1-001
LUNEDI’ 9 LUGLIO 2007
___________________________
1-002
PRESIDENZA DELL’ON. POETTERING
Presidente
(La seduta inizia alle 17.00)
1-003
Ripresa della sessione
1-003-002
Presidente. – Dichiaro ripresa la sessione del
Parlamento europeo, interrotta mercoledì, 27 giugno
2007.
1-004
Dichiarazioni della Presidenza
1-005
Presidente. – Onorevoli colleghi, i presidenti dei gruppi
politici mi hanno chiesto di rilasciare una dichiarazione
sul terrorismo.
Alcuni giorni fa, il 29 e il 30 giugno, Londra e Glasgow
sono state colpite da nuovi attentati terroristici, tre anni
dopo le bombe di Madrid che l’11 marzo 2004
provocarono 192 vittime, e due anni dopo le bombe che
proprio a Londra, il 7 luglio 2005, causarono 56 morti e
più di 700 feriti.
Questa strategia proposta a livello europeo rappresenta
un tangibile contributo alla lotta contro il terrorismo.
Dobbiamo adottare tutte le misure necessarie per opporci
al terrorismo, ispirandoci ai principi dello Stato di diritto.
La lotta contro il terrorismo non può prescindere dai
valori che stiamo cercando di difendere!
Il Parlamento europeo esprime la propria solidarietà e il
proprio sostegno alle vittime del terrorismo e alle loro
famiglie – a coloro che negli attentati hanno perso la vita,
ma anche a coloro che continuano a subirne le
conseguenze psicologiche e fisiche.
Consentitemi di concludere il mio intervento citando il
nuovo Primo Ministro del Regno Unito, Gordon Brown:
“Non ci faremo piegare, non cederemo alle
intimidazioni”.
E adesso restiamo in silenzio per ricordare le vittime
degli attentati.
(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio.)
1-006
Approvazione del processo verbale della seduta
precedente: vedasi processo verbale
1-007
Alcuni giorni dopo, il 2 luglio, un attentato suicida ha
seminato altre vittime nello Yemen: sette turisti spagnoli
e due yemeniti sono stati uccisi, e altre otto persone sono
rimaste ferite. A quanto sembra, la rete terroristica di AlQaeda è coinvolta in questi attentati, e rappresenta
quindi una minaccia per noi tutti.
Il terrorismo rappresenta un immediato pericolo per la
libertà, i diritti umani e la democrazia; la sua cieca
violenza sta cercando di distruggere i valori che ci
uniscono, nell’Unione europea e nei nostri Stati membri.
Composizione del Parlamento: vedasi processo
verbale
1-008
Composizione delle commissioni: vedasi processo
verbale
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Firma di atti adottati in codecisione: vedasi processo
verbale
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Quali che siano i responsabili e i luoghi scelti per gli
attentati, il terrorismo è un crimine cui dobbiamo
rispondere con determinazione e solidarietà.
L’Unione europea deve fare fronte comune con la
comunità internazionale delle nazioni per lottare contro
ogni forma di terrorismo.
Oggi il Parlamento europeo discuterà la relazione della
collega Jeanine Hennis-Plasschaert sulla proposta di
direttiva che la Commissione ha presentato lo scorso
anno, per chiedere agli Stati membri di individuare le
infrastrutture critiche in settori come l’energia, la sanità,
le comunicazioni e i trasporti e proteggerli da attentati
terroristici.
In tal modo sarà possibile adottare misure di sicurezza di
lungo periodo, nell’eventualità di attentati terroristici.
Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
1-011
Interrogazioni orali e dichiarazioni scritte
(presentazione): vedasi processo verbale
1-012
Trasmissione di testi di accordo da parte del
Consiglio: vedasi processo verbale
1-013
Dichiarazioni scritte (articolo 116): vedasi processo
verbale
1-014
Petizioni: vedasi processo verbale
1-015-500
Calendario 2008
6
09/07/2007
1-016
Ordine dei lavori
per risolvere alcuni problemi piuttosto gravi, anche di
natura organizzativa.
1-021
1-017
Presidente. – Il progetto definitivo di ordine del giorno
per questa tornata, fissato dalla Conferenza dei
presidenti, ai sensi degli articoli 130 e 131 del
Regolamento, nella riunione di giovedì 5 luglio 2007, è
stato distribuito. Sono state presentate le seguenti
proposte di modifica:
Per quanto riguarda lunedì e martedì
Nessuna proposta di modifica.
Per quanto riguarda mercoledì
Il gruppo socialista, il gruppo liberale e il gruppo della
Sinistra unitaria europea propongono di rinviare la
relazione dell’onorevole Markov sulla gestione della
sicurezza delle infrastrutture stradali alla commissione
competente ai sensi dell’articolo 168.
1-018
Brian Simpson (PSE). – (EN) Signor Presidente, vorrei
intervenire a favore del rinvio di questa relazione in
commissione. In seno alla commissione parlamentare si
nutrivano gravi preoccupazioni quando si è votato per
respingere questa proposta, e certamente i gruppi
interessati avevano buoni motivi per farlo, ma una delle
conseguenze è stata che anche molti punti relativi alla
sicurezza stradale sono stati respinti. Invece di seguire
l’intera procedura nel corso di questa seduta plenaria, il
mio gruppo e io riteniamo che oggi sarebbe meglio
rinviare la relazione Markov in commissione, toglierla
dall’ordine del giorno e ricominciare dall’inizio con le
discussioni tra i gruppi nella speranza di poter giungere a
una soluzione adeguata.
1-019
(Il Parlamento manifesta il suo assenso)
Per quanto riguarda giovedì
Presidente. – La ringrazio. Un gran numero di
presidenti e rappresentanti dei gruppi sta facendo cenni
di assenso per manifestare il proprio accordo sulla
proposta. Presumo quindi che non vi siano obiezioni: la
scadenza viene spostata alle 18.00 di domani.
1-022
Interventi di un minuto su questioni di rilevanza
politica
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Presidente. – Ai sensi dell’articolo 144 del
Regolamento, l’ordine del giorno reca gli interventi di
un minuto su questioni di rilevanza politica.
1-024
Ovidiu Victor Ganţ (PPE-DE). – Preşedinţia germană
a Uniunii Europene a început sub auspicii excelente
pentru România, ţara noastră devenind membru la 1
ianuarie 2007. Acest moment istoric a fost validat în
unanimitate în Parlamentul României odată cu Tratatul
constituţional european.
Din păcate, acesta nu a fost adoptat, noi negocieri fiind
iniţiate. În aceste condiţii politice apreciez în mod
deosebit eforturile Germaniei şi ale doamnei cancelar
Merkel în realizarea unui consens. Germania şi Franţa au
pus împreună bazele Uniunii Europene, trecând peste
resentimente seculare. De aici hotărârea şi perseverenţa
cu care preşedinţia germană a căutat consensul.
1-026
Presidente. – La ringrazio. Non è necessario tradurre
l’espressione pacta sunt servanda perché tutti ne
conoscono il significato.
1-027
Árpád Duka-Zólyomi (PPE-DE). – (SK) Prima
dell’adesione all’Unione europea, la Slovacchia era
riuscita a soddisfare piuttosto bene i criteri di
Copenaghen, tra cui quelli sui diritti delle minoranze
etniche.
Nessuna proposta di modifica.
(L’ordine dei lavori è così fissato)
***
1-020
Martin Schulz (PSE). – (DE) Signor Presidente,
imploro la sua indulgenza perché non so ai sensi di quale
articolo del Regolamento sto parlando. Ma sono certo
che, nella sua infinita saggezza, lei troverà quello giusto.
Molti dibattiti della nostra Assemblea sono dedicati alla
definizione del calendario delle sedute parlamentari. E’
assolutamente necessario garantire il coordinamento tra i
gruppi politici. La scadenza per presentare gli
emendamenti è prevista per le 10.00 di domattina. A
nome del nostro gruppo, e con il consenso dei presidenti
e dei colleghi di altri gruppi, propongo di spostare la
scadenza alle 18.00 di domani; così avremo più tempo
Da quando il governo Fico è entrato in carica, tuttavia, la
situazione è diventata assai incerta. E’ sempre più
evidente che il governo sta gradualmente contestando e
smantellando i diritti che le minoranze hanno
conquistato a caro prezzo. Una delle prime promesse del
governo fu che la situazione relativa ai diritti delle
minoranze non sarebbe mutata in alcun modo. Come
esempio potremmo ricordare il recente attacco verbale
sferrato dal ministero della Cultura, che ha accusato un
quotidiano in lingua ungherese pubblicato in Slovacchia
di aver violato la legge per aver utilizzato toponimi
ungheresi.
Queste accuse e le argomentazioni usate per giustificarle
sono del tutto assurde, giacché il diritto di utilizzare la
propria lingua madre nella toponomastica è garantito da
accordi internazionali e richiesto dalla grammatica di
ogni lingua, ungherese compreso. Il problema principale
sta nel fatto che l’attuale legislazione linguistica
09/07/2007
contravviene agli accordi internazionali che sono stati
ratificati dalla Repubblica slovacca. Vi è anche una certa
riluttanza a garantire il rispetto degli obblighi assunti
dalla Slovacchia in base alla Carta europea delle lingue
regionali o minoritarie. E’ sconcertante che, ancora una
volta, il governo Fico abbia deciso di riattizzare le
tensioni tra la Slovacchia e l’Ungheria in merito a una
questione su cui, negli ultimi anni, era scesa una relativa
calma.
1-028
Presidente. – Vorrei ricordare all’Assemblea che a ogni
intervento di un minuto è concesso un minuto.
1-029
Lasse Lehtinen (PSE). – (FI) Signor Presidente, la
Commissione ha promesso di pubblicare il 10 luglio un
Libro bianco sullo sport. Le organizzazioni che si
occupano di sport e attività fisiche in tutta Europa
vorrebbero attribuire allo sport uno status speciale,
affinché le norme dell’Unione sulla concorrenza e sul
mercato interno non mettano a repentaglio la sua
importanza sociale.
L’attività dilettantistica nello sport non deve soffrire solo
perché gli sportivi di successo sono professionisti e
vengono gestiti come un’attività economica. Soprattutto
i paesi nordici vantano una lunga tradizione di lavoro
volontario; il modello europeo, in cui spesso le
organizzazioni di volontariato e la Chiesa gestiscono
attività sportive, si è dimostrato ugualmente efficiente e
si ispira agli stessi valori.
La Commissione e il Parlamento europeo devono
applicare leggi che consentano allo sport di decidere
autonomamente su molti problemi.
(Applausi)
1-030
Alexandru-Ioan Morţun (ALDE). – România a luat
notă de adoptarea de către Adunarea Parlamentară a
Consiliului Europei a raportului Dick Marty referitor la
presupuse centre de detenţie. Regretăm că raportorul, în
pofida invitaţiilor repetate de a se documenta la faţa
locului, a preferat discuţiilor directe cu autorităţile
române realizarea raportului în baza unor surse
nenominalizate, a căror veridicitate nu a fost până acum
probată.
Deoarece tema va fi reluată în curând în Comisia LIBE a
Parlamentului European, România, într-un spirit de
totală deschidere şi cooperare, doreşte să-i fie aduse la
cunoştinţă probele care au stat la baza formulării unor
acuzaţii atât de grave.
Solicităm acest lucru şi pentru a vedea dacă nu au existat
şi alte informaţii rămase eventual neinvestigate la nivel
naţional.
În plus, revenim asupra necesităţii ca domnul Dick
Marty să dea curs invitaţiei de a se deplasa în România
pentru avea discuţii directe cu autorităţile, pentru a fi
confruntat nemijlocit cu rezultatele anchetei naţionale
efectuate.
1-031
7
Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN). – (PL)
Signor Presidente, negli ultimi mesi il presidente del
gruppo PSE ha ripetutamente attaccato la Polonia e il
suo governo. Nonostante egli abbia più volte dichiarato
di voler combattere la xenofobia in Europa, si è
comportato con arroganza e ha mosso accuse infondate
nei confronti del mio paese. Simili attacchi non sono
emersi nel corso di una discussione ragionevole, ma
dimostrano semplicemente l’odio e il pregiudizio di cui
sono vittima la Polonia e i suoi leader.
Mi rivolgo a lei, signor Presidente, affinché impedisca
all’onorevole Schulz di abusare delle Istituzioni europee
per alimentare l’inimicizia tra gli Stati membri.
L’intolleranza dimostrata dall’onorevole Schulz per le
nazioni che cercano di promuovere i propri interessi
viola il codice etico che ogni deputato europeo dovrebbe
osservare.
1-032
Presidente. – Lei si è rivolto a me nella mia veste di
Presidente, e io credo che le sue affermazioni siano prive
di fondamento. C’è stata una disputa di carattere politico,
non priva di motivazioni, come il presidente del gruppo
ha avuto modo di spiegare. Non vedo quindi alcun
motivo per intervenire nel modo da lei richiesto.
1-033
Milan Horáček (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente,
nel suo nuovo rapporto di valutazione la Commissione
ha attribuito alla Romania e alla Bulgaria il giudizio
“insoddisfacente” per quanto riguarda la lotta contro la
corruzione. Contemporaneamente, ha deciso di non
applicare le clausole di salvaguardia; per di più, i
Commissari hanno notevolmente annacquato i rapporti
che originariamente contenevano critiche severissime
contro il deficit nei settori della giustizia e dei
procedimenti penali, e hanno cancellato molti passaggi
che deploravano le evidenti carenze che tuttora
sussistono rispetto agli standard dell’Unione europea.
Allo stesso tempo, i risultati della lotta contro la
criminalità sono assai scarsi. Destano grave
preoccupazione gli omicidi su commissione, e in
particolare gli assassini di politici locali commessi a
partire da gennaio. Fino a oggi, nessuno è stato accusato
né condannato per tali reati.
Questo ricorso al guanto di velluto è dannoso non solo
per il Parlamento, che aveva fatto delle clausole di
salvaguardia un prerequisito per l’adesione di entrambi i
paesi, ma anche per l’integrità dell’intera Unione
europea, ed è quindi inaccettabile.
1-034
Willy Meyer Pleite (GUE/NGL). – (ES) Signor
Presidente, vorrei che le mie parole fossero un
campanello d’allarme per il Parlamento e per le
Istituzioni europee, in merito agli incidenti sul lavoro
che si verificano nell’Unione europea.
In questo momento la Spagna occupa la prima posizione
per il numero di incidenti sul lavoro, registrando il 20
per cento di tutti gli incidenti riscontrati nell’UE. La
8
situazione è molto grave: soltanto nel mio paese, si
contano 7 600 incidenti ogni 100 000 lavoratori
dipendenti. Questa cifra dimostra quanto sia necessario
invertire la rotta della nostra crescita economica, una
crescita incontrollata che non tiene conto della qualità
del lavoro.
In Spagna, in media, ogni settimana muoiono tre
lavoratori a causa di incidenti sul posto di lavoro. La
settimana scorsa, due persone sono morte mentre
smontavano il palco utilizzato dai Rolling Stones per il
loro concerto allo stadio Vicente Calderón di Madrid.
Altri quattro lavoratori sono morti a Carboneras
(Almería). Sono cifre che dimostrano la necessità di un
cambiamento radicale per garantire la qualità
dell’occupazione e porre fine agli incidenti sul lavoro e
al lavoro precario.
1-035
Thomas Wise (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente,
recentemente il governo belga ha approvato una legge
che impone ai supermercati l’obbligo di far pagare le
borse di plastica ai consumatori. Vorrei lodare
quest’iniziativa, che rappresenta un passo avanti sulla
strada della protezione ambientale. Una legge simile è
stata approvata in Irlanda alcuni anni fa e ha registrato
un grande successo, riducendo l’uso di questo tipo di
borse anche del 90 per cento. Si dimostra così che gli
Stati membri sanno risolvere benissimo i propri
problemi quando possono gestire la vita del proprio
paese in piena autonomia senza interferenze da parte
dell’Unione europea. Noto però che il supermercato
ubicato nel seminterrato del Parlamento a Bruxelles non
fa pagare le borse di plastica. Ho scritto al direttore del
supermercato chiedendo il motivo della mancata
applicazione di questa legge nel suo negozio. Ma forse
abbiamo qui un altro esempio di una legge che viene
applicata ai comuni mortali ma ignorata per pochi
privilegiati.
1-036
Presidente. – Onorevole Wise, mi consenta di dire che
lei ha appena offerto un contributo all’europeizzazione
della soluzione di questo problema. La ringrazio.
1-037
Десислав Чуколов (ITS). – Уважаеми г-н
председател, уважаеми колеги, вземам думата сега,
за да фокусирам вниманието ви върху огромния
скандал, случващ се в България през последните
няколко седмици.
Уволнен служител на Националната служба за
охрана изнася факти, че български политици са
следени от тази служба, като тази служба се води на
пряко подчинение на президента на Република
България Георги Първанов.
Преди време, г-н Pöttering, Вие приехте Първанов,
въпреки изричното предупреждение на колегата ми
Димитър Стоянов, че се срещате с агент на бившата
Държавна сигурност. Сега се оказва, че този агент на
Държавна
сигурност
и
неговият
приятел,
вътрешният министър на Република България, Румен
Петков, следят и подслушват български политици.
09/07/2007
Аз като представител на най-силно изразената
опозиционна партия у нас, „Атака“, изказвам
възмущението си по този повод - следенето и
подслушването на председателя на „Атака“ - г-н
Волен Сидеров. Това не са голи твърдения. Това са
факти, изнесени от подполковник Николай Марков бивш служител на НСО. Ние от „Атака“ настояваме
за изясняване на всеки детайл от този грозен случай
и затова изискахме изслушването на всички страни в
българския парламент. Управляващите у нас отново
отказаха това, което идва да потвърди отново
тяхната замесеност в този случай.
Накрая г-н президент, искам да Ви призова като
ръководител на тази уважавана институция, каквато
е Европейският парламент, да използвате влиянието
и авторитета си пред властите в България, за да се
сложи край на тези незаконни и недемократични
действия.
1-038
Presidente. – I servizi del Parlamento esamineranno la
questione che lei ha sollevato, e sono certo che mi
offriranno la loro consulenza in materia.
1-039
Sergej Kozlík (NI). – (SK) Un anno fa la richiesta della
Lituania di aderire alla zona dell’euro è stata respinta,
benché questo paese avesse rispettato i criteri di
Maastricht in misura assai maggiore e con notevole
anticipo rispetto a gran parte dei membri della zona
dell’euro. L’unico punto negativo stava nel fatto che il
parametro dell’inflazione era stato superato di un decimo
di punto percentuale; questo è bastato per negare alla
Lituania l’accesso alla zona dell’euro, provocando una
grave crisi nella politica interna lituana.
L’anno prossimo verrà valutata la richiesta della
Slovacchia di aderire alla zona dell’euro. Attualmente, la
Slovacchia è vicina a soddisfare i criteri di convergenza,
ma girano voci secondo le quali la Banca centrale
europea e la Commissione riterrebbero necessario
garantire che i criteri vengano soddisfatti in modo
sostenibile. Non ci sarebbe alcun problema, se questa
“norma flessibile” venisse applicata indistintamente a
tutti gli Stati membri della zona dell’euro. Un simile
approccio ci spinge a interrogarci sulla sincerità del
desiderio di estendere la zona dell’euro ai paesi
dell’Europa orientale.
1-040
Georgios Papastamkos (PPE-DE). – (EL) Signor
Presidente, l’iniziativa della Presidenza tedesca di
registrare il mandato negoziale per il Trattato di riforma
sul cambiamento climatico è stata più che opportuna.
L’ambiente ha bisogno di una dimensione orizzontale, e
dovremmo salvaguardare la logica orizzontale della
politica ambientale nel Trattato di riforma, poiché la
politica ambientale non è altro che un complesso di
singole politiche; non è un’unica politica, ma un
complesso di politiche diverse.
09/07/2007
Credo inoltre che la diplomazia ambientale dell’Unione
europea debba acquistare maggiore coesione rispetto al
mondo esterno; se vogliamo ottenere risultati su scala
globale, è anche necessario associare la diplomazia
ambientale alla politica estera e di sicurezza comune, al
commercio internazionale e alla politica di sviluppo
europea. Infatti l’ambiente non ha confini: è un bene
pubblico e, in quanto tale, dobbiamo proteggerlo
attraverso associazioni internazionali.
1-041
Maria Matsouka (PSE). – (EL) Signor Presidente,
ritengo mio dovere informarvi sulla tragica situazione
prodottasi in seguito ai licenziamenti effettuati nella ditta
Dipasmata Drapetsonas.
I primi 380 lavoratori sono stati licenziati nel 1999. Nel
2003, la commissione per le petizioni ha deciso
all’unanimità di chiedere la loro riassunzione. Nel 2006,
la Corte suprema greca ha deciso, ancora una volta
all’unanimità, che i licenziamenti erano nulli e illeciti.
Nonostante la battaglia giuridica e la rivendicazione dei
loro diritti da parte della corte, 200 dei lavoratori
licenziati sono ancora vittima di ingiustizie sociali e
isolamento finanziario. Il governo greco si rifiuta di
applicare perfino la sentenza del supremo organo
giudiziario del paese.
Davanti a questo ostruzionismo politico senza precedenti,
due membri del comitato di lotta, Francheskos
Karakatsanis e Apostolos Panayiotidis, hanno
cominciato, durante una terribile ondata di caldo, uno
sciopero della fame che, dopo 12 giorni, li ha condotti al
ricovero in ospedale.
Queste persone rivendicano l’ovvio diritto a una vita
dignitosa per sé e per le proprie famiglie. Vi chiedo di
adottare le misure più adeguate per la credibilità della
nazione più favorita e per l’Europa sociale.
1-042
Diana Wallis (ALDE). – (EN) Signor Presidente, trovo
molto strano, nella mia veste di deputata al Parlamento
europeo proveniente da un paese molto ricco e
sviluppato, essere qui per attirare la vostra attenzione su
una calamità naturale di immense proporzioni che ha
investito la regione che io rappresento.
La settimana scorsa, a poche miglia da casa mia, ho
visto abitazioni i cui giardini contenevano cataste di
mobili, case abbandonate dai proprietari, che non osano
tornare, case all’interno delle quali l’acqua
dell’inondazione aveva raggiunto un metro d’altezza – o
più – penetrando attraverso il pavimento a causa delle
abbondanti precipitazioni: l’equivalente di due mesi di
pioggia si è abbattuto sulla zona in appena 12 ore.
Migliaia di abitazioni sono state distrutte, le scuole
chiuse sine die, attività economiche e aziende agricole
spazzate via – spesso in comunità che in passato
avevano beneficiato dei Fondi strutturali europei.
9
comunità dell’Africa. Ci troviamo davanti a una
situazione assurda, irreale – eppure estremamente reale e
devastante per le persone le cui abitazioni sono andate
distrutte, insieme alle infrastrutture locali.
Ci auguriamo che il nostro governo chieda aiuto al
Fondo di solidarietà dell’Unione europea, e spero che
quest’Assemblea approvi tale richiesta. Sarebbe
auspicabile che l’Assemblea mostrasse la propria
solidarietà alle comunità dello Yorkshire.
1-043
Presidente. – La ringrazio, onorevole Wallis. Poiché si
tratta del suo collegio elettorale, dobbiamo offrire la
nostra solidarietà.
1-044
Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE). – (EL)
Signor Presidente, il suo commento di poco fa mi
incoraggia a intervenire sul tema che avevo già scelto in
precedenza; lei ha detto che non è necessario tradurre
l’espressione pacta sunt servanda perché tutti ne
conoscono il significato.
Quanti giovani europei studiano il latino e il greco antico,
le lingue che fin dagli inizi sono state usate non soltanto
per esprimere il pensiero europeo ma anche per dar voce
alla spiritualità europea?
Nell’ambito del plurilinguismo sostenuto dall’Unione
europea, non dobbiamo dimenticare queste due lingue –
il latino e il greco antico – che rappresentavano la base
espressiva dello spirito europeo; dobbiamo sostenerle
con misure e programmi adeguati, affinché tutti i giovani
europei abbiano la possibilità di studiare l’origine delle
parole di cui fanno uso esprimendosi nelle moderne
lingue europee.
Quando ascolto gli interventi dei colleghi in Parlamento,
pur non parlandone la lingua, sono in grado di capire le
parole che derivano dal latino e dal greco antico. Perché
i giovani europei non dovrebbero avere la stessa
opportunità?
1-045
Silvia-Adriana Ţicău (PSE). – Ca urmare a
schimbărilor climatice, agricultorii europeni se confruntă
tot mai des cu fenomene de secetă şi inundaţii.
Agricultorii din România se confruntă în acest an cu o
secetă excesivă, ce a afectat toate culturile însămânţate
în toamna anului 2006 şi primăvara anului 2007. În acest
an, peste milion de agricultori din sudul, vestul şi estul
României nu vor putea recolta nici măcar un kilogram de
produs agricol de pe hectarul de teren arabil cultivat,
ceea ce va aduce la o creştere explozivă a preţurilor pe
piaţa românească la toate produsele agroalimentare şi la
falimentul agricultorilor.
Uniunea Europeană trebuie să sprijine mai mult prin
Fondul European de Solidaritate statele membre aflate în
astfel de situaţii.
1-046
Ieri sono arrivati autobus recanti aiuti umanitari –
autobus che solitamente offrono questo servizio alle
Marco Cappato (ALDE). – Signor Presidente,
onorevoli colleghi, abbiamo appena inserito all’ordine
10
del giorno di mercoledì la votazione sul parere del
Parlamento sulla Conferenza intergovernativa.
Desidero soltanto attirare l’attenzione dei colleghi, in
vista della riunione di questa sera della commissione
affari costituzionali, sul fatto che in realtà in passato
l’obbligatorietà del parere del Parlamento europeo – pur
non essendo il nostro parere vincolante – era stata
utilizzata, per esempio da Altiero Spinelli, per poter
condizionare le decisioni di riforma dei tali trattati.
Il fatto di aver scelto invece dei tempi e delle
procedure – mi si consenta – con ritmi quasi militari, per
cui la commissione discute e vota immediatamente
questa sera e poi il Parlamento si esprime mercoledì,
equivale a rinunciare a quel potere di condizionamento
che pure nella nostra Assemblea avremmo potuto e
potremmo esercitare, ad esempio rispetto a chi vuole
addirittura togliere i simboli di questa Europa dai trattati.
Io spero che questa sera qualcuno dei colleghi qui
presenti voglia far presente, in commissione affari
costituzionali, questa possibilità.
1-047
Presidente. – Onorevole Cappato, posso dirle che
adotteremo la dichiarazione soltanto se, quando il
Presidente del Consiglio europeo parlerà di fronte al
Parlamento mercoledì prossimo, egli ci garantirà che il
Parlamento sarà coinvolto a tutti i livelli procedurali.
Questa è la nostra condizione. Lei potrà parlarne questa
sera in sede di commissione per gli affari costituzionali.
1-048
Ryszard Czarnecki (UEN). – (PL) Signor Presidente,
in occasione dell’ultima seduta del Parlamento europeo,
il Commissario Almunia ha sorpreso molti deputati
dicendo, a nome della Commissione europea, che le
conseguenze della mancata adesione alla zona dell’euro
sarebbero state diverse per i nuovi Stati membri –
quattro dei quali ha menzionato esplicitamente – rispetto
ai vecchi, ossia il Regno Unito, la Svezia e la Danimarca.
Questa dichiarazione, onesta ma allarmante, è la prova
delle discriminazioni di cui sono vittima i nuovi Stati
membri.
Riconoscendo che i nuovi Stati membri vanno trattati
diversamente dai vecchi, il Commissario ammette che
l’Europa, sia pure soltanto ufficiosamente, è stata
davvero divisa in due: l’Europa di prima e di seconda
categoria. Questa intollerabile situazione è emersa a tre
anni di distanza dall’adesione all’Unione europea dei
dieci nuovi Stati membri, e sei mesi dopo l’adesione
degli ultimi due nuovi membri. Sarebbe utile che i
rappresentanti della Commissione europea capissero che
l’Unione è un soggetto unico, e che non esiste un’entità
vecchia e quindi migliore da opporre a una nuova e
peggiore.
1-049
Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE). – Procedura
bugetară pentru anul 2008 deschide perspectiva unei
posibile diminuări a fondurilor structurale şi de coeziune
pe baza unei rate de absorbţie scăzute în 2007.
09/07/2007
În primul an de implementare a unei noi programări
financiare, toate statele Uniunii au o rată de absorbţie
redusă pentru că trebuie să aştepte aprobarea de către
Comisie a programelor operaţionale. Deşi România a
fost printre primele ţări care au depus aceste documente,
până în prezent ele nu au fost aprobate, în ciuda
termenului de 4 luni adoptat de legislaţia europeană.
Întârzierea aprobării programelor operaţionale sectoriale
reduce cu aproape un an perioada în care se pot depune
proiecte pentru finanţare. Astfel, numeroase proiecte
planificate pentru 2007 vor fi întârziate, ceea ce va
antrena costuri economice considerabile.
În plus, se creează o discontinuitate în accesarea
finanţărilor europene. Fondurile de pre-aderare au fost
foarte bine absorbite -Phare în proporţie de 97%- şi sunt
convinsă că la fel se va întâmpla şi cu cele structurale şi
de coeziune.
Limitarea fondurilor structurale ar afecta într-o proporţie
mai mare ultimele state care au aderat la Uniunea
Europeană, România şi Bulgaria, care au deja alocate
sume mai mici. Cele două ţări beneficiază împreună de
un fond egal cu cel al Ungariei. Pentru toate aceste
motive consider că reducerea sumelor destinate politicii
de coeziune nu trebuie să se facă pe baza absorbţiei din
anul curent.
Parlamentul European, ca instituţie care are ultimul
cuvânt în privinţa fondurilor structurale, nu trebuie să
permită acest lucru şi trebuie să solicite Comisiei
Europene să urgenteze aprobarea programelor
operaţionale.
1-050
Magda Kósáné Kovács (PSE). – (HU) Da quando
l’Europa centrale e orientale ha conosciuto significativi
cambiamenti di regime, i diritti alla libertà di espressione
e di riunione devono essere tutelati, per difenderli non
tanto dallo Stato quanto dalle forze sempre più potenti di
ideologie estremiste e neofasciste. In genere si tratta di
raggruppamenti politici extraparlamentari ma assai
violenti. In alcuni Stati, l’esclusione e l’intolleranza non
sono estranee neppure alle politiche governative.
Varie minoranze nazionali, etniche e sessuali sono
oggetto di intimidazioni. L’esercizio dei loro diritti viene
limitato e ostacolato, e la loro dignità umana è soggetta a
continue umiliazioni. Nelle ultime settimane in diversi
Stati membri gli omosessuali hanno manifestato per
affermare la parità di diritti. In alcuni paesi le
dimostrazioni di milioni di persone si sono svolte senza
alcun problema; altrove, le forze dell’estrema destra
hanno provocato veri e propri scontri di piazza.
Ricordando il discorso di addio del Presidente francese
Jacques Chirac, chiedo a tutte le forze conservatrici
europee, sia a livello europeo che a livello nazionale, di
offrire il proprio aiuto a tutte le persone in pericolo e ai
loro sostenitori. Difendiamo insieme la dignità dei
cittadini europei, e opponiamoci all’omofobia e a ogni
comportamento teso all’emarginazione. Se oggi non
09/07/2007
riusciremo a proteggere il diritto alla differenza, domani
forse non saremo in grado di proteggere noi stessi.
1-051
Pedro Guerreiro (GUE/NGL). – (PT) Vorrei esaltare
la manifestazione dei lavoratori portoghesi, tenutasi il 5
luglio a Guimarães e organizzata dalla loro
confederazione sindacale, la CGTP-IN. Sostengo senza
riserve la loro lotta, audace e generosa, contro le nuove
misure volte a favorire i licenziamenti senza giusta causa,
la deregolamentazione e l’arbitraria definizione delle
condizioni di lavoro, il peggioramento della
contrattazione collettiva e l’attacco all’organizzazione
dei lavoratori, in particolare ai sindacati.
Queste proposte inaccettabili fanno parte dell’offensiva
senza precedenti lanciata contro il lavoro e nota come
“flessicurezza”, che è stata sancita nei Libri verdi o nelle
comunicazioni della Comunità e nei Libri bianchi
nazionali, il cui obiettivo è quello di generalizzare la
precarietà del lavoro, inasprire lo sfruttamento e ridurre i
diritti dei lavoratori per accrescere i profitti dei grandi
gruppi economici e finanziari. Dopo il grande sciopero
generale del 30 maggio, questa lotta incessante e
generosa porterà migliaia di dipendenti del settore
pubblico a manifestare il prossimo giovedì, e molte
migliaia di altri lavoratori a partecipare alla
manifestazione prevista per il 18 ottobre a Lisbona.
1-052
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signor
Presidente, l’alternarsi alla Presidenza dell’Unione
europea dei diversi Stati membri, che assumono tale
carica a turno per sei mesi, indirizza tutte le attività e gli
sforzi a raggiungere a ogni costo gli obiettivi fissati, in
un lasso di tempo molto breve. Questo sistema genera
tensioni, a causa dell’indebita accelerazione di alcuni
processi decisionali.
Il Trattato costituzionale rappresenta un tipico esempio.
Il cosiddetto periodo di riflessione è stato troppo lungo.
La questione è rimasta in sospeso, senza essere oggetto
di opportune analisi, contrariamente a quanto era stato
previsto.
Durante i sei mesi della Presidenza tedesca, è stato
difficile recuperare le occasioni perdute, e il tempo a
disposizione non ha consentito di svolgere un dibattito
approfondito sulle migliori soluzioni possibili. Una
situazione simile potrebbe ripetersi se, soprattutto con
l’arrivo delle vacanze, dedicassimo poco tempo alla
Conferenza intergovernativa. Corriamo il rischio, ancora
una volta, di adottare decisioni importanti in fretta e
furia e senza la necessaria preparazione.
1-053
Marc Tarabella (PSE). – Signor Presidente, onorevoli
colleghi, eccezionalmente parlerò in lingua italiana per
criticare il criptaggio e l’oscuramento di alcuni
programmi diffusi dalla RAI all’estero: si tratta di partite
di calcio, di Gran Premi di Formula 1 ma anche di
filmati, di serie televisive e di cartoni animati.
11
Penso a tutti coloro che hanno dovuto lasciare il loro
paese tanti anni fa e ai loro figli e che vogliono
conservare un legame con la cultura italiana. Vedere che
le altre televisioni europee trasmettono in chiaro rende la
cosa anche più incomprensibile: si tratta di un’ingiustizia
e, in quanto portavoce della comunità italiana all’estero
in quest’Aula, sostengo pienamente la petizione
www.petizionerai.org, cui auguro un grande successo.
1-054
Cristian Silviu Buşoi (ALDE). – Doresc să salut
decizia Conferinţei ministeriale a Tratatului Comunităţii
Energetice din sud-estul Europei din Muntenegru, din 29
iunie, de a deschide negocierile privind aderarea
Moldovei şi Ucrainei la Comunitatea Energetică din sudestul Europei.
Aderarea Moldovei la acest tratat înseamnă adoptarea
legislaţiei comunitare în domeniul energiei şi al mediului;
înseamnă integrarea în piaţa europeană de energie
electrică şi gaze naturale; înseamnă o perspectivă
europeană pentru această ţară; înseamnă în fapt un mare
pas înainte către Uniunea Europeană.
Apreciez (că) termenul de 31 decembrie 2007 asumat
pentru finalizarea negocierilor privind aderarea
Moldovei ca fiind unul realist. Având în vedere că aceste
negocieri se vor purta cu Comisia Europeană, solicit
Comisiei Europene să nu facă nici un fel de asociere
între aderarea-tratat a Moldovei şi cea a Ucrainei.
Negocierile trebuie purtate separat, iar aderarea trebuie
să se facă în funcţie de meritele proprii ale fiecărei ţări.
Datorită modului în care Ucraina abordează
problematica mediului înconjurător, inclusiv în
problema în canalului Bâstroe şi a situaţiei cu
standardele de securitate nucleară, este posibil ca aderare
Ucrainei să întârzie. Ar fi incorect ca într-o astfel de
situaţie aderarea Moldovei să fie întârziată datorită
problemelor Ucrainei.
1-055
Péter Olajos (PPE-DE). – (HU) Lo scorso fine
settimana, mentre in tutti e sette i continenti era in corso
il concerto Live Earth, per rilanciare la necessità di
arrestare il cambiamento climatico e ridurre le emissioni
di anidride carbonica, in Slovacchia è stato dato un
annuncio sconcertante. Ad appena venti chilometri dalla
storica regione vinicola del Tokaj, una società di
investimenti ha intenzione di costruire la più grande
centrale elettrica a carbone della Slovacchia.
Una volta operativo, l’impianto emetterà ogni anno
quattro milioni di tonnellate di sostanze pericolose. A
causa della prevalente direzione del vento, questa
enorme quantità di aria inquinata si riverserà quasi
interamente sull’Ungheria, proprio dove si trovano le
famose colline del Tokaj, un sito classificato come
patrimonio mondiale. In questa zona inoltre si trova il
parco nazionale Bükk, che è un’importante zona
Natura 2000. E’ qui che l’inquinamento verrebbe a
depositarsi, sotto forma di pioggia acida e fuliggine.
Oggi, mentre lottiamo disperatamente per ridurre le
emissioni di anidride carbonica e preservare la
12
biodiversità, nessuno Stato membro dell’Unione europea
può permettersi di ignorare gli impegni e i valori comuni
che ci legano ai paesi confinanti e a tutti gli altri Stati
membri. Chiedo quindi ai colleghi, e in particolare ai
colleghi slovacchi, di levare la propria voce per opporsi
a questo progetto. Non basta applaudire ai concerti,
bisogna agire.
1-056
Proinsias De Rossa (PSE). – Signor Presidente, sono
preoccupato per la situazione degli stranieri che
svolgono il ruolo di lettori nelle università italiane. Sono
ormai vent’anni che lottano per avere pari diritti; hanno
vinto ben quattro cause davanti alla Corte di giustizia
delle Comunità europee, ma le università italiane
persistono nel loro comportamento discriminatorio. Di
recente, la Corte di giustizia ha emesso, in modo del
tutto incomprensibile, una sentenza favorevole all’Italia,
contrariamente al parere dell’Avvocato generale. La
Commissione adesso ha chiuso il caso che era stato
aperto contro l’Italia, anziché cercare una revisione della
nuova sentenza della Corte di giustizia. Questa decisione
è stata presa nonostante le prove documentarie che
dimostrano il perpetuarsi delle discriminazioni.
Invito il Presidente a mettersi in contatto con la
Commissione – con il Commissario Špidla in
particolare – e insisto affinché la Commissione rispetti e
difenda il diritto dei cittadini europei alla parità di
trattamento sul posto di lavoro, ovunque essi svolgano la
propria attività. Le invierò tutte le informazioni
necessarie per dar seguito alla questione.
1-057
Richard James Ashworth (PPE-DE). – (EN) Signor
Presidente, saprà certamente che un milione di cittadini
europei ha firmato una petizione per chiedere che il
nostro Parlamento abbia un’unica sede; è stata
un’importante manifestazione della volontà popolare,
non soltanto perché in tal modo il Parlamento potrà
risparmiare circa 200 milioni di euro all’anno di denaro
dei contribuenti ma anche perché noi, come parlamentari
dotati di senso di responsabilità, dimostreremo
finalmente di agire per ridurre le nostre emissioni di
anidride carbonica. Nella nostra veste di deputati di
questo Parlamento, abbiamo il dovere di ascoltare e
soddisfare le richieste dei nostri cittadini.
Si tratta però di una questione che può essere affrontata
esclusivamente dalla Conferenza intergovernativa. Invito
quindi la Presidenza e l’Ufficio di presidenza ad agire in
merito, e a sollevare la questione prima della prossima
Conferenza intergovernativa. E’ giunto il momento che
il Parlamento dia ascolto alle preoccupazioni e alle
richieste di un milione di cittadini europei, e dedichi al
problema l’attenzione che merita.
1-058
Brian Simpson (PSE). – (EN) Signor Presidente, lo
scorso fine settimana a Heidelberg si è disputato il primo
incontro di rugby league – lo splendido rugby a tredici –
tra Germania e Serbia. Tuttavia l’HTV, il club di rugby a
15 di Heidelberg, con l’appoggio della Federazione
tedesca di rugby a 15, ha cercato di sabotare questo
09/07/2007
importante evento adottando un comportamento
volgarmente antisportivo. Costoro hanno strappato i
manifesti che annunciavano l’incontro e hanno
minacciato i giocatori tedeschi: a chi avesse giocato
nella nazionale di rugby a 13 sarebbe stato proibito di
giocare nelle squadre di rugby a 15. Prima
dell’esecuzione degli inni nazionali, l’allenatore della
nazionale tedesca di rugby a 15 ha minacciato un
giocatore, impedendogli di scendere in campo per il suo
paese. Nonostante il divieto delle autorità locali, il
giorno precedente l’incontro internazionale di rugby a 13
l’HTV ha disputato una partita nel medesimo stadio,
rovinando così la superficie del campo da gioco.
L’incontro di rugby a 13 Germania-Serbia è stato
riconosciuto come incontro internazionale dalla Rugby
League International Board European Federation.
Il comportamento dell’HTV e della Federazione tedesca
di rugby a 15, degno di una repubblica delle banane e
non di uno Stato membro dell’Unione europea, prova il
fanatismo di queste due associazioni; il loro
atteggiamento vergognoso ha disgustato gli spettatori.
Questi palesi atti di discriminazione e intimidazione
sono intollerabili e, mi auguro, saranno condannati da
quest’Assemblea e dalla Commissione. Chiedo alle
autorità tedesche di ritirare ogni forma di sostegno
all’HTV e alla Federazione tedesca di rugby a 15 finché
il loro atteggiamento non sarà cambiato.
1-059
Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signor Presidente, la
settimana scorsa la comunità internazionale ha assistito
con grande sollievo e soddisfazione alla liberazione del
corrispondente da Gaza della BBC Alan Johnston. Come
sapete, il giornalista era stato rapito quattro mesi prima
da un gruppo di estremisti islamici, e la sua liberazione è
stata
possibile,
essenzialmente,
grazie
all’intermediazione di Hamas. Hamas non è certo
un’organizzazione umanitaria, ma il fatto che di recente
abbia assunto il controllo di Gaza ha prodotto una serie
di effetti positivi, al di là del rilascio di Alan; ha portato
pace e stabilità, e ha sensibilmente diminuito la dilagante
corruzione nella zona. I rappresentanti di Hamas sono
stati democraticamente eletti nelle ultime elezioni e
godono di un diffuso sostegno popolare tra i palestinesi.
Tutti questi fattori dovrebbero indurre l’occidente a
riconsiderare il ruolo di Hamas nella questione
mediorientale, e la possibilità di cancellare il nome di
Hamas dalla lista delle organizzazioni terroristiche.
1-060
Bogusław Rogalski (UEN). – (PL) Signor Presidente,
desidero sottoporre alla vostra attenzione un testo in cui
si legge quanto segue: “I padri tendono a trascurare il
clitoride e la vagina delle proprie figlie. Raramente
accarezzano queste parti del corpo, eppure è l’unico
modo per far sì che le bambine, fin da piccole, siano
orgogliose della propria sessualità. I bambini toccano
frequentemente il corpo del padre e talvolta lo eccitano.
I padri dovrebbero fare altrettanto”.
Queste agghiaccianti e sconvolgenti dichiarazioni,
ispirate da un animo perverso, sono tratte da un opuscolo
ufficiale che si intitola L’amore, il corpo e il gioco del
09/07/2007
dottore, pubblicato dal Centro federale tedesco per
l’educazione sanitaria. L’opuscolo è indirizzato ai
genitori di bambini da uno a tre anni di età. E’ una
lettura obbligatoria in nove Länder tedeschi, e viene
usato nell’ambito della formazione del personale di nidi
e scuole materne.
Signor Presidente, è inaccettabile che un’istituzione
posta sotto l’egida del ministero della Famiglia stia
incoraggiando con questo opuscolo l’incesto e la
pedofilia. Invito la competente commissione del
Parlamento europeo a occuparsi di pubblicazioni
ufficiali governative di questo tipo. Non possiamo
permettere che opuscoli ufficiali incoraggino la pedofilia
e l’incesto negli Stati membri.
1-061
Ioannis Gklavakis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente,
in Grecia quest’anno abbiamo registrato una grave
carenza di piogge, che ha provocato sensibili danni alla
produzione del settore agricolo e dell’allevamento.
Purtroppo, fin dai primi giorni d’estate, le temperature in
tutto il sud-est europeo sono state eccezionalmente alte,
e si sono protratte per più di dieci giorni consecutivi,
associandosi a incendi catastrofici.
Nel mio paese, sulla penisola di Pilion e sul monte
Parnitha – un imponente massiccio dell’Attica che è
stato dichiarato parco nazionale nel 1961 – sono andate
distrutte ampie zone. Si trattava di una pineta unica nel
suo genere, che contava 1 100 specie di piante, alcune
delle quali endemiche, che crescevano soltanto in questa
zona, e ospitava 23 specie rare di animali a rischio di
estinzione, tra cui la popolazione di cervo rosso più
numerosa di tutto il paese.
Purtroppo negli ultimi anni i danni ambientali hanno
assunto dimensioni spaventose.
Chiedo quindi di lanciare, con estrema serietà, una
campagna di informazione globale, su iniziativa
dell’Unione europea, in merito ai principali problemi
che affliggono il pianeta e che, oltre alla distruzione
delle foreste che interessa tutto il mondo, comprendono
l’inquinamento e l’eccessivo sfruttamento dei mari, la
contaminazione del suolo e l’inquinamento atmosferico.
Tutti questi fattori contribuiscono allo squilibrio
ecologico della natura e alla perdita di biodiversità.
Prima che sia troppo tardi, dobbiamo avviare azioni e
iniziative per salvare il nostro pianeta, perché presto la
situazione sarà irreversibile. Lo dobbiamo alle
generazioni future, lo dobbiamo ai nostri figli.
1-062
Jörg Leichtfried (PSE). – (DE) Signor Presidente, oggi
vorrei attirare la vostra attenzione sui rom e sui sinti che
vivono in Europa. Con i suoi dodici milioni di persone
situate ai margini della società, questo gruppo
rappresenta la più grande minoranza europea. La
situazione dei rom e dei sinti è sconvolgente. La
quotidiana esperienza del razzismo e delle
discriminazioni, nonché la generale mancanza di
13
prospettive, impediscono a questo gruppo etnico di
integrarsi nella nostra società democratica e pluralistica.
