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“L
LaVita
dal 1897
G I O R N A L E
a morte distrugge l’uomo, l’idea
della morte
lo salva”. Il
pensiero del
romanziere inglese Forster, anche se,
così come suona, è in parte criticabile
(in realtà, la morte ha un limite invalicabile nella sua furia distruggitrice),
esprime molto bene una convinzione diffusa, messa in luce da diversi
pensatori, fra cui uno dei più grandi
filosofi moderni: Martin Heidegger.
Il passaggio dalla esistenza inautentica, indegna dell’uomo, all’esistenza
autentica è infatti per questi reso
possibile dal pensiero della morte. La
certezza della fine ci fa infatti rientrare in noi stessi, misurare a pieno
la nostra finitezza, ricordare quello
che siamo e quello che valiamo: foglie sospese su un albero d’autunno.
Il poeta pagano Mimnerno a questa
immagine impietosa ispirava la sua
concezione dell’uomo: “Noi siamo
come le foglie, che la bella stagione/
di primavera genera, quando del sole
ai raggi/ crescono brevi istanti”. Il
Salmo 90, evidentemente in ben altro
contesto, esprimeva gli stessi pensieri:
“La somma dei nostri anni è settanta,
ottanta per i più robusti, ma passano
presto e noi ci dileguiamo”. E subito
l’invocazione fatta propria anche dal
filosofo tedesco: “Insegnaci a contare
i nostri giorni e perverremo alla sapienza del cuore”.
Il saggio non si lascia fuorviare
dalle mode del tempo, dalle comuni
abitudini degli uomini, dalle immagini dei ricchi e dei potenti che vivono
come se non dovessero mai morire.
Eternamente giovani, eternamente
sorridenti, eternamente pronti a ingannare tutti coloro che li incontrano
e li riguardano con occhi di invidia.
La morte risucchiata e annientata
dalla onnipotente forza mediatica
che rimane una delle caratteristiche
più corrosive del nostro tempo.
Pascal ha descritto bene il comportamento usuale degli uomini. Alcuni dei suoi famosi pensieri scavano
in questo misterioso fondo dell’animo
umano. Gli uomini, afferma, non
avendo potuto vincere la morte, hanno deciso di dimenticarla. Un ostracismo arrivato oggi alle sua pienezza
finale, dal momento che attualmente
la morte è diventata un tabù, si afferma, “come il sesso nell’era vittoriana”. Nessuno, o quasi, ne parla
più. Sorprende per questo l’opera di
non pochi nostri filosofi, romanzieri e
poeti, da considerarsi in questo senso
autentici profeti del nostro tempo.
Vie traverse per le quali ci perviene
ancora l’autentico pensiero della verità, cioè il pensiero di Dio.
L’attivismo e il “divertimento”
sono i rifugi in cui si affoga questo
pensiero scomodo. L’attività frenetica che contraddistingue l’uomo del
nostro tempo, per un verso non lascia
più tempo per riflettere seriamente
sul mistero dell’esistenza, per un altro
39
Anno 115
C A T T O L I C O
DOMENICA
4 NOVEMBRE 2012
T O S C A N O
e1,10
1,10
e
Lo scomodo
ma necessario
pensiero
della morte
verso sembra realizzare pienamente
la vita anche per i successi, in termini
di ricchezza e di carriera, che questo
standard si porta con sé. Divertimento (divertissement) nel senso etimologico della parola, cioè distrazione,
svago, diversivo. Ma, al di là delle
apparenze, afferma Pascal, questo
atteggiamento è la nostra più grande miseria. “Infatti, è soprattutto il
divertimento che ci impedisce di pensare a noi stessi e ci porta insensibilmente alla perdizione. Senza di esso
saremmo immersi nella noia e questa
ci spingerebbe a cercare un mezzo più
consistente per uscirne. Ma il divertimento ci diletta e ci fa giungere alla
morte inavvertitamente”. Morire senza accorgersene: sembra questo l’ideale di una grande quantità di uomini.
Meccanismi di rimozione che rapiscono all’uomo la sua dignità, la sua
consistenza, il suo spessore, la sua
profondità. Che tutti facciano così,
non è una buona ragione per fare
altrettanto. In realtà, la comune incapacità a “contare i nostri giorni” è
forse la ragione principale della mediocrità e della cattiveria degli uomini di tutti i tempi.
È sintomatico che il richiamo della
morte faccia parte del vocabolario
dei credenti e dei non credenti, anche
se le prospettive rimangono essenzialmente diverse. Pure lo spazio che va
dalla nascita alla morte assume nei
due casi connotati diversi. Per il non
credente serio il tempo rimane l’occa-
sione, breve ma preziosa e irrevocabile, di crescita personale e sociale; per
il credente assume le dimensioni di un
cammino di santità e di perfezione
come avvicinamento progressivo alla
irraggiungibile santità e perfezione
di Dio e, insieme, di partecipazione
alla costruzione di una città terrena
sempre più vicina alla città celeste.
Il cammino del secondo è illuminato
dalla luce della speranza, la dimensione che colora la vita di bellezza e
di gioia, e la cui assenza rende tragica
l’esistenza. Due atteggiamenti in parte opposti, che però possono ugualmente dare senso alla vita personale e
sociale, con l’impegno per il credente
di diventare coi propri atteggiamenti
segno e indicazione della vita che non
finisce.
Il grande pensatore ebreo Franz
Rosenzweig, che aveva iniziato il suo
capolavoro, La stella della redenzione, con il richiamo della morte
(“Dalla morte, dal timore della morte
prende inizio e si eleva ogni conoscenza circa il Tutto”), termina la sua
lunga riflessione con parole di una
suggestione quasi infinita. Dinanzi
alla porta del santuario di Dio, egli si
domanda: “Ma su che cosa si aprono allora i battenti di questa porta?”. E risponde: “Non lo sai? Sulla
vita”. Per il cristiano la risposta è ancora
più chiara: “Quella porta è Cristo”.
Giordano Frosini
IL LAVORO REALIZZA
L’UOMO
Fin dal suo inizio il cristianesimo ha sottolineato l’importanza del lavoro dell’uomo, che ha
trovato nel nostro tempo una
esaltante sistemazione soprattutto nel concilio Vaticano II
PAGINA 2
IL MESSAGGIO DEL SINODO
AL POPOLO DI DIO
Un richiamo pressante
all’ottimismo e alla
speranza e un invito a
lavorare congiuntamente
per un mondo migliore
PAGINA 4
UN MANIFESTO DI
ISPIRAZIONE CRISTIANA
PER LA TERZA REPUBBLICA
SULLA LINEA DEL
CATTOLICESIMO
DEMOCRATICO DI STURZO
E DI DE GASPERI
PAGINA 6
IL PROBLEMA DELLE
CARCERI SI FA SEMPRE PIU’
GRAVE E URGENTE
PAGINA 14
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2
primo piano
n. 39 4 novembre 2012
Il lavoro, strumento
di realizzazione dell’uomo
L
a questione del lavoro è
stata rimessa con forza
alla nostra attenzione soprattutto come uno degli
aspetti della crisi degli ultimi anni,
quasi all’improvviso si è presentato
ai nostri occhi uno scenario sociale
dai tratti complessi e problematici.
L’attuale contesto rappresenta
al tempo stesso l’occasione per
riflettere su un tema, quello del
lavoro, fondamentale nella vita dei
singoli e della comunità, rispetto al
quale la ricerca di una finalità e di
un senso risulta centrale per trovare le forme più adatte per garantire
il pieno sviluppo e il rispetto della
dignità di ogni persona.
Le cause dell’attuale stato delle
cose non sono infatti solamente
economiche ma riguardano una
visione dell’uomo e del lavoro
umano che hanno permeato e permeano sia le grandi che le piccole
scelte che compongono lo sviluppo
della società ed il nostro agire quotidiano, determinando i contesti nei
quali ognuno di noi si muove.
In questo numero abbiamo
voluto offrire alcuni autorevoli
spunti di riflessione rispetto a
questo tema, da un lato riflettendo
sul valore e sul senso del lavoro
per l’uomo, dall’altro cercando di
soffermarci sulla situazione italiana
attuale.
Questo perché crediamo davvero che quella dell’occupazione
sia una delle questioni fondamentali
rispetto alle quali si gioca la capacità di una società di dare risposta
alle esigenze fondamentali dei
singoli e della comunità, perché
ognuno di noi, ed in particolare chi
ha responsabilità politiche e sociali,
possa trovare attraverso il proprio
impegno e la propria fantasia gli
strumenti adatti per perseguire
oggi il bene comune, consentendo
ad ogni essere umano di sviluppare e donare agli altri i propri talenti
attraverso le proprie scelte e la
propria attività.
Un lavoro per tutti
Sull’esempio di La Pira crediamo infatti che l’impegno verso lo
sradicamento della miseria, e della
disoccupazione, che ne rappresenta
una delle principali cause, debba
essere vissuto con dedizione e
convinzione, perché concepire un
impegno che prescinda dalla realizzazione di questo obiettivo significherebbe non soltanto rinunciare a
vivere il Vangelo e testimoniarlo nel
mondo, ma anche rifiutarsi di ricercare la giustizia, di fare di essa uno
del cardini del nostro stare insieme,
del convivere umano.
Nell’opuscolo “Idee per una
storia universale in senso cosmopolita” Kant aveva messo in
evidenza la strutturale precarietà
umana. “L’uomo si vede costretto
a procurarsi e produrre tutto. Il
trovare i suoi mezzi di sussistenza,
il luogo di rifugio e ciò che gli proporziona sicurezza e difesa (per cui
non è dotato né di corno come il
toro, né di artigli come il leone, né
della dentatura come il cane, ma
“L’attività umana
come deriva
dall’uomo, così è
ordinata all’uomo.
L’uomo infatti,
quando lavora, non
trasforma soltanto
le cose e la società,
ma perferziona se
stesso”
(Gaudium et spes)
di Paolo Tarchi
soltanto delle sue mani); tutte le
cose piacevoli e persino l’intelletto
e la prudenza e la volontà stessa
dovranno essere pienamente opera
sua. Sembra addirittura che la natura si sia ecceduta nell’aver dato
all’uomo i mezzi di sussistenza così
scarsamente e di aver misurato
tanto strettamente gli attrezzi di
tipo animale che pare abbia voluto
che l’uomo passasse alla massima
abilità, all’intera perfezione dell’arte
di pensare e, in quanto è possibile
sulla terra, alla felicità, grazie ai suoi
meriti”.
Già San Tommaso d’Aquino
aveva con chiarezza scritto nella Summa Teologica quali sono le
risorse fondamentali dell’uomo:
«L’uomo possiede la “ragione” e la
“mano” che è l’organo degli organi,
e mediante questi due mezzi può
preparare strumenti in infiniti modi
e per infiniti scopi».
Queste citazioni ci introducono
nella nostra riflessione sul valore
del lavoro per ogni uomo e per
tutti gli uomini.
Ben conosciamo il disegno di
Dio Creatore, che plasma l’uomo
a sua immagine, e affida alla prima
coppia umana il giardino dell’Eden
con il compito di coltivarlo e custodirlo. Il lavoro per la Bibbia appartiene alla condizione originaria
dell’uomo, anche se è Dio e non il
lavoro la fonte della vita e il fine di
tutto. I padri della Chiesa, a differenza della cultura loro contemporanea, non hanno mai considerato
il lavoro come opera da schiavi,
ma come opera dell’uomo, che governa con Dio il mondo e compie
cose buone per sé e per gli altri.
Un grande esempio al riguardo ci
è stato offerto da san Benedetto
da Norcia con la sua Regola “Ora
et Labora” che libera il lavoro dal
disprezzo di cui il mondo romano
l’aveva circondato affidandolo agli
schiavi, per farne uno dei cardini
della spiritualità monastica. L’ozio
nuoce all’essere dell’uomo, mentre
l’attività giova al suo corpo e al suo
spirito.
Il lavoro
nella storia
Il corso della storia è contrassegnato da profonde trasformazioni
e da esaltanti conquiste del lavoro, ma anche dallo sfruttamento
di tanti lavoratori e dalle offese
alla loro dignità. La rivoluzione
industriale lanciò alla Chiesa una
grande sfida. Radicato nella Bibbia e
negli scritti dei Padri e dei Dottori
della Chiesa, un nuovo cammino
dell’insegnamento in campo sociale
prese corpo a partire dall’enciclica
“Rerum Novarum” di Leone XIII, al
punto che la questione del lavoro
diviene la questione sociale per
eccellenza nell’enciclica “Laborem
Exercens” di Giovanni Paolo II. Il
lavoro umano, si legge nell’enciclica,
ha una duplice dimensione: oggettiva e soggettiva. In senso oggettivo
è l’insieme delle attività, risorse e
strumenti di cui l’uomo si serve per
“coltivare” e “custodire” la terra.
Il lavoro in senso soggetto è l’agire
dell’uomo. La persona è il metro
della dignità del lavoro. Per questo
il lavoro non può essere ridotto,
secondo una logIca materialistica
della vita, a merce o a semplice
forza-lavoro. La dimensione soggettiva deve essere preminente su
quella oggettiva. Afferma con forza
la “Laborem Exercens”: “il lavoro
è per l’uomo e non l’uomo per il
lavoro”.
Il lavoro dunque è un bene,
un bene di tutti, disponibile per
tutti coloro che ne sono capaci. La
piena occupazione è pertanto un
obiettivo doveroso per ogni società
orientata alla giustizia e al bene
comune.
Ha scritto Benedetto XVI nella
“Caritas in Veritate”: “Quando l’incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di
mobilità e di deregolamentazione,
diviene endemica, si creano forme
di instabilità psicologica, di difficoltà
a costruire propri percorsi coeren-
ti nell’esistenza, compreso anche
quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che
di spreco sociale. Rispetto a quanto
accadeva nella società industriale
del passato, oggi la disoccupazione
provoca aspetti nuovi di irrilevanza
economica e l’attuale crisi può solo
peggiorare tale situazione.
L’estromissione dal lavoro per
lungo tempo, oppure la dipendenza
prolungata dall’assistenza pubblica
o privata, minano la libertà e la
creatività della persona e i suoi
rapporti familiari e sociali con forti
sofferenze sul piano psicologico e
spirituale.
Prima di tutto
l’uomo
Desidererei ricordare a tutti,
soprattutto ai governanti impegnati
a dare un profilo rinnovato agli
assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la
persona, nella sua integrità. “L’uomo
infatti è l’autore, il centro e il fine
di tutta la vita economico-sociale”.
Emerge con sempre maggior consapevolezza quanto già indicato
dalla enciclica “Centesimus Annus”·
“Se un tempo il fattore decisivo
della produzione era la terra e più
tardi il capitale, oggi il fattore decisivo è l’uomo stesso, e cioè la sua
capacità di conoscenza che viene in
luce mediante il sapere scientifico”.
Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, evidenzia come,
in tempi di grandi cambiamenti e
di globalizzazione quali noi stiamo
vivendo, un ruolo strategico è
svolto dal sistema educativo che
deve accompagnare tutta la vita.
“Il mantenimento dell’occupazione
dipende sempre più dalle capacità
professionali. La sempre più diffusa
necessità di cambiare varie volte
l’impiego nell’arco della vita, impone al sistema educativo di favorire
la disponibilità delle persone ad
un aggiornamento e riqualificazio-
Vita
La
ne permanenti. Più in generale il
percorso lavorativo delle persone
deve trovare forme concrete di
sostegno così che sia meno difficile
attraversare fasi di cambiamento, di
incertezza, di precarietà”.
Il 10 maggio 2012, l’agenzia
Onu International Labour Organization (Ilo) che ha sede a Ginevra,
ha pubblicato il suo rapporto
annuale “World of Work Report
2012” sullo stato di salute del lavoro mondiale.
“Lavori migliori per un economia migliore” questo il titolo scelto per sottolineare come l’uscita
dalla crisi dipenda dalla ripresa dei
mercati del lavoro.
Tale rapporto purtroppo evidenzia come nella maggioranza dei
paesi la crisi ha colpito soprattutto
le giovani generazioni.
Nell’80% delle economie avanzate e nel 65% dei paesi in via di
sviluppo i tassi di disoccupazione
giovanile sono ancora superiori a
quelli precedenti la crisi.
Ma il valore del lavoro per l’uomo non si limita a poter disporre
di una occupazione, qualunque essa
sia, la dignità della persona non è
rispettata né con un McJob (lavoro
modello McDonald’s), né con un
lavoro che metta a rischio la sua
salute.
Riconosciuta
dignità
È noto che già nel 1999 l’Ilo, di
cui fanno parte 190 paesi del mondo, ha proposto l’uso della formula
“decent work” lavoro decente,
per parlare del lavoro a livello internazionale, per il Nord e il Sud
del mondo.
“Decent” in inglese come “décent” in francese è la maniera di
riconoscere la dignità intrinseca di
ogni persona umana (in spagnolo
“trabajo decente y digno”).
Il “decent word” consente di
costruire prospettive individuali
future che garantiscano buone
condizioni di lavoro orari sostenibili, retribuzione dignitosa),
equilibrio fra lavoro e vita privata,
opportunità di crescita personale
e professionale, sviluppo delle capacità e competenze dell’individuo
e delle sue relazioni personali e
professionali.
Desidero concludere con le
parole che Giovanni Paolo II rivolse all’Azione Cattolica Nazionale
riunita nella Basilica di San Pietro
per una veglia di preghiera per
il mondo del lavoro: “Il mistero
di Nazareth non finisce di sorprenderci! Perché il Figlio di Dio,
venuto sulla terra, ha voluto trascorrere un tempo così prolungato
assoggettandosi alla dura fatica del
lavoro? Che cosa ha rappresentato
per lui questa esperienza? Che
cosa rappresenta per noi?
Gesù è stato uomo del lavoro
e il lavoro gli ha permesso di sviluppare la sua umanità, imparando
a progettare con creatività, ad
operare con coraggio e tenacia, a
contribuire al sostentamento della
famiglia, ad aprirsi alla più ampia
cerchia sociale attraverso una solidarietà consapevole e concreta.
Anche il lavoro a Nazareth ha
costituito per Gesù un modo per
dedicarsi alle “cose del Padre” (Lc
2,49). Secondo il piano provvidenziale di Dio, lavorando l’uomo realizza la propria e altrui umanità”.
Vita
La
4 novembre 2012
cultura
n. 39
IL RACCONTO
S
Io, la Porrettana
ì, sono proprio io la
ferrovia di valico appenninico la Porrettana, ho 146 anni e
sono ancor qui viva e attiva.
Il mio spirito alloggia qui nei
bui abissali delle mie gallerie
elicoidali, nella maestosità dei
miei ponti vertiginosi, negli
scannafossi, nei muraglioni
di arretta dei miei viadotti. E,
sappi, che nessun mio biografo
topo d’archivio, per quanto
sia perspicace, può sapere di
me di più di me stessa: fidati
dunque.
Ti vedo qui sulla panchina di stazione. Solo. Zitta
Pracchia e zitto tu, attonito.
Che fai... mi evochi? Ebbene
sono qui: interlquisco con te.
Tu prendi la Biro e puntata
su i pochi fogli che ti vedo in
mano. Non fare altro: ascolta;
che la penna vergherà da sola.
Cominciamo.
Il soffio creatore mi venne
dall’oltralpe dalla trigonometria del Protche ma il gran
numero di picconatori, scariolanti, badilanti e insomma
di braccia e anche di rivoli di
sangue e i caduti per irruzioni
improvvise d’acqua, per mine
brillate fuori tempo, frane e silicosi furono nostrane. E di qui
avevano casati come Vivarelli,
Venturi o Breschi.... Costoro
mi fecero, mi trassero dalle
bruta roccia, squadrarono i
pietroni per gettare volte su
baratri mai vinti prima neanche dai romani antichi. Insomma diedero la loro vita per dar
esistenza a me La Porrettana.
Non ti so dare il freddo numero di quanti di costoro ora
io vivo. Sappi però che non
enfasi, non scandalo, non ram-
2 novembre 1864 - 2 novembre
2012: la “Porrettana” ha 148 anni.
Da “Neuter” (noialtri) della
montagna bolognese, per volontà
stessa dell’autore, pubblichiamo
il racconto vincitore del concorso
letterario “Carotreno”.
