Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia “L LaVita dal 1897 G I O R N A L E a morte distrugge l’uomo, l’idea della morte lo salva”. Il pensiero del romanziere inglese Forster, anche se, così come suona, è in parte criticabile (in realtà, la morte ha un limite invalicabile nella sua furia distruggitrice), esprime molto bene una convinzione diffusa, messa in luce da diversi pensatori, fra cui uno dei più grandi filosofi moderni: Martin Heidegger. Il passaggio dalla esistenza inautentica, indegna dell’uomo, all’esistenza autentica è infatti per questi reso possibile dal pensiero della morte. La certezza della fine ci fa infatti rientrare in noi stessi, misurare a pieno la nostra finitezza, ricordare quello che siamo e quello che valiamo: foglie sospese su un albero d’autunno. Il poeta pagano Mimnerno a questa immagine impietosa ispirava la sua concezione dell’uomo: “Noi siamo come le foglie, che la bella stagione/ di primavera genera, quando del sole ai raggi/ crescono brevi istanti”. Il Salmo 90, evidentemente in ben altro contesto, esprimeva gli stessi pensieri: “La somma dei nostri anni è settanta, ottanta per i più robusti, ma passano presto e noi ci dileguiamo”. E subito l’invocazione fatta propria anche dal filosofo tedesco: “Insegnaci a contare i nostri giorni e perverremo alla sapienza del cuore”. Il saggio non si lascia fuorviare dalle mode del tempo, dalle comuni abitudini degli uomini, dalle immagini dei ricchi e dei potenti che vivono come se non dovessero mai morire. Eternamente giovani, eternamente sorridenti, eternamente pronti a ingannare tutti coloro che li incontrano e li riguardano con occhi di invidia. La morte risucchiata e annientata dalla onnipotente forza mediatica che rimane una delle caratteristiche più corrosive del nostro tempo. Pascal ha descritto bene il comportamento usuale degli uomini. Alcuni dei suoi famosi pensieri scavano in questo misterioso fondo dell’animo umano. Gli uomini, afferma, non avendo potuto vincere la morte, hanno deciso di dimenticarla. Un ostracismo arrivato oggi alle sua pienezza finale, dal momento che attualmente la morte è diventata un tabù, si afferma, “come il sesso nell’era vittoriana”. Nessuno, o quasi, ne parla più. Sorprende per questo l’opera di non pochi nostri filosofi, romanzieri e poeti, da considerarsi in questo senso autentici profeti del nostro tempo. Vie traverse per le quali ci perviene ancora l’autentico pensiero della verità, cioè il pensiero di Dio. L’attivismo e il “divertimento” sono i rifugi in cui si affoga questo pensiero scomodo. L’attività frenetica che contraddistingue l’uomo del nostro tempo, per un verso non lascia più tempo per riflettere seriamente sul mistero dell’esistenza, per un altro 39 Anno 115 C A T T O L I C O DOMENICA 4 NOVEMBRE 2012 T O S C A N O e1,10 1,10 e Lo scomodo ma necessario pensiero della morte verso sembra realizzare pienamente la vita anche per i successi, in termini di ricchezza e di carriera, che questo standard si porta con sé. Divertimento (divertissement) nel senso etimologico della parola, cioè distrazione, svago, diversivo. Ma, al di là delle apparenze, afferma Pascal, questo atteggiamento è la nostra più grande miseria. “Infatti, è soprattutto il divertimento che ci impedisce di pensare a noi stessi e ci porta insensibilmente alla perdizione. Senza di esso saremmo immersi nella noia e questa ci spingerebbe a cercare un mezzo più consistente per uscirne. Ma il divertimento ci diletta e ci fa giungere alla morte inavvertitamente”. Morire senza accorgersene: sembra questo l’ideale di una grande quantità di uomini. Meccanismi di rimozione che rapiscono all’uomo la sua dignità, la sua consistenza, il suo spessore, la sua profondità. Che tutti facciano così, non è una buona ragione per fare altrettanto. In realtà, la comune incapacità a “contare i nostri giorni” è forse la ragione principale della mediocrità e della cattiveria degli uomini di tutti i tempi. È sintomatico che il richiamo della morte faccia parte del vocabolario dei credenti e dei non credenti, anche se le prospettive rimangono essenzialmente diverse. Pure lo spazio che va dalla nascita alla morte assume nei due casi connotati diversi. Per il non credente serio il tempo rimane l’occa- sione, breve ma preziosa e irrevocabile, di crescita personale e sociale; per il credente assume le dimensioni di un cammino di santità e di perfezione come avvicinamento progressivo alla irraggiungibile santità e perfezione di Dio e, insieme, di partecipazione alla costruzione di una città terrena sempre più vicina alla città celeste. Il cammino del secondo è illuminato dalla luce della speranza, la dimensione che colora la vita di bellezza e di gioia, e la cui assenza rende tragica l’esistenza. Due atteggiamenti in parte opposti, che però possono ugualmente dare senso alla vita personale e sociale, con l’impegno per il credente di diventare coi propri atteggiamenti segno e indicazione della vita che non finisce. Il grande pensatore ebreo Franz Rosenzweig, che aveva iniziato il suo capolavoro, La stella della redenzione, con il richiamo della morte (“Dalla morte, dal timore della morte prende inizio e si eleva ogni conoscenza circa il Tutto”), termina la sua lunga riflessione con parole di una suggestione quasi infinita. Dinanzi alla porta del santuario di Dio, egli si domanda: “Ma su che cosa si aprono allora i battenti di questa porta?”. E risponde: “Non lo sai? Sulla vita”. Per il cristiano la risposta è ancora più chiara: “Quella porta è Cristo”. Giordano Frosini IL LAVORO REALIZZA L’UOMO Fin dal suo inizio il cristianesimo ha sottolineato l’importanza del lavoro dell’uomo, che ha trovato nel nostro tempo una esaltante sistemazione soprattutto nel concilio Vaticano II PAGINA 2 IL MESSAGGIO DEL SINODO AL POPOLO DI DIO Un richiamo pressante all’ottimismo e alla speranza e un invito a lavorare congiuntamente per un mondo migliore PAGINA 4 UN MANIFESTO DI ISPIRAZIONE CRISTIANA PER LA TERZA REPUBBLICA SULLA LINEA DEL CATTOLICESIMO DEMOCRATICO DI STURZO E DI DE GASPERI PAGINA 6 IL PROBLEMA DELLE CARCERI SI FA SEMPRE PIU’ GRAVE E URGENTE PAGINA 14 La Vita è on line clicca su www.settimanalelavita.it 2 primo piano n. 39 4 novembre 2012 Il lavoro, strumento di realizzazione dell’uomo L a questione del lavoro è stata rimessa con forza alla nostra attenzione soprattutto come uno degli aspetti della crisi degli ultimi anni, quasi all’improvviso si è presentato ai nostri occhi uno scenario sociale dai tratti complessi e problematici. L’attuale contesto rappresenta al tempo stesso l’occasione per riflettere su un tema, quello del lavoro, fondamentale nella vita dei singoli e della comunità, rispetto al quale la ricerca di una finalità e di un senso risulta centrale per trovare le forme più adatte per garantire il pieno sviluppo e il rispetto della dignità di ogni persona. Le cause dell’attuale stato delle cose non sono infatti solamente economiche ma riguardano una visione dell’uomo e del lavoro umano che hanno permeato e permeano sia le grandi che le piccole scelte che compongono lo sviluppo della società ed il nostro agire quotidiano, determinando i contesti nei quali ognuno di noi si muove. In questo numero abbiamo voluto offrire alcuni autorevoli spunti di riflessione rispetto a questo tema, da un lato riflettendo sul valore e sul senso del lavoro per l’uomo, dall’altro cercando di soffermarci sulla situazione italiana attuale. Questo perché crediamo davvero che quella dell’occupazione sia una delle questioni fondamentali rispetto alle quali si gioca la capacità di una società di dare risposta alle esigenze fondamentali dei singoli e della comunità, perché ognuno di noi, ed in particolare chi ha responsabilità politiche e sociali, possa trovare attraverso il proprio impegno e la propria fantasia gli strumenti adatti per perseguire oggi il bene comune, consentendo ad ogni essere umano di sviluppare e donare agli altri i propri talenti attraverso le proprie scelte e la propria attività. Un lavoro per tutti Sull’esempio di La Pira crediamo infatti che l’impegno verso lo sradicamento della miseria, e della disoccupazione, che ne rappresenta una delle principali cause, debba essere vissuto con dedizione e convinzione, perché concepire un impegno che prescinda dalla realizzazione di questo obiettivo significherebbe non soltanto rinunciare a vivere il Vangelo e testimoniarlo nel mondo, ma anche rifiutarsi di ricercare la giustizia, di fare di essa uno del cardini del nostro stare insieme, del convivere umano. Nell’opuscolo “Idee per una storia universale in senso cosmopolita” Kant aveva messo in evidenza la strutturale precarietà umana. “L’uomo si vede costretto a procurarsi e produrre tutto. Il trovare i suoi mezzi di sussistenza, il luogo di rifugio e ciò che gli proporziona sicurezza e difesa (per cui non è dotato né di corno come il toro, né di artigli come il leone, né della dentatura come il cane, ma “L’attività umana come deriva dall’uomo, così è ordinata all’uomo. L’uomo infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e la società, ma perferziona se stesso” (Gaudium et spes) di Paolo Tarchi soltanto delle sue mani); tutte le cose piacevoli e persino l’intelletto e la prudenza e la volontà stessa dovranno essere pienamente opera sua. Sembra addirittura che la natura si sia ecceduta nell’aver dato all’uomo i mezzi di sussistenza così scarsamente e di aver misurato tanto strettamente gli attrezzi di tipo animale che pare abbia voluto che l’uomo passasse alla massima abilità, all’intera perfezione dell’arte di pensare e, in quanto è possibile sulla terra, alla felicità, grazie ai suoi meriti”. Già San Tommaso d’Aquino aveva con chiarezza scritto nella Summa Teologica quali sono le risorse fondamentali dell’uomo: «L’uomo possiede la “ragione” e la “mano” che è l’organo degli organi, e mediante questi due mezzi può preparare strumenti in infiniti modi e per infiniti scopi». Queste citazioni ci introducono nella nostra riflessione sul valore del lavoro per ogni uomo e per tutti gli uomini. Ben conosciamo il disegno di Dio Creatore, che plasma l’uomo a sua immagine, e affida alla prima coppia umana il giardino dell’Eden con il compito di coltivarlo e custodirlo. Il lavoro per la Bibbia appartiene alla condizione originaria dell’uomo, anche se è Dio e non il lavoro la fonte della vita e il fine di tutto. I padri della Chiesa, a differenza della cultura loro contemporanea, non hanno mai considerato il lavoro come opera da schiavi, ma come opera dell’uomo, che governa con Dio il mondo e compie cose buone per sé e per gli altri. Un grande esempio al riguardo ci è stato offerto da san Benedetto da Norcia con la sua Regola “Ora et Labora” che libera il lavoro dal disprezzo di cui il mondo romano l’aveva circondato affidandolo agli schiavi, per farne uno dei cardini della spiritualità monastica. L’ozio nuoce all’essere dell’uomo, mentre l’attività giova al suo corpo e al suo spirito. Il lavoro nella storia Il corso della storia è contrassegnato da profonde trasformazioni e da esaltanti conquiste del lavoro, ma anche dallo sfruttamento di tanti lavoratori e dalle offese alla loro dignità. La rivoluzione industriale lanciò alla Chiesa una grande sfida. Radicato nella Bibbia e negli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa, un nuovo cammino dell’insegnamento in campo sociale prese corpo a partire dall’enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII, al punto che la questione del lavoro diviene la questione sociale per eccellenza nell’enciclica “Laborem Exercens” di Giovanni Paolo II. Il lavoro umano, si legge nell’enciclica, ha una duplice dimensione: oggettiva e soggettiva. In senso oggettivo è l’insieme delle attività, risorse e strumenti di cui l’uomo si serve per “coltivare” e “custodire” la terra. Il lavoro in senso soggetto è l’agire dell’uomo. La persona è il metro della dignità del lavoro. Per questo il lavoro non può essere ridotto, secondo una logIca materialistica della vita, a merce o a semplice forza-lavoro. La dimensione soggettiva deve essere preminente su quella oggettiva. Afferma con forza la “Laborem Exercens”: “il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”. Il lavoro dunque è un bene, un bene di tutti, disponibile per tutti coloro che ne sono capaci. La piena occupazione è pertanto un obiettivo doveroso per ogni società orientata alla giustizia e al bene comune. Ha scritto Benedetto XVI nella “Caritas in Veritate”: “Quando l’incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coeren- ti nell’esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che di spreco sociale. Rispetto a quanto accadeva nella società industriale del passato, oggi la disoccupazione provoca aspetti nuovi di irrilevanza economica e l’attuale crisi può solo peggiorare tale situazione. L’estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza prolungata dall’assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Prima di tutto l’uomo Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità. “L’uomo infatti è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Emerge con sempre maggior consapevolezza quanto già indicato dalla enciclica “Centesimus Annus”· “Se un tempo il fattore decisivo della produzione era la terra e più tardi il capitale, oggi il fattore decisivo è l’uomo stesso, e cioè la sua capacità di conoscenza che viene in luce mediante il sapere scientifico”. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, evidenzia come, in tempi di grandi cambiamenti e di globalizzazione quali noi stiamo vivendo, un ruolo strategico è svolto dal sistema educativo che deve accompagnare tutta la vita. “Il mantenimento dell’occupazione dipende sempre più dalle capacità professionali. La sempre più diffusa necessità di cambiare varie volte l’impiego nell’arco della vita, impone al sistema educativo di favorire la disponibilità delle persone ad un aggiornamento e riqualificazio- Vita La ne permanenti. Più in generale il percorso lavorativo delle persone deve trovare forme concrete di sostegno così che sia meno difficile attraversare fasi di cambiamento, di incertezza, di precarietà”. Il 10 maggio 2012, l’agenzia Onu International Labour Organization (Ilo) che ha sede a Ginevra, ha pubblicato il suo rapporto annuale “World of Work Report 2012” sullo stato di salute del lavoro mondiale. “Lavori migliori per un economia migliore” questo il titolo scelto per sottolineare come l’uscita dalla crisi dipenda dalla ripresa dei mercati del lavoro. Tale rapporto purtroppo evidenzia come nella maggioranza dei paesi la crisi ha colpito soprattutto le giovani generazioni. Nell’80% delle economie avanzate e nel 65% dei paesi in via di sviluppo i tassi di disoccupazione giovanile sono ancora superiori a quelli precedenti la crisi. Ma il valore del lavoro per l’uomo non si limita a poter disporre di una occupazione, qualunque essa sia, la dignità della persona non è rispettata né con un McJob (lavoro modello McDonald’s), né con un lavoro che metta a rischio la sua salute. Riconosciuta dignità È noto che già nel 1999 l’Ilo, di cui fanno parte 190 paesi del mondo, ha proposto l’uso della formula “decent work” lavoro decente, per parlare del lavoro a livello internazionale, per il Nord e il Sud del mondo. “Decent” in inglese come “décent” in francese è la maniera di riconoscere la dignità intrinseca di ogni persona umana (in spagnolo “trabajo decente y digno”). Il “decent word” consente di costruire prospettive individuali future che garantiscano buone condizioni di lavoro orari sostenibili, retribuzione dignitosa), equilibrio fra lavoro e vita privata, opportunità di crescita personale e professionale, sviluppo delle capacità e competenze dell’individuo e delle sue relazioni personali e professionali. Desidero concludere con le parole che Giovanni Paolo II rivolse all’Azione Cattolica Nazionale riunita nella Basilica di San Pietro per una veglia di preghiera per il mondo del lavoro: “Il mistero di Nazareth non finisce di sorprenderci! Perché il Figlio di Dio, venuto sulla terra, ha voluto trascorrere un tempo così prolungato assoggettandosi alla dura fatica del lavoro? Che cosa ha rappresentato per lui questa esperienza? Che cosa rappresenta per noi? Gesù è stato uomo del lavoro e il lavoro gli ha permesso di sviluppare la sua umanità, imparando a progettare con creatività, ad operare con coraggio e tenacia, a contribuire al sostentamento della famiglia, ad aprirsi alla più ampia cerchia sociale attraverso una solidarietà consapevole e concreta. Anche il lavoro a Nazareth ha costituito per Gesù un modo per dedicarsi alle “cose del Padre” (Lc 2,49). Secondo il piano provvidenziale di Dio, lavorando l’uomo realizza la propria e altrui umanità”. Vita La 4 novembre 2012 cultura n. 39 IL RACCONTO S Io, la Porrettana ì, sono proprio io la ferrovia di valico appenninico la Porrettana, ho 146 anni e sono ancor qui viva e attiva. Il mio spirito alloggia qui nei bui abissali delle mie gallerie elicoidali, nella maestosità dei miei ponti vertiginosi, negli scannafossi, nei muraglioni di arretta dei miei viadotti. E, sappi, che nessun mio biografo topo d’archivio, per quanto sia perspicace, può sapere di me di più di me stessa: fidati dunque. Ti vedo qui sulla panchina di stazione. Solo. Zitta Pracchia e zitto tu, attonito. Che fai... mi evochi? Ebbene sono qui: interlquisco con te. Tu prendi la Biro e puntata su i pochi fogli che ti vedo in mano. Non fare altro: ascolta; che la penna vergherà da sola. Cominciamo. Il soffio creatore mi venne dall’oltralpe dalla trigonometria del Protche ma il gran numero di picconatori, scariolanti, badilanti e insomma di braccia e anche di rivoli di sangue e i caduti per irruzioni improvvise d’acqua, per mine brillate fuori tempo, frane e silicosi furono nostrane. E di qui avevano casati come Vivarelli, Venturi o Breschi.... Costoro mi fecero, mi trassero dalle bruta roccia, squadrarono i pietroni per gettare volte su baratri mai vinti prima neanche dai romani antichi. Insomma diedero la loro vita per dar esistenza a me La Porrettana. Non ti so dare il freddo numero di quanti di costoro ora io vivo. Sappi però che non enfasi, non scandalo, non ram- 2 novembre 1864 - 2 novembre 2012: la “Porrettana” ha 148 anni. Da “Neuter” (noialtri) della montagna bolognese, per volontà stessa dell’autore, pubblichiamo il racconto vincitore del concorso letterario “Carotreno”. Quale omaggio a questa ferrovia che per prima scorciò l’Italia di Cirano Andreini pogna sociale ci fu a quei fieri giorni ottocenteschi: tanto era l’empito volitivo affinché le mie rotaie accorciassero l’Italia solo da tre anni unita. E perché la vaporiera da Roma capitale giungesse alle altre capitali europee: Parigi,Vienna, Berna... Pensa un pò –o mio tardo biografo dell’oggi in cui la 2a morte non mi sarà data dal tritolo tedesco come nel ‘43 ma semplicemente dalla cancellazione dell’Orario FS‑, nei miei 99 chilometri, quasi sia stata la volontà testamentaria dei travolti per esplosione, frane ecc. non troverai di loro epitaffi di marmo e di bronzo. Come, cioè, avessero ritenuto così delle loro vite: “Si realizzò La Porrettana (primato mondiale dell’epoca per arditezza). Dunque si visse assai anche