quale
conferenza
tocca
nel
secoli
del
della
due
mi
professore
italiana:
e
la
non
Margherita
messa
dirittura
a
Carducci,
l' arte
stesso,
A
ho
tale
perché
del
dei
dice
nascere
tuttavia
assistito
avere
musica
ebbe,
nell' ode
pare
conferenza
sulla
287
BARBARE.
d' esecuzione.
Dopo
una
ODI
invece
è
Italia,che
e
la
TERZE
la
aeree,
l'italica
forme,
Musa
1' agili
dei
tempi
le forme
della
Margherita.
la
nobile
Io
Can-
288
TERZE
LE
levai
zone;
Petrarca,
Cielo
in
porterò
e
A
—
Una
r
Fosca
Piace,
E
la
cui
Le
da
Che
E
i
canto
più
di
tristezza:
io
reco
a
te,
la
o
A
rivola
me
le
vergini.
al vento.
l'aquila
al Tevere
severa
tricolore.
la
sono
Pastorella:
ma
la
è
tripudii: oggi
campagne
Regina,
cavalli.
ridono
bandiera
l' iride
ne
e
dalle
de'
anche
non
sono.
la terza,
danze
1' aere
non
folgori stringe
Dritta
io, dice
!
désti
Superga
—
davanti
teme
Sirventese
criniera
solcano
impeto
r
a
Savoia
Tutta
La
la
cielo, quaggiù
in
Avanti,
Ed
e
1' elmo
da
e
,
insegne
morte
muse
a' venti
rompono
flutto
Al
A
le
cadon
applaude
d'acciaio
nembi
del
e
cantico
nel
—
Dante
laudi.
tue
scudo,
lo
e
lampi
ferrei
Se
piace
fugge
se
le
balzando
asta
di
sospiri
loro
terra
seconda
Con
i
a
la
me
BARBARE.
ODI
il riso
terra
ferve
ove
de'
non
piena
il lavoro
pargoli, le
la-
LE
crime
delle
vecchi,
dal
delle
ti salutano
liuto
volano
metri
Cime
r
bianca
i tonanti
Dora
La
E
ode, pensata
la
due
sua
con
esse
costruzione
mi
le
avi
Italia,
la
bianca
croce.
fu,
a
come
l' ode
appare
Courmayeur,
vive
si
po' faticosa
altre
Chilesotti
il
quando
e
palpita
le
tre
compie,
mi
piace finire; poiché
desiderasse
Chiarini.
1' argento
ferrati
con
e
paesaggio
un
le
immenso
in Roma
quali
io
Roma,
o
raggiano
cercando
spada
voi,
a
precipita
strofe, composta
con
Chi
valle
di
salendo
canto
tra
varchi
dei
virginee
da
conferenza,
il cui
di
la
le
cerula
e
le
che
intorno
lira
difi'usa
vostri
sceser
Con
e
a
de
letizia
Circolo,
Per
alla
sole
al
più
La
fece
cantando
Alpi
i cenni
madre.
il poeta,
Orazio;
d'
dove
Qui
L'
figliuole,e
pia
io le consegno
sui
canto
e
289
BARBARE.
forme, conchiude
vago
Signora,
ODI
spose
che
Queste
TERZE
e
da
a
in
ste
que-
mayeur
Couresse
che
:
guono,
se-
paiono
difficile.
imagini,
altri
concetti,
19
190
LE
altre
armonie,
pagina
del
Ecco
di
da
voltare
due
torri;
un
fra
torre
contrasto,
ciascuna,
brevi
Le
Garisenda,
la
e
versi
meglio,
che
intitolata
specie
una
con
ha
BARBARE.
qualche
libro.
Asinelli
quattro
ODI
non
r ode
dialogo,
TERZE
nelle
un
strofe,
il poeta
storia
degli Asinelli, diritta,svelta,
ridente
canta
la libera
canta
dei
barbari,
vittoria, lo
la
rossa
le
d' Italia.
la
le
fronte
chinantesi
dure
le ruine
sopra
lotte
fraterne,
che
le
vid' io
Dante
E
Vidi
Ila conchiude
come
su
su
levar
noi
lui passar
Premergli
tutti
la
passano
fantasmi
i secoli
le
e
fronte
a
guardarci,
nuvole,
fantasmi
d' Italia.
La
sole,
fuga
ed
a
gendo
sor-
lunghe furie
serenamente:
giovine
dirò
tombe,
civili.
\J Asine
puto
sa-
davanti
e
le
su
di
suonanti
Garisenda,
La
al
la
carrocci
imperatore
croce
su
popolo;
dei
trombe
svevo
piegò
geme
del
ha
italiana.
torre
gloria
gli
de-
adombrare,
di
pezzo
sei
quali
tócchi
potenti
e
animare
Sono
la
breve
intorno
TERZE
LE
La
Garìsciida
L'
In
un
Carlo
strofe
vittoria
di
sono
Teodorico
su
Eccidio
Diritte
la
bella
Carmi
intonando
Sporgea
quadro
la
storico
di
il concetto
sul
ponte
dell'
che
di
uomo
sta
vivente,
la
amale
donne
odinici
al
vescovo
supplice
in
questa
essa
è
filosofico, è il
ciolezza
con
plebe
croce
è
rona,
Ve-
i carri
raccolta
l' italica
di
r erulo
Verona,
;
vecchio
quadro
le
bionde
e
Entro
Intorno
il
settimo.
Odoacre.
su
passavan
ruinassi
descrivendo,
gran
un
io
che
storicamente
che
misera.
me
il Castel
tra
Ma
oh
Clemente
su
ode, Davanti
altra
ed
volle
non
e
1
1' imperatore
con
impalmati;
quinto
comincia
due
venir
Dio
giudicio
29
rammarico:
un
il papa
l'altro
a
suo
Su
Un'
con
vidimi
Sotto
BARBARE.
ODI
fronte
davanti
poesia
e
della
concetto
cessorio;
ac-
un
interamente
alla
al
a' Goti.
pic-
Dritto
natura.
castello,
linconicamente
ma-
il
poeta
LE
292
il verde
sente
eterna
sua
tu
canti
e
che
oggi
cosi
Vittorio
le
su
di
torri
il
la
cosi,
o
Odoacre;
vinse
piangono
abbrunate
cantavi
tu
pensa:
Teodorico
quando
cantando
sotto
scorrere
canzone;
bandiere
di
Adige
Adige,
verde
BARBARE.
ODI
TERZE
Verona
le
funerale
giorno
Emanuele.
io, bel
Anch'
Nel
picciol
E
il
al
Ma
la
mia
Ne
gli
strofe
anni
Di
Su
le
Di
Zeno
rovine
al
Ancor
Mirabile,
r euritmia
delle
nella
prima
nella
seconda
nella
terza,
nel
il
le altre
in
cose,
di
canto
ai
dell'Adige
riferita,il
questa
strofe
tre
dell'Adige
canto
ho
colubro,
deserto
parti ; tre,
il
che
il
l'infinito.
de
insonni
fra
basilica
sibili
sole
canterai
I tedi
turriti,quando
la
de
Adige,
o
macerie
sparse
colli
questi
trema.
e
torbida
poeta,
le
secoli,
sorge
vanirà
tra
ancor
che
eterno
:
i
cantico
balzando
pensiero
strofe
la
il mio
e
raccoglie
verso
cuore
Segue
Tu
fiume, canto;
canto
ode
ciascuna
è
:
tempi antichi;
ai
tempi nostri;
del
poeta.
LE
294
Ma
di
saprei
non
grande
Quarto.
E
—
ai
di
e
Garibaldi.
avrebbero
i
d'
splende
lui
di
luogo;
effluvii
l'astro
Par
che
Venere.
di
da
questo
poeta.
di
picciol legno
Secreto
Leni
a
su
1'
E
—
colloqui
d'
i zefiri, la
di
lauro,
movere
amore
sua
donna
e
scrizione
de-
sassi,
dietro
Davanti
presso
il poeta:
pacifico
debba
uom
la
con
mormorii.
e
nido
di nobili
striscia
boschi
Augusto
rrsorgimento
comincia
breve
una
toccato
d' entusiasmo
e
nostro
Quarto
di
Emanuele
tanto
era
degno
un
d'
luna, larga, nitida, candida;
la
In
gli fosse
patrio
fatti del
in
spirano
e'
suo
avrebbe
Scoglio
Vittorio
cantati
quale frondeggiano
sera
Se
—
amor
grandi
Scoglio
del
corride
no?
I' ode
amò
pure
Roma,
sua
scrivere
avrebbe
trovato
L' ode
la
che
tempi nostri, egli, invece
tanto
che
poetico,
Orazio,
se
Neil' animo
sentimenti,
BARBARE.
amore
perché
Mecenate,
e
nella
dire
sincero
e
vivere
sulla
ODI
egualmente
potuto
di
TERZE
lei
LE
Fisa
TERZE
BARBARE.
ODI
1' astro
guatando
Italia,Italia, donna
De'
vati
mari.
Il
la
Alta
r
Stié
puncio,
A
su
Ed
Per
te
Basta.
Le
due
letto
le
ultime
le ha
che
veramente
a
strofe
due
degne
di
della
la
che
gissero;
morte
ai
fratelli.
sono
seguono
splendide;
sono
delle
fermarsi
traboccare.
degne
preda
pelago,
scritte, fermarsi
vuol
destino.
givano, Italia,
al
bisogna fermarsi,
che
1' ombra,
ne
mendicando
belle,
s' è
venivano
del
che
cielo,
Al
Roma
bilanciando,
Cheti
occulti
te
avvoltosi
di
omero
vindici
pirati
a
leonino
oscuri,
Drappelli
Come
cercandoti
mosse
dieci, poi dileguavano,
a
I mille
secoli,
donna.
spada
Garibaldi.
cinque
i
dolorosa.
collo
Al
Venere.
martiri
fido
il tuo
Quindi
di
de
vedova
Inclita
Pe'
de'
e
295
a
cinque
a
ma
che
benedire
spedizione
Garibaldi, veramente
quando
ho
la
rite,
rifemano
V entusiasmo
contenere
Queste
vigliosamente
mera-
strofe
due
dei
sono
mille, veramente
eroiche;
sono
29$
di
LE
strofe
quelle
è
nome
di
lui nella
versi, essi
lui
di
Da
—
Desenzano
Valtellina
del
Convivale,
—
odi, che
le
con
d'
altezza
di
senza
con
forse
in
forse
nella
dalle
prime
le
prime
parte
e
le
in
bottiglia
una
Colli
—
altre
di
Le
è
venuto
cenno
per
rietà
va-
metro,
per
di
forma,
odi
bare,
bar-
superano
metrica, che
poi
scani
to-
tredici
fatto
ho
seconde
le superano.
esecuzione
odi
dria
Alessan-
splendore
e
Canto
Roma
insieme,
tutte
intonazione,
concepimenti
gareggiano
e
d'
argomenti,
nome
—
—
A
—
quali
E
il volume.
compongono
otto
—
Rocchi)
delle
sette
quelli
Egle
—
i titoli delle
sono
anni
il
Courmayeur
—
il
mille
d' autunno
Regaldi )
1/4S
un
vivere
mettere
Vere
Gino
(A
a
che
Saluto
—
Giuseppe
(A
di
Cerilo
qui
di
Simonide.
di
Primo
—
di
far
a
quello
a
—
Se
far
a
Carducci
basterebbero
1' opera
tutta
bastano
eternità.
(f iìivcrìio
marzo
quando
del
accanto
Sole
BARBARE.
dispersa,
rimanessero
non
ODI
che,
andata
poeta
di
TERZE
ducci
il Carsempre
LE
TERZE
Certe
perfezionando.
delle
prime
in
queste
La
forma
salde
il
terze
versi
forme
della
campo
combinazioni
di
Courmayeur
nuovo,
Tropp'
altro
potuto
e
grido:
salterà
La
su
secondo
fare
chiuderò
poesia
anche
sia
tentando
poesia,
in
dire;
un
non
propriamente
allargato
nuove
lui
ma
riuscito.
a
io
Se
spero
cantarmi
fatto
af-
metro
un
il
E
umore.
più
alcuni.
annunzio.
ripetendo
lare
rego-
leggi
perfettamente
da
che
più
qui
modificandone
me
sarebbe
rarissime.
o
ha
metro
barbare,
da
poeta
bella
e
è
contenuta
sia
versi,
una
voluto
strofe
metriche,
è
ci
Io
permette,
il
odi
quasi,
trovano
cioè
ed
di
seconde
delle
e
stretta,
rigorose;
e
si
297
incertezze
e
delle
non
dei
BARBARE.
libertà
anche
e
più
e
ODI
ho
non
l'amico
vecchio
mio
che
il
non
trario.
con-
CARDUCCI
GIOSUÈ
(1899)
GIOSUÈ
302
Nel
Carducci
il
1856
CARDUCCI.
O
di
E
di
E
agli
peregrina
cuor
vesti
di
e
avi
ed
e
vizi, o
la
a
di
Sgombra
Putrida
la
te
giaci
dal
posa
e
i vanti
di
favella
in
odio
patria,
morbo
tuo
L' oblio
Rompa
ch'avverso
è
i
e
perenne
d' oltre
su
le
Con
E
de
gli
calpestin
le
parecchie
parentela
tiche
del
del
poeta
versi,
al
sacre
mende
con
nei
e
alcuni
Leopardi,
facevano
1' onte
e
giova
;
monte
nova;
le
ne
noi
a
d' oltre
e
Ossa
Questi
ed
tombe
sante
figliinsanguinate,
ne'
spade
mondo.
gravi pesi
mare
avi
matta
fato,
Barbarie
Frughin
sfatta;
al
il
fondo
in
o
superbia
Favola
poi
presumi
che
or
terra;
sacra
la
a' Numi
rubella?
Stirpe
Oh,
e
gl'Italianicosi:
apostrofava
E
anni,
ventun
aveva
date
vanto
di
Dante.
quali oggi
sentire
a
me
grande
po'
un
luoghi
e
facile
è
delle
ai
di
scoprire
enfasi
canzoni
pochi
di
patrio-
altri
impressione;
e
ma
amici
nes-
GIOSUÈ
di
suno
noi
avrebbe
allora
preludere
potessero
CARDUCCI.
al
303
che
sognato
dell' Italia
canto
versi
quei
che
in
va
Campidoglio.
