ABSTRACTS
GRUPPO A
PROGETTI RIVOLTI A PARTICOLARI CATEGORIE
DI PAZIENTI
Anziano
!
!
L’anziano in Liguria
Un approccio psicologico dedicato al paziente affetto da malattia di Alzheimer:
dall'analisi dei deficit al riconoscimento delle risorse per un miglioramento della
qualità di vita.”
Bambino
! Dimensione Bambino
! Il miglioramento della salute mentale e sociale dei pazienti del Reparto di Pediatria
dell'Ospedale S. Paolo di Savona
! L'Ospedale "amico del bambino". Umanizzare i rapporti e le strutture
! Accoglienza del bambino in reparto chirurgico
! Il progetto di accoglienza presso la Divisione di Pediatria di Savona
! Il progetto “Dottor-Clown” nella Divisione di Pediatria di Savona
! Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in bambini obesi
! Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in bambini obesi: il
campo estivo
! La valutazione di un progetto di miglioramento della qualità di vita del bambino
ospedalizzato
! Stile di vita, abitudini alimentari e problematiche psicologiche presenti nel bambino e
nell'adolescente affetto da disturbo del comportamento alimentare, in approccio
interdisciplinare.
Donna
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!
Una strategia italiana per la promozione della salute della donna: Perineal Care
Program (PCP)
Buone pratiche per gli operatori sanitari che assistono la donna vittima di violenza
sessuale: proposta di protocollo per la gestione primaria
Paziente diabetico
! Progetto di un modello di terapia educazionale del paziente diabetico
! L'educazione alimentare tra gioco e terapia
! Proposta di un percorso di integrazione ospedale terrritorio e continuita' assistenziale
per pazienti extra comunitari affetti da Diabete mellito: esperienza di un Centro
Diabetologico
! 'Campus' per ragazzi diabetici : una opportunità di crescita personale e per
l'autocontrollo della propria salute.
! Il percorso del diabetico
! Studio sugli aspetti psicosociali del paziente diabetico nell'ambito della promozione
alla salute
! “CARO DIARIO” : diario-agenda per bambini-adolescenti diabetici
! Il campo scuola "misto": nuove esperienze educative per ragazzi diabetici e non.
! Il vissuto del ragazzo e dell'adolescente diabetico: esperienze da un week-end di educazione
sanitaria
! Intervento educativo per la prevenzione del piede diabetico.
Paziente disabile
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Lavorare sulle abilita' per conoscere le disabilita’
La mielolesione: progetto per l'autonomia
Paziente straniero
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Interculturalità: “perché la differenza non diventi indifferenza”.
"La Torre di Babele" - corso di formazione interculturale
Progetto Monday
Percorso nascita e ospedale interculturale
Facilitazione dell'accesso all'assistenza ospedaliera per gli immigrati irregolari a
Reggio Emilia
Paziente psichiatrico
! "Ecology, Bioethics and Mental Health: Bridge towards the Future. La Sanità per la
Salute e la Quality of Life.”
! Progetto ALBATROS: il gioco del calcio come momento terapeutico, riabilitativo e di
prevenzione organizzato dal SPDC dell'Asl 1 Imperese
! L'attivita' di animazione e riabilitazione svolta nel 1995 presso il SPDC Asl 1 Imperiese
Progetti vari
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!
!
!
!
Ambulatorio di musicoterapia
Una sinfonia per il burn out
SIDS (Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante)
La rieducazione del pavimento pelvico
L' esperienza dell' ospedalizzazione domiciliare per i pazienti malati di AIDS.
Sperimentazione di trattamento delle lombalgie con programma didattico, rieducativo
e software multimediale all'interno di un protocollo integrato di diagnosi e linee guida
!
di trattamento condivise tra medici di base, specialisti ospedalieri e riabilitatori
Efficacia dell' informazione al paziente nella cura della scoliosi con corsetto
ortopedico.
ANZIANO
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TITOLO
L'anziano in Liguria
AUTORI
Coordinatore Referente Regionale: Bruno Mentore - Azienda USL 4
Chiavarese - Tel. 0185 329516 e-mail: [email protected]
* B. Mentore, P. Brignole, C. Giordano, R. Pizzorno, F. Stefani; **R. Arimondo, L.
Di Mieri, R. Gagno, R. Predonzani, E. Trucco; ***M. Maurizio, G. Vullo; ****E.
Borsi, S. Castellano, M.V. Crivellari, B. Rebagliati; °° G. Congiu, M. Nelli, E.
Palummeri; °°°A. Nicchia, G. Pinna.
AZIENDA
*ASL 4 Chiavarese; **ASL 1 Imperiese; ***ASL 2 Savonese; ****ASL 3
Genovese;; °°A.O. Galliera; °°°A.O. S. Martino e Cliniche Universitarie
convenzionate.
Una delle caratteristiche demografiche della Liguria è l'alto tasso di popolazione
ultrasessantacinquennne. Questa particolarità ha fatto si che nel programma degli Ospedali
per la Promozione della salute della Regione Liguria venisse considerato il bisogno
assistenziale post-degenza dell'anziano. Per il raggiungimento di tale obiettivo sono stati
studiati ed elaborati due progetti interdisciplinari che individuano due momenti
fodamentali dell'assistenza, il primo organizzativo, il secondo educativo-formativo:
“valutazione del bisogno assistenziale post-degenza”
“educazione del familiare alla gestione autonoma del proprio congiunto”
E' stata elaborata una scheda di valutazione rivolta ai pazienti ricoverati nelle Unità
Operative di: Neurologia, Medicina, Ortopedia ed eventualmente in Chirurgia.
La scheda vuole essere uno strumento per pesare il potenziale bisogno socio-assistenziale
allo scopo di favorire la segnalazione agli uffici competenti (R.S.A, A.D.I., Servizi Sociali)
nei tempi necessari alla corretta presa in carico, evitando il fenomeno delle segnalazioni
tardive.
La lettura della scheda e il continuo monitoraggio del paziente possono favorire
l'individuazione dei soggetti a cui proporre l'intervento educativo-formativo.
Uno dei problemi maggiori nella dimissione dei pazienti, che durante la degenza hanno
avuto una caduta della propria autonomia, è la gestione a domicilio delle necessità primarie
come l'igiene personale, alimentazione e l'idratazione, la mobilizzazione, l'eliminazione, la
prevenzione delle lesioni da decubito.
I familiari di questi pazienti si trovano a gestire problematiche gravose a cui non sono stati
preparati durante il ricovero del loro congiunto, con la conseguenza di una caduta della
qualità dell'assitenza e la possibilità di un incremento dei ricoveri ripetuti.
OBIETTIVI
· Aumentare la consapevolezza sulle problematiche socio-assistenziali dell'anziano
e della sua famiglia;
· favorire e potenziare l'integrazione e l'interdisciplinarietà dei servizi coinvolti;
· limitare il periodo di degenza e l'incidenza dei ricoveri ripetuti;
· formare ed educare i familiari dei degenti anziani al mantenimento della salute del
proprio congiunto al fine di migliorarne la qualità di vita al rientro al
propriodomicilio.
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TARGET
· Popolazione ricoverata ultrasessantacinquenne, familiari, personale sanitario.
INDICATORI
· N° dei pazienti segnalati sopra >65 aa./N° totale dei pazienti di età >65 aa.
· Rapporto N° schede positive e schede che hanno avuto segnalazione e successiva
presa in carico da parte dei servizi competenti: A.D.I., R.S.A., R.P. ecc.
· N° delle proposte di formazione/N° di processi formativi intrapresi e conclusi.
VALUTAZIONE
· Questionario di valutazione sulle conoscenze teorico-pratico acquisite dal
familiare;
· Studio ed elaborazione opuscolo informativo rivolto alla famiglia.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Un approccio psicologico dedicato al paziente affetto da malattia di
Alzheimer: dall'analisi dei deficit al riconoscimento delle risorse per
un miglioramento della qualità di vita
M. Grazia Manzone, Simona Volpato, Evelin Ramonda, Annesa Lo
Iacono UONA Psicologia
A.S.O. San Luigi Gonzaga-Orbassano (TO)
Numerosi studi hanno evidenziato come il paziente affetto da malattia di Alzheimer si trovi
a dover affrontare un progressivo “svuotamento” del serbatoio della sua storia. Nel
momento in cui si sviluppa la demenza, il soggetto incomincia ad avere difficoltà nel
gestire la propria indipendenza, a causa dell'esordio graduale e insidioso dei disturbi
psichici e cognitivi che accompagnano la malattia (deficit di memoria, di linguaggio, di
pensiero astratto, di giudizio critico, ansia depressione e stati confusionali). Queste
problematiche portano il soggetto ad una graduale perdita di autonomia e,
conseguentemente, ad una totale dipendenza dagli altri.
Pertanto obiettivo del nostro lavoro è l'elaborazione di un progetto di approccio psicologico
dedicato al paziente, che parta dall'analisi dei deficit, ad un successivo riconoscimento delle
risorse, utilizzate nella fase di riabilitazione psicologica, al fine di un miglioramento della
qualità di vita.
L'approccio psicologico al paziente affetto da demenza di Alzheimer si propone di prendere
in considerazione il paziente nella sua globalità, all'interno di un lavoro multidisciplinare.
L'intervento è rivolto ai pazienti ricoverati e in regime di DH, a pazienti esterni, dimessi e in
follow up. Lo studio è volto all'indagine delle problematiche psicologiche, dei disturbi
cognitivi e della qualità di vita dei pazienti, con finalità diagnostiche e riabilitative, per il
miglioramento della qualità di vita.
Nello specifico, l'approccio psicologico si esplica in un primo momento di assessment
attraverso un colloquio psicologico, la somministrazione di questionari specifici e una
valutazione neuropsicologica. Obiettivo dell'assessment è la valutazione del vissuto,
dell'affettività, dei processi decisionali, degli aspetti relazionali, dei livelli di arousal
emozionale, della qualità di vita, della valutazione degli aspetti cognitivi e personologici,
nonché dell'analisi delle risorse del paziente e dei familiari.
L'assessment è essenziale nell'impostazione del trattamento psicologico sul singolo caso,
con il coinvolgimento dei familiari.
Inoltre, è previsto counseling rivolto ai familiari. Ci si propone in questo modo di formare
ed informare i familiari circa i fattori psicologici ed emotivi che intervengono nella malattia;
rielaborare i vissuti relativi alla gestione e alla relazione con il paziente. All'assessment
psicologico segue un momento di consultazione all'interno dell'équipe interdisciplinare, al
fine di proporre al paziente un adeguato orientamento terapeutico e/o riabilitativo.
Il lavoro psicologico comprende, inoltre, un momento di formazione agli operatori che
lavorano a stretto contatto con i pazienti affetti da Alzheimer, al fine di gestire il carico
emotivo e la relazione con il paziente. Detta formazione degli operatori è preceduta da un
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momento di monitoraggio, centrato sulla valutazione da parte dell'operatore del proprio
ruolo professionale, della relazione con il paziente e delle dinamiche all'interno dell'équipe.
I progetto di lavoro viene presentato al Convegno come stimolo al confronto con altre
esperienze.
J. Morrison, “Disturbi psichici e malattie organiche. I problemi psicologici che nascondono
una condizione medica”, McGraw-Hill
N.L. Mace, P.V. Rabins, “Demenza e malattia di Alzheimer”, The Johns Hopkins University
Press, (1981), Erikson, Trento (1995)
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BAMBINO
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Dimensione Bambino
Dott.ssa Micaela Pagliano, Dott.ssa Cristina Maglio Dipartimento di Staff- Area Comunicazione e Relazioni Pubbliche
ASV Rita Gagno - Dipartimento di Staff Area Promozione della Salute
Primario Dott. G. Tondo, Dott. Carlo Amoretti, Dott.ssa Giovanna
Revello - Pediatria Ospedale di Imperia:
Responsabile Dott.Domenico Panico - Pediatria Ospedale di Sanremo Azienda USL n, 1 Imperiese
Descrizione sintetica del progetto
Si tratta di un progetto di Educazione alla Salute, che si propone il miglioramento
“dell'accoglienza” del bambino nelle strutture sanitarie e la sensibilizzazione alla
promozione della salute. L'iniziativa si articola su 3 livelli:
progettazione e realizzazione di interventi per creare ambienti, reparti, ambulatori,
camere di degenza in grado di mettere a proprio agio i bambini e contemporaneamente
diffondere campagne educative per la prevenzione degli incidenti in età infantile,
attraverso un corso di formazione per insegnanti di scuola materna, elementare e media.
Attività di Animazione e gioco nei reparti di Pediatria”, svolto in ambito ospedaliero, nei
reparti di Pediatria, a seguito del “Corso per Tecnico Animatore nei servizi assistenziali
e ricreativi” , che oltre all'attività formativa dei giovani diplomati ha previsto
un'esperienza pratica nella realtà ospedaliera
Stage formativo e di orientamento per gli studenti del quarto anno del Liceo Sociopscio-pedagogico “C. Amoretti” di Imperia, all'interno dei reparti di Pediatria dei due
ospedali dell'azienda e presso l'U.O. Consultoriale.
Collaborazioni:
! Università degli Studi di Genova Facoltà di Scienze della Formazione
! Istituto di Formazione Regionale Ligure “Santi” di Genova (Dott.ssa S. Piombo)
! Liceo socio-psico-pedagogico “C. Amoretti” di Imperia (Prof. M. Carletto)
! Istituto d'Arte di Imperia (Prof. Novaro)
! Centro Sociale Polivalente “L'Arcolbaleno” di Imperia (Presidente Claudia Regina)
Motivazioni
L'esigenza di intervenire nel miglioramento dell'accoglienza e della degenza dei piccoli
pazienti dei reparti di Pediatria è emersa da una serie di aspetti, primi tra tutti l'osservazione
dell'attività quotidiana in reparto, l'analisi strutturata dei reclami e delle segnalazioni. E poi
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ancora indagini e studi condotti a livello internazionale sul ruolo dell'ambiente e la
funzione terapeutica del gioco, la condivisione dei principi contenuti nella Carta di EACH
(European Association for Children in Hospital), le indicazioni del Piano Sanitario
Nazionale in materia di accoglienza del bambino in ospedale.
Individuata l'esigenza di intervenire con un progetto di arredo e decorazioni murali
adeguate e mirate alle esigenze dei bambini, si è passati ad uno studio dell'esistente,
condotto dagli studenti dell'Istituto d'Arte, che hanno rilevato le criticità degli ambienti a
disposizione, hanno scelto i materiali, i colori, le tecniche, i soggetti più idonei per
trasformare gli spazi “a misura di bambino”.
Dal punto di vista comunicativo, si è scelto trasmettere, attraverso i murales, un preciso
messaggio di prevenzione degli incidenti ambiente domestico e scolastico.
L'esigenza di questo tipo di informazione nasce da una serie di rilevazioni, tra cui
un'indagine epidemiologica condotta attraverso la somministrazione di un questionario ai
genitori dei bambini ricoverati, e dall'analisi delle cause di ricovero in Pediatria, dove
risulta che più del 10% dei ricoveri e degli interventi d'urgenza è determinato da un
incidente domestico.
Soggetti destinatari
Il progetto, articolandosi al suo interno su più livelli, si rivolge a soggetti diversi:
! Decorazione e progetto di arredo dei reparti: bambini ricoverati e loro famiglie
! Esperienza di tirocinio: tecnici animatori appena formati, da una parte, e i bambini
ricoverati, dall'altra
! Stage formativo-orientativo: studenti del quarto anno del Liceo Socio-psicopedagogico, bambini ricoverati e utenti consultorio
Caratteristiche del progetto
Istituto d'Arte Decorazione ambienti
Grazie alla collaborazione con gli studenti dell'Istituto d'Arte di Imperia sono stati
realizzati, nel reparto di Pediatria dell'Ospedale di Imperia, ambienti decorati con motivi,
immagini, disegni colorati in grado di allietare la degenza dei bambini, favorendo il gioco e
l'umanizzazione dell'ospedale. Si è cercato di far diventare i bambini protagonisti degli
spazi, creando ambienti adatti a stimolare la fantasia e cercando di rendere meno triste il
periodo di degenza. Contemporaneamente si è voluto trasmettere a bambini e genitori,
attraverso i murales, precisi messaggi di educazione alla salute. In particolare, nel progetto
d'arredo, trova particolare risalto il corridoio, luogo di incontro e di attesa, diviene uno
spazio educativo. Su “un'onda multicolore” si sviluppa una città che è il luogo comune di
vita del bambino, nella quale sono evidenziati gli elementi di pericolo e le relative norme di
comportamento preventivo. Ogni camera di degenza sviluppa le tematiche di una fiaba,
inglobando, quasi fondendo nei disegni sul muro gli arredi e gli oggetti presenti nelle
stanze.
Per quanto riguarda i locali della Pediatria dell'Ospedale di Sanremo, l'attività pittorica è
stata gentilmente offerta dai genitori dei bambini degenti.
Corso per “Tecnico Animatore nei servizi assistenziali e ricreativi”
è un corso di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, della durata di 1 anno, per
complessive 800 ore di lezione in aula e 400 di tirocinio in azienda.
Queste ultime vengono svolte presso i reparti di Pediatria degli ospedali dell'USL 1
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Imperiese.
Obiettivo dello stage è fare in modo che i tirocinanti si prendano cura del tempo libero dei
piccoli degenti, con giochi e animazione ludica, tenendo conto dei nuovi bisogni insorti a
causa del ricovero. In tal modo si consente ai piccoli di affrontare le situazioni psicologiche
di disagio, di adattamento al nuovo ambiente ospedaliero ed alle pratiche mediche ed
infermieristiche disturbanti, talvolta dolorose che possono provocare nel bambino ansia,
aggressività e tristezza. L'esperienza ludica non è concepita come la realizzazione di
un'attività generica, solo per far passare il tempo al bambino, ma è uno strumento che
contribuisce ad una formazione armoniosa della sua personalità. Il gioco assume la valenza
“terapeutica” e promozionale, aiutando il bambino a mantenere i legami con il proprio
ambiente di vita e comprendere la realtà dell'ospedale
Progetto di stage per gli studenti del Liceo socio-psico-pedagocico “C. Amoretti” di
Imperia
L'iniziativa ha il duplice obiettivo di:
! Agevolare le future scelte professionali in campo sanitario dei giovani studenti
mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, realizzando momenti di
alternanza tra studio e prime esperienze lavorative
! Portare all'interno delle strutture sanitarie giovani interessati e sensibili alle tematiche
del rapporto con i giovani pazienti, che possono fornire il loro prezioso contributo
arricchendo la dimensione dell'accoglienza e della cura a tutto tondo dei piccoli ospiti
del reparto.
Finalità
! Utilizzare l'accoglienza come momento di educazione nella prevenzione della prima
causa di morte in molte fasce di età infantile
! Offrire motivi di educazione alla salute anche per gli allievi dell'Istituto d'Arte e del
Liceo socio-psico-pedagogico, e attraverso loro alla comunità adolescenziale
! Affiancare all'attività di assistenza sanitaria, animatori specializzati nell'attività ludica
strutturata per i piccoli degenti
Obiettivi
! Rendere il reparto più idoneo all'accoglienza dei bambini secondo le indicazioni della
carta di EACH
! Far sperimentare concretamente agli animatori l'attività in reparto
! Consentire agli studenti del Liceo socio-psico-pedagogico di conoscere direttamente il
mondo del lavoro, realizzando momenti di alternanza tra studio e prime esperienze
lavorative, in campo socio sanitario
Vantaggi attesi
! Miglioramento della qualità percepita del servizio in Reparto da parte dei bambini e
delle loro famiglie
! Miglioramento estetico degli ambienti e dei reparti
! Acquisizione da parte degli animatori di prime esperienze concrete in ambito sanitario
! Approccio conoscitivo da parte dei giovani studenti del liceo sulla realtà aziendale, sul
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rapporto con i pazienti
Risultati conseguiti
! Realizzazione del Progetto di arredo e decorazione dei Reparti
! Realizzazione del corso di formazione per i Tecnici Animatori, acquisizione delle
conoscenze e delle capiacità per svolgere il ruolo di animatore in strutture sanitarie
pediatriche
! Per i bambini ricoverati in reparto: poter fruire di animazione strutturata e occupazione
ludica, durante la degenza
! Per gli studenti del Liceo socio-psico-pedagogico: acquisizione del credito formativo,
con l'esperienza nello specifico settore sanitario, necessario per il conseguimento del
diploma di maturità.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il miglioramento della salute mentale e sociale dei pazienti del reparto
di Pediatria dell'Ospedale S. Paolo di Savona
1
1
2
Nadia Biato , Simona Letizia , Fausta Fortunel-Gemignani , Gabriella
2
2
3
4
Berruti , Giovanna Palmeto , Lorena Rambaudi , Donatella Ramello ,
Giovanni Ricci5, Domenico Resico5 e Amnon Cohen1
1
2
Divisione di Pediatria, Ospedale S. Paolo, A.S.L. 2 Savona; Direzione
Didattica Savona-Colombo; 3Assessore Comune di Savona; 4Assessore
Provincia di Savona; 5 DI.S.S.P.E.-Università degli studi di Genova
Il progetto denominato “Scuola in ospedale per il benessere del bambino ricoverato e i suoi
familiari” è un progetto-pilota basato sulla collaborazione in rete di diversi istituti
scolastici della provincia di Savona con sede, dall'aprile 2001, nel reparto di pediatria
dell'Ospedale S. Paolo di Savona.
