MENU
FOGGIATURA
RAKU
TECNOLOGIA
Cenni generali sulla Ceramica
La conquista della forma attraverso il dominio tecnico
della materia è stata sicuramente una delle soddisfazioni
morali più grandi che l’uomo abbia ottenuto.
La terra, sotto forma di argilla, è una delle prime
materie che egli abbia usato; essa è facilmente
reperibile ed è docile all’azione diretta della mano
dell’uomo per la capacità di diventare malleabile
coll’assorbire acqua.
L’argilla, sottoposta all’azione del calore, perde la
plasticità diventando dura.
La possibilità di lavorazione delle terre ha avuto un
ruolo decisivo nello sviluppo della società umana, tanto
che sia gli Egizi che i Romani usavano dire “i miei vasi”
per identificare il luogo dove vivevano.
Le prime foggiature venivano fatte a mano ed i manufatti prodotti
coprivano i bisogni di vasellame della famiglia.
L’esigenza di esprimersi artisticamente, e la ricerca di valori estetici,
fece sì che “far ceramica” divenisse un lavoro artigianale.
Si dovettero ricercare ed applicare tecniche di lavorazione diverse, che
permettessero di foggiare pezzi più precisi ed in maggior numero.
La scoperta della girella, o piano rotante, e successivamente del tornio,
unita alla possibilità di riprodurre i pezzi tramite calchi di gesso
(foggiatura a stampi), permise tali salti in avanti che in breve la
produzione di ceramiche divenne un’economia di stato, specialmente in
Egitto ed in Mesopotamia.
Il manufatto d’argilla una volta modellato veniva fatto essiccare al sole.
L’ essiccazione doveva essere lenta e graduale affinché la perdita
dell’acqua non provocasse spaccature.
Quando il pezzo era ben secco si procedeva alla cottura in forni
rudimentali (spesso delle semplici fosse nel terreno); questa durava interi
giorni, anche perché i manufatti non potevano essere sfornati finche non
fossero ridivenuti freddi.
Lucio Troise
DECORAZIONE
Storia
La decorazione della ceramica ha subito una notevole evoluzione
con il passare del tempo.
In passato essa era legata alla funzionalità dell’oggetto.
Le prime decorazione erano ottenute, infatti, a rilievo, in fase di
foggiatura, ed avevano lo scopo di rinforzare il manufatto o
nascondere parti funzionali (manici, becchi, ecc.).
La colorazione vera e propria è nata non solo come ricerca
estetica, ma come esigenza di rendere impermeabile il prodotto
ceramico.
A questo scopo si usarono terre bianche, sotto forma di
barbottina, con le quali veniva ricoperto il manufatto ancora
fresco (ingobbio); le colorazioni delle diverse terre usate, ottenuta
anche con l’aggiunta di ossidi, portarono gli artigiani a sfruttare
l’ingobbio per scopi decorativi.
La scoperta delle vetrine fece fare alla ceramica un notevole passo avanti,
rendendo il manufatto completamente impermeabile.
L’aggiunta di ossidi di metallo e di terre colorate alle vetrine permise di
ottenere colori vivi e brillanti .
Le ceramiche così trattate presero il nome di faenze, dalla città di
Faenza.
Aggiungendo alle vetrine materiale stannifero,
si ottennero i primi rivestimenti bianchi; i prodotti
così trattati furono detti maioliche, dall’isola di
Maiorca, da dove vennero i primi oggetti con queste
caratteristiche.
L’espansione relativamente veloce delle tecniche
della smaltatura e invetriatura delle ceramiche si
deve al fiorente commercio intrapreso dai Mori con
le principali città portuali europee.
Le grossolane ceramiche medioevali lasciarono il
posto alle splendenti maioliche del quattrocento.
Fu il fiorentino Luca Della Robbia a svincolare la
maiolica dalla sua destinazione utilitaristica,
portandola a competere con la scultura.
Dopo lunghe ricerche ed esperimenti, egli perfezionò
la copertura di smalto stannifero ed aggiunse alla
maiolica, divenuta bianchissima, ossidi di metallo,
ottenendo gialli, azzurri, verdi e viola brillanti.
Nel XVI secolo divennero famose per le loro botteghe
di maiolica le città di Deruta, Pesaro, Urbino, Gubbio e
Faenza.
