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Prendo (indegnamente) a prestito un
titolo del Sergente nella neve Mario
Rigoni Stern (1921-2008) per raccontare il
viaggio della Memoria che ho fatto con l’amata Alida e con gli Alpini del mio Gruppo
Giovanni Rota e Sergio Locatelli per il 20°
anniversario dell’asilo “Sorriso” di Rossosch.
Il magnifico asilo venne costruito dagli Alpini tra il 1992 e il 1993 sulle rovine dell’edificio che fu sede del Comando del Corpo d’Armata Alpino in Russia quale gesto di pace, di speranza e di riconciliazione tra i popoli, nel segno delle parole del Presidente
bergamasco Leonardo Caprioli (1920-2013):
“Non vogliamo monumenti. Coi russi dobbiamo
ritrovarci nell’infanzia”. Anticamente il fabbricato era adibito a usadba (dimora di cam
pagna) di proprietà del conte Vladimir Certkov (1854-1936), fuggito all’estero dopo la rivoluzione, che qui ospitò Lev Tolstoj (1828-1910) nella
primavera del 1894. Oggi è una moderna struttura educativa molto rinomata in città al cui interno è
presente il Museo del Medio Don, diretto dal Prof. Alim Morozov (1932), storico e scrittore, che ringrazio
per la fitta corrispondenza via mail, con importanti oggetti e documenti riguardanti la Campagna di
Russia. E’ anche presente un laboratorio linguistico gestito dalla Prof. Gianna Valsecchi, bergamasca
di Brignano, che ringrazio per le preziose informazioni fornitemi, nota tra gli Alpini per essere stata
l’interprete durante gli anni della costruzione dell’asilo, che
tiene corsi di lingua e letteratura italiana molto seguiti dalla
popolazione locale. Giunti a Rossosch col treno notturno da
Mosca (complimenti all’agenzia turistica I.O.T. per la perfetta
organizzazione) nel pomeriggio di venerdì 20 settembre a
Staraja Kalitva abbiamo avuto il primo impatto con i sacri
luoghi della nostra Storia. Il Don scorreva placido sotto il
ponte galleggiante e dalle dotti spiegazioni del Prof. Morozov
siamo venuti a conoscenza che su quella spiaggia era stanziato il Battaglione Dronero della Divisione Cuneense. L’escur
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sione della giornata si concludeva a Novaja Kalitva su Quota Pisello, la collina dell’onore e del sacrificio della Divisione Julia. Da quell’altura si vede chiaramente l’ansa del Don e si intuisce immediatamente l’importanza strategica di quel lembo di terra conteso ai russi con enorme sacrificio di vite
umane, religiosamente benedette anche in occasione del nostro passaggio. Il giorno successivo era
interamente dedicato alle cerimonie alpine per il 20° anniversario del Sorriso e siamo rimasti a Rossosch, allietati da una piccola recita dei bimbi dinnanzi all’asilo e successivamente da una spettacolare esibizione folcloristica tradizionale nel Palazzetto dello Sport. Domenica 22 settembre eravamo
nuovamente in viaggio per raggiungere Nikolajewka. Lungo il percorso ci siamo fermati prima agli
avvallamenti lungo la strada che da Shelijakino conduce a Warwarowka e poi sui prati di Arnautowo,
con il Prof. Morozov che indicava il senso di marcia della colonna nel 1943 e ci esortava a fotografare in
quella direzione per poi confrontare le foto attuali con quella famosa della ritirata in cui si vede l’ultimo soldato della fila, preso di spalle, con il fucile a canna in giù; così sapientemente sollecitato ho
scattato foto a non finire (si trovano tutte sul nostro sito web www.alpinicarvico.it). Intorno a mezzogiorno eravamo in vista di Nikolajewka e, passando senza fermarci davanti alla Chiesa, abbiamo
superato l’abitato, dirigendoci appena fuori dalla cittadina. Scesi dai pullmans, ci siamo inoltrati per
un viottolo di campagna che conduce a una radura e là, seminascosto tra i girasoli sfioriti, c’era il
cippo posto sopra la fossa comune di diecimila soldati. In quel sacro luogo mi ha preso un’emozione
molto forte, ma non ero il solo, ho notato che qualcun altro tra i presenti si era un poco disunito. Non
riuscivo a decidermi se fosse meglio ascoltare la S. Messa, o fare fotografie o magari raccogliermi in
religioso silenzio a commemorare la “meglio gioventù” sepolta là sotto. C’era un coro alpino sulla
destra e un brivido mi ha percorso la schiena quando ho sentito il triplice “Nikolajewka! Oh, oh, oh!”
