Futura
BresciaFarmacia
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B R E S C I A N E
Anno IV - N° 3 . 2009 - 1 euro (IVA inclusa)
Ambra Angiolini
"Leucemia: te le suoniamo..."
Successo del “Progetto Cuore”
L’importanza dell’attività fisica
Al sole senza rischi
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farma
Futura
Brescia
Anno IV - N° 3 . 2009
Brescia Farmacia Futura
Anno IV - Numero 3 - 2009
www.bresciafarmaciafutura.it
Direttore responsabile:
Luigi Cavalieri
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Punto Farma Srl
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AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE
DI BRESCIA
N. 7/2006 DEL 26/02/2006
Brescia Farmacia Futura la trovi
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Editoriale
5
L'Aquila
tornerà a volare
Primo piano
sommario
Comitato di Redazione:
Lorenza Barziza
Marco Belloni
Beatrice Bonzi
Annalisa Cavaleri
Gabriele Ciresola
Erica Denti
Simonetta Elseri
Alessandro Errigo
Antonio Marinelli
Francesco Rastrelli
Roberto Romano
7
Pelle e sole
Al sole senza rischi
Focus
11
Terza età
L'importanza
dell'attività fisica
a tutte le età
Il punto
15
22
45
Benessere
59
Ieri e oggi
C'è del nuovo
in farmacia
Nutrizione
Consigli per la
mamma che allatta
63
Medicina estetica
Trattamenti poco invasivi
per sentirsi più giovani
La prevenzione in
farmacia, successo
di pubblico per il
"Progetto Cuore"
E' tempo di Mille
Miglia, la corsa più
bella del mondo
Ambra Angiolini
In prima linea
contro la leucemia
SmAIL
La musica che fa bene
Amici a 4 zampe
67
Protezione dai parassiti:
un gesto d'amore per
i tuoi amici pelosi!
Anniversari
71
Buon compleanno
Croce Rossa!
Sport
74
78
Pamela Novaglio
Il coraggio e l'amore
per lo sci
Alberto Tomba
Ieri e oggi
Libri
81
in collaborazione con:
Dialetto
La saggezza non
conosce tramonto
Farmaci on-line
Farmaci via internet?
Meglio evitare
Iniziative
39
Curiosità
L'intestino
Come combattere disbiosi
intestinale e candida
Personaggi
35
Il manuale di
assistenza familiare
52
Eventi
31
Asl di Brescia
42
Il parere dello specialista
Acufene. Un sintomo,
non una malattia
FarmaciaINsieme
25
La Provincia urla:
No alla droga!
48
Depressione
Una "pila" contro
la depressione
Farmacia
19
Iniziative
40
19 Agosto
Un nuovo grande
amore: la vita
Cooperativa Esercenti Farmacia scrl
3
L'Aquila
tornerà a volare
Editoriale
L
[email protected]
a nostra conversazione a distanza non può non iniziare con un ricordo delle vittime del terremoto che ha devastato L’Aquila e l’Abruzzo. Una
città ed una regione operose, cui lo sconvolgimento del ventre della terra
ha recato una lacerazione profonda. Rimarranno indelebili nella nostra
memoria le 205 bare, cui il segretario di Stato Vaticano card. Bertone, alla
presenza delle massime cariche dello Stato, ha portato l’estremo saluto
durante le esequie.
Ora è tempo di rimboccarsi le maniche e di avviare l’opera di ricostruzione. Sarà lunga e
faticosa e non solo economicamente.
Un’opera che dovrà lenire il dolore di chi, oltre ai propri cari, ha visto svanire il risultato di
tanti anni di sacrifici, di duro lavoro.
Ci piace anche sottolineare che i farmacisti dell’hinterland aquilano sono tornati rapidamente nei loro paesi per offrire un servizio sanitario e psicologico fondamentale, garantendo alle decine di migliaia di sfollati un punto di riferimento.
A dimostrazione, ancora una volta, che la farmacia è un presidio insostituibile.
Tornando ai nostri temi abituali, finalmente ci accorgiamo di esserci definitivamente lasciati
alle spalle i rigori invernali.
Se non è ancora estate meteorologicamente parlando, almeno è primavera. Una stagione,
questa, che spesso passa inosservata, ma che ci porta ad indossare indumenti più leggeri
ed a godere, assieme al risveglio della natura, quei tepori che sembravamo aver dimenticato dopo il lungo inverno, quest'anno particolarmente rigido. Attenzione, però, al sole: va
affrontato con i necessari accorgimenti.
Come pure ci si deve scoprire con cautela per non dover poi fare i conti con raffreddamenti
e tossi non proprio di stagione.
Anche in questo numero siamo, come sempre, prodighi di consigli per non mettere a repentaglio salute e benessere.
Ci piacerebbe anche, e su questa richiesta vi diamo appuntamento alla prossima, che i lettori scrivessero alla Redazione per richiedere chiarimenti e fornirci anche suggerimenti per
gli argomenti che vorrebbero approfondissimo, magari partendo proprio da un’esigenza
loro, anche tutta personale.
Ci contiamo.
Luigi Cavalieri
5
Sai qual è
il FILTRO SOLARE
più adatto
alla tua pelle?
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con i consigli per un’abbronzatura perfetta
è un’iniziativa di
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Primo piano
Pelle e sole
Al sole
s e n za r is ch i
di Simonetta Elseri, farmacista
Consigli utili per esporsi
al sole in tutta sicurezza,
evitando scottature,
invecchiamento
prematuro e danni
alla pelle.
L'
estate è finalmente alle porte!
Siete patiti della tintarella e volete sapere tutto , ma proprio tutto,
sulla protezione solare? Una buona notizia per voi: le confezioni
dei prodotti solari si arricchiscono
di informazioni e chiarimenti per
aiutare il consumatore a scegliere
il cosmetico giusto per una data
esposizione e per un determinato
tipo di pelle.
Le nuove etichette
Il fattore di protezione
In base alle Direttive della Commissione Europea le nuove etichette riportano le seguenti diciture:
Il fattore di protezione solare
(SPF) ci indica quanto tempo è
possibile esporsi con un determinato tipo di "filtro" senza incorrere in scottature o eritemi della pelle. Esprime la capacità di
un determinato protettore solare di arrestare la radiazione solare. Un prodotto con SPF 6, ad
esempio, dovrebbe permettere di
ricevere un’energia solare 6 volte
superiore rispetto a quella consigliata senza l'uso del prodotto.
• protezione bassa
SPF da 6 a 10
• protezione media
SPF da 15 a 25
• protezione alta
SPF da 30 a 50
• protezione molto alta
SPF 50 +
Controllate il bollino UV-A
I solari con protezione minore di
SPF 6 non saranno più in commercio, perché non forniscono
difesa sufficiente dai danni causati dai raggi UVA e UVB.
L'utilizzo delle descrizioni normalizzate sopraccitate, unitamente
ai tradizionali indicatori del fattore di protezione solare (SPF), è
7
Primo piano
volto ad orientare il pubblico verso la scelta di un adeguato prodotto di protezione solare. Ricordiamoci, però, che alcuni prodotti
di protezione solare proteggono
soltanto contro i raggi UV-B, causa di "scottature", senza prevenire gli effetti simili provocati dalle
radiazioni UV-A, che interferiscono, invece, con il sistema immunitario umano e causano invecchiamento prematuro della pelle.
Attenzione, dunque, a leggere a
fondo l'etichetta per non lasciarci prendere da un falso senso di
sicurezza, perché, se i prodotti
solari non contengono anche i filtri UV-A, questi raggi raggiungono la nostra pelle! Sulle confezioni aggiornate compare un bollino
UV-A e vengono evitate espressioni ingannevoli quali "schermo
totale" o similari. Diciture non più
consentite dal momento che nessun prodotto può proteggere la
pelle al 100%.
Solari, ma non solo
Però ricordiamo che l'utilizzo di
un adeguato prodotto solare è
solo una delle varie misure di
protezione contro il sole! Regole
altrettanto importanti da seguire per garantirsi un'abbronzatura in perfetta sicurezza sono:
• Eliminare i solari dell’anno
precedente. Una volta aperta
la confezione e trascorso del
tempo, i filtri solari contenuti
nel prodotto perdono la loro
efficacia! Controllate il simbolo del barattolo di crema aperto per sapere la scadenza.
• Niente esposizioni prolungate. Soprattutto fra le 11.00
e le 15.00, le ore di maggiore intensità solare, è opportuno evitare di esporsi (eventualmente, utilizzare filtri solari
8
più alti). Il tempo d’esposizione sicura è determinato anche
dall'intensità delle radiazioni
• Usare cappello e occhiali.
Forniscono un’utile protezione supplementare. Soprattutto
nei casi in cui non sia possibile
restare al riparo dal sole.
• Neonati e bambini piccoli.
Se possibile, evitare di esporli
direttamente al sole.
• Solari in quantità sufficienti. Un corpo adulto deve utilizzare 36 grammi (6 cucchiaini
da tè pieni) di prodotto solare, mentre attualmente i consumatori utilizzano soltanto la
metà di questa quantità. Il prodotto va applicato nuovamente dopo aver nuotato o essersi asciugati. Ricordate che la
corretta applicazione del prodotto è importante quanto la
scelta del prodotto stesso!
Pelle e sole
Come scegliere il solare
più adatto
Per agevolare ulteriormente la scelta del solare può essere utile questa tabella riassuntiva
che tiene conto non solo
del tipo di pelle, ma anche delle condizioni climatiche e del tempo più
o meno prolungato di
esposizione al sole
I diversi tipi di pelle:
• Pelle estremamente sensibile al sole è caratteristica
di persona dalla carnagione bianca-lattiginosa, con
efelidi e capelli rossi che
si scotta sempre quando si
espone al sole;
• pelle sensibile al sole è caratteristica di persona dalla carnagione chiara, spesso con qualche efelide e/o
capelli biondi che può abbronzarsi, ma che si scotta
spesso quando si espone al
sole;
• pelle intermedia è caratteristica di persona dalla
carnagione chiara che si
abbronza molto facilmente
senza scottature se non per
esposizione molto intense;
• pelle molto resistente è
caratteristica di persona
con carnagione scura che si
abbronza facilmente senza
mai scottarsi.
Esposizione
moderata
Esposizione
considerevole
Esposizione
estrema
Pelle
estremamente
sensibile
Protezione
alta
Protezione
molto alta
Protezione
molto alta
Pelle sensibile
Protezione
media
Protezione
alta
Protezione
molto alta
Pelle
intermedia
Protezione
bassa
Protezione
media
Protezione
alta
Pelle molto
resistente
Protezione
bassa
Protezione
bassa
Protezione
media
Le condizioni di esposizione:
• esposizione estrema: ghiacciai, tropici, ecc.;
• esposizione considerevole: spiaggia, attività svolte all’esterno
per lunghi periodi di tempo;
• esposizione moderata: vita all’aria aperta.
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Da ALKAMED In Farmacia
Focus
Terza età
L’importanza dell’attività fisica
di Renzo Rozzini
Fondazione Poliambulanza, Brescia
e Gruppo di Ricerca Geriatrica,
Brescia
Attività fisica:
“tutto di guadagnato”
Negli ultimi anni la scienza ha
accertato in modo assolutamente incontrovertibile che un’attività fisica regolare, effettuata
anche dopo i 65 anni di età, ha
ripercussioni positive sullo stato di salute fisico e mentale di
coloro che la praticano. In particolare gli studi dimostrano che
un’attività fisica di intensità moderata previene il rischio di morire prematuramente (con un
guadagno, rispetto a chi invece
conduce vita sedentaria, di oltre 2 anni di vita) ed addirittura
previene la comparsa di deterioramento cognitivo (e specialmente del rischio di contrarre la
demenza di Alzheimer).
Tanti ottimi motivi
per muoversi di più
Non sono ad oggi chiari i meccanismi attraverso cui gli effetti
del praticare attività fisica si con-
cretizzino sulla salute psico-fisica
degli anziani anche se si pensa
che siano più d’uno. Il movimento muscolare mette in azione numerosi meccanismi biologici
positivi che, attraverso complicati processi chimici, interagiscono
con tutti i nostri organi ed appa11
Focus
rati influenzando positivamente
lo stato di salute generale. E’ dimostrato che l’esercizio fisico migliora la forza muscolare, aumenta le prestazioni cardiache
e la capacità respiratoria, riduce il rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre migliora la sensibilità insulinica e, nelle persone
affette, da diabete si ottiene un
miglior controllo della glicemia.
Il cuore accelera i propri battiti, il
sangue scorre più velocemente,
la respirazione si fa più profonda
e frequente, la pressione del sangue sale. Una serie di fenomeni
che, tra le altre cose, proteggono l’apparato cardiovascolare,
in particolare dall’aterosclerosi e
dalle sue complicanze cliniche.
I grassi, infatti, vengono smaltiti
con l’attività e non si depositano
12
più sulle pareti dei vasi sanguigni, in particolare viene consumato il colesterolo “cattivo” (LDL)
con aumento di quello “buono”
(HDL). Anche l’osteoporosi, malattia delle ossa che è frequente
in età avanzata e che predispone
all’insorgenza di fratture, migliora in seguito all’attività fisica.
Benefici anche
per la mente
Inoltre, non bisogna dimenticare
che il movimento stimola le funzioni cerebrali, aumentando la
perfusione cerebrale e favorendo la formazione di nuovi neuroni e di nuove sinapsi. I benefici,
derivanti dalla pratica dell’attività
fisica, si evidenziano, per quanto
concerne le funzioni cognitive,
soprattutto a favore delle capacità di attenzione e di memorizzazione, ma è anche noto che
l’attività fisica migliora la percezione del proprio stato di salute.
Infatti, praticando attività fisica, è
possibile intrecciare e consolidare relazioni sociali positive, socializzare e condividere esperienze.
30 minuti,
3 volte a settimana
Purtroppo soltanto una minoranza di anziani pratica attività
fisica nei tempi e nei modi corretti. Gli studi hanno infatti dimostrato che sarebbe necessaria
un’attività di almeno 30 minuti
al giorno per 3 volte alla settimana: per ottenere i risultati po-
Terza
Diabete
età
sitivi che abbiamo descritto non
sono richieste prestazioni particolari. Si tratta, infatti, di svolgere
un lavoro muscolare di tipo aerobico, cioè di bassa intensità,
con regolarità.
Questa è abitudine di pochi, si
calcola che soltanto una percentuale inferiore al 20% degli
over-65 pratichi attività fisica di
intensità moderata con una certa
costanza.
si, mantiene i benefici ottenuti
dopo trattamenti riabilitativi in
pazienti già disabili e favorisce
la socializzazione, riducendo
gli effetti negativi dell’isolamento sociale.
Molto spesso, quindi, nella vita di tutti giorni di un anziano il
bisogno di movimento viene trascurato o sottostimato: purtroppo la mancanza di attività, anche in una persona fisicamente
Dal medico, per un
integra, determina una seprogramma “su
rie di processi negativi
misura”
che portano ad un
decadimento delIl vecchio motto
In parte ciò è
le funzioni gelatino “mens sana in
anche dovuto a
nerali
dell’orcorpore sano” dovrebbe
false credenze
ganismo, con
(ad esempio, è
conseguente
divenire uno stile di vita
ancora diffusa
perdita dell’aued un imperativo per
l’idea che oltosufficienza
e,
tutti, a tutte le età.
tre una certa età
addirittura, comnon sia più possiparsa di malattie.
bile praticare attività
Un momento assai
fisica o che ciò comporti
temibile per le capaciun maggior rischio di eventi cartà’ funzionali dell’anziano e che
diovascolari avversi), ma anche
viene spesso vissuto come inelutad una scarsa propensione da
tabile, e’ rappresentato dal departe dei medici a prescrivere attività fisica in associazione
alla terapia farmacologica. Recenti ricerche scientifiche dimostrano infatti che, nonostante
conoscano i benefici dell’attività
fisica e dello sport e nonostante non vi siano controindicazioni,
soltanto una minoranza dei medici consiglia di praticare attività
fisica ai propri pazienti. Sarebbe,
invece, essenziale pianificare
programmi di attività personalizzati sulla base delle capacità fisiche, dell’ambiente e dello
stile di vita. Il medico deve tenere in conto che, un’attività fisica
praticata regolarmente, anche di
intensità ridotta, previene l’insorgenza di eventi clinici avver-
cadimento che consegue ad un
ricovero ospedaliero per una patologia acuta, sia medica (come
una polmonite) sia chirurgica. Infatti dopo alcuni giorni di allettamento l’organismo (anche nella
persona giovane) fatica a riprendere il movimento, anche perché
è debilitato dal recente evento
acuto. Proprio per tale ragione
si sta diffondendo nei reparti degli ospedali la pratica di favorire
una precoce mobilizzazione della persona anziana dal letto alla
sedia, appena le condizioni generali lo permettono, per evitare
un importante ulteriore perdita
delle energie.