Gli
stati
avvenimenti
per
i
d'
amor
un
degli
stranieri.
nel
che
pratico
corso
C
il
cuore
passaggio
d'Italia;
delle
Venezia
degli
della
letteratura.
il
Leopardi
scritti
baldi
e
il nostro
Dante,
erano
i nostri
nel
grande patria futura,
avesse
dell' antica
letto "e
ammirato
il
romanzo
Petrarca,
le
da
loro
virtù
le
pendenza
la indi-
orecchi
di
vaghe
1' Alfieri, il
Padri.
di
droni
squa-
piazza
rifugiava
si
il
riscossa,
una
cosi
tane,
lon-
e
nella
Foscolo,
Nei
loro
invocavamo
nome
forte
altre
e
la
gloriosa che
i vizi. Avevamo
senza
ragazzi,
e
giovani
Brescia,
lastre
di
Santi
un' Italia
memoria
degli
sulle
patriotismo
il
di
suono
allora, apparivano
d' odio
per
negli
le speranze
ma
adoravamo,
ammirare,
quei
erano
quindici
patria e
nella
il
poi
e
i
e
vivo
Milano
di
'49
e
combattere
ufficiali austriaci
come
che
di
rimasto
c'era
Roma;
Signoria:
allora
tredici
di
a
battaglie
di
e
1848
rimasto
era
volontari
andavano
rombo
anni
noi, ragazzi fra
anni,
e
degli
e
seguitavamo
opere
del
ad
Man-
GIOSUÈ
304
l'autore
zoili,ma
troppo
prete;
lo
e
della
le
con
estendeva
lingua
della
patria:
nostri
barbaro
romantici
agli
uno
fra
ci
che
faceva
amava
di
gli
e
romantici;
da
una
amore
sciatto
non
il
manticismo
ro-
irriverenti
ahi!
che
a
servitù
semplicità
sé, che
leggeva
che
nell'
condannavamo
scrittori
(oggi
parte
si
L'amore
siccome
pareano
come
amore
noi
E
cosi
tasi
forestiera, manifesta-
classici, noi
tutti
e
Italiano.
giudizi
per
noi
per
il romanticismo
tutto
i
e
stranieri
letterature.
teorica
una
con
e
classici
libertà
quanto
gli
per
loro
buon
scrittori
nostri
il tiranno
esclusivo, e
cosi
era
scriveva
un
noi
cioni, che
nostro
come
della
eccezioni
l' odio
alle
chi
essere
C'era
noi,
nato
si compenetrava
era
priori
che
anche
della
fra
del
rassegnazione-,
per
debite
patriotismo
nostro
poteva
era
straniero, nemico
illuminato,
poco
calendario
s' intende.
individui,
ai
il prete
e
patria;
Il
nel
era
non
religione, troppa
troppa
cuore:
CARDUCCI.
non
morto),
vamo
chiamaci
cevano.
pia-
il Nen-
tori
più degli scrit-
gli stranieri, più
preferiva
tellettua
in-
i drammi
dei
dello
CARDUCCI.
GIOSUÈ
del
Goethe
ammirava
lo
Shakespeare
Lamartine
e
Schiller
e
Leopardi,
al
spifferava i
ci
suoi
gusti, apriti cielo:
finivano
non
ogni giorno;
e
se
ciascuno
nella
effetti
parte
una
Da
tali
dispute
cioni,
mori
e
d'
breve
e
amore
nella
a
Povero
Mi
par
di
Chiarini,
nel
1856
un
bretto
li-
più intransigente
lui,
Carducci
primo
a
alla
anni
Gargani,
ancora,
il
lo
malattia
cosi
Nen-
il
come
scuola
più
e
di
nostra
ret-
pagnia:
com-
1862, in Faenza,
nel
idealismo, scrisse
vederlo
la
disertare
ventotto
fiera
al Nen-
tipo piliopposto
anche
del
fu il
e
l'
dal-
gli eccessi
origine
il
stato
compagno
torica;
produssero
ma
Torquato Gargani, quello de'nostri
Era
intollerante.
d'
ebbe
il classicista
cioni, cioè
spute,
di-
dall' altra.
e
letterariamente
era
opinione;
sua
feroci
e
i
vano
l'amicizia, lascia-
più tardi,temperando
scritto da
eh'
Quando
ricominciavano
mai, che
turbavano
non
del
e
ci manifestava
e
lunghe
erano
il
Dante,
Foscolo
del
giudizi
suoi
egli
i loro
pari
di
pari
al
ch'era, s' intende, manzoniano.
e
che
d' Alfieri; che
tragedie
alle
l'Hugo
305
Carducci,
assiste
buono
camminante
e
che
mente.
fraterna-
cosi
per
bravo!
le vie
20
3o6
GIOSUÈ
col
di Firenze
suo
figura
etrusca
ma
pancia,
senza
e
Il
della
noi:
e
approvata
Porta
Ci
nei
i
su
pietà,
senza
era
del
opera
xax'
poeti
odier-
screzione
di-
senza
e
la intendevamo
come
Gargani,
vamo
n'era-
ma
responsabili tutti, perché
che
fosse
non
ritrovi
nostri
Gallo
San
vero
Po-
noi
rivedremo
romantica
quasi pagina
era
angoli,
di fuoco
letteratura
egualmente
e'
ad
tutta
Diceria
satira
una
terra
Vol-
di
urna
occhi
una
„.
libretto, intitolato
era
lìissiììii,
di
due
con
Gargani!
buon
un'
la persona
con
e
da
via
"
Carducci,
il
„,
scappata
Chiusi,
di
o
dice
pareva
levriere
inquieto cane
e
grosso
"
guinzaglio;
in
CARDUCCI.
Firenze:
a
discussa
stata
al
non
parterre
fuori
tutti, escluso
il
Nencioni.
era
noi
con
si trattò
di
invitarlo
a
a
uno
anni
di
erano
Pisa
a
ispirito;
in
interamente,
approvò
non
allora
Carducci,
Il
difenderla.
nozze,
quei
la letizia
fu
scuola
letta
se,
e
tutto
Invitarlo
diciamo
dolci
alla
più grande
noi
quando
battagliare era
a
che
Diceria,
la
con
meglio,
simposii
normale,
a
in
della
un
simposio,
quei
nostra
dolci
gio-
CARDUCCI.
GIOSUÈ
idee
Quante
vinezza.
dalle
e
anime
talora
di
in
nostre
aspirazioni
quei
differenza
Quale
veglie sonimarughiane
negli
bizantiìia
il
gli
La
a
E
pedanti :
dovea
che
credevamo.
amici
anche
più
non
Spettatore, il Passatempo,
Avvisatore,
r
la
V Eco
Lente,
per
conto
di
povero
suo,
scherni
anche
Su
i due
il
dei
Buongusto,
le
luì
sue
accordo
un
di
contumelie
diceria:
che
Eritrea, che
prime
qualche
questo
andavano
di sfida
fare,
di
aveva
armi
frizzo
fra
nel
contro
di
la
i
gene,
Dio-
Scaramuccia,
ciascuno
mirabile,
Martini,
allora
chio
muc-
un
la
sopra
del
testa
ora
15
natore
goveranni
e
giornalismo, gittò
il
gli altri). Di
per
fece
Firenze,
Lantcrìia
lo
e
Tutti
teatri, rovesciarono,
con
e
la
Gargani. (Ferdinando
dell'
faceva
versi
di-
come
in segno
giornali letterari, teatrali, umoristici,
lo
Cronaca
della
1' '80!
e
lanciata
stata
era
degli
scandalo,
'70
le
e
effetti !
Dicerìa
spese
fra
Roma
a
uffici
pieni
ritrovi
quei
su
romorosi,
e
fra i bicchieri
fra
tusiasmi,
en-
salivano
giocondi
tumultuosi, conversari
vino!
nobili
quanti
generose,
ardite
quante
307
Gargani
e
la
quei giornali
maggiore
erano
lo
3o8
CARDUCCI.
GIOSUÈ
che
Spettatore, periodico
Celestino
da
retto
Bianchi,
settimanale
fabbricato
quasi
Fanfani
che
alcuni
ed
saputo
avea
austriache
l'
impiego
Passatempo
dolce
a
ad
d'altra
;
noi
il
ma
natura:
grammatica;
molto
nostro
a
Dio
contenti
mocratico
de-
ci
piacendo,
quando,
grazioso
della
buoni
in
Noi
lingua
e
e
sopra
allora,
eravamo
fino
conserveremo
schieratici
non
lingua
anche,
idealisti.
invito
italiani
buona
e
l'occhio
fatto
amore
bisognava
e
lo scrivere
fiorentino;
avea
essere
galantuomini.
conservati,
ultimo,
Governo
anzi
noi, scrivere
secondo
ci siamo
staurazione
re-
baionette
programma
qualche
e
per
secondo
essere
suo
Diceria,
la
bastava,
tutto,
dalle
dal
toscano,
di
alcuni
collaborare
era
la
sotto
conservare
nel
anzi
uscisse
che
quel
da
suoi,
accoliti
ottenuto
avea
corretto,
prima
dell' interno,
e
Guerrazzi.
del
Il
chio,
Vec-
in Palazzo
appuntellata
granducale
caricature,
con
istruzione
della
naletto
gior-
Passatempo,
clandestinamente
Fanfani
Pietro
il
e
dì-
serio,
essere
umoristico,
fra i Ministeri
da
voleva
e
l'
al-
Fummo
perciò
in
di bat-
linea
3
GIOSUÈ
IO
sonetto
un
Croce,
Ai
grandi
finiva
cosi:
:
che
CARDUCCI.
In
Qui
Ai
solo,
quali
in
e
io
che
due
mal
vive
obliqua
eterno.
dei
quattro
Juvenilia,
dei
materia
tutti, ma
da
ed
netti,
so-
sore
esten-
quali
era
tutti
sopra
lui.
Naturalmente
caricatura
del
pedanti,
e
la
berneschi.
cattivo
Gargani,
ci
Ad
la
un
soggetto,
amici
a
fece
la
che
fatto
avea
poi
di
del
maggior
buon
parte
lava
stimo-
e
che
dei
di
sorta
umore
Carducci,
la
amici
degli
gratificarcid' ogni
metteva
satirica
vena
scrisse
tempo
Passatempo,
il
seguitò
vituperi. Ciò
^gli
po'
antiqua;
posso,
nei
discorsi, la
un
le
a
autore
ristampati
raccolta
stata
non
vive,
or
nostra
1' etade
de
Carducci,
sono
dei
da
il
era
fremo,
Santa
sepolti in
avelli
patria
ch'altro
Dispregiatori
Positivo
la
e
imprecando,
Genti
questi
v-an,
siedo
iialiani
in
suoi
quel
sonetti
giornalista teatrale, ignorante
che
pedanti,
volle
dar
il Carducci
la baia
anche
consigliava:
e
lui
CARDUCCI.
GIOSUÈ
esci
Quand'
alla
Prima
Che
Air
editore
fronte
la gente
perché
Gli
A
Per
far
Se
fussin
uscite
queste
ai
dietro
scudi
che
dicea
suon
di
vuoi
il
voler
fischi
ci
cessero
fa-
dare
buggerio,
soldi
loderesti
noi
significavamo
Dio.
di
grandi scoppi
con
di
rispondeva:
che
pedanti
pisciare.
a
Firenze,
da
scappare
a
persone.
crocione,
un
Passatempo,
monelli
le
con
mettiti
ci venga
non
del
dei
pagare
ragionar
a
3II
la
nostra
provazione
ap-
risa.
IL
Torniamo
in
eh'
fosse
anni
La
dice
altro
ebbe
niente
altro
della
conoscono
che
fino
che
gì'insegnò
maremma
viveva
tando
raccon-
come
venisse
av-
manzoniano,
padre
maestro
famiglia Carducci
paese
tutti
di
egli^ nato
manzoniano,
non
quale
che
prosa
una
Il Carducci,
addietro.
po'
un
al
il
che
non
quattordici
padre
suo,
il
latino.
allora
toscana,
in
dove
un
esso
colo
picil
GIOSUÈ
312
padre
medico
era
di
pieno
già
r età
d'
d'
e
il Carducci
villaggio, e
un
nato
era
sofferto
La
fra
male
la
guerra,
e
trovarne
un'
padre
Giosuè,
messo
a
e
madre,
eh'
1831
carbonaro.
quindi
più
al
suo
attivi. Andata
reazione,
ad
perde
la
di
aspettare
in
uggia
a
mai
del
leggere
per
capirne
il
Manzoni,
era
dei
ai
Se
e
aveva
il
castigo
perché)
a
zoni;
il Man-
sentimenti
marito, gli
tre
riuscito
il cattolicismo
più conseguente
rivoluzionari
maggiore
dagli Scolopi.
dandogli
del
il
era
studio
potè
cattolica
fargli prendere
la
fatti del
altra.
manzoniano,
Morale
e
Firenze
in
spirito.Egli
come
trovò
la
venuta
lo
pei
accesi
più
e
(e il figliuolo non
la
lo
le
che
sfera
quell'atmo-
rompere
avea
a
medico
desiderio
prigionia
1848
si ridusse
Firenze
fu
figliuoli,
e
del
i liberali
condotta
A
ed
prima
credo,
di
rinfrescargli
a
relegazioni
rivoluzione
posto
e
a
nel-
sentiva,
con
venissero
franco,
e
della
monotona
combattere,
per
si
padre
aspettava
procelle politiche
stagnante
gì'impeti
e
esistenza
quella
libero
conservando
ingegno,
1' ardore
matura
in
Uomo
condotto.
cuore
gioventù,
disagio
CARDUCCI.
berali
lifatto
CARDUCCI.
GIOSUÈ
1' Alfieri
leggere
ed
Con
Berchet.
del
ed
nel
avendo
del
imparare
le
memoria
a
questi insegnamenti
l' indole
sangue
si
padre,
il
essere
ed
il
poesie
esempi,
irrequieta
che
capisce
dovette
non
313
gliera
batta-
a
docile
più
ducci
Car-
giovane
alunno
degli Scolopi.