Le maioliche italiane rinascimentali, prodotte sotto la
protezione di duchi e principi, dominavano il mercato
internazionale delle ceramiche ed erano i pezzi forti delle
collezioni d’arte di Re ed Imperatori.
A Faenza i Manfredi, a Urbino i Montefeltro, in Toscana
Francesco I dei Medici, incentivavano la sperimentazione
e l’apertura di nuove botteghe: la più famosa fu la fabbrica di Cafaggiolo, fondata
dal Granduca, il cui vasellame rimasto famoso per la tecnica dell’istoriato,
arricchì le collezioni dimolti principi stranieri.
Lucio Troise
DECORAZIONE
Tecnologia
Il colore ceramico :
I colori ceramici sono ottenuti da ossidi
di metallo, che, ad alta temperatura,
hanno la capacità di variare la frequenza
molecolare delle sostanze che ricoprono,
riflettendo
o
assorbendo
una
determinata frequenza della luce:
Es.
- Lo iodio ha la stessa frequenza del giallo; per
questo, colpito dalla luce, assorbe le vibrazioni gialle,
riflettendo il colore viola, che è formato dal blu e dal
rosso;
- Il cloro ha la frequenza del rosso e del blu (viola)
quindi riflette il giallo;
- Il selenio riflette il rosso, assorbendo il giallo ed
il blu (verde)
- Il manganese riflette il bruno, assorbendo una
gamma vasta ma non totale di vibrazioni;
- Lo zinco, riflettendo tutte le frequenze della luce,
risulta bianco.
Il pigmento è ottenuto con il metodo della “fritta”, ovvero
facendo colare miscugli di soda, sabbia e sali con pappa di stagno
(stagno e piombo),e con ossidi di metalli, fusi ad altissime
temperature, in vasche di acqua, allo scopo di raffreddare
immediatamente la colata (lo sfrigolio prodotto da questa
operazione diede origine al nome ).
Il composto così ottenuto viene polverizzato e miscelato con
fondenti, che hanno lo scopo di uniformare il loro punto di
fusione.
I colori così trattati sono solvibili in acqua e si possono
applicare direttamente sul biscotto o sugli smalti crudi.
E’ importante sapere che, proprio per la loro composizione a
base di ossidi di metallo, e per la presenza, nella loro
composizione, di sostanze vetrificanti, essi cambiano
sensibilmente durante la cottura; uno dei colori più usati nella
ceramica italiana è il “verde ramina”, che è ottenuto dall’ossido
di rame.
Esso prima della cottura è di colore bruno scuro e diventa verde
solo verso i 900°; se la cottura non è completata o lo strato di
colore è troppo spesso, il verde ramina assume una colorazione
grigio piombo con riflessi metallici.
L’ossido di rame, differentemente combinato con altre sostanze
può dare colori diversi che vanno dal verde al blu.
Un altro colore molto usato in ceramica è il “ blu di sevres”,
esso ha avuto grande importanza storica, caratterizzando lo stile
delle scuole di decorazione Francesi ed Olandesi del XVIII secolo.
Questo colore è ottenuto dall’ossido di cobalto: esso, prima
della cottura è di un tenue violetto mentre diventa dopo la
cottura di un blu brillante con la caratteristica di poter essere
sfumato in una infinita gamma di tonalità, senza perdere il valore
estetico originale.
parte, possono dare interessanti risultati.
Finita la decorazione i manufatti ricevono una cottura che va dai
900° ai 1000° e che ha lo scopo di fissare e vetrificare smalti,
vetrine e colori fondendoli insieme; per le alte temperature
raggiunte questa tecnica è detta a gran fuoco.
Nella lavorazione a piccolo fuoco o 3° fuoco i colori, che hanno
un Colori particolari e di recente scoperta sono quelli a base di
selenio; essi variano dal rosso ciliegia al giallo brillante, sono colori
molto instabili e fondono a più basse temperature, perciò si
adattano male agli altri colori, mentre, se le cotture vengono fatte a
punto di fusione più basso (600°-700°), vengono mescolati con
sostanze grasse ( trementina purissima o essenza di lavanda
grassa) e si applicano su smalti e cristalline già cotte o su
porcellane: uno dei compiti dell’essenza grassa è, infatti, quello di
incollare i colori alle superfici già impermeabilizzate dalla 1°
cottura.
