L’ A R T R O S I
DELLE DITA
Dr. Borelli Pier Paolo ©
DR. PIER PAOLO BORELLI
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Specialista in Chirurgia della Mano
Fig. 4
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Il presente opuscolo riveste carattere informativo per i pazienti.
Non è di carattere divulgativo o pubblicitario ed il suo utilizzo
è consentito solo all’interno del Poliambulatorio.
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Ogni dito, a parte il pollice che ne ha 2, è costituito da 3
articolazioni, distinte come volume ed importanza nella prensione, in articolazione metacarpofalangea, la più grande,
articolazione interfalangea prossimale, quella intermedia, e
interfalangea distale, quella più piccola (Fig. 1).
In una normale articolazione i capi articolari sono contenuti
in una cavità delimitata da una capsula articolare rivestita da
una membrana, denominata membrana sinoviale. I capi articolari sono rivestiti da una superficie perfettamente liscia, la
cartilagine articolare, che consente un libero scivolamento tra
di loro. La cavità articolare viene “lubrificata” da un liquido,
denominato liquido sinoviale che fa si che lo scivolamento
avvenga in modo ottimale (Fig. 2).
Quando la cartilagine si consuma o si altera per fisiologica
usura o abnorme utilizzo dell’articolazione (gesti ripetitivi in
attività lavorative), o per traumi o fratture che interessano la
superficie dei capi articolari, o per altre cause infiammatorie
che agiscono sul liquido sinoviale come l’artrosi primaria o
l’artrite reumatoide, l’articolazione colpita diventa spesso
rigida e dolente modificando a volte anche l’asse del dito, che
si deforma (Fig. 2).
In alcune condizioni diventa oggi possibile trattare chirurgicamente tali articolazioni utilizzando protesi di ultima generazione che consentono di eliminare il dolore preservando il
movimento, evitando interventi chirurugici che in passato
rappresentavano spesso l’unica soluzione, ovvero l’artrodesi o
“bloccaggio” dell’articolazione, intervento che rimane ancora
la prima opzione per le articolazioni interfalangee distali e
che, grazie a moderni sistemi innovativi, può consentire una
ripresa funzionale molto più rapida che in passato (Fig. 3).
Nel caso di protesi totale i capi articolari danneggiati vengono
rimossi e sostituiti da componenti costituiti o da metalli speciali, o materiali plastici come il polietilene o altri materiali
come il pirocarbonio, materiale altamente biocompatibile ed
utilizzato in campo medico da ormai 35 anni come componente delle valvole cardiache artificiali (Fig. 4).
Le articolazioni più frequentemente trattate con protesi di
nuova generazione sono le articolazioni interfalangee prossimali, preferibilmente quelle del 4° e 5° dito perchè non sottoposte alle forze eccessive che si esprimono durante la pinza
tra il pollice e il 2° e 3° dito, e le articolazioni metacarpofalnagee (Fig. 1).
La riabilitazione rappresenta una fase molto importante e può
richiedere a anche alcuni mesi di trattamento potendosi giovare comunque di tutori di ultima generazione che consentono
al paziente di praticare la riabilitazione analitica presso il
proprio domicilio. Può essere importante anche considerare
una serie di controlli periodici presso terapisti specializzati
nella riabilitazione della mano.
Dopo un intervento di protesi totale digitale sono ovviamente
da evitar attività lavorative che richiedono eccessiva gestualità ripetitiva e l'utilizzo di strumenti vibranti come il martello
pneumatico.
Come tutti gli impianti protesici anche le protesi digitali sono
soggette al rischio di mobilizzazione. In tal caso è ancora
possibile intervenire chirurgicamente per la rimozione dell'impianto protesico e la fusione dell'articolazione.
Fig. 2
Fig. 1
Fig. 3
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