Paola Zanoni
5F anno scolastico 2012-2013
Liceo scientifico statale “L. Cremona”
Milano
TESINA
Ricerche in archivi: applicazione al
tema donne e resistenza
Giugno 2013
Ricerche in archivi: applicazione al tema donne e
resistenza
SCALETTA DELLA TESINA
1) Illustrazione dell'argomento e motivazioni della scelta
2) Breve storia dell'Istituto Nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia
(INSMLI), consultato per la realizzazione della ricerca.
3) Dal libro "Andare in archivio" di Isabella Zanni Rosiello:
cos'è un archivio, breve storia della nascita dell'istituzione dell'archivio, come si
effettua una ricerca di archivio, terminologia archivistica da conoscere per poter
iniziare una ricerca.
4) Ricerca di archivio ai fini della ricostruzione della vita di Giuseppina Palumbo, donna
particolarmente attiva nella Resistenza italiana.
5) Ricerca di informazioni su Giuseppina Palumbo sul web per evidenziare le differenze
tra le informazioni trovate in archivio e quelle in internet.
1) Illustrazione dell'argomento e motivazioni della scelta
Ho scelto di elaborare una tesina sperimentale sulle ricerche negli archivi soprattutto
perché incuriosita dalla provenienza delle informazioni che molti di noi studenti troviamo
già pronte e sintetizzate sui libri di testo scolastici.
Lo scopo della tesina sperimentale vuole essere principalmente quello di imparare ad
effettuare una ricerca di archivio applicando una modalità di studio diversa, che si discosta
molto dalla abituale lettura di un libro di testo.
Poiché l'archivio contiene fonti dirette e documenti originali, infatti, a mio parere essere in
grado di analizzare questi documenti procura oltre che una più approfondita conoscenza di
qualsiasi argomento i documenti archivistici trattino, anche una maggior sicurezza della
veridicità delle informazioni acquisite. Infatti procurandosi le informazioni da una fonte
archivistica si è maggiormente sicuri che non sia stata mediata da altre fonti secondarie e
che quindi abbia perso veridicità.
Affrontando in classe lo studio della seconda guerra mondiale, abbiamo toccato il ruolo
della donna nella resistenza: 35.000 partigiane, 4.653 arrestate e torturate, 2.750
deportate, 512 commissarie di guerra, 16 medaglie d’oro, 17 medaglie d’argento, 2.900
fucilate o cadute in combattimento.
Trovando interessante e poco noto l’argomento, ho pensato di approfondire il tema
“ricerche in archivi” sperimentando io stessa una ricerca nell'archivio INSMLI (Istituto
Nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia) di Milano.
Non avendo nessuna conoscenza di base, ho cominciato ricercando informazioni su cosa
fosse un archivio e su come si procedesse per effettuare una ricerca d'archivio.
Ottenute queste informazioni ho quindi cominciato a leggere documenti archivistici relativi
a Pina Palumbo, donna particolarmente attiva nella resistenza femminile a Milano,
consigliatami dal professor Andrea Saba, responsabile dell‘INSMLI.
Ho potuto toccare con mano documenti scritti direttamente dalla donna con dati riguardanti
le spese, i prestiti in denaro e gli aiuti sanitari che lei stessa gestiva nel 1945.
Da un articolo della “Navicella”, l'Annuario del Parlamento Italiano, ho raccolto la maggior
parte delle notizie biografiche, mentre analizzando i dati presenti nel suo quaderno e in
altri documenti ho desunto interessanti informazioni sulla situazione del suo tempo e nello
specifico sulla sua attività.
Ho concluso la tesina effettuando una ricerca sul web per confrontare i metodi di ricerca e
la tipologia di informazioni disponibili.
2) Breve storia dell'Istituto Nazionale per la storia del movimento di
Liberazione in Italia
L'INSMLI venne fondato nel 1949 su
iniziativa di Ferruccio Parri, allo
scopo di conservare i documenti
prodotti nel corso della Resistenza.
Nei suoi primi anni di vita nacque una biblioteca e si avviò la pubblicazione del trimestrale
"il movimento di liberazione". Uno dei suoi compiti principali è stato quello di coordinare la
rete degli Istituti storici della Resistenza, presenti in quasi tutte le regioni italiane.
