ONORIAMO LA NOSTRA LINGUA PARLATA Semplice metodo integrale e completo per una perfetta pronuncia Giuseppe Borrelli ONORIAMO LA NOSTRA LINGUA PARLATA SEMPLICE METODO INTEGRALE E COMPLETO PER UNA PERFETTA PRONUNCIA INDICE Introduzione Capitolo I: Onoriamo la nostra lingua parlata. Argomento generale Capitolo II: “È” – “è” aperta – Particolarità ed elenchi • lettera a • lettera b • lettera c • lettera d • lettera e • lettera f • lettera g • lettera i • lettera l • lettera m • lettera n • lettera o • lettera p • lettera q • lettera r • lettera s • lettera t • lettera u • lettera v • lettera w • lettera x • lettera z Pag. 5
009 011 019 020 031 037 050 055 061 065 070 075 078 086 088 091 101 102 106 114 119 120 123 124 125 Capitolo III: “Ò”, “ò” apèrta – Particolarità ed elenchi • lettera a • lettera b • lettera c • lettera d • lettera e • lettera f • lettera g • lettera i • lettera l • lettera m • lettera n • lettera o • lettera p • lettera q • lettera r • lettera s • lettera t • lettera u • lettera v • lettera x • lettera z Capitolo IV: “∫” dolce (o sonora) – Particolarità ed elenchi • lettera a • lettera b • lettera c • lettera d • lettera e • lettera f Pag. 6
127 128 139 145 158 162 167 171 175 179 182 190 192 196 204 205 208 215 219 220 222 223 225 227 231 234 239 243 246 •
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lettera g lettera i lettera l lettera m lettera n lettera o lettera p lettera q lettera r lettera s lettera t lettera u lettera v lettera x lettera z 247 248 250 251 253 254 255 257 258 259 260 261 262 263 264 Capitolo V: “Ʒ” dolce (o sonora) – Particolarità ed elenchi • lettera a • lettera b • lettera c • lettera d • lettera e • lettera f • lettera g • lettera i • lettera l • lettera m • lettera n • lettera o • lettera p • lettera q • lettera r 265 265 268 270 272 274 275 276 277 278 279 281 282 283 284 285 Pag. 7
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lettera s lettera t lettera u lettera v lettera z Conclusione 286 287 288 289 290 295 Pag. 8
Introduzione Questo manuale tratta il problema della pronuncia ed è destinato a tutti gli italiani che hanno a cuore una dizione corretta della nostra lingua. Esso può essere di grande aiuto anche a quegli stranieri che intendono perfezionare l’italiano parlato. Tengo a precisare che questo è un metodo molto semplice ed esaustivo, che non richiede particolare impegno, ma che fa raggiungere eccellenti risultati in pochissimo tempo. Non richiede dispendio di molte energie né particolari sacrifici, ma molto brevemente conduce a una perfetta pronuncia dell’intera lingua italiana. Le fonti di questo opuscolo sono varie, ma con preminenza sono state attinte dall’enciclopedia della lingua italiana “Giovanni Treccani” (nato a Montichiari – Brescia). Ci si augura che esso sia di larga diffusione in primo luogo tra le persone che, per svariati motivi, devono parlare in pubblico (cinema – teatro – televisione – i politici – conferenzieri – sacerdoti – ecc.) ed in modo particolare tra tutto il personale del settore scolastico. Il metodo è veramente semplice, anche per la gente più semplice! L’autore Pag. 9
Cap. I ONORIAMO LA NOSTRA LINGUA PARLATA Argomento generale Vorrei innanzitutto premettere che questo opuscolo, al di là delle espressioni, non vuole mancare di rispetto a nessuno, bensì mettere in evidenza il comportamento erroneo ed il modo irriguardoso che quasi tutti abbiamo nei confronti della nostra lingua parlata; vorrei, quindi, invitare a riflettere sulla leggerezza e l’indifferenza con cui viene vissuto e trattato questo problema. La correttezza di una lingua non si misura solo dal corretto costrutto dei periodi, dall’uso giusto dei verbi o dei complementi oppure dalla proprietà di linguaggio. Tutte cose necessarie queste per un giornalista della carta stampata, per uno scrittore o narratore, per un romanziere o un traduttore: