Pubblicazione Semestrale N°3 Dicembre 2011
LA VOCE
Distribuzione gratuita
di Limina
Organo Semestrale di informazione per soci e simpatizzanti
della Societá Operaia Liminese
Editoriale
POLITICA
Lo stato delle cose 3
I misteri della fede
liminese-4
Lettera aperta ai
liminesi-5
La Galleria Degli
Errori-6
Rinnovata la dirigenza della Società
Operaia-10-11
LE NOSTRE COMUNITÁ
Viaggio a
Guayaquil-12-13
CULTURA
Filippo Restifo
Una vita avversa al
servilismo-7
Quel liminese paladino dei diritti dei
giovani -8
Società Operaia di
Mutuo Soccorso-9
C`era una volta
I nostri murales 14
I Cognomi
Liminesi-15
Caro Bizzeffi-16
LA VOCE DI LIMINA
EDITORIALE
N
el 2004 – io ero Presidente dell`Associazione Siciliana di Caracas - abbiamo organizzato una riunione nel “Salone Italia” del Centro Italiano di
Caracas. Erano presenti più di 400 siciliani interessati
ad ascoltare all`On. Carmelo Lo Monte, a quell`epoca
diputato dell`Assamblea Regionale Siciliana, nel suo
primo contatto con la comunità siciliana in Venezuela.
Il suo viaggio a Caracas coincideva con il forte dibattito che si iniziava attraverso le Associazioni Regionali
i Comites e i CGI con i politici e membri del Governo
Italiano che venivano a conoscere le nuove realtà di
questo paese. Quella sera, in mezzo a tanti accaldati
interventi del pubblico presente, io gli ho chiesto pubblicamente il suo intervento alla Regione Siciliana per
l`urgente necessità di assegnare un contributo destinato ai siciliani bisognosi in questi paesi sudamericani
dove le deficienti strutture sociali e sanitarie li porta
alla fine della loro vita produttiva a vivere in una situazione di disperata marginalità. Lo portavo a conoscenza che quasi tutte le altre Regioni italiane avevano
approvato fondi per aiutare i loro corregionali bisognosi.
Così dopo un certo tempo è nata l`Associazione “Comunità Siciliani nel Mondo” che, composta da 60
Comuni siciliani, rappresentava una forza politica
non indifferente al momento di chiedere fondi alla
Regione Siciliana. Infatti nel primo anno di gestione
questa Associazione ha ricevuto la somma di 250.000
euro, che avrebbe dovuto coprire le necessità sopra
menzionate, principalmente gli aiuti perl’acquisto di
medicine e polizze di assicurazioni malattie per gli
emigranti bisognosi.
In Venezuela, fino a questo momento sono arrivati
solo 26.000 euro. La somma iniziale di 250.000 euro
la Regione l`ha consegnata come un importo ùnico o
come un montante annuo? Non si sà. Questo rimane
nel più misterioso silenzio e non si sono avute più notizie delle attività di questa Associazione.
Al principio del mese di ottobre di quest`anno siamo
venuti a conoscenza che l`Associazione “Comunità
Siciliani nel Mondo” stava organizzando un programma artistico-culturale destinato alle comunità
di origine siciliana residenti in Ecuador e in Argentina. Una delegazione composta ufficialmente da sette
membri parte da Catania il 5 ottobre per raggingere
Guayaquil in Ecuador con fermata a Caracas. Da chiarire che in Guayaquil le persone di origine siciliana
sono solo liminesi. Non bisogna fare tanto sforzo per
capire che sotto il “manto culturale” si nascondeva un
lavoro politico per le prossime elezione di Limina fra 3
anni e mezzo. Certo che si sono preparati bene: si sono
portati dietro un deputato della Camera dei Deputati
della Repubblica Italiana, un parente di un gruppo familiare ecuatoriano come cavallo di Troia per l`assalto
alla città, il fotografo Filippo Occhino facendolo passare per il Filippo Occhino dell`opposizione che abita
a Caracas, un guardaspalle di Roccafiorita; nella fermata a Caracas hanno rimorchiato anche un bavalaci
(lumaca) como mascotte porta fortuna. Era stato tutto
bene studiato e minuziosamente preparato, ma non
hanno tenuto nel debito conto la resistenza della comunità liminese in Ecuador che ha capito subito le
LA VOCE di Limina
finalità politiche di questo progetto e con una dignità
encomiabile li hanno respinti.
Alcuni della nostra comunità in Guayaquil sono
venuti a votare a Limina nelle passate elezioni identificandosi con l`opposizione perchè hanno capito
che l’Amministrazione oggi al potere sta portando
alla rovina il paese dei loro nonni. Loro si sentono
orgogliosi di poter contribuire alla rinascita di Limina. C’è da chiedersi: com’ è possibile che un deputato
della Repubblica Italiana, che guadagna 12.000 euro
al mese, che ha una macchina dello Stato a sua disposizione, che mangia nel Restaurant della Camera dei
Deputati un pranzo da groumet per 2 euro, che ha la
facoltà di utilizzare i servizi diplomatici all`estero, invece di stare al suo posto a Roma per lavorare a favore
della nazione che sta attraversando momenti drammatici in pericolo di cadere in frantumi possa partire
a fare proselitismo politico in terre così lontane in appoggio ad un sindaco di un paese di 900 abitanti ? Ma
dove stiamo arrivando? Che delusione! Che vergogna! Com’è possibile che un progetto concepito con
l`intenzione di aiutare e appoggiare gli emigranti che
non sono riusciti a costruirsi una base economica per
una vecchiaia dignitosa sia caduto così in basso?
Alla delegazione, rientrata a Caracas, si è unito il secondo gruppo composta da 8 persone. La delegazione,
ora composta da 15 persone, è partita per l`Argentina
con i soldi dell`Associazione “Comunità Siciliani nel
Mondo”, il cui Presidente è attualmente il Sindaco di
Limina. Sotto lo stesso manto di un “evento culturale” in Argentina sono andati a fare politica a favore
del Sindaco di un paese in provincia di Messina, attualmente Vice-Presidente dell`Associazione. In Argentina ci sono moltissimi siciliani originari di quel
paese e sono andati a fare politica proprio da loro, perché liminesi in quell` evento di Buenos Aires non ce
n’erano. Tutto questo vuol dire che sono state sottratte
le medicine agli emigranti siciliani per fare politica
nelle terre americane.
Ci chiediamo: quanto tempo può durare questa situazione? Quando si aprirà il vaso di Pandora? Quanto
tempo potrà sopportare il popolo di Limina un sindaco che va e viene continuanmente all`estero per
cercare di sommare voti ed eternare il suo gruppo
politico al potere ? Si può pensare che a questa Amministrazione interessa il destino del nostro paese ?
