dicembre 2013 Periodico del Rotary Club Cagliari Distretto 2080 • • • • LA SARDEGNA SOTT’ACQUA L’ATTIVITÀ DEL CLUB LA ROTARY FOUNDATION GLI AMERICANI IN CITTÀ Sommario Rotary Club Cagliari Periodico del Rotary Club Cagliari Distretto 2080 Anno di fondazione 1949 n. 1/2 dicembre 2013 Pubblicazione riservata ai soci Rotariani Direttore responsabile: Lucio Artizzu Comitato di redazione: Francesco Birocchi, Salvatore Fozzi, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giovanni Sanjust Segretaria di redazione: Anna Maria Muru Autorizzazione del Tribunale di Cagliari n. 171 del 18 agosto 1965 EDITORIALE Quell’idea di Arch – Lucio Artizzu 1 La speranza nel futuro – Francesco Birocchi I 90 anni di Angelo Cherchi – Salvatore Fozzi Angelo Cherchi – Pasquale Mistretta Rotary Foundation, storia e programmi – Salvatore Fozzi La partecipazione della scuola – Franco Staffa Una cordiale accoglienza – Edoardo Lenza Settant’anni fa a Cagliari arrivarono gli americani – Paolo Fadda L’aeroporto come strumento di crescita del territorio – Alessio Grazietti Pannelli esplicativi del RC Cagliari – Marinella Ferrai Cocco Ortu Una nuova “casa” per il nostro Club – Michele Rossetti Il ruolo dell’Ecoparco nel Sulcis – Mario Figus, Stefano Carbone Parliamo di Paolo Piccaluga – Marcello Marchi Camillo Benso conte di Cavour: avvelenato? – Ugo Carcassi, Tiziana Pusceddu Bernardino Ramazzini, un medico del 1600 – Angelo Deplano, Giovanni Barrocu Antonio Lenza: Mosaico di silenzi – Lucio Artizzu Città e Sfide, Conflitti e Utopie – Gianni Campus 3 8 14 55 61 62 Commissioni anno 2013-2014 65 LE RIUNIONI Le presenze 66 15 18 19 22 29 35 37 39 43 47 Progetto grafico e impaginazione Bruno Pittau – www.brokenart.org fotografie: Archivio Rotary e soci del Club Stampa e allestimento: Cosimo Fadda Communication, CA _____________________________ Le opinioni espresse negli articoli firmati impegnano esclusivamente i loro autori. Hanno collaborato a questo numero: LUCIO ARTIZZU • GIOVANNI BARROCU • FRANCESCO BIROCCHI GIANNI CAMPUS • STEFANO CARBONE • UGO CARCASSI ANGELO DEPLANO • PAOLO FADDA • MARINELLA FERRAI COCCO ORTU MARIO FIGUS • SALVATORE FOZZI • ALESSIO GRAZIETTI EDOARDO LENZA • MARCELLO MARCHI • PASQUALE MISTRETTA TIZIANA PUSCEDDU • MICHELE ROSSETTI • FRANCO STAFFA dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 1 Editoriale Quell’idea di Arch Lucio Artizzu N ell’attività dei club del Rotary International assume grande rilievo ed importanza il ruolo della Rotary Foundation sulla quale l’amico Salvatore Fozzi ha svolto un’informata relazione della quale diamo conto in queste pagine. La Rotary Foundation nacque grazie alla felice intuizione di un grande rotariano, Arch Klumph, presidente della Associazione internazionale dei Rotary Club nel 1916-17. Nel discorso conclusivo egli aveva suggerito la creazione di un fondo d’emergenza per consentire ai club, negli anni futuri, di operare concretamente per il miglioramento della vita umana, dei diseredati. Quando Klumph terminò l’anno di presidenza gli fu fatto un regalo tramite una colletta e si constatò che dal denaro raccolto per fare l’acquisto erano rimasti 26 dollari e 50 centesimi e fu quel pugno di dollari che Klumph destinò quale base del fondo del Rotary Endowment Found, poi diventata Rotary Foundation. Negli anni i fondi, però, scarseggiavano; i lasciti erano rari e dopo 6 anni il capitale del fondo arrivava ad appena 700 dollari, ma Klumph insisteva presso i club perché era convinto del ruolo che R.F. avrebbe svolto nell’azione del Rotary in favore degli strati più deboli della popolazione mondiale. Situazione che tra l’altro si era aggravata dopo il crash finanziario del 1929 e fu allora che Paul Harris chiese alla R.F. di fare una donazione a favore dei bambini handicappati. Dopo il dissesto finanziario mondiale, cominciarono a provenire cospicue donazioni, in particolare nel 1947, anno della morte di Harris, sicché la Rotary Foundation poté realizzare i primi grossi interventi e operare così come il suo ideatore Arch Klumph aveva intuito nella attività che la Rotary Foundation doveva svolgere e di cui i risultati furono oggetto di informazione dei club del mondo. La redazione della rivista augura calorosamente Buon Natale e Buone Feste a tutti i soci e alle loro famiglie. ■ 2 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 3 L’attività del Club La speranza nel futuro Francesco Birocchi immane tragedia di novembre, con i troppi morti travolti dalla furia dell’acqua, i disastri nei campi e nei centri abitati in Gallura ed in altre regioni della Sardegna, segna drammaticamente l’anno che si sta chiudendo. Gli interventi dei rotariani, specie di quelli residenti nelle zone più colpite (ma non solo), pur in una situazione particolarmente difficile anche per loro, sono stati immediati e generosi. La concreta solidarietà dei distretti Rotary d’Italia, si è manifestata con una raccolta fondi attraverso la “Rete del dono”. Un sistema di raccolta pratico e veloce: basta collegarsi al sito www.retedeldono.it/rotary2080/emergenzasardegna ed è ancora possibile effettuare il versamento di solidarietà comodamente da casa propria. Il Governatore del Distretto 2080, Pier Giorgio Poddighe, ha lanciato l’iniziativa rivolta a tutti i distretti Rotary italiani, ed è in contatto con le autorità locali dei Comuni di Olbia, Torpè e Uras per individuare la migliore destinazione dei fondi raccolti, tra le necessità delle famiglie più colpite e le esigenze di riqualificazione di strutture indispensabili per la collettività. Credo, tuttavia, che la generosità, pur importante, non sia sufficiente. Dobbiamo fare la nostra parte e lavorare affinché il tema spinoso dell’uso dell’ambiente sia affrontato senza pregiudizi o polemiche strumentali. Se è vero che in Sardegna 306 comuni (l’81% del totale) hanno porzioni del proprio territorio ad elevato rischio idrogeologico per frane ed alluvioni, allora non si può far finta di nulla. Il nostro club si è speso molto su questo argomento, anche attraverso le altissime professionalità specifiche presenti fra i nostri L’ soci. Conversazioni, convegni, interventi pubblici si sono succeduti nel corso degli anni. Ultimo il Forum Distrettuale di Cagliari, il 6 aprile scorso. Da quell’importante appuntamento, per iniziativa di Giovanni Barroccu, Angelo Aru, Mario Figus, Ginevra Balletto, Maria Luigia Muroni e la disponibilità di altri rotariani è nata la proposta di un progetto distrettuale su “Informazione Ambientale”. L’obiettivo è quello di diffondere informazioni e proporre iniziative, che possano contribuire a mitigare gli effetti delle forme principali di degrado ambientale e quindi a rimuoverne le cause, per migliorare la qualità della vita della popolazione. Un bel progetto che i fatti tragici di novembre ci chiedono di portare avanti con convinzione. UN ANNO ENTUSIASMANTE l mese di dicembre è il momento degli auguri, ma anche del “giro di boa” per l’attività del club e quindi di verifica di ciò che, con il supporto di un impareggiabile Consiglio direttivo, è stato fatto nella prima parte dell’anno rotariano e dell’aggiornamento del programma che si vuole perseguire nella seconda parte. Il Presidente internazionale Ron D. Burton ci invita a riflettere sulle ragioni per cui siamo e vogliamo restare rotariani. «Quando mi hanno chiesto di entrare nel Rotary – scrive nella sua lettera di novembre – ho accettato perché pensavo che fosse un buon modo per farmi coinvolgere nella comunità. Alla fine, però, quello che mi ha entusiasmato è stato qualcosa di cui non sapevo proprio niente: la nostra fondazione Rotary». I 4 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 IL ROTARY PER LA CITTÀ impegno sui progetti è stato costante e dovrà proseguire ancor più intensamente per portare a compimento alcune iniziative già avviate e vararne di nuove. È stato particolarmente significativo esserci ritrovati a luglio nella chiesa del Santo Sepolcro in occasione della consegna dei pannelli esplicativi delle opere d’arte custodite nel tempio, realizzati a cura del nostro club. La conferenza della storica dell’arte Lucia Siddi, che ha curato la scrittura dei testi (con traduzione in inglese del nostro socio Franco Staffa) ha dimostrato quanto utile fosse quella iniziativa per la valorizzazione di un monumento fra i più artisticamente interessanti di Cagliari. A beneficio dei turisti certo, ma anche dei cagliaritani che amano la loro città e che desiderano conoscerla sempre meglio. L’operazione Santo Sepolcro ha dimostrato che con poche risorse è possibile ottenere risultati di grande rilievo. Prossima tappa sarà la parrocchia di Sant’Eulalia. La Commissione “Rotary per la città”, presieduta da Marinella Ferrai Cocco Ortu, è al lavoro per portare a termine il progetto entro l’anno rotariano in corso. Il nostro Rotary ha sempre avuto a cuore la valorizzazione della storia, dell’arte e dei luoghi significativi della città. In questo quadro si inserisce la decisione di donare alla chiesa di San Lucifero un nuovo grande portone di bronzo, decorato con formelle recanti le immagini dei santi più legati al culto dei cagliaritani. La realizzazione dell’opera è stata affidata all’artista Piergiorgio Gometz, dorgalese con laboratorio a Cagliari, già autore di numerosi portoni di bronzo, tra cui quello della cattedrale di Nuoro. A Gometz si deve, fra l’altro, il bassorilievo di bronzo, collocato nell’area partenze dell’aeroporto di Elmas, per celebrare le attività benefiche del Rotary, nel centenario della sua fondazione. La realizzazione del nuovo portone ha richiesto un notevole sforzo economico che è stato sostenuto grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna. Una lunga L’ Emerge dalle sue parole, la vera natura del Rotary indirizzata al servizio al di sopra di ogni interesse personale della propria comunità e di quella internazionale. Ogni club fa la sua parte per supportare cambiamenti positivi e duraturi. Partecipando innanzitutto alla grande campagna “End polio now” che in 34 anni ha ridotto i casi di polio del 99 per cento nel mondo. Manca ormai pochissimo all’eliminazione della polio e già si pensa ad un programma per proteggere per sempre i bambini da questa terribile malattia. Per questo il Rotary ha accettato la nuova sfida dalla Bill & Melinda Gates Foundation, che si è impegnata a metter a disposizione due dollari per ogni dollaro donato dai rotariani a favore dell’eradicazione della polio nei prossimi cinque anni, fino ad un ammontare massimo di 35 milioni di dollari l’anno. «Stiamo vivendo uno degli anni più entusiasmanti della storia della Fondazione Rotary», scrive ancora Ron D. Burton, parlando del Piano di visione futura, «abbiamo appena lanciato un nuovo modello di sovvenzioni che sfiderà ed ispirerà tutti noi a pensare alla grande e a sviluppare progetti più ambiziosi, con un impatto duraturo». Il nostro club è da sempre impegnato a sostenere i grandi programmi della Fondazione Rotary, ma anche a supportare iniziative specifiche di servizio. Il tema scelto come motivo conduttore di questo anno rotariano, “Esplorare il futuro per orientare il presente”, ci ha aiutato nello svolgimento del programma in questi primi mesi e, soprattutto, ci ha fornito straordinare opportunità di conoscenza e riflessione. dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 5 serie di imprevisti di ordine burocratico ha ritardato la collocazione definitiva del portone. Ma con tenacia rotariana gli ostacoli sono stati superati. I SUOI PRIMI PASSI LI FAI TU ra i progetti ben avviati vi è il “Progetto regionale di educazione sanitaria per la prevenzione delle malformazioni congenite” Il nostro club è impegnato ormai da molti anni in un Progetto di prevenzione primaria delle Malformazioni Congenite, con un apposito gruppo di lavoro coordinato dal nostro socio Giuseppe Masnata, dirigente medico di Pediatria dell’Ospedale “Brotzu”. Negli ultimi anni abbiamo organizzato conversazioni, convegni Regionali e Nazionali (il primo fu nel 2002 sotto la presidenza di Andrea Rusconi) e iniziative di sensibilizzazione. Il 2013/2014, sarà l’anno rotariano della grande campagna di informazione, su scala regionale, rivolta direttamente alle donne in età fertile, sulla corretta prevenzione primaria delle malformazioni tramite l’assunzione di acido folico. La Campagna i suoi primi passi li fai tu, si baserà sulla diffusione sistematica attraverso punti di distribuzione mirati (ambulatori medici e pediatrici, farmacie), di materiale informativo destinato alle famiglie ed in particolare alle giovani in età fertile. La presentazione è avvenuta in una partecipata riunione interclub il 24 ottobre scorso, dove la rilevanza del fenomeno delle malformazioni congenite nella nostra Isola, gli aspetti sociali e sanitari che ne conseguono, l’importanza della campagna e il suo impatto con il territorio e con il sistema sanitario regionale sono stati illustrati dal Giuseppe Masnata e da Mario Orgiana, Presidente dell’ASBI Sardegna, Associazione per la Spina Bifida e l’Idrocefalo. È arrivato il patrocinio della Regione Sardegna ed è stata data la più ampia disponibilità a collaborare da parte di Federfarma e della Federazione italiana medici di medicina generale, oltre che dalle organizzazioni dei medici pediatri. È da sottolineare l’immediata adesione F all’iniziativa di tutti i club dell’area cagliaritana (Cagliari Est, Cagliari Nord, Cagliari Sud, Cagliari Anfiteatro e Quartu Sant’Elena) e di moltissimi altri club della Sardegna: Speriamo di poterlo condividere presto con tutti 28 club della nostra isola. A maggio, per la necessaria raccolta di fondi, sarà riproposta la bella iniziativa del Musikaralis, organizzata come negli anni scorsi dall’impareggiabile Luigi Puddu. PROGETTO NANYUKI è poi il “Progetto Nanyuki” che comincia a prendere corpo. Nanyuki, nel cuore dell’Africa, è una cittadina di 60.000 abitanti, nel centro del Kenya, proprio sulla linea dell’Equatore, a 200 Km dalla capitale Nairobi. È l’ultimo avamposto per il commercio. Questa città è originalissima per l’incontro di tribù diverse. La lingua più usata è il Kiswahili. La parrocchia di Nanyuki è stata “adottata” dalla Diocesi di Cagliari da 40 anni è retta da don Franco Crabu, originario di Gesico. La missione, dispone di locali per i sacerdoti, di un asilo che può ospitare 50 C’ 6 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 bambini e di un vasto Centro Pastorale realizzato, nel 1998, con il contributo delle parrocchie e dei vari gruppi della diocesi di Cagliari. Dieci anni fa è stato è stato inaugurato il “Centro per i malati terminali”, che ha necessità di una serie di interventi. Serve un impianto fotovoltaico per abbattere i costi di gestione. Lo strumento per intervenire potrebbe essere un “progetto globale” cofinanziato dalla Rotary Foundation. Ma per attivarlo occorre una base di partenza locale: fondi da recuperare con iniziative specifiche. Il Rotaract di Cagliari ha accettato la sfida ed ha organizzato un concerto Gospel nel periodo di Natale. Altre iniziative sono allo studio per i primi mesi del prossimo anno. La buona volontà c’è tutta e la determinazione non manca. Spero proprio che don Franco possa toccare con mano la capacità del Rotary e dei rotariani di intervenire laddove c’è più necessità. Siamo impegnati a dare una mano ad un altro sacerdote che ci è molto caro e ci è sempre vicino. Padre Salvatore Morittu sta realizzando una falegnameria nel sua comunità agricolo-pastorale di S’Aspru, a Siligo. Una struttura importante nel programma di recupero psico-sociale dei ragazzi ospiti della comunità, che ha bisogno di sostegno per poter diventare pienamente operativa. È un impegno al quale non possiamo venir meno. dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari L’AUGURIO DI UN FUTURO MIGLIORE n parco nei colli dei detriti, con questo titolo “L’Unione Sarda”, ha annunciato il 13 settembre scorso la decisione del comune di Carbonia di stanziare 300 mila euro per «far crescere l’erba sulle discariche di Serbariu». Fu il nostro club (assieme a quelli di Carbonia ed Iglesias) a bandire un concorso di idee internazionale per la bonifica ambientale del sito. Sarà una bellissima soddisfazione vedere finalmente realizzata quell’idea. Ora Mario Figus, nostro presidente incoming, sta lavorando ad un nuovo progetto che si colleghi alla fortunata iniziativa dell’Ecoparco e che contenga una proposta di modello di sviluppo per il Sulcis, territorio ricco di risorse paesaggistiche e culturali, ma colpito da una gravissima crisi post-industriale. L’idea è di proporlo come progetto distrettuale. L’attenzione del Club verso le nuove generazioni è