Il progetto ha come obiettivo il “prendersi cura” dei pazienti e delle loro famiglie dal punto
di vista psicosociale attraverso l'attuazione di interventi ludico-educativo-didattici e la
quotidiana disponibilità all'ascolto e al sostegno.
Il progetto è rivolto a tutti i pazienti da 0 a 18 anni ricoverati in corsia o in day-hospital, alle
loro famiglie, includendo anche i fratelli, agli studenti delle scuole che organizzeranno, in
concerto con gli educatori e il personale sanitario del reparto, delle visite di istruzione per
conoscere l'ambiente ospedaliero prima che ne abbiano bisogno e quindi come momento di
razionalizzazione della paura spesso legata all'ospedale, ai suoi operatori e ai suoi
strumenti.
Tale attività è effettuata dal lunedì al venerdì dalle educatrici (N.B. e S.L.) ed è distribuita in
due turni. L'attività è suddivisa in tre laboratori (multiespressivo, multimediale e “altro”che
include le attività di familiarizzazione con gli strumenti medici, il maternage ed i momenti
ludici condotti in gruppo) ed è proposta sulla base della valutazione del numero dei
pazienti, della loro età, del tipo di patologia (acuta, cronica, infettiva, non infettiva), del
livello di maturazione, del legame con il genitore (iper/ipo protettivo, ansioso,
sicuro/insicuro) e dello stato d'animo del bambino (preoccupato, sereno, arrabbiato).
I risultati sono analizzati mensilmente sulla base dei dati registrati giornalmente dalle
educatrici su apposite griglie. I dati raccolti suddividono i pazienti per età, sesso,
provenienza, in/out-patients, partecipazione alle attività da parte dei fratelli o dei visitatori
del paziente, luogo e tipo di attività. I risultati saranno poi confrontati con gli esiti dei dati
raccolti da un questionario strutturato a risposta multipla, somministrato dall'associazione
di volontariato del reparto (CRESCI-Onlus) ai genitori ed ai familiari e con una parte da
compilare a cura del paziente.
Inoltre, le visite d'istruzione per gli studenti delle scuole elementari e medie inferiori,
saranno precedute da un breve questionario volto ad evidenziare la conoscenza
dell'ambiente ospedaliero, dei suoi operatori e degli strumenti medici. Dopo la visita sarà
consegnato agli studenti un nuovo questionario, in cui si valuteranno se esiste un divario (e
se si di quale entità) tra le aspettative e la realtà ospedaliera. Sulla base dei risultati ottenuti
attraverso il confronto dei questionari sarà possibile valutare se le attività realizzate hanno
migliorato il controllo della propria salute mentale e sociale.
Essere impegnati, in alcuni momenti della giornata, in attività educative durante il ricovero
consente al bambino di allontanarsi dal pensiero costante della malattia che potenzialmente
può rappresentare la causa principale del suo distacco dalla famiglia e dai suoi giochi.
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TITOLO
L'Ospedale "amico del bambino". Umanizzare i rapporti e le strutture.
AUTORI
C.Beluschi*,D.Dodero**, R.Mangiarotti° Dirigente Responsabile
U.O.Pediatria e Neonatologia*Primario U.O. Ostetricia e
Ginecologia** Infermiera professionale U.O. Pediatria e Neonatologia°
AZiENDA
ASL 4 Ospedale di Lavagna(Genova)-via don Bobbio,25
Telefono 0185329644
Introduzione L'esperienza cui si riferisce il presente lavoro riguarda l'attività medica e
infermieristica (Vigilatrici Infanzia) della U.O. Pediatria e Neonatologia, all'interno di un
Ospedale Generale. In questa Unità vengono curati pazienti di diverse fasce di età: dai
neonati pretermine ai bambini fino al 14° anno di vita.
Obiettivi Il progetto descritto,tuttora in corso,trova la sua premessa nel convincimento che
le prestazioni terapeutiche non possono prescindere da un contesto umano fatto di relazioni
personali e di bisogni essenziali per il bambino. Nell'ottica di una reale umanizzazione
dell'ambiente ospedaliero,abbiamo differenziato i nostri interventi in base all'età e,
specificatamente,il neonato e il bambino sopra l'anno di vita, che ha bisogno di prestazioni
urgenti attraverso l'accesso al Pronto Soccorso Generale del nostro Ospedale.
Metodi Per il neonato la nostra attenzione all'umanizzazione si è concentrata nel momento
del parto e durante la degenza al Nido,favorendo sia il parto umanizzato o dolce(in acqua,
su lettino morbido etc.)sia il rooming-in diurno. Per il bambino al di sopra del 1° anno di
vita che accede alla struttura ospedaliera abbiamo cercato di ridurre i tempi di attesa tramite
il Triage Pediatrico,effettuato in Pronto Soccorso. Una volta inserito nel Reparto ci siamo
preoccupati di instaurare un modello di degenza che,da un lato,consenta il rapporto
continuativo con la madre e,dall'altro,assicuri un soggiorno ospedaliero rispondente alle
esigenze psicologiche e ludiche del bambino(pareti tutte "affrescate"con soggetti di fiabe
note; è in previsione una colonna sonora che accompagni il bambino in certe ore del
giorno).Questi metodi sono sostanzialmente finalizzati ad attuare come obiettivo
prioritario quello di un rapporto personalizzato col bambino malato,evento possibile solo
se il paziente è in grado di mantenere una propria identità psicologica e relazionale.Nella
fase neonatale questa stessa preoccupazione si realizza facilitando il"bonding" fin dai
primi minuti dopo la nascita,con la suzione immediata al seno materno.
Valutazioni Per quanto riguarda l'età neonatale abbiamo riscontrato una percentuale di
allattamenti al seno esclusivi intorno all'87-90% dei neonati dimessi ed altresì constatato
che a 1 mese di vita l'81% di questi neonati si nutre ancora esclusivamente con latte
materno. Per i bambini sopra l'anno di vita,dai colloqui avuti con i genitori nei controlli
successivi alla degenza,si è rilevato un atteggiamento di fiducia del bambino e di
favorevole aspettativa da parte dei genitori.
47
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Accoglienza del bambino in reparto chirurgico
G. Romagnoli, N. Donvito*, A. Langone,
Azienda Sanitaria Locale n.2 Savonese- Unità Operativa
Complessa di Chirurgia , Urologia ed Andrologia Pediatrica
Ospedale S. Paolo Savona, *AVO Savona
Quando poco meno di tre anni fa abbiamo iniziato l'attività di Chirurgia ed Urologia
Pediatrica all'Ospedale S.Paolo di Savona, si sono posti numerosi problemi organizzativi
per creare ex novo una Unità Operativa. Problema preminente in qualunque rapporto
Medico/ Malato, ed ancor più in campo pediatrico, è quello di esprimere il massimo di
qualità erogabile non solo in termini tecnici ma anche in termini di rapporto interpersonale.
Il senso del distacco dalla Famiglia, l'arrivo in un mondo nuovo di cui si teme tutto e non si
conosce nulla, ingigantito dalla paura , viene espresso mirabilmente da Maria Bertolotti”
… possiamo pensare che il terremoto di emozioni collegato alla malattia occupi uno spazio
mentale così importante da imporsi su molti altri aspetti della vita….”. Con la sensibile,
attenta e costante collaborazione dell'AVO, dopo due anni di attente osservazioni e
considerazioni , si è cercato di riempire questo stato mentale in modo positivo dopo esserci
ampiamente documentati sull'argomento.
Scopo di questo lavoro è stato quello di accrescere la qualità di accoglienza del bambino e
dei suoi familiari, di assicurare ospitalità, disponibilità e servizi specifici dedicati al
benessere del piccolo paziente, consapevoli che questa attenzione consente di migliorare la
capacità complessiva di cura.
Chi di noi, adulto o bambino, quando entra in un reparto chirurgico non prova sentimenti di
paura e disagio per i timori che una nuova esperienza di questo tipo comporta?
Ecco quindi che l'Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica e l'AVO hanno voluto dare prova
di un cambiamento inteso ad aprire una strada verso una più consapevole e tranquilla
accettazione del ricovero del piccolo paziente per farlo accedere con serenità al nuovo
ambiente. In questo modo abbiamo cercato di trasmettere, in tono semplice e comprensivo,
una serie di informazioni utili per poter affrontare ogni momento dell'iter chirurgico.
Il Reparto chirurgico è visto come un reparto che incute timore, pertanto cerchiamo di
offrire la massima collaborazione e professionalità sostenendo il paziente umanamente e
tecnicamente sia da parte del personale medico e paramedico al fine di offrire il miglior
servizio possibile anche in un momento di sofferenza.
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TITOLO
Il progetto di accoglienza presso la Divisione di Pediatria di
Savona
AUTORI
Rosanna Credentino1, Marialena Neri2, Emanuele Varaldo3, Katia
Zenadocchio4, Amnon Cohen 1
1
Divisione di Pediatria, Ospedale San Paolo, ASL-2 di Savona;
2
Associazione Cresci-Onlus; 3Pediatra di base e Segretario FIMP - Sezione
di Savona; 4Tribunale del malato.
AZIENDA
Negli ultimi vent'anni l'approccio al bambino ricoverato ha vissuto una radicale
trasformazione concettuale, con l'obiettivo di creare un ambiente favorevole ed accogliente
intorno al bambino e ai suoi genitori. Perseguendo queste finalità, la Divisione di Pediatria
e Neonatologia dell'Ospedale San Paolo di Savona sta applicando tale trasformazione allo
scopo di migliorare l'assistenza e l'accoglienza al bambino malato e ai suoi familiari.
Questo processo trova coinvolti tutto il personale della pediatria (Medici ed Infermiere),
l'Associazione Cresc.i (associazione di volontariato Onlus dei genitori, a favore dei
bambini malati) e, soprattutto, la cittadinanza rappresentata da associazioni culturali e di
volontariato. Con il loro aiuto è stato ultimato il progetto della sala/parco giochi (con zona
teatro, play station e Nintendo, colazione a “self-service” tipo alberghiero etc) e della zona
di accoglienza per i familiari in visita ai “nuovi” cittadini di Savona presso la neonatologia.
Sempre nell'ambito del rinnovamento della Divisione, sono stati promossi incontri
settimanali con gli Artisti del Gruppo Teatrale “I Mastrociliegia” mascherati da clown, e in
grado di coinvolgere i piccoli pazienti con i loro giochi e le loro fiabe, seguendo le teorie del
famoso Medico Clown americano Patch Adams, che con la Sua visita presso il nostro
Reparto nel maggio 2000 ha portato un ulteriore ondata di felicità e di allegria ai piccoli
pazienti ricoverati (vedi l'abstract dedicato all'argomento).
E' stato avviato inoltre il progetto pilota della “Scuola in Ospedale” in collaborazione con il
Provveditorato agli Studi di Savona, la Direzione Didattica delle Scuole Colombo, il
DISPE Dell'Università degli Studi di Genova, il comune e la Provincia di Savona (vedi
l'abstract dedicato all'argomento).
Le idee, i progetti di accoglienza, la realizzazione ed il monitoraggio del gradimento dei
cittadini viene sostenuto da un gruppo di lavoro denominato “Task Force” costituito dai
rappresentanti del personale sanitario della Divisione stessa, dai rappresentanti del
bambino malato (Associazione dei genitori Cresci-Onlus e tribunale del malato) e dai
medici pediatri di base (FIMP di Savona). Il “Task force” ricopre così il ruolo del portavoce
e dell'unione tra i rappresentanti dell'ospedale e della cittadinanza allo scopo di fornire la
migliore l'accoglienza e l'assistenza medica (i nomi degli autori sono i membri di tale
gruppo di lavoro).
Un secondo strumento di monitoraggio viene effettuato dal bambino e genitori tramite una
scheda di valutazione e di gradimento che viene compilata dagli utenti alla fine del ricovero
e che viene consegnata e analizzata dagli stessi genitori che fanno parte dell'Associazione
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di volontariato Cresci.
E' in fase di prossima realizzazione la guida ai servizi della Divisione. Inoltre, è in fase di
istituzione il Dipartimento Materno Infantile (DI.MA.I) che coordinerà le forze presenti in
ambito ospedaliero e territoriale per offrire una migliore assistenza ai piccoli cittadini che
rappresentano il futuro della nostra società.
50
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il progetto “Dottor-Clown” nella Divisione di Pediatria di Savona
1
1
1
2
Enza Liaci , Pascale Timmermans , Daniela Liaci , Amnon Cohen .
1
Clown-dottore della Compagnia Teatrale “I Mastrocigliegia”; 2Medicodottore.
Divisione di Pediatria e Neonatologia, Ospedale San-Paolo, ASL2
Savona.
Il ricordo di un ricovero in qualsiasi età e per qualsiasi patologia rimane segno indelebile
nella nostra mente, segno di momenti critici, molto difficili e non sempre solo a causa del
dolore provocato dalla malattia stessa quanto causati dal sentirsi impotenti e sconfortati.
L'approccio umano, così importante nella gestione del rapporto medico-paziente, viene
spesso lasciato alla sensibilità individuale di ogni singolo elemento dello staff medico e
infermieristico.
Da circa due anni la Divisione di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale San Paolo di
Savona, si trova impegnata in un progetto complessivo che ha come obiettivo il
miglioramento dell'accoglienza al bambino ricoverato e alla sua famiglia, umanizzando
l'approccio medico - professionale. Tra le grandi innovazioni strutturali- architettoniche ed
organizzative, supportate interamente dal volontariato, riscuote un grande consenso da
parte dell'utenza l'intervento della Compagnia Teatrale "I MASTROCILIEGIA" con la
"trasformazione" di tre dei suoi componenti (EL, PT e DL ) da attori teatrali a clown-dottori
che applicano la "Terapia del Sorriso". Il clown-dottore, non è l'attore che rappresenta uno
spettacolo, non deve solo far divertire, non è alla ricerca di consensi ed applausi, ma si deve
avvicinare umilmente al bambino, con l'intento di aiutarlo incondizionatamente. Ciò è
facilitato dal trucco che lo rende irriconoscibile, quasi “non umano”.
La “Terapia del sorriso” consiste quindi nell'utilizzo del gioco e della risata come mezzo
per ridurre le ansie e lo sconforto legato al momento dell'ospedalizzazione e per rendere
più umano l'ambiente rigido, asettico e talvolta dolente del reparto ospedaliero. A tale
approccio iniziale, utile ad abbattere le barriere naturali che l'essere umano erige in
presenza di estranei, segue un “avvicinamento” dal punto di vista psicologico, facilitato
dal fatto che il clown è una “presenza magica” apparentemente non legata alla realtà
dolorosa ma ad un mondo onirico nel quale il bambino ed i genitori si sentono protetti,
tutelati e compresi. La complessità e la delicatezza del legame che viene a crearsi tra il
bambino ed il Dottor-clown richiede, da parte di quest'ultimo, una professionalità di
altissimo livello, accompagnata da doti fondamentali quali: tatto.
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Un effetto non meno importante si riscontra sullo staff medico ed infermieristico, che trova
il proprio ambiente di lavoro più divertente, più umano e più sereno. E' usuale vedere
medici e clown prendersi per mano ed andare a visitare i piccoli pazienti o distribuire loro le
terapie, che vengono somministrate con maggior facilità, aumentando la possibilità di
intervento terapeutico.
L'intervento del Clown-dottore comincia con un incontro con il personale medico ed
infermieristico presente in reparto per ricevere informazioni sul numero dei bambini
ricoverati in corsia o in day-hospital, sul loro stato di salute fisica e psicologica, sul
rapporto all'interno della famiglia, per verificare la presenza o meno di problematiche più
ampie. Grande importanza viene data al rispetto delle norme igieniche e di profilassi
nonché di privacy.
Durante le visite del Dottor-clown il bambino ride, i medici e gli infermieri sorridono ed
anche i genitori si rilassano e ritrovano il coraggio e la forza di sostenere i propri figli nel
cammino verso la guarigione. Ciò è possibile grazie al fatto che la presenza del clown non è
vissuta come un'intrusione alla professione medica, ma come parte integrante del
programma ospedaliero.
Questo effetto duplice sullo staff medico da una parte e sul bambino e la sua famiglia
dall'altra, rende possibile l'instaurarsi di un rapporto di fiducia fin dal primo incontro.
L'introduzione della "Terapia del Sorriso" nella Pediatria e anche negli altri ambienti
medici, porta ad un cambiamento concettuale nel modo di fare medicina così come è
concepito usualmente. Il curare (to cure) si trasforma in prendersi cura di (take care of). La
figura del Clown-Dottore contribuisce così ad un approccio umano globale nell'ambiente
medico ospedaliero.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in
bambini obesi
M. Vignolo - ricercatore pediatria - U.O. I Clinica Pediatrica - Università
di Genova - Ist. G. Gaslini, F. Rossi - psicologo - U.O. Neuropsichiatria
Infantile - Università di Genova - Ist. Gaslini, G. Bardazza psicomotricista e fisioterapista - Servizio di Riabilitazione - Ist. G.
Gaslini, C. Zucchi - dietista - Dipartimento di Pediatria - Università di
Genova - Ist. G. Gaslini
Istituto G. Gaslini - Largo G. Gaslini,5 , 16147 Genova-Quarto,
tel 010-5636-330 - E-mail : [email protected]
L'esigenza di mettere a punto strategie più efficaci per la prevenzione ed il trattamento
dell'obesità nel bambino sta configurandosi come uno degli aspetti più rilevanti della
sanità a causa delle proporzioni epidemiche del fenomeno. Circa il 27% dei bambini
genovesi in età scolare risulta in sovrappeso secondo i dati di una rilevazione effettuata
nel periodo marzo-maggio 2001 in alcune scuole genovesi della Val Bisagno.
A tale situazione fa fronte la mancanza di un modello di trattamento univoco
soddisfacente..
I più recenti sviluppi di ricerca fanno ipotizzare che i programmi di terapia cognitivocomportamentale-lifestyle, sviluppati soprattutto negli Stati Uniti nel corso degli ultimi 1015 anni, possano costituire una modalità di intervento promettente.
Partendo da tali considerazioni, è nato all'interno dell'Istituto G.Gaslini il programma
sperimentale “a.a.a” (alimentazione - attività - abitudini)
per il
trattamento
multidisciplinare di bambini affetti da obesità semplice.
Tale programma impiega un approccio psicologico finalizzato allo sviluppo
dell'autocontrollo mediante tecniche cognitivo-comportamentali. In questo contesto
particolare attenzione rivestono l'educazione alimentare e la promozione dell'attività
motoria, opportunamente inserita nei modelli di comportamento quotidiano personale, nel
rispetto e valorizzazione del gioco libero.
Il progetto prevede incontri di gruppo ed individuali con il coinvolgimento dei genitori. Le
dinamiche di gruppo favoriscono le capacità imitative, l'assunzione di modelli positivi, il
reciproco aiuto, l'acquisizione di maggior consapevolezza.
Obiettivo del programma è ottenere il controllo del peso promuovendo uno stile di vita
attivo e comportamenti alimentari utili a promuovere la salute. I criteri di inclusione
comprendono età, fra 6 e 11 anni, grado di sovrappeso moderato e assenza di problemi fisici
e psicologici rilevanti. Il programma, derivato nella struttura di base da esperienze
statunitensi, è stato adattato a specificità “locali” per stile di vita, abitudini alimentari,
aspetti ambientali e socio-culturali, disponibilità e risorse. Si presta per relativa semplicità
e prevalenza degli aspetti educativi ad essere svolto in un contesto ambulatoriale, sebbene
strutturato "ad hoc". Sono previsti 12 incontri tematici di gruppo della durata di circa 2.5
ore a cadenza mensile (il semaforo, sul galeone alla scoperta del "vero" tesoro dei pirati, il
fruit park, vai in cucina e fai il cuoco, la pagella di quel che mangi a scuola, colazione e
"stiracchiamenti", etc.), condotti da un'equipe multidisciplinare con competenze
specifiche. I risultati preliminari a breve-medio-termine evidenziano una soddisfacente
acquisizione di conoscenze e di comportamenti per uno stile di vista sano, supportati dalla
adozione di strategie cognitive e di autocontrollo.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in
bambini obesi: il campo estivo
M. Vignolo - ricercatore pediatria - U.O. I Clinica Pediatrica - Università
di Genova - Ist. G. Gaslini, F. Rossi - psicologo - U.O. Neuropsichiatria
Infantile - Università di Genova - Ist. Gaslini, G. Bardazza psicomotricista e fisioterapista - Servizio di Riabilitazione - Ist. G.
Gaslini, C. Zucchi - dietista - Dipartimento di Pediatria - Università di
Genova - Ist. G. Gaslini
Istituto G. Gaslini - Largo G. Gaslini,5 , 16147 Genova-Quarto,
tel 010-5636-330, E-mail : [email protected]
Recenti esperienze statunitensi sembrano indicare che programmi intensivi residenziali di
terapia cognitivo-comportamentale-lifestyle per il trattamento dell'obesità del bambino
risultano essere particolarmente efficaci sul controllo del peso a lungo termine.(Braet C et
al. 1997 - Follow-up results of different treatment programs for obese children. Acta
Paediatr 86: 397-402).
