vexata quaestio della « bizantinità » o meno dell'opera d'arte. A me
continua a sembrare improbabilissimo che il Barillari, artista non
degli ultimi, ai suoi tempi, in Calabria, giungesse a porre il suo
nome con tanto di fecit sulla cornice marmorea del rilievo, venendo
così ad attribuire a se stesso una cosa non di sua mano. Ad ogni
modo sono perfettamente d'accordo col Cappelli nell'auspicare che
si venga finalmente ad una accurata ricerca per cui ogni dubbio
possa una buona volta, o in un senso o in un altro, essere eliminato.
Gr.
P.
FRANCESCO
RUSSO
ISNARDI
M. S. C., Il Codice Purpureo di Possano.
È il testo di uria Conferenza tenuta da P. Francesco Russo a Rossano il 18 ottobre 1952, già pubblicato nella rivista cosentina « Calabria Nobilissima» (a. 1948, 1 ; 1949 1-2) ed ora in un opuscolo (Roma,
tipogr. Oreste Rossi) con illustrazioni. L ' A . , dopo una breve premessa
riguardante i calligrafi greco-calabresi dei monasteri basiliani di Calabria (lo stesso S. Nilo, S. Gregorio di Cassano, S. Bartolomeo di
Rossano, Giovanni Passareta di Rossano, Macario di Reggio, questi
due ultimi operanti poi a Grottaferrata), viene a parlare del famoso
codice rossanese, esponendo brevemente le vicende della sua « scoperta » da parte degli studiosi (1879-80), per dare poi una succinta
descrizione del Codice stesso e dire del suo contenuto (tutto il Vangelo di San Matteo e quello di S. Marco sono al versetto 14 dell'ultimo capitolo ; metà del Codice, con i Vangeli di S. Luca e S. Giovanni, può considerarsi perduto). Tratta poi della origine (certamente
la Siria), della datazione (secolo V I , secondo la maggior parte degli
studiosi) e delle vicende del Codice, portato in Calabria da monaci
greco-melchiti rifugiatisi in Italia dalla Palestina nel sec. V I I sotto
l'incalzare della travolgente avanzata degli Arabi, rimasto poi a
lungo nel Monastero basiliano del Patirion e passato poi all'archivio
della Cattedrale di Rossano. Oggi è custodito nel piccolo Museo diocesano voluto da S. E. Mons. Giovanni Rizzo, Arcivescovo di Rossano, nel suo palazzo e inaugurato lo stesso giorno in cui il Russo
(enne la conferenza.
In ultimo l ' A . parla delle miniature del codice (16 composizioni
a piena pagina, più un ritratto di S. Marco ; manca quello di S. Matteo) venendo poi a dire dell'influsso dell'arte calligrafica e alluminisbica greco-calabrese (del Patirion e del Mercourion) sull'arte dei tempi
successivi (Montecassino, Roma, la Germania ecc.). Chiude l'opuscolo un capitolo sulle derivazioni dal Codice di Rossano (o, pensiamo, da codici ad osso ispirati) nella pittura di affresco italiana
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vexata quaestio della « bizantinità » o meno dell`opera d`arte. A me