Attualmente la rete INSMLI è composta da 66 istituti associati. L'archivio dell'Istituto
Nazionale conserva le carte del Clnai (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), del
Cln lombardo, di Cln provinciali, comunali e aziendali, dell'archivio del Comando Volontari
della Libertà (Cvl). Accanto al patrimonio resistenziale è in continua espansione la
documentazione relativa a tutta l'età contemporanea riguardante partiti, sindacati,
associazioni. La catalogazione dei documenti è anche accessibile dal sito internet
dell’Insmli.
3) Come si accede e si consulta un archivio (dal libro "Andare in archivio")
Un archivio serve a reperire ed esaminare fonti
documentarie.
Non avendo conoscenze su come sia
organizzato un archivio e su come si proceda
alla ricerca di documenti, prima di tutto ho
cercato di approfondire la tematica leggendo il
libro "Andare in archivio" di Isabella Zanni
Rosiello per poi verificare sul campo quanto
appreso, anche con il supporto del professor Andrea Saba, responsabile dell‘INSMLI.
In archivio si trovano alcune informazioni che nessun'altra fonte può dare.
La documentazione archivistica nasce per esigenze di natura pratica: politica, giuridica,
amministrativa, economica, fiscale... Oggi la ricerca d'archivio viene utilizzata invece come
fonte storica con modalità diverse rispetto a quelle secondo le quali era stata impostata.
La documentazione archivistica si può definire come "memoria-autodocumentazione",
ovvero un complesso di materiali più o meno omogenei o diversificati, di vasta o ridotta
mole, cui si fa ricorso per ricordarsi di quanto si è fatto. Questo vale non solo per la
documentazione del presente ma anche per quella di un passato molto lontano, che è
ancora più vasta e variegata, soprattutto in Italia.
Infatti un accentuato policentrismo è tipico della storia del nostro paese, che ha raggiunto
l'unità solo nel 1861, più tardi rispetto a molti altri paesi. Per questo gli archivi italiani sono
considerati tra i più antichi e variegati al mondo.
Poiché nel tempo si sono modificati i modi e le forme su cui i vari tipi di documenti sono
redatti e i supporti materiali su cui sono scritti, in un archivio si possono trovare dai
documenti in pergamena, a quelli in carta, fino a quelli elettronici di oggi. Infatti negli
archivi più moderni, oltre che documenti manoscritti, ci sono anche documenti dattiloscritti,
stampati e audiovisivi.
Negli archivi del passato, invece, si possono trovare solo documenti manoscritti e per la
maggior parte in lingua latina.
La documentazione archivistica non mantiene quasi mai inalterata la fisionomia che ha
avuto quando è stata prodotta, i fattori che ne determinano le alterazioni sono
principalmente il trascorrere del tempo, cause umane o naturali come incendi, allagamenti,
guerre. Esempi di questo sono la distruzione dei registri della cancelleria angioina e
aragonese a Napoli, dovuta all'incendio appiccato dalle truppe tedesche all'edificio dove
erano ubicati, durante la seconda guerra mondiale.
Un altro esempio è lo straripamento dell'Arno nel 1966 a causa del quale all'incirca un
decimo del materiale complessivo dell'archivio di Stato è andato perso sotto l'acqua e il
fango.
Ma non solo eventi naturali causano la mancanza di documenti. Infatti spesso nel passato
alcuni proprietari hanno deciso di distruggere o vendere dei documenti. Inoltre la
distruzione di carte è da considerarsi parte integrante dell'attività conservativa.
Quale e quanta parte dell'immensa documentazione contemporanea sia da preservare
rimane un grosso problema, avvertito non solo in Italia, anche se il nostro è tra i paesi che
tendono a conservare maggiori quantità di materiale scritto.
L'archivio quindi non è sempre una fonte utile al fine di ottenere buoni risultati per una
ricerca e non sempre le indagini d'archivio sono possibili, o perché parte della
documentazione non è stata ben conservata oppure perché è andata perduta.
Breve storia della nascita dell'istituzione dell'archivio
I documenti archivistici relativi al periodo dell'Alto Medioevo (secoli VI - XI) sono scarsi e
per i primi secoli completamente inesistenti. Inoltre sono quasi tutti in pergamena e in
lingua latina tranne quelli dell'Italia meridionale che sono in lingua greca. La motivazione
della scarsità risiede nell'uso ristretto che se ne faceva in quegli anni, riservato soprattutto
ai chierici.
