dicembre 2013
Periodico del Rotary Club Cagliari
Distretto 2080
•
•
•
•
LA SARDEGNA SOTT’ACQUA
L’ATTIVITÀ DEL CLUB
LA ROTARY FOUNDATION
GLI AMERICANI IN CITTÀ
Sommario
Rotary Club Cagliari
Periodico del Rotary Club Cagliari
Distretto 2080
Anno di fondazione 1949
n. 1/2
dicembre 2013
Pubblicazione riservata
ai soci Rotariani
Direttore responsabile:
Lucio Artizzu
Comitato di redazione:
Francesco Birocchi,
Salvatore Fozzi,
Caterina Lilliu,
Mauro Manunza,
Marcello Marchi,
Giovanni Sanjust
Segretaria di redazione:
Anna Maria Muru
Autorizzazione
del Tribunale di Cagliari
n. 171 del 18 agosto 1965
EDITORIALE
Quell’idea di Arch – Lucio Artizzu
1
La speranza nel futuro – Francesco Birocchi
I 90 anni di Angelo Cherchi – Salvatore Fozzi
Angelo Cherchi – Pasquale Mistretta
Rotary Foundation, storia e programmi
– Salvatore Fozzi
La partecipazione della scuola – Franco Staffa
Una cordiale accoglienza – Edoardo Lenza
Settant’anni fa a Cagliari arrivarono gli americani
– Paolo Fadda
L’aeroporto come strumento di crescita del territorio
– Alessio Grazietti
Pannelli esplicativi del RC Cagliari –
Marinella Ferrai Cocco Ortu
Una nuova “casa” per il nostro Club
– Michele Rossetti
Il ruolo dell’Ecoparco nel Sulcis
– Mario Figus, Stefano Carbone
Parliamo di Paolo Piccaluga – Marcello Marchi
Camillo Benso conte di Cavour: avvelenato?
– Ugo Carcassi, Tiziana Pusceddu
Bernardino Ramazzini, un medico del 1600
– Angelo Deplano, Giovanni Barrocu
Antonio Lenza: Mosaico di silenzi – Lucio Artizzu
Città e Sfide, Conflitti e Utopie – Gianni Campus
3
8
14
55
61
62
Commissioni anno 2013-2014
65
LE RIUNIONI
Le presenze
66
15
18
19
22
29
35
37
39
43
47
Progetto grafico e impaginazione
Bruno Pittau – www.brokenart.org
fotografie:
Archivio Rotary e soci del Club
Stampa e allestimento:
Cosimo Fadda Communication, CA
_____________________________
Le opinioni espresse negli
articoli firmati impegnano
esclusivamente i loro autori.
Hanno collaborato a questo numero:
LUCIO ARTIZZU • GIOVANNI BARROCU • FRANCESCO BIROCCHI
GIANNI CAMPUS • STEFANO CARBONE • UGO CARCASSI
ANGELO DEPLANO • PAOLO FADDA • MARINELLA FERRAI COCCO ORTU
MARIO FIGUS • SALVATORE FOZZI • ALESSIO GRAZIETTI
EDOARDO LENZA • MARCELLO MARCHI • PASQUALE MISTRETTA
TIZIANA PUSCEDDU • MICHELE ROSSETTI • FRANCO STAFFA
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
1
Editoriale
Quell’idea
di Arch
Lucio Artizzu
N
ell’attività dei club del Rotary
International assume grande rilievo ed importanza il ruolo
della Rotary Foundation sulla
quale l’amico Salvatore Fozzi
ha svolto un’informata relazione della quale
diamo conto in queste pagine.
La Rotary Foundation nacque grazie alla
felice intuizione di un
grande rotariano, Arch
Klumph, presidente della Associazione internazionale dei Rotary
Club nel 1916-17. Nel
discorso conclusivo egli
aveva suggerito la creazione di un fondo
d’emergenza per consentire ai club, negli
anni futuri, di operare
concretamente per il miglioramento della vita
umana, dei diseredati.
Quando Klumph terminò l’anno di presidenza gli fu fatto un regalo tramite una
colletta e si constatò che dal denaro raccolto
per fare l’acquisto erano rimasti 26 dollari e
50 centesimi e fu quel pugno di dollari che
Klumph destinò quale base del fondo del
Rotary Endowment Found, poi diventata
Rotary Foundation. Negli anni i fondi, però,
scarseggiavano; i lasciti erano rari e dopo 6
anni il capitale del fondo arrivava ad appena
700 dollari, ma Klumph insisteva presso i
club perché era convinto del ruolo che R.F.
avrebbe svolto nell’azione del Rotary in favore degli strati più deboli della popolazione mondiale. Situazione che tra l’altro si
era aggravata dopo il
crash finanziario del
1929 e fu allora che
Paul Harris chiese alla
R.F. di fare una donazione a favore dei bambini
handicappati.
Dopo il dissesto finanziario mondiale, cominciarono a provenire cospicue donazioni, in
particolare nel 1947,
anno della morte di
Harris, sicché la Rotary
Foundation poté realizzare i primi grossi interventi e operare così
come il suo ideatore
Arch Klumph aveva intuito nella attività che la Rotary Foundation
doveva svolgere e di cui i risultati furono oggetto di informazione dei club del mondo.
La redazione della rivista augura calorosamente Buon Natale e Buone Feste a tutti
i soci e alle loro famiglie.
■
2
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
3
L’attività del Club
La speranza
nel futuro
Francesco Birocchi
immane tragedia di novembre, con
i troppi morti travolti dalla furia dell’acqua, i disastri nei campi e nei centri abitati in Gallura ed in altre regioni della Sardegna, segna drammaticamente l’anno che si sta chiudendo. Gli interventi dei rotariani, specie di quelli residenti nelle zone
più colpite (ma non solo), pur in una situazione particolarmente difficile anche per loro,
sono stati immediati e generosi. La concreta solidarietà dei distretti Rotary d’Italia, si
è manifestata con una raccolta fondi attraverso la “Rete del dono”. Un sistema di raccolta pratico e veloce: basta collegarsi al sito
www.retedeldono.it/rotary2080/emergenzasardegna ed è ancora possibile effettuare il versamento di solidarietà comodamente da casa propria. Il Governatore del Distretto 2080, Pier Giorgio Poddighe, ha lanciato l’iniziativa rivolta a tutti i distretti Rotary italiani, ed è in contatto con le autorità locali dei Comuni di Olbia, Torpè e Uras
per individuare la migliore destinazione dei
fondi raccolti, tra le necessità delle famiglie
più colpite e le esigenze di riqualificazione di
strutture indispensabili per la collettività.
Credo, tuttavia, che la generosità, pur importante, non sia sufficiente. Dobbiamo fare
la nostra parte e lavorare affinché il tema spinoso dell’uso dell’ambiente sia affrontato senza pregiudizi o polemiche strumentali. Se è
vero che in Sardegna 306 comuni (l’81% del
totale) hanno porzioni del proprio territorio
ad elevato rischio idrogeologico per frane ed
alluvioni, allora non si può far finta di nulla. Il nostro club si è speso molto su questo
argomento, anche attraverso le altissime
professionalità specifiche presenti fra i nostri
L’
soci. Conversazioni, convegni, interventi
pubblici si sono succeduti nel corso degli anni.
Ultimo il Forum Distrettuale di Cagliari, il
6 aprile scorso. Da quell’importante appuntamento, per iniziativa di Giovanni Barroccu, Angelo Aru, Mario Figus, Ginevra Balletto, Maria Luigia Muroni e la disponibilità di altri rotariani è nata la proposta di un
progetto distrettuale su “Informazione Ambientale”. L’obiettivo è quello di diffondere
informazioni e proporre iniziative, che possano contribuire a mitigare gli effetti delle forme principali di degrado ambientale e quindi a rimuoverne le cause, per migliorare la
qualità della vita della popolazione. Un bel
progetto che i fatti tragici di novembre ci chiedono di portare avanti con convinzione.
UN ANNO ENTUSIASMANTE
l mese di dicembre è il momento degli auguri, ma anche del “giro di boa” per l’attività del club e quindi di verifica di ciò che,
con il supporto di un impareggiabile Consiglio direttivo, è stato fatto nella prima parte
dell’anno rotariano e dell’aggiornamento del
programma che si vuole perseguire nella seconda parte.
Il Presidente internazionale Ron D. Burton ci invita a riflettere sulle ragioni per cui
siamo e vogliamo restare rotariani. «Quando
mi hanno chiesto di entrare nel Rotary –
scrive nella sua lettera di novembre – ho accettato perché pensavo che fosse un buon
modo per farmi coinvolgere nella comunità.
Alla fine, però, quello che mi ha entusiasmato è stato qualcosa di cui non sapevo
proprio niente: la nostra fondazione Rotary».
I
4
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
IL ROTARY PER LA CITTÀ
impegno sui progetti è stato costante e
dovrà proseguire ancor più intensamente per portare a compimento alcune iniziative già avviate e vararne di nuove.
È stato particolarmente significativo esserci ritrovati a luglio nella chiesa del Santo
Sepolcro in occasione della consegna dei
pannelli esplicativi delle opere d’arte custodite nel tempio, realizzati a cura del nostro
club. La conferenza della storica dell’arte
Lucia Siddi, che ha curato la scrittura dei testi (con traduzione in inglese del nostro socio Franco Staffa) ha dimostrato quanto
utile fosse quella iniziativa per la valorizzazione di un monumento fra i più artisticamente interessanti di Cagliari. A beneficio
dei turisti certo, ma anche dei cagliaritani
che amano la loro città e che desiderano
conoscerla sempre meglio.
L’operazione Santo Sepolcro ha dimostrato che con poche risorse è possibile ottenere risultati di grande rilievo. Prossima
tappa sarà la parrocchia di Sant’Eulalia.
La Commissione “Rotary per la città”, presieduta da Marinella Ferrai Cocco Ortu, è al
lavoro per portare a termine il progetto entro l’anno rotariano in corso.
Il nostro Rotary ha sempre avuto a cuore
la valorizzazione della storia, dell’arte e dei
luoghi significativi della città. In questo quadro si inserisce la decisione di donare alla
chiesa di San Lucifero un nuovo grande
portone di bronzo, decorato con formelle
recanti le immagini dei santi più legati al
culto dei cagliaritani. La realizzazione dell’opera è stata affidata all’artista Piergiorgio
Gometz, dorgalese con laboratorio a Cagliari, già autore di numerosi portoni di
bronzo, tra cui quello della cattedrale di
Nuoro. A Gometz si deve, fra l’altro, il bassorilievo di bronzo, collocato nell’area partenze dell’aeroporto di Elmas, per celebrare
le attività benefiche del Rotary, nel centenario della sua fondazione.
La realizzazione del nuovo portone ha richiesto un notevole sforzo economico che è
stato sostenuto grazie al contributo della
Fondazione Banco di Sardegna. Una lunga
L’
Emerge dalle sue parole, la vera natura del
Rotary indirizzata al servizio al di sopra di
ogni interesse personale della propria comunità e di quella internazionale. Ogni club fa
la sua parte per supportare cambiamenti positivi e duraturi. Partecipando innanzitutto alla
grande campagna “End polio now” che in 34
anni ha ridotto i casi di polio del 99 per cento nel mondo. Manca ormai pochissimo all’eliminazione della polio e già si pensa ad un
programma per proteggere per sempre i
bambini da questa terribile malattia.
Per questo il Rotary ha accettato la nuova sfida dalla Bill & Melinda Gates Foundation, che si è impegnata a metter a disposizione
due dollari per ogni dollaro donato dai rotariani a favore dell’eradicazione della polio nei
prossimi cinque anni, fino ad un ammontare massimo di 35 milioni di dollari l’anno.
«Stiamo vivendo uno degli anni più entusiasmanti della storia della Fondazione
Rotary», scrive ancora Ron D. Burton, parlando del Piano di visione futura, «abbiamo
appena lanciato un nuovo modello di sovvenzioni che sfiderà ed ispirerà tutti noi a
pensare alla grande e a sviluppare progetti
più ambiziosi, con un impatto duraturo».
Il nostro club è da sempre impegnato a
sostenere i grandi programmi della Fondazione Rotary, ma anche a supportare iniziative specifiche di servizio.
Il tema scelto come motivo conduttore di
questo anno rotariano, “Esplorare il futuro
per orientare il presente”, ci ha aiutato nello
svolgimento del programma in questi primi
mesi e, soprattutto, ci ha fornito straordinare
opportunità di conoscenza e riflessione.
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
5
serie di imprevisti di ordine burocratico ha
ritardato la collocazione definitiva del portone. Ma con tenacia rotariana gli ostacoli
sono stati superati.
I SUOI PRIMI PASSI LI FAI TU
ra i progetti ben avviati vi è il “Progetto
regionale di educazione sanitaria per la
prevenzione delle malformazioni congenite”
Il nostro club è impegnato ormai da molti
anni in un Progetto di prevenzione primaria
delle Malformazioni Congenite, con un apposito gruppo di lavoro coordinato dal nostro socio Giuseppe Masnata, dirigente medico di Pediatria dell’Ospedale “Brotzu”.
Negli ultimi anni abbiamo organizzato
conversazioni, convegni Regionali e Nazionali (il primo fu nel 2002 sotto la presidenza di Andrea Rusconi) e iniziative di
sensibilizzazione.
Il 2013/2014, sarà l’anno rotariano della
grande campagna di informazione, su scala
regionale, rivolta direttamente alle donne
in età fertile, sulla corretta prevenzione primaria delle malformazioni tramite l’assunzione di acido folico. La Campagna i suoi
primi passi li fai tu, si baserà sulla diffusione
sistematica attraverso punti di distribuzione
mirati (ambulatori medici e pediatrici, farmacie), di materiale informativo destinato
alle famiglie ed in particolare alle giovani in
età fertile.
La presentazione è avvenuta in una partecipata riunione interclub il 24 ottobre
scorso, dove la rilevanza del fenomeno delle
malformazioni congenite nella nostra Isola,
gli aspetti sociali e sanitari che ne conseguono, l’importanza della campagna e il suo
impatto con il territorio e con il sistema sanitario regionale sono stati illustrati dal Giuseppe Masnata e da Mario Orgiana, Presidente dell’ASBI Sardegna, Associazione per
la Spina Bifida e l’Idrocefalo. È arrivato il
patrocinio della Regione Sardegna ed è stata
data la più ampia disponibilità a collaborare
da parte di Federfarma e della Federazione
italiana medici di medicina generale, oltre
che dalle organizzazioni dei medici pediatri. È da sottolineare l’immediata adesione
F
all’iniziativa di tutti i club dell’area cagliaritana (Cagliari Est, Cagliari Nord, Cagliari
Sud, Cagliari Anfiteatro e Quartu Sant’Elena) e di moltissimi altri club della Sardegna: Speriamo di poterlo condividere presto con tutti 28 club della nostra isola.
A maggio, per la necessaria raccolta di
fondi, sarà riproposta la bella iniziativa del
Musikaralis, organizzata come negli anni
scorsi dall’impareggiabile Luigi Puddu.
PROGETTO NANYUKI
è poi il “Progetto Nanyuki” che comincia a prendere corpo. Nanyuki, nel
cuore dell’Africa, è una cittadina di 60.000
abitanti, nel centro del Kenya, proprio sulla
linea dell’Equatore, a 200 Km dalla capitale
Nairobi. È l’ultimo avamposto per il commercio. Questa città è originalissima per
l’incontro di tribù diverse. La lingua più
usata è il Kiswahili.
La parrocchia di Nanyuki è stata “adottata” dalla Diocesi di Cagliari da 40 anni è
retta da don Franco Crabu, originario di
Gesico. La missione, dispone di locali per i
sacerdoti, di un asilo che può ospitare 50
C’
6
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
bambini e di un vasto Centro Pastorale realizzato, nel 1998, con il contributo delle parrocchie e dei vari gruppi della diocesi di Cagliari.
Dieci anni fa è stato è stato inaugurato il
“Centro per i malati terminali”, che ha necessità di una serie di interventi. Serve un
impianto fotovoltaico per abbattere i costi di
gestione.
Lo strumento per intervenire potrebbe
essere un “progetto globale” cofinanziato
dalla Rotary Foundation. Ma per attivarlo
occorre una base di partenza locale: fondi da
recuperare con iniziative specifiche. Il Rotaract di Cagliari ha accettato la sfida ed ha
organizzato un concerto Gospel nel periodo
di Natale. Altre iniziative sono allo studio
per i primi mesi del prossimo anno. La
buona volontà c’è tutta e la determinazione
non manca. Spero proprio che don Franco
possa toccare con mano la capacità del Rotary e dei rotariani di intervenire laddove c’è
più necessità.
Siamo impegnati a dare una mano ad un
altro sacerdote che ci è molto caro e ci è sempre vicino. Padre Salvatore Morittu sta realizzando una falegnameria nel sua comunità
agricolo-pastorale di S’Aspru, a Siligo. Una
struttura importante nel programma di recupero psico-sociale dei ragazzi ospiti della
comunità, che ha bisogno di sostegno per
poter diventare pienamente operativa. È un
impegno al quale non possiamo venir meno.
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
L’AUGURIO DI UN FUTURO MIGLIORE
n parco nei colli dei detriti, con questo titolo “L’Unione
Sarda”, ha annunciato il 13 settembre scorso la decisione del comune di Carbonia di stanziare 300 mila euro per
«far crescere l’erba sulle discariche di Serbariu». Fu il nostro club (assieme a quelli di Carbonia ed Iglesias) a bandire un concorso di idee internazionale per la bonifica ambientale del sito. Sarà una bellissima soddisfazione vedere
finalmente realizzata quell’idea. Ora Mario Figus, nostro
presidente incoming, sta lavorando ad un nuovo progetto
che si colleghi alla fortunata iniziativa dell’Ecoparco e che
contenga una proposta di modello di sviluppo per il Sulcis,
territorio ricco di risorse paesaggistiche e culturali, ma colpito da una gravissima crisi post-industriale. L’idea è di proporlo come progetto distrettuale.
L’attenzione del Club verso le nuove generazioni è costante. Il Rotaract cresce sempre in numero e qualità. Maria Luigia Muroni, nostra vice presidente, è diventata ormai
un punto di riferimento costante per quei ragazzi straordinari. Cecilia Onnis e Ginevra Balletto seguono lo scambio
giovani importante ma delicatissimo strumento di opportunità e di crescita. Per i giovani, in primavera, sarà organizzato un nuovo Ryla. L’dea è di indirizzarlo verso i temi
ambientali. Vedremo.
È il momento degli auguri. Ma prima ancora degli auguri di Natale e di buon anno, desidero rivolge un augurio particolarmente sentito al nostro Angelo Cherchi che ha appena
compiuto 90 anni. Abbiamo festeggiato la ricorrenza in una
bella e partecipata serata rotariana perché Angelo Cherchi,
U
7
cardiologo di fama e docente
universitario, ha dato molto al
Rotary. È stato presidente del
nostro club nell’anno rotariano 1976-1977 e Governatore
del Distretto 2080 nell’anno
rotariano 1987-1988. Pasquale
Mistretta e Salvatore Fozzi,
hanno sottolineato i risultati
della sua lunga e importante
attività professionale e di
quella rotariana, altrettanto
prestigiosa (se ne parla più diffusamente in questo numero
della Rivista).
Conosco e stimo Angelo
Cherchi da molti anni. Ricordo di averlo intervistato
per la prima volta più di
trent’anni fa. Allora io non
ero ancora rotariano e lui
per me era il Professor Cherchi, con la “P” maiuscola.
Parlavamo della Campagna
di eradicazione della Polio. E
fu proprio attraverso le sue
parole semplici, chiare, competenti e coinvolgenti che io
cominciai a capire cos’è realmente il Rotary. Grazie
davvero e auguri di cuore da
parte di tutto il club.
Non mi resta, a questo
punto, che rivolgere, con spirito di amicizia, i più sinceri,
affettuosi auguri a tutti i soci
del nostro club e alle loro famiglie per un Natale di serenità e un 2014 di pace. Credo
che la parola “pace” non sia
soltanto il contrario di “guerra”. Pace, per me, significa
convivenza e comprensione reciproca fra le persone e nella
società, base indispensabile
per costruire un futuro sempre migliore. Ed è quello che,
di cuore, auguro a tutti voi.
■
8
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Un rotariano esemplare
I 90 anni
di Angelo Cherchi
Salvatore Fozzi
uore rotariano, così lo definì con una
simpatica espressione Gianni Filippini in una intervista che venne pubblicata nel settembre 1992 sul nostro bollettino. E non poteva esserci espressione più
felice per il nostro Angelino, che del cuore,
come muscolo, è un maestro e sa tutto ma
altrettanto è maestro e sa tutto del Rotary di
cui è un vero professore.
Angelo fu ammesso nel nostro club nell’anno rotariano 1965-66 e più precisamente nel corso della prima riunione di quell’anno,
il primo luglio 1965, presieduta da Giuseppe
Peretti. A presentarlo fu il comm. Enrico Besson, presidente uscente ed allora direttore del
Credito Italiano della nostra città. Nella
stessa riunione entrarono a far parte del club
un nutrito gruppo di nuovi soci: il professor
Ferruccio Barreca, il professor Raffaele Camba, il dottor Sergio De Nardin, il dottor Vincenzo Farina, il professor Marco Lippi e il notaio Francesco Vacca, figure di grande spessore che ci fanno capire come allora la quantità viaggiasse assieme alla qualità. Consultando i bollettini di quegli anni si capisce che
Angelino già da subito è un socio molto attivo sia per l’assiduità che per interventi qualificati e soprattutto per idee e proposte finalizzate all’attuazione di progetti. Ha ricoperto diversi incarichi nel club come presidente
di commissione e nel consiglio direttivo, del
quale è stato per tre anni vicepresidente.
Poco più di dieci anni dopo e per l’esattezza nell’anno 1976-1977 viene eletto presidente del nostro club: lo affianca un consiglio direttivo esperto e qualificato: Carlo
Sanna, segretario, Alberto Villasanta, presidente uscente, Enrico Zanda e Ivo Uras vice
C
presidenti; Federico Corda, tesoriere; Giovanni Anedda, prefetto; Antonio Cabitza,
Cesare Oliveti, Giovanni Sanjust, consiglieri;
Salvatore Bonomo, presidente eletto.
La sua presidenza fu caratterizzata da un
serie di iniziative e di azioni rotariane molto
importanti che hanno dato al nostro club
prestigio e notorietà e che ancora oggi sono
punti fermi nella storia del Distretto tutto.
Voglio citarne due in particolare:
• istituzione del Premio La Marmora, giunto
oggi alla XXVI edizione;
• la nascita dell’Inner Wheel.
ISTITUZIONE DEL PREMIO LA MARMORA
Per quanto riguarda il premio La Marmora
coglie al volo, realizzandola, l’idea di Marcello
Serra, che dopo aver partecipato al premio Galileo Galilei dei Rotary italiani, organizzato a
Pisa, propone l’istituzione di un premio da assegnare ad un ente, istituzione, studioso, tecnico, operatore economico, scrittore o artista,
non sardo, che, con la propria opera, abbia
contribuito o contribuisca alla valorizzazione della Sardegna, al suo progresso economico,
sociale e culturale, alla sua migliore conoscenza in Italia ed all’Estero. Ci raccontano
i bollettini che il premio fu deciso dopo una
appassionata e vibrante discussione di tutti
i componenti del club nel corso di una riunione
che ebbe luogo il 16 luglio 1977. In quella occasione fu presa la decisione di intitolare il premio ad Alberto Ferrero Della Marmora, generale piemontese e insigne studioso e ricercatore, geografo, geologo e scrittore che con
le sue ricerche e pubblicazioni, in particolare di due fondamentali opere, Viaggio in Sar-
dicembre 2013 —
degna e Itinerario nell’Isola di Sardegna, pubblicate in lingua francese verso la metà dell’Ottocento, aveva dato impulso alla valorizzazione e alla conoscenza dell’isola.
Il premio consiste nella consegna di una
targa in bronzo, opera d’arte ideata e donata
al nostro club dall’artista cagliaritano Dino
Fantini e raffigurante la sagoma dell’isola
con il profilo del La Marmora.
Per portare avanti questa importante iniziativa il nostro Angelino si avvalse della collaborazione di una solida ed esperta commissione composta oltre che dallo stesso
Cherchi e da Rino Bonomo, presidente entrante, da Angelo Berio, Nino Fara Puggioni, Marcello Marchi, Marcello Serra e
Franco Trois. La commissione lavorò con
competenza ed assiduità durante tutto
l’anno rotariano 1977 e decise di assegnare il
prestigioso riconoscimento, il primo, alla
Rockefeller Foundation con la seguente motivazione: “Per aver concorso in maniera
Rotary Club Cagliari
9
determinante a liberare la Sardegna dalla
malaria, piaga millenaria che l’aveva flagellata implacabilmente, stremandone le
forze”. Il premio venne consegnato a Mr.
Hallen Holmes, ministro consigliere dell’ambasciata USA e vice ambasciatore in
Italia, che lo ritirò a nome della Rockefeller
Foundation durante una solenne riunione
che ebbe luogo presso l’Hotel Mediterraneo
il 21 giugno 1978. La targa fu consegnata dal
presidente di quell’anno che era nel frattempo subentrato ad Angelino, Salvatore
Bonomo, e questa è un’ulteriore dimostrazione che la ruota nel Rotary continua a girare, ed infatti furono Angelino e il suo consiglio direttivo che idearono e organizzarono
il premio che verrà però consegnato dal suo
successore. Alla consegna della targa erano
presenti, oltre che un gran numero di rotariani dei club cagliaritani, il Governatore
del 208 Distretto, Augusto Ferri, e le massime autorità civili e religiose.
10
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
NASCITA DELL’INNER WHEEL
(o club dentro la ruota)
ell’anno 1973, durante la presidenza di
Renzo Pirisi, venne costituito un gruppo di mogli di rotariani, chiamato “gruppo
signore”, ma ciò avvenne principalmente per
impulso del PDG Giuseppe Peretti, che seguì inizialmente il gruppo per lasciarlo successivamente, a causa dei suoi impegni, a
Nino Fara Puggioni che lo coordinò con grande competenza. Il “gruppo signore” aveva già
dato prova di una notevole capacità nel campo assistenziale, che si concretizzò tra l’altro
con l’acquisto di un pulmino donato dalle
stesse ai ragazzi assistiti da padre Solinas. Il
23 giugno 1977 nel corso di una riunione del
gruppo e sotto la presidenza del club di Angelo Cherchi, nacque l’Inner Wheel di Cagliari, che fu il secondo club italiano dopo
quello di Napoli, nato tre anni prima, nel 1974,
del quale non fu una promanazione bensì sorse autonomamente sempre grazie all’interessamento del presidente Cherchi, che fu l’artefice e il protagonista di questa iniziativa.