La buona convalescenza, pertanto, passa attraverso una precoce
mobilizzazione dal letto, ed uno
sforzo progressivo verso il recupero del movimento autonomo,
inizialmente in casa e poi all’aperto. La persona anziana, per rimanere in salute, o per recuperarla
dopo una malattia, non ha bisogno di speciali macchinari da atleta, ma del comune movimento
che… allunga la vita.
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misurino da 20 ml, 2 volte al giorno (40 ml) di
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Il punto
Depressione
“pila”
Una
contro la depressione
di Lisa Cesco
La nuova
frontiera per
curare la
depressione grave
è un dispositivo
che rilascia una
corrente continua
di bassa intensità
per alcuni minuti.
U
na “pila” per ridare la
carica al cervello delle persone
gravemente depresse: è questa la nuova frontiera per curare le forme gravi e farmaco-resistenti di depressione, esplorata
dal Centro clinico per la Neurostimolazione della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, in collaborazione
con l’équipe medica della clinica
Villa Santa Chiara di Verona, e
concretizzata in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista
scientifica internazionale Journal
of Affective Disorders.
In cosa consiste
questa nuova tecnica
L’intuizione è quella di curare la
depressione grave con una stimolazione alimentata da una
pila, denominata “stimolazione
transcranica con correnti dirette” o tDCS. Questa metodica
(che nulla ha a che vedere con
l’elettroshock) consiste nell’applicazione di due elettrodi sulla
cute del cranio, che vengono poi
connessi ad un dispositivo simile
ad una pila, che rilascia una corrente continua di bassa inten15
Il punto
sità (1-2 mA) per alcuni minuti.
Tale protocollo determina modificazioni funzionali cerebrali senza che il paziente percepisca alcuna sensazione, che persistono
anche per ore dopo che la corrente è stata interrotta.
L’effetto positivo
dura nel tempo
Nella clinica veronese, che ha
sede a Quinto di
Valpantena ed è
specializzata nella
cura di pazienti affetti da disturbi della
sfera psichica, sono
stati selezionati soggetti con più di vent’anni di depressione alle spalle, refrattari ai farmaci e con
tentativi di suicidio all’attivo, per
sottoporli alla nuova terapia sperimentale. I 13 pazienti, sottoposti a tDCS due volte al giorno per cinque giorni consecutivi,
hanno riportato tutti un marcato
miglioramento già dopo cinque
giorni, che si è mantenuto per diverse settimane.
«Anche a distanza di un mese,
più della metà dei pazienti continua a star bene», dice il dottor
Marco Bortolomasi, psichiatra
della clinica Villa Santa Chiara che
coordina l’équipe veronese impegnata nel progetto, che ha come
capofila il Centro clinico per la
Neurostimolazione dell’Ospedale Maggiore diretto dal professor
Alberto Priori dell’Università degli
Studi di Milano.
Seppure si tratti di uno studio ancora preliminare e su un piccolo numero di individui, i risultati
indicherebbero una nuova possibilità per il trattamento della
depressione grave farmacoresistente.
16
Ma come funziona
esattamente la “pila”?
«Nelle persone depresse si ritiene
che la corteccia frontale sinistra
del loro cer-
vello sia poco attiva: la “pila” funziona come un rigeneratore, che
ricarica quella parte della corteccia, migliorando l’eccitabilità elettrica dei neuroni cerebrali», spiega Bortolomasi. In questo modo,
grazie alla stimolazione con una
corrente molto bassa ma continua, si “riarmonizza” in questi pazienti lo squilibrio elettrico dei neuroni fra corteccia frontale destra e
sinistra, modulando in modo non
invasivo l’attività cerebrale.
Il trattamento non ha effetti collaterali, se non la sensazione di
un leggero formicolio alla testa, è
indolore e non richiede anestesia
(durante il trattamento si può anche leggere il giornale), e aiuta,
nei depressi gravi, a migliorare
l’effetto dei farmaci.
La depressione in numeri
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono
121 milioni le persone affette da depressione. In Italia si
stimano 5 milioni di cittadini colpiti, con
una spesa sanitaria di 15 miliardi di euro
l’anno. Seppure la terapia farmacologica
sia efficace in molti casi, circa il 30%
dei pazienti sviluppa forme molto gravi,
che non rispondono ai farmaci. Per tali
pazienti sono disponibili trattamenti
invasivi e traumatici, spesso poco accettati
dal malato. Nelle forme depressive
farmaco-resistenti si sono registrati
almeno tre tentativi consecutivi falliti
di trattamento con farmaci differenti:
queste depressioni gravi, pur essendo
una minoranza, costituiscono un rilevante
problema per il sistema sanitario, perché
la loro gestione clinica è complessa e
va affrontata in ambiente ospedaliero da
équipe specializzate. Per questo la nuova
metodica di stimolazione transcranica,
se confermata in un’ampia casistica
di pazienti, potrà rappresentare un
importante progresso nella gestione
di questi malati, molto sofferenti e
spesso ad elevato rischio di suicidio.
Depressione
Come si cura la depressione grave
Nella clinica Villa Santa Chiara vengono ricoverati ogni
anno circa 1600 pazienti, di questi più di 700 con
diagnosi di depressione, patologia in aumento che ha
origini multifattoriali, di tipo genetico e ambientale. Per
i depressi gravi, che non rispondono ai farmaci, uno
dei trattamenti disponibili è l’elettroshock, che si pratica
in anestesia, ma che viene spesso vissuto dal paziente in
modo traumatizzante. Una “seconda via” che viene praticata
a Villa Santa Chiara – con un progetto realizzato col San
Raffaele di Milano - è quella della deprivazione di sonno: i
depressi gravi vengono tenuti svegli due volte a settimana per
36 ore, con la guida di un educatore. «Non dormendo si ottiene
un’attivazione delle aree cerebrali poco stimolate in questi
pazienti, andando a riequilibrare in modo “naturale” lo squilibrio
dei neurotrasmettitori – spiega il dottor Bortolomasi -. Questa
metodica sta dando buoni risultati, ed è stata messa a
punto osservando i pazienti affetti da disturbo bipolare,
che, nella fase maniacale, non dormono la notte».
La stimolazione
transcranica: tra
passato e presente
Questa tecnica di stimolazione
transcranica, peraltro, non è nuova,
ma è stata già descritta nel 1998
dallo stesso Priori, e poi si è diffusa in tutto il mondo. Il suo utilizzo,
però, era finalizzato alla diagnostica a livello neurologico. «In seguito alcuni studi hanno dimostrato
l’efficacia di questo tipo di stimolazione nelle depressioni lievi e medie –afferma Bortolomasi–. Con il
nostro studio, per la prima volta, si
dimostra l’efficacia della metodica
nelle depressioni gravi», che sono le più impegnative da trattare
perché riguardano quei pazienti circa il 30% dei 5 milioni di italiani
colpiti dalla depressione - che non
rispondono ai farmaci antidepressivi e rappresentano una popolazione di difficile gestione, con
frequente rischio suicidiario ed elevati costi sociali.
La ricerca continua
Lo studio, intanto, prosegue per
consolidare i primi risultati raggiunti: la clinica di Verona ha selezionato altri 250 pazienti su cui
sperimentare la tecnica, in coordinamento con il Policlinico di Milano che intende avviare ulteriori approfondimenti per calibrare
al meglio la terapia sui pazienti.
«Stiamo monitorando con follow
up periodici i pazienti già trattati,
per osservare gli effetti a lungo
termine della nuova metodica»,
dice Bortolomasi, spiegando che,
in futuro, questo tipo di stimolazione - grazie ad una strumentazione contenuta in una pratica
scatoletta -, potrebbe essere fatta
in ambulatorio o anche a domicilio, integrandosi con la terapia
farmacologica di base, e consentendo così una riduzione dei
tempi di ricovero (con un notevole
abbattimento delle spese per il Sistema Sanitario Nazionale).
Un approccio integrato
alla malattia
L’utilizzo di questa nuova tecnica, tuttavia, non intende ridurre
la depressione al puro aspetto
biologico, trascurando la dimensione psicologica.
«Questa metodica intende dare
una possibilità in più ai pazienti,
e si collega ad un approccio integrato della depressione, attraverso diverse vie come i farmaci
e la psicoterapia – dice Bortolomasi – Se con la stimolazione
transcranica riusciamo a “riaccendere” il paziente, riducendo i
sintomi, per lui diventerà più facile intraprendere un percorso
di psicoterapia, reinserirsi nella rete sociale, diventare parte
attiva del cammino terapeutico attraverso il rapporto con il
proprio medico, tutti aspetti che
hanno valenza curativa».
17
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Farmacia
Farmaci on-line
Farmaci
via
internet?
Meglio evitare
del dott. Francesco Rastrelli
Presidente dell’Ordine
dei Farmacisti di Brescia
È
possibile considerare internet una delle grandi trasformazioni della storia dell’umanità: con il suo avvento, infatti, la
società, l’economia, le relazioni
interpersonali, sono profondamente cambiate. Passata l’euforia iniziale, però, è bene che ci
si preoccupi di correre ai ripari
circa il lato più oscuro delle numerose proposte offerte dal web:
una fra queste, la “farmacia in
rete”.
La prudenza
non è mai troppa
Quasi sempre gli annunci delle “farmacie virtuali” fanno riferimento a farmaci soggetti ad
abuso: anabolizzanti usati per il
doping, stimolanti, psicofarma-
I farmaci acquistati “in rete”
molto spesso sono pericolosi
e dannosi per la salute.
ci, medicinali per la disfunzione erettile, ma anche antibiotici,
antimalarici, antivirali e persino
medicinali anti-cancro e antiAIDS, contenenti spesso, al posto dei principi attivi, elementi
particolarmente nocivi (veleno per topi, detersivo, cemento
e mix mortali di sostanze varie).
Molte volte i farmaci che si acquistano on-line non contengono alcun principio attivo o lo
contengono in quantità minore,
possono essere scaduti o contenere sostanze pericolose per la
salute, possedere un nome simile a quello di un medicinale italiano, ma avere caratteristiche
diverse.
ne meno il contatto diretto con il
medico o il farmacista, unico professionista in grado di rispondere
a domande relative alla modalità di somministrazione e di indicare i possibili effetti collaterali del farmaco acquistato.
Grave è, sicuramente, la possibilità di acquistare anche i farmaci
soggetti a prescrizione medica,
molti siti web stranieri infatti riescono ad aggirare i divieti imposti dalla legislazione comunitaria
circa l'acquisto dei farmaci vendibili solo con relativa ricetta.
Acquisto senza
consiglio
Acquistando un farmaco
tramite internet, inoltre, vie19
Farmacia
Farmaci on-line
20
Il farmacista,
garante del farmaco
Serve una
normativa europea
La Federazione degli Ordini dei
Farmacisti Italiani (FOFI), in seguito all’allarme circa i farmaci
contraffatti lanciato dall’OMS,
ha ribadito l’assoluta centralità del farmacista e l’efficienza
di un sistema, quello relativo alla farmacia, che
garantisce il controllo
totale
su qualsiasi
medicinale, anche
da parte delle
autorità
che possono intervenire,
dove necessario,
imponendo il
ritiro dal mercato di eventuali prodotti difettosi o addirittura dannosi per la salute. Di fatto
il codice deontologico del farmacista sottolinea che: «Non è
consentita al farmacista (né tantomeno a qualsiasi altra figura) la
cessione, tramite Internet o altre
reti informatiche, di medicinali,
sia su prescrizione, sia senza obbligo di prescrizione, anche omeopatici, in conformità alle direttive della UE e delle linee guida
dell'OMS (…) ».
Il sistema delle farmacie italiane, inoltre, conferma la propria
politica a favore di un’apertura mirata di nuove farmacie, che
accrescano la diffusione nel territorio di un servizio qualitativo a
vantaggio del cittadino.
Nonostante tali prese di posizione nel 2008, con un totale
di 23 mila ispezioni eseguite, i
carabinieri dei Nas hanno sequestrato 3 milioni di confezioni di farmaci e denunciato 11
mila infrazioni penali. Chiaro è che la vendita
di farmaci on-line
rappresenta a
tutt’oggi un
fenomeno difficile da combattere anche in Italia, dove la situazione, però, è sicuramente
migliore di quella di altri Paesi
dell’Unione Europea. Non aiuta il fatto che, attualmente, vi
sia un vuoto normativo a livello
europeo circa l’acquisto di farmaci on-line e questo sia a causa dell’assenza di una specifica
normativa nella Comunità Europea, sia per la presenza, a livello internazionale, di diverse legislazioni farmaceutiche.
ci hai provato anche tu?
Gambe in su, docce fredde, calze elastiche: anche tu ci hai provato quando
senti le gambe gonfie e pesanti!
puoi provare venoruton.
Contro i sintomi dell’insufficienza venosa.
È un medicinale a base di Oxerutina che agisce in modo specifico e mirato sulle vene.
Simulazione computerizzata.
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circolazione. Così Venoruton ti aiuta a sentire le
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normali
Vena deformata che
provoca la cattiva
circolazione dei globuli rossi
gambe più attive, più leggere. Al passo con te.
VENORUTON. PIÙ TONO ALLE VENE, PIÙ SALUTE ALLE GAMBE.
È un medicinale. Leggere attentamente il foglio illustrativo. Attenzione i medicinali vanno assunti con cautela. Autorizzazione del 21.03.08
Farmacia
C’è del nuovo in
farmacia
Come sono
cambiati, in questi
anni, la farmacia
ed i farmacisti.
di Erica Denti, farmacista
Ricordi dal passato
La farmacia nasce lontano nel
tempo, quando ancora non si
conoscevano i farmaci di sintesi,
l’uomo si curava con le piante e
le erbe che molti medici medioevali coltivavano nei propri monasteri e ne studiavano le proprietà
e gli usi terapeutici.
Da allora la farmacia assume,
nella sua evoluzione, un ruolo
sociale come presidio sanitario
farmaceutico che permette alla
comunità di accedere alle cure
sanitarie di base e dove il farmacista è la figura che si interfaccia tra
il cliente ed il Sistema sanitario.
Chi non ricorda… Si entrava nella farmacia spingendo la porta
22
pesante di legno scuro, lo stesso legno dei mobili che si trovavano alle spalle del farmacista, un
uomo quasi sempre con i capelli
bianchi e spesso un po’ burbero
che esercitava la propria professione avvolto da un’aurea di autorevolezza e rispettabilità in quanto considerato il re indiscusso del
proprio specifico settore. Un uomo di non troppe parole, che
osservava il foglio che gli porgeva
il cliente e chiedeva di passare il
giorno dopo perché la medicina
era proprio lui a prepararla pesando con il bilancino, dosando e
miscelando i componenti secondo la sua arte di speziale tramandata negli anni.
L’era della
farmacia moderna
Con l’avvento dell’industria farmaceutica, che dagli anni Cinquanta si sviluppa in modo
esponenziale, i prodotti che il farmacista preparava magistralmente nel suo laboratorio vengono
gradualmente sostituiti dalle specialità medicinali. Inevitabilmente, anche la figura del farmacista viene a mutare: non sarà più
IeriDiabete
e oggi
esclusivamente il tecnico preparatore dei medicamenti, ma un dispensatore di preparati industriali. Dagli anni Settanta cambiano
le esigenze dei clienti: l’aumentata diffusione della cultura e la ricerca del benessere costringono
ad una gestione moderna della
farmacia.
Oggi le farmacie sono molto luminose, arredate con scaffali
metallici dove si trovano in bella
mostra la miriade di confezioni
colorate, collocate secondo la logica del farmacista che conosce
il marketing e pronte per essere
scelte direttamente dal cliente.
L’entusiasmo
dei giovani farmacisti
Entrando in farmacia, troviamo un
ambiente giovane e dinamico,
la figura del farmacista uomo un
po’ burbero e con i capelli bianchi ha lasciato il posto alla figura
giovane della farmacista donna,
la cui presenza risulta preponderante rispetto a quella maschile.
Molto spesso i giovani farmacisti
vengono visti come “troppo giovani” per poter collaborare con le
Istituzioni. Ma il mondo della farmacia ha subito, negli ultimi anni,
stravolgimenti impensabili e questi
cambiamenti, per molti farmacisti,
sono stati visti come un’opportunità per mettersi in gioco. Ed ecco il ricambio generazionale. I
giovani sono in grado di dare entusiasmo alla professione, cosa
che molti farmacisti anziani, demoralizzati dagli eventi, non riescono più a dare, forse perché
non ci credono più o forse perché troppo stanchi per ripensare
ad un “mondo Farmacia” diverso.
Oggi sono proprio i giovani farmacisti che hanno sviluppato una
figura polivalente e che sostengono i nuovi servizi.