SMALTI E CRISTALLINE
PER LA CERAMICA
Le vernici per la ceramica (smalti e
cristalline) sono principalmente di tre
tipi:
-Le vernici piombifere;
-Le vernici alcaline;
-Le vernici boriche;
Ritorna a sommario
SMALTI E CRISTALLINE
-Le vernici piombifere
(o piombiche);
contengono ossidi di piombo e
fondono a media temperatura.
Sono dotate di un alto coefficiente di
dilatazione termica e vengono usate
prevalentemente per manufatti del
corpo ceramico poroso e colorato;
SMALTI E CRISTALLINE
-Le vernici alcaline;
contengono alcali, hanno grande
durezza e trasparenza ed un
coefficiente di dilatazione termica
molto elevato.
Sono usate come rivestimento
delle porcellane dure;
-Le vernici boriche;
SMALTI E CRISTALLINE
contengono acido borico, hanno un basso
coefficiente di dilatazione termica, vengono
usate per rivestire le terraglie.
Le vernici boriche e alcaline richiedono
anche la presenza di calcare e di allumina
per acquisire la struttura vetrosa; queste
sostanze prendono il nome di stabilizzanti.
SMALTI E CRISTALLINE
Per colorare la massa vetrosa, che
costituirà la copertura del manufatto,
vengono
usate
sostanze
di
natura
inorganica come gli ossidi di ferro, che
hanno una vasta gamma di colorazioni che
vanno dal blu al verde.
L’effetto colorante dipende da diversi
fattori come la natura chimica del
pigmento, la temperatura, la quantità di
ossigeno nel forno, la durata della cottura.
LA COTTURA
L’ AZIONE DEL CALORE
La cottura è una fase delicata del ciclo
di lavorazione del manufatto ceramico:
da essa dipende il successo del prodotto
finale.
E’
importante
tener
presente
il
diagramma di cottura, cioè la relazione
tra temperatura e tempo di cottura
rappresentativa del ciclo termico di ogni
produzione, espressa con un grafico.
Ritorna a sommario
Questo diagramma rappresenta la prima cottura di un
manufatto; essa è divisa in tre fasi principali,
particolarmente delicate per la trasformazione chimica
dei prodotti.
Nella prima fase, che va fino a circa 300°, il calore porta
alla eliminazione
dell’acqua dall’impasto; ciò deve
avvenire molto lentamente, altrimenti il vapore formatosi
potrebbe ,fuoriuscendo dai pori dell’oggetto con
pressione notevole, provocarne la rottura.
Nella seconda fase, che va dai 300° ai 600°, avvengono
alcune trasformazioni strutturali irreversibili del manufatto,
quali la combustione della materia organica presente
nell’impasto, la decomposizione dei materiali argillosi con
la liberazione di acqua chimicamente combinata, la
dissociazione del carbonato di calcio.
Questa reazione ha bisogno di un ambiente ossidante (
presenza di ossigeno nella camera di combustione); se
l’atmosfera del forno è riducente ( contrario di ossidante ) il
manufatto si colora di nero,
in quanto l’ossido di carbonio, non potendosi trasformare in
anidride carbonica, forma il carbonio sotto forma di grafite,
la quale dà una colorazione scura al prodotto.
Inoltre, in questa fase, si ha la dissociazione dei solfuri e
l’ossidazione della pirite.
La vetrificazione, sia delle argille che delle coperte, inizia
nella terza fase, cioè dagli 800° in su, con la formazione dei
composti silico-alluminosi, (800°), ad opera degli alcali e
degli ossidi di ferro.
A 1000° la fusione dei feldspati provoca la vetrificazione
prima e la fusione poi della massa argillosa,
Le parti più critiche, relativamente alla possibilità di rottura
dei manufatti sono intorno ai 200°, ai 500° e ai 700°
LA PRIMA COTTURA Il biscotto
La cottura del grezzo (1° cottura ) ha una
notevole importanza anche per la
decorazione, in quanto, un pezzo che
ha ricevuto una cottura insufficiente
può, in seconda cottura, eliminare altro
materiale ( liquidi o gas ) che, fuoriuscendo,
provocherebbero difetti negli smalti e nelle
cristalline; inoltre una vetrificazione
insufficiente darebbe al manufatto una
porosità eccessiva, falsandone la capacità
di assorbimento delle coperte.