Del periodo del Basso Medioevo (XII - XV secoli), invece, vi è una notevole mole di
documentazione scritta, più differenziata poiché connessa ad una maggiore attività
archivistica.
Infatti i protagonisti non sono più i chierici ma i notai, in grado di garantire l'autenticità non
solo degli scritti in latino, ma anche di quelli in volgare.
Queste documentazioni sono anche in carta e dalla metà del 1200 vengono anche
raccolte in quaderni e registri come i cartulari, particolari documenti attinenti
prevalentemente ai diritti dei comuni sui propri territori. Questa tipologia di raccolta di
documenti viene definita "libri iurium".
Intorno al XV secolo si formano le serie, ovvero raggruppamenti di documenti collocati in
sequenze cronologiche per affinità di contenuto, tipologie formali, ecc.
Nascono così i veri e propri archivi, ai quali viene riconosciuta anche una rilevanza
politica.
Con il passare del tempo la documentazione archivistica acquisisce sempre più
importanza, vengono acquistati armadi e si destinano locali a depositi di carte oppure,
come nel caso dell'architetto Filippo Juvarra per gli archivi della corte sabauda nel 1731, si
progettano appositi edifici.
In modo approssimativo si può dire che dal 1950 in poi si è andata accumulando
documentazione quantitativamente pari a quella che ci è stata conservata per il periodo
dal Medioevo alla metà del 1900.
Come si effettua una ricerca di archivio
Per utilizzare documenti d'archivio è necessario sapere da chi, quando e per quali scopi
essi sono stati prodotti e come gli archivi si sono formati e trasformati.
Per consultare un archivio è opportuno inoltre individuare quali siano i complessi
documentari che possono interessare un data ricerca e in quali luoghi o sedi siano
conservati.
Per ottenere buoni risultati le ricerche d'archivio devono essere realizzate su argomenti
circoscritti e limitati a determinate coordinate spazio-temporali. Si deve inoltre valutare il
significato dei documenti all'interno dei periodi cronologici e dei contesti storici cui si
riferiscono.
La documentazione archivistica si trova grosso modo o presso istituzioni conservative con
servizi aperti al pubblico o presso enti, uffici, privati, sprovvisti di tali servizi. Gli archivi di
stato si trovano in città grandi o in centri minori, possono essere antichi o recenti e
raccolgono una tipologia documentaria differenziata sia in relazione ai soggetti produttori
sia ai periodi cronologici cui si riferisce. Le istituzioni conservative non statali, ad
eccezione di quelle ecclesiastiche, hanno pressoché imitato norme e prassi seguite dagli
archivi statali.
Per avere sott'occhio la documentazione che si intende esaminare, si dovranno seguire
alcuni passaggi obbligati. Il primo è la compilazione di un apposito modulo concernente la
richiesta di consultare i documenti. Questo oltre che un atto amministrativo per garantire
sicurezza può essere utile anche per risalire facilmente ai singoli documenti utilizzati.
In questo modulo occorre anche specificare la finalità dello studio e l'argomento di ricerca
che si ha intenzione di approfondire.
L'accesso alla documentazione non è vincolato da controlli da parte di addetti o da
specifici regolamenti.
Nelle sale di studio degli istituti conservativi non è consentito spostare la disposizione della
documentazione che si sta esaminando.
La documentazione archivistica può essere ricercata soltanto tramite determinate
“mediazioni”; le più importanti sono gli inventari.
Questi rappresentano per iscritto gerarchie, sequenze, materialità dei vari complessi
documentari. Essi sono di variegata tipologia. Pochi sono a stampa, molti dattiloscritti e
manoscritti. Alcuni sono recenti, altri risalgono a decenni o secoli fa.
Per facilitare la ricerca archivistica da qualche anno in Italia si è diffusa l'esigenza di
normalizzare i criteri di archiviazione.
Le descrizioni che forniscono informazioni sulle dimensioni, sul tipo di legatura, sul numero
delle carte, sullo stato di conservazione dei singoli pezzi non sono così frequenti.
Spesso infatti, nel momento in cui si è a contatto con i documenti d'archivio ricercati, si
può provare una sensazione di smarrimento, dovuta alla struttura di difficile decifrazione
dei documenti, alla mancanza di indici, rubriche o ripartizioni che fungano da guida, alla
mancanza di un ordine cronologico o di altro tipo.
