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1984>2004
CEVI 1984>2004 • 20 ÁINS DAL CEVI VIODÛS DAL BRASIL • UNO SGUARDO
SU QUESTI PRIMI VENT’ANNI • DALLA NASCITA AL RICONOSCIMENTO
MINISTERIALE • L’ÉCOLE DE L’AMITIÉ • LO “SBARCO IN BRASILE”
• E’ IL MOMENTO DELLA SVOLTA • IL PROGRAMMA DEL VENTENNALE
• ACQUA BENE COMUNE DELL’UMANITÀ • PROGRAMMA 1 MILIONE DI
CISTERNE • IN… FORMAZIONE • EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO
Supplemento al “NOTIZIARIO DELL’ASSOCIAZIONE E CENTRO DI ACCOGLIENZA ERNESTO BALDUCCI ”
Anno V - n°2 - Periodico trimestrale - Registrazione Tribunale di Udine n°1 del 17.01.2000.
Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 D.C.I. Udine
In caso di mancato recapito restituire all’ufficio di Udine CPO detentore del conto,
per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.
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CEVI NEWS
ALLA REDAZIONE
HANNO COLLABORATO:
DIMITRI MUNINI
FEDERICO PASTORE
GIORGIO PERESSOTTI
LAURA ROSSI
LUCIA PIANI
MARCO IOB
MASSIMO MORETUZZO
MICHELA KRATTER
PIERO IMBRIACO
COORDINAMENTO DI REDAZIONE:
CLARA CANCI
Si ringraziano per la disponibilità e la collaborazione:
ANNA DI FANT
CARLA PAPUCCI BARBURINI
LUCIANO DI FANT
STEFANO SANTI
TULLIO ZEARO
PARTECIPA
ALLE ATTIVITÀ
DEL CeVI
ASSOCIATI
SOTTOSCRIVENDO
LA QUOTA 2005
DI 10 EURO
CeVI
VIA TORINO, 77
33100 UDINE
TEL. 0432 548886
FAX 0432 486929
CCP 12003331
WWW.CEVI.COOP
[email protected]
FOTOGRAFIE: CeVI, Paolo Rizzi,
Danilo De Marco (pag. 21),
archivio Ekostudio
PROGETTO GRAFICO:
EKOSTUDIO (UD)
STAMPA:
POLIGRAFICHE SAN MARCO (GO)
L’IMPEGNO ALLA COOPERAZIONE E ALLO SVILUPPO INTERNAZIONALE PROFUSI IN QUESTI PRIMI 20 ANNI
DI ATTIVITÀ DEVONO SPRONARCI OGGI ALLA RICERCA DI STRUMENTI E IDEE NUOVI,
AL PASSO CON IL CAMBIAMENTO DEI TEMPI.
Cevi 1984>2004
Il CeVI (Centro di Volontariato Internazionale per la
cooperazione e lo sviluppo) nasce vent’anni fa in un
contesto economico, sociale e culturale profondamente
diverso da quello attuale: il ventennale, oltre ad essere un
momento di festa e un’occasione per incontrare coloro che
nel corso degli anni hanno costruito quest’associazione,
vuole rappresentare un momento di confronto per capire
se l’evoluzione che anche noi abbiamo vissuto va nella
giusta direzione coniugando i principi fondativi, che
restano tutt’ora validi, con la necessaria esigenza di
cambiamento e di rinnovamento.
In vent’anni è completamente mutato lo scenario
geopolitico del mondo e la globalizzazione ha cambiato
le società ed ha accresciuto la loro interdipendenza;
in questo periodo sono accadute guerre nemmeno
immaginabili fino a pochi anni prima.
Ciò che prima, nella società civile, era compito quasi
esclusivo delle ONG (Organizzazioni Non Governative) ovvero la cooperazione e la solidarietà internazionale ora viene assunto da una diversificata gamma di soggetti
(associazioni, enti locali, ecc.) che operano positivamente
in attività di cooperazione internazionale o decentrata,
in gemellaggi solidali, in attività che implicano il
rapporto con altri popoli nello spirito della solidarietà.
I mutamenti di questi anni hanno prodotto la
consapevolezza che la ricerca di una società globale più
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giusta non può essere delegata ai governi ma nemmeno in
modo esclusivo alle ONG, in quanto fa parte delle scelte
che quotidianamente tutti noi assumiamo come persone,
membri di un’associazione, politici o amministratori.
Questo ha portato il CeVI ad assumere un approccio
aperto al confronto e alla collaborazione con soggetti
portatori di idealità e modi di operare anche diversi dai
nostri, nella convinzione che ciò rappresenta la strada
che porta verso la crescita dell’intero tessuto sociale con
l’obiettivo comune di rimuovere le cause che generano
povertà e ingiustizia.
Per questo motivo abbiamo partecipato ai processi di
crescita dei movimenti sociali e dei movimenti per la
pace, abbiamo instaurato rapporti con Associazioni,
Enti locali dentro e fuori la nostra Regione, abbiamo
contribuito alla nascita e all’attività del Comitato Italiano
Acqua, insieme ad altre associazioni nazionali.
In questo contesto di lavoro in rete trovano un rinnovato
significato e una maggior forza i progetti di cooperazione
per i quali non sono così importanti i numeri (quanti
progetti, ammontare del budget, ecc) bensì la qualità
dell’azione: intendendo con ciò il processo attraverso il
quale si impostano le partnership al Nord e al Sud, si
individuano le priorità e le azioni da realizzare, si basano le
relazioni di pari dignità, condivisione e fiducia reciproca.
L’approccio, insomma, della cooperazione decentrata, che
intende mettere in gioco i soggetti rappresentativi delle
comunità nelle loro espressioni sociali, culturali e
istituzionali. In questo contesto la ONG mette in campo
le sue specificità e competenze che facilitano la
costruzione e la stabilità dei ponti che attraverso tali
attività vengono costruiti con le comunità lontane.
Con questo approccio abbiamo affrontato i cambiamenti
di questi anni e su ciò abbiamo basato le attività e i
progetti. Oggi gli scenari globali e locali sono tutt’altro
che assestati, i tempi non sono felici: la guerra è tornata
ad essere cupa protagonista del cambiamento, il divario
tra chi ha e chi non ha si accresce in tutto il mondo, si
estende la prevalenza del profitto sui diritti e sulla
giustizia. Chi opera per la solidarietà deve scegliere con
chi e in che modo farlo, la chiarezza e la coerenza
diventano oggi discriminanti per svolgere azioni giuste e
durature: sempre più l’attività umanitaria nelle aree di
crisi e di conflitto, ad esempio, viene sovrapposta e
confusa con gli attori della guerra, ma la solidarietà non
può confondersi nemmeno con l’interesse e il profitto.
Se vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti
ancora 20 anni fa servono oggi nuovi strumenti, nuove idee e
nuove modalità di azione, siamo chiamati a cercare nuove
strade, migliori e più efficaci. Per questo, oltre ad operare,
dobbiamo costruire i momenti di confronto a livello locale,
nazionale e globale ed in ciò la rete di relazioni che abbiamo
tessuto in questi anni diventa un riferimento importante.
Per questo abbiamo aderito e faremo parte della TAVOLA
PER LA SOLIDARIETA’ di organizzazioni, campagne e
movimenti impegnati nella solidarietà internazionale,
nella promozione dei diritti e della cittadinanza attiva e
responsabile, nella cooperazione e nei diritti umani.
Una tavola per la solidarietà, insomma, che intende essere
un luogo per la condivisione di temi, iniziative, proposte
della società civile di fronte alle sfide di un mondo giusto
e solidale.
Il presidente, Marco Iob
“Gente não é boi de carro
pro carro de boi puxar,
gente tem mente que gira,
mente que pode girar.
Gira a mente do carreiro
E a canga pode quebrar!”
"La gente non è un bue da traino
per trainare un carro di buoi,
la gente ha una mente che gira,
una mente che può girare.
Gira la mente del guidatore di carri
e il giogo si può spezzare!"
20 áins dal CEVI viodûs dal Brasil
Cun cheste puisie di um contadin, contade tun Congress
Nacional de CPT (Comissão Pastoral da Terra) o vuei
scomençâ a contâ alc par celebrâ chescj 20 ains di lavôr,
impegno, lotes, dialogo e condivision che il CEVI al
puarte indenant cule int brasiliane.
Mi impensi dal prin viaç ta Vâl dal Jequitinhonha in
avost dal ’85. ‘O jerin un groput di 8 zovins e zovines
companhâs di pe. José Lavia e 2 gjornaliscj de Vite
Catoliche. Lês Comunitâs di Base di puars contadins dal
interno nus ricevevin cule lôr ligrie sincere e ospitalitât
autentiche. Pe. Pedro (don Pierino Del Fabbro) e une
suorute, Paula, nus contavin che l’úniche realtât social e
di Glesie che difindeve cheste puare int dês injustizies e
opression daí fazendeiros e latifondiaris a ere la CPT.
Par sorte, te vilie prime di ripartî di Belo Horizonte, o
vin fate une visite te sede dal coordinament de CPT dal
stât. Dôs stanzutes imprestades, daûr di une Cjase
Parochiâl, plenes di material, dossier e denunces, gjornai
e rivistes, librus di formazion e coscientizazion e 3
“companheiros” sorridens nus contarin dês dificoltâs e dês
sperances, dês batalhes e conflits, daí muarts e dês
vedues… che, ator pal stât, i agens de CPT e frontavin
ogni dí. Nus an regalât um daí prins numars dal gjornâl
Pelejando (= tribulant) che scomençavin a publicâ (vué ‘e
son 20 ains ancje pal gjornâl). Nus án invidâs a sei amîs e
colaboradôrs de lôr cause… I timps a passarin lizers e lê
presince dal CEVI si é consolidade ta regjon dal
Jequitinhonha. Cule Pastorâl de Tiere, il CEVI,
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ben o mâl, al á simpri mantignût i contats e ancje si é
impegnât in cualchi progjet di apogjo soredut te regjon
dal Vale. Jô, fin dal ’89, ‘o ái scomençât a compagnâ
cheste Pastorâl te sôs lotes e testemoneances, simpri
dongje de int de tiere e cence tiere, des aghes e cence
aghe. I timps vue ‘e son gambitas. La CPT no jé pui tant
ben viodude da bande de gjerarchie de Glesie, ejé un pôc
scomude e “fûr di mode”. Ma te societât brasiliane e tes
sedes internazionâls la so võs e jé rispietade e considerade,
garantide dal sanc di centenârs di militans e militantes
che án dade la vite pe cause. Vôs che á il coragjo di
mostra a clâr i numars che i governos no án voe di pandi:
sassinâs, menaçãs, sclavisâs, scjafoâs di ogni tipo di
imprese “moderne” e multinazionâl.
Vue, la vite mi á puartât a contribuí, tal coordinament
dal stât, cun cheste lote de CPT che no finis mai.
I progjets dal capitalism mondiâl e son simpri plui
escludens e violens (monocultures, transgenics, dighes
idreletriches, sfrutament mineral e seqüestro dês aghes).
Ma, simpri, visanmi dal CEVI o pensi che ancje lui al á
fate la so part e al á contribuît par fa cressi la nestre
fuarce. ‘O crôt che il popul de tiere, soredut dal Minas
Gerais, cun dute sinceritât al á gust di unisi a cheste
fieste daí 20 ains e cun semplicitât e scletece podê sberlâ
di cá vie; OBRIGADO COMPANHEIROS E
COMPANHEIRAS!!!
Luciano Di Fant, socio CeVI
CeVI 1984>2004,
uno sguardo su questi primi vent’anni
Nelle prossime pagine troverete una “carrellata storica”
di questi primi vent’anni di vita del CeVI. A dir la verità
più che una cronistoria (impossibile da realizzare per
ovvi motivi di spazio: avremmo dovuto pubblicare un
libro e non un notiziario!) il nostro obiettivo è quello
di offrire una panoramica “umana”, una testimonianza
dell’opera, delle sensazioni e delle emozioni vissute da
chi il CeVI l’ha visto nascere e crescere fino ad oggi.
Vent’anni sono un tempo breve, in senso assoluto,
per la vita di un’associazione; ma è un lasso sufficiente
sia per tracciare il consueto (e doveroso) “bilancio”
delle attività, sia, soprattutto, per raccontare - a chi
ci conosce già, a chi ci conosce da poco o a chi non
ci conosce affatto - come eravamo ieri, come siamo
cresciuti giorno dopo giorno grazie all’apporto di tutti i
numerosi soci, volontari, collaboratori che in questi anni
sono “passati” per il CeVI. Abbiamo dato spazio quindi
alle emozioni, ai sentimenti, alle difficoltà, ai traguardi
faticosamente conquistati, alle reti di relazioni e ai
rapporti allacciati con il territorio, le istituzioni e le altre
associazioni: a chi ha voluto condividere con noi,
pubblicamente, la sua esperienza CeVI dedicando,
ancora una volta, il suo tempo per una causa comune,
va il nostro più sincero ringraziamento.
Sicuramente, però, come tutti voi noterete, manca
qualcosa e qualcuno: anche a tutti costoro va il nostro
grazie, perché senza di loro non saremmo comunque
qui, oggi, a scrivere dei primi vent’anni di vita del CeVI.
Consiglio direttivo in carica (2003 – 2005)
FONDAZIONE CeVI 9/12/1984
Consiglieri:
Promotori:
Giuseppe De Cillia
Carla Papucci
Giorgio Peressotti
Presidenti:
Tullio Zearo (1985-1987)
Giorgio Peressotti (1987-1989; 1989-1991)
Francesco Alessandrini (1991-1993; 1993-1995)
Marco Iob (1995-2004)
Presidente:
Piero Imbriaco
Michela Kratter
Federico Pastore
Giorgio Peressotti (Vicepresidente)
Lucia Piani
Maria Piani
Giorgio Volpe
Marco Iob
Una foto “storica”: in mezzo a tanti
amici del CeVI, i quattro
presidenti: Marco Iob (primo da
sinistra), Francesco Alessandrini
(terzo da sinistra), Giorgio
Peressotti (quarto da sinistra),
Tullio Zearo (primo dall’alto).
CeVI
1984
1988
DALLA NASCITA (1984) AL RICONOSCIMENTO
MINISTERIALE (1987): I PRIMI PASSI DEL CEVI,
TRA UNA DISCUSSIONE SUI VALORI FONDANTI
DELL’ASSOCIAZIONE E I PRIMI PROGETTI
DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE IN BURKINA FASO.
Erano gli anni 80 quando siamo rientrati dall’Africa, dove
avevamo lavorato come volontari per quasi un decennio nel
campo sanitario (come medico e ostetrica) in Burundi e in
Tanzania. Arrivati a Gemona abbiamo trovato una
comunità con gravi problemi per il terremoto del 1976,
ma con una realtà sociale ricca di persone che avevano fatto
esperienza di volontariato. Così è nata l’idea di far maturare
una sensibilità per il volontariato internazionale, e creare
anche nella realtà udinese, come nella gran parte delle altre
città italiane, un organismo che si occupasse dei problemi
del terzo mondo. Si desiderava così costruire un ponte tra
Udine e quel terzo mondo che avevamo lasciato.
Abbiamo cominciato a incontrarci con dei giovani, già
sensibili ai problemi del sottosviluppo, e che desideravano
fare una esperienza di volontariato internazionale.
Quello che ci univa era il desiderio di conoscersi, fare un
cammino insieme, mettere le basi, fissare i valori e le
regole per costruire il CeVI.
I temi trattati all’interno dei nostri incontri sono stati:
• VALORI CRISTIANI ED ECCLESIALI. Questo tema è stato molto
dibattuto e alla fine si è trovato l’accordo nel riconoscere
che l’ispirazione cristiana era un valore importante come
punto di riferimento per tutti i volontari che volevano
impegnarsi per il terzo mondo. Abbiamo voluto
sostenere i nostri missionari friulani impegnati in vari
paesi dell’Africa e dell’America Latina con progetti e
aiuti economici.