Un professionista
al servizio dei cittadini
Il farmacista è un professionista
della salute che conosce definizione, caratteristiche di 3000
principi attivi della Farmacopea
attuale, ogni anno deve aggiornare il campo delle sue conoscenze, in funzione del progresso scientifico e dell’evoluzione del
suo lavoro. Nota in lui anche la
sua funzione di pedagogo: spiega il trattamento prescritto dal
medico, favorisce l’osservanza
della terapia da parte del paziente, informa il pubblico e lo sa rassicurare. È divenuto una figura di
riferimento al quale chiedere un
parere per una rapida risposta a
dei problemi di salute non gravi
e temporanei, in materia di igiene
e di cure. La farmacia moderna
è diventata un luogo di incontro
e di scambio, sempre più coinvolta nella gestione del cliente e dei
suoi bisogni. Proprio attraverso
la valorizzazione della figura del
farmacista sono possibili miglioramenti della qualità della salute
del cittadino.
Molta attenzione viene posta alle necessità sociali e sanitarie del
cittadino, il farmacista è impegnato nel campo della prevenzione
sanitaria, collabora con le autorità e le Istituzioni principalmente
sanitarie per il raggiungimento di
particolari obiettivi. Il paziente
è al centro dell’attenzione per il
farmacista, a lui sono rivolti cortesia e disponibilità, competenza
e massima professionalità. In farmacia c’è un professionista in
camice bianco, non un semplice
dispensatore di farmaci!
23
Sempre più Active.
+
+
+
+
Accu-Chek Active, il sistema per la misurazione della glicemia con striscia
tradizionale, diventa oggi ancora più completo, grazie ai risultati evidenziabili,
più comodo, grazie al nuovo design con ampio display, più sicuro, grazie ai controlli
e gli avvisi aggiuntivi e più potente, grazie ai 350 risultati memorizzabili
ed alla compatibilità con i software Accu-Chek per la gestione dei dati glicemici.
FarmaciaINsieme
Progetto Cuore
La prevenzione in farmacia,
successo di pubblico per il
“Progetto Cuore”
Difendere la
salute del cittadino
prima ancora che si
ammali e diventi “paziente”
è una delle priorità delle Farmacie
aderenti al network FarmaciaINsieme.
di Antonio Marinelli, farmacista
L'iniziativa
“Progetto Cuore”
Nella settimana dal 23 al 28
marzo oltre 5.000 cittadini,
hanno effettuato uno screening
gratuito in regime di autoanalisi nelle 130 Farmacie di FarmaciaINsieme che hanno aderito
all'iniziativa.
L'obiettivo è stato duplice: misurare il rischio cardiovascolare,
ovvero la probabilità di andare incontro ad un evento avverso (es. infarto) nei prossimi dieci
anni; informare il cittadino sulle modifiche da apportare alle
proprie abitudini, chiamate anche “stili di vita”, per ridurre in
modo decisivo il rischio stesso.
Ciascun partecipante ha ricevuto una scheda contenente i propri valori ed un opuscolo con
semplici consigli per preservare la salute del cuore, oltre alle
raccomandazioni personali dei
farmacisti.
La scheda andava mostrata al
medico di medicina generale
e poi conservata per confrontarla con succesive misurazioni.
Risultati interessanti
Dall’elaborazione dei dati è
emerso che i valori registrati sono interessanti, in quanto
è stata rilevata un’alterazione
della glicemia in oltre il 15%
degli utenti non diabetici, circa il 30% era in sovrappeso e,
un aspetto positivo, il numero
dei fumatori era molto basso.
Una farmacista ha dichiarato di
aver superato i duecento test,
confidandoci che non si sareb-
be aspettata un’affluenza tanto
elevata. “Anche se, indubbiamente – confessa – le Farmacie
sono sempre di più un punto di
riferimento importante e insostituibile, specie nelle realtà dei
paesi più piccoli, dove la farmacia rappresenta, a volte, l’unico
presidio di salute.”
Gli stili di vita ed il
rischio cardiovascolare
Modificare le proprie abitudini
è semplice da dire e difficile da
mettere in pratica.
Eppure gli scienziati ed i medici hanno calcolato che perdere
qualche piccolo vizio ci può far
guadagnare diversi anni di vita.
E soprattutto può garantirci di
vivere una vita qualitativamente
migliore, attiva ed in salute.
25
FarmaciaINsieme
Ma cosa possiamo fare, in pratica, per raggiungere questo risultato?
1.
Smettere di fumare
E' il primo obiettivo da raggiungere per i fumatori. In Farmacia
si possono trovare diverse soluzioni per aiutare il percorso di chi
decida di abbandonare il tabacco, ma il primo passo è la volontà di farlo. E' utile calcolare il
grado di dipendenza da nicotina
per impostare la migliore terapia
per la disassuefazione utilizzando
il test di Fagerström. In base al
risultato si potrà scegliere il percorso ed i prodotti più adatti a
smettere di fumare (vedi box).
2.
Controllare
il peso e l'alimentazione
E' molto importante che l'indice
di massa corporea (IMC) non
superi quota 25: per calcolarlo
basta dividere il peso per il quadrato dell'altezza o, più semplicemente, recarsi in Farmacia.
Un'alimentazione
bilanciata
prevede almeno 5 porzioni al
giorno di frutta e verdura, utilizzo
di pane e pasta integrali e grassi
di origine vegetale (es. olio extra
vergine d'oliva) invece di quelli di origine animale (burro).
Non bisogna eccedere
con carni rosse e formaggi grassi, preferendo, invece, il pesce e le
carni bianche. Dolci ed
alcolici devono diventare un'eccezione e per questo, forse, ancora più piacevole.
In Farmacia è sempre possibile
calcolare l'indice di massa corporea con precisione ed ottenere
consigli personalizzati sulla corretta alimentazione.
26
3.
Fare attività fisica
Non c'è bisogno di diventare
degli atleti. L'attività fisica raccomandabile è di bassa intensità, ma prolungata nel tempo.
Ogni età prevede diversi tipi di
impegno ed i maggiori benefici si hanno proprio negli anziani. Chi non potesse praticare una
attività sportiva è auspicabile che
cerchi di rinunciare all'automobile, almeno per i brevi tratti, ed
all'ascensore.
I medici raccomandano 40/60
minuti tre volte alla settimana per
gli adulti, mentre i bambini dovrebbero praticare attività fisica
almeno un'ora al giorno. L'obesità infantile è un fenomeno dilagante e molto grave, un pericoloso mix fra alimentazione
sbagliata e sedentarietà.
4.
Controllare
il rischio cardiovascolare
Gli esperti dell’Istituto Superiore
di Sanità hanno messo a punto
uno strumento utile a calcolare
il rischio individuale ossia la probabilità di
ammalarsi. Per fare questo si devono conoscere
parametri molto
semplici come
il colesterolo
totale,
il colesterolo HDL
(buono) e la pressione
arteriosa.
Una volta ottenuto il proprio
punteggio, è buona regola conservare la scheda del rischio.
La prevenzione
tutto l'anno
Nelle Farmacie è sempre possibile controllare il rischio con una
semplice autoanalisi che dura pochi minuti. Questa va effettuata a
digiuno da almeno due ore. Se
si decide di seguire i consigli del
farmacista o del proprio medico
di medicina generale, è possibile effettuare diverse misurazioni,
a distanza di almeno due mesi
l'una dall'altra. In questo modo si
potrà verificare che gli sforzi nel
cambiare qualche abitudine si
traducono in una costante riduzione del rischio.
Toccare con mano i miglioramenti può aiutare a mantenere i
nostri buoni propositi abbastanza a lungo da farli diventare il
nostro nuovo “stile di vita”.
Progetto
Diabete
Cuore
Il test di Fagerström
Ecco un semplice test per calcolare il grado di
dipendenza da nicotina: basta sommare i punteggi
assegnati a ciascuna risposta (indicati in rosso).
Fumi di più nelle prime ore
dopo il risveglio rispetto
al resto della giornata?
Ti svegli la mattina, dopo
quanto tempo accendi
la prima sigaretta?
• entro 5 minuti
• dopo 6 - 30 minuti
• dopo 31 - 60 minuti
• dopo 60 minuti
3
2
1
0
Trovi difficile non fumare
nei luoghi dove è vietato?
• SI
• NO
1
0
1
0
1
0
Fumi anche quando
sei malato?
• SI
• NO
A quale sigaretta rinunci
con più fatica?
• la prima al mattino
• qualsiasi
• SI
• NO
1
0
Quanta nicotina contengono
le sigarette che fumi?
• meno di 0,8 mg
• da 0,8 a 1,5 mg
• più di 1,5 mg
0
1
2
Aspiri il fumo?
Quante ne fumi
mediamente al giorno?
• fino a 10
• da 11 a 20
• da 21 a 30
• 31 o più
0
1
2
3
• mai
• a volte
• sempre
0
1
2
I risultati del test
da 0 a 2 = hai un livello di dipendenza da nicotina molto basso
da 3 a 4 = hai un livello di dipendenza da nicotina basso
da 5 a 6 = hai un livello di dipendenza da nicotina medio
da 7 a 8 = hai un livello di dipendenza da nicotina alto
da 9 a più = hai un livello di dipendenza da nicotina molto alto
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Eventi
Mille Miglia
E’ tempo di
Un altro anno
è trascorso, 12
lunghi mesi,
interminabili per
gli appassionati di
quell’automobilismo
storico che ha in
Brescia e nella
freccia rossa,
simbolo delle
Mille Miglia,
l’appuntamento
più prestigioso.
la corsa più bella del mondo
E
finalmente ritorna Lei, la
“corsa più bella del mondo”. Si
partirà, come tradizione, da Brescia il 14 maggio e, dopo aver
attraversato città come Ferrara,
Firenze e San Marino si raggiungerà Roma (15 maggio) –
per l’occasione BMW presenterà
il nuovo SUV - nel magico scenario di Castel Sant’Angelo. Le auto
torneranno a Brescia il 17 maggio. Al vincitore sarà consegnata
simbolicamente la Coppa delle
Mille Miglia, un trofeo in argento 800 da Guinness dei primati,
31
Eventi
il più alto tra tutti i trofei sportivi
ancora esistenti (1,70 cm).
Quest’anno parteciperanno alla gara, tra gli altri, Maria Stella Gelmini, Geronimo La Russa, Jurij Luzkhov (sindaco di
Mosca), Walter Burani, Arturo
Bombassei, Massimo Amenduni,
il Principe d’Orange e Alfonso
Signorini.
Per l’occasione il 14 maggio sarà
emesso il francobollo Mille Miglia, presentato a Brescia dal ministro Claudio Scajola.
Terra di Mille Miglia.
Valorizzare il legame
tra la Mille Miglia e
il suo territorio
“Terra di Mille Miglia” nasce
con questo scopo, e si sviluppa
attorno al vincolo storico e affettivo che unisce la manifestazione
alle città ed ai piccoli borghi attraversati anno dopo anno.
Durante le 24 edizioni della Mille Miglia storica (1927-1957) e le
tre edizioni del Mille Miglia Rally
(corse dal 1958 al 1961) la Freccia Rossa ha toccato 480 Comuni, distribuiti in 11 Regioni.
Quelle 480 località ed i territori attraversati dalla Mille Miglia
2009 potranno aderire a “Terra
di Mille Miglia”, un’iniziativa che
mira ad esaltare il profondo le-
La Mille Miglia
ambasciatrice del
Made in Italy nel mondo
Anche nel 2009 il Roadshow Internazionale ha portato la Freccia Rossa in alcune tra le più importanti città del mondo.
L’obiettivo del Comitato Organizzatore della Mille Miglia, (formato da MAC Events, Meet Comunicazione e Sanremo Rally) è
quello di “far risaltare l’internazionalità della corsa".
Mille Miglia Community
Sono migliaia in tutto il mondo
gli sportivi, animati dalla passione per una manifestazione in
grado di suscitare così forti emozioni, le cui auto hanno partecipato alla Mille Miglia.
Solo chi possiede una vettura
che ha partecipato alla Mille Miglia di velocità (1927-1957) o a
una sua rievocazione può iscriversi alla Commuity e diventare
1000miler.
La Mille Miglia Community è un
luogo privilegiato dove celebrare il mito della gara, ammirare
le bellissime auto ed individuarle
con esattezza attraverso il catalogo ragionato.
Alessandro Casali, Presidente del Comitato organizzativo.
32
Mille Miglia
game tra la storica competizione
e le “terre”, le strade e i paesaggi
che le hanno dato vita.
Francobollo Mille Miglia
Sarà emesso il 14 maggio il francobollo dedicato alla corsa più
bella del mondo.
Come ha spiegato il ministro
Scajola a proposito dell’emissione del francobollo: “I francobolli sono testimoni del tempo, strumenti della memoria personale e
collettiva. Per questo e' giusto che
siano dedicati ai grandi fenomeni dell'identità collettiva e della
cultura, dell'economia e del costume, ed a grandi eventi sportivi come il Giro d'Italia e le Mille
Miglia”.
Il francobollo, da 0,60 euro, raffigura una Alfa Romeo 6C 1500
Gran Sport, guidata da Augusto
Caniato e Guglielmo Carraroli della Scuderia Ferrari, costretti
poi al ritiro. La foto è stata scattata nel 1931, all’imbocco del
Passo della Futa.
Le auto storiche attirano il pubblico.
La Coppa
delle Mille Miglia
E’ il trofeo simbolo della storica manifestazione, il primo che
immortala tutte le edizioni della
Freccia Rossa.
E’ un dono all’Automobile Club
di Brescia ai bresciani, agli appassionati della Freccia Rossa ed
alla gara stessa. Edizione dopo
edizione la Coppa delle Mille
Miglia sarà consegnata simbolicamente al vincitore in carica.
Le dimensioni sono da Guinness
dei primati: sarà alta un metro e
settanta centimetri e sarà il trofeo
più grande, non solo sportivo, tra
tutti i trofei ancora esistenti.
La Coppa delle Mille Miglia te-
stimonierà la storia e il futuro
della corsa più bella del mondo;
il corpo del trofeo sarà dedicato alle ventiquattro edizioni della
Mille Miglia storica (1927-1957),
mentre le tre sezioni che ne compongono la base riporteranno rispettivamente le edizioni del Rally
Mille Miglia (1957-1961), le prime venticinque rievocazioni stori-
che (1977-2007) e le rievocazioni
disputatesi dal 2008 in poi, fino
al 2027, centenario della manifestazione.
Forgiati sull’argento in bassorilievo, anche i volti dei piloti che
hanno vinto le edizioni 1927-57,
i percorsi delle edizioni storiche,
le date, i modelli, i tempi di gara
e la velocità media.
33
Personaggi
Ambra Angiolini
in prima linea
contro la leucemia
di Tommaso Revera
Ph: Fabio Lovino
“È toccante fare
beneficenza in
maniera attiva.
Mi auguro
che i bresciani
rispondano
come me e
Francesco”.
Un concerto per
regalare un sorriso
In occasione dell’importante
concerto benefico, promosso
da “SmAIL” per sostenere il progetto dell’Associazione Italiana
Leucemie (Sezione di Brescia) il
prossimo 7 giugno a Brescia in
piazza Duomo, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione d’intervistare la madrina dell’evento, Ambra Angiolini, bresciana
d’adozione, che si è schierata in
prima linea nella lotta contro la
leucemia.
Considerati gli innumerevoli impegni professionali, non è stato facile raggiungerla, ma, nel
corso dell’ennesimo trasferimento da Brescia a Roma, una
conversazione telefonica è stata
sufficiente per saperne di più riguardo a questa iniziativa, ma,
soprattutto, per conoscere più
da vicino una persona pienamente appagata della sua vita
privata e professionale.
Dal debutto ad oggi:
una carriera di successi
Intrapresa la strada della danza,
una giovanissima Ambra debutta in televisione nel 1992, anno
nel quale diviene subito molto nota per la partecipazione al
programma “Non è la Rai”. In
35
Personaggi
mezzo a decine di ragazze riesce a spiccare mostrando da subito personalità e carattere, doti grazie alle quali riceve, all’età
di 17 anni, l’ambito Telegatto. Il
1994 segna, invece, il suo debutto come cantante culminato con
l’uscita dell’album “T’appartengo” e lo straordinario traguardo delle 370.000 copie vendute
che le valgono tre dischi di platino ed uno d’oro. Dopo svariate
conduzioni televisive, tra cui Generazione X, Festivalbar, il Dopofestival di Sanremo e Super,
debutta in teatro con la commedia “I Menecmi” di Plauto.