costante. Il Rotaract cresce sempre in numero e qualità. Maria Luigia Muroni, nostra vice presidente, è diventata ormai un punto di riferimento costante per quei ragazzi straordinari. Cecilia Onnis e Ginevra Balletto seguono lo scambio giovani importante ma delicatissimo strumento di opportunità e di crescita. Per i giovani, in primavera, sarà organizzato un nuovo Ryla. L’dea è di indirizzarlo verso i temi ambientali. Vedremo. È il momento degli auguri. Ma prima ancora degli auguri di Natale e di buon anno, desidero rivolge un augurio particolarmente sentito al nostro Angelo Cherchi che ha appena compiuto 90 anni. Abbiamo festeggiato la ricorrenza in una bella e partecipata serata rotariana perché Angelo Cherchi, U 7 cardiologo di fama e docente universitario, ha dato molto al Rotary. È stato presidente del nostro club nell’anno rotariano 1976-1977 e Governatore del Distretto 2080 nell’anno rotariano 1987-1988. Pasquale Mistretta e Salvatore Fozzi, hanno sottolineato i risultati della sua lunga e importante attività professionale e di quella rotariana, altrettanto prestigiosa (se ne parla più diffusamente in questo numero della Rivista). Conosco e stimo Angelo Cherchi da molti anni. Ricordo di averlo intervistato per la prima volta più di trent’anni fa. Allora io non ero ancora rotariano e lui per me era il Professor Cherchi, con la “P” maiuscola. Parlavamo della Campagna di eradicazione della Polio. E fu proprio attraverso le sue parole semplici, chiare, competenti e coinvolgenti che io cominciai a capire cos’è realmente il Rotary. Grazie davvero e auguri di cuore da parte di tutto il club. Non mi resta, a questo punto, che rivolgere, con spirito di amicizia, i più sinceri, affettuosi auguri a tutti i soci del nostro club e alle loro famiglie per un Natale di serenità e un 2014 di pace. Credo che la parola “pace” non sia soltanto il contrario di “guerra”. Pace, per me, significa convivenza e comprensione reciproca fra le persone e nella società, base indispensabile per costruire un futuro sempre migliore. Ed è quello che, di cuore, auguro a tutti voi. ■ 8 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Un rotariano esemplare I 90 anni di Angelo Cherchi Salvatore Fozzi uore rotariano, così lo definì con una simpatica espressione Gianni Filippini in una intervista che venne pubblicata nel settembre 1992 sul nostro bollettino. E non poteva esserci espressione più felice per il nostro Angelino, che del cuore, come muscolo, è un maestro e sa tutto ma altrettanto è maestro e sa tutto del Rotary di cui è un vero professore. Angelo fu ammesso nel nostro club nell’anno rotariano 1965-66 e più precisamente nel corso della prima riunione di quell’anno, il primo luglio 1965, presieduta da Giuseppe Peretti. A presentarlo fu il comm. Enrico Besson, presidente uscente ed allora direttore del Credito Italiano della nostra città. Nella stessa riunione entrarono a far parte del club un nutrito gruppo di nuovi soci: il professor Ferruccio Barreca, il professor Raffaele Camba, il dottor Sergio De Nardin, il dottor Vincenzo Farina, il professor Marco Lippi e il notaio Francesco Vacca, figure di grande spessore che ci fanno capire come allora la quantità viaggiasse assieme alla qualità. Consultando i bollettini di quegli anni si capisce che Angelino già da subito è un socio molto attivo sia per l’assiduità che per interventi qualificati e soprattutto per idee e proposte finalizzate all’attuazione di progetti. Ha ricoperto diversi incarichi nel club come presidente di commissione e nel consiglio direttivo, del quale è stato per tre anni vicepresidente. Poco più di dieci anni dopo e per l’esattezza nell’anno 1976-1977 viene eletto presidente del nostro club: lo affianca un consiglio direttivo esperto e qualificato: Carlo Sanna, segretario, Alberto Villasanta, presidente uscente, Enrico Zanda e Ivo Uras vice C presidenti; Federico Corda, tesoriere; Giovanni Anedda, prefetto; Antonio Cabitza, Cesare Oliveti, Giovanni Sanjust, consiglieri; Salvatore Bonomo, presidente eletto. La sua presidenza fu caratterizzata da un serie di iniziative e di azioni rotariane molto importanti che hanno dato al nostro club prestigio e notorietà e che ancora oggi sono punti fermi nella storia del Distretto tutto. Voglio citarne due in particolare: • istituzione del Premio La Marmora, giunto oggi alla XXVI edizione; • la nascita dell’Inner Wheel. ISTITUZIONE DEL PREMIO LA MARMORA Per quanto riguarda il premio La Marmora coglie al volo, realizzandola, l’idea di Marcello Serra, che dopo aver partecipato al premio Galileo Galilei dei Rotary italiani, organizzato a Pisa, propone l’istituzione di un premio da assegnare ad un ente, istituzione, studioso, tecnico, operatore economico, scrittore o artista, non sardo, che, con la propria opera, abbia contribuito o contribuisca alla valorizzazione della Sardegna, al suo progresso economico, sociale e culturale, alla sua migliore conoscenza in Italia ed all’Estero. Ci raccontano i bollettini che il premio fu deciso dopo una appassionata e vibrante discussione di tutti i componenti del club nel corso di una riunione che ebbe luogo il 16 luglio 1977. In quella occasione fu presa la decisione di intitolare il premio ad Alberto Ferrero Della Marmora, generale piemontese e insigne studioso e ricercatore, geografo, geologo e scrittore che con le sue ricerche e pubblicazioni, in particolare di due fondamentali opere, Viaggio in Sar- dicembre 2013 — degna e Itinerario nell’Isola di Sardegna, pubblicate in lingua francese verso la metà dell’Ottocento, aveva dato impulso alla valorizzazione e alla conoscenza dell’isola. Il premio consiste nella consegna di una targa in bronzo, opera d’arte ideata e donata al nostro club dall’artista cagliaritano Dino Fantini e raffigurante la sagoma dell’isola con il profilo del La Marmora. Per portare avanti questa importante iniziativa il nostro Angelino si avvalse della collaborazione di una solida ed esperta commissione composta oltre che dallo stesso Cherchi e da Rino Bonomo, presidente entrante, da Angelo Berio, Nino Fara Puggioni, Marcello Marchi, Marcello Serra e Franco Trois. La commissione lavorò con competenza ed assiduità durante tutto l’anno rotariano 1977 e decise di assegnare il prestigioso riconoscimento, il primo, alla Rockefeller Foundation con la seguente motivazione: “Per aver concorso in maniera Rotary Club Cagliari 9 determinante a liberare la Sardegna dalla malaria, piaga millenaria che l’aveva flagellata implacabilmente, stremandone le forze”. Il premio venne consegnato a Mr. Hallen Holmes, ministro consigliere dell’ambasciata USA e vice ambasciatore in Italia, che lo ritirò a nome della Rockefeller Foundation durante una solenne riunione che ebbe luogo presso l’Hotel Mediterraneo il 21 giugno 1978. La targa fu consegnata dal presidente di quell’anno che era nel frattempo subentrato ad Angelino, Salvatore Bonomo, e questa è un’ulteriore dimostrazione che la ruota nel Rotary continua a girare, ed infatti furono Angelino e il suo consiglio direttivo che idearono e organizzarono il premio che verrà però consegnato dal suo successore. Alla consegna della targa erano presenti, oltre che un gran numero di rotariani dei club cagliaritani, il Governatore del 208 Distretto, Augusto Ferri, e le massime autorità civili e religiose. 10 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 NASCITA DELL’INNER WHEEL (o club dentro la ruota) ell’anno 1973, durante la presidenza di Renzo Pirisi, venne costituito un gruppo di mogli di rotariani, chiamato “gruppo signore”, ma ciò avvenne principalmente per impulso del PDG Giuseppe Peretti, che seguì inizialmente il gruppo per lasciarlo successivamente, a causa dei suoi impegni, a Nino Fara Puggioni che lo coordinò con grande competenza. Il “gruppo signore” aveva già dato prova di una notevole capacità nel campo assistenziale, che si concretizzò tra l’altro con l’acquisto di un pulmino donato dalle stesse ai ragazzi assistiti da padre Solinas. Il 23 giugno 1977 nel corso di una riunione del gruppo e sotto la presidenza del club di Angelo Cherchi, nacque l’Inner Wheel di Cagliari, che fu il secondo club italiano dopo quello di Napoli, nato tre anni prima, nel 1974, del quale non fu una promanazione bensì sorse autonomamente sempre grazie all’interessamento del presidente Cherchi, che fu l’artefice e il protagonista di questa iniziativa. Furono 18 le socie fondatrici, mentre il primo consiglio direttivo era composto da: Gianna Peretti, presidente; Paola Carcassi e Nelly Tronci, vice presidenti; Maria Rosaria Corona, segretaria; Antonella Cherchi, corrispondente del club (editor); M. Pia Leoni, Franca Pirri e Tina Trois, consiglieri. Il presidente Cherchi provvide immediatamente a comunicare la notizia dell’avvenuta costituzione del club alla sede centrale dell’I.W. a Londra. Per la cronaca ricordo che l’associazione ha avuto ben tre governatrici appartenenti al Club di Cagliari: Gianna Peretti, Micaela Mulas e Paola Carcassi. Durante il suo anno di presidenza, ha visto la luce il terzo club della città, Cagliari Nord, fortemente voluto dal governatore Renzo Pirisi, allora in carica, che fu coadiuvato da Franco Leoni, suo rappresentante speciale, con la fattiva collaborazione di Nino Fara Puggioni e Gigi Cosentino. Il nuovo club, di cui il Rotary Cagliari fu padrino, venne costituito nel 1977 ed aveva allora una peculiarità: era composto prevalentemente da giovani professionisti e imprenditori. N Antonella e Angelino durante un congresso. Sempre durante il suo anno di presidenza ci fu la felice concomitanza con il governatorato di Renzo Pirisi, culminato nel Congresso Distrettuale di Porto Cervo – Costa Smeralda, che ebbe un grande successo di partecipazione e al quale Angelino e tutto il club collaborarono efficacemente. Infine desidero ricordare che nel suo anno venne accolto nel club il caro amico Lucio Artizzu, ora PDG. ANGELO CHERCHI GOVERNATORE distanza di dieci anni da quando aveva ricoperto la carica di presidente del club, fu eletto governatore distrettuale (19871988). Governatore del Distretto 208, allora si chiamava ancora così, infatti solo nel 1991 diventa 2080. Scelse come segretario distrettuale un altro grande rotariano socio del nostro club, il compianto Antonio Cocco, benemerito libraio ed editore a cui mi legavano affetto ed amicizia. Questa scelta fu certamente dettata dalla continuità con il suo club di appartenenza e dal profondo legame che lo univa alla sua Cagliari, ed è per que- A dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari Congresso 208 Distretto. Il governatore Angelo Cherchi e Cetin Gokceatam, Rappresentante del Presidente Internazionale (Villasimius 12-15 magio 1988). sto che scelse come tesoriere distrettuale un altro componente di un club cagliaritano, Cagliari Est, Franco Cabras, che diventerà governatore nel 1993-94. Il suo anno di governatorato fu animato da un’intensa attività che oltre le visite ai club del Distretto, si manifestò con l’organizzazione e la promozione di forum, seminari, assemblee e che vide una rilevante crescita quantitativa di soci e di club, ma di questo parlerò più avanti. Angelino ha sempre riservato una particolare attenzione e sensibilità ai programmi umanitari della Fondazione Rotary. Pensate che durante il suo anno la campagna PolioPlus cresce e supera del 217% la raccolta fondi richiesta a favore della Fondazione. Solo per fare un esempio il nostro club supera in quell’anno la soglia del 285%. Accennavo prima all’impulso dato all’espansione. Oltre la crescita quantitativa dei soci, sviluppa la nascita di nuovi club che mi piace elencare: in quell’anno nacquero infatti i club di Bosa, Carbonia, Macomer e Olbia. La nascita di quest’ultimo fu particolarmente sofferta e complicata, giacché il club di Tempio, a cui apparteneva il territorio, si opponeva tenacemente alla sua costituzione ed in particolare un socio fondatore e P.P. di quel club, una sorta di padre padrone, come erano allora presenti anche in altri club, non lo voleva. Solo l’autorevolezza e l’arte del mediare e della diplomazia insiti in Angelino, sbloccarono, non senza fatica, la situazione e finalmente il primo giugno 1987 il club di Olbia fu ammesso al R.I. 11 Promuove iniziative internazionali di solidarietà come la donazione all’ospedale di Istanbul di importanti apparecchiature di microchirurgia. Quarto governatore sardo dopo Raffaele Sanna Randaccio, Giuseppe Peretti, Renzo Pirisi, lasciò alla fine del suo mandato un bilancio ampiamente positivo, che culmina con il suo congresso distrettuale, il XXXI, che ebbe luogo a Villasimius presso l’Hotel Capo Boi e che vide la partecipazione di oltre 400 rotariani provenienti da tutto il distretto. Il tema congressuale incentrato su una importante relazione dal titolo “Gli indirizzi della cultura nella società di oggi”, fu magistralmente esposta da Tristano Bolelli, PDG del Distretto 207 e vice presidente internazionale del R.I., insigne glottologo, vice direttore della Scuola Normale Superiore di quella città e accademico dei Lincei, che per inciso fu il fondatore nel 1962 del prestigioso premio Galileo Galilei dei Rotary italiani di cui fu pre- 12 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 sidente a vita. All’interno del Congresso una sezione speciale voluta dal Governatore venne dedicata a specifiche proposte di sviluppo dell’economia del Lazio e della Sardegna. Si chiude così un anno intenso e proficuo per tutto il nostro distretto e sul quale sono stati riversati applausi corali, unanimi consensi e prestigiosi riconoscimenti. Tutto il nostro club ne è fiero ed orgoglioso e ti ringrazia, caro Angelino. Ma l’attività rotariana del nostro Angelo non si ferma, il cuore rotariano continua a battere forte. Non appena terminato il suo mandato gli vengono affidati, come PDG, prestigiosi incarichi distrettuali. Per diversi anni (almeno una decina) è stato il presidente distrettuale di diverse commissioni ed in particolare della Rotary Foundation, dando un forte impulso alla raccolta fondi per la campagna Polio Plus ed inoltre appoggiando efficacemente la campagna di sostegno al “Piano Pian” promossa dall’allora governatore Corda per immunizzare i bambini della Costa d’Avorio da una terribile malattia quale il pianoma e sostenendo la vaccinazione contro l’epatite B a favore dei bambini albanesi, voluta dal governatore di quell’anno, l’amico Franco Cabras. Fu inoltre presidente distrettuale della commissione di Azione interna, in quella veste curò insieme al caro amico scomparso, Achille Sirchia, un opuscolo di formazione intitolato “L’Azione interna”. Nell’ambito dei suoi incarichi ebbe anche la presidenza della commissione per le Nuove Generazioni, commissione a lui molto cara anche perché rispecchiava il motto del Presidente Internazionale “Il Rotary illumina le vie dell’avvenire” e ciò in riferimento all’importante e delicato compito, a cui il Rotary era chiamato ed è sempre chiamato, di seguire e formare i giovani, studiando l’impatto delle nuove professioni e delle nuove occupazioni nel mondo giovanile ancora oggi risorsa preziosa e speranza dell’avvenire. Il suo impegno nel Rotary fu continuo. Viene eletto in maniera plebiscitaria durante vari congressi distrettuali a rappresentare il distretto presso il consiglio di legislazione e partecipa attivamente alle assemblee: Singapore (1989), Anaheim (1992) e Nuova Delhi (1998), con interventi e proposte di modifica al manuale di procedura, alcune delle quali vengono accolte ed approvate. È sempre stato conoscitore profondo di questo manuale, che preferiva leggere e commentare nell’edizione originale in lingua inglese, e questo anche, come diceva lui, per evitare errori o strafalcioni allora presenti nella traduzione in lingua italiana. Un “professore” di Rotary, aperto, colto, sensibile, disponibile e sempre pronto ad ascoltare, comprendere, stimolare, consigliare e spiegare la complessa legislazione rotariana. Anche chi scrive gli deve molto, tutto quello che sa di Rotary (ed è ancora molto poco) lo deve a lui. Grazie Angelino. Mi piace ricordare a questo punto l’impegno nella formazione che è sempre stato un punto fermo nelle sue azioni all’interno del Rotary, e per le quali ha contribuito concretamente con la pubblicazione di un piccolo e utilissimo volume, una sorta di bignamino di formazione rotariana, intitolato Il Rotary Club, guida per i soci, che ha visto ben 7 edizioni, le prime due curate in collaborazione con Achille Sirchia e le altre a suo nome, le ultime due sono state realizzate con un modestissimo contributo da parte del sottoscritto. Numerosissimi inoltre sono gli interessanti ed efficaci contributi pubblicati