Agenzia di informazione del Consiglio regionale dell'Umbria
regione
6
utto
sui rifiuti
7 agosto 2002 - numero 52
Dagli inceneritori alle
discariche alla commissione d'inchiesta.
La settimana più calda
della legislatura
L'erba fa bene a chi sta male
Passa in aula la mozione che chiede al governo un uso terapeutico della
canapa indiana e più risorse per la ricerca scientifica
l'intervista
con
Mauro
Tippolotti
Nato a Perugia nel 1948. Ha il diploma
tecnico di perito chimico. Ha compiuto
le sue prime esperienze di lavoro in
Germania, poi nel 1973 è stato assunto
dall’Inps di Perugia. E’ stato per quindici
anni dirigente sindacale della Cgil,
responsabile regionale della funzione
pubblica e segretario aggiunto della
Camera del lavoro di Perugia. Nel ’92 è
tornato all’Inps come responsabile del
servizio assistenza fiscale. E’
responsabile per Rifondazione
comunista del settore informazione e
comunicazione e direttore della rivista
“L’altra sinistra”. E’ stato eletto con
1002 preferenze.
R
ifondazione ha
molti impegni istituzionali su ambiente e
rifiuti. E’ un problema
che vi sta a cuore in
modo particolare?
Sicuramente le responsabilità istituzionali di Rifondazione comunista sul versante dell’ambiente corrispondono ad un impegno politico molto forte ed ormai
caratteristico del nostro
partito. Ma altrettanto
impegno ed attenzione
rivolgiamo ai problemi
del lavoro, della disoccupazione, dei giovani e
dei pensionati. Il nostro
è un partito che si pone
a difesa dei soggetti più
deboli di questa società,
in qualsiasi condizione
si trovino, ma che non
perde di vista il governo complessivo dell’Umbria.
Perché avere rotto
con Carlo Ripa di Meana che è un ecologista?
Prima di tutto non
siamo stati noi a “rompere” con il Consigliere
Ripa di Meana e poi non
credo che sia corretto
appaltare politicamente
a chiunque il copyright
dell’ecologia e della difesa dell’ambiente. Del
resto lui stesso ha comunicato di volersi colloca-
2
re all’opposizione e di
uscire dalla maggioranza, così come a suo tempo uscì dalla lista dei
Verdi. In verità questa
decisione mi è apparsa
alquanto incomprensibile, tenuto conto che precedentemente, proprio
sul Piano rifiuti, non
aveva mai espresso giudizi negativi. Che poi le
sue posizioni politiche
su specifiche questioni
come per esempio la caccia e l’eolico, siano diverse dalle nostre, attiene alla normale dialettica, come è giusto che sia.
La strategia di Rifondazione è quella di
fare due passi avanti
come maggioranza e
uno indietro come opposizione. Non c’è il rischio di una incoerenza e poca chiarezza istituzionale?
Assolutamente no. Il
comportamento istituzionale di è sempre stato improntato alla massima lealtà e correttezza.
Anche quando avevamo
perplessità e dubbi, è
sempre prevalso il senso di responsabilità, con
riconoscimenti al nostro
partito per il ruolo determinante che ha assunto per la stabilità politica ed amministrativa.
Basta chiedere alla Presidente Lorenzetti o,
come del resto ha già
formalmente dichiarato,
all’assessore Di Bartolo.
Ma questo non ci ha mai
dispensato dalla ricerca
critica di equilibri più
avanzati e dall’approfondimento costante delle
problematiche complessive, evitando nel contempo gli appiattimenti
afasici e le lacerazioni
velleitarie. Del resto i
A Rifondazione
interessa
fortemente
l'ambiente, i
verdi non hanno
l'esclusiva.
Ora ci aspetta un
autunno caldo e
di mobilitazione
a cominciare dal
decreto
Omnibus
cittadini hanno compreso pienamente la nostra
funzione ed il nostro
ruolo all’interno della
coalizione di centrosinistra, accordandoci un
crescente consenso ed
un reale riconoscimento politico. Il nostro
partito è stata la prima
forza politica ad intuire
l’enorme potenzialità del
movimento antiglobalizzazione e ad instaurare
con esso un rapporto
politico paritario e fruttuoso, al di là di pretese
egemonie o peggio di
dissoluzioni movimentiste. Si è così sviluppato
un processo nuovo e dirompente nella politica:
non si tratta di fare passi avanti e indietro, ma
di ricomporre costantemente le figure sociali
che il liberismo frantuma e divide, coinvolgendo positivamente il nuovo movimento operaio,
come è avvenuto a Roma
il 16 marzo scorso, nello sciopero generale del
23 aprile e nella Genova
del 20 luglio.
C’è chi pensa che
Rifondazione condizioni troppo la maggioranza. Esiste un rapporto
privilegiato tra Vinti e
Baiardini?
Bisognerebbe chiederlo a Vinti e a Baiardini, ma credo che la
sostanza politica sia
quello che dicevo precedentemente: la forza della coalizione è direttamente proporzionale al
riconoscimento della sua
pluralità politica. Rifondazione cerca di immettere nel confronto e nel
dibattito le sue specificità, con la capacità propositiva di cui è capace
e con il costante obiettivo di perseguire maggiori e più alti livelli di
giustizia sociale e di democrazia. Tutto questo
nel rispetto reciproco
delle differenze e nel
valorizzare come una
ricchezza la stessa articolazione interna della coalizione.
Dopo il piano rifiuti
arrivano il piano sanitario e dei trasporti. Ci
aspetta un autunno caldo?
Caldo e di mobilitazione. Gli atti di indirizzo strategico, come il
piano sanitario e dei trasporti oltre a quello dei
rifiuti,(ma io aggiungerei anche il piano delle
acque, del risanamento
dell’aria e del piano
energetico) rappresentano dei veri banchi di
prova per il governo regionale. Per Rifondazione rimane fondamentale la difesa del servizio
pubblico nella sanità, soprattutto in questa fase
di accentuato liberismo
del governo Berlusconi,
che si sta esplicando selvaggiamente in ogni
campo. Basta guardare a
quanto viene proposto
nel decreto Omnibus
per quanto riguarda la
definizione di rifiuto, o
all’evidente incostituzionalità dell’articolo 35
della finanziaria sulla
gestione dei servizi pubblici. Insomma ci sono
tutti i presupposti per
collocare concretamente
l’Umbria all’opposizione
del governo Berlusconi,
con la qualità della nostra proposta politica e
con i contenuti rivendicativi che da sempre
hanno caratterizzato la
tradizione culturale e
sociale della nostra regione.
(Intervista di
Renzo Massarelli)
SOMMARIO
52
I lavori
del
Consiglio
Riommi risponde alla mozione di Zaffini
“PRONTA LA LEGGEREGIONALESULPERSONALEDELSERVIZIO
IDRICO”
5
Monelli cambia il piano in commissione soddisfatto Gobbini
“NIENTERIFIUTIA BASTARDO ETAVERNELLE”
5
Arriverà in consiglio alla fine del mese
APPROVATI IN COMMISSIONE LEGGE E PIANO DEI RIFIUTI
6
Vinti giudica strumentale la commissione su Terni Ena
“E’LADESTRACHENONVUOLECONTROLLISULLO SMALTIMENTO
DEI RIFIUTI”
6
La richiesta avanzata da dieci consiglieri
UNA COMMISSIONEDIINCHIESTA SUTERNIENA
Laffranco a favore dell'emendamento che ha cambiato la legge
“UNA VITTORIA DELLEOPPOSIZIONIL’ESCLUSIONEDELLE
CENTRALIDALL’AFFARERIFIUTI”
7
7
Contrario il centrodestra ma anche la Margherita
APPROVATAUNAMOZIONEPERLAREGOLAMENTAZIONE
DELL’USO MEDICO DELLA CANAPA INDIANA E DEI SUOI DERIVATI 8
Marchesani commenta il voto contrario della casa delle libertà
"UNTRATTAMENTOINUTILE"
9
Stefano Vinti dopo l'approvazione della mozione
"VINTA UNA BATTAGLIA DICIVILTA’"
9
70 mila tonnellate da bruciare ogni anno
IN CONSIGLIO IL PIANO DEI RIFIUTI
14
Maggioranza e minoranza su posizioni distanti
CONCLUSO IL DIBATTITO SULLA LEGGE SUI RIFIUTI
15
Donati e Ripa di Meana non votano l'atto
APPROVATA LA LEGGE SUI RIFIUTI
16
Stefano Vinti dopo l'approvazione della legge sui rifiuti
“VERSOL’OPZIONEZEROPERLATERMOVALORIZZAZIONE”
16
Il commento di Alleanza nazionale
"PERCHE'SIAMO RICORSIALL'OSTRUZIONISMO"
17
In apertura del dibattito sul piano dei rifiuti
LAMAGGIORANZARESPINGEUNAQUESTIONEPROCEDURALE
POSTADALCENTRO DESTRA
17
Scontro sui rifiuti tra maggioranza e opposizione
“UNPIANO CHESCOMMETTESULLARACCOLTADIFFERENZIATA”
17
Monelli conclude il dibattito sul piano rifiuti
“ABBIAMO FATTO DELLE SCELTE, IL CONSIGLIO CI GIUDICHI
PERQUESTO”
20
Votano contro il Polo Verdi e Comunisti astenuto Finamonti
APPROVATO IL PIANO DEI RIFIUTI CON I VOTI DEL
CENTROSINISTRA
20
21
Marco Fasolo parla di battaglia di civiltà
"UN PASSO AVANTI"
10
Ancora polemiche su Terni Ena
CONTRASTISULLACOMMISSIONE,LIVIANTONIAGGIORNA
LASEDUTA
L'assessore Monelli apre la maratona sui rifiuti
“TERNI-ENANONBRUCIASOLOBIOMASSE"”
10
Si indagherà su Terni Ena per quattro mesi
APPROVATALACOMMISSIONEATRE
21
Le novità della nuova legge sullo smaltimento dei rifiuti
NORME PIU’ SEVERE PER LE PROCEDURE ABBREVIATE
12
Ripa di Meana lancia l'allarme la polemica si allarga
“SULLENORMESUIRIFIUTIPOSSIBILECONTRASTO
CON IL DECRETO OMNIBUSDELGOVERNO”
La minoranza polemica dopo il voto
PER ILPOLO LA COMMISSIONENONE’STATA VOTATA
PER INDAGAREMA PER INSABBIARE
21
13
Il centrosinistra chiederà una seconda commissione
“INDAGHEREMO ANCHESUICIDIALVIANO”
Melasecche chiede chiarezza per la trattativa di Terni
“GARANZIEAIGESTORIDEITERMOCOMBUSTORIPERL’AMBIENTE
E LE RISORSE ECONOMICHE”
14
22
23
3
SOMMARIO
Le iniziative
dei
gruppi
Una nota di Stefano Vinti
“PERCHE’NONSIAUNADICHIARAZIONEDIBUONAVOLONTA’
IL PATTO PER L’UMBRIA DEVE CONTARE SUL SENSO DI
RESPONSABILITA’ DEI SUOI FIRMATARI"
24
Laffranco sottolinea il silenzio sul piano rifiuti
“SULL’INCENERITOREA PIETRAFITTA ERA NECESSARIO CHELE
ISTITUZIONI SI SCHIERASSERO”
25
Vinti teme un ritorno alle vecchie mutue
SULLA SANITA’RISCHIO DIUNPESANTECONFLITTO COL
GOVERNO”
25
Fiammetta Modena interroga la Giunta
“L'OSPEDALE UNICO DI GUBBIO E GUALDO TADINO A RISCHIO
DOPO LE VICENDE GIUDIZIARIE DELL’INAIL”
Andrea Lignani Marchesani interroga la Giunta regionale
"EVITARE RITARDI PER LA COSTRUZIONE DELL’OSPEDALE DI
BRANCA"
26
26
Zaffini chiede di verificare le previste autorizzazioni
“E’IRRESPONSABILEEDANNOSO ORGANIZZAREBALLETTI
E CONCERTI JAZZ NELLE SALE DELLA GALLERIA NAZIONALE
DELL’UMBRIA”
26
La Margherita per impedire che la legge venga aggirata
STOPAICENTRICOMMERCIALICAMUFFATTI
27
Per Laffranco interventi tardivi a Petrignano
“SUI DISAGI DA SICCITA’ PESANO RITARDI E SCELTE SBAGLIATE”
28
I consiglieri di Fi interrogano la Giunta regionale
LA RIDUZIONE DEI CONTRIBUTI CEE PENALIZZA GLI
AGRICOLTORIUMBRI
32
Presentazione dell'inchiesta curata dalla rivista "Regione"
ANALISI, OSSERVAZIONI E RICETTE PER ALLEVIARE LA
GRANDESETEDELTRASIMENO
32
Ada Urbani chiede il ritiro del ricorso alla corte costituzionale
“LAVERTENZADELLAGIUNTACONTROILGOVERNOFARA’
RITARDARE OPERE DECISIVE PER L’UMBRIA”
33
Ada Urbani dopo l'incontro col Ministro a San Feliciano
FIRMATO DA MATTEOLIILPIANO STRALCIO PER ILTRASIMENO
33
Rossi dopo la richiesta dello stato di calamità per la crisi idrica
“RENDERE NOTI I RISULTATI DELLE ANALISI SUI LIVELLI DI
INQUINAMENTO DELLEFALDEACQUIFERE”
34
Vannio Brozzi sottolinea il forte impegno della regione
“ANCHELEBANCHELOCALIFACCIANO LA LORO PARTEPER
LA PETRINI”
34
Bonaduce sollecita perlaPetriniilrispettodelpattoperlo sviluppo
“LEBANCHENONSICHIAMINO FUORI”
35
Laffranco illustra i vantaggi della legge
“STRUMENTALIEDINFONDATELECRITICHEDELLA CGIL
ALLA FINI BOSSI”
35
Vinti chiede il rispetto degli impegni contro il precariato
“ILGOVERNO PROVVEDA A COPRIREIVUOTINELCORPO
DOCENTE”
35
Stefano Vinti chiede di salvaguardare il modello regionale
“DALGOVERNO PERICOLIPER L’UMBRIA NELLA SANITA’
EL’ASSISTENZA”
28
Lettera aperta di Tippolotti ai responsabili di Umbria Jazz
“ASSURDO INVITAREMIRIANMAKEBAPERUNCONCERTO
UNICO ADINVITI”
Ada Urbani chiede un monitoraggio in tutti gli enti pubblici
“UNOSSERVATORIOREGIONALECONTROILMOBBING”
36
29
Vinti chiede che venga presentato il nuovo piano
“NESSUNA NOVITA’POSITIVA, MA STIPENDIA RISCHIO
ALLA VIASYSTEMDITERNI
Lignani Marchesani sul mancato finanziamento di una legge
“NON CI SONO RISORSE PER LE CURE TERMALI PER GLI
INVALIDIDIGUERRA”
36
29
Donati spiega la sua proposa di cambiamento del Put
LACOMMISSIONECONTROITERMOVALORIZZATORI
NELLE CENTRALI ELETTRICHE DI BASTARDO E PIETRAFITTA
Lignani Marchesani chiede i conti alla Giunta
“SOLDIPUBBLICIPER COMUNICAZIONIISTITUZIONALIPOCO
OBIETTIVE”
36
30
Fi contro gli effetti negativi del federalismo
“PIU SPAZIO AI PRIVATI E INTESE CON LE REGIONI CONFINANTI”
Carlo Ripa di Meana in difesa dell'altopiano dell'Alfina
“NEGARELA CONCESSIONEEDILIZIA ALL’IMPIANTO
MALEODORANTEDICASTELGIORGIO”
37
30
Rifondazione ricorda il suo impegno solitario su centova
“LA MARGHERITA SCOPREILPERICOLO SUPERMERCATI
INRITARDO”
Laffranco contro il progetto della Centrale umbra
“RINUNCIAREALSOTTOPASSO DIPONTEFELCINO”
38
31
4
I lavori
del
Consiglio
UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SU TERNI ENA
LA RICHIESTA
AVANZATA
DA DIECI
CONSIGLILERI
(Perugia) Acs, 16 luglio 2002 – Una commissione di inchiesta sullo smaltimento
dei rifiuti e sulla vicenda delle autorizzazioni a Terni Ena viene sollecitata dai dieci
consiglieri di opposizione di centrodestra e dal capogruppo dei Verdi ecologisti Carlo
Ripa di Meana. Nella richiesta presentata all’ufficio di presidenza si elencano le questioni alle quali dovrà dare risposta la commissione entro l’anno, prima di tutto il
motivo per il quale la iscrizione della società ternana nel registro delle imprese di
recupero dei rifiuti non pericolosi per ulteriori tipologie di materiali diversi rispetto a
quelli per i quali era stata autorizzata dal ministero dell’industria è avvenuta con
procedura semplificata “senza la necessaria attivazione del quadro normativo e di
garanzia espropriando le assemblee elettive e le istituzioni”.
I proponenti la commissione di inchiesta, che nel corso di una conferenza stampa
hanno spiegato le ragioni della loro iniziativa, chiedono che si chiarisca quali sono i
soggetti effettivamente responsabili titolari degli atti e delle decisioni, se esistono
analoghe situazioni determinate in particolar dalle procedure semplificate, quali siano le reali ed effettive conseguenze della vicenda in ordine al piano regionale dei
rifiuti, quali siano i fatti e le circostanze che hanno indotto autorevoli rappresentanti
del Consiglio e della Giunta regionale a collegare con interviste apparse sulla stampa
locale, la vicenda Terni Ena al rapporto tra politica e affari nell’area ternana.
Introducendo l’incontro con la stampa, Carlo Ripa di Meana ha parlato di “mistero di Terni contrassegnato dalla reticenza del sindaco e dai comportamenti enigmatici della Lorenzetti e di Monelli.
Per Enrico Sebastiani la maggioranza vuole semplicemente accelerare i tempi
per sfuggire al confronto mentre Franco Zaffini ha detto che i cambiamenti apportati
al piano dei rifiuti sono avvenuti espropriando il Consiglio regionale e formulati con
palesi errori tecnici e giuridici.
Alla riunione del Consiglio regionale verrà quindi chiesto il congelamento del
piano – ha aggiunto Paolo Crescimbeni – sino alle conclusioni della commissione di
inchiesta. Secondo Enrico Melasecche la Giunta pretende di approvare il piano per
poi trattare con i privati, compresi i cementieri, mentre non ha previsto nemmeno le
verifiche di impatto ambientale. Mentre Luciano Rossi ha sottolineato la qualità del
lavoro svolto dalla minoranza in commissione, Fiammetta Modena ha detto che la
maggioranza ha imposto all’iter del piano dei rifiuti tappe forzate per impedire qualsiasi approfondimento.
5
Per Pietro Laffranco in ufficio di presidenza potrebbe realizzarsi il tentativo di
bloccare la proposta del centrodestra, in ogni caso una prima vittoria è stata raggiunta
con il divieto di bruciare rifiuti a Bastardo e Pietrafitta. RM/LM/sc
“E’ LA DESTRA CHE NON VUOLE CONTROLLI SULLO SMALTIMENTO
DEI RIFIUTI”
VINTI GIUDICA
STRUMENTALE
LA COMMISSIONE
SU TERNI ENA
(Perugia) Acs, 16 luglio 2002 – Dopo che il Consiglio regionale si è espresso
attraverso una mozione, presentata anche dal gruppo di Rifondazione Comunista,
relativa alla vicenda delle procedure semplificate tra la Provincia di Terni e la società
Terni-Ena, le opposizioni chiedono una commissione di inchiesta del medesimo Consiglio. Per questo il capogruppo di Rifondazione Stefano Vinti parla, in una nota, di
“strumentalità e il bieco propagandismo di tale iniziativa, avanzata da chi, incapace di
definire una proposta alternativa al Piano dei rifiuti della Giunta regionale dell’Umbria, cerca di innalzare inutili e dannosi polveroni”. Secondo Vinti, una “soluzione
invece ci sarebbe, una soluzione radicale e definitiva: abrogare le norme delle “procedure semplificate. Infatti, Rifondazione assieme ad altre forze sociali, politiche e
ambientaliste, propone due referendum abrogativi: uno per abrogare le norme che
consentono di incentivare con premi in denaro la costruzione di inceneritori, l’altro,
appunto, per abrogare le procedure semplificate che permettono di aggirare orientamenti, prescrizioni e vincoli del Consiglio regionale nella materia dello smaltimento
dei rifiuti solidi e urbani”.
Purtroppo, su questi referendum – secondo Vinti - la Casa delle libertà dell’Umbria “tace colpevolmente”, non esprimendosi. Infatti, l’obiettivo del governo delle
destre è di estendere al massimo il ricorso agli inceneritori: “un grande business per
le imprese – dice Vinti - che godono di incentivi per la costruzione degli inceneritori,
esattamente l’opposto di quanto prevede il Piano regionale dei rifiuti, che punta ad
una nuova politica del ciclo dei rifiuti basata sulla riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti medesimi, sullo sviluppo fortissimo della raccolta differenziata, sul riciclo e sul riutilizzo, sulla riduzione drastica degli impianti ad uno, solo di termovalorizzazione in Umbria. Una politica, pertanto, che si pone l’obiettivo di portare a trasparenza gli interessi e soprattutto di salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini”.
RM/sc
“PRONTA LA LEGGE REGIONALE SUL PERSONALE DEL SERVIZIO
IDRICO”
RIOMMI
RISPONDE
ALLA MOZIONE
DI ZAFFINI
6
(Perugia) Acs, 11 luglio 2002 – La Giunta regionale sta per approvare un disegno
di legge da inviare in Consiglio per dare garanzie occupazionali agli operatori del
servizio idrico dipendenti di comuni o aziende municipalizzate che hanno trasferito
ai tre Ambiti territoriali ottimali, gli Ato, la gestione del servizio.