Quale omaggio a questa ferrovia
che per prima scorciò l’Italia
di Cirano Andreini
pogna sociale ci fu a quei fieri
giorni ottocenteschi: tanto
era l’empito volitivo affinché
le mie rotaie accorciassero
l’Italia solo da tre anni unita. E
perché la vaporiera da Roma
capitale giungesse alle altre
capitali europee: Parigi,Vienna,
Berna... Pensa un pò –o mio
tardo biografo dell’oggi in cui
la 2a morte non mi sarà data
dal tritolo tedesco come nel
‘43 ma semplicemente dalla
cancellazione dell’Orario FS‑,
nei miei 99 chilometri, quasi
sia stata la volontà testamentaria dei travolti per esplosione, frane ecc. non troverai
di loro epitaffi di marmo e di
bronzo. Come, cioè, avessero
ritenuto così delle loro vite:
“Si realizzò La Porrettana
(primato mondiale dell’epoca
per arditezza). Dunque si
visse assai anche se si morì a
vent’anni”.
Ma ora di retorico ‑tu
scrittore senza computer‑
non mi far vergare altro che
ti scarseggia la carta che ti
vedo in mano. Ora ti dico
solo episodi di sintesi, forti
e concreti di me. Eccoteli.
Tu usali come pennellate essenziali del ritratto della mia
genesi. E in primis questo per
significarti la tensione morale
che fu la mia vera genitrice.
Da questi 617,42 d’altitudine
di questa stazione di culmine
che è Pracchia, sali a piedi non
molto per la strada di bosco
che mena alla Collina.A destra
troverai un piccolo cumulo
di pietre fatto a cono. Sappi:
quel punto è sulla verticale
della mia più lunga galleria,
quella di valico Pracchia-San
Mommè. Che anche unisce
il versante adriatico a quello
tirrenico. Ebbene, quel monticino di sassi è una tomba di
miei minatori!
Scavavano un pozzo, un
camino che estraesse il gran
fumo delle prime vaporiere
Testimonianze di amici di Don Butelli
Insieme per don Siro
di Leonardo Soldati
U
na pubblicazione, dal titolo “Insieme per
don Siro” ed edito dal Centro culturale “Il
Tempio”, sull’opera di uno dei sacerdoti più
poliedrici della Diocesi di Pistoia, allo stesso
tempo uomo, intellettuale e sacerdote in una “Chiesa
Militante” che dagli anni ’70 del secolo scorso arriva
fino ai giorni odierni, concretizzando la sua opera
nell’azione sociale, politica e religiosa attraverso in particolare il Centro culturale e di reinserimento Il Tempio.
Questa “casa” accolse diverse generazioni di pistoiesi,
rispondendo ai loro bisogni primari come la mensa
per i poveri o le attività di formazione professionale,
facendo emergere in loro anche una richiesta di cultura
soddisfatta avvicinandoli alla musica, alla poesia, all’arte
in generale. L’opera è stata realizzata da compagni di
vita e di lavoro dell’ecclesiastico pistoiese, collaborando
alla realizzazione della sua missione pastorale: lo scultore e pittore Flavio Bartolozzi, organizzatore del volume
assieme a Sergio Fedi, oggi componente del Magistrato
della Misericordia di Pistoia, e poi Ugo Barlozzetti, Mario Agnoli, Aldo Morelli già presidente della Provincia
di Pistoia e già sindaco del Comune di Lamporecchio,
Renzo Corsini dell’Avanguardia calcio, oltre al ricordo
di un corista della Genzianella del 1954. Apre il libro un
paragrafo a firma del vicario don Paolo Palazzi. All’interno dell’opera, delle poesie di don Siro raccolte da
Agnoli e tratte dalle opere “Le mie Radici” a cura di
Stefano Sodi, “Sentieri” a cura di Mario Agnoli, “Tu mi
hai preso la mano destra” a cura di Antonio Frintino. Il
volume è stato pubblicato grazie al contributo di Cassa
di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia,Venerabile
Arciconfraternita della Misericordia di Pistoia e Centro
culturale “Il Tempio”. In copertina un’immagine di “Natività ‘77”, opera di Flavio Bartolozzi. Nella prefazione
congiunta Gabriele Zollo, già presidente della Cassa
di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, Aligi Bruni,
presidente emerito della Misericordia di Pistoia, e Alberto Marini, presidente del Centro culturale Il Tempio,
ricordano che gli anni d’oro dell’opera di don Siro, dal
1964 al 1978, corrispondono proprio a quelli di un fervente dibattito tra cattolici e laici nell’associazionismo,
nella politica, nelle istituzioni, con un riavvicinamento
progressivo delle due parti in occasione di significativi
fatti storici. Zollo, Aligi Bruni e Marini fanno quindi un
invito, come credenti, a riprendere lo spirito di quegli
anni, centrato «sui valori universali del cristianesimo
della pace, non violenza, giustizia, solidarietà, amore e
benevolenza fra gli uomini (…) quel porgere la “mano
destra” di cui parlano i vangeli (…) il Tempio, simbolo
della pace fra i popoli e dell’integrità umana, sia per
sempre la casa di tutti».
che vi transitavano. Fumo che
palesò da subito la assoluta
necessità di estrarlo in qualche
modo, pena la compromissione dell’esercizio stesso della
linea: dei macchinisti erano
sbucati a Pracchia in stato
di incominciata asfissia... E
quelle talpe d’uomini erano
quasi riusciti ad arrivare al
cranio della volta del tunnel
giù a una cinquantina di metri.
Quando le pareti del pozzo
‑tutte insieme‑ collassarono
e si richiusero fino all’imboccatura... Assurdo anche il
solo ipotizzare salvamento di
sorta per i vivi e più ancora
per esumare i morti. Ci fu un
gran singhiozzare quando, le
maestranze tutte ginocchioni,
il prete di Frassignoni benedisse quella terra smossa con
le gran parole “Dal profondo
della mia miseria a Te grido...”
Ma bastò così. La mattina
dipoi fu dato avvio ad altro
pozzo d’aereazione un pò piu
in là: c’ero io, La Porrettana,
da far funzionare! E tu cronista postumo di un centocinquant’anni da allora, quando
sei lì e quel monticino di sassi
che non dicono nulla a nessuno, ammazzetta, se non trovi
altro fiore, delle inflorescenze
di stipa, togliti il berretto, e
posacelo sopra.
Beh, ti vedo un altro pò
di spazio bianco sui tuoi fogli,
non te ne andare ancore e
lascia che la tue Biro verghi
qualcos’altro di me. Chiudi gli
occhi e vedimi distrutta ora:
i miei gran ponti sbriciolati,
le mie gallerie rintronate e
richiuse affatto dal tritolo;
non una traversina, né una
rotaia in sede. È il 1944. E a
farmi questo non erano stati
i bombardieri Alleati intenti
e espugnare la linea Gotica
appenninica ‑purtroppo sempre imprecisi e inefficaci‑, ad
interrompermi. Ma furono i
nazisti per supremo insulto
per la loro diabolica rabbia
per la disfatta in atto ad ammazzarmi. Eppure in questo
contesto, una mia galleria non
3
lunga, la lasciarono indenne ad
hoc ‑quella alle Svolte detta
del Tistino che si affaccia sulla
gran piana Pistoia/Firenze‑ e
fù bunker e casamatta per un
loro cannone retrattile sulle
rotaie; per un vile cecchinaggio senza bersaglio preciso e,
anzi, alla rinfusa su una vasta
area del pistoiese, pretese e
oltre. L’intento loro isperato ‑gli Americani erano già
a San Baronto‑ era pelese:
terrorizzare e ritardare il più
possibile il loro arretramento
e la liberazione d’Italia e la
loro fine. E pensare: con un
solo sparuto cannone. Ovvio
non passava giorno che i
cacciabombardieri Alleati non
scaricassero gran carichi di
bombe sul fianco del Tistino
senza riuscire ad azzittire
quella meledizione. Che stava
assumendo quel cannone anche caratteri di smacco per un
intero esercito internazionale
di liberezione. Poi un pilota italo americano, rimasto ignoto,
stanco di beffe, si presentò al
comando dell’aeroporto.“Senta capitano ‑disse‑ io son nato
e Corbezzi…” E indicò sulla
carta il paesino subito sopra
il Tistino. “So io come bisogna
fare: si deve agire dal Nord e
non dal Sud come si fa ora. Mi
dia un piccolo caccia, con una
bomba, sola. O non torno o
-alla fine di una picchiata raso
pendìo della Collina gliela
metto nell’imboccature Nord.
Così sarà la galleria stessa ‑col
gran spostamento d’aria- che
diventerà a sua volta canna
di cannone… e il cannone
che contiene sarà catapultato
fuori nel vallone di Valdibrana.
E gli elmetti con la svastica
dei suoi accudienti saranno i
pezzi che voleranno più lontani…” Andò in questo secondo
modo vivaddio! Cosicché, io
La Porrettana, il giorno dipoi,
gli Alleati li vidi passare di qui
da Pracchia.
Andavano verso Porretta
e Bologna a far finire la guerra.
E cantavano.
Racconto finito per fine
carta.
Poeti Contemporanei
Quella stanza…
Come raccontare la magia
della vecchia camera.
Il rumore attutito
dei passi sulle tavole
che solo noi conosciamo.
La zattera della memoria
vaga tra i flutti del tempo.
La luce del pomeriggio
indora il cassettone
Lo specchio e i suoi ricordi:
ritratti della mamma lo zio
del babbo ed i miei nonni.
Mi prendono per mano
e camminando rammentano.
Il tramonto pietoso
prodiga la sua presenza
ma il sole (che ha fretta)
va coricando i ricordi
di là dal monte.
-Dov’è il mio posto
sul cassettonedomando allo specchio.
Gim
4
attualità ecclesiale
I vescovi
al Popolo di Dio:
‘’Non c’è spazio per
il pessimismo”
MESSAGGIO SINODO
Il desiderio
più profondo
“N
on c’è uomo o
donna che, nella
sua vita, non si
ritrovi, come la
donna di Samaria, accanto a un pozzo
con un’anfora vuota, nella speranza
di trovare l’esaudimento del desiderio più profondo del cuore, quello
che solo può dare significato pieno
all’esistenza”. Parte dal profondo di
questa considerazione il messaggio
del Sinodo dei vescovi al Popolo
di Dio, inviato a conclusione della
XIII Assemblea generale ordinaria
del Sinodo dei vescovi. Il messaggio
è caratterizzato dalla “urgenza” di
“condurre gli uomini e le donne del
nostro tempo a Gesù, all’incontro
con lui”. Perché “molti sono oggi i
pozzi che si offrono alla sete dell’uomo”, ma occorre “orientare bene
la ricerca, per non cadere preda di
delusioni, che possono essere rovinose”. Il messaggio fa il punto sui
problemi e le sfide che attraversano
l’umanità e che sono stati oggetto di
discussione in questi giorni di Sinodo,
ma lascia un segno di speranza. “Il
nostro - scrivono i padri sinodali - è
un mondo colmo di contraddizioni
e di sfide, ma resta creazione di Dio,
ferita sì dal male, ma pur sempre il
mondo che Dio ama, terreno suo, in
cui può essere rinnovata la semina
della Parola perché torni a fare frutto.
Non c’è spazio per il pessimismo
nelle menti e nei cuori di coloro che
sanno che il loro Signore ha vinto la
morte e che il suo Spirito opera con
potenza nella storia”.
Umiltà
“Umiltà” è la parola che risuona
nei primi paragrafi del testo, perché
“l’invito ad evangelizzare si traduce
in un appello alla conversione”.
“Dobbiamo riconoscere - si legge
- che le povertà e le debolezze dei
discepoli di Gesù, specialmente dei
suoi ministri, pesano sulla credibilità
della missione. Siamo certo consapevoli, noi Vescovi per primi, che
non potremo mai essere all’altezza
della chiamata da parte del Signore
e della consegna del suo Vangelo
per l’annuncio alle genti. Sappiamo
di dover riconoscere umilmente la
nostra vulnerabilità alle ferite della
storia e non esitiamo a riconoscere
i nostri peccati personali. Siamo però
anche convinti che la forza dello Spirito del Signore può rinnovare la sua
Chiesa e rendere splendente la sua
veste, se ci lasceremo plasmare da lui.
Lo mostrano le vite dei santi, la cui
memoria e narrazione è strumento
privilegiato della nuova evangelizzazione. Se questo rinnovamento
fosse affidato alle nostre forze, ci
sarebbero seri motivi di dubitare”.
Le famiglie di fatto
Nel paragrafo dedicato alla
famiglia, i padri sinodali rivolgono
un pensiero particolare alle “situazioni familiari e di convivenza in cui
non si rispecchia quell’immagine di
unità e di amore per tutta la vita
che il Signore ci ha consegnato. Ci
sono coppie che convivono senza
il legame sacramentale del matrimonio; si moltiplicano situazioni
familiari irregolari costruite dopo il
fallimento di precedenti matrimoni:
vicende dolorose in cui soffre anche
l’educazione alla fede dei figli. A tutti
costoro vogliamo dire che l’amore
del Signore non abbandona nessuno,
che anche la Chiesa li ama ed è casa
accogliente per tutti, che essi rimangono membra della Chiesa anche se
non possono ricevere l’assoluzione
sacramentale e l’Eucaristia. Le comunità cattoliche siano accoglienti
C
Vita
La
n. 39 4 novembre 2012
on la messa celebrata
nella Basilica di San
Pietro, si è conclusa
il 28 ottobre la XIII
Assemblea ordinaria del Sinodo
dei vescovi. Per tre settimane
rappresentanti dell’episcopato di
tutto il mondo, esperti, fedeli laici,
uomini e donne insieme al Papa si
sono confrontati sulla realtà della
nuova evangelizzazione per la
trasmissione della fede cristiana.
Davvero, tutta la Chiesa era rappresentata e, dunque, “coinvolta
in questo impegno, che - come
ha detto il Papa all’Angelus - non
mancherà di dare i suoi frutti, con
la grazia del Signore”. Il Sinodo
è stato un momento di forte
comunione ecclesiale, che ancora
una volta ha fatto sperimentare la
bellezza di essere Chiesa proprio
oggi, in questo mondo così com’è,
in mezzo a questa umanità con le
sue fatiche e le sue speranze.
Il Sinodo ha coinciso con il 50°
anniversario dell’apertura del
Concilio Vaticano II, e quindi con
l’inizio dell’Anno della fede. Secondo il Papa, ripensare al Beato
Giovanni XXIII, al Servo di Dio
Paolo VI, alla stagione conciliare, è
stato quanto mai favorevole, perché ha aiutato a riconoscere che
“la nuova evangelizzazione non è
una nostra invenzione, ma è un
dinamismo che si è sviluppato
nella Chiesa in modo particolare
dagli anni ‘50 del secolo scorso,
quando apparve evidente che
anche i Paesi di antica tradizione
cristiana erano diventati, come si
suol dire, terra di missione”. Durante i lavori è emersa l’esigenza
verso quanti vivono in tali situazioni
e sostengano cammini di conversione
e di riconciliazione”.
Giovani, economia
e politica
“Testimoniare il Vangelo non è
privilegio di alcuno. Riconosciamo
con gioia la presenza di tanti uomini
e donne che con la loro vita si fanno segno del Vangelo in mezzo al
mondo”. Il messaggio ha quindi una
parola per tutti: per i giovani, per
i quali i vescovi chiedono di “non
mortificare, la potenza dei loro entusiasmi”. Al mondo dell’economia
e del lavoro, invece, i padri sinodali
chiedono di “riscattare il lavoro dalle
condizioni che ne fanno non poche
volte un peso insopportabile e una
prospettiva incerta, minacciata oggi
spesso dalla disoccupazione, specie
giovanile”. Al mondo della politica,
l’esortazione ad “un impegno di cura
disinteressata e trasparente del bene
comune”; “una limpida testimonianza” e “il precetto della carità”.
I cristiani
perseguitati
Il messaggio sinodale si conclude
con un pensiero che abbraccia tutta
la terra e la cristianità. Rivolge “una
considerazione tutta particolare,
colma di affetto fraterno e di gratitudine”, ai “cristiani delle Chiese
Orientali Cattoliche”. “In non pochi
contesti - scrivono i padri sinodali
- le vostre Chiese sono in mezzo a
prove e tribolazioni, in cui testimoniano la partecipazione alla croce
di Cristo”. “Il Signore continui a benedire la vostra fedeltà e sul vostro
futuro si staglino orizzonti di serena
confessione e pratica della fede in
una condizione di pace e di libertà
religiosa”. Il messaggio è indirizzato
anche ai “cristiani, uomini e donne,
che vivete nei paesi dell’Africa”: “Vi
diciamo la nostra gratitudine per la
testimonianza che offrite al Vangelo
spesso in situazioni di vita umanamente difficili”. C’è una parola per
tutti, per le Americhe del Nord e del
Sud, per l’Oceania, per le minoranza
cristiane in Asia, per l’Europa.“Giunti
al termine di questa esperienza di comunione tra Vescovi di tutto il mondo e di collaborazione al ministero
del Successore di Pietro - conclude il
messaggio -, sentiamo risuonare per
noi attuale il comando di Gesù ai suoi
apostoli:‘Andate e fate discepoli tutti
i popoli [¼]. Ed ecco io sono con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo’
(Mt 28,19.20)”.
CHIESA E MONDO
Che cosa possiamo dire?
La domanda di Benedetto XVI alla chiusura del Sinodo dei vescovi
di Marco Doldi
di un annuncio rinnovato del Vangelo nelle società secolarizzate,
“nella duplice certezza che, da
una parte, è solo Lui, Gesù Cristo,
la vera novità che risponde alle
attese dell’uomo di ogni epoca,
e dall’altra, che il suo messaggio
chiede di essere trasmesso in
modo adeguato nei mutati contesti sociali e culturali”.
“Che cosa possiamo dire al termine di queste intense giornate
di lavoro?”. Si è interrogato Benedetto XVI, il quale, presente
ai lavori, ha ascoltato e raccolto
molti spunti di riflessione e molte
proposte. A lui ora il compito di
ordinare ed elaborare il tanto materiale, per offrire a tutta la Chiesa - probabilmente nella forma di
esortazione post sinodale - una
sintesi organica e indicazioni coerenti di cammino.
In attesa di conoscere tutto questo, si possono meditare i primi
orientamenti generali, che lo stesso Pontefice ha fatto emergere
e costituiscono quasi un primo
volto dei lavori del Sinodo. Ne ha
parlato espressamente durante
l’omelia per la messa presieduta al
mattino nella basilica vaticana.
Intanto una considerazione generale: la nuova evangelizzazione
riguarda tutta la vita della Chiesa.
“Essa si riferisce, in primo luogo,
alla pastorale ordinaria che deve
essere maggiormente animata dal
fuoco dello Spirito, per incendiare
i cuori dei fedeli che regolarmente frequentano la Comunità e che
si radunano nel giorno del Signore
per nutrirsi della sua Parola e del
Pane di vita eterna”.
Affermato questo, il Santo Padre
indica tre linee pastorali emerse
dal Sinodo. La prima riguarda i Sacramenti dell’iniziazione cristiana.
“È stata riaffermata l’esigenza di
accompagnare con un’appropriata
catechesi la preparazione al Battesimo, alla Cresima e all’Eucaristia.
È stata pure ribadita l’importanza
della Penitenza, sacramento della
misericordia di Dio”. Attraverso
questo itinerario sacramentale
passa la chiamata del Signore alla
santità, rivolta a tutti i cristiani.
Infatti, è stato più volte ripetuto
che i veri protagonisti della nuova
evangelizzazione sono i santi: essi
parlano un linguaggio a tutti comprensibile con l’esempio della vita
e con le opere della carità.
In secondo luogo, la nuova evangelizzazione è essenzialmente
connessa con la missione “ad gentes”, che riguarda alcune regioni
dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania
i cui abitanti aspettano con viva
attesa, talvolta senza esserne
pienamente coscienti, il primo annuncio del Vangelo. Ma riguarda un
po’ tutti, perché la globalizzazione
ha causato un notevole spostamento di popolazioni; pertanto, il
primo annuncio si impone anche
nei Paesi di antica evangelizzazione. “Tutti gli uomini hanno il diritto di conoscere Gesù Cristo e il
suo Vangelo; e a ciò corrisponde
il dovere dei cristiani, di tutti i cristiani - sacerdoti, religiosi e laici -,
di annunciare la Buona Notizia”.
Un terzo aspetto riguarda le
persone battezzate che però non
vivono le esigenze del Battesimo.
Queste persone si trovano in
tutti i continenti, specialmente nei
Paesi più secolarizzati. “La Chiesa
ha un’attenzione particolare verso
di loro, affinché incontrino nuovamente Gesù Cristo, riscoprano
la gioia della fede e ritornino alla
pratica religiosa nella comunità
dei fedeli”. Oltre ai metodi pastorali tradizionali, sempre validi, la
Chiesa cerca di adoperare anche
metodi nuovi, curando pure nuovi
linguaggi, appropriati alle differenti
culture del mondo, proponendo
la verità di Cristo con un atteggiamento di dialogo e di amicizia
che ha fondamento in Dio che è
Amore.