sulla «Voce del Rotary» e sulla nostra rivista del club, collaborazione che continua tutt’oggi. Ma la sua attività nel Rotary continua anche a livello locale. Siamo nel 1999, anno che segna il cinquantenario della nascita del Rotary in Sardegna, l’espansione dell’ideale rotariano è sempre stata un’altra priorità di Angelino. Dopo l’istituzione nel 1973 di Cagliari Est e nel 1977 di Cagliari Nord, passati oltre vent’anni dalla nascita di quest’ultimo, Angelino pensa che sia arrivato il momento di creare un nuovo club. Viene nominato dall’allora governatore Arturo Nati suo rappresentante speciale per studiarne la fattibilità e procedere con la sua attivazione. Angelino lavorò alacremente, sia studiando il territorio che individuando i nuovi soci che l’avrebbero costituito, scelti tra personalità della cul- dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 13 28 nov. 2013. Il presidente Francesco Birocchi consegna ad Angelo Cherchi una targa ricordo per i suoi 90 anni. tura e delle professioni. E finalmente nel 1999 venne istituito il nuovo club, Cagliari Sud, 22° club sardo, 62° club del Distretto, quarto della nostra città. Al Rotary Club Cagliari e a quello di Cagliari Nord e ai due rispettivi presidenti di allora, Lucio Artizzu e Salvatore Nioi, l’onore di far da padrini al nuovo club, che ebbe come primo presidente un rotariano di provata esperienza ed autorevolezza, l’ingegner Emanuele Corona. La consegna della Carta avvenne il 15 settembre di quell’anno alla presenza del Past Governor Arturo Nati, promotore insieme ad Angelo Cherchi dell’iniziativa, e del Governatore in carica, Pietro Adragna, oltre che dei Past Governors sardi, Renzo Pirisi, Giovanni Corda, Franco Cabras, Enrico Marcialis, e dei presidenti degli altri tre club cagliaritani. Ma non è ancora finita. Siamo nel 2009, l’allora governatore Luciano Di Martino gli affida, come suo rappresentante speciale, lo studio sulla possibilità di costituire un nuovo club al centro della Sardegna. Angelino accetta con entusiasmo l’incarico e si mette subito al lavoro giungendo, non senza difficoltà, alla costituzione di questo nuovo club “Sedilo Marghine Centro Sardegna” che fu ammesso al R.I. in data 11 marzo 2010. Il suo impegno nel Rotary è stato giustamente premiato con l’attribuzione negli anni dei più importanti e prestigiosi riconoscimenti rotariani: PH 5 zaffiri e 3 rubini, CSM (Citations for meritorious services) e DSA (Distinguished service award). Nella sua lunga militanza rotariana, di quasi 50 anni, ha partecipato a numerosissimi congressi internazionali e a tutti i congressi distrettuali. Angelino ha vissuto questa entusiasmante ma anche faticosa esperienza esclusivamente come attività di servizio, proprio al di sopra di ogni interesse personale, ma questo grazie soprattutto ad una persona speciale la quale ha avuto un ruolo importante e prezioso nel suo lungo cammino rotariano, la sua compagna di una vita Antonella. Grazie caro Angelino per tutto quello che hai fatto e che hai dato al nostro club, al distretto e a tutto il Rotary Internazionale, grazie anche per quello che ancora stai facendo e che continuerai a fare almeno sino a 100 anni per il nostro sodalizio. Auguri e a chent’annos. ■ 14 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Storia di Angelo Cherchi Una vita dedicata agli studi Pasquale Mistretta l professore Angelo Cherchi è originario di Pabillonis, un centro del Medio Campidano, e con la moglie Antonella ha una famiglia di tre figli: Paolo, Francesco e Roberto e di cinque nipotini. Ha dedicato all’attività medica la parte più coinvolgente della sua vita. Infatti, ha iniziato, nel lontano 1950, frequentando come Assistente straniero la Clinique Cardiologique dell’Università di Parigi diretta dal professor Donzelot. Successivamente, dal 1951 al 1975, ha svolto attività di assistente universitario nella Clinica medica dell’Università di Cagliari sotto la guida del professor Mario Aresu. Negli stessi anni ha conseguito ben quattro Libere Docenze in: Medicina del Lavoro, Patologia speciale medica, Clinica medica generale, Semeiotica medica. Nel 1975 è diventato Professore Ordinario di Malattie cardiovascolari – Cardiologia, cattedra che ha mantenuto fino al 1999. Attualmente è Professore Emerito di Cardiologia. Nel lungo periodo di vita accademica ha svolto in modo continuativo e rigoroso l’attività scientifica producendo, insieme ai suoi giovani assistenti, ben quattrocento memorie a stampa che gli hanno consentito di partecipare a molti convegni nazionali ed in- I ternazionali e di acquisire riconoscimenti scientifici anche attraverso associazioni e organizzazioni di cardiologia tra le quali l’European Board for the Speciality of Cardiology (EBSC) che ha stilato le norme europee per le Scuole di Specializzazione in Cardiologia. Oltre la ricerca scientifica, il Professor Cherchi è ricordato dai tanti allievi come un ottimo docente capace di spiegare con semplicità anche gli argomenti più complessi. Due suoi allievi, Meloni e Mercuro, sono professori universitari e altri due, Lai e Pirisi, sono primari ospedalieri. Nel concludere questa presentazione è importante mettere in luce la personalità di Angelo Cherchi, nato in un borgo rurale, di cui ha conservato alcuni fattori identitari come la determinazione, la serietà nel lavoro e la pazienza. Durante la lunga carriera universitaria, di docente e di ricercatore, si è fatto apprezzare per la cordialità del suo tratto e per l’amicizia che ha coltivato a Cagliari, in Italia e in molti Paesi stranieri. Sotto questo aspetto è stata anche importante la sua convinta appartenenza al Rotary Club di Cagliari, di cui è stato Presidente e, successivamente, Governatore del Distretto 2080. ■ dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 15 L’impegno internazionale del Rotary Rotary Foundation, storia e programmi Salvatore Fozzi he cos’è la Fondazione Rotary, com’è organizzata e qual è il suo scopo. Il nostro manuale di procedura ci dà notizia che nel 1917 Arch Klump, allora Presidente del Rotary International, propose di istituire un fondo di dotazione costituito da 26,50 USD destinato a “fare del bene nel mondo” ed è questo ancora oggi il motto della Fondazione. Nel 1928 il fondo superò i 5.000 USD, fu ribattezzato “Fondazione Rotary” e diventò un’entità autonoma all’interno del Rotary International. Due anni dopo la Fondazione elargì la prima sovvenzione, devolvendo 500 USD alla I.S.C.C. – la società internazionale per bambini paralitici creata dal Rotariano Edgar Allen, che successivamente si sviluppò nell’organizzazione internazionale Easter Seals. La Fondazione risentì sia della crisi economica della Grande Depressione che degli effetti della seconda guerra mondiale, ma si riprese nel dopoguerra, quando l’esigenza di promuovere la pace si fece sentire ovunque nel mondo. Nel 1947, alla morte del nostro fondatore, Paul Harris, i contributi versati dai Rotariani di tutto il mondo per onorare la sua memoria furono ingenti e segnarono la rinascita finanziaria della Fondazione. Quello stesso anno fu istituito il primo programma educativo, precursore delle Borse degli Ambasciatori. Nel 1965-1966 furono lanciati tre nuovi programmi: scambi di gruppi di studio, sovvenzioni per l’avviamento professionale e sovvenzioni per la realizzazione dell’obiettivo della Fondazione Rotary – in seguito sfociato nel programma Sovvenzioni paritarie. Dalla prima modesta donazione di 26,50 USD del 1917, la Fondazione ha ricevuto C contributi per oltre 1 miliardo di USD. Più di 70 milioni sono stati raccolti nel solo anno rotariano 2003-04. A oggi, più di un milione di sostenitori hanno ricevuto il titolo onorifico di Amico di Paul Harris o Amico plurimo di Paul Harris. Tutti noi sappiamo che cosa sono i PHF (Paul Harris Fellow) ma voglio ricordarlo specialmente per i soci di recente acquisizione: si tratta di una speciale onorificenza che viene conferita a ogni persona, rotariano o non rotariano, che versa, o a nome della quale vengono versati alla fondazione 1000 USD (o l’equivalente in altra valuta). Versamenti successivi di pari entità danno luogo alla attribuzione alla stessa persona di PHF plurimi, da uno a cinque pietre blu. Esistono ulteriori riconoscimenti aggiuntivi di carattere superiore, le pietre rosse sino a tre. Non vanno dimenticati i benefattori della Fondazione Rotary cioè coloro che versano in contanti o lasciano in testamento al Fondo Permanente della Rotary Foundation somme eguali o superiori a mille dollari. Se la somma versata è superiore a 10.000 USD i donatori vengono iscritti in una particolare categoria chiamata Bequest Society (Lasciti testamentari). Il consiglio di amministrazione della Fondazione è composto da 15 membri nominati dal Presidente internazionale con l’approvazione del consiglio centrale ed è amministrato da un segretario generale che è il massimo dirigente della fondazione stessa, il quale sovraintende alla sua amministrazione e alle sue finanze seguendo le direttive del consiglio di amministrazione e del suo presidente. Lo storico segretario generale Ed Futa, alla fine del 16 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 suo mandato, nella sua relazione di chiusura al 31-12-2011 ci informa che la nostra Fondazione continua ad essere finanziariamente solida e che le riserve ammontavano a quella data a 134 milioni di dollari. Aggiungo inoltre che dovremmo sentirci orgogliosi che la nostra fondazione sia efficiente e abbia una gestione dei nostri soldi molto oculata e trasparente. Negli ultimi dieci anni l’88% delle spese della fondazione è stato utilizzato per l’attuazione dei programmi, percentuale ben superiore alla media che si ferma al 65% per le altre organizzazioni che come la nostra non hanno scopo di lucro. La missione della Fondazione Rotary è quella di affiancare e sostenere il Rotary International nella realizzazione del suo Scopo, ossia di promuovere l’intesa, la tolleranza e la pace tra i popoli mediante iniziative umanitarie e culturali condotte a livello locale, nazionale e internazionale. In particolare il consiglio centrale del RI e il consiglio di amministrazione della fondazione puntano al conseguimento di alcuni obiettivi principali dell’associazione, come ad esempio l’eliminazione completa e definitiva della poliomielite attraverso la campagna PolioPlus. Tra quattro anni, nel 2017, la nostra Fondazione festeggerà il primo secolo di vita ed è per celebrare questa importante ricorrenza che i nostri dirigenti internazionali hanno deciso l’attuazione del “Piano di Visione Futura” pensato per la realizzazione di progetti sostenibili finalizzati ad una maggiore visibilità all’esterno. Lo stesso è stato sperimentato per tre anni (2009-2012) da 100 Distretti pilota nel mondo, tra cui anche il nostro distretto 2080. Il piano, oltre a innovare i processi operativi, praticamente sburocratizzandoli e rendendoli più agili, ha voluto concentrare la sua attuazione su 6 aree prioritarie di intervento che, di fatto, coprono le più importanti emergenze dei bisogni delle popolazioni nel mondo. Dal primo luglio 2013 tutti i distretti del mondo sono operativi nell’attuazione del nuovo piano di Visione Futura. Numerosissimi sono i progetti sviluppati dalla Fondazione per fare del bene al mondo, e enormi sono state le risorse finanziarie che i rotariani di tutto il mondo hanno donato per raggiungere questi obiettivi. Il progetto e l’impegno più noto ed importante che la Fondazione ha patrocinato è certamente quello della eradicazione della polio nel mondo, più conosciuto come “operazione o campagna Polio Plus”. Nel 2012 l’impegno per l’eradicazione della polio ha fatto progressi storici. Infatti l’anno passato è stato caratterizzato dal numero più basso di nuovi casi di polio e dal minor numero di paesi polio-endemici toccati. Sono stati riportati meno di 250 casi, rispetto ai 350.000 del 1985, anno nel quale il Rotary aveva avviato la campagna di lotta contro la polio. Oggi siamo quasi al traguardo per realizzare il sogno di un mondo senza polio. Ma non bisogna abbassare la guardia: la Somalia ha purtroppo riportato quattro nuovi casi di tipo 1 di poliovirus, altri due casi sono stati registrati in Kenya. Interventi immediati da parte del RI sono stati eseguiti in entrambi i paesi e in Etiopia, paese confinante. E a seguito di questo l’azienda Sanofi Pasteur si è impegnata a fornire gratuitamente 1,7 miliardi di dosi di vaccino orale contro la polio a sostegno e in attuazione del piano strategico del Rotary International per completarne l’eradicazione. Infatti l’impegno preso da questa grande azienda arriva in un momento cruciale, mentre ci accingiamo ad affrontare “la sfida finale per eradicare la polio una volta per tutte” come ha dichiarato il segretario generale del RI John Itewko. La Fondazione Bill e Melinda Gates, che aveva già precedentemente e con generosità contribuito con una donazione di 355 milioni di dollari, seguiterà, come è stato annunciato nel giugno scorso al Congresso RI di Lisbona, a finanziare massicciamente il Piano Strategico 2013/2018 per la sfida finale contro la polio. La fondazione Gates corrisponderà 2 dollari per ogni dollaro impegnato dal Rotary fino a un massimo di 35 milioni di USD l’anno. Una volta completata, questa azione dicembre 2013 — umanitaria raggiungerà nel 2018 oltre 500 milioni di dollari. Anche l’Australia si è impegnata a donare 80 milioni di dollari australiani e questo grazie alla fattiva pressione dei rotariani di quella nazione. Ed infine il RI ha approvato un sussidio straordinario d’emergenza di 500.000,00 USD a favore dell’organizzazione mondiale della sanità per rispondere immediatamente alle recenti insorgenze di casi di Polio in Somalia. La sovvenzione copre i costi operativi, incluse le risorse per il personale, la formazione e il trasporto degli operatori sanitari per aiutare ad immunizzare i bambini sotto i dieci anni in tutte le aree accessibili del paese ed infine i governi del Regno Unito e del Giappone hanno annunciato il loro impegno a donare rispettivamente 15 milioni di dollari il primo e 1,5 milioni di dollari il secondo per finanziare una campagna di immunizzazione d’emergenza, nel Corno d’Africa, dove la polio ha colpito bambini in Kenya ed Etiopia oltre che in Somalia. Attraverso le donazioni alla Fondazione aiuteremo a sostenere l’opera del Rotary in tutto il mondo e a continuarne l’impegno per gli anni a venire. Anche se ormai il 99% del nostro pianeta è esente dal morbo, dal 1985 si è registrato infatti un rapido calo dei casi di poliomielite e in India la polio non è più endemica, la lotta non è ancora finita. La polio è una malattia infettiva invali- Rotary Club Cagliari 17 dante e potenzialmente fatale, ma con soli 60 centesimi di dollaro è possibile proteggere un bambino per il resto della sua vita contro il virus. Se non poniamo fine alla lotta adesso, oltre 10 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni potrebbero restare paralizzati dalla polio nel corso dei prossimi 40 anni. Gli amministratori della Fondazione hanno identificato queste aree come prioritarie per risolvere questioni umanitarie critiche. Grazie agli interventi e alla esperienza del Rotary nel mondo sarà possibile realizzare con successo i relativi progetti in queste aree. Tutti noi rotariani abbiamo l’obbligo di piantare i semi per il futuro della nostra Fondazione e voglio chiudere questa mia nota con un aneddoto che mi ha particolarmente colpito e che ben si collega con la missione della nostra Fondazione. Un antico saggio vedendo un vecchio piantare un albero di carrubo gli domandò quando l’albero avrebbe dato il suo frutto. «Dopo 70 anni» gli rispose il vecchio. «Lei si aspetta di vivere altri 70 anni prima di mangiare il frutto del suo lavoro?» gli aveva ribadito il saggio. «Io non ho trovato una terra desolata quando sono venuto al mondo» gli rispose il vecchio «e così come i miei padri hanno piantato gli alberi per me prima che io nascessi, io li pianto per coloro che verranno dopo di me». ■ 18 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Lo scambio giovani La partecipazione della scuola Franco Staffa ell’ambito delle attività svolte dal Rotary Club Cagliari a beneficio del territorio, gioca un ruolo importante il programma “Scambio – Giovani”, programma destinato agli studenti delle scuole superiori, con un buon profitto ed interessati a trascorrere un intero anno scolastico in un altro paese. Anche la famiglia è coinvolta, non solo per la partenza del proprio figlio/a ma anche perché contemporaneamente deve ospitare un ragazzo/a proveniente da un altro paese, ed in tal modo lo scambio-giovani diventa