Lo ha annunciato a palazzo Cesaroni, martedì 9 luglio, l’assessore regionale al
bilancio Vincenzo Riommi, nel corso del dibattito su una mozione del consigliere di
An Franco Zaffini con la quale, nel dicembre scorso, si intendeva sollecitare la Giunta a varare un provvedimento di “trasferimento del personale ai nuovi soggetti”, per
evitare che il ritardo nella definizione della posizione giuridica di questi dipendenti
potesse provocare licenziamenti o comunque la perdita del posto di lavoro.
Riommi ha spiegato che da mesi è stato avviato un confronto con gli enti interessati e con le organizzazioni sindacali, e il disegno di legge sulle garanzie per i lavoratori
stabilmente adibiti al servizio idrico nelle precedenti gestioni, potrà essere rapidamente approvato, “nella seduta di luglio o alla ripresa dei lavori a settembre”, se si
opera con quello spirito unitario e con l’esigenza di fare in fretta posta dalla stessa
mozione Zaffini. L’assessore ha comunque concluso che, a prescindere dalla mozione, successivamente respinta a maggioranza dalla assemblea, la Giunta è già ora nelle
condizioni di poter depositare in Consiglio il disegno di legge in tempi rapidi.
Illustrando la sua mozione Zaffini aveva evidenziato i ritardi accumulati sulla vicenda ed ha aggiunto, “per correttezza nei riguardi dell’aula non ho depositato un
disegno di legge già da tempo preparato su questo argomento”. GC/gc
“NIENTE RIFIUTI A BASTARDO E TAVERNELLE”
MONELLI CAMBIA
IL PIANO
IN COMMISSIONE
SODDISFATTO GOBBINI
(Perugia) Acs, 15 luglio 2002 – I residui di lavorazione dei rifiuti, il cosiddetto Cdr,
non potranno essere bruciati nei forni delle centrali termoelettriche dell’Umbria in
attività o dismesse, quindi neanche a Bastardo e Tavernelle. Il vice presidente della
Giunta regionale Danilo Monelli ha presentato un emendamento in tal senso al
piano dei rifiuti attualmente in discussione nella commissione affari sociali di palazzo
Cesaroni.
Di conseguenza è stato approvato all’unanimità, in relazione alla legge che regola
la materia, un emendamento soppressivo di un articolo del Put, il piano urbanistico
territoriale, dove si indicavano come zone preferenziali per la localizzazione di impianti di termovalorizzazione i siti occupati dalle centrali termoelettriche.
“Questi due elementi – ha osservato il presidente Edoardo Gobbini che sulla
questione di Tavernelle aveva già espresso la sua contrarietà a qualsiasi progetto di
termovalorizzazione dei rifiuti a Tavernelle e Bastardo – in attesa dell’approvazione
definitiva della legge del piano, introducono un forte elemento di chiarezza nella
discussione politica, dando sicuramente tranquillità alle popolazioni interessate e alle
istituzioni locali”.
La iniziativa della Giunta è stata accolta con soddisfazione da tutti i consiglieri
presenti alcuni dei quali - di maggioranza e di minoranza – sulla questione avevano
presentato interrogazioni e interpellanze. GC/sc
APPROVATI IN COMMISSIONE LEGGE E PIANO DEI RIFIUTI
ARRIVERA'
IN CONSIGLIO
ALLA FINE
DELMESE
(Perugia) Acs, 16 luglio 2002 – Approvati in commissione affari economici la
legge quadro per la gestione dei rifiuti e il piano dei rifiuti. La minoranza di centrodestra ha votato contro. Il piano prevede la non creazione di nuove discariche e di nuovi
termovalorizzatori. Resta così il sito di terni e la possibilità di bruciare i residui di
lavorazione o della preselezione nei camini esistenti in provincia di Perugia.
I due atti verranno ora trasmessi dalla commissione presieduta da Edoardo Gobbini all’assemblea di palazzo Cesaroni.
E’ possibile che il consiglio regionale possa discuterne entro il mese di luglio, il 23
o il 24. RM/sc
“UNA VITTORIA DELLE OPPOSIZIONI L’ESCLUSIONE DELLE
CENTRALI DALL’AFFARE RIFIUTI”
LAFFRANCO A FAVORE
DELL'EMENDAMENTO
CHE HA
CAMBIATO LA LEGGE
(Perugia) Acs, 17 luglio 2002 – Il vice presidente del Consiglio regionale Pietro
Laffranco, unitamente al capogruppo di An del comune di Panicale, Samuele Rossi,
esprime “viva soddisfazione per la decisione adottata all’unanimità dalla Commissione affari, ambiente ed assetto del territorio di palazzo Cesaroni che, di fatto, fa
decadere ogni ipotesi circa la conversione della centrale di Pietrafitta e di Bastardo ad
impianto di termovalorizzazione”. La commissione, con un emendamento alla legge
che disciplina la materia, ha soppresso la parte che indicava come preferite per gli
impianti di termovalorizzazione le località nelle quali già esistono – siano pur anche
dismesse – le centrali termoelettriche.
“Questa, e solo questa, – affermano in una nota gli esponenti di An - era l’unica
decisione da prendere vista l’elevato rischio cui sarebbero sicuramente andati incontro sia gli abitanti di Pietrafitta e Tavernelle sia quelli delle zone limitrofe alla centrale
se si fosse optato per l’impianto di termovalorizzazione. Non a caso la materia in
discussione aveva già provocato un ampio fronte contrario e la decisione di ieri non
rappresenta che il frutto di una nostra forte e tenace opposizione all’ipotesi termovalorizzazione, opposizione già ampiamente espressa con interpellanze, mozioni e
decise prese di posizione”.
Laffranco e Rossi auspicano da parte della Regione e di tutte le autorità competenti, una maggiore sensibilità e correttezza verso i cittadini, “affinché si evitino, in
futuro, situazioni di poca chiarezza su questioni così delicate per le popolazioni
interessate dal problema, mentre resta in tutta la sua gravità la questione relativa alla
mancanza di un progetto per lo sviluppo economico della Valnestore e di riconversio-
7
ne di un impianto per il quale sono state spese risorse pubbliche quantificabili in
decine di miliardi. A questa richiesta di soluzione, la Regione di sinistra – concludono
- continua ingloriosamente a non dare alcuna risposta”. Red/sc
APPROVATA UNA MOZIONE PER LA REGOLAMENTAZIONE
DELL’USO MEDICO DELLA CANAPA INDIANA E DEI SUOI DERIVATI
CONTRARIO
IL CENTRODESTRA
MA ANCHE
LA MARGHERITA
8
(Perugia) Acs, 23 luglio 2002 – Il consiglio regionale ha approvato una mozione
sull’uso terapeutico della canapa indiana (Cannabis). Nella precedente seduta il Consiglio aveva svolto il dibattito su due mozioni: Stefano Vinti (Rif) Carlo Ripa di
Meana (Verdi ecologisti) non potendo giungere al voto in quanto la minoranza aveva
abbandonato l’aula giudicando non accettabile il testo.
Sulla mozione approvata, il consigliere dei Verdi ecologisti Carlo Ripa di Meana,
ricordando che il documento Vinti aveva recepito i suoi emendamenti ha espresso
voto favorevole. La mozione è passata con 15 voti dei gruppi della maggioranza ma i
due consiglieri della Margherita hanno votato contro. Gli 8 voti contrari, sono stati,
quindi, espressi da An, Fi, Ccd-Cdu, e Margherita. Il documento approvato chiede al
Governo di introdurre una legislazione che regoli l’uso medico della canapa indiana e
dei suoi derivati e di destinare ulteriori risorse economiche per la ricerca scientifica
finalizzata a garantire la qualità della vita in soggetti aventi patologie estremamente
invalidanti. La mozione impegna, poi, il presidente del consiglio regionale e il presidente della Regione a comunicare il contenuto della stessa al Governo e al Parlamento nazionale.
Al dibattito che si era svolto il 9 luglio erano intervenuti: Stefano Vinti Rif.: Molte
realtà politiche, statuali, organismi internazionali, e numerosi esponenti della comunità medica e scientifica, sono arrivati a riconoscere come una certa isteria abbia
impedito per lungo tempo di studiare e valutare serenamente e scientificamente una
pianta ricca di principi farmacologicamente attivi, usati per millenni a fini medici e
cancellata da tutte le farmacopee moderne, ancor prima di essere veramente conosciuta.
Ripa di Meana Verdi ecologisti: Il parlamento italiano ha, non più tardi del
gennaio 2002, approvato in via definita analgesici oppiacei nella terapia del dolore.
Nella sua saggezza la comunità scientifica e il parlamento italiano, hanno saputo
distinguere dalle crociate contro la dipendenza dagli oppiacei, nelle forme di assunzione già ricordate. E quindi un segnale molto interessante che il mondo legislativo
italiano, nelle sue diverse profondità e competenze, si sia proposto di vedere se dalla
canapa indiana non possono risultare benefici per alcune patologie in particolare. Ci
sono due applicazioni certe e incontrovertibili: per la ipertensione oculare, per il
glaucoma, e per gli effetti antiemetici collegati alle terapie chemioterapiche. Con la
mia mozione sollecito il Governo nazionale e la Giunta, per quanto può, perché, con
il Parlamento e con il Consiglio regionale, si introduca una legislazione che regoli
l’utilizzo medico della canapa indiana e dei suoi derivati, nonché perché utilizzi gli
ambiti di disciplina regionale oggi praticabili per rendere immediato, laddove possibile, l’utilizzo stesso.
Paolo Baiardini Ds: Ritengo che, se c’è la volontà di ricondurre la questione
dell’uso della cannabis e dei suoi derivati dentro un’ipotesi di utilizzazione, sperimentazione e ricerca, non incorrendo in quelle normative che fino ad oggi l’hanno
resa impraticabile, perché fuori legge, dal mio punto di vista, laicamente, sono pronto a sostenerla.
Ada Spadoni Urbani Fi: Se si parla di lenire la sofferenza e di venire incontro alle
terapie del dolore, qualsiasi cosa può essere utile, ma non questa, perché non è
dimostrato affatto che lenisca il dolore.
Lignani Marchesani An: L’approccio che noi vogliamo dare non è proibizionista
né antiproibizionista, muove dalla considerazione che non si può assolutamente
partire da un concetto di legalizzazione di queste sostanze quindi bisogna arrivare,
come coerentemente è stato fatto nella regione Lombardia dai Consiglieri di Alleanza nazionale, non all’approvazione di una mozione legalizzante, ma all’approvazione
di una mozione che impegna il Governo ad intensificare studi e ricerche sulla cosiddetta terapia del dolore, in particolar modo a determinare le cure necessarie per
alleviare il dolore e le sofferenze derivate dallo stesso attraverso l’impiego di farmaci
innovativi, che non esclude a priori l’uso di sostanze oppiacee, e in tal senso verificare
la veridicità scientifica riguardo all’utilizzo esclusivamente terapeutico.
Carlo Liviantoni Margherita: la comunità scientifica dica con chiarezza che cosa
è meglio fare rispetto ai problemi della salute dell’uomo. Perché, se è la politica che
si sostituisce alla comunità scientifica, accade quello che è avvenuto nel caso Di
Bella, dove la politica ha tentato di dire come bisognava curare il male.
Carlo Antonini Ds: Se si vuole stimolare l’uso medico, scientifico e terapeutico di
questa sostanza, cosa del tutto legittimo, accanto a tutta la farmacopea che prevede
sostanze naturali e non, allora sono d’accordo a condizione se si seguano i canoni e
i rigori del metodo scientifico.
Marco Fasolo Sdi: Dichiaro il mio pieno sostegno alle mozioni presentate, anche
perché, a mio avviso, queste vanno anche nel senso di una mozione che il Consiglio
regionale, questa volta all’unanimità, ha approvato nel marzo scorso, e che aveva
come oggetto una mozione presentata dal gruppo consiliare dello Sdi. La politica non
può abdicare al proprio ruolo. Le due mozioni vanno nel senso della nostra cultura e
nella storia di una regione attenta alle difficoltà dei più deboli.
Maurizio Rosi Ds: Ci sono autorevolissime ricerche mondiali secondo cui esistono benefici effetti dei cannabinoidi somministrati a pazienti che soffrono di ansia,
vomito ed altri effetti collaterali provocati dalla chemioterapia. Non voglio dire che
quello in discussione sia il miglior farmaco, sostengo però che è uno dei farmaci che
potrebbe portare un aiuto. LM/sc
"UN TRATTAMENTO INUTILE"
LIGNANI MARCHESANI
COMMENTA IL VOTO
CONTRARIO DELLA
CASA DELLE LIBERTA'
(Perugia) Acs, 23 luglio 2002 – Il voto contrario espresso da An e dall’intera Casa
delle Libertà sulla mozione presentata dai colleghi Vinti e Ripa di Meana risponde –
afferma Andrea Lignani Marchesani - in primo luogo al mancato accoglimento di
alcune proposte fatte dal Centrodestra (indicate anche nel proprio documento) sul
tema, di fatto con il Centrosinistra chiuso a qualsiasi contributo.
Inoltre – ed è notizia delle ultime ore – l’assessore alla Sanità della Lombardia
Carlo Borsani (la Lombardia per prima si era attivata con l’istituzione di una Commissione di studio sulla terapia del dolore) ha chiaramente indicato che l’analisi dei dati
sinora ottenuti porta a considerazioni piuttosto critiche circa tale possibile sperimentazione. La Commissione lombarda (di cui fanno parte docenti ed esperti di indubbia
capacità, come i Proff. Silvio Garattini e Guido Coggi) nella sua relazione documenta
che “i farmaci attualmente impiegati nella terapia del dolore, (analgesici, antinfiammatori non steroidei, morfina, ecc.) secondo le linee guida elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono sicuramente più efficaci e più tollerati dei principi
attivi della cannabis”.
Inoltre, la relazione indica chiaramente che i cannabinoidi sperimentati hanno
dimostrato una efficacia pari a quella della codeina, ma con gravi effetti sul sistema
nervoso, come disorientamento, depressione e disconnessione nel pensiero e nel
linguaggio. LM/sc
"VINTA UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’"
STEFANO VINTI
DOPO
L'APPROVAZIONE
DELLA MOZIONE
(Perugia) Acs, 23 luglio 2002 – “L’approvazione della mozione sull’uso terapeutico della canapa indiana e dei suoi derivati è una battaglia di civiltà vinta contro il
dolore e per i diritti dei malati”. Così il capogruppo di rifondazione comunista Stefano
Vinti esprime soddisfazione ricordando che “l’ultima parola in questo campo dovrebbe spettare solo al paziente”. Il dolore cronico – aggiunge Vinti – può distruggere la
qualità della vita, e se è vero che alcuni pazienti hanno potuto rinunciare alla morfina,
dopo aver provato la cannabis, non è lecito negare per motivi legali, e non strettamente medici, la possibilità di una simile sostituzione.
Migliorare la possibilità per i malati di alleviare sofferenze, aumentare l’efficacia
di contrasto e di cura per alcune patologie deve essere la finalità che abbiamo dinanzi
a noi. E di fronte a ciò le considerazioni politiche e proibizioniste dovrebbero cadere.
Perciò – conclude Vinti – chiediamo un impegno al nostro Governo perché autorizzi
la sperimentazione dell’uso medico della cannabis, e nel formuli al più presto una
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regolamentazione. LM/sc
"UN PASSO AVANTI"
MARCO FASOLO
PARLA
DI BATTAGLIA
DI CIVILTA'
(Perugia) Acs, 23 luglio 2002 – “Oggi abbiamo fatto un passo avanti verso il
raggiungimento dei più alti livelli di civiltà e di conquista dei diritti individuali; diritti
che non hanno bandiere ma che debbono appartenere indistintamente alla comunità
umbra”.
Lo ha dichiarato Marco Fasolo (Sdi) al termine della votazione che ha visto in
Consiglio Regionale l’approvazione della mozione relativa all’Uso medico della cannabis e dei suoi derivati”.
“Garantire ai malati il diritto a non soffrire e incrementare le esperienze umbre nel
campo della libertà dal dolore – afferma Fasolo – rafforza l’impegno che il Consiglio
Regionale ha assunto nel marzo scorso, votando all’unanimità una mozione che
presentammo sulla libertà dalla sofferenza e la centralità del malato nelle metodologie di cura”.
“La politica non può abdicare, per mero tornaconto elettorale, dal proprio ruolo di
tutelare anche le emergenti necessità di una migliore qualità di vita di coloro che
soffrono, e di porsi l’obiettivo di soddisfare tali bisogni. Anzi deve considerare ciò
come la realizzazione di un nuovo diritto di cittadinanza”.
Di conseguenza, Fasolo ritiene che si debba dare immediata efficacia alla decisione assunta dall’Assemblea, e sollecita la Giunta Regionale ad inviare al più presto al
Ministro per la Salute la richiesta di autorizzazione per la sperimentazione in almeno
due strutture ospedaliere regionali, secondo un protocollo terapeutico concordato
con l’Assessorato alla Sanità della Regione Umbria. Red/sc
“TERNI-ENA NON BRUCIA SOLO BIOMASSE"”
L'ASSESSORE
MONELLI
APRE LA MARATONA
SUI RIFIUTI
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(Perugia) Acs, 23 luglio 2002 – E’ il ministero dell’ambiente a confermare che
Terni-Ena non può bruciare rifiuti speciali, ma solo residui legnosi, e cioè biomasse in
conformità con le concessioni rilasciate nel 1998 in sede di conferenza dei servizi.
Dopo una verifica effettuata dall’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente, nei giorni
scorsi, è risultato che dal camino del termovalorizzatore ternano escono invece i
residui di combustione dei rifiuti speciali.
Sono questi i due punti centrali dell’intervento dell’assessore all’ambiente Danilo
Monelli in apertura del dibattito sulla questione Terni Ena previsto da un ordine del
giorno approvato nella scorsa riunione del Consiglio.
Tutto questo è successo perché con la concessione della procedura semplificata
a Terni Ena, da parte di un funzionario della Provincia, l’azienda ha potuto acquisire
altre autorizzazioni. Recentemente la Provincia aveva invitato il dirigente – che è ora
assistito da un avvocato – a rivedere la sua decisione, ma la risposta è stata negativa.
Di conseguenza, la provincia, per cautelarsi, ha impugnato l’atto e ci si prepara ora ad
una complicata battaglia legale.
Che fare ora? Monelli ha detto che la Regione farà il punto della situazione assieme al comune e alla Provincia di Terni.
Al termine della discussione è stato respinto un ordine del giorno dei gruppi di
minoranza e di Carlo Ripa di Meana nel quale veniva chiesto il rinvio della discussione
sul piano dei rifiuti in attesa dell’esito della commissione d’inchiesta proposta dagli
stessi proponenti l’ordine del giorno. La maggioranza del consiglio (astenuto Donati
dei comunisti) ha respinto la richiesta. Era stato, in apertura di seduta, il capogruppo
di An Paolo Crescimbeni a chiedere di invertire l’ordine del giorno e di rinviare la
discussione sul piano dei rifiuti approvando prima la costituzione della commissione
di inchiesta.
Carlo Ripa di Meana, intervenendo nel dibattito subito dopo l’assessore Monelli,
ha detto di non essere affatto convinto che i compiti della Regione siano stati svolti in
modo pieno e convincente. Il capogruppo dei Verdi ecologisti ha citato come esempio il caso delle lettere inviate dal funzionario della Provincia all’assessore Monelli nel
2001 per un parere sulla questione della procedura semplificata chiesta da Terni Ena
che avrebbe consentito di evitare la più complicata ipotesi di valutazione di impatto
ambientale. “Perché a quelle lettere rispose il funzionario di Monelli e non l’assessore? E perché le risposte arrivarono fuori tempo massimo?
Secondo Francesco Renzetti (Fi) le comunicazioni di oggi non bastano, ci vorrebbe di più. La Giunta regionale è sostanzialmente reticente. Se non si fa chiarezza
sull’episodio e non si capisce se quell’atto è revocabile, non si può procedere all’approvazione del piano”. Secondo Renzetti, a Terni si è vissuta una stagione dove
l’economia ha condizionato la politica.
Paolo Crescimbeni, capogruppo di An, ha giudicato “molti gravi” le dichiarazioni
di Monelli. “Proprio perché c’è contrasto sulle procedure semplificate occorre un
atto che blocchi gli impianti di Terni. Non ci bastano le ispezioni e gli accertamenti
dell’assessorato, per questo è necessario che la commissione di inchiesta possa operare prima che venga approvato il piano”. Secondo Crescimbeni le responsabilità di
questa vicenda stanno soprattutto a Terni, “anche se ci sono evidenti responsabilità
politiche della Regione”. La situazione di fatto – osserva Crescimbeni – è che l’azienda sta facendo esattamente il contrario di quello che lo stesso Monelli sostiene che si
possa fare.
Intervenendo brevemente sul dibattito, la presidente Maria Rita Lorenzetti ha
osservato che con le comunicazioni di Monelli la Giunta ha dato una prima risposta
così come era stato chiesto dallo stesso Consiglio regionale. “Il resto potrà farlo a
tempo debito la commissione di indagine”.
Carlo Liviantoni ha chiesto al consiglio di evitare inutili polveroni che non servono
a fare chiarezza. “La Giunta si sta muovendo per dare delle risposte, ora siamo ancora
in una fase di transizione”. Carlo Liviantoni ha poi sottolineato la necessità di prendere atto intanto che a Terni ci sono delle emissioni che non derivano dalle biomasse e
non profumano di legno. “Il comune lo doveva sapere.
Adesso, grazie all’Arpa, lo sa. Non si può negare che sino ad ora è stato in silenzio”.