Per contro, una cottura eccessiva del biscotto provocherebbe una
eccessiva vetrificazione che non permetterebbe alle coperte di
attaccare sul grezzo, dando luogo a innumerevoli difetti in fase di 2°
cottura.
La cottura ideale varia a seconda della composizione della pasta,
e si aggira intorno ai 960° per il biscotto e ai 1000° per le terraglie.
Ritorna a sommario
Lucio Troise
SECONDA COTTURA
Il decorato a gran fuoco
Il manufatto semilavorato, che ha già subito la prima
cottura, viene decorato o semplicemente invetriato e
quindi rimesso in forno per la seconda cottura, che ha lo
scopo di fissare i colori e le coperte e di rendere
impermeabile l’oggetto, dandogli brillantezza.
La cottura del decorato a gran fuoco richiede
temperature che variano, a seconda dei materiali usati,
da 850° a 950°.
Per ottenere un buon risultato, la seconda cottura non
deve mai superare le temperature della prima, per
evitare che si creino reazioni che possono danneggiare
la decorazione, lo strato di smalto o le cristalline.
Continua
Mediamente, i colori più diffusi fondono
intorno ai 920°.
La variazione del loro punto di fusione,
dovuta alla loro composizione a base di
ossidi di metallo, può essere in parte
corretta con l’aggiunta di fondenti; tale
correzione si rende necessaria per adattare
il punto di fusione dei colori a quello delle
vetrine e degli smalti: infatti, nella
decorazione a gran fuoco, sia che essa sia
sottovernice o soprasmalto, tutti i materiali
impiegati fonderanno insieme formando un
corpo unico.
Ritorna a sommario
TERZA COTTURA
Decorazione a piccolo fuoco
Viene considerato “piccolo fuoco” la cottura del
decorato, che non supera gli 800°.
Questa tecnica, nata soprattutto per la decorazione
della porcellana, è stata poi applicata anche a quei
manufatti che avevano già subito la cottura delle coperte
o, già decorati a gran fuoco, richiedevano rifiniture in oro
o con altri lustri.
La porcellana è di per sé un materiale con capacità di
assorbimento scarsa o nulla; anzi, più essa è traslucida
dopo la prima cottura, più è pregiata, quindi richiede, per
essere decorata, pigmenti che si incollino sulla sua
superficie e si fissino con la cottura, senza fondersi con le
vetrine, come avviene nella 2° cottura.
Continua
Lustri
Per quanto sopra detto, i pigmenti per la decorazione a
piccolo fuoco devono essere miscelabili con sostanze grasse
che facciano da collante e devono fondere a basse
temperature, per non alterare le vetrine già cotte.
Oltre la normale decorazione, il terzo fuoco, permette
l’applicazione dei lustri, oro, argento, iris e madreperla.
L’oro e l’argento, ottenuti rispettivamente dall’oro e
dall’argento con particolari trattamenti che ne riducono il
costo, fondono a 700° e richiedono, per un miglior effetto
visivo, una cottura in ambiente riducente, in un forno a muffola.
L’iris è una pellicola iridescente, dotata di riflessi cangianti; è
ottenuta da ossidi di metallo miscelati con terra ocre; fu
originariamente inventata per la lavorazione del vetro e fonde
a circa 720°.
Il madreperla è ottenuto dal nitrato di bismuto, dà al
manufatto un riflesso madreperlaceo e fonde a circa 720°. Sia
l’iris sia il madreperla hanno maggior efficacia se cotti in
ambiente riducente.
Ritorna a sommario
DECORAZIONE
•Preparazione del biscotto
•Preparazione del colore
•Decorazione
•Cristalline
•Cottura
Fasi
I pennelli____
•A spruzzo
Ed a stampini_____
• Graffito_____
Lucio Troise
•Soprasmalto
•Sottovernici
•Il disegno_____
• Il minio______
•Immersione
•Aspersione
•Spruzzo
•Lo spolvero___
• La matita_____
i
d
e
c
o
r
a
z
i
o
Ritorna a sommario
DECORAZIONE
Tecniche
Preparazione del biscotto
Prima di iniziare la decorazione, il manufatto deve essere
spolverato e lavato.
La spolveratura consiste nel togliere polvere e residui di
cottura sul biscotto, servendosi di un pennello.
Successivamente si esegue il lavaggio del semilavorato
con una spugna di mare, allo scopo di rimuovere ulteriore
polvere o residui di biscotto, che possono essersi
depositati nei pori dell’ oggetto.
