APOSTOLATO UNIVERSALE – Continuità e sviluppo
Rivista semestrale dell’Istituto S. Vincenzo Pallotti – Roma
Anno XV – n. 30/2013, pp. 23-33.
STUDIO E FORMAZIONE
PERCHÉ VINCENZO PALLOTTI
INVITA A RIACCENDERE LA CARITÀ?
Jan Kupka SAC
Istituto S. Vincenzo Pallotti – Roma
Roma, 14 marzo 2013
INTRODUZIONE
La preparazione della riflessione sul “Perché Vincenzo Pallotti invita a riaccendere la carità?” mi
sembrava molto facile. In un primo approccio pensavo di indagare la situazione del mondo e della
Chiesa al tempo di Vincenzo Pallotti per cercare i motivi sul “perché riaccendere la carità”, indicandone
le cause temporali e le circostanze storiche. Nel corso del lavoro ho dovuto cambiare totalmente il modo
di affrontare questo tema. Dall’indagine sugli scritti del Pallotti1 sono emersi due punti che hanno
condizionato l’elaborazione di questo tema, cioè la congiunzione intrinseca tra fede e carità e la priorità
assoluta della carità nel pensiero di san Vincenzo Pallotti.
L’espressione “riaccendere la carità” negli scritti del Pallotti è quasi sempre accompagnata
dall’espressione “ravvivare la fede”. Queste due espressioni formano un’unità inseparabile, come a dire:
ravvivando la fede si accende la carità e riaccendendo la carità si ravviva la fede. Il legame intimo tra
fede e carità è sottolineato dal papa Benedetto XVI nel suo insegnamento magistrale. Nella lettera
apostolica Porta fidei dice: “La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un
sentimento in balia costante del dubbio. Fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette
all’altra di attuare il suo cammino”2 . Ciò lo ribadisce anche nel messaggio per la Quaresima 2013
quando afferma che tra fede e carità non c’è separazione o contrasto. “Non possiamo mai separare o,
addirittura, opporre fede e carità. Queste due virtù teologali sono intimamente unite ed è fuorviante
vedere tra di esse un contrasto o una «dialettica». Da un lato, infatti, è limitante l’atteggiamento di chi
mette in modo così forte l’accento sulla priorità e la decisività della fede da sottovalutare e quasi
disprezzare le concrete opere della carità e ridurre questa a generico umanitarismo. Dall’altro, però, è
altrettanto limitante sostenere un’esagerata supremazia della carità e della sua operosità, pensando che
le opere sostituiscano la fede. Per una sana vita spirituale è necessario rifuggire sia dal fideismo che
dall’attivismo moralista”3. Siamo quindi invitati a riscoprire il giusto rapporto tra fede e carità.
Il secondo punto che è emerso dall’indagine sugli scritti del Pallotti è la priorità assoluta e
dominante della carità nel pensiero del Pallotti. Solo nelle Opere complete la parola “carità” ricorre in
contesti diversi ben 1.600 volte. Ciò indica l’importanza del concetto spirituale della carità per la vita
del Pallotti e per la sua fondazione dell’Apostolato Cattolico. L’espressione “riaccendere la carità”
1
Cfr. San Vincenzo Pallotti, Opere complete, a cura di Francesco Moccia SAC, Curia Generalizia della Società
dell’Apostolato Cattolico, Roma 1964-1997, voll. I-XIII (= OOCC).
2
Benedetto XVI, La Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Porta fidei” con la quale si indice l’Anno della
fede (11 ottobre 2011), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2011, n. 14 (= Porta fidei).
3
Benedetto XVI, Il messaggio per la Quaresima 2013, in “L’Osservatore Romano”, anno CLIII, n. 27 (46.271),
sabato 2 febbraio 2013, p. 8, n. 3.
