Bollettino interno di Gioventù Nazionale organo giovanile del MS-Fiamma Tricolore
GIOVINEZZA
Anno I, N. 1 maggio 2005
AS ha fallito!
Elezioni: la cdl fa i conti
con i risultati
All'indomani dei risultati delle elezioni
regionali, che hanno visto la Casa delle Libertà in netta sconfitta rispetto
all'Unione di Romano Prodi, all'interno
del Polo si cerca di cambiare rotta e
Silvio Berlusconi sta avendo dei problemi a riorganizzare quell'alleanza
delle forze politiche di CentroDestra
che sembrava inaffondabile; all'indomani della lettera del premier inviata
al leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, per cambiare rotta,
il segretario dell' UDC, Marco Follini, fa
ritirare i suoi tre ministri ed i sottosegretari e sembra che la foschia nella
maggioranza aumenta. In tale contesto il Governo ha imboccato subito
l'idea di un cambiamento programmatico, ora si dice che bisogna impegnarsi per il Sud-Italia, addirittura il
premier ha diffuso l'idea di costituire
un ministero per il Mezzogiorno con
Ministro Francesco Storace, ma queste
proposte sembrano a tutt'oggi non
attecchire. (…)
continua a pag.3...
Alternativa Sociale ha fallito. Nonostante l’ottima visibilità mediatica
(anche se ne hanno spesso parlato
male, è già tanto che ne hanno
parlato…), la coalizione formata
dalla nostra Fiamma Tricolore, da
Forza Nuova, dal Fronte Nazionale
Sociale e da Libertà di Azione non
è riuscita a raggiungere sufficienti
risultati elettorali. Perché? Le risposte papabili sono tante. Dal mio
modesto punto di vista, innanzitutto ad AS è mancata una vera e
propria guida. Il sistema mediatico
ha posto la signora Alessandra
Mussolin i in F lor ia ni come
“ducessa” della coalizione di cui
facciamo parte, ma in realtà Alternativa Sociale è formata esclusivamente da un “quadriumvirato” nel
quale ognuno fa come vuole e tira
l’acqua al proprio mulino. E’ chiaro
che qualche “camerata” a giro per
l’Italia si sia impegnato maggiormente là dove i candidati erano del
movimento del quale faceva parte,
in barba allo spirito di coalizione.
Come è successo, ad esempio, in
Toscana. Come è successo a Prato,
dove è toccato fare proprio tutto al
candidato numero 1 (appartenente
alla Fiamma Tricolore) della lista di
Alternativa Sociale (permessi, volantinaggi, attacchinaggi, raccolta
delle firme VERE) per invitare gli
elettori
n o n
solo a
votare il candidato alla presidenza
(di Forza Nuova), ma anche la lista
circoscrizionale. Insomma, in AS
manca un vero Capo. Una guida
sopra le parti che lavori esclusivamente per la coalizione e che la
sappia guidare ascoltando le quattro campane rappresentate dai loro
segretari, i “quadriumviri”. Anche
Benito Mussolini, per prendere le
decisioni, si consigliava con le
quattro voci del Partito Fascista.
Altri errori che secondo me hanno
portato alla sconfitta di AS è che
non c’è un vero progetto politico e
che chi è stata designata a guida di
questo “terzo polo” si è abbassata
alle proteste in stile “pannelliano”.
La signora Floriani, infatti, si poteva proprio risparmiare lo sciopero
della fame portando, al contrario,
le nostre idee ai cittadini. Non ha
mai donato ai cittadini italiani le
idee e le “alternative sociali”
(intese anche come cambiamenti)
che AS vuole portare, ma ha sempre parlato (male) del centrodestra. puntare sulla continuità missina. (…)
continua a pag.2...
Sommario
- Il
coraggio: tra l’amore e la morte pag. 2
- Marionette pag. 3
- Razzismo e razzisti noi, a casa nostra pag. 4
- BERTRAM de BORN: Il cantore delle armi pag. 4
- MOD. DI FIL. POLITICA — La visione platonica del Bene politico pag. 5
- LA RICERCA ESOTERICA — La figura di Maria Maddalena, da prostituta a
santa compagna del Cristo pag. 6
- SULLEGÈIN — Archiloco e <<Lo scudo dimenticato>> pag. 7
- MUSICA — Lucio Battisti uno di noi! pag. 8
- CULTURA E SOCIETÀ — Il viaggio come ricerca della verità pag. 8
- AMBIENTE — Italia in ritardo sulla attuazione dei protocolli di Kyoto pag. 9
Ponte sullo Stretto? No grazie! pag. 9
- RECENSIONE — Giampaolo Pansa: Il sangue dei vinti pag. 10
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SULLEGÈIN
segue dalla prima…
Archiloco e <<Lo scudo dimenticato>>
In questo numero di “Giovinezza”, andremo ad analizzare una figura
guerresca in antitesi a quella precedentemente illustrata, che si rifrange
sulla letteratura del VII/VI a.C., ovvero quella del mercenario, per nulla
interessato dalle dinamiche etico-sociali che la guerra presenta.
La filosofia pre-socratica, quella cioé precedente al sistema di valori
introdotto dal platonismo, verteva essenzialmente sulla logica degli opposti, tematica d’attualità per la comprensione del mondo contemporaneo: la tensione dell’arco e della freccia, del pieno e del vuoto,
dell’uomo e della donna, rapportata a qualunque ambito e/o gerarchia
dell’essere, portava per il fisiologo ionico ad un sostanziale autoannullamento.
Consapevoli di questo assioma, ci accostiamo alla produzione giambica
di Archiloco, poeta-soldato al pari di Tirteo, ma a quest’ultimo diametralmente opposto, non soltanto per la metrica del verso, bensì soprattutto per la concezione dell’esistenza, tutt’altro che socialmente aggregante ed eticamente ineccepibile: Archiloco è il mercenario, colui che
combatte per appagare i propri desideri terreni attraverso una lauta
ricompensa, e che non si cura delle prerogative della società, quale che
sia, né si riconosce in una collettività che già Tirteo chiamava “Patria”.
Se la produzione dello spartiate Tirteo può essere descritta in parallelo
con la successiva tragedia (specie quella di Eschilo, il più
“tradizionalista”, per quanto possa valere questa definizione rapportata
alla triade), i toni sarcastici di Archiloco – come di tutti i poeti giambici
– ci porta a ritenerlo più vicino alla poetica di Aristofane, commediografo: tematiche pregnanti della produzione dell’autore sono il disincanto,
quasi il nichilismo, l’assenza di un sistema di valori sociali, l’invettiva
asperrima contro i rivali, l’ebbrezza e l’appagamento.
Il mito dell’epos si spegne nell’egocentrismo di questa figura anti-eroica
che è, autobiograficamente, preminente e ridondante. Nato a Paro nella
prima metà del VII sec. a.C., Archiloco ci descrive la sua quotidianità
elevandola al regime poetico, utilizzando però un fraseggio sub-urbano
e tagliente, per nulla fluido e coerente.
Dei pochi frammenti che ci sono giunti, un passaggio interessante è
costituito da “Lo scudo dimenticato”:
<<Uno dei Sai si fa bello del mio scudo che a malincuore
lasciai in un cespuglio: era un’arma preziosa.
Ma la mia vita ho salvata. Di quello scudo che m’importa?
