Anno IV - Numero 116 - Domenica 17 maggio 2015
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Regionali
Medio Oriente
Roma
S’allunga la lista
degli impresentabili
Blitz Usa in Siria:
il quadro si complica
“Orgoglio nomade”:
sassate ai pompieri
a pag. 3
a pag. 8
a pag. 5
NON SI PLACA LA POLEMICA DOPO IL CASO DELL’INTERVISTA FASULLA AL ROM CHE È COSTATA IL POSTO DI LAVORO AL GIORNALISTA DI MEDIASET
A GAD LERNER
PIACE LA BUGIA
L’ex direttore del Tg1 è stato l’unico
a difendere l’autore del falso scoop.
Si usava lo stesso metodo
anche ai suoi tempi?
di Roberto Buonasorte
iamo davvero indignati per
quello che abbiamo appreso da “Striscia” l’altra sera.
Parliamo del caso di Fulvio
Benelli, il giovanotto dai
modi apparentemente cortesi, quello sguinzagliato da Paolo Del Debbio
in cerca di scoop per la sua trasmissione in onda su Rete4 in prima
serata. Benelli, sempre con camicia
bianca aperta e atteggiamento da
cronista d’assalto, pagava falsi testimoni per creare falsi scoop. Ancora più indignazione però, l’abbiamo provata nell’ascoltare le parole di Gad Lerner che, controcorrente, ha commentato il fatto difendendo il collega imbroglione. Gad
sostiene che “sono gli autori e i
conduttori e i direttori di rete a
spingere in questa squallida direzione. Chi oggi lo licenzia - scrive
su Twitter - ne conosceva benissimo
e incoraggiava il metodo di lavoro
nella pseudo-tv-verità”.
A chi si riferisce Gad? Che cosa ne
sa lui? Parla per esperienza vissuta?
Egli stesso usava lo stesso metodo
quando dirigeva il Tg1?
S
Sono degli irresponsabili, sia lui che
il giovane cronista d’assalto.
Un microfono e una telecamera possono essere strumenti molto pericolosi in mano a personaggi senza
scrupoli, il cui unico scopo è quello
di sfondare, a qualsiasi prezzo. Noi
che facciamo informazione ogni
giorno su questo nostro Giornale
d’Italia sappiamo bene quanto è
dura la professione, sappiamo quanto
costa in termini di sacrificio rendere
a chi ci legge la corretta percezione
di quanto accade intorno a noi. Non
è facile: dietro ogni articolo, dietro
ogni speciale ci sono ore, a volte
giorni, o mesi addirittura di lavoro.
Fare informazione è una grossa responsabilità, un messaggio distorto,
oltre ad essere eticamente scorretto,
può causare squilibri sociali: bisogna rendersene conto.
Lo abbiamo conosciuto, Benelli,
quando inseguiva politici che avevano l’unico torto di aver servito
onestamente le istituzioni... Con il
suo fare aggressivo, il suo atteggiamento volto a provocare nello
spettatore rabbia, disgusto, odio.
Con la sua megalomania, il suo
voler apparire ad ogni costo, il suo
IL TOUR ELETTORALE DI STORACE
volersi mettere in mostra, la sua
smania di protagonismo. Più che
una persona lo definiremmo un
“personaggio”, una “maschera” più
che un volto.
Nulla a che vedere con Oriana Fallaci, Montanelli, Bocca. Questa più
che una professione è una missione,
bellissima, onorata, e non merita
di essere insozzata in questo modo.
Pensiamo a giornalisti coraggiosi
che ci hanno lasciato la pelle: Almerigo Grilz, con la sua macchina
fotografica sempre in prima linea;
Ilaria Alpi, inviata speciale che per
il suo lavoro ha perso la vita, e tanti
altri ancora. Che spessore! Che uomini e che donne! E loro, il giovane,
e quello che vorrebbe apparire
come l’eterno giovane, a disonorare,
a screditare, ad aizzare.
Quanto accaduto con il falso scoop
è gravissimo, perché ha contribuito
ad alimentare quell’odio, già così
diffuso in Italia, e istigato alla reazione, suscitato rabbia e violenza,
approfittando biecamente e irresponsabilmente del malessere diffuso che si percepisce da Nord a
Sud. Un Paese che soffre, soprattutto
in questo momento storico in cui
ha a che fare con questioni come
Isis, sbarchi, disoccupazione, vessazioni di ogni sorta.
Sono loro i veri delinquenti, quelli
che inseguono solo gli ascolti.
Oltre al giovanotto oscuriamo anche
Lerner, cattivo maestro che lancia
messaggi ambigui, non si sa perché
e verso chi. O parli e faccia i nomi,
oppure è meglio che taccia. Ad
un’Italia così debole e insicura non
serve l’ennesimo uomo che manda
pizzini all’indirizzo, forse, dei potenti
di turno.
PROVA AD APRIRE UN DIBATTITO “SOCIAL” SULLA RIFORMA MA VIENE SUBISSATO DALLE CRITICHE
Renzi non fa scuola. Neanche su twitter
scolta, Renzi. Anzi legge: su Twitter,
naturalmente. Che può essere
uno strumento utile di dialogo
per un politico e anche per un governante, ma con l’attuale presidente del
consiglio sembra essere diventato l’unica
cifra rimasta di democrazia diretta in
Italia. E fino a un certo punto. Perché se
il premier si è messo comunque a disposizione dei suoi “followers”, accettando sulla piattaforma social un dibattito
sulla riforma della scuola, non ha certo
perso l’occasione di tradire la sua vera
natura. Tra chi gli chiede chiarimenti,
chi ha solo da rivolgergli giudizi ormai
prossimi all’insulto, chi invece (pochi)
mostra compiacimento per la “buona
scuola”, c’è innanzitutto chi solleva un
questione di metodo. Sostenendo che
per ascoltare gli insegnanti si doveva
cominciare prima. L’obiezione è frequente e Renzi si ripara dietro un primo
scudo: “Lei sa che abbiamo fatto una
A
Ieri Marche,
oggi Campania
a pag 4
consultazione pubblica da settembre
2014”. A questo punto qualcuno gli consiglia di “ripassare il concetto di democrazia perché parlate tanto e non ascoltate nulla”. Qui, evidentemente, Renzi
non è riuscito a trattenersi: “Ascoltare
significa ascoltare, non assecondare per
forza. Non è che o facciamo
ciò che dice lei o non siamo
democratici...”.
È ieri pomeriggio che ha voluto chiudere la partita e dedicarsi al week end con un
messaggio da libro Cuore:
“Sto leggendo le risposte dei
prof. Faremo tesoro di suggerimenti e critiche. La scuola
è LA sfida per riportare l'Italia
a fare...l'Italia”. Seguono però
sberleffi a profusione e…
tanti riferimenti alla cultura
“umanista”: testuale passaggio dal suo spot alla lavagna
per la riforma, laddove è scivolato (dopo
l’inglese – shish) anche sull’italiano. Insomma: Renzi potrà cambiare la scuola
finché vuole. Ma se ci dovesse tornare
da alunno, non d’è dubbio: lo boccerebbero subito.
Robert Vignola
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Domenica 17 maggio 2015
ATTUALITA’
TRAGEDIA “BUFALA” CHE METTE IN DUBBIO I RACCONTI DEI NEO-SBARCATI
Naufragio inventato per salvare gli scafisti
Gli immigrati hanno confessato di essere stati costretti a raccontare la storia:
avevano detto che i membri dell’equipaggio erano morti per fargli evitare l’arresto
di Barbara Fruch
IL PING-PONG MORTALE
anno inventato un naufragio
per evitare l’arresto degli scafisti. Succede anche questo ormai nei viaggi che portano in
Italia, giornalmente, frotte di
clandestini. Sono stati i 294 immigranti soccorsi dal pattugliatore della Marina Militare
tedesca “Hessen” e sbarcati venerdì a Pozzallo a raccontare quella che sarebbe stata
l’ennesima tragedia del mare.
A detta degli stranieri cinquanta persone
erano annegate. Peccato che era tutto falso.
La ricostruzione fornita alla polizia di Stato
non era credibile, e dopo un paio d’ore è
venuta a galla la verità. Sarebbe stata l’organizzazione di trafficanti di esseri umani
che opera in Libia ad avergli imposto di
raccontare del naufragio per ‘salvare’ l’equipaggio. “Abbiamo inventato tutto. C'era
stato ordinato - hanno affermato - di dire
così perché non avreste arrestato gli scafisti.
Nessuno di noi è caduto in acqua, siamo
tutti sani e salvi grazie al vostro aiuto. Scusateci”.
Parole che non cancellano la menzogna e
fanno inevitabilmente sorgere parecchi
dubbi sulla veridicità dei racconti forniti
dagli stranieri. “Spesso capita – spiega la
polizia – che ai migranti venga imposto di
raccontare una versione dei fatti che poi
non corrisponde al vero, ma questo stratagemma, ormai un po’ vecchio per gli investigatori, è stato subito scoperto. Di contro
Thailandia respinge
un barcone di profughi
H
Migliaia di musulmani rohingya
lasciati in mare al largo dell’Indonesia
entre le unità navali italiche
vanno a recuperare le
‘carrette del mare’ sulle
coste africane, ci sono Stati pronti
a ‘cacciare’ le imbarcazioni lasciando in mare gli immigrati.
Succede, ad esempio, in Thailandia,
dove un’unità della Marina ha rimorchiato un barcone pieno di
profughi al largo delle isole meridionali, nel Mar delle Andamane,
per portarlo fuori dalle sue acque
territoriali verso l'Indonesia.Non
è chiaro se si tratti dello stesso
barcone con a bordo 400 musulmani della minoranza Rohingya
in fuga dalle persecuzioni in Myanmar e Bangladesh che era stato
respinto nei giorni scorsi.
Sono migliaia infatti i profughi
abbandonati su imbarcazioni sovraccariche da scafisti senza scrupoli nel Mar delle Andamane, alla
deriva senza cibo, né acqua.
M
ha distratto di sicuro energie ed ha fatto
perdere diverse ore di tempo. I migranti
dopo essere stati scoperti hanno collaborato,
in poche ore sono stati raccolti gravi indizi
di reato a carico di tre eritrei”.
Il presunto scafista, un eritreo, trovato in
possesso di 1.700 dollari custoditi in una
tasca appositamente cucita all’interno dei
pantaloni, è stato fermato su disposizione
della Procura di Ragusa. La squadra mobile
della Questura ha anche individuato altri
due eritrei accusati di essere tra gli uomini
armati che si occupavano della vigilanza
sui ‘partenti’ in Libia. Sono un maggiorenne,
che è stato arrestato, e un minorenne che
è stato denunciato in stato di libertà.
È la prima volta che le indagini portano al
fermo di due soggetti che hanno operato
prevalentemente in Libia, anche perché di
solito rimangono nel loro paese e sono
tutti libici. Gli investigatori invece hanno
accertato in questo caso la presenza di
una organizzazione mista, fatta di libici ed
eritrei. “Questi due - hanno riferito testimoni,
dopo esser stati smascherati - erano quelli
che appena ci alzavamo all'interno del capannone ci picchiavano con dei grossi bastoni ed erano armati di pistole, dovevano
vigilare affinché nessuno allontanasse attirando controlli sul capannone”.
Racconti che si susseguono e che, ora,
vengono inevitabilmente messi in discussione. Quante stragi del mare saranno state
inventate?
E mentre l’Onu ha lanciato un appello perché venga rispettato l’obbligo di salvataggio in mare previsto dal diritto internazionale e
perché i governi della regione facilitino sbarchi tempestivi con
un'operazione coordinata, le autorità thailandesi hanno ribadito
di non voler più accogliere rifugiati
in arrivo via mare.
Questa settimana anche la Malaysia
aveva respinto due barconi di Rohingya e bengalesi e in precedenza
l’Indonesia aveva deviato un altro
barcone verso la Malaysia, in un
drammatico ping pong navale che
rischia di causare una strage.
Intanto Bangkok ha convocato un
summit regionale per il 29 maggio
per affrontare l'emergenza ma il
Myammar minaccia di boicottarlo
perché non riconosce l'uso del
termine Rohingya per designare
B.F.
la sua minoranza.
L’INCONTRO IN VATICANO CON IL PRESIDENTE ABU MAZEN
Palestina: il Papa crede
nell’angelo “della pace”
n incontro di venti minuti
tra Papa Francesco e
quello che lo stesso Pontefice ha definito “angelo della
pace”. Si tratta di Abu Mazen,
presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, ieri a Roma
per un colloquio che ha avuto
al centro il processo di pace
tra Israele e Palestina e l'intesa
U
raggiunta con il Vaticano.
Nel corso dell'incontro, riferisce la Santa Sede, “è stata
manifestata grande soddisfazione per l'intesa raggiunta
sul testo di un accordo comprensivo tra le parti circa alcuni
aspetti essenziali della vita e
dell'attività della Chiesa cattolica in Palestina, che sarà
della Comunità internazionale,
israeliani e palestinesi prendano con determinazione decisioni coraggiose a favore
della pace". Infine, con riferimento ai conflitti che affliggono il Medio Oriente, "nel
riaffermare l'importanza di
combattere il terrorismo, è
stata sottolineata la necessità
del dialogo interreligioso".
L'udienza privata, durante la
quale Abu Mazen e papa
Francesco si sono scambiati
dei doni in un'atmosfera molto
calorosa, è durata una ventina
R.V.
di minuti.
firmato in un futuro prossimo”.
Successivamente, si è parlato
del processo di pace con Israele, esprimendo "l'auspicio che
si possano riprendere i negoziati diretti tra le parti per trovare
una soluzione giusta e duratura
al conflitto".
A tale scopo si è ribadito
"l'augurio che, con il sostegno
CONTROCANTO DI SPIDERITA
Delirio Serracchiani
er la serie principessine cadute dal pero ma da uno a
mille quanto ci sta antipatica
la Serracchiani? Più di duemila, certo, con quell’aria da ex combattente
anti conformista suonata, onnipresente nei talk show dall’audience
assicurata e molto assente da Serracchiopoli, ovvero la sua regione
che la elegge alla presidenza nel
2012, ma che oggi la vede poco
perché spogliatasi dalle vesti di
lottatrice indefessa è divenuta per
incantesimo dirigente molto filo governativa del suo partito il Pd. La
contestatrice ha dismesso i panni
del bastian contrario vocato alle
critiche verso l’allora nomenclatura
del Pd per mutare, come un baco
diventa farfalla, con altrettanta passione in convinta sostenitrice del
P
Renzino e dei cavoletti suoi.
