bibliografia
326
davide daolmi
Bibliografia
327
Bibliografia
Giulio Camillo, L’idea del theatro, Firenze: Lorenzo Torrentino, 1550; ii
ed. Venezia: Agostino Bindoni, 1550; riedito più volte nelle Opere; ed.
mod. in Id., L’idea del teatro. Discorso in materia del sua theatro. Rime.
Lettere, a cura di Riccardo Scarpa, Portogruaro: Società di storia, [1984];
L’idea del theatro, a cura di Ugo Marchetti, Cernusco sul Naviglio: Severgnini, 1985; L’idea del teatro e altri scritti, a cura di Domenico Chiodo e
Rossana Sodano, Milano: Res, 1990; L’idea del teatro, a cura di Lina Bolzoni, Palermo: Sellerio, [1991].
Camillo
1550
Chori militares elogiis Ursinorum subjecti ac decantati inter philosophicas
Iulii Rospigliosi Seminario Romano convittore disputationes, Alexandro
Ursino cardinalisi dicata, Roma: s.n.t. [ma 1618].
Chori
1618
Poesie di eccellentissimi autori in lode della famosissima cappella del signor
Guido Nolfi eretta nel Duomo di Fano, Roma: Guglielmo Facciotti, 1625.
Poesie
1625
Alle pp. 67-68 sono i versi di Giulio Rospigliosi ‘Vide il metauro già sopra le sponde’ e ‘Fu
già tempio sublime e stabil sede’.
<
Giuseppe Giamberti, Laudi spirituali a una, due, tre, quattro, cinque e sei
voci, opera terza, poste in musica in diversi stili, Orvieto: Rinaldo Ruuli, 1628.
Giamberti
È uno dei due volumi pubblicati pubblicati a Orvieto nel ’28. L’altro, perduto, conteneva
«qualche cantata morale» di Marazzoli.
— I-Bc (s1 s2 t bc); I-Nn (t bc); I-Vgc (?)
Pitoni (Ruini 1988, p. 277) – Baini 1823, ii, p. 46
<
Francesco Bracciolini dell’Api, L’elettione di Urbano papa viii, Roma:
s.n.t. [1628].
Bracciolini
Alle pp. 484-493 è il ‘Discorso sopra L’elettione di Urbano viii, poema del sig. Francesco
Bracciolini dell’Api’ di Giulio Rospigliosi.
<
Componimenti poetici di vari autori nelle nozze delli eccellentissimi signori
don Taddeo Barberini e donna Anna Colonna, a cura di Andrea Brogiotti,
Roma: s.e., [1629].
Componimenti
Alle pp. 88-91 sono un’ode, due sonetti e una canzonetta di Giulio Rospigliosi.
<
Saggi accademici dati in Roma nell’accademia del serenissimo principe cardinal di Savoia [= accademia dei Desiosi] da diversi nobilissimi ingegni,
raccolti e pubblicati da monsignor Agostino Mascardi, cameriere d’onore di
Nostra Santità Urbano viii, dedicati al molto illustre e reverendo signor
don Valeriano Zanucca Scaglia, abbate di Santa Francesca in Brescia, Venezia: Barolomeo Fontana, 1630; poi ristampati con le Prose vulgari di
monsignor Agostino Mascardi…, Venezia: Baba 1653 e 1660; Venezia: Pezzana, 1674; Venezia Curri, 1676.
Mascardi
Alle pp. 90-101 (i ed.) è il ‘Discorso sesto. Dello scorruccio’ di Giulio Rospigliosi.
<
1628
1628
1629
1630
328
Allacci
Landi
davide daolmi
1633
Allacci, Leone, Apes Urbanae sive De viris illustribus qui ab anno mdcxxx
per totum mdcxxxii, Roma: L. Grignani, 1633.
p. 172
Iulius Rospigliosus edidit Italiace:
1. Discorso sopra il poema di Francesco Bracciolini inscritto della elettione di Urbano viii, impressum cum eodem Bracciolini.
2. Discursum academicum inter alios editos Venetis.
Editurus est:
Orationum Latinarum, volumen.
Discursum academicorum, volumen.
Parallela fra la politica e la medicina.
Drammi musicali con altre poesie, volumen. Illum commendant Gaspar Scoppius
et Lopes de Vega.
1634
[Stefano Landi] Il Sant’Alessio, dramma musicale [partitura], Roma: Paolo Masotti, 1634; rist. anastatica Bologna: Forni [1970].
>
Compaiono solo 7 delle 8 incisioni di Collignon.
1635
Guido Bentivoglio, Festa fatta in Roma alli 25 di febraio mdcxxxiv e da
ta in luce da Vitale Mascardi, Roma: Vitale Mascardi, 1635; rist. Roma: De’
Rossi, 1649 e 1654.
>
Relazione delle feste organizzate da Antonio Barberini culminanti con la ‘Giostra del Saracino’. Con 12 disegni di Andrea Sacchi (incisi da François Collignon).
Fagiolo dell’Arco 1997, pp. 285-288, 587
Testi
1636
Fulvio Testi, Poesie liriche et Alcina, tragedia, opera nova, Modena: ad
instanza di Pompilio Totti libraro in Roma, 1636.
Rospigliosi
1637
Argomento et allegoria della comedia musicale intitolata Chi soffre speri e
rappresentata all’illustrissimo et eccellentissimo principe Federico, lantgravio d’Assia, Roma: Stamperia della reverenda Camera Apostolica, 1637.
>
Scenario della rappresentazione allestita a palazzo Barberini alle Quattro Fontane. Libretto di Giulio Rospigliosi, musica di Mazzocchi e Marazzoli.
— I-Rn [Misc. Val. 696, int. 8]; I-Rli; I-Vgc; I-PESo
cm 21,6 × 15,5 – 16 pp. [da <www.nuovorinascimento.org/rosp-2000/home.htm>]
Rolandi 1951, tav. 31 – Franchi 1988, pp. 216-217 – Sartori 1995, n. 2528
Rossi
1637
[Michelangelo Rossi] Erminia sul Giordano, dramma musicale rappresentato nel palazzo dell’illustrissimo et eccellentissimo signore don Taddeo
Barberino, prefetto di Roma e principe di Pellestrina, e dedicato all’illustrissima et eccellentissima signora la signora donna Anna Colonna Barberina, prefettessa di Roma e principessa di Pellestrina. Posto in musica da
Michelangelo Rossi [partitura], Roma: Paolo Masotti, 1637; rist. anast.
Bologna: Forni [1970].
Rospigliosi
1638
Argumento dell’azzione rappresentata in ballo co’ gesti, intitolata L’acquisto della Durindana, Roma: Stamperia della reverenda Camera Apostolica, 1638.
>
Scenario del ballo pantomimico allestito a Palazzo Barberini alle Quattro Fontane. Soggetto e libretto del prologo di Giulio Rospigliosi, musica quasi certamente di Marazzoli.
— I-Rc (tre copie); I-Rvat; I-Rli; I-Nc; URBc; I-Vgc; F-Pa; GB-Lu
Cairo–Quilici 1981, n. 27 – Franchi 1988, p. 224 – Sartori 1995, n. 2544
1638
Palazzi diversi dell’alma cità [sic] di Roma et altre, Roma: Giombattista
[sic] de’ Rossi, 1638.
Bentivoglio
Rossi
Bibliografia
329
[Pompilio Totti] Ritratto di Roma moderna …, Roma: Vitale Mascardi, 1638.
Totti
1638
Applausi poetici alle glorie della Signora Leonora Baroni, Bracciano: s.e., 1639.
Applausi
1639
Argomento et allegoria della comedia musicale intitolata Chi soffre speri,
Roma: Stamperia della reverenda Camera Apostolica, 1639.
Rospigliosi
1639
Ripresa dell’edizione del 1637 con nuovi intermedi, fra cui la celebre ‘Fiera di Farfa’. Stesso
luogo e stessi autori.
— I-Rvat [Stamp. Chig. 2186, int. 12]; I-Ru; I-Fc; I-Vgc; I-PESo
cm 22,2 × 15 – 16 pp. [da <www.nuovorinascimento.org/rosp-2000/home.htm>]
Rolandi 1927, p. 523 – Franchi 1988, pp. 232-233 – Sartori 1995, n. 2529
<
Loreto Vittori, La Galatea, dramma del cavalier Loreto Vittori da Spoleto,
dal medesimo posta in musica e dedicata all’eminentissimo e reverendissimo
signor cardinale Antonio Barberino [partitura], Roma: Vincenzo Bianchi, 1639.
Vittori
1639
Argomento del Gioseppe, commedia sacra latina recitata dagli alunni del Seminario di San Pietro, Roma: Stamperia della rev. Camera Apostolica, 1640.
Argomento
1640
Tragedia anonima con prologo e quattro intermedi in musica di Giulio Rospigliosi. Forse
Marazzoli contribuì al terzo intermedio con maschere.
— I-Rc [Vol. Misc. 1512/6]
Cario–Quilici 1981, n. 2060 – Franchi 1988, pp. 238
<
Raccolta d’arie spirituali a una due e tre voci di diversi eccellentissimi autori
raccolte e date in luce da Vincenzo Bianchi, Roma: Vincenzo Bianchi, 1640.
Raccolta
Miscellanea in cui si conserva il terzetto di Marazzoli ‘Non più stolti pensieri’.
— I-Rvat; I-Rsc
Vogel 1892, ii, p. 514-515 – Rism b/i 16402
<
Le pretensioni del Tebro e del Po, cantate e combattute in Ferrara nella venuta dell’eccellentissimo signor principe don Taddeo Barberini, prefetto di
Roma … Componimento del signor donn’Ascanio Pio di Savoia e descrizione
di Francesco Berni, Ferrara: Francesco Stuzzi stamp. camerale, 1642.
Berni
… Perché poi la poesia fosse accompagnata con la sorella, fu la composizione con- ||
segnata nelle mani del famoso Marco Marazzoli, che sa far qui in terra sentire a chi non è
pitagorico le armonie de’ Cieli. Fe’ subito egli, con la sua musica penna, il felice accompagnamento sotto l’ombra generosa e chiara della gran casa Bentivoglia … Nella città ritrovansi [sic] Gioanni Burnacini che pochi giorni sono, come sai, prudente architetto, per
fare che riuscissero credibili financo agli occhi le meraviglie della sua perizia, volle rap- ||
presentarle come effetti d’una maga, di quell’Armida che lo stesso donn’Ascanio [Pio] fece
sì bella … Al Burnacini dunque fu dato la cura del nuovo teatro e della scena …
p. 19
p. 20
Narrazione della giostra ferrarese del carnevale 1662.
— I-Mb; I-FEc [mf 54.3-4]; I-Nc; I-Rvat; F-Pn; US-Cn
Sartori 1995, n. 19055 – Fabris 1999, n. 1052
<
Gli amori di Giasone e d’Isifile, festa teatrale di Oratio Persiani, posta in musica
dal signor Marco Marazzoli, dedicata all’illustrissimo et eccellentissimo signor Filippo d’Hairlaii, conte di Cesy, consigliere del re Christianissimo et
ambasciatore per sua maestà in Levante, Venezia: Antonio Bariletti, 1642.
Persiani
Libretto stampato per l’allestimento veneziano del carnevale 1642. Sartori 1995 indica due
edizioni ma si tratta certamente della stessa. Dedica dell’autore datata 22 febbraio 1642.
— I-Mb et al.; I-Tc (corretto a mano: 1643)
Allacci 1666 – Bonlini 1730, p. 42 – Allacci 1755, pp. 75-76 – Sartori 1995, nn. 1810-1811
<
A p. 185 è il sonetto ‘Fabio che a lo splendor degli avi illustri’ di Giulio Rospigliosi.
1640
1642
p. 21
16421
330
davide daolmi
16422
Narciso et Ecco immortalati, opera drammatica di Oratio Persiani rappresentata in musica in Venetia e dedicata all’illustrissimo et eccellentissimo
signor marchese Cornelio Bentivogli, Venezia: Antonio Bariletti, 1642.
>
Opera rappresentata nel carnevale 1642 al teatro dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia.
Musica di Filippo Vitali probabilmente rimaneggiata da Marazzoli.
Rospigliosi
1642
[Giulio Rospigliosi] Allegoria et argomento dell’azzione rappresentata in
musica intitolata Lealtà con valore, Roma: Stamperia della Reverenda
Camera Apostolica, 1662 [ma 1642].
Savoia
1642
L’Amore trionfante dello Sdegno. Dramma recitato in musica con macchine della città di Ferrara per la venuta dell’eccellentissimo principe signor
Taddeo Barberini, prefetto di generalissimo dell’Armi di Santa Chiesa. Opera
di Ascanio Pio di Savoia, Ferrara: Francesco Suzzi, 1642.
>
Libretto stampato per l’allestimento ferrarese del carnevale 1642. Di pp. [18] 94 [1], con
antiporta figurata. Musica di Marazzoli.
— I-FEc (m. Marco Marazzoli); I-Ma; I-Mb; I-Rc; I-Rvat
Allacci 1666, p. 23 – Sartori 1995, n. 1767 – Ziosi 1987.
1642
Girolamo Teti, Ædes Barberinæ ad Quirinalem, Romae: Mascardus, 1642;
2Roma: Filippo De Rubeis, 1647.
p. 34
p. 35
… Sed quoniam præcipuas Barberinarum Aedium partes pervidimus, nunc quæ circumstant aedificia, atque hortos || celeriter percurramus … Primo … theatrum amplissimum intuemur, ubi machinatorum industriam si quando spectares, sane obstupesceres, atque adeo ipse tibi spectanti non crederes; tam subito pegmata se obijcerent sponte surgentia, atque inter se tacite coëuntia; mox iterum dehiscentia: sic que inopinato
mutari omnia, atque inverti videres. Quod si adfuisses superiori anno, cum fabula italica, cui nomen inditum erat Egisto seu Chi soffre speri, elegantissima perageretur; et mille rerum imagines in scenam prodirent; vidisses exorientem primo Solem, nocturnasque tenebras fugantem; mox se paulatim ex undis attollentem, atque adeo artificiose
omnia illustrantem, ut qui modo theatrum ingressi, eundem vere occidentem reliquerant, retrogradum facile crederent; quasi novas Nundinas, quæ ibi iucundissime, ad
veri ipsissimam imaginem, exhibebantur, lustraturus accederet, et praeclara illa armenta sibi abducta dubita- || ret. Equidem fateor, me numquam lætiori spectaculo interfuisse, adeò, ut in subitum furorem actus, nescio quid ad praesulem Rospigliosium,
fabulæ auctorem, Etrusca poesi luserim: quod alias fortasse ad te mittam.
Persiani
Teti
p. 36
Buti
Rossi
1643
Il giuditio della Ragione tra la Beltà e l’Affetto, dramma in musica, Roma:
Francesco Cavalli, 1643.
>
Scenario dell’omonima opera rappresentata a Roma in casa del conte Marciano. Libretto
di Francesco Buti, musica di Marazzoli.
— I-Rvat [Barb. lat. 3795]; I-Rc [Vol. misc. 2540.15]; C-Tu
Mandosio 1692, ii, p. 45 – Ademollo 1888, pp. 52-55 – Zaslaw 1989, pp. 17 e segg. –
Franchi 1988, p. 525 – Sartori, n. 12099
1645
Giano Nicio Eritreo [pseud. di Gian Vittorio Rossi], Dialogi septendecim, Coloniae Urbiorum: Iodocum Kalcovium, 1645.
p. 11
erythreus Sed date mihi hanc veniam, ut crus utrumque altius attollam, atque in
transversum proximæ mihi sellæ lignum imponam. Nam proximis Bacchanalibus
eum ibi dolorem contraxi, ut adhuc abigi nequeat.
fossius At unde, tempore omnim festivissimo, tanta in te mali vis ingruit?
erythreus Ab eo spectaculo, quod Barberini Principes dedere. Nam dum angustius
sedeo, neque me uspiam commovendi facultatem habeo, ossium commissurae, nervique, incommodi plurimum contraxere.
uranius Multa à multis de eo spectaculo dici audivi: non enim interfui. Sed fuitne
illud ita sumtuosum, ita magnificum, ita admiratione dignum, ut fertur?
Bibliografia
erythreus O mi Urani, non potest dici verbis tantum, quantum re ipsa, omnia quæ
ad hanc usque ætatem data sunt Romæ spectacula, splendore, magnificentia, sumtuque
antecessit. Non possum quin exclamem: O singularem nostrorum Principum benignitatem! O summum in suos cives amorem! O charitatem praedicandam! Tantumne eos laborem capere, tantos sumtus facere, ut jucundissima eos oblectatione detinenant, ut periculosis Bacchanalium diebus, a vetitis atque vulgaribus voluptatibus
abstractos, ad liberalissimam, ac regalis opulentiæ plenam animi remissionem ludumque traducant! quorum eatenus est progressa benignitas, ut non modos fortunatos
quoscumque homines ac nobiles, qui ad id spectaculum, ejus pulchritudinis fama
compulsi, accurrerant, hilari ac sereno vultu exciperent, spectatum admitterent, sessum adducerent,verum etiam novo atque admirabili humanitatis exemplo, atque in
bonas artes studio, omnes pene, qui in aliquo proborum, eruditorum, et ingeniosorum numero sunt, sigillatim per nuncios evocarint, invitaverint, venientibus praesto
|| fuerint , honestum & commodum spectandi locum attribuerint …
331
p. 12
Frammento tratto dal primo dialogo dell’Eritreo; si dilunga sugli spettacoli allestiti dai
Barberini per carnevale. Qui è solo una parte, l’intero passo è anche on-line all’indirizzo:
<www.nuovorinascimento.org/rosp-2000/documenti/rossi-dial.htm#Egisto>
<
Athanasius Kircher, Musurgia universalis sive Ars magna consoni et dissoni in 10 libros digesta…, Roma: heres Francisci Corbelletti [i t.], Ludovici Grignani [ii t.], 1650; rist. anast. Hildesheim: Olms, 1970.
Kircher
1650
Thomas Corneille, Dom Bertran de Cigaral, comedie, Rouen: Laurens
Maurray, 1652.
Corneille
1652
François Le Métel de Boisrobert, La folle gageure ou Les divertissements de la contesse de Pembroc, Paris: Augustin Courbé, 1653.
Boisrobert
1653
[Scenario dell’opera Dal male il bene] Roma: stamp. della rev. Camera
apostolica, 1654.
Rospigliosi
1654
Stampato in occasione della prima rappresentazione nel palazzo di Maffeo Barberini principe di Palestrina e di sua moglie Olimpia Giustiniani. Sul frontespizio compaiono i simboli delle famiglie dei due novelli sposi, la colomba pamfilia e le api barberine.
— I-Rli
Franchi 1988, p. 308 – Sartori 1995, n. 21147
Agostino Faustini, Delle historie di Ferrara … libro quinto e sesto, Ferrara: Francesco Suzzi, 1655; continuazione di Gasparo Sardi, Libro delle
historie ferraresi … con una nuova aggiunta del medesimo autore. Aggiunti di più quattro libri del signor dottore Faustini …, Ferrara: Francesco
Suzzi, 1646; entrambi in rist. anast. Bologna: Forni, 1967.
Il passo relativo alle feste per Taddeo Barberini (p. 84) è riprodotto in Fabris 1999, doc.
1051 (erroneamente riferito all’edizione del 1646).
Giovanni Battista Falda, Nuovi disegni dell’architetture e piante de’ palazzi di Roma de’ piu celebri architetti, disegnate et intagliateda Gio. Battista Falda. Libro secondo, Roma: Giovanni Giacomo de’ Rossi, s.a. [1655 ?];
ed. mod. Piccininni 1986.
Pietro Ferrerio, Palazzi di Roma de piu celebri architetti disegnati da
Pietro Ferrerio pittore et architetto. Libro primo, Roma: Giovanni Giacomo Rossi all’insegna di Parigi alla Pace, s.a. [1655 ?]; rist. anast. Farnborough: Gregg press, 1967.
Giacomo Rospigliosi, Oratio de subrogando summo pontefice …, Roma:
Corbelletti, 1655.