Neanche a dirlo la sua partecipazione registra un consenso di
critica quasi inaspettato, che la
convince ad intraprendere il ruolo di attrice. Il debutto sul grande
schermo, anticipato dalle partecipazioni di successo ad alcune
fiction televisive, avviene un mese
dopo la prima gravidanza niente
meno che con Ferzan Ozpetek
in “Saturno Contro”, film
nel quale interpreta il
ruolo di una cocainomane. Il battesimo
cinematografico si
rivela molto
fortunato perché, all’uscita
della pellicola
nel 2007, viene premiata con
il Nastro d’Argento, il David di Donatello e il Ciak d’Oro. Sulla
scorta del consenso ottenuto viene chiamata da Cristina Comencini per un ruolo nel film “Bianco
e Nero”. Dopo la partecipazione
in “C’è n’è per tutti”, commedia
incentrata sul disagio giovanile
diretta da Luciano Melchionna,
sta oggi lavorando ad un nuovo film.
36
“Leucemia… te le
suoniamo”, questo il
motto che, insieme al
tuo compagno Francesco
Renga, ti vede in prima
linea come madrina
della serata…
Sono felice di questa
iniziativa
perché
sia io che Francesco crediamo
nella possibilità di contribuire al progetto
dell'Ail per la
realizzazione di
un Istituto di ricerca di biologia
cellulare all'interno
degli Spedali Civili.
Ci crediamo moltissimo e
ci auguriamo che la gente di Brescia possa rispondere alla grande. Grazie all’esempio offerto dal
dott. Giuseppe Navoni, presidente Ail della Sezione di Brescia, mi
sono resa conto di come sia toccante fare della beneficenza in
maniera attiva: è molto più gratificante vivere questa esperienza
in prima persona, magari contribuendo alla realizzazione di un
progetto, che rispondere attraverso una più fredda e distaccata donazione.
Appurata la tua sensibilità
in tema di malattie,
come giudichi il rapporto
con la tua salute?
Sono una persona estremamente equilibrata. Cerco di prestare
attenzione ai segnali provenienti
dal mio corpo senza, però, farmi sopraffare. Intendo dire che,
per un banale malanno, evito di ricorrere immediatamente
al farmaco. Se avverto un po’
di stanchezza, cerco di riposare
maggiormente, se mi sento più
malinconica, ricorro all’affetto
delle persone care e, se mi sento
troppo stressata, cerco con tutta
me stessa di spostare l’attenzione
e staccare la spina.
Solo in caso di necessità,
dunque, ricorri ai farmaci?
Esatto. Cerco il più possibile di
Ambra Angiolini
evitarli con stratagemmi ugualmente efficaci. Non sono certo
la persona che al primo dolorino ricorre al farmaco. Al contrario, se un malanno mi dà proprio
noia, prediligo l’omeopatia grazie all’aiuto esperto di uno specialista che conosco da tempo.
Ovviamente, come la maggior
parte della persone, non mi tiro
indietro quando devo sottopormi
ai classici controlli di routine.
Come hai vissuto le
due gravidanze?
Come per tutte le donne, non è
stata una passeggiata. Ricordo
di aver patito nausee molto fastidiose, ma devo riconoscere che
il lavoro svolto dal mio ginecologo, dott. Ciravolo, è stato ammirevole, quasi paterno. Per me
non è stato facile anche perché
ho deciso di partorire a Brescia,
lontano dalla mia famiglia, ma
l’affetto dimostratomi dall’intera
équipe del Reparto di Neonatologia degli Spedali Civili mi ha aiutato a superare anche i momenti
più difficili. Non mi sono sentita
sola neppure per un istante.
Televisione, musica,
teatro e cinema. In ogni
ambito hai mostrato la
tua duttilità artistica
riscuotendo successi
e soddisfazioni. Mi
confidi il tuo segreto?
È stata dura. Sembrerò banale,
ma lavorare sodo, in maniera
seria, paga. Nella mia vita professionale, per assurdo, non ho
il tempo di gioire per un traguardo che subito mi aspetta un nuovo banco di prova. Il cammino è
lungo, soprattutto per un battitore libero come me, ma alla lunga
i risultati arrivano. È importante
prepararsi e farsi trovare pronti al
momento giusto perché l’occasione arriva per tutti. Non bisogna
aver paura, ma, al contrario, è
necessario acquisire quella confidenza, che ti permette di mostrarti con spontaneità e naturalezza.
Io, ad esempio, adoro improvvisare, perché mi piace vivere la
pressione del momento e penso
che questa sfumatura caratteriale
mi abbia molto aiutata.
Se non sbaglio, stai
lavorando ad un
nuovo film…
Sì, in questo momento sono impegnata nelle riprese. È un film
ambientato nel ’15-18, ai tempi della prima guerra mondiale, ma, oltre ad esternarti la mia
agitazione per la mia prima in
costume, non posso dirti altro…
Grazie al rapporto
sentimentale che ti lega
a Francesco Renga hai
deciso di trasferirti a
Brescia. Che ne pensi
della nostra città?
Brescia è una città che apprezzo moltissimo, nonostante Roma
rappresenti il mio mondo. Qui
ho riscontrato un’organizzazione
davvero impeccabile, soprattutto
in quei luoghi dove solitamente è
difficile riscontrarla. Enti pubblici ed Ospedale funzionano alla
perfezione e rappresentano un
efficiente punto di riferimento per
l’intera cittadinanza.
37
Iniziative
A.I.L.
La musica
che fa bene
di Beatrice Bonzi
F
rancesco Renga, Fabio Volo,
Omar Pedrini, Fausto Leali, Luisa Corna, L'Aura, Riccardo Maffoni, Charlie Cinelli e, quasi certamente, Jury Magliolo, musicista
rivelazione di X Factor, hanno dato la loro disponibilità ad esibirsi
sul palco di piazza Paolo VI, accompagnati dalla Omnia Orchestra del maestro Bruno Sartori. Lo
scopo? Raccogliere fondi a sostegno di un ambizioso progetto
promosso della Sezione bresciana dell'Ail (Associazione italiana
contro le leucemie, linfomi e mieloma), ovvero la creazione di un
Istituto di ricerca Interdipartimentale all'interno dell'Ospedale Civile di Brescia.
Francesco Renga, in prima
linea a sostegno dell’Ail
Centri come questo possono fare davvero la differenza: lo dimostrano gli importanti risultati ottenuti negli ultimi dieci anni, che
hanno portato alcune malattie tumorali del sangue ad una curabilità addirittura del 90%. Ce lo
ricorda anche Francesco Renga
che – con la compagna Ambra
Angiolini è da tempo testimonial dell'Ail, nonché promotore
del concerto del 7 giugno: “Sono
stati fatti passi da gigante. Se mia
mamma si fosse ammalata oggi,
sarebbe sopravvissuta. Questo mi
ha dato una forza incredibile nel
Francesco Renga e Ambra Angiolini
Domenica 7 giugno appuntamento in Piazza Duomo con
SmAIL -Brescia insieme per l'Ail-, il grande evento
benefico che vedrà sul palco alcuni fra i più importanti
musicisti ed artisti bresciani. Obiettivo quello di raccogliere
fondi per la costruzione a Brescia di un Istituto di ricerca
interdipartimentale per la lotta contro la leucemia.
vincere il mio carattere schivo e
contattare i colleghi, dai quali ho
avuto una risposta positiva, gratificante: tutti parteciperanno gratuitamente all'evento”.
Tanta musica
per regalare un sorriso
Passi avanti su un percorso che è,
però, ancora lungo. Ecco perché
è importante non perdere mai
l'entusiasmo nel sostenere la ricerca, anche attraverso iniziative “leggere” come questa: non a
caso “SmAIL”, il nome dell'evento, suona come “smile”, parola inglese che significa “sorriso”.
E, sicuramente, più di un sorriso
strapperanno gli artisti presenti.
Come Fabio Volo, che ritroveremo nell'insolita veste di cantante, o Omar Pedrini ed il patron
Francesco Renga, che torneranno a calcare lo stesso palco per
la prima volta dopo la rottura del
loro sodalizio artistico, avvenuta
una dozzina di anni fa. Ha sottolineato Francesco: “Questa è la dimostrazione che la musica è un
motore invincibile, capace di far
superare vecchie incomprensioni.
Chi fa un lavoro privilegiato come il nostro deve saper restituire
qualcosa alla comunità”.
39
Iniziative
La Provincia urla:
!
a
g
o
r
d
a
l
No al
Promossa una
Campagna con la
distribuzione di droga
test in collaborazione
con 76 farmacie
bresciane.
E’
partita con un gazebo in
Corso Zanardelli a Brescia e con
la distribuzione gratuita dei “drug
detector” la Campagna di sensibilizzazione contro la droga
dell’Assessorato Giovani e Università della Provincia di Brescia.
Ed è proseguita, in collaborazione
con Federfarma Brescia, con la
diffusione dei “droga test” in 76
farmacie sparse sul territorio provinciale, dove famiglie e genitori
potevano recarsi per ricevere un
kit gratuito. Dopo le Campagne
contro l’alcol e la guida in stato
di ebbrezza, l’Amministrazione
Provinciale lancia una nuova sfida, certamente più impegnativa e
complicata, ma della quale non si
poteva continuare a non parlare.
L’obiettivo della Campagna non
è repressivo o di controllo nel
confronto dei ragazzi, ma semplicemente di sensibilizzazione,
per alzare l’attenzione ed i toni
su un fenomeno, che è in velocissima crescita sul territorio nazionale in generale e nel bresciano
in particolare. Tant’è vero che lo
slogan dell’iniziativa è “Mi fido
di mio figlio. Non mi fido della droga”, ad indicare che non si
vuole puntare il dito contro qualcuno, ma semplicemente invitare
40
i genitori e gli educatori a prestare maggiore attenzione al tema.
I primi destinatari della Campagna sono, infatti, le famiglie,
che, probabilmente, grazie alla
diffusione del “drug detector”,
entreranno per la prima volta in
contatto con questo strumento,
reperibile generalmente nelle farmacie. Si tratta di un kit
che contiene un tester in grado di misurare cinque parame-
tri e di rivelare in modo sicuro
l’uso di sostanze stupefacenti da
un campione delle urine. Di uso
facile e rapido, identifica in maniera affidabile (perché contiene
anticorpi monoclonali anti-droga
altamente specifici) se l’utente ha
fatto uso di cannabis, cocaina,
ecstasy, anfetamine ed eroina.
“Negli ultimi anni – spiega l’assessore provinciale ai Giovani e
Università Corrado Ghirardelli -,
Campagna di sensibilizzazione
in linea con la tendenza nazionale e internazionale, il consumo e
il traffico di sostanze stupefacenti
ha subito un’impennata anche in
provincia di Brescia, in particolare
tra i giovani e i giovanissimi. È un
fenomeno di fronte al quale le Istituzioni non possono chiudere gli
occhi. Con questa iniziativa, lanciamo un primo grido, rivolgendoci per primi ai genitori ed agli
educatori. Il nostro intento - lo
sottolineo - non è repressivo, ma
vogliamo per ora innalzare la
soglia di attenzione. Ci rendiamo
conto di confrontarci con una realtà difficile, che sconfina nel campo dell’illegalità, ma è arrivato il
momento di alzare la voce”.
Quella odierna è soltanto la prima di una serie di iniziative pensate dalla Provincia, che ha promosso una nuova ricerca su “Il
traffico e il consumo di stupefa-
centi nella provincia di Brescia.
Fenomeno, dimensioni, tipologie e proposte di intervento”,
in grado di fornire dati aggior-
nati e spunti interessanti di riflessione e azione. Lo studio è stato
curato dal prof. Michele Brunelli
dell’Università di Bergamo.
L'assessore Ghirardelli col nostro Direttore Cavalieri
Poliambulatorio medico chirurgico Dott. Enrico Filippini
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anestesia locale
17/06/2008 10.55.11
ASL di Brescia
L’Asl ha pubblicato
un manuale per
aiutare la famiglia
nell’assistenza
domiciliare
delle persone
non autosufficienti.
P
er favorire lo sviluppo delle competenze dei familiari e di
coloro che assistono a domicilio
persone non autosufficienti, l'ASL
di Brescia ha predisposto, con il
contributo di operatori dei propri
servizi e di esperti qualificati, un
manuale di assistenza familiare (il manuale è pubblicato anche sul sito www.aslbrescia.it).
Attraverso questa pubblicazione l'ASL di Brescia intende – per
42
usare le parole del suo direttore generale Carmelo Scarcella,
pronunciate durante la presentazione del volume – “svolgere
una funzione di orientamento, di
coordinamento e di intermediazione, sostenendo e motivando
la famiglia ad assistere il più
a lungo possibile il familiare a
domicilio”.
Il testo ripercorre i temi affrontati negli incontri con i care givers
(coloro che si occupano della
persona da assistere) mantenendo un approccio il più possibile
descrittivo e divulgativo. La sua
struttura è stata concepita con
l'obiettivo di fornire un corretto,
ma semplice inquadramento dei
sintomi che possono presentarsi
in una persona non autosufficiente, favorendo il loro riconoscimento e la corretta impostazione delle opzioni assistenziali
sulla base delle più recenti evidenze scientifiche. Il manuale si
articola in due parti.
La prima prende in considerazione la persona non autosufficiente, i suoi bisogni fisici e psicologici, le modalità assistenziali di
base che anche un familiare può
effettuare quali l'igiene personale, l'alimentazione, il movimento e la somministrazione
di farmaci. Viene dato anche
spazio alla descrizione degli accorgimenti strutturali e dei presidi utilizzabili per rendere l'abitazione adatta e sicura per una
persona non autosufficiente. Un
aspetto importante trattato è relativo alle dinamiche relazionali familiari spesso condizionate
dall'impegno di cura richiesto dal
congiunto.
La seconda parte è invece dedicata ad una panoramica dei servizi sanitari ed assistenziali a
disposizione dei familiari di persone non autosufficienti, alla descrizione del ruolo del medico di
medicina generale, del Distretto
e del Comune.
Manuale di assistenza familiare
P
ubblichiamo le dieci regole da
ricordare per le terapie farmacologiche a domicilio (regole contenute nel testo pubblicato sul manuale e scritto da Francesco Rastrelli,
consigliere di Atf-Federfarma).
Farmaci a casa: le dieci
regole da ricordare
Il farmaco:
La Famiglia, “cuore”
dell’assistenza
agli anziani
Sono molti i motivi che spingono a guardare con attenzione al
ruolo che ha oggi la famiglia
nell’assistenza alla persona
anziana. Uno di questi è certamente il cambiamento di scenario nel quale ci troviamo a vivere:
da un lato l’aumento del numero
di anziani, dall’altra la ristrettezza
di risorse che spinge il pubblico
ad adottare strategie che possano tradursi in un generale “automutuo-aiuto”.
Qualche dato può aiutare a meglio comprendere il problema: gli
ultrasessantacinquenni sono oggi
pari al 19% della popolazione; gli
ultraottantenni sono aumentati in
modo rapido raggiungendo oggi
2,7 milioni (4,6% degli italiani).
Ancora, in questi anni si è assistito alla sopravvivenza di persone
anziane ammalate, come conseguenza del prolungamento della
vita anche in presenza di malattie
croniche, che, solo fino a qualche
decennio fa, erano letali.
Molte sono le condizioni di malattia dell’anziano che richiedono un
intervento da parte della famiglia
per permettere alla persona cara
di rimanere a casa ed, al contempo, di avere cure adeguate.
Una famiglia è indispensabile nei
vari livelli di gravità della malattia.
Per questo la famiglia deve essere
aiutata. Non può essere lasciata sola. Il manuale di assistenza
familiare edito dall’Asl di Brescia
rappresenta una guida pratica per
i familiari e per coloro che concorrono ad assistere a domicilio persone non autosufficienti.
Si trovano indicazioni pratiche
scritte da esperti – geriatri, psicologi, farmacisti, assistenti sociali,
medici di medicina generale – per
aiutare coloro che ogni giorno si
occupano della cura degli anziani e devono affrontare problemi
complessi. Lo scopo principale è
quello di creare un clima nel quale
aiutare un anziano non è più vissuto con angoscia, ma diventi un
atto carico di significati positivi.
1
è un bene esistenziale, concepito e prodotto per tutelare la
vita e la salute delle persone e
per consentire loro di vivere più
a lungo e con la migliore qualità
di vita possibile.
2
Deve possedere, per essere
utile, tre necessari requisiti:
sicurezza (tutti i farmaci possiedono una potenziale tossicità e
va,dunque,salvaguardato il rapporto più favorevole tra i benefici
attesi e il rischio di effetti avversi);
efficacia (deve poter modificare
il decorso di una malattia o curarne i sintomi o prevenirli);
qualità (le specialità medicinali
posseggono contenuti e caratteristiche certificati e garantiti in ogni
fase di vita del prodotto, dalla
produzione alla distribuzione).
A questi tre requisiti deve necessariamente accompagnarsi la
condizione dell'impiego corretto
e appropriato: il farmaco si usa,
infatti, solo in caso di necessità,
alle giuste dosi e per il periodo
necessario.