Quanto tempo può durare questo inganno ? Quanta
energia sprecata! Quanto denaro bruciato! Mentre le
idee all`estero le hanno avute e continuano ad averle
molto chiare nel paese i cittadini sono immersi nel più
profondo oscurantismo.
Stiamo nelle feste natalizie e vogliamo esprimere i
nostri migliori auguri per Natale e Capodanno a tutti
i liminesi residenti quelli sparsi per tutta l`Italia e per
il mondo
Per una Limina possibile
Eligio Restifo
[email protected]
LA
VOCE
DI LIMINA
LA VOCE
di Limina
3
POLITICA
Lo stato delle cose
N
ell’imminenza delle festività
natalizie è doveroso porgere
i migliori auguri di un santo
natale e di un sereno e prospero
anno nuovo a tutti i concittadini
liminesi residenti e a tutti coloro
che le scelte o le necessità della
propria vita hanno portato fuori
dalla propria terra d’origine.
Cari amici altri mesi sono passati,
tante cose si sono succedute nel
panorama politico nazionale
ed internazionale; non sfugge
il profondo mutamento dello
scenario politico nordafricano,
le nuove e vecchie tensioni
politiche in medio-oriente, la
grave crisi politica ed economica
che attanaglia l’Italia e l’Europa
che mette, e metterà ancora di
più nell’immediato futuro, a dura
prova i cittadini di questa nostra
amata nazione.
A Limina non sembra che
l’Amministrazione comunale
abbia l’intenzione, o l’inclinazione,
a percepire questo stato di cose
particolarmente gravoso.
A Limina gli amministratori
preferiscono continuare a vivere
in uno stato di autocelebrazione
e pur di apparire, invece che di
essere, giornalmente profondono
le loro energie nella ricerca della
mistificazione, della bugia, nella
denigrazione di chi non la pensa
uniformemente alle scelte da altri
propinate.
La macchina del fango, la chiamò
Saviano. A quanto pare qui
funziona bene,anche troppo.
Tutto accade per colpa degli altri.
Gli amministratori purtroppo(sic!)
sono costretti a subire le critiche,
le prevaricazioni e le bugie
dell’opposizione.
Non eroga i sussidi, non perché
appronta un bilancio virtuale dove
non vi è alcuna certezza delle cifre
in esso contenute ma per colpa
dell’opposizione che oculatamente
e sistematicamente fa emergere
la lacunosità ed inadeguatezza
dell’importante strumento
finanziario.
Basti pensare che a fine
settembre 2011 in fase di
equilibrio di bilancio, almeno
sulla carta, esisteva un avanzo
di amministrazione di circa
130.000,00 euro ma poi ai primi di
novembre non si sono trovati gli
spiccioli necessari a ripristinare la
Sebastiano Musumeci
viabilità agricola danneggiata dalle
piogge, somme puntualmente
sborsate dai cittadini di Limina e
addirittura in consiglio comunale il
Sindaco si è dichiarato impreparato
sull’argomento, con una semplicità
disarmante da 2 in pagella.
Quest’amministrazione “stellare”
pensa di risolvere i problemi
occupazionali di Limina attraverso
la realizzazione prontamente ben
propagandata di un osservatorio
astronomico, di per sé in atto opera
inutile e costosa, ma non pensa
minimamente a possibili sbocchi
occupazionali per i giovani e per
le giovani di questo paese o, cosa
ancora più semplice a risolvere
definitivamente l’inquadramento
in pianta organica del personale ex
articolista;
Certamente questo stato di cose
consente di “politicare” a più
ampio raggio: ci procuriamo il
personale di vigilanza urbana
tra i solerti addetti dei comuni
di Gallodoro o di Roccafiorita, il
tecnico comunale a Letojanni, i
tecnici progettisti anche da fuori
provincia così come i gestori degli
impianti di depurazione, degli
impianti sportivi, del sito web
comunale, il revisore dei conti o
il selezionatore dei progetti del
servizio civile.
Quest’amministrazione lascia
così in un limbo avvilente padri
e madri di famiglia desiderosi di
vedere riconosciuti diritti in altri
comuni da anni acquisiti. Uomini e
donne che non possono esprimere
per intero le potenzialità lavorative
personali e a cui esclusivamente si
ricorre nel momento del bisogno.
Raccolta N.U. e mensa scolastica
su tutte. Mensa scolastica tra l’altro
avviata dopo quasi tre mesi di
regolari lezioni creando disagio
agli alunni e alle loro famiglie,
Un’amministrazione che promette,
e che propaganda bene, servendosi
opportunamente di sciocchi
servitori, quello che promette
confondendo spesso volutamente
il progettato dal finanziato, opere
mai realizzate o realizzabili;
a questo proposito come non
ricordare il finanziamento ottenuto
(telefonicamente!!!) il 28 maggio
2010 in chiusura della campagna
elettorale amministrativa, dal
presidente Lombardo per il
consolidamento e la sistemazione
della strada che porta al santuario
di passo Murazzo!!!!!
Come può pensare questa
Amministrazione di realizzare
nuove strutture non essendo
capace di gestire, manutenere e
conservare quelle esistenti?
Tutti i cittadini di Limina sanno
lo stato di abbandono del centro
diurno per anziani ormai preda
delle infiltrazioni di acqua e del
degrado, del centro comunale di
raccolta differenziata o della casa
albergo per anziani.
Tutti i cittadini di Limina
sanno le gravi problematiche
che interessano i “nuovi”
alloggi popolari, le case adibite
arbitrariamente a ricettività
turistica, la casa museo e la guardia
medica per le quali sicuramente si
può affermare non sussiste alcun
problema di approvvigionamento
idrico specie nelle giornate di
pioggia.
Tutti i cittadini sanno lo stato
di pericolo in cui versano interi
quartieri, il cimitero monumentale
ed alcune strade anche di recente
realizzazione.
Tutti i cittadini sanno……. alcuni
cercano di ribellarsi, qualcuno
ne parla, qualcuno riesce perfino
ad indignarsi…..ma tanti ancora
purtroppo preferiscono tacere
sensibili come sono ai rintocchi del
potere nuotando, allegramente,
nell’acqua bollente.
4
LA VOCE di Limina
POLITICA
I misteri della fede liminese
Filippo Concetto Lo Giudice
Q
uella che l’arciprete Filippo
Occhino durante la lezione
di catechismo sui banchi di
scuola ci indicava come la casa di Dio
oggi è diventata la casa di sacrestani
affaristi, di coristi senza fede e di
faccendieri privi di valore. Da un
quarto di secolo, questi personaggi
gestiscono la Chiesa Madre di
Limina imponendo la propria legge e
trascurando quella di Dio. Un gruppo
di “fedeli”, oltre a far entrare dalla
sacrestia una politica strisciante,
incassano le offerte per i funerali,
decidono il prezzo per le messe di
suffragio e addirittura girano il
paese a distribuire ostie consacrate ai
vecchietti che non hanno più le forze
per recarsi in chiesa.
