ANNO III
NUMERO 24
LUCERA
MARZO
2011
La voce
del PASTORE
VERSO
IL CONVEGNO
SUL LAICATO
+ Domenico CORNACCHIA
I n cammino con le Chiese di Puglia,
verso il Terzo Convegno Ecclesiale
Regionale che si celebrerà a San Giovanni Rotondo dal 27 al 30 aprile 2011,
desidero come vostro pastore e guida
accompagnarvi in questo tempo di preparazione immediata a tale evento.
Il tema sul quale rifletteremo è “I laici
nella chiesa e nella società pugliese,
oggi”, cercando così di indicare ai laici
il loro impegno specifico come già il
Concilio Vaticano II ha delineato: essere lievito nel mondo.
Vorrei riportarvi agli orientamenti per il
2010-2011: “Dalla responsabilità alla
corresponsabilità”, che vi ho donato
all’inizio di quest’anno pastorale a conclusione del Convegno Pastorale Diocesano e desidero sostare con voi guardando con amore e passione alla vocazione laicale nella nostra Chiesa locale.
È quanto mai essenziale, nella nostra
identità di Chiesa in cammino, prendere sempre più consapevolezza del
doveroso passaggio dalla responsabilità alla corresponsabilità personale e
comunitaria. “Questa è l’ora dei laici”,
abbiamo detto!
È questo il momento in cui il laico con
dignità ed impegno rivela il suo volto
maturo di uomo, chiamato da Dio, ad
abitare quella zona di separazione che
esiste ancora, tra Chiesa e mondo.
Il laico cristiano diviene sempre più,
quel ponte, quel canale che attingendo
acqua da Gesù Cristo, vera ed unica
Fonte, è capace di generare il Regno di
Dio non solo in ambito educativo ma
anche nella vita sociale, politica e familiare. Mi tornano alla mente le parole
che Paolo VI, pronunciò in una Parrocchia di Roma nel 1964, rivolgendosi
proprio ai laici: “Collabora, prega e soffri per la tua parrocchia, perché devi
considerarla come una madre a cui la
Provvidenza ti ha affidato; chiedi a Dio
che sia casa di famiglia fraterna e accogliente, casa aperta a tutti e al servizio
di tutti. Da' il tuo contributo di azione
perché questo si realizzi in pienezza.
Collabora, prega, soffri perché la tua
parrocchia sia vera comunità di fede e
vera comunità eucaristica”.
Sento che l’ora dei laici profuma già di
santità di chi privilegia la concretezza
dei fatti, la dolcezza del linguaggio, il
calore di un abbraccio, la gentilezza
dell’accoglienza.
Auguri di Buona Quaresima!
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2
Educare alla
pienezza
della vita
Piero SAFFIRIO
VIZI PRIVATI
E PUBBLICHE VIRTÚ
Movimento Pro Sanctitate - Milano
I Partiti non esistono quasi più, solo
gruppetti e clientele. Le grandi idee
cadono davanti al disgregarsi morale
di tutti i centri di potere. Chi è al centro scivola di qua o di là a seconda delle convenienze.
La funzione principale del pensiero e
della comunicazione dovrebbe evidenziare i difetti, penetrando con attenzione e competenza i problemi nazionali.
Invece tutto si sfarina. Cosi sembra
normale che un bravo papà vada in
vacanza in oriente, potrebbe essere
per meditare, invece è per catturare
bambini che hanno l’età dei suoi figli.
O ci sono quelli di cui si sa molto che
non si vorrebbe sapere e, molti altri, di
cui non si sa nulla, ma che parteggiano
per i primi come se fossero dei leader.
Così per la giovane signora che, stanca di un lavoro di routine, lascia tutto e
si mette a fare la “escort”; fa più fine e
rende bene; anche le frequentazioni
sono buone, si può far carriera. E tutto,
proprio tutto, passa attraverso la televisione, scivola nelle case di ogni famiglia. Pier Paolo Pasolini a proposito di
questa omologazione televisiva, aveva
detto: “La sua mediazione mi fa paura;
finirà per essere tutto!”
Grande confusione tra ciò che è strettamente privato e ciò che è pubblico.
È un tema di grande rilevanza nel
nostro mondo contemporaneo. Una
degenerazione strutturata della società, e tutti ne siamo coinvolti. Persino la
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L’A.C. per
l’impegno
educativo
politica, che dovrebbe rappresentare
l’espressione più alta e nobile della
società, sta scivolando su questo piano
liquido che degrada. Eravamo abituati
a politici come De Gasperi e Togliatti;
sembravano grandi nemici inconciliabili, chiaramente separati, ma si rispettavano e, al momento giusto, riuscirono a scrivere una Costituzione avveduta e salda che ancora ci guida stante la
grande confusione morale di molti.
Dalla politica della speranza e del fare,
si è passati a quella delle grida e dei
segni; Senatori che rispondono alle
domande con il dito medio alzato e
altri che lo espongono a Milano come
monumento contemporaneo. Se non
morta, l’informazione è almeno addormentata di qualità, ricca di valori.
Se la politica si fa con i sondaggi, lo
sguardo non vede lontano e i pensieri
hanno il fiato corto. La gente non pensa. Dopo vent’anni di televisione commerciale tutto si è degradato; il pubblico e il privato si fondono in una grande melma senza confini e senza rispetto. Il caso Boffo non indigna neppure
più. Cose che non si dovrebbero pensare vengono lette come se si trattasse
di previsioni del tempo, dell’oroscopo.
Senza una coscienza forte tutti si sentono tranquilli e acquietati. Invece siamo tutti schizofrenici.
Quella nobiltà d’animo che comporta
l’impegno da parte dei più solidi a
difendere i più deboli, chi se la ricorda
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più. Bisogna cogliere ogni occasione
per ricordare ai fratelli, la grandezza
della nostra fede perché “Dio torni a
risuonare gioiosamente nei cieli dove
viviamo” disse il Papa in Spagna. Così
potremo riprendere a guardare con
gratitudine e speranza alla Croce,
“segno supremo dell’amore portato
sino all’estremo”.
Non può essere Lele Mora il nostro traguardo. Non può rimanere muta l’Italia
della gente che lavora, che studia, che
si impegna nel sociale, che prega e
desidera vivere in un ambiente non
inquinato e infetto. Non si può continuare a rimanere indifferenti in un
ambiente volgare, impregnato di
ostentazione e sessualità oltre il limite,
senza etica.
L’ambiguità di certe frequentazioni
raccontate e fotografate sono in forte
contrasto con quello che, una volta,
chiamavamo il comune senso del
pudore. Non ha nulla di virtuoso questa libertà che è licenza di fare tutto ciò
che piace al “consumatore finale”
come si usa dire oggi.