Sono stato particolarmente turbato dalle dichiarazioni di
un sedicente politico austriaco – una vergogna per la
nostra professione – il quale recentemente ha dichiarato
che se queste persone vengono trovate a mendicare
dovrebbero essere cacciate dalle strade con getti di
vapore. Constato quindi con piacere che in Austria esiste
un altro movimento, l’Iniziativa Graz, che si occupa dei
problemi di questo gruppo e si è assunto l’impegno di
aiutare i rom e i sinti a uscire dalla difficile situazione in
cui versano, nonché di promuoverne l’integrazione. La
settimana scorsa importanti esponenti di questa
Iniziativa hanno partecipato a numerose riunioni tenutesi
a Bruxelles, per cercare di risolvere i problemi di questo
gruppo insieme ai rappresentanti del Parlamento europeo
e della Commissione.
Desidero congratularmi con questa Iniziativa per la sua
attività; è l’approccio giusto per risolvere questi
problemi in Europa.
1-063
Geoffrey Van Orden (PPE-DE). – (EN) Signor
Presidente, mentre il disastro incombe sullo Zimbabwe,
molti di noi apprendono con turbamento che la
Presidenza dell’Unione europea avrebbe intenzione di
invitare Robert Mugabe al previsto Vertice UE-Africa
che si terrà a Lisbona.
Mugabe, naturalmente, è il diretto responsabile della
tragedia dello Zimbabwe e figura al primo posto
nell’elenco dei cittadini di quel paese cui le sanzioni
mirate dell’UE vietano l’ingresso nei paesi dell’Unione.
Il Parlamento non ignora l’importanza del Vertice, ma
ha espresso chiaramente la propria opinione;
recentemente, nella risoluzione del 26 aprile, la nostra
Assemblea ha invitato il Consiglio ad “assicurare che
nessuna delle persone bandite sia invitata o partecipi al
previsto Vertice UE-Africa che si svolgerà a Lisbona in
dicembre”. Se l’Unione europea vuole mantenere la sua
credibilità, deve almeno rispettare le politiche di
sanzioni che essa stessa ha varato.
Noto con disappunto, signor Presidente, che in Aula non
è presente alcun rappresentante del Consiglio, ma le
chiedo comunque di riaffermare con estrema decisione,
presso il Consiglio, l’esplicita politica del Parlamento.
1-064
Tunne Kelam (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, nel
corso dei decenni gli Stati europei hanno imparato a
mostrare un minimo rispetto per la cultura e la religione
di milioni di immigrati. Purtroppo, è vero il contrario per
gran parte dei paesi d’origine di quelle stesse persone.
Nel Medio Oriente, in Asia e in Africa, coloro che
professano confessioni cristiane devono frequentemente
subire discriminazioni di natura sociale, politica ed
economica. In pratica, in tutti i paesi musulmani, coloro
che decidono di aderire a una chiesa cristiana lo fanno a
rischio della vita. In tutti questi paesi la tradizionale
14
09/07/2007
popolazione cristiana ha registrato un sensibile calo;
anche in un paese ufficialmente laico come la Turchia, i
cristiani sono oggetto di intimidazioni e persecuzioni, e
talvolta vengono addirittura uccisi. Non si può fare a
meno di approvare la proposta avanzata da un noto
commentatore, secondo il quale la Turchia sarà pronta
ad aderire all’Unione europea soltanto quando in
Turchia si potrà costruire una chiesa cristiana con la
stessa facilità con cui oggi si costruisce una moschea
turca in Germania.
Invito la Commissione e il Consiglio a rivolgere urgente
attenzione a questo aspetto, nei rapporti con quei governi
che non rispettano né proteggono in alcun modo le
minoranze cristiane locali.
1-065
PRESIDENZA DELL’ON. SIWIEC
Vicepresidente
1-066
Presidente. – La discussione è chiusa.
1-067
Procedura di autorizzazione uniforme per additivi,
enzimi e aromi alimentari – Additivi alimentari –
Enzimi alimentari – Aromi e ingredienti alimentari
con proprietà aromatizzanti (discussione)
1-068
Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione
congiunta:
– la relazione (A6-0153/2007), presentata dall’onorevole
Westlund a nome della commissione per l’ambiente, la
sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta
di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio
che istituisce una procedura uniforme di autorizzazione
per gli additivi, gli enzimi e gli aromi alimentari
[COM(2006)0423 – C6-0258/2006 – 2006/0143(COD)]
– la relazione (A6-0154/2007), presentata dall’onorevole
Westlund a nome della commissione per l’ambiente, la
sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta
di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio
relativo agli additivi alimentari [COM(2006)0428 –
C6-0260/2006 – 2006/0145(COD)]
– la relazione (A6-0177/2007), presentata dall’onorevole
Doyle a nome della commissione per l’ambiente, la
sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta
di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio
relativo agli enzimi alimentari e che modifica la direttiva
83/417/CEE del Consiglio, il regolamento (CE) n.
1493/1999 del Consiglio, la direttiva 2000/13/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva
2001/112/CE del Consiglio [COM(2006)0425 –
C6-0257/2006 – 2006/0144(COD)]
– la relazione (A6-0185/2007), presentata dall’onorevole
Drčar Murko a nome della commissione per l’ambiente,
la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del
Consiglio relativa agli aromi e ad alcuni ingredienti
alimentari con proprietà aromatizzanti destinati a essere
utilizzati nei e sui prodotti alimentari e che modifica il
regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio, il
regolamento (CEE) n. 1601/91 del Consiglio, il
regolamento (CE) n. 2232/96 e la direttiva 2000/13/CE
[COM(2006)0427 – C6-0259/2006 – 2006/0147(COD)].
1-069
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. –
(EN) Signor Presidente, sono lieto della discussione
odierna, ma mi rendo conto che per coloro che non
conoscono i particolari di queste proposte il tema non
sarà molto allettante. L’argomento infatti può sembrare
molto tecnico, ma non per me, dal momento che queste
proposte comprendono gran parte delle priorità
europee – per esempio la sicurezza alimentare e la
protezione dei consumatori, che rappresenta una delle
priorità principali. Esse inoltre riguardano l’innovazione
e la competitività dell’industria alimentare europea, che
è una delle maggiori industrie europee. Queste proposte
mirano a semplificare e migliorare le normative. Anche
se per il momento non siamo ancora pienamente
d’accordo sui temi concernenti queste proposte, sono
certo che concordiamo sui principi, l’obiettivo e gli
scopi delle proposte e che presto definiremo una
soluzione che soddisfi tutti.
Ringrazio tutte le relatrici, l’onorevole Westlund per il
lavoro svolto, e le onorevoli Doyle e Drčar Murko per
l’impegno che hanno dedicato alla stesura di queste
relazioni e, naturalmente, per il sostegno riservato alla
proposta. Questo pacchetto offre uno strumento di
semplificazione, armonizzazione e coerenza fra i tre
settori. La procedura uniforme di autorizzazione istituirà
un sistema per valutare e autorizzare gli additivi, gli
enzimi e gli aromi alimentari in maniera coerente, e
semplificherà le procedure amministrative per le autorità
nazionali e gli operatori economici.
La comitatologia è un tema delicato. La proposta
introduce la comitatologia per aggiornare gli elenchi
comunitari di additivi, enzimi e aromi alimentari, al fine
di garantire un aggiornamento tempestivo. Desidero
ricordare che sono questioni puramente tecniche e
scientifiche, ma dobbiamo riuscire a risolverle
rapidamente. Si tratta infatti di una questione essenziale
per la sicurezza dei consumatori e la competitività
dell’industria alimentare. Conosco le preoccupazioni
espresse da alcuni deputati di quest’Assemblea in merito
alla proposta di utilizzare la comitatologia, ma
l’alternativa sarebbe onerosa e poco pratica per tutti, in
particolare per il Parlamento europeo, e in concreto non
funzionerebbe. So che sono già stati presentati numerosi
emendamenti che introdurrebbero la codecisione per
aggiornare l’elenco comunitario degli additivi, degli
enzimi e degli aromi alimentari. L’esperienza acquisita
nel campo dei vari additivi alimentari dimostra che
l’autorizzazione delle sostanze secondo la procedura di
codecisione è lunga e complessa, e ha quindi un impatto
negativo sull’innovazione; tali ritardi aumentano anche i
rischi per i consumatori. D’altro canto, la comitatologia
consente una rapida autorizzazione e l’introduzione di
09/07/2007
restrizioni o la rimozione di sostanze, se necessario, per
proteggere i consumatori.
Crediamo che la proposta di utilizzare la comitatologia
rappresenti un passo avanti verso la semplificazione del
quadro giuridico, e sia essenziale per le tre proposte. Per
questo motivo ci opporremmo a quegli emendamenti che
introducessero la codecisione per autorizzare tali
sostanze. Sostengo tuttavia senza riserve i necessari
adeguamenti contenuti nella proposta al fine di istituire
una procedura normativa soggetta al controllo
parlamentare. Vorrei chiarire questo punto, perché
quando la proposta della Commissione è stata adottata, il
processo di adozione del nuovo sistema era ancora in
corso; quindi essa fa ancora riferimento alla normale
procedura normativa e dovrà essere adattata.
Presenteremo perciò una proposta emendata, per tener
conto della nuova procedura normativa soggetta a
controllo, che favorirà il diritto del Parlamento di
esercitare tale controllo e di avere voce in capitolo
nell’autorizzazione di additivi, enzimi e aromi alimentari.
Credo che questa nuova procedura raggiungerà
l’obiettivo del Parlamento europeo offrendo al contempo
i vantaggi di una procedura più semplice.
Adesso considereremo brevemente gli additivi
alimentari e le altre proposte. Gli additivi alimentari
vengono utilizzati fin dai tempi antichi per migliorare
l’aspetto del cibo e mantenere le proprietà nutrizionali.
La regolamentazione di tali sostanze è importante per
garantire la sicurezza alimentare ed evitare che i
consumatori vengano fuorviati. Per questo è opportuno
aggiornare
l’attuale
legislazione,
incoraggiando
l’innovazione e lo sviluppo a condizione che siano sicuri.
La valutazione viene svolta dall’EFSA nel rispetto dei
criteri fissati dalla legislazione. Anche l’attuale direttiva
sugli aromatizzanti dev’essere sostanzialmente emendata,
per tener conto degli sviluppi tecnologici e scientifici nel
campo degli aromatizzanti, nonché degli sviluppi della
legislazione alimentare che hanno interessato la
Comunità europea. Per garantire chiarezza, efficienza e
semplificazione, aggiungerò che l’approccio migliore è
quello di sostituire la direttiva con un nuovo
regolamento sugli aromatizzanti, insieme a un
regolamento distinto sulle procedure uniformi di
autorizzazione. La proposta sugli aromatizzanti offre un
alto livello di protezione ai consumatori, consentendo
all’industria di continuare a sviluppare nuovi
aromatizzanti e nuove applicazioni per rispondere alla
crescente domanda di prodotti più validi da parte dei
consumatori.
E infine abbiamo la proposta sugli enzimi alimentari,
che vengono usati per tradizione nella produzione di
alimenti come pane, formaggio, birra e vino. Essi
possono migliorare le caratteristiche, l’aspetto e il valore
nutrizionale degli alimenti e possono essere utilizzati
come alternative alla tecnologia chimica. In questa fase,
l’utilizzo degli enzimi alimentari non è ancora del tutto
armonizzato all’interno dell’Unione europea, e i contesti
normativi nazionali differiscono notevolmente da uno
Stato membro a un altro. Questa carenza di
armonizzazione ha eretto barriere che ostacolano il
15
commercio e la crescita del settore. Peraltro, non esiste
attualmente una valutazione della sicurezza degli enzimi
alimentari a livello europeo, eccezion fatta per quei
pochi che sono considerati additivi. Nel frattempo la
tecnologia ha fatto molti progressi, i metodi di
produzione degli enzimi sono divenuti gradualmente più
complessi e il loro utilizzo più sofisticato e diffuso. La
valutazione della sicurezza di tutti gli enzimi alimentari
è perciò essenziale.
La proposta della Commissione intende colmare
l’attuale vuoto normativo elaborando norme armonizzate
per l’autorizzazione e l’utilizzo degli enzimi alimentari
nella Comunità. L’istituzione dell’elenco comunitario
degli enzimi approvati e gli efficaci aggiornamenti
dell’elenco mediante la comitatologia favoriranno la
competitività di questo settore, in cui l’Europa occupa
una posizione di punta, e garantiranno un alto livello di
protezione dei consumatori.
Il tempo a mia disposizione si sta esaurendo, e quindi
non vi tedierò offrendo una specifica risposta a ogni
emendamento, ma un elenco completo della posizione
della Commissione su ognuno degli emendamenti sarà a
disposizione del Parlamento. Confido che sarà incluso
nel resoconto della seduta. La risposta illustrerà la nostra
posizione su ogni emendamento.
Per concludere desidero ringraziare il Parlamento per il
considerevole sforzo speso a favore dell’intero pacchetto
legislativo. Nostro comune interesse dev’essere – non ho
dubbi in questo senso – quello di mantenere unite queste
proposte, utilizzando un approccio coerente.
1-070
Posizione della Commissione sugli emendamenti
presentati dal Parlamento
Relazione Westlund (A6-0153/2007)
Complessivamente la Commissione può accogliere
ventotto emendamenti per intero, previa riformulazione,
in parte o in linea di principio. Ne respinge undici su un
totale di trentanove.
Diciassette emendamenti sono accettabili: i nn. 1, 2, 4, 5,
6, 7, 9, 10, 15, 21, 22, 23, 24, 27, 28, 30, 32.
Un emendamento è accettabile
riformulazione: il n. 37.
in
parte
previa
Dieci emendamenti sono accettabili in linea di principio,
previa riformulazione: i nn. 3, 8, 11, 12, 19, 25, 34, 35,
36, 38.
Undici emendamenti non sono accettabili: i nn. 13, 14,
16, 17, 18, 20, 26, 29, 31, 33, 39.
***
Relazione: Westlund (A6-0154/2007)
16
09/07/2007
Complessivamente la Commissione può accogliere
quarantasei
emendamenti
per
intero,
previa
riformulazione, in parte o in linea di principio. Ne
respinge trentacinque su un totale di ottantuno.
Ventuno emendamenti sono accettabili: i nn. 8, 13, 14,
16, 18, 19, 21, 22, 36, 39, 42, 46, 48, 51, 56, 57, 59, 60,
3, 61, 62.
Un emendamento è accettabile in parte: il n. 33 (parte).
Sei emendamenti sono accettabili in linea di principio: i
nn. 9, 26, 28, 35, 43, 44.
Diciotto emendamenti sono accettabili in linea di
principio previa riformulazione: i nn. 7, 15, 23, 37, 55,
58, 1, 4, 63, 65 (64riv), 66 (65riv), 68 (67riv), 69 (68riv),
70riv, 71, 77, 79, 80.
Trentacinque emendamenti non sono accettabili: i nn. 10,
11, 12, 17, 20, 24, 25, 27, 29, 30, 31, 32, 34, 38, 40, 41,
45, 47, 49, 50, 52, 53, 54, 2, 5, 6, 67 (66riv), 70 (69riv),
72, 73, 74, 75, 76, 78, 81.
***
Relazione: Doyle (A6-0177/2007)
Complessivamente la Commissione può accettare
trentadue emendamenti per intero, previa riformulazione,
in parte o in linea di principio. Ne respinge otto su un
totale di quaranta.
Tredici emendamenti sono accettabili: i nn. 2, 3, 8, 10,
22, 23, 25, 27, 28, 30, 31, 35, 40.
Tre emendamenti sono accettabili in parte: i nn. 1, 4, 19.
Tre emendamenti sono accettabili in parte previa
riformulazione, i nn. 12, 14, 21.
Tredici emendamenti sono accettabili in linea di
principio previa riformulazione: i nn. 5, 7, 11, 15, 17, 18,
20, 24, 26, 29, 33, 34, 36.
Otto emendamenti non sono accettabili: i nn. 6, 9, 13, 16,
32, 37, 38, 39.
***
Relazione: Drčar Murko (A6-0185/2007)
Complessivamente la Commissione può accettare
ventinove
emendamenti
per
intero,
previa
riformulazione, in parte o in linea di principio. Ne
respinge ventiquattro su un totale di cinquantatré.
Quindici emendamenti sono accettabili: i nn. 3, 4, 5, 6, 7,
8, 9, 12, 15, 28, 29, 30, 35, 36, 48.
Dieci emendamenti sono accettabili in linea di principio
previa riformulazione: i nn. 10, 14, 18, 25, 27, 31 (prima
parte), 39, 41, 42, 45.
Tre emendamenti sono accettabili in parte: i nn. 24, 33,
34.
Un emendamento è
riformulazione: il n. 1.
accettabile
in
parte
previa
Venticinque emendamenti non sono accettabili: i nn. 2,
11, 13, 16, 17, 19, 20, 21, 22, 23, 26, 31 (seconda parte),
32, 37, 38, 40, 43, 44, 46, 47, 49, 50, 51, 52, 53.
1-071
Åsa Westlund (PSE), relatore. – (SV) Signor Presidente,
desidero ringraziare la Commissione e il Commissario
Kyprianou per la loro costruttiva cooperazione, nonché
la Presidenza tedesca, quella portoghese e il Consiglio
dei ministri per la disponibilità di cui hanno dato prova
al fine di raggiungere un accordo su questioni che sono
di grande rilevanza per molti operatori e consumatori.
Vorrei inoltre ringraziare calorosamente le relatrici,
onorevoli Doyle e Drčar Murko, per le altre relazioni
che fanno parte di questo pacchetto, e i due relatori
ombra per le mie due relazioni. Ci sono stati molti
incontri fruttuosi, in un clima di cooperazione molto
costruttivo. Confido quindi che le discussioni in materia
continueranno nello stesso spirito costruttivo e sereno.
Comincerò parlando della proposta di regolamento sugli
additivi alimentari. In diverse occasioni è necessario
utilizzare gli additivi, per esempio per aumentare la
durata di conservazione o per migliorare la consistenza
degli alimenti. Non è chiaro però in che modo tali
additivi influiscano sulla nostra salute e sull’ambiente;
peraltro, gli additivi talvolta vengono usati per fuorviare
noi consumatori. Mi auguro quindi che la legislazione
dell’Unione europea sugli additivi alimentari sia resa più
severa, in particolare per quanto riguarda la necessità di
requisiti rigorosi che impediscano di fuorviare i
consumatori; è poi necessario imporre che, al momento
di autorizzare un additivo, si tenga debito conto del
modo in cui questo influirà sull’ambiente e sulle persone
affette da allergie.
L’attuale legislazione contiene già alcuni requisiti che
impongono di non fuorviare il consumatore in relazione
all’uso di additivi. Fin troppo spesso, tuttavia, i
consumatori vengono di fatto fuorviati. Basti pensare,
per esempio, all’agente colorante utilizzato per dare
l’impressione che uno yogurt economico contenga una
maggiore quantità di frutta o bacche di quanta ne
contiene in realtà. Il requisito che l’additivo non
dev’essere utilizzato in maniera fuorviante per i
consumatori, quindi, dev’essere reso più rigoroso. La
commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare si è detta d’accordo su questo punto,
e mi auguro che anche il Parlamento domani sosterrà
questa posizione.
Gli alimenti che consumiamo non rimangono nel nostro
corpo ma vengono dispersi nell’ambiente. Dobbiamo
perciò cominciare a tener conto degli effetti ambientali
degli additivi, al momento di decidere in merito al loro
utilizzo. Anche un ambiente pulito deve rientrare tra gli
09/07/2007
obiettivi del regolamento. Per chiarire ulteriormente
questo punto, è necessario cambiare la base giuridica per
la legislazione alimentare affinché essa tenda a
migliorare la sanità pubblica e l’ambiente e non si limiti
a favorire la libertà di circolazione dei beni nel mercato
interno dell’Unione europea.
La commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare ha sostenuto una serie di proposte
sulla necessità di rivolgere maggiore attenzione
all’ambiente, e mi auguro che il Parlamento faccia
altrettanto domani.
Vorrei tornare al problema delle allergie. Attualmente,
l’etichetta degli alimenti che contengono sostanze
allergizzanti deve contenere una chiara avvertenza in tal
senso – un elemento positivo ma non sufficiente. Coloro
che sono affetti da allergie e coloro che hanno
un’intolleranza a determinate sostanze devono poter
consumare gli alimenti venduti nei comuni negozi
alimentari e serviti in comuni ristoranti senza doversi
nutrire con alimenti speciali. La gamma di alimenti
disponibili per soggetti affetti da allergie quindi non
dev’essere limitata – senza buoni motivi –
dall’approvazione di additivi che potrebbero creare loro
dei problemi. La commissione per l’ambiente, la sanità
pubblica e la sicurezza alimentare ha sostenuto in parte
le mie richieste a riguardo, e mi auguro che il
Parlamento domani colga l’occasione per semplificare la
situazione di coloro che sono affetti da allergie,
approvando il mio e altri emendamenti che chiedono di
rivolgere maggiore attenzione a queste persone.
Adesso vorrei accennare a un gruppo di agenti coloranti
noti come coloranti azoici. Si tratta di sostanze che in
passato sono state bandite in Svezia dal momento che
possono nuocere a persone affette da allergie. Un po’ di
tempo fa anche il quotidiano britannico The Guardian
attirò l’attenzione su uno studio britannico, non ancora
pubblicato, che riapre il controverso dibattito sulla
possibile relazione tra i coloranti azoici e l’iperattività
nei bambini. Sono quindi favorevole alla richiesta di
etichettare specificamente gli alimenti che contengono
coloranti azoici.
Per concludere dobbiamo porci la seguente domanda:
chi dovrà decidere, in futuro, in merito al contenuto dei
nostri alimenti, e quale processo decisionale dovremo
adottare? Chiedo quindi a tutti i colleghi di votare contro
gli emendamenti volti a limitare il controllo dei
consumatori sul processo di approvazione, e votare
invece a favore degli emendamenti tesi ad aumentare il
controllo e la trasparenza. La segretezza che circonda i
nostri alimenti rischia di minare seriamente la fiducia
dell’opinione pubblica sia nell’Unione europea che
nell’industria alimentare. Quando il Consiglio dei
ministri e il Parlamento europeo decidono
congiuntamente, anche il processo decisionale è più
democratico e trasparente. Con una procedura di
comitatologia, viene messa in pericolo la capacità
democratica di chiamare i centri decisionali a rispondere
delle proprie azioni, e si pongono gravi limiti al
controllo e alla capacità di influire sulle decisioni.
17
Inoltre, si sono purtroppo verificati casi in cui, durante il
processo decisionale svolto in sede comitatologica, i
soggetti coinvolti hanno esorbitato dai propri poteri e il
contesto fissato congiuntamente da Parlamento e
Consiglio non è stato rispettato. Proprio questa settimana,
è stato portato all’attenzione del Parlamento un esempio
relativo all’uso di risorse sotto forma di aiuti. A mio
avviso quindi il Parlamento deve avere il diritto di
codecisione su questi temi, benché anche la nuova
procedura normativa che implica la supervisione abbia i
suoi vantaggi.
1-072
Avril Doyle (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor
Presidente, in qualità di relatrice accolgo la proposta
della Commissione sugli enzimi alimentari e le altre
proposte di questo pacchetto, seguendo l’esempio dei
rappresentanti del settore e dei movimenti dei
consumatori. La proposta in realtà è il primo strumento
legislativo che si occupa specificamente degli enzimi
alimentari.
Gli enzimi vengono aggiunti agli alimenti per svolgere
un’ampia gamma di funzioni tecnologiche nelle fasi di
fabbricazione, trasformazione, preparazione, trattamento,
imballaggio, trasporto o conservazione degli alimenti.
Sono comunemente utilizzati per i prodotti da forno e
per la produzione di birra, formaggi, alcol e altre
bevande.
Da centinaia di anni gli enzimi vengono utilizzati nella
produzione alimentare, ma nella seconda metà del XX
secolo l’utilizzo degli enzimi nella produzione di
alimenti ha registrato un sensibile aumento; a partire
dagli anni ’80 le aziende produttrici di enzimi hanno
cominciato a usare tecniche di ingegneria genetica per
migliorare l’efficienza e la qualità della produzione e
sviluppare nuovi prodotti.
Attualmente non esistono norme armonizzate a livello
comunitario per controllare l’uso di enzimi; si creano
quindi barriere al commercio e permane l’incertezza
giuridica. Inoltre esistono diversi standard sanitari e
diversi livelli di protezione dei consumatori nei 27 Stati
membri, soltanto tre dei quali – Regno Unito, Francia e
Danimarca – dispongono oggi di proprie procedure di
valutazione dei rischi.
Un regolamento sugli enzimi alimentari quindi
migliorerebbe il funzionamento del mercato unico in
questo settore, e favorirebbe l’innovazione e la
competitività europea, garantendo al contempo un alto
livello di protezione dei consumatori e dell’ambiente.
La proposta di una procedura uniforme di autorizzazione,
contenuta nella relazione Westlund, migliorerebbe
inoltre l’efficienza del mercato unico, giacché tutte le
valutazioni dei rischi e tutte le autorizzazione relative
agli agenti per il miglioramento della qualità degli
alimenti verrebbero effettuate dall’Autorità europea per
la sicurezza alimentare.
18
Vorrei sottolineare alcuni punti. Signor Commissario,
anch’io sono favorevole alla procedura di “comitatologia
con il diritto al controllo parlamentare” per questa
legislazione. E vorrei che questo elemento venisse
armonizzato in tutte e quattro le relazioni del pacchetto,
giacché si tratta di relazioni tecniche su cui gli esperti
dell’EFSA e della Commissione sono più adatti a
lavorare. Inoltre, poiché siamo ancora nelle prime fasi di
questo nuovo sistema di controllo, dobbiamo lasciargli il
tempo di entrare in funzione prima di metterlo in
discussione.
Sono preoccupata per il possibile sistema di doppia
autorizzazione che questo nuovo regolamento sugli
enzimi potrebbe creare per gli enzimi alimentari
derivanti da organismi geneticamente modificati che
rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento
(CE) n. 1829/2003 relativo agli alimenti e ai mangimi
geneticamente modificati. Secondo l’attuale proposta
della Commissione, gli enzimi alimentari dovranno
essere autorizzati a norma di tale regolamento, prima di
poter essere valutati conformemente al presente
regolamento per l’eventuale inserimento nell’elenco
comunitario.
Sebbene ci sia stato assicurato che, in questi casi, in
ambito EFSA si applicheranno le migliori pratiche
amministrative, ho apportato alla mia relazione
emendamenti da approvare in seduta plenaria per
chiarire che l’EFSA potrebbe effettuare valutazioni
simultanee conformemente ai due strumenti legislativi
pertinenti. Sostengo gli emendamenti simili che sono
stati presentati alle relazioni sugli additivi e gli aromi
alimentari. Abbiamo bisogno di una formulazione
coordinata in questo pacchetto legislativo, e a tal
proposito il Consiglio, la Commissione e il settore
concordano sostanzialmente sulla procedura da seguire.
Gli enzimi alimentari non sono e non possono essere
OGM. Eppure, in quantità sempre crescente, essi
derivano da microrganismi geneticamente modificati, ed
è importante mettere in evidenza questa distinzione per
evitare malintesi.
Nella mia relazione sugli enzimi raccomando
caldamente un’unica base giuridica per questo
regolamento giacché essa favorirebbe la certezza
giuridica, conformemente a gran parte delle sentenze
della Corte di giustizia delle Comunità europee su tali
questioni. L’esistenza di una duplice base giuridica
solitamente implica una formulazione poco accurata, e
quindi la possibilità di mettere in discussione le misure
adottate. Questo regolamento non è altro che una misura
di armonizzazione del mercato, quindi preferirei
un’unica base giuridica fondata sull’articolo 95, relativa
cioè al mercato interno.
Una fonte di grave preoccupazione nella relazione sugli
additivi alimentari è il proposto cambiamento nella
definizione degli aiuti alla trasformazione, contenuto in
diversi
emendamenti,
che
ne
richiederebbe
l’autorizzazione e l’etichettatura in qualità di additivi
quando siano presenti nel prodotto finale, anche se non
09/07/2007
attivi. Questo cambiamento non è stato suggerito dalla
Commissione nella sua proposta originaria e
comporterebbe un allontanamento dall’approccio attuale
della legislazione alimentare dell’Unione europea, con
conseguenze potenzialmente gravi per l’industria
alimentare europea.
Un simile cambiamento non sarebbe in linea con la
definizione del Codex sugli aiuti alla trasformazione, e
potrebbe influire negativamente sulla competitività
europea e sul commercio internazionale. Inoltre dubito
che questa congerie di etichette migliori effettivamente
l’informazione dei consumatori.
Per concludere, ringrazio i colleghi per il sostegno e la
collaborazione, in particolare le onorevoli Westlund e
Drčar Murko. Dobbiamo coordinare e armonizzare il più
possibile i quattro strumenti legislativi di questo
pacchetto, per ottenere norme coerenti e pratiche
facilmente interpretabili in tutti gli Stati membri; attendo
con impazienza la possibilità di migliorare e affinare
queste relazioni in seconda lettura.
1-073
Mojca Drčar Murko (ALDE), relatore. – (SL) Sono
favorevole alla posizione del regolamento sugli aromi:
occorre rinnovare e semplificare l’ormai antiquata
legislazione europea per migliorare il funzionamento del
mercato interno e favorire il progresso tecnologico,
senza però diminuire la protezione dei consumatori. Al
contrario, tale protezione dev’essere rafforzata.
La standardizzazione delle norme per l’approvazione di
nuovi additivi alimentari mira ad accrescere la fiducia
dei consumatori. Le norme devono essere elaborate in
maniera tale da rendere impossibile fuorviare i
consumatori; a tale scopo è necessaria un’etichettatura
chiara e precisa dei prodotti.
Insieme all’aspetto tossicologico della sicurezza
alimentare, dobbiamo tener conto dell’opportunità di
permettere l’aggiunta di aromi agli alimenti. In effetti è
possibile che i produttori aggiungano forti aromi per
celare ingredienti di cattiva qualità negli alimenti pronti
al consumo. Dal punto di vista tecnologico, quindi, la
questione dell’opportunità dell’aggiunta di aromi è
legata al principio che impone di proteggere la salute
umana.
La parte controversa del regolamento, a mio avviso,
riguarda gli ingredienti alimentari con proprietà
aromatizzanti, in particolare erbe e spezie. Questi sono
state inclusi nel testo del regolamento dopo la
pubblicazione dei rapporti sulla genotossicità e sugli
effetti cancerogeni di alcuni principi puri e
biologicamente attivi delle erbe. Le quantità massime
consentite, per circa 60 erbe e spezie, sono contenute
nell’appendice III del regolamento.
Non sottovalutiamo le prove scientifiche per cui i
principi biologicamente attivi, di per sé, potrebbero
essere dannosi. E’ vero che dobbiamo precludere la
possibilità che sostanze tossiche possano finire
09/07/2007
accidentalmente negli alimenti pronti al consumo. Per il
momento non vi sono però prove scientifiche che
dimostrino la pericolosità di tali principi, anche quando,
presenti in quantità minime in miscele di erbe e spezie,
vengano ingeriti con gli alimenti pronti al consumo.
Una conseguenza possibile della definizione dei più alti
valori consentiti sulla base di principi biologicamente
attivi potrebbe essere che alcuni prodotti tradizionali,
disponibili sul mercato europeo da decenni, ne
verrebbero estromessi, e i produttori di alimenti
rinuncerebbero alle erbe per sostituirle con gli aromi.
Parlo a nome di quasi tutti i membri della commissione
per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza
alimentare, affermando che la questione dei principi
biologicamente attivi dev’essere affrontata in maniera
complessa e integrata. Propongo che la soluzione
adottata da un’ampia maggioranza della commissione
parlamentare venga accolta dall’Assemblea in seduta
plenaria. In tal caso, l’appendice III, parte B, rimarrebbe
nel regolamento, ma sarebbe vuota finché non fosse
sostenuta da motivazioni scientificamente fondate e la
Commissione, nell’ambito delle sue competenze,
ordinasse uno studio specifico che utilizzi il consumo
medio giornaliero di tale alimento per calcolare il rischio
effettivo per la salute umana.
Nel regolamento sugli additivi riteniamo che una
condizione per l’inclusione nell’elenco delle sostanze
consentite sia il parere positivo dell’Autorità europea per
la sicurezza alimentare (EFSA), ma questo non dovrebbe
essere l’unico criterio. L’accettabilità tossicologica non è
sufficiente a spiegare la logica dell’aggiunta di additivi
in considerazione degli sforzi intrapresi dall’Unione
europea per educare i cittadini ad assumere abitudini
alimentari più sane. La logica dell’interesse tecnologico
è un concetto che, su questa base, sosteniamo come
strumento di interpretazione politica dei problemi limite.
E’ ragionevole, per esempio, evitare che i consumatori
vengano fuorviati in merito al valore degli additivi
alimentari, se in effetti essi non hanno alcun valore.
Il nostro gruppo inoltre sostiene una procedura unificata
e centralizzata per approvare nuovi additivi, aromi ed
enzimi, a condizione che questa diventi più efficiente,
più veloce e più trasparente. Nutrivamo alcune riserve
che abbiamo espresso durante la discussione in seno alla
commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare, ma avendo considerato i lati
positivi e negativi della nuova proposta, riteniamo che la
comitatologia con il diritto di controllo offra al
Parlamento l’opzione di definire gli aspetti tecnici
relativi all’approvazione degli additivi alimentari, per
mezzo di alcuni criteri politici che sembrano importanti
dal punto di vista della protezione dei consumatori nel
lungo periodo.
Infine, desidero ringraziare sentitamente le due relatrici
degli altri regolamenti che costituiscono il nuovo
pacchetto legislativo, per la loro ottima cooperazione e il
produttivo scambio di pareri.
19
1-074
Manuel Medina Ortega (PSE), relatore per parere
della commissione giuridica. – (ES) Signor Presidente, il
presidente della commissione per l’ambiente, la sanità
pubblica e la sicurezza alimentare ha chiesto alla
commissione giuridica di emettere un parere sulla base
giuridica appropriata per la proposta di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio, al fine di stabilire
una procedura uniforme di autorizzazione per gli additivi,
gli enzimi e gli aromi alimentari.
La commissione giuridica ha studiato il problema e, in
primo luogo, abbiamo riscontrato che è certamente
possibile disporre di due basi giuridiche distinte. Per
esempio, esiste la sentenza della Corte di giustizia del
1988, relativa alla causa della Commissione contro il
Consiglio, nella quale si prevede la possibilità della
duplice base giuridica qualora gli obiettivi della
protezione delle persone e il funzionamento del mercato
interno coincidano.
Nel caso di questa direttiva, noi riteniamo che essi
coincidano; la direttiva, infatti, non è semplicemente
destinata al mantenimento del mercato interno, ma si
propone anche di offrire il più alto livello di protezione
giuridica.
Dal punto di vista procedurale non vi sono difficoltà,
perché la procedura è la stessa, ossia la procedura di
codecisione. Ciononostante, riteniamo che la base
giuridica dell’articolo 95 – che si fonda esclusivamente
sul mercato interno – non sia sufficiente e che quindi sia
necessario rafforzarla mediante l’articolo 175, paragrafo
1, relativo alla protezione della salute delle persone.
1-075
Horst Schnellhardt, a nome del gruppo PPE-DE. –
(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi!
Signor Commissario, nella sua introduzione lei ha
descritto i vantaggi di queste nuove disposizioni:
maggiore certezza giuridica, migliori informazioni per i
consumatori e – fattore di estrema importanza – minore
burocrazia. Non posso che essere d’accordo con lei, e la
prego di continuare su questa strada. Trasformi questa
congerie di direttive in regolamenti; disporremo così di
una base importante e adeguata per la legislazione
europea.
Dal momento che i regolamenti naturalmente si
applicano in tutti gli Stati membri nella loro
formulazione attuale, le condizioni del mercato interno
richiedono una certa flessibilità e messaggi pertinenti.
Per questo motivo il controllo di un prodotto nell’ambito
della procedura di codecisione, che è stato proposto in
sede di commissione parlamentare, è inutile. Sono un
convinto sostenitore della procedura di codecisione, ma
in questo caso ritengo che sia opportuno utilizzare la
procedura estesa di comitatologia. Sono certo che sarete
d’accordo con me.
L’effetto dei prodotti e degli additivi alimentari sulla
salute o, come dice l’onorevole Westlund, sull’ambiente
naturale non deve entrare a far parte di questi
20
regolamenti. Dobbiamo concentrarci sugli obiettivi che
vogliamo raggiungere, altrimenti ci ritroveremo con un
ampio tessuto di regolamenti ma non riusciremo a
raggiungere il nostro scopo. Esistono già numerose altre
norme in materia.
Ritengo altresì che la proposta di consentire l’uso di
additivi alimentari soltanto qualora non sia possibile
raggiungere lo stesso effetto con le spezie sia eccessiva.
Non vi è alcuna base scientifica e non possiamo
acconsentire.
Sono molto soddisfatto delle procedure di autorizzazione.
Chiedo però ai membri della Commissione di mostrare
un po’ di fiducia nei loro stessi colleghi. Perché
dovrebbero essere necessari sei mesi all’Autorità
europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e nove mesi
alla Commissione? Signor Commissario, deve
intervenire su questo punto. Aderisca alla proposta di
concedere sei mesi a entrambe le Istituzioni; dovrebbe
uscirne qualcosa di positivo.
09/07/2007
Ora vorrei passare direttamente dalla mia esperienza alla
relazione dell’onorevole Åsa Westlund; sosterrò
ovviamente l’approccio della codecisione, perché su un
tema come quello degli enzimi dobbiamo garantire la
più ampia trasparenza possibile. E’ ovviamente
interessante che la Commissione sostenga la procedura
estesa di comitatologia in questa sede, proprio mentre
siamo in un momento di impasse su un altro dossier
concernente gli organismi geneticamente modificati. E’
interessante notare che in questo caso la procedura
normativa che prevede il controllo sia ritenuta possibile
per le singole autorizzazioni degli enzimi, sebbene non
sia ancora così per altri temi come gli organismi
geneticamente modificati.
1-077
Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN)
Signor Presidente, desidero congratularmi con
l’onorevole Doyle per la sua ottima relazione sugli
enzimi alimentari, e ringraziarla per la validissima
cooperazione di cui ha dato prova nei suoi rapporti con
tutti i relatori ombra.
1-076
Karin Scheele, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor
Presidente, desidero ringraziare le tre relatrici, e in
particolare l’onorevole Doyle, cui si deve la relazione
per la quale sono relatrice ombra per il PSE. Cercherò
adesso di individuare i punti comuni e le differenze tra le
nostre posizioni. Come i precedenti oratori del mio
gruppo, sono favorevole all’idea di disporre di due basi
giuridiche per i regolamenti, perché a mio avviso
l’argomentazione più importante è proprio la maggiore
sicurezza dei consumatori prevista da questa proposta
della Commissione.
Come ha già ricordato l’onorevole Doyle, finora solo tre
Stati membri hanno introdotto una procedura di
valutazione dei rischi per gli enzimi nella propria
legislazione nazionale. Per questo motivo abbiamo
bisogno di una valutazione dei rischi a livello europeo –
proprio per garantire la sicurezza dei consumatori.
Mi auguro che la seduta plenaria di domani segua
l’esempio della commissione parlamentare e accolga un
ulteriore criterio, oltre a quelli contenuti nel testo della
Commissione, per l’inclusione di un enzima alimentare
nell’elenco comunitario, ossia che il suo utilizzo deve
costituire un beneficio per il consumatore.
Gli enzimi derivati da organismi geneticamente
modificati sono un tema importante per me, come per
molti altri deputati di quest’Assemblea. Ricordo bene
che, durante la discussione sul regolamento relativo agli
alimenti e ai mangimi geneticamente modificati tenutasi
alcuni anni fa in Parlamento, molti di noi cercarono di
far accettare il desiderio, espresso dall’opinione pubblica
europea, che gli enzimi derivati da OGM fossero
etichettati come tali. Allora la nostra attenzione era
concentrata sulla revisione della legislazione sugli
enzimi. Adesso siamo giunti a quel punto e mi sembra
quindi il momento di accogliere i desideri di un’ampia
maggioranza dell’opinione pubblica europea.
L’utilizzo degli enzimi nella trasformazione alimentare
vanta un’antica tradizione. Tuttavia, negli ultimi anni
tale utilizzo si è intensificato per varietà, quantità e
complessità. E’ perciò urgente disporre di una nuova
legislazione a livello europeo su questo aspetto della
produzione alimentare.
Alcuni dei settori su cui la relatrice ha concentrato la
propria attenzione riguardano la necessità di fornire
chiare definizioni degli enzimi alimentari e dei preparati
di enzimi alimentari, l’adeguata etichettatura dei prodotti
e, tema forse più controverso, gli enzimi alimentari
derivati da microrganismi geneticamente modificati.
In generale sono favorevole all’approccio adottato
dall’autrice di questa relazione. Tuttavia, per quanto
riguarda gli enzimi derivati dagli OGM, ho deciso di
seguire un approccio più “ecologico” di quello assunto
dall’onorevole Doyle, anche se devo ammettere che la
relatrice ha apportato considerevoli cambiamenti di
compromesso che hanno sensibilmente migliorato
l’approccio alla questione degli OGM.
Tuttavia, vorrei affrontare la questione dando forse
l’impressione di essere eccessivamente cauto – piuttosto
che il contrario – giacché la questione è ancora
contrassegnata da una serie di interrogativi scientifici
irrisolti e di incognite. Inoltre, ritengo che, per quanto
riguarda la salute dei nostri cittadini, sia meglio
prevenire che curare. Tra l’altro, la psicologia
dell’opinione pubblica europea considera attualmente gli
OGM con un certo sospetto, per usare un eufemismo. E’
giusto e opportuno che i cittadini ricevano informazioni
esaustive, chiare e oneste sugli alimenti che contengono
sostanze derivate dagli OGM. Soltanto in questo modo i
nostri cittadini saranno assolutamente sicuri di potersi
nutrire con alimenti prodotti utilizzando enzimi di cui
conoscono esattamente il processo produttivo. La
stragrande maggioranza dei consumatori potrebbe non
usare appieno tale facoltà, che sarà comunque
09/07/2007
disponibile a quei pochi che desiderano essere informati
in quanto lo ritengono un loro diritto.
1-078
Andrzej Tomasz Zapałowski, a nome del gruppo
UEN. – (PL) Signor Presidente, attualmente le sostanze
chimiche vengono aggiunte a un numero sempre
crescente di alimenti, sia in Europa che nel resto del
mondo. L’industria alimentare offre alla società, e in
particolare ai bambini, quantità sempre più abbondanti
di surrogati alimentari; sembra quasi che si consumino
additivi chimici e alimenti in uguale quantità.
I giovani sono particolarmente esposti ai pericoli
generati da alimenti insalubri. Sono infatti il gruppo più
vulnerabile e facilmente allettato dalla pubblicità –
consumano il più alto quantitativo di coloranti presenti
nelle bevande e nei dolci, soprattutto in quelli
confezionati. Questa relazione è un passo nella giusta
direzione, ma la mancanza di un divieto sull’uso degli
OGM nei prodotti alimentari e l’insistenza con cui si è
sottolineato il loro possibile utilizzo sono fonte di
preoccupazione.
Onorevoli colleghi, vi propongo la seguente riflessione.
Se faremo a meno degli additivi alimentari e li
sostituiremo con gli OGM in alcuni casi, esporremo
forse la nostra società a nuovi rischi futuri, creando le
condizioni per lo sviluppo di patologie attualmente
ignote e favorendone gli effetti dannosi sul corpo umano.
1-079
Carl Schlyter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV)
Ringrazio le relatrici per la loro costruttiva cooperazione,
grazie alla quale i miei emendamenti, volti a limitare
l’uso degli esaltatori di sapidità, ad ammonire in merito
all’uso di coloranti azoici e a richiedere l’etichettatura e
la valutazione dei rischi degli additivi geneticamente
modificati e dei pesticidi usati come conservanti, sono
stati incorporati nella relazione. Mi auguro che siano
accolti dall’Assemblea riunita in seduta plenaria.
Proponendo una duplice base giuridica, sostengo la
relatrice. Quando si autorizza l’uso di un additivo, si
deve tener conto del suo impatto ambientale; questo
potrebbe rendersi necessario per ottenere una
depurazione adeguata con gli impianti di trattamento dei
liquami.
L’idea principale contenuta nella proposta della
Commissione è di introdurre procedure per gli additivi
da svolgersi in sede di comitato. Incorreremmo però nel
rischio di far approvare troppi additivi e di bandire
soltanto le sostanze di cui sia stata provata la pericolosità.
L’esperienza dell’Autorità europea per la sicurezza
alimentare dimostra che il principio di precauzione non
conta granché. Inoltre, uno dei requisiti fondamentali del
regolamento è quello di non fuorviare i consumatori. La
modalità di interpretazione di tali questioni è un
problema di natura politica e quindi un problema che
riguarda il Parlamento.
Abbiamo diritto ad alimenti sicuri, naturali e sani.
Spesso, negli alimenti si utilizzano additivi che non sono
21
freschi né naturali. I consumatori hanno solamente da
guadagnare dal fatto che i vantaggi competitivi di
alimenti freschi e naturali non vengano ridotti da una
legislazione sugli additivi carente e imprecisa,
favorevole agli alimenti prodotti su larga scala in
maniera centralizzata, e contraddistinta da un fattore non
certo positivo per l’ambiente, ossia i trasporti su lunghe
distanze.
E’ perciò assurdo, da parte della Commissione,
affermare che la necessità di colorare un alimento
altrimenti incolore sia un motivo particolarmente
importante per utilizzare coloranti. Una simile procedura
è certamente fuorviante per il consumatore. La proposta
di utilizzare gli edulcoranti al precipuo scopo di
estendere la durata di conservazione è fuorviante e
dev’essere cancellata.
Mi auguro che, al fine di proteggere i bambini, la mia
proposta di limitare l’uso di coloranti negli alimenti per
bambini venga accolta. Non mi sembra opportuno
approvare l’uso di nanoparticelle nell’ambito di questo
regolamento, perché esso non è concepito per
regolamentare le proprietà delle nanoparticelle.
Dovremmo anche tener conto di coloro che sono affetti
da allergie, impedendo che gli additivi limitino la loro
scelta di alimenti.
Non dobbiamo approvare gli additivi di quei produttori
che non offrono informazioni adeguate sugli additivi
utilizzati, affinché non diventi vantaggioso per loro
trattenere tali informazioni. Il gruppo Verts/ALE ha
presentato alcuni emendamenti che contengono tutte
queste considerazioni. Se saranno approvati, otterremo
una legislazione che proteggerà i consumatori.
Il gruppo Verts/ALE ha applicato la stessa logica ad altri
regolamenti. E’ ovvio che gli alimenti insaporiti
naturalmente non devono essere svantaggiati, come si
verificherebbe in seguito all’applicazione della proposta
della Commissione. Invito quindi tutti a sostenere l’uso
di ingredienti naturali e a non farsi ingannare
dall’industria degli additivi sintetici.
1-080
Pilar Ayuso (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente,
signor Commissario, il mio intervento riguarderà il
regolamento sugli aromi. Desidero ringraziare la
relatrice, onorevole Murko, per la collaborazione che ha
caratterizzato i nostri rapporti e i positivi accordi che
abbiamo raggiunto.