“Spiacevolmente omissive le risposte di Monelli”. Enrico Melasecche (Fi) giudica
“incredibile” il fatto che la Provincia non sia ancora ricorso al Tar e che la Regione non
sappia con certezza da dove viene il materiale che si brucia a Terni dal momento che
i rifiuti speciali non possono non venire da territori non limitrofi. “Vengono da Salerno? Se così fosse tutti sanno benissimo che questo è illegale”.
Per Enrico Sebastiani la Regione non può abdicare e lasciare ad altri enti responsabilità che gli appartengono. “La stessa Arpa non ha controllato. Chi comanda e che
decide? “Si è chiesto il capogruppo dei Cristiano democratici.
Secondo Stefano Vinti, capogruppo di Rifondazione, la difficoltà della vicenda
ternana nascono da leggi che affidano “in modo irresponsabile competenze che
dovrebbero essere della politica. E’ incredibile che consiglieri di Forza Italia possano
fare lezione sul libero mercato e sull’arroganza degli imprenditori, e parlare di prevaricazione dell’economica sulla politica”. I dirigenti non vengono nominati dai politici
ma vincono i concorsi, “la loro autonomia è prevista dalla legge”. Secondo Vinti la
Regione non può interferire sulle decisioni di altri enti, “semmai dobbiamo discutere
insieme”.
Pietro Laffranco (An) ha respinto la polemica sollevata da Vinti (“non siamo servitori di nessuno”) ed ha giudicato non condivisibile la sua posizione sulle autonome
decisioni dei funzionari. “L’imbarazzo della Giunta su questa vicenda è innegabile,
per questo sarebbe necessario aspettare le conclusioni della commissione di inchiesta”.
Anche Maurizio Donati (Comunisti) ha giudicato opportuna la commissione di
inchiesta. “Prendiamo atto delle dichiarazioni di Monelli, ma siamo profondamente
insoddisfatti della sua risposta. Secondo Donati sulla vicenda delle concessioni a
Terni Ena ci sono “precise responsabilità politiche anche della Giunta provinciale di
Terni”.
Paolo Baiardini, capogruppo Ds, ha giudicato strumentali le dichiarazioni di molti
consiglieri. “Il primato non dev’essere né della politica né della economia, il primato
è delle istituzioni”.
Secondo Baiardini l’unico modo per fare chiarezza è quello di passare alla discussione del piano dei rifiuti. “occorre diradare i polveroni di chi ha altri interessi. E’ un
tentativo maldestro quello di confondere il piano della Regione con la commissione
di inchiesta”. Dai Ds nessuna responsabilità e massima chiarezza: “abbiamo contestato la procedura che consente di bruciare rifiuti speciali a terni e abbiamo chiesto di
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ripristinare la legalità, per questo stiamo lavorando”.
Nella sua replica Danilo Monelli ha respinto qualsiasi accusa di subalternità rispetto alle forze economiche. “In questa materia ci sono tanti interessi contrapposti. La
nostra azione non è evanescente. Rivendico anche a livello personale di aver messo
in campo tutte le azioni necessarie molto prima che si discutesse di questi temi in
Consiglio regionale. Credo che ora la situazione sia chiara e le responsabilità siano
emerse. Non era competenza del sottoscritto rispondere ad un funzionario della
Provincia. Insisterò affinchè la Regione possa esercitare in questa questione tutto il
potere.
Contano le norme scritte, su queste si possono fare i ricorsi, se no gli imprenditori
possono chiedere miliardi di danni. Abbiamo detto che il percorso per la procedura
semplificata avrebbe dovuto segnare un altro percorso. Abbiamo detto qual era il
percorso. La competenza era della Provincia di Terni ed anche il comune può mettere in campo competenze. Va accertato se il dirigente ha torto o ragione. Se verrà
dimostrato che ha torto si tornerà indietro”.
In sede di dichiarazione di voto Laffranco (An) ha ribadito le critiche a Monelli
(“incompletezza e frammentarietà nella risposta e insussistenza di provvedimenti
concreti”) mentre Ripa di Meana (Verdi ecologisti) ha ribadito la sua convinzione che
da parte dell’assessorato ci siano stati ritardi molto seri in merito alla risposta al dirigente della Provincia di Terni (“non è la prima volta che succede, anche le cementerie di Gubbio hanno beneficiato di queste benevole delibere dirigenziali”). Secondo
Melasecche Monelli non ha risposto alle domande poste, soprattutto ad una: da dove
vengono i rifiuti che si bruciano a Terni? (“C’è un interesse palese a chiudere la
vicenda senza fare prima la dovuta chiarezza”). LM/sc
NORME PIU’ SEVERE PER LE PROCEDURE ABBREVIATE
LE NOVITA' DELLA
NUOVA LEGGE SULLO
SMALTIMENTO
DEI RIFIUTI
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(Perugia) Acs, 23 luglio 2002 – Ci sarà bisogno di documentazioni molto più
esaustive per ottenere le procedure semplificate per lo smaltimento e il recupero dei
rifiuti. Questo dovrebbe impedire proprio i precedenti negativi che hanno interessato il caso Terni Ena.
E’ questa una delle novità del piano dei rifiuti illustrato in aula dal relatore di
maggioranza Edoardo Gobbini e di minoranza Enrico Melasecche e Pietro Laffranco.
Di notevole importanza – secondo Gobbini – l’emendamento della Giunta secondo il quale i siti che ospitano le centrali termoelettriche sono esclusi da quelli che
sono abilitati a bruciare i rifiuti. La legge istituisce gli ambiti territoriali (Ato) per la
gestione dei rifiuti e un osservatorio regionale. Alle province sono attribuite importanti competenze come l’autorizzazione degli impianti e delle imprese di settore, le
funzioni di verifica e controllo delle attività e della gestione.
L’articolazione delle linee di indirizzo della legge si concretizza nel piano di gestione, costituito dai rifiuti urbani e dagli altri piani specifici che riguardano i rifiuti
speciali e il piano per la bonifica delle aree inquinate.
L’obiettivo è quello di limitare l’impatto ambientale attraverso la raccolta differenziata, il riciclaggio, il compostaggio, il recupero energetico.
Secondo Pietro Laffranco (An), relatore di minoranza, il piano nasce dopo aver
conosciuto tre diverse stesure ed essere passato attraverso due legislature “a causa
delle incertezze sulla strategia da adottare, anche a causa delle pressioni delle lobby
che hanno intravisto in questa materia una chiara occasione di profitto”.
Tra le proposte di modifica, Laffranco ha sottolineato la necessità di un progressivo riequilibrio tariffario, adeguate risorse finanziarie, esaltazione del ruolo di controllo e indirizzo del Consiglio regionale, eliminare possibili intrecci di interessi tra soggetti titolari della gestione, rivedere la configurazione degli Ato, rinunciare all’osservatorio, costoso e inutile organismo.
Non faremo ostruzionismo, ma saremo intransigenti dopo lo strappo sulla commissione di inchiesta.
Per Enrico Melasecche (Fi) relatore di minoranza la legge parziale, rinvia il delicato
capitolo dei rifiuti speciali e non affronta l’altro grande capitolo della bonifica. La
tutela dell’ambiente e la scelta di una raccolta differenziata molto spinta sono buoni
propositi di facciata per nascondere l’assenza di un minimo controllo democratico.
“Si tratta quindi di una cambiale in bianco per aprire trattative di natura del tutto
privatistiche sulle quali il Consiglio regionale non ha il minimo controllo”. Secondo
Melasecche molto carenti sono le forme di controllo e di repressione degli abusi. “La
legge non prevede sanzioni significative”. Sulle relazioni è aperto il dibattito. Dopo,
il voto, si passerà domani all’esame del piano regionale. RM/sc
“SULLE NORME SUI RIFIUTI POSSIBILE CONTRASTO CON IL
DECRETO OMNIBUS DEL GOVERNO”
RIPA DI MEANA
LANCIA L'ALLARME
LA POLEMICA
SI ALLARGA
(Perugia) Acs, 23 luglio 2002 – Si conclude domani con la replica dell’assessore e
l’esame e votazione dei venti articoli, il dibattito sulla legge per la gestione integrata
dei rifiuti. Nel dibattito sono intervenuti, Carlo Ripa di Meana (Verdi ecologisti),
Costantino Pacioni (Ds), Enrico Sebastiani (Udc), Mauro Tippolotti (Rif), Carlo Liviantoni (Margherita), Franco Zaffini (An), Marco Fasolo (Sdi), Maurizio Donati (Comunisti), Fiammetta Modena (Fi), e Andrea Lignani Marchesani (An),
Carlo Ripa di Meana (Verdi ecologisti) – Partiamo da scelte governative lassiste
e permissive in materia di tutela dell’ambiente. Questo quadro rappresentato dal
decreto Omnibus e dagli stravolgimenti del decreto Ronchi non viene considerato
nelle nostre scelte e la stessa maggioranza non mette in grado il consiglio di valutarne
la gravità e la coerenza con i nostri atti. E il caso di riflettere.
Costantino Pacioni (Ds) – In Umbria ci sono 800 aziende impegnate nello smaltimento dei rifiuti speciali. In commissione è stato fatto un buon lavoro, anche per
questo ci sarà una normativa adeguata. Facciamo un’indagine anche per le autorizzazioni di un’altra azienda a Terni, ad Alviano, anche in questo caso c’è una delibera
dirigenziale dellostesso funzionario della Provincia per procedure semplificate, con
le conseguenze immaginabili.
Enrico Sebastiani (Udc) – Non strumentalizziamo la politica governativa, è stato
il centrosinistra ad avviare le privatizzazioni. Si tratta di valutare la coerenza tra leggi
nazionali e regionali. E’ il caso di sospendere il Consiglio.
Mauro Tippolotti (Rif.) – Il governo non vuol considerare da oggi in poi rifiuti
alcuni materiali, vedremo se sarà il caso di ritornare sulle nostre leggi. Il piano è
coordinato sia con il Put che con il piano energetico, c’è coerenza nelle scelte. Gli
ambiti di gestione (Ato) non possono coincidere – come chiede l’opposizione - con le
due province perché si determinerebbero squilibri pesanti.
Carlo Liviantoni (Margherita) – E’ una buona legge, magari avremmo dovuto
approvarla molto prima del piano. Ora occorre Definire con chiarezza i compiti del
Consiglio e della Giunta. L’osservatorio regionale deve garantire soprattutto un’ampia partecipazione popolare.
Franco Zaffini (An) – Qual è la filosofia del piano? La maggioranza non ha una
visione coerente del problema, ha solo imposto un percorso a tappe forzate per
arrivare in Consiglio. Il risultato è un lacunoso documento senza capo ne coda. Intempestiva la sua presentazione, soprattutto alla luce delle novità del decreto Omnibus del governo.
Marco Fasolo (Sdi) – La politica dei no del centrodestra non è una politica, ma
solo una sommatoria di dinieghi senza coerenze. Con questo atto il centrosinistra
offre certezze ai cittadini e definisce i livelli di sostenibilità ambientale.
Maurizio Donati (Comunisti) – Operiamo in una regione che non ha conosciuto
le emergenze rifiuti di altre regioni. Ci troviamo quindi ad operare in una situazione
virtuosa dove i limiti e le difficoltà non possono oscurare il buon lavoro fatto, anche
nel passato. Tra le necessità immediate il monitoraggio di tutti gli impianti esistenti.
Fiammetta Modena (Fi) – La differenza più grande sta nelle regole per la consultazione dei cittadini. La legge lascia questo compito alla Giunta. Non vediamo chiaro
il problema delle risorse disponibili ed anche il rapporto tra Giunta e Consiglio. Non
siamo d’accordo sul cosiddetto piano di processo che possa essere cambiato nel
tempo dalla Giunta, si faccia infine chiarezza sulle competenze per evitare sovrapposizione tra Ato, Province e conferenza dei sindaci.
Andrea Lignani Marchesani (An) – La minoranza ha una filosofia del piano, ci
sono gli emendamenti e il nostro contributo in commissione. E’ nell’assemblea che si
costruiscono i progetti ed è da questa sede che vuole fuggire la maggioranza. RM/sc
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“GARANZIE AI GESTORI DEI TERMOCOMBUSTORI PER L’AMBIENTE
E LE RISORSE ECONOMICHE”
MELASECCHE IN UNA
MOZIONE CHIEDE
CHIAREZZA PER LA
TRATTATIVA DI TERNI
(Perugia) Acs, 24 luglio 2002 – I gestori degli impianti di incenerimento dei rifiuti
nel corso della trattativa con la Giunta regionale devono mantenere gli impegni presi
con le istituzioni e i cittadini in merito agli scarichi ai camini, alla riduzione dei costi di
smaltimento degli Rsu, all’approvvigionamento dell’energia elettrica ed allo sviluppo
economico e sociale del territorio coinvolto.
In una mozione, Enrico Melasecche (Fi) affronta il problema della riduzione del
numero degli impianti operanti nella conca ternana chiedendo alla Giunta regionale
di lavorare – nel corso della trattativa – per il miglioramento della qualità dell’aria
attraverso la bonifica e l’incremento del patrimonio agroforestale ed introduzione del
teleriscaldamento, la riduzione dei costi dei rifiuti solidi urbani, la riduzione degli
attuali costi di approvvigionamento di energia per i cittadini e per l’industria locale.
Per ciò che riguarda lo sviluppo del territorio ternano, Melasecche ricorda che la
presenza degli impianti di Terni Ena e Printer richiederà 90 posti di lavoro fissi direttamente impegnati e altri 110 per il raccolto e il trattamento delle biomasse. RM/sc
IN CONSIGLIO IL PIANO DEI RIFIUTI
70 MILA
TONNELLATE
DA BRUCIARE
OGNI ANNO
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(Perugia) Acs, 24 luglio 2002 – Queste le linee guida più significative del piano
dei rifiuti in discussione domani in Consiglio regionale. Prosegue intanto per l’intero
pomeriggio la votazione sui venti articoli della legge per la gestione integrata dei rifiuti
che detta le norme per la formazione dello stesso piano regionale.
Prima dell’entrata in vigore del primo piano per la gestione dei rifiuti (1997) nel
territorio regionale erano presenti 108 discariche. Attualmente ne restano in vigore
sei da considerare di nuova generazione. Dopo l’adozione del primo piano in Umbria, in questi anni, non si sono verificate situazioni di emergenza per lo smaltimento
dei rifiuti. La produzione totale dei rifiuti urbani nell’anno 2000 è stata di 452.442
tonnellate all’anno, il 12,84 per cento (58.093 tonnellate) proviene da raccolta differenziata.
La Giunta regionale ha stabilito che deve essere fissato in 70 mila tonnellate
all’anno, il quantitativo massimo dei materiali provenienti dai rifiuti da bruciare in
Umbria nei prossimi anni.
La frazione secca che si ottiene dopo la selezione presso gli impianti esistenti può
essere utilizzata in due modalità, e cioè attraverso la termovalorizzazione nello stato
in cui esce dall’impianto di selezione o dopo essere stata ulteriormente raffinata e
arricchita per ottenere il cosiddetto Cdr, il combustibile derivato dai rifiuti.
I quantitativi possono essere stimati in 350 mila tonnellate di Rsu, in 175 mila di
frazione secca e di 88 mila di Cdr. In conseguenza di questa produzione il quantitativo dei rifiuti derivati dopo la raccolta differenziata, il Cdr, che dovrà esser termovalorizzato viene indicato in 70 mila tonnellate all’anno.
Attualmente solo nell’Ato 4 di Terni è autorizzato e funzionante un impianto
realizzato e gestito dall’Asm per la lavorazione delle frazione secche dei rifiuti urbani,
di quelli speciali sanitari e per le farine animali. Nella stessa area di Maratta due nuovi
impianti di Terni Ena e Printer sono autorizzati a produrre energia elettrica mediante
il trattamento di biomasse.
Il piano regionale prevede tre impianti per la produzione del Cdr, a Ponte Rio di
Perugia, a Casone di Foligno, a Maratta di Terni. Un ulteriore eventuale impianto
potrà essere realizzato presso il sistema di Orvieto “Le Crete” in conseguenza di una
modifica dei flussi di rifiuti tra l’Ato di Terni e gli altri ambiti della regione.
Il Cdr prodotto potrà poi essere utilizzato in impianti idonei visto che non sono
previsti nuovi termovalorizzatori.
In Provincia di Terni, nell’area di Maratta è avviato un processo di semplificazione,
che coinvolge i tre impianti oggi autorizzati, per la individuazione di un unico impianto funzionante per il trattamento di Cdr in quantità non superiori alle 40 mila tonnellate nonché di rifiuti sanitari, farine animali e biomasse per non oltre 40 mila tonnellate.
Nel complesso il materiale trattato dall’impianto non potrà superare le 80 mila
tonnellate. La Giunta regionale è impegnata a coordinare il processo di semplificazione d’intesa con le istituzioni locali ed i soggetti privati proprietari degli impianti. La
Giunta regionale potrà autorizzare la termovalorizzazione del Cdr a condizione che si
sia realizzato il processo di semplificazione.
Fino al conseguimento dell’obiettivo della semplificazione solo l’impianto Asm di
Terni provvederà a termovalorizzare le quantità di Cdr che tecnicamente sarà possibile gestire nell’impianto medesimo. Nella provincia di Perugia potranno essere trattate, in impianti idonei esistenti ad esclusione delle centrali termoelettriche – anche
dismesse – presenti in Umbria, le restanti quantità di Cdr prodotto.
Il percorso per la individuazione degli impianti sarà coordinato dalla Giunta che
riferirà al Consiglio regionale tenendo conto dei tempi di produzione del Cdr. Le
proposte complessive per la termovalorizzazione del Cdr dovranno essere realizzate
nel principio della “sostenibilità ambientale”.
Quanto costa ai comuni conferire i rifiuti nelle cinque discariche dell’Umbria? 64
euro a tonnellata per il Perugino e 74 per i comuni del Trasimeno, 52 per l’alta Valle
del Tevere, 67 per l’Eugubino Gualdese, 55,8 per Foligno, Spoleto e Valnerina, 93
per il Ternano, 44,6 per i comuni dell’Orvietano e 43 per Orvieto. A Perugia gli
impianti di Ponte Rio e Pietramelina sono di proprietà del comune di Perugia e della
Gesenu. nell’alta valle del Tevere del comune di Città di Castello, nell’Eugubino del
comune di Gubbio, nel bacino folignate appartengono alla Regione, nel Ternano
Orvietano alla Sao, una società per azioni.
Il piano ora prevede che il prezzo di conferimento dovrà risultare omogeneo
all’interno di ciascuno dei quattro Ato. L’obiettivo è quello di definire i costi oggettivi
relativi agli impianti di recupero, trattamento e smaltimento. A questo scopo è stata
costituita una commissione. RM/sc
CONCLUSO IL DIBATTITO SULLA LEGGE SUI RIFIUTI
MAGGIORANZA E
MINORANZA
SU POSIZIONI
DISTANTI
(Perugia) Acs, 24 luglio 2002 - Questa legge, ha detto l’assessore Monelli svolgendo la replica a conclusione del dibattito, è frutto di un percorso caratterizzato da
un lavoro di confronto, ascolto, analisi e rimodulazione. A chi ha evocato “la solitudine dell’assessore” dico che questa legge e questo piano non sono figli di nessuno ma,
anzi, sono il risultato di un costante ascolto e confronto e quindi si configurano come
un prodotto di Giunta e maggioranza regionale che riconferma oggi la validità di tutti
i punti strategici in linea con la normativa comunitaria e nazionale. Monelli ha quindi
indicato i punti guida che tendono al raggiungimento della diminuzione della produzione, alla raccolta differenziata, il riciclaggio, il compostaggio e il recupero energetico limitato o di qualità. Vogliamo favorire – ha spiegato l’assessore – ma anche incentivare, un moderno sistema industriale sostenibile in termini ambientali ed economici. Monelli ha poi replicato, punto su punto, alle critiche avanzate dall’opposizione
nel corso del dibattito. Sui rilievi relativi alle risorse ha ribadito la qualità di scelta in
coerenza tra indirizzo normativo e impegno economico: 6,5 milioni di euro più risorse Docup, “consapevoli che il decreto Ronchi e l’Europa chiedono compartecipazione alle imprese e agli enti locali”.
Sulla scelta di non determinare per legge il numero e la composizione degli Ato la
risposta è che questi organismi debbano poter essere in forte correlazione tra loro per
integrare impianti ed evitare la proliferazione di situazioni di impatto ambientale ed
economico. A questo riguardo ha ricordato che in Umbria ogni discarica ha un suo
protocollo. Sui rifiuti speciali e procedure semplificate Monelli ha ricordato che entro
sei mesi si dovrà fare uno specifico piano. Quanto al rapporto tra Giunta e Consiglio
ha condiviso l’esigenza della piena autonomia dell’aula legislativa su ogni decisione
relativa, ad esempio per ogni eventuale modifica di quantità per la termovalorizzazione.
Monelli ha poi fornito risposte su questioni relative al ruolo dell’Arpa e sulla vicenda del decreto Omnibus “che è ancora in discussione alla Camera e che, per ora, non
possiamo considerare. Ci sembra sbagliato però strumentalizzarlo per mettere in
discussione le nostre scelte che ci sembrano giuste e, per ora, del tutto legittimo.
Riferendosi agli emendamenti della opposizione “alcuni dei quali tesi ad inserirsi
all’interno di ipotetiche divisioni della maggioranza” l’assessore ne ha rilevato caratteri di strumentalità e di assenza di proposta
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Pietro Laffranco (An), relatore per la minoranza, ha detto che nelle poche risposte date dall’assessore c’è la palese ammissione di ritardi e delle incompletezza
rilevate dall’opposizione.