C’è del paradosso il comportamento
dei “fedeli” liminesi nel mese di luglio
in occasione della Visita pastorale
del vescovo a Limina. Il sottoscritto
era presente all’arrivo del vescovo
a Roccafiorita. A riceverlo c’era il
Sindaco con la sciapa tricolore, c’erano
due vigili urbani in tenuta da parata,
c’era un gruppo di fedeli con gli
stendardi, mentre gli altri attendevano
in chiesa cantando. Dalla piazza la
processione mosse verso la chiesa con
la banda musicale in testa.
Diversa l’accoglienza riservata il
giorno dopo al vescovo a Limina.
All’angolo della piazza Marconi
– via Provinciale erano presenti:
le forze dell’ordine, il Sindaco di
Roccafiorita con la sciarpa tricolore
(la sua presenza mi fa pensare ad
accordi secondo i quali il giorno
prima il Sindaco di Limina avrebbe
dovuto essere presente il giorno prima
a Roccafiorita …), vigili urbani fatti
venire da Roccafiorita e da Gallodoro.
All’ultimo momento è arrivato tutto
affannato il nostro Sindaco con la
fascia tricolore pencolante dalle mani.
Il corteo, formato da una decina di
persone si è mosso verso la Chiesa
Madre di S. Sabastiano Martire. I
padroni del tempio scomparsi nel
nulla. Forti del loro animo cristiano e
della loro grande fede in Dio, avevano
ritenuto cosa giusta e santa sabotare
la visita pastorale del vescovo che è
pur sempre un emissario del Santo
Padre. C’è voluta una bella faccia ad
entrare successivamente nel corteo
col medaglione luccicante al collo per
gridare le loro lodi al Signore!
Quel pomeriggio lasciato tutto solo in
un angolo della piazza c’era il parroco
di Limina. Da quando è arrivato nel
paese è arrivato lui è scoppiato il
finimondo. I “padroni del tempio”
disertano persino le funzioni, ma
ritengono cosa giusta e sacra affittare
un autobus per andare ad ascoltare la
S. Messa a Barcellona Pozzo di Gotto
… Misteri della fede …
Mischini e paureddi divintammu
e tutta la cuntrata si la ridi.
Sa girava l’anticu nni sparava
e li catini a vita nni mintiva.
Di sicuru na iastima nni mannaru…
La sputazza a lu nasu nni minteru …
Comu si potti tuccari lu funnu
cu sti omini dotti ca iavemu?
La curpi l’avi puru cu cumanna
ca nan cci sappi dari a dirittiva.
Penzunu ca su iddi li dutturi
ca ponnu dari cura a lu malatu.
Ieu speru gnornu Diu mi si riorda
e lustru mi cci duna a sti carusi
picchì iannu lu prisenti e lu futuru
mi riportunu a galla lu paisi!
Filippo Concetto Lo Giudice
LA VOCE di Limina
POLITICA
5
Lettera Aperta ai Liminesi
S
Luciano Conconi
crivo a Voi questa “lettera aperta”, perche’ penali; hanno radici molto piu’ alte. Tuttavia la
i precedenti inviti ai Sindaci pro-tempore
“colpa collettiva” non e’ un’esimente, anzi essa
sono rimasti inevasi. Come Voi sapete,
va biasimata e moltiplicata per i danni rilevanti
da circa 40 anni frequento il Vostro Paese e –
che causa ai cittadini.
bene o male- ci conosciamo quasi tutti; ragion
Ebbene, se questa mia convinzione risultasse
per cui ritengo di aver compreso –sia pure in
a Voi vera e realista; chi ama Limina ed i propri
parte- i Vostri usi e costumi, tra i quali anche
figli non puo’ accettare passivamente simili
l’aspettativa di un’Amministrazione efficiente
Rappresentanti. Chi ama Limina, ha il dovere
per il Paese. Una delle mie poche convinzioni
civico e morale di reagire; ha il dovere di esporsi
che e’ maturata negli anni, si fonda sulla Vostra
e di mettere in piazza la propria faccia si’ da
diffusa delusione rispetto ai vari Governi
creare una valida alternativa politica capace di
succedutisi nel Paese, che peraltro non hanno
mandare a casa tutti (e ripeto tutti) gli attuali
evidenziato rilevanti differenze tra Maggioranza Amministratori locali,finanche nazionali.
e Opposizione: ogni colore politico e’ sempre
Chi vuole bene a Limina e pensa al futuro dei
contro gli altri, finanche con insulti puerili,
propri figli, deve avere il coraggio di alzare la
denunce sterili e minacce senza seguito; cio’
testa, di fare una rivoluzione copernicana della
nondimeno i metodi e le scelte concrete sono
politica, sciacquando i panni in acqua corrente,
molto simili tra loro.
creando una sorta di “Terzo Polo” autonomo e
Da mero osservatore fedele (al di sopra di
alternativo a tutti gli altri schieramenti politici,
ogni schieramento
fondato sul merito dei
politico) negli
candidati e su scelte
anni ’70 e ’80
precise di politicastimolai il Sindaco
economica locale.
pro-tempore su
Persone serie, oneste,
RACCOMANDATA
alcuni interventi
competenti, provenienti
sostanziali a tutela
dalla Societa’ Civile,
del patrimonio
slegate da logiche
A tutti i Liminesi
storico di Limina,
clientelari, che amano
finanche a
Limina e rifiutano i
pubblicare negli
voti sia dei faccendieri,
anni ’90 una
sia dei residenti che
supplica a favore
vivono oltre oceano da
dell’unica oasi
decenni. Soggetti capaci
naturalistica del Paese. Tutto fu invano.
di progettare interventi a favore del commercio
Nel 2007 scrissi una lettera al Sindaco (di
e turismo intelligente, artigianato locale;
colore politico opposto rispetto al precedente)
valorizzando tradizioni e bellezze del territorio.
rilevandogli l’opportunita’ di una serie di
Azioni in grado di concretizzare prospettive
interventi in favore di Limina e dei suoi abitanti. di lavoro per tutti i residenti, consapevoli
Anche questo invito rimase puntualmente
questi ultimi di produrre e tramandare valori e
inascoltato.
ricchezza artigianale tanto amati dai turisti.
Per puro caso fui presente alle elezioni locali
In altre parole, le possibilita’ per un
del 2010: a prescindere dal risultato finale, rimasi cambiamento sostanziale ci sono; sta a Voi
sconcertato e deluso per i metodi adottati da
Liminesi scegliere se vivere in modo precario,
entrambi gli schieramenti politici per ottenere
in un contesto che non da’ opportunita’ e lavoro
piu’ voti possibili.
ai giovani; ovvero in un Paese diverso, dove il
Lo scontro elettorale -caotico e sconfusionatolavoro c’e’ per tutti e il merito viene premiato.
con tanti insulti e molte promesse al vento,
Occorre solo crederci e ….. ricordate: chi parte
sono comuni a tutti gli schieramenti politici, che
non e’ mai solo, semmai e’ il primo.
puntualmente vanno in letargo per la restante
legislatura “comodi sui rispettivi scranni”.