In primo luogo, accolgo con favore la proposta della
Commissione, che ci consente di aggiornare la
legislazione semplificando, al contempo, le procedure di
approvazione, attribuendo all’Autorità europea di
sicurezza alimentare (EFSA) sia il compito della
valutazione dei rischi per la commercializzazione degli
aromi, sia quello della stesura di un elenco positivo.
Ugualmente importante è il contributo del Parlamento a
questa relazione che, come ho detto, è stata
efficacemente coordinata dall’onorevole Murko.
22
La procedura di comitatologia ci sembra adeguata e ne
condividiamo l’opportunità, a condizione che non privi
il Parlamento della possibilità di esaminarla qualora lo
ritenga necessario. L’applicazione del regolamento
dev’essere estesa alle erbe e alle spezie congelate, come
richiede l’attuale tecnologia.
Gli aromi naturali devono essere etichettati in quanto tali,
perché il consumatore ha il diritto di ottenere tali
informazioni. Gli alimenti e gli ingredienti alimentari
derivati da organismi geneticamente modificati (OGM)
che soddisfano i requisiti del regolamento (CE) n.
1829/2003, relativo agli alimenti e ai mangimi
geneticamente modificati, e quelli del regolamento
vigente, devono essere soggetti a un’unica valutazione
svolta dall’EFSA, che sia valida per entrambe le
procedure di autorizzazione. Non devono essere soggetti
a due diverse procedure con lo stesso obiettivo.
Le erbe e le spezie naturali hanno caratteristiche molto
particolari, e credo che la soluzione raggiunta – che
consiste nel rimuoverle dall’allegato – sia una soluzione
positiva.
Anche il periodo transitorio, che non è contemplato dal
regolamento, è necessario finché è in vigore l’attuale
legislazione. Questa è l’intenzione degli emendamenti
presentati dal gruppo PPE-DE.
1-081
Edite Estrela (PSE). – (PT) Signor Presidente, signor
Commissario, onorevoli colleghi, quanti cuochi,
dilettanti o professionisti, in Europa o altrove, avrebbero
pensato che l’uso eccessivo di aromi potesse essere
dannoso alla salute? Certamente pochissimi. Quanti di
noi che amano l’aroma dell’origano o dei chiodi di
garofano immaginavano che l’aromatizzazione degli
alimenti potesse essere pericolosa, in alcuni casi estremi?
Probabilmente nessuno. Eppure gli specialisti ci dicono
che se gli aromi non vengono usati nel rispetto delle
norme di consumo, si possono scatenare allergie e
avvelenamenti alimentari.
I consumatori sanno, o comunque dovrebbero sapere,
che il consumo degli ingredienti chimici non equivale
all’assimilazione di prodotti naturali, e sappiamo altresì,
per esperienza, che i prodotti sintetici, chimici e
industriali sono, generalmente, più economici di quelli
naturali. Per questo è necessario informare i consumatori
delle caratteristiche degli aromi e regolamentare il
settore.
I regolamenti proposti dalla Commissione e queste
relazioni sono un passo nella direzione giusta. Colgo
quindi l’occasione per congratularmi con la
Commissione e con le relatrici, le onorevoli Westlund,
Doyle e Drčar Murko, per il lavoro che hanno svolto e
per la collaborazione di cui hanno dato prova con i
relatori ombra; ringrazio in particolare l’onorevole Drčar
Murko con cui ho lavorato in qualità di relatrice ombra
per il gruppo PSE.
09/07/2007
Difendere la salute pubblica, informare e proteggere i
consumatori sono obiettivi che devono ispirare tutte le
politiche europee. La proposta di regolamento è dunque
ben accetta, poiché mira ad aggiornare le norme
sull’utilizzo degli aromi in modo da tenere il passo con
gli sviluppi tecnologici e scientifici di questo settore. La
nuova legislazione fissa norme assai più chiare, in linea
con i livelli massimi delle sostanze tossiche, tenendo
conto dei recenti pareri scientifici dell’Autorità europea
per la sicurezza alimentare. Essa stabilisce definizioni
più precise per gli aromi e introduce condizioni più
restrittive per l’uso del termine “naturale” nelle
descrizioni degli aromi.
Riteniamo che il contributo del Parlamento europeo
soddisfi la necessità di maggiore chiarezza e
armonizzazione della legislazione sugli aromi. Le nuove
norme riescono a offrire migliori informazioni e
maggiore protezione ai consumatori, senza danneggiare
l’industria? Allora sono del tutto vantaggiose. La
realizzazione di un contesto chiaro favorisce
l’innovazione e gli sviluppi tecnologici, e l’industria
europea sarà in grado di mantenere la sua posizione di
punta nel settore degli aromi. Ci attendiamo perciò
effetti positivi per la sanità pubblica.
1-082
Alexandru-Ioan Morţun (ALDE). – Mâine,
Parlamentul European urmează să adopte patru
regulamente urmare cărora Comisia şi Comitetul
permanent pentru lanţul alimentar şi sănătatea animală
vor trebui să revizuiască toate autorizaţiile existente din
punct de vedere al criteriilor, altele decât siguranţa, ca de
exemplu: dozele, necesităţile tehnologice şi chiar
eventuala inducere în eroare a consumatorului.
După intrarea în vigoare a regulamentelor menţionate,
Comisia Europeană va trebui să monitorizeze aplicarea
lor şi să ia măsuri cu precădere împotriva producătorilor
de produse alimentare pentru sugari şi copii, care nu
menţionează încă pe etichete cantitatea şi denumirea
tuturor aditivilor, mai ales a celor care sunt utilizaţi în
cantităţi foarte mici şi care nu pot fi depistaţi cu uşurinţă
prin metodele clasice de analiză.
În prezent, în multe ţări ale Uniunii Europene, medicii
au semnalat multe cazuri de alergii din cauza unor
produse alimentare ce conţin diverşi aditivi. În absenţa
menţionării tuturor acestora pe etichetele produselor
alimentare, medicii - şi vă vorbesc ca medic - nu reuşesc
să găsească remediile necesare la aceste alergii, mai ales
dacă este cazul unui tratament de urgenţă.
Din aceste motive cred că Parlamentul European ar
trebui să susţină aceste idei mâine, să susţină
amendamentele care se referă la acestea.
1-083
Wiesław Stefan Kuc (UEN). – (PL) Signor Presidente,
la crescente concorrenza tra i produttori alimentari e la
loro battaglia per attirare i consumatori hanno fatto sì
che i primi hanno cercato in ogni modo di rendere i
propri prodotti estremamente invitanti. Ricorrono quindi
a mezzi artificiali per conferire ai prodotti un aspetto
migliore, un gusto più gradevole, o una più lunga durata
09/07/2007
di conservazione. Tali iniziative però non vanno sempre
a vantaggio della salute dei consumatori.
Le relazioni delle onorevoli Westlund, Doyle
e Drčar Murko intendono proteggere la nostra salute e
l’ambiente. Mi riferisco all’emendamento n. 17
all’articolo 3; non capisco il motivo di esclusioni così
ampie dalla definizione di additivi alimentari. Perché gli
zuccheri sono esclusi? Uso il termine “zuccheri” per
indicare anche polisaccaridi come l’amido, le pectine e
inoltre il cloruro di ammonio e gli aminoacidi. Il motivo
risiede forse nelle pressioni esercitate dai principali
produttori? Se così fosse, la relazione non avrebbe
raggiunto il suo scopo.
1-084
Kathalijne Maria Buitenweg (Verts/ALE). – (NL)
Signor Presidente, gli aromi che hanno effetti dannosi
sulla salute umana sono estranei ai nostri alimenti. Come
è già stato detto, i consumatori hanno diritto ad alimenti
sicuri, ed è opportuno sottolineare altresì gli effetti
ambientali.
Come ha dichiarato la relatrice, è positivo che si
effettuino controlli per accertare gli eventuali effetti
cancerogeni di alcuni alimenti. Gli aromi che non sono
direttamente dannosi, tuttavia, possono avere un effetto
negativo indiretto. Il nostro corpo viene fuorviato dagli
aromi artificiali. Gli aromi possono essere responsabili
fino al 90 per cento del gusto di un alimento, e noi
decidiamo se vogliamo mangiare un prodotto
assaggiandolo, annusandolo e guardandolo. Il fatto che
sia fresco o sano è tutta un’altra questione e, senza aromi,
nessuno si avvicinerebbe al fast food.
23
soprattutto in merito agli aromi, e più precisamente gli
aromi naturali. Mi sembra importante, in effetti,
esaminare da vicino la questione dell’etichettatura
“aroma naturale” perché allo stato attuale della
regolamentazione, un produttore può apporre l’etichetta
“aroma naturale” sui suoi prodotti purché l’aroma sia
naturale al 100 per cento, indipendentemente dalla sua
formula.
Domani, se il regolamento proposto verrà adottato nella
sua forma attuale, un produttore non potrà più utilizzare
la definizione “aroma naturale”, ma dovrà ricorrere
all’espressione, che mi sembra assai più goffa, “aroma
naturale di…”, per esempio “mele”, se si tratta di un
prodotto a base di mele. Avrei preferito che ci
fermassimo qui, con la percentuale che abbiamo
utilizzato finora: ossia, sul totale degli agenti
aromatizzanti, almeno il 90 per cento deve provenire
dalla fonte nominata, restando inteso che il 10 per cento
che non proviene dalla fonte nominata è comunque
ugualmente naturale in quanto proviene da un’altra fonte
naturale. Sappiamo bene che, per sviluppare alcuni
sapori, è necessario utilizzare altri aromi naturali, e
aggiungere il 10 per cento, per esempio, di un altro
aroma naturale che permette di esaltare un sapore.
Quindi, l’evoluzione verso un rapporto del 95 per cento
contro il 5 per cento, o perfino del 100 per cento,
comporterebbe una standardizzazione degli aromi a
livello europeo, e questo, a mio avviso, va contro la
creatività
dell’industria,
contro
l’innovazione
dell’industria alimentare, cosa che trovo particolarmente
deprecabile.
1-086
Esistono anche aromi artificiali che inducono
dipendenza, come il glutammato monosodico, che
induce l’individuo a ripeterne l’assunzione – come si
verifica per esempio con le patatine. Sono lieta che il
Parlamento proponga di stampare etichette con
informazioni accurate e obiettive; ma questo non basta,
perché i cittadini non sanno di dover leggere anche le
scritte a caratteri più piccoli. Per questo motivo è
essenziale promuovere una campagna, per esempio
nell’ambito della campagna contro l’obesità che è stata
lanciata dalla Commissione europea, per illustrare che
cosa si intenda per alimenti sani e ricordare che le
informazioni stampate con caratteri più piccoli possono
fare la differenza in termini di aumento o perdita di peso.
1-085
Françoise Grossetête (PPE-DE). – (FR) Signor
Presidente, signor Commissario, ci occupiamo oggi di
un pacchetto di regolamenti estremamente importanti
per i consumatori. Come ha dichiarato il Commissario
Kyprianou, sono importanti perché si tratta di sicurezza
alimentare, di soddisfare le aspettative dei consumatori
in materia di gusti e infine perché si tratta della
competitività delle nostre imprese agroalimentari.
Per quanto riguarda l’autorizzazione degli agenti per il
miglioramento della qualità degli alimenti derivanti da
OGM, credo che fosse necessario rispettare il
regolamento sugli OGM. Detto questo, vorrei intervenire
Zbigniew
Krzysztof
Kuźmiuk
(UEN).
–
(PL) Signor Presidente, vorrei richiamare la vostra
attenzione su quattro questioni che sono emerse nel
corso della discussione. In primo luogo, gli additivi
alimentari non devono costituire un pericolo per la vita e
la salute dei consumatori. In secondo luogo, gli additivi
possono essere utilizzati soltanto quando sono essenziali
per motivi tecnologici, e a condizione che i consumatori
ne traggano beneficio. Gli additivi, inoltre, si possono
utilizzare quando non si può raggiungere l’effetto voluto
utilizzando prodotti naturali.
In terzo luogo le etichette che compaiono sui prodotti
alimentari devono offrire valide informazioni sugli
additivi alimentari contenuti in quei prodotti. In quarto
luogo, di norma, gli additivi creati sulla base di OGM o
prodotti da OGM non devono essere usati negli alimenti.
Se tali additivi vengono usati negli alimenti, tuttavia, le
etichette dovranno contenere non solo informazioni
affidabili ma anche un avviso con cui si avverte il
consumatore che negli additivi sono stati utilizzati OGM.
1-087
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. –
(EN) Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli deputati
per l’interessantissimo dibattito. Come avevo previsto,
non siamo del tutto d’accordo su alcuni temi, ma sono
24
certo che il dialogo e la disponibilità da entrambe le parti
ci consentiranno di trovare le soluzioni più opportune.
Per cominciare, la priorità per tutti noi, la nostra
principale considerazione è la protezione dei
consumatori – non ci sono dubbi su questo – e sono
certo che voi non metterete in dubbio la mia
disponibilità a promuovere l’interesse dei consumatori
da questo punto di vista; allo stesso tempo però
dobbiamo mantenere il senso delle proporzioni,
dobbiamo essere pratici e dobbiamo raggiungere questo
obiettivo riducendo al minimo gli oneri amministrativi.
Vorrei fare riferimento ad alcune questioni, ma senza
rubarvi troppo tempo. In primo luogo, per quanto
riguarda la codecisione e la comitatologia, forse dovrei
ricordarvi che il motivo per cui noi – le due Istituzioni –
abbiamo raggiunto un accordo sul nuovo principio di
comitatologia soggetta a controllo è stato proprio quello
di individuare una procedura mediante la quale disporre
di un modo pratico, semplice e rapido di assumere
decisioni su problemi tecnici e scientifici, dando
maggiore voce in capitolo al Parlamento europeo e
assicurando maggiore trasparenza affinché il Parlamento
europeo potesse esprimere le proprie opinioni. Tra
l’altro, questo metodo non è ancora stato utilizzato, dal
momento che abbiamo appena cominciato. La mia
legislazione relativa alle indicazioni sulla salute è stata
la prima ad adottarlo, quindi il riferimento alla vecchia
procedura di comitatologia non è pertinente a ciò che
stiamo discutendo adesso, perché ora si discute della
nuova procedura che raggiunge gli obiettivi di
trasparenza e di coinvolgimento del Parlamento europeo,
ma al contempo consente un processo decisionale rapido
e pratico per quanto riguarda le questioni tecniche e
scientifiche. Immaginate di dover seguire tutto l’iter
della proposta legislativa ogni volta che si debba
decidere su un enzima, su un additivo, su una caloria
quando, in ultima analisi, tutto sarà deciso sulla base dei
pareri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare
che abbiamo istituito congiuntamente, con una
legislazione del Parlamento, proprio a questo scopo.
Chiedo al Parlamento, o ai settori del Parlamento che
preferirebbero introdurre la codecisione, di riconsiderare
la questione perché, alla fine, non raggiungeremmo
alcuno degli obiettivi fissati e col tempo, a causa delle
lungaggini procedurali, finiremmo per danneggiare gli
interessi dei consumatori.
Per quanto riguarda la base giuridica, concordo con
l’onorevole Doyle. Conoscete la nostra posizione e
credo che sarebbe opportuno avere un’unica base
giuridica. Ritengo in ciò rientrino tutte le altre
considerazioni, giacché esse sono contenute nella
legislazione stessa.
In merito all’allergenicità, credo anch’io che questo
dovrebbe essere uno dei legittimi fattori da considerare
al momento di autorizzare gli additivi alimentari, quindi
sarà un fattore di cui tener conto. Anche l’etichettatura
costituisce un aspetto importante e aiuterà i consumatori
a ottenere informazioni, ma non potremmo accettare una
09/07/2007
restrizione totale sugli additivi che potrebbero essere
allergenici giacché i consumatori affetti da allergie sono
protetti dalla legislazione sull’etichettatura.
Per ciò che riguarda la procedura di doppia
autorizzazione con gli OGM, concordo sulla necessità di
una prassi amministrativa efficiente. Potremmo quindi
accettare il chiarimento che è stato proposto, ma con una
parziale riformulazione per rendere il testo compatibile
con il regolamento (CE) n. 1829/2003.
Sulla questione delle erbe e delle spezie, ritengo anch’io
che siano sostanze naturali ma, allo stesso tempo, ciò
non significa che non contengano naturalmente alcune
sostanze che possono comunque creare problemi di
salute. Per questo motivo è utile e importante includere
anch’esse nell’elenco e fissare i livelli massimi.
Recentemente, almeno in uno Stato membro, si è
verificata una situazione per cui abbiamo dovuto
considerare la possibilità di reintrodurre i livelli massimi.
Quindi, il fatto che una cosa sia naturale non significa
necessariamente, e per definizione, che essa non
contenga sostanze le quali, se consumate in quantità
eccessive, possono essere dannose.
Quanto ai nove mesi da concedere alla Commissione, e
ai sei mesi per l’EFSA, nove mesi è il periodo massimo
proposto, ma ciò non significa che ci vorranno nove
mesi. Allo stesso tempo però, sulla base del parere
dell’EFSA, esiste una procedura per cui la Commissione
si consulta con le parti in causa e gli Stati membri per
capire come soddisfare le esigenze di tecnologia,
garantire benefici ai consumatori ed evitare che questi
ultimi vengano fuorviati. Vi sono molti altri fattori
importanti. Come sapete, i processi di consultazione
nell’Unione europea richiedono un certo tempo;
dobbiamo riuscire a portare a termine tali processi. Per
questo vorremmo poter disporre del tempo sufficiente,
ma questo non significa necessariamente che esauriremo
tutto il tempo a nostra disposizione.
Per quanto riguarda la questione dei benefici ai
consumatori, potremmo accettare l’idea che vengano
inclusi in un considerando – rafforzando così un
importante principio – ma non in maniera restrittiva
all’interno della legislazione. Non entrerò nei dettagli.
Quando avremo la nostra posizione, potremo vedere i
motivi per cui possiamo accettarne una parte.
Rimane da capire in che modo la legislazione sui
pesticidi integri questa legislazione e viceversa;
riteniamo che una integri l’altra. Quindi, se un prodotto
non è contemplato dalla legislazione sulla protezione
delle piante, sarà contemplato da questa. Per fare
chiarezza, è importante mantenere una netta distinzione
tra questi due settori della legislazione. Volevo
soprattutto verificare la possibilità di un vuoto
legislativo, ma questo non è possibile. E’ evidente che
l’uno o l’altro strumento legislativo valuterà la sicurezza
del prodotto, a seconda della fase in cui viene usato,
prendendo in considerazione alcuni aspetti tecnici.
09/07/2007
Sulla questione del “naturale” e della percentuale del 90
o 95 per cento, nel fare riferimento alla fonte è
importante avere la più alta percentuale possibile di tale
fonte. Allo stesso tempo, il resto deve provenire da una
fonte naturale. D’altro canto, se si vuole attribuire a un
prodotto l’appellativo “naturale” senza fare riferimento a
una fonte specifica, esso dev’essere naturale al 100 per
cento.
L’obiettivo principale di tutto ciò è quello di garantire
che i consumatori non vengano fuorviati. In ultima
analisi, l’aspetto più importante delle proposte è di
valutare la sicurezza, accertare l’assenza di rischi per la
salute dei consumatori e fornire informazioni affinché i
consumatori possano fare scelte informate. Starà a loro
decidere se vogliono comprare un prodotto frutto di un
processo di trasformazione o qualcosa di naturale e
fresco. La nostra politica basilare dev’essere quella di
favorire il consumo di alimenti freschi, ma non possiamo
escludere gli altri prodotti dal mercato. Dobbiamo quindi
dare ai consumatori la facoltà di scelta, ed essi potranno
esercitarla secondo le proprie esigenze.
1-088
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà martedì, 10 luglio 2007.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)
1-089
Miroslav Mikolášik (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Da
molti anni gli enzimi alimentari vengono utilizzati
spesso nei processi produttivi alimentari per offrire
prodotti di alta qualità. Con il perfezionarsi delle nostre
tecnologie e l’utilizzo di microrganismi geneticamente
modificati nell’ambito di questo processo, si è sviluppata
una forte necessità di regolamentazione per garantire la
sicurezza e la salute dei consumatori a livello europeo.
Attualmente, gli enzimi alimentari utilizzati come
coadiuvanti tecnologici non rientrano nel campo
d’applicazione della legislazione dell’Unione europea.
La legislazione dei singoli Stati membri sugli enzimi
alimentari differisce notevolmente, e questo potrebbe
provocare problemi al mercato interno e dar luogo a una
situazione confusa per i consumatori europei. Per questo
motivo sostengo gli sforzi della relatrice e della
Commissione volti ad accettare questo pacchetto, che
mira a realizzare una procedura di approvazione
uniforme e semplificata per gli enzimi alimentari.
1-090
Gyula Hegyi (PSE), per iscritto. – (HU) Molti nutrono
riserve sugli additivi alimentari, in parte a causa di
carenti informazioni, in parte a causa di molti scandali e
illeciti. Accogliamo quindi con favore l’intenzione
espressa dalla Commissione di semplificare e rendere
più rigorosi i regolamenti settoriali. Una buona iniziativa
è, a mio avviso, la compilazione di un nuovo elenco di
additivi sani e sicuri. Ovviamente dobbiamo tener conto
anche dei pareri dei consumatori, che possono variare da
paese a paese, da regione a regione e a seconda della
fascia di età. Dobbiamo anche indurre i giovani a
25
consumare una maggiore quantità di alimenti naturali e
sani.
E’ molto importante, secondo me, proteggere alcuni
gruppi della popolazione, come quelli affetti da allergie
alimentari. Nella mia veste di relatore per gli OGM,
sono favorevole alla proposta di indicare chiaramente se
il prodotto contiene additivi OGM. La fiducia in un
prodotto può migliorare soltanto sulla base di
informazioni affidabili e precise. La procedura di
approvazione dev’essere trasparente, ed è opportuno
incoraggiare l’utilizzo di sostanze più sicure.
1-091
Programma d’azione comunitaria in materia di
salute (2007-2013) – Iniziative per contrastare le
malattie cardiovascolari (discussione)
1-092
Presidente. – L’ordine del giorno reca:
– la raccomandazione per la seconda lettura
(A6-0184/2007), della commissione per l’ambiente, la
sanità pubblica e la sicurezza alimentare, relativa alla
posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione
della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio
che istituisce un secondo programma d’azione
comunitaria in materia di salute (2007-2013)
[16369/2/2006 – C6-0100/2007 – 2005/0042A(COD)]
(Relatore: onorevole Trakatellis), e
–
la
discussione
sull’interrogazione
orale
(O-0033/2007 – B6-0134/2007) dell’onorevole Ouzký, a
nome della commissione per l’ambiente, la sanità
pubblica e la sicurezza alimentare, alla Commissione:
Iniziative per contrastare le malattie cardiovascolari.
1-093
Antonios Trakatellis (PPE-DE), relatore. – (EL)
Signor Presidente, signor Commissario, vi invito a
rivolgere la debita attenzione alla necessità di
promuovere la salute, che dev’essere considerata non
soltanto un bene prezioso e un indicatore di prosperità
sociale, ma anche un parametro che genera investimenti.
Questo approccio è particolarmente evidente nel campo
della prevenzione, su cui si concentra soprattutto il
programma in discussione, poiché prevenzione significa
limitare la morbilità e quindi ridurre i costi delle terapie
e delle cure ospedaliere. Non è necessario analizzare gli
effetti benefici di un simile esito per l’assicurazione
sanitaria e, per estensione, per le finanze pubbliche.
Migliorare la salute della popolazione favorisce
certamente il progresso, rafforza i cittadini – garantendo
loro una vita migliore, più lunga e più produttiva – e
rappresenta il prerequisito della prosperità economica.
Limitando il numero delle ore lavorative perdute, la
prevenzione contribuisce anche ad accrescere la
produttività e l’occupabilità dei lavoratori, due indicatori
conformi al processo di Lisbona.
La prevenzione quindi è il fattore chiave di una nuova
politica sanitaria improntata all’efficienza e un campo
26
09/07/2007
d’azione preferenziale per i programmi dell’Unione
europea. Per questo motivo l’Unione europea ha bisogno
di un secondo programma d’azione in materia di salute:
perché serve un’azione congiunta di difesa dai rischi
sanitari che si sono manifestati in maniera così
drammatica, con la possibilità di una pandemia di
influenza e con l’epidemia di influenza aviaria, e questo
è uno degli obiettivi del programma.
Purtroppo, nel mese di dicembre il Consiglio ha
apportato al bilancio dell’Unione europea drastici tagli,
che si sono rivelati estremamente dolorosi per alcuni
programmi, come per esempio quello in oggetto. Ci si
chiede come sia possibile progredire lungo l’impervia
strada dell’integrazione europea quando i programmi
che servono a costruire e creare la società europea del
futuro sono soggetti a tagli radicali.
Dobbiamo promuovere congiuntamente uno stile di vita
sano per i nostri figli, offrendo loro una dieta appropriata
in una società libera dal fumo e dallo stress, e
caratterizzata da condizioni socioeconomiche adeguate
che abbiano un deciso effetto sulla salute – questo è
appunto uno degli obiettivi del programma.
La buona notizia è che Consiglio, Commissione e
Parlamento hanno compreso la necessità di offrire fondi
adeguati al programma sanitario, e credo che l’accordo
mediato attraverso consultazioni ufficiose consentirà un
finanziamento appropriato nel rispetto delle norme del
bilancio comunitario.
Dobbiamo ingaggiare una lotta comune per ridurre i
tassi di morbilità e mortalità delle malattie gravi che
distruggono il corpo e la mente, e questo è uno degli
obiettivi del programma.
Chiedo agli onorevoli colleghi di votare a favore degli
emendamenti concordati attraverso consultazioni
ufficiose.
Dobbiamo far sì che migliori prassi mediche, che
rappresentano il modo più efficiente non solo per
combattere le malattie ma anche per limitare l’ulteriore
peggioramento dello stato di salute, siano accessibili a
tutti, sia a coloro che esercitano la professione sanitaria,
sia ai semplici cittadini, e anche questo è uno degli
obiettivi del programma.
Assume particolare importanza la raccolta dei dati sulla
resistenza dei batteri agli antibiotici, che rappresenta
attualmente un flagello per gli ospedali europei.
Ugualmente importanti sono l’effetto dei fattori
ambientali sulla salute, nonché la raccolta di dati e lo
sviluppo di strategie sulla mobilità dei pazienti.
Potrei continuare descrivendo uno per uno tutti gli
obiettivi del programma. Credo però che non sia
necessario, giacché siamo tutti convinti della necessità di
agire congiuntamente e a livello europeo, dando al
contempo agli Stati membri la possibilità di accrescere
la propria efficienza nelle questioni sanitarie. Questo è il
secondo programma, che sarà realizzato nel periodo
2008-2013. E’ migliore, più esaustivo e più ambizioso,
ed è caratterizzato da una percezione integrata della
salute e dei mezzi, delle prassi e dei meccanismi che si
rendono necessari per affrontare i problemi sanitari.
Esso favorirà la convergenza e l’integrazione
dell’Unione europea, che dobbiamo considerare non solo
in termini di economia o di politica estera, ma anche in
termini di convergenza nei settori dell’istruzione e della
sanità, perché è qui che si intreccia il tessuto della
stabilità e della prosperità della società europea.
Un piano ambizioso come questo che, allo stesso tempo,
apporta benefici eccezionali non solo alla salute ma
anche all’economia dell’Unione europea, richiede
investimenti finanziari che genereranno risultati
esponenziali, poiché esso ridurrà considerevolmente i
costi onerosi dei servizi sanitari negli Stati membri.
1-094
Miroslav Ouzký (PPE-DE), autore. – (CS)
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli
colleghi, desidero esprimere il mio apprezzamento per le
parole dell’onorevole collega, dottor Trakatellis, sullo
specifico tema delle malattie cardiovascolari. Nella mia
interrogazione alla Commissione, mi sono concentrato
su un tema assai noto, ossia la gravità delle malattie
cardiovascolari, che nella sola Unione europea mietono
almeno due milioni di vittime all’anno. Questo è un fatto
universalmente noto e consolidato: già nel 2004, il
Consiglio riconobbe l’importanza di individuare
soluzioni decisive al problema delle malattie
cardiovascolari. Negli ultimi 10-15 anni si sono
registrati straordinari progressi medici in questo campo,
ma il problema sta nel sensibile aumento dei costi. A fini
esplicativi, nei dibattiti su questo tema faccio sempre
notare ai cittadini cechi – e ribadisco lo stesso punto in
questa sede – che per curare una trombosi coronarica 15
anni fa, usando i metodi di allora, servivano circa 20
euro al giorno; dopo l’introduzione della streptokinasi il
costo è salito a 1 000 euro per ogni terapia. Oggigiorno,
con l’avvento degli stent e la cateterizzazione acuta il
costo è salito a 10 000 euro per un’unica terapia. In altre
parole, vi è stato un enorme aumento dei costi finanziari.
D’altra parte sono aumentate le possibilità di curare un
numero significativo di pazienti che in passato erano
destinati a sofferenze e morte. Oggi i pazienti affetti da
trombosi coronarica acuta, a condizione di ricevere cure
rapide e adeguate, possono tornare a casa lo stesso
giorno e riprendere il lavoro pochi giorni dopo. Il denaro
che spendiamo quindi può essere recuperato
successivamente.
Un altro problema sta nelle differenze che esistono non
solo tra i vari Stati membri ma anche all’interno dei
singoli paesi. Secondo uno studio condotto nel mio
paese, il tasso di mortalità dovuto a malattie
cardiovascolari
aumenta
proporzionalmente
all’aumentare della distanza tra l’ospedale e l’abitazione
del paziente. Da questo punto di vista, nell’Unione
europea si registrano enormi differenze, e quindi
proponiamo di ricercare una soluzione sistemica. Benché
09/07/2007
non intenda oppormi al principio di sussidiarietà e
interferire con i vari governi nazionali, vorrei chiedere
alla Commissione come intenda realizzare uno scambio
di informazioni ed esperienze; certamente disponiamo
delle risorse necessarie per farlo, ed è uno dei modi per
apportare miglioramenti sostanziali in questo settore.
Quali azioni intende intraprendere la Commissione per
ridurre l’onere economico e l’impatto delle malattie
cardiovascolari sulle economie degli Stati membri? Di
quali possibilità di finanziamento che possano essere
raccomandate dispone la Commissione? In uno degli
emendamenti che sottoscriverò quest’oggi, ho richiesto
uno studio sull’opzione di una massiccia offerta pubblica
di defibrillatori. Sappiamo che tale iniziativa si è
dimostrata estremamente efficace in Giappone, e so
anche di defibrillatori messi a disposizione in luoghi
pubblici in molti altri paesi, fra cui gli Stati Uniti. Sono
consapevole del fatto che si tratta di un’opzione molto
costosa, e che gli oppositori di un approccio così
indiscriminato invocherebbero una certa prudenza.
Eppure un simile approccio, in molti casi, salverebbe
vite umane prima dell’arrivo dell’ambulanza. Per questo
motivo sono interessato a conoscere la risposta della
Commissione a questa ulteriore interrogazione.
1-095
Markos Kyprianou, Μembro della Commissione. – (EL)
Signor Presidente, per cominciare ringrazio tutti i
deputati per l’interesse rivolto alla proposta della
Commissione sull’adozione di un secondo programma
d’azione comunitaria in materia di salute.
Ringrazio
in
modo
particolare
il
relatore,
onorevole Trakatellis, e i relatori ombra per il loro
impegno, che ci consentirà – ne sono certo – di
raggiungere un accordo in seconda lettura.
Abbiamo davanti a noi un compromesso molto ampio,
che è il risultato di alcuni contatti ufficiosi molto positivi
fra le tre Istituzioni. Gli emendamenti di compromesso
rafforzano il testo in numerosi settori, che sono
particolarmente importanti per il Parlamento, come il
follow-up delle iniziative comunitarie sul cancro e una
più accurata formulazione dell’azione per l’ambiente e la
salute.
Per quanto riguarda il bilancio, che abbiamo avuto
occasione di discutere in passato, purtroppo il margine di
manovra era molto ristretto e la Commissione deve
attenersi rigorosamente ai limiti fissati dal quadro
finanziario.
Pur tuttavia, secondo il testo della dichiarazione
tripartita, dei requisiti speciali del programma si terrà
conto durante la procedura di bilancio annuale. Inoltre, il
testo odierno conterrà la base giuridica che tutelerà una
più efficace collocazione delle risorse per raggiungere
gli obiettivi del programma.
Non credo che qualcuno possa dubitare che Parlamento,
Consiglio e Commissione si siano impegnati
intensamente per raggiungere un compromesso
accettabile. Mi auguro sinceramente che il voto che
27
seguirà esprima questo approccio positivo e costruttivo,
per cominciare a finanziare i piani concernenti i nuovi e
importanti settori della sanità pubblica a partire dal 1°
gennaio 2008.
Adesso, sulla base dell’interrogazione dell’onorevole
Ouzký, passerò a un aspetto più specifico della sanità
pubblica e a uno dei problemi più gravi; mi riferisco alle
malattie cardiovascolari, che sono certamente una delle
cause principali di morte precoce e di invalidità per i
cittadini dell’Unione europea.
Le cause e i fattori di rischio sono noti, e comprendono
il fumo, una dieta inadeguata e l’obesità, lo scarso
esercizio fisico e l’eccessivo consumo di alcol.
So che il Parlamento ha dimostrato un sentito interesse
per questo settore, e che la commissione per l’ambiente,
la sanità pubblica e la sicurezza alimentare si accinge a
presentare in seduta plenaria una proposta di risoluzione
sulle malattie cardiovascolari.
Sapete bene che la Commissione attribuisce una
particolare importanza alla prevenzione. Pur con le
limitate risorse a nostra disposizione e mantenendo
l’equilibrio delle competenze previste dal Trattato,
rivolgiamo particolare attenzione alla prevenzione,
settore nel quale ci impegniamo intensamente. Lo stesso
dicasi per il problema del fumo; conoscete bene la
strategia Help – che è stata accolta anche dal
Parlamento – le varie leggi e il Libro verde che abbiamo
adottato per proibire il fumo nei locali pubblici. Attendo
con ansia il parere del Parlamento europeo in materia.
Per quanto riguarda la dieta, recentemente – nel mese di
maggio – abbiamo pubblicato un Libro bianco su dieta e
obesità e, com’è noto, abbiamo già cominciato ad
applicare e attuare la strategia sull’alcol, per esempio
con il Forum “Alcol e salute” tenuto in cooperazione
con le organizzazioni non governative e le imprese del
settore privato al fine di combattere questo nuovo
problema.
Attraverso i programmi di sanità pubblica, la
Commissione sostiene attività e reti concernenti le
malattie cardiovascolari, tra cui un ampio registro di dati
sulle malattie cardiovascolari negli Stati membri e lo
sviluppo di indicatori per monitorare tali malattie.
L’istituzione di centri di riferimento, lo scambio di
buone prassi, la lotta alle disuguaglianze che purtroppo
esistono nell’Unione europea – non solo tra uno Stato e
l’altro ma anche all’interno degli stessi Stati membri –
sono gli obiettivi cui mira il nuovo programma.
Devo sottolineare però che noi ci limitiamo a offrire
opportunità; spetta agli Stati membri approfittarne, dal
momento che sono loro i responsabili dell’offerta di
servizi sanitari.
Per quanto riguarda la ricerca (perché la questione
riguarda anche la ricerca), l’Unione europea ha messo a
disposizione più di 100 milioni di euro per la ricerca nel
28
settore delle malattie cardiovascolari attraverso il sesto
programma quadro di ricerca e sviluppo. Queste malattie
sono ancora una delle priorità della ricerca sanitaria
nell’ambito del settimo programma quadro di ricerca e
sviluppo che è stato varato quest’anno. Di conseguenza,
è possibile portare avanti la ricerca in questo settore
nell’ambito del settimo programma quadro.
Non commenterò nei dettagli la Carta europea per la
salute del cuore (European Heart Health Charter),
perché il Parlamento ha già organizzato un dibattito e
una manifestazione su questo tema, e ricordiamo tutti la
presentazione svoltasi a Bruxelles il mese scorso. Questo
documento è comunque importante per il suo approccio
organico, che gli consente di unire tutte le istituzioni che
possono contribuire alla soluzione di questo problema e,
naturalmente, è tutelato dal programma sulla sanità
pubblica.
Altre azioni di lotta contro i principali fattori che
provocano malattie cardiovascolari e disuguaglianze
nella salute entreranno a far parte della nuova strategia
sanitaria dell’Unione europea che mi auguro – e sono
certo – sarà adottata successivamente, prima della fine
dell’anno.
Per quanto riguarda la parte finanziaria – perché anche
questa è importante – c’è il Fondo europeo di sviluppo
per i paesi in via di sviluppo; qui la Commissione
risponde alle priorità fissate dai paesi stessi attraverso il
dialogo e, naturalmente, il settore sanitario rappresenta
una delle priorità.
Lo stesso vale per i Fondi strutturali che nell’Unione
europea sono a disposizione degli Stati membri e che
possono essere utilizzati per la salute in maniera ancora
più ampia, adesso più che in precedenza; è ancora
necessario, però, che la salute diventi un tema prioritario
nell’utilizzo dei fondi da parte degli stessi Stati membri.
Noi offriamo opportunità, e con questo intendo dire che
non manco di sollevare la questione con i ministri della
Sanità ogniqualvolta ci incontriamo ma, in ultima analisi,
la decisione sarà presa collettivamente dai governi degli
Stati membri. Raccomando quindi agli Stati membri di
utilizzare i Fondi strutturali nel settore della sanità, ma
devo dire che c’è ancora un sostanziale margine di
miglioramento.
Per noi è prioritario anche rafforzare i sistemi sanitari
nazionali che consentono di gestire le priorità della
sanità pubblica, in cui rientrano non solo le malattie
trasmissibili – che ovviamente rappresentano la prima e
più ovvia minaccia – ma anche quelle non trasmissibili;
mi auguro di avere il sostegno e la cooperazione del
Parlamento.
1-096
John Bowis, a nome del gruppo PPE-DE. – Signor
Presidente, il benessere fisico è il prerequisito di quello
economico: questo è il tema in discussione, e il tema
secondario è che dobbiamo offrire cure e assistenza, ma
anche prevenire le malattie e promuovere la salute. Il
09/07/2007
Commissario ha espresso il suo assenso su questi punti,
e ha presentato un programma ambizioso – come ha
detto il nostro relatore – ma due terzi del bilancio sono
stati saccheggiati. E’ chiaro che in futuro dovremo fare
di meglio nell’ambito del bilancio, e che adesso
dobbiamo usare oculatamente le nostre limitate risorse,
com’è chiaro che dobbiamo rivolgere la nostra
attenzione alle malattie non trasmissibili che sono
responsabili dell’86 per cento dei decessi in Europa e
devastano l’esistenza dei nostri cittadini e delle loro
famiglie – malattie cardiovascolari, cancro, malattie
mentali, diabete, patologie respiratorie e dell’apparato
muscolo-scheletrico. Questo ovviamente ci riporta alla
risoluzione che avete di fronte a voi: il 42 per cento dei
decessi nell’Unione europea è provocato da malattie
cardiovascolari.
Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sullo stile di
vita. Circa l’80 per cento degli infarti cardiaci, degli
ictus e del diabete, e il 40 per cento circa dei tumori
potrebbe essere evitato cambiando stile di vita e
riducendo i rischi che derivano da uno stile di vita
improprio. Avremo bisogno di iniziative legislative ed
educative in merito a fumo, droga, alcol, sale, grassi
saturi e grassi trans, scarsa attività fisica, nonché a fattori
come la gestione dello stress e tutte le cause
dell’ipertensione. Cittadini, governi, servizi sanitari e
datori di lavoro devono realizzare forme di partenariato,
e abbiamo bisogno di idee come quella dei defibrillatori
a cui ha fatto riferimento il collega.
Potrei concludere dicendo che la via dell’inferno è
lastricata di buone intenzioni; ma gli studi
epidemiologici nel campo della promozione della salute
dimostrano che se le buone intenzioni si traducono in
azione, come nel progetto realizzato in Nord Karelia,
tale via potrebbe condurre non all’inferno ma alla salute.
1-097
Linda McAvan, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor
Presidente, i miei primi ringraziamenti vanno
all’onorevole Trakatellis per il suo ottimo lavoro volto a
ottenere un accordo, quest’oggi, su un pacchetto di
emendamenti relativi al programma di sanità pubblica.
Non è stato facile: negli ultimi mesi ci sono state
numerose riunioni, ma alla fine abbiamo ottenuto un
pacchetto che anche il gruppo socialista apprezza. Siamo
favorevoli al chiaro impegno teso ad affrontare le
disuguaglianze nel settore della sanità, come previsto da
questo pacchetto e, come ha dichiarato l’onorevole
Bowis, sosteniamo l’azione di lotta alle principali
malattie che mietono il più alto numero di vittime in
Europa.
Vogliamo che i centri di riferimento in tutta Europa
vengano sfruttati al meglio, e siamo lieti che le ONG e le
organizzazioni dei pazienti abbiano migliore accesso ai
finanziamenti grazie a questo programma, che rivolgerà
particolare attenzione ai più ampi determinanti della
salute di tipo ambientale. Noi tutti sappiamo che la
salute subisce l’effetto dei problemi ambientali, e
riteniamo opportuno che si affronti tale questione.
09/07/2007
Come gli altri oratori, constato con rammarico la
disponibilità di un bilancio più ridotto di quanto fosse
stato previsto ma, come ha dichiarato la Commissione in
diverse occasioni, ci sono altri programmi quadro in cui
si possono condurre ricerche sulla salute; quindi questi
non sono gli unici fondi a disposizione della ricerca
sanitaria nell’Unione europea.
Vorrei richiamare la vostra attenzione sull’emendamento
n. 19, che il gruppo socialista ha presentato
separatamente dal pacchetto. Nel considerando 14
parliamo dell’aumento degli anni di vita sani, e
vogliamo cancellare le parole “anche chiamato
indicatore di speranza di vita senza disabilità”. Abbiamo
avuto numerosi contatti con le organizzazioni dei
disabili, le quali affermano che disabilità non equivale a
malattia, e che questa terminologia sembra far pensare
che un disabile sia automaticamente una persona malata.
Vorremmo quindi che Commissione e Consiglio
considerino questo punto quando dovranno elaborare la
formulazione finale del documento.
Infine, vorrei ringraziare ufficialmente il gruppo
negoziale della Presidenza tedesca che ci ha aiutato a
raggiungere un accordo quest’oggi e ha accolto molti dei
nostri emendamenti parlamentari della prima lettura.
Attendo con impazienza di vedere l’inizio del
programma che, mi auguro, dovrebbe coincidere con
l’inizio del prossimo anno. Questo è il desiderio di tutti
in questa fase, e per questo motivo ci siamo adattati ad
accettare un compromesso sul bilancio; siamo comunque
molto soddisfatti del contenuto.
1-098
Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN)
Signor Presidente, mi congratulo con l’autore di questa
eccellente relazione. Il professor Trakatellis ormai da
molti anni si occupa di problemi sanitari, sia come
clinico che come politico, e quindi conosce molto bene il
tema di questa relazione; non è sorprendente perciò che
l’abbia redatta con efficienza e saggezza. Gran parte di
noi condivide le opinioni che il relatore ha espresso sulle
principali questioni emerse nel quadro della relazione.
Una delle più importanti è il problema delle
disuguaglianze in campo sanitario, disuguaglianze che
sussistono non solo tra gli Stati membri ma anche al loro
interno. Si tratta di differenze che possono essere assai
significative e, in molti casi, interessano l’intera gamma
di prestazioni sanitarie, dalla prevenzione alla diagnosi
fino alla terapia. E’ cosa nota, non solo tra gli operatori
del settore sanitario ma anche tra i comuni cittadini, che
tali disuguaglianze spesso fanno la differenza tra la vita
e la morte.
Al diritto alla vita deve associarsi il diritto alla salute –
una salute uguale per tutti, e non una per i ricchi e una
per i poveri. In una società equa e solidale, come quella
a cui aspiriamo negli Stati membri dell’Unione europea,
tutti i cittadini devono essere uguali rispetto
all’assistenza sanitaria. Concordo pienamente con il
relatore: la questione deve diventare un obiettivo
29
prioritario del programma sanitario e sono certo che
anche il Commissario sarà d’accordo su questo punto.
Un’altra tematica menzionata dal relatore e sulla quale
vorrei fare alcuni brevi commenti è quella del cancro. Il
cancro è la seconda causa più comune di morte in
Europa e nel mondo in generale eppure, a tutt’oggi, non
esiste alcun sistema efficace di cooperazione, a livello
comunitario, tra i centri di riferimento. Ed è una
vergogna che tali carenze si osservino proprio nella
redazione di un registro, a livello europeo, per quei
tumori che rientrano nella raccomandazione del
Consiglio sullo screening oncologico. Il relatore affronta
entrambi questi temi e molti altri in maniera adeguata, e
propone opportuni emendamenti che noi sosteniamo
senza riserve.
1-099
Adamos Adamou, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EL)
Signor Commissario, dobbiamo in effetti congratularci
con il relatore, professor Trakatellis, per aver raggiunto
il compromesso odierno. Farò alcuni commenti sul
problema finanziario perché, come noi tutti sappiamo,
fin dall’inizio la questione più controversa nei rapporti
tra Parlamento e Consiglio riguardava il bilancio da
destinare a questa politica.
Il compromesso che è stato raggiunto tra gli Stati
membri, nel dicembre 2005, sul nuovo quadro
finanziario per il periodo 2007-2013, ha lasciato una
disponibilità di fondi assai inferiore a quella inizialmente
proposta dalla Commissione per numerose politiche.
Una delle politiche che ha subito i tagli più radicali è
stata proprio la sanità pubblica, e la vittima principale è
stata il programma sanitario.
Le conseguenze dei negoziati tra Commissione e
Consiglio sono state negative per quanto riguarda il
sostegno finanziario al programma d’azione. Il bilancio
è stato tagliato a 365,6 milioni di euro, una cifra assai
ridotta per un programma così ambizioso.
Il relatore tuttavia, con l’aiuto dei relatori ombra, ha
esaminato le diverse possibilità di migliorare la
situazione. Ma, data l’inflessibilità del Consiglio, ha
accettato che lo spazio di manovra reso disponibile dal
bilancio in questione fosse molto limitato e ha accettato
il compromesso tra Consiglio e Commissione.
Sebbene il limitato bilancio disponibile per il
programma non ci soddisfi, apprezziamo gli sforzi fatti
dal relatore per mantenere intatti i numerosi
emendamenti e le varie raccomandazioni del Parlamento
e a evitare la procedura di conciliazione.