Come ogni principessa che si rispetti, la Serracchia, nuova specie
autoctona del boschetto fatato del
Renzino, adora cavalcare, nel mero
significato del termine, nella sua
immensa generosità e tra un viaggetto e l’altro ha dovuto trovare il
tempo, dati gli impegni che sovente
la chiamano altrove, di stanziare la
somma di 40.000,00 euro dalla sua
regione, Friuli Venezia Giulia, per
dar vita al suo bel maneggio di
Serracchiopoli.
Eh sì una regione a sua immagine
e somiglianza, dove tutto è possibile,
dove i sogni, come il suo di fare
politica, diventano realtà e dove i
maschietti diventano femminucce
e viceversa e imparano a farlo sin
da bambini, a scuola con animatori
pagati ad hoc con i fondi di Serracchiopoli, invertendo quell’assurda
normalità di genere. Ma in che mondo fatato fa vivere i suoi sudditi, la
principessa Serracchia! Perciò siamo pervasi da sana invidia per coloro che, dominati dalla ex pasionaria del Friuli, non sanno che noi
esseri intrisi di normalità non abbiamo l’onore di essere contaminati
da cotanto innovativo pensiero unico
e delirio d’onnipotenza maniacale
condito da una presunzione al limite
dello scibile umano.
De rif o de raf s’impone mediaticamente e le sue alterazioni verbali,
da tempo ridotte a mesto gracchiare, riescono a fermare ogni avversario che le si presenti a tiro, ma in
quanto a contenuti zero. Tutto quello
che predicava negli anni dell’ascesa
al potere, è andato bellamente a
farsi strabenedire per lasciare il
posto ad una cieca acrimonia tout
court verso tutti e tutto a meno che
non si tratti di buone svolte del suo
Renzino. Che dire, fortunati si nasce,
non lo si diventa e la Serracchia diciamo che lo nacque, come direbbe
qualcuno di memoria partenopea.
Il suo è un abbaglio continuo e tra
una volta buona e l’altra potrebbe
rischiare di cadere e non dal pero
ma… da cavallo.
Buona domenica gente.
Rita di Rosa
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n° 286 del 19-10-2012
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Domenica 17 maggio 2015
ATTUALITA’
L’AFFONDO È DI MARA CARFAGNA, PORTAVOCE DI FORZA ITALIA A MONTECITORIO
“Con De Luca un condannato per abusi su minori”
A Corrado Gabriele, capogruppo del Psi in Regione e all’epoca dei fatti nel partito di Renzi,
è stata inflitta una pena in primo grado di quattro anni e tre mesi
asserà alla storia per la
tornata degli “impresentabili”. A tirarne fuori un
altro dal cilindro ci ha
pensato Mara Carfagna,
portavoce di Forza Italia alla Camera dei deputati.
Nel mirino dell’esponente forzista
è finito Corrado Gabriele, capogruppo del Partito socialista italiano
in Consiglio regionale e candidato
nelle file di Vincenzo De Luca, condannato in primo grado a 4 anni e
3 mesi nel 2011 quando era consigliere del Pd per abusi sulle figlie
della sua compagna, una delle
quali minorenne all’epoca dei fatti.
Una macchia, quella dell’ex assessore regionale nella giunta Bas-
P
solino, che ha attirato inevitabilmente su di sé l’attenzione della
grande stampa.
“Pur ritenendo la vicenda degli
impresentabili e dei trasformisti
una questione seria che non va
sminuita e svuotata di significato
politico, ritengo che il tema che
merita una riflessione attenta, profonda e coraggiosa è un altro. La
mia storia personale, le mie battaglie mi impongono un intervento.
Non posso tacere. Devo però fare
una premessa: sono garantista e
non cambio idea. Nelle liste di
Vincenzo De Luca c’è un condannato in primo grado per violenza
sessuale su minori”, ha spiegato
la parlamentare azzurra.
“Il processo deve fare il suo corso
- ha aggiunto - ma pur non rinunciando al garantismo, non si può
far finta di nulla. Conosco Vincenzo
De Luca, ha mille difetti, ma non
può di certo accettare per pura
convenienza politica di essere sostenuto da una persona su cui pende un'accusa di questo tipo. Sono
però certa che - ha sottolineato la
Carfagna - sia lui che il premier
Renzi troveranno il modo di prendere le distanze da questa scelta”.
Una conclusione al vetriolo: “Mi
auguro con tutto il cuore che la
presa di distanza non sia un banale
‘non sapevamo nulla’ e che arrivino
parole nette e scuse a tutte le donne italiane e campane”.
ANCORA UNA VOLTA LA CAMPAGNA ELETTORALE IN TOSCANA MACCHIATA DA DISORDINI
Il Pd si prende gli avvisi, Salvini e Fdi le contestazioni
Il sindaco di Siena indagato. Ma i “compagni” si organizzano solo per aggredire gli avversari
empre peggiore l'aria
per il centro-sinistra toscano. Il sindaco di Siena Bruno Valentini (foto a sinistra), del Pd, è stato raggiunto da un avviso di garanzia della procura di Siena
con le accuse di falso in atto
pubblico e omissione d'ufficio.
Valentini è indagato per fatti
che risalgono al 2009 e 2010,
quando era primo cittadino
del Comune di Monteriggioni.
Insieme a Valentini sono stati
raggiunti da avviso di garanzia
S
altre quattro persone che nel
periodo oggetto dell'inchiesta
erano dipendenti comunali
nel paesino della provincia.
Tra inchieste, Mps, Banca
Etruria, Chil Post e altre questioni che meriterebbero
un'attenzione particolarmente
critica da parte della gente
toscana, che sta per andare
a votare, la "piazza" di sinistra
trova il modo di far parlare di
questa regione per altre faccende. A Massa nel primo
pomeriggio sono scoppiati
NEI GIORNI SCORSI LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA ALLA PRESENZA DI STEFANO CALDORO
violenti incidenti durante la
manifestazione di Matteo Salvini a sostegno del candidato
a presidente Claudio Borghi.
I manifestanti hanno rotto il
cordone cercando di raggiungere il palco, le forze
dell'ordine ha reagito e vi
sono stati almeno tre feriti,
due dei quali sottoposti a
stato di fermo.
Replica intorno alle 18 a Viareggio: quindici manifestanti
hanno accerchiato l’auto del
candidato alla presidenza del-
la Regione Toscana per Lega
e Fratelli d’Italia, lanciando
oggetti e colpendola ripetutamente. Nessun danno per
gli occupanti della vettura,
che è uscita però malconcia
dall’episodio.
In serata a Pisa altre tensioni
per il "presidio anti-fascista"
organizzato per impedire di
parlare e incontrare la cittadinanza a chi non la pensa
come loro.
E agli indagati? Solo inchini...
R.V.
IERI IL COMIZIO PER ACQUAROLI AL FIANCO DELL’EX MINISTRO GUIDI
“Vittime della giustizia e del fisco”, Nelle Marche
Storace in piazza
i presentabili della Campania
Arturo Diaconale, responsabile del movimento, ha proposto “un condono
fiscale per chi ha debiti nei confronti dello Stato fino a 50mila euro”
nche il movimento “Vittime
della giustizia e del fisco”
parteciperà alle elezioni regionali campane a sostegno di Stefano Caldoro. Una lista, di cui è responsabile Arturo Diaconale, ricca
di “presentabili” rispetto alle tante
polemiche scaturite in questi giorni
circa il passato poco felice con la
giustizia degli altri schieramenti. Il
movimento non ha candidati condannati, spiegano gli organizzatori,
ma un candidato assolto definitivamente dopo mesi e mesi di ingiusta detenzione.
Intanto nei giorni scorsi si è svolta
la presentazione della lista alla presenza del governatore uscente e
candidato presidente del centrodestra.
“Questa lista - ha detto Diaconale
- è la grande novità” perché se
“questa campagna elettorale è stata
caratterizzata da una grande discussione sui candidati ‘impresen-
A
tabili’, i nostri candidati, tra cui vittime di giustizia e del fisco, sono
‘presentabili’ e non hanno bisogno
di cercare lavoro perché ce l’hanno”.
Chiare anche le motivazioni che
hanno spinto il movimento a scendere in
campo al fianco di Caldoro.
“Perché si è impegnato
con noi a migliorare le
condizioni di vita nelle
carceri e combattere
le ingiustizie del fisco”,
ha spiegato Diaconale,
che ha poi lanciato la
proposta di “un condono fiscale per tutti coloro che hanno debiti
nei confronti dello Stato
fino a 50mila euro”.
Caldoro ha invece lanciato qualche stoccata
ai suoi avversari, De
Luca e De Mita: “Si prende un vecchio democristiano come De Mita
che dice ‘io voglio rifare la Dc’ e
de Luca dice ‘rifacciamo la Dc’ ma
Renzi dice ‘non voglio morire democristiano’”.
a Destra in piazza
nelle Marche, a sostegno di Fratelli
d’Italia. Francesco Storace, accompagnato da
Roberto Buonasorte, ha
girato ieri la regione
dove l’accordo di Ncd
e Forza Italia a sostegno
del presidente uscente
(ex centro-sinistra) Gian
Mario Spacca rappresenta esattamente quel
tipo di operazione che
l’elettorato di destra dovrebbe mobilitarsi per
smontare. Così, Storace
ha partecipato alla conferenza stampa presso
il bar "Stile libero", in via
Trieste 75 a Porto Sant’Elpidio, in provincia di
Fermo, e si è poi recato
Francesco Storace e Antonio Guidi
a San Benedetto del
Tronto (in provincia di
Ascoli Piceno) per difendere le radente, alla presenza dell’ex ministro
gioni del progetto politico che canAntonio Guidi.
dida Francesco Acquaroli a presiOggi, invece, nuova serie di appundente delle Marche. Qui ha tenuto
tamenti per il leader de La Destra,
un comizio con il candidato presiquesta volta in Campania.
L
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Domenica 17 maggio 2015
ATTUALITA’
LA DESTRA VERSO LE ELEZIONI REGIONALI
Da Nord a Sud Storace
a fianco di Fratelli d’Italia
CALENDARIO ELETTORALE
STORACE - 17/23 MAGGIO
16,10 - corso Trieste, 229, incontro presso
il comitato elettorale di Marco Cerreto,
candidato Fratelli d’Italia alle Regionali;
- intervista televisiva con Campania Notizie.
Parteciperà l’on. Nicolò Antonio Cuscunà.
CAMPANIA
Oggi
9.40 - Napoli, p.zza Garibaldi, c/o Hotel
Mediterraneo
- incontro con l’on. Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania;
- incontro con emittenti televisive e con
la stampa.
10,30 - Varcaturo (fascia costiera del
comune di Giugliano, Na) via Vicinale
Pacchianelle, 59 c/o ex tenuta Marrandino:
- inaugurazione del Parco Urbano e degli
Orti Sociali; tenuta Fondo Italia, bene confiscato alla camorra, preso in gestione
dal Centro Nazionale Sportivo Fiamma;
- incontro pubblico con la partecipazione
dei candidati (a consigliere comunale)
Antonio Arzillo, indipendente de La Destra nella lista Fratelli d’Italia, (a sindaco)
dott. Vincenzo Basile, (a consigliere regionale) Marco Nonno.
11,30 - Giugliano centro (Na), aperitivo
e incontro pubblico con la partecipazione
della stampa locale;
12,30 - Ercolano (Na) - via IV Novembre, 48:
- incontro pubblico e presentazione del
candidato sindaco G. Miranda e della lista
di Fratelli d’Italia al consiglio comunale;
- incontro con emittenti televisive e stampa
locale; presenzieranno fra gli altri:
Luigi Rispoli, comp. direttivo nazionale
FdI e presidente FdI di Napoli, Arturo
Sorrentino, presidente provinciale FdI di
Napoli, on. Marcello Taglialatela.
15,30 - Caserta - via Isonzo 9, Tele Luna,
con il componente la direzione nazionale
de La Destra, Antonio Mazzella, intervista
televisiva: “Le ragioni de La Destra”;
18,00 - Comune di Montella (Av), incontro pubblico con cittadini e amministratori a sostegno della lista Fratelli d’Italia
alle Regionali con i candidati Genoveffa
Pizza (assessore al Comune) ed Ettore
De Conciliis (già consigliere provinciale).
ore 19,30 - Avellino - corso dei Platani
- incontro pubblico al gazebo con i giovani;
- aperitivo al “Bar dei Platani” e incontro
pubblico;
- intervista con la stampa locale. Parteciperà
Ettore de Conciliis, candidato alla Regione.
ore 22,00 - Napoli, via Brin, incontro conviviale presso “Eccellenze campane” con l’on.
Luciano Schifone, candidato alla Regione.
20,00 - Gioia del Colle (Bari), manifestazione a sostegno di Pinuccio Gallo
presso il Comitato elettorale, in corso Garibaldi 35.
21.30 - Turi (Bari), comizio con Marcello
Gemmato.
Martedi 19
10,00 - Taranto, conferenza stampa con
Giandomenico Pilolli capolista FdI alla
Regione nel collegio di Taranto.
12,00 - Castellaneta Marina (Ta), incontro elettorale a sostegno di Giandomenico Pilolli.
12,00 - Bari, conferenza stampa con il
candidato presidente Schittulli presso
la sede di FdI, via Cairoli 137.
Partecipano Daniele Milella segr. prov.
Di Bari La Destra, Filippo Melchiorre
capogruppo FdI Comune di Bari, Marcello
Gemmato portavoce Regionale Puglia
FdI e capolista alle elezioni Regionali.
15,30 - Trani (BAT), incontro pubblico
con Raimondo Lima consigliere comunale
e capolista alla Regione nel collegio BAT.
17,00 - Corato (Bari), incontro pubblico a
Sostegno di Giuseppe D’Introno consigliere
comunale e candidato Fratelli d’Italia.
18,30 - Terlizzi (Bari), incontro pubblico
a sostegno di Marcello Gemmato con
Ninni Gemmato sindaco di Terlizzi.