La stessa spettacolarizzazione dei casi
di omicidio come se fosse un reality, il
turismo dell’orrore visto ad Avetrana;
solo squallore.
Quante persone vengono corrotte a
causa dei nostri silenzi colpevoli?
Quante false promesse e falsi successi
attecchiscono in questi tempi di rarefazione del lavoro.
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After Job:
giovani
e lavoro
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marzo 2011 anno III n. 24
FORMAZIONEeCULTURA
Chi
AMA
educa
TESTIMONI CREDIBILI PER
L’EMERGENZA EDUCATIVA
EDUCAZIONE
ALLA PENITENZA
CARLO
CARRETTO
“Q uanto sei contestabile, Chiesa, eppure
quanto ti amo! Quanto mi hai fatto soffrire,
eppure quanto a te devo! Vorrei vederti
distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza. Mi hai dato tanti scandali, eppure mi
hai fatto capire la santità! Nulla ho visto nel
mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso, e nulla ho toccato di più puro,
di più generoso, di più bello. Quante volte
ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure.
No, non posso liberarmi di te, perché sono
te, pur non essendo completamente te. E
poi, dove andrei? A costruirne un’altra? E se
la costruirò sarà la Mia Chiesa, non più quella di Cristo”.
Carlo Carretto nasce in una famiglia di contadini ad Alessandria il 2 aprile 1910 è terzo di
sei figli, frequenta l’oratorio salesiano e
l’Azione Cattolica. Lo spirito della GIAC si
farà subito sentire anche nella vita professionale, a diciotto anni è maestro elementare e
il regime lo radierà presto. Ciò non lo ferma
a fondare nel ‘45 l’Associazione Maestri Cattolici Italiani, nel ’46 accetta la presidenza
nazionale della GIAC, famosa è l’adunata dei
trecentomila “baschi verdi” che organizzerà
a Roma in occasione degli 80° dell’AC. Nel
’52 è in disaccordo con una importante parte
del mondo politico cattolico che desiderava
allearsi con la destra, si dimette così dalla
presidenza nazionale.
Sceglie vita eremitica nel deserto del Sahara,
nella congregazione dei Piccoli Fratelli di
Gesù. Uomo della parola e della penna che
usò per comunicare agli altri le sue "scoperte" nella fede. Nel ’65 rientra in Italia, e a
Spello fonda un centro di spiritualità, lì muore il 4 ottobre 1988. “Mai, come ora, sia
giunto il tempo di prendere la sacca del pellegrino per marciare nella fatica e nella penitenza, onde ritrovare la luminosità del nostro
corpo, tempio di Dio.
E perché vorrei che nessuno si scoraggiasse
in questa marcia indico ai più deboli un
segreto: non fidatevi del vostro coraggio,
della vostra volontà. Fidatevi della vostra
preghiera, tenete una cosa per certa: Non è
la virtù che crea la preghiera, ma è la preghiera che crea la virtù”.
Enza BRUNO
Messaggio per la 33a Giornata Nazionale per la vita (6 febbraio 2011)
EDUCARE ALLA PIENEZZA DELLA VITA
L’ educazione è la sfida e il compito
urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la
specifica vocazione.
Come osserva Benedetto XVI, “alla
radice della crisi dell’educazione c’è
una crisi di fiducia nella vita” (Lettera
alla Diocesi e alla città di Roma sul
compito urgente dell’educazione, 21
gennaio 2008). Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di
efferata violenza.
Cogliamo in questo il segno di
un’estenuazione della cultura della
vita, l’unica capace di educare al
rispetto e alla cura di essa in ogni stagione. Il fattore più inquietante è l’assuefazione. Smarrito il senso di Dio,
l’uomo smarrisce se stesso.
Occorre perciò una svolta culturale,
propiziata dai numerosi e confortanti
segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana. Tanti uomini e donne di buona volontà
i
VIZI
capitali
3
sono fortemente impegnati a difendere e promuovere la vita. Grazie a loro
anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni disagiate, saranno
messe in condizione di accogliere la
vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto.
Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà a guardare alla vita come al
dono più alto che Dio ha fatto all’umanità.
È proprio la bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla
vita e a tradursi in spirito di sacrificio,
dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo alle famiglie
che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che accolgono
con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano
verso ciò che è giusto e buono. Ci piace sottolineare il contributo di quei
nonni che si affiancano alle nuove
generazioni educandole alla sapienza
e aiutandole a discernere, alla luce
della loro esperienza, ciò che conta
davvero.
Molti giovani incontrano autentici
maestri di vita: sono i sacerdoti che si
spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che introducono al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo di vera
educazione.
Ogni ambiente umano, animato da
un’adeguata azione educativa, può
divenire fecondo e far rifiorire la vita.
È necessario, però, che l’anelito alla
fraternità, posto nel profondo del cuore di ogni uomo, sia illuminato dalla
consapevolezza della figliolanza e dalla gratitudine per un dono così grande, dando ali al desiderio di pienezza
di senso dell’esistenza umana.
Consiglio Episcopale Permanente
Per essere
bisogna apparire?
L’ amore che Dio ha messo nell’uomo è di una bellezza enorme proprio
perché può rifrangere realtà diverse.
Le forme dell’amore, pur essendo
sostanzialmente uguali, sono assai
diversificate e possono essere così
esemplificate: amore amicale, amore
sponsale-generativo, amore materno,
amore fraterno, amore sublimato nella consacrazione. In pratica, però,
l’uomo libero, invece di rispettare i
piani e i doni di Dio, li ha spezzati e ne
ha fatto due realtà divise. È così che si
va oltre il piano di Dio e si giunge per
esempio a voler gustare la gioia dell’amore in età e in relazioni non idonee. Il cuore è la cosa più delicata che
possa esserci e noi non abbiamo il
diritto di giocare con esso, sia il
nostro o quello degli altri. Il cuore ha
la capacità di amare ma deve farlo
con serietà, e nel momento adatto.
Purtroppo spesso si arriva a cosificare
il corpo proprio o altrui, a volte fino a
farlo arrivare a oggetto di vendita: noi
non possiamo invece vendere o comprare il tempio di Dio. Si arriva a crea-
re l’idolatria del sesso, o anche a creare l’industria della pornografia. Tali
sollecitazioni ci portano a vedere tutto questo campo con un’ottica diversa da quella di Dio; solo la luce della
fede e l’impetrazione della grazia possono guidarci sulla strada giusta
(Guglielmo Giaquinta).
Il vizio ci fa deviare dalla strada giusta!