Abbiamo collaborato con le Associazioni cristiane come i
Nostri Amici Lebbrosi, l’Ufficio Missionario Diocesano,
il COSV di Gorizia, la FOCSIV, ecc. In particolare hanno
avuto molto seguito i corsi si formazione al Volontariato
organizzati assieme alla Caritas.
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Il gruppo ha approfondito il tema
della ingiusta distribuzione delle ricchezze nel mondo
e ha organizzato iniziative e campagne di solidarietà e
di condivisione, con raccolta di fondi da destinare ai
paesi in via di sviluppo.
• VALORI DELLA GRATUITÀ DEL SERVIZIO. Questo concetto era
portato avanti da Tavazza, presidente del MOVI
(organismo di coordinamento di tutto il volontariato
italiano). L’aiuto ai paesi sottosviluppati doveva essere
caratterizzato dalla gratuità dell’impegno, dalla
competenza professionale, dall’autonomia dalle
istituzioni e dai partiti politici. Gli organismi di
volontariato devono essere liberi di potersi muovere
in una posizione di critica costruttiva con le varie
istituzioni locali, statali e internazionali.
• VALORI DELLA PERSONA UMANA. Mons. Giovanni Nervo,
responsabile per moltissimi anni della Caritas Italiana
e artefice dei gemellaggi con i paesi del Friuli colpiti
dal terremoto, spiegò molto bene nella sala Aiace il
principio di fratellanza umana che Cristo ha rivelato
riconoscendo che tutti gli uomini sono figli di Dio e
quindi fratelli tra di loro, senza discriminazioni di
razza, sesso, religione e nazione. Il rispetto e la
centralità della persona umana doveva essere il
fondamento di tutto il nostro operare.
• VALORI DI GIUSTIZIA.
Il gruppo in quegli anni si adoperò molto per organizzare
un’attività di sensibilizzazione che ebbe generale consenso
e portò diverse adesioni. Ebbero molto successo di pubblico
molte conferenze con grandi personalità e testimoni della
solidarietà internazionale. Oltre a mons. Giovanni Nervo
furono ospiti del CeVI, fratel Arturo Paoli, mons. Tito
Solari, don Zanotelli, il prof. Guido Barbina
dell’Università di Udine e tanti altri, che contribuirono
a farci meglio conoscere le cause del sottosviluppo e i vari
aspetti del volontariato internazionale.
Ci fu un vero fiorire di iniziative come la mostra
fotografica sul Burundi e quella del giocattolo africano,
gli incontri nelle scuole, la raccolta e la pubblicazione
degli atti delle conferenze e del convegno del 1986, ecc.
Questi erano gli anni del F.A.I. e dei grandi
finanziamenti dello Stato Italiano, e il CeVI organizzò
un convegno di due giorni, che ebbe luogo all’interno
dell’Ospedale di Udine e al quale partecipò anche
l’Assessore Regionale alla Sanità, sul tema degli aiuti
sanitari al terzo mondo. Si preparò un grande progetto,
che doveva essere realizzato in Burkina Faso e che si
proponeva la ristrutturazione e la riabilitazione di due
ospedali con un sostegno all’organizzazione sanitaria di
una parte del Sahel. La Regione Friuli Venezia Giulia fu
coinvolta nel progetto e il CeVI, con la collaborazione
della Medicus Mundi di Brescia, ne studiò la fattibilità.
Questo grande lavoro di progettazione gettò le basi per
ottenere il riconoscimento ufficiale e l’abilitazione
come Organismo di Volontariato Internazionale da
parte del Ministero degli Affari Esteri ai sensi della
legge 38/79 modificata poi con la legge 49/87.
Questo riconoscimento avrebbe poi permesso di usufruire
dei contributi governativi e di privati (deducibili dalle
tasse) per organizzare progetti di aiuto al terzo mondo
e attività di sensibilizzazione in Italia.
Il Progetto per il Burkina Faso era un progetto di quasi
due miliardi di lire di allora, ma a malincuore si dovette
rinunciare a causa di una situazione di poca trasparenza
che si era venuta a creare e che poneva un problema etico
per il gruppo. E fu un bene perché il FAI fu travolto,
qualche anno dopo, da uno scandalo di tangenti che
riguardò diversi altri organismi di volontariato!
Si spesero inoltre grandi risorse di tempo e un impegno
continuo con riunioni settimanali per darsi una
organizzazione democratica, efficiente e aperta e per diventare
punto di riferimento regionale nelle iniziative di aiuto al
terzo mondo.
Ci si può chiedere quali sono stati i risultati di tutto
questo forte impegno gratuito ed entusiasta del primo
gruppo del CeVI.
Senz’altro il primo risultato fu il riconoscimento
dell’Organismo da parte del Ministero degli Affari Esteri
ottenuto nel 1987. Questo riconoscimento permise un
salto di qualità notevole per affrontare e organizzare altre
numerose iniziative e finalmente anche dei progetti di
volontariato nel terzo mondo con invio di volontari.
Il secondo risultato fu che dalle iniziative di
sensibilizzazione sono nate a Udine e in provincia
Associazioni e gruppi interessati al terzo mondo come
“Proiezione Peters” e “Mercato Equo e Solidale”,
gruppi che anche ora continuano una vivace attività
autonoma.
Infine il risultato più importante è che il CeVI continua
ancora oggi a lavorare e tante persone hanno potuto
avvicinarsi al problema del sottosviluppo in modo concreto
e hanno dato il loro contributo in risorse di tempo e denaro
per portare una piccola goccia nel grande mare dei bisogni
delle persone più sfortunate e povere della terra.
Anche noi ci auguriamo di aver portato con la nostra
scelta d’impegno una testimonianza per le persone che
abbiamo conosciuto e che hanno lasciato in noi segni di
autentica amicizia.
A cura di
Evelina Uberti, socia CeVI
Tullio Zearo, primo presidente CeVI
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CeVI
1984
1988
“FARE IL VOLONTARIO” IN ITALIA O NEL MONDO, UNA SCELTA DI VITA.
GIÀ NEL NUMERO ZERO DEL CEVI NOTIZIE (ANNO 1987) RIFLETTEVAMO SUL RAPPORTO NORD-SUD DEL MONDO
E SUL SIGNIFICATO DEL NOSTRO IMPEGNO QUOTIDIANO NEL VOLONTARIATO: PERCHÉ FARLO?
Nel 1984 avevo 25 anni, ero studente di Agraria e pensavo da
sempre che, finiti gli studi, sarei andato a fare il volontario nel
Terzo Mondo. Insieme con me, ai primi incontri, c’erano altri
giovani con gli stessi sogni: Lucia, Anna, Domenico, Fulvia, che
poi sarebbe diventata mia moglie. Tutti pronti a partire. Poi le
cose sono andate diversamente, non siamo più partiti, ma in
compenso “è partito” il Ce.V.I., e più la nostra ONG cresceva,
più maturavamo la consapevolezza che, in fondo, la nostra
esperienza di volontariato internazionale la stavamo comunque
vivendo. Quando mi è stata chiesta questa riflessione, ho
ritrovato subito quell’idea che mi aveva portato a dedicarmi
con tanta energia a quel gruppo. Ne ho poi trovato
conferma in un vecchio articolo di Ce.V.I. NOTIZIE,
numero 0, agosto 1987. Eccolo in versione quasi integrale.
Quando si percepisce, con le parole di padre Ernesto
Balducci, la “nascita dell’uomo planetario” alle soglie
del III millennio, non si può non pensare al rapporto
Nord-Sud, alla grande violenza che il popolo industriale
del pianeta compie ogni giorno sulla maggioranza della
popolazione della terra, colpevole di essere arrivata tardi
nella corsa al progresso ed allo sviluppo, e condannata
per questo ad un inseguimento perenne ed ingiusto, che
nega la dignità, se non la possibilità di vita, a milioni di
persone. Questi problemi così grandi sembrano
insuperabili; eppure anche una sola persona può fare
tanto, se vuole. Così è nato il volontariato internazionale
prima e la politica di cooperazione allo sviluppo poi.
Ecco la risposta. Volontariato è scelta di vita, qui o
altrove non importa. Importa invece che sia un progetto
Che differenza c’è fra il volontario che opera nei PVS
politico preciso, un impegno dalla parte degli ultimi di
(Paesi in Via di Sviluppo) e chi invece fa il suo servizio
questa terra, contro ogni forma di ingiustizia e di
nell’ambito locale? Per cercare di dare una risposta c’è un
violenza. Contro un sistema politico ed economico che
episodio che mi piace ricordare. Nel corso di un incontro
fonda il proprio sviluppo ed il proprio benessere su un
con il presidente dell’LVIA di Cuneo, sono rimasto colpito
dalle sue parole, che elogiavano il lavoro prezioso ed oscuro meccanismo di ingiustizie. Chi vive questo progetto non
di quanti, senza magari essere mai stati in un PVS, avevano fa differenze sul “dove”; è semplicemente una persona
che testimonia la propria fede nell’uomo, sia immerso
da qua sostenuto il lavoro dell’associazione. E uscendo ho
nelle pratiche di un ufficio, che come agronomo o
voluto fermare un istante lo sguardo sulle tante persone
affaccendate nei vari uffici dell’LVIA.; c’erano molte persone, medico o animatore fra la gente.
impiegati, segretarie, qualcuna stipendiata, ma anche tanti
Concludo il mio breve viaggio nella memoria. Gli incontri
volontari, giovani, obiettori di coscienza, studenti.
dai Cappuccini, poi in via Aquileia, lo statuto, il viaggio
In seguito ho provato a riportare tali impressioni
in Brasile, le conferenze, “Mi dai una penna…” per il
all’interno del mio cammino di “avvicinamento” al
Nicaragua, il FAI in Burkina Faso, il riconoscimento del
volontariato internazionale, esperienza non dettata, spero, MAE, la sede in via di Toppo, il Film Africano, la Mostra
dall’insofferenza di una realtà quotidiana che non piace, né del giocattolo africano, il Commercio Equo e la Bottega
da un’ansia di novità esotica o avventurosa o naturalistica, del Mondo, il giornale Tam Tam e la sede in via Deciani:
né infine da una mistica chiamata. È stata invece la
dal 1984 al 1989 cinque anni con tante cose dentro, ma
conseguenza di una scelta di vita all’insegna del servizio,
sempre pieni di gioiosa grinta. La cosa più simpatica da
della condivisione, della gratuità, nel rispetto del valore
ricordare? Il primo giorno nel primo “ufficio” in via di
fondamentale dell’uomo e nella difesa di tutte le realtà
Toppo: due sedie e basta. Su una stavo seduto e sull’altra
umane più fragili e sfruttate. Tale scelta si è incarnata in
appoggiavo la macchina da scrivere.
quel movimento sociale, politico, di impegno e di opinione,
definito volontariato, prima locale, poi internazionale.
Piero Imbriaco, consigliere CeVI
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CeVI
1984
1988
Una splendida avventura,
tra l’entusiasmo dei primi incontri, una sede che è… casa
e il progetto “Tuareg”, nato nel 1989 e oggi più vivo che mai.
Cevi 1984 – 1988: una folla di pensieri e di ricordi e
si accavallano gli uni sugli altri. Fin dall’inizio sono
stata più che mai coinvolta in questa avventura.
Si sentiva la necessità di un organismo non
governativo che raccogliesse le esperienze
di quanti già operavano nella cooperazione
internazionale e di coloro che volevano
fare qualcosa in questo ambito.
C’era stato un convegno molto
importante allo Zanon
sull’interdipendenza Nord- Sud,
Monsignor Helder Camara aveva
parlato in un Duomo strapieno a
Udine, la carestia in Etiopia mieteva
migliaia di vittime, il problema degli
aiuti e quello del commercio delle armi
erano presenti in molti dibattiti.
Non è stato difficile quindi formare
un gruppo e ritrovarsi a dibattere queste
tematiche e tentare qualche ipotesi di
soluzione. I primi incontri si sono tenuti
in Seminario e che poco dopo ci siamo
trasferiti in via Aquileia 63, in un’aula della
Parrocchia del Carmine.
È stato un periodo molto fervido di incontri, dibattiti,
conferenze su diverse tematiche riguardanti l’Educazione
allo sviluppo, la Cooperazione Internazionale, i rapporti
Nord-Sud, la formazione dei volontari.
Tutto il lavoro era a carattere volontario, da cui anche
il nome che ci siamo voluti dare. Divisi per gruppi
(formazione, sensibilizzazione, progetti) ci
siamo prodigati moltissimo in un’atmosfera di
entusiasmo, di confronto e di grande disponibilità.
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Per quanto mi riguarda mi sono sentita come facente parte
di un gruppo di amici animati dagli stessi obbiettivi, dalla
voglia cioè di capire la realtà e dare un nostro se pur
modesto contributo per modificarla, secondo criteri di una
maggiore giustizia e rispettosi della dignità umana.
Quanti viaggi ho fatto da Buia a Udine per essere presente
ai Direttivi, alle riunioni o solo per tenere aperta la sede!
I vari incontri però mi arricchivano, davano un senso ai
miei giorni, dato che purtroppo a scuola non c’era molto
spazio per dibattere tali problemi.
Così sono stata ben contenta di mettere a disposizione
il mio appartamento di via Di Toppo 43: allestito per
l’occorrenza in un’atmosfera di grande partecipazione,
esso diventerà per circa tre anni la sede ufficiale del
Ce.vi. Quando poi verrà introdotta la
commercializzazione dei prodotti del Commercio Equo
e Solidale la sede sarà trasferita in via Tiberio Decani 17.
Avevamo anche allestito un Centro di documentazione
a cui facevano riferimento molti insegnanti per meglio
approfondire le tematiche dell’Educazione allo Sviluppo
e alla Mondialità che si stavano introducendo anche nelle
scuole. Oltre al Burkina Faso e al Brasile, anche il
Burundi è stato motivo di grande interesse e
partecipazione per una parte almeno degli aderenti al
Cevi: indimenticabile, infatti, la figura importante di
Don Bepi Decilia, saveriano tutt’ora operante in quel
paese che seppe dare un valido contributo nella fase
iniziale del nostro organismo (l’art. 2 dello Statuto dice
che esso è di ispirazione cristiana).
Il progetto che a me starà più a cuore sarà comunque
quello riguardante il popolo tuareg: un progetto agropastorale a favore delle popolazioni tuareg dell’Adrar des
Iforas (Nord del Mali) colpite duramente dalla siccità.
Nel marzo del 1989 feci un viaggio a Parigi per
approfondire alcune questioni, poi ci furono dei viaggi
di studio in quelle zone, fino a che venne presentato il
progetto alla Comunità Europea. Nel frattempo però
scoppierà il conflitto tra i Tuareg e il governo maliano
e tutto verrà sospeso. L’attività di sensibilizzazione
continuerà comunque intensamente, sorretta da una bella
mostra fotografica e da alcune pubblicazioni sul popolo
tuareg che avevo tradotto dal francese.
I contatti con i responsabili tuareg non si sono interrotti
e ora dopo tanti anni posso dire che il sogno che coltivavo
nel più profondo del cuore si sta realizzando: si tratta
appunto dell’ École de l’Amitié.
Carla Papucci Barburini, socia CeVI
PROGETTO PER LA CREAZIONE DI UNA SCUOLA PER BAMBINI TUAREG NEL NORD DEL MALI.
L’École de l’Amitié
«Le projet est sorti de terre et devient une réalité,
la classe est construite et couverte, nous en sommes
aux travaux de finition» (“Il progetto è venuto fuori
dalla terra e diventa realtà, l’aula è costruita e coperta;
siamo ai lavori di rifinitura”).
Queste sono le parole autentiche di una lettera che mi
è giunta nel mese di luglio 2004 dal responsabile della
scuola ubicata a Intékoua, nella periferia di Kidal,
capoluogo dell’ottava regione del Mali.