Vada in malora: un altro ne comprerò più bello.>>
La metafora dello scudo è una tematica su cui abbiamo già discusso nel
precedente articolo: lo spregio per la grecità – intesa come società della
vergogna – raggiunge in questi pochi versi un limite inesplorato. Ciò
che si evince da questi tratti della poetica d’Archiloco non deve, però,
trarre in errore sul suo lato più meramente guerresco: se, da un lato, è
assente quel senso dell’onore caro a ciò che potremmo definire quale
l’ellenismo fascista (che avremo modo d’esplorare ancora più a fondo),
dall’altro è evidente che prevalga nell’Archiloco-soldato il rude buonsenso del legionario, tale che:
<<Non mi piace un generale che cammina a gambe larghe
tutto fiero nei suoi ricci, e rasato troppo bene;
ma per me sia pure un nano, abbia pure le gambe storte,
ma piantati i piedi in terra, ma sia pieno di coraggio.>>
Un vero e proprio stravolgimento di quel kalokagathòs tanto caro agli
Elleni. A voi la scelta, per concludere, di quale sia il modello più consono alla paideutica post-fascista.
Federico A. Moretti
AS ha fallito!
(…) Un po’ l’errore fatto alle ultime
elezioni politiche (e non solo) dal centrosinistra (e non solo – lo stesso errore l’ha commesso a questo giro
Storace nel Lazio sparlando di AS e
non parlando di programmi). Alternativa Sociale, poi, in teoria dovrebbe
puntare sulla continuità missina. In
pratica è ancorata a delle basi nostalgiche che allontanano la stessa AS dal
fascismo sociale, allontanano il popolo
da AS e, di conseguenza, AS dal popolo. Alternativa Sociale deve lavorare, secondo i punti in cui si riconosce
(in teoria), quelli di San Sepolcro e di
Verona, adeguandoli al tempo in cui
viviamo. Solo così AS può davvero
diventare una coalizione fresca e stare realmente al servizio dei cittadini
italiani e non di se stessa. Altro errore
(dettato, forse, dalla nipotina) è il
criterio di proporzionalità fra le quattro forze di AS. Un movimento come la Fiamma Tricolore non può assolutamente avere lo stesso numero
di candidati che ha il Fronte Sociale
Nazionale e Libertà di Azione. Senza
nulla togliere ai camerati che fanno
parte di questi gruppi, ai quali aggiungerei anche quelli di Forza Nuova,
sia per la storia, sia per la continuità
storica, sia per la visibilità sul territorio, la Fiamma Tricolore deve essere
la colonna portante di questa coalizione. Inoltre, con l’uscita di Alessandra
Mussolini di voler candidare il 50%
uomini e il 50% donne, in molte parti
d’Italia ci siamo trovati scoperti perché molte federazioni di tutte le
schiere di AS non hanno al loro interno donne candidabili. Non è un discorso maschilista. A Prato, per esempio, abbiamo gettato al vento due
candidature su quattro perché né noi,
né quelli di Forza Nuova (Fronte Sociale Nazionale e Libertà di Azione a
Prato non esistono) avevano donne
candidabili. C’è toccato sacrificare
qualche camerata meritevole di candidatura e mettere in lista delle ragazze che non volevano candidarsi,
ma che per “ordine supremo” hanno
dovuto accettare di proporsi per AS a
loro rischio e pericolo.
Per concludere. Dagli errori si impara
sempre. Vediamo se i vertici di AS
decidono, intanto, di continuare con
questa coalizione e, in caso affermativo, se provano almeno ad organizzarla. Eh sì, perché l’errore supremo è
stata la male organizzazione interna.
Marco Gargini
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segue dalla prima…
Marionette
(…) Fino a che punto potrà essere determinante quest'ultimo anno di mandato a Berlusoni per cambiare le
sorti economiche e politiche della nostra amata Italia.
Un dato di fatto è certo di riforme ne sono state fatte,
ma fine a che punto era indispensabile accellerare le
votazioni
parlamentari
sulla
riforma
cosidetta
"Devolution" tanto cara alla Lega e vista sin dall'inizio
con tanta titubanza dal popolo del Sud-Italia e non solo.
Si parla tanto di questa riforma Federalista che è alla
base degli intenti politici programmatici della Lega
Nord, ma piuttosto che parlare di "federare" Regioni
unite che si riconoscono nello Stato Italiano, si dovrebbe parlare di regionalismo più o meno accentuato poichè federare significa unire ciò che è diviso e questo
non sembra essere fortunatamente la situazione italiana. Accordare più poteri alla Regioni riguardo la
Sanità e l'Istruzione quanto può essere produttivo per
le Regioni del Sud-Italia che tutt'oggi hanno seri problemi e sembrano non essere stati ancora risolti, come il
caso della Campania per l'emergenza rifiuti che sembra
apparire ad intermittenza e non ancora risolta.
Il nostro Movimento si è sembre battuto per una centralità amministrativa dello Stato, principalmente e specilamente per la Sanità e l'Istruzione che sono dei servizi primari che devono essere garantiti a tutti i cittadini,
e la visione politica del Movimento Sociale che si caratterizza come forza politica orientata a tutelare le classi
più deboli per poter garantire a tutti i cittadini un trattamento sanitario e di istruzione che non si differenzi da
Regione a Regione e da cittadino a cittadino,
è indirizzata per una Sanità ed una Istruzione che siano
amministrate centralmente dallo Stato e con criteri d'interesse pubblico, perchè nessuna comunità nazionale
che voglia dirsi civile può prescindere da queste garanzie: diritto alla salute e all'istruzione non possono essere amministrati con criteri aziendali, bisogna mettere
sempre al primo posto l'interesse pubblico e quindi il
cittadino.
Ritornando a parlare di elezioni, analizzando i risultati,
l'alleanza elettorale con Alternativa Sociale sembra aver
dato nuovi impulsi al nostro movimento, ma in percentuale non siamo ancora riusciti a superare lo sbarramento della legge elettorale che ci tieni lontani ad avere
esponenti eletti nelle istituzioni; la Fiamma Tricolore
dovrà impegnarsi per farsi conoscere e diffondere le
proprie tesi, uno tra i nostri mali è quello della assoluta
mancanza di spazio nei Mass Media e l'assenza di nostri
rappresentanti nel Parlamento Italiano, l'azione del nostro Segretario Luca Romagnoli è da apprezzare per
l'impegno,le proposte ed il tempo che investe per far
rinascere il nostro Movimento e l'azione politica che
svolge al Parlamento Europeo; ora è tempo
di rimboccarci le maniche e piuttosto che diversità di
vedute e personalismi inutili dobbiamo unirci stretti intorno al segretario Romagnoli e militare dalle base per
poter essere quegli alfieri di un cambiamento politico
che la gente italiana aspetta da tempo, Gioventù Nazionale farà da motore propulsivo al partito, poichè i giovani missini da sempre rappresentano uno dei punti di
forza della Destra Italiana.
Emilio Pagliaro
i nuovo un nuovo articolo compare su questa
nostra fatica. Anche questa volta, come lo è
stato per la volta prima e come lo sarà per le
future, mi trovo nel profondo della mia adorata madre notte a scrivere di un qualcosa che nemmeno io so.