Il terzo della lista è la lussuria, lo sfrenato desiderio del piacere la cui azione è cosificare, consumare, possedere. Dio ha creato la sessualità per la
procreazione, perché l’uomo possa
continuare a vivere sulla terra. Nel
libro della Genesi si parla di istinto tra
i due sessi ma l’istintività non guidata,
eccede. Occorre vigilare sulle passioni! Quando ci vengono desideri, fantasie che spingono ad atti immorali
occorre fermarsi, riflettere sulle conseguenze.
Aprendo internet siamo bombardati
da proposte di single che cercano
compagnia, la cronaca ci informa su
omicidi passionali, su violenze a donne e bambini, sulla vita immorale di
uomini e donne di rilievo sociale;
alcune trasmissioni sono costruite
proprio per svelare i sentimenti più
profondi in modo spudorato e l’imperativo è: per essere bisogna apparire!
L’immoralità che sembra dilagare ha
bisogno di cristiani che credano nel
valore dell’amore vero. L’amore è
cosa buona, è divino. Dio è amore!
L’antidoto per questo vizio è la preghiera, una comunione profonda con
Dio che alimenta la virtù della temperanza accompagnata dal servizio agli
altri. Il vizio ci chiude in noi stessi, la
virtù apre gli orizzonti, il vizio fa appagare le nostre debolezze, la virtù perfeziona la nostra natura, il vizio promette gratificazioni e poi ci delude, la
virtù richiede sacrificio ma con essa
otteniamo ciò che promette. La capacità di amare che il Signore ha posto
nel nostro cuore possa essere esercitata in pienezza, è una grande responsabilità che noi cristiani oggi abbiamo
per il futuro!
Tiziana DAVICO
Movimento Pro Sanctitate - Roma
SPECIALE
01
ANNO III
NUMERO 24
LUCERA
MARZO
2011
SALUTO A S. E. MONS. MICHELE DI RUBERTO
Angelo Card. Amato
GRAZIE,
C arissima Eccellenza,
è questa, per tutti noi, una circostanza
carica di emozioni e, vorrei dire, di
commozione. Mi rendo interprete dei
sentimenti di tutti, nell’indirizzare a
Vostra Eccellenza il nostro augurio fraterno e filiale in questa occasione intima e semplice.
Questo snodo nel percorso della Sua
esistenza è anche un momento di bilancio. Lo è per Lei, che, dopo tantissimi
anni, quasi una vita, trascorsi al servizio
della Santa Sede, per riecheggiare con
un po’ di leggerezza i versi di Dante,
“uscito fuor dal pelago a la riva / si volge a l’acqua perigliosa e guata” (Inf I,
23-24). Ma lo è anche per noi, avvezzi
alla Sua amabile presenza nel Dicastero. In tutti questi anni Lei si è pienamente riconosciuto nella Congregazione
quasi identificandosi con essa, al punto
che, scherzando simpaticamente, possiamo dire che Vostra Eccellenza è un
classico! L’intensa e tranquilla concentrazione sul lavoro quotidiano, di cui
Ella ha offerto quotidiana testimonianza, la condivisione di idee e di attività
con i Confratelli e i Colleghi, il tratto
cordiale e gentile, il Suo ottimismo
dinamico, il Suo equilibrio nei momenti
di incertezza o di incomprensione, la
Sua competenza nel curare “l’architettura” dell’operosità del Dicastero, l’acu-
+ Domenico CORNACCHIA
L’ARCIVESCOVO MICHELE
MONS.
DI RUBERTO!
tezza nel comprendere i problemi, ma
soprattutto la Sua sensibilità nel comprendere le persone...: tutto ciò resterà
impresso nel nostro animo, non solo
come dulcis memoria, ma anche e
soprattutto come stile di azione e di
vita.Ella, Eccellenza, è stato in mezzo a
noi l’uomo dell’ascolto e del dialogo,
portato avanti con mitezza, pazienza,
capacità di relazione, disponibilità a
cercare le soluzioni migliori. Di tutto
questo noi La ringraziamo con affetto
sincero. Il risultato della Sua attività è
penetrato intimamente nelle “vene”
del Corpo mistico di Cristo: Ella, infatti,
ha notevolmente contribuito a promuovere le cause di beatificazione e canonizzazione, facendo conoscere quelle
donne e quegli uomini che sono i più
autentici benefattori dell’umanità.
L’intercessione dei Santi e dei Beati La
seguirà sempre nel cammino dei giorni.
Ora nel paesaggio della Sua esistenza
si delinea una nuova tappa, ricca di
armonia e di serenità: nuovi progetti,
nuove possibilità di approfondimenti,
soprattutto una nuova attenzione verso
la vita a cui rivolgersi con il carico dell’esperienza e con l’entusiasmo della
creatività. Desideriamo accompagnarLa
con il nostro augurio, che vogliamo
esprimere con il dono di un calice. Ella,
Eccellenza, ben sa quanta ricchezza
simbolica si manifesti attraverso questo
oggetto. Due significati, in modo particolare, vengono evidenziati nella tradizione biblica. Il primo, purtroppo, è
l’amarezza: l’espressione “calice amaro” è diventata addirittura un proverbio! Perciò, Eccellenza, cogliamo l’occasione per chiedere perdono a Lei per
qualche amarezza che involontariamente talora forse Le abbiamo procurato.
Per fortuna c’è un secondo significato
nel simbolo del calice, un significato più
bello e gioioso. Esso è “il calice della
salvezza e della benedizione”.
Ecco, Eccellenza, il nostro augurio: i
Suoi giorni siamo traboccanti di benedizione e di pace e, quando, con questo calice celebrerà il memoriale dell’Agnello immolato, affidi anche noi al
Signore, noi che siamo parte della Sua
famiglia. Si ricordi di noi tutti, Eccellenza.
Nello scrigno delle Sue memorie più
belle custodisca un posto anche per
noi, come certamente è importante il
posto che Lei occupa e continuerà ad
occupare nei nostri cuori. A Lei e a tutti noi il Signore conceda che ogni amarezza si trasformi in sorriso, ogni lacrima
sia accolta nel calice della sua misericordia, ogni momento di tristezza e di
delusione diventi sorgente di speranza.
Auguri e ad multos annos!
Vincenzo Francia
D alle
semplici colonne del nostro
periodico Il Sentiero, con sincerità
vogliamo esprimere la profonda gratitudine al nostro carissimo Arcivescovo
Mons. Michele Di Ruberto, che ha ricoperto il prestigioso incarico di Segretario della Sacra Congregazione delle
Cause dei Santi, fino a dicembre 2010.
Le Congregazioni Vaticane sono l’equivalente dei Ministeri dello Stato civile
che interpretano, traducono ed esprimono il pensiero del Sommo Pontefice,
Vicario di Cristo e Successore dell’Apostolo Pietro.