Ci è voluto in effetti del tempo e tanta costanza per
portare avanti questo progetto ideato a seguito della
mancata attuazione di quello inoltrato alla CEE e dei
contatti che ho sempre tenuto, seppure con fasi alterne,
con Achérif ag Mohammed. Con la collaborazione
efficace del Club Unesco di Udine e dell’Associazione
Storie dai Longobars, siamo riusciti a finanziare la
prima classe che ora vede appunto la luce e che
permetterà l’avvio dell’attività didattica, anche se
dovremo continuare con costanza nell’attività di
(La scuola dell’amicizia)
sensibilizzazione e di informazione, visto che il
progetto si basa interamente sull’autofinanziamento
e richiederà un grosso impegno anche per il futuro.
È previsto anche lo scavo di un pozzo che ben si lega
alla Campagna sull’acqua.
Da segnalare inoltre che i fondi raccolti nella precedente attività
di sensibilizzazione sono stati devoluti al Progetto Musnat
(Sapere) dell’Associazione Transafrica di Firenze che opera nel
campo della scolarizzazione nell’Adrar e anche all’Associazione
Manuel Rumi di Como per lo scavo di un pozzo.
Voglio sperare che, nonostante le inevitabili difficoltà
dovute in parte alle caratteristiche di una zona molto
isolata e quindi difficilmente raggiungibile, l’École de
l’Amitié diventi sempre più una struttura adeguata e
funzionante, convinti come siamo che solo l’istruzione
darà vita dignitosa ai popoli poveri e che una vera
amicizia si apre anche ai bisogni altrui.
Carla Papucci Barburini, socia CeVI
CeVI
1984
1988
ABBIAMO UNA SEDE!! (NOVEMBRE-DICEMBRE 85)
Quando per risparmiare i manifesti
si coloravano a mano…
(Gennaio 1986)
Che emozione quando qualcuno ha
pronunciato questa frase! Con una sede,
anche se provvisoria,il nostro progetto
cominciava a diventare una realtà!
Così mi ritrovavo i pomeriggi,
quando ero di turno, in un’aula di
catechismo prestata dalla parrocchia
del Carmine in cui avevamo perfino
un armadio a disposizione per i nostri
libri (molto pochi) e opuscoli.
In realtà quei pomeriggi, due o tre
alla settimana, non erano molto
affollati; qualcuno veniva per
chiedere informazioni o materiale
per approfondire qualche argomento
e sicuramente trovava persone
entusiaste e molto motivate che
hanno saputo guardare lontano oltre
le difficoltà!!
Anna Di Fant, socia CeVI
IL PRIMO BATTESIMO (MAGGIO 1986)
Il primo figlio nato da soci del CeVI
è Leonardo, decidiamo per questo di
battezzarlo nella chiesa dove ha sede
il CeVI, il Carmine, sull’altare ci
sono tre storici missionari:
don Bepi Decillia, don Beppino
Lavia, don Silvano Nobile; è
sicuramente un buon augurio per il
primo nato da due soci di un gruppo
di Volontariato Internazionale!
Anna Di Fant e Domenico Cedaro
14
CeVI
1989
1993
Ho fatto il master al CeVI!
Il presidente dell’Ente dove lavoro
adesso sentendomi raccontare la mia
esperienza di collaborazione con il
Centro di Volontariato Internazionale
direbbe che lì ho fatto la “Bocconi” in
relazioni sociali. E in effetti è stato così.
Molte delle cose che faccio oggi le ho
imparate fra le mura, scrostate, di via
Tiberio Deciani 17 o vagando lungo
le strade sterrate di Turmalina Minas Gerais, dove pure ho avuto
il privilegio di costruirmi una visione
del mondo all’interno della quale
adesso muovo i miei passi.
Un’esperienza forte dunque?
No, fortissima, anzi determinante.
Mai al termine di un percorso
universitario non sempre lineare
mi sarei aspettato che qualcuno
mi chiedesse di partire per l’interno
del Brasile per mettere in piedi un
PROGETTODICOOPERAZIONEI
NTERNAZIONALEDAPRESENTA
REALMINISTERODEGLIESETRI.
A me? A me neolaureato o quasi, che
fino a quel momento aveva fatto solo
qualche saltuaria esperienza lavorativa e
nel cui curriculum brillava al massimo
un impegno militante nella battaglia
ecologista per tutelare il fiume Ledra.
Eppure le cose andarono proprio in
quella direzione. Fibrillazione in casa
per la rapida partenza, fibrillazione
con la morosa che temeva le
tentazioni brasilere, full-immersion
15
sui problemi dello sviluppo
e del sottosviluppo e del volontariato
internazionale. E poi i preparativi
veri e propri, le raccomandazioni
e i suggerimenti di chi in Minas
c’era già stato, persone a frotte che
chiedevano di portare ai missionari
friulani soldi, vestitini, un salame,
un pezzo di formaggio.
E via a fare un progetto agricolo
nelle Comunità di Base. Portoghese?
Zero, “tant al’è come el furlan!”.
Questo il prima. Il dopo? Il dopo è di
un’intensità unica, da brivido solo a
ripensarci, tanto che laggiù è rimasto
un pezzo (e non piccolo) del mio
cuore. Tra le “chapadas” del Minas
c’è stato il flash che ha cambiato la
mia visione del mondo. Un mondo
visto da giù e da in parte.
Da posizioni da cui noi, di quassù,
mica siamo abituati a guardare.
Un mondo dove parole come
povertà, fame, miseria, sfruttamento
hanno un aspetto concreto. Ma dove
anche altre come allegria, solidarietà,
lotta, comunità lo hanno altrettanto
se non addirittura di più. E proprio
su questo di più si costruisce la
speranza: la loro ma anche la nostra.
E quante cose si imparano.
Si impara ad esempio a dare il giusto
peso alle cose della vita, a non
perdersi dietro le “cazzate”, a sedersi
ogni tanto a rifiatare per poi
Quando
un progetto
di cooperazione
internazionale
è destinato
a cambiarti
la vita…
e la visione
che hai
del mondo.
impegnarsi ancora di più, magari a
testa bassa ma sapendo che ogni tanto
devi alzarla per vedere se la direzione
che hai preso è quella giusta.
Io poi ho imparato anche cose più
prosaiche: a guidare (avevo preso la
patente in Italia solo da pochi giorni
quando sono partito), a usare la livella
ad acqua, a parlare un portoghese di base,
a farmi una “caipirinha” niente male.
In questo percorso determinante è stato
l’incontro con i missionari friulani
che all’epoca operavano nella zona
Paolo Toffoletti, Pierino Del Fabbro
e, soprattutto, Silvano Nobile. Per me,
sempre restio e un po’ prevenuto nei
rapporti con il clero, è stata una
scoperta di un altro modo di essere
chiesa e di stare con la gente.
Questo in sintesi il mio Brasile ceviano.
Ma e il Ce.V.I. di via Deciani? Beh
questo è venuto dopo, sull’onda e
sull’entusiasmo del volontariato
oltreoceano. Un’esperienza più tecnica ma
non meno ricca dal punto di vista umano.
Non ricordo neanche bene come mi
sia trovato a fare il segretario
dell’organismo fra cartolari di progetti
in corso o da fare, idee più o meno
realizzabili, direttivi da organizzare
e stufe a kerosene dal comportamento
bizzoso e ingovernabile.
Mi ci sono trovato quasi di punto
in bianco a dare un modesto aiuto
all’azione di un presidente dolce e
pragmatico come Franco Alessandrini,
nel tentativo di mettere un po’ di
ordine a un ambiente tutt’altro che
portato ad “essere ordinato”.
Da lì ho visto nascere e crescere la
colorata e profonda esperienza della
Bottega del Mondo, con cui per lungo
tempo si sono condivisi gli spazi, ed
arrivare i primi obiettori di coscienza
(alcuni dei quali meriterebbero
un’apposita pubblicazione).
Dai locali della piccola casa schiacciata
ho ingaggiato una lotta quasi
quotidiana con la kafkiana burocrazia
del Ministero degli Affari Esteri a
Roma e con le sue borboniche
procedure di rendicontazione che solo
Giuliana sapeva interpretare e risolvere.
Lì mi sono trovato a distribuire soldi ai
primi utenti di Vicini di Casa e ad
accogliere le prime riunioni dei
mediatori culturali. Ogni tanto
sembrava che in via Tiberio Deciani
17 si raccogliesse tutto il mondo,
con il suo carico di problemi e di
speranze, e questo era molto bello.
Lavoravo lì anche nel settembre del
’93 quando mi sono sposato ed i
colleghi e amici ci hanno regalato una
stufa che tuttora fa bella mostra di sé
nella casa in cui abito richiamando
alla mente volti, luoghi, percorsi.
Il Ce.V.I. era ed è un luogo di idee,
tracce, fili multicolori che
uniscono le persone, tutte le
persone. Una parte rilevante di
quelli più importanti per me è lì,
e penso che lì ci resterà per sempre.
Stefano Santi, socio Cevi
L’inizio dei lavori di costruzione del CAV Centro De Agricoltura Alternativa “Vicente Nica”
a Turmalina (Minas Gerais), Brasile.
CeVI
1989
1993
17
NASCE L’AREA EAS (OTTOBRE 1991)
“UNA CLASSE COLORATA” (1993)
…“C’è un incontro a Roma
organizzato dal CIPSI per tutti i
responsabili dei progetti e delle
EaS, è importante partecipare!”
…Partiamo io, Domenico,
Leonardo e Pier Paolo, i figli li
avremmo consegnati agli amici di
Roma per poter seguire in pace le
riunioni.
Per la prima volta, con un po’
di emozione, mi ritrovo a
lavorare in un gruppo a livello
nazionale e, con sorpresa, scopro
che le iniziative del CeVI,
piccolo gruppo con poca
esperienza, per quanto riguarda
in particolare la scuola, possono
confrontarsi per apportare un
contributo anche ai gruppi già
operanti da anni in questo
settore.
Inizia così uno scambio molto
importante di informazioni,
iniziative che porta alla cocostruzione di percorsi e
pubblicazioni, è nata la
ReAS (Rete di
educazione allo
sviluppo). Gli incontri
si susseguono in varie
sedi, oltre a Roma,
Bologna, Padova,
Torino.
Il lavoro procede per
molti anni coordinato
dalla pedagogista Silvia
Montevecchi: grazie
Silvia per l’entusiasmo e
gli stimoli che hai saputo
dare a tutto il gruppo!
Agli inizi degli anni ‘90 l’Educazione
Interculturale comincia ad entrare nei
percorsi scolastici. Corsi di
formazione su questa tematica
vengono proposti alle scuole dal CeVI
in collaborazione con il
Provveditorato agli Studi di Udine;
responsabile integrazione per gli
alunni stranieri presso il
Provveditorato nell’anno scolastico
1992-93 è la dott: De Monte Paola.
È un momento importante per la
scuola si inizia a parlare di diversità
di incontro di culture ed etnie…
Pian piano nasce un’idea che sembra
una vera utopia, formare e far
intervenire nelle scuole gli immigrati
come persone esperte che sappiano far
conoscere a ragazzi e bambini la loro
cultura attraverso l’incontro
e la conoscenza diretta.
Nella primavera del 1993 l’utopia
inizia a diventare una splendida realtà
inizia il primo corso per la
formazione dei Mediatori Culturali
specializzati per entrare nelle
scuole di tutta la provincia.
Accanto al nucleo originario del
progetto (CeVI- Provveditorato agli
Studi-Comitato Rom-Sinti) si forma
una coalizione tra Associazioni (Acli
provinciali e Comunità Ernesto
Balducci) e Istituzioni (Regione-Ermi,
Comune di Udine-Centro d’ascolto).
Sapevamo di affrontare un percorso non
facile era un progetto pilota a livello
nazionale e le incognite erano tante!
Il 24 aprile, prima serata di corso,
l’aula dell’Istituto Malignani era
davvero colorata di persone…
esperienze ed idee. …Da quel
primo incontro, la strada
percorsa è stata tanta,
l’attività continua
gestita
direttamente dai
Mediatori presso
le ACLI di
Udine e la loro
presenza nelle
scuole
speriamo
contribuisca a
creare quel
mondo migliore
che tutti
auspichiamo.
Anna Di Fant
CeVI
1994
1998
A DIECI ANNI DALLA NASCITA,
UNO SGUARDO AL PASSATO E UN MOMENTO DI SVOLTA PER IL FUTURO
Lo “sbarco” in Brasile
segna l’inizio di un nuovo, impegnativo e affascinante
percorso di sviluppo del CeVI, che prosegue ancora oggi.
Dal ‘94 al ‘99 avviene
il consolidamento del
CeVI per identità e
ruolo, cioè si pongono
le basi di quello che sarà
negli anni successivi.
Nel ‘94 eravamo al
primo decennale,
e dunque a metà della
nostra avventura che era
iniziata come una sfida
e che grazie a tanti
aveva messo radici.
Guardando indietro,
avevamo avuto 3
presidenti, Tullio
Zearo, Giorgio
Peressotti e Franco
Alessandrini, e
cambiato 4 volte sede.
Da un’aula di dottrina
della Parrocchia del
Carmine dove era nato
lo Statuto, a un’aula di
scuola del Seminario in
cui avevamo ricevuto la
visita ministeriale per il riconoscimento di ONG,
all’attico di Carla Papucci che aveva ospitato la prima
Bottega del Mondo, alla vecchia casa di Via Deciani
dove ci consolideremo davvero, anche con un palo
di acacia piantato nel mezzo della sala degli incontri
per sostenere il soffitto che sta cadendo.
Fra i coordinamenti di ONG a cui partecipare per
acquisire esperienza, avevamo scelto il neonato CIPSI,
il più aperto, il meno ideologico e confessionale.
Già, perchè le riflessioni allora del volontariato ci
confermavano che era giusta la linea della laicità,
accanto a quella del riconoscimento dell’ispirazione
18
A sinistra: Boaventura, uno dei responsabili del CAV. A destra: il consiglio direttivo del sindacato degli agricoltori di Turmalina.
cristiana. Come progetti impegnativi avevamo
affrontato: la ristrutturazione di un ospedale in Burundi,
luogo storico di p. Bepi De Cillia uno dei fondatori del
CeVI, insieme con la ONG Medicus Mundi e la Diocesi
di Udine, un’azione penalizzata dalla guerra civile, che
ha visto impegnati 3 volontari tra cui Doretta Lui, il
sostegno a una comunità Tuareg nel Mali della siccità,
che ha visto bloccati i finanziamenti europei per un’altra
guerra civile in corso, e finalmente lo sbarco in
Brasile, con un progetto di sviluppo agricolo finanziato
dal MAE e 2 volontari, Marco Iob e Giulia Gurisatti.
Quando nella primavera del ’95 sono andato in Brasile
alla conclusione del progetto, abbiamo verificato che
avevamo lavorato proprio bene, cioè che Marco e Giulia
avevano fatto benissimo.
Era stato contenuto l’impatto del finanziamento,
spezzettandolo i più rivoli, ma soprattutto erano state
moltiplicate le azioni, grazie alle tante relazioni positive
stabilite: era stata realizzata la migliore cooperazione,
quella che è anche e soprattutto uno scambio di valori.
Nel ’95 dopo aver avviato un secondo progetto di
microcredito, Marco e Giulia rientreranno dal Brasile
e Marco diventerà presidente del CeVI. Sulle positive
esperienze acquisite l’associazione continua a crescere.
In Brasile continueremo a operare con Luca Beltrame,
poi con Dimitri Munini, fino ad adesso con Saša Cernič,
sostenendo iniziative locali di sviluppo e costruendo
ulteriori rapporti e scambi di esperienze, mentre con le
stesse attenzioni avvieremo molte micro in diversi paesi.
19
Ma soprattutto, negli anni successivi, mentre si comincia
a parlare di globalizzazione, si svilupperà sempre più la
nostra attenzione per un impegno politico e culturale.
Con il CIPSI partecipiamo a dimensioni nazionali ed
europee, e a tavoli per progettare, insieme con partner
del Sud, azioni di sviluppo, e, fra ONG associate, campagne
e iniziative di educazione. A livello regionale seguiamo e
sosteniamo i primi passi della cooperazione decentrata.