Partendo da tali premesse, all'interno del programma "a.a.a. 2000" per il trattamento
cognitivo-comportamentale dell'obesità del bambino realizzato presso l'Istituto G. Gaslini
è stata inserita un'esperienza di campo estivo. Tale modalità di intervento presenta
numerosi vantaggi quali:
! l'utilizzazione ottimale di strumenti educativi di tipo ludico
! l'attività in gruppo, utile a favorire le capacità imitative, l'assunzione di modelli positivi,
il reciproco aiuto, l'acquisizione di maggior consapevolezza
! la possibilità di concentrare il trattamento in un periodo di tempo relativamente breve
! l'opportunità di fornire un agevole supporto per le famiglie.
Il programma "a.a.a. 2000" impiega un approccio psicologico finalizzato allo sviluppo
dell'autocontrollo mediante tecniche cognitivo-comportamentali. In questo contesto
particolare attenzione rivestono l'educazione alimentare e la promozione dell'attività
motoria, opportunamente inserita nei modelli di comportamento quotidiano personale.
Obiettivo del programma è ottenere il controllo del peso promuovendo uno stile di vita
attivo e comportamenti alimentari utili a promuovere la salute.
I criteri di inclusione comprendono età fra 6 e 11 anni, grado di sovrappeso moderato e
assenza di problemi fisici e psicologici rilevanti. Il programma, derivato nella struttura di
base da esperienze statunitensi, è stato adattato a specificità “locali” per stile di vita,
abitudini alimentari, aspetti ambientali e socio-culturali, disponibilità e risorse.
Nell'estate 2001 è stata realizzata la prima esperienza pilota di campo estivo "mi piace
piacermi" in località Madesimo (SO).
I bambini sono stati ammessi dopo:
! visita auxologica e pediatrica iniziale
! valutazione nutrizionale
! valutazione psicologica motivazionale
! valutazione fisiatrica e psicomotoria.
Hanno partecipato al campo accompagnati da almeno un genitore.
L'attività è stata coordinata e guidata dall'équipe multidisciplinare operante all'interno
dell'Istituto G. Gaslini. Il programma educativo ha trattato temi quali l'alimentazione,
l'ambiente, le abitudini e la salute, utilizzando proposte di tipo ludico. Sebbene non siano
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disponibili attualmente risultati a breve-medio termine, le valutazioni effettuate al termine
del campo e le osservazioni in itinere hanno evidenziato la capacità di adottare strategie di
autocontrollo, una buona acquisizione delle conoscenze trasferite e la messa in atto di
comportamenti finalizzati alla realizzazione di uno stile di vista sano.
55
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La valutazione di un progetto di miglioramento della qualità di vita
del bambino ospedalizzato
Cuppone M.T.*, Albani I.*, Coppola L.°,Gallo G. *, Scetti S., Farina P.*,
Pelissero G.*
Istituto Policlinico San Donato; Università di Pavia - Dip.to di
Medicina Preventiva Occupazionale e di Comunità, Sez. Igiene;°
CENDES Centro di Documentazione in EaS e PdS ASL Pavia Università
di Pavia
CONTESTO L'ospedalizzazione del bambino è un evento traumatico che interrompe
abitudini e relazioni quotidiane. Il progetto si è posto l'obiettivo generale di
promuovere la salute del bambino ospedalizzato presso la cardiochirurgia
dell'Istituto Policlinico San Donato, riorientando i modelli organizzativi
(informazione ed accoglienza, presenza dei genitori, menù), aumentando l'offerta di
attività di gioco e di svago per i piccoli, adeguando alcuni ambienti.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Gli obiettivi specifici del progetto sottoposti ad una prima fase di valutazione sono stati i
seguenti:
! Sperimentare una nuova modalità di accompagnamento dei piccoli in sala operatoria
con una maggiore presenza dei genitori;
! fornire un'adeguata informazione ai bambini circa l'ambiente che li ospita (i locali, le
attrezzature, le figure professionali, ecc.) e le attività infermieristiche e mediche a cui
dovrà sottoporsi
! sperimentare l'introduzione, all'interno dei menù, di “piatti” più appetibili per i piccoli
degenti.
TARGET
Bambini affetti da cardiopatie congenite ricoverati presso la cardiochirurgia
dell'Istituto Policlinico San Donato (n°621 nel 2000) ed i loro genitori.
INDICATORI DI STRUTTURA, DI PROCESSO E DI ESITO
Gli obiettivi del progetto sono stati raggiunti ampliando il reparto di cardiochirurgia
pediatrica, avviando una attiva collaborazione con le volontarie dell'ABIO (Associazione
Bambini In Ospedale) e con un'esperta in letture per bambini appartenente ai Servizi
Culturali della Amministrazione Locale.
L'attività svolta è stata sottoposta a valutazione attraverso la rilevazione del gradimento
espresso dai bimbi e dai genitori nei confronti delle diverse iniziative.
Sono stati elaborati e somministrati tre questionari: a) “La mia esperienza in ospedale”,
distribuito sia ai bambini in età prescolare, oltre i due anni, aiutati dal genitore nella
compilazione, sia ai bambini in età scolare; b) “Ti è gradito il nostro menù appetitoso?”, con
distribuzione analoga al precedente e con una parte riservata ai genitori; c) “Valutazione e
riscontro della procedura di accompagnamento del bimbo in Sala Operatoria”, consegnato
solo ai genitori.
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VALUTAZIONE DEI RISULTATI
I questionari sono stati distribuiti nell'arco di sei mesi ai piccoli degenti ed ai loro genitori.
Questionario “La mia esperienza in ospedale” Le fasce d'età considerate variano da 0 a
oltre 18 anni, con prevalenza nella fascia fra i 6 ed i 12 anni (37%). Entrambi i sessi erano
egualmente rappresentati. Dalla elaborazione del questionario si evince che l'accoglienza e
la permanenza in reparto di pediatria sono state soddisfacenti. Il 90% ha avuto ottimi
rapporti con il personale infermieristico e medico. Molto soddisfacenti sono stati i giudizi
espressi sull'organizzazione del reparto, sul rapporto con le Volontarie ABIO e con l'esperta
in letture per bambini.
Questionario “Ti è gradito il nostro “Menù appetitoso”? - Il 75% dei pazienti ha
gradito il “Menù appetitoso”. I piccoli degenti hanno anche espresso critiche ed
apprezzamenti per molti piatti.
Questionario “Valutazione e riscontro della procedura di accompagnamento del bimbo in
Sala operatoria” Il 90% circa dei genitori ritiene valida la procedura di
accompagnamento del bimbo in sala operatoria.
INDIRIZZO E RECAPITI DELL' AUTORE M.T. Cuppone Istituto Policlinico San
Donato Via Morandi 30 20097 San Donato Milanese - Tel. 02/52774595 Fax
02/5274717
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TITOLO
AUTORI:
AZIENDA
Stile di vita, abitudini alimentari e problematiche psicologiche
presenti nel bambino e nell'adolescente affetto da disturbo del
comportamento alimentare, in approccio interdisciplinare.
M. G. Manzone, R. Miniero*, S. Volpato, E. Ramonda, A. Lo Iacono
UONA Psicologia -*S.C.D.U. Pediatria
A.S.O. San Luigi Gonzaga-Orbassano (TO)
Obiettivo: L'obesità è determinata da un'etiologia multipla e spesso è conseguenza di uno
stile di vita inadeguato e di abitudini alimentari scorrette, cui si associano fattori
personologici e relazionali intrafamiliari. Gli atteggiamenti dei genitori e della famiglia
sono, peraltro, determinanti anche nel mantenimento dell'eccesso ponderale. Pertanto,
l'obiettivo è quello di valutare le caratteristiche individuali, familiari, lo stile di vita e le
abitudini alimentari inadeguate, attraverso un approccio interdisciplinare che tenga conto
dei diversi fattori che concorrono nel creare e mantenere il peso.
Metodo: La valutazione viene condotta all'interno di un approccio interdisciplinare nel
quale è prevista la consulenza del pediatra, dell'endocrinologo, del dietista, dello
psicologo. Nello specifico l'assessment psicologico viene realizzato in regime di dayhospital, parallelamente alle altre consulenze. L'assessment psicologico si attua su due
livelli: l'uno diretto al bambino o all'adolescente, l'altro diretto ai genitori. Per entrambi è
previsto un colloquio clinico, con la somministrazione di un questionario specifico e tests.
Vengono indagati gli aspetti personologici, le dinamiche relazionali e lo stile di vita
alimentare. Inoltre, viene richiesta una descrizione da parte dei genitori e
un'autovalutazione da parte del bambino, circa le problematiche di ordine psicologico,
relazionale e psicosomatico (ansia, depressione, disturbi del sonno, paure, cefalea,
enuresi) passate e presenti.
Risultati: Il campione preso in esame è composto da 220 bambini, 40% maschi e 60%
femmine, (età media 10,3 anni). Relativamente alle caratteristiche demografiche emerge
che le famiglie sono di un'estrazione socio-culturale medio-bassa e risiedono nella prima
di cintura di Torino. Vi è presenza di immigrazione dei genitori (75%), di cui 65% dalle
regioni meridionali e 10% da quelle centrali. Inoltre si rileva che vi è familiarità per
l'obesità nel 56% dei casi (25% madre, 10% padre, 6% fratelli, 15% nonni). Rispetto alle
tematiche indagate si rileva un'accentuata preoccupazione dei genitori per la crescita del
figlio nei primi anni di vita (60%), nonostante la presenza di una crescita somatica
sostanzialmente nella norma e una attuale insistenza nell'alimentazione (26%). Dall'analisi
58
del materiale raccolto si evidenzia che i bambini svolgono attività durante il pasto (90%
guardare la televisione, 20% leggere…), assunzione cibo all'insaputa dei genitori (60%),
inadeguata capacità di autocontrollo (95%); tempo impiegato a tavola inferiore ai 20
minuti (89%). Inoltre, l'aumento di assunzione del cibo è spesso conseguente ad un
determinato stato emotivo (65% noia, 40% frustrazione, 25% preoccupazioni, 30%
depressione). Emerge che i bambini obesi prediligono una vita sedentaria (85%) e il loro
impegno in attività sportive è molto scarso (80%). La valutazione degli aspetti psicologici e
di ordine psicosomatico, ha portato ad evidenziare la presenza di problematiche quali:
cefalea, enuresi, paure, onicofagia, stati d'ansia e disturbi del sonno.
Conclusioni: I risultati dell'assessment psicologico fanno emergere la necessità di un
approccio terapeutico interdisciplinare. Nello specifico, si sta attivando un intervento di
terapia cognitivo-comportamentale di gruppo, che rappresenta una valida componente in
un programma di riduzione ponderale. Tale intervento viene personalizzato
conseguentemente ai fattori emergenti nell'assessment, con l'utilizzo di strategie e
tecniche specifiche.
59
DONNA
60
TITOLO
Una strategia italiana per la promozione della salute della donna:
Perineal Care Program (PCP)
AUTORI
Dr. Gianfranco Minini, Ostetrica Rosaria Avisani, Ostetrica Stefania Zilocchi,
Dr.ssa Daniela Gatti, Dr.ssa Patrizia Inselvini, Dr.ssa Silvia Zanelli, Infermiera
Paola Mensi, Infermiera Silvia Tortelli, Prof. Umberto A. Bianchi, Prof. Sergio
Pecorelli
Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia - Dipartimento ostetrico Ginecologico
AZIENDA
Premessa
La gravidanza, il parto, la menopausa, il lavoro pesante possono causare danni
all'organismo della donna con particolare coinvolgimento del perineo.
Queste lesioni possono originare diversi particolari problemi quali: incontinenza urinaria,
incontinenza fecale, prolasso genitale e disturbi sessuali.
Circa il 30% delle puerpere manifesta “genuine stress incontinence” ( G.S.I. ). Di questo il
10% avrà G.S.I. permanente. Queste patologie e quelle sopra ricordate causano un grave
danno personale, familiare e sociale ( sanitario, economico e politico ). Donne con
incontinenza urinaria: in U.S.A.
12 milioni, in Gran Bretagna 3 milioni, in Italia
3milioni.
La spesa per assorbenti igienici per l'incontinenza ammonta in Italia a 500miliardi l'anno.
L'unica cura valida per queste patologie croniche, è la prevenzione. Presso l'Azienda
Ospedaliera Spedali Civili, è in atto un programma di prevenzione e cura del danno
perineale ( PCP ) estendibile a tutto il territorio.
SCOPO del programma è diffondere la conoscenza e la cura della struttura pelvi-perineale,
ogni età della vita femminile.
Obiettivi
- Ridurre l'incidenza della patologia minzionale e del prolasso genitale
- Ridurre la terapia chirurgica invasiva
- Migliorare l'autostima della donna, la sua qualità di vita, la sua sessualità
- Ridurre la spesa sanitaria
Metodi e risultati
I tempi di intervento durante il percorso biologico e riproduttivo della donna sono:
- Durante la scuola
- Prima della gravidanza
- In gravidanza
- Al parto
- Nel primo puerperio
- Nel secondo puerperio
- In menopausa
Il programma prevede una fase di informazione ed educazione, una fase di prevenzione,
una fase di cura ( R.U.G.: riabilitazione urogenitale ) affidate a personale specializzato.
Per quanto riguarda la GSI lieve o media si è ottenuto il 70% di guarigione dopo un anno.
Contatto:
Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia - Ostetrica R. Avisani - Ufficio S.S.A., TEL.
0303995959 - FAX. 0303995954
61
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Buone pratiche per gli operatori sanitari che assistono la donna vittima
di violenza sessuale: proposta di protocollo per la gestione primaria
Dr.ssa Grace Rabacchi,Giusy Poppa
Per informazioni contattare Dr.ssa G. Rabacchi Direttore Sanitario
Presidio S. ANNA ASO OIRM-S. ANNA Torino tel.011/3134200
[email protected]
Il progetto obiettivo materno-infantile, relativo al Piano Sanitario Nazionale per il Triennio
1998-2000, pubblicato con Decreto della Sanità del 24 Aprile 2000, prevede le azioni dette
alla tutela della salute della donna, in tutte le sue fasi, secondo i principi di “promozione e
tutela” “appropriatezza ed efficacia”, “qualità e sicurezza”.
Relativamente alle tematiche della violenza, abusi e maltrattamenti sulle donne, si prevede
l'obiettivo di “prevenire gli episodi di violenza contro le donne e migliorare l'assistenza alle
donne che hanno subito violenza” con le azioni di :
! Formazione del personale di pronto soccorso e offerta attiva di assistenza;
! Favorire l'emersione del sommerso del fenomeno della violenza, valutando l'attività
secondo gli indicatori di:
! Percentuale del personale delle strutture di primo intervento coinvolto in programmi di
formazione;
! Percentuale di donne assistite appropriatamente sul totale dei casi di violenza segnalati.
L'ASO Materno Infantile OIRM-S. ANNA ha prodotto un manuale tascabile che
costituisce uno strumento informativo, di sensibilizzazione per un aumento di
consapevolezza sulla complessità tematica correlata alla violenza, che necessita di
integrazione e cooperazione fra i diversi livelli istituzionale.
Da molto tempo ci s'interroga sulle problematiche legate ai primi accertamenti nei
confronti di donne vittime di violenza e maltrattamento. In un momento così particolare
occorre dare una risposta ai bisogni di cura della vittima, aiutarla a riappropriarsi del
proprio corpo senza rischiare di farle per una seconda volta violenza, e raccogliere tutte le
informazioni e le eventuali prove biologiche utili ad un eventuale iter giudiziario.
Per questo motivo l'Azienda OIRM - S. Anna ha recepito la proposta presentata dal Gruppo
di lavoro contro la violenza, di produrre un tascabile per gli operatori sanitari.
Obiettivo di questo tascabile è di fornire uno strumento informativo d'immediata
consultazione agli operatori sanitari, che si trovano a dover affrontare l'emergenza di donne
maltrattate e/o violentate.
La nostra forte convinzione dell'utilità di questo tascabile informtivo è stata ulteriormente
confermata da alcuni dati significativi emersi da una ricerca interna all'ASO OIRM-S.
ANNA di Torino a confronto con dati tratti dalla letteratura:
62
Nostra ricerca
Letteratura
Il 55,4% degli operatori interpellati sulla violenza domestica a fferma
che è un fenomeno diffuso tra le classi socialmente e culturalmente
inferiori, e il 57,6% ritiene che uno dei fattori scatenanti sia la
disoccupazione
La violenza domestica è un fenomeno trasversale.
Può interessare ogni strato sociale, economico e
culturale, senza differenza di razza, religione o età
L'89,7% degli operatori attribuisce all’uso di alcool e di droghe
la causa della violenza
L’uso si alcool non rappresenta la causa della
violenza contro le donne. La maggior parte degli
episodi di violenza registrati (74%) si verifica in
assenza di consumo di alcool (Kantor & Strauss,
1986)
Il 65,8% degli operatori afferma che i mariti o i partner violenti, sono
malati di mente e che gli stupratori non sono uomini normali (61,7%)
Non si è trovata alcuna correlazione con eventuali
patologie psichiatriche: solo una bassa percentuale
dei maltrattanti manifesta caratteristici sintomi
patologici (Maiuro, et al. 1988)
Lo stupratore per il 48,3% degli operatori non è in grado di controllare i
propri impulsi sessuali
Gli uomini che violentano lo fanno per il bisogno di
dominare e ferire qualcuno. Studi statunitensi
indicano che il 71% degli stupratori hanno
progettato la violenza e che l’81% di essi utilizza
un’arma o minaccia la vittima di ulteriori violenze o
di morte
Per il 21,1% degli operatori, una donna non può essere violentata contro
la sua volontà
Questo mito rimanda al grado di resistenza fisica
opposta dalla vittima come prova della veridicità del
fatto. Questo concetto non tiene minimamente conto
dell’uso delle armi, delle minacce e del fattore
sorpresa
Il 40,3% degli operatori ritiene che a causare la violenza sia la donna
Quest’affermazione sposta la responsabilità sulla
vittima, anche se l’unico ad avere commesso il
crimine è l’aggressore
Il protocollo prevede delle sequenze operative da effettuare nel caso in cui una donna si
presenti dal medico dopo la violenza sessuale:
! ACCOGLIENZA
! ANAMNESI
! Circostanze dell'aggressione;
! Modalità della violenza
! Cos'è successo dal momento della violenza alla visita attuale
! VISITA MEDICA
! Esame obiettivo
! Repertazione
! Esame obiettivo ginecologico
! ESAMI DA EFFETTUARE
! Prelievi per la ricerca degli spermatozoi
! Prelievi ematici
! Esami tossicologici
! Batteriologico vaginale
! Test di gravidanza ed eventuale intercezione post-coitale
! PROFILASSI MST (unica dose)
E poiché la continuità di quest'iniziativa è tutta affidata all'interesse che saprà destare e alla
capacità d'essere occasione di confronto e di stimolo, il gruppo di lavoro è pronto a
raccogliere le opinioni, i giudizi, i consigli, le eventuali proposte di collaborazione degli
operatori interni ed esterni all'Azienda.
63
PAZIENTE
DIABETICO
64
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Progetto di un modello di terapia educazionale del paziente diabetico
Dott. C.Ruffino, I.P. Marina Badano
Centro Diabetologico - Azienda Ospedaliera Santa Corona, Pietra
Ligure Tel. 019 6235901- U.O. Medicina Interna (Direttore: dott. A.
Artom)
Il nostro progetto prevede l'elaborazione di un modello operativo di terapia educazionale
per il paziente diabetico che sia nel contempo:
facile da utilizzare con le risorse
abitualmente disponibili nella maggior parte dei Centri, completo dal punto di vista dei
contenuti e i cui risultati siano verificabili e confrontabili a distanza.
Alla terapia educazionale viene da tempo riconosciuto un ruolo fondamentale nel
trattamento del diabete mellito: essa può contribuire al miglioramento metabolico del
paziente e alla riduzione della comparsa delle sequele, con vantaggio sulla qualità di vita
del diabetico e risparmio per il servizio sanitario..
Tuttavia gli abituali programmi educativi sono complessi e richiedono risorse umane e
strumentali disponibili
solo in poche strutture diabetologiche.
Per questo motivo spesso l'aspetto educativo è trascurato oppure affrontato in maniera non
organizzata, senza la possibilità di verifica dei risultati: conseguentemente è destinato a
trasformarsi nel tempo in un'attività improduttiva.
TARGET: pazienti diabetici e loro familiari
DISEGNO E METODI: la maggior parte dei programmi educazionali si avvale
tradizionalmente di due
diverse tecniche: educazione individuale (un paziente per volta) o educazione collettiva
(pazienti aggregati in gruppi omogenei per caratteristiche sanitarie o culturali). Entrambe
presentano alcuni vantaggi e non pochi
svantaggi: in particolar modo l'educazione individuale richiede molto tempo e un gran
numero di educatori,
mentre l'educazione a gruppi non permette un rapporto stretto tra educatore e paziente con
il rischio di una diminuzione di interesse e motivazione da parte di entrambi.
Il nostro disegno si fonda su un'integrazione tra educazione individuale e educazione
collettiva, in modo
da garantire un'informazione di base a tutti i pazienti e un approfondimento tematico a
particolari categorie
di pazienti.