Nel caso che il biscotto presenti imperfezioni che
devono essere asportate con cartavetra, bisognerà
lavarlo sotto acqua corrente e farlo asciugare molto
bene; è anzi conveniente, dove è possibile, farlo
ricuocerlo a bassa temperatura (300°-400°). Ritorna a sommario
Il disegno
In ceramica non sono permesse cancellature: lavare un
pezzo mal riuscito può provocare inconvenienti tali da
pregiudicare poi la riuscita della decorazione successiva.
Per questo motivo è opportuno eseguire uno schizzo del
disegno che si vuol rappresentare.
Lo schizzo può essere eseguito con un colore molto
diluito, in modo che il decoro definitivo lo ricopra
perfettamente senza lasciarne traccia; oppure con del
minio; o con la tecnica dello spolvero; o con una matita
molto morbida.
Ritorna a sommario
Il minio
Il minio è un materiale a base di ossido di
piombo,
usato
normalmente
come
antiruggine, diluibile in acqua, di colore
rosso aragosta ed ha la caratteristica di
volatilizzarsi a bassa temperatura.
La difficoltà nell’utilizzo di questa tecnica
è nel dosare la giusta diluizione, in quanto
una soluzione troppo densa può lasciare
sul manufatto un alone giallastro.
Ritorna a sommario
Lo spolvero
La tecnica dello spolvero consiste nel ricopiare
su carta lucida il disegno da riprodurre; forare
con uno spillo lungo tutto il tratto; spolverare sul
disegno della polvere di carbone, racchiusa in
un sacchetto o in una pezza a maglie larghe, in
modo tale che la polvere attraversando i fori
fatti sulla carta lucida poggiata sul manufatto,
lasci una traccia chiara del futuro disegno.
La maggior difficoltà nell’applicazione di
questa tecnica è data dalla forma dell’oggetto
da decorare, che non sempre permette alla
carta lucida di aderire abbastanza da riprodurre
il disegno.
Ritorna a sommario
La matita
Il disegno fatto a matita può
sembrare il più facile, ma in realtà nel
99% dei casi crea grossi problemi, sia
perché tende a raschiare le coperte
del manufatto, sia perché la mina
della matita lascia residui che,
occludendo i pori dello stesso, non
permette alle vetrine di attaccare
bene.
HOME PAGE
Ritorna a sommario
Preparazione del colore
E’ opportuno, prima di passare alla decorazione,
sperimentare la reazione dei colori che si vogliono usare,
verificando la loro risposta alla cottura, e dove si richieda
correggerli con l’aggiunta di fondenti o addensanti, che
possono talora essere sostituiti da cristalline (fondenti) o
smalti (addensanti)
La preparazione del colore è un’operazione che riveste
una grande importanza e richiede esperienza, perché i
colori sono diversi tra loro e reagiscono in modo diverso
alla cottura; differente è anche l’effetto che creano a
seconda della vetrina o dello smalto usati.
Importante è anche la diluizione dei colori, essi
devono assumere un aspetto né troppo liquido né troppo
pastoso, altrimenti ne risulterebbe falsato il risultato.
Continua
Se il colore è troppo denso perde di brillantezza e
trasparenza risultando dopo la cottura opaco ed a
rilievo e dando luogo al formarsi di bolle, scaglie e
cavillature antiestetiche.
Nel caso di colore troppo liquido, il disegno
risulterebbe sbiadito e perderebbe il suo valore
originario, o addirittura potrebbe sparire per effetto
della cottura; è possibile inoltre che si creino difetti di
ribollitura per la troppa acqua assorbita dallo smalto.
É da tener presente che la decorazione sottovernice
richiede un colore più denso della decorazione
soprasmalto, perché il biscotto non ricoperto da
smalto, assorbe una quantità maggiore di liquido e dà
meno risalto al valore cromatico dei colori.
Ritorna a sommario
I PENNELLI
I pennelli per la ceramica sono diversi a seconda
del risultato che da essi si vuole ottenere.
Essi si distinguono in:
pennelli con serbatoio o senza
serbatoio;
pennelli a pelo corto o a pelo
lungo; pennelli tondi o quadrati.
•I pennelli con serbatoio
(fig.1) si utilizzano per tratti
prolungati per i filetti e per
le rifiniture, perché la parte più
doppia del pelo, detta appunto
serbatoio, permette di distribuire il
colore in modo più omogeneo e per un lasso
di tempo più lungo.