Vita
La
4 novembre 2012
attualità ecclesiale
n. 39
Messaggio Cei: il dono e
la solidarietà per tenere
viva la speranza
nel tempo della crisi
5
35a gIORNATA PER LA VITA
Le parole sono
insufficienti
“G
enerare la vita vince la
crisi”. È il titolo del Messaggio del Consiglio episcopale permanente della
Cei per la 35ª Giornata nazionale per la vita,
che si celebrerà il 3 febbraio 2013.
Un circolo vizioso
Il Messaggio inizia con la storia presentata da due coniugi al Papa in occasione del VII
Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 1-3
giugno 2012), sulle difficoltà di sopravvivenza
della loro piccola azienda. Nell’ascoltare questa “drammatica testimonianza”, sostengono
i vescovi italiani nel Messaggio, non hanno
“faticato a riconoscervi la situazione di tante
persone conosciute” e “care, provate dall’assenza di prospettive sicure di lavoro e dal
persistere di un forte senso di incertezza”.
Per questo, i presuli si chiedono: “Non ne è
forse segno la grave difficoltà nel ‘fare famiglia’, a causa di condizioni di precarietà che
influenzano la visione della vita e i rapporti
interpersonali, suscitano inquietudine e portano a rimandare le scelte definitive e, quindi,
la trasmissione della vita all’interno della
coppia coniugale e della famiglia?”. La crisi
del lavoro, evidenzia il Consiglio permanente,
“aggrava così la crisi della natalità e accresce
il preoccupante squilibrio demografico che
sta toccando il nostro Paese: il progressivo
invecchiamento della popolazione priva la
società dell’insostituibile patrimonio che i
figli rappresentano, crea difficoltà relative al
mantenimento di attività lavorative e imprenditoriali importanti per il territorio e paralizza il sorgere di nuove iniziative”.
Politiche per le famiglie
A fronte di questa difficile situazione, i
vescovi italiani avvertono che “non è né giusto né sufficiente richiedere ulteriori sacrifici
alle famiglie che, al contrario, necessitano di
politiche di sostegno, anche nella direzione
di un deciso alleggerimento fiscale”. “Il momento che stiamo vivendo - aggiungono pone domande serie sullo stile di vita e sulla
gerarchia di valori che emerge nella cultura
diffusa. Abbiamo bisogno di riconfermare il
valore fondamentale della vita, di riscoprire e
I
Il punto centrale e unificante della
parola di Dio consegnata nella Bibbia
è l’amore. Questa è la parola-sintesi
delle Dieci Parole che sono le clausole dell’alleanza sinaitica di cui è mediatore
Mosè. A commento del decalogo nel libro
del Deuteronomio (prima lettura) si riportano le istruzioni ed esortazioni di Mosè al
popolo prima del suo ingresso nella terra
promessa. Il suo discorso ruota attorno a
quattro verbi: temere, osservare, ascoltare,
amare. Il primo, “temere”, corrisponde a
“credere”, nel senso di riconoscere l’assoluta e unica signoria di Dio. Il modo concreto
di esprimere e vivere il timore del Signore
è l’impegno ad “osservare” la sua parola. Si
tratta di un’osservanza che abbraccia tutta
l’esistenza del credente e si prolunga nella
storia delle generazioni. L’esortazione è
accompagnata da una promessa che corrisponde alla benedizione dell’alleanza: “e così
si prolunghino i tuoi giorni”. Il terzo verbo,
“ascoltare”, riassume l’atteggiamento di fede
di chi entra a far parte dell’alleanza con Dio.
Infatti lo “shema’ Israel” è anche una formula di fede. Essa presuppone l’attenzione
alla parola di Dio e si traduce nell’impegno
di metterla in pratica. Anche questo appello
è seguito dalla promessa della benedizione:
“perché tu sia felice e diventiate molto
tutelare le primarie relazioni tra le persone,
in particolare quelle familiari, che hanno nella
dinamica del dono il loro carattere peculiare
e insostituibile per la crescita della persona
e lo sviluppo della società”. Quest’esperienza è “alla radice della vita e porta a ‘essere
prossimo’, a vivere la gratuità, a far festa
insieme, educandosi a offrire qualcosa di noi
stessi, il nostro tempo, la nostra compagnia
e il nostro aiuto. Non per nulla San Giovanni
può affermare che ‘noi sappiamo che siamo
passati dalla morte alla vita, perché amiamo i
fratelli’”.
Solidali nelle difficoltà
“Troviamo traccia di tale amore vivificante - scrivono i vescovi - sia nel contesto
quotidiano che nelle situazioni straordinarie
di bisogno, come è accaduto anche in occasione del terremoto che ha colpito le regioni
del Nord Italia. Accanto al dispiegamento di
sostegni e soccorsi, ha riscosso stupore e
gratitudine la grande generosità e il cuore
degli italiani che hanno saputo farsi vicini a
chi soffriva”. In questa, come in tante altre
circostanze, sottolinea il Messaggio, “si riconferma il valore della persona e della vita
umana, intangibile fin dal concepimento; il
primato della persona, infatti, non è stato avvilito dalla crisi e dalla stretta economica. Al
contrario, la fattiva solidarietà manifestata da
tanti volontari ha mostrato una forza inimmaginabile”. Tutto questo, si legge ancora nel
testo, “ci sprona a promuovere una cultura
della vita accogliente e solidale. Al riguardo, ci
sono rimaste nel cuore le puntuali indicazioni
con cui Benedetto XVI rispondeva alla coppia
provata dalla crisi economica: ‘Le parole sono
insufficienti… Che cosa possiamo fare noi? Io
penso che forse gemellaggi tra città, tra famiglie, tra parrocchie potrebbero aiutare. Che
realmente una famiglia assuma la responsabilità di aiutare un’altra famiglia’”.
La logica del dono
Per i vescovi italiani, “la logica del dono è
La Parola e le parole
XXXI Domenica del Tempo Ordinario
Dt 6, 2-6, Sal 18, Eb 7, 23-28, Mc 12, 28b-34
numerosi nella terra dove scorrono latte
e miele”. Infine il quarto verbo: “Tu amerai
il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con
tutta l’anima e con tutte le forze”. L’amore
fa parte del linguaggio dell’alleanza intesa
come rapporto radicale, irreversibile con
Dio e che abbraccia tutte le dimensioni
dell’essere umano. Nella pagina del vangelo
di Marco il comando dell’amore a Dio come
unico Signore viene accostato da Gesù a
quello dell’amore come se stessi. Il contesto
è quello di un dialogo tra Gesù e un maestro della legge avvenuto durante l’ultima
settimana della sua attività a Gerusalemme.
“Qual è il primo di tutti i comandamenti?”,
domanda lo scriba a Gesù. Questo interrogativo fa parte delle discussioni di scuola
dove i maestri ebrei si preoccupavano di
trovare un principio unificante tra le varie
e molteplici prescrizioni della legge mosaica. Gesù risponde con la citazione dello
“shema’ Israel”, qualificandolo come “il
primo” di tutti i comandamenti. La novità
della risposta di Gesù è l’accostamento di
questo principio fondamentale dell’alleanza al comandamento relativo all’amore
del prossimo. Egli presenta questo come il
secondo comandamento e lo fa citando il
libro del Levitico: “Amerai il tuo prossimo
come te stesso”. Gesù ripete parole antiche
e note, ma unisce con un legame indissolubile l’amore di Dio e quello del prossimo.
Commenterà sant’Agostino: “Non contrapporre Dio e il prossimo, non sottrarti mai
a un amore in nome di un altro amore”.
Gesù risponde allo scriba dicendo: “Tu amerai”. Un verbo al futuro, non un imperativo,
perché questa è un’azione mai conclusa,
perché durerà quanto il tempo. Perché è
un progetto, ed è l’unico. Non un obbligo,
ma una necessità per vivere. Non amare è
come morire. E’ come se lo scriba gli avesse
chiesto: “Cosa devo fare, Signore, per essere vivo?”. “Amerai il Signore tuo Dio con
tutto il tuo cuore e il tuo prossimo come
te stesso”. Dio non ruba il cuore, ma lo
la strada sulla quale si innesta il desiderio di
generare la vita, l’anelito a fare famiglia in una
prospettiva feconda, capace di andare all’origine - in contrasto con tendenze fuorvianti
e demagogiche - della verità dell’esistere,
dell’amare e del generare”. In realtà, “la disponibilità a generare, ancora ben presente
nella nostra cultura e nei giovani, è tutt’uno
con la possibilità di crescita e di sviluppo:
non si esce da questa fase critica generando
meno figli o peggio ancora soffocando la vita
con l’aborto, bensì facendo forza sulla verità
della persona umana, sulla logica della gratuità e sul dono grande e unico del trasmettere
la vita, proprio in una situazione di crisi”.
“Donare e generare la vita - concludono i
presuli - significa scegliere la via di un futuro
sostenibile per un’Italia che si rinnova: è questa una scelta impegnativa ma possibile, che
richiede alla politica una gerarchia di interventi e la decisione chiara di investire risorse
sulla persona e sulla famiglia, credendo ancora che la vita vince, anche la crisi”.
moltiplica. Lo scriba domanda un comandamento, Gesù risponde con due, ma propone
tre oggetti di amore e proietta il cuore in
tre direzioni: amerai il tuo Signore, amerai
il tuo prossimo, amerai te stesso. Sì, perché
se non ami te stesso, come Dio ti ama per
quello che sei, non sarai capace di amare
nessuno, saprai solo prendere e possedere,
fuggire o violare, senza gioia né gratitudine.
Il nostro orizzonte è questo cuore plurale,
a più voci, in cui “l’amore di Dio è come la
melodia principale, il canto fermo, attorno
al quale può dispiegarsi il contrappunto
degli altri amori. E nasce la polifonia della
vita” (D. Bonhoeffer). Amare Dio con tutto
il cuore non significa amare lui solamente,
ma amarlo senza mezze misure, senza mediocrità. Allo stesso modo amerai con tutto
il cuore il figlio, l’amico, perfino il nemico,
lo amerai senza calcolo e senza inganno. Tu
amerai: ovvero, tutto ciò che fai fallo per
amore, agisci per amore, persegui l’amore.
Tu amerai: ovvero, il tuo autentico “tu” è il
“tu” che ama. Tu amerai: ovvero, non scoraggiarti, perché l’amore che ora non vedi in te,
il Signore potrà donartelo come grazia nel
momento che tu non sai. Tu amerai: ovvero,
varcherai la soglia del regno di Dio.
Don Luca Carlesi
6
n. 39 4 novembre 2012
Sulla scia del
pensiero sociale
cristiano,
nella linea del
cattolicesimo
democratico di
Sturzo e De
Gasperi, un
appello che si
propone di
riformare la
politica con il
decisivo
contributo dei
cattolici
P
er uscire dalla crisi
italiana è urgente
aprire una stagione
di riforme di ispirazione democratica, popolare e
liberale, legittimate dal voto di
milioni di italiane e di italiani, in
continuità con quanto di meglio
ha realizzato il governo guidato
da Mario Monti che ha avuto il
merito di rasserenare il clima di
intollerabile antagonismo della
politica italiana e di restituire
prestigio e credibilità all’Italia.
Una tale soluzione non verrà dai partiti politici così come
li conosciamo, ma da una presa
di responsabilità corale di forze
sociali, culture civiche e realtà
associative capaci di contribuire
attivamente alla rigenerazione e
La cronaca
dei giorni
dell’alluvione
di Firenze porta
ad una
riflessione
sullo scenario
di crisi che
stiamo vivendo
All’attenzione del mondo cattolico
Il manifesto per la terza
Repubblica
al governo della nazione.
La Seconda Repubblica, che
si sta dissolvendo, lascia una
pesantissima eredità di sfiducia
nelle istituzioni e di distacco tra
le stesse istituzioni e i cittadini.
È in pericolo la stessa tenuta
del paese, frammentato e preso
dal pessimismo, con rischi di
cedimento della coesione sociale
e del vivere insieme.
Questa situazione richiede
un urgente e radicale cambiamento della politica e una sua
estesa apertura alla società civile, premessa per ogni tentativo
di ricostruzione morale, politica
ed economica del paese.
Crediamo che i cittadini
italiani meritino un’Italia migliore, che ispiri fiducia, prenda sul
serio ogni legittimo desiderio di
benessere, non abbandoni nessuno. È indispensabile recuperare
la speranza e attivare risorse e
pensiero contro la lettura vittimista del nostro presente e del
nostro futuro. Nel nostro paese
da troppo tempo non si riescono
a mobilitare le passioni e le idee
e istituzioni ingessate hanno
perso la loro funzione vitale.
Crediamo che il nostro paese
non sia condannato a vivere di
furbizie ed espedienti ma possa
prosperare sui propri talenti e le
proprie virtù, scommettendo sul
potenziale di chi è attualmente
escluso dalle opportunità di
crescita e sviluppo a partire dai
giovani e dalle donne.
In questo momento di crisi
dobbiamo stringerci attorno alla
nostra casa comune. È indispensabile abbandonare definitivamente l’idea e la pratica di uno
Stato pervasivo ma inefficiente.
Dobbiamo concentrare tutte le
risorse pubbliche sui cardini che
costituiscono la missione fondamentale dello Stato e delle sue
articolazioni. Occorre restituire
dignità al lavoro sia come servizio pubblico che come intrapresa
privata, tornare a considerare
i cittadini singoli e associati e
le famiglie come protagonisti e
responsabili del bene comune e
tutelare i più deboli.
Crediamo che sia necessario rispondere subito alla crisi
di fiducia dei cittadini verso le
istituzioni rafforzando i processi
democratici e la loro trasparenza,
contrastando la corruzione, potenziando la vigilanza sui conflitti
di interesse che rappresentano
una vera minaccia per qualsiasi
società giusta e libera.
Sottolineiamo il valore della
sussidiarietà per ogni progetto
di rinascita civile ed economica
del paese, come un’idea forte
della persona e del valore della
sua iniziativa anche in risposta
ai nuovi bisogni.
Crediamo nel valore della
coesione sociale e riteniamo
necessaria una profonda riforma
del modello di welfare, come
generatore di opportunità e strumento di promozione umana.
Crediamo che il ritorno alla
crescita dell’economia italiana
possa venire soprattutto dalla
riduzione della pressione fiscale,
premiando il lavoro, la produzione
e la cultura come i fondamentali
motori di sviluppo della nazione.
L’Italia può e deve tornare a
giocare in attacco, come nei
momenti migliori della sua storia:
tornando ad essere un territorio
accogliente per l’impresa e gli
investimenti, accettando la sfida
dell’internazionalizzazione e
dell’innovazione e rafforzando i legami di cooperazione
tra lavoratori e imprenditori.
Davanti alle molteplici sfide
della globalizzazione, la politica
italiana deve abbandonare ogni
provincialismo e darsi una visione del proprio ruolo nel futuro,
investendo sull’unità europea
quale via maestra per affrontare
i problemi del XXI secolo.
Su queste basi rivolgiamo
un appello alle realtà associative, ai movimenti civici e alle
personalità della società civile
affinché partecipino insieme a
noi ad una giornata di riflessione
pubblica sulla ricostruzione civile
dell’Italia.
Un incontro rivolto anche
agli amministratori locali, nella
convinzione che la più profonda
Firenze, 4 novembre 1966
Mai perdere la fiducia
nel futuro…
di Alessandro
Orlando
Q
uel giorno a Firenze, come in tutta
Italia, era festa, la
festa delle Forze
Armate, non si andava a scuola. Era di venerdì,
un venerdì cupo e piovoso.
Ero ancora un bambino e
all’alba del 4 novembre 1966,
stavo dormendo tranquillo,
cullato dal rumore della pioggia sul tetto.Vennero a svegliarmi dicendomi che l’Arno
“era andato di fuori”. Non ci
volevo credere. Andammo
tutti, io, il babbo, la mamma
e i nonni, fino a piazza del
Duomo. Loro davanti ed io
dietro trotterellando come in
un gioco. Non lo era. L’acqua
correva via come un fiume
infrangendosi forte verso il
Battistero ed imboccando a
velocità impensabile via dei
Cerretani. Un uomo si era attaccato alle ringhiere di ferro
battuto di fronte alle porte
Vita
La
del Paradiso, lottava con tutte
le sue forze, venne ingoiato
dai flutti di davanti ai nostri
occhi. Eravamo consapevoli
della nostra impotenza. Non
sono mai riuscito a sapere il
suo nome. Ci salvammo per
miracolo, tornando indietro,
questa volta correndo, verso
casa. Mi ripresi presto dalla
paura, anche se nei miei occhi
rivedevo sempre quel fiume
di acqua e fango che passava.
Come ogni bambino nei giorni
a venire avevo accettato tutto con curiosità, affascinato
dall’emergenza: la luce che
mancava, il latte condensato
sciolto nell’acqua reperita a
costo di lunghissime file da-
vanti alle autobotti, le scuole
chiuse, i gambali per uscire
di casa, il freddo delle sere
passate senza riscaldamento.
Le notizie arrivavano in maniera frammentaria. “Hanno
trovato dei morti nel sottopasso
della Stazione.” “No, non è
vero, erano in via Nazionale.”
“Sono scappati i detenuti dal
carcere delle Murate. Qualcuno
è morto affogato.” “No, no, non
è affogato nessuno, anzi uno
di loro ha salvato dall’acqua
due persone.” “Il Papa ha detto
che viene a visitare la città. C’è
anche il Presidente Kennedy.”
“No lui forse non viene.” “Hanno detto che domani funziona
telefono e luce. Forse!” Era un
susseguirsi continuo di notizie, a volte smentite subito
dopo. Informazioni gridate da
finestra a finestra, sussurrate
durante le attese per reperire
l’acqua e il cibo, bisbigliate per
strada, ai crocevia, quando
la fanghiglia o le montagne
di mobili sbarravano il passo.
Dopo molti giorni, insieme ad
una vicina, ritornai a visitare
il centro di Firenze immersa
ancora nella mota che si stava
seccando al sole. Nonostante
fossi ancora un bambino fui
invaso da tristezza. C’erano
cose che non riuscivo bene
a capire, troppo grandi per
me. Fui sorpreso dai commercianti che a testa bassa
pensavano a ripulire i negozi,
le mani nell’acqua a recuperare quello che non esisteva
più, senza dire una parola.
L’Arno, sazio, scorreva tranquillo sotto il Ponte Vecchio,
carico di tronchi abbarbicati
esigenza di rinnovamento della
politica non passi attraverso la
furia distruttiva dell’antipolitica.
Un incontro aperto a tutti
gli italiani che, provenendo da
culture e tradizioni diverse, condividano convinzioni e fiducia nel
futuro del nostro paese ponendo
argine ai populismi di destra e
di sinistra.
L’appuntamento è per sabato 17 novembre a Roma.
alle colonne di pietra. Erano
bellissime giornate di sole ed
io, se ci penso, sento ancora
l’odore forte e penetrante del
fango e della nafta da riscaldamento che imbrattavano
le strade, i muri dei palazzi
medioevali, le statue, le opere
d’arte. Tutto! Anche l’anima
dei Fiorentini. Tutto, ma non
la volontà di rimboccarsi le
maniche per ricostruire.Tutta
la città lavorava alacremente
per sistemare. Si stava via, via
tornando alla vita. Di quei
giorni mi sono rimasti solo
ricordi frammentari, confusi, a
volte angosciosi, ma quel periodo della mia giovinezza mi
ha lasciato un insegnamento:
quello di non perdere mai la
fiducia nel futuro. Molti erano
morti, e a molti di noi non era
rimasto più niente. C’erano
negozianti e imprenditori che
avevano perso tutto, il lavoro
di anni e anni se ne era andato
con l’acqua del fiume. Un po’
come in un terremoto, solo
che le case erano in piedi, ma il
resto non c’era più. Il ricordo
più bello rimane quello di una
mattina di fine novembre, la
scuola non era ancora agibile
ed io rimasto a casa guardavo
dalla finestra i camion dei
soldati che passavano con
le divise sporche di fango e
morchia. Uno di loro si voltò
verso di me, mi fece ciao con
la mano e sorrise. Non lo
scorderò mai. In quegli occhi,
nonostante tutto, c’era ancora
fiducia. La fiducia nel futuro.
Pistoia
Sette
N.