se si morì a vent’anni”. Ma ora di retorico ‑tu scrittore senza computer‑ non mi far vergare altro che ti scarseggia la carta che ti vedo in mano. Ora ti dico solo episodi di sintesi, forti e concreti di me. Eccoteli. Tu usali come pennellate essenziali del ritratto della mia genesi. E in primis questo per significarti la tensione morale che fu la mia vera genitrice. Da questi 617,42 d’altitudine di questa stazione di culmine che è Pracchia, sali a piedi non molto per la strada di bosco che mena alla Collina.A destra troverai un piccolo cumulo di pietre fatto a cono. Sappi: quel punto è sulla verticale della mia più lunga galleria, quella di valico Pracchia-San Mommè. Che anche unisce il versante adriatico a quello tirrenico. Ebbene, quel monticino di sassi è una tomba di miei minatori! Scavavano un pozzo, un camino che estraesse il gran fumo delle prime vaporiere Testimonianze di amici di Don Butelli Insieme per don Siro di Leonardo Soldati U na pubblicazione, dal titolo “Insieme per don Siro” ed edito dal Centro culturale “Il Tempio”, sull’opera di uno dei sacerdoti più poliedrici della Diocesi di Pistoia, allo stesso tempo uomo, intellettuale e sacerdote in una “Chiesa Militante” che dagli anni ’70 del secolo scorso arriva fino ai giorni odierni, concretizzando la sua opera nell’azione sociale, politica e religiosa attraverso in particolare il Centro culturale e di reinserimento Il Tempio. Questa “casa” accolse diverse generazioni di pistoiesi, rispondendo ai loro bisogni primari come la mensa per i poveri o le attività di formazione professionale, facendo emergere in loro anche una richiesta di cultura soddisfatta avvicinandoli alla musica, alla poesia, all’arte in generale. L’opera è stata realizzata da compagni di vita e di lavoro dell’ecclesiastico pistoiese, collaborando alla realizzazione della sua missione pastorale: lo scultore e pittore Flavio Bartolozzi, organizzatore del volume assieme a Sergio Fedi, oggi componente del Magistrato della Misericordia di Pistoia, e poi Ugo Barlozzetti, Mario Agnoli, Aldo Morelli già presidente della Provincia di Pistoia e già sindaco del Comune di Lamporecchio, Renzo Corsini dell’Avanguardia calcio, oltre al ricordo di un corista della Genzianella del 1954. Apre il libro un paragrafo a firma del vicario don Paolo Palazzi. All’interno dell’opera, delle poesie di don Siro raccolte da Agnoli e tratte dalle opere “Le mie Radici” a cura di Stefano Sodi, “Sentieri” a cura di Mario Agnoli, “Tu mi hai preso la mano destra” a cura di Antonio Frintino. Il volume è stato pubblicato grazie al contributo di Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia,Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Pistoia e Centro culturale “Il Tempio”. In copertina un’immagine di “Natività ‘77”, opera di Flavio Bartolozzi. Nella prefazione congiunta Gabriele Zollo, già presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, Aligi Bruni, presidente emerito della Misericordia di Pistoia, e Alberto Marini, presidente del Centro culturale Il Tempio, ricordano che gli anni d’oro dell’opera di don Siro, dal 1964 al 1978, corrispondono proprio a quelli di un fervente dibattito tra cattolici e laici nell’associazionismo, nella politica, nelle istituzioni, con un riavvicinamento progressivo delle due parti in occasione di significativi fatti storici. Zollo, Aligi Bruni e Marini fanno quindi un invito, come credenti, a riprendere lo spirito di quegli anni, centrato «sui valori universali del cristianesimo della pace, non violenza, giustizia, solidarietà, amore e benevolenza fra gli uomini (…) quel porgere la “mano destra” di cui parlano i vangeli (…) il Tempio, simbolo della pace fra i popoli e dell’integrità umana, sia per sempre la casa di tutti». che vi transitavano. Fumo che palesò da subito la assoluta necessità di estrarlo in qualche modo, pena la compromissione dell’esercizio stesso della linea: dei macchinisti erano sbucati a Pracchia in stato di incominciata asfissia... E quelle talpe d’uomini erano quasi riusciti ad arrivare al cranio della volta del tunnel giù a una cinquantina di metri. Quando le pareti del pozzo ‑tutte insieme‑ collassarono e si richiusero fino all’imboccatura... Assurdo anche il solo ipotizzare salvamento di sorta per i vivi e più ancora per esumare i morti. Ci fu un gran singhiozzare quando, le maestranze tutte ginocchioni, il prete di Frassignoni benedisse quella terra smossa con le gran parole “Dal profondo della mia miseria a Te grido...” Ma bastò così. La mattina dipoi fu dato avvio ad altro pozzo d’aereazione un pò piu in là: c’ero io, La Porrettana, da far funzionare! E tu cronista postumo di un centocinquant’anni da allora, quando sei lì e quel monticino di sassi che non dicono nulla a nessuno, ammazzetta, se non trovi altro fiore, delle inflorescenze di stipa, togliti il berretto, e posacelo sopra. Beh, ti vedo un altro pò di spazio bianco sui tuoi fogli, non te ne andare ancore e lascia che la tue Biro verghi qualcos’altro di me. Chiudi gli occhi e vedimi distrutta ora: i miei gran ponti sbriciolati, le mie gallerie rintronate e richiuse affatto dal tritolo; non una traversina, né una rotaia in sede. È il 1944. E a farmi questo non erano stati i bombardieri Alleati intenti e espugnare la linea Gotica appenninica ‑purtroppo sempre imprecisi e inefficaci‑, ad interrompermi. Ma furono i nazisti per supremo insulto per la loro diabolica rabbia per la disfatta in atto ad ammazzarmi. Eppure in questo contesto, una mia galleria non 3 lunga, la lasciarono indenne ad hoc ‑quella alle Svolte detta del Tistino che si affaccia sulla gran piana Pistoia/Firenze‑ e fù bunker e casamatta per un loro cannone retrattile sulle rotaie; per un vile cecchinaggio senza bersaglio preciso e, anzi, alla rinfusa su una vasta area del pistoiese, pretese e oltre. L’intento loro isperato ‑gli Americani erano già a San Baronto‑ era pelese: terrorizzare e ritardare il più possibile il loro arretramento e la liberazione d’Italia e la loro fine. E pensare: con un solo sparuto cannone. Ovvio non passava giorno che i cacciabombardieri Alleati non scaricassero gran carichi di bombe sul fianco del Tistino senza riuscire ad azzittire quella meledizione. Che stava assumendo quel cannone anche caratteri di smacco per un intero esercito internazionale di liberezione. Poi un pilota italo americano, rimasto ignoto, stanco di beffe, si presentò al comando dell’aeroporto.“Senta capitano ‑disse‑ io son nato e Corbezzi…” E indicò sulla carta il paesino subito sopra il Tistino. “So io come bisogna fare: si deve agire dal Nord e non dal Sud come si fa ora. Mi dia un piccolo caccia, con una bomba, sola. O non torno o -alla fine di una picchiata raso pendìo della Collina gliela metto nell’imboccature Nord. Così sarà la galleria stessa ‑col gran spostamento d’aria- che diventerà a sua volta canna di cannone… e il cannone che contiene sarà catapultato fuori nel vallone di Valdibrana. E gli elmetti con la svastica dei suoi accudienti saranno i pezzi che voleranno più lontani…” Andò in questo secondo modo vivaddio! Cosicché, io La Porrettana, il giorno dipoi, gli Alleati li vidi passare di qui da Pracchia. Andavano verso Porretta e Bologna a far finire la guerra. E cantavano. Racconto finito per fine carta. Poeti Contemporanei Quella stanza… Come raccontare la magia della vecchia camera. Il rumore attutito dei passi sulle tavole che solo noi conosciamo. La zattera della memoria vaga tra i flutti del tempo. La luce del pomeriggio indora il cassettone Lo specchio e i suoi ricordi: ritratti della mamma lo zio del babbo ed i miei nonni. Mi prendono per mano e camminando rammentano. Il tramonto pietoso prodiga la sua presenza ma il sole (che ha fretta) va coricando i ricordi di là dal monte. -Dov’è il mio posto sul cassettonedomando allo specchio. Gim 4 attualità ecclesiale I vescovi al Popolo di Dio: ‘’Non c’è spazio per il pessimismo” MESSAGGIO SINODO Il desiderio più profondo “N on c’è uomo o donna che, nella sua vita, non si ritrovi, come la donna di Samaria, accanto a un pozzo con un’anfora vuota, nella speranza di trovare l’esaudimento del desiderio più profondo del cuore, quello che solo può dare significato pieno all’esistenza”. Parte dal profondo di questa considerazione il messaggio del Sinodo dei vescovi al Popolo di Dio, inviato a conclusione della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Il messaggio è caratterizzato dalla “urgenza” di “condurre gli uomini e le donne del nostro tempo a Gesù, all’incontro con lui”. Perché “molti sono oggi i pozzi che si offrono alla sete dell’uomo”, ma occorre “orientare bene la ricerca, per non cadere preda di delusioni, che possono essere rovinose”. Il messaggio fa il punto sui problemi e le sfide che attraversano l’umanità e che sono stati oggetto di discussione in questi giorni di Sinodo, ma lascia un segno di speranza. “Il nostro - scrivono i padri sinodali - è un mondo colmo di contraddizioni e di sfide, ma resta creazione di Dio, ferita sì dal male, ma pur sempre il mondo che Dio ama, terreno suo, in cui può essere rinnovata la semina della Parola perché torni a fare frutto. Non c’è spazio per il pessimismo nelle menti e nei cuori di coloro che sanno che il loro Signore ha vinto la morte e che il suo Spirito opera con potenza nella storia”. Umiltà “Umiltà” è la parola che risuona nei primi paragrafi del testo, perché “l’invito ad evangelizzare si traduce in un appello alla conversione”. “Dobbiamo riconoscere - si legge - che le povertà e le debolezze dei discepoli di Gesù, specialmente dei suoi ministri, pesano sulla credibilità della missione. Siamo certo consapevoli, noi Vescovi per primi, che non potremo mai essere all’altezza della chiamata da parte del Signore e della consegna del suo Vangelo per l’annuncio alle genti. Sappiamo di dover riconoscere umilmente la nostra vulnerabilità alle ferite della storia e non esitiamo a riconoscere i nostri peccati personali. Siamo però anche convinti che la forza dello Spirito del Signore può rinnovare la sua Chiesa e rendere splendente la sua veste, se ci lasceremo plasmare da lui. Lo mostrano le vite dei santi, la cui memoria e narrazione è strumento privilegiato della nuova evangelizzazione. Se questo rinnovamento fosse affidato alle nostre forze, ci sarebbero seri motivi di dubitare”. Le famiglie di fatto Nel paragrafo dedicato alla famiglia, i padri sinodali rivolgono un pensiero particolare alle “situazioni familiari e di convivenza in cui non si rispecchia quell’immagine di unità e di amore per tutta la vita che il Signore ci ha consegnato. Ci sono coppie che convivono senza il legame sacramentale del matrimonio; si moltiplicano situazioni familiari irregolari costruite dopo il fallimento di precedenti matrimoni: vicende dolorose in cui soffre anche l’educazione alla fede dei figli. A tutti costoro vogliamo dire che l’amore del Signore non abbandona nessuno, che anche la Chiesa li ama ed è casa accogliente per tutti, che essi rimangono membra della Chiesa anche se non possono ricevere l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia. Le comunità cattoliche siano accoglienti C Vita La n. 39 4 novembre 2012 on la messa celebrata nella Basilica di San Pietro, si è conclusa il 28 ottobre la XIII Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi. Per tre settimane rappresentanti dell’episcopato di tutto il mondo, esperti, fedeli laici, uomini e donne insieme al Papa si sono confrontati sulla realtà della nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Davvero, tutta la Chiesa era rappresentata e, dunque, “coinvolta in questo impegno, che - come ha detto il Papa all’Angelus - non mancherà di dare i suoi frutti, con la grazia del Signore”. Il Sinodo è stato un momento di forte comunione ecclesiale, che ancora una volta ha fatto sperimentare la bellezza di essere Chiesa proprio oggi, in questo mondo così com’è, in mezzo a questa umanità con le sue fatiche e le sue speranze. Il Sinodo ha coinciso con il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e quindi con l’inizio dell’Anno della fede. Secondo il Papa, ripensare al Beato Giovanni XXIII, al Servo di Dio Paolo VI, alla stagione conciliare, è stato quanto mai favorevole, perché ha aiutato a riconoscere che “la nuova evangelizzazione non è una nostra invenzione, ma è un dinamismo che si è sviluppato nella Chiesa in modo particolare dagli anni ‘50 del secolo scorso, quando apparve evidente che anche i Paesi di antica tradizione cristiana erano diventati, come si suol dire, terra di missione”. Durante i lavori è emersa l’esigenza verso quanti vivono in tali situazioni e sostengano cammini di conversione e di riconciliazione”. Giovani, economia e politica “Testimoniare il Vangelo non è privilegio di alcuno. Riconosciamo con gioia la presenza di tanti uomini e donne che con la loro vita si fanno segno del Vangelo in mezzo al mondo”. Il messaggio ha quindi una parola per tutti: per i giovani, per i quali i vescovi chiedono di “non mortificare, la potenza dei loro entusiasmi”. Al mondo dell’economia e del lavoro, invece, i padri sinodali chiedono di “riscattare il lavoro dalle condizioni che ne fanno non poche volte un peso insopportabile e una prospettiva incerta, minacciata oggi spesso dalla disoccupazione, specie giovanile”. Al mondo della politica, l’esortazione ad “un impegno di cura disinteressata e trasparente del bene comune”; “una limpida testimonianza” e “il precetto della carità”. I cristiani perseguitati Il messaggio sinodale si conclude con un pensiero che abbraccia tutta la terra e la cristianità. Rivolge “una considerazione tutta particolare, colma di affetto fraterno e di gratitudine”, ai “cristiani delle Chiese Orientali Cattoliche”. “In non pochi contesti - scrivono i padri sinodali - le vostre Chiese sono in mezzo a prove e tribolazioni, in cui testimoniano la partecipazione alla croce di Cristo”. “Il Signore continui a benedire la vostra fedeltà e sul vostro futuro si staglino orizzonti di serena confessione e pratica della fede in una condizione di pace e di libertà religiosa”. Il messaggio è indirizzato anche ai “cristiani, uomini e donne, che vivete nei paesi dell’Africa”: “Vi diciamo la nostra gratitudine per la testimonianza che offrite al Vangelo spesso in situazioni di vita umanamente difficili”. C’è una parola per tutti, per le Americhe del Nord e del Sud, per l’Oceania, per le minoranza cristiane in Asia, per l’Europa.“Giunti al termine di questa esperienza di comunione tra Vescovi di tutto il mondo e di collaborazione al ministero del Successore di Pietro - conclude il messaggio -, sentiamo risuonare per noi attuale il comando di Gesù ai suoi apostoli:‘Andate e fate discepoli tutti i popoli [¼]. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’ (Mt 28,19.20)”. CHIESA E MONDO Che cosa possiamo dire? La domanda di Benedetto XVI alla chiusura del Sinodo dei vescovi di Marco Doldi di un annuncio rinnovato del Vangelo nelle società secolarizzate, “nella duplice certezza che, da una parte, è solo Lui, Gesù Cristo, la vera novità che risponde alle attese dell’uomo di ogni epoca, e dall’altra, che il suo messaggio chiede di essere trasmesso in modo adeguato nei mutati contesti sociali e culturali”. “Che cosa possiamo dire al termine di queste intense giornate di lavoro?”. Si è interrogato Benedetto XVI, il quale, presente ai lavori, ha ascoltato e raccolto molti spunti di riflessione e molte proposte. A lui ora il compito di ordinare ed elaborare il tanto materiale, per offrire a tutta la Chiesa - probabilmente nella forma di esortazione post sinodale - una sintesi organica e indicazioni coerenti di cammino. In attesa di conoscere tutto questo, si possono meditare i primi orientamenti generali, che lo stesso Pontefice ha fatto emergere e costituiscono quasi un primo volto dei lavori del Sinodo. Ne ha parlato espressamente durante l’omelia per la messa presieduta al mattino nella basilica vaticana. Intanto una considerazione generale: la nuova evangelizzazione riguarda tutta la vita della Chiesa. “Essa si riferisce, in primo luogo, alla pastorale ordinaria che deve essere maggiormente animata dal fuoco dello Spirito, per incendiare i cuori dei fedeli che regolarmente frequentano la Comunità e che si radunano nel giorno del Signore per nutrirsi della sua Parola e del Pane di vita eterna”. Affermato questo, il Santo Padre indica tre linee pastorali emerse dal Sinodo. La prima riguarda i Sacramenti dell’iniziazione cristiana. “È stata riaffermata l’esigenza di accompagnare con un’appropriata catechesi la preparazione al Battesimo, alla Cresima e all’Eucaristia. È stata pure ribadita l’importanza della Penitenza, sacramento della misericordia di Dio”. Attraverso questo itinerario sacramentale passa la chiamata del Signore alla santità, rivolta a tutti i cristiani. Infatti, è stato più volte ripetuto che i veri protagonisti della nuova evangelizzazione sono i santi: essi parlano un linguaggio a tutti comprensibile con l’esempio della vita e con le opere della carità. In secondo luogo, la nuova evangelizzazione è essenzialmente connessa con la missione “ad gentes”, che riguarda alcune regioni dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania i cui abitanti aspettano con viva attesa, talvolta senza esserne pienamente coscienti, il primo annuncio del Vangelo. Ma riguarda un po’ tutti, perché la globalizzazione ha causato un notevole spostamento di popolazioni; pertanto, il primo annuncio si impone anche nei Paesi di antica evangelizzazione. “Tutti gli uomini hanno il diritto di conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo; e a ciò corrisponde il dovere dei cristiani, di tutti i cristiani - sacerdoti, religiosi e laici -, di annunciare la Buona Notizia”. Un terzo aspetto riguarda le persone battezzate che però non vivono le esigenze del Battesimo. Queste persone si trovano in tutti i continenti, specialmente nei Paesi più secolarizzati. “La Chiesa ha un’attenzione particolare verso di loro, affinché incontrino nuovamente Gesù Cristo, riscoprano la gioia della fede e ritornino alla pratica religiosa nella comunità dei fedeli”. Oltre ai metodi pastorali tradizionali, sempre validi, la Chiesa cerca di adoperare anche metodi nuovi, curando pure nuovi linguaggi, appropriati alle differenti culture del mondo, proponendo la verità di Cristo con un atteggiamento di dialogo e di amicizia che ha fondamento in Dio che è Amore. Vita La 4 novembre 2012 attualità ecclesiale n. 39 Messaggio Cei: il dono e la solidarietà per tenere viva la speranza nel tempo della crisi 5 35a gIORNATA PER LA VITA Le parole sono insufficienti “G enerare la vita vince la crisi”. È il titolo del Messaggio del Consiglio episcopale permanente della Cei per la 35ª Giornata nazionale per la vita, che si celebrerà il 3 febbraio 2013. Un circolo vizioso Il Messaggio inizia con la storia presentata da due coniugi al Papa in occasione del VII Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 1-3 giugno 2012), sulle difficoltà di sopravvivenza della loro piccola azienda. Nell’ascoltare questa “drammatica testimonianza”, sostengono i vescovi italiani nel Messaggio, non hanno “faticato a riconoscervi la situazione di tante persone conosciute” e “care, provate dall’assenza di prospettive sicure di lavoro e dal persistere di un forte senso di incertezza”. Per questo, i presuli si chiedono: “Non ne è forse segno la grave difficoltà nel ‘fare famiglia’, a causa di condizioni di precarietà che influenzano la visione della vita e i rapporti interpersonali, suscitano inquietudine e portano a rimandare le scelte definitive e, quindi, la trasmissione della vita all’interno della coppia coniugale e della famiglia?”