<
Faustini
1655
<
Falda
1655
Ferrerio
1655
Rospigliosi
1655
332
davide daolmi
Vittori
1655
Loreto Vittori, La Galatea, Spoleto: Gregorio Arnazzini, 1655.
Gualdo Priorato
1654
Galeazzo Gualdo Priorato, Historia della sacra real maestà di Christina
Alessandra regina di Svetia, Roma: stamp. della Camera Apostolica, 1656;
ii ed. Venezia: Baba, 1656 e Modena: Bartolomeo Soliani, 1656.
[dell’ed. romana] p. 284
… Alcuni signori academici, primari di Roma, invitati dal nobilissimo compiacimento di
sua maestà [la regina Svezia] concorsero più che volentieri con loro virtuosi ossequi e
talenti ad obedirla, tenendo una volta la settima davanti a lei le loro academie …
La prima academia cominciò la sera di [lunedì] 24 gennaio …
L’ultima che chiuse il carnevale [lunedì 28 febbraio?] terminò il problema l’abate Francesco Cesis e’l signor Francesco Melosi sopra qual amore fosse più durevole et efficace,
o quello che nasce d’improviso o quello che vien partorito dalla conversazione.
… L’animo grande e generoso de’ signori Barberini aggionse a queste ricreazioni il trattenimento di tre drammi musicali che fecero recitare sontuosamente nel lor palazzo
alle Quatro Fontane. La sera dunque dell’ultimo giorno di gennaro si recitò primieramente un’opera in musica intitolata il Trionfo della Pietà o sia La Vita umana. La materia era tutta morale e molto degna per l’apparato delle scene che furono vaghe al maggior segno per la dottrina e bellezza della compositione, come anche per la soavità della
musica che fu isquisitissima.
… e con questa chiusa si diede fine all’opera, nella quale seguirono diversi intermedi di
balletti e di concerti di musica e d’instrumenti, molto confacevoli al gu- || sto di così
virtuosa ricreazione.
La regina, doppo essersi compiacciuta di osservare la nobiltà degl’appartamenti e la
ricchezza degli addobbi di quel regio palazzo ornato anche di pitture eccellenti, calò per
una scala segreta nel teatro e nel mezo di quello, dentro una cancellata e sotto un regio
baldacchino, gustò con tanta attenzione e contento la moralità di quell’attione che, avendola giudicata molto adequata al suo raro intendimento, volse poi assistervi altre due
volte, lodando grandemente il soggetto e la compositione,
p. 285
p. 286
p. 288
p. 289
[edizione veneta (p. 237)]
p. 300
p. 301
p. 302
>
sì delle parole, che parto del finissimo ingegno del signor abbate [Giacomo] Rospierano parto felice di gliosi, soggetto altrettanto cospicuo nelle scienze, quanto
un nobilissimo et riguardevole per le sue nobili condizioni, bastando il dire che egli
eruditissimo inge- sia ben degno nepote di monsignor [Giulio] Rospigliosi, segregno, come della mu- tario di Stato di Sua Santità, che alla intelligenza di ogni gransica, uscita dell’arpa d’affare ha congionta bontà e litteratura in grado più che
armoniosa del cele- eminentissimo.
bre signor Marco La musica fu del signor Marco Marazzoli, musico della Cappella
Marazzoli, et a tutto pontificia, celebre virtuoso, e quelli che recitarono furono i sicorrispose poi anche gnori Bonaventura Argenti che fece la parte della Vita umana; il
la isquisitezza delle signor Domenico Rodamonti, quello dell’Innocenza; il signor
voci e la leggiadria Domenico del Pane, quella della Colpa; il signor Lodovico Lenzi,
de’ recitanti, scielti quella dell’Intendimento; il signor Francesco de’ Rossi, quella del
tra più stimati musi- Piacere; et il signor Gioseppe Sorilli fece il prologo, tutti musici
ci di Roma.
isquisiti nella musica e nella leggiadria del recitare.
… In questi giorni pure nel teatro suddetto de’ signori Barberini furono rappresentati
due altri drami assai spiritosi in musica, con apparati e mutazioni di scene, con intermedi balletti et armonie isquisite; et il soggetto d’ambi due fu graziosamente tradotto
dalle vivezze spagnuole. Uno era intitolato Le armi e gli amori, il contenuto del quale
versava nel || simultaneo concorso de’ vari avvenimenti insieme amorosi et armigeri
che vicendevolemente sogliono accompagnare le fortune de’ seguaci di Marte e di Venere. L’altro, chiamato Del male il bene, contenenva pur un nodo di vari accidenti amorosi, ne’ quali, intrecciandosi a caso la virtù e l’amore, si dava a conoscere che bene
spesso dal male ne resulta il bene, e dalle disgratie sovente nascono le maggiori fortune,
comprobrandosi il detto che pericolati saressimo se pericolati non fossimo. A tutte queste attioni assistette sempre la regina col godimento dell’animo suo tutto dedito et applicato alle cose che hanno del virtuoso e del nobile.
… La sera del 28 di febraro nel sudetto palazzo de’ signori Barberini alle Quattro Fontane si fece la festa de’ caroselli, la quale come per le comparse e per le machine meritò
l’applauso universale, così mi obliga à farne un succinto racconto …
Di questo libro furono stampate a distanza di poche settimane tre edizioni (con alcune
varianti nel testo): una romana, una veneta e una modenese. Le ultime due sono identi-
Bibliografia
333
che, almeno per le parti qui riprodotte, mentre differiscono da quella romana che le precede (l’imprimatur veneziano del 24 maggio 1656 fa riferimento all’edizione romana come
già stampata).
La fidelissima descrizzione delle feste, maschere, giostre e commedie apparecchiate nella corte di Roma in onore della real maestà della regina di Svezia nel
presente Carnevale dell’anno 1656…, in Arckenholtz 1760, ii, pp, 134-136.
Fidelissima
1655
Thomas Corneille, Les engagements du hasard, comédie, Rouen: Laurens Maurry pour Aug. Courbé, 1647.
Corneille
1657
La Vita humana overo Il trionfo della Pietà, dramma musicale rappresentato e dedicato alla serenissima regina di Svetia, Roma: Mascardi, 1658.
Marazzoli
1658
Partitura a stampa con dedica di Marazzoli; con incisioni, riprodotte in quasi tutti gli
studi dedicati alle feste per la regina Cristina di Svezia.
— manoscritto: I-Rvat – stampe: I-Rvat, I-Rsc (2 copie), I-Rc, I-Vc, I-Nc, I-IBborromeo, D-Bhm, F-Pc (2 copie), GB-Lbm, US-Wc
Vogel 1892 – Eitner 1904 – Vogel 1977
<
Tommaso Stigliani, Arte del verso italiano con le tavole delle rime di tutte
le sorti copiosissime del cavalier Fr. Tommaso Stigliani. Con varie giunte e
notazioni di Pompeo Colonna principe di Gallicano. Opera utilissima non
solo per chi brama di comporre in rima, ma anche per chi vorrà scrivere in
prosa. Dedicata dal medesimo principe alla santita di nostro signore papa
Alessandro Settimo, Roma, Angelo Bernabò dal Verme, 1658.
Stigliani
1658
Giovanni Battista Falda, Il nuovo teatro delle fabriche et edificii in prospettiva di Roma moderna sotto il felice pontificato di N.S. papa Alessandro vii
…, Roma: Gio. Giacomo de Rossi, 1665; ed. mod. Piccininni 1977.
Falda
1665
Leone Allacci, Drammaturgia divisa in sette indici, Roma: Mascardi, 1666
[ii ed. postuma Venezia 1755].
Allacci
1666
L’Amore trionfante dello Sdegno, dramma di Ascanio Pio Savoia, recitato in musica con macchine nella città di Ferrara per la venuta del signor principe Taddeo Barberini, prefetto di
Roma e general della Santa Chiesa, Ferrara, per Francesco Suzzi, 1642, 〈in〉 4 verso.
Gli amori di Giasone e di Isifile, festa teatrale di Orazio Persiani posta in musica da
Marco Marazzoli, Venezia, per antonio Bariletti, 1642, 〈in〉 12 verso.
La Vita umana overo Il trionfo della Pietà, vedi Il trionfo della Pietà.
Il trionfo della Pietà, dramma di monsignor Giulio Rospigliosi in verso, posto in musica
da Marco Marazzuoli e recitato più volte nel palazzo Barberino alle Quattro Fontane
sempre con la presenza della regina di Svezia, presso il Mascardi in 1656 [sic], in foglio
con la musica.
Indice Sesto. Tragedie, commedie, rappresentazioni et altri drammi non ancora venuti
in luce ma mentovati nelle Glorie degli Incogniti di Venezia [1647], nel Theatro degl’uomini litterati del signor Girolamo G‹h›ilini [1647], nella Libraria del Doni [1550] et altrove.
Giulio Rospigliosi – L’arme e gli amori, dramma musicale recitato più volte nel palazzo Barberino alla presenza della regina di || Svezia, posto in musica da Marco Marazzuoli – Dal male il bene, dramma musicale posto in musica dall’Abbatini e dal Marazzuoli, recitato con l’occasione delle nozze delli signori prencipe di Palestrina e di Olimpia Giustiniani e di nuovo più volte nella presenza della regina di Svezia nell’istesso
palazzo con apparati e scene superbissime. – Chi soffre speri, dramma musicale – Santa
Theodora, tragedia.
p. 23
Giovanni Battista Falda, Il secondo libro del novo teatro delle fabriche et
edificii fatte fare in Roma e fuori di Roma dalla santità di nostro signore
papa Alessandro vii…, Roma: Giovanni Giacomo de Rossi, s.d. [1667 ?];
ed. mod. Piccininni 1977.
Falda
p. 24
p. 337
p. 362
p. 574
p. 609
p. 610
1667
334
davide daolmi
Guerra
1667
Filippo Guerra, Axiomata philosophica et medica [et moralia] respective
ordine alphabetico digesta …, 2 voll., Roma: Iacobi Dragondelli, 1667-1668.
Rospigliosi
1667
Giacomo Rospigliosi, Conclusiones logicae propugnande a Icobo abbate
Rospigliosio, Pistoia: Pietro Antonio Fortunato, 1667.
Chiavelloni
1668
Vincenzo Chiavelloni, Discorsi della musica, Roma: Ignazio de’ Lazeri, 1668.
Falda
1669
Giovanni Battista Falda, Il terzo libro del nouo teatro delle chiese di
Roma…, Roma: Giovanni Giacomo de Rossi, s.d. [1669]; ed. mod. Piccininni 1977.
Favoriti
1669
Favoriti, Agostino, Oratio in funere Clementis ix, Roma: P. Moneta, 1969.
Sacrae
1669
Sacrae et profanae Romae obsequia Clementi ix pontefici maximo representata in Collegio Romano Societatis Iesu, Roma: Angelo Bernabò, 1669.
>
Dedica a Giacomo Rospigliosi (pp. 5-8), vita (pp. 9-24), Apparatus descriptio (pp. 25-31),
testi delle imprese dell’apparato funebre (pp. 32-136).
Boursault
1670
Edme Boursault, Ne pas croire ce qu’on void, histoire espagnole, 2 voll.,
Paris: C. Barbin, 1670; ibidem 1672 e 1677; Paris: Le Breton, 1739; in ingl.
come Deceptio visus: or Seeing and believing are two things. A pleasant
Spanish history, faithfully translated, 2 voll., John Starkey: London, 1671.
Leti
1671
[Gregorio Leti] L’ambasciata di Romolo a’ romani. Nella quale vi sono
annessi tutti trattati, negotiati, satire, pasquinate, relationi, apologie, canzone, sonetti, ritratti et altre scritture sopra gli interessi di Roma, durante la
sede-vacante; cominciando da giorno della morte di Clemente nono, sino al
giorno della creatione di Clemente decimo, con la vita, processo e sentenza
di Francesco Borri, milanese, aggiuntovi un discorso sopra la precedenza
tra Francia e Spagna, Brusselles [i.e. Ginevra]: s.e., 1671.
Oldoino
1671
Oldoino, Agostino, Necrologium pontificum Romanorum cum notis,
Roma: Ignazio de Lazaris, 1671.
Melosio
pp. 249-250
Sue notizie.
pp. 250-251
Notae: … Clemens ix. Iulius Rospigliosius presbyter cardinalis S. Sixti antea dictus.
Plura habent de tanto pontifice auctarii Ciaconii patres Soc. Iesu in opuscolo praenotato [= I padri della Società di Gesù, continuatori di Ciacconio, raccolgono molte cose di
tanto pontefice nell’operina sopradetta], Sacrae et profanae Romae obsequia Clementi
representata in Colegio Romano [Sacrae 1669], Augustinus Favoritus in oratione funebri et alii multi [Favoriti 1669].
>
Purtroppo non trovo il riferimento all’«operina sopradetta», d’altra parte la continuazione di Ciacconio che integra Rospigliosi, a mia notizia, si pubblica solo nel 1677 [Chacòn
1677]. È possibile che l’«operina» fosse conosciuta manoscritta e che Oldoino la supponesse
in stampa contemporaneamente al suo necrologium.
1672
Francesco Melosio, Poesie e prose, Venezia: … 1672; ii ed. Venezia, Baba,
1673; vi ed. Venezia: Andrea Poletti, 1704.
[ed. del 1673] p. 111
p. 112
>
Al signor Teodosii già scalco del signor cardinal Chigi
… Nel vostro volto poi sì componete
l’aria d’ogni altro che in far arie nove
ne meno al Marazzoli la cedete. [vv. 43-45]
Delle ‘Poesie e prose’ vennero stampate sei edizioni continuamente aggiornate. ‘Al signor
Teodosii’ è presente fin dalla prima edizione (1672).
— I-Mb (1673), I-Ms (1673)
Gnoli 1888 – Pirrotta 1966 [1987, p. 272]
Bibliografia
335
Lettere memorabili dell’abbate Michele Giustiniani, patritio genovese de’
signori di Scio, e d’altri, 3 voll., Roma: Nicolò Angelo Tinassi, 1667-1675.
Giustiniani
Nel i vol. (1667), pp. 438-440 è la lettera del principe d’Avellino (10 luglio 1656) con la
risposta di Giulio Rospigliosi (5 agosto 1656).
<
Giovanni Battista Falda, Nuova pianta et alzata della città di Roma con
tute le strade, piazze et edificii … come si trovano al presente nel pontificato
di nostro signore papa Innocenzo xi …, Roma: Gio. Giacomo de’ Rossi, 1676;
altre ed. 1697, 1705, 1730, 1756, 1781; rist. anast. in Frutaz 1962, ii, tavv. 357-363.
Falda
1676
Agostino Oldoino, Athenaeum Romanum in quo rummorum pontificum
ac pseudo pontificum nec non S.E.R. cardinalium et pseudocard. scripta
publice exponuntur, Perugia: Tip. Camerali presso gli eredi di Sebastiano
Zecchino, 1676.
Oldoino
1676
Vir hic summo ingenio praeditus poesim coluit ac scripsit Alexium, Aegistum, Bonifacium et discursus in poema Francisci Bracciolini, aliaque his similia cecinit, quae extant
apud suos; evulgatam vidi eiusdem orationem dictam in Academia Humoristarum …
Ossa iacent in templo Liberiano sub hac epigraphe a Clemente x in sepulcro excitato,
descripta …
pp. 446-447
Segue iscrizione e poche altre informazioni già in Oldoino 1671.
<
Chacón [Ciacconius], Alfonso, Vitae et res gestae pontificum Romanorum et S.R.E. cardinalium ab initio nascentis Ecclesiae usque ad Clementem ix, 4 voll. completati da diversi e continuati da Agostino Oldoino,
Roma: Filippo e Antonio De Rubeis, 1677.
Chacón
iv, coll. 769-796: vicende politiche del pontificato di Rospigliosi; col. 769: ritratto (incisione); coll. 781-782: iscrizioni romane riguardanti Clemente ix; coll. 783-784: suo monumento funebre (incisione).
<
Edward Ravenscroft, The wrangling lovers or The invisible mistress, London, William Crook, 1677.
Ravenscroft
1677
Gregorio Leti, Il livello politico o sia La giusta bilancia nella quale si presentano tutte le massime et interessi de’ cardinali, rappresentanti pubblici,
capi di fazioni e della corte co’ prencipi e de’ prencipi con la corte, 4 voll.,
Cartellana [sc. Ginevra]: Benedetto Marsetti, 1678.
Leti
1678
Prospero Mandosio, Biblioteca romana romanorum scriptorum centuriae, 2 voll., Romae: Ignatij de Lazzaris, 1682-1692.
Mandosio
1692
Si attribuisce (ii, p. 45) il libretto del ‘Giudizio della Ragione’ a Francesco Buti.
<
1675
1676
Mattei, Loreto, Teorica del verso volgare e prattica di retta pronuntia,
Venezia: Girolamo Albrizzi, 1695.
A p. 43 si citano otto versi «strofe molto belle del Rospigliosi nel suo dramma La vita humana»
quale esempio di ottonario con accento sulla seconda sillaba; l’esempio è ripreso in Quadrio
1752.
Mattei
1695
Giovanni Pietro Bellori, Le vite de’ pittori, scultori ed architetti moderni,
co’ loro ritratti al naturale, Roma: success. Mascardi, 1672; ii ed. accr. ibidem 1728; ii. ed in 3 voll. Pisa: Niccolò Capurro, 1821; rist. anast. della i ed.
Roma 1931, Genova 1968, Bologna 1977 e 2000; ed. moderna a cura di
Evelina Borea, Torino: Einaudi, [1976].
Bellori
1672
Succedendo il pontificato di Clemente nono [1] ed essendo Carlo [Maratti] ben noto a
questo pontefice dal tempo ch’egli era cardinale, ebbe occasione d’essere ammesso piú
volte a’ suoi piedi. Avea Clemente qualità sante e degne insieme di gran prencipe, ed
p. 591 [1976]
336
davide daolmi
p. 592
p. 593
essendo erudito in ogni disciplina, amava sommamente anche gli studii della pittura,
per la qual cosa Carlo ne ritrasse molto onore e segni di stima alla virtú sua; onde per lo
pregio suo ne’ ritratti fu chiamato a ritrarre un signorino de’ Banchieri, figliuolo d’una
nipote del papa, e lo figurò in un giardino con un mazzo di fiori in mano, mostrando
volerne corre degli altri per vaghezza puerile [2]; questo ritratto per la sua bellezza fu
cagione che di nuovo fosse chiamato all’altro del cardinal Giacomo Rospigliosi
degnissimo e generosissimo nipote di sua santità [3], il qual ritratto terminato volle il
papa vederlo, ed ordinò che Carlo stesso lo portasse.
Presentatosi egli ed accolto benignamente, dopo aver Clemente commendato il ritratto
del nipote, si rivolse a Carlo e gli disse: «Quando vogliamo fare il nostro?» A tal proposta improvisa risposegli: «Quando piace alla santità vostra». Era solito questo buon
pontefice ne’ giorni di carnevale ritirarsi in solitudine ed in riposo divoto nel palazzo di
Santa Sabina sul monte Aventino, antico albergo pontificio, e trattenersi quivi per alquanti giorni fino alle Ceneri; onde Carlo soggiunse: «Beatissimo padre, mi parrebbono
opportuni li prossimi giorni di carnevale, quando la santità vostra è solita ritirarsi a
Santa Sabina per trovarsi allora men occupata». Approvò Clemente l’opportunità del
tempo, il qual giunto fu dato principio al ritratto.