39
L
4 NOVEMBRE 2012
a notizia dell’aggravamento delle condizioni
di salute di don Renato
ha preceduto soltanto
di pochi minuti l’annuncio della sua
morte, eliminando così, almeno a
chi scrive, la possibilità di un ultimo
saluto prima della sua definitiva
partenza. Il suo stato fisico era
da tempo fortemente compromesso e non lasciava più nessuna
fondata speranza di un sostanziale
miglioramento. Una situazione
durata parecchi mesi, anzi diversi
anni, vissuti con esemplare rassegnazione e la consueta volontà di
essere presente, come se nulla, o
quasi, fosse cambiato. Fino ai limiti
dell’impossibile.
Così scompare uno dei protagonisti della storia recente della
nostra diocesi, lasciando a tutti il
ricordo di una presenza intelligente, attiva, incisiva, nei vari campi
in cui egli ha svolto la sua intensa
attività pastorale. La pastorale giovanile è stato il suo primo e forse
più sentito impegno, durato molto
tempo con risultati ben visibili a chi
gli viveva accanto e ne seguiva le
vicende. Erano quelli i tempi in cui
l’Azione Cattolica mostrava la sua
prorompente vitalità e conosceva
i suoi giorni migliori. Don Renato
dette il suo valido contributo a
un’opera di formazione spirituale
ancora verificabile nei molti giovani
che lo seguirono con affetto e disponibilità. Si deve dire onestamente che fenomeni del genere non si
sono più ripetuti nella nostra diocesi, almeno con la stessa intensità
e gli stessi risultati. L’insegnamento
della Religione nel nostro Liceo
classico lo aiutava in quest’opera
tanto delicata quanto importante
e difficile.
Il secondo impegno della sua
vita sacerdotale fu la direzione
dell’Ufficio Catechistico diocesano,
anche questa prolungata per un
lungo tempo con la stessa incisività
e la stessa competenza. I tempi del
post-concilio erano tempi di lavoro
alacre in vista di un miglioramento
di una situazione che faceva vedere
chiaramente, e non da allora soltanto, i limiti e le manchevolezze
di un vecchio e superato sistema,
che almeno i più anziani ricordano. Il tema dell’evangelizzazione,
divenuto oggi fondamentale e determinante, faceva già sentire i suoi
richiami e le sue urgenze. Bisognava innovare e don Renato lo fece
con entusiasmo e passione, non
incontrando sempre la comprensione degli interessati. Chiamato a
collaborare con l’Ufficio nazionale,
egli cercò di portare nella nostra
diocesi metodi, concetti, itinerari,
a cui davano vita i nostri migliori
catecheti del momento. Un’opera
di grande spessore che almeno i
UN NUOVO LUTTO DIOCESANO
La morte di monsignor
Renato Gargini
volo del nostro, non sempre disinteressato e obiettivo. Grazie a Dio,
ci sarebbe da dire. È alle sue mani
che in questo momento affidiamo
il suo spirito. Il silenzio della morte
copre tutto e i pensieri si fanno più
veri e più solenni di sempre.
Per parte mia, nella ricongiunzione dell’eternità, esprimo la speranza di poter continuare ancora
quelle interminabili vasche percorse lungo la via provinciale del
nostro comune paese di origine,
fra la casa dei suoi genitori e quella
dei miei nonni, dove abitavo normalmente per l’assenza della mia
famiglia. Con la meraviglia attonita
della sua sorella, che attendeva inutilmente il fratello all’ora di pranzo
e, quando ci incontrava insieme, ci
rimproverava con dolcezza e malcelata soddisfazione. In paradiso ci
saranno certamente strade analoghe da percorrere in su e giù, quasi
all’infinito, per la comunione delle
idee e l’approfondimento sempre
possibile dell’amicizia e della fra-
ternità.
Alla fine di queste brevi e affrettare note, che non avrei mai
pensato di dover scrivere, mi piace
affermare che, nonostante tutto,
quello spirito dei tempi della nostra gioventù, non è venuto mai
meno. Credo, anzi sono sicuro, che
altrettanto si possa dire di don
Renato, come più volte lui stesso
mi ha confidato. L’addio si sostanzia di questa certezza e in questa
profonda comunione di spirito
trova il suo conforto e il suo sigillo
supremo. Sopra di noi, delle nostre
vicende, delle nostre piccole storie,
rimane sovrana e inalterata la certezza della speranza cristiana, capace di oltrepassare vittoriosa anche
le ombre e le oscurità della morte.
Di questa speranza, prima che maestri, noi siamo figli e testimoni. E’
l’ultimo insegnamento, l’ultima consegna, dell’amico che ci lascia solo
fisicamente.
Giordano Frosini
CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”
più sensibili ai segni dei tempi apprezzarono e cercarono di attuare
fedelmente. Don Renato, in tutta
la sua personalità, aveva il timbro
dell’innovatore e del riformatore.
Un vestito che gli si addiceva a
pennello. In tempi che richiedevano
cambiamenti urgenti e radicali, egli
si trovava così perfettamente a suo
agio. Un buon captatore dei segni
dei tempi, su cui si gettava come
d’istinto e con grande vigoria.
E finalmente, ancora per molto tempo, la missione svolta, con
la sagacia di sempre, nel campo
dell’assistenza agli handicappati. Anche qui un passaggio ben visibile e
consistente, che è riuscito a imporsi all’attenzione della città, la quale
necessitava di un’adeguata cultura
e sensibilità. Anche per merito suo,
oggi il problema è maggiormente
sentito e avvertito non solo nella
chiesa ma anche all’interno della
società civile. Un servizio che, anche per mezzo suo, il mondo cattolico ha prestato all’intera comunità.
Don Renato è morto quasi
per caso all’ospedale, ma da molto
tempo egli viveva all’interno della
casa famiglia da lui voluta ed edificata in una nuova costruzione
dell’associazione che aveva contribuito a formare. Lì è trascorsa
l’ultima stagione della sua vita, lì è
scritta sulla pietra l’ultima sua testimonianza di cristiano e di sacerdote. Ora saranno soprattutto i suoi
assistiti che lo accompagneranno
con la preghiera e la commozione
all’ultima sua dimora. I suoi tutori e
i suoi intercessori, secondo le stesse parole di Gesù, il quale chiedeva
ai suoi discepoli di farsi amici gli
amici di Dio, perché nell’ora della
fine potessero essere accolti “nelle
dimore eterne”. I malati, i poveri,
gli ultimi, sono i grandi amici di Dio.
Non c’è per questo da dubitare
che a don Renato siano ora aperte
le porte del paradiso, anche per
l’intercessione di questi numerosi e
riconoscenti amici. Insieme a loro,
lo consegnano ora nelle mani del
Padre tutti coloro che l’hanno conosciuto e hanno goduto della sua
presenza e della sua instancabile
azione sacerdotale.
Durante la sua vita, egli ha avuto anche momenti di contrasto e
di polemica per certe sue posizioni
non da tutti condivise e accettate.
Ma ora, nel momento supremo
della morte, tutte le nostre piccole
polemiche vengono meno e tutti i
limiti che, almeno in parte ognuno
di noi si porta per sempre con
sé, vengono cancellati dall’infinita
misericordia di Dio, il cui giudizio è
certamente più buono e più bene-
Un programma
sullo schema del
“Cortile dei gentili”
Il programma del prossimo
anno del Centro
Culturale “J. Maritain” sarà impostato secondo lo
spirito del “Cortile dei gentili”, cioè
con un confronto
a doppia voce su
temi di fondamentale importanza
nel tempo che
stiamo vivendo.
Le serate organizzate saranno quattro: la prima sul tema del vero fondatore
del cristianesimo (Cristo o la comunità cristiana?), la seconda sul Concilio
Vaticano II (sottoposto, come ben si sa, a diverse interpretazioni che hanno
riflessi pratici sulla vita della Chiesa); la terza sul tema dell’ateismo (tornato
oggi in auge da un punto di vista scientifico basato sulle teorie evoluzionistiche); l’ultima sul rapporto fra buddhismo e cristianesimo.
A trattare i temi saranno chiamati relatori di sicura competenza sia in un
senso che nell’altro. Mancando ancora la conferma di uno di essi, rimandiamo
al prossimo numero il programma completo e definitivo.
Alle quattro serate sarà premessa una lezione orientativa (che si terrà
giovedì 15 novembre alle ore 21 in seminario) affidata al professor Francesco Gaiffi, chiamato a trattare lo stesso tema nel corso di aggiornamento
dei teologi italiani.
8
comunità ecclesiale
È
inutile girarci intorno, la
crisi colpisce tutta l’Italia
e non ci sono più isole
felici. Anche a Pistoia o
forse particolarmente a Pistoia.
Una città abituata ad un proprio
benessere, dove in passato le
situazioni di disagio, sempre presenti, non erano evidenti a tutti i
cittadini.
In questi ultimi anni invece tutto avviene alla luce del sole. Con
un triste e quotidiano crescendo,
la crisi si ripercuote in tutti i settori economici e sociali della città.
Esercizi economici che chiudono
per non più riaprire, una continua
emorragia che colpisce i posti di
lavoro, i giovani che non trovano il
primo lavoro. Per i “più fortunati”
la cassa integrazione, per tanti il
sussidio di disoccupazione o peggio, il nulla. Trovare un lavoro è
CARITAS DIOCESANA
A proposito
delle nuove povertà
ovviamente ogni giorno più difficile.
Mentre i prezzi e i servizi aumentano, diventando sempre meno
abbordabili. Ovviamente ci sono
categorie che sono colpite più duramente, le donne, gli ultracinquantenni e i giovani. Per non parlare
degli emarginati, il cui numero è in
costante crescita. Le Associazioni di
volontariato sono ovviamente impegnate nel fornire ogni supporto,
economico e “umano” a chi, e sono
sempre di più, alla ricerca di un sostegno e un conforto.
Particolarmente impegnata la
Caritas diocesana di Pistoia, presente sul territorio con strutture
e volontari. Ad esempio il Centro
Mimmo, per la distribuzione di
abbigliamento e scarpe e la mensa
Don Siro Butelli. Entrambe le due
strutture devono far fronte alle
sempre maggiori richieste di aiuto.
Ad esempio alla mensa si superano
spesso i 60 pasti giornalieri. Ovviamente con la brutta stagione, l’inverno con il freddo e la pioggia, gli
interventi andranno ad aumentare.
Nei giorni scorsi i volontari e gli
ospiti della mensa sono stati invitati a cena dal ristorante pizzeria Il
Cavallino rosso da Fischio, a Valenzatico. Un’occasione apprezzata da
tutti, uno straordinario momento
ordinario, per molti, ma non per
tutti!
La Caritas diocesana di Pistoia
intende ringraziare coloro che
hanno permesso tutto ciò, in modo
particolare sente il dovere di sottolineare la gentilezza e la cura che
hanno caratterizzato la serata!
Concorso per gli alunni di Materne ed Elementari sull’accoglienza
A tavola con un posto in più
da aggiungere
Un’iniziativa del
Movimento per la
Vita pistoiese
S
i intitola “Aggiungi un posto
a tavola” con un chiaro riferimento alla necessità di
accogliere “gli altri” il concorso provinciale per alunni di scuola
materna ed elementare promosso
dal Movimento per la Vita di Pistoia
e dal collegato Centro di Aiuto alla
Vita con il patrocinio dell’Ufficio
scolastico provinciale.
Gli “altri” cui fa riferimento il
concorso sono i conoscenti e gli
stranieri, vicini e lontani, ma anche
il concepito.
L’iniziativa parte il primo no-
vembre e scade il 28 febbraio 2013.
Entro la data di scadenza gli alunni
delle scuole materne nonché delle
prime e seconde elementari, statali
e non, presenti sull’intero territorio
provinciale, potranno inviare disegni
di gruppo o individuali, mentre gli
alunni delle terze, quarte e quinte
elementari potranno partecipare
inviando elaborati scritti individuali.
I lavori, con l’indicazione dei nomi
degli alunni, dovranno avere il timbro
della scuola, essere controfirmati
dall’insegnante e pervenire all’indirizzo della sede del MPV: Vicolo de’
Pazzi 16 di Pistoia. Disegni ed elaborati non saranno restituiti perché
con essi verrà allestita una mostra nel
periodo della premiazione, che avverrà, a Pistoia, entro il 15 maggio 2013.
Nuovo cappellano
all’Ospedale
del Ceppo
Cristiani in Terrasanta:
quale futuro?
rimanere in quelle terre per testimoniare la loro fede e lottare per i
diritti civili. E’ stato però sottolineato che questo non potrà avvenire
senza l’aiuto degli stati democratici
occidentali che troppo spesso sono
mossi, nella loro azione, più che dalla difesa dei diritti civili, da esclusivi
interessi economici.
Il pomeriggio è stato dedicato
ad uno scambio di esperienze tra
le varie associazioni presenti ed alla
presentazione di alcuni progetti in
favore della Terra Santa. Sono stati
Agricoltura
biologica,
una
conferenza
L
a salvaguardia della
terra parte anche dalle
piccole cose.
In quest’ottica, il circolo
Acli di Montemagno organizza
per il 9 novembre alle 21 una serata nella quale l’agronoma Anna
Conace parlerà dell’agricoltura
biologica, a partire dall’orto di
casa.
I
Incontro a Roma delle Associazioni laicali
il medio oriente”.
Le rivolte arabe hanno cambiato equilibri, governi, stili di vita delle
popolazioni del medio oriente. La
minoranza cristiana sta facendo i
conti con un cambiamento carico
di incertezze e guarda il futuro con
trepidazione. Spera che si affermino
regimi più liberi e democratici, ma
teme anche l’arrivo di regimi islamici totalitari. Il messaggio portato da
Benedetto XVI ai cristiani di Terra
Santa durante la recente visita in Libano è stata di avere coraggio e di
Circolo ACLI
Montemagno
Incontro tra
Moica e
Misericordia
È
S
Per conoscere i servizi di Caritas diocesana Pistoia, diventare
volontario e per ogni altra informazione contattare l’Ufficio diocesano, via Puccini 36 – Pistoia, tel 0573
976133, fax 0573 28616, caritas@
diocesipistoia.it, siamo anche su
facebook!
Al momento è in corso la
raccolta di vestiario, in particolare
coperte e sacchi a pelo, da destinare al servizio che si occupa della
marginalità sociale. Con l’arrivo del
freddo c’è bisogno di una maggiore
disponibilità di coperte, piumoni
e sacchi a pelo da destinare alle
famigli e ai singoli che si trovano in
grave difficoltà. La raccolta viene
effettuata presso il Centro Mimmo,
via del Bottaccio 19, aperto dal lun
al ven dalle 9 alle 12. Grazie a tutti
coloro che contribuiranno!
Armando Alibrandi
PISTOIA
Padre Gianfranco Macconi il nuovo cappellano dell’Ospedale di Pistoia. Proviene dalla cappellania di Careggi, dove
ha trascorso undici anni e prima ancora era stato in Nigeria. Padre Gianfranco ha 66 anni ed è nato a Chiusi della
Verna. E’ già stato cappellano al Ceppo negli anni ’80 ed è
particolarmente contento di farvi ritorno perché è un ambiente che
conosce e che ha frequentato negli anni giovanili. Oggi, infatti, incontra molti professionisti che allora erano all’inizio della loro carriera e
con i quali ha mantenuto un buon rapporto.
Padre Gianfranco sostituisce padre Natale che ha avuto l’incarico di
vicario nella parrocchia di San Francesco a Montecatini dopo essere
stato cappellano del Ceppo per otto anni e negli ultimi due anni parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie.
abato 20 ottobre si è
svolto a Roma, presso
l’Auditorium Antonianum,
la quinta giornata per le
Associazioni di Terra Santa, con il
Custode di Terra Santa fra PierBattista Pizzaballa.
L’incontro annuale delle associazioni di volontariato che
sostengono progetti a favore della
Terra Santa ha visto la sala dell’Auditorium gremita di volontari (circa
120 ) appartenenti a più di 30 associazioni.
Il tema dell’incontro del mattino, “Primavera o inverno arabo?
Quale futuro per i cristiani di Terra
Santa”, è stato affrontato da Ignace
Youssif III Younan patriarca di Antiochia dei Siri e dalla giornalista
Manuela Borraccino autrice del libro “2011 l’anno che ha sconvolto
Vita
La
n. 39 4 novembre 2012
illustrati gli interventi di aiuto alla
popolazione siriana provata dalla
guerra civile, i restauri ai mosaici
della basilica dell’Agonia, le analisi
sugli ulivi secolari del Getsmani,
l’impegno a favore dei bambini
ammalati del Caritas Baby Hospital (unico ospedale pediatrico nei
territori palestinesi). La giornata è
terminata con l’Eucarestia celebrata
da padre Pizzaballa.
Franco Niccolai
presidente di “Insieme
per la Terrasanta onlus”
l 17 ottobre, nell’Aula Magna del Seminario Vescovile
di Pistoia, i numerosi iscritti
del Moica si sono incontrati
con la Misericordia di Pistoia,
rappresentata dal presidente Aligi
Bruni e dal segretario generale
Roberto Fratoni. L’iniziativa ha
avuto, oltre alla finalità di rafforzare la decennale reciproca amicizia, anche quella di rivedere, ampliare e migliorare la convenzione
già redatta nel 2003. “Quest’iniziativa - ha spiegato la presidente
Anna Maria Michelon Palchetti
- arriva in un momento particolare, nel quale regolamentare
tempi, accessi e costi di servizi
socio-sanitari è particolarmente
importante, stante la progressiva
diminuzione della capacità di dare
una risposta pubblica gratuita ai
tanti bisogni della popolazione,
soprattutto anziana.” Particolare
attenzione, infatti, è stata dedicata
alle prestazioni del Poliambulatorio, segnatamente con i nuovi
servizi diagnostici - l’ultima novità
di rilievo è la mammografia digitale - e ai servizi di assistenza
domiciliare, volti a garantire una
certa autonomia domestica alle
persone anziane. Un brindisi finale ha suggellato questa importante giornata, ricca di solidarietà.
I.G.
Vita
La
A
fine settembre è avvenuto, in seminario a Pistoia,
l’incontro con il professor Sergio Cicatelli che
illustrato il tema e risposto alle tante
domande di alcuni degli oltre150
insegnanti di religione provenienti
anche dalle diocesi vicine. Una platea attenta e interessata ha seguito
lo svolgersi dei lavori per la durata
di tre ore.
Cicatelli (partendo dalla prima
Intesa del 14 dicembre1985, recepita
con il DPR n. 751 del 16.12.1985,
riveduta poi il 13 giugno 1990 per
mettere a punto questioni di vario
genere che in prima attuazione
avevano suscitato qualche difficoltà
e il cui contenuto fu tradotto nel
DPR n. 202 del 23 giugno1990), ha
fatto comprendere che la nuova
intesa del 28 giugno scorso, oltre
ad aggiornamento tecnico e lessicale
per adeguare alle novità istituzionali
intervenute nel corso degli anni, è
intervenuta a compiere delle modifiche nella parte (la quarta) dedicata ai
profili di qualificazione professionale
degli Insegnanti di religione (IdR).
Una precisazione è stata doverosa:
ancora l’Intesa non è stata trasformata in DPR.
La relazione si è prima di tutto
soffermata sul perché della revisione. “Era evidente - ha sottolineato
Cicatelli - che i profili di qualificazione professionale previsti per gli
IdR nel 1985, cioè i titoli di studio
per accedere all’IRC, non erano
più adeguati alle novità intervenute
negli ordinamenti universitari e nelle
nuove regole di formazione iniziale
degli Insegnanti”.
La volontà di fondo, prima di
tutto, è stata quella di qualificare
sempre più gli insegnanti di religione
cattolica, per collocare l’IRC con
pienezza di diritti ‘nel quadro delle
finalità della scuola’, per cui si è reso
necessario individuare un repertorio di specifici titoli di studio, che
sono soggetti al variare delle regole
dell’intero sistema scolastico: dato
che oggi è richiesta una formazione
universitaria a tutti gli insegnanti di
ogni ordine e grado di scuola, lo stesso livello di formazione deve essere
posseduto da tutti gli IdR.
Una seconda motivazione per
la revisione dell’Intesa è stata la
modifica degli ordinamenti universitari, che hanno visto scomparire
le lauree quadriennali a ciclo unico,
sostituite dalle lauree di primo
livello (triennale) e di secondo livello (laurea magistrale: 3+2. Il tutto
provocato dal cosiddetto Processo
di Bologna avviato nel 1999 della
Conferenza dei ministri dell’università per costruire uno spazio
europeo all’istruzione superiore che
consentisse la comparabilità dei titoli
e dunque la più facile circolazione di
diplomati e laureati tra i Paesi aderenti all’accordo (tra questi anche
l’Italia e la Santa Sede). In relazione
all’IRC, perciò, l’aggiornamento si
rendeva necessario, perché proprio
il titolo più diffuso tra gli IdR, cioè il
Magistero in SR, veniva sostituito dai
titoli rilasciati dal nuovi ISSR.
