g i u g n o
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SOMMARIO
Ctiiaroscuro
Ma siatiio davvcro iricapaci iii p o l i t i c a ?
di S i m ~ l i c i o
di Fausta Giani Cecchini
Oltre l'Europa d e g l i Stati
Per tutti: u n a politica seiiiplice. coi.ag(~iosa. coerente
di Michele Scandroglio
di Umberto Serafini
Parleremo u i i a riuova l i n g u a
WaIleribcr!g's list
di Sandro Pettinato
di Fabriz~oFederici
La r i v o l u z i o n e alle p o r t e
Fedeialisrii o n litie?
di Umberto Gentiloni
di Renata Landotti
7 U i i a corsa c o n t r o il t e i i i p o
19
di Silvana Paruolo
11 f u t u r o . I;] città. il progiesso
di Rita Colantonio Venturelli
1 " gennaio 2002, I'euro entrerà nelle nostre tasche; 28 febbraio
2002, ne scomparirà la lira. Andremo a l mercato a comprare le
merci d i sempre, m a potremo girare t u t t a I'Europlo senza dover
cambiare denaro. Sarà proprio la spesa quotidiana, quella nel
mercatino sotto casa, illustrato nelle immagini d i questo numero
d i "Comuni d'Eiuropa", la rivoluzione che riguardrr0 p i ù da
vicino t u t t i n o i cittadini europei.
CHIAROSCURO di Simplicio
La 3a E e l'anniversario della Liberazione
Quando una classe scolastica
dà eccellente prova d i se, si
ha il torto di attribuire t u t t o il
merito a un gruppo di eccellenti ragazzi oppure di affermare che - si sa - il merito è
esclusivamente dei professori.
Il giudizio equilibrato è dato
abitualmente dagli stessi professori eccellenti: "con questa
classe si lavora proprio bene:
sono ragazzi straordinari". In
ogni caso, ma più particolarmente a proposito di un tema
come quello della "Liberazione", c r e d i a m o che i n t u t t a
Italia - nord, centro, sud, isole - si possano riscontrare
motivi di soddisfazione assai
frequenti quando si verifica
l'incontro di docenti capaci di
stimolare le capacità intellettuali ma soprattutto il sentimento di una adolescenza assai ricca di una potenzialità
latente, che ha bisogno di essere scoperta e stimolata. Chi
ha insegnato tra la fine degli
anni quaranta e gli anni cinquanta trovava spesso, ovunque, o t t i m i ragazzi - chi ha
l'autentica vocazione di insegnante tende di regola all'ottimismo -, ma con frequenti
segni di frustrazione, dovuti
alle sofferenze fisiche e mo-
rali causate, durante lo sviluppo, dalle conseguenze della guerra. Comunque allora
sarebbe s t a t o problematico
trovare l'opuscolo - o volantino - prodotto da una classe
di ragazzi, mediamente di sedici anni, i n t i t o l a t o "La memoria incontra il sogno: il nostro contributo per pensare il
2 5 aprile".
La 3a E di un liceo scientifico
statale ("A.Volta" d i Milano]
ha avuto la fortuna di più di
un insegnante "stimolante" e particolarmente di una professoressa tutt'altro che convenzionale e (grazie a Dio!)
polemica, che ha suggerito
letture adeguate al progetto
di quegli uomini politici, che
vorrebbero avere elettori già
di sedici anni -. I ragazzi della
3a E hanno p r o d o t t o il loro
volantino per il 2 5 aprile, scegliendo - a maggioranza - la
riproduzione di un breve testo
fra quelli a loro sottoposti durante questa prima parte dell'anno, c i o è ( n i e n t e paura)
Bertolt Brecht - che riproduciamo e facciamo commentare, con t u t t o il resto, da u n
alunno che abbiamo intervistato (e che è tra i più giovani,
con sedici anni appena com-
piuti) -. Poi, stampato, e con
una illustrazione di una compagna pittrice!, il volantino è
stato offerto a parenti, amici
e compagni, e a g l i o t t a n t a
professori dello scientifico: dei
quali settanta~iovehanno ringraziato e uno non lo ha accettato ("a me non interessa").
Ecco il testo di Brecht:
Generale, il tuo carro armato è
una macchina potente
s p i a n a u n bosco e s f r a c e l l a
cento uomini.
M a h a u n difetto:
h a bisogno d i i i n carrista.
Generale, il tu~obombardiere è
potente.
Vola p i ù rapido di una tempesta e porta p i ù d i u n elefante.
M a h a u n difetto:
h a bisogno di un meccanico.
Generale, I'uorno fa di tutto.
Può volare e piiò uccidere.
M a h a u n difetto:
può pensare.
Abbiamo dunque intervistato
l'alunno Paolo Ceri, c o m i n ciando a chiedergli la spiegazione del titolo e il suo personale sentimento verso questa
benedetta "Liberazione':
astro, se non è governata dalPaolo ci ha risposto con molt a franchezza e anche c o n
la Ragione - : Paolo non ha
una bella sicurezza. La "mel e t t o Horkheimer e l'Eclisse
moria" è quella d i a n n i i n della Ragione, ma ha capito
fausti (di cui ci ha spiegato
benissimo quale è il "pensare"
come pensa di conoscerli) e
di cui l'umanità ha bisogno (e
del sogno che questa tristezla terribile ironia di Brecht).
za di una storia vera suscitaLasciatemi ringraziare Paolo e
va come irresistibile speranza
c h i g l i ha f a t t o i n c o n t r a r e ,
(che si è avverata). Paolo ci
quasi casualmente, due libri,
che molti insegnanti e molti
ha sorpreso r a c c o n t a n d o c i
genitori farebbero bene a far
che i suoi maestri sono stati
capitare s o t t o g l i occhi dei
due libri, letti - ascoltate! in quarta e quinta elementanostri f i g l i quasi come libri
re: "Se questo è un uomo" di
proibiti, che - come ci diceva
Primo Levi e il "Diario di Annegli anni Trenta u n famoso
na Frank'l Noi vecchi leggeprofessore a Pisa di letteratura italiana - è la miglior mavamo "Cuore" d i De Amicis,
niera di invogliare a leggerli.
che diversi cretini (solo durante il fascismo?) giudicaNla soprattutto è sopportabile
vano "sdolcinato" e (poi?) inche genitori e insegnanti stit e r c l a s s i s t a e c o r p o r a t i ~ ~ molino i giovani ad una onesta competizione: ma, prima
(cretini irrisi da un critico sed i u n record scolastico, provero e senza macchia come
fessionale o sportivo, bisogna
Asor Rosa).
avere nella vita il coraggio di
E il testo di Brecht? Paolo ci
amare il prossimo, mentre faha mostrato come un giovane,
miglia e scuola hanno la modotato di cervello e di cuore, è
nomania del successo e non
pienamente consapevole del
inducono a commuoverci per
vero problema in questo vertiil viaggio disperato, nella riginoso inizio del Duemila,
cerca di un parente, dagli Approblema d i t u t t a l'umanità,
pennini alle Ande.
che vive su questa Terra. I l
progresso tecnico dipende da
Il vecchio e pensionato
una razionalizzazione - che
professor Siniplicio
può portare all'utile o al dis-
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EDITORIALE
Oltre l'Europa degli Stati
di Michele Scandroglio, Segretario generale aggiunto delIIAiccre
Non sappiamo se, quando questo
numero di "Comuni d'Europan uscirà, vedrà la moneta unica europea
alla pari col dollaro. Oggi, lo squilibrio a favore della divisa statunitense è molto forte: per comprare un
dollaro occorrono 2230 lire.
Al di là di considerazioni in ordine
al prezzo della benzina, all'incidenza sui valori dell'inflazione e
sul costo di alcune importazioni,
appare evidente che la Banca Centrale Europea persegue una strategia i cui risultati n o n a p p a i o n o
configurabili nei tempi brevi. L'Euro, la m o n e t a unica europea, si
sostituirà nei primi d u e mesi del
prossimo a n n o alle valute nazionali. 1 vantaggi e gli svantaggi di
natura squisitamente economica
trovano fautori e detrattori in ogni
prestigioso consesso: istituzionale,
bancario, imprenditoriale. La politica ha affidato al Presidente della
Bce Wim Duisenberg il compito di
governare questo processo iniziale,
ritenendolo capace di armonizzare
condizioni socio-economiche disparate e difficoltà di omogeneiz-
zazione economica tra i vari Stati
membri dell'unione europea.
Chi si occupa di politica non può
fare altro c h e indicare le figure
tecnicamente utili allo svolgiment o di u n c o m p i t o , e sostituirle
qualora si accorga che i risultati
i p o t i z z a t i n o n si r a g g i u n g a n o ,
s e n z a c h e i l m a n c a t o obiettivo
possa trovare giustificazione in
circostanze straordinarie.
Altra cosa sono i desideri, le speranze E i progetti. Questi appartengono alla sfera della sensibilità,
dell'indirizzo e della strategia politica. Gli Stati sovrani hanno ritenuto, dando vita all'Euro, di compiere u n passo indispensabile di
grande valore politico ed economico, che nel medio termine rafforzerà la posizione degli Stati
membri e della Comunità.
Restare fermi nella convinzione di
allora o aprire u n d i b a t t i t o s u
q u e s t o t e m a ? Pare c h e nessuno
immagini una marcia indietro, anzi. Dunque occorre dare sostegno
alle azioni portate avanti dagli organismi preposti in materia banca-
ria e a t t e n d e r e c h e l'evoluzione
della trasformazione di una "Europa di Stati" in una "Europa" tout
court si compia.
Coloro che hanno lavorato alla costruzione di una comune Casa europea non si sono certamente posti
solo il problema della "resa" economica di una simile azione. Il travaglio di una elaborazione culturale
che affonda le sue radici nel secolo
scorso è senza dubbio incompiuto.
Altre realtà statuali, emerse dalla
revisione storica che ha portato alla
nascita di nuove nazioni ad Est di
quella che era la cortina di ferro, ci
impongono un'analisi diversa: - in
quale forma e in quali modi può
essere opportunamente allargato il
concetto originario di Comunità
Europea, senza creare intralci ad
u n o sviluppo economico che, se reso particolarmente precario, impedirebbe la realizzazione del progetto complessivo. Questo nuovo dato
è oramai certamente patrimonio
acquisito dalla riflessione politica
che, rispetto agli albori dell'emozione europea, oggi non può pre-
scindere da valutazioni econotniche
e monetarie.
Come coniugare un aspetto culturale, etico e sociale ad una realtà,
che vede in campo entità internazionali con un diverso grado di
motivazione politica, è difficile
immaginarlo.
L'equilibrio sin q u i ricercato in
materia di sviluppo è oggettivam e n t e non sufficiente, una inflazione stabile che non diminuisce
non può far prevedere un calo dei
tassi e d u n q u e la ripresa economica; u n a politica r i g i d a m e n t e
anti-inflazionistica senza svilupp o non coglie le aspettative degli
investitori, che o p t a n o per aree
d i v e r s e c o n c a r a t t e r i s t i c h e di
maggiore convenienza.
Dunque, la riflessione torna prepotentemente in una sede politica
istituzionale. dove occorre lavorare
affinché i poteri comunitari presto
ampliati siano capaci di avere una
visione globale del problema europeo, inserito in questo nuovo contesto di cui sino a ieri non si poteva immaginare l'evoluzione.
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Parleremo una nuova lingua
Imprese e Camere di commercio di fronte alla scadenza del 'I gennaio 2002, di Sandro Pettinato
Gli ultimi sei mesi di dibattito
che ci s e p a r a n o dal 1 g e n n a i o
2002, data della messa a regime
della nuova moneta unica in dodici paesi europei, vedranno probabilmente contrapposte due
grandi fazioni: quelli che continueranno a segnalare il grave ritardo nel quale ci si avvicina alle
scadenze previste dai trattati europei, e quelli che - sicuri della
grande flessibilità di cittadini ed
imprese e della loro capacità di
adeguarsi rapidamente ai c a m biamenti della nuova moneta cercheranno di spegnere gli incendi provocati dai primi.
Chi come I'Unioncamere - l'Ente
c h e associa l e 1 0 2 C a m e r e di
Commercio - sta lavorando da
alcuni anni su un'efficace introduzione delllEuro nella vita delle
impresei dei mercati e del tessut o sociale, sa bene che nessuna
delle d u e ipotesi e corretta (o,
parzialmente, sono vere entrambe). Non lo è la prima perché effettivamente I'adeguamento alI'Euro e, per tutti, u n processo
rapido, c h e non ha bisogno di
g r a n d i p r o g r a m m a z i o n i o di
tempi molto lunghi di adeguaSANDRO
PETTINATO mento. Non lo e la seconda perCapo Ufficio Finanza ché, comunque, i passaggi da efUnioncamere, membro fettuare s o n o tanti e, ancorché
del Comitato Euro facili e realizzabili c o n t e m p i
del ministero del Tesoro non lunghissimi, hanno bisogno
Mercoledì 4 luglio 2001
Lunedì 9 luglio 2001
Lunedì 17 settembre 2001
Mercoledì 19 settembre 2001
Lunedì 24 settembre 2001
Lunedì 1 ottobre 2001
Lunedì 8 ottobre 2001
Lunedì 1 5 ottobre 2001
Lunedì 22 ottobre 2001
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Veneto e Friuli V.G.
Marche, Abruzzo e Lazio
Emilia Romagna
Lombardia
Toscana e Umbria
Puglia, Calabria
Campania e
Sicilia e Sardegna
e Liguria
I
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comunque di un periodo di rodaggio e di assimilazione.
Credo, invece, che il vero argomento su cui tutti debbano punt a r e l ' a t t e n z i o n e , e di c o n s e guenza gli sforzi, sia quello di
capire cosa comunicare ai citta-
dini, alle imprese, ai protagonisti
della vita economica e sociale, in
merito all'adeguamento alla moneta unica.