Non basta lodare la similitudine, essendo vivissimo e naturalissimo ma bisogna distendersi ancora alle altre parti, che lo rendono in pregio, spirando la maestà e la clemenza
di quel prencipe. La figura è disposta quasi in faccia in una seggia di velluto cremesi col
berettino e mozzetta rossa sopra il camice bianco sino le ginocchia; tiene una mano
sopra un libro e rilassa l’altra sul bracciolo della seggia, appresso un tavolino sul quale
è posato il campanello d’oro ed un memoriale col soprascritto: «Alla Santità di Nostro
Signore Clemente ix per Carlo Maratti», che fu un ac- || corto motivo di esso per conciliarsi maggiormente la grazia del papa. Prende il ritratto un buonissimo lume e rilievo
nel fondo d’una portiera oscura di lacca, ritenendo con la maestria un’esquisita diligenza, non solo nelle parti principali e piú importanti, ma in ogni minuzia nel contrafare le
sottilissime pieghe del camice e sino il lustro de’ chiodi d’oro e delle trine sfilate della
sedia col velluto ne’ braccioli alquanto logro e sperato dall’uso con altri accidenti che si
lasciano alla vista. Ed essendo Carlo ne’ ritratti, come in ogni altro studio della pittura,
ugualmente considerato ed eccellente, prima d’ogni altra cosa ha in costume ed è sua
massima l’osservar col volto la disposizione naturale del corpo e l’atto proprio in cui
ciascuno è solito volgersi, e pronto e vivace o riposato e grave in modo che non si senta
sforzo o molestia nel collocarsi le membra.
Laonde il papa oltre le altre lodi gli aggiunse quest’una singolare, che ove altri ritraendolo l’aveano tenuto a disagio longamente, dipingendo Carlo non s’era accorto del tempo
ch’era passato, parendogli di esser stato a trattenimento, la qual avvertenza ben può
ravvisarsi dalla collocazione del ritratto stesso, che sta tutto in riposo ed esprime la
stanchezza dell’età e l’aspetto languido del papa, serbando la maestà del volto, come si
vede in casa Rospigliosi.
Al qual proposito si fanno incontro due accidenti, seguiti a Carlo in tempo ch’egli
terminava il ritratto: uno fu che ritraendolo un giorno lo vide a poco a poco venir
meno e rilasciarsi sulla sedia in pericolo di cadere, e quasi preso d’accidente improviso,
ond’egli trovandosi solo e confuso, né sapendo che risolversi, accorse subito a
sovvenirlo con opporre le sue ginocchia alle ginocchia di Clemente per ritenerlo, ed
acciò che tirato dal peso non precipitasse a terra. In tal angustia Carlo fermandosi
alquanto voleva dar segno col campanello, e chiamare aiuto, quando il papa respirò e
da se stesso si riebbe.
Al qual motivo egli ritirossi in dietro alla seggiola ove dipingeva, senza darne indizio
alcuno, ancorché preso da un certo terrore in sí gran periglio, se altro nella persona del
papa fosse avvenuto. Tali moti e cangiamenti della rilassata complessione di Clemente
cagionavano a Carlo gran difficoltà nel ritrarlo; poiché mancando in un subito il vigore, languivano gl’occhi e ’1 volto, e si perdeva la similitudine, la quale per ogni minima
alterazione, sino ad un punto diminuisce e si perde. Nella || qual difficoltà giovò a questo pittore la sua buona idea, poiché avanti di cominciare il ritratto, com’egli avea per
uso, l’osservò in attenzione, e se lo formò al vivo nella mente, onde in quelle mancanze
egli si sovveniva della propria idea, finché ravvivati gli spiriti, ripigliava il papa la medesima sembianza ed abitudine sua naturale.
Si è detto avanti che Carlo dipingendo questo ritratto sedeva avanti il papa, il che
parrà incredibile ad alcuno per esser cosa non piú usata in altri pittori e scultori,
ancorché insigni, ammessi a far ritratti de’ sommi pontefici e de’ monarchi; ma tale fu
invero la bontà e l’umanità di Clemente dal principio alla fine del ritratto, dicendo
queste precise parole che «quando si ha da operare bisogna star commodo», inten-
Bibliografia
dendo dell’operazione dell’ingegno e della pittura, che opera con la mano serva ubbidiente all’operazione della mente. Questo onore singolarissimo non fu solo di Carlo,
ma di tutta l’arte del pennello, essendo giusto che ne passi la memoria a’ posteri fra gli
altri meriti di essa.
Dopo questo racconto dobiamo ora riferire l’altro avvenimento accaduto nell’occasione del medesimo ritratto, che fu maggiore del primo, anzi maravigliosa alla vista. Avendo Carlo terminata la testa del papa, voleva adattargli il camauro; chiesta però licenza e
fatta la solita genuflessione nell’appressarsi a Clemente, ecco all’improvviso e con stupore vide risplender di vicino la venerabil faccia di quell’ottimo pastore, irradiata d’insolita luce.
Dubitando Carlo di travedere, s’avvicinò di nuovo per assicurarsi della vista, e di nuovo
vide la faccia luminosa la seconda e cosí la terza volta, continuando il lume. Non fu
questa vana illusione di timore o d’altra perturbazione improvisa che l’occupasse, essendo egli solito di praticare col pontefice e di esser ammesso famigliarmente a’ suoi
piedi, e ciò gli è solito d’affermare con tanta sicurezza che ne farebbe fede con giuramento. Dopo che egli ebbe terminato la rassomiglianza del volto, diede compimento al
resto in casa, ed avendo ben finito il ritratto, lo portò a Clemente, che ne manifestò il
compiacimento e la stima con l’applauso della corte e de’ personaggi che venivano lodando con l’arte la facilità usata nell’averlo esseguito, come si è detto, senza suo disagio
alcuno, anzi con averlo posto in sedia a riposo e trattenimento [4]. ||
Meditava questo pontefice memorie magnifiche e ne elesse una ben degna della sua
pietà in rinovare ed ampliare la vecchia tribuna della basilica di Santa Maria Maggiore,
da ornarsi dentro di finissimi marmi, statue e pitture, e fuori la facciata di portici per
renderla piú cospicua a quei che concorrono divotamente alla medesima basilica.
Chiamato il cavalier Bernino co’ disegni, ne aveva gettato i fondamenti, e disposti i lavori d’intaglio di travertino per cominciarne di fuori l’alzata, sollecitato dal desiderio del
papa, che vecchio e mal sano bramava veder terminata l’opera in sua vita [5]. Nella qual
congiontura non si dimenticando dell’opera di Carlo, l’elesse alle nuove pitture della
medesima tribuna, che doveano corrispondere a sí nobili apparati. Ma non valse premura e diligenza alcuna, poiché la morte troppo frettolosa del pontefice s’oppose ai
disegni e ne’ fondamenti arrestò l’opera [6], la quale veramente ad esso ed a Carlo sarebbe riuscita gloriosa per la nobiltà del luogo.
Con tutto ciò non manca della sua bellezza essendo stata ristabilita la tribuna antica co’
vecchi musaici dal successore papa Clemente x non senza splendidezza della nuova
facciata magnificamente compita [7]. Qui non tralasciamo un altro contrasegno dell’inclinazione e paterno affetto di Clemente verso Carlo nella santificazione del beato
Filippo Benizio, poiché in quella solennità dovendosi fare, com’è l’uso, un quadro per
donare al papa con rappresentarvisi un miracolo del santo, Clemente impose al generale dell’ordine che lo facesse dipingere a Carlo.
Interogatolo dopo del premio solito pagarsi ed inteso esser 300 scudi tra ’1 quadro e
l’ornamento della cornice, parendogli poco, soggiunse al generale: “Questo danaro darete a Carlo nostro per la sola pittura, del resto sarà nostra cura”. Il papa stesso scelse il
soggetto di que’ malandrini che giuocando e bestemmiando sotto un albero con donne
impure senza apprezzare le ammonizioni del santo, restarono con quell’albero fulminati ed arsi.
Ma succeduta la morte di questo pontefice avanti la santifica- || zione, il quadro fu
donato al successore Clemente x, restando in casa Altieri appresso l’eminentissimo
cardinal Paluzzo, che insieme con altre nobili pitture lo conserva. …
In nota:
[1] … Sui rapporti del Rospigliosi … con gli artisti del tempo, vedi F. Haskell, Patrons and Painters,
London 1963, trad. it. Firenze 1966, pp. 102-6.
[2] Opera non identificata.
[3] I ritratti marattiani di questo personaggio (1628-1684, eletto cardinale nel 1667) sono, a quel
che si sa, tre: uno, inciso da P. Simon, nel 1669, in collezione privata (Catalogo della mostra Il
Seicento Europeo, Roma 1956, p. 178), l’altro a Roma, nella Galleria Pallavicini (F. Zeri, La Galleria
Pallavicini in Roma, Firenze 1956, pp. 173-174), il terzo in Palazzo Rospigliosi a Roma (Mezzetti,
Contributi cit., pp. 296-97, 343). Secondo lo Zeri l’esemplare citato dal B[ellori] è da identificarsi
con il quadro esposto alla Mostra del Seicento Europeo.
[4] Il celebre ritratto è nella Pinacoteca Vaticana. La scritta sul manoscritto posto sul tavolo si legge
oggi cosí: «1669 Carlo Maratti». Se ne conoscono due repliche, una a Manchester, Collezione Duca
di Devonshire, l’altra a Leningrado, Ermitage (Mezzetti, Contributi cit., pp. 328-29, 345).
[5] Per il progetto non realizzato del Bernini …
[6] Nel 1669. Suo successore fu Clemente x Altieri (1670-75).
[7] Intende la facciata dalla parte dell’abside, compiuta da Carlo Rainaldi nel 1673 …
337
p. 594
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davide daolmi
1682
L’armi e gli amori overo Gl’impegni nati per disgrazia. Opera spagnola
tradotta dal messer Tito Giulio Benpopoli [Ippolito Bentivoglio], dedicata
alli meriti del molto illustre signore il Signor Giuseppe Velli de’ primi officili
della Regia Segreteria di Guerra del Regno di Napoli, Roma: Moneta, 1682.
c.n.n.
Domenico Antonio Parrino al curioso lettore.
Questa scenica rappresentazione, ch’è delle più belle ch’abbia composte don Pietro
Calderone, fu già tradotta dallo spagnolo al nostro idioma da un grande cavaliere quale
mi fé grazia darmene copia allora quand’io, essendo al servigio de’ sovrani d’Italia, ebbi
ancora fortuna di servir lui. Onde ora che son rimpatriato per sempre, stimolato da
molti curiosi amici e stimandola degna d’immortalità, l’ho data alle stampe restando
solo mutata la parte ridicola in lingua napolitana per sodisfare il genio comune. Se
n’aggradirai l’atto, aspettane pure in breve sei altre delle più scelte che giàmai su’ teatri
rappresentar si possano. E vivi felice.
De Totis
1687
Dal male il bene melodrama da rappresentarsi nel regal palazzo per lo giorno natalizio della maestà di Marianna d’Austria … consacrato all’eccellentissimo … Lorenzo Colonna …, Napoli: Domenico Antonio Parrino e
Michele Luigi Muzio, 1687.
Bentivoglio
1687
Gl’impegni per disgrazia, tradotti dallo spagnuolo dall’illustrissimo et eccellentissimo signor marchese Ippolito Bentivoglio e consacrati al … conte
Alessandro Sanvitali …, Modena: Soliani, 1687.
Langbaine
1691
Gerad Langbaine, An account of the English dramatic poets, Oxford: L.L.
for George West and Henry Clements, 1691; rist. anast. Tallahassee 1957;
New York 1966; Hildesheim: Olms, 1968; Menston: Scolar Press, 1971; Los
Angeles, University of California, 1971; New York: Garland, 1973.
Mattei
1695
Loreto Mattei, Teorica del verso volgare e prattica di retta proninzia …,
Venezia: Girolamo Albrizzi, 1695; rist. ibidem 1723.
Crescimbeni
1698
Giovanni Mario Crescimbeni, L’istoria della volgar poesia, Roma: Chracas, 1698; ii ed. ampliata ibidem 1714; rist. della ii ed. con Crescimbeni
1711 e altri suoi scritti in Id., Dell’istoria della volgar poesia, 6 voll., Venezia: Lorenzo Basegio, 1730-1731.
[1698] pp. 160-161
Giulio Rospigliosi. Se io tesser volessi elogio adeguato al santissimo pontefice Clemente ix e la sua gloriosissima vita descrivere, dovrei provvedermi di quella esquisitezza d’ingegno e di quella felicità d’eloquenza che io non ho, nè ho saputa impiegare in
questa, per il suggetto nobilissima istoria; e con sì fatti stromenti celebrare non solamente la nobiltà dell’ingegno suo, ma la purità de’ costumi, la candidezza dell’animo, la
sapienza nel governare, i vantaggi recati alla Santa Chiesa, il zelo contra i nimici della
Fede Cattolica, la pietà, la clemenza, e tutte le altre virtù che nel suo cuore facevano
soggiorno come in lor propria sede. Ma dapoichè a tanta impresa indarno m’accingerei,
lasciando di ciò il peso a scrittor più sufficiente ed alla fama che senza quiete favella di
lui per l’universo tutto, ristrignerommi nelle sole glorie dell’ingegno che egli esercitò
nella volgar poesia, anziché assunto fosse al supremo grado di Vicario di Cristo. Fu
adunque Giulio Rospigliosi da Pistoia generoso cavaliere e poeta lirico de’ più dolci,
culti e leggiadri del tempo suo; ed ebbe tale avvertenza in maneggiare il fiorito stile che
nel fervore della lussuria degl’ingegni, si mantenne maravigliosamente intatto da ogni
strania e sconvenevole intrapresa, come si riconosce da molte sue rime che si truovansi
sparse per le raccolte di questo secolo. Ma neppiù nemmeno dramaticamente compose,
al che sopra tutto inclinava il suo genio; e seppe sì bene accomodare al moderno uso de’
teatri ciò che a simile spezie di poesia è prescritto che, né prima né dopo, alcun v’è stato
alcuno più guardingo e giudizioso, e di maggior gloria degno e di fama. E se i suoi
drammi, che in più volumi originalmente conservansi nella sceltissima e vastissima
biblioteca Othoboniana, godessero la pubblica luce, la moderna drammatica poesia
arebbe anch’essa alcun fregio perché dovesse con ragion gloriarsi e gareggiare coll’altre
spezie. Il dì 9 del mese di dicembre l’anno 1669, dopo aver governato la Chiesa di Dio
Bentivoglio
Bibliografia
339
anni due, mesi cinque e giorni venti, morì questo gloriosissimo Pontefice nel colmo
delle speranze della letteratura da lui singolarmente onorata e protetta.
Ivi è il suo sonetto pubblicato nel 1639; stesso testo, con trascurabili varianti ricompare
ancora nel 1730, ii, pp. 497-498, dove in più si legge (già presente nell’ed. del 1714):
I fatti di questo santo pontefice vengono appieno descritti da i continuatori del Ciacconio
[1677], dall’Oldaino nell’Ateneo Romano [1676], pag. 446, e da altri molti; e Agostino
Favoriti celebre letterato fece l’orazione della sua morte [1669].
Alessandro Specchi, Il quarto [= Il primo] libro del nuovo teatro delli palazzi in prospettiva di Roma moderna: dato in luce sotto il felice pontificato di
nostro signore Papa Innocenzo XII disegnato et intagliato da Alessandro Specchi
con direttione e cura di Domenico de Rossi, Roma: Domenico erede di Giovanni Giacomo de’ Rossi, 1699; ed. mod. Piccininni 1977.
Specchi
1699
Arcangelo Spagna, Oratorii overo Melodrammi sacri, con un discorso dogmatico intorno all’istessa materia … libro primo, Roma: Giovanni Francesco Buagni, 1706; rist. anast. con intr. di Johann Herczog, Lucca: Lim, 1993.
Spagna
1706
Arcangelo Spagna, Melodrammi scenici … preceduti da un discorso in
difesa della comedia, libro terzo, Roma: Domenico Antonio Ercole, 1709.
Spagna
1709
Andrea Adami, Osservazioni per ben regolare il coro della Cappella pontificia, Roma: Archivio de’ Rossi, 1711; rist. anast. a cura di Giancarlo Rostirolla, Lucca: Lim, 1988.
Adami
1711
Nell’anniversario di Marazzoli e de’ nostri compagni defonti a S. Gregorio [aggiunto a
mano (glossa riprodotta anche nell’anastatica):] (Ora in Chiesa Nova)
Sarà particolar cura del signor maestro d’intendersela col padre sagrestano di quella
chiesa [S. Gregorio] destinata per l’anniversario del detto Marazzoli, e saper se il giorno
24 di gennaio sia impedito; e quando sia libero dovrà notificarlo al collegio, il quale
all’ora deputata si troverà in detta chiesa dove dai signori nostri cappellani, chierici e
scrittori si canterà la messa per l’anima del nostro compagno defonto Marco Marazzoli; e se tal giorno fosse impedito si farà prima o poi nel giorno più commodo. Dopo
la messa il signor maestro ringrazierà il padre sagrestano per l’incomodo ricevuto in
tal funzione…
[dal Catalogo … dei cantori pontifici] Marco Marazzoli, tenore, 23 maggio 1637, ottimo
compositore d’oratori che nel suo tempo furono molto applauditi, et io stesso gli ho
sentiti cantare più volte in Chiesa Nuova. Fu eccellente suonatore d’arpa, lasciò al nostro collegio un annuo anniversario ed un altro al collegio de’ benefiziati di Santa Maria
Maggiore di cui era anch’esso benefiziato.
p. 155
Giovanni Mario Crescimbeni, Commentari all’istoria della volgar poesia, 5 voll., Roma: Antonio de Rossi alla Piazza de Ceri, 1702-1711; rist. in 6
voll., Venezia: Lorenzo Basegio, 1730-1731 [v. Crescimbeni 1698].
Crescimbeni
Iacopo Rospigliosi da Pistoia. Nipote di papa Clemente ix e cardinale di S. Chiesa di
quella pienezza d’erudizioni, e di quella generosità e grandezza d’animo che a Roma tutta
è palese, ritrovandosi internunzio in Bruselles, allorchè il zio fu assunto al Pontificato, nel
ritorno che fece a Roma, passando per la Francia, con tanto fervore e destrezza promosse
quivi la pace fra’ Principi Cristiani, che gli riuscì di vederla seguita: perlochè salì egli fin
d’allora in concetto d’assennatissimo nel maneggio de’ gravi affari, quale a benefizio della
S. Sede, finchè visse, ben si mantenne. Coll’esempio di papa Clemente, cotanto alla nostra
poesia affezionato, anch’egli di essa si dilettò, massimamente prima che ascendesse al
cardinalato, e qualche suo componimento si conserva nella Chisiana, dalla quale abbiamo cavato il saggio che scuopre lo stesso facile, vago e dilicato stile che il pontefice Clemente soleva usare, il quale con sì bel giudizio seppe accomodare la maniera antica al
gusto moderno, e ad ambedue le scuole riuscir gradito. Fiorì nella volgar poesia questo
nobilissimo personaggio circa il 1668. e visse fino al 1684. che con disgusto universale morì
in Roma a’ 2. di Febbraio, e fu sepolto nella Basilica Liberiana.
ii, parte ii, p. 339 [1711]
ovvero: pp. 222-223 [1731]
Seguono i versi ‘Risolvetevi o pensieri’.
p. 201
1711
340
davide daolmi
Centlivre
1714
Susannah Centlivre, The wonder. A woman keeps a secret, London: E.
Curll e A. Bettesworth, 1714; rist. fino al 1808; rist. anast. (dall’ed. Edimburgh 1782) Frankfurt: Minerva, 1969 e –› Frushell 1982.
Specchi
1721
Alessandro Specchi, Studio d’architettura civile sopra gli ornamenti di
porte e finestre tratti da alcune fabbriche insigni di Roma con le misure,
piante, modini, e profili. Opera de’ più celebri architetti de nostri tempi
publicata sotto gl’auspicij della santità di nostro signore papa Clemente
xi…, 3 voll., Roma: Domenico de Rossi, erede di Giovanni Giacomo de
Rossi, 1701-1721; rist. anast. (formato ridotto) Farnborough: Gregg Internationa Publisher, 1972.