in una parola, per la lingua scritta. Però, non si può e non si deve trascurare la lingua parlata, la quale dovrebbe avere uguale importanza di quella scritta. Noi sappiamo che l’armonia, la fluidità ed in generale la bellezza di una lingua sono costituite soprattutto da una corretta dizione. Lʹesatta pronuncia, diffusa su tutto il territorio nazionale, è quel salto di qualità e quella sensibilità che, insieme ad una corretta sintassi del periodo, fa di una lingua un solo popolo ed un popolo più unito. È veramente sconsolante ascoltare certe personalità della vita pubblica, e delle istituzioni in genere, in che modo orrendo fanno scempio della nostra lingua! E questo non è comune solo a persone di scarsa o media cultura, bensì Pag. 11
anche a quei personaggi che dovrebbero essere la salvaguardia e la bandiera della correttezza linguistica: parlo ovviamente degli operatori scolastici, dai livelli più bassi ai massimi esponenti del mondo della Scuola e della cultura. L’unità di un Paese non è costituita solo dai confini territoriali. Perché uno Stato sia considerato un “Popolo” e una “Nazione”, deve parlare la stessa lingua. Quando non si è d’accordo tra due persone o non ci si intende su qualche argomento, siamo soliti dire: “Parliamo due lingue diverse”! Ci capita spesso di sentirci a disagio quando si incontra una persona che, pur essendo italianissima come noi, usa parlare con flessioni e vocalizzazioni diverse dalle nostre: sembra di trovarsi di fronte ad uno straniero. Vorrei precisare, però, che sono da difendere, conservare e promuovere le forme dialettali e le minoranze linguistiche perché rappresentano un patrimonio culturale insostituibile, ma che vanno usate nei luoghi e nei tempi opportuni. Perciò, quando si parla in madre lingua, per favore, usiamo tutti la nostra dolce e meravigliosa lingua italiana, in tutto il territorio nazionale e senza alcuno scempio e/o senza storpiamenti. Certo, non è una cosa attuabile dall’oggi al domani, ma non è neanche una cosa dell’altro mondo: basterebbe incominciare dalla scuola primaria a insegnare la “grammatica della lingua italiana”, sempre naturalmente che ogni insegnante abbia per primo coscienza e conoscenza dell’argomento! È veramente strano che nelle lezioni di lingue straniere venga curata l’esatta e corretta pronuncia dei vocaboli, mentre viene tralasciata la dizione esatta della nostra lingua e, così, ognuno parla arbitrariamente una sua lingua! Pag. 12
Questo compito è demandato sì a chiunque abbia sensibilità linguistica e alle persone di cultura, ma soprattutto alla “Scuola”. Avete idea della faticaccia cui si deve sottoporre chiunque frequenta una scuola di dizione o chi studia recitazione? Questo non capiterebbe se a tutti venisse insegnata la “lingua italiana” sin dai primi rudimenti. Continuo a insistere che, su questo, la Scuola ha una grave responsabilità! Questo opuscolo, comunque, dovrebbe facilitare il compito a chiunque. Esso è rivolto a tutte le persone che abbiano a cuore l’esatta pronuncia del nostro idioma, a tutti gli uomini e donne di cultura; a tutti i personaggi che parlano in pubblico come: gente dello spettacolo, della televisione, politici, uomini di chiesa (annunciatori della “Parola”); è rivolto a tutti i cittadini italiani, ma in primo luogo e soprattutto è rivolto al mondo della Scuola cui è demandato il compito di insegnare non solo a scrivere, ma anche a leggere e parlare la lingua italiana: tutti i docenti ricevono uno stipendio proprio per questo e perciò non devono e non possono eludere il problema. Vi siete mai chiesti cosa succede nella classe di una scuola di una determinata Regione in cui arriva ad insegnare un docente di una Regione diversa? (Quanti commenti, quante risate, quante sghignazzate… per il modo di pronunciare, si capisce). Provate ad immaginare uno straniero che, dopo aver studiato italiano nel proprio Paese, viene in Italia per perfezionare la nostra lingua: se dalla Toscana passa in Lombardia, avrà una bella sorpresa; se poi va in Sardegna e da qui in Calabria e poi ancora in Sicilia e successivamente in Puglia o nel Lazio, avrà sempre nuove sorprese. E se gli viene la felice idea (e sicuramente gli verrà!) di chiedere spiegazioni, troverà poche persone che sapranno dargli Pag. 13