. La crisi del lavoro, evidenzia il Consiglio permanente, “aggrava così la crisi della natalità e accresce il preoccupante squilibrio demografico che sta toccando il nostro Paese: il progressivo invecchiamento della popolazione priva la società dell’insostituibile patrimonio che i figli rappresentano, crea difficoltà relative al mantenimento di attività lavorative e imprenditoriali importanti per il territorio e paralizza il sorgere di nuove iniziative”. Politiche per le famiglie A fronte di questa difficile situazione, i vescovi italiani avvertono che “non è né giusto né sufficiente richiedere ulteriori sacrifici alle famiglie che, al contrario, necessitano di politiche di sostegno, anche nella direzione di un deciso alleggerimento fiscale”. “Il momento che stiamo vivendo - aggiungono pone domande serie sullo stile di vita e sulla gerarchia di valori che emerge nella cultura diffusa. Abbiamo bisogno di riconfermare il valore fondamentale della vita, di riscoprire e I Il punto centrale e unificante della parola di Dio consegnata nella Bibbia è l’amore. Questa è la parola-sintesi delle Dieci Parole che sono le clausole dell’alleanza sinaitica di cui è mediatore Mosè. A commento del decalogo nel libro del Deuteronomio (prima lettura) si riportano le istruzioni ed esortazioni di Mosè al popolo prima del suo ingresso nella terra promessa. Il suo discorso ruota attorno a quattro verbi: temere, osservare, ascoltare, amare. Il primo, “temere”, corrisponde a “credere”, nel senso di riconoscere l’assoluta e unica signoria di Dio. Il modo concreto di esprimere e vivere il timore del Signore è l’impegno ad “osservare” la sua parola. Si tratta di un’osservanza che abbraccia tutta l’esistenza del credente e si prolunga nella storia delle generazioni. L’esortazione è accompagnata da una promessa che corrisponde alla benedizione dell’alleanza: “e così si prolunghino i tuoi giorni”. Il terzo verbo, “ascoltare”, riassume l’atteggiamento di fede di chi entra a far parte dell’alleanza con Dio. Infatti lo “shema’ Israel” è anche una formula di fede. Essa presuppone l’attenzione alla parola di Dio e si traduce nell’impegno di metterla in pratica. Anche questo appello è seguito dalla promessa della benedizione: “perché tu sia felice e diventiate molto tutelare le primarie relazioni tra le persone, in particolare quelle familiari, che hanno nella dinamica del dono il loro carattere peculiare e insostituibile per la crescita della persona e lo sviluppo della società”. Quest’esperienza è “alla radice della vita e porta a ‘essere prossimo’, a vivere la gratuità, a far festa insieme, educandosi a offrire qualcosa di noi stessi, il nostro tempo, la nostra compagnia e il nostro aiuto. Non per nulla San Giovanni può affermare che ‘noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli’”. Solidali nelle difficoltà “Troviamo traccia di tale amore vivificante - scrivono i vescovi - sia nel contesto quotidiano che nelle situazioni straordinarie di bisogno, come è accaduto anche in occasione del terremoto che ha colpito le regioni del Nord Italia. Accanto al dispiegamento di sostegni e soccorsi, ha riscosso stupore e gratitudine la grande generosità e il cuore degli italiani che hanno saputo farsi vicini a chi soffriva”. In questa, come in tante altre circostanze, sottolinea il Messaggio, “si riconferma il valore della persona e della vita umana, intangibile fin dal concepimento; il primato della persona, infatti, non è stato avvilito dalla crisi e dalla stretta economica. Al contrario, la fattiva solidarietà manifestata da tanti volontari ha mostrato una forza inimmaginabile”. Tutto questo, si legge ancora nel testo, “ci sprona a promuovere una cultura della vita accogliente e solidale. Al riguardo, ci sono rimaste nel cuore le puntuali indicazioni con cui Benedetto XVI rispondeva alla coppia provata dalla crisi economica: ‘Le parole sono insufficienti… Che cosa possiamo fare noi? Io penso che forse gemellaggi tra città, tra famiglie, tra parrocchie potrebbero aiutare. Che realmente una famiglia assuma la responsabilità di aiutare un’altra famiglia’”. La logica del dono Per i vescovi italiani, “la logica del dono è La Parola e le parole XXXI Domenica del Tempo Ordinario Dt 6, 2-6, Sal 18, Eb 7, 23-28, Mc 12, 28b-34 numerosi nella terra dove scorrono latte e miele”. Infine il quarto verbo: “Tu amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. L’amore fa parte del linguaggio dell’alleanza intesa come rapporto radicale, irreversibile con Dio e che abbraccia tutte le dimensioni dell’essere umano. Nella pagina del vangelo di Marco il comando dell’amore a Dio come unico Signore viene accostato da Gesù a quello dell’amore come se stessi. Il contesto è quello di un dialogo tra Gesù e un maestro della legge avvenuto durante l’ultima settimana della sua attività a Gerusalemme. “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”, domanda lo scriba a Gesù. Questo interrogativo fa parte delle discussioni di scuola dove i maestri ebrei si preoccupavano di trovare un principio unificante tra le varie e molteplici prescrizioni della legge mosaica. Gesù risponde con la citazione dello “shema’ Israel”, qualificandolo come “il primo” di tutti i comandamenti. La novità della risposta di Gesù è l’accostamento di questo principio fondamentale dell’alleanza al comandamento relativo all’amore del prossimo. Egli presenta questo come il secondo comandamento e lo fa citando il libro del Levitico: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Gesù ripete parole antiche e note, ma unisce con un legame indissolubile l’amore di Dio e quello del prossimo. Commenterà sant’Agostino: “Non contrapporre Dio e il prossimo, non sottrarti mai a un amore in nome di un altro amore”. Gesù risponde allo scriba dicendo: “Tu amerai”. Un verbo al futuro, non un imperativo, perché questa è un’azione mai conclusa, perché durerà quanto il tempo. Perché è un progetto, ed è l’unico. Non un obbligo, ma una necessità per vivere. Non amare è come morire. E’ come se lo scriba gli avesse chiesto: “Cosa devo fare, Signore, per essere vivo?”. “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e il tuo prossimo come te stesso”. Dio non ruba il cuore, ma lo la strada sulla quale si innesta il desiderio di generare la vita, l’anelito a fare famiglia in una prospettiva feconda, capace di andare all’origine - in contrasto con tendenze fuorvianti e demagogiche - della verità dell’esistere, dell’amare e del generare”. In realtà, “la disponibilità a generare, ancora ben presente nella nostra cultura e nei giovani, è tutt’uno con la possibilità di crescita e di sviluppo: non si esce da questa fase critica generando meno figli o peggio ancora soffocando la vita con l’aborto, bensì facendo forza sulla verità della persona umana, sulla logica della gratuità e sul dono grande e unico del trasmettere la vita, proprio in una situazione di crisi”. “Donare e generare la vita - concludono i presuli - significa scegliere la via di un futuro sostenibile per un’Italia che si rinnova: è questa una scelta impegnativa ma possibile, che richiede alla politica una gerarchia di interventi e la decisione chiara di investire risorse sulla persona e sulla famiglia, credendo ancora che la vita vince, anche la crisi”. moltiplica. Lo scriba domanda un comandamento, Gesù risponde con due, ma propone tre oggetti di amore e proietta il cuore in tre direzioni: amerai il tuo Signore, amerai il tuo prossimo, amerai te stesso. Sì, perché se non ami te stesso, come Dio ti ama per quello che sei, non sarai capace di amare nessuno, saprai solo prendere e possedere, fuggire o violare, senza gioia né gratitudine. Il nostro orizzonte è questo cuore plurale, a più voci, in cui “l’amore di Dio è come la melodia principale, il canto fermo, attorno al quale può dispiegarsi il contrappunto degli altri amori. E nasce la polifonia della vita” (D. Bonhoeffer). Amare Dio con tutto il cuore non significa amare lui solamente, ma amarlo senza mezze misure, senza mediocrità. Allo stesso modo amerai con tutto il cuore il figlio, l’amico, perfino il nemico, lo amerai senza calcolo e senza inganno. Tu amerai: ovvero, tutto ciò che fai fallo per amore, agisci per amore, persegui l’amore. Tu amerai: ovvero, il tuo autentico “tu” è il “tu” che ama. Tu amerai: ovvero, non scoraggiarti, perché l’amore che ora non vedi in te, il Signore potrà donartelo come grazia nel momento che tu non sai. Tu amerai: ovvero, varcherai la soglia del regno di Dio. Don Luca Carlesi 6 n. 39 4 novembre 2012 Sulla scia del pensiero sociale cristiano, nella linea del cattolicesimo democratico di Sturzo e De Gasperi, un appello che si propone di riformare la politica con il decisivo contributo dei cattolici P er uscire dalla crisi italiana è urgente aprire una stagione di riforme di ispirazione democratica, popolare e liberale, legittimate dal voto di milioni di italiane e di italiani, in continuità con quanto di meglio ha realizzato il governo guidato da Mario Monti che ha avuto il merito di rasserenare il clima di intollerabile antagonismo della politica italiana e di restituire prestigio e credibilità all’Italia. Una tale soluzione non verrà dai partiti politici così come li conosciamo, ma da una presa di responsabilità corale di forze sociali, culture civiche e realtà associative capaci di contribuire attivamente alla rigenerazione e La cronaca dei giorni dell’alluvione di Firenze porta ad una riflessione sullo scenario di crisi che stiamo vivendo All’attenzione del mondo cattolico Il manifesto per la terza Repubblica al governo della nazione. La Seconda Repubblica, che si sta dissolvendo, lascia una pesantissima eredità di sfiducia nelle istituzioni e di distacco tra le stesse istituzioni e i cittadini. È in pericolo la stessa tenuta del paese, frammentato e preso dal pessimismo, con rischi di cedimento della coesione sociale e del vivere insieme. Questa situazione richiede un urgente e radicale cambiamento della politica e una sua estesa apertura alla società civile, premessa per ogni tentativo di ricostruzione morale, politica ed economica del paese. Crediamo che i cittadini italiani meritino un’Italia migliore, che ispiri fiducia, prenda sul serio ogni legittimo desiderio di benessere, non abbandoni nessuno. È indispensabile recuperare la speranza e attivare risorse e pensiero contro la lettura vittimista del nostro presente e del nostro futuro. Nel nostro paese da troppo tempo non si riescono a mobilitare le passioni e le idee e istituzioni ingessate hanno perso la loro funzione vitale. Crediamo che il nostro paese non sia condannato a vivere di furbizie ed espedienti ma possa prosperare sui propri talenti e le proprie virtù, scommettendo sul potenziale di chi è attualmente escluso dalle opportunità di crescita e sviluppo a partire dai giovani e dalle donne. In questo momento di crisi dobbiamo stringerci attorno alla nostra casa comune. È indispensabile abbandonare definitivamente l’idea e la pratica di uno Stato pervasivo ma inefficiente. Dobbiamo concentrare tutte le risorse pubbliche sui cardini che costituiscono la missione fondamentale dello Stato e delle sue articolazioni. Occorre restituire dignità al lavoro sia come servizio pubblico che come intrapresa privata, tornare a considerare i cittadini singoli e associati e le famiglie come protagonisti e responsabili del bene comune e tutelare i più deboli. Crediamo che sia necessario rispondere subito alla crisi di fiducia dei cittadini verso le istituzioni rafforzando i processi democratici e la loro trasparenza, contrastando la corruzione, potenziando la vigilanza sui conflitti di interesse che rappresentano una vera minaccia per qualsiasi società giusta e libera. Sottolineiamo il valore della sussidiarietà per ogni progetto di rinascita civile ed economica del paese, come un’idea forte della persona e del valore della sua iniziativa anche in risposta ai nuovi bisogni. Crediamo nel valore della coesione sociale e riteniamo necessaria una profonda riforma del modello di welfare, come generatore di opportunità e strumento di promozione umana. Crediamo che il ritorno alla crescita dell’economia italiana possa venire soprattutto dalla riduzione della pressione fiscale, premiando il lavoro, la produzione e la cultura come i fondamentali motori di sviluppo della nazione. L’Italia può e deve tornare a giocare in attacco, come nei momenti migliori della sua storia: tornando ad essere un territorio accogliente per l’impresa e gli investimenti, accettando la sfida dell’internazionalizzazione e dell’innovazione e rafforzando i legami di cooperazione tra lavoratori e imprenditori. Davanti alle molteplici sfide della globalizzazione, la politica italiana deve abbandonare ogni provincialismo e darsi una visione del proprio ruolo nel futuro, investendo sull’unità europea quale via maestra per affrontare i problemi del XXI secolo. Su queste basi rivolgiamo un appello alle realtà associative, ai movimenti civici e alle personalità della società civile affinché partecipino insieme a noi ad una giornata di riflessione pubblica sulla ricostruzione civile dell’Italia. Un incontro rivolto anche agli amministratori locali, nella convinzione che la più profonda Firenze, 4 novembre 1966 Mai perdere la fiducia nel futuro… di Alessandro Orlando Q uel giorno a Firenze, come in tutta Italia, era festa, la festa delle Forze Armate, non si andava a scuola. Era di venerdì, un venerdì cupo e piovoso. Ero ancora un bambino e all’alba del 4 novembre 1966, stavo dormendo tranquillo, cullato dal rumore della pioggia sul tetto.Vennero a svegliarmi dicendomi che l’Arno “era andato di fuori”. Non ci volevo credere. Andammo tutti, io, il babbo, la mamma e i nonni, fino a piazza del Duomo. Loro davanti ed io dietro trotterellando come in un gioco. Non lo era. L’acqua correva via come un fiume infrangendosi forte verso il Battistero ed imboccando a velocità impensabile via dei Cerretani. Un uomo si era attaccato alle ringhiere di ferro battuto di fronte alle porte Vita La del Paradiso, lottava con tutte le sue forze, venne ingoiato dai flutti di davanti ai nostri occhi. Eravamo consapevoli della nostra impotenza. Non sono mai riuscito a sapere il suo nome. Ci salvammo per miracolo, tornando indietro, questa volta correndo, verso casa. Mi ripresi presto dalla paura, anche se nei miei occhi rivedevo sempre quel fiume di acqua e fango che passava. Come ogni bambino nei giorni a venire avevo accettato tutto con curiosità, affascinato dall’emergenza: la luce che mancava, il latte condensato sciolto nell’acqua reperita a costo di lunghissime file da- vanti alle autobotti, le scuole chiuse, i gambali per uscire di casa, il freddo delle sere passate senza riscaldamento. Le notizie arrivavano in maniera frammentaria. “Hanno trovato dei morti nel sottopasso della Stazione.” “No, non è vero, erano in via Nazionale.” “Sono scappati i detenuti dal carcere delle Murate. Qualcuno è morto affogato.” “No, no, non è affogato nessuno, anzi uno di loro ha salvato dall’acqua due persone.” “Il Papa ha detto che viene a visitare la città. C’è anche il Presidente Kennedy.” “No lui forse non viene.” “Hanno detto che domani funziona telefono e luce. Forse!” Era un susseguirsi continuo di notizie, a volte smentite subito dopo. Informazioni gridate da finestra a finestra, sussurrate durante le attese per reperire l’acqua e il cibo, bisbigliate per strada, ai crocevia, quando la fanghiglia o le montagne di mobili sbarravano il passo. Dopo molti giorni, insieme ad una vicina, ritornai a visitare il centro di Firenze immersa ancora nella mota che si stava seccando al sole. Nonostante fossi ancora un bambino fui invaso da tristezza. C’erano cose che non riuscivo bene a capire, troppo grandi per me. Fui sorpreso dai commercianti che a testa bassa pensavano a ripulire i negozi, le mani nell’acqua a recuperare quello che non esisteva più, senza dire una parola. L’Arno, sazio, scorreva tranquillo sotto il Ponte Vecchio, carico di tronchi abbarbicati esigenza di rinnovamento della politica non passi attraverso la furia distruttiva dell’antipolitica. Un incontro aperto a tutti gli italiani che, provenendo da culture e tradizioni diverse, condividano convinzioni e fiducia nel futuro del nostro paese ponendo argine ai populismi di destra e di sinistra. L’appuntamento è per sabato 17 novembre a Roma. alle colonne di pietra. Erano bellissime giornate di sole ed io, se ci penso, sento ancora l’odore forte e penetrante del fango e della nafta da riscaldamento che imbrattavano le strade, i muri dei palazzi medioevali, le statue, le opere d’arte. Tutto! Anche l’anima dei Fiorentini. Tutto, ma non la volontà di rimboccarsi le maniche per ricostruire.Tutta la città lavorava alacremente per sistemare. Si stava via, via tornando alla vita. Di quei giorni mi sono rimasti solo ricordi frammentari, confusi, a volte angosciosi, ma quel periodo della mia giovinezza mi ha lasciato un insegnamento: quello di non perdere mai la fiducia nel futuro. Molti erano morti, e a molti di noi non era rimasto più niente. C’erano negozianti e imprenditori che avevano perso tutto, il lavoro di anni e anni se ne era andato con l’acqua del fiume. Un po’ come in un terremoto, solo che le case erano in piedi, ma il resto non c’era più. Il ricordo più bello rimane quello di una mattina di fine novembre, la scuola non era ancora agibile ed io rimasto a casa guardavo dalla finestra i camion dei soldati che passavano con le divise sporche di fango e morchia. Uno di loro si voltò verso di me, mi fece ciao con la mano e sorrise. Non lo scorderò mai. In quegli occhi, nonostante tutto, c’era ancora fiducia. La fiducia nel futuro. Pistoia Sette N. 39 L 4 NOVEMBRE 2012 a notizia dell’aggravamento delle condizioni di salute di don Renato ha preceduto soltanto di pochi minuti l’annuncio della sua morte, eliminando così, almeno a chi scrive, la possibilità di un ultimo saluto prima della sua definitiva partenza. Il suo stato fisico era da tempo fortemente compromesso e non lasciava più nessuna fondata speranza di un sostanziale miglioramento. Una situazione durata parecchi mesi, anzi diversi anni, vissuti con esemplare rassegnazione e la consueta volontà di essere presente, come se nulla, o quasi, fosse cambiato. Fino ai limiti dell’impossibile. Così scompare uno dei protagonisti della storia recente della nostra diocesi, lasciando a tutti il ricordo di una presenza intelligente, attiva, incisiva, nei vari campi in cui egli ha svolto la sua intensa attività pastorale. La pastorale giovanile è stato il suo primo e forse più sentito impegno, durato molto tempo con risultati ben visibili a chi gli viveva accanto e ne seguiva le vicende. Erano quelli i tempi in cui l’Azione Cattolica mostrava la sua prorompente vitalità e conosceva