Una sincera stretta di mano a tutti Voi.
Di sicuro tutto cio’ non e’ un fatto solo locale,
poiche’ la scelta di non ascoltare le reali esigenze
dei cittadini, porre in essere opere inutili e
costose, lasciar depauperare il territorio ed altro,
farcendo il tutto con metodi al limite delle norme
6
LA VOCE di Limina
POLITICA
La Galleria Degli Errori
Casa albergo per anziani Costo 4 miliardi di vecchie lire
La scala d´oro -progetto e costruzione
€13.000
Acquistati alcuni anni fa per un importo
di € 15.000
Costo dell´opera € 676.000
Centro diurno per anziani
da anni abbandonato
Area Artigianale 1º Lotto Costo dell´opera € 1.150.000
Scala costruita in una protrietá privata
con i soldi del Comune
LA VOCE di Limina
7
Filippo Restifo Una vita avversa al servilismo
Sebastiano Saglimbeni
U
n atto civile ricordare alle nuove generazioni
coloro che sentitamente completarono la loro U
esistenza in difesa dei deboli, da sempre offesi,
e subirono l’oscuramento della memoria che spesso si
riserva retoricamente ai seminatori di morti, ai potenti
delle religioni, ai regnanti che rinascono persino negli
Stati che si proclamano democratici. Pertanto, può giovare
solennizzare, in qualunque modo, la memoria, questo
allettante sostantivo astratto, svuotata di presenze del
genere e rivalutare, come pare giusto, i
confinati nella subalternità con dediche
di epigrafi, di semplici libri, pure di
limitata divulgazione, e di strade, nelle
grandi e piccole comunità del nostro
Paese. “Memoria sperare posteritatis”
(Sperare nel ricordo dei posteri), le
antiche parole di Quintiliano, lo scrittore
latino che curò intensamente i rapporti
con la vita pubbli ca del suo tempo,
risuonano così un monito. Filippo
Restifo, che da educatore e da politico,
esortava i giovani ad esprimersi,
senza reticenze, con la scrittura, come
mezzo di elevazione e di difesa, non
volle sperare nel ricordo dei posteri.
Conseguentemente, dopo alcune sue
esperienze di scritture, non si preoccupò
di lasciarne altre, ad esempio, sulla
guerra mondiale 1915/1918 che da
giovane aveva vissuto, su Messina, dove
aveva abitato e lavorato, ridotta ad un cumulo di macerie
dai bombardamenti durante la successiva guerra mondiale.
Non è improbabile che avrà tante volte nutrito in mente
scritture, di vario tema, ma piegato da certo pudore di
apparire uno scrittore, non le ha avrà fermate sul mezzo
della carta. Tra quelle esperienze di scritture non è stato
possibile
rintracciare due lunghi suoi articoli, editati all’inizio del
1950 da un giornale messinese, e che si leggevano dentro la
Società Operaia di Limina, dentro la quale pure si leggeva il
prestigioso settimanale “Vie Nuove” ed altro. Erano articoli
che raccontavano, con un linguaggio asciutto, le condizioni
della comunità di Limina, miseranda ed isolata. Si è potuta
così ricostruire, a futura memoria, la storia
di Filippo Restifo, che possiamo considerare “bella”,
in quanto “è quella lasciata a metà”, per dirla con lo
scrittoreJohn Steinbeck, collocandola dentro un arco di
tempo che va dal 1898, data della sua nascita, al 1969, data
della sua tragica scomparsa, con l’ausilio della sua scrittura
Come evitare l’infrequenza scolastica, di un estratto
del suo congedo militare, di un’agile ed appassionata
testimonianza, 12
a firma di Armando Cascio, di alcune altre carte
attestanti l’abilitazione alla professione di farmacista, e di
alcune testimonianze orali.
Filippo Restifo, qualche volta, raccontava della sua
vita inquieta ai giovani. Il sottoscritto, che lo frequentò dal
1948 al 1968, ne custodisce alcuni tratti.
La storia di educatore e di politico di Filippo
Restifo,
dagli anni della prima giovinezza sino alla
morte si può valutare intensa. Intese - anche se
può sembrare una considerazione comune - la
politica e la visse in maniera attiva al servizio
della gente, qualità che oggi è venuta meno
ignominiosamente in diversi uomini che
si dedicano alla vita pubblica, solo animati
da abietti interessi personali. Contribuì,
indissolubilmente, al percorso civile della
sua comunità; nella sua agenda figuravano,
soprattutto, nomi di coloro che firmavano
ancora con il segno della croce.
Non si contano le sue presenze alla Camera
del lavoro, all’Ufficio di collocamento, al
Tribunale, al Provveditorato agli studi,
ai Patronati scolastici, alla Questura per
espletare pratiche in difesa di coloro che a lui
si rivolgevano. Non si contano le ospitalità
che diede nella sua casa ai liminesi, non solo
della sua idea, che, per vari bisogni, si recavano dal paese
a Messina. Lo ricordavano più volte Filippo Antonino Lapi
e Santo Calabrò. Dai contenuti dell’opuscolo Come evitare
l’infrequenza scolastica, pubblicato in proprio nel 1922, si
crede che egli avesse iniziato ad insegnare, non di ruolo,
nelle Scuole elementari.
Erano gli anni, durante i quali, Benito Mussolini, che
in quella guerra aveva rivestito il grado di caporal
maggiore, andava rovesciando aforismi, vuoti di senso,
contraddittori, sul fascismo che acremente predicava,
ora come una dottrina, ora come un movimento politico.
Una frequente contraddittorietà, che gli era congeniale,
con la quale riuscì ad ingannare milioni di Italiani, la
maggior parte dagli occhi otturati, la maggior parte di un
opportunismo abietto. Come oggi. Filippo Restifo, che
continuava a studiare e a leggere per accrescere la sua
conoscenza e si formava per informare si era posizionato,
come altri giovani della Sicilia, con fervore ed osteggiante
quel nascente fascismo.
LA VOCE di Limina
8
Filippo Restifo, quel liminese paladino dei diritti dei giovani
Carmelo Duro
L
imina è un paese di emigranti.
Poco pù di 900 abitanti,ne
conta più di mille sparsi per
il mondo. Molti di questi tornano
frequentemente per respirare l’aria
di casa. Un gruppetto di amici
da anni si ritrova qui in agosto e
organizza almeno un incontro o
un convegno o la presentazione
di qualche libro. Alcuni stanno
in Italia, Sebastiano Saglimbeni
a Verona, Giuseppe Cavarra a
Messina, Angelo Salimbene a
Bergamo, altri in Venezuela come
Eligio Restifo che fa
l’editore e Sebastiano
Calabrò in usa.