-1-
viene adoperata dal Pallotti in varie formulazioni. Ritorna però sempre un richiamo alla carità che Dio
ha rivelato e comunicato all’uomo in Gesù Cristo. Si tratta quindi di rendere sempre viva e ardente la
carità divina e di infiammare il fuoco della carità in tutto il mondo. Il Pallotti dice: “Riaccendere fra i
cattolici la carità di Gesù Cristo”4 , “dilatare il divin fuoco della carità di Cristo su tutta la terra”5,
“dilatazione del fuoco della divina carità”6. Queste sono espressioni che indicano l’universalità del
pensiero del Pallotti sulla carità, l’universalità nello spazio e nel tempo. La carità nella concezione del
Pallotti non è una realtà temporale che viene vissuta dagli uomini solo nel tempo, ma è un dono di Dio
che implica l’azione piena di amore di Dio stesso per rendere l’uomo partecipe del suo progetto di vita
nell’eternità.
Questi pensieri hanno guidato la preparazione della riflessione di oggi sul tema: Perché il Pallotti
invita a riaccendere la carità? Sono tre punti che formano un filo conduttore del pensiero del Pallotti
sulla carità: l’uomo creato ad immagine di Dio, Gesù Cristo venuto per riaccendere il fuoco della sua
Carità, il bisogno permanente di riaccendere la carità tra gli uomini.
1. PERCHÉ L’UOMO PER SUA NATURA È CARITÀ
Vincenzo Pallotti sviluppa i suoi pensieri partendo dalle verità della fede. Nelle sue riflessioni
richiama spesso queste parole: “illuminato dalla santa fede ricordo che...”, soprattutto nel suo opuscolo
“Iddio l’Amore infinito”7. Nel suo scritto composto nel 1835 intitolato “Iddio è Carità per Essenza”
afferma con tutta chiarezza: “l’uomo è creato a immagine e similitudine di Dio. Dunque l’uomo,
secondo l’essenza della sua creazione è una immagine e similitudine della Carità per essenza. Colui che
sta (cfr. 1 Gv 4, 16) nella Carità (ossia che si esercita nelle opere di Carità) sta in Dio, e Dio sta in Lui.
Dunque se l’uomo vuole stare in Dio e brama che Dio stia in lui deve stare nella carità, (ossia deve
vivere nell’esercizio della carità). La Carità guarda Dio e il prossimo”8. A quel punto merita attenzione
la chiarificazione del Pallotti su chi è il prossimo. Il Pallotti scrive: “Prossimo nostro si dice ed è
chiunque è capace di conoscere, servire, amare e godere Iddio. Ma qualunque uomo è capace (ossia non
è impossibile) di conoscere, servire, amare, e godere Iddio. Dunque sia nostro nemico, o amico,
cattolico o eretico, pagano o incredulo, cristiano o ebreo, cittadino, o estero di qualunque nazione sparsa
per l’universo è prossimo nostro: dobbiamo amarlo, come noi stessi per amore di Dio”9.
Il testo è breve, ma profondo del contenuto teologico e spirituale. Richiama in primo luogo la
verità biblica sulla creazione dell’uomo: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò” (Gen 1, 27). Da questa affermazione il Pallotti deduce la verità sull’uomo:
poiché Dio è carità per essenza, l’uomo creato ad immagine di Dio è la carità per l’essenza. Ciò
significa che la carità è come “il tessuto” dell’essere umano; la carità – si può dire – è incisa nella natura
dell’uomo. Quindi, chi compie le opere di carità, sta in Dio e Dio sta in lui: “Dio è amore – insegna san
Giovanni apostolo – chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4, 16).
Nella seconda parte del testo il Pallotti evidenzia la verità sull’attuazione della carità nella vita
dell’uomo. Se l’uomo vuole vivere in Dio, deve esercitare le opere della carità. E la carità si riferisce
a Dio e al prossimo. Nella carità vissuta ed operosa l’uomo vive e realizza l’amore verso Dio e l’amore
verso i fratelli. E san Giovanni spiega che “siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli.
4
OOCC IV, p. 315.
5
OOCC III, p. 175.
6
OOCC III, p. 177.
7
Cfr. OOCC XIII, pp. 25-171.
8
OOCC III, p. 151.
9
OOCC III, p. 152.
-2-
Chi non ama rimane nella morte” (1 Gv 3, 14). Dunque, l’uomo, creato ad immagine di Dio, non è se
stesso se non ama. Il Pallotti esprime questa verità con le parole: “Non può vivere, Gesù mio, chi non
ama”10.
