BREVE BIOGRAFIA DI GIORDANO BRUNO
Giorgio Giannini
Giordano Bruno nasce a Nola nel gennaio o febbraio 1548 da Giovanni Bruno, soldato
di ventura al servizio degli spagnoli, e da Fraulissa Savolino, appartenente ad una
famiglia di piccoli proprietari terrieri.
E' battezzato con il nome di Filippo. Frequenta prima la scuola di Gian Domenico de
Jannello e poi quella di Bartolo Aloia delle Castelle.
Nel 1562, a 14 anni, va a Napoli per proseguire gli studi in Lettere, Logica e Dialettica
nella Libera Università, ospite dello zio Agostino. Segue le lezioni di Dialettica tenute
da Giovanni Vincenzo Colle, detto il Sarnese, di idee averroistiche.
Studia la Logica con l'agostiniano Teofilo da Vairano e si appassiona all’arte della
memoria (mnemotecnica) in seguito alla lettura di un'opera di Pietro Ravennate. La vita
della città, troppo caotica, non gli piace e lo induce alla meditazione.
Nel 1563 decide di intraprendere la vita religiosa. Il 15 giugno entra come novizio
nell'Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani), presso il convento di S. Domenico
Maggiore ed assume il nome di Giordano, forse in onore del suo maestro di Metafisica,
il domenicano Giordano Crispo. Sicuramente legge le opere del celebre naturalista G.
Della Porta (1535- 1615), che nel 1558 ha pubblicato la “Magia naturalis sive de
miraculis rerum naturalium”, in 4 libri, per la quale subisce un processo per
stregoneria.
Il 16 giugno 1566 conclude il noviziato e prende i voti davanti al Priore Ambrogio
Pasqua. Inizia però a tenere un comportamento “sospetto”, infatti toglie dalla cella le
immagini dei Santi, lasciando solo il crocefisso e professa dubbi sul dogma della
Trinità. Viene quindi sospettato di eresia dal maestro dei novizi Eugenio Gagliardo, che
lo accusa di disprezzare il culto di Maria e dei Santi. Però non inoltra la denuncia ai
superiori. In seguito Bruno è ammesso a frequentare, dopo gli studi di retorica, anche
quelli di logica e di metafisica.
Alla fine del 1568, probabilmente si reca a Roma per dimostrare al Papa Pio V le sue
capacità mnemotecniche, recitando un salmo in ebraico appena dopo averlo letto. Al
Papa dedica un'operetta morale L'arca di Noè, andata perduta.
Nel 1570 è Suddiacono e nel 1571 Diacono. Nel 1572 è ordinato Sacerdote e celebra la
prima messa. E' avviato agli studi teologici superiori presso lo stesso convento di S.
Domenico.
Nel 1575 ottiene la licenza (laurea) in Teologia discutendo alcune importanti tesi ed è
nominato lettore (docente) di Teologia nell'Ordine dei Domenicani. In questo periodo,
durante una discussione sull’eresia ariana, esprime alcune considerazioni non ortodosse
sul dogma della Trinità, in particolare sui rapporti tra il Padre ed il Figlio. Inoltre è
trovato in possesso di una copia delle opere di S. Crisostomo e S. Girolamo con il
commento di Erasmo da Rotterdam. Poiché ha contravvenuto a quanto specificamente
stabilito nel Capitolo Generale dell'Ordine del 1569 contro le opere erasmiane, il Padre
Provinciale avvia all’inizio del 1576 un processo contro di lui per eresia. Nel febbraio,
Bruno, temendo di essere imprigionato, fugge a Roma, dove chiede ospitalità al
convento domenicano di S.Maria sopra Minerva. Roma però non è più un grande
centro culturale; infatti, dopo la fine del Concilio di Trento, Roma è diventata il centro
della Controriforma. Pertanto Bruno capisce che non può trovare in questa città quella
libertà di espressione che desidera. Peraltro negli anni precedenti ci sono state alcune
condanne per eresia: nel 1567 è mandato al rogo l’ex segretario del Papa Clemente VII,
Pietro Carnesecchi, gentiluomo fiorentino, accusato di aver aderito alla riforma valdese;
nel 1570 sono condannati al rogo Aonio Paleario (Antonio Delle Paglie, di VeroliFrosinone), tenace assertore della riconciliazione con i riformatori, e Niccolò Franco,
che aveva scritto “La Priapea”, un’opera contro i corrotti nipoti del Papa Paolo IV
Carafa. Inoltre dal 1572 è Papa Gregorio XIII, molto ortodosso nella sua fede religiosa,
tanto da celebrare, con un solenne Te Deum e con la coniazione di una medaglia e
l’emanazione di una bolla, la sanguinosa strage degli Ugonotti francesi (oltre 3.000
vittime) avvenuta la notte del 24 agosto 1572 (conosciuta come “notte di S.