Qualche settimana fa
hanno organizzato
la presentazione di
un libro stampato in
Venezuela ma che
riguarda un liminese, il
prof. Filippo Restifo, un
personaggio che, nato
nel 1898 e vissuto fino
al 1969, ha attraversato
due guerre, ha lottato
il fascismo (è stato
arrestato più volte
per le sue idee) ed ha
operato per tutta la
vita in favore dei più
deboli e delle vittime
dei poteri agrari.
Filippo Restifo era
geometra ma era anche insegnante
elementare e farmacista. Nato
politicamente comunista, espulso
da quel partito, sviluppò la
sua lunga attività in favore dei
ragazzi insistendo, soprattutto
nell’ambiente scolastico, sulla
osservanza dei propri doveri e
sulla necessità di difendere i propri
diritti. In questo non risparmiava
gli stessi colleghi perché spesso
non avevano “abilità didattica”
e alte “qualità morali” e perché
dovevano mettere in opera
ogni sforzo per aiutare i ragazzi
affidati alle loro cure a “vincere
se stessi e ottenere i primi trionfi
per il loro perfezionamento
interiore”.In quei primi decenni
del Novecento l’analfabetismo
era diffusissimo ma quel che
faceva soffrire maggiormente il
maestro Restifo era l’abbandono
della scuola da parte di moltissimi
ragazzi utilizzati dai genitori per
aiutare nei lavori in campagna. A
questo proposito scrisse, nel 1922,
un piccolo libro: “Come evitare
l’infrequenza scolastica” e iniziò
la sua lunga battaglia in nome
della scuola. Insegnava a Messina
e abitava al rione Giostra dove era
conosciutissimo come “ U maistru
dda Limmina”. Spesso tornava
nella sua Limina dove continuava
ad operare in caparbie azioni in
difesa della gente che faticava nelle
campagne dall’alba alla sera. Dopo
la seconda guerra mondiale è tra
i più impegnati a riprendere la
Società Operaia di Mutuo Soccorso
che era stata costituita nel 1881.
Nel 1962, ne diventa Presidente
operando in perfetta sintonia con
il sindaco socialista eletto nello
stesso anno, Francesco Garigali.
Il libro, “Filippo Restifo”, con
sottotitolo “Una vita avversa al
servilismo”, curato da Sebastiano
Saglimbeni, stampato a Caracas
da Eligio Restifo, comprende una
accurata quanto lucida analisi di
Restifo politico e insegnante scritta
da Peppino Cavarra, il testo di
una conferenza sull’infrequenza
scolastica tenuta dallo stesso
Restifo alla scuola elementare
Crispi di Messina nel 1922, una
testimonianza
del cugino
Filippo Restifo
e, in appendice,
il discorso
commemorativo
tenuto dal
deputato socialista
Armando Cascio
nella sede della
Società Operaia il
27 dicembre 1969,
subito dopo la
sua scomparsa.
Inoltre, in questo
prezioso quanto
istruttivo libro,
sono riportati per
intero lo Statuto e il
Regolamento della
Società Operaia,
“uno Statuto - come
ebbe a dire Cavarra - che è come la
Costituzione tanto che dovrebbe
distribuirsi nelle scuole”.Un folto
pubblico, attento e partecipativo
ha seguito il dibattito. Molti erano
amici e compagni del prof. Filippo
Restifo, tanti erano giovani che
adesso conoscono qualcosa di
questo personaggio il quale, da
buon insegnante, potrebbe aver
risvegliato in loro i versi del
Foscolo: “A egregie cose il forte
animo accendono l’urne dei forti”.
LA VOCE di Limina
9
SOCIETA’ OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO
Giuseppe Cavarra
U
na pagina della storia di Limina ancora tutta da esplorare
è quella delle “Società di Mutuo USoccorso”, sorte
nell’ultimo ventennio del sec. XIX: la “Società Agricola
di Mutuo Soccorso nel 1880, la “Socie-tà Operaia Risorgimento
Popolare di Limina” l’anno seguente. Due tentativi dei
lavoratori liminesi di darsi un minimo di organizzazione e di
assicurarsi un’assistenza materiale e spirituale che li tiri fuori
dallo stato di abban-dono in cui vivono. L’attività dei due
sodalizi è regolata da statuti che consentono agli affiliati di
intervenire nei campi in cui lo Stato è maggiormente carente,
in partico-lare nel settore sanitario e in quello della protezione
sociale. L’azione dei sodalizi è garantita anche dallo Statuto
Albertino, mentre il riconoscimento giuridico viene loro dalla
legge 3816/1886. Soppresse dal fascismo, le Società rinascono
dopo la caduta della dittatura e la loro funzione è infine
ricono-sciuta dalla Costituzione Repubblicana che con gli artt.
32 e 38 sancisce la tutela della salute e della sicurezza sociale
come diritti fondamentali del cittadino. Le “Società di Mutuo
Soccorso” italiane sono una filiazione delle associazioni sorte in
Inghilterra e in Francia a partire dai primi anni dell’Ottocento.
Esse nascono dopo il compimento dell’unità, quando le
forze cattoliche da una parte e le forze socialiste dall’altra
aiutano i lavoratori a darsi le prime forme di una moderna
organizzazione. L’obiettivo principale è quello di procu-rare
loro un sostegno nelle lotte che incominciano ad ingaggiare per
costituirsi una base organizzativa fondata sulla cooperazione
e sulla solidarietà. “Una testa, un voto”: è questo il principio
sul quale i sodalizi al Sud come al Nord fondano la propria
azione sociale; il self-help (aiutarsi da sé) è la regola secondo la
quale i lavoratori intendono assicurarsi i servizi fondamentali
di assistenza e di previdenza. Non vi è Statuto che, accanto al
sostegno in caso di malattia, invalidità o forzata astensione dal
lavoro, non preveda, in caso di decesso del capofamiglia, aiuti
alle famiglie impossibilitate di far fronte alle spese funerarie.
C’è comunque da dire che spesso i fini del “Mutuo Soccorso”
non vanno oltre la sfera puramente assistenziale. Un’inchiesta
svolta nel 1862 rilevava che tra le “socie-tà di mutuo soccorso”
esistenti allora in Italia ben 443 erano concentrate in Piemonte,
Lombardia, Toscana e Umbria. La situazione era ben diversa
nelle altre regioni italiane e nelle isole dove, ad oltre mezzo secolo
dall’unità, non c’è ancora una vera e propria regolamentazione
sugli orari di lavoro, sull’impiego delle donne e dei fanciulli,
sui minimi salariali, sul lavoro notturno, sull’apprendistato.