La creazione dell’uomo ad immagine della carità di Dio – secondo il Pallotti – è la verità più
profonda dell’essere umano. Esso si realizza nella sua pienezza nell’amore reciproco, facendo propria
la misura dell’amore di Gesù: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io
ho amato voi” (Gv 15, 12). La carità allora è anzitutto il mistero stesso di Dio e il dono della sua vita
agli uomini. La carità è, di conseguenza, la più profonda identità dell’uomo, la sua vocazione e
l’autentica realizzazione.
Non dobbiamo meravigliarci che il Pallotti sviluppi questo pensiero sulla creazione dell’uomo
ad immagine di Dio in altri suoi scritti, soprattutto nel suo opuscolo “Iddio, l’Amore infinito”, dove
nella meditazione VIII sottolinea l’amore infinito e la misericordia di Dio nella creazione dell’uomo:
“l’anima mia è creata ad imagine e similitudine vostra, e non è una imagine dipinta in tela, né una
imagine di legno, di pietra, di metallo, ma una sostanza vivente ragionevole spirituale, per suo naturale
distintivo di creazione, e che perciò ne forma il suo vero, reale e sostanziale costitutivo, è l’essere
creato, sussistente che rappresenta Voi, o mio Dio, e tutto Voi nella vostra essenza, nelle divine
persone, e in tutti i vostri infiniti attributi e perfezioni”11. Il Pallotti elenca una lunga lista degli attributi
divini che rispecchia l’uomo creato ad immagine di Dio: potenza, sapienza, bontà, misericordia,
giustizia, purità, santità, perfezione12.
Un legame tra la creazione dell’uomo ad immagine di Dio e l’impegno caritativo della Chiesa è
stato evidenziato recentemente dal cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio “Cor
Unum”, parlando all’Assemblea plenaria del 2013. In un’intervista ha ribadito che il suo dicastero cerca
di comunicare la sorgente d’amore che viene da Dio. L’uomo ha bisogno di un aiuto non soltanto
materiale, ma di una consolazione interiore. La solidarietà e la carità devono nascere da Colui che vuole
essere solidale con l’uomo, cioè Dio. L’uomo è un’immagine di Dio e non dobbiamo distruggerlo. Oggi
la carità vera è aiutare l’uomo perché non sia distrutto, perché l’identità dell’uomo sia conservata come
una parte di Dio. L’urgenza oggi è di proteggere l’uomo, di salvare l’uomo, non soltanto
materialmente13.
2. PERCHÉ CRISTO È VENUTO A RIACCENDERE IL FUOCO DELLA CARITÀ
Vincenzo Pallotti ha contemplato Gesù Cristo nelle sue manifestazioni di amore. Tutta la vita di
Gesù e le sue azioni per il bene degli uomini e per la loro salvezza rispecchiano – secondo il Pallotti
– l’amore che ha ricevuto dal Padre. Proprio l’amore ha spinto Gesù a dare luce ai ciechi, udito ai sordi,
bevanda agli assetati, cibo agli affamati, salute agli infermi, vita ai morti, la buona novella di salvezza
ai poveri, per condurre tutti alla felicità della vita nell’eternità14. La carità di Gesù abbracciava tutte le
persone bisognose di consolazione spirituale ed aiuto materiale.
Gli scritti di san Vincenzo Pallotti rivelano la carità di Cristo nella tenerezza del Suo Cuore
divino. Il Pallotti dice che la salvezza delle anime era il continuo oggetto dei pensieri di Gesù, lo scopo
dei suoi santi desideri e il fine dei suoi amorosi affetti. La passione di Gesù e la sua morte sulla Croce
per la salvezza degli uomini costituiscono per il Pallotti il momento in cui la carità di Gesù Cristo
10
OOCC X, p. 226.
11
OOCC XIII, p. 60.
12
Cfr. OOCC XIII, pp. 61-62.
13
Cfr. Il card. Sarah all’assemblea di “Cor Unum”: aiutare l’uomo con beni materiali e spirituali, in “Radio
Vaticana”, 17 gennaio 2013.
14
Cfr. OOCC X, pp. 15-16.