43
ASL di Brescia
Manuale di assistenza familiare
3
Possiede inevitabili e forti
profili di criticità: tutti i farmaci,
compresi quelli da automedicazione acquistabili senza ricetta,
esercitano un'attività terapeutica,
hanno controindicazioni e possono causare effetti collaterali anche gravi. Se assunti insieme ad
altri farmaci o ad altre sostanze,
come, ad esempio, l'alcol, moltissimi farmaci possono dare luogo a interazioni pericolose, procurando gravi danni alla salute.
farmaci o usarli quando non servono può causare gravi danni alla salute.
4 È un prodotto ad altissi-
gazione nella farmacia, presidio di salute aperto a tutti, sottoposto al controllo delle autorità
sanitarie e affidato alla responsabilità di un professionista, il
farmacista. Ciò per garantire ai
cittadini la necessaria sicurezza
nell'accesso alle medicine, all'interno di un rapporto fiduciario
che si sostanzia nella consulenza e assistenza farmacologica,
ovvero l'insieme di consigli e avvertenze per conservare e usare
bene i farmaci, anche i più noti
e comuni, riducendo i rischi connessi al loro impiego.
ma specificità composto da due
parti inscindibili: quella sostanziale, rappresentata dal principio
attivo in esso contenuto e quella
formale, altrettanto necessaria,
costituita dal complesso di informazioni, indicazioni, avvertenze e consigli per l'impiego forniti
dalle aziende che lo producono,
dalle autorità sanitarie che lo autorizzano, dai medici che lo prescrivono e dai farmacisti che lo
dispensano.
5
È un prodotto destinato a
una terapia o a finalità preventive e, come tale, non si consuma, ma si impiega. Proprio per
questo l'erogazione dei farmaci
è sottoposta a regole rigide, nel
superiore interesse della tutela
della salute.
6
È un bene di salute e non
una merce qualsiasi, e come tale non può essere oggetto di sollecitazioni a un maggiore consumo, né trasparenti né occulte:
assumere maggiori quantità di
44
7
Se usato impropriamente, in
assenza di vere malattie o, come
spesso accade, per soddisfare
spinte psicologiche che andrebbero affrontate in modo diverso,
può essere causa di malattie.
8 Ha la naturale sede di ero-
9 Insieme a un connaturato e
non quantificabile valore etico,
sanitario e sociale, ha un costo
economico, sostenuto dal Servizio sanitario nazionale o direttamente dal cittadino. Usare male
i farmaci o sprecarli, dunque, al
di là delle possibili conseguenze
sulla salute, significa sottrarre risorse che potrebbero essere impiegate per una sanità migliore.
Per contro, il farmaco usato con
la necessaria appropriatezza è
anche un investimento che produce enormi risparmi, eliminan-
do o mantenendo sotto controllo
patologie che, altrimenti, potrebbero richiedere ricoveri ospedalieri o altri e più costosi trattamenti e interventi terapeutici.
10
Non ha mai lo scopo di
sostituirsi a corrette abitudini
di vita: non ha senso ricorrere
a un farmaco se poi si adottano
comportamenti sbagliati, regimi
alimentari scorretti o si trascura
l'attività fisica. È sbagliato pensare che esiste sempre un farmaco
adatto a risolvere i nostri problemi; bisogna, invece, sforzarsi di
capire qual è il modo per conservarsi in buona salute e quali
possono essere le cause dei nostri malesseri, con l'aiuto del medico e del farmacista.
Curiosità
La
Dialetto
saggezza
non conosce tramonto
Nei proverbi dialettali si disegna la vita
di Egidio Bonomi
Sentenze meteorologiche
La vita si disegna anche attraverso i proverbi. Quelli dialettali,
poi, hanno stretto sapore popolare, frutto dell’andare per secoli
in rincorsa dei giorni e degli anni,
setaccio di delusioni, esaltazioni,
pensieri e constatazioni, poi condensate in un motto che resta al
di là degli uomini e del tempo.
Ed a proposito di tempo, come
non andare per sentenze meteorologiche, nate quando le previsioni erano affidate all’intuizione,
all’osservazione attenta dei fenomeni, all’intelligenza dell’uomo?
Eccone uno generale: Quan che
‘l ciél el fa la lana, el piöf ‘na setimana (Quando il cielo fa la lana, piove per una settimana). E’ il
corrispettivo del più… lirico “Cielo a pecorelle, acqua a catinelle”. Entrambi avvertono: occhio,
le nuvolette lanose, che lasciano
intravedere a malapena il celeste, non sono così amabili come potrebbero far pensare, ma
annunciano piova a dirotto e di
lungo incedere, con immancabile malumore dei meteoropatici,
che vorrebbero sempre sereno
e mai variabile, tanto meno
“piovabile”.
gna, che, proprio in questo mese,
richiede molto lavoro, tanto che il
fieno maggengo (el mazèng) è
il più saporito, il migliore in assoluto di tutta l’annata agricola.
Ed è talmente vero che nel nostro
dialetto l’aggettivo
Il fieno più
saporito per
un formaggio
irresistibile
A questi si potrebbe
applicare un altro
proverbio maggengo che li renderebbe
felici: Magio söt se fa
de töt (Maggio asciutto
si fa di tutto). E’ espressamente dedicato alla campa45
Curiosità
Dialetto
“mazéng” è andato assumendo
il significato di ottimo, migliore
per eccellenza, il più buono che
si possa immaginare. Ad esempio: el bu el spiét? L’è mazèng!
(E’ buono lo spiedo? E’
come il maggengo, ossia ottimo).
Altra piccola digressione:
il
famoso, inimitabile
formaggio
di
Bagolino,
el Bagòss,
si ottiene soltanto dall’erba e
dal fieno maggengo
dell’altipiano che sovrasta l’abitato verso nord, dati in pasto alle vacche il cui latte risente degli aromi dei fiori e delle erbe di
quella specifica zona. Il resto è
imitazione maldestra.
Scherzi del tempo
Per rimanere in argomento, ecco
un proverbietto col sapore d’un
contrario: Ross de matina, prepara l’umbrilina (Rosso di mattina prepara l’ombrellina). Non è
forse l’opposto del famoso rosso
di sera?
I contadini dicono la loro anche attraverso gli animali. Sentite questa: Quan canta ‘l gal en
mèss a l’éra, se ghe nigol el se
serena (Quando canta il gallo
in mezzo all’aia, se c’è nuvolo,
si rasserena). Dunque un gallo meteo che annuncia giornata bella e, se per caso… sbaglia,
il pericolo d’una tirata di collo è
tutt’altro che remoto.
46
La Festa di San Luigi
Non si può dimenticare che il 21
giugno è giorno dedicato a San
Luigi Gonzaga, il Santo che ha
animato la fanciullezza di
tutti (o quasi), con
l’oratorio in festa,
i giochi di San
Luigi, appunto. Memorabili la cuccagna, la
rottura delle pignatte ricolme
d’acqua,
la corsa nei
sacchi o con
le
carriole…
Tempi di divertimento semplice,
godibilissimo, ancor più
pensando alla noia dei giochi
tecnologici che attanagliano e
rimbambiscono molta parte della gioventù d’oggi. Ebbene, legato al Santo di Castiglione delle
Stiviere (quindi mezzo bresciano),
c’è un proverbio “floreale”: A San
Luisì el fioréss el lì (A San Luigino, fiorisce il lino), ovvero si entra nella bella stagione per eccellenza, tanto che fiorisce il lino. Per
esigenze di rima Luigi è diventato
Luigino, ma il diminutivo nulla toglie, anzi dà perfino un tocco di
carineria alla sentenza stessa.
Tutti al lavoro!
Santo richiama Santo. Maggio
ne annovera uno grande: San
Giovanni Battista. Il 24 si festeggia la sua nascita. Ed allora ecco sfornato il proverbio ad hoc: A
San Gioàn a goià i bò se fa guadàgn (A San Giovanni pungolare
i buoi si fa guadagno). In sostanza si avverte che è il momento di
pungolare i buoi nei lavori della
campagna, che, per le particolari condizioni climatiche favorevoli, darà frutti abbondanti e,
quindi, guadagno. Certo oggi i
buoi riposano placidi nelle stalle. La campagna è rivoluzionata
da potenti macchine, ma il proverbio non ha controindicazioni
e non è superato. Dentro i buoi,
vien da dire, fuori i trattori, ma il
risultato non cambia.
La piccola carrellata proverbiale
finisce qui, tutta dedicata, in pratica, al tempo ed al mondo contadino, che ne era, e continua ad
esserne, espressione, mutate le
condizioni, ovviamente. Come dire che la saggezza non conosce
tramonto. Fortunatamente.
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nostro equilibrio intestinale. Il
Ministero della Salute, attraverso
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di fibre, la “strada maestra” per
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Melatonina e di
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come la “pianta del
sorriso”, racchiusi
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A
cufene (Tinnitus in inglese) è un suono (sirena, fischio,
motore) percepito nella testa e/o
nell’orecchio dal paziente, senza
una sorgente sonora esterna.
Il 40% della popolazione ha avuto contatto con questo sintomo, il
20 % lo percepisce come un disturbo, il 2-5%, lo vive come una
situazione fortemente invalidante.
L’esistenza di un rumore nella testa, o nell’orecchio, non udibile
da altre persone è descritto già
nei testi di medicina egiziani,
assiri, greco-romani, spiegato
come presenza di entità misteriose, correnti aeree, insetti, con i
trattamenti più disparati.
L’età di insorgenza è più frequente sopra i 50 anni, pur presente
nei bambini, con una parità fra
maschi e femmine. Possiamo clas-
48
sificarlo, riferendoci al periodo di
comparsa, come acuto, presente
da 3 mesi, sub acuto fino a 6 mesi,
cronico presente da più di 6 mesi.
L’acufene può essere accompagnato da effetti extra uditivi: emozionali (rabbia, tensione, irritabilità),
cognitivi (memoria, concentrazione), alterazione della percezione
del suono (fastidio per determinati
rumori), disturbi del sonno.
La sede di origine del rumore non
è solo periferica, nell’orecchio
(cerume, varie malattie in grado
di accompagnarsi al rumore), ma
vi può essere un interessamento
del nervo acustico, delle vie uditive centrali, delle aree centrali.
Vi possono essere interessate sedi
extra uditive, che, tramite connessioni particolari, generano questo sintomo: articolazione temporo-mandibolare, muscolatura del
collo (acufene somatico).
Il parere dello specialista
La diagnosi
Il percorso diagnostico inizia con
la storia clinica del paziente, la
più accurata possibile, da cui si
evidenziano eventuali fattori di
rischio, tipo lavorazioni rumorose, abuso di sostanze quali caffeina, fumo, farmaci ototossici,
intolleranza ad alimenti, presenza
di particolari malattie (diabete),
problemi alla colonna cervicale, disturbi temporo-mandibolari,
anormalità nella dieta.
Già dal primo approccio si delinea
la presenza di un acufene soggettivo, il rumore è sentito solo dal
paziente, o oggettivo, percepito anche dall’esaminatore, pulsante (5%) legato verosimilmente
a malformazioni vascolari da ricercare con sofisticate indagini.
Altri parametri importanti riguardano la comparsa del sintomo:
improvviso o graduale, l’impatto
sulla qualità della vita.
La valutazione audiologica
con particolari strumenti ci porta a quantificare alcuni parametri del paziente. In particolare, se vi è un concomitante calo
dell’udito, lesioni lungo la via
uditiva, si cercherà di codificare
meglio l’acufene nei suoi aspet-
ti di intensità (più o meno forte), e frequenza (soffio, fischio)
verrà effettuata una valutazione
della funzionalità del sistema
muscolo-scheletrico del collo e
del capo, ricercando zone che
possono scatenare o modificare
l’acufene (sguardo laterale, toccarsi la fronte, il collo).
Vi sono, poi, altri esami particolari che vengono richiesti caso
per caso (risonanza magnetica).
La parte diagnostica è fondamentale per evidenziare una causa o per escludere determinate
patologie. A volte non si eviden-
zia alcuna anomalia che giustifichi l’acufene.
L’analisi della letteratura è gravata dal fatto che l’acufene è un
sintomo soggettivo, difficilmente
oggettivabile con esami, e, quindi, difficilmente comparabile. Vi
è, inoltre, la presenza di un marcato effetto placebo, che porta
ad un miglioramento temporaneo del sintomo anche non praticando terapia specifica, per la
presenza di una grossa componente emotiva del paziente che
vuole assolutamente guarire.
Le terapie possibili
Prendiamo in esame vari tipi di
terapia iniziando da quelle più
frequentemente usate:
-T.R.T. (Tinnitus Retrainig Terapy),
parte da un modello neurofisiologico, che, indipendentemente dalla causa iniziale, cerca di
interrompere il circuito perverso
che identifica il rumore come un
segnale di pericolo a livello centrale, riportandolo, dopo un addestramento che dura dai 12 ai
15 mesi, a classificare l’acufene
come un suono non pericoloso,
una sorta di adattamento.
49
Benessere
Il parere dello specialista
T
erapia con il suono, da sola o con altre terapie (T.R.T.):
cerca di mantenere il paziente sempre in presenza di suoni,
evitando il silenzio, con l’uso
di particolari protesi che possono associarsi al recupero della
perdita uditiva, e con diffusori
ambientali usati prevalentemente durante la notte, diffondendo suoni tipo acqua, vento,
onde nella camera da letto.
F
armaci: sono stati descritti
una grande moltitudine di farmaci che agiscono a vari livelli,
dalla periferia al sistema nervoso
centrale; va usata grande cautela
nella prescrizione di tali farmaci,
spesso non sufficientemente supportati dalla letteratura.
A
ltre terapie sono segnalate
in letteratura tipo ipnosi, laser,
terapia iperbarica.
I risultati terapeutici sono in relazione alla accuratezza di tutto l’iter diagnostico, cercando
di calibrare la terapia ad ogni
paziente, partendo dalla considerazione che non esiste una
terapia uguale per tutti i tipi di
acufene.
Utili consigli
di comportamento
Vi
in
re
di
e,
sono molti filoni di ricerca
atto che porteranno a capinuovi meccanismi di sviluppo
questo importante sintomo,
di conseguenza, a sviluppa-
re, o riaffermare le varie opzioni terapeutiche. Il concetto che di
acufene non si guarisce è già in
parte superato, consentendo alla maggior parte dei pazienti di
convivere con tale sintomo, se
non di guarire completamente.
Concludendo il nostro breve iter
nel variegato mondo dell’acufene, possiamo consigliare semplici
regole di comportamento ai pazienti: evitare il silenzio, imparare cosa può rilassare, evitare rumori forti, evitare fattori di rischio,
non dare credito ai vari siti internet o pubblicità che promettono
risultati miracolosi, infine rivolgersi ad un Centro multidisciplinare, in grado di valutare il sintomo
in tutte le sue componenti.
S
timolazione elettrica
(T.E.N.S.): da applicare 2 ore
al giorno per 2 settimane, in
particolari pazienti dove prevale
l’orientamento diagnostico di un
acufene monolaterale con componente somato-sensoriale.
S
timolazione magnetica
transcranica (rTMS): metodo
non invasivo, porta ad una stimolazione di aree limitate e superficiali della corteccia cerebrale, in fase di sperimentazione.
T
ecniche di rilassamento: le
più svariate possono coesistere
con altre terapie.
T
erapia chirurgica: nei casi
dove vi è una indicazione netta
e obbligata (neurinoma, conflitto neuro-vascolare)
C
orrezione dei fattori di rischio: farmaci, alimenti, problemi cervicali.
50
dr. Fiorenzo Bertoletti
Centro Clinico Sant’Andrea
Giardini Garibaldi 3 L - 25049 Iseo (BS)
Tel 030 9868814
[email protected]
Benessere
Benessere per l’intestino:
come combattere disbiosi intestinale e candida
di Monica Greco, farmacista
Cos’è la disbiosi
Per disbiosi s’intende un’alterazione della normale flora batterica intestinale, che svolge
ruoli fondamentali per il benessere dell’intero organismo; basti
pensare all’alternanza di stipsi e
diarrea, all’eventuale ipercolesterolemia per mancato smaltimento della bile, a carenze di vitamine, a gastriti, a cistiti, a uretriti,
a problemi dermatologici e addirittura cefalee, dolori articola52
ri e altri disturbi causati dalla disbiosi, fino all’aumentato rischio
di tumori intestinali.
La mucosa gastrointestinale ricopre una superficie di circa 300
mq ed è colonizzata da oltre
400 specie di microrganismi; la
composizione e l’entità di questa
flora batterica dipendono da numerosi fattori come la quantità di
ossigeno, il pH, l’età, la costituzione, i fattori neuroendocrini, le
condizioni elettrolitiche, l’idratazione ed i movimenti peristaltici.
L’intestino svolge importanti ruoli di difesa immunitaria, di rie-
laborazione enzimatica, di sintesi
delle vitamine K e B12, di assorbimento degli acidi biliari e degli
ormoni steroidei ed interviene nel
metabolismo dei farmaci.