Il CeVI intende fare cultura, non essere semplicemente
un’agenzia esecutrice di progetti di cooperazione
internazionale, e fare politica, cioè essere parte attiva
nei processi di cambiamento sociale in atto.
Diventa importante la capacità di operare in rete con
altri soggetti e l’attenzione al territorio.
Si effettuano, in collaborazione con quanti disponibili e
qualificati, interventi nelle scuole e corsi di formazione,
e si cominciano a produrre testi e altri sussidi didattici.
Si gettano le basi per un’idea di formazione permanente
in cui siano coinvolte, a livello locale, tutte le entità
interessate e, a livello regionale, tutte le ONG presenti.
Ci impegniamo di conseguenza in un’esperienza
innovativa per il CeVI, che nei primi 10 anni era vissuto
quasi esclusivamente di volontariato: l’investimento
mirato in risorse umane.
Comincia una nuova avventura o meglio l’avventura continua.
Giorgio Peresotti, Vicepresidente CeVI
“Sotto lo stesso cielo”
Nord e Sud si incontrano
8 marzo 94… Ci troviamo amiche varie per la solita pizza
tra donne, ma quest’anno, da qualche tempo, ho in mente
qualcosa di speciale, perché non lanciare l’idea proprio in
questa occasione? Nasce così e prende avvio un’iniziativa
che vede coinvolte le “donne amiche del CeVI” in attività
per sostenere le donne del Brasile, in particolare delle
comunità di Turmalina dove opera Giulia.
Con un notevole sforzo (siamo circa in 30 di varie etnie!)
viene organizzata la prima festa multietnica, nel
programma piatti tipici dei vari paesi, danze giochi
e divertimento assicurato. Dopo il successo della prima
ne seguono altre due e per la riuscita vengono
simpaticamente coinvolti anche figli e mariti!!
Con i fondi raccolti vengono finanziate macchine da cucire
e orti comunitari, nel nostro piccolo abbiamo contribuito
a dare un po’ di autonomia alle amiche brasiliane!
Anna Di Fant
20
CeVI
La mostra fotografica “IL SALE DELLA TERRA” realizzata a Udine nell’ottobre 1999
dal CeVI e dal fotografo Danilo De Marco nell’ambito di “UMANO… TROPPO UMANO”,
progetto di educazione alla mondialità e di interscambio tra i popoli.
1999
2004
Il progetto prevedeva, oltre alla mostra, la realizzazione del libro fotografico “Il sale della terra”,
percorsi didattici nella scuole e incontri pubblici con gli scrittori Erri De Luca e Carlos Montemayor
e con i rappresentanti di popoli e movimenti João Pedro Stedile, Meza Kendal, Aureli Argemì.
ERRI DE LUCA
21
CARLOS MONTEMAYOR
JOÃO PEDRO STEDILE
DANILO DE MARCO
CeVI
1999
2004
DALLA MOSTRA “IL SALE DELLA TERRA” (1999) DEL FOTOGRAFO DANILO DE MARCO
NASCE UN NUOVO PERCORSO PER IL CEVI, ANCORA OGGI TUTTO DA SCOPRIRE.
È il momento della svolta…
L’impegno nel Ce.V.I. ha accompagnato metà della mia vita
dagli entusiasmi iniziali vissuti in un piccolo gruppo con
tanta voglia di fare al crescente e nuovo coinvolgimento in
un Ce.V.I. che si è strutturato e in cui le attività sono
diventate molte e diversificate. È stato un luogo di impegno
e di amicizia, un luogo in cui è stato molto di più quello
che ho imparato rispetto a quello che ho potuto dare.
Parlare di questi ultimi 5 anni cercando di ricordare tutto
quello che è successo senza dimenticare cose importanti
non è facile. Forse se dovessi indicare un momento di svolta
importante, per il CeVI lo farei coincidere con il periodo in
cui si è organizzata la mostra “Il Sale della Terra” del
fotografo Danilo De Marco in cui, grazie soprattutto a lui,
abbiamo vissuto un periodo importante di grande apertura e
di dialogo con persone venute da tutto il mondo: Joao Pedro
Stedile dei SEM Terra Brasiliani, Carlos Montemayor
scrittore… Nazim Kendal profugo Curdo.
L’organizzazione di quel evento un po’ “spropositato”
rispetto alla struttura che il Ce.V.I. aveva in quel periodo,
ha dato però un’energia, anche organizzativa, nuova,
ha aperto nuove strade sulle quali impegnarsi.
Negli ultimi 5 anni l’impegno è diventato grande
soprattutto nel campo dell’educazione allo sviluppo
e della formazione con la campagna Acqua bene
comune dell’umanità, con le attività nelle scuole
e con molte altre attività in cui ci siamo coinvolti.
C’è stata un’apertura diversa al territorio per costruire
assieme agli altri qualcosa di nuovo. Un percorso che ha
portato ad esempio alla partecipazione a livello provinciale
al tavolo sull’acqua, un approccio ai temi locali della
gestione dell’acqua collegato al problema globale per
imparare assieme ad altri in altri paesi del mondo (come
ad esempio la Bolivia) come partecipare nel controllo e
nella gestione di una risorsa così importante.
“Assieme agli altri” è stato anche il motivo che ha
spinto a invertire lo scambio con i paesi più poveri,
con il flusso unidirezionale nord sud chiedendo ai nostri
compagni agricoltori del Centro di Agricoltura
Alternativa “Vicente Nica” del Brasile di venire anche
quest’anno a insegnare da noi.
Ci hanno insegnato molte cose e ci hanno anche
compatito per questo nostro modo frenetico di affrontare
tutto, per questa non capacità di fermarci, di guardarci
attorno, di saper aspettare.
È un augurio che faccio a me e al Ce.V.I. per i prossimi anni
di essere capaci di fermate e di riprese, di riflessioni e di azioni.
Lucia Piani, Consigliere CeVI
L’inaugurazione della mostra “Il sale della terra”. Da sinistra: Danilo De Marco, Marco Iob (presidente CeVI), Sergio Cecotti (Sindaco di Udine), Erri De Luca.
20°
CeVI 2004
PROGRAMMA
>PRO
1984>2004
Vent’anni di Ce.V.I.
Vent’anni fa, esattamente il 9 dicembre 1984, nasceva
il CeVI, come avete potuto leggere nelle prime pagine
di questo numero speciale del notiziario.
Vent’anni sono un’occasione di riflessione, oltre
che di festa, in cui vogliamo coinvolgere tutte le persone
che ci sono state vicine in questo periodo, condividendo con
noi percorsi e progetti, difficoltà e speranze: le iniziative che
proponiamo, pertanto, si propongono di raccogliere amici,
soci, volontari, simpatizzanti e alcune delle realtà che ci
hanno accompagnato in questo cammino.
In linea con il percorso compiuto fino ad oggi, tuttavia,
questa celebrazione dei nostri primi 20 anni, più che un
momento di festa ludica, è l’occasione per rilanciare i temi
forti, le linee portanti che caratterizzano tutto il nostro
operato, cercando così di sensibilizzare ulteriormente la
società civile sulla loro importanza.
Uno sviluppo sostenibile nei Paesi in Via di Sviluppo
(PVS), una democrazia partecipativa dei beni comuni,
l’educazione e il gioco fra il Nord e il Sud del mondo
sono i tre filoni attorno ai quali si svilupperanno le
iniziative proposte per il ventennale, rispettivamente con
la serata di incontro con un gruppo di agricoltori del CAV
(29 ottobre), l’incontro con Riccardo Petrella del
Comitato internazionale per il contratto mondiale
sull’acqua (5 novembre), la mostra sul giocattolo africano
(inaugurazione il 20 novembre).
Ma non poteva mancare, trattandosi pur sempre di una
festa di compleanno, un momento conviviale, al quale siete
tutti caldamente invitati a partecipare: a conclusione delle
iniziative, sabato 20 novembre ci sarà una “cena solidale”,
con cibi da tutto il mondo e concerto finale (La quota di
adesione della serata verrà destinata ai progetti del CeVI).
Vi aspettiamo numerosi!
1 > Venerdì 29 ottobre 2004
ECONOMIA POPULAR
SOLIDARIA
Scenari futuri
di cooperazione con la valle
dello Jequitinhonha
Introduce:
• Lucia Piani, referente per
il CeVI del progetto
BiodiversitàCeVI
Intervengono, fra gli altri,
i rappresentanti del CAV
(Centro di Agricoltura
Alternativa) “Vicente Nica”,
Minas Gerais (Brasile):
•Valmir Soares de Macedo,
Coordinatore CAV
•Antônio Macedo Pinto,
Apicoltore CAV
Sede: Comunità cristiana
di San Domenico,
Via Resistencia, 1 - Udine
Ore: 17.30
2
GRAMMA
2 > Venerdì 5 novembre 2004
PER UNA SOCIETÀ
DEI DIRITTI E DEI BENI
COMUNI
A partire dall’acqua
Saluti iniziali:
• Pierluigi Di Piazza,
Presidente Associazione Centro
di accoglienza E. Balducci
• Marco Iob,
Presidente del CeVI
Interviene:
• Riccardo Petrella, Segretario
del Comitato internazionale per
il Contratto Mondiale sull’acqua
Sede: Chiesa di Zugliano Pozzuolo del Friuli
3 > Sabato 20 novembre
INAUGURAZIONE MOSTRA
GIOCATTOLO AFRICANO
Saluto iniziale di:
• Giorgio Peressotti,
vicepresidente del CeVI
Presentazione di ritmi e tamburi
dell’Africa occidentale a cura di
Roberto Lugli e Officine Ritmiche
Sede: Casa dell’Immacolata,
Via Chisimaio, 70
Ore: 18.00
CENA SOLIDALE
Buffet con cibi dal mondo,
a cura di Cinampa
Ore: 19.30
Ore: 20.30
0°
CONCERTO DI DODI
E I MONODI
Ore: 21.00
In collaborazione con: Comunità Cristiana di San Domenico
• Associazione Centro di accoglienza “E. Balducci” • Casa Immacolata • Cinampa
Con il patrocinio di: Regione Friuli Venezia Giulia • Provincia di Udine • Comune di Udine
Il CeVI mette a disposizione gratuitamente per brevi periodi alcune mostre tematiche intorno alle quali si possono
sviluppare percorsi educativi su diversi temi. L’allestimento ed ogni altro onere è a cura dei richiedenti.
Mostre fotografiche
TUAREG: IL POPOLO BLU - MALI
Caratteristiche: 30-50 foto a colori, 30 x 40 cm,
incorniciate a vetro, corredate di didascalie.
Temi: ambiente, acqua, stili di vita, tradizioni e
cultura dei popoli del deserto.
DONNE E MADRI D’AFRICA - BURUNDI
Caratteristiche: 20 foto a colori, 30 x 40 cm
incorniciate a vetro, corredate di didascalie.
Temi: donne, bambini, diritti, ambiente e tradizioni
PER UN’ANFORA COLMA D’ACQUA - GUATEMALA
Caratteristiche: 25 foto
bianco e nero, 40 x 50 cm,
montate su compensato,
corredate di didascalie.
Temi: diritto all’acqua, diritto alla
salute, diritto all’istruzione,
cooperazione e solidarietà: volontari,
centro nutrizionale, pozzo.
BIODIVERSITÀ - BRASILE
Caratteristiche: 11 pannelli plastificati, 70 x 190 cm, immagini a colori corredate di testi.
3 sezioni tematiche: 1. l’ambiente, “la seca” e il problema dell’acqua; l’eucalipto, il degrado
ambientale e le multinazionali 2. il CAV e l’impegno per uno sviluppo sostenibile, cooperazione
Nord-Sud 3. biodiversità e agrosilvicoltura, tutela e gestione della risorsa idrica.
ACQUA BENE
COMUNE DELL’UMANITÀ
Caratteristiche:
20 poster bianco
e nero,
dimensioni 100
x 70 cm.
4 sezioni
tematiche:
acqua fonte di
vita, acqua bene
essenziale, acqua
elemento di
divisione, acqua
bene comune.
@cqu@online - terza edizione.
Corso di formazione a distanza per docenti sulla risorsa acqua
CeVI, Cipsi e Comitato Italiano per il contratto mondiale
sull’acqua propongono per l’anno scolastico 2004/2005 il corso
di formazione a distanza per docenti “@cqu@online”.
Il corso è suddiviso in due sezioni. La prima, più generale,
presenta il tema “acqua come bene comune” e definisce il
contesto entro cui l’educazione affronta il tema dell’acqua.
La seconda sezione è invece squisitamente didattica ed offre
una serie di stimoli ed esemplificazioni di percorsi educativi
sull’acqua bene comune dell’umanità.
Ogni lezione prevede una chiara definizione degli obiettivi
e delle competenze su cui opera, un testo multimediale
di riferimento, una serie di apparati didattici per
l’approfondimento ed una indicazione di lavoro per l’autoverifica
del percorso di apprendimento. Quanti avranno concluso il percorso
formativo riceveranno l’ attestato di partecipazione (rilasciato da CEVI,
agenzia di formazione riconosciuta dal MIUR) per un monte ore totale
di 40 ore. Il corso prenderà avvio a fine ottobre con la condivisione del
contratto formativo tra ogni docente iscritto e direttore del corso. I docenti
che curano le singole lezioni sono insegnamenti universitari,
ricercatori, docenti nei diversi gradi scolastici, esperti di formazione
che negli ultimi anni si sono direttamente confrontati con il tema
dell’acqua come risorsa per l’educazione alla cittadinanza ed alla
partecipazione. Il corso prevede inoltre la presenza di tutor per i
processi di apprendimento in e-learning che seguiranno
direttamente i diversi gruppi di docenti iscritti.
Per saperne di più consultare il sito www.contrattoacqua.it
Per informazioni o iscrizioni:
Segreteria organizzativa Ce.Svi.Te.M. onlus
Organismo non governativo di solidarietà internazionale
Via Mariutto, 68 - 30035 Mirano (VE)
tel. (+39) 041 572 60 56 fax (+39) 041 570 22 26
[email protected]
26
A sinistra: il CeVI e il sindaco di Grottammare (AP) alla manifestazione per la pace a Firenze (2002).
PROSEGUE INCESSANTE L’IMPEGNO DEL CEVI SUL TEMA DELL’ACQUA.
STRAORDINARIA L’ESPERIENZA DELLA “CAROVANA PER LA PACE”,
CHE HA PRESO PARTE ALLA CERIMONIA DI INAUGURAZIONE DEL CELEBRE PONTE DI MOSTAR.
Acqua bene comune dell’umanità
Il CeVI ha aderito alla campagna
internazionale per il Contratto Mondiale
sull’acqua nell’estate del 2000.
Lo ha fatto con la convinzione che le
concrete azioni di solidarietà realizzate
con le popolazioni dei Paesi del Sud
del mondo non possono prescindere da
una costante, mirata e lucida attività
di educazione e sensibilizzazione da
svolgere nei Paesi del Nord.
Da allora siamo stati al fianco dei
movimenti mondiali e locali che,
dalla Bolivia al Sudafrica, dal Brasile
al Ghana, si stanno battendo perché il
diritto all’acqua venga riconosciuto
come diritto inalienabile di ogni
essere umano, di ogni comunità.
Abbiamo scelto di partire dall’acqua,
fonte di vita insostituibile, per
affermare la necessità di quella che
Riccardo Petrella definisce una
nuova “narrazione” della realtà, basata
27
sui principi della cooperazione,
della solidarietà, della sostenibilità,
dei beni comuni, della partecipazione.
Crediamo tuttora, dopo quattro anni di
intenso lavoro, che, in questo senso,
l’acqua rappresenti un elemento davvero
strategico, non solo rispetto alla vera e
propria emergenza che stanno vivendo
miliardi di persone (2,6 miliardi di
donne e uomini non hanno abbastanza
acqua per bere e lavarsi – 1,8 milioni di
bambini muoiono ogni anno per
malattie diarroiche – dati OMS 2004),
ma anche in quanto elemento concreto
attorno al quale costruire percorsi di
sviluppo sostenibile, equo, partecipato.