Constatiamo con piacere che il compromesso del
relatore comprende la necessità di ridurre le
disuguaglianze in campo sanitario e il riferimento alla
medicina alternativa. Né omette l’opportunità di
rafforzare l’assistenza sanitaria transfrontaliera e la
mobilità dei pazienti, e di garantire ai cittadini un più
facile accesso alle informazioni per consentire loro di
prendere decisioni che siano nel loro interesse.
30
Vale la pena di notare che gran parte del bilancio andrà a
organizzazioni non governative, che sono associazioni
senza fini di lucro indipendenti dall’industria, dal
commercio e dalle imprese specializzate nella
promozione della salute e degli obiettivi del programma.
Ci auguriamo che sia possibile soddisfare le azioni e le
aspettative ambiziose che, nonostante il ridotto bilancio,
noi tutti nutriamo per questo programma, che entrerà in
vigore nel 2008.
Signor Commissario, a questo punto vorrei sottolineare,
come hanno già fatto i colleghi e i precedenti oratori,
l’importanza della prevenzione e di una diagnosi
tempestiva. Dobbiamo investire in questo settore. Non
potete immaginare quante vite riusciremo a salvare e
quante risorse finanziarie gli Stati membri
risparmieranno applicando programmi rivolti a questo
specifico settore, in particolare le malattie cardiache e il
cancro. Lei ha ricordato che il cancro è la seconda causa
di morte. Posso dire, con certezza matematica, che tra
qualche anno il cancro sarà la prima causa di morte in
seguito ai progressi fatti nelle patologie cardiovascolari.
Signor Commissario, siamo con lei e la sosterremo
nell’applicazione del programma.
1-100
Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. –
(PL) Signor Presidente,
il
programma
d’azione
comunitaria 2007-2013 in materia di salute mirava a
proporre un modello per i servizi sanitari europei. Fin
dall’inizio però il programma ha dato luogo a
controversie, non soltanto per la scarsa chiarezza
nell’offerta dei finanziamenti ma anche per altre ragioni.
I fondi stanziati riguardano solo ONG internazionali, e
altri programmi sono stati tagliati. Conformemente a
quanto previsto dal documento, importi significativi,
pari al 60 per cento dei fondi forniti dalla Comunità e
all’80 per cento in casi eccezionali, dovranno essere
stanziati a favore di organizzazioni non governative a
livello internazionale. I programmi di molte
organizzazioni di questo tipo comprendono politiche
abortiste. In alcuni casi le organizzazioni sono filiali di
aziende farmaceutiche.
Finanziare laboratori senza accertare il tipo di ricerca
che questi svolgono è un’altra fonte di preoccupazione.
Purtroppo il programma affronta solo frettolosamente il
problema dell’accesso ai servizi sanitari e l’assistenza
agli anziani; non contiene alcuna disposizione specifica
a sostegno della famiglia, per contrastare le malattie
della società contemporanea o per l’accesso a consulenti
altamente specializzati.
Il programma tratta il problema di una dieta e di uno
stile di vita sani. Il problema dell’assistenza sanitaria
transfrontaliera riemerge, insieme alle conseguenze
negative che produce su alcuni sistemi sanitari. Sembra
che, a causa dei limitati finanziamenti disponibili, il
09/07/2007
programma non riesca ad affrontare tutti i problemi
concernenti i servizi sanitari europei.
1-101
Irena Belohorská (NI). – (SK) Per quanto riguarda
questa relazione, sottoscrivo tutte le osservazioni del
relatore.
Su un bilancio originario di 969 milioni di euro, la
Commissione ha ridotto gli stanziamenti a favore
dell’assistenza sanitaria a 365 milioni di euro. Lo ha
fatto sebbene il Parlamento non avesse ritenuto
sufficiente l’importo di 969 milioni e lo avesse portato a
1,5 miliardi di euro. Questo taglio, pari al 60 per cento
circa, mi sembra irresponsabile, ed è tanto più
sconvolgente nella situazione attuale, in cui i sistemi
sanitari dell’Europa orientale sono indeboliti dall’esodo
di molti medici e infermieri che abbandonano il proprio
paese per cercare lavoro nei 15 vecchi Stati membri
dell’Unione europea. Altri programmi hanno registrato
tagli pari ad appena il 2-5 per cento e, mentre un
cittadino europeo su tre viene colpito da tumore, credo
che la posizione assunta dalla Commissione umili e
copra di ridicolo i pazienti e i cittadini dell’Unione
europea. E’ perciò necessario sostenere il relatore nel
suo tentativo di far aumentare questo scarso bilancio
almeno del 10 per cento, ossia di portarlo a 402 milioni
di euro, tenendo la soglia di variazione entro il limite del
5 per cento.
Allo stesso tempo, il programma dovrebbe affermare
esplicitamente che i Fondi strutturali, come lei ha
ricordato, signor Commissario, potranno essere usati per
finanziare progetti sanitari, a condizione che gli Stati
membri attribuiscano all’assistenza sanitaria un carattere
prioritario nell’ambito dei propri programmi nazionali.
Finora questi fondi sono stati usati soprattutto per
finanziare progetti ambientali o costruire infrastrutture, e
solo pochi cittadini sanno che potrebbero essere
impiegati anche per finanziare l’ammodernamento di
ospedali, acquistare attrezzature e formare operatori
sanitari.
Accolgo con estremo favore l’istituzione di registri a
livello europeo sulle principali malattie, come il cancro,
che sarà fondamentale per la raccolta di dati e dimostrerà,
una volta di più, l’esistenza di sperequazioni che
raggiungono il 30 per cento – tra i diversi Stati membri –
fra i tassi di sopravvivenza di pazienti affetti da alcuni
tipi di tumore. Sulla base di simili statistiche, credo che
la Commissione rivedrà le proprie priorità e approverà
gli opportuni stanziamenti.
1-102
Thomas Ulmer (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente,
signor Commissario, onorevoli colleghi, il programma
d’azione in materia di salute e la prevenzione delle
malattie cardiovascolari sono temi strettamente correlati.
In primo luogo desidero porgere all’onorevole
Trakatellis le mie più sincere congratulazioni per la sua
instancabile lotta a favore di questo programma.
Prevenire è meglio che curare. La prevenzione
garantisce una vita più lunga, una vita migliore, una
migliore qualità della vita, una minore assistenza medica,
09/07/2007
un numero inferiore di malattie, e minori costi legati alla
malattia.
Avremmo certamente preferito risorse maggiori di
quelle stanziate – 20 centesimi pro capite all’anno.
Siamo tuttavia modesti e portiamo avanti molti
programmi d’azione con pochi fondi. Ovviamente
possiamo soltanto fissare le nostre priorità, e dobbiamo
chiarire che qui stiamo parlando di prevenzione, di
formazione, e non di terapia, che dopo tutto è una
questione sussidiaria che rientra fra le responsabilità
degli Stati nazionali. Prevenire significa impedire
l’insorgenza delle malattie, soprattutto nel campo delle
malattie cardiovascolari – infarti e ictus – dei tumori e
delle loro cause – per esempio il tumore polmonare e il
fumo – degli stili di vita insalubri – alimentazione non
corretta o doping nello sport – e ancora della
prevenzione degli incidenti e della ricerca e statistica, il
cui obiettivo è di individuare e comprendere meglio le
malattie per sviluppare migliori linee guida terapeutiche.
Rispondo ora all’interrogazione orale dell’onorevole
Ouzký, a cui porgo i miei ringraziamenti. Si può fare
molto per scongiurare le malattie cardiovascolari
cambiando il proprio stile di vita: attività fisica, salute,
sport, alimentazione equilibrata, evitando tra l’altro gli
acidi grassi trans. Abbiamo anche bisogno di uno slogan
accattivante per la prevenzione cardiovascolare, affinché
i cittadini conoscano la posta in gioco. Per esempio
potremmo dire “Salva il tuo cuore, salva la tua vita” o, in
tedesco, “Herzlos kannst du nicht leben”.
Lo stanziamento di 325 milioni di euro in cinque anni a
favore della prevenzione non è molto. Questa mattina ho
visitato un ospedale tedesco specializzato in patologie
cardiache dove, soltanto in un anno, sono stati investiti
200 milioni.
1-103
Glenis Willmott (PSE). – (EN) Signor Presidente, in
qualità di relatrice ombra per il mio gruppo sulla
proposta di risoluzione concernente l’azione per
contrastare le malattie cardiovascolari, sostengo senza
riserve questa importante iniziativa e ringrazio gli
onorevoli Ouzký, Andrejevs e Bowis per il loro duro
lavoro. Non posso che ribadire il contenuto della
risoluzione e aggiungere la mia voce alla richiesta
d’azione e agli altri punti sollevati nell’interrogazione
orale.
Trovo sconcertante che quasi la metà di tutti i decessi in
Europa vengano provocati da malattie cardiovascolari e
che queste siano la causa principale di morte per le
donne in tutti i paesi europei. Apprezzo la specifica
menzione delle malattie cardiovascolari nel programma
d’azione comunitaria in materia di salute 2008-2013, ma
sono un po’ delusa dagli ampi tagli apportati agli
stanziamenti di bilancio, dal momento che le malattie
cardiovascolari costano ai paesi dell’Unione europea
169 miliardi di euro ogni anno.
L’Unione europea ha molto da offrire in termini di
valore aggiunto, che certamente ripagherebbe molte
31
volte i fondi spesi in questa lotta. Sostengo comunque il
compromesso che è stato concluso e riconosco che è
necessario stanziare quanto prima questi fondi. Qualsiasi
ulteriore ritardo nell’adozione del programma non
sarebbe auspicabile.
A livello di Unione europea c’è un ampio margine
d’azione per recare valore aggiunto, e proprio per questo
abbiamo bisogno di una strategia europea tangibile sulle
malattie cardiovascolari che possa aiutare gli Stati
membri a migliorare e coordinare le proprie strategie di
prevenzione, individuare i soggetti ad alto rischio,
sensibilizzare i cittadini, informare l’opinione pubblica e
promuovere lo scambio di migliori prassi. Di tale
strategia devono far parte chiari orientamenti politici.
Concluderò questo intervento ribadendo il mio sostegno
alla proposta di risoluzione e invitando la Commissione
a presentare, quanto prima, una coerente ed esaustiva
strategia a livello europeo sulle malattie cardiovascolari
che comprenda i suggerimenti avanzati dal Parlamento
europeo.
1-104
Jiří Maštálka (GUE/NGL). – (CS) Anch’io vorrei
congratularmi con l’onorevole Trakatellis e ringraziarlo
per la sua relazione e le sue proposte. Vorrei fare altresì
una o due osservazioni. Non intendo entrare nei dettagli
finanziari perché altri lo hanno fatto prima di me. Vorrei
soltanto sottolineare, nella mia veste di medico, che se si
tagliano le risorse finanziarie il normale programma di
cui stiamo discutendo sarà semplicemente meno efficace.
Sono fermamente convinto che, in termini di bilancio,
l’assistenza sanitaria non può essere una questione
secondaria.
Sono favorevole all’emendamento n. 1, che contiene
proposte per le raccomandazioni del Consiglio in merito
ai necessari meccanismi di attuazione. Mi sembra
estremamente necessario, giacché abbiamo spesso
richiesto documenti concernenti l’assistenza sanitaria o
la lotta contro le malattie della civiltà, e naturalmente
non disponevamo di strumenti efficaci per combattere
tali patologie. Il secondo emendamento che vorrei
menzionare e sostenere riguarda la sensibilizzazione dei
pazienti. E’ necessario che i pazienti siano
adeguatamente informati. Non si tratta soltanto di
migliorare l’accesso alle informazioni, ma anche – a mio
avviso – di migliorare la qualità delle informazioni; tali
informazioni possono aiutare i nostri cittadini a nutrire
un maggiore interesse per la propria salute, a prendersi
cura di se stessi e ad essere meno influenzabili dalla
pubblicità. Per quanto riguarda quest’ultimo tema,
avremo un’occasione unica per dimostrare la nostra
equità e la nostra onestà riguardo a temi come
l’alcolismo quando discuteremo delle misure proposte
dalla relazione Foglietta sulla lotta all’alcolismo. Su
questo tema, presenteremo certamente alcuni
emendamenti sulla pubblicità dei prodotti alcolici.
Consentitemi adesso di esprimere il mio sostegno
all’iniziativa dell’onorevole Ouzký, per la sua
interrogazione sulle malattie cardiovascolari. In qualità
32
di ex cardiologo, credo di aver acquisito una sostanziale
competenza a riguardo. I cardiologi oggi conoscono
molto meglio le cause e sono riusciti a creare le
condizioni necessarie affinché i pazienti ricevano una
terapia molto efficace e poi ritornino a una normale vita
lavorativa. Il problema sta nell’entità degli investimenti
che si vogliono destinare a tali programmi, soprattutto
quando si tratta di prevenzione. Allo stesso tempo, non
si riesce a capire che queste risorse potranno certamente
essere recuperate. Da questo punto di vista, la
Repubblica ceca è un ottimo esempio. Credo che, nella
nostra veste di deputati europei, abbiamo il dovere di
auspicare una situazione di eguaglianza nel settore
sanitario e nel settore economico; la questione riguarda
la solidarietà finanziaria tra gli Stati membri dell’Unione
europea.
1-105
Kathy Sinnott (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente,
ieri i mass media hanno comunicato gli sconcertanti
risultati di uno studio condotto sui bambini di un’ampia
zona dell’Inghilterra: un bambino su 58 soffre di qualche
forma di autismo. Com’è possibile che il numero di
bambini affetti da una condizione così gravemente
invalidante sia passato da 1 su 2 000 a 1 su 58 in appena
17 anni?
L’opera dell’onorevole Trakatellis sul programma di
azione comunitaria in materia di salute (2007-2013)
giunge proprio quando un approccio di collaborazione
congiunta nei confronti delle principali minacce sanitarie
che incombono sull’Europa è più urgente che mai. Uno
dei principali contributi che l’Europa può offrire alla
salute è nel campo della statistica e della ricerca, per
accertare la situazione reale della minaccia di malattie –
contagiose o no, croniche o acute – perché, nella
comparazione delle terapie nei diversi Stati membri,
cogliamo il quadro complessivo che ci aiuta a definire
uno standard di migliori prassi e ci fornisce indicazioni
per le migliori cure e terapie.
La Commissione – lo dico con soddisfazione – ha fatto il
primo passo finanziando il Sistema informativo europeo
sull’autismo, per realizzare un metodo efficace che le
autorità sanitarie degli Stati membri possano utilizzare
per raccogliere le informazioni essenziali sull’epidemia
di autismo in Europa. Siamo però molto in ritardo. Gli
Stati Uniti studiano quest’epidemia ormai da un
decennio. Sulla base dei dati, il Congresso statunitense
ha adottato 16 strumenti legislativi e stanziato miliardi di
dollari, mentre l’Europa non ha fatto ancora niente.
Invito la Commissione a trovare il modo per garantire la
migliore qualità di assistenza sanitaria negli Stati
membri, e quindi un sistema che non consenta mai più a
un’epidemia come quella dell’autismo di diffondersi
senza alcun controllo, devastando la vita dei bambini e
privandoli della possibilità di uno sviluppo normale.
1-106
Christofer Fjellner (PPE-DE). – (SV) Il ruolo e la
responsabilità dell’Unione europea in campo sanitario
sono e devono restare limitati. Forse il contributo più
importante che l’Unione europea può offrire, tuttavia, è
09/07/2007
quello di consentire ai suoi cittadini di richiedere
assistenza sanitaria in altri paesi dell’Unione. Per molti
malati, l’assistenza sanitaria in un altro paese dell’UE
può essere questione di vita o di morte. E’ perciò
incomprensibile che tanti Stati membri facciano il
possibile per limitare tale opzione. I consumatori europei
che richiedono assistenza sanitaria devono poter
accedere all’intera gamma delle prestazioni sanitarie
europee, ma ciò significa disporre di conoscenze e
informazioni e, da questo punto di vista, il programma
sanitario potrebbe svolgere un ruolo prezioso nella
diffusione di informazioni sulla sanità e sull’assistenza
sanitaria a tutti i pazienti europei.
Come molti altri anch’io ritengo deplorevole che, da
parecchi punti di vista, proprio questo settore sia stato
colpito quando, per motivi di bilancio, la Commissione
ha riveduto la sua proposta di un nuovo programma
sanitario. Mi risulta tuttavia che vi sia stata una forte
opposizione a tutto questo. Perché la garanzia di una
maggiore trasparenza tra diversi sistemi sanitari negli
Stati membri rappresenta una questione così delicata?
Perché non ci concentriamo sulla valutazione dei
risultati probabili in termini di assistenza sanitaria e del
numero di persone che verrebbero assistite, invece di
preoccuparci delle risorse disponibili come il numero dei
letti e i giorni di ricovero ospedaliero? L’unica
spiegazione che riesco a darmi è l’intenzione di far sì
che i pazienti rimangano disinformati e inermi.
E’ altrettanto incomprensibile che il compromesso
raggiunto dagli Stati membri dell’Unione europea con il
nostro relatore, onorevole Trakatellis, abbia reso
necessaria, per esempio, la rimozione di alcune
espressioni che io stesso avevo incluso proprio per
conferire maggiore potere ai pazienti. Perché non si
vuole confermare il diritto dei pazienti nella loro veste di
consumatori di servizi sanitari? E’ stata cancellata la
frase che aveva proprio questa intenzione. Lo trovo
imbarazzante.
Conformemente al principio di sussidiarietà, le decisioni
sanitarie devono essere assunte al più basso livello
possibile. A mio avviso, ciò significa al livello dei
pazienti, indipendentemente da ciò che dichiarano
politici e burocrati degli Stati membri. Dobbiamo perciò
ricorrere alla cooperazione europea per rafforzare la
posizione dei pazienti, e conferire loro maggiore
conoscenza e maggiore potere. In breve, dobbiamo
consentire ai pazienti di assumere il controllo delle
proprie malattie.
1-107
Dorette Corbey (PSE). – (NL) Signor Presidente, mi
congratulo prima di tutto con l’onorevole Trakatellis e la
nostra relatrice ombra, l’onorevole McAvan. La salute è
un bene prezioso, nonché un importante tema politico.
Nel primo caso la salute rientra fra le competenze
nazionali ma, per l’Europa, rappresenta un chiaro e
importante valore aggiunto.
Attualmente, l’accesso dei cittadini europei a terapie
adeguate è caratterizzato da profonde sperequazioni. I
09/07/2007
pazienti oncologici hanno possibilità di sopravvivenza
assai maggiori in alcuni paesi rispetto ad altri. I metodi
terapeutici sono diversi e l’accesso all’assistenza
sanitaria è squilibrato. Le conoscenze dei pazienti in
merito alle proprie malattie differiscono da un paese a un
altro, e la prevenzione non ha l’attenzione che merita in
tutti i paesi.
Per questo è necessario agire. Dobbiamo mettere in
comune le nostre conoscenze. Gli Stati membri, gli
ospedali, le associazioni dei pazienti e i medici generici
possono apprendere gli uni dagli altri. Dobbiamo
mettere insieme le nostre conoscenze sulla prevenzione e
le terapie delle malattie più importanti, come il cancro, i
reumatismi, il diabete, i disturbi polmonari e ovviamente
le malattie cardiovascolari, e dobbiamo imparare dagli
altri paesi per capire in che cosa possiamo migliorare.
Reti e centri di riferimento, la cui attività è concentrata
sulle malattie più importanti, possono essere una fonte
vitale di informazioni sia per i medici che per i pazienti.
1-108
Miroslav Mikolášik (PPE-DE). – (SK) E’ ampiamente
dimostrato che il denaro investito nella salute umana
rappresenta l’investimento migliore e garantisce i
migliori profitti sugli investimenti. Sono quindi lieto che
la proposta originaria della Commissione relativa a un
programma congiunto in materia di salute e tutela dei
consumatori per il periodo fino al 2013 sia stata respinta.
Bene ha fatto il Parlamento ad aumentare gli
stanziamenti a favore della sanità portandoli a 1,5
miliardi di euro dal livello iniziale di 969 milioni di euro,
inviando così un messaggio e un segnale chiaro sia al
Consiglio che alla Commissione. Nel frattempo, i bilanci
per i nuovi programmi pluriennali in tutti i settori politici
sono stati oggetto di negoziati sul nuovo quadro
finanziario per il periodo 2007–2013; in tale contesto,
onorevoli colleghi, devo esprimere tutto il mio
disappunto poiché molti programmi, tra cui quello in
materia di salute, hanno ricevuto stanziamenti assai
inferiori a quelli originariamente proposti dalla
Commissione.
Sebbene successivamente, nella primavera del 2006, il
Parlamento europeo sia riuscito in qualche modo a porre
rimedio alla situazione, il risultato è del tutto inadeguato
per alcuni programmi, fra cui quello riguardante
l’assistenza sanitaria. Mi riferisco alla sanità pubblica, in
cui il bilancio, che era stato aumentato, è stato invece
tagliato per raggiungere l’incredibile cifra di 365,5
milioni di euro. E’ positivo che l’accordo politico del
novembre 2006 per il settore sanitario abbia accettato la
proposta riveduta della Commissione, anche per quanto
riguarda il bilancio.
Credo che i programmi specifici rivolti a cittadini
comuni e pazienti, come i programmi di screening per i
tumori, le malattie cardiovascolari, il diabete e molte
altre patologie, non saranno messi a repentaglio. Né sarà
in pericolo la necessaria cooperazione a livello
comunitario tra centri specializzati, o l’istituzione di
registri di tali malattie a livello europeo.
33
Sostengo senza riserve l’approccio adottato dal relatore,
onorevole Trakatellis, e credo che, ancora una volta, il
Parlamento prenderà una decisione saggia.
1-109
Justas Vincas Paleckis (PSE). – (LT) Mi congratulo
con il relatore che ha raccolto la difficile sfida di
adattare il bilancio sanitario settennale, drasticamente
ridotto, alle crescenti aspettative dei cittadini
dell’Unione europea. Un approccio coordinato a livello
comunitario
in
questo
settore
accrescerebbe
considerevolmente l’efficacia dell’utilizzo dei fondi.
Adesso il programma dovrà essere approvato quanto
prima affinché almeno i fondi per il 2008 vengano
recuperati in tempo.
Nell’Unione europea allargata ci sono vistose differenze
tra l’assistenza medica dei vari paesi. Il programma in
discussione dovrebbe attenuare tali differenze. Ogni
cittadino dell’Unione europea in ogni paese dell’UE ha
il diritto di ricevere servizi medici di qualità. E’
particolarmente importante che i nuovi Stati membri
dell’UE partecipino ai progetti europei.
Desidero altresì sottolineare la necessità di considerare
con attenzione progetti preventivi, che ridurrebbero
l’influenza dei fattori di rischio e migliorerebbero la
salute della Comunità. Prevenire le malattie è sempre
meglio che curarle, soprattutto in momenti come questi,
in cui le risorse diminuiscono e i bisogni aumentano.
1-110
Zuzana Roithová (PPE-DE). – (CS) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, questo programma di azione
comunitaria fissa le priorità dei progetti finanziati a
livello europeo e nazionale per affrontare le principali
cause di morte in Europa, tra cui le malattie
cardiovascolari, i disturbi neuropsichiatrici, il cancro, le
patologie dell’apparato digerente e le malattie
respiratorie. Tutti dobbiamo morire di qualcosa,
soprattutto quando raggiungiamo una certa età. L’alto
livello della medicina europea, insieme al miglioramento
delle condizioni di vita, e in particolare il benessere
economico dei cittadini, hanno dato luogo a maggiori
aspettative di vita tra gli europei. In futuro dovremo
affrontare nuove sfide. La prima riguarda le modalità del
finanziamento pubblico dei sistemi sanitari e sociali
europei e la seconda sta nel modo di migliorare le
terapie per la polimorbilità, che diventa sempre più
frequente con l’aumentare della longevità. Tali terapie
sono cruciali per la qualità della vita degli anziani.
Entrambe queste preoccupazioni sono comuni a tutti gli
Stati membri, eppure nessuna delle due è stata inclusa
dettagliatamente tra i principali obiettivi del piano
d’azione dell’Unione in materia di salute. Sarà per la
prossima volta.
Risolvere la prima di queste preoccupazioni economiche
comporterà, tra l’altro, una valutazione di priorità in
ambito comunitario, sia per quanto riguarda i programmi
governativi che per ciò che riguarda la vita privata dei
cittadini. La mia esperienza professionale mi ha
insegnato che la vera priorità è responsabilizzare i
34
cittadini in merito alla loro salute e alla prevenzione
delle malattie. I pazienti non sono stupidi e sono capaci
di decidere da soli. Hanno bisogno però di informazioni
adeguate, formulate opportunamente. Sono quindi
favorevole alle proposte della seconda lettura, tra cui
l’emendamento n. 2, per esempio, che chiede al
programma di offrire ai cittadini un migliore accesso
all’informazione, e l’emendamento n. 9, che riguarda
politiche volte a favorire uno stile di vita migliore. Per
quanto riguarda il secondo problema, spero che gli Stati
membri
vorranno
sostenere
attivamente
il
coordinamento delle attività scientifiche per assicurare la
terapia complessa di patologie associate, nonostante i
sensibili e deprecabili tagli apportati al bilancio europeo
a danno del piano d’azione a sostegno della salute.
1-111
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. –
(EN) Signor Presidente, ringrazio ancora una volta gli
onorevoli deputati per l’interessantissima discussione e
per il loro sostegno.
Non intendo ripetere il contenuto di precedenti interventi
né quello delle mie osservazioni introduttive, ma vorrei
fare alcuni chiarimenti. In merito al cancro, vorrei
specificare che esso rimane una delle priorità della
Commissione, e fa parte del programma sanitario. Ho
fatto riferimento alle malattie cardiovascolari in
particolare
perché
venivano
menzionate
da
un’interrogazione presentata dalla commissione per
l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,
ma attraverso le attività di ricerca e altri programmi
sosteniamo molte iniziative concernenti il cancro.
Abbiamo avuto occasione di discutere questo tema in
Assemblea poco tempo fa.
C’è un errore che vorrei correggere. L’onorevole
Belohorská non è presente, e credo che non abbia
seguito la discussione tanto da comprendere in che modo
le prospettive finanziarie sono state approvate e come è
stato scelto il responsabile della decisione. Non è stata la
Commissione a ridurre il bilancio – non soffriamo di
manie suicide. Come sapete, è stato il Consiglio che,
all’unanimità, ha approvato tale riduzione, e i settori più
colpiti, purtroppo, sono stati la sanità, l’istruzione e la
cultura. E’ certamente deplorevole, come ho spesso
avuto occasione di dire durante le discussioni tenute in
questa sede, e comprendo la frustrazione provata
dall’onorevole Trakatellis quando ha dovuto affrontare il
problema.
In ultima analisi però vogliamo agire, vogliamo aiutare i
nostri cittadini e vogliamo procedere, e quindi dobbiamo
lavorare con gli strumenti disponibili e utilizzare al
meglio le nostre risorse e i nostri fondi limitati. Per
questo, come molti di voi, ritengo che la prevenzione sia
uno degli obiettivi principali – un fattore prioritario, a
nostro avviso – perché ha un valore aggiunto ed esercita
un effetto moltiplicatore, quindi potremo sfruttare al
meglio i fondi disponibili concentrandoci sulla
prevenzione. Questa è una delle mie principali
argomentazioni. Ho cercato più volte di convincere gli
Stati membri che la spesa nel settore sanitario non è un
09/07/2007
costo ma un investimento e dev’essere considerata tale.
Potremo beneficiarne solo nel lungo termine, e il fatto
che i benefici si faranno sentire soltanto in futuro è
naturalmente un disincentivo per l’adozione delle misure
in questione.
Pur tuttavia, credo che non possiamo più pensare di
risolvere i problemi soltanto riformando i sistemi sanitari
o mediante la mobilità dei pazienti o ancora aumentando
i costi assicurativi, ma dobbiamo investire nella
prevenzione e nella salute e questa è una delle maggiori
priorità. Attendo con ansia l’occasione di lavorare con
voi tutti prossimamente.
Forse potrei fare riferimento a uno specifico
emendamento, quello presentato dall’onorevole McAvan.
Non abbiamo alcuna obiezione ad approvare la
cancellazione di quella frase. Vi renderete conto che per
noi è una grande conquista l’aver incluso come
indicatore gli anni di vita sani, e questo era appunto il
nostro obiettivo. Era soltanto un modo per esprimerlo
diversamente,
ma
comprendiamo
il
senso
dell’osservazione e quindi non ci opponiamo alla sua
cancellazione, dal momento che il problema sta nella
formulazione e non nella validità dell’indicatore.
Per quanto riguarda il punto sollevato dall’onorevole
Fjellner sui diritti dei pazienti, abbiamo avuto occasione
di discutere la questione in Assemblea e la stiamo
esaminando mediante l’iniziativa sanitaria che dovrebbe
essere adottata verso la fine dell’anno. Ci sono diversi
sistemi nei diversi Stati membri, quindi non siamo
sempre d’accordo su un approccio comune, ma faremo
almeno il primo passo, e molte questioni concernenti per
esempio le informazioni ai pazienti e altri aspetti dei
diritti dei pazienti saranno trattate nell’ambito
dell’iniziativa in materia di assistenza sanitaria.
Concluderò ringraziando voi tutti, in particolare la
commissione per l’ambiente, nonché l’onorevole
Trakatellis per la sua pazienza e la sua dedizione. Sarò
lieto di lavorare con tutti voi nella fase attuativa del
programma.
1-112
PRESIDENZA DELL’ON. BIELAN
Vicepresidente
1-113
Presidente. – Dichiaro di aver ricevuto una proposta di
risoluzione1 ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 5, del
Regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà martedì, 10 luglio 2007.
1-114
Gestione dei rischi presentati dal MON 863
(discussione)
1-115
1
Cfr. Processo verbale.
09/07/2007
Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione
della Commissione sulla gestione dei rischi presentati
dal MON 863.
1-116
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. –
(EN) Signor Presidente, la Commissione in più occasioni
ha dichiarato il suo impegno – e attraverso le sue azioni
lo ha anche dimostrato – per assicurare la piena
osservanza del quadro legislativo in materia di alimenti e
di mangimi, varato dal Parlamento europeo e dal
Consiglio. Abbiamo l’obbligo – e mi pare che lo stiamo
adempiendo – di garantire che la legislazione sia
pienamente e debitamente rispettata. Ai sensi di siffatta
normativa i generi alimentari e i mangimi geneticamente
modificati possono essere legittimamente immessi sul
mercato solamente a patto che siano sicuri e che rechino
le dovute indicazioni sull’etichetta.
Desidero ricordare all’Assemblea che la normativa
stabilisce una suddivisione tra la funzione di valutazione
dei rischi e la funzione di gestione. La Commissione non
ha alcun potere discrezionale sulla valutazione della
sicurezza di un prodotto geneticamente modificato. La
normativa opera una netta distinzione tra la valutazione
dei rischi, che viene compiuta dall’EFSA, e la gestione
dei rischi che è a carico della Commissione. L’approccio
viene definito non solo nella legislazione generale sui
generi alimentari, ma anche nel regolamento sugli
alimenti e sui mangimi geneticamente modificati.
Ogniqualvolta verranno alla luce nuove questioni
scientifiche, la Commissione, rimanendo fedele alla
separazione delle competenze, chiederà all’EFSA di
valutare le informazioni e il relativo impatto sulla
valutazione del rischio del prodotto. Il ruolo della
Commissione consiste nel prendere le decisioni
pertinenti in materia di gestione dei rischi, purché – e
solo in presenza di tale condizione – il rischio sia
riconosciuto come tale dall’EFSA, che è l’organismo UE
responsabile per la valutazione. In altri termini noi
gestiamo il rischio una volta che è stato identificato e
valutato dall’organismo competente. In sede di adozione
del regolamento avevamo specificatamente deciso di
affidare la valutazione del rischio a un organismo
autonomo e distinto. Tuttavia, nel caso in cui l’Autorità
non rilevi alcun rischio, allora non sussiste alcuna base
scientifica riconosciuta su cui la Commissione possa
prendere una decisione in merito alla gestione.
Passando alla questione specifica, il MON 863 era già
stato valutato due volte nel 2004 prima del rilascio
dell’autorizzazione. In entrambi i casi l’EFSA concluse
che il mais MON 863 non produceva alcun effetto
nocivo, e questo parere fu raggiunto con il
coinvolgimento delle autorità nazionali degli Stati
membri e fu ulteriormente verificato e confermato
dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare nel
2006 dietro richiesta specifica dell’onorevole Breyer alla
Commissione. Sono state effettuate analisi ripetute e
approfondite, compiute nell’ambito della procedura di
autorizzazione, e poi nel marzo di quest’anno è uscita la
35
pubblicazione del Professor Séralini; questa è stata la
sequenza degli eventi.
Il lavoro presentato dal Professor Séralini non era uno
studio nuovo, ma solamente una revisione statistica dello
studio precedente sull’alimentazione dei topi, che ha
costituito il supporto per l’autorizzazione del prodotto
nell’Unione europea. Benché non si trattasse di uno
studio nuovo, ma solo di una revisione statistica, non
appena la Commissione ha preso visione del lavoro del
Professor Séralini, ha immediatamente chiesto all’EFSA
di analizzarlo per verificare se la nuova interpretazione
statistica fosse fondata e soprattutto se le differenze
statistiche fossero rilevanti ai fini della sicurezza degli
alimenti e dei mangimi.
Per tener conto di tutti i nuovi elementi e quindi per
eliminare ogni possibile fonte di incertezza, l’EFSA ha
compiuto una nuova verifica, chiedendo agli Stati
membri di fornire tutte le analisi e i commenti del caso,
ha istituito una task-force specifica riunendo esperti
statistici interni ed esterni e ha indetto una riunione con
l’autore della revisione statistica. Secondo la
Commissione, le procedure istituite dall’EFSA per
valutare la rassegna contenuta nella relazione del
Professor Séralini hanno presentato garanzie sufficienti
di indipendenza e di competenza tecnica. L’EFSA prima
ha risposto alla richiesta della Commissione a marzo,
discutendo la questione alla sessione plenaria del panel
OGM, e poi ha pubblicato una relazione statistica e una
dichiarazione scientifica dello stesso panel il 20 giugno.
In particolare, l’Autorità sottolinea che l’analisi statistica
compiuta dagli autori dello studio non ha tenuto conto di
alcune considerazioni statistiche importanti e che i
presupposti sottesi alla metodologia statistica usata dagli
autori hanno portato a risultati fuorvianti. L’Autorità è
giunta alla conclusione che il documento era privo di un
saldo fondamento scientifico per mettere in discussione
la sicurezza del mais MON 863 e quindi non intravedeva
alcun motivo per rivedere i suoi precedenti pareri in cui
si dichiarava che il mais MON 863 non produce alcun
effetto nocivo nel contesto dell’uso indicato. Il
Parlamento sarà informato più in dettaglio rispetto alla
premessa che ho esposto nelle risposte alle
interrogazioni
scritte
presentate
in
materia
dall’onorevole Breyer, che saranno ultimate a breve a
seguito della recente dichiarazione dell’EFSA.
Alla luce di tali presupposti si possono trarre due
conclusioni. Prima di tutto, e questo è anche l’aspetto
più importante, allo stato attuale non esiste una base
scientifica per mettere in discussione la sicurezza del
MON 863 piuttosto che il suo status di prodotto
legalmente commerciabile. In secondo luogo, le
conclusioni dell’organismo ufficiale dell’UE per la
valutazione del rischio, elaborate da alcuni dei migliori
specialisti europei, sono state definite previa
consultazione con le autorità nazionali competenti
nonché con esperti esterni. Riponendo fiducia nell’esito
di questo lavoro, che conferma le valutazioni precedenti,
la Commissione, a mio avviso, ha agito
responsabilmente nell’ambito del suo compito connesso
36
alla gestione dei rischi, soprattutto nel contesto della
normativa e della suddivisione delle responsabilità, che
ho indicato nel corso del mio intervento. La
Commissione continuerà ad agire in questo senso sulla
base delle precauzioni e dell’approccio scientifico.
Mi preme rilevare che la Commissione è del tutto
determinata a prendere una decisione caso per caso in
materia di gestione dei rischi, tenendo conto delle
questioni scientifiche emerse nel corso della procedura
di
valutazione
e
anche
dopo
il
rilascio
dell’autorizzazione. Rimaniamo costantemente vigili;
saremo sempre pronti ad esaminare ogni nuova
informazione di carattere scientifico che verrà alla luce.
Naturalmente, però, la nostra decisione finale dovrà
basarsi sulla valutazione dei rischi, che sarà compiuta
dall’organismo su cui incombe questa responsabilità ai
sensi della legislazione europea.
Crediamo che la nostra legislazione e l’approccio
dell’Esecutivo costituiscano il miglior modo possibile
per garantire ai cittadini il massimo livello di sicurezza
che essi si aspettano e che chiedono. Spero che potrò
contare sulla fiducia e sul sostegno del Parlamento
europeo man mano che continueremo ad applicare il
nostro approccio rigoroso e imparziale.
1-117
Renate Sommer, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE)
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli
colleghi, non siamo forse stati noi, non è forse stato il
Parlamento europeo a volere un’Autorità europea per la
sicurezza alimentare che fosse autonoma? Non è stato
anche il Consiglio dei ministri a volere un’EFSA
indipendente, un’autorità in grado di produrre risultati
attendibili senza correre il rischio di ricevere studi
artefatti? Il Parlamento europeo allora non aveva forse
affidato all’EFSA le valutazioni dei rischi degli OGM?
E il Consiglio non aveva dato il proprio avvallo in
codecisione?
Nell’aprile 2004 l’EFSA ha valutato il mais MON 863,
decretando che era sicuro quanto il mais convenzionale.
In una seconda valutazione della sicurezza compiuta
nell’ottobre 2004 l’EFSA giunse alla medesima
conclusione. Ovviamente questo non è certo quello che
vogliono sentire gli ambientalisti che siedono tra noi, e
visto che quello che i verdi non vogliono semplicemente
non deve essere, essi hanno commissionato un proprio
studio. Tale documento alla fine rileva – sorpresa delle
sorprese – che il mais geneticamente modificato è letale
e guai a chi solleva dei sospetti!
Gli esperti dell’EFSA hanno quindi chiesto che fosse
ripetuto lo studio sui topi. Anche in questo caso non è
stata trovata traccia di effetti tossicologici gravi. E’ da
notare che lo studio dei verdi sarebbe giunto allo stesso
risultato, se le statistiche fossero state valutate
correttamente, ma la valutazione statistica non era
scientificamente corretta, come ha indicato il signor
Commissario.
09/07/2007
Ancora una volta i sedicenti risultati scientifici dello
studio dei verdi si sono rivelati un tentativo deliberato di
creare allarmismo, volto ad instillare scientemente
angoscia nell’opinione pubblica e a gettare fumo negli
occhi. E’ la tipica politica ideologicamente motivata
dell’ostruzionismo che essi usano spesso anche in
campagna elettorale. I verdi sprecano il denaro dei
contribuenti chiedendo in continuazione che siano
ripetute le valutazioni dei rischi compiute dall’EFSA.
Ma si spingeranno anche a mettere in dubbio i profili
nutrizionali dell’EFSA sanciti, per esempio, nel
regolamento sulle indicazioni sanitarie? Ovviamente no,
perché rientrano nella loro ideologia.
Tuttavia, anche il Consiglio dei ministri è in torto. I
ministri nazionali competenti non hanno il coraggio di
consentire all’autorizzazione degli OGM che sono stati
sottoposti ad esame e dichiarati sicuri. E’ la paura degli
uomini piccoli che temono di non essere rieletti, né più
né meno!
Stiamo sprecando grandi opportunità per l’UE: gli OGM
possono darci alimenti migliori e mangimi con un valore
aggiunto fisiologico e nutrizionale nonché materie prime
rinnovabili efficienti che sono neutrali rispetto al
carbonio e quindi non influiscono sul clima. Il MON 863
è sicuro e deve essere approvato come ogni altra pianta
utile che è stata sottoposta a test e dichiarata sicura.
1-118
Karin Scheele, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor
Presidente, in risposta all’oratrice che è intervenuta
prima di me desidero citare un proverbio austriaco:
“Beati quelli che credono, ma anche gli atei vanno in
paradiso”. Forse ora riuscirò a mettere lievemente in
discussione la visione del mondo dell’onorevole
Sommer. Non sono stati solo i deputati dei verdi, bensì
la maggioranza dell’Assemblea a chiedere una soluzione
ecocompatibile e atta a garantire la protezione dei
consumatori in tema di autorizzazione e di etichettatura
degli alimenti e dei mangimi geneticamente modificati.
Del resto, anche un governo a lei vicino ha messo in
dubbio la gestione dell’EFSA in merito agli studi di cui
si è parlato oggi.
Ora la mia domanda alla Commissione è la seguente:
quali provvedimenti concreti ha assunto la Commissione
per attuare una riforma dell’Autorità europea per la
sicurezza alimentare? Non è la prima volta che i deputati
del Parlamento europeo esprimono dubbi sulla sua
indipendenza. Ebbene sì, onorevole Sommer, abbiamo
voluto e ancora vogliamo un’Autorità per la sicurezza
alimentare che sia autonoma. Ma i deputati, che sono
democraticamente eletti, ovviamente hanno anche il
diritto di guardare con occhio critico a tale indipendenza
e attivarsi per verificare che sia veramente tale. E’
proprio questo il nostro compito, perché ovviamente
conosciamo bene la disposizione e l’atteggiamento
dell’opinione pubblica rispetto a questo argomento in
tutti gli Stati membri.
Signor Commissario Kyprianou, conveniamo sul fatto
che l’EFSA continui ad avere la responsabilità per la
09/07/2007
valutazione dei rischi e che la Commissione mantenga la
competenza sulla gestione. Sono però convinta che sia
l’EFSA che la Commissione debbano prendere
seriamente le proprie responsabilità.
Come sapete, la settimana prossima in seno alla
commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare affronteremo le modalità di
gestione delle singole autorizzazioni degli OGM nel
contesto della comitatologia e della procedura legislativa
sottoposta a scrutinio. In questi casi il dibattito è sempre
molto difficile. Spero che in futuro saranno assunti
provvedimenti concreti per dimostrare l’effettiva
indipendenza dell’Autorità per la sicurezza alimentare.
1-119
Janusz Wojciechowski, a nome del gruppo UEN. –
(PL) Signor Presidente, ho contribuito ad organizzare la
conferenza che si è svolta il 12 giugno presso il
Parlamento europeo a Bruxelles. Tale conferenza
verteva sui pericoli connessi alla diffusione degli OGM
e ha riunito insigni scienziati provenienti da molti paesi.
Nei loro interventi questi esperti hanno chiaramente
indicato che le prove circa la natura nociva degli OGM
sono sempre più numerose. Dietro lo stendardo del
progresso
tecnologico,
le
grandi
imprese
biotecnologiche disseminano gravi pericoli per la civiltà
in tutto il mondo. Con tutto il dovuto rispetto per
l’onorevole Sommer, sono più incline a credere agli
scienziati che non alle sue assicurazioni in merito alla
sicurezza del MON 863.
Al momento solo una piccola porzione della zootecnia e
dell’agricoltura dell’UE ricorre agli OGM. Abbiamo
ancora un’ultima possibilità per proteggere l’Europa da
questo pericolo. Ho poi alcune domande da porre al
signor Commissario. La Commissione europea intende
intervenire in qualche modo? In particolare, intende
assecondare la volontà dei cittadini di intere regioni
d’Europa, in cui la maggioranza della popolazione vuole
tutelarsi contro gli OGM, o intende invece lasciarsi
sedurre dalla pubblicità ingannevole che si fa man forte
di un sedicente sviluppo tecnologico?
1-120
Hiltrud Breyer, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE)
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Commissario
Kyprianou, sono profondamente delusa, poiché, come
l’onorevole Scheele, mi aspettavo delle risposte stasera,
mi aspettavo che sarebbe stato indicato un termine entro
cui finalmente avremo standard più elevati per la
valutazione dei rischi.
Sono mesi che presento alla Commissione interrogazioni
specifiche sui temi connessi alla sicurezza e non ho
avuto risposte; oltretutto i funzionari in privato mi hanno
detto che non sono in grado di darmele. Lo studio
indipendente degli scienziati francesi non è l’unico a
giungere all’allarmante conclusione che il Monsanto 863
non è sicuro, che costituisce una grave minaccia per la
salute e che è da irresponsabili permetterne la
permanenza sul mercato.
37
E’ stato effettuato uno studio anche in Austria. Negli
Stati membri serpeggia un’allarmante preoccupazione.
Non possiamo quindi limitarci a negare questa realtà e a
nascondere la testa sotto la sabbia. Avrei voluto avere
delle risposte da lei oggi rispetto al fatto che anche
l’EMEA intravede un rischio nei due geni resistenti agli
antibiotici, sia per il MON 863 che per la patata Amflora,
per cui è stata presentata una richiesta di autorizzazione.
Anche la sua stessa Istituzione comunitaria contraddice
l’EFSA. Abbiamo veramente bisogno di avere delle
risposte da lei, Commissario Kyprianou! Non può
semplicemente limitarsi a dire che non ha intenzione di
rispondere. Persino il Consiglio l’ha invitata a rilasciare
delle dichiarazioni.
Trovo strano che all’EFSA siano occorsi tre mesi per
valutare lo studio Séralini. Tra l’altro mercoledì il
Professor Séralini sarà qui in Parlamento e potremo
quindi chiedergli direttamente se è fondato il via libera,
o piuttosto l’insabbiamento, dell’EFSA. Sappiamo in
effetti che gli studi dell’EFSA fanno ripetuti richiami a
Monsanto e contengono errori statistici. Tali elementi
sono stati evidenziati non solo dalla squadra di ricerca
francese, ma anche da molti Stati membri.
Ci rivolgiamo a lei per avere delle risposte su come
poter rimediare a questi errori in futuro, su come
possiamo affrontarli, su quale valore, eventualmente,
accordare al principio di precauzione. Occorre una
nuova valutazione. Vorrei che mi indicasse, signor
Commissario Kyprianou, senza mezzi termini se il MON
863 sarà nuovamente valutato. L’EFSA si è limitata a
riesaminare i vecchi dati. Non ha compiuto affatto una
seconda valutazione. E’ questo il nodo della questione su
cui abbiamo bisogno di una risposta!
(Il Presidente interrompe l’oratore)
1-121
Kathy Sinnott, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN)
Signor Presidente, in Francia gli scienziati hanno
recentemente rilevato gravi danni agli organi a livello
epatico e renale negli animali allevati con Monsanto 863.
Tre anni fa le autorità tedesche portarono all’attenzione
dell’EFSA alcuni studi compiuti nel loro paese in cui si
evidenziavano danni renali nei topi alimentati con
Monsanto 863. Eppure, nonostante ciò, l’EFSA ha
riaffermato la propria valutazione dei rischi in merito a
tale prodotto, dichiarando che è sicuro per gli animali da
allevamento. Dove sono gli studi dell’EFSA? Perché
esaminano solo i test effettuati dall’industria e si
limitano a compiere delle verifiche? Quanto è difficile
per tale organismo cercare di ripetere gli studi francesi e
tedeschi?