Ma
fra
qualcuno
quei
il
naturale
sua
amato
di
che
vecchia
lezione.
tradurre;
e
speditamente,
tutta
la
Coi
suo
verso
con
certa
che,
rettorica
e
lo
invitò
grande
lo
stava
badare
senza
gli
maestro,
a
una
Persio
un
nota;
peritarsi,
senza
notare
e, nonostante
una
il
e
scontrosità, fu subito
di
saputolo,
egli,
ed
subito
interesse,
Accortosene
l' ingegno
cui
a
il Nencioni
senza
grande
fosse;
e
raccontò
scuola
stampa,
con
libro
Mi
alla
portò
leggendo
alla
selvatichezza
n'era
ce
rispetto,
fece
si
condiscepoli;
stimato.
e
volta
dai
e
ed
comandavano
Carducci
Il
subito)
tollerante,
carattere
affetto.
maestri
dai
(diciamolo
abbastanza
e
anche
Padri
chiese
leggere
lesse
e
e
dusse
tra-
ammirazione
di
scuola.
compagni
;
li
era
buono,
aiutava, faceva
se
loro
lo
pigliavano pel
la
lezione
; ma
GIOSUÈ
314
guai
CARDUCCI,
lo contrariavano
se
lasciato
voleva
essere
tale, di
capelli
detto:
se
effetto
ad
lui
in
passione,
allora, quanto
libro
di
un
in
pazzie.
so
se
sali
ginocchioni
che
s'
non
il
finito
ancora
uscio,
questo
leggermi
il
finché
oggi
Gargani
e
che
il
nella
stanza
mattina
in
lo
volle
dipoi,
trovò,
il
mano
dovè,
e
lume,
vo-
li ritto
su
all' amico
piacque
Nencioni?
poesie
il libro,
con
non
dare
donategli,
o
La
Perché
—
le
prenderlo,
a
vestire,
Sepolcri.
aneddoto,
baciarlo.
a
era
forte
faceva
con
giunto
e
declamando;
ammirare
dei
poesia
di
leggeva
casa
presentandole
andò
Gargani
a
libri
L'acquisto
lo
comperate
scale,
inginocchiasse
che
r
le
madre,
sua
quando
desiderato
tornò
mise
più
tanto
;
—
felice,
pei
amore
difficile il soddisfarla.
che
non
pennecchio
renderlo
mantenne;
giorno
Foscolo,
era
si
e
lungamente
Il
L'
libro.
gli aveva
fiammifero,
volea
un
importunava
lui
il
un
Chi
un
più
del
dov'
acceso
la minaccia.
regalargli
dovea
ti brucio
quando
giorno
componimento:
no,
quegli insiste,e lui,
Un
pace!
ricciuti,lo
e
il
Chetati,
—
in
rossi
perché gli facesse
Io infastidivano
o
ho
la
raccontato
più qui
sono
—
So
bene
a
GIOSUÈ
che,
capire
per
provati.
Ma
io
anni
sia
voglio
non
315
entusiasmi,
certi
il
nostra
CARDUCCI.
di
torto
fare
bisogna
più
vecchia
di noi
1853,
finiti
gli studi,
eh'
che
la
tutta
a
credere
averli
essa
ventù
gioventi
a
abbiamo
i
passato
sessanta.
Nel
di
filosofia, il Carducci
normale
superiore
andare
per
San
trasferito
Firenze
Celle, poi
€
Pian
Castagnaio
il colèra.
Giosuè,
suoi
Fu
eh'
fin
gli
letterari
quello
la
oltre
alla
sul
spetta
di
ai nostri
di
padre,
s'
era
monte.
a
scoppiò
desolazione.
mise
da
che
durò
malati.
l' epidemia,
diede
si
A
che
me
lavori
de' suoi
de'
i
parte
settembre:
studii
a
Amiata,
settembre,
dei
4
il
1855
una
e
domandandogli
ai
di
monte
del
il tempo
cura
Ginnasio
famiglia, prima
agosto
metà
1856
S.'' Maria
a
scuola
condotto,
vacanze,
tutto
per
rispondeva
che
1856
in
là
scritto
avevc»
la
spavento
corpo
e
medico
con
neh'
uno
era
libri, e
anima
del
nel
vano
dice-
nel
usci
fi-attempo
Castagnaio
la metà
verso
A
Pian
a
Nel
di
suo
dove
rettorica
al tedesco.
all' ufficio
tornato
di
si
alla
entrò
Pisa,
di
maestro
Miniato
da
di
allora
che
quali
"
Per
tu
mi
3l6
GlOSrE
scrivi
CARDUCCI.
parole gentili,da
occupato
malati
colèra
di
paese.
In
poiché
tutti
si
che
per
ricusarono,
io, mio
volontaria
casi.
Dietro
la
bene
di
qual
di
gratuita
direzione
sanitario
una
è
dovere
parte
la
vita
e'
come
più degna
r altra.
bisogno
ci
nostro
E
e
cosi
era
Municipio
altri
più
vita
meditativa
farò
di
in
lo
dalle
infelicissimo.
„
la
per
a
lanza
vigi-
soccorso
etc.
condizioni
la
attiva,
che
sia
non
in
avendo
punto
da
Leopardi,
gran
circostanza
richieda,
vietata
di
all' uomo
ogni
meditativa
mento
regola-
un
inumazione
nostro
naturale
della
me
cittadino, misi
buon
il
sione
Commis-
una
esterna,
e
primi
creduto
ha
Commissioni
nettezza
senesi
ne'
incaricando
altre
di
questo
giovani
nostra
tre
ai
inettitudine
per
compilazione
insegna
pubblico
alla
studio
di
e
bandonati;
ab-
assistessero,
due
e
disinfettazione
è
quale,
il
cosa
commestibili,
come
io,
o
l' opera
per
agi'indigenti,
E
animo
assistenza,
della
e
su'
noi
di
che
fratello
prestammo
in
pur
persone
poco
li ho
nell' assistere
sono
abondano
di
o
settimane
come
mancanza
fare
due
io
perché
del
che
il
dato
l' attiva
paese
3l8
della
seconda,
senza
e
latina, sulla
letteratura
imparare
tura
vulcaniche
come
della
filosofia
de' bei
tempi
di
sistema
e
sentire
guai, guai
Della
avviso
un
nate
son
far
sentire
nella
filosofia
divine,
del
de'
però
che
della
collegiale,avvezzo
declinare
che
cause
metodo
a
morale
razionale
a
giurare
non
avrai
sulle
del
la
con
per
colui
rarono
ispie
che
verbi,
non
normale
e
tempi
letteratura
confronto
del
bello,
razionale
sanno
infiammate
divina
delle
per
scuola
lettera
lo
genealogia
Atene,
il
giorn
la
l'italiana, nulla, nulla, nulla:
con
e
molti
genealogia degli Eacidi
poesia,
cotesta
menti
teste
opere
la
cotesta
d'
sulla
degli aoristi; sentirai
la
di
tempi:
studi
il greco
calorose,
epica
fosse
i
Per
che
e
gli scrittori
di
date
funzione
se
coteste
latina
uomini
l'enfasi
con
verbi,
greca,
due
sulla
declamata
ma
che
fritte
tutti
quale perderai
dissertazioni
che
di
critica,
cose
tutti
anni
tre
altro
avrai
greca
sentirai
de'
i tuoi
correranno
da
arcadi
gli
di
mai
ragionamento;
tutti
da
rettorica,
senza
di
gli accademici,
tutti
da
cosi
un' ombra
senza
bagliore
un
rifritte
di
CARDUCCI.
GIOSUÈ
non
co-
per
pensare:
che
ti
a
pensai
parlo;
ti
ripetitore
parole
del
GIOSUÈ
il
maestro,
quale
traduzione
una
male
delle
stelle
i
allora
arti
dalla
la
convenzionale,
la
lingua
pardi,
in
fa paura
a
degli ingegni
blicani
cento
che
che
bisogna
zione,
e
imprima
italiano
carattere
guai, guai,
Questo
pisana
eccessivo
Carducci
di
feroce
nel
oppressori
chi
studi
studi
gli
guai
nella
a
giudizio
anni
(nello
castratori
vero
scrittori
Cinque
nostro
studi
nel!'
scuola
co
repub
secolo
lingua
la
na
animo,
il
normale,
costui!
„
sulla
scolare
a
normale
scuola
fa, giusto
colorito, mostra
scolare
il gergo
del
del
E
puro.
e
da
suggello,
come
quarantatre
adulterano
rettorico, filosofico
cotesta
volte
tre
e
{giovani
come
nazionalissimi
studiando
alle
la letteratura
imparerai
tremendi
pensatori
e
leverà
normale
vili
giovanili:
Trecento,
del
dir
Dante, Machiavelli, Leo
questi
lingua bisogna
testa
te
toscana:
scrissero
viso
a
Bandita
da
grammatico,
cui
in
l'ammazzerai,
scuola
lingua
ti
e
galera
già saprai
ora
laidamente
greche
in
visto
comincierà
freddamente
metteranno
fin
mai
ti
greco,
tu
e
319
aver
lettere
e
italiana:
usciti
senza
dal
Goti;
ti
CARDUCCI.
nudo
c'era
nel
un
già
fondo,
lato
l'uomo
del
e
GIOSUÈ
320
il
poeta):
medesimo
frammento
altro
un
al
anno
lato,
lettera
di
medesimo
altro
un
CARDUCCI.
amico
quel
servirà
delinearne
a
di
strandone
mo-
la
meglio
figura.
gli
Per
normale
esami
letteratura
italiana
Della
poesia
e
cavalleresca
dava
ne
Ieri
ebbi
r esito
1' esame,
fu
ne
pena
in
capelli bianchi
e
degli
attentissimo
e
e
in
la
voce.
e
rimasto
con
che
lo
il Provveditore
non
al D.'''^Carducci,
la finivo
con
mio
sul
era
il giorno
all' amico:
lezioncetta,
chiarissimi
dei
chiarissimi
il
contro
un'ora
fu
mie
del
e
(e
chi
tutto
mi
dovevo
disse
citazioni
dispiacere,
a
moria.
me-
mento,
ragionada
disse
pili:Debbo
tamento
por-
ch'era
fatte
il mio
in
costume
col
padroneggiai
Vi
finire
potei
perché
vedendo
io
per
blico.
pub-
gradevolissimo.
dei
e
ancora,
dalle
spaventato
Non
toga,
silenzioso
e
la
1' uditorio
oscurissimi
parlare mezz'ora):
feci
che
in
scelto, eh'
lettera
per
scuola
lezione
trovadorica;
più
ebbi
cominciai,
la
lui
meglio
me
per
della
lezioni
due
da
o
o
allievi
fece
notizia
cosi
A
erba,
fare
il Carducci
di
"
gli
luglio
2
tema
poi
laurea
allora
doveano
Il
di
di
ultimo,
annunziare
che
il tempo
GIOSUÈ
dalla
assegnatogli
d'
quarti
E
ora.
legge
far
feci
fui in
rimase
dei
intorno.
Poi
il
dagli amici,
padre
il
né
il vapore:
Porsena,
a
le vecchie
lucerne
sepolcreti
di
po'
i lumi
spegnere
cantavo
e
Ceri.
i
tazze
E
la gente
Chiarini.
i
Eroe
a
di
e
simili
ridevano
lontano
era
i
quali
davano
an-
fuori
portavano
un
gaz
Tarconte,
dell' epopea,
entrava
gotti
compagni
passava
Turno,
e
liera,
capel-
i lumi
mezzo
gaz,
po' declamavo,
un
glauca
sepolcrali di Tarquinia
personificato,il quale
le
a
simposio:
improvvisa
riconoscere
e
simi,
chiaris-
accompagnato
dalla
Camilla
menti,
abbraccia-
si raccolsero
epopea
di
dalla
agilità nel
non
mi
io
l'uditorio
gran
una
etrusco
vergine
dei
un
v'entravano
e
la
in
allora
E
mia
e
due
quale
pezzo.
lung' Arno,
volea
non
E
mirallegro, gli
declamava
Dio
col
della
finire
a
Arno
quale
un
da
scorso
della sala
la sera,
io
d'
chiarissimi
andò
quale
salto
anche
le persone
tutte
e
già
campanellino.
tutto
i
32I
di
è
un
vennero
i baci
sul
terra
meravigliato
salti. Poi
dopo
il
sonò
birichinescamente
cattedra
CARDUCCI.
dei
e
eh' io
vaso
nell' Ussero
un
etrusco
e
cava
spac-
buggeratelle
derne.
mo-
tremendamente,
intimorita:
e
tutto
21
e
GIOSUÈ
322
Io
questo
in
bianca
cravatta
il
facevo
abito
e
nero,
i solinoni
e
grandissima
con
bianchi
fuori,secondo
Tasso
del
costume
CARDUCCI.
„.
Presa
la
laurea, il Carducci
parte
a
Firenze
pedanti, parte
a
Santa
vacanze
occupato
eh'
lavorare
a
compagnia
Maria
Giunta
studiò, specialmente in campagna,
l'ode
Riprese
suo.
nel
1853,
r
e
ed
alcuni
rimpastò
giorni
contento
capitolo
Guicciardini
la
de
Congiura
fatti
e
parole;
Georgiche,
mise
insieme
da
di
"
e
e
la
poi
e
e
lesse
da
di
studiato
diverrei
stile.
in
per
volte
libri
e
il
256
Seguitare
questi giorni
erudito
„.
di
primo
Orazio;
memoria
"
volte
tre
tutti estratti
rilesse
dalla
tembre
set-
sima,
bellis-
quattro
Machiavelli,
prese
e
il
capitolo, tre
per
Fedro;
appunti
fra
sprofondò
seconda,
filippica
tutto
lingua
ho
come
scriveva,
baroni,
studiò
delle
del
uno
e
ciata
comin-
avea
stagione
lieto, si
e
negli studi;
tutto
attentissimamente,
del
la
e
conto
per
fini; e
la
famiglia,
lavorò
anche
essendo
ottobre,
egli
e
amici
derrata,
ma
Agli italiani, che
la
in
alla
fuori ;
venir
delle
degli
Monte
a
la
per
sul
appunto
era
in
i mesi
passò
e
servazioni
os-
diare
stu-
a
mi
„,
GIOSUÈ
Neil'
fine
Ottobre
del
I
ammalò
lo
mese
primi giorni,
col
prima
cominciare
nel
malattia.
fondo
suo;
studi
del
al
ma
trasparisse;
anzi
basta
falsi.
siano
"
si
non
vita
ricordo.
gli
di
„;
mori
giovinezza,
tragico
caso
e
me
ne
Invece,
lui
Una
gli
feri
la
che
del
disse
onde
pover'
mi
disse,
1'
florido
la
lora,
al-
"
avrà
che
ragioni,
uomo,
renità,
se-
menti
presenti-
ora
anno
vita,
presso
ap-
salute
di
figliuolo.Dante;
talmente
ciò
disse
certi
le
in
fìgliuol
mi
cosa
Giosuè
sua
perfetta
con
come
al
avrebbe
gli sfuggiva
tragicamente,
il secondo
davano
an-
che
vedeva
„,
corta
la
l' ingegno
sopra
orgoglioso
di
seggiare
pas-
allora
l' ufficio
Miniato,
mostrare
a
a
passeggiando,
sentiva,
indifferenza.
uscii
casa,
scolastico
S.
parlava
guarito.
figliuolo, sopra
parola
una
quasi
che
si
avevo
conobbi
anno
di
sulla
come
ancora
lui, sopra
andava
cuore
in
quando
e
era
sul
di
padre,
non
che
nuovo
non
trovare,
discorsi,
ginnasio
Il
a
egli
cadere
a
gli
febbri;
suo,
I nostri
spesso
avuto
restando
323
di
Maria,
padre
volta.
e
andai
Santa
a
promesso,
CARDUCCI.
che
e
e
quel
dieci
CARDUCCI.