Dopo una serata iniziata con le solite frasi di rito del
tipo “Ciao come stai?” oppure “Ciao che facciamo questa sera?” od ancora “Ciao allora che fai stasera?” e
amenità varie, che conclude disastrosamente con una
malinconia nel vedere la gente che butta lettaralmente
la propria vita pochi euro, torno alla mia dimora per
descrive il profondo “schifo” che ho per la società moderna. Questa società che ci manovra come burattini a
conseguire azioni standard che tutti fanno, che ci propina lo scarpino firmato piuttosto che i pantaloni con
quelle scritte oscene “RICH”(ione aggiungerei).
Ma che si vuole quando i nostri eroi sono i calciatori
della domenica ed i piloti del sabato dimenticando così
tra una “pole” ed una anticipazione, quelli che realmente eroi sono.
Parlo dei volontari della crocerossa che prestano servizio in notturna o diurna, dei pompieri che sono sempre
pronti ad limitare i danni di un disastro del sabato sera, delle forze dell’ordine che comunque vada, qualsiasi cosa gli si possa dire, loro sono sempre li ad aiutarci
quando un incidente ci tocca da vicino.
Parlo di quelle persone che pur non essendo della croce rossa, non dei pompieri e non dei carabbinieri, sono
comunque eroi, operai che tutti i giorni vanno a lavorare per assicurarci un domani migliore.
Abbiamo perso il punto di vista che ci dava la verità
per arroccarci su alture che non ci appartengono.
Ma è ora di dire “Basta!”. Basta allo stato che ci tassa
l’aria che respiriamo. Basta alla società che ci giudica
in base alle stupide informazioni che ricevono da
“fiction” ancora più idiote.
E’ ora di insegnare le nostre regole e far vedere che i
giovani non ci stanno a pagare tutta la vita per causa
di ladri che ce la rubano.
Non sono qui per narrarvi di Evola o per parlarvi del
Marinetti, sono qui per dirvi che per quanto ci è necessario lo studio per un domani in cui saremo chiamati
alla giusta causa, dobbiamo alzare il naso e guardare
al di la delle nostre palme e finalmente vedere la pietosa realtà oltre la finzione che viviamo. Finzione che
ci ha portato a credere che non esiste più confine tra
l’essere uomo e l’essere donna, attraverso quella moda, per altro effimera, di aggiungere la borsa o tenere
un abbigliamento meno sobrio del previsto e che tende più al femminile che al maschile. Ma mi chiedo dove potremmo andare a finire di questo passo ai matrimoni gay anche Italia? In uno stato che ha bisogno di
giovani e nuove nascite perchè si sta trasformando in
una geriatria, dimenticando così la pediatria?
Signori, amici, figli del nuovo millennio sveglia perchè
la rivoluzione è partita, ma non siamo noi a combatterla questa volta; ma quella massa di mussulmani
che ci impone la loro religione con moschee e facendo
togliere il nostro crocifisso, quella dell’est europa che
vive di delitti e di delinquenza.
Ed ora ditemi siete pronti a combattere con noi?
Andrea Pavan
Elezioni: la cdl fa i conti con i
risultati
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Il coraggio: tra l’amore e la morte
Ancora una volta un caso che fa discutere, ancora una
volta protagonisti sono gli Stati uniti, è il caso di Terry
Schiavo, una donna che da 15 anni si trova costretta in
una condizione di coma vegetativo a seguito di un arresto cardiaco: il suo cuore ha smesso di battere per
qualche secondo, per 1-2 minuti, e la sua vita è cambiata, parte del suo cervello si è spento e da allora tante azioni normali per un essere umano, come prendere
gli oggetti, parlare, ingoiare le sono diventate impossibili.
Per 15 anni i genitori le sono stati accanto, hanno pensato a lei, le hanno dedicato tutte le loro energie combattendo ben due battaglie, quella contro un destino
crudele ad inaspettato e quella legale contro il marito di
Terry, Michael Schiavo.
Questi, facendosi forte di essere stato suo marito, ora si
fa interprete della volontà della ex moglie e dice che
Terry gli avrebbe confessato in più occasioni che se mai
si fosse trovata in una situazione del genere avrebbe
voluto che la spina le fosse stata staccata.
Due volontà che si fronteggiano a colpi legali, due visioni della vita (o della morte) e tanti dubbi…il mondo intanto discute e prende parte a questo grande show.
E allora ok, cerchiamo di prendere una posizione anche
noi, caliamoci nelle parti, consideriamo varie possibilità,
discutiamo sull’eutanasia!
Possiamo chiederci: “Forse i genitori sono ciechi di fronte al dolore che prova la figlia e vogliono tenerla in vita
a tutti i costi? Forse il marito non ha nessun interesse a
farla morire, perché tanto ha già un’altra moglie,
un’altra famiglia e forse, lo fa perché il vero Amore a
volte sa provare PIETA’? O forse, forse punta alla sua
eredità, forse Terry per lui è diventata un peso e quindi,
poveri quei genitori ai quali vogliono negare di amare la
figlia fino al suo o loro ultimo respiro!!!”
E mentre consideriamo tutti questi “ma” e questi
“forse”, i veri protagonisti sono loro, i due contendenti
e quasi più nessun effetto ci fanno le immagini di Terry
che passano sullo schermo, immagini che sì, ci fanno
vedere una persona che soffre, ma che ha ancora in sè
un anelito di vita.
La vicenda, ahimè, sta volgendo al termine: il 18 marzo
un Tribunale di Stato ha deciso che Terry deve morire,
il sondino che la nutriva è stato rimosso e da allora la
situazione è andata peggiorando, il suo polso è debole,
la respirazione sempre più affannosa…sta morendo.
Eppure qualcosa mi dice che non è tutto qua, perché
quello che succede in America, non è mai chiaro, perché le loro informazioni sono sempre distorte, nebulose,
sfocate, perché una volta dicono una cosa e poi ne dicono un’altra, insomma, se vogliamo chiarezza dobbiamo accendere il nostro cervello (ringraziando Chi di dovere, che ancora possa funzionare perfettamente) e
cercare di capire.
Mi viene in mente il primo ed assoluto interrogativo:
come mai, dopo ben 15 anni, si è iniziato a parlare del
caso Terry Schiavo? Che non serva ai potenti per costruire nuovi consensi? Altrimenti, perché avrebbero
fatto stampare un opuscolo che ha girato tra i banchi
del senato americano, dove si allude alla “grande opportunità politica” offerta dal caso Schiavo per ridare
slancio al “movimento per la vita”?! VITA?; VITA?; ma
di quale vita parlano, quella che ogni giorno tolgono con
i loro bombardamenti, con le loro armi chimiche, con i
loro esperimenti sugli esseri umani e sugli animali, parlano proprio di quella vita?!!!! Allora non capisco.
Altra cosa che non capisco è come mai in Texas, nonostante questo ritrovato zelo del caro presidente Bush e
di suo fratello, sia ancora in vigore una legge, firmata
dal Presidente americano, che solo pochi giorni fa ha
consentito all’ospedale Houston di staccare la spina che
teneva in vita Sun Hudson. Il bambino è stato lasciato
morire perché la legge di Bush, sostenuta da tutti i repubblicani, stabilisce che una struttura medica non può
accollarsi LE SPESE (i soldi hanno dunque più valore
della vita!!!) per tenere in vita un paziente. Caso analogo per un uomo di 68 anni, Spiros Nikolaus al quale
verrà staccata la spina entro sabato, proprio mentre il
presidente e i suoi colleghi, continuano ad atteggiarsi a
cristiani devoti senza mai specificare che, quando un
paziente in coma pesa sulla spesa pubblica, la decisione
di staccare la spina viene presa molto rapidamente.