L'educazione individuale è attuata nel corso di ogni visita presso l'Ambulatorio del Centro:
i suoi contenuti riguardano le nozioni essenziali che permettono al diabetico di autogestire
la propria malattia; viene realizzata
mediante nozioni teoriche accompagnate spesso ad addestramento pratico
(somministrazione dell'insulina,
controllo della glicemia capillare ecc.)
L'educazione collettiva viene svolta a cicli e interessa gruppi omogenei di pazienti (per età
e/o caratteristiche
socio-culturali): gli argomenti (uno per incontro) vengono programmati all'inizio di ogni
65
ciclo; ogni incontro
prevede una relazione dell'educatore seguita da dibattito, oppure l'utilizzo di metodi
interattivi (Metaplan,role playing).
VERIFICA: per l'educazione individuale sono preparate specifiche griglie di valutazione
che, tramite un sistema a punti (score), permettono di attestare - e poi seguire nel tempo - il
grado di apprendimento del soggetto.
Per l'educazione collettiva, sono utilizzati questionari con quesiti a risposta multipla, da
sottoporre ai pazienti prima e dopo l'incontro educativo.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: i risultati delle verifiche vengono correlati con una
serie di parametri metabolici e generali nella storia clinica successiva del paziente: Hb
glicata, ricoveri ospedalieri, comparsa e/o evoluzione delle sequele.
CONCLUSIONI: il metodo integrato permette di garantire a tutti i diabetici del Centro
l'educazione diabetologica di base; particolari gruppi di pazienti, inoltre, possono
giovarsi di informazioni sanitarie più approfondite, sulla base delle loro motivazioni e delle
loro necessità.
In tal modo viene realizzata una terapia educazionale capillare e specifica, non ottenibile
mediante le due tecniche tradizionali utilizzate separatamente.
Questo metodo infine, grazie alla sua particolare strutturazione, permette di verificare
nel tempo l'efficacia del metodo educativo e i suoi effetti clinici.
66
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
L'educazione alimentare tra gioco e terapia. Un progetto educativo per
i pazienti diabetici
Dott. C. Ruffino - I.P. M. Badano
Centro Diabetologico - U.O. Medicina Interna - A. O. Santa Corona,
Pietra Ligure
OBIETTIVO : Addestrare i pazienti alla gestione della propria alimentazione
TARGET : Pazienti diabetici e loro famigliari, che abbiano già ricevuto un'educazione
alimentare di base
MATERIALI : Un mazzo di carte (opportunamente predisposte, in cui sono raffigurati
i principali alimenti
METODI :
Esercizio 1
Occorrente:
Un mazzo di carte, con fotografie o disegni di alimenti,
suddivise nei seguenti gruppi,
secondo le abitudini alimentari del nostro Paese:
! pane e affini
! primi piatti
! secondi piatti
! contorni
! frutta
! dolci
! condimenti
! bevande
! varie
Procedimento:
Ad ogni partecipante viene dato - a caso o scelte dell'educatore - un numero congruo di
carte in modo che possa “preparare” un pasto (colazione, pranzo e cena) secondo la
tradizione gastronomica italiana e rispettando le regole di un'alimentazione equilibrata.
Il pasto così preparato viene sottoposto alla discussione collettiva e possono essere
proposte modifiche motivate alla lista degli alimenti.
Esercizio 2.
Occorrente:
Tavola e carte diffuse dalla Roche Diagnostics
Procedimento
Ad ogni partecipante viene sottoposta una lista di alimenti in cui uno è da considerarsi
“intruso”:
67
non necessariamente dal punto di vista qualitativo, ma piuttosto da quello quantitativo;
compito dei partecipanti è individuare l'alimento presente in quantità non corretta, che
cioè
apporta un numero di calorie incongruo rispetto agli altri e che quindi non può essere
utilizzato come scambio.
68
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Proposta di un percorso di integrazione ospedale terrritorio e
continuita' assistenziale per pazienti extra comunitari affetti da
Diabete mellito:esperienza di un Centro Diabetologico
Dr.sa G .Chierici, Dir. Medico1Liv
Centro Diabetologico di Guastalla, AUSL RE.Tel.0522/837645
Il proposito di realizzare il progetto dinamico di deospedalizzazione con l'obiettivo di
valorizzare l'autogestione e la presa di coscienza del paziente riguardo al proprio stato di
salute e alla promozione di essa trova un punto critico di verifica nel caso di necessita'
assistenziali che vedano protagonisti i pazienti extracomunitari la cui presenza si fa', negli
ultimi tempi sempre piu' nutrita nelle nostre comunita'.Il problema piu' rilevante e'
senz'altro dato dalla scarsa o nulla conoscenza della lingua italiana che molti di questi
pazienti denotano all'ingresso in ospedale oltre da che aspetti culturali e di costume spesso
di difficile gestione quando la comunicazione e' scarsa .All'interno del processo, in
continua evoluzione, di potenziamento dell'assistenza territoriale, con questa nostra
esperienza si e' cercato di creare uno spazio dedicato all'educazione dei pazienti
extracomunitari, in particolare di lingua urdu, indi e punjabi con l'obiettivo di
responsabilizzare gli stessi riguardo al proprio stato di salute e a fornire i mezzi piu' idonei
per promuoverla.
Obiettivi del progetto:
a) promuovere la piena integrazione del paziente extracomunitario nella comunita' che lo
accoglie
.b) rendere il paziente consapevole e parte attiva degli interventi sanitari messi in atto in
Ospedale e a domicilio
.c) promuovere il recupero complessivo della persona, soprattutto quando i bisogni
assistenziali sono complessi.
d) rendere il paziente extracomunitario il piu' possibile autonomo nella gestione dello stato
di salute fornendo i mezzi necessari al mantenimento della stessa, a prevenire il ricovero in
ospedale e a mantenere una qualita' di vita consona alle aspettative.
e)superare la barriera linguistica la' dove l'idioma non e' noto alla maggior parte delle nostre
realta'(urdu, indi, punjabi).
f)ridurre la frequenza e il rischio di ipoglicemie gravi legati ad una non corretta gestione
dell'alimentazione e della terapia
Popolazione target: pazienti extracomunitari di lingua urdu, indi, punjabi affetti da
Diabete mellito; famigliari dei pazienti,Medici di Medicina generale,Medici ospedalieri,
operatori sanitari dell'ospedale e del territorio.
Indicatori:N° di pazienti presi in carico; esami di compenso metabolico; parametri
nutrizionali; N° di ricoveri ripetuti per scompenso metabolico acuto(iper o ipoglicemia);
N° di ipoglicemie per ogni paziente.
Programma delle attivita': dal momento che il ricovero ordinario o in D.H.del paziente
diabetico scompensato spesso richiede almeno temporaneamente la terapia insulinica e/o
ipoglicemizzante orale e comunque sempre una educazione alimentare , abbiamo pensato
69
di creare un manuale di semplice consultazione e lettura e dotato di molte illustrazioni con
traduzione riportata a fianco nelle 3 lingue(un colore diverso per ogni idioma) che riassume
le principali nozioni riguardanti:i sintomi di malattia, le complicanze acute e croniche,
principi di sana alimentazione e terapia; principi di igiene della persona. Questo manualetto
viene illustrato al paziente diabetico nel momento in cui viene valutato dallo specialista
durante la consulenza chiesta dal reparto o comunque durante il primo accesso al
Servizio.In questo modo si e' inteso favorire l'apprendimento delle necessarie informazioni
riguardo alla salute e un avvicinamento alla lingua italiana.Una buona percentuale di questi
pazienti sono analfabeti e l'ausilio di disegni e illustrazioni che accompagnano le
spiegazioni permette la facile comprensione del messaggio.La realizzazione di questo
opuscolo e' stata resa possibile grazie anche alla collaborazione di pazienti bilingue che
hanno offerto il loro aiuto per la traduzione dei testi e soprattutto per la grafia.Il
coinvolgimento dei pazienti nella creazione di questo ausilio sanitario ha enormemente
facilitato la presa di coscienza da parte degli utenti stessi del significato di malattia,
dell'importanza del coinvolgimento personale nella gestione del proprio stato di salute e
nella promozione della stessa.
Valutazione dei risultati: Questo opuscolo e' in sperimentazione da circa un anno nel
nostro servizio e la verifica viene fatta continuamente al momento del ritorno del paziente
al servizio stesso per i controlli periodici dove si valuta il grado di apprendimento, la messa
in pratica delle nozioni di dietetica e igiene personale, i risultati in termini di compenso
metabolico e di soddisfazione e benessere personale.
70
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
'Campus' per ragazzi diabetici : una opportunità di crescita personale
e per l'autocontrollo della propria salute.
Chiari G*, Zanasi P*, Ghidini B*, Vanelli M*, Zucchini S§, Cicognani
§
§§
A , Iughetti L**, Miglioli S**, Baroni M , Simonelli F***.
* Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica, Università e Azienda
§
Ospedaliera di Parma. Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica
PoliclinicoS.Orsola Malpighi, Bologna
** Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica Policlinico di
Modena
§§
Divisione di Pediatria Ospedale 'S.Anna' Castelnovo ne' Monti RE
*** Distretto di Castelnovo ne' Monti AUSL RE
Motivazioni: L'apprendimento in età infantile ed adolescenziale dei comportamenti e stili
di vita più idonei a tutelare lo stato di salute risulta più efficace se vissuto in 'full
immersion' - in condizioni ambientali adeguatamente predisposte, in modo da valorizzare
aspetti educativi e relazionali con ragazzi di pari età ed operatori sanitari di riferimento.
Contesto: Da oltre 10 anni il Servizio regionale di Diabetologia Pediatrica della Clinica
Pediatrica di Parma, con la collaborazione del Reparto di pediatria dell'Ospedale “S. Anna”
di Castelnovo ne' Monti e con il supporto organizzativo dell'Associazione Giovani
Diabetici di Parma tiene dei “campus” estivi nell'Appennino reggiano.
Obiettivi: Fornire ai ragazzi conoscenze sanitarie sul diabete; stimolare motivazione alla
autotutela della salute; facilitare comportamenti e accorgimenti idonei; 'normalizzare' la
convivenza con la malattia
.
Popolazione target: bambini e ragazzi in età 8-17 anni
Attività: Il "campus" per ragazzi diabetici consiste in una situazione educativa
residenziale (3/4 giorni in albergo) nella quale si concentrano in modo coordinato una serie
di elementi logistici, sanitari, didattici, ludici forniti da una équipe multiprofessionale e
che consentono di sviluppare e “fissare” nei destinatari comportamenti di autotutela della
salute, spesso decisivi. Il Diabetologo, il Pediatra, la Dietista, gli Infermieri professionali,
gli Educatori ed Animatori presenti sviluppano un programma di educazione, animazione,
istruzione sanitaria, finalizzato alla convivenza e gestione del diabete.
Indicatori: di struttura: costituzione di un team interdisciplinare predisposizione del
programma - preparazione del materiale sanitario e didattico; di processo: n. ragazzi
coinvolti, tipologia delle attività, n. misurazioni glicemia, esercizi di autocontrollo; di
impatto: gradimento espresso (mediante questionario di fine-campus), miglioramento
tecniche di autocontrollo, apprendimento cognitivo, esito: eventi di crisi.adolescenziali
influenzati dallo stato di malattia.
Risultati
! In generale il vissuto emozionale si è dimostrato caratterizzato per la maggioranza in
termini
71
!
giocosi, ex equo, per la rimanente parte, in termini sanitari e in termini educativi.
l'apprendimento cognitivo ottenuto durante i 2 campus di quest'anno (realizzati in due
tempi diversi) si è dimostrato tendenzialmente positivo, come dimostrato dal
questionario di verifica pre e post campus (condotto sui bambini che hanno aderito),
che ha evidenziato un indice di apprendimento finale pari al 14% nel primo gruppo e al
5% nel secondo. In linea generale il “campus” si è rivelato nel corso degli anni
un'esperienza insostituibile al fine di ottenere una progressiva autonomizzazione del
bambino/adolescente con diabete. Lo studio da noi condotto ne conferma l'efficacia
come strumento educativo, riservandolo di preferenza ai ragazzi con più di 12 anni di
età, che manifestano i migliori risultati di apprendimento.
Recapito: Dr. Giovanni Chiari, Azienda Ospedaliera Parma - Servizio Diabetologia
pediatrica
V.Gramsci,14- 43100 Parma
Tel. (0521) 991738 email: [email protected]
72
TITOLO
AZIENDA
Il percorso del diabetico
ASL Pavia
CONTESTO DI RIFERIMENTO DEL PROGETTO
L'ASL della Provincia di Pavia, costituita l'1.1.1998. è una delle ASL della Regione
Lombardia che in via sperimentale conserva la gestione diretta dei propri ospedali e serve
una popolazione di 486.000 abitanti circa.Il Piano Organizzativo dell'azienda prevede 2
Presidi Ospedalieri (Oltrepò e Lomellina ciascuno con 4 ospedali ) e 3 Territori articolati
ciascuno in 3 Distretti, che costituiscono la rete dei servizi di base.I Territori rappresentano
la domanda sanitaria e i Presidi ospedalieri aziendali unitamente ai Dipartimenti sanitari
l'offerta, a parità di condizioni con le altre strutture pubbliche e private accreditate extra
ASL. In particolare nel territorio dell'Asl Pavia oltre agli ospedali aziendali sono presenti
tre istituti di ricovero a carattere scientifico di rilevanza Nazionale : il Policlinico S.
Matteo, la Fondazione Maugeri ,e L'istituto Neurologico Mondino e 6 Casa di cura
accreditate. E presente una Università con una scuola di Specialità di Endocrinologia
Obiettivi del progetto
Al gennaio 2000 La Direzione Generale dell'Asl ha dato l'avvio ad un progetto denominato
“ Il percorso del diabetico” con questi obiettivi:
! Garantire equità di accesso a servizi efficaci, appropriati forniti in modo efficiente
capaci di migliorare lo stato di salute del diabetico.
! Condividere e adattare alla realtà pavese le Linee Guida Regionali
! Uniformare i protocolli di diagnosi del diabete e delle sue complicanze nei servizi
aziendali. Sono presenti negli ospedali aziendali 7 ambulatori diabetologici e 2
ambulatori specialistici.
! Sviluppare un rapporto di collaborazione tra MMG e tutti gli Specialisti Diabetologi
Caratteristiche del progetto e metodologia di lavoro .
Questo progetto ha previsto l'attivazione di gruppi di lavoro integrati mmg, Specialisti
diabetologi di strutture accreditate a gestione diretta e non. Tutti i responsabili di strutture
diabetologiche sono stati coinvolti I gruppi sono stati coordinati da un Direttore di
Territorio.Un gruppo di lavoro con rappresentanti dei gruppi dei tre Territori si è occupato
specificamente della prevenzione e cura del piede diabetico.Un gruppo di lavoro
composto da infermieri professionali si è occupato della messa a punto di materiale
informativo per i pazienti diabetici.
Risultati raggiunti
I gruppi di lavoro hanno operato in circa 30 incontri producendo i documenti finali :
Criteri d'accesso all'ambulatorio del mmg , Criteri d'accesso all'ambulatorio diabetologico,
Criteri d' accesso al ricovero ospedaliero, Percorso presso il mmg, Percorso presso
l'ambulatorio diabetologico, Prevenzione e cura del piede diabetico. Tali documenti
prevedono una completa integrazione di tutti i livelli di assistenza del diabetico.E' stato
inoltre prodotto un progetto di miglioramento degli ambulatori diabetologici aziendali che
prevede la messa in rete delle varie sedi di erogazione dell'attività diabetologica e
l'opportunità di facilitare l' accesso del diabetico alle prestazioni per il controllo
dell'equilibrio metabolico e per la prevenzione e la diagnosi precoce delle complicanze.
73
Elementi significativi di questo progetto sono :Gli attori coinvolti : tutti i diabetologi
operanti nella provincia e mmg dei tre territori Pavesi , il Direttore della scuola di Specialità
di Endocrinologia dell'Università di Pavia. un rappresentante dell'ordine dei Medici. Due
associazioni di Diabetici ( Associazione giovani diabetici e Associazione Diabetici
Vigevanese ) L'utilizzo di un data base aziendale molto completo che ha consentito di
quantificare l'offerta ed il consumo di prestazioni in ambito provincialeL'utilizzo della
posta elettronica come strumento di convocazione degli incontri, dei risultati dei gruppi di
lavoro e di discussione La Formulazione di un unico documento ancorchè ogni gruppo
territoriale abbia elaborato proprie strategie : Il preciso mandato delladirezionegenerale
alla definizione di un percorso per migliorare l'appropriatezza delle cure ma anche per
garantire a a tutti i cittadini della provincia la stessa opportunità di cura
74
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Studio sugli aspetti psicosociali del paziente diabetico nell'ambito
della promozione alla salute”
M.Grazia Manzone, Annesa Lo Iacono, Simona Volpato, Evelin Ramonda
Servizio Psicologia
A.S.O. San Luigi Gonzaga- Orbassano (TO)
Obiettivo: Nei pazienti con patologia diabetica di tipo 2 gli aspetti psicologici sono di
rilevante importanza poiché la gestione complessa della malattia “obbliga” il paziente ad
acquisire nuove abitudini e a modificare il suo comportamento in modo permanente.
Per il paziente “curarsi” non significa solo prendere farmaci, seguire scrupolosamente la
dieta prescritta, ma anche convivere con problematiche di ordine emotivo, sociale ed
emozionale connesse alla gestione della malattia, prestando particolare attenzione allo stile
di vita. Pertanto è fondamentale un intervento in approccio interdisciplinare: a livello
medico, come diagnosi e cura e a livello psicologico, come momento di elaborazione del
vissuto emotivo determinato dalla malattia.
L'educazione al paziente, le informazioni, il sostegno psicologico e sociale,
l'apprendimento della terapia e la gestione dei comportamenti più idonei si pongono come
obiettivo quello di fornire l'aiuto più completo al soggetto e alla sua famiglia per una
migliore conoscenza e comprensione del diabete, dei problemi fisici e psicologici associati,
indispensabili ad una migliore compliance al trattamento.
Pertanto, obiettivo del nostro lavoro è la valutazione della qualità di vita e degli aspetti
psicologici del paziente diabetico.
Metodo e strumenti: Nell'approccio cognitivo-comportamentale al paziente diabetico,
l'assessment psicologico è rivolto sia al paziente che ai suoi familiari. In questa fase
vengono presi in considerazione i vissuti del paziente rispetto alla malattia, la presenza di
problematiche psicologiche e disturbi psicosomatici, l'immagine di sé, l'autostima, il
livello di attivazione emozionale, le risorse, le competenze e la compliance al trattamento.
Gli strumenti utilizzati comprendono: il questionario sulla Qualità di Vita SF-36,
questionari specifici sul disturbo e sulle altre problematiche presenti, test di personalità, di
ansia e depressione. Successivamente l'analisi funzile permette un orientamento
terapeutico individuale e/o di gruppo con l'utilizzo di tecniche e strategie specifiche quali:
problem solving, ristrutturazione cognitiva, training centrato sui disturbi alimentari,
training di rilassamento e di addestramento alle abilità sociali
Risultati: Il campione preso in esame è composto da 201 pazienti di cui 48% maschi e 52%
femmine, di estrazione socio-culturale medio-bassa. Il campione dei soggetti proviene
prevalentemente dalle regioni meridionali, con immigrazione intorno agli anni '60/'70. Il
71% delle persone pervenute è coniugato, mentre il 21% è vedovo. Il 70% dei soggetti
risulta attualmente pensionato. Appare evidente una certa relazione tra obesità e diabete: il
62% dei soggetti esaminati è in sovrappeso o ha problemi di obesità, di cui il 40% da circa
10 anni. Emerge, inoltre, che i pazienti si rendono conto della necessità di seguire una dieta
alimentare, in quanto ritenuta importante per la salute. Anche lo stato emotivo sembra
influire sull'assunzione di cibo: il 32% dei soggetti mangia di più se è ansioso e il 16% se è
arrabbiato. Emerge, inoltre, che il diabete influenza lo stato emotivo del paziente. Infatti, il
paziente riporta uno stato emotivo reattivo alla malattia, quale: ansia (30%),
75
preoccupazione (30%), nervosismo (30%) e depressione (23%). Nel paziente diabetico
sono state evidenziate altre problematiche quali: dolori generalizzati (74%), il sentirsi
stanco (72%), insonnia (60%), affanno (54%), inquietudine prima di addormentarsi
(52%), nausea (19%). I pazienti riportano difficoltà di concentrazione, difficoltà a risolvere
i problemi e di memoria. La funzionalità sociale non sembra, invece, essere influenzata
dalla malattia: circa il 60% dei soggetti non riporta difficoltà relazionali né con il coniuge,
né con i figli, né con gli amici. Per un'alta percentuale di pazienti (67%) il diabete è vissuto
come limitante nei confronti della propria esistenza e in quella dei propri familiari; il 15%
dei soggetti si sente limitato nel lavorare, l'11% nelle attività sociali e il 60% nel mangiare.
A tale proposito si evidenzia nella quasi totalità dei pazienti una notevole difficoltà
nell'accettare e nel seguire una prescrizione medica, inerente un programma dietetico
mirato al calo ponderale.
Conclusioni: Il nostro studio ha evidenziato nei pazienti diabetici, obesi e in sovrappeso,
disturbi strettamente connessi a problematiche di comportamento alimentare, di ordine
emotivo e psicologico. Pertanto è fondamentale una stretta collaborazione tra la figura del
medico e dello psicologo, all'interno di un intervento terapeutico interdisciplinare, che
tenga conto della presa in carico globale del paziente con l'obiettivo di migliorare lo stato di
malattia e la qualità di vita.