Per circa cinquant’anni Mons. Di Ruberto ha svolto un ruolo certamente ricco
di onore, ma non privo di grandi
responsabilità, prima come Officiale e
poi, come Segretario, con la dignità di
Arcivescovo, dal 2007, presso la Sacra
Congregazione per le Cause dei Santi.
La fedeltà al Papa, un grande discernimento e il bene della Chiesa sono state,
certo, le coordinate del servizio di
Mons. Michele. Egli ha collaborato con
diversi Papi e Cardinali, studiando,
approfondendo, vagliando centinaia di
positio (veri e propri processi) riguardanti molti candidati all’eventuale riconoscimento ufficiale della loro santità.
Pensiamo che, a volte, si tratta di Santi
vissuti nel tempo e in luoghi, lontani da
noi. Il suo è stato un lavoro di grande
prestigio, di singolare precisione e, nel
contempo, silenzioso e discreto. La
Chiesa gli dovrà molto!
Paolo VI diceva qualche giorno dopo la
sua elezione a Papa: <La Curia Romana
è lo strumento di cui il Papa ha bisogno,
e di cui il Papa si serve per svolgere il
proprio divino mandato. La sua funzione reclama capacità e virtù somme, perché sommo è il suo ufficio> (21.9.1963).
Unanime e costante è il riconoscimento
di tali qualità attribuite al nostro amatissimo condiocesano Mons. Di Ruberto!
Eccellenza, siamo fieri di voi, mentre vi
auguriamo di spendere una lunga stagione nella quale, la vostra qualificata
esperienza diventi una grande opportunità di crescita nella fede, per molti
ancora!
I l 29 dicembre 2010 Sua Eccellenza
Mons. Michele Di Ruberto ha concluso
il suo servizio diretto alla Santa Sede.
Dopo 47 anni (un’intera vita!) di lavoro
assiduo, paziente, molte volte nascosto, il caro Don Michele ora mette a
disposizione tutto il suo bagaglio di
esperienza e di saggezza a quanti
avranno la gioia di incontrarlo. Il
«mestiere» di un prete e di un vescovo,
infatti, non ha mai termine, perché
sempre ci sarà un’anima da ascoltare,
un cuore da confortare, un orizzonte da
scrutare.
Con questo spirito, ricco di disponibilità e di apertura, egli ha vissuto il suo
ministero sacerdotale. Non di rado tanti di noi hanno attinto dalla sua viva
voce episodi che bene illustravano
questa sua indole generosa e autenticamente «cattolica». Naturalmente il
quotidiano impegno come diretto collaboratore del Papa ha ampliato la sua
visione delle cose e ha fatto maturare
in lui il senso dell’appartenenza alla
Chiesa in un’ottica universale. Originario della nostra Diocesi, nativo di Pietramontecorvino, poco dopo la sua
ordinazione presbiterale venne chiamato a Roma come segretario personale di Mons. Pietro Parente, futuro
Cardinale.
Per moltissimi anni accompagnò l’insigne Porporato, al quale era legato
anche da vincoli di consanguineità, e
ne condivise le ansie pastorali in un
momento di profonde trasformazioni
nella Chiesa, che culminò nell’epoca
del Concilio Vaticano II e nella problematica, e spesso tormentata, stagione
post-conciliare. Una di queste trasformazioni, di cui Mons. Di Ruberto fu
testimone, è la nascita della Congregazione delle Cause dei Santi. Don
Michele, infatti, era entrato nel servizio
alla Santa Sede come dipendente dell’allora Congregazione dei Riti.
Nel 1969 Paolo VI scorporò, da questo
Dicastero, tutta la sezione riguardante
lo studio dei Santi e dei Beati: nasceva,
così, l’attuale Congregazione delle
Cause dei Santi. Ebbene, proprio in
questo ambito, Mons. Di Ruberto ha
espresso le sue non comuni doti umane e cristiane, profondendovi precisione, riservatezza, intelligente creatività,
credibilità co-stante, disponibilità al
dialogo, notevole capacità di operare
collegialmente, senso di universalità.
Le ore dell’ufficio, la passione del lavoro, l’affascinante scoperta di un progetto di verità e di bellezza che risplende
in quelle «iconi di santità» ogni giorno
sono state oggetto della sua attività e
del suo studio.
Grazie al suo impegno, ma soprattutto
alla sua amabile presenza, si è stabilito
nel Dicastero un clima di serena e
feconda operosità, idoneo alla migliore realizzazione delle aspettative non
solo del Papa e della Chiesa, ma della
società tutta: i Santi, infatti, sono i veri
benefattori della famiglia umana e,
perciò, costituiscono un polo di attrazione che va ben oltre i confini visibili
della cristianità. In tutti questi anni di
responsabilità rilevanti e progressive, il
cui arco si è veramente esteso a livello
mondiale, Mons. Di Ruberto non ha
mai dimenticato la sua terra di origine
e l’amata Diocesi di Lucera-Troia. Ha
sempre seguito con attenzione e partecipazione la vita di questo territorio,
dal succedersi dei vescovi all’avvicendamento dei parroci, dall’esperienza
dei religiosi alla crescita del laicato,
dalla promozione umana e culturale
all’impegno apostolico e missionario.
Non di rado, sia da semplice sacerdote
sia da prelato curiale e infine da Arcivescovo, ha presieduto la santa liturgia,
ha rivolto la sua parola profonda e
affettuosa, si è messo in ascolto delle
voci del suo popolo, cercando di interpretarne le esigenze e condividendone
i percorsi. Pur lontano geograficamente, mai si è estraniato dal ritmo della
sua Chiesa di origine, sempre amandola e contemplandola nel più grande
mistero della Chiesa universale. Segno
autorevole di questa sua appartenenza
all’organismo diocesano è il titolo di
Arcivescovo di Biccari che gli fu conferito nel 2007 dal Santo Padre Benedet-
to XVI. È chiaro che si tratta di un titolo simbolico: Biccari, infatti, appartiene
alla Diocesi di Lucera-Troia e non possiede alcuna sua specifica autonomia.
Simbolo, tuttavia, profondo e incisivo
di un duplice legame: quello che unisce gli Officiali della Curia Romana alla
persona e alla missione del Papa e
quello che unisce Mons. Di Ruberto al
territorio pugliese.
Don Michele ha vissuto e continua a
vivere con crescente entusiasmo il suo
progetto cristiano e sacerdotale. Con
pazienza mite e tenace ha fatto maturare dentro di sé i germi di bontà che
la sua indole gli suggeriva e ha costruito con coerenza il suo percorso di vita.