Molte delle scelte operate - per Laffranco – sono sbagliate e “il continuo appellarsi
dell’assessore a situazioni di altre Regioni e a mancanza di indirizzi governativi vincolanti, costituiscono una indiretta ammissione dei nostri rilievi.
Noi - ha aggiunto il relatore di minoranza – sosteniamo che questa legge è irrealizzabile e su questa accusa precisa l’assessore non ha dato risposte convincenti, tantomeno appellandosi alla “visibilità” del provvedimento. Per Laffranco anche sulle questioni relative alle risorse e all’osservatorio regionale non sono state date risposte
apprezzabili. Fatto riconosciuto positivo da Laffranco è l’aver ricordato da parte di
Monelli l’autonomia decisionale del consiglio che peraltro – ha aggiunto – “è il frutto
di una nostra battaglia”. Il relatore di minoranza ha rigettato poi l’accusa di strumentalità degli emendamenti e, citandone alcuni, ne ha esaltato il carattere di concretezza. Infine Laffranco, ricordando l’affermazione di Monelli sul decreto Omnibus che,
secondo l’assessore, potrebbe sconvolgere il piano rifiuti, ha ravveduto, proprio su
questa eventualità, l’opportunità di sospendere temporaneamente la legge in discussione.
Enrico Melasecche (Fi), relatore di minoranza, ha detto di avere dubbi sull’autosufficienza dell’Umbria visto che i rifiuti arrivano anche da fuori regione, come nel
caso della Campania. La difesa dell’ambiente dev’essere portata all’attenzione di
tutti i cittadini. Proponiamo la democrazia dei rifiuti ed invitiamo l’assessore alla
massima trasparenza, anche nei rapporti con l’Arpa. L’assessore non risponde a troppo domande.
Edoardo Gobbini (Ds), relatore di maggioranza, ha detto che la proposta della
maggiorana si confronta con le specificità dell’Umbria e la sua struttura policentrica e
per questo potrà costituire uno strumento valido ed efficiente.
APPROVATA LA LEGGE SUI RIFIUTI
DONATI
E RIPA DI MEANA
NON VOTANO
L'ATTO
(Perugia) Acs, 25 luglio 2002 – Il consiglio regionale ha approvato a maggioranza
il disegno di legge che detta norme per la gestione integrata dei rifiuti. Venti articoli
che forniscono il quadro di riferimento per il varo del piano regionale che verrà discusso domani mattina. I lavori del consiglio si sono protratti sino a tardo pomeriggio per
l’alto numero di interventi sull’articolato dei consiglieri del centrodestra presenti. Un
successivo accordo sull’ordine dei lavori ha poi consentito una conclusione della
discussione abbastanza rapida. Nessun emendamento delle opposizioni è stato accolto.
Hanno votato a favore 16 consiglieri dei gruppi Ds, Margherita, Sdi, Rifondazione.
Contrari nove consiglieri di An, Forza Italia, Ccd, Verdi ecologisti, Comunisti. RM/
“VERSO L’OPZIONE ZERO PER LA TERMOVALORIZZAZIONE”
STEFANO VINTI
DOPO
L'APPROVAZIONE
DELLA LEGGE SUI RIFIUTI
16
(Perugia) Acs 25 luglio 2002 - L’approvazione da parte del Consiglio regionale
della legge sui rifiuti “segna un punto avanzato verso un percorso, certo difficile e
complesso, di uno sviluppo compatibile e sostenibile con l’ambiente, e il soddisfacimento dei bisogni e delle necessità dei cittadini e dei territori della nostra regione, ad
iniziare dal diritto primario alla salute”. In una nota, Stefano Vinti, capogruppo di
Rifondazione, sostiene che la legge consolida e sviluppa in maniera moderna la gestione integrata e razionale dei rifiuti, “ponendosi l’obiettivo ambizioso, ma ineludibile, della riduzione alla fonte della quantità dei rifiuti prodotti dal sistema produttivo
e da stili di vita improntati al consumismo. Offre nuove opportunità di lavoro attraverso il potenziamento capillare della raccolta differenziata, lo sviluppo del recupero e
del riciclo della materia prima contenuta nei rifiuti”. Vinti sottolinea soprattutto l’importanza della scelta contenuto nella legge di relegare la termovalorizzazione ad una
funzione marginale e residuale, che per quanto riguarda Rifondazione Comunista, in
una prospettiva di medio periodo può senz’altro svilupparsi verso la totale abolizione,
arrivando alla definitiva “opzione zero”, così come richiesto dai settori culturali più
avanzati della nostra società. “È una legge che minimizza, quindi, l’impatto ambientale legato ad una gestione dei rifiuti incentrata sulle discariche”, conclude Vinti. RM/
"PERCHE' SIAMO RICORSI ALL'OSTRUZIONISMO"
IL COMMENTO
DI
ALLEANZA
NAZIONALE
(Perugia) Acs, 25 luglio 2002 - I Consiglieri regionali di An, Paolo Crescimbeni,
Pietro Laffranco, Andrea Lignani Marchesani e Francesco Zaffini, commentano,
con una nota, il significato della posizione ostruzionistica del centrodestra sulla legge
in materia di rifiuti approvata dal Consiglio.
Grazie al centrodestra – affermano i quattro consiglieri - ed in particolare ad An,
presente con il gruppo consiliare al completo, il Consiglio regionale ha riottenuto una
sua centralità nel corso dell’approvazione del disegno di legge in materia di rifiuti.
“L’ostruzionismo sull’articolato di legge, oltre che un sacrosanto diritto delle opposizioni, ha finalmente costretto la maggioranza e la Giunta regionale ad accettare il
ruolo e la verifica del Consiglio regionale ogni qualvolta il Piano rifiuti, non a caso
definito piano processo, dovesse subire modificazioni strutturali o cambiamenti di
rotta”. L’abrogazione del comma 3 dell’articolo 7 del disegno di legge- sostiene An “è una chiara vittoria del Centrodestra che aveva richiesto a gran voce già in Commissione la verifica del Consiglio (e non una semplice informativa alla Commissione
competente) riguardo le eventuali modifiche al piano”. Il comportamento ostruzionistico serio, - per il gruppo di An - non ha certo cambiato la filosofia del Piano che
“ovviamente continuiamo a non condividere, ma ha determinato una vittoria di tutto
il Consiglio regionale e soprattutto ha rappresentato una grande affermazione di
trasparenza nei confronti degli umbri”. LM/sc
LA MAGGIORANZA RESPINGE UNA QUESTIONE PROCEDURALE
POSTA DAL CENTRODESTRA
IN APERTURA
DEL DIBATTITO
SUL PIANO
DEI RIFIUTI
(Perugia) Acs, 25 luglio 2002 - Una pregiudiziale di carattere procedurale posta
dal consigliere di An Francesco Zaffini in apertura dei lavori è stata superata dall’Assemblea che, come richiesto dallo stesso Zaffini, si è espressa con voto per appello
nominale.
Il consigliere di An, appellandosi alla legge regionale numero 34 del 1998 che
prevede il parere delle “Conferenze partecipative” (comuni, province, e comunità
montane) aveva rilevato l’assenza del prescritto parere sul piano rifiuti da parte della
provincia di Perugia. Il “vizio”, secondo Zaffini avrebbe potuto provocare l’inefficacia o la nullità del piano in discussione. Dopo una breve sospensione dei lavori,
richiesta dalla maggioranza, Mauro Tippolotti (Rifondazione) ha chiesto all’Assemblea di respingere la questione procedurale sostenendo che la stessa era già stata
posta e superata in sede di commissione. In aggiunga, Tippolotti, aveva ricordato che,
nel contesto della votazione sulla legge licenziata ieri, giovedì 24 luglio, era stato
approvato un emendamento che, di fatto, sanava l’eventuale “vizio”.
All’appello nominale sulla pregiudiziale Zaffini hanno risposto “si” i consiglieri del
centrodestra e Maurizio Donati (misto-comunisti). Voto contrario del centrosinistra.
Astenuti il Verde ecologista Carlo Ripa di Meana e Moreno Finamonti (Democratici).
LM/sc
“UN PIANO CHE SCOMMETTE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA”
SCONTRO
SUI RIFIUTI
TRA MAGGIORANZA
E OPPOSIZIONE
(Perugia) Acs, 25 luglio 2002 - La sfida del piano dei rifiuti è quella di rendere del
tutto marginale l’uso delle discariche. L’alternativa è quella di arrivare entro il 2006 ad
una quota di raccolta differenziata del 45 per cento, di riciclare la parte umida dei
rifiuti per la produzione di compost e di termovalorizzare il resto. A questo punto in
discarica arriverebbero solo gli scarti.
E’ questo l’impianto complessivo del piano dei rifiuti illustrato in aula dal relatore
di maggioranza Edoardo Gobbini (Ds).
Per ciò che riguarda la termovalorizzazione, è previsto a Terni, a Maratta bassa, un
processo di semplificazione che coinvolge i tre impianti oggi autorizzati per la indivi-
17
duazione di un unico impianto per il trattamento del Cdr in quantità non superiori alle
40 mila tonnellate all’anno e ai rifiuti sanitari, farine animali e biomasse per non oltre
40 mila tonnellate all’anno. Una produzione complessiva, quindi, non superiore alle
80 mila.
Il resto dei rifiuti dovrà essere trattato in provincia di Perugia “in impianti idonei
esistenti ad esclusione delle centrali termoelettriche”.
Per ciò che riguarda l’assetto dei quattro Ato le novità riguardano l’aggregazione
definitiva della Valnerina all’ambito di Spoleto e Foligno ed anche dei comuni di
Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria, prima inseriti in quello perugino. C’è poi
l’aggregazione in un unico Ato delle due aree della Valle del Tevere e dell’Eugubino
Gualdese prima organizzate in bacini di utenza, e l’acquisizione di Umbertide, prima
ricompreso nel Perugino. L’ambizione di questo piano – ha concluso Gobbini – è
quello di rispettare la scelta dello sviluppo sostenibile permettendo al sistema industriale dei rifiuti di organizzarsi intorno ad una gestione più ecologica.
Pietro Laffranco, (An), relatore di minoranza, ha detto che le previsioni del piano
non sono realizzabili, primo fra tutti quello della marginalità degli inceneritori. Sbagliate anche le previsioni di produzione di rifiuti da parte delle famiglie, così come del
Cdr. Per la raccolta differenziata si prevedono pochi investimenti per aiutare i comuni. Impossibile quindi arrivare al 45 per cento nel 2006 quando oggi siamo al 12,75.
La rinuncia a bruciare a Bastardo e Pietrafitta è una nostra vittoria. Per termovalorizzare in provincia di Perugia ci sono le cementerie di Gubbio e Spoleto. siamo sicuri
che gli abitanti siano d’accordo? tornerà alla fine tutto a Terni? Un vero piano dei rifiuti
ancora, quindi, non c’è. Chiediamo un rinvio a settembre di tutta la materia.
Secondo Enrico Melasecche, (Fi), secondo relatore di minoranza, il centrosinistra cerca di chiudere in fretta una partita che non è riuscito a gestire in modo trasparente, neanche al proprio interno viste le polemiche sollevate dalla Margherita. Ora si
vogliono incollare i cocci.
Abbiamo assistito al tentativo di bruciare i rifiuti di tutta l’Umbria nel territorio di
Terni e Narni seguendo e inseguendo Seguendo percorsi che altrove si sarebbero
definiti di tipo mafioso. Vogliamo capire come sarà possibile far entrare in una società
a maggioranza pubblica gli operatori privati che oggi possono contare su introiti altissimi. Tutto questo va spiegato prima di approvare il piano. Detto questo, il piano
contiene proposte positive, se non altro perché oggi siamo di fronte al nulla.
Paolo Crescimbeni (An) – Il rischio reale che incombe sul piano rifiuti sta nel
fatto che le società che gestiranno la termovalorizzazione si troveranno in posizione
conflittuale, e antitetica con chi sarà preposto alla raccolta differenziata. Un piano,
dunque, carente e sbagliato. Carente perché è stata trascurata la valutazione ambientale complessiva. Sbagliato perché, ad esempio, la quantità dei rifiuti sarà certamente
superiore a quella prevista. Terni non accetterà la filosofia di questo piano che opera
la scelta di puntare sul Polo ternano come punto unico di incenerimento dei rifiuti.
Carlo Ripa di Mena (Verdi ecologisti) – Siamo nell’anno orribile” per l’ambiente, dalle norme sulla caccia agli argini dei fiumi, sino alle ecomofie scoperte dai
carabinieri. Abbiamo perso anche la battaglia di Villavalle dove la Regione riconferma
le autorizzazioni. Oggi discutiamo di un piano truffa.
Dopo sei anni non si hanno le idee chiare sugli inceneritori. Come unificare quelli
di Terni? e quali sono quelli della provincia di Perugia? In concreto si delinea soprattutto la scelta dei bruciatori, con un punto di grande sofferenza nella conca ternana.
Non c’è solo l’opposizione di centrodestra, ma si deve parlare di opposizioni
anche dai banchi del centrosinistra, proprio a partire dall’ambiente. Un aumento
dell’incenerimento che si piega alle necessità dell’impresa. I cementieri non si doleranno di questo piano.
Enrico Sebastiani (Ccd) – Non si può condividere la stima fatta sulla produzione
dei rifiuti. Mancano indicazioni concrete per giungere ad una diminuzione della produzione dei rifiuti. Un piano redatto con fretta e improvvisazione, privo di scelte
trasparenti e scollegato dal piano per i rifiuti rurali. Si manifesta un nuovo centralismo
regionale che complicherà ancor più il rapporto tra istituzioni e cittadini. Questo
piano provocherà la disfatta della sinistra in Umbria. rispetto alle scelte operate sulla
provincia di Perugia non è stato previsto alcun assetto impiantistico se non quello di
trasportare, inspiegabilmente, ventimila tonnellate di rifiuti a Terni. Con un mio emendamento ho chiesto la riduzione degli ambiti territoriali da quattro a due per semplificare le intese tra Comuni per contenere al massimo i costi di tutti i servizi.
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Mauro Tippolotti (Rif) – Il dibattito sul piano registra alcuni interventi strumentali
e fotocopia di quello svolto ieri sulla legge. Sulla termovalorizzazione, ad esempio,
non si riesce a capire la posizione della Casa delle libertà sulle scelte operate dal piano
e sulle quantità. E’ chiaro invece che non si vogliono conoscere le scelte ma, come ha
detto il collega Melasecche, “le contropartite dei gruppi industriali”. Quello dei rifiuti
è un problema invasivo di tutte le società, perciò, si devono dare risposte di chiarezza
di ambiente e di vivibilità con scelte che la politica ha il dovere di interpretare concretamente. I quatto assi portanti di questo piano tendono a valorizzare le risorse tecniche, economiche e sociali disponibili. La termovalorizzazione non è un totem ma un
elemento complementare del sistema dei rifiuti. Questo piano a nostro giudizio
rappresenta uno strumento che punta al traguardo di una sensibile diminuzione dei
rifiuti.
Carlo Liviantoni (Margherita) – Le dimissioni minacciate a suo tempo da Agarini
dalla presidenza della Ternana suonarono come un tentativo di imbrigliare le istituzioni avviando e favorendo tutta una serie di pressioni indebite. Chiediamo alle istituzioni locali che si risponda sulla democrazia e sui rapporti tra industria e politica. La
questione ternana è quindi centrale in questo piano dei rifiuti. E’ bene che il piano
regionale non abbia puntato su Terni per bruciare tutto, questa è una sconfitta dei
poteri politici locali e degli imprenditori interessati a fare il pieno. Occorre lavorare
sulle scelte positive proposte dal piano. Si devono intanto monitorare con grande
puntualità le emissioni dei bruciatori di Terni chiamando tutti ad una grande opera di
verità.
Franco Zaffini (An) – L’unificazione tra Terni Ena, Printer e Asm è una partita di
giro che alla fine porterà a bruciare più rifiuti. Più in generale non c’è ancora chiarezza
sui siti dove bruciare le 70 mila tonnellate di Cdr. E’ una illusione allora pensare di non
incrementare le discariche. Al primo vero atto di programmazione la maggioranza si
è presentata divisa e confusa. Il centrosinistra sta perdendo i pezzi per strada e non è
più in grado di fare la voce grossa.
Carlo Antonini (Ds) – Si tenta di fare una caricatura di fatti e così si sfugge di
fronte alle scelte. Non ci sono proposte concrete da parte del centrodestra, ma solo
polveroni.
Le nostre sono scelte serie, dal blocco delle discariche, al compost di qualità, alla
raccolta differenziata. La nostra scelta strategica è quella di non puntare in una soluzione, ma su un ventaglio di opzioni.
Maurizio Donati (Comunisti) – Ci sono nel piano molte scelte condivisibili, ma
non si possono tacere alcuni limiti seri. I punti di debolezza riguardano l’incertezza
sui risultati concreti che si potranno raggiungere con questo piano. Troppi interrogativi senza risposta. Il dubbio è che molte scelte siano più vantaggiose per gli imprenditori del settore che per i cittadini.
Lamberto Bottini (Ds) - Abbiamo proposto un piano che non deturpa il territorio
e non incrementa i rischi ambientali. La raccolta differenziata è superiore a quella
prevista dal decreto Ronchi. Inserire meglio la gestione dei rifiuti in una politica
industriale coerente con la sostenibilità ambientale. I quattro ambiti non sono chiusi
in sé stessi, ma aperti alla collaborazione con altre realtà vicine.
Andrea Lignani Marchesani (An) – Spostare i fondi previsti per l’osservatorio
regionale, che non potrà che essere un organismo costoso e inutile, a favore degli
impianti di preselezione a Città di Castello e Terni.
Dall’alta Valle del Tevere togliere la previsione dell’impianto di trattamento dei
rifiuti urbani per inserire invece nelle previsioni del piano l’impianto di selezione per
il riciclaggio.
Marco Fasolo (Sdi) L’Umbria, la sua cultura, la sua storia non meritano l’ingeneroso giudizio del collega Ripa di Meana secondo il quale il nostro territorio sarebbe
una sorta di pattumiera. Il piano che stiamo discutendo ha come obiettivo quello di
dare certezze puntando verso un equilibrio economico e gestionale. C’è, poi, l’obiettivo di evitare aggravio di costi alla Comunità e di realizzare uno sviluppo eco sostenibile nella gestione dei flussi dei rifiuti. Si può quindi licenziare un atto sul quale
si è sviluppata una partecipazione che non ha precedenti.
Fiammetta Modena (Fi) – L’atto non è un piano di processo ma una trappola che
si evidenzia quando dalle enunciazioni si passa alle scelte. La impostazione, infatti, di
piano di processo dimostra i problemi che sono alla base delle scelte. A questo
proposito vanno sentite le amministrazioni comunali.
19
“ABBIAMO FATTO DELLE SCELTE, IL CONSIGLIO CI GIUDICHI PER
QUESTO”
MONELLI
CONCLUDE IL
DIBATTITO
SUL PIANO RIFIUTI
(Perugia) Acs, 25 luglio 2002 – “I due impianti a biomasse di Terni non li ha
autorizzati la Regione, ma il ministero dell’ambiente su concessione edilizia del comune. Noi siamo per semplificare la struttura degli impianti ternani, per avere cioè
un solo impianto che brucia i rifiuti di Terni. Terni Ena e Printer possono bruciare solo
biomasse, questo è la nostra posizione e il senso del mio personale impegno”.
Danilo Monelli, assessore all’ambiente, intervenendo a conclusione del dibattito generale sul piano dei rifiuti, ha poi aggiunto – rispondendo ai rilievi critici dell’assemblea – che l’autonomia delle scelte della politica sono fuori discussione, ma non
possiamo dimenticare i pericoli rappresentati dalle ecomafie. Per questo abbiamo
chiesto un presidio fisso in Umbria dalle forze dell’ordine. I rischi della subalternità
riguardano tutti, ma noi stiamo lavorando davvero a favore della qualità ambientale,
così come della qualità del lavoro e delle imprese. Questo non è il piano di Rifondazione, ma della Giunta e del centrosinistra. Gli errori eventuali li rivendico comunque
a me stesso.
Sui rifiuti si deve scegliere, e le nostre sono scelte. Molti sono gli interventi critici
ma nessuno di questi ci dice cosa si deve fare dei rifiuti di ottocentomila persone. La
raccolta differenziata devono farla gli enti locali, gli industriali devono ridurre gli imballaggi, tutti dunque devono fare la loro parte. Noi aiutiamo e finanziamo la gran
parte dei comuni per la raccolta differenziata, ma tra i comuni che non partecipano ci
sono molte amministrazioni di centrodestra.
“Chi ricorda che in Umbria ci sono 400 imprenditori che possono ricorrere alle
procedure semplificate e smaltire in assoluta libertà? L’osservatorio non costa due
miliardi, i due miliardi servono per il monitoraggio dell’ambiente, che è una cosa
necessaria, per far rispettare la legalità”, ha concluso l’assessore. RM/sc
APPROVATO IL PIANO DEI RIFIUTI CON I VOTI DEL
CENTROSINISTRA
VOTANO CONTRO
IL POLO
VERDI E COMUNISTI
ASTENUTO FINAMONTI
20
(Perugia) Acs, 25 luglio 2002 – Il secondo piano dei rifiuti è stato approvato con
sedici voti favorevoli di Rifondazione, Ds, Margherita e Sdi.
Contrari i consiglieri del centrodestra presenti (otto) e il gruppo misto (Carlo Ripa
di Meana dei Verdi ecologisti e Maurizio Donati dei comunisti). Astenuto per i Democratici Moreno Finamonti.
Nel corso delle dichiarazioni di voto si è registrata una polemica molto accesa tra
il capogruppo dei Ds Paolo Baiardini e dei Verdi ecologisti Carlo Ripa di Meana.