della voce solista. Non era un canto, non era neppure una preghiera, forse era la Voce dell’Uomo
Giusto che si innalzava verso il Cielo da un campo di battaglia per scongiurare il ripetersi di simili
tragedie. Quel luogo emanava una forza evocativa straordinaria e io ne memorizzavo avidamente
ogni particolare: il cippo, gli Alpini, i girasoli
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rinsecchiti, il cielo un po’ scuro, il viottolo di
campagna. Ma ormai non c’era più tempo,
stavano già chiamando l’adunata per raggiungere il prossimo sito: il sottopasso della
ferrovia. Sono più d’uno, quello da noi visitato era in pessime condizioni a causa delle
abbondanti piogge dei giorni precedenti e
all’ingresso c’erano diversi centimetri di acqua, ma non importa, anche di quel sacro
luogo ho il ricordo nel cuore e le foto nell’ipad. S’era fatto proprio tardi e purtroppo non
siamo riusciti ad andare a Valuiki. Il giorno
dopo ho insistito con la nostra guida perché
dovevo assolutamente andare a Belogorje, un
villaggio posto sulle rive del Don che per noi Alpini di Carvico è una
località molto importante perché a Belogorje era schierato il Tirano e i
nostri Veci erano praticamente tutti di quel
Battaglione. Da una
piazzetta che sembrava
il centro del villaggio
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abbiamo percorso un breve sentiero acquitrinoso e siamo arrivati sul Don. Il fiume ci veniva incontro
placido come sempre, scorrendo qualche metro sotto di noi. Ci siamo messi
in formazione e abbiamo reso gli Onori
ai Caduti con un piccolo mazzo di fiori
avvolto nel Tricolore e poi, chiamati
all’ultimo appello i Veci del Tirano, abbiamo risposto con voce ferma:
“PRESENTI!”. Belogorje è stata l’ultima
tappa del mio viaggio di pellegrino nella Storia, da quel momento ero solo un
anonimo turista in viaggio verso Mosca e San Pietroburgo.
Silvio Riva
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Le temperature miti delle giornate autunnali, i boschi con le loro tinte pastello, il bramito di un cervo, il frullo di una coturnice e il profumo dei funghi sono piacevoli sensazioni per
chi si avventura sui monti in questa stagione. A volte però, a distanza di uno o due giorni dalla passeggiata nei boschi, puo’ capitare di avvertire un fastidioso prurito e notare la comparsa di macchie
rosse sulla pelle: sono i sintomi della trombiculosi, nota anche con il nome di fuoco selvatico, eritema
autunnale, gratirola o selvaggiume. Si tratta di una zoonosi da artropodi, cioè di una malattia causata
dalla puntura di un acaro, la Trombicula Autunnalis (chiamato anche ragno rosso o pidocchio delle capre), che causa una dermatite con pomfi. La Trombicula vive nelle boscaglie e nei pascoli prevalentemente in ambiente alpino, in modo particolare in ambienti ricchi di animali selvatici (da qui il nome selvaggiume) o di
animali da pascolo. Le femmine depongono sul terreno le uova che si schiudono
dando vita alle larve, le quali hanno un
colore arancione intenso e una dimensione di 0,1 millimetro. Esse sono, quindi,
difficilmente visibili ad occhio nudo, a
meno che siano raggruppate in numero
elevato. Le larve necessitano, nella loro
alimentazione, di un pasto ricco di proteine animali, che trovano cibandosi dei
detriti cutanei di mammiferi o uccelli.