i suoi giorni migliori. Don Renato dette il suo valido contributo a un’opera di formazione spirituale ancora verificabile nei molti giovani che lo seguirono con affetto e disponibilità. Si deve dire onestamente che fenomeni del genere non si sono più ripetuti nella nostra diocesi, almeno con la stessa intensità e gli stessi risultati. L’insegnamento della Religione nel nostro Liceo classico lo aiutava in quest’opera tanto delicata quanto importante e difficile. Il secondo impegno della sua vita sacerdotale fu la direzione dell’Ufficio Catechistico diocesano, anche questa prolungata per un lungo tempo con la stessa incisività e la stessa competenza. I tempi del post-concilio erano tempi di lavoro alacre in vista di un miglioramento di una situazione che faceva vedere chiaramente, e non da allora soltanto, i limiti e le manchevolezze di un vecchio e superato sistema, che almeno i più anziani ricordano. Il tema dell’evangelizzazione, divenuto oggi fondamentale e determinante, faceva già sentire i suoi richiami e le sue urgenze. Bisognava innovare e don Renato lo fece con entusiasmo e passione, non incontrando sempre la comprensione degli interessati. Chiamato a collaborare con l’Ufficio nazionale, egli cercò di portare nella nostra diocesi metodi, concetti, itinerari, a cui davano vita i nostri migliori catecheti del momento. Un’opera di grande spessore che almeno i UN NUOVO LUTTO DIOCESANO La morte di monsignor Renato Gargini volo del nostro, non sempre disinteressato e obiettivo. Grazie a Dio, ci sarebbe da dire. È alle sue mani che in questo momento affidiamo il suo spirito. Il silenzio della morte copre tutto e i pensieri si fanno più veri e più solenni di sempre. Per parte mia, nella ricongiunzione dell’eternità, esprimo la speranza di poter continuare ancora quelle interminabili vasche percorse lungo la via provinciale del nostro comune paese di origine, fra la casa dei suoi genitori e quella dei miei nonni, dove abitavo normalmente per l’assenza della mia famiglia. Con la meraviglia attonita della sua sorella, che attendeva inutilmente il fratello all’ora di pranzo e, quando ci incontrava insieme, ci rimproverava con dolcezza e malcelata soddisfazione. In paradiso ci saranno certamente strade analoghe da percorrere in su e giù, quasi all’infinito, per la comunione delle idee e l’approfondimento sempre possibile dell’amicizia e della fra- ternità. Alla fine di queste brevi e affrettare note, che non avrei mai pensato di dover scrivere, mi piace affermare che, nonostante tutto, quello spirito dei tempi della nostra gioventù, non è venuto mai meno. Credo, anzi sono sicuro, che altrettanto si possa dire di don Renato, come più volte lui stesso mi ha confidato. L’addio si sostanzia di questa certezza e in questa profonda comunione di spirito trova il suo conforto e il suo sigillo supremo. Sopra di noi, delle nostre vicende, delle nostre piccole storie, rimane sovrana e inalterata la certezza della speranza cristiana, capace di oltrepassare vittoriosa anche le ombre e le oscurità della morte. Di questa speranza, prima che maestri, noi siamo figli e testimoni. E’ l’ultimo insegnamento, l’ultima consegna, dell’amico che ci lascia solo fisicamente. Giordano Frosini CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN” più sensibili ai segni dei tempi apprezzarono e cercarono di attuare fedelmente. Don Renato, in tutta la sua personalità, aveva il timbro dell’innovatore e del riformatore. Un vestito che gli si addiceva a pennello. In tempi che richiedevano cambiamenti urgenti e radicali, egli si trovava così perfettamente a suo agio. Un buon captatore dei segni dei tempi, su cui si gettava come d’istinto e con grande vigoria. E finalmente, ancora per molto tempo, la missione svolta, con la sagacia di sempre, nel campo dell’assistenza agli handicappati. Anche qui un passaggio ben visibile e consistente, che è riuscito a imporsi all’attenzione della città, la quale necessitava di un’adeguata cultura e sensibilità. Anche per merito suo, oggi il problema è maggiormente sentito e avvertito non solo nella chiesa ma anche all’interno della società civile. Un servizio che, anche per mezzo suo, il mondo cattolico ha prestato all’intera comunità. Don Renato è morto quasi per caso all’ospedale, ma da molto tempo egli viveva all’interno della casa famiglia da lui voluta ed edificata in una nuova costruzione dell’associazione che aveva contribuito a formare. Lì è trascorsa l’ultima stagione della sua vita, lì è scritta sulla pietra l’ultima sua testimonianza di cristiano e di sacerdote. Ora saranno soprattutto i suoi assistiti che lo accompagneranno con la preghiera e la commozione all’ultima sua dimora. I suoi tutori e i suoi intercessori, secondo le stesse parole di Gesù, il quale chiedeva ai suoi discepoli di farsi amici gli amici di Dio, perché nell’ora della fine potessero essere accolti “nelle dimore eterne”. I malati, i poveri, gli ultimi, sono i grandi amici di Dio. Non c’è per questo da dubitare che a don Renato siano ora aperte le porte del paradiso, anche per l’intercessione di questi numerosi e riconoscenti amici. Insieme a loro, lo consegnano ora nelle mani del Padre tutti coloro che l’hanno conosciuto e hanno goduto della sua presenza e della sua instancabile azione sacerdotale. Durante la sua vita, egli ha avuto anche momenti di contrasto e di polemica per certe sue posizioni non da tutti condivise e accettate. Ma ora, nel momento supremo della morte, tutte le nostre piccole polemiche vengono meno e tutti i limiti che, almeno in parte ognuno di noi si porta per sempre con sé, vengono cancellati dall’infinita misericordia di Dio, il cui giudizio è certamente più buono e più bene- Un programma sullo schema del “Cortile dei gentili” Il programma del prossimo anno del Centro Culturale “J. Maritain” sarà impostato secondo lo spirito del “Cortile dei gentili”, cioè con un confronto a doppia voce su temi di fondamentale importanza nel tempo che stiamo vivendo. Le serate organizzate saranno quattro: la prima sul tema del vero fondatore del cristianesimo (Cristo o la comunità cristiana?), la seconda sul Concilio Vaticano II (sottoposto, come ben si sa, a diverse interpretazioni che hanno riflessi pratici sulla vita della Chiesa); la terza sul tema dell’ateismo (tornato oggi in auge da un punto di vista scientifico basato sulle teorie evoluzionistiche); l’ultima sul rapporto fra buddhismo e cristianesimo. A trattare i temi saranno chiamati relatori di sicura competenza sia in un senso che nell’altro. Mancando ancora la conferma di uno di essi, rimandiamo al prossimo numero il programma completo e definitivo. Alle quattro serate sarà premessa una lezione orientativa (che si terrà giovedì 15 novembre alle ore 21 in seminario) affidata al professor Francesco Gaiffi, chiamato a trattare lo stesso tema nel corso di aggiornamento dei teologi italiani. 8 comunità ecclesiale È inutile girarci intorno, la crisi colpisce tutta l’Italia e non ci sono più isole felici. Anche a Pistoia o forse particolarmente a Pistoia. Una città abituata ad un proprio benessere, dove in passato le situazioni di disagio, sempre presenti, non erano evidenti a tutti i cittadini. In questi ultimi anni invece tutto avviene alla luce del sole. Con un triste e quotidiano crescendo, la crisi si ripercuote in tutti i settori economici e sociali della città. Esercizi economici che chiudono per non più riaprire, una continua emorragia che colpisce i posti di lavoro, i giovani che non trovano il primo lavoro. Per i “più fortunati” la cassa integrazione, per tanti il sussidio di disoccupazione o peggio, il nulla. Trovare un lavoro è CARITAS DIOCESANA A proposito delle nuove povertà ovviamente ogni giorno più difficile. Mentre i prezzi e i servizi aumentano, diventando sempre meno abbordabili. Ovviamente ci sono categorie che sono colpite più duramente, le donne, gli ultracinquantenni e i giovani. Per non parlare degli emarginati, il cui numero è in costante crescita. Le Associazioni di volontariato sono ovviamente impegnate nel fornire ogni supporto, economico e “umano” a chi, e sono sempre di più, alla ricerca di un sostegno e un conforto. Particolarmente impegnata la Caritas diocesana di Pistoia, presente sul territorio con strutture e volontari. Ad esempio il Centro Mimmo, per la distribuzione di abbigliamento e scarpe e la mensa Don Siro Butelli. Entrambe le due strutture devono far fronte alle sempre maggiori richieste di aiuto. Ad esempio alla mensa si superano spesso i 60 pasti giornalieri. Ovviamente con la brutta stagione, l’inverno con il freddo e la pioggia, gli interventi andranno ad aumentare. Nei giorni scorsi i volontari e gli ospiti della mensa sono stati invitati a cena dal ristorante pizzeria Il Cavallino rosso da Fischio, a Valenzatico. Un’occasione apprezzata da tutti, uno straordinario momento ordinario, per molti, ma non per tutti! La Caritas diocesana di Pistoia intende ringraziare coloro che hanno permesso tutto ciò, in modo particolare sente il dovere di sottolineare la gentilezza e la cura che hanno caratterizzato la serata! Concorso per gli alunni di Materne ed Elementari sull’accoglienza A tavola con un posto in più da aggiungere Un’iniziativa del Movimento per la Vita pistoiese S i intitola “Aggiungi un posto a tavola” con un chiaro riferimento alla necessità di accogliere “gli altri” il concorso provinciale per alunni di scuola materna ed elementare promosso dal Movimento per la Vita di Pistoia e dal collegato Centro di Aiuto alla Vita con il patrocinio dell’Ufficio scolastico provinciale. Gli “altri” cui fa riferimento il concorso sono i conoscenti e gli stranieri, vicini e lontani, ma anche il concepito. L’iniziativa parte il primo no- vembre e scade il 28 febbraio 2013. Entro la data di scadenza gli alunni delle scuole materne nonché delle prime e seconde elementari, statali e non, presenti sull’intero territorio provinciale, potranno inviare disegni di gruppo o individuali, mentre gli alunni delle terze, quarte e quinte elementari potranno partecipare inviando elaborati scritti individuali. I lavori, con l’indicazione dei nomi degli alunni, dovranno avere il timbro della scuola, essere controfirmati dall’insegnante e pervenire all’indirizzo della sede del MPV: Vicolo de’ Pazzi 16 di Pistoia. Disegni ed elaborati non saranno restituiti perché con essi verrà allestita una mostra nel periodo della premiazione, che avverrà, a Pistoia, entro il 15 maggio 2013. Nuovo cappellano all’Ospedale del Ceppo Cristiani in Terrasanta: quale futuro? rimanere in quelle terre per testimoniare la loro fede e lottare per i diritti civili. E’ stato però sottolineato che questo non potrà avvenire senza l’aiuto degli stati democratici occidentali che troppo spesso sono mossi, nella loro azione, più che dalla difesa dei diritti civili, da esclusivi interessi economici. Il pomeriggio è stato dedicato ad uno scambio di esperienze tra le varie associazioni presenti ed alla presentazione di alcuni progetti in favore della Terra Santa. Sono stati Agricoltura biologica, una conferenza L a salvaguardia della terra parte anche dalle piccole cose. In quest’ottica, il circolo Acli di Montemagno organizza per il 9 novembre alle 21 una serata nella quale l’agronoma Anna Conace parlerà dell’agricoltura biologica, a partire dall’orto di casa. I Incontro a Roma delle Associazioni laicali il medio oriente”. Le rivolte arabe hanno cambiato equilibri, governi, stili di vita delle popolazioni del medio oriente. La minoranza cristiana sta facendo i conti con un cambiamento carico di incertezze e guarda il futuro con trepidazione. Spera che si affermino regimi più liberi e democratici, ma teme anche l’arrivo di regimi islamici totalitari. Il messaggio portato da Benedetto XVI ai cristiani di Terra Santa durante la recente visita in Libano è stata di avere coraggio e di Circolo ACLI Montemagno Incontro tra Moica e Misericordia È S Per conoscere i servizi di Caritas diocesana Pistoia, diventare volontario e per ogni altra informazione contattare l’Ufficio diocesano, via Puccini 36 – Pistoia, tel 0573 976133, fax 0573 28616, caritas@ diocesipistoia.it, siamo anche su facebook! Al momento è in corso la raccolta di vestiario, in particolare coperte e sacchi a pelo, da destinare al servizio che si occupa della marginalità sociale. Con l’arrivo del freddo c’è bisogno di una maggiore disponibilità di coperte, piumoni e sacchi a pelo da destinare alle famigli e ai singoli che si trovano in grave difficoltà. La raccolta viene effettuata presso il Centro Mimmo, via del Bottaccio 19, aperto dal lun al ven dalle 9 alle 12. Grazie a tutti coloro che contribuiranno! Armando Alibrandi PISTOIA Padre Gianfranco Macconi il nuovo cappellano dell’Ospedale di Pistoia. Proviene dalla cappellania di Careggi, dove ha trascorso undici anni e prima ancora era stato in Nigeria. Padre Gianfranco ha 66 anni ed è nato a Chiusi della Verna. E’ già stato cappellano al Ceppo negli anni ’80 ed è particolarmente contento di farvi ritorno perché è un ambiente che conosce e che ha frequentato negli anni giovanili. Oggi, infatti, incontra molti professionisti che allora erano all’inizio della loro carriera e con i quali ha mantenuto un buon rapporto. Padre Gianfranco sostituisce padre Natale che ha avuto l’incarico di vicario nella parrocchia di San Francesco a Montecatini dopo essere stato cappellano del Ceppo per otto anni e negli ultimi due anni parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie. abato 20 ottobre si è svolto a Roma, presso l’Auditorium Antonianum, la quinta giornata per le Associazioni di Terra Santa, con il Custode di Terra Santa fra PierBattista Pizzaballa. L’incontro annuale delle associazioni di volontariato che sostengono progetti a favore della Terra Santa ha visto la sala dell’Auditorium gremita di volontari (circa 120 ) appartenenti a più di 30 associazioni. Il tema dell’incontro del mattino, “Primavera o inverno arabo? Quale futuro per i cristiani di Terra Santa”, è stato affrontato da Ignace Youssif III Younan patriarca di Antiochia dei Siri e dalla giornalista Manuela Borraccino autrice del libro “2011 l’anno che ha sconvolto Vita La n. 39 4 novembre 2012 illustrati gli interventi di aiuto alla popolazione siriana provata dalla guerra civile, i restauri ai mosaici della basilica dell’Agonia, le analisi sugli ulivi secolari del Getsmani, l’impegno a favore dei bambini ammalati del Caritas Baby Hospital (unico ospedale pediatrico nei territori palestinesi). La giornata è terminata con l’Eucarestia celebrata da padre Pizzaballa. Franco Niccolai presidente di “Insieme per la Terrasanta onlus” l 17 ottobre, nell’Aula Magna del Seminario Vescovile di Pistoia, i numerosi iscritti del Moica si sono incontrati con la Misericordia di Pistoia, rappresentata dal presidente Aligi Bruni e dal segretario generale Roberto Fratoni. L’iniziativa ha avuto, oltre alla finalità di rafforzare la decennale reciproca amicizia, anche quella di rivedere, ampliare e migliorare la convenzione già redatta nel 2003. “Quest’iniziativa - ha spiegato la presidente Anna Maria Michelon Palchetti - arriva in un momento particolare, nel quale regolamentare tempi, accessi e costi di servizi socio-sanitari è particolarmente importante, stante la progressiva diminuzione della capacità di dare una risposta pubblica gratuita ai tanti bisogni della popolazione, soprattutto anziana.” Particolare attenzione, infatti, è stata dedicata alle prestazioni del Poliambulatorio, segnatamente con i nuovi servizi diagnostici - l’ultima novità di rilievo è la mammografia digitale - e ai servizi di assistenza domiciliare, volti a garantire una certa autonomia domestica alle persone anziane. Un brindisi finale ha suggellato questa importante giornata, ricca di solidarietà. I.G. Vita La A fine settembre è avvenuto, in seminario a Pistoia, l’incontro con il professor Sergio Cicatelli che illustrato il tema e risposto alle tante domande di alcuni degli oltre150 insegnanti di religione provenienti anche dalle diocesi vicine. Una platea attenta e interessata ha seguito lo svolgersi dei lavori per la durata di tre ore. Cicatelli (partendo dalla prima Intesa del 14 dicembre1985, recepita con il DPR n. 751 del 16.12.1985, riveduta poi il 13 giugno 1990 per mettere a punto questioni di vario genere che in prima attuazione avevano suscitato qualche difficoltà e il cui contenuto fu tradotto nel DPR n. 202 del 23 giugno1990), ha fatto comprendere che la nuova intesa del 28 giugno scorso, oltre ad aggiornamento tecnico e lessicale per adeguare alle novità istituzionali intervenute nel corso degli anni, è intervenuta a compiere delle modifiche nella parte (la quarta) dedicata ai profili di qualificazione professionale degli Insegnanti di religione (IdR). Una precisazione è stata doverosa: ancora l’Intesa non è stata trasformata in DPR. La relazione si è prima di tutto soffermata sul perché della revisione. “Era evidente - ha sottolineato Cicatelli - che i profili di qualificazione professionale previsti per gli IdR nel 1985, cioè i titoli di studio per accedere all’IRC, non erano più adeguati alle novità intervenute negli ordinamenti universitari e nelle nuove regole di formazione iniziale degli Insegnanti”. La volontà di fondo, prima di tutto, è stata quella di qualificare sempre più gli insegnanti di religione cattolica, per collocare l’IRC con pienezza di diritti ‘nel quadro delle finalità della scuola’, per cui si è reso necessario individuare un repertorio di specifici titoli di studio, che sono soggetti al variare delle regole dell’intero sistema scolastico: dato che oggi è richiesta una formazione universitaria a tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado di scuola, lo stesso livello di formazione deve essere posseduto da tutti gli IdR. Una seconda motivazione per la revisione dell’Intesa è stata la modifica degli ordinamenti universitari, che hanno visto scomparire le lauree quadriennali a ciclo unico, sostituite dalle lauree di primo livello (triennale) e di secondo livello (laurea magistrale: 3+2. Il tutto provocato dal cosiddetto Processo di Bologna avviato nel 1999 della Conferenza dei ministri dell’università per costruire uno spazio europeo all’istruzione superiore che consentisse la comparabilità dei titoli e dunque la più facile circolazione di diplomati e laureati tra i Paesi aderenti all’accordo (tra questi anche l’Italia e la Santa Sede). In relazione all’IRC, perciò, l’aggiornamento si rendeva necessario, perché proprio il titolo più diffuso tra gli IdR, cioè il Magistero in SR, veniva sostituito dai titoli rilasciati dal nuovi ISSR. Passando ai criteri che hanno guidato la revisione, Cicatelli ne ha elencati quattro: elevamento, unitarietà, specificità della formazione, gradualità del processo. Elevamento La richiesta di conseguire titoli di livello superiore a quelli individuati 4 novembre 2012 comunità ecclesiale n. 39 9 UFFICIO SCUOLA Insegnamento della religione: cosa cambia? Oltre 150 insegnanti diocesani e non, ad ascoltare Sergio Cicatelli di Armando Bartolini in precedenza è dovuta alla pari richiesta per tutti gli altri insegnanti; per questo, si è preso semplicemente preso atto delle trasformazioni del sistema e ci si è