Furono 18 le socie fondatrici, mentre il primo consiglio direttivo era composto da:
Gianna Peretti, presidente; Paola Carcassi e
Nelly Tronci, vice presidenti; Maria Rosaria
Corona, segretaria; Antonella Cherchi, corrispondente del club (editor); M. Pia Leoni,
Franca Pirri e Tina Trois, consiglieri. Il presidente Cherchi provvide immediatamente a
comunicare la notizia dell’avvenuta costituzione del club alla sede centrale dell’I.W. a
Londra. Per la cronaca ricordo che l’associazione ha avuto ben tre governatrici appartenenti al Club di Cagliari: Gianna Peretti,
Micaela Mulas e Paola Carcassi.
Durante il suo anno di presidenza, ha visto la luce il terzo club della città, Cagliari
Nord, fortemente voluto dal governatore
Renzo Pirisi, allora in carica, che fu coadiuvato da Franco Leoni, suo rappresentante
speciale, con la fattiva collaborazione di Nino
Fara Puggioni e Gigi Cosentino. Il nuovo club,
di cui il Rotary Cagliari fu padrino, venne costituito nel 1977 ed aveva allora una peculiarità: era composto prevalentemente da giovani professionisti e imprenditori.
N
Antonella e Angelino durante un congresso.
Sempre durante il suo anno di presidenza
ci fu la felice concomitanza con il governatorato di Renzo Pirisi, culminato nel Congresso Distrettuale di Porto Cervo – Costa
Smeralda, che ebbe un grande successo di
partecipazione e al quale Angelino e tutto il
club collaborarono efficacemente.
Infine desidero ricordare che nel suo
anno venne accolto nel club il caro amico
Lucio Artizzu, ora PDG.
ANGELO CHERCHI GOVERNATORE
distanza di dieci anni da quando aveva
ricoperto la carica di presidente del
club, fu eletto governatore distrettuale (19871988). Governatore del Distretto 208, allora
si chiamava ancora così, infatti solo nel 1991
diventa 2080. Scelse come segretario distrettuale un altro grande rotariano socio del
nostro club, il compianto Antonio Cocco, benemerito libraio ed editore a cui mi legavano affetto ed amicizia. Questa scelta fu certamente dettata dalla continuità con il suo
club di appartenenza e dal profondo legame
che lo univa alla sua Cagliari, ed è per que-
A
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
Congresso 208 Distretto. Il governatore Angelo Cherchi e Cetin Gokceatam,
Rappresentante del Presidente Internazionale (Villasimius 12-15 magio 1988).
sto che scelse come tesoriere distrettuale un altro componente
di un club cagliaritano, Cagliari Est, Franco Cabras, che diventerà governatore nel 1993-94. Il suo anno di governatorato fu animato da un’intensa attività che oltre le visite ai
club del Distretto, si manifestò con l’organizzazione e la promozione di forum, seminari, assemblee e che vide una rilevante crescita quantitativa di soci e di club, ma di questo parlerò più avanti. Angelino ha sempre riservato una particolare attenzione e sensibilità ai programmi umanitari della
Fondazione Rotary. Pensate che durante il suo anno la campagna PolioPlus cresce e supera del 217% la raccolta fondi
richiesta a favore della Fondazione. Solo per fare un esempio il nostro club supera in quell’anno la soglia del 285%.
Accennavo prima all’impulso dato all’espansione. Oltre la
crescita quantitativa dei soci, sviluppa la nascita di nuovi club
che mi piace elencare: in quell’anno nacquero infatti i club di
Bosa, Carbonia, Macomer e Olbia. La nascita di quest’ultimo
fu particolarmente sofferta e complicata, giacché il club di Tempio, a cui apparteneva il territorio, si opponeva tenacemente
alla sua costituzione ed in particolare un socio fondatore e P.P.
di quel club, una sorta di padre padrone, come erano allora
presenti anche in altri club, non lo voleva. Solo l’autorevolezza
e l’arte del mediare e della diplomazia insiti in Angelino, sbloccarono, non senza fatica, la situazione e finalmente il primo
giugno 1987 il club di Olbia fu ammesso al R.I.
11
Promuove iniziative internazionali di solidarietà
come la donazione all’ospedale di Istanbul di importanti apparecchiature di microchirurgia.
Quarto governatore sardo
dopo Raffaele Sanna Randaccio, Giuseppe Peretti, Renzo Pirisi, lasciò alla fine del suo
mandato un bilancio ampiamente positivo, che culmina
con il suo congresso distrettuale, il XXXI, che ebbe luogo a Villasimius presso l’Hotel Capo Boi e che vide la partecipazione di oltre 400 rotariani provenienti da tutto il distretto. Il tema congressuale
incentrato su una importante relazione dal titolo “Gli
indirizzi della cultura nella società di oggi”, fu magistralmente esposta da Tristano
Bolelli, PDG del Distretto 207
e vice presidente internazionale del R.I., insigne glottologo, vice direttore della Scuola Normale Superiore di quella città e accademico dei Lincei, che per inciso fu il fondatore nel 1962 del prestigioso premio Galileo Galilei dei
Rotary italiani di cui fu pre-
12
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
sidente a vita. All’interno del Congresso una
sezione speciale voluta dal Governatore venne dedicata a specifiche proposte di sviluppo
dell’economia del Lazio e della Sardegna.
Si chiude così un anno intenso e proficuo
per tutto il nostro distretto e sul quale sono
stati riversati applausi corali, unanimi consensi e prestigiosi riconoscimenti.
Tutto il nostro club ne è fiero ed orgoglioso
e ti ringrazia, caro Angelino.
Ma l’attività rotariana del nostro Angelo
non si ferma, il cuore rotariano continua a
battere forte.
Non appena terminato il suo mandato gli
vengono affidati, come PDG, prestigiosi incarichi distrettuali. Per diversi anni (almeno
una decina) è stato il presidente distrettuale
di diverse commissioni ed in particolare della Rotary Foundation, dando un forte impulso
alla raccolta fondi per la campagna Polio Plus
ed inoltre appoggiando efficacemente la campagna di sostegno al “Piano Pian” promossa dall’allora governatore Corda per immunizzare i bambini della Costa d’Avorio da una
terribile malattia quale il pianoma e sostenendo la vaccinazione contro l’epatite B a favore dei bambini albanesi, voluta dal governatore di quell’anno, l’amico Franco Cabras.
Fu inoltre presidente distrettuale della commissione di Azione interna, in quella veste curò
insieme al caro amico scomparso, Achille Sirchia, un opuscolo di formazione intitolato
“L’Azione interna”. Nell’ambito dei suoi incarichi ebbe anche la presidenza della commissione per le Nuove Generazioni, commissione a lui molto cara anche perché rispecchiava il motto del Presidente Internazionale “Il Rotary illumina le vie dell’avvenire” e
ciò in riferimento all’importante e delicato
compito, a cui il Rotary era chiamato ed è sempre chiamato, di seguire e formare i giovani,
studiando l’impatto delle nuove professioni e
delle nuove occupazioni nel mondo giovanile ancora oggi risorsa preziosa e speranza dell’avvenire. Il suo impegno nel Rotary fu continuo. Viene eletto in maniera plebiscitaria durante vari congressi distrettuali a rappresentare il distretto presso il consiglio di legislazione e partecipa attivamente alle assemblee:
Singapore (1989), Anaheim (1992) e Nuova
Delhi (1998), con interventi e proposte di modifica al manuale di procedura, alcune delle
quali vengono accolte ed approvate.
È sempre stato conoscitore profondo di
questo manuale, che preferiva leggere e
commentare nell’edizione originale in lingua
inglese, e questo anche, come diceva lui, per
evitare errori o strafalcioni allora presenti nella traduzione in lingua italiana. Un “professore” di Rotary, aperto, colto, sensibile, disponibile e sempre pronto ad ascoltare,
comprendere, stimolare, consigliare e spiegare la complessa legislazione rotariana.
Anche chi scrive gli deve molto, tutto quello che sa di Rotary (ed è ancora molto poco)
lo deve a lui. Grazie Angelino.
Mi piace ricordare a questo punto l’impegno nella formazione che è sempre stato un
punto fermo nelle sue azioni all’interno del
Rotary, e per le quali ha contribuito concretamente con la pubblicazione di un piccolo
e utilissimo volume, una sorta di bignamino
di formazione rotariana, intitolato Il Rotary
Club, guida per i soci, che ha visto ben 7 edizioni, le prime due curate in collaborazione
con Achille Sirchia e le altre a suo nome, le
ultime due sono state realizzate con un modestissimo contributo da parte del sottoscritto.
Numerosissimi inoltre sono gli interessanti ed
efficaci contributi pubblicati sulla «Voce del
Rotary» e sulla nostra rivista del club, collaborazione che continua tutt’oggi.
Ma la sua attività nel Rotary continua anche a livello locale. Siamo nel 1999, anno che
segna il cinquantenario della nascita del Rotary in Sardegna, l’espansione dell’ideale rotariano è sempre stata un’altra priorità di Angelino. Dopo l’istituzione nel 1973 di Cagliari
Est e nel 1977 di Cagliari Nord, passati oltre
vent’anni dalla nascita di quest’ultimo, Angelino pensa che sia arrivato il momento di
creare un nuovo club. Viene nominato dall’allora governatore Arturo Nati suo rappresentante speciale per studiarne la fattibilità
e procedere con la sua attivazione. Angelino
lavorò alacremente, sia studiando il territorio che individuando i nuovi soci che l’avrebbero costituito, scelti tra personalità della cul-
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
13
28 nov. 2013. Il presidente Francesco Birocchi consegna ad Angelo Cherchi una targa ricordo per i suoi 90 anni.
tura e delle professioni. E finalmente nel 1999
venne istituito il nuovo club, Cagliari Sud, 22°
club sardo, 62° club del Distretto, quarto della nostra città.
Al Rotary Club Cagliari e a quello di Cagliari Nord e ai due rispettivi presidenti di allora, Lucio Artizzu e Salvatore Nioi, l’onore di far da padrini al nuovo club, che ebbe
come primo presidente un rotariano di provata esperienza ed autorevolezza, l’ingegner
Emanuele Corona. La consegna della Carta avvenne il 15 settembre di quell’anno alla
presenza del Past Governor Arturo Nati, promotore insieme ad Angelo Cherchi dell’iniziativa, e del Governatore in carica, Pietro
Adragna, oltre che dei Past Governors sardi, Renzo Pirisi, Giovanni Corda, Franco Cabras, Enrico Marcialis, e dei presidenti degli altri tre club cagliaritani.
Ma non è ancora finita.
Siamo nel 2009, l’allora governatore Luciano Di Martino gli affida, come suo rappresentante speciale, lo studio sulla possibilità di costituire un nuovo club al centro della Sardegna. Angelino accetta con entusiasmo l’incarico e si mette subito al lavoro giungendo, non senza difficoltà, alla costituzione di questo nuovo club “Sedilo Marghine
Centro Sardegna” che fu ammesso al R.I. in
data 11 marzo 2010.
Il suo impegno nel Rotary è stato giustamente premiato con l’attribuzione negli
anni dei più importanti e prestigiosi riconoscimenti rotariani: PH 5 zaffiri e 3 rubini,
CSM (Citations for meritorious services) e
DSA (Distinguished service award).
Nella sua lunga militanza rotariana, di
quasi 50 anni, ha partecipato a numerosissimi congressi internazionali e a tutti i congressi distrettuali.
Angelino ha vissuto questa entusiasmante ma anche faticosa esperienza esclusivamente come attività di servizio, proprio al di
sopra di ogni interesse personale, ma questo
grazie soprattutto ad una persona speciale la
quale ha avuto un ruolo importante e prezioso
nel suo lungo cammino rotariano, la sua compagna di una vita Antonella.
Grazie caro Angelino per tutto quello che
hai fatto e che hai dato al nostro club, al distretto e a tutto il Rotary Internazionale, grazie anche per quello che ancora stai facendo e che continuerai a fare almeno sino a 100
anni per il nostro sodalizio.
Auguri e a chent’annos.
■
14
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Storia di Angelo Cherchi
Una vita
dedicata agli studi
Pasquale Mistretta
l professore Angelo Cherchi è originario
di Pabillonis, un centro del Medio Campidano, e con la moglie Antonella ha una
famiglia di tre figli: Paolo, Francesco e Roberto e di cinque nipotini.
Ha dedicato all’attività medica la parte più
coinvolgente della sua
vita. Infatti, ha iniziato,
nel lontano 1950, frequentando come Assistente straniero la Clinique
Cardiologique dell’Università di Parigi diretta dal
professor Donzelot. Successivamente, dal 1951 al
1975, ha svolto attività di
assistente universitario
nella Clinica medica dell’Università di Cagliari
sotto la guida del professor Mario Aresu.
Negli stessi anni ha
conseguito ben quattro Libere Docenze in:
Medicina del Lavoro, Patologia speciale medica, Clinica medica generale, Semeiotica
medica. Nel 1975 è diventato Professore Ordinario di Malattie cardiovascolari – Cardiologia, cattedra che ha mantenuto fino al
1999. Attualmente è Professore Emerito di
Cardiologia.
Nel lungo periodo di vita accademica ha
svolto in modo continuativo e rigoroso l’attività scientifica producendo, insieme ai suoi
giovani assistenti, ben quattrocento memorie a stampa che gli hanno consentito di
partecipare a molti convegni nazionali ed in-
I
ternazionali e di acquisire riconoscimenti
scientifici anche attraverso associazioni e
organizzazioni di cardiologia tra le quali
l’European Board for the Speciality of Cardiology (EBSC) che ha
stilato le norme europee
per le Scuole di Specializzazione in Cardiologia.
Oltre la ricerca scientifica, il Professor Cherchi è ricordato dai tanti
allievi come un ottimo
docente capace di spiegare con semplicità anche gli argomenti più
complessi. Due suoi allievi, Meloni e Mercuro,
sono professori universitari e altri due, Lai e Pirisi, sono primari ospedalieri.
Nel concludere questa
presentazione è importante mettere in luce la
personalità di Angelo Cherchi, nato in un
borgo rurale, di cui ha conservato alcuni
fattori identitari come la determinazione, la
serietà nel lavoro e la pazienza. Durante la
lunga carriera universitaria, di docente e di
ricercatore, si è fatto apprezzare per la cordialità del suo tratto e per l’amicizia che ha
coltivato a Cagliari, in Italia e in molti Paesi
stranieri. Sotto questo aspetto è stata anche
importante la sua convinta appartenenza al
Rotary Club di Cagliari, di cui è stato Presidente e, successivamente, Governatore del
Distretto 2080.
■
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
15
L’impegno internazionale del Rotary
Rotary Foundation,
storia e programmi
Salvatore Fozzi
he cos’è la Fondazione Rotary, com’è organizzata e qual è il suo scopo. Il nostro manuale di procedura ci dà notizia che nel 1917 Arch Klump, allora Presidente
del Rotary International, propose di istituire
un fondo di dotazione costituito da 26,50 USD
destinato a “fare del bene nel mondo” ed è questo ancora oggi il motto della Fondazione. Nel
1928 il fondo superò i 5.000 USD, fu ribattezzato “Fondazione Rotary” e diventò un’entità autonoma all’interno del Rotary International. Due anni dopo la Fondazione elargì la
prima sovvenzione, devolvendo 500 USD
alla I.S.C.C. – la società internazionale per
bambini paralitici creata dal Rotariano Edgar
Allen, che successivamente si sviluppò nell’organizzazione internazionale Easter Seals.
La Fondazione risentì sia della crisi economica della Grande Depressione che degli
effetti della seconda guerra mondiale, ma si
riprese nel dopoguerra, quando l’esigenza di
promuovere la pace si fece sentire ovunque
nel mondo. Nel 1947, alla morte del nostro
fondatore, Paul Harris, i contributi versati
dai Rotariani di tutto il mondo per onorare
la sua memoria furono ingenti e segnarono
la rinascita finanziaria della Fondazione.
Quello stesso anno fu istituito il primo
programma educativo, precursore delle
Borse degli Ambasciatori. Nel 1965-1966 furono lanciati tre nuovi programmi: scambi
di gruppi di studio, sovvenzioni per l’avviamento professionale e sovvenzioni per la
realizzazione dell’obiettivo della Fondazione
Rotary – in seguito sfociato nel programma
Sovvenzioni paritarie.
Dalla prima modesta donazione di 26,50
USD del 1917, la Fondazione ha ricevuto
C
contributi per oltre 1 miliardo di USD. Più
di 70 milioni sono stati raccolti nel solo anno
rotariano 2003-04. A oggi, più di un milione di sostenitori hanno ricevuto il titolo
onorifico di Amico di Paul Harris o Amico
plurimo di Paul Harris.
Tutti noi sappiamo che cosa sono i PHF
(Paul Harris Fellow) ma voglio ricordarlo
specialmente per i soci di recente acquisizione: si tratta di una speciale onorificenza
che viene conferita a ogni persona, rotariano o non rotariano, che versa, o a nome
della quale vengono versati alla fondazione
1000 USD (o l’equivalente in altra valuta).
Versamenti successivi di pari entità danno
luogo alla attribuzione alla stessa persona di
PHF plurimi, da uno a cinque pietre blu.
Esistono ulteriori riconoscimenti aggiuntivi
di carattere superiore, le pietre rosse sino a
tre. Non vanno dimenticati i benefattori
della Fondazione Rotary cioè coloro che versano in contanti o lasciano in testamento al
Fondo Permanente della Rotary Foundation somme eguali o superiori a mille dollari.
Se la somma versata è superiore a 10.000
USD i donatori vengono iscritti in una particolare categoria chiamata Bequest Society
(Lasciti testamentari).
Il consiglio di amministrazione della Fondazione è composto da 15 membri nominati
dal Presidente internazionale con l’approvazione del consiglio centrale ed è amministrato
da un segretario generale che è il massimo dirigente della fondazione stessa, il quale sovraintende alla sua amministrazione e alle sue
finanze seguendo le direttive del consiglio di
amministrazione e del suo presidente. Lo storico segretario generale Ed Futa, alla fine del
16
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
suo mandato, nella sua relazione di chiusura al 31-12-2011 ci informa che la nostra Fondazione continua ad essere finanziariamente solida e che le riserve ammontavano a quella data a 134 milioni di dollari. Aggiungo inoltre che dovremmo sentirci orgogliosi che la nostra fondazione sia efficiente e abbia una gestione dei nostri soldi molto oculata e trasparente. Negli ultimi dieci anni l’88% delle spese della fondazione è stato utilizzato per
l’attuazione dei programmi, percentuale ben
superiore alla media che si ferma al 65% per
le altre organizzazioni che come la nostra non
hanno scopo di lucro.
La missione della Fondazione Rotary è
quella di affiancare e sostenere il Rotary International nella realizzazione del suo Scopo,
ossia di promuovere l’intesa, la tolleranza e
la pace tra i popoli mediante iniziative umanitarie e culturali condotte a livello locale,
nazionale e internazionale.
In particolare il consiglio centrale del RI
e il consiglio di amministrazione della fondazione puntano al conseguimento di alcuni obiettivi principali dell’associazione,
come ad esempio l’eliminazione completa e
definitiva della poliomielite attraverso la
campagna PolioPlus.
Tra quattro anni, nel 2017, la nostra Fondazione festeggerà il primo secolo di vita ed
è per celebrare questa importante ricorrenza
che i nostri dirigenti internazionali hanno
deciso l’attuazione del “Piano di Visione
Futura” pensato per la realizzazione di progetti sostenibili finalizzati ad una maggiore
visibilità all’esterno. Lo stesso è stato sperimentato per tre anni (2009-2012) da 100
Distretti pilota nel mondo, tra cui anche il
nostro distretto 2080.
Il piano, oltre a innovare i processi operativi, praticamente sburocratizzandoli e
rendendoli più agili, ha voluto concentrare
la sua attuazione su 6 aree prioritarie di intervento che, di fatto, coprono le più importanti emergenze dei bisogni delle popolazioni nel mondo.
Dal primo luglio 2013 tutti i distretti del
mondo sono operativi nell’attuazione del
nuovo piano di Visione Futura.
Numerosissimi sono i progetti sviluppati
dalla Fondazione per fare del bene al
mondo, e enormi sono state le risorse finanziarie che i rotariani di tutto il mondo hanno
donato per raggiungere questi obiettivi. Il
progetto e l’impegno più noto ed importante che la Fondazione ha patrocinato è
certamente quello della eradicazione della
polio nel mondo, più conosciuto come “operazione o campagna Polio Plus”. Nel 2012
l’impegno per l’eradicazione della polio ha
fatto progressi storici. Infatti l’anno passato
è stato caratterizzato dal numero più basso
di nuovi casi di polio e dal minor numero di
paesi polio-endemici toccati.
Sono stati riportati meno di 250 casi, rispetto ai 350.000 del 1985, anno nel quale il
Rotary aveva avviato la campagna di lotta
contro la polio. Oggi siamo quasi al traguardo per realizzare il sogno di un mondo
senza polio. Ma non bisogna abbassare la
guardia: la Somalia ha purtroppo riportato
quattro nuovi casi di tipo 1 di poliovirus, altri due casi sono stati registrati in Kenya. Interventi immediati da parte del RI sono stati
eseguiti in entrambi i paesi e in Etiopia,
paese confinante. E a seguito di questo
l’azienda Sanofi Pasteur si è impegnata a
fornire gratuitamente 1,7 miliardi di dosi di
vaccino orale contro la polio a sostegno e in
attuazione del piano strategico del Rotary
International per completarne l’eradicazione. Infatti l’impegno preso da questa
grande azienda arriva in un momento cruciale, mentre ci accingiamo ad affrontare
“la sfida finale per eradicare la polio una
volta per tutte” come ha dichiarato il segretario generale del RI John Itewko.
La Fondazione Bill e Melinda Gates, che
aveva già precedentemente e con generosità
contribuito con una donazione di 355 milioni di dollari, seguiterà, come è stato annunciato nel giugno scorso al Congresso RI di Lisbona, a finanziare massicciamente il Piano
Strategico 2013/2018 per la sfida finale contro la polio. La fondazione Gates corrisponderà 2 dollari per ogni dollaro impegnato dal
Rotary fino a un massimo di 35 milioni di USD
l’anno. Una volta completata, questa azione
dicembre 2013 —
umanitaria raggiungerà nel
2018 oltre 500 milioni di dollari. Anche l’Australia si è impegnata a donare 80 milioni
di dollari australiani e questo
grazie alla fattiva pressione
dei rotariani di quella nazione. Ed infine il RI ha approvato un sussidio straordinario
d’emergenza di 500.000,00
USD a favore dell’organizzazione mondiale della sanità
per rispondere immediatamente alle recenti insorgenze
di casi di Polio in Somalia. La
sovvenzione copre i costi operativi, incluse le risorse per il
personale, la formazione e il
trasporto degli operatori sanitari per aiutare ad immunizzare i bambini sotto i dieci anni in tutte le aree accessibili del paese ed infine i governi del Regno Unito e del
Giappone hanno annunciato
il loro impegno a donare rispettivamente 15 milioni di
dollari il primo e 1,5 milioni di
dollari il secondo per finanziare una campagna di immunizzazione d’emergenza,
nel Corno d’Africa, dove la
polio ha colpito bambini in
Kenya ed Etiopia oltre che in
Somalia. Attraverso le donazioni alla Fondazione aiuteremo a sostenere l’opera del
Rotary in tutto il mondo e a
continuarne l’impegno per
gli anni a venire.
Anche se ormai il 99%
del nostro pianeta è esente
dal morbo, dal 1985 si è registrato infatti un rapido
calo dei casi di poliomielite e
in India la polio non è più
endemica, la lotta non è ancora finita. La polio è una
malattia infettiva invali-
Rotary Club Cagliari
17
dante e potenzialmente fatale, ma con soli 60 centesimi di
dollaro è possibile proteggere un bambino per il resto della
sua vita contro il virus.
Se non poniamo fine alla lotta adesso, oltre 10 milioni di
bambini di età inferiore ai cinque anni potrebbero restare
paralizzati dalla polio nel corso dei prossimi 40 anni.
Gli amministratori della Fondazione hanno identificato
queste aree come prioritarie per risolvere questioni umanitarie critiche. Grazie agli interventi e alla esperienza del Rotary nel mondo sarà possibile realizzare con successo i relativi progetti in queste aree.
Tutti noi rotariani abbiamo l’obbligo di piantare i semi
per il futuro della nostra Fondazione e voglio chiudere questa mia nota con un aneddoto che mi ha particolarmente
colpito e che ben si collega con la missione della nostra Fondazione.
Un antico saggio vedendo un vecchio piantare un albero
di carrubo gli domandò quando l’albero avrebbe dato il suo
frutto. «Dopo 70 anni» gli rispose il vecchio. «Lei si aspetta
di vivere altri 70 anni prima di mangiare il frutto del suo lavoro?» gli aveva ribadito il saggio. «Io non ho trovato una
terra desolata quando sono venuto al mondo» gli rispose il
vecchio «e così come i miei padri hanno piantato gli alberi
per me prima che io nascessi, io li pianto per coloro che verranno dopo di me».
■
18
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Lo scambio giovani
La partecipazione
della scuola
Franco Staffa
ell’ambito delle attività svolte dal Rotary Club Cagliari a
beneficio del territorio, gioca un ruolo importante il programma “Scambio – Giovani”, programma destinato agli
studenti delle scuole superiori, con un buon profitto ed interessati a trascorrere un intero anno scolastico in un altro paese. Anche la famiglia è coinvolta, non solo per la partenza del proprio
figlio/a ma anche perché contemporaneamente deve ospitare un
ragazzo/a proveniente da un altro paese, ed in tal modo lo scambio-giovani diventa effettivo sia per il/la giovane che per la famiglia. Per nove mesi la famiglia deve abituarsi e convivere con
un estraneo che, nella gran parte dei casi, diventa un membro
della famiglia a tutti gli effetti nell’arco di poche settimane.
Non marginale dal punto di vista della crescita personale, il fatto
che lo scambio abbia luogo all’età di 16/17 anni, ossia durante il
IV anno della scuola superiore.
N
Il nostro club da moltissimi anni partecipa al programma, sia
ospitando che favorendo la partenza di quattro/cinque ragazzi
per anno; ragazzi quasi sempre figli di non-rotariani, proprio per
soddisfare lo spirito del “servire” che contraddistingue la filosofia rotariana.
