Bollettino interno di Gioventù Nazionale organo giovanile del MS-Fiamma Tricolore GIOVINEZZA Anno I, N. 1 maggio 2005 AS ha fallito! Elezioni: la cdl fa i conti con i risultati All'indomani dei risultati delle elezioni regionali, che hanno visto la Casa delle Libertà in netta sconfitta rispetto all'Unione di Romano Prodi, all'interno del Polo si cerca di cambiare rotta e Silvio Berlusconi sta avendo dei problemi a riorganizzare quell'alleanza delle forze politiche di CentroDestra che sembrava inaffondabile; all'indomani della lettera del premier inviata al leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, per cambiare rotta, il segretario dell' UDC, Marco Follini, fa ritirare i suoi tre ministri ed i sottosegretari e sembra che la foschia nella maggioranza aumenta. In tale contesto il Governo ha imboccato subito l'idea di un cambiamento programmatico, ora si dice che bisogna impegnarsi per il Sud-Italia, addirittura il premier ha diffuso l'idea di costituire un ministero per il Mezzogiorno con Ministro Francesco Storace, ma queste proposte sembrano a tutt'oggi non attecchire. (…) continua a pag.3... Alternativa Sociale ha fallito. Nonostante l’ottima visibilità mediatica (anche se ne hanno spesso parlato male, è già tanto che ne hanno parlato…), la coalizione formata dalla nostra Fiamma Tricolore, da Forza Nuova, dal Fronte Nazionale Sociale e da Libertà di Azione non è riuscita a raggiungere sufficienti risultati elettorali. Perché? Le risposte papabili sono tante. Dal mio modesto punto di vista, innanzitutto ad AS è mancata una vera e propria guida. Il sistema mediatico ha posto la signora Alessandra Mussolin i in F lor ia ni come “ducessa” della coalizione di cui facciamo parte, ma in realtà Alternativa Sociale è formata esclusivamente da un “quadriumvirato” nel quale ognuno fa come vuole e tira l’acqua al proprio mulino. E’ chiaro che qualche “camerata” a giro per l’Italia si sia impegnato maggiormente là dove i candidati erano del movimento del quale faceva parte, in barba allo spirito di coalizione. Come è successo, ad esempio, in Toscana. Come è successo a Prato, dove è toccato fare proprio tutto al candidato numero 1 (appartenente alla Fiamma Tricolore) della lista di Alternativa Sociale (permessi, volantinaggi, attacchinaggi, raccolta delle firme VERE) per invitare gli elettori n o n solo a votare il candidato alla presidenza (di Forza Nuova), ma anche la lista circoscrizionale. Insomma, in AS manca un vero Capo. Una guida sopra le parti che lavori esclusivamente per la coalizione e che la sappia guidare ascoltando le quattro campane rappresentate dai loro segretari, i “quadriumviri”. Anche Benito Mussolini, per prendere le decisioni, si consigliava con le quattro voci del Partito Fascista. Altri errori che secondo me hanno portato alla sconfitta di AS è che non c’è un vero progetto politico e che chi è stata designata a guida di questo “terzo polo” si è abbassata alle proteste in stile “pannelliano”. La signora Floriani, infatti, si poteva proprio risparmiare lo sciopero della fame portando, al contrario, le nostre idee ai cittadini. Non ha mai donato ai cittadini italiani le idee e le “alternative sociali” (intese anche come cambiamenti) che AS vuole portare, ma ha sempre parlato (male) del centrodestra. puntare sulla continuità missina. (…) continua a pag.2... Sommario - Il coraggio: tra l’amore e la morte pag. 2 - Marionette pag. 3 - Razzismo e razzisti noi, a casa nostra pag. 4 - BERTRAM de BORN: Il cantore delle armi pag. 4 - MOD. DI FIL. POLITICA — La visione platonica del Bene politico pag. 5 - LA RICERCA ESOTERICA — La figura di Maria Maddalena, da prostituta a santa compagna del Cristo pag. 6 - SULLEGÈIN — Archiloco e <<Lo scudo dimenticato>> pag. 7 - MUSICA — Lucio Battisti uno di noi! pag. 8 - CULTURA E SOCIETÀ — Il viaggio come ricerca della verità pag. 8 - AMBIENTE — Italia in ritardo sulla attuazione dei protocolli di Kyoto pag. 9 Ponte sullo Stretto? No grazie! pag. 9 - RECENSIONE — Giampaolo Pansa: Il sangue dei vinti pag. 10 A N N O I , N . 1 M A G G IO Pagina 2 SULLEGÈIN segue dalla prima… Archiloco e <<Lo scudo dimenticato>> In questo numero di “Giovinezza”, andremo ad analizzare una figura guerresca in antitesi a quella precedentemente illustrata, che si rifrange sulla letteratura del VII/VI a.C., ovvero quella del mercenario, per nulla interessato dalle dinamiche etico-sociali che la guerra presenta. La filosofia pre-socratica, quella cioé precedente al sistema di valori introdotto dal platonismo, verteva essenzialmente sulla logica degli opposti, tematica d’attualità per la comprensione del mondo contemporaneo: la tensione dell’arco e della freccia, del pieno e del vuoto, dell’uomo e della donna, rapportata a qualunque ambito e/o gerarchia dell’essere, portava per il fisiologo ionico ad un sostanziale autoannullamento. Consapevoli di questo assioma, ci accostiamo alla produzione giambica di Archiloco, poeta-soldato al pari di Tirteo, ma a quest’ultimo diametralmente opposto, non soltanto per la metrica del verso, bensì soprattutto per la concezione dell’esistenza, tutt’altro che socialmente aggregante ed eticamente ineccepibile: Archiloco è il mercenario, colui che combatte per appagare i propri desideri terreni attraverso una lauta ricompensa, e che non si cura delle prerogative della società, quale che sia, né si riconosce in una collettività che già Tirteo chiamava “Patria”. Se la produzione dello spartiate Tirteo può essere descritta in parallelo con la successiva tragedia (specie quella di Eschilo, il più “tradizionalista”, per quanto possa valere questa definizione rapportata alla triade), i toni sarcastici di Archiloco – come di tutti i poeti giambici – ci porta a ritenerlo più vicino alla poetica di Aristofane, commediografo: tematiche pregnanti della produzione dell’autore sono il disincanto, quasi il nichilismo, l’assenza di un sistema di valori sociali, l’invettiva asperrima contro i rivali, l’ebbrezza e l’appagamento. Il mito dell’epos si spegne nell’egocentrismo di questa figura anti-eroica che è, autobiograficamente, preminente e ridondante. Nato a Paro nella prima metà del VII sec. a.C., Archiloco ci descrive la sua quotidianità elevandola al regime poetico, utilizzando però un fraseggio sub-urbano e tagliente, per nulla fluido e coerente. Dei pochi frammenti che ci sono giunti, un passaggio interessante è costituito da “Lo scudo dimenticato”: <<Uno dei Sai si fa bello del mio scudo che a malincuore lasciai in un cespuglio: era un’arma preziosa. Ma la mia vita ho salvata. Di quello scudo che m’importa? Vada in malora: un altro ne comprerò più bello.