La prima legge sul lavoro minorile nacque nel 1886 ed era una
legge tutt’altro che magnanima, se si pensa che si limitava a
proibire l’ammissione nelle miniere siciliane ai minori di nove
anni. C’è inoltre da dire che l’organizzazione dei lavoratori si
estese al punto che in molti casi dalla visione mutualistica e
solidaristica vera e propria si estese ad un tipo di organizzazione
che possia-mo grosso modo definire sindacale se non proprio
addi-rittura partitica.A quanto è stato possibile accertare,
sulla riviera ionica messinese la prima “Società Operaia” sorge
a Santa Teresa di Riva ad opera di Giuseppe Caminiti. Lo
Statuto, messo a stampa nel 1876 a Messina presso la Tipografia
“Ali-ghieri”, tra gli scopi fondamentali del sodalizio prevede
quello di «promuovere e conseguire l’istruzione e l’educazione
delle classi popolari, il mutuo soccorso materiale e morale,
l’intraprendere imprese che ritornas-sero utili alla Società» (art.
1). A Limina – caso unico in tutto il circondario – sorgono due
“Società di Mutuo Soccorso”. La prima – denominata “Società
Agricola di Mutuo Soccorso”, raggruppa la borghesia terriera
locale, coloni, fittavoli, operai, artigiani; l’altra - denominata
“Società Operaia Risorgimento Popolare di Limina”, è «una
associazione fra operai e contadini» che tra i propri scopi ha
quello di «educare i lavoratori al sentimento del dovere ed
al giusto esercizio del diritto ispirato dagli ideali della lotta
di classe mediante la istruzione civile, morale e politica degli
iscritti e dei loro figli». Ciò si legge agli artt. 1-2 dello Statuto,
mentre gli artt. 7-9 fissano in particola re i doveri che ogni
socio è tenuto ad osservare, primi fra tutti «il rispetto assoluto
alla rappresentanza della Società (Presidente e componenti
del Comitato esecutivo) e ai consoci», «il mantenimento della
moralità e del decoro della propria famiglia», l’educazione e
l’istruzione dei propri figli secondo i principi che ispirano il
presente statuto». Interessanti i principi sanciti dall’art. 10,
dove si legge tra l’altro : «Si rende indegno chi nega la mercede
agli operai che lavorano alle sue dipendenze e chi siza senza
giustificato motivo di assumerne la difesa».Nella seconda metà
dell’Ottocento Limina è un picco-lo centro rurale alle prese
con problemi derivanti soprat-tutto dall’asperità del territorio,
dalla mancanza di strade di collegamento con i centri della
riviera, dalle condizioni di vita a dir poco precarie. Le terre
sono in gran parte proprietà dei “civili” locali, nessuna forma
di tutela è garantita ad operai e contadini, nessuna protezione
sanitaria è prevista per i lavoratori dipendenti. L’analfabetismo
interessa oltre il 90% della popolazione.A grandi linee è questo
il contesto sociale in cui nasco-no a Limina le due “Società di
Mutuo Soccorso”. Il loro scopo preminente è quello di migliorare
le condizioni materiali e morali dei lavoratori, sopperendo così
alle carenze di uno Stato che nel campo del lavoro dipendente
non garantisce nessuna forma di assistenza o di tutela. In
particolare, i punti di maggior forza della Società Operaia sono
costituiti dagli orientamenti politici tendenti a trasformare
la società in direzione dell’uguaglianza di tutti i cittadini sul
piano sociale e giuridico. Nel “socialismo” del sodalizio c’è ben
poco del socialismo di matrice marxista che, come sappiamo,
poneva tra i propri obietti vi quello della soppressione, totale o
parziale, della proprietà privata; molto c’è invece dell’utopismo
sociali-sta di ogni tempo che annovera tra i propri “sogni” la
fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la cancellazione
delle divisioni della società in classi sociali. L’azione svolta in tal
senso dalla Società Operaia di Piazza Marconi è da considerare
come un’azione volta ad armonizzare gli interessi pubblici
con quelli privati, gli interessi dell’individuo con quelli della
comunità. In tal senso il sodalizio ereditava il “sogno” della
cultura progressista sette-ottocentesca di cambiare gli uomini
attraverso un cambiamento in meglio delle condizioni di vita
e ad opera dell’educazione. In fondo, era questo il “sogno” di
Robert Owen e di Geremiah Bentham.
10
LA VOCE di Limina
POLITICA
Rinnovata la dirigenza della Società Operaia
Antonino Ragusa
G
iorno 07/11/2011 nella storica sede di
via Garibaldi della Società Operaia di
Mutuo Soccorso si è tenuta l’assemblea
dei soci con all’ordine del giorno il rinnovo
delle cariche sociali.
All’apertura dell’assemblea il presidente
uscente dott. Francesco Garigali ha presentato
le proprie dimissioni dalla carica con le
seguenti motivazioni: “ Come tutte le cose
di questo mondo anche la mia carica di
Presidente di questa Società Operaia è arrivata
alla sua fine. È giusto e doveroso che siano
i giovani a prendere in mano le sorti della
Società Operaia, alla quale ho dedicato gran
parte della mia vita, sia nella sua direzione
che nella sua rappresentanza nella pubblica
amministrazione, come Sindaco di Limina.
Certamente anche le mie condizioni di salute
influiscono su questa decisione.
Lascio a chi sarà chiamato a sostituirmi un
impegno gravoso ed impegnativo perché
questa Società Operaia non potrà uscire dai
canoni per i quali è stata fondata nel 1881;
contrastare e combattere chi amministra
senza cuore e trascura gli interessi di chi vive
e lavora in questo paese. Via auguro buon
LA VOCE di Limina
lavoro!
Io sarò qui, vigile, a collaborare con voi con la
mia esperienza, per il mio amore per la Società
Operaia e per il mio paese”.
Ultimando il proprio intervento il dott.
Garigali propone all’assemblea la candidatura
di Antonino Ragusa alla carica di Presidente.
L’assemblea per acclamazione approva
la
proposta
all’unanimità
nominando
contestualmente il nuovo direttivo con i
relativi incarichi delegati dal neo-presidente.
Il direttivo risulta così composto:
- Antonino Ragusa – Presidente
- Restifo Filippo - vice-Presidente
- Stracuzzi Sebastiano – Segretario
- Giardina Giuseppe – vice-segretario
- Stracuzzi Gaetano – Cassiere
- Lo Giudice Filippo Concetto
– responsabile politiche giovanili
- Gallina Stefano
- Tamà Filippo
- Lo Giudice Davide
- Occhino Concetto Sebastiano
11
- Bartolotta Antonino Leonardo
- Noto Carmelo
- Saglimbeni Alfio
Il neo-presidente presa la parola, dopo aver
ringraziato l’assemblea dei soci per la fiducia
accordatagli, promette il proprio massimo
impegno, unitamente ai componenti del
direttivo, affinchè la Società Operaia nel
ricordo costante dei principi tracciati dai
padri fondatori con lo statuto del 1881 possa
riaffermarsi volano di rinascita e di crescita
per tutta la comunità liminese.