E oggi finalmente questi percorsi
iniziano a trovare qualche punto fermo
nelle significative conquiste che, accanto
al Comitato Italiano per il Contratto
Mondiale sull’acqua di cui il CeVI fa
parte, iniziamo a raggiungere.
Ad esempio, sottolineiamo con
soddisfazione: 1) le tre risoluzioni del
parlamento europeo (settembre 2003,
gennaio e marzo 2004) che chiedono un
netta inversione di rotta rispetto alle
politiche finalizzate alla liberalizzazione del
mercato dell’acqua, come quelle esercitate
dalla Commissione in occasione del Vertice
WTO di Cancun del settembre 2003, e il
riconoscimento dell’acqua come bene
comune dell’umanità. 2) Oppure l’azione
dell’Associazione degli eletti per il
Contratto mondiale sull’acqua,
composta da parlamentari e
amministratori locali italiani, che ha
contribuito a modificare la legislazione
del nostro Paese salvaguardando la
possibilità di mantenere la gestione delle
risorse idriche sotto un controllo
interamente pubblico. 3) E ancora
proporre l’esempio di quegli Ambiti
Territoriali Ottimali (soggetti deputati
alla gestione locale dell’acqua), come
quello della Provincia di Venezia, che
hanno raccolto la proposta del Comitato
Italiano stabilendo di destinare una
percentuale della tariffa del servizio
idrico integrato pagata dai cittadini al
finanziamento di progetti sull’accesso
all’acqua potabile nei Paesi del sud del
mondo.
Questi risultati sono stati possibili
grazie alla straordinaria mobilitazione
che c’è stata attorno alle proposte del
Manifesto dell’Acqua, cui oggi
aderiscono in Italia oltre 700
gruppi e associazioni, centinaia
di enti locali e di istituti scolastici.
In questa contesto la campagna di
educazione allo sviluppo “Acqua
bene comune dell’umanità”,
che il CeVI sta coordinando, ha
giocato un ruolo che ci sembra essere
molto significativo, soprattutto
pensando al tentativo di partire dalla
forte integrazione fra le azioni rivolte
al mondo della scuola e quelle rivolte
al territorio in senso più ampio.
Abbiamo cercato e cercheremo di
tenere assieme le molteplici
dimensioni didattiche dell’educazione
all’acqua con le istanze che
provengono dagli enti locali, dai
centri di formazione degli adulti,
dalle parrocchie e dalle associazioni.
Lo stesso corso di formazione a
distanza @cqu@online, che ha
riscontrato l’adesione di oltre 500
insegnanti di tutte le regioni italiane
e che oggi è alla terza edizione,
contiene numerosi spunti di azione
finalizzati all’avvio di percorsi che
dalla scuola coinvolgono il territorio
di cui la scuola fa parte.
Ed è all’interno di questo quadro
di azione e di modalità di lavoro
che cerchiamo di rendere presente e
visibile il Sud del mondo; cerchiamo
di farlo nella prospettiva della
cooperazione decentrata, tentando
quindi di capire se ci sono le
possibilità di costruire dei
collegamenti positivi fra comunità
del Nord e del Sud, fra enti locali
e enti locali, scuole e scuole,
movimenti e movimenti.
Questo tentativo vale per tutti i
progetti che il CeVI ha promosso
durante gli ultimi anni: dal
Dipartimento di Jutiapa
(Guatemala) a Tarvisio, dalla
Vale do Jequitinhona (Brasile)
a Tarcento, da Cochabamba
(Bolivia) a Udine.
In questa direzione si è mossa anche
la Carovana italiana per Mostar,
che il CeVI ha promosso in
collaborazione con il Comitato
Italiano per il contratto Mondiale
sull’acqua e molti altri soggetti
nazionali in occasione
dell’inaugurazione dello
Stari Most (23 luglio 2004),
il vecchio ponte di Mostar distrutto
Da sinistra: • lo “Stari Most”, il celebre ponte di Mostar (Bosnia) inaugurato il 23 luglio 2004 con una solenne cerimonia cui ha
partecipato la “Carovana Per La Pace”, promossa dal CeVI. • Veduta di Mostar dal ponte.
durante la guerra dei Balcani e
ricostruito grazie agli aiuti della
Comunità internazionale.
Accompagnati da oltre un centinaio
di persone, fra cui parlamentari
italiani ed europei (Pietro Folena e
Roberto Musacchio), amministratori
di enti locali (Silvano Buttignon
assessore della Provincia di Gorizia
e Paolo Tamiazzo del Comune di
Abano Terme), rappresentanti di
associazioni e movimenti (Andrea
Rossini dell’Osservatorio sui Balcani
e Stefano Spivach della Pro loco
Tegliese), abbiamo partecipato ad un
evento straordinario nella sua
molteplicità di significati e avviato
una serie di relazioni che ci
auguriamo possano sfociare in una
prossima, comune, iniziativa di
solidarietà con il popolo bosniaco.
Nell’occasione, Cevi e Comitato
Italiano per il contratto mondiale
sull’acqua hanno promosso il
seminario internazionale
“Acqua fonte di pace” - unica
manifestazione della cooperazione non
governativa italiana presente a
Mostar, inserita anche nel programma
ufficiale dei festeggiamenti - che si è
svolto sabato 24 nella sede del Puppet
Theatrum di Mostar: accanto a
numerose associazioni e movimenti
(fra cui Associazione degli eletti per
l’acqua, Provincia di Gorizia, Cvcs,
Ics, Osservatorio sui Balcani,
Associazione per la Pace, Attac,
Alda – Associazione agenzie per la
democrazia locale, Adl a Zavidovici
– Onlus, Puntorosso, Forum
Ambientalista) il seminario ha
raccolto attorno ad un tavolo una
qualificata presenza di relatori (tra cui
lo scrittore Predrag Matvejevic e il
vicepresidente Comitato Italiano per
il Contratto Mondiale sull’acqua
Emilio Molinari) amministratori
locali e istituzioni, rappresentanti
della società civile e parlamentari,
studenti e insegnanti, provenienti
dall’Italia e dalla Bosnia, ma anche un
folto pubblico di oltre 200 persone.
Tutti fortemente determinati a
gettare le basi di un cammino che
attorno all’acqua - e proprio partendo
dalle acque verdi, poetiche e
fortemente simboliche del fiume
Neretva - vuole costruire un futuro
di pace per la Bosnia e più in generale
per l’Europa intera.
Continueremo dunque a lavorare sul
tema dell’acqua con questo spirito,
cercando di allargare la nostra
campagna a una dimensione europea,
tentando di coinvolgere nelle nostra
iniziative un numero ancora maggiore
di ONGs, di associazioni, di territori.
Massimo Moretuzzo, coordinatore per il
CeVI della “Campagna Acqua Bene
Comune dell’Umanità”
Da sinistra: • il monastero dei monaci Sugi nei dintorni di Mostar. • Foto dei relatori e del numeroso pubblico intervenuto al seminario internazionale “Acqua Fonte Di Pace” promosso dal CeVI a Mostar il 24 luglio 2004, in occasione delle manifestazioni ufficiali per l’inaugurazione dello “Stari Mostar”.
29
IN BRASILE IL CEVI CHIAMATO A SVOLGERE UN RUOLO CHIAVE NEL PROGETTO CHE PREVEDE
LA REALIZZAZIONE DI 22.000 CISTERNE PER LA RACCOLTA DELL’ACQUA PIOVANA, ENTRO IL 2007.
Programma 1 Milione di Cisterne
Una delle critiche che più
comunemente vengono mosse nei
confronti di iniziative quali il Forum
Sociale Mondiale, è di essere dei luoghi
ideali di confronto e di elaborazione
politica, che tuttavia faticano a
tradursi in azioni concrete.
Questa stessa sfida si è posta con forza
anche nei confronti del Comitato
internazionale per il Contratto
Mondiale sull’Acqua e delle
Associazioni che lo compongono.
A fronte dell’impegno a contribuire a
garantire l’accesso all’acqua potabile a
tutti gli abitanti del Pianeta entro
l’anno 2020, assunto a conclusione
del 1° Forum Mondiale Alternativo
sull’Acqua di Firenze (marzo 2003) e
formalmente incluso negli obiettivi
della Dichiarazione di Roma approvata
il 10 Dicembre 2003, il Comitato ha
voluto individuare una progettualità
che consentisse di sperimentare
modalità innovative di cooperazione
decentrata, in sintonia con i principi
della gestione partecipata, democratica
e responsabile dell’acqua come bene
comune e patrimonio dell’umanità.
In tale ottica il Comitato Italiano si è
attivato per coinvolgere quegli Enti
locali, ONGs e associazioni ad esso
aderenti, facendo così convergere il
loro impegno sul fronte della
solidarietà internazionale, a sostegno
di un progetto simbolo, il Programma
1 Milione di Cisterne - P1MC, che
incarnasse in un’esperienza concreta i
principi del Manifesto dell’Acqua.
Il P1MC è un’iniziativa del terzo
settore, ma complementare al
programma Fame Zero, lanciato dalla
Presidenza di Lula, tanto da essere
stato ribattezzato programma
“Sete Zero”. In Brasile il progetto è
promosso dall’Articulação no Semi-árido
brasileiro - ASA, un forum di cui fanno
parte oltre 700 associazioni che hanno
aderito al programma di convivenza
con il Semi-arido brasiliano e
coordinato operativamente dalla
Associazione per il Programma 1
Milione di Cisterne - AP1MC.
(P1MC)
Il progetto si propone, attraverso un
processo educativo e formativo, di
coinvolgere i singoli cittadini e le
comunità di base a preservare e gestire
l’accesso all’acqua potabile come un
diritto essenziale di vita e di cittadinanza
e, conseguentemente, a sperimentare
attraverso la raccolta e la potabilizzazione
dell’acqua piovana, modelli di gestione
partecipata e sostenibile nelle zone semiaride del Brasile.
La scelta di garantire l’accesso
all’acqua a oltre 1 milione di
famiglie, attraverso la costruzione di
cisterne, privilegiando questo sistema
rispetto ad altre tecniche (costruzione
di dighe, scavo di pozzi, etc), deriva
da un’analisi comparata fatta
dall’ASA e dal successo delle
sperimentazioni già realizzate.
Ciascuna cisterna, sulla base dei
collaudi effettuati, ha un durata
media di 40 anni e garantisce una
disponibilità di circa 16.000 litri di
acqua. L’acqua piovana viene
convogliata dal tetto verso la cisterna,
costruita accanto alla casa delle
famiglie rurali, da dove viene prelevata
o portata nelle abitazioni con canali e
tubazioni. L’intero processo richiede il
coinvolgimento delle popolazioni locali
in tutte le fasi di implementazione:
dall’individuazione dei destinatari, alla
costruzione e alla contestuale
realizzazione delle attività formative
per una corretta gestione delle risorse
idriche disponibili.
Nell’ambito delle progettualità
proposte dall’ASA, il Comitato
Italiano ha inoltre deciso di scegliere
lo Stato del Minas Gerais (MG) dove,
per il triennio 2004-2007, è prevista
la realizzazione di 22.200 cisterne.
Una scelta non casuale, che deriva
dalla partecipazione attiva nel
Comitato stesso e dall’esperienza
maturata in Brasile, rispetto alla
gestione delle risorse idriche, dalla
nostra ONG, presente fin dal 1992
in alcune municipalità di questo Stato,
in particolare nella regione dell’Alta
Valle dello Jequitinhonha.
Sulla base di queste premesse e di
concerto con l’ASA, il CeVI è stato
così chiamato ad assumere un ruolo
chiave nella gestione dei rapporti
operativi tra Comitato e AP1MC,
un coinvolgimento attivo e speculare
dunque rispetto al nostro impegno
in Italia sul fronte dell’educazione
allo sviluppo relativamente alle
problematiche dell’acqua.
Dimitri Munini, referente area PVS del CeVI
SCHEDA
RIASSUNTIVA
DEL PROGETTO
Paese
Brasile
Zona d’intervento (Stati federali)
Alagoas (AL), Bahia (BA), Cearà (CE), Espirito Santo (ES), Maranhão
(MA), Minas Gerais (MG), Paraiba (PB), Pernambuco (PE), Piauì (PI),
Rio Grande do Norte (RN), Sergipe (SE).
ONGs/ente richiedente
Articulação no Semi-árido brasileiro – ASA
ONGs/ente esecutrice
Associação Programa 1 Milhão de Cisternas para o Semi-árido - AP1MC
(associazione giuridica di diritto privato).
Titolo dell’iniziativa
Programa 1 Milhão de Cisternas Rurais – P1MC
Settore d’intervento
Idrico-sanitario. Accesso all’acqua potabile delle comunità rurali.
Costo totale dell’iniziativa
413.116.000,00* euro (1.007.600 cisterne)
Costo medio per cisterna (cash)
410,00* euro (inclusi formazione, sensibilizzazione, capacity building, etc.)
Durata dell’intervento
6 anni
*Cambio medio 2003 € 1=R$ 3,46804
ANCHE NEL 2004 – 2005 IL CEVI PROPONE UN PERCORSO FORMATIVO PER ASPIRANTI VOLONTARI
In…formazione
Anche quest’anno le offerte formative
del Ce.V.I. rispetto ai temi
dell’interculturalità, educazione
ad uno sviluppo sostenibile ed alla
cittadinanza attiva, sono state diverse.
Molte sono state organizzate in
collaborazione ad altri enti come
ad esempio il corso di formazione
alla cooperazione e al volontariato
internazionale “Verso una comunità
planetaria”, svoltosi a cavallo di
ottobre 2003 e febbraio 2004;
ideato dall’ACCRI di TS, il CVCS
di Gorizia ed il Ce.V.I. di Udine.
Il corso, che prevedeva una serie di 8
incontri suddivisi tra sabati e due fine
settimana, ha visto la partecipazione
di circa una quarantina di persone.
Il filo conduttore era la riflessione
costante rispetto ad alcune tematiche
proposte nel corso delle mattinate,
da relatori come Marelli (presidente
dell’associazione delle O.N.G. italiane)
che ha affrontato il tema del
volontariato e la solidarietà
internazionale; Serrano (pedagogista
dell’Università di Padova) con il quale
si è approfondito il tema della tutela
dei diritti in campo internazionale;
Castagnola (economista) che si è
concentrato sull’analisi economica di
alcuni fattori che determinano le cause
dell’impoverimento di fasce di
popolazione di Paesi del Sud e del Nord
del mondo. Alle riflessioni del mattino
sono sempre seguiti momenti di lavori
di gruppo, rielaborazioni attraverso
varie tecniche, e sperimentazioni
“dirette” attraverso giochi di ruolo e
di cooperazione. In seguito al corso ogni
O.N.G., su richiesta dei partecipanti ha
deciso di organizzare un seminario di
approfondimento su un tema specifico:
il Ce.V.I. ha proposto il Progetto come
strumento di autosviluppo, aspetti
critici e potenzialità.
Un’altra occasione di formazione,
diventata oramai un appuntamento
fisso è stata il corso promosso da vari
enti che da alcuni anni oramai
collaborano fruttuosamente al progetto
denominato “Solidarietà per
Azioni”. Le realtà appartengono tutte
al territorio udinese e sono: Bottega
del Mondo, Caritas, Centro
Missionario, Missionari Saveriani,
Suore della Provvidenza e Suore
Rosarie. Queste, insieme al Ce.V.I.
hanno promosso, nel periodo compreso
tra aprile e giugno il corso “Europa:
fortezza comune o crocevia di
pace?”. Il corso, come ogni anno,
prevedeva sia serate pubbliche (corso
A) che giornate di approfondimento.
Il corso B prevedeva invece un ciclo di
incontri che si sono svolti nel corso di
4 sabati, all’interno dei quali venivano
approfondite le tematiche presentate
nel corso delle serate pubbliche,
tramite lavori di gruppo, giochi
di ruolo e di società.