Passando ai criteri che hanno
guidato la revisione, Cicatelli ne ha
elencati quattro: elevamento, unitarietà, specificità della formazione,
gradualità del processo.
Elevamento
La richiesta di conseguire titoli di
livello superiore a quelli individuati
4 novembre 2012
comunità ecclesiale
n. 39
9
UFFICIO SCUOLA
Insegnamento della religione:
cosa cambia?
Oltre 150 insegnanti diocesani e non,
ad ascoltare Sergio Cicatelli
di Armando Bartolini
in precedenza è dovuta alla pari richiesta per tutti gli altri insegnanti;
per questo, si è preso semplicemente
preso atto delle trasformazioni del
sistema e ci si è adeguati, perché
l’IRC continui ad essere la disciplina
che il nuovo Concordato ha chiesto
di essere.
Unitarietà
I percorsi di studio sono identici per gli IdR di qualsiasi ordine
e grado di scuola, come accade
per gli altri docenti. La tipologia di
accesso è stata ridotta a tre livelli
(titolo teologico, studi in seminario,
laurea magistrale in SR), applicabili
indifferentemente agli IdR di scuola
primaria e secondaria.
Specificità
C’è stato l’impegno a cercare
di migliorare la preparazione degli
IdR con titoli mirati soprattutto alle
competenze disciplinari specifiche.
Scompaiono i percorsi formativi piuttosto deboli, quali potevano essere il
diploma triennale di SR unito ad una
generica laurea civile o a un diploma
secondario, oppure la semplice frequenza delle lezioni di Religione nel
corso dell’Istituto magistrale per gli
insegnanti della scuola dell’infanzia
e primaria.
Gradualità
Qualunque cambiamento normativo deve prevedere un periodo di
transizione che lasci a tutti di mettersi in regola, completare nei tempi
regolari i percorsi di studio, affinché
nessuno si trovi fuori del sistema da
un giorno all’altro. Così sono lasciati
cinque anni (2012-2017) per poter
acquisire i nuovi titoli.
La relazione di Cicatelli è entrata
poi nel cuore della nuova Intesa,
affrontando il tema della nuova tipologia dei titoli espressa nel punto
4.2.1 preceduto una precisazione doverosa: chi si trova ad insegnare non
viene coinvolto nelle nuove regole di
formazione e qualificazione. La nuova
Intesa interessa coloro che devono
ancora entrare nel mondo dell’IRC o
perché stanno ancora conseguendo
i loro titoli di studio o perché hanno
finora svolto solo qualche supplenza
occasionale.
La principale novità – ha tenuto a
precisare – è la sparizione dell’abbinamento tra un diploma triennale di
SR conseguito in un ISR riconosciuto
dalla CEI e una laurea triennale (per
le scuole secondarie) o un diploma
secondario (per le scuole primarie).
Esaurita la fase iniziale, in cui si è
provveduto alla qualificazione di migliaia di IdR, gli ISR riconosciuti dalla
CEI hanno lasciato spazio ai nuovi
ISSR, che presentano un curricolo di
studi molto più solido e comparabile
a tutti gli effetti, in virtù del meccanismo dei crediti universitari (ECTS),
con qualsiasi altro ciclo di laurea
magistrale civile (anche se, almeno
per ora, un formale riconoscimento
del titolo non c’è).
Oggi, nel nuovo testo dell’Intesa,
la laurea magistrale in SR diventa
titolo specifico per i futuri IdR e va
di fatto a sostituire il precedente
Magistero in SR. Rimangono confermati i percorsi di studi teologici già
previsti dalla prima Intesa, relativi ai
titoli accademici di baccalaureato,
licenza e dottorato in teologia o
nelle altre discipline teologiche, come
pure rimane confermato come titolo
valido il compimento degli studi in un
seminario maggiore.
Un caso a parte rimane quello
dell’IRC affidato agli insegnanti di
posto comune che siano disponibili
a impartirlo e riconosciuti idonei
dall’Ordinario diocesano. La novità
per gli insegnanti di posto comune
è quella di richiedere un master
di secondo livello specificamente
approvato dalla CEI per l’IRC. Si
tratterà di un percorso biennale di
studi che dovrebbe avere sia la qualità
accademica del titolo, sia i contenuti
teologici.
Perché questo? Perché all’interno
di una laurea per gli insegnanti della
classe o sezione non esiste alcun
contenuto di carattere religioso,
mentre agli IdR è richiesta una laurea
quinquennale a contenuto esclusivamente religioso. Chiedere ai primi
una seconda laurea quinquennale
è sembrato eccessivo, ma non accontentarsi neppure di un generico
corso a carattere teologico! Ecco
allora il master di secondo livello.
Importante le sottolineature
dell’Intesa per questa categoria di insegnanti. La prima: è stata precisata la
loro natura di insegnanti “della sezione o della classe” e non genericamente “di classe”. Dovrebbero cessare
alcuni abusi che si sono verificati in
questi anni. La seconda annotazione:
la qualificazione è riconosciuta agli insegnanti della classe o sezione solo a
condizione che abbiano curato l’IRC
per almeno un anno nel quinquennio
appena trascorso (2007-2012).
Per quanto riguarda i tempi di
attuazione e condizioni di validità, il
punto di svolta è fissato al 1 settembre 2017. Fino a quella data saranno
sostanzialmente accolti ancora nuovi
IdR sulla base delle vecchie regole.
La tempistica è scandita in tre fasi:
fino all’entrata in vigore della nuova
Intesa valgono i titoli previsti dalla
precedente Intesa e chi è in servizio
può sentirsi a posto; fino al 31 agosto
2017, saranno considerati qualificati
tutti coloro che hanno conseguito
i nuovi titoli e quelli richiesti dalla
precedente Intesa, con le condizioni
che il punto 4.3.1 della nuova Intesa
prevede nella fase transitoria; dal 1
settembre 2017, tutti i nuovi IdR dovranno aver conseguito i nuovi titoli
e gli Ordinari diocesani potranno
riconoscere idonei solo i docenti in
possesso di quei titoli.
Chiedendo se tutto è risolto con
questa intesa, il prof. Cicatelli ha accennato soltanto ad alcuni punti che
devono essere chiariti: l’introduzione
dell’IRC nel sistema dell’istruzione
e formazione professionale; rimane
aperto il problema della valutazione
dell’IRC e la necessità di un chiarimento.
Dopo tutta questa serie di problematiche, c’è solo da immaginare
la voglia di chiedere chiarimenti. Ed
è quello che è successo.Anche dopo
tre ore di fuoco di fila, qualcuno si
è soffermato con l’esperto accompagnandolo verso l’uscita dalla sala.
I commenti a caldo sono stati
entusiasti, poiché tutti sottolineavano opportunità e la tempestività
dell’iniziativa. Certo l’urgenza delle
problematiche relative ai titoli ha
fatto passare sotto silenzio l’altro
aspetto dell’Intesa che riguardava
i nuovi criteri di programmazione
per le scuole secondarie superiori.
Ma questo sarà oggetto per ulteriori
approfondimenti.
Apostolato della Preghiera
Incontro regionale
Giovedì 18 ittobre 2012 presso la Chiesa del Sacro Cuore a Livorno, si è
tenuto l’Incontro regionale dell’Apostolato della Preghiera.
Ci portiamo ancora dentro, la bellezza di questa Chiesa che ancora una
volta ci ha visto riuniti come una grande famiglia fra le braccia del Sacro
Cuore.
Preziosa la presenza di Padre Tommaso Guadagno, direttore nazionale
A.d.P.
La sua relazione è stata su “La porta della Fede”, secondo proprio il desiderio del Papa che ha indetto questo anno come “Anno delle Fede”.
Qualche spunto da questa relazione:
- la porta della Chiesa, rendendoci popolo di Dio, ci invita a vivere la
dimensione interiore profonda del nostro cuore che si apre alla fede e
agli altri, con gesti concreti di amore e carità. Sentiamoci tutti inviati in
missione con le nostre preghiere e le nostre opere.
- Attraverso il Sacramento del battesimo inizia la fede, questo cammino
di conversione che durerà tutta la vita.
- Oggi più che mai, bisogna prendere atto che questa nostra fede sta
attraversando una profonda crisi, la stessa che colpisce anche la Chiesa.
Ecco perché ci sono tante persone assetate di spiritualità.
- La Parola di Dio può trasformare in un “giardino” la nostra società secolarizzata che sembra un deserto.
- La Chiesa oggi si fa profeta nel denunciare in questo mondo la mancanza di Dio e contemporaneamente ci ricorda che Dio esiste, che occorre
cercarlo perche senza di Lui il nostro futuro sarà in balia degli interessi
dei più forti, i più potenti. C’è bisogno di testimoni credibili e non necessariamente Santi.
Padre Tommaso, inoltre, ci ha invitati a includere nelle nostre preghiere
quotidiane, il Credo, e ad incarnarlo nella nostra vita, tenerlo come ancora di salvezza.
Belle anche le parole del vescovo Simone Giusti, che ci esorta nelle nostra missione di cristiani: “Seguire il Signore lasciandoci guidare dal vortice d’amore che nasce dal Padre, sospinti dal vento dello Spirito Santo”.
Una giornata intensa, nella preghiera, nell’ascolto, nel sentirsi messi in discussione, nel fare nuovi propositi, tutto con la grande gioia di ritrovarci,
essere insieme e poi ripartire con fiducia, con propositi di essere portatori veri di fede e di speranza verso i fratelli.
Annamaria Innocenti
10 comunità e territorio
MOBILITA’
Al via i primi provvedimenti contenuti
nel Piano operativo
di dettaglio approvato dalla giunta
comunale di Pistoia
Estensione della Ztl
e riqualificazione
del centro storico
di Patrizio Ceccarelli
A
l via dalla prossima settimana la riqualificazione
delle piazze San Bartolomeo e delle Scuole
Normali, che sarà accompagnata
dall’estensione dell’orario dell’attuale zona a traffico limitato sulle
24 ore giornaliere. È la prima tappa
di una vera e propria rivoluzione
che riguarda la mobilità cittadina e
che incontra per adesso molti dubbi da parte dei negozianti, anche se
sostanzialmente piace ai residenti.
Entro dicembre poi è prevista la
pedonalizzazione delle piazze, compresa piazzetta della Sapienza, mentre a settembre 2013 sarà estesa la
Ztl ad altre aree del centro. Si tratta dei provvedimenti contenuti nel
“Piano operativo di dettaglio”, approvato dalla giunta comunale per
la valorizzazione e riqualificazione
del centro storico, con l’obiettivo
di allineare Pistoia agli standard urbanistici delle città toscane di pregio. Le novità sono state illustrate
dal sindaco, Samuele Bertinelli, nel
corso di una conferenza stampa. Il
programma di lavoro prevede una
fitta serie di azioni, che interesseranno la mobilità, la segnaletica, i
lavori pubblici, la Polizia Municipale
L
a giunta comunale di Pistoia ha elaborato il provvedimento definitivo di
rimodulazione delle tariffe
scolastiche: tariffa a 6,10
euro oltre i 40mila euro di Isee,
agevolazioni per i genitori separati e
per chi ha perso il lavoro, sgravi per
i secondi figli. Sotto i 18mila euro
di Isee si paga uguale o meno dello
scorso anno.
In particolare, per i casi in cui
due o più figli della stessa famiglia
si trovino ad usufruire del servizio
mensa, è previsto un abbattimento di
un terzo sulla tariffa per il più piccolo
dei fratelli, come già previsto negli
altri servizi educativi comunali come
scuolabus e asili nido.
In caso di perdita e non riacquisto del lavoro dipendente a causa di
licenziamento, chiusura dell’attività
o motivi analoghi, l’Isee sarà ridotto
del 60%, se il lavoro perduto era
l’unica fonte di reddito del nucleo
familiare, e del 30% nel caso in cui
nella famiglia sia presente un altro
reddito.
Nel caso delle coppie separate,
si considererà solamente l’Isee del
genitore affidatario in presenza di
un provvedimento di allontanamento
del minore da uno dei due genitori
o nel caso in cui l’altro genitore sia
irreperibile o non contribuisca per
almeno il 50% del dovuto al suo
mantenimento.
Nonostante ciò la protesta dei
genitori, che hanno dato vita al «Comitato scelta mensa» contro il carotatiffe, non si ferma. Al momento in
cui scriviamo sono già 185 le famiglie
che hanno sottoscritto il ricorso da
presentare al Tar per contestare la
delibera di giunta dello scorso 10
luglio, che ha modificato le tariffe
Vita
La
n. 39 4 novembre 2012
so la stazione ferroviaria. Nei primi
giorni del mese di gennaio 2013
saranno significativamente ridotti i
permessi numero 8 (quelli destinati alle autorità) validi per l’ingresso
nella Ztl. Nel mese di aprile si
dovranno completare i lavori alla
pista ciclabile e si dovrà ottenere
un ulteriore miglioramento del
servizio di trasporto pubblico a
servizio del centro storico. Infine
per il mese di settembre si prevede l’estensione della Ztl.
Provincia
Due milioni
e mezzo di
euro per la
formazione
ed il trasporto pubblico locale, articolate in oltre 10 mesi di attività, a
partire da adesso fino al prossimo
autunno. L’ultima tappa del programma sarà l’estensione della Ztl,
a settembre 2013, contestualmente
al trasferimento dell’ospedale al
Campo di volo e alla conseguente
riconsiderazione dell’utilizzo del
parcheggio in viale Matteotti. Entro
questi primi giorni di novembre
sarà estesa la validità della zona a
traffico limitato esistente con orario 0-24; sarà istituto un divieto di
sosta permanente in piazza XXVII
Aprile, ripa del Sale e ripa della Comunità. Sarà inoltre messa a punto
ogni soluzione idonea ad impedire
alle auto di parcheggiare davanti a
piazza Giovanni XXIII; saranno realizzati appositi stalli di sosta per veicoli in servizio di Polizia giudiziaria
in vicolo San Matteo, verrà istituito
il senso unico di marcia in via degli
Armeni, così da sfruttare una parte
della carreggiata per ricavarvi diversi posti auto che verranno destinati
alla sosta a pagamento, anche per
i residenti. Entro i primi giorni di
novembre sarà inoltre modificata
la linea 1 del trasporto pubblico, in
modo da garantire il miglioramento
del servizio dal parcheggio scambiatore di piazza Oplà verso il centro
e la via dei Cimiteri. Entro i primi
giorni di dicembre dovranno terminare i lavori di riqualificazione urbana delle piazze e dovrà iniziare la
progettazione per una nuova pista
ciclabile dal parcheggio scambiatore
di piazza Oplà fino all’imbocco di
via delle Pappe e da corso Fedi ver-
SCUOLE
Nuove tariffe per la mensa
ma la protesta continua
Pronto il ricorso al Tar: il Comune avrebbe travalicato la legge
del servizio di refezione delle scuole
pistoiesi, scatenando la protesta di
centinaia genitori.
Secondo la tesi cardine su cui
è stato costruito uno dei ricorsi
«Lo strumento dell’indicatore della
situazione economica (Isee) è stato
utilizzato dal Comune di Pistoia oltre
i limiti consentiti dalla legge».
SALUTE
Attenzione agli anziani
e bambini
I
Con l’arrivo del freddo non serve coprirsi troppo
e per non ammalarsi è meglio evitare i luoghi affollati.
Lo dicono i geriatri e i pediatri
n attesa che sia fatta chiarezza
sulle vaccinazioni antinfluenzali, dopo il ritiro in via precauzionale da parte del Ministero
della salute di svariati quantitativi
di vaccini, i sanitari pistoiesi danno
qualche consiglio su come difendersi
dalle malattie da raffreddamento,
specialmente dopo il brusco calo
delle temperature di questi giorni.
I consigli riguardano soprattutto i
bambini e gli anziani.
“La salute inizia da un adeguato
abbigliamento - spiega l dottor Rino
Agostiniani, direttore del dipartimento materno infantile dell’Asl3 - ed è
un errore pensare che vestendo i
bambini troppo si evitino le infezioni
virali. Semmai i bambini d’inverno si
ammalano di più perché trascorrono
molto tempo in ambienti chiusi, a
contatto con altri bambini e di conseguenza sono più esposti alle infezioni
e ai virus e allora nel tempo libero
è molto meglio portarli a fare delle
passeggiato all’aperto, anche se è
molto freddo, piuttosto che nei centri
commerciali”. Un’altra raccomandazione riguarda le temperature domestiche. “In casa se sono superiori a
diciotto, venti gradi diventano molto
dannose per la salute dei nostri figli
e la nostra”.
Altri consigli sono dispensati per
gli anziani. La dottoressa Elisabetta
Tonon, della unità operativa di geriatria, raccomanda anche per gli anziani
di evitare luoghi affollati ed il contatto
con altri familiari (inclusi i bambini)
che hanno già contratto un’infezione.
Da mantenere, invece, l’abitudine ad
uscire di casa per una passeggiata
(anche breve), magari scegliendo le
ore centrali della giornata, quando
le temperature sono meno rigide e
migliore è l’illuminazione naturale.
Infine la geriatra suggerisce di evitare assolutamente di trascorrere
molte ore del giorno in ambienti
poco illuminati e con pochi stimoli in
quanto questo favorisce lo sviluppo
di alterazioni del ritmo sonno-veglia
e può peggiorare il tono dell’umore.
E’ consigliabile, inoltre, mantenere
un’alimentazione sana, ricca cioè di
frutta e verdura, magari approfittando della disponibilità di agrumi,
ricchi di acqua e vitamine ad azione
antiossidante e favorente le difese
immunitarie.
In primo piano il
sostegno all’innovazione,
l’internazionalizzazione,
l’aggregazione fra
imprese, il miglioramento dei servizi e la semplificazione amministrativa
N
uovi progetti di formazione professionale, di
durata triennale, rivolti
a imprenditori, personale delle imprese e
disoccupati, finanziati dalla Provincia di Pistoia, per un totale di
oltre 2,5 milioni di euro. Si tratta
degli «Obiettivi strategici per la
competitività», illustrati in Provincia dagli assessori Roberto Fabio
Cappellini e Paolo Magnanensi
ai soggetti attuatori delle azioni
formative: Servindustria, Cipa-At,
Ascom Servizi, Sophia, Cesat, Cescot, Ti Forma.
Gli obiettivi riguardano il sostegno all’innovazione, l’internazionalizzazione, l’aggregazione fra
imprese, il miglioramento dei
servizi, la semplificazione amministrativa.
«Le attività formative rivolte alle
persone disoccupate – spiega
l’assessore provinciale alle politiche del lavoro, Roberto Fabio
Cappellini - sono state individuate
tenendo conto dei fabbisogni
aziendali, ed anche se ad oggi
non è possibile determinare con
certezza quale sarà la ricaduta
occupazionale che questa formazione potrà avere sul territorio,
l’impegno è stato quello di muoversi verso una scelta formativa
quanto più possibile attinente alle
necessità aziendali rilevate».
«Rispetto all’esperienza dei progetti integrati di comparto – aggiunge l’assessore alla formazione
professionale e allo sviluppo
economico, Paolo Magnanensi -,
questi progetti aggiungono un’ulteriore portata innovativa nella
modalità di affrontare, da un lato,
la crescita del capitale umano nelle imprese e, dall’altro, nell’orientare la formazione per i soggetti
in cerca di lavoro verso le effettive competenze richieste dalle
imprese stesse. In particolare la
novità sta nell’applicare un meccanismo di definizione continua
dei contenuti formativi sulla base
di un’analisi dei fabbisogni costante, per rispondere in tempo reale
alle esigenze delle imprese».
Vita
La
4 novembre 2012
comunità e territorio
n. 39
BCC VIGNOLE E MONTAGNA PISTOIESE
Etica
e
finanza
Rimettere al centro l’uomo per una nuova economia
di Silvia Mauro
E
tica e finanza: un binomio
non solo possibile, ma soprattutto necessario; un
imperativo categorico da
cui non è più possibile prescindere, se
vogliamo che questo grave momento
di crisi possa dirsi definitivamente
superato. “Il nostro sistema di valori
ha subito una grave perdita di senso e
di significato: questa è soprattutto una
crisi di civiltà, una crisi antropologica,
che tocca ogni singola espressione della
nostra vita, a partire dalle relazioni che
ci legano agli altri ed al Creato”, così
è intervenuto Monsignor Mansueto
Bianchi nell’ambito del convegno organizzato, martedì 23 ottobre, dalla
Banca di Credito Cooperativo di Vignole
e della Montagna Pistoiese nella Sala
Maggiore del Comune di Pistoia.