>> La metafora dello scudo è una tematica su cui abbiamo già discusso nel precedente articolo: lo spregio per la grecità – intesa come società della vergogna – raggiunge in questi pochi versi un limite inesplorato. Ciò che si evince da questi tratti della poetica d’Archiloco non deve, però, trarre in errore sul suo lato più meramente guerresco: se, da un lato, è assente quel senso dell’onore caro a ciò che potremmo definire quale l’ellenismo fascista (che avremo modo d’esplorare ancora più a fondo), dall’altro è evidente che prevalga nell’Archiloco-soldato il rude buonsenso del legionario, tale che: <<Non mi piace un generale che cammina a gambe larghe tutto fiero nei suoi ricci, e rasato troppo bene; ma per me sia pure un nano, abbia pure le gambe storte, ma piantati i piedi in terra, ma sia pieno di coraggio.>> Un vero e proprio stravolgimento di quel kalokagathòs tanto caro agli Elleni. A voi la scelta, per concludere, di quale sia il modello più consono alla paideutica post-fascista. Federico A. Moretti AS ha fallito! (…) Un po’ l’errore fatto alle ultime elezioni politiche (e non solo) dal centrosinistra (e non solo – lo stesso errore l’ha commesso a questo giro Storace nel Lazio sparlando di AS e non parlando di programmi). Alternativa Sociale, poi, in teoria dovrebbe puntare sulla continuità missina. In pratica è ancorata a delle basi nostalgiche che allontanano la stessa AS dal fascismo sociale, allontanano il popolo da AS e, di conseguenza, AS dal popolo. Alternativa Sociale deve lavorare, secondo i punti in cui si riconosce (in teoria), quelli di San Sepolcro e di Verona, adeguandoli al tempo in cui viviamo. Solo così AS può davvero diventare una coalizione fresca e stare realmente al servizio dei cittadini italiani e non di se stessa. Altro errore (dettato, forse, dalla nipotina) è il criterio di proporzionalità fra le quattro forze di AS. Un movimento come la Fiamma Tricolore non può assolutamente avere lo stesso numero di candidati che ha il Fronte Sociale Nazionale e Libertà di Azione. Senza nulla togliere ai camerati che fanno parte di questi gruppi, ai quali aggiungerei anche quelli di Forza Nuova, sia per la storia, sia per la continuità storica, sia per la visibilità sul territorio, la Fiamma Tricolore deve essere la colonna portante di questa coalizione. Inoltre, con l’uscita di Alessandra Mussolini di voler candidare il 50% uomini e il 50% donne, in molte parti d’Italia ci siamo trovati scoperti perché molte federazioni di tutte le schiere di AS non hanno al loro interno donne candidabili. Non è un discorso maschilista. A Prato, per esempio, abbiamo gettato al vento due candidature su quattro perché né noi, né quelli di Forza Nuova (Fronte Sociale Nazionale e Libertà di Azione a Prato non esistono) avevano donne candidabili. C’è toccato sacrificare qualche camerata meritevole di candidatura e mettere in lista delle ragazze che non volevano candidarsi, ma che per “ordine supremo” hanno dovuto accettare di proporsi per AS a loro rischio e pericolo. Per concludere. Dagli errori si impara sempre. Vediamo se i vertici di AS decidono, intanto, di continuare con questa coalizione e, in caso affermativo, se provano almeno ad organizzarla. Eh sì, perché l’errore supremo è stata la male organizzazione interna. Marco Gargini A N N O I , N . 1 M A G G IO Pagina 3 segue dalla prima… Marionette (…) Fino a che punto potrà essere determinante quest'ultimo anno di mandato a Berlusoni per cambiare le sorti economiche e politiche della nostra amata Italia. Un dato di fatto è certo di riforme ne sono state fatte, ma fine a che punto era indispensabile accellerare le votazioni parlamentari sulla riforma cosidetta "Devolution" tanto cara alla Lega e vista sin dall'inizio con tanta titubanza dal popolo del Sud-Italia e non solo. Si parla tanto di questa riforma Federalista che è alla base degli intenti politici programmatici della Lega Nord, ma piuttosto che parlare di "federare" Regioni unite che si riconoscono nello Stato Italiano, si dovrebbe parlare di regionalismo più o meno accentuato poichè federare significa unire ciò che è diviso e questo non sembra essere fortunatamente la situazione italiana. Accordare più poteri alla Regioni riguardo la Sanità e l'Istruzione quanto può essere produttivo per le Regioni del Sud-Italia che tutt'oggi hanno seri problemi e sembrano non essere stati ancora risolti, come il caso della Campania per l'emergenza rifiuti che sembra apparire ad intermittenza e non ancora risolta. Il nostro Movimento si è sembre battuto per una centralità amministrativa dello Stato, principalmente e specilamente per la Sanità e l'Istruzione che sono dei servizi primari che devono essere garantiti a tutti i cittadini, e la visione politica del Movimento Sociale che si caratterizza come forza politica orientata a tutelare le classi più deboli per poter garantire a tutti i cittadini un trattamento sanitario e di istruzione che non si differenzi da Regione a Regione e da cittadino a cittadino, è indirizzata per una Sanità ed una Istruzione che siano amministrate centralmente dallo Stato e con criteri d'interesse pubblico, perchè nessuna comunità nazionale che voglia dirsi civile può prescindere da queste garanzie: diritto alla salute e all'istruzione non possono essere amministrati con criteri aziendali, bisogna mettere sempre al primo posto l'interesse pubblico e quindi il cittadino. Ritornando a parlare di elezioni, analizzando i risultati, l'alleanza elettorale con Alternativa Sociale sembra aver dato nuovi impulsi al nostro movimento, ma in percentuale non siamo ancora riusciti a superare lo sbarramento della legge elettorale che ci tieni lontani ad avere esponenti eletti nelle istituzioni; la Fiamma Tricolore dovrà impegnarsi per farsi conoscere e diffondere le proprie tesi, uno tra i nostri mali è quello della assoluta mancanza di spazio nei Mass Media e l'assenza di nostri rappresentanti nel Parlamento Italiano, l'azione del nostro Segretario Luca Romagnoli è da apprezzare per l'impegno,le proposte ed il tempo che investe per far rinascere il nostro Movimento e l'azione politica che svolge al Parlamento Europeo; ora è tempo di rimboccarci le maniche e piuttosto che diversità di vedute e personalismi inutili dobbiamo unirci stretti intorno al segretario Romagnoli e militare dalle base per poter essere quegli alfieri di un cambiamento politico che la gente italiana aspetta da tempo, Gioventù Nazionale farà da motore propulsivo al partito, poichè i giovani missini da sempre rappresentano uno dei punti di forza della Destra Italiana. Emilio Pagliaro i nuovo un nuovo articolo compare su questa nostra fatica. Anche questa volta, come lo è stato per la volta prima e come lo sarà per le future, mi trovo nel profondo della mia adorata madre notte a scrivere di un qualcosa che nemmeno io so. Dopo una serata iniziata con le solite frasi di rito del tipo “Ciao come stai?” oppure “Ciao che facciamo questa sera?” od ancora “Ciao allora che fai stasera?” e amenità varie, che conclude disastrosamente con una malinconia