L’industria della biotecnologia in Europa sostiene che è
inevitabile affidarsi alle colture transgeniche. Il mio
timore è che questa sia solamente una profezia destinata
ad avverarsi. L’Europa è in grado di fornire ai propri
agricoltori del grano privo di OGM, ma se accettiamo
l’inevitabilità, se accettiamo studi sulla sicurezza che
non sono propriamente degli studi, allora gli allevatori
38
saranno costretti ad alimentare i propri animali con
OGM, perché altrimenti non avranno altro da dare loro.
Desidero ricordare all’EFSA che molti prodotti, dopo
anni di cosiddetta “sicurezza”, sono stati ritirati dal
mercato. Per farvi un esempio, il vaccino contro la
poliomielite che usiamo attualmente è il quarto, perché
gli altri tre, dopo essere stati somministrati agli esseri
umani per molti anni, alla fine sono stati ritirati a causa
delle crescenti prove che ne dimostravano la nocività.
Siamo tenuti ad osservare il principio di precauzione in
Europa, soprattutto quando parliamo dell’immissione di
organismi geneticamente modificati nell’ambiente,
considerando che con gli OGM eventuali effetti nocivi
potrebbero essere irreversibili.
1-122
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. –
(EN) Signor Presidente, so che le autorizzazioni degli
OGM rappresentano una questione delicata, ma prima di
tutto dobbiamo ricordarci che, ai sensi della legislazione
europea adottata dal Parlamento e dal Consiglio, i
prodotti OGM sono consentiti nell’Unione europea
purché superino la procedura di autorizzazione che ho
appena illustrato.
Secondo la procedura di autorizzazione la valutazione
dei rischi deve essere compiuta dall’EFSA. Pertanto, a
prescindere dal fatto che si possa essere a favore o
contro i prodotti OGM, siamo tutti vincolati dalla
legislazione europea. Questo è lo Stato di diritto e quindi
dobbiamo rispettarlo.
Prima di tutto, per quanto concerne l’operato dell’EFSA,
come sapete, il Parlamento è stato informato ed io stesso
ho reso una dichiarazione in questa sede. Abbiamo preso
decisioni per migliorare il lavoro dell’EFSA, al fine di
renderlo più preciso e tenere maggiormente in
considerazione le opinioni degli Stati membri e tutti gli
sviluppi scientifici che possono intervenire nel corso
della procedura di autorizzazione. La Commissione ha
varato un piano d’azione che è già stato approntato e che
è in via di attuazione, e che sarà altresì integrato nel
quadro legislativo nel corso del 2008. Il piano si innesta
nella strategia politica annuale per il 2008. In tale
contesto terremo conto delle modalità volte a migliorare
la situazione e avanzeremo proposte sulla base delle
opinioni degli Stati membri, sugli effetti a lungo termine
e su molti altri aspetti.
Devo inoltre precisare che nell’Unione europea vigono
gli standard più elevati e la legislazione più rigorosa in
assoluto in materia di prodotti OGM. Proprio per tale
ragione, come sapete, veniamo continuamente deferiti
all’OMC e in tale sede la situazione non è rosea per noi.
Ad ogni modo la nostra legislazione è stata accettata
dall’OMC, perché si basa su presupposti scientifici e le
decisioni si fondano sulla valutazione dei rischi; in
questo modo, riusciamo quindi ad adempiere ai nostri
obblighi internazionali, tenendo conto prima di tutto
della sicurezza dei consumatori e dei cittadini europei.
09/07/2007
Di conseguenza, non si tratta di preferenze personali
quanto piuttosto dell’applicazione della legislazione
vigente.
So che l’onorevole Breyer si riferiva a tali questioni.
Esiste una procedura. Dobbiamo reperire informazioni.
Vi saranno forniti tutti i dettagli in proposito. Ma, ripeto,
le questioni sul tappeto sono connesse al rischio e il
rischio non viene valutato da noi. Viene valutato
dall’EFSA. Pertanto dobbiamo attendere la decisione
dell’EFSA su questo punto prima di poter effettivamente
rispondere.
Su questo prodotto specifico sono state compiute molte
valutazioni e sono stati realizzati diversi studi. In ogni
singolo caso l’EFSA ha provveduto a ripetere le analisi e
a compiere una nuova valutazione della sua posizione ed
è sempre giunta alle stesse conclusioni. Di conseguenza,
la questione non è stata presa a cuor leggero. Non è stata
ignorata. Ogniqualvolta sono emerse nuove informazioni
scientifiche e nuove prove, sono state prese in
considerazione e abbiamo chiesto all’EFSA, che, ripeto,
è l’organismo comunitario preposto alla valutazione dei
rischi, di esaminarle. E’ vero che l’ultimo parere
dell’EFSA si è basato sullo studio esistente, ma anche il
documento del Professor Séralini si fondava sul
medesimo studio. La questione verteva sul metodo di
analisi, sulla maniera in cui era stata effettuata l’analisi
statistica dei dati esistenti, ed è questo il motivo per cui
abbiamo istituito una task force speciale sulle analisi
statistiche, composta da esperti interni ed esterni, la
quale ha rilevato difetti nelle analisi e nei risultati del
Professor Séralini. Pertanto non è sempre vero che chi è
negativo ha sempre ragione. Talvolta chi è positivo può
anche essere preciso e corretto.
Infine, per quanto concerne la questione degli studi su
cui dovrebbe fondarsi l’autorizzazione, è stato deciso di
continuare ad applicare la legislazione come è stata
varata originariamente; il richiedente ha la responsabilità
di fornire i dati e le informazioni derivanti dagli studi. In
tal modo sul richiedente ricade l’onere della prova che
saranno poi le autorità a valutare. Le autorità possono
richiedere ulteriori studi a propria discrezione e quindi il
richiedente è tenuto a dimostrare le proprie
argomentazioni. Non mi addentrerò nella questione del
costo che dovremmo affrontare se decidessimo di
cambiare il sistema. Il costo in fin dei conti ricadrà sui
contribuenti dell’Unione europea, non sull’industria. Ma
la ragione principale è che l’onere della prova deve
ricadere sui richiedenti e solo in questo modo l’autorità
potrà analizzare i dati partendo da un’analisi critica.
Vorrei ricordarvi che vige un sistema analogo in
relazione all’EMEA, l’Agenzia europea per i medicinali;
anche in questo caso l’industria fornisce tutti i test clinici
e gli studi e poi viene presa una decisione.
Di conseguenza, posso assicurarvi che prestiamo
attenzione e ci accertiamo che l’EFSA tenga in
considerazione e valuti tutte le nuove prove scientifiche
che possono emergere e che non appena verrà
identificato un rischio non esiteremo a prendere
09/07/2007
provvedimenti adeguati. Come sapete, lo abbiamo fatto e
personalmente l’ho fatto in passato in molte occasioni in
relazione ai prodotti non autorizzati.
1-123
Presidente. – La discussione è chiusa.
1-124
Accordo PNR con gli Stati Uniti d’America
(discussione)
39
di una razionalizzazione e di un accorpamento. I dati
sensibili saranno filtrati e saranno resi accessibili
solamente in circostanze eccezionali per cui sussiste una
giustificazione e saranno cancellati dopo 30 giorni. I
vettori aerei che non inviano ancora attivamente i dati
passeranno da un sistema “pull” a un sistema “push”
non appena sarà tecnicamente possibile. Ora tocca ai
vettori aerei introdurre nuove tecnologie quanto prima,
ma sia gli Stati Uniti che l’UE convengono sul fatto che
il sistema deve essere “push” e non “pull”.
1-125
Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione
della Commissione sull’accordo PNR con gli Stati Uniti.
1-126
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. –
(EN) Signor Presidente, come sapete, gli Stati Uniti e
l’Unione europea hanno concluso i colloqui in merito a
un accordo PNR a lungo termine con gli Stati Uniti.
Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare la
Presidenza tedesca e in particolare il Ministro Schäuble
per l’impegno personale che ha profuso affinché ciò
avvenisse. Il mandato unanime conferito dal Consiglio
dei ministri è stato adempiuto. Il nuovo accordo prevede
un livello elevato di protezione dei dati e impegni
importanti per la gestione dei futuri dati PNR europei.
E’ stato necessario affrontare diversi punti importanti. In
primo luogo, la lotta contro il terrorismo e la criminalità
internazionale su larga scala e, oltre al diritto alla
privacy e alla protezione dei diritti civili fondamentali, la
necessità per i vettori aerei di poter ottemperare a
disposizioni giuridiche diverse a un costo economico
accettabile, le più ampie relazioni transatlantiche e
l’effettiva portata internazionale di tali questioni. Gli
Stati Uniti hanno accettato un accordo internazionale
vincolante e in questo modo hanno compreso la
necessità di certezza giuridica.
L’accordo si suddivide in tre parti. La prima è un
accordo firmato da ambedue le parti. La seconda è una
lettera degli Stati Uniti all’UE in cui si offrono garanzie
sul modo in cui saranno gestiti i dati PNR europei in
futuro. E la terza è una lettera dell’UE agli Stati Uniti in
cui si riconoscono le garanzie e si conferma che su tale
base l’UE ritiene che il livello di protezione previsto dal
Dipartimento americano per la sicurezza interna è
adeguato rispetto ai dati europei PNR.
In passato lo scambio di impegni non aveva natura
vincolante. A mio avviso, ma anche secondo il Consiglio,
è stata compiuta una conquista di grande rilevanza con il
nuovo accordo, che sarà valido per 7 anni, garantendo
quindi un periodo ragguardevole di certezza giuridica.
Non è prevista l’estensione del periodo di conservazione
dei dati sui passeggeri da 3 anni e mezzo a 15 anni. E’
passato da 3,5 a 7 anni il periodo in cui i dati vengono
tenuti in un archivio attivo. Il periodo supplementare di
8 anni, già previsto in accordi precedenti, non è stato
ripreso nel presente accordo.
Lo scopo per cui saranno usati i dati rimane lo stesso. Il
numero di dati PNR è stato ridotto da 34 a 19 a seguito
Il Commissario competente per la giustizia, la libertà e
la sicurezza e il Segretario alla sicurezza interna degli
Stati Uniti avranno la responsabilità del sistema di
verifica. Infine gli Stati Uniti hanno dato il loro assenso
a tale sistema, che sarà probabilmente concordato
all’inizio dei negoziati.
La protezione conferita dalla legge statunitense sulla
tutela della privacy sarà estesa attraverso procedure
amministrative a cittadini stranieri, in particolare per
quanto concerne le pratiche di rettifica e correzione;
pertanto i cittadini comunitari avranno il diritto alla
protezione ai sensi di tale legge, diversamente da quanto
accadeva nell’accordo precedente.
E’ necessario compiere sforzi comuni allo scopo di
proteggere le nostre società, compresi i diritti umani, dai
tentativi distruttivi messi in atto dai terroristi. Gli ultimi
episodi avvenuti a Londra e a Glasgow hanno dimostrato
che il terrorismo è destinato a rimanere con noi ancora
per qualche tempo. Per tale ragione, come ho già
annunciato, presenterò un pacchetto in autunno che
conterrà nuove misure – sia di natura legislativa che
operativa – volte a migliorare e ad intensificare la nostra
capacità di cooperare sul piano internazionale contro il
terrorismo. Proporrò altresì che gli Stati membri dell’UE
istituiscano un sistema PNR europeo a livello nazionale
in quanti più paesi membri possibile.
1-127
Carlos Coelho, a nome del gruppo PPE-DE. – (PT)
Signor Commissario Frattini, onorevoli colleghi, innanzi
tutto desidero congratularmi con il Commissario e con la
Presidenza tedesca per gli sforzi che hanno profuso per
concludere questo accordo PNR. Era essenziale
scongiurare un vuoto giuridico che avrebbe lasciato le
compagnie aeree europee in una situazione difficile e
avrebbe messo a repentaglio la protezione dei nostri
cittadini.
Abbiamo sempre sostenuto l’idea di un accordo
internazionale a livello UE invece di 27 accordi
bilaterali, poiché l’Unione può assumere una posizione
più forte non solo nella prevenzione e nella lotta al
terrorismo, ma anche nella protezione dei diritti
fondamentali. Per tale ragione il gruppo PPE-DE si è
espresso a favore del conferimento di un mandato alla
Commissione per la riapertura dei negoziati. Siamo ben
consapevoli che i negoziati sono stati difficili e anche
che l’Europa era più determinata a trovare una soluzione
reciprocamente accettabile rispetto agli Stati Uniti.
40
Trovo però deprecabile che l’accordo sia composto da
tre parti: un accordo e due lettere che hanno un valore
vincolante diverso. Diversi punti sono migliorati, e il
Commissario Frattini ne ha menzionati alcuni, ma ve ne
sono altri che sono ben al di sotto delle nostre aspettative.
Mi preme quindi mettere in luce i seguenti aspetti. In
primo luogo, sono a favore della riduzione del numero
dei dati PNR, del passaggio da un sistema “pull” a un
sistema “push”, come è stato poc’anzi indicato.
Sappiamo che 13 linee aeree hanno già messo in atto il
sistema, ma molte altre non lo hanno ancora fatto. Vorrei
sapere che tipo di iniziative sta preparando la
Commissione per incoraggiare le compagnie aere ad
effettuare il passaggio.
Non riesco ancora ad accettare quello che, a mio avviso,
è un periodo eccessivamente lungo per la conservazione
dei dati. Sono lieto che sia stato incluso l’obbligo di
fornire informazioni adeguate ai passeggeri e accolgo
con favore le procedure di ricorso per i passeggeri, che
permetteranno loro di rettificare e correggere i dati in
possesso delle autorità statunitensi, benché non vi sia
ancora alcun solido meccanismo giuridico che consenta
ai cittadini europei di presentare ricorso nel caso in cui
venga fatto un uso improprio dei loro dati personali.
Temo che le misure supplementari volte a proteggere i
dati sensibili siano inadeguate e mi dispiace che non sia
stato pienamente garantito l’impiego dei dati da parte di
altre agenzie statunitensi.
E’ stato fatto molto, signor Commissario, ma rimane
ancora molto da fare e spero che il meccanismo di
controllo che avete concordato consentirà di correggere
alcuni degli aspetti negativi tuttora esistenti.
1-128
Stavros Lambrinidis, a nome del gruppo PSE. – (EL)
Signor Vicepresidente, oggi le porgo le mie più sincere
congratulazioni per l’accordo raggiunto con gli Stati
Uniti; il mio gruppo politico sa quanto alacremente lei vi
ha lavorato, soprattutto quando gli Stati Uniti
minacciavano di imporre unilateralmente condizioni
ancora peggiori alle compagnie aeree in assenza di un
accordo.
Purtroppo, però, quanto abbiamo non è primariamente
un accordo con gli Stati Uniti. In realtà è un accordo con
gli USA e con altri paesi a cui gli USA decidono
unilateralmente di trasferire dati personali di passeggeri
europei.
In secondo luogo è un accordo che prevede impegni solo
per l’Europa e non per gli Stati Uniti.
In terzo luogo, benché l’accordo fissi determinati limiti,
essi sono così poco chiari e zeppi di scappatoie che in
pratica consentiranno agli Stati Uniti di comportarsi
come meglio credono.
Consentitemi di essere più preciso: in primo luogo
l’accordo e la lettera allegata degli USA affermano che
l’America potrà trasferire le informazioni che l’Europa
09/07/2007
le invia a qualsiasi paese terzo senza nemmeno l’obbligo
di notifica. In altri termini, sul piano pratico l’Europa
firma l’accordo PNR non solo con gli USA ma con
qualsiasi altro paese del mondo a discrezione degli USA,
paesi che allo stato attuale non possono ricevere dati sui
cittadini europei direttamente dall’Europa in quanto noi
non abbiamo siglato alcun accordo specifico con loro. Il
mandato negoziale che avete ricevuto dal Consiglio
prevedeva davvero la facoltà di consentire il
trasferimento incontrollato di dati europei da parte degli
USA, mentre l’Europa non può fare lo stesso?
In secondo luogo, mentre l’Europa dichiara
espressamente di essere vincolata dall’accordo, gli USA
dichiarano espressamente di non essere vincolati
dall’accordo. Sono vincolati solamente dalle garanzie
unilaterali esposte nella lettera e dalle leggi statunitensi
che, se emendate, apporteranno automaticamente
modifiche all’accordo.
In terzo luogo, per quanto concerne le informazioni ai
passeggeri sull’uso che verrà fatto dei loro dati, non
esiste una disposizione in cui si obbligano i governi a
garantirne l’informazione; si esortano semplicemente le
compagnie aeree ad adoperarsi in questo senso. Ma
l’informazione ai cittadini è un imperativo del diritto
europeo. Perché non se ne fa cenno?
In quarto luogo, se gli USA violano l’accordo, l’unica
soluzione lasciata all’Unione europea consiste
nell’abolirlo completamente. Ma come potrà farlo,
signor Commissario, quando, se anche 26 Stati membri
su 27 riconoscessero la violazione e uno solo non la
ritenesse tale, l’accordo non potrà essere risolto a livello
europeo?
In quinto luogo, l’uso legittimo cui sono destinati i dati
sfugge ad ogni controllo. Se all’inizio della lettera l’uso
si limita alla lotta contro il terrorismo e alla grande
criminalità, immediatamente dopo è consentito qualsiasi
uso nei procedimenti penali o in ogni caso contemplato
dalla legge statunitense, ossia quasi per tutto.
Non è un accordo internazionale, perlomeno non nel
senso che i cittadini vi attribuiscono. Spero che sarà
emendato negli aspetti fondamentali prima di essere
firmato.
1-129
Sophia in ’t Veld, a nome del gruppo ALDE. – (EN)
Signor Presidente, prima di tutto rilevo che la Presidenza
del Consiglio è assente in questo importante dibattito, il
che è singolare, visto che ha la responsabilità dei
negoziati. Sono quindi grata per la presenza del
Commissario Frattini.
Tuttavia, per cominciare, obietto al collegamento
implicito che il Commissario Frattini ha tracciato con i
falliti attentati terroristici avvenuti la settimana scorsa
nel Regno Unito. Lo trovo fuori luogo: non ha nulla a
che vedere con i dati PNR.
09/07/2007
Ciò mi porta ad un aspetto importante che l’Assemblea
ha posto in luce diverse volte, vale a dire la necessità di
compiere una valutazione. Abbiamo bisogno di prove
atte a suffragare che l’uso dei dati PNR porti ad una
maggiore sicurezza e che tali dati non siano usati solo
per individuare persone che commettono reati di falso
documentale, che sono implicate nel traffico di
stupefacenti o altro. Abbiamo bisogno di prove, non di
semplici aneddoti.
Il Commissario Frattini ha affermato che si tratta di un
accordo valido. Ebbene, questo documento ha un duplice
scopo: innanzi tutto, punta a legalizzare il trasferimento
dei dati da parte dei vettori e, in secondo luogo, mira ad
assicurare, come ha detto il Commissario, un livello
elevato di protezione dei dati. L’accordo manca
miseramente il secondo obiettivo; non è giuridicamente
vincolante, afferma esplicitamente che non conferisce
alcun diritto a singoli individui o a determinate categorie.
Potrebbe forse essere più chiaro? Poi, superficialmente
sembra un buon accordo, ma è zeppo di scappatoie, di
definizioni aperte e di eccezioni, ad esempio, riguardo
alla limitazione o ai periodi di conservazione dei dati,
che si allungano fino a 15 anni e forse anche di più, e
tale estensione sarà applicata retroattivamente. Pur non
essendo un avvocato, lo trovo alquanto strano.
La riduzione del numero dei dati da 34 a 19 è un insulto
alla nostra intelligenza. Se osservate i dati, non si tratta
di una diminuzione: i 34 dati sono stati accorpati in 19
campi. Non sono stupida. Forse non abbiamo alcun
potere in questo senso, ma non siamo stupidi.
Per quanto riguarda il sistema “push” o “pull”, ci è stata
fatta la stessa promessa già nel 2004. Eppure non
disponiamo ancora di questo sistema! E’ tecnicamente
fattibile, quindi perché non ne siamo ancora dotati?
Manca completamente la verifica democratica.
Quest’Aula forse non avrà più competenze, ma i
parlamenti nazionali sono del tutto esclusi. Ad alcuni di
essi sarà sottoposto l’accordo per l’approvazione, ma
potranno solo dire “sì” o “sì”, perché non dispongono di
tempo sufficiente, non vengono date loro tutte le
informazioni necessarie – solamente informazioni molto
sommarie – ed è stato appena precisato che, se uno dei
parlamenti nazionali opterà per la bocciatura, non ci sarà
alcun accordo, e nessun parlamento vorrà assumersi tale
responsabilità, quindi sono tutti con le spalle al muro.
Per quanto concerne la legge statunitense sulla tutela
della privacy, è positivo che ora si applichi anche ai
cittadini europei. Lo abbiamo chiesto molte volte. Però
sappiamo tutti che l’amministrazione Bush ricorre ad
ogni sorta di eccezione e di deroga a questa legge, che,
guarda a caso, si applica sia ai cittadini americani che a
quelli europei.
Per concludere, in relazione alla proposta del
Commissario Frattini sul sistema PNR europeo – che
non è una vera proposta, in quanto l’ha lanciata in una
conferenza stampa invece di presentare una proposta
vera e propria dinanzi a quest’Assemblea – credo che il
41
momento, ossia la settimana scorsa, fosse quello
sbagliato e ora vorrei sapere che giustificazione ha un
progetto del genere. Non sappiamo nemmeno quale sia
l’utilità dell’accordo PNR con gli Stati Uniti. Non
sappiamo quanti terroristi sono stati catturati, quanti
attentati sono stati sventati e quanti falsi positivi ci sono
stati. Abbiamo insistito affinché sia effettuata una
valutazione prima di firmare un nuovo accordo.
Infine, desidero raccomandare al gruppo PPE-DE di
sostenere la proposta di risoluzione comune che
negozieremo domani, di esaminare molto attentamente
l’accordo e di leggere tra le righe, perché non è valido
come sembra.
1-130
Kathalijne Maria Buitenweg, a nome del gruppo
Verts/ALE. – (NL) Signor Presidente, questo è il terzo
accordo di cui discutiamo in Parlamento sul
trasferimento dei dati dei passeggeri agli Stati Uniti, e le
cose non migliorano affatto. Signor Commissario
Frattini, lei dichiara che i dati saranno usati solamente ai
fini della lotta contro il terrorismo o contro la criminalità
internazionale su vasta scala. Visto che lei conosce
molto bene l’accordo, saprà anche che l’Allegato II
contiene la frase, già menzionata dall’onorevole
Lambrinidis, “o altrimenti previsto dalla legge, ossia
dalla legge statunitense” il che naturalmente amplia di
molto il campo d’azione.
In linea generale ritengo che questo non sia nemmeno il
luogo per rappresentare la realtà in maniera migliore di
quanto lo sia veramente. Ciò vale anche per i dati, come
ha detto l’onorevole in ’t Veld poc’anzi. Ho i due
allegati qui di fronte: il vecchio allegato dell’accordo
precedente e il nuovo allegato del presente accordo, uno
dei quali contiene 19 campi di dati mentre l’altro ne
contiene 34. Vorrei che lei mi indicasse, signor
Commissario, quali dati, a suo parere, non saranno più
trasferiti agli Stati Uniti. Vorrei avere una risposta su
questo punto specifico, poiché, per come la vedo, non vi
è un solo dato che non sarà più trasferito agli USA, per
non parlare poi di 15.
Passando poi alla questione del sistema “push” o “pull”,
anche in questo caso sono stanca di vedere gente che si
comporta come se fosse stato compiuto un grandissimo
progresso. Gli americani hanno avanzato questa proposta
due volte, ed è stato necessario ricorrere nuovamente
alle vie negoziali solo per indurli a mantenere le loro
promesse. E’ senz’altro un fatto inammissibile nelle
relazioni transatlantiche.
Infine, oggi ho consultato il sito del Dipartimento per la
sicurezza interna per controllare come funzionano le
richieste di rettifica. Il sito afferma che, se un soggetto
ritiene di essere sospettato, se il suo nome compare in
una lista di soggetti sospettati cui è negato l’accesso a
bordo dell’aeromobile, non è possibile sapere che dati
sono in archivio, però tale soggetto è tenuto ad
informare il dipartimento circa i motivi per cui ritiene di
essere sospettato. Di certo non è questo il modo di
permettere ai passeggeri di apportare correzioni ai propri
42
dati PNR! Pertanto potrei anche dichiarare, ad esempio,
di essere vegetariana, ma questo non vuol dire proprio
nulla. E’ assolutamente assurdo che le persone non
possano avere accesso ai dati sulla base dei quali
sembrano essere giudicate.
1-131
Jeanine Hennis-Plasschaert (ALDE). – (NL) Signor
Presidente, dopo infiniti dibattiti, e tira e molla, speravo
di avere una spiegazione adeguata rispetto all’efficacia o
alla presunta efficacia di un accordo come questo.
Tuttavia, questa speranza è svanita non appena l’ho letto,
dopo che era stato annunciato in pompa magna dal
Ministro Schäuble e altri, compreso lei.
Non è stata proferita nemmeno una parola su questa
presunta efficacia. Quanti terroristi sono stati fermati su
due piedi ai sensi dell’accordo temporaneo vigente?
Ovviamente, come la Commissione, anch’io comprendo
l’importanza di avere un accordo, soprattutto per
salvaguardare la posizione dell’industria europea
dell’aviazione. La certezza giuridica è importante per
tutti, ma le regole e le normative non devono essere fini
a se stesse.
Leggendo l’accordo, mi ha colpito soprattutto l’entità
degli oneri di cui deve farsi carico l’UE. Non riesco
proprio a capire perché l’Unione si lascia relegare in una
posizione di assoluta sudditanza. Sia il Consiglio che la
Commissione potrebbero imparare dalla perseveranza
mostrata dalla nostra paladina, l’onorevole in ’t Veld. A
lei va dato il merito e vanno riconosciuti gli sforzi senza
riserve che ha compiuto.
Infine, benché la lotta contro il terrorismo sia
ovviamente importante, continuo ad avere la sensazione
che rischiamo di perdere ogni contatto con la realtà in
quest’ambito. L’accordo in esame è ben lungi dall’essere
adeguato.
1-132
Sarah Ludford (ALDE). – (EN) Signor Presidente,
temo che dovrò continuare in toni leggermente scettici,
ma prima di tutto ho una domanda per il Commissario.
Potrebbe indicarci la base giuridica di questo accordo da
parte dell’UE? L’unico riferimento che riesco a trovare
rispetto agli strumenti giuridici riguarda leggi
statunitensi. Non trovo alcun riferimento alle basi
giuridiche contenute nei Trattati. Mi ricordo che prima si
parlava degli articoli 24 e 38. Se l’articolo 38 è una delle
basi giuridiche, allora perché il Parlamento europeo non
viene formalmente consultato?
In secondo luogo, si sente molto parlare della necessità
di questo accordo per combattere il terrorismo. Se il
terrorismo è una priorità così importante per l’UE,
perché siamo stati quattro mesi senza un coordinatore
per l’azione contro il terrorismo?
In terzo luogo, questo accordo prevede la raccolta di una
enorme quantità di dati su tutti, destinati ad essere usati
per l’elaborazione di profili, per l’estrapolazione di dati,
eccetera, ma rileviamo che le misure mirate contro il
terrorismo trovano scarsissima applicazione.
09/07/2007
Il direttore dell’Interpol ultimamente ha sferrato “un
attacco senza precedenti contro il Regno Unito”, per
usare la definizione della stampa, in quanto non sono
stati compiuti i controlli sui passeggeri usando la banca
dati Interpol sui passaporti rubati. Quando la
Commissione l’anno scorso ha presentato una relazione
sulla posizione comune del gennaio 2005, non è stata
affatto impressionata dai risultati degli Stati membri.
Solo un numero esiguo di Stati membri aveva approntato
le infrastrutture necessarie affinché le autorità potessero
effettuare ricerche nelle banche dati dell’Interpol – 8
paesi membri su 25 non hanno risposto alle domande
della Commissione – e pochissimi Stati membri si sono
accertati che le autorità nazionali preposte
all’applicazione della legge consultassero tale banca dati.
Gli Stati membri stanno completamente ignorando i
propri obblighi.
Infine, disponiamo della direttiva comunitaria APIS del
2004, che avrebbe dovuto essere attuata l’anno scorso. Il
Commissario può indicarci se gli Stati membri hanno
attuato la direttiva? Perché riguarda solo l’immigrazione
clandestina? Perché non stabilisce controlli sui
passeggeri secondo liste di controllo antiterrorismo?
Esistono moltissime misure che sono state già varate e
che rimangono assolutamente lettera morta per gli Stati
membri. Procediamo ad attuare queste misure prima di
predisporre una sorveglianza di massa sull’intera
popolazione.
1-133
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. –
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio tutti
coloro che sono intervenuti, anche se non condivido la
maggior parte degli interventi, voi sapete che io mi
esprimo sempre con assoluta franchezza.
Onorevoli deputati, gli accordi si fanno in due. Gli Stati
Uniti hanno il potere di concordare o di rifiutare un
accordo. Noi avevamo il dovere, in primo luogo, di
chiedere un mandato al Consiglio dei ministri, mandato
che ci è stato dato e all’interno del quale abbiamo
operato. L’accordo è stato approvato dagli Stati
membri – da chi cioè ci aveva attribuito il potere di
negoziare – i quali hanno evidentemente ritenuto che
tale accordo fosse uno strumento immensamente
migliore dell’eventualità di non avere affatto un accordo
dopo il 31 luglio di quest’anno, cioè tra pochi giorni.
Francamente, avrei voluto ascoltare da chi ha criticato
aspramente tale accordo almeno una riflessione sulla
conseguenza di non averne alcuno. Qualcuno di voi può
immaginare che le compagnie aeree avrebbero negoziato
bilateralmente con gli Stati Uniti, ottenendo un maggior
livello di protezione dei dati personali? Credo che
nessuno possa neanche immaginare che ciò sarebbe
accaduto. La protezione dei dati personali dei cittadini
europei sarebbe stata gravemente a rischio se fosse
mancata la certezza delle regole giuridiche.
Come voi sapete, si tratta per la prima volta di un
accordo vincolante, a differenza del precedente, il quale
09/07/2007
non aveva impegni vincolanti ma unilaterali. In tale
accordo abbiamo riconosciuto il principio “push”,
chiesto a più riprese da questo Parlamento, quale criterio
fondamentale. Se alcune compagnie aeree hanno
dichiarato di non essere ancora in grado di passare dal
sistema “pull” al sistema “push”, ciò non dipende né
dagli Stati Uniti né dall’Europa, bensì dal fatto che
alcune di esse non sono ancora state tecnicamente in
grado di cambiare il sistema. Poiché altre sono state in
grado di farlo, ciò dipende dalla capacità tecnica e dalla
buona volontà e noi le aiuteremo a compiere questo
passo.
Noi abbiamo stabilito il criterio del sistema “push”:
tuttavia, se una compagnia aerea dichiara di non essere
tecnicamente in grado di attuarlo, occorre valutare altre
proposte. Possiamo bloccare per quella compagnia aerea
il diritto di atterraggio? Io sono pronto a esaminare delle
proposte ma abbiamo anche fissato una data, ossia la
fine di quest’anno, la quale sembra tecnicamente
fattibile, dal momento che la IATA (l’Associazione
internazionale per il trasporto aereo) ci ha detto che è
ragionevole pensare che entro sei mesi tutte le
compagnie aeree saranno tecnicamente in grado di
introdurre il nuovo sistema. Si tratta unicamente di una
ragione tecnica.
Abbiamo stabilito la distruzione dei dati sensibili entro
trenta giorni, il che non era previsto in precedenza;
abbiamo stabilito che ai cittadini europei si applicherà la
legge americana sulla privacy, che in numerosi dibattiti
in questo Parlamento era stata indicata come una
condizione importante e rigorosa: i cittadini europei
potranno richiamarsi alla stessa legge dei cittadini
americani qualora il Dipartimento americano abbia
violato l’uso dei loro dati. Questo elemento non era
presente, io sto citando dati di fatto.
L’onorevole Lambrinidis ha fatto un richiamo corretto ai
paesi terzi. E’ vero che i dati in questione possono essere
trasmessi ai paesi terzi ma, come già sapete, è stato
previsto che il potere di controllo sul loro uso corretto
sia lo stesso. Il fatto che vengano trasmessi a un paese
terzo non pregiudica il potere di controllo: il paese terzo
utilizzerà quei dati secondo le stesse regole stabilite
nell’accordo in oggetto e nell’ambito della stessa facoltà,
che noi conserviamo, di verificare se i dati sono stati o
meno utilizzati correttamente.
Qualcuno ha chiesto a proposito della possibilità di
denunciare l’accordo: questa possibilità ovviamente
esiste, in caso di violazioni sostanziali e voi conoscente
perfettamente la base giuridica adottata. L’articolo 24
del trattato è una base intergovernativa e non, purtroppo,
una base comunitaria perché la Corte di giustizia
dell’Unione europea ha deciso così. In precedenza era
stato negoziato un accordo su una base che prevedeva la
vostra piena partecipazione come Parlamento europeo.
Purtroppo, una sentenza della Corte di giustizia ha
stabilito che la base giuridica non era corretta e, come
sapete, tutto è riconducibile a tale sentenza.
43
E’ vero, onorevole Lambsdorff, molti Stati membri non
si adeguano alle norme europee, che dovrebbero invece
pienamente applicare. Lei sa perfettamente non solo che
io ho pubblicato, pochi giorni fa, lo stato dell’arte paese
per paese ma anche che ho avviato delle procedure di
infrazione e non credo di dover attendere lo svolgimento
di queste ultime per adottare proposte utili per
combattere il terrorismo.
Non condivido l’opinione di chi afferma: “Prima
facciamo altre cose e poi occupiamoci del terrorismo”. Il
terrorismo è una drammatica minaccia attuale. Credo
che questo accordo avrebbe potuto essere migliore se
fossimo stati da soli a negoziarlo ma poiché gli accordi
si fanno in due, esso è un compromesso e, nella logica
del compromesso, il Consiglio dei ministri ha
unanimemente adottato un parere favorevole. Io credo
che abbia fatto bene a farlo e la Presidenza tedesca, che
ha tanto lavorato a questo accordo, ha ottenuto il giusto
riconoscimento.
Si tratta di un accordo vincolante che sicuramente
aiuterà a combattere il terrorismo, o meglio ancora, a
prevenirlo. Nessun membro della commissione LIBE
può infatti dimenticare che il ministro degli Interni degli
Stati Uniti è venuto in Parlamento, consegnandovi degli
elementi e in alcuni casi dei fatti precisi di sospetti
terroristi che sono stati bloccati grazie ai dati PNR. Si è
trattato di pochi casi, che riguardano tuttavia persone che
erano state fermate grazie ai dati PNR e sono state poi
coinvolte in attentati con esplosivi in altre parti del
mondo.
Credo che nonostante le molte valutazioni di impatto che
abbiamo fatte e che potremo fare, l’accordo in oggetto,
che garantisce certezza del diritto, sia infinitamente
meglio dell’assenza di un accordo. Mi spiace se non
siamo d’accordo su questo punto ma io ho il dovere
della sincerità.
1-134
Kathalijne Maria Buitenweg (Verts/ALE). – (EN)
Signor Presidente, manca un’informazione importante. Il
gruppo PPE-DE in parte basa la propria opinione
positiva sul fatto che il numero di dati ora inviati agli
USA sia passato da 34 a 19. Ho chiesto alla
Commissione di indicarmi quali dei 15 dati non vengono
più trasferiti agli USA, perché, per quanto posso
constatare – come ha fatto presente anche l’onorevole
Sophia in ’t Veld – nella maggior parte dei casi i campi
sono stati accorpati e quindi il cambiamento è per lo più
cosmetico. Vorrei convincermi del contrario. Chiedo che
la Commissione elenchi i 15 campi di dati che non
verranno più trasferiti agli Stati Uniti.
1-135
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì, 12 luglio 2007.
1-136
Prospettive del mercato interno del gas e
dell’elettricità (discussione)
44
1-137
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A60249/2007), presentata dall’onorevole Vidal-Quadras a
nome della commissione per l’industria, la ricerca e
l’energia, sulle prospettive del mercato interno del gas e
dell’elettricità [2007/2089(INI)].
1-138
Alejo Vidal-Quadras (PPE-DE), relatore. – (ES)
Signor Presidente, il 10 gennaio la Commissione ha
presentato il cosiddetto pacchetto sull’energia nel cui
ambito ha tracciato un’analisi complessiva della
situazione energetica dell’Unione europea, toccando
anche gli aspetti legati al contributo delle fonti di energia
rinnovabile, all’uso sostenibile delle fonti convenzionali
e alla creazione di un mercato interno competitivo e
aperto per il gas e l’elettricità.
La relazione che il Parlamento approverà domani
risponde alle questioni principali sollevate dalla
Commissione in relazione a quest’ultimo punto: il
mercato interno. Il testo approvato in seno alla
commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, che è
stato concordato da tutti i gruppi politici, rispecchia il
fatto che esiste un netto consenso sulla maggior parte
delle questioni e speriamo che il Commissario Piebalgs
troverà utili i nostri contributi quando a settembre si
tratterà di adottare il terzo pacchetto sulle
liberalizzazioni.
Passando ai contenuti della relazione, il Parlamento
ritiene che sia necessario un maggiore coordinamento a
livello europeo in relazione al quadro normativo. Il
sistema attuale – in cui vigono 27 normative diverse in
27 Stati membri – rappresenta un grave ostacolo al
mercato interno, soprattutto per gli scambi
transfrontalieri
e
per
la
promozione
delle
interconnessioni. Ne discende quindi la proposta di
creare un organismo su scala europea incaricato di
affrontare questi aspetti.
Siamo altresì lieti per il fermo impegno del Consiglio a
realizzare il 10 per cento delle interconnessioni tra gli
Stati membri, questione che riveste una particolare
importanza per gli Stati ultraperiferici.
A livello nazionale le autorità di regolamentazione
devono essere del tutto indipendenti dai governi e
dall’industria e le loro competenze devono essere
incrementate affinché possano assicurare il rispetto della
legge. Le autorità nazionali di regolamentazione devono
garantire che i mercati siano trasparenti e aperti a tutti e
che non vi siano abusi da parte delle società esistenti.
Conveniamo altresì sulla progressiva eliminazione delle
tariffe regolamentate. Diversi Stati membri praticano
questo genere di tariffe, che originariamente avevano lo
scopo di impedire alle nuove aziende di accedere al
mercato. In taluni casi sono così basse che non
rispecchiano i costi reali e lanciano un messaggio falso
ai consumatori.
Siamo in un periodo in cui è necessario operare un
cambiamento radicale nelle abitudini dei consumatori e,
09/07/2007
per ottimizzare le risorse energetiche, i cittadini devono
essere pienamente consapevoli del loro vero valore.
Inoltre la relazione introduce – se mi consentite di usare
il temine – un capitolo sociale, in cui si fa presente agli
Stati membri che il completamento di un mercato
competitivo per l’energia non deve mai comportare
l’indebolimento dei diritti dei consumatori e che i nostri
obblighi verso le fasce vulnerabili della società devono
rimanere tali.
Infine passo alla questione che ha scatenato maggiori
polemiche: la separazione della proprietà tra la
produzione e la distribuzione dell’elettricità. La
maggioranza della commissione per l’industria, la
ricerca e l’energia ritiene che tale separazione sia per noi
una misura appropriata al fine di realizzare una
maggiore trasparenza, garantire gli investimenti e
assicurare l’accesso al mercato a nuove aziende.
Sono questi i punti fondamentali della relazione, signor
Presidente, ed ora non mi resta che ringraziare la
Direzione generale “Traduzione ed edizione” oltre che la
Presidenza del Parlamento per il prezioso aiuto senza il
quale non sarebbe stato possibile ultimare la relazione in
soli quattro mesi, in tempo per garantire la nostra fattiva
presenza nel processo legislativo. Desidero inoltre
sottolineare l’eccellente cooperazione con i relatori
ombra e con i gruppi politici. E’ stato un vero piacere
negoziare la relazione con loro e speriamo che il voto di
domani segni una felice conclusione di tutto questo
lavoro.
1-139
PRESIDENZA DELL’ON. KRATSATSAGAROPOULOU
Vicepresidente
1-140
Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN)
Signora Presidente, credo che comincerò da dove ha
terminato l’onorevole Vidal-Quadras, ringraziandolo in
primo luogo per tutto il lavoro svolto e per l’impegno.
Desidero inoltre ringraziare la commissione per
l’industria, la ricerca e l’energia per il dibattito attivo e
tutti coloro che si sono adoperati affinché la relazione
potesse essere adottata in così poco tempo. E’ veramente
una conquista che apprezziamo molto.
La relazione, se verrà adottata – e spero che sia adottata
domani – aprirà la strada alla proposta legislativa della
Commissione che stiamo cercando di approntare per
settembre. E’ una relazione molto importante e
necessaria, quindi dedicheremo i restanti mesi di luglio e
agosto alla preparazione di una buona proposta
legislativa che rispecchi veramente tutti i punti sollevati
dal Parlamento.
Per cominciare desidero illustrare il motivo per cui
abbiamo bisogno di questa proposta. Credo sia molto
importante non perdere mai di vista la ragione per cui la
Commissione crede davvero in questa proposta. Da un
punto di vista formale sussiste l’argomentazione
secondo cui le due relazioni della Commissione e la
09/07/2007
relazione finale sull’indagine nel settore dell’energia
chiaramente indicano che sono necessarie nuove misure
legislative a livello europeo per conseguire gli obiettivi
basilari della sicurezza dell’approvvigionamento e della
competitività.
Tuttavia non sono le uniche ragioni. E’ intervenuto un
cambiamento sostanziale nel mondo dell’energia che
giustifica la proposta. In primo luogo, da una prospettiva
storica rileviamo che i prezzi sono elevati. Il prezzo del
petrolio al barile, che ora si attesta sui 70 dollari, è di
certo molto alto. Adesso si sentono poco parlare coloro
che di solito propendono per una tendenza al ribasso dei
prezzi del greggio. Se i prezzi del petrolio sono elevati,
allora anche i prezzi del gas sono elevati e influiscono
sul prezzo del carbone – sostanzialmente tutti i costi
dell’energia sono più elevati. Possiamo prevedere che la
tendenza al rincaro continuerà a causa dell’aumento dei
consumi e dell’aumento della domanda globale dovuta
all’incremento demografico.
La seconda sfida, quella del cambiamento climatico, è
molto più evidente. Sappiamo che il settore energetico è
al primo posto per produzione di gas ad effetto serra,
quindi dobbiamo rafforzare gli strumenti atti contrastare
questo fenomeno. Ultimo punto, ma non per questo il
meno importante: c’è anche la sfida dell’allargamento
dell’UE. Con i nuovi paesi che hanno aderito all’Unione
europea abbiamo una necessità molto maggiore di
istituire meccanismi di solidarietà più forti nel settore
energetico nell’UE. Molti di questi paesi dipendono da
un unico fornitore e sarebbero estremamente vulnerabili
nell’ipotesi in cui fossero sospese le forniture.
Gli obiettivi della politica energetica – la sicurezza
dell’approvvigionamento e la competitività – dipendono
molto dalla situazione nel mercato comune dell’UE. Il 1°
luglio 2007 è intervenuto un importante cambiamento di
percezione perché ora ogni consumatore legalmente ha
la possibilità di scegliere il proprio fornitore. Questa
misura invierà un messaggio concreto per gli
investimenti e dovrebbe aumentare la qualità. Ma il
messaggio è stato smorzato, poiché in molti Stati
membri sono stati presi provvedimenti in maniera
esitante e non sufficientemente coesa.
E’ stato detto che il rincaro delle materie prime a livello
mondiale è dovuto alla liberalizzazione, ma la ragione
non è mai la liberalizzazione. In realtà la liberalizzazione
non è mai avvenuta, quindi, a prescindere dai
provvedimenti che saranno presi, dobbiamo fornire
garanzie in modo che tutti i cittadini e tutte le imprese
dell’Unione europea abbiano la possibilità e il diritto di
scegliere il proprio fornitore. Se il prezzo o il servizio
non sono soddisfacenti, allora devono essere apportati
cambiamenti senza temere tale processo. Credo sia
assolutamente necessario assumere misure più incisive
che portino una maggiore concorrenza e più Europa,
perché la forza dell’Europa risiede nella sua portata e nel
suo campo d’azione.
Le misure principali sono state ben sintetizzate dal
relatore. Desidero solamente fare una riflessione su un
45
paio di provvedimenti. La separazione è di certo la
chiave. Sono molto lieto per la formulazione del testo
sulla separazione in materia di elettricità.
In relazione al gas devono essere tenute in
considerazione ulteriori argomentazioni, anche se in
pratica la situazione non è diversa. Sempre riguardo al
gas, se la separazione non viene compiuta in maniera
adeguata, le forniture non arriveranno ai consumatori e
quindi il mercato languirà per la mancanza di materia
prima.
La trasparenza è importante. Per quanto concerne la
normativa dobbiamo compiere un’analisi duplice. In
primo luogo dobbiamo esaminare il livello dei flussi di
energia nel mercato transfrontaliero e in secondo luogo
dobbiamo accertarci che le autorità nazionali di
regolamentazione abbiano il potere, ma anche l’obbligo,
di sovrintendere ai nuovi investimenti. Esse non sono
responsabili solamente della vigilanza sul mercato. In
effetti devono anche assicurarsi che vengano effettuati
gli investimenti. La cooperazione tra operatori dei
sistemi di trasmissione deve essere rafforzata proprio
come le politiche sull’interconnessione.
Desidero inoltre rilevare che sono emersi altri due punti
positivi importanti sull’efficienza energetica, sulle reti
intelligenti, sul biogas e sull’equilibrio nei contratti a
lungo termine. Mi preme difendere un’argomentazione
che forse è stata tralasciata nella relazione, o che è stata
esposta in maniera molto cauta. Per quanto attiene alla
cooperazione regionale gli sviluppi del mercato
pentalaterale dimostrano incontestabilmente che possono
nascere molte opportunità anche lavorando sul mercato
regionale. Al contempo, convengo con il Parlamento,
dobbiamo sempre essere prudenti per non dividere il
mercato interno, anzi dobbiamo usare questa iniziativa
per promuoverlo nella sua interezza.
Per concludere, desidero rinnovare i miei ringraziamenti
a tutti coloro che hanno reso un contributo. Tutti i punti
affrontati nella relazione saranno presi in debito conto
nella proposta della Commissione. Non dobbiamo
dimenticare che l’energia è una materia prima
particolare, come la terra, l’acqua e l’aria. Allo stesso
tempo potrei dire che è la materia prima che scarseggia
di più in questo momento e sarà così fintanto che non
avremo imparato a produrre più energia sfruttando i
raggi del sole, il vento o la biomassa.