effettivo sia per il/la giovane che per la famiglia. Per nove mesi la famiglia deve abituarsi e convivere con un estraneo che, nella gran parte dei casi, diventa un membro della famiglia a tutti gli effetti nell’arco di poche settimane. Non marginale dal punto di vista della crescita personale, il fatto che lo scambio abbia luogo all’età di 16/17 anni, ossia durante il IV anno della scuola superiore. N Il nostro club da moltissimi anni partecipa al programma, sia ospitando che favorendo la partenza di quattro/cinque ragazzi per anno; ragazzi quasi sempre figli di non-rotariani, proprio per soddisfare lo spirito del “servire” che contraddistingue la filosofia rotariana. Qui di seguito la testimonianza di Edoardo Lenza, che nell’A/S 2011/12 ha soggiornato in India ed oggi, anche grazie a questa esperienza, studia presso il Royal Holloway College di Londra. ■ Benvenuto Mauro Manunza on ci rivolgiamo al Past President ma al nipotino che nell’aprile scorso ha allietato il padre Michele (figlio degli amici Mauro e Mariangela) e la madre, Stefania Casu, che hanno voluto portasse il nome del nonno. Scusandoci per l’involontario ritardo, a lui, ai genitori ed ai nonni il nostro più cordiale augurio. N dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 19 Una scelta giusta Una cordiale accoglienza Edoardo Lenza on ero sicuro di aver fatto la scelta giusta fino a quando non ho poggiato piede sul suolo indiano. Già dall’aeroporto di Bombay qualcosa di diverso mi aveva colpito: non riuscivo a riconoscerlo sul momento, mi sembrava una puzza fortissima, nauseante, ero terrorizzato all’idea di doverci convivere per un anno intero. Poi da puzza si fece profumo, e fu lì che venni a contatto con le spezie indiane: quell’odore inspiegabile mi accompagnerà per sempre, in quanto unico e inconfondibile, riconducibile alla sola India. Fui accolto da una famiglia che mi aspettava sorridente all’uscita dell’aeroporto. Il mio futuro “baba” in primo piano, la mia “aai” poco più indietro con un mazzo di fiori, sapevano chi stavano incontrando, come imparai io un anno dopo, mentre aspettavo un ragazzo indiano all’aeroporto di Cagliari. Né io quando andai in India, né lui quando venne a Cagliari avevamo voglia di N dire una sola parola. In quei momenti è l’osservazione che prende il ruolo fondamentale. Ed io dall’automobile dei miei nuovi genitori osservavo attonito il paesaggio che mi si spiegava davanti. Caos, polvere, automobili, una quantità innumerevole di persone, urla da mercato rionale, strade dissestate, fuochi per le strade, mucche con fiori al collo, pecore, maiali, baracche e bancarelle. Davanti a me si apriva uno scenario che suscitava la mia più profonda curiosità: non stavo nella pelle, sapevo già che quell’anno non sarebbe stato sufficiente a capire tutto di una realtà così diversa. Poi arrivai a casa: un salone colmo di persone festanti che mi accolsero rumorose, sorridenti, offrendomi da bere e da mangiare. Inutile dire che non avevo la benché minima voglia di rivolgermi a nessuno di loro, dopo 24 ore di viaggio. Poi colsi tra gli invitati un gruppo di ragazzi che stavano in disparte, molto più simili a me che agli al- 20 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 tri convitati. Erano i miei fratelli nel mondo, ma ancora non potevo saperlo. Erano in tutto sette, provenienti dal Messico, Brasile, Germania, Francia e Canada. Mi osservavano vedendo in me ciò che loro avevano provato qualche settimana prima, al loro arrivo in India. Dopo mezz’ora tutti si accorsero che stavo per svenire dalla stanchezza, e lasciai il salone per andare nella stanza che mi era stata assegnata. Ripreso dallo shock iniziale, presi a vivere da indiano, e così tutti i miei “fratelli”. Dopo qualche mese mangiavo con le mani, uscivo per bere il tè indiano (Chai), iniziavo a conoscere ragazzi indiani e ad ascoltare per provare a capire il loro mondo: un universo parallelo in cui il loro destino sembra essere già segnato. Il corso di studi, il lavoro, a volte persino lo sport non è una scelta di loro competenza; spesso è appannaggio dei soli genitori scegliere cosa deve fare il proprio figlio nella vita, e così molti dei miei amici erano abituati, e non provavano rancore o dispiacere, ma vivevano una pacata rassegnazione. È stato sano per noi occidentali e per loro orientali riuscire a confrontarci. Ed è senz’altro vero che la loro cultura è chiusa, ma non avevo mai pensato che anche quella occidentale avesse delle barriere enormi rispetto alla loro. Mi ascoltavano attoniti quando spiegavo la mia vita in Italia, e vedevano dei miti in noi europei, vedevano una libertà che a loro non era concessa: nella pratica invece io non mi sono mai sentito così libero come in India quando parlavo con loro, quando mettevo in gioco i miei valori e li paragonavo ai loro. È qui il grande progetto dello scambio giovani del Rotary: capire per amare e non dimenticare, tralasciare, avere paura di chi è così profondamente diverso, ma in sostanza così uguale a ciascuno di noi. Questa è stata la mia scuola di vita all’estero, perché ad essere sincero non ho avuto l’opportunità di proseguire i miei studi classici con la frequenza e l’impegno che avevo sperimentato in Italia. In compenso il Rotary locale aveva qualcosa di diverso in serbo per noi, qualcosa che nessun altro studente di scambio che io conosca aveva sperimentato prima di allora. La nostra scuola divenne viaggio: un percorso di introspezione, di crescita attraverso la scoperta e la conoscenza dell’India, dal sud al nord senza sosta. Io e i miei sette “fratelli” avevamo l’abitudine di fare le valigie una volta al mese o quasi. E non posso negare di aver amato quella vita da zingaro che di tanto in tanto mi portava a commuovermi davanti alle meraviglie di un paese che non facilmente si lascia dimenticare. Fu enorme l’impatto emotivo che ebbe su di me la visione del Taj Mahal ad Agra, vicino a New Delhi. Una struttura colossale che si innalzava di fronte a me colpita dai raggi di un tramonto rosso fuoco. Il riflesso di quella luce sul marmo bianco perla fu per me un incontro tra il divino e l’umano, un momento trascendentale. Poi viaggiammo al sud, attraverso le foreste buie e le zone tribali e misteriose di un subcontinente che ama farsi scoprire a poco a poco. Arrivammo all’estremo sud a godere delle più favolose spiagge. Era il Natale 2011 e non sentivo alcuna nostalgia delle mie tradizioni; festeggiammo l’evento in modo del tutto insolito, tra escursioni nelle foreste e passeggiate a piedi nudi sulla sabbia rovente con lo sguardo rivolto sull’oceano indiano. Ripartimmo per Goa, primo avamposto portoghese sul continente indiano, conoscemmo la storia e le tradizioni di quella terra simbolo dell’incrocio della cultura europea e asiatica. Arrivammo al confine col Pakistan nel Rajasthan, attraversando terre desertiche e osservando le prime differenze. Come mi avvicinavo alla frontiera vedevo meno donne per le strade, meno sari coloratissimi e più burqa scuri; e sapevo di quali mali quella terra si era macchiata, nello scontro inevitabile tra i musulmani e gli hinduisti. Infine dopo altri innumerevoli viaggi arrivammo al confine est, verso le eterne vette della catena dell’Himalaya. Camminammo dicembre 2013 — senza sosta per una settimana in mezzo a paesaggi mozzafiato. Lì scoprii la natura più pura e incontaminata. Risalimmo il fiume impetuoso che portava al ghiacciaio Panchachuli noncuranti della stanchezza e del peso dei nostri zaini. Dopo giorni di camminata riuscimmo a intravedere la vetta del ghiacciaio Panchachuli, a 4000 metri di altezza. Non riuscivo a contenermi per la maestosità di ciò che stavo vedendo. Lasciai cadere il mio zaino e iniziai a correre in lacrime, sentendomi per la prima volta veramente libero, un tutt’uno con la natura. Corsi per fotografare l’alba e le prime luci che si stagliavano su quella vetta di cristallo, e continuavo a chiedermi perché io potevo godere di tale bellezza e non la mia famiglia, i miei amici in Italia e i tanti ragazzi indiani che avevo incontrato. E mi struggevo per non poter condividere tale momento con nessuno, e sapevo che le parole non sarebbero bastate per descriverlo. Avevo finalmente sperimentato che la vera felicità non poteva essere vera se non veniva condivisa, come disse Robert Baden Powell, il fondatore degli Scout. L’Himalaya mi impartì la più grande lezione della mia vita, un concetto che i libri di scuola non possono spiegare: è come se periodicamente ognuno di noi avesse un diamante tra le mani, una pietra preziosa dal va- Rotary Club Cagliari 21 lore inestimabile, che ci è stata data dal caso: è nostro compito custodirla e onorarla sempre. Io l’avevo ottenuta ad agosto del 2011 e su quella vetta avevo capito che era giunto il momento di passarla a qualcun altro, che la sapesse custodire tanto bene quanto avevo fatto io, che la sapesse usare per il proprio fine, essendo consapevole che un giorno l’avrebbe resa. Nel giugno 2012 resi quella pietra al Rotary, sperando che potesse dare la stessa gioia, la stessa utilità a qualcun altro. Sapevo che il sogno che stavo vivendo sarebbe dovuto finire prima o poi, e ottenni il compito di donare la gioia ottenuta a chiunque altro ne avesse avuto bisogno. Fare il bene è la grande missione della vita: non importa se si ottiene qualcosa in cambio. Questo mi ha insegnato l’India. ■ 22 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Cagliari a stelle e strisce Settant’anni fa a Cagliari arrivarono gli americani... Paolo Fadda estate di settant’anni fa fu certamente, per l’intero Paese come per la nostra isola, una delle più calde del secolo scorso, e non solo climaticamente. Se gli avvenimenti del 25 luglio posero fine, con una tecnica molto simile ad un colpo di stato, a vent’anni e passa di regime fascista, creando peraltro più confusione che ordine, per la Sardegna segneranno l’aggravarsi di una situazione di isolamento con delle conseguenze sul piano istituzionale, e più ancora su quello annonario, che definire drammatiche è dir poco. Quel che accadde poi l’8 settembre, con l’annuncio della resa incondizionata dell’Italia agli eserciti angloamericani del generale Eisenhower, rappresentò poi la goccia da far traboccare un vaso già pieno. Perché da allora, e per una quindicina di giorni almeno, la Sardegna si venne a trovare nel caos più completo. Priva di istruzioni da un governo resosi latitante e, soprattutto, senza più riserve alimentari e generi di prima necessità, visse quei giorni di fronte ad un dilemma angoscioso: – se si dovesse porre fine ad ogni ostilità contro gli angloamericani e, contestualmente, si dovessero cacciare, con le buone o con le cattive, le truppe tedesche presenti nell’isola, consegnandola agli eserciti vittoriosi; – oppure, come taluni avrebbero voluto, se si dovesse fare atto di disobbedienza all’ordine di Badoglio, costituendo con i 30 mila militari tedeschi un presidio di resistenza contro gli angloamericani, continuando così a combattere a fianco della Germania e del Giappone. L’ Quell’armistizio aveva quindi determinato nelle nostre Forze Armate, una situazione assai difficile e drammatica, anche perché da Roma, cioè dal governo del Re, non s’erano ricevuti né ordini né istruzioni. Fortunatamente, fu trovato l’accordo di lasciar andare via, pacificamente, le truppe tedesche, facendo sì che l’isola potesse essere occupata, sempre pacificamente, dagli eserciti vittoriosi. Mi pare giusto però rimarcare come la critica storica si sia divisa sul giudizio da dare alla decisione del comandante in campo delle nostre Forze Armate – il generale Antonio Basso – di lasciar andare via pacificamente le truppe tedesche: se cioè fu un atto di vigliaccheria o, al contrario, di responsabilità per avere evitato all’isola i drammi di un guerra guerreggiata nel suo territorio. Certo è che per noi sardi la decisione presa fu assai provvida, dato che ci evitò di divenire territorio di guerra e d’unire nuovi drammi ai tanti già subiti con i terribili bombardamenti della primavera. D’altra parte, per molti di noi l’interpretazione prevalente di quell’armistizio fu DI FINE DELLA GUERRA e non certo l’attestazione di una dura sconfitta. dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 23 L’affondamento della nave americana Liberty Robert Rowan colpita da un bombardiere tedesco durante lo sbarco a Gela l’11 luglio. Anche storici ed intellettuali si sono da tempo divisi se la resa senza condizioni agli anglo-americani abbia rappresentato la “morte della patria” – come ne avrebbe scritto il grande giurista Salvatore Satta – o, al contrario siano stati una sorta di liberazione da una guerra non voluta, non compresa e divenuta da subito impopolare. Sempre lo stesso Satta, in quel suo bel libro De Profundis, osserverà, con amarezza, come gli italiani, nella loro grande maggioranza, «sperarono ardentemente nella sconfitta, l’aiutarono e la predicarono», credendo senza se e senza ma a quel che diffondevano le emittenti nemiche, radio Londra, la Voce dell’America, radio Algeri, e non i notiziari dell’EIAR ed i bollettini di guerra del generale Ambrosio… Per quel che ci riguarda come sardi, proprio quell’armistizio venne quindi accettato come la conclusione logica ed inevitabile per una guerra sbagliata e non compresa. Per questo nell’isola non ci furono iniziative o ribellioni per rigettare quello che poteva sembrare il tradimento o la viltà del Re e di Badoglio, nel non aver continuato la guerra a fianco di Hitler; in tutti fu prevalente il desiderio di gettare le armi, di arrendersi agli angloamericani. a decisione dell’alto comando militare avrebbe quindi fatto sì che il passaggio da un possibile presidio dell’esercito tedesco a quello angloamericano sarebbe avvenuto pacificamente (o quasi). Questo fatto sarebbe avvenuto dopo neppure due settimane da quell’8 settembre: nel primo pomeriggio del 21 di quello stesso mese, era un martedì, i primi reparti americani sarebbero sbarcati al porto di Cagliari, fra i relitti ancora fumanti delle navi colpite nei tragici bombardamenti del maggio-giugno precedente. Dinanzi a loro c’era una città di fantasmi, di case sbrecciate o distrutte, senza nessun segnale di vita. L 24 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Aeroporto occupato dagli alleati. Il generale Patton a Palermo riceve il 28 luglio 1943 il gen. Montgomery all’aeroporto. Per contro, dai porti di Palau e Santa Teresa di Gallura, aveva ormai lasciato l’isola per la Corsica, l’intera 90a divisione corazzata tedesca, grazie a quell’accordo. I primi contingenti anglo-americani sarebbero infatti sbarcati a Cagliari proprio il 21 di settembre, tredici giorni dopo la notizia dell’avvenuta resa. Per la verità qualche giorno prima – forse il sabato 18 o la domenica 19 – all’aeroporto militare di Elmas era atterrato un “Boeing” dell’Air Force USA da cui era sceso il maggiore Theodore Roosevelt (nipote del Presidente americano Franklin Delano) con altri ufficiali alleati. Furono ricevuti dal generale Attilio Bruno, Capo di Stato maggiore delle Forze Armate della Sardegna e dal Comandante della Regia Aeronautica dell’isola, generale Umberto Cappa. A nome dei generali Eisenhower e Taylor, il maggiore Roosevelt avrebbe comunicato loro la presa di possesso militare dell’isola, secondo le disposizioni contenute nell’armistizio militare, dando loro l’ordine di “consegnare e disarmare” le proprie truppe. Il mercoledì successivo – 22 settembre – uno stormo di bombardieri dell’Air Force americana era atterrato a Decimomannu, prendendo possesso della base, mentre da un DC3 erano sbarcati degli ufficiali, americani ed inglesi, incaricati di mettere sotto controllo dell’AMGOT, il governo militare alleato, l’intera isola. La Sardegna era divenuta un territorio d’occupazione. Ma – come in molti avvertimmo in quei giorni – s’era allontanata definitivamente dal quadrante della guerra. Si disse – e si scrisse – che la Sardegna era stata liberata, e che quegli ex nemici erano stati accolti da liberatori. Liberatori, quindi, ma da chi e da cosa? Liberati dalla dittatura del fascismo?, dalla guerra?, dalla paura? Forse dalle tre cose insieme, o forse da una quarta o da una quinta che ancora non riuscivo a ben definire. A proposito può essere ricordata quella beffarda affermazione di Ennio Flaiano che voleva gli italiani sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori! Certo è che quei militari d’altri paesi, d’altre lingue e d’altre culture ci avevano comunque restituito la speranza, cioè quel sentimento che ridà forza anche alle membra più stremate, che riaccende il desiderio di ritornare a vivere, a ricercare i valori ed i beni