“Siamo la regione - ha detto Paolo Baiardini - che spende di più in Italia per la
raccolta differenziata non si faranno nuove discariche nè inceneritori. 70 mila tonnellate di combustibile da rifiuti che si prevede di produrre in Umbria verrà destinato a
impianti idonei e in contesti ambientali compatibili. Si dimostra così la strumentalità
del centrodestra e la sua totale incapacità ad avanzare proposte. Il collega Ripa di
Meana sostenendo che il centrosinistra si è piegato agli interessi forti sia coerente con
sè stesso e rispettoso degli elettori umbri. Si dimetta da consigliere regionale visto che
i suoi trecento voti lo collocano tra gli ultimi dei candidati e risulta eletto solo grazie ai
voti di tutto il centrosinistra”.
Carlo Ripa di Meana che, in sede di dichiarazioni di voto, aveva ricordato che “i
finanziamenti per l’educazione e l’avviamento delle esperienze di raccolta differenziata ci sono” ed aveva poi ribadito che, nel piano, la proliferazione degli impianti è
eccessiva, è successivamente intervenuto per fatto personale.
“Ho parlato – ha poi aggiunto il capogruppo dei Verdi ecologisti – contro la rampante imprenditorialità ternana in materia di rifiuti. Non ho accusato nessuno, ho solo
parlato di vicinanza dell’industriale Agarini nei confronti di alcune forze politiche. Per
il resto i bilanci delle spese e delle entrate elettorali dei partiti sono depositati alla
Camera e sono pubblici. Baiardini pensa ancora ai compagni di strada. Come Verdi
abbiamo ottenuto i nostri consensi, il fatto è che nel tempo il patto elettorale è stato
violato da questa Giunta”. Rivolgendosi ancora a Baiardini, Carlo Ripa di Meana ha
poi aggiunto: “la sua richiesta è politicamente inaccettabile, dovrà sopportarmi ancora per qualche anno”.
Per dichiarazioni di voto sono intervenuti Carlo Liviantoni (“non condivido la
scelta di bruciare a Terni più di quanto si consuma”), Enrico Sebastiani (“è sbagliato
insistere su quattro Ato, basta limitarsi a due per avere organismi autosufficienti”),
Fiammetta Modena (“compito delle opposizioni è controllare e sorvegliare, in ogni
caso le nostre scelte le abbiamo fatte”), Paolo Crescimbeni (“non deve essere
consentito a nessuno di bruciare a Terni il doppio del Cdr prodotto in questo Ato”),
Stefano Vinti (Rif.) (“con questo piano la regione compie un grande servizio all’Umbria). RM/sc
CONTRASTI SULLA COMMISSIONE, LIVIANTONI AGGIORNA LA
SEDUTA
ANCORA
POLEMICHE
SU
TERNI ENA
(Perugia) Acs, 25 luglio 2002 – Il consiglio regionale è stato convocato di nuovo
per domani mattina, venerdì 26 luglio, dopo che la riunione era stata sospesa dal
presidente dell’assemblea Carlo Liviantoni per “tumulto assembleare”. La sospensione è avvenuta dopo una lunga discussione sulla costituzione della commissione di
inchiesta su Terni Ena chiesta dal centrodestra e da Carlo Ripa di Meana. L’assemblea
doveva decidere il numero dei componenti della commissione ed il tempo dell’indagine. Successivamente il presidente del consiglio avrebbe dovuto scegliere i nomi dei
commissari.
Si è valutata la possibilità di costituire una commissione formata da nove, da
cinque o da atre soli membri ed anche di allargare il campo dell’indagine ad altre
situazioni interessate alla “procedura semplificata”. La mancanza di un accordo complessivo ha indotto la presidenza dell’assemblea a sottoporre al voto le varie ipotesi.
La maggioranza dei consiglieri ha votato per l’ipotesi di tre membri determinando le
proteste del centrodestra e di Carlo Ripa di Meana. Il sopraggiungere di ulteriori
proposte e il susseguirsi di interventi informali ha indotto la presidenza a sospendere
la seduta. Red/sc
APPROVATA LA COMMISSIONE A TRE
SI INDAGHERA'
SU TERNI ENA
PER
QUATTRO MESI
(Perugia) Acs 26 luglio 2002 – Approvata la commissione d’inchiesta sui rifiuti. Si
occuperà, così come originariamente previsto, di Terni Ena e lavorerà da settembre a
dicembre, quatto mesi per far chiarezza sulle procedure semplificate concesse all’impianto dell’industriale Agarini dalla delibera di un dirigente della Provincia di Terni.
La commissione sarà di tre membri, come deciso dalla maggioranza. Le opposizioni, su questo, hanno votato contro ed espresso una forte contrarietà. Lunedì mattina il presidente Liviantoni comunicherà i nomi dei componenti della commissione.
RM/sc
PER IL POLO LA COMMISSIONE NON E’ STATA VOTATA PER
INDAGARE MA PER INSABBIARE
LA MINORANZA
POLEMICA
DOPO
IL VOTO
(Perugia) Acs 26 luglio 2002 – Il commissario che rappresenterà l’opposizione
alla commissione di indagine per il piano dei rifiuti sarà il Verde ecologista Carlo Ripa
di Meana che “pur non facendo parte del centrodestra è stato uno dei firmatari della
mozione per la commissione. Lo hanno comunicato i gruppi della casa della libertà
nel corso di una conferenza stampa convocata per denunciare alla pubblica opinione
“la chiusura politica con la quale la maggioranza ha imposto soltanto tre membri con
la chiara volontà di depotenziare la commissione”.
Il capogruppo di An, Paolo Crescimbeni, dopo aver ricordato i motivi che avevano
indotto l’opposizione a richiedere la commissione di inchiesta, ha accusato la maggioranza, in modo particolare Rifondazione comunista che “riducendo a tre il numero dei commissari ha di fatto insabbiato la pienezza democratica e quindi l’efficacia
della commissione stessa.
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Ma il primo risultato della intera vicenda rifiuti – ha aggiunto Crescimbeni – è
quello di una maggioranza che, come si è visto nei voti, risulta oggi dilaniata. La
riduzione del numero dei commissari, per Melasecche è anche il frutto di una “regia”
che ha imposto un ritmo esasperato e privo di pause ai lavori dell’Assemblea giungendo a depotenziare la commissione e negando, quindi pari dignità ai gruppi dell’opposizione.
Un brutto capitolo per la democrazia con una legge che, - per il Ccd Sebastiani - “è
stata impostata dalla maggioranza per gestire da sola l’affare dei rifiuti”. La riduzione
a tre del numero dei commissari – lo ha detto Pietro Laffranco di An – è una scelta
mirata ad escludere non solo tre dei quattro gruppi della minoranza ma anche la
Margherita. Lignani Marchesani ha ricordato che, mostrando di voler rifiutare dall’opposizione ogni contributo migliorativo della legge, la maggioranza ha bocciato un suo
emendamento successivamente riproposto dalla Giunta ed approvato. Anche Zaffini
An, sul tema degli emendamenti ha lamentato una “bocciatura”. Il nostro emendamento – ha spiegato il consigliere di An – proponeva che la Giunta, dopo aver costruito il percorso per la collocazione degli impianti, tornasse in consiglio per riferire.
Zaffini poi si è detto convinto che “i potentati economici”, attraverso il piano rifiuti,
hanno imbrigliato la politica in Umbria. lo “sfaldamento della maggioranza” – per
Fiammetta Modena Fi – si riverbera sul funzionamento dell’aula dove si rivela, tra
l’altro una carenza di capacità della coalizione a mantenere i rapporti con la minoranza. LM/sc
“INDAGHEREMO ANCHE SU ICI DI ALVIANO”
IL CENTROSINISTRA
CHIEDERA' UNA
SECONDA
COMMISSIONE
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(Perugia) Acs 26 luglio 2002 - La maggioranza di centrosinistra chiederà di costituire una commissione di inchiesta anche sull’azienda Ici di Alviano alla quale è stata
concessa la procedura semplificata come a Terni Ena. Si tenta così di superare le
divisioni che non hanno permesso di allargare ad altre realtà le indagini della Regione
in materia di rifiuti. L’Ici di Alviano che raccoglie 250 tipologie di rifiuti speciali in
prossimità dell’oasi ha recentemente ottenuto la procedura semplificata per la concessione al trattamento di ulteriori materiali pericolosi.
Nel corso di un conferenza stampa i gruppi Ds, Rifondazione e Sdi hanno offerto
il loro punto di vista sulla controversa vicenda della commissione di inchiesta su Terni
Ena composta da tre soli membri. Paolo Baiardini (Ds) ha detto che la maggioranza è
sempre stata favorevole alla commissione di inchiesta e che, nel corso della discussione di ieri, aveva chiesto la sua estensione anche alla Ici di Alviano. A quel punto è
cominciato il gioco al rialzo.
Il centrodestra ha chiesto di indagare anche su un cementificio di Gubbio, mentre
Rifondazione ha allargato il campo d’azione a tutte le situazioni impiantistiche che
hanno ottenuto le procedure semplificate per le autorizzazioni. La questione delle
aziende da sottoporre ad indagine si è incrociata con la discussione sul numero dei
commissari. Baiardini ha detto che il centrodestra aveva chiesto che tutti i gruppi
fossero rappresentati, ma per far questo sarebbe stato necessario nominare undici
consiglieri, un numero irraggiungibile, visti i doppi incarichi e le incompatibilità.
Da qui il braccio di ferro che ha bruciato la possibilità di raggiungere l’accordo su
cinque membri e poi la votazione a maggioranza sui tre membri.
“A questo punto – ha detto Baiardini – avremo due commissioni che potranno
essere unificate e lavorare in parallelo su Terni Ena e Ici”. Stefano Vinti ha detto che
su Terni Ena è stata la maggioranza a sollevare il problema e ad aver permesso il
dibattito in Consiglio regionale”.
“Hanno cercato di non farci approvare il piano dei rifiuti attuando l’ostruzionismo.
Le rigidità e gli scontri sono nati dopo questo braccio di ferro. Qualcuno del centrosinistra si è defilato, ma ora siamo più compatti. E’ il centrodestra ad aver registrato
assenze numerosissime. Tutto il vertice massimo di Forza Italia è stato in silenzio o si
è assentato”. Marco Fasolo (Sdi) ha detto che la maggioranza non ha avuto la possibilità in questi giorni di confrontarsi con l’opposizione nel merito delle proposte. “Non
abbiamo avuto la possibilità di poter discutere soluzioni alternative. Non c’è un’opposizione chiara e trasparente, i loro stessi emendamenti erano spesso in contraddizione”.
A proposito di Agarini e delle sue dichiarazioni (“mi è rimasta solo la Ternana”)
Baiardini ha detto che proprio le parole dell’industriale dimostrano l’infondatezza di
tante accuse. “Come si vede, Agarini non ci vede proprio come degli amici”. Vinti ha
poi risposto ad Agarini affermando semplicemente che la maggioranza guarda agli
interessi dell’Umbria. “Se Agarini vuol seguire questo percorso di trasparenza e di
interesse collettivo può farlo. E’ l’unica strada che possiamo proporre”. Conclusione:
“vogliamo lavorare per tornare alla situazione antecedente la concessione della procedura semplificata nella conca ternana. La prospettiva è l’unificazione dei termovalorizzatori. Un solo bruciatore di rifiuti, il resto solo biomasse. Adotteremo tutti gli
strumenti amministrativi per raggiungere questo obiettivo”. Posizione ribadita dall’assessore Monelli, presente alla conferenza stampa. RM/sc
23
Le iniziative
dei
gruppi
“PERCHE’ NON SIA UNA DICHIARAZIONE DI BUONA VOLONTA’
IL PATTO PER L’UMBRIA DEVE CONTARE SUL SENSO DI
RESPONSABILITA’ DEI SUOI FIRMATARI"
UNA NOTA
DI
STEFANO
VINTI
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(Perugia) Acs, 11 luglio 2002 – Quale è il funzionamento del Patto per lo Sviluppo? E’ l’interrogativo che pone il capogruppo di Rifondazione comunista Stefano
Vinti che aggiunge “alla luce di quanto è avvenuto intorno al capezzale della Petrini
di Bastia, la domanda è più che legittima, dato che di fronte alle pressanti necessità
finanziarie del gruppo umbro, proprio l’unica banca umbra presente si è velocemente tirata indietro da qualsiasi ipotesi di salvataggio, condannando di fatto l’azienda a
una ingloriosa quanto sicura fine. Il fatto è tanto più grave in quanto la stessa banca è
uno dei firmatari del Patto, e il suo comportamento non ci sembra assolutamente
ispirato a quei principi etici che dovrebbero regolare il funzionamento di questo
importante strumento per lo sviluppo”.
L’intervento della Presidente Lorenzetti per riportare la banca al rispetto dello
spirito del Patto, riuscito se riporta una qualche serenità nel contesto del futuro della
Petrini e dei posti di lavoro ad essa legati, ci porta comunque a fare alcune considerazioni in merito al funzionamento di un Patto, che o può contare sul senso di responsabilità dei suoi firmatari, o altrimenti è semplicemente una dichiarazione di “buona
volontà”, con tutto quello che significa questa espressione nel linguaggio politico e
amministrativo. La banca in questione – aggiunge il capogruppo di Rifondazione
comunista - da sola rappresenta una parte cospicua delle istituzioni del credito umbro
che hanno aderito al Patto, e il suo comportamento non può passare inosservato o
essere considerato soltanto un “incidente”, se come trapela dalla stampa, dietro a
questo comportamento ci potrebbe essere addirittura l’appoggio ad una “cordata”
extraregionale vicina al maggior azionista dell’istituto e intenzionata a mettere le
mani nel “piatto” della Petrini.
La Presidente Lorenzetti – per Vinti - ha quindi il dovere di andare fino in fondo,
per appurare se il comportamento della banca è stato viziato da questa eventuale
prospettiva, proprio per salvaguardare la credibilità di uno strumento per lo sviluppo
economico regionale che anche noi guardiamo con positivo interesse. Non crediamo
infatti che per garantire il corretto funzionamento del Patto la Lorenzetti debba essere costretta a bacchettare ora questo ora quel firmatario al fine di allinearlo allo spirito
del documento. La firma del Patto per lo Sviluppo - conclude il capogruppo di Rifondazione comunista - costituisce per tutti i suoi firmatari una grossa assunzione di
responsabilità nei confronti dell’Umbria e dei suoi cittadini, questo deve essere chiaro, proprio per il rispetto che si deve all’istituzione Regione e a ciò che rappresenta,
cioè proprio i cittadini umbri e il loro interesse per uno sviluppo equilibrato e corretto
del nostro territorio. LM/sc
“SULL’INCENERITORE A PIETRAFITTA ERA NECESSARIO CHE LE
ISTITUZIONI SI SCHIERASSERO”
LAFFRANCO
SOTTOLINEA
IL SILENZIO
SUL PIANO RIFIUTI
(Perugia) Acs, 11 luglio 2002 – Una netta presa di posizione contro l’incenerimento dei rifiuti nella ex Centrale Enel di Pietrafitta era necessaria ed opportuna dopo
le preoccupanti affermazioni di un assessore dei Ds al comune di Perugia”.
Così Pietro Laffranco, consigliere regionale di An, commenta le dichiarazioni del
Sindaco di Panicale Orlandi e le altre prese di posizioni registrate in questi giorni sulla
vicenda Pietrafitta.
Ci è sembrato necessario provocare un’immediata e concreta reazione delle Istituzioni locali, – aggiunge Laffranco – ricordando che già nel passato, contro l’ipotesi
inceneritore, c’era stato un chiaro pronunciamento degli stressi Consigli comunali .
Il problema del futuro della Centrale di Pietrafitta, a giudizio di Laffranco, resta
comunque grave sia sul versante della occupazione che sulla necessità di individuare
un nuovo tipo di sviluppo economico per quell’area, nel rispetto dell’esigenza di
salvaguardare i profili ambientali della splendida vallata del Nestore.
Non si deve nemmeno tacere, aggiunge Laffranco, che gli impegni presi dalla
Giunta regionale nella precedente legislatura non hanno trovato ad oggi alcun concreto provvedimento.
La situazione merita dunque un nuovo esame da parte del Consiglio regionale
dell’Umbria che, “cercheremo di provocare con la presentazione di apposita mozione nei prossimi giorni”. Ma fin da ora, pur ribadendo la nostra contrarietà ad utilizzare
Pietrafitta, e senza dimenticare il reale ed oggettivo allarme dimostrato dalle dichiarazioni di molti esponenti locali della sinistra, osservo che “l’assenza nel nuovo Piano
regionale dei rifiuti di indicazioni chiare su dove verranno smaltiti i rifiuti della Provincia di Perugia, lascia colpevolmente aperta qualsiasi soluzione”. GC/gc
SULLA SANITA’ RISCHIO DI UN PESANTE CONFLITTO COL
GOVERNO”
VINTI TEME UN
RITORNO
ALLE VECCHIE
MUTUE
(Perugia) Acs, 11 luglio 2002 – Possiamo aspettarci dopo la presentazione del
Dpef un ritorno a trent’anni fa e alle vecchie mutue con l’addio al diritto universale
alla salute.
In una nota, il capogruppo a palazzo Cesaroni di Rifondazione Stefano Vinti,
sostiene che il dato di partenza del programma governativo “è l’insostenibilità dei
costi del servizio sanitario nazionale e la necessità di nuovi tagli. Le assicurazioni
private vengono presentate come il solo rimedio alle insufficienze della sanità pubblica, e si avanza la richiesta di sostenerle attraverso deduzioni fiscali e l’estensione del
loro campo d’azione a nuovi servizi. Inoltre, si usa l’argomento della forte spesa
farmaceutica e della necessità della reintroduzione dei ticket”.
Secondo Vinti più del 50 per cento dell’aumento della spesa farmaceutica italiana
deriva dallo spostamento delle prescrizioni verso prodotti più costosi e dalla inefficiente distribuzione dei farmaci generici. “In realtà la spesa farmaceutica pubblica è
tra le più basse d’Europa, sia in valore assoluto che pro capite. Invece è diminuita
quella privata grazie all’abrogazione dei ticket.
Il che dimostra quanto sia ideologica e strumentale la campagna stampa alimentata dal governo e dal presidente di Farmindustria. Si vogliono reintrodurre i ticket per
scaricare sulle famiglie il costo delle nuove specialità”.
L’Umbria, che mantiene – secondo Vinti - un livello sanitario pubblico di alta
qualità, con prestazioni elevate, finanziariamente in salute, si troverà a dover fare una
“strenua opposizione al governo nazionale che vuole smantellare un virtuoso modello di sviluppo. Il diritto universale alla salute, l’accesso per tutti alle prestazioni sanitarie pubbliche è una conquista che non può essere cancellata a favore delle assicurazioni private o a causa dell’inefficienza e del pressapochismo di chi ci governa”. RM/
sc
25
“L'OSPEDALE UNICO DI GUBBIO E GUALDO TADINO A RISCHIO
DOPO LE VICENDE GIUDIZIARIE DELL’INAIL”
FIAMMETTA MODENA
INTERROGA
LA
GIUNTA
(Perugia) Acs, 11 luglio 2002 – L’arresto del direttore generale dell’Inail potrebbe
avere serie conseguenze sulle sorti e sui tempi di realizzazione dell’Ospedale unico
Gubbio - Gualdo Tadino la cui costruzione spetta proprio all’ente nazionale, oggetto
di una complessa indagine della magistratura.
A farsi carico del problema, dei tempi e delle procedure per l’appalto dei lavori del
nuovo plesso ospedaliero, è Fiammetta Modena, consigliere regionale di Fi, con
una interrogazione urgente alla Giunta, da trattare in sede di question time, e nella
con la quale si chiede quali iniziative abbia intrapreso il governo regionale per scongiurare ostacoli e ritardi nell’avvio dell’importante cantiere. GC/gc
"EVITARE RITARDI PER LA COSTRUZIONE DELL’OSPEDALE DI
BRANCA"
ANDREA LIGNANI
MARCHESANI
IINTERROGA LA GIUNTA
REGIONALE
(Perugia) Acs, 11 luglio 2002 – Andrea Lignani Marchesani, consigliere di An,
con una interrogazione chiede di sapere “se la Giunta regionale, con l’eventuale
interessamento dei Sindaci della zona, si sia attivata presso il Ministero del Lavoro e
quello della Sanità per avere conferma della possibilità e dei tempi per la costruzione
dell’Ospedale di Branca”.
In località Branca è prevista la costruzione del nuovo Ospedale unico, che dovrà
servire l’intero comprensorio eugubino-gualdese. In considerazione dello stato attuale degli Ospedali di Gualdo Tadino e Gubbio, a rischio di un serio ridimensionamento perché – afferma Lignani Marchesani - progressivamente inadeguati alle esigenze della moderna assistenza sanitaria, è estremamente urgente dare il via ai lavori. L’ente che deve appaltare i lavori spiega il consigliere di An - è l’Inail che “nelle
ultime settimane è stato coinvolto in vicende oggetto di indagini della magistratura,
che ne hanno determinato infine il commissariamento”. Per Lignani Marchesani esiste, pertanto, la seria possibilità che – potendo il Commissario gestire solo l’ordinaria
amministrazione – l’appalto dei lavori subisca un grave ritardo, che presumibilmente
si riverbererà anche sul termine dei lavori”. LM/sc
“E’ IRRESPONSABILE E DANNOSO ORGANIZZARE BALLETTI E
CONCERTI JAZZ NELLE SALE DELLA GALLERIA NAZIONALE
DELL’UMBRIA”
ZAFFINI CHIEDE DI
VERIFICARE
LE PREVISTE
AUTORIZZAZIONI
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(Perugia) Acs, 12 luglio 2002 – E’ quantomeno irresponsabile e dannoso allestire
uno spettacolo di danza e cinque concerti jazz nelle sale di un museo, la Galleria
nazionale dell’Umbria, ignorando che esistono problemi di conservazione delle
preziose opere artistiche, deteriorabili se esposte ai flash di luce delle riprese, al
maggior tasso di umidità provocato dal concentrarsi di spettatori e ad una minor
vigilanza. Tutto questo è ancor più grave se si è deciso di operare senza chiedere le
necessarie autorizzazioni e senza corrispondere il previsto canone alla Soprintendenza.