I sintomi
La manifestazione più comune e
di facile osservazione di una disbiosi è la presenza di gonfiore
addominale: se il gonfiore è riferito alla parte destra, cioè al colon ascendente, si può parlare di
disbiosi fermentativa causata da
una dieta eccessivamente ricca di
L'intestino
amidi, pasta, pane e carboidrati
che si consiglia di ridurre, mentre
il gonfiore a sinistra è segno di
una disbiosi proteolitica da proteine in eccesso che rimangono
putrefatte, per cui è bene ridurre
dalla dieta la percentuale di carni
rosse e formaggi fermentati, preferendo pesce e legumi.
Le cause
Le cause della disbiosi possono,
quindi, essere di varia origine:
1.
alimentari: diete scarse
di fibre, di vegetali,
eccesso di proteine animali,
carni rosse, zuccheri raffinati,
eccesso di cibi con coloranti e
conservanti chimici;
2.
infezioni, parassitosi o
disturbi che alterano le
secrezioni gastriche, biliari,
pancreatiche e duodenali;
3.
uso di farmaci come
antibiotici, sulfamidici,
corticosteroidi, lassativi, Fans
(Farmaci anti-infiammatori
non steroidei) e pillole
anticoncezionali;
4.
cause psicologiche:
traumi e stress.
Come possiamo agire alla
comparsa dei sintomi?
Sicuramente parlandone con il
medico ed il farmacista, ma già
alcuni accorgimenti nella scelta
della dieta sono basilari:
• scegliere i cosiddetti “alimenti superiori”, ovvero cereali integrali, frutta e verdura fresca ben matura e
relativi succhi da spremitura
estemporanea, legumi crudi
o stufati a temperature infe-
riori ai 70°C, farinacei integrali, frutta oleoginosa (come mandorle, noci, nocciole,
arachidi, pinoli) ed i relativi
oli, formaggi non fermentati;
• ridurre caffè, cioccolata, the,
conserve alimentari, proteine
animali, margarine, pasticcerie industriali e zuccheri raffinati.
Importante è l’integrazione con
fibre, da assumere, preferibilmente, prima dei pasti con molta acqua; conviene iniziare con
sostanze tipo Psillio, che svolgono la loro azione in modo meno drastico della crusca, che,
essendo cellulosica, fa come la
carta vetrata e può irritare la mucosa già alterata.
Come reintegrare la
flora intestinale
Per ricostituire la flora è necessario apportare dei probioti-
ci - cioè fermenti lattici ricchi di
Lactobacillus Acidophilus, Lactobacillus Bulgaricus, Bifidobacterium Bifidum - e dei prebiotici,
cioè sostanze di origine alimentare non digeribili, che sono in grado di favorire la crescita della flora microbica intestinale. Probiotici
e prebiotici si possono associare
con maltodestrine, stando attenti a non mescolarli con lieviti
tipo Saccharomices che provocherebbero gonfiore. L’assunzione deve durare almeno un mese.
Di supporto si possono abbinare
piante carminative (che facilitano l'espulsione dei gas gastrointestinali) e antispasmo tipo Valeriana, Camomilla, Melissa, Anice,
Finocchio, Angelica, o coleretiche (che stimolano il fegato ad
una maggiore produzione di bile)
tipo Cardo, Carciofo e Tarassaco.
Potrete trovare queste piante in diverse forme: capsule, tinture madri o macerati glicerici.
Benessere
L'intestino
Le proprietà dell’ Estratto
di semi di pompelmo (GSE)
La fitoterapia più recente ci offre
anche l’Aloe, il Baobab e antimicrobici tipo l’Estratto di semi
di pompelmo (GSE). In particolare i composti quaternari d’ammonio detti “quat” contenuti nei
semi di pompelmo hanno un effetto battericida, batteriostatico
ad ampio spettro, efficace verso centinaia di batteri patogeni (sono attivi anche contro le infezioni da batteri gram positivi e
gram negativi). L’estratto dei semi
di pompelmo è anche un potente
disinfettante, anzi il disinfettante
oggi più usato negli ospedali degli USA, ed è dotato di notevole
efficacia antivirale, antimicotica
ed antiparassitaria. Importante è
anche ricordare che l’estratto dei
semi di pompelmo agisce in modo “selettivo”, per cui aggredisce
solo la flora patogena, è completamente innocuo e non fa sorgere interazioni farmacologiche
pericolose (a differenza del succo
di pompelmo che è un inibitore
enzimatico sui citocromi e, quindi, aumenta la tossicità dei farmaci concomitanti). La ricchezza
delle proprietà dell’estratto di
54
semi di pompelmo (GSE) è tale
che viene impiegato in vari prodotti e non solo per la disbiosi:
uso interno per gastriti, candide,
parassitosi, disturbi influenzali,
mal di gola, gengiviti e infezioni
genito-urinarie, uso esterno
per ferite, micosi, otiti,
acne ed eczemi.
La candida
La presenza di una
disbiosi
predispone
l’instaurarsi di
una candida intestinale e, di conseguenza, di una
candida vaginale. I
fattori predisponenti sono, quindi, gli stessi della disbiosi:
terapie antibiotiche, cortisoniche,
chemio e radioterapie, pillole anticoncezionali, malattie croniche
debilitanti, diabete, gravidanza,
malnutrizione. Possono essere
connesse le candidosi croniche-
sistemiche (che colpiscono molte parti dell’organismo), quelle
del cavo orale, quelle cutanee e
quelle degli organi genitali.
Risulta sempre utile una sana
alimentazione che preveda la
riduzione degli zuccheri, dei
formaggi fermentati, del pane, della pasta, della
frutta secca e
zuccherina
e l’eliminazione dei
lieviti, l’introduzione
di fibre, di
lattobacilli,
di prebiotici, di immunostimolanti tipo Echinacea ed
Uncaria, di estratti
di Lichene Islandico, di
Tea Tree Oil e di estratto di semi
di pompelmo (GSE).
Conviene abbinare la terapia sistemica a quella locale a base,
per esempio, di ovuli, lavande o
detergenti specifici contenenti i
suddetti prodotti naturali.
Notizie dalle Aziende
Le qualità dell’acqua termale
nella ricerca di CPR Dermopharma
L
a ricerca di molecole innovative e naturali per la cura e la
bellezza della pelle è il principio
che guida ed ispira il lavoro della
Cpr Dermopharma.
La varietà dei principi attivi frutto
di questa ricerca garantisce risposte efficaci a tutte le applicazioni
cosmetiche, rendendo protagonista ogni parte del corpo.
Per la realizzazione di questi prodotti naturali innovativi si è seguito uno specifico percorso che ci
ha consentito di utilizzare in modo appropriato le straordinarie
qualità dell’acqua e dei fanghi
termali di Rivisondoli (ceramide naturale). Coniugandoli con
principi attivi specifici si è ottenuto sia il potenziamento del fattore
idratazione che il potenziamento
dell’aging ed azioni correlate.
Risposte naturali
per la cura della tua pelle
La pelle è l’organo più esteso del
nostro corpo e stabilisce il confine
tra noi e il mondo esterno. E’ un
organo magico con funzioni molteplici e importantissime: protettive, sensoriali, respiratorie, difensive e di termoregolazione. Proprio
nel rispetto di tutta la pelle si muove la filosofia dei prodotti Oriri,
studiati e formulati per essere uti56
lizzati ugualmente sia sul viso sia
sul corpo e che, oltre a semplificare il trattamento dermocosmetico,
agiscono attivamente su tutta la
pelle/organo, garantendo un‘azione completa, sinergica, funzionale, sicura. Non dobbiamo mai dimenticare che la pelle è un organo
prezioso e va rispettato in ogni sua
parte poiché i segni del tempo, la
secchezza, la disidratazione e la
sensibilità della pelle non colpiscono solo il viso, ma anche collo,
dècolletè, braccia, gambe e mani.
Proprietà
dell’acqua termale
L’acqua termale sulfurea che sgorga, tra le poche in Italia, a 1400
metri sul livello del mare dalla sorgente “fonte Strapuzio”, alimenta
le terme di Rivisondoli: è ricca di
microbioelementi e di uno speciale microorganismo il Thermos
Thermophilus. Questo microorganismo di origine marina, oltre ad
essere un potente antiossidante,
ha la spiccata proprietà di promuovere la crescita dei cheratinociti, che rappresentano la componente maggiore delle cellule
dell’epidermide ed hanno il com-
pito di produrre la cheratina che
contribuisce alla fisiologica ricostruzione della barriera cutanea.
Il Thermos Thermophilus ha, inoltre, un’azione energizzante atta a
contrastare i radicali liberi, azione che trova specifica indicazione
per l’aggiunta di principi attivi selettivi. In questo modo l’azione è
mirata all’uso specifico che se ne
fa: anti aging; crema giorno; crema notte; crema corpo. Si vanno così a contrastare, per esempio, gli effetti di una prolungata
esposizione solare e/o condizio-
Linea Solari*
ni climatiche mutevoli e/o cambiamenti di natura ormonale che
possono causare una graduale
e fastidiosa aridità cutanea. Trova così riscontro la componente
ceramide: composta da lipidi essenziali, svolge, congiuntamente
alle cellule dello strato corneo
della pelle, la funzione di mantenere l’integrità della barriera lipidica. Il trattamento con ceramide
combatte, di conseguenza, i segni dell’invecchiamento precoce.
Linea Benessere*
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straordinaria qualità e vengono sottoposti ad oltre 260
controlli rigorosi che hanno
portato al conseguimento
della certificazione bio secondo le attuali normative
europee.
I prodotti HIPP non sono,
però, uguali agli altri prodotti
biologici. Le normative europee si limitano, infatti, ad indicazioni relative alla selezio-
ne delle materie prime. Cattive condizioni di trasporto o
metodi di stoccaggio non curati e poco rigorosi, rischiano
però di contaminare materie
prime originariamente di primissima qualità e certificate
come biologiche.
HIPP va oltre i normali standard di certificazione: non si
ferma alle sole materie prime,
ma garantisce il controllo dell’intera filiera.
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tipologia di prodotti, il prezzo
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da 300 g). Normalmente le
confezioni più piccole hanno
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rispetto alle più grandi, questo formato, invece, oltre ad
evitare sprechi, mantiene lo
stesso prezzo al chilo della
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omogeneizzati (di carne, verdura e
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Benessere
Nutrizione
Cosa deve
mangiare la
mamma che
allatta? Non
c’è una dieta
specifica, ma
semplici consigli
pratici ed alcune
precauzioni
da tenere
ben
presenti.
I cibi che fanno bene
La donna che allatta deve avere
un’alimentazione varia, ricca di
proteine, frutta e verdure. Durante l’allattamento vi è un maggiore
fabbisogno di nutrienti e bisogna
bere almeno 2 litri di acqua al
giorno per sostenere la produzione di latte. Non è assolutamente
necessario controllare in modo
ossessivo la propria alimentazione, anche se, chiaramente,
è rilevante anche la
quantità assunta, che deve
essere saggiamente
ponderata.
In
particolare occorrerà
aumentare
il consumo delle vitamine A, C
e D, oltre che incrementare l’apporto di calcio. Risulta importante l’assunzione di pesce (meglio
se di piccola taglia), che apporta
non soltanto delle proteine qualitativamente elevate, ma accresce
anche la quantità di acidi grassi
nel latte materno (in particolare il
DHA), elementi basilari per la crescita del sistema nervoso e della
retina del nostro bambino.
Inoltre di particolare importanza è
il gruppo del latte e dei suoi derivati, che forniscono al latte materno il calcio necessario per la salute dei denti e delle ossa. Il latte
ed i latticini rivestono un ruolo di
particolare rilevanza nel periodo
dell’allattamento, perché, con il
latte, la mamma può perdere fino
a 300 mg di calcio al giorno.
59
Benessere
Nutrizione
Gli alimenti controindicati
Ci sono, invece, alcuni alimenti che sono controindicati durante l'allattamento per diversi motivi:
alcuni per il cattivo sapore che
possono dare al latte, rendendolo sgradevole per il neonato (cipolla, prezzemolo, carciofi, broc-
dadi da brodo, alimenti conservati, formaggi fermentati. Queste
avvertenze devono essere seguite
con maggior scrupolo, se il lattante è a rischio allergico, e cioè se
almeno un genitore o un fratello
sono allergici ad alimenti, pollini,
acari della polvere, muffe o altro.
Se l’intestino diventa pigro
Nel caso in cui dovesse comparire
della stipsi è importante un’adeguata assunzione di fibre: la razione raccomandata giornaliera ottimale è di 30-35 grammi. Questo
valore viene raggiunto consumando una dieta variata, nella quale compaiono in giusto equilibrio
cereali integrali, ortaggi, legumi,
verdura e frutta fresca; così facendo, vengono anche assicurati altri
importanti nutrienti come proteine,
alcune vitamine, minerali e acqua.
coli, cavoli, asparagi); altri perché
possono causare intossicazioni
alimentari pericolose per mamma
e bambino (selvaggina, crostacei,
molluschi, funghi, prodotti alimentari con uova crude). Infine ci sono alimenti che possono disturbare il bambino per le sostanze che
contengono, inadatte ad un fisico
non ancora completamente maturo: cioccolato, the, caffè, bevande
gasate e zuccherate, vino e birra.
In caso di allergie
Siccome il latte umano può trasmettere sostanze antigeniche al
lattante, in presenza di manifestazioni allergiche è necessario
che la madre segua una dieta
specifica. Bisogna, quindi, evitare cibi potenzialmente allergizzanti, ricchi di istamina o istaminoliberatori (cioè che provocano in
un soggetto sensibile in massiccio rilascio di istamina): arachidi,
crostacei, molluschi, frutta secca,
cioccolata, fragole, selvaggina,
60
Uno stile di vita sano
È importante, inoltre, condurre
uno stile di vita sano (quindi movimento, soprattutto all’aria aperta), che insieme alle indicazioni
dietetiche favorisce la corretta
nutrizione del lattante, e fa sì
che la madre non acquisti chili di
troppo (difficili da eliminare successivamente!). Nel contesto di
abitudini alimentari scorrette, l'allattamento può rappresentare situazioni a rischio per la possibile insorgenza o l'aggravamento di
patologie quali sovrappeso, obesità, diabete, dislipidemie, disordini cardiovascolari, ipertensivi o
dell'apparato gastroenterico.
Quindi il consiglio nutrizionale
contribuisce ad assicurare la crescita di un bambino sano, di peso
adeguato e, non da ultimo, a preservare la salute della madre.
Il latte artificiale
La mamma che, o per agalattia
(assenza o carenza di secrezione lattea), o per altro motivo, non
possa allattare, si tranquillizzi perché i latti attualmente in commercio sono nutrizionalmente adeguati: un apposito Comitato di
esperti, l'Espgan (Società Europea
di Gastroenterologia Pediatrica e
Nutrizionale) dà indicazioni per la
formulazione corretta dei latti artificiali, costantemente aggiornate.
E, mi raccomando, non dimenticate che durante l’allattamento sarebbe meglio non fumare.
38 donne su 100
sanno cambiare
una ruota.
57 donne su 100
si sono dichiarate
per prime.
80 donne su 100
non hanno paura
di volare.
100 donne su 100 per
Lactacyd
sono prima di tutto donne.
73 donne su 100
hanno più
di 10 paia di scarpe.
75 donne su 100
mangiano cioccolato
quando sono tristi.
74 donne su 100
comprano vestiti
che non indossano.
Donne, tanti singoli universi frutto di esperienze, di incontri,
e di luoghi diversi.
Tutte uniche nelle loro storie di gioie e dolori, di certezze e
dubbi, di problemi e soluzioni... quel modo di affrontare la
vita con dolcezza e decisione, sicure di se stesse ma allo
stesso tempo bisognose di delicatezza e protezione.
Non importano le scelte fatte, Lactacyd conosce e rispetta
ognuna di loro offrendo la sua attenzione al lato che le
accomuna e le rende speciali: la loro femminilità.
www.lactacyd.it
Rispetto per ogni donna.
Benessere
Medicina estetica
Trattamenti
poco
invasivi
per sentirsi
più
giovani
Incredibili passi
in avanti sono stati
compiuti nel campo
della medicina
estetica in questi
ultimi anni.
del dott. Enrico Filippini
Poliambulatorio Medico-chirurgico
dott. Enrico Filippini
Q
uando iniziai la mia attività
come medico estetico, più di venti
anni fa, non esistevano, in pratica, cure mediche adeguate a risolvere i problemi del viso; lifting
e dermoabrasioni chimiche erano
l’unico sistema esistente per smorzare i danni estetici legati all’invecchiamento della pelle e nulla si
poteva fare di meno invasivo.