•I pennelli a pelo lungo (fig.2) hanno la stessa
• funzione dei precedenti ma per tratti più larghi.
•I pennelli a pelo corto (fig. 3 e 4)
si usano con minor difficoltà ma non permettono pennellate molto lunghe; la
loro forma differente riflette il diverso effetto pennellata che si vuol ottenere.
Continua
I pennelli con serbatoio (fig.1) si utilizzano per
tratti prolungati per i filetti e per le rifiniture,
perché la parte più doppia del pelo, detta appunto
serbatoio, permette di distribuire il colore in
modo più omogeneo e per un lasso di tempo più
lungo.
I pennelli a pelo lungo (fig.2) hanno la stessa
funzione dei precedenti ma per tratti più larghi.
I pennelli a pelo corto (fig. 3 e 4) si usano con
minor difficoltà ma non permettono pennellate
molto lunghe; la loro forma differente riflette il
diverso effetto pennellata che si vuol ottenere.
Ritorna a sommario
Applicazione delle
CRISTALLINE
La cristallina o vetrina è un composto vetroso ottenuto con il metodo
della fritta, contenente piombo e silice, che, mescolata con acqua, si
presenta come un liquido lattiginoso.
Essa diventa, dopo la cottura, come una sottilissima lastra di vetro,
che ha lo scopo di rendere i manufatti impermeabili e lucidi, fissarne i
colori, renderli igienicamente utilizzabili e resistenti anche all’azione
degli acidi.
Per l’applicazione della cristallina si possono usare diverse tecniche;
le più comuni sono: per immersione, per aspersione, a spruzzo.
Prima di descrivere le tecniche della loro applicazione, è utile
sapere che le cristalline sono nocive alla salute se respirate a lungo:
essendo infatti composte prevalentemente di ossido di piombo e di
silice, possono portare l’artigiano poco attento a soffrire di silicosi.
Come prevenzione, basta proteggersi con una normale mascherina.
Immersione
DECORAZIONE
Nella tecnica per immersione, il biscotto
viene immerso velocemente in una vasca
contenente cristallina in soluzione, ed
estratto altrettanto velocemente, per
effetto della capacità di assorbimento, il
semilavorato si ricopre di uno strato di
vetrina che, asciugando in pochi secondi
lascia cadere solo poche gocce.
Queste devono essere indirizzate, durante
l’estrazione dell’oggetto, in punti
facilmente ritoccabili.
Questa tecnica può creare problemi se
applicata a pezzi decorati, in quanto il
colore, ormai polveroso, può fuoriuscire
dai contorni del disegno.
Ritorna a sommario
DECORAZIONE
Aspersione
Nella tecnica per aspersione, usata solitamente
per le mattonelle, la cristallina viene versata
sull’oggetto, che va tenuto inclinato, in modo
da farla scorrere su tutte le parti del manufatto.
Nell’applicazione non occorrono grandi
quantità di cristallina, ma questa tecnica
presenta gli svantaggi descritti nella tecnica
per immersione accentuati; inoltre nel
verniciare pezzi a tuttotondo, si incontrano
difficoltà enormi ad avere strati di cristallina
omogenei.
Ritorna a sommario
DECORAZIONE
Spruzzo
Lo spruzzo della cristallina si effettua con un
aerografo (pistola a spruzzo), col quale si ricopre
l’oggetto con un velo uniforme ed omogeneo di
vetrina non più alto di ½ mm.
Le difficoltà nell’uso di questa tecnica sono
legate alla forma dell’oggetto; vi è inoltre un
maggiore spreco di cristallina, a causa della
nebulizzazione e della dispersione in aria della
stessa.
Per ovviare a questo problema sono in
commercio speciali cabine da spruzzo, con
aspiratori e filtri a velo d’acqua, che recuperano in
parte la cristallina dispersa.
Aerografo
Ritorna a sommario
Cabina
SOPRASMALTO
DECORAZIONE
Nella decorazione soprasmalto il
disegno viene eseguito sul biscotto
preventivamente ricoperto con uno
strato di smalto ceramico, che, dopo
cotto, assume un aspetto brillante e
vetroso, aderendo in profondità sul
manufatto, come una seconda pelle.
Le tecniche di applicazione dello
smalto sono identiche a quelle
descritte per la cristallina (immersione,
aspersione, spruzzo).