Un tema di grande attualità, che
tocca ormai drammaticamente anche
il territorio pistoiese e le sue molte piccole e medie - espressioni produttive,
quello dibattuto in Palazzo comunale
e moderato dalla responsabile de La
Nazione di Pistoia, Cristina Privitera.
“Se manca il rispetto dei valori
umani e della legalità, se mancano le responsabilità reciproche, l’economia non
può svolgere il proprio ruolo: è questa la
sfida che siamo chiamati a raccogliere
se vogliamo uscire rafforzati dalla cri-
si” - ha spiegato il presidente della Bcc
di Vignole e della Montagna Pistoiese
Giancarlo Gori, nell’intervento di apertura della tavola rotonda - “Le banche
di credito cooperativo come la nostra
operano proprio con queste finalità: il
nostro scopo è supportare l’economia
locale per aumentare il benessere del
territorio. Mettere in pratica i valori della
solidarietà e del mutualismo, dare valore
alla persona, coltivare le relazioni con i
soci ed i clienti, significa essenzialmente
sostenere la comunità. E non solo da
un punto di vista economico, ma anche
sociale e culturale”.
Quali dunque le possibili soluzioni
ad una crisi che da finanziaria si è
ormai fatta produttiva, intaccando il
tessuto economico reale e dando vita
a nuove sacche di povertà? Rifondare
i valori etici e morali e dare vita ad
iniziative di solidarietà sociale, così
come sostenere una finanza locale,
come quella delle Bcc, che si rivolga
direttamente al territorio ed alle sue
reali necessità, devono essere i primi
passi da compiere per superare questo
difficile momento - hanno sostenuto il
prefetto Mauro Lubatti ed il vicesindaco
di Pistoia Daniela Belliti, in apertura di
dibattito.
Il recupero delle regole - che ridi-
“LA BOTTEGA DELLE MASCHERE” AD AGLIANA
È
Oltre il sipario
scattata la nuova rassegna
“Oltre il Sipario”, organizzata dall’associazione La
Bottega delle Maschere al
teatro Moderno di Agliana. Dopo
il successo di “Sorelle di Sangue”,
tratto dalla commedia di Emanuele
Vacchetto, con la regia di Paolo
Spannocchi, messo in scena dalla
compagnia Salto nel buio, sabato
17 novembre, la compagnia per
L’Acquisto Dell’Ottone di Prato,
presenterà “Racconto da una Casa
del Popolo”, testo e regia di Viviano
Vannucci. Sabato 15 dicembre, la
compagnia pistoiese “Zona Teatro
Libero” presenterà “Quel solito
sabato di Francesca Angeli”, regia di
Dora Donarelli. La seconda parte
del programma avrà inizio a febbraio
2013 per proseguire con altri eventi
che verranno comunicati successivamente, un progetto in evoluzione
che riserverà anche altre sorprese.
Oltre il Sipario non è una novità ma
un appuntamento, ormai consolidato,
per incontrarsi in teatro.“Ogni volta
–riferisce Maura Salvi de La Bottega
delle Maschere– con uno spirito
nuovo, con il solito entusiasmo e
con le solite esitazioni ma fiduciosi
che molti entreranno in questo luogo poiché è parte integrante della
nostra cittadina. Un luogo che offre
momenti di incontro fra individui che
hanno voglia di approfondire, riflettere, divertirsi e rinnovarsi, insomma
un’opportunità di dialogo anche sulle
tematiche che ci riguardano da vicino
per far circolare il pensiero e vedere
le cose anche da una prospettiva
diversa dalla nostra abituale”.
“Venire al Moderno –prosegue
– può essere una opportunità per
rimettersi in discussione, non come
pubblico passivo ma come individui
che intendono unirsi per attuare un
“tentativo” di alleviare in parte le nostre ansie quotidiane. Invitiamo tutti a
seguire gli eventi del teatro aglianese
poiché si crede nell’importanza del
teatro e si sostiene chi si impegna per
tenere in vita i teatri. Senza qualcuno
disposto a rischiare non ci saranno
più per le compagnie le opportunità
per proporre gli spettacoli prodotti”.
La Bottega delle Maschere da
sempre si impegna a favorire il turnover delle compagnie, attraverso
il teatro si interessa alle tematiche
sociali e del territorio, andando “oltre il sipario” scendendo tra la gente,
ascoltando.
“Niente di nuovo? Sicuramente
un’occasione da non perdere –conclude Maura Salvi– un grazie a chi
ci segue, al Comune di Agliana da
sempre riconoscente sul valore
della nostra attività, all’associazione
il Moderno che offre ad Agliana un
input creativo molto stimolante che
ci auguriamo possa essere percepito
da molti di noi, giovani e non solo.Vi
aspettiamo al Moderno”.
Marco Benesperi
mensioni un’economia ormai artificiosa
(la cosiddetta finanza creativa) e consenta di ridare il giusto sostegno alle
imprese ed al tessuto produttivo locale
- è l’elemento imprescindibile cui si sono
richiamati anche gli interventi di Sergio
Gatti, direttore generale di Federcasse,
e Giampiero Nigro, professore di Storia
economica dell’Università degli Studi di
Firenze. “E’ necessaria una maggiore
attenzione alle piccole banche che, pur
nella difficoltà del momento, hanno
continuato a generare ricchezza, preferendo il sacrificio dei propri bilanci a
quello delle famiglie e dei loro risparmi;
banche che non sono state causa della
situazione attuale e che invece vengono
penalizzate da una regolamentazione
poco lucida e neutrale”, ha ulteriormente precisato il direttore generale di
Federcasse.
Ma la speranza in ultimo c’è e
risiede proprio nel concetto di etica:
“La ricchezza somma per ogni sistema
economico è la vita umana, la persona
e la sua dignità sono i beni più preziosi” - ha spiegato Monsignor Mansueto
Bianchi - “L’Enciclica di Papa Benedetto
XVI, Caritas in veritate, ci consegna i
punti cardinali cui fare riferimento: il
concetto di dono e di gratuità, quello di
beni comuni, il diritto al lavoro ed al suo
mantenimento, i principi di sussidiarietà
e di reciprocità. Sono questi i valori che
devono farci da guida per dare vita ad
un nuovo concetto di economia: un’economia che, pur senza rinunciare al
profitto, non sia priva di un’anima e che
sia amica della persona e dei popoli”.
Addio al recupero
di San Lorenzo
Saltata l’operazione di project financing
di Leonardo Soldati
N
essun operatore privato si accollerà le operazioni di recupero dell’ex convento di San Lorenzo.
Dopo un’operazione durata cinque anni nei preparativi, già la
Giunta Berti del Comune di Pistoia aveva dichiarato definitivamente chiuso il project financing da 11 milioni di euro promosso nel
febbraio 2003. Si era sperato di poter riportare alla luce del sole i circa
diecimila metri quadrati del grande complesso architettonico risalente
al XIII secolo, contenente al di là del suo imponente portone un ex
convento, di proprietà comunale, ed una chiesa di proprietà del Demanio, ornato dal più importante ciclo di affreschi trecenteschi presente
a Pistoia. Alla gara per il project financing, ideata nel 2006 e lanciata nel
2007, che in cambio del recupero e dell’apertura al pubblico dava la possibilità di realizzare negozi, alloggi ed un grande parcheggio interrato, due
cordate di imprese si erano presentate: una fiorentina, composta da Cpf
Costruzioni, Baldini Costruzioni e Cosimo Pancani spa, ed una pistoiese
costituita da Cooper Casa e Cmsa di Montecatini Terme.
Nell’aprile 2008, però, la Sovrintendenza respinse le loro proposte, in
quanto ritenute troppo invasive delle opere storico-artistiche presenti
nel complesso. Negli ultimi anni Palazzo di Giano aveva tentato di promuovere una mediazione, ma senza un esito positivo. Da qui la decisione
del Comune di Pistoia di chiudere il project. Successivamente la Giunta
Berti aveva dovuto deliberare d’urgenza un intervento da circa 100 mila
euro di importo per salvaguardare il piccolo oratorio di Sant’Ansano,
parte del complesso di San Lorenzo, da possibili crolli ed infiltrazioni. La
speranza è che adesso il giovane sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli,
abbia una brillante idea per restituire alla città questo prestigioso complesso monumentale situato a due passi dal cuore del Centro storico.
BANCA DI PISTOIA
Nasce
«Carta Beep»
Il caffè e il giornale adesso si pagano
con la carta di credito
S
i chiama “CartaBcc beep” l’ultima frontiera delle carte di credito,
lo strumento che rivoluzionerà il nostro sistema di pagamento.
Il prodotto permette pagamenti di importi fino a 25 euro senza
alcuna firma né utilizzo del Pin grazie alla tecnologia contactless,
detta anche “a sfioramento”: la transazione avviene tramite il semplice avvicinamento della carta a un terminale Pos di ultima generazione. Per importi
superiori a 25 euro, invece,“CartaBcc beep” può essere utilizzata come una
normale carta di credito. L’innovativo strumento di pagamento, ampiamente
testato nel mondo del credito cooperativo (sono oltre 5.000 le carte già
in commercio), viene adottato dalla Banca di Pistoia come primo esempio
in Toscana, a conferma di quanto l’istituto di largo Treviso continui a essere
sensibile e particolarmente attento a qualsiasi innovazione tecnologica.
Da evidenziare, infine, come la rete di accettazione di “CartaBcc beep” stia
allargando sempre più le proprie maglie, tanto da coinvolgere colossi del
mercato quali McDonald’s, Eni e Vodafone.
P.C.
11
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
Riflessioni
del presidente
Anteas di Pistoia,
Orazio Tognozzi
C
Vita
La
n. 39 4 novembre 2012
ome sono divenuto volontario. Immediatamente dopo una malattia
che mi ha tenuto per
tre anni lontano da tutto, ho dovuto assistere mia moglie Cristina
nell’affrontare un analogo percorso.
Durante questo lungo periodo di
sofferenza e di paura, siamo stati
curati in modo umano e competente, e rincuorati dalla presenza
e dall’aiuto di tanti volontari. Riprendendo contatto con la Cisl di
Pistoia, ho incontrato il gruppo di
donne combattive dell’ANTEAS.
Esse si ritrovano periodicamente
per festeggiare ricorrenze individuali, sociali e religiose, operano
come aiuto nello spaccio della
solidarietà e nello screening mammario, gestiscono un segretariato
sociale attraverso del quale aiutano
i cittadini ad ottenere l’effettivo
riconoscimento dei propri diritti,
animano i centri di ascolto del
comune di Pistoia in cooperazione
con le altre associazioni di volontariato. Ho cominciato a collaborare
con loro e successivamente sono
stato eletto presidente, impegno
che ho accettato dopo aver conosciuto quasi con meraviglia che
ogni azione, ogni iniziativa di questa
associazione, erano basati sulla
condivisione e sulla gratuità. Riflettendo su questa scoperta, è affiorato nella mia mente il pensiero che
l’applicazione di questi due principi
ANTEAS PISTOIA
Volontariato
come e perché
sia oggi un fatto rivoluzionario.
La condivisione, è un atteggiamento umano e cristiano fondato
sul principio secondo il quale prima di dare qualcosa a qualcuno,
è necessario farsi suo prossimo.
La gratuità, è l’elemento distintivo
dell’agire volontario. L’assenza di
guadagno economico e la rinuncia a qualsiasi vantaggio diretto
e indiretto, sono gli atteggiamenti
per mezzo dei quali il volontariato
diviene testimonianza credibile di
libertà da ogni forma di potere, e
contemporaneamente azione di
contrasto nei confronti del modello
di società nel quale viviamo, centrato sull’ “avere” e sul consumismo,
all’interno del quale si privilegiano
l’individualismo e l’utilitarismo economico.
Inoltre, dalla pratica della condivisione e della gratuità, i volontari
traggono motivi di arricchimento
sia sul piano interiore sia su quello
delle abilità relazionali. Per operare
in modo efficace, è infatti necessaria la condivisione anche a livello
di progetto. Solo insieme e uniti,
ci si può specchiare negli altri, e
imparare ad accettare ed essere
accettati. Un gruppo unito dallo
scopo comune di crescere aiutando
il prossimo, rappresenta un contenitore dove i talenti, le qualità e
le esperienze di ciascuno, possono
fondersi e diventare alimento per
l’evoluzione di tutti. In tal modo il
volontariato, oltre che fattore di
aiuto e di sostegno, diviene una
scuola di motivazione alla vita.
Perché volontari
Nella società italiana di oggi,
si stanno sfilacciando i legami fra
individuo e collettività, fra stato e
cittadino. Un fenomeno che appare
irreversibile, e rischia di sfociare in
una conflittualità sociale ed economica devastante. Nei confronti
di questo pericolo, il governo non
dispone dei poteri e degli strumenti
necessari, i partiti, distratti e distanti nei confronti dei disagi e delle
sofferenze delle persone, litigano
su tutto continuando a disputarsi
prebende e potere, non toccano i
privilegi, non contrastano la corruzione. Nemmeno il parlamento e
le istituzioni di garanzia, riescono
a contrastare la crisi in modo efficace. Questi organi fondamentali
dello stato, sono bloccati dalla
mancanza di progettualità, e vacillano sotto l’attacco dei sabotaggi
interni e delle pressioni esterne. Il
cittadino che osservi questo stato
di cose, pensa che non vi sia la
possibilità di arrestare il declino e
teme l’esplosione di fiammate mediatiche e di piazza, le quali aumentino il disordine e rendano ancora
più ingestibile la crisi.
Se il volontariato non potrà
illuminare da solo la notte politica
e istituzionale che stiamo attra-
versando, può rappresentare una
luce che indichi la via per uscirne.
Attraverso la presenza capillare sia
nel territorio sia dentro la società, e all’ancoraggio ai valori della
gratuità e della condivisione, esso
propone un modo di operare che
è l’antidoto dei mali che hanno
provocato la crisi, e può divenire
un attore della rivoluzione culturale che è necessaria per innestare
il cambiamento. Trasferire nella
politica i valori e i metodi del volontariato con il fine di riformarla, è
certamente un’operazione difficile,
un percorso sbarrato da montagne
di sprechi e di interessi di parte,
ostacolato dagli affarismi e dalle
ingordigie dei centri di potere, sabotato dalle mafie e dalle camorre.
Cioè da tutte quelle degerazioni
della politica che hanno provocato
la devastazione del nostro paese,
e frapposto un deserto fra la sua
classse politica e i cittadini. Il volontariato contrappone il disinteresse
all’interesse di parte, promuove ed
attua il servizio in opposizione al
sopruso, attua la collaborazione e
la partecipazione per calmierare
gli eccessi del centralismo e della
burocrazia, contrappone l’impegno
al menefreghismo, attua il dono
gratuito delle energie, del tempo e
delle competenze.
Per tutti questi motivi, il volontariatorappresenta un canale
attraverso il quale può scorrere
di nuovo la fiducia e l’impegno dei
cittadini, e può essere un mezzo
per ricollegare il privato al pubblico, il cittadino alle istituzioni, oltre
che un’esperienza utile per dare
impulso sia alla riforma dello stato
sia alla progettazione di un nuovo
modo di vivere e di produrre. Grazie alla cultura della cittadinanza
attiva, al privilegiare la norma della
reciprocità e alla produzione di
relazioni positive sul piano dei rapporti fra cittadini e fra cittadini e
stato - comunità, l’esperienza del
Volontariato può inoltre diventare,
specie per le nuove generazioni,
un antidoto nei confronti delle
spinte verso l’individualismo e la
frammentazione sociale, aiutando
a creare o a rafforzare, quella coesione sociale senza la quale nessun
Paese può guardare con ottimismo
al proprio futuro.
spor t pistoiese
RETRORUNNING
Bene la Fedi
al “Retromiglio”
L
a chiamano la corsa del
gambero, ma nonostante
sia massacrante per i poveri muscoli degli atleti
sta sempre più prendendo piede
(è proprio il caso di dirlo) nel Belpaese. Anche nella nostra Pistoia vi
sono ottimi specialisti. Eccellente,
in proposito, il comportamento dei
corridori della Silvano Fedi nella
quinta edizione del “Retromiglio
Pistoia Città d’Arte”, la manifestazione di retrorunning (appunto
corsa all’indietro) organizzata sulla
pista del Campo Scuola di Pistoia
dalla stessa società pistoiese e alla quale hanno partecipato i migliori “gamberi” nazionali
(nella foto, i premiati). Antonio Sasso, alla prima esperienza assoluta nella “retro”, si è ben
disimpegnato, conquistando l’undicesimo posto di categoria; bene anche Guido Amerini, settimo di categoria, Claudio Giannini, addirittura terzo di categoria, Roberto Falcini, quarto di
categoria. Tra le donne ha stupito tutti Teresina Angei, seconda di categoria, seguita da Petronila Jesus, quarta della propria categoria. Ricordiamo che sono stati premiati i primi 10 atleti
classificati della categoria, maschile e femminile, assoluti (dai 18 ai 49 anni di età), i primi 10
della categoria, maschile e femminile, master (dai 50 ai 59 anni), i primi 5 maschi e 3 femmine
della categoria argento (da 60 anni e oltre). Per le categorie giovanili premi per tutti. La gara
si è svolta sulla distanza del miglio (metri 1608, 34), mentre per le categorie giovanili sui metri 100 e 200. Tanto il pubblico accorso a vedere questa singolare competizione. Per chi ne
volesse sapere di più su questa disciplina sportiva, può contattare la Silvano Fedi nelle persone di Rossano Romani, cellulare 3389686878, posta elettronica [email protected],
e Romano Lomis, cellulare 3337530615, posta elettronica [email protected].
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
P
di Enzo Cabella
istoiese e Pistoia Basket hanno
perso. Le loro sconfitte, però,
hanno una valenza molto diversa.
Quella della squadra di calcio è
senza attenuanti, dominata nel secondo tempo da un avversario di non eccelsa caratura
ma, nell’occasione, apparso di gran lunga superiore. Il fatto che la squadra di Gabbanini abbia
incamerato solo due punti in quattro partite è
un segnale che qualcosa non va. La Pistoiese,
prima nelle partite casalinghe (pareggiate) con
Tuttocuoio e Piacenza e poi in quella (persa)
col Mezzolara, ha mostrato scricchiolii preoccupanti che potrebbero essere segnali di crisi.
La squadra è precipitata a centro classifica, per
fortuna lontana solo tre lunghezze dalla coppia di testa Lucchese-Mezzolara. La sconfitta
sul campo della Fortis Juventus ha mostrato
aspetti preoccupanti: difesa sempre in affanno,
centrocampo asfittico che non è riuscito a
fare argine agli assalti dei padroni di casa né
a costruire un gioco di rilancio, attacco poco
incisivo. Eppure il reparto difensivo, prima
delle ultime due partite, aveva subìto solo
un gol, era il migliore del campionato. Era il
reparto di punta ad essere messo sempre sotto accusa, dimostrando grandi difficoltà a far
gol. E allora, ecco la contraddizione: il fortino
difensivo incassa ben quattro reti e l’attacco
inerme ne segna tre. L’allenatore Gabbanini
ha parlato di mentalità e personalità scarse di
molti giocatori. Sono rilievi che rispondono
al vero. Ma ci chiediamo: non dev’essere l’allenatore ad infondere nei suoi uomini (alcuni
sono ragazzi alla prima esperienza in categoria) quelle doti per crescere e adeguarsi alla
serie D e ai progetti ambiziosi della società?
C’è poi un altro aspetto da rilevare: Filippo
Giraldi, che avrebbe dovuto ricoprire la carica
di direttore generale, non è mai presente in
società né vicino alla squadra, in quanto lavora
per una società inglese. Il presidente Ferrari si
è defilato e la squadra, con l’allenatore in testa,
è stata lasciata sola a gestire il campionato.
Il Pistoia Basket ha perso a Bologna nello
scontro al vertice di Lega2. La squadra di
coach Moretti, però, è uscita a testa alta e
senza che il suo valore sia stato scalfito. A
undici secondi dal fischio della sirena il punteggio era di perfetta parità: 66-66. Il grande
Gek Galanda, ex di turno e migliore dei
biancorossi pistoiesi, ha perso banalmente il
pallone, dando così l’occasione alla Fortitudo
Bologna di segnare il canestro della vittoria.