A chiusura del proprio intervento il neopresidente,
con
vivo
apprezzamento
dell’assemblea, ha nominato il dott. Francesco
Garigali Presidente Onorario e soci benemeriti
per il particolare impegno profuso al servizio
della Società Operaia ai sigg.;
- Restifo Eligio
- Carbone Antonino
- Occhino Filippo
- Calabrò Giuseppe
- Correnti Elia
LA VOCE di Limina
LA LA VOCE DI LIMINA
12
LE NOSTRE COMUNITÁ
Viaggio A Guayaquil
N
el mese di giugno in occasiones
del nostro viaggio a Guayaquil per la
inaugurazione dell`Associazione Liminesi in
Ecuador avevamo riviste le fotografie prese
a Limina da Bruno Bacicalupo Costa nel suo
viaggio a Limina per le elezioni di maggio
del 2010. Il giovane Bruno mi ha manifestato
l`intenzione di presentare una mostra di quelle
fotografie nel Centro Culturale di Guayaquil
come un omaggio a quei 5 liminesi (Filippo
Stracuzzi, Concetto Stracuzzi, Antonio Costa,
Giuseppe Saglimbeni e Giovanni Coglitore)
fra i quali c’era il suo bisnonno Antonio
Costa, arrivato in Ecuador negli anni venti.
Diceva Bruno che per la inaugurazione della
mostra voleva la mia presenza per parlare sul
tema dell`emigrazione e sul paese di Limina.
E cosí dopo il nostro rientro a Caracas ci siamo
sentiti per email e per telefono per scegliere
la data in relazione con la disponibilità del
Centro Culturale e del mio tempo. Finalmente
si convenne che la mostra sarebbe stata
inaugurata il venerdì 7 ottobre ed avrebbe
avuto la durata di una settimana.
Ê stata una serata spettacolare piena di
emozioni al vedere le belle fotografie di
Limina ampliate e con una composizione
grafica di incalcolabile bellezza in un
gran salone pieno di gente tanto di
discendenti della nostra comunità liminese
come importanti persone della cultura
ecuatoriana e delle autorità locali. Erano
presenti la televisione ecuatoriana Ecuavisa
e i più importanti giornali di Ecuador.
Dopo gli interventi della Presidenta del
Centro di Cultura di Guayaquil, del
Presidente dell`Associazione Liminesi de
Ecuador, è toccato a me parlare sul tema
dell`emigrazione italiana nei paesi americani
e sul nostro paese.
Il giorno prima abbiamo avuto l`incontro con
la nostra comunità presentando l’edizione
del secondo numero di “La Voce di Limina”
in spagnolo: importante iniziativa, in quanto
i discendenti dei liminesi in Ecuador, in
Venezuela e Argentina hanno potuto leggere
i contenuti del giornale nella propria lingua e
LA VOCE di Limina
LE NOSTRE COMUNITÁ
13
Stracuzzi. Come ricordo della nostra visita
ho regalato libri sulla cultura liminese di
Giuseppe Cavarra e Sebastiano Saglimbeni
tradotti in spagnolo che sono stati molto
graditi perchè mi avevano detto che il
Sindaco è un gran lettore.
In mattinata abbiamo visitato l`Azienda
più importante di coltivo ed esportazione
di gamberi dell`Ecuador il cui Presidente
è Sandro Coglitore, figlio del liminese
Vincenzo Coglitore e di Julia Castillo.
Sandro, un giovane e brillante impresario,
ci ha ricevuti con grande affetto e abbiamo
avuto l`occasione di osservare il processo
di preparazione e imballaggio dei gamberi
sotto le più strette misure igieniche che
garantiscono un prodotto di qualità ai mercati
hanno potuto capire bene il danno che durante
17 anni gli amministratori liminesi stanno
fatto al paese dei loro antenati.
Nello stesso giorno abbiamo avuto un
incontro con il Sindaco di Guayaquil ed
abbiamo parlato
fra le altre cose
del paese di
Limina, dei 5
liminesi che
sono arrivati
a Guayaquil e
della numerosa
e importante
comunitá che
hanno creato
in quella città.
Cognomi ben
conosciuti dal
Sindaco perchè
uno dei suoi
più importanti
collaboratori,
cioè il Direttore
di Finanza
del Comune
di Guayaquil,
è nipote del
liminese Filippo
14
LA VOCE di Limina
CULTURA
C’ERA UNA VOLTA …
I NOSTRI MURALES
Giuseppe Cavarra
L
’idea nacque a Messina in una fredda mattinata tardoautunnale. Parlando con Carmelo Garigali
del “nostro” paese, ci venne l’idea di proporre
all’Amministrazione Comunale un progetto avente come
fine la realizzazione di un certo numero di murales da
“stendere” sulle facciate delle case di Limina.
L’Amministrazione, fatta propria la proposta, reperì
i fondi necessari per realizzarla. Fu nominata una
commissione che, definiti in una riunione le linee generali
del programma, scelse anche i dieci pittori da invitare
alla manifestazione. Erano Garigali, Giorgianni, Gulino,
Mantilla, Marino, Minissale, Santoro, Serboli, Togo, Zona.
Gli artisti, tutti messinesi, avrebbero realizzato, in loco,
due opere ciascuno.
Assegnati per sorteggio gli spazi, i “magnifici dieci”
salirono a Limina, s’arrampicarono sulle scale a pioli e
trasferirono sulle facciate di venti abitazioni i disegni che
s’erano portati dietro, suscitando curiosità nei liminesi
che seguirono con grande interesse le varie fasi delle
operazioni.
Nel mese di agosto si tenne la festa dei murales che,
facendo bella mostra di sé, avevano cambiato la faccia di
venti abitazioni.
Negli anni altri se ne sarebbero dovuti aggiungere per
fare di Limina il “paese dei murales”. Non si fece nulla.
I murales – si sa – hanno bisogno di continua
manutenzione. I nostri, abbandonati a se stessi, sono
stati cancellati dal tempo o dalla mano dell’uomo. Quelli
che sono sopravvissuti alle “offese”, hanno perduto più o
meno lo splendore originario.
Un’altra occasione perduta per il nostro paese.
Recentemente si è tentato di riportarne qualcuno allo
splendore originario, ma i risultati sono stati a dir poco
discutibili.
LA VOCE di Limina
CULTURA
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I Cognomi Liminesi
*ALIBRANDI: dal lat. Alibrandus,
derivante dal germanico Aliprand.