perduti. dicembre 2013 — osì, quell’occupazione anglo-americane della Sardegna, venne accettata come un fatto positivo, pacificatore. Con il loro arrivo ci sentimmo più liberi, meno oppressi da tristezze e da paure, quasi che sull’orizzonte del nostro bel golfo cagliaritano fossero tornati gli angeli. Così, per la memoria, quel settembre di settant’anni or sono fu comunque veramente di cabudanni, il primo mese come vuole il nostro calendario tradizionale, perché quella resa nei confronti di quelle che i giornali d’allora chiamavano le Grandi Potenze Alleate, si pensava potesse aprire un tempo nuovo e migliore per la nostra isola. Entrata fra i territori “occupati”, sottoposta ad una “Commissione di controllo” degli eserciti alleati (l’Allied Commission Control for Sardinia), la Sardegna aveva un governatore “straniero”, come ai tempi di Carlo V, in persona del brigadiere inglese Peter W. Boulnois. Ed era controllata da 15 mila uomini “degli eserciti alleati” comandati dal generale americano Robert Webster, mentre i 200 mila militari italiani (in pratica le cinque o sei divisioni che prima dell’8 settembre presidiavano le due isole, Sardegna e Corsica), parevano essere in una sorta di standby, in attesa di capire quale sarebbe stato il loro destino. Quei soldati, insieme a 900 mila sardi, erano comunque condannati ad una Rotary Club Cagliari 25 C La scuola “Riva” e la piazza Garibaldi dopo i bombardamenti. drammatica situazione, con scarsi viveri (si ricorderà per sempre su famini de su carantatresi) e con la mancanza di tanti generi di prima necessità. Con l’arrivo degli occupanti qualcosa però sarebbe rapidamente cambiato. Già a fine di quel settembre nel porto di Cagliari avrebbero attraccato diverse navi del tipo “Liberty”, sbarcando sacchi di farina, fusti di carburante, tonnellate di scatolette di viveri. Per interessamento della Commissione di controllo furono consegnati alle autorità isolane, tra ottobre e novembre, oltre 15 mila quintali di frumento e 5 mila quintali di farina, oltre ad alcune migliaia di scatole di carne congelata. Il fatto che a Cagliari, con gli americani, fosse giunto del bendiddio alimentare, fece sì che si sarebbero moltiplicati i ritorni in città dai rifugi di fortuna all’interno dell’isola. Così la città avrebbe cominciato pian piano a riprendersi dal lungo abbandono. A novembre sarebbe tornata nelle edicole “L’Unione Sarda”, in un unico foglio che, però, dava l’impressione che si fosse finalmente usciti dall’anticamera della morte. Certo, era una città occupata dall’ex nemico, ma più che avvilita pareva rianimarsi e prender coraggio grazie alle novità che vi erano giunte con la bandiera a stelle e strisce dell’esercito USA. Erano, per la verità, piccole cose ma allora parvero a tanti di noi grandissime: le caramelle col buco, i salamini viennesi in scatola, le Coca-Cola, le minestre passate in polvere, e poi ancora i primi film della Fox con Fred Astaire e Ginger Rogers e le canzoni di Frank Sinatra e di Ella Fitzgerald. 26 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Accadde allora che anche quel prostituirsi fisico e morale verrà sincopato, al ritmo di un boogie-woogie allora molto in voga fra le truppe, dalle parole, riprese dallo slang cagliaritano, che dicevano pressappoco così: Ita cosa bella su ballu americanu, / cumenzara a de notti e accabara a mengianu. / Sa mamma a cazzoledda, sa filla a cappellinu, / su babbu si consolara cun sa bottiglia ’e binu. / Ohi pistun down / Ohi mister Brown / Appizzus de sa filla / Ci pappa sa famillia… Le “am-lire” – quei soldi simil dollaro che gli occupanti spargevano a piene mani – avrebbero alimentato i sogni, e attutito le miserie dei tanti disperati di allora. Ma, per la verità, avrebbero innescato un’inflazione pazzesca, con il prezzo del pane passato, in poco più di due mesi, da 80 centesimi al chilo a 3 lire e 70, ed il latte rincarato, come la carne e l’olio, di ben trecento volte, ed un rocchetto di filo dal prezzo ufficiale e sovrastampato di 70 centesimi veniva venduto per quasi 200 lire! E questo mentre le retribuzioni degli operai e degli impiegati erano rimasti molto indietro, tanto che risultavano insufficienti per la sola alimentazione. Il problema dell’annona, cioè l’azione pubblica autoritaria per il contenimento dei prezzi dei generi alimentari e per il loro contingentamento forzoso, diverrà oggetto principale per le preoccupazioni delle stesse autorità alleate. A questa ufficialità si sarebbero poi affiancate delle attività per così dire illecite, come sa martinicca (nello slang cagliaritano era questo il nome del mercato nero) ed anche la prostituzione. E proprio a quel mestiere antico come il mondo si sarebbero arruolate, più per necessità che per vizio, molte giovani ragazze della città. Quest’impatto della città con i militari americani avvenne dunque all’insegna della convenienza, perché da loro giunsero quegli aiuti che avrebbero attenuato le grandi difficoltà di quel tempo. In verità, occorrerebbe dire che a quegli aiuti ufficiali si sarebbero poi aggiunti quelli non ufficiali, provenienti dai furti e dai commerci illeciti che avrebbero permesso di poter trovare, nei sottani di Marina, divenuti luoghi di spaccio, sigarette Camel, biscotti e caramelle, carne in scatola, ed anche giubbotti e scarpe e quant’altro s’avesse bisogno. Quel rapporto utilitaristico con i militari “liberatori” avrebbe anche favorito il nascere di amicizie, di simpatie e di familiarità. Chi scrive conobbe allora un giovanissimo tenente, Saverio La Motta, d’un piccolo paese dell’Arkansas, che parlava abbastanza bene l’italiano, ed era un ammiratore dei grandi della letteratura italiana, da Dante al Petrarca fino al Manzoni. Fu lui a darci la possibilità di vedere, nel cinema Odeon sulla via Garibaldi, le prime pellicole sottotitolate, che ci avrebbero permesso di conoscere ed apprezzare una modernità da noi sconosciuta: quella dei frigoriferi, ad esempio, delle lavatrici e dei primi televisori. Da noi voleva sapere molte cose, e principalmente quale giudizio si dava al Re ed a Mussolini, se s’aveva o no nostalgia del fascismo e, ancora, se a scuola ci insegnavano qualcosa della storia americana. Ricordo, a tal proposito, il mio imbarazzo allorché dicembre 2013 — chiese se sapessimo chi fossero George Washington ed Abramo Lincoln, senza ottenere risposta. Controbattemmo chiedendo a lui di dirci qualcosa, che so, di Massimo d’Azeglio o di Giuseppe Mazzini e grande fu la nostra sorpresa nel trovarlo abbastanza ben informato. Del suo impatto con l’Italia, dove era giunto fin dal luglio subito dopo lo sbarco in Sicilia, lo aveva sorpreso la festosa accoglienza ricevuta. Mi raccontò di quando giunse in un piccolo paese del messinese alla guida della jeep ed un ragazzino, appena vistolo, gridò «gli americani! gli americani!»: a quelle parole si spalancarono di botto le finestre delle case e s’affacciarono uomini e donne gridando a squarciagola «viva gli americani! viva la libertà!». Rotary Club Cagliari 27 Anche sul retro delle “am-lire”, la moneta degli occupanti (per un dollaro ci volevano 100 am-lire, mentre il cambio del 1940 era uno a 19 lire!) c’erano ricordate le quattro libertà principali della Costituzione americana: di pensiero, di religione, dal bisogno e dalla paura. Così, la prima conoscenza con l’America portatrice di “libertà” fu, per molti ragazzi di allora, grazie a quel tenentino, nipote di un contadino pugliese giunto a New York nei primi anni del Novecento dopo un avventuroso viaggio su un piroscafo della Compagnia Florio. Fu lui ad informarci che i primi impegni con cui il suo comando voleva stabilire un’amicizia con la popolazione dell’isola sarebbero stati quelli degli approvvigionamenti alimentari e, soprattutto, quello per la lotta alle febbri malariche. 28 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Ci fece leggere uno dei loro bollettini informativi in cui si dava notizia delle positive esperienze che la Fondazione Rockefeller aveva ottenuto in alcune isole caraibiche nella eliminazione della malaria. Da quegli interventi – ci disse – si può ritenere che quelle affezioni possano essere debellate, attraverso l’eliminazione radicale di quegli insetti malefici. Aggiunse che le autorità d’occupazione, ed il generale Charles Poletti che ne era a capo, stavano trattando con il governo Badoglio perché l’intervento, già in programma per l’isola di Cipro, potesse essere trasferito in Sardegna. Ricorderò, per la cronaca, che, grazie a quell’impegno, i 75 mila nuovi casi di malaria di quel 1944, nel ’50 s’erano ridotti a 44, e furono gli ultimi. Sarà quindi questo il lascito più importante e significativo ricevuto dall’occupazione americana di settant’anni or sono. Perché, vinta la malaria grazie a quegli americani, l’isola sarebbe apparsa diversa, ripopolando le coste abbandonate e soprattutto riacquistando salute e vigore a delle nuove generazioni non più minate dal tarlo delle febbri perniciose. i sarebbe quindi molto da riflettere, e non solo positivamente, sui sentimenti che, in quei giorni da territorio “occupato”, circolarono fra molti di noi. Gli Stati Uniti avrebbero rappresentato il modello a cui ispirarsi per ricostruire il proprio paese, la propria città, la stessa nostra patria. Non a caso, per quel che si ricorda, ci fu qualcuno che propose che la Sardegna divenisse una nuova stella della bandiera degli Stati Uniti d’America. Certo è che la presenza fra di noi di quei militari avrebbe modificato, e non poco, non solo il nostro modo di pensare e di agire, ma anche la nostra stessa identità. Si può essere o no d’accordo se fu un fatto positivo o C negativo, ma è certo che quella presenza avrebbe cambiato l’isola. Credo però che sia utile, a distanza di settant’anni e mentre i ricordi si fanno sempre più fievoli, cercare di fissarne qualcuno con la scrittura. Perché la presenza degli americani, con quel che avrebbero portato qui da noi, sarebbe riuscita a far dimenticare l’onta della sconfitta, l’amarezza della guerra perduta. Sembrò molto giusto, e soprattutto consolatorio, quel che la loro propaganda continuava a ripetere, che cioè la guerra era stata da loro fatta contro Mussolini ed il fascismo, non contro l’Italia e gli italiani. Anche i loro film, quella loro elegante rivista Victory e gli opuscoli che distribuivano, battevano sugli stessi tasti, illudendoci d’essere stati anche noi vittime del fascismo e, per questo, non dei vinti ma quasi dei co-vincitori. Forse nacque allora, in noi, il mito americano. Sentimmo in tanti, giovani e meno giovani, la voglia (e, forse, l’ansia) di ricominciare, di fare punto a capo e di scrivere un nuovo capitolo per il nostro futuro. La disfatta militare, i drammi, le tristezze le distruzioni dei giorni passati parevano essere – finalmente – delle vicende lontane, dei dolori da dimenticare. ■ dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 29 Cagliari: un importante polo L’aeroporto come strumento di crescita del territorio Alessio Grazietti sistono molti esempi nel mondo di aeroporti che hanno contribuito in maniera decisiva, accompagnato e addirittura determinato, la crescita del proprio territorio, in termini economici, turistici e sociali. Uno dei più eclatanti è certamente quello di Atlanta, in Georgia USA. Negli anni ’60 e ’70 l’economia della Georgia era stagnante, una delle più arretrate del Nord America. L’aeroporto di Atlanta, così come lo conosciamo oggi, viene concepito nel 1967 e nasce nel 1980. La Delta Airlines, una delle compagnie aeree più antiche del mondo, nata nel 1929, accomuna le sue fortune e la sua crescita, che ne ha fatto la compagnia più importante nel mondo negli ultimi anni, alla crescita dell’aeroporto di Atlanta, suo Hub e base di armamento. E Negli anni Settanta ed Ottanta, la comunità urbana di Atlanta investì ingenti risorse nello sviluppo dell’aeroporto, che divenne uno dei più importanti hub d’America e del mondo. La Delta Airlines conseguentemente, divenne la prima compagnia del mondo, e l’aeroporto Hartsfield Jackson di Atlanta, si insediò in cima alle classifiche mondiali come primo aeroporto del mondo, dove ormai si trova incontrastato da circa 15 anni, con oltre 92 milioni di passeggeri nel 2011. Ad Atlanta la presenza di un simile gigante aeroportuale ha certamente determinato un’enorme crescita economica, consentendo l’ottenimento e la celebrazione delle Olimpiadi nel 1998, e favorendo il riscatto economico e sociale di un’intera nazione. 30 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 La mission dichiarata dalla società aeroportuale di Atlanta è la seguente: «Our mission is to provide the Atlanta region a safe, secure and cost-competitive gateway to the world that drives economic development, operates with the highest level of customer service and efficiency, and exercises fiscal and environmental responsibility». «La nostra mission è di mettere a disposizione della regione di Atlanta, una sicura e competitiva porta d’accesso al mondo, che porti sviluppo economico, e che operi con il più elevato standard di servizio ed efficienza, nel rispetto della propria responsabilità fiscale ed ambientale». Questo è certamente un modello a cui guardare, ma anche senza arrivare a queste vette ci sono esempi di grande successo e di benefici effetti sulle economie dei territori di riferimento, determinati dagli aeroporti e dal loro sviluppo. Ne sono un esempio in Italia gli aeroporti di Bergamo, di Pisa e di Venezia, che, con lo sviluppo delle compagnie low cost i primi due, e di quelle tradizionali il terzo, sono saliti notevolmente nel ranking nazionale, creando migliaia di posti di lavoro diretti ed in misura anche maggiore nell’indotto. Venezia ormai è il terzo aeroporto italiano ed aspira al ruolo di terzo hub del paese, che gli viene affidato anche dal recente Piano Nazionale degli Aeroporti. Gli aeroporti sono elementi essenziali della politica di sviluppo economico nazionale, regionale e locale poiché rappresentano un importante vantaggio concorrenziale per la promozione di un territorio: un aeroporto è sicuramente un motore di sviluppo per l’economia dell’area circostante, non solo in termini strettamente connessi alle attività di trasporto, ma soprattutto per l’intero sistema economico. La corretta considerazione dell’impatto economico prodotto da un aeroporto è utile non solo per mettere in evidenza la redditività degli investimenti di cui la società di gestione si fa carico, ma anche per aumentare il coinvolgimento della comunità locale nel sostenere lo sviluppo dell’aeroporto stesso e dell’economia ad esso, direttamente ed indirettamente, collegata. In Sardegna Cagliari Airport ha sviluppato notevolmente il proprio traffico ed il suo network di collegamenti, operando dapprima sul fronte infrastrutturale, ammodernando ed ampliando le sue strutture, e poi attirando le compagnie low cost, oggi le sole in crescita, ed in misura notevole, nel panorama europeo, che hanno contribuito in maniera determinante ai successi ed allo sviluppo dello scalo cagliaritano. Oggi a Cagliari operano stabilmente, oltre alle primarie compagnie nazionali: CAI, nata dalla fusione tra Alitalia/Airone, e Meridiana, di cui siamo la principale base per traffico passeggeri, anche le principali compagnie low cost: Easy Jet, seconda compagnie low cost europea, TuiFly oggi assorbita da Air Berlin, seconda compagnia aerea tedesca e terzo vettore low cost europeo, Germanwings, ma soprattutto Ryanair, prima compagnia europea, leader assoluto nel vecchio continente, davanti a giganti come Air France e Lufthansa. Ryanair ha aperto una base a Cagliari nel 2009, basando due aeromobili, ed ha raggiunto 1.514.000 passeggeri nel 2011, divenendo da allora il principale vettore dello scalo. Anche la British Airways fino all’anno scorso operava un collegamento con Londra, come pure Lufthansa con monaco di Baviera. Dunque nel nostro scalo operano stabilmente 6 tra le prime sette compagnie europee, che connettono i loro hub con il principale scalo della Sardegna, connettendolo quindi al resto del mondo, consentendogli di raggiungere un indice di connettività europeo (un numeretto che esprime la media dei voli necessari per raggiungere da Cagliari qualunque altro aeroporto europeo) che è pari a 2,38 e ci pone al pari dei principali scali nazionali ed internazionali, mentre l’indice di connettività mondiale di Cagliari Elmas è pari a 3,35. dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 31 DA Cagliari si raggiunge, con uno step circa il 58% del PIL Europeo ed il 53% della Popolazione Europea. Gli aeroporti raggiungibili in giornata sono 380, ma il tempo medio per raggiungerli è ancora alto, pari a 469 minuti (7 ore e 49 minuti). Il network diretto del Cagliari Elmas, operato da 13 compagnie aeree, costituisce una rete di collegamenti point to point, che collegano Cagliari con molte delle principali capitali politiche ed economiche europee. 