Bonlini
1730
Giovanni Carlo Bonlini, Le glorie della poesia e della musica … della
città di Venezia, Venezia: s.e. [1730]; rist. anast. Bologna: Forni, 1979.
p. 42
[Anno 1642 d’inverno]
p. 263
Gl’amori di Giasone e d’Isifile
Teatro Santi Giovanni e Paolo
Poesia d’Orazio Persiani
Musica di Marco Marazzoli
[dall’Indice de’ maestri di musica] Marco Marazzoli, veneto
21
6
3
1
>
I numeri posti a lato indicano la posizione nella successione cronologica proposta dal volume, per cui questa sarebbe la ventunesima opera veneziana, la sesta data al Giovanni e
Paolo, la terza scritta da Persiani e la prima (e unica a Venezia) musicata da Marazzoli.
Campiglia
1739
Giovanni Domenico Campiglia, Il quinto [= Il secondo] libro del novo
teatro delle fabriche et edifici fatte fare in Roma e fuori di Roma: dalla
santità di nostro signore Papa Clemente xii disegnate ed intagliate in prospettiva con direzzione e cura di Giovanni Domenico Campiglia…, Roma:
Al piè di Marmo, 1739.
Parfaict
1749
Claude e François Parfaict, L’histoire du théatre françois depuis son origine jusqu’à présent, 15 voll., Paris: Morin, 1734-1749; rist. anast. Genève:
Slatkine, 1967; New York: Franklin, 1968.
Ruggieri
1749
Costantino Ruggieri, Memorie istoriche della Biblioteca Ottoboniana
[1749], pubbl. post. in Memorie istoriche degli archivi della Santa Sede e
della Biblioteca Ottoboniana ora riunita alla Vaticana, a cura di Angelo
Mai, Roma: Tipografia Vaticana, 1825, pp. 40-50.
Quadrio
1752
Francesco Saverio Quadrio, Storia e ragione di ogni poesia, 7 voll., Bologna: Pisarri, 1739-1752.
i, p. 678
Il sopraccitato Mattei afferma che questo verso [l’ottonario] aver può l’accento anche
sulla seconda sillaba, contra ciò che espressamente avvisa lo Stigliani, e adduce per
esemplo questi versi del Rospigliosi [Iacopo]: D’abisso le forze abbatte | Pugnando suo
vivo zelo | E s’ella combatte al Cielo | Il Cielo per lei combatte. Ma io, sì perché non trovo
questi versi praticati, e sì perché poca o niuna diversità ci ha da essi la prosa, non consiglierò giammai persona a valersene.
v, pp. 680-681
L’elezione d’Urbano viii, altro poema dello stesso [Francesco Bracciolini] diviso in ventitrè canti in ottava rima e faticosissimo ma inferiore al predetto [La croce racquistata]
fu – con gli Argomenti a ciascun canto di Giuliano Bracciolini dell’Api e con in fine un
Discorso di Giulio Rospigliosi (che fu poi papa Clemente ix) sugli artifizii di detto poema – stampato in Roma nel 1628 in 4.
vi, p. 474
Giulio Rospigliosi … fu culto e leggiadro lirico. Ma il suo genio il portava alla poesia
drammatica, e molte bellissime opere teatrali per musica compose, che furono rappresentate in Roma nel Teatro Barberino e che, in più volumi raccolte, originalmente si
conservavano in Roma nella Biblioteca Ottoboniana. Sette drammi di esso esistono pur
manoscritti nella biblioteca più volte mentovata del chiarissimo signor marchese don
Bibliografia
341
Teodoro Alessandro Trivulzio, e sono: Il palazzo incantato, L’armi e gli amori, La comica
del cielo, La vita umana, Dal male il bene, San Bonifazio e Sant’Alessio.
[Giovanni Antonio Bianchi], De i vizj e de i diftti del moderno teatro e
del modo di correggergli e d’emendarli. Ragionamenti vi di Lauriso Targiensa pastore arcade, Roma: Niccolò e Marco Pagliarini, 1753.
Bianchi
Ma in proposito di moderare il teatro e ridurlo a essere lecitissimo e cristiano, giova
addur qui ciò che scrisse il padre Sforza Pallavicino della Compagnia di Gesù che fu poi
cardinle di Santa Roama Chiesa, nella lettera a monsignor Favoriti aggiunta da lui alla
sua bellissima tragedia dell’Ermenegildo martire, stampata in Roma per gli eredi del
Corbelletti l’anno 1665[*], dove, in occasione di difender l’uso della rima ne’ poemi
drammatici parlando de ‘ drammi per musica e di alcune tragedie composte da
monsignor Giulio Rospigliosi, che fu poi cardinale indi sommo pontefice col nome di
Clemente ix, nella detta lettera, pagina 145, così dice:
p. 25
1753
Né altra maniera seguiron poi né Andrea Salvadori nella Sant’Orsola [Firenze 1625] o la musa
leggiadrissima di monsignor Giulio Rospigliosi, e giacché di questo signore qui è occorso di far
menzione non può trattenersi la penna dal professare l’applauso che gl’è dovuto, perché egli
innestando le rose più odorifere di Parnasso in su le spine del Calvario ha consagrati alla santità
in Roma i teatri, che sogliono esser piuttosto asili di licenza.
Alfonso Ciacconio nella vita del cardinal Giulio Rospigliosi che fu poi creato sommo
pontefice, tra le altre lodi di cui meritatamente orna questo porporato, dice:
Ac brevi tota Italia nomen ejus inclaruit ob insignem elegantiam et nitorem in Etrusca poesi
praesertim drammatica, in qua novo scribendi genere Christiana pietati instillanda sempre intento, Graeci cothurni gloriam aequasse creditus est. Quare ab Urbano viii pontifice in his quoque
litteris maxime liberaliter et magno honore est habitus.
[*] Qualche riga più avanti Bianchi ribadisce: «scrisse il padre Sforza Pallavicino la tragedia dell’Ermenegildo l’anno 1655 [sic], recitata nel seminario Romano»; entrambe le
datazioni sono inattendibili: l’edizione degli eredi Corbelletti è del 1644 e non conosco
eventuali ristampe.
<
Claude e François Parfaict, Histoire de l’ancien théâtre italien depuis
son origine en France jusqu’à sa suppression, en l’année 1697, suivie des
extraits ou canevas des meilleures pièces italiennes qui n’ont jamais été imprimées, Paris: Lambert, 1753; ii ed. Paris: Rozet, 1767.
Parfaict
1753
Leone Allacci, Drammaturgia accresciuta e continuata fino all’anno
mdcclv, Venezia, Giambattista Pasquali, 1755 [i ed. Roma 1666]; rist. anast.
Torino: Bottega d’Erasmo, 1966.
Allacci
1755
*Amore trionfante dello Sdegno …
*Amori di Giasone e d’Isifile. Dramma ovvero festa teatrale recitata nel teatro de’ Santi
Giovanni e Paolo di Venezia, l’anno 1642 in 12 – poesia di Orazio Persiani – musica di
Marco Marazzoli, veneziano
Il trionfo della pietà. Dramma per musica recitato più volte nel Palazzo Barberino alle
Quattro Fontane, sempre con la presenza della Regina di Svezia . In Roma, per il Mascardi, 1656 in fogl. Poesia di Monsign. Giulio Rospigliosi, romano. Musica di Marco
Marazzuoli, veneziano.
coll. 69-70
Gli omissis identificano un testo sostanzialmente identico alla prima edizione. I titoli con
asterisco (originale) erano già presenti (erroneamente manca al ‘Trionfo della Pietà’).
<
Johan Arckenhotz, Memoires concernant Christine reine de Suède, 4 voll.,
Amsterdam: Pierre Mortier, 1751-1760.
Arckenholtz
1760
Io. Baptistae Doni … Lyra Barberina Amphichordos … distribuita in tomos ii, a cura di Anton Francesco Gori [ii tomo intitolato: De’ trattati di
musica…], Firenze: Stamperia imperiale, 1763; ed. anast. in 2 voll. Bologna: Forni, 1974; anche in G. B. Doni’s Lyra Barberina: Commentary and
iconographical study, a cura di Claude V. Palisca, Bologna: Amis, 1981.
Gori
1763
coll. 75-76
col. 790
342
davide daolmi
Mazzuchelli
1763
Gianmaria Mazzuchelli, Gli scrittori d’Italia cioe Notizie storiche e critiche intorno alle vite e agli scritti dei letterati italiani, 2 voll. in 2+4 tomi,
Brescia: Bossini, 1753-1763.
Fabroni
1778
Angelo Fabroni, Clementis ix vita, in Vitae Italorum doctrina excellentium qui saeculis xvii et xviii floruerunt, 20 voll., Pisa: Carlo Ginesi et al.,
1778-1805, ii (1778), pp. 1-196.
Mouhy
1780
Chevalier de Mouhy [Charles de Fieux], Abrégé de l’histoire du théâtre
français depuis son origine jusqu’au premier juin de l’année 1780, précédé
du dictionnaire de toutes les pièces de théâtre …, nuova ed. in 3 voll., Paris:
Jorry et Merigot, 1780 [i ed. come Tablettes dramatiques, Paris 1752].
La Borde
1780
Jean-Benjamin de La Borde, Essai sur la musique ancienne et moderne, 4
voll., Paris: P. D. Pierres, 1780.
iii, pp. 201-202
[mia traduzione:] Marazzoli (Marco), antico maestro veneziano, di cui si fa menzione
con elogi nelle storie dei teatri italiani. Soprivvivono ancora due opere di questo compositore Gli amori di Giasone e d’Isipile [sic] del 1642, e Il trionfo della Pietà del prelato
Rospigliosi, dato a Roma nel 1656.
1792
Ernst Ludwig Gerber, Historisch-biographisches Lexikon der Tonkünstler, 2 voll., Leipzig: …, 1790-1792.
col. 867
[mia traduzione:] Marazzoli (Marco), uno dei primi operisti italiani; nel 1637 è assunto come tenore nella Cappella Pontificia, dove scrive diversi oratori per musica che trovano grande consenso e spesso vengono rappresentati in Chiesa Nuova. In seguito però
lascia la cappella per trasferirsi a Venezia dove nel 1642 porta in teatro Gli amori di
Giasone e d’Ifile [sic]. A quest’opera segue Il trionfo della Pietà per il teatro di Roma. Fu
anche un eccellente arpista e ha lasciato molti pezzi per questo strumento.
Gerber
>
Voce assente nella seconda edizione in 4 volumi (1814).
Gersin
1799
Nicolas Gersin, Ne pas croire ce qu’on voit, comédie-vaudeville en un acte,
Paris: à l’imprimerie de mon ville et chez Cholet, an 7 [1799].
Novaes
1815
José de Novaes, Elementi della storia de’ sommi pontefici da San Pietro
sino al felicemente regnante Pio papa vii ed alla santità sua dedicati per
l’uso de’ giovani studiosi, 17 voll. Siena: Stamperia del Magistrato Civico
per Francesco Rossi e figlio, 1802-1815.
Baini
1828
Giuseppe Baini, Memorie storico-critiche della vita e delle opere di Giovanni Pierluigi da Palestrini, 2 voll. Roma: Società tipografica, 1828.
ii, p. 46 nota 487
Giuseppe Giamberti romano, dopo avere studiato alla scuola di Bernardino Nanini e
Paolo Agostini, fu eletto maestro di cappella della cattedrale di Orvieto … Le sue opere
sono: … – Libri due di poesie morali in musica. Orvieto, 1628 …
… Don Gregorio Allegri ebbe fra i suoi allievi … Marco Marazzoli …
Marazzoli, parmigiano (l’Allacci per errore lo chiama «veneziano»), fu aggregato nella
cappella pontificia li 23 maggio 1637. Fu eccellentissimo sonator d’arpa, ed uno dei più
valorosi compositori di oratori e di cantate che vi avesse a suo tempo. || Lasciò al nostro
Collegio [Pontificio] cinque LL [= lire? luoghi? v. Celani 1907] di monte per il suo
anniversario perpetuo, e lo stesso legato fece al collegio de’ benefiziati della basilica
Liberiana [sc. Santa Maria Maggiore] ove fu benefiziato. Il pontefice Urbano viii gli
dette il posto di bussolante. La regina Cristina di Svezia lo volle ad ogni costo fra’ suoi
virtuosi. Morì il 26 gennaio 1662. Le sue opere sono:
– Amori di Giasone e d’Isifile, dramma ovvero festa teatrale recitata nel teatro de’ santi
Giovanni e Paolo di Venezia, l’anno 1642, musica di Marco Marazzoli veneziano (così
l’Allacci nella Drammaturgia).
– L’arme e gli amori, dramma musicale recitato più volte nel palazzo Barberini alla presenza della Regina di Svezia.
ii, p. 49
ii, p. 49 nota 493
ii, p. 50 nota 493
Bibliografia
343
– Dal male il bene, dramma musicale posto in musica dall’Abbatini e dal Marazzoli, recitato con l’occasione delle nozze de’ signori il principe di Palestrina e donna Olimpia Giustiniani, e di nuovo più volte alla presenza della regina di Svezia nello stesso palazzo con
apparati e scene superbissime.
– La Vita umana ovvero Il trionfo della Pietà, dramma musicale rappresentato e dedicato
alla serenissima regina di Svezia nel palazzo Barberini, parole di Giulio Rospigliosi (poi
Clemente ix), musica del Marazzoli, Mascardi, 1658.
Alcune sue «cantate morali» sono inserite nel libro della delle Poesie morali poste in
musica da Giuseppe Giamberti, Orvieto 1628 (v. la nota 487). Molti suoi oratori sono
nell’archivio musicale di Santa Maria in Vallicella. Molti madrigali, arie e piccole cantate sono manoscritte nei volumi da me acquistati nella vendita della biblioteca dell’eccellentissima casa Colonna. Marazzoli è lodato dal conte Guido [recte Gualdo] nella
Storia della regina Cristina di Svezia.
[Pietro Sforza Pallavicino] Descrizione del primo viaggio fatto a Roma
dalla regina di Svezia Cristina Maria convertita alla religione cattolica e
delle accoglienze quivi avute sino alla sua partenza [ms. 1656], a cura di
Tito Cicconi, Roma: Tipografia Salviucci, 1838.
Cicconi
Di poi, oltre all’assiduità del corteggio prestato a lei [sc. la regina Cristina] da pri- || mi
baroni, vollero alcuni di loro, e specialmente i Barberini, onorarla e ricrearla nel prossimo Carnevale, dandole sontuosi trattenimenti di tornei e di poetiche azioni rappresentate su la scena con la melodia d’eccellenti cantori e con la vaghezza di meravigliose
apparenze. Le quali feste dal pontefice, liberale del suo ma parco dell’altrui, furono solamente permesse, non comandate né consigliate. Ma valsero a due buoni effetti, oltre
al guadagno degli artieri. L’uno fu che il popolo, il quale non sa viver contento senza la
giocondità de’ teatri, gli ebbe quell’anno più dilettevoli che niun vecchio si ricordasse
d’aver mai veduto in Roma; e pure non sol modesti ma virtuosi. L’altro fu che dimostrossi
come questa città, non solo dal pontefice ma da’ particolari non meno si pregia un diadema deposto per la religione che posseduto; sì che non si risparmiano le fatiche e le
spese in grazia di chi essendosene dispogliata non può allettare veruna speranza di
guiderdone.
p. 72, 73
François-Johseph Fétis, Marazzoli o Marazzuoli (Marc), in Id., Biographie
universelle des musiciens et bibliographie gènèrale de la musique, 8 voll.,
Bruxelles: Meline, Cans et C., 1837-1844, vi (1840), p. 259.
Fétis
[mia traduzione:] … nato a Parma nei primi anni del xvii secolo … Gerber, nel suo
vecchio lessico dei musicisti, dice che Marazzoli abbandonò la cappella pontificia per
andare a Venezia a far rappresentare un’opera, ma si sbaglia. Sbaglia anche La Borde
quando, sulla scorta della Drammaturgia di Allacci, lo dice veneziano, perché è certo
che Marazzoli nacque a Parma. Morirà il 24 gennaio 1662 … L’abate Baini possedeva
anche molti madrigali, arie e piccole cantate in volumi che aveva acquisito dalla vendita
della biblioteca di casa Colonna. Oggi sono tutti conservati presso la biblioteca della
Congregazione della Minerva a Roma.
p. 259
La voce di Fétis, riproposta identica nella ii edizione (nessuna aggiunta nel supplemento),
è una parafrasi di Baini 1828. La biblioteca della Minerva è la Casanatense.
<
Gaetano Moroni, Bussolanti della corte pontificia, in Id., Dizionario di
erudizione storico-ecclesiastica, 109 voll., Venezia, Tipografia Emiliana,
1840-1879, vi (1840), pp. 173-183.
Moroni
Bussolanti … Familiari o cubiculari del papa che assistono alla bussola delle sue anticamere ed esguiscono onorevoli incombenze …
Nel 1633, nel pontificato di Urbano viii, se ne leggono undici, compreso il sotto-scalco e
due trincianti, quindi dodici con paoli quarantacinque mensili pel companatico; in seguito mantennero il numero di dodici …
p. 173
Secondo quanto riferito i bussolanti si distinguono in 1. propriamente detti o «camerieri
della bussola» (livello più interno), 2. «camerirei extra muros» e 3. «scudieri» (livello più
esterno).
<
p. 176
1838
1840
1840
344
Schilling
Moroni
davide daolmi
1840
Marazzoli (Marco), in Encyclopädie der gesammten musikalischen Wissen-schafften oder Univeral lexikon, 7 voll. a cura di Gustav Schilling, Stuttgard: Köhler, 1835-1842; iv (1840), pp. 537-538.
>
La voce, redatta da tal «Baron von Winzingerode» e da altri, traduce con poche varianti
Gerber 1792 e, in successione, Baini 1828 di cui riporta più notizie di quanto non faccia
Fétis 1840, seppur con meno consapevolezza (p.e. Gualdo Priorato, già «Guido» in Baini,
qui diventa «Giulio»).
1841
Gaetano Moroni, Cantori pontifici, in Id., Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, 109 voll., Venezia, Tipografia Emiliana, 1840-1879, viii
(1841), pp. 27-42.
p. 41
[§ iv. Archivio, esequie ed altre notizie] L’anniversario de’ defunti cappellani cantori anticamente si celebrava in San Trifone in Primicerio, o San Salvatore in Primicerio … Di
poi, a motivo della nuova fabbrica della chiesa di Sant’Agostino, si passò a celebrarlo in
San Gregorio al Monte Celio, e quindi nella chiesa del Gesù. Oggi, per altro, tanto l’anniversario quanto quello per l’anima di Marco Marazzoli si celebrano in Santa Maria in
Vallicella, ove i cappellani cantori hanno la sepoltura gentilizia comprata a spese loro.
Fu il detto Marazzoli tenore del collegio, ottimo compositore di oratori ed || eccellente
suonatore d’arpa; e da lui stesso venne istituito per testamentaria disposizione l’anniversario per la priopria anima.
p. 42
1844
François-Johseph Fétis, Biographie universelle des musiciens et bibliographie gènèrale de la musique, 8 voll., Bruxelles: Meline, Cans et C., 18371844; ii ed. riveduta Fétis 1865; supplemento Pougin 1880.
ad vocem
Rossi (Michel-Ange) … En 1625, il donna à Rome, dans una société d’amateurs, un
opéra intitulé Erinia sul Giordano. Il joua lui-même dans le prologue le rôle d’Apollon.
Ou voit dans préface de la partition, qu’il fit entendre des sons si doux et si moelleux sur
son violon, qu’il justitia par là son triomphe lorque les Muses l’amenérent dans un char.
L’opéra de Rossi fut publié à Rome en 1627 [recte 1637].
Létaroully
1860
Paul Létarouilly, Édifices de Rome moderne, ou recueil des palais, maisons, églises, couvents et autres monuments publics et particuliers les plus
remarquables de la ville de Rome, 3 voll., Paris: Bance 1860 [i ed. Firmin
Didot frères, 1840]; rist. anast. London: The architectural press, 1982;
Novara: Istituto geografico De Agostini, 1992.
Jal
1867
Auguste Jal, Dictionnaire critique de biographie et d’histoire. Errata et supplément pour tous les dictionnaires historiques d’après des documents authentiques inédits, Paris: Henri Plon, 1867; ii ed. ibidem 1872; rist. anast.
della ii ed. Genève: Slatkine, 1970.