Per orientarsi meglio nella realizzazione di una ricerca d'archivio è opportuno conoscere
alcuni termini tecnici usati dagli archivisti. Spesso vengono utilizzate accezioni particolari a
livello locale e quindi non universalmente conosciute: non è quindi sempre agevole
procedere nella ricerca dei documenti.
L'archivio è un insieme di fondi che sono riferibili a un unico soggetto (o più soggetti
collegati) che ha prodotto materialmente quelle carte per la propria gestione o che, per
varie vicende, le ha conservate.
In un fondo ci possono essere serie, sottoserie, buste, fascicoli (in ordine gerarchico) che
contengono documenti.
L'unità archivistica, a seconda dell'ente che ha prodotto le carte o di quello che le ha
riordinate e le conserva, potrebbe essere la busta o il fascicolo.
All'Insmli l'unità archivistica è il fascicolo (dunque la busta ha solo un valore "topografico" o
"geografico"), mentre all'Archivio centrale dello Stato a Roma è la busta; ci sono enti che
hanno addirittura il singolo documento come unità archivistica, ma questo implica una
segnatura e una classificazione molto raffinata, dunque è raro e può capitare magari per
un piccolo fondo o un piccolo archivio, anche se la digitalizzazione dei documenti sta
portando rapidamente a questo tipo di classificazione uno per uno.
4) Ricerca in archivio
Istituto: Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia
Fondo: Palumbo Giuseppina.
busta 1, fascicolo 1 Attività di assistenza.
All’interno del fondo “Palumbo Giuseppina” avevo a disposizione otto documenti :
-
L’estratto di un articolo proveniente dalla “Navicella”, l'Annuario del Parlamento
Italiano, anno 1948, quando fu eletta senatrice
-
Documento proveniente dal fondo CLN Lombardia busta 2 fascicolo 19 dal quale ho
raccolto la maggior parte delle notizie biografiche.
-
Documento inviato a Pina dal comitato centrale di assistenza per Milano e provincia
appartenente ai gruppi di difesa della donna e per l'aiuto ai combattenti della libertà
(25 marzo 1945) dove, dopo un breve esposto sull'importanza che ha il lavoro di
Pina e delle altre donne dell'associazione, si danno dei suggerimenti pratici ai fini di
un ulteriore miglioramento dell’attività.
-
Documento in cui si sancisce la costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale
per la città di Milano, con lo scopo di mobilitare e dirigere le masse popolari
cittadine. Nel documento si trovano lo scopo del comitato e i compiti amministrativi
che dovevano avere i suoi membri.
-
Documento (Lugano 5 aprile 1945) in cui il comitato svizzero di soccorso operaio
risponde alla richiesta precedentemente ricevuta riguardo i dati sulle condizioni
dell'Italia settentrionale e l'opera di soccorso che vi si potrebbe svolgere.
-
Documento appartenente ai gruppi di difesa della donna, con elenchi di assistiti e
loro indirizzi, riferito principalmente ai mesi di febbraio ed aprile del 1945
-
Documento dell'aprile 1945 relativo all'assistenza sanitaria del settore gestito dalla
Palumbo, nel quale si elencano nome e cognome di più di 140 assistiti.
-
Quaderno di Pina dal quale si ricavano alcuni interessanti dati sull'attività da lei
svolta soprattutto nel 1945. Di particolare rilevanza è la registrazione delle entrate e
delle uscite, suddivise per settori cittadini, per i mesi di aprile e maggio.
Da questi documenti ho quindi ricavato una breve storia della vita di Giuseppina, della sua
attività nel campo della Resistenza italiana e delle condizioni sociali, sanitarie, ed
economiche del nord Italia.
Una breve biografia di Giuseppina Palumbo
Giuseppina Palumbo nacque il 6 gennaio 1906 a
Milano. Fin da giovane si mostrò molto attiva nel
sociale: era iscritta nel corpo delle " giovani
esploratrici" e prestava servizio ai nidi di infanzia
dove faceva giocare i figli dei chiamati alle armi
(1915-18).
Dal giugno 1941 al dicembre 1943 lavorò
nell'ospedale militare di Baveno ma il 3 settembre
del 1943 questo fu invaso dalle SS tedesche che vi
rimasero un mese. Cercò quindi di far fuggire i
soldati meridionali che non potevano tornare alle
loro case ormai nelle mani degli alleati e dovevano
passare al servizio della Repubblica fascista per
ordini dall'alto. Circa due mesi dopo lasciò
l'ospedale che era ormai nelle mani dei tedeschi.