La novità di quest’anno è stata il corso
residenziale di una settimana ad
Andreis di Pordenone per i volontari
che si preparavano ad un viaggio di
conoscenza (corso C). Questo tipo di
esperienza si è dimostrata molto
coinvolgente, in quanto la
residenzialità del corso ha permesso
l’instaurarsi di relazioni forti e di
spirito di gruppo. In seguito alla
settimana molti sono partiti per viaggi
di conoscenza nelle missioni o progetti
dei vari organismi promotori, chi in
Brasile, chi in Bolivia, chi in India.
Oltre ai corsi, nella primavera del
2004 il Ce.V.I. ha organizzato alcune
serate pubbliche dedicate ai soci
ed ai simpatizzanti con lo scopo di
approfondire la conoscenza delle
iniziative portate avanti dal Ce.V.I.:
si è parlato così della Campagna
Acqua e le iniziative ad essa legate,
32
del coordinamento delle O.N.G
(C.I.P.S.I.) del quale il Ce.V.I. fa
parte, del progetto Biodiversità in
Brasile e le attività ad esso legate ed
altri temi inerenti alle attività
interne. Gli incontri si sono svolti
con cadenza mensile, preceduti da
un momento di incontro con i nuovi
arrivati, e riprenderanno, dopo la
pausa estiva, nel corso dell’autunno.
Tra le attività attualmente in corso di
elaborazione segnaliamo: il tentativo di
creare un coordinamento tra gli enti
che in Regione si occupano di
organizzare iniziative di riflessione sui
temi della mondialità e la formazione
di volontari internazionali: tra questi
in prima linea vi sono i promotori dei
corsi “Solidarietà per Azioni” e
“Verso una Comunità Planetaria”,
che in seguito alle esperienze positive
precedenti, ritengono importante unire
gli sforzi per cercare di offrire una
formazione che risponda ai bisogni
espressi dal territorio, il più possibile
articolata. Questo per rispondere ai
bisogni di crescita personale, espressi
da molti di coloro che si avvicinano
ad esperienze di volontariato.
Michela Kratter, consigliere CeVI
33
Nella foto: il gruppo di volontari che ha partecipato a uno dei corsi residenziali ospitato dalle suore della
Provvidenza a Orzano (UD).
MONDIALITÀ E INTERCULTURALITÀ - PER COSTRUIRE CITTADINANZE ATTIVE NEL MONDO
Il nuovo corso organizzato in collaborazione con ACCRI e CVCS
1 > Sabato 30 ottobre
5 > Sabato 18 e domenica 19 dicembre
IL VOLONTARIATO
E L A SOLIDARIETÀ
INTERNAZIONALE
L’INCONTRO CON CULTURE
DIVERSE: PREGIUDIZI,
ATTEGGIAMENTI, RISORSE
E MODALITÀ COMUNICATIVE
Monfalcone, presso la Casa della Gioventù
Ore: 10.00 - 18.30
2 > Sabato 6 novembre
GLOBALIZZAZIONE
E SQUILIBRI
INTERNAZIONALI
Orzano, Casa delle Suore della Provvidenza
Ore: dalle 10.00 di sabato 18 alle 17.00 di domenica 19
6 > Sabato 15 gennaio 2005
L A REL AZIONE INTERPERSONALE
E L’ASCOLTO
Monfalcone, presso la Casa della Gioventù
Ore: 10.00 - 18.30
Orzano, Casa delle Suore della Provvidenza
Ore: 10.00 - 18.30
3 > Sabato 20 novembre
7 > Sabato 29 e domenica 30 gennaio 2005
SOLIDARIETÀ
E STILI DI VITA:
PROPOSTE CONCRETE
IL PARTENARIATO ED IL PROGETTO
QUALI STRUMENTI PER L’AUTOSVILUPPO
Monfalcone, presso la Casa della Gioventù
Ore: 10.00 - 18.30
Camporosso di Tarvisio
Ore: dalle 10.00 di sabato 29 alle 17.00 di domenica 30
4 > Sabato 4 dicembre
8 > Sabato 12 febbraio 2005
I DIRITTI DEI POPOLI
ALL’AUTOSVILUPPO
TAVOL A ROTONDA:
LE ATTIVITÀ DELLE ASSOCIAZIONI
Monfalcone, presso la Casa della Gioventù
Ore: 10.00 - 18.30
Orzano, Casa delle Suore della Provvidenza
Ore: 10.00 - 18.30
Info: ACCRI Tel. 040 30 78 99 - [email protected] / CVCS Tel. 0481 34 165 - [email protected] / CeVI Tel. 0432 54 88 86 - [email protected]
CRESCE L’ATTIVITÀ EDUCATIVA NELLE SCUOLE PROPOSTA DAL CEVI SUI TEMI DELL’INTERCULTURALITÀ, DELLA COOPERAZIONE, DELLA SOLIDARIETÀ
E DELL’ACQUA: OLTRE 200 I PERCORSI REALIZZATI NEL 2003 – 2004
Educazione allo sviluppo (EAS)
Nell’ambito delle attività educative,
campo specifico del CeVI è occuparsi
di educazione allo sviluppo (EAS),
ovvero di quei processi formativi volti
a stimolare un cambiamento di
mentalità, di atteggiamenti, di
comportamenti, in modo che ciascuno
divenga responsabile della propria
ed altrui vita.
Tali processi mirano, oggi più che
mai, a stimolare l’intervento attivo
delle comunità del Nord, su problemi
di ingiustizie e squilibri a livello
locale, ma ancor più a livello globale,
dove non si può più mascherare
l’indissolubilità dell’interdipendenza
tra “Nord e Sud” del mondo: un
legame sul quale si interrogano ogni
giorno le persone di ‘buona volontà’.
I principi fondamentali dai quali oggi
non si può prescindere sono dunque
l’interdipendenza dei fenomeni e dei
problemi (sociali, politici, ambientali,
economici, ecc.) e, di conseguenza,
uno sguardo sul mondo che vada
dal vicino al lontano, dal privato
al pubblico, dall’io al noi.
Dunque non si può fare educazione
allo sviluppo se non si è convinti che
tutti i problemi e i ‘non problemi’
sono collegati tra loro; e non è
possibile capire se non si è in grado
di inserirli in un quadro generale, di
cui essere in grado di fare percorsi di
andata e ritorno e di analisi e sintesi.
Accanto all’attenzione per le
problematiche storiche, politiche ed
economiche dei rapporti tra “Nord
e Sud”, le iniziative educative si sono
via via arricchite anche dei contenuti
dell’educazione interculturale;
parlare di educazione interculturale
significa anche favorire la formazione
di soggetti capaci di dialogo, di
ascolto, di avere rapporti di reciprocità,
di scambio, di cooperazione; significa
parlare anche di altre culture, e ciò
implica impegnarsi nella conoscenza
di ciò che ci unisce e ci divide, convinti
che solo la non conoscenza genera
paura, pregiudizi e diffidenza.
Le proposte educative elaborate
dagli operatori EAS del CeVI in
maniera condivisa soprattutto con
insegnanti, educatori e mediatori
culturali, trovano nella scuola
dell’obbligo e dell’istruzione media
superiore, un target di riferimento
privilegiato, sensibile e disponibile
a sviluppare itinerari educativi che
richiedono continuità di intervento
e di obiettivi, coinvolgimento non solo
istituzionale ma anche personale di
insegnanti, studenti, a volte genitori
e non ultimo come nel caso di alcune
esperienze particolarmente significative
presenti nel nostro territorio anche
della comunità locale.
Volendo ora fare un bilancio
dell’impegno del CeVI in questo
settore, rileviamo che negli ultimi
due anni scolastici, l’attività ha avuto
un notevole incremento, da 30 scuole
in cui siamo stati presenti nell’a.s.
2001/02, siamo passati a circa 90
scuole negli anni successivi, per un
totale di 1.124 ore effettive di
interventi in classe nell’a.s. 2003/04,
a fronte di una iniziale richiesta di
attività che superava le 2.100 ore.
Da questi pochi numeri emerge
che vi è una sensibilità diffusa e
crescente nel mondo della scuola
verso i temi proposti e la loro
trattazione sta diventando
un’imprescindibile necessità per
la formazione dei cittadini di oggi
e di domani.
Alla realizzazione di queste attività
hanno partecipato una trentina tra
operatori e mediatori che, con
grande impegno, preparazione e
professionalità, hanno messo in gioco
le loro abilità, conoscenze ed esperienze,
per fare sì che i processi educativi
proposti non fossero una delle tante
attività proposte alle scuole (e che
iniziano e finiscono con l’attività stessa)
ma trovassero un posto sia nel
quotidiano della scuola, sia nel Piano
dell’Offerta Formativa.
Rispetto ai temi scelti dalle scuole,
la maggiore richiesta si è avuta per
i percorsi legati alla campagna
“Acqua bene comune
dell’umanità” (33% dei percorsi
realizzati) a cui hanno fatto seguito
con circa lo stesso numero di richieste
quelli delle aree tematiche
“Educare ai rapporti” (28%) e
“Sviluppo sostenibile e stili di vita
34
Percorsi realizzati sul territorio regionale nell’a.s. 2003/2004
Area tematica e percorsi educativi
EDUCARE AI RAPPORTI
2
14
20
20
Conoscenza di sé
Il sé e l’altro
Dal pregiudizio alla collaborazione
Il conflitto
56 Totale percorsi
solidali” (26%), mentre il restante
14% delle richieste ha riguardato i
percorsi sull’interculturalità inclusi
nell’area “Culture e complessità
nella società globale”.
Dunque la scuola è senz’altro un luogo
privilegiato per le attività di EAS.
Può diventare un “cantiere aperto”
per l’elaborazione di itinerari educativi
sempre più condivisi con i diversi
soggetti della comunità locale, con
la finalità di promuovere l’accoglienza,
l’integrazione tra cittadini, la
comunicazione interculturale,
la partecipazione responsabile,
la solidarietà e la cooperazione, a
partire dal vicino per poi arrivare
al lontano, dalla scuola al territorio,
dal locale per arrivare al globale e,
pensando ad azioni concrete di
solidarietà internazionale, dal sostegno
ad una semplice iniziativa di sviluppo
all’attivazione di un progetto di
cooperazione decentrata, in cui
l’aspetto più qualificante è la relazione
che si instaura tra una comunità del
Nord con comunità del Sud.
Il percorso non è certamente facile,
ma senz’altro stimolante ed i percorsi
territoriali integrati di educazione
allo sviluppo rappresentano la nuova
sfida per il CeVI nell’ambito del
settore educativo.
Laura Rossi,
agente area EAS del CeVI,
e gruppo EAS
35
ACQUA BENE COMUNE
8
44
14
0
A come acqua
L’acqua che non c’è
L’acqua fra bisogni e diritti
Bacini idrografici e cooperazione
66 Totale percorsi
CULTURE E COMPLESSITA’ NELLA SOCIETA’ GLOBALE
5
10
1
3
0
9
Immagini della diversità
500 anni di America: scoperta o conquista
La mia casa è il mondo
Identità e differenze
Non luoghi non persone
Musiche e culture tra Europa e Mediterraneo
28 Totale percorsi
MODELLI DI SVILUPPO E STILI DI VITA SOLIDALI
12
9
16
6
10
Alimentazione e sud del mondo
Economia e interdipendenza nord - sud
Diritti umani e lavoro minorile / diritto d’asilo
Sviluppo sostenibile e stili di vita
Sviluppo sostenibile e biodiversità
53 Totale percorsi
203 Totale percorsi
Grado scuola
Scuole infanzia
Scuole elementari
Scuole medie inferiori
Scuole media superiori
Scuole per adulti
Gruppi formali extra scolastici
Totale
2001/02
0
9
12
9
0
0
30
2002/03
7
23
40
17
1
0
88
2003/04
5
23
47
17
0
2
94
Dalla viva voce dei protagonisti… ecco cosa
A sinistra: la classe III C della scuola media di Staranzago (GO). A destra: gruppo di operatori EAS.
Gli interventi che ho svolto nelle scuole erano relativi al
gruppo dello sviluppo sostenibile: mi sono trovata molto
bene, sia a lavorare nel “team” che si è creato su questo
tema, sia quando era richiesto il mio intervento da sola.
In generale quasi tutte le classi hanno risposto bene:
l’unica difficoltà che ho incontrato riguardava forse
una certa carenza di preparazione “tecnica”: quando le
domande spaziavano su argomenti troppo tecnici relativi
alla composizione chimica degli elementi, allora bè,
potete capire le mie difficoltà!
In generale comunque, una bella esperienza, formativa
sia per noi che siamo entrati nelle classi sia, spero,
per chi ci ha ascoltato.
Samantha Bobbo, operatrice nelle scuole
È da un paio d’anni che collaboro con il Cevi in qualità
di operatrice EaS nelle scuole medie e superiori della
Provincia di Udine, in particolare occupandomi del
percorso economico, per il mio iter formativo e le mie
esperienze nel Sud del mondo (ho seguito dei progetti
di microcredito in Brasile ed in India).
All’inizio temevo che le tematiche economiche inerenti
i rapporti tra Nord e Sud del mondo potessero essere di
difficile comprensione per ragazzi così giovani, ma
l’esperienza ha dimostrato il contrario: i ragazzi,
entusiasmati dai giochi di ruolo, nei quali si trovano
a vivere sulla loro pelle le disuguaglianze che a livello
macro si manifestano tra gli Stati, dimostrano grande
curiosità. Sono nate discussioni estremamente
interessanti: dal commercio internazionale al ruolo delle
multinazionali, dalla guerra come strumento di
risoluzione delle controversie alle diversità culturali
come ricchezza dei popoli, passando attraverso i problemi
dell’immigrazione e l’assetto politico internazionale.
Ed è emersa una volontà da parte dei ragazzi di “fare
qualcosa”, di reagire ad uno status di cose che viene
visto come “ingiusto”.
Per questo sono stati proposti degli stili di vita che
potrebbero costituire una valida risposta a questo disagio:
l’acquisto di prodotti equo-solidali, il boicottaggio dei
prodotti di alcune multinazionali, l’adesione a gruppi di
acquisto solidale, una maggiore oculatezza nell’uso e
nell’abuso quotidiano delle risorse (acqua, luce, …),
la raccolta differenziata dei rifiuti e così via. Ma
soprattutto si è cercato di far capire loro che è importante
informarsi e riflettere su ciò che ci circonda, formandosi
una propria opinione in qualità di cittadini e di
consumatori, di modo che questo ci permetta di agire
in maniera cosciente e responsabile.
Chiara Segrado, operatrice nelle scuole
36
dicono di noi alunni, insegnanti e formatori
A sinistra: alcune componenti del gruppo Guatemala all’inaugurazione della mostra “Per un’anfora colma d’acqua” (Tarcento, luglio 2004).
A destra: incontro degli operatori EAS presso i Saveriani di Udine (aprile 2004).
“Vi scrivo a conclusione dell’attività durata un triennio,
all’interno del progetto “Biodiversità” e che ha visto
coinvolta la classe III C della scuola media di Staranzano.
Il gemellaggio con la scuola famiglia di Jacarè e l’incontro
dello scorso ottobre con i rappresentanti della comunità
brasiliana sono state delle splendide esperienze, sia come
approfondimento culturale sia come opportunità di crescita
del gruppo classe in reponabilità e capacità di riflessione.
Molto importanti sono stati anche i due incontri con
Leo Virgili e Michele Pucci sulla musica del Sud America.
I ragazzi hanno potuto anche imparare a suonare con
Michele un brano “Mania di Carneval”; su tale musica
due alunne, Giulia e Piya, hanno poi scritto le parole (…).
A voi un sentito ringraziamento per la collaborazione
e mille auguri per tutte le vostre attività.”
Prof. Manuela Braida, scuola media di Staranzano
Per primo vorremmo dirvi nuovamente grazie per
la simpatia, la semplicità, la naturalezza co cui vi siete
rivolti a noi (che di esperienza su argomenti di una certa
caratura ne abbiamo ben poca) per riuscire a farci capire
questioni molto importanti.