P. Gentili et al: “Influenza dei fattori psichici sull'autogestione del diabete”-Minerva psichiatrica, vol. 37,
n.2, giugno 1996
R. Rubin , M. Peyrot: “Quality of life and Diabetes”- Diabetes Metabolism Research and Reviews, 15, 1999
N. Sonino et al: “Psychological distress and quality of life in endocrine disease”- Psycother Psycosom, 54,
1990
M.W. Strachan et al. “Cognitive assessment in Diabets: the need for consensus” Diabetic Medecine, 14:
421-422, 1997
D.J. Toobert et al. “Problem solving and Diabetes Self-Care” Journal of Behavioural Medecine, Vol.14, n°1,
1991
76
TITOLO
“CARO DIARIO” : diario-agenda per bambini-adolescenti diabetici
Ospedale Civico (ASL 6-Pa
AUTORI
V.Provenzano, L.DiGiorgio* ,L.Strazzera*,
V.Zitoà,S.LaFataà A.Aielloˆet.al
* psicopedagogista,*psicologa àdietiste,^inf.prof.
AZIENDA U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci”
Partinico-Pa, Via Circonvallazione CAP 90047
Tel e fax: 091/8911224
Breve descrizione del contesto di attuazione dell'iniziativa:Nell'ambito delle iniziative
riguardanti l'educazione sanitaria da circa un anno l'U.O di Diabetologia dell'Ospedale di
Partinico (Pa) ha lavorato per la realizzazione di un diario-agenda per bambini ed
adolescenti diabetici che al pari di ogni altro diario il bambino e/o il ragazzo diabetico può
portare con se….anche a scuola!!!! Non più,quindi, due diari: uno da utilizzare per i
compiti ,per la scuola ed uno,anonimo,standard e spesso grigio,prodotto dalle industrie
farmaceutiche ,dove annotare le glicemie e da tenere in disparte,quasi a nascondere la
peculiarità della propria condizione: il diabete,ma un unico diario-agenda cosi come
unico, nella diversità e' ciascun bambino,anche il diabetico
Obiettivi dell'iniziativa: -Annullare una delle tante…”diversita' “ ancora esistenti a
scuola,tra bambino/a diabetico/a e non, con l'introduzione di un diario-agenda che sia, al
pari del diario del bambino/a non diabetico/a , colorato,vivace,allegro,personalizzato; Creazione di un diario dell'autocontrollo-autogestione del diabete che sia,altresì
un'agenda personale
nella quale annotare: compiti,appuntamenti,riflessioni con
illustrazioni didattiche (disegni-riflessioni-spunti di critica etc) sulla “ condizione di
diabetico/a” , spazi per la registrazione delle glicemie,glicosurie,acetonurie e, della
chetonemia ,ma,altresi' e' presente ampio spazio per le NOTE, utilizzabile per la
scuola(compiti) o per il tempo libero(annotazione dell'att. Fisica o hobbies etc)
Popolazione target: Il suddetto diario-agenda può essere utilizzato da tutti i bambini ed
adolescenti diabetici che intendono avere un “amico in più” per esprimere e/o comunicare
emozioni, sensazioni, paure e preoccupazioni, ma è anche un utile agenda per annotare le
proprie glicemie e i propri compiti.
Indicatori di struttura, di processo ed esito: Dopo una serie di incontri e discussioni si e'
convenuto che il diario-agenda doveva essere uno strumento da potere utilizzare per la
durata di un anno solare.Gli argomenti,oggetto di educazione sanitaria che
…”accompagnano” in numero di uno per ogni settimana, il contenuto, sono stati
trattati,con linguaggio molto semplice ma altrettanto efficace ,dalla psicopedagogista che
fa parte del gruppo di educazione sanitaria permanente.
Gli stessi ,per renderli ancora più efficaci ,sono accompagnati da vignette (una per ogni
argomento e per settimana) ideate da una adolescente non diabetica che da anni è al fianco
delle problematiche dei nostri diabetici, raccogliendone spesso le istanze di “promozione
sociale” e rimasta sensibilizzata realizza dei disegni per i degenti del nostro reparto,dando
cosi' un volto a molti contenuti di educaz sanitaria.La Copertina raffigura il diabetologo
alle prese con i vari utenti-diabetici:bambini,adolescenti,adulti e gravide.La prima pagina
permette la personalizzazione del diario,con i dati anagrafici e la foto del bambino/a cui
77
appartiene.Segue l'Introduzione che contiene le finalità del ns lavoro ,tutti i numeri di
recapito telefonico del ns. reparto,l'indirizzo e-mail e le modalità di utilizzo del
diario.Seguono le “settimane” (60 per potere garantire l'uso per almeno un anno,in atteso
del nuovo diario) nelle quali è possibile registrare le glicemie e/o le glicosurie
(basale,postprandiali,notturne,occasionali etc),la chetonuria ed,elemento nuovo,la
chetonemia,la Terapia praticata,il peso corporeo,annotazioni particolari relative al diabete
e le note : lo spazio cioè per compiti,appuntamenti,riflessioni,etc. Ogni settimana è ,per
così dire,”accompagnata” da una vignetta che raffigura un concetto di educazione
sanitaria.
Risultati: Il suddetto diario-agenda tratta così i seguenti argomenti:a)Generalita' sul
diabete: cos'e'il diabete;ho il diabete:cosa significa,tipi di diabete,sintomi del diabete Ipoglicemia
e
Iperglicemia-Cos'e' l'insulina che mi somministro,quanti tipi di insulina esistono
b)Alimentazione e diabete:Classificaz degli alimenti;descrizione degli zuccheriProteine,grassi,sali
minerali,vitamine,fibra.Equivalenti glucidici .Indice glicemico; c)Miti e pregiudizi su diabete ed
alimentazione: come mangiare il gelato,la mela del diabetico,i dolci,il miele ,la frutta secca,le
patatine fritte,l'alcool; d)La terapia insulinica: conservazione dell'insulina,come praticare
l'iniezione,come iniettare l'insulina,dove praticare l'iniezione,rotazione delle zone di
iniezione.Terapia insulinica e “situazioni particolari”(influenza,febbre,etc); e)Diabete e sport:
regole prima di iniziare l'att. Fisica,sport consigliati,cosa fare in caso di att. fisica occasionale; f)
Educazione sanitaria: i vantaggi di un buon autocontrollo,l'importanza dell'educaz sanitaria,la
nostra amica Associazione; g)Il diabete ed il contesto sociale:sono diabetico:dirlo o non dirlo;..se
non riesco ad accettare la mia condizione;fasi di accettazione della condizione diabete;quando sono
i genitori a non accettare la realta';perche' si trascura il diabete;sto con un ragazzo/a:devo dirgli che
sono diabetica/o? il bambino ed il diabete;il bambino diabetico a scuola;il triangolo
perfetto:famiglia,scuola,equipe medica;campi scuola per bambini diabetici;diabete e
lavoro;diabete e gravidanza; h)Impariamo il “ Medicalese”- Consigli per la cura del piede.
78
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il campo scuola "misto": nuove esperienze educative per ragazzi
diabetici e non.
V .Provenzano, L.Strazzera*,V.Zitoà M.T Zito^,S.LaFata
à *psicologa àdietiste,^inf.prof.
Ospedale Civico (ASL 6-Pa)
U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci” Partinico-Pa
Via Circonvallazione CAP 90047 -Tel e fax: 091/8911224
Breve descrizione del contesto di attuazione dell'esperienza:Nell'ambito delle
iniziative riguardanti l'educazione sanitaria e per ciò che riguarda in particolare, le
esperienze relative ai soggiorni educativi formativi (campi scuola),l'U.O di Diabetologia
dell'Ospedale di Partinico (Pa) nel mese di luglio 2000', ha voluto sperimentare una
tipologia innovativa di campo scuola con delle novità essenziali: a)l'esperienza è stata fatta
presso un Villaggio turistico “Città del mare”che nel periodo suddetto, contava più di
duemila persone;b)il gruppo era formato sia da ragazzi diabetici che non che rivestivano la
funzione di “tutors”e/o di coordinamento di piccoli sottogruppi; c)assoluta
liberalizzazione delle scelte alimentari ma, rispetto ad esperienze precedenti da noi
condotte,l'intervento dell'èquipe nella correzione degli errori e nella spiegazione degli
stessi è stato immediato, d) la presenza dell'insegnante di ed. fisica.
Obiettivi dell'esperienza: a)Verificare il vissuto psicologico e lo stato delle conoscenze di
15 ragazzi diabetici che per una settimana hanno condiviso la loro esperienza con 5 ragazzi
non diabetici (“tutors”) in una città vacanze;b)L'inserimento nell'equipe educativoformativa dell'insegnante di educazione fisica per potere così fornire “dal vivo” strumenti
per una corretta attività fisica “a tutte le età e in tutte le modalità”.
Popolazione target :Al campo scuola hanno preso parte n°15 ragazzi diabetici, n° 5
ragazzi non diabetici e l'èquipe tecnico scientifica composta da diabetologi, dietisti,
psicologi, infermieri, volontari della locale associazione diabetici e l'insegnante di
ed.fisica.
Indicatori di struttura, di processo ed esito:Nella scelta dei suddetti ragazzi sono stati
presi in considerazione alcuni criteri come l'età compresa tra i 10 e i 16 anni, la provenienza
da diversi paesi della Sicilia, il non aver mai partecipato ad un campo scuola e la presenza in
alcuni di loro di determinati problemi (vedi per esempio rifiuto della terapia insulinica,
disturbi del comportamento alimentare:DAPs).- Ai ragazzi è stato somministrato un
questionario di entrata composto da 38 domande che avevano lo scopo di verificare come
il ragazzo/a vive la propria condizione ,l'esattezza delle conoscenze sul diabete e i relativi
sintomi (iper o ipo glicemia) ,le conoscenze dei principi e nutrienti alimentari, le eventuali
problematiche connesse alle emergenze metaboliche.-Al termine del campo scuola , ai
medesimi ragazzi è stato proposto un questionario d'uscita con le stesse domande per
verificare lo stato delle loro conoscenze acquisite.-Di grande ausilio sono state le griglie di
osservazione e verbalizzazione che gli operatori utilizzavano per annotare comportamenti
e/o atteggiamenti assunti dai ragazzi durante le attività quotidiane.-Importante ancora
l'esperienza educativa “ attività fisica” svolta in luoghi aperti (giochi in piscina, ginnastica,
staffette, partite di calcetto, giochi a squadre,con la presenza costante di tutti gli operatori
dell'èquipe di educazione permanente).-Per ciò che riguarda il “vissuto psicologico del
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ragazzo-adolescente diabetico” ci si è avvalsi di attività ludico- ricreative: formazione di
squadre ed elaborazione di cartelloni a temi vari, riguardanti in particolare la condizione
diabetica e il rapportarsi di essa con il mondo esterno.
Risultati: 1) Il 75% dei ragazzi non aveva conoscenze adeguate sul diabete, sui sintomi,
sulle problematiche riguardanti la terapia delle emergenze. Alla fine del campo scuola, si è
registrato un aumento statisticamente significativo delle risposte esatte totali (85%),
corrette per singolo soggetto, rispetto alle risposte ottenute all'inizio. Il questionario
d'uscita ha evidenziato che:12 soggetti sanno come comportarsi nei confronti della terapia
insulinica;-tutti conoscono i punti di iniezione dell'insulina, riconoscono la lipodistrofia e
ne conoscono le cause. 2) Per ciò che concerne gli errori nutrizionali, i più frequenti sono
riconducibili a :Colazione scarsa , quantitativamente e qualitativamente scoretta nel 40%
dei casi,-Pasti irregolari nelle 24 ore nell'8% dei casi,-Associare carboidrati complessi
(patate, pasta e pane) nello stesso pasto,-Scarso il consumo di verdure che venivano spesso
sostituite con contorni più calorici e privi di fibre (olive,patate, mais, insalate di sottoaceti
ecc..),-Abbondanza di formaggi nel 35% dei casi,-Maggiore consumo di grassi e proteine
(associavano spesso formaggi e carne o formaggi e pesce),-Eccesso di frutta nel 20% dei
casi,-Eccesso di salumi insaccati nel 25% dei casi,-Maggiore il consumo di calorie a cena
nel 30% dei casi,-Abbondante il consumo di calorie derivate da carboidrati e lipidi nel 30%
dei casi. 3) Le griglie di osservazione e di verbalizzazione quotidiana hanno messo in
evidenza che il 45% dei ragazzi eseguiva scorrettamente l'attività fisica per mancanza di
adeguate conoscenze ;il campo scuola ha realmente fornito loro gli strumenti
adeguati(modifica della terapia e/o dell'alimentazione,controllo glicemico prima-durante,
etc) per potere correttamente ed in maniera ottimale svolgere attivita' fisica. 4) La presenza
nel gruppo di ragazzi non diabetici (tutors) ha messo in evidenza minori conflitti sociorelazionali avvertiti invece, in misura maggiore nella precedente esperienza di campo
scuola: il confronto continuo con loro, il condividere diversi momenti della giornata(pasti,
att.fisica, lavori di gruppo etc.) ha sicuramente migliorato la socializzazione e ha permesso
ai non diabetici di acquisire maggiori informazioni sul diabete, con la slatentizzazione e la
messa al bando di vari tabù relativi alla condizione diabetica e l'instaurarsi della condizione
di…..parità del dialogo. Riteniamo, inoltre, che il ritrovarsi in una “città” ha ulteriormente
arricchito tale esperienza oltre a permettere di creare quella "micro-comunità" all'interno
della quale certi comportamenti(il somministrarsi la dose d'insulina alla vista di tutti) non
erano più avvertiti con "disagio psicologico".5) La correzione degli errori nutrizionali
nell'hin et nuc, ha permesso di acquisire adeguate ed immediate conoscenze.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il vissuto del ragazzo e dell'adolescente diabetico: esperienze da un
week-end di educazione sanitaria
V.Provenzano, L.Strazzera*,V.Zitoà A.Aiello^,S.LaFataà,
*psicologa à dietiste,^inf.prof.
Ospedale Civico (ASL 6-Pa)
U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci” Partinico-Pa
Via Circonvallazione CAP 90047 -Tel e fax: 091/8911224
Breve descrizione del contesto di attuazione dell'esperienza: Da alcuni anni è operante
presso l'Ospedale Civico di Partinico l'Unità Operativa di Diabetologia e Mal. del
Metabolismo. Parte integrante della terapia costituisce l'Educazione Sanitaria che è rivolta
al paziente diabetico, ma altresì all'ambiente esterno ed in particolare alla scuola.
L'ingresso da un anno nella struttura delle figure di psicologi ha certamente permesso una
migliore analisi e conoscenza del vissuto, in particolare del ragazzo-adolescente diabetico
determinando quindi un approccio più adeguato in relazione ai bisogni che emergono
quotidianamente nella gestione della condizione diabetica. Nel dicembre '99 abbiamo
voluto verificare, in un week-end di Educazione Sanitaria, lo stato di attuazione
delle conoscenze del ragazzo-adolescente dia-betico per ciò che concerne le
problematiche dell'autocontrollo, dell'auto-gestione, della terapia insulinica, della
condizione diabetica in genere, ma altresì il rapporto con il cibo ed in particolare con la
dieta, col mondo esterno, tra i ragazzi stessi e in ultima analisi il “vissuto” quotidiano dei
ragazzi.
Obiettivi dell'esperienza:a) Verificare dal vivo l'operato del ragazzo diabetico nei vari
momenti della giornata e in rapporto agli eventi della stessa, il rapporto con il cibo,
l'attività fisica, hobbies e tempo libero;b)Verificare il vissuto psicologico dei ragazzi
partecipanti nei vari momenti della giornata e rispetto alle attività via via portate avanti; c)
Valutare il comportamento alimentare nonché gli errori nutrizionali commessi, sia di
giorno… che di notte, per una più adeguata articolazione e programmazione degli
interventi educativi.
Popolazione target : Abbiamo selezionato dal nostro ambulatorio, su un totale di circa 350
ragazzi diabetici un campione di n° 25 ragazzi-adolescenti diabetici ( n° 12 di sesso
maschile e n° 13 di sesso femminile); di età compresa tra i 12 e i 25 anni e con durata del
diabete che variava da 2 a 12 anni. Nell'ambito di questi ragazzi circa il 15% ed
esclusivamente di sesso femminile presentava Disturbi del Comportamento Alimentare:
per metà tipici (bulimici) e per metà atipici (abbuffate compulsive).Criterio fondamentale
di scelta è stato quello di inserire nel gruppo ragazzi che mal accettavano la condizione
diabetica o che la gestivano male e ragazzi, come detto, che presentavano disturbi
psicogeni del comportamento alimentare. A loro (22 ragazzi) sono stati “affiancati” tre
ragazzi (1 f. e 2 m., di età compresa tra gli 8 e 15 anni) che invece vivevano serenamente la
loro condizione ed il rapporto con l'alimentazione quotidiana.L'equipe medica che ha
diretto il campo scuola è stata formata da: diabetologi nutrizionisti, dietisti, infermieri,
psicologi, personale della locale associazione di diabetici che, “turnando” come in
ospedale è stata con i ragazzi dal venerdì primo pomeriggio a domenica sera, condividendo
con gli stessi i vari momenti della giornata: pasti, autocontrollo, terapia insulinica, hobbies,
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discussioni, etc..
Indicatori di struttura, di processo ed esito: Nella scelta dei suddetti ragazzi sono stati
presi in considerazione alcuni parametri importanti: l'età compresa trai 12-25 anni; la
presenza in alcuni di loro, di anomalie psicogene del comportamento alimentare; durata
media del diabete che variava da due a dodici anni Per il raggiungimento degli obiettivi
sopraelencati ci siamo avvalsi del : -metodo osservazionale (oservazione continua e
costante dei comportamenti, atteggiamenti dei partecipanti, che venivano annotati su
apposite griglie di verbalizzazione)-metodo interattivo della discussione-proposta su
argomenti peculiari della vita del soggetto diabetico;-indagine psicologica basata sulle
proposte multiple, sia singole che di gruppo, sui seguenti temi: “come mi vedo”, “come
mi vedono gli altri” e “come vorrei essere”, con la formazione di gruppi, risposte, creazione
di “cartelloni, disegni, poesie, riflessioni etc..;Per ciò che concerne l'alimentazione e le
scelte alimentari, abbiamo deciso di lasciare liberi i ragazzi di effettuare le scelte, sia in
termini quantitativi che qualitativi, durante l'intera giornata, su una scorta di alimenti e
ricette da noi precedentemente concordati con la cucina dell'albergo, andando però ad
annotare il comportamento alimentare degli stessi, sia di giorno……. che di notte!!
Risultati: Da questa esperienza i soggetti traggono, oltre al vantaggio pratico di un miglior
controllo della condizione diabetica ed alla “verifica” dello stato delle conoscenze e di
attuazione pratica delle stesse, un sicuro benefico effetto psicologico derivante dal
contatto quotidiano con coetanei che vivono gli stessi problemi, di cui possono discuterne,
prendere più facilmente coscienza.L'esperienza del gruppo di auto-aiuto, ha portato ad un
migliore inserimento di quei ragazzi che in un primo momento si mostravano restii al
dialogo e per questo, spesso, si allontanavano dal gruppo.Si è manifestata con schiacciante
evidenza l'importanza della famiglia e di un ambiente familiare sereno che portava il
ragazzo-adolescente diabetico a vivere la sua condizione in modo più tranquillo, di
accettazione attiva.Altresì importante è l'età di esordio del diabete, più della durata dello
stesso a determinare una migliore accettazione, essendo ciò più difficile man mano che l'età
d'esordio si avvicina a quella adolescenziale, dove si manifestano spesso i maggiori
conflitti, talora sfocianti anche in disturbi psicogeni alimentari.Determinante è stato il tipo
di approccio sanitario e multidisciplinare.Importante, ancora, la presenza di strutture
specialistiche “vicine” per la cura del diabete, mancando le quali (come visto per tre ragazzi
provenienti da Pantelleria, dove non esistono strutture specialistiche) il vissuto del ragazzo
diviene del tipo descritto nel cartellone di “leone” o “pulce”, a simboleggiare due aspetti
dello stesso problema: il disinteresse degli “altri” al “diverso”.Catastrofico ciò che è
emerso dal rapporto con il cibo, soprattutto tra gli adolescenti e di sesso femminile, con
continua “smania” di ricerca di alimento e con continue pseudomotivazioni del tipo
ipoglicemie factitie. Conseguenziale lo scarso “colloquio” per tutta la durata con dietisti e
nutrizionisti e viceversa, ottimale rapporto con gli psicologi
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Intervento educativo per la prevenzione del piede diabetico.
I.P. Annalisa Mattuzzi, I.P. Gabriella Bellante, dott. Flaminia Carbonaro
Centro Antidiabetico . Ospedale S. Maria del Carmine, P.le S. Maria38068 Rovereto (TN) Tel. 0464 453398
PREMESSA. Il piede diabetico è una delle complicanze croniche più gravi della
malattia diabetica, perché invalidante e di elevato impatto socio-economico. E' la
conseguenza di alterazioni anatomo-funzionali determinate dall'arteriopatia occlusiva
e/o dalla neuropatia diabetica (O.M.S. 99)
Dalla letteratura si sa che il 15-20% di diabetici sviluppa un'ulcera dei piedi; il rischio che
essa evolva in amputazione è del 15-40% maggiore nel diabetico rispetto al non diabetico;
il 50-90% delle amputazioni si verificano nei soggetti diabetici.