Grandi passi sono stati fatti negli
ultimi anni. Per prevenire e curare
tutte le problematiche legate all’invecchiamento del viso abbiamo
tanti strumenti a disposizione:
possiamo prevenire con terapie
rivitalizzanti (vitamine, ialuronico
a basso peso molecolare) e, poi,
curare con botulino, filler o con
la nuovissima tecnologia Elos. Il
disagio per il paziente è minimo,
le iniezioni possono diventare un
vecchio ricordo per le pazienti moderne, che possono dedicarsi al
ringiovanimento (mi raccomando,
senza eccedere mai!) del loro viso
durante la pausa del lavoro.
Il primo passo:
una diagnosi accurata
Una cosa, però, non mi ha convinto: un buon medico dovrebbe
sempre partire con una diagnosi
accurata per poi procedere con
l’eventuale terapia; per il medico
estetico, in realtà, la diagnosi è
sempre stata complessa ed aleatoria. Il paziente, in genere, veniva a chiedere l’ultima terapia,
quella di moda, magari letta su
qualche rivista femminile, spesso non pertinente al suo caso.
Finalmente, anche in questo abbiamo fatto un grosso passo in
avanti: prima di qualsiasi trattamento estetico, sia cosmetologico che medico, possiamo creare
una documentazione fotografica medica ad altissimo livello. In pratica ad una macchina
fotografica digitale si unisce un
efficacissimo software di ripresa
che permette un body mapping
(cioè una “mappatura del corpo”) di altissimo livello.
Una fotografia
per trattamenti su misura
Il software distingue intelligentemente tra riprese iniziali e riprese
successive ai vari trattamenti.
Le scansioni delle immagini possono, inoltre, visualizzare perfettamente il problema di ogni
singolo paziente; le macchie, la
formazione di capillari, la texture,
le microrugosità possono essere
messe separatamente in evidenza, archiviate ed essere riprese
dopo il ciclo terapico per osservare i progressi ottenuti.
Ognuno di noi si pone talvolta la
domanda: «Ma a che punto sarò
poi mai con la mia pelle? Chissà
se il sole, le lampade e lo stress mi
hanno fatto invecchiare precocemente il viso?» Ebbene, pochi minuti davanti ad una telecamera e
la risposta sarà archiviata e resterà sempre a portata di mano: se il
paziente vorrà, potrà intraprendere un ciclo di cure preventive, cosmetiche e mediche e, successivamente, confrontare i risultati, per
rendersi davvero conto dei benefici ottenuti grazie ai trattamenti.
63
Amici a 4 zampe
Protezione da parassiti:
un gesto d’amore per i tuoi
amici pelosi!
Per i proprietari di cani
e gatti l’arrivo della
bella stagione spesso
significa il ritorno di
pulci, zecche e pidocchi:
parassiti che non solo
provocano prurito,
irritazioni e infezioni
cutanee, ma possono
anche trasmettere
gravi malattie.
di Lorenza Barziza, farmacista
T
uttavia, a differenza delle
malattie infettive, queste infestive sono pericolose anche per
l’uomo, che può risultarne contaminato. Ma non bisogna allarmarsi, perché queste contaminazioni da parassiti sono curabili e
prevenibili grazie ai trattamenti antiparassitari somministrabili per bocca o con iniezioni. Se,
poi, si vuole essere scrupolosi, è
bene sottoporre il proprio animale domestico anche ad un controllo annuale delle feci.
Le malattie infestanti
più comuni e come
possono essere curate
Le malattie parassitarie si distinguono in esterne (micosi, rogna,
pidocchi, pulci e zecche che colpiscono prevalentemente la cute
ed il mantello) e interne (vermi,
ascaridi, trichiuri, anchilostomi,
tenie e coccidi, che infestano il
tratto gastrointestinale, oltre alla
filariosi che colpisce gravemente
il cuore).
Le pulci
Per poter eliminare definitivamente le pulci, è necessario, innanzitutto, conoscere il loro ciclo
di vita. Le pulci adulte, infatti, vivendo sul cane e sul gatto, sono
causa di prurito e dermatite allergica “da morso di pulce”. Ricordate, però, che le forme adulte rappresentano solo il 5% del
processo infestante: in realtà, il
restante 95% è dovuto alle cosiddette forme immature (uova,
67
Amici a 4 zampe
Protezione dai parassiti
larve e pupe disseminate in casa
su coperte, divani, sotto il parquet). Infatti le uova, dopo essere state deposte sul pelo, cadono nell’ambiente dove mangia
e dorme l’animale e, grazie alle
loro piccole dimensioni, si possono annidare ovunque senza
essere notate. Lì le larve si schiudono e, in pochi giorni, si trasformano in pulci adulte. Appena
nate le nuove pulci sono molto
affamate, per cui si mettono immediatamente alla ricerca di un
cane o di un gatto per nutrirsi e
per deporvi le uova, dando così
vita ad un nuovo ciclo. Non basta, quindi, eliminare solo le pulci adulte, ma servono prodotti
specifici che agiscano non solo
contro le pulci, ma anche contro gli stadi immaturi.
Le zecche
Le zecche sono parassiti che necessitano di abbondanti pasti di sangue per completare
il loro sviluppo e per resistere
ai lunghi periodi di digiuno assoluto (durante i quali restano
costantemente attaccate al
loro ospite). Il loro habitat preferito è solitamente ricco di
vegetazione erbosa e di prati freschi e umidi, ma anche di
zone asciutte con
scarsa vegetazione, perché,
in realtà, la loro presenza
dipende essenzialmente dalla tipologia di
ospiti da parassitare:
per questo luoghi
come stalle e
cucce sono
quelli che
privilegia.
68
Il “risveglio” delle zecche
Filaria
Con l’inizio della bella stagione (da aprile a ottobre) le zecche abbondano e, dallo stato
di letargo, si svegliano per cercare un ospite da parassitare: è
allora che gli animali domestici,
in particolare i cani, possono cadere frequentemente vittime del
cosiddetto “morso da zecca”. Se
individuate sulla pelle, le zecche
vanno prontamente rimosse,
perché la possibilità di un’infezione è direttamente proporzionale
alla durata della sua permanenza sull’ospite. Meglio, quindi, utilizzare una protezione rapida, che
consenta di eliminare tutte le
zecche entro 48 ore: in commercio esistono specifici trattamenti
antiparassitari come spray, collari, bagni, spugnature e prodotti spot-on (cioè da applicare con
appositi dosatori direttamente sulla zona colpita) efficaci e semplici
da usare.
La filaria è un grosso verme da
cui deriva l’omonima malattia
detta filariasi cardio-polmonare: questo parassita (Dirofilaria Immitis) ha la particolarità
di trasmettersi da un cane malato a uno sano tramite la puntura di una zanzara, per poi
localizzarsi nell’atrio e nel ventricolo destro del cuore, nonché
nelle arterie polmonari e nelle
sue diramazioni. Nelle sue fasi
iniziali la malattia non presenta sintomi; solo in seguito può
comparire astenia, difficoltà respiratoria e, nei casi più gravi,
insufficienza cardiaca ed edema polmonare con tosse. Solo il
Medico Veterinario è in grado
di verificare se l’animale ha contratto la malattia tramite specifici esami ematici. Per la prevenzione: durante tutto il periodo
delle zanzare si possono somministrare all’animale appositi
farmaci o, in alternativa, si può
optare per una terapia transcutanea con prodotti spot-on.
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RITAGLIA E RICHIEDI
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Deodorazione attiva contro il cattivo odore
D’
estate con il caldo o dopo un’intensa attività fisica; in uno
spazio affollato o in una situazione emotivamente impegnativa.
Sono tante le occasioni in cui
la sudorazione aumenta, e può
causare disagio e imbarazzo.
Tuttavia, la sudorazione è una
funzione essenziale per la salute della nostra pelle e del nostro corpo: è attraverso questo
meccanismo, infatti, che il corpo
mantiene una buona termoregolazione, preserva il film idrolipidico, esercita un’azione antisettica
superficiale ed elimina sostanze
tossiche che altrimenti tenderebbero ad accumularsi.
Nonostante ciò, non è facile accettare il fatto che, spesso, la sudorazione si accompagni a cattivi odori.
70
La secrezione prodotta dalle
ghiandole sudoripare, appena
emessa, non ha odore.
E’ solo quando il sudore raggiunge l'epidermide che la flora batterica agisce su di esso attraverso particolari enzimi in grado di
digerire le sue componenti, dando luogo alla produzione di proteine e di acidi grassi liberi, i veri
responsabili del "nostro" odore.
Un'ulteriore conseguenza di questo processo è l’alterazione del
pH: l'ambiente diventa meno acido e risulta in tal modo più favorevole ad un'ulteriore proliferazione batterica.
In tutte le situazioni in cui si renda necessaria una deodorazione
“attiva” ed efficace – per esempio nei casi di bromidrosi ovvero
sudorazione dall’odore partico-
larmente intenso, o di sudorazione eccessiva - il cattivo odore va
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Anniversari
Buon compleanno
Croce Rossa!
Ricorre il 150° anniversario
24 giugno 1859:
sulle verdi colline
di Solferino e San
Martino, a pochi
chilometri da Castiglione
delle Stiviere, sta
per aver luogo una
delle più sanguinose
battaglie mai
combattute in Europa.
di Lorenza Barziza, farmacista
I
n una calura insopportabile,
interrotta nel tardo pomeriggio
da un cupo temporale, si sono
scontrati per oltre quindici ore
l’esercito franco-piemontese e
quello austriaco, complessivamente 308.000 soldati. A sera, sul campo, giacciono i corpi
di circa quarantamila uomini fra
morti e feriti di entrambi gli eserciti… Battaglia da leoni, grande
vittoria alleata, ma ben triste bilancio…
“Nel silenzio della notte – scrive il Dunant – si sentono gemiti
e lamenti soffocanti, pieni di angoscia e di sofferenza che invocano soccorso. Il sole del 25 illumina uno degli spettacoli più
spaventosi che possa presentarsi all’immaginazione: il campo di
battaglia è tutto coperto di cadaveri di uomini e di cavalli”
La Torre di San Martino
Siamo “Tutti Fratelli”
La popolazione, dapprima stremata e confusa, viene mossa
dalla compassione: le donne
per prime, senza badare al colore delle divise, si rimboccano le
maniche per cercare di dare un
po’ di sollievo a tutti.
Così, nel 1859, furono i cittadini di Castiglione delle Stiviere
a portare nelle loro case e nelle
loro Chiese i soldati feriti, anche
nemici, e sotto la guida di mons.
Lorenzo Barziza, che ne organizzò l’assistenza. Il risultato fu ina-
spettato e diede il via alla diffusione di quell’opera di soccorso
che noi oggi chiamiamo Croce
Rossa.
Questa Organizzazione umanitaria ha per insegna una croce
rossa in campo bianco e si basa
sul principio dell’assistenza volontaria organizzata da parte di
persone di tutte le classi sociali
“Tutti erano fratelli perché questo era il credo di mons. Barziza, colui che dirigeva il soccorso e approfittava di questi giorni
di dolore per risvegliare i cuori e
per far conoscere l’uguale mis71
Anniversari
Croce Rossa
sione di tutti gli uomini… Infatti,
in Castiglione, Cittadella ospedale, si manifestò in tutta la sua
grandezza la generosità del popolo italiano”.
ziale e assolutamente Volontaria
ha operato ed opera in ogni Paese per la pace e sempre con lo
scopo di alleviare le sofferenze
dell’uomo.
Un movimento
volontario e disinteressato
Il simbolo
Il filantropo ginevrino Henry Dunant, nei giorni in cui rimase a
Castiglione, fu preso e trascinato dalla sublime manifestazione
e dall’attuazione di un’idea che
aveva del prodigioso. Infatti, egli
scrive nel suo celeberrimo “Un
ricordo di Solferino”: “Occorre
inevitabilmente ricorrere al pubblico, perché è solo con la cooperazione del pubblico che si
può ottenere il soccorso necessario: volontari devono essere,
non ambulanze militari o mercenari. E’ questa assistenza che bisogna trovare su tutti i campi di
battaglia, ovunque calamità colpiscano i popoli.”
I frutti
della grande “idea”
Con la firma della Prima Convenzione di Ginevra nel 1864,
la Croce Rossa comincia il suo
cammino, perché, con questo
accordo ufficiale, i dodici Stati membri stabiliscono i principi per la salvaguardia dei feriti e di coloro che li soccorrono
sui campi di battaglia. Nel corso degli anni, a seguito di tanti
interventi a favore dell’umanità,
non solo di guerra, si sono definiti con precisione i sette principi fondamentali che sono alla
base dell’attuale Movimento di
Croce Rossa e Mezzaluna Rossa:
un’Associazione Unica, Universale e Indipendente che con azione Umanitaria, Neutrale, Impar72
Tradizionalmente la Croce Rossa è riconosciuta in tutto il mondo dalla croce rossa in campo
bianco, colori che ne sottolineano inequivocabilmente l’origine svizzera: questo simbolo, in sé
messaggio di neutralità, imparzialità e universalità, è sempre
ben visibile sulle divise dei volontari soccorritori per garantirne la
protezione. Dal 1929 l’Organizzazione ha affiancato al simbolo
tradizionale quello della mezzaluna rossa, che viene utilizzato
in particolare nei Paesi Islamici
per evitare che la croce venga interpretata come simbolo religioso cristiano. Nel corso degli anni,
le complesse situazioni politicoreligiose dell’area mediterranea
hanno reso inevitabile l’adozione
di un altro simbolo, assolutamente inequivocabile dal punto di vista religioso: un cristallo rosso
che, all’occorrenza, può affiancarsi a quelli tradizionali per garantire ovunque la possibilità
di soccorso.
Uno storico 150°
Ricorre, quest’anno, il 150° di quella storica battaglia e, come
già avvenne per il centenario (1959) quando a Solferino arrivarono i Presidenti Gronchi e De Gaulle, interverranno i Presidenti Napolitano e Sarkozy unitamente alle maggiori autorità di
Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
Sarà un momento qualificato per ricordare un evento, che tutti
noi ci auguriamo non abbia più a ripetersi tanti sono stati i morti
lasciati sul campo.
Adolphe Yvon (1861) - La Bataille de Solférino, 24 juin 1859
Perfetto per i miei baci.
Perfetta per le mie serate.
Perfetto per la mia igiene orale.
ogni
isura per
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Sport
Pamela,
il coraggio
e l’amore per lo sci
È una storia di sport,
di vita, di coraggio
e di passione. Ma,
soprattutto, è la
storia di una donna
che attraverso
l'amore per lo sport,
il suo sport, lo sci, è
riuscita a superare un
momento difficile.
di Silvia Sardi
74
Un brutto incidente
E' il 13 marzo 1996, al termine
di una gara di slalom gigante al Maniva, Pamela Novaglio
perde il controllo degli sci e, proprio all'ultima porta, va a sbattere contro uno dei due pali che
delimitano il traguardo.
Perde conoscenza e i soccorsi tardano di due ore. Arriva in
ospedale semicongelata, ma questa situazione viene presto risolta.
Anche il recupero della clavicola
fratturata e della milza asportata
guariscono in fretta. Non guarisce, invece, la lesione alle vertebre, che staccò i nervi che governano braccio e spalla sinistri.
Pamela si ritrova senza un braccio
e con solo poche speranze di recupero parziale dell'arto: è stato
un calvario di interventi di neurochirurgia. “E ce ne vorrebbero
altri ancora” dice Pamela.
Mai perdersi d’animo
Pamela è una donna sposata di 39
anni che ora, con tutto il calvario
alle spalle, può raccontare di una
storia di vita, di tanto coraggio
e determinazione. Quella determinazione che distingue le vere
donne, dalle quali prendere tutti
esempio per i momenti di sconforto che caratterizzano la vita.
“Non ho mai dubitato che sarei
Pamela Novaglio
tornata sulla neve, a sciare – racconta Pamela – ho solo capito
che della neve ero innamorata,
che di lei avevo bisogno”.
Pamela, fino al giorno dell'incidente, raccoglieva successi nello sci
alpino: ora deve lasciarlo, perché
è diventato troppo pericoloso per
lei. Con tutta naturalezza decide di
passare allo sci di fondo e scopre
un nuovo mondo dello sci, fatto
di tanta fatica, soprattutto per chi,
come lei, scia senza un braccio.
Di nuovo “in pista”!
Pamela, ai tempi, aveva 25 anni: si laurea in Economia e Commercio e inizia a lavorare in Banca. E, mentre inizia a lavorare,
incomincia anche ad allenarsi in
bicicletta, studiando con un amico un manubrio adatto a lei, che
guida con un braccio solo.
La bicicletta le piace e di questo
passo si iscrive anche ad alcune
“granfondo”. “Non volevo fare
gare, era una sfida con me stessa,
io e il mio fisico”. E si accorge che
in bicicletta è in formissima.