A sollevare il problema della presunta mancanza di autorizzazioni obbligatorie per
eventi, come lo spettacolo di danza che l’Associazione Dance Gallery ha tenuto il 2
luglio, alla sala Podiani della Galleria nazionale dell’Umbria, a Perugia, e i concerti di
Umbria Jazz in programma nella stessa sala nei giorni 13, 14, 19, 20 e 21 luglio, è
Francesco Zaffini, consigliere regionale di An e presidente della Commissione Vigilanza e controllo della Regione.
A suo giudizio la Giunta deve accertare, nel più breve tempo possibile, se sono
state violate le normative sulla conservazione e tutela del patrimonio artistico dell’Umbria, e deve verificare il reale possesso, da parte della Associazione Dance
Gallery e degli organizzatori di Umbria Jazz, delle autorizzazioni rilasciato dal Ministero dei Beni culturali (legge Ronchey) e quelle che riguardano Siae, Vgili del fuoco,
servizio d’ordine e i permessi di registrazione.
A titolo di esempio Zaffini cita il caso analogo del Festival dei due Mondi di Spoleto
che quest’anno ha dovuto versare alla Soprintendenza archeologica ben 14.640 Euro
di canone per l’utilizzo del Teatro romano di Spoleto in occasione di alcuni spettacoli.
A proposito del balletto del 2 luglio, il consigliere di An afferma, “non risulta che
presso gli Uffici della Soprintendenza sia mai pervenuta richiesta di autorizzazione né
per lo svolgimento, né per il montaggio delle attrezzature, né per la mobilità della
troupe televisiva all’interno della Galleria, né per un servizio di vigilanza adeguato
all’afflusso del pubblico pagante e che paradossalmente, se così fosse, lo spettacolo,
patrocinato dal Comune di Perugia, non avrebbe avuto l’autorizzazione dei competenti Uffici della Soprintendenza”.
Risulterebbe anche, aggiunge Zaffini, che non sia stato pagato il canone previsto
dalla legge Ronchey per l’utilizzo delle sale della Galleria nazionale e che il personale
di custodia non abbia ricevuto richiesta di autorizzazione, ma sia stato solo “messo al
corrente dello svolgimento dello spettacolo con semplice comunicazione da parte
del funzionario bibliotecario della Soprintendenza, vergata di pugno sul registro delle
comunicazioni, e, la sera dello spettacolo, sarebbe rimasto nell’organico abitualmente previsto durante l’orario di chiusura della Galleria, ovvero per la vigilanza notturna”.
Zaffini aggiunge in ultimo, che il personale della Galleria non sarebbe stato mai
istruito sulla possibilità, prevista nei programmi di Umbria Jazz, di far visitare gratuitamente le sale della Galleria agli spettatori, subito dopo i concerti. GC/gc
STOP AI CENTRI COMMERCIALI CAMUFFATI
LA MARGHERITA CHIEDE
CONTROLLI PER
IMPEDIRE CHE LA LEGGE
VENGA AGGIRATA
(Perugia) Acs, 12 luglio 2002 – Dalla regione alle due province a tutti i comuni
dell’Umbria l’impegno degli amministratori pubblici della Margherita a sviluppare
azioni politiche e amministrative in difesa del piccolo commercio nei centri storici.
E’ questo l’impegno assunto dai tanti amministratori pubblici che hanno partecipato al convegno organizzato dalla Margherita alla sala della Partecipazione di palazzo
Cesaroni.
La strategia, illustrata dal coordinatore regionale Gianpiero Bocci, è quella di
impegnare tutte le istituzioni pubbliche dell’Umbria ad esercitare, ciascuna per la
propria competenza, controlli sulla giusta applicazione ed interpretazione della normativa regionale sulla distribuzione adottata nel 1999, in applicazione della legge di
riforma del ministro Bersani. Sono 180 mila, tra operatori e familiari, gli umbri che,
traggono il proprio reddito dal settore della distribuzione. Il problema riguarda però
anche i consumatori e in generale i cittadini perché, come è stato detto al convegno
“ogni negozio che chiude nel centro storico è una luce che si spegne e che incide
negativamente sul livello della sicurezza.
Quali effetti ha prodotto la legge regionale sul commercio? “non tutto è filato
liscio – ha detto Bocci – nel senso che una sorta di erosione operata a livello interpretativo ha consentito di eludere l’impostazione di alcune limitazioni fissate alla norma
e di conseguenza ha permesso che si autorizzassero delle medie strutture, che, per
impostazione, per dimensione complessiva e distribuzione d’architettura, di fatto,
coincidessero, agli effetti della penetrazione commerciale, con le Grandi strutture. E’
accaduto, così, che in alcuni comuni con le cosiddette “strutture a svastica”, dove
quattro medie strutture, in qualche modo collegate, possono ben imporsi nel territorio come una grande Struttura”.
Il complesso delle tematiche affrontate dal convegno trova riscontro nella mozione che lunedì 15 luglio il gruppo regionale della Margherita presenterà per il dibattito
consiliare. Parallelamente, in tutti i comuni umbri, i consiglieri della Margherita presenteranno mozioni per monitorare le autorizzazioni concesse; e fissare specifiche
misure di agevolazione tributaria e di sostegno finanziario per il piccolo commercio al
dettaglio. Pieno consenso all’iniziativa da Confcommercio, con l’intervento del direttore Francesco Sacchetti e da Confesercenti con il presidente Sandro Gullino. Al
convegno della Margherita erano presenti anche i portavoce dei circoli, l’onorevole
Franco Monaco e l’assessore regionale Gianfranco Maddoli. LM/sc
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“SUI DISAGI DA SICCITA’ PESANO RITARDI E SCELTE SBAGLIATE”
PER LAFFRANCO
INTERVENTI
TARDIVI
A PETRIGNANO
(Perugia) Acs, 12 luglio 2002 – In Umbria, pur con una situazione di siccità
prevista con ampio anticipo, e per la quale erano stati predisposti fin da gennaio
interventi urgenti, si assiste a ritardi nella esecuzione dei lavori che provocano ora
gravissimi disagi fra la popolazione.
Lo sostiene in una interrogazione alla Giunta, il consigliere regionale di An Pietro
Laffranco sollecitando spiegazioni sul ritardo nella messa in opera di alcune soluzioni
tecniche indicate dal Consorzio Acquedotti. Laffranco cita il caso della mancata installazione di un impianto di denitrificazione sui pozzi di Petrignano che avrebbe
potuto evitare la necessità di miscelare le acque con quelle dei pozzi di Cannara, a più
basso contenuto di nitrati, e che, al momento, provoca un sostanziale ritardo nella
erogazione d’acqua ai cittadini.
Laffranco ricorda in proposito che i tre interventi urgenti concordati a gennaio con
il Consorzio acquedotti, ma finanziati solo in data 24 aprile dalla Regione, avrebbero
scongiurato gli effetti di una crisi idrica che sta imponendo a molti comuni della
provincia di Perugia il ricorso al razionamento dell’acqua per uso civile con gravissimo
disagio di tutti i cittadini, aggravato dalla “inefficienza delle reti di adduzione e distribuzione dell’acqua che causano perdite del flusso idrico nell’ordine del 20-40 per
cento”. GC/gc
“DAL GOVERNO PERICOLI PER L’UMBRIA NELLA SANITA’ E
L’ASSISTENZA”
STEFANO VINTI
CHIEDE DI
SALVAGUARDARE
IL MODELLO REGIONALE
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(Perugia) Acs, 12 luglio 2002 – Il grande affare delle mutue potrebbe coinvolgere
le Regioni o addirittura i sindacati.
L’Umbria, che ha una popolazione di anziani superiore alla media italiana e che
vede in continuo aumento il prolungamento della vita dei propri residenti, corre dei
rischi molto seri con le proposte di Sirchia e del Dpef. Il sistema sanitario regionale,
“che ha chiuso in pareggio i propri conti e che ha intrapreso la sfida di migliorare e
potenziare i propri servizi, va difeso strenuamente secondo Stefano Vinti, capogruppo di Rifondazione, contro questi tentativi di smantellamento e di destrutturazione”.
Rifondazione Comunista vede nel ritorno delle mutue, ma anche nel tentativo di
cancellare il sistema pensionistico, nella riforma fiscale per i ricchi, “il pressapochismo e l’inadeguatezza” della coalizione delle destre a governare il paese. “È sempre
più necessario contrapporre il modello umbro alla degenerazione e al fallimento
della compagine governativa”, osserva Vinti in una nota. Il Documento di programmazione economica e finanziaria elaborato dal governo Berlusconi sta già scontando
– secondo Rifondazione - le prime critiche in Europa. “Il commissario europeo
Solbes boccia i conti italiani e l’operato del ministro Tremonti. Il bilancio nazionale è
pericolosamente in rosso, è serio il rischio di non rispettare gli impegni del Patto di
stabilità per quello che riguarda il deficit di bilancio. E questo è grave per un governo
che vuole guidare il paese come un’azienda e che fa del mercato e del liberismo i
propri principi regolatori. La finanza creativa proposta da Tremonti nel Dpef fa sorridere i tecnocrati dell’Ue e viene messa pesantemente sotto accusa”.
Preoccupano quindi, sostiene Vinti, i costi sociali dell’intera operazione. Nella
sanità si prospetterebbe non solo una politica di tagli o una stangata che peggiorerebbe le condizioni dei servizi, ma il vero e proprio passaggio ad un altro sistema, quello
americano: “un poderoso e definitivo attacco al sistema sanitario pubblico, ai diritti
universali, con il risultato di affidare un pezzo di sanità al mercato privato e con la
prospettiva che a curarsi saranno solo i ricchi”.
Il ritorno alle mutue, e alle assicurazioni private – secondo Vinti - in sostituzione
del servizio pubblico, “rappresenta una regressione sociale senza precedenti. I primi
a sperimentarla saranno i malati cronici non autosufficienti, soprattutto gli anziani. E
potranno godere di benefici fiscali se sceglieranno l’assicurazione mutualistica sostitutiva del servizio pubblico. “Ha quasi il sapore della beffa il fatto che la maggior parte
degli anziani non autosufficienti siano pensionati al minimo, e quindi, oltre a non
potersi permettere l’assicurazione privata, non saprebbero neanche da dove dedurla”. RM/sc
“ASSURDO INVITARE MIRIAN MAKEBA PER UN CONCERTO UNICO
AD INVITI”
LETTERA APERTA DI
TIPPOLOTTI
AI RESPONSABILI
DI UMBRIA JAZZ
(Perugia) Acs, 12 luglio 2002 – La scelta di selezionare ad invito le presenze al
concerto di apertura di Umbria jazz di Miriam Makeba è sbagliata ingiusta, e di cattivo
gusto.
Lettera aperta molto polemica ai responsabili organizzativi e artistici della manifestazione perugina di Mauro Tippolotti, consigliere regionale di Rifondazione, in
merito alla serata di gala organizzata ieri sera al teatro Morlacchi e sponsorizzata dai
costruttori edili della provincia di Perugia.
“Niente da dire sul fatto che se qualche facoltoso mecenate porta in Umbria
artisti famosi ed eccellenti, ma è sicuramente molto discutibile la esclusività. Questo
concerto, unico ed irripetibile, rappresenta l’ostentazione, se non una certa arroganza, di chi dispone di mezzi e di risorse. La fruibilità di un evento importante viene così
ristretta e selezionata, assumendo ancora di più il significato di uno status symbol
legato esclusivamente al possedere. E’ poi molto grave che, pur a pagamento ed in un
momento successivo, non sia stata data la possibilità a nessun altro di parteciparvi e
di apprezzarne il contenuto”. Secondo Tippolotti rimane difficile capire perché proprio l’apertura e la serata inaugurale di questa manifestazione debba essere caratterizzata da questa impostazione.
“Non dobbiamo dimenticare la filosofia con cui nacque Umbria Jazz. La gratuità
degli spettacoli, in uno scenario storico unico, rappresentò, per l’epoca, un fattore
enorme di coinvolgimento e di sviluppo successivo della manifestazione. L’affermazione popolare e di massa di questa iniziativa ha poi permesso la sua odierna definizione, da cui tutta la regione trae oggettivi e vari benefici”. Anche per questo, secondo Tippolotti, la scelta di quest’anno, Miriam Makeba, che con il suo bagaglio di
impegno politico e sociale è ormai un simbolo universale della lotta per i diritti umani
del popolo sudafricano, “non si accorda molto coerentemente con le scelte confindustriali di chi ne sponsorizza l’esibizione. La speranza è che almeno aiuti a riflettere”. Red/sc
“NESSUNA NOVITA’ POSITIVA, MA STIPENDI A RISCHIO ALLA
VIASYSTEM DI TERNI"
VINTI CHEDE
CHE VENGA
PRESENTATO
IL NUOVO PIANO
(Perugia) Acs, 15 luglio 2002 - La crisi della Viasystem, l’azienda metalmeccanica
ternana di proprietà di una multinazionale americana, non è cambiata di un millimetro nonostante i cauti ottimismi, derivati dagli annunci con cui la proprietà intendeva
tranquillizzare l’ambiente promettendo la rapida presentazione di un piano di rilancio.
Lo afferma Stefano Vinti, capogruppo di Rifondazione comunista a palazzo Cesaroni, rilevando che “allo scarso carico di ordini di lavoro, ora si aggiungono ulteriori
difficoltà finanziarie che rischiano di mettere in forse il pagamento degli stipendi ai
circa duecento dipendenti, per i quali l’azienda è alla ricerca di ammortizzatori in
tempi brevi.
La mancata presentazione di un piano di rilancio credibile e le evidenti prese di
distanza della proprietà americana nei confronti dello stabilimento ternano, con lo
smantellamento della struttura direzionale locale - per Vinti - chiariscono, ancora una
volta, che il vero obiettivo della proprietà consiste nel perseguire un rapido disimpegno nei confronti dello stabilimento di Terni e delle sue lavorazioni.
Ribadendo la solidarietà di Rifondazione nei confronti dei lavoratori della Viasystem, Vinti sollecita la Giunta Regionale ad adoperarsi nel breve termine per costringere la proprietà ad uscire allo scoperto, palesando una volta per tutte le sue reali
intenzioni. Vinti parla di “intollerabile atteggiamento della multinazionale americana
nei confronti dei lavoratori, dei sindacati e delle istituzioni pubbliche locali”, dal
quale emerge l’urgenza di un intervento istituzionale teso a prefigurare soluzioni che
vadano al di là delle ormai non credibili garanzie fornite dalla proprietà.
Vinti denuncia in proposito, di “massima gravità” l’atteggiamento dell’azienda
nei confronti di lavoratori che davanti allo spettro della perdita del posto di lavoro,
“vengono tenuti in una costante situazione di disinformazione, da più di un anno con
l’accentuarsi di una condizione di instabilità e disagio”. Red/gc
29
LA COMMISSIONE CONTRO I TERMOVALORIZZATORI NELLE
CENTRALI ELETTRICHE DI BASTARDO E PIETRAFITTA
DONATI SPIEGA LA SUA
PROPOSTA DI
CAMBIAMENTO
DEL PUT
(Perugia) Acs, 15 luglio 2002 – Se il Consiglio regionale farà proprio quanto deciso
dalla II Commissione di palazzo Cesaroni, chi intendeva bruciare rifiuti per produrre
energia nelle centrali termoelettriche esistenti in Umbria non potrà più farlo.
Lo sostiene Maurizio Donati, consigliere regionale comunista, affermando che,
su sua proposta e con voto unanime della Commissione che, coerentemente, si
riproporrà in assemblea, è stato abrogato l’articolo 3 del Piano Urbanistico territoriale
(legge regionale 27/2000) che dava l’appiglio a realizzare i termovalorizzatori di cui
tanto si discute in questi giorni, disponendo - già dal 2000 - che “i siti occupati dalla
centrali termoelettriche sono indicati come preferenziali per la localizzazione di impianti di termovalorizzazione, in quanto zone già infrastrutturate”. Nell’esprimere
grande soddisfazione per i voto in Commissione, Donati spiega che due sono le
centrali interessate al divieto: quella di Bastardo che fa capo ad un’area fortemente
vocata all’agriturismo e alla valorizzazioni di produzioni tipiche come olio e vino;
quella di Pietrafitta per la quale le istituzioni locali hanno espresso la volontà di puntare ad attività produttive (industriali, artigianali, commerciali ed agricole) che “risultino tutte rigorosamente compatibili con l’esigenza di valorizzare il territorio, ripristinando l’ambiente particolare dell’intera vallata del Nestore”. GC/gc
“PIU SPAZIO AI PRIVATI E INTESE CON LE REGIONI CONFINANTI”
FI CONTRO
GLI EFFETTI
NEGATIVI
DEL FEDERALISMO
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(Perugia) Acs, 15 luglio 2002 – Ad un mese esatto dalla denuncia di un’Umbria
chiamata a fare i conti con mille miliardi in meno di risorse pubbliche per effetto del
federalismo, Forza Italia presenta la sua ricetta: due leggi regionali e due risoluzioni
politiche per evitare che, in assenza di un serio dibattito su problemi così importanti,
si arrivi o ad un aumento generalizzato delle tasse regionali o ad un drastico taglio dei
servizi.
A palazzo Cesaroni, il presidente del gruppo consiliare di Fi Francesco Renzetti
e il coordinatore regionale Luciano Rossi, con a fianco il senatore Franco Asciutti,
hanno spiegato che solo con un sostanziale alleggerimento dei compiti gestionali oggi
in capo alla Regione, sarà possibile contenere gli effetti del federalismo, particolarmente pesanti in termini fiscali su una Regione come l’Umbria, piccola ma non certo
povera, e che dunque non potrà fare alcun affidamento sul Fondo perequativo creato
solo per aiutare le Regioni meno ricche. Le piccole realtà come l’Umbria, per poter
sopravvivere, dovranno trovare accordi con le Regioni confinati puntando alla gestione in comune di alcuni servizi, come la sanità, che hanno una dimensione ottimale
solo a livello interregionale.
In questo quadro, ha spiegato Renzetti, l’Umbria deve ridurre il numero delle
attuali sei Aziende sanitarie (quattro Asl e due Ospedali) per guardare a Marche, Lazio
e Toscana: “non è possibile visti i costi altissimi della sanità che si facciano la concorrenza sulla medicina specialistica gli ospedali di Terni con Viterbo o di Perugia con
Siena”.
Con un primo disegno di legge sul “riordino della legislazione regionale”, Fi prevede il varo di programmi annuali, entro il 30 giugno, per la semplificazione e il riassetto
normativo che di fatto impegnano la Giunta ad attuare il principio della sussidiarietà
verticale, ad adeguare la legislazione a quella europea, ad accelerare le procedure di
spesa, semplificando i procedimenti amministrativi. Con una seconda legge già vigente in Lombardia, ha spiegato Renzetti, la Regione dovrà riconoscere il ruolo dei
soggetti privati stabilendo che si può trasferire dal settore pubblico a quello privato,
“tutto ciò che è trasferibile, nel rispetto dei principi di trasparenza e di libera concorrenza” e che riguarda i settori dello sviluppo economico e delle attività produttive, il
territorio, l’ambiente, le infrastrutture e i servizi alla persona ad alla comunità”.
Due le risoluzioni da sottoporre al voto del Consiglio regionale, anche per “scuotere la politica umbra da un certo torpore su questi argomenti”. Nella prima si suggeriscono intese interregionali per poter perseguire l’obiettivo dell’autosufficienza, posto
dall’articolo 119 della Costituzione italiana, con l’ottica di “Una Regione più snella
ma più grande”.
Nella seconda si sollecita il completo trasferimento dei compiti e delle deleghe
dalla Regione agli enti locali, come previsto dalla legge 3 del ’99, rimasta in larga parte
inattuata, e che ha concorso ad alimentare conflittualità fra i vari enti, fino a contrapporre comuni e province ad un “inaccettabile neo-centralismo regionale”.
Si tratta di proposte concrete, nello stile di Fi, ha commentato Luciano Rossi
ricordando che la stima di mille miliardi mancanti fatta da Fi è stata autorevolmente
confermata qualche settimana dopo dal quotidiano Il Sole 24 ore”.
Di preoccupante mancanza di dibattito su questi temi, ha parlato il senatore
Franco Asciutti, “non sarà facile avere una solidarietà finanziaria da altre Regioni. In
Umbria con il federalismo andrà in crisi il sistema scolastico e sarà difficile difendere
l’autonomia delle scuole più decentrate mentre ci saranno problemi per i beni culturali. GC/gc
“LA MARGHERITA SCOPRE IL PERICOLO SUPERMERCATI IN
RITARDO”
RIFONDAZIONE
RICORDA IL SUO
IMPEGNO SOLITARIO
SU CENTOVA
(Perugia) Acs, 15 luglio 2002 - Rifondazione Comunista si compiace di aver
trovato un “potente alleato” nella Margherita dell’Umbria e nell’assessore regionale
Bocci per la difesa del piccolo commercio umbro strangolato dalla grande distribuzione.