21,00 - Fabro (Tr), incontro pubblico con
i simpatizzanti a sostegno della candidatura al Consiglio Regionale di Andrea
Sacripanti.
L’appuntamento è fissato alla sala Polivalente di Fabro Scalo sita in via del Campo
Sportivo.
Nel tour umbro Storace sarà accompagnato dal segretario regionale Stefania
Verruso.
LAZIO
15,00 - Fasano (Brindisi) - caffè con i
militanti e con il candidato Cavaliere.
Venerdì 22
17,00 - Lecce, conferenza stampa con
Pierpaolo Signore Capogruppo F.d.I.
Comune di Lecce e Capolista alla Regione
nel collegio di Lecce.
PUGLIA
Domani
19,30 - Torgiano, incontro conviviale con
amici e sostenitori con il candidato Andrea
Lignani già consigliere e vicepresidente
del Consiglio Regionale dell’Umbria presso il “L’U Wine Bar”.
18,30 - Novoli (Lecce), comizio con Pierpaolo Signore.
20,00 - Monteroni di Lecce (Lecce), incontro con Pierpaolo Signore.
19,30 - Albano - Ariccia
Incontro elettorale con i candidati nella
lista di Fratelli d’Italia a sostegno della
candidatura a sindaco di Albano di Marco
Silvestroni presso il centro sportivo “Danilo Boxe”, che si trova in via Quarto Negroni ad Ariccia.
LOMBARDIA
UMBRIA
Sabato 23
Giovedì 21
16,00 - Terni, incontro pubblico con militanti e simpatizzanti locali a sostegno
del candidato al Consiglio Regionale
Marco Squarta presso il locale “Cucinaa”
in via del Plebiscito 15, organizzato dal
segretario provinciale de La Destra Daniela Cirillo.
18,00, Todi (Pg), incontro pubblico a sostegno dei candidati al Consiglio Regionale Claudio Ranchicchio e Raffaella
Pagliochini presso l’hotel Euro Palace
in località Pian di Porto.
16,30 - Seregno (Monza Brianza)
- visita sede circolo di Seregno di FdI
- passeggiata dalla sede al gazebo Fratelli
d’Italia col candidato sindaco Mauro Di
Mauro.
17,00/17,15 - intervista con la stampa e
tv al gazebo
18,00 - Lecco - saluto al gazebo di piazza
XX Settembre e incontro con il candidato
sindaco Alberto Negrini sostenuto da LnFI e FdI-An, Interviste con la stampa e a
seguire aperitivo
5
Domenica 17 maggio 2015
ESTERI
SEMPRE PIÙ COMPLESSA LA SITUAZIONE NEL MEDIO ORIENTE: IL PENTAGONO METTE I “BOOTS ON THE GROUND”
Adesso è caccia agli uomini dell’Isis
I commandos Usa irrompono in un campo e uccidono il dirigente jihadista Abu Sayaf
Blitz anche dei siriani: eliminato il “ministro del petrolio” di Daesh. Tensione con la Turchia
di Robert Vignola
oots on the ground, scarponi sul suolo nemico.
Dopo aver dapprima incoraggiato le rivolte antiAssad e poi guardato da
lontano la mala pianta delle primavere arabe fiorire nell’Isis, i commandos Usa sono entrati in azione
in Siria. Con un’azione elitrasportata
condotta nella notte, le forze speciali
americane hanno ucciso Abu Sayaf.
Si tratta di un uomo considerato dirigente dello Stato Islamico, per
conto del quale gestiva i traffici di
petrolio e gas finalizzati ad alimentare l’armata terroristica che ha instaurato il Daesh in un’ampia porzione di Medio Oriente.
Secondo quanto reso noto dalla Cnn,
la prima a dare la notizia, lo scopo
dell’operazione lanciata dal Pentagono era quello di catturare Abu
Sayaf. L’incursione è tuttavia sfociata
in uno scontro a fuoco che si è concluso con l’uccisione del bersaglio.
I soldati statunitensi hanno però arrestato la moglie del terrorista e
sequestrato molti documenti. Dai
quali, ora, vorrebbero risalire sia
agli aspetti militari che all’approvvigionamento economico dell’Isis.
Potrebbero pure spuntare, fanno capire da oltre oceano, particolari importanti su uno degli aspetti più agghiaccianti dell’attività del Califfato,
B
cioè la tratta di prigioniere da rendere schiave sessuali per i miliziani
che arrivano qui a combattere, prevalentemente attraverso la Turchia,
da ogni parte del mondo.
Dal punto di vista, per niente marginale, delle autorizzazioni a procedere (si tratta pur sempre di un’invasione) è stato Obama a dare il
via all’intervento. Richiesto però dagli Usa non già a Damasco, sul suolo
della quale è avvenuto, ma all’Iraq,
cioè da dove le forze speciali sono
partite. Ad esser preso di mira è
stato infatti un campo petrolifero
nell'est della Siria, dove sono stati
uccisi venti militanti dello Stato Islamico. La portavoce della Casa Bianca
ha comunque espresso l’opinione
che l'azione si è svolta "con il consenso delle autorità irachene e rispettando le leggi internazionali".
L’operazione potrebbe infine segnare secondo alcuni analisti uno
spartiacque nella gestione della vicenda Isis fin qui tenuta dagli Usa.
Nel recente passato, il Pentagono
aveva sempre preferito affidare l’eliminazione di uno o più personaggi
a droni telecomandati, velivoli senza
pilota. Questa volta invece sono arrivati gli elicotteri, con a bordo i
commandos.
Un lavoro sporco che finora era stato
lasciato all’odiato Assad e al suo alleato libanese, il partito di Hezbollah.
Che proprio in Siria in questi giorni
ha messo a segno alcune vittorie
militari assai significative: tra queste
l’uccisione del “ministro del Petrolio”
dello Stato Islamico, avvenuta poche
ore dopo il blitz americano, anche
se in un’altra parte del Paese. L'esercito siriano ha ucciso 40 militanti
islamici dello Stato, tra cui un alto
comandante incaricato di giacimenti
petroliferi, nella provincia orientale
di Deir ez-Zor del paese. Secondo
il rapporto, Abu Taeem, un cittadino
dell'Arabia Saudita, sarebbe stato
appunto il "ministro del petrolio"
del Daesh.
Inoltre l’esercito regolare della Siria
e il movimento di resistenza islamico
libanese hanno preso il controllo
della regione di Qalamoun, che collega la capitale siriana Damasco
alla città di Homs, e ad est della capitale.“I soldati siriani e combattenti
di Hezbollah sono riusciti a strappare
l'area di Jabal al-Barouh dai gruppi
armati antigovernativi, che collega
la città siriana di Ras Maara con la
periferia della città libanese di Nahle”, ha riferito ieri mattina la tv AlManar.
Infine, si registra un altro incidente
alla frontiera con la Turchia. Un
caccia siriano che era impegnato
in operazioni contro l’Isis è stato
abbattuto con il lancio di due missili
da un F16 delle forze armate di Ankara, che hanno lamentato due violazioni dello spazio aereo da parte
del velivolo.Velivolo che però è poi
caduto sul suolo siriano.
DESTRE EUROPEE
EGITTO
Morsi e Mubarak, Udc svizzera: diffidate delle imitazioni...
due diversi destini N
L’ex leader islamista condannato a morte per evasione di
massa, l’ex presidente assolto dall’accusa di eccidi in piazza
ncredibili le sorti toccate
ai leader egiziani. Hosni
Mubarak assolto per la
morte delle centinaia di manifestanti durante le proteste
del 2011 e condannato a tre
anni per aver usato fondi pubblici per il suo palazzo presidenziale.
Mohamed Morsi, primo presidente egiziano eletto democraticamente dopo le rivolte
della Primavera araba e deposto dal golpe militare, è stato
condannato a morte per aver
orchestrato un'evasione di massa dalle carceri durante le rivolte. La condanna, il capo
della Fratellanza, la condivide
con altri 100 imputati.
Mentre per la famiglia Mubarak, padre e i figli la macchia
è quella della corruzione, per
il presidente islamista, agli arresti domiciliari dal 2013, l'accusa è di aver portato, con
violenza, alla caduta del nemico.
Diversi punti di vista, decisioni
così antitetiche che sono il segnale di una controrivoluzione
che da tempo aleggia nel Paese dei Faraoni.
I
Morsi, leader della Fratellanza,
era stato condannato in Aprile
dalla Corte d'assise del Cairo
a 20 anni di carcere, per la
morte dei manifestanti che il 5
dicembre del 2012 protestavano davanti al palazzo presidenziale. Anche allora, su di
lui pendeva la pena capitale
per l'istigazione all'omicidio di
due manifestanti e di un giornalista durante la protesta, ma
fu assolto.
Ora Morsi è scampato alla
condanna capitale in un secondo e parallelo processo –
conclusosi nello stesso giorno
- per 'spionaggio': l'accusa
era quella di aver 'tramato'
con Hamas, Iran e Hezbollah
per destabilizzare l'Egitto. In
questo secondo procedimento
la condanna a morte - con
conseguente deferimento al
Gran Mufti' - è scattata per 16
persone mentre il verdetto,
appellabile, per il leader islamista sarà pronunciato il 2
giugno.
La sorte processuale di Morsi
è stata duramente criticata da
e Amnesty: "La pena di morte
e' diventata lo strumento favorito dalle autorità egiziane
per purgare l'opposizione politica", ha denunciato Said Boumedouha, vicedirettore del
programma Amnesty per il
Medio Oriente e il Nordafrica.
Chantal Capasso
el 1971 nasce l’Unione democratica di centro
(Udc), un partito politico svizzero moralmente
conservatore ed economicamente liberale.
Considerato il partito maggiormente di destra nello
spettro politico del paese, l’Udc s’identifica nel nazionalismo, nella sovranità nazionale e nell’euroscetticismo. L’Udc si crea dopo la fusione di tre
partiti: il Bgb (Partito dei contadini, degli artigiani e
dei borghesi) e altri due partiti moderati della Svizzera
tedesca. Dal 1979, a seguito dell’elezione di Christoph
Blocher al Consiglio Nazionale, l’Udc si orienta ancor
di più a destra ponendosi dalla parte della classe
rurale, della classe agricola, delle famiglie, e delle
imprese. La vittoria del 1992 nel referendum contro
l’adesione al See (Spazio economico europeo) lascia
un segno indelebile nella politica svizzera.
Per quanto riguarda i risultati elettorali, i migliori
sono stati ottenuti nel 2003 (26,7%), nel 2007
(29%) e nel 2011 (26,8%). Fino agli anni 2000,
l’Udc è presente unicamente nella parte tedesca del
paese mentre nelle elezioni federali del 2003 registra
un avanzamento progressivo anche nella zona della
Svizzera francofona. L’attuale Presidente del partito
è Toni Brunner, agricoltore di professione, e in carica
dal 2008. Ad oggi, il partito di destra ricopre i
seguenti seggi: 1 seggio su 7 nel Consiglio Federale
(l’organo esecutivo della Svizzera) ricoperto da Ueli
Maurer, 54 seggi su 200 al Consiglio Nazionale (Camera bassa del Parlamento), 5/46 al Consiglio degli
Stati (Camera dei Cantoni e cioè la Camera più alta
del Parlamento), 567/2,608 al Gran Consiglio (nome
che definisce i Parlamenti dei 26 Cantoni Svizzeri) e
infine 21 seggi su 156 al Consiglio di Stato ( nome
dato al governo di ogni singolo Cantone, essendo
esso uno stato sovrano).
La politica dell’Udc si basa sulla tutela dei pilastri
che hanno consentito i successi della Svizzera e
cioè: l’indipendenza, la democrazia diretta, la neutralità
come concetto di sicurezza, e il federalismo. Alcuni
punti chiave che caratterizzano la linea politica del
partito sono:
Integrazione. L’integrazione non è un libero-servizio.
L’economia svizzera richiede lavoratori qualificati
provenienti dall’estero. L’immigrazione controllata
è dunque utile a entrambe le parti. Detto ciò, chi
rifiuta l’apprendimento della lingua nazionale e non
rispetta le leggi, non è il benvenuto. Gli stranieri
non devono essere un peso per il sistema sociale
del paese e non devono danneggiare la coesione
sociale. Chi viene in Svizzera deve attenersi all’ordinamento giuridico, adeguarsi e provvedere personalmente alla propria sussistenza. L’integrazione
non deve essere un compito dello Stato ma la conseguenza logica della scelta di vivere e lavorare in
Svizzera.
Immigrazione di massa. La libera circolazione delle
persone non deve essere permessa. I negoziati e gli
accordi riguardanti la libera circolazione delle persone
all’interno dell’Ue devono essere rinegoziati. L’introduzione di controlli alle frontiere per impedire l’immigrazione illegale è un “must”. Nel 2014, il popolo
svizzero e i cantoni hanno votato (durante un referendum) contro l’immigrazione di massa.
Ordine e Sicurezza. Una volta la Svizzera era uno dei
paesi più sicuri al mondo. Una politica indulgente e
miope (adesione al trattato di Schengen) ha portato
ad un aumento radicale della criminalità. L’Udc ha
come obiettivo l’espulsione dei criminali stranieri,
l’uso d’interventi decisi nei confronti del turismo
criminale e la garanzia che i tribunali diano maggior
peso agli interessi delle vittime e non dei delinquenti.
Politica estera. L’indipendenza, la sovranità e l’auto
determinazione sono concetti imprescindibili. L’Udc
si schiera contro l’adesione all’Ue e contro l’adozione
della moneta unica. L’obiettivo supremo della politica
estera dell’Udc è il rafforzamento della libertà della
Svizzera. Il diritto svizzero deve prevalere su quello
internazionale e straniero.
Insomma, l’Udc dà l’impressione di essere perfettamente in linea con gli interessi del paese e il suo popolo. La destra è presente anche in Svizzera.
laudio Pasquini Peruzzi
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Domenica 17 maggio 2015
STORIA
GRANDE GUERRA / 43 - MUSSOLINI: “E SE DOMANI I TEDESCHI MARCERANNO SU MILANO, GIURIAMO TUTTI DI TRASFORMARCI IN FRANCHI TIRATORI”
Interventismo, i giorni di maggio 1915
D’Annunzio: “Ogni eccesso della forza è lecito, se vale ad impedire che la Patria si perda.