precisi ragguagli perché la maggior parte delle persone (non escluse quelle di elevata cultura o facenti parte del corpo docente) è convinta di parlare correttamente l’italiano proprio perché sa comporre i periodi e sa usare i verbi… Oppure si sentirà rispondere: “Noi (qui) diciamo così”, senza però sapergli indicare qual è il corretto modo di dire. In Italia, infatti, ognuno nel parlare italianizza il linguaggio del luogo in cui vive. Prima di entrare nello specifico, ricordo in linea generale quali sono gli errori più frequenti in cui si incorre nel parlare a seconda della appartenenza geografica: A) Nell’Italia meridionale (ma non solo qui) si usa frequentemente lo scambio di lettera, come per esempio: delinguende anziché delinquente, mendre anziché mentre, condendo anziché contento, sembre anziché sempre, imbronda anziché impronta, indando anziché intanto, convorto anziché conforto, imbutato anziché imputato, penzo anziché penso, conziglio anziché consiglio, ecc., ecc. B) Anche nell’Italia centrale, se pur meno grossolanamente e meno frequentemente, si usa lo scambio di lettera come: digo invece di dico, trovado invece di trovato, comigo inve di comico, domado invece di domato, inzegnante invece di insegnante, senzo invece di senso, eccetera. C) Anche in Toscana ci sono delle anomalie,come per esempio lo scambio di lettera: borza invece di borsa, torzolo invece di rorsolo, penzo invece di penso, il famoso fenomeno della “c” aspirata, ed altre. D) Questi scambi precedenti, nel settentrione si verificano solo in pochissimi casi; ma neppure qui mancano le anomalie. Nelle Regioni del Nord si usa sempre (o quasi) premettere l’articolo a tutti i nomi propri, come: Pag. 14
l’Antonio, il Giuseppe, il Vinicio, l’Elisa, la Rita, la Carmela, il Francesco, la Teresa, nonché davanti ad aggettivi possessivi, come: la mia nipote, il mio cugino, la mia nuora, la mia sorella, ecc. In più, qui è frequente lo spostamento dell’accento tonico da una sillaba all’altra, come: pùdico anziché pudìco, fèbbrile anziché febbrìle, mòllica anziché mollìca, sàlubre anziché salùbre, appèndice anziché appendìce, ombèlico anziché ombelìco, gèrbera anziché gerbèra, e tanti altri. Inoltre, sempre qui nel Nord, si ha la tendenza a pronunciare con suono chiuso molte vocali “è” aperte ( e un po’ anche viceversa) nonché la tendenza a pronunciare quasi tutte le “s” intervocaliche con suono dolce (alla tedesca). Sempre qui, meriterebbe un particolare approfondimento la terminologia medica, anch’essa specializzata a spostare gli accenti tonici, ma è meglio non addentrarci in certi meandri; però al personale del settore della medicina che asserisce di pronunciare “alla greca”, vorrei far presente: perché allora non pronunciare alla greca anche “arterìa”, “prostàta”, ecc.? In ogni caso, dopo aver preso coscienza del problema, tutte le precedenti anomalie potrebbero essere superate anche con la sola autocritica, la buona intenzione e la propria buona volontà. Quello che diventa problematico, che costituisce l’oggetto principale di questo opuscolo e che riguarda tutto il territorio nazionale (pur con diversificazioni da Regione a Regione), è l’uso delle vocali toniche “e” ed “o” che nella nostra lingua hanno suono ora aperto e ora chiuso, nonché l’uso delle consonanti “s” e “z” che nella nostra lingua hanno suono ora dolce (o sonoro), ora aspro (o duro). Pag. 15