nel vedere la gente che butta lettaralmente la propria vita pochi euro, torno alla mia dimora per descrive il profondo “schifo” che ho per la società moderna. Questa società che ci manovra come burattini a conseguire azioni standard che tutti fanno, che ci propina lo scarpino firmato piuttosto che i pantaloni con quelle scritte oscene “RICH”(ione aggiungerei). Ma che si vuole quando i nostri eroi sono i calciatori della domenica ed i piloti del sabato dimenticando così tra una “pole” ed una anticipazione, quelli che realmente eroi sono. Parlo dei volontari della crocerossa che prestano servizio in notturna o diurna, dei pompieri che sono sempre pronti ad limitare i danni di un disastro del sabato sera, delle forze dell’ordine che comunque vada, qualsiasi cosa gli si possa dire, loro sono sempre li ad aiutarci quando un incidente ci tocca da vicino. Parlo di quelle persone che pur non essendo della croce rossa, non dei pompieri e non dei carabbinieri, sono comunque eroi, operai che tutti i giorni vanno a lavorare per assicurarci un domani migliore. Abbiamo perso il punto di vista che ci dava la verità per arroccarci su alture che non ci appartengono. Ma è ora di dire “Basta!”. Basta allo stato che ci tassa l’aria che respiriamo. Basta alla società che ci giudica in base alle stupide informazioni che ricevono da “fiction” ancora più idiote. E’ ora di insegnare le nostre regole e far vedere che i giovani non ci stanno a pagare tutta la vita per causa di ladri che ce la rubano. Non sono qui per narrarvi di Evola o per parlarvi del Marinetti, sono qui per dirvi che per quanto ci è necessario lo studio per un domani in cui saremo chiamati alla giusta causa, dobbiamo alzare il naso e guardare al di la delle nostre palme e finalmente vedere la pietosa realtà oltre la finzione che viviamo. Finzione che ci ha portato a credere che non esiste più confine tra l’essere uomo e l’essere donna, attraverso quella moda, per altro effimera, di aggiungere la borsa o tenere un abbigliamento meno sobrio del previsto e che tende più al femminile che al maschile. Ma mi chiedo dove potremmo andare a finire di questo passo ai matrimoni gay anche Italia? In uno stato che ha bisogno di giovani e nuove nascite perchè si sta trasformando in una geriatria, dimenticando così la pediatria? Signori, amici, figli del nuovo millennio sveglia perchè la rivoluzione è partita, ma non siamo noi a combatterla questa volta; ma quella massa di mussulmani che ci impone la loro religione con moschee e facendo togliere il nostro crocifisso, quella dell’est europa che vive di delitti e di delinquenza. Ed ora ditemi siete pronti a combattere con noi? Andrea Pavan Elezioni: la cdl fa i conti con i risultati D Pagina 4 A N N O I , N . 1 M A G G IO Il coraggio: tra l’amore e la morte Ancora una volta un caso che fa discutere, ancora una volta protagonisti sono gli Stati uniti, è il caso di Terry Schiavo, una donna che da 15 anni si trova costretta in una condizione di coma vegetativo a seguito di un arresto cardiaco: il suo cuore ha smesso di battere per qualche secondo, per 1-2 minuti, e la sua vita è cambiata, parte del suo cervello si è spento e da allora tante azioni normali per un essere umano, come prendere gli oggetti, parlare, ingoiare le sono diventate impossibili. Per 15 anni i genitori le sono stati accanto, hanno pensato a lei, le hanno dedicato tutte le loro energie combattendo ben due battaglie, quella contro un destino crudele ad inaspettato e quella legale contro il marito di Terry, Michael Schiavo. Questi, facendosi forte di essere stato suo marito, ora si fa interprete della volontà della ex moglie e dice che Terry gli avrebbe confessato in più occasioni che se mai si fosse trovata in una situazione del genere avrebbe voluto che la spina le fosse stata staccata. Due volontà che si fronteggiano a colpi legali, due visioni della vita (o della morte) e tanti dubbi…il mondo intanto discute e prende parte a questo grande show. E allora ok, cerchiamo di prendere una posizione anche noi, caliamoci nelle parti, consideriamo varie possibilità, discutiamo sull’eutanasia! Possiamo chiederci: “Forse i genitori sono ciechi di fronte al dolore che prova la figlia e vogliono tenerla in vita a tutti i costi? Forse il marito non ha nessun interesse a farla morire, perché tanto ha già un’altra moglie, un’altra famiglia e forse, lo fa perché il vero Amore a volte sa provare PIETA’? O forse, forse punta alla sua eredità, forse Terry per lui è diventata un peso e quindi, poveri quei genitori ai quali vogliono negare di amare la figlia fino al suo o loro ultimo respiro!!!” E mentre consideriamo tutti questi “ma” e questi “forse”, i veri protagonisti sono loro, i due contendenti e quasi più nessun effetto ci fanno le immagini di Terry che passano sullo schermo, immagini che sì, ci fanno vedere una persona che soffre, ma che ha ancora in sè un anelito di vita. La vicenda, ahimè, sta volgendo al termine: il 18 marzo un Tribunale di Stato ha deciso che Terry deve morire, il sondino che la nutriva è stato rimosso e da allora la situazione è andata peggiorando, il suo polso è debole, la respirazione sempre più affannosa…sta morendo. Eppure qualcosa mi dice che non è tutto qua, perché quello che succede in America, non è mai chiaro, perché le loro informazioni sono sempre distorte, nebulose, sfocate, perché una volta dicono una cosa e poi ne dicono un’altra, insomma, se vogliamo chiarezza dobbiamo accendere il nostro cervello (ringraziando Chi di dovere, che ancora possa funzionare perfettamente) e cercare di capire. Mi viene in mente il primo ed assoluto interrogativo: come mai, dopo ben 15 anni, si è iniziato a parlare del caso Terry Schiavo? Che non serva ai potenti per costruire nuovi consensi? Altrimenti, perché avrebbero fatto stampare un opuscolo che ha girato tra i banchi del senato americano, dove si allude alla “grande opportunità politica” offerta dal caso Schiavo per ridare slancio al “movimento per la vita”?! VITA?; VITA?; ma di quale vita parlano, quella che ogni giorno tolgono con i loro bombardamenti, con le loro armi chimiche, con i loro esperimenti sugli esseri umani e sugli animali, parlano proprio di quella vita?!!!! Allora non capisco. Altra cosa che non capisco è come mai in Texas, nonostante questo ritrovato zelo del caro presidente Bush e di suo fratello, sia ancora in vigore una legge, firmata dal Presidente americano, che solo pochi giorni fa ha consentito all’ospedale Houston di staccare la spina che teneva in vita Sun Hudson. Il bambino è stato lasciato morire perché la legge di Bush, sostenuta da tutti i repubblicani, stabilisce che una struttura medica non può accollarsi LE SPESE (i soldi hanno dunque più valore della vita!!!) per tenere in vita un paziente. Caso analogo per un uomo di 68 anni, Spiros Nikolaus al quale verrà staccata la