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raggiunge il suo culmine. Egli scrive: “(...) le mire del Redentore erano tutte secondo la sua santità e
carità infinita: (...) e con la sua carità rimirava il bisogno delle anime per le quali con ardore infinito di
amore andava a spargere il suo preziosissimo Sangue”15.
Merita attenzione un testo, in cui il Pallotti collega “riaccendere la carità” con il fuoco: “Il
Redentore del genere umano (...) è venuto per dilatare il divin fuoco della sua carità su tutta la terra”16.
Questo testo pur nella sua brevità ha in sé una grande energia e indica il fuoco dell’amore. Nel delineare
la figura di Gesù, Pallotti accoglie e inserisce nel suo pensiero il tema del fuoco. Esso può avere diverse
determinazioni ma la dichiarazione di Gesù è forte: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come
vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12, 49).
Il termine fuoco è preso per esprimere l’amore eterno del Padre che il Figlio di Dio attraverso la
sua missione ha portato nel mondo. E questo fuoco è quello che illumina, che riscalda, che brucia, che
purifica e che distrugge. Bisogna accendere il fuoco e poi soffiare per farlo dilatare in ogni luogo.
Questa metafora del fuoco contiene in sé quella energia vitale che lancia sulle frontiere del mondo gli
annunciatori del Vangelo. Per accendere, difendere e diffondere la fede e la carità e propagarle il Pallotti
vuole incendiare tutto il mondo con il fuoco dell’amore. Per questo la persona di Gesù che annuncia
l’amore di Dio Padre lo affascina e lo esalta, lo riempie di zelo apostolico. Cogliere e descrivere la
passione apostolica di Gesù che accende il fuoco ha certamente un grande significato per coloro che
si mettono alla sua sequela e che si incamminano sulla strada di Cristo. Legato al tema del fuoco è il
battesimo di sangue. Gesù dice: “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché
non sia compiuto!” (Lc 12, 50). Questo passaggio alla morte redentrice, carica di mistero tutta la vita
di Gesù e ci fa intravedere un piano soprannaturale che il Pallotti ha espresso con parole di santa
impazienza in attesa del momento di spargere tutto il sangue per la salvezza dell’uomo.
Il Pallotti trascende questa limitazione del contenuto delle parole “riaccendere la carità” e ci
spiega che esse esprimono la realizzazione della missione di Gesù Cristo: “Egli (...) tanto operò e tanto
bramava che in tutti i cuori si accendesse il fuoco della carità alla vista del amore infinito col quale
venne a redimerci a costo di essere ubbidiente sino alla Morte di Croce” 17 . Qui si evidenzia
l’atteggiamento di Gesù di fronte alla sua passione. Egli sente un desiderio pieno di angoscia di essere
immerso in questo abisso di sofferenza che lo condurrà al compimento della sua missione: portare il
fuoco, cioè lo Spirito, con la sua forza purificatrice e innovatrice (cfr. Gv 7, 39; 16, 7).
San Paolo ci aiuta a comprendere meglio la missione di Cristo quando afferma che dobbiamo
costruire la nostra vita sul fondamento che è Gesù Cristo stesso: “E se, sopra questo fondamento, si
costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile:
la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di
ciascuno” (1 Cor 3, 11-13). Chi è questo fuoco che proverà la qualità dell’opera di ciascuno? È Gesù
Cristo, mandato dal Padre. Egli è venuto per accendere il fuoco che divora e brucia il male.
Il credente, in forza della sua fede in Gesù Cristo e dell’unione con Lui per mezzo del battesimo,
partecipa alla missione di Cristo Redentore. Il Pallotti dice che Dio ha lasciato agli uomini svariati
mezzi per compiere la sua volontà, cioè diffondere questo “fuoco” a livello universale: “Il più vivo e
attuato esercizio, e uso di tutti i mezzi che la divina Provvidenza ha lasciato, è affidato agli uomini per
vieppiù accendere un tal fuoco ove già si trova e per dilatarlo ove non v’è (...). Questa è l’opera che di
natura sua tende a continuare l’opera stessa che venne a trattare l’uomo Iddio, il Sovrano dell’Universo,
il divino Esemplare di tutto il Genere”18 . Il Pallotti dice che i veri credenti di qualsiasi stato e
condizione di vita, invitati a partecipare attivamente all’opera per la diffusione del fuoco della divina
15
OOCC XIII, p. 416.