Qui di seguito la testimonianza di Edoardo Lenza, che nell’A/S
2011/12 ha soggiornato in India ed oggi, anche grazie a questa esperienza, studia presso il Royal Holloway College di Londra.
■
Benvenuto Mauro Manunza
on ci rivolgiamo al Past President ma al nipotino che nell’aprile scorso ha
allietato il padre Michele (figlio degli amici Mauro e Mariangela) e la madre,
Stefania Casu, che hanno voluto portasse il nome del nonno. Scusandoci per
l’involontario ritardo, a lui, ai genitori ed ai nonni il nostro più cordiale augurio.
N
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
19
Una scelta giusta
Una cordiale
accoglienza
Edoardo Lenza
on ero sicuro di aver fatto la scelta
giusta fino a quando non ho poggiato piede sul suolo indiano. Già
dall’aeroporto di Bombay qualcosa di diverso mi aveva colpito: non riuscivo a riconoscerlo sul momento, mi sembrava una
puzza fortissima, nauseante, ero terrorizzato all’idea di doverci convivere per un
anno intero. Poi da puzza si fece profumo,
e fu lì che venni a contatto con le spezie indiane: quell’odore inspiegabile mi accompagnerà per sempre, in quanto unico e inconfondibile, riconducibile alla sola India.
Fui accolto da una famiglia che mi aspettava
sorridente all’uscita dell’aeroporto. Il mio futuro “baba” in primo piano, la mia “aai”
poco più indietro con un mazzo di fiori, sapevano chi stavano incontrando, come imparai io un anno dopo, mentre aspettavo un
ragazzo indiano all’aeroporto di Cagliari.
Né io quando andai in India, né lui
quando venne a Cagliari avevamo voglia di
N
dire una sola parola. In quei momenti è l’osservazione che prende il ruolo fondamentale.
Ed io dall’automobile dei miei nuovi genitori
osservavo attonito il paesaggio che mi si
spiegava davanti. Caos, polvere, automobili, una quantità innumerevole di persone,
urla da mercato rionale, strade dissestate,
fuochi per le strade, mucche con fiori al
collo, pecore, maiali, baracche e bancarelle.
Davanti a me si apriva uno scenario che suscitava la mia più profonda curiosità: non
stavo nella pelle, sapevo già che quell’anno
non sarebbe stato sufficiente a capire tutto
di una realtà così diversa.
Poi arrivai a casa: un salone colmo di
persone festanti che mi accolsero rumorose,
sorridenti, offrendomi da bere e da mangiare. Inutile dire che non avevo la benché
minima voglia di rivolgermi a nessuno di
loro, dopo 24 ore di viaggio. Poi colsi tra gli
invitati un gruppo di ragazzi che stavano in
disparte, molto più simili a me che agli al-
20
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
tri convitati. Erano i miei fratelli nel mondo,
ma ancora non potevo saperlo. Erano in
tutto sette, provenienti dal Messico, Brasile,
Germania, Francia e Canada. Mi osservavano vedendo in me ciò che loro avevano
provato qualche settimana prima, al loro
arrivo in India. Dopo mezz’ora tutti si accorsero che stavo per svenire dalla stanchezza, e lasciai il salone per andare nella
stanza che mi era stata assegnata.
Ripreso dallo shock iniziale, presi a vivere
da indiano, e così tutti i miei “fratelli”. Dopo
qualche mese mangiavo con le mani, uscivo
per bere il tè indiano (Chai), iniziavo a conoscere ragazzi indiani e ad ascoltare per
provare a capire il loro mondo: un universo
parallelo in cui il loro destino sembra essere
già segnato. Il corso di studi, il lavoro, a
volte persino lo sport non è una scelta di loro
competenza; spesso è appannaggio dei soli
genitori scegliere cosa deve fare il proprio figlio nella vita, e così molti dei miei amici
erano abituati, e non provavano rancore o
dispiacere, ma vivevano una pacata rassegnazione.
È stato sano per noi occidentali e per
loro orientali riuscire a confrontarci. Ed è
senz’altro vero che la loro cultura è chiusa,
ma non avevo mai pensato che anche quella
occidentale avesse delle barriere enormi rispetto alla loro. Mi ascoltavano attoniti
quando spiegavo la mia vita in Italia, e vedevano dei miti in noi europei, vedevano
una libertà che a loro non era concessa:
nella pratica invece io non mi sono mai sentito così libero come in India quando parlavo
con loro, quando mettevo in gioco i miei valori e li paragonavo ai loro.
È qui il grande progetto dello scambio
giovani del Rotary: capire per amare e non
dimenticare, tralasciare, avere paura di chi
è così profondamente diverso, ma in sostanza così uguale a ciascuno di noi.
Questa è stata la mia scuola di vita all’estero, perché ad essere sincero non ho
avuto l’opportunità di proseguire i miei studi
classici con la frequenza e l’impegno che
avevo sperimentato in Italia. In compenso il
Rotary locale aveva qualcosa di diverso in
serbo per noi, qualcosa che nessun altro studente di scambio che io conosca aveva sperimentato prima di allora.
La nostra scuola divenne viaggio: un percorso di introspezione, di crescita attraverso
la scoperta e la conoscenza dell’India, dal
sud al nord senza sosta.
Io e i miei sette “fratelli” avevamo l’abitudine di fare le valigie una volta al mese o
quasi. E non posso negare di aver amato
quella vita da zingaro che di tanto in tanto
mi portava a commuovermi davanti alle
meraviglie di un paese che non facilmente si
lascia dimenticare.
Fu enorme l’impatto emotivo che ebbe su
di me la visione del Taj Mahal ad Agra, vicino a New Delhi. Una struttura colossale
che si innalzava di fronte a me colpita dai
raggi di un tramonto rosso fuoco. Il riflesso
di quella luce sul marmo bianco perla fu per
me un incontro tra il divino e l’umano, un
momento trascendentale.
Poi viaggiammo al sud, attraverso le foreste buie e le zone tribali e misteriose di un
subcontinente che ama farsi scoprire a poco
a poco. Arrivammo all’estremo sud a godere
delle più favolose spiagge. Era il Natale 2011
e non sentivo alcuna nostalgia delle mie tradizioni; festeggiammo l’evento in modo del
tutto insolito, tra escursioni nelle foreste e
passeggiate a piedi nudi sulla sabbia rovente con lo sguardo rivolto sull’oceano indiano.
Ripartimmo per Goa, primo avamposto
portoghese sul continente indiano, conoscemmo la storia e le tradizioni di quella
terra simbolo dell’incrocio della cultura europea e asiatica. Arrivammo al confine col
Pakistan nel Rajasthan, attraversando terre
desertiche e osservando le prime differenze.
Come mi avvicinavo alla frontiera vedevo meno donne per le strade, meno sari
coloratissimi e più burqa scuri; e sapevo di
quali mali quella terra si era macchiata,
nello scontro inevitabile tra i musulmani e
gli hinduisti.
Infine dopo altri innumerevoli viaggi arrivammo al confine est, verso le eterne vette
della catena dell’Himalaya. Camminammo
dicembre 2013 —
senza sosta per una settimana in mezzo a paesaggi
mozzafiato. Lì scoprii la natura più pura e incontaminata. Risalimmo il fiume impetuoso che portava al
ghiacciaio Panchachuli noncuranti della stanchezza e
del peso dei nostri zaini.
Dopo giorni di camminata
riuscimmo a intravedere la
vetta del ghiacciaio Panchachuli, a 4000 metri di altezza. Non riuscivo a contenermi per la maestosità di
ciò che stavo vedendo. Lasciai cadere il mio zaino e
iniziai a correre in lacrime,
sentendomi per la prima
volta veramente libero, un
tutt’uno con la natura. Corsi
per fotografare l’alba e le
prime luci che si stagliavano
su quella vetta di cristallo, e
continuavo a chiedermi perché io potevo godere di tale
bellezza e non la mia famiglia, i miei amici in Italia e i
tanti ragazzi indiani che
avevo incontrato. E mi
struggevo per non poter condividere tale momento con
nessuno, e sapevo che le parole non sarebbero bastate
per descriverlo.
Avevo finalmente sperimentato che la vera felicità
non poteva essere vera se
non veniva condivisa, come
disse Robert Baden Powell, il
fondatore degli Scout. L’Himalaya mi impartì la più
grande lezione della mia
vita, un concetto che i libri
di scuola non possono spiegare: è come se periodicamente ognuno di noi avesse
un diamante tra le mani,
una pietra preziosa dal va-
Rotary Club Cagliari
21
lore inestimabile, che ci è stata data dal caso: è nostro compito custodirla e onorarla sempre. Io l’avevo ottenuta ad
agosto del 2011 e su quella vetta avevo capito che era giunto
il momento di passarla a qualcun altro, che la sapesse custodire tanto bene quanto avevo fatto io, che la sapesse usare
per il proprio fine, essendo consapevole che un giorno
l’avrebbe resa.
Nel giugno 2012 resi quella pietra al Rotary, sperando che
potesse dare la stessa gioia, la stessa utilità a qualcun altro.
Sapevo che il sogno che stavo vivendo sarebbe dovuto finire
prima o poi, e ottenni il compito di donare la gioia ottenuta
a chiunque altro ne avesse avuto bisogno. Fare il bene è la
grande missione della vita: non importa se si ottiene qualcosa in cambio. Questo mi ha insegnato l’India.
■
22
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Cagliari a stelle e strisce
Settant’anni fa a Cagliari
arrivarono gli americani...
Paolo Fadda
estate di settant’anni fa fu certamente, per l’intero Paese come per
la nostra isola, una delle più calde
del secolo scorso, e non solo climaticamente.
Se gli avvenimenti del 25 luglio posero
fine, con una tecnica molto simile ad un
colpo di stato, a vent’anni e passa di regime
fascista, creando peraltro più confusione
che ordine, per la Sardegna segneranno l’aggravarsi di una situazione di isolamento con
delle conseguenze sul piano istituzionale, e
più ancora su quello annonario, che definire
drammatiche è dir poco.
Quel che accadde poi l’8 settembre, con
l’annuncio della resa incondizionata dell’Italia agli eserciti angloamericani del generale Eisenhower, rappresentò poi la goccia da far traboccare un vaso già pieno.
Perché da allora, e per una quindicina di
giorni almeno, la Sardegna si venne a trovare nel caos più completo. Priva di istruzioni da un governo resosi latitante e, soprattutto, senza più riserve alimentari e
generi di prima necessità, visse quei giorni
di fronte ad un dilemma angoscioso:
– se si dovesse porre fine ad ogni ostilità
contro gli angloamericani e, contestualmente, si dovessero cacciare, con le buone o
con le cattive, le truppe tedesche presenti
nell’isola, consegnandola agli eserciti vittoriosi;
– oppure, come taluni avrebbero voluto,
se si dovesse fare atto di disobbedienza all’ordine di Badoglio, costituendo con i 30
mila militari tedeschi un presidio di resistenza contro gli angloamericani, continuando così a combattere a fianco della
Germania e del Giappone.
L’
Quell’armistizio aveva quindi determinato nelle nostre Forze Armate, una situazione assai difficile e drammatica, anche
perché da Roma, cioè dal governo del Re,
non s’erano ricevuti né ordini né istruzioni.
Fortunatamente, fu trovato l’accordo di lasciar andare via, pacificamente, le truppe tedesche, facendo sì che l’isola potesse essere
occupata, sempre pacificamente, dagli eserciti vittoriosi.
Mi pare giusto però rimarcare come la
critica storica si sia divisa sul giudizio da
dare alla decisione del comandante in campo
delle nostre Forze Armate – il generale Antonio Basso – di lasciar andare via pacificamente le truppe tedesche: se cioè fu un atto
di vigliaccheria o, al contrario, di responsabilità per avere evitato all’isola i drammi di
un guerra guerreggiata nel suo territorio.
Certo è che per noi sardi la decisione
presa fu assai provvida, dato che ci evitò di
divenire territorio di guerra e d’unire nuovi
drammi ai tanti già subiti con i terribili
bombardamenti della primavera. D’altra
parte, per molti di noi l’interpretazione prevalente di quell’armistizio fu DI FINE
DELLA GUERRA e non certo l’attestazione
di una dura sconfitta.
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
23
L’affondamento della nave americana Liberty Robert Rowan colpita da un bombardiere tedesco durante lo
sbarco a Gela l’11 luglio.
Anche storici ed intellettuali si sono da
tempo divisi se la resa senza condizioni agli
anglo-americani abbia rappresentato la
“morte della patria” – come ne avrebbe
scritto il grande giurista Salvatore Satta – o,
al contrario siano stati una sorta di liberazione da una guerra non voluta, non compresa e divenuta da subito impopolare.
Sempre lo stesso Satta, in quel suo bel libro De Profundis, osserverà, con amarezza,
come gli italiani, nella loro grande maggioranza, «sperarono ardentemente nella sconfitta, l’aiutarono e la predicarono», credendo
senza se e senza ma a quel che diffondevano
le emittenti nemiche, radio Londra, la Voce
dell’America, radio Algeri, e non i notiziari
dell’EIAR ed i bollettini di guerra del generale Ambrosio…
Per quel che ci riguarda come sardi, proprio quell’armistizio venne quindi accettato
come la conclusione logica ed inevitabile
per una guerra sbagliata e non compresa.
Per questo nell’isola non ci furono iniziative
o ribellioni per rigettare quello che poteva
sembrare il tradimento o la viltà del Re e di
Badoglio, nel non aver continuato la guerra
a fianco di Hitler; in tutti fu prevalente il desiderio di gettare le armi, di arrendersi agli
angloamericani.
a decisione dell’alto comando militare
avrebbe quindi fatto sì che il passaggio
da un possibile presidio dell’esercito tedesco
a quello angloamericano sarebbe avvenuto
pacificamente (o quasi). Questo fatto sarebbe avvenuto dopo neppure due settimane
da quell’8 settembre: nel primo pomeriggio
del 21 di quello stesso mese, era un martedì,
i primi reparti americani sarebbero sbarcati al porto di Cagliari, fra i relitti ancora
fumanti delle navi colpite nei tragici bombardamenti del maggio-giugno precedente.
Dinanzi a loro c’era una città di fantasmi, di
case sbrecciate o distrutte, senza nessun segnale di vita.
L
24
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Aeroporto occupato dagli alleati.
Il generale Patton a Palermo riceve il 28 luglio 1943 il
gen. Montgomery all’aeroporto.
Per contro, dai porti di Palau e Santa Teresa di Gallura, aveva ormai lasciato l’isola
per la Corsica, l’intera 90a divisione corazzata tedesca, grazie a quell’accordo.
I primi contingenti anglo-americani sarebbero infatti sbarcati a Cagliari proprio il
21 di settembre, tredici giorni dopo la notizia dell’avvenuta resa. Per la verità qualche
giorno prima – forse il sabato 18 o la domenica 19 – all’aeroporto militare di Elmas era
atterrato un “Boeing” dell’Air Force USA da
cui era sceso il maggiore Theodore Roosevelt
(nipote del Presidente americano Franklin
Delano) con altri ufficiali alleati.
Furono ricevuti dal generale Attilio
Bruno, Capo di Stato maggiore delle Forze
Armate della Sardegna e dal Comandante
della Regia Aeronautica dell’isola, generale
Umberto Cappa. A nome dei generali Eisenhower e Taylor, il maggiore Roosevelt
avrebbe comunicato loro la presa di possesso
militare dell’isola, secondo le disposizioni
contenute nell’armistizio militare, dando
loro l’ordine di “consegnare e disarmare” le
proprie truppe.
Il mercoledì successivo – 22 settembre –
uno stormo di bombardieri dell’Air Force
americana era atterrato a Decimomannu,
prendendo possesso della base, mentre da un
DC3 erano sbarcati degli ufficiali, americani
ed inglesi, incaricati di mettere sotto controllo dell’AMGOT, il governo militare alleato, l’intera isola. La Sardegna era divenuta un territorio d’occupazione. Ma – come
in molti avvertimmo in quei giorni – s’era allontanata definitivamente dal quadrante
della guerra.
Si disse – e si scrisse – che la Sardegna
era stata liberata, e che quegli ex nemici
erano stati accolti da liberatori. Liberatori,
quindi, ma da chi e da cosa? Liberati dalla
dittatura del fascismo?, dalla guerra?, dalla
paura? Forse dalle tre cose insieme, o forse
da una quarta o da una quinta che ancora
non riuscivo a ben definire. A proposito può
essere ricordata quella beffarda affermazione di Ennio Flaiano che voleva gli italiani
sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori!
Certo è che quei militari d’altri paesi,
d’altre lingue e d’altre culture ci avevano comunque restituito la speranza, cioè quel
sentimento che ridà forza anche alle membra più stremate, che riaccende il desiderio
di ritornare a vivere, a ricercare i valori ed
i beni perduti.
dicembre 2013 —
osì, quell’occupazione
anglo-americane della
Sardegna, venne accettata
come un fatto positivo, pacificatore. Con il loro arrivo ci
sentimmo più liberi, meno
oppressi da tristezze e da
paure, quasi che sull’orizzonte del nostro bel golfo cagliaritano fossero tornati gli
angeli. Così, per la memoria,
quel settembre di settant’anni or sono fu comunque
veramente di cabudanni, il
primo mese come vuole il
nostro calendario tradizionale, perché quella resa nei
confronti di quelle che i giornali d’allora chiamavano le
Grandi Potenze Alleate, si
pensava potesse aprire un
tempo nuovo e migliore per
la nostra isola.
Entrata fra i territori “occupati”, sottoposta ad una
“Commissione di controllo”
degli eserciti alleati (l’Allied
Commission Control for Sardinia), la Sardegna aveva un
governatore “straniero”,
come ai tempi di Carlo V, in
persona del brigadiere inglese Peter W. Boulnois. Ed
era controllata da 15 mila
uomini “degli eserciti alleati” comandati dal generale americano Robert Webster, mentre i 200 mila
militari italiani (in pratica
le cinque o sei divisioni che
prima dell’8 settembre presidiavano le due isole, Sardegna e Corsica), parevano
essere in una sorta di standby, in attesa di capire quale
sarebbe stato il loro destino.
Quei soldati, insieme a
900 mila sardi, erano comunque condannati ad una
Rotary Club Cagliari
25
C
La scuola “Riva” e la piazza Garibaldi dopo i bombardamenti.
drammatica situazione, con scarsi viveri (si ricorderà per
sempre su famini de su carantatresi) e con la mancanza di
tanti generi di prima necessità.
Con l’arrivo degli occupanti qualcosa però sarebbe rapidamente cambiato. Già a fine di quel settembre nel porto
di Cagliari avrebbero attraccato diverse navi del tipo “Liberty”, sbarcando sacchi di farina, fusti di carburante, tonnellate di scatolette di viveri. Per interessamento della Commissione di controllo furono consegnati alle autorità isolane,
tra ottobre e novembre, oltre 15 mila quintali di frumento
e 5 mila quintali di farina, oltre ad alcune migliaia di scatole di carne congelata.
Il fatto che a Cagliari, con gli americani, fosse giunto del
bendiddio alimentare, fece sì che si sarebbero moltiplicati
i ritorni in città dai rifugi di fortuna all’interno dell’isola.
Così la città avrebbe cominciato pian piano a riprendersi dal
lungo abbandono. A novembre sarebbe tornata nelle edicole
“L’Unione Sarda”, in un unico foglio che, però, dava l’impressione che si fosse finalmente usciti dall’anticamera della
morte.
Certo, era una città occupata dall’ex nemico, ma più che
avvilita pareva rianimarsi e prender coraggio grazie alle novità che vi erano giunte con la bandiera a stelle e strisce dell’esercito USA. Erano, per la verità, piccole cose ma allora
parvero a tanti di noi grandissime: le caramelle col buco, i
salamini viennesi in scatola, le Coca-Cola, le minestre passate in polvere, e poi ancora i primi film della Fox con Fred
Astaire e Ginger Rogers e le canzoni di Frank Sinatra e di
Ella Fitzgerald.
26
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Accadde allora che anche quel prostituirsi fisico e morale verrà sincopato, al
ritmo di un boogie-woogie allora molto in
voga fra le truppe, dalle parole, riprese dallo
slang cagliaritano, che dicevano pressappoco così:
Ita cosa bella su ballu americanu, /
cumenzara a de notti e accabara a mengianu. / Sa mamma a cazzoledda, sa filla
a cappellinu, / su babbu si consolara cun
sa bottiglia ’e binu. / Ohi pistun down /
Ohi mister Brown / Appizzus de sa filla /
Ci pappa sa famillia…
Le “am-lire” – quei soldi simil dollaro che
gli occupanti spargevano a piene mani –
avrebbero alimentato i sogni, e attutito le miserie dei tanti disperati di allora. Ma, per la
verità, avrebbero innescato un’inflazione
pazzesca, con il prezzo del pane passato, in
poco più di due mesi, da 80 centesimi al chilo a 3 lire e 70, ed il latte rincarato, come la
carne e l’olio, di ben trecento volte, ed un rocchetto di filo dal prezzo ufficiale e sovrastampato di 70 centesimi veniva venduto per
quasi 200 lire! E questo mentre le retribuzioni
degli operai e degli impiegati erano rimasti
molto indietro, tanto che risultavano insufficienti per la sola alimentazione. Il problema dell’annona, cioè l’azione pubblica autoritaria per il contenimento dei prezzi dei generi alimentari e per il loro contingentamento
forzoso, diverrà oggetto principale per le preoccupazioni delle stesse autorità alleate.
A questa ufficialità si sarebbero poi affiancate delle attività per così dire illecite,
come sa martinicca (nello slang cagliaritano era questo il nome del mercato nero) ed
anche la prostituzione. E proprio a quel mestiere antico come il mondo si sarebbero arruolate, più per necessità che per vizio,
molte giovani ragazze della città.
Quest’impatto della città con i militari
americani avvenne dunque all’insegna della
convenienza, perché da loro giunsero quegli
aiuti che avrebbero attenuato le grandi difficoltà di quel tempo. In verità, occorrerebbe dire che a quegli aiuti ufficiali si sarebbero poi aggiunti quelli non ufficiali,
provenienti dai furti e dai commerci illeciti
che avrebbero permesso di poter trovare,
nei sottani di Marina, divenuti luoghi di
spaccio, sigarette Camel, biscotti e caramelle, carne in scatola, ed anche giubbotti e
scarpe e quant’altro s’avesse bisogno.
Quel rapporto utilitaristico con i militari
“liberatori” avrebbe anche favorito il nascere di amicizie, di simpatie e di familiarità.
Chi scrive conobbe allora un giovanissimo
tenente, Saverio La Motta, d’un piccolo
paese dell’Arkansas, che parlava abbastanza
bene l’italiano, ed era un ammiratore dei
grandi della letteratura italiana, da Dante al
Petrarca fino al Manzoni. Fu lui a darci la
possibilità di vedere, nel cinema Odeon sulla
via Garibaldi, le prime pellicole sottotitolate,
che ci avrebbero permesso di conoscere ed
apprezzare una modernità da noi sconosciuta: quella dei frigoriferi, ad esempio,
delle lavatrici e dei primi televisori.
Da noi voleva sapere molte cose, e principalmente quale giudizio si dava al Re ed a
Mussolini, se s’aveva o no nostalgia del fascismo e, ancora, se a scuola ci insegnavano
qualcosa della storia americana. Ricordo, a
tal proposito, il mio imbarazzo allorché
dicembre 2013 —
chiese se sapessimo chi fossero George Washington ed Abramo Lincoln, senza ottenere risposta. Controbattemmo chiedendo a lui
di dirci qualcosa, che so, di Massimo d’Azeglio o di Giuseppe Mazzini e grande fu la nostra sorpresa nel trovarlo abbastanza ben informato.
Del suo impatto con l’Italia, dove era
giunto fin dal luglio subito dopo lo sbarco in
Sicilia, lo aveva sorpreso la festosa accoglienza ricevuta. Mi raccontò di quando
giunse in un piccolo paese del messinese
alla guida della jeep ed un ragazzino, appena vistolo, gridò «gli americani! gli americani!»: a quelle parole si spalancarono di
botto le finestre delle case e s’affacciarono
uomini e donne gridando a squarciagola
«viva gli americani! viva la libertà!».
Rotary Club Cagliari
27
Anche sul retro delle “am-lire”, la moneta
degli occupanti (per un dollaro ci volevano
100 am-lire, mentre il cambio del 1940 era uno
a 19 lire!) c’erano ricordate le quattro libertà principali della Costituzione americana: di
pensiero, di religione, dal bisogno e dalla paura. Così, la prima conoscenza con l’America portatrice di “libertà” fu, per molti ragazzi
di allora, grazie a quel tenentino, nipote di
un contadino pugliese giunto a New York nei
primi anni del Novecento dopo un avventuroso viaggio su un piroscafo della Compagnia
Florio. Fu lui ad informarci che i primi impegni con cui il suo comando voleva stabilire un’amicizia con la popolazione dell’isola sarebbero stati quelli degli approvvigionamenti alimentari e, soprattutto, quello per
la lotta alle febbri malariche.
28
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Ci fece leggere uno dei loro
bollettini informativi in cui si
dava notizia delle positive esperienze che la Fondazione Rockefeller aveva ottenuto in alcune
isole caraibiche nella eliminazione della malaria. Da quegli
interventi – ci disse – si può ritenere che quelle affezioni possano essere debellate, attraverso
l’eliminazione radicale di quegli
insetti malefici. Aggiunse che le
autorità d’occupazione, ed il generale Charles Poletti che ne era
a capo, stavano trattando con il
governo Badoglio perché l’intervento, già in programma per
l’isola di Cipro, potesse essere trasferito in
Sardegna. Ricorderò, per la cronaca, che,
grazie a quell’impegno, i 75 mila nuovi casi
di malaria di quel 1944, nel ’50 s’erano ridotti a 44, e furono gli ultimi.
Sarà quindi questo il lascito più importante e significativo ricevuto dall’occupazione americana di settant’anni or sono.
Perché, vinta la malaria grazie a quegli americani, l’isola sarebbe apparsa diversa, ripopolando le coste abbandonate e soprattutto riacquistando salute e vigore a delle
nuove generazioni non più minate dal tarlo
delle febbri perniciose.
i sarebbe quindi molto da riflettere, e
non solo positivamente, sui sentimenti
che, in quei giorni da territorio “occupato”,
circolarono fra molti di noi. Gli Stati Uniti
avrebbero rappresentato il modello a cui
ispirarsi per ricostruire il proprio paese, la
propria città, la stessa nostra patria. Non a
caso, per quel che si ricorda, ci fu qualcuno
che propose che la Sardegna divenisse una
nuova stella della bandiera degli Stati Uniti
d’America.