Esse si attaccano prevalentemente a piccoli animali, ma anche a mammiferi di maggiori dimensioni, in
particolare camosci e capre. Le larve si localizzano soprattutto sui padiglioni auricolari e sulle palpebre, causando vistose perdite di pelo sull’animale. L’uomo è colpito quando viene a contatto con il terreno infestato dalle larve; queste sono munite di sei zampe e, dopo essersi attaccate ai vestiti, si spostano velocemente alla ricerca di una zona di cute non protetta dagli abiti. Una volta giunte sulla pelle, si
portano nelle zone dove la cute è più sottile e si fermano prevalentemente su caviglie, cosce, inguine,
piega dei gomiti e ascelle. Se durante il loro spostamento sono bloccate da cinture o da zone di maggiore compressione, si fermano e cominciano a mangiare. Diversamente dalle zecche, esse non si nutrono
di sangue bensì di detriti cellulari che trovano presso i pori piliferi. La puntura è indolore e la causa del
forte prurito, che compare a distanza di parecchie ore da essa, è dovuta alla presenza di sostanze irritanti presenti nella saliva dell’acaro che servono per sciogliere le cellule della cute rendendole più digeribili. Possiamo in parte prevenire questo fastidioso inconveniente indossando durante la nostre escur-
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sioni abiti adeguati che non lascino scoperte zone di pelle, camicie a manica lunga con polsini e colletto
chiusi, calzoni lunghi infilati nei calzettoni. Tornati a casa, questi abiti vanno immediatamente tolti e
lavati. È inoltre importante fare una doccia usando un sapone, preferibilmente allo zolfo
(particolarmente odiato dalla Trombicula) e avere l’accortezza di sfregare con una spugna la pelle, soprattutto nelle zone delle pieghe per staccare le larve che, come già detto, sono praticamente invisibili a
occhio nudo. Possiamo inoltre prevenire le punture utilizzando repellenti a base di dietil toluamide
(ANTI-BRUMM FORTE), spruzzando il prodotto sulla cute almeno venti minuti prima di recarsi nei
boschi e ripetendo il trattamento ogni due o tre ore soprattutto sulle zone d’ingresso dei parassiti (polsi
e caviglie). La terapia è sintomatica e consiste nel trattamento con farmaci per alleviare il prurito, si
possono utilizzare pomate al cortisone e antistaminici orali. E’ importante, infine, non grattarsi per evitare la sovrainfezione delle lesioni cutanee.
Dott. Giovanni Locatelli
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Il 24 novembre 2012 abbiamo collaborato con
gli alpini di Calusco d’Adda alla colletta annuale
dell’A.N.A.
per raccogliere derrate alimentari da
destinare ad associazioni ed enti che
si occupano di persone bisognose.
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Il torrente Grandone deve essere costantemente
monitorato al fine di evitare che detriti o materiale
di ogni genere possano ostruire il normale deflusso
delle acque. Periodicamente la
nostra protezione è chiamata ad
intervenire. Il 24 novembre 2012
l’ultima imponente attività di prevenzione posta in atto dal nucleo
operativo magnificamente diretto
dal responsabile Luigi Locatelli.
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Ai primi di dicembre 2012 siamo stati ospiti
del Gruppo di Viareggio per un informale
scambio gastronomico. Al cacciucco splendidamente preparato da Paolo Benedetti (già
capo gruppo e ora consigliere della sezione
Pi-Lu-Li) abbiamo risposto con la nostra mitica polenta e osei. Nella cordialità dell’incontro,
con Paolo Invernizzi degli alpini piemontesi
di Arborio, abbiamo riconfermato l’amicizia
che lega i nostri gruppi gemellati. Era presente anche Fabrizio Balleri, già Vice Presidente
nazionale A.N.A. e consigliere della medesima sezione toscana.
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L’annuale impegno per la costruzione della Capanna di Natale ha
visto la partecipazione di numerosi
Alpini, ai quali rivolgiamo il nostro ringraziamento. La parte più
grande di merito nella realizzazione dell’opera è però da attribuire
alla squadra di giovani specialisti
volontari che da alcuni anni guida
le operazioni di costruzione. Siamo
grati e desideriamo ringraziare
questi giovani “artisti del mattone” che hanno saputo cogliere lo
spirito alpino presente in una iniziativa tanto lodevole quanto attesa ed apprezzata dall’intera
comunità locale. Rivolgiamo infine un ringraziamento particolare agli operatori economici del territorio che costantemente offrono il loro determinante contributo a sostegno di ogni nostra attività. (Nelle foto i volontari in azione e la foto ricordo della cena di ringraziamento presso la Sede).