Bartolomeo”), per ordine della Regina Caterina de’ Medici, reggente del Trono di
Francia per il figlio Francesco II, dopo la morte del marito Enrico II. Solo nel 1598,
con l’Editto di Nantes, che pone fine alle lotte di religione in Francia, viene riconosciuta
la libertà di pensiero e di culto agli Ugonotti.
A Roma, inoltre, da alcuni anni sono perseguitati gli autori delle satire politiche
(polizze) affisse sul piedistallo delle statue di Pasquino e di Marforio.
A Roma Bruno partecipa a manifestazioni popolari, inoltre è accusato di aver provocato
la morte per annegamento nel Tevere, per averlo gettato nel fiume, di un suo
confratello napoletano, dal quale sospettava di essere stato denunciato a Napoli. Lascia
pertanto, nel marzo 1576, la città vestendo in abiti civili e diventando quindi apostata;
si reca prima a Genova e poi a Noli (Savona- appartenente alla Repubblica di Genova)
dove rimane quattro mesi, insegnando grammatica e astronomia.
Nel 1577 si reca prima a Savona, poi a Torino e, attraverso il Po, a Venezia, dove fa
stampare l'opuscolo De' segni de' tempi, andato purtroppo perduto. A causa della peste
scoppiata nella Capitale della Serenissima Repubblica, si reca a Padova ( dove è
convinto da alcuni domenicani a vestire di nuovo l'abito religioso) , poi a Brescia (dove
guarisce un monaco indemoniato), a Bergamo, a Milano, a Torino ed infine a
Chambery (Svizzera). Da questo momento Bruno inizia, come molti altri intellettuali
italiani perseguitati per le loro idee, a girovagare per l’Europa, sperando di trovare il
posto giusto in cui potersi esprimere liberamente. Però Bruno non trova pace nel suo
peregrinare.
A Chambery Bruno raccoglie i propri scritti. La freddezza dei confratelli che lo
ospitano lo spinge, nella primavera 1578, a recarsi a Ginevra, dove è accolto dal
marchese di Vico Gian Galeazzo Caracciolo, che aveva fondato dal 1552 nella città una
comunità evangelica italiana. Bruno lascia definitivamente l'abito religioso e aderisce al
calvinismo. Il 20 maggio 1579 si iscrive nella locale Accademia e per vivere fa il
correttore di bozze. Il 6 agosto pubblica un volantino nel quale illustra venti errori nei
quali sarebbe incorso, durante una sola lezione, il docente di Filosofia Antoine de La
Faye, fanatico calvinista, il quale lo cita in giudizio per diffamazione. Bruno è arrestato.
Il processo si conclude con la ritrattazione da parte di Bruno.
Bruno lascia Ginevra e si reca in Francia, prima a Lione (dove c’erano numerosi
tipografi italiani) e poi a Tolosa, dove insegna privatamente Filosofia e Astronomia.
All’Università di Tolosa consegue il titolo di magister artium discutendo una tesi su
Pietro Lombardo, e diventa lettore ordinario (docente) di Filosofia presso la locale
Università, dove per circa due anni tiene lezioni sulla filosofia di Aristotele. Pubblica
un’opera andata perduta: il De anima. Scrive anche la Clavis Magna, un trattato di
mnemotecnica, rimasto inedito e andato anch’esso perduto.