adeguati, perché l’IRC continui ad essere la disciplina che il nuovo Concordato ha chiesto di essere. Unitarietà I percorsi di studio sono identici per gli IdR di qualsiasi ordine e grado di scuola, come accade per gli altri docenti. La tipologia di accesso è stata ridotta a tre livelli (titolo teologico, studi in seminario, laurea magistrale in SR), applicabili indifferentemente agli IdR di scuola primaria e secondaria. Specificità C’è stato l’impegno a cercare di migliorare la preparazione degli IdR con titoli mirati soprattutto alle competenze disciplinari specifiche. Scompaiono i percorsi formativi piuttosto deboli, quali potevano essere il diploma triennale di SR unito ad una generica laurea civile o a un diploma secondario, oppure la semplice frequenza delle lezioni di Religione nel corso dell’Istituto magistrale per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria. Gradualità Qualunque cambiamento normativo deve prevedere un periodo di transizione che lasci a tutti di mettersi in regola, completare nei tempi regolari i percorsi di studio, affinché nessuno si trovi fuori del sistema da un giorno all’altro. Così sono lasciati cinque anni (2012-2017) per poter acquisire i nuovi titoli. La relazione di Cicatelli è entrata poi nel cuore della nuova Intesa, affrontando il tema della nuova tipologia dei titoli espressa nel punto 4.2.1 preceduto una precisazione doverosa: chi si trova ad insegnare non viene coinvolto nelle nuove regole di formazione e qualificazione. La nuova Intesa interessa coloro che devono ancora entrare nel mondo dell’IRC o perché stanno ancora conseguendo i loro titoli di studio o perché hanno finora svolto solo qualche supplenza occasionale. La principale novità – ha tenuto a precisare – è la sparizione dell’abbinamento tra un diploma triennale di SR conseguito in un ISR riconosciuto dalla CEI e una laurea triennale (per le scuole secondarie) o un diploma secondario (per le scuole primarie). Esaurita la fase iniziale, in cui si è provveduto alla qualificazione di migliaia di IdR, gli ISR riconosciuti dalla CEI hanno lasciato spazio ai nuovi ISSR, che presentano un curricolo di studi molto più solido e comparabile a tutti gli effetti, in virtù del meccanismo dei crediti universitari (ECTS), con qualsiasi altro ciclo di laurea magistrale civile (anche se, almeno per ora, un formale riconoscimento del titolo non c’è). Oggi, nel nuovo testo dell’Intesa, la laurea magistrale in SR diventa titolo specifico per i futuri IdR e va di fatto a sostituire il precedente Magistero in SR. Rimangono confermati i percorsi di studi teologici già previsti dalla prima Intesa, relativi ai titoli accademici di baccalaureato, licenza e dottorato in teologia o nelle altre discipline teologiche, come pure rimane confermato come titolo valido il compimento degli studi in un seminario maggiore. Un caso a parte rimane quello dell’IRC affidato agli insegnanti di posto comune che siano disponibili a impartirlo e riconosciuti idonei dall’Ordinario diocesano. La novità per gli insegnanti di posto comune è quella di richiedere un master di secondo livello specificamente approvato dalla CEI per l’IRC. Si tratterà di un percorso biennale di studi che dovrebbe avere sia la qualità accademica del titolo, sia i contenuti teologici. Perché questo? Perché all’interno di una laurea per gli insegnanti della classe o sezione non esiste alcun contenuto di carattere religioso, mentre agli IdR è richiesta una laurea quinquennale a contenuto esclusivamente religioso. Chiedere ai primi una seconda laurea quinquennale è sembrato eccessivo, ma non accontentarsi neppure di un generico corso a carattere teologico! Ecco allora il master di secondo livello. Importante le sottolineature dell’Intesa per questa categoria di insegnanti. La prima: è stata precisata la loro natura di insegnanti “della sezione o della classe” e non genericamente “di classe”. Dovrebbero cessare alcuni abusi che si sono verificati in questi anni. La seconda annotazione: la qualificazione è riconosciuta agli insegnanti della classe o sezione solo a condizione che abbiano curato l’IRC per almeno un anno nel quinquennio appena trascorso (2007-2012). Per quanto riguarda i tempi di attuazione e condizioni di validità, il punto di svolta è fissato al 1 settembre 2017. Fino a quella data saranno sostanzialmente accolti ancora nuovi IdR sulla base delle vecchie regole. La tempistica è scandita in tre fasi: fino all’entrata in vigore della nuova Intesa valgono i titoli previsti dalla precedente Intesa e chi è in servizio può sentirsi a posto; fino al 31 agosto 2017, saranno considerati qualificati tutti coloro che hanno conseguito i nuovi titoli e quelli richiesti dalla precedente Intesa, con le condizioni che il punto 4.3.1 della nuova Intesa prevede nella fase transitoria; dal 1 settembre 2017, tutti i nuovi IdR dovranno aver conseguito i nuovi titoli e gli Ordinari diocesani potranno riconoscere idonei solo i docenti in possesso di quei titoli. Chiedendo se tutto è risolto con questa intesa, il prof. Cicatelli ha accennato soltanto ad alcuni punti che devono essere chiariti: l’introduzione dell’IRC nel sistema dell’istruzione e formazione professionale; rimane aperto il problema della valutazione dell’IRC e la necessità di un chiarimento. Dopo tutta questa serie di problematiche, c’è solo da immaginare la voglia di chiedere chiarimenti. Ed è quello che è successo.Anche dopo tre ore di fuoco di fila, qualcuno si è soffermato con l’esperto accompagnandolo verso l’uscita dalla sala. I commenti a caldo sono stati entusiasti, poiché tutti sottolineavano opportunità e la tempestività dell’iniziativa. Certo l’urgenza delle problematiche relative ai titoli ha fatto passare sotto silenzio l’altro aspetto dell’Intesa che riguardava i nuovi criteri di programmazione per le scuole secondarie superiori. Ma questo sarà oggetto per ulteriori approfondimenti. Apostolato della Preghiera Incontro regionale Giovedì 18 ittobre 2012 presso la Chiesa del Sacro Cuore a Livorno, si è tenuto l’Incontro regionale dell’Apostolato della Preghiera. Ci portiamo ancora dentro, la bellezza di questa Chiesa che ancora una volta ci ha visto riuniti come una grande famiglia fra le braccia del Sacro Cuore. Preziosa la presenza di Padre Tommaso Guadagno, direttore nazionale A.d.P. La sua relazione è stata su “La porta della Fede”, secondo proprio il desiderio del Papa che ha indetto questo anno come “Anno delle Fede”. Qualche spunto da questa relazione: - la porta della Chiesa, rendendoci popolo di Dio, ci invita a vivere la dimensione interiore profonda del nostro cuore che si apre alla fede e agli altri, con gesti concreti di amore e carità. Sentiamoci tutti inviati in missione con le nostre preghiere e le nostre opere. - Attraverso il Sacramento del battesimo inizia la fede, questo cammino di conversione che durerà tutta la vita. - Oggi più che mai, bisogna prendere atto che questa nostra fede sta attraversando una profonda crisi, la stessa che colpisce anche la Chiesa. Ecco perché ci sono tante persone assetate di spiritualità. - La Parola di Dio può trasformare in un “giardino” la nostra società secolarizzata che sembra un deserto. - La Chiesa oggi si fa profeta nel denunciare in questo mondo la mancanza di Dio e contemporaneamente ci ricorda che Dio esiste, che occorre cercarlo perche senza di Lui il nostro futuro sarà in balia degli interessi dei più forti, i più potenti. C’è bisogno di testimoni credibili e non necessariamente Santi. Padre Tommaso, inoltre, ci ha invitati a includere nelle nostre preghiere quotidiane, il Credo, e ad incarnarlo nella nostra vita, tenerlo come ancora di salvezza. Belle anche le parole del vescovo Simone Giusti, che ci esorta nelle nostra missione di cristiani: “Seguire il Signore lasciandoci guidare dal vortice d’amore che nasce dal Padre, sospinti dal vento dello Spirito Santo”. Una giornata intensa, nella preghiera, nell’ascolto, nel sentirsi messi in discussione, nel fare nuovi propositi, tutto con la grande gioia di ritrovarci, essere insieme e poi ripartire con fiducia, con propositi di essere portatori veri di fede e di speranza verso i fratelli. Annamaria Innocenti 10 comunità e territorio MOBILITA’ Al via i primi provvedimenti contenuti nel Piano operativo di dettaglio approvato dalla giunta comunale di Pistoia Estensione della Ztl e riqualificazione del centro storico di Patrizio Ceccarelli A l via dalla prossima settimana la riqualificazione delle piazze San Bartolomeo e delle Scuole Normali, che sarà accompagnata dall’estensione dell’orario dell’attuale zona a traffico limitato sulle 24 ore giornaliere. È la prima tappa di una vera e propria rivoluzione che riguarda la mobilità cittadina e che incontra per adesso molti dubbi da parte dei negozianti, anche se sostanzialmente piace ai residenti. Entro dicembre poi è prevista la pedonalizzazione delle piazze, compresa piazzetta della Sapienza, mentre a settembre 2013 sarà estesa la Ztl ad altre aree del centro. Si tratta dei provvedimenti contenuti nel “Piano operativo di dettaglio”, approvato dalla giunta comunale per la valorizzazione e riqualificazione del centro storico, con l’obiettivo di allineare Pistoia agli standard urbanistici delle città toscane di pregio. Le novità sono state illustrate dal sindaco, Samuele Bertinelli, nel corso di una conferenza stampa. Il programma di lavoro prevede una fitta serie di azioni, che interesseranno la mobilità, la segnaletica, i lavori pubblici, la Polizia Municipale L a giunta comunale di Pistoia ha elaborato il provvedimento definitivo di rimodulazione delle tariffe scolastiche: tariffa a 6,10 euro oltre i 40mila euro di Isee, agevolazioni per i genitori separati e per chi ha perso il lavoro, sgravi per i secondi figli. Sotto i 18mila euro di Isee si paga uguale o meno dello scorso anno. In particolare, per i casi in cui due o più figli della stessa famiglia si trovino ad usufruire del servizio mensa, è previsto un abbattimento di un terzo sulla tariffa per il più piccolo dei fratelli, come già previsto negli altri servizi educativi comunali come scuolabus e asili nido. In caso di perdita e non riacquisto del lavoro dipendente a causa di licenziamento, chiusura dell’attività o motivi analoghi, l’Isee sarà ridotto del 60%, se il lavoro perduto era l’unica fonte di reddito del nucleo familiare, e del 30% nel caso in cui nella famiglia sia presente un altro reddito. Nel caso delle coppie separate, si considererà solamente l’Isee del genitore affidatario in presenza di un provvedimento di allontanamento del minore da uno dei due genitori o nel caso in cui l’altro genitore sia irreperibile o non contribuisca per almeno il 50% del dovuto al suo mantenimento. Nonostante ciò la protesta dei genitori, che hanno dato vita al «Comitato scelta mensa» contro il carotatiffe, non si ferma. Al momento in cui scriviamo sono già 185 le famiglie che hanno sottoscritto il ricorso da presentare al Tar per contestare la delibera di giunta dello scorso 10 luglio, che ha modificato le tariffe Vita La n. 39 4 novembre 2012 so la stazione ferroviaria. Nei primi giorni del mese di gennaio 2013 saranno significativamente ridotti i permessi numero 8 (quelli destinati alle autorità) validi per l’ingresso nella Ztl. Nel mese di aprile si dovranno completare i lavori alla pista ciclabile e si dovrà ottenere un ulteriore miglioramento del servizio di trasporto pubblico a servizio del centro storico. Infine per il mese di settembre si prevede l’estensione della Ztl. Provincia Due milioni e mezzo di euro per la formazione ed il trasporto pubblico locale, articolate in oltre 10 mesi di attività, a partire da adesso fino al prossimo autunno. L’ultima tappa del programma sarà l’estensione della Ztl, a settembre 2013, contestualmente al trasferimento dell’ospedale al Campo di volo e alla conseguente riconsiderazione dell’utilizzo del parcheggio in viale Matteotti. Entro questi primi giorni di novembre sarà estesa la validità della zona a traffico limitato esistente con orario 0-24; sarà istituto un divieto di sosta permanente in piazza XXVII Aprile, ripa del Sale e ripa della Comunità. Sarà inoltre messa a punto ogni soluzione idonea ad impedire alle auto di parcheggiare davanti a piazza Giovanni XXIII; saranno realizzati appositi stalli di sosta per veicoli in servizio di Polizia giudiziaria in vicolo San Matteo, verrà istituito il senso unico di marcia in via degli Armeni, così da sfruttare una parte della carreggiata per ricavarvi diversi posti auto che verranno destinati alla sosta a pagamento, anche per i residenti. Entro i primi giorni di novembre sarà inoltre modificata la linea 1 del trasporto pubblico, in modo da garantire il miglioramento del servizio dal parcheggio scambiatore di piazza Oplà verso il centro e la via dei Cimiteri. Entro i primi giorni di dicembre dovranno terminare i lavori di riqualificazione urbana delle piazze e dovrà iniziare la progettazione per una nuova pista ciclabile dal parcheggio scambiatore di piazza Oplà fino all’imbocco di via delle Pappe e da corso Fedi ver- SCUOLE Nuove tariffe per la mensa ma la protesta continua Pronto il ricorso al Tar: il Comune avrebbe travalicato la legge del servizio di refezione delle scuole pistoiesi, scatenando la protesta di centinaia genitori. Secondo la tesi cardine su cui è stato costruito uno dei ricorsi «Lo strumento dell’indicatore della situazione economica (Isee) è stato utilizzato dal Comune di Pistoia oltre i limiti consentiti dalla legge». SALUTE Attenzione agli anziani e bambini I Con l’arrivo del freddo non serve coprirsi troppo e per non ammalarsi è meglio evitare i luoghi affollati. Lo dicono i geriatri e i pediatri n attesa che sia fatta chiarezza sulle vaccinazioni antinfluenzali, dopo il ritiro in via precauzionale da parte del Ministero della salute di svariati quantitativi di vaccini, i sanitari pistoiesi danno qualche consiglio su come difendersi dalle malattie da raffreddamento, specialmente dopo il brusco calo delle temperature di questi giorni. I consigli riguardano soprattutto i bambini e gli anziani. “La salute inizia da un adeguato abbigliamento - spiega l dottor Rino Agostiniani, direttore del dipartimento materno infantile dell’Asl3 - ed è un errore pensare che vestendo i bambini troppo si evitino le infezioni virali. Semmai i bambini d’inverno si ammalano di più perché trascorrono molto tempo in ambienti chiusi, a contatto con altri bambini e di conseguenza sono più esposti alle infezioni e ai virus e allora nel tempo libero è molto meglio portarli a fare delle passeggiato all’aperto, anche se è molto freddo, piuttosto che nei centri commerciali”. Un’altra raccomandazione riguarda le temperature domestiche. “In casa se sono superiori a diciotto, venti gradi diventano molto dannose per la salute dei nostri figli e la nostra”. Altri consigli sono dispensati per gli anziani. La dottoressa Elisabetta Tonon, della unità operativa di geriatria, raccomanda anche per gli anziani di evitare luoghi affollati ed il contatto con altri familiari (inclusi i bambini) che hanno già contratto un’infezione. Da mantenere, invece, l’abitudine ad uscire di casa per una passeggiata (anche breve), magari scegliendo le ore centrali della giornata, quando le temperature sono meno rigide e migliore è l’illuminazione naturale. Infine la geriatra suggerisce di evitare assolutamente di trascorrere molte ore del giorno in ambienti poco illuminati e con pochi stimoli in quanto questo favorisce lo sviluppo di alterazioni del ritmo sonno-veglia e può peggiorare il tono dell’umore. E’ consigliabile, inoltre, mantenere un’alimentazione sana, ricca cioè di frutta e verdura, magari approfittando della disponibilità di agrumi, ricchi di acqua e vitamine ad azione antiossidante e favorente le difese immunitarie. In primo piano il sostegno all’innovazione, l’internazionalizzazione, l’aggregazione fra imprese, il miglioramento dei servizi e la semplificazione amministrativa N uovi progetti di formazione professionale, di durata triennale, rivolti a imprenditori, personale delle imprese e disoccupati, finanziati dalla Provincia di Pistoia, per un totale di oltre 2,5 milioni di euro. Si tratta degli «Obiettivi strategici per la competitività», illustrati in Provincia dagli assessori Roberto Fabio Cappellini e Paolo Magnanensi ai soggetti attuatori delle azioni formative: Servindustria, Cipa-At, Ascom Servizi, Sophia, Cesat, Cescot, Ti Forma. Gli obiettivi riguardano il sostegno all’innovazione, l’internazionalizzazione, l’aggregazione fra imprese, il miglioramento dei servizi, la semplificazione amministrativa. «Le attività formative rivolte alle persone disoccupate – spiega l’assessore provinciale alle politiche del lavoro, Roberto Fabio Cappellini - sono state individuate tenendo conto dei fabbisogni aziendali, ed anche se ad oggi non è possibile determinare con certezza quale sarà la ricaduta occupazionale che questa formazione potrà avere sul territorio, l’impegno è stato quello di muoversi verso una scelta formativa quanto più possibile attinente alle necessità aziendali rilevate». «Rispetto all’esperienza dei progetti integrati di comparto – aggiunge l’assessore alla formazione professionale e allo sviluppo economico, Paolo Magnanensi -, questi progetti aggiungono un’ulteriore portata innovativa nella modalità di affrontare, da un lato, la crescita del capitale umano nelle imprese e, dall’altro, nell’orientare la formazione per i soggetti in cerca di lavoro verso le effettive competenze richieste dalle imprese stesse. In particolare la novità sta nell’applicare un meccanismo di definizione continua dei contenuti formativi sulla base di un’analisi dei fabbisogni costante, per rispondere in tempo reale alle esigenze delle imprese». Vita La 4 novembre 2012 comunità e territorio n. 39 BCC VIGNOLE E MONTAGNA PISTOIESE Etica e finanza Rimettere al centro l’uomo per una nuova economia di Silvia Mauro E tica e finanza: un binomio non solo possibile, ma soprattutto necessario; un imperativo categorico da cui non è più possibile prescindere, se vogliamo che questo grave momento di crisi possa dirsi definitivamente superato. “Il nostro sistema di valori ha subito una grave perdita di senso e di significato: questa è soprattutto una crisi di civiltà, una crisi antropologica, che tocca ogni singola espressione della nostra vita, a partire dalle relazioni che ci legano agli altri ed al Creato”, così è intervenuto Monsignor Mansueto Bianchi nell’ambito del convegno organizzato, martedì 23 ottobre, dalla Banca di Credito Cooperativo di Vignole e della Montagna Pistoiese nella Sala Maggiore del Comune di Pistoia. Un tema di grande attualità, che tocca ormai drammaticamente anche il territorio pistoiese e le sue molte piccole e medie - espressioni produttive, quello dibattuto in Palazzo comunale e moderato dalla responsabile de La Nazione di Pistoia, Cristina Privitera. “Se manca il rispetto dei valori umani e della legalità, se mancano le responsabilità reciproche, l’economia non può svolgere il proprio ruolo: è questa la sfida che siamo chiamati a raccogliere se vogliamo uscire rafforzati dalla cri- si” - ha spiegato il presidente della Bcc di Vignole e della Montagna Pistoiese Giancarlo Gori, nell’intervento di apertura della tavola rotonda - “Le banche di credito cooperativo come la nostra operano proprio con queste finalità: il nostro scopo è supportare l’economia locale per aumentare il benessere del territorio. Mettere in pratica i valori della solidarietà e del mutualismo, dare valore alla persona, coltivare le relazioni con i soci ed i clienti, significa essenzialmente sostenere la comunità. E non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale e culturale”. Quali dunque le possibili soluzioni ad una crisi che da finanziaria si è ormai fatta produttiva, intaccando il tessuto economico reale e dando vita a nuove sacche di povertà? Rifondare i valori etici e morali e dare vita ad iniziative di solidarietà sociale, così come sostenere una finanza locale, come quella delle Bcc, che si rivolga direttamente al territorio ed alle sue reali necessità, devono essere i primi passi da compiere per superare questo difficile momento - hanno sostenuto il prefetto Mauro Lubatti ed il vicesindaco di Pistoia Daniela Belliti, in apertura di dibattito. Il recupero delle regole - che ridi- “LA BOTTEGA DELLE MASCHERE” AD AGLIANA È Oltre il sipario scattata la nuova rassegna “Oltre il Sipario”, organizzata dall’associazione La Bottega delle Maschere al teatro Moderno di Agliana. Dopo il successo di “Sorelle di Sangue”, tratto dalla commedia di Emanuele Vacchetto, con la regia di Paolo Spannocchi, messo in scena dalla compagnia Salto nel buio, sabato 17 novembre, la compagnia per L’Acquisto Dell’Ottone di Prato, presenterà “Racconto da una Casa del Popolo”, testo e regia di Viviano Vannucci. Sabato 15 dicembre, la compagnia pistoiese “Zona Teatro Libero” presenterà “Quel solito sabato di Francesca Angeli”, regia di Dora Donarelli. La seconda parte del programma avrà inizio a febbraio 2013 per proseguire con altri eventi che verranno comunicati successivamente, un progetto in evoluzione che riserverà anche altre sorprese. Oltre il Sipario non è una novità ma un appuntamento, ormai consolidato, per incontrarsi in teatro.