*ARDIZZONE: dal francese hard
“filo ritorto”. È un toponimo.
*BARRA: dal catalano barra “cinta
daziaria”.
*BARTOLONE: accrescitivo di
Bartolo che è un toponimo.
*BARTOLOTTA: femminile di
Bartolotto, diminutivo di Bartolo
che è un toponimo.
*BRANCATO: dal tardo latino
branca “zampa”. È un toponimo.
*BUCOLO: dal greco boúkolos
“mandriano”. È un toponimo.
*CACCIOLA: diminutivo di caccia
“caccia”. È un toponimo.
*CALABRO’: dal greco kólabros
“dileggio”. È un toponimo.
*CAMINITI: da greco káminos
“fornace”.
*CAMPAGNA: dal tardo-latino
campania, derivante da campus
“campo”. È un toponimo.
*CAMPO: dal latino campus
“campo”. È un toponimo.
*CANNAVO’: dal greco kannabós
“che ha il colore della canapa”,
“grigiastro”. È un toponimo.
*CORRENTI: plurale di currenti
“che corre”, “corsiero”. È un
toponimo.
*COSTA: dal greco Kónstans
“Costante”. È un nome proprio.
“mantello da pastore”.
*MANULI: dal greco Manòlos,
nome di persona.
*MELITA: dal latino Malta
“Malta”. Si potrebbe riconnettere al
siciliano antico mèlita ‘borgo’.
*CUGLITURI: v. Coglitore.
*FALLONE: accrescitivo di fallo,
nel significato che il termine
ha nella locuzione “mettere
il piede in fallo” o “spingerle
inavvertitamente il piede nel
vuoto”.
*MIANO: aferesi di Emiliano
o Damiano. Toponimo
frequente nell’Italia centrosettentrionale.
*FERRARA: dal termine dialettale
firrara, a sua volta dal latino
ferraria, “fucina”.
*OCCHINO: diminutivo di oculus
“occhio”; pertanto il termine vale
“occhio di bambino”.
*GALIFI: dall’arabo alif, “amico”,
“compagno”.
*PALELLA: variante di Paolella,
femminile di Paolello, diminutivo
di Paolo.
*GARIGALI: dal greco gargalés
“sconcio”, “sboccato”
*GARUFI: dall’arabo qaruf,
“crudele” “spietato”.
*GIANNETTO: diminutivo
di Gianni, dal greco cuanòs
“azzurro”, “turchino”
*GIARDINA: da Iardina,
femminile di Iardino: è nome di
donna.
*IMPELLIZZERI: da in+Pellizzeri
che è un toponimo.
*NOTO: dal latino Neetum (o
Netum), fiume nei pressi di Noto.
*PARATORE: dal latino parator,
-oris “gestore” di un paratorium
“gualchiera”.
*PUGLIA: aferesi del latino Apulia
“Puglia”.
*RESTIFO: dal latino restitivus
“riluttante”.
*RICCIARDI: dal francese antico
Richart “Riccardo”.
*RIZZO: dal siciliano rizzu
“ricciuto”.
*ROVITO: dal latino rubetum
“roveto”.
*STRACUZZI dal greco Strakas
“fabbricante di tecole”
*SAGLIMBENI: da collegare col
latino salio “salgo”. Pertanto il
termine vale “chi sale in bene”.
*CARNABUCI: dal sic. antico
carnabbùci “trifoglio giallo”.
*INTELISANO: da in+Teresano che
è un toponimo.
*CASABLANCA: dal catalano
casa blanca “casa bianca”. È un
toponimo.
*LA IANCA: da ianca,
femminilizzazione di iancu
“bianco”.
*CAVARRA: dal latino cavària
“contrada di cave”. È un toponimo.
Porta questo nome una contrada
tra Pachino e Pozzallo, in provincia
di Ragusa.
*LAPI: potrebbe derivare da lapi,
plurale di lapa “ape”.
*CHILLEMI: dall’arabo kalìmAllah “interlocutore di Allah”.
*LO MEDICO: dal greco médikos
“medico”
*COGLITORE: nel dialetto
cugghituri è colui che segue i
mietitori e raccoglie i mannelli,
legandoli per formare i covoni.
*LO TURCO: da Turco, etnico
indicante genericamente Turchi,
Saraceni e Musulmani.
*SCARCELLA: dal latino scarsella
“borsa”.
*SCUDERI: dal francese scuyer
“scudiero”.
*SILIGATO: dal latino silex,
-icis”selciato”.
*SPADARO: dal siciliano spataru
“spadaio”.
*MANTARRO: dall’arabo mamtar
*SPATARO: v. SPADARO.
*LO GIUDICE: dal latino iudex
“giudice”, nome di professione.
*SAGNIMBENI: v. SAGLIMBENI.
*SALIMBENE: v. SAGLIMBENI.
*SALIMBENI: v. SAGLIMBENI.
*SANGLIMBENI. v. SAGLIMBENI.
*SCALDARA: dal latino caldaria
“caldaia”.
16
LA VOCE di Limina
CULTURA
CARO BIZZEFFI …
FINIMONDO
Giuseppe Cavarra
’avete visto il finimondo che si è abbattuto
sulle nostre contrade? Sono stati sufficienti
pochi attimi di pioggia fuori misura per mettere
a soqquadro tutta la valle. Sotto la furia delle
acque abbiamo visto le colline franare, i ponti
crollare, le strade interpoderali scomparire, i
L’economista Nicholas Georgesen Roegen ci
ha detto più volte di mettere da parte l’idea di
ridurre il vivere ad uno stato di totale dittatura
del presente sul futuro. Non l’abbiamo ascoltato.
La responsabilità che abbiamo nei confronti delle
generazioni che verranno è immensa.
Un ultimo particolare. Recentemente il
corsi d’acqua uscire rovinosamente dal loro letto
abituale, i tronchi dei pioppi, delle querce e dei
castagni scendere a valle. Solo i frammenti delle
armacìe innalzate anche dalle vostre mani sono
rimasti al loro posto a testimoniare che le pietre
del vallone di Mifrizzi resistono alle offese della
natura più del cemento armato.
Abbiamo sentito la gente imprecare contro coloro
che ci hanno abituati a comportarci come se
la natura fosse una sorta di cornucopia che ci
fornisce indefinitivamente beni da utilizzare.
Presidente della Regione Siciliana Lombardo
ha dichiarato: «O si interviene sulle colline
per metterle in sicurezza, e questo ha un costo
non indifferente, oppure tanto vale trasferire i
cittadini in case e zone più sicure». Come dire che
i vecchi di Limina sono destinati a non chiudere
il loro viaggio terreno sotto un cielo diverso
da quello sotto il quale sono nati. Il repertorio
magico liminese ce la farà a stornare la minaccia
incombente?
L
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La voce di Limina Edicion No 3 ITALIANO