Nell’uso di queste quattro lettere, la lingua italiana è per lo più disordinata e confusionaria perché non ha regole precise, e quelle che si possono desumere sono molto limitate, per cui ci si deve avvalere dell’uso e dell’aiuto di buoni dizionari o di buone enciclopedie. Per questo, in ogni Regione o quasi, si usa un modo diverso di pronunciare; e la maggior parte delle persone neppure sa il corretto modo di dire, per cui ognuno procede in modo arbitrario. Comunque, come appena detto, su ogni dizionario e sulle enciclopedie sono evidenziate le corrette dizioni, come di seguito: A) La “e” tonica aperta viene indicata con l’accento grave (= È, è), mentre la “e” tonica con suono chiuso viene indicata con l’accento acuto (= É, é). Tutte le altre “e”, che si trovano nelle parole della lingua italiana, hanno suono chiuso e non recano alcun accento in nessun testo. B) La “o” tonica con suono aperto viene indicata con l’accento grave (= Ò, ò), mentre la “o” tonica con suono chiuso viene indicata con l’accento acuto (= Ó, ó). Tutte le altre “o” della nostra lingua non recano alcun accento in nessun testo ed hanno suono chiuso. C) La consonante “s” intervocalica, quando è dolce (o sonora), in generale viene rappresentata così “∫” in quasi tutti i testi, come verrà meglio spiegato più avanti. D) La consonante “z”, quando è dolce (o sonora) generalmente viene rappresentata così “Ʒ”, come si dirà più avanti: il fenomeno si può verificare in qualunque posizione della parola venga a trovarsi detta lettera. Pag. 16
A questo punto, senza chissà quali pretese e nel modo più semplice possibile, si entra nello specifico e si procede nel modo seguente: viene fatto l’elenco di tutte le parole della nostra lingua in cui si presenta la vocale “e” con suono aperto; segue quello in cui si presenta la vocale “o” con suono aperto; poi quello della “s” con suono dolce ed infine quello della “z” con suono dolce. Naturalmente, ognuno di questi quattro elenchi viene preceduto dalle opportune spiegazioni. Tutte le parole che non figurano in questi elenchi, quindi, si intendono con suono contrario. Si precisa, infine, che nei detti elenchi sono inclusi anche: i nomi propri, i cognomi, i nomi di località e di luoghi, i nomi di città e di Stati, di fiumi, di laghi e mari; viene tralasciato solo qualche nome di idrocarburo e di acido o di terminologia medica, soprattutto se si tratta di parole composte. Riguardo alle voci verbali non incluse, viene fatto cenno nella spiegazione che precede ogni singolo elenco. Per un corretto apprendimento, si suggerisce di prendere un qualsiasi brano scritto e, mano mano che si incontrano parole che contengono “e” ed “o” toniche, “s” intervocaliche o lettere “z”, si vada a conttrollare la loro esatta pronuncia nei relativi elenchi che sono in stretto ordine alfabetico, perciò facilmente controllabili. Agli inizi, si consiglia di fare questi controlli anche quando si è convinti dell’esattezza della propria dizione: si avranno molte sorprese! Così procedendo, la cosa diventerà sempre più automatica. Se qualcuno, poi, viene colto da stupore, da dubbio o perplessità o incredulità circa la veridicità di quanto contenuto in questo manuale, può sempre verificare sull’enciclopedia della lingua italiana GIOVANNI TRECCANI da cui si è attinto molto per la stesura di questo Pag. 17
libretto: non si riponga cieca fiducia nei dizionari, perché anche questi contengono non pochi errori. Ritengo che questo metodo sia il più semplice ed il più facile possibile ed anche il più completo che si possa rappresentare. Pag. 18