Nel 1580 cerca di far ritirare la scomunica, ma non ci riesce
Nel 1581 lascia Tolosa (probabilmente per l’acuirsi della lotta religiosa tra i cattolici e
gli ugonotti-riformatori ) e si reca a Parigi, dove insegna come lettore (docente)
straordinario di Teologia presso il College de Cambrai, (non può essere lettore
ordinario perché in questo caso doveva frequentare la messa, cosa a lui vietata in
quanto apostata), tenendo un ciclo di trenta lezioni sugli attributi divini. Per la sua
attività si fa conoscere dal Re Enrico III di Valois, che lo protegge. Pubblica un’altra
opera andata perduta: I predicamenti di Dio.
Nel 1582 pubblica a Parigi la sua prima importante opera, il De umbris idearum, con
un'appendice sull'Ars memoriae dedicata al Re Enrico III, che lo nomina lettore reale
rendendolo cosi’ indipendente dalle dottrine filoaristoteliche dominanti all’Università
della Sorbona.
Durante il soggiorno parigino Bruno aderisce alla fazione moderata dei “politiques”
(politici) ispirata dal Re, favorevole ad una pacifica convivenza tra cattolici ed ugonotti.
In questo periodo scrive altre opere tra le quali la commedia Il Candelaio, che è la sua
prima opera in italiano volgare.
Nel 1583 si reca in Inghilterra, munito di una lettera di raccomandazione del Re Enrico
III al seguito dell’Ambasciatore francese presso la Corte inglese Michel de Castelnau.
Va a vivere a Oxford, presso la cui Università ottiene l'insegnamento di Teologia
trattando il tema dell'immortalità dell'anima e le dottrine astronomiche. In seguito ad
una disputa, nella Chiesa della Vergine, con il teologo John Underhill e con altri docenti
oxoniensi filoaristotelici, è costretto a lasciare la città e a trasferirsi a Londra, dove è
ospitato per circa due anni dall'ambasciatore francese .
Negli anni 1584-1585, durante il suo soggiorno a Londra, pubblica i cosiddetti
Dialoghi italiani: La cena delle ceneri (in difesa della teoria copernicana), De la Causa,
Principio et Uno, De l'Infinito Universo et Mondi (in cui espone la sua concezione
metafisica del mondo costituito da un “Universo uno, infinito, immobile, impartibile”),
Lo spaccio della bestia trionfante, La Cabala del cavallo Pegaseo.
Nel 1585 ritorna a Parigi con l’Ambasciatore francese e pubblica altre sue opere ( Degli
heroici furori - che sono una specie di profezia sulla sua tragica morte - e l’Arbor
philosophicarum - contro la filosofia aristotelica, andato perduto).
Cerca di nuovo di rappacificarsi con la Chiesa, attraverso il Vescovo Ragazzoni, ma
non ottiene nulla.
Frequenta la Biblioteca di Saint Victor, diretta da Cotin, che raccoglie nel suo diario
molte sue confidenze. In seguito alle sue accese discussioni al College de Cambrai
contro la filosofia aristotelica ed anche per il prevalere del partito integralista cattolico,
che fa capo al Duca di Guisa, nel giugno 1585 è costretto a lasciare Parigi. Si reca
quindi in Germania. Dopo un brevissimo soggiorno a Magonza, Treviri e Wiesbaden
giunge a Marburgo, dove però il Rettore della locale Università Negadius, gli nega il
permesso di insegnare la filosofia a causa delle idee filo aristoteliche dominanti
nell’Università.
Si reca, quindi, nell’agosto 1586 a Wittemberg, presso la cui Università è accolto dal
rettore Mylius come doctor italus (docente straordinario), godendo della più ampia
libertà di insegnamento (alla porta della cattedrale di questa città Lutero aveva affisso
nel 1517 le sue famose 95 tesi ): è questo il periodo più bello della sua vita. Pubblica
altre sue opere e tiene privatamente un corso sulla Rhetorica ad Alexandrum. Anche
l'anno seguente (1587) cura altre pubblicazioni, a commento di opere aristoteliche. e
sulla mnemotecnica. Però Cristiano, il nuovo sovrano calvinista della Sassonia,
succeduto ad Alberto, che era luterano, nomina una Commissione per il controllo
dell’Università, che mette all’indice i libri di Bruno.