spina entro sabato, proprio mentre il presidente e i suoi colleghi, continuano ad atteggiarsi a cristiani devoti senza mai specificare che, quando un paziente in coma pesa sulla spesa pubblica, la decisione di staccare la spina viene presa molto rapidamente. Ora che Terry sta morendo i medici hanno deciso di somministrarle la morfina. “Allora soffre!” mi sono detta, prova qualcosa, il dolore, come se non bastasse il suo crudele destino. Che atrocità: lasciare morire di fame e di sete una persona, che schifo! E sarò cinica, ma (continuo pensando tra me e me) “neanche le bestie si rilasciano morire così”, se le hai amate, certo! Se le hai amate e sono vecchie, malate ed incurabili, con i cuore infranto le porti dal veterinario e le fai sopprimere (se invece sei un bastardo e te ne vuoi liberare, come minimo le abbandoni, magari sulla superstrada o le butti in un cassonetto ben chiuse in tre buste di plastica). Neanche le bestie e neanche i peggiori assassini condannati alla pena di morte li fanno morire così. Perché Terry? Deve morire? Almeno che muoia in pace! E se forse, ognuno di noi nel proprio intimo può confessarsi, in un attimo di debolezza, che in quelle condizioni non potrebbe né vorrebbe vivere, e se forse a volte amare è anche provare una grande pietà e se ancora, vogliamo prendere in considerazione il tema Eutanasia, è pur vero che, siamo noi cristiani o no, non possiamo arrogarci il diritto di decidere sulla Vita e sulla Morte. Chi siamo noi per imporre la Morte, chi siamo noi per strappare a dei genitori La PROPRIA figlia. Un Uomo non DEVE farlo, un Stato non PUO’! Attenzione poi al fatto che potrebbe diventare una pericolosissima arma: sta male? Uccidiamolo. Non ha l’assicurazione? Uccidiamolo. Questa volta l’america ha proprio toccato il fondo: l’ultima frontiera del reality show: la morte in diretta E allora tacchiamo le spine, si….quelle della televisione. Carlotta Buscaglia 29.04.2005 CAMERATA RAMELLI: PRESENTE! A N N O I , N . 1 M A G G IO « Pagina 5 MODELLI DI FILOSOFIA POLITICA La visione platonica del Bene politico Vidi che mai sarebbero cessate le sciagure delle generazioni umane, se prima al potere politico non fossero pervenuti uomini veramente e schiettamente filosofi, o i capi delle città non fossero divenuti. Per qualche sorte divina, veri filosofi». Lungi dal costituire una tesi strampalata, questa affermazione di Platone risponde alla logica stringente della sua argomentazione. Infatti il filosofo osserva nella Repubblica che la maggioranza degli Stati sono, ieri come oggi e sicuramente come domani, governati da «persone che si battono fra loro per ombre e si disputano il potere, come se fosse un gran bene». Ma la verità è altra: «lo Stato in cui chi deve governare non ne ha il minimo desiderio, è per forza amministrato benissimo, senza la più piccola discordia, ma quello in cui i governanti sono di tipo opposto, è amministrato in modo opposto…Se per chi deve governare troverai un modo di vita migliore del governare [cioè il filosofare] ottima potrà essere l’amministrazione del tuo Stato. Perché sarà il solo in cui governeranno le persone realmente ricche, non di oro, ma di quella ricchezza che rende l’uomo felice, la vita onesta fondata sull’intelligenza. Se invece vanno al potere dei pezzenti, avidi di beni personali e convinti di dover ricavare il loro bene di lì…il governo è oggetto di contesa e una simile guerra civile e intestina rovina con loro tutto il resto dello Stato…Al governo devono andare persone che non amino governare, altrimenti la loro rivalità sfocerà in contesa». E’ a partire da questo sfondo e da una profonda idea di giustizia (fondamentale per il pensiero politico di Platone fu anche l’esperienza della ingiusta condanna che uccise il suo amico e mentore Socrate) che deve essere compreso il progetto di una città ideale costruita e descritta dell’opera Repubblica. Platone, nella stesura della sua città giusta, deve innanzitutto confrontarsi con le persuasive argomentazioni dei sofisti che, come Trasimaco, negano la validità stessa dell’idea di giustizia, con argomenti non dissimili da quelli che saranno riproposti da Nietzsche. Ciò che in ogni Stato viene definito giusto, afferma Trasimaco nel libro I della Repubblica, è semplicemente ciò che utile al potere costituito, e poiché il potere è tale in quanto detiene la forza, ne discende, per chi sappia ben ragionare, che in ogni caso il giusto è sempre l’identica cosa, l’utile del più forte. Si prenda atto di questa eterna realtà, conclude il Trasimaco platonico, e si smetta di predicare la giustizia. Le leggi, gli fa eco Glaucone, anticipando ora invece argomenti del paradigma contrattualista, nascono perché coloro che non sono capaci di evitare di subire ingiustizia, e non riescono ad infliggerla ad altri, hanno pensato che fosse vantaggioso venire all’accordo di non farsi ingiustizia reciproca, e hanno appunto stabilito una legge a questo scopo, mediante una sorta di patto; un patto che nessuno sottoscriverebbe se avesse la possibilità di soverchiare impunemente gli altri. Per Platone, invece, l’ingiustizia presuppone la giustizia e soprattutto assume che vi è giustizia quando una pluralità è ordinata in modo tale da mantenere una unità armonica, e in modo che ogni parte svolga al meglio la propria funzione. Il ragionamento circa la giustizia nello Stato, perciò, viene sviluppato da Platone tenendo come filo conduttore l’analogia tra la comunità politica e quella piccola comunità in interiore homine che è l’anima individuale. Nella pluralità di questa, Platone distingue tre momenti: la parte concupiscibile, che mira la soddisfazione dei piaceri e dei bisogni materiali; la parte razionale, che mira la conoscenza e la verità; la parte animosa, l’energia del volere grazie alla quale l’anima si dirige verso l’uomo o l’altro dei suoi obiettivi. Giusto è per Platone, l’individuo in cui i tre momenti dell’anima danno luogo ad un ordine che vede la parte razionale, sostenuta da quella animosa, dominante sulla parte concupiscibile. Ma ciò che è vero per il singolo individuo e vero anche per lo Stato. Le tre parti dell’anima infatti corrispondono a tre tipologie fondamentali di individui: quelli che ricercano la saggezza, quelli che ambiscono agli onori, e quelli che bramano il guadagno. La società giusta sarà quindi quella che assicurerà il giusto equilibrio tra queste sue componenti. Innanzitutto Platone parte dalla considerazione che la società umana nasce dal bisogno, dal fatto che l’uomo non è in grado di bastare a se stesso e per vivere instaura quindi rapporti di collaborazione e di scambio con altri uomini. Lo sviluppo sempre più ricco ed articolato di questi rapporti genera una sempre più marcata divisione del lavoro, che risponde ad una sempre più marcata divisione del lavoro, che risponde ad una ben precisa logica