Voi dovete impedire che un pugno di ruffiani e di frodatori riesca ad imbrattare e a perdere l’Italia”
di Emma Moriconi
ono giorni tesi al fronte,
quelli del maggio 1915, ma
lo sono anche per l'Italia,
ancora divisa tra neutralisti
ed interventisti. Il 13 maggio
Salandra si dimette, provocando reazione decisa degli interventisti, a
cominciare da Benito Mussolini che
in piazza del Duomo a Milano, nel
pomeriggio del 13 maggio, pronuncia un acclamatissimo discorso: "Lo
spettacolo che offre oggi l'Italia dice - se da un lato ci umilia per il
mercato ignobile a cui si presta una
parte dei suoi pretesi rappresentanti,
dall'altro ci conforta per le vibranti
e formidabili manifestazioni di sdegno che il complottato tradimento
ha suscitato. Non è dunque ancora
tutto putrido, tutto falso, tutto giolittiano! Ci sono ancora delle forze
che non rinunziano all'onore, alla dignità, all'avvenire! Le dimostrazioni
di questi giorni costituiscono un monito che non si presta ad equivoci;
esso è diretto principalmente al re.
Se voi, o monarca, non vi servirete
dell'art. 5 dello Statuto proclamando
la guerra contro i nemici della civiltà
europea, se voi vi rifiutate, ebbene
voi perderete la corona. Non è lecito
né possibile tornare indietro; il dado
è tratto, la guerra c'è ormai in ogni
coscienza; domani sarà affidata alla
forza dei fucili. Proponiamoci a lottare
con ogni mezzo fino a che il pericolo
del tradimento parlamentare non
sarà scomparso. Occupiamo ancora
le piazze. E se domani malgrado le
cospirazioni dei profeti della vigliaccheria nazionale, i tedeschi marceranno su Milano, giuriamo tutti si
trasformarci in franchi tiratori e di
S
massacrare i massacratori del Belgio". Ma c'è anche un altro che arringa le folle, oltre a Mussolini: celebre il discorso pronunciato da Gabriele D'Annunzio in quello stesso
giorno: "Compagni, non è più tempo
di parlare ma di fare; non è più
tempo di concioni ma di azioni, e di
azioni romane. Se considerato è
come crimine l'incitare alla violenza
i cittadini, io mi vanterò di questo
crimine, io lo prenderò sopra me
solo. Se invece di allarmi io potessi
armi gettare ai risoluti, non esiterei:
né mi parrebbe di averne rimordimento. Ogni eccesso della forza è
lecito, se vale ad impedire che la
Patria si perda.Voi dovete impedire
che un pugno di ruffiani e di frodatori
riesca ad imbrattare e a perdere
l'Italia [...] Il tradimento si compie
in Roma, nella città dell'anima, nella
città di vita! Nella Roma vostra si
tenta di strangolare la Patria con un
capestro prussiano maneggiato da
quel vecchio boia labbrone le cui
calcagna di fuggiasco sanno la via
di Berlino. In Roma si compie l'assassinio. E se io sono il primo a gridarlo, e se io sono il solo, di questo
coraggio voi mi terrete conto domani
[...] Noi siamo sul punto d'esser venduti come una greggia infetta. Su la
nostra dignità umana, su la dignità
di ognuno, su la fronte di ognuno,
su la mia, su la vostra, su quella dei
vostri figli, su quella dei non nati,
sta la minaccia d'un marchio servile.
Chiamarsi italiano sarà nome di rossore, nome da nascondere, nome
da averne bruciate le labbra [...] È
necessario che non sia consumato
in Roma l'assassinio della Patria.Voi
me ne state mallevadori, o Romani.
Viva Roma Vendicatrice !".
A Roma, lo stesso giorno i partiti interventisti votano per acclamazione
un ordine del giorno: "L'assemblea
unanime conferma il proposito di
manifestare contro, qualunque sia
per essere, il nuovo Ministero, e indipendentemente dal fatto costituzionale della crisi, la volontà nazionale della guerra contro gli Imperi
centrali e di non permettere a nessun
costo che rappresentino e governino
l'Italia uomini venduti allo straniero
e traditori della Patria".
Gli interventisti ce l'hanno con Giolitti,
che D'Annunzio accusa di essere "in
commercio con lo straniero, in servizio dello straniero, per avvilire,
per asservire, per disonorare l'Italia
a vantaggio dello straniero". Contemporaneamente molte sono le
manifestazioni interventiste nel Paese, come accade in piazza Montecitorio, dove la Camera è assalita dai
dimostranti. Il 15 maggio a Milano
Filippo Corridoni informava la piazza
piena di manifestanti che "par proprio che il Re si sia rivolto ancora a
Salandra per ricostituire il Ministero
che ci porterà alla guerra. Però non
bisogna disarmare - ammonisce - È
bene ricordare la responsabilità di
coloro che volevano tradire la nostra
nobile Nazione, la quale, se si salva,
lo deve al popolo. Sonnino e Salandra, due conservatori, avevano condotto con mano maestra la barca
della Nazione e ci avevano portato
verso il momento supremo. Ricordate
che Sonnino aveva già denunciato
il patto della "Triplice Alleanza" e
stretto quello di fraternità con la
"Triplice Intesa". Scalzando Sonnino
e Salandra non solo si mettevano
alla porta due uomini onesti, non
solo si tradiva la Nazione, ma si tradivano anche le nazioni alleate. Per
fortuna l'insurrezione è stata immediata. Uomini di tutte le fedi si sono
dichiarati pronti a ribellarsi. Ed il
monito è stato compreso. Adesso
speriamo, ma vigiliamo". Il giorno
successivo Salandra viene riconfermato, tra gli applausi degli interventisti. D'Annunzio esulta: "Prima
di domani la notte occupi i fori e gli
archi, splendendo ancora sul Quirinale i due cavalier gemelli, i due
giovani combattenti di Regillo, auguriamo che cessino gl'indugi estenuanti, auguriamo che la parola della
risoluzione estrema sia detta, auguriamo il più lungo volo alla vittoria
latina".
BOLOGNA: L’ARCHIGINNASIO E LE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE
Scrittori, giornali e documenti dal fronte
Una mostra di manoscritti e materiale autografo e, on-line,
il contenuto del Fondo Guerra Europea e dei giornali dell’epoca
na mostra che, attraverso
un percorso tra documenti originali dell'epoca, consente ai visitatori di vivere l'esperienza dei soldati
in trincea attraverso documenti
originali che danno alle vicende di quegli anni una luce
particolare. E' “1915: scrittori
in guerra”: un evento organizzato dalla Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna
(presso la sede di Piazza Galvani) in collaborazione con la
Casa Rossa di Alfredo Panzini
(Comune di Bellaria – Igea
Marina). L'esposizione, che
oggi chiude i battenti dopo
un mese di apertura, propone
una curata serie di manoscritti
autografi, lettere, cartoline, libri,
giornali, album illustrati e fotografie di autori che, lasciando
le proprie città d'origine, sono
partiti per il fronte.
I percorsi allestiti consentono
di cogliere le tre anime della
U
mostra: “una romagnola, tra
Cesena e Bellaria; una bolognese e una più estesa a nordest, nei luoghi delle trincee e
della guerra. Qui – si legge in
un articolo di presentazione
dell'esposizione sul sito ad
essa dedicato - fra le migliaia
di combattenti, troviamo scrittori importanti”, che vestono
la divisa e imbracciano le armi,
ma non smettono di usare la
penna.
I nuclei attorno ai quali i curatori
dell'evento hanno lavorato sono
diversi: innanzitutto i quaderni
autografi di Alfredo Panzini, sui
quali lo scrittore descrisse,
come in un diario, gli eventi
accaduti tra il 1914 e il 1915. A
completare questa prima sezione vi sono poi gli scritti di
Renato Serra, cesenate, intellettuale caduto in trincea nel
luglio 1915. Seguono le testimonianze di altri autori che
hanno vissuto l'esperienza del
fronte, come gli interventisti
toscani Giovanni Papini e Ardengo Soffici, i lombardi come
Clemente Rebora. E poi ancora
Giuseppe Ungaretti, Sicpio Slataper, Umberto Saba, Riccardo
Bacchelli. Il percorso inoltre
espone, “insieme a preziose
prime edizioni, anche interessanti documenti visivi (disegni
e fotografie) e rari materiali di
propaganda conservati nei fondi dell'Archiginnasio”.
Da segnalare, insieme a questo
interessante evento culturale,
altre due iniziative realizzate
a cura della Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna in occasione del centenario della
Grande Guerra: la catalogazione, disponibile on line, del
“Fondo Guerra Europea”,
composto da volumi, opuscoli
e periodici raccolti dall'Ente
durante il conflitto per “rappresentare ciò che è accanto
alla guerra, e soprattutto la va-
lutazione della guerra quale
risulta dal popolo, dalla sua
vita, dalle sue manifestazioni”,
con particolare attenzione agli
aspetti legati alla vita quotidiana e all'anima popolare dell'Italia in guerra. Nella raccolta
sono quindi presenti “manifesti,
cartoline, periodici: dai canti
di guerra alla propaganda per
finanziare le spese belliche
attraverso i prestiti nazionali,
dalle pubblicazioni sugli asili
per i figli dei combattenti a
quelle sul nuovo ruolo delle
donne nelle retrovie, sino ai
giornali di trincea.
A completare il quatro c'è poi
il sito web “1914 – 1918 la
Guerra in prima pagina”, in
cui sono consultabili i numeri
del Resto del Carlino di quegli
anni e numerosi documenti
provenienti dagli scaffali della
Biblioteca, da guardare, sfogliare e leggere.
Cristina Di Giorgi
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Domenica 17 maggio 2015
ECONOMIA
ALTRI 16 MILIARDI DI TRIBUTI NEL 2016 SE NON SI DOVESSE SCONGIURARE LO SCATTO DELLE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA
Promesse a vuoto, nuove tasse in arrivo
La medicina della Cgia: taglio agli sprechi, alla spesa pubblica e agli enti inutili. Ma Renzi non ci sente
di Giuseppe Sarra
e nuove tasse sono dietro
l’angolo. Gli italiani corrono il serio rischio di
dover pagare altri 16 miliardi di tributi nel 2016.
Una somma direttamente proporzionale alle risorse che il governo
dovrebbe trovare per scongiurare
che dal prossimo anno scatti la
clausola di salvaguardia, ossia l’aumento automatico dell’Iva (e quindi
a pagare pegno saranno sempre i
consumatori) nel caso non fossero
stati recuperati 6,5 miliardi l’anno
con il riordino dei bonus fiscali e
assistenziali, che innalzerebbe le
aliquote sull’imposta del valore
aggiunto e ridurrà le detrazioni/
agevolazioni fiscali in capo ai contribuenti italiani, con un conseguente aumento delle imposte.
A rivelarlo è la Cgia di Mestre,
spulciando i dati del Documento
di economia e finanza. Ma gli impregni assunti con la legge di stabilità 2015 non terminano qui. Nel
2017 la clausola di salvaguardia
sfiorerà i 25,5 miliardi euro, mentre
nel 2018 aumenterà di ulteriori
2,7 mld. Il che significa più tasse
e meno detrazioni e agevolazioni
fiscali. Con l’aggravante della lievitazione dei costi di produzione,
dei beni e servizi e, di conseguenza, una sostanziale riduzione dei
consumi.
Uno scenario inevitabile. Anche
alla luce degli impegni presi in
Europa coi “vincoli di bilancio che
non sarà facile onorare - chiarisce
L
la Cgia - senza mettere mano nella
tasche dei contribuenti”. Ma gli
sviluppi potrebbero essere anche
peggiori. Un altro campanello d’allarme riguarda le sei raccomandazioni da adottare entro e non
oltre il 2015 inviateci da Bruxelles,
col serio rischio di un’altra manovra.
Insomma, al peggio non c’è mai
fine. Gli italiani saranno chiamati
a stringere ancora la cinghia, come
se non bastasse. Privandosi defi-
nitivamente - per i pochi che potevano permetterselo - dei loro
piaceri. Misure che inevitabilmente
avranno un impatto devastante con
la realtà. Soprattutto sul ceto medio-basso, già costretto a fare i
conti col paniere sempre più vuoto.
E il boom di presenze nelle mense
delle associazioni caritatevoli, in
particolare nelle grandi città, va
proprio in questa direzione. Per
non parlare della disoccupazione
È QUANTO EMERGE DA UN’INDAGINE EFFETTUATA DALL’ADNKRONOS
giovanile, ormai alle stelle, e del
debito record che ha registrato un
altro massimo storico sotto la gestione renziana.
L’aumento dell’Iva ridurrà inevitabilmente la domanda interna,
con un conseguente incremento
della povertà ed effetti negativi
su famiglie e imprese. Una tassazione disumana rispetto alla reale
ricchezza del Paese.
Eppure dovremmo far tesoro dagli
errori del passato. Ad esempio, la
mancata “sterilizzazione” delle
clausole di salvaguardia nell’ottobre del 2013, portarono al ritocco
all’insù dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 21 al 22 per cento, con un
incremento del carico fiscale per
gli italiani di 4 miliardi.
Infatti nel caso in cui non fossimo
in grado di sterilizzarle, dal primo
gennaio del 2016 - secondo i calcoli
della Cgia - l’aliquota Iva del 10
per cento aumenterebbe di 2 punti
e, dal 2017, di un altro punto, attestandosi così al 13 per cento.
Quindi l’aliquota ordinaria, attualmente è al 22%, dall’inizio dell’anno
prossimo si alzerebbe di 2 punti,
dal primo gennaio 2017 di un altro
punto e dal 2018 di un altro pezzo
punto. Pertanto, l’aliquota si attesterebbe al 25,5% fra tre anni.
“Il meccanismo - fa notare il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi - che giustifica
l’impiego delle clausole di salvaguardia è a dir poco diabolico”.
La Cgia di Mestre indica una strada
chiara per scongiurare nuove tasse:
tagli agli sprechi e alla spesa pubblica, quindi agli enti inutili.
“Se il governo non sarà in grado
di chiudere gi enti inutili, di risparmiare sugli acquisti, di tagliare
gli sprechi e gli sperperi che si
annidano nella nostra Pubblica
amministrazione, a pagare il conto
ci penseranno i contribuenti italiani
che già oggi subiscono un carico
fiscale tra i più elevati d’Europa”.