1-141
Sophia in ’t Veld (ALDE), relatore per parere della
commissione per i problemi economici e monetari. – (NL)
Signora Presidente, prima di tutto desidero
congratularmi con il relatore. Il documento approvato
dalla commissione per i problemi economici e monetari
in realtà combacia perfettamente con il nostro parere, il
quale sostanzialmente corrisponde anche al punto di
vista della Commissione e alla posizione che avevo
illustrato in veste di relatrice.
E’ chiaro che nel XXI secolo abbiamo bisogno di un
mercato interno pienamente sviluppato e autentico per
46
l’energia. Questa esigenza è stata ribadita chiaramente al
vertice di due settimane fa e quindi dobbiamo creare una
vera concorrenza. Alla luce di tali presupposti il
protezionismo appare del tutto sbagliato. Ho apprezzato
molto che la relazione indichi quanto sia necessaria la
reciprocità – perché troppo spesso assistiamo ad un
situazione in cui i paesi che vogliono proteggere le loro
imprese nazionali compiono acquisizioni anche in altri,
il che ovviamente è inammissibile.
E’ inutile dire che gli interessi dei cittadini devono
essere tutelati; infatti, è giusto affermare che l’energia è
un bene particolare, ma deve rientrare negli obblighi di
servizio pubblico e il governo deve assumersi le proprie
responsabilità, invece di ricorre al protezionismo. Alla
protezione dico “sì”. Al protezionismo di mercato dico
“no”.
Infine sono molto lieta che sia stato esplicitamente
incluso nella relazione un desiderio che i liberali hanno
da tanto tempo: creando condizioni omogenee e
internalizzando i costi ambientali esterni nel prezzo, le
fonti rinnovabili di energia ora conquisteranno un reale
margine competitivo rispetto alle altre fonti energetiche,
e questo sarà positivo per l’ambiente.
1-142
Brigitte Douay (PSE), relatore per parere della
commissione per lo sviluppo regionale. – (FR) Signora
Presidente, a nome della commissione per lo sviluppo
regionale desidero sottolineare che il completamento del
mercato interno dell’energia deve rientrare nell’obiettivo
della coesione economica, sociale e territoriale
dell’Unione europea. Esso deve quindi puntare a
realizzare un livello elevato di servizio pubblico e deve
garantire la sicurezza dell’approvvigionamento oltre a
soddisfare interamente le esigenze dei consumatori.
Infatti la concorrenza piena in questo mercato specifico
del gas e dell’elettricità è giustificabile solo se i prezzi
saranno più bassi, i servizi più capillari e l’assistenza ai
consumatori più efficiente.
Desidero quindi porre un accento specifico sulla
considerazione per i cittadini più vulnerabili e sulla
sicurezza dell’approvvigionamento nelle regioni
sottosviluppate, nelle regioni con handicap naturali e
nelle regioni ultraperiferiche. Deve essere riservata
un’attenzione particolare anche alle regioni di frontiera,
che sono le prime a beneficare degli effetti del mercato
interno.
Per completare questo mercato occorrono una
trasparenza totale e un’informazione esaustiva e non
distorta sull’origine dell’energia, soprattutto quando si
tratta di fonti di energia rinnovabile. In proposito le
autorità regionali e locali devono essere sostenute
dall’Unione europea nei loro sforzi atti a promuovere
l’efficienza energetica e il risparmio di energia,
soprattutto nei trasporti e nel settore residenziale.
Desidero concludere ringraziando l’onorevole VidalQuadras per aver accolto nella relazione una serie di
osservazioni che avevamo formulato.
09/07/2007
1-143
Herbert Reul, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE)
Signora Presidente, onorevoli colleghi, è estremamente
difficile trovare un struttura migliore per il mercato
interno dell’energia. Certamente abbiamo tantissimi
problemi, in alcuni casi perché l’energia è nelle mani di
imprese statali, in altri perché è nelle mani di un
oligopolio e, in altri ancora, perché lo Stato interferisce e
fissa i prezzi. Di conseguenza, bisogna riflettere in
maniera approfondita sulle modalità per andare oltre la
creazione di un mercato.
Alcuni settori del Parlamento hanno sollevato obiezioni
rispetto alle proposte. Alla luce di alcune di queste
proposte la separazione della proprietà apparirebbe
veramente come l’unico modo per garantire una certa
liberalizzazione nel mercato interno. I dati però non
necessariamente suffragano questa ipotesi. Basta
esaminarli. Gli Stati e le imprese che operano nel settore
dell’energia non sempre investono prioritariamente in
reti che sono frammentate; i dati disponibili indicano che
gli Stati e le imprese investono massicciamente negli
interconnettori e nelle reti che non sono frazionate.
Dobbiamo allora chiederci se veramente dobbiamo
operare una distinzione tra Stati membri in cui le
imprese per l’energia sono di proprietà statale e quelli in
cui sono private. Perché la separazione si applica solo ai
sistemi che sono di proprietà privata e non si estende
invece anche ai sistemi statali?
Quanto tempo ci vorrà prima che questo strumento di
separazione della proprietà completi l’intero processo
legislativo e sia messo in atto? Vogliamo apportare
cambiamenti il più velocemente possibile! L’esperienza
però ci insegna che, se mettiamo in moto il meccanismo
adesso, con tutta probabilità occorreranno anni prima di
vederne gli effetti.
L’ultimo punto, ma non per questo il meno importante,
verte sulla questione di chi effettivamente acquisterà
queste reti. Chi ne avrà la proprietà in futuro? Lo Stato,
altre imprese – Gazprom o gli hedge fund – e come
funzionerà? E’ questo che vogliamo veramente? Dubito
che sia stata individuata la modalità giusta con questo
strumento. Per tale ragione propongo che siano offerte
agli Stati membri più alternative, come ISO o RIO, ossia
la cooperazione regionale. Dobbiamo pensare a come
realizzare l’obiettivo comune che ci siamo dati
avvalendoci dei metodi più diversi. Dobbiamo però
evitare di focalizzarci su un unico obiettivo come se
fosse l’unica strada verso la felicità.
1-144
Edit Herczog, a nome del gruppo PSE. – (HU) Mi
congratulo con il relatore, che insieme ai relatori ombra
ha svolto un lavoro eccellente in pochissimo tempo. A
lui vanno i miei ringraziamenti e le mie congratulazioni.
Nella proposta di relazione siamo riusciti a raggiungere
moltissimi compromessi significativi.
Sulla questione della separazione della proprietà
dobbiamo accettare la decisione della maggioranza
democratica, e nella riunione della commissione il voto a
09/07/2007
favore della separazione è stato unanime. Al contempo
bisogna ricordare che stiamo formulando orientamenti
per la stesura di una linea politica, non stiamo redigendo
regolamenti. E’ quindi opportuno lasciare aperte quante
più opzioni possibili. La separazione della proprietà pare
essere la soluzione più efficace, ma non è l’unica. E’
proprio per questo motivo che il gruppo PSE sosterrà il
primo emendamento proposto, che estende il futuro
studio sull’impatto anche al modello ISO degli operatori
di sistema.
A nome del gruppo socialista desidero esprimere uno
speciale apprezzamento per il nuovo capitolo sulle
conseguenze sociali della liberalizzazione del mercato e
sulla protezione dei consumatori. Chiedo alla
Commissione di aderire pienamente alle proposte
contenute nella relazione e di redigere quanto prima,
preferibilmente entro quest’anno, la Carta dei
consumatori di energia. Dal momento che è innegabile
che oggi tutti hanno bisogno di energia, e proprio per
questa ragione, poniamo il consumatore al centro della
nostra futura politica energetica. In pratica i consumatori
spesso non sanno quando, come e a quali condizioni
possono far valere il loro diritto all’energia. In proposito
essi hanno bisogno di informazioni, di assistenza e in
taluni casi anche di protezione.
Richiamo l’attenzione sul fatto che il Parlamento si
accinge ad adottare una posizione molto decisiva e
lungimirante in relazione all’apertura e alla disciplina
del mercato. Come organo di codecisione, in futuro
continueremo ad insistere sull’indipendenza, sulle
responsabilità e sulla collaborazione delle autorità di
regolamentazione; vogliamo realizzare un mercato più
trasparente e svilupparlo come abbiamo detto.
Infine desidero ricordare a tutti che gli obiettivi della
politica economica sono la sicurezza energetica
dell’Europa, la competitività e la riduzione del biossido
di carbonio. La concorrenza è semplicemente un mezzo
per raggiungere questo fine. Esorto quindi a non
confondere i due aspetti: dobbiamo solo favorire la
concorrenza quando e nella misura in cui serve
veramente a conseguire la sicurezza energetica e la
competitività – ad esempio, in relazione agli accordi di
prezzo a lungo termine.
1-145
Anne Laperrouze, a nome del gruppo ALDE. – (FR)
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli
colleghi, innanzi tutto desidero porgere le
congratulazioni all’onorevole Vidal-Quadras per il suo
lavoro: su una questione spinosa e quindi in presenza di
un numero elevato di emendamenti è riuscito a garantire
che il testo presentato all’approvazione del Parlamento
contenesse tutte le opzioni atte a consentirci di
imprimere una direzione ai dibattiti che ci attendono in
autunno.
Mediante la relazione è stato riaffermato il ruolo cruciale
delle
autorità
nazionali
di
regolamentazione.
Indipendenza, convergenza e maggiore armonizzazione
dei loro poteri sono elementi fondamentali non solo per
47
la trasparenza, la comunicazione e la responsabilità, ma
anche per le relazioni con i gestori delle reti di transito.
Dobbiamo superare le differenze tecniche e normative
che ostacolano gli scambi transfrontalieri e quindi
l’interconnessione. A mio avviso, le autorità di
regolamentazione devono approvare gli investimenti
necessari sulla proposta dei gestori della rete e garantire
che tali investimenti trovino un’effettiva realizzazione. Il
desiderio della Commissione europea di una
collaborazione più stretta tra autorità nazionali di
regolamentazione si innesta quindi nella direzione giusta.
Il gruppo ALDE apprezza che il Parlamento abbia posto
in luce la necessità di adottare approcci diversi al settore
dell’elettricità e del gas. Il gas ha bisogno di soluzioni
specifiche, che tengano conto delle differenze tra i
mercati a monte e a valle. Infatti i produttori di gas si
collocano per lo più fuori dell’Unione europea e non
osservano le stesse norme che vigono nel mercato
interno. La separazione della proprietà delle reti
potrebbe rendere più fragili le società europee che
operano nel settore del gas.
Per quanto riguarda le tariffe calmierate, reputiamo
necessario che gli Stati membri le elimino gradatamente,
mantenendo però un’opzione tariffaria da applicare in
casi eccezionali per proteggere i consumatori più
vulnerabili.
Concluderò con il punto che ha scatenato le polemiche:
la questione della separazione della proprietà. Per quanto
concerne il gruppo ALDE, l’obiettivo di assicurare un
trattamento trasparente e non discriminatorio a tutti gli
operatori da parte dei gestori delle reti è un fattore
cruciale per assicurare il debito funzionamento del
mercato interno. Su questo tema la mia opinione diverge
da quella di alcuni colleghi, in quanto non credo che la
separazione sia l’elemento chiave che consentirà il
completamento del mercato interno. Dopo che sarà
imposta – se questa opzione si rivelerà quella sbagliata –
il danno potrebbe nuocere alle imprese europee e in
ultima analisi alla sicurezza dell’approvvigionamento.
Ritengo sia più importante istituire un codice di buona
condotta per i gestori delle reti, effettuare gli
investimenti necessari e rafforzare il potere delle autorità
di regolamentazione. Abbiamo bisogno sia dei grandi
campioni europei dell’energia che della concorrenza
affinché il mercato funzioni. Dobbiamo disciplinare la
trasparenza dei prezzi e prevenire i rincari, poiché, visto
il fabbisogno, l’energia è vitale per gli europei e per
l’economia europea.
1-146
Eugenijus Maldeikis, a nome del gruppo UEN. – (LT)
Prima di tutto desidero ringraziare il relatore per la
posizione costruttiva e realistica che ha assunto nella
stesura della relazione e per aver veramente compreso a
fondo un fenomeno tanto complesso come i processi di
liberalizzazione del mercato dell’elettricità e del gas
nell’Unione europea. Tengo ad esprimere alcune
considerazioni su un punto che ritengo molto importante:
la liberalizzazione del mercato del gas e dell’elettricità
48
non può procedere disgiuntamente dalla formulazione
della politica estera, poiché la dipendenza di tale
mercato da paesi terzi e dalle loro attività è sempre
maggiore. Sappiamo bene quali possono essere le
conseguenze e quindi è essenziale che vi sia un forte
coordinamento delle fasi e dei mezzi della
liberalizzazione con l’istituzione di una politica estera in
materia di energia. Mi preme inoltre rilevare che non si
tratta di un processo scevro da ambiguità – è molto
complesso. E’ davvero importante per noi evidenziare
chiaramente il fatto che 20 paesi su 27 non hanno ancora
recepito le normative approvate a livello di UE nel
proprio ordinamento nazionale, mentre i nuovi
provvedimenti che dobbiamo ancora assumere per
liberalizzare il mercato dovranno essere sostenuti da
ulteriori mezzi al fine di dare attuazione alle norme già
promulgate.
1-147
Claude Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE)
Signora Presidente, abbiamo creato un mercato interno
europeo per l’elettricità e il gas che soffre
principalmente per un motivo: gli oligopoli E.ON, RWE
e EDF presenti in questo mercato. In Germania e in
Francia l’unione delle imprese e le élite politiche hanno
tenuto un comportamento scorretto sin dall’inizio,
sigillando i loro mercati e rilevando altre aziende,
creando, nella fattispecie, un monopolio in Francia e un
monopolio fuori dalla Francia.
Cosa possiamo fare per uscire da questa situazione e
trasferire ai consumatori gli effetti fondamentalmente
positivi del mercato interno? Dobbiamo rafforzare le
autorità di regolamentazione, dobbiamo separare le reti
di trasmissione e le reti del gas dalla produzione di
elettricità e dalle imprese che operano nel settore del gas,
e abbiamo anche bisogno di programmi, ad esempio,
sull’erogazione di gas ed elettricità, che consentano alle
autorità di regolamentazione e alle autorità preposte alla
concorrenza di vendere elettricità e gas ad altri
concorrenti laddove nel mercato vige una dominanza
eccessiva.
E’ questa la linea concordata dalla stragrande
maggioranza della commissione per l’industria, la
ricerca e l’energia. Spero che i colleghi non cederanno
all’ultimo momento alle molteplici e-mail dell’onorevole
Reul, che provengono direttamente dalla sede della RWE.
Solo l’introduzione di un’autorità nazionale di
regolamentazione contro i voleri delle società tedesche
che operano nel settore dell’energia ha portato alla
riduzione dei prezzi nelle reti elettriche tedesche. Si
parla di miliardi che prima non arrivavano alle tasche dei
consumatori!
1-148
Esko Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FI)
Signora Presidente, signor Commissario, la separazione
della proprietà è una medicina brevettata nell’UE per
curare le malattie del mercato provocate dai virus e dai
batteri che vi si insinuano. Il nostro gruppo non ha molta
fiducia nei meccanismi di autocorrezione del mercato
per curare queste malattie. Abbiamo inoltre bisogno di
09/07/2007
forti autorità di regolamentazione comunitarie e
nazionali.
Lo svantaggio principale per quanto riguarda i
consumatori è il meccanismo dei prezzi dell’elettricità.
Nelle borse tutti i produttori ottengono lo stesso prezzo
per l’elettricità, che viene determinato in rapporto al
costo di produzione più elevato. Il meccanismo di
fissazione dei prezzi è un generatore automatico di
profitti per i produttori di elettricità a basso costo.
Se la Commissione vuole armonizzare i mercati
dell’elettricità, dovrà armonizzare anche il prezzo. A
quel punto il prezzo dell’elettricità subirà un rincaro nei
paesi in cui è basso. Pertanto alcuni consumatori saranno
costretti a pagare le bollette di altri. E’ del tutto sbagliato.
1-149
Jana Bobošíková (NI). – (CS) (L’inizio dell’intervento
non era udibile) la cooperazione tra gli operatori dei
sistemi di transito, bisogna investire di più
nell’infrastruttura. Vi sono dubbi, però, sulla proposta di
separazione. A parere della Commissione si tratta di un
passo fondamentale che consentirà di prevenire le
discriminazioni contro gli utenti della rete. Ovviamente
permetterà anche la connessione di nuovi fornitori e
porterà ad un processo decisionale indipendente sugli
investimenti nonché a un miglior coordinamento tra gli
operatori delle reti. Questo approccio liberista sarebbe
del tutto valido se parlassimo di beni di consumo
generale. Nel caso di risorse naturali strategiche,
specifiche di determinati paesi da cui siamo totalmente
dipendenti, però, la situazione è completamente diversa.
Siamo in grado di prevenire il dominio assoluto dei
mercati deregolamentati da parte di società affiliate ai
principali paesi produttori? Sappiamo come impedire
che i mercati siano dominati dalla società statale russa
Gazprom?
Onorevoli colleghi, attualmente oltre il 40 per cento
delle forniture di gas dell’Unione proviene dalla Russia.
I singoli Stati membri hanno firmato accordi bilaterali
che stanno esacerbando tale dipendenza, e dobbiamo
riconoscere che la situazione peggiora di giorno in
giorno. Le relazioni tra Bruxelles e la Russia non sono
propriamente idilliache al momento. Nessuno sa cosa
accadrà se la Russia decidesse di approfittare della
dipendenza dell’Unione dal proprio gas per scopi politici.
Credo sia vitale trovare una risposta a questa domanda
prima di cominciare ad apportare cambiamenti radicali
all’organizzazione del mercato dell’energia.
1-150
Gunnar Hökmark (PPE-DE). – (EN) Signora
Presidente, innanzi tutto porgo le congratulazioni al
relatore per avere prodotto un documento in cui viene
lanciato un messaggio forte per un mercato interno vitale
per l’elettricità e il gas.
Occorre sottolineare due punti principali. In primo luogo
l’importanza di avere un mercato dell’elettricità e del
gas efficiente è più impellente che mai, se vogliamo
contrastare il cambiamento climatico, se vogliamo
garantire opportunità alle energie rinnovabili e se
09/07/2007
vogliamo favorire la competitività europea. Ciò vale
anche per i consumatori. In secondo luogo occorre una
politica energetica atta ad affrontare la sfida che deriva
dal rischio di dipendenza da grandi produttori nazionali
o da organismi esteri che cercano di coniugare il potere
economico e le pressioni politiche, controllando la
produzione e la distribuzione. Sono due elementi che
dobbiamo affrontare se vogliamo una politica energetica
forte.
Sono questi i motivi per cui l’Unione europea ha
bisogno di un mercato dell’energia che sia caratterizzato
da una concorrenza equa e priva di distorsioni nonché da
mercati aperti e sia esente da patriottismo economico ma
sia anzi contraddistinto dai criteri liberté, égalité et
fraternité. Occorre una separazione per garantire che vi
sia concorrenza e nuove fonti energetiche e occorre una
rete elettrica e reti per il gas comuni in tutta Europa per
assicurare che vi sia un mercato efficiente e per
assicurare la solidarietà.
In questo modo riusciremo a coniugare la solidarietà con
l’efficienza, la concorrenza con la cooperazione e gli
sforzi dispiegati per contrastare il cambiamento
climatico con la crescita economica. Pertanto è
importante sostenere il relatore e questa relazione.
49
contempo proteggono gelosamente i loro. Inoltre,
nemmeno una buona direttiva costituisce la risposta
appropriata. Chiediamo che si parli con una sola voce
nelle trattative con la Russia, ma non parliamo nemmeno
tra di noi con una sola voce nelle questioni legate
all’energia. Per conseguire questo obiettivo, la
Commissione deve monitorare e sanzionare gli Stati
membri che aggirano scorrettamente gli accordi.
1-152
Konrad Szymański (UEN). – (PL) Signora Presidente,
le nostre relazioni con la Russia nel settore dell’energia
sono basate sul principio di reciprocità. Sussiste però
una grossa difficoltà rispetto a tale principio, ossia i russi
lo interpretano come se dovesse implicare la politica
della forza e non tengono conto delle aspettative del
mercato europeo.
Ultimamente la Russia ha costretto diverse aziende
europee che operano nel settore dell’energia a lasciare il
suo territorio. Al contempo, però, Gazprom si
avvantaggia dell’apertura del mercato europeo
dell’energia. Ha infatti incrementato gli investimenti in
ben 16 paesi membri su 27. Gazprom ha perfino accesso
ai consumi privati in Germania, in Francia e in Italia e
sappiamo tutti che tali paesi fanno la parte del leone nel
mercato dell’energia.
1-151
Reino Paasilinna (PSE). – (FI) Signora Presidente,
signor Commissario, onorevoli colleghi, sono grato per
questa relazione intelligente. In Europa non esiste alcun
mercato affidabile dell’energia, perché la maggior parte
degli Stati membri si fa beffe degli accordi. Le vittime
sono l’industria, la competitività e i cittadini.
Possiamo trarre una conclusione significativa da tutto
ciò. Benché la liberalizzazione del mercato dell’energia
sia vantaggiosa dal punto di vista del consumatore, deve
essere intrapresa in modo da evitare che l’Europa
accresca la propria indipendenza dall’apparato
economico e politico russo.
Un mercato interno solido agevolerebbe l’accesso ai
mercati per le società più piccole, come gli importatori
di fonti di energia rinnovabile. Un mercato valido
garantirebbe altresì un livello appropriato di investimenti.
Il servizio sarebbe molto più affidabile in relazione alle
centrali elettriche e alle reti di transito. Un mercato
valido assicurerebbe prezzi giusti ai cittadini e sarebbe
importante per contrastare la carenza di combustibile.
Creerebbe anche sicurezza.
A mio giudizio, questa è una sfida per la Commissione,
per la politica a tutela della concorrenza e per i datori di
lavoro. Questi soggetti devono gettare le fondamenta
indicate nel documento della Commissione e
nell’eccellente relazione dell’onorevole Vidal-Quadras e
tradurle altresì in linguaggio giuridico.
Com’è possibile che, mentre in uno Stato membro
dell’Unione si lotta per assicurare la copertura del picco
dei consumi, in un altro la capacità rimane inutilizzata?
Di sicuro questa non è un’Unione. Deve esserci una
separazione della produzione energetica rispetto alla
distribuzione.
Molti vecchi operatori che dominano la rete fissano
termini e condizioni discriminatorie, ad esempio in
relazione ai nuovi operatori che si collegano alle centrali
elettriche e usano la capacità della rete. Questa
situazione non cambierà senza un regolamento europeo.
La trasparenza è cruciale, soprattutto se vogliamo che i
mercati siano solidi. Al momento non c’è trasparenza in
molti paesi. Le grandi aziende conducono i giochi. Non
possiamo sopravvivere in una situazione in cui alcuni
paesi ritengono di poter rilevare i nuovi mercati, ma al
1-153
Ján Hudacký (PPE-DE). – (SK) Prima di tutto desidero
ringraziare il relatore per il documento esaustivo e di
grande qualità.
Desidero porre in luce alcuni aspetti che potrebbero
contribuire alla rapida istituzione di un efficace mercato
unico dell’energia nell’Unione europea. Guardo
positivamente agli sforzi profusi dalla Commissione per
conseguire questo obiettivo mediante la presentazione,
in maniera non discriminatoria e trasparente, di misure
più precise atte a stimolare gli investimenti nelle
infrastrutture e garantire un accesso equo alle reti in
presenza di più operatori nel mercato.
Dopo numerose discussioni con gli interessati sia in
Parlamento che al di fuori di esso, e alla luce
dell’esperienza maturata in alcuni Stati membri, sono
giunto alla convinzione che incrementare la proprietà
degli operatori nazionali indipendenti non è il modo più
sicuro per gestire la realizzazione di questi obiettivi.
50
Va detto che la separazione della proprietà sotto forma
di
società
integrate
verticalmente
garantirà
l’indipendenza formale di organismi economici e
consentirà a nuovi attori di accedere alle reti energetiche.
Rimane però da appurare se i nuovi investitori sono
davvero interessati a un mercato disciplinato a livello
nazionale e limitato in termini geografici, soprattutto
nelle regioni sottosviluppate. E’ quindi difficile
ipotizzare con certezza che tale provvedimento possa
veramente rafforzare la concorrenza e influire
adeguatamente sui prezzi dell’energia. Sulla stessa linea
sarà probabilmente necessario interconnettere i mercati
nazionali dell’energia, visto che sarà più probabile che
prevalgano gli interessi nazionali.
Per tale ragione raccomando alla Commissione di
accogliere altre proposte atte ad affrontare la situazione
in maniera più esaustiva e che potrebbero rivelarsi
efficienti nel realizzare la liberalizzazione del mercato
dell’energia.
1-154
Hannes Swoboda (PSE). – (DE) Signora Presidente,
signor Commissario, onorevole Vidal-Quadras, mi
congratulo per il suo tentativo di produrre una relazione
più o meno equilibrata, che è stato ampiamente coronato
da successo.
Il paragrafo 2 in merito alla separazione delinea un tema
centrale del dibattito pubblico. Posso accettarlo per
come è formulato, in quanto è probabilmente la
soluzione migliore, perlomeno in teoria. Non dobbiamo
però pensare che sia una panacea per tutti i mali. Vi sono
molte ragioni per cui le reti non vengono ampliate, che
non hanno nulla a che vedere con la separazione, ma
dipendono piuttosto da procedure difficoltose, dai
movimenti per i diritti civili e da altri fattori. Anche il
paragrafo 6 è molto importante al riguardo, in quanto
dobbiamo assicurare che le imprese statali di paesi terzi
non acquisiscano infrastrutture energetiche; ci
troveremmo in una posizione del tutto sfavorevole in
assenza di reciprocità o interdipendenza.
Credo che i punti sull’autorità di regolamentazione
rivestano una particolare importanza. Abbiamo bisogno
di autorità nazionali di regolamentazione più forti che
cooperino a livello europeo; occorre un quadro
armonizzato che permetta di attuare una politica
energetica comune in Europa in questo settore.
Nonostante tutta l’enfasi assegnata alla necessità di
liberalizzare il mercato, tale processo non deve avvenire
a spese delle categorie sociali più deboli. La sicurezza
dell’approvvigionamento deve continuare ad essere
garantita, soprattutto per le categorie socialmente deboli
che proprio non ce la fanno più a sostenere il continuo
rincaro dei prezzi, per quanto lo vorrebbero. E’ questo il
fattore discriminante: tutti coloro che non sono più in
grado di pagare nonostante l’assistenza e il sostegno
sociale devono comunque avere un approvvigionamento
energetico.
1-155
09/07/2007
Silvia Ciornei (ALDE). – Ţin să încep prin a-mi
exprima aprecierile pentru modul obiectiv în care
domnul Vidal-Quadras a întocmit acest raport.
Aş dori să subliniez câteva lucruri: în primul rând
consider că pentru a avea o piaţă internă a energiei
competitivă, avem nevoie de introducerea unei separări
depline a proprietăţii între distribuţia de energie şi
producţia de energie. O astfel de măsură ar conduce, aşa
cum s-a mai spus astăzi, la mai multă transparenţă, la
stimularea investiţiilor în domeniul infrastructurii de
distribuţie şi, cred eu, ar ajuta în final la generarea unui
preţ accesibil al energiei pentru consumatori.
În sectorul gazelor naturale cred că prin măsurile ce le
vom lua trebuie să încurajăm construirea de noi proiecte
care să diversifice sursele de aprovizionare ale Uniunii
Europene, cum ar fi de exemplu proiectul Nabucco. Sub
nici o formă măsurile de liberalizare nu trebuie să
descurajeze realizarea unor astfel de proiecte, pentru că
diversificarea surselor de aprovizionare cu gaze naturale
a Uniunii Europene reprezintă un element cheie pentru
crearea unei pieţe interne de gaz.
Nu în ultimul rând aş dori să subliniez necesitatea
păstrării suportului cetăţenilor pentru măsurile de
liberalizare a pieţei şi, în acest sens, consider că
Parlamentul European, Comisia Europeană şi chiar
autorităţile publice din statele membre, trebuie să-şi
intensifice împreună eforturile pentru a face cunoscute
oportunităţile ce rezultă din liberalizarea completă a
pieţei europene de electricitate şi gaz, şi în acelaşi timp,
pentru a ne asigura că drepturile consumatorilor de
energie, persoane fizice sau companii, sunt protejate.
Nu putem considera finalizat proiectul de liberalizare a
pieţei de energie atâta timp cât nu reuşim să creăm o
piaţă pe deplin transparentă şi eficientă, în care
consumatorii să poată să-şi aleagă liberi şi în cunoştinţă
de cauză cea mai avantajoasă ofertă de furnizare de
energie.
1-156
András Gyürk (PPE-DE). – (HU) Riconoscendo la
dipendenza energetica dell’Europa, si tende sempre più a
credere che non vi possa essere un’Europa forte senza
una politica energetica comune. Quando riflettiamo sui
pilastri fondamentali di una possibile politica energetica
comune per il futuro, vale la pena di rivalutare i pilastri
che già esistono oggi.
La relazione dell’onorevole Vidal-Quadras verte su un
pilastro esistente, vale a dire il mercato interno
dell’energia. Convengo con quanto si afferma nella
relazione secondo cui l’ampliamento del mercato interno
comunitario dell’energia e la creazione di meccanismi
efficaci di solidarietà tra gli Stati membri serviranno al
contempo a garantire il nostro approvvigionamento e ad
accrescere l’efficienza economica. Invece di applicare
questi principi, però, oggi il mercato interno continua ad
avere una caratteristica che si può ben sintetizzare
citando un proverbio ungherese: “In ogni casa c’è una
consuetudine diversa”. In altre parole, purtroppo vi sono
numerosi Stati membri che non hanno ancora dato piena
09/07/2007
attuazione alle direttive sulla liberalizzazione del
mercato dell’energia.
Ad esempio, l’apertura del mercato dell’energia in
Ungheria probabilmente avverrà con sei mesi di ritardo,
e nel momento stesso in cui finalmente avverrà, si creerà
subito un nuovo ostacolo alla libera concorrenza:
l’eccessiva concentrazione del mercato. Gli accordi per
gli approvvigionamenti di energia a lungo termine siglati
tra la MVM Company Ltd. (Magyar Villamosművek) ed i
produttori di elettricità riguardano circa l’80 per cento
del mercato ungherese. La Commissione europea
ipotizza che dietro a questi accordi ci siano aiuti di Stato
illegittimi e quindi si preoccupa giustamente di garantire
una vera concorrenza.
Se la liberalizzazione del mercato si deve compiere a
queste condizioni, possiamo stare certi che i consumatori
non ne ricaveranno alcun beneficio. I prezzi non
scenderanno e non migliorerà il livello del servizio. Se
non vogliamo che la liberalizzazione fallisca, dobbiamo
garantire anche l’osservanza dei principi. Di
conseguenza, spero che saranno presto istituite garanzie
per una politica energetica comune in vista di creare
un’Europa forte.
1-157
Eluned Morgan (PSE). – (EN) Signora Presidente,
spero che l’Esecutivo seguirà il voto della commissione
parlamentare quando preparerà la revisione della
direttiva e non si prostrerà dinanzi agli Stati membri in
cui vige una tutela per le aziende che praticano tariffe
eccessive ai consumatori. Essi hanno grandi interessi a
mantenere un sistema in cui esiste un conflitto di
interessi intrinseco che impedisce ai concorrenti di
accedere allo stesso mercato. Si tratta spesso delle stesse
aziende che pensano più a distribuire utili agli azionisti
invece di effettuare seri investimenti per garantire che
non vi siano interruzioni nella fornitura di energia
elettrica.
Vi esorto a non paventare nemmeno il modello ISO, che
richiederebbe un impianto normativo monumentale e
complesso e che dovrebbe essere presieduto da un
esercito di funzionari, ma vi esorto anche a comprendere
che la stessa separazione della proprietà ha bisogno di
regole. Dobbiamo garantire la protezione delle reti
energetiche dagli hedge fund e dal capitale privato, che
non fornisce il necessario impegno di investimento a
lungo termine, e dobbiamo impedire a società di paesi
terzi di comprare sia la produzione che le reti
dell’energia in assenza di un accordo di reciprocità con
tale paese.
Vi esorto altresì a dissipare la falsa impressione sulla
separazione della proprietà che è stata diffusa dalla
Presidenza tedesca dopo l’ultima riunione del Consiglio
“Energia”. La maggioranza degli Stati membri è a favore
di una piena separazione della proprietà, specialmente
nel settore dell’elettricità. Non lasciatevi spadroneggiare
dai grandi e lasciate che parlino la democrazia e i
consumatori.
1-158
51
Jorgo Chatzimarkakis (ALDE). – (DE) Signora
Presidente, signor Commissario, onorevole VidalQuadras, conveniamo tutti sull’obiettivo: vogliamo
creare un mercato unico interno dell’energia in Europa.
Lo vogliamo nell’interesse sia dei consumatori che delle
imprese. Dove il sistema non ha funzionato, dove il
mercato ha fallito, abbiamo dovuto mostrare il cartellino
giallo e in alcuni casi anche quello rosso. Lei ha agito in
questo modo con le sue proposte, signor Commissario, e
il relatore le ha riprese.
L’obiettivo è quindi chiaro. Non possiamo però
adagiarci sullo smembramento delle imprese nel mercato
interno. Per tale motivo dobbiamo lavorare per una
maggiore integrazione del mercato, per incrementare gli
investimenti negli interconnettori, per assicurare
l’accesso non discriminatorio al mercato della
concorrenza. E in proposito ora abbiamo reagito. Ne
sono lieto, siamo tutti unanimemente lieti della proposta
sulla creazione di mercati regionali di cui stiamo
discutendo. Ve ne saranno sette. Questi mercati regionali
saranno responsabili dell’accesso alla rete, della
sicurezza del sistema, della fornitura di capacità,
dell’energia di controllo, dell’espansione della rete e
della gestione delle congestioni. Sarà necessario varare
norme europee. Speriamo che la Commissione assolva
questi compiti con lo stesso coraggio che ha mostrato
nella proposta attuale.
1-159
Romana Jordan Cizelj (PPE-DE). – (SL) Nel dibattito
sul mercato interno dell’elettricità e del gas, la questione
della separazione della rete di trasmissione dalla
produzione riveste un’importanza capitale.
Tra i modelli proposti, la separazione della proprietà
sinora si è rivelato il più efficace. Eppure ciò non
significa che non dobbiamo assumere un approccio
critico, anzi, tutto il contrario. Credo che sia necessario
mettere in luce numerosi fattori cui dobbiamo prestare
attenzione in questo processo. Mi soffermerò solo su
alcuni.
In primo luogo vorrei rilevare che dobbiamo
chiaramente definire la competenza delle autorità di
vigilanza. In questo caso dobbiamo tenere presente che
la separazione della proprietà comporta l’integrazione
del mercato interno dell’UE. Tuttavia, tale integrazione
richiede il rafforzamento delle esistenti autorità di
vigilanza, le quali devono essere sviluppate e costruite
sia che si tratti di autorità nazionali di regolamentazione
o di nuovi modelli come l’ISO+. Le competenze e i
poteri delle autorità nazionali di vigilanza nell’UE
devono essere più uniformi, e al contempo dobbiamo
prendere i provvedimenti adeguati per la vigilanza sulla
attività transnazionali.
Tengo inoltre ad evidenziare il fatto che, creando un
mercato interno per il gas e l’elettricità e nel processo di
separazione della proprietà, dobbiamo tenere conto della
nostra grande dipendenza dalle importazioni. Se
vogliamo ottenere risultati positivi dal mercato interno,
dobbiamo affrontare i paesi terzi parlando con una sola
52
voce. Il processo pertanto comporta la formulazione
simultanea di una politica estera comune europea o
perlomeno di una politica estera comune europea in
materia di energia. Dobbiamo inoltre rispettare il
principio di reciprocità.
Infine, vorrei anche sottolineare che la solidarietà è uno
dei valori fondamentali dell’Unione europea. Dobbiamo
plasmare il mercato interno in modo che ci consenta
anche di proteggere gli utenti più vulnerabili. Lo si può
fare in maniera neutrale, senza mettere a repentaglio la
competitività europea. Sottoscrivo le parole espresse
nella relazione e allo stesso tempo mi congratulo con il
relatore per l’eccellente lavoro svolto.
1-160
Joan Calabuig Rull (PSE). – (ES) Signora Presidente,
conveniamo sulla necessità di istituire un autentico
mercato interno dell’energia che sia trasparente e aperto
e che contribuisca a ridurre i costi a carico dei cittadini e
delle imprese.
Il mercato interno deve stimolare l’efficienza e gli
investimenti,
contribuire
alla
sicurezza
dell’approvvigionamento e consentire l’accesso al
mercato dell’energia, anche alle piccole imprese.
Dal 1990 viene assegnata priorità alla creazione di tale
mercato, ma la risposta non è sufficiente, come dimostra
la realtà in diversi Stati membri. Quasi tutti hanno
problemi in questo ambito. Da parte nostra dobbiamo
proseguire il cammino intrapreso, ossia dobbiamo
procedere alla creazione di una politica energetica
comune che infonda fiducia a tutti e che crei un quadro
chiaro per realizzare gli obiettivi proposti dalla
Commissione entro il 2009.
Infine, data l’importanza della dimensione sociale della
politica energetica, dobbiamo rallegrarci per l’inclusione
di misure atte a contrastare la carenza di energia. Va
anche sottolineato che occorre esortare la Commissione
a presentare la proposta Carta sui diritti dei consumatori
entro la fine del 2007.
Mi congratulo con il relatore.
1-161
Šarūnas Birutis (ALDE). – (LT) Desidero ringraziare
l’onorevole Vidal-Quadras per la relazione veramente
valida. Tuttavia, mi preme richiamare l’attenzione su
almeno un paio di punti. In primo luogo suggerisco di
dare maggiore enfasi all’importanza dei collegamenti
energetici prioritari nella creazione di un mercato interno
dell’energia nell’UE. Finché la Lituania, le altre
repubbliche baltiche e la Polonia avranno un
collegamento energetico con l’Europa occidentale, non
si potrà parlare di mercato interno! Inoltre il
finanziamento dei quattro collegamenti energetici
prioritari non è ancora stato completamente chiarito.
Pertanto propongo di chiedere che siano garantiti fondi
sufficienti per la debita attuazione di questo piano e che
siano analizzati tutti i possibili ambiti aggiuntivi di
finanziamento, se necessario. In secondo luogo,
onorevoli colleghi, propongo di sottolineare la necessità
09/07/2007
di seguire, nella creazione di un mercato comune
europeo dell’energia, la logica economica e il principio
di solidarietà. I collegamenti alternativi offerti dalla
Russia si basano su motivazioni di stampo politico! Il
piano russo di costruire un gasdotto verso la Germania
passando sul fondale del Mar Baltico, evitando le
repubbliche baltiche e la Polonia, ha un costo superiore
del 30 per cento rispetto al progetto del gasdotto Amber,
proposto dalle repubbliche baltiche e dalla Polonia, ed è
significativamente più pericoloso. L’attuazione del piano
russo isolerebbe ancor più le repubbliche baltiche e
quindi propongo che il progetto Nord Stream sia
depennato dall’elenco di progetti di interesse europeo!
1-162
Jerzy Buzek (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente,
desidero porgere le mie congratulazioni al Commissario
Piebalgs per l’ennesima proposta positiva. Questa
proposta in particolare mira a sostenere il mercato
comune europeo dell’energia. E’ altresì doveroso
estendere le congratulazioni al relatore per l’eccellente
documento.
La questione della separazione della proprietà si è
rivelata la più controversa; tengo però a formulare tre
osservazioni su problemi alquanto diversi. Ovviamente
sono fortemente a favore della separazione. I miei
commenti comunque riguardano altre questioni.
In primo luogo, il mercato europeo richiede forti
collegamenti fisici tra mercati nazionali e anche tra
mercati regionali. Gli operatori delle reti di distribuzione
devono essere incoraggiati a investire in connessioni
transnazionali. L’Unione europea e i paesi interessati
devono fornire un sostegno più sostanziale per queste
connessioni visto che esse costituiscono la condizione
sine qua non per il mercato comune e per un’autentica
concorrenza.
In secondo luogo, l’integrazione europea non deve
riguardare solo l’energia e i diritti di emissione di
biossido di carbonio, ma anche il mercato dei certificati
verdi, rossi e bianchi. Lo sviluppo di questi mercati deve
puntare a renderli più europei. Passando alla questione
più importante e più cruciale di tutte, mi preme rilevare
che il problema di fondo dell’Unione al momento
riguarda l’attuazione di un programma di investimenti
strategici per ristrutturare le strutture obsolete e per
costruirne di nuove all’insegna di un’efficienza elevata.
Ci chiediamo allora se vogliamo fondare questi
investimenti solamente sul mero principio del graduale
aumento generalizzato dei prezzi. Questa soluzione
potrebbe rivelarsi inutilmente costosa per le PMI
europee e per le industrie ad alta intensità energetica.
Devono essere individuati meccanismi normativi
sull’efficienza degli investimenti per creare nuove
opportunità. I certificati sugli investimenti sono una
possibilità.
Rinnovo le mie congratulazioni.
1-163
09/07/2007
53
Teresa Riera Madurell (PSE). – (ES) Signora
Presidente, signor Commissario, anch’io sono convinto
che, per progredire verso l’istituzione di un mercato
interno competitivo del gas e dell’elettricità, la relazione
dell’onorevole Vidal-Quadras adotti l’approccio giusto:
propone la separazione totale della proprietà, la
protezione dei consumatori, una maggiore trasparenza, il
rafforzamento della cooperazione bilaterale e
l’indipendenza delle autorità di regolamentazione
nonché l’aumento del livello di interconnessione tra gli
Stati membri.
alla separazione, sostengo gli emendamenti e le proposte
in cui si ridimensiona l’assunto secondo cui la
separazione è l’unica soluzione, nonché la più efficiente,
per liberalizzare il mercato dell’energia in modo che
siano presi in considerazione anche altri metodi.
In proposito è molto importante accelerare la nomina di
coordinatori per i progetti che hanno difficoltà di
esecuzione. Un migliore clima per gli investimenti nella
capacità di interconnessione richiede una rete europea di
distribuzione del gas e dell’elettricità con una
pianificazione a medio e a lungo termine e la vigilanza
di un eventuale consiglio delle autorità di
regolamentazione.
In qualità di deputato proveniente da un nuovo Stato
membro, tengo anche a esprimere una critica su alcune
opinioni dei colleghi, i quali tendono ad accusare
solamente i paesi dell’Europa centro-orientale di
interferire nelle decisioni assunte dalle autorità nazionali
di regolamentazione.
Dobbiamo incontestabilmente compiere progressi in
questa direzione, ma è parimenti incontestabile che
occorrerà del tempo per conseguire il nostro obiettivo
finale. Credo però che, maggiore sarà la nostra capacità
di non strumentalizzare a fini politici le difficoltà
incontrate dagli Stati membri, meno tempo occorrerà.
Dobbiamo muoverci tutti insieme nella direzione che
reputiamo corretta. E’ questa la nostra responsabilità in
veste di deputati al Parlamento europeo, e può anche
rappresentare il nostro successo.
1-164
Jan Březina (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, in
qualità di relatore ombra della commissione per
l’industria, la ricerca e l’energia, desidero ringraziare il
collega, onorevole Vidal-Quadras, per il grande lavoro
che ha svolto e per l’eccellente possibilità che abbiamo
avuto di discutere alcuni temi molto importanti, come la
separazione della proprietà o il ruolo delle autorità
nazionali di regolamentazione.
Apprezzo molto questa iniziativa del Parlamento
europeo, in quanto potrebbe anche aiutare la
Commissione europea ad intensificare gli sforzi per
liberalizzare il mercato del gas e dell’elettricità e nella
valutazione delle misure già intraprese. La separazione
della proprietà, ossia il tema più controverso, si è
rivelato una tappa fondamentale della relazione. Esprimo
il mio sostegno per questa attività della Commissione
europea. Tuttavia, visto che la questione che deve essere
ulteriormente chiarita e definita è molto controversa,
vorrei chiedere alla Commissione di compiere ulteriori
studi di valutazione dell’impatto per analizzare quali
altri mezzi, oltre alla separazione, consentano di
incrementare la trasparenza e garantire le condizioni atte
a effettuare investimenti adeguati nelle infrastrutture.
Se la Commissione decide a favore della separazione, il
processo di attuazione deve essere preparato
attentamente in modo da tenere conto nella maniera più
adeguata possibile dei diritti di proprietà. In relazione
In relazione alla sezione intitolata “Regolatori”, desidero
evidenziare il ruolo delle autorità nazionali di
regolamentazione, che devono essere indipendenti dai
governi ed assumersi la propria parte di responsabilità
nel processo di liberalizzazione del mercato dell’energia.
1-165
Dorette Corbey (PSE). – (NL) Signora Presidente,
ringrazio l’onorevole Vidal-Quadras per l’eccellente
relazione. Domani voteremo anche sulla separazione
della proprietà delle reti e della produzione di elettricità.
Si dà il caso che la Camera alta del parlamento olandese
voterà sul medesimo argomento domani. Gli olandesi
hanno deciso di separare le forniture di energia dalla
gestione della rete. Se questo accadrà anche nel resto
d’Europa, sarà una buona notizia per le aziende olandesi
che operano nel settore dell’energia, le quali non
dovranno più sentirsi le virtuose della situazione.
E’ altresì una buona notizia per lo sviluppo dell’energia
sostenibile, poiché solo separando completamente la
proprietà è possibile aprire il mercato dell’energia a
nuovi fornitori, un fattore di cui abbiamo disperatamente
bisogno. Al momento la capacità della rete è
insufficiente per consentire l’accesso di nuovi fornitori. I
giganti dell’energia sono riluttanti a investire
nell’espansione della capacità per favorire questi nuovi
soggetti. L’accesso alle reti è spesso difficile a causa
della mancanza di trasparenza, che porta ad enormi
ritardi, ad esempio nel settore dell’energia eolica. La
separazione è l’unica via.
1-166
Alexander Stubb (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente,
il pacchetto sull’energia presentato dal signor
Commissario verte su tre temi: la sicurezza
dell’approvvigionamento, la concorrenza e la
sostenibilità ambientale. Mi concentrerò solo su un
punto, la concorrenza. Se oggi ho una certezza, è che
anche nel mercato dell’energia occorre una concorrenza
libera e priva di turbative. Per chi ha bisogno della
traduzione: concurrence libre et non forcée.
Vorrei formulare tre considerazioni. Per quanto concerne
l’attuazione e il recepimento, spero che la Commissione
sia ancora più rigorosa. La concorrenza sleale sui prezzi
è ancora elevata e in quest’Aula si è parlato spesso di
aziende estremamente scorrette, ossia di una sorta di
monopolio statale che, approfittando della libera
concorrenza nel mercato privato, acquisisce una preda
più piccola. Vi sono anche molte barriere all’accesso,
54
quindi esorto a continuare con le procedure d’infrazione.