Si ritirò nella casa materna nella val d'Ossola quando iniziò il periodo partigiano. Cominciò
poi il lavoro di staffetta, infermiera, cuoca e di collegamento con le città dove anche il
fratello Mario era impegnato. Aderì al PSI nel 1943 e collaborò attivamente alla lotta
clandestina come capo infermiera nelle Brigate Garibaldine.
Fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale per la città di Milano fin dalla sua
costituzione ( fine 1943); obiettivo del CLN era mobilitare e dirigere le masse popolari
cittadine, organizzandosi in comitati rionali e di fabbriche ed aziende.
Nel marzo del 1944 tornò a Milano per collaborare con il fratello che nel luglio successivo
fu incarcerato e deportato in Germania da dove nel gennaio del 1945 riuscì a fuggire.
Fece assistenza morale e materiale alle famiglie delle vittime del nazifascismo che erano
in carcere o nei campi di concentramento, cercando di stare attenta ad adeguare i sussidi
ai reali bisogni.
Il 25 aprile, giorno della liberazione, era sulla breccia e dopo otto giorni trascorsi in brigata
ad affiancare i fratelli fu nominata dal CLN lombardo commissaria regionale
dell'assistenza.
In particolare gestì l’assistenza sanitaria del primo settore della città di Milano, con più di
140 assistiti ai quali venivano consegnate quote che potevano variare dalle 1000 alle 2000
lire.
Si preoccupò inoltre di prestare particolare attenzione alle esigenze di ciascun assistito,
ridistribuendo in modo adeguato i fondi a disposizione ed individuando le singole esigenze
sanitarie.
Fece parte anche del comitato di assistenza dell'UDI(unione donne italiane)
Fu inoltre infermiera volontaria di C.R.I(croce rossa italiana) e assistente sanitaria durante
la guerra.
Nel fondo “Palumbo Giuseppina” non sono archiviati documenti che permettano di
ricostruire la sua storia dopo la seconda guerra mondiale, fatta eccezione per l’estratto
dalla “Navicella” del 1948.
La situazione del Nord Italia alla fine della guerra.
Cessati i bombardamenti, a Milano erano abitabili il 60% delle case ma vi era una grave
carenza di gas, legname ed elettricità.
Le ferrovie erano tutte distrutte e quindi inutilizzabili; era invece accessibile la rete stradale
poiché i ponti sul Po, precedentemente distrutti, erano stati comunque sostituiti da ponti di
fortuna o da traghetti. Scarseggiavano però automezzi e carburante.
Per quanto riguarda i viveri c’era carenza di zucchero, latte, sale e carne e ci si doveva
accontentare di un approvvigionamento vegetale.
Si era creata una rete di solidarietà: Pina Palumbo e i vari comitati (gruppi di difesa della
donna e per l’aiuto ai combattenti della libertà, comitato centrale di assistenza per Milano e
provincia) gestivano donazioni private e si occupavano dell’assistenza ai bisognosi
distribuendo sia denaro che beni di prima necessità.
Nei documenti si ritrovano anche indicazioni sui comportamenti da mantenere nella
gestione di questa rete di solidarietà:
– non urtare la sensibilità di persone nella miseria con vestiti non confacenti e con modi
non affabili
– non fare troppe visite per seguire personalmente ed accuratamente ogni famiglia
– non fare più di una o due visite al giorno per ricordare meglio i dati raccolti; è inoltre
bene non uscire dalla casa con dati scritti
– raccogliere informazione sui dati generali della famiglia quali salute, lavoro,
componenti, viveri, richieste di assistenza..
– non lasciare nomi o recapiti di altri assistiti
– fare frequenti riunioni del comitato per discutere il perfezionamento dell'attività
Non meno del 50% dei bambini erano affetti da rachitismo e tubercolosi, ma non si poteva
contare sugli ospedali italiani, già pieni ed in crisi.
Veniva data assistenza alle famiglie garantendo vitto e aiuti sanitari ai bambini durante la
giornata e riportandoli la sera alle proprie famiglie.