GIOSUÈ
324
mesi
dopo
anche
morto
era
lui:
e
avea
non
cora
an-
cinquant'anni.
III.
Chi
ha
non
Carducci
del
risorse
Io
Juvenilia?
insistenze
quale
r
di
faceva
il
anno
Sonetti,
alle
i
pagare
r
con
oste
debiti,
col
e
delle
ginnasio,
col
eh'
in
poesie,
1' unico
con
egli
"
caffettiere.
Ma
quel-
un
lumetto
vo-
venticinque
in
isciolti
intendimento
l' amico
e
niato,
Mile
come,
frammenti
tre
e
dire
per
né
sue
e
San
a
comprendeva
Muse,
di
pubblicasse
comune,
che
anno
del
collega
Canti
dodici
un
andasse;
saggio
Rime,
Canto
un
di
vita
opere
Tedesco
al
bisogno
appena
suo
primo
di
di
un
Miniato
dunque
ne
delle
battaglie)gli scritti
e
San
stesse
se
IV
volume
ho
perché
e
di
non
il Carducci
come
nel
( Confessioni
Le
intitolati
letto
avevano
i debiti
scrive
„,
il
Carducci,
tanto
a
che
pagarli.
di
"
anzi
dovettero
E
le Rime
Francesco
che
estinguere, dilagarono
intervenire
rimasero
Silvio
i babbi
esposte
Orlandini,
e
le
ai
ai
„;
mamme
timenti
compa-
disprezzi
326
GIOSUÈ
compatiscono,
e
pigliarci il
Per
ragazzi.
tu
maledetto
dire
mia,
gl'italianimi
di
gli
amici
se
diciate
si
converte
quando
e
Mi
a
sia
farò
cui
Apollo
•e
sarò
non
moia
del
per
vero
bruciare
sia
cosi!
gliono
vo-
e
se
come
mio
librettuccio
sopra
chi
idee,
sue
fra
è
il libretto
alla
Apollo
intorno
di
rogo
tutti i miei
Omero:
siano
me
legna
libri.
e,
sempre:
leggere
a
No,
filosofia:
vostra
farò
mi
belle
di
filosofia.
buona
in
e
giovane
un
faccia
un
trecentomila
di
vi presenterà
alla
morire,
che
le
per
belve
che
Muse
sottostaranno
Febo
O
in
nelle
vo' credere
"
non
gli
bestioni, io sputerò
e
ci
volgo profano, gridava
il
per
Carducci
Giosuè
speranze,
male,
faccie
Or
d' entusiamo
plaudenti:
perché
suo
fai
„.
disprezzo
capi,
tu
Orgoglio!
curarsi
volte, pieno
Altre
da
piglino a scappellotti;
fiaterò.
volessero
altre
studi.
mi
e
io
né
sta;
gì'Italiani
e
deridano
milioni,
Presunzione
intero,
male,
altri
cotesti
a
secolo
dici
che
la
faccia
sdegno!
un
a
tu
mi
in
dirlo
e
pensi male,
ben
CARDUCCI.
preti.
di
pino
Si, si, viva
lungioprante, Patareo, Delio, Cinzio;
dice
di
no
„.
Passata
una
parte
dell'
autunno
del
1857
in
I
CARDUCCI.
GIOSUÈ
famiglia
a
Santa
a
stabilirsi
la
Maria
pubblicazione
il
sopra
suo
concittadina.
critica
ridere
a
poesia
Ma
indi
a
improvvisa
morte
pochi
il
dal
padre
male
che
e
tornò
affranto
dal
Era
sepolcro.
Carducci,
nel
la
rovina
sostegno
e
unico:
r antica
piliche
alla
sufficienti
della
lotta
Ripensando
Carducci
vivessi,
di
promessa
una
ei
farla
fondamente
prodove
già
tócco
condurlo
famiglia :
si
non
al
il
pure
gli
smarrì:
neva
rima-
giovine
donna
potesse
sciogliere
Ragioni
sua.
agguerrire
animo
un
tendeva...
at-
queste
forte
vita.
trent' anni
scriveva:
mi
da
fu
casa,
e
a
della
fratello,ai quali
un
eh'
attendeva
a
appresso
della
e
Ne
caso
grande,
la madre
restavano
duro
venne
notizia
Dante.
subito
1' anno
dolore
la
giorni,
gione
ca-
nella
esercitarsi
Firenze,
a
della
marcie
dunque
ad
fratello
del
dovea
mele
forte
più
mancava
e
arrivato
colpito;
trovò
gli
amici
cogli
satirica.
coglierlo,
Non
di
andò
che, per
tempo
scrosciava
Rime,
il diluvio
capo
nel
proprio
delle
il Carducci
Monte,
a
Firenze
a
327
troverei
"
Se
dopo
dovessi
imbrogliato:
a
quel tempo
dire
delle
oggi
il
come
volte, pare,
328
GIOSUÈ
d'
più
non
anche
di
CAItDUCCI.
volta
una
nulla
E
ciò
due
anni
che
vita
non
orecchi
il
e
cuore
speranza
della
facendo
bastare
abitò
1858
in
ad
e
la
sé
con
un
in
che
gli
ultimissimo
a
dare
volumetti
versi
della
ed
altro
conversare,
discutere
politica.Per
del
paginette
ciascuno
quale
di
avrebbe
potuto
prefazione, egli
gro
ma-
biliata
mo-
raccolse
poche
stanze
il
tutto
per
di
gli
e
a
vere
scriUnico
amici
a
letteratura,di
volumetti
sbrigarsi
scriveva
suo
il Barbèra
sua.
con
quei
il
camera
diamante,
d' arte,
di
Italia, e
Nel
passava
sera
dare
lavoro.
soddisfazione
la
gli
Borgognissanti:
preparare
per
trovarsi
a
via
anni
de' suoi
moglie,
biblioteca
divagamento,
d'
una
biblioteche
a
due
1859, quando
in
della
parean
dal
tempo
prese
lezioni,
che
e
veniva
piano
nelle
e
suoi
nel
Romana;
famiglia e
casa
tempo
dei
via
bisogni
qualche
per
quei
lui;
per
meglio
liberazione
ai
che
vero
porgendo
le voci
tutte
a
In
il
lavorando,
prossima
guadagno
che
materiali.
studiando,
anche
de'migliori
volta
una
i beni
sono
visse
egli
anche
età, si vive
certe
è
furono
1858-59
prova
ed
vero;
„.
quei
forse, a
uno
del
bèra,
Bar-
con
due
studio
GIOSUÈ
Storico
e
meditato
il libro
non
quanto
lo urgesse
gli
de'
titolo
volume
delle
letteratura
Nel
la
aprendo
quando
e
da
i
al
guardavamo
del
d' Italia
Vittorio
Emanuele
le
inaugurando
la
oh
ci sarà!
vedevamo
guerra
critica
della
la
ci
ogni
altri
nel
Il
giorno,
Cosi
che
i
su
col
secondo
nella
nostra
giorni: ogni
liana
itatina,
mat-
domandavamo
se
e
coli'
Austria;
e
Ma
le
per
parole
contrade
pronunziate
di
Parlamento
Carducci,
cominciò
nel
quando
legislatura,tutti
nuova
pre
sem-
indipendenza
Piemonte.
nel
egli
storica.
guerra
famose
per
l' Alfieri,
gli
e
e
stesso.
su
1859 echeggiarono
borghi
la
sé
iniziarono
tutti
gli occhi,
scoppierebbe
gennaio
che
di
allora
raccolti
questione
il discorso
era
guadagnare,
cosa
della
il metodo
più. Ma
doveva
sono
e
opere,
1858
di
Giusti
sul
saggi
di
Tassoni,
sul
Medici,
perdita, giacché
niente
prima
ricerche
commercialmente
pura
scrittore
scritti
Primi
di
una
bisogno
per
gli
Lorenzo
il
pazienti
e
che
pagato
era
di
sua
contentare
nacquero
lui
per
r opera
ciò
lavoro;
rappresentava
tutti
329
critico, frutto di lunghe
di
con
CARDUCCI.
col
subito
Torino,
si disse:
quale
a
ci
seri-
la
vere
canzone
recitando
guerra;
il
quali
fuggi;
Granduca,
Modena
di
e
mirabile
di
concordia
eccitato;
parevano
i destini
d'
versi.
che
era
la
ancora
Non
E
non
otto
Poi
venne
franca.
A
chi,
meno
fiducia
colpa
dieci
o
lo
a
vivea
r attitudine
di
à
se
il
meno
della
quel
fatti
quei
tore
scrit-
di
poetici;
lo
cercare
gli mancavano
terribile
Carducci,
non
di
divenire
sgomento
ma
compiersi
a
argomenti
di lui
Napoleone,
imprevisto,
che
andava
anni
il
come
di
che
Pa-
vivamente
ambizione
di
di
popolare,
era
prossimi
cerca
l'
del-
la rivoluzione
la memoria
fatti
era
poeta.
avuto
in
dei
poesia
slancio,
giovanile
era
Montebello,
Carducci,
consegnava
andasse
scrittore.
il
la
figliuolo,
il sentimento
oramai
ne
toscani,
al
Martino,
di
e
Italia;e
sentimento,
nei
Bologna:
ce
allora
corona
di
San
di
lava
par-
e
i moderati
la
vittorie
le
vennero
ne
Scoppiò
benemerito
non
cedesse
volevano
iestro, di Magenta,
di
strofa.
più
che
e
gli amici,
con
qualche
pili onesto
e
Emanuele,
entusiasmo
veniva
Italia
Vittorio
a
di
pieno
i
CARDUCCI.
GIOSUÈ
330
non
veramente
Villa-
di
mai
avea
disinganno
giunse
doloroso.
Toscana
tunatamente
Fore
del-
GIOSUÈ
r Emilia
rialzò
gli animi;
Vittorio
Po,
Croce
Savoia
di
che
vitato
in-
avea
scagliare il serto
a
1
33
il poeta,
e
Emanuele
la
cantò
CARDUCCI.
oltre
V Annessione
e
,
procedere
cioè
il
suoi
destini;
di
Garibaldi
dei
€
mi
di
delle
mi
in
Firenze;
e
coi
quali qualche tempo
a
farci
a
fino
Liceo;
maggio
ed
io
e
ogni
da
sentire
aprile
egli
altri
gli
strofa
e'
avere
di speranza;
Emanuele
frenetici
del
casa
amici
la
del
tore
dot-
pemmo
interrom-
lettura
dell' ode
il Carducci
era
nuto
ve-
Pistoia.
lo
toscano
1860
era
vi
memoria
gridi
in
dopo,
a
scoperto
avea
insegnare
mandato
lettere
volentieri,
andato
cominciato
avea
di
i
rammento
liberale
dall'
nella
Vittorio
di
rivoluzione, che
Il Governo
là
mi
Billi,
la
e
il libro
1' entusiamo
oggi
all' entrata
mio
Sicilia
rivivere
versi
quei
formano
opere
fosse
e
quasi
dei
spedizione
quarant' anni
sento
come
Luigi
la
gioia, di trepidazione,
rammento
Carducci
compimento
Annessione,
oggi dopo
Juvenilia, io
quei giorni
al
Sicilia.
in
edizione
neir
V
dopo
e
Rileggendo
che
dell' Italia
le
sue
in
sé
e
nel
nel
gliando
lezioni, meraviuna
grande
fa-
GIOSUÈ
332
parola, qualità
cilità di
il
ma
dove
CARDUCCI.
suo
i codici
e
sospirava
dov'
gliabechiana, dov'erano
di
libri
vecchi
da
faceva
r agosto
visitare
pochi
lettera
del
d'
Regno
nuovo
squisitamente gentile gli
d' italiano
nella
Università
di
Ma-
gli
sotto
in
cerca
nel-
già
e
alla
tornare
IMamiani,
il
di
ogni giorno
per
tiche
an-
della
e
centesimi;
pratiche
prediletta, quando
istruzione
edizioni
i barroccini
Uffizi, eh' egli soleva
sedere;
pos-
Firenze^
a
le
erano
Riccardiana
della
di
credeva
r.on
cuore
gli amici,
erano
che
città
ministro
della
Italia, con
una
offri
la
cattedra
Bologna.
IV.
Sin
da
s' è
come
sentiva
in
il Carducci
quando
visto
che
sé
i suoi
ben
r ardore
detto
a
sfare
con
portando
nelle
amici
lo
come
nell'esercizio
dell' anima
gli
e
doveva
eh'
biblioteche
egli
a
non
fare
sentiva,
era
suoi
buono
cosi
tutto
esso
gli
Pisa,
ficio
l'uf-
essere
di
Talora
sua.
mente
severa-
di
professori
altro
dell'insegnante:
l'adempì,
giudicava
scappava
se
non
lunghi colloqui
GIOSUÈ
334
cando
quasi
talora
gli togliesse quel
dall' attrito
e
ritrovi
nella
Tutto
meditazione,
andava
canto
un
sciolti
i
su
le future
fare
L'
Prometeo.
immaginava,
satirico
per
poi
finire
la
Arcadia
intenzione
società
coni' è
storici, // campo
costituita
di
la
E
poi
per
poesia.
serie
Gli
Alla
ora;
una
poi
e
una
di
un
serie
universale,
disegno
La
lonia,
Po-
epodo
di canti
contro
serie
Aix
quali
politici,
Slavi,
e
tersi
met-
de'
canti
libertà
poi
e
dei
le
tutte
il
Di
sava
pen-
voleva
allargando
Vercelli
versi
italiana
filosofici,uno
nuova;
più larga
1861
in
raccogliesse
guerra,
secolare
carme
U
che
di
anno
del
già composte
cose
poemi
poesie liriche. Alla
il
con
dei
scrivere
a
il fatto
canto
5?^
periodo giovanile.
del
poesie
poesie
giugno
canzone
delle
studio
che
marsigliese
una
libretto
un
nello
diceva,
plebe, un
cede
pro-
dispute
mulinando
Nel
la
battaglie, una
scelta
ristretto
ciò
che
dalle
e
timore,
su
martiri,
d'una
e
conoscenze
all' idea.
che
quel vigore
e
amichevoli.
meditava
tre
delle
rispondesse
non
ciò
calore
al
neppure
dolevasi, parendogli
scriverle, per
senza
andando
non
nessuno,
caffè; di che
nei
CARDUCCI,
la
d' idilli
(rotta
dei
GIOSUÈ
La
Cimbri)^
i
e
catastrofe
di
Giano
sarebbe
stata
che
mai
cotesto
i loro
d' altro,
feste
alle
l'Italia
e
cori
Voci
ballo,
il Re.