16
OOCC III, p. 175: Ignem veni mittere in terram et quid volo nisi ut accendatur (Lc 12, 49).
17
OOCC III, p. 175.
18
OOCC III, p. 176.
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carità, non possano rifiutare la cooperazione con “ciò che ha fatto un Dio fatto Uomo per noi, e che ha
fatto a costo di andare a morire su di una Croce”19.
Il pensiero del Pallotti sul riaccendere la carità fra i cattolici rivela tutta la profondità teologica
della spiritualità pallottina. Il riaccendere la carità, dunque, non è solo un mezzo per raggiungere lo
scopo della propagazione della fede o una preparazione dei credenti all’impegno apostolico, ma una
partecipazione alla missione di Cristo che è venuto per rivelare Dio come la carità, l’amore infinito. Ciò
rappresenta la continuazione dell’opera stessa di Gesù Cristo, divin Redentore.
Il Regno della carità di Gesù Cristo è andato oggi in crisi. La dottrina di Gesù sul comandamento
nuovo, anzi, “il mio comandamento”, come lo chiamava Gesù, “che vi amiate gli uni gli altri come io
ho amato voi” (Gv 13, 34; 15, 12), si è indebolita a causa dell’insegnamento teologico e dello
smarrimento morale e pratico. “Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori che non riconoscono
Gesù venuto nella carne. (...) Chi va oltre e non rimane nella dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi
invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio” (2 Gv 7-9). Queste le parole di san Giovanni
apostolo sono scritte ai membri della Chiesa che viveva un tempo di crisi a causa delle interpretazioni
teologiche sull’Incarnazione, il mistero cristiano centrale. Così anche nei nostri tempi si è raffreddato
il fuoco dell’amore a causa delle discussioni su Gesù Cristo, il Salvatore del mondo (cfr. Gv 4, 42).
3. PERCHÉ IL MONDO HA UN GRANDE BISOGNO DELLA CARITÀ
Vincenzo Pallotti conosceva molto bene la situazione religiosa a Roma, in tutta Europa e nel
mondo intero. Era preoccupato soprattutto per l’indebolimento della fede dei Romani. Ciò ha espresso
nell’invito del 1839 all’Ottavario dell’Epifania, dicendo: si scorge sventuratamente illanguidita la santa
fede nel cuore dell’Europa e nella stessa Città santa20. “In uno sguardo al mondo del secolo nostro –
scriveva il Pallotti nel 1836 – si può vedere l’inconcepibile esigenza, che venga ravvivata la fede e
riaccesa la carità fra cattolici (...). E alla vista di uno spettacolo sì lagrimevole chi sarà che non ricordi
i doveri della cristiana carità?”21 . Il Pallotti vedeva quindi che nel suo tempo esisteva una grande
esigenza di ravvivare la fede e riaccendere la carità. Vivere senza fede significava per lui vivere senza
valori inestimabili del Vangelo che sono di grande conforto di Gesù Cristo per l’uomo pellegrinante
nella valle del pianto, cioè nel mondo senza fede. Secondo il Pallotti la fede è morta perché non è
animata dalla carità. Ogni credente non può essere indifferente di fronte alla situazione della fede
indebolita e tiepida.
L’esigenza di riaccendere la carità enunzia il Pallotti nel testo composto nel 1835, in cui scrive
che nelle “regioni cattoliche” l’ardore della fede nei credenti è diminuito, la fede si è intiepidita. Perciò
“alcuni cattolici sacerdoti e laici che sono nella città di Roma (Centro della Unità), dando uno sguardo
semplicissimo allo stato attuale del mondo (siamo nel secolo XIX anno 1835) vedono e non possono
non vedere intiepidita la fede e raffreddata la carità fra i cattolici (...). Se secondo i dettami della
Umanità ognuno deve avere sentimenti di compassione sui bisogni del corpo (il cattolico avrà
sentimenti di carità, perché il soccorso nei bisogni corporali lo riferisce alla ragione di mezzo per la
salvezza dell’anima). Molto più secondo i dettami della carità ciascuno deve avere una caritatevole
compassione su tante anime che o vivono senza la fede, o che diminuita in loro la fede, e morta la carità
vivono nelle tenebre di eterna perdizione”22.