Carducci
1868
Carducci, Giosuè, Poeti erotici del secolo xviii a cura di Giosuè Carducci, Firenze: G. Barbèra, 1868; poi come Carducci, Giosuè, Il libro delle
prefazioni, Città di Castello: S. Lapi, 1888; e ancora Della poesia melica
italiana e di alcuni poeti erotici del secolo xviii, in Melica e lirica del Settecento con altri studi di varia letteratura, Bologna: Nicola Zanichelli, 1909.
pp. 7-8
Del resto, come quel che v’era di buono nella poesia della Pleiade affogò tra il phoebus
del regno di Enrico iv e Luigi xiii, così tra le ampolle del Seicento il fiore della poesia
melica industriosamente coltivato dal Chiabrera. Chi può giovarsi di quelle scempiaggini
sguaiate di concetti con tante fiorettature svolazzi trilli e gorgheggi di parole e di rime
che sono le canzonette dei secentisti? Chi legge oramai il Lemene, che pure è il classico
del genere? Ma il dramma per musica, nel suo periodo ascendente, tenea vivo anzi esagerava quell’amore pe’l ritmo melodico che dievenne allora universale tra noi. Erano i
tempi che un papa, Clemente xi [sic], faceva a suoi be’ giorni di simili ariette: «Vaghi
fiori, già sparsi di gelo, | fanno pompa di rara beltà; | e di perle cadute dal cielo | ogni
rosa conchiglia si fa.
Fétis
Bibliografia
345
Vittorio Capponi, Bibliografia pistoiese, Pistoia: Rossetti, 1874.
Capponi
1874
Livio Niso Galvani [pseud. di … Salvioli], I teatri musicali di Venezia
nel secolo xvii (1637-1700), Milano: Ricordi, 1878.
Galvani
1878
Si trascrive (p. 31) il frontespizio degli ‘Amori di Giasone’, riferendolo all’anno 1641 (more
veneto?). Erroneamente Salvioli ritiene l’opera ignota a Fétis.
<
Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, 109 voll.,
Venezia, Tipografia Emiliana, 1840-1879.
Moroni
1879
Capponi, Vittorio, Biografia pistoiese o notizie della vita e delle opere dei
pistoiesi illustri nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, per azioni virtuose, per
la santità della vita ec. dai tempi piu antichi fino a’nostri giorni, Pistoia:
Tip. Rossetti, 1878 [ma 1883]; rist. anast. Bologna: Forni, 1972.
Capponi
1883
Alessandro Ademollo, I primi fasti della musica italiana a Parigi, Milano: Ricordi, 1884.
Ademollo
1884
… l’esportazione per la Francia di artisti italiani era cominciata secondo il ricordo che
ne troviamo nel Diario di Teodoro Ameyden [*], ove in data 28 novembre 1643 si legge:
«L’ordinario di Lione non porta gran cosa salvo che sollecitare l’ordine del cardinal
Mazzarino di condurre in Francia musici di Roma per una commedia o dramma musicale et in particolare alcuni della Cappella del papa».
[* dalla nota a piè pagina:] Vedasi per Teodoro Ameyden la Notitia che lo riguarda
nell’Appendice al mio Giacinto Gigli e i suoi diari, Firenze 1877.
[lettera dell’abate Scaglia (Parigi) a Madama (Torino) del 10 marzo 1645] Va di sua
compagnia [di Eleonora Baroni] il Marco dell’Arpa che pure si trova qui da un anno e
mezzo in qua; intendo che si farà sentire dall’altezza vostra reale per risentirsi della sua
[sc. vostra] gran beneficenza…
[lettera di Atto Melani (Parigi) a Mattias de’ Medici (Firenze) del 10 marzo 1645] …Alla
fine si è recitata l’opera ed è stata bellissima e domenica S.M. la vuol sentire di nuovo…
Da altra lettera del Melani sappiamo come la stessa opera o una diversa doveva rappresentarsi per desiderio della regina dopo la Pasqua che in quell’anno cadeva nel 16 aprile, per cui in data 16 marzo egli scriveva al principe Mattias chiedendogli di «operare a
favore» di suo fratello «acciò non li sia levato il suo loco». Onde pare che anche un
fratello di Atto – e sarebbe FIlippo, sopranista come lui – fosse di già a Parigi.
[lettera di Mazzarino (Parigi) a Mattias de’ Medici (Firenze) del 10 maggio 1645] Se n’è
ritornato il signor Atto Melani delle virtù del quale la maestà della regina e tutta la corte
sono restati con ogni piena sodisfazione …
p. 10
La lettera di Scaglia secondo Ademollo sarebbe conservata presso l’Archivio di Stato di
Torino, fondo non specificato. La collocazione della lettera di Melani sarà esplicitata da
Pruniéres 1913, p. 61, come appartenente al fondo ‘Mediceo’ 5425, c. 221, dell’Archivio di
Stato fiorentino. Suppongo quella di Mazzarino appartenente allo stesso fondo. Alle pp. 2122 Ademollo ipotizza senza alcun fondamento che l’opera rappresentata a febbraio sia una
prima versione della ‘Finta pazza’ di cui l’allestimento di dicembre sarà una ripresa.
<
Giulio Porro Lambertenghi, Catalogo dei codici manoscritti della Trivulziana, Torino: Bocca, 1884 (Biblioteca storica italiana, 2).
Porro
1884
Ademollo, Alessandro, La ‘Leonora’ di Milton e di Clemente ix, Milano:
Ricordi [1885].
Ademollo
1885
Carlo Schmidl, Marazzoli Marco, in Id., Dizionario universale dei musicisti, Milano: Ricordi, 1887, pp. 289-290 [ii ed. in 3 voll., Milano 1838].
Schmidt
1887
Marazzoli Marco … nato a Parma (o secondo altri a Venezia) … morto a Roma il 24
gennaio 1662 …
p. 289
p. 14
p. 19
p. 20
Ivi
346
Ademollo
davide daolmi
1888
Ademollo, Alessandro, I teatri di Roma nel secolo decimosettimo: memorie sincrone, inedite o non conosciute di fatti ed artisti teatrali, librettisti,
commediografi e musicisti, cronologicamente ordinate per servire alla storia del teatro italiano, Roma: Pasqualucci, 1888; rist. anast. Roma: Borzi,
1969; Bologna: Forni, 1969.
p. 25
… il teatro Barberini poté emanciparsi dai soggetti ascetici; e così nel carnevale del 1637
si apre a d una favola in musica intitolata Il falcone ed in quello del 1639 alla rappresentazione celebre del Chi soffre speri. [*]
Trovo stampato a Roma nel 1643 il seguente libretto [sc. scenario], ma non credo che il
dramma fosse rappresentato a Roma. Eccone il programma: Il giudizio della Ragione
tra la Beltà e l’Affetto … [segue trascrizione dell’intero scenario]
«A dì 15 giugno (1653) di domenica – scrive nel suo Diario di Roma Giacinto Gigli – fu
fatto per mano del papa lo sposalizio in cappella tra don Maffeo Barberino, principe di
Pellestrina, et Olimpia Giustiniani, pronipote del papa, fanciulla d’anni 12 …
… le feste per le nozze non si restrinsero ai banchetti descritti dal Gigli … Si rappresentò un melodramma di monsignor Rospigliosi del quale non so altro che il titolo abbastanza curioso: Dal male il bene … ma sappiamo dall’Allacci che ne scrisse la musica
Anton Maria Abbatini …
p. 52-54
p. 63
p. 65
>
[*] In calce si cita il frontespizio del manoscritto della Barberiniana riprodotto in facsimine in Brown 1982. A testo segue un frammento della lettera di Milton, presente alla rappresentazione del ’39 (pp. 25-26), il dispaccio di Montecuccoli (2 marzo 1639) conservato
all’«Archivio di Stato di Modena, Cancelleria ducale, Dispacci di Roma» (pp. 26-29), e un
avviso di Roma del 5 marzo (taciuta la collocazione).
Gnoli
1888
Domenico Gnoli, Un freddurista del Seicento, «Nuova antologia», ii serie, xxvi, 1888, pp. 575-595.
Reynier
1893
Gustave Reynier, Thomas Corneille, sa vie e son théâtre, Paris: Hachette, 1892.
Vogel
1892
Emil Vogel, Bibliothek der gedruckten weltlichen Vocalmusik Italiens, aus
den Jahren 1500-1700, 2 voll., Berlin: Archivio Haack, 1892; rist. anast. Hildesheim: Olms, 1962. [nuova ed. in 3 voll., Pomezia 1977]
>
Riprodotto (i, p. 391) il frontespizio della ‘Vita Umana’ (1658) nonché (ii, pp. 515-515) frontespizio e indice della ‘Raccolta d’arie’ (1640).
Beani
1893
Beani, Gaetano, Clemente ix (Giulio Rospigliosi pistoiese). Notizie storiche, Prato: Tipografia Giachetti, 1893.
Gaspari
1893
Gaetano Gaspari, Catalogo della biblioteca del Liceo musicale di Bologna,
4 voll. a cura di Federico Pasini, Bologna: Romagnoli dell’Acqua, 18901905; rist. anast., Bologna: Forni, 1961.
>
Si segnalano: – ‘Lezioni’ in ms. di Carissimi – ii (1892), p. 192
– due oratori (‘Per il giorno di resurrezione’ e ‘S. Tomaso’) – iii (1893), p. 13
– quattro cantate a 2 (‘Su destatevi amanti’ ss, ‘Pensieri che fate’ ss, ‘Amanti sentite’ sa,
‘Che dite ch’io di voi m’innomori’ ss) – Ivi; segnatura moderna: q 50
– tre cantate – iii, p. 196; segnatura moderna: q 46
– nove cantate a 1 o 2 voci (‘Chi rovine all’alme arreca’, ‘Cingetemi amiche schiere’, ‘Nol
vedete troppo miseri mortali’, ‘Fluttuando in mar di pene’, ‘O di gioia albergo e nido’,
‘Un sonno ahimè sì forte’, ‘Non vi disperate amanti’ 2v, ‘E che sarà che la mia fede’ 2v,
‘Pigliatevi gusto con darmi punture’) – iii, p. 197; segnatura moderna: q 47
Sanesi
1894
Sanesi
1894
Sanesi, Ireneo, [presentazione a] Poesie musicali di Giulio Rospigliosi,
in Nozze Saladino-Guiducci, Pistoia: Tip. Cino dei Fratelli Bracali, 1894,
pp. 35-45.
Bibliografia
347
Giosuè Carducci, A proposito di un codice diplomatico dantesco, «Nuova
Antologia», lviii/14, iii serie (15.viii.1895); poi in Edizione nazionale delle opere di Giosuè Carducci, 30 voll., Bologna: Zanichelli, 1935-1940, ix
(1939): Dante, pp. ???-???.
Carducci
La poesia di papa Barberini è tutta riccioli e cartocci, come certe ninfe grassocie del
Bernino: quella di papa Rospigliosi è un violoncello profumato di bucchero in un balletto mitologico.
p. 434
Romain Rolland, Histoire de l’opéra en Europe avant Lully et Scarlatti,
Paris: Ernest Thorin, 1895; ii ed. Paris: E. De Boccard, 1931; rist anast della
i ed. Geneve: Slatkine Reprints, 1971.
Rolland
1895
Giovanni Canevazzi, Papa Clemente ix poeta, Modena: Forghieri e Pellequi, 1900.
Canevazzi
1900
Individua (p. 100) nel ms. Palatino 168 della Biblioteca Nazionale di Firenze il libretto di
‘Chi soffre speri’ corrispondente alla partitura (1639) segnalata da Ademollo 1888, p. 25.
Murata 1975, pp. 446-447, preciserà che il testo di quel ms. (iii fascicolo, pp. 76-147), oltre
a essere incompleto, corrisponde alla versione del 1637.
<
Ernest Martinenche, La ‘comedia’ espagnole en France de Hardy à Racine, Paris: Hachette, 1900.
Martinenche
1900
Hugo Goldschmidt, Studien zur Geschichte der Italienischen Oper im
17. Jahrhundert, 2 voll., Leipzig, Breitkopf & Härtel, 1901.
Goldschmidt
1901
Dall’inventario della Bibioteca Barberiniana, Cod. xlviii, 155 (oggi I-Rvat, Barb. lat. 4387):
«Dal male il bene, poesia dell’eminentissimo signor cardinale Rospigliosi, musica delli
signori Antonio Maria Abbatini e Marco Marazzoli. Quest’opera musicale fu eseguita
nell’occasione delle nozze del principe di Palestrina con donna Olimpia Giustiniani e
più volte ripetuta alla presenza della regina di Svezia, anni 1654-1658. Atto I e III di
Abbatini, atto II di Marazzoli …»
i, p. 98
Editi frammenti da ‘Chi soffre speri’ e ‘Dal male il bene’.
i, p. 312 e segg.
Romain Rolland, La premiére representation du ‘San Alessio’ …, «Revue
d’histoire et de critique musicales», ii, 1902, pp. 29-36 e 74-75.
Rolland
1902
Alfredo Saviotti, Feste e spettacoli nel Seicento, «Giornale storico della
letteratura italiana», xli/1 (1903), pp. 42-77: 68-77.
Saviotti
1903
Le origini del melodramma. Testimonianze dei contemporanei, a cura di
Angelo Solerti, Torino: Bocca, 1903; ed. anast. Bologna: Forni, 1983.
Solerti
1903
Giovanni Canevazzi, Di tre melodrammi del secolo xvii, Modena: Unione Tipo-Litografica Modenese, 1904.
Canevazzi
1904
Robert Eitner, Biographisch-bibliographisches Quellen-Lexikon der Musiker und Musikgelehrten christlicher Zeitrechnung bis Mitte des 19. Jahrhunderts, 10 voll., Leipzig, Breitkopf und Härtel, 1900-1904; rist. anast. New
York, Musurgia, 1946-1947; Graz, Akademische Druck- & Verlags-anstalt,
1959-1960.
Eitner
1904
Abbatini Antonio Maria … Dal male il bene, di Abbatini e Marco Marazzuoli, poesia
di Msg. Rospigliosi. Atto ii e iii, 1650 in Rom gez. Ms. fol. Part. (Bologna) …
[mia traduzione:] Marazzoli Marco… Il Fétis riporta un catalogo molto dettagliato
delle sue opere. Quelle che si sono potute verificare sono:
– La Vita umana overo Il trionfo della Pietà, dramma musicale rappresentato e dedicato
alla serenissima regina di Svezia, Roma: Mascardi, 1658; 1 vol. in folio di 243 pagine
(copia ms. a Berlino, Bibl. der Hochschule; stampa nella Bibl. Barberini)
i (1900) p. 24-25
vi (1901) p. 52-54
1895
348
davide daolmi
– Elena invecchiata, cantata per 2 soprani e bc., di Pannesio, ms. in partitura (Modena)
– Brama di libertà, canzonetta per soprano e bc. (Modena)
– Dal male il bene, dramma, in collaborazione con Abbatini che musica il ii e il iii atto;
v. qui alla voce ‘Abbatini’; v. anche Fétis alla voce ‘Marazzoli’ (Bologna)
– Chi soffre speri, opera del 1639, in collaborazione con Virgilio Mazzocchi (ms. nella
Bibl. Barberini)
– Gli amori di Giasone e d’Isifile, opera rappresentata a Venezia nel 1642, come riferisce
il catalogo di Galvani che erroneamente lo dice veneziano
– Non più stolti pensieri, cantata a tre voci nella raccolta di Vincenzo Bianchi, Raccolta
d’arie, 1640
– Per il giorno di Resurrettione, oratorio a 6 voci in folio picc. (Bologna, Gaspari iii, p. 13)
– San Tomaso, oratorio a 5 in folio piccolo (ivi)
– 4 cantate a 2 voci in folio grande, ms. in partitura (ivi)
– 4 cantate (ivi, p. 196)
– 9 cantate a 1 o 2 voci con bc. (ivi, p. 197)
– Lezioni, nel ms. di Carissimi ‘Feriae quintae, Lectio i’ (Bologna, Gaspari ii, p. 192)
– Stelo [= Steso] già la notte bruna («Im br. Mus. Ms. 49» [= I-Rc, ms. 2479])
– Oh Dio, che voi vedeste, per soprano e bc. (Wien, Hofb., Ms. 17760)
Solerti
1904
Angelo Solerti, Gli albori del melodramma, 3 voll., Milano-PalermoNapoli: Sandron, 1904; rist. anast. Bologna: Forni 1976.
Alaleona
1905
Domenico Alaleona, Papa Clemente ix poeta e due pubblicazioni di Giovanni Canevazzi, «Bullettino della Società Filologica Romana», vii (1905),
pp. 71-84.
Breymann
1905
Hermann Wilhelm Breymann, Die Calderon-Literatur. Eine Bibliographisch-Kritischeübersicht, München-Berlin, R. Oldenbourg, 1905 (Calderon
studien, 1).
Farinelli
1907
Arturo Farinelli, Apuntos sobre Calderón y su literatura, «Cultura española», v, 1907.
Celani
1907
Enrico Celani, I cantori della Cappella pontificia nei secoli xvi-xviii,
«Rivista musicale italiana», xiii, 1907, pp. 38-104, 752-790.
p. 785
Marazzoli Marco … Morì ai 26 (!) gennaio 1662 …
1637, maggio 23: «Viene ordine da Nostra Signoria [= il papa] di prendere come sopra
numerario nella parte di tenore il signor Marco Marazzoli, parmigiano, et così si è fatto»
1662, gennaio 25: «Dopo cantato matutino sopragiunse uno spaventevole accidente al
signor Marco Marazzoli, dove subito fu dato avviso alla Camera di Nostra Signoria
dove comparvero in cappella alcuni bussolanti con una sedia e fattolo portare in floreria li fu dato un bottone di foco». Il Marazzoli morì il giorno seguente e quantunque
avesse fatto testamento la reverenda Camera s’impadronì di tutto e di qui liti con gli ||
eredi ed i cantori legatari di cinque luoghi di monte. I cantori riebbero il legato e l’anniversario fu tutti gli anni puntualmente celebrato …
p. 786
Salza
>
Le citazioni sono tratte dal ms. Corsiniano f.6 (in I-Rvat) di Matteo Fornari, ‘Narrazione
istorica dell’origine, Progresso e privilegi della Pontificia Cappella con la serie degli antichi maestri … l’anno 1749’.
1907
Abd-el-kader Salza, Drammi inediti di Giulio Rospigliosi poi Clemente ix, «Rivista musicale italiana», xiv, 1907, pp. 473-508.
>
Ambros
1911
Identifica ‘Il falcone’ citato da Ademollo 1888, p. 25, con ‘Chi soffre speri’ (p. 477).
August Wilhelm Ambros, Geschichte der Musik, 5 voll., Leipzig: Leuckart,
1887-1911; rist. anast. Hildesheim: Olms, 1968.
Bibliografia
349
Henry Prunières, L’opéra italien en France avant Lulli, Paris: H. Champion, 1913.
Pruniéres
[da I-Rvat, Archivio Barberini, ms. Ruoli degli salarii et companatici della famiglia dell’eminentissimo signor cardinale Antonio Barberini, tomo xiv (1637-1643), 10 gennaio
1642 (elenco dei musici):] don Vincenzo del Giglio: 36 scudi – don Orazio Spigarelli –
don Filippo Vitali – don Martino – Marc’Antonio Pasqualini – cavalier Loreto Vittori –
Lorenzo Sanci – Marco Marazzoli (detto «aiutante di camera») – Girolamo Navara –
Francesco Bianchi – Luigi de Rossi.
Apparentemente nel medesimo inventario, c. 1, anno 1637, compaiono i nomi di Filippo
Vitali, Marc’Antonio Pasqualini, Loreto Vittori, Lorenzo Sancez e Marco Marazzoli.