Poi
Laterano,
già
nelle
poi
facile
etc.
ad
non
queste
ne
scorgere
canzone
in
prefetto,
del
cantando
risposte
certe
d' oltre
Mincio,
Pontelandolfo,
da
tuto
Sta-
dello
sempre
Voci
che
poesie,
salvo
e,
fece
morte
intuonano
feste
canto
zionali,
na-
etc.
„.
in
e
alcune
il
di
Pietro
esse
egli
mente
sua
buite
distri-
dramma,
né
quasi
o
allora
di
nella
istrofe,
niente,
poesie posteriori. Per
la
ogni
Voci
parti
in
etc,
come
composte
loro
stesso
guardie
officiale
pranzo
di
tutte
erano
al
com-
interlocutori
da
delle
ma
che
giornalisti,che
da
la
„.
"
vestiti
cui
morte,
sé
a
ecloga:
a
occasione
misteriosi,
da
Di
né
in
coHplets
o
di
segretari,
in
galantuomini
Titiro, Melibeo, Coridtjne,
da
mente
altri;final-
la
impone
gani
pa-
dini,
Pala-
i
e
Bella,
non
essere
ultimi
ed
i2go,
"
storia
doveva
L'epodo
Gli
Magno
della
de'
re
nella
Carlo
del
Maggio
dramma,
335
Alarico,
primi cristiani,
un
paian
di
sepoltura
il calcn
r esilio
CARDUCCI.
allora
per
niente:
il
compose
Thouar^
è
ma
germe
di
invece
cominciò
336
GIOSUÈ
in
quella
seguitare
concetto
romano,
chiesa
cattolica
r ode
Ne'
chiara
arte_, benché
che
sente
berarsi
nario,
la
scrisse
e
Nelle
poche
pensate
del
spinge
in
li
a
rivoluzio
prosegue
si
non
classico, si
lo
ingegno
e
poeta:
puramente
la monarchia
poiché
Roma),
1862.
politica
della
stacca
paurosa
rivoluzione, egli comincia
staccarsi
a
monarchia.
dalla
Il
Sicilia
Sbarcato
dopo
16
mesi
presentava
a
a
l'ii
e
Garibaldi
Vittorio
Provincie napoletane
1860,
dopo
il
Emanuele
i
entrato
più
poco
di
ribaldina
ga-
profetico.
parte
maggio
Palermo,
Napoli,
a
in
stato
era
Marsala
giorni
a
l' impresa
quale accompagnò
col
canto
in
tre
in
osare;
dalla
mente
dell'
natura
di
tendenza
la
del
la caduta
molte
egli rimanga
ed
e
nelle
più
imcomnomi
grandi
con
del
giorni
e
fatte, appare
coi
il trionfo
e
rimase
(che
terminando
primi
fatte,
poesie
Niccolini
del
morte
doveva
piuta, e
CARDUCCI.
8
di
novembre
plebisciti delle
e
siciliane, e
si
apriva
si
ritirava
a
Caprera.
Il 18
Parlamento
febbraio
1861
italiano, il
14
marzo
a
Torino
il primo
\'ittorio
Ema-
CARDUCCI.
GIOSUÈ
miele
proclamato
era
capitale del
nuovo
L' Italia
Ma
liberazione
male,
della
Provincie;
licenziando
tenersi
e
i suoi
volontari,
aveva
di
ha
capisce
r
La
politica
sue,
dimostrazioni
Viva
il papa
ricasoliana!
ChIARINI.
ah
primi
"
non
brutta
re.
nobili.
del
Ah
plebaglia
che
del
esigenze,
virtuosa
Perciò
alla
sobbillate
mesi
poteva
opera
sue
Carducci
di
tasse
diven-
patria
una
toscane,
nei
le
più
del
loro
desiderare
fosse
ha
di
molto
indignazione
Garibaldi
Parlamento
Roma
o
nobili
due
detto
non
e
le
Ricasoli
di
poteva
ideale
bene
o
Roma.
del
voto
Venezia
il culto
grande
il
Chi
italiano?
anche
delle
che
di
nella
battaglie. Chi
le future
per
fatto?
acquisto
valore
ma
e
pronti
un
r
Venezia
desiderare
non
L'Italia,
senza
e
della
Garibaldi
sacrifizio
col
fatta.
era
diplomatici
dei
di
quella
e
meridionale!
fatta, ma
era
Roma
unificazione
incompiuta
e
male,
o
l' opera
fra
settentrionale,
parte
affermava
bene
o
differenza
faticosa
nella
pochi giorni
regno.
dunque,
quale
Italia,e
del Parlamento
voto
un
appresso
d'
Re
337
1862
si
notizia
dal
al
vergognosa
stero
Mini-
grido
Italia
rinfantocciata
di-
22
338
Viva
plomaticamente!
papa
non
è
più
e
de'
re.
Ma
—
Roma?
è
anzi
delle
nepoti
il papa,
E
osceno.
Le
rivoluzione
-
—
del
Roma
Pur
troppo
del
Carducci
„.
E
limiti
r
indignazione
quando
italiani
ferirono
nell' agosto
ad
arrestarono
e
lo
fecero
Oh
dell'
al
Portate,
mio
a
italici,
venti
saluto.
te, magnanimo
la
! A
sacri
tua
lauri
selve
d'Aspromonte.
a
te,
Ribelle
e
precursore
11 culto
a
te
fronte
crebbero
Evviva
Con
povero
muto
primier
Ribelle
Le
del
career
o
Evviva
Più
Aspromonte
eroe,
te
magnanimo
dei
d' Italia
!
posteri.
è
si
non
quell'anno
di
il
figli
assassino
che
va
a
con
no.
prigioniero.
Ferito
II
non
de'
si andrà
che
tu
ti
prete,
bocca
grande
credi
A
baie.
son
in
Viva
—
come
papa,
grido
vittime
'62!
nel
come
Cotesto
detestabile.
cattolico
la
CARDUCCI.
GIOSUÈ
cuore.
ebbe
i
più
soldati
Garibaldi,
lo
CARDUCCI.
GIOSUÈ
Quest' ode
importante
è
339
politicamente
politicamente perché
inizio
della
separazione
monarchica
maggioranza
perché,
che
Satana,
di
innanzi
molto
Il
amici,
Enuinnele,
Senza
di
e
Mario,
se
nel
il
1863),
il
Bertani,
loro
avevano,
e
né
non
popolo, acquistavano
di
ebbero
forza
e
dagli
il
errori
impresa.
Ma
né
Crispi, né
gran
valore
degli
dei
vile,
ci-
il
rinunziarono
mai,
e
Vittorio
e
fatta.
repubblica,
loro, dall' autorità
professavano,
la
gli altri,non
idee
1' opinione
la guerra
né
di
cooperatori
Italia
avuto
Mazzini,
la
fu
contro
si sarebbe
non
passo
compiuta
iniziato
aveva
un
scrittore.
suoi
al motto
forse
né
è
Napoletano,
i
tra
a
distanza
dello
arte
del
1' Inno
breve
a
proprie,
più
avremmo
alle
e
fede
l' Italia
bontà
le
de'
lui dalla
e
Garibaldi,
sue
quale
stesso,
né
idee
mantenuto
col
di
Sicilia
consigli
forse
questo
non
nell'
le
ciò
Garibaldi
per
notevole
della
i
e
ed
ottobre
merito
contro
avere,
dietro
e
maggior
liberazione
Carnevale
col
tennero
(febbraio
tempo
di
primo
mente
degli Italiani; letteraria-
insieme
le
il
segna
pensiero
del
rariamente;
lette-
e
le
quali
seguito
dalla
uomini
trinseca
inche
governanti.
Il
GIOSUÈ
340
inclinato
Carducci,
si ascrisse
al
quale
natura
Guardando
dall' alto
del
contrasto
con
Neil'
un
progresso
gli
parve
che
è
vero
dal
modo
e
che
che
se
nel
Mentre
seguiva
e
di
a
fosse
col
e
nel
che
prima
e
i suoi
studi
esclusivamente
fece
una
lasciò
la
cura
gli
era
ciò
si presentò,
meno
più semplice.
gli
lezioni.
era
sione.
espres-
disse
talvolta
e
e
anche
che
pensiero
le
1863
e'
ma
nella
senza
che
poesie,
quasi
Carnevale
d'impaccio;
parve,
preparare
si occupò
nel
più spontaneo
meditava
Dante;
in
era
quelle poesie egli si
modo
lui
a
era
anni
eh'
concepire;
pensiero,
eletto, anche
vòlti
di
in
suo
dire
politicie
ciò
peggioramento
un
espressione gli
voleva
tutto
parevagli rispondere
medesimo
l' autore
senti
nel
trasportare
della
che
Aspromonte,
Dopo
ci fosse
Il
dinanzi
esso.
ode
Satana,
per
patria grande,
una
queir ideale, stigmatizzò
a
fu
ne
pensiero,
di
ciò
e
gli avvenimenti
suo
l' ideale
brillava
libera, virtuosa, celebrò
nel
all'opposizione,
sua
il poeta.
uomini
gli
di
partito repubblicano,
decennio
un
e
al
CARDUCCI.
avvenimenti
erano
Nei
sopra
primi
del
ventina
tre
Petrarca
di
le-
GIOSUÈ
342
a
fronte;
CARDUCCI.
anche
lesse
molto
francesi, lesse
ed
A
chi
ammira
della
in
legge,
che
padronanza
umile
più
E
al
di
E'
nell'alta
maestri
di
stile l'Italia
di
Livio:
animo
vasto
sereno
per
e
un
tranquillo,
sime,
di
parmi
e
affoltarsi
di
ha
E
Che
Di
pochi:
leva
la
cosi
grandi
sua
vari,
effetto
con
pace
un
per
cielo
tranquillo sotto
amenis-
verdissime
selvose
vedere
grande
dal
accorga.
pensieri
e
t
gnifico
ma-
di cosi
gran
alti
quando
chezza
ric-
colori
di
ne
come
sublimi
questo
"
cotesto
te
tu
con
mare
in
più
fa il medesimo
ad
anche
quando
facesse
tutti i tuoni
che
d' isole
seminato
in
per
andare
immenso
lontano.
ne
sollevato
rasentando
stile
ficacia
1' ef-
nessuno
modi,
eloquenza!
lui. E' mi
oltre
di
descrive!
voce
ninno
di
senza
grande
forse
oggi
spregiare.
ti passa
come
e
dispiacerà e
non
lingua,
più alto,
narra!
come
di
superba
scrittore!
freschezza
la
Bartoli, che
spropositata
d' altri.
quale impressione
affettano
tutti
e
Clidtiments
gli
e
Carducci
sentire
del
lui la prosa
Hugo
varietà,
del
prosa
inutile
sarà
non
la
stranieri, specialmente
Misérables,
Victor
di
poesie
altre
ì
di
il
effetto
gliere,
sco-
turbine
tutto
di
GIOSUÈ
scrittore
antico,
sieno
trattate
In
mezzo
del
italiane
di
le vacanze,
passarvi
a
Rossa,
dove
Satana,
d' amici
e
ai
a
Monte
inno
Io
sarà
ma
giorni dopo
"
mi
Inutile
(') Il Leopardi
Bartoli
è
spetta
alla
il Dante
lingua
che
io
nei
scrive
della
è
tutto
prosa
a
segni
risalti
e
II
pranzo
a
Torino;
notizia
E
"
215:
stile
„
dissima
gran-
cinque
tendo;
avver-
giudizio.
tuo
rilievi.
l'
del-
scandaloso^.
l' inno,
suo
Porta
l'Inno
„
al
duzione,
intro-
un
volta.
Pensieri, IV,
italiana.
del
avessi
non
difatti
mandava
in
dava
quest'altra
per
primi
testa
brindisi
un
a
di
allora
Se
Firenze
casa
poi
di
poesie
della
dalla
mi
"
parole:
fretta,ti copierei
dai
una
era
il Carducci
queste
con
Satana;
in
giorno
Sinario.
d' ottobre
IO
il
lesse
a
fino
alloggiava, gli balzò
che
delle
capitolo
notte,
siero
pen-
nell' ottobre
Andato
1' ultimo
una
(')
tormentoso
1' edizione
attendeva
correggere
quando
al
politiciavea
Poliziano.
Angelo
leggere
„
e
termine
a
fa
non
de' Gesuiti!
imprese
avvenimenti
lui
da
cose
che
uomo
siffatti studi
condotto
1863
mese
le
le
risibili, quando
Tremendo
a
degli
343
fa sebbene
vili,sciocche,
ammirazione
con
a
lo
me
abominabili.
sono
CARDUCCI.
II P.
in
ciò
Dan.
che^
GIOSUÈ
344
molte
strofe
nelle
quali
molta
con
pel
tirate
il
è
Bisogna
forma.
CARDUCCI.
alla
giù
su
Nonostante
attenzione.
la
non
poesia,
mi
movimento
pel
e
ma
questa
su
finire;
per
dilavato,
concetto
tornarci
concetto
meglio
che
pare
lirico
io
e
possa
contentarmene.
„
V.
Quanto
più
politiche, per
male,
Benché
esse.
venuto,
il
primo
specie
romagnola
ad
e
il maestro
Uno
consigliere
dei
appena
al
primi
e
fare
a
vita
affollarsi
ad
poeta
e
ad
al
E
di
ritirata,era
la
alle
noscenza,
co-
gioventù
sue
lezioni
E
il poeta
affezionarsi
che
sue
seguaci
maestro.
Bologna,
a
dessero
proce-
qualche
facendo
colleghi.
i
ai
stringeva
anno,
cominciava
romagnola
elesse
fra
cominciava
affezionarsi
e
si
e
cende
fac-
le
delle
più
s' infervorava
seguitasse
dopo
che
Governo,
del
opera
tanto
repubblicane
idee
Carducci
al
pareva
nel
alla
1866
ventù
giolo
comunale.
che
arrivato
prese
a
a
Bologna
benvolere
fu
ducci
il Car-
1' archeologo
GIOSUÈ
Francesco
CARDUCCI.
decano
Rocchi,
amico
Vincenzo
di
Monti:
d' amicizia
Pietro
Ellero
compare
del
al
Più
lesse
quale impose
i nomi
tardi, fra
1867
particolare
in
il
diede
suoi
un
del
del
del
voce
giovine
tragicigreci,
Il Teza
il
fu
1867,
Bruto, Augusto.
il Carducci
ebbe
1873,
coi
del
giugno
Dante,
pagnia
com-
professori
versità
dell' Uni-
Ceneri,
Costanzo
Piazza,
ai
scritti
città, L' amico
Pais, La
e
i
in
repubblicani, Giuseppe
di
Quirico Filopanti,
e
di
dimestichezza
voce
nel
nato
tudine
consue-
Teza,
Panzacchi.
bambino
suo
ebbero
quelli anni
Enrico
ed
ed
Borghesi
anche
in
logia,
filo-
di
Facoltà
lui Emilio
con
quale
del
della
Bartolomeo
di
già discepolo
345
Giani,
giornali
popolo,
avvocato
democratici
diretto
popolo
il
e
Pietro
della
Francesco
da
diretto
Popolo
Bordoni
grande
lasciato
nell' animo
da
ammiratore
poeta.