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Il particolare stile architettonico della
nostra Sede Alpina richiama estimatori
da ogni dove, anche tra gli addetti ai lavori. Il 13 dicembre 2012 una classe della
Scuola Edile di Bergamo, accompagnata
dai docenti, è venuta in sede per studiarne la raffinata lavorazione, il modello
costruttivo e la “poesia” presente nelle
pietre e nei mattoni che la compongono.
Sono tornati alla loro scuola sicuramente arricchiti nella tecnica e nello spirito.
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Ormai da alcuni anni la notte di Natale offriamo vin brulé (e non solo)
ai fedeli in uscita dalla S. Messa di
mezzanotte. E’ un incontro cordiale
con la popolazione del paese nel
segno cristiano dell’amicizia e della
festività natalizia.
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C’è un artista a Carvico che da anni costruisce Presepi tanto belli che vengono esposti in mostre specializzate. E’ l’alpino Alessandro Papini (classe
1929) che, in occasione del Natale 2012, ha voluto
donare al Gruppo Alpini il suo Presepe più bello.
Pieni di ammirazione per lo stile, la precisione e la
cura dei particolari dell’opera, siamo orgogliosi di
poter esporre un manufatto tanto pregiato nella
nostra Sede. Desideriamo quindi ringraziare l’artista per il graditissimo dono.
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Il risultato delle elezioni del 20 gennaio per il rinnovo delle cariche sociali ha confermato il benefico
processo di avvicendamento dei quadri a favore
degli Alpini più giovani. Già da tempo stanno dando prova di saperci fare e lasciano presagire che a
Carvico gli Alpini dureranno ancora per molti anni.
Gli inevitabili piccoli dissapori generazionali si
stanno lentamente spegnendo ed ora il Gruppo si
presenta maggiormente motivato e coeso. Lo spirito
di corpo è l’elemento fondante che deve animare
sempre ogni nostra azione, facendo attenzione a
lasciare fuori dalla casa alpina ogni interesse personale, politico o partitico. In tale spirito ciascuno di
noi dovrà fornire la massima collaborazione possibile per il bene comune e la crescita del Gruppo.
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Desideriamo esprimiamo vivi ringraziamenti ai
Consiglieri uscenti Adriano
Locatelli, Davide Caseri, Gerolamo Rota e Adolfo Bonacina
(dall’alto a sinistra nelle foto) per il
generoso e appassionato impegno di collaborazione sempre
profuso in tanti anni di carica.
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Siamo tutti in crisi, anche noi Alpini. Ed allora abbiamo fatto la spending review, riducendo
leggermente gli interventi a favore degli enti
e delle associazioni che solitamente sono i
destinatari dei nostri contributi di solidarietà.
Al di là della situazione contingente, la solidarietà nei confronti delle persone più bisognose resta comunque per noi un punto fondamentale di impegno .
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Il 14 marzo presso la sede l’incontro annuale
con le classi terze della Scuola Media E. Fermi di Carvico per la lodevole iniziativa dell’A.N.A. “Tricolore nelle Scuole” tendente a
divulgare la conoscenza del Tricolore e della
Bandiera fra i giovanissimi. Il nostro bravo
Celestino Rota ha intrattenuto gli studenti
con materiale didattico specializzato sui temi della convivenza civile e della solidarietà.
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A seguito di infiltrazioni dal tetto si sono verificati importanti scrostamenti nella parte superiore dell’abside ovest della Chiesetta degli Alpini.
Alcuni fregi e decorazioni hanno subito diffusi
deterioramenti nelle figure e nei colori. Abbiamo
prontamente proceduto al restauro delle parti
ammalorate chiamando lo specialista Giovanni
Caseri, l’artista che quarant’anni fa realizzò lo
striscione del nostro Gruppo, che con orgoglio
portiamo alle adunate alpine. Purtroppo, dopo qualche tempo, Giovanni è stato costretto a sospendere i lavori per motivi di salute. Abbiamo quindi affidato il completamento dell’opera a Stefano Casati, valente restauratore di Carvico. Ringraziamo quanti hanno contribuito, a vario titolo, al pregiato
intervento di risanamento e restauro.