Richelieu aveva nominato Ottaviano Castelli capo delle Poste francesi (a Roma), questi lo
ringrazia l’11 agosto 1641 inviando a Mazzarino, perché lo regali a Richelieu, un volume
ms. d’arie di diversi autori che Pruniéres identifica con il codice in F-Pn, Réserve Vm7 59,
dove si contengono arie di Luigi Rossi, Mario Savioni, Carissimi, Carlo Caproli, Francesco
Boccalini, Orazio dell’Arpa, Virgilio Mazzocchi e 3 arie di Marazzoli; due di queste attraverso Caluori 1980, p. 644 si possono identificare in ‘Così contento amando sto’ (Benigni), ‘Non v’è più chi non discerna’ (Buti), s bc. Castelli è librettista spoletino residente a
Roma; pubblica nella ‘Sincerità trionfante’, favola boscareccia, un ‘Dialogo sopra la poesia
dramatica’ (Mascardi, 1640) che Fabbri 1990, p. 55 in nota, avvicina agli scritti di Doni.
Alla fine del 1642 Mazzarino, morto Richelieu, vuole donare al re Luigi xiii e alla consorte
Anna d’Austria una commedia in musica alla moda italiana, scrive allora al suo agente a
Roma l’abate Elpidio Benedetti d’impegnarsi a riunire una compagnia di cantanti con il
compositore Marco Marazzoli. Benedetti risponde:
[4 gennaio 1643] Il signor Marco dell’Arpa, richiestone da me va spesso a trattenerlo, e
se gli fosse permesso dal signor cardinale Antonio [Barberini] volentieri lo servirebbe
anco nel viaggio nel suo ritorno alla corte. Io cerco di servire il detto signore [Marazzoli] in quanto vaglio, et essendo stato appunto questa mattina a vederlo ho trovato ch’era
con due architetti francesi che pigliavano le misure di tutto il palazzo, et mi ha detto
faceva fare per curiosità. [F-Pan, Ministère des Affaires Etrangers, Correspondace diplomatiques, Rome, vol. 81, c. 16v]
Si va per lunghe, si perde la speranza, Mazzarino insiste. Benedetti risponde:
[7 maggio 1643] Si farà ogni diligenza per trovare limusici che vostra eminenza desiderarebbe, e di già ne ho parlato al signor Marco Marazzoli che ha quasi affatto perduta la
speranza di || poter fare questo viaggio. De’ castrati il meglio sarebbe Giuseppe [Bianchi] che serviva don Taddeo [Barberini] ma credo che non verrebbe meno di venti scudi il mese di provisione et un regalo per il viaggio. [Ivi, Rome, vol. 82, c. 174r]
[19 agosto 1643 (Benedetti a Mazzarino)] Mi risolvei finalmente di supplicare il signor
cardinale [Antonio] Barberini per la licenza per il signor Marco Marazzoli et avendomi
rimesso al signor cardinale Poli, sua eminenza [Archivio Barberini] si mostrò molto
inclinato a compiacere vostra eminenza [Mazzarino], et in questo punto arriva da me il
signor Marco a parteciparmi come è in libertà di fare il viaggio, e pensa di mettersi in
esso quanto prima. [Ivi, Rome, vol. 82, c. 312r]
[25 agosto 1643 (Benedetti a Mazzarino)] Che dirà vostra eminenza di sentire svanito il
viaggio del signor Marco Marazzoli? Dopo averne questi ottenuta la licenza dal signor
cardinale Poli et esser stato a licentiarsi da sua santità e dal signor cardinale Barberino,
gli fu fatto intendere che sua santità non voleva che abbandonasse la cappella; né giovò
l’allegare esempi in persona d’altri e sua, mentre era stato a Venetia 8 o 10 mesi, togliendo se lieve affatto ogni speranza. Mi dice il signor Marco che sua santità si dolse seco de’
francesi che voglino sempre continuare ad assistere il duca di Parma, che ben pensano a
stare allegramente e far feste con lassare in mille afflittioni la sede apostolica e cose
simili, che riflette poi nell’impressione del papa e viene che gl’abbino fatto revocare la
licenza di partire. Il pover’uomo si è acquietato con la speranza che pur un giorno sia
per succedergli d’avere questa buona fortuna, convenendo ancor egli che frattanto
non se ne faccia altro tentativo || essendo troppo manifesta la contraria volontà di sua
santità. Alcuni ne sono rimasti grandemente meravigliati, stimando che si potesse in
gratia di vostra eminenza fargli questa gratia che si è concessa a tanti altri. [Ivi, Rome,
vol. 82, c. 313r]
[15 novembre 1643 (Benedetti a Mazzarino)] 〈Spero che Marazzoli otterrà il congedo〉 avendo penetrato la causa che glielo ha sinora ritardato. Era parso al signor cardinale Antonio che, desiderando vostra eminenza il suddetto, avesse potuto scrivergliene un motto e per questo, non dichiarandosi bene sua eminenza [Urbano viii] con
p. 25
p. 43
p. 46
p. 47 nota 1
p. 47 nota 3
p. 48
p. 49 nota 1
p. 49 nota 2
p. 50
p. 50 nota 2
1913
350
davide daolmi
p. 50
p. 50 nota 3
p. 57
p. 61
p. 88
>
Poli, se gli era poi fatto intendere che non partisse. Ora che il signor cardinale Antonio, con l’occasione della sua venuta in n’è stato pregato da me in oce per parte di
vostra eminenza e fatto scusa s’ella non gliene aveva scritto, ha condisceso a permettergli che parta, e mi sono veramente chiarito che il signor cardinale Barberino non vi
aveva colpa alcuna. Di che ne riceverà avviso più certo col seguente ordinario. [Ivi,
Rome, vol. 82, c. 394r]
[20 novembre 1643 (lettera in francese di Mazzarino al cardinale Bichi, mia traduzione)] L’unica rivincita che mi sono preso del fatto che il signor cardinale Barberini non
ha voluto lasciar venire in Francia Marco dell’Arpa (per la sola ragione che io lo desideravo), è stata nel facilitare i modi di mandare il signor Petit, ingegnere, al servizio di sua
maestà. [Ivi, Rome, vol. 81, c. 483r]
[27 novembre 1643 (dal Libro dei punti)] Il signor Marco Marazzoli ha ottenuto licenza
dalli padroni d’andare in Francia; questa mattina ne ha dato parte alli nostri compagni
et ha detto di partire domani. [I-Rvat, Cappella Sisitina, Diari, vol. 62]
[18 dicembre 1643 (lettera di Mazzarino a suo fratello)] Rendo ancora umilissimamente gratie al signor cardinale Antonio della permissione che ha data a Marco dell’Arpa di venire per qualche tempo a questa corte. [F-Pm, ms. 2217, c. 200v]
Si esclude l’ipotesi di Ademollo 1884, pp. 21-22, che la ‘Finta pazza’ possa essere stata
rappresentata nel febbraio 1645.
Frammento dalla «Gazette de France» (4 marzo 1645) poi ripreso in Zaslaw 1989, p. 16:
Il 28 [febbraio 1645] il re [Luigi xiv] diede un banchetto per la regina d’inghilterra, la
regina [consorte, Anna d’Austria], il duca d’Orleans, zio di sua maestà, e Madamoiselle
[prima cugina del re] … La sera vi fu una commedia italiana nella sala grande [di Palazzo Reale] e un ballo danzato da diversi nobili della corte …
[mia traduzione] Gli agenti diplomatici di Mazzarino mandavano indietro istruzioni in
vista d’ottenere il congedo dei migliori virtuosi d’Italia. A Roma, Elpidio Benetti, assecondato da Marco Marazzoli che ricevette un’assai consistente pensione dall’ambasciata di Francia come ricompensa dei suoi servizi passati [*], fece meraviglie.
[* in nota:] Nel 1660 Marazzoli riceveva ancora una pensione di 1000 lire da l’ambasciata (F-Pan, Ministère des Affaires Etrangers, Corresp. dipl., Rome, vol. 141, c. 171r).
Edita un «canzone» (‘Oh, che sempre tocchi a me’) alle pp. 3-5 dell’Appendice.
1914
Alberto Cametti, Orazio Michi «dell’arpa», «Rivista musicale italiana»,
xxi, 1914, pp. 201-277.
p. 219
Marco Marazzoli «nella compositione, nel suono dei tasti et dell’arpa eminentissimo»,
più tardi musico della regina di Svezia.
>
La citazione è tratta dal ‘Libro di punti della Cappella Pontificia’ (I-Rvat, Cappella Sistina,
Diari, n. 66, p. 178)
1920
Quattro arie tratte da melodrammi italiani del secolo xvii, a cura di Luigi
Torri, Padova: Zanibon, s.a.
>
Al n. 3 l’edizione di una cantata non specificata (cit. in Kast 1960), testo non rintracciato.
Ignoro la data, ma si deve intendere fra gli anni Dieci e Venti del Novecento, ovvero dopo il
1908 (nascita della Zanibon) e il 1932 anno della morte di Torri.
Cantella
1923
A. Cantella, Calderón de La Barca in Italia nel secolo xvii, Roma: Ausonia, 1923.
Fassò
1924
Luigi Fassò, Avventurieri della penna del Seicento: Gregorio Leti, Girolamo Arconati Lamberti, Tomaso Tomasi, Bernardo Guasconi, Firenze: Le
Monnier, 1924.
Rolandi
1927
Ulderico Rolandi, La prima commedia musicale rappresentata a Roma
nel 1639, «Nuova antologia», ottobre 1927, p. 523-528.
p. 523
… un raro opuscolo [lo scenario a stampa di Chi soffre speri del 1639, la copia ora in
I-Vgc] da me posseduto; un esemplare se ne trova anche nella biblioteca Ottoboniana
[= I-Rvat] e finora ignorato … ho recentemente trovato [il libretto] … manoscritto
nella biblioteca Ottoboniana [= I-Rvat, Ottob. Lat. 2259 (vers. 1637, incompl.)]
Cametti
Torri
Bibliografia
351
Alte Meister des Belcanto. Italianische Kammerduette des 17. und 18.
Jharhunderts, a cura di Ludwig Landschoff, Leipzig: Peters, 1927.
Landschoff
Ai numeri 17-19 edizione dei duetti ‘Che dite ch’io di voi m’innamori’, ‘Dell’aurora dai
dardi lucenti’ e ‘Su, destatevi, amanti, lasciate’.
<
Ludwig von Pastor, Geschichte der Papste seit dem Ausgang des Mitteralters mit benuzung des Papstlichen Geheim-Archives und vieler anderer Archive, 16 voll., Freiburg im Breisgan: Berlagshandlung, 1886-1932; in it.
Storia dei papi dalla fine del Medio Evo, Roma: Desclee, 1908-1934.
Pastor
1932
Nestore Pelicelli, Musicisti in parma nel secolo xvii, «Note d’archivio»,
x, 1933, pp. 32-43.
Pelicelli
1933
… Il Marazzoli era investito di un beneficio ebdomadario [sc. con funzione settimanale] nella cattedrale di Parma, come appare chiaramente dalla elezione di don Giulio
Benali allo stesso beneficio «per resignationem dicti domini domini Marci Marazzoli»
il 27 di febbraio 1637 [Arch. della Curia arciv. di Parma, Benef. necnon benefitiat, c. 87].
p. 38
Henry Prunières, Les musiciens du cardinal Antonio Barberini, in Mèlanges de musicologie offerts à M. Lionel de la Laurencie, Paris: Société française
de musicologie, 1933, pp. 117-122.
Pruniéres
[mia traduzione:] I registri che contengono i nomi dei Salari e companatici della famiglia dell’eminentissimo signor cardinale Antonio barberini son di due tipi. Gli uni danno
l’età, mese per mese, degli ufficiali domestici del cardinale e indicano l’ammontare del
loro soldo; gli altri riguardano gli artisti pensionati dal cardinale e riportano confusamente le firme di questi o dei loro mandatari riferendo l’ammontare delle somme a
loro pagate ogni mese o trimestre …
La lista dei musicisti della casa del cardinale indica per il 1637 [… citati: Vitali, Pasqualini,
vittori, Sances e] Marco Marazzoli – scudi 3.50. [dal tomo xiv, 1637-1642]
Quest’ultimo porta il titolo di «aiutante di camera» mentre gli altri sono classificati
sotto la rubrica «cappellani e musici». || Nel novembre 1639 Marco Marazzoli cessa
d’essere «aiutante di camera» per figurare con gli altri musicisti …
Mancano documentazioni a partire da questa data [1650], ma si può per una certa misura, supplire con i rendiconti del soldo che possediamo del 1657 e degli anni seguenti,
fino al 1664, che riferiscono i nomi di: Carlo Caproli: 〈scudi〉 15 – Marco Marazzoli: 3.60
…
p. 118
Hanry Carrington Lancaster, Calderon, Boursault and Ravenscroft,
«Modern Language Notes», 51, 1936, pp. 523-528.
Lancaster
1936
Raffaele Casimiri, ‘Disciplina Musicae’ e ‘Mastri di Cappella’ dopo il Concilio di Trento nei maggiori istituti ecclesiastici di Roma: Seminario Romano, Collegio Germanico, Collegio Inglese (sec. xvi-xvii), «Note d’Archivio», xii, 1935, pp. 1-, 73-; xv, 1938, pp. 1-, 49-, 97-, 145-, 225-; xvi, 1939, pp.
1-; xix, 1942, pp. 102-; 159-; xx, 1943, pp. 17-.
Casimiri
1938
Alle pp. 246-247 del n. xv (1938) si cita il passo dagli ‘Annales’ di Nappi poi ripreso da
Murata 1975, p. 343.
<
Harry Warren Hilborn, Cronology of the plays of don Pedro Calderón de
La Barca, Toronto: University of Tornonto Press, 1936.
Hilborn
1938
Carlo Schmidl, Dizionario universale dei musicisti, ii ed. in 2 voll. e suppl.,
Milano: Ricordi, 1936-1938 [i ed. Milano 1887].
Schmidl
1938
Marazzoli Marco … nato a Parma nel 1619 …
… Altro suo oratorio: Sant’Eustacchio, testo del cardinale Giulio Rospigliosi, partitura
nella Biblioteca Nazionale, Torino, ‘Raccolta Giordano’ …
ii, p. 31
Suppl., p. 503
1927
1933
p. 119
352
davide daolmi
Montalto
1941
Lina Montalto, Fra virtuosi e musici, «Rivista italiana del dramma», v/1,
1941, pp. 83-97, 193-209.
Lancaster
1945
Henry Carrington Lancaster, A history of french dramatic literature in
the seventeenth century, 6 voll., Baltimore: …, 1929-1945.
Macchi
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Giuseppe Macchi, Uno stampatore gallaratese a Roma nel Seicento: Giovanni Jacomo Rossi, Gallarate: Societa gallaratese per gli studi patrii, 1945.
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Rusconi, 1982.
Rundle
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replica di Hanry Carrington Lancaster], «Modern Language Notes», 62,
1947, pp. 382-389; 63, 1948, pp. 217-220.
Rolandi
1951
Ulderico Rolandi, Il libretto per musica attraverso i tempi, Roma: Edizioni dell’Ateneo, 1951.
Riproduzione fotografica del frontespizio dei due scenari di ‘Chi soffre speri’ (nn. 30-31).
<
Capponi
1953
Pier Maria Capponi, Marco Marazzoli e l’oratorio ‘Cristo e i Farisei’,
«Chigiana», x, 1953, pp. 101-106.
p. 103
… nel suo testamento, conservato all’Archivio del Vicariato e che nessuno aveva avuto
ancora l’idea di esaminare, egli [Marazzoli] dà … l’elenco esatto di tutte le sue musiche
con gli incipit e il numero delle pagine, elenco prezioso che ci ha permesso di ricostruire il grosso della sua produzione musicale in una vasata raccolta di musiche anonime
conservate nella Biblioteca Chigiana dove || passarono alla morte dell’autore. In tutto
16 volumi di musica …
Così sono venuti alla luce gli oratori precedenti ai due di Bologna, in tutto nove composizioni …; e insieme mottetti concertati e madrigali spirituali e profani a cappella che
rappresentano nella metà del ’600 un esempio ormai rarissimo di questo genere musicale; inoltre due nuovi melodrammi: L’Armida scritta probabilmente a Ferrara nel 1642
e il Capriccio scritto a Roma nel 1643 … infine ben nove volumi di cantate con e senza
strumenti, la maggior parte delle quali scritta per i principi Chigi e per la dimora del
pontefice Alessandro vii a Castel Gandolfo …
Non poche sono state le scoperte sensazionali … come ad esempio il riconoscimento,
nella scena della Fiera di Farfa del Chi soffre speri, dell’unica parte di quel melodramma
interamente affidata dal Mazzocchi all’inventiva musicale del giovane Marco Marazzoli;
e il ritrovamento di un torneo in musica scritto per Ferrara nel 1642 …
… gli oratori … sono racchiusi in un volume autografo con molte correzioni e in alcuni punti anche disgraziatamente incompleto.
p. 104
Rava
1953
Arnaldo Rava, I teatri di Roma, Roma: Palombi, 1953.
Abert
1954
Anna Amalie Abert, Claudio Monteverdi und das musikalische Drama,
Lippstad: Kistner & Siegel, 1954.
>
Frammenti da ‘Chi soffre speri’ e ‘Dal male il bene’ (p. 222 e s egg.).
Valbuena
1954
Pedro Calderón de La Barca, La dama duende y No hay cosa como
callar. Comedias de capa y espada, a cura di Ángel Valbuena Briones,
Madrid: Espasa-Calpe, 1954.
Mancini
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Calderón in Italia. Studi e ricerche, Pisa: Libreria Goliardica, 1955 (Studi
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Bibliografia
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Barberini
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Blunt
1958
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Camillo Berra, Torino: Utet, 1958; 19682; 19813.
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Incisa
1959
Pier Maria Capponi, Marazzoli Marco, in Enciclopedia dello spettacolo, 11 voll.
a cura di S. D’Amico, Roma: Le Maschere, 1954-1968, vii (1960), coll. 88-90.
Capponi
[mia sintesi:]
– nato a Parma nel 1619 (?)
– formatosi a Parma, alla scuola strumentale legata alle rappr. del teatro della Pilotta
– composiz. giovanili molto personali, recitat. aderente al testo e cromatismi
– probabili contatti con gli intermedi monteverdiani di Parma
– alunnato presso Allegri
– 1637: a Roma presso i Barberini come virtuoso d’arpa
– 1637, 23 maggio: entra nella cappella pontificia come tenore soprannumerario
– 1639: collabora alle musiche di Chi soffre speri (già del 1637 con musica di Mazzocchi),
in particolare ler l’intermedio la Fiera di Farfa – Milton fra gli spettatori
– 1640 ruolo definitivo di tenore, poi conservato tutta la vita
– 1640, 7 luglio: si trasferisce a Ferrara per musicare Amore trionfante dello Sdegno (rappr.
dai Bentivoglio per le nozze Martinengo-Bonelli)
– 1641, febbraio: torna a Roma
– 1641, 16 novembre: torna a Ferrara con una compagnia di cantati per il carnevale;
ripresa di Amore trionfante per la visita del principe Taddeo Barberini
– 1642, carnevale: chiamato a Venezia da Grimani per Eco e Narciso immortalati (30
gennaio, teatro SS. Giovanni e Paolo; p. di O. Persiani) già musicato per Roma da F.
Vitali, ma riadattato da Marazzoli perché la vecchia musica era «conforme a mottetti»
– allestito il suo Amori di Giasone e Isifile
– 1642, 4 marzo: a Ferrara musica l’introduzione a un torneo per Taddeo Barberini –
musica anche Pretensioni del Tebro e del Po
– 1643: scritturato dal segretario di Mazzarino, Elpidio Benedetti, per rappresentazioni
a Parigi
– 1643, 28 novembre: parte per Parigi con una compagnia di cantanti fra cui L. Baroni
– 1645, febbraio: rappresentato per Luigi xiv il suo Giudizio della Ragione (p. F. Buti), già
musicato a Roma ma riadattato alla stile francese
– 1645, 28 giugno: a Roma (Parigi lo gratifica con uno stipendio di 1000 livres annue) è
compositore ufficiale della corte pontificia
– accademie per Ariccia e Castelgandolfo
– 1653: con Abbatini musica Dal male il bene per le nozze di Maffeo Barberini e Olimpia
Giustiniani
– 1654: musica Armi e amori
– 1656: musica La Vita Umana per i festeggiamenti per Cristina di Svezia
– 1657: musica Amore malato inviato a Parigi e rappresentato (sala del Louvre) il 17
gennaio con entrées di Lully
– 1662: muore per un malore durante il servizio in cappella
col. 88
col. 89
1960A
354
davide daolmi
Capponi
1960B
Pier Maria Capponi, Mazzocchi Virgilio, in Enciclopedia dello spettacolo,
11 voll. a cura di Silvio D’Amico, Roma: Le Maschere, 1954-1968, viii (1960),
ad vocem.