Certo è che la presenza fra di noi di quei
militari avrebbe modificato, e non poco,
non solo il nostro modo di pensare e di agire,
ma anche la nostra stessa identità. Si può essere o no d’accordo se fu un fatto positivo o
C
negativo, ma è certo che quella presenza
avrebbe cambiato l’isola.
Credo però che sia utile, a distanza di settant’anni e mentre i ricordi si fanno sempre
più fievoli, cercare di fissarne qualcuno con
la scrittura. Perché la presenza degli americani, con quel che avrebbero portato qui da
noi, sarebbe riuscita a far dimenticare l’onta
della sconfitta, l’amarezza della guerra perduta.
Sembrò molto giusto, e soprattutto consolatorio, quel che la loro propaganda continuava a ripetere, che cioè la guerra era
stata da loro fatta contro Mussolini ed il fascismo, non contro l’Italia e gli italiani. Anche i loro film, quella loro elegante rivista
Victory e gli opuscoli che distribuivano, battevano sugli stessi tasti, illudendoci d’essere
stati anche noi vittime del fascismo e, per
questo, non dei vinti ma quasi dei co-vincitori.
Forse nacque allora, in noi, il mito americano. Sentimmo in tanti, giovani e meno
giovani, la voglia (e, forse, l’ansia) di ricominciare, di fare punto a capo e di scrivere
un nuovo capitolo per il nostro futuro. La disfatta militare, i drammi, le tristezze le distruzioni dei giorni passati parevano essere
– finalmente – delle vicende lontane, dei
dolori da dimenticare.
■
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
29
Cagliari: un importante polo
L’aeroporto come strumento
di crescita del territorio
Alessio Grazietti
sistono molti esempi nel mondo di aeroporti che hanno contribuito in maniera decisiva, accompagnato e addirittura determinato, la crescita del proprio territorio, in termini economici, turistici e sociali.
Uno dei più eclatanti è certamente quello
di Atlanta, in Georgia USA. Negli anni ’60
e ’70 l’economia della Georgia era stagnante,
una delle più arretrate del Nord America.
L’aeroporto di Atlanta, così come lo conosciamo oggi, viene concepito nel 1967 e
nasce nel 1980.
La Delta Airlines, una delle compagnie
aeree più antiche del mondo, nata nel 1929,
accomuna le sue fortune e la sua crescita,
che ne ha fatto la compagnia più importante
nel mondo negli ultimi anni, alla crescita
dell’aeroporto di Atlanta, suo Hub e base di
armamento.
E
Negli anni Settanta ed Ottanta, la comunità urbana di Atlanta investì ingenti risorse nello sviluppo dell’aeroporto, che divenne uno dei più importanti hub d’America
e del mondo.
La Delta Airlines conseguentemente, divenne la prima compagnia del mondo, e
l’aeroporto Hartsfield Jackson di Atlanta, si
insediò in cima alle classifiche mondiali
come primo aeroporto del mondo, dove ormai si trova incontrastato da circa 15 anni,
con oltre 92 milioni di passeggeri nel 2011.
Ad Atlanta la presenza di un simile gigante aeroportuale ha certamente determinato un’enorme crescita economica, consentendo l’ottenimento e la celebrazione
delle Olimpiadi nel 1998, e favorendo il riscatto economico e sociale di un’intera nazione.
30
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
La mission dichiarata dalla società aeroportuale di Atlanta è la seguente:
«Our mission is to provide the Atlanta region a safe, secure and cost-competitive gateway to the world that drives economic development, operates with the highest level of
customer service and efficiency, and exercises
fiscal and environmental responsibility».
«La nostra mission è di mettere a disposizione della regione di Atlanta, una sicura
e competitiva porta d’accesso al mondo, che
porti sviluppo economico, e che operi con il
più elevato standard di servizio ed efficienza,
nel rispetto della propria responsabilità fiscale ed ambientale».
Questo è certamente un modello a cui
guardare, ma anche senza arrivare a queste
vette ci sono esempi di grande successo e di
benefici effetti sulle economie dei territori di
riferimento, determinati dagli aeroporti e
dal loro sviluppo.
Ne sono un esempio in Italia gli aeroporti
di Bergamo, di Pisa e di Venezia, che, con lo
sviluppo delle compagnie low cost i primi
due, e di quelle tradizionali il terzo, sono saliti notevolmente nel ranking nazionale, creando migliaia di posti di lavoro diretti ed in
misura anche maggiore nell’indotto.
Venezia ormai è il terzo aeroporto italiano ed aspira al ruolo di terzo hub del
paese, che gli viene affidato anche dal recente Piano Nazionale degli Aeroporti.
Gli aeroporti sono elementi essenziali
della politica di sviluppo economico nazionale, regionale e locale poiché rappresentano un importante vantaggio concorrenziale per la promozione di un territorio: un
aeroporto è sicuramente un motore di sviluppo per l’economia dell’area circostante,
non solo in termini strettamente connessi
alle attività di trasporto, ma soprattutto
per l’intero sistema economico.
La corretta considerazione dell’impatto
economico prodotto da un aeroporto è utile
non solo per mettere in evidenza la redditività degli investimenti di cui la società di gestione si fa carico, ma anche per aumentare
il coinvolgimento della comunità locale nel
sostenere lo sviluppo dell’aeroporto stesso e
dell’economia ad esso, direttamente ed indirettamente, collegata.
In Sardegna Cagliari Airport ha sviluppato notevolmente il proprio traffico ed il
suo network di collegamenti, operando dapprima sul fronte infrastrutturale, ammodernando ed ampliando le sue strutture, e
poi attirando le compagnie low cost, oggi le
sole in crescita, ed in misura notevole, nel
panorama europeo, che hanno contribuito in
maniera determinante ai successi ed allo
sviluppo dello scalo cagliaritano.
Oggi a Cagliari operano stabilmente, oltre alle primarie compagnie nazionali: CAI,
nata dalla fusione tra Alitalia/Airone, e Meridiana, di cui siamo la principale base per
traffico passeggeri, anche le principali compagnie low cost: Easy Jet, seconda compagnie low cost europea, TuiFly oggi assorbita
da Air Berlin, seconda compagnia aerea tedesca e terzo vettore low cost europeo, Germanwings, ma soprattutto Ryanair, prima
compagnia europea, leader assoluto nel vecchio continente, davanti a giganti come Air
France e Lufthansa.
Ryanair ha aperto una base a Cagliari nel
2009, basando due aeromobili, ed ha raggiunto 1.514.000 passeggeri nel 2011, divenendo da allora il principale vettore dello
scalo.
Anche la British Airways fino all’anno
scorso operava un collegamento con Londra,
come pure Lufthansa con monaco di Baviera.
Dunque nel nostro scalo operano stabilmente 6 tra le prime sette compagnie europee, che connettono i loro hub con il principale scalo della Sardegna, connettendolo
quindi al resto del mondo, consentendogli di
raggiungere un indice di connettività europeo (un numeretto che esprime la media
dei voli necessari per raggiungere da Cagliari qualunque altro aeroporto europeo)
che è pari a 2,38 e ci pone al pari dei principali scali nazionali ed internazionali, mentre l’indice di connettività mondiale di Cagliari Elmas è pari a 3,35.
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
31
DA Cagliari si raggiunge, con uno step
circa il 58% del PIL Europeo ed il 53% della
Popolazione Europea.
Gli aeroporti raggiungibili in giornata
sono 380, ma il tempo medio per raggiungerli è ancora alto, pari a 469 minuti (7 ore
e 49 minuti).
Il network diretto del Cagliari Elmas,
operato da 13 compagnie aeree, costituisce
una rete di collegamenti point to point, che
collegano Cagliari con molte delle principali
capitali politiche ed economiche europee.
51 sono le destinazioni servite nella stagione Summer, che va dal 28 marzo al 31 ottobre, di cui 26 internazionali e 25 nazionali.
Questo sviluppo ha consentito di sfiorare
nel 2011 i 3.700.000 passeggeri trasportati.
Cagliari Elmas ha così conquistato una
quota di mercato pari al 52% del traffico da
e per la Sardegna, ed è il 13° aeroporto Italiano, uno dei 14 classificati come strategici
dal Piano Nazionale degli Aeroporti, 11 se si
ragiona in termini di poli aeroportuali.
Per capire come interagisce l’attività dell’aeroporto con il tessuto produttivo locale e
regionale occorre considerare che, in generale, lo sviluppo di un aeroporto comporta il
verificarsi di due tipi di benefici: da un lato
esso fornisce un servizio di trasporto alle
imprese e alle persone, garantendo la possibilità di rapidi spostamenti per effettuare
viaggi di affari, commercio e produzione di
servizi; dall’altro produce ricchezza in
quanto “impianto produttivo”, che concentra una forte domanda di lavoro e grandi
volumi di investimenti.
una serie di cerchi concentrici ovvero una “cascata” di benefici (“ripple effect”) che si propagano dall’aeroporto stesso al territorio circostante, dove al centro c’è la società di gestione aeroportuale, che può rappresentare
una grossa occasione di business, e poi via
via, dapprima i servizi on-site: autonoleggi,
ristorazione, spedizionieri, servizi di catering,
handling, dogana, negozi, compagnie aeree,
taxi, uffici postali, e poi ancora le attività comunque connesse al trasporto aereo: turismo,
alberghi, agenzie di viaggio, locali, rifornimento carburante, utenti del trasporto merci, tour-operators; ed infine l’intera economia: promozione dell’immagine del territorio, manifestazioni turistiche culturali e
sportive, localizzazione di nuove imprese, “gateway” internazionale» – Fonte: Baccelli (1995)
Non bisogna poi dimenticare che la presenza di un aeroporto e la sua accessibilità
terrestre, sono sempre più criteri di selezione per le scelte localizzative di imprese industriali e di servizi, soprattutto delle imprese
multinazionali del terziario avanzato. Uno
scalo può quindi svolgere un importante ruolo economico come polo di sviluppo per l’intera area nella quale questo è localizzato.
«L’insieme degli impatti economici riconducibili alla presenza dell’aeroporto può
essere efficacemente rappresentato come
L’aeroporto di Cagliari ha costituito, negli ultimi anni, un polo catalizzatore di finanziamenti europei, statali e regionali, che,
oltre alle risorse proprie della società, hanno
consentito la finalizzazione di investimenti
nello scalo aeroportuale per oltre 180 milioni
di euro negli ultimi 15 anni.
Questi investimenti hanno consentito di
dotare la città e l’intera regione, di una tra
le infrastrutture aeroportuali più efficienti ed
eleganti del paese, inserita da ENAC tra le
eccellenze aeroportuali italiane.
La ricaduta economica di tali attività si
determina attraverso diverse modalità:
innanzitutto in maniera diretta, tramite
gli investimenti diretti, in particolare di natura infrastrutturale, e l’occupazione prodotta;
poi attraverso l’indotto, cioè attraverso
tutte quelle attività di supporto e di servizio,
o che traggono comunque ragion d’essere o
quantomeno alimento, dallo svolgersi e dal
proliferare delle attività aeroportuali e dei
traffici da esse generati;
ed infine in maniera indiretta, attraverso
i servizi erogati, che consentono il collegamento della regione con i mercati nazionali
ed internazionali, favorendo gli scambi economici in tutte le loro articolazioni, commerciali, industriali, turistiche, culturali.
32
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Tra questi investimenti:
Oltre 82 milioni sono stati
spesi nella aerostazione passeggeri inaugurata nel 2003;
• circa 32 milioni sono stati
spesi tra il 2006 ed il 2009 per
il rifacimento delle piste;
• oltre 3 milioni sono stati
spesi per il collegamento alla
ferrovia, che verrà completato entro la fine dell’anno
da RFI che sta realizzando la
fermata aeroportuale;
• circa 27 milioni sono in
corso di spesa per l’ampliamento della capacità dei
piazzali aeromobili e per
l’adeguamento viabilistico
dello scalo;
• circa 12 milioni sono stati
utilizzati per interventi di
manutenzione straordinaria
delle infrastrutture;
• 1 milione è costato il nuovo
terminal per aviazione generale
inaugurato a luglio del 2011;
• altri 25 milioni risultano pianificati per ulteriori interventi
di ampliamento infrastrutturale
e adeguamenti impiantistici
nel prossimo triennio.
Nel corso di questi lavori,
hanno lavorato, nei rispettivi cantieri, centinaia di persone, molte delle quali
hanno poi trovato una occupazione stabile nei servizi
manutentivi, nella gestione
e negli uffici tecnici della Sogaer Cagliari Airport.
Conseguentemente
a
questi sviluppi, sono stati
impiantati numerosi esercizi
commerciali e servizi nello
scalo, rinnovato ed ampliato.
Oggi in aeroporto lavorano circa 2.300 persone, direttamente impiegate, com-
prese le basi militari dell’aeronautica, dell’Esercito e degli
Elicotteristi dei CC e del centro smistamento delle Poste. Ed
almeno altrettante nell’indotto.
La ricaduta economica dello sviluppo del traffico sul territorio è ancora più notevole.
Certamente non è compito della società di gestione aeroportuale l’offerta di servizi ai turisti per ricavarne profitti.
Questa è invece una grande opportunità che l’Aeroporto determina per tale comparto economico e per l’imprenditoria
che vi opera, che si trova a disposizione, da questi incrementi del traffico turistico una grande opportunità di sviluppo, di destagionalizzazione, di diversificazione dell’industria turistica e dell’economia ad essa collegata, in pratica
un mercato nuovo e di dimensioni assolutamente ragguardevoli.
Al di là dell’incremento del numero delle presenze turistiche nelle strutture ricettive tradizionali, è evidente la
crescita del fenomeno dei bed and breakfast, il fiorire delle
attività di ristorazione e turistiche in genere, in particolare
nei quartieri storici di Cagliari, dove sono apparsi dovunque locali e tavolini all’aperto, e dove la presenza di turisti,
anche nelle un tempo inesistenti stagioni di spalla, si è
fatta massiccia e costante.
Per avere un’idea della ricaduta economica del solo traffico low cost, sul comparto turistico, consideriamo che i
viaggiatori low cost nel quadriennio sono stati:
2009
2010
2011
2012
1.356.805 su 3.333.421 passeggeri complessivi;
1.583.747 su 3.443.227 passeggeri complessivi;
1.826.679 su 3.698.982 passeggeri complessivi;
1.921.720 su 3.571.286 passeggeri complessivi.
Di questi, circa il 50% sono passeggeri incoming, quindi
per la maggior parte turisti.
Da un punto di vista teorico, quindi, calcolando la spesa
giornaliera pro capite e la permanenza media, emerge una
spesa complessiva di svariate centinaia di milioni di euro,
come sola spesa diretta.
A questa va poi sommato l’effetto indiretto, secondo un
moltiplicatore Leontieviano, pari a circa il 40% di quello diretto, e un impatto indotto, secondo un moltiplicatore keinesiano, pari a circa il 60% della somma dei primi due, per
un ordine di grandezza ancora superiore.
Tenuto conto di questi dati, e se si considera che il comparto turistico è già oggi la prima industria mondiale per fatturato, con circa 250.000.000 di occupati, destinati a diventare
300 milioni entro 5-6 anni, e che in Italia gli addetti del set-
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
33
A fronte di tale evoluzione, l’accessibilità
aerea, in particolare per una regione insulare, diviene sempre più strategica ed essenziale quale fattore di sviluppo di una
qualsiasi economia avanzata. Sia per ridurre
i costi da accesso delle nostre imprese al resto del mondo ed ai mercati globali, sia per
favorire l’eventuale ingresso ed insediamento
di imprese ed attività economiche dal resto
del mondo sul nostro territorio.
tore sono oltre il 10% della forza lavoro complessiva, si capisce l’importanza che, anche
in prospettiva può avere tale comparto nella nostra regione e nella nostra città.
A detta di molti decision-maker, infatti,
i responsabili marketing delle compagnie
aeree, la nostra città è una destinazione perfetta per i cosiddetti short break e per i long
weekend, che stanno diventando sempre più
affermati tra le modalità di godimento della
vacanza e del viaggio per ragioni turistiche.
Lo sviluppo di una rete di collegamenti
ampia ed articolata consente anche di promuovere le produzioni isolane sia nell’agroalimentare che nell’artigianato in particolare, ma anche di valorizzare le
peculiarità ed i tesori culturali ed etnografici
che caratterizzano la nostra regione.
Da non sottovalutare poi la opportunità
di accrescere gli scambi culturali, le occasioni di studio e di ricerca all’estero e nella
nostra regione, il mantenimento di legami
più stretti con chi deve recarsi altrove per
motivi di studio e lavoro.
Ma soprattutto è importante considerare
che, specialmente in quest’epoca di globalizzazione, il contesto con il quale occorre
confrontarsi, si è esteso in tutti i comparti,
a livello internazionale.
Tra gli effetti della presenza di un aeroporto internazionale, vanno anche considerate:
• l’inserimento dell’area nel circuito delle
localizzazioni primarie a livello mondiale;
• il miglioramento della notorietà e dell’immagine internazionale dell’area;
• la possibilità di produrre servizi, anche
tradizionali come il turismo, con modalità
avanzate.
Questo genere di benefici assume particolare importanza nell’attuale contesto economico sempre più improntato a logiche di
globalizzazione dei mercati e di integrazione
delle economie nazionali.
Tra gli effetti indiretti che lo sviluppo
dei collegamenti è in grado di innescare, un
posto importante è occupato dallo sviluppo
del settore immobiliare. Come avvenuto per
esempio attorno all’aeroporto di Alghero,
dopo l’avvento dei collegamenti con l’Inghilterra, l’interesse di natura turistica, si
porta appresso un incremento dell’interesse
e dell’appetibilità degli investimenti in tale
comparto.
Un fenomeno che certamente deve essere governato, per non generare distorsioni,
ma che può costituire anch’esso un’importante occasione di sviluppo economico, ed in
un settore solitamente trainante per tutta
l’economia (come dicono en France: quand
le batiment va tout va).
Un altro effetto importante prodotto
dalla vicinanza all’aeroporto è anche quello
di agire da stimolo sui processi di innovazione, sia per effetto della domanda di beni
e servizi avanzati e di qualità richiesti dal
34
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
settore aeronautico, sia per la tendenza delle
imprese innovative ad agire in un contesto
internazionale e quindi a localizzarsi presso
gli aeroporti.
In questo senso, la presenza di un aeroporto incide sullo sviluppo delle competenze
professionali in dotazione al territorio regionale.
Secondo alcuni studi, quindi, la prossimità agli aeroporti diventa, dunque, un asset strategico più o meno determinante nella
definizione della performance economica
dell’impresa.
Come conseguenza di tutto quanto detto,
la presenza di un aeroporto produce un impatto significativo sulle stesse scelte localizzative delle imprese e quindi indirettamente,
essendo esse catalizzatrici di investimenti,
sulla situazione economica di una provincia
e sulle sue possibilità di sviluppo futuro: a
suffragio di questa tesi può essere sufficiente
citare l’autorevole documento della Federal
Aviation Administration che definisce gli
aeroporti “magneti” in grado di attrarre
magazzini, centri di distribuzione, centri direzionali, alberghi e industrie.
In conclusione appare evidente che l’aeroporto costituisce un asset importante ed irrinunciabile per gli attuali scenari economici, ma soprattutto in vista di qualunque
sviluppo futuro si decida di perseguire in termini economici, sociali ed anche culturali.
Come tale è importante che cresca la
consapevolezza nell’opinione pubblica dell’importanza che tale infrastruttura riveste,
non soltanto per gli utilizzatori diretti, ma
anche per tutto il tessuto economico della regione, in quanto fattore di sviluppo di assoluto rilievo e difficilmente sostituibile.
Tra gli elementi di maggiore positività
che hanno caratterizzato la vita dell’aeroporto nel 2013, si deve registrare il rientro di
Cagliari-Elmas tra gli scali strategici europei, inseriti nelle reti Core Ten-T (Trans European Network-Trasporti), che apre la possibilità di accesso a fondi europei per gli
investimenti necessari allo sviluppo, e ga-
rantisce una maggiore attenzione da parte
delle istituzioni alle esigenze dello scalo.
Nel 2013, il traffico aeroportuale su Cagliari Elmas, ha sinora registrato un segno
positivo, sia pure solo in termini di pochi decimi di punto percentuale.
Dopo un iniziale calo che ha caratterizzato i primi sei mesi, sia in termini di movimenti che di passeggeri, a causa del perdurare della crisi nazionale ed internazionale,
nel secondo semestre la situazione si è progressivamente invertita e a metà novembre
si registrava nuovamente una lieve crescita,
almeno per l’incremento del traffico passeggeri.
Un elemento di grande positività è certamente costituito dal fatto che a trainare la
ripresa siano stati soprattutto i collegamenti
internazionali, che hanno compensato la
flessione del traffico nazionale, dovuto alla
situazione di grande incertezza determinata
dalle vicissitudini della cosiddetta “continuità territoriale” ed alle relative procedure
di assegnazione delle rotte.
Per il prossimo anno si configura una situazione di consolidamento delle rotte e dei
livelli di traffico attuali, con possibilità di
qualche ulteriore sviluppo proprio per i collegamenti internazionali, mentre ancora
qualche incertezza al momento si deve registrare per i collegamenti domestici, a causa
della mancata definizione della cosiddetta
CT2, cioè delle rotte secondarie della continuità territoriale, che per Cagliari sono Bologna, Verona, Firenze e Napoli.
La positiva evoluzione della situazione
economica internazionale sta infatti determinando un ritorno agli investimenti, per
ora timidamente, da parte delle compagnie
aeree, che negli ultimi anni si erano messe
sulla difensiva.
Se il trend venisse confermato, anche il
terminal cagliaritano potrebbe giovarsi di
tale inversione di tendenza e riprendere il
suo cammino di crescita e sviluppo del network che aveva caratterizzato positivamente
il quinquennio 2006-2011.
■
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
35
Il patrimonio artistico
Pannelli esplicativi a cura
del RC Cagliari
Marinella Ferrai Cocco Ortu
l club – nello spirito di servizio rotariano
che mira a costruire un mondo di amicizia e di pace – ha ritenuto che, tra le
tante sue azioni a beneficio della collettività,
l’iniziativa di promuovere la conoscenza e la
valorizzazione del patrimonio artistico locale
avesse un alto valore etico, perché la diffusione della cultura in ogni suo aspetto riveste un ruolo molto importante nello sviluppo durevole della nostra società. Così
nell’anno rotariano 2007-2008, sotto la presidenza del compianto past President Paolo
Piccaluga, nell’ambito della Commissione
Sviluppo comunitario – aspetti culturali (di
cui ero responsabile con il coordinamento
dei progetti di Stefano Liguori) ha messo in
cantiere un progetto finalizzato a tale scopo.
L’attività di servizio si è rivolta a quel
segmento di patrimonio monumentale e artistico, inserito da secoli nel tessuto urbano,
e come tale spesso ignorato, racchiuso nelle
più antiche chiese della nostra città, luoghi
certamente di culto ma anche alta espressione artistica della devozione, che nelle loro
trasformazioni hanno accompagnato i mutamenti dei contesti storici che si sono susseguiti nel tempo. La conoscenza di un bene
culturale, a sua volta, porta poi all’educazione verso un turismo consapevole per i
cagliaritani stessi che, pur vivendo nella
propria città, non sempre sono sufficientemente informati sulla storia delle sue chiese
e sui tesori in esse racchiusi.
Il piano di lavoro formulato dalla commissione ha previsto la redazione bilingue –
italiano e inglese – innanzitutto di un pannello sulla storia della chiesa come monumento architettonico, e poi di schede espli-
I
cative dei quadri, delle sculture e degli altri
manufatti di pregevole interesse presenti al
suo interno e di cui si ignorano autori, epoca
di realizzazione, per dare un minimo di notizie che consentissero di contestualizzare
le opere all’interno di un percorso storico artistico, e, dato che i testi delle descrizioni
erano bilingui, il servizio si sarebbe contemporaneamente esteso ai turisti che sempre più numerosi invadono la nostra città.
La dott.ssa Lucia Siddi, esperta storica
dell’arte della Soprintendenza ai beni architettonici storici ed artistici delle Provincie di Cagliari e Oristano, ha aderito con entusiasmo alla richiesta del Club e si è fatta
carico di elaborare le schede descrittive, dimostrando pur non essendo del Rotary di essere vicina alle sue idealità, e ritenendo il
proprio contributo di alto valore didattico e
di supporto alla attività di tutela della Soprintendenza stessa; la traduzione in inglese
è stata effettuata dalla Associazione Italia
Inghilterra del socio Franco Staffa.
Nella parte bassa del pannello e delle
schede si è apposto il simbolo del Rotary
Club Cagliari, emblema del messaggio rotariano di amicizia tra i popoli espresso in
questa occasione attraverso il linguaggio
universale della cultura, anche al fine di
evidenziare al “grande pubblico”, che non
sempre lo conosce nella sua vera essenza, lo
spirito di servizio del Rotary International.
L’iniziativa, in progress, prosegue da ormai tre anni. La prima chiesa è stata quella
di San Lucifero. La chiesa (conosciuta anche come chiesa della Vergine del Rimedio)
è di proprietà del comune di Cagliari, fu
fatta costruire infatti nei primi decenni del
36
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Uno dei pannelli redatti dalla dott.ssa Siddi.
secolo XVII dall’Amministrazione comunale, e la seconda domenica di novembre la
Municipalità interveniva alla festa della Vergine del Rimedio (che si celebra tutt’ora) per
un voto fatto nel 1708 in quanto la Madonna
aveva fatto cessare una epidemia che aveva
flagellato la città; tale scelta iniziale è stata
motivata dal fatto che il Club ne ha progettato, attraverso un concorso di idee, la sistemazione della antistante piazza, intitolata
nel 2000 ai Martiri delle foibe.
Successivamente l’attenzione è stata rivolta alla Basilica Magistrale di Santa Croce
ubicata nel quartiere storico di Castello. La
chiesa, il cui impianto risale al secolo XVII,
era rimasta chiusa per quasi venti anni, ed
è stata riaperta ufficialmente nel dicembre
2007, dopo un lungo lavoro di restauro a
cura della Soprintendenza ai beni architettonici. La prolungata chiusura del complesso monumentale ne aveva quasi causato la scomparsa dalla memoria dei
cagliaritani: la sua vicenda merita invece di
essere conosciuta perché affonda le radici
nella storia antica della città e anche perché
al suo interno conserva opere artistiche interessanti.