Le dinamiche del nostro tempo non lo
hanno trovato impreparato: la sua cultura, la sensibilità spirituale e pastorale,
l’approccio personale alle diverse questioni favoriscono in lui e intorno a lui il
superamento di ostacoli e di eventuali
incomprensioni.
Nel salutare Mons. Michele Di Ruberto
al termine del suo servizio nel Dicastero, il Cardinale Angelo Amato, Prefetto
della Congregazione e anch’egli
pugliese, dopo averlo ringraziato per il
lavoro svolto in tanti anni, gli ha rivolto
queste splendide parole: «Ora nel paesaggio della Sua esistenza si delinea
una nuova tappa, ricca di armonia e di
serenità: nuovi progetti, nuove possibilità di approfondimenti, soprattutto
una nuova attenzione verso la vita a cui
rivolgersi con il carico dell’esperienza e
con l’entusiasmo della creatività.
Desideriamo accompagnarLa con il
nostro augurio».
Anche noi ci uniamo a questi sentimenti e per il caro Don Michele, fratello
nella fede e Vescovo nel ministero,
auspichiamo sovrabbondanza di serenità e di soddisfazioni.
Ad multos annos, Eccellenza! Continui
ad essere per la Chiesa e per la Sua
Diocesi l’uomo dell’ascolto e del dialogo, l’operatore instancabile per il
Regno di Dio, il gioioso annunziatore
di una speranza che non conosce tramonto.
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marzo 2011 anno III n. 24 Numero speciale
Riportiamo il messaggio augurale che sua Santità Benedetto XVI ha formulato a
Mons Zerrillo nel giorno del suo Anniversario di Ordinazione Episcopale
MONS.
ZERRILLO
DA 25 ANNI
VESCOVO
(1986 - 2011)
+ Domenico CORNACCHIA
I l 25 gennaio scorso abbiamo celebrato solennemente a Reino (Benevento) il
XXV di Episcopato di Sua Eccellenza
Mons. Francesco Zerrillo. La neve ci ha
scortati quasi per l’intero percorso. In
cambio, abbiamo goduto di un’atmosfera molto calda per la semplicità e l’intensità degli affetti che molti hanno
manifestato al loro concittadino nella
solenne e familiare Liturgia.
Noi pure ci uniamo al coro di coloro che
elevano al Signore il loro grazie per una
figura di padre, di maestro e di pastore
ad immagine di Gesù il Buon Pastore.
Eccellenza, grazie a nome dell’intera
Comunità diocesana di Lucera – Troia,
per aver speso tra di noi esattamente
dieci anni (1987-2007) di ministero episcopale, ma soprattutto perché avete
incarnato quello che la Chiesa dice a
proposito dei Vescovi:
“Nel Battesimo ogni cristiano riceve
l’amore di Dio tramite l’effusione dello
Spirito Santo, il Vescovo, mediante il
sacramento dell’Ordine riceve nel suo
cuore la carità pastorale di Cristo. Questa carità pastorale è finalizzata a creare
comunione. Prima di tradurre quest’amore - comunione in linee di azione,
il Vescovo deve impegnarsi a renderlo
presente nel proprio cuore e nel cuore
della Chiesa attraverso una vita autenticamente spirituale” (Giovanni Paolo II,
Pastores Gregis, 44).
Grazie, perché ci avete parlato di Gesù
prima con la vita e poi con le parole!
Dalle colonne del nostro giornale diocesano Il Sentiero, desideriamo manifestare l’affettuoso legame che ci unisce
alla vostra amata persona.
Vogliamo auguravi, Eccellenza, lunga
vita, ma soprattutto che voi abbiate tante opportunità per condurre molte persone ancora, a calcare le orme di Cristo.
Il motto episcopale da voi scelto: Benignitas et Humanitas, sicuramente è
divenuto chiara bussola del vostro itinerario pastorale e, come una meridiana,
illuminata dal sole, è capace di indicare
l’ora esatta, così la vostra vita è un riflesso della presenza di Gesù il Buon Pastore, nel suo gregge. Portateci nel cuore,
mentre noi vi assicuriamo l’umile ricordo nella preghiera.
Al Venerabile fratello
Francesco Zerrillo
Vescovo emerito di Lucera-Troia, il quale ricorderà felicemente il prossimo 25 gennaio XXV
anno della sua ordinazione episcopale, ricordando il suo fruttuoso ministero, compiuto con
grand impegno, ci congratuliamo per l’evento tanto gioioso della sua vita e, augurandogli
ogni bene, volentieri impartiamo la benedizione apostolica, segno della protezione e della
consolazione divina, pegno del nostro amore fraterno per Cristo.
Dalla sede del Vaticano, 13 Gennaio 2011.
Benedetto XVI
LA “BENIGNITÀ E L’UMANITÀ”
DI S.E. MONS. ZERRILLO
Antonio Pitta
A l motto episcopale di Mons.
Zerrillo, “benignitas et humanitas”, si
può applicare quanto nel mondo latino si diceva del nome di una persona:
nomen omen; il nome è un presagio o
un programma. L’espressione tratta
dalla Lettera di Paolo a Tito (3,4) ha
accompagnato come il navigatore di
una barca il ministero episcopale di
Mons. Zerrillo nella diocesi di Tricarico
e in quella di Lucera-Troia. La benevolenza e l’umanità di Dio si è manifestata in Cristo e in coloro che sono chiamati, ogni giorno, a conformarsi a lui,
con la vita e il ministero.
Abbiamo toccato con mano la benignità e l’umanità di Dio nel ministero
episcopale di Mons. Zerrillo attraverso
quattro note dominanti. Anzitutto la
benignità e l’umanità nell’accoglienza
incondizionata di ogni persona: forse a
pochi pastori è dato di memorizzare e
di ricordare i nomi e non il numero delle persone, come a Mons Zerrillo, in
una visione della pastorale sempre più
individuale e non massificata. Il ricordo
dei nomi è stato accompagnato dall’ospitalità che il cuore di Mons. Zerrillo ha espresso senza alcuna restrizione
di campo, ma con una dilatazione smisurata: ricchi e poveri, intellettuali e
semplici, cittadini e contadini, uomini
e donne, bambini e anziani. Il terzo
ambito della sua benignità e umanità
si è manifestato nella semplicità del
linguaggio che lo ha caratterizza:
saper esprimere concetti densi ed elevati della teologia nel linguaggio più
comune e quotidiano per risultare
comprensibile a tutti. Infine di grande
rilievo è stata la sua ansia pastorale
per tutte le comunità che ha guidato:
dai presbiteri ai laici, abbattendo qualsiasi steccato ecclesiale.