Vincenzo Pallotti indica ancora altri motivi per riaccendere la carità tra i cattolici del suo tempo
per rispondere ai bisogni della Chiesa e del mondo. Essi sono: l’indebolimento delle istituzioni
19
OOCC III, p. 177.
20
Cfr. OOCC VI, p. 129.
21
OOCC IV, pp. 170-171; cfr. anche IV, pp. 220-221; IV, p. 254; IV, pp. 305-306.
22
OOCC III, pp. 152-154.
-5-
ecclesiali e l’efficacia delle azioni apostoliche. Nel testo del 1836 il Pallotti ammette che nella Chiesa,
specialmente a Roma, esistono tante opere sante e utili istituzioni per sostenere la fede cristiana e per
esercitare la carità, ma “nello sconvolgimento universale accaduto sulla fine dello scorso secolo e sul
cominciare del secolo presente queste medesime istituzioni e opere per le perdite, che hanno fatto, per
li soccorsi di ogni genere, che loro sono venuti meno, si trovano bisognose anche esse di nuovi aiuti
e di nuovi appoggi per potere ritornare all’antico splendore e ottenere gli antichi successi”23. L’esercizio
della carità cristiana e l’impegno nelle opere caritative sono – secondo il Pallotti – i mezzi più efficaci
per ravvivare la fede e riaccendere carità tra i cattolici, perché “se Dio è in qualche modo visibile nelle
creature, lo è nelle opere della carità, perché Dio è Carità”24. Di conseguenza, il Pallotti raccomanda
di promuoverle in ogni modo possibile per provvedere ai veri bisogni del prossimo. Infine, la vera carità
cristiana come la descrive san Paolo apostolo (cfr. 1 Cor 13) è la prima e unica molla che possa ottenere
con la preghiera e contribuire con le opere “quanto occorre ai bisogni del mondo in materia di religione
che è quanto dire per rendere tutto il mondo felice su questa terra nel possesso della pace che nella
condizione di Viatori ci ha lasciato Gesù Cristo, come sua eredità, che dispone i figli della Chiesa al
possesso di quella eterna”25.
La situazione del mondo e della Chiesa in cui oggi viviamo la carità è ben diversa in confronto
a quella di san Vincenzo Pallotti. Al tempo del Pallotti si notava una lotta aperta contro la religione e
la fede cristiana. Le correnti ideologiche contestavano e ostacolavano le attività caritative della Chiesa.
Tante congregazioni dedite al servizio del prossimo e le opere di beneficenza sono state soppresse. In
queste circostanze tra i cattolici di quel tempo la fede si è raffreddata ed è diminuita la carità.
L’osservanza del precetto della carità tra molti cattolici è diventata debole (pusillanime) e la pratica del
comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo nella vita quotidiana si è raffreddata26.
I tempi che stiamo vivendo sono caratterizzati da fenomeni ben diversi. Oggi abbiamo a che fare
con l’ateismo pratico, l’indifferentismo religioso e con il secolarismo aggressivo, che cercano di
escludere la religione e ogni segno della fede dalla vita pubblica. Si cerca di instaurare una cultura senza
Dio, in cui ciascuno può vivere prescindendo dalla legge della verità e dell’amore incise dal Creatore
nel cuore di ciascun essere umano. Si cerca di sostituire Dio e la sua legge divina con opinioni
personali, ideologie, piaceri e bisogni. Oggi si promuove una cultura che definisce l’uomo il signore
di se stesso e delle sue azioni, senza nessun riferimento all’origine della creazione.