Ora che Terry sta morendo i medici hanno deciso di
somministrarle la morfina. “Allora soffre!” mi sono detta, prova qualcosa, il dolore, come se non bastasse il
suo crudele destino. Che atrocità: lasciare morire di
fame e di sete una persona, che schifo!
E sarò cinica, ma (continuo pensando tra me e me)
“neanche le bestie si rilasciano morire così”, se le hai
amate, certo! Se le hai amate e sono vecchie, malate
ed incurabili, con i cuore infranto le porti dal veterinario
e le fai sopprimere (se invece sei un bastardo e te ne
vuoi liberare, come minimo le abbandoni, magari sulla
superstrada o le butti in un cassonetto ben chiuse in tre
buste di plastica).
Neanche le bestie e neanche i peggiori assassini condannati alla pena di morte li fanno morire così.
Perché Terry?
Deve morire? Almeno che muoia in pace!
E se forse, ognuno di noi nel proprio intimo può confessarsi, in un attimo di debolezza, che in quelle condizioni non potrebbe né vorrebbe vivere, e se forse a volte amare è anche provare una grande pietà e se ancora, vogliamo prendere in considerazione il tema Eutanasia, è pur vero che, siamo noi cristiani o no, non possiamo arrogarci il diritto di decidere sulla Vita e sulla Morte.
Chi siamo noi per imporre la Morte, chi siamo noi per
strappare a dei genitori La PROPRIA figlia.
Un Uomo non DEVE farlo, un Stato non PUO’!
Attenzione poi al fatto che potrebbe diventare una pericolosissima arma: sta male? Uccidiamolo. Non ha
l’assicurazione? Uccidiamolo.
Questa volta l’america ha proprio toccato il fondo:
l’ultima frontiera del reality show: la morte in diretta
E allora tacchiamo le spine, si….quelle della televisione.
Carlotta Buscaglia
29.04.2005
CAMERATA RAMELLI:
PRESENTE!
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«
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MODELLI DI FILOSOFIA POLITICA
La visione platonica del Bene politico
Vidi che mai sarebbero
cessate le sciagure delle
generazioni umane, se
prima al potere politico
non fossero pervenuti uomini veramente e schiettamente filosofi, o i
capi delle città non fossero divenuti.
Per qualche sorte divina, veri filosofi».
Lungi dal costituire una tesi strampalata, questa affermazione di Platone risponde alla logica stringente
della sua argomentazione. Infatti il
filosofo osserva nella Repubblica che
la maggioranza degli Stati sono, ieri
come oggi e sicuramente come domani, governati da «persone che si
battono fra loro per ombre e si disputano il potere, come se fosse un
gran bene». Ma la verità è altra: «lo
Stato in cui chi deve governare non
ne ha il minimo desiderio, è per forza amministrato benissimo, senza la
più piccola discordia, ma quello in
cui i governanti sono di tipo opposto, è amministrato in modo opposto…Se per chi deve governare troverai un modo di vita migliore del
governare [cioè il filosofare] ottima
potrà essere l’amministrazione del
tuo Stato. Perché sarà il solo in cui
governeranno le persone realmente
ricche, non di oro, ma di quella ricchezza che rende l’uomo felice, la
vita onesta fondata sull’intelligenza.
Se invece vanno al potere dei pezzenti, avidi di beni personali e convinti di dover ricavare il loro bene di
lì…il governo è oggetto di contesa e
una simile guerra civile e intestina
rovina con loro tutto il resto dello
Stato…Al governo devono andare
persone che non amino governare,
altrimenti la loro rivalità sfocerà in
contesa».
E’ a partire da questo sfondo e da
una profonda idea di giustizia
(fondamentale per il pensiero politico di Platone fu anche l’esperienza
della ingiusta condanna che uccise il
suo amico e mentore Socrate) che
deve essere compreso il progetto di
una città ideale costruita e descritta
dell’opera Repubblica. Platone, nella
stesura della sua città giusta, deve
innanzitutto confrontarsi con le persuasive argomentazioni dei sofisti
che, come Trasimaco, negano la validità stessa dell’idea di giustizia, con
argomenti non dissimili da quelli che
saranno riproposti da Nietzsche. Ciò
che in ogni Stato viene definito giusto, afferma Trasimaco nel libro I
della Repubblica, è semplicemente
ciò che utile al potere costituito, e
poiché il potere è tale in quanto detiene la forza, ne discende, per chi
sappia ben ragionare, che in ogni
caso il giusto è sempre l’identica
cosa, l’utile del più forte. Si prenda
atto di questa eterna realtà, conclude il Trasimaco platonico, e si smetta di predicare la giustizia. Le leggi,
gli fa eco Glaucone, anticipando ora
invece argomenti del paradigma
contrattualista, nascono perché coloro che non sono capaci di evitare di
subire ingiustizia, e non riescono ad
infliggerla ad altri, hanno pensato
che fosse vantaggioso venire
all’accordo di non farsi ingiustizia
reciproca, e hanno appunto stabilito
una legge a questo scopo, mediante
una sorta di patto; un patto che
nessuno sottoscriverebbe se avesse
la possibilità di soverchiare impunemente gli altri. Per Platone, invece,
l’ingiustizia presuppone la giustizia e
soprattutto assume che vi è giustizia
quando una pluralità è ordinata in
modo tale da mantenere una unità
armonica, e in modo che ogni parte
svolga al meglio la propria funzione.
Il ragionamento circa la giustizia
nello Stato, perciò, viene sviluppato
da Platone tenendo come filo conduttore l’analogia tra la comunità
politica e quella piccola comunità in
interiore homine che è l’anima individuale. Nella pluralità di questa,
Platone distingue tre momenti: la
parte concupiscibile, che mira la
soddisfazione dei piaceri e dei bisogni materiali; la parte razionale, che
mira la conoscenza e la verità; la
parte animosa, l’energia del volere
grazie alla quale l’anima si dirige
verso l’uomo o l’altro dei suoi obiettivi. Giusto è per Platone, l’individuo
in cui i tre momenti dell’anima danno luogo ad un ordine che vede la
parte razionale, sostenuta da quella
animosa, dominante sulla parte concupiscibile. Ma ciò che è vero per il
singolo individuo e vero anche per lo
Stato. Le tre parti dell’anima infatti
corrispondono a tre tipologie fondamentali di individui: quelli che ricercano la saggezza, quelli che ambiscono agli onori, e quelli che bramano il guadagno. La società giusta
sarà quindi quella che assicurerà il
giusto equilibrio tra queste sue componenti.