Un perfetto harahiri. La squadra pistoiese ha
dimostrato, però, di avere tutte le carte in
regola per disputare un grande campionato
e giocarsi la promozione fin da ultimo. Deve
migliorare il gioco d’attacco, dove alcuni
giocatori non hanno ancora raggiunto il top
del rendimento. Ma siamo alle prima battute
di campionato. Ora l’aspetta un altro scontro
diretto con Trieste, a pari punti in classifica.
Vita
La
n. 39
DOPO LE ELEZIONI REGIONALI SICILIANE
4 novembre 2012
dall’Italia
13
Una solenne lezione per il Paese
Né vinti né vincitori.
Il candidato Pd e
Udc ha vinto solo
apparentemente;
il centro-destra
appare sfasciato
e intanto si fa strada
il Movimento
5 Stelle di Beppe
Grillo
S
e qualcuno avesse ancora
dei dubbi sulla profondità
della crisi della politica in
Italia, ora certamente dovrà
ricredersi. Quanto è avvenuto in
Sicilia dimostra chiaramente che
ormai si è toccato il fondo.
Non pochi analisti politici
parlano, giustamente, di un ultimo
allarme che bussa alle nostre porte
e che sarebbe del tutto insensato e
È
all’esame dell’aula del
Senato il disegno di legge per la riforma della
diffamazione a mezzo
stampa. L’obiettivo è evitare il
carcere per i giornalisti che vengano condannati per questo reato,
ma al tempo stesso rafforzare le
garanzie in termini di rettifica e
sanzioni pecuniarie. Ne abbiamo
parlato con Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione
all’Università Cattolica.
pericoloso sottovalutare.
Non era mai successo infatti, che, in elezioni anche soltanto
regionali, gli astenuti superassero
i votanti. Questo è successo nelle
ultime elezioni siciliane, dove soltanto il 48% degli aventi diritto si
è presentato alle urne: una cifra
astronomica che fa pensare a una
crisi di fondo che non ammette più
dilazioni o scuse.
Se vogliamo salvare la democrazia in Italia, è necessario che
tutti, cominciando dai politici e
arrivando fino ai responsabili degli
uffici pubblici, cambiamo registro.
Chiunque ha in mano una fetta di
potere, grande o piccola che sia,
deve prendere coscienza che egli è
al servizio degli altri e della comunità. Non di se stesso, dei propri
interessi, dei propri amici, di famiglia o di partito.
Dovunque noi rivolgiamo la
nostra attenzione, ci confermiamo
sempre di più nell’impressione che
il nostro non sia un Paese maturo,
civile ed educato. La responsabilità
è comune, naturalmente a quelli
che occupano un posto di direzione, essa è maggiore e più densa di
conseguenze.
Cosa deve fare la politica per
risollevarsi, almeno dalle nostre colonne, l’abbiamo ripetuto più volte,
sempre sulla base dell’insegnamento sociale della Chiesa, richiamato
con forza dagli ultimi Papi e da tanti i documenti nati in questi ultimi
decenni. Bene comune, solidarietà,
spirito di servizio e di sacrificio
sono gli ingredienti necessari per
risalire la china, di cui abbiamo toccato il fondo.
E i partiti, se vogliono sopravvivere, a presidio della nostra
democrazia, devono allinearsi a
quanto ha espresso sapientemente
la nostra Costituzione: essi sono
chiamati a essere un trait d’union
tra la società e lo Stato, elaborando
programmi, interventi, orientamenti
e non limitando la propria attività
soltanto o quasi a cercare un po-
sto per risolvere i propri problemi
e dare sfogo al bisogno insito di
autorità e di potere. In termini
religiosi si dovrebbe parlare di vera
e propria conversione, cioè di cambiamento radicale, di ritorno alle
origini, di critica al modo superficiale di comportarsi ormai invalso
nell’uso comune del nostro Paese.
Un’operazione difficile ma necessaria, assolutamente necessaria
e urgente. Domani potrebbe essere
INFORMAZIONE
Bavaglio o rispetto?
Libertà d’informazione e tutela dei cittadini
dalla “macchina del fango’’
di Francesco Rossi
Che giudizio dà del provvedimento in discussione al
Senato?
“Il problema, effettivamente, c’è.
La norma che condanna al carcere è odiosa, emanata in un’epoca
storica in cui veniva punito il dissenso. Detto questo, non mi associo al coro corporativo di quanti
la bollano come una ‘norma
bavaglio’. Dobbiamo mantenere,
innanzitutto, la responsabilità per
omesso controllo del direttore?
Sì, una qualche forma di responsabilità ci vuole: i direttori prendono lauti stipendi anche perché
grava su di loro questo ruolo di
vigilanza”.
Alcuni di loro lamentano l’impossibilità, nel ciclo sempre più vorticoso
dell’informazione, di controllare tutto…
“Si può prendere atto che la
macchina del lavoro editoriale è
diventata più complessa, e magari
immaginare un ufficio di direzione
con tre o quattro vicedirettori
che rispondano allo stesso modo
del direttore… Ma un responsabile ci dev’essere. In secondo luogo,
se alcuni direttori dedicassero
più tempo alla preparazione del
prodotto editoriale loro affidato, penso che questo problema
passerebbe in secondo piano. In
sintesi, è sbagliato abolire la responsabilità per omesso controllo,
semmai la si può ridefinire”.
Le sanzioni salate vengono
viste come un deterrente
per il giornalismo d’inchiesta o comunque “scomodo”. È così?
“No. È giusto abolire il carcere,
ma le sanzioni pecuniarie devono
essere consistenti, altrimenti il
rischio è che i giornalisti abbiano
buon gioco a gettare fango. Non
vorrei che dietro questa presa di
posizione così veemente ci fosse
il tentativo di ottenere un atteggiamento più morbido, laddove
la posta in gioco, come nel caso
della pubblicazione delle intercettazioni di gente che nulla ha a che
fare con le inchieste, è la dignità
delle persone, la privacy delle famiglie e dei congiunti. Sanzioni pecuniarie elevate costituiscono un
buon deterrente, come pure con-
cordo con chi chiede, in aggiunta,
sanzioni disciplinari efficaci”.
A questo riguardo si lamenta, a volte, la lentezza
dell’Ordine dei giornalisti
e la tendenza dei media a
essere una “casta”…
“I giornalisti hanno perso credibilità.Vorrei che non facessero
battaglie corporative, ma dimostrassero con i fatti d’impegnarsi
a rispettare quelle norme deontologiche che loro stessi si sono
dati. I cittadini chi li protegge dagli
abusi dell’informazione? Se Ordine e sindacato non riconoscono
l’esistenza di giornalisti che ‘fanno
politica’ e tradiscono la loro missione, ponendosi all’antitesi del
giornalismo deontologicamente
ispirato, com’è possibile contri-
buire a un recupero di credibilità?
Prendiamone atto, con onestà
intellettuale, dopodiché potremo
ragionare di libertà d’informazione, strapotere degli editori, condizionamenti della politica…”.
La rettifica, così come descritta dal disegno di legge,
rischia d’imbavagliare l’informazione e, all’estremo
opposto, è sufficiente per
correggere una notizia sbagliata?
“Ci sono giornalisti scrupolosi
che ammettono l’errore, quando
capita, e cercano di rimediare. In
alcuni casi la rettifica può non
essere esaustiva per riparare al
danno commesso con una notizia
errata, ma dimostra l’atteggiamento contrito del professionista
tardi. Le prove di appello potrebbero ormai essere esaurite.
Da parte di tutti, dunque, un
atteggiamento diverso nell’adempimento delle proprie responsabilità
e una vigile sorveglianza perché
questo programma di vita venga fedelmente seguito. Gli imbroglioni, i
mestatori, gli approfittatori devono
essere tassativamente eliminati. Ne
va del nostro futuro.
R.
dell’informazione. Nel comminare
una sanzione, comunque, bisogna
distinguere tra recidivi, che diffamano consapevolmente, perché
portano avanti determinate battaglie, magari anche politiche, e
giornalisti che sbagliano non per
dolo, pubblicando notizie lesive
dell’onore di qualcuno ma nel
convincimento di fare un servizio
pubblico, e se riconoscono di
aver commesso un errore rimediano”.
Per le testate on line la
persona che si ritiene danneggiata può chiedere “ai
siti internet e ai motori di
ricerca l’eliminazione dei
contenuti diffamatori”,
rivolgendosi, in caso di
rifiuto, al giudice. Non è,
questa, una limitazione?
“Sul web le notizie hanno più
risalto perché vi sono i motori di
ricerca, i sistemi d’indicizzazione
ecc. Ma se sono sicuro della mia
notizia, so che non è una ‘bufala’,
non la cancello. Per correttezza
pubblico la lettera di rettifica che
ho ricevuto, ma non sono obbligato a togliere l’articolo on line:
semmai sarà il Tribunale a decidere in merito”.
Se questo provvedimento
dovesse diventare legge
cosa cambierà nel fare informazione?
“Come ho già detto non credo
che si tratti di una legge bavaglio
per le sanzioni elevate, ma di
una legge di civiltà che evita, da
una parte, il carcere ai giornalisti,
però allo stesso tempo tutela i
cittadini quando vengono ingiustamente colpiti da campagne
mediatiche diffamatorie, spesso
con un ispiratore e degli esecutori. Questo provvedimento dovrà
essere approvato solo se ci sarà
la consapevolezza che è il caso
di evitare il carcere, ma pure di
rafforzare le garanzie per il cittadino”.
14 dall’italia
Abruzzo e Molise:
incontro a più voci
pensando
nell’attualità
del Concilio
di Giovanni Perilli
“
50 anni dal Concilio Vaticano II, memoria e profezia
nella vita delle aggregazioni
laicali” è il tema affrontato
al convegno che le Aggregazioni laicali della Regione ecclesiastica d’Abruzzo e Molise hanno
organizzato a Termoli il 20 ottobre.
Ad avviare l’incontro Alessandra
Bizzarri, presidente della Consulta
regionale: “Cinquant’anni fa –ha
detto- per riscrivere la Chiesa; oggi,
per essere corresponsabili e cercare
quella strada aperta al dialogo guardante agli ultimi e al servizio del popolo di Dio, attraverso la formazione
di nuovi cattolici che diventino portatori di un’idea alternativa a quella
del mondo che diventa ricchezza e
speranza per tutti”.
Una nuova cultura
Per Paola Bignardi, già presidente nazionale di Azione cattolica,
“dobbiamo diventare profezia per
il mondo e cogliere le novità e i
cambiamenti che il Concilio ci ha
Q
uale valenza educativa
hanno le redazioni
giornalistiche all’interno delle carceri? Riescono a sensibilizzare
il territorio? E come il territorio
comunica la realtà detentiva?
Sono state queste le domande
al centro della “V giornata nazionale dell’informazione dal/
sul carcere”, che si è svolta a
Bologna il 26 ottobre. Promossa
dalla Regione Emilia-Romagna,
dalla provincia di Bologna e dalla
Conferenza regionale volontariato e giustizia, la giornata rientra
nel progetto triennale “Cittadini
sempre” avviato dalla Regione, in
collaborazione con la Fondazione
ordine dei giornalisti dell’EmiliaRomagna, con l’obiettivo di
“sostenere e promuovere tutte
le iniziative di comunicazione dal
carcere, e incentivare il mondo
del volontariato ad aprirsi dei
canali comunicativi sul territorio”,
spiega la giornalista Carla Chiappini, vicepresidente dell’Ordine
dei giornalisti Emilia-Romagna e
promotrice della Giornata.
Scrivere
per ritrovare
la dignità
“La redazione in carcere si fonda
sugli stessi principi di ogni redazione: la capacità di dire e dare
delle informazioni; assumersi la
responsabilità di quello che si
scrive; partecipare non al progetto di un singolo ma di un gruppo.
Questo nella difficoltà di fare
informazione in una istituzione
totale”, spiega Chiappini che al
carcere di Piacenza dirige la rivista “Sosta forzata”. “Crediamo di
sapere perché siamo inondati di
immagini di carceri, ma in realtà
sappiamo poco” prosegue Chiap-
Vita
La
n. 39 4 novembre 2012
LAICI OGGI
Profezia
per il mondo
consegnato, riportandole ai giovani”
perché “a loro va affidato il desiderio
di stupirsi per i frutti che esso ha
donato; i giovani di oggi sono lontani
dalla Chiesa perché noi non siamo
in grado di parlare il loro linguaggio:
dobbiamo imparare ad ascoltarli e
dargli la nostra testimonianza credibile per avviare una nuova stagione
culturale”. L’attenzione della relatrice
è stata anche orientata all’intero laicato e ad associazioni e movimenti
cattolici che sono chiamati a interrogarsi sul proprio impegno. Paola
Bignardi ha ricordato l’esistenza di
un “laicato parrocchiale”, gratificato dall’idea di essere “coinvolto”
nell’azione della parrocchia, che “ha
contribuito alla realizzazione di una
Chiesa impegnata nelle sole attività
interne”, e di un “laicato aggregativo”,
sintesi delle realtà con impronta
carismatica che “non sempre opera seguendo l’‘universalità’ e, pur
riuscendo a raggiungere persone
nuove, talvolta è lontano dalla linea
della Chiesa diocesana”. “Da laici–
ha aggiunto Bignardi– dobbiamo
assumerci l’impegno di una nuova
evangelizzazione capace di seguire
una cultura che miri a scovare il
maggior numero di persone e rafforzi
quel legame tra fede e società che ha
subito un vero e proprio divorzio e,
impegnati allo stesso fine, traslare il
nostro amore all’universalità della
Chiesa e non ai singoli movimenti o
associazioni”. Presente, in qualità di
vescovo delegato Ceam per il laicato,
mons.Angelo Spina che ha affermato:
“Dobbiamo essere consapevoli che
la nostra missione è portare nel
mondo la speranza, riprendendo in
mano i testi conciliari e consegnando
alle nostre vite, parrocchie e diocesi,
la speranza di un segno nuovo che,
dopo la cecità, porti all’alba della
vista”.
Memoria e profezia
È la “Chiesa che ama il mondo”
a essere raccontata negli interventi
di mons. Michele Seccia e mons.
Giancarlo Bregantini, rispettivamente
vescovi di Teramo-Atri e Campobasso-Bojano, che hanno parlato
di progetti e urgenze da affrontare
per “fare della crisi una grande
opportunità”. “Oggi – ha sostenuto
mons. Bregantini – sono i giovani a
costringerci a cambiare: giovani che
vivono la realtà del precariato e che
ci chiedono di non stare a guardare,
ma trasformarci con loro per ridare
vigore a quanto, del Concilio, ancora
è inattuato”. L’urgenza evidenziata da
mons. Seccia è, invece, “impegnarci a
dare un contenuto serio alla speranza
che può diventare concreto solo se
stimolato da una testimonianza di
comunione che unisca nel cammino
della salvezza ogni associazione e movimento”. Per Paolo Mitri, presidente
della Consulta delle aggregazioni
laicali di Campobasso-Bojano, “dobbiamo riscoprire la fede e muoverci
attivando percorsi comuni che, in
linea con gli orientamenti pastorali
diocesani, possano vederci percorrere la via che conduce alla salvezza
attraverso l’approfondimento della
realtà conciliare e del catechismo
della Chiesa cattolica”.
Essere laici
credibili
A intervenire al convegno è stato anche mons. Michele Masciarelli,
teologo impegnato nella formazione
dei laici, che ha parlato della chiave di
lettura del Vaticano II.“Il Concilio – ha
sostenuto – è un concetto vivo che
opera e si aziona oggi, cinquant’anni
dopo, dimostrandosi attuale. La
CARCERE
C’è vita oltre le sbarre
Un’umanità che comunica e chiede un’informazione corretta
di Marta Fallani
pini raccomandando “ai colleghi
giornalisti il massimo scrupolo
professionale”. Nella prima parte
del convegno si è discusso del
valore educativo della scrittura
di sé. A proposito è intervenuta
Adriana Lorenzi, direttore editoriale di “Alterego” del carcere
di Bergamo, che ha parlato della
scrittura come “oggetto mediatore” che permette di “avvicinare
una ferita senza farsi troppo
male”, di “affrontare la rabbia e lo
smarrimento”, di “guardare alla
propria biografia come inserita
in un quadro più ampio”. “Creare
qualcosa che non c’era prima - ha
precisato Lorenzi - è ciò di cui si
ha più bisogno in quanto uomini”:
significa ritrovare “la dignità nel
raccontare di sé, la più alta forma
di libertà”.
Col territorio
per un’idea diversa
di pena
Sul ruolo educativo della scrittura, e in particolare del lavoro
giornalistico, si è soffermata anche
Ornella Favero, direttrice della
rivista “Ristretti orizzonti” di
Padova, che ha parlato di una educazione basata sulla reciprocità:
“l’idea per cui davanti al detenuto
si pensa che solo lui debba essere
ri-educato, non è educazione”, ha
sentenziato Favero precisando
“non c’è educazione se non si
crede che la persona che ci sta
davanti può insegnarci qualcosa”.
Una reciprocità che, ha ribadito la
giornalista, “vale anche tra società
e detenuti”, perché “il carcere
non è un pianeta, è parte della
nostra società, della nostra vita”,
e dunque, “richiamare alle proprie
responsabilità persone che hanno
commesso reati significa responsabilizzare anche la società”. Il
ruolo delle redazioni in carcere è
allora quello di “comunicare con
l’esterno”, affinché “si cominci a
ragionare col territorio su un’idea
diversa di pena”.
Opportunità
enorme
Lo scorso 24 ottobre la redazione di “Ristretti orizzonti” ha
ricevuto, dietro invito, la visita
del giornalista Alessandro Sallusti,
condannato a 14 mesi di detenzione (ma la pena è stata sospesa)
per diffamazione aggravata. Un incontro “importante”, ha commentato al Sir Favero, che sottolinea
l’esigenza da parte dei giornalisti
di “capire che le parole possono
fare molto male”. In questo senso,
ha aggiunto, “le redazioni in carcere possono dare un grande contributo”. “Lavorare in una redazione di ristretti è un’opportunità
enorme, per quella reciprocità
sfida della nuova evangelizzazione è
impegnarci non a rincorrere errori,
ma a proporre il Vangelo attraverso
la lettura oculata del nostro tempo”.
“Il novecento – ha spiegato mons.
Masciarelli – è stato la ‘selva degli
ismi’, un secolo che ha visto nascere
i vari soggettivismi e relativismi, ma è
stato anche il secolo in cui la Chiesa
è andata ‘controcorrente’ pensando
alla pluralità e facendo tutti membri
del Popolo di Dio”. “La Chiesa che
prende coscienza del ruolo dei laici
e ne identifica la natura e il compito
(Lumen gentium), riscoprendo il sacerdozio battesimale, è - per mons.
Masciarelli - il più grande senso
partecipativo dei laici al servizio profetico della Chiesa: a loro l’impegno
a essere chiamati all’annuncio quali
esperti delle ‘questioni terrestri’, in
comunione con la Chiesa e nella
piena differenza vocazionale che
chiama a essere laici o presbiteri, uniti
e uguali dinanzi a Dio”. “La memoria
che oggi dobbiamo fare – ha concluso
mons. Spina - è di tornare al Concilio
quale primavera della Chiesa che ha
donato a tutti l’accezione di essere
popolo di Dio, mentre la profezia è,
in un mondo che cambia, dare una
testimonianza per la nuova evangelizzazione. Dobbiamo, infine, riconoscere il Concilio, il Catechismo e la
nuova evangelizzazione quale grazia
dello Spirito Santo che ci suggerisce
di andare avanti con la forza della fede
e la speranza della carità”.
che ritengo fondamentale. Io ho
imparato tantissimo - ha ammesso Favero - si impara a vedere
in modo diverso anche i conflitti
che esistono all’interno della propria famiglia. È un allenamento a
pensare, a non essere superficiale,
a usare le parole giuste”.
Abbattere
i pregiudizi
“Di carcere si parla tanto, forse
troppo, e sempre più in termini
“scandalistici”. Ma solo facendo
fede al principio del giornalismo
di fare un’informazione corretta in quanto oggettiva, si può
ragionare sul cambiamento. Cominciando col chiederci cosa è il
carcere per ognuno di noi”. Così
Desi Bruno, garante dei diritti
dei detenuti dell’Emilia-Romagna,
è intervenuta nel corso della
seconda parte della giornata, dedicata ai rapporti delle redazioni
in carcere con il territorio. “L’augurio” del garante è che “la redazione in carcere non sia una conquista ma la normalità”, affinché si
compia “quel passo fondamentale
che è atto politico, cioè incidere
sul “fuori”, anche denunciando la
cattiva informazione”. Il convegno
è stata occasione di incontro
di alcune tra le oltre 50 realtà
giornalistiche presenti all’interno
delle carceri italiane. Tra queste,
quella della rivista “Io e Caino”
dell’istituto detentivo di Ascoli
Piceno, che grazie a una comunicazione costante attivata con il
territorio, organizza diverse iniziative per coinvolgere i detenuti
alla vita civica. “Il confronto con la
città è gratificante - ha commentato Altin, redattore della rivista
picena - e sentirsi utili aiuta ad
abbassare quei muri di gomma
creati dal pregiudizio”.