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Paul Kast, Marazzoli Marco, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart,
14 voll. a cura di Friedrich Blume, Basel–London–New York, Bärenreiter,
1949-1968, viii (1960), coll. 1611-1614.
Valbuena
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Pedro Calderón de La Barca, Obras completas, II. Comedias, a cura di
Ángel Valbuema Briones, Madrid: Aguilar, 1960.
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Per Bjurström, Giacomo Torelli and the baroque stage design, Stockholm:
Almqvist & Wiksell, 1961.
Capponi
1961
Pier Maria Capponi, Rospigliosi Giulio, in Encicl. dello spett., 11 voll. a cura di
Silvio D’Amico, Roma, Le Maschere, 1954-1968, viii (1961), coll. 1213-1215.
Kast
1961
Paul Kast, Biographisce Notizen zu römischen Musikern des 17. Jahrhunderts, «Analecta musicologica», i, 1963, pp. 38-69.
p. 50
[I-Rvic, Liber mortuorum, Chiesa Nuova, p. 48] Dominus Marco Evangelista Marazzolus,
Parmensis, annorum 55, aule pontificie cantor, ex parochia S. Nicolai, obiit die 27
ianuarii 1662 etin sepulcro eorundem cantorum sepultus fuit.
[I-Rvic, Liber mortuorum, Nicolai in Arcionibus, c. 49v] Die 27 ianuarii 1662. Dominus
Marcus Marazzoli, aetatis suae annorum 60 circiter, in communionem Sanctae matris
Ecclesiae, animarum summo Deo reddidit; habitabat in quadam domo quondam
Thomae Corcai, posita in via Felicii; cuius cadaver eodem die fuit trnslatum ad
ecclesiam S. Philippo Neri, et die sequenti fuit in eadem ecclesia humatus, sacramentis
non fuit munitus ex eo quod fuit morte repentinae praeventus.
[I-Rvic, Liber status animarum, Nicola in Arcione, 1639, c. 184v] 1639 – Signor Marco
Marazzoli da Parma, musico di Cappella [Sistina], sacerdote di anni 31 …
[I-Rvic, Ivi, 1646, c. 19v] 1646 – Il signor don Marco Marazzoli, sacerdote e beneficiato
di S. Maria Maggiore [di anni] 45 …
[I-Rvic, Ivi, 1650, c. 115v] 1650 – Reverendo don Marco Marazzoli d’anni 40 …
[I-Rvic, Ivi, 1656, c. 54r] 1656 – Signor don Marco Marazzoli [di anni] 47 …
[I-Rvic, Ivi, 1656, c.n.n. («strada Rosella»)] 1658 – Signor Marco Marazzoli [di anni] 52 …
[I-Rvic, Ivi, 1661, c. 44r («[via] Felice»)] 1661 – Signor don Marco Marazzoli sacerdote
[di anni] 58 …
[I-Rvat, Cappella sistina, Diari, n. 79] 25 [gennaio 1662], mercoledì … dopo cantato
Matutino et Terza, nel principiare l’Introito sopragiunse uno spaventoso accidente al
signor Marco Marazzoli dove subito fu dato aviso alla Camera di N.S. dove com- ||
parvero in cappella alcuni bussolanti, quali mandorono in Floreria per una sedia et
fattolo portare in detta Floreria li fu fatto dare un bottone di foco con l’assistenza
d’alcuni signori compagni. Piaccia a Sua Divina Maestà [scampi] sì da questo come
da ogni altro male, Amen.
26, giovedì: tutti li signori compagni presenti; si cantò solo la messa per ragione della
morte del signor Marazzoli, quale successe alle otto ore della notte antecedente.
27, venerdì: all’ora solita in Chiesa Nuova adunati li maggior numero de’ signori compagni, li prove [?] bene di non esporre il corpo … ma di esporre semplicemente un
cavalletto con quattro torcie … Mentre si stava trattando questo negozio comparve
un procuratore della Reverenda Cammera quale ordinò che si esponesse il corpo con
dodici torcie et in abito sacerdotale … et fatto vestire il defonto con l’abbiti sacerdotali se li cantò la messa et il solito responsorio …
p. 50
p. 51
p. 52
>
Il ‘Diario’ era già noto a Reiner 1963, che tuttavia non ne aveva trascritto i passi.
Bibliografia
355
Stuart Reiner, Collaboration in ‘Chi soffre speri’, «The music review», xxii,
1961, pp. 265-282.
Reiner
[mia traduzione:] … che [l’atto di battesimo di Marazzoli] non si sia trovato [nei registri battesimali di Parma] permette di supporre che, sebbene i suoi genitori fossero certamente parmigiani, la sua nascita potrebbe essere avvenuta altrove.
… la notizia della sua sepoltura, datata 1662, riporta che aveva 55 anni quando morì nel
gennaio di quell’anno; una notizia della morte, datata 27 gennaio 1662, lo dice di «circa
sess’antanni».
… La data del 27 gennaio, che si accorda con quella data nella notizia della sepoltura
citata, sembra però sbagliata: un’altra notizia di morte (che non dà l’età) è datata 25
gennaio 1662 … e un diario della Cappella Sistina riferisce, in una registrazione del 26
gennaio, che la morte di Marazzoli «successe alle otto ore della notte antecedente» …
Enrico Celani pubblicò più una parafrasi che una citazione di una vicina registrazione
di questo diario, ma concluse che Marazzoli morì il 26 gennaio. Ciò potrebbe essere
riferito a un calcolo delle ore notturne come a qualcosa di separato (secondo cui la
morte di Marazzoli potrebbe essere avvenuta ca. alle 3 di mattina del 26 gennaio); ma è
dubbio se la precisazione sul tempo del diarista debba essere in tal modo interpretata,
dato che a c. 40r dello stesso diario si legge: «la notte alle 3 ore e mezza si cantò il solito
matutino». Si deve ritenere che il calcolo del diarista e il nostro possano essere sostanzialmente gli stessi e che Marazzoli sia morto il 25 gennaio.
Il conto dello speziale dell’anno [1631] elenca i prodotti forniti alle persone che accompagnavano il cardinale Antonio Barberini, a sue spesa, nella legazione di Urbino. Il conto copre il periodo dal 26 giugno al 4 ottobre 1631. La settima voce elencanta (in data 28
giugno) sono pillole di rabarbaro per un ammontare di 42 baiocchi per «il signor Marco
Marazzoli» [I-Ras, Miscellanea famiglie, busta 14 (Barberini), fasc. 6, c. 8r]
Si corregge l’effermazione di Capponi 1953 circa un «testamento conservato nell’Archivio
del Vicariato» che invece giace presso I-Ras, Notari, Segretari e cancellieri della reverenda
camera arcivescovile, vol. 2082; l’opposizione alle volontà di Marazzoli e la conseguente
decisione di redigere un inventario sono riportati in I-Rvat, Cappella sistina, Diari 79, cc.
6-7; Reiner offre una descrizione del documento (nota 20):
p. 267 nota 7
1961
p. 267
p. 267 nota 9
p. 268
p. 270-271
– c. 49: lettera ufficiale di Urbano viii (20 novembre 1641) che permette a Marazzoli di redigere
le proprie volontà senza far ricorso a notai o testimoni
– cc. 48, 50, 51: il testamento (senza data)
– c. 47: fede di acquisizione dei precedenti documenti da parte del notaio responsabile dell’inventario (27 gennaio 1662)
– cc. 35-39, 42-46, 56-58: inventario (26, 27 e 31 gennaio 1662)
– cc. 166-167: ordine di Alessandro vii (12 aprile 1662) affinche i termini delle volontà siano onorati «contingent upon the chief beneficiary’s payment of 2000 scudi»
– c. 164: l’ordine di questo pagamento (28 aprile 1662)
– cc. 163, 165, 170: fede del pagamento e rinuncia a ulteriori pretese della Camera apostolica (29
aprile 1662)
– c. 40: fede dei beneficiari di aver ricevuto i beni (1 maggio 1662)
Helen Wessely-Kropik, Lelio Corista. Ein römischer Meister von Corelli:
Leben und Umwelt, Wien: …, 1961.
Wessely–Kropik
[mia traduzione:] … oltre ai circa sette [musicisti] permanenti per le rappresentazioni
teatrali, fra i dignitari della corte papale incontriamo come strumentisti in carica i «musici
di Castel Sant’Angelo» (senz’altra specificazione). Fra i più noti ecclesiatici e cantori
papali non sorprende ritrovare Marco Marazzoli nell’elenco dei «camerieri extra» (16561660)[*], Antonio Maria Abbatini «bussolante» di Clemente ix (1667-1669), o anche
Francesco Boccalini e Pietro Paolo Cappellini, fra gli «scudieri» di Alessandro vii. [* IRas, Cam. i, Spese del maggiordomo, buste 1408, 1410, 1415, 1415]
p. 43
Le piante di Roma, 3 voll. a cura di Amato Pietro Frutaz, Roma: Istituti di
studi romani, 1962.
Frutaz
1962
Urbano Barberini, Il «Grande studio» del Thorvaldsen, «L’Urbe«, xxvi/5,
1963, pp. 3-8.
Barberini
1963
Jorgen B. Hartmann, Gli studi di Thorvaldsen in Piazza Barberini, «L’Urbe», xxvi/1, 1963, pp. 1-18.
Hartmann
1963
1961
356
Mischiati
davide daolmi
1963
Oscar Mischiati, Per la storia dell’oratorio a Bologna. Tre inventari del 1620,
1622 e 1628, «Collectanea historiae musicae», iii, 1963, pp. ….
p. 131
Questi documenti [sc. gli inventari] sono oggi conservati all’Archivio di Stato di Bologna e
fanno parte dell’Archivio dei padri Filippini dell’oratorio di Santa Maria di Galliera [*]
[*in nota:] Bologna, Archivio di Stato, Conventi soppressi. Padri Filippini di Santa Maria di Galliera, 112/5995, mazzo n. 6.
… il n. 14 [del iii inventario] è ripetuto per ben altre tre volte ai nn. 212, 275 e 291; esso
corrisponde con tutta probabilità a qiell’oratorio anonimo oggi conservato nel codice
Barberiniano 4209 (vecchia segnatura xlvii, 80) della Biblioteca Apostolica Vaticana,
di cui verrebbe quindi autorizzata l’attribuzione a Marco Marazzoli.[*]
[*in nota:] Celani 1905, p. 140. È da osservare però che il Celani riporta come inizio del
testo Son torbide procelle.
p. 131 nota 1
p. 135
p. 135 nota 7
p. 142
c. 29r
p. 143
c. 30v
[14]
p. 145
c. 32v
[68]
p. 152
p. 153
c. 37v [212] 204.
c. 38r [231] 219.
p. 155
c. 39r [275] 262.
c. 39v [275] 278.
c. 40r [304] 291.
p. 156
iii. Nota degli oratori in musica che sono appresso i padri della congregazione
dell’oratorio di San Filippo Neri di Bologna.
Santa Catterina Vergine Maria, oratorio a 5 – Con torbide procelle – Musica del
signor Marazzoli.
Santa Giustina di Padova, oratorio a 5 – Dal romano guerriero – Musica del
signor Marazzoli.
Santa Catterina …
Per ogni tempo, oratorio a 5 – Si dissolve e svanisce – Musica del signor
Marazzoli.
Santa Catterina …
Santa Catterina … Poesia del signor don Lelio Orsini.
Natale di Nostro Signore overo Primo giorno dell’anno, oratorio a 5 – Ecco di
mille e mille freggi adorno – Musica del signor Marazzoli.
Barberini
1964
Urbano Barberini, Il «Grande studio» del Thorvaldsen secondo la tradizione Barberini, «L’Urbe», xxvii/5, 1964, pp. 1-4.
Hartmann
1964
Jorgen B. Hartmann, Il «Grande studio» del Thorvaldsen: una nuova ipotesi, «L’Urbe», xxvii/2, 1964, pp. 3-11.
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Pedro Calderón de La Barca, Casa con due porte mal si guarda, prefazione, traduzione e note di Antonio Gasparetti, Roma: Paoline, 1966.
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Christina’s arrival, in Queen Christina of Sweden: Documents and studies, a
cura di Magnus von Platen, Stockolm: Norstedt, 1966 (Analecta Reginensia, 1), pp. 244-261.
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1966
Nino Pirrotta, Il caval zoppo e il vetturino, «Collectanea histriae
musicae», iv, 1966; ripubbl. e annotato in Id. Scelte poetiche di musicisti,
Venzia: Marsilio, 1987, pp. 265-275.
>
Riferimento a Melosio 1672 (p. 272 dell’ed. 1987).
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Helmuth Osthoff zu seinem siebzigsten Geburtstag. Überreicht von Kollegen,
Mitarbeitern und Schülern, Tutzing: H. Schneider, 1969, pp. 129-134.
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anhang
p. 131
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Conti delle spese per la comedia alle 4 Fontane l’anno 1637
brutto
Scritt‹o›re [recte scritture] del Signor Mazzocchi ................................................................. 84.—
Scritt‹o›re [recte scritture] del Signor Marco ........................................................................... 42.10
1968
1968
netto
82.—
42.10
Laura Pietrangeli, Il teatro barberiniano, tesi di laurea, rel. Giovanni
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Witzenmann
1969
[mia traduzione:] L’opera Il capriccio viene rappresentata per la prima volta all’ambasciata francese a Roma con il titolo Il giudizio della Ragione fra la Beltà e l’Affetto.[*]
Capponi suppone che Marazzoli abbia rinominato la partitura durante il viaggio in
Francia … L’ipotesi di Capponi trova conferma nelle filigrane …
[* in nota] … è in preparazione uno studio di Capponi sui problemi del Capriccio …
p. 61
Remo Giazotto, Quattro secoli di storia dell’Accademia nazionale di Santa
Cecilia, Roma: Accademia di Santa Cecilia, 1970.
Giazotto
Si dice (p. 119) che l’archivista Luigi Rossi (1830-1849) considerava senza prove alcuni
musicisti seicenteschi membri dell’Accademia. A p. 181 si accenna a ‘Dal male il bene’ come
rappresentato per la prima volta a Pesaro nel 1653.
<
Thoma D. Culley, Jesuits and music: a study of the musicians connected
with the German College in Rome during the 17th century and of their activities in northern Europe, Roma: Jesuit historical institute, 1970.
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p. 30 nota 35
[Capponi 1970, col. 89] offre date precise per molte situazioni di Marazzoli fra il 1640 e
il 1642, ma non rivela le fonti d queste informazioni. Si presume che Capponi abbia
documentazioni, forse dalle introduzioni dei libretti a stampa, che che tali date siano
corrette. Ho scritto al signor Capponi ma non ho ricevuto risposta.
Bianconi–Walker 1975
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Walker
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[comunicazione al termine dell’intervento:] Reiner Non ho ben afferrato se il professor
Walker ha detto che il Narciso et Ecco immortalati resta tuttora un’opera anonima. –
Walker No, l’ho elencato come opera dubbia di Cavalli. – Reiner Ecco, in effetti esistono dei documenti che ci permettono di attribuirla ad altri, cioè delle lettere di Marco
Marazzoli nelle quali si prospetta un suo rifacimento o addirittura una sua sostituzione, prima dell’esecuzione, delle musiche già composte per il libretto di Filippo Vitali
[recte per le musiche di Filippo Vitali già composte per il libretto] (Ferrara, Archivio di
Stato, Archivio Bentivoglio, mazzo 126, passim)
p. 16
Antonio Maria Colini, L’Isola della Purificazione a Piazza Barberini,
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Hammond
1979
[I-Rvat, Vat. lat. 13363, c. 3r, lettera di Giulio Rospigliosi al fratello Camillo, 16.i1640] …
questi signori paggi del signor principe [Taddeo Barberini] vanno mettendo all’ordine
un’azione intera che durerà poco più di due ore nella quale, senza mai parlare o cantare,
si rappresenterà a l’uso di suono e ballo la pazzia d’Orlando, con abbattimenti di cavalieri e feste di pastori; il che qua giungerà nuovo e di gusto, per non esser stata più fatta
cosa alcuna in simile genere. Il signor cardinale [Antonio] mi ha commesso di fare il
prologo che si farà in musica …
p. 117 nota 71
360
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p. 343
[I-Rvat, Vat. lat. 13364, c. 180v. Giulio Rospigliosi al fratello Camillo, Roma, 7.ii.1643] Una
bella commedia in musica [Il giudizio della ragione] e benissimo recitata si fa questo carnevale in casa del signor conte di Maraciano, e ne mando a V.S. l’argomento, come anche
quello di Santo Eustachio che fa rappresentare qui in borgo il signor cardinale Barberino,
benché quest’anno sia cosa assai più positiva e più ordinata del solito.
[I-Rvat, Vat. lat. 13367, cc. 20-24. Giulio Rospigliosi al fratello Camillo, Roma, 14.ii.1654]
Pochi giorni prima di Natale il signor cardinal Barberino mi accennò che la signora donna Olimpia desiderava che il signor cardinal Carlo Barberino facesse fare un poco di commedia in musica per questo Carnevale, e per‹ci›ò il signor cardinal mi soggiunse avrebbe
avuto gusto che l’abate mio nipote [Iacopo] facesse qualche cosetta cavata da alcuna commedia spagnola, come è seguito, con un poco di direzione che ebbe da me. La commedia
è intitolata Dal male il bene. Fu fatta la prima volta giovedì sera con molta approvazione
universale perché se bene non si erano macchine, quello che tocca all’esquisitezza della
musica, de’ recitanti, degl’abiti e delle scene non può esser maggiore. L’abate e il signor
Mancini assistevano dientro al palco e si portarono benissimo perché il tutto passò
egregiamente. Il Fedi nostro paesano, soprano in Santa Maria Maggiore, fa la parte di
Donna Elvira con tanta eccellenza che non può esser più. E non è poco per esser la prima
volta che ha recitato. Si rifarà questa sera e poi un’altra volta o due. Si rappresenta nel
palazzo del principe di Palestrina dove si è recitata anche una bella commedia del signor
principe Gallicano con intermedi in musica …
p. 349
Profeti
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… dal luglio 1629, lo stesso registro [I-Rvat, Archivio Barberini, Computisteria] porta
diverse spese fatte per Marco Marazzoli e per la sua arpa.
p. 691 nota 12
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[mia traduzione dall’Introduzione:] … Secondo quanto riportato nel suo testamento
nel 1626 Marazzoli si trasferì a Roma dove, nel 1634, divenne beneficiario di Santa Maari
Maggiore. [c.n.n.]
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Argomento e scenario dell’opera [Chi soffre speri del 1639] simile a quello già pubblicato nel 1637 … Ogni atto ha una scena in più; nel I compaiono due «giovanetti forastieri»;
nel II è aggiunta una scena fra questi forestieri e i servi d’Egisto; nel III una scena con
Dorillo e Moschino è sostituita con una dove appaiono «Dorillo e Cicalino, paggio
d’Alvida»; inoltre è aggiunta una scena con «Dafne, Lidia, Nerea che avanzano cantando» … Il primo intermedio è simile ma non c’è il combattimeno fra pastori e il ballo
s’interrompe perché si turba il || Tempo. Il secondo intermedio è del tutto nuovo: una
«fiera» con genti e mercanzie varie con un ballo in cui «per accidente nasce contesa fra i
cavalieri». Il terzo intermedio è identico a quello della precedente edizione.
p. 232
William H. Huffman, Robert Fludd and the End of the Renaissance, London: Routledge, 1988.