Cap. II “È” – “è” aperta – Particolarità ed elenchi Normalmente, la vocale “e” ha suono chiuso, come in: rete – fede – sete – sole – cane – eresia – crescere – pesare – scegliere – scendere – vendere – ecc. Il problema sorge quando su questa vocale cade l’accento tonico (vocale tonica). Quando la vocale “e” si trova in posizione tonica ed ha suono aperto, viene indicata con l’accento grave (= È – è); se ha suono chiuso, viene indicata con l’accento acuto (= É – é); così viene riportato su tutti i dizionari e su tutte le enciclopedie di lingua italiana. In generale, la “e” tonica ha suono aperto nei seguenti casi: nel dittongo –iè; nei suffissi e terminazioni in –èllo –èlla (con qualche eccezione, come: capéllo – stélla); nei suffissi e terminazioni in ‐èndo, ‐ènne, ‐ènse, ‐ènte, ‐ènto, ‐èrno, ‐èrvo, ‐ènza, ‐èrrimo, ‐èstre, ed anche nei numerali in ‐
èsimo (nelle loro forme semplici o composte, come: sedicèsimo – ventèsimo – trentaduèsimo); nei gerundi in ‐èndo; nei participi presenti ed aggettivi in ‐ènte; nelle voci del passato remoto in ‐ètti, ‐ètte, ‐èttero; nel passato remoto del verbo avere èbbi, èbbe, èbbero; nell’imperfetto indicativo del verbo essere èro, èri, èra, èrano; nelle voci del condizionale in ‐rèi, ‐rèbbe, ‐rèbbero;
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“È” – “è” aperta
negli infiniti in èndere (con qualche eccezione, come: véndere – scéndere); nei nomi propri e nomi comuni in –èo, ‐èa, ‐èla, ‐èle; in tutti i numerali, anche nelle loro forme composte (uniche eccezioni: tré – trédici – sédici – vénti e trénta). Ci sono, poi, alcune parole che, col cambio di pronuncia, cambiano anche significato come, per esempio: mèta (con la “e” aperta = scopo) e méta (con la “e” chiusa = mucchio di …); pèsca (= frutto) e pésca (= l’atto del pescare), ecc. In particolare, nella lingua italiana hanno la “e” tonica aperta le seguenti parole: È, è ‐ lettera a acantoscèlidi, acatalèttico, accadèmia, accadèmico, Abacèno, abalièno, accasèllo, accasèrmo, Abarbanèl, abbèllo, accastèllo, accièco, accèdere, abbiènte, abbiètto, abbrèvio, accèdo, accèffo, accèggia, Abdènego, Abdèra, abdèsto, Accèglio, accèlero, acceleromètrico, accèndere, abducènte, Abèla, Abèle, accèndo, accènsi, accènso, Abèlias, Abèlla, Abèllo, accènto, accèntro, accèntuo, abènto, abènula, Abèrcio, accerchièllo, accèrto, Abèrgo, abèrro, abetèlla, accèsso, accètto, abietène, abiètico, abiètto, acchiapparèllo, acciambèllo, Abignènte, Abilène, accidèmpoli, accidènte, abiogènesi, abiosfèra, accidènti, accidèrba, ablèfaro, Abrabanèl, Accinèlli, accogliènza, Abulfèda, acacè∫io, accoltèllo, Acadèmo, Acalèfe, accondiscendènza, acantobdèlla, acantocèfali, acconsènto, accontènto, acantomètra, acantopèlvi, Pag. 20
“È” – “è” aperta
accordèllo, accrescènte, accrèto, acèdia, acèdicon, Acèfali, acèfalo, Acèldama, Acèli, acemèti, acenaftène, acenaftilène, Acèrba, Acèrbi, acèrbo, Acèrbo, acerènza, acèridi, Acèrno, acèrra, Acèrra, acèrrimo, acertèllo, acèrvo, acèrvolo, acescènte, acescènza, Acèste, Acèstore, acetacètico, acetaldèide, Acète, Acèti, acètico, acetilbenƷène, acetilène, acetilènico, acetilidène, acetilurèa, acetoacètico, acetonèmico, acetosèlla, Achèi, Achèmene, Achemènide, Achèmio, achèo, acherontèo, achillèa, achillèico, achillèo, Achillèo, acidoresistènza, acinè∫i, acinète, acinètico, acnèico, acolèidi, aconèmio, acotilèdini, acquabèlla, acquadèlla, Acquadèrni, acquapendènte, acquapèndere, acquarèllo, acquartièro, acquasantièra, acquatèlla, acquerèllo, acquicèlla, acquiescènte, acquiescènza, acquièscere, acquièto, acquirènte, acquivènto, acrèdine, Acrèdula, Acrèfie, Acremonièlla, acridoidèi, acrocèfalo, acrolèpidi, acrotèrio, actèa, Actinèllidi, Actinomicèti, actinostèle, actistèti, acufèni, aculèolo, Adalbèrto, Adalgèro, Adamè, Adamèllo, Adapisorècidi, addècimo, Addènda, addèndo, addèndum, addènso, addènto, addentèllo, addèstro, addiètro, addivèngo, addomèstico, adèfagi, Adèlchi, Adèle, adelèidi, Adèlfi, Adèlfia, Adèlfio, adèlfo, Adèlia, Adèlmo, adenanthèra adenocèle, adenoflèmmone, adenogattocèle, adenoidèe, adenolinfocèle, Adèo, adèpto, Adèrbale, adèrbo, Adèrca, aderènte, aderènza, adèrgere, adè∫o ( o addè∫o), adèspoto, adèsso, Adiabène, adiacènte, adiacènza, adiadococinè∫i, adipaldèide, adipogène∫i, Admèta, Admèto, adolescènte, adolescènza, adonèsto, Adrastèa, adrèma, adrenèrgico, Adrumèto, adsorbènte, adularescènza, Pag. 21