Ma, questa volta, il conto rischia
di essere salatissimo.
INTANTO SI VOCIFERA DI UNA MANOVRA CORRETTIVA DA PARTE DELL’ESECUTIVO
Non paga più nessuno, Province e Città metropolitane,
neanche le imprese
i sindacati contro il governo
Tre pmi su quattro faticano a saldare
facilmente i crediti vantati nei fornitori
agherò. Nel Belpaese
è sempre più difficile
onorare i debiti, soprattutto quelli tra aziende, un modus operandi molto diffuso
nelle piccole e medie imprese.
E’ il quadro che emerge da
un’indagine effettuata dall’Adnkronos, approfondendo la realtà di un campione di oltre
mille imprese.
Non poteva essere altrimenti
in uno Stato che resta il cattivo
pagatore numero uno delle
imprese. Quindi anche i piccoli
e medi imprenditori hanno
dovuto fare i conti con le difficoltà del momento storico:
fornitori da pagare, contratti
firmati e non rispettati. La crisi
lascia in eredità così una prassi
ormai consolidata: non paga
più nessuno, o quasi, nei tempi
e nelle forme stabilite.
Entrando nel dettaglio dell’indagine, il 61 per cento (tre
imprenditori su quattro) dichiarano di non aver onorato
almeno un contratto nell’ultimo
anno. Quasi tutti, l’80%, hanno
P
fatto almeno una transazione,
nei panni del creditore o del
debitore, per risolvere un contenzioso altrimenti destinato
alle vie giudiziarie.
Un sistema malato precipitato
negli ultimi tre anni di gravi
difficoltà finanziarie, abbassando così il tasso di affidabilità
piena dei contratti che, secondo i dati raccolti, è sceso
sotto il 50%.
La fotografia scattata trova co-
munque riscontro nel rapporto
2014 appena diffuso da Unirec,
l’associazione
che rappresenta
le società di recupero credito.
Da una parte, aumentano le pratiche gestite, oltre 40 mln (+4%
sul 2013), i debiti
affidati raggiungono i 56,2 mld
di euro (+16%)
e gli addetti le
19.000 unità (+12%). Dall’altra,
la capacità di recupero si attesta al 17,2% (-12%), anche
se sono quasi 17 milioni le
soluzioni trovate per i debitori
e 9,67 mld le somme recuperate (+2%).
Chiara, dunque, la tendenza
di fondo: aumentano i debiti
non onorati e diventa più difficile, anche ricorrendo alle
società specializzate, recuperare il credito vantato.
In pericolo stipendi e servizi essenziali per i cittadini.
Spauracchio dissesto finanziario per tantissimi enti
l pasticciaccio delle nuove
Province e delle Città Metropolitane agita le parti
sociali. A causa dei pesanti
tagli, è in pericolo il pagamento
degli stipendi ai dipendenti e
l’erogazione dei servizi ai cittadini, oltre al default di tantissimi enti come preannunciato
dalla Corte dei Conti.
Una condizione allarmante,
con la mobilitazione delle organizzazioni sindacali che hanno lanciato un sasso nella palude dell’immobilismo auspicando un vero processo di
riordino che tuteli servizi e
professionalità.
Nella lettera inviata ai capigruppo parlamentari, CgilCisl-Uil denunciano la situazione fortemente critica in cui
versano i nuovi enti, figli della
riforma fortemente voluta da
Renzi-Delrio e vittime delle
pesanti riduzioni dallo Stato
centrale nascosti nella legge
di stabilità 2015.
“Il sovrapporsi dei tagli lineari
fissati dal governo e i ritardi
I
accumulati sempre dall’esecutivo renziano e dalle regioni
sull’originario cronoprogramma, stanno cancellando i servizi e compromettendo il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali”, attaccano
le sigle.
Una sonora bocciatura per la
legge Delrio, presentata un
anno fa dal premier come la
regina dei risparmi. Ma la riforma è un flop, anzi un bluff.
Di fatto, proseguono i sindacati,
“dopo oltre un anno dall’approvazione della legge Delrio,
ancora nessun trasferimento
di funzioni è stato materialmente realizzato ed ogni gior-
no di ritardo comporta dei
negativi effetti: per gli enti di
area vasta che inesorabilmente
si avviano al dissesto finanziario (il Mef prevede che 40
di essi non avranno risorse
per giungere a fine anno); per
i cittadini, privati di servizi essenziali; per i lavoratori del sistema che rischiano il posto
di lavoro e il mancato riconoscimento delle competenze”.
Molto probabilmente il governo
sarà chiamato a una manovra
correttiva per salvare centinaia
di enti dal dissesto finanziario.
Ad un anno dall’ok alla legge
Delrio, i risparmi effettivi sono
ridotti al lumicino.
8
Domenica 17 maggio 2015
DA ROMA E DAL LAZIO
È STATO COLPITO AL VOLTO MENTRE STAVA EFFETTUANDO UN INTERVENTO
ALL’INTERNO DEL CAMPO ROM DI VIA DI SALONE
Pompiere preso a sassate,
Marino in silenzio
Un mese fa, la stessa accoglienza era stata
riservata a una vigilessa, ferita da un sampietrino
ell’indifferenza dell’amministrazione capitolina, troppo
spesso miope in queste circostanze, un vigile del fuoco è
stato ferito da un sasso mentre stava effettuando un intervento per spegnere
un incendio nel temutissimo campo nomadi di via di Salone, sempre più oggetto
di azioni di violenza. L’episodio è accaduto nella tarda serata di venerdì, poco
dopo le 22.
Il pompiere stava rifornendo di acqua
l’autocisterna quando improvvisamente
è stato raggiunto al volto da un sasso.
L’uomo è stato prontamente soccorso
dai colleghi e portato successivamente
al policlinico Casilino, dove è stato medicato con 15 giorni di prognosi.
Un gravissimo episodio che non ha stimolato, almeno ufficialmente, nessun
esponente del Campidoglio a esprimere
solidarietà alla vittima ed a condannare
il gesto. Niente di niente. Fortunatamente,
l’uomo se la caverà con due settimane
di prognosi. Ma l’atto di violenza improvviso poteva avere esiti ben peggiori.
Il vigile del fuoco ha rischiato la vita.
Una struttura, quella di via Salone, nota
ad azioni di questo tipo. Nelle scorse
settimane, erano stati aggrediti anche
diversi agenti della polizia locale di
Roma Capitale. La stessa accoglienza
era stata riservata a una vigilessa, ferita
dal lancio di sampietrini un mese fa.
Un campo rom molto chiacchierato, finito
N
ultimamente nell’occhio del ciclone
della polizia municipale che ha smascherato 68 finti poveri residenti nella
struttura, i quali potevano vantare in
alcuni casi conti da nababbi. Conti correnti e depositi postali con centinaia di
miglia di euro. Tesoretti che sono costati
l’allontanamento per una decina di rom.
Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.
Perché soltanto adesso sono stati scoperti? I finti poveri sono diventati ricchi
solo negli ultimi anni?
Strutture fatiscenti, che costano fior
di quattrini ai romani, ma “ricche” di
delinquenza. Una situazione insostenibile diventato un cavallo di battaglia
per Fratelli d’Italia. Il movimento di
Giorgia Meloni ha infatti messo in
campo la delibera d’iniziativa popolare
per chiedere lo smantellamento definitivo di tutti i campi nomadi romani.
Cinquemila firme per dire “basta” e
mandare un chiaro messaggio all’Assemblea capitolina, che sarà chiamata
a dare il via libera definitivo.
Giuseppe Sarra
SCOPERTO UN ALTRO GIRO DI BABY SQUILLO NELLA CAPITALE
Studentesse tuttofare,
relax e sesso per i clienti
mascherato un altro giro
di baby squillo nella Capitale. Da qualche tempo
era facile vedere sulle mura
degli stabili di viale Marconi
e via Oderisi da Gubbio pubblicità ammiccanti che reclamizzavano possibili momenti
di relax, con chiare allusioni
sessuali, effettuate da 16enni
studentesse. Pubblicità finite
sotto l’occhio del ciclone degli
agenti della polizia, che hanno
effettuato una serie di verifiche
sui numeri di telefono affissi
e, fingendosi interessati alle
offerte, hanno contattato le
donne le quali, senza mezzi
termini, hanno messo subito
a conoscenza gli pseudo utenti
della vera natura delle prestazioni.
A questo punto i poliziotti si
sono appostati nelle vicinanze
dell’indirizzo indicato dall’interlocutrice al telefono, scoprendo, dopo qualche minuto
di osservazione, un discreto
andirivieni, prettamente maschile, nello stabile ove è ubicato l’appartamento.
Gli agenti sono quindi entrati
in un piccolo locale, dove
due donne, in abiti succinti,
sono andate loro incontro af-
S
LE VITTIME NON SONO IN PERICOLO DI VITA
Tivoli: sedici coltellate
alla figlia nel sonno
Con lei anche la madre, che ha avuto
la forza di reagire. L’uomo era caduto
in depressione dopo una truffa
a qualche tempo soffriva d’insonnia, per questo dormiva in camera
da solo. Nel cuore della notte
si è alzato e ha ferito a coltellate la moglie e la figlia di 7
anni. In un attimo ha iniziato
a trafiggere con diversi fendenti sia la donna che la bambina, quest’ultima colpita ben
16 volte.
A quel punto, la moglie si è
svegliata e ha avuto la prontezza di reagire, cercando
istintivamente di proteggere
la ragazzina. Subito dopo è
riuscita a scappare da quella
violenza, trovando riparo dai
vicini che, immediatamente,
hanno dato l’allarme. E’ quanto accaduto alle prime luci
dell’alba di ieri a Tivoli, una
cittadina di 56mila anime nella
provincia di Roma.
Sul posto si sono recate diverse volanti a sirene spiegate
del commissariato di Tivoli.
L’uomo, un italiano di 49 anni,
si trovava ancora nell’appartamento, appena in tempo
per farlo desistere dal tentativo di suicidarsi gettandosi
dalla finestra. Gli agenti della
polizia di Stato l’hanno quindi
bloccato e arrestato.
Le due vittime, invece, sono
state trasportate d’urgenza
D
all’ospedale cittadino San Giovanni Evangelista. Non sono
in pericolo di vita.
Secondo quanto riscontrato
dagli inquirenti l’uomo, un
promoter finanziario, da qualche tempo soffriva d’insonnia,
per questo dormiva in camera
da solo a causa di alcune difficoltà economiche che avevano probabilmente destabilizzato gli equilibri familiari
e personali. Sempre secondo
quanto riportato dalla polizia,
il 49enne era entrato in depressione dopo aver subito
una truffa da 300mila euro.
Il 49enne si trova ora nel carcere di Regina Coeli, dovrà
ora rispondere di duplice tentato omicidio e lesioni personali.
Intanto le indagini proseguono. Da chiarire i motivi del
gesto.
IL SETTANTENNE È STATO DENUNCIATO E SEGNALATO
Adesca ragazzino sul web,
denunciato un pensionato
ovrà scrollarsi di dosso
l’accusa di adescamento
di un minorenne. E’ l’accusa nei confronti di un pensionato 70enne, che ha adescato un adolescente attraverso
un noto social network. L’uomo,
però, è stato individuato, perquisito e denunciato all’autorità
giudiziaria.
L’indagine aveva preso il via
con la denuncia della madre
dell’adolescente, allarmata dal
gran numero di sms ricevuti
dal figlio negli ultimi tempi da
parte di uno sconosciuto che
invitava il ragazzino a recarsi
presso la sua abitazione per
effettuare incontri a carattere
chiaramente erotico.
Il figlio, del resto, le era parso
particolarmente turbato negli
ultimi tempi e, per cercare di
capire quale fosse il motivo
di questo stato d’animo, la
donna ha cercato di parlargli.
Il giovane, dopo un’iniziale
chiusura, ha rivelato di essere
stato contattato attraverso un
social network da un signore
a cui aveva fornito la sua utenza telefonica al fine di confidare la sue inquietudini adolescenziali e le sue problematiche personali connesse
D
fermando, salvo poi essere
smentite dagli investigatori,
di essere studentesse e di
esercitare la prostituzione
per pagarsi gli studi.
Una terza ragazza, invece, è
stata sorpresa in un’altra stanza intenta a rispondere alle
telefonate dei potenziali
“clienti”.
Dotato di tutti gli accessori
tipici delle case dove si svolge l’attività del sesso a pagamento, gli agenti hanno
accertato che l’appartamento
in questione era stato preso
in affitto da un uomo, legato
sentimentalmente ad una del-
le tre prostitute.
Questi, un italiano di 30anni,
convocato negli uffici del
commissariato, ha dichiarato
di essere a conoscenza dell’attività della propria fidanzata
e delle altre due donne, nonché di essere l’intestatario
del contratto di affitto, regolarmente pagato con i soldi
ricavati dalla prostituzione.
Anche le tre ragazze hanno
riferito di aver perso il lavoro
e che da circa un anno si
prostituivano poiché molto
più redditizio.
L’appartamento è stato sottoposto a sequestro.
alla separazione dei suoi genitori.
Lo stesso, secondo il racconto
del giovane alla madre, avrebbe iniziato un’opera di manipolazione dialogando con lui
e invitandolo, dopo aver ottenuto la sua fiducia, a incontrarlo.
L’attività investigativa immediatamente attuata dagli investigatori del Commissariato
Appio ha permesso di individuare il possessore della utenza telefonica fornita, identificato
per un pensionato di 70 anni.
L’uomo, su disposizione della
locale Procura, è stato quindi
sottoposto a perquisizione domiciliare nel corso della quale
gli è stato sequestrato il personal computer al fine di ricostruire le conversazioni con
il minore e soprattutto per verificare se altri giovani siano
stati destinatari delle attenzioni
dell’anziano pedofilo. A una
prima analisi degli investigatori, il pc è risultato contenere
numerose foto a carattere pedopornografico. Con l’ausilio
dell’ufficio minori della questura e dei servizi sociali sarà
predisposto un piano di ascolto
e sostegno psicologico del
minore.