Anzitutto spiegando che 1'Euro
non e né un onere cui sottoporsi
ulteriormente, né la panacea di
tutti i mali, ma "solo" l'inizio di
una serie di riforme in grado di
modificare la politica e, probabilmente, l'architettura della nuova
E u r o p a . I n s e c o n d o l u o g o la
nuova moneta e un traino per le
altre e forse ben più importanti
riforme che i vari partecipanti al
club Euro dovranno presto attivare: armonizzazione fiscale, politiche del lavoro e welfare, in
u n a p a r o l a c e d e n d o p e z z i di
competenza nazionale al nuovo
progetto federale di cui I'Euro,
appunto, e il precursore.
E qui entra in gioco, a mio a w i so, il tema della pubblica amministrazione nella quale l'ente locale riveste un ruolo certamente
di primo piano.
La nuova moneta infatti, apparentemente slegata da ogni vincolo di efficienza della macchina
statale, p u ò rappresentare un importante volano per riallineare credo sia la parola più adatta l'attività del comparto pubblico
ai livelli di quello privato.
Per riallineamento del mercato
intendo I'acquisizione dei principi di concorrenza, ed allo stesso
tempo, di trasparenza; due fattori che, in u n c o n t e s t o c o m e il
nostro, permeato da forti condizionamenti, inducono le imprese,
per esempio, a confrontarsi ad
armi p a r i ; e la disponibilità a
combattere ad armi pari avviene
s i c u r a m e n t e a n c h e grazie alla
moneta unica.
Se riconosciamo all'impresa ques t o r u o l o - c o m e sembrerebbe
corretto - il problema non e tant o quello di capire come le imprese, in sé per sé, si adegueranno alla nuova moneta, ma come
gli intermediari dei mercati dovranno adeguarsi ai principi di
competizione e di concorrenza
che 1'Euro impone ai mercati internazionali e come - di conseguenza - sapranno collocare servizi e prodotti al consumatore,
parlando una nuova lingua.
11 problema, quindi, non è - o
perlomeno non è soltanto - adeguare la contabilità od il software, ma sapere che si ha a che fare, per esempio, con assenza di
cambi nel mercato internazionale
e con consumatori che, oltre a
fare i conti con nuovi mezzi di
pagamento - non solo i contanti
- dovranno misurarsi con u n
nuovo p o t e r e di acquisto, con
nuovi strumenti dei quali non vi
e memoria nemmeno in passato.
Infondate sono, a mio avviso, le
tesi di chi afferma che la popolazione anziana detiene maggiore
dimestichezza, perché ha vissuto
il periodo della lira dei centesimi.
Un'ultima considerazione prima
di addentrarci nelle azioni: col
s e n n o di poi, va d e t t o c h e t r e
anni di transizione si sono rivelati troppo lunghi e forse non hann o giovato né all'Euro come valuta (i cambi l o s t a n n o d i m o strando), né ai singoli Paesi, non
avendo sfruttato tale periodo per
compiere quel "test" di funzionamento rivolto ai mercati ed alle
strutture pubbliche. Anzi, forse
questo ha contribuito a far rinviare alla fine il processo di adeguamento, lasciando adito anche
ad ipotesi - ovviamente totalL'impresa - riguardo all'Euro - mente infondate - di rinvii e rideve essere concepita come un pensamenti sul processo di unifipartner ad identità multipla: da
cazione monetaria.
un lato E s o -q -q e t t o passivo che I l ritardo delle imprese c'è, ma
d e v e r e c e p i r e i c a m b i a m e n t o non e né incolmabile né enorme,
anche se guardando alla converadeguandosi, dall'altro rappresenta una sorta di cerniera fra sione dei capitali delle aziende,
mercato di approvvigionamento, come campanello di sensibilità
sempre più orientato ai processi all'Euro, e m e r g e q u a l c h e c o n di internazionalizzazione, e mer- traddizione: quasi il 60010 delle
cato di sbocco (il territorio), un
33.000 nuove società per azioni
ed a responsabilità limitata nate
veicolo di travaso di informazione e di messaggio tra domanda nei primi 4 mesi del 2001 si sono
costituite con un capitale sociale
ed offerta.
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espresso in Euro, m e n t r e m e n o
del 10oio delle 6 5 0 . 0 0 0 imprese
già esistenti ha modificato il valore del proprio capitale da Lire
a d E u r o ( d a t o a g g i o r n a t o alla
metà di maggio 2001).
Accelerare ulteriormente la conversione di tali "processi" n o n sarà così facile, visto che siamo tra
l'altro, a pochi mesi dalla f i n e
della f a s e transitoria (31 dicemb0re 2001). Quello che invece
serve maggiormente è tradurre le
indicazioni - fino a ieri solo teoriche - contenute nei trattati internazionali e nelle leggi quadro
nazionali, in azioni operative: sul
p i a n o del marketing, sull'organizzazione, sulla finanza, ma sop r a t t u t t o nei rapporti con il sistema dei fornitori e dei clienti,
proprio in quella logica di addestramento dell'impresa, quale intermediario sociale ed economico
del territorio.
s e - la neutralità, ma non sempre
i vantaggi diretti e reali.
In una parola h a n n o bisogno entrambe di un percorso che certifichi l'uso volontario della moneta, preparandoli correttamente al
p a s s a g g i o o b b l i g a t o r i o del 1
gennaio 2002.
Credendo e condividendo fortem e n t e tale meccanismo - più intriso di fenomeni sociali e psicologici che economici - Unioncamere, m a direi la totalità delle
Camere, ha colto lo stimolo della
Commissione Europea p r o m u o vendo il lancio e la diffusione del
marchio Eurologo, lo s t r u m e n t o
di fidelizzazione all'uso dell'Euro.
Si è t r a t t a t o di u n processo dal
quale - nel corso del 2000, a n n o
di sperimentazione del marchio s o n o e m e r s e a l m e n o d u e forti
conferme: per primo, il forte interesse e la disponibilità dell'operatore commerciale a diventare,
11 lavoro delle Camere, allora, si q u a n d o coinvolto, parte attiva di
sta concentrando principalmente
informazione sull'Euro; in seconsu una grande direttrice: creare le d o , la m a n c a t a forza propulsiva
condizioni per poter operare cordella comunicazione di massa sul
rettamente in Euro dal 1 gennaio tema, che ha reso il prodotto Eu2002, utilizzando sin d'ora alcuni
rologo (ed Euro) per lo più scodegli strumenti c h e - tra pochi
nosciuto al grande pubblico.
mesi - diverranno obbligatori.
Il rilancio del progetto presentato
Per esempio: sul primo versante in questi giorni - soprattutto at(quello dei rapporti con i fornitotraverso i grandi mezzi di comunicazione - sta recuperando gli
ri), il riferimento va alle operazioni formali (tra cui a p p u n t o la
ottimi risultati ottenuti dalle Cavariazione del capitale già citata
mere di Commercio: non solo sta
prima, o i principi di contabilità), v a l o r i z z a n d o gli o l t r e 3 0 . 0 0 0
esercizi c h e h a n n o aderito l o
fino alle operazioni con la banca
( p e n s i a m o alla c o n v e r s i o n e del scorso a n n o , ma sta anche proc o n t o corrente o ad operazioni m u o v e n d o al cittadino il valore
c o m e i bonifici, lo s c o n t o degli
del marchio, soprattutto creando
effetti, ecc.).
u n circuito di interlocutori in graSul s e c o n d o , q u e l l o relativo ai d o di diffondere quei pochi ma
rapporti con il cittadino/cliente, il
prioritari messaggi che consentiragionamento deve poter operare r a n n o a l l e i m p r e s e , al m o n d o
produttivo e quindi alla gente, un
in d u e sensi: adeguare la propria
attività d'impresa e rendere fami- ingresso efficace (e peraltro indoliare e g a r a n t i t o i l r a p p o r t o in
lore) alla nuova moneta unica.
E', infatti, sulla c o m u n i c a z i o n e
Euro con il consumatore.
centrale e territoriale che dovranCinquanta milioni di abitanti in
n o concentrarsi gli ultimi sforzi:
età d'acquisto e cinque milioni di
n o n solo delle Camere, m a s o imprese, ci d i c o n o che in Italia
prattutto delle categorie associaesiste m e d i a m e n t e un'azienda
tive, del m o n d o bancario, del siogni dieci consumatori. Sostanzialmente il messaggio che viene stema pubblico a contatto con i
cittadini. Anche se q u e s t o n o n
d a t o alla piccola attività c o m credo che colmerà completamenmerciale è indicato a n c h e per i l
t e il ritardo, soprattutto culturanormale cittadino: entrambe vole, riguardo quel t a n t o auspicato
gliono arrivare preparati all'app u n t a m e n t o , h a n n o b i s o g n o di r i a l l i n e a m e n t o d e l l a p u b b l i c a
a m m i n i s t r a z i o n e in o c c a s i o n e
strumenti certi con i quali familiarizzare con la nuova m o n e t a , dell'adeguamento all'Euro.
entrambe non vogliono anticipaTra le t a n t e iniziative che le Care prima del dovuto un processo mere di Commercio s t a n n o realizzando - in tema di promoziodel quale h a n n o compreso - for-
n e e di comunicazione - cito a
solo titolo di esempio quella che
n e sintetizza essenzialmente i
contenuti: dal prossimo 4 luglio
fino al 2 2 ottobre, saranno realizzati, s o t t o forma di i n c o n t r i
collegiali in videoconferenza, u n
centinaio di seminari a carattere
f o r m a t i v o rivolti alla piccola e
media impresa, ma n o n preclusi
al grande pubblico. 11 vero obiett i v o degli i n c o n t r i è q u e l l o di
consentire all'utente (quale che
sia) di poter prendere vera confidenza con la nuova moneta. Sar a n n o , infatti, spiegati con a p proccio esclusivamente operativo
le principali conseguenze legate
a d u e importanti implicazioni
aziendali e sociali: i cambiamenti
nei rapporti tra impresa e settore
bancario e le modifiche da operare nel settore fiscale ed amministrativo anche in relazione all'attività degli enti locali.
Gli incontri - realizzati in nove
edizioni che copriranno volta per
volta le venti regioni italiane (vedi
box) - saranno preceduti da
un'intensa campagna radiofonica
sui principali network nazionali e
da u n i n t e r v e n t o p u b b l i c i t a r i o
sulla s t a m p a su oltre c i n q u a n t a
quotidiani locali (per tutte le informazioni del caso consultare il
sito Unioncamere www.monetaunica.it alla pagina "programma di
video conferenze territoriali").
Altre iniziative s o n o in programma sui temi dell'intermediazione
f i n a n z i a r i a (la c o n v e r s i o n e dei
P.O.S. e dei conti correnti), sulla
circolazione degli assegni, sulla
conversione del capitale delle imprese, sull'adeguamento dei misuratori fiscali, s o p r a t t u t t o forn e n d o m e s s a g g i agli o p e r a t o r i
chiari e sintetici sulle modalità di
a d e g u a m e n t o e di anticipazione
delle scadenza obbligatorie.
Si t r a t t a di u n lavoro c h e n o n
p u ò che essere svolto in strettissimo raccordo con gli altri e n t i
locali presenti sul territorio,
avendo c o m e denominatore com u n e l'efficacia del servizio e la
grande portata del cambiamento
in essere.
Principi questi, che le nuove Cam e r e di C o m m e r c i o da t e m p o
a d o t t a n o nella r e a l i z z a z i o n e e
nello svolgimento delle proprie
attività, rivolgendo la propria att e n z i o n e ed il proprio i m p e g n o
al m o n d o produttivo ed al tessuto economico e sociale presente
sul territorio.
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La rivoluzione alle porte
Tra sei mesi una realtà la moneta europea, di Umberto Gentiloni
Molti gli interrogativi che accompagnano I'awicinarsi alla data fatidica dell'entrata in vigore della
moneta unica europea. Circa 320
milioni di cittadini dell'unione europea saranno chiamati a misurarsi
con una realtà inedita, che cambierà abitudini consolidate, certezze del passato, linguaggi e pratiche quotidiane. Se usciamo dalle
facili esaltazioni acritiche (l'era
dell'Euro, la svolta epocale per intenderci) o dagli scetticismi del
rimpianto per il "made in ltaly"
che tramonta (l'Europa lontana
dei mercati finanziari) possiamo
cominciare a vedere con chiarezza
i contorni dello scenario che ci attende, tra pochi mesi.
La nuova valuta sostituirà le valute nazionali dei paesi di area Euro,
collocandosi nel quadro della fase
più avanzata del processo di integrazione europea awiato nel 1992
con il trattato di Maastricht: 1'Unione Monetaria Europea (Uem)
entra in vigore, diventa operativa
c o n la c r e a z i o n e della m o n e t a
unica e con la nascia della Banca
Centrale Europea (Bce). 11 salto di
qualità con la fase precedente è
sotto gli occhi di tutti. Mentre il
mercato unico garantiva la libera
circolazione di persone, merci, servizi e capitali, l'Unione Monetaria
prevede una cessione di sovranità
nazionale c h e porta alla nuova
moneta comune e a una comune
politica monetaria.
Alla scelta dell'a costituenda union e partecipano Austria, Belgio,
Finlandia, Francia, Germania, lrlanda, ltalia, Lussemburgo, Olan-
da, Portogallo, Spagna e la Grecia,
che per i vincoli di convergenza
imposti dal Trattato e inizialmente
non rispettati dalle caratteristiche
economiche del paese ha aderito
solo recentissimamente. 11 Regno
Unito, la Svezia e la Danimarca
per una scelta autonoma si sono
esclusi dai primi passi, riservandosi
la scelta di poter aderire in una
seconda fase.
L'Unione spesso associata esclusivamente alla moneta unica è in
realtà un sistema complesso. La
politica monetaria è decisa dalla
Banca Centrale Europea e dal Sistema Europeo di Banche Centrali;
la politica economica rimane in
mano ai governi nazionali e, per i
settori di competenza, all'Ecofin,
al Consiglio dell'unione Europea,
alla Commissione Europea e al
P a r l a m e n t o di S t r a s b u r g o . La
struttura che si è venuta delineand o prevede la compresenza di piani decisionali e di soggetti titolati
a intervenire in materia economico-monetaria. Proprio il rapporto
tra politica monetaria comune e
politiche economiche a u t o n o m e
rappresenta u n o degli aspetti più
delicati dell'intera impalcatura.