OBIETTIVI. Lo scopo del nostro intervento è stato quello di prevenire le complicanze
maggiori (ulcerazioni e amputazioni) in soggetti diabetici già noti, affetti da neuropatia e/o
vascuolopatia periferica o con precedenti di ulcere dei piedi.
METODI. Tutti i pazienti affluenti all'ambulatorio diabetologico vengono regolarmente
sottoposti ad un attenta anamnesi e ad esame clinico con particolare riguardo al piede.
Vengono così selezionati i soggetti affetti da neuropatia e/o vasculopatia periferica e quindi
a rischio di ulcere.
A tali soggetti suddivisi in piccoli gruppi, viene somministrato un pacchetto educativo
attraverso due incontri condotti dal diabetologo e dall'I.P, suddivisi in lezioni teoriche
brevi, lavori di gruppo e simulazioni con role-playing, e con l'ausilio di sussidi quali
lavagna a fogli mobili, poster, sistemi audiovisivi e materiale dimostrativo La verifica del
raggiungimento dell'obiettivo viene eseguita attraverso un questionario sui contenuti
teorici acquisiti, una verifica di abilità pratica e il controllo dei piedi ad ogni visita presso il
Centro Antidiabetico.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI. Nel corso dell'anno 1999 sono stati reclutati 12
gruppi per un totale di 120 diabetici. Dall'analisi dei dati sull'attività del nostro ambulatorio
podologico è emersa, nel corso del 2000, una diminuzione del 44% dei ricoveri per
amputazione (da 9 a 4).
CONCLUSIONE. Il piede diabetico è una delle complicanze croniche della malattia
diabetica suscettibile di una prevenzione.
E' noto che il buon controllo metabolico è fondamentale nella prevenzione primaria di tutte
le complicanze del diabete, ma per prevenire le ulcere e le amputazioni dei piedi è
indispensabile un intervento di prevenzione secondaria attraverso un approccio integrato
di tipo educativo.
BIBLIOGRAFIA. G.Erle, H. Corradin, “Il diabete e l'educazione. Metodologia ed
obiettivi”. Ed. Ambrosiana 1997.
H.Corradin Erle “Metodologia dell'educazione sanitaria e sociologia della salute” Ed.
Ambrosiana 1990
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PAZIENTE DISABILE
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TITOLO
Lavorare sulle abilità per conoscere le disabilita'
AUTORI
*U. Tondo, C. Amoretti, G. Revello; **G. Trucchi, C. Castagneto, S.
Frasconi, E. Vannini, J. Page, N. Povero.
*Divisione di Pediatria - P.O. di Imperia-Costarainera; **U.O. Disabili ASL n. 1 - Imperiese
AZIENDA
La Divisione di Pediatria dell'Ospedale di Imperia e l'U.O. Disabili, a motivo della
riscontrata frequente difficoltà delle mamme nel “rapporto” con i loro neonati, in
particolare se con problemi, e della richiesta della Scuola ad approfondire le tematiche
della disabilità con gli alunni, hanno collaborato per attuare un progetto con i seguenti
obiettivi:
!
!
!
realizzare una migliore relazione fra madre e neonato ed avere un'occasione prolungata
di osservazione della coppia madre-bambino al fine di proporre interventi preventivi.
affrontare la disabilità come diversità positiva e ricca di esperienza
informare le persone incontrate sui rischi in relazione agli incidenti, causa possibile di
disabilità
TARGET: Madri e neonati del centro nascita di Imperia; Alunni ed Insegnanti delle scuole
materne, elementari e medie inferiori dell'ambito imperiese.
REALIZZAZIONE:
Corso di Massaggio Infantile
A tutte le puerpere che hanno partorito presso l'Ospedale di Imperia dal giugno 2000 al
maggio 2001 è stato proposto il Corso di Massaggio Infantile, realizzato da terapisti
dell'U.O. Disabili, insegnanti AIMI. Il corso della durata di un mese, in quattro incontri a
cadenza settimanale, si è svolto presso i locali dell'Ospedale.
Progetto Scuola - Disabilità
Nel corso degli anni scolastici 1999-2000 e 2000-2001 tutte le scuole materne - elementari medie, a seguito di accordo con i1 Provveditorato agli Studi, sono state invitate a visitare i
locali del Centro di Riabilitazione Motoria, ubicati nella palazzina laterale dell'Ospedale di
Imperia e a seguire attività di animazione secondo l'obiettivo sopraccitato con linguaggio
adeguato all'età.
I bambini delle scuole materne ed elementari sono stati guidati attraverso una breve
rappresentazione scenica o un racconto animato a scoprire le differenze tra gli uomini e a
considerarne la ricchezza. Infine loro stessi hanno vissuto, per gioco, momenti di disabilità.
Gli alunni delle scuole medie hanno riflettuto sul linguaggio e sull'evoluzione del concetto
handicappato-disabile avvenuto negli ultimi venticinque anni. Hanno provato protesi e
tutori quotidianamente usati dai loro coetanei.
A fine di ogni incontro a tutti i partecipanti veniva consegnato, dopo breve introduzione, il
libretto preparato dalla Div. Pediatrica per la prevenzione degli incidenti.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Massaggio Infantile : nel corso di un anno sono stati attivati 11 corsi per un totale di 48
neonati pari al 10% dei nati. Alla fine di ogni corso veniva somministrato un questionario
per raccogliere i giudizi sull'organizzazione e l'insegnamento e sondare le sensazioni
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avvertite.
Progetto Disabilità : Nel corso dell'anno scolastico 99'-2000 hanno partecipato al progetto
428 bambini e circa 50 insegnanti - nell'anno successivo 520 bambini e 55 insegnanti.
Alla fine di ogni Incontro è stato somministrato un questionario agli insegnanti sull'attività
svolta e sulle tecniche comunicative usate, raccogliendo le impressioni conclusive.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La mielolesione: progetto per l'autonomia
Dr.Claudio PILATI Direttore Unità Spinale Unipolare
Dr.Antonino MASSONE AFD Milena MELLANO I.P. Giorgia
GALLETTI
OTA Franca GAGGERO Roberta RAZZAIO Filomena PATITUCCI
Giuseppina NATALE
Azienda Ospedaliera Ospedale “Santa Corona”- Pietra Ligure
TELEFONO 019/6232470
Il progetto elaborato dall'Unità Spinale Unipolare dell'Azienda Ospedaliera “Santa
Corona” di Pietra Ligure rappresenta l'applicazione pratica di quanto citato nelle Linee
Guida per la riabilitazione, allegate al Piano Sanitario Nazionale ed approvate dalla
Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni e le Province autonome di
Trento e Bolzano, (provvedimento del 7/05/1998), in cui si legge “…l'U.S.U. … ha lo
scopo di permettere ai mielolesi di raggiungere il miglior stato di salute ed il più alto
livello di capacità funzionali compatibili con la lesione…”
OBIETTIVO:
raggiungimento della maggior autonomia possibile per il reinserimento della persona nel
contesto sociale, relazionale e relativo.
TARGET:
tutti gli utenti ricoverati presso l'Unità Spinale della nostra Azienda
MODALITA' DIATTUAZIONE:
! Ricovero del paziente presso l'U.S.U., accoglienza e compilazione di una cartella
multidisciplinare
! entro una settimana dal ricovero: riunione di equipe (medici, terapisti, caposala,
infermieri) e definizione di un progetto clinico-terapeutico e riabilitativo a brevemedio-lungo termine
! definizione di uno specifico programma: come raggiungere ogni singolo obiettivo da
parte del paziente, parenti, assistente sociale, psicologo, associazione utenti ecc.
! riunioni giornaliere e settimanali di equipe, compilazione delle schede FIM e SCIM per
verificarne le variazioni rispetto alle prime schede compilate all'ingresso
! durante il ricovero corso di informazione e di addestramento al paziente e/o familiari e
relative verifiche delle performances, per decidere eventuali correttivi
! riunioni dell'equipe con i familiari
! sopralluogo nell'abitazione per evidenziare eventuali barriere architettoniche e
proposte di soluzioni delle stesse
! verifica del raggiungimento degli obiettivi del programma nella fase di pre-dimissione,
utilizzando anche il permesso a casa nel fine settimana
! dimissione
! entro 6 mesi dalla dimissione, visita presso l'ambulatorio o contatti con l'U.S.U. in
qualsiasi momento il paziente lo richieda
PERIODO DEL PROGETTO:
inizio progetto: maggio 1999, (data di apertura dell'U.S.U.), tutt'ora in corso
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INDICATORI:
numero dei degenti ricoverati e dimessi a tutt'oggi (25 pazienti nel 1999, 71 pazienti nel
2000 e 65 pazienti nel 2001)
VALUTAZIONE DEI RISULTATI DI EFFICACIA:
schede di verifica FIM e SCIM nelle varie fasi del ricovero
documentazione multidisciplinare (schede infermieristiche, cartella clinica, scheda
riabilitativa, schede di verifica dell'addestramento, sintesi delle riunioni ecc.)
VALUTAZIONE DEI RISULTATI DI SODDISFAZIONE:
a breve saranno disponibili i dati derivanti dall'elaborazione di un questionario inviato al
domicilio dei pazienti dimessi
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PAZIENTE
STRANIERO
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TITOLO
AUTORI
AZIENDE
Interculturalità: “perché la differenza non diventi indifferenza”.
Coordinatore Referente Regionale: Catia Maura Bonvento Tel. 010 4102281 email: [email protected]
*Catia Maura Bonvento, Carmelo Gagliano; **Marilena Audisio, Pinuccia
Mangolini, Micaela Pagliano, Roberto Predonzani; ***Paola Brignole, Flego
Gaddo, Cristina Giordano, Fernanda Stefani; °Graziella Congiu, Mauro Nelli;
°°Fabio Bafico, Angela Corbella, °°°Maria Angela Ghirardelli; ^ Angela Richeri,
Loredana Sasso; ^^Gabriella Guadagnini, Delia Vallerga;
*A.O. Villa Scassi; **A.S.L. 1 Imperia; ***A.S.L. 4 Chiavari; °E.O. Galliera;
°°A.S.L. 3 Genova; °°°A.O. San Martino; ^A.O. Santa Corona; ^^A.S.L. 2
Savona.
Descrizione del contesto: Nel corso degli ultimi anni, in tutte le strutture della Regione, si
è assistito ad un incremento dei ricoveri di cittadini stranieri. In particolare nelle divisioni
di Ostetricia e Ginecologia, di Pediatria, di Ortopedia, di Pneumologia; e sono aumentati
gli accessi di utenti stranieri presso i Pronti Soccorso.
Ciò ha comportato da un lato disagi per il cittadino che usufruisce del servizio in particolare
per aspetti relativi all'alimentazione, alla mancanza di una segnaletica multilingue ecc; e
dall'altro disagi per il personale di assistenza che ha una scarsa conoscenza ( e spesso delle
resistenze) delle culture diverse e che quindi si trova a non essere in grado di rispondere
adeguatamente ai bisogni di queste persone. Spesso i bisogni che non corrispondono alle
offerte dei nostri servizi restano impliciti, non espressi o incompresi così lo straniero
diventa estraneo.
Nella nostra Regione è stato realizzato (ottobre 2000/marzo 2001) un progetto formativo
dal carattere particolarmente innovativocce ha visto l'insegnamento di concetti afferenti
all'antropologia culturale unitamente a concetti di base di una lingua straniera (inglese,
francese). Il Corso particolarmente gradito dai partecipanti ha portato alla elaborazione di
una guida per l'accoglienza del paziente straniero in 3 lingue (Inglese, Francese e Arabo).
Obiettivi generali del progetto:
· Favorire le conoscenze generali relative ai comportamenti sociali e culturali dei
cittadini stranieri;
· Sensibilizzare il personale sanitario sulle “differenze” per comprenderle, accoglierle,
integrarle.
· Salvaguardare i diritti sanitari del cittadino straniero.
· Elaborare strumenti che favoriscano la realizzazione di una comunicazione efficace tra
operatore e cittadino straniero.
Azioni programmate:
! elaborazione di una banca dati: chi sono i nostri utenti, quali sono le culture
maggiormente rappresentate, quali sono stati i bisogni sanitari espressi, quali sono i
centri di aiuto presenti sul territorio, a chi si possono rivolgere, di quali servizi può
usufruire un cittadino straniero irregolare.
! elaborazione e somministrazione di un questionario per rilevare le problematiche
vissute dagli operatori nella relazione con pazienti stranieri e il loro bisogno formativo
! proposta di un percorso formativo che preveda incontri sui temi della sessualità, della
90
!
alimentazione, della religione, della nascita, della salute e della morte delle principali
culture presenti nella nostra Regione
proposta alle Aziende Sanitarie di realizzazione di un'attività di mediazione culturale in
ospedale
Popolazione Target: cittadini stranieri ed immigrati; personale che opera nella struttura
sanitaria.
Indicatori: di struttura costituzione di un gruppo aziendale di lavoro dedicato al progetto,
presenza di segnaletica multilingue; di processo n° operatori partecipanti al corso, n° di ore
di mediazione culturale deliberate; di risultato analisi epidemiologica della domanda
(anno 2000), piano di formazione per il personale, valutazione della soddisfazione del
cittadino.
Valutazione considerando che il progetto è nella sua fase iniziale si progettano le seguenti
attività valutative: Questionario ai dipendenti per verificare l'apprendimento al corso;
questionario per gli utenti per valutare la soddisfazione; Verifiche periodiche e
monitoraggio in relazione agli obiettivi prefissati.
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TITOLO
"LA TORRE DI BABELE" - Corso di formazione interculturale
AUTORI
Roberto Santi - dirigente medico - responsabile ufficio aggiornamento e
formazione permanente
Emilia Molinaro - collaboratore amministrativo ufficio aggiornamento e
formazione permanente
AZIENDA
Azienda USL n. 4 Chiavarese
CONTESTO
A partire dal dato regionale che quantifica in oltre il 20% la quota di utenti turisti ed
extracomunitari che accedono ai servizi sanitari, abbiamo verificato come tale percentuale
sia ancora maggiore, soprattutto in alcuni periodi dell'anno, nella nostra Azienda, che è
composta da numerosi Comuni a fortissima vocazione turistica.
Rilevante è anche la presenza di cittadini stranieri extracomunitari.
Il corso è stato articolato in due moduli.
Il primo, della durata di 40 ore, è stato finalizzato alla conoscenza delle problematiche
muticulturali di popolazioni non appartenenti alla Comunità Europea, agli aspetti
normativi, epidemiologici, religiosi ed alimentari ed è stato condotto da docenti, italiani ed
extracomunitari, della Federazione regionale ligure "Solidarietà e Lavoro".
Il secondo modulo, della durata di 130 ore, è stato finalizzato all'acquisizione di
competenze linguistiche, in materia sanitaria, di inglese o di francese. Questa seconda
lingua è stata scelta sulla base del dato che nel Golfo del Tigullio risulta una forte
componente di immigrazione (pari al 24%) proveniente da Senegal e Marocco.
Le prime 60 ore del modulo sono state destinate ad approfondimenti nella lingua straniera
prescelta, le successive 70 ore sono state svolte in role-playing. I docenti madre lingua,
sono stati affiancati da tutors interni all'Azienda.
OBIETTIVI
Scopo del corso è stato quello di migliorare la cultura dell'accoglienza, diffondere
l'integrazione di utenti appartenenti a diverse etnie, contribuire all'abbattimento delle
barriere linguistiche e culturali.
TARGET
Hanno seguito il corso di formazione 20 operatori della nostra ASL: 4 medici, 13
infermieri, 1 assistente sanitaria, 2 ostetriche. Il 70% del personale partecipante lavora
presso il presidio ospedaliero, il 30 % nei servizi territoriali. Il 64% del personale
ospedaliero formato opera nei servizi di emergenza (PS e 118).
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Progress test nella lingua prescelta.
92
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
PROGETTO MONDAY
G.B. Andreoli, M. Nelli , C. C.Forte, O. DiPasquale. T. Chiossone, G.
Congiu, M.Fullone
A.O. Galliera Genova
Progetto : verifica della posizione di “anagrafe sanitaria” della persona extracomunitaria
ricoverata presso la nostra struttura ospedaliera, per poter garantire alla stessa, continuità di
cura anche dopo il ricovero .
Obiettivi: fornire le indicazioni necessarie alla persona extracomunitaria ricoverata in
riferimento alla normativa vigente in materia di regolarizzazione anagrafe sanitaria., che
prevede la possibilità di regolarizzare la posizione sanitaria, attraverso: 1- iscrizione
anagrafe sanitaria del SSN, 2- codice STP (straniero temporaneamente presente)
Popolazione Target: persone non comunitarie che usufruiscono dei servizi del nostro
ospedale , sia in regime di ricovero, sia in regime ambulatoriale.
Programma :all'utente non comunitario, viene comunicata la possibilità di regolarizzare la
sua posizione di anagrafe sanitaria, se non ancora codificata
Per essere iscritto all'anagrafe sanitaria la persona deve possedere:
! permesso di soggiorno non scaduto,
! certificato di residenza,
! iscrizione Ufficio collocamento o dimostrare che lavora.
Se la persona non possiede tutti e tre i requisiti, viene a lui assegnato il codice STP(
straniero temporaneamente presente.
Ciò permette alla persona l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche o convenzionate
Se necessario, viene utilizzata la figura del mediatore culturale, non solo a scopo
linguistico, ma per meglio comunicare con il paziente che ha difficoltà di comprensione
della nostra cultura , e per ottenere la sua compliance al programma terapeutico.
L'utilizzo della figura del mediatore culturale è gradita agli operatori sanitari di questo
ospedale.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Percorso nascita e ospedale interculturale
Dott.ssa Viviani Daniela Divisione Ostetricia - Ginecologia
Ospedale “E. Franchini” Montecchio Emilia 0522-860260
Daniela VivianiMedico, Divisione Ostetrica Ginecologia Ospedale
“Franchini”
Eletta Bellocchio Medico Responsabile del Distretto di Montecchio
Emilia
Paola BrunazziOstetrica Coll., Divisione Ostetrica Ginecologia
Ospedale “Franchini”
Federica VioliOstetrica Coll., Divisione Ostetrica Ginecologia
Ospedale “Franchini”
Distretto di Montecchio Emilia Ospedale "Ercole Franchini"
Servizio SALUTE DONNA U.O. OSTETRICIA GINECOLOGIA
Resp. Dott.ssa Daniela Viviani Resp. Dott. Lorenzo Spreafico
In considerazione dell'eterogeneità dell'utenza del nostro reparto negli ultimi anni (con una
percentuale di parti di donne straniere che si aggira intorno al 9.8%) ci si è posti il problema
di una analisi più approfondita del fenomeno “immigrazione” in relazione alla complessità
organizzativa che consegue a tale processo di cambiamento e quindi all'evoluzione della
domanda.
L'obiettivo che ci siamo posti è stato quello di consentire a soggetti portatori di culture
diverse di fruire appieno dei Servizi Sanitari locali, con particolare riferimento al “Percorso
nascita” e di offrire un Ospedale quale luogo di convergenza di problemi posti dalla
condizione di salute di chi vi accede ma anche di coesistenza e valorizzazione delle
diversità.
Il progetto passa attraverso:
la formazione, mediante corsi dedicati, di alcuni operatori ai quali spetta il compito di
diffusione della visione interculturale del Servizio a tutte le figure professionali;
! la rilevazione dei bisogni attraverso la somministrazione di questionari prodotti in più
lingue;
! il benchmarking interaziendale a livello regionale;
! il coinvolgimento delle Istituzioni pubbliche e del volontariato;
! la relazione con i rappresentanti delle Associazioni etniche;
! la produzione di materiale di supporto utile nel miglioramento della fruizione dei
Servizi;
! l'organizzazione di Corsi di Preparazione al Parto dedicati attraverso la collaborazione
di Mediatori culturali.
!
Il programma delle attività prevede una attenta analisi dell'esistente in termini di Servizi
richiesti e forniti sia a livello territoriale che ospedaliero con particolare attenzione alla
continuità del Percorso Territorio - Ospedale / Ospedale - Territorio; la produzione di
materiale cartaceo in più lingue in grado di supportare il percorso stesso; l'individuazione
delle criticità attraverso l'analisi dei questionari distribuiti e conseguente progettazione di
programmi di miglioramento; la diffusione delle informazioni relative ai servizi offerti a
tutti i professionisti (soprattutto ai Medici di Medicina Generale) e alla popolazione target .
94
Il progetto, già in buono stato di attuazione, potrà essere agevolmente diffuso su tutto
l'ambito aziendale, in stretta collaborazione con il Presidio promotore, nonché ad altre
aziende interessate ad affrontare il problema immigrazione.