9
Domenica 17 maggio 2015
DALL’ITALIA
NAPOLI IN LUTTO FINO AI FUNERALI DELLE VITTIME
Strage, il killer non ha problemi psichici
Giulio Murolo, che ha ucciso fratello e cognata e poi ha fatto fuoco in strada ammazzando altre
due persone e ferendone sei, aveva in casa un kalashnikov. Restano gravi le condizioni del vigile urbano
di Barbara Fruch
essun disturbo psichico.
Sarebbe stato un “semplice” raptus di follia a
scatenare la furia omicida
di Giulio Murolo, l’autore
della strage avvenuta venerdì pomeriggio alla periferia di Napoli e
costata la vita a quattro persone.
Appassionato di armi e di caccia,
Giulio, l’infermiere 45enne celibe e
incensurato,viene descritto come
un uomo freddo, silenzioso e introverso. “Si è chiuso nel silenzio – ha
raccontato il questore di Napoli Guido Marino – durante le telefonate
con l’operatore del 113 è apparso
naturalmente in stato di eccitazione,
ma non di alterazione psichica”.
I reati contestati dall’autorità giudiziaria all’uomo, che è stato arrestato
in flagranza e condotto nel carcere
napoletano Poggioreale, sono: duplice omicidio volontario nei confronti del fratello e della cognata;
strage per gli altri due omicidi e
per il ferimento delle sei persone;
spari in luogo pubblico e resistenza
a pubblico ufficiale.
Proseguono i rilievi – Proseguono,
intanto, i sopralluoghi della scientifica
sul luogo della strage, in via Napoli
a Capodimonte. Sarebbero almeno
16 i colpi di fucile esplosi da Murolo,
tanti i bossoli ritrovati dalla polizia,
ma la ricostruzione, definita “molto
complessa”, è ancora in corso.
Murolo avrebbe sparato con una
pistola e un fucile calibro 12, armi
regolarmente detenute ad uso sportivo, in seguito ad una lite per bucato
steso in cortile dalla cognata, Concetta Uliano, 51 anni, la prima delle
N
Gli agenti, dopo aver arrestato Giorgio Murolo, hanno faticato a salvarlo dal linciaggio
vittime. A cadere, nel palazzo, è stato
anche il fratello dell’omicida, Luigi
Murolo, 52 anni. Tra i tre, che vivevano nella stessa palazzina a due
piani e condividevano un ballatoio
(dove ci sarebbe stato il filo del
panni alla base della tragedia) ci
sarebbero vecchi dissapori, legati
pare a un’eredità.
Poi l’infermiere, cacciatore e titolare
di una licenza di tiro a segno, si è
spostato sul balcone e ha cominciato
“il tiro al bersaglio su chiunque si
muovesse”. Uccisi così il tenente
della polizia municipale Francesco
Bruner, sessant'anni, vicino di casa
di Murolo, e Luigi Cantone, 59 anni,
che stava rientrando a casa dal lavoro
a bordo di uno scooter. Ferite inoltre
altre sei persone, ricoverate all’ospedale San Giovanni Bosco le cui condizioni sono stabili. Il più grave è
un agente della Municipale napoletana,Vincenzo Cinque, 53 anni, che
è stato colpito alla gola mentre stava
fermando il traffico, per difendere i
passanti dal fuoco dei proiettili. Feriti
inoltre l’ispettore di Polizia Cristoforo
Cozzolino colpito alle braccia; l’assistente capo di Polizia Umberto De
Falco colpito all’addome e orecchio,
il carabiniere Luigi Christian Infante,
ferito alla mano e alla coscia, nonché
due passanti: Salvatore Michele Varriale, ferito di striscio alla testa e
Luigi Capasso, ferito al braccio.
Dopo la strage l’uomo si è arreso. A
un certo punto ha chiamato il 113,
“sono quello del macello di Miano”.
L’operatore lo ha mantenuto al telefono, per quaranta interminabili minuti, e alla fine lo ha convinto ad arrendersi senza opporre resistenza.
L'uomo si è consegnato a poliziotti
e carabinieri che lo hanno protetto
dalla furia di decine di persone radunate in strada.
In casa un kalashnikov e un machete
– Dagli accertamenti della polizia è
emerso che in casa l’uomo aveva in
casa anche un fucile mitragliatore
AK 47 Kalashnikov, nascosto sotto il
letto, con matricola abrasa e illegalmente detenuto oltre a due machete
e a munizionamento vario. Mentre
sulle armi sono in corso verifiche
balistiche Murolo, oltre ai reati già
contestati, è stato denunciato per
detenzione illegale di arma clandestina e ricettazione.
De Magistris incontra i parenti delle
vittime - Il sindaco di Napoli Luigi
de Magistris si è recato ieri mattina
a portare la sua “solidarietà e vicinanza” alla famiglia di Luigi Cantone,
il passante rimasto ucciso mentre
era in sella al suo scooter.“Il Comune
– ha riferito all'Ansa il primo cittadino
– ha dato la propria disponibilità
alle famiglie di Cantone e di Bruner
colpite dal lutto per tutto ciò che attiene ai funerali e alle procedure cimiteriali. Quanto accaduto è una
tragedia che ha colpito persone
oneste, perbene, famiglie della nostra
terra e questo mi scuote particolarmente”. De Magistris nella serata
di venerdì si era recato al Cardarelli
dove era stata allestita la camera
mortuaria per Francesco Bruner il
capitano della polizia municipale rimasto ucciso e a seguire si era recato
nei diversi ospedali in cui sono ricoverati i feriti della sparatoria. Intanto ieri a Napoli è il primo giorno
di lutto, la città andrà avanti fino ai
funerali delle vittime, presumibilmente a metà settimana, dopo gli
esami autoptici.
LE INDAGINI SULLA TRAGEDIA AL TRIBUNALE DI MILANO
GENOVA
“Il metal detector suonò,
ma Giardiello fu fatto passare”
Cade nella fuga:
ladro in coma
Secondo l’ultima ipotesi degli investigatori, l’immobiliarista
non entrò dall’ingresso degli avvocati ma da un varco controllato
I cittadini esasperati hanno organizzato
ronde di volontari per controllare la zona
n passaggio con un metal
detector perfettamente funzionante, che avrebbe dato
l’allarme. Un segnale tragicamente
caduto nel vuoto. Sarebbe stato
un buco nella sorveglianza dell’ingresso principale del palazzo
di giustizia milanese a consentire
al killer di entrare armato in aula e
fare una strage.
È la nuova clamorosa versione
sulla strage al Tribunale di Milano.
Claudio Giardiello, l’immobiliarista
che ha ucciso tre persone lo scorso
nove aprile, sarebbe entrato, secondo un’ipotesi della procura di
Brescia, che indaga, da un varco
controllato. Non sarebbe passato,
come si è sempre sostenuto, da
quello degli avvocati, privi di metal
detector. Una ricostruzione che,
se confermata, getta luci ancora
più inquietanti sulla sicurezza.
Gli investigatori, sin dai primi
U
giorni, avevano forti dubbi sul
fatto che Giardiello potesse essere
entrato mostrando un falso tesserino o confondendosi con gli
avvocati dall'ingresso di via Manara
riservato a magistrati, legali e personale amministrativo.
A confermare la nuova tesi sarebbe
un fotogramma delle immagini
registrate dal circuito di videosorveglianza del palazzo di giustizia
milanese. Giardiello sarebbe stato
filmato sia mentre parcheggia il
suo scooter in via San Barnaba,
sia mentre passa sotto il metal
detector che suona e poi viene lasciato andare senza il controllo
con lo scanner.
Quella mattina del 9 aprile, tra
l’altro, il metal detector dell’ingresso
di via Freguglia è rimasto non
funzionante fin verso le 9,30 e
dunque il pubblico è stato dirottato
agli accessi di San Barnaba e di
corso di Porta Vittoria. È possibile,
quindi, che il killer possa aver approfittato del maggiore afflusso
di persone al varco e che i controlli
su di lui siano stati frettolosi.
Le immagini abbastanza ‘nitide’,
infatti, mostrerebbero una persona
davanti a Giardiello che entra e
che viene sottoposta allo scanner
manuale, mentre l’immobiliaristakiller non viene fermato. Una persona dietro di lui, invece, viene
bloccata perché il metal detector
ha suonato.
Se confermata questa ipotesi in-
vestigativa, porterebbero novità
anche sul fronte processuale. La
responsabilità ricadrebbe, infatti,
sulle guardie di via san Barnaba e
non più su quelle di via Manara.
Ma, soprattutto, potrebbero essere
lette sotto un'altra luce e avere un
senso quindi le parole dette dal
killer poco dopo la strage. La frase
“Quando ho superato il varco ho
pensato: se mi fanno passare con
la pistola, lo faccio” dimostrerebbero una volontà più o meno inconscia di essere scoperto e quindi
fermato.
Intanto il ministro Alfano ha invitato
la “magistratura a fare chiarezza”
a annunciato che “da settembre il
sistema che garantisce la sicurezza
dei tribunali passa sotto il diretto
controllo del ministero della Giustizia, mentre prima era responsabilità dei procuratori generali”.
B.F.
tanchi delle continue
razzie che da mesi si
susseguono, hanno organizzato ronde di cittadini
volontari. Sono stati proprio
quest’ultimi che, sorprendendo una banda di ladri, hanno
iniziato l’inseguimento per
cercare di fermare i topi da
appartamento. Un bandito,
nel tentativo di fuggire, è caduto da sette metri, battendo
la testa e si trova ora ricoverato in gravi condizioni.
È successo a Genova, in particolare nel quartiere Staglieno: lì, la rabbia della popolazione è palpabile. Furti e rapine sono ormai all’ordine
del giorno.
L’ennesimo episodio venerdì
mattina, quando il 29enne
bosniaco Daniele Sajtic - insieme ad altri tre complici stava ‘ripulendo’ alcuni ap-
S
partamenti del luogo. I quattro, scoperti dalla ronda di
quartiere, sono scappati in
macchina, fino allo schianto
dopo aver quasi investito un
poliziotto della pattuglia che
nel frattempo aveva raggiunto
la zona. A quel punto il
29enne con numerosi precedenti penali, per scappare
è saltato da un muro alto circa
7 metri e cado sbattendo la
testa contro una pietra di un
giardino sottostante. L’uomo
è ora ricoverato in rianimazione all’ospedale Galliera. I
tre compagni sono invece
riusciti scappare, anche se i
poliziotti sono riusciti a recuperare la refurtiva: un borsone era in macchina, mentre
nel marsupio del bosniaco
sono stati ritrovati orologi,
bracciali e anelli in oro e contanti.
10
Domenica 17 maggio 2015
DALL’ITALIA
A FIRENZE LA REQUISITORIA DEL PROCESSO SUGLI ABUSI AVVENUTI NELLA COMUNITÀ DI RECUPERO
Forteto: chiesti 21 anni per il guru Fiesoli
Avrebbe maltratto i bambini a lui affidati “come regola di vita”. Chieste pene anche per altri
venti imputati. Durissimo attacco del pm anche alla magistratura e ai servizi sociali
di Barbara Fruch
entuno anni di condanna
per Rodolfo Fiesoli. È questa la pena richiesta dal
pm Ornella Galeotti venerdì al termine della lunghissima requisitoria (durata quasi
nove ore) nel processo del Forteto.
Pesanti le accusa per il fondatore
della comunità di recupero, detto ‘il
Profeta’: violenza sessuale. E maltrattamenti che, secondo il pm, l’uomo ha perpetrato “come regola di
vita” agli ospiti della comunità.
Sono quindici invece gli anni richiesti
per Luigi Goffredi, il principale collaboratore di Fiesoli considerato una
specie di ideologo dei crimini commessi, per reato di maltrattamento.
Durissimo attacco anche alla magistratura e ai servizi sociali. Secondo
il pm lo scandalo del Forteto sarebbe
potuto scoppiare già nel 1978 quando Gabriele Chelazzi, magistrato rigoroso, accusò e fece arrestare sia
Fiesoli che Gofredi per atti di libidine
violenta. Nel 1985 i due furono condannati ma l'opinione pubblica affossò i risultati del processo insinuando l'esistenza di “un complotto
di cattolici integralisti”.
Sia Fiesoli che Gofredi si presentavano come psicologi plurilaureati
a Berna e Zurigo, mentre Fiesoli
non ha neppure il diploma di scuola
superiore. Nonostante ciò il Forteto
ha goduto per decenni di una “opzione di fiducia incondizionata” ed
V
è stato ritenuto una “eccellenza educativa”.
“Per un lungo periodo al Forteto le
leggi dello Stato hanno subito una
sospensione per colpa di un'azione
criminale” ha spiegato il pm affermando come “tutti i diritti al Forteto
avevano poca fortuna”.
Lo Stato italiano ha di fatto ignorato
anche la sentenza del 2000 della
Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
che nel 2000 ha condannato l’Italia,
affermando che affidando bambini
al Forteto vi era il rischio di una
“amputazione” definitiva fra loro e
le famiglie di origine. “Anche dopo
la sentenza della Corte europea dei
Diritti dell'Uomo hanno continuato
come prima eludendo con accorgimenti le visite degli ispettori – ha
detto il pm – Gli imputati hanno
pervicacemente proseguito il proprio disegno criminoso”.
Il Forteto negli anni ha infatti continuato a riscuotere fiducia dalle istituzioni, ad essere giudicato un rifugio, un luogo di calda accoglienza
per chi aveva subìto abusi e traumi
in famiglia. Ma si è trattato, spiega
Galeotti, di una “falsificazione della
realtà” che è costata molte sofferenze, perché nei fatti gli affidatari
non avevano nessuna competenza
e al Forteto i traumi subìti dai minori
tolti alle famiglie non venivano riparati: anzi i bambini erano costretti
a ricordare perennemente, con le
pratiche ossessive dei chiarimenti,
le sofferenze subìte, e in alcuni casi
sono stati indotti ad accusare di
gravi reati i genitori, alcuni dei quali
– innocenti - hanno scontato anni
di carcere.
“In questa vicenda – ha sottolineato
Galeotti - non sono coinvolti solo
gli imputati di ora, ma anche magistrati e addetti ai servizi sociali”,
in relazione all'affidamento dei ragazzi da parte del tribunale dei
minorenni.