“È” – “è” aperta
adultèrio, Aède, aèdo, Aèllo, Aerèdo, aerènchima, aèreo, Aèrio, aerocèle, aerocèntro, aerocistèrna, aeromagnètico, aeromodèllo, Aèropo, aeropoèma, aerosfèra, aerostière, aerotècnica, aerotècnico, aerotèrmo, Aèzio, Afèa, afèlio, Afère, afère∫i, aferètico, afètico, affaccèndo, affaldèllo, affardèllo, affastèllo, afferènte, afferènza, affèrro, affètto, affièno, affluènte, affluènza, affratèllo, affrenèllo, affrittèllo, Afobèto, Afrèra, aftartodocèti, Afzèlia, Agamède, Agamènnone, agamète, agamospèrmico, Agapènore, agapète, Agarèni, Agatèmero, agatènse, Agatodèmone, Agèlli, Agèllo, agèma, agèmina, agèmino, agènda, Agènio, Agèno, Agènore, agènte, agènzo, agèrato, Aggèrola, Aggèo, aggètto, aggranèllo, aggrègo, agguèffo, Agièo, agilèo, Aglaofènidi, Agliè, agnadèllo, Agnèlli, agnèllo, Agnèmi, Agnès, Agnè∫e, agnoèti, agocèlla, agonotèta, agostanèllo, Agostinèlli, Agrèsta, agrèste, Agrèsti, agrèsto, Agrigènto, Agrostèmma, Aguilèra, ahimè, Aièlli, Aièllo, Aièlu, Aiglèrio,aimè, alabardière. alabastrotèca, Alalcomèneo, Alalcomènia, Alamèin, alatèrno, Albanèlla, albanèllo, albarèlla, Albarèlli, albarèllo, albastrèllo, albatrèllo, albèdine, albèdo, Albèn, albène, Albènza, Albèra, alberèlla, alberèllo, albèrgo, alberghière, Albèri, Alberobèllo, Albèrta, Albertèlli, Albèrti, Albertinèlli, Albèrto, Albinèa, alborèlla, albuscèllo, alcachèngi, alcadiène, alcalescènte, alcatriène, alcèa, alcèdine, alcèlafo, Alcèo, Alcèste, Alcèsti, alchechèngi, alchène, alchèrmes, Alchèro, Alchièro, alchilène, alchilidèna, Alcmèna, Aldebèrto, Aldèga, aldèide, Aldèlmo, Aldèno, Aldiglièri, aldochetène, Alèadi, Alègre, Alèni, Alènto, Alèppo, Pag. 22
“È” – “è” aperta
Alèria, alèrte, Alès, Alè∫a, alè∫o, Alè∫i, Alè∫ia, Alè∫io, Alèssi, Alèsside, Alèssio, Alète, Alètto, alèuria, Alèuti, alèuto, Alèvadi, Alèzio, alfabèta, alfabètico, alfabèto, alfanumèrico, Alfedèna, Alfègo, Alfèidi, alfènide, Alfèno, Alfèo, Alfèrio, Alfèro, Alfe∫ibèa, Alfianèllo, alfière, Alfièri, algarèllo, algèbrico, Algènib, algènte, Algèri, Algèrio, algèro, Alghèrio, algomenorrèa, Alhèna, Alianèlli, Alianèllo, alibattènte, Alibèrti, alichèro, alièe, alièno, Aliènse, alièutica, Alifèra, Aligèrno, Alighièri, alighièro, Alimèna, ali∫èi, alisterè∫i, alitèrio, Alivèrti, Allantoidèi, allantoidèo, Allècto, allèle, allèlo, allène, Allèno, allèno, allènto, allèo, Alleocèli, allèpro, allergène, allèrgico, allèrgide, allèrgo, allètto, Allèvi, allèvio, allèvo, Allièno, allièto, Allièvi, allièvo, allilène, allilidène, alliltiourèa, allivèllo, alloccherèllo, allocimène, allogène∫i, alloiocèli, alloiogène∫i, allomètrico, Allotèri, allumièra, Allumière, Almagèsto, Almè, almèa, almelèc, almènda, Almènno, alobènthos, aloè, aloètico, alogènico, Alonnè∫o, Alpèno, Alpèrto, alpèstre, Alphèratz, alpière, Alsèno, Alsènore, Alsèrio, alstremèria, altèa, Altèmene, altèrco, alternipètalo, Altichièro, Altièri, altimètrico, altitelèmetro, altobollènte, altorilièvo, altrièri, alturière, alturièro, aludèlla, alumèl, alvèolo, Alvèmia, alzabandièra, Amadèi, Amadèo, Amaltèa, Amaltèi, Amaltèidi, amanèlide, Amantèa, amanuènse, amarèlla, amarèna, amarulènto, Ama∫èa, Ama∫èi, Amasèno, ama∫èo, ambèrboa, ambidèstro, ambiènte, ambiènto, ambigènere, ambitendènza, ambivalènte, ambivalènza, amblotèrio, amèba, amebèo, Amebèo, amèbico, Amedèo, Amèglia, Amèglio, Amèlia, Amèlio, Amèlli, amèllo, Amèndola, Amendolèa, amèno, Pag. 23
“È” – “è” aperta