Il Pallotti ci insegna che “tutti gli uomini sono, secondo la realtà della loro creazione,
un’immagine della carità per essenza, e Dio a ciascuno ha ordinato d’interessarsi del suo prossimo =
«a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo» (Sir 17, 14)”27. Vivendo il precetto della carità, ogni
uomo si rende simile a Dio e diventa partecipe della sua stessa carità di cui è l’immagine vivente. Per
rispondere al grande bisogno nel mondo e nella Chiesa di oggi, forse noi, i portatori dell’eredità
spirituale del Pallotti, dobbiamo aggiornare o ridefinire le azioni dell’Unione dell’Apostolato Cattolico
per dare un’enfasi più incisiva all’uomo, immagine della carità. Vincenzo Pallotti invitava tutti cattolici
del suo tempo a unirsi alla pia Società “per provvedere agli inconcepibili bisogni del mondo in materia
di religione”, una pia Società che – spiegava il Pallotti – si basa sul precetto della carità, Regina di tutte
le virtù, e ha perpetuamente in mira la diffusione del Regno della carità di Gesù Cristo in tutto il mondo
nel solo nome di Gesù Cristo e per la carità di Gesù Cristo28.
23
OOCC IV, pp. 255-256; cfr. anche pp. 342-343 e p. 388.
24
OOCC IV, p. 319.
25
OOCC IV, p. 171.
26
Cfr. OOCC IV, pp. 311-312.
27
OOCC IV, pp. 309-310.
28
Cfr. OOCC IV, pp. 312-313.
-6-
CONCLUSIONE
In conclusione si può porre la domanda: Quali indicazioni per la nostra vita emergono dalla
riflessione sul “perché il Pallotti invita a riaccendere la carità”? Che cosa abbiamo imparato dal Pallotti
noi, suoi seguaci? In risposta a queste domande, da parte mia, voglio solo ricordare l’invito del Pallotti,
tramite la Vergine Maria: “Venite, figli, ascoltatemi” (Sal 34 (33), 12), che rivolge a tutti coloro che
si impegnano nell’Opera dell’Apostolato Cattolico: Perseverate nei santi propositi, non fate raffreddare
in voi la carità e siate ferventi nel riaccenderla negli altri. “Soprattutto, non dimenticate giammai – sono
le parole del Pallotti – che siete creati ad immagine e similitudine della Carità infinita: avete il dolce
precetto della carità; della osservanza di tale precetto, ne avete l’esempio dall’Eterno Divin Padre, che
per la salute delle anime, ha dato il Suo Figlio (cfr. Rm 8, 32); ne avete l’esempio dall’eterno Verbo
Incarnato, che per le anime, dopo avere condotta una vita piena inconcepibilmente di pene, in un mare
di tormenti, è morto su di una Croce; ne avete l’esempio dallo Spirito Santo, che insieme col Padre, e
col Figlio sempre opera a favore delle anime, e le innalza alla dignità soprannaturale di Sua abitazione;
ne avete l’esempio da Me, che per le anime, ho patito al disopra dei martiri; ne avete l’esempio dal mio
Sposo Giuseppe, che sebbene fabbro di professione, nel suo stato e condizione, fra disagi, patimenti,
povertà e persecuzioni, ha fatto quanto ha potuto per cooperare alla redenzione delle anime; l’esempio,
finalmente ricordate, degli Apostoli, dei discepoli, dei martiri, dei pontefici, sacerdoti, leviti e
d’innumerabili ferventi seguaci del mio Figlio di ogni grado, stato e condizione; sovrani, sudditi, nobili
e plebei, ricchi e poveri, dotti ed ignoranti, che in ogni modo possibile, si sono indefessamente
adoperati per la salute delle anime redente col Sangue del mio Figlio Gesù”29.
‘
SUMMARY of the presentation of Jan Kupka SAC, Why Vincent Pallotti invites to rekindle charity?
The reflection seeks to pick out, in the thoughts of Pallotti, the motives for rekindling charity
among Catholics. A search among the writings of Pallotti reveals two points: the intrinsic relationship
between faith and charity and the absolute priority of charity.
In the writings of Pallotti, the expression “rekindling charity” is almost always accompanied by
another expression, “revival of faith”. Pallotti teaches us that reviving faith rekindles charity and
rekindling charity brings about the revival of faith. In the understanding of Pallotti, charity, as a gift
God, implies deeds filled with the love of God himself, making man a sharer in his plan of eternal life.