Lo smalto, ottenuto col metodo della fritta, viene diluito in acqua,
assumendo un aspetto lattiginoso; esso deve avere una giusta
diluizione e formare sul biscotto una pellicola omogenea non più
spessa di 1 mm.
Continua
Uno spessore eccessivo può creare difetti di cavillatura,
ribollitura o provocare scaglie o grumi ecc.
Per decorare sopra smalto, bisogna tener presente che,
esso, asciugando velocemente, assume un aspetto
polveroso e poco consistente.
Bisogna quindi usare pennelli molto morbidi che non tirino
via la copertura; bisogna, inoltre, non sovrapporre
pennellate su pennellate, per evitare che lo smalto,
assorbendo l’acqua contenuta dal colore, possa diluirsi
lasciando scoperto il biscotto o presentare difetti di
ribollitura, dopo la cottura.
Dopo aver eseguito la decorazione, e opportuno ma
non necessario, fissare i colori con un velo di cristallina,
allo scopo di proteggerli durante le fasi di infornatura, e
renderli lucidi anche in quelle parti che, per eccesso di
spessore, non riescano a prendere il lucido dello smalto.
Ritorna a sommario
DECORAZIONE
SOTTOVERNICE
Nella decorazione sotto vernice il disegno
viene fatto direttamente sul biscotto o
sulla terraglia; è sicuramente un metodo
più semplice in quanto si lavora su una
base solida, ma l’effetto, nel senso della
brillantezza dei colori e della lucidità del
manufatto, è meno efficace.
Dopo aver eseguito la decorazione è
necessario spruzzare sul pezzo uno strato
di
cristallina,
allo
scopo
di
impermeabilizzare e lucidare l’oggetto e
fissarne i colori.
Ritorna a sommario
DECORAZIONE
Decorazione a spruzzo ed a stampini
Sia soprasmalto che sottovernice, si possono usare altre
tecniche di decorazione.
Nella tecnica a spruzzo, il colore viene steso sul
manufatto con un aerografo o con uno spruzzino a fiato,
mentre le parti da non colorare vengono coperte da
una mascherina di carta assorbente, opportunamente
sagomata.
Questa tecnica, molto usata nelle riproduzioni di
piccole serie,
permette di avere delle zone di colore molto omogeneo
o di ottenere degli efficaci effetti di sfumature dei colori.
Con spugne e stampini, impregnati di colori, si
possono ottenere effetti cromatici molto interessanti,
legati soltanto alla creatività dell’artista.
Ritorna a sommario
DECORAZIONE
Il graffito
Il graffito, in ceramica, si ottiene raschiando lo
smalto dal manufatto in modo da far riaffiorare il
biscotto in parti del disegno, creando effetti di
rilievi bicromatici.
Il biscotto può essere colorato prima della
smaltatura; in questa operazione bisogna stare
attenti che il pezzo si sia ben asciugato dopo la
colorazione.
Prima della smaltatura è opportuno spolverare
l’oggetto con un pennello, in modo da asportare
gli eccessi di colore.
Ritorna a sommario
CARICAMENTO DEL FORNO
Il caricamento del forno è una fase
della lavorazione che non
comporta grosse difficoltà.
Il problema maggiore è quello di far
entrare nel forno il maggior numero
di pezzi, per ammortizzare la spesa
della cottura.
Bisogna comunque tener presente,
per la buona riuscita dell’infornata,
alcune cose fondamentali:
I manufatti non devono toccarsi tra
loro, perché, sia la cristallina che gli
smalti, quando fondono, diventano
degli eccezionali collanti;
Continua
i manufatti non devono toccare le pareti del forno, altrimenti
rimarrebbero attaccati al forno stesso;
tra le pareti del forno ed i pezzi da cuocere devono esserci
almeno 8 cm.; il refrattario del forno, infatti, diventando
incandescente, può creare difetti sullo smalto o sulla
cristallina;
la base di appoggio del manufatto non deve essere ricoperta
né di smalto né di cristallina, altrimenti rimarrebbe incollata al
pavimento del forno. Quando non è possibile pulirla, si dovrà
ricorrere a speciali supporti, che tengano l’oggetto sollevato
dal piano.
Prima cottura
Terza cottura
Seconda cottura
Cottura Raku
Scarica

decorazione - troise.org