di efficienza: le singole cose riescono più e meglio e con maggiore facilità quando uno faccia una cosa sola, secondo la propria naturale disposizione e a tempo opportuno, senza darsi pensiero delle altre. A soddisfare le necessità materiali provvederà quindi la classe dei produttori e dei commercianti, formata dagli uomini nei quali prevale il momento concupiscibile dell’anima e in cui, quindi, prevale il des ider io d i g u a da gno. C o n l’accrescersi della città e dei suoi bisogni, questa entrerà in conflitto con le altre comunità e potrà prospettarsi la necessità della guerra. Ecco quindi la necessità di una classe di guardiani che proteggano la città, e che dovrà essere formata da quelli nel cui petto prevale l’elemento animoso: coraggio, ricerca di gloria, senso dell’onore. Superiore alla funzione di protezione militare è quella di governo della città, affidata ai governanti-filosofi, cioè coloro nella cui anima prevale il momento razionale e che sono legittimati a governare dal fatto di possedere la conoscenza del vero Bene. La platonica città bene ordinata, quindi, è quella che assicura ai diversi tipi di uomini la possibilità di vivere nel modo in cui la loro vocazione li indirizza, ma tenendoli entro quei limiti che fanno sì che esse contribuiscano, ciascuno a suo modo, al bene della città. La Repubblica, di cui Mussolini amava leggerne qualche capitolo la mattina ed in questo articolo non completamente presentata, deve intendersi come un modello etico e non certo come la base per un programma politico. L’ottimo Stato, si legge in chiusura del libro IX della Repubblica, è «uno Stato che esiste solo a parole, perché non credo che esista in alcun luogo della terra. Ma forse nel cielo ne esiste un modello, per chi voglia vederlo e con questa visione fondare la propria personalità». Giorgio Arconte A N N O I , N . 1 M A G G IO 2 0 0 5 Pagina 6 LA RICERCA ESOTERICA La figura di Maria Maddalena, da prostituta a santa compagna del Cristo M olte e divergenti sono le opinioni che i testi storici e religiosi danno attraverso i secoli riguardo all’affascinante, mistica e non meno misteriosa figura di Maria Maddalena. Spessissimo menzionata quale esempio di donna empia e peccatrice, talvolta descritta come santa compagna del Cristo, come Madonna Nera ed anche come iniziata ad antichi misteri di culti orami quasi certamente scomparsi che si erano affacciati al mondo ben prima dell’avvento del Cristianesimo. Figura carnale, materiale ed al contempo distaccata ed eterea, la Maddalena è, ad oggi, una della persone più indefinibili del culto più diffuso al mondo e non soltanto. I quattro Vangeli ufficiali, soprattutto i tre definiti “sinottici”, tendono a descrivere la donna in questione come una grande peccatrice che però grazie alla conoscenza del Figlio dell’Uomo si redime e diviene quindi esempio di Virtù. Questa ormai arcinota descrizione ha, però, anche dei lati oscuri che difficilmente possono trovare spiegazioni logiche e convincenti di tale tipologia di cristiana peccatrice, ovvero non molti tra coloro che hanno tentato di approfondire le conoscenze sulla sopraccitata Maria Magdala credono verosimile le versioni di Luca, Marco, Matteo e Giovanni. Piuttosto sono disposti a pensare che queste siano ricostruzioni volute dalla Chiesa ufficiale che nel trascorrere dei secoli non poche volte si è dimostrata perfettamente incline al rispetto degli insegnamenti di Gesù Cristo. Vi sono altre antiche scritture, vangeli se vogliamo, che non sono stati giudicati attendibili dai cosiddetti “Ministri di Dio”; stranamente in tutte queste (siamo nell’ordine di diverse centinaia) la peccatrice Maddalena veniva sempre ricordata come figura più vicina a Gesù, nonché suo apostolo, nonché sua sposa. Per noi tutti che siamo cresciuti nel culto di un Salvatore fattosi uomo al solo fine di redimere i peccati del mondo, questa ipotesi può sembrare quantomeno strampalata e bizzarra, ma se proviamo ad approfondire l’argomento tutto assume un altro aspetto e si giunge a delle conclusioni che danno da pensare. Chi tra di voi ha avuto occasione di leggere i vangeli gnostici, saprà che il Signore, a differenza, almeno un tempo, del clero e della Chiesa tutta, aveva un’altissima considerazione della donna e che riteneva dovesse essere, nella persona di maria Maddalena, la continuatrice dei suoi più intimi valori ed insegnamenti. Troviamo ancora in altre forme di adorazione cristiana una vera e propria venerazione verso tale figura che più e più volte viene menzionata come “Madonna Nera”; sto parlando dell’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo meglio conosciuti col nome di Templari. I Templari hanno, nel corso della storia, testimoniato attraverso opere di carattere architettonico (il Gotico), la loro cieca devozione per quella donna misteriosa e per San Giovanni Battista, cugino di Gesù che spesso raffiguravano come una testa barbuta e cornuta simbolo di fertilità e di nascita che è stata fatta conoscere col nome di Baphomet, e che sempre la Chiesa ufficiale ha provato a far passare per una presenza diabolica quando in realtà aveva tutt’altro significato. Nelle grandi Cattedrali gotiche sparse un po’ per tutta l’Europa, ma soprattutto sulle coste del sud della Francia dove sorgono imponenti ed allo stesso importanti luoghi di culto come “Rennes le Chateau” o “Montsegur”, vi sono innumerevoli racconti sulla storia del Cristo e della sua compagna; essi sono scolpiti sulla pietra, sulle colonne, sugli archi e sugli altari con un codice che soltanto chi ha avuto delle arcane iniziazioni può riuscire a decifrare perfettamente. Queste opere scultoree narrano della morte del Messia sulla Croce, della sua fuga in Palestina ad opera di Maria Magdala con Giacomo il Giusto, fratello gemello di Gesù, e con lo zio del Salvatore, Giuseppe di Arimatea, assieme ai tre figli frutto dell’amore tra il figlio di Dio e la Maddalena: un maschio e due femmine, di cui la più piccola, Sara, è ancora oggi adorata dagli zingari iberici, anch’essa come Madonna Nera: Per concludere questo breve ma intenso racconto parliamo dell’antico culto egizio di Iside ed Osiride. Iside altri non è che la divinità femminile che noi ritroviamo appieno nella figura della Maddalena che in diverde ere e sotto differenti aspetti di tanto in tanto fa capolino nel mondo. Iside la prima madonna Nera della storia, alla quale è dedicato l’intero apparato sotterraneo della più famosa cattedrale di Notre Dame, quella di Parigi, in francese Paris che prende dall’antica ed arcana divinità anche il nome: Paris (Parigi) – par isis – ovvero Isis (Iside). Alessio Belli A N N O I , N . 