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All’adunata nazionale di Piacenza c’eravamo, anche se si è trattato di una vera e propria toccata e
fuga. Il tardo orario di sfilamento previsto per il
nostro Gruppo ci ha costretti a pranzare prima
della sfilata. Siamo arrivati
quindi in città intorno alle
16,00 giusto in tempo per
posizionarci nell’ammassamento. La sfilata è stata,
come sempre, strepitosa;
immediatamente dopo lo
scioglimento ci siamo riuniti per predisporci al
rientro. Praticamente non
abbiamo neppure assaporato gli umori dell’adunata, vorrà dire che ci rifaremo il prossimo anno a
Pordenone.
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Per una serie di fortunate circostanze
l’anno 2013 ha visto il Gruppo Alpini di
Carvico in prima fila in importanti manifestazioni. A Piacenza lo striscione del
S.O.N. che apriva l’adunata nazionale
vedeva la presenza a destra e a sinistra
dei carvichesi Gianmario Brembilla e
Marco Brambilla. Al raduno del 2° Raggruppamento di Castel S.Pietro Terme
(BO) i nostri Domenico Regazzi, Gianmario Brembilla e Giancarlo Testa hanno
portato il cartello del “Bergamo” che apriva la sfilata della sezione orobica.
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Su iniziativa della Sezione di Bergamo tutti i Reduci orobici sono stati premiati con una medaglia
commemorativa. Il 2 giugno a Valbrembo la cerimonia organizzata dall’ottimo capo zona Giovanni
Locatelli per la consegna delle medaglie ai nostri Reduci Isidoro Rota (1919-2013), Severino Perico
(1923) e Severino Donadoni (1925).
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La celebrazione della Festa della Liberazione che segnò la fine della II Guerra Mondiale e il rientro dei
nostri soldati dai fronti disseminati in tutto il mondo.
Il corteo ha deposto corone d’alloro ai principali monumento del paese terminando al Monumento ai Caduti in Via Largo Alpini.
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Il 9 giugno siamo stati invitati al raduno del
Gruppo Artiglieria da Montagna “Vicenza” dal
Gruppo gemellato di Arborio che ha organizzato
la manifestazione.
Il 21 luglio ci siamo trovati al valico per il tradizionale incontro annuale dei bergamaschi con i
Fratelli Alpini della Valtellina.
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Il 16 giugno la giornata di solidarietà con le associazioni che si occupano di non abilità Camminiamo Insieme
di Botta di Sotto il Monte Giovanni XXIII, La Nostra
Famiglia di Endine Gaiano e Comunità Alloggio di Trezzano Rosa. Nell’occasione abbiamo avuto gradita ospite la Dott.ssa Anita Sora, nipote del Capitano Gennaio
Sora, divenuto poi Colonnello, ma che per noi Alpini
rimane sempre il Capitano del Dirigibile “Italia”.
Gli interventi
del nostro Nucleo di P.C. nel corso dell’anno 2013.
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Si è spento il 2 luglio a novantadue anni il Dott. Leonardo Caprioli, ultimo Presidente Reduce dell’A.N.A..
Grande trascinatore già in Russia con il Battaglione
Edolo, fu l’ispiratore di importanti progetti associativi
come l’enorme impulso dato alla Protezione Civile
Alpina, la “pazza idea” dell’Asilo Sorriso di Rossosch in
Russia o la mattana di Endine Gaiano. Il suo testamento è racchiuso nel famoso discorso “Nikolajewka per
me”, pronunciato a Varese il 26 gennaio 1997 nel 54°
anniversario della storica battaglia. Quel discorso è l’essenza più profonda del nostro “essere Alpini”; dedicato agli amici che non sono tornati dalla loro “Rosamunda”, vuole essere anche il segno
della speranza per le nuove generazioni che in ogni baita possano custodire un focolare e tanti focolari messi insieme siano testimonianza del sentimento più nobile che alberga in ogni uomo: l’amore
per il prossimo. Ci ha indicato il cammino e noi Alpini
percorreremo quel sentiero nel nome dell’onestà, dell’impegno e della solidarietà, incamminati in fila indiana, come nelle luminose mattine del settembre 1941 a Caprino
Veronese, cantando a squarciagola la sua canzone:
ROSAMUNDA ROSAMUNDA,
CHE MAGNIFICA GIORNATA,
PARE QUASI PREPARATA
DA UNA FATA PROFUMATA....