Non vogliamo comunque dimenticarci della grande
opportunità che ci avete regalato: per merito vostro
abbiamo potuto conoscere varie situazioni difficili in
tutto il mondo, anche con la vostra esperienza diretta
o semplicemente grazie ai vostri studi.
Inoltre abbiamo così avuto l’occasione di poter discutere,
anche tra noi, di argomenti seri, spesso troppo poco
affrontati o talvolta sconosciuti.
Peraltro è anche ovvio ringraziare un’associazione come
la vostra che si impegna a fondo nell’aiuto di paesi
sottosviluppati e che da conforto concreto a che ne
ha bisogno.
Per finire vorremmo dirvi quanto sia stato importante
che persone come voi abbiano partecipato attivamente
alla nostra formazione di ragazzi e adulti del futuro,
facendoci crescere sapendo che nel mondo vi sono
situazioni molto differenti dalla nostra.
Vi porgiamo i nostri più sinceri saluti.
“Gentilissimi animatori del Cevi, siamo gli alunni della
III E della scuola A. Manzoni di Udine per cui avete fatto
degli interventi sui diritti umani. Volevamo lamentarci
per certe vostre affermazioni…
Ma no, scherziamo, è tutto il contrario! Infatti sentiamo
il bisogno, anche se un po’in ritardo, di ringraziarvi vivamente La vostra III E, scuola media A. Manzoni di Udine
per tutto quello che avete fatto per noi quest’anno, cioè i tre
brillanti interventi di Edgar, con il suo italiano spagnoleggiante;
Marcella, la ragazza che ha deciso di battersi per i diritti,
e Federico, che è riuscito a rendersi simpatico al primo colpo.
37
PRESENTIAMO DI SEGUITO IL BILANCO 2003 DEL CEVI, IN FORMA SINTETICA E CON ALCUNE SPIEGAZIONI PER
RENDERLO PIÙ COMPRENSIBILE. IL BILANCIO ANALITICO, REDATTO SECONDO LA NORMATIVA E LE ESIGENZE DEI
COFINANZIATORI ISTITUZIONALI E COMPOSTO DA NUMEROSE VOCI, È COMUNQUE DISPONIBILE PRESSO LA SEDE.
Bilancio CeVI al 31/12/2003
ATTIVO
EURO (anno)
DISPONIBILITA' ..................................................................................................................................123.606,00
CREDITI DIVERSI .............................................................................................................................124.565,00
MATERIALE ......................................................................................................................................... 10.245,00
IMMOBILIZZAZIONI ............................................................................................................................9.950,00
PROGETTI PVS ....................................................................................................................................207.191,00
PROGETTI EAS ............................................................................................................................... 219.590,00
Risconti .......................................................................................................................................................
254,00
Totale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .695.401,00
PASSIVO
EURO (anno)
PATRIMONIO ..........................................................................................................................................27.460,00
DEBITI DIVERSI .................................................................................................................................107.602,00
FONDO RISCHI ................................................................................................................................... 8.000,00
FONDO PROGETTI PVS ...............................................................................................................313.191,00
FONDO PROGETTI EAS ...............................................................................................................238.998,00
RATEI RISCONTI PASSIVI ................................................................................................................ 150,00
Totale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .695.401,00
CONTO ECONOMICO
RICAVI DI GESTIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .59.232,00
COSTI DI GESTIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58.716,00
RISULTATO DI GESTIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .515,00
Il bilancio consuntivo 2003 non si discosta complessivamente da quello dell’anno precedente.
Le voci più significative rappresentano i fondi (pubblici e privati) destinati a progetti di cooperazione, di educazione
sensibilizzazione e formazione. I fondi ricevuti sono iscritti alle Passività dello stato patrimoniale e ammontano complessivamente
a 552.189 Euro; quelli spesi sono indicati nelle Attività dello stato patrimoniale e corrispondono a 426.781 Euro.
Nel Conto economico sono indicate le spese sostenute per la gestione di tutte le attività dell´associazione (progetti,
amministrazione, ecc.) e i ricavi incassati per la loro copertura (fondi pubblici e privati). Anche questa volta ci sembra doveroso
sottolineare quanto non emerge da una semplice lettura di numeri: e cioè che pure nel 2003 sono stati notevoli il lavoro benevolo
(in termini di tempo) e i contributi benevoli (cioè le spese sostenute a titolo personale per l’associazione) prestate dai soci.
38
39
CeVI - VIA TORINO, 77 - 33100 UDINE - TEL. 0432 548886 - FAX 0432 486929 - CCP 12003331 - WWW.CEVI.COOP - [email protected]
ASSOCIATI SOTTOSCRIVENDO LA QUOTA 2004 DI 10 EURO
PARTECIPA ALLE ATTIVITÀ DEL CeVI
• IN BRASILE DIFFONDE TECNICHE AGRICOLE SOSTENIBILI IN AREE CON SCARSITÀ D’ACQUA E CONTRIBUISCE AL RECUPERO DELLA BIODIVERSITÀ
• IN MALI, PARTECIPA ALLA COSTRUZIONE DI UNA SCUOLA NEL DESERTO PER I BAMBINI TUAREG
• IN GUATEMALA, CONTRIBUISCE ALLA REALIZZAZIONE DI UN POZZO ED EFFETTUA INTERVENTI DI EDUCAZIONE ALLA SALUTE
• IN BOLIVIA, PROMUOVE LA CONSAPEVOLEZZA DEI CITTADINI PER UNA GESTIONE PARTECIPATA DELL'ACQUA
• IN TANTI ALTRI PAESI DEL SUD DEL MONDO MANTIENE E SVILUPPA RAPPORTI DI PARTENARIATO CON ONG LOCALI
AL SUD
• SVOLGE ATTIVITÀ DI EDUCAZIONE AD UNO SVILUPPO GLOBALE EQUO ATTRAVERSO LA REALIZZAZIONE DI TESTI, VIDEO, CD ROM, MOSTRE, ECC.
• COORDINA LA CAMPAGNA ACQUA BENE COMUNE DELL’UMANITÀ, IN COLLABORAZIONE CON ALTRE ONG DEL CIPSI E
CON IL CONTRATTO MONDIALE SULL’ACQUA • REALIZZA PERCORSI DIDATTICI SULL’EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ
• PROPONE AGLI ENTI LOCALI SCAMBI E GEMELLAGGI CON COMUNITÀ DEL SUD DEL MONDO • ORGANIZZA INCONTRI
DI FORMAZIONE E OCCASIONI DI ESPERIENZA PER I VOLONTARI • PARTECIPA ALLE RETI DI SOLIDARIETÀ
INTERNAZIONALE IN COLLEGAMENTO CON ORGANIZZAZIONI DI TUTTO IL MONDO
AL NORD
IL CeVI OGGI
i nostri progetti al Sud
S
sud
LUOGO CENTRALE DELLA NOSTRA ATTIVITÀ
RESTANO I PROGETTI CON I PARTNER DEL SUD.
Questo cammino fatto insieme
è l’essenza stessa della
cooperazione, intesa come
scambio di valori.
Al Sud incontriamo sempre
nuove ricchezze e complessità,
e guardando dal Sud vediamo
meglio anche le contraddizioni
che ci riguardano.
Di qui nasce anche il nostro
impegno culturale e politico,
e l’impegno per cambiare,
che è poi il più importante
del volontariato.
I progetti, tutti, sono stati
per noi come un’amicizia,
meglio come tante amicizie,
perché dietro c’erano
e ci sono le persone.
Tante amicizie iniziate con
discrezione e quindi cresciute,
fino a mostrare ciascuna i suoi
caratteri speciali.
Sì, perché i progetti, come
le amicizie vere, sono tutti
diversi e tutti importanti,
grandi e piccoli, vecchi e nuovi.
Quest’anno sono continuati
i nostri rapporti in Brasile con
la presenza di Saŝ a, e in Mali.
Anche in Guatemala da dove
è ritornata Elisa.
In Bolivia abbiamo rafforzato
le relazioni ed è partita Silvia.
A qualche partner abbiamo
trovato collegamenti tramite
la cooperazione decentrata.
In altri luoghi siamo stati,
ci hanno chiamato, stiamo
per andare.
Soprattutto in Africa.
Qui di seguito proponiamo
alcune iniziative per il 2005.
Molte di esse erano già in
cartello l’anno in corso,
e di queste diamo in calce
alle singole schede un
aggiornamento sulla situazione.
Alcune sono rinnovate perché
si sono precisate meglio le
esigenze, altre sono nuove.
Invitiamo tutti a partecipare
anche alla loro continua
elaborazione.
E ad aiutarci. Grazie!
2
LE INIZIATIVE CHE PROPONIAMO PER IL 2005
IN BRASILE Tutte le attività sono svolte con partner locali e riguardano la Valle
del fiume Jequitinhonha, nel Minas Gerais, un’area dove il terreno è impoverito
da anni di pratica inadeguata della piccola agricoltura e dalla siccità, causata anche
dalla monocoltura industriale dell’eucalipto che sfrutta molto la falda idrica.
• 101 BRASILE - Diffusione dell’Agrosilvicoltura
E’ un’azione che si propone di realizzare 17 Unità Dimostrative (costo unitario
740,00 euro) e 4 Corsi di formazione (costo unitario 996,00 euro), per divulgare
l’agrosilvicoltura, una tecnica di produzione agricola rispettosa dell’ambiente.
• 102 BRASILE - Costruzione di Cisterne per l’Acqua
La realizzazione di 16 cisterne da 10.000 litri (costo unitario 407,00 euro)
e di 6 cisterne da 20.000 litri (costo unitario 817,00 euro) è indispensabile
per garantire alle piccole comunità rurali la disponibilità di acqua sia per uso
domestico che per l’orticoltura nei periodi stagionali critici.
• 103 BRASILE - Recupero di Sorgenti
Di fronte al degrado ambientale e alla limitata disponibilità idrica, diventa
fondamentale la tutela delle sorgenti, attraverso un’azione di sensibilizzazione e
quindi le opere necessarie al recupero e alla protezione (costo unitario 5.145,00 euro).
• 104 BRASILE - Tecnico in Agricoltura Sostenibile
Tutta la nostra attività nell’area avviene in collaborazione con i soggetti
locali; per diffondere le tecniche agricole e di attenzione ambientale
sosteniamo per 4 anni il costo del lavoro di un tecnico in agricoltura
sostenibile (costo annuale 5.238,00 euro).
• 105 BRASILE - Valorizzazione della Componente Femminile
Il ruolo femminile nell’area in cui operiamo è fondamentale, ma poco
considerato; per sostenerne il riconoscimento e con esso una maggiore
partecipazione delle lavoratrici rurali alla vita comunitaria sosteniamo
per 2 anni e mezzo un’operatrice sociale (costo annuale 7.810,00 euro).
3
IN MALI Il luogo del nostro intervento
a sostegno delle iniziative locali è la
periferia di Kidal,una cittadina
capoluogo della regione dell’Adrar des
Iforas, nel cuore del Sahara.
La vita è quella essenziale dei Tuareg,
che si regge su pastorizia e orticoltura
e che è stata messa a dura prova da
ripetute siccità e da contrasti locali.
• 106 MALI - La Scuola dell’Amicizia
Con questa iniziativa contribuiamo alla
costruzione di una scuola composta da 3
aule, un locale per la mensa e uno per
l’abitazione del maestro; per completare il
progetto, a cui collabora anche il Club
UNESCO di Udine, mancano ancora 2 aule
(costo unitario 10.000,00 euro) e un locale
(costo 7.500,00 euro).
IN GUATEMALA Operiamo in
collaborazione con un’organizzazione
locale che presta servizi sociali, scolastici
e sanitari in un’area rurale indigena
molto povera, dove la popolazione ha
gravi problemi di malnutrizione, per
carenza di risorse, di cibo e di acqua,
che incidono diffusamente anche sulle
capacità intellettive.
• 107 GUATEMALA - Costruzione
di un Pozzo di Acqua Potabile
Il progetto, che ci vede sostenere il
partner locale insieme con altre ONG,
riguarda la fornitura del materiale di
superficie di un pozzo ad uso del centro
di servizi e della popolazione (costo
2.700,00 euro) e un’attività di
formazione sulla gestione dell’acqua
con corsi e materiale didattico
(costo 2.500,00 euro).
IN BOLIVIA I nostri partner
locali fanno riferimento
all’impegno del vescovo Tito
Solari per una gestione
partecipata dell’acqua a
Cochabamba, e alle Suore
Rosarie che con l’Università
Cattolica di Santa Cruz
promuovono la formazione
degli insegnanti nel Distretto
di San Carlos, per una scuola
migliore dei bambini indigeni
e delle aree rurali.
• 108 BOLIVIA - Gestione
Partecipata dell’Acqua
A Cochabamba c’è stata la guerra
dell’acqua: dopo la privatizzazione,
una sollevazione popolare e la revoca
del provvedimento; da allora si cerca
di rafforzare la partecipazione della
cittadinanza alla gestione dell’acqua
(costo annuale per il lavoro di un’equipe e
per il materiale didattico 2.800,00 euro).
• 109 BOLIVIA - Una Scuola
Migliore
La formazione primaria dei bambini
indigeni e delle aree rurali è scadente,
spesso per mancanza di preparazione
e di motivazioni dei maestri; con questo
progetto sosteniamo la realizzazione di
corsi di formazione e tutoraggio
(costo unitario 1.150,00 euro).
4
PROGETTO
PERIODO INTERESSATO
DIFFUSIONE
DELL’AGROSILVICOLTURA
2001-2005
101
BRASILE
LOCALITÁ
Comuni di Turmalina, Veredinha, Leme do Prado, Minas Novas, Chapada do Norte e Itinga Vale do Jequitinhonha - Minas Gerais - BRASILE
ENTE RESPONSABILE
CAV - Centro de Agricultura Alternativa “Vicente Nica” - Turmalina
DESCRIZIONE RIASSUNTIVA
Nella Vale do Jequitinhonha esistono seri problemi di sostentamento economico dovuti
principalmente all'ambiente ormai avverso alla produzione agricola. La regione è caratterizzata
da un terreno impoverito dallo sfruttamento attuato per anni con pratiche agricole poco adatte
alla conservazione della fertilità del suolo e da una diffusa siccità, dovuta anche alla
monocoltura di eucalipto da parte delle multinazionali che, richiedendo quantità ingenti di
acqua, contribuisce a ridurre le riserve idriche.
Il sistema dell’agrosilvicoltura si basa su una tecnica di produzione con la copertura
ininterrotta del suolo che permette di contrastare l’inaridimento, mediante la coltivazione in
consociazione di piante arboree, arbustive ed erbacee. Le piante arboree autoctone utilizzate
consentono una maggiore infiltrazione d'acqua nel terreno, mentre con le fronde proteggono
le piante arbustive ed erbacee dal forte irraggiamento solare, limitando l’evaporazione.
Con questo progetto si finanzia la realizzazione di:
• 17 Unità Dimostrative per la divulgazione dell’agrosilvicoltura, e
• 4 Corsi di formazione.
ATTIVITÀ E COSTI
EURO
1 Unità Dimostrativa, con vivaio per la moltiplicazione delle piante ...............................740,00
1 Corso di formazione ....................................................................................................................................996,00
Quota raccolta al 16/09/2004 ...............................................................................................................7.238,00
Costo totale di 17 U.D. e 4 corsi ......................................................................................................16.564,00
QUOTA MANCANTE PER SOSTENERE L’INTERVENTO COMPLESSIVO . . . . . . . . . .9.326,00
5
PROGETTO
PERIODO INTERESSATO
COSTRUZIONE DI CISTERNE
PER L’ACQUA
2001-2005
102
BRASILE
LOCALITÁ
Comuni di Turmalina, Veredinha, Leme do Prado, Minas Novas, Chapada do Norte e Itinga Vale do Jequitinhonha - Minas Gerais - BRASILE
ENTE RESPONSABILE
CAV - Centro de Agricultura Alternativa “Vicente Nica” - Turmalina
DESCRIZIONE RIASSUNTIVA
Visti i gravi problemi di siccità che caratterizzano la regione, per garantire nei periodi critici
la disponibilità idrica sia per uso domestico che per l’irrigazione, è fondamentale disporre di
cisterne da utilizzare per la raccolta e la conservazione dell’acqua piovana e delle sorgenti.