Innanzitutto Platone parte dalla considerazione che la società umana
nasce dal bisogno, dal fatto che
l’uomo non è in grado di bastare a
se stesso e per vivere instaura quindi rapporti di collaborazione e di
scambio con altri uomini. Lo sviluppo sempre più ricco ed articolato di
questi rapporti genera una sempre
più marcata divisione del lavoro, che
risponde ad una sempre più marcata
divisione del lavoro, che risponde ad
una ben precisa logica di efficienza:
le singole cose riescono più e meglio
e con maggiore facilità quando uno
faccia una cosa sola, secondo la propria naturale disposizione e a tempo
opportuno, senza darsi pensiero delle altre. A soddisfare le necessità
materiali provvederà quindi la classe
dei produttori e dei commercianti,
formata dagli uomini nei quali prevale il momento concupiscibile
dell’anima e in cui, quindi, prevale il
des ider io d i g u a da gno. C o n
l’accrescersi della città e dei suoi
bisogni, questa entrerà in conflitto
con le altre comunità e potrà prospettarsi la necessità della guerra.
Ecco quindi la necessità di una classe di guardiani che proteggano la
città, e che dovrà essere formata da
quelli nel cui petto prevale
l’elemento animoso: coraggio, ricerca di gloria, senso dell’onore. Superiore alla funzione di protezione militare è quella di governo della città,
affidata ai governanti-filosofi, cioè
coloro nella cui anima prevale il momento razionale e che sono legittimati a governare dal fatto di possedere la conoscenza del vero Bene.
La platonica città bene ordinata,
quindi, è quella che assicura ai diversi tipi di uomini la possibilità di
vivere nel modo in cui la loro vocazione li indirizza, ma tenendoli entro
quei limiti che fanno sì che esse contribuiscano, ciascuno a suo modo, al
bene della città. La Repubblica, di
cui Mussolini amava leggerne qualche capitolo la mattina ed in questo
articolo non completamente presentata, deve intendersi come un modello etico e non certo come la base
per un programma politico. L’ottimo
Stato, si legge in chiusura del libro
IX della Repubblica, è «uno Stato
che esiste solo a parole, perché non
credo che esista in alcun luogo della
terra. Ma forse nel cielo ne esiste un
modello, per chi voglia vederlo e con
questa visione fondare la propria
personalità».
Giorgio Arconte
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LA RICERCA ESOTERICA
La figura di Maria Maddalena, da prostituta a santa compagna del Cristo
M
olte e divergenti sono le opinioni che i testi
storici e religiosi danno attraverso i secoli
riguardo all’affascinante, mistica e non meno
misteriosa figura di Maria Maddalena. Spessissimo menzionata quale esempio di
donna empia e peccatrice, talvolta
descritta come santa compagna del
Cristo, come Madonna Nera ed anche
come iniziata ad antichi misteri di culti orami quasi certamente scomparsi
che si erano affacciati al mondo ben
prima dell’avvento del Cristianesimo.
Figura carnale, materiale ed al contempo distaccata ed eterea, la Maddalena è, ad oggi, una della persone
più indefinibili del culto più diffuso al
mondo e non soltanto.
I quattro Vangeli ufficiali, soprattutto
i tre definiti “sinottici”, tendono a descrivere la donna in questione come
una grande peccatrice che però grazie
alla conoscenza del Figlio dell’Uomo si
redime e diviene quindi esempio di
Virtù.
Questa ormai arcinota descrizione ha,
però, anche dei lati oscuri che difficilmente possono trovare spiegazioni
logiche e convincenti di tale tipologia
di cristiana peccatrice, ovvero non molti tra coloro che
hanno tentato di approfondire le conoscenze sulla sopraccitata Maria Magdala credono verosimile le versioni
di Luca, Marco, Matteo e Giovanni. Piuttosto sono disposti a pensare che queste siano ricostruzioni volute
dalla Chiesa ufficiale che nel trascorrere dei secoli non
poche volte si è dimostrata perfettamente incline al rispetto degli insegnamenti di Gesù Cristo.
Vi sono altre antiche scritture, vangeli se vogliamo, che
non sono stati giudicati attendibili dai cosiddetti
“Ministri di Dio”; stranamente in tutte queste (siamo
nell’ordine di diverse centinaia) la peccatrice Maddalena
veniva sempre ricordata come figura più vicina a Gesù,
nonché suo apostolo, nonché sua sposa.
Per noi tutti che siamo cresciuti nel culto di un Salvatore fattosi uomo al solo fine di redimere i peccati del
mondo, questa ipotesi può sembrare quantomeno
strampalata e bizzarra, ma se proviamo ad approfondire l’argomento tutto assume un altro aspetto e si giunge a delle conclusioni che danno da pensare.
Chi tra di voi ha avuto occasione di leggere i vangeli
gnostici, saprà che il Signore, a differenza, almeno un
tempo, del clero e della Chiesa tutta, aveva un’altissima
considerazione della donna e che riteneva dovesse essere, nella persona di maria Maddalena, la continuatrice
dei suoi più intimi valori ed insegnamenti.
Troviamo ancora in altre forme di adorazione cristiana
una vera e propria venerazione verso tale figura che più
e più volte viene menzionata come “Madonna Nera”;
sto parlando dell’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo
meglio conosciuti col nome di Templari. I Templari hanno, nel corso della storia, testimoniato attraverso opere
di carattere architettonico (il Gotico), la loro cieca devozione per quella donna misteriosa e per San Giovanni
Battista, cugino di Gesù che spesso raffiguravano come
una testa barbuta e cornuta simbolo di fertilità e di nascita che è stata fatta conoscere col
nome di Baphomet, e che sempre la
Chiesa ufficiale ha provato a far passare per una presenza diabolica
quando in realtà aveva tutt’altro significato.
Nelle grandi Cattedrali gotiche sparse un po’ per tutta l’Europa, ma soprattutto sulle coste del sud della
Francia dove sorgono imponenti ed
allo stesso importanti luoghi di culto
come “Rennes le Chateau” o
“Montsegur”, vi sono innumerevoli
racconti sulla storia del Cristo e della
sua compagna; essi sono scolpiti
sulla pietra, sulle colonne, sugli archi
e sugli altari con un codice che soltanto chi ha avuto delle arcane iniziazioni può riuscire a decifrare perfettamente.
Queste opere scultoree narrano della
morte del Messia sulla Croce, della
sua fuga in Palestina ad opera di
Maria Magdala con Giacomo il Giusto, fratello gemello di Gesù, e con lo zio del Salvatore,
Giuseppe di Arimatea, assieme ai tre figli frutto
dell’amore tra il figlio di Dio e la Maddalena: un maschio e due femmine, di cui la più piccola, Sara, è ancora oggi adorata dagli zingari iberici, anch’essa come
Madonna Nera:
Per concludere questo breve ma intenso racconto parliamo dell’antico culto egizio di Iside ed Osiride. Iside
altri non è che la divinità femminile che noi ritroviamo
appieno nella figura della Maddalena che in diverde ere
e sotto differenti aspetti di tanto in tanto fa capolino nel
mondo. Iside la prima madonna Nera della storia, alla
quale è dedicato l’intero apparato sotterraneo della più
famosa cattedrale di Notre Dame, quella di Parigi, in
francese Paris che prende dall’antica ed arcana divinità
anche il nome: Paris (Parigi) – par isis – ovvero Isis
(Iside).
Alessio Belli
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Razzismo e razzisti noi, a casa nostra
E
bbene si, siamo razzisti.
Razzisti della peggior specie.
Ci sono i nomadi che sporcano le nostre città e vivono
da parassiti? Ci vuole tolleranza!
C'è accattonaggio, ci sono scippi,
furti, droga, stupri e prostituzione
direttamente dall' Albania? La colpa
è nostra!