L'Euro e nato il 1 gennaio 1999,
ma com'è noto andrà in circolazione con banconote e monete il
primo gennaio 2002 e dal primo
marzo 2002 sarà l'unica valuta ad
avere corso legale nei paesi aderenti al progetto. Fino a quel mom e n t o t u t t e l e valute nazionali
c o n t i n u e r a n n o a circolare c o n
c a m b i o fisso tra i dodici paesi
aderenti. Le dodici monete nazio-
nali hanno quindi un cambio fisso
nei rapporti bilaterali tra loro e nel
rapporto verso 1'Euro che, non circolante, ha tuttavia offerto un
quadro di riferimento per le transazioni, la denominazione di titoli,
i conti correnti, i bilanci delle imprese e degli enti e tutte le scritture contabili.
Entro l'ormai prossimo 1 gennaio
2002 diventerà operativo il Sistema
Europeo delle Banche Centrali e la
sovranità monetaria passerà irrevocabilmente alla Bce. 1 primi mesi
del prossimo anno saranno decisivi
per il completamento dell'impresa.
Ai risultati ottenuti e consolidati
(cui si è fatto riferimento) fino al
gennaio 2002 si aggiungerà la circolazione di monete e banconote
Euro. Avremo quindi in ltalia un
corso legale di due monete: la vecchia lira e il nuovo Euro. Sarà la
Banca d'ltalia a prowedere al ritiro
progressivo delle banconote e delle
monete in lire, in modo da completare il tutto entro il 28 febbraio
2002 quando la lira andrà definitivamente in pensione.
Da quel momento in poi conteremo, pagheremo, verremo pagati in
Euro. Lira, franco, marco, fiorino
apparterranno a un passato sempre piu lontano. Si può ipotizzare
che n o n mancheranno critiche e
rimpianti (dettati da errori logistici
e10 organizzativi), ma è altrettanto
plausibile immaginare che essere
giunti finalmente alla meta possa
rappresentare un'iniezione di fiducia per il rispetto degli impegni
presi e per la nuova stagione che
attende il vecchio continente.
Comuni
g i u g n o
dEmp
2 0 0 1
/7
Una corsa contro il tempo
Come ci si dovrebbe preparare all'introduzione dell'euro, di Silvana Paruolo
Esisteranno 8 monete e 7
biglietti. La moneta unica
europea entrerà in circolazione il primo gennaio
2002. Le m o n e t e e i biglietti nazionali saranno
definitivamente ritirati dalla circolazione alla fine di
un periodo di doppia circolazione e - in ogni caso
- al più tardi entro il 2 8
febbraio del 2002. Alla fin e del 2001, banche e imp r e s e del s e t t o r e della
grande distribuzione potranno essere "pre-alimentate" in biglietti e monete
e u r o . E' e v i d e n t e c h e i l
passaggio definitivo all'euro riguarda tutti (amministrazioni pubbliche, banca
e finanza, imprese, consumatori, cittadini, paesi terzi) e va preparato senza lasciare nulla al caso.
Ad esempio, molte imprese
dovranno apportare modifiche al loro sistema informatico, alla loro strategia
tariffaria e commerciale e
ai loro sistemi di gestione
finanziaria e contabile.
Tutte dovranno convertire
i loro conti in euro. Per facilitare il passaggio all'euro, le organizzazioni banc a r i e - la F e d e r a z i o n e
bancaria europea, il Raggruppamento europeo delle b a n c h e cooperative, il
Gruppo europeo delle Casse di risparmio, Europay
international e Visa internazionale - hanno definito, attraverso incontri con
la Commissione europea,
un linea comune.
Le Amministrazioni p u b bliche h a n n o u n ruolo
fondamentale nel passagg i o d e f i n i t i v o all'euro.
Conformemente alle Raccomandazioni della Commissione europea, forniscono già alle imprese, e in
particolare alle piccole e
medie imprese, informazioni precise sul calendario
euro e le nuove regole giuridiche, fiscali e contabili
che le riguardano. D'altra
parte, dovrebbero contri-
buire alla diffusione di informazioni anche a favore
dei cittadini.
Ciò detto. in che misura ci
si sta veramente preparand o al passaggio all'euro?
In merito, la Commissione
europea ha pubblicato una
sua Comunicazione su "1
preparativi per l'introduzione finale dell'euro", in
cui, tra l'altro, elenca venti
"buone pratiche" finora riscontrate.
La Commissione suona un
campanello di allarme: a
pochi mesi dall"'euro-day"
occorre intensificare I'informazione clelle piccole e
medie imprese e dei consumatori. 11 bilancio della
situazione attuale è a luci
e ombre. Globalmente evidenzia la Commissione
- la p r e p a r a z i o n e d e l l e
grandi imprese procede a
un ritmo soddisfacente,
ma circa la metà delle pmi
è in ritardo e non dispone
di un piano d'azione per il
passaggio allqeuro.
E i consumatori? Continuano ad avere scarsa dimestichezza con la nuova
moneta. "Ad esempio, una
persona su cinque ignora
che contemporaneamente
all'introduzione dell'euro
awerrà il ritiro delle vecchie unità, e la maggior
parte dei consumatori
presta scarsa a t t e n z i o n e
alla d o p p i a i n d i c a z i o n e
dei prezzi".
E l e Amministrazioni? A
che p u n t o sono? Le Amministrazioni nazionali
sono nel cornplesso pronte. "Tuttavia - sottolinea
la s t e s s a C o m m i s s i o n e
europea - potrebbero
svolgere u n ruolo ancora
piu rilevante a d o t t a n d o
un atteggiamento più attivo con l'intento di ottenere un effetto a cascata
su t u t t a l ' e c o n o m i a , ad
e s e m p i o c o n v e r t e n d o in
euro gli appalti pubblici e
gli stipendi dei dipendenti pubblici".
E le banche e gli istituti fi-
nanziari? Globalmente "le
banche attuano una politica molto attiva di preparazione all'euro che prevede,
di norma, una transizione
anticipata delle loro transazioni con i clienti. L'adatt a m e n t o dei distributori
automatici di b a n c o n o t e
nel 2002 dovrebbe essere
molto rapido e praticamente immediato nella maggior
parte degli Stati partecipanti. Le b a n c o n o t e d o vrebbero essere distribuite
generalmente in piccoli tagli, il che dovrebbe contribuire a ridurre i problemi di
resto per i negozi. 11 cambio delle banconote nazionali in euro sarà gratuito e
illimitato nella m a g g i o r
parte degli Stati partecipanti durante il periodo di
doppia circolazione".
R i f e r e n d o s i alle b u o n e
pratiche p e r facilitare i l
passaggio all'euro - l e
venti da essa stessa segnalate - la Commissione europea precisa che nessuna
di esse è rivoluzionaria di
per sé, ma che la loro applicazione combinata può
servire a "oliare gli ingranaggi del macchinario per
il cambio della moneta".
Ma quali s o n o questi
esempi di azioni utili? Eccole qui di seguito.
Dieci azioni utili
prima del 2 0 0 2
La Comunicazione elenca
queste dieci "buone pratiche", cioè esempi di azioni utili prima del l o gennaio 2002.
1. Diffondere (per evitare
code e sbagli] nei piccoli
esercizi commerciali strum e n t i p e r i l calcolo del
resto: esistono sul mercat o macchinette p o c o costose, del formato di una
calcolatrice, ma le ordinazioni tardano.
2. Elaborare e diffondere
strumenti semplici per calc o l a r e i l f a b b i s o g n o di
contanti [da ordinare].
L'Austria, I'lrlanda e i Paesi
Bassi sono finora gli unici
tre paesi ad aver elaborato
e distribuito ai commercianti piccoli software per
il calcolo del fabbisogno di
prealimentazione e di fond o cassa.
3. Procedere - negli ultimi
giorni di dicembre e con
l'accordo dei consumatori
- a dare il resto con kit di
monete (tutti con un valore corrispondente a un imp o r t o t o n d o in m o n e t a
nazionale: 100, 500, 1000
lire, ecc.). Q u e s t a i d e a ,
concepita dai commercianti olandesi, può accrescere
il volume di prealimentazione dei consumatori, rid u c e n d o i p r o b l e m i di
spiccioli e di resto nei primi giorni del 2002.
4. Autorizzare i datori di
lavoro a fornire kit di monete euro al loro personale. Lo h a n n o f a t t o , ad
esempio, le autorità belghe. Anche questa misura
accrescerà il volume della
prealimentazione.
5. Alimentare - negli ultimi giorni di dicembre - i
distributori di contante con
b a n c o n o t e n a z i o n a l i di
piccolo taglio. E' una misura prevista in particolare
in Germania e Paesi Bassi.
6 . Precaricare i bancomat
c o n b a n c o n o t e in e u r o
Questa misura è prevista
da molte grandi banche. In
linea di massima la cassetta euro sarà attivata elettronicamente il l o gennaio
all'ora zero, dando così il
via alla distribuzione imm e d i a t a al p u b b l i c o di
banconote in euro.
7. Inviare specialisti in loco
per spiegare il passaggio
all'euro ai commercianti.
E' un'azione messa in pratica, ad esempio, dalla Camera di commercio di Lille.
8. Scrivere a tutte le imprese per richiamare la loro
attenzione sui loro obblighi. Ad esempio, il Belgio
e il Lussemburgo h a n n o
scritto a t u t t e le imprese
iscritte al registro lva, per
g i u g n o
ricordare loro le scadenze
e gli obblighi contabili e
fiscali d a r i s p e t t a r e nel
2002 in occasione del passaggio all'euro.
9. Organizzare operazioni
di s i m u l a z i o n e di p a g a menti in euro, con messa
in circolazione - per u n
periodo limitato - di gettoni o banconote facsimile
di "valore" equivalente alI'euro. Ne sono state organizzate dalle autorità locali. Queste esperienze consentono al consumatore di
acquisire dimestichezza
con pagamenti in euro in
un quadro conviviale.
1 0 . Coinvolgere t u t t i gli
operatori locali in iniziative di informazione sull'euro. E' q u a n t o a w i e n e ad
esempio nella regione di
Barcellona in cui le autorità di ciascun paese hanno
invitato tutti gli operatori
economici locali a riunirsi
per costituire gruppi locali
gio, per dissociare un'infelice coincidenza tra il culmine dell'attività commerciale e il periodo più difficile p e r la g e s t i o n e del
contante.
2. Autorizzare l'annullam e n t o delle b a n c o n o t e
nazionali. 11 Belgio ha già
d e c i s o c h e iiel 2 0 0 2 l e
agenzie bancarie annulleranno le banconote nazionali tramite perforazione e
la Francia sta s t u d i a n d o
una misura analoga.
3. Creare kit precalibrati per
la restituzione delle monete
nazionali. E' u n a misura
che sarà attuata ad esempio dalla F r a n c i a . S o n o
possibili due possibili formule. Se le agenzie bancarie ritirano periodicamente
il fondo cassa del commerciante accreditandolo nel
suo conto e ogni mattina
forniscono al commerciante
un fondo cassa standard, è
utile che le agenzie forni-
per il controllo del passaggio all'euro e per coordinare le iniziative di informazione sull'euro.
scano al commerciante un
kit precalibrato corrispondente ad un importo tondo
in moneta nazionale. Se invece il commerciante riceve
u n f o n d o cassa in e u r o
equivalente al fondo cassa
depositato il giorno prima,
è utile che le agenzie gli
forniscano un kit per la restituzione delle monete nazionali corrispondente ad
un importo iondo in euro.
Misure di questo tipo favoriscono la restituzione rapida delle monete.
Dieci azioni utili
d o p o il 2001
Altre dieci e s e m p i s o n o
elencati per la loro utilità
dopo il- l o gennaio 2002.
1. Spostare la data di inizio dei "saldi", s e questi
ultimi sono previsti durant e la prima s e t t i m a n a di
g e n n a i o . E ' u n a misura
prevista ad esempio in Bel-
4. Mettere da parte le mo-
nete e le banconote nazionali r i c e v u t e alle c a s s e .
Nella maggior parte delle
ditte della grande distribuzione, il c o n t a n t e in moneta nazionale ricevuto
verrà riposto in una sctaola posta al di sotto di ciascuna cassa.
5. Incaricare - nei grandi
magazzini e nei grandi negozi - una o più persone
di r i s p o n d e r e s p e c i f i c a m e n t e alle d o m a n d e sulI'euro, prima che i clienti
arrivino alla cassa, in modo da evitare code.
6 . Mettere a disposizione
dei clienti strumenti per la
conversione. 11 periodo di
d o p p i a c i r c o l a z i o n e (di
euro e moneta nazionale)
- evidenzia la Comunicazione - è di difficile gestione e può facilmente
dare a d i t o ad errori. Per
risolvere rapidamente tutt e le eventuali c o n t e s t a -
zioni della clientela, è auspicabile mettere a sua
disposizione alle casse
u n o strumento di conversione semplice.
7. Aprire la totalità o una
parte degli sportelli bancari il l o gennaio 2002. Tale
misura è prevista in particolare dalle banche oland e s i e d a l l e C a s s e di
risparmio e banche popolari tedesche. Consentirebb e di facilitare l'awio del
passaggio all'euro dando il
via al processo di sostitu-
2 0 0 1
zione sin dal primo giorno.
8. Adattare quanto prima i
distributori di b a n c o n o t e
all'euro. In cinque Stati Belgio, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Austria - la totalità dei distributori fornirà euro sin
dal primo giorno, creando
così le condizioni per una
rapida introduzione della
nuova moneta.