La rete di solidarietà si estendeva anche alla Svizzera: nel fondo si trovano riferimenti a
contatti fra Pina Palumbo e il Comitato Svizzero di soccorso operaio al quale venne
richiesto di fornire assistenza nelle zone di Milano, Varese e provincia, Sampierdarena e
Legnano: automezzi svizzeri avrebbero dovuto trasportare le merci e rientrare in Svizzera
con i bambini malati che necessitavano di ricovero.
Nel fondo non vi sono però documenti che attestino che ciò sia realmente avvenuto.
5) Ricerca nel web
Per concludere la tesina ho pensato di effettuare una ricerca in internet per confrontare le
informazioni con quelle ricavate in archivio.
Ho utilizzato come motore di ricerca Google e tra i molti risultati ottenuti solo pochi si
riferivano alla donna da me cercata.
In particolare ho trovato:
- Documento in pdf “dizionario biografico delle donne lombarde nella Resistenza”
- Pagina del sito del Senato
- Pagina del sito dell’Insmli
Dalle due nuove fonti ho ricavato solo informazioni di tipo biografico, in parte coincidenti
con quelle già trovate presso l’archivio Insmli.
Le uniche informazioni supplementari riguardano gli anni dopo la liberazione, in
particolare:
- Nomina a ispettrice nazionale dell'assistenza postbellica in Sicilia nel 1946
- Eletta senatrice per il PSI nel collegio di Noto nel 1948 e nel 1958. In Senato fece
parte della X commissione( Lavoro, Emigrazione, Previdenza sociale) e della
Giunta consultiva per il Mezzogiorno.
- Ritiratasi dal Parlamento nel 1963 si dedicò all'UDI fino al 1983.
- Si spense nella casa di riposo di Carate Brianza. (data non specificata)
Conclusioni
Leggere i documenti del fondo di Pina Palumbo mi ha dato una maggiore idea oltre che
nello specifico della donna, della sua attività e del fenomeno della resistenza femminile,
anche della situazione italiana in quegli anni, di come le persone venivano aiutate e di
quali fossero le difficoltà e i problemi da affrontare ogni giorno. Nonostante io avessi già
studiato la Resistenza sui libri di testo, le informazioni che avevo acquisito erano molto
più generali e superficiali.
Le informazioni reperite in internet sono apparentemente più precise e cronologicamente
ordinate rispetto a quelle che ho ricavato in archivio. Non si trovano però informazioni
precise sull’attività svolta da Pina nel campo della Resistenza italiana e sulle condizioni
dell’Italia in quegli anni.
Poter osservare documenti originali con carte particolari o con una grafia che provoca un
impatto " emotivo" maggiore rispetto alla classica scrittura a computer dei libri di testo , ha
contribuito a rendere più interessante e suggestivo lo studio del fenomeno della
Resistenza.
BIBLIOGRAFIA
–
“Andare in archivio” di Isabella Zanni Rosiello, società editrice: “Il Mulino” 1996,
Bologna
–
Dall' Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia:
Busta 1, fascicolo 1 Attività di assistenza
–
Opuscolo INSMLI dal quale si ricava la storia dell'Istituto.
– “(R)esistenze le immagini” , Giovanna Bernardini e Ippolita Franciosi
SITOGRAFIA
-
dizionario biografico delle donne lombarde 568-1968, a cura di Rachele Farina,
editore: Baldini&Castoldi
http://books.google.it/books?
id=8gPVKl9NhkUC&pg=PA829&lpg=PA829&dq=Giuseppina+Palumbo+1906+milan
o+e+la+resistenza&source=bl&ots=Pa5Czne8vf&sig=aVji6E1DLq4TFV4losUVCrNIj
dk&hl=it&sa=X&ei=LdGoUd_3NMPlPIDkgZAF&ved=0CDIQ6AEwAQ#v=onepage&
q=Giuseppina%20Palumbo%201906%20milano%20e%20la%20resistenza&f=false
-
http://www.senato.it/leg/03/BGT/Schede/Attsen/00006863.htm
-
sito dell'archivio Insmli: www.italia-liberazione.it
“ Le giovani generazioni non combatteranno mai
la resistenza dei loro nonni, né quella dei loro
padri, ne combatteranno una diversa, in cui non
è la storia a piombarti addosso ma bisogna
vivere e resistere ai tanti attacchi alla libertà ed
alla dignità dell’individuo che ogni giorno leggi
inique e nuovi fondamentalismi possono
perpetrare.”
Marisa Rodano
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L. Cremona