Mi sembra di vedere, soprattutto in
alcuni ambiti comunicativi, che un
certo INTERNAZIONALISMO DE NOANTRI e che un certo finto buonismo
stiano prendendo il sopravvento. E
la figuraccia, in strada, la fanno i
cattivi fascisti che si arrabbiano per
la mole di immigrati clandestini che
ormai bivaccano in tutte le piazze.
Razzisti, siamo razzisti.
Il problema, è ovvio, parte da molto
lontano - leggi flussi migratori mai
realmente bloccati, leggi una totale
disinformazione sul problema - ma i
danni sono sotto gli occhi di tutti,
solo che "tutti" lo considerano ormai
un fatto normale. Ma il meltin' pot
non è normale nè benevolo. Oggi è
una colpa cercare di difendere i nostri prodotti, oggi è una colpa difendere le nostre origini. E' una colpa
persino cantare in italiano, strafatti
di esterofilia come siamo.
Oggi siamo dalla parte sbagliata perchè non vediamo di buon occhio l'apertura totale ad est e al medio oriente.
Ma facciamo anche un passo indietro.
Si è data una connotazione prettamente negativa alla parola razzismo,
quando, a voler ben vedere, esso è
una scienza, uno studio dettagliato
delle razze. Cito solo Gunther, Evola,
de Gobineau, tanto per non far nomi
di esimi studiosi.
Perchè dovremmo vergognarci di
dire che un africano ha più melanina? Perchè dovremmo vergognarci
di connotare dei tratti somatici di un
cinese, e riconoscerlo alter?
Forse dovrebbero spiegarci perchè
alla definizione e allo studio di una
razza, di un popolo, di una stirpe,
sia stato automaticamente associato
il fatto di voler discriminare... Allora
avremmo un punto in comune di
discussione. E la comunicazione,
badate bene, ha come al solito giocato un ruolo primario nella guerra
delle parole, nella guerra della terminologia.
Oggi si riconosce la dignità di un
africano chiamandolo "nero", di
"colore scuro"; io lo chiamo negro.
La razza è negra, parola che tra l'altro ha un'origine chiaramente spagnoleggiante, e non credo di offendere nessuno. Anche perchè altrimenti i benpensanti dovrebbero
spiegarmi perchè nero si, e muso
giallo detto a un cinese no. Cromaticamente parlando, non fa una piega.
Perchè non posso chiamare un pakistano "faccia marrone" senza venir
additato dal Torquemada di turno?
Ci sono troppe contraddizioni... e poi
attenzione: se si vuole parlare di un
popolo veramente razzista (cioè discriminatore, e della peggior specie), basti ricordare che in medio
oriente esiste un popolo senza terra,
ma invasore ed usurpatore che chiama quelli che non appartengono alla
propria razza goyim: cioè bestie.
Indovinato? Penso di si, non è difficile.
E comunque, volendo tornare (e rimanere) tra le mura di casa nostra,
sarà bene ricordare ai benpensanti
che anche quando usano l'appellativo "handicappato" per indicare un
inetto al volante, discriminano;
quando fanno gli scongiuri quando
passa una suora, discriminano;
quando ridono della balbuzie o delle
orecchie a sventola, discriminano.
Il voler essere democratici a tutti i
costi e soprattutto il grande inganno
illuminista della rivoluzione francese,
cioè che siamo tutti uguali, hanno
fatto il resto.
Non siamo tutti uguali. Chi ci vuole
uguali, ci vuole così per assoggettarci, per omologarci e livellarci verso il
basso. Mi pare ovvio.
Come mi pare ovvio che significherà
qualcosa che mentre i romani discutevano di diritto e costruivano strade, altri popoli si tingevano il viso o
parlavano alle piante; significherà
qualcosa che mentre noi oggi ci curiamo il raffreddore, facciamo di
conto, esploriamo l'io con la filosofia,
altri ancora danzano intorno ad un
fuoco per chiamare la pioggia... o
peggio vivono come parassiti ai margini della società, sfruttando donne
e bambini...
Meditate gente, meditate.
Maurizio Petti
BERTRAM de BORN: Il cantore delle armi
B
ertram de Born (1140-1215) fu un potentissimo feudatario della Provenza, Signore del castello di Hautefort (Altaforte) nel Périgord. È
considerato da Dante (De. Vulg. El.,II,II,9)
come il miglior cantore e poeta delle armi della poesia
provenzale.
Non l’amore ma le armi, il valore guerresco sono i temi
delle sue poesie: loda le battaglie, gli scontri, “lo brandir di mazze ferrate e di spade”, uomini “d’alto sangue”
che “pensano solo a mozzar teste e braccia”; l’odore
della battaglia, il purpureo sangue dei guerrieri che inonda le verdi pianure.
Per le sue liriche, Bertram non può essere accusato di
una sorta di morboso compiacimento della violenza,
non è un sadico cantore della stage: non possono essere lette le sue liriche dai finti pacifisti che lo accusano
di essere un violento ed un fomentatore di inutili battaglie.
Bertram è un guerriero che si scaglia contro coloro che
vivono per mangiare, bere e dormire; contro coloro che
si arrendono e alla lotta accettano un oneroso compromesso ; contro coloro che si cullano della propria posizione, della propria “poltrona” conquistata con ogni
mezzo, anche il più vile e dimenticano i doveri che da
quel titolo scaturiscono; contro coloro che non concedono il proprio esercito e se stessi per le giuste battaglie ma li strumentalizzano per il successo personale
schierandosi sempre dalla parte del vincente; contro
coloro che non vivono per gioco e per amore.
Contro coloro che hanno perso la gioia della vita che è
movimento, che è attività, che è avventura e pericolo,
che è offendere e difendere e scoprire il petto ai colpi
altrui, che è morire e saper, così vivendo. Bella è la vita
per sé stessa, come la primavera nel suo germogliare e
rifiorire, non avendo altro fine che questo suo impeto
stesso di effondersi e di fare.
Nunzio Condorelli
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CULTURA E TRADIZIONE
MUSICA
Lucio Battisti uno di noi!
L
ucio Battisti un
fascista? Per molti lo è stato solo
perché nelle sue
canzoni ha trovato alcuni versi “espliciti”. Per
altri si tratta solo di un
malinteso “perché negli
anni ‘70 chi non era
schierato a sinistra era
per forza un fascista”.
Per altri ancora Battisti
era solo un cantautore
indifferente ai “venti” di
ogni genere che spiravano in Italia durante il
periodo del suo maggior
successo. Ci sono poi
tantissime persone che
giurano di averlo incontrato durante alcune
riunioni di Ordine Nuovo
o di averlo visto al
“Quadrato”, circolo della
Giovane Italia di Ancona, verso la fine degli
anni ’60, mentre presentava la sua meravigliosa
canzone “Uno in più”.
Non è poi una leggenda
che il padre Alfiero, ai
tempi della guerra, fosse
il capo della milizia fascista di Poggio Bustone
e che suo figlio Lucio fu
presente, come lui stesso affermò, durante un
pestaggio perpetrato dai
partigiani ai danni di suo
padre. Fu un grande
trauma che evidentemente influì molto sulla
sua vita e sulle posizioni
politiche che prese qualche anno più avanti.