Vita
La
D
i Europa in questa
campagna elettorale americana si
è parlato spesso,
e quasi sempre in termini
negativi. L’Unione europea e
alcuni suoi Paesi membri sono
stati additati, soprattutto dal
candidato repubblicano Mitt
Romney, come un esempio da
non seguire, come il risultato
del fallimento di “politiche
stataliste”. Per capire cosa
muterebbe nei rapporti transatlantici se Romney dovesse
vincere le elezioni, e per comprendere meglio qual è stato il
ruolo della crisi dell’euro nella
fiacca ripresa economica americana, abbiamo intervistato
Michael Brenner, professore
emerito di Relazioni internazionali alla University of
Pittsburgh e senior fellow at
the Center for Transatlantic
Relations della Johns Hopkins
University.
Che cosa cambierebbe per l’Europa se il
candidato repubblicano vincesse le elezioni,
professor Brenner?
“Romney ha dichiarato
che la Russia è la maggiore
minaccia strategica per gli
Stati Uniti. Non è chiaro di
che cosa stia parlando. Ma da
un po’ di tempo a Washington
c’è il sentore che le relazioni
con Putin si siano deteriorate.
Questo per i passi da gambero in senso democratico del
governo di Mosca, e per le
ricorrenti critiche di Putin al
comportamento dell’America
sulla questione siriana e non
solo. Se Romney assumesse
un atteggiamento più ostile
verso la Russia questo avrebbe ricadute anche sulle relazioni tra Mosca e Bruxelles”.
Può f a re qualche
esempio?
“Washington cercherebbe
di mobilitare l’Europa, farla
impegnare su una posizione
più dura nei confronti di
Mosca, per esempio in termini di politica economica,
in particolare energetica. Per
esempio per quanto riguarda
l’estensione del gasdotto
russo South Stream, che collegherà direttamente Russia
e Ue. In generale, in campo
energetico, i Paesi attorno
al Caspio ricchi di petrolio
tenderanno a smarcarsi dagli
Stati Uniti e si avvicineranno
ulteriormente a Mosca, che
continuerà a ristabilire la
sua sfera d’influenza. E data
l’importanza di quelle regioni
per rifornire l’Europa, anche
il vecchio continente sarebbe
coinvolto”.
Al di là di un atteggiamento più energico nei confronti della
Russia, quale sarebbe
la “dottrina Romney”
in politica estera?
“Non esiste ‘la dottrina
Romney’. La sua visione è
allineata con quella dominante nel partito repubblicano,
quella cioè di un’America
n. 39
USA-EUROPA
dall’estero
4 novembre 2012
Più strisce
che stelle
Washington non ha alcun interesse
a spronare l’Europa a sviluppare
una voce indipendente
di Damiano Beltrami
muscolare. Ma credo che ci
sarà una sostanziale continuità con la politica estera
di Obama. A meno che i
neoconservatori, che erano il
gruppo più influente durante
l’amministrazione Bush - e
molti potrebbero diventare
C
ontinua senza
tregua la spirale
di violenza che
avvolge la Siria.
Le notizie di bombardamenti e attacchi, gli ultimi
nei quartieri cristiani ad
Aleppo e Damasco, al villaggio sempre cristiano di
Kafarbohom (Hama), si aggiungono a quelle dal Libano.
Nel Paese dei Cedri, che è
stato per oltre trent’anni
sotto l’influenza siriana, si
registrano scontri tra sunniti e alawiti, sostenitori del
presidente siriano Assad. A
Beirut è stato ucciso, in un
attentato, il capo della sicurezza, il generale Wissam
al-Hassan, nemico numero
uno di Damasco, che aveva
contribuito a smascherare la
rete degli assassini del premier Rafik Hariri, ucciso nel
2005. Il rischio adesso è che
la guerra venga esportata
dalla Siria al Libano. Intanto
cresce la sofferenza della
popolazione siriana e della
sua minoranza cristiana. Ne
abbiamo parlato con il custode di Terra Santa, padre
Pierbattista Pizzaballa.
Le notizie di questi
giorni parlano di attacchi ai quartieri abitati da cristiani delle
principali città siriane
e libanesi, di violenze
e rapimenti ai loro
danni. Si può parlare
di cristiani nel mirino?
“Userei prudenza nell’affer-
consiglieri di Romney - riescano a prendere in mano
la situazione e impongano la
loro agenda. In quel caso potremmo osservare politiche
ancor più combattive di quelle
poste in atto dall’amministrazione Obama, specialmente
per quel che riguarda l’Iran”.
Di Europa si è parlato molto in questa
campagna elettorale, e
quasi sempre in negativo, come uno spauracchio, quasi fosse la
nuova Unione sovietica.
Perché?
“Negli ultimi decenni in
America la ricetta economica
liberista è divenuta un dogma.
Al contempo l’Europa è stata
sempre più bollata come una
social-democrazia, e taluni
politici non conoscendo la differenza tra social-democrazia
e socialismo hanno finito per
adottare questa seconda etichetta. I signori che affermano
questo non sanno, però, che
pure l’idea del libero mercato
arriva dall’Europa. Mai sottovalutare il livello di ignoranza
che pervade la classe politica
americana…”.
L’amministrazione
Obama ha spesso accusato più o meno velatamente la crisi dell’euro
di aver indebolito la
ripresa economica Usa.
Lei è d’accordo?
“Questa è una scusa degli
uomini di Obama. Il fatto
che non ci siamo ripresi più
rapidamente non è dovuto
alla crisi dell’euro. È dovuto al
fatto che la nostra economia
ha ancora seri problemi strutturali: non è stata approvata al-
cuna riforma finanziaria degna
di nota; i soldi sono sempre
più concentrati nelle mani di
un segmento molto piccolo
della popolazione, il cosiddetto 1%; e il piano di stimolo
economico è stato troppo
limitato. La crisi europea non
c’entra. L’Europa semmai con
questi piani di austerità sta
commettendo un suicidio,
a mio parere, ma questa è
un’altra storia…”.
Più in generale come
vede oggi le relazioni tra
Usa e Ue?
“Da una decina d’anni a
questa parte l’America presta
sempre meno attenzione a ciò
che accade in Europa. In politica estera Washington guarda
all’Ue come a un gruppo di
Paesi da molto tempo dipendenti dagli Stati Uniti e passivi,
che si accodano a strategie e
politiche pensate e gestite a
Washington: pensiamo all’Iraq,
all’Afghanistan, alla guerra
contro al-Qaeda in Africa. La
seconda area al mondo per
concentrazione di ricchezza,
l’Europa, non solo rinuncia a
contare, ma è sempre pronta
ad appoggiare qualsiasi priorità degli Stati Uniti. Per cui
dal punto di vista degli Usa la
relazione è ottima. Washington non ha alcun interesse a
spronare l’Europa a sviluppare
una voce indipendente su tali
questioni. Agli Stati Uniti le
cose stanno benissimo così”.
SIRIA
Resisterà il Libano?
Il Paese davanti alla trappola del conflitto siriano
di Daniele Rocchi
mare che i cristiani sono sotto
attacco in Siria e Libano. In
Siria gli attacchi sono ovunque
ed era inevitabile che questi
giungessero anche in quartieri
abitati in larga parte da cristiani. Non escludo, tuttavia, che
da parte di qualche gruppo
armato integralista, nell’orbita
dell’Opposizione che come è
noto è molto divisa al suo interno, ci sia l’intenzione di colpire
deliberatamente la comunità
cristiana. In questa situazione
di guerra civile, inoltre, agiscono
anche bande di criminali comuni dedite a saccheggi, rapimenti
ed estorsioni soprattutto a
danni di cristiani e sacerdoti,
che si ritiene abbiano maggiori possibilità di pagare un
riscatto”.
Nei mesi scorsi lei aveva lanciato un appello
di solidarietà per la Siria dove ci sono diverse
chiese della Custodia.
Che informazioni le
giungono adesso dal
Paese?
“Le notizie sono molto allarmanti anche se variano da
zona a zona. A Latakia la
situazione è descritta relativamente tranquilla mentre Alep-
po e Damasco sono in pieno
conflitto, bersagliate, con spari
che si odono giorno e notte.
La popolazione esce di casa
solo quando è strettamente
indispensabile. Mancano gas,
gasolio e materie prime. La
mancanza di sicurezza pesa
fortemente sulla vita delle
persone: quando sembra tutto
tranquillo ecco improvvisamente che si aprono scontri a fuoco,
bombardamenti e attacchi.
Tutto ciò crea gravi problemi
di sicurezza anche per portare
aiuto alle persone in difficoltà
e ai profughi che sono nel territorio siriano ma lontani dalle
loro case e dal posto di lavoro.
Facciamo il possibile per portare sostegno materiale. Con gli
aiuti che ci arrivano cerchiamo
di sostenere le famiglie in difficoltà, i profughi e coloro che
hanno perso la casa e lavoro”.
Gli attentati in Libano, che resta un terreno di sfogo per la
Siria, fanno pensare a
un’esportazione della crisi nel Paese dei
Cedri. Si tratta di un
rischio concreto?
“Il rischio di allargamento
del conflitto siriano in Libano
esiste e a qualcuno farebbe
anche comodo. È importante,
però, che gli ‘anticorpi’ che ci
sono nel Paese non cadano
nella trappola. Il centro del
Libano appare adesso piuttosto tranquillo, mentre il Nord,
dove sono presenti anche molti
alawiti, e il Sud, in mano ad
Hezbollah, sono più alla mercé
di tensioni. Per questo motivo è
importante che i leader politici,
i capi religiosi e gli esponenti
della società civile libanesi non
prendano decisioni, come si
suol dire, ‘di pancia’”.
Non facile, viste anche
le pressioni internazionali sulle fazioni
siriane in lotta…
“Il futuro del Medio Oriente si
decide in Siria dove le diverse
realtà come sunniti e sciiti si
scontrano. La comunità internazionale è divisa, con Usa
e Paesi arabi da una parte,
e Russia dall’altra, in gioco ci
sono interessi geostrategici ed
economici decisivi per il futuro
della regione. La composizione
plurietnica e plurireligiosa della
Siria è l’immagine del Medio
Oriente. Quello che accadrà in
questo Paese influenzerà tutta
la Regione”.
15
Dal mondo
Italiani
in Brasile
Il leader assoluto nella produzione di cemento, il colosso svizzero Holcim, ha
incaricato il gruppo italiano
Leitner ai vertici mondiali
degli impianti di trasporto
a fune di realizzare un nastro trasportatore aereo
nello stato brasiliano di
Minais Gerais, a Barroso. La
commessa di lavoro, pari
a 25,5 milioni di euro, è
stata conquistata grazie ad
un progetto sviluppato da
Agudio controllata di Leitner) e basato sul brevetto
Flyingbelt capace di creare
basso impatto ambientale
e di assicurare semplicità
costruttiva e adattabilità al
tracciato. Sarà costruito un
impianto lungo più di 7 chilometri, collegherà la cava
pnncipale al sito di lavorazione e sarà inaugurato a
fine 2014.
Mediterraneo,
la memoria
La mostra “Mediterranea.
Pedro Cano” è allestita a
Roma, ai Mercati di Traiano, fino al 13 gennaio.
L’esposizione un viaggio
attraverso isole e città del
Mediterraneo, un percorso
narrato in 54 opere dell’artista spagnolo è promossa
da “Roma capitale” con i
servizi museali di Zètema
e presenta l’errare del
maestro alla ricerca della
propria storia e dei propri
ricordi. E’ un sentiero della
memoria in cui hanno risalto colori, storia e segreti di
un mare, il Mediterraneo,
velo attraverso cui si coglie la visione del viaggio
deil’anima del pittore.
L’itinerario tocca le isole
Maiorca, Patmos, Sicilia
e le città di Alessandria,
Cartagena, Istanbul, Napoli,
Spalato,Venezia.
Arabi
ed europei
Agostino Miozzo, direttore
dell’unità di “gestione delle
crisi” propria dell’Unione
europea, confida che l’Europa, cui guardano fiduciosi
i popoli protagonisti della
primavera araba, sia capace
di sviluppare un ruolo importante per la pacificazione dell’area mediterranea.
L’Europa contribuisce con
il 50% degli aiuti internazionali, del quale 50% il 14%
è di fonte italiana, pure,
l’azione degli stati europei
membri è tuttora limitata
a causa di ostacoli di varia
natura, uno dei quali è
costituito dalla frammentazione e divisione delle
entità statuali del vecchio
continente. È il momento
di riscoprire il valore della
solidarietà, valore che esiste tra i poveri e che l’occidente ha dimenticato.
16 musica e spettacolo
TELEVISIONE
Torna l’informazione con
“Terra” di Toni Capuozzo
È
cambiata la rete
– non più Canale
5, bensì Retequattro – ma
non lo spirito del programma: raccontare la cronaca da
vicino, dando voce e visibilità
ai volti sconosciuti dei suoi
reali protagonisti, ovvero coloro che spesso di quei fatti
e di quelle vicende ne sono
le tristi vittime.
Con l’arrivo in seconda
serata di Terra! - il settimanale di informazione ideato e
condotto da Toni Capuozzo
– Retequattro completa la
sua trasformazione e, abbandonando la sua storica veste
di rete di soap opera, si fa
interprete di quel bisogno
informativo, nuovo ed autentico, che è ormai espressione
di un pubblico televisivo
sempre più consapevole ed
attento.
Il rapporto con la storia
L
a crisi in questi
ultimi anni non
ha intaccato solo
il benessere delle
famiglie italiane, ma anche
quello psicologico ed emotivo. È quanto emerge dai
dati dell’Osservatorio sul
disagio emotivo di “Telefono Amico Italia” che oggi
ha presentato il Rapporto
2011 all’Università Cattolica di Milano. Sono state oltre centomila le telefonate
ricevute, nel corso dell’anno, dalle 21 sedi locali
dell’associazione, grazie al
lavoro di 700 volontari che
rispondono al numero verde (199 284 284) dalle 10
alle 24. “Si tratta del numero più alto di contatti mai
raggiunto, con un aumento
dello 0,6% rispetto all’anno
scorso, ma soprattutto con
un incremento del 6,7% in
confronto al 2009, l’anno
in cui la crisi economicofinanziaria ha iniziato a farsi
sentire nel nostro Paese”,
sottolinea Alessandro Rosina, del laboratorio di statistica applicata dell’Università Cattolica, che ha curato
l’elaborazione dei dati.
Uno sguardo
al lato oscuro
della crisi
Quello di “Telefono Amico” è un osservatorio
privilegiato per capire gli
andamenti della società e
i bisogni più nascosti delle
persone. Nato nei primi
del ‘900 negli Stati Uniti
per cercare di porre un
freno ai suicidi, questo tipo
di servizio si è affermato in
Europa a partire dagli anni
Cinquanta. “Le prime espe-
Vita
La
n. 39 4 NOVEMBRE 2012
di Silvia Mauro
vissuta, la testimonianza diretta, il contatto con la gente
comune, il racconto sul campo diventano quindi le chiavi
di volta di questa rinnovata
edizione di Terra!, che con la
sua puntata d’esordio, domenica 7 ottobre, ha illuminato
proprio uno degli angoli più
bui nel panorama delle news
di tutto il mondo: la guerra
civile siriana ed il regime di
Assad.
“Viaggeremo molto per
l’Italia, ma cominciamo dalla
Siria” - ha esordito il giornalista Mediaset - “per riempire
un buco dell’informazione internazionale, inerte di fronte
ad un Paese dove sono in
gioco soltanto vite umane
e difficili equilibri regionali”.
E Capuozzo lo fa magistralmente: dando voce - secondo il suo consueto approccio
alla notizia - ad entrambe le
parti di un fronte profonda-
mente dilaniato, ci mostra le
diverse facce di una stessa
tragedia. I due servizi, realizzati dagli inviati tra i ribelli,
ma anche al seguito delle
truppe governative, finiscono
così per mostrarci le vere
vittime di entrambi i fronti:
civili inermi, donne e bambini, oltre ai molti religiosi che,
come il padre gesuita Paolo
Dall’Oglio, si prodigano per
la popolazione siriana mettendo a rischio la propria
incolumità e a volte la loro
stessa vita.
Le prossime puntate
affronteranno vicende altrettanto problematiche – come
la situazione della Libia del
dopo-Gheddafi, le emergenze dettate dalle calamità
naturali, i temi scottanti della
sanità, delle adozioni e delle
carceri italiane – con un
occhio attento alle urgenze
imposte dalla cronaca (non
è un caso che la seconda
puntata, andata in onda domenica 14, si sia incentrata
sul tragico binomio lavoromorte, illuminando realtà
drammatiche come l’Ilva di
Taranto).
Conclude ogni serata il
“contro editoriale” dell’opinionista e scrittore - nonché
scultore ed alpinista – Mauro Corona, animo libero
e schietto: perfettamente
in sintonia, dunque, con lo
spirito di questo rinnovato
rotocalco televisivo.
DISAGIO EMOTIVO
All’altro capo del filo
Telefono Amico: presentato oggi in Università
Cattolica il Rapporto 2011
di Michele Luppi
rienze in Italia - spiega il
presidente dell’associazione, Dario Briccola - risalgono agli anni Sessanta, ma
con il passare del tempo la
sua funzione si è modificata
seguendo i cambiamenti
della società. Da qui la scelta di creare, cinque anni fa,
l’Osservatorio sul disagio
emotivo: un modo per aiutare l’opinione pubblica e le
istituzioni a dare un volto
a quanti stanno dall’altro
capo del filo”.
agli stati d’angoscia (+2,4%)
e alla preoccupazione
(+1,8%), mentre tra gli uomini sono in aumento i casi
d’inquietudine (+1,5%) e
confusione (1,3%). Cresce
anche la depressione che
tocca il 5,4% del totale,
due punti percentuali in più
rispetto al 2009. A chiedere
aiuto sono soprattutto le
fasce centrali della popolazione e, in particolare,
gli uomini, circa il 70% del
totale.
I dati
La
del rapporto
Guardando ai dati degli
ultimi anni emerge come
al semplice bisogno di
compagnia si siano progressivamente sostituite forme
complesse di disagio emotivo, sempre più difficili da
comunicare. “Spesso - racconta il presidente Briccola
- ci troviamo a concludere
le telefonate senza essere
riusciti a capire quale sia
il reale problema di chi
avevamo dall’altro capo del
telefono. Le persone che
ascoltiamo sono confuse,
segnate dall’inquietudine e
dall’incapacità di darsi una
prospettiva”. Una lettura
che ha dei riscontri nei
dati dove, per le donne, la
crescita maggiore è legata
preoccupazione
per il futuro
Secondo i ricercatori della
Cattolica, la relazione tra
crisi economica e crescita
del disagio emotivo emerge
chiaramente dall’analisi: il
35% degli utenti è costituito da pensionati, mentre oltre il 40% è rappresentato
da lavoratori di età medio
alta, con una particolare incidenza per autonomi e imprenditori. “Queste - spiega
Rosina - sono le fasce che
sentono di più la crisi. Basti
pensare alle persone che
perdono il lavoro o sono
in cassa integrazione, gli
imprenditori e i lavoratori
autonomi che faticano a
proseguire nella loro attività. Persone che faticano ad
avere una prospettiva per il
domani”.
L’importanza
della relazione
Minore risulta l’incidenza
dei giovani, anche se lo
stesso ricercatore ammette
come questo fatto possa
avere due giustificazioni: da
un lato, perché “il telefono
non è lo strumento più
adatto per raggiungerli” e,
dall’altro, perché “il sostegno della famiglia e delle
reti amicali rappresentano
ancora un valido aiuto in
caso di bisogno”. Nonostante questo, “Telefono
Amico” sta cercando di
mettere a punto nuovi
strumenti per riuscire a
rimanere il più possibile al
passo con i cambiamenti
in atto nella società. “Abbiamo avviato la sperimentazione di un servizio di
ascolto via posta elettronica - ha concluso il presidente di ‘Telefono Amico’
- ma attendiamo di capire
quali riscontri avrà. Credo,
comunque sia, che i numeri
crescenti di contatti di questi anni dimostrino quanto
ancora sia importante la
relazione diretta, offrendo
un ascolto che non sia fatto
solo con la testa, ma anche
con il cuore”.
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