51 sono le destinazioni servite nella stagione Summer, che va dal 28 marzo al 31 ottobre, di cui 26 internazionali e 25 nazionali. Questo sviluppo ha consentito di sfiorare nel 2011 i 3.700.000 passeggeri trasportati. Cagliari Elmas ha così conquistato una quota di mercato pari al 52% del traffico da e per la Sardegna, ed è il 13° aeroporto Italiano, uno dei 14 classificati come strategici dal Piano Nazionale degli Aeroporti, 11 se si ragiona in termini di poli aeroportuali. Per capire come interagisce l’attività dell’aeroporto con il tessuto produttivo locale e regionale occorre considerare che, in generale, lo sviluppo di un aeroporto comporta il verificarsi di due tipi di benefici: da un lato esso fornisce un servizio di trasporto alle imprese e alle persone, garantendo la possibilità di rapidi spostamenti per effettuare viaggi di affari, commercio e produzione di servizi; dall’altro produce ricchezza in quanto “impianto produttivo”, che concentra una forte domanda di lavoro e grandi volumi di investimenti. una serie di cerchi concentrici ovvero una “cascata” di benefici (“ripple effect”) che si propagano dall’aeroporto stesso al territorio circostante, dove al centro c’è la società di gestione aeroportuale, che può rappresentare una grossa occasione di business, e poi via via, dapprima i servizi on-site: autonoleggi, ristorazione, spedizionieri, servizi di catering, handling, dogana, negozi, compagnie aeree, taxi, uffici postali, e poi ancora le attività comunque connesse al trasporto aereo: turismo, alberghi, agenzie di viaggio, locali, rifornimento carburante, utenti del trasporto merci, tour-operators; ed infine l’intera economia: promozione dell’immagine del territorio, manifestazioni turistiche culturali e sportive, localizzazione di nuove imprese, “gateway” internazionale» – Fonte: Baccelli (1995) Non bisogna poi dimenticare che la presenza di un aeroporto e la sua accessibilità terrestre, sono sempre più criteri di selezione per le scelte localizzative di imprese industriali e di servizi, soprattutto delle imprese multinazionali del terziario avanzato. Uno scalo può quindi svolgere un importante ruolo economico come polo di sviluppo per l’intera area nella quale questo è localizzato. «L’insieme degli impatti economici riconducibili alla presenza dell’aeroporto può essere efficacemente rappresentato come L’aeroporto di Cagliari ha costituito, negli ultimi anni, un polo catalizzatore di finanziamenti europei, statali e regionali, che, oltre alle risorse proprie della società, hanno consentito la finalizzazione di investimenti nello scalo aeroportuale per oltre 180 milioni di euro negli ultimi 15 anni. Questi investimenti hanno consentito di dotare la città e l’intera regione, di una tra le infrastrutture aeroportuali più efficienti ed eleganti del paese, inserita da ENAC tra le eccellenze aeroportuali italiane. La ricaduta economica di tali attività si determina attraverso diverse modalità: innanzitutto in maniera diretta, tramite gli investimenti diretti, in particolare di natura infrastrutturale, e l’occupazione prodotta; poi attraverso l’indotto, cioè attraverso tutte quelle attività di supporto e di servizio, o che traggono comunque ragion d’essere o quantomeno alimento, dallo svolgersi e dal proliferare delle attività aeroportuali e dei traffici da esse generati; ed infine in maniera indiretta, attraverso i servizi erogati, che consentono il collegamento della regione con i mercati nazionali ed internazionali, favorendo gli scambi economici in tutte le loro articolazioni, commerciali, industriali, turistiche, culturali. 32 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Tra questi investimenti: Oltre 82 milioni sono stati spesi nella aerostazione passeggeri inaugurata nel 2003; • circa 32 milioni sono stati spesi tra il 2006 ed il 2009 per il rifacimento delle piste; • oltre 3 milioni sono stati spesi per il collegamento alla ferrovia, che verrà completato entro la fine dell’anno da RFI che sta realizzando la fermata aeroportuale; • circa 27 milioni sono in corso di spesa per l’ampliamento della capacità dei piazzali aeromobili e per l’adeguamento viabilistico dello scalo; • circa 12 milioni sono stati utilizzati per interventi di manutenzione straordinaria delle infrastrutture; • 1 milione è costato il nuovo terminal per aviazione generale inaugurato a luglio del 2011; • altri 25 milioni risultano pianificati per ulteriori interventi di ampliamento infrastrutturale e adeguamenti impiantistici nel prossimo triennio. Nel corso di questi lavori, hanno lavorato, nei rispettivi cantieri, centinaia di persone, molte delle quali hanno poi trovato una occupazione stabile nei servizi manutentivi, nella gestione e negli uffici tecnici della Sogaer Cagliari Airport. Conseguentemente a questi sviluppi, sono stati impiantati numerosi esercizi commerciali e servizi nello scalo, rinnovato ed ampliato. Oggi in aeroporto lavorano circa 2.300 persone, direttamente impiegate, com- prese le basi militari dell’aeronautica, dell’Esercito e degli Elicotteristi dei CC e del centro smistamento delle Poste. Ed almeno altrettante nell’indotto. La ricaduta economica dello sviluppo del traffico sul territorio è ancora più notevole. Certamente non è compito della società di gestione aeroportuale l’offerta di servizi ai turisti per ricavarne profitti. Questa è invece una grande opportunità che l’Aeroporto determina per tale comparto economico e per l’imprenditoria che vi opera, che si trova a disposizione, da questi incrementi del traffico turistico una grande opportunità di sviluppo, di destagionalizzazione, di diversificazione dell’industria turistica e dell’economia ad essa collegata, in pratica un mercato nuovo e di dimensioni assolutamente ragguardevoli. Al di là dell’incremento del numero delle presenze turistiche nelle strutture ricettive tradizionali, è evidente la crescita del fenomeno dei bed and breakfast, il fiorire delle attività di ristorazione e turistiche in genere, in particolare nei quartieri storici di Cagliari, dove sono apparsi dovunque locali e tavolini all’aperto, e dove la presenza di turisti, anche nelle un tempo inesistenti stagioni di spalla, si è fatta massiccia e costante. Per avere un’idea della ricaduta economica del solo traffico low cost, sul comparto turistico, consideriamo che i viaggiatori low cost nel quadriennio sono stati: 2009 2010 2011 2012 1.356.805 su 3.333.421 passeggeri complessivi; 1.583.747 su 3.443.227 passeggeri complessivi; 1.826.679 su 3.698.982 passeggeri complessivi; 1.921.720 su 3.571.286 passeggeri complessivi. Di questi, circa il 50% sono passeggeri incoming, quindi per la maggior parte turisti. Da un punto di vista teorico, quindi, calcolando la spesa giornaliera pro capite e la permanenza media, emerge una spesa complessiva di svariate centinaia di milioni di euro, come sola spesa diretta. A questa va poi sommato l’effetto indiretto, secondo un moltiplicatore Leontieviano, pari a circa il 40% di quello diretto, e un impatto indotto, secondo un moltiplicatore keinesiano, pari a circa il 60% della somma dei primi due, per un ordine di grandezza ancora superiore. Tenuto conto di questi dati, e se si considera che il comparto turistico è già oggi la prima industria mondiale per fatturato, con circa 250.000.000 di occupati, destinati a diventare 300 milioni entro 5-6 anni, e che in Italia gli addetti del set- dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 33 A fronte di tale evoluzione, l’accessibilità aerea, in particolare per una regione insulare, diviene sempre più strategica ed essenziale quale fattore di sviluppo di una qualsiasi economia avanzata. Sia per ridurre i costi da accesso delle nostre imprese al resto del mondo ed ai mercati globali, sia per favorire l’eventuale ingresso ed insediamento di imprese ed attività economiche dal resto del mondo sul nostro territorio. tore sono oltre il 10% della forza lavoro complessiva, si capisce l’importanza che, anche in prospettiva può avere tale comparto nella nostra regione e nella nostra città. A detta di molti decision-maker, infatti, i responsabili marketing delle compagnie aeree, la nostra città è una destinazione perfetta per i cosiddetti short break e per i long weekend, che stanno diventando sempre più affermati tra le modalità di godimento della vacanza e del viaggio per ragioni turistiche. Lo sviluppo di una rete di collegamenti ampia ed articolata consente anche di promuovere le produzioni isolane sia nell’agroalimentare che nell’artigianato in particolare, ma anche di valorizzare le peculiarità ed i tesori culturali ed etnografici che caratterizzano la nostra regione. Da non sottovalutare poi la opportunità di accrescere gli scambi culturali, le occasioni di studio e di ricerca all’estero e nella nostra regione, il mantenimento di legami più stretti con chi deve recarsi altrove per motivi di studio e lavoro. Ma soprattutto è importante considerare che, specialmente in quest’epoca di globalizzazione, il contesto con il quale occorre confrontarsi, si è esteso in tutti i comparti, a livello internazionale. Tra gli effetti della presenza di un aeroporto internazionale, vanno anche considerate: • l’inserimento dell’area nel circuito delle localizzazioni primarie a livello mondiale; • il miglioramento della notorietà e dell’immagine internazionale dell’area; • la possibilità di produrre servizi, anche tradizionali come il turismo, con modalità avanzate. Questo genere di benefici assume particolare importanza nell’attuale contesto economico sempre più improntato a logiche di globalizzazione dei mercati e di integrazione delle economie nazionali. Tra gli effetti indiretti che lo sviluppo dei collegamenti è in grado di innescare, un posto importante è occupato dallo sviluppo del settore immobiliare. Come avvenuto per esempio attorno all’aeroporto di Alghero, dopo l’avvento dei collegamenti con l’Inghilterra, l’interesse di natura turistica, si porta appresso un incremento dell’interesse e dell’appetibilità degli investimenti in tale comparto. Un fenomeno che certamente deve essere governato, per non generare distorsioni, ma che può costituire anch’esso un’importante occasione di sviluppo economico, ed in un settore solitamente trainante per tutta l’economia (come dicono en France: quand le batiment va tout va). Un altro effetto importante prodotto dalla vicinanza all’aeroporto è anche quello di agire da stimolo sui processi di innovazione, sia per effetto della domanda di beni e servizi avanzati e di qualità richiesti dal 34 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 settore aeronautico, sia per la tendenza delle imprese innovative ad agire in un contesto internazionale e quindi a localizzarsi presso gli aeroporti. In questo senso, la presenza di un aeroporto incide sullo sviluppo delle competenze professionali in dotazione al territorio regionale. Secondo alcuni studi, quindi, la prossimità agli aeroporti diventa, dunque, un asset strategico più o meno determinante nella definizione della performance economica dell’impresa. Come conseguenza di tutto quanto detto, la presenza di un aeroporto produce un impatto significativo sulle stesse scelte localizzative delle imprese e quindi indirettamente, essendo esse catalizzatrici di investimenti, sulla situazione economica di una provincia e sulle sue possibilità di sviluppo futuro: a suffragio di questa tesi può essere sufficiente citare l’autorevole documento della Federal Aviation Administration che definisce gli aeroporti “magneti” in grado di attrarre magazzini, centri di distribuzione, centri direzionali, alberghi e industrie. In conclusione appare evidente che l’aeroporto costituisce un asset importante ed irrinunciabile per gli attuali scenari economici, ma soprattutto in vista di qualunque sviluppo futuro si decida di perseguire in termini economici, sociali ed anche culturali. Come tale è importante che cresca la consapevolezza nell’opinione pubblica dell’importanza che tale infrastruttura riveste, non soltanto per gli utilizzatori diretti, ma anche per tutto il tessuto economico della regione, in quanto fattore di sviluppo di assoluto rilievo e difficilmente sostituibile. Tra gli elementi di maggiore positività che hanno caratterizzato la vita dell’aeroporto nel 2013, si deve registrare il rientro di Cagliari-Elmas tra gli scali strategici europei, inseriti nelle reti Core Ten-T (Trans European Network-Trasporti), che apre la possibilità di accesso a fondi europei per gli investimenti necessari allo sviluppo, e ga- rantisce una maggiore attenzione da parte delle istituzioni alle esigenze dello scalo. Nel 2013, il traffico aeroportuale su Cagliari Elmas, ha sinora registrato un segno positivo, sia pure solo in termini di pochi decimi di punto percentuale. Dopo un iniziale calo che ha caratterizzato i primi sei mesi, sia in termini di movimenti che di passeggeri, a causa del perdurare della crisi nazionale ed internazionale, nel secondo semestre la situazione si è progressivamente invertita e a metà novembre si registrava nuovamente una lieve crescita, almeno per l’incremento del traffico passeggeri. Un elemento di grande positività è certamente costituito dal fatto che a trainare la ripresa siano stati soprattutto i collegamenti internazionali, che hanno compensato la flessione del traffico nazionale, dovuto alla situazione di grande incertezza determinata dalle vicissitudini della cosiddetta “continuità territoriale” ed alle relative procedure di assegnazione delle rotte. Per il prossimo anno si configura una situazione di consolidamento delle rotte e dei livelli di traffico attuali, con possibilità di qualche ulteriore sviluppo proprio per i collegamenti internazionali, mentre ancora qualche incertezza al momento si deve registrare per i collegamenti domestici, a causa della mancata definizione della cosiddetta CT2, cioè delle rotte secondarie della continuità territoriale, che per Cagliari sono Bologna, Verona, Firenze e Napoli. La positiva evoluzione della situazione economica internazionale sta infatti determinando un ritorno agli investimenti, per ora timidamente, da parte delle compagnie aeree, che negli ultimi anni si erano messe sulla difensiva. Se il trend venisse confermato, anche il terminal cagliaritano potrebbe giovarsi di tale inversione di tendenza e riprendere il suo cammino di crescita e sviluppo del network che aveva caratterizzato positivamente il quinquennio 2006-2011. ■ dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 35 Il patrimonio artistico Pannelli esplicativi a cura del RC Cagliari Marinella Ferrai Cocco Ortu l club – nello spirito di servizio rotariano che mira a costruire un mondo di amicizia e di pace – ha ritenuto che, tra le tante sue azioni a beneficio della collettività, l’iniziativa di promuovere la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio artistico locale avesse un alto valore etico, perché la diffusione della cultura in ogni suo aspetto riveste un ruolo molto importante nello sviluppo durevole della nostra società. Così nell’anno rotariano 2007-2008, sotto la presidenza del compianto past President Paolo Piccaluga, nell’ambito della Commissione Sviluppo comunitario – aspetti culturali (di cui ero responsabile con il coordinamento dei progetti di Stefano Liguori) ha messo in cantiere un progetto finalizzato a tale scopo. L’attività di servizio si è rivolta a quel segmento di patrimonio monumentale e artistico, inserito da secoli nel tessuto urbano, e come tale spesso ignorato, racchiuso nelle più antiche chiese della nostra città, luoghi certamente di culto ma anche alta espressione artistica della devozione, che nelle loro trasformazioni hanno accompagnato i mutamenti dei contesti storici che si sono susseguiti nel tempo. La conoscenza di un bene culturale, a sua volta, porta poi all’educazione verso un turismo consapevole per i cagliaritani stessi che, pur vivendo nella propria città, non sempre sono sufficientemente informati sulla storia delle sue chiese e sui tesori in esse racchiusi. Il piano di lavoro formulato dalla commissione ha previsto la redazione bilingue – italiano e inglese – innanzitutto di un pannello sulla storia della chiesa come monumento architettonico, e poi di schede espli- I cative dei quadri, delle sculture e degli altri manufatti di pregevole interesse presenti al suo interno e di cui si ignorano autori, epoca di realizzazione, per