Lucio Battisti si pose
sempre al di fuori delle
mode, masse e slogan
convenzionali
durante
tutta la sua carriera arrivando perfino ad evitare
la pubblicità e i giornalisti. Non è quindi un caso
che Lucio Battisti sia
sempre stato amato dai
giovani nazionalpopolari
che nelle loro sezioni di
partito o ai loro campi
estivi di formazione politica si ritrovano spesso a
cantare, tra una canzone degli Amici del Vento
e
della
Compagnia
dell’Anello, alcune canzoni di Battisti come “La
collina
dei
ciliegi”
(celebre
il
verso:
“Planando sopra un bosco di braccia tese”),
“Una giornata uggiosa”
(…“sogno al mio Paese
infine dignitoso”) e “Il
mio canto Libero” (dove
canta: “in un mondo
che, non ci vuole più..”).
La sua fu una carriera
alquanto scomoda per
chi in quegli anni dominava la cultura in tutte
le sue manifestazioni e
per questo motivo veniva attaccato nelle radio,
nelle TV e nei giornali
vicini al Partito Comunista Italiano. Ma la sua
bravura, ormai, aveva
fatto
breccia
anche
dall’altra parte della barricata e quando venne
scoperto il covo delle
Brigate Rosse di via Gradoli a Roma, la prigione
di Aldo Moro, sorprese
tutti
il
ritrovamento
dell’intera collezione di
un solo cantante: Battisti. Lo stesso cantautore
non ha mai smentito,
quando cominciarono ad
accusarlo di propensioni
per l'estrema destra e
sosteneva
che
<<"anche se lo fossi,
fascista,
non
dovrei
chiedere scusa a nessuno!">>. Lucio Battisti
fascista quindi? Anche
se non fosse vero, se
tutti quelli che lo ricordano nelle riunioni di
Ordine Nuovo hanno
solamente
avuto
un’allucinazione (e magari erano solo alla ricerca di un po’ di attenzione), per tutti noi della
nostra area lo è sempre
stato. “Una voce controvento” quando contro
c’eravamo soltanto noi…
CAMERATA BATTISTI A
NOI!
Andrea La Barbera
Il viaggio come ricerca della libertà
L
a meravigliosa fiaba
del Signore degli Anelli
rientra
nell’ambito avventuroso del viaggio interioreesteriore che è l’esistenza
umana.
La Compagnia dell’Anello
rappresenta – soprattutto
nel nostro mondo mondializzato e tecnocratizzato – non
solo la preziosità e l’unicità
dei singoli Popoli, uniti per
fronteggiare l’Oscuro Signore
che vuole cancellare i colori
dell’intero cosmo, ma anche
l’aspirazione dell’Eroe umano
a voler combattere l’oscuro
regno dei Senza Vita, dove il
buio grava in maniera uniforme, tetra e squallida.
Mordor personifica la degradazione – il non-Essere –
dell’uomo che ha dimenticato le proprie origini e che
non rispetta più il soffio del
Sacro che, invece, vive dovunque.
Il Male, dunque, sta per raggiungere il suo scopo; sta
per incatenare l’uomo in un
mondo monodimensionale,
orizzontale, terrestre. La
visione razionale e materialista dell’esistenza sta per
rendere l’uomo cieco, corpo
malato che invecchia senza
certezza d’eternità. Il Divino
e l’Uomo si sono ormai allontanati; ora esiste solamente
la religione dell’umano, e
quindi dell’utile, del profitto,
della degradazione materialista e consumista. Sta per
svanire l’eterno connubio tra
il Creatore e la creatura,
l’armoniosa unione tra cielo
e terra ut duo unum fiant. La
Compagnia dell’Anello sfida e
combatte il Signore del Buio,
perché sa che non vi potrà
essere futuro se l’informe
otterrà la vittoria. Nonostante i pericoli, il terrore,
l’angoscia del nemico sovrastante, è necessario avere
fede, incrollabile e salda, ed
avanzare nelle nauseabondi
paludi, nelle cupe miniere,
tra i nemici sanguinari per il
ritorno del Re, il Centro del
Mondo, Principio Spirituale
supremo, fonte di armonia,
equilibrio, giustizia, pace. La
fiaba del Signore degli Anelli
è soprattutto un inno, una
esortazione a questa prova
di coraggio. Il suo insegnamento è chiaro: il tempo
concesso alla nostra esistenza terrena non deve venire
sprecato, tutti noi abbiamo il
dovere di trovare il «dono
magico» per offrirlo a tutti
gli uomini, superando con
fermezza le prove tese dal
Male lungo il cammino.
Il Bene – l’Essere – che si
manifesta
nelle
fasi
dell’esistenza
universale,
quindi anche negli atti umani, viene colto attraverso il
sacrificio di se ed offerto nel
corso del viaggio, per amore
di tutti gli altri esseri. Ma se
il cammino nel mondo diventa una presa di coscienza
delle proprie possibilità spirituali e morali, le prove superate, la scoperta, la vittoria,
la
festa
finale,
l’incoronazione sono i momenti celebrativi della conquistata realizzazione personale.
Il lieto fine – la distruzione
dell’Anello del Male – come
la partenza da casa sono due
momenti ineludibili della
stessa tensione ideale nei
confronti di una non conoscenza di se stessi che bisogna riconoscere e ricercare e
che è stata conquistata soltanto grazie a determinate
qualità e capacità etiche.
Il premio finale – la vittoria
delle forze della Luce – è
l’apoteosi della visione ottimistica, della definitività e
della fede in quei valori costanti che corrispondono alle
aspirazioni eterne dell’uomo
quali l’affermazione del se
interiore, della bellezza,
dell’armonia e che trovano la
loro fondazione nella certezza della sacralità del mondo.
Domenico Pugliesi
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AMBIENTE
Italia in ritardo sulla attuazione dei protocolli di Kyoto
S
ono trascorsi 8 anni dal 1997 e, forse per caso forse per sbaglio, è entrato in vigore nel giorno 16 febbraio il Protocollo di Kyoto. Sono stati necessari 8 lunghi anni (e in questa materia ogni anno può rappresentare una catastrofe ed una sconfitta) affinché venisse aperta una breccia nel calvario, previsto dal
Protocollo (rectius dagli Stati), per poter rendere vincolante ai Paesi aderenti il sopraddetto accordo.
141 Stati aderenti, 39 industrializzati fra cui tutta l’Europa, si sono impegnati a ridurre la “produzione” di gas serra e a provvedere specifici sostegni economici in favore della produzione di energia da fonti rinnovabili.
L’Italia, che come altri Paesi industrializzati sperava in un iter di svariati decenni perché si raggiungesse il numero minimo di ratifiche necessarie per l’entrata in vigore del Protocollo, ha iniziato subito a far fronte al problema,
attuando così le solite soluzioni produttrici di forte scompiglio ma anche di grande attrazione e chiamo collettivo
(complice il disagio dei provvedimenti) come le targhe alterne o la chiusura totale del traffico nei giorni lavorativi,
senza invece provvedere ad estirpare il melanoma dalla radice.
Infatti lo Stato è ben consapevole della sua impreparazione rispetto al problema ambiente, alimentato dalla grande quantità nel nostro Paese di fabbriche inquinanti (cioè che non hanno adeguato le ciminiere agli standard internazionali) e di centri di produzione energetica che utilizzano idrocarburi, oltre che dalla incontrollata circolazione dei veicoli stradali, entrambi principali produttori di CO2 (anidride carbonica) e di SF6 (esofloruro di zolfo).