Ed è stata quest’ansia pastorale che gli
ha permesso di non desiderare diocesi più grandi in cui servire il Signore,
ma di dedicarsi alle diocesi più piccole della Basilicata e della Puglia, ben
sapendo che non è il numero, ma la
qualità che rende fecondo il proprio
ministero.
Come per l’Apostolo Paolo, la benignità e l’umanità di Mons. Zerrillo è
stata a volte fraintesa come forma di
populismo; ma è il prezzo che si paga
per qualsiasi testimonianza da rendere
al vangelo.
Gli esiti positivi del suo ministero hanno, tuttavia, dimostrato che la benignità e l’umanità di Mons. Zerrillo non
sono state mai affettate o dettate da
secondi fini, ma sono diventate la via
maestra per farsi tutto a tutti pur di
guadagnare qualcuno alla causa di
Cristo e del vangelo.
La Diocesi festeggia e ringrazia Dio per
l’episcopato di Mons. Francesco Zerrillo
sabato 2 aprile 2011 ore 17.00 con la
celebrazione eucaristica presso la Basilica
Cattedrale in Lucera
anno III n. 24 marzo 2011
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CRONACHEedESPERIENZE
XIV Assemblea Diocesana di Azione Cattolica
L’A.C. PER L’IMPEGNO EDUCATIVO
“V ivere la fede, amare la vita. L’impegno educativo dell’A.C.” è stato il
tema della XIV Assemblea diocesana
di Azione Cattolica della diocesi di
Lucera-Troia celebratasi domenica 6
febbraio al presso il Centro della
comunità “Giovanni Paolo II”, per il rinnovo delle cariche istituzionali per il
triennio 2011/2014.
All’assemblea è intervenuto il presidente nazionale di A.C. Franco Miano
il quale nella sua relazione ha sottolineato come l’A.C. “riprende il suo
patrimonio dell’impegno educativo
che non è un impegno tecnico di animazione, ma capacità di far cambiare
la vita con coerenza più profonda tra
fede e vita. La fede è testimonianza di
vita. Nella fede - ha proseguito il relatore - siamo chiamati a crescere e se
siamo qui è perché abbiamo avuto dei
modelli quali laici, sacerdoti, responsabili. Questa assemblea - ha ribadito
Miano - non è celebrare un momento
rituale, ma è esercizio della responsabilità, una risposta gioiosa e responsabile ad un invito del Signore per e nella Chiesa”. La giornata è iniziata con la
celebrazione della messa nella chiesa
di san Matteo al Carmine, presieduta
dal vescovo Domenico Cornacchia,
assistito dal parroco don Michele Tangi, dagli assistenti diocesani don Ciro
Fanelli e don Rocco Coppolella. Il
vescovo ha messo in risalto come
“l’A.C. ha un ruolo particolare nella
Chiesa e le sue coordinate sono preghiera, azione, sacrificio e studio, punti cardini imprenscindibili. Il principale
è la preghiera che è l’anima di ogni
apostolato”.
Il presidente diocesano uscente Raffaele Checchia, nel presentare Miano,
ha evidenziato l’impegno del massimo
responsabile A.C. nel servizio all’Associazione e alla Chiesa. All’assemblea
era presente il delegato regionale A.C.
Vincenzo Di Maglie. Sabato 5, invece, i
delegati parrocchiali, dopo le relazioni
dei vicepresidenti diocesani dei settori
adulti e giovani, dell’A.C.R., del MSAC.
e della coppia cooptata, hanno eletto i
nuovi consiglieri: per gli adulti Raffaele
Checchia Donato Coppolella, Sara
Margiotta, Antonietta Ricucci e Filippo
Rotunno; per i giovani Laura Bonghi,
Mario Mansueto, Sara De Marcoa, Giusy Lepore e Angela Fiore Angela; per
l’A.C.R. Enza Bruno, Annamaria Nardone, Serena Checchia, Loredana Catapano e Agostina Bozza.
Il neo eletto Consiglio, riunitosi il 22
febbraio, ha proposto alvescovo tre
nominativi per la nomina del nuovo
presidente diocesano. Molte le idee
emerse dall’assemblea per una A.C.
“luce del mondo e sale della terra”.
UN’ESPERIENZA
DI FORMAZIONE
PERMANENTE
A vviato il 18 febbraio scorso il percorso formativo per sacerdoti giovani
(dieci anni). Don Peppino Cito, Direttore dell’Ufficio Catechistico della
Diocesi di Conversano-Monopoli, li
ha aiutati a consapevolizzare la
necessità di guardare alla realtà
pastorale che sono chiamati a servire, con occhi fiduciosi e umili; individuando in essa la grazia di Dio che li
precede. Attraverso un lavoro sull’organizzazione reale e ideale di ogni
realtà pastorale, hanno compreso
che la storia di una comunità, i soggetti che la compongono, il lavoro di
chi li ha preceduti, sono il linguaggio
con cui lo Spirito parla al loro discernimento.
Quanto più saranno in grado di
ascoltare e interpretare questo linguaggio, tanto più la comunità crescerà nella fede e i presbiteri con
essa. Di certo questo non farà mancare i conflitti che a volte incidono
non poco sulla vita di una comunità,
ma è proprio questa la sfida che ci
attende se vogliono veramente
andare “verso una Chiesa tutta ministeriale”. Oltre a queste tematiche,
tanto necessarie al loro ministero, lo
stare insieme nel confronto e nel
lavoro su di sé sono le ragioni per cui
vale la pena vivere con entusiasmo la
formazione permanente.
Donato COPPOLELLA
Alessandro CLEMENTE
La festa di san Secondino a Troia
COSTRUTTORE DI PICCOLE CHIESE DOMESTICHE
C on grande giubilo domenica 13 febbraio scorso si sono celebrati i festeggiamenti in onore di san Secondino nellaSparrocchia intitolata all’omonimo santo, nella città di Troia.
Il triduo di preparazione, guidato dal
giovane don Antonio Moreno, con la
celebrazione conclusiva nel giorno
della festa presieduta da mons.
Domenico Cornacchia, ha voluto far
riscoprire la figura zelante e il ministero episcopale del vescovo di Aecae
Secondino, costruttore di piccole
chiese domestiche, svolto durante gli
anni di massimo fervore per le prime
eresie contro il cristianesimo. Quella
terra che agli albori dell’era cristiana
egli calpestò e sulla quale egli testimoniò la propria fede attraverso il suo
ministero di “successor Apostolo-
rum”, accoglie oggi, nel quarantesimo della fondazione della parrocchia,
centinaia e centinaia di famiglie che,
protese verso l’incontro con la Parola,
nell’occasione hanno ricordato le loro
La Voce del DIRETTORE
S iamo responsabili della vita del
creato e della storia umana, nel mondo e nel tempo che viviamo. Ai laici
in modo speciale è affidato di rendere presente e operosa la Chiesa in
quei luoghi e in quelle circostanze, in
cui essa non può diventare sale della
terra se non per mezzo loro, essendo
i laici stessi chiamati a vivere con spirito evangelico, a modo di fermento
e quasi dall'interno, gli impegni familiari e sociali. Secolarità è stimare il
mondo, cercare di capirlo, di indagarlo, sottomettendolo con l'intelligenza
prima che con le mani; è capire la
dinamica delle cose ed entrare in
promesse matrimoniali durante la
celebrazione Eucaristica domenicale
delle ore 11, solennemente presieduta da don Gaetano Schiraldi.