L’ultima in ordine temporale la chiesa
del Santo Sepolcro, ubicata nel quartiere
della Marina, i cui pannelli sono stati sistemati nel luglio scorso nel corso di una serata
che ha visto la presenza di numerosi soci e
dell’assessore alla cultura del comune di Cagliari, che ha espresso il plauso per quanto
il Club stava facendo per la valorizzazione
del patrimonio culturale cittadino, mentre la
dott.ssa Lucia Siddi ha illustrato i pannelli
da lei stessa redatti.
La collaborazione con la dott.ssa Siddi
prosegue, sempre nel quartiere della Marina, con la chiesa di Sant’Eulalia in programma per quest’anno rotariano.
■
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
37
Le sedi del R.C. Cagliari nel corso degli anni
Una nuova “casa”
per il nostro Club
Michele Rossetti
noto a tutti i rotariani come le riunioni dei Rotary club debbano obbligatoriamente tenersi presso sedi aperte al
pubblico e facilmente rintracciabili, quali hotel e ristoranti, anche per favorire la partecipazione dei rotariani in visita e degli ospiti.
Gli hotel in particolare offrono le facilitazioni e comodità che rendono più semplice
la vita di un Club: salette e spazi per le riunioni del direttivo e delle commissioni, possibilità di tenere bandiere, campana e labari,
domiciliazione della corrispondenza.
Anche il nostro Club ha quindi, negli
anni, avuto sede quasi sempre presso gli alberghi cittadini, spostandosi tra diversi di
essi a seconda della convenienza e della loro
disponibilità.
Ripercorriamo pertanto la piccola storia
delle diverse sedi, attraverso queste brevi
note, ricavate da uno scritto di Paolo Tronci,
socio fondatore del Club, pubblicato nel libro del trentennale della fondazione, e da
una storia del R.C. Cagliari scritta da Achille
Sirchia e Franco Spina per il volume edito in
occasione dei quarant’anni del sodalizio.
È
La prima riunione per la fondazione del
Club si svolse presso l’hotel Excelsior, situato
in via Roma nel palazzo della Rinascente, e
nei primi due anni di vita il Club tenne le sue
riunioni settimanali presso questo albergo.
Dal settembre del 1951 la riunione del Club
fu spostata nello storico albergo La Scala di
Ferro, in via Torino. Aperto nel 1877, e costruito
sul cinquecentesco Bastione della Nostra Signora di Monserrato, che faceva parte del sistema murario di Cagliari, l’albergo ospitò diverse personalità come David Herbert Lawrence, Totò e Carlo Levi; fu rilevato nel 1961
dalla catena Jolly Hotels, che aveva costruito al suo fianco un nuovo e moderno albergo,
sul suolo dove sorgeva il Politeama Regina
Margherita, e che, nonostante una ristrutturazione, lo abbandonò dopo pochi anni.
Dal mese di febbraio a quello di settembre del 1952 il Club si riunì invece nel ristorante dell’hotel Moderno, nel palazzo Vivanet, in via Roma.
Nell’anno rotariano successivo, le riunioni si tennero, nel periodo invernale presso
il ristorante Benvenuto, in via Sardegna, e
Hotel “Moderno” nella via Roma.
Hotel “Excelsior” nella via Roma.
38
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Albergo “Scala di Ferro” nel viale Regina Margherita e via Torino.
nel periodo estivo nel ristorante “La Sirenetta” al Poetto.
Il 5 ottobre 1953 si tenne la prima riunione nell’hotel Jolly, che era stato da poco
inaugurato nel viale Regina Margherita.
All’hotel Jolly il Club rimase fino alla
fine di settembre del 1982, per ben 29 anni,
fino a quando i continui scioperi del personale del Jolly e l’intenzione di smobilitare da
parte della proprietà non furono più in
grado di garantire decoro e continuità alle
riunioni del Club e furono prodromi della
successiva chiusura dell’albergo.
Nell’ultima settimana di settembre
dell’82 una riunione interclub con Cagliari
Est e Cagliari Nord, presidente del ns. Club
il prof. Antonio Cabitza, docente di Ortopedia, chiuse il ciclo del Jolly hotel.
Nel corso della riunione Carlo Sanna presentò il volume dell’ing. Filippo Manunza
Cagliari nella strategia dei traffici marittimi.
La settimana successiva, il 4 ottobre
1982, una conversazione di Pietro Calella su
Risparmio e inflazione inaugurò la stagione
di permanenza all’hotel Mediterraneo.
Una stagione durata esattamente 31 anni
e che, almeno momentaneamente, si è conclusa il 26 settembre di quest’anno, con una
conversazione di Paolo Fadda, saggista e
studioso delle vicende storico-economiche
Sito internet del club:
E-mail del club:
L’Hotel “Jolly” nel viale Regina Margherita.
della Sardegna, sull’arrivo e sulla presenza
a Cagliari delle Forze armate degli Stati
Uniti d’America dal settembre del 1943.
L’hotel Mediterraneo infatti, in seguito ad
un cambio di proprietà, è stato chiuso per
una ristrutturazione che dovrebbe durare
almeno un anno.
La nuova “casa” del Rotary Club Cagliari, dal mese di ottobre è pertanto il T Hotel, in via dei Giudicati.
Il T Hotel è un albergo moderno, di design contemporaneo, con personale e spazi
pienamente in grado di soddisfare le esigenze del Club e dei suoi soci, garantendo
così il piacere di ritrovarsi, ogni giovedì, in
amicizia e spirito di servizio.
■
www.rotarycagliari.org
[email protected]
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
39
Un nuovo modello di sviluppo
Il ruolo dell’Ecoparco
nel Sulcis
Mario Figus e Stefano Carbone
ono ormai passati ormai cinque anni,
da quando i nostri Club (Cagliari e
Carbonia) hanno avviato una serie di
attività e di azioni concrete finalizzate a risvegliare nella popolazione del Sulcis, pesantemente colpita dalla ormai irreversibile
crisi industriale del suo territorio, la voglia
di riscatto e la capacità di creazione di nuovi
modelli di sviluppo economico e di formazione di una nuova classe imprenditoriale.
Le iniziative che si sono succedute in
questo arco di tempo, tra cui segnaliamo
l’ECOPARCO (ormai passato alla fase di
realizzazione dei primi interventi di rimodellazione e di stabilizzazione ed all’avviamento della fase progettuale) e l’ECOCAMPUS, di cui abbiamo già diffusamente
parlato, hanno costituito solo i primi due
passi di un percorso che si svilupperà nei
prossimi anni.
S
L’obiettivo finale del nostro progetto è
quello di apportare cambiamenti strutturali e duraturi nel tessuto sociale sulcitano,
per raggiungere i quali stiamo coinvolgendo
nuovi e sempre più qualificati partner.
Abbiamo ormai maturato in questi anni
di lavoro la convinzione che restituire sviluppo e competitività ad un territorio che
presenta indicatori socio economici allarmanti richieda non solo l’impegno dei nostri
Club e delle loro risorse, ma anche quello
degli enti, delle istituzioni, degli operatori
economici, ed obblighi a sfruttare “eticamente” tutte le risorse disponibili, a costruire relazioni con altre risorse, scambiando esperienze e buone prassi, ed a
sfruttare ogni possibile sinergia.
L’idea base che ci ha guidato nel nostro
progetto a favore del Sulcis è che lo svi-
40
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
luppo di un territorio con i valori della legalità, della certezza del diritto, della sicurezza sociale, del diritto alla salute, che sono
i valori alla base dell’azione rotariana, è un
impianto sociale complesso.
Non basta che nascano imprese e si realizzino infrastrutture materiali, va ricostruito
il “sistema territorio”. Il sistema non può che
essere costituito da istituzioni credibili, da
soggetti sociali, come i nostri Club, fortemente impegnati e sensibilizzati, da imprese
seriamente contestualizzate e da una forte
domanda sociale di sviluppo.
La nostra è certamente un’impresa difficile ed ambiziosa in cui un elemento fondamentale di successo è costituito da strumenti, strategie e codici di comportamento
culturalmente innovativi e tali da innescare
una dinamica di crescita fondata sull’integrazione, sulla cooperazione produttiva e
sulla valorizzazione delle tematiche ambientali ed ecosostenibili.
Nello sviluppo dei nostri progetti e nell’analisi dei risultati delle nostre iniziative ci
siamo convinti con sempre maggiore forza
che due devono essere i concetti su cui fondare la nostra sfida: innovazione ed internazionalità. Per poterci muovere su questo
terreno abbiamo ritenuto necessario ricercare un partner che condividesse con noi la
nostra linea guida e che potesse consentire
un salto di qualità alla nostra azione.
Dopo un breve brain storming all’interno
del nostro gruppo di lavoro, la commissione
Ambiente e Territorio formata nel 2008 sotto
la spinta dell’indimenticabile Paolo Picca-
luga e costituita da soci dei nostri due Club
che oramai lavorano insieme da oltre 5 anni,
abbiamo trovato un grande partner che fin
dai primi contatti ha condiviso il nostro approccio e ha immediatamente mostrato un
entusiasmo ed una determinazione, se possibile superiore al nostro: FABRICA, il centro di ricerca sulla comunicazione della Benetton, ed il suo art director Sam Baron.
Accompagnati dalle nostre amiche Olga
Bachshmidt, art designer, milanese di adozione, impegnata nella realizzazione di progetti culturali relativi alla contaminazione del
tessuto urbano attraverso la fotografia e l’arte e particolarmente attenta ai temi sociali ed
alla sostenibilità e Angela Rui, anche lei milanese di adozione, architetto, redattrice
della rivista “Abitare” e docente alla Facoltà del Design del Politecnico di Milano e al
Master in Interior Design promosso da Naba
(Milano), che hanno fatto da ponte tra noi
e Fabrica, abbiamo incontrato Sam Baron,
Art Director, e Marta Celso, Project Manager di FABRICA presso la sede di Fabrica.
Quest’ultima è uno splendido e vasto
complesso architettonico, Villa Pastega Manera a Catena di Villorba nei pressi di Treviso, restaurato e ampliato dall’architetto
giapponese Tadao Ando. La sfida di Fabrica si fonda proprio sui principi dell’innovazione e dell’internazionalità: un modo
per coniugare cultura e industria, attraverso
la comunicazione che si affida non più solo
alle forme pubblicitarie consuete, ma veicola
la “cultura industriale”, “l’intelligenza” dell’impresa attraverso altri mezzi: il design, la
dicembre 2013 —
musica, il cinema, la fotografia, i prodotti
editoriali, internet.
Fabrica ha scelto di scommettere sulla
creatività sommersa portata dai giovani e
dagli artisti-sperimentatori di tutto il
mondo, invitati dopo un’impegnativa selezione a sviluppare progetti concreti di comunicazione sotto la direzione artistica di alcuni dei principali protagonisti dei diversi
settori.
Lo scopo che Luciano Benetton ed Oliviero
Toscani volevano raggiungere nel 1994, anno
in cui decisero di fondare Fabrica, è di coniugare cultura ed industria e di offrire a giovani di tutto il mondo opportunità di crescita
creativa e di scambio multiculturale. Fabrica invita giovani artisti/designer, offrendo loro
una borsa di studio annuale e mettendo a loro
disposizione un’occasione di formazione e un
patrimonio di risorse e relazioni per sviluppare, sotto la guida di esperti, progetti di comunicazione culturale e sociale nelle aree del
design, comunicazione visiva, fotografia,
interaction, video, musica, editoria.
Una volta superata un’impegnativa selezione, i giovani borsisti intraprendono un
percorso di formazione e ricerca basato su
progetti reali, in cui centrale è la convinzione
che la comunicazione deve essere strumento
di cosciente cambiamento sociale in tutte le
sue applicazioni. Fabrica vuole ispirare una
precisa categoria di creativi, fatta di giovani “catalizzatori sociali”, che, una volta
terminata la loro esperienza nel centro, continueranno autonomamente il proprio impegno.
Rotary Club Cagliari
41
I risultati dell’impegno di Fabrica per
una creatività socialmente attenta sono molteplici, solo per citarne alcuni: le campagne
di comunicazione realizzate in collaborazione con Nazioni Unite e Reporters Sans
Frontières, la ricerca musicale sul tema della
tolleranza religiosa del progetto Credo, i
film dal Sud del mondo premiati a Cannes,
Venezia e Hollywood, la rivista COLORS, la
serie di workshop Environmental, Social,
Relational.
La visita a Fabrica è stata affascinante.
La bellezza delle architetture e la sorpresa
derivante dal primo impatto con il sito ci
hanno suscitato un vivo desiderio di scoperta
ed una piacevole sensazione di stimolo intellettuale, di pace e gioia di vivere.
I laboratori sono sviluppati in un complesso ipogeo vicino alla villa ed i nuovi volumi progettati da Ando sono inseriti nel
parco di una villa seicentesca, in un autentico dialogo architettonico tra modernità e
storia. La parte originaria della villa, le
“barchesse”, destinata a laboratori e ad un
auditorium, è stata ristrutturata con attenzione filologica sia per la scelta dei materiali
che delle tecniche costruttive: laterizi antichi
e finiture in marmo, pavimenti “alla palladiana” e in legno.
Nella realizzazione dei nuovi volumi, l’architetto giapponese ha fatto un ampio ricorso al cemento armato a vista. Ando ha
creato i laboratori, gli uffici e una biblioteca
elicoidale attorno a una piazza ellittica porticata posta a circa dieci metri al di sotto del
piano di campagna e alla quale si accede at-
42
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
traverso un’ampia scalinata. Una serie di colonne alte dodici metri in calcestruzzo architettonico monolitico attraversa lo spazio
riflettendosi negli specchi d’acqua: una vera
e propria ricerca architettonica che unisce i
dettami dell’opera di Ando a quelli della
cultura tradizionale della villa veneta.
A conclusione della visita, abbiamo iniziato una lunga riunione, terminata a cena
con Sam Baron, Marta Celso, Olga Bachsmidt e Angela Rui, nel corso della quale
abbiamo mostrato ai nostri interlocutori le
immagini del patrimonio archeologico ed archeo-industriale del Sulcis-Iglesiente ed una
breve presentazione sull’artigianato e sulle risorse eno-gastronomiche del Sulcis, realizzata
con il supporto della CNA (Confederazione
Nazionale dell’Artigianato) regionale.
Man mano che scorrevano le immagini
abbiamo visto il loro interesse per il Sulcis e
per il nostro progetto di valorizzazione delle
sue risorse crescere sempre di più. Tutti insieme siamo arrivati ad ideare un progetto
transdisciplinare, in cui la strada per la valorizzazione delle risorse territoriali del Sulcis verrà sviluppata coniugando la comunicazione con altri settori vitali per il futuro
del territorio come l’economia, le scienze
sociali e quelle ambientali.
Un primo step di questo progetto sarà la
definizione dell’idea-progetto. In questa fase
verrà coinvolta anche la CNA, ai cui vertici
regionali siede l’amico Claudio Facchini,
socio del Club di Carbonia, che si aggiungerà a Fabrica, ai nostri Club ed ai nostri
tradizionali Interlocutori Istituzionali (Co-
muni, Regione, Parco Geominerario, Università di Cagliari) a costituire un ambizioso ed articolato team di progetto.
Il progetto, attualmente ancora nella fase
di ideazione, verrà delineato con maggiore
precisione nei prossimi mesi e completerà la
sua fase preliminare con una visita dei luoghi da parte di Sam Baron e dello staff di
Fabrica, che avrà luogo il 20, 21 e 22 gennaio
prossimo. Nel frattempo Sam e lo staff di
Fabrica, dialogando con noi e con le istituzioni del territorio, avvieranno una ricerca
sull’artigianato locale e svilupperanno le
strategie per una collaborazione da sviluppare in un workshop tra i designer di Fabrica e gli artigiani del Sulcis.
Lo scopo del workshop sarà nella nostra
prima idea quello di disegnare una serie di oggetti in serie limitata, fortemente ispirati alla
cultura ed alla tradizione del Sulcis, realizzati
in collaborazione con gli artigiani locali. «Vogliamo immergerci nell’atmosfera del luogo,
vogliamo incontrare gli artigiani ed essere accolti nelle loro case, visitare siti archeologici,
ex minerari, musei e palazzi, respirare in profondità i contrasti di un territorio in crisi, ricco di risorse, ma dove tutto sembra a rischio
e mutevole», ci ha detto Baron.
Nel corso della visita in Sardegna dello
staff di Fabrica svilupperemo gli aspetti logistici del progetto, sia per quanto riguarda
lo svolgimento del workshop, sia per quanto
riguarda gli aspetti relativi alla collaborazione con gli Enti e la CNA, sia per quanto
riguarda gli spazi espositivi. Nei prossimi
mesi lavoreremo sodo per delineare in modo
più preciso il progetto e per trasformarlo in
un progetto di livello distrettuale, anche
perché saranno necessarie per la sua realizzazione, oltre ai fondi dei nostri sponsor
tradizionali, anche le sovvenzioni distrettuali.
Come vedete avremo un bel po’ di lavoro
nei prossimi mesi e naturalmente …. contiamo sull’apporto di idee, di progettualità e
di operatività di tutti Voi!!!
■
giugno 2013 —
Rotary Club Cagliari
43
Un caro amico scomparso
Parliamo di
Paolo Piccaluga
Marcello Marchi
el giorno che la Chiesa dedica alla
Commemorazione dei defunti, il 2
novembre scorso, Paolo ha cessato il
cammino terreno. L’ultimo tratto di esso è
stato aspro e difficile per il morbo che lo
aveva colpito e che non è stato sanato, nonostante le cure prodigate con incessante
premura dai sanitari, fra cui molti legati a
lui da viva amicizia.
Si sono alternate giornate di disperata attesa della fine che pareva imminente ad altre in cui un soffio di speranza sembrava fugare le paure, momenti di intense sofferenze
fisiche ad altri di tollerabile adattamento ai
trattamenti terapeutici.
N
Paolo ha vissuto questo triste e travagliato periodo con lo spirito che sembrava essergli stato impresso dalla natura ma che, in realtà, discendeva dalla intelligenza, dalla cultura, dalla riservatezza, dall’educazione, lo
stesso spirito che ha animato tutta la sua vita.
Se il termine “signore”, nell’accezione che qui
si assume, designa la persona che gode di autorità e influenza presso altri uomini per la
maggior età, saggezza, cultura, raffinatezza
nei modi e nei gusti, deve dirsi che egli era veramente un signore. Lo ricorda così anche il
Past Governor Silvio Piccioni che nel messaggio di cordoglio inviato al Club, memore
della preziosa collaborazione in campo di-
Giugno 2012 – Paolo Piccaluga riceve un riconoscimento per l’impegno profuso in qualità di presidente coordinatore delle Commissioni Amministrazione del Club.
44
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
10 gennaio 2008 – Il presidente Paolo Piccaluga consegna una targa ricordo al prof. Antonio Romagnino in
occasione del suo 90° compleanno.
strettuale, sottolinea la sua signorilità. Nel contempo pone in luce anche la sua concretezza.
Perché questo suo spirito informava la
sua azione nell’esaminare e risolvere i problemi concreti.
Egli ha avuto l’aiuto prezioso della moglie Maria Teresa Masala, sensibile, intelligente e dolce, che gli è stata sempre vicina
e particolarmente in quest’ultima triste fase,
in cui ha supportato dignità e riserbo nella
resistenza al male.
Nato a Cagliari nel 1940, figlio dei farmacisti titolari della sede di Mogoro (il padre,
centenario, gli è sopravvissuto), si laurea in
Ingegneria Mineraria nella nostra Università e nel 1968 è assunto dalla SARAS.
In tale società i suoi meriti vengono apprezzati in tutto il loro valore tant’è che vi
compie una brillante carriera. Nel 1980 è dirigente e nel 1991 Vice Direttore; diventa Direttore nel 1995 e svolge queste funzioni sino
al 2002. In quest’anno è chiamato al settore
di vitale importanza societaria di Acquisti e
Appalti con sede a Milano e, nel 2003, entra
nel Consiglio di Amministrazione di società
del gruppo. Nel 2004 gli viene affidata la Presidenza della Saras Tec, un’affiliata, che si
occupa di ricerca tecnologica; termina il rapporto lavorativo nel 2005.
Per valutare meglio l’eccellenza delle doti
umane e professionali di Paolo che lo hanno
portato a percorrere una così prestigiosa
ascesa con l’attribuzione via via di funzioni
sempre più delicate e determinanti, occorre,
pur se i dati sono noti, riproporre in evidenza che la SARAS, società di raffinazione
petrolifera, è una delle più importanti d’Europa, produce 300.000 barili al giorno, ha
oltre 2.000 dipendenti, ha creato fonti di
energia elettrica, anche alternativa, che con
4,5 milioni di MWh soddisfa il 30% del fabbisogno energetico della Sardegna.
Il libro Cagliari – Storia e Futuro della
Città che il nostro Club ha pubblicato nel
1949 per i suoi 50 anni di fondazione, contiene, fra gli altri, un suo saggio, L’innovazione, con osservazioni e riflessioni approfondite e con specifici riferimenti alla
dicembre 2013 —
rivoluzione che sarebbe già in atto nell’area
industriale di Cagliari. In esso, dopo aver
messo in evidenza l’apporto della SARAS
per tradurre in iniziative industriali i risultati delle ricerche, egli auspica che le cospicue capacità che il complesso sistema possiede in termini ideativi possano avere
adeguato sbocco sul piano produttivo.
Paolo era allora appena entrato nel nostro Club ove era stato ammesso nella riunione del 13 marzo 1997.
Beppe Cascìu, presentandolo, sottolineava che quando la SARAS aveva iniziato la sua
attività in Sardegna, si era diffusa la speranza
della formazione di una classe dirigente locale, evitando l’importazione dei tecnici del
Continente come in una prima fase necessariamente avvenne. Paolo, con le capacità professionali, ricoprendo vari incarichi, inizialmente nei servizi tecnici e poi in attività di ingegneria e di sviluppo di vari impianti, aveva raggiunto un tale livello da diventare, nel
1995, direttore del complesso industriale.
Così quella speranza si era realizzata.
Diceva ancora di lui che «crede nell’amicizia» e Paolo dimostra subito integrandosi nel Club, collaborando alle varie
iniziative, intessendo stretti rapporti con i
consoci, che questo aspetto della sua persona
è veramente reale e sentito.
È difficile elencare gli incarichi e le benemerenze rotariani di Paolo e gli interventi in
tutte le attività promosse e curate dal nostro
Rotary. Qui pare sufficiente riferire che egli è
stato parte integrante e, talora, determinante dei risultati raggiunti. Come consigliere del
direttivo, sin dai primi anni del suo ingresso
nel Club; come Presidente; come capo e
membro di Commissioni; come collaboratore in campo distrettuale, egli ha operato in
modo esemplare nello svolgere le attività alle
quali era preposto ed a promuoverne altre,
sempre mosso dall’intento che lo animava di
far conoscere quanto si presentava, o si prospettava, in campo tecnologico per trarne suggerimenti per futuri interventi concreti.
Sua prima cura è illustrare ai soci, con
una dettagliata visita agli impianti, la realtà
della SARAS e l’incidenza della sua attività
Rotary Club Cagliari
45
sul quadro economico della Sardegna. Occorre poi rammentare che grazie a lui la Società è sempre stata disposta ad essere sponsor o, comunque, a sostenere le attività del
Club di particolare rilievo. Ancora è da ricordare che Paolo ha avuto sempre una viva
attenzione per i problemi dei giovani e per
la loro formazione professionale interessandosi dello scambio giovani, delle borse di
studio, dei vari RYLA che si sono realizzati.
A tal proposito è opportuno, per dar rilievo
al modus operandi nell’affrontare i problemi, citare quanto da lui scritto in questa
rivista nel dicembre 2011. Nel precedente ottobre era stato tenuto il RYLA che scegliendo tra i due temi dell’energia e della comunicazione era stato dedicato alla prima e
intitolato Energia motore per il futuro. Era
una «scelta vincente», scrive, che aveva consentito «di delineare un programma che
aveva come filo logico una ampia ricognizione sulle varie fonti energetiche, cui far seguire relazioni dedicate all’utilizzo e alla distribuzione dell’energia e allo sviluppo di
alcune considerazioni di natura economica».
In questa, che non è una dettagliata memoria di quanto da lui operato nel Club,
deve porsi in rilievo l’apporto della sua cultura e dell’esperienza vissuta nei quadri dirigenti della Saras per la realizzazione dell’Ecoparco di Carbonia.
Infine al Paolo sofferente dell’ultimo
anno, dobbiamo contrapporre quello sorridente e felice dei viaggi da lui organizzati
con scelte sempre appaganti anche in territori lontani; qui la sua cortesia, la sua disponibilità a soddisfare esigenze diverse, la
capacità organizzativa, la cultura erano veramente esemplari. L’atmosfera che si
creava tra i partecipanti era di grande affiatamento e di comune letizia: si realizzava
lo spirito di amicizia da lui voluto.
A sua moglie Maria Teresa, ai figli Enrico
e Francesca, e a tutti i familiari, i soci esprimono il loro affettuoso cordoglio, invitandoli
a trovare conforto nella unanime stima che
Paolo lascia fra quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
■
46
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
47
Mistero sulla sua morte
Camillo Benso conte di
Cavour: avvelenato?
Ugo Carcassi, Tiziana Pusceddu
amillo Benso era nato a Torino il 10
agosto 1810 da Adele de Sellon e dal
Marchese Michele Antonio Benso di
Cavour. Il fratello primogenito Gustavo era invece nato sempre a Torino il 27 giugno 1806.
A dieci anni Camillo veniva ammesso alla
Regia Accademia Militare, nell’aprile 1820.
Gli atti, indispensabili per l’ammissione
contenevano i certificati di battesimo, di cresima, di vaccinazione e la dichiarazione di
aver contratto la rosolia e la scarlattina. Era
stato ammesso alla prima delle tre categorie
degli allievi, quella di paggio, particolarmente
privilegiata perché erano mantenuti all’Accademia dalla Corte e venivano collocati in
testa alla lista di ogni promozione indipendentemente dalla classifica degli studi.
Gli allievi effettuavano esercitazioni militari e “campi” particolarmente faticosi durante i quali mangiavano il rancio e dormivano sulla paglia. Cavour aveva sopportato
bene queste fatiche fisiche, non aveva sofferto malattie ed era riuscito ottimamente
negli studi specie nelle matematiche.
Questi suoi successi, il 16 marzo 1823, gli
avevano valso la promozione con la formula
Decisamente, cioè la più completa che precedeva la Condizionalmente e quella ad
Esperimento.
Dopo aver ottenuto il grado di Caporale
aveva conseguito, il 27 aprile 1824, la qualifica di Cadetto ed il 1 settembre 1825, il grado
di Sottotenente nel Corpo Reale del Genio. Il
16 settembre 1826 era stato promosso, con il
massimo dei voti, Luogotenente.