Così, in seguito al prevalere della Chiesa Calvinista - dalla quale era stato scomunicato su quella Luterana, Bruno, l’otto marzo 1588 tiene il discorso di commiato
all’Università (oratio validictaria) e si reca a Praga, dove si trovano molti italiani
(intellettuali, medici, architetti, mercanti), probabilmente attirato dalla politica
dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Rodolfo II d’Asburgo a favore delle scienze,
al quale dedica l’opera Centum quadraginta articula adversos mathematico (un bel
testo sulla tolleranza religiosa) , ricevendo un compenso di 300 talleri. A Praga pubblica
due altre opere.
Il 13 gennaio 1589 si reca a Helmstadt, dove insegna all'Accademia Julia ed
all’Università. Riceve un compenso di 80 scudi dal figlio del Granduca di Brunswig per
il suo discorso funebre (oratio consolatoria) in onore del padre Giulio, considerato
eretico. Scrive altre opere, tra le quali il De magia e il De magia mathematica. Aderisce
al luteranesimo.
Nell’aprile 1590, in seguito alla scomunica inflittagli dalle autorità luterane, il pastore
Boethius lo espelle dalla città. Bruno si trasferisce quindi a Francoforte, dove alloggia
in un convento di Carmelitani. Pubblica i tre poemi latini dedicati al defunto Duca di
Brunswig.
Nel luglio 1590 è costretto a lasciare la città e si trasferisce a Zurigo (Svizzera), dove
impartisce lezioni di filosofia ad alcuni dottori, tra i quali Raphael Egli che le raccoglie
in un opuscolo pubblicato nel 1609 a Marburgo. Ritorna quindi a Francoforte, dove
pubblica altre opere presso lo stampatore J. Wechel. Si tratta dei poemi latini De
triplici minimo et mensura, De monade, numero et figura, De innumerabilibus immenso
et infigurabili.
Nella primavera 1591 riceve una lettera del nobile veneziano Giovanni Mocenigo che lo
invita a Venezia per apprendere l'arte della memoria (mnemotecnica). In autunno parte
per la Repubblica Veneta; soggiorna tre mesi a Padova, dove impartisce lezioni a
studenti tedeschi, forse sperando di poter insegnare nella locale Università, ai cui
docenti era garantita ampia libertà dal Senato Veneto. Però , nel settembre 1591, la sua
domanda di insegnamento è respinta. A Padova pubblica il De vinculis in genere, scritto
in Germania. Si reca quindi a Venezia.
All’inizio del 1592, dopo pochi mesi al servizio del nobile veneziano, che è
insoddisfatto del suo insegnamento, chiede il permesso di ritornare a Francoforte per
pubblicare altre opere, che però gli è negato. A Venezia Bruno pubblica delle opere
andate perdute
Il 22 maggio 1592 Giovanni Mocenigo lo denuncia all'Inquisizione Veneta con l’accusa
di affermazioni sospette di eresia. Bruno è subito arrestato e rinchiuso nelle carceri di S.
Domenico di Castello. Il 25 maggio viene interrogato dal Tribunale dell'Inquisizione,
composto dall'Inquisitore delegato dal Sant’Uffizio (fra Gabriele da Saluzzo), dal
Patriarca di Venezia (Cardinale Priola), dal Legato pontificio (Cardinale Taverna) e da
tre nobili veneziani. I capi di imputazione sono 29 (sulla Trinità, sulla divinità di Cristo,
sul culto dei Santi, sulla reincarnazione, sulla verginità di Maria, sull'arte divinatoria,
sull'infinità dei mondi, sulle eresie, sui peccati...). A questi capi di accusa si
aggiungono alcune sue risposte non soddisfacenti alle domande formulate dai giudici.
Fino al 30 luglio subisce ben sette interrogatori
Bruno sviluppa la propria difesa sostenendo che nelle sue opere ha sempre voluto fare
delle dissertazioni filosofiche e non teologiche ("abbi diffinito filosoficamente e
secondo il principio e lume naturale, non avendo riguardo principale a quello che,
secondo la fede, deve essere tenuto...").