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Giuseppe Ottavio Pitoni, Notitia de’contrapuntisti e compositori di musica, a cura di Cesarino Ruini, Firenze: Olshki, 1988.
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Marco Marazzoli. Musico della Cappella pontificia, nel qual servizio entrò alli 23
maggio 1637 per tenore; compositore d’orato- || ri, di cantate diverse, applaudito ne’
suoi tempi, li quali oratori si conservano in Santa Maria della Vallicella, detta la Chiesa
Nova di Roma. Fu eccellente nel suonar l’arpa; lasciò al collegio de’ cantori del papa un
annuo anniversario et un altro al collegio de’ beneficiati di Santa Maria Maggiore di cui
era beneficiato. Si vede qualche cantata morale inserita nel libro delle † [= opera perduta] poesie poste in musica da Gioseppe Giamberti stampate in Orvieto l’anno 1628. Si
vede anco un dramma intitolato La Vita umana o vero Il trionfo della Pietà, dedicato alla
regina di Svezia e recitato nel teatro Barberino e anco stampato in Roma l’anno 1658 per
il Mascardi, parole di Giulio Rospigliosi, poi Clemente ix di santa memoria. Nella Drammaturgia di Leone Allacci, foglio 24, dà notizia anco del dramma intitolato Gli amori di
Giasone e d’Isifile, festa teatrale di Orazio Persiani posta in musica da Marco Marazzoli,
et al foglio 610 anco Dal male il bene, dramma musicale posto in musica dall’Abbatini e
dal Marazzoli, recitata con l’occasione delle nozze delli signori principi di Pellestrina e
di Olimpia Giustiniani e di novo più volte alla presenza della regina di Svezia nell’istesso palazzo con apparati e scene superbissime.
p. 277
p. 278
Manoscritto (di cui sopravvivono più copie) redatto in tempi successivi e completato intorno al 1730.
<
Maria Grazia Profeti, «Armi» ed «amori»: la fortuna italiana di ‘Los empeños de un acaso’, in Estudios sobre Calderón y el teatro de la Edad de oro.
Homenaje a Kurt y Roswitha Reichenberger, a cura di Francisco Mundi
Pedret, Barcelona: Ppu, 1989; rist. in Maria Grazia Profeti, Materiali,
variazioni, invenzioni, Firenze: Alinea, 1996 (Commedia aurea spagnola e
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1989B
p. 233
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davide daolmi
Zaslaw
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Neal Zaslaw, The First Opera in Paris: a Study in the Politics of Art, in
Jean-Baptiste Lully and the Music of the French Baroque: Essays in Honor
of James R. Anthony, a cura di John Hajdu Heyer, Cambridge: Cambridge
University Press, 1989, pp. 7-23.
p. 15
[mia traduzione:] Malgrado l’impegno e le enormi spese per raccogliere la prima compagnia italiana a Parigi, non vi fu un vero evento pubblico e (diversamente dalle altre sei
opere di Mazzarino [dalla Finta pazza in poi] …) giornali, corrispondenza diplomatica, diaristi e redattori di feuilletton rimasero stranamente in silenzio. Se non fosse per
due accenni, uno dalla «Gazette de France» e l’altro da una lettera di Atto Melani, non vi
sarebbe stato modo di sapere che qualcosa accadde.
[I-Rvat, Vat. lat. 13364, lettera di Giulio Rospigliosi al fratello Camillo, 7.ii.1643]… è
stato più volte fatta recitare in musica una bella operetta morale intitolata Il giudizio
della Ragione … et per essere breve, curiosa et ben rappresentata è stata molto commentata dalli ascoltatori …
p. 17 nota 25
>
Zaslaw è convinto che questa sia l’opera rappresentata a Parigi (come già diceva Capponi
1953) perché: a) è stata l’ultima opera di Marazzoli prima della sua partenza; b) il manoscritto della partitura benché scritto su carta itliana solitamente usata dal compositore,
presenta un foglio di carta francese (così Witzenmann 1969); c) le circostanze della prima
romana suggeriscono una soponsorizzazione francese.
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1990
Chiara Bartoluzzi, L’inedita tragedia ‘Adrasto’ di Giulio Rospigliosi, poi
Clemente ix, tesi di laurea in Lettere (rel. Claudio Scarpati), Milano: Università Cattolica, 1990.
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Specchio di Roma barocca: una guida inedita del xvii secolo insieme alle
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di Claudio Annibaldi, Bologna: Il Mulino, 1993, pp. 253-266.
[1993] p. 256 nota 6
[F-Pre. Archives, C. P. Rome, vol. 144, c. 90v, 22.i.1662] Marco dell’Arpa, musico di cappella
e bussolante del papa, mercordì mattina muorì all’improvviso nel Palazzo Pontificio con
sentimento di Sua Santità che, per alleggerirgli o divertirgli la soffocazione del catarro,
fece fare da’ suoi propri medici tutti i possibili rimedi; e con molto maggiore diligenza fu
subito spedito a pigliare possesso a casa sua di tutte le sue robbe assai preziose, oltre le
molte migliaia di scudi, per non avere parenti, ed era molto ricco perché teneva carozza, e
fra l’altre cariche vaca un benefiziato in Santa Maria Maggiore.
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Simona Cioffetta, Lo ‘Studio d’architettura civile’ edito da Domenico de
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ampliamento di Id., La ‘musurgia mirifica’ di Athanasius Kircher: la composizione musicale alla portata di tutti nell’età barocca, «Musica/Realtà»,
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Athens/Parthenon/9704/kircher.html>]
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1994
A p. 97 è una foto dell’«arpa barberina» appartenuta a Marzzoli, ora al Museo degli strumenti musicali di Roma. Ivi è la ‘Venere che suona l’arpa’, il dipinto commissionato da
Marazzoli a Giovanni Lanfranco in cui è raffigurato il suo strumento. A p. 223 è poi un’incisione della ‘Nave di Bacco’, carro della giostra del Saracino (1635), dove fra i vari
strumentisti si scorge un’arpa assai simile allo strumento barberino: che l’esecutore possa
indentificarsi con Marazzoli?
<
Pierluigi Petrobelli, Music in the Theatre: Essays on Verdi and other composer, Princeton: Princeton University Press, 1994; vers. it. La musica nel
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[I-Rvat, Cappella Sistina, Diari, n. 73, 1655, 14 ottobre] … [Marcantonio Pasqualini] si
dolse del del signor Marco [Marazzoli] dicendo che andasse spargendo [voce] di esser
stato fatto maestro di cappella della Camera Segreta di N.S., et che. per esser lui [sc.
Pasqualini] al presente maestro di cappella, la pareva che se li facesse affronto …
… [Marazzoli si difese dicendo che non aveva ma detto quelle cose] ma che poteva aver
detto che dovendo venire la regina di Svezia, monsignor maggiordomo, d’ordine di N.S.,
gl’aveva dato l’incumbenza delle musiche e feste che si dovevano fare …
p. 312 nota 6
Arnaldo Morelli, Il mecenatismo musicale di Cristina di Svezia. Una riconsiderazione, in Cristina di Svezia e la musica, atti del convegno internazionale (Roma, 5-6.xii.1996), Roma: Accademia nazionale dei Lincei,
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Fabris
1999
[Giovanni Bentivoglio (Scandiano) a Cornelio Bentivoglio, 15 sett. 1640] … Domattina
[= domenica] mando la maggior parte della gente: ha bisognato pigliar carozze, non ci
essendo barche per la scarsezza dell’acqua. Le carozze si sono prese [= si sono pagate
perché arrivino] sin al Finale dove saranno domani sera, credendo necessario che al
venerdì questa ella spedisca subito al Finale con ordinare, conforme le liste che vedrà
incluse, chi ha da venire a Trecenta e chi bada anadare a Ferrara … [nella lista si legge,
fra l’altro:] Seconda 〈carrozza〉: Signor Marco 〈Marazzoli〉 … Servitore del signor Marco …
[adespota, forse gli stessi di cui soprada Scandiano, 25 sett. 1640] Il signor don Ascanio
Pio, signor Marchese Martinengo e molti altri cavalieri al numero di dodici, fra i quali
sono ancor io, risoluto di dare un poco di allegria al Carnevale presente con fare una
festa in musica e con machine; e perché il signor Marco Marazoli, servitore di V.E., con
le sue composizioni ha dato saggio tale del suo valore che non può desiderarsi maggiore, desidererebbero questi cavalieri d’esser onorati da V.E. che il signor Marco potesse
trattenersi per dar vita e spirito alla festa col metterla in musica …
[Marazzoli (Ferrara) a Cornelio Bentivoglio, 9 nov. 1640] Ascanio Pio chiede a Marazzoli
di scrivere a Bentivoglio perché torni in città: ci sono problemi per il carnevale.
[Giovanni Bentivoglio (Roma) a Cornelio Bentivoglio (Ferrara), 13 mar. 1641] Giovanni Bentivoglio riferisce che Marazzoli è disposto a tornare a Ferrara per il successivo carnevale.
[Marazzoli (Roma) a Cornelio Bentivoglio (Ferrara), 27 apr. 1641] Sulle sorti di una
promettente cantante (Veronica Santi).
Tre lettere di Marazzoli (Roma) a Cornelio Bentivoglio (Ferrara) del 22 maggio, 27 luglio
e 3 agosto 1641 sempre in merito a Veronica Santi.
[iidem, 17 ago. 1641] … [in merito al prossimo carnevale] Bisogna parlare e consultarsi
col autore dell’opera che credo sarà il signor don Ascanio [Pio] …
[iidem, 21 ago. 1641] … Il signor Antonio Grimani, il castrato, ha mandato un’opera al
signor Filippo Vitali da mettere in musica volendosene servire in Venezia per il futuro
carnevale, e poiché ho presentito che il sopradetto signor Vitali andarà in Venezia per
guidare detta opera …
doc. 1017
1998
p. 313 nota 7
doc. 1018
doc. 1021
doc. 1032
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docc. 1037-1039
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davide daolmi
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doc. 1055
doc. 1057
docc. 1058-1059
doc. 1066
doc. 1067
Hammond
Profeti
[iidem, stesso giorno] … Filippo Vitale compone un’opera per Venezia mandatagli dal
Grimani ed incaparra molti musici per andar *** a rappresentar colà questo carneval
che viene …
[iidem, 14 sett. 1641] Invio a V.E. un’arietta fatta di pochi giorni; le parole sono del signor
Benigni e sono assai graziose. Ne ho fatte altre del signor abbate [Giovanni Bentivoglio],
quali di mano in mano gliele andarò inviando acciò il signor Stefano le possi onorare
…
[iidem, 16 ott. 1641] Riferimento alla «signora Girolama» (Rossi?).
[iidem, 19 ott. 1641] … chi sente Antonio Grimani che qui in Roma dice che [l’opera per
il prossimo carnevale] la fa il Monteverde, chi sente Ravani che dice che l’ha fatta Filippo Vitali, e già ne sono date fuori le parti … non vorria guastare tutte le cose mie per
venir a stare a guardar gl’altri … Mi dà fastidio un poco i musici di capella [Pontificia]
compagni quali, conforme al solito invidiosi, però qualche d’uno sparleranno del mio
poco servire: per li nove mesi l’anno passato, cinque quest’altro …
[Marazzoli (Roma) a Giovanni Bentivoglio (Ferrara), 19 ott. 1641] Si ribadiscono le stesse cose.
[Marazzoli (Roma) a Cornelio Bentivoglio (Ferrara), 23 ott. 1641] … la composizione
[Narciso ed Ecco (?) da farsi a Venezia] la sentirà, perché sono molti fermatamenti [=
interruzioni], e V.E. ne avvisi detto signor Grimani, perché quando si lasciarà ridurre,
sotto alla festa, si trovarà intricatissimo, essendo che è tanto goffo lo recitativo, e le
ariette tante sciocche che, 〈anche〉 se avesse i primi recitanti del mondo, l’opera non si
potria mai fare onore. Io sono tanto schiavo alla gentilezza di questo signore [Grimani]
per la 〈cortesia〉 che ha avuto della mia persona col commandarmi che lo venghi a servire che io 〈ho desiderio〉 che le sue cose passino bene e che non vi abbia ad esser paragone dal suo teatro [dei Santi Giovanni e Paolo] agl’altri. Di modo che essendo così
belle le parole [di O. Persiani], è meglio che V.E. permetta in considerazione che ci rimedi tanto che si ha tempo; che sarebbe il mandarmi l’opera a me, o qualche parte di
essa almeno, perché per strada solamente mi basta l’animo di farla e nel medesimo
tempo che sarò arrivato che medesimamente sia fatta; che ben sarò poi a tempo a far
l’altra [opera, gli Amori di Giasone], ché non ho paura di far presto e bene e farmi
onore. Sono stato pregato a metter le mani in questa parte che ha questa ragazza ad
allettar le ariette 〈perché〉 abbiano spirito, ma io non solo non l’ho voluto fare 〈per
rispetto (?)〉 del signor Vitali, ma 〈preoccupato (?)〉 che il signor Grimani non 〈si fosse
(?)〉 lamentato col voler fare quello che non mi tocca e non mi vien commandato …
[iidem, 2 nov. 1641] … della qual cosa [la partenza di Veronica Santi] prima ch’io parti
aspettarò la risposta, ma lo facci subito perché non vi è tempo …
[iidem, 12 apr. 1642] Disguidi sul pagamento a Marazzoli; si accenna alla sua permanenza a Venezia.
[Marazzoli (Roma) ad Annibale Bentivoglio (Ferrara), 30 apr. 1642] Altri disguidi.
[Marazzoli (Roma) a Cornelio Bentivoglio (Ferrara), stessa data] … ho fatto il motetto
che ella[?] mi commandò a Venezia per quella monaca: e domenica devo andarlo a
sentire …
Altre due lettere di Marazzoli ad Annibale Bentivoglio del 5 e 31 liglio 1642, argomenti diversi.
[Marazzoli (Roma) a Cornelio Bentivoglio (Ferrara), 9 lug. 1645] Sulle umiliazioni di
Leonora Baroni dopo la caduta dei Barberini.
[Marazzoli (Roma) ad Annibale Bentivoglio (Ferrara), stessa data] … piaccia a Dio …
che ritorni presto il scudo regio di Francia a protegerci, perché altrimenti siamo spediti
afatto.
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[Domenico Antonio Parrino (Napoli) a Ippolito Bentivoglio, 3 apr. 1668] Illustrissimo
et eccellentissimo signor mio padrone colendissimo, | Da Roma scrissi all’E.S., né fui
meritevole di risposta. Ora gli do parte del mio felice arrivo in Napoli, dove al presente
si ritrova una compagnia per recitarvi; e sono stato parlato da prencipi miei padroni
perché in detta compagnia, giunto con mia nipote, io recitassi, offrendomi per il bisogno che ne hanno due parti; ma io non mi sono volsuto obligare per l’impegno che ho
con l’E.S. alla quale professo un’infinità d’obligazioni. Ed a benché io promisi all’E.S. di
non obligarmi con altri fin che non fussero trascorse le feste di Pasqua, con tutto ciò,
per far parte con l’obligo mio, aspetterò la risposta di questa e poi farò determinata
risoluzione obligandomi ad altri …
1668, doc. 11
[Giuseppe Fiala (Lucca) a Ippolito Bentivoglio, 29 agosto 1668] … L’onore ácheñ ricevè
mia moglie de l’opera de Gl’impegni per disgrazia, avendola recitate in Genova con applauso universale e lode di chi l’ha tradotta, mi apre la strada a supplicare V.E. onorarmi
del novo fine di essa fatto, avendone avuto l’aviso che V.E. l’ha abbellito, acciò maggiormente ne spic‹c›hi il valore della penna et eruditissima traduzione e fine di V.E.
Qui in Lucca non se ne possono quietare, lodando sempre chi la tradusse; oggidì la sta
leggendo sua eminenza, signor cardinal Bonvisi, con gl’encomi si devono a un pari de
l’eccellenza vostra.
Supplico dunque graziarne col favorirne de l’ultima scena acciò possa più nobilmente
finir l’opera, che gli ne resterò obligatissimo; e conoscendo le debole nostre forze per
servizio di V.E. mi honori de’ suoi comandi; e sottoscrivendomi resto con Flaminia di
V.E. umilissimo servitore. Gioseppe Fiala Comico.
1668, doc. 21
[Louis di Canossa (Verona) a Ippolito bentivoglio, 3 nov. 1677] … Per ubbidire a’
supremi commandamenti dell’augustissima imperatrice Eleonora son astretto porgere a V.E. le mie supplichevoli istanze. Desidera la M.S. aver copia co’ la maggior
brevità possibile dell’opera tradotta già dall’E.V. dallo spagnolo in italiano, intitolata
Gl’impegni nati per disgrazia o cosa simile, onde perch’ella sa quanto sia da me bramata
la fortuna di servire a S.M. con la dovuta prontezza, interpongo seco le mie preghiere
accio voglia farmene restar favorito quanto più presto sia possibile, appunto per potergliela trasmettere …
1677, doc. 30
[Domenico Antonio Parrino (Napoli) a Ippolito Bentivoglio, 17 febbr. 1682] … Non ho
potuto più resistere alle premurose istanze di questi curiosi accademici, onde mi è convenuto prometter loro di dare alla stampa la bellissima commedia tradotta dall’erudita
penna di V.E. intitulata Gl’impegni per disgrazia, quale io ebbi in sorte di essere il primo
a recitarla, costì singolarizato coll’onore d’un de’ suoi abiti in dono. Sono per tanto a
supplicar l’umanità di V.E. dirmi se resta servita vi si ponghi nel di lei frontespizio che
sia da ella tradotta o in anagramma il suo nome, ché in questa o in ogni altra forma che
mi accennarà sarà obedita …
1682, doc. 17
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… He took holy orders and was presumably ordained priest about 1625. At that time he
received a benefice from Parma Cathedral … moved to Rome in 1626. Perhaps he was
taken there, in the company of Domenico Mazzocchi, by Cardinal Ippolito Aldobrandini,
who returned to Rome from Parma on 7 November 1626 … Probably Marazzoli made
other travels with Antonio Barberini, to Bologna and Pinerolo between 1629 and 1630
and perhaps also to Avignon in 1633. Minor legations made by Antonio Barberini from
1634 to 1637 were directed to central Italy, and it is therefore possible that Marazzoli paid
a short visit to Parma at this time … He did, however, write the music for the comedyballet La pazzia d’Orlando for Carnival 1638 … The performance [of Il Capriccio],
supervised by the Count of Marciano, took place in the Palazzo Roberti during Carnival
1643 … the Barberini family’s exile in France (1645-53). He therefore took to writing
oratorios, including five Latin works almost certainly composed for the Arciconfraternita
del SS Crocifisso. Three extant Italian oratorios may have been written for the Roman
Filippini about 1650. Possibly Marazzoli travelled to Genoa in 1649 his cantata A valicar
di Teti, ‘fatta per il passaggio della Regina di Spagna da Genova’, refers to the Habsburg
Princess Maria Anna, who sojourned in Genoa in mid-1649 on the way to her wedding
with Philip iv of Spain … For Carnival 1655 he composed Le armi e gli amori, but the
conclave to elect a new pope after the death of Innocent x caused the production to be
postponed … This hypothesis [about L’Amour malade] has some probability, since in
1660 Marazzoli received from the French ambassador in Rome a gift of 1000 livres for
Bibliografia
former services not specified. Marazzoli remained at Rome and must have sent the score
to Paris, but it is also possible that some other composer, perhaps Caproli or Cavalli,
was entrusted with the commission … Antonio Barberini experienced a new surge of
religious faith about this time, and may have influenced the composer, who began to
celebrate mass personally. It is interesting that Marazzoli’s will, drawn up about 1660,
names Anna Giustiniani, his adoptive niece since 1650, several members of the Barberini
family, Cardinal Giulio Rospigliosi and some other friends, but neither Queen Christina
of Sweden nor the Chigi family …
371
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8 bibliografia.p65