Non parlerò di aziende specifiche, ma ce n’è una che
comincia con la “e” e finisce con la “f” che vi invito ad
esaminare più da vicino.
In secondo luogo, per quanto attiene alla separazione,
sono state delineate due opzioni: una è la separazione
della proprietà e l’altra è il gestore di rete indipendente.
Proprio come altri oratori, sono pienamente a favore
della separazione della proprietà: è l’unico modo per
progredire, poiché il livello attuale è insufficiente.
Concludo citando un esempio, e giungo così alla mia
terza considerazione. Io abito a Genval, proprio alle
porte di Bruxelles. Alcuni mesi fa ho ricevuto una lettera
dall’amministrazione locale in cui sia asseriva in termini
entusiastici che finalmente avrei potuto scegliere il
fornitore di energia e che in questo modo la concorrenza
sarebbe aumentata, come se tale amministrazione ne
avesse il merito! In realtà per decenni non ha fatto altro
che proteggere il mercato e mantenere alti i prezzi. Sono
veramente lieto che l’onorevole Vidal-Quadras abbia
presentato una relazione ambiziosa e che la
Commissione stia tenendo una linea dura in relazione
alla concorrenza nel settore dell’energia. Buona fortuna!
1-167
Eija-Riitta Korhola (PPE-DE). – (FI) Signora
Presidente, come lo stimato collega, onorevole VidalQuadras, giustamente afferma nella sua relazione, non
esistono alternative alla liberalizzazione dei mercati
dell’energia. Un autentico mercato interno dell’energia è
un fattore essenziale per conseguire i tre obiettivi del
settore energetico europeo: concorrenza, sviluppo
sostenibile e sicurezza dell’approvvigionamento.
Una sana concorrenza nel mercato porterà a una
riduzione dei costi per i cittadini e per le imprese e
favorirà l’efficienza energetica e gli investimenti. Come
ha affermato poc’anzi l’onorevole Paasilinna, bisogna
rispettare le regole ed essere trasparenti. Al contempo vi
saranno ricadute positive anche per altre industrie e la
competitività nell’intera economia sarà rafforzata.
Dobbiamo capire in particolare che il sistema di scambio
di emissioni funzionerà adeguatamente solo in un
mercato competitivo. Anche la politica energetica deve
tenere presente gli obiettivi inerenti al clima e deve
essere usata nella lotta volta a creare un mondo in cui le
emissioni siano ridotte al minimo.
Anche l’autosufficienza energetica a lungo termine e la
sicurezza dell’approvvigionamento devono figurare tra
le nostre priorità e svolgeranno un ruolo di spicco in un
mercato interno efficiente. Al contempo, però, dobbiamo
scongiurare un paradosso che purtroppo traspare in
alcune situazioni.
Da un lato, un mercato aperto permette alle imprese più
piccole, come quelle che investono nelle fonti di energia
rinnovabile, di accedere ai mercati. D’altro canto,
dobbiamo prestare attenzione affinché tale settore non
09/07/2007
riceva un sostegno tale da nuocere e oscurare la
formazione di veri mercati.
Quando l’elettricità passa da un paese all’altro, forme
sostanziali e significativamente diverse di aiuto
provocano distorsioni nel mercato. Ad esempio, tariffe
imposte come strumento di sostegno causano problemi
in alcune zone. Un mercato dell’elettricità chiaro e
prevedibile dipenderà da quanto vorremo sviluppare la
competitività e quindi dobbiamo evitare sovrapposizioni
e strumenti politici contraddittori.
1-168
Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE). – Apreciez
conţinutul raportului pe care îl dezbatem astăzi şi doresc
să mulţumesc în mod deosebit raportorului pentru munca
depusă.
Piaţa de energie este elementul cheie al politicii
energetice europene. Aş dori în continuare să subliniez
punctual câteva aspecte: în ceea ce priveşte piaţa de
electricitate, consider că separarea proprietăţii sistemului
de transport de activitatea de distribuţie şi cea de
producţie este o măsură care va duce la creşterea
competiţiei pe piaţă, la sporirea investiţiilor şi la un preţ
mai bun pentru consumator. În România, sistemul de
transport funcţionează deja independent şi rezultatele sau dovedit a fi benefice. În plus, s-a efectuat listarea la
bursă a companiei de transport de electricitate, fapt de
natură să crească substanţial în funcţionarea acesteia.
În privinţa gazelor naturale consider că toate propunerile
viitoare trebuie să încurajeze construcţia de proiecte care
să diversifice sursele de aprovizionare şi rutele de
transport, de exemplu proiectul Nabucco, care ar permite
accesul Uniunii la resursele din zona Marii Caspice.
Din acest motiv, doresc să încurajez Comisia să iniţieze
în septembrie două propuneri legislative, - una pentru
electricitate şi una pentru gaz - două propuneri care să
ţină cont de principiile comune de liberalizare, dar şi de
specificitatea celor două domenii. Este clar că cea mai
importantă consecinţă a liberalizării pieţelor gazului şi
electricităţii este opţiunea consumatorului european de a
alege între mai mulţi furnizori şi de a plăti un preţ corect
şi competitiv care se va forma în urma concurenţei pe o
piaţă liberă.
Deşi directiva liberalizării pieţelor celor două resurse a
intrat în vigoare la 1 iulie, trebuie să promovăm şi o
campanie adecvată de informare pentru ca cetăţenii să
cunoască toate drepturile şi oportunităţile oferite de
liberalizare. În acest sens doresc să salut adoptarea,
vineri, de către Comisia Europeană a unor principii
pentru o viitoare cartă a consumatorului de energie. Este
un pas important pentru reechilibrarea raportului de forţe
dintre consumatorii şi furnizorii de energie. Este esenţial
însă ca aceste principii să devină obligatorii pentru
statele membre. Nu trebuie să uităm niciun moment că
liberalizarea pieţei se face pentru cetăţeni şi ei sunt cei
care trebuie să beneficieze în primul rând de pe urma
acestei liberalizări.
1-169
PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA
09/07/2007
55
Vicepresidente
1-170
Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente,
signor Commissario Piebalgs, onorevole Vidal-Quadras,
porgo le mie congratulazioni per la relazione. L’aspetto
più importante di questo documento è ciò che i
consumatori, ossia i cittadini, otterranno da questi nuovi
accordi. Soprattutto, i cittadini vorranno sapere quanto
costa un kilowattora di energia idroelettrica tra
mezzogiorno e l’una. Quando viene erogata questa
energia e a che prezzo? Dobbiamo pensare, oltre alla
quantità dell’elettricità, anche alla qualità. Abbiamo il
diritto di decidere come vogliamo sia prodotta l’energia
che acquisteremo in futuro. Ovviamente, anche il tempo
è destinato ad avere un ruolo importante. La trasparenza
nella fissazione del prezzo deve essere il primo
comandamento per questa nuova forma di regolamento.
Il secondo aspetto essenziale è la distinzione tra la
questione della proprietà e la liberalizzazione. In teoria
la forma di proprietà non ha nulla a che vedere con la
liberalizzazione. Sono due questioni completamente
diverse e dobbiamo quindi adoperarci per mantenerle
separate anche in futuro.
1-171
Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN)
Signor Presidente, mi dispiace davvero che questo
avvincente dibattito sia giunto al termine, poiché sarei
lieto di approfondire ulteriormente la questione. Ad ogni
modo è importante non dimenticare la ragione per cui è
stato proposto il pacchetto. Come ho detto, è per
avvantaggiare i consumatori. Dal canto nostro, non
dobbiamo addentrarci troppo nella questione della
separazione senza davvero capire perché in effetti la
proponiamo. Il motivo è che la liberalizzazione del
mercato non ha mai avuto alcuna possibilità di
realizzarsi nel settore del gas e dell’elettricità. La paura
dell’ignoto, l’inerzia, la mancanza di egoismo nazionale
in Europa sono tra i motivi del ritardo nell’attuazione
delle misure necessarie, del rinviare tutto al prossimo
governo o possibilmente alla prossima generazione. Ad
ogni modo la questione di fondo è la liberalizzazione del
mercato.
Anch’io, come altri ho vissuto in un’epoca in cui
vigevano sistemi diversi. Ho vissuto anche in una
situazione in cui le forze di mercato erano sconosciute.
Mi ricordo quando facevo la fila con i miei figli per
comprare il sapone e lo zucchero perché l’economia di
mercato non esisteva e l’economia pianificata non era
mai efficiente.
Sull’elettricità non ho mai chiesto nulla, perché sapevo
già che sarebbe stata tagliata. Potevo solo attendere che
venisse ripristinata. In altre parole, credo che il mercato
sia l’unico fenomeno che reagisce alle condizioni esterne
e che consente di investire al costo minore possibile.
La separazione è lo strumento atto a garantire che siano
effettuati investimenti e che i consumatori siano protetti.
Credo sia un punto di partenza per le questioni che oggi
sono state discusse maggiormente. La separazione è un
presupposto necessario per realizzare un mercato
competitivo, ma non è un obiettivo in sé.
Ad ogni modo desidero commentare altri due temi
emersi nel dibattito. Il Parlamento sta esaminando i
candidati per le posizioni di coordinatore per le reti
transeuropee dell’energia. Spero che approverete la
scelta della Commissione, che in questa fase deve ancora
prendere una decisione in materia.
E’ stata avviata una consultazione pubblica sulla Carta
dell’energia per i consumatori e alla fine di settembre,
quando sarà terminata, potremmo passare all’adozione
definitiva.
Vi ringrazio molto per il dibattito. Rinnovo i miei
ringraziamenti all’onorevole Vidal-Quadras per la
relazione eccellente e molto calibrata, che giustamente si
concentra su tutte le aree appropriate di cui terremo
conto quando presenteremo il pacchetto legislativo.
1-172
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, 11 luglio 2007.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)
1-173
Richard Seeber (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Signor
Presidente, dobbiamo tutti assumerci la responsabilità di
sfide globali come il cambiamento climatico, la
dipendenza dalle importazioni e il crescente consumo di
energia, e lottare per una politica energetica europea
integrata. La creazione di un mercato interno unico
dell’energia in Europa è senza dubbio una delle priorità
assolute per l’immediato futuro. Gli sforzi della
Commissione per rendere più coerente la politica
energetica europea rispetto al terzo pacchetto sulla
liberalizzazione nel settore dell’energia e una nuova
strategia energetica per l’Europa sono quindi molto
apprezzati.
Tuttavia, ciò non significa che la separazione della
proprietà sia assolutamente essenziale per i sistemi di
trasmissione. Credo che la separazione della proprietà
rappresenti un’interferenza massiccia nei diritti di
proprietà vigenti. Sono persuaso che non sia la soluzione
per i problemi che siamo chiamati ad affrontare.
Dobbiamo chiedere alla Commissione di sviluppare altre
alternative oltre all’opzione della separazione della
proprietà, come il modello ISO (Independent System
Operator – gestore di rete indipendente), ad esempio, o
la sua variante regionale, il modello RIO (Regional
Independent Operators – gestori regionali indipendenti).
L’importante, però, è scegliere il modo migliore per
realizzare un mercato interno europeo dell’energia che
sia competitivo e integrato.
1-174
Dispositivi di misura contenenti mercurio
(discussione)
56
1-175
Presidente. – L’ordine del giorno reca la
raccomandazione per la seconda lettura (A6-0218/2007),
della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare relativa alla posizione comune del
Consiglio in vista dell’adozione della direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la
direttiva 76/769/CEE del Consiglio per quanto riguarda
le restrizioni alla commercializzazione di alcune
apparecchiature di misura contenenti mercurio
[05665/1/2007 – C6-0114/2007 – 2006/0018(COD)]
(Relatore: onorevole María Sornosa Martínez).
1-176
María Sornosa Martínez (PSE), relatore. – (ES)
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli
colleghi, il Parlamento conviene unanimemente sulla
necessità di ridurre il fabbisogno di mercurio nella
produzione di beni e di accelerarne la sostituzione.
E’ opportuno introdurre a livello comunitario restrizioni
alla commercializzazione delle apparecchiature di
misurazione e controllo contenenti mercurio destinate al
pubblico, prevedendo alcune deroghe nel settore
dell’assistenza sanitaria.
Vogliamo impedire che una quantità significativa di
mercurio sia immessa nel circolo dei rifiuti. In questo
modo, concorreremo a garantire un livello elevato di
protezione dell’ambiente e della salute umana,
preservando al contempo il mercato interno, come
prevede l’articolo 95 del Trattato.
Il mercurio e i suoi composti sono altamente tossici per
gli essere umani, per gli ecosistemi e per la natura.
Inizialmente visto come un problema locale diffuso,
l’inquinamento da mercurio ora è considerato un
problema globale, cronico e grave.
Per quanto riguarda un possibile divieto globale sull’uso
del mercurio in tutte le apparecchiature, che è l’obiettivo
della proposta, occorre rilevare che gli esperti consultati
dalla Commissione hanno concluso che gli ospedali
devono essere dotati di strumenti di alta precisione per
trattare patologie potenzialmente letali come
l’ipertensione, l’aritmia e la preeclampsia.
Gli sfigmomanometri al mercurio forniscono il livello di
precisione e affidabilità necessario a garantire la
sicurezza del paziente. Pertanto ora proponiamo che sia
introdotta una deroga per questi strumenti fino a che non
vi saranno garanzie assolute sul funzionamento di
eventuali strumenti alternativi.
Esorto nuovamente la Commissione ad adottare misure a
breve termine per garantire che tutti i prodotti contenenti
mercurio che circolano attualmente nella società siano
oggetto di raccolta differenziata e siano smaltiti in modo
sicuro. Altrimenti la direttiva sarà meno efficace sul
piano pratico.
Per quanto concerne la produzione di nuovi barometri
tradizionali contenenti mercurio, che è stato l’aspetto più
controverso in Parlamento, proponiamo un accordo
09/07/2007
sull’introduzione di un periodo di transizione di due anni
per i produttori in modo da consentire loro di adattarsi
alle nuove norme. Purtroppo non tutti i gruppi politici
hanno dato il loro assenso, ma credo che in Parlamento
vi sia una maggioranza sufficiente per adottare la
proposta.
In questo modo i produttori di tali barometri avranno un
periodo di transizione di due anni per eliminare il
mercurio dai propri processi industriali. Non subiranno
alcuno svantaggio competitivo o danno economico,
poiché sappiamo che da qualche tempo producono già
questo tipo di barometri senza usare mercurio.
Dobbiamo ricordare ai cittadini che queste
apparecchiature possono essere rischiose per la salute e
l’ambiente, poiché si rompono facilmente e finiscono
nella spazzatura o, peggio ancora, se viene bruciato, il
mercurio si disperde nell’atmosfera, inquinando aria,
suolo e acqua; a questo punto entra nella catena
alimentare, principalmente nel pesce, e quindi contamina
gli esseri umani.
Come l’Assemblea ben sa, in seconda lettura la
maggioranza della commissione per l’ambiente, la sanità
pubblica e la sicurezza alimentare ha respinto gli
emendamenti tesi a consentire la produzione di nuovi
barometri al mercurio.
Credo sarebbe irresponsabile da parte nostra accettare
siffatta richiesta e quindi chiedo ai deputati di bocciarla,
come propongono anche il Consiglio e la Commissione,
e ringrazio tutti per gli sforzi profusi al fine di
scongiurare un’eventuale procedura di conciliazione.
Infine chiedo nuovamente alla Commissione di
sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica,
organizzando campagne d’informazione sui rischi per la
salute derivanti dall’esposizione al mercurio e sui
problemi ambientali che questa sostanza può provocare,
poiché temo che purtroppo i cittadini non siano ancora
sufficientemente informati sulla sua tossicità.
Concludo ringraziando la Commissione per il lavoro
svolto e per averci dato la possibilità di raggiungere un
accordo in seconda lettura. Ringrazio anche il Consiglio
e i gruppi politici per il sostegno accordato alla proposta.
1-177
Günter
Verheugen,
Vicepresidente
della
Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli
deputati, innanzi tutto esprimo la mia più sincera
gratitudine alla relatrice, onorevole Sornosa Martínez,
per il lavoro svolto sulla proposta. Stasera ci
apprestiamo a discutere una direttiva molto importante.
Il testo, infatti, rappresenta una parte importante della
nostra strategia tesa a bandire per sempre il mercurio
dall’ambiente – una strategia che da lungo tempo gode
del sostegno del Parlamento.
Il mercurio e i suoi composti sono altamente tossici per
la salute umana e per l’ambiente. La direttiva consentirà
quindi di compiere un fondamentale passo in avanti:
09/07/2007
limiterà la commercializzazione di taluni nuovi
apparecchi di misurazione contenenti mercurio e in
questo modo impedirà l’immissione nell’ambiente di
circa 30 tonnellate di mercurio all’anno, ossia la quantità
che in media viene dispersa nell’ambiente attraverso i
rifiuti.
La proposta di direttiva mira a ridurre al minimo
l’impiego di questa sostanza pericolosa negli strumenti
di misurazione e prevede eccezioni solo laddove i rischi
sono trascurabili o non esistono alternative. Di
conseguenza,
sarà
vietata,
ad
esempio,
la
commercializzazione dei termometri per la misurazione
della febbre che contengono mercurio e sarà altresì
vietata la vendita al pubblico di tutti gli apparecchi di
misurazione contenenti mercurio. Credo sia giusto
prevedere una deroga per gli strumenti di misurazione
della pressione sanguigna e per gli strumenti di
misurazione antichi. Le proposte sono state stilate in
base alla valutazione dei rischi e a una dettagliata
valutazione dell’impatto, compiute nell’ambito della
strategia sul mercurio.
La direttiva, oltre a salvaguardare la salute umana e
l’ambiente, contribuisce altresì a preservare il mercato
interno, in quanto introdurrà norme armonizzate sulla
commercializzazione di apparecchiature di misurazione
contenenti mercurio in tutta l’Unione europea.
La relatrice raccomanda di approvare la posizione
comune del Consiglio senza apportare altri emendamenti.
La Commissione ne conviene appieno, poiché la
posizione comune ha integrato alcuni emendamenti
presentati dal Parlamento in prima lettura e rappresenta
un compromesso calibrato tra lo sforzo compiuto per
vietare per quanto più possibile l’impiego del mercurio
al fine di salvaguardare la salute umana e l’ambiente,
garantendo al contempo la sicurezza dei pazienti nel
settore della sanità. Devo confermare quanto ha già
affermato la relatrice: la maggioranza degli esperti
continua a ritenere che gli apparecchi di misurazione
della pressione sanguigna che contengono mercurio, gli
sfigmomanometri, rimangano strumenti essenziali nel
trattamento di patologie potenzialmente letali. Tuttavia,
in futuro dovremo esaminare la questione. Se vi saranno
alternative sicure anche per tali strumenti, allora il
mercurio sarà vietato anche in questo ambito. La
Commissione, quindi, rivedrà la deroga tra due anni.
Un’altra deroga riguarda gli strumenti di misurazione
antichi, ossia quelli che hanno almeno 50 anni, i quali
continueranno ad essere in commercio. La Commissione
può accogliere questa eccezione, in quanto gli strumenti
antichi sono prevalentemente articoli da collezione che,
in virtù del loro valore, vengono manipolati con grande
cura e vengono immessi sul mercato solo in quantità
esigue. A giudizio dell’Esecutivo, però, non sussiste
alcuna giustificazione per una deroga illimitata alla
vendita al pubblico dei nuovi barometri che contengono
mercurio. Dal momento che esistono alternative a tali
prodotti, che sono altrettanto decorative ed affidabili,
non sussiste alcuna necessità di usare questa sostanza
pericolosa nella produzione dei barometri.
57
Una deroga illimitata per tali strumenti striderebbe con
la posizione che il Parlamento europeo ha assunto sulle
sostanze altamente pericolose in occasione del varo della
nuova normativa REACH sulle sostanze chimiche. Un
periodo di transizione di due anni, come previsto nella
direttiva, è del tutto adeguato per consentire ai pochi
produttori che ancora fabbricano barometri al mercurio
di mettere in atto una conversione. Ad ogni modo, molti
di questi produttori, se non tutti, offrono già prodotti
alternativi. In nessun caso pertanto la Commissione
accoglierà gli emendamenti che sono stati presentati allo
scopo di introdurre deroghe per i barometri.
Chiedo urgentemente il vostro aiuto a sostegno della
posizione comune affinché la direttiva possa essere
varata adesso in seconda lettura.
1-178
Martin Callanan, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN)
Signor Presidente, abbiamo discusso di questi temi in
diverse occasioni, quindi sarò quanto più breve possibile.
L’unica questione che rimane da risolvere, come hanno
indicato il signor Commissario e l’onorevole Sornosa
Martínez, è quella dei barometri. Devo dire che rimango
profondamente convinto che sia la Commissione che il
Consiglio, nonché alcuni deputati di quest’Aula, hanno
travisato completamente la questione. Non sussiste
alcuna giustificazione per vietare i barometri. Sono stati
presi di mira perché in Europa le aziende che ancora li
producono sono relativamente poche e sono un facile
bersaglio per la Commissione, che così può dare
l’impressione di essere effettivamente attiva su questo
fronte, mentre il problema delle grandi fonti di
emissione del mercurio – come le centrali elettriche, i
crematori, eccetera – non viene ovviamente affrontato,
poiché per occuparsene i governi e le amministrazioni
locali degli Stati membri dovrebbero sostenere una spesa
enorme.
In prima lettura il Parlamento aveva approvato un
emendamento volto ad introdurre una deroga per i
produttori di barometri sia nella commissione per
l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
che in Aula. Il Consiglio l’aveva respinto, pur
concedendo un periodo di transizione di due anni. Mi
dispiace che la commissione per l’ambiente stavolta non
abbia sostenuto l’emendamento, ma ne ho ripresentanti
altri per dare all’Assemblea un’ulteriore possibilità di
decidere in materia, visto anche che, come i colleghi ben
sanno, è in atto una vigorosa campagna guidata da
operatori e distributori indipendenti in tutta Europa.
E’ del tutto illogico adottare una posizione che prevede
una deroga per gli strumenti antichi e vieta quelli nuovi.
Probabilmente in Europa gli strumenti antichi in
circolazione e immessi sul mercato sono più numerosi
rispetto ai nuovi strumenti che vengono creati. Si tratta
di un ristretto mercato specializzato di nicchia e
l’Europa si copre di discredito delegittimando,
imponendo il divieto e l’inattività forzata a un numero
molto esiguo di artigiani dotati di grande talento e
imprenditorialità. Infatti queste aziende potrebbero
58
essere sottoposte a controlli attraverso un sistema di
licenze e di verifiche per il quale, per loro stessa
ammissione, sono disposte a pagare. Questa sarebbe la
soluzione di gran lunga più sensata invece di imporre un
divieto assoluto e costringere all’inattività una serie di
piccole imprese, causando quindi la perdita di
competenze e di tradizioni europee pluricentenarie.
1-179
Dorette Corbey, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor
Presidente, sono grata all’onorevole Sornosa Martínez,
cui va il mio vivo e completo sostegno. Il mercurio, in
particolare i composti e i vapori di mercurio, è tossico.
Può accumularsi nel tessuto celebrale e nel sistema
nervoso, dove provoca gravi danni. A sua volta, tale
accumulo può ridurre l’intelligenza. Una politica
intelligente, quindi, deve vietare l’impiego del mercurio
laddove non è necessario. Visto che esistono alternative,
dobbiamo guardare con favore al fatto che il termometro
a mercurio sarà consegnato al passato.
I barometri sono al centro di grandi discussioni. Nei
Paesi Bassi l’impiego del mercurio è vietato dal 2003,
ma i barometri erano stati esentati fino al 2005 e poi, in
virtù di nuove norme europee, fino al 1° gennaio 2006.
Siamo intenzionati a estendere il periodo di deroga di
altri due anni per i barometri tradizionali, che va detto,
sono oggetti meravigliosi. In questo modo il termine
ultimo arriva al 1° gennaio 2010, quindi c’è abbastanza
tempo per sviluppare alternative, che, come ha
confermato il Commissario, sono già ampiamente
disponibili.
Pur comprendendo, ovviamente, che tale prospettiva è
difficile da accettare per i produttori di barometri, se
vogliamo vietare del tutto il mercurio, dobbiamo
comunque vietare i prodotti di consumo che lo
contengono. I barometri possono rompersi o avere delle
perdite, quindi il mercurio finisce inesorabilmente
nell’ambiente.
Convengo quindi con quanto affermano i produttori di
barometri: anche l’impiego di mercurio nelle lampadine
a basso consumo è ovviamente molto pericoloso.
Sarebbe opportuno passare quanto prima possibile ai
LED, ma questa è una direttiva sul mercurio negli
apparecchi di misurazione e non sulle lampadine a basso
consumo. Per concludere desidero reiterare il mio vivo
sostegno all’onorevole Sornosa Martínez, che a mio
avviso ha scelto un’ottima linea offensiva.
1-180
Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN)
Signor Presidente, mi congratulo con l’onorevole
Sornosa Martínez per la sua eccellente relazione.
La relazione legislativa fa seguito a quella sulla strategia
sul mercurio adottata l’anno scorso dall’Assemblea. Il
suo obiettivo è restringere l’immissione sul mercato di
nuovi apparecchi di misurazione che contengono
mercurio. L’onorevole Sornosa Martínez giustamente
concorda sulle linee generali della proposta in
discussione e prevede solamente alcune deroghe nei casi
in cui non siano ancora disponibili alternative adeguate.
09/07/2007
Il mio gruppo sostiene fermamente la proposta e ritiene
utili e appropriati gli emendamenti della relatrice. Nel
complesso la proposta gode di un ampio consenso in
Parlamento, con l’eccezione dell’unica e ben nota
controversia sui barometri. La differenza, come sapete, è
che il Consiglio ha approvato la proposta di
compromesso che prevede una deroga di due anni
dall’entrata in vigore della direttiva a favore di un
numero esiguo di produttori di barometri tradizionali ma
di moderna produzione. Riteniamo che la soluzione sia
ragionevole e che conceda abbastanza tempo ai
produttori per introdurre alternative al mercurio nei loro
prodotti.
Questa visione non è condivisa da alcuni colleghi che
negli emendamenti nn. 1 e 2 hanno espresso l’opinione
che deve essere varata una deroga permanente per i
barometri tradizionali. D’altro canto, la questione nella
sostanza non è così preponderante dal momento che la
quantità di mercurio impiegata in questi strumenti è
esigua e le misure di sicurezza vengono attuate in
maniera adeguata dai produttori. Al contempo, però, in
linea teorica non è necessaria alcuna deroga a lungo
termine visto che i produttori hanno tutto il tempo di
adeguarsi usando sostanze chimiche alternative sicure e
quindi non occorre creare un pericoloso precedente nelle
direttive in materia di sicurezza.
La questione, purtroppo, è stata ingigantita a dismisura
da una parte della stampa nazionale che vuole farne un
caso in cui l’UE interferisce in maniera fredda e
burocratica, come fosse il “Grande fratello”, nell’attività
dei poveri e onesti produttori di strumenti tradizionali
nel tentativo di distruggerli. Come capirete, le cose non
stanno proprio così.
La posizione del mio gruppo è fedele alla logica
scientifica e non accetta deroghe permanenti per i
barometri, ma, realizzando quanto siano accesi gli animi
tra alcuni colleghi, non saremo indebitamente
intransigenti con i membri del nostro gruppo che
decideranno di non aderire alla nostra linea, anche se c’è
sempre il rischio che l’emendamento sui barometri passi,
mettendo a repentaglio l’intera proposta. Speriamo che
ciò non accada.
1-181
Leopold Józef Rutowicz, a nome del gruppo UEN. –
(PL) Signor Presidente, la direttiva del Parlamento
europeo e del Consiglio sulle restrizioni alla
commercializzazione di alcune apparecchiature di
misurazione contenenti mercurio è un documento
importante che limita la quantità di mercurio immessa
nell’ambiente. Il mercurio entra nella catena alimentare
sotto forma di metilmercurio nell’ambiente acquatico,
contaminando il pesce, la frutta, la verdura e alla fine
anche gli esseri umani. Si accumula nel corpo e ci
avvelena.
Ogni anno entrano in circolazione 33 tonnellate di
mercurio attraverso le nuove apparecchiature e 27
tramite le apparecchiature usate. I progressi tecnici
09/07/2007
59
hanno ridotto l’impiego del mercurio nell’industria e nei
beni prodotti. Per quanto attiene al mercurio bisogna
recuperarlo dalle apparecchiature usate e ridurre
drasticamente le importazioni dai paesi terzi. Tutti gli
Stati membri dell’UE devono imporre il divieto dopo
subito dopo la modifica della direttiva del Consiglio
76/769/CEE sulla restrizione alla commercializzazione e
all’uso di alcune sostanze e preparati pericolosi.
Porgo
i
miei
ringraziamenti
Sornosa Martínez per il lavoro svolto.
all’onorevole
1-182
Carl Schlyter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV)
Quando ero piccolo io giocavo con il mercurio, speriamo
quindi che con questa direttiva i bambini delle
generazioni future non facciano altrettanto. Ora è stato
raggiunto un compromesso con il Consiglio ed è ormai
tempo di accettarlo. Sappiamo che il mercurio è nocivo
sia per le persone che per l’ambiente e che quasi sempre
può essere sostituito con sostanze meno pericolose. Il
compromesso raggiunto in seno al Consiglio dei ministri
è calibrato e arriva dopo 14 anni da quando la Svezia ha
introdotto il divieto nazionale sui termometri a mercurio.
Non c’è più tempo da perdere.
Coloro che ora stanno pensando di approvare una
proposta tecnicamente ingiustificata presentata dalla
lobby dei barometri dovrebbero sapere che il divieto nel
suo complesso potrebbe subire ritardi e potrebbe essere
più difficile da attuare, se tale proposta sarà adottata.
Sarebbe irresponsabile far passare una simile proposta. I
dentisti, i laboratori, gli ospedali hanno eliminato
gradatamente il mercurio. Non sussiste alcuna difficoltà
a misurare la pressione atmosferica senza usare il
mercurio. Tutti i nostalgici dei vecchi barometri
potranno ancora comprarne uno. Infatti, anche con
questo divieto – che non si applica agli strumenti
antichi – l’acquisto sarà comunque consentito nel
mercato interno.
1-183
Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. –
(PL) Signor Presidente, si sa ormai da tempo che i
composti di mercurio sono nocivi per gli esseri umani e
per l’ambiente. Il mercurio entra facilmente nella catena
alimentare. Le categorie più a rischio sono i bambini,
soprattutto in fase prenatale, e le persone che entrano
direttamente a contatto con la sostanza. Il mercurio
danneggia il corpo umano, compromettendo il sistema
nervoso, il coordinamento e anche la vista, provocando
conseguenze negative per la salute e l’ambiente. E’
quindi del tutto opportuno introdurre disposizioni atte a
limitare l’uso del mercurio in determinate
apparecchiature di misurazione.
Le apparecchiature mediche che contengono mercurio
dovrebbero però essere ritirate gradatamente dal mercato,
specialmente nei nuovi paesi membri che dispongono
solo di risorse esigue per i propri servizi sanitari. Ad
esempio, si calcola che la spesa pubblica supplementare
riconducibile al divieto sui termometri a mercurio si
aggirerà sui 3 milioni di PLN all’anno. L’improvviso
ritiro delle apparecchiature di misurazione contenenti
mercurio, oltre ad essere costoso, potrebbe dissuadere le
persone dal misurarsi la temperatura e la pressione
sanguigna. E’ una questione seria, poiché gli strumenti
elettronici a basso prezzo non sono molto precisi.
Proponiamo di estendere il periodo di transizione in
modo da ridurre significativamente i costi. Crediamo
inoltre che il divieto debba escludere i termometri per
bambini prematuri in ragione della gamma specifica di
misurazioni, dell’affidabilità e della precisione, nonché i
termometri per la misurazione della temperatura basale
usati per diagnosticare le irregolarità di ovulazione e a
fini riproduttivi nell’ambito del principale metodo
naturale di pianificazione familiare. Inoltre anche i
termometri veterinari sono necessari per la diagnosi
delle patologie animali.
Infine devo dire che questi cambiamenti affrettati alla
legislazione tendono a sollevare sospetti circa la
presenza di interessi occulti. In questo caso il ritiro delle
apparecchiature contenenti mercurio potrebbe non essere
dovuto esclusivamente al desiderio di proteggere la
salute e l’ambiente.
1-184
Thomas Ulmer (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente,
signor Commissario, onorevoli colleghi, questa direttiva
sulle apparecchiature di misurazione è volta a rimuovere
all’incirca 30 tonnellate di mercurio dalla circolazione,
non è molto, ma è pur sempre un quantitativo
apprezzabile. I pericoli del mercurio sono ben noti, la
sua neurotossicità è assodata. Laddove è a rischio la
salute umana, credo che debba essere applicato
rigorosamente il principio di sostituzione. Nei casi in cui
il mercurio è assolutamente necessario e non vi sono
alternative, può essere mantenuto, ma a condizioni
rigorose.
Sono quindi consentite eccezioni solo dove non
sussistono rischi significativi o dove non vi sono ancora
alternative.
Le
eccezioni
riguardano
gli
sfigmomanometri per applicazioni speciali e gli
strumenti di misurazione antichi, e va da sé che il
numero di questi ultimi strumenti è destinato a diminuire
naturalmente. Credo che il periodo di transizione di due
anni per i barometri sia sufficiente. L’elemento decisivo
per me è l’armonizzazione del mercato interno, e in
questo caso si è compiuto un passo in avanti. Sottoscrivo
la posizione comune.
1-185
Åsa Westlund (PSE). – (SV) In realtà è allucinante il
fatto stesso di dover tenere questo dibattito. Il mercurio è
uno dei veleni più pericolosi al mondo. Ovviamente non
deve essere usato se non nei casi in cui è strettamente
necessario. Sono stupita che qualcuno possa ancora
credere che sia più importante continuare a fabbricare
vecchi barometri e vecchi termometri invece di
proteggere la salute pubblica.
Essendo in gravidanza, conosco benissimo tutti i rischi
che il mercurio comporta. So che nessuna donna incinta
dovrebbe mangiare il pesce che io stessa ed altre come
me abbiamo mangiato in tale periodo. Deve proprio
60
essere così? Le giovani donne non avrebbero il diritto di
mangiare cibo normale? Le donne in stato interessante
devono preoccuparsi di eventuali danni al bimbo che
portano in grembo a causa del mercurio derivante, ad
esempio, da prodotti che lo contengono e che potrebbero
esserne privi?
Nel periodo precedente a questo dibattito abbiamo
ricevuto lettere che ci esortavano a salvaguardare la
produzione di barometri tradizionali. E’ veramente
imbarazzante. Come si può credere che io attribuisca più
importanza a qualsiasi piacere si possa trarre nel
possedere un barometro rispetto al pericolo che corrono
le future generazioni a causa dell’impiego del mercurio?
Spero che, votando domani contro tutti gli emendamenti
volti a mantenere l’uso del mercurio, tutti i colleghi
mostreranno quanto siano imbarazzanti queste lettere e
diano prova che noi ci stiamo assumendo seriamente la
nostra responsabilità in relazione all’ambiente e alla
salute pubblica.
09/07/2007
relatrice e i relatori ombra è pressoché totale, tanto che
stavamo quasi per chiudere la procedura legislativa in
prima lettura.
Sussiste però un grosso punto di disaccordo tra il
Consiglio e il Parlamento sulla produzione di
apparecchiature che contengono mercurio, segnatamente
i barometri. Come sappiamo, il Parlamento ha votato a
favore della deroga totale, mentre il Consiglio propone
una deroga di due anni, che appare adeguata. Il divieto si
applicherebbe ai nuovi barometri al mercurio, ma pare
opportuno consentire la circolazione dei barometri
antichi, e in questo modo proseguirebbe anche l’attività
di vendita, riparazione e manutenzione.
Come cittadino e consumatore, sostengo il tipo di
compromesso appoggiato dalla relatrice, che non mette a
repentaglio la salute dei cittadini e che consentirà ai
produttori di barometri convenzionali di adattarsi più
velocemente alla nuova situazione.
1-186
1-188
Holger Krahmer (ALDE). – (DE) Signor Presidente,
signor Commissario, onorevoli colleghi, ne convengo: il
mercurio è altamente tossico. E’ nocivo per l’ambiente,
per gli animali e, attraverso la catena alimentare e altre
vie, per gli esseri umani.
Linda McAvan (PSE). – (EN) Signor Presidente, credo
che dovremmo ricordarci che questa proposta rientra in
una strategia più vasta atta ad eliminare gradatamente il
mercurio. Nessun settore è stato preso di mira – non i
termometri né i barometri – in quanto sono previste
diverse azioni che saranno realizzate in un certo numero
di anni. Credo che l’onorevole Ulmer abbia esposto
correttamente questo concetto: nell’ambito della
direttiva REACH abbiamo convenuto che, se esistono
alternative sicure alle sostanze chimiche pericolose,
dobbiamo optare per tali alternative. Siamo stati tutti
d’accordo su questo punto in Aula. Tutti i principali
gruppi politici hanno sottoscritto REACH. Quindi
chiedere una deroga per i barometri a questo punto è
assolutamente incoerente con la direttiva REACH, la
quale oltretutto riguarda anche i barometri.
E’ giusto che tale sostanza sia sostituita laddove è
possibile e sensato farlo, ma non sempre, non ad ogni
costo e non per le sue proprietà, ma quando l’uso
rappresenta veramente un pericolo per l’ambiente. In
ogni caso non possiamo togliere completamente il
mercurio dalla circolazione, altrimenti dovremmo dire
addio a un altro prodotto che sta a cuore a molti deputati.
Anche le lampadine a basso consumo, infatti, che molti
vorrebbero imporre per legge allo scopo di proteggere il
clima, contengono mercurio. Se fossero usate
universalmente, la quantità di mercurio nelle case
sarebbe pari a quella attualmente contenuta nei
barometri tradizionali.
Non mi sembra sensato che domani si debba vietare il
mercurio e decretare la scomparsa di un’intera serie di
imprese artigiane dal mercato comunitario e al contempo
si vogliano piazzare lampadine al mercurio in ogni
lampadario. Chiedo quindi al signor Commissario di
esprimere un commento rispetto a questi obiettivi
contrastanti.
1-187
Miroslav Mikolášik (PPE-DE). – (SK) Il mercurio
viene usato in molti strumenti di misurazione, nei
termometri e nei barometri. Il mercurio viene usato
positivamente e senza grosse implicazioni sanitarie in
odontoiatria, nella fattispecie nella pasta per otturazioni.
D’altro canto, però, in determinate circostanze è nota la
tossicità della sostanza che può accumularsi negli
organismi viventi, anche nel corpo umano. Inoltre
sappiamo bene che la posizione comune del Consiglio
ha incorporato la maggior parte degli emendamenti
adottati dal Parlamento europeo il 14 novembre 2006,
come si evince dal testo, in cui l’identità di vedute tra la
E’ stato presentato un emendamento in tema di licenze
per la produzione di barometri. In questo modo, però,
non si affronta la questione delle perdite, del danno
accidentale e dello smaltimento dei rifiuti, delle
discariche e dell’incenerimento. Negli Stati Uniti a
maggio è stato rinvenuto un barometro rotto in un
armadio di una scuola. La scuola è stata chiusa per una
settimana. L’intero edificio è stato evacuato e le opere di
bonifica sono costate migliaia di dollari. Sedici Stati
USA si stanno muovendo verso il divieto di usare
mercurio nei barometri e in altre apparecchiature. In
realtà gli USA andranno ben oltre la proposta attuale
della Commissione di oggi. Pertanto chi parla
dell’Europa come di un organismo balia si sbaglia di
grosso in relazione alla questione dei barometri.
Il gruppo PSE ha insistito sulla concessione di un
periodo di transizione di due anni per l’industria dei
barometri. Sappiamo che si tratta di piccole imprese,
sappiamo che sarà difficile per loro, ma credo fossero
già al corrente dei problemi che avrebbe comunque
posto loro la direttiva REACH, e credo che il
compromesso sia sensato.
09/07/2007
Infine l’onorevole Schlyter ha detto che da bambino
giocava con il mercurio. Molti mi hanno detto la stessa
cosa nel corso di questo dibattito. In passato ci
giocavamo. Dico sempre infatti che una volta
guidavamo senza allacciare le cinture di sicurezza,
respiravamo benzina che conteneva piombo e a Natale io
trovavo dei dolci a forma di sigaretta come regalo. Vi
sono cose da cambiare e credo che adesso sia giunto il
momento di farlo.
61
detto che da piccolo giocavo con il mercurio e che spero
che le future generazioni non saranno più esposte a
questo rischio. Giusto per essere del tutto chiaro.
1-192
Presidente. – E’ quello che ho capito anch’io, onorevole
Schlyter; le assicuro che ho fatto altrettanto e,
ciononostante, spero di arrivare alla vecchiaia.
1-193
Censimento, classificazione e protezione delle
infrastrutture critiche europee (discussione)
1-189
Günter
Verheugen,
Vicepresidente
della
Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli
deputati, sarà per me un piacere chiarire nuovamente la
politica della Commissione sulla gestione di sostanze di
comprovata elevata tossicità nel nostro ambiente. Non
possiamo escludere i rischi per la società, ma, laddove
esistono alternative sicure, queste ultime devono avere la
priorità. Non riesco a capire come la si possa pensare
diversamente. Se non è necessario entrare a contatto con
sostanze altamente tossiche nel nostro ambiente, allora
non dobbiamo farlo.
1-194
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A60270/2007),
presentata
dall’onorevole
HennisPlasschaert a nome della commissione per le libertà
civili, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di
direttiva del Consiglio relativa all’individuazione e alla
designazione delle infrastrutture critiche europee e alla
valutazione della necessità di migliorarne la protezione
[COM(2006)0787 – C6-0053/2007 – 2006/0276(CNS)].
1-195
Questo vale anche per le lampadine elettriche a basso
consumo di cui ha parlato l’onorevole Krahmer, che in
effetti contengono piccole quantità di mercurio. Non
esistono ancora alternative in questo caso, ma è
necessario lavorarci e non appena saranno disponibili
alternative, anche in questo caso prevarrà la produzione
che non richiede l’impiego di mercurio.
Concludo riprendendo la questione dei barometri.
Nessuno più di me ama questi meravigliosi strumenti
antichi. Nessuno più di me sostiene i metodi di
produzione tradizionali e le aziende tradizionali,
specialmente quelle piccole. E nessuno vuole cacciare
dal mercato europeo nemmeno una di queste aziende
tradizionali. Ho qui con me un catalogo di uno di questi
produttori. Non sussiste alcun dubbio. Già oggi offrono
barometri bellissimi che esternamente non presentano
alcuna differenza rispetto ai barometri costruiti in
passato, ma che non contengono più mercurio. Anche il
famoso barometro Prince of Wales, una copia del
barometro regale John Russel, che comunque costa 795
sterline, è già disponibile nella versione che non ha la
benché minima traccia di mercurio.
L’argomentazione secondo cui anche una sola di queste
aziende potrebbe essere costretta alla chiusura è
semplicemente sbagliata. Posso quindi affermare con
certezza che non agiamo nell’interesse di queste aziende
se impediamo loro di prendere i provvedimenti necessari
per dare un futuro ai loro prodotti. E questi barometri
tradizionali avranno un futuro solo se saranno fabbricati
senza mercurio.
1-190
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, 11 luglio 2007.
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. –
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il
relatore per questa importante relazione che fa seguito
alla presentazione di un’iniziativa da parte della
Commissione.
E’ evidente che la protezione delle infrastrutture critiche
rappresenti una priorità per la Commissione europea,
oltre che per gli Stati membri, anche perché la necessità
di proteggere le infrastrutture critiche dall’eventualità,
ad esempio, di un attacco terroristico deriva anche dalla
natura
delle
stesse
infrastrutture,
nonché
dall’interconnessione e dall’interdipendenza tra di esse.
Infatti, se viene attaccata un’infrastruttura fisica o
tecnologica di uno Stato membro, l’effetto si trasmette
inevitabilmente ad altri Stati membri. Per questo motivo
occorre un quadro europeo comune di prevenzione e di
protezione.
Noi abbiamo pensato che la via migliore da seguire fosse
quella di coinvolgere anzitutto il settore privato; il che
vuol dire attingere alle tecnologie attualmente
disponibili e stimolare un rafforzamento della ricerca
tecnologica, chiedendo la collaborazione delle imprese e
dei laboratori di ricerca per mettere a disposizione del
quadro comune europeo i risultati di tale ricerca. L’idea
è di disporre di veri e propri programmi di sicurezza
dedicati ai diversi settori infrastrutturali e di una vera e
propria rete di liaison officers, ufficiali di collegamento,
che possano garantire tale quadro comune europeo.
La nostra idea è di prendere in considerazione solamente
quelle infrastrutture che hanno un carattere davvero
transnazionale e non certo quelle limitate al territorio di
un solo Stato membro, salvo nel caso in cui le
implicazioni di questa infrastruttura critica vadano al di
là dei confini nazionali di quello Stato.
1-191
Carl Schlyter (Verts/ALE). – (EN) Signor Presidente,
potrebbe controllare se la traduzione era corretta? Ho
Come già sapete, nel dicembre scorso abbiamo adottato
una comunicazione per istituire un programma europeo
62
per la protezione delle infrastrutture critiche
parallelamente a una proposta di direttiva intesa a
identificare quali di queste infrastrutture necessitano di
essere protette. Sono pertanto grato al Parlamento di
avere esaminato l’insieme delle proposte relative a una
materia così importante. E’ chiaro che la comunicazione
da un lato individua dei principi e dei processi da
realizzare e gli strumenti per realizzare quei processi,
mentre la direttiva stabilisce delle regole per identificare
le infrastrutture che, secondo un approccio comune
europeo, richiedono una protezione. E’ nostra intenzione
sviluppare questo piano d’azione in un ampio tessuto di
collaborazione pubblico-privato.
Pensiamo che gli Stati membri debbano essere aiutati a
sviluppare le varie iniziative comprese nel piano
d’azione e siamo convinti che la dimensione
internazionale debba essere tenuta in considerazione e
che debbano essere messe in pratica delle misure
finanziarie. Disponiamo ovviamente di un programma
finanziario riguardante la prevenzione, preparazione e
gestione delle conseguenze dei rischi del terrorismo, il
quale potrà prevedere finanziamenti appropriati da
destinare a misure di protezione delle infrastrutture
critiche.
Posso anticipare già ora il mio assenso ad alcuni
emendamenti importanti che il Parlamento si appresta a
esaminare. Il primo riguarda la necessità di ribadire nel
testo della direttiva che è compito di ogni Stato membro
individuare le forme e i metodi più consoni per la sua
attuazione: si tratta cioè del principio di flessibilità
nell’attuazione della direttiva, in base al quale le misure,
obbligatorie o meno, dovranno essere messe in pratica
senza un’eccessiva rigidità.