In his text of 1835 “God is Charity in essence” (Opere complete III, pp. 151-152), Pallotti recalls
the Biblical truth of the creation of man (Gen 1, 27). He affirms that man, created in the image of God
himself, is charity in essence. That means that charity is the very fabric of man; charity could be said
to be ingrained in the very nature of man. Therefore, the one who performs acts of charity abides in God
and God abides in him (cf. 1Jn 4, 16). As a consequence, if man wishes to live in God he needs to
perform works of charity. Charity refers to God and to one’s neighbor. In his works of charity man lives
and concretizes his love towards God and his brothers and sisters.
According to Pallotti, the creation of man in the image of the love of God is the most profound
truth about man. In his reciprocal love he realizes that image in its fullness, personalizing, thus, the
measure of love given by Jesus: “this is my commandment, that you love one another as I have loved
you” (Jn 15, 12). Charity is the mystery of God Himself and the gift of his life to man. Hence, charity
is the most profound identity of man, his vocation, and his most authentic manifestation.
Vincent Pallotti contemplates Jesus Christ in his manifestation of love. The entire life of Jesus
and all that he did for the good of man and his salvation reflects, according to Pallotti, the love that he
29
OOCC IV, pp. 337-338.
-7-
has received from the Father. It was love that motivated Jesus to give sight to the blind, hearing to the
deaf, drink to the thirsty, food to the hungry, healing to the sick, life to the dead, the good news of
salvation to the poor, to lead them all to the joy of life in eternity (cf. Opere complete X, pp. 15-16).
The love of Christ embraces everyone in need of spiritual consolation and material help.
Pallotti links “rekindling charity” with the fire and affirms that “the redeemer of mankind (...) has
come to spread the divine fire of love over the whole world” (Opere complete III, p. 175). Speaking of
the fire he has in mind the fire of the love of the Father which the Son of God has brought into the
world. That fire contains the vital energy that makes the preachers of the Gospel set forth for the utmost
bounds of the world. In order to kindle, defend and spread faith and charity, and to propagate them,
Pallotti desires to set the whole world with the fire of love.
The thoughts of Pallotti on “rekindling charity” among Catholics reveal the theological depth of
the Pallottine spirituality. Rekindling charity has as its scope not merely the realization of the
propagation of faith or the preparation of the faithful for their apostolic task but is truly and really a
participation in the mission of Christ who came to reveal God as charity, as infinite love. That implies
the continuation of the work of Jesus Christ, the Divine Redeemer himself.
Vincent Pallotti knew well the religious situation of Rome, of the whole of Europe and of the
entire world. He endeavored, above all, to maintain the faith alive and charity ardent among the
Catholics. Looking at the situation all over the world he was able to ascertain that faith everywhere had
become dampened and charity cold (cf. Opere complete III, pp. 152-154). To him, to live without faith
meant to be deprived of the inestimable values of the Gospel which is the greatest consolation for the
man who is a pilgrim in a valley of tears, meaning in a world without faith. According to Pallotti, faith,
when not animated by charity, is dead. Rekindling charity thus became a matter of urgency so as to
respond to the great needs of the Church and the world of his time. The exercise of Christian charity
and engaging in charitable works are, according to Pallotti, the most efficacious means to revive faith
and rekindle charity among the Catholics, because if God is in some way visible in the creatures, it is
precisely in the works of charity “because God is love” (Opere complete IV, p. 319). Christian charity,
as describes St. Paul (cf. 1 Cor 13) is the first and the unique springboard to happiness of man in this
world, journeying towards eternal life.
Vincent Pallotti, through the Virgin Mary, addresses to everyone engaged in the work of the
Catholic Apostolate an invitation: “come, o children, listen to me” (Ps 34[33], 11), in order to persevere
in the holy designs, in order not to let go cold the charity in you and be fervent in rekindling it in others.
Writes Pallotti: “never forget that you are created in the image and likeness of the charity infinite. You
have the sweet precept of charity. In the observance of that precept you have the example of the Eternal
Father who, for the good of the souls, has given us his Son; you have the example of the Eternal
Incarnate Word who suffered death on the cross after undergoing inconceivable pain and suffering for
the sake of the souls; you have the example of the Holy Spirit who, together with the Father and the
Son, constantly assist the souls to raise them to the supernatural dignity of His abode” (Opere complete
IV, pp. 337-338).
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Jan Kupka SAC