1 M A G G IO 2 0 0 5 Pagina 7 Razzismo e razzisti noi, a casa nostra E bbene si, siamo razzisti. Razzisti della peggior specie. Ci sono i nomadi che sporcano le nostre città e vivono da parassiti? Ci vuole tolleranza! C'è accattonaggio, ci sono scippi, furti, droga, stupri e prostituzione direttamente dall' Albania? La colpa è nostra! Mi sembra di vedere, soprattutto in alcuni ambiti comunicativi, che un certo INTERNAZIONALISMO DE NOANTRI e che un certo finto buonismo stiano prendendo il sopravvento. E la figuraccia, in strada, la fanno i cattivi fascisti che si arrabbiano per la mole di immigrati clandestini che ormai bivaccano in tutte le piazze. Razzisti, siamo razzisti. Il problema, è ovvio, parte da molto lontano - leggi flussi migratori mai realmente bloccati, leggi una totale disinformazione sul problema - ma i danni sono sotto gli occhi di tutti, solo che "tutti" lo considerano ormai un fatto normale. Ma il meltin' pot non è normale nè benevolo. Oggi è una colpa cercare di difendere i nostri prodotti, oggi è una colpa difendere le nostre origini. E' una colpa persino cantare in italiano, strafatti di esterofilia come siamo. Oggi siamo dalla parte sbagliata perchè non vediamo di buon occhio l'apertura totale ad est e al medio oriente. Ma facciamo anche un passo indietro. Si è data una connotazione prettamente negativa alla parola razzismo, quando, a voler ben vedere, esso è una scienza, uno studio dettagliato delle razze. Cito solo Gunther, Evola, de Gobineau, tanto per non far nomi di esimi studiosi. Perchè dovremmo vergognarci di dire che un africano ha più melanina? Perchè dovremmo vergognarci di connotare dei tratti somatici di un cinese, e riconoscerlo alter? Forse dovrebbero spiegarci perchè alla definizione e allo studio di una razza, di un popolo, di una stirpe, sia stato automaticamente associato il fatto di voler discriminare... Allora avremmo un punto in comune di discussione. E la comunicazione, badate bene, ha come al solito giocato un ruolo primario nella guerra delle parole, nella guerra della terminologia. Oggi si riconosce la dignità di un africano chiamandolo "nero", di "colore scuro"; io lo chiamo negro. La razza è negra, parola che tra l'altro ha un'origine chiaramente spagnoleggiante, e non credo di offendere nessuno. Anche perchè altrimenti i benpensanti dovrebbero spiegarmi perchè nero si, e muso giallo detto a un cinese no. Cromaticamente parlando, non fa una piega. Perchè non posso chiamare un pakistano "faccia marrone" senza venir additato dal Torquemada di turno? Ci sono troppe contraddizioni... e poi attenzione: se si vuole parlare di un popolo veramente razzista (cioè discriminatore, e della peggior specie), basti ricordare che in medio oriente esiste un popolo senza terra, ma invasore ed usurpatore che chiama quelli che non appartengono alla propria razza goyim: cioè bestie. Indovinato? Penso di si, non è difficile. E comunque, volendo tornare (e rimanere) tra le mura di casa nostra, sarà bene ricordare ai benpensanti che anche quando usano l'appellativo "handicappato" per indicare un inetto al volante, discriminano; quando fanno gli scongiuri quando passa una suora, discriminano; quando ridono della balbuzie o delle orecchie a sventola, discriminano. Il voler essere democratici a tutti i costi e soprattutto il grande inganno illuminista della rivoluzione francese, cioè che siamo tutti uguali, hanno fatto il resto. Non siamo tutti uguali. Chi ci vuole uguali, ci vuole così per assoggettarci, per omologarci e livellarci verso il basso. Mi pare ovvio. Come mi pare ovvio che significherà qualcosa che mentre i romani discutevano di diritto e costruivano strade, altri popoli si tingevano il viso o parlavano alle piante; significherà qualcosa che mentre noi oggi ci curiamo il raffreddore, facciamo di conto, esploriamo l'io con la filosofia, altri ancora danzano intorno ad un fuoco per chiamare la pioggia... o peggio vivono come parassiti ai margini della società, sfruttando donne e bambini... Meditate gente, meditate. Maurizio Petti BERTRAM de BORN: Il cantore delle armi B ertram de Born (1140-1215) fu un potentissimo feudatario della Provenza, Signore del castello di Hautefort (Altaforte) nel Périgord. È considerato da Dante (De. Vulg. El.,II,II,9) come il miglior cantore e poeta delle armi della poesia provenzale. Non l’amore ma le armi, il valore guerresco sono i temi delle sue poesie: loda le battaglie, gli scontri, “lo brandir di mazze ferrate e di spade”, uomini “d’alto sangue” che “pensano solo a mozzar teste e braccia”; l’odore della battaglia, il purpureo sangue dei guerrieri che inonda le verdi pianure. Per le sue liriche, Bertram non può essere accusato di una sorta di morboso compiacimento della violenza, non è un sadico cantore della stage: non possono essere lette le sue liriche dai finti pacifisti che lo accusano di essere un violento ed un fomentatore di inutili battaglie. Bertram è un guerriero che si scaglia contro coloro che vivono per mangiare, bere e dormire; contro coloro che si arrendono e alla lotta accettano un oneroso compromesso ; contro coloro che si cullano della propria posizione, della propria “poltrona” conquistata con ogni mezzo, anche il più vile e dimenticano i doveri che da quel titolo scaturiscono; contro coloro che non concedono il proprio esercito e se stessi per le giuste battaglie ma li strumentalizzano per il successo personale schierandosi sempre dalla parte del vincente; contro coloro che non vivono per gioco e per amore. Contro coloro che hanno perso la gioia della vita che è movimento, che è attività, che è avventura e pericolo, che è offendere e difendere e scoprire il petto ai colpi altrui, che è morire e saper, così vivendo. Bella è la vita per sé stessa, come la primavera nel suo germogliare e rifiorire, non avendo altro fine che questo suo impeto stesso di effondersi e di fare. Nunzio Condorelli A N N O I , N . 1 M A G G IO 2 0 0 5 Pagina 8 CULTURA E TRADIZIONE MUSICA Lucio Battisti uno di noi! L ucio Battisti un fascista? Per molti lo è stato solo perché nelle sue canzoni ha trovato alcuni versi “espliciti”. Per altri si tratta solo di un malinteso “perché negli anni ‘70 chi non era schierato a sinistra era per forza un fascista”. Per altri ancora Battisti era solo un cantautore indifferente ai “venti” di ogni genere che spiravano in Italia durante il periodo del suo maggior successo. Ci sono poi tantissime persone che giurano di averlo incontrato durante alcune riunioni di Ordine Nuovo o di averlo visto al “Quadrato”, circolo della Giovane Italia di Ancona, verso la fine degli anni ’60, mentre presentava la sua meravigliosa canzone “Uno in più”. Non è poi una leggenda che il padre Alfiero, ai tempi della guerra, fosse il capo della milizia fascista di Poggio Bustone e che suo figlio Lucio fu presente, come lui stesso affermò, durante un pestaggio perpetrato dai partigiani ai danni di suo padre. Fu un grande trauma che evidentemente influì molto sulla sua vita e sulle posizioni politiche che prese qualche anno più