È stata proprio la Parola al centro di
tutto il triduo, vista come culla e fondamento della fede del credente,
nonché come testimonianza vitale di
uomini che si trovano a combattere a
favore dei veri valori, contrastando la
mondanità odierna piuttosto che le
prime eresie di cui la Chiesa fu vittima. Oggi si parla di “sfida educativa”.
Per questo la C.E.I. ha voluto presentare il documento degli orientamenti
pastorali “Educare alla Vita buona del
Vangelo”. A relazionarlo nella serata
del 10, presso il Centro Giovanile, il
prof. Lelio Pagliara.
e della loro natura. Fare male il proprio lavoro, accontentarsi della buona volontà, pensare che la fede supplisca alla mancanza di qualità della
nostra azione costituiscono altrettanti
modi per mancare di rispetto al mondo che Dio ha creato e per evadere
dalla responsabilità che ci ha affidato.
“La vita è azione, perciò, ogni uomo
che abbia la comprensione della sua
dignità e della sua superiorità su tutti
gli altri esseri del creato, sente spontaneo il desiderio di lavorare, di operare, di agire, per sé prima di tutto, e
poi per gli altri” (A. Marvelli).
L a Reale Arciconfraternita “S. Croce, SS. Trinità e Maria Addolorata”,
che ha sede adiacente al Santuario
san Francesco Antonio Fasani di
Lucera, si è resa protagonista di un
gesto di solidarietà nei confronti del
seminario vescovile di Lucera e della
casa del clero della Santa Milizia in
Troia. Ad entrambe le comunità è stato donato un nuovo televisore. L’azione caritatevole è una prerogativa delle Confraternite e, in tal senso, l’Arciconfraternita S. Croce anche in passato è stata vicina alle necessità di queste istituzioni.
In occasione dell’incontro avvenuto
in seminario, il rettore don Rocco
Coppolella e il vicario generale mons.
Ciro Fanelli hanno ringraziato, anche
a nome del Vescovo, il sodalizio per il
gradito dono. Il priore dell’Arciconfraternita Arturo Monaco si è inoltre
impegnato a nome dei confratelli, a
donare un banco per la cappella del
seminario da poco restaurata.
Leonardo CATALANO
Marco TORINELLO
Piergiorgio AQUILINO
I passi della responsabilità
Responsabili del creato
relazione con esse nel rispetto intelligente. È questo il senso del lavoro,
dello studio e di ogni attività umana:
espressione di sé e servizio agli altri,
realtà necessaria al senso della propria dignità di persone e alla costruzione di un mondo più fraterno e giusto, ma nello stesso tempo solo uno
strumento, non un fine, che trova
dunque senso nel riposo e non può
diventare centro della vita. La competenza manifesta il nostro rispetto
per il mondo: impegno ad acquisire
conoscenze e abilità che permettono
di fare ciò che è nostro dovere con
qualità, nel rispetto delle cose stesse
SOLIDARIETÀ
DELL’ARCICONFRATERNITA
S. CROCE
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marzo 2011 anno III n. 24
QUARTAPAGINA
AFTER JOB: GIOVANI E LAVORO
L a disoccupazione giovanile nel Sud
Italia è un grave problema di cui la
Chiesa, non può far finta di niente.
Essa è, nel suo insieme, una sfida di
solidarietà e di evangelizzazione al
tempo stesso.
Circa quindici anni fa, nel dicembre
del 1995, nasce, come risposta a tale
problema, il progetto Policoro, che
prende il nome dalla cittadina in provincia di Matera in cui si tenne il primo
incontro organizzativo.
Si incontrarono così i tre delegati diocesani delle tre pastorali: pastorale
sociale e del lavoro, pastorale giovanile e la caritas diocesana a i responsabili delle associazioni laicali, il Vangelo
indicò loro la strada: «Io non ho né
argento né oro, ma quello che ho te lo
do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina!» (Atti 3,1-10). Il
progetto Policoro esprime l’attenzione della Chiesa italiana nei confronti
dei giovani disoccupati e si rivela un
tentativo della comunità ecclesiale di
farsi compagnia, di farsi prossimo, agli
uomini e alle donne che vivono situazioni difficili nell’ambito della ricerca
del lavoro e faticano nel trovare ragioni per vivere.
Il sogno di Don Mario Operti, primo
ideatore del progetto Policoro, finalmente si realizza e coinvolge molte
diocesi di tutto il Sud Italia e ultima-
mente provoca interesse anche in
alcune diocesi del Centro e del Nord
Italia. Nella diocesi di Lucera – Troia è
presente da qualche anno e lavora
con costanza per dare un pizzico di
speranza in più ai giovani disoccupati
e precari.
Ma c’è bisogno di fare di più! Bisogna
andare loro incontro, avvicinandoli in
luoghi da loro comunemente frequentati. Ecco che nasce “After Job”, un
ciclo di incontri nei pub delle varie
La ristampa di un opuscolo
su Monsignor Farina
zone della diocesi, pregustando un
ottimo aperitivo! Il primo incontro è
avvenuto il 13 febbraio 2011, presso il
Pub “Lupus in Fabula” di Lucera. In
una cornice inusuale, la Chiesa si pone
in ascolto con i giovani della diocesi. Il
tema dell’incontro è stato: “Ora et
labora”.
Ospiti della serata: mons. Angelo
Casile, direttore nazionale dell’ufficio
della pastorale sociale e del lavoro
della CEI; suor Erika Perini, suora operaia della Santa Casa di Nazareth;
Antonio Petraroli, delegato regionale
del MLAC (Movimento Lavoratori di
Azione Cattolica), tutor del progetto
Policoro della diocesi di Brindisi –
Ostuni e Irene Milone, presidentessa
del consorzio “Nuvola” della diocesi
di Oria. Tutti gli ospiti hanno più volte
sottolineato quanto il lavoro rende
liberi, e quanto esso diventa ancora
più libero se lo si crea con le proprie
mani.