Non era stato tuttavia, per quanto attiene
la disciplina, un allievo modello. Era stato
posto agli arresti due volte nel corso del 1821
C
per aver posseduto libri vietati, senza autorizzazione, e per aver chiaramente palesato
la sua disapprovazione per la nomina a Paggio. Lo infastidiva il fatto di indossare l’uniforme che era costituita da un capello a feluca, un abito rosa ricamato in oro, calzoni
corti e calze bianche di seta. Acconciatura
che aveva definito «livrea da gambero».
Superato questo tentennamento aveva
completato gli studi all’accademia e il 10
febbraio 1827 aveva preso servizio quale luogotenente alla Direzione del Genio a Torino.
Era stato poi mandato a Ventimiglia (15 ottobre 1828) e successivamente a Exilles (25
febbraio 1829) e tre mesi dopo a Lesseilon,
nei pressi di Modane.
48
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Aveva approfittato di questo periodo di vita solitaria, in
questi sperduti paesini per approfondire i suoi studi nella
matematica e sulle scienze sociali. Era rientrato a Torino alla
fine del 1829 ma nel marzo del 1830 veniva inviato a Genova, città a lui gradita, dove incontra il suo primo grande
amore, la Marchesa Anna Schiaffino Giustiniani.
Dopo lunghe discussioni con i genitori aveva presentato
la richiesta a sua Maestà per la «dispensa da ogni ulteriore
militare servizio» per ragioni di salute. L’aveva ottenuta per
la sua miopia. Il 12 novembre 1831 si erano conclusi i suoi
undici anni di vita militare dei quali forse gli era rimasto
nell’animo una punta di nostalgia.
I suoi propositi per il futuro erano chiaramente indicati
nella lettera da lui scritta il 2 ottobre 1832, alla Marchesa di
Barolo «… c’è stato un periodo in cui non vedevo niente
d’impossibile per le mie forze, tanto che avrei considerato
naturalissimo risvegliarmi un bel mattino nei panni di
Primo Ministro del Regno d’Italia».
Dopo aver lasciato l’esercito aveva trascorso un periodo di grande frustrazione
e per diversi, infelici, anni
aveva abitato nella casa del
padre a Torino.
Nel 1835 Cavour aveva
soggiornato per due mesi e
mezzo a Parigi, partecipando
alla vita notturna dell’alta società parigina, i balli, il teatro, i ristoranti ed anche i
Circoli Politici. Era anche divenuto uno spregiudicato
giocatore d’azzardo perdendo
la sostanziosa somma di ventimila lire. Successivamente,
il 9 maggio 1835, Cavour si
era posto in viaggio per Londra, dove era arrivato il 14
dello stesso mese alle sei del
mattino. Durante il suo soggiorno a Londra aveva visitato Windsor, Oxford, Cambridge, Birmingham e il
Galles.
Rientrato a Torino, nel
luglio del 1835, il padre lo
aveva nominato amministratore delle sue quattro tenute presso Leri, site a nord
di Torino. Unitamente all’amico ed esperto agricoltore Michelangelo Castelli si
era dedicato con attenzione e
diligenza a modernizzare le
proprie tenute aprendo canali di irrigazione per la coltivazione del riso trasformando la palude in una
fertile risaia, ed allevando in
maniera razionale delle pecore provenienti dalla Spagna, dall’Inghilterra e dall’Ungheria.
Era stato il primo in Italia ad intuire il valore del
guano come concime e nel
giugno-luglio del 1845 ne
dicembre 2013 —
aveva ordinato 300 tonnellate dall’Inghilterra. Una parte l’aveva rivenduta agli agricoltori piemontesi con un discreto profitto.
Nel 1847 Cavour aveva incontrato, a Torino, Richard Cobden, uno dei più autorevoli
sostenitori del libero scambio, che aveva visitato l’Italia accolto favorevolmente ad eccezione dell’Italia Asburgica.
Il 26 aprile del 1848 avevano avuto luogo
le elezioni politiche generali, in tutto il territorio dello stato. Cavour si era candidato in
quattro Collegi ma non era stato eletto. Tuttavia nelle elezioni suppletive, del 26 giugno
1848, era stato eletto Deputato nel Collegio
di Torino. Nella seduta inaugurale dei lavori
parlamentari a Palazzo Carignano aveva
preso posto nel settore di Destra.
L’aspetto non l’aiutava, Cavour non aveva un fisico imponente, parlava bene il
francese e male l’italiano. Rieletto, il 15 luglio 1849, iniziava la sua disinvolta carriera
politica che gli aveva consentito di allearsi sia
con i liberali e la destra sia con il centro sinistra. Nel 1850 era stato nominato ministro
dell’agricoltura che gli consentiva di facilitare la politica del libero scambio dei cereali. Veniva eletto, il 4 novembre 1852, Presidente del Consiglio grazie all’appoggio di Urbano Rattazzi, capo dello schieramento di
centro sinistra. Era, quindi, riuscito, in questo modo, ad ottenere la maggioranza in Parlamento venendo accusato di “connubio”.
Il suo intendimento era quello di fare del
Piemonte uno stato moderno. In quest’ottica
riusciva a far costruire la ferrovia TorinoGenova e nel 1857 il Tunnel Frejus. A Vienna
aveva vivacemente protestato per il sequestro dei beni degli emigrati lombardi che si
erano fatti sudditi piemontesi.
La sua lungimiranza nella politica estera
l’aveva portato ad allearsi con la Francia e
l’Inghilterra. Dalla Gran Bretagna aveva ottenuto un prestito, di un milione di sterline.
Questo gli aveva consentito di partecipare
alla Guerra in Crimea contro i russi con un
corpo di spedizione di circa 15.000 uomini,
comandato dal Generale Alessandro Ferrero di La Marmora. Sembra che Vittorio
Emanuele II, con un po’ d’invidia, avesse af-
Rotary Club Cagliari
49
fermato «beati loro che vanno a combattere
i russi a me tocca combattere con frati e monache». Il sovrano aveva approvato malvolentieri la Legge, del 22 maggio 1855, che
chiudeva 300 conventi e “liberava” 5000
religiosi provocando le minacciose ed accorate lettere di Don Bosco. Al Congresso di
Parigi, del marzo 1856, Cavour prendeva
posizione contro l’Austria ed avviava l’alleanza con Napoleone III. Veniva frattanto
fondata la “Società Nazionale”, con Presidente Daniele Manin, al quale era succeduto
alla sua morte Pallavicino Trivulzio Giorgio
Guido, vice Presidente Giuseppe Garibaldi,
segretario il siciliano Giuseppe La Farina.
Cavour non era allora “unitario” ma poiché
divideva gli appartenenti al Partito Repubblicano era stata da lui favorita con l’intento
di utilizzarla quando fosse stato necessario.
Il 21 luglio del 1858 aveva, in segreto, incontrato a Plombiers Napoleone III, con il
quale aveva concordato un’azione che doveva portare all’espansione dello stato piemontese. Il 10 gennaio 1859 il re Vittorio
Emanuele II, inaugurando la nuova legislatura, pronunciava il suo memorabile discorso “Un grido di dolore”, il cui testo sarebbe stato in parte stilato dal Cavour.
Dopo una serie di trattative riservate, il
30 gennaio 1859, la sedicenne principessa
Maria Clotilde, ultimogenita del re, aveva
sposato il principe Napoleone Giuseppe
Carlo Paolo Bonaparte, detto Gerolamo, cugino dell’Imperatore Napoleone III. Nell’aprile del 1859, quando la Francia e l’Inghilterra avevano chiesto il disarmo del
Piemonte, scompaginando in questo modo i
piani di Cavour, quest’ultimo stava per uccidersi con un colpo di pistola al capo. Era
stato trattenuto dall’amico Castelli che lo
aveva incoraggiato a sperare e resistere. Fortunatamente l’errore dell’Austria di dichiarare guerra all’Italia aveva portato Cavour
dalla morte alla vita ed in quella occasione
pare che uscendo dal Parlamento il Conte
avesse pronunciato la frase «abbiamo fatto
la storia: adesso andiamo a mangiare».
La Francia era entrata in guerra con
l’Austria, il 23 aprile 1859.
50
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Avevano luogo nello stesso periodo i Moti rivoluzionari
in Toscana, Parma, Modena e nella Romagna papale.
Quando la situazione sembrava evolvere in maniera favorevole per il Piemonte Napoleone firmava a Villafranca, l’11
luglio del 1859, l’Armistizio, con Francesco Giuseppe imperatore d’Austria.
Cavour profondamente amareggiato si era dimesso e La
Marmora era divenuto Primo Ministro. Nel 1860 Cavour diveniva di nuovo Primo Ministro ed era costretto, il 12 marzo
del 1860, ad onorare il contratto di Cessione di Nizza alla
Francia provocando così la violenta reazione in Parlamento
da parte di Garibaldi. Quest’ultimo, il 5-6 maggio dello
stesso anno, era partito da Quarto con i Mille per la Sicilia.
Il Generale avanzava vittorioso fino a Napoli dove entrava,
il 7 settembre del 1860. Vittorio Emanuele II, sollecitato dal
Cavour si era mosso rapidamente per attestare, con la sua
presenza fisica, l’interesse dello stato sardo-piemontese per
i territori appena “liberati”. Garibaldi aveva incontrato
Vittorio Emanuele II, il 26 ottobre a Teano, confermando,
in questa occasione, la sua fedeltà al sovrano. Il nizzardo,
il 9 novembre, rientrava a Caprera. Il 17 marzo del 1861 avveniva la proclamazione solenne del Regno d’Italia.
Alla fine del 1860 Cavour aveva tentato un accordo con
le autorità pontificie per una soluzione pacifica della “questione romana” secondo il Principio di «libera chiesa in libero stato».
Il Parlamento italiano, il 27 marzo del 1861, su proposta
del Cavour e con l’accordo della Francia, aveva proclamato
Roma capitale d’Italia e la completa indipendenza, quale
stato sovrano, anche dalla Chiesa. Cavour in queste ultime
fasi convulse dell’attività Parlamentare aveva incominciato
a sentirsi male.
Cavour aveva un temperamento bipolare facile agli entusiasmi ma anche alle depressioni. Aveva un carattere ribelle e male sopportava le imposizione auliche tipiche di
quel tempo.
Come già accennato, da giovane allievo dell’Accademia
Militare aveva rifiutato di fare il paggio del Principe Carlo
Alberto di Carignano.
Talvolta la melanconia e lo scoramento prevalevano sfociando nella depressione. In gioventù era persino arrivato a
prendere in considerazione il suicidio, eventualità questa che
aveva tentato di attuare, anche, in occasione del Trattato di
Villafranca. Era comunque dotato di tenacia, lungimiranza
e di particolare abilità nel destreggiarsi fra i meandri della
burocrazia, quelli dell’alta finanzia e della politica.
Nella tumultuosa vita amorosa di Cavour, le donne, ad eccezione di Anna Giustiniani e della Contessa Virginia di Castiglione, avevano avuto scarso rilievo politico. Anna Giusti-
niani si era innamorata di
Cavour da giovane ed aveva
avuto con lui una lunga e tormentata relazione. Fervente
mazziniana e convinta repubblicana, aveva seguito con
ansia il graduale avvicinamento del Cavour alla Monarchia. La depressione, in
parte dovuta all’affievolirsi
della sua relazione con Cavour,
l’aveva portata al suicidio.
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
51
La contessa Virginia di Castiglione.
Il cinismo “amoroso” del Cavour era
anche testimoniato dal fatto che quantunque sentimentalmente legato alla Giustiniani aveva avuto contemporaneamente,
un’ardente relazione con Clementina Guasco di Castelletto (definita dai biografi
“l’Ignota”), anche lei sposata e strettamente
sorvegliata da un marito gelosissimo che
rendeva la relazione con Camillo quanto
mai complicata.
Un’altra relazione aveva riguardato l’enfant blonde, Emilia Nomis di Pollone (Gazzelli di Rossana), che aveva tentato di sposare e con la quale aveva avuto un rapporto
durato parecchi anni.
Del periodo parigino oltre alle numerose
anonime gentildonne e ballerine francesi
(mascherate o no) meritano di essere ricordate la Melanie Villenave Waldor, valente
poetessa, allora molto nota, che aveva reso
52
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
pubblica la sua relazione con Camillo scrivendo il romanzo “Alphonse et Juliette”.
La Contessa Virginia di Castiglione, la
donna più bella del suo tempo, era stata
amica ed amante di personaggi illustri quali
Vittorio Emanuele II, Bismark, Napoleone
III e Cavour di cui era cugina. Ne aveva assecondato l’opera diplomatica, soprattutto
riuscendo a guadagnare l’Imperatore francese alla causa italiana. Bellissima e passionale, spinta da sfrenate ambizioni mondane,
non era tuttavia una “statua di carne” come
la Principessa di Metternich l’aveva definita. Onorata ed osannata per decenni,
aveva finito i suoi giorni in solitudine, dimenticata da tutti.
Quando poi, Camillo, aveva ceduto alle
pressioni dei suoi ed accettato l’idea del matrimonio era stato rifiutato da Costanza Vittoria Marchesa Scati di Casaleggio, figlia
della Marchesa Polissena Vibert de la Pierre
e del Conte Maria Luigi Emilio Grimaldi del
Poggetto. La gentildonna aveva sposato nel
1844 il Marchese Leopoldo Gustavo Scati di
Casaleggio che era morto l’anno successivo
lasciandola vedova a soli 22 anni con un figlio appena nato.
Secondo il Fracassetti il Cavour, a prescindere dalla enfant blonde, che lo aveva rifiutato, aveva pensato anche ad un’altra
possibile consorte. È stato ipotizzato che si
trattasse della marchesina Pilo-Boyl di Putifigari, di origine sarda, andata in sposa il
19 luglio 1847 al Conte Lodovico San Martino d’Aglié.
Tra le conquiste del Camillo sembra figuri anche la giovane Melania Costa Gighetti, giovane moglie separata di un medico, da lui conosciuta a Parigi nel 1856 alla
Conferenza di Pace.
La “Marchesa Laura”, giovane donna,
separata dal marito Marchese Rivelli, diventata amministratrice di Genzano,
avrebbe avuto con Cavour una relazione
dalla quale sarebbe nata una figlia, chiamata Andreana.
Con questa giovinetta Cavour avrebbe
avuto un senile intenso rapporto, che aveva
ingelosito la sua ultima amante, la Bianca
Berta di Valentino Savierz-Ymar, di probabile origine magiara, ballerina del Teatro
Regio sposata con Domenico Ronzani. Quest’ultimo aveva organizzato, con successo, le
stagioni teatrali del Teatro Regio, ma la società, nel 1858, era stata sciolta per mancanza di fondi.
La Bianca che aveva già avuto, a Torino,
diversi “estimatori”, fra i quali figurava anche il Re Vittorio Emanuele II, si era presentata a Cavour appena rientrato dal Congresso di Parigi piangente per chiedergli un
aiuto economico. Lo statista si era stato subito invaghito di questa giovane donna con
i capelli neri come l’ebano ed i denti bianchi come l’avorio, con occhi allusivi ed il viso
rosato. Non aveva intenzione di sposarla ma
si sentiva molto attratto, da lei, ed aveva finito col comprarle, nel maggio del 1860, una
casa che sorgeva al centro di una proprietà
di 12000 mq di terreno, che era costata 23.000
Lire. Diversa era stata la sorte della giovane Andreana. Quest’ultima, come conseguenza della sua relazione con lo statista era
rimasta incinta. Sconvolta per aver scoperto che il “suo” Camillo se la faceva anche con
la Ronzani aveva lasciato immediatamente
l’Abbadia ed era corsa alla villa del suo presunto padre, il marchese Rivelli, che l’aveva accolta con affetto gli aveva confidato i
motivi della sua sofferenze, senza far riferimento alla sua gravidanza. Alla fine un rasoio nel bagno paterno le aveva consentito di
porre termine alle sue pene. Un rapido taglio
al polso destro aveva segnato l’inizio della fine
che aveva atteso sdraiata sul letto. Così l’aveva ritrovata la madre che angosciata l’aveva raggiunta nella dimora dell’ex marito, il
quale l’aveva accolta con rancore urlando «Va
via … Va via … sei la colpevole di tutto!!!».
Sulla fine di Cavour esistono disparate
versioni che analizzano l’ipotesi della morte
per malattia o per altre cause (avvelenamento).
Cavour con molta probabilità era affetto
da gotta ed aveva presentato strani disturbi
intestinali che gli producevano disturbi di
mente e talvolta vaniloquio e che cedevano
rapidamente dopo i salassi. Per la verità i
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
53
La contessa Virginia di Castiglione.
Andreana Rivelli.
medici che lo seguivano non avevano esattamente compreso quali fossero le reali condizioni di salute dell’illustre infermo. Per
spiegare la sua morte era stata chiamata in
causa la febbre tifoidea ed anche una perniciosa malarica. La cura era stata l’esecuzione di ripetuti ed estenuanti salassi.
Secondo il Buffa, Cavour non sarebbe
morto di malattia, ma sarebbe stato avvelenato. I motivi avrebbero potuto essere due,
uno legato alla vendetta della Ronzani che
aveva colto Cavour in fragrante tradimento
con la giovane Andreana, l’altro un omicidio
commissionato da Napoleone III che aveva
concepito per il Cavour una fiera avversione. La Ronzani, obbedendo alle pressioni di
un agente francese appositamente recatosi a
Torino, aveva materialmente attuato la vendetta dell’Imperatore. Questa ipotesi era
stata oggetto di numerosi libelli stampati dopo
la morte dello statista, di cui il Buffa dà puntuale notizia. Che Napoleone III avesse una
feroce avversione per Cavour è documentato dall’enorme somma (500.000 mila lire) offerta alla sua mandante, cortigiana a corte,
per l’attuazione del delitto. Quest’ultima
avrebbe avvicinato la ballerina a Torino
istruendola sulle procedure da seguire. La
Ronzani però si era convinta presto che la cicuta, così come consigliatole, non avrebbe
funzionato, aveva quindi consultato un erborista il quale le aveva illustrato tutte le caratteristiche della cicuta. Tra l’altro aveva richiamato la tradizione greca e l’avvelenamento di Socrate. La pianta veniva distinta
in Cicuta Maggiore (Conium Maculatum), in
Cicuta minore (Aethusacynapium) ed in
Cicuta acquatica (Cicuta virosa). Questa Cicuta non solubile nell’acqua una volta disciolta nell’alcool perde il suo odore sgradevole. Una sola goccia di Cicuta Maggiore produce gravi sintomi di intossicazione, tra cui
nausee, riduzione della motilità, lasciando
però libero il cervello e l’intelligenza. Questi sintomi fanno soffrire per giorni. A Socrate
era stata data una forte dose e la morte era
stata quasi immediata. Per far soffrire una
persona si può iniziare con una sola goccia
e per farla morire tre gocce di soluzione alcolica sono sufficienti.
Era quindi inutile la polvere di cicuta
mescolata al caffè come consigliato dalla
cortigiana parigina. Quello utile era l’infuso
alcoolico che la Ronzani aveva comprato, il
27 maggio del 1861, quando si accingeva a
partire per Sezze.
Cavour in spasmodica attesa della Ronzani, con la quale desiderava riconciliarsi, la
rivedeva il 28 maggio 1861. Quest’ultima
avrebbe versato una goccia dell’estratto al-
54
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
colico di cicuta nel bicchiere di rosolio che Cavour beveva, sempre, dopo il caffè. Lo statista si era sentito male, con ripetuti singhiozzi
ed un lancinante dolore allo stomaco.
Era stato visitato dal medico del paese il
quale avrebbe affermato: «al Conte ha fatto
male qualcosa o nel mangiare o nel bere!
Potrebbe trattarsi di veleno».
Era stato collocato sul sedile posteriore
della carrozza che, dopo tre mute di cavalli,
era giunto a Torino alle undici della sera e
dopo un calmante per la febbre si era assopito fino al mattino.
Nel pomeriggio del 29 maggio Cavour si
era sentito un po’ meglio e si era fatto portare in Parlamento.
Garibaldi lo aveva attaccato violentemente accusandolo di essersi comportato
male nei confronti degli ex garibaldini che
sarebbero dovuti entrare a far parte
delle forze armate regolari. Camillo
era rimasto sconvolto dalla veemenza
delle accuse del nizzardo ed era stato
riportato immediatamente nella sua
abitazione per un grave malessere apparentemente inspiegabile.
Su richiesta del medico curante,
Dottor Rossi, erano stati effettuati dei
consulti, il 3 giugno con il Dottor Angelo Muffoni, il 5 giugno con il Senatore Alessandro Riberi, medico del Re
e dall’amico Luigi Carlo Farini anche
lui medico.
Il 4 di giugno permaneva l’intenso
dolore alla gambe, ma i medici praticavano nuovi salassi, che ulteriormente indebolivano il malato.
Le condizioni del Cavour erano andate gradatamente peggiorando ed il
5 giugno era stato visitato del principe
di Carignano ed alle 9 di sera era
giunto anche Vittorio Emanuele II.
Il 5 giugno era ricomparsa la Ronzani, che Cavour accoglieva affettuosamente. Si era sentito sollevato ed aveva bevuto con piacere un bicchierino
di liquore in cui la sua amante aveva
versato tre gocce di cicuta.
Il mattino del 5 giugno era stato
chiamato, il parroco della Madonna degli
Angeli, Fra Giacomo da Poirino con il quale
il Cavour si era accordato, fin dal 1854, e da
lui aveva ricevuto l’assoluzione. Nel pomeriggio gli erano stati somministrati i sacramenti ed aveva ricevuto, alle 5 del mattino
del 6 giugno, l’estrema unzione. Aveva cessato di vivere alle 6.45 dello stesso giorno.
Aveva 50 anni 9 mesi e 26 giorni.
Il povero frate era stato convocato a
Roma per esservi punito. Era stato rampognato personalmente da Pio IX, in quanto
responsabile di scandalo, sospeso dai doveri sacerdotali e dai relativi emolumenti
aveva potuto fruire di una modesta pensione assegnatali dal governo piemontese.
■
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
55
Fondatore della medicina del lavoro e dell’idrogeologia moderna
Bernardino Ramazzini
un medico del 1600
Angelo Deplano – Giovanni Barrocu
Q
uale doveroso omaggio a Bernardino Ramazzini, lo studioso nato
nel 1633, che occupa un posto
d’onore nella storia della medicina
in quanto fondatore della Medicina del Lavoro, sembra opportuno ricordare brevemente quanto è stato realizzato a proposito
di questa importante disciplina anche nell’università di Cagliari, dove si sviluppò soltanto a partire dall’inizio degli anni ’30 del
secolo scorso per merito dell’illustre clinico
medico prof. Mario Aresu, fra l’altro secondo presidente del nostro RC negli anni
1951-52 e 1952-53. Infatti da quel periodo egli
aveva cominciato a interessarsi alle patologie dei minatori, lavoratori particolarmente
esposti alla silicosi, collaborando con
l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione
Infortuni sul Lavoro). Dopo venti anni di attività nel settore aveva passato il testimone
al prof. Duilio Casula, recentemente scomparso, il quale fu il primo direttore del neonato Istituto di Medicina del Lavoro di Cagliari, che lanciò e continuò a dirigere per
svariati anni, avendo come validi collaboratori i professori Antonello Spinazzola,
Francesco Sanna Randaccio, Paolo Cherchi
e Gianni Cascìu, nostro consocio rotariano.
Oggi l’insegnamento è tenuto dal prof. Costantino Flore.
Gli studi della disciplina che sarebbe divenuta la Medicina del Lavoro furono iniziati da Bernardino Ramazzini, nato a Carpi
il 3 novembre 1633, da una modesta famiglia. Ultimati in patria i primi studi presso
i gesuiti, a 19 anni fu inviato a Parma per
compiervi gli studi filosofici; si iscrisse
Fig. 1 – Bernardino Ramazzini (1633-1714), busto
marmoreo nell’Istituto Anatomico dell’Università
Modena.
quindi alla facoltà di medicina di quell’ateneo e vi si laureò il 21 febbraio 1659. Si recò
poi a Roma per perfezionarsi nell’esercizio
della pratica medica presso quegli ospedali.
Successivamente ottenne la condotta medica di Canino e di Marta, nell’antico ducato
di Castro. Vi rimase per qualche tempo, ma
nel 1680, dopo l’annessione del ducato di
Castro al Patrimonio di S. Pietro, fu costretto ad abbandonare il posto per una
grave infezione malarica. Ritornò a Carpi,
dove sposò Francesca Righi, dalla quale
ebbe tre figli. Nel 1671 si stabilì a Modena,
dove si dedicò alla pratica professionale
(Fig. 1).
56
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
All’inizio incontra in città non poche difficoltà a causa delle gelosie dei colleghi, che
lo ostacolano nell’esercizio della professione,
cosicché diventa medico di campagna e cura
tra gli altri gli scavatori dei pozzi, clienti ai
quali i colleghi cittadini non sono interessati.
Nel modenese l’acqua sotterranea fuoriesce in genere zampillando in pressione
dagli scavi approfonditi al disotto di una copertura di strati argillosi e ciò incuriosisce il
fisico naturalista che è in lui. Questi pozzi,
detti modenesi anche se più noti come artesiani, hanno rappresentato una particolare
importanza per l’economia locale, tanto che
le trivelle utilizzate per la perforazione figurano ai lati superiori dello Stemma della
Città di Modena (Fig. 2).
Ramazzini è interessato ad osservare i
suoi pazienti anche mentre lavorano, convinto di poter così arrivare a scoprire l’eziologia e la patogenesi delle loro malattie, e col
tempo le sue doti di medico serio e preparato
si impongono. La sua fama giunge ben presto alla conoscenza del duca di Modena
Francesco II d’Este, che lo vuole nella sua
università appena rifondata e riorganizzata.
Infatti nel 1682 vi è nominato primo Professore di Medicina Teorica, cattedra che terrà
per 18 anni, dividendo il suo tempo tra l’insegnamento e la pratica professionale.
Sempre più convinto che le condizioni di
malessere dei suoi pazienti siano da attribuire alle situazioni ambientali, egli rivolge
l’osservazione alle caratteristiche e alle condizioni dell’ambiente nel quale operano.