L'analisi del numero di questionari distribuiti e compilati, il numero di incontri di
formazione/informazione con i professionisti e con la popolazione target nonché il rispetto
del calendario progettuale con uno scostamento max. di tre mesi potrà rilevare il grado di
soddisfazione del cliente ed orientare le azioni di miglioramento
I risultati attesi consistono nella graduale ottimizzazione nell'uso dei Servizi Sanitari e nel
grado di soddisfazione della popolazione target che si individua negli utenti e negli
operatori coinvolti nell'attuazione del progetto.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Facilitazione dell'accesso all'assistenza ospedaliera per gli immigrati
irregolari a R eggio Emilia
M.Manghi (Servizio Pediatria Salute Donna), A.Venturini (Salute
Donna), M.Greci (Igiene Pubblica)
AUSL Reggio Emilia
1
A Reggio Emilia è stato aperto il 10 Ottobre 1998 il Centro per la Salute della Famiglia
Straniera, in collaborazione con la Caritas locale, per dare attuazione alla legge n° 40 del
6/3/98, che garantisce non solo cure urgenti, tutela della maternità e infanzia (legge n°176
del '91), ma anche cure essenziali, ancorchè continuative, agli stranieri indigenti presenti
irregolarmente sul territorio italiano, e quindi non iscrivibili al SSN.
2
Al Centro operano insieme medici, infermieri, ostetriche e mediatori culturali. Questi
ultimi, di etnia cinese, araba, nigeriana e russa, spesso “accompagnano” lo straniero nei
percorsi specialistici successivi e nei percorsi ospedalieri.
I reparti ospedalieri con percorsi facilitati sono prevalentemente Ostetricia e Ginecologia,
Pediatria, Malattie Infettive e Pneumologia.
Invece spesso dal Pronto Soccorso vengono inviati al Centro Stranieri persone con
patologie a carattere non urgente (codice colore: bianco).
3
CONSIDERAZIONI FINALI
! L'apertura di un Centro dedicato in maniera specifica agli stranieri irregolari sta
facendo luce su alcune problematiche, sanitarie e non, legate alla immigrazione
clandestina:
! Ricomparsa di malattie cosiddette della povertà (malnutrizione, TBC, scabbia, ecc.)
! Aumento di malattie sessualmente trasmesse
! Fenomeno del lavoro nero
! Fenomeno prostituzione
! Percorsi migratori clandestini
! Il Centro favorisce una buona integrazione con altri Servizi territoriali (Medicina del
Lavoro, Igiene Pubblica) e ospedalieri (P.S., Malattie Infettive, Ostetricia, Pediatria,
Pneumologia)
! Senza mediazione linguistico-culturale non è possibile entrare in rapporto di fiducia
con la popolazione degli irregoalri, con conseguenze preoccupanti anche di sanità
pubblica (diffusione di TBC, epatite, scabbia, malattie sessualmente trasmesse)
! I cinesi al nostro Centro arrivano per la presenza della mediatrice culturale
! I cinesi regolari si spacciano per irregolari per poter accedere alla mediazione
linguistico-culturale del Centro
! I cinesi regolari vanno raramente dal Medico di Base e accedono direttamente
all'Ospedale per l'emergenza.
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Il dato che emerge con prepotenza è l'elevato numero di utenti e di accessi nei due anni di
apertura del Centro, nonché il sovvertimento delle percentuali delle etnie presenti al Centro
rispetto a quelle presenti sul territorio provinciale: i cinesi rappresentano quasi il 50% dei
nostri utenti, mentre i regolari in provincia di Reggio Emilia superano di poco il 6% degli
stranieri extracomunitari. Gli accompagnamenti hanno dimostrato che solo con la
mediazione linguistico-culturale è realizzabile un progetto di promozione della salute per
gli immigrati.
97
PAZIENTE
PSICHIATRICO
98
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
"Ecology, Bioethics and Mental Health: Bridge towards the Future. La
Sanità per la Salute e la Quality of Life."
G. Spinetti (*), M. Schiavone (**), G. Lisa (*), R. Ciliberti (**)
(*) SPDC Costarainera ASL 1 Imperiese Ospedale “G. Novaro” v.
Aurelia 2 Costarainera (IM).
(**) Università di Genova, Istituto di Bioetica, IST.
ASL n. 1 Imperiese
WPA Section on "Ecology, Psychiatry and Mental Health"
Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale
Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale - Sezione Ligure
OBIETTIVO Valutazioni sull'Attività Riabilitativa e di miglioramento della Qualità della
Vita in tema di Mental Health, con particolare riferimento all'Assistenza Ospedaliera,
TARGET
Cittadini assistiti, con particolare riferimento a quelli con anamnesi psichiatrica ed assistiti
presso strutture ospedaliere
Il vertiginoso sviluppo tecnologico della ricerca e la sua pervasività nel tessuto sociale e,
anche, nella sfera psico-individuale umana, pone fortemente in discussione temi quali il
benessere e la salute mentale. Uno degli effetti derivanti dalle difficoltà di relazione e di
intreccio sinergico tra trasformazioni ambientali e socio-culturali da un lato e adattamento
umano dall'altro, è la perdita della dimensione esperenziale e cognitiva umana necessarie a
mantenere non solo un rapporto equilibrato e armonico con il proprio corpo e l'ambiente
circostante, ma anche di favorire, mediante la partecipazione responsabile alla costruzione
ed evoluzione della realtà che ci circonda, la affermazione delle libertà fondamentali
nonché la tolleranza nei confronti delle diversità sociali e culturali.
Il tema della salute e del benessere, anche in ambito sanitario, propone, invero,
un'impostazione articolata che riconosca, secondo l'insegnamento di Ippocrate - che
inquadrava i concetti di salute e di malattia nel contesto dell'equilibrio o della sua perdita tra
leggi naturali, istituzioni e leggi umane - la complessità dell'intreccio tra esperienza umana
e fenomeni di cambiamento e trasformazione ambientale, economica e socio-culturale.
Se poi l'attenzione si rivolge alle malattie mentali, con particolare riferimento al
perseguimento di un miglioramento della Quality of Life e della Mental Health, in
generale, ed in particlare in ambito ospedaliero, l'importanza di queste interazioni tra
l'ambiente (fisico e sociale) e i disturbi mentali si accentua come, anche, acquista rilevanza
la dimensione etica come tutela globale della persona. In tale ottica il compito del medico è
in pari tempo terapeutico ed etico in quanto finalizzato al miglioramento della condizione
umana nella sua integralità.
Tuttavia per affrontare criticamente senza concessioni alla moda e alla retorica il tema del
rapporto uomo-ambiente sotto il profilo delle dinamiche biopsicologiche che ne derivano
sono indispensabili due riferimenti di carattere metodologico. Il primo concerne la scelta di
un'ottica pluridisciplinare e interdisciplinare in stretta coerenza alla struttura composita del
mondo umano, in cui concorrono una pluralità di livelli (biologico, psicologico,
sociologico) tra loro né sovrapponibili né identificabili ma strettamente complementari. Il
secondo nasce dall'esigenza di evitare gli eccessi di un ecologismo di maniera, oggi
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pericolosamente diffuso al di là del ragionevole, abbattendo così gli ostacoli che si
frappongono ad una seria riflessione sulle implicanze dialettiche delle interazioni tra
uomo-natura-cultura-civiltà all'interno dell'attuale sviluppo storico della società,
caratterizzato da elevati livelli di progresso tecnologico e scientifico e da correlative
trasformazioni economiche.
Ciò non toglie, tuttavia, che vi possano essere, che vi siano stati e vi siano squilibri, anomie
e sconfinamenti atti a turbare il rapporto uomo-natura, tali da condurlo a degenerazioni
tanto rischiose quanto moralmente condannabili. Tutto ciò induce ad una seria riflessione
che individui le connessioni tra ambiente fisico-sociale e salute mentale ed una successiva
strategia di interventi per prevenire e ridurre i danni a carico dell'equilibrio neuropsichico.
Nel contesto complessivo di tale tematica, in riferimento ai compiti istituzionali della
Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale (S.I.E.P.S.M), uno spazio
consistente è ritagliato per una specifica ecologia psichiatrica, le cui dignità teorica e
dignità pratica acquistano macroscopica evidenza in ordine a vistosi dati epidemiologici e
ai pesanti costi economici e sociali che ne derivano.
Non vi è dubbio, infatti, che un ecosistema turbato ed alterato possa avere un carattere
patogenetico e che costituisca un rischio per la salute mentale, ma non va comunque
dimenticato che l'ambiente proprio della società ad avanzato tasso di sviluppo è un aspetto
essenziale della società industriale e post-industriale e che rappresenta un tappa
fondamentale del processo di civilizzazione.
Il problema, dunque, non è quello di rifiutare la situazione odierna, bensì quello di renderla
compatibile con una esistenza autentica nel senso della salvaguardia dell'uomo come
valore e come primo valore in piena fedeltà all'istanza umanistica, da Kant a Fromm, che
rappresenta un'irrinunciabile e primaria esigenza di natura morale. In questo senso deve
essere sottolineato che, pur nel più ampio contesto pluralistico di teorie etiche di
riferimento, la tutela dei valori umani e il rispetto verso gli esseri viventi, l'ambiente e
l'intero ecosistema costituiscono premessa ineludibile, pressoché unanimemente
riconosciuta dalla legislazione internazionale, per il conseguimento degli ambìti traguardi
umani di progresso, libertà, civiltà e pace.
Particolarmente esposte a rischi sono le personalità fragili o labili a causa dell'elevato tasso
di competitività che si instaura e che concorre a generare una micropatologia, destinata ad
evolversi in forme gravi qualora non vengano apprestati adeguati strumenti di controllo e di
intervento terapeutico. L'obiettivo primario da conseguire è dunque quello della
conciliazione tra l'efficientismo e l'impiego razionale delle risorse, da una parte, e la tutela
della persona da fattori disumanizzanti ed alienanti dall'altra. Si tratta, cioè, di rendere
armonicamente compatibili economia ed etica, cultura e natura: è irrinunciabile il modello
del progresso tecnologico e sociale, ma va emendato da tutti quei fattori che
compromettono un'esistenza equilibrata ed autentica.
In questo senso si vuole segnalare, e si rimanda, al “Manifesto di San Marino”,
ufficializzato nel corso del First International Congress of WPA Section on “Ecology,
Psychiatry And Mental Health, tenutosi a San Marino dal 25 al 27 2001. Esso rappresenta il
Documento di intenti e linea-guida per i prossimi anni della SIEPSM, con cui sono stati
individuati gli strumenti preventivi e formativi necessari alla crescita di una sensibilità e
coscienza ecologica, transculturale ed etica che favorisca una migliore qualità della vita e,
nel contempo, sia espressione dell'impegno di una società pluralista a garantire che il
progresso e la libertà della scienza si coniughi con i principi e valori universali della
100
collettività.
La tutela del progresso della conoscenza, unitamente al ruolo primario dell'informazione e
della formazione educativa verso una responsabilità etica rivolta al riconoscimento e al
rispetto dei valori umani sono obiettivi fondamentali, indicati dal Manifesto di San Marino,
quali fonte principale della diminuzione della sofferenza, del miglioramento della salute e
del benessere degli individui nonché del progresso dell'umanità. Nel seguire tali obiettivi,
in campo sanitario, ed in particolare nel settore della salute mentale, è, peraltro, necessario
attenersi in modo rigoroso a modelli razionali senza condizionamenti dettati da
infiltrazioni ideologiche o impulsi e risposte emozionali.
L'importante Documento è stato approvato all'unanimità dal Consiglio Direttivo Nazionale
della Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale e, successivamente,
approvato nuovamente all'unanimità dall'Executive Committee della WPA Section on
“Ecology, Psychiatry and Mental Health” e fatto proprio dalla World Psichiatric
Association.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Miglioramento della Quality of Life in generale, e in situazioni di degenza in
particolare; prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Progetto ALBATROS: il gioco del calcio come momento terapeutico,
riabilitativo e di prevenzione organizzato dal SPDC dell'asl 1
Imperiese
: G. Spinetti , G. Lisa , M. Bongioanni, A. Netti SPDC Costarainera ASL 1
Imperiese Ospedale “G. Novaro” v.Aurelia 2 Costarainera (IM)
ASL n. 1 Imperiese
OBIETTIVI: Riabilitativi e terapeutici
TARGET: Cittadini assistiti con anamnesi psichiatrica bacino d' utenza Provincia di
Imperia e dell'Albenganese in provincia di Savona.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri
PIANIFICAZIONE:
Il progetto Albatros per una squadra di calcio rappresentativa del nostro SPDC nasce all'
interno dei progetti di attività riabilitativa ed occupazionale, che da tempo vedono nel
nostro reparto fondersi il momento terapeutico specifico medico farmacologico con
momenti di recupero tramite attività dei degenti svolte nelle ore di ricovero.
Il nostro è quindi l' unico SPDC ad avere una propria squadra di calcio che è comunque un
patrimonio della nostra ASL, in quanto a disposizione di tutti i pazienti dei servizi
psichiatrici e delle strutture del bacino d' utenza.
All' interno del progetto della squadra di calcio veniva individuata l' importanza per il
paziente psichiatrico, normalmente teso alla introspezione ed all' isolamento nella
sofferenza, di individuare nella sua esistenza partendo dall' aspetto ludico un obbiettivo per
cui lottare, da raggiungere con uno sforzo e dei sacrifici, da condividere all' interno di in un
gruppo.
Partire dall' aspetto ludico, meno impegnativo di altri aspetti vitali, crea i presupposti
attraverso cui il paziente può immaginare di confrontare se stesso con il mondo esterno e di
integrarsi con esso.
L' importanza del gruppo sportivo è stata già ampiamente illustrata non solo come
elemento terapeutico, ma come elemento di controllo e preventivo su vari disturbi psichici
e sulle tossicodipendenze.
Nata con il patrocinio dell' ASL 1 Imperiese e dell' Istituto Internazionale di Psichiatria e
Psicoterapia, la squadra ha visto anche il patrocinio di enti che hanno permesso con i loro
fondi la gestione di spese che altrimenti avrebbero reso impossibile lo svolgimento dei
tornei e delle relative trasferte.
Nella Squadra vengono inseriti 11 pazienti di cui :
! 6 con ricovero in SPDC con diagnosi prevalente di schizofrenia e che sono a tutt' oggi
seguiti dal Day Hospital dell' SPDC, di questi solo un paziente ha avuto ulteriore
ricovero dopo l'inserimento nella squadra;
! 2 ricoverati nel nostro Day Hospital con diagnosi di turbe dell' umore;
! 3 assistiti dal servizio ambulatoriale del nostro SPDC per disturbi ansioso -depressivi.
! La squadra è completata da operatori (medici, infermieri e volontari ) ed allenata dal
Caposala dell' SPDC che ha esperienza nel settore calcistico da anni.
La squadra di calcio, denominata Albatros, esordisce nel settembre '98 contro la squadra
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del Consiglio Comunale di Imperia con il patrocinio dell' ASL Imperiese imponendosi per
5-3 allo stadio comunale “N. Ciccione”.
Il passo successivo viene rappresentato dall' iscrizione della nostra squadra al torneo
Regionale "Giocando in allegria", che vede gareggiare le strutture psichiatriche della
regione Liguria:
- nell'edizione 1998-1999 l'Albatros si classifica al quarto posto dopo aver perso la
semifinale ai rigori;
- l'anno successivo si aggiudica la vittoria nella finale svoltasi a Genova;
- quest'anno infine, nella finale svoltasi il 15 maggio ad Arenzano, la squadra si è
classificata al 2° posto.
CONCLUSIONI
Possiamo considerare la squadra di calcio uno strumento riabilitativo sull'asse ricreativo
sociale per diversi motivi quali il valore educativo e formativo universalmente riconosciuto
allo sport, in particolare allo sport di squadra - che consente la socializzazione attraverso la
possibilità di vivere esperienze comuni, siano esse di successo o di sconfitta - e l'
opportunità di conferire alle persone ricoverate un ruolo diverso rispetto al ruolo di
paziente.
Il gioco del calcio permette di sperimentare come l'aggressività non sia sempre e
necessariamente distruttiva, permette inoltre di introdurre nel proprio vissuto ricordi di
un'esperienza di amicizia, di coralità e di ritrovare simbolicamente valori in estinzione: la
solidarietà, la generosità, l'onestà; la gratificazione che ne deriva è la constatazione che
questi valori vengono ancora tenuti vivi, almeno durante l'attività sportiva.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
L'attivita' di animazione e riabilitazione svolta nel 1995 presso il SPDC
Asl 1Iimperiese
G. Spinetti , G. Lisa , M. Bongioanni, A. Netti
SPDC Costarainera ASL 1 Imperiese Ospedale “G. Novaro” v. Aurelia 2
Costarainera (IM)
ASL 1 Imperiese
OBIETTIVI: Riabilitativi e terapeutici
TARGET: Cittadini assistiti con anamnesi psichiatrica bacino d' utenza Provincia di
Imperia e dell' Albenganese in provincia di Savona.
Presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura del Presidio Ospedaliero di Costarainera
(IM) è iniziato nell'ottobre 1995, dopo un periodo di preparazione, studio e formazione
degli Operatori, un Programma giornaliero articolato di Attività terapeutica, occupazionale
e riabilitativa per i degenti. Le attività rivolte ai pazienti ricoverati vengono attuate ogni
pomeriggio dal Lunedì al Sabato e consistono in gruppi di espressione verbale (lettura,
commento e discussione di brani scelti dall'èquipe), esperienza musicale, attività fisica e
ludica; in fase di realizzazione è l'attività di visione guidata di film. La forte richiesta da
parte dei pazienti ricoverati di poter proseguire tale esperienza anche dopo la dimissione,
ha portato ad integrare alle altre attività del SPDC (Ambulatorio di Reparto, Ambulatori
Specialistici, Day Hospital Psichiatrico) anche una parte dell'Attività occupazionale e
riabilitativa. Così ad esempio ogni mercoledì mattina si svolge, nei locali attigui al SPDC,
l'attività di animazione (disegno, lettura, manipolazione creta, etc.) cui possono accedere
anche i pazienti già dimessi.
Poiché una consolidata letteratura attribuisce un preciso ruolo terapeutico allo sport in
generale, e in particolare all'attività sportiva praticata in gruppo, già da alcuni anni il nostro
SPDC ha inserito nel proprio programma riabilitativo-ricreativo per pazienti con disturbi
psichiatrici, anche alcune attività sportive. Dal 1998 è attiva una squadra di calcio, dallo
scorso anno è partita l'attività escursionistica e per il prossimo anno sono in fase di
organizzazione i progetti di ippoterapia, veloterapia e ginnastica dolce in acqua.
Dal dicembre 1998 presso il nostro Day-hospital è iniziato inoltre un programma di
intervento psicologico-riabilitativo per pazienti affetti da Malattia di Alzheimer: i gruppi
“R.O.T.” (Reality Orientation Therapy); lo scopo di questa terapia è il ripristino del
massimo livello di autonomia possibile e il rallentamento dell'evoluzione del processo
patologico in atto.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri
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PROGETTI
VARI
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TITOLO
AUTORE
AZIENDA
L'ambulatorio di musicoterapia
Maria Assunta Porcu- Infermiera- Musicoterapeuta-stomaterapistaAzienda Ospedaliera Villa Scassi- Corso O. Scassi N°1 Genova
Sampierdarena Tel 0104102296/2672
Presso l'Azienda Ospedaliera Villa Scassi è stato deliberato, in data 13-04-1999
l'AMBULATORIO DI MUSICOTERAPIA, al quale gli utenti afferiscono attraverso
ricetta regionale, formulata dal medico di base o specialistico. Altri utenti vengono inviati
da altri servizi ( es. dietologia ).
La voce Musicoterapia è stata equiparata ( per quanto riguarda il tariffario ) a quella di
Terapia occupazionale, con codice 93.82.1 per la terapia individuale, e 93.82.2 quella
collettiva. Di fatto la più richiesta è la terapia individuale.
La motivazione principale per la costituzione dell'ambulatorio di musicoterapia è stata
quella di permettere l' accesso ad una terapia , per così dire alternativa, , ad un più grande
numero di persone, fornendo la garanzia di una prestazione in ambito ospedaliero.
Da ricerche personalmente effettuate a livello nazionale, l'ambulatorio di cui sopra è l'unico
con queste caratteristiche.
L'obiettivo del progetto è quindi quello di permettere un approccio differente alla malattia,
utilizzando terapie non convenzionali, sia per quanto riguarda gli utenti sia per gli
operatori.
Tenendo presente che esiste attualmente un solo musicoterapeuta, sino ad oggi hanno
usufruito del servizio 50 persone.
I cicli di terapia sono di 10 sedute ognuno, e l'operatore non prende in carico più di 10
persone per ciclo. Il musicoterapeuta , quindicinalmente ha una supervisione da parte di
uno psicologo.
Di queste persone il 90% è costituito da utenti di sesso femminile, di età compresa tra i 20 e i
70 anni.
Le diagnosi più frequenti prese in considerazione sono depressione, anoressia, ansia,
attacchi di panico, burn out, tumori ( terapia di supporto ).
Di questo numero, tre persone hanno abbandonato la terapia per svariati motivi, 10 di
queste hanno ripetuto il ciclo.
Esponenzialmente il numero delle richieste è cresciuto del 90%, pur non avendo ancora
pubblicizzato il centro.