“Ogni volta –riferisce Maura Salvi de La Bottega delle Maschere– con uno spirito nuovo, con il solito entusiasmo e con le solite esitazioni ma fiduciosi che molti entreranno in questo luogo poiché è parte integrante della nostra cittadina. Un luogo che offre momenti di incontro fra individui che hanno voglia di approfondire, riflettere, divertirsi e rinnovarsi, insomma un’opportunità di dialogo anche sulle tematiche che ci riguardano da vicino per far circolare il pensiero e vedere le cose anche da una prospettiva diversa dalla nostra abituale”. “Venire al Moderno –prosegue – può essere una opportunità per rimettersi in discussione, non come pubblico passivo ma come individui che intendono unirsi per attuare un “tentativo” di alleviare in parte le nostre ansie quotidiane. Invitiamo tutti a seguire gli eventi del teatro aglianese poiché si crede nell’importanza del teatro e si sostiene chi si impegna per tenere in vita i teatri. Senza qualcuno disposto a rischiare non ci saranno più per le compagnie le opportunità per proporre gli spettacoli prodotti”. La Bottega delle Maschere da sempre si impegna a favorire il turnover delle compagnie, attraverso il teatro si interessa alle tematiche sociali e del territorio, andando “oltre il sipario” scendendo tra la gente, ascoltando. “Niente di nuovo? Sicuramente un’occasione da non perdere –conclude Maura Salvi– un grazie a chi ci segue, al Comune di Agliana da sempre riconoscente sul valore della nostra attività, all’associazione il Moderno che offre ad Agliana un input creativo molto stimolante che ci auguriamo possa essere percepito da molti di noi, giovani e non solo.Vi aspettiamo al Moderno”. Marco Benesperi mensioni un’economia ormai artificiosa (la cosiddetta finanza creativa) e consenta di ridare il giusto sostegno alle imprese ed al tessuto produttivo locale - è l’elemento imprescindibile cui si sono richiamati anche gli interventi di Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, e Giampiero Nigro, professore di Storia economica dell’Università degli Studi di Firenze. “E’ necessaria una maggiore attenzione alle piccole banche che, pur nella difficoltà del momento, hanno continuato a generare ricchezza, preferendo il sacrificio dei propri bilanci a quello delle famiglie e dei loro risparmi; banche che non sono state causa della situazione attuale e che invece vengono penalizzate da una regolamentazione poco lucida e neutrale”, ha ulteriormente precisato il direttore generale di Federcasse. Ma la speranza in ultimo c’è e risiede proprio nel concetto di etica: “La ricchezza somma per ogni sistema economico è la vita umana, la persona e la sua dignità sono i beni più preziosi” - ha spiegato Monsignor Mansueto Bianchi - “L’Enciclica di Papa Benedetto XVI, Caritas in veritate, ci consegna i punti cardinali cui fare riferimento: il concetto di dono e di gratuità, quello di beni comuni, il diritto al lavoro ed al suo mantenimento, i principi di sussidiarietà e di reciprocità. Sono questi i valori che devono farci da guida per dare vita ad un nuovo concetto di economia: un’economia che, pur senza rinunciare al profitto, non sia priva di un’anima e che sia amica della persona e dei popoli”. Addio al recupero di San Lorenzo Saltata l’operazione di project financing di Leonardo Soldati N essun operatore privato si accollerà le operazioni di recupero dell’ex convento di San Lorenzo. Dopo un’operazione durata cinque anni nei preparativi, già la Giunta Berti del Comune di Pistoia aveva dichiarato definitivamente chiuso il project financing da 11 milioni di euro promosso nel febbraio 2003. Si era sperato di poter riportare alla luce del sole i circa diecimila metri quadrati del grande complesso architettonico risalente al XIII secolo, contenente al di là del suo imponente portone un ex convento, di proprietà comunale, ed una chiesa di proprietà del Demanio, ornato dal più importante ciclo di affreschi trecenteschi presente a Pistoia. Alla gara per il project financing, ideata nel 2006 e lanciata nel 2007, che in cambio del recupero e dell’apertura al pubblico dava la possibilità di realizzare negozi, alloggi ed un grande parcheggio interrato, due cordate di imprese si erano presentate: una fiorentina, composta da Cpf Costruzioni, Baldini Costruzioni e Cosimo Pancani spa, ed una pistoiese costituita da Cooper Casa e Cmsa di Montecatini Terme. Nell’aprile 2008, però, la Sovrintendenza respinse le loro proposte, in quanto ritenute troppo invasive delle opere storico-artistiche presenti nel complesso. Negli ultimi anni Palazzo di Giano aveva tentato di promuovere una mediazione, ma senza un esito positivo. Da qui la decisione del Comune di Pistoia di chiudere il project. Successivamente la Giunta Berti aveva dovuto deliberare d’urgenza un intervento da circa 100 mila euro di importo per salvaguardare il piccolo oratorio di Sant’Ansano, parte del complesso di San Lorenzo, da possibili crolli ed infiltrazioni. La speranza è che adesso il giovane sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, abbia una brillante idea per restituire alla città questo prestigioso complesso monumentale situato a due passi dal cuore del Centro storico. BANCA DI PISTOIA Nasce «Carta Beep» Il caffè e il giornale adesso si pagano con la carta di credito S i chiama “CartaBcc beep” l’ultima frontiera delle carte di credito, lo strumento che rivoluzionerà il nostro sistema di pagamento. Il prodotto permette pagamenti di importi fino a 25 euro senza alcuna firma né utilizzo del Pin grazie alla tecnologia contactless, detta anche “a sfioramento”: la transazione avviene tramite il semplice avvicinamento della carta a un terminale Pos di ultima generazione. Per importi superiori a 25 euro, invece,“CartaBcc beep” può essere utilizzata come una normale carta di credito. L’innovativo strumento di pagamento, ampiamente testato nel mondo del credito cooperativo (sono oltre 5.000 le carte già in commercio), viene adottato dalla Banca di Pistoia come primo esempio in Toscana, a conferma di quanto l’istituto di largo Treviso continui a essere sensibile e particolarmente attento a qualsiasi innovazione tecnologica. Da evidenziare, infine, come la rete di accettazione di “CartaBcc beep” stia allargando sempre più le proprie maglie, tanto da coinvolgere colossi del mercato quali McDonald’s, Eni e Vodafone. P.C. 11 PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 12 Riflessioni del presidente Anteas di Pistoia, Orazio Tognozzi C Vita La n. 39 4 novembre 2012 ome sono divenuto volontario. Immediatamente dopo una malattia che mi ha tenuto per tre anni lontano da tutto, ho dovuto assistere mia moglie Cristina nell’affrontare un analogo percorso. Durante questo lungo periodo di sofferenza e di paura, siamo stati curati in modo umano e competente, e rincuorati dalla presenza e dall’aiuto di tanti volontari. Riprendendo contatto con la Cisl di Pistoia, ho incontrato il gruppo di donne combattive dell’ANTEAS. Esse si ritrovano periodicamente per festeggiare ricorrenze individuali, sociali e religiose, operano come aiuto nello spaccio della solidarietà e nello screening mammario, gestiscono un segretariato sociale attraverso del quale aiutano i cittadini ad ottenere l’effettivo riconoscimento dei propri diritti, animano i centri di ascolto del comune di Pistoia in cooperazione con le altre associazioni di volontariato. Ho cominciato a collaborare con loro e successivamente sono stato eletto presidente, impegno che ho accettato dopo aver conosciuto quasi con meraviglia che ogni azione, ogni iniziativa di questa associazione, erano basati sulla condivisione e sulla gratuità. Riflettendo su questa scoperta, è affiorato nella mia mente il pensiero che l’applicazione di questi due principi ANTEAS PISTOIA Volontariato come e perché sia oggi un fatto rivoluzionario. La condivisione, è un atteggiamento umano e cristiano fondato sul principio secondo il quale prima di dare qualcosa a qualcuno, è necessario farsi suo prossimo. La gratuità, è l’elemento distintivo dell’agire volontario. L’assenza di guadagno economico e la rinuncia a qualsiasi vantaggio diretto e indiretto, sono gli atteggiamenti per mezzo dei quali il volontariato diviene testimonianza credibile di libertà da ogni forma di potere, e contemporaneamente azione di contrasto nei confronti del modello di società nel quale viviamo, centrato sull’ “avere” e sul consumismo, all’interno del quale si privilegiano l’individualismo e l’utilitarismo economico. Inoltre, dalla pratica della condivisione e della gratuità, i volontari traggono motivi di arricchimento sia sul piano interiore sia su quello delle abilità relazionali. Per operare in modo efficace, è infatti necessaria la condivisione anche a livello di progetto. Solo insieme e uniti, ci si può specchiare negli altri, e imparare ad accettare ed essere accettati. Un gruppo unito dallo scopo comune di crescere aiutando il prossimo, rappresenta un contenitore dove i talenti, le qualità e le esperienze di ciascuno, possono fondersi e diventare alimento per l’evoluzione di tutti. In tal modo il volontariato, oltre che fattore di aiuto e di sostegno, diviene una scuola di motivazione alla vita. Perché volontari Nella società italiana di oggi, si stanno sfilacciando i legami fra individuo e collettività, fra stato e cittadino. Un fenomeno che appare irreversibile, e rischia di sfociare in una conflittualità sociale ed economica devastante. Nei confronti di questo pericolo, il governo non dispone dei poteri e degli strumenti necessari, i partiti, distratti e distanti nei confronti dei disagi e delle sofferenze delle persone, litigano su tutto continuando a disputarsi prebende e potere, non toccano i privilegi, non contrastano la corruzione. Nemmeno il parlamento e le istituzioni di garanzia, riescono a contrastare la crisi in modo efficace. Questi organi fondamentali dello stato, sono bloccati dalla mancanza di progettualità, e vacillano sotto l’attacco dei sabotaggi interni e delle pressioni esterne. Il cittadino che osservi questo stato di cose, pensa che non vi sia la possibilità di arrestare il declino e teme l’esplosione di fiammate mediatiche e di piazza, le quali aumentino il disordine e rendano ancora più ingestibile la crisi. Se il volontariato non potrà illuminare da solo la notte politica e istituzionale che stiamo attra- versando, può rappresentare una luce che indichi la via per uscirne. Attraverso la presenza capillare sia nel territorio sia dentro la società, e all’ancoraggio ai valori della gratuità e della condivisione, esso propone un modo di operare che è l’antidoto dei mali che hanno provocato la crisi, e può divenire un attore della rivoluzione culturale che è necessaria per innestare il cambiamento. Trasferire nella politica i valori e i metodi del volontariato con il fine di riformarla, è certamente un’operazione difficile, un percorso sbarrato da montagne di sprechi e di interessi di parte, ostacolato dagli affarismi e dalle ingordigie dei centri di potere, sabotato dalle mafie e dalle camorre. Cioè da tutte quelle degerazioni della politica che hanno provocato la devastazione del nostro paese, e frapposto un deserto fra la sua classse politica e i cittadini. Il volontariato contrappone il disinteresse all’interesse di parte, promuove ed attua il servizio in opposizione al sopruso, attua la collaborazione e la partecipazione per calmierare gli eccessi del centralismo e della burocrazia, contrappone l’impegno al menefreghismo, attua il dono gratuito delle energie, del tempo e delle competenze. Per tutti questi motivi, il volontariatorappresenta un canale attraverso il quale può scorrere di nuovo la fiducia e l’impegno dei cittadini, e può essere un mezzo per ricollegare il privato al pubblico, il cittadino alle istituzioni, oltre che un’esperienza utile per dare impulso sia alla riforma dello stato sia alla progettazione di un nuovo modo di vivere e di produrre. Grazie alla cultura della cittadinanza attiva, al privilegiare la norma della reciprocità e alla produzione di relazioni positive sul piano dei rapporti fra cittadini e fra cittadini e stato - comunità, l’esperienza del Volontariato può inoltre diventare, specie per le nuove generazioni, un antidoto nei confronti delle spinte verso l’individualismo e la frammentazione sociale, aiutando a creare o a rafforzare, quella coesione sociale senza la quale nessun Paese può guardare con ottimismo al proprio futuro. spor t pistoiese RETRORUNNING Bene la Fedi al “Retromiglio” L a chiamano la corsa del gambero, ma nonostante sia massacrante per i poveri muscoli degli atleti sta sempre più prendendo piede (è proprio il caso di dirlo) nel Belpaese. Anche nella nostra Pistoia vi sono ottimi specialisti. Eccellente, in proposito, il comportamento dei corridori della Silvano Fedi nella quinta edizione del “Retromiglio Pistoia Città d’Arte”, la manifestazione di retrorunning (appunto corsa all’indietro) organizzata sulla pista del Campo Scuola di Pistoia dalla stessa società pistoiese e alla quale hanno partecipato i migliori “gamberi” nazionali (nella foto, i premiati). Antonio Sasso, alla prima esperienza assoluta nella “retro”, si è ben disimpegnato, conquistando l’undicesimo posto di categoria; bene anche Guido Amerini, settimo di categoria, Claudio Giannini, addirittura terzo di categoria, Roberto Falcini, quarto di categoria. Tra le donne ha stupito tutti Teresina Angei, seconda di categoria, seguita da Petronila Jesus, quarta della propria categoria. Ricordiamo che sono stati premiati i primi 10 atleti classificati della categoria, maschile e femminile, assoluti (dai 18 ai 49 anni di età), i primi 10 della categoria, maschile e femminile, master (dai 50 ai 59 anni), i primi 5 maschi e 3 femmine della categoria argento (da 60 anni e oltre). Per le categorie giovanili premi per tutti. La gara si è svolta sulla distanza del miglio (metri 1608, 34), mentre per le categorie giovanili sui metri 100 e 200. Tanto il pubblico accorso a vedere questa singolare competizione. Per chi ne volesse sapere di più su questa disciplina sportiva, può contattare la Silvano Fedi nelle persone di Rossano Romani, cellulare 3389686878, posta elettronica [email protected], e Romano Lomis, cellulare 3337530615, posta elettronica [email protected]. Gianluca Barni Calcio - Basket Tempi Supplementari P di Enzo Cabella istoiese e Pistoia Basket hanno perso. Le loro sconfitte, però, hanno una valenza molto diversa. Quella della squadra di calcio è senza attenuanti, dominata nel secondo tempo da un avversario di non eccelsa caratura ma, nell’occasione, apparso di gran lunga superiore. Il fatto che la squadra di Gabbanini abbia incamerato solo due punti in quattro partite è un segnale che qualcosa non va. La Pistoiese, prima nelle partite casalinghe (pareggiate) con Tuttocuoio e Piacenza e poi in quella (persa) col Mezzolara, ha mostrato scricchiolii preoccupanti che potrebbero essere segnali di crisi. La squadra è precipitata a centro classifica, per fortuna lontana solo tre lunghezze dalla coppia di testa Lucchese-Mezzolara. La sconfitta sul campo della Fortis Juventus ha mostrato aspetti preoccupanti: difesa sempre in affanno, centrocampo asfittico che non è riuscito a fare argine agli assalti dei padroni di casa né a costruire un gioco di rilancio, attacco poco incisivo. Eppure il reparto difensivo, prima delle ultime due partite, aveva subìto solo un gol, era il migliore del campionato. Era il reparto di punta ad essere messo sempre sotto accusa, dimostrando grandi difficoltà a far gol. E allora, ecco la contraddizione: il fortino difensivo incassa ben quattro reti e l’attacco inerme ne segna tre. L’allenatore Gabbanini ha parlato di mentalità e personalità scarse di molti giocatori. Sono rilievi che rispondono al vero. Ma ci chiediamo: non dev’essere l’allenatore ad infondere nei suoi uomini (alcuni sono ragazzi alla prima esperienza in categoria) quelle doti per crescere e adeguarsi alla serie D e ai progetti ambiziosi della società? C’è poi un altro aspetto da rilevare: Filippo Giraldi, che avrebbe dovuto ricoprire la carica di direttore generale, non è mai presente in società né vicino alla squadra, in quanto lavora per una società inglese. Il presidente Ferrari si è defilato e la squadra, con l’allenatore in testa, è stata lasciata sola a gestire il campionato. Il Pistoia Basket ha perso a Bologna nello scontro al vertice di Lega2. La squadra di coach Moretti, però, è uscita a testa alta e senza che il suo valore sia stato scalfito. A undici secondi dal fischio della sirena il punteggio era di perfetta parità: 66-66. Il grande Gek Galanda, ex di turno e migliore dei biancorossi pistoiesi, ha perso banalmente il pallone, dando così l’occasione alla Fortitudo Bologna di segnare il canestro della vittoria. Un perfetto harahiri. La squadra pistoiese ha dimostrato, però, di avere tutte le carte in regola per disputare un grande campionato e giocarsi la promozione fin da ultimo. Deve migliorare il gioco d’attacco, dove alcuni giocatori non hanno ancora raggiunto il top del rendimento. Ma siamo alle prima battute di campionato. Ora l’aspetta un altro scontro diretto con Trieste, a