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
Questa bella tradizione lasciataci in eredità dai Veci deve
essere tenuta viva. La processione con la statua di San Rocco che dalla Chiesa Parrocchiale viene portata alla Chiesa
di Santa Maria è per noi Alpini il segno della continuità
con coloro che sono andati avanti. Confidiamo di trovare
in futuro giovani Alpini disponibili ad inserirsi nel gruppo
dei soliti noti perché il tempo scorre (inesorabile) un po’
per tutti.

Anche quest’anno, nel mese di agosto, abbiamo organizzato la festa alpina di mezza estate. E’ una
iniziativa promossa dai giovani Alpini molto importante per cementare l’amicizia e la coesione del
Gruppo e che riscontra sempre più successo tra il pubblico,
tanto che siamo spronati a ripeterla ogni anno.
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Al giorno d’oggi se non sei su internet non sei nessuno. Ci sono proprio tutti. C’è chi vuole vendere,
chi vuole comprare, chi vuole dire qualcosa, sembra di essere sulla piazza del mercato. Purtroppo
abbiamo dovuto adeguarci alle nuove tecnologie e ora sul web ci siamo anche noi. Sul sito
www.alpinicarvico.it potete trovare
foto, video, notizie e documenti
riguardanti il Gruppo Alpini di
Carvico. Cercheremo di tenerlo
aggiornato e invitiamo chiunque
abbia materiale documentale, fotografico o altro a condividerlo con la
community (si dice così, vero?). Per
contattare direttamente il responsabile del sito potete scrivere alla
mail [email protected] .

L’80° anniversario di fondazione
celebrato il 23 giugno

Inaugurazione sede
alpina il 6 ottobre

L’80° anniversario di fondazione
celebrato il 1° settembre
Il 50° anniversario di Fondazione celebrato il 15 settembre

Quest’anno la gita della
Sede si è svolta sul delta del
Po. Partenza di buon mattino e colazione alpina. A
seguire giro in battello sul
delta e poi allegria a tavola
con un favoloso pranzo a
base di pesce.
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Presenti! All’adunata sezionale dell’8 settembre a Zogno c’eravamo. Orgogliosi, come sempre, della nostra
sezione de Bèrghem e con il nostro striscione.
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Abbiamo ricevuto in dono dagli Alpini di Villa d’Adda un magnifico busto in marmo raffigurante Don Giuseppe Rota (1907-2003). Nel 1931 venne
ordinato Sacerdote della Diocesi di Bergamo e successivamente conseguì
la Laurea in Lettere e Filosofia. Dal 1935 al 1937 fu assistente dei corpi specializzati in Africa Orientale. Nel 1939 fu assegnato alla Divisione Julia
come cappellano degli Alpini sul fronte greco-albanese. Destinato alla
campagna di Russia con la Divisione Tridentina, rientrò per motivi di salute. Nel 1951 divenne Arciprete di Villa d’Adda fino al 1983 per ben trentadue anni e fu l’ispiratore della fondazione di quel Gruppo Alpini.
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Il C.le Magg. Capo dei Bersaglieri Orlando Fragale,
residente a Carvico, ci ha donato un magnifico crest
a ricordo della sua partecipazione alla missione di
pace in Afghanistan con l'I.S.A.F.. Custodiremo in
Sede il prezioso manufatto realizzato con pregiati
legni originali provenienti dalle montagne afgane.
Ringraziamo Orlando per l’onorevole gesto con cui
ha inteso esprimere i sentimenti di vicinanza che lo
legano agli Alpini per il senso di attaccamento ai
valori di Patria, Bandiera e Corpo che le Penne Nere
condividono con gli uomini tuttora in armi.
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Il 27 ottobre con i Fratelli Alpini di Calusco d’Adda, di
Ambivere, di Bottanuco, di Paderno d’Adda e di altri
gruppi vicini eravamo al raduno del 2° Raggruppamento
e abbiamo avuto l’onore di portare in sfilata il cartello di
apertura del settore del “Bergamo”. La giornata è stata
allietata dal fisarmonicista Angelo,
che ben conosciamo, al seguito di
un Gruppo di Alpini bresciani. Bella musica e tanta allegria. Viva gli
Alpini!