avanti. Lucio Battisti si pose sempre al di fuori delle mode, masse e slogan convenzionali durante tutta la sua carriera arrivando perfino ad evitare la pubblicità e i giornalisti. Non è quindi un caso che Lucio Battisti sia sempre stato amato dai giovani nazionalpopolari che nelle loro sezioni di partito o ai loro campi estivi di formazione politica si ritrovano spesso a cantare, tra una canzone degli Amici del Vento e della Compagnia dell’Anello, alcune canzoni di Battisti come “La collina dei ciliegi” (celebre il verso: “Planando sopra un bosco di braccia tese”), “Una giornata uggiosa” (…“sogno al mio Paese infine dignitoso”) e “Il mio canto Libero” (dove canta: “in un mondo che, non ci vuole più..”). La sua fu una carriera alquanto scomoda per chi in quegli anni dominava la cultura in tutte le sue manifestazioni e per questo motivo veniva attaccato nelle radio, nelle TV e nei giornali vicini al Partito Comunista Italiano. Ma la sua bravura, ormai, aveva fatto breccia anche dall’altra parte della barricata e quando venne scoperto il covo delle Brigate Rosse di via Gradoli a Roma, la prigione di Aldo Moro, sorprese tutti il ritrovamento dell’intera collezione di un solo cantante: Battisti. Lo stesso cantautore non ha mai smentito, quando cominciarono ad accusarlo di propensioni per l'estrema destra e sosteneva che <<"anche se lo fossi, fascista, non dovrei chiedere scusa a nessuno!">>. Lucio Battisti fascista quindi? Anche se non fosse vero, se tutti quelli che lo ricordano nelle riunioni di Ordine Nuovo hanno solamente avuto un’allucinazione (e magari erano solo alla ricerca di un po’ di attenzione), per tutti noi della nostra area lo è sempre stato. “Una voce controvento” quando contro c’eravamo soltanto noi… CAMERATA BATTISTI A NOI! Andrea La Barbera Il viaggio come ricerca della libertà L a meravigliosa fiaba del Signore degli Anelli rientra nell’ambito avventuroso del viaggio interioreesteriore che è l’esistenza umana. La Compagnia dell’Anello rappresenta – soprattutto nel nostro mondo mondializzato e tecnocratizzato – non solo la preziosità e l’unicità dei singoli Popoli, uniti per fronteggiare l’Oscuro Signore che vuole cancellare i colori dell’intero cosmo, ma anche l’aspirazione dell’Eroe umano a voler combattere l’oscuro regno dei Senza Vita, dove il buio grava in maniera uniforme, tetra e squallida. Mordor personifica la degradazione – il non-Essere – dell’uomo che ha dimenticato le proprie origini e che non rispetta più il soffio del Sacro che, invece, vive dovunque. Il Male, dunque, sta per raggiungere il suo scopo; sta per incatenare l’uomo in un mondo monodimensionale, orizzontale, terrestre. La visione razionale e materialista dell’esistenza sta per rendere l’uomo cieco, corpo malato che invecchia senza certezza d’eternità. Il Divino e l’Uomo si sono ormai allontanati; ora esiste solamente la religione dell’umano, e quindi dell’utile, del profitto, della degradazione materialista e consumista. Sta per svanire l’eterno connubio tra il Creatore e la creatura, l’armoniosa unione tra cielo e terra ut duo unum fiant. La Compagnia dell’Anello sfida e combatte il Signore del Buio, perché sa che non vi potrà essere futuro se l’informe otterrà la vittoria. Nonostante i pericoli, il terrore, l’angoscia del nemico sovrastante, è necessario avere fede, incrollabile e salda, ed avanzare nelle nauseabondi paludi, nelle cupe miniere, tra i nemici sanguinari per il ritorno del Re, il Centro del Mondo, Principio Spirituale supremo, fonte di armonia, equilibrio, giustizia, pace. La fiaba del Signore degli Anelli è soprattutto un inno, una esortazione a questa prova di coraggio. Il suo insegnamento è chiaro: il tempo concesso alla nostra esistenza terrena non deve venire sprecato, tutti noi abbiamo il dovere di trovare il «dono magico» per offrirlo a tutti gli uomini, superando con fermezza le prove tese dal Male lungo il cammino. Il Bene – l’Essere – che si manifesta nelle fasi dell’esistenza universale, quindi anche negli atti umani, viene colto attraverso il sacrificio di se ed offerto nel corso del viaggio, per amore di tutti gli altri esseri. Ma se il cammino nel mondo diventa una presa di coscienza delle proprie possibilità spirituali e morali, le prove superate, la scoperta, la vittoria, la festa finale, l’incoronazione sono i momenti celebrativi della conquistata realizzazione personale. Il lieto fine – la distruzione dell’Anello del Male – come la partenza da casa sono due momenti ineludibili della stessa tensione ideale nei confronti di una non conoscenza di se stessi che bisogna riconoscere e ricercare e che è stata conquistata soltanto grazie a determinate qualità e capacità etiche. Il premio finale – la vittoria delle forze della Luce – è l’apoteosi della visione ottimistica, della definitività e della fede in quei valori costanti che corrispondono alle aspirazioni eterne dell’uomo quali l’affermazione del se interiore, della bellezza, dell’armonia e che trovano la loro fondazione nella certezza della sacralità del mondo. Domenico Pugliesi A N N O I , N . 1 M A G G IO 2 0 0 5 Pagina 9 AMBIENTE Italia in ritardo sulla attuazione dei protocolli di Kyoto S ono trascorsi 8 anni dal 1997 e, forse per caso forse per sbaglio, è entrato in vigore nel giorno 16 febbraio il Protocollo di Kyoto. Sono stati necessari 8 lunghi anni (e in questa materia ogni anno può rappresentare una catastrofe ed una sconfitta) affinché venisse aperta una breccia nel calvario, previsto dal Protocollo (rectius dagli Stati), per poter rendere vincolante ai Paesi aderenti il sopraddetto accordo. 141 Stati aderenti, 39 industrializzati fra cui tutta l’Europa, si sono impegnati a ridurre la “produzione” di gas serra e a provvedere specifici sostegni economici in favore della produzione di energia da fonti rinnovabili. L’Italia, che come altri Paesi industrializzati sperava in un iter di svariati decenni perché si raggiungesse il numero minimo di ratifiche necessarie per l’entrata in vigore del Protocollo, ha iniziato subito a far fronte al problema, attuando così le solite soluzioni produttrici di forte scompiglio ma anche di grande attrazione e chiamo collettivo (complice il disagio dei provvedimenti) come le targhe alterne o la chiusura totale del traffico nei giorni lavorativi, senza invece provvedere ad estirpare il melanoma dalla radice. Infatti lo Stato è ben consapevole della sua impreparazione rispetto al problema ambiente, alimentato dalla grande quantità nel nostro Paese di fabbriche inquinanti (cioè che non hanno adeguato le ciminiere agli standard internazionali) e di centri di produzione energetica che utilizzano idrocarburi, oltre che dalla incontrollata circolazione dei veicoli stradali, entrambi principali produttori di CO2 (anidride carbonica) e di SF6 (esofloruro di zolfo). «Gli interventi del Governo sono rivolti verso