Aspromonte
una
col
disgusto
avea
grande
Papa
che
un
amarezza,
grande
i dolorosi
trasformarono
in
partito monarchico
e
i
tentativi
disgusto;
feroce
ducci
Card'
contro
costituzionale
cordi
ac-
amarezza
accaduti
avvenimenti
odio
del
e
poi
di-
il dominante
moderato.
346
GIOSUÈ
La
convenzione
CARDUCCI.
del
settembre
trasferimento
molti
a
diceva
il
della
Carducci,
capitale
rinunzia
tacita
una
1864
vuol
il
guente
conse-
Firenze
a
"
Roma.
a
essere
il
e
vero
par-
Questo,
della
principio
fine
„.
Spuntò
r alleanza
al fine
sarebbe
i
Prussiani
Lissa,
e
non
a
ad
loro
e
E
alle
quanti
allora?
Allora,
incertezze
nel
dipoi
anno
all'Italia
il
le
20
alle
e
Pio
teste
di
settembre
ad
grazie
del
gettò,
Monti
del
come
e
1870
un
abbaiare
ma
il desiderio
virile:
impresa
del
paure
di
e
come
naturale
a
noi
Custoza
fremevano
dignità
la
novembre
IX
Invece,,
fremevano;
sentivano
—
di
Era
che
Sadowa,
a
qualche
con
i mazziniani
avemmo,
L'
Venezia.
ranza
spee
nuova.
buono
cane
rialzarci
garibaldini e
con
un
davano
raccattare,
a
1866:
affermerebbe,
disfatte
poi
la
mordere,
di
si
trionfavano
ci chinammo
gittato
tozzo
la guerra
un' età
le vergognose
avemmo
—
l' Italia
del
primavera
e
cominciare
per
mentre
nella
la Prussia
con
che
i
barlume
un
patria.
della
III
Napoleone
Governo
1867,
Mentana.
sfida,
in
Tognetti.
E
s' andò
liano,
ita-
a
faccia
mente
finalRoma.
GIOSUÈ
Ma
ci volle
e
r Italia
che
Oh
la Francia
del
ancora
l'entrata
fosse
si
fossero
disfatta
del
e
a
Sédan
buono
risolvesse
Roma!
a
Francesi
i
bello
officiale
347
che
S'aspettò
lontani, che
ben
"
come?
CARDUCCI.
prima
muoversi.
a
"
il Carducci.
scrive
;
Il
„
Governo
fosse
d' Italia
scala
la
a
braccia
di
via
trionfale
a
al
nistra,
si-
e
fare
posso
a
spinto
i nobili
cosi
certo
fune
ci hanno
mi
meno:
come
destra
a
Non
—
Non
dietro
la
con
croce
mercé
fare
posso
non
calci
delle
gridando
e
la
per
ginocchioni,
santa,
collo, facendo
meno,
sali
cuori
„.
d' Italia
compisse
si
sognavano
1' opera
del
nostro
risorgimento.
Sotto
le
1870.
periodo più
i
più
1867
direttivo
bolognese
Gli
ultimi
ed
firmato
con
Carducci
decennio
nel
anni
quattro
e
poste
com-
furono
furono
il
anche
Carducci.
egli
fatto
avea
di
un'
avea
nell'Agro
e
fatti furono
quel decennio;
triste di
tristi al
Nel
questi
poesie politiche del
al
dinanzi
di
impressione
r
alcuni
di
parte
de'
alla
nel
romano;
suoi
tato
Comi-
democratica
Associazione
cooperato
un
spedizione
1868
coUeghi
avea
un
ribaldina
ga-
scritto
indirizzo
348
GIOSUÈ
Mazzini;
a
fra
e
Napoli, poi
di
Non
dove
più
che
sul
Petrarca,
Erotici
volume
un
ufficiali dell'
tre
del
lo
Era
in
di
quell'orto
l' albero
raccolte
nel
secondo
il libro
parte
da
Come
sono
il
si
chiude
dal
libro
definitiva, diversa
e
commento
1860,
fini
due
Barbèra,
pubblicò
Enotrie
di
gravia
dolse
lezione
storia
di
avere
un
cui
a
le
orto, di averci
i suoi
ruzzare
e
bambini.
stendeva
la pargoletta
Dante.
suo
poesie politiche
Le
un
del
faceva
di vederci
il
si
XVIII;
secolo
studio,
mano
dal
non
esercito; leggeva Giovenale
Georgiche ; compiacevasi
sopra
ad
il ministro
diamante
Pistoia, 1868);
Romano;
a
fino
poesie {Levia
di
versità
alla Uni-
che
lavorare
a
biblioteca
i Lirici
e
gli capitò
sospcrisiouc.
cominciato
della
anni
sospensione
seguitò
tanto;
due
trasferimento
un
una
della
revocare:
Gli
quei
trasferimento,
il
accettò
volumetti
in
ciò
per
collo, prima
e
capo
CARDUCCI.
1861
dei
al
Levia
dai Levia
coli' Inno
1867
gravia
zione
(edi-
del
1868);
gravia
a
ora
sono
Satana,
che
fa
sé.
pensiero
passaggio
politico, quei
naturale
dalle
componimenti
poesie patriotiche
GIOSUÈ
350
i
Giambi
r
amore
ed
di
ma
di
patria
un' altra
L'
del
che
facessero
punto
di
III, in
l' ispiratore di
di
somiglianza
che
Aspromonte
e
situazione
del
sentimento
liberamente.
e
e
1' originalità,come
non
un
contro
l' oppressore
del
Data
calore
Papa,
questa
era
del
turale
na-
porre
com-
espressione
una
sapeva
era
vedeva
nel
pensiero
Egli
e'
sentimenti,
francese,
al
E
lui
a
l'odio
Mentana.
spontanea
poeta
che
il protettore
italiano,se
i suoi
nell' animo
patria.
di
poeta
e
uomini
Carducci
il
Hugo.
del
petto
poeti,
repubbliche,
s' oftriva
immagine
della
i due
cui
il poeta
gli
diminuiva
fra
contatto
di due
entrare
strazio
Victor
intera
gli
contro
conosco
ne
dicembre
2
tutta
trapassata
parca
Napoleone
del
lento
vio-
trabocchi
di
il
agitava
traditori
ai
cioè
quella:
1' uomo
italiano
poeta
al
da
un'altra
1' odio
immaginati)
ducci,
Car-
il
conosco
gli Clidtiiiients
contro
era
non
quale
o
come
indignazione
complici,
un'
veri,
(o
sola,
francese
dalla
sentire
può
allora
senti
io
più; perché
feroce
e
lo
come
poesie
si
che
mostrano
patria
non
raccolta
della
epodi
CARDUCCI.
la
quale rispondesse
la lasciasse
suo,
bene
ciò
che
basta
a
non
darla
il
CARDLXCI.
GIOSUÈ
niente
prendere
non
due
primi
Per
Monti
Giuseppe
nel
ambedue
qualche
di
qualche
Carducci
al
altro
più insigni
tutta
il Mamiani
che
col
primo
un
del
musa
non
e
avrebbe
di
stile
scapigliato
allora
gli
meno
violenta
diede
di
Victor
eh'
la
dei
imo
giungendo
sog-
vallo
liiugliissimointer-
che
che
certe
„;
e
alla
a
rispose:
di
alcuni
il fare
che
vera
Orazio
cose
notò
sentiva
disse
ciato
comin-
avea
presso
Hugo;
Ma
giusta;
"
era
meglio
ragione.
la bile
epodo
parola
decimono,
di
violenta
meno
il Carducci
qualcosa
e
rabilia;
mi-
poesia moderna,
la
trovò
dette
dissero
effeminata poesia contemporanea;
nuovo,
secolo
le
la
ardente,
moderatamente,
primo
lasciava
epodo
genere
il
della
niomiinenti
dietro
a
voluta
chiamò
si
di
vero,
li lodò
avrebbe
che
di
italiana; parvero
scapigliati ne
moderato
Il Panzacchi
bile.
lirica
nuovo,
Gli
stesso.
qualche
qualche
di
cosa
veramente
erano
nella
nuovo
e
Taglietti,composti
ed
1868, parvero
cosa
bile
possi-
è
Corazzini
Edoardo
Gaetano
e
1
mediocri.
Per
epodi,
ciò che
nessuno,
agli ingegni
soltanto
I
da
35
gonfio
il Carducci
quelli che
fetti
di-
volevano
GIOSUÈ
352
Or
dite
Sotto
E
e
Giovenal
a
Dea,
la
Muti
in
quando
Su
da
che
tempo
avventa
i suoi
voi
di
latte.
Cosi
fu
intraveduto,
avea
eh'
alle
più
affatto
nell' ode
era
poesie
ai
primi
sempre
veramente
il poeta
del
i
In
dagli
ultimi.
dalla
preoccupazione
che
la
a
immagine;
deve
mente
che
si
della
altro
che
giunta
rag-
liberatosi
si
I
gnato
inse-
chiederla
ch'essa
a
deve
concetto,
sforzo
bandona
ab-
grandi
hanno
espressione
lo
dirsi
forma,
ispirazione.
col
della
avvicinano
poeta,
bisogna
insieme
crescendo
può
il
meglio,
lo studio
essere
che
ed
Giambi
va
studiarli, gli
espressione
agli altri; diciamo
dalla
questi
alla
classici,seguitando
che
quali
perfezione,
Aspromonte
nei
è
progresso
successivi,
alla
Per
giovanili,
interamente
non
Paradiso,
e
prima.
epodi rispetto all' ode,
e
Dante
folgori
cafP
nel
riso
ansante;
dal
giù
e
in
spasmo
suo.
rispetto
non
lo
dibatte
l'esametro
il Mamiani
Il progresso
dai
egli
si
gliconio
seguitò peggio
ciò
che
eh'
r Inferno
Addolciteli
E
CARDUCCI.
con
non
per
sé,
turire
sca-
la
può
rico-
GIOSUÈ
determinare
e
noscere
concetto
CARDUCCI.
la
e
determinarli
immagine,
anche
sono
essi
parti di
in
e
nei
tutto
di
che
piena
maturità
dell'
padronanza
dell'
la
1' autore
a
arte
fre
più largamente,
nei
Giambi
Ed, oltre
in
quei
volta
dal
ed
che
medesimi
insieme
Galeati
epodi
ai secondi
il titolo
di
siche,
clas-
qualche
con
piena
ed
rime
nelle
Epodi
dello
gravia,
stampate
e
intera
Levia
affermata
negli Epodi,
anni,
sotto
dei
intera.
la
1873
Nuove
si
composte
per
nel
la
cominciato
avea
sebbene
libro
incertezza, nel secondo
raggiunto
reminiscenze
le
tutti
quasi
personalità
poesie giovanili,che
dimostrarsi
era
La
sua.
le
sono
possedeva
e
ce
semplicità, e
ormai
ingegno,
e
sono
efficace
aveva
balenava,
scrittore,che
nelle
di
esempio
mostrano
la maggiore
semplicità
questa
ultimi
parole il
con
primi Epodi,
due
più belle; gli
un
nelle
esattamente
semplicità. Esempi
ne
353
prima
in Imola
poesie.
VI.
Due
un
anni
volume
Chiarini.
innanzi
di
Poesie
il Barbèra
di
Giosuè
avea
pubblicato
Carducci,
dove
23
354
GIOSUÈ
pur
Asprouioìitc,
erano
tutti
quasi
la
gli Epodi
Romagna,
che
lui
di
Toscana?)
nuda
trovati
per
verità?
volo
a
vero
Nuove
ce
lo
non
discussione,
della
critica
quel
volumetto
prodotto
chi
cuor
di
r Italia
versi
la
stati
voglia:
dura
al
dia-,
loro,"si può
l'andarci
toccava
e
vince
è.
tanto
che
le
„,
e
furono
le
nonostante
poco
più
meglio
di questa
in
di
pagine
seconda
di
metà
e^
amenità
risultò
cento
fatto
discusse;
molte
moderata-manzoniana,
di
specie'
inorpellare,la
in
avea
si affermarono
dalla
quanto
"
ài
erano
non
ma
la
seccava
volentieri
anzi
ne
che
almeno
mandavano:
proverbio
poesie
versi
ivi
più intelligenti"
moderato,
mandato
importuno,
lui, pare,
il
o
che
d'Italia
spiattellarein
I
—
nascondere,
il poeta
lui, e
cruda.
Avrebbero
—
giurare,
sentirsi
può
dell' autore,
è
allora
era
quel
e
ai
l' ingegno
non
si
erano,
rimanente
antipatica; gli
era
(e chi
verità
nel
e
Eccettuata
simpatia
Anche
riconoscevano
pur
moderati
in
della
il volume
Satana
libro.
primo
inosservato.
quasi
poesia
del
nutrendosi
il poeta,
godeva
Carnevale,
il
quelle poesie
dove
dire, cresciute
passò
CARDUCCI.
lirica
che
teneva
con-
avea
di secolo^
GIOSUÈ
A
poesie:
Le
dell' Italia
che
di
campi
bove
elleniche
Non
di
vigore
tanto
espressioni,
e
di
parla
soltanto
faceva
componimenti
Nuove
Alle
(1877, 1882, 1889),
poi
raccolte
libri^ nel
Non
prime
a
poco
luogo
e
di
quei
che
brevi
pensare.
in
periodi
tre
che
barbare,
e
colori,
poesia
ciascuno
volume,
un
di
di
e
furono
in
ordinate
due
1893.