«Gli interventi del Governo sono rivolti verso una corretta soluzione del problema, verso l’energia pulita» conferma la maggioranza, perplessa l’opposizione da questa affermazione: sono battibecchi che giornalmente i mass
media ci propongono, storie vecchie e frasi già sentite.
Difficilmente, dagli ambientalisti accaniti e ai riciclatori convinti, si leva un grido contro coloro che sono il vero
fulcro del problema: contro i cosiddetti eco-incentivi, la cui mancanza di “eco”, cioè di gratifica per l’ambiente, è
sicuramente compensata dall’aumento delle vendite di automobili; contro le Lobby internazionali industriali del
petrolio, il cui monopolio è in mano all’America con le 7 consorelle del petrolio, verso cui i nostri politicanti sono
legati da “vincoli di fratellanza”, di servilismo per contributi economici di finanziamento, restituiti con appalti pilotati e leggi di favore, costretti all’obbedienza dalla loro anima venduta al miglior offerente che ha promesso loro
poltrone e ricchezza.
È necessaria una legislazione non vincolata dal servilismo, prodotta da uomini liberi, che intervenga in radice a
rimuovere il male senza finti farmaci calmanti o antidolorifici. Una legislazione pro energia pulita che sia da incentivo per l’installazione di termo-camini a legna e pellets (energia pulitissima, ma ahimè in via di esaurimento!), l’installazione di pannelli che sfruttano l’inesauribile energia del sole (almeno per altri 4,5 miliardi di anni);
una legislazione che incentiva la ricerca di fonti alternative al petrolio, di combustibili puliti. Bisogna dare nuova
linfa al CNR, finanziare ricerche per rivalutare le fonti “pulite” nuove, non dimezzare i fondi.
Antonio Condorelli
Ponte sullo Stretto? No grazie!
T
ra i faraonici annunci di Berlusoni, il non plus
ultra, è il ponte sullo stretto per il quale, gia ci
sono diverse indagini in corso per infiltrazione
mafiosa. Ci sono anche dei forti dubbi sulla fattibilità ambientale infatti,
la costruzione determinerebbe danni alle aree faunistiche dei laghetti di
Ganzirri della riserva di
capo Peloro alterandone
l'ecosistema. Tre membri
della commissione speciale del Ministero per
l'Ambiente, sono finiti
sotto inchiesta perchè
non avrebbero segnalato
le carenze e i difetti sulla
documentazione presentata dalla società per il
ponte sullo Stretto. Il progetto sarà sospeso finché non
si diraderanno le ombre sulla irregolarità della approvazione dello stesso. Da questi dati si evince che ci sarebbero già enormi pressioni economiche su questa colossale infrastruttura ed i territori su cui si farà, lascia presagire loschi legami. Dei dubbi, dunque, che vengono
sono: il ponte si farà perchè servirà alla comunità oppure per rimpinguare le casse mafiose? Che senso ha fare
un ponte quando non esiste una Autostrada decente
per arrivarci e le infrastrutture per rilanciare il mercato
del turismo?
La famigerata SalernoReggio Calabria, emblema del meridione, è la
grande mangiatoia dei
clan mafiosi. Il suo costo, rispetto all'iniziale
preventivato, è infatti
raddoppiato e non si sa
quando i lavori per questa opera pubblica finiranno e, nel frattempo,
la gente ci muore e si
scopre che questo nostro Stato, al Sud, è allo scacco della mafia. Anche lo
Stato si è arenato nelle sabbie mobili del profondo Sud,
figuriamoci cosa significa essere imprenditore onesto e
viverci anzi conviverci…
Il nostro sogno è quello di potere, un giorno vivere in
un Paese Normale, per ora, possiamo solo indignarci.
Salvatore Coronella
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Pagina 10
RECENSIONE
"Il sangue dei vinti"
di Giampaolo Pansa
I
l monopolio della verita’ storica,si sa è sempre ad
appannaggio dei vincitori.
Ma il fascino delle discipline storiche sta nel fatto
di poter indagare per poter arrivare a delle verita’
diverse dalle ufficiali,molte volte scomode,ma pur sempre vere.
Negli ultimi anni si è molto parlato di revisionismo storico,osteggiato dalla gran parte della sinistra,perché deformerebbe la verita’.
Ma sono verita’ storiche cio’ che ci hanno fatto studiare
sui libri di storia,e che ci hanno inculcato attraverso i
mass-media?
Erano veramente cosi’ pii quei partigiani che diedero
vita alla cosiddetta resistenza?E la resistenza fu guerra
di liberazione o guerra civile?
Sono molti i saggi e i libri scritti sull’Italia
dell’immediato dopoguerra,molti di parte,molti che inneggiavano al partigianesimo,come se fosse religione di
stato.
In questo marasma senza fine,fatto di bugie e di denigrazioni,una voce fuori dal coro è suonata come un urlo
terrificante alle orecchie dei benpensanti.
Questa voce è quella di Giampaolo Pansa,ex vicedirettore dell’espresso e storico di fama,comunista convinto,il quale con il suo ultimo libro il sangue dei vinti si è
attirato le critiche di eminenti colleghi,primo fra tutti
Giorgio
Bocca(nato
Fascista,partigiano
poi,antiberlusconiano adesso) che lo ha accusato di essersi dato al “revisionismo”,come se raccontare la verita’ sia qualcosa di inetto.
Il sangue dei vinti,ha aperto un varco nel muro
dell’omerta’,volutamente creato dai vincitori per nascondere le nefandezze partigiane ai danni dei Fascisti o
di chi era accusato di essere presunto tale.
Il libro descrive in maniera organica e dettagliata gli
avvenimenti accaduti all’indomani del 25 aprile,soffermandosi sulle tragedie personali e sulla crudelta’ dei partigiani che trovatisi dalla parte dei vincitori
non hanno risparmiato ai vinti le piu’ amene atrocita’.
Omicidi,Violenze,Stupri,questo era il verbo del Partigiano,questo era il quadro di un orrenda pulizia etnica
messa in atto dalla dirigenza comunista ed eseguita
dalla base militante.
G.Pansa sovverte la visione storiografica imperante,trasformando una guerra di liberazione dei “buoni”
contro i “cattivi”,in quello che veramente era,una guerra civile sanguinosa e sadica.
Oggi dobbiamo dire grazie a Giampaolo Pansa,perché
se un comunista come lui ammette le atrocita’ partigiane,cari camerati,vuol dire che noi abbiamo sempre avuto ragione e che la storia un domani ci sorridera’.
Renato Marialto
REDAZIONE:
Alessio Belli §§ Andrea La Barbera §§ Andrea Pavan §§ Antonio
Cobdorelli §§ Carlotta Buscaglia §§ Domenico Pugliesi §§ Emilio Pagliaro §§ Federico Moretti §§ Giorgio Arconte §§ Marco
Gargini §§ Maurizio Petti §§ Salvatore Coronella §§ Renato Marialto §§ Samuele De Santis
VIGNETTISTA:
Giuseppe Penna
IMPAGINAZIONE:
Antonello Pinnella
Sito internet: www.gioventunazionale.net
E-mail: [email protected]
I° MAGGIO
I° RADUNO ROCK PER L'EUROPA
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Numero 1, maggio 2005