“Abbiamo compreso che punto centrale erano i maltrattamenti fisici e
morali inflitti a persone deboli, sfortunate, già abusate”, ha anche detto
il pm, tanto che “la paura di essere
‘svergognati’ era la vera forza di
Fiesoli. La punizione per chi non si
adeguava ai suoi ordini era l’emarginazione da parte di tutti”. Anche
in riferimento ai ‘chiarimenti’ serali,
le riunioni plenarie al termine della
giornata di lavoro nelle quali Fiesoli
esprimeva con autorità il suo credo
di ‘profeta’ del Forteto, spesso a
sfondo sessuale, il pm Galeotti ha
affermato che “Fiesoli ha usato la
sua superiorità morale fisica e psi-
cologica, sociale ed economica per
ottenere ciò che gli piaceva in nome
di una sua asserita purezza”.
Durissima l'accusa anche nei confronti di altri operatori del Forteto,
che il pm ha definito “anime belle
che credevano che (Fiesoli, ndr)
avesse strane facoltà”. Tra cui quella
di togliere la materialità dai ragazzi,
abusando di loro. Per questo, secondo
l'accusa, avrebbero fatto di tutto per
assecondare le sue pratiche.
Oltre a Fiesoli e Gofredi sono quindici gli anni richiesti per Daniela
Tardani, la quale è accusata di aver
costretto un minore - a lei affidato
dal tribunale dall'età di 5 anni - a
subire atti sessuali dagli uomini del
Forteto. Per maltrattamenti, richiesti
inoltre tra 10 e 11 anni di reclusione
per altri 12 imputati (Elisabetta Sassi,
Doriano Sernissi a 10 anni e 10 mesi;
Luigi Serpi a 11 anni; Francesco Bacci, Stefano Pezzati, Gianni Romoli,
Stefano Sarti, Sauro Sarti, Mariella
Consorti, Francesca Tardani, Elena
Maria Tempestini, Mauro Vannucchi,
a 10 anni); 8 anni per Andrea Turini
e Silvano Montorsi; 7 per Domenico
Premoli. Le richieste minori hanno
riguardato Angela Bocchino e Marida
Giorgi (3 anni e 3 mesi) e un altro
imputato, Elena Lascialfari (2 anni).
Il pm ha chiesto anche due assoluzioni, per Matteo Pizzi e Marco Ceccherini, questa per prescrizione perché essendo malato dal 1996 ha interrotto la partecipazione alla vita
della comunità.
MILANO - INCASTRATA DALLE TELECAMERE NASCOSTE PIAZZATE DALLA SQUADRA MOBILE LOCALE
Picchiava e terrorizzava i bimbi: arrestata una maestra
U
na triste storia di maltrattamenti su minori
ha finalmente trovato la giusta fine. Giustizia
è stata fatta, anche se per le piccole vittime
non sarà facile dimenticare quanto subito.
È successo in una scuola materna a Buccinasco,
nel milanese. L’artefice dei soprusi, la persona
alla quale un genitore ripone la propria fiducia affidando il suo bambino: la maestra. Una signora
di 60 anni, finalmente arrestata, incastrata dalle
immagini delle telecamere nascoste, installate dai
carabinieri nell’istituto, che hanno ripreso le
angherie subite dai piccoli alunni per mano della
donna. Botte e vessazioni, alcuni piccoli cominciavano a fare la pipì addosso, altri si coprivano
gli occhi se qualcuno alzava la voce e qualcuno di
loro aveva smesso anche di parlare. Tutte conse-
guenze dei maltrattamenti subiti in cui pare fosse
complice anche una collega della maestra 60enne
che, pur sapendo, ha taciuto per cui ora è indagata
anche lei.
La segnalazione è partita il 18 Febbraio quando alcune madri, notando lo strano comportamento
dei propri figli, si accorgono dei maltrattamenti.
«Mio figlio era terrorizzato , racconta una delle
donne che per prima ha segnalato la situazione,
da alcuni mesi dava segni di insofferenza davanti
alla scuola, ma ho avuto la conferma che qualcosa
non andava quando una volta l’ho sgridato alzando
leggermente la voce. A quel punto è scoppiato in
un pianto disperato e mi ha detto: “Io non sono
monello... poi tu mi picchi come fa la maestra”.
Gli ho chiesto spiegazioni e lui mi ha descritto gli
schiaffi col rovescio della mano che la maestra
dava a lui e ad altri bambini sul sedere e sulla
bocca».
La triste conferma è arrivata quando gli investigatori
hanno guardato le immagini riprese dalle telecamere
nascoste installate nell’istituto. «Mi hanno solo
detto - continua la mamma - che quella maestra è
una pazza squilibrata che ha fatto tante cose
brutte». Molti gli episodi violenti raccolti nei mesi.
«A gennaio ha fatto uscire i bambini con meno
quattro gradi affinché “si schiarissero le idee”.
Una volta invece sono andata a prendere mio
figlio in anticipo e l’ho trovato in un angolo in
lacrime. Lei gli stava dicendo con voce bassa
«adesso smettila, devi stare zitto, sennò quella
bocca te la chiudo io per sempre».
In quell’occasione la donna è intervenuta sgridando
a sua volta la maestra che le ha chiesto scusa per
i suoi modi e si è così giustificata: «A volte ho dei
modi che non sono consoni a bambini così piccoli
ma i bambini sono veramente discoli. Suo figlio
non sta alle regole del gruppo».
Lo stesso bambino che ha raccontato alla madre
che un compagno che aveva fatto la pipì addosso
è stato costretto a salire in piedi su una sedia
mentre gli altri bambini lo deridevano. Dopo la
sua denuncia invece, la donna ha sentito la maestra
minacciare i bambini con questa frase: «Adesso
se non fate i bravi vi faccio venire a prendere da
quell’uomo brutto che conosco solo io che porta
via i bambini monelli e non li riporta più dai
Chantal Capasso
genitori».
DOPO IL DELITTO, LUCA GIUSTINI, AVEVA DETTO DI AVER AGITO SU ORDINE DI UNA VOCE DIVINA
Uccise la figlia: assolto, ma è socialmente pericoloso
Il tribunale di Ancona ne ha disposto il ricovero in psichiatria per almeno tre anni
ell’estate di un anno fa ,
un padre uccideva brutalmente a coltellate la sua
figlioletta di 18 mesi, poi prendeva il telefono e chiamava la
moglie per raccontarle quanto
accaduto. Ora viene assolto per
quell’atroce delitto perché “non
è sano di mente”.
Stiamo parlando di una vicenda
accaduta nell’agosto 2014 a Collemarino, una frazione di Ancona.
N
L’assassino è il 36enne Luca
Giustini, la piccola vittima sua
figlia Alessia.
Dopo aver confessato l’accaduto,
la moglie e i soccorritori arrivarono in casa, la piccola giaceva
senza vita nella sua culla mentre
il padre era in evidente stato
confusionale.
L’uomo, descritto da tutti come
un padre, marito e lavoratore
modello, fu poi ricoverato nel
reparto di psichiatria dell’ospedale di Ancona, dove ai medici
raccontò di aver agito spinto da
alcune voci che gli avrebbero
chiesto di ucciderla.
Giovedì scorso il tribunale di
Ancona emette sentenza: Giustini
è stato assolto dall’accusa di
omicidio volontario per vizio totale di mente dal gup Paola Moscaroli cha ha disposto nei suoi
confronti la misura di sicurezza
della libertà vigilata per tre anni,
durante i quali dovrà dimorare
presso una struttura psichiatrica,
in quanto l’uomo è stato ritenuto
socialmente pericoloso. Il giudice
ha stabilito che l’uomo dovrà
rimanere presso la casa di cura
finché permane lo stato di pericolosità sociale.
In aula non c'erano né l’imputato
e né la moglie Sara, che con
l'altra figlioletta, si è costituita
parte civile chiedendo un risarcimento danni di due milioni di
euro. La parte civile si era op-
posta alle conclusioni
della consulenza dell'accusa, sostenendo
che la capacità mentale
di Giustini non fosse
del tutto annullata bensì
grandemente scemata
per la presenza di "elementi residui di natura
coscienziale".
Sulla misura "non detentiva" applicata, il legale di parte civile non
ha nascosto le proprie
perplessità, proprio in base alle
condizioni di salute di Giustini.
Ch.C.
Domenica 17 maggio 2015
11
SPORT
FROSINONE PROMOSSO NELLA MASSIMA SERIE (PROPRIO COME IL CARPI) E IN TUTTA LA CIOCIARA ESPLODE LA FESTA
Cenerentola al gran ballo della serie A
La favola di un piccolo grande club e di una città che vive questa passione anche come “riscatto sociale”
di Igor Traboni
l Frosinone ha battuto il Crotone e, quando
manca ancora una giornata alla fine del
campionato di serie B, è stato matematicamente promosso in serie A. Al triplice
fischio dell’arbitro Maresca di Napoli, nel
capoluogo ciociaro, ma un po’ in tutta la provincia,
è scoppiata la festa, andata avanti per tutta la
notte: roba da far tremare i sismografi, con “epicentro” al Matusa, il caro e vecchio stadio proprio
nel cuore (della città e dei frusinati), strapieno
nei suoi 10mila posti (ma le richieste di biglietti,
esauriti da dieci giorni, erano almeno doppie).
I
L’AVVENTO DI MAURIZIO STIRPE
Frosinone sogna. E non svegliateli i tifosi canarini.
Perché è un sogno che dura da 87 anni, compresi
quelli un po’ da incubo di tanti anni tra i dilettanti
della serie D, campionati anonimi con poche
persone sugli spalti, un paio di fallimenti societari.
Finché nel 2002 spunta all’orizzonte Maurizio
Stirpe, figlio di quel Benito già presidente del
Frosinone e a cui i tifosi ora vorrebbero intitolare
il nuovo stadio. Maurizio Stirpe, assieme ad altri
imprenditori, viene messo attorno a un tavolo
dall’allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace, per cercare di fare del club
ciociaro qualcosa di importante, fuori dall’anonimato della vecchia serie C.
Il club assume subito una “garanzia” professionale
da far invidia a squadre e città più blasonate.
Tempo tre anni e nel 2006 arriva la prima,
storica promozione in serie B, con Ivo Iaconi in
panchina. L’anno che segue è quello delle sfide
tremende ma affascinanti con Juventus (gente in
fila due giorni per i biglietti) e Napoli. Frosinone
destinata a retrocedere subito. E invece le scelte
sagge di Maurizio Stirpe, 56 anni, imprenditore
a capo del gruppo Prima (componentistica in
plastica per auto ed elettrodomestici) e dell’allora
dg Graziani, portano il club a restare per cinque
campionati consecutivi tra i cadetti.
LA BUONA STELLA DI… STELLONE
La retrocessione fa male, ma a Frosinone c’è
gente abituata a rimboccarsi le maniche ogni
mattina, a sfidare tanti luoghi comuni. E anche
chi arriva da queste parti, assume subito animo,
fisionomia e contorni da ciociaro. Ad iniziare
dalla generosità. Come Roberto Stellone, 300
partite in A e B, ultima stagione proprio con i
giallo-azzurri, ancora un anno di contratto ma
l’onestà di ammettere che è ora di smettere.
“Troppi infortuni, non posso più andare avanti”
confida a Stirpe. E il presidente, in una di quelle
intuizioni che definirla “felice” è dir poco, gli
propone di prendersi cura della formazione giovanile della Berretti. Stellone, allora 33enne,
accetta e si cala subito nel ruolo di padre-allenatore di ragazzini di 16-17 anni. Poco importa
se, dopo i fasti della critica che lo riteneva tra i
migliori attaccanti italiani e i gol a Torino, Napoli,
Genova sponda rossoblu, ora c’è da giocare
alle 11 della domenica mattina sul campetto di
Supino, a due passi da Frosinone. I “ragazzini
terribili” di Stellone quell’anno vincono tutto,
campionato e supercoppa, e Stirpe lo promuove
allenatore della prima squadra, nella vecchia
C1. Il primo anno è di transizione, ma utilissimo
a fa crescere proprio quei ragazzini anche in
prima squadra. Il secondo anno è invece quello
della cavalcata trionfale verso la serie B, conquistata ai play-off contro il Lecce.
Stellone ha già gli occhi addosso di tanti club di
A, come alcuni di quei ragazzini terribili della
sua “banda”, da Gori a Paganini, da Altobelli a
Frabotta. Ma basta una stretta di mano con Stirpe
e si va avanti, con un nuovo campionato di B, il
sesto della storia giallazzurra. “Durerà poco” dicono i più… benevoli: la squadra è per 10/11
quella della Lega Pro e Stellone non ha esperienza.
E invece, ecco il campionato formidabile, grazie
anche agli innesti di uomini d’esperienza come
Dionisi o Santana. Una cavalcata trionfale impreziosita dalle due vittorie contro gli avversari di
sempre del Latina o con quelli della nuova rivalità
Dall’alto, in senso orario, la squadra sotto la curva; Robert Gucher con la maglietta dedicata al padre; il presidente Stirpe e il mister Stellone; il portiere Zappino
del Perugia; ecco il Matusa che si fa fortino inespugnabile (nessuna squadra professionistica
ha raccolto tanti punti in casa), ecco una tifoseria
calda con il muro della Nord che fa paura ai giocatori avversari, sempre presente in massa anche
in trasferta, ma non asfissiante. Ecco una città
che la dimensione di questa squadra: cuore e
grinta, umiltà e fantasia.
DALLA A ALLA Z DI ZAPPINO
Ecco i giocatori: impossibile, per motivi di spazio,
scrivere di ognuno di loro. Proviamo a prendere
dei simboli, allora. Come Massimo Zenildo Zappino, un ragazzone arrivato da una favela brasiliana che aveva 9 anni: troppo poveri i suoi e
allora viene adottato da due meravigliose persone
di Siracusa. Finisce a Frosinone per giocare al
calcio, si innamora della città e della sua gente,
va via per “fare carriera”, tra il Chievo e la Romania, ma torna in Ciociaria per la seconda
promozione in serie B e ora per questa storica
in A, idolo dei tifosi, un cuore da ragazzo buono.