Il 30 giugno si dichiara pentito ed abiura, chiedendo perdono al Tribunale ed a Dio se
nelle sue opere fossero state riconosciute affermazioni contrarie alla dottrina cattolica.
In questo punto il processo sembrava mettersi per il meglio, anche in seguito alla
favorevole deposizione del nobile veneziano Morosini. Gli atti del processo vengono
inviati a Roma per il parere del Tribunale Centrale dell’Inquisizione, come prescritto da
un decreto del Sant’Uffizio del 1581. Pero' il Cardinale di Santa Severina, Supremo
Inquisitore a Roma, chiede l'avocazione del processo presso il Tribunale Centrale,
presieduto dal Pontefice.
Il 7 gennaio 1593, il Senato della Repubblica Veneta (il Maggior Consiglio) dopo aver
tentato di resistere alla pretesa del Sant'Uffizio, arresta Bruno che il 19 febbraio 1593
parte per essere trasferito a Roma, dove arriva il giorno 27 ed è subito rinchiuso nel
palazzo del S. Uffizio in Vaticano.
Il S. Uffizio nell’estate presenta 13 nuovi capi d'accusa in seguito alle deposizioni di
fra Celestino da Verona, compagno di cella di Bruno nel carcere veneziano .
A Roma Bruno è invitato più volte a "mutar parere", ma non cede agli inquisitori
romani, diversamente da come aveva fatto a Venezia dove aveva mostrato la volontà di
riconoscere i propri errori e di abiurare. Durante l’estate Bruno subisce il 16°
interrogatorio. L’avvocato del Tribunale (il Fiscal) invita Bruno a presentare la sua
difesa, che è consegnata il 20 dicembre.
Bruno, consapevole che lo attendono anni di dura prigionia, con sofferenze e torture,
rimane fermo sulle sue posizioni, dimostrando grande dignità.
Tra il gennaio ed il marzo 1594 vengono interrogati gli accusatori ed i testimoni a suo
carico, Bruno è interrogato più volte e presenta un memoriale in sua difesa che però non
ci è pervenuto.
Nel 1595 a Londra Raphael Englin, uno degli uditori di Bruno, pubblica la Summa
terminorum metaphisicorum..
Nel 1595 il Sant'Uffizio stabilisce che una commissione di teologi esamini le opere di
Bruno per individuare le proposizioni eretiche e redigere l’atto di accusa, pronto nel
dicembre 1996. Così, per un paio di anni il procedimento contro Bruno è accantonato
(in quel periodo l'Inquisizione si interessa di altri sospetti eretici, tra i quali Tommaso
Campanella).
Nel marzo 1997 gli viene consegnata una copia delle censure formulate dai teologi ed è
interrogato ripetutamente su di esse (il 27 marzo 1597 subisce il 17 interrogatorio e
forse anche la tortura); è più volte esortato ad abbandonare le sue teorie, ma non
recede dalle sue posizioni. A dicembre gli si chiede una nuova memoria difensiva.
Nel marzo 1598 è redatto un sommario del processo per essere consegnato al Papa
Clemente VIII che però si trova a Ferrara , da poco annessa allo Stato pontificio. Così la
causa è sospesa per l'assenza da Roma del Papa.
Il 18 gennaio 1599, su indicazione del Cardinale Roberto Bellarmino, da poco
nominato membro del Tribunale, vengono sottoposte a Bruno otto proposizioni eretiche
da abiurare e gli viene concesso un periodo di riflessione di 6 giorni. Il 25 gennaio
Bruno dichiara di essere disposto all'abiura, ma consegna una memoria difensiva
indirizzata al Pontefice. Nell’udienza del 4 febbraio, presieduta dal Papa, si decide di
sottoporgli di nuovo le otto proposizioni eretiche, cosa che viene fatta il 15 dello stesso
mese da una commissione di teologi appositamente nominata, assegnandogli un periodo
di riflessione di 40 giorni. Alla nuova udienza davanti al Tribunale, Bruno si dichiara
pentito e disposto all’abiura, ma successivamente, il 15 aprile, consegna un’altra
memoria difensiva, nella quale, pur dichiarando di essere disposto a riconoscere i propri
errori, contesta la prima e la settima proposizione da abiurare. Il 24 agosto il Cardinale
Bellarmino respinge la difesa di Bruno.