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Dopo sessantotto anni dalla fine
della II Guerra Mondiale le spoglie
del Caduto Luigi Magni sono rientrate finalmente a Calusco d’Adda.
Il 28 settembre eravamo al cimitero
di Calusco d’Adda per le esequie
alla salma del Caduto rientrato.
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L’annuale celebrazione dell’armistizio che segnò la fine
della I Guerra Mondiale. Partito dal Municipio, dopo la
S. Messa, il corteo si è ricomposto per deporre una corona d’alloro alla Cappella dei Caduti presso il cimitero, al
monumento dedicato al Caduti sul Lavoro, alla memoria del partigiano Massimo Rota, alla Chiesa di Santa
Maria (Chiesetta degli Alpini) e infine al Monumento ai
Caduti di tutte le guerre in Via Largo Alpini. Qui i discorsi ufficiali delle autorità intervenute, tra i quali molto apprezzato quello del Cav. Emilio Bertuletti. La festa
si è conclusa con il pranzo offerto dalla Ass. Naz. Combattenti e Reduci al ristorante “Da Giovanni”.
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Un ringraziamento particolare a Piera Masoch che ormai da
alcuni anni segue le nostre attività sia a Carvico che in trasferta. Grande appassionata di fotografia, ha donato al Gruppo
Alpini una estesissima testimonianza fotografica e video (si
parla di qualche migliaio di fotografie) indispensabile per la
pubblicazione di questo giornalino e per l’aggiornamento del
nostro sito web.
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Folla delle grandi occasioni il 6 novembre presso la
Sede per l’incontro con i bimbi della Scuola d’Infanzia. Presenti le autorità civili e religiose locali, a ciascun bimbo è stato consegnato l’opuscolo “Bambini e
diritti”. L’ottimo Celestino Rota ha organizzato magistralmente la giornata rallegrando piccoli e grandi e
suscitando l’entusiasmo dei bambini con un azzeccatissimo travestimento da orso.
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In questa sezione pubblichiamo le foto dei ricordi. Chiunque lo desideri, può portare le foto della sua
naja o quelle di gruppo (magari un po’ vecchie). E’ tutto materiale che verrà conservato per futuri
utilizzi su questo giornalino o per essere pubblicato sul nostro sito web. Ringraziamo fin da ora
quanti vorranno mettere i loro ricordi a disposizione di tutti. Il materiale può anche essere inviato via
mail a [email protected] .
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Se volete, ora potete condividere con noi i momenti felici della vostra vita e  
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La Storia non si può riscrivere, si può solo raccontare. Per questo andavo a casa del Doro che, spesso con gli occhi lucidi dall’emozione, rispondeva con memoria intatta alle mie domande. I suoi racconti erano affascinanti. Come un’onda di piena sommergevano la mia
curiosità, a fatica riuscivo a seguire la rapida sequenza di
immagini che mi proponeva, mentre il taccuino si riempiva di nomi, di date, di luoghi. Furono anni di naja dura,
naja di guerra e di prigionia. La sua era la “meglio gioventù” sfregiata dalla guerra, incolpevolmente trascinata sui
palcoscenici in fiamme di mezza Europa e poi scelleratamente abbandonata al proprio destino tra le insidie di una
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natura ostile. Di lui non si possono dimenticare la Grecia e 
i lunghi camminamenti dei reparti “Maria Vergine” (come 
i reduci chiamavano i reparti M.V. Munizioni e Viveri)
sulle cime imbiancate del Monte Kugg per portare i rifornimenti alle prime linee. Non si può dimenticare la sciagurata campagna di Russia, sfociata in una immane tragedia per migliaia di soldati italiani costretti a percorrere a piedi centinaia di chilometri nel gelo di una drammatica ritirata disseminata di caduti, di dispersi, di feriti e di congelati. L’emozione prendeva il sopravvento quando nominava
gli amici lasciati lassù, a volte avevo quasi la sensazione che il suo spirito fosse ancora nell’immensa
steppa russa, a vegliare gli amici non tornati. Iniziò la
ritirata alle quattro del mattino del 18 gennaio 1943,
in ritardo rispetto al resto della sua compagnia (la 46a
del Tirano) che si era staccata dalla linea del Don il
giorno prima. La sua colonna, affidata al Ten. Nuto
Revelli, fu l’ultima ad abbandonare le postazioni di
Belogorje; sul fiume restavano solo le stufe lasciate
consapevolmente accese a guardare i russi. Bisogna
va “pistare” subito e avvertiva una strana sensazione
di vuoto alle spalle, faceva parte della coda dell’esercito italiano in ritirata, dietro non c’era proprio
più nessuno dei nostri, dietro aveva solo la grande e sconfinata Russia. Non si può dimenticare l’8
settembre 1943, la cattura da parte dei tedeschi e la prigionia in Austria e in Ungheria. Allegro e ironico come sempre, mi pare di vederlo ancora in mezzo a noi mentre canta la sua piccola canzone,
quella che gli Alpini di Russia dedicarono alla popolazione occupata quando scoprirono che era solo
della povera gente priva perfino del pane quotidiano:
Non c’è pane, non c’è granoturco
Non c’è lardo, non c’è latte.