pari punti in classifica. Vita La n. 39 DOPO LE ELEZIONI REGIONALI SICILIANE 4 novembre 2012 dall’Italia 13 Una solenne lezione per il Paese Né vinti né vincitori. Il candidato Pd e Udc ha vinto solo apparentemente; il centro-destra appare sfasciato e intanto si fa strada il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo S e qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla profondità della crisi della politica in Italia, ora certamente dovrà ricredersi. Quanto è avvenuto in Sicilia dimostra chiaramente che ormai si è toccato il fondo. Non pochi analisti politici parlano, giustamente, di un ultimo allarme che bussa alle nostre porte e che sarebbe del tutto insensato e È all’esame dell’aula del Senato il disegno di legge per la riforma della diffamazione a mezzo stampa. L’obiettivo è evitare il carcere per i giornalisti che vengano condannati per questo reato, ma al tempo stesso rafforzare le garanzie in termini di rettifica e sanzioni pecuniarie. Ne abbiamo parlato con Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione all’Università Cattolica. pericoloso sottovalutare. Non era mai successo infatti, che, in elezioni anche soltanto regionali, gli astenuti superassero i votanti. Questo è successo nelle ultime elezioni siciliane, dove soltanto il 48% degli aventi diritto si è presentato alle urne: una cifra astronomica che fa pensare a una crisi di fondo che non ammette più dilazioni o scuse. Se vogliamo salvare la democrazia in Italia, è necessario che tutti, cominciando dai politici e arrivando fino ai responsabili degli uffici pubblici, cambiamo registro. Chiunque ha in mano una fetta di potere, grande o piccola che sia, deve prendere coscienza che egli è al servizio degli altri e della comunità. Non di se stesso, dei propri interessi, dei propri amici, di famiglia o di partito. Dovunque noi rivolgiamo la nostra attenzione, ci confermiamo sempre di più nell’impressione che il nostro non sia un Paese maturo, civile ed educato. La responsabilità è comune, naturalmente a quelli che occupano un posto di direzione, essa è maggiore e più densa di conseguenze. Cosa deve fare la politica per risollevarsi, almeno dalle nostre colonne, l’abbiamo ripetuto più volte, sempre sulla base dell’insegnamento sociale della Chiesa, richiamato con forza dagli ultimi Papi e da tanti i documenti nati in questi ultimi decenni. Bene comune, solidarietà, spirito di servizio e di sacrificio sono gli ingredienti necessari per risalire la china, di cui abbiamo toccato il fondo. E i partiti, se vogliono sopravvivere, a presidio della nostra democrazia, devono allinearsi a quanto ha espresso sapientemente la nostra Costituzione: essi sono chiamati a essere un trait d’union tra la società e lo Stato, elaborando programmi, interventi, orientamenti e non limitando la propria attività soltanto o quasi a cercare un po- sto per risolvere i propri problemi e dare sfogo al bisogno insito di autorità e di potere. In termini religiosi si dovrebbe parlare di vera e propria conversione, cioè di cambiamento radicale, di ritorno alle origini, di critica al modo superficiale di comportarsi ormai invalso nell’uso comune del nostro Paese. Un’operazione difficile ma necessaria, assolutamente necessaria e urgente. Domani potrebbe essere INFORMAZIONE Bavaglio o rispetto? Libertà d’informazione e tutela dei cittadini dalla “macchina del fango’’ di Francesco Rossi Che giudizio dà del provvedimento in discussione al Senato? “Il problema, effettivamente, c’è. La norma che condanna al carcere è odiosa, emanata in un’epoca storica in cui veniva punito il dissenso. Detto questo, non mi associo al coro corporativo di quanti la bollano come una ‘norma bavaglio’. Dobbiamo mantenere, innanzitutto, la responsabilità per omesso controllo del direttore? Sì, una qualche forma di responsabilità ci vuole: i direttori prendono lauti stipendi anche perché grava su di loro questo ruolo di vigilanza”. Alcuni di loro lamentano l’impossibilità, nel ciclo sempre più vorticoso dell’informazione, di controllare tutto… “Si può prendere atto che la macchina del lavoro editoriale è diventata più complessa, e magari immaginare un ufficio di direzione con tre o quattro vicedirettori che rispondano allo stesso modo del direttore… Ma un responsabile ci dev’essere. In secondo luogo, se alcuni direttori dedicassero più tempo alla preparazione del prodotto editoriale loro affidato, penso che questo problema passerebbe in secondo piano. In sintesi, è sbagliato abolire la responsabilità per omesso controllo, semmai la si può ridefinire”. Le sanzioni salate vengono viste come un deterrente per il giornalismo d’inchiesta o comunque “scomodo”. È così? “No. È giusto abolire il carcere, ma le sanzioni pecuniarie devono essere consistenti, altrimenti il rischio è che i giornalisti abbiano buon gioco a gettare fango. Non vorrei che dietro questa presa di posizione così veemente ci fosse il tentativo di ottenere un atteggiamento più morbido, laddove la posta in gioco, come nel caso della pubblicazione delle intercettazioni di gente che nulla ha a che fare con le inchieste, è la dignità delle persone, la privacy delle famiglie e dei congiunti. Sanzioni pecuniarie elevate costituiscono un buon deterrente, come pure con- cordo con chi chiede, in aggiunta, sanzioni disciplinari efficaci”. A questo riguardo si lamenta, a volte, la lentezza dell’Ordine dei giornalisti e la tendenza dei media a essere una “casta”… “I giornalisti hanno perso credibilità.Vorrei che non facessero battaglie corporative, ma dimostrassero con i fatti d’impegnarsi a rispettare quelle norme deontologiche che loro stessi si sono dati. I cittadini chi li protegge dagli abusi dell’informazione? Se Ordine e sindacato non riconoscono l’esistenza di giornalisti che ‘fanno politica’ e tradiscono la loro missione, ponendosi all’antitesi del giornalismo deontologicamente ispirato, com’è possibile contri- buire a un recupero di credibilità? Prendiamone atto, con onestà intellettuale, dopodiché potremo ragionare di libertà d’informazione, strapotere degli editori, condizionamenti della politica…”. La rettifica, così come descritta dal disegno di legge, rischia d’imbavagliare l’informazione e, all’estremo opposto, è sufficiente per correggere una notizia sbagliata? “Ci sono giornalisti scrupolosi che ammettono l’errore, quando capita, e cercano di rimediare. In alcuni casi la rettifica può non essere esaustiva per riparare al danno commesso con una notizia errata, ma dimostra l’atteggiamento contrito del professionista tardi. Le prove di appello potrebbero ormai essere esaurite. Da parte di tutti, dunque, un atteggiamento diverso nell’adempimento delle proprie responsabilità e una vigile sorveglianza perché questo programma di vita venga fedelmente seguito. Gli imbroglioni, i mestatori, gli approfittatori devono essere tassativamente eliminati. Ne va del nostro futuro. R. dell’informazione. Nel comminare una sanzione, comunque, bisogna distinguere tra recidivi, che diffamano consapevolmente, perché portano avanti determinate battaglie, magari anche politiche, e giornalisti che sbagliano non per dolo, pubblicando notizie lesive dell’onore di qualcuno ma nel convincimento di fare un servizio pubblico, e se riconoscono di aver commesso un errore rimediano”. Per le testate on line la persona che si ritiene danneggiata può chiedere “ai siti internet e ai motori di ricerca l’eliminazione dei contenuti diffamatori”, rivolgendosi, in caso di rifiuto, al giudice. Non è, questa, una limitazione? “Sul web le notizie hanno più risalto perché vi sono i motori di ricerca, i sistemi d’indicizzazione ecc. Ma se sono sicuro della mia notizia, so che non è una ‘bufala’, non la cancello. Per correttezza pubblico la lettera di rettifica che ho ricevuto, ma non sono obbligato a togliere l’articolo on line: semmai sarà il Tribunale a decidere in merito”. Se questo provvedimento dovesse diventare legge cosa cambierà nel fare informazione? “Come ho già detto non credo che si tratti di una legge bavaglio per le sanzioni elevate, ma di una legge di civiltà che evita, da una parte, il carcere ai giornalisti, però allo stesso tempo tutela i cittadini quando vengono ingiustamente colpiti da campagne mediatiche diffamatorie, spesso con un ispiratore e degli esecutori. Questo provvedimento dovrà essere approvato solo se ci sarà la consapevolezza che è il caso di evitare il carcere, ma pure di rafforzare le garanzie per il cittadino”. 14 dall’italia Abruzzo e Molise: incontro a più voci pensando nell’attualità del Concilio di Giovanni Perilli “ 50 anni dal Concilio Vaticano II, memoria e profezia nella vita delle aggregazioni laicali” è il tema affrontato al convegno che le Aggregazioni laicali della Regione ecclesiastica d’Abruzzo e Molise hanno organizzato a Termoli il 20 ottobre. Ad avviare l’incontro Alessandra Bizzarri, presidente della Consulta regionale: “Cinquant’anni fa –ha detto- per riscrivere la Chiesa; oggi, per essere corresponsabili e cercare quella strada aperta al dialogo guardante agli ultimi e al servizio del popolo di Dio, attraverso la formazione di nuovi cattolici che diventino portatori di un’idea alternativa a quella del mondo che diventa ricchezza e speranza per tutti”. Una nuova cultura Per Paola Bignardi, già presidente nazionale di Azione cattolica, “dobbiamo diventare profezia per il mondo e cogliere le novità e i cambiamenti che il Concilio ci ha Q uale valenza educativa hanno le redazioni giornalistiche all’interno delle carceri? Riescono a sensibilizzare il territorio? E come il territorio comunica la realtà detentiva? Sono state queste le domande al centro della “V giornata nazionale dell’informazione dal/ sul carcere”, che si è svolta a Bologna il 26 ottobre. Promossa dalla Regione Emilia-Romagna, dalla provincia di Bologna e dalla Conferenza regionale volontariato e giustizia, la giornata rientra nel progetto triennale “Cittadini sempre” avviato dalla Regione, in collaborazione con la Fondazione ordine dei giornalisti dell’EmiliaRomagna, con l’obiettivo di “sostenere e promuovere tutte le iniziative di comunicazione dal carcere, e incentivare il mondo del volontariato ad aprirsi dei canali comunicativi sul territorio”, spiega la giornalista Carla Chiappini, vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti Emilia-Romagna e promotrice della Giornata. Scrivere per ritrovare la dignità “La redazione in carcere si fonda sugli stessi principi di ogni redazione: la capacità di dire e dare delle informazioni; assumersi la responsabilità di quello che si scrive; partecipare non al progetto di un singolo ma di un gruppo. Questo nella difficoltà di fare informazione in una istituzione totale”, spiega Chiappini che al carcere di Piacenza dirige la rivista “Sosta forzata”. “Crediamo di sapere perché siamo inondati di immagini di carceri, ma in realtà sappiamo poco” prosegue Chiap- Vita La n. 39 4 novembre 2012 LAICI OGGI Profezia per il mondo consegnato, riportandole ai giovani” perché “a loro va affidato il desiderio di stupirsi per i frutti che esso ha donato; i giovani di oggi sono lontani dalla Chiesa perché noi non siamo in grado di parlare il loro linguaggio: dobbiamo imparare ad ascoltarli e dargli la nostra testimonianza credibile per avviare una nuova stagione culturale”. L’attenzione della relatrice è stata anche orientata all’intero laicato e ad associazioni e movimenti cattolici che sono chiamati a interrogarsi sul proprio impegno. Paola Bignardi ha ricordato l’esistenza di un “laicato parrocchiale”, gratificato dall’idea di essere “coinvolto” nell’azione della parrocchia, che “ha contribuito alla realizzazione di una Chiesa impegnata nelle sole attività interne”, e di un “laicato aggregativo”, sintesi delle realtà con impronta carismatica che “non sempre opera seguendo l’‘universalità’ e, pur riuscendo a raggiungere persone nuove, talvolta è lontano dalla linea della Chiesa diocesana”. “Da laici– ha aggiunto Bignardi– dobbiamo assumerci l’impegno di una nuova evangelizzazione capace di seguire una cultura che miri a scovare il maggior numero di persone e rafforzi quel legame tra fede e società che ha subito un vero e proprio divorzio e, impegnati allo stesso fine, traslare il nostro amore all’universalità della Chiesa e non ai singoli movimenti o associazioni”. Presente, in qualità di vescovo delegato Ceam per il laicato, mons.Angelo Spina che ha affermato: “Dobbiamo essere consapevoli che la nostra missione è portare nel mondo la speranza, riprendendo in mano i testi conciliari e consegnando alle nostre vite, parrocchie e diocesi, la speranza di un segno nuovo che, dopo la cecità, porti all’alba della vista”. Memoria e profezia È la “Chiesa che ama il mondo” a essere raccontata negli interventi di mons. Michele Seccia e mons. Giancarlo Bregantini, rispettivamente vescovi di Teramo-Atri e Campobasso-Bojano, che hanno parlato di progetti e urgenze da affrontare per “fare della crisi una grande opportunità”. “Oggi – ha sostenuto mons. Bregantini – sono i giovani a costringerci a cambiare: giovani che vivono la realtà del precariato e che ci chiedono di non stare a guardare, ma trasformarci con loro per ridare vigore a quanto, del Concilio, ancora è inattuato”. L’urgenza evidenziata da mons. Seccia è, invece, “impegnarci a dare un contenuto serio alla speranza che può diventare concreto solo se stimolato da una testimonianza di comunione che unisca nel cammino della salvezza ogni associazione e movimento”. Per Paolo Mitri, presidente della Consulta delle aggregazioni laicali di Campobasso-Bojano, “dobbiamo riscoprire la fede e muoverci attivando percorsi comuni che, in linea con gli orientamenti pastorali diocesani, possano vederci percorrere la via che conduce alla salvezza attraverso l’approfondimento della realtà conciliare e del catechismo della Chiesa cattolica”. Essere laici credibili A intervenire al convegno è stato anche mons. Michele Masciarelli, teologo impegnato nella formazione dei laici, che ha parlato della chiave di lettura del Vaticano II.“Il Concilio – ha sostenuto – è un concetto vivo che opera e si aziona oggi, cinquant’anni dopo, dimostrandosi attuale. La CARCERE C’è vita oltre le sbarre Un’umanità che comunica e chiede un’informazione corretta di Marta Fallani pini raccomandando “ai colleghi giornalisti il massimo scrupolo professionale”. Nella prima parte del convegno si è discusso del valore educativo della scrittura di sé. A proposito è intervenuta Adriana Lorenzi, direttore editoriale di “Alterego” del carcere di Bergamo, che ha parlato della scrittura come “oggetto mediatore” che permette di “avvicinare una ferita senza farsi troppo male”, di “affrontare la rabbia e lo smarrimento”, di “guardare alla propria biografia come inserita in un quadro più ampio”. “Creare qualcosa che non c’era prima - ha precisato Lorenzi - è ciò di cui si ha più bisogno in quanto uomini”: significa ritrovare “la dignità nel raccontare di sé, la più alta forma di libertà”. Col territorio per un’idea diversa di pena Sul ruolo educativo della scrittura, e in particolare del lavoro giornalistico, si è soffermata anche Ornella Favero, direttrice della rivista “Ristretti orizzonti” di Padova, che ha parlato di una educazione basata sulla reciprocità: “l’idea per cui davanti al detenuto si pensa che solo lui debba essere ri-educato, non è educazione”, ha sentenziato Favero precisando “non c’è educazione se non si crede che la persona che ci sta davanti può insegnarci qualcosa”. Una reciprocità che, ha ribadito la giornalista, “vale anche tra società e detenuti”, perché “il carcere non è un pianeta, è parte della nostra società, della nostra vita”, e dunque, “richiamare alle proprie responsabilità persone che hanno commesso reati significa responsabilizzare anche la società”. Il ruolo delle redazioni in carcere è allora quello di “comunicare con l’esterno”, affinché “si cominci a ragionare col territorio su un’idea diversa di pena”. Opportunità enorme Lo scorso 24 ottobre la redazione di “Ristretti orizzonti” ha ricevuto, dietro invito, la visita del giornalista Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi di detenzione (ma la pena è stata sospesa) per diffamazione aggravata. Un incontro “importante”, ha commentato al Sir Favero, che sottolinea l’esigenza da parte dei giornalisti di “capire che le parole possono fare molto male”. In questo senso, ha aggiunto, “le redazioni in carcere possono dare un grande contributo”. “Lavorare in una redazione di ristretti è un’opportunità enorme, per quella reciprocità sfida della nuova evangelizzazione è impegnarci non a rincorrere errori, ma a proporre il Vangelo attraverso la lettura oculata del nostro tempo”. “Il novecento – ha spiegato mons. Masciarelli – è stato la ‘selva degli ismi’, un secolo che ha visto nascere i vari soggettivismi e relativismi, ma è stato anche il secolo in cui la Chiesa è andata ‘controcorrente’ pensando alla pluralità e facendo tutti membri del Popolo di Dio”. “La Chiesa che prende coscienza del ruolo dei laici e ne identifica la natura e il compito (Lumen gentium), riscoprendo il sacerdozio battesimale, è - per mons. Masciarelli - il più grande senso partecipativo dei laici al servizio profetico della Chiesa: a loro l’impegno a essere chiamati all’annuncio quali esperti delle ‘questioni terrestri’, in comunione con la Chiesa e nella piena differenza vocazionale che chiama a essere laici o presbiteri, uniti e uguali dinanzi a Dio”. “La memoria che oggi dobbiamo fare – ha concluso mons. Spina - è di tornare al Concilio quale primavera della Chiesa che ha donato a tutti l’accezione di essere popolo di Dio, mentre la profezia è, in un mondo che cambia, dare una testimonianza per la nuova evangelizzazione. Dobbiamo, infine, riconoscere il Concilio, il Catechismo e la nuova evangelizzazione quale grazia dello Spirito Santo che ci suggerisce di andare avanti con la forza della fede e la speranza della carità”. che ritengo fondamentale. Io ho imparato tantissimo - ha ammesso Favero - si impara a vedere in modo diverso anche i conflitti che esistono all’interno della propria famiglia. È un allenamento a pensare, a non essere superficiale, a usare le parole giuste”. Abbattere i pregiudizi “Di carcere si parla tanto, forse troppo, e sempre più in termini “scandalistici”. Ma solo facendo fede al principio del giornalismo di fare un’informazione corretta in quanto oggettiva, si può ragionare sul cambiamento. Cominciando col chiederci cosa è il carcere per ognuno di noi”. Così Desi Bruno, garante dei diritti dei detenuti dell’Emilia-Romagna, è intervenuta nel corso della seconda parte della giornata, dedicata ai rapporti delle redazioni in carcere con il territorio. “L’augurio” del garante è che “la redazione in carcere non sia una conquista ma la normalità”, affinché si compia “quel passo fondamentale che è atto politico, cioè incidere sul “fuori”, anche denunciando la cattiva informazione”. Il convegno è stata occasione di incontro di alcune tra le oltre 50 realtà giornalistiche presenti all’interno delle carceri italiane. Tra queste, quella della rivista “Io e Caino” dell’istituto detentivo di Ascoli Piceno, che grazie a una comunicazione costante attivata con il territorio, organizza