è
inutili
non
in
Odi
argomenti,
immagini
certa
successero,
le
d'
colo
pic-
cosi
vaghezza
di
sentire
poesie
in
d'
e
agli orecchi,
veramente
veduta
delicatezza
differenza
a
potenza
una
varietà
ricchezza
tanta
altrettanti
fantasia
mai
tanta
tanta
E,
suoni.
s'era
pagine
e
di
e
ni-
Vcrsaglia,
erano
rivelavano
sentimento
meravigliose.
spazio
che
mare
gli alberi. Il
Colloqui con
Marengo,
agilità di
Idillio
romanticismo,
e
piccoli capolavori
ed
hciìiiaiio,Cauto
un
Campidoglio,
in
va
Primavere
le
e
355;
ce/ii censori, A
Classicismo
mano,
Su'
CAKDL'CCI.
il
di
caso
discussioni
opposizioni
a
alla
poco
di
che
una
dovettero,
generale
qui
accennare
alle
lunghe
suscitarono,
critica
vergognando,
ammirazione.
Pareva
alle
né
ignorante,
le
quali
il
cedere
che
e
con
356
GIOSUÈ
Nuove
le
che
sua,
parola;
che
di
nuove
delle
Clitmnno,
avrebbe
le
Dinanzi
in
più
Morte
di
le
un'epopea
tutta
della
terze,
di
strofe
P.
forma.
nelle
B.
poesia
Shelley,
il
Dopo
come
nella
che
le
di
prosa,
disegnato
sobrietà
Alle
la
o
odi
opere
sono
Car
di
del
una
con
di
lorito,
co-
fonti
del
acalla,
chi
cora
an-
la
ti fa dimenticare
sai
non
del
delle
Scoglio
1870
di
seconde
se
(sono
disegno
quali
più
si
svolge
perfetta semplicità
barbare
Miramar,
sono
e
pieno
nelle
quale
girar
seconde
quali
quadro
levarsi
eccoti
tragica)
Alle
le
potesse
grandiosità
nel
dopo
di
terme
Napoleone,
e
Ma
forte
e
capaci
ancora
stazione,
Ed
la terribile
quattordici
un
il poeta
alto?
precedenti,
ammirare
linee
che
è
1' ultima
mostrarono
erano
pensiero,
alle
Eugenio
lui
quali
Alla
odi
creduto
tutte
di
barbare
concezioni.
di
semplicità
dopo
di
detto
avesse
Odi
prime
vita, di sentimento,
grande
musa
mirabili
ciascuna
prime,
sua
il sommo
toccato
avesse
poetiche
più
e
la
le
e
facoltà
le
il poeta
poesie
dell' arte
CARDUCCI.
le
seguono
Presso
V
urna
Quarto.
Carducci,
cosi
ascensione,
di
della
?358
GIOSUÈ
lui. Perciò
fu
gì'impostori.
il
hanno
di
è
come
Se
r altrui
buonafede
Perché
sa,
non
dei
dottrina
che
sarà
non
lettori, vende
che
gli editori,
ragioni
esterne
letterario
giano
arti-
cerca
d'
nare
ingan-
lavoro
un
fatto.
stupide
E
si
giusto
Sono
gingilleria ideale;
ma
un
italiane; che
lavoro:
sia
non
idee
sia
e
missionario,
giocattolo,
o
letteratura
civile
lo
un
il diavolo
e
la
ciò
ranza
ignoe
una
sdegnava
pretendessero
del
"
suU'
per
il lavoro
diceva,
„,
solite
nesto
diso-
un'abilità
sua
meno
onestamente
dito.
cre-
insegnare
che,' fidando
onesti,
pagare
ogni
egualmente
per
anche
scadente,
perde
e
come
un
gli appartengono?
non
altro,
come
pretende
scrittore
uno
la
scrivere.
o
un
tenuto
che
professore
un
che
con
disonesto
uomo
per
come
artigiano
un
con
perfettamente
legnaiuolo,
un
e
scrittore,diceva,
conoscere
lavoratore
un
muratore,
tenuto
Io
e
quale vogliono parlare
qualunque.
è
ciarlatani
coi
insegnante
dovere
Il letterato
un
inesorabile
L'
della
materia
CARDUCCI.
"
le
il lavoro
rio
lettera-
contemplazione,
visione,
scrittore
prete,
che
civiltà
non
un
si
un
operaio,
tribuno,
porti
o
1' arcadia,
italiana
„.
un
la
GIOSUÈ
Con
di
che
idee
queste
mai
saperne
voleva
considerò
abbastanza
in
sempre
il
Giambi
ed
studi
substrato.
sociale
che
AI
A
contrario.
scrivere
di
sul genere
in
td
erudizione
che
un
del
io
qua
oggi,
la
ratura
lette-
prima
senza
Ciò
giorni
quei
Bologna,
senza
specie
in
nel
poesie
il
era
non
d' argomento
"
fatto
aveva
a
Faenza,
preparazione
quelli anni
non
aveva
anche
mi
sento
perché
due
sulla
punto
ap-
discorsi,
pena
scritta ;
mai
Da
critica
che
Non
vero,
lo
1865
fossile
un
biblioteca.
e
esserne
che
sono
l' altro
nessuna
litici,
po-
scuola
la
respiro più
„.
in
avvenimenti
per
me
dei
tempo
Carnevale, rispondeva:
non
da
arnese
nel
doveano
altre
letteraria:
d'altro
morte,
studia
che
dagli
d' erudizione
pezzo
a
che
Anche
cattedra
il lavoro
rallentato
un
uno
la
egli
alle
grave,
dovere.
eh'
epodi, distratto
consigliavo
capace
aftar
credere
potrebbe
avesse
più
prepararsi
preparato.
Qualcuno
gli
anni
il
un
suo
sale
italiana, non
essersi
lui
pareva
gli argomenti
iscuola:
primo
quasi cinquant'
dopo
gli
non
sopra
per
come
359
il capo,
per
trattare
fu
lezioni
CARDUCCI.
e
di
ché
per-
intrala-
360
GIOSUÈ
sciato
le
CARDUCCI.
letture, che
moderne,
faceva
avere
per
intellettuale
Dal
al
i suoi
1870,
di
Dante
mole
tini nel
studi
lo
materiali
che
nuova,
scriveva
edizione
alcuni
del
Ma
occupò
d'
più
al
dal
1860;
"
chiamò.
del
1868,
e
che
ogni altro,
mise
i
su
fu
lavoro
da
il
ad
commento
ad
una
diamante
quelli
lo
anni
del
il commento
scriveva
una
pubblicò
e
trarca,
Pe-
attendeva
tedesco, com'egli
mi
fronti
raf-
lavorò
;
e
XIV,
in
e
codici,
ballo
e
insieme^
riscontri
già accennai,
come
vedrai
Università,
biblioteca
della
Vieni
"
Vita
a
secolo
„,
del
della
e
il lavoro
quale,
edizione
carnascialeschi
volumetti
nuovi
Barbèra.
fino
Caccie
delle
parò
pre-
di
canzoni
e
Canti
di
Dante;
lezioni;
lavoro
su
il Boccaccio;
all'
stampe
Cantilene
raccolta
una
lo
antiche
di
le
studi
di
rime
commentando
e
bero
creb-
Seguitò gli
nuova
paziente
e
sulle
raccolta
una
per
vimento
mo-
Poliziano,
d'erudizione
le
su
commento
lungo
con
scritto
andava
il
lavori
e
Petrarca, aggiungendovi
1865
del
del
pubblicazione
d' intensità.
e
sul
e
la
cose
politico.
e
1864, dopo
fermo
concetto
un
di
ordinatissime,
stesso
nell'agosto
balena,
che
al
GIOSUÈ
fine
m'
ingoierà
Ne
Severino
pubblicò
„.
Vigo,
nel
Ferrari,
lo
1876:
pubblicato quest' anno,
e
in
piuto
com-
collaborazione
biblioteca
nella
ha
un
scolastica
Sansoni.
del
Primo
frutto
furono,
editi
della
oltre
i
volta
primo
della
brillanti
studi
sui
videro
fra
Dello
gli scritti
giudizi
gli
lui
Bozzetti
scrittori
prosatore
sul secondo
al
letterari
luce
svolgimento
tore
all'au-
centenario
Manzoni,
del
altro,
Muratori,
Critica
e
e
nel
d'
tacer
rica
sto-
vive
più
apparvero
per
la
per
di critica
Altre
critici,ove,
intorno
tisti
trecen-
assegnarono
italiana.
di
la
discorsi
nazionale, che
posto
grandi
lezioni, gli Studi
quali
letteratura
dei
certi
le
cinque
qualità
volume
suoi
nei
letteratura
il
erano
dei
Vigo,
dal
prima
su
vivo
tutto
saggio pei tipi del
con
361
CARDUCCI.
ed arte.
VII.
Fino
dagli
Italia
fatto
"
che
va
proposito
Ora
„,
ultimi
in
di
diceva,
"
del
187 1, dopo
Campidoglio,
non
scriver
voglio
da
il Canto
il Carducci
pili Giambi
vero
l'
del-
farla
avea
ed
epodi.
finita
con
362
GIOSUÈ
poesia,
cotestà
voglio
più
non
air
tornare
morale
se
ed
quattro
delle
quali
A
1879.
Però
che
il poeta
era
fatto, e
naliiram
mezzo
al tumulto
quieto
e
non
due
dell'
di
via
ultima
nel
delle
mostrarono
amore
il proposito
mantenere
barbare
netti,
so-
Fadda,
processo
che
lo
si
mantenne
i
capisce,
pubblici,
expellas fiirca,
gli
e
al
e
calme
È
a
quando
eh'
vero
chiudersi
sperduto
era
egli
in
un
alle
di
Egli
re-
usque
della
vita
onde
del
sopra
di
talvolta
in
sapeva
combattente.
rimanersi
che
mare
infuriano
esse
di
fantasticava
convento,
negli Apennini;
fantasie.
destino
rumore
Dite
tamen
battagliero, poteva
nato
tranquillo?
mettano
i venti.
suo
esterne
genere,
contribuirono,
Carducci,
Il
cnrret.
andare
quel
è
stessa
studi.
Ma
si
ciò
sé
elleniche, alcune
Odi
le
esterne;
oltre
vita, gli avvenimenti
della
stessi
del
Cauto
sulla
A
cagioni
di
poesie
il
di per
ancora,
Primavere
e
casi
scrisse
proposito
rime
realmente.
Le
„.
altre
Nuove
che
pura,
altra
egli
le
cagioni
vengono
arte
d'ogni
mancarono,
CARDUCCI.
o
ma
e
in
erano
sentiva
un
stello
ca-
e
che
manevano
riil
GIOSUÈ
E
su
Il
gladiator tirreno,
'1
ginocchio,
io,
Poggiato,
E
nel
La
riarso
frese'
Morirò
Cessando
di
battagliare
a
nel
scriveva
363
CARDUCCI.
fra
come
le
chiome
seno
sentendo.
aura
combattendo.
battagliare
"
la
con
giaiiibi,cominciò
coi
Risolleviamoci
prosa.
"
luglio 1874,
nella
questi
a
anni
coi
i
della
meschini
grandi
eh' è
una
cosa
coi
e
Non
qualche
divina?
diamoci
confon-
alto
ammiri
e
dal
1868
è
tua
Goethe
di
Fino
riamo
ado-
e
di
cosa
stimi
Dorotca
e
rimanga
tristi: amiamo
Aproposito:
l' Erinauìio
bastanza
che
inclinante.
i buoni:
e
nell'uomo.
pur
vita
arte, sola
divina
bella, alta, nobile, consolatrice
cosa
mi
„,
Sai
?
preso
ri-
avea
„.
di
gran
lena
lo
studio
tedesca, cominciato
1862;
e
poesia
del
si sentiva
dello
Schiller
al culto
é
studiò
investito
gli
altri
in
pieno
po'
un
vivamente
eh' ebbe
Goethe,
della
e
del
dell'arte
anche
ma
nel
grande
nel
anche
prosatori tedeschi;
lui
da
un
ratura
lette-
specialmente
influenza
pura;
e
stracca
dalla
Goethe,
poca
e
alla
attratto
non
poeti
lingua
raggio
chiamarlo
ri-
lesse
e
fu
del-
364
GIOSUÈ
r umorismo
alle
heiniano.
malinconie
combatteva
le
critiche
giudizi
Manzoni
sul
ad
Odi
barbare,
e
non
grande
aveva
greti
se-
fantasmi,
vita, nei
quali
meditazione
la
di
la
malfattore
farne
parole
da
veleno
della
Ma
bontà
del
e
è
de'
arma
r animale
le
della
anzi
quali
gentilezza
vestito
tristo
per
piantare,
la
grandi
compiaceva.
più
calunnia, dietro
via
gliendolo
disto-
alti misteri
politico,che
il
via
poeta,
manca,
scrupoli
senza
il letterato
non
violente^
1' animale
Dopo
si
italiana
polemiche
davvero
degli
mente
sua
letturatura
che
i venti
spirito
alle
accuse
contemplazione
serena
dalla
lo
ira, certi
Ca
al
Nuove
alle
Tibullo, le
su
agitare
dalla
letterati.
nel
Satana,
a
opinioni politiche, furono
si levarono
un
battaglie
all' limo
prime
La
le
tratto
Intcriuezzo, e
nell'
italiana, che
prosa
in
tratto
bizze
sue
grandi
sue
poesie, alle
sue
di
attendeva
mentre
lui.
per
Le
le
e
della
campo
Perciò,
barbare, sfogava
Odi
sue
CARDUCCI.
non
dei
bonda,
abtano
can-
nostri
io definisco
da
tuomo,
galandi
accozzatore
intinta
dell'
schiena
politico,capace
di
nel
versario.
av-
questo
366
CARDUCCI.
GIOSUÈ
l'arte, per
batte per
la
verità, per
Seconda, perché,anche
la calma
quasi sempre
ha
la forza
sé
per
dove
è
più violento,serba
dell' uomo
superiore,che
sembra
e
moralità.
la
aver
sé
per
Terza, perché ti fa l'effetto di
alle prese
furiosi
li
di
contro
prende
a
lui, ed
al
poi
una
con
uno
di prosa,
le
si lascia
figuratoe
magari
Nel
che
prender
la
un
desta
fare
essere
tore
genialescrit-
e
malizie
dell' arte,
poco
interesse,e
dal
mano
le
come
se
del
volta
tal-
linguaggio
tinte,riesce
l'attenzione
tavia
tut-
lettore,e.
lo annoia.
non
la celebrità
poesie,le
ad
a
dice, sia pel modo
vivo
1874.dopo
cominciarono
e
pirolette,
lontano
forte
le
sempre
ma
affatica,
dalle Nuove
un
tutte
sa
cose
carica
tener
lo
che
le
per
dice, eccita
a
due
capriolesulla polvere.Quarta,
quinta,sesta, perch'egliè
che, sia
loro
due
li
sinistra_,
mano
biscottino li scaraventa
filza di
gran
far
porsi
scom-
gentilmentecon
uno
a
pubblico,fa
un
atleta
un
egli senza
dita,li colloca sul palmo della
mostra
gione.
ra-
nanerottoli,i qualisi precipitano
dei
con
la
sue
venuta
lezioni
all'autore
all'Università
più largamente frequen-
GIOSUÈ
più
che
tanto
tate,
Il
vasta.