Il colpo di fulmine con la Polisportiva Valcamonica, che promuove
lo Sport per i diversamente abili, è
casuale, ma fa scattare in lei ancora la vena agonistica, non per
la bici, ma per lo sci di fondo.
Conosce così, nel 2004, Angelo Martinoli, che è presidente del
Comitato Paralimpico di Brescia,
nonché allenatore atletico delle
sorelle Fanchini. Martinoli le propone di mettersi in pista per partecipare ai Campionati Italiani.
piadi di Torino 2006.
Inizia un'altra sfida per la triumplina doc. I tecnici, vuoi per la
sciata, vuoi per la tenacia rara,
la iscrivono al Biathlon. Pamela, senza mai aver preso in mano
un'arma, inizia gli allenamenti
anche al poligono. E, quando
si dice “l''incontro giusto al momento giusto”, inizia ad allenarsi
con Emilio Bertella, olimpionico
di carabina ad aria compressa,
l'arma che si usa nel Biathlon.
Ed inizia la sfida per Torino 2006.
“Non potevo pensare di presentarmi a quell'evento senza allenamenti e così al lavoro ho chiesto
l'aspettativa per sei mesi.”
In cosa consisteva
l'allenamento prima
della sfida Olimpica?
“I miei pomeriggi li passavo ad
allenarmi in bici, spinning, palestra e corsa. Senza un braccio dovevo potenziare gli arti inferiori e
farne, così, il mio punto di forza.
Ma questo non bastava. Sapevo
che a Pragelato le avversarie non
avrebbero scherzato. Dovevo lavorare sull'equilibrio: ho così im-
parato ad usare il braccio sano
senza, però, creare disequilibrio,
perché il rischio di andare in rotazione era altissimo. Per ovviare
a ciò, ho rinforzato i muscoli addominali, anche se, dopo l'intervento alla milza, quella parte fa
fatica a salire di tono”.
Alle Olimpiadi hai
partecipato alla gara
di Biathlon e hai
sparato. Dove hai
cominciato a sparare?
“Ho iniziato a sparare al poligono di Gardone Valtrompia, inizialmente simulando il gesto a
terra buttandomi su un materasso. In gara sciamo senza portare la carabina in spalla. Arrivati
sulla piazzola di sparo, il nostro
tecnico ci passa l’arma e ci aiuta a posizionarci. Tiriamo da 10
metri”.
Come tieni in equilibrio
la carabina?
“Ho un appoggio mobile: si deve tenere il più ferma possibile la
spalla e mirare”
Inizia la sfida per
Torino 2006
E' il febbraio 2005 ed ai tricolori Pamela vince la 10 km, dove
viene notata dai tecnici federali,
che la convocano per le ParalimPamela Novaglio a Mount Washington in allenamento al Poligono
75
Sport
Pamela Novaglio
Dopo uno sforzo come
quello di una gara di fondo
non senti dolore all'arto?
“Durante le gare c'è adrenalina,
che non ti fa sentire il male, e,
dopo, mi hanno insegnato tecniche di massaggio per recuperare. Ma io convivo da oltre 10
anni con il dolore: il mio cervello
manda impulsi all'arto che ritornano deformati e vengono percepiti come dolore”.
Nel 2006 l'esperienza
Olimpica: come ci sei
arrivata e che emozioni
hai provato?
“Sono arrivata alle Paralimpiadi
molto preparata, anche se poi ho
scoperto che le rivali dell'est erano
delle sciatrici professioniste, non
del dopo lavoro. Però mi sono allenata molto e mi sono presentata
a quell'appuntamento con un bel
6° posto in Coppa del Mondo.
Sono arrivata a Pragelato dopo
essermi allenata molto in Val di Fiemme, anche con Zorzi e con un
regalo speciale di Antonella Confortola, che mi aveva donato i suoi
sci da gara. Nelle gare sono stata
un po' frenata dall'emozione.
L’impegno in vista di Vancouver 2010
Da Torino 2006 a Vancouver 2010. Infatti il prossimo anno Pamela si presenterà alle Paralimpiadi canadesi con altre velleità rispetto a 3 anni fa. Si è allenata tanto e con esercizi specifici, ma,
soprattutto, si è concentrata sul poligono, consapevole che, riducendo il gap alla carabina, poteva avvicinare le mastodontiche
avversarie russe.
Così è stato perché, al termine della stagione che si è appena
conclusa, Pamela, proprio sulle piste che il prossimo marzo ospiteranno le Paralimpiadi, ha conquistato il terzo posto assoluto
nella classifica di Coppa del Mondo.
“Rispetto a 4 anni fa è cambiato quasi tutto - racconta Pamela
-. Gli allenamenti sono più mirati e non mi presento più solo per
“esserci”, ma per vincere. La maggior precisione al poligono ha
diminuito sensibilmente il gap con le avversarie, che, tra l'altro,
sciano per professione, cosa che da noi è impensabile. Ma, questa volta, l'emozione non mi tradirà. Andrò alle Paralimpiadi per
vincere una medaglia. Ora so che posso ottenerla”.
Nella 12,5 km hai ottenuto
un 7° posto che non ti
ha soddisfatto… Già
allora non ti accontentavi
di “partecipare”…
“In quella gara ho sbagliato molto
al poligono ed ero stanchissima.
Ma c'è una cosa che non dimenticherò mai: il boato del pubblico
all'arrivo allo stadio, tutti a tifare
ed urlare per me. Tribune piene
che mi hanno fatto salire i brividi
lungo tutto il corpo. Sono emozioni indelebili nella mia mente, non
le dimenticherò mai”.
76
Atleti e tecnici in trasferta in Canada
Seguire un regime alimentare ipocalorico e una regolare attività fisica. In caso di dieta seguita per periodi prolungati, oltre le tre settimane, si consiglia di consultare il medico. Leggere attentamente le avvertenze.
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Sport
Alberto Tomba
Trento ha ospitato
la seconda edizione
di Sciare col cuore,
rassegna ideata ed
organizzata dalla ex
sciatrice (ed oggi,
giornalista SKY)
Dody Nicolussi.
ieri e oggi
di Alessandro Errigo
S
ciare col cuore non è solo
un grande evento, ma è anche
una Associazione Onlus (www.
sciarecolcuore.it). Quest’anno
gli aiuti sono andati alla Lilt, Lega Italiana per la Lotta contro i
Tumori (www.lilt.it), ed alla fondazione Exodus di don Antonio
Mazzi (www.exodus.it), che ha
sottratto tanti giovani alla droga.
Alla cena di gala hanno preso parte veri e propri miti dello
sci, come Gustav Thöni e Celina Seghi (quarta alle Olimpiadi
del 1948 e del 1952) e il ciclista Gilberto Simoni. Ma la vera
star della serata è stata Alberto
Tomba, cui è stato consegnato
il premio intitolato al giornalista
Candido Cannavò, scomparso il
22 febbraio scorso. Alberto, visibilmente emozionato, ha parlato
della sua amicizia con l’ex direttore della Gazzetta dello Sport.
Al termine della serata abbiamo
potuto avvicinare il campione
bolognese.
78
Alberto, che cosa
stai facendo, adesso
che non hai più le
giornate così piene?
“Mi alleno sempre e, d’estate, mi
tengo in forma. D’inverno viaggio spesso e sono sempre in giro su aerei, auto, treni, e, quindi,
è difficile allenarsi. Devo tenermi
sempre in forma, perché è bello
che un atleta si mantenga così.
E poi, per gli sponsor, penso sia
più carino”.
Parliamo della tua
carriera. In quante
Olimpiadi hai vinto
medaglie?
“Ho partecipato quattro volte ed
ho conquistato medaglie in tre
Olimpiadi: Calgary, Albertvil-
le, Lillehammer. A Nagano, non
ce l’ho fatta, perché sono stato
sfortunato. Vabbè, ho vinto tre
ori, due argenti, e, poi, due ori
in Sierra Nevada ai Mondiali del
1996, ed ancora, 50 vittorie in
Coppa del Mondo, 89 podi e…
di tutto, di più!”
La vita dell’atleta,
una vita di sacrifici.
“Ho cominciato da bambino grazie a mio padre. Da piccolo scii
per divertimento, non è un lavoro.
Lo è diventato, quando ho cominciato a vincere. Ero con la squadra ed era diverso. Sei tu che devi
gestirti e scegliere il momento giusto per allenarti e quello per staccare: è importante anche quello,
dato che c’è molto stress, a 3mila
Alberto Tomba
metri, a 30 gradi sotto zero. Non
è facile lo sci per chi lo pratica”.
Noi ci siamo conosciuti
in Sicilia, ricordi?
“Sì, bei tempi, in quel Villaggio…”
A Pòllina.
“Sì, infatti. Era un Villaggio della
Valtur. Sono già trascorsi cinque
o sei anni [N.d.R.: era il 2002]”
Lì mi avevi concesso
qualsiasi domanda,
comprese quelle più
piccanti. Ti chiesi, se tu
avessi fatto più donne
o più paletti. Adesso
immagino che le donne
siano in vantaggio…
“No, no!”
Eri alla pari?
“Ma i pali sono tanti: pensa che,
ogni giorno, ne puoi fare 300 o
400. Anche di più. Quindi, no di
certo”.
Naturalmente, si
scherzava!
“Eh, sì! Ma c’è qualcuno che ha
scritto un libro. Ed ha inserito anche il numero delle donne”.
Infatti! [N.d.R.: stiamo
parlando di Antonio
Cassano, che sostiene di
aver avuto 700 donne].
Come mai non c’è stata
continuità, dopo che tu
e Deborah Compagnoni
vi siete ritirati? Adesso,
c’è più di un giovane
promettente, ma, se
ci sono una scuola
austriaca, una tedesca
ed una nordica, non
ce n’è una italiana.
“Lo sci in Italia non è come in Austria. Di campioni non ne nascono tutti i giorni. In Austria, invece,
si scopre ogni anno un atleta forte, emergente. L’Italia è il calcio e
pochi altri sport. Speriamo bene
di trovare qualche erede.”
Però le strutture ci
sarebbero anche da noi.
Adesso, anche la neve!
“Sì. Non so cosa manca. Comunque i ragazzi sono andati
bene. Non benissimo. Peccato
per l’appuntamento in Val d’Isère, ai Mondiali. Nel 2010 ci sono le Olimpiadi a Vancouver. Ed
allora saranno passati 22 anni
dalle mie prime Olimpiadi, nel
1988”.
Sembra ieri. Ancora
prima, ci trovavamo
tutti in Bondone a
vedere le tue gare.
“Alle Topolino! [N.d.R.: dal Trofeo Topolino sono passati futuri campioni come Ingemar Stenmark e Marc Girardelli] Sì, negli
anni 1978 – 1980. Bei tempi!
Non vincevo da piccolo: ho vinto dopo. Quindi, prima c’erano i
nordici che vincevano rispetto ai
cittadini! Poi, mi sono rifatto!!”
Per concludere, dato che
collaboro con un mensile
che si occupa di salute,
medicina, per te quale è la
ricetta per stare in forma,
per chi, magari, non fa
sport da professionista?
Qual è il segreto?
“Il segreto è stare attenti a tavola. Io sono di buona forchetta e,
quindi, devo fare ancor più attenzione. Bisogna mangiare bene.
Quando faccio attività, consumo carboidrati. La pasta va bene, però, non puoi esagerare, se
stai seduto su una poltrona o in
macchina. E’ anche la cena che
ti ammazza. Al limite, di sera, vai
di proteine o insalata e non c’è
bisogno della pasta. Invece molti cenano e vanno a letto subito.
Pensa, io stesso sbaglio, d’inverno, quando non ho il tempo di
allenarmi”.
79
Libri
19 Agosto
Un nuovo grande amore:
La farmacista Chiara
Zecchi nel suo libro
“19 agosto” ci regala
la storia di una
donna che con forza,
coraggio e
determinazione vince
la sua battaglia
contro il cancro.
la vit a
di Annalisa Cavaleri
U
n libro toccante che scuote cuore, pensieri e sentimenti.
Troppo spesso, quando siamo in
salute, la routine ci fa dimenticare quanto preziosa sia la nostra
vita. Dopo aver letto questo libro,
non si riesce più a restare indifferenti per la passione, la dolcezza
e la forza delle parole di Chiara
Zecchi, farmacista speciale, che
ha avuto il coraggio di mettere
nero su bianco la storia del suo
incontro con una malattia devastante: il cancro.
Pagina dopo pagina si alterna
una vicenda umana intrecciata di amore, sofferenza, ricordi,
momenti di sconforto e di consapevolezza. È la storia di una donna che affronta la malattia e alla
fine la sconfigge riscoprendo un
nuovo, bellissimo amore: la vita.
Perché, come dice la protagonista, quando si viene a sapere
che si è malati di cancro, dentro qualcosa si rompe e cambia profondamente. «Un giorno
qualsiasi ti senti dire: “Mi dispiace signora ha un carcinoma” confessa Chiara alle pagine del
suo diario -. E tu resti lì, inebetita,
incredula, non hai neanche delle
reazioni immediate, a parte qualcosa dentro che inizia a tremare
e il respiro che si fa un poco af-
fannoso. E inizi ad osservare con
sospetto lo sguardo e i piccoli
gesti e i movimenti delle mani del
medico che ti ha appena dato
questa notizia, e ci sono attimi di
silenzio, di profondo imbarazzo
da parte sua, e di incredulità da
parte tua e pensi che non è ve81
Libri
19 Agosto
ro, che è impossibile, che si tratta
di un errore». Perché, quando si
subisce una notizia così, la mente si annebbia, il cuore trema,
il respiro diventa affannoso e si
resta inebetiti. Ma non bisogna
lasciarsi paralizzare dalla paura, ma iniziare a combattere: è
così che Chiara inizia un lungo
e tortuoso pellegrinaggio verso
i “santuari del sapere”, dentro e
fuori dagli studi dei migliori specialisti per cercare una soluzione
a questo male che non divora solo l’organismo, ma che si insinua
nella psiche per annientarla.
Quando si è malati, bisogna fingere una serenità che non si prova per non allarmare la famiglia,
gli amici e le persone che ci vogliono bene, ma, dentro, si vive
una lotta contro una forza devastante che lascia attoniti, spaventati e fragili. Alla fine, però, è
sempre la voglia di vivere che
ha il sopravvento e dà alla protagonista la forza di guadagnarsi una rinascita. «Voglio vivere,
non voglio morire - ripete Chiara con decisione -. Anche se può
essere molto dura, nella vita c’è
il sole, c’è il cielo e l’azzurro e il
verde e il giallo, c’è un bacio, c’è
il mare, c’è il vento, c’è la pioggia, c’è il ricordo di un sapore,
c’è un bicchiere di acqua fresca
(…). Voglio vivere. Voglio vivere
per mia figlia e mia sorella e il
mio vecchio padre. Voglio vivere per me stessa. Non posso soccombere e lasciarmi portar via
l’unica cosa che veramente mi
appartiene: la mia vita».
Questo libro-diario, che si legge tutto d’un fiato, è un messaggio d’amore e di speranza,
è la prova tangibile che il can82
Chiara Zecchi è nata a Bedizzole e oggi svolge l’attività di farmacista nella sua farmacia di Solferino. Il suo
libro “19 Agosto” è edito dalla Vannini Editrice. I diritti
d’autore saranno devoluti a ProgettoMondo Mlal - Verona a sostegno dello sviluppo delle donne del Burkina Faso e per un loro accesso alla salute.
cro si può vincere. Questa storia vera ci offre, con garbo, un
insegnamento importante: quello che da tutte le situazioni, anche le più negative, si può trarre
qualcosa di positivo che faccia
cambiare, maturare e crescere.
Con la sua testimonianza Chiara Zecchi ci ricorda che dentro
di noi c’è una forza inaspettata,
un “filo d’acciaio” che percorre
la nostra anima e che rende ciascuno di noi capace di eroismi
quotidiani.
Nuove confezioni.*
Non solo un nuovo packaging, ma ricerca
e sviluppo per la salute dei pazienti.
Vecchie confezioni
Nuove confezioni
Caratteristiche delle
nuove confezioni:
Il colore del principio attivo varia in modo
che non vi siano mai due colori uguali in
ordine alfabetico nè tra prodotti che vengono
facilmente prescritti insieme.
Colore del dosaggio in netto
contrasto con quello della molecola.
Caratteri più leggibili.
Chiara indicazione di contenuto
e forma farmaceutica.
Le informazioni principali
sui tre lati della confezione.
Grazie ad un’attenta combinazione di colori e all’innovativa veste
grafica, le nuove confezioni Teva agevolano la corretta dispensazione
del farmaco aumentando così la sicurezza dei vostri clienti.
* La sostituzione delle vecchie confezioni con le nuove non avverrà
simultaneamente per tutte le tipologie di prodotto. Teva si impegna
a sostituire tutte le proprie confezioni gradualmente nel più breve
tempo possibile e in relazione alle proprie scorte.
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