Il secondo punto che mi sembra condivisibile riguarda la
necessità di chiarire le modalità di esenzione di certi
settori da alcuni degli obblighi individuati nella direttiva.
La Commissione ha previsto la possibilità di esentare
alcuni settori e le proposte di emendamento del
Parlamento chiedono in sostanza di specificare meglio
quando una siffatta esenzione si applica a un
determinato settore. Io credo di poter essere d’accordo
sulla necessità di introdurre delle specificazioni, facendo
pertanto maggiore chiarezza.
Sono inoltre d’accordo con la proposta di modificare la
lista dei settori di protezione delle infrastrutture critiche
di cui all’allegato I della proposta di direttiva. Credo che
la proposta del Parlamento di modificare tale allegato sia
accettabile, così come l’introduzione di alcune
modifiche nei settori in cui è previsto il ricorso alla
procedura di comitatologia. Vi è una proposta specifica
al riguardo, anche se occorre essere consapevoli del fatto
che limitando l’uso della comitatologia aumenteremmo
il tempo necessario per attuare la direttiva. La
comitatologia in fondo è uno strumento forse un po’
complicato ma che fa risparmiare tempo nell’attuazione
ma non sono contrario ad accettare l’idea di tali
emendamenti.
09/07/2007
Per concludere, Presidente, mi dichiaro soddisfatto e
apprezzo la relazione in esame e mi auguro che il
Parlamento voglia approvarla a larghissima maggioranza.
Abbiamo bisogno di dimostrare la nostra coesione su
una misura strategica quale quella dell’iniziativa europea
per proteggere le infrastrutture critiche, energetiche, di
trasporto e tecnologiche, le quali richiedono una
prevenzione e una protezione forte perché la minaccia
del terrorismo purtroppo si indirizza anzitutto verso le
infrastrutture critiche. Sono quindi grato al Parlamento
per il contributo che ha già dato e che darà a questo
nostro lavoro.
1-196
Jeanine Hennis-Plasschaert (ALDE), relatore. – (NL)
Signor Presidente, già nel giugno 2004 il Consiglio
aveva presentato una richiesta in cui si chiedeva alla
Commissione di preparare una strategia generale per
proteggere le infrastrutture critiche. Negli ultimi tre anni
l’argomento è sempre stato nell’agenda della
Commissione, e giustamente. In linea con i desideri del
Consiglio e del Parlamento europeo, la Commissione ha
infine presentato una proposta su un programma europeo
per la protezione delle infrastrutture critiche, che è
culminata nella direttiva di cui stiamo discutendo oggi.
In veste di relatrice sostengo l’idea di un quadro comune
in questo ambito. Una protezione efficace delle
infrastrutture critiche vulnerabili e dei relativi servizi
richiede comunicazione, coordinamento e cooperazione
oltre al coinvolgimento di tutte le parti interessate sia a
livello nazionale che a livello europeo. A mio avviso, è
legittimo considerare anche i complessi processi e le
interfacce delle infrastrutture critiche con una
dimensione transnazionale.
Come il Commissario Frattini ha già spiegato in diverse
occasioni, il danno o la perdita di determinate
infrastrutture in un dato Stato membro possono avere
ripercussioni negative su diversi altri Stati membri e
persino sull’intera economia europea. Grazie alle nuove
tecnologie, ad esempio Internet, nonché alla
lungimirante liberalizzazione del mercato per
l’approvvigionamento del gas e dell’elettricità, molte
infrastrutture sono già parte di reti più ampie.
In realtà, nelle circostanze attuali l’efficacia di tutte
queste misure di protezione è determinata dall’anello più
debole. Ritengo però, come ha osservato il Commissario
Frattini, che la Commissione sia stata un po’ troppo
proattiva o eccessivamente entusiasta in alcune parti
della direttiva. Deve essere chiaro che la responsabilità
prima e ultima spetta agli Stati membri e ai proprietari
delle infrastrutture critiche.
Da questo punto di vista ritengo che l’approccio dal
basso verso l’alto rivesta un’importanza critica. L’azione
comune, a mio avviso, può essere giustificata solo
qualora gli Stati membri danneggiati fossero almeno tre,
o almeno due oltre a quello in cui è situata
l’infrastruttura critica. Dopo tutto molti aspetti sono già
stati disciplinati a livello bilaterale, il che, per essere
onesta, è anche la soluzione più flessibile.
09/07/2007
Inoltre ritengo che debbano essere scongiurate ad ogni
costo le sovrapposizioni e le incongruenze rispetto alla
legislazione e/o alle disposizioni vigenti. Di
conseguenza, devono essere tenuti in considerazione i
criteri e i meccanismi esistenti. E’ parimenti importante,
a mio avviso, che il settore privato non si trovi a dover
fronteggiare un carico amministrativo superfluo. Esorto
a ricorrere alle conoscenze tecniche già disponibili e
soprattutto consiglio di non cercare di inventare
nuovamente la ruota. Pertanto sostengo il presente
approccio pragmatico e al contempo strutturale.
A seguito dei dibattiti nelle commissioni parlamentari,
alcuni gruppi del Parlamento hanno inoltre convenuto di
concentrarsi sui cosiddetti settori prioritari. E’ stato
deciso anche di evitare la proposta procedura di
comitatologia. In passato il ricorso a tale procedura ha
portato troppo spesso a situazioni precarie. Sono quindi
molto grata al Commissario per le osservazioni che ha
formulato su questo punto e sugli altri emendamenti
nonché per la soddisfazione che ha dimostrato. Ora
vorrei che si esprimesse sulla definizione dei due o tre
Stati membri, poiché questo a mio giudizio è
l’emendamento più importante.
Desidero terminare con un’osservazione indirizzata al
Consiglio, che ancora una volta brilla per la sua assenza.
Per tale Istituzione l’accordo sulla posizione comune
costituisce un passo azzardato. Ed è notevole, dato che
proprio il Consiglio aveva invocato questo quadro
comune, e anche fuori luogo, visto che, in ogni
eventualità, il Consiglio è sempre il primo a precipitarsi
ad annunciare ogni sorta di regole senza veramente
prendere in considerazione la qualità delle proposte, le
loro ramificazioni per il mercato interno, ad esempio, o
le ricadute per i cittadini europei.
Dopo tutto, la visione e il potere sono due competenze
che il Consiglio dovrebbe avere in questo frangente.
All’apertura della seduta di oggi il Presidente Poettering
ha pronunciato parole sagge. Nessuno vuole norme e
regolamenti ad hoc dettati dal panico. E’ però molto
opportuno predisporre una linea offensiva strutturale,
che tenga conto dei principi dello Stato di diritto – punto
che riveste un’importanza cruciale. Vi ringrazio e
ringrazio il Commissario.
1-197
Harald Ettl (PSE), relatore per parere della
commissione per i problemi economici e monetari. –
(DE) Signor Presidente, le crisi transnazionali, dovute al
terrorismo piuttosto che alle calamità naturali,
richiedono la protezione delle infrastrutture critiche in
tutta l’Unione. Tali infrastrutture non possono essere
tenute segrete semplicemente non nominandole. Sarebbe
del tutto ingenuo pensarlo.
Da un punto di vista psicologico la distruzione delle
infrastrutture critiche indurrebbe l’opinione pubblica a
perdere fiducia nell’Unione europea. La protezione nei
momenti di crisi, pertanto, non è solo una questione
63
nazionale, ma richiede una gestione europea delle crisi,
come propone il signor Commissario.
Inoltre, come ha chiaramente posto in evidenza la
commissione per i problemi economici e monetari,
spostare parti delle infrastrutture europee fuori dall’UE
incrementa il rischio di attentati terroristici e in
particolare l’accesso ai dati rende più vulnerabile l’intera
struttura. Ciò vale anche per il settore bancario e
assicurativo. Benché la sicurezza e i controlli vengano
costantemente migliorati in tale ambito, permane la
necessità di un’azione supplementare europea e
coordinata. Nessuno vuole una doppia disciplina, ma
serve una maggiore sicurezza. La DG competente per il
mercato deve ispirarsi a questi principi e non ai miopi
voleri dell’industria.
1-198
Renate Sommer (PPE-DE), relatore per parere della
commissione per i trasporti e il turismo. – (DE) Signor
Presidente, la commissione per i trasporti e il turismo
ritiene che nella presente proposta di direttiva la
Commissione vada oltre i propri poteri in materia, in
quanto travisa le proprie norme. Parla di stabilizzare il
mercato interno, ma la direttiva verte principalmente
sulla protezione contro gli atti di terrorismo.
Inoltre la proposta della Commissione contravviene al
principio di sussidiarietà, in quanto, oltre a integrare le
misure vigenti degli Stati membri, punta anche a
sostituirne alcune. Infine la proposta non affronta la sua
vera funzione, ma la delega alla comitatologia.
La commissione per i trasporti e il turismo ha quindi
bocciato la proposta della Commissione, ferma restando
ovviamente la necessità di una cooperazione europea. La
questione verte semplicemente sulle modalità. La mia
principale preoccupazione è far sì che gli Stati membri
non siano costretti a segnalare le proprie infrastrutture
critiche europee alla Commissione, la quale poi
probabilmente redigerebbe un elenco completo di
strutture europee sensibili, allegandovi piani di sicurezza
per poi archiviare il tutto in qualche ufficio di Bruxelles.
In questo modo si andrebbe contro gli interessi della
sicurezza nazionale. Un simile elenco, infatti, sarebbe
un’interessante fonte di informazioni per i terroristi.
La Commissione dovrebbe limitarsi a definire e a
catalogare in termini generali i principali settori a rischio.
La designazione spetta agli Stati membri, poiché sono
loro che hanno la responsabilità principale della
protezione delle infrastrutture critiche e sono loro che in
ultima analisi sono responsabili delle misure atte a
proteggere siffatte strutture ubicate nel loro territorio.
Nell’interesse della sicurezza nazionale si deve
continuare su questa stessa linea. Solo una gestione
decentralizzata delle infrastrutture sensibili può ridurre il
livello di rischio.
Credo che la definizione più ristretta delle infrastrutture
critiche europee, secondo cui un approccio comunitario
sarebbe giustificato solo qualora gli Stati membri
danneggiati fossero almeno tre, o almeno due oltre a
64
quello in cui l’infrastruttura critica è situata, sia la più
corretta. Dobbiamo garantire che la direttiva riguardi
solo le infrastrutture europee e non quelle nazionali.
Ritengo inoltre che la cooperazione bilaterale tra gli
Stati membri sia più opportuna in quest’area per ragioni
di sicurezza.
Infine ringrazio vivamente la relatrice, onorevole
Jeanine Hennis-Plasschaert, assicurandola che avrà il
mio sostegno.
1-199
Herbert Reul, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE)
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli
colleghi, abbiamo incontestabilmente sollevato una
questione molto difficile, discutendo delle infrastrutture
critiche europee. Non sussistono dubbi, però, sul fatto
che dobbiamo affrontare la questione a livello europeo,
individuando e sviluppando soluzioni insieme agli Stati
membri, poiché le potenziali minacce che il
Commissario ha indicato poc’anzi sono reali e quindi
devono essere prese seriamente.
E’ tuttavia molto difficile delineare le competenze
europee in questo ambito, cosa deve essere organizzato a
livello europeo e dove devono essere espletate
determinate funzioni specifiche. In commissione ci
siamo occupati a lungo della questione. Abbiamo
cercato – e in proposito ringrazio vivamente la relatrice
per la cooperazione leale e aperta – di trovare un modo
atto a garantire lo scambio delle migliori prassi tra Stati
membri mediante un coordinamento a livello
comunitario, mantenendo al contempo il ruolo centrale
del principio di sussidiarietà. Come ha già indicato
l’onorevole Sommer, non vogliamo che siano segnalate
le singole infrastrutture critiche e che i dati siano
archiviati chissà dove, vogliamo invece garantire la
segretezza.
Per tale motivo abbiamo convenuto che gli Stati membri
segnalino alla Commissione i propri rispettivi settori
critici, senza specificare le infrastrutture. Per noi era
importante evitare la comitatologia e sono grato al
Commissario, che è venuto incontro al Parlamento su
questo punto. Come ha già precisato la relatrice,
l’inefficienza che la procedura ha evidenziato in passato
non ci incoraggia a proseguire in tale direzione. Ne
proponiamo quindi un’altra.
Inoltre per noi era importante evitare la burocrazia
superflua, istituire punti di contatto negli Stati membri
incaricati di assolvere alla funzione di designazione e di
individuazione senza creare altra burocrazia, limitando i
costi amministrativi e assicurando una grande flessibilità.
1-200
Inés Ayala Sender, a nome del gruppo PSE. – (ES)
Signor Presidente, il Presidente del Parlamento europeo,
onorevole Poettering, oggi ha fatto riferimento proprio a
questa relazione dell’onorevole Hennis-Plasschaert
quando ha condannato i recenti attentati terroristici
compiuti sia in territorio europeo – dove il bersaglio
sono stati gli aeroporti – che in paesi terzi come lo
Yemen, dove sono stati assassinati alcuni turisti spagnoli.
09/07/2007
In quest’ultimo caso il bersaglio non era
un’infrastruttura specifica, ma i turisti che viaggiavano
per strada a bordo di un veicolo.
Tale riferimento dimostra o ribadisce per l’ennesima
volta l’importanza dell’esercizio che ci propone la
Commissione e per cui desidero ringraziare vivamente il
Commissario. Non si tratta di una misura unica, ma
piuttosto di un tassello di un lungo processo – che è
iniziato nel 2004 – e che ora sta assumendo la forma di
misure sempre più interessanti ed efficaci.
Inoltre, in vista della complessità della società europea,
basata su reti complesse e aperte per le comunicazioni,
per gli approvvigionamenti e per i servizi, su cui
oltretutto si fonda l’economia, dobbiamo organizzare
una difesa di queste infrastrutture e difenderci tenendo
presente la loro potenziale vulnerabilità agli attentati
terroristici.
Vorrei rilevare che il mio gruppo era più d’accordo con
la proposta originale della Commissione in merito alla
definizione delle infrastrutture critiche europee, ossia le
infrastrutture condivise da due o più paesi o nei casi in
cui un dato Stato membro possa subire le conseguenze
derivanti dall’infrastruttura di un altro Stato membro.
Ad esempio, per noi, l’Eurotunnel potrebbe essere un
caso esemplare in cui applicare questa protezione
ottimale da eventuali attentati, per non parlare degli
aeroporti, eccetera, dove siamo già stati colpiti.
Domani quindi manterremo questa posizione a favore
della proposta originale della Commissione, in quanto
vogliamo tenere viva la speranza di raccogliere un
maggiore sostegno in Consiglio. In ogni caso preferiamo
continuare a dirigerci verso approcci più integrati ed
europei
e
preferiamo
evitare
risparmi
che
apparentemente possono ridurre i costi, ma di cui
potremmo pentirci in futuro.
Sosteniamo tutte le proposte dell’onorevole HennisPlasschaert sulla protezione riguardo ai paesi terzi, e
sosteniamo tutte le proposte concernenti la protezione
dei dati personali in tale ambito. Naturalmente
sosteniamo tutti gli elementi della proposta che
afferiscono alla necessaria riservatezza – abbiamo una
lunga esperienza in quest’ambito sia a livello nazionale
sia a livello di Esecutivo, e non crediamo che sarà
violata in questo frangente – e, pertanto, conveniamo
anche sulla necessità di evitare duplicazioni tra azioni
già attuate negli Stati membri e le iniziative che ora ci
vengono proposte dalla Commissione.
In questo modo speriamo di superare la posizione
retrograda che abbiamo dovuto accettare in seno alla
commissione per i trasporti e il turismo e rispetto alla
quale il mio gruppo tuttora dissente. Spero che la
proposta che sarà votata domani ci consentirà di
continuare a progredire; spero inoltre che con la
proposta del Parlamento – e sono grata per il grande
lavoro svolto dall’onorevole Hennis-Plasschaert e dai
colleghi – e con la proposta del Consiglio riusciremo a
09/07/2007
conseguire una migliore protezione delle infrastrutture
critiche europee.
1-201
Margarita Starkevičiūtė, a nome del gruppo ALDE. –
(LT) Desidero ringraziare il Commissario e la relatrice
per le proposte; desidero tuttavia sottolineare che tali
suggerimenti vanno interpretati solo come l’inizio della
discussione. Non so se Internet può essere considerata
un’infrastruttura critica ai sensi della definizione usata
dalla Commissione. Come posso sapere se, nel caso in
cui un sito sia stato bloccato in un dato paese, esso non
sia più un’infrastruttura critica? Basta bloccare il sito di
una grande banca avente sede, ad esempio, in Germania,
in Francia o nel Regno Unito, e tutti gli abitanti
d’Europa ne avvertirebbero le conseguenze. Parliamo di
consolidare il settore finanziario, l’attività economica e
persino le catene alberghiere. In altre parole, dobbiamo
riconoscere che l’infrastruttura critica è sconfinata nel
ciberspazio, e credo che l’Estonia sia il primo paese ad
avere sperimentato elementi di guerra cibernetica. Mi
dispiace che sia stata dedicata poca attenzione a questo
tema, che ora sta scivolando in fondo alla lista di
preoccupazioni del Commissario responsabile delle
telecomunicazioni. Tuttavia, mi preme affermare che
questa materia deve essere evidenziata in rapporto alla
sicurezza, poiché è difficile immaginare la vita dei
cittadini europei senza Internet. Non possiamo dire se
Internet sia europea o se appartenga a un determinato
paese – è una rete mondiale e ovviamente definire le
modalità di protezione del web da un attentato che
potrebbe essere sferrato in ogni momento è molto
complicato e il dibattito deve svolgersi a un livello
completamente diverso. Al momento si parla
principalmente dell’infrastruttura fisica e senza dubbio
rimane il turbamento per le scene drammatiche cui
abbiamo assistito, ma la vita sta diventando sempre più
virtuale e di questo aspetto occorre tenere conto.
1-202
Eva Lichtenberger, a nome del gruppo Verts/ALE. –
(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli
colleghi, nessuno in quest’Aula mette in dubbio che la
stretta collaborazione tra Stati membri sia molto
importante e necessaria per contrastare i rischi
terroristici. La nostra critica verte sulle modalità. Una
maggiore burocrazia non ci aiuterà contro il terrorismo!
Tengo a ringraziare la relatrice per aver perlomeno
restituito una dimensione pragmatica alla proposta e per
aver ampiamente migliorato la versione della
Commissione. La collega ha altresì avanzato una serie di
suggerimenti pratici.
Conveniamo tutti sul fatto che una migliore
cooperazione e informazione siano cose positive. Si
tratta di obiettivi che possono essere realizzati a livello
bilaterale o multilaterale. Ma compilare un elenco di
infrastrutture a rischio non porterà a nulla in termini di
sicurezza,
anzi,
potrebbe
persino
essere
controproducente. In definitiva, però, la competenza è
sempre degli Stati membri, e non ha affatto senso
trasferirla a livello europeo.
65
Spero che domani in sede di voto procederemo
all’insegna dello stesso realismo di cui ha dato prova la
relatrice, garantendo che si continui con il sistema ora in
atto: una soluzione sensata che tiene conto della realtà
senza fomentare illusioni!
1-203
Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL)
Signor Presidente, coloro che già in passato volevano
una maggiore pressione governativa nei settori
dell’esercito, della polizia, dei servizi di sicurezza e in
ogni sorta di sistema di controllo e nel regime carcerario
sono riusciti a rafforzare la propria posizione fin
dall’inizio del secolo. Ora possono parlare dell’avvento
di una nuova forma di terrorismo, che, visto il grande
turbamento che ha suscitato in tutti, crea un margine per
soluzioni sconsiderate.
A tutti i livelli amministrativi sono state presentate
proposte affinché tutte le garanzie in materia di
sicurezza si applichino anche per quanto riguarda la
democrazia, la libertà di associazione, la libertà di
manifestazione, il diritto allo sciopero, la libertà di
circolazione e il diritto alla privacy. Il problema di
questa linea offensiva è che non fa nulla per rimuovere il
terreno su cui attecchisce il terrorismo, comprese le
gravi disparità di ricchezza e di potere che dividono il
mondo.
Invece raccogliamo maggiori informazioni, teniamo
sotto controllo sempre più persone, organizziamo una
maggiore burocrazia e provochiamo sempre più
malcontento. Nell’Unione europea, nel settore delle
infrastrutture critiche vigono già 32 direttive,
regolamenti, trattati e decisioni che rendono possibile un
approccio europeo. Per tale ragione l’aggiunta di una
nuova direttiva, che oltretutto amplia i poteri e gli
obblighi, ha suscitato scetticismo.
A gennaio la commissione del parlamento olandese
incaricata della verifica di sussidiarietà ha richiamato la
mia attenzione proprio su questo tema. La commissione
contesta l’articolo 308 del Trattato CE, che verte sul
rafforzamento temporaneo dei poteri, come base
giuridica,
e
considera
che
la
protezione
dell’infrastruttura critica sia innanzi tutto una questione
di competenza nazionale.
In veste di relatore ombra su questo tema per la
commissione per i trasporti e il turismo, sono stato molto
lieto di constatare che tale commissione ha deciso di
invitare la commissione per le libertà civili, la giustizia e
gli affari interni a bocciare drasticamente la proposta, la
motivando la richiesta principalmente col fatto che la
proposta di direttiva può essere disciplinata più
efficacemente su scala più ridotta, ossia a livello di Stati
membri e di regioni. In questo caso una maggiore
interferenza dell’Unione europea comporterebbe
soprattutto una maggiore burocrazia, che in effetti è
controproducente.
Purtroppo, i gruppi che all’unanimità avevano votato
“no” in seno alla commissione per i trasporti si sono
66
divisi in seno alla commissione per le libertà civili, la
giustizia e gli affari interni. Il mio gruppo non è stato
un’eccezione. Le delegazioni nazionali più piccole
ritengono che la proposta sia mediocre, in parte perché
l’interferenza superflua offusca la divisione delle
competenze tra gli Stati membri e l’Unione e in parte
perché, riferendosi alla protezione delle infrastrutture,
potrebbe essere usata indebitamente allo scopo di ledere
i diritti civili, come la libertà di manifestazione, nel qual
caso non si contrasta il terrorismo internazionale ma si
compromette la democrazia nazionale.
Per contro, i membri delle delegazioni più grandi, dalla
Germania all’Italia, intravedono anche punti positivi
nella proposta. Essi si aspettano una riduzione dei poteri
che già vengono esercitati dalla Commissione e un
migliore controllo parlamentare sull’applicazione delle
restanti competenze. Tutti nel mio gruppo plaudono al
fatto che in generale gli emendamenti indeboliscono
l’impatto della proposta di direttiva e ne limitano
l’applicazione alle questioni che riguardano almeno tre
Stati membri.
1-204
Christian Ehler (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente,
diversamente dalla commissione per l’industria, la
ricerca e l’energia o dalla commissione per i problemi
economici e monetari, la commissione competente, ossia
la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli
affari interni, non ha riconosciuto l’importanza del
livello europeo per la protezione delle infrastrutture
critiche. L’attenzione, infatti, non si concentra più sulla
protezione delle singole infrastrutture bensì sulla
considerazione dei settori.
Credo che la procedura proposta nella relazione sia priva
di incisività. Il valore aggiunto apportato dall’inclusione
del livello europeo è stato quasi completamente
abbandonato. E’ chiaro che la responsabilità delle
infrastrutture critiche deve ricadere sugli Stati membri.
Tuttavia, se lasciamo la designazione interamente agli
Stati nazionali, non riusciremo ad identificare le
debolezze e le dipendenze strutturali, ed è proprio questo
che serve nell’ambito della designazione della
infrastrutture critiche europee.
E’ del tutto ingenuo credere che elaborando un elenco di
infrastrutture si possa disporre di un manuale per far
fronte agli attentati terroristici. Gli Stati membri sono
dotati di elenchi simili da molto tempo. Uno degli errori
strutturali principali è stato, ad esempio, non averli
confrontati con quelli della NATO. Nella sfera militare
la NATO tiene elenchi analoghi da quarant’anni e ne ha
definito i relativi scenari nell’eventualità di crisi militari.
1-205
Inger Segelström (PSE). – (SV) Innanzi tutto ringrazio
la relatrice per la costruttiva relazione e per l’efficiente
lavoro svolto. Pare che la commissione per le libertà
civili, la giustizia e gli affari interni si trovi
costantemente alle prese con settori della società che
hanno una qualche attinenza con le minacce terroristiche
contro i cittadini. Anche il Presidente del Parlamento ne
ha parlato oggi.
09/07/2007
E’ molto importante non guardare separatamente ad ogni
singola misura, ma esaminare tutti i settori nel loro
complesso in modo da redigere regolamenti sulla
sicurezza che contemplino tutti i vari aspetti: dalle
norme sui visti ai controlli di sicurezza nel campo
dell’aviazione, fino a modalità migliori per proteggerci
contro le minacce che gravano su aeroporti, trasporti
pubblici e porti nonché su tutte le infrastrutture che, in
ragione del numero enorme di passeggeri che vi
transitano, potrebbero essere teatro di drammi di enormi
proporzioni in caso di attacco terroristico.
L’aspetto della proposta della relatrice che vorrei
affrontare è il numero di Stati che risentirebbero di
conseguenze a seguito di una perturbazione o distruzione
delle loro infrastrutture, in altre parole vorrei sapere se
debbano essere tre o solamente due. La proposta della
relatrice prevede di portare a tre il numero Stati membri
rispetto ai due indicati nella proposta originale di
direttiva. Mi pare che questo aumento sia irragionevole,
in quanto una minaccia, una catastrofe o un caso di
distruzione possono colpire un gran numero di persone,
anche se sono coinvolti pochi paesi. Inoltre l’incidente
potrebbe avere un impatto maggiore sul luogo in cui si
verifica rispetto all’impatto che potrebbe produrre in
posti più centrali dell’UE. La proposta rende ancora più
difficile tenere conto degli Stati membri più piccoli,
benché essi corrano lo stesso rischio degli Stati di grandi
dimensioni di essere colpiti da gravi crisi.
Credo inoltre che, tappando le falle e diminuendo la
possibilità di attentati nel settore dell’aviazione, i
terroristi si concentreranno su altri bersagli e su
ubicazioni centrali all’interno delle infrastrutture, cui
possono essere inferti danni enormi. Non dobbiamo
essere ingenui, dobbiamo invece prepararci quanto più
possibile. E’ questa la nostra responsabilità.
1-206
Marianne Mikko (PSE). – (ET) Gli attacchi cibernetici
che sono stati sferrati contro l’Estonia nell’aprile e nel
maggio di quest’anno sono stati i primi episodi di questo
genere a richiamare l’attenzione mondiale. Eppure non
sono stati i primi attentati contro infrastrutture critiche
europee. Finora gli attacchi cibernetici erano diretti
contro singole imprese, soprattutto nel settore finanziario,
in cui Internet è divenuto l’ambiente indispensabile per
le transazioni.
Per ragioni comprensibili le banche preferiscono non
suscitare un polverone su tali attentati. La mancanza di
fiducia nell’affidabilità dei sistemi bancari avrebbe gravi
conseguenze per l’intera economia europea.
I campi di attività in cui Internet è divenuta parte
essenziale dell’infrastruttura comprendono la pubblica
amministrazione e i mezzi di comunicazione.
L’incapacità di respingere un attentato cibernetico nella
peggiore delle ipotesi potrebbe catapultare l’Europa
indietro di un secolo.
09/07/2007
Immaginatevi oggi, nel XXI secolo, una situazione in
cui vengono interrotte le comunicazioni tra ministeri, in
cui sia il governo che i mezzi di comunicazione non
sono in grado di informare la gente. Questo è
esattamente quanto è accaduto in Estonia, come ha
correttamente indicato l’onorevole Starkevičiūtė.
Desidero ringraziare la relatrice ed enfatizzare il suo
eccellente tempismo. La sicurezza cibernetica è il
migliore esempio della necessità di cooperazione a
difesa delle infrastrutture critiche dell’Unione europea.
Nel corso di tale attentato cibernetico, finora unico nel
suo genere contro uno Stato indipendente, gli esperti
informatici estoni sono stati coadiuvati da esperti sia
dell’Unione europea sia di altri paesi.
Auspico che questa cooperazione sia un esempio e una
lezione nel campo della sicurezza interna per i
responsabili di tutti gli Stati membri. Né la ricchezza né
la forza militare possono respingere un attentato
cibernetico. L’unica difesa è la cooperazione. Rinnovo
quindi i miei ringraziamenti alla relatrice.
1-207
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. –
Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur essendo grato
a tutti gli intervenuti, inclusa la relatrice, temo di avere
qualche preoccupazione ad accettare l’impostazione un
po’ restrittiva che la commissione trasporti ha voluto
dare.
Come giustamente affermato da alcune onorevoli
parlamentari, da ultima l’onorevole Segelström e altre,
limitare solamente a tre o più Stati la soglia minima per
la
definizione
di
un’infrastruttura
europea
comporterebbe, a mio avviso, due inconvenienti, il
primo dei quali sarebbe quello di impedire agli Stati
europei più piccoli la partecipazione al programma di
protezione delle infrastrutture critiche. E’ chiaro che noi
vogliamo evitare una simile eventualità. Noi vogliamo
offrire a tutti gli Stati membri che sono potenziali
obiettivi di un attacco terroristico una forma di
partecipazione a questa strategia europea.
Mi permetto di sollevare obiezioni circa l’impostazione
restrittiva ostile all’idea che sia l’Europa ad occuparsi di
un quadro comune di protezione delle infrastrutture. Non
è questione di sussidiarietà, di cui noi siamo
estremamente rispettosi. Il problema è che oggigiorno le
infrastrutture sono intimamente connesse e l’ultimo
intervento della rappresentante dell’Estonia, che ha
ricordato l’attacco cibernetico al suo paese, ne è la prova
più evidente: si è trattato di un attacco che ha colpito un
intero sistema-paese. E seppure ne è stato interessato un
solo sistema-paese, possiamo avere dubbi sul fatto che
quell’attacco abbia indirettamente colpito l’intera rete di
relazioni dell’Estonia con gli altri paesi europei? Se si
paralizza il sistema bancario anche di un solo paese per
un certo numero di giorni, inevitabilmente si colpisce
una struttura portante dell’Unione europea. Credo
pertanto che la proposta originaria della Commissione,
cui io confermo il mio appoggio, sia migliore in quanto
offre un ventaglio più ampio di opportunità.
67
In riferimento agli attacchi cibernetici, non escludo che i
terroristi possano progettare un attacco a un sistemapaese, a un sistema bancario, a un ministero, a un
sistema di amministrazioni: stiamo esaminando ciò che è
avvenuto in Estonia e la nostra Agenzia per la sicurezza
informatica ci fornirà un rapporto dopo l’estate. Intendo
ovviamente pubblicare tale rapporto ma, al di là
dell’analisi di quell’episodio, non possiamo escludere
che organizzazioni terroristiche pensino di colpire un
intero sistema-paese con un attentato informatico. Per
questo
credo
sia
assolutamente
necessaria
un’interpretazione un po’ meno restrittiva.
Per concludere, ringrazio ancora una volta la relatrice e
tutti i membri di questo Parlamento. Credo che
l’approvazione di una relazione rigorosa sulle iniziative
intraprese dalla Commissione dimostrerebbe altresì
chiaramente che ci preoccupiamo della prevenzione.
Com’è stato giustamente affermato, dal 2004 la
Commissione europea e le istituzioni dell’Unione
europea conducono un’azione intesa a rafforzare le
politiche di prevenzione. Solo in questo modo daremo
una risposta davvero seria e coordinata alla minaccia del
terrorismo.
1-208
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, 11 luglio 2007.
1-209
Legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali
(“ROMA II”) (discussione)
1-210
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A60257/2007), presentata dall’onorevole Wallis a nome
della delegazione del Parlamento europeo al comitato di
conciliazione, sul progetto comune, approvato dal
Comitato di conciliazione, di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio sulla legge
applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (“Roma
II”) [PE-CONS 3619/2007 – C6-0142/2007 –
2003/0168(COD)].
1-211
Diana Wallis (ALDE), relatore. – (EN) Signor
Presidente, questo è per noi l’ultimo atto di una
rappresentazione che è in scena da molto tempo e che
cominciò nel luglio 2003 con una proposta della
Commissione, che a sua volta era stata preceduta da un
lungo periodo di preparazione. E’ stato praticamente un
esordio per il Parlamento europeo, dal momento che non
c’era alcuna precedente convenzione internazionale a cui
fare riferimento; per la prima volta abbiamo applicato la
codecisione in questo settore; per la prima volta abbiamo
sperimentato la conciliazione in questo settore.
Personalmente, desidero ringraziare tutti i membri della
delegazione al comitato di conciliazione che hanno
partecipato. Abbiamo lasciato un’impronta marcata, a
nome del Parlamento, sul testo finale – un testo che,
grazie al Parlamento, va ben oltre i meri aspetti tecnici e
68
09/07/2007
giuridici, portando allo scoperto il diritto privato
internazionale per soddisfare i bisogni pratici dei nostri
cittadini, soprattutto nel settore degli incidenti stradali.
Apparentemente la sua applicazione pratica è molto
attesa sia in ambiente giuridico e giudiziario, che dagli
operatori economici a livello di Unione europea.
Tuttavia, ci siamo occupati anche degli aspetti tecnici:
fornendo chiarimenti sulle definizioni relative
all’ambiente oppure individuando una soluzione al
problema della concorrenza sleale, e quindi affrontando i
problemi del rapporto tra le norme europee di conflitto
di leggi e gli strumenti del mercato interno. Non so se
siamo riusciti in questo compito. Abbiamo ricevuto
congratulazioni da diversi settori, e questo mi rende un
po’ nervosa. Stiamo ancora cercando di tenere le stesse
discussioni su Roma I e sulla revisione dell’acquis dei
consumatori; a un certo punto dovremo correggere
questo rapporto.
Da un lato, “Roma II” contribuirà al rafforzamento della
sicurezza giuridica in materia di obblighi civili, il che è
fondamentale per il buon funzionamento del mercato
interno. Dall’altro, tale regolamento favorirà anche il
riconoscimento reciproco delle decisioni – un pilastro
dello spazio europeo della giustizia – il che consentirà di
promuovere la fiducia reciproca tra i sistemi giudiziari
degli Stati membri.
E’ stato incoraggiante per noi, come rappresentanti del
Parlamento europeo, che in sede di conciliazione fossero
presenti i rappresentanti di tre DG della Commissione,
disposti a collaborare. Mi auguro che in futuro
riusciremo a rafforzare questo aspetto e a considerare la
giustizia civile come un filo rosso che attraversa molte
delle questioni di cui ci occupiamo nel mercato interno.
Molte cose sono rimaste irrisolte da Roma II e sono alla
base degli studi che, mi auguro, il Commissario
menzionerà nella sua dichiarazione – studi sugli
incidenti stradali, sulla diffamazione e sul trattamento
della legislazione straniera. Tutte questioni che sono
parte integrante del rapporto fra giustizia civile e
mercato interno. Potremo dire che il mercato interno
funzionerà solo quando disporremo di un sistema
coerente di giustizia civile.
La giustizia civile non può essere una semplice
appendice al mercato interno – una sorta di competenza
limitata nel cui ambito ci avventuriamo con riluttanza su
richiesta degli Stati membri. Mi sembra di ricordare che
molto tempo fa, nel 1999 a Tampere, si concepì una
visione di uno spazio di giustizia civile; e Roma II ne
faceva parte. Dobbiamo riorientare la nostra azione, e
chiederci se l’Europa disponga di un sistema di giustizia
civile, accessibile e comprensibile, che funziona per tutti
gli utenti del mercato interno e per i nostri cittadini.
Roma II svolge il suo ruolo costituendo una base – la
roadmap iniziale – ma gli studi successivi ci daranno
l’occasione di rivalutare la situazione e passare alle fasi
successive.
1-212
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. –
(FR) Signor Presidente, mi congratulo in primo luogo
con la relatrice per aver contribuito al successo della
riunione di conciliazione; l’onorevole Wallis, infatti, ci
ha consentito di produrre un testo equilibrato dopo
quattro anni di discussioni. Credo che sia opportuno
congratularsi con lei per l’efficacia con cui ha
contribuito sostanzialmente al successo di questo dossier.
Si tratta, secondo me, di un testo fondamentale per la
realizzazione dello spazio di giustizia europeo e per il
buon
funzionamento
del
mercato
interno.
Una questione chiave per il Parlamento riguarda il
miglioramento del sistema di indennizzo delle vittime
degli incidenti stradali. A tale proposito confermo, a
nome mio e della Commissione, l’impegno ad avviare, il
più rapidamente possibile, uno studio esaustivo a livello
europeo e a prendere poi le misure necessarie, per
adottare infine un Libro verde.
Confermo altresì che la Commissione si impegna a
presentare al colegislatore, entro la fine del 2008, un
altro studio sulla situazione in materia di diritto
applicabile all’invasione della vita privata, che tenga
conto delle regole relative alla libertà di stampa e alla
libertà d’espressione dei media. Se si rivelasse
necessario, come avevo promesso durante la fase di
conciliazione, si adotteranno misure adeguate sulla base
di precedenti consultazioni.
Infine, per quanto riguarda la complessa questione
dell’applicazione del diritto straniero da parte dei
tribunali, la Commissione, consapevole dell’esistenza di
prassi diverse negli Stati membri, pubblicherà, quattro
anni dopo l’entrata in vigore di “Roma II”, un’analisi
comparativa e sarà pronta a prendere tutte le misure più
opportune che ne deriveranno.
Per concludere, mi auguro che il Parlamento confermi
questo accordo raggiunto in sede di conciliazione come
punto culminante della tanto attesa adozione del
regolamento “Roma II”, e spero che il testo sarà
sostenuto da un’ampia maggioranza di deputati.
1-213
Rainer Wieland, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE)
Signor Presidente, nella discussione in seconda lettura
abbiamo detto di voler mantenere il più ampio spazio di
manovra possibile per il Parlamento. Signor
Commissario, senza dubbio domani troveremo
finalmente un’ampia maggioranza.
Ero presente alla procedura di conciliazione fino alla
fine, e devo pertanto dire che, a mio avviso, noi – non
solo il Parlamento ma tutte le parti in causa – non
abbiamo approfittato dello spazio di manovra
disponibile. Avremmo potuto essere più ambiziosi su
uno o due punti, come ha ricordato l’onorevole Wallis.
Sono convinto che un’ampia maggioranza dell’opinione
pubblica sarebbe disposta a spingersi ben più in là dei
propri rappresentanti soprattutto nei settori classici –
incidenti stradali o danni punitivi. Quando considero i
09/07/2007
risultati del vertice, posso constatare l’esistenza di un
vuoto. Stiamo cercando di combattere la disaffezione dei
cittadini rispetto all’Europa con cose che essi non
vogliono assolutamente, ma i politici spesso non sono
disposti a introdurre ciò che l’opinione pubblica vuole
davvero.
Sembra che le nostre riunioni in futuro saranno
caratterizzate da una maggiore trasparenza, e nutro
grande speranza in questo. E’ inoltre evidente che i
funzionari spesso hanno le proprie fissazioni, e sono
molto più riservati e moderati di quanto sarebbe
necessario. Purtroppo la politica qui non è all’altezza
della situazione. Sarebbe bello se potessimo avere
decisioni politiche audaci un po’ più spesso, anche in
seno ai comitati di conciliazione. Uno Stato membro che
si è dimostrato ostruzionista all’ultimo momento
potrebbe rivelarsi non altrettanto ostruzionista a livello
politico.
Nella nostra veste di parlamentari, abbiamo intrapreso
questa strada con uno dei primi casi in cui si è ricorsi
alla codecisione in questo settore; in futuro dovremo
mostrarci ancora più sicuri nell’utilizzare lo spazio di
manovra a nostra disposizione e dimostrare che siamo
anche capaci di far fallire tali negoziati. Nel lungo
termine, tutti gli studi e le valutazioni su cui stiamo
tergiversando ormai da tre o quattro anni non sono
sufficienti perché i cittadini vogliono una decisione qui e
subito!
1-214
Manuel Medina Ortega, a nome del gruppo PSE. – (ES)
Signor Presidente, desidero congratularmi con la collega,
onorevole Wallis, per il lavoro che ha portato a
compimento. Credo che otterremo un buon accordo, che
la maggioranza del Parlamento approverà questa
proposta e che avremo così un nuovo regolamento in
materia di responsabilità civile extracontrattuale.
Vorrei però ricordare che questo regolamento è solo
l’inizio. Nell’ambito del diritto internazionale privato e
in materia di conflitto di leggi esiste una difficoltà
fondamentale, ossia l’incapacità dei giudici di applicare
un diritto che non è il loro. Nell’Unione europea – e in
generale – disponiamo di giudici che sono stati preparati
ad applicare il proprio diritto. Nei casi in cui si debba
applicare il diritto straniero, sussistono enormi difficoltà.
E’ chiaro che, se due inglesi hanno un incidente stradale
in Francia, si applicherà il codice della strada francese –
il giudice non potrebbe certo dare ragione a un
conducente che guidi a sinistra. Nella seconda parte, per
quanto riguarda la responsabilità civile da determinare,
se il giudice è inglese mi resta difficile credere che
accetterebbe l’applicazione delle norme sulla
responsabilità limitata esistenti nel diritto francese, e che
non applicherebbe invece il diritto britannico.
Credo quindi che il lavoro sia appena agli inizi, come ho
detto prima. Il Commissario Frattini ha fatto riferimento
a uno studio successivo svolto dalla Commissione – che
è anche menzionato nel progetto di regolamento – il
69
quale riguarda l’applicabilità del diritto da parte delle
giurisdizioni. Credo che questa sia la seconda parte, una
seconda parte essenziale.
Quelli di noi che hanno lavorato in questo campo hanno
constatato che c’è una tendenza generale ad applicare il
proprio diritto, la lex fori. Questo accordo, o questo
regolamento, non può quindi essere interpretato senza
tener conto di quale giurisdizione sia applicabile in un
particolare momento.
Essenzialmente, la giurisdizione determinerà il diritto
applicabile perché in genere i giudici ricorrono a ogni
tipo di sotterfugio. Qui per esempio abbiamo eliminato il
sotterfugio del rinvio, però esiste ancora la questione
dell’ordine pubblico – le clausole dell’ordine pubblico –
che riprende le disposizioni cruciali del diritto nazionale
contenute nel progetto di accordo.
Ho quindi l’impressione che, partendo dal presupposto
che questo Parlamento approverà a grande maggioranza
la proposta presentata dall’onorevole Wallis, dopo
l’approvazione dovremo continuare a lavorare in questo
settore. Attendiamo con ansia gli studi della
Commissione su questo tema e, soprattutto, un elemento
importante, ossia il lavoro con coloro che dovranno
applicare questo regolamento: i giudici stessi. Ci
chiediamo quale sia l’atteggiamento dei giudici e come
verrà applicato praticamente questo regolamento, dal
momento che l’esperienza con gli accordi internazionali
e con l’applicazione delle norme del diritto privato
internazionale degli Stati dimostra questa tendenza da
parte dei giudici ad applicare il proprio diritto nazionale.
1-215
Andrzej Jan Szejna (PSE). – (PL) Signor Presidente,
per cominciare ringrazio la relatrice e tutti coloro che
hanno contribuito al progetto in discussione.
Ovviamente, anche un’armonizzazione parziale delle
disposizioni concernenti conflitti nel settore degli
obblighi extracontrattuali avrà un impatto positivo sul
funzionamento del mercato interno comunitario.
L’armonizzazione e la regolamentazione dei principi
procedurali, in situazioni che si verifichino in un
contesto transfrontaliero, consentiranno di far
riferimento a un’unica base giuridica comune a tutti gli
Stati membri. Tipici esempi sono gli incidenti stradali, la
concorrenza sleale, i danni ambientali, il trattamento
della legislazione straniera e la violazione dei diritti
personali.
Questo aumenterebbe indubbiamente la certezza sulla
scelta del diritto più appropriato e sull’esito previsto dei
conflitti. Faciliterebbe inoltre il riconoscimento delle
sentenze dei tribunali. Si deve però ricordare che il
regolamento è uno strumento del diritto internazionale
privato, quindi non serve ad armonizzare il diritto
sostanziale degli Stati membri; questi mantengono piena
autonomia. Il regolamento serve ad armonizzare i
conflitti con il diritto interno, e garantirà che lo stesso
diritto nazionale venga applicato in casi simili, ma non
influirà sulle decisioni concernenti i casi stessi.
70
09/07/2007
1-219
L’onorevole Medina Ortega ha giustamente fatto notare
che le decisioni e le prassi dei tribunali saranno
l’elemento più importante in questo settore.
1-216
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, 11 luglio 2007.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)
1-216-500
Katalin Lévai (PSE), per iscritto. – (HU) Questo
regolamento costituisce davvero un significativo passo
avanti nel processo dell’armonizzazione comunitaria. In
un’Europa che sta realizzando la propria unificazione, è
indispensabile che i fori giudiziari usino sempre lo
stesso diritto nazionale in casi simili, indipendentemente
dalla corte nazionale che dibatte il caso. Questa misura
aumenta considerevolmente la sicurezza giuridica dei
cittadini e delle imprese che siano coinvolti in
controversie transfrontaliere, ed evita il cosiddetto forum
shopping – ossia la facoltà del querelante di intentare
causa nello Stato membro di preferenza – sostenendo al
contempo l’autonomia del diritto nazionale.
Fortunatamente siamo riusciti a ottenere la copertura
assicurativa degli incidenti stradali transfrontalieri, e a
garantire che il tribunale tenga conto della effettiva
situazione delle vittime per quanto riguarda il
risarcimento dei danni. Scegliere il diritto del paese in
cui si è verificato l’incidente avrebbe potuto dar luogo a
situazioni insoddisfacenti a causa delle notevoli
sperequazioni esistenti tra gli indennizzi concessi dai
vari tribunali nazionali.
La norma concernente la concorrenza sleale è molto
importante per i giudici e gli avvocati. La stessa norma
limita inoltre in larga misura la prassi del forum
shopping.
E’ deplorevole, ma per favorire un ampio compromesso,
è accettabile omettere le norme che riguardano la
violazione dei diritti personali – in particolare per quanto
riguarda le norme della diffamazione a mezzo stampa.
Ci auguriamo di riuscire a risolvere anche questo
problema quando esamineremo il regolamento.
E’ importante definire il concetto di “danno ambientale”,
conformemente ad altri strumenti legislativi dell’Unione
europea: penso in particolare alla direttiva sulla
responsabilità ambientale.
Nel complesso, ritengo che il testo finale rappresenti un
compromesso soddisfacente ed equilibrato.
1-217
Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi
processo verbale
1-218
Chiusura della seduta
Presidente. – La seduta termina alle 23.45.
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LUNEDI` 9 LUGLIO 2007