9. Prolungare gli orari di
apertura degli sportelli
bancari. 11 prolungamento
degli orari - per le prime
due settimane del gennaio
2 0 0 2 -, già previsto da
numerose banche, può facilitare il buon svolgiment o d e l l e o p e r a z i o n i di
cambio fiduciario e limitare il volume delle bancon o t e nazionali utilizzate
per pagare gli acquisti nei
negozi ( e quindi la difficoltà di dare il resto).
10. Prevedere l'impiego di
b a n c o n o t e di piccolo t a -
glio per i prelievi usuali
agli sportelli. Si tratta di
u n a m i s u r a , prevista in
particolare in Belgio, Spag n a e G e r m a n i a , c h e fa
anch'essa parte dell'accord o concluso il 19 febbraio
2001 tra la Commissione
europea e le tre associazioni bancarie europee.
Unita all'alimentazione
dei bancomat con bancon o t e di p i c c o l o t a g l i o ,
questo provvedimento
contribuirà a ridurre i problemi di resto.
g i u g n o
& E U T O/~Y
2 0 0 1
Ma siamo dawero incapaci in politica?
Gli sconfortanti risultati al femminile delle elezioni del 13 maggio, di Fausta Giani Cecchini
Le elezioni del 13 maggio hanno
segnato una preoccupante gravissima sconfitta del principio di
parità tra uomo e donna. Questo
esito non era inaspettato; bastava considerare l'elenco dei candidati per rendersi conto che molto
bassa era la percentuale di donFAUSTA
GIANICECCHINI ne, c h e concorrevano sia nella
membro del Consiglio parte maggioritaria sia in quella
proporzionale ad un seggio sicunazionale
del13~iccre,
ro del Parlamento italiano.
invitata permanente nella
Direzione
La legge elettorale vigente impedisce al cittadino di scegliere
il candidato: s o n o i partiti che
f a n n o le l o r o s c e l t e . Così u n
elettore che avesse voluto preferire una donna era nella impossibilità di farlo.
Pertanto l'esito purtroppo atteso è
stato quello di un calo ulteriore
della presenza femminile nel mon-
do politico: siamo arrivati al 9%.
Questo risultato, che pone I'ltalia in coda a tutti i paesi membri
dell'Unione europea, è imperdonabile per il Governo e i l Parlam e n t o italiani; mi chiedo quale
fiducia si possa dare a un paese
che firma (come h o visto Laura
Balbo fare a Parigi) tutti i documenti che affermano l'impegno
per la parità tra uomo e donna.
Q u e s t o e s i t o segnala la scarsa
coscienza nei partiti politici italiani del peso e del valore nell ' a p p o r t o della qualità e della
preparazione delle donne italiane, per lo sviluppo sia del nostro
paese sia del complesso della politica sopranazionale, dell'Europa.
È un esito umiliante per le donn e italiane, che h a n n o ormai
raggiunto e con pieno diritto
posti importanti nell'imprenditoria, nel mondo della medicina e
della legge, ma sono considerate
evidentemente incapaci di usare
le loro intelligenze e la loro preparazione nel mondo politico.
Questo esito è preoccupante, visto che si sta preparando un attacco evidente alla legge 194 e si
preannuncia un'attenzione particolare alla politica della famiglia:
le scarse parlamentari presenti
potranno influire ben poco.
È ormai v e n u t o il m o m e n t o di
porre fine agli indugi. Bisogna
agire, magari cominciando, come
ha fatto Jospin in Francia, da modificazioni costituzionali. L'Aiccre
deve assumere questo impegno
con maggiore sollecitudine e più
profonda persuasione.
g i u g n o
Comuni
d'Empa
2 0 0 1
Fronte democratico eilropeo
Per tutti: una politica semplice, coraggiosa, coerente
di Umberto Serafini
%lama
a
i tedeschi
Non crediate che la salvezza della
Dalla Germania s o n o pervenuti
pericolo rappresentato dai
sottomarini, mentre in oriente /a
nazionalsocialismo. Più tardi ve
ritirata delle truppe
è incessante e
..
u n terribile, ma giusto giudizi0
in occidente si aspetta l'invasione.
contro coloro che si sono tenuti
L'armamen to dell'America non ha
nascosti, vili e titubanti.
ancora raggiunto il massimo
Che cosa c'insegna l'esito di
livello; ma già adesso non ha
questa guerra, che non è mai
precedenti nella storia. Hitler
stata nazionale?
conduce il popolo tedesco alla
L'idea imperialistica di potenza
rovina con certezza matematica.
dev'essere resa innocua per sempre,
Hitler non può vincere la guerra,
da qualsiasi parte provenga. Mai
può solo protrarla! Le sue colpe e
più deve tornare al potere un
quelle dei suoi sostenitori hanno
unilaterale militorismo prussiano.
infinitamente superato ogni
Solo mediante una collaborazione
misura. Il giusto castigo si awicina
di vasta portata fra i popoli europei
sempre più.
si può creare il terreno su cui sarà
Cosa fa intanto il popolo tedesco?
possibile una costruzione nuova.
Non vede e non ode nulla. Segue
Ogni potere accentratore, come
alla cieca i suoi pervertitori nella
quello che lo Stato prussiano ha
rovina. Hanno scritto sulla loro
tentato di esercitare in Germania e
bandiera: "vittoria ad ogni costo!:
in Europa, dev'essere soffocato sul
"Combatterò fino all'ultimo uomo",
nascere. La Germania awenire non
dice Hitler; e intanto la guerra è
potrà essere che una federazione.
già perduta.
Solo un ordinamento statale
Tedeschi! Volete, voi e i vostri figli,
sanamente federale può ancor
soffrire la stessa sorte toccata agli
oggi ridare nuova vita alla
ebrei? Volete essere giudicati con
indebolita Europa. I lavoratori
lo stesso metro dei vostri
debbono essere liberati, mediante
pervertitori? Dobbiamo essere in
un ragionevole socialismo, dallo
eterno il popolo odiato e reietto da
stato di infima schiavitù in cui
tutti? No! Rompetela quindi col
sono stati ridotti. Il fallace
nazionalsocialismo, indegno di
miraggio dell'economia autarchica
essere considerato cosa umana.
deve sparire dall'Europa. Ogni
Provate coi fatti che la pensate
popolo, ogni singolo hanno diritto
altrimenti. Una nuova guerra di
ai beni della terra.
liberazione sorge all'orizzonte. La
Libertà di parola, libertà di fede,
parte migliore del popolo combattti
difesa dei singoli cittadini
al nostro fianco. Strappate il velo
dall'arbitrio dei criminali Stati
dell'indifferenza in cui avete
fondati sulla violenza: ecco i
awolto il vostro cuore. Decidetevi
fondamenti della nuova Europa.
prima che sia troppo tardi. Non
Appoggiate il movimento di
prestate fede alla propaganda
resistenza, diffondete i fogli volanti!
nazionalsocialista che vi ha
(uno dei "fogli volanti" dei resistenti
della Weisse Rose, la Rosa Bianca)
iniettato il terrore dei bolscevichi.
ropa: e l i diffondevano in u n a
clandestinità che per poco avrebbe
retto - questi ragazzi straordinari
lo sapevano, rischiando di essere
decapitati, come avvenne -. Hans,
con gli altri, si era gettato nell'impresa, quando la sorella più piccola, Sofia, fu ammessa con gioia all'università e subito volle associarsi con loro: invano Hans tentò di
tenerla lontano da un destino crudele, ma Sofia insistette tranquilla:
si rimane senza fiato riandando
poi al momento in cui Hans con
Sofia e tutti gli altri ragazzi si avviano alla decapitazione. La Resistenza tedesca è meno di massa
che altrove, perché il prezzo che si
pagava era il più atroce: ma è senza dubbio estremamente luminosa. Noi ci sentiamo per la vita legati a questi ragazzi, vincolati come siamo nel riscatto dal "nuovo
patto" per cui lavoriamo tutti a
creare l'unione europea: ma ci turba frequentemente un brivido per
il rischio che una grande scommessa morale si trasformi in una
cinica operazione di geopolitica,
in mano ai "poteri forti" e simulando una ripetizione nel Duemila
del Congresso di Vienna del 1815 ,
la bestia nera del nostro Risorgimento italiano. Mentre, usciti dalla guerra infame (con la struggente pietà per coloro che sono caduti "senza sapere perché"), chiarita
del fascismo la sua anima cinica e
falsa, disimpegnati - sia pure con
fatica - dalla prospettiva illusoria
di un regime che, con la scusa
della giustizia mondiale, calpestava la libertà (contro l'articolo 13
della Costituzione italiana: "la libertà personale è inviolabile") giustizia e libertà sono indissolubili, come avevano capito assai bene i ragazzi della Rosa Bianca -,
non possiamo che costruire una
Unione europea di cittadini (non
semplice mediazione di governi
nazionali), rispettosa - state tran-
Comuni
d'Europa
g i u g n o
quilli - dei valori che si sono variamente e faticosamente maturati
nelle singole nazioni, ma dotata di
u n a sua autonomia (cioè non
frutto miserabile di egoistici accordi); una Unione particolarmente aperta a contribuire a un mond o che, scoperta la globalizzazione, inevitabile conseguenza del
vertiginoso "progresso" tecnologi
co, si r e n d e lucidamente c o n t o
che si "progredisce" automaticamente verso il disastro senza un
pari progresso delle istituzioni
umane, capaci di governarne gli
e f f e t t i negativi. Se n e d e d u c e
chiaramente che I'awenire dell'umanità - se questa non vuole
scomparire, in preda di incontrollati poteri prevaricatori e di u n o
sviluppo non sostenibile della Terra - si affida dunque al prevalere
del federalismo, travisato tuttavia
troppo spesso in un suo carattere
essenziale sfacciatamente tradito:
la solidarietà. La piccola comunità
locale deve già veder coltivare, all'ombra del proprio campanile o
del proprio simbolo tradizionale,
l'idea della pace stabile fra tutti gli
uomini, nutrita di giustizia e di libertà nel quadro di una solidarietà
"globale": è un cammino duro ma
logico, in u n m o n d o carico di
massacri, di privilegi aberranti, di
bambini nati per soffrire in modi
inauditi. Per noi europei, ancora
viziati dall'eurocentrismo - da
tempo svanito - e dubbii "maestri
di civiltà" per quella che Bobbio
insiste a chiamare "ideologia europea", è anche un doveroso riscatto
per quanti conflitti disastrosi abbiamo contribuito a suscitare in
t u t t o il pianeta. Stiamo attenti,
assai spesso si fanno passare per
federalisti i peggiori nemici del federalismo: non capiscono o fingon o di non capire che, senza dubbio, il federalismo vuol dire autonomia a tutti i livelli, dal "vicinato" urbano o rurale alle Nazioni
Unite - cioè il diritto di governarsi
democraticamente -, ma nel rispetto pieno, nella comprensione
più profonda dell'interdipendenza
di tutte le comunità umane, a tutti i livelli. 11 federalismo è ormai,
giustamente, sempre più correntemente definito la democrazia delI'interdipendenza planetaria di
t u t t e le comunità umane. Vorrei
aggiungere un commento realistico, quasi cinico (la "morale utile"):
non fare tempestivamente le "riforme generose" si paga caro. A
Seattle si è protestato vivacemente
contro una globalizzazione senza
un suo governo "democratico": se
l'umanità non si saprà dare le giuste regole, da una parte crescerà
irresistibile il terrorismo e dall'altra, c o n u n e g o i s m o del t u t t o
idiota, si risponderà col più crudo
neo-imperialismo, neo-colonialismo, razzismo.
Ecco, tenendo fermo questo quadro semplice e chiaro, nessun giovane (e nessun Superuomo, solitario e in contemplazione di se stesso) p u ò astenersi dalla politica,
cioè da un'azione collettiva per
quegli obiettivi etico-politici di cui
sopra. Ma ci si deve per questo
coinvolgere, più o meno passivamente, nelle risse da cortile delle
nostre Nazioni (europee, se siamo
in Europa)? No, si deve anzitutto
esigere di aver voce in un "fronte
democratico e federale europeo",
che rompa il monopolio dell'Europa dei governi: per i governi c'è,
se si vuole, un ruolo, con un binario preciso e limitato, nel Senato
degli Stati (l'attuale Consiglio dei
Capi di Stato e di governo): ma
per i giovani e per tutti coloro che
vogliono guardare al di là del proprio naso c'è il Parlamento Europeo, che dovrà diventare l'espressione di chi capi, durante la Resistenza, il nuovo cammino da percorrere. Insomma l'Unione europea deve preoccuparsi, owiamente, di una vita vivibile per tutti i
suoi cittadini, ma non deve essere
considerata terreno di un rinnovat o giuoco politico tradizionale e
scontato, perché è ben altro: è il
suo obiettivo morale, cosmopolitico, che deve presiedere a ogni sua
singola operazione politica, bianca
rossa o verde. Ognuno deciderà se
e quando impegnarsi nella coltivazione del proprio giardino nazionale (ma attenti! la recente campagna elettorale italiana ha mostrato unlEuropa, che a buon diritto s'interessa dell'ltalia, mentre
I'ltalia non si interessava - come è
suo dovere - dell'Europa), ma tutti
gli uomini in buona fede debbono
per prima cosa impegnarsi, anche
praticamente, nel "fronte democratico europeo", c h e n o n p u ò
ammettere astensioni.
Ma esiste il "fronte"? È comparso
a sprazzi, non ha ancora a v u t o
u n a vita organizzata, stabile e
continua, ci si è distratti per vicoli
ciechi, non coinvolgendo tutta la
società civile. 1 federalisti delle varie associazioni, più o meno storiche - a partire dalla Union europ é e n n e des fédéralistes (Uef) -,
dovranno ormai agire uniti - la
2 0 0 1
"forza federalista" -, e non bastano: ma si tenga presente quel che
possono ottenere - anzi quel che
hanno ottenuto (costringendo
l'Europa dei governi) - quando si
son trovati in una piazza (ricordiamo: Milano 1985) filosofi e popolani, centinaia e centinaia di gonfaloni di città del Nord e del Sud
d'Europa, chiamando imperiosamente in causa i1 Parlamento Europeo e il Presidente che lo rappresentava, perché il Parlamento
Europeo n o n deve essere u n o
specchio dei cortili nazionali, ma
ispirarsi alla fantasia creativa dei
popoli nel costruire la nuova Europa, quella che guarda all'awenire dell'intero Mondo ed evita che
gli uomini, usando male delle tecnologie avanzate, rendano invivibile il Pianeta per i nostri figli e i
figli dei figli. Ma il "fronte" - privo di continuità - produsse finora
una positiva fiammata, non la vittoria (e l'amarezza ci fece poi parlare del topolino di Lussemburgo:
era un progresso men che a metà).