367
CARDUCCI.
dovette
essergli assegnata
degli
numero
scolari
veri
il Carducci
al
Del
sul
Foscolo,
Nel
commosse
quarto
considerava
di
secolo
quell'Ateneo;
del
regno
a
ciato
prose:
una
rinnovarvi
italiana;
di
aveva
egli
di
aveva
valorosa
nel
mondo
i
e
dopo
ciò
ed
gloria
suoi
sua.
tesca,
dan-
di
egli
uomo,
Per
alle
giovani
della
oltre
in
scuole
sori
profes-
letteratura
Zanichelli
dello
di
si
lezione
mandato
volumi
poteva
turalmente
na-
erano
Bologna
fatto
turba
officine
quelle
a
1' illustre
l' insegnamento
dalle
Monti^
Tutta
aveva
là
sul
la cattedra
perdere
come
tura
lettera-
ammirate.
e
Carducci.
al
un
cominciò
alternavano
Roma
a
ebbe
alla
Parini,
provenzale,
e
timore
per
oramai
sul
corsi
gurazione
inau-
il discorsa
quell'anno
si
istituita
offerta
fu
lesse
suoi
spessa
Per
Italia, eh'
più frequentate
fu
1887
e
che
nei
Manzoni
antica
letteratura
da
e
che
umore.
in
lezioni
Le
le
un
letterario
pililarga parte
moderna.
di
cattivo
quell'anno
entusiastico;
fare
sul
di
corso
riìiìiovauicido
successo
a
di
ralmente
natu-
era
ingrossato dai dilettanti,ciò
metteva
l'aula
poesie
abbandonare
lan-.
e
di
la
368
GIOSUÈ
città
che
lo
fatto
ciò
che
poi
tenere
In
comunali
di
le
trent'
lo
maruga,
del
Dante
ac
d
all' Uni
Zanichelli
storici;
II.
opere
questi
Primi
tennero
Confessioni
e
di
numero
daco
sin-
da
edizioni
che
nel
fecero
il
delle
corso
Calcati, il Somstesso
minciò
co-
1889, pei tipi Zanichelli,
nel
tre
elezion
Consiglio,
altri,1' autore
ed
sue
nelle
maggior
autore
nostro
quell'anno
scJieriìie. A
volume,
dall'
l' anno
funzionante
come
anni, il Barbèra,
delle
la raccolta
e
del
il
ripetute
e
pubblicare
a
in
varie
poesie
e
venire
su
Carducci
adunanze
prime
circa
fuori
al
egli presiede
Dopo
che
risolutamente
Bologna
stesso
anno
dava
le
prose
conferenza
e
Roma.
queir
voti, ed
disse
di
consenti
una
di
versità
titubante
stava
rono
uni-
il Carducci,
e
Bologna,
a
dantesca,
soltanto
e
a
ragioni
cattedra
la
Gettare
pericolo;
aveva
si
provincia
e
affezionato
altre
per
no,
il
lo
che
onorato,
e
Municipio
era?
veramente
era
anche
di
nutrito
aveva
scongiurare
a
eh'
CARDUCCI.
complete.
volumi;
I.
Discorsi
saggi;
III.
dietro;
nel
battaglie;
Ne
dal
mandò
rari
lette-
Bozzetti
1890
1891
e
il IV
al
'94
GIOSUÈ
nel
il
1898,
raccolta, per
Alla
Òdi
le
ritmi,
non
a
le
barbare,
all'Italia che
di
Juvenilia
rime
l'autore
nuove,
discorsi.
e
mancano
cora
an-
poesie
e
formare
(').Auguriamo
volumi
condurre
presto
possa
Rime
da
prosa,
cinque
o
neri
Ce-
finalmente
Z^/Z^rrtr/y
ultime
scritti
l' importante
termine
VI
e
compiuta,
di quattro
meno
epodi
VII),
e
Studi, saggi
essere
parecchi
e
ed
X,
voi.
V
poesie,
Studi
di
(VIII)
volume
un
e
(voi.
di
Giambi
IX
gravia,
Icvia
minori
volumi
faville,due
e
e
di scritti
volumi
due
369
CARDUCCI.
pubblicazione.
VIII.
Con
augurio
questo
il poeta,
il
dai
miei
cortesi
che
qualche maligno
ce
r
può
ne
amico,
per
(•) Due
sono
ulani,
critico,
cavarsi
che
r editore
Chiarini.
già
sotto
possa
d'
in pace
congedarmi
mi
punge;
fra i lettori
sospettare:
impaccio,
i torchi,
di mandar
e
dubbio
un
(anche
pubblicazione,
spera
lasciare
professore,
lettori;ma
essere)
d'imminente
il
io dovrei
e
un
un
ha
volume
volume
fuori
entro
cortesi
—
saltato
Gua',
a
di Studi
pie
pari-
di scritti
1' anno.
24
nori,
mi-
370
GIOSUÈ
pari
il passo
al passo
L'
scabroso.
Giambi
dei
autore
nel
1868
1878
r ode
del
regno,
Alcuni
pagine
spiegare
la
quelle sentivo,
le
detta
date
sue
fasi,e
con
non
del
si
1860
neppure
1' ha
gli
si
scrisse
„,
tore
sena-
ministro
essere
il
vero,
Anzi
vita
nel
meraviglia
Solamente
dalle
vita
in
divenuto
che
il
parenti
ap-
dello
le
tutte
in
contemporanei,
il democratico
1867
di
attentamente
avvenimenti
che
spiegazioni
nemmeno
della
e
io
poeta:
offesi
politiche
molte
politiche
bisogno.
sentirsi
considerata
scritto
del
seguito quella
meraviglia
fosse
dichiarava
di altre
lui stesso.
dir
ha
1876
poesie
bisogno
contradizioni
chi
candidato
hanno
sue
gli spiritigretti possono
scrittore:
il
evoluzione
il
da
a
professore
Italia, è oggi
domani
ammiratori
sentito
quelle
il
Già.
—
cosi
nel
d'
regina
illustrare
mai
ho
dopo
dunque
repubblicano
potrebbe
e
de' suoi
per
che
sono
Alla
epodi,
mazziniano,
Lugo
io
:
monarchia.
della
non
di
"
elettori
al suoi
ed
per
deputazione
nel
Soffermiamoci
—
scabroso.
sospeso
alla
CARDUCCI.
zione
relacome
monarchico
repubblicano,
repubblicano
del
GIOSUÈ
1876
Carducci,
Il
poeta,
del
motto
suo
neir
e
virtù
cioè
le
le azioni
un
e
ogni
tutto
ogni
volgarità:
quanto
più
un
gli altri,potè
debolezza
sentimento
non
umano
mento
senti-
le aristocrazie
l'
del-
bellezza,
tutte
verso
istintivo
odio
feroce
di
la
la
in
falsità
e
fu
animo
gli
mutato.
dettò
il
stizia,
ingiu-
volgarità
di
Un
tutte
falsità, di
ogni
in
talvolta,
effetto
di
ogni
di
poste
pure
alto. Se
errare,
di
della
istintiva
oppressione,
sono
nel
belle, grandi, forti, generose,
rivoltano, siano
lo
et
cese
fran-
per
tutte
egualmente
contrarie,
di
vulgus
democratico
attrazione
un'
abborrimento
le loro
parola.
rivoluzione
virtù,dell' eroismo,
della
dell' arte,
cose
alto della
superiore, l'aristocrazia
veramente
uomo
sopra
repubblicane
della
moderna,
è
profamim
egli ha
principii,
per
ingegno,
e
Odi
è
cuore
narchia.
mo-
bile
mira-
e
erudito,
più
senso
delle
età
d'
alla
forte
una
e
antico, ammiratore
tempo
dell'
nel
Ammiratore
arceo.
1878 riavvicinarsi
pensatore
poeta
37I
essendo
pure
di
tempra
tutto
il
dopo
paresse
Il
CARDUCCI.
sopra
alto, anzi
uomo
come
momentanea
alto
Carnevale,
e
fiero
la
Con-
GIOSUÈ
372
araldica
sulta
Vcrsaglia;
e
gentile,egualmente
d' Italia
regina
che
fece
gli
cosi,
mutazioni
Il
a
che
il Mazzini
della
mondo
il
lasciati
si era,
:
il
e
monarchia;
onde
Bologna
del
popolo
La
ed
egli
cercò
Era
morto
Crispi
erano
poesia
e
era
trovò
fino
per
le
la
dal
diventati
il
a
della
scena
Mario,
il
riempire
i
repubblica
L' entusiasmo
nel
al Carducci
persuaso
rosi
valoe
dalla
tombe.
accolti
le
e
l'eroismo
Italia
successe
stati
erano
italiano
delle
e
assottigliarsi,
Cattaneo,
il
nessuno
loro.
aveva
mare
chia-
potere,
scomparvero
Garibaldi,
da
a
s' ha
al
ad
in
il Cairoli
e
certi
sparire, quella pleiade di
ahimè, rifugiatanelle
popolare
a
cominciò
repubblicana.
Saffi, il Bertani;
vuoti
a
poco
in
conseguenza
Sinistra
rappresentavano
ministri
del
a
zini
Maz-
lui.
di
della
dell'idea
poesia
1872
fuori
democratiche,
poco
amarla
non
fu
monarchia,
alla
r avvento
riforme
fece
stessa
nel
repubblicana
e
Alla
ragione
riavvicinarsi,se
suo
avvenute
Dopo
poi
l'idea
La
alto
1' ode
gì'ispirò
il Piemonte.
e
amare
seguaci.
loro
sentimento
un
umano,
Garibaldi, gli
nel
e
CARDUCCI.
allora
ragioni
la
i Reali
1878
che
l'ideale
monarchia;
di
ciò
nella
GIOSUÈ
374
dall'
poeta
un
spensa
CARDUCCI.
signora perché
cotesta
che
1' ode
è
vero
pur
che
la
nella
mente
vero
che
le
per
ragioni
dette
suscitò
ed
è
quando
poeta,
di
più
sopra,
esteriore, cominciò
in
sé
un
poeta
stessa,
più
e
pur
rispondenza
cor-
a
non
stringersi
re-
parve
fuori.
Chiedere
come
ad
dagli
importa
è
parte
nobili
ed
Vittorio
o
che
lo
o
la rivoluzione
di
Monti
Aspromonte;
e
o
più
è
Mazzini;
di
la
Sicilia; o
Tognetti,
condanni
o
Ciò
da
Croce
che
que
qualunsempre
canti
o
di
maledica
glorifichiil
il fosco
il
d'ogni
sensibile
poeta,
o
torno
in-
quando
Carducci,
del
lasci
svolgono
assurdo,
del
poesia
la
Emanuele
si
l' ispirazione, siano
investa
alti. E
si
non
dell' ambiente.
i sentimenti
che
politicasia rigido
che
avvenimenti
le mutazioni
tutte
a
in
Euclide,
perché poeta
appunto
altro
che
lui, è semplicemente
a
poeta
di
teorema
un
modificare
di
del
ma
tasmi
i fan-
donna
repubblicano;
mondo
tutta
Regina;
fedelmente
regal
repubblicana
nel
di
della
una
verso
la
è
rispecchia
poeta
l' idea
trovò,
non
signora
visione
del
cortese
essere
voia
Sa1' assassino
vinto
figlio d'Or-
CARDUCCI.
GIOSUÈ
tensia,
è
ad
dà
solleva
essa
fiducia
la
del
il Carducci
Io
un
è
avendo
occhi
gli
superficie
nei
di
ciò
a
giornali,
vedere
a
quali
opere
r Italia ?
non
Ma
e' è
più
dunque
nessuno
la
sogno
bi-
ribolle
chi
orec-
alla
italiana;a seguire
Parlamento,
nel
nei
sono
chi
si fermi
di
domandarsi:
in
la
e
ammirate,
ragioni,
mancano
l' audacia,
clubs, nel
primeggiano,
vi
vi
non
fatto
verrebbe
ha
gli
e
eleganti,
Anzi,
modo
patria,
non
agita
essa
persone
sgomento.
apparenza,
dunque
di
certo
mia
rola,.
pa-
senza
ogni
porgere
vita
quali
pregiate, lodate;
di
si
società
nelle
e
nostra
questa
quali mezzi,
gravi,
che
che
peggiore.
intorno
manifestazioni
teatro;
con
altra
gli
della
vera
un'Arcadia,
avuto
volgersi
a
alto
ad
alla
poesia
starsi
acco-
detto
poesia
credo;
non
un
ho
più
darsi
L'
ritempra,
questo
senso
possa
già
averne
Certo,
varie
se
siffatta
di
e
nel
Alberto;
patriotica.
spirito, Io
Per
morale:
auguro
quale,
le
so
non
di Carlo
e
lo
bene.
poeta
contenuto
non
morale
altamente
sempre
l'anima
Dio
a
scorga
o
375
Italia
alla
e
prima
—
che
Ma
ami
sfacciataggine,
376
GIOSUÈ
la
ciarlataneria,
le
sole
virtù
la
soltanto
strati
di
il
popolo
bene,
sano,
e
il
crede
in
male.
dobbiamo
si
agita
schiuma;
umili
più
come
che
che
che
e
la
viltà
sono
ribolle
società
che
di
come
alla
la
c'è
lavora
e
là
dal
in
della
disperare
sotto
e
della
arte,
falsità,
la
Italiani?
non
no;
ciò,
intrigo,
degli
Ebbene,
patria:
l'
CARDUCCI.
superficie
schiuma
ancora
ama
bene,
tutto,
negli
avanzo
un
e
crede;
cosi
non
è
e'
ama
in
tica,
poli-
è
altro
INDICE
Avvertenza
I
Levia
Pag.
r
Giavia
i
„
I
critici
italiani
le
e
prime
Odi
barbare
57
....
Levia
Dai
alle
Gravia
Odi
Nuove
„
barbale
209
...
Odi
Tircc
Le
„
barbare
277
„
Carducci
Giosuè
299
•
„
A
pag.
51,
83,
V.
I,
V.
I
correggi:
Sorridean
e
queir
dai
ottimo
„
i-|2,
„
V.
16
Antonio
Renieri
cilestri
occhi
fondi
pro-
FINITO
IL
NELLA
TIPOGRAFIA
DÌ
DI
XXX
STAMPARE
MARZO
DELLA
IN
JIDCCCCI
DITTA
BOLOGNA
NICOLA
ZANICHELLI
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