L’unico rammarico sta nel ritardo - osserva polemicamente Stefano Vinti capogruppo di Rifondazione in Consiglio regionale - con cui la Margherita si è accorta del
problema. “Rifondazione ha più volte sottolineato come il sistema della distribuzione in Umbria abbia subito profonde trasformazioni che ne hanno modificato in profondità la struttura. In un decennio, se i numeri sono rimasti invariati, la superficie
totale destinata al commercio è aumentata più del 70 per cento e la concentrazione
della grande distribuzione in Umbria ha registrato una densità pari o superiore in
alcuni casi alle regioni del nord. Dal 1997 al 1999, in tempo di licenze bloccate, il
numero dei supermercati è aumentato dell’87 per cento, passando da 67 a 125, il
numero delle superfici è cresciuto del 55,6 e gli addetti del 62,6. Mentre sul fronte
del piccolo commercio c’è stato un severo processo di selezione che ha relegato
molti esercizi ai margini del mercato”.
In una nota, Vinti ricorda che le imprese del commercio sono circa 21 mila, il 27
per cento di tutte le aziende presenti in Umbria, ed è di oltre 300 miliardi di euro il
contributo al Pil regionale di tutto il sistema della distribuzione commerciale, mentre
i posti di lavoro impiegati sono 45 mila, circa il 15 per cento del totale
“La presenza del piccolo esercizio commerciale, soprattutto nei centri storici,
esercita una funzione di coesione sociale, di tenuta dei legami sul territorio, di mantenimento di elevati standard della qualità della vita. Questi elementi sono stati
portati all’attenzione del Consiglio regionale con un’interrogazione del partito di
Rifondazione a cui la Giunta regionale ancora non ha dato risposta; e già un anno fa
Rifondazione metteva in guardia le istituzioni sui rischi di aggiramento della legge 24
del 1999 contenuti nel Piano del commercio di Marsciano, che contemplava la costruzione di un unico centro commerciale diviso in due strutture da 2500 metri quadrati”.
Rifondazione Comunista – sostiene Vinti - “si è battuta strenuamente” da sola e
senza appoggio di altre forze politiche, contro la costruzione di un maxi centro commerciale a Centova, alla periferia di Perugia, e contro la trasformazione dello Stadio
Curi in vetrina per gli acquisti. “Probabilmente grazie a queste battaglie sono sorte
nuove consapevolezze e nuove sensibilità di fronte allo snaturamento dei centri
urbani sacrificati alla mercificazione. Ci auguriamo, quindi, che la svolta della Margherita in questo campo consenta alla Regione di attuare una nuova politica di salvaguardia del piccolo commercio che porti a significative modifiche della legge regionale del 1999 capaci di contrastare nuovi sviluppi e insediamenti della grande distribuzione e l’apertura di maxi centri commerciali e ipermercati”, conclude Vinti Red/sc
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LA RIDUZIONE DEI CONTRIBUTI CEE PENALIZZA GLI
AGRICOLTORI UMBRI
I CONSIGLIERI DI FI
INTERROGANO
LA GIUNTA
REGIONALE
(Perugia) Acs, 16 luglio 2002 – La consistente riduzione dei contributi europei
agli agricoltori umbri, attraverso la revisione del Piano agricolo comunitario approvato
nel 2000, penalizza il comparto agricolo umbro in modo pesante.
Lo affermano i consiglieri regionali di Fi Enrico Melasecche, Fiammetta Modena, Francesco Renzetti, Luciano Rossi, e Ada Spadoni Urbani in una interrogazione alla Giunta nella quale si chiede di conoscere quali iniziative ha assunto o intende
assumere il governo umbro presso il governo nazionale e in sede di Commissione
europea per tutelare gli interessi degli agricoltori dell’Umbria. GC/sc
ANALISI, OSSERVAZIONI E RICETTE PER ALLEVIARE LA GRANDE SETE
DEL TRASIMENO
PRESENTAZIONE
DELL'INCHIESTA
CURATA DALLA
RIVISTA "REGIONE"
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(Perugia) Acs, 16 luglio 2002 - Neanche una goccia della pioggia caduta ieri sulle
rive e sulle colline del Trasimeno è finita nel lago, perché i fossi di un tempo sono in
parte ostruiti e perché non esiste più quella rete di canali che fino agli anni ’70 i
mezzadri curavano garantendo il convogliamento verso lo specchio d’acqua di tutte
le precipitazioni interne al bacino imbrifero.
In piena siccità ed in attesa dei tre anni previsti per l’arrivo dell’acqua da Montedoglio da utilizzare in agricoltura, il confronto sul lago e sulla sua “Grande sete” si rianima
ed offre nuovi spunti che vengono soprattutto dalla società civile.
Accanto alle scoline da tenere efficienti, c’è l’esigenza di sbloccare a Roma i
finanziamenti per gli interventi previsti nel piano stralcio e per costituire un fondo
annuale di manutenzione ordinaria di fossi, canali e rive; ma c’è anche da rimuovere
quell’incredibile ritardo sulla adduzione dell’acqua da Montedoglio provocato dal
ricorso di uno studio di progettazione al Tar che sta allungando i tempi previsti e “che
nessuno sembra voler sbloccare”. Tutto questo mentre un flebile segnale di disponibilità a riconvertire le produzioni in prati o in coltivazioni di piante da legname viene
dal mondo agricolo che a giudizio di molti resta assieme alla scarsità di piogge il
principale responsabile dei problemi attuali del Trasimeno.
Di tutto questo hanno parlato i soggetti protagonisti delle vicende lacustri: istituzioni, agricoltori, privati cittadini, operatori turistici, associazioni, amministratori del
Parco. Occasione del confronto la presentazione ufficiale della Rivista “Regione”,
curata dall’Ufficio stampa del Consiglio che ha dedicata alla storia millenaria della
grande sete al Trasimeno un ampio servizio e che è stata presentata alla Sala partecipazione di palazzo Cesaroni dal vice presidente del Consiglio Pietro Laffranco e dal
presidente della II Commissione Edoardo Gobbini.
Di un lago impresentabile che “mette letteralmente paura ai turisti” ha parlato
Sauro Scarpocchi, noto albergatore del Trasimeno, e sempre lui ha chiesto di far
pressioni sul Tar per sbloccare un ritardo inaccettabile nella progettazione esecutiva
per la adduzione dell’acqua dalla diga di Monte Doglio, nel tratto mancante da Castiglion Fiorentino a Borghetto di Tuoro. A suo giudizio serve più informazione sui
problemi del lago ed occorre anche costituire un fronte compatto fra interessi turistici, e mondo agricolo, anche se quest’ultimo deve poter attingere solo quando è
possibile farlo.
La necessità di un’unica autorità con poteri effettivi su tutti i problemi del lago, è
stata sollevata da Claudio Marinelli, presidente della Pro Loco di san Feliciano;
mentre lo sblocco dei finanziamenti a Roma come questione vitale ed irrinunciabile
per avviare i lavori da tempo programmati è stata posta da Filippo Dentini, capogruppo del Centrosinistra al comune di Magione. Preoccupazioni sullo stato della
fauna e della flora sono venute da Mariella Morbidelli, insegnante, e da Fabio
Levani, operatore tecnico, che ha lamentato il comportamento spesso irresponsabile di tanti cittadini nei confronti della risorsa lago. Due proposte operative comunque
destinate a far discutere. Per Fiorella Cerboni occorrerebbe obbligare gli agricoltori
che ricevono aiuti dalla Cee, a tenere puliti i fossi di propria competenza. Per Armando Fioroni, agricoltore, in periodi di emergenza idrica come questo si potrebbero
riconvertire le aziende alla semina di prati da foraggio o di piante da legname che non
richiedono irrigazioni né concimi; ma ad una precisa condizione: una reale integra-
zione dei mancati guadagni, una specie di cassa integrazione.
Sia il vice presidente del Consiglio Pietro Laffranco che Edoardo Gobbini hanno
sottolineato l’importanza del dibattito suscitato dalla Rivista “Regione”: un modo
nuovo di chiamare la società ad esprimersi liberamente nelle stanza del potere per
stimolare i palazzi sui temi della attualità più sentita.
Concludendo i lavori lo stesso Gobbini, ha proposto l’esigenza di rilanciare la
vertenza Trasimeno a tutti i livelli, a partire da quello romano dove - proprio in queste
ore - si sta discutendo di stato di emergenza e della nomina di un commissario, “al
quale dovranno essere affidate risorse straordinarie”. Gobbini ha denunciato gli sprechi d’acqua tipici della nostra società consumista e i ritardi sui lavori di adduzione
dell’acqua da Montedoglio. “Se negli anni ’70 le autorità nazionali avessero disposto
l’immediato collegamento della Diga ai territori da irrigare (Trasimeno, Valdichiana,
Montepulciano), oggi il lago non soffrirebbe nessuna sete. E comunque, ha aggiunto,
nessuna colpevolizzazione delle categorie produttive: “il mondo agricolo da solo,
ben cosciente dei problemi, ha ridotto da 2.700 a soli 800 gli ettari da irrigare, senza
avere alcun incentivo economico”. GC/gc
“LA VERTENZA DELLA GIUNTA CONTRO IL GOVERNO FARA’
RITARDARE OPERE DECISIVE PER L’UMBRIA”
ADA URBANI CHIEDE
IL RITIRO DEL RICORSO
ALLA CORTE
COSTITUZIONALE
(Perugia) Acs, 17 luglio 2002 – Ritirare il ricorso della Regione alla Corte costituzionale contro il governo Berlusconi per non perdere i benefici della legge Obiettivo
sulle grandi infrastrutture.
In una mozione presentata in Consiglio regionale, Ada Urbani (Fi) ricorda che su
iniziativa del Governo e della Casa delle libertà il Parlamento ha approvato “una serie
di provvedimenti fondamentali per il rilancio economico del nostro Paese” tra i quali
la legge Obiettivo per le infrastrutture, la riforma delle fondazioni e la riorganizzazione del sistema elettrico nazionale. Contro questi provvedimenti si sono schierate
alcune Regioni di centro-sinistra, fra le quali anche l’Umbria, che hanno impugnato
alla Corte Costituzionale proprio queste leggi per violazione dell’attribuzione che,
secondo loro, sarebbe stata attribuita, a seguito della riforma della Costituzione, alle
Regioni stesse.Secondo Ada Urbani che fra questi provvedimenti, in particolare, la
legge Obiettivo per le infrastrutture “riveste una grande importanza per la soluzione
di nodi fondamentali di crescita civile ed economica della nostra Regione”.
L’iniziativa dei Presidenti delle Regioni di centrosinistra contro le scelte strategiche del governo Berlusconi potrà sortire - si sostiene nella mozione - l’effetto di
ritardare l’attuazione di provvedimenti fondamentali per la crescita dei nostri territori. La responsabilità, di questi possibili ritardi “sarà chiaramente attribuita a questi
atteggiamenti e comportamenti illogici ed improduttivi, dal momento che la legge in
questione garantisce l’autonomia ed il rispetto dei ruoli e delle competenze del
sistema regionale e delle autonomie locali”. Relativamente alla legge obiettivo, osserva ancora Ada Urbani - si deve rilevare “l’atteggiamento schizofrenico della
Giunta Regionale la quale prima di accodarsi alle altre Regioni dell’Ulivo aveva plaudito all’enorme stanziamento previsto per l’Umbria, pari a 1600 miliardi, quasi tentando di attribuirsene la paternità”. RM/sc
FIRMATO DA MATTEOLI IL PIANO STRALCIO PER IL TRASIMENO
ADA URBANI
DOPO L'INCONTRO
COL MINISTRO
A SAN FELICIANO
(Perugia) Acs, 17 luglio 2002 – La ricetta e, quindi, la terapia per il Trasimeno è
pronta. Il ministero per l’ambiente Altiero Matteoli ha firmato il decreto per l’adozione del progetto di Piano stralcio che le amministrazioni locali aspettavano da oltre
diciotto mesi.
Commenti fortemente positivi dal gruppo di Forza Italia all’indomani dell’incontro con il sottosegretario all’ambiente Roberto Tortoli che nei giorni scorsi ha presieduto, a San Feliciano sul Trasimeno, un incontro promosso da Ada Urbani e Luciano
Rossi al quale hanno partecipato Fiammetta Modena, Enrico Melasecche e Francesco
Renzetti. Il Piano stralcio per il lago Trasimeno costituisce una parte del piano di
Bacino idrografico nazionale del Tevere. Il Piano scaturisce da una emergenza ambientale determinata dal costante abbassamento del livello idrico che ha indotto
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l’Autorità di bacino del fiume Tevere ad attivare una serie di studi specifici che hanno
costituito la base del Piano stralcio con l’obiettivo di salvaguardare tutto il complesso
ambientale rappresentato dal lago Trasimeno e dal suo attuale bacino di alimentazione. Il Piano persegue, dunque, le finalità del ripristino, della tutela e della valorizzazione ambientale dell’ecosistema lacustre e delle sponde e prevede un quadro di
azioni sinergiche riguardanti gli aspetti normativi, manutentivi e strutturali.
I comuni interessati sono Castiglione del Lago, Città della Pieve, Lisciano Niccone, Magione, Paciano, Panicale, Passignano, Piegaro, Tuoro e Cortona.
Il sottosegretario all’ambiente a San Feliciano ha ribadito che il Governo sta seguendo con particolare determinazione la crisi idrica che interessa l’Italia: “questa è
l’occasione – aveva osservato - per inserire nei provvedimenti che verranno adottati
anche misure a favore del quarto lago d’Italia, nel quadro di una politica di riqualificazione e tutela del territorio. Problemi mai affrontati in maniera organica, si presentano oggi in tutta la loro drammaticità. Il Governo, che vuole tener fede agli impegni
assunti con l’elettorato, intende affrontarli e avviarli a soluzione”.
Ada Urbani ha detto che per raggiungere questo obiettivo è indispensabile che
anche la regione dell’Umbria e gli enti locali operino una revisione critica della gestione del territorio. “Occorre qualificare la nostra azione politica ed amministrativa ed
avere la capacità, vista la scarsità delle risorse, di caratterizzare gli interventi, evitare
gli sprechi e fare delle scelte. Per il Trasimeno, così come per altri grandi problemi
della nostra regione, è indispensabile – ha concluso - che la maggioranza sia più
disponibile al confronto, altrimenti otterrà poco e farà male, rischiando di essere
travolta dalla gravità delle situazioni”. RM/sc
“RENDERE NOTI I RISULTATI DELLE ANALISI SUI LIVELLI DI
INQUINAMENTO DELLE FALDE ACQUIFERE”
LUCIANO ROSSI DOPO
LA RICHIESTA DELLO
STATO DI CALAMITA'
PER LA CRISI IDRICA
(Perugia) Acs, 17 luglio 2002 – Il consigliere di Forza Italia alla Regione Luciano
Rossi con una interrogazione alla Giunta ha chiesto di conoscere “i risultati delle
analisi microbiologiche condotte dall’Agenzia regionale per l’ambiente per verificare
i livelli di inquinamento delle falde acquifere superficiali e sotterranee della Regione
dell’Umbria, in particolare del Tevere, Chiascio, Topino, Nestore, Caina, Naia e
Nera e dei pozzi dei Comuni dell’Umbria”. In questi mesi – afferma il consigliere di
Forza Italia – si è andato riacutizzando il problema della scarsità di acqua nella nostra
Regione, tanto che sono stati dati degli stop per il prelievo d’acqua ad uso agricolo,
soprattutto in alcune zone, e l’acqua potabile è stata razionalizzata ad ore nei Comuni. Dopo aver ricordato che la Regione ha richiesto lo stato di calamità naturale
Luciano Rossi spiega che “le falde acquifere di superficie e quelle sotterranee potrebbero sopperire, anche se temporaneamente, ad arginare la crisi idrica”. LM/sc
“ANCHE LE BANCHE LOCALI FACCIANO LA LORO PARTE PER LA
PETRINI”
VANNIO BROZZI
SOTTOLINEA IL FORTE
IMPEGNO
DELLA REGIONE
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(Perugia) Acs, 18 luglio 2002 - Al gruppo Petrini va l’attenzione massima della
Regione. Trattandosi di un gruppo di dimensione non certo locale, ma nazionale e
regionale, sarebbe oltretutto importante che gli istituti di credito che fanno riferimento all’Umbria e gli imprenditori cogliessero in tutto il suo valore questo impegno.
In una nota, Vannio Brozzi, vicepresidente del consiglio regionale dell’Umbria
ed ex sindaco di Bastia, intervenendo sulla vicenda dell’azienda zootecnica sottolinea l’impegno delle istituzioni ed in particolare quello della Regione per consentire il
superamento della crisi acuta del gruppo Petrini.
“Il nostro contributo è fortissimo se pensiamo che tramite Gepafin la Regione
garantisce il 25 per cento delle risorse necessarie per consentire il passaggio di proprietà. Questa spinta alla ripresa è il segno del contributo che le istituzioni pongono
per la salvaguardia di uno dei gruppi più prestigiosi che abbia espresso l’Umbria nel
campo dell’economia e dell’occupazione. Tutti i soggetti interessati – conclude Brozzi
- dovrebbero pensarci almeno due volte prima di dire di no”. RM/avn
“LE BANCHE NON SI CHIAMINO FUORI”
BONADUCE SOLLECITA
ANCHE PER LA PETRINI IL
RISPETTO DEL PATTO
PER LO SVILUPPO
(Perugia) Acs, 18 luglio 2002 – In relazione alla crisi della Petrini di Bastia Umbra
Giorgio Bonaduce, presidente della Commissione affari sociali di palazzo Cesaroni,
giudica positivamente l’attenzione e l’impegno della Regione e di Gepafin per salvaguardare il futuro della Petrini e l’occupazione aziendale. Il consigliere di Rifondazione esprime anche sorpresa e amarezza per il ventilato disimpegno di un importante
istituto di credito rispetto ai gravi problemi dello stabilimento. Bonaduce dopo aver
sottolineato in modo particolare il valore degli impegni recentemente assunti dal
mondo del credito rispetto al patto per lo sviluppo, osserva che alla prima verifica
concreta le responsabilità assunte potrebbero alla fine rivelarsi solo teoriche .
Bonaduce auspica comunque che le trattative in corso definiscano un pieno coinvolgimento delle banche umbre a sostegno della vertenza. RM/avn
“STRUMENTALI ED INFONDATE LE CRITICHE DELLA CGIL ALLA FINI
BOSSI”
LAFFRANCO
ILLUSTRA
I VANTAGGI
DELLA LEGGE
(Perugia) Acs, 18 luglio 2002 – L’attacco della Cgil alla nuova legge sull’immigrazione – secondo Pietro Laffranco, consigliere regionale di An in una nota – “è del
tutto strumentale, meramente politico”. Il che confermerebbe i rilievi da più parti
mossi ad un sindacato che “invece di difendere i diritti dei lavoratori sostituisce di
fatto la sinistra nel suo doveroso ruolo di opposizione, e non fondato su motivazioni
oggettive”.
La Fini Bossi non affatto razzista o xenofoba – prosegue il vice Presidente dell’assemblea regionale – ma al contrario “è una buona legge che coniuga rigore nei confronti dei clandestini ad una doverosa solidarietà verso chi viene in Italia per lavorare
e si inserisce nella nostra società rispettandone le regole.
La nuova legge ha tra i suoi punti salienti – secondo Laffranco – il legame tra
permesso di soggiorno e contratto di lavoro, il rilevamento delle impronte digitali per
gli immigrati che chiedono il permesso di soggiorno, l’abolizione della figura dello
sponsor, l’inasprimento delle espulsioni, il restringimento dei ricongiungimenti familiari, più poteri alla Marina per bloccare le carrette del mare che trasportano i clandestini, ed è senz’altro migliorativa della situazione preesistente.
Tutte le opinioni sono legittime, dunque anche quelle del più grande sindacato
italiano, e ci mancherebbe – conclude l’esponente della Direzione nazionale di An –
ma in questo caso le critiche appaiono immotivate e destinate soltanto ad infoltire la
polemica politica del momento.” Red/sc
“IL GOVERNO PROVVEDA A COPRIRE I VUOTI NEL CORPO
DOCENTE”
VINTI CHIEDE IL
RISPETTO DEGLI IMPEGNI
CONTRO
IL PRECARIATO
(Perugia) Acs, 18 luglio 2002 – “Il governo rispetti gli impegni presi e provveda
alle assunzioni stabili dei docenti ponendo fine al clima di continua incertezza”. La
mancata immissione in ruolo da parte del ministro Moratti di circa 21 mila docenti
apre – sostiene Stefano Vinti, capogruppo di Rifondazione in Consiglio regionale ulteriormente il mondo della scuola alla precarizzazione del lavoro.
“Da settembre i posti vacanti saranno ricoperti esclusivamente da supplenti annuali, e quindi da personale precario, conseguenza anche dei segnali che provengono dal ministro del Tesoro di una forte stretta sulla spesa scolastica. A fronte degli 80
mila posti vacanti, il governo si era impegnato nell’immissione in ruolo di 21 mila
insegnanti; evidentemente erano promesse al vento. Per un governo che considera
anche l’istruzione pubblica una merce – conclude Vinti in una nota - è ovvio considerare i posti di lavoro una spesa superflua da ridurre; il diritto degli studenti ad un’istruzione pubblica di qualità non rientra tra le priorità delle destre”. Red/sc
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“UN OSSERVATORIO REGIONALE CONTRO IL MOBBING”
ADA URBANI CHIEDE
UN MONITORAGGIO
IN TUTTI
GLI ENTI PUBBLICI
(Perugia) Acs, 18 luglio 2002 – Istituire un osservatorio regionale per il monitoraggio ed il controllo del fenomeno mobbing all’interno degli enti per prevenire ed
emarginare eventuali forme e comportamenti di violenza fisica e psichica.