Ultimamente sono riuscito a far
incontrare al Quirinale le cinque
organizzazioni federaliste italiane
(tutte, a parole, solo sezioni nazionali di altrettante associazioni
"sovranazionali") con Carlo Azeglio Ciampi, un vecchio federalista
divenuto, per una felice occasione
storica, Presidente della Repubblica italiana: cosa ne è risultato praticamente? non la coesione della
"forza federalista" e poco più di
alcune belle fotografie.
Rendendoci conto che la élite federalista creava preziosi ma solitari "quadri" politici (privi - direbbe
u n velista d i l i g e n t e - di lifejacket) e "nidi rivoluzionari" inoffensivi (cioè che n o n facevano
paura al qualunquismo nazionale
e alla carriera dei professionisti
della notizia), prendevano sempre
più coscienza che tutto quello che
era agito, sull'intero territorio nazionale, da federalisti (autentici)
era totalmente ignorato dai mezzi
di comunicazione - i media -: e
la radicalità negativa del fenomen o meritava assai di più di un nostro troppo pacifico e addirittura
acritico vittimismo. 11 rapporto tra
"poteri forti" (e il corporativismo
conservatore) e i professionisti
della notizia si riverberava poi sulla "classe politica" (i professionisti
del potere): per cui un politico di
non trascurabile preparazione tecnica, come Amato, poteva avere la
infelice, recente sortita sul federalismo, definito "movimento obso-
g i u g n o
2 0 0 1
leto", c h e si è riflessa nel
partecipazione all'Europa intergovernativa c o m e mosca cocchiera
e
(contribuendo alla trasform
del processo di integrazione euroEurope
p e a , n o n privo a s u o t e m p o di vranazio
governanti di convinzioni fe
liste, in una brutta copia rn
d e l l ' o t t o c e n t e s c o C o n g r e s s o di sionari, la n o s t r a Ca
Vienna). Peggio - a parte le coravrebbe d o v u t o diventare il corenti contraffazioni del federalia g u l o e il motore dell'operaziosmo (che h a n n o creato awersari n e , e f a b b r i c a r e " q u a d r i " n o n
di u n "falso federalismo" scamsolo per la sussistenza e I'increbiato per quello autentico) - si è m e n t o della setta, ma per la difatta - e si fa - sentire una correzione "extra" di t u t t o il "fronte" e quindi di tutti i nuclei asr e n t e p s e u d o - c u l t u r a l e , rispecsociativi partecipanti, da n o n lachiata dalla infelice sortita di Giusciar trasformare in una miriade
liano Amato, che, d a n d o u n o
sguardo più alla moda (e alle indi feudi concorrenti. Si doveva
fluenze corporative) c h e n o n al ( e si dovrà!) d'altra parte penecuore della "cultura civile" oggi
trare e smuovere la società civinel rnondo, vuol guardare, sorle, n o n per limitarsi alla politica
prendenternente, "più in là" del
d e l l e b a n c a r e l l e e d e l l e firme.
Altro c h e firme! Un "fronte" vafederalismo. Lasciando ogni perlido deve far tremare i parladita di tempo nominalistico, è indubbio che il federalismo, di cui
mentari europei che si preoccupino prevalentemente della loro
abbiamo sopra sottolineato caratteri e urgenza, corrisponde a quei rielezione più c h e della costruproblemi di vita e di morte che si z i o n e , a n c h e rivoluzionaria (si,
p o n g o n o oggi, con l'impatto del
r i v o l u z i o n a r i a , cioè s c o m o d a ) ,
globalismo, a t u t t a l'umanità e
dell'Europa. A l u n g o si è p r o per essa a coloro che non si lascit r a t t a l ' i n c e r t e z z a s e servirsi,
no incantare dai professionisti del
trasformandolo, del vecchio Mopotere e dai loro cattivi filosofi (in vimento Europeo (alla cui presiItalia non si è ancora guariti dalla
denza siamo, ma non subito, riubriacatura neo-hegeliana: u n a
usciti a collocare il bravo Petrilcura può essere la lettura di u n lili), c h e nel frattempo, in collab o r a z i o n e c o n l ' a n i m a t o r e del
bro semplice semplice, "11 pensiero
Consiglio tedesco, Koppe, ero ripolitico di Hegel" di Giuseppe Beuscito a far cambiare di S t a t u t o
deschi, e d i z i o n e Laterza del
1993). Perfino tra i federalisti d o c (da vagamente unionista era div e n u t o f o r m a l m e n t e federalista
c'è chi, guardandosi intorno, non
e u r o p e o ) . Tralasciarno la l u n g a
ha capito t u t t o il valore della prestrada intermedia: oggi, d o p o
sidenza d e l l ' u n i o n e indiana da
parte di un "intoccabile": del relVizza, il fallimento dell'Europa
s t o r a c c o m a n d i a m o ancora una
intergovernativa è fin t r o p p o
volta di moderare - proprio nella
evidente, c o m e è - o dovrebbe
prirnavera della globalizzazione - essere - evidente la brutta piega
presa d a u n a c o s t r u z i o n e n o n
l'orgoglio della "ideologia eurofederale, ossia appoggiata cultupea", così calpestata dagli stessi
europei. Ci piace d u n q u e citare, ralmente e moralmente a livello
unitario sovranazionale, ma vipolemicamente, il ragionato articeversa guidata da u n rapporto
colo di Ernanuela Usai: "Nella Gayanashagowa irochese una delle di forze parzialmente e discutib i l m e n t e rappresentative ( i g o radici del federalismo" (nella riviverni) e da una semplice mediasta "1 temi", Cagliari, marzo 2001
z i o n e di singoli interessi, dove
- che si apre con un bell'editoriale "Emergenze delllUmanità e inl'Europa c o m e valore e obiettivo
tegrazione europea" -).
a u t o n o m o viene a mancare. Eppure, l'insuccesso di Nizza e Torniamo d u n q u e m o l t o addiediciamolo - di t u t t o quel c h e si
tro nella nostra storia di c o m b a t t e n t i federalisti e, a p p u n t o , è t e n t a t o d o p o Maastricht e la
m a n c a t a evoluzione della d e m o alle considerazioni autocritiche
crazia e u r o p e a ( c i o è il farnoso
sul n o s t r o i s o l a m e n t o sociale.
"deficit" che n o n si riesce a colq u a n d o fin dal 1 9 6 4 (Stati g e mare), ha felicemente g e n e r a t o
nerali del Cce a Roma), presente
una serie di " p r o p o s t e " , a n c h e
t u t t a la "forza federalista" e al
autorevoli, e di membri "pentiti"
c o s p e t t o di t u t t a l'Europa delle
dell'Europa intergovernativa, che
si s o n o affiancate a lucidi interventi di u o m i n i di alta cultura
(lo storico Le Goff o il filosofo
Habermas), con l'inaspettata richiesta di u n a Costituzione (federale) e u r o p e a ; e s o n o e n t r a t i
in scena, apertamente, d u e Capi
di S t a t o (Ciampi e Rau) insieme
ai volenterosi giuristi della Carta
dei diritti: t u t t e q u e s t e "disponibilità" lasciano ancora a t t o n i t a
la "forza federalista"? Non si approfondisce il problerna dell'Agente: si critica a parole l'Europa
intergovernativa, ma, tra minacc e e b l a n d i z i e , si c o n t i n u a a
g i u o c a r e c o n essa e n o n si fa
d u n q u e politica, c h e vuol dire
forza e sfida, e si continua una
semplice coltivazione di speranze. Risorge di t a n t o in t a n t o la
facile ideuzza del "partito federalista", che vuol dire incapacità
di uscire dall'isolamento settario
e nello stesso t e m p o tentativo di sicuro insuccesso - di ottenere
u n a s c h e g g i a di a f f e r m a z i o n e ,
m i n i m a , alle e l e z i o n i e u r o p e e ,
gareggiando coi partiti, nazionali
e falsamente europei. 11 "fronte"
deve essere un movimento reale,
organizzato, c a p a c e di ottenere
una rigorosa disciplina su semplici p u n t i essenziali, c h e s o n o
a c c e t t a t i a priori ( e guai chi l i
trasgredisce), ma lascia, accanto
alle adesioni dirette individuali o
di gruppo, una adesione "condiz i o n a t a " ai p a r t i t i . I l f i n e d e l
"fronte" è per altro chiarissimo e
i l s u o compito è quello di creare
una autentica sinergia, con una
ispirazione morale che ci ha fatt o richiamare i ragazzi della Rosa
Bianca. Chiaro?
I l "fronte" non è un movimento
segreto, non è una nuova massoneria: ma è un movimento organizzato, che deve far paura a "chi
ci imbroglia" e imbroglia I'opinione pubblica, a cominciare dai
giornalisti e dalle televisioni,
pubbliche e private, q u a n t o men o mediocremente legate alle entrate finanziarie dipendenti dalI'audience (e basta).
Ciarnpi, Rau, i più coraggiosi dei
giuristi della Carta dei diritti?
Prodi? 11 "fronte" deve diventare
i l loro a u t o n o m o movimento.
F r a t t a n t o a n d r a n n o rivedute le
dirigenze delle stesse associazioni federaliste. Per fare un esenipio: il Ccre ha un o t t i m o presidente, Giscard d'Estaing, che ha
dimostrato all'apertura degli Stati
generali in Finlandia la sua chia-
commd'Eu~0pa
g i u g n o
-
ra prospettiva politica: ma I'organizzazione sovranazionale e incerta - addirittura incerta tra
schietto federalismo e n o -, le
sue Sezioni nazionali non "costruiscono insieme". Allo s t a t o
attuale il Ccre non serve al "fron-
-
-
p
-
Formalmente atti e addirittura
Trattati (quello di Amsterdam) di
quest'ultima "integrazione" europea sono indubbiamente antidemocratici e , per talune Costituzioni o Leggi nazionali fondamentali, illeciti, anticostituzio-
-
---
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-
ove c'è -, eccetera. Come si eserciterà la pazienza del "fronte"? e
come avranno ancora il coraggio
di affidarsi, i federalisti europei,
senza stracciarsi le vesti e senza
seria contestazione, all'impegno
finale "esclusivo" dell'Europa in-
in atto -, che si awia ad essere deralista europeo si doman
semplicemente una alleanza tradebba operare - nei più gr
dizionale, perché manca delle ga- questi casi - la più severa
ranzie democratiche "sovranaziotestazione e, in conclusio
nali", che rendono lecita una par- rifiuto civile di riconoscerne la proposte costruttive di una reale
ziale, graduale, rinuncia a eleliceità e l'obbligo morale di praUnione europea democratica non
menti concreti della sovranità naticare la disobbedienza civile e debbono arenarsi, alla fine, nel
zionale. A parte dunque l'illecito
la messa in accusa delle istitumonopolio dell'Europa intergogiuridico, che ne deriva - tra un
zioni nazionali, che si sono per- vernativa. Se vogliamo la Federaattimo ci verremo specificamente messe la trasgressione costitu- zione europea dobbiamo final-, questa unificazione produrrà
zionale. 11 problema evidentemente contestare questo monopoliticamente (e moralmente) - m e n t e si p o n e p r e c i s o a u n
polio e unificare, appunto, in un
" f r o n t e d e m o c r a t i c o " t u t t e le
sempre che essa stessa non entri "fronte democratico europeo".
in crisi - una nuova SuperpotenPare incredibile che si affidino forze combattenti e disponibili
za, che non contribuirebbe alla poteri di iniziativa e negoziali a per una battaglia frontale. Quel
creazione di un nuovo ordine de- un presunto Responsabile della che ora succede è aberrante. A
mocratico internazionale, necespolitica estera e di sicurezza del- Maastricht si posero le basi di
sario e urgente, come abbiamo l'Unione europea, designato aruna moneta comune, un gruppo
cercato di dimostrare. Brutta co- bitrariamente. Rientrano nell'ardi S t a t i h a a d e r i t o a q u e s t o
pia degli Stati Uniti d'America? bitrio le delibere prese eslusiva"pezzo" di costruzione federale:
Stiamo attenti a non dare giudizi mente dal Consiglio europeo (or- ricordo che domandai a Delors sbrigativi ed erronei sugli Usa, ing a n o intergovernativo), senza pubblicamente, in una riunione
certi come sono tra la coraggiosa una codecisione del Parlamento
del Ccre a Barcellona - se era sieresia dei padri fondatori, demo- Europeo. Infatti i membri del curo che, come avrebbe voluto
crazia di base e, nel contempo, Consiglio europeo dipendono da l'evoluzione nel tempo di un tale
razzismo (Lincoln e i nemici di altrettanti elettorati nazionali, exploit federale, la moneta coLincoln); con interventi decisivi distinti, separati, tra loro privi di m u n e avrebbe sicuramente decontro gli sbandamenti delllEuro- qualsiasi legame sovranazionale, terminato una politica macroecentrismo e il fascismo internacogenti nei riguardi dei loro rapconomica c o m u n e fra gli Stati
zionale, ma imperialisti e colonia- presentanti nel Consiglio euroaderenti e, in definitiva, una intera Comunità politica (con "polisti a loro volta: comunque alla peo. Sicché i membri del Consifine degli anni quaranta più feglio europeo partecipano al Con- teri limitati ma reali", come recideralisti dei governi europei ims i g l i ~stesso interamente condi- tava una vecchia risoluzione demediatamente post-bellici (spesso zionati a priori: solo la codecigli Stati generali del Ccre - nel
con democrazie restaurate di fresione del Parlamento Europeo,
1954 - a Venezia). 11 mio intersco), quando gli americani si viche dipende da un elettorato co- rogativo consisteva nel dubbio
dero respinto un Piano Marshall
m u n e , sovranazionale, p u ò riche, ancora una volta, la logica
nei suoi aspetti pre-federali (fru- equilibrare un rapporto, in cui non avrebbe governato la storia
strando così la corrente america- giuochino le "sovranità nazionadei popoli.