Il marito è al fronte. Quattro bambini.
Così non è bene, così non va.
Nima cliba, nima kukuruzi,
Nima sala, nima moloka
Muj na fronte. Cetvero malenkih.
Tak ne garno, tak ne horosciò.
Lo abbiamo accompagnato all’ultima dimora avvolto nella Bandiera del Tirano, il suo Battaglione, la
stessa che abbiamo consegnata alla famiglia, nelle mani del figlio Alessandro, quale simbolo di continuità con i Veci dello stesso Battaglione che prima di lui sono andati avanti. Stendiamo le nostre Bandiere di fronte al Reduce e nello spirito dei Veci di Russia, rispondiamo con voce ferma all’ultimo
appello: “REDUCE ROTA ISIDORO.” “PRESENTE!”
Silvio Riva
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Vi sono uomini che più di altri riescono a segnare il tempo in cui sono vissuti. Lasciano tracce
inconfondibili del loro cammino e ogni qualvolta capita
di vedere i magnifici risultati del loro operato, rimaniamo meravigliati di fronte a tanta sapienza. Il Geom.
Gianfranco Ravasio era tra questi. Il “geometra degli
Alpini” (così lo chiamavamo) era un grande professionista e uno straordinario conoscitore delle tradizioni locali,
molto affabile e generoso, non desiderava mai porsi al
centro dell’attenzione. Eppure sapeva prendere prepotentemente la scena quando snocciolava brillantemente
quote e misure o quando schizzava, con raffinata tecni
ca, la posizione precisa di un pilastro in granitello, di un 
rosone o di un architrave in pietra.
Ah, la pietra! La sua grande passione, unita a quella per i mattoni, meglio se di recupero. Materiali semplici e insieme affascinanti, raccontano la Storia dell’umanità nel suo
crescendo continuo ed emozionante
di perfezionamento architettonico
visibile nei palazzi, nei templi, nelle
piramidi, nelle muraglie giunti quasi intatti fino a noi quale meravigliosa testimonianza dello scorrere 
dei secoli. La pietra e i mattoni sono ingredienti elementari di costruzione ma bisogna conoscerli profondamente, forse persino amarli,
per riuscire a dosarne la forza e plasmarne la rudezza per renderli parte armoniosa di un una preziosa composizione. Per fare questo non basta una tecnica sopraffina, ci vogliono l’ingegno, la passione,
l’animo dell’esteta, in una parola ci vuole “poesia”. Franco, ora non sei più tra noi, sei “andato avanti” come un Alpino, ma ogni giorno serberemo il ricordo di te guardando la bella Sede Alpina, in
essa sapremo ritrovarti e in ognuna delle “tue” pietre leggeremo la poesia. Ciao Franco.
Silvio Riva
Gioviale nel
carattere, lo
ricordiamo per
l’allegria che
sapeva donare alla
compagnia e per il
grande impegno
sempre profuso
durante gli anni di
costruzione della
Sede Alpina.
Amico degli alpini e
valente scalpellino fu
artefice di magnifiche
opere all’interno
della Sede Alpina.
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Rossosch 2013, ritorno sul Don