Per questo motivo estende i suoi interessi scientifici anche alla geologia, precorre gli
studi sull’elettricità atmosferica e sulla natura
dell’ossigeno e dell’ozono e fa delle osservazioni di storia naturale sul petrolio di Montezibio. Inoltre intuisce che la risalita dell’acqua nei pozzi trivellati è un fenomeno fisico dovuto a differenze di pressione: sicuramente influenzato dalla sua cultura filosofica, ritiene che l’acqua salga dal mare alle montagne, perda il sale per filtrazione nel terreno e poi ridiscenda al piano in pressione. E
partendo dalla considerazione che se l’acqua
zampilla ciò avviene per la sua pressione, cer-
Fig. 2 – Stemma della Città di Modena con ai lati
superiori le trivelle utilizzate per la perforazione dei
pozzi artesiani.
ca di misurarla insieme con la temperatura
con il barometro e il termometro utilizzati per
le misurazioni effettuate sui lavoratori e dà
così per primo una spiegazione scientifica del
fenomeno dei pozzi artesiani, che egli attribuisce al principio dei vasi comunicanti. Di
questo fenomeno si costruisce un modello fisico, utilizzandolo per ripetere sul terreno le
misure di pressione col barometro di Torricelli; per le misurazioni effettuate assieme a
quelle della temperatura, inventa il barometro obliquo a mercurio. Tutti gli riconoscono
il merito di aver misurato per primo al mondo le temperature delle acque fino alla profondità di 20 metri assieme a quelle dell’aria
e di aver pubblicato in latino, con un commento, una lista dei dati ottenuti.
Le sue applicazioni sul barometro e sul
suo impiego sono della fine del 1600.
Viene così a conoscenza della sua attività
anche Leibniz, che in occasione di un lungo
viaggio in Italia va a Modena per conoscerlo.
Egli rimane impressionato dal metodo di
lavoro di Ramazzini e rientrato a Lipsia alla
fine del dicembre 1689, stabilisce col medico
modenese una fitta corrispondenza in latino. Leibniz continua ad informarsi sulle ricerche di Ramazzini e sullo sviluppo del suo
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
Fig. 3 – In alto la sezione della pianura di Modena ricostruita da
Ramazzini sulla base dei livelli della falda rilevati nei pozzi. La sezione
non si discosta da quella ufficiale recente, rappresentata in basso,
basata su rilievi stratigrafici e geofisici. (Regione Emilia-Romagna).
trattato De fontium Mutinensium Admiranda Scaturigine
Tractatus Psyco-Hydrostaticus. Poiché Ramazzini esita a
pubblicarlo, Leibniz lo incoraggia a darlo alle stampe. La
prima edizione del lavoro viene pubblicata a Modena nel
1691. In esso Ramazzini spiega con chiarezza il fenomeno
dell’artesianesimo secondo il principio dei vasi comunicanti: abbassando il livello piezometrico nel tubo intermedio, il livello scende negli altri tubi a monte e a valle e risente delle variazioni di pressione dell’aria con la
temperatura e l’altitudine.
Il trattato contiene una sezione idrogeologica del modenese dall’Appennino alla piana con la rappresentazione dei
livelli acquiferi ricostruiti in base a stratigrafie di pozzi allineati. È la prima sezione idrogeologica conosciuta in letteratura, che mette in evidenza la relazione tra i diversi complessi idrogeologici; per questo motivo Ramazzini è
considerato anche il fondatore dell’idrogeologia moderna.
La sua ricostruzione, tuttora valida, a giudizio di tutti gli
specialisti è la prima mai fatta e rappresenta il primo modello concettuale delle variazioni della piezometria, rappresentate dalle linee di flusso (Fig. 3).
La fama di Ramazzini cresce e varca i confini del ducato
di Modena. La Repubblica Veneta lo invita a ricoprire la se-
57
conda cattedra di Medicina
Teorica dell’ateneo padovano. (Fig. 4) Il suo trattato
in latino ha avuto grande risonanza e sicuramente è
stato la ragione principale
della chiamata a Padova.
Vallisneri, Professore di
Idraulica presso quell’ateneo, sosterrà con enfasi le
ipotesi di Ramazzini, secondo cui le acque risalgono
per il principio dei vasi comunicanti.
Le idee del valente medico saranno accolte e diffuse in Francia dall’insigne
matematico, astronomo e ingegnere bolognese Gian Domenico Cassini, direttore
dell’osservatorio astronomico di Parigi e membro
dell’Accademia Reale (Fig.
5). Il suo lavoro sarà tradotto
nel 1697 anche in Inghilterra
da un sacerdote anglicano, il
St. Clair, il quale cercherà di
confutarne le idee perché, a
suo dire, contrarie ai princìpi
della religione.
Questo spiega comunque
il motivo per cui il testo di
Ramazzini arriverà successivamente ad esser conosciuto dal medico John Darwin (1731-1802), nonno di
Charles, il grande evoluzionista. John era un empirista,
e seguendo le idee di Ramazzini studierà sperimentalmente il pozzo artesiano
di casa e ne riferirà alla Lunar Society, da lui costituita
con un gruppetto di amici,
tra i quali l’ing. James Watt,
che con Mattew Bulton
aveva organizzato la prima
fabbrica di macchine a vapore; Josiah Wedgevood,
58
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Fig. 4 – Il Teatro Anatomico nell’Università di Padova
(Wikepedia, Google).
fondatore della fabbrica di ceramiche universalmente famosa; il chimico John Keire e
il fabbricante di orologi John Whitehurst.
I lavori di Ramazzini furono accolti in
Francia, come si è detto, anche per le sue
precise descrizioni delle tecniche di perforazione messe a punto dagli operai di Modena; infatti a Parigi si limitarono a migliorarne alcuni dettagli, mentre lasciarono
praticamente invariati diametro, profondità
e metodo di perforazione.
Tuttavia ancora molto tempo dopo la
scomparsa di Ramazzini, alcuni scienziati
continuavano a dubitare della validità delle
sue scoperte sulla fisica delle acque. Anatole
de Caligny, professore di idraulica alla Sorbona, volle ripetere le esperienze su un modello di vasi comunicanti simile a quello di
Ramazzini. Nella sua relazione alla Société
Philomatique de Paris, tenuta il 15 aprile
1846 alla presenza di scienziati illustri quali
Gay Lussac e Sainvenant, dovette ammettere la sostanziale validità delle conclusioni
di Ramazzini, pur esprimendo qualche perplessità perché non erano state indicate le
sezioni dei tubi.
A Bernardino Ramazzini si riconosce il
merito di aver richiamato per primo l’attenzione sugli effetti patologici e clinici del
lavoro umano, sulle responsabilità della società verso chi si ammala per le condizioni
di lavoro e sulla necessità di provvedere alla
Fig. 5 – Gian Domenico Cassini (1625-1712).
protezione della salute degli operai. E tutto
questo fin dal periodo in cui è professore di
medicina teorica all’università di Modena.
Tale riconoscimento deriva in gran parte dal successo della sua opera fondamentale,
De morbis artificium diatriba (Diatriba sulle malattie dei lavoratori), un importante lavoro pubblicato dapprima a Modena nel 1700
e poi nella stesura definitiva a Padova nel 1713,
nel quale egli prende in esame ed analizza il
contesto delle condizioni di lavoro, e delle malattie da esse derivanti, per un numero di mestieri alquanto elevato, tra i 40 e i 50 tra cui
quelli dei minatori, dei fabbri, dei vetrai, dei
calderai, dei conciatori, dei pescatori. Egli descrive in particolare i possibili rischi per la
salute correlati ad ogni lavoro, prendendo in
considerazione le condizioni climatiche in cui
questi lavori sono svolti (Fig. 6).
La relazione che egli rileva tra rischi e
malattia anticipa il metodo oggi utilizzato.
Per ognuna delle professioni prese in esame
e per le malattie che nel loro esercizio possono manifestarsi, Bernardino Ramazzini
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
59
Fig. 6 – Frontespizio dell’opera “ De morbis artificium
diatriba” nella stesura definitiva edita a Padova nel
1713 (Molfino).
Fig. 7 – Noduli dei mungitori (da Ronchese, in Molfino).
Fig. 8 – Malattie da piombo: orletto gengivale (Molfino).
consiglia le cure necessarie e indica i mezzi
per poterle prevenire (Figg. 7-8).
È opportuno rilevare in proposito che
egli è profondamente convinto della validità
di un concetto non ancora evidenziato da
nessuno prima di lui, e da lui valorizzato e
propagandato: “Prevenire è meglio che curare”. È un concetto semplice ma di importanza fondamentale, che cambia completamente il modo col quale il medico si
rapporta col paziente.
Questo convincimento, un punto d’arrivo al quale è giunto in base alla sua vasta
esperienza, è l’eredità più importante che
quell’insigne studioso ha trasmesso ai posteri. Infine egli si dice convinto di un altro
concetto fondamentale: la necessità di istituire una legislazione civile protettiva della
salute dei lavoratori e al contempo promuovere una attività medica intesa a preservarli dalle malattie alle quali sono esposti dai vari tipi di lavoro,
Per le argomentazioni che precedono il
De morbis artificium diatriba, primo studio
nella storia della medicina sulle malattie
professionale, è da considerarsi l’atto fondante di quella che oggi viene chiamata Medicina del Lavoro.
Ha pubblicato anche altri scritti sulla
campagna modenese e sulla medicina veterinaria.
La stima del Senato Veneto vale a Bernardino Ramazzini nel 1708 la carica di rettore del collegio medico e la promozione
alla Prima Cattedra di Medicina presso
l’università patavina. (Fig. 9).
È in corrispondenza epistolare con la
maggior parte dei dotti del suo tempo e appartiene a molte società scientifiche.
Ogni possibilità di ritorno del Ramazzini alla sua amata Modena viene impedita
dalla situazione di instabilità causata, dopo
la morte di Carlo II, dalla guerra di successione spagnola che coinvolge il ducato
60
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Fig. 9 – Il palazzo del Bo’, sede dell’Università di
Padova, in una xilografia del 1654.
estense. Pertanto egli decide di restarea Padova, continuando l’ampliamento della sua
monumentale opera De morbis artificium
diatriba che, per oltre due secoli, resterà il
principale punto di riferimento per lo studio
epidemiologico delle malattie professionali,
e che verrà tradotta in molte lingue.
Pur non conoscendo la lingua ebraica,
ma essendo appassionato di ebraismo, Bernardino Ramazzini riceve nel 1682 da un
amico fiorentino l’incarico di trascrivere le
epigrafi incise sulle lapidi dei cimiteri ebraici
dell’area emiliana e mantovana, tra cui
quelle di Finale Emilia. La trascrizione viene
inviata a Lipsia a Johan Christian Wagenseil, un famoso ebraista cristiano che l’ha
commissionata, e questi la deposita presso la
biblioteca dell’Università di Lipsia, dove lo
studioso israeliano David Malkiel l’ha ritrovata nel 2002. Successivamente, nel 2006, la
trascrizione di una delle epigrafi ha consentito alla storica Maria Pia Balboni di
identificare, nel cimitero di Finale Emilia, la
tomba del mercante Donato Donati.
In conclusione, come si evince dalla complessità della descrizione della sua opera, gli
interessi di Ramazzini furono molteplici e testimoniano la larghezza delle sue vedute.
Lo studio delle malattie osservate in un particolare contesto lo sollecitò da un lato a
gettare le basi della Medicina del Lavoro,
dall’altra a porre i primi fondamenti del-
Fig. 10 – Ritratto di Bernardino Ramazzini all’età di
81 anni.
l’idrogeologia moderna, discipline entrambe
misconosciute fino a quando egli non le
prese in considerazione e poi approfondì in
modo sistematico.
Negli anni della vecchiaia, nonostante la
salute malferma che di quando in quando lo
obbliga a sospendere l’insegnamento, Bernardino Ramazzini vi si dedica con passione
fino all’ultimo giorno della sua vita, essendo
questo divenuto ormai il suo principale motivo di interesse.
Pur essendo diventato quasi cieco, non
smette di lavorare: si spegne a Padova il 5
novembre 1714, all’età di 81 anni, mentre si
reca a far lezione all’Università (Fig. 10).
I resti di Bernardino Ramazzini riposano
nella Chiesa della Beata Elena, a Padova.
A lui è dedicata la Fondazione Europea
di oncologia e scienze ambientali “B. Ramazzini” di Bologna, un istituto di ricerca
sui tumori che studia i rischi cancerogeni
ambientali e professionali.
■
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
61
In biblioteca
Antonio Lenza:
Mosaico di silenzi
Lucio Artizzu
resto è silenzio». Sono le ultime
parole che Amleto, l’enigmatico
personaggio di Shakespeare, affida all’amico Orazio perché il mondo conosca la sua tragedia. Il silenzio è la cosa che
tutto ricopre ed elemento essenziale della nostra vita.
«Il
Tanti sono i “silenzi”
che pesano nell’esistenza
di un uomo e che trovano eco nella letteratura, nella musica, nella
poesia. A metterli in luce
si è cimentato Antonio
Lenza, già autore di una
preziosa ricerca storica
sulla moneta in Sardegna, con un impegnativo
e colto libro il cui titolo
già desta curiosità e interesse. Si tratta di Mosaico di silenziœ, di recente pubblicazione ad
opera delle Edizioni
Della Torre, che ci introduce sui misteri del silenzio riscontrabili nella
nostra esistenza, nel valore del silenzio, del silenzio nella religione, nella storia, nella filosofia, nella scienza, nell’arte e nella vita
umana in generale.
La qualità del silenzio è nascosta e inesauribile – scrive Lenza – e nelle profondità
del silenzio si proiettano i misteri e le ombre
che si agitano in ogni uomo. Il pensiero –
nota ancora Lenza – insegna a penetrare
l’oscurità che è in noi. Quando meditiamo
l’occhio dell’anima si immerge nel silenzio
della nostra interiorità, accende riflessi di
luce, materializza suoni di verità che autenticano l’esistenza, disvelano, dice Lenza, il
senso della vita, danno
pace al sentimento della
morte. La parola – nota
ancora l’Autore – ha la
supremazia del silenzio:
in virtù di essa l’uomo è
veramente uomo ma
senza il legame col silenzio la parola perisce.
Un’opera questa di Antonio Lenza che induce
alla meditazione e al
mistero del rapporto linguaggio-silenzio, tra la
morte, il sonno e il silenzio, che, come lo definì il poeta inglese
Piercy B. Shelley, sono
chiamati i tre fratelli, i
guardiani di un abisso
dove la vita, il vero e la
gioia scompaiono.
Rendono più interessante quest’opera, la ricchezza bibliografica e la moltitudine di citazioni che il Lenza
pazientemente ha ricercato e il loro legame
logico con la vita dell’uomo di ogni giorno
per cui il lettore è, molto spesso, indotto a riflettere. Ovviamente nel silenzio.
■
62
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Pasquale Mistretta e Chiara Garau
Città e Sfide,
Conflitti e Utopie
Gianni Campus
on sono mai stato un allievo di Pasquale Mistretta, neanche quando –
più di cinquant’anni or sono – frequentavo il corso di disegno in Ingegneria,
nel quale egli esercitava il ruolo di assistente
di Salvatore Rattu. Tornato a Cagliari dopo
la laurea in Architettura, ho cominciato a lavorare nell’Istituto di Architettura e Urbanistica, del quale Mistretta è stato Direttore; con la divisione degli Istituti, io rimasi
in quello di Architettura, ed egli – naturalmente – in quello di Urbanistica. Così le
mie vicissitudini accademiche non si sono
mai strettamente collegate alle sue, se non
quando, ormai Rettore, ha rappresentato il
vertice della piramide alla cui base io mi trovavo; per oltre quarant’anni, tuttavia, l’amicizia, il sostegno, l’affabilità che mi erano
stati da lui subito offerti non mi sono mai
stati lesinati.
Perciò, Pasquale Mistretta è stato per
me, soprattutto, un amico; ma anche un autorevole collega, poiché – in molte circostanze e per incarichi sempre pubblici – ho
avuto l’opportunità di lavorare al suo fianco,
in modo sostanzialmente paritetico. Peraltro, quando ho fatto parte della Giunta di
Cagliari, egli sedeva fra i banchi dell’opposizione, dopo essere stato un forte candidato
sindaco; i suoi interventi sono sempre stati
– anche se critici – illuminanti, come il ruolo
da lui sostenuto nella redazione del Piano
Strategico comunale.
Per tali personali ragioni, quando leggo
i suoi scritti – come l’ultimo sulla città – la
mia adesione al suo pensiero non scaturisce
da origini culturali, quanto piuttosto da comuni esperienze e giudizi, e da una parte di
N
vita vissuta contemporaneamente: sono
quindi – almeno in parte – un suo contemporaneo, e con lui condivido speciali responsabilità “storiche”.
Questo principio di contemporaneità,
questo esistere all’interno dei processi, condividendoli, è – almeno nel mio giudizio – la
riflessione più importante che gli autori del
libro mi hanno lasciato dopo la lettura, ma,
soprattutto, durante la lettura stessa. Questo perché lo sviluppo dei temi e degli scenari evocati, affascinante nella trattazione
disciplinare, lo è ancor di più se assunto
come racconto di un’esperienza, di una par-
dicembre 2013 —
tecipazione, di una storia vissuta; dopo pochi passi capiamo, infatti, che non solo della
città stiamo leggendo, ma di qualcosa che ci
riguarda ancor più da vicino.
Così il saggio abbandona il campo della
scienza, e diviene un racconto, un romanzo
storico; la campana suona per noi, infatti, e
non possiamo fare a meno di esserne consapevoli.
La ragione è abbastanza semplice: dal
dopoguerra a oggi, non solo è cambiata la
nozione di Città, ma quella stessa di Umanità; questo è avvenuto progressivamente, e
non sempre esplicitamente, poiché ci si è fermati più sull’analisi degli episodi maggiormente eclatanti piuttosto che sul senso complessivo che la crescita stessa andava
proiettando nel futuro. La popolazione terrestre si è moltiplicata quasi per quattro e,
soprattutto, ha orientato la sua crescita verso
la città, come mai prima nella storia. Questo quindi succede, e questo abbiamo vissuto
e stiamo vivendo tutti, senza distinzione.
Come mai prima, siamo contemporanei di
ogni uomo in questa evoluzione epocale;
come mai prima, cominciamo ad essere collettivamente consapevoli di ciò che andiamo
interpretando, nel bene e nel male.
La percezione che noi contemporanei abbiamo di questi processi è quindi sempre più
condivisa, anche per effetto della globalizzazione; tuttavia – consapevole o meno che
sia – ogni interprete ha nella rappresentazione dell’insieme una diversa funzione, non
di rado impegnativa, e spesso – purtroppo –
insoddisfacente, se non infelice.
Il libro esprime – ordinatamente – una
sorta di catalogo dei modi di pensare le città,
e dei modi con i quali le città si manifestano
e possono essere governate e utili; in entrambi i casi, si espone un quadro dei diversi
sogni che hanno animato la visione di una
cittadinanza globale, da un lato desiderata
e progettata, dall’altro paventata e mitigata.
Il futuro della città oscilla così fra speranza e timore, ma sempre nella consapevolezza che la partita dell’Umanità sarà giocata – in un modo o nell’altro, vinta o persa
che sia – nelle città. Allo stesso tempo, si svi-
Rotary Club Cagliari
63
luppa e si esalta il tema del rapporto fra
Urbs e Civis, attraverso la comprensione e la
riprogettazione di una città dei cittadini – e
quindi per loro concepita e promossa – in
opposizione a quella dove uno stuolo di
schiavi urbani – subalterni e privi di reale
cittadinanza – costituenti il tragico combustibile indirizzato ad alimentare le più miserabili ragioni di esistenza delle megalopoli.
Gli autori evocano la nozione di “luogo”,
contrapposta a quella di “non luogo”, che
sembra ormai essere la materia prima – indifferenziata e banale – con la quale costituire spazi e funzioni. Da quest’angolo di visuale, Massimo Cacciari – allora sindaco
della città di Venezia – inaugurava anni or
sono una Biennale destinata a trattare proprio del futuro urbano, distinguendo con
forza fra “la Città” e “le Città”. Purtroppo,
alcune di quelle Città, molti di quei Luoghi
dell’Umanità intera, si avviano ad essere incastonate nella Città dei Non Luoghi, nella
Città perennemente e tristemente uguale a se
stessa, dovunque e comunque essa si trovi.
Esse rischiano non tanto la loro esistenza fisica, quanto la perdita della propria identità
e del proprio destino concettuale, dopo aver
perso quello storico.
Questa percezione del declino delle città
antiche si accompagna – non casualmente –
a quella del calare del ruolo dei modelli culturali, sociali ed economici che per molto
tempo hanno incardinato la formulazione di
prospettive politiche e di contrapposizioni
anche violente; le crisi – più che le premesse
di tali modelli – ponevano via via in discussione le scelte e le gerarchie: oggi – nelle città
emergenti, ma ancor di più in quelle passate
– si legge l’inquietante instabilità di ciò che
appariva “diverso”, e poteva quindi essere
scelto come tale, e la drammatica emersione
e stabilizzazione di uno smisurato insieme di
cose e di persone nelle quali la scelta rischia di essere, più che impossibile, inutile.
Nonostante la dimensione millenaristica
della “questione urbana”, nel libro il tema
appare trattato con la serenità di chi osserva le cose consapevolmente, ma senza rinunciare all’atteggiamento etico che deriva
64
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
dalla conoscenza e dal ruolo. Per ciò, il pensiero si rivolge – pariteticamente ma non
specularmente – al futuro quanto al passato;
non casualmente, gli autori sono due, ma
non saprei dire chi – dei due – sia più rivolto
in avanti e chi indietro, anche se su ciò ho
una mia idea. Da contemporaneo di Pasquale Mistretta – anche se non esattamente
coetaneo – mi rallegro così del fatto che il libro sia stato da lui scritto con Chiara Garau:
ciò offre il senso di una contemporaneità
estesa, e di una responsabilità epocale condivisa. Questo libro scritto a due mani
esprime, infatti, un segno di disponibilità reciproca, ma è anche un testimone che passa
di mano in una corsa scientifica e culturale
senza fine e senza limiti.
Personalmente, ho avuto modo di partecipare culturalmente di molte delle visioni e
delle utopie che hanno fiancheggiato la crescita reale della città mondiale: si trattava di
accorgimenti tecnici talvolta, di manifesti
politici in altre circostanze. Quando nel libro, come foto di compagni di viaggio, distinguo le icone di quei modi di pensare, li
riconosco e li evoco: quei pensieri hanno
provocato discussioni, contraddizioni e –
talvolta – anche reali evoluzioni culturali.
Comunque, passioni e – non di rado – battaglie.
Di quelle battaglie, molte sono state
perse, ma qualcuna si combatte ancora;
sotto questo profilo, l’opera offre un’arma
importante: quello della consapevolezza del
chi siamo, e da dove veniamo. Uno strumento per vedere meglio come saremo, ma
– soprattutto – per capire come forse vorremmo essere.
■
Benvenuto ai nuovi soci
FRANCESCO DANERO
NUOVO come socio di Club ma non NUOVO ai princìpi, ai valori, alle attività che il Rotary propone, sostiene, realizza. Francesco Danero vanta un’encomiabile milizia nel
Rotaract come socio del Club Quartu S. Elena Margine Rosso, svolgendo per dodici anni
una appassionata ed intensa azione che è stata ampiamente riconosciuta e premiata.
Nominato dal Distretto Paul Harris Fellow è attualmente Multiple P.H. fellow con 5 zaffiri e benefattore della Rotary Foundation.
Ha partecipato a numerosi incontri rotariani e roctariani, ha presieduto il Comitato organizzatore della European Rotaract Convention – Roma 2013, ha tradotto le
Linee Guida del Rotaract, lo Statuto ed il Regolamento; ha curato la traduzione italiana di Paul Harris Live 1942, unica intervista video del nostro fondatore.
Nato a Cagliari il 1 marzo 1983 si è laureato nella nostra Università con una tesi realizzata presso la School of Pharmacy di Londra. Ha conseguito Master di Fitoterapia e Master di Clinical Pharmacy.
Esercita la professione a Teulada come socio e direttore della Farmacia Danero snc; Tesoriere della Federfarma e componente del Consiglio Direttivo della Associazione Giovani Farmacisti.
Tali esperienze, ampiamente riconosciute, sono sicura premessa per una intensa, appassionata partecipazione alla vita
del Club.
dicembre 2013 —
Rotary Club Cagliari
65
COMMISSIONI ANNO 2013–2014
AZIONE INTERNA
AMMINISTRAZIONE DEL CLUB
Presidente coordinatore:
Paolo PICCALUGA
[email protected]
PROGRAMMI
Presidente: Alberto COCCO ORTU
[email protected]
COMPONENTI: Pasquale Mistretta,
Guido Chessa Miglior, Alfonso Dessì,
Caterina Lilliu, Roberto Nati
ASSIDUITÀ E AFFIATAMENTO
Presidente: Paolo CIANI
[email protected]
COMPONENTI: Giuliano Frau, Giuseppe
Fois, Antonio Lenza, Alessandro Palmieri
RIVISTA DEL CLUB
Presidente: Lucio ARTIZZU
[email protected]
COMPONENTI: Salvatore Fozzi,
Marcello Marchi, Paolo Ritossa,
Giovanni Sanjust di Teulada
SITO WEB DEL CLUB
Presidente: Michele ROSSETTI
[email protected]
COMPONENTI: Riccardo Lasic,
Roberto Nati, Pier Francesco Staffa
AZIONE PROFESSIONALE
EFFETTIVO
Presidente coordinatore:
Raffaele CORONA
AMMISSIONI, CLASSIFICHE
E SVILUPPO DELL’EFFETTIVO
Presidente: Enzo PINNA
[email protected]
COMPONENTI: Ugo Carcassi,
Marcello Caletti, Piergiorgio Corrias,
Salvatore Ferro, Pasquale Mistretta
INFORMAZIONE E
FORMAZIONE ROTARIANA
Presidente: Angelo CHERCHI
[email protected]
COMPONENTI: Lucio Artizzu,
Salvatore Fozzi, Marcello Marchi,
Gian Paolo Ritossa, Michele Rossetti
AZIONE DI
PUBBLICO INTERESSE
COMUNICAZIONE
Presidente coordinatore:
Ettore ATZORI
[email protected]
RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI
Presidente: Caterina LILLIU
[email protected]
COMPONENTI: Paola Dessì,
Salvatore Fozzi, Mauro Rosella,
Giampaolo Piras, Stefano Oddini Carboni
RAPPORTI CON I MEDIA
Presidente:
Giovanni SANJUST DI TEULADA
[email protected]
COMPONENTI: Roberto Nati,
Andrea Lixi, Franco Passamonti
AZIONE INTERNAZIONALE
FONDAZIONE ROTARY
Presidente coordinatore:
Salvatore FOZZI
[email protected]
FONDO PERMANENTE, POLIO
PLUS, BORSE DI STUDIO,
EX BORSISTI, ALUMNI (GSE),
SCAMBIO GRUPPI DI STUDIO
Presidente: Antonio CABRAS
[email protected]
COMPONENTI: Francesca Cozzoli, Paola
Giuntelli, Stefano Oddini Carboni, Marcello
Marchi, Alessandro Palmieri, Luigi Puddu
PROGETTI
DI SERVIZIO
Presidente coordinatore:
Giovanni BARROCU
[email protected]
INIZIATIVE INTERNAZIONALI
Presidente: Giuseppe MASNATA
[email protected]
COMPONENTI: Angelo Deplano,
Giovanni Cascìu, Alfonso Dessì, Margherita
Mugoni, Salvatore Lostia di S. Sofia
ROTARY PER LA CITTÀ
Presidente:
Marinella FERRAI COCCO ORTU
[email protected]
COMPONENTI: Giovanni M. Campus,
Giuseppe Cascìu, Paola Giuntelli, Alessio
Grazietti, Stefano Liguori, Guido Maxia
AMBIENTE E TERRITORIO
Presidente: Mario FIGUS
[email protected]
COMPONENTI: Angelo Aru,
Ginevra Balletto, Maurizio Boaretto,
Giorgio Sanna, Giulia Vacca.