na federalista, per la quale si cita li" e una nascente "sovranità euConcludiamo. Senza i l "fronte"
emblematicamente Fullbright, il ropea", con un processo - anda- - forte, impaziente, capace di
ministro degli esteri Acheson, l'Ata e ritorno - che in definitiva
opporsi come Soggetto unitario
merican Committee on united
p u ò acquistare un senso demoe temibile - le belle proposte,
Europe). La stessa figura di F.D. cratico e costruttivo. E a b b a della base ingenua o delle fonti
Roosevelt è complessa, non fu
stanza bizzarro, se non sintoma- più autorevoli, rimangono tali, e
certo un federalista (anche se apt i c 0 ( c h e n e p e n s a la n o s t r a
a lungo andare procurano solo
prezzava Jean Monnet, di cui ac"mosca cocchiera"?), che taluni delusione e - perché no? - ira e
c e t t ò la c o l l a b o r a z i o n e - per credano di sanare un constatato in molti, onesti, il rifiuto della
esempio d o p o Pearl Harbor -1,
immobilismo c o m u n i t a r i o col politica: quella politica seria,
ma m e m o r e di essere s t a t o al passaggio dall'unanimità al voto c h e a f f r o n t a i p r o b l e m i più
tempo del 1 " conflitto mondiale a maggioranza qualificata nel
scottanti della Terra e non riun "ragazzo di Wilson" e ora - solo Consiglio europeo. 11 procerca il potere per il potere. Al
secondo conflitto mondiale - in- blema si pone, quanto meno, ai lavoro, dunque! Che valore ha la
terventista tenace contro gli isoPresidenti delle Camere del Par- v i t a , s e n o n s i a m o p r o n t i a
lazionisti e risolutivo nel conflitto lamento nazionale, al Capo dello giuocarcela tutta come i ragazzi
pro o contro il fascismo.
Stato, alla Corte Costituzionale - della Rosa Bianca?
Redazionale a cura dell'azienda municipale ambiente del comune di Roma
AMA spa
Awiato il servizio di raccolta
delle deiezioni canine
Con l a p r e s e n t a z i o n e q u a l c h e
s e t t i m a n a fa a Piazza Navona
delle nuove, fiammanti, motoaspiranti, ha preso il via il Servizio
di raccolta delle deiezioni canine
istituito dall'AMA.
consentiti rappresentano u n o dei
problemi più a w e r t i t i dalla p o p o l a z i o n e , ai primi posti nella
classifica delle segnalazioni che
ogni giorno pervengono al NUMEROVERDEAMAeattraversoi
mass media.
Alcune fasi di agility dog nella bellissima cornice di piazza Navona
Secondo stime attendibili, si calcola che a Roma siano presenti
oltre 250.000 cani, una presenza
gradita quella del "migliore amic o d e l l ' u o m o " ma c h e , p e r l o
scarso senso civico di una minoranza di persone che li porta a
passeggio, spesso causa disagi ed
inconvenienti non indifferenti.
Per l'occasione Shonik - il famoso cane Turbo televisivo - ed alcuni suoi colleghi, con la regia
dell'istruttore Massimo Perla,
hanno distribuito speciali kit per
la raccolta degli escrementi canini gareggiando tra loro ed esibendosi in performances e provc
di agility dog.
Le deiezioni canine sui marciapiedi e in genere negli spazi nori
Massimo Perla con la sua equipe insieme ai motoperatori AMA
Per fronteggiare il delicato problema, AMA schiera ora 4 0 kamoto, speciali motoaspiranti, che
consentono di intensificare I'attivita di raccolta degli escrementi
dei cani e rendere più puliti piazze, strade e marciapiedi.
Si tratta di un vero e proprio Servizio che opera sia su itinerari
programmati, sia a chiamata su
segnalazione dei cittadini al NUMERO VERDE AMA 8 0 0 867035.
La novità del Servizio è costituita
dal rilascio di u n certificato di
qualità da parte dell'operatore al
termine dell'intervento richiesto
dal cittadino di rimozione dell'escremento.
Per Daniela Valentini, Presidente
di AMA Spa "l'attivazione di questo nuovo servizio - il rimo con
queste dimensioni nel nostro Paese - serve a migliorare il decoro
urbano e a rendere i marciapiedi
più puliti e fruibili con più tranquillità e sicurezza dai cittadini".
"Le m o t o - ha dichiarato la Valentini intervenendo alla presentazione - s o n o un primo, serio
tentativo da parte nostra di affrontare concretamente un problema delicato e molto sentito,
che per essere risolto ha bisogno
tuttavia della collaborazione dei
proprietari dei cani".
E a giudicare dai primi risultati
l'iniziativa p u ò dirsi più che riuscita t a n t ' è c h e nei primi 10
giorni di attivazione del servizio
15000 sono stati gli interventi dei
motoperatori di AMA con oltre 4 5
quintali di deiezioni canine raccolte sui marciapiedi romani.
Carlo Pierotti
g i u g n o
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Wallenberg's list
Oltre cinquant'anni dopo, Mosca rende omaggio all'uomo che fermò Eichmann, di Fabrizio Fed
A dieci anni dal crollo del sistema comunista, la Russia, pur alle
prese con grandi difficoltà, legate
sia alla storica debolezza della sua
società civile che al settantennio di
dittatura, si conferma - più della
Germania postnazista, o di altri
paesi dal passato totalitario - decisa a fare i conti con la sua storia.
Già nel 1991, infatti, il Parlamento
approvava una legge sui risarcimenti alle vittime dello stalinismo:
m e n t r e , negli ultimi a n n i , u n a
Commissione d'inchiesta sui crimini
del regime sovietico, presieduta dal
deputato Alexandr Yakovlev, un po'
come la "Truth Commission" sudafricana, ha provveduto alla riabilitazione di più di 700.000 vittime
delle repressioni comuniste.
Ma ben poca risonanza ha
avuto, almeno nella stampa italiana, la notizia, diffusa dall'agenzia
Interfax, di un'altra clamorosa rivelazione: l'ammissione ufficiale,
da parte clel Governo russo, clell'assassinio, per motivi politici, di
Raoul Wallenberg, lo "Schindler
scandinavo" distintosi, nella Budapest del 1944-45, per la paziente
opera di salvataggio degli ebrei
ungheresi dalla furia nazista e misteriosamente scomparso, ne1 gennaio del 1945, il giorno del suo
incontro con le autorità di occupazione sovietiche.
Stoccolma, giugno 1944. 11 Segretario generale del ministero degli
Esteri svedese convoca nel suo ufficio il giovane Raoul Wallenberg,
rampollo di una delle più influenti
famiglie svedesi [potente soprattutto nel settore bancario), d'origine
in parte ebraica, segnalato dal suo
socio d'affari, l'ebreo d'origine ungherese Koloman Lauer, per una
delicata missione da svolgere a Budapest coi fondi del War Refugee
Board, l'ente federale statunitense
creato, nel gennaio precedente, dal
Presidente Roosevelt, deciso finalmente a rompere il colpevole "silenzio degli innocenti" anglo-aniericano di fronte alla "Shoah". La
missione è tanto "semplice" quanto, in apparenza, impossibile: agire,
secondo le direttive del ministro
svedese nella capitale magiara, Danielsson, per salvare il più possibile
dallo sterminio una comunità israelita, quella appunto di Budapest,
che è fra le poche rimaste ancora
relativamente indenni. Nella capitale di un'ungheria alleata sempre
più riluttante della Gerniania, infatti, le legazioni di vari Paesi neutrali (Vaticano, Svezia, Svizzera,
Spagna, Portogallo), per mezzo di
uomini come Monsignor Angelo
Botta, Carl Ivan Danielsson, Giorgio
Perlasca, da t e m p o lavorano in
questo senso: per ragioni umanitarie o, più prosaicamente, in vista
d'una ricostruzione postbellica che
non potrà fare a meno del consistente apporto finanziario e intellettuale ebraico.
Wallenberg, nominato rapidamente Primo segretario della Legazione svedese in Ungheria, giunge
a Budapest il 9 luglio 1944. Da allora sino ai primi del 1945, una città ormai quasi ombra di se stessa,
dimentica della leggendaria vita
notturna protrattasi sino ai primi
anni di guerra, vedrà una serrata,
implacabile partita a scacchi, fra lo
"specialista" Adolf Eichmann (già
riuscito a deportare nei lager gli
ebrei delle campagne ungheresi), i
filonazisti delle "Croci frecciate", e i
cavalieri - disarmati, ma tenaci Raoul Wallenberg e Giorgio Perlasca. E' il primo, in particolare, che,
giocando anche sulle incertezze dei
vari governi del reggente Horthy,
formula l'idea geniale dei "passaporti di protezione": documenti atti a porre i titolari sotto la tutela
delle autorità svedesi, sottraendoli
così alla deportazione (sistema,
questo, cui in seguito ricorrerà, con
analoghi documenti dell'ambasciat a spagnola, anche Perlasca). In
questo modo, fra il luglio '44 e il
gennaio '45, oltre 30.000 ebrei di
Budapest riusciranno a salvarsi, nascondendosi soprattutto in edifici
requisiti dalla Legazione svedese.
11 12 gennaio 1945, mentre i
bombardamenti martellano senza
tregua la città, a w i e n e il primo
contatto di Wallenberg coi "liberatori" sovietici, giunti ormai alle
porte di Budapest. Non comprendendo le spiegazioni del diplomatico, i soldati delllArmata Rossa decid o n o di rinviare il s u o caso alI'Nkvd: i cui ufficiali interrogano
per tre giorni Wallenberg (che,
sfortunatamente, non ha docu-
menti atti a dimostrare il suo operato, essendo tutte le carte che lo
riguardano rimaste negli uffici di
Buda, parte della città ancora in
mano ai tedeschi], sospettandolo di
essere invece un nazista. Poi. il 17
grnnaio, lo svedese chiede di recarsi a Debrecen, sede del quartier generale delle truppe di liberazione,
sperando di poter dimostrare li la
sua qualità di diplomatico. Ma
Wallenberg non raggiungerà mai
Debrecen. Quello stesso giorno, lui
e il suo autista e amico personale
Wilnios Langfelder vengono arrestati dai servizi segreti sovietici e
trasportati a Mosca, dove il 31 gennaio li accoglieranno le porte della
Lubianka.
Perché? Come mai? Che cosa,
oltre l'ottusità stalinista, può aver
causato la decisione sovietica? Domenico Vecchioni, diplomatico di
carriera e autore, per i tipi clell'Euro
Press di Milano, d'un documentato
saggio sul diplomatico svedese
("Raoul Wallenberg", 1994), ritiene
possibile, anzitutto, che i russi abbiano gravemente travisato i rapporti di Raoul con le sfere naziste
di Budapest. Scambiando per collaborazionismo e attività antisovietiche quelli che erano semplici episodi di corruzione e "scambi di favori" coi tedeschi più disponibili
(conipreso il rilascio di passaporti di
protezione anche a nazisti e "Croci
frecciate" cosiddetti "pentiti"), inevitabili, nella grande partita a scacchi col mostro hitleriano. Aggiungiamo l'ispirazione e il finanziamento americani della missione di
Wallenberg (la guerra fredda è ormai alle porte). E, soprattutto, le
vere intenzioni di un'Urss decisa da
anni, ben prima della stessa guerra
mondiale, a satellizzare quanto più
possibile l'Europa dell'Est (illuminante, in proposito, è lo studio dello storico Wiktor Suvorov, ex-dirigente dei servizi segreti militari sovietici, "Stalin, Hitler. La rivoluzione
bolscevica mondiale", su cui occorrerà soffermarsi in seguito): che
non può tollerare i progetti di Wallenberg - da lui incautamente manifestati, nel dicembre precedente,
in una lettera all'amico Koloman
Lauer - di creare, nel dopoguerra,
una Fondazione per il reinserimento degli ebrei nella società (e, indi-
g i u g n o
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rettamente, il rafforzamento dell'economia) ungherese.
Inizia allora l'incredibile, "cilena", odissea del trentatrenne diplomatico. In realtà - come ricon o s c i u t o , i l 1 2 g e n n a i o scorso,
dallo stesso premier svedese Goran
Persson, che ha chiesto esplicitamente scusa ai familiari di Raoul
Wallenberg - lo stesso Governo
svedese, in quei primi caotici mesi
del 1945, non si cura più di tanto
della s o r t e del diplomatico: per
l'imbarazzo nei confronti dell'Urss,
a causa della stretta collaborazione economica e diplomatica inantenuta a suo tempo con Berlino, e
p e r n o n p r e g i u d i c a r e la n u o v a
strategia cotnmerciale svedese nel
mercato sovietico. Raoul, in sos t a n z a , si r i d u c e g r a d u a l m e n t e
non a pedina del confronto EstOvest, ma addirittura a vittima sacrificale sull'altare della guerra
fredda. 11 31 gennaio 1945, dopo
la separazione dal fedele Larigfelder (di cui si perderanno le tracce),
lo svedese inizia ad essere ulteriorm e n t e interrogato alla Lubianka:
poi, ad aprile, viene trasferito nell'altrettanta sinistra prigione di Lefortovo, alla periferia di Mosca,
dove rimarrà sino alla primavera
del '47.