Tutti gli utenti che hanno usufruito del servizio hanno espresso la loro approvazione in
merito.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Musicoterapia
Una sinfonia per il burn out
Maria Assunta Porcu Infermiera-MusicoterapeutaStomaterapista
Azienda Ospedaliera Villa Scassi- Ambulatorio di Stomaterapia-
BREVE DESCRIZIONE-“Se non abbiamo cura di noi stessi , non possiamo avere cura
degli altri “
In ogni relazione di aiuto esiste una interazione tra due figure distinte, l'operatore
sanitario e l'utente. Solitamente ci si interroga sulle reazioni\emozioni dell'utente, senza
tenere conto delle reazioni\emozioni dell'operatore, della ricaduta che qualsiasi
interazione con i problemi delle persone, comporta sullo stesso.
Nella maggioranza dei casi esiste la possibilità di accumulare frustrazioni e stress, sino
ad arrivare ad un senso di immensa impotenza che prende nome di Burn Out.
E' una patologia professionale che colpisce in maniera speciale gli operatori di aiuto,
che grazie a tre componenti ( esaurimento delle propri risorse, stress, perdita di
autostima ) porta ad un importante scadimento dell'efficacia lavorativa.
La terapia del burn out avrebbe bisogno di interventi decisi ( cambio di lavoro,
psicoterapeuta ) ma non sempre è possibile. Più realistico risulta un approccio di tipo
preventivo, fornito od incorporato nella struttura di appartenenza.
Ma come? Nella nostra azienda ospedaliera è in funzione da tre anni l' ambulatorio di
Musicoterapia sia per l'utenza esterna che interna.
La Musicoterapia agisce sulla sfera emozionale dell'uomo, porta ad una crescita
personale, alla non negazione e al riconoscimento delle proprie emozioni. L'ipotesi
formulata è stata quella , attraverso una ricerca svolta per una tesi di Diploma
universitario, di utilizzare appunto la musicoterapia , nella prevenzione e cura del Burn
out.
OBIETTIVI- Offrire agli operatori e agli utenti uno “ spazio non giudicante “dove
poter individuare validi strumenti per riconoscere segni e sintomi del burn out e poterli
superare attraverso una migliore conoscenza di sé stessi, dei propri limiti e capacità. La
continua ricerca e il costante approfondimento del benessere psicofisico, sociale,
relazionale, attraverso una efficace rete di sostegno, può aiutare l'operatore a svolgere
attività professionale in maniera soddisfacente, sia per sé stesso che per il servizio a cui
è preposto.
TARGET Operatori sanitari
Per “ tastare il polso “, nel giugno 2000 è stata effettuata una sperimentazione
utilizzando l'approccio musicoterapico, su di un campione di 50 soggetti con
caratteristiche predefinite:
! professione infermiere professionale
! età compresa tra i 35 e 40 anni
! anni di servizio 8 di cui almeno 5 in area critica
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INDICATORI - E' stato somministrato un questionario, i dati ottenuti hanno
evidenziano che circa 2\3 degli infermieri in area critica sono a rischio, il sesso
femminile più a rischio ( 20%).
Ne è stato somministrato uno dopo la “ terapia “che ha evidenziato un apprezzamento
generale per la metodica utilizzata e uno iniziale presa di coscienza della propria realtà
emozionale.
VALUTAZIONE - Sono stati programmati 3 stages con gli operatori dell'azienda, della
durata di un fine settimana ciascuno, da tenersi in data 27/28-10-01, 01/02-12-01,
12/13-01-02, dai quali si evinceranno, attraverso la somministrazione di 2 questionari, i
dati di valutazione necessari ad un ulteriore approfondimento. Durante il congresso
verranno mostrati i primi risultati.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante)
Capo Sala Ottonello C. , Bado E., Berselli A., Bozzano A., Calcagno D.,
Gelli P., Grillo R., Leto C., Lusetti V.,Macii S., Martignon C., Mastrini
N., , Ottonello P., Pastorino A., Rosina G., Rossi A., Vinci C. (Vigilatri
D'infanzia E Puericultrici U.O. Neonatologia A.O. Villa Scassi- Ge)
AZIENDA OSPEDALIERA “VILLA SCASSI” Ospedale Civile di
Genova-Sampierdarena
U.O. NEONATOLOGICA Primario prof. G.Vignola
La SIDS (SINDROME DELLA MORTE IMPROVVISA DEL LATTANTE), conosciuta
come “ morte in culla “, è stata riconosciuta come entità nosologica a sé stante nel 1969.
Questo è il nome dato alla morte improvvisa e inaspettata di un lattante apparentemente
sano nel quale un'accurata indagine necroscopica non riesce a dimostrare le cause dirette.
Negli U.S.A., dove vige una maggiore attenzione ad individuare, catalogare e registrare le
cause di morte dei propri cittadini, la SIDS , eccettuato il periodo neonatale, è la seconda
causa singola di morte più frequente per i bambini al di sotto dell'anno di vita (la prima è
costituita dalle malformazioni congenite). La sindrome colpisce i bambini nel primo anno
di vita e l' incidenza oscilla tra 1 e 2,3 per mille, è più frequente tra i 2-4 mesi, predilige il
sesso maschile e si manifesta di più nei mesi invernali.
Fino a poco tempo fa non vi era modo di identificare i fattori di rischio della SIDS. Recenti
studi, eseguiti soprattutto da un gruppo di medici di Pavia hanno evidenziato che almeno in
una percentuale di casi la SIDS è associata ad una malattia genetica .
La sindrome del QT lungo (LQTS) è la prima causa di morte “improvvisa” sotto i 20 anni ed
è caratterizzata da sincopi durante stress fisico o psicologico. Il QT è un intervallo che si
misura su ECG e, quando è prolungato si associa ad alto rischio di morte improvvisa non
solo nell'infanzia ma anche in età scolare e oltre. Dall'esecuzione di un ECG è possibile
valutare l'eventuale allungamento del tratto QT e identificare quindi le piccole % di neonati
affetti da tale sindrome.In caso di presenza di tale anomalia si esegue un cariotipo con
ricerca del gene responsabile del LQTS. In questo caso si attua monitoraggio ECGrafico e
terapia con beta bloccanti. Tuttavia la normalità dell ' ECG non esclude che il neonato possa
sviluppare una SIDS. E' fondamentale ricordare a tutti i genitori che oltre ad eseguire l'
ECG, è importante nel anno di vita far dormire i bambini supini, non coprirli
eccessivamente, farli soggiornare in stanze non troppo riscaldate e prive di fumo di
sigarette . Tutti questi fattori sono infatti associati ad un aumento del rischio di SIDS.
OBIETTIVO: Individuare il neonato a rischio di SIDS e poterlo trattare tempestivamente .
POPOLAZIONE: Neonati nel 1° mese di vita, nati nella ns .Azienda, accedono
automaticamente al servizio presso ns. Ambulatorio.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Lo screening è iniziato il 01/04/01. Attualmente i
neonati valutati sono stati 390; di questi uno ha presentato allungamento del QT al tracciato
ECGrafico e, dopo ulteriori controlli, è stato inviato al Centro di Pavia.
Recapito: C.S. Caterina Ottonello U.O. Neonatologica c/o Az. Ospedaliera Villa Scassi
C.so O. Scassi 1 16149 GENOVA Telefono 010-4102315
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La rieducazione del pavimento pelvico
Rissotto Teresa : Capo-ostetrica ; Agostini Katia, Bersani Claudia,de
Feo Donatella, Garofalo Rosaria, Igazzini Lorenza, Pedemonte Monica ,
Taretto Irma : Ostetriche
AZIENDA OSPEDALIERA “VILLA SCASSI” Ospedale Civile di
Genova-Sampierdarena
U.O. Ostetricia Primario dott. G. Marrè Brunenghi
La rieducazione del pavimento pelvico rappresenta uno strumento importante sia per la
prevenzione che per la terapia di affezioni quali:
! incontinenza urinaria
! alterazioni della statica pelvica (prolasso urogenitale, cistocele ,rettocele )
! dolore perineale
! disturbi sessuali
! affezioni del transito intestinale (stipsi)
La prevenzione si rivolge principalmente alle donne che presentano fattori di rischio
riconosciuti:
! parto
! menopausa
! obesità
! Stitichezza
! malattie metaboliche (diabete)
! sforzi fisici eccessivi
! traumi perineali
Il parto può essere causa di traumatismi perineali che, in donne predisposte , ad esempio per
lassità tessutale, compromettono la funzionalità uretro-vescicale. I disturbi possono essere
permanenti o transitori per ripresentarsi però a distanza di anni (menopausa).
La sollecitazione degli addominali che la puerpera esercita per il desiderio di ritrovare la
forma fisica determina il rilasciamento dei muscoli del piano perineale, in quanto, essendo
le due strutture antagoniste , alla contrazione dell' una corrisponde il rilasciamento dell'
altra.
Per tale motivo sarebbe utile che tutte le puerpere iniziassero precocemente una
rieducazione perineale, soprattutto prima della ripresa dell' attività fisica sportiva.
Inoltre il parto rappresenta un' occasione preziosa per entrare in contatto con la donna
giovane per attuare un' efficace opera di prevenzione , a partire dall' informazione e dalla
presa di coscienza del proprio piano perineale fino all' apprendimento della corretta
esecuzione degli esercizi per tonificarlo. Anche in assenza di disturbi la puerpera imparerà
ad eseguire esercizi che potrà ripetere per tutta la vita con beneficio per la sua salute fisica,
psichica e sessuale.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Offrire una migliore qualità della vita
Evitare o rimandare l'intervento chirurgico e in caso di intervento migliorarne l' esito
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POPOLAZIONE
Tutte le donne che partoriscono presso la Divisione di Ostetricia dell' Azienda
Ospedaliera Villa Scassi di Genova-Sampierdarena e le donne in menopausa che si
rivolgono al Centro Menopausa dell' Azienda rientrano automaticamente nel programma
di rieducazione del pavimento pelvico.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITA'
La rieducazione della muscolatura perineale è costituita dalle seguenti tecniche:
BIOFEEDBACK: attraverso l' utilizzo di un apparecchio computerizzato , rende
cosciente la paziente della contrazione dei propri muscoli perineali e le permette di
distinguere selettivamente i vari fasci muscolari, facendo apprendere l'esecuzione
ottimale degli esercizi.
CHINESITERAPIA PELVI-PERINEALE :
1°fase : apprendimento della contrazione dei muscoli perineali
2°fase :apprendimento degli esercizi ed allenamento alla loro esecuzione anche
durante le varie attività quotidiane
3°fase :uso dei “coni vaginali “che inseriti e trattenuti in vagina , provocano una
contrazione riflessa dei muscoli perineali.
ELETTROSTIMOLAZIONE FUNZIONALE ( SEF )
E' una tecnica passiva che ,attraverso piccole scosse indolori che provocano delle
contrazioni ,facilita la presa di coscienza del perineo e ne migliora il trofismo e il tono.
VALUTAZIONE DELLE ATTIVITA' La valutazione dei risultati avverrà attraverso
:
! Questionario di customer satisfaction
! Riduzione del grado e della consistenza dell' incontinenza urinaria transitoria entro i
primi tre mesi dal trattamento
! Griglia di valutazione circa il grado di apprendimento riferito alle tecniche di
educazione del pavimento pelvico
RECAPITI
Risotto Teresa c/o DIVISIONE DI OSTETRICIA -AZIENDA OSPEDALIERA
VILLA SCASSI
Corso Scassi 1 Genova Sampierdarena
Telefono 0104102479
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TITOLO
AUTORE
AZIENDA
L' esperienza dell' ospedalizzazione domiciliare per i pazienti malati
di AIDS.
dott. Monteu Michele dirigente medico presso la Direzione Sanitaria dell'
Ospedale Amedeo di Savoia in Torino.
Ospedale Amedeo di Savoia in Torino.
Contesto di attuazione dell' esperienza e motivazioni:
l' esperienza dell' ospedalizzazione a domicilio dei malati di aids iniziata nel 1992 presso il
nostro Ospedale ha dato risultati estremamente positivi in termini di miglioramento della
qualità delle cure e contenimento dei costi dell' assistenza.
Riteniamo che in questa fase storica in cui si parla in continuazione di riduzione dei costi
sanitari a fronte di una domanda crescente di prestazioni sanitarie
il modello dell'
assistenza a domicilio sia vincente in quanto vengono a ridursi drasticamente i costi del
nursing e i costi alberghieri.
Obiettivi del progetto:
il progetto di assistenza a domicilio dei pazienti con aids si pone quindi come obiettivo l'
erogazione di un' assistenza sanitaria di elevata qualità abbattendo i costi a carico del
servizio sanitario e fornendo contemporaneamente un netto incremento della qualità della
vita residua. Il paziente nel proprio ambiente familiare vive un' esperienza meno
angosciante del ricovero ospedaliero tradizionale mantenendo la propria autonomia
decisionale e la rete di relazioni amicali e familiari. L' esperienza è d' altro canto
pienamente trasponibile all' assistenza di altri malati cronici, specie gli anziani. In
previsione del netto incremento della popolazione anziana che si verificherà nei prossimi
anni è auspicabile che tale strumento di assistenza venga diffuso e facilitato.
Popolazione target:
malati di aids bisognosi di cure per lunghi periodi di tempo e spesso accompagnati fino
all' exitus. Il modello di assistenza è però pienamente applicabile ad altri malti cronici,
evitando ricoveri ospedalieri, o consentendo dimissioni protette anticipate. Nel caso del
nostro Ospedale sono stati seguiti in media 200 casi all' anno. Recentemente , con il ridursi
dell' epidemia di aids , sono in corso sperimentazioni di ospedalizzazione domiciliare con
pazienti affetti da altre patologie infettive, in particolar modo osteomieliti.
Indicatori di struttura, di processo e di esito e valutazione dei risultati:
i pazienti seguiti sono cresciuti dai primi 30 casi del 1992 agli attuali 200 . Le risorse
impiegate sono state modeste e l' organico è di una decina di persone divise in varie figure
professionali: infermieri, caposala, infettivologi , psicologo, dietista , ass. sociale, etc..
Sono state contattate tutte le risorse esistenti sul territorio . E' stata fatta una valutazione
comparativa dei costi dell' assistenza in regime di ospedalizzazione domiciliare rispetto a
ricoveri ospedalieri tradizionali con risultati di gran lunga favorevoli all' assistenza a
domicilio. Non si sono verificati incidenti e danni a pazienti spostando l' assistenza a
domicilio. I mezzi tecnici oggi disponibili consentono d' altro canto di trasferire a
domicilio del paziente un gran numero di interventi medici di alta complessità. La
soddisfazione dei pazienti e dei familiari è stata ampiamente riconosciuta.
Molto complessi sono stati i problemi organizzativi a carico della Direzione Sanitaria e
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riteniamo comunque che sia fondamentale la presenza di finanziamenti certi e
regolamentazioni chiare per consentire il decollo di questo tipo di assistenza a domicilio.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Sperimentazione di trattamento delle lombalgie con programma
didattico, rieducativo e software multimediale all'interno di un
protocollo integrato di diagnosi e linee guida di trattamento condivise
tra medici di base, specialisti ospedalieri e riabilitatori
Albertazzi Roberto * e Personale della U.O. Medicina Fisica e
Riabilitazione Ospedale di Rovereto (TN)
*Direttore U.O Medicina Fisica e Riabilitazione Ospedale di Rovereto
(TN)
Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di
Trento - C.so Verona 4 38068 Rovereto (TN) tel. 0464453297 Fax
0464453514 e-mail [email protected]
MOTIVAZIONI:
Interventi isolati di un singolo sanitario o di una singola unità operativa, anche se
scientificamente rigorosi e documentati, tendono ad essere interpretati sia dagli utenti che
dai colleghi medici solo come una delle tante alternative, specie in una campo come quello
della lombalgia ove esistono migliaia di trattamenti diversi, dalla medicina tradizionale, a
quella alternativa fino a i vari interventi dei praticoni, e pertanto non portano ai risultati
attesi.
OBIETTIVO:
Abbiamo voluto sperimentare un nuovo approccio al problema che, partendo da dati
rigorosi basati sulla medicina per evidenza, consentisse in un ampio ambito territoriale di
condividere i principi di base e le strategie di approccio alla lombalgia tramite linee guida
condivise tra le u.o. di pronto soccorso, ortopedia, riabilitazione e i medici di famiglia.
Abbiamo quindi realizzato un programma di trattamento e prevenzione delle recidive che
prevede tre fasi: un software educativo computerizzato sulle cause e sulle metodologie di
prevenzione della lombalgia che consente al paziente di poter interagire ed apprendere i
vari aspetti del problema, una proposta terapeutica con lezione teorica e addestramento
agli esercizi di automantenimento nell'ottica della back school, un fascicolo di rinforzo da
consegnare al termine del percorso che serva a ricordare i concetti acquisiti e per
l'automantenimento a domicilio.
La condivisione dei criteri generali, la uniformità di prescrizioni e la rigorosità
dell'approccio terapeutico crea un “ambiente” all'interno del quale gli utenti sono guidati
verso tre obiettivi principali:
· distinguere gli interventi terapeuticamente significativi rispetto alle pratiche empiriche
· un facile e corretto utilizzo dei servizi e delle strutture
· la autogestione del problema della lombalgia semplice e della prevenzione delle
ricadute
TARGET:
Popolazione tra i 16 e i 65 aa affetta da lombalgia semplice
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INDICATORI:
Trattandosi di esperienza in corso non sono ancora disponibili risultati definitivi,
prevediamo che risultati preliminari saranno disponibili in occasione del convegno.
Gli indicatori scelti per il monitoraggio dei risultati sono i seguenti:
Risultato atteso
Condivisione da parte dei diversi
operatori sanitari sul protocollo e lo
schema terapeutico adottato
Gradimento da parte del pubblico
Riduzione dei cicli ripetitivi di kinesi
vertebrale con riduzione delle risorse
necessarie
Miglioramento del risultato del
trattamento
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Indicatore
Riduzione della dispersione di diverse
terapie per diagnosi di lombalgia
Metodologia di verifica
Verifica tramite l’ampio database
interno del servizio che raccoglie le
prescrizione dei diversi medici della
dispersione delle terapie per la
diagnosi di lombalgia
Indice di gradimento
Questionari distribuiti al termine del
percorso
Numero di cicli di kinesi vertebrale per Verifica tramite database del servizio
paziente nell’arco di tre anni
Scala di valutazione di esito adottata
dal servizio e verificata per confronto
con sf12
Verifica tramite database del servizio
Efficacia dell' informazione al paziente nella cura della
scoliosi con corsetto ortopedico.
Candioli Dario. Coordinatore fisioterapista dell' U.O Medicina Fisica e
Riabilitazione Ospedale di Rovereto (TN).
Responsabile: Dott. Albertazzi Roberto
Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di
Trento - C.so Verona 4 38068 Rovereto (TN) tel. 0464453297 Fax
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0464453514 e-mail [email protected]
MOTIVAZIONI:
La conoscenza del proprio stato di salute favorisce indubbiamente la migliore
partecipazione all' iter terapeutico. Questo vale per gli adulti ma anche per soggetti giovani
(preadolescenti).
Diverso e più difficile sotto alcuni aspetti è il modo di relazionare con il giovane paziente.
Abbiamo voluto provare a farlo in un argomento particolarmente complesso come la fase
ortopedica della scoliosi dove si prevede un trattamento ortesico con tempi che possono
essere lunghi e con notevoli problemi dal punto di vista fisico e psicologico.
OBIETTIVO:
Ci siamo posti l' obiettivo di realizzare una tecnica di informazione pratica che sviluppasse
l' interesse del soggetto in chiave moderna e di facile accesso.
Tre sono stati gli obiettivi principali che abbiamo cercato di raggiungere:
· Creazione di una guida base all' utilizzo del corsetto ortopedico con realizzazione di un
CD multimediale interattivo e con grafica idonea alla età dei pazienti.
· Coinvolgimento del giovane paziente e dei genitori in una serie di colloqui in occasioni
di visite, predisposizione e consegna del corsetto per diminuire l'impatto psicologico e
dare le informazioni per una corretta gestione del tutore.
· Verifica dei risultati a distanza.
TARGET:
La fascia di età su cui è stato condotto l' esperimento comprende soggetti tra gli 11 e i 14
anni con scoliosi dismorfica.
INDICATORI:
Abbiamo messo a confronto un gruppo di pazienti (GRUPPO A) portatori di busto che sono
stati inviati al trattamento con una preparazione sopra riferita e un altro (GRUPPO B) che,
per vari motivi non hanno avuto questa possibilità.
In modo particolare si è valutato:
il corretto utilizzo del corsetto nei tempi previsti dal medico,
- la puntualità nei controlli previsti dal medico e dal tecnico,
- le reazioni psicologiche di rifiuto al trattamento,
- l' andamento scolastico,
- il proseguimento delle attività motorie che il paziente svolgeva prima del
trattamento.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Va premesso che i dati sono stati ottenuti rivolgendo al paziente delle domande durante le
visite di controllo con il medico specialista. I risultati sono nettamente a favore del gruppo
(A) anche se, nell' analisi dei dati il fattore comune che porta al risultato positivo, è
fondamentalmente il rapporto di fiducia che si viene a creare tra il medico, tecnico
ortopedico e fisioterapista durante la preparazione.
L' idea di porre nella pratica corrente anche l' informazione adeguata e mirata,
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sostanzialmente provoca un maggior rapporto di fiducia e convinzione che sono alla base
per portare a termine la cura nella modalità più idonea.
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