ASPETTI SOCIALI E SANITARI
Presidente: Giorgio LA NASA
[email protected]
COMPONENTI: Michele Bajorek,
Efisio Baire, Christian Cadeddu,
Mario Graziano Figus, Ulisse Figus
NUOVE GENERAZIONI
Presidente coordinatore:
Cecilia ONNIS
[email protected]
FENOMENO DROGA
Presidente: Maria Pia LAI GUAITA
[email protected]
COMPONENTI: Paola Dessì,
Gianfranco De Gesu, Ulisse Figus,
Alberto Lai
ROTARACT
Presidente: Maria Luigia MURONI
[email protected]
COMPONENTI: Riccardo Lasic,
Ercole Bartoli, Carlo Carcassi
OASI S. VINCENZO
Presidente: Gaetano GIUA MARASSI
[email protected]
COMPONENTI: Marcello Caletti,
Giovanni Sanjust di Teulada
SCAMBIO GIOVANI
Presidente: Ginevra BALLETTO
[email protected]
COMPONENTI: Cecilia Onnis,
Pier Francesco Staffa
66
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Le riunioni del Club
6 GIUGNO 2013
Presiede: MAURO MANUNZA
Relatore: Prof. FRANCO MASALA
“LA RICOSTRUZIONE DI CAGLIARI DOPO LE
BOMBE DEL ’43”.
Sono presenti
i soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori, Michele
Bajorek, Francesco Birocchi, Ninni Cabras, Giovanni
Campus, Carlo Carcassi, Ugo Carcassi, Angelo Cherchi,
Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Silvano
Costa, Francesca Cozzoli, Giancarlo Deidda, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Giorgio La Nasa, Riccardo
Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta, M. Luigia Muroni,
Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna,
Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada.
Sono presenti in sala le Signore: Maria Artizzu,
M. Vittoria Carcassi, Rita Cocco Ortu, Paola Deplano, Lia
Lixi, Maura Rossetti.
13 GIUGNO 2013
Presiede: MAURO MANUNZA
Relatori: il Procuratore Generale dott. ETTORE
ANGIONI, avv. ETTORE ATZORI, prof. avv. GUIDO
CHESSA MIGLIOR.
TAVOLA ROTONDA SUI PROBLEMI ATTUALI DELLA
GIUSTIZIA
Sono presenti
i soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori, Michele
Bajorek, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto, Marcello Caletti, Giovanni Campus, Carlo Carcassi, Guido
Chessa Miglior, Rafaele Corona, Francesca Cozzoli,
Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco
Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Paola Giuntelli Pietrangeli, Gaetano Giua Marassi, Alberto Lai, M. Pia Lai
Guaita, Riccardo Lasic, Stefano Liguori, Caterina Lilliu,
Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe Masnata,
M. Luigia Muroni, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Paolo
Ritossa, Marco Rodriguez, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada,
Franco Staffa.
Sono presenti in sala le Signore: Maria Artizzu,
Mirella Campus, M. Rosaria Corona, M. Grazia Rosella
Sono ospiti dei soci: di Guido Chessa Miglior: la
dott.ssa Luisella Biggio e il dott. Gianluigi Ferrero; di Angelo Deplano: il cognato, avv. Luigi Piras; di Marcello
Marchi: la sorella Cecilia.
20 GIUGNO 2013
Presiede: MAURO MANUNZA
ASSEMBLEA DI FINE ANNO DEI SOCI
Sono presenti
i soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori, Michele
Bajorek, Berto Balduzzi, Giovanni Barrocu, Ercole Bartoli, Francesco Birocchi, Ninni Cabras, Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni Campus, Giovanni Ca-
scìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Francesca Cozzoli,
Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Alfonso Dessì,
Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Salvatore
Fozzi, Mario Figus, Alberto Lai, M. Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta, M. Luigia
Muroni, Roberto Nati, Giovanni Olla, Cecilia Onnis,
Larry Pagella, Alessandro Palmieri, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Michele Rossetti, Giovanni Sanjust di Teulada, Franco Staffa.
27 GIUGNO 2013
Presiede: MAURO MANUNZA
LA RIUNIONE CONVIVIALE PER IL “PASSAGGIO
DELLA CAMPANA” TRA IL PRESIDENTE MAURO
MANUNZA ED IL PRESIDENTE INCOMING
FRANCESCO BIROCCHI.
Sono presenti
i soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori, Efisio Baire, Michele Bajorek, Giovanni Barrocu, Francesco Birocchi,
Maurizio Boaretto, Ninni Cabras, Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo
Cherchi, Guido Chessa Miglior, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Gianfranco De Gesu, Giancarlo Deidda, Angelo Deplano, Paola Dessì, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Alessio Grazietti, Gaetano Giua Marassi,
Alberto Lai, M. Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio
Lenza, Luigi Lepori Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe Masnata, Pasquale
Mistretta, Margherita Mugoni Contini, M. Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Franco Passamonti, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Paolo Ritossa, Marco Rodriques, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Andrea
Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada.
Sono presenti in sala le Signore: Maria Artizzu,
M. Grazia Atzori, Giulia Baire, Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Laura Cadeddu, M. Gabriella Caletti, Hyade
Cascìu, Giulietta Cascìu, Antonella Cherchi, Marinella
Chessa Miglior, Paola Dessì, Pietrina Ferro, Lina Fois,
Franca Fozzi, Luisanna Giua Marassi, Paola Lasic, M.
Rosaria Lenza, Ginetta Lepori, Lia Lixi, Mariangela Manunza, Tiziana Masnata, Mariella Mistretta, Cinzia
Nati, Giovanna Passamonti, Barbara Pinna, Giuseppina Ritossa, Diana Rodriquez, M. Grazia Rosella, Elisabetta Sanjust di Teulada.
Sono ospiti del Club: Padre Salvatore Morittu,
l’avv. Rita Dedola, il sig. Italo Orrù.
Sono ospiti dei soci: di Francesco Birocchi: il figlio
Stefano; di Guido Chessa Miglior: la dott.ssa Luisella
Biggio; di Marcello Marchi: la sorella Cecilia.
4 LUGLIO 2013
ASSEMBLEA ORDINARIA N. 1 DEL CLUB PER LA
RELAZIONE PROGRAMMATICA DEL PRESIDENTE
2013/2014.
Sono presenti
I soci: Angelo Aru, Michele Bajorek, Ginevra Balletto,
Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras,
Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Guido Chessa Mi-
glior, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Salvatore
Fozzi, Vittorio Giua Marassi, Maria Pia Lai Guaita, Antonio Lenza, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Marcello
Marchi, Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto
Nati, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Alessandro Palmieri,
Luigi Puddu, Michele Rossetti.
11 LUGLIO 2013
CONVIVIALE DI AFFIATAMENTO PRESSO IL
RISTORANTE “LO SCOGLIO”
Sono presenti
I soci: Angelo Aru, Efisio Baire, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto,
Antonio Cabras, Marcello Caletti, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Guido Chessa Miglior, Vincenzo Cincotta, Paolo Ciani, Alberto Cocco
Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Alfonso Dessì,
Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Salvatore Fozzi, Gaetano Giua Marassi, Vittorio
Giua Marassi, Giorgio La Nasa, Riccardo Lasic, Antonio
Lenza, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi,
Giuseppe Masnata, Margherita Mugoni Contini, Maria
Luigia Muroni, Roberto Nati, Stefano Oddini Carboni,
Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro Palmieri, Franco
Passamonti, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Luigi Puddu,
Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Antonio Scrugli, Pier
Francesco Staffa, Giulia Vacca Cau.
Sono presenti in sala le signore: Giulia Baire,
Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Maria Gabriella
Caletti, Mirella Campus, Maria Vittoria Carcassi, Haydee Cascìu, Franca Cincotta, Rita Cocco Ortu, Maria Corrias, Paola Deplano, Paola Dessì, Antonella Figus,
Franca Fozzi, Luisanna Giua Marassi, Giuseppina Giua
Marassi, Elisabetta La Nasa, Paola Lasic, Maria Rosaria Lenza, Lia Lixi, Mariangela Manunza, Tiziana Masnata, Cinzia Nati, Carola Oddini Carboni, Patrizia Palmieri, Giovanna Passamonti, Barbara Pinna, Maura
Rossetti, Maria Rosaria Rusconi.
Sono presenti in sala i coniugi: Davide Tocco.
Ospiti del Club: i giovani del Rotaract col Presidente
dott. Antonello Fiori.
Ospiti dei soci: di Francesco Birocchi la figlia Maria,
di Guido Chessa Miglior la dottoressa Luisella Biggio,
di Alberto Cocco Ortu l’avvocato Enrico Salone e gentile signora, di Piergiorgio Corrias il figlio professor
Paolo Efisio, di Alfonso Dessì il dottor Luigi Cadeddu e
gentile signora, di Riccardo Lasic il signor Saverio Dalmasso e gentile signora, di Marcello Marchi la sorella
Cecilia Marchi, di Margherita Mugoni la sorella dottoressa Maria Giovanna Mugoni, di Franco Passamonti il
dottor Giovanni Caria e gentile signora, di Enzo Pinna
i genitori avvocato Eligio Pinna e gentile signora, di Giulia Vacca la dottoressa Rita Caterina Manca.
18 LUGLIO 2013
Relatore: Dottoressa LUCIA SIDDI, Storica dell’arte
della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Cagliari ed Oristano.
dicembre 2013 —
“I TESORI DELLA CHIESA DEL SANTO SEPOLCRO”
Sono presenti
I soci: Efisio Baire, Michele Bajorek, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Guido Chessa Miglior, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Piergiorgio
Corrias, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Graziano Figus,
Salvatore Fozzi, Gaetano Giua Marassi, Vittorio Giua
Marassi, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni
Contini, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Giampaolo
Piras, Luigi Puddu, Michele Rossetti.
Sono presenti in sala le signore: Giulia Baire,
Maria Bajorek Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Maria Vittoria Carcassi, Haydee Cascìu, Franca Cincotta,
Rita Cocco Ortu, Maria Corrias, Paola Deplano, Paola
Dessì, Maria Grazia Figus, Luisanna Giua Marassi, Giuseppina Giua Marassi, Paola Lasic, Lia Lixi, Mariella Mistretta, Loredana Piras.
Ospiti dei soci: di Marcello Marchi la sorella signora
Cecilia Marchi, di Margherita Mugoni la sorella dottoressa
Maria Giovanna Mugoni e la Dottoressa Macò Inserra,
di Vincenzo Cincotta la dottoressa Ornella Gabbrielli.
5 SETTEMBRE 2013
Relatore: CELESTINO TABASSO, giornalista e redattore della pagina culturale de “L’Unione Sarda”.
“FORSE NON FA”
Sono presenti
I soci: Francesco Birocchi, Giuseppe Cascìu, Angelo
Cherchi, Vincenzo Cincotta, Alberto Cocco Ortu, Rafaele
Corona, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Alfonso
Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Mario Figus, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Maria
Luigia Muroni, Roberto Nati, Larry Pagella, Enzo Pinna,
Luigi Puddu, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni
Sanjust, Pier Francesco Staffa.
Sono presenti in sala le signore: Antonella
Cherchi, Franca Cincotta, Rita Cocco Ortu, Maria Rosaria
Corona.
Rotariani in visita: il dottor Marco Pioppo e gentile signora del Rotary Club Cagliari Anfiteatro.
12 SETTEMBRE 2013
Relatore: Monsignor DARIO EDOARDO VIGANÒ,
Direttore Generale del Centro Televisivo Vaticano.
“LA TV DEL PAPA”
Sono presenti
I soci: Angelo Aru, Lucio Artizzu, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Carcassi Ugo, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Rafaele Corona, Silvano
Costa, Francesca Cozzoli, De Gesu Gianfranco, Angelo
Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu,
Salvatore Ferro, Mario Figus, Salvatore Fozzi, Alessio
Grazietti, Gaetano Giua Marassi, Maria Pia Lai Guaita,
Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Antonio Lenza, Andrea
Lixi, Mauro Manunza, Pasquale Mistretta, Margherita
Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Giampaolo Piras, Luigi Puddu,
Marco Rodriguez, Mauro Rosella, Michele Rossetti,
Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust.
Rotary Club Cagliari
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu,
Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Franca Cincotta, Maria Rosaria Corona, Paola Deplano, Antonella Figus, Maria Rosaria Lenza, Lia Lixi, Maria Grazia Rosella.
Ospiti del Club: i giovani del Rotaract.
Ospiti dei Soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero, di Marinella Ferrai Cocco Ortu il figlio avvocato Francesco Cocco Ortu, di Riccardo Lasic la madre Paola ed i rotariani del club di Welligborough dottor
Robert Bainbridge con la moglie Baerbel ed il dottor
John Owen con la moglie Mary.
19 SETTEMBRE 2013
Visita del Governatore del Distretto Rotary 2080
Avv. PIERGIORGIO PODDIGHE.
Sono presenti
I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Michele Bajorek, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto,
Antonio Cabras, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Paolo
Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Salvatore Fozzi, Gaetano
Giua Marassi, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi,
Mauro Manunza, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia Onnis, Larry Pagella,
Alessandro Palmieri, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Michele
Rossetti, Giovanni Sanjust, Antonio Scrugli.
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu,
Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Haydee Cascìu, Rita
Cocco Ortu, Maria Rosaria Corona, Franca Fozzi.
Ospiti del Club: il dottor Gabriele Andria, Segretario Distrettuale per la Sardegna, l’avvocato Italo Doglio,
Assistente del Governatore, i giovani del Rotaract Club
Cagliari col Vice Presidente Marco Floris.
Ospiti dei soci: di Alberto Cocco Ortu il dottor Domenico Porcu e gentile signora, di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero.
26 SETTEMBRE 2013
Relatore: PAOLO FADDA, saggista e studioso delle
vicende storico-economiche della Sardegna.
“CAGLIARI A STELLE E STRISCE”
Sono presenti
I soci: Lucio Artizzu, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Carcassi, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo
Cherchi, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Paola
Dessì, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Alessio
Grazietti, Gaetano Giua Marassi, Giorgio La Nasa, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Mauro Manunza, Pasquale Mistretta, Roberto Nati, Giovanni Olla, Cecilia
Onnis, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Michele Rossetti.
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu,
Maria Rosaria Corona, Maria Corrias, Paola Dessì.
Ospiti del Club: il dottor Roberto Porcu.
Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco
Danero, di Francesco Birocchi il dottor Mario Frongia.
Rotariani in visita: la signora Uta D’angelo del Rotary Club di Konstanz-Mainau e consorte.
67
3 OTTOBRE 2013
Relatore: Dottoressa DONATELLA MUREDDU,
Direttrice del Museo Archeologico di Cagliari.
“I RITROVAMENTI DI MONTE CLARO, LA STORIA
DELLA CITTÀ ATTRAVERSO GLI INSEDIAMENTI SUI
SUOI COLLI”
Sono presenti
I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto,
Antonio Cabras, Ugo Carcassi, Giuseppe Cascìu, Angelo
Cherchi, Paolo Ciani, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Gianfranco De
Gesu, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai
Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe
Fois, Salvatore Fozzi, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu,
Mauro Manunza, Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro Palmieri,
Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Mauro Rosella, Michele
Rossetti, Giovanni Sanjust.
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Antonella Cherchi, Maria Corrias, Paola Deplano,
Lina Fois, Patrizia Palmieri, Maria Grazia Rosella, Elisabetta Sanjust.
Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero.
10 OTTOBRE 2013
Relatore: SALVATORE FOZZI
“LA FONDAZIONE ROTARY ED IL PIANO DI
VISIONE FUTURA” – Esposizione del programma
del Rotaract Club Cagliari per l’anno 2013-2014
e la presentazione al Club degli ospiti stranieri
del programma di scambio giovani.
Sono presenti
I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras,
Christian Cadeddu, Giovanni Maria Campus, Ugo Carcassi, Giovanni Cascìu, Ezio Castagna, Angelo Cherchi,
Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Silvano Costa,
Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Marinella Ferrai
Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Giuseppe Fois, Salvatore
Fozzi, Alberto Lai, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic,
Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Pasquale
Mistretta, Maria Luigia Muroni, Giovanni Olla, Cecilia
Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Mauro Rosella, Michele Rossetti.
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Maria Grazia Rosella.
Ospiti del Club: i giovani del Rotaract Davide Rossetti, Silvia Pasquini, Roberta Coa col Presidente Antonello Fiori; i ragazzi stranieri dello scambio giovani.
Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero, di Enzo Pinna il dottor Renato Corda.
17 OTTOBRE 2013
Relatore: Professor PASQUALE MISTRETTA, già
Magnifico Rettore dell’Università di Cagliari.
“LE SFIDE, I CONFLITTI E LE UTOPIE DELLA CITTÀ
DEL FUTURO, STRATEGIE DI IMPRESA E POLITICHE
DEL TERRITORIO”
Sono presenti
I soci: Angelo Lucio Artizzu, Aru, Ettore Atzori, Michele
68
Rotary Club Cagliari — dicembre 2013
Bajorek, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco
Birocchi, Antonio Cabras, Marcello Caletti, Giovanni
Maria Campus, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Guido Chessa Miglior, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias,
Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano,
Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Alessio Grazietti,
Giorgio La Nasa, Alberto Lai, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Mauro Manunza, Giuseppe
Masnata, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Larry Pagella,
Franco Passamonti, Giampaolo Piras, Gianpaolo Ritossa, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Pier Francesco
Staffa.
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Elia Maria Cabras, Maria Gabriella Caletti, Mirella
Campus, Haydee Cascìu, Antonella Cherchi, Maria Corrias, Elisabetta La Nasa, Maria Rosaria Lenza, Lia Lixi,
Maria Rosaria Lenza, Mariella Mistretta, Giovanna Passamonti.
Ospiti dei soci: di Michele Bajorek il dottor Raffaele
Arca, di Ginevra Balletto l’ingegner Carla Furcas, di
Francesco Birocchi il dottor Mario Frongia, di Salvatore
Ferro il dottor Francesco Danero, di Pasquale Mistretta
l’ingegner Chiara Garau, l’ingegner Carla Lamieri, l’ingegner Sonia Pintus, di Guido Chessa Miglior la dottoressa Luisella Biggio, di Gianpaolo Ritossa l’ingegner
Emanuela Abis.
Rotariani in visita: il dottor Manlio D’Agostino del
Rotary Club Padova Nord.
24 OTTOBRE 2013
Interclub con i Rotary Club dell’area cagliaritana.
“I SUOI PRIMI PASSI LI FAI TU, PRESENTAZIONE
DELLA CAMPAGNA DI PREVENZIONE DELLE
MALFORMAZIONI CONGENITE”
Relatori: GIUSEPPE MASNATA, Dirigente medico del
Servizio di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera “G.
Brotzu” di Cagliari e da MARIO ORGIANA, Presidente
dell’ASBI Sardegna, Associazione per la Spina Bifida e
l’Idrocefalo.
Sono presenti
I soci: Angelo Aru, Ettore Atzori, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras,
Christian Cadeddu, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Silvano Costa,
Francesca Cozzoli, Gianfranco De Gesu, Alfonso Dessì,
Paola Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore
Ferro, Mario Figus, Alessio Grazietti, Alberto Lai, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Giuseppe Masnata, Margherita Mugoni Contini,
Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia Onnis, Larry
Pagella, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa,
Michele Rossetti.
Sono presenti in sala le signore: Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Paola Dessì, Maria Rosaria
Lenza, Tiziana Masnata.
Ospiti del Club: Dr.ssa Enrica Puggioni, Assessore
alla Cultura e alla Pubblica Istruzione del Comune di Cagliari; Dr. Antonio Garau, Direttore generale Azienda
ospedaliera “G. Brotzu”; Dr. Giorgio Congiu, Presidente Federfarma Sardegna; Dr.ssa Maria Pia Orrù, Pre-
sidente Federfarma Cagliari; Dott. Raimondo Ibba, Presidente Ordine dei Medici di Cagliari; Dott. Guido
Sanna, Medicina generale; Dr.ssa Paola Manconi, Presidente regionale Unicef; Dr.ssa Rosella Onnis, Presidente Unicef Cagliari.
Ospiti dei soci: di Francesco Birocchi il signor Bepi
Anziani e la Signora Flavia Corda, di Salvatore Ferro il
dottor Francesco Danero.
31 OTTOBRE 2013
COMMEMORAZIONE PRESSO L’ALBERO DELLA
VITA, VENERDÌ 1° NOVEMBRE 2013
7 NOVEMBRE 2013
Relatore: Prof. PAOLO RITOSSA
“IL PORTO DI CAGLIARI E IL SUO FUTURO”
Sono presenti
I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Francesco Birocchi,
Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni Maria
Campus, Carlo Carcassi, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Vincenzo Cincotta, Alberto Cocco Ortu,
Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Giancarlo Deidda, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore
Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Gaetano Giua Marassi, Alberto Lai, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta, Maria
Luigia Muroni, Stefano Oddini Carboni, Larry Pagella,
Alessandro Palmieri, Enzo Pinna, Giampaolo Piras,
Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Michele Rossetti.
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Franca Cincotta, Paola Dessì, Tiziana Masnata,
Patrizia Palmieri.
Ospiti dei soci: di Giuseppe Masnata la madre Cecilia, di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero.
Rotariani in visita: Salvatore Plaisant del Rotary
Club Cagliari Est con 2 ospiti
14 NOVEMBRE 2013
Relatore: Prof. Dott. MAURO FRONGIA, direttore del
reparto di Urologia e Chirurgia Robotica dell’Azienda
ospedaliera “G. Brotzu” di Cagliari.
“IL ROBOT IN SALA OPERATORIA”
Sono presenti
I soci: Angelo Aru, Michele Bajorek, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Guido Chessa Miglior, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Salvatore Ferro, Giuseppe
Fois, Salvatore Fozzi, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu,
Mauro Manunza, Giuseppe Masnata, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Pasquale Mistretta,
Cecilia Onnis, Larry Pagella, Giampaolo Piras, Luigi
Puddu, Michele Rossetti, Giovanni Sanjust, Pier Francesco Staffa.
Sono presenti in sala le signore: Maria Vittoria
Carcassi.
Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero.
21 NOVEMBRE 2013
Interclub con i Rotary Club dell’area cagliaritana.
Relatore: Contrammiraglio MICHELE RUSSO parla
dell’affondamento della Corazzata Roma.
“LA CITTÀ CHE NON VOLLE MORIRE”
Sono presenti
I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ginevra Balletto,
Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Marcello Caletti,
Giovanni Maria Campus, Ezio Castagna, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona,
Gianfranco De Gesu, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Riccardo Lasic, Salvatore Lostia di Santa
Sofia, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Maria Luigia
Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna, Luigi
Puddu, Giampaolo Ritossa, Mauro Rosella, Michele
Rossetti, Giovanni Sanjust.
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Marina Birocchi, Elia Cabras, Luisella Castagna,
Antonella Cherchi, Maria Rosaria Corona, Giuseppina Ritossa, Maria Grazia Rosella, Elisabetta Sanjust.
Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero.
28 NOVEMBRE 2013
Relatori: PASQUALE MISTRETTA e SALVATORE FOZZI.
Titolo: “I NOVANT’ANNI DI ANGELO CHERCHI”
Sono presenti
I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Francesco Birocchi,
Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni Cascìu,
Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Alberto Cocco Ortu,
Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Francesca Cozzoli, Alfonso Dessì, Salvatore Ferro, Mario Figus, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Giuseppe
Fois, Salvatore Fozzi, Giorgio La Nasa, Riccardo Lasic,
Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro Palmieri,
Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Marco
Rodriguez, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni
Sanjust.
Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Maria Gabriella Caletti, Antonella Cherchi, Rita
Cocco Ortu, Maria Corrias, Lina Fois, Franca Fozzi, Mariella Mistretta, Loredana Piras, Elisabetta Sanjust.
Ospiti del Club: i PDG Franco Cabras, Filippo Pirisi,
Luciano Di Martino, la presidentessa Angela Imbesi e
la segretaria Marinella Corrias del Club Inner Wheel Cagliari, il segretario distretto 2080 per la Sardegna dottor Gabriele Andria, i familiari di Angelo Cherchi, il socio onorario Eugenio Lazzari.
Ospiti dei soci: di Alberto Cocco Ortu il dott. Domenico Porcu e gentile signora, di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero, di Salvatore Fozzi l’ingegner
Emanuele Corona e gentile signora, di Riccardo Lasic la
madre Paola, di Giuseppe Masnata la madre Cecilia.
■
ROTARY INTERNATIONAL – DISTRETTO 2080 ITALIA
ROTARY CLUB CAGLIARI
ORGANIGRAMMA DEL CLUB
Anno Rotariano 2013 / 2014
Presidente
Francesco BIROCCHI
E-mail: [email protected]
Presidente
uscente
Mauro MANUNZA
E-mail: [email protected]
Presidente
eletto
Mario FIGUS
E-mail: [email protected]
Vice Presidente
Maria Luigia MURONI E-mail: [email protected]
Segretario
Riccardo LASIC
E-mail: [email protected]
Tesoriere
Salvatore FERRO
E-mail: [email protected]
Prefetto
Lucia PAGELLA
E-mail: [email protected]
Consiglieri
Michele BAJOREK
E-mail: [email protected]
Maria Pia LAI GUAITA E-mail: [email protected]
Cecilia ONNIS
E-mail: [email protected]
Michele ROSSETTI
E-mail: [email protected]
Scarica

la sardegna sott`acqua • l`attività del club • la rotary foundation • gli