Da allora, l'"Arcipelago Gulag"
inghiotte letteralmente Wallenberg,
sul cui destino, in assenza di qualsiasi prova decisiva, si possono fare
solo congetture. Si parla d'una sua
\\/losca del preniier Erlander). 1 russi
- che nel 1947 sono passati dal silenzio su Wallenberg, o dalla tesi
d'una sua morte nei combattimenti
di Budapest del '45, alla negazione
della presenza di qualsiasi sua traccia in Unione Sovietica - sorio costretti, anche per il "nuovo corso"
kruscioviano, ad aprire ufficialment e un'inchiesta. Nel febbraio del
'57, il vicerninistro sovietico degli
Esteri, Gromyko, trasmette all'ambasciatore svedese il d o c u m e n t o
che sino a dicembre 2000 esprimerà la posizione ufficiale deli'urss sul
caso Wallenberg. Un memorandum
che cita un rapporto tnanoscritto
del 17 luglio 1947 di Smoltsov, direttore dell'infermeria della l.ubianka. all'allora rninistro dell'lnterno
Abakurnov: dove si evidenziano la
morte del "prigioniero Walenberg"
(con una sola "l", n.d.r.1, per infarto
del miocardio, la notte precedente,
e il successivo incenerimento del
corpo senza autopsia. Con tipica
logica totalitaria. le responsabilità
dell'illegale detenzione dello svedese, dal '45 in poi, vengono scaricate sul solo rninistro Abakiimov (tra
l'altro, krusciovianamente giustiziat o tempo prima, nelle epurazioni
post XX Congresso]: il quale avrebb e criniinosarnente d a t o inforrnazioni false su Wallenberg al ministro degli Esteri. Tuttavia, nessun
documento originale e dettagliato
sulla sorte dello svedese sarà rnai
fornito da parte sovietica (ad eccezione, anni dopo, d'un certificato
di morte, sprowisto però dei dati
essenziali dell'intestatario).
Nel 1993. infine, a Strasburgo, la
segretaria del Comitato svedese
per Wallenberg, Sonja Sonnenfeld,
ha l a n c i a t o c o n f o r z a l'ipotesi
d ' u n Raoul ancora vivo: che, da
Ettore Majorana dello stalinisrno,
vivrebbe sperduto in qualche angolo della Madre Russia, con famiglia e un'altra identità, dopo la
"semilobotoinia" subita negli
ospedali psichiatrici.
Mosca, 22 dicembre 2000. La
Procura generale russa riabilita pienarnente Raoul Wallenberg e Vilm o s Langfelder: preanriunciando
anche, in materia, un apposito decreto del Presidente Putin, riconoscendo che furono arbitrariamente
arrestati e fucilati nel luglio 1947
(con relativa documentazione, poi
in gran parte distrutta dal regime).
Alexandr lakovlev, presidente della
Commissione d'inchiesta sulle repressioni staliniane, afferma di aver
visto dei documenti dimostranti
l'esecuzione del diplomatico: che,
tuttavia, restano sconosciuti. Successivamente, dagli archivi emergono iin messaggio cifrato del '45 del
ministro della Difesa, Bulganin, con
l'ordine d'arresto di Wallenberg, e
iin t e l e g r a m m a del 1 4 m a g g i o
1947 del viceministro degli Esteri,
Vishinski, al ministro Molotov (che,
con linguaggio a rnetà fra la Gestapo e la Cia, esorta a presentare "le
proposte concernenti la ... liquidazione" del "caso Wallenberg"].
Stoccolma, 12 gennaio 2001: una
Commissione governativa d'inch ie-
sta russo-svedese su Wallenberg,
istituita dieci anni prima per volontà di Boris Eltsin, conclude, tuttavia, che, al di là delle divergenze
interne fra i suoi rnembri russi e
s v e d e s i , in m a n c a n z a di prove
inoppugnabili della morte del diplomatico, e in presenza invece di
numerosi testimoni oculari convinti
di averlo visto in vita dopo il 1947,
egli si deve ritenere ancora vivo; e
questa rimane la posizione anche
del Governo svedese.
Oggi, dopo il "ciclone Gorbaciov" e
il crollo dell'urss, il caso si ripresenta con più forza di prima, e con
estrema semplicità. Se veramente argornenta ancora Domenico Vecchioni - i nuovi leader del Cremlin o si considerano privi di quakiasi
legame con lo stalinismo, perché
non chiarire una volta per tutte il
mistero Wallenberg, a maggior ragione dopo aver pienamente ammesso la responsabilità sovietica in
massacri come quelli dei rifugiati
politici stranieri negli anni '30, e di
Katyn nel '41 (e aver anche prornesso, con la Presidenza Eltsin, la
graduale pubblicazione di tutti i
documenti segreti sovietici, pur in
mancanza d'un "Freedom of Information Act" russo, n.d.r.)? Se ciò
non accade, aggiungiatno, può significare o che realmente le nuove
autorità russe non ne sanno molto
di piìi di quel che hanno detto o,
più probabilmente, che Raoul Wallenberg s'è trovato, per sua sfortuna, al centro d'una delle pagine
più scottanti della seconda guerra
mondiale, che attendono ancora di
essere scritte per intero.
In ogni caso, se l'Europa è (non in
senso hegeliano, owianiente!) anche una categoria dello spirito, essa ha anche i suoi eroi. Fra i quali,
accanto a Carlo e Nello Rosselli,
Eugenio Colorni, Jean Moulin, Altiero Spinelli, rientrano, a pieno diritto, a n c h e Raoul Wallenberg e
Wilmos Langfelder, Oskar Schindler, Giorgio Perlasca.
Comuni
/ l8
g i u g n o
--
2 0 0 1
.~. - .
.
p
-
Federalism on line?
Cose che possono succedere navigando in Internet, di Renata Landotti
*
"fu creata nel 1993 per
sviluppare ed implementare
programmi nelle aree della
riforma educativa, sociale e
legale. OSI-Budapest è parte
della rete delle fondazioni
Soros. Un gruppo di
organizzazioni autonome
fondate da George Soros ed
operanti in 40 paesi in tutto il
mondo, princ~palmente
nell'Europa centrale ed
orientale e nella vecchia
Unione Sovietica, ma anche in
Guatemala, Haiti. Mongolia,
Sud Africa e Stati Uniti."
"Se una notte d'inverno un viaggiatore ..." volesse a w e n turarsi alla ricerca delle ultimissime sul federalismo virt u a l e , gli c a p i t e r e b b e di t r o v a r e u n a n o v i t à :
http://www.federalismo.net QUESTO DOMINIO è IN VENDITA - Per chi lo desideri, nel prezzo è incluso un anno
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di spazio disco, 10 e-mail, ecc.) - Ulteriori informazioni
QUI - Se sei interessato clicca QUI.
La pagina, in italiano e in inglese, era proprio li. Ho pensato ad un errore nella battitura dell'indirizzo. Ho annullato e riscritto. La pagina era sempre li. La ricerca sembrava prendere una direzione inconsueta. Spinta dalla
curiosità, mi s o n o avventurata nell'imprevedibilita dei
destini incrociati che si svelano quando si aprono le porte, non delle stanze dei castelli, ma quelle virtuali dei siti
del ciberspazio.
porta del www.federalism.network (partners of www.pircinc.com - Public lnterest Research and Communications
lnc.). Qui mi son trovata, disorientata, davanti a [email protected] (sponsor: Governmentwatch.com).
E le sorprese non erano finite! Non avevo ancora aperto
http://yourname.federalism.net: ""Get a FREE FEDERALISM.NET Web page!"".
Ma una porta che non dovevo aprire, lungo questo mio
percorso, un vero cavallo di Troia, uno spaesamento da
dejà vu, un Grande Fratello tipo "1984", un Barbablu
della rete, si era infilato nella mia ricerca e me lo sono
trovato davanti senza riconoscerlo. Perversamente spinta
da una insidiosa sensazione di diffidenza, h o aperto. Sono entrata. http://lgi.osi.hu (hu: Ungheria; LG1 - Local
Government and Public Service Reform Initiative. Promoting Local Government, Public Policy and Public Admini-
Aprendo porte inconsuete come www.federo.com (Federalism for Uganda?) o imponenti come www.eurplace.org [Grand-Place Europe) non h o avuto esitazioni.
Casomai delusioni.
Aprendo p o r t e dalla forma strana c o m e
www.tightrope.it/michel/feder.htm(Federalismo dal latin o foedus, cioè patto, contratto, ecc., è una convenzion e per la quale u n o o più individui, clan, tribù, comuni,
ecc., si impegnano gli uni verso gli altri su un piano di
e g u a g l i a n z a , p e r u n o o p i ù accordi...), o p p u r e
www.tightrope.it/user/chefare/archivcf/cf36/federmac.ht
m (Italia: i guasti del federalismo. Da tempo abbiamo
indicato nel leghismo un fattore di divisione e disorganizzazione del proletariato. Ma, mentre il federalismo
oramai imperversa a destra, al centro e a sinistra, non si
notano ancora apprezzabili reazioni di difesa e di lotta
contro di esso ...) mi sono quasi divertita; sono entrata
senza timori nella porta della "Excite federalism community" e di http://it.dir.yahoo.com/Istituzioni/Politica/0pinioni~e~correnti~di~pensiero/Federalismo/
(Yahoo! lstituzioni>Politica>Opinioni e correnti di pensiero
di diversi paesi, comparate con le prospettive federaliste
in Italia) uscendone senza drammatiche coriseguenze.
Ho voluto aprire una porta insospettabile come www.federalism.com [Online Federalism Reference and Resource
Tools; Comparative Federalism: Academic Resources; Governments, NGOs, Media, Special lnterests; Federalism
lnstitutes a n d Associations; Discussion a n d Message
Board Forums), che mi ha invitato a passare attraverso la
stration Reform in Central and Eastern Europe and the
former Soviet Union). Tutto sembrava rassicurante, ma in
fondo in fondo non mi sentivo tranquilla. Avanti. Le iniziative sembravano dawero meritevoli: Fiscal Decentralization Initiative for Central and Eastern Europe, Local
Government Information Network; Managing Multiethnic
Communities Project; Fellowship Program. Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2000. Era un sito aggiornato e
ben curato. Case studies, book reviews, training, innovation, employment section, perfino humour!. Tutto molto
lindo e senza sbavature, questo il sito della sede ungherese della LGI. Ma allora, la casa madre dove si trova? Rapido controllo: si trova a,.. New York! E lo sponsor, chi è
lo sponsor? Lo sponsor principale è... Deloitte 8 Touche!
Ma allora, OSI cosa sarà mai? Trepido controllo e. .. sorpresa! La Open Society Institute di Budapest "was established in 1993 to develop and implement programs in
areas of educational, social and legal reform. OSI-Budapest is part of the Soros fbundations network. A group of
autonomous organizations created and founded by George Soros and operating in nearly 4 0 countries around the
world, principally in Central and Eastern Europe and the
former Soviet Union but also in Guatemala, Haiti, Mongolia, Southern Africa and the United States". *
Ho visto abbastanza. Esco sbattendo la porta. Passando
davanti alle porte dei siti di SIGMA (OECD Public Administration Development Strategies - Planting the seeds for
change) e PUMA (OECD programme on Public Management and Governance) tiro dritto.
g i u g n o
2 0 0 1
11 futuro, la citta, il progresso
Le responsabilità e il ruolo dei Comuni dopo le esperienze della "Agenda 21" locale, di Rita Colantonio Venturelli
Tra la fine degli anni ottanta e la metà degli anni
n o v a n t a , ci s o n o s t a t e
molte occasioni che hanno
contribuito a costruire
quella visione dello svilupp o urbano improntato ai
principi del rinnovo - tra i
quali il concetto di sostenibilità è uno dei più noti
- che e stata poi diffusa
largamente ed introdotta
nelle linee guida delle diverse "Agenda 21" locali.
Nei documenti, nel dibattito culturale, nei prodotti
scientifici di questo dibattito, negli intenti applicativi delle organizzazioni
politiche scaturisce in moRITACOLANTONIO
d o inequivocabile l'idea
VENTURELLI
c h e la visione attuale, e
Istituto di disegno, quella futura a breve scaarchitettura e urbanistica d e n z a , a f f i d i n o s e m p r e
della Facoltà di maggiori responsabilità alingegneria di Ancona. l'entità amministrativa coSaggio proposto a d un munale, da cui ci si attend e lo svolgimento di u n
Convegno presso la
nuovo ruolo. E ciò è dovuFondazione italo-tedesca t o anche al fatto che, dal
Villa Vigoni di Menaggio momento in cui il RapporCorno. Prima parte t o Brundtland ha intrapreso il suo percorso di diffusione internazionale, che
ha visto il momento culminante in occasione della
Conferenza di Rio d e J a neiro del 1992, e poi nella
Carta di Aalborg e nelle
"Agende 21 " locali, I'interesse per la complessità dei
problemi della vita urbana
si è a c c e n t u a t o notevolmente. E l'espressione più
evidente di questa nuova
consapevolezza è il numero molto elevato dei documenti che sono stati prodotti sui temi legati alla
crescita urbana, allo stato
di organizzazione attuale
delle citta, ai possibili sviluppi futuri.
Tra i Paesi che hanno contribuito più attivamente a
queste riflessioni, c'è senz'altro la Germania, la quale, impegnando le proprie
strutture amministrative federali, ha avviato un'attività di studio costante, producendo alcuni documenti
di indubbio interesse. Uno
dei temi centrali del dibattito, arricchito da tali documenti, è quello della compatibilità ambientale della
crescita urbana. Infatti, nel
1993, un'apposita commissione ministeriale si esprimeva in q u e s t i t e r m i n i :
"Bisogna spingere sia perché si verifichi il passaggio
dalla città ecologica, attraverso l'idea della città compatibile con l'ambiente, alla
citta che abbia un grado
ancora maggiore di compatibilità ambientale, sia perché si valuti realisticamente
come il fenomeno urbano
può essere interessato dall'ecologia" [l ).