dare un minimo di notizie che consentissero di contestualizzare le opere all’interno di un percorso storico artistico, e, dato che i testi delle descrizioni erano bilingui, il servizio si sarebbe contemporaneamente esteso ai turisti che sempre più numerosi invadono la nostra città. La dott.ssa Lucia Siddi, esperta storica dell’arte della Soprintendenza ai beni architettonici storici ed artistici delle Provincie di Cagliari e Oristano, ha aderito con entusiasmo alla richiesta del Club e si è fatta carico di elaborare le schede descrittive, dimostrando pur non essendo del Rotary di essere vicina alle sue idealità, e ritenendo il proprio contributo di alto valore didattico e di supporto alla attività di tutela della Soprintendenza stessa; la traduzione in inglese è stata effettuata dalla Associazione Italia Inghilterra del socio Franco Staffa. Nella parte bassa del pannello e delle schede si è apposto il simbolo del Rotary Club Cagliari, emblema del messaggio rotariano di amicizia tra i popoli espresso in questa occasione attraverso il linguaggio universale della cultura, anche al fine di evidenziare al “grande pubblico”, che non sempre lo conosce nella sua vera essenza, lo spirito di servizio del Rotary International. L’iniziativa, in progress, prosegue da ormai tre anni. La prima chiesa è stata quella di San Lucifero. La chiesa (conosciuta anche come chiesa della Vergine del Rimedio) è di proprietà del comune di Cagliari, fu fatta costruire infatti nei primi decenni del 36 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Uno dei pannelli redatti dalla dott.ssa Siddi. secolo XVII dall’Amministrazione comunale, e la seconda domenica di novembre la Municipalità interveniva alla festa della Vergine del Rimedio (che si celebra tutt’ora) per un voto fatto nel 1708 in quanto la Madonna aveva fatto cessare una epidemia che aveva flagellato la città; tale scelta iniziale è stata motivata dal fatto che il Club ne ha progettato, attraverso un concorso di idee, la sistemazione della antistante piazza, intitolata nel 2000 ai Martiri delle foibe. Successivamente l’attenzione è stata rivolta alla Basilica Magistrale di Santa Croce ubicata nel quartiere storico di Castello. La chiesa, il cui impianto risale al secolo XVII, era rimasta chiusa per quasi venti anni, ed è stata riaperta ufficialmente nel dicembre 2007, dopo un lungo lavoro di restauro a cura della Soprintendenza ai beni architettonici. La prolungata chiusura del complesso monumentale ne aveva quasi causato la scomparsa dalla memoria dei cagliaritani: la sua vicenda merita invece di essere conosciuta perché affonda le radici nella storia antica della città e anche perché al suo interno conserva opere artistiche interessanti. L’ultima in ordine temporale la chiesa del Santo Sepolcro, ubicata nel quartiere della Marina, i cui pannelli sono stati sistemati nel luglio scorso nel corso di una serata che ha visto la presenza di numerosi soci e dell’assessore alla cultura del comune di Cagliari, che ha espresso il plauso per quanto il Club stava facendo per la valorizzazione del patrimonio culturale cittadino, mentre la dott.ssa Lucia Siddi ha illustrato i pannelli da lei stessa redatti. La collaborazione con la dott.ssa Siddi prosegue, sempre nel quartiere della Marina, con la chiesa di Sant’Eulalia in programma per quest’anno rotariano. ■ dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 37 Le sedi del R.C. Cagliari nel corso degli anni Una nuova “casa” per il nostro Club Michele Rossetti noto a tutti i rotariani come le riunioni dei Rotary club debbano obbligatoriamente tenersi presso sedi aperte al pubblico e facilmente rintracciabili, quali hotel e ristoranti, anche per favorire la partecipazione dei rotariani in visita e degli ospiti. Gli hotel in particolare offrono le facilitazioni e comodità che rendono più semplice la vita di un Club: salette e spazi per le riunioni del direttivo e delle commissioni, possibilità di tenere bandiere, campana e labari, domiciliazione della corrispondenza. Anche il nostro Club ha quindi, negli anni, avuto sede quasi sempre presso gli alberghi cittadini, spostandosi tra diversi di essi a seconda della convenienza e della loro disponibilità. Ripercorriamo pertanto la piccola storia delle diverse sedi, attraverso queste brevi note, ricavate da uno scritto di Paolo Tronci, socio fondatore del Club, pubblicato nel libro del trentennale della fondazione, e da una storia del R.C. Cagliari scritta da Achille Sirchia e Franco Spina per il volume edito in occasione dei quarant’anni del sodalizio. È La prima riunione per la fondazione del Club si svolse presso l’hotel Excelsior, situato in via Roma nel palazzo della Rinascente, e nei primi due anni di vita il Club tenne le sue riunioni settimanali presso questo albergo. Dal settembre del 1951 la riunione del Club fu spostata nello storico albergo La Scala di Ferro, in via Torino. Aperto nel 1877, e costruito sul cinquecentesco Bastione della Nostra Signora di Monserrato, che faceva parte del sistema murario di Cagliari, l’albergo ospitò diverse personalità come David Herbert Lawrence, Totò e Carlo Levi; fu rilevato nel 1961 dalla catena Jolly Hotels, che aveva costruito al suo fianco un nuovo e moderno albergo, sul suolo dove sorgeva il Politeama Regina Margherita, e che, nonostante una ristrutturazione, lo abbandonò dopo pochi anni. Dal mese di febbraio a quello di settembre del 1952 il Club si riunì invece nel ristorante dell’hotel Moderno, nel palazzo Vivanet, in via Roma. Nell’anno rotariano successivo, le riunioni si tennero, nel periodo invernale presso il ristorante Benvenuto, in via Sardegna, e Hotel “Moderno” nella via Roma. Hotel “Excelsior” nella via Roma. 38 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Albergo “Scala di Ferro” nel viale Regina Margherita e via Torino. nel periodo estivo nel ristorante “La Sirenetta” al Poetto. Il 5 ottobre 1953 si tenne la prima riunione nell’hotel Jolly, che era stato da poco inaugurato nel viale Regina Margherita. All’hotel Jolly il Club rimase fino alla fine di settembre del 1982, per ben 29 anni, fino a quando i continui scioperi del personale del Jolly e l’intenzione di smobilitare da parte della proprietà non furono più in grado di garantire decoro e continuità alle riunioni del Club e furono prodromi della successiva chiusura dell’albergo. Nell’ultima settimana di settembre dell’82 una riunione interclub con Cagliari Est e Cagliari Nord, presidente del ns. Club il prof. Antonio Cabitza, docente di Ortopedia, chiuse il ciclo del Jolly hotel. Nel corso della riunione Carlo Sanna presentò il volume dell’ing. Filippo Manunza Cagliari nella strategia dei traffici marittimi. La settimana successiva, il 4 ottobre 1982, una conversazione di Pietro Calella su Risparmio e inflazione inaugurò la stagione di permanenza all’hotel Mediterraneo. Una stagione durata esattamente 31 anni e che, almeno momentaneamente, si è conclusa il 26 settembre di quest’anno, con una conversazione di Paolo Fadda, saggista e studioso delle vicende storico-economiche Sito internet del club: E-mail del club: L’Hotel “Jolly” nel viale Regina Margherita. della Sardegna, sull’arrivo e sulla presenza a Cagliari delle Forze armate degli Stati Uniti d’America dal settembre del 1943. L’hotel Mediterraneo infatti, in seguito ad un cambio di proprietà, è stato chiuso per una ristrutturazione che dovrebbe durare almeno un anno. La nuova “casa” del Rotary Club Cagliari, dal mese di ottobre è pertanto il T Hotel, in via dei Giudicati. Il T Hotel è un albergo moderno, di design contemporaneo, con personale e spazi pienamente in grado di soddisfare le esigenze del Club e dei suoi soci, garantendo così il piacere di ritrovarsi, ogni giovedì, in amicizia e spirito di servizio. ■ www.rotarycagliari.org [email protected] dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 39 Un nuovo modello di sviluppo Il ruolo dell’Ecoparco nel Sulcis Mario Figus e Stefano Carbone ono ormai passati ormai cinque anni, da quando i nostri Club (Cagliari e Carbonia) hanno avviato una serie di attività e di azioni concrete finalizzate a risvegliare nella popolazione del Sulcis, pesantemente colpita dalla ormai irreversibile crisi industriale del suo territorio, la voglia di riscatto e la capacità di creazione di nuovi modelli di sviluppo economico e di formazione di una nuova classe imprenditoriale. Le iniziative che si sono succedute in questo arco di tempo, tra cui segnaliamo l’ECOPARCO (ormai passato alla fase di realizzazione dei primi interventi di rimodellazione e di stabilizzazione ed all’avviamento della fase progettuale) e l’ECOCAMPUS, di cui abbiamo già diffusamente parlato, hanno costituito solo i primi due passi di un percorso che si svilupperà nei prossimi anni. S L’obiettivo finale del nostro progetto è quello di apportare cambiamenti strutturali e duraturi nel tessuto sociale sulcitano, per raggiungere i quali stiamo coinvolgendo nuovi e sempre più qualificati partner. Abbiamo ormai maturato in questi anni di lavoro la convinzione che restituire sviluppo e competitività ad un territorio che presenta indicatori socio economici allarmanti richieda non solo l’impegno dei nostri Club e delle loro risorse, ma anche quello degli enti, delle istituzioni, degli operatori economici, ed obblighi a sfruttare “eticamente” tutte le risorse disponibili, a costruire relazioni con altre risorse, scambiando esperienze e buone prassi, ed a sfruttare ogni possibile sinergia. L’idea base che ci ha guidato nel nostro progetto a favore del Sulcis è che lo svi- 40 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 luppo di un territorio con i valori della legalità, della certezza del diritto, della sicurezza sociale, del diritto alla salute, che sono i valori alla base dell’azione rotariana, è un impianto sociale complesso. Non basta che nascano imprese e si realizzino infrastrutture materiali, va ricostruito il “sistema territorio”. Il sistema non può che essere costituito da istituzioni credibili, da soggetti sociali, come i nostri Club, fortemente impegnati e sensibilizzati, da imprese seriamente contestualizzate e da una forte domanda sociale di sviluppo. La nostra è certamente un’impresa difficile ed ambiziosa in cui un elemento fondamentale di successo è costituito da strumenti, strategie e codici di comportamento culturalmente innovativi e tali da innescare una dinamica di crescita fondata sull’integrazione, sulla cooperazione produttiva e sulla valorizzazione delle tematiche ambientali ed ecosostenibili. Nello sviluppo dei nostri progetti e nell’analisi dei risultati delle nostre iniziative ci siamo convinti con sempre maggiore forza che due devono essere i concetti su cui fondare la nostra sfida: innovazione ed internazionalità. Per poterci muovere su questo terreno abbiamo ritenuto necessario ricercare un partner che condividesse con noi la nostra linea guida e che potesse consentire un salto di qualità alla nostra azione. Dopo un breve brain storming all’interno del nostro gruppo di lavoro, la commissione Ambiente e Territorio formata nel 2008 sotto la spinta dell’indimenticabile Paolo Picca- luga e costituita da soci dei nostri due Club che oramai lavorano insieme da oltre 5 anni, abbiamo trovato un grande partner che fin dai primi contatti ha condiviso il nostro approccio e ha immediatamente mostrato un entusiasmo ed una determinazione, se possibile superiore al nostro: FABRICA, il centro di ricerca sulla comunicazione della Benetton, ed il suo art director Sam Baron. Accompagnati dalle nostre amiche Olga Bachshmidt, art designer, milanese di adozione, impegnata nella realizzazione di progetti culturali relativi alla contaminazione del tessuto urbano attraverso la fotografia e l’arte e particolarmente attenta ai temi sociali ed alla sostenibilità e Angela Rui, anche lei milanese di adozione, architetto, redattrice della rivista “Abitare” e docente alla Facoltà del Design del Politecnico di Milano e al Master in Interior Design promosso da Naba (Milano), che hanno fatto da ponte tra noi e Fabrica, abbiamo incontrato Sam Baron, Art Director, e Marta Celso, Project Manager di FABRICA presso la sede di Fabrica. Quest’ultima è uno splendido e vasto complesso architettonico, Villa Pastega Manera a Catena di Villorba nei pressi di Treviso, restaurato e ampliato dall’architetto giapponese Tadao Ando. La sfida di Fabrica si fonda proprio sui principi dell’innovazione e dell’internazionalità: un modo per coniugare cultura e industria, attraverso la comunicazione che si affida non più solo alle forme pubblicitarie consuete, ma veicola la “cultura industriale”, “l’intelligenza” dell’impresa attraverso altri mezzi: il design, la dicembre 2013 — musica, il cinema, la fotografia, i prodotti editoriali, internet. Fabrica ha scelto di scommettere sulla creatività sommersa portata dai giovani e dagli artisti-sperimentatori di tutto il mondo, invitati dopo un’impegnativa selezione a sviluppare progetti concreti di comunicazione sotto la direzione artistica di alcuni dei principali protagonisti dei diversi settori. Lo scopo che Luciano Benetton ed Oliviero Toscani volevano raggiungere nel 1994, anno in cui decisero di fondare Fabrica, è di coniugare cultura ed industria e di offrire a giovani di tutto il mondo opportunità di crescita creativa e di scambio multiculturale. Fabrica invita giovani artisti/designer, offrendo loro una borsa di studio annuale e mettendo a loro disposizione un’occasione di formazione e un patrimonio di risorse e relazioni per sviluppare, sotto la guida di esperti, progetti di comunicazione culturale e sociale nelle aree del design, comunicazione visiva, fotografia, interaction, video, musica, editoria. Una volta superata un’impegnativa selezione, i giovani borsisti intraprendono un percorso di formazione e ricerca basato su progetti reali, in cui centrale è la convinzione che la comunicazione deve essere strumento di cosciente cambiamento sociale in tutte le sue applicazioni. Fabrica vuole ispirare una precisa categoria di creativi, fatta di giovani “catalizzatori sociali”, che, una volta terminata la loro esperienza nel centro, continueranno autonomamente il proprio impegno. Rotary Club Cagliari 41 I risultati dell’impegno di Fabrica per una creatività socialmente attenta sono molteplici, solo per citarne alcuni: le campagne di comunicazione realizzate in collaborazione con Nazioni Unite e Reporters Sans Frontières, la ricerca musicale sul tema della tolleranza religiosa del progetto Credo, i film dal Sud del mondo premiati a Cannes, Venezia e Hollywood, la rivista COLORS, la serie di workshop Environmental, Social, Relational. La visita a Fabrica è stata affascinante. La bellezza delle architetture e la sorpresa derivante dal primo impatto con il sito ci hanno suscitato un vivo desiderio di scoperta ed una piacevole sensazione di stimolo intellettuale, di pace e gioia di vivere. I laboratori sono sviluppati in un complesso ipogeo vicino alla villa ed i nuovi volumi progettati da Ando sono inseriti nel parco di una villa seicentesca, in un autentico dialogo architettonico tra modernità e storia. La parte originaria della villa, le “barchesse”, destinata a laboratori e ad un auditorium, è stata ristrutturata con attenzione filologica sia per la scelta dei materiali che delle tecniche costruttive: laterizi antichi e finiture in marmo, pavimenti “alla palladiana” e in legno. Nella realizzazione dei nuovi volumi, l’architetto giapponese ha fatto un ampio ricorso al cemento armato a vista. Ando ha creato i laboratori, gli uffici e una biblioteca elicoidale attorno a una piazza ellittica porticata posta a circa dieci metri al di sotto del piano di campagna e alla quale si accede at- 42 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 traverso un’ampia scalinata. Una serie di colonne alte dodici metri in calcestruzzo architettonico monolitico attraversa lo spazio riflettendosi negli specchi d’acqua: una vera e propria ricerca architettonica che unisce i dettami dell’opera di Ando a quelli della cultura tradizionale della villa veneta. A conclusione della visita, abbiamo iniziato una lunga riunione, terminata a cena con Sam Baron, Marta Celso, Olga Bachsmidt e Angela Rui, nel corso della quale abbiamo mostrato ai nostri interlocutori le immagini del patrimonio archeologico ed archeo-industriale del Sulcis-Iglesiente ed una breve presentazione sull’artigianato e sulle risorse eno-gastronomiche del Sulcis, realizzata con il supporto della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato) regionale. Man mano che scorrevano le immagini abbiamo visto il loro interesse per il Sulcis e per il nostro