Don Mario Operti era sempre pronto
a partire per incontrare l’altro, soprattutto giovane e del Sud ed è questo il
motore che spinge le animatrici del
progetto Policoro della nostra diocesi
ad andare incontro ai giovani, a rimboccarsi le maniche e a cooperare con
loro per un futuro migliore e ricco di
speranza!
Alessandra GORGONE
PER RICORDARE PADRE
MICHELE PALMIERI
DIARIO DI UN
PELLEGRINAGGIO
IN TERRA SANTA
L a terra di Gesù non passa mai di moda. Che si parli di
cristiani, di ebrei o di musulmani, la terra santa è presente. Terra varia e contraddittoria, spesso insanguinata,
vede i secoli succedersi e il tempo mutarsi senza posa,
scandito da avvenimenti drammatici, e tuttavia il suo
richiamo è reso sempre fresco dalla presenza dei patriarchi e dei profeti.
Essi nel nome di Dio hanno parlato e sofferto, hanno guidato gli uomini per le vie della vita, sono stati precursori e testimoni del passaggio del Figlio di Dio. In quella
terra il cielo si è congiunto con la terra e gli uomini hanno acquistato il diritto di entrare in cielo. Nessuno dei
figli di Abramo sfugge al suo richiamo. Nonostante la
drammaticità della sua storia, non ha mai cessato di
essere, nella coscienza dei popoli, il solo punto della terra dov'è possibile l'incontro di tutti con tutti nella casa di
Dio dove regna, sovrana, la pace. Questa è una delle
idee che hanno accompagnato il servo di Dio monsignor
Fortunato Maria Farina nel suo viaggio in Terra Santa e
che emergono dalla lettura del diario. I curatori Bruno e
Donatella Di Biccari, hanno voluto portare nelle famiglie,
attraverso la parola di monsignor Farina, il profumo di
quella terra insanguinata e benedetta.
D ue giorni prima dell’anniversario della morte di padre
Michele Palmieri, sabato 25 febbraio 2011, presso l’Opera San
Giuseppe di Lucera è stato presentato il libro in suo ricordo.
Autrice del libro dal titolo “Un fedele Giuseppino del Murialdo - Padre Michele Palmieri” è Maria Chiechi Coronati di Lucera. Presentatori padre Tommaso Mastrolitto e il professore
Michele Urrasio; moderatore Vincenzo Morlacco presidente
degli ex allievi. Promotori dell’iniziativa l’Opera San Giuseppe
e gli ex allievi a memoria del zelante sacerdote che per 50 anni
consecutivi è vissuto a Lucera. Padre Tommaso ha delineato la
figura di padre Michele definendolo “sacerdote esempio luminoso di fedele seguace del Murialdo”; Urrasio ha sottolineato:
l’uomo, l’educatore e l’insegnante ed ha ribadito come padre
SMichele “è stato un educatore moderno, vigile e attento come
una mamma con gesti affettuosi e premurosi soprattutto verso
i diversamente abili e il silenzio era la sua madre lingua”. La
motivazione che ha indotto l’autrice a scrivere il libro è stata
“rompere quel velo di silenzio che ha caratterizzato la vita di
padre Michele”. Alla manifestazione erano presenti alcuni
Amministratori comunali, monsignor Giovanni Pinto in rappresentanza del Vescovo, numerosi ex allievi e fedeli.
Mario VILLANI
D. C.
UN SANTO IN MEZZO A NOI
S abato 12 febbraio 2011 la comunità parrocchiale di Roseto Valfortore ha avuto la gioia di accogliere le
reliquie di san Francesco Antonio
Fasani in pellegrinaggio nell'anno
giubilare dei 25 anni della canonizzazione. La comunità dei fedeli ha
accolto le Reliquie in arrivo da Lucera. Nella chiesa di san Nicola padre
Giovanni Iasi, guardiano del santuario omonimo a Lucera, ha celebrato
l'Eucaristia. Durante l’omelia ha parlato della vita del Santo il quale si
distinse per la direzione spirituale e
per la carità alimentata da una vita
molto intensa di preghiera, contemplazione e penitenza. Domenica 13
febbraio, durante la Messa vespertina, padre Alessandro, cappellano
del carcere di Lucera, ha sottolineato le opere del Santo quali la mensa
della carità e il monte dei pegni
dove venivano erogati piccoli prestiti e microcrediti ai poveri. Al termine
le Reliquie, riportate in processione
fino alla Cappella della Consolazione, sono ripartite alla volta di Lucera.
Fiorella FALCONE
IL MIRACOLO
INSPERATO
D opo le due guarigioni straordinarie
riscontrate su Francesco Tozzi e sul giovane Valentino Boccuzzi, Francesco
Antonio Fasani venne beatificato il 15
aprile 1951 alla presenza dei due miracolati, dei devoti, della comunità dei
Frati minori conventuali e degli esponenti dell’intera Chiesa pugliese. Per la
santità ne “occorreva” un altro di miracolo, e avvenne esattamente dieci anni
dopo, quando nel 1961 si diede inizio al
secondo processo canonico grazie alla
guarigione accertata di Maria Stratagemma, all’epoca 59enne di San Severo
che da nove anni era affetta da una stenosi retto-sigmoidea.
La donna, in realtà, era già devota del
Padre Maestro in quanto frequentava
Lucera per ragioni di lavoro e aveva in
casa un’immagine del Beato. Proprio
pochi mesi dell’elevazione all’onore
degli altari, Maria Stratagemma cominciò ad accusare dolori intestinali che
però si rifiutò sempre di curare. Nel
1958 la situazione precipitò, con la diagnosi infausta di un cancro al colon retto che si sarebbe potuta risolvere solo
con un intervento chirurgico. La donna
oppose ancora una volta qualsiasi cura,
nonostante le condizioni continuano inesorabilmente a peggiorare.
Nel febbraio del 1961 arrivò a perdere
conoscenza, e nello stato di pre agonia,
assistita da un sacerdote, riferì di aver
ricevuto una visione del Fasani che le
toccò la parte malata e poi scomparve.
Quando si risvegliò dal sonno, era guarita in modo istantaneo, duraturo e perfetto, senza alcuna spiegazione clinica
da parte dei medici.
Maria Stratagemma morì nel 1975, per
altra causa, a distanza di 14 anni dal miracolo che “valse” la santità del Fasani.
Riccardo ZINGARO
Mensile di informazione
della diocesi di Lucera-Troia
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Diocesi di Lucera-Troia
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Redazione
Donato Coppolella
Rocco Coppolella
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e-mail: [email protected]
Stampa
Ennio Cappetta & C. srl - Foggia
Anno III, numero 24, marzo 2011
Autorizzazione del Tribunale di Lucera
n. 139 del 27 gennaio 2009.
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