Il 10 settembre il Tribunale dell'Inquisizione assegna a Bruno un ultimo periodo di
riflessione di 40 giorni, ma non si pente e sfida alla discussione sui suoi principi
qualsiasi teologo.
Come ultimo tentativo di persuasione, il 21 dicembre parlano con Bruno il Superiore
Generale dei Domenicani, fra Ippolito Maria Beccaria, ed il Procuratore Generale
dell’Ordine, fra Paolo Isaresio della Mirandola, per convincerlo a riconoscere i propri
errori, ma Bruno risponde che "non deve, né vuole pentirsi, non ha di che pentirsi, non
ha materia di pentimento, non sa di che cosa si debba pentire".
Il 20 gennaio dell'anno santo 1600 il Papa, letta la relazione del Superiore dei
Domenicani, decide di concludere il processo. Così, l’otto febbraio, nel Palazzo del
Cardinale Madruzzi, il Procuratore Giulio Materenzii legge la sentenza con la quale si
condanna Bruno come "eretico impenitente, pertinace e ostinato" e lo si degrada dagli
ordini ecclesiastici. Bruno attacca i giudici dicendo loro :"voi che immolate nel nome di
Dio delle misericordie, voi certo trepidate nelle vostre coscienze nel pronunciare la
mia condanna più che si scota il mio spirito nell'ascoltarla". 1
Bruno viene quindi consegnato al "braccio secolare" della Chiesa, cioè al Governatore
di Roma, invitandolo però ad evitare la “effusione di sangue e la mutilazione di
membra”. Bruno è richiuso nelle carceri criminali di Tor di Nona in attesa
dell’esecuzione della sentenza di morte, decisa per il 12 febbraio e poi rinviata al 17
febbraio.
All'alba del 17 febbraio 1600 (giovedì) gli viene messa la "mordacchia" (una specie di
museruola con un grosso chiodo ricurvo conficcato nella lingua ) in modo che non
possa parlare. E' condotto nella Piazza Campo de' Fiori. E’ spogliato nudo e legato ad
un palo posto sopra una catasta di legna, sulla quale è bruciato vivo mentre la
Confraternita di S. Giovanni decollato canta le litanie. Gli porgono il crocefisso da
baciare, ma Bruno si gira dall’altra parte.
Dell’esecuzione di Bruno si da notizia in un “avviso” (note scritte inviate da informatori
ai propri corrispondenti) del 19 febbraio con queste parole:” Da Roma 19 febbraio
1600. Giovedì fu abbrugiato vivo in Campo di Fiori quel frate di S. Domenico da
Nolla, heretico pertinace, con la lingua in giova per le bruttissime parole che diceva,
senza voler ascoltare confortatori né altri”.
Gli atti originali del processo a Bruno non si sono trovati. E’ comunque pervenuto un
Kaspar Schoff, presente alla lettura della sentenza, scrive che Bruno disse ai giudici: “ Maiori forsam cum
timore sententiam in me fertis quam ego accipiam” (Forse avete più paura voi nel pronunciare la sentenza - di
condanna-che io nel subirla)
1
ampio Sommario, scritto da un Cancelliere nel 1598 per riepilogare ai giudici le varie
fasi del lungo processo, rinvenuto nell’archivio personale del Papa Pio IX.
Giordano Bruno ha scritto moltissime opere, anche a carattere teatrale, alcune delle
quali purtroppo sono andate perdute.
Nel 1887 è eretto in Campo de’ Fiori un monumento a Giordano Bruno, con la statua in
bronzo opera dello scultore Ettore Ferrari.
Nel suo nome è nata nel 1906 l’Associazione del Libero Pensiero Giordano Bruno,
aderente alla Union Mondiale des Libres Penseurs e della International Humanist and
Hethical Union.
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giordano bruno - gianfrancoparis.it