Le cisterne sono realizzate con una tecnica costruttiva semplice ed a basso costo, introdotta
nella regione dal CAV e verificatasi una delle più adatte, che si basa su una gabbia di rete di
ferro rivestita da un sottile strato di cemento.
Con questo progetto si finanzia la costruzione di:
• 16 cisterne da 10.000 litri, e
• 6 cisterne da 20.000 litri.
ATTIVITÀ E COSTI
EURO
1 Cisterna da 10.000 litri ............................................................................................................................407,00
1 Cisterna da 20.000 litri ............................................................................................................................817,00
Quota raccolta al 16/09/2004 ...............................................................................................................7.834,00
Costo totale per 16+6 cisterne ...........................................................................................................11.414,00
QUOTA MANCANTE PER SOSTENERE L’INTERVENTO COMPLESSIVO . . . . . . . . . .3.580,00
6
PROGETTO
RECUPERO DI SORGENTI
PERIODO INTERESSATO
2001-2005
103
BRASILE
LOCALITÁ
Comuni di Turmalina, Veredinha, Leme do Prado, Minas Novas, Chapada do Norte
- Vale do Jequitinhonha - Minas Gerais - BRASILE
ENTE RESPONSABILE
CAV - Centro de Agricultura Alternativa “Vicente Nica” - Turmalina
DESCRIZIONE RIASSUNTIVA
Di fronte ad un accelerato processo di deforestazione e alle conseguenti alterazioni del
microclima, all'inquinamento delle acque e della stessa terra per l’utilizzo agricolo di prodotti
chimici, e inoltre agli effetti della massiccia introduzione della monocoltura di eucalipto che è
una delle cause principali della siccità, è importante recuperare le sorgenti e i suoli degradati
nelle aree adiacenti, mediante opere di riforestazione con specie autoctone.
Altrettanto importante risulta la sensibilizzazione della popolazione e degli organi
istituzionali sull'importanza di questi interventi affinché, constatata la loro rilevanza dal
punto di vista ambientale, economico e sociale, adottino programmi ed iniziative per favorire
il recupero delle sorgenti e la loro protezione su vasta scala.
Con questo progetto si finanzia:
• il recupero di 6 sorgenti.
ATTIVITÀ E COSTI
ATTIVITÀ PER CIASCUNA SORGENTE SOGGETTA A RECUPERO COSTI
EURO
2 Corsi di sensibilizzazione per gli abitanti della comunità coinvolta ................................. 90,00
Vivaio di piante autoctone ..........................................................................................................................805,00
Recinzione della sorgente ........................................................................................................................1.165,00
Diga per la costituzione del bacino e l’alimentazione della falda .....................................3.085,00
Costo complessivo del recupero di 1 sorgente .............................................................................5.145,00
Quota raccolta al 16/09/2004 ............................................................................................................19.480,00
Costo totale per 6 sorgenti ...................................................................................................................30.870,00
QUOTA MANCANTE PER SOSTENERE L’INTERVENTO COMPLESSIVO . . . . . . . .11.390,00
7
PROGETTO
PERIODO INTERESSATO
TECNICO IN AGRICOLTURA
SOSTENIBILE
2001-2005
104
BRASILE
LOCALITÁ
Comune di Turmalina - Vale do Jequitinhonha - Minas Gerais - BRASILE
ENTE RESPONSABILE
CAV - Centro de Agricultura Alternativa “Vicente Nica” - Turmalina
DESCRIZIONE RIASSUNTIVA
Il CAV è impegnato da anni nella sperimentazione e diffusione di tecniche produttive agricole
sostenibili, sia da un punto di vista economico che ambientale.
L’azione è finalizzata al mantenimento di un tecnico agricolo per organizzare e gestire
iniziative finalizzate alla diffusione di tecniche di agricoltura alternativa.
In particolare, mira a sviluppare e a diffondere la tecnica produttiva dell’agroforestazione che
nelle zone di intervento, caratterizzate da grossi problemi di siccità, riscuote un notevole
interesse.
Con tale tecnica, che vede sullo stesso appezzamento la presenza in consociazione di particolari
essenze arboree, arbustive ed erbacee, si cerca di mantenere una copertura costante del terreno
al fine di evitare un suo eccessivo inaridimento.
Con questo progetto si finanzia:
• il mantenimento di 1 tecnico agricolo per 4 anni.
ATTIVITÀ E COSTI
EURO (anno)
Formazione e retribuzione del tecnico per 1 anno .....................................................................5.238,00
Quota raccolta al 16/09/2004 ............................................................................................................12.754,00
Costo totale per 4 anni ...........................................................................................................................20.952,00
QUOTA MANCANTE PER SOSTENERE L’INTERVENTO COMPLESSIVO . . . . . . . . . .8.198,00
8
PROGETTO
PERIODO INTERESSATO
VALORIZZAZIONE
DELLA COMPONENTE
FEMMINILE
2003-2005
105
BRASILE
LOCALITÁ
Comune di Turmalina - Vale do Jequitinhonha - Minas Gerais - BRASILE
ENTE RESPONSABILE
CAV - Centro de Agricultura Alternativa “Vicente Nica” - Turmalina
SITUAZIONE ESISTENTE E DESCRIZIONE RIASSUNTIVA DELL’AZIONE
Il CAV è sorto per operare in funzione del miglioramento delle condizioni socio-economiche
delle comunità dell’Alta valle dello Jequitinhonha.
Il microprogetto riguarda il mantenimento di un’operatrice sociale con formazione
multidisciplinare per organizzare e gestire iniziative miranti alla valorizzazione e al
rafforzamento del ruolo della donna nelle comunità.
L’azione pertanto si propone di sensibilizzare la popolazione locale per il riconoscimento del
ruolo che le donne abitualmente ricoprono nella famiglia e nella società contadina, e inoltre di
favorire la partecipazione delle lavoratrici rurali ai processi dai quali sono spesso escluse,
nell’ambito economico, sociale, culturale e politico.
L’attività dell’operatrice sociale è finalizzata in particolare alla promozione di incontri sul tema
della salute e dell’educazione alimentare, all’organizzazione di corsi femminili di orticoltura
secondo le tecniche agricole alternative proposte dal CAV, e infine alla partecipazione attiva
delle donne alla formulazione di proposte che possano generare politiche attente alla
condizione femminile nelle aree rurali.
Con questo progetto si finanzia:
• il mantenimento di 1 operatrice sociale per 2 anni e mezzo.
ATTIVITÀ E COSTI
EURO (anno)
Retribuzione annua dell’operatrice ....................................................................................................7.810,00
Quota raccolta al 16/09/2004 ............................................................................................................12.844,00
Costo totale per 30 mesi ........................................................................................................................19.525,00
QUOTA MANCANTE PER SOSTENERE L’INTERVENTO COMPLESSIVO . . . . . . . . . .6.681,00
9
PROGETTO
LA SCUOLA DELL'AMICIZIA
PERIODO INTERESSATO
2003-2005
106
MALI
LOCALITÁ
Intekoua, periferia di Kidal - Adrar des Iforas - MALI
ENTE RESPONSABILE
Achérif ag Mohamed, fondatore dell’associazione maliana tuareg “Assakok” - Bamako
DESCRIZIONE RIASSUNTIVA
La regione dell’Adrar è stata duramente colpita prima dalla siccità e poi dal conflitto fra i
Tuareg e il governo maliano negli anni ’90.
Ciò ha causato l’addensamento dei profughi interni nelle periferie delle città, dove la maggior
parte dei bambini non sono scolarizzati per mancanza di strutture e per le povere risorse delle
famiglie, che in genere si dedicano a un’attività di allevamento seminomade.
Pertanto si è ritenuto di realizzare a Intekoua, dove c’è una sufficiente presenza di acqua, di
una scuola elementare comprendente 3 classi, una stanza per la mensa comune e una per
l’abitazione del maestro.
Negli anni scorsi, con aiuti diversi, si è provveduto ad acquistare il terreno, a costruire il
muro di cinta, e a iniziare l’edificio scolastico completando la mensa e una classe.
A sostegno dell’iniziativa, i genitori degli alunni si sono impegnati ad allevare alcuni animali,
per creare un gregge che possa contribuire alla paga del maestro, all’acquisto del materiale
didattico e degli alimenti per la mensa.
Con questo progetto si finanzia la costruzione della parte di scuola mancante, e cioè di:
• 2 classi scolastiche, e
• 1 stanza di abitazione per il maestro.
ATTIVITÀ E COSTI
EURO (anno)
Costruzione di 2 classi scolastiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20.000,00
Costruzione di 1 stanza di abitazione per il maestro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7.500,00
10
PROGETTO
PERIODO INTERESSATO
COSTRUZIONE
DI UN POZZO
D’ACQUA POTABILE
2001-2005
107
GUATEMALA
LOCALITÁ
Municipio di Jalpatagua - Dipartimento di Jutiapa - GUATEMALA
ENTE RESPONSABILE
ADECO - Amistad De Cristo Obrero - Jalpatagua
DESCRIZIONE RIASSUNTIVA
ADECO è un’organizzazione cristiana cattolica nata con finalità educative, per sopperire alla carenza
di servizi scolastici pubblici. Attualmente gestisce una scuola elementare, due scuole medie, vari corsi
di scuola superiore e una formazione universitaria a distanza.
In collegamento con l’attività educativa, per tentare di arginare il grave fenomeno della denutrizione
infantile dovuto ai problemi di sostentamento economico delle famiglie rurali, ha fondato alcuni anni
fa il Centro Nutrizionale di Sanixtan, che è diventato un punto di riferimento per diverse comunità
della zona.
Il Centro accoglie una trentina di bambini, che ricevono cura e assistenza medica per alcuni mesi,
mentre contemporaneamente vengono stimolate le loro capacità intellettive attraverso attività
ricreative ed educative, e vengono tenuti brevi cicli di incontri con le madri, su alimentazione, igiene
e salute.
Dispone inoltre di un ambulatorio per le visite ai pazienti esterni, di un laboratorio d'analisi e di una
piccola farmacia.
Le principali malattie degli abitanti della zona sono legate, oltre che alla malnutrizione, alla qualità
dell’acqua, e la carenza di acqua potabile e i frequenti periodi di siccità aggravano le difficoltà del
Centro stesso nello svolgere le sue funzioni.
Perciò si è ritenuto importante costruire un pozzo e realizzare attività formative della comunità sulla
gestione dell’acqua, per cui si è chiesto aiuto a diverse ONG.
Con questo progetto si finanzia la realizzazione di:
• 1 pozzo di acqua potabile, attraverso la fornitura del materiale di superficie, e
• attività formative sulla gestione dell'acqua.
ATTIVITÀ E COSTI
EURO (anno)
1 Pozzo (materiale di superficie) .........................................................................................................2.700,00
Attività formative ........................................................................................................................................2.500,00
Quota raccolta al 16/09/2004 ...............................................................................................................4.017,82
Costo totale dell’azione .............................................................................................................................5.200,00
QUOTA MANCANTE PER SOSTENERE L’INTERVENTO COMPLESSIVO . . . . . . . . . .1.182,18
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PROGETTO
PERIODO INTERESSATO
GESTIONE PARTECIPATA
DELL’ACQUA
2003-2005
108
BOLIVIA
LOCALITÁ
Cochabamba - BOLIVIA
ENTE RESPONSABILE
PSC - Pastoral Social Caritas - Cochabamba
SITUAZIONE ESISTENTE E DESCRIZIONE RIASSUNTIVA DELL’AZIONE
Nel 1999 la Bolivia, su pressione della Banca Mondiale, privatizzò l’acqua nel dipartimento di
Cochabamba. Il prezzo dell’acqua salì fino al 300%, a beneficio dell’impresa privata Aguas del
Tunari, consorzio detenuto per il 55% della multinazionale statunitense Bechtel e dall’italiana
Edison. Gli indios si trovarono costretti a scegliere se mangiare o pagare l’acqua per bere e
irrigare i campi. Nel gennaio 2000 alcune associazioni locali fondarono la Coordinadora, il
“Coordinamento in difesa delle acque e della vita”, che riuscì a organizzare una mobilitazione
di massa e quindi una marcia pacifica per difendere il diritto della comunità a gestire la risorsa
acqua. Migliaia di persone si riversarono nelle piazze. La resistenza alla privatizzazione si
rafforzò e il mese di aprile vide un’insurrezione duramente repressa dalla polizia, con attivisti
arrestati, manifestanti uccisi e la censura dell’informazione. La solidarietà tra le province
boliviane crebbe, il governo non riuscì più ad arginare la rivolta e il 10 aprile 2000 fu costretto
a revocare la legge di privatizzazione dell'acqua, affidandone la gestione all’azienda
municipalizzata SEMAPA. Per la prima volta nella storia della Bolivia una legge veniva
abrogata su pressione popolare. Nell’estate 2000, la Coordinadora ha organizzato numerosi
incontri pubblici per definire un piano di gestione, a cui la gente ha risposto molto
positivamente. Da allora la PSC, con cui collaboriamo, è impegnata nella formazione, per creare
una coscienza dei diritti, consolidare i luoghi di partecipazione, rafforzare le organizzazioni di
base e sostenerne i leaders.
Con questo progetto si finanzia:
• il sostegno annuale di un’equipe di formazione, e
• la produzione e diffusione del materiale informativo necessario.
ATTIVITÀ E COSTI
EURO (anno)
Sostegno di un’equipe di formatori ...................................................................................................2.000,00
Materiale didattico ..........................................................................................................................................800,00
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PROGETTO
PER UNA SCUOLA MIGLIORE
PERIODO INTERESSATO
2003-2005
109
BOLIVIA
LOCALITÁ
Santa Cruz - BOLIVIA
ENTE RESPONSABILE
Università Cattolica - Santa Cruz
DESCRIZIONE RIASSUNTIVA
Con la Riforma Educativa del 1994 lo scenario dell’educazione in Bolivia è migliorato, riducendo il
tasso di analfabetismo anche grazie all’attenzione alle diversità culturali e linguistiche.
Permangono tuttavia alcuni problemi, come la carenza di testi e materiale didattico e soprattutto un
minore livello di scolarizzazione dei bambini indigeni e delle aree rurali, dove il numero dei maestri
con una formazione adeguata è insufficiente, l’offerta educativa copre solo i primi anni, molti bambini
sono costretti a percorrere notevoli distanze per raggiungere le scuole, e la scuola rappresenta un costo
elevato per le famiglie.
Nel 2003 le Suore Rosarie e l’Università Cattolica di Santa Cruz, con cui collaboriamo, hanno
promosso due corsi di aggiornamento per gli insegnanti del distretto di San Carlos, zona rurale
particolarmente problematica.
In quell’ambito è emersa da parte dei maestri la necessità di ricevere una formazione permanente e
occasioni di aggiornamento anche attraverso percorsi di tutoraggio.
Le azioni progettate in risposta a tali esigenze riguardano l’organizzazione di corsi della durata di tre
giorni, da svolgersi due volte all’anno per tre anni, e l’individuazione di scuole e maestri disponibili a
seguire un percorso di tutoraggio, al fine di formare in modo specifico alcuni docenti che possano
introdurre cambiamenti e collaborare con il proprio direttore nella formazione dei colleghi.
Con questo progetto si finanzia:
• il sostegno di un’equipe di formatori per 1 corso, e
• la produzione e diffusione del materiale didattico necessario.
PREVISIONE DELLE ATTIVITÀ E DEI COSTI
EURO (anno)
Sostegno di un’equipe di formatori per 1 corso ..............................................................................500,00
Materiale didattico per 1 corso .................................................................................................................650,00
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i contributi
È possibile sostenere i progetti del CeVI con un
versamento sul c.c.p. n°12003331 intestato al
CeVI., specificando nella causale il numero e il
Paese del progetto (esempio: 101 / BRASILE)
Le offerte devolute in favore delle attività del CeVI sono deducibili
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