diverse iniziative per coinvolgere i detenuti alla vita civica. “Il confronto con la città è gratificante - ha commentato Altin, redattore della rivista picena - e sentirsi utili aiuta ad abbassare quei muri di gomma creati dal pregiudizio”. Vita La D i Europa in questa campagna elettorale americana si è parlato spesso, e quasi sempre in termini negativi. L’Unione europea e alcuni suoi Paesi membri sono stati additati, soprattutto dal candidato repubblicano Mitt Romney, come un esempio da non seguire, come il risultato del fallimento di “politiche stataliste”. Per capire cosa muterebbe nei rapporti transatlantici se Romney dovesse vincere le elezioni, e per comprendere meglio qual è stato il ruolo della crisi dell’euro nella fiacca ripresa economica americana, abbiamo intervistato Michael Brenner, professore emerito di Relazioni internazionali alla University of Pittsburgh e senior fellow at the Center for Transatlantic Relations della Johns Hopkins University. Che cosa cambierebbe per l’Europa se il candidato repubblicano vincesse le elezioni, professor Brenner? “Romney ha dichiarato che la Russia è la maggiore minaccia strategica per gli Stati Uniti. Non è chiaro di che cosa stia parlando. Ma da un po’ di tempo a Washington c’è il sentore che le relazioni con Putin si siano deteriorate. Questo per i passi da gambero in senso democratico del governo di Mosca, e per le ricorrenti critiche di Putin al comportamento dell’America sulla questione siriana e non solo. Se Romney assumesse un atteggiamento più ostile verso la Russia questo avrebbe ricadute anche sulle relazioni tra Mosca e Bruxelles”. Può f a re qualche esempio? “Washington cercherebbe di mobilitare l’Europa, farla impegnare su una posizione più dura nei confronti di Mosca, per esempio in termini di politica economica, in particolare energetica. Per esempio per quanto riguarda l’estensione del gasdotto russo South Stream, che collegherà direttamente Russia e Ue. In generale, in campo energetico, i Paesi attorno al Caspio ricchi di petrolio tenderanno a smarcarsi dagli Stati Uniti e si avvicineranno ulteriormente a Mosca, che continuerà a ristabilire la sua sfera d’influenza. E data l’importanza di quelle regioni per rifornire l’Europa, anche il vecchio continente sarebbe coinvolto”. Al di là di un atteggiamento più energico nei confronti della Russia, quale sarebbe la “dottrina Romney” in politica estera? “Non esiste ‘la dottrina Romney’. La sua visione è allineata con quella dominante nel partito repubblicano, quella cioè di un’America n. 39 USA-EUROPA dall’estero 4 novembre 2012 Più strisce che stelle Washington non ha alcun interesse a spronare l’Europa a sviluppare una voce indipendente di Damiano Beltrami muscolare. Ma credo che ci sarà una sostanziale continuità con la politica estera di Obama. A meno che i neoconservatori, che erano il gruppo più influente durante l’amministrazione Bush - e molti potrebbero diventare C ontinua senza tregua la spirale di violenza che avvolge la Siria. Le notizie di bombardamenti e attacchi, gli ultimi nei quartieri cristiani ad Aleppo e Damasco, al villaggio sempre cristiano di Kafarbohom (Hama), si aggiungono a quelle dal Libano. Nel Paese dei Cedri, che è stato per oltre trent’anni sotto l’influenza siriana, si registrano scontri tra sunniti e alawiti, sostenitori del presidente siriano Assad. A Beirut è stato ucciso, in un attentato, il capo della sicurezza, il generale Wissam al-Hassan, nemico numero uno di Damasco, che aveva contribuito a smascherare la rete degli assassini del premier Rafik Hariri, ucciso nel 2005. Il rischio adesso è che la guerra venga esportata dalla Siria al Libano. Intanto cresce la sofferenza della popolazione siriana e della sua minoranza cristiana. Ne abbiamo parlato con il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa. Le notizie di questi giorni parlano di attacchi ai quartieri abitati da cristiani delle principali città siriane e libanesi, di violenze e rapimenti ai loro danni. Si può parlare di cristiani nel mirino? “Userei prudenza nell’affer- consiglieri di Romney - riescano a prendere in mano la situazione e impongano la loro agenda. In quel caso potremmo osservare politiche ancor più combattive di quelle poste in atto dall’amministrazione Obama, specialmente per quel che riguarda l’Iran”. Di Europa si è parlato molto in questa campagna elettorale, e quasi sempre in negativo, come uno spauracchio, quasi fosse la nuova Unione sovietica. Perché? “Negli ultimi decenni in America la ricetta economica liberista è divenuta un dogma. Al contempo l’Europa è stata sempre più bollata come una social-democrazia, e taluni politici non conoscendo la differenza tra social-democrazia e socialismo hanno finito per adottare questa seconda etichetta. I signori che affermano questo non sanno, però, che pure l’idea del libero mercato arriva dall’Europa. Mai sottovalutare il livello di ignoranza che pervade la classe politica americana…”. L’amministrazione Obama ha spesso accusato più o meno velatamente la crisi dell’euro di aver indebolito la ripresa economica Usa. Lei è d’accordo? “Questa è una scusa degli uomini di Obama. Il fatto che non ci siamo ripresi più rapidamente non è dovuto alla crisi dell’euro. È dovuto al fatto che la nostra economia ha ancora seri problemi strutturali: non è stata approvata al- cuna riforma finanziaria degna di nota; i soldi sono sempre più concentrati nelle mani di un segmento molto piccolo della popolazione, il cosiddetto 1%; e il piano di stimolo economico è stato troppo limitato. La crisi europea non c’entra. L’Europa semmai con questi piani di austerità sta commettendo un suicidio, a mio parere, ma questa è un’altra storia…”. Più in generale come vede oggi le relazioni tra Usa e Ue? “Da una decina d’anni a questa parte l’America presta sempre meno attenzione a ciò che accade in Europa. In politica estera Washington guarda all’Ue come a un gruppo di Paesi da molto tempo dipendenti dagli Stati Uniti e passivi, che si accodano a strategie e politiche pensate e gestite a Washington: pensiamo all’Iraq, all’Afghanistan, alla guerra contro al-Qaeda in Africa. La seconda area al mondo per concentrazione di ricchezza, l’Europa, non solo rinuncia a contare, ma è sempre pronta ad appoggiare qualsiasi priorità degli Stati Uniti. Per cui dal punto di vista degli Usa la relazione è ottima. Washington non ha alcun interesse a spronare l’Europa a sviluppare una voce indipendente su tali questioni. Agli Stati Uniti le cose stanno benissimo così”. SIRIA Resisterà il Libano? Il Paese davanti alla trappola del conflitto siriano di Daniele Rocchi mare che i cristiani sono sotto attacco in Siria e Libano. In Siria gli attacchi sono ovunque ed era inevitabile che questi giungessero anche in quartieri abitati in larga parte da cristiani. Non escludo, tuttavia, che da parte di qualche gruppo armato integralista, nell’orbita dell’Opposizione che come è noto è molto divisa al suo interno, ci sia l’intenzione di colpire deliberatamente la comunità cristiana. In questa situazione di guerra civile, inoltre, agiscono anche bande di criminali comuni dedite a saccheggi, rapimenti ed estorsioni soprattutto a danni di cristiani e sacerdoti, che si ritiene abbiano maggiori possibilità di pagare un riscatto”. Nei mesi scorsi lei aveva lanciato un appello di solidarietà per la Siria dove ci sono diverse chiese della Custodia. Che informazioni le giungono adesso dal Paese? “Le notizie sono molto allarmanti anche se variano da zona a zona. A Latakia la situazione è descritta relativamente tranquilla mentre Alep- po e Damasco sono in pieno conflitto, bersagliate, con spari che si odono giorno e notte. La popolazione esce di casa solo quando è strettamente indispensabile. Mancano gas, gasolio e materie prime. La mancanza di sicurezza pesa fortemente sulla vita delle persone: quando sembra tutto tranquillo ecco improvvisamente che si aprono scontri a fuoco, bombardamenti e attacchi. Tutto ciò crea gravi problemi di sicurezza anche per portare aiuto alle persone in difficoltà e ai profughi che sono nel territorio siriano ma lontani dalle loro case e dal posto di lavoro. Facciamo il possibile per portare sostegno materiale. Con gli aiuti che ci arrivano cerchiamo di sostenere le famiglie in difficoltà, i profughi e coloro che hanno perso la casa e lavoro”. Gli attentati in Libano, che resta un terreno di sfogo per la Siria, fanno pensare a un’esportazione della crisi nel Paese dei Cedri. Si tratta di un rischio concreto? “Il rischio di allargamento del conflitto siriano in Libano esiste e a qualcuno farebbe anche comodo. È importante, però, che gli ‘anticorpi’ che ci sono nel Paese non cadano nella trappola. Il centro del Libano appare adesso piuttosto tranquillo, mentre il Nord, dove sono presenti anche molti alawiti, e il Sud, in mano ad Hezbollah, sono più alla mercé di tensioni. Per questo motivo è importante che i leader politici, i capi religiosi e gli esponenti della società civile libanesi non prendano decisioni, come si suol dire, ‘di pancia’”. Non facile, viste anche le pressioni internazionali sulle fazioni siriane in lotta… “Il futuro del Medio Oriente si decide in Siria dove le diverse realtà come sunniti e sciiti si scontrano. La comunità internazionale è divisa, con Usa e Paesi arabi da una parte, e Russia dall’altra, in gioco ci sono interessi geostrategici ed economici decisivi per il futuro della regione. La composizione plurietnica e plurireligiosa della Siria è l’immagine del Medio Oriente. Quello che accadrà in questo Paese influenzerà tutta la Regione”. 15 Dal mondo Italiani in Brasile Il leader assoluto nella produzione di cemento, il colosso svizzero Holcim, ha incaricato il gruppo italiano Leitner ai vertici mondiali degli impianti di trasporto a fune di realizzare un nastro trasportatore aereo nello stato brasiliano di Minais Gerais, a Barroso. La commessa di lavoro, pari a 25,5 milioni di euro, è stata conquistata grazie ad un progetto sviluppato da Agudio controllata di Leitner) e basato sul brevetto Flyingbelt capace di creare basso impatto ambientale e di assicurare semplicità costruttiva e adattabilità al tracciato. Sarà costruito un impianto lungo più di 7 chilometri, collegherà la cava pnncipale al sito di lavorazione e sarà inaugurato a fine 2014. Mediterraneo, la memoria La mostra “Mediterranea. Pedro Cano” è allestita a Roma, ai Mercati di Traiano, fino al 13 gennaio. L’esposizione un viaggio attraverso isole e città del Mediterraneo, un percorso narrato in 54 opere dell’artista spagnolo è promossa da “Roma capitale” con i servizi museali di Zètema e presenta l’errare del maestro alla ricerca della propria storia e dei propri ricordi. E’ un sentiero della memoria in cui hanno risalto colori, storia e segreti di un mare, il Mediterraneo, velo attraverso cui si coglie la visione del viaggio deil’anima del pittore. L’itinerario tocca le isole Maiorca, Patmos, Sicilia e le città di Alessandria, Cartagena, Istanbul, Napoli, Spalato,Venezia. Arabi ed europei Agostino Miozzo, direttore dell’unità di “gestione delle crisi” propria dell’Unione europea, confida che l’Europa, cui guardano fiduciosi i popoli protagonisti della primavera araba, sia capace di sviluppare un ruolo importante per la pacificazione dell’area mediterranea. L’Europa contribuisce con il 50% degli aiuti internazionali, del quale 50% il 14% è di fonte italiana, pure, l’azione degli stati europei membri è tuttora limitata a causa di ostacoli di varia natura, uno dei quali è costituito dalla frammentazione e divisione delle entità statuali del vecchio continente. È il momento di riscoprire il valore della solidarietà, valore che esiste tra i poveri e che l’occidente ha dimenticato. 16 musica e spettacolo TELEVISIONE Torna l’informazione con “Terra” di Toni Capuozzo È cambiata la rete – non più Canale 5, bensì Retequattro – ma non lo spirito del programma: raccontare la cronaca da vicino, dando voce e visibilità ai volti sconosciuti dei suoi reali protagonisti, ovvero coloro che spesso di quei fatti e di quelle vicende ne sono le tristi vittime. Con l’arrivo in seconda serata di Terra! - il settimanale di informazione ideato e condotto da Toni Capuozzo – Retequattro completa la sua trasformazione e, abbandonando la sua storica veste di rete di soap opera, si fa interprete di quel bisogno informativo, nuovo ed autentico, che è ormai espressione di un pubblico televisivo sempre più consapevole ed attento. Il rapporto con la storia L a crisi in questi ultimi anni non ha intaccato solo il benessere delle famiglie italiane, ma anche quello psicologico ed emotivo. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sul disagio emotivo di “Telefono Amico Italia” che oggi ha presentato il Rapporto 2011 all’Università Cattolica di Milano. Sono state oltre centomila le telefonate ricevute, nel corso dell’anno, dalle 21 sedi locali dell’associazione, grazie al lavoro di 700 volontari che rispondono al numero verde (199 284 284) dalle 10 alle 24. “Si tratta del numero più alto di contatti mai raggiunto, con un aumento dello 0,6% rispetto all’anno scorso, ma soprattutto con un incremento del 6,7% in confronto al 2009, l’anno in cui la crisi economicofinanziaria ha iniziato a farsi sentire nel nostro Paese”, sottolinea Alessandro Rosina, del laboratorio di statistica applicata dell’Università Cattolica, che ha curato l’elaborazione dei dati. Uno sguardo al lato oscuro della crisi Quello di “Telefono Amico” è un osservatorio privilegiato per capire gli andamenti della società e i bisogni più nascosti delle persone. Nato nei primi del ‘900 negli Stati Uniti per cercare di porre un freno ai suicidi, questo tipo di servizio si è affermato in Europa a partire dagli anni Cinquanta. “Le prime espe- Vita La n. 39 4 NOVEMBRE 2012 di Silvia Mauro vissuta, la testimonianza diretta, il contatto con la gente comune, il racconto sul campo diventano quindi le chiavi di volta di questa rinnovata edizione di Terra!, che con la sua puntata d’esordio, domenica 7 ottobre, ha illuminato proprio uno degli angoli più bui nel panorama delle news di tutto il mondo: la guerra civile siriana ed il regime di Assad. “Viaggeremo molto per l’Italia, ma cominciamo dalla Siria” - ha esordito il giornalista Mediaset - “per riempire un buco dell’informazione internazionale, inerte di fronte ad un Paese dove sono in gioco soltanto vite umane e difficili equilibri regionali”. E Capuozzo lo fa magistralmente: dando voce - secondo il suo consueto approccio alla notizia - ad entrambe le parti di un fronte profonda- mente dilaniato, ci mostra le diverse facce di una stessa tragedia. I due servizi, realizzati dagli inviati tra i ribelli, ma anche al seguito delle truppe governative, finiscono così per mostrarci le vere vittime di entrambi i fronti: civili inermi, donne e bambini, oltre ai molti religiosi che, come il padre gesuita Paolo Dall’Oglio, si prodigano per la popolazione siriana mettendo a rischio la propria incolumità e a volte la loro stessa vita. Le prossime puntate affronteranno vicende altrettanto problematiche – come la situazione della Libia del dopo-Gheddafi, le emergenze dettate dalle calamità naturali, i temi scottanti della sanità, delle adozioni e delle carceri italiane – con un occhio attento alle urgenze imposte dalla cronaca (non è un caso che la seconda puntata, andata in onda domenica 14, si sia incentrata sul tragico binomio lavoromorte, illuminando realtà drammatiche come l’Ilva di Taranto). Conclude ogni serata il “contro editoriale” dell’opinionista e scrittore - nonché scultore ed alpinista – Mauro Corona, animo libero e schietto: perfettamente in sintonia, dunque, con lo spirito di questo rinnovato rotocalco televisivo. DISAGIO EMOTIVO All’altro capo del filo Telefono Amico: presentato oggi in Università Cattolica il Rapporto 2011 di Michele Luppi rienze in Italia - spiega il presidente dell’associazione, Dario Briccola - risalgono agli anni Sessanta, ma con il passare del tempo la sua funzione si è modificata seguendo i cambiamenti della società. Da qui la scelta di creare, cinque anni fa, l’Osservatorio sul disagio emotivo: un modo per aiutare l’opinione pubblica e le istituzioni a dare un volto a quanti stanno dall’altro capo del filo”. agli stati d’angoscia (+2,4%) e alla preoccupazione (+1,8%), mentre tra gli uomini sono in aumento i casi d’inquietudine (+1,5%) e confusione (1,3%). Cresce anche la depressione che tocca il 5,4% del totale, due punti percentuali in più rispetto al 2009. A chiedere aiuto sono soprattutto le fasce centrali della popolazione e, in particolare, gli uomini, circa il 70% del totale. I dati La del rapporto Guardando ai dati degli ultimi anni emerge come al semplice bisogno di compagnia si siano progressivamente sostituite forme complesse di disagio emotivo, sempre più difficili da comunicare. “Spesso - racconta il presidente Briccola - ci troviamo a concludere le telefonate senza essere riusciti a capire quale sia il reale problema di chi avevamo dall’altro capo del telefono. Le persone che ascoltiamo sono confuse, segnate dall’inquietudine e dall’incapacità di darsi una prospettiva”. Una lettura che ha dei riscontri nei dati dove, per le donne, la crescita maggiore è legata preoccupazione per il futuro Secondo i ricercatori della Cattolica, la relazione tra crisi economica e crescita del disagio emotivo emerge chiaramente dall’analisi: il 35% degli utenti è costituito da pensionati, mentre oltre il 40% è rappresentato da lavoratori di età medio alta, con una particolare incidenza per autonomi e imprenditori. “Queste - spiega Rosina - sono le fasce che sentono di più la crisi. Basti pensare alle persone che perdono il lavoro o sono in cassa integrazione, gli imprenditori e i lavoratori autonomi che faticano a proseguire nella loro attività. Persone che faticano ad avere una prospettiva per il domani”. L’importanza della relazione Minore risulta l’incidenza dei giovani, anche se lo stesso ricercatore ammette come questo fatto possa avere due giustificazioni: da un lato, perché “il telefono non è lo strumento più adatto per raggiungerli” e, dall’altro, perché “il sostegno della famiglia e delle reti amicali rappresentano ancora un valido aiuto in caso di bisogno”. Nonostante questo, “Telefono Amico” sta cercando di mettere a punto nuovi strumenti per riuscire a rimanere il più possibile al passo con i cambiamenti in atto nella società. “Abbiamo avviato la sperimentazione di un servizio di ascolto via posta elettronica - ha concluso il presidente di ‘Telefono Amico’ - ma attendiamo di capire quali riscontri avrà. Credo, comunque sia, che i numeri crescenti di contatti di questi anni dimostrino quanto ancora sia importante la relazione diretta, offrendo un ascolto che non sia fatto solo con la testa, ma anche con il cuore”. Sostieni LaVita Abbonamento 2012 Sostenitore 2012 Amico 2012 euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore responsabile: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia GF Press Masotti IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.308372 e-mail: [email protected] - [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 e-mail: [email protected] sito internet: www.settimanalelavita.it