Oppure Alessandro Frara, il capitano “c’è solo
un capitano”. E il suo gol storico l’anno scorso ai
play off: il papà scomparso da pochi mesi, la
partita sull’1-1 ai supplementari, lui che si spinge
in area di rigore su un calcio d’angolo, i compagni
che lo sentono urlare: “Papà, aiutami”, l’inzuccata
vincente - lui che non è altissimo - la palla in rete
e il pianto di gioia mostrando la maglietta “Per
te papà”.
O Robert Gucher, arrivato a Frosinone dall’Austria
che era ancora minorenne e che adesso, dopo
7 anni, parla solo il ciociaro, oltre all’austriaco,
spassoso con le sue gag su facebook in dialetto
ma così serioso in mezzo al campo che è
conteso da mezza serie A, squadre blasonate
comprese, ma lui resterà a Frosinone perché
questa maglia l’ha indossata in fondo al cuore.
O i fratelli Ciofani, Daniel e Matteo, due talenti
puri (e una coppia dalla disponibilità assoluta
fuori dal campo, soprattutto se c’è da regalare
un sorriso a un disabile o a bambino) che il
grande calcio non ha mai capito e che mai avevano giocato assieme, prima della doppia cavalcata canarina. O Danilo Soddimo, che dona il
suo tempo libero agli ospiti del carcere cittadino,
perché anche due tiri a un pallone aiutano a respirare profumo di libertà.
SCONFITTI ANCHE I LUOGHI COMUNI
Frosinone in serie A è la vittoria anche fuori dal
campo, “contro” certi luoghi comuni. Lasciando
stare la simpatia del povero Rino Gaetano (“Mio
fratello è figlio unico perché è convinto che Chinaglia non può andare al Frosinone”), ci sono
poi le frasi fatte dei vari Moggi e Doni: il primo a
dire che “la Juve gioca a Barcellona, mica a Frosinone” e che pochi mesi dopo al Matusa ci finì
sul serio, per via del calcioscommesse. Stessa
brutta vicenda che coinvolse anche l’ex atalantino
Doni, felice come un bambino perché i bergamaschi tornavano in A “e così non ci toccherà
più giocare a Frosinone”. Oppure la storia recente
della strana telefonata di Lotito (e chissà perché
nessuno ha fatto chiarezza su quelle parole così
pesanti) che il Carpi e il Frosinone in serie A
proprio non ce li voleva. E che tra qualche mese
invece si ritroverà davanti ad entrambe, perfino
all’Olimpico.
Frosinone in A è anche la trasformazione in
principe del brutto anatroccolo, quello delle ridicole barzellette da avanspettacolo sui “ciociari
pecorari” o sulle cioce ai piedi, calzari peraltro
bellissimi ma chissà perché accostati a simbolo
di arretratezza.
È un momento magico per questa terra, che nei
giorni scorsi ha visto un suo figlio, Luciano
Fontana, diventare direttore de Il Corriere della
Sera e, come lui stesso ha detto in alcune interviste, è proprio grazie alla proverbiale testardaggine ciociara che ha raggiunto questo prestigioso incarico.
Attorno a questa serie A c’è anche la voglia di
una città di riscattarsi, di provare ad uscire dalle
secche di una crisi industriale senza precedenti;
il calcio (e poi dicono che non serve a niente…
) porterà movimento di gente, nuove opportunità,
ricchezza. E già ora sta generando simpatia,
per il Frosinone come per il Carpi, in tutta Italia.
E cenerentola-Frosinone peraltro ha tanta voglia
di restare a lungo nel grande ballo: “È stato un
anno fantastico - dice il presidente Stirpe - Il
futuro? Faremo le cose per bene”. Magari
sempre al Matusa, il fortino che probabilmente
ancora per un anno (basteranno pochi ritocchi
e 400 posti in più) ospiterà i canarini.
“Portaci in Europa” gridano quelli della Nord a
Stirpe. Vabbe’, piano con i sogni, anche se…
non era un sogno pure quello del Frosinone in
serie A?
Roba che se Chinaglia fosse ancora tra noi, c’è
da scommetterci, con la sua generosità avrebbe
finito la carriera proprio in questa terra di pane,
calcio e generosità.
IL COMMENTO
Straordinaria
avventura
cominciata nel 2002
l Frosinone in serie A mi commuove e
ricordo quel giorno del 2002 quando,
da presidente di regione, misi attorno
a un tavolo Maurizio Stirpe e un gruppo
di imprenditori locali.
E poi, soprattutto dalla generosità e dal
radicamento della famiglia Stirpe, sulle
orme del capostipite cav. Benito, è nata in
Ciociaria una straordinaria avventura che
oggi riscatta una terra popolata da gente
buona e innamorata delle sue radici.
Francesco Storace
I
12
Domenica 17 maggio 2015
SOCIETA’
UMBRIA JAZZ 2015: SI ACCENDONO I RIFLETTORI SULLA GRANDE MUSICA
A Perugia una parata di stelle internazionali
I duetti più attesi: Tony Bennett con Lady Gaga e Chick Corea con Herbie Hancock
di Chantal Capasso
Q
uesta settimana è stata
presentata a Perugia, uno
degli eventi musicali più
importanti nel panorama
nazionale: l’Umbria jazz
15 che promette dieci giorni intensi
di musica, contest, workshop dal
10 al 29 maggio. Perugia si animerà
da mattina a notte di eventi e concerti con ospiti internazionali, tra
cui: Chick Corea con Herbie Hancock, Caetano Veloso con Gilberto
Gil, Paolo Conte, Brad Mehldau,
Subsonica, Cassandra Wilson, Charles Lloyd, Dianne Reeves, Bill Frisell,
Enrico Rava, Stefano Bollani, Paolo
Fresu, Danilo Rea .
La novità di Umbria Jazz 15 è l’anteprima del 9 luglio in piazza IV
Novembre, dedicata ai trent’anni
di collaborazione tra UJ e il Berklee
College of Music di Boston, con il
concerto della Faculty Band di Larry
Monroe e Donna McElroy e di Alissia Benveniste & The Funketeers, e
la consegna delle lauree ad honorem del Berklee College of Music
a due grandi musicisti presenti nel
cartellone del Festival, Charles
Lloyd e Paolo Fresu.
Non solo jazz ma anche black
music, pop, soul e canzone d’autore,
ritmi latini e musica elettronica
tutto questo e molto altro promette
l’Umbria Jazz: 250 eventi in 10 gior-
ni, da mezzogiorno a tarda notte,
come vuole la consueta formula
del festival. Lo spazio principale,
dedicato ai concerti serali, è l'Arena
Santa Giuliana, gli altri eventi si
svolgono al Teatro Morlacchi, alla
Bottega del Vino, in piazza IV No-
vembre, e nei giardini Carducci.
Il 14 e il 15 luglio i due concerti
evento - in esclusiva italiana - si
terranno all'Arena Santa Giuliana:
Herbie Hancock, ossia due dei più
grandi pianisti viventi per una magica serata di musica, e Tony Ben-
nett e Lady Gaga che presentano
il loro acclamatissimo album di
standard dal titolo "Cheek To Cheek", vincitore del Grammy 2015
come Best Traditional Pop vocal
Album. Caetano Veloso e Gilberto
Gil nel duo "Two Friends a century
of music" si esibiranno invece il 17
luglio, sempre all'Arena Santa Giuliana.
Tra le stelle di prima grandezza
dell'universo jazz e non solo anche
Paolo Conte (10 luglio), Brad Mehldau (11 luglio), Charles Lloyd (10
luglio), Subsonica (11 luglio), Stefano Bollani (12 luglio), Paolo Fresu
(12 luglio), Cassandra Wilson (16
luglio), Dianne Reeves (17 luglio),
Bill Frisell (17 luglio), Incognito (18
luglio), Enrico Rava (18 luglio) e
tanti altri.
Chick Corea con Herbie Hancock,
Tony Bennett con Lady Gaga e Caetano Veloso con Gilberto Gil sono
tra i duetti più attesi all'edizione
2015 di Umbria jazz, in programma
dal 10 al 19 luglio a Perugia.
Due le peculiarità di questa edizione: l'anteprima del 9 luglio in
piazza IV Novembre, dedicata ai
trent'anni di collaborazione tra UJ
e il Berklee College of Music di
Boston, con il concerto della Faculty
Band di Larry Monroe e Donna
McElroy e di Alissia Benveniste &
The Funketeers, e la consegna delle
lauree ad honorem del Berklee
College of Music a due grandi musicisti presenti nel cartellone del
Festival, Charles Lloyd e Paolo Fresu. Altra particolarità dell'edizione
2015 riguarda l'autore del manifesto,
anzi dei manifesti ufficiali del Festival: il Maestro Alberto Burri.
UN PARCO SOTTOMARINO PER DIRE: “NO ALLA PESCA ILLEGALE”
CHIRURGIA ESTETICA
A Talamone nasce La Casa dei pesci
Un adolescente su due
vorrebbe il “ritocchino”
Un museo sommerso con opere d’arte per tutelare fauna e fondali
inalmente a Talamone (Grosseto) dopo anni di duro lavoro
è stata inaugurata “La Casa
dei Pesci”, il primo parco sottomarino
dell’arte in Italia. Nato per contrastare
le attività di pesca illegale, offrirà anche un habitat per il ripopolamento
dei pesci e un’attrazione per il turismo
subacqueo.
L’ideatore è Paolo Fanciulli, pescatore
toscano dall’animo ambientalista, che
grazie al contributo e al sostegno di
tanti cittadini e associazioni, tra cui
Greenpeace, ha trovato una soluzione
concreta al problema della pesca a
strascico sotto costa, che da anni devasta questo meraviglioso tratto di
mare.
Per contrastare il fenomeno dell’illegalità sono state impiantate delle
barriere artificiali a protezione dei
preziosi fondali che si estendono ai
piedi del Parco naturale della Maremma. Non semplici barriere in cemento, come quelle già posate nel
2006, ma blocchi di risulta di marmo
scolpiti da artisti di fama internazionale come Emily Young, Giorgio
Butini, Massimo Catalani e Massimo
Lippi. Vere e proprie opere d’arte in
difesa del mare.
«Da anni pochi pescatori disonesti
continuano indisturbati a saccheggiare fondali e risorse marine senza
che nessuno faccia niente per fermarli», dichiara Serena Maso, campagna Mare di Greenpeace. «Il progetto ‘La Casa dei Pesci’ è un segno
di civiltà: dove le autorità latitano, i
pescatori onesti e i cittadini si mobilitano per proteggere l’ambiente in
F
Molti sono insoddisfatti del proprio aspetto,
sette su dieci desiderano somigliare a un attore
a chirurgia estetica
è ormai diventata
una al quale sembra
che nessuno voglia moda
soprattutto tra le donne
dello spettacolo. Ma a voler sottoporsi alla chirurgia
plastica non sono più solo
gli adulti. Uno studio ha
dimostrato che quasi la
metà degli adolescenti
vorrebbe farsi un intervento chirurgico
magari per sistemare il naso od il seno.
È quanto emerge da un'indagine tra gli
studenti delle scuole italiane presentata
oggi dalla Società italiana di medicina
estetica (Sime) in occasione del suo
36/o Congresso nazionale, su un campione di 2265 adolescenti adolescenti
italiani.
La statistica ha mostrato che il 78%
delle femmine sono insoddisfatte del
proprio fisico, mentre i dati relativi ai
maschi fanno segnare il 54%. Un altro
dato indica che il 17,7% degli adolescenti
vorrebbero migliorare una parte specifica
del loro corpo oppure il 15,8% delle ragazze in aggiunta al 3,3% dei ragazzi
desiderano sottoporsi alla medicina estetica ed ancora il 5,3% dei maschi contro
l’1,9% delle femmine vorrebbero sottoporsi alla chirurgia plastica per sistemare
il naso ed il seno. Mentre il 12,6% ammette che i familiari lo hanno addirittura
'suggerito' a loro.
Un altro dato interessante è che 3
L
cui vivono. Adesso chiediamo che
le autorità di controllo locali e il Ministero delle Politiche Agricole, che
avrebbero il compito di contrastare
la pesca illegale, non si sottraggano
alle loro responsabilità e si impegnino
seriamente per fermarla».
Greenpeace sarà sempre attiva nella
campagna contro l’illegalità nei fondali, continuando a sostenere attivamente questo progetto. Sempre al
fianco dei pescatori artigianali che
pescano in modo onesto e sostenibile.
In quest’ottica Greenpeace parteciperà al concorso “Foodies’ Challenge 2015” con il cortometraggio
“There She Blows”, che vede la partecipazione straordinaria del grande
apneista Enzo Maiorca. Diretto dai
registi Francesco Cabras e Alberto
Molinari, il video prodotto insieme a
Ganga Film e ideato da Massimo
Catalani intende portare all’attenzione
le tematiche della pesca sostenibile
e del rispetto per il mare e per i
doni che ci offre.
«Tutte le scene sono state girate ai
piedi del Parco della Maremma, tra
Alberese e Talamone, oltre che a
bordo del peschereccio di Paolo
Fanciulli, uno dei protagonisti del video», spiega Maso. «Con questo
cortometraggio vogliamo lanciare
un appello, un invito rivolto ai cittadini
e ai consumatori e agli stessi chef:
pensate al nostro mare e al pesce
che mangiate con più semplicità, sostenibilità e rispetto». Elvira Mami
ragazzi su 4 prendono come 'modello'
per il ritocchino un personaggio del
mondo dello spettacolo che nella società
attuale non è certo più il 'divo' irraggiungibile del passato, ma un modello
'reale' e quindi 'raggiungibile', spesso
contattabile sui social network o che
frequenta la stessa discoteca. Ma avere
un modello a cui somigliare, avverte la
Sime, «toglie forza alla centralità dell'io
e consapevolezza di sè e delle proprie
caratteristiche individuali».
Spiega Emanuele Bartoletti, presidente
del Sime: “A volte le richieste sono autonome, a volte i ragazzi sono spinti
dagli stessi genitori e arrivano dal medico
lamentando un inestetismo non sempre
presente. Essendo questo un trend in
aumento riferito con preoccupazione da
gran parte dei soci della SIME, la Società
ha ritenuto opportuno far chiarezza nella
situazione con lo scopo - conclude - di
proteggerli da interventi inopportuni e,
soprattutto, con l'intento di educarli ad
Ch.C.
accettarsi».
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a gad lerner piace la bugia - Il Giornale D`Italia