amènola, amenorrèa, Amènta, amènte, amènto, amènza, Amèrica, Amèrio, Amèstrato, Amèto, amètrope, amiantièro, Amidèi, amigdaloidèo, amilbenƷène, amilidène, amilogène∫i, Aminèa, Amirtèo, Amitèrno, amlètico, Amlèto, ammaèstro, ammainabandièra, ammanièro, ammantèllo, ammassèllo, ammazzasètte, Ammèdara, ammènda, ammèndo, ammettènza, amminoacètico, amminoaldèide, amminoaƷobenƷène, amminobenƷène, amminotoluène, ammocète, ammodèrno, ammonaldèide, ammoniogène∫i, ammoniotèlico, ammonobattèrio, ammorbidènte, ammosfèra, amnè∫ico, amnèstico, amniorèssi, amniorrèa, Amodèo, amoèrra, amoèrro, Amorèi, Amorrèi, Ampelidèa, Ampèlio, amperomètrico, Amphipèplea, amplèsso, ampollièra, Amrafèl, amulèto, anabèna, anablèpidi, anacaliptèrio, Anacèo, Anaclèto, anacorè∫i, anacorèta, anacorètico, anacreontèo, Anafèsto, anafonè∫i, anaforè∫i, anagène∫i, analècta, analèmma, analèmmata, analèttico, analfabèta, analfabètico, analgène, analgè∫ico, Analgè∫idi, anallantoidèi, anallèrgico, anamnè∫i (o anàmne∫i), anamnèstico, anapèstico, anapèsto, anatèma, anastèssi, anatrèlla, anatrèptica, anatrèttica, ancèlla, Ancèo, Anchèmolo, Anchièri, anchiloblèfaro, anchilopoiètico, anchitèrio, anconèo, ancorèlla, Andèca, andecavènse (o andegavènse), AndeƷèno, andirivièni, Andrèa, Andrèi, Andrèis, Andrènidi, androcèfalo, androcèo, androgamète, androgène∫i, Andromèdidi, Anèa, anecumène, anecumènico, anèddoto, Anèla, anelèttrico, anèlito, Anèlli, Anèllidi, Pag. 24
“È” – “è” aperta
anèllo, anèlo, anèmico, Anèmio, anèmolo, anemomètrico, anèmone, anencèfalo, anerètico, anèrgico, Anèrio, anèrvio, anestètico, anèstro, anètico, anèto, anfarètidi, Anfèa, anfe∫ibèna, Anfiarèe, Anfiarèo, anficèle, Anficèli, anficèrco, Anficlèa, Anfictènidi, Anfinèuri, Anfipnèusti, anfisbèna, Anfisbènidi, anfitècio, angarèb, Angelbèrga, Angelèri, angèlica, Angèlica, angèlico, Angèlico, Angèra, Anghièra, anghière, Angilbèrto, Angiolèllo, Angiolièri, angioptèride, Angiospèrme, angiospèrmo, angolièra, angolinèrvio, anguèlla, Anicèto, Anièllo, Aniène, Aniènse, animalière, animèlla, ani∫ogamète, ani∫omètrico, ani∫opètalo,ani∫ostèmone, anittèrico, Annabèlla, Annèlida, annèssi, annèsso, annèttere, annètto, Annièllidi, anniènto, annuènza, anoètico, Anomèi, Anomocèli, Anoplotèridi, anorèssico, Anovèlo, Ansbèrto, Ansèllo, Ansèlmi, Ansèlmo, Ansidèi, Ansièi, Anspèrto, antanèlla, Antèa, Antèadi, antecedènte, antecedènza, antecèdere, antecèdo, antèco, Antèdone, anteguèrra, Antèias, Antèio, antèla, Antèlami, antèlice, antèlio, Antelminèlli, Antèlmo, antemètico, antèmide, antèmio, Antèmne, antènnula, Antènore, Antèo, antepirrèma, antèra, antè∫i, antè∫ico, antesoggètto, Antestèria, antesubbiètto, antiaccadèmico, antiaèreo, antiali∫èo, antiallèrgico, antianèmico, antibattèrico, antiberibèrico, antiblasfèmo, anticarrèllo, anticèltico, Anticlèa, anticoincidènza, anticolinèrgico, anticordiglièra, anticrè∫i, antidiaforètico, antidialèttico, antidiftèrico, antidiurètico, antiemètico, antiepilèttico, antiestètico, antieuclidèo, antievanescènza, antifalloidèo, Antifèmo, antigèlo, antigènico, Antigènida, antigiènico, Pag. 25
“È” – “è” aperta
Antigonèa, antiluètico, antimagnètico, antimatèria, Antimènida, antimènsio, Antimèro, antimicètico, antincèndio, antiochèno, antiparallèlo, antiparticèlla, antipastièra, antipètto, antipièga, antipirè∫i, antipirètico, antipoètico, antiriflettènte, antisèpsi, antisèttico, antisièro, antisimmètrico, antistèrico, antistèrile, antitèrmico, Antitèrra, antitètico, antitiroidèo, antiveggènte, antiveggènza, antivenèreo, Antoli∫èi, Antonèlli, Antonèllo, Antonicèlli, antracène, Antracotèridi, antracotèrio, antrantrène, antrène, antrèno, antropocèntrico, antropogène∫i, antropoidèi, antropomètrico, antropopitèco, antroposfèra, Anvèrsa, anzipètto, anzitèmpo, apalèmure, Apamèa, apèlla, Apèlle, Apellèas, apèrea, aperiènte, apèrta, apèrto, apètalo, apirèno, apirètico, aplanogamète, Aplobattèri, aplomeristèle, Aplonèuri, aplostèle, aplostèmone, apnèa, apnèumoni, apnèu∫i, apnèustico, Apobolimèo, apoclèti, apodèmo, apodèti, apoditèrio, apoforèti, apoftègma, apogèo, Apoidèi, apologèta, apologètica, apologètico, aponèuro∫i (o aponeurò∫i), apopètalo, apoplèttico, aporèma, aporètica, aporètico, Aporidèi, aposèpalo, aposiopè∫i, apostèma, Apostolèis, apotèca, apotècio, apotègma, apotelèsma, apotèma, appalèllo, apparènte, apparènto, apparènza, appariscènte, appariscènza, appartenènte, appartenènza, appartèngo, appastèllo, Appèlius, appèllo, appèndere, appèndo, appèsto, appetènza, appètto, appèzzo, appiè, appièdo, appièno, appoggiafèrro, appoggiapièdi, appoggiatèsta, apprèndere, apprèndo, appresèllo, appre∫ènto, apprèsso, apprèsto, apprètto, apprèzzo, appuntèllo, Aprèa, aprochèilo, aptène, Pag. 26