In una mozione, Ada Urbani Spadoni (Fi), chiede alla Regione dell’Umbria “di
farsi carico di monitorare la complessità e per alcuni versi, la gravità di un fenomeno
che colpisce personale dipendente di ogni livello e grado di responsabilità, attraverso
la istituzione di un osservatorio e di uno sportello che permetta forme di dialogo con
i propri dipendenti, come del resto si è provveduto in altre istituzioni”.
Il mobbing – osserva il consigliere di Forza Italia - viene esercitato sul posto di
lavoro e va dalla semplice emarginazione del lavoratore, alla diffusione di maldicenze, ad atteggiamenti persecutori ed alla dequalificazione professionale del lavoratore
medesimo attraverso l’assegnazione di compiti dequalificanti fino nei casi più gravi al
sabotaggio.
“Attraverso questo meccanismo spesse volte si cerca di eliminare un dipendente
che è divenuto scomodo con atti e comportamenti di violenza fisica e psicologica,
tali, spesse volte, da indurre il medesimo al licenziamento o alle dimissioni. Questi
comportamenti determinano stati di veri e proprio infortunio psichico come dimostrato dalla presenza di centinaia di ricorsi all’Inail e da pronunce anche della Corte di
Cassazione”. Red/sc
“NON CI SONO RISORSE PER LE CURE TERMALI PER GLI INVALIDI
DI GUERRA”
LIGNANI MARCHESANI
SUL MANCATO
FINANZIAMENTO DI UN
DISEGNO DI LEGGE
(Perugia) Acs, 18 luglio 2002 - “Non c’è altro modo che usare la parola vergogna
per definire il comportamento della Giunta regionale nella gestione del disegno di
legge sul rimborso a mutilati ed invalidi per causa di guerra e di servizio delle spese
sostenute per cure termali e soggiorni terapeutici”. Durissima protesta di Andrea
Lignani Marchesani (An) per il mancato finanziamento di una legge approvata più di
un anno fa.
“Probabilmente, in previsione dell’allora prossima scadenza elettorale del 5 maggio 2001, la Giunta regionale aveva presentato un disegno di legge per l’assistenza
sanitaria di questa categoria protetta di cittadini, progetto ovviamente annunciato in
pompa magna all’associazione che li rappresenta, ed in particolare nella zona di
Foligno. Da allora, dopo infiniti ritardi burocratici per una cifra assai modesta per il
bilancio regionale, poche decine di milioni di lire, dopo ben due interpellanze presentate all’assessore Rosi, il disegno di legge sarebbe stato ormai approntato per la
definitiva approvazione da parte del Consiglio regionale”.
Pur continuando a rappresentare all’associazione di categoria come ormai fatta la
definitiva approvazione, il disegno di legge è di fatto bloccato, perché da finanziare,
in quanto non ci sono risorse effettivamente stanziate in sede di bilancio da destinare
all’applicazione della futura legge.
“È veramente scandaloso ed offensivo per gli stessi mutilati ed invalidi per causa di
guerra e per servizio – che rappresentano una categoria di cittadini che hanno nei fatti
dimostrato un alto senso civico, certamente meritorio di un trattamento sanitario
particolare, sia come terapia che come prevenzione, quale appunto quello rappresentato dalle cure climatiche e dai soggiorni terapeutici – che la Giunta regionale non
trovi le risorse necessarie”, conclude il consigliere regionale di An. Red/sc
“SOLDI PUBBLICI PER COMUNICAZIONI ISTITUZIONALI POCO
OBIETTIVE”
LIGNANI MARCHESANI
CHIEDE
I CONTI
ALLA GIUNTA
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(Perugia) Acs, 19 luglio 2002 - Sta giungendo in questi giorni alle famiglie una
pubblicazione di oltre trenta pagine, a cura del Servizio comunicazione istituzionale
e stampa della Giunta regionale, dal titolo “Per il bene di tutti”, con introduzione
della Presidente Lorenzetti.
In questa comunicazione si illustrerebbe l’attuale situazione economica della
Regione, ma “con toni ed accenti non condivisibili, tessendo nei fatti le lodi della
politica economica e sociale finora seguita, senza dare modo all’opposizione di presentare il proprio punto di vista”.
In una interrogazione, Andrea Lignani Marchesani sostiene che in questa comunicazione viene presentato come “sanissimo” un bilancio regionale in realtà “alquanto precario, frutto anche dell’ormai cronico ricorso a mutui con il sistema creditizio o con discutibili operazioni estere”. Nella comunicazione, si fa riferimento alla
situazione economica del sistema sanitario umbro, definito “senza debiti”. Secondo
il consigliere di An questo risultato è frutto dell’accordo con l’attuale Governo sottoscritto il 5 agosto 2001.
“Il quadro idilliaco che viene rappresentato è teso a giustificare le varie tassazioni
regionali – a partire dall’addizionale Irpef utilizzata, a detta della Giunta, per sostenere i diritti dei più deboli – che servirebbero ad esempio per lo sviluppo dell’agricoltura
di qualità, la difesa dell’ambiente e la formazione scolastica”. Lignani Marchesani
osserva poi che nella pubblicazione si lascia intendere che la colpa di eventuali
momenti di criticità dovrebbe essere ricercata altrove, rispetto all’Amministrazione
regionale.
Non convinto dell’obiettività e, quindi dell’utilità di questo tipo di comunicazioni,
il consigliere di An, dopo aver ricordato che è già in atto una campagna di affissione
nel territorio regionale, con le medesime caratteristiche dell’opuscolo e che il costo
complessivo dell’iniziativa “sarebbe certamente stato utilizzato in modo più proficuo, assicurando con la cifra stanziata migliori servizi ai cittadini umbri” chiede alla
Giunta, “alla luce delle attuali difficoltà di bilancio, quanto è costata complessivamente questa iniziativa di comunicazione”. RM/sc
“NEGARE LA CONCESSIONE EDILIZIA
MALEODORANTE DI CASTELGIORGIO”
CARLO RIPA DI MEANA
IN DIFESA
DELL’ALTOPIANO
DELL’ALFINA
ALL’IMPIANTO
(Perugia) Acs, 22 luglio 2002 – Un impianto industriale maleodorante nell’altipiano dell’Alfina, nello stesso comune - Castelgiorgio – dove si voleva rifare la Roma
antica in cartapesta.
In una interrogazione, il capogruppo dei Verdi ecologisti Carlo Ripa di Meana
chiede alla Giunta regionale di mettere in campo gli strumenti necessari “per evitare
che ciò possa accadere”. Ai confini tra l’Umbria e il Lazio esiste una zona di elevatissimo pregio paesaggistico, ambientale e naturalistico costituita dall’altipiano dell’Alfina. Si tratta di un’area “inconsueta” che purtuttavia concorre nella sua assoluta
specialità a comporre il mosaico dell’Umbria.
“Come a volte accade, a non comprendere per primi l’inestimabile risorsa di tale
ambito territoriale, sono le stesse istituzioni che lo governano. E così risulta che il
Comune di Castelgiorgio, la stessa amministrazione che aveva immaginato, per quell’area, l’improbabile parco tematico di “Roma Vetus”, ed anche un aeroporto per
aerei cargo di rilevanza internazionale abbia localizzato, nella propria area industriale
in località La Torraccia, su istanza de La Romana Farine, un impianto di disidratazione
e trattamento di foraggi”.
Secondo Carlo Ripa di Meana si tratterebbe di lavorazioni che comportano fortissime emissioni maleodoranti (“un vero e proprio fetore, come sanno gli abitanti di
Fontanella di Bardano nella valle del Paglia”), e con rischio di minaccia alla salute
pubblica per le micotossine che nelle lavorazioni vengono liberate.
Per questo impianto la società interessata, dopo aver conseguito la concessione
edilizia, ha in questi giorni proposto alla Regione istanza di autorizzazione.
Nella sua interrogazione, il capogruppo dei Verdi ecologisti sostiene che l’area
dell’altipiano dell’Alfina è nel suo complesso, ivi compresa l’ambito in località La
Torraccia, connotata da caratteri ambientali e paesaggistici, nonché naturalistici, e
con la forte vocazione turistica che ne deriva, “incompatibili con l’insediamento di un
impianto industriale come quello de La Romana Farine, destinato per l’impatto delle
esalazioni olfattive a determinare una inevitabile desertificazione dell’area all’intorno come già è avvenuto per l’impianto di Orvieto”.
Carlo Ripa di Meana ritiene che i benefici in termini produttivi ed occupazionali
(dall’impresa stessa indicati in solo otto occupati) siano tali da non compensare in
nessun modo la perdita di attrattività turistica e agrituristica che connota l’area, attrattività che la localizzazione dell’impianto, considerata anche la conformazione dei
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luoghi definitivamente vedrebbe compromessa, con inevitabile depauperamento
economico. Di conseguenza, la concessione edilizia rilasciata dal comune di Castelgiorgio, dovendo riguardare un impianto di disidratazione foraggi, con uso di energia
che può essere assicurato solo da elettricità o metano, dovrebbe essere – secondo
l’interrogante - conforme alla disciplina dello strumento urbanistico di Castelgiorgio,
che comunque “circoscrive gli insediamenti industriali in località La Torraccia all’uso
di risorse rinnovabili quali la fonte geotermica”. Ove fosse accertato questo contrasto
con le previsioni urbanistiche, la concessione edilizia dovrebbe essere oggetto di
annullamento da parte dell’Amministrazione Provinciale di Terni mentre l’autorizzazione all’emissione in atmosfera, in presenza di tale difformità urbanistica, dovrebbe
essere negata, conclude il capogruppo dei Verdi ecologisti. RM/sc
“RINUNCIARE AL SOTTOPASSO DI PONTE FELCINO”
LAFFRANCO CONTRO IL
PROGETTO
DELLA
CENTRALE UMBRA
(Perugia) Acs, 22 luglio 2002 – Un sottopasso contestato e un paese spaccato in
due dagli svincoli della strada.
In una interpellanza, Pietro Laffranco – consigliere regionale di An – ricorda
come ormai da anni comune di Perugia, VI Circoscrizione e cittadini residenti di
Ponte Felcino si stiano confrontando per trovare positive soluzioni alla eliminazione
del passaggio a livello della Fcu in via degli Astri.
La cittadinanza ha fortemente contestato la soluzione più volte prospettata dalla
Fcu di una possibile creazione di un sottopasso viario (idoneo per mezzi pesanti e
veicoli d’emergenza) all’altezza di via Orfeto, oltre il cimitero.
“Questa soluzione – secondo Laffranco - obbligherebbe i cittadini residenti ad un
nuovo percorso, lungo e vizioso, che taglierebbe in due longitudinalmente il paese
isolandone, di fatto, due parti, con conseguenti gravi limitazioni dei rapporti relazionali sociali. Il traffico veicolare leggero, movendosi prevalentemente verso la città,
con la realizzazione del progetto andrebbe a congestionare ulteriormente le vie centrali di Ponte Felcino, soprattutto la Via Manicomi, già da oggi impraticabile in alcune
ore della giornata”.
I cittadini di Ponte Felcino chiedono di completare il quadro della viabilità della
loro frazione con altri tre interventi a vantaggio degli automezzi leggeri che rendano
scorrevole l’intenso traffico in direzione di Perugia.
Dopo aver chiesto che il Comitato dei cittadini venga ascoltato prima della convocazione della conferenza dei servizi, Laffranco chiede di verificare la possibilità di
lasciare inalterata la carrabilità di via degli Astri, predisponendo in deroga alla legge
nazionale – deroga per altro già ottenuta in circostanze analoghe in altre zone del
comune di Perugia come ad esempio Pretola – un sistema di barriere automatiche o
semi-automatiche, comunque nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. RM/sc
PRECISAZIONE
ANDREA MESSI
NON E'
DI
CONFINDUSTRIA
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(Perugia) Acs, 2 agosto 2002 - Nel comunicato Acs del 26 giugno 2002 relativo
alla audizione tenutasi in Terni - palazzo Gazzoli - della II Commissione sul piano
regionale dei rifiuti di cui, viene tra l’altro riferito che l’avvocato Andrea Messi
avrebbe svolto un intervento nella duplice veste di rappresentante di Confindustria
Terni e del comitato ambientalista.
Precisiamo al riguardo che per Confindustria Terni ebbe a svolgere un ampio e
motivato intervento di Biagino Dell’Omo, della federazione regionale degli industriali dell’Umbria, così come in precedenza aveva fatto per Confindustria Perugia
nella sezione partecipativa tenutasi a Perugia il giorno 24, presso la sala Brugnoli di
palazzo Cesaroni.
Riteniamo, dunque, di dover prendere atto che Andrea Messi non è iscritto nè
riveste alcun incarico in nome e per conto della associazione industriali di Terni come
cortesemente ci è stato fatto rilevare della stessa associazione. Dobbiamo comunque precisare che era stato lo stesso Messi, nel corso del suo intervento, a definirsi
rappresentante e aderente a Confindustria. /RM/sc
l'intervento
di
Enrico
Melasecche
Nato a Perugia nel 1948. Laureato in
economia con il massimo dei voti ha
ricoperto posizioni dirigenziali
nell’industria e nel credito. E’ attivo nel
volontariato a favore dei giovani, e della
promozione dei diritti umani quale
socio di Amnesty International. E’
medaglia d’argento dell’Avis. Con
“Alleanza per Terni” nel 1993 sostiene
il liberale Ciaurro a sindaco. Da
capogruppo consiliare viene eletto
assessore nel 1994. Guida i settori
lavori pubblici, edilizia, traffico e
trasporti. Attiva il recupero del centro
storico, scavi archeologici, un nuovo
sistema di parcheggi, ponti, strade, un
piano per la pubblica illuminazione,
impianti sportivi e tecnologici a tutela
dell’ambiente. Confermato nel 1997
con 2100 preferenze, è vice sindaco ed
assessore al bilancio. Riqualifica la
Cascata delle Marmore ed acquista l’ex
stabilimento di Papigno che verrà poi
trasformato in studio cinematografico.
E’ con 6434 preferenze il consigliere
regionale più votato in Umbria del
centro destra ed a Terni di tutti i partiti.
E' consigliere nazionale di Forza Italia.
L
a vicenda “Piano rifiuti” è emblematica
di come vanno spesso le
cose qui in Umbria. La
legge appena approvata,
con il relativo Piano,
giunge dopo cinque
anni di ritardo in un settore in cui è accaduto di
tutto. In assenza di un
preciso quadro di riferimento sono state fatte
scelte sbagliate ormai di
fatto insanabili, quindi
più che programmare il
futuro non si è fatto altro che prendere atto
dell’esistente ormai consolidato e cercando di
regolare la materia residua. La giunta regionale, come la precedente,
ha ciclicamente fatto annunci e promesse ai vari
operatori, smentendo a
fasi alterne se stessa. Un
tormentone che di mese
in mese portava a colpi
di scena, appelli, proteste.
Discariche prossime
alla saturazione, tariffe
Con un piano
dei rifiuti tardivo
e nebuloso si
chiude in fretta
una partita che
scotta. Sotto
l'inceneritore di
Terni Ena
fortemente sperequate
da comune a comune,
rifiuti che viaggiano da
anni da un capo all’altro della regione, in una
logica demenziale, gettando al vento danaro
dei cittadini che, ignari,
troppo spesso pagano
molto di più del dovuto
senza comprenderne le
ragioni. Occorreva quindi chiudere al più presto una situazione che
stava diventando esplosiva considerato che
anche all’interno della
maggioranza la situazione si andava sfaldando
pesantemente. E’ recente la denuncia dei massimi esponenti della Margherita di situazioni a rischio per la democrazia
strettamente connesse agli
interessi che si muovono in
questo settore ed alle decisioni che sul Piano sono
state prese.
In Consiglio una
maggioranza divisa ha
voluto portare a casa il
risultato a tutti i costi,
anche se con dichiarazioni di voto imbarazzate e differenziate. La
minoranza ritiene la
normativa appena approvata tardiva, parziale, incerta e non chiara.
Questa legge è parziale
perché non dà la minima risposta nel settore
dei rifiuti speciali e delle discariche da bonificare considerato che in
decenni di totale confusione si è consentito l’interramento di rifiuti industriali persino lungo
i fiumi in prossimità di
pozzi artesiani di attingimento dell’acqua potabile. La minoranza ha
fatto tutto quanto era
possibile fare. Da anni ci
siamo opposti, nelle varie sedi a ciò deputate,
alla creazione di altri inceneritori dove la situazione del territorio era
compromessa.
A colpi di maggioranza sono state imposte scelte scellerate, mentre oggi esponenti autorevoli come il Presidente della provincia di Terni Cavicchioli ammettono oggi pubblicamente
l’errore fatto nella localizzazione degli impianti
di incenerimento. Abbiamo denunciato l’importazione di rifiuti da
altre regioni ammantata
di solidarietà ma che
cela affari miliardari a
favore soltanto di pochissimi soggetti senza
un minimo vantaggio
per la generalità dei cittadini. Abbiamo da tempo proposto impianti di
preselezione per impedire l’andirivieni di immondizia con un spreco assurdo di risorse ma
chi governa la regione
aveva i suoi validi motivi per non ascoltare.
Infine nel corso della
discussione della legge
abbiamo proposto tutta
una serie di emendamenti per migliorarne il
testo. Non c’è stato nulla da fare. Due esempi
per tutti. Non è previsto uno straccio di regolamentazione delle tariffe. Molti sindaci avranno un bel da fare per
imporre ai propri amministrati un forte aumento delle tariffe. Non
si prevede a favore dei
territori che si sono sob-
barcati l’onere di ospitare impianti di incenerimento e megadiscariche
una riduzione ragionevole nei futuri livelli tariffari.
Ho chiesto che la Regione, dall’alto della funzione esercitata, faccia
rispettare le promesse, finora disattese, elargite a
piene mani dai gestori
degli inceneritori: energia a buon mercato nei
confronti delle famiglie
e delle imprese, posti di
lavoro diretti ed indiretti nel numero previsto,
forestazione e miglioramento della qualità ambientale. Nella conca ternana dopo aver autorizzato ben tre impianti di
incenerimento a poche
centinaia di metri dalle
abitazioni e da una miriade di strutture commerciali ed artigianali si
spargono lacrime di coccodrillo, sperando che i
privati che hanno appena realizzato o stanno
terminando tali impianti, si convincano a cederli ad una società a maggiorana pubblica. Molti
sostengono l’esistenza di
accordi già fatti che prevedono in cambio la
svendita di importanti
partecipazioni pubbliche come l’Azienda multiservizi o il Centro multimediale.
Per entrambi era previsto un futuro sfolgorante, quotazioni in borsa, imitando analoghe
realtà: ad oggi tutto fermo. Comunque alcuni
misteri li chiarirà la
Commissione di indagine che la maggioranza ha cercato di sabotare imponendo solo tre
membri al posto dei
nove consentiti. Un commissario è espressione di
Rifondazione un secondo dei Ds. Soltanto uno
a garanzia della opposizione impedendo ai partiti firmatari di avere
persino il proprio rappresentante. Alla faccia
della democrazia, della
partecipazione e della
voglia di verità.
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Agenzia di informazione del Consiglio regionale dell'Umbria
regione
Ufficio di
presidenza del
Consiglio regionale
dell’Umbria
Presidente
Carlo Liviantoni
Vicepresidente
Vannio Brozzi
Pietro Laffranco
Consigliere
segretario
Marco Fasolo
Ada Spadoni Urbani
I Commissione
II Commissione
III Commissione
IV Commissione
Affari istituzionali
Attività economiche
Servizi e politiche sociali
Vigilanza e controllo
Presidente
Costantino Pacioni
Vicepresidente
Andrea Lignani Marchesani
Membri
Lamberto Bottini
Marco Fasolo
Moreno Finamonti
Ada Spadoni Urbani
Stefano Vinti
Francesco Zaffini
Presidente
Edoardo Gobbini
Vicepresidente
Enrico Melasecche Germini
Membri
Paolo Baiardini
Vannio Brozzi
Maurizio Donati
Pietro Laffranco
Ada Spadoni Urbani
Mauro Tippolotti
Presidente
Giorgio Bonaduce
Vicepresidente
Enrico Sebastiani
Membri
Carlo Antonini
Vannio Brozzi
Paolo Crescimbeni
Marco Fasolo
Costantino Pacioni
Luciano Rossi
Presidente
Francesco Zaffini
Vicepresidente
Mauro Tippolotti
Membri
Carlo Antonini
Lamberto Bottini
Edoardo Gobbini
Fiammetta Modena
Francesco Renzetti
Carlo Ripa di Meana
Il Servizio comunicazione e documentazione del Consiglio regionale dispone per la sua attività, di una biblioteca, di una
emeroteca e di un archivio di manifesti, fotografie, diapositive e audiovisivi:
le monografie sono 26.000, i periodici sono 2000 circa, di cui 330 correnti; i materiali non librari (manifesti, fotografie,
diapositive, video e film) sono 6.000 circa.
Le notizie dalla Regione si possono ascoltare sul numero verde 800860092, o leggere su Internet nel sito
http://www.crumbria.it alla voce Notizie.
Acs - Agenzia di informazione a cura dell'ufficio stampa del consiglio regionale dell'Umbria, piazza Italia, 2 - Perugia. Telefono 075/576.33.67
Fax 075/572.0253. Direttore responsabile renzo massarelli, redazione luciano moretti e giampietro chiodini. Segreteria di redazione sandra
colaiacovo, realizzazione tecnica mauro gambuli. Registrazione tribunale di Perugia n. 27 del 22-10-93. Anno IX - numero 52 Spedizione in
a. p. - art. 2, comma 20/c, Legge 662/96 - Filiale di Perugia. Stampa: "Grafica Salvi" - Loc. Fontana - Perugia - Questo numero è stato chiuso in
tipografia il 7 agosto 2002.
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