Sempre su q u e s t a linea,
l ' a n n o successivo v i e n e
diffuso un rapporto sullo
stato dell'ambiente, con il
m o t t o "Per u n o sviluppo
o r i e n t a t o all'ambiente e
duraturo" (2), e nel 1995
la Conferenz,a dei Comuni
tedeschi pubblica i materiali per una "Agenda 21
locale" con i l titolo "Le
citta per u n o sviluppo
orientato all'ambiente"
(3), in cui si parla spesso
dello "sviluppo sostenibile''. Questo è il primo risultato di grande interesse
di quell'attività molto fervida di ricerca, proseguita
poi con la pubblicazione
di altri documenti (4), che
h a t e n t a t o di tradurre i l
c o n c e t t o di sostenibilità
in termini di amministrazione urbaria, indicando
un insieme di nuove competenze dei Comuni tedeschi e di alcuni indirizzi
che devono essere impressi ai piani regolatori comunali. lnfa-tti, oltre a fissare gli ambiti di azione
ambientale al livello comunale, vengono indicate
anche le basi sia perché i
piani comuriali contengan o un orientamento ecologico, sia perché si operi
s u l l a l i n e a del r i n n o v o
ecologico urbano.
Ad esempio, sulla scorta
degli ambiti di azione proposti nella mostra allestita
a Rio d e Janeiro in occasione della Conferenza tenutavi nel 1992, rispetto
alla q u e s t i o n e dei piani
comunali, si raccomandan o ad esempio il risparmio
di suolo nei nuovi insediamenti, l'applicazione della
VIA al livello c o m u n a l e ,
l'architettura e c o l o g i c a ;
mentre per la seconda si
indicano il mantenimento
degli edifici storici, la valorizzazione e l'incremento
del verde, la riduzione del
traffico, il mantenimento
delle piccole strutture artigianali ed altre azioni
orientate agli stessi scopi.
D'altra parte, per la piena
r e a l i z z a z i o n e di q u e s t o
programma di tutela e di
riconversione ecologica,
vengono dati anche degli
impulsi pratici per la formazione delle politiche comunali e per I'orientament o nell'impiego dei finanziamenti pubblici destinati
a questi scopi.
1 prodotti più consistenti e
più recenti di questo dibattito sui temi della sostenibilità urbana, e delle responsabilità delle amministrazioni comunali a questo
proposito, sono raccolti nel
volume intitolato Urban 21,
curato da Peter Hall e da
Lllrich Pfeiffer (5). In realtà,
questo testo è il document o che ha preparato e acc o m p a g n a t o I'EXPO di
Hannover del 2000. Per il
suo orientamento alla divulgazione dei temi legati
all'Habitat umano, ma soprattutto per la realizzazion e di alcuni interventi urbanistici ispirati a questi
stessi temi, quella dell'EXP 0 è stata senza d u b b i o
un'occasione di estremo interesse, poiché ha contrib u i t o a definire l o s t a t o
della condizione urbana attuale in tutti i suoi aspetti,
e a prefigurarne alcurìi possibili scenari futuri.
Infatti, questo-documento,
raccogliendo i contributi
della Commissione internazionale che ha presieduto i
lavori preparatori, si apre
con alcune riflessioni sul
primato del secolo XX, che
consiste nell'essere il primo
secolo interamente "urbano"; ciò vuol dire che dai
primi due o tre anni del secolo la maggior parte della
popolazione vive in una
città. Al di là delle statistiche, che peraltro compaion o nel t e s t o s o l t a n t o
quando risultano essenziali, vengono suggerite alcun e riflessioni di carattere
complessivo, estese alla situazione urbana mondiale,
e viene sottolineato spesso
come questa dinamica abbia comportato lo spostamento non solo di un numero rilevante di persone
verso i centri urbani, ma
s o p r a t t u t t o dei problemi
sociali ed economici, di
quelli preesistenti legati alla società di origine come
di quelli creatisi c o n la
spesso mancata integrazione nella nuova realtà.
E le città a volte stentano
ad accettare questo fenomeno come una caratteristica della vita del nostro
tempo, probabilmente a
causa di una situazione in
cui sono già presenti delle
difficoltà di collegamento
a quella rete urbana, che
ormai si sta diffondendo
rapidamente, anche se con
problemi maggiori rispetto
alle reti di altro tipo. Dunque, oggi più della metà
dei poveri vive in citta: il
90% in America Latina, il
40010 in Africa, il 45010 in
Asia. Ma il vero problema
non è tanto quello numerico, quanto quello qualitativo, legato soprattutto
al disinteresse delle ammin i s t r a z i o n i , a causa del
q u a l e gli immigrati n o n
trovano un'abitazione, un
posto di lavoro e dei servizi a d e g u a t i , e q u i n d i si
ammassano nei luoghi men o confortevoli. Dunque, il
ECOSFERA S.P.A.
Studi di Fattibilità per l'Economia
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-
g i u g n o
2 0 0 1
rifiuto e il disinteresse
creano la disparità tra poveri e ricchi.
Ma se sotto questo profilo
s e m b r a n o reagire t u t t e
nello stesso modo, tuttavia le citta attualmente risultano profondamente
sperequate tra loro per altri aspetti: da un lato ci
sono le citta che rappresentano dei nodi di sewizi
e di produzione, dall'altro
quelle sottos\/iluppate, che
aderiscono alla rete mondiale in modo molto rudimentale. In questo senso,
si può affermare che esiste
un gruppo poco numeroso
di citta globali, che rappresentano in pratica i nodi di questa rete; vi sono
poi le citta subglobali, che
sono 4 0 o 50 in tutto, e
che s o n o in concorrenza
con le prime; ed infine le
città medie, le cosiddette
country town, le quali organizzano il territorio rurale circostante.
Sempre secondo Urban 21,
che fornisce una visione
per così dire "cyberspaziale" dell'antica concezione
anseatica, questa situazione è destinata a trasformarsi in un periodo medio-lungo, orientativamente in poco più di venti
anni. Infatti, si può prevedere con una certa sicurezza c h e nel 2 0 2 5 i l
m o n d o sarà articolato in
un'unica rete urbana, che
sosterrà il sistema a u t o matizzato della produzion e , dei trasporti e della
comunicazione, in cui all'uomo sarà data la possibilità di lavorare e di diventare un cittadino attivo
p e r q u a n t o r i g u a r d a la
g i u g n o
P
-
2 0 0 1
P
propria formazione, le regole della
qualificazione, il dibattito e la
sfera sociale, secondo una visione
attualizzata dell'ideale della vita
urbana dei tempi degli antichi
Greci. Dunque, si forma l'idea di
una liberazione, ma potrebbe non
essere così automatica per tutti:
anzi, potrebbero farne le spese i
meno agguerriti, i quali potrebbero perdere ancora una volta delle
occasioni a favore di coloro i quali, secoli addietro, hanno innescato dei fortissimi meccanismi di
esclusione, togliendo beni di altro
tipo attraverso la dominazione.
Quindi, è chiaro che oggi non ha
più senso riproporre l'ormai logora
suddivisione tra le città sviluppate
e quelle non sviluppate, perché
nei Paesi meno sviluppati spesso si
trovano delle città in cui si vive
come in quelle più avanzate: piuttosto, conviene parlare di un modello asiatico, un modello africano, ecc. E i temi attuali che possono portare prevedibilmente alla
soluzione delle situazioni urbane
non vivibili sembrano essere analoghi per t u t t e : i l risparmio di
energia, la riorganizzazione del sistema del traffico, il riciclo dei rifiuti, il sostegno degli anziani, il
risanamento dei centri storici per
dare alle città nuove possibilità di
spazio di crescita corretta. Inoltre,
occorrono nuove tecnologie per
sostituire in m o d o sempre più
adeguato la forza lavoro muscola-
Direzione e redazione
Piana di Trwi 86
001 87 Ronia
telex: Comuneuropa - Roma
tel. 06.6994.0461
fax 06.6793.275
www.aiccre.it
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re e il lavoro manuale, e quindi
offrire sufficiente lavoro. Sicuram e n t e , i l f u t u r o prevedibile di
queste città deve mettere in conto
di affrontare il grande problema
del reperimento delle risorse econotniche necessarie per sostenere
questo processo complesso.
Tornando alle caratteristiche dei
modelli urbani legati al continente
di appartenenza, bisogna dire che
l'America Latina e allo stadio più
elevato di urbanizzazione di tutti i
Paesi in via di sviluppo, e quindi si
confronta con una serie di problemi che riguardano il tasso più alto
del inondo di mortalità, la presenza dei ragazzi per strada più massiccia che altrove, l'alcoolismo, la
droga, le violenze in famiglia.
Invece, nel continente asiatico la
popolazione povera e distribuita
sia in c a m p a g n a sia in c i t t à ,
quindi esistono i poveri urbani e i
poveri rurali. Questi ultimi hanno
delle condizioni di vita migliori,
ma se viene a mancare il cibo
non c'e via di scatnpo, mentre in
città si riesce sempre a trovare
qualcosa da tnangiare, da fare, da
mendicare. L'emigrazione verso la
città e spesso senza ritorno; nei
confronti della famiglia, questo
trasferimento e un successo, e chi
lo compie si sente in dovere di
scegliere il luogo che diviene il
punto centrale della propria vita,
e deve provare di avere successo.
Queste persone sono intelligenti,
Direttore
Goffredo Bettini
Direttore responsabile
Umberto Serafini
In redazione
Mario Marsala (responsabile)
Lucia Comas, Giuseppe D'Andrea.
Benedetto Licata. Anna Pennestri
8
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;-L.
4.
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2
'
.
Gestione editoriale
Europea srl unipersonale
Piazza di Trevi 8 6
001 8 7 Roma
ma la loro scelta li porta soltanto
vicino allo stato esistenziale minimo, che peraltro rimane una
realtà per tutta la vita.
Infatti, le citta per loro natura
s o n o luogo in cui il singolo si
confronta con delle possibilità
sconosciute e con rischi inattesi,
con ingiustizie palesi e con possibilità inusuali; e, sulla scorta del
dilemma posto da Howard già alla
fine del XlX secolo, bisogna riconoscere che le città offrono posti
di lavoro e occasioni sociali, ma
anche paesaggi desolati e rapporti
miserevoli. Il problema sembra riproporsi identico all'inizio del XXl
secolo in molti Paesi industrializzati e in tutti quelli in via di sviluppo: il quesito centrale e se le
fasi di passaggio da uno stato all'altro risulteranno più rapide e
meno dolorose.
Come allora, i poveri urbani dip e n d o n o dai settori economici
non ufficiali, lavorano saltuariamente, vendono per strada, non
h a n n o u n a voce ufficiale; ma
oggi essi hanno una consapevolezza diversa rispetto ai tempi di
Howard: vivono in case che si
s o n o costruiti da soli, si s o n o
formati e si sostengono da soli,
hanno costruito una città propria, senza piani e apparati di
controllo ufficiali nella citta ufficiale. E poiché non hanno diritto di vivere nei quartiere migliori, occupanc gli spazi rifiu-
Abbonamento a n n u o
per l'Unione europea.
inclusa l'Italia L. 30.000,
Estero L. 40.000.
per Enti L. 150.00[l.
Sostenitore L. 500.000,
Benemerito L. 1.000.000
tati dagli altri; i loro figli vivono
in pericolo costante, esposti alle
malattie, vittime di rapine e di
violenze che la polizia a volte
ignora, insieme alla loro esistenza: essi conoscono il pericolo,
ma non hanno scelta. Non hann o s e n t i t o parlare di Howard,
ma dalla loro esperienza sanno
c h e la città ha un'irresistibile
forza di attrazione su di loro, e
ci rimangono a vivere, partecipando alla vita con una forma
di presenza particolare.
( 1 ) Bundesminister Kotnmission
"Zukunft Stadt 2000". Bonn, 1993
(2) V. Rat der Sachverstandigen
fur Utnweltfrage: Fur eine dauerhaft-umweltgerechte Entwicklung,
Bonn, 1994
( 3 ) V. Deutsche Stadtetag, Stadte
fur eine umweltgerechte Entwicklung. Materielle fur eine ,,Locale
Agenda 21", 1995
Su questo tema, v. Walcha, H.
Dreesbach, P.-P., Nachhhaltige
Stadtentwicklung, Kohlhammer,
Berlino Stoccarda Colonia, 1998
(4)
-
( 5 ) Hall, P. - Pfeiffer, U., Urban
21, DVA, Stoccarda Monaco, 2000
I versamenti devono e s s e r e effettuati:
1 ) sul c/c bancario n. 40131 intestato
a Europea srl unipersonale
c/o Banca di Roma, dipendenza 88
(CAB 03379; ABI 30021.
Piazza SS. Apostoli. 75 - 00187 Roma,
specificando la causale del versamento;
2) sul ccp n. 38276002 intestato
Spedizione in abbonamento postale
45?;, Art. 2 comrne 20/b
Legge 662/96 - Filiale di Roma
Aut. Rib. df Roma n. 4696
dell'll-6-1955
a "Comuni
Piazza di Trevi, 86 - 001 87 Roma;
3) a mezzo assegno circolare
- non trasferibile - intestato
a: Europea srl unipersonale,
specificando la causale
del versamento.
progetto grafico e impaginazione
Maria Teresa Zaccagnini - Roma
stampa
Salemi Pro. Edit. srl - Roma
Questo numero è stato finito
di stampare nel mese di giugno 200 1
ISSN 00 10-4973
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L'impegno di Acea è rivolto anche alla valorizzazione di chiese, templi, fontane, aree
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artistiche e monumentali della storia di ieri e di oggi
arricchiscono lo scenario notturno
-di nuove suggestioni.
l.
u
I
'
Nel mondo ci sono infinite destinazioni da raggiungere, infiniti luoghi da cui partire, ma un solo modo semplice per farlo:
l'aeroporto di Roma Fiumicino. La sua centralità geografica, la qualità delle sue infrastrutture capaci di gestire migliaia di passeggeri
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E viceversa, naturalmente. Per questo, oltre 100 compagnie aeree con oltre 260.000 voli e più di 24 milioni di passeggeri hanno
scelto l'aeroporto Leonardo da Vinci", le sue aerostazioni, il siio efficiente sistema di
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'+Fonte:consuntzvo ADR 1999
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Anno XLIX Numero 6 - renatoserafini.org