“È” – “è” aperta
Apulèie, Apulèio, apuliènse, aquilègia, Aquilèia, Arabèlla, aracnèo, aracnoidèo, Aradèo, Aramèi, arancèra, arancièra, arazzière, Arbèla, arbèle, Arborèa, arborescènte, arborescènza, arboscèllo, arcatèlla, arcèlla, Arcèlla, Arcèlli, Arcè∫ine, Arcè∫io, Arcèstidi, Arcètri, Arcèvia, archè, archebulèo, Archèdico, archègete, Archèidi, archencèfalo, archèo, Archèo, Archeocèti, archeolèmure, Archèrmo, Archèstrato, archètipo, Archianèllidi, archibugièra, archibugière, archierèo, Archilèi, archilèo, archilodèo, Archimède, archimedèo, Archimicèti, archipèndolo, Archipoèta, arcicancellière, arciconfratèrnita, arcicoppière, arcièra, arcière, Arcimattèo, arcipèlago, arciprèsso, arciprète, arcistrèllo, arcite∫orière, arcobalèstro, Arcolèo, Arcomè∫o, arcoscènico, arcotangènte, arcocèfalo, Arctopitèchi, Ardèidi, Ardènne, Ardènno, ardènte, Ardènti, ardènza, Ardèola, ardè∫ia, Ardè∫io, Ardètta, Ardètto, Ardièi, arèca, Arèchi, Arèdio, areflèssico, arèico, arelatènse, arèlla, Arèllio, arèllo, arèna, arènte, Arèo, arèola, arestèria, Arèsti, Arète, Aretèo, Arèvaci, Argadèi, arganèllo, Argantonèo, Argèadi, Argègno, Argèi, Argènta, Argentèlla, argènteo, Argentèra, Argentèrio, Argènti, argentièra, argentière, Argentièri, argentièro, argentinènse, argènto, argentoratènse, argèo, Argèo, argèste, Argilèto, argironèta, Arguèllo, Ariaratèa, Aribèrto, aridoresistènte, Ariè, Arièle, Arièlli, Ariènti, ariènto, Ariènso, Arièo, ariète Ariètide, arièto, Arimatèa, Arintèo, arioeuropèo, Aripèrto, arismètica, Aristèneto, Aristèno, Aristèo, Aristodèmo, Aristotèlia, aristotèlico, aritmètica, aritmètico, Arlènio, Armagèddo, Armèa, Pag. 27
“È” – “è” aperta
Armèni, Armènia, Armèni∫e, armèno, armentière, armière, arnènse, Arnèo, Arnèudo, aromadendrène, arpènto, Arpe∫èllo, arponière, arrandèllo, arrèco, Arrèdi, arrèdo, arrèmbo, arrènda, arrèndere, arrèndo, arrenogène∫i, Arrèsti, arrèsto, arrètro, Arridèo, Arrivabène, arrovèllo, arrovènto, arrovèscio, Arsanèa, Arsèdi, arsèlla, Arsèndi, arsènico, Arsènio, arsenobenƷène, Arsète, Arsièro, arsilène, arsinoitèrio, Artafèrne, Artasèrse, Artèi, Artèmide, Artèmio, Artèna, artèria, artibèo, artière, Artièri, artificière, artiglière, artocèbo, Artogèa, artrocentè∫i (o artrocènte∫i), artroclèi∫i, Arulèno, Arvènis, arvènse, Arvèrni, ArƷachèl, ArƷachèna, arƷènte, asbèrgo, asbèsto, Ascarèlli, Ascèa, Ascèbo, ascèlla, ascendènte, ascendènza, ascènsa, ascè∫i, Ascè∫i, ascèsso, ascèta, ascetèrio, ascètica, ascètico, Aschièri, asciuttarèlla, Asclèpi, asclepiadèo, Asclepièe, Asclepièo, Asclèpio, Ascolichèni, Ascomicèti, Ascrèa, ascrèo, Asdènte, a∫èbo, Asèlle, Asèlli, asèllico, Asèllio, asèllo, asèpsi, A∫èrei, asèttico, asfaltène, asfèrico, A∫idèi, asimmètrico, asinartèto, asindètico, asinèlla, Asinèlli, Asinèllo, Asmodèo, Asmonèi, Aspèndo, aspèrgere, aspergès, aspèrgine, aspèrgo, aspèrrimo, aspèrso, Aspètti, aspètto, aspidospèrma, asprèlla, assafètida, assèdio, assemblèa, Assèmini, assèmbro, assènso, assènte, assènto, assènza, assenziènte, assènzio, asserèlla, Assèria, assèrpolo, assèrro, assèrto, assèsto, assètto, assèvero, assicèlla, assième, assiènto, assièpo, Assiminèidi, assistènte, assistènza, assoggètto, assolèmma, assonomètrico, assorbènte, assorbènza, assorèllo, Assuèro, assuèto, Astacèni, astèmio, astèngo, astènico, astenosfèra, astèrgere, astèria, astèrico, Pag. 28
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