una corretta soluzione del problema, verso l’energia pulita» conferma la maggioranza, perplessa l’opposizione da questa affermazione: sono battibecchi che giornalmente i mass media ci propongono, storie vecchie e frasi già sentite. Difficilmente, dagli ambientalisti accaniti e ai riciclatori convinti, si leva un grido contro coloro che sono il vero fulcro del problema: contro i cosiddetti eco-incentivi, la cui mancanza di “eco”, cioè di gratifica per l’ambiente, è sicuramente compensata dall’aumento delle vendite di automobili; contro le Lobby internazionali industriali del petrolio, il cui monopolio è in mano all’America con le 7 consorelle del petrolio, verso cui i nostri politicanti sono legati da “vincoli di fratellanza”, di servilismo per contributi economici di finanziamento, restituiti con appalti pilotati e leggi di favore, costretti all’obbedienza dalla loro anima venduta al miglior offerente che ha promesso loro poltrone e ricchezza. È necessaria una legislazione non vincolata dal servilismo, prodotta da uomini liberi, che intervenga in radice a rimuovere il male senza finti farmaci calmanti o antidolorifici. Una legislazione pro energia pulita che sia da incentivo per l’installazione di termo-camini a legna e pellets (energia pulitissima, ma ahimè in via di esaurimento!), l’installazione di pannelli che sfruttano l’inesauribile energia del sole (almeno per altri 4,5 miliardi di anni); una legislazione che incentiva la ricerca di fonti alternative al petrolio, di combustibili puliti. Bisogna dare nuova linfa al CNR, finanziare ricerche per rivalutare le fonti “pulite” nuove, non dimezzare i fondi. Antonio Condorelli Ponte sullo Stretto? No grazie! T ra i faraonici annunci di Berlusoni, il non plus ultra, è il ponte sullo stretto per il quale, gia ci sono diverse indagini in corso per infiltrazione mafiosa. Ci sono anche dei forti dubbi sulla fattibilità ambientale infatti, la costruzione determinerebbe danni alle aree faunistiche dei laghetti di Ganzirri della riserva di capo Peloro alterandone l'ecosistema. Tre membri della commissione speciale del Ministero per l'Ambiente, sono finiti sotto inchiesta perchè non avrebbero segnalato le carenze e i difetti sulla documentazione presentata dalla società per il ponte sullo Stretto. Il progetto sarà sospeso finché non si diraderanno le ombre sulla irregolarità della approvazione dello stesso. Da questi dati si evince che ci sarebbero già enormi pressioni economiche su questa colossale infrastruttura ed i territori su cui si farà, lascia presagire loschi legami. Dei dubbi, dunque, che vengono sono: il ponte si farà perchè servirà alla comunità oppure per rimpinguare le casse mafiose? Che senso ha fare un ponte quando non esiste una Autostrada decente per arrivarci e le infrastrutture per rilanciare il mercato del turismo? La famigerata SalernoReggio Calabria, emblema del meridione, è la grande mangiatoia dei clan mafiosi. Il suo costo, rispetto all'iniziale preventivato, è infatti raddoppiato e non si sa quando i lavori per questa opera pubblica finiranno e, nel frattempo, la gente ci muore e si scopre che questo nostro Stato, al Sud, è allo scacco della mafia. Anche lo Stato si è arenato nelle sabbie mobili del profondo Sud, figuriamoci cosa significa essere imprenditore onesto e viverci anzi conviverci… Il nostro sogno è quello di potere, un giorno vivere in un Paese Normale, per ora, possiamo solo indignarci. Salvatore Coronella A N N O I , N . 1 M A G G IO 2 0 0 5 Pagina 10 RECENSIONE "Il sangue dei vinti" di Giampaolo Pansa I l monopolio della verita’ storica,si sa è sempre ad appannaggio dei vincitori. Ma il fascino delle discipline storiche sta nel fatto di poter indagare per poter arrivare a delle verita’ diverse dalle ufficiali,molte volte scomode,ma pur sempre vere. Negli ultimi anni si è molto parlato di revisionismo storico,osteggiato dalla gran parte della sinistra,perché deformerebbe la verita’. Ma sono verita’ storiche cio’ che ci hanno fatto studiare sui libri di storia,e che ci hanno inculcato attraverso i mass-media? Erano veramente cosi’ pii quei partigiani che diedero vita alla cosiddetta resistenza?E la resistenza fu guerra di liberazione o guerra civile? Sono molti i saggi e i libri scritti sull’Italia dell’immediato dopoguerra,molti di parte,molti che inneggiavano al partigianesimo,come se fosse religione di stato. In questo marasma senza fine,fatto di bugie e di denigrazioni,una voce fuori dal coro è suonata come un urlo terrificante alle orecchie dei benpensanti. Questa voce è quella di Giampaolo Pansa,ex vicedirettore dell’espresso e storico di fama,comunista convinto,il quale con il suo ultimo libro il sangue dei vinti si è attirato le critiche di eminenti colleghi,primo fra tutti Giorgio Bocca(nato Fascista,partigiano poi,antiberlusconiano adesso) che lo ha accusato di essersi dato al “revisionismo”,come se raccontare la verita’ sia qualcosa di inetto. Il sangue dei vinti,ha aperto un varco nel muro dell’omerta’,volutamente creato dai vincitori per nascondere le nefandezze partigiane ai danni dei Fascisti o di chi era accusato di essere presunto tale. Il libro descrive in maniera organica e dettagliata gli avvenimenti accaduti all’indomani del 25 aprile,soffermandosi sulle tragedie personali e sulla crudelta’ dei partigiani che trovatisi dalla parte dei vincitori non hanno risparmiato ai vinti le piu’ amene atrocita’. Omicidi,Violenze,Stupri,questo era il verbo del Partigiano,questo era il quadro di un orrenda pulizia etnica messa in atto dalla dirigenza comunista ed eseguita dalla base militante. G.Pansa sovverte la visione storiografica imperante,trasformando una guerra di liberazione dei “buoni” contro i “cattivi”,in quello che veramente era,una guerra civile sanguinosa e sadica. Oggi dobbiamo dire grazie a Giampaolo Pansa,perché se un comunista come lui ammette le atrocita’ partigiane,cari camerati,vuol dire che noi abbiamo sempre avuto ragione e che la storia un domani ci sorridera’. Renato Marialto REDAZIONE: Alessio Belli §§ Andrea La Barbera §§ Andrea Pavan §§ Antonio Cobdorelli §§ Carlotta Buscaglia §§ Domenico Pugliesi §§ Emilio Pagliaro §§ Federico Moretti §§ Giorgio Arconte §§ Marco Gargini §§ Maurizio Petti §§ Salvatore Coronella §§ Renato Marialto §§ Samuele De Santis VIGNETTISTA: Giuseppe Penna IMPAGINAZIONE: Antonello Pinnella Sito internet: www.gioventunazionale.net E-mail: [email protected] I° MAGGIO I° RADUNO ROCK PER L'EUROPA SABATO 30/04/2005: - HATRED DOMENICA 1 MAGGIO 2005 : - D.D.T. - HOBBIT - SPQR ZETAZEROALFA PER RAGGIUNGERE CAVE (ROMA) AUTOSTRADA ROMA - NAPOLI USCITE S.CESAREO OPPURE VALMONTONE ARRIVATI A CAVE SIAMO IN ZONA FONTANE AZZURRE. INGRESSO GRATUITO, LIBERA OFFERTA PER I CAMERATI PRIVI DI LIBERTA’. PER INFORMAZIONI: 06 9508840; 339 6326305 (Daniele); 339 1387991 (Mario); 338 2129313 (Daniele)