progetto di valorizzazione delle sue risorse crescere sempre di più. Tutti insieme siamo arrivati ad ideare un progetto transdisciplinare, in cui la strada per la valorizzazione delle risorse territoriali del Sulcis verrà sviluppata coniugando la comunicazione con altri settori vitali per il futuro del territorio come l’economia, le scienze sociali e quelle ambientali. Un primo step di questo progetto sarà la definizione dell’idea-progetto. In questa fase verrà coinvolta anche la CNA, ai cui vertici regionali siede l’amico Claudio Facchini, socio del Club di Carbonia, che si aggiungerà a Fabrica, ai nostri Club ed ai nostri tradizionali Interlocutori Istituzionali (Co- muni, Regione, Parco Geominerario, Università di Cagliari) a costituire un ambizioso ed articolato team di progetto. Il progetto, attualmente ancora nella fase di ideazione, verrà delineato con maggiore precisione nei prossimi mesi e completerà la sua fase preliminare con una visita dei luoghi da parte di Sam Baron e dello staff di Fabrica, che avrà luogo il 20, 21 e 22 gennaio prossimo. Nel frattempo Sam e lo staff di Fabrica, dialogando con noi e con le istituzioni del territorio, avvieranno una ricerca sull’artigianato locale e svilupperanno le strategie per una collaborazione da sviluppare in un workshop tra i designer di Fabrica e gli artigiani del Sulcis. Lo scopo del workshop sarà nella nostra prima idea quello di disegnare una serie di oggetti in serie limitata, fortemente ispirati alla cultura ed alla tradizione del Sulcis, realizzati in collaborazione con gli artigiani locali. «Vogliamo immergerci nell’atmosfera del luogo, vogliamo incontrare gli artigiani ed essere accolti nelle loro case, visitare siti archeologici, ex minerari, musei e palazzi, respirare in profondità i contrasti di un territorio in crisi, ricco di risorse, ma dove tutto sembra a rischio e mutevole», ci ha detto Baron. Nel corso della visita in Sardegna dello staff di Fabrica svilupperemo gli aspetti logistici del progetto, sia per quanto riguarda lo svolgimento del workshop, sia per quanto riguarda gli aspetti relativi alla collaborazione con gli Enti e la CNA, sia per quanto riguarda gli spazi espositivi. Nei prossimi mesi lavoreremo sodo per delineare in modo più preciso il progetto e per trasformarlo in un progetto di livello distrettuale, anche perché saranno necessarie per la sua realizzazione, oltre ai fondi dei nostri sponsor tradizionali, anche le sovvenzioni distrettuali. Come vedete avremo un bel po’ di lavoro nei prossimi mesi e naturalmente …. contiamo sull’apporto di idee, di progettualità e di operatività di tutti Voi!!! ■ giugno 2013 — Rotary Club Cagliari 43 Un caro amico scomparso Parliamo di Paolo Piccaluga Marcello Marchi el giorno che la Chiesa dedica alla Commemorazione dei defunti, il 2 novembre scorso, Paolo ha cessato il cammino terreno. L’ultimo tratto di esso è stato aspro e difficile per il morbo che lo aveva colpito e che non è stato sanato, nonostante le cure prodigate con incessante premura dai sanitari, fra cui molti legati a lui da viva amicizia. Si sono alternate giornate di disperata attesa della fine che pareva imminente ad altre in cui un soffio di speranza sembrava fugare le paure, momenti di intense sofferenze fisiche ad altri di tollerabile adattamento ai trattamenti terapeutici. N Paolo ha vissuto questo triste e travagliato periodo con lo spirito che sembrava essergli stato impresso dalla natura ma che, in realtà, discendeva dalla intelligenza, dalla cultura, dalla riservatezza, dall’educazione, lo stesso spirito che ha animato tutta la sua vita. Se il termine “signore”, nell’accezione che qui si assume, designa la persona che gode di autorità e influenza presso altri uomini per la maggior età, saggezza, cultura, raffinatezza nei modi e nei gusti, deve dirsi che egli era veramente un signore. Lo ricorda così anche il Past Governor Silvio Piccioni che nel messaggio di cordoglio inviato al Club, memore della preziosa collaborazione in campo di- Giugno 2012 – Paolo Piccaluga riceve un riconoscimento per l’impegno profuso in qualità di presidente coordinatore delle Commissioni Amministrazione del Club. 44 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 10 gennaio 2008 – Il presidente Paolo Piccaluga consegna una targa ricordo al prof. Antonio Romagnino in occasione del suo 90° compleanno. strettuale, sottolinea la sua signorilità. Nel contempo pone in luce anche la sua concretezza. Perché questo suo spirito informava la sua azione nell’esaminare e risolvere i problemi concreti. Egli ha avuto l’aiuto prezioso della moglie Maria Teresa Masala, sensibile, intelligente e dolce, che gli è stata sempre vicina e particolarmente in quest’ultima triste fase, in cui ha supportato dignità e riserbo nella resistenza al male. Nato a Cagliari nel 1940, figlio dei farmacisti titolari della sede di Mogoro (il padre, centenario, gli è sopravvissuto), si laurea in Ingegneria Mineraria nella nostra Università e nel 1968 è assunto dalla SARAS. In tale società i suoi meriti vengono apprezzati in tutto il loro valore tant’è che vi compie una brillante carriera. Nel 1980 è dirigente e nel 1991 Vice Direttore; diventa Direttore nel 1995 e svolge queste funzioni sino al 2002. In quest’anno è chiamato al settore di vitale importanza societaria di Acquisti e Appalti con sede a Milano e, nel 2003, entra nel Consiglio di Amministrazione di società del gruppo. Nel 2004 gli viene affidata la Presidenza della Saras Tec, un’affiliata, che si occupa di ricerca tecnologica; termina il rapporto lavorativo nel 2005. Per valutare meglio l’eccellenza delle doti umane e professionali di Paolo che lo hanno portato a percorrere una così prestigiosa ascesa con l’attribuzione via via di funzioni sempre più delicate e determinanti, occorre, pur se i dati sono noti, riproporre in evidenza che la SARAS, società di raffinazione petrolifera, è una delle più importanti d’Europa, produce 300.000 barili al giorno, ha oltre 2.000 dipendenti, ha creato fonti di energia elettrica, anche alternativa, che con 4,5 milioni di MWh soddisfa il 30% del fabbisogno energetico della Sardegna. Il libro Cagliari – Storia e Futuro della Città che il nostro Club ha pubblicato nel 1949 per i suoi 50 anni di fondazione, contiene, fra gli altri, un suo saggio, L’innovazione, con osservazioni e riflessioni approfondite e con specifici riferimenti alla dicembre 2013 — rivoluzione che sarebbe già in atto nell’area industriale di Cagliari. In esso, dopo aver messo in evidenza l’apporto della SARAS per tradurre in iniziative industriali i risultati delle ricerche, egli auspica che le cospicue capacità che il complesso sistema possiede in termini ideativi possano avere adeguato sbocco sul piano produttivo. Paolo era allora appena entrato nel nostro Club ove era stato ammesso nella riunione del 13 marzo 1997. Beppe Cascìu, presentandolo, sottolineava che quando la SARAS aveva iniziato la sua attività in Sardegna, si era diffusa la speranza della formazione di una classe dirigente locale, evitando l’importazione dei tecnici del Continente come in una prima fase necessariamente avvenne. Paolo, con le capacità professionali, ricoprendo vari incarichi, inizialmente nei servizi tecnici e poi in attività di ingegneria e di sviluppo di vari impianti, aveva raggiunto un tale livello da diventare, nel 1995, direttore del complesso industriale. Così quella speranza si era realizzata. Diceva ancora di lui che «crede nell’amicizia» e Paolo dimostra subito integrandosi nel Club, collaborando alle varie iniziative, intessendo stretti rapporti con i consoci, che questo aspetto della sua persona è veramente reale e sentito. È difficile elencare gli incarichi e le benemerenze rotariani di Paolo e gli interventi in tutte le attività promosse e curate dal nostro Rotary. Qui pare sufficiente riferire che egli è stato parte integrante e, talora, determinante dei risultati raggiunti. Come consigliere del direttivo, sin dai primi anni del suo ingresso nel Club; come Presidente; come capo e membro di Commissioni; come collaboratore in campo distrettuale, egli ha operato in modo esemplare nello svolgere le attività alle quali era preposto ed a promuoverne altre, sempre mosso dall’intento che lo animava di far conoscere quanto si presentava, o si prospettava, in campo tecnologico per trarne suggerimenti per futuri interventi concreti. Sua prima cura è illustrare ai soci, con una dettagliata visita agli impianti, la realtà della SARAS e l’incidenza della sua attività Rotary Club Cagliari 45 sul quadro economico della Sardegna. Occorre poi rammentare che grazie a lui la Società è sempre stata disposta ad essere sponsor o, comunque, a sostenere le attività del Club di particolare rilievo. Ancora è da ricordare che Paolo ha avuto sempre una viva attenzione per i problemi dei giovani e per la loro formazione professionale interessandosi dello scambio giovani, delle borse di studio, dei vari RYLA che si sono realizzati. A tal proposito è opportuno, per dar rilievo al modus operandi nell’affrontare i problemi, citare quanto da lui scritto in questa rivista nel dicembre 2011. Nel precedente ottobre era stato tenuto il RYLA che scegliendo tra i due temi dell’energia e della comunicazione era stato dedicato alla prima e intitolato Energia motore per il futuro. Era una «scelta vincente», scrive, che aveva consentito «di delineare un programma che aveva come filo logico una ampia ricognizione sulle varie fonti energetiche, cui far seguire relazioni dedicate all’utilizzo e alla distribuzione dell’energia e allo sviluppo di alcune considerazioni di natura economica». In questa, che non è una dettagliata memoria di quanto da lui operato nel Club, deve porsi in rilievo l’apporto della sua cultura e dell’esperienza vissuta nei quadri dirigenti della Saras per la realizzazione dell’Ecoparco di Carbonia. Infine al Paolo sofferente dell’ultimo anno, dobbiamo contrapporre quello sorridente e felice dei viaggi da lui organizzati con scelte sempre appaganti anche in territori lontani; qui la sua cortesia, la sua disponibilità a soddisfare esigenze diverse, la capacità organizzativa, la cultura erano veramente esemplari. L’atmosfera che si creava tra i partecipanti era di grande affiatamento e di comune letizia: si realizzava lo spirito di amicizia da lui voluto. A sua moglie Maria Teresa, ai figli Enrico e Francesca, e a tutti i familiari, i soci esprimono il loro affettuoso cordoglio, invitandoli a trovare conforto nella unanime stima che Paolo lascia fra quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo. ■ 46 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 47 Mistero sulla sua morte Camillo Benso conte di Cavour: avvelenato? Ugo Carcassi, Tiziana Pusceddu amillo Benso era nato a Torino il 10 agosto 1810 da Adele de Sellon e dal Marchese Michele Antonio Benso di Cavour. Il fratello primogenito Gustavo era invece nato sempre a Torino il 27 giugno 1806. A dieci anni Camillo veniva ammesso alla Regia Accademia Militare, nell’aprile 1820. Gli atti, indispensabili per l’ammissione contenevano i certificati di battesimo, di cresima, di vaccinazione e la dichiarazione di aver contratto la rosolia e la scarlattina. Era stato ammesso alla prima delle tre categorie degli allievi, quella di paggio, particolarmente privilegiata perché erano mantenuti all’Accademia dalla Corte e venivano collocati in testa alla lista di ogni promozione indipendentemente dalla classifica degli studi. Gli allievi effettuavano esercitazioni militari e “campi” particolarmente faticosi durante i quali mangiavano il rancio e dormivano sulla paglia. Cavour aveva sopportato bene queste fatiche fisiche, non aveva sofferto malattie ed era riuscito ottimamente negli studi specie nelle matematiche. Questi suoi successi, il 16 marzo 1823, gli avevano valso la promozione con la formula Decisamente, cioè la più completa che precedeva la Condizionalmente e quella ad Esperimento. Dopo aver ottenuto il grado di Caporale aveva conseguito, il 27 aprile 1824, la qualifica di Cadetto ed il 1 settembre 1825, il grado di Sottotenente nel Corpo Reale del Genio. Il 16 settembre 1826 era stato promosso, con il massimo dei voti, Luogotenente. Non era stato tuttavia, per quanto attiene la disciplina, un allievo modello. Era stato posto agli arresti due volte nel corso del 1821 C per aver posseduto libri vietati, senza autorizzazione, e per aver chiaramente palesato la sua disapprovazione per la nomina a Paggio. Lo infastidiva il fatto di indossare l’uniforme che era costituita da un capello a feluca, un abito rosa ricamato in oro, calzoni corti e calze bianche di seta. Acconciatura che aveva definito «livrea da gambero». Superato questo tentennamento aveva completato gli studi all’accademia e il 10 febbraio 1827 aveva preso servizio quale luogotenente alla Direzione del Genio a Torino. Era stato poi mandato a Ventimiglia (15 ottobre 1828) e successivamente a Exilles (25 febbraio 1829) e tre mesi dopo a Lesseilon, nei pressi di Modane. 48 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Aveva approfittato di questo periodo di vita solitaria, in questi sperduti paesini per approfondire i suoi studi nella matematica e sulle scienze sociali. Era rientrato a Torino alla fine del 1829 ma nel marzo del 1830 veniva inviato a Genova, città a lui gradita, dove incontra il suo primo grande amore, la Marchesa Anna Schiaffino Giustiniani. Dopo lunghe discussioni con i genitori aveva presentato la richiesta a sua Maestà per la «dispensa da ogni ulteriore militare servizio» per ragioni di salute. L’aveva ottenuta per la sua miopia. Il 12 novembre 1831 si erano conclusi i suoi undici anni di vita militare dei quali forse gli era rimasto nell’animo una punta di nostalgia. I suoi propositi per il futuro erano chiaramente indicati nella lettera da lui scritta il 2 ottobre 1832, alla Marchesa di Barolo «… c’è stato un periodo in cui non vedevo niente d’impossibile per le mie forze, tanto che avrei considerato naturalissimo risvegliarmi un bel mattino nei panni di Primo Ministro del Regno d’Italia». Dopo aver lasciato l’esercito aveva trascorso un periodo di grande frustrazione e per diversi, infelici, anni aveva abitato nella casa del padre a Torino. Nel 1835 Cavour aveva soggiornato per due mesi e mezzo a Parigi, partecipando alla vita notturna dell’alta società parigina, i balli, il teatro, i ristoranti ed anche i Circoli Politici. Era anche divenuto uno spregiudicato giocatore d’azzardo perdendo la sostanziosa somma di ventimila lire. Successivamente, il 9 maggio 1835, Cavour si era posto in viaggio per Londra, dove era arrivato il 14 dello stesso mese alle sei del mattino. Durante il suo soggiorno a Londra aveva visitato Windsor, Oxford, Cambridge, Birmingham e il Galles. Rientrato a Torino, nel luglio del 1835, il padre lo aveva nominato amministratore delle sue quattro tenute presso Leri, site a nord di Torino. Unitamente all’amico ed esperto agricoltore Michelangelo Castelli si era dedicato con attenzione e diligenza a modernizzare le proprie tenute aprendo canali di irrigazione per la coltivazione del riso trasformando la palude in una fertile risaia, ed allevando in maniera razionale delle pecore provenienti dalla Spagna, dall’Inghilterra e dall’Ungheria. Era stato il primo in Italia ad intuire il valore del guano come concime e nel giugno-luglio del 1845 ne dicembre 2013 — aveva ordinato 300 tonnellate dall’Inghilterra. Una parte l’aveva rivenduta agli agricoltori piemontesi con un discreto profitto. Nel 1847 Cavour aveva incontrato, a Torino, Richard Cobden, uno dei più autorevoli sostenitori del libero scambio, che aveva visitato l’Italia accolto favorevolmente ad eccezione dell’Italia Asburgica. Il 26 aprile del 1848 avevano avuto luogo le elezioni politiche generali, in tutto il territorio dello stato. Cavour si era candidato in quattro Collegi ma non era stato eletto. Tuttavia nelle elezioni suppletive, del 26 giugno 1848, era stato eletto Deputato nel Collegio di Torino. Nella seduta inaugurale dei lavori parlamentari a Palazzo Carignano aveva preso posto nel settore di Destra. L’aspetto non l’aiutava, Cavour non aveva un fisico imponente, parlava bene il francese e male l’italiano. Rieletto, il 15 luglio 1849, iniziava la sua disinvolta carriera politica che gli aveva consentito di allearsi sia con i liberali e la destra sia con il centro sinistra. Nel 1850 era stato nominato ministro dell’agricoltura che gli consentiva di facilitare la politica del libero scambio dei cereali. Veniva eletto, il 4 novembre 1852, Presidente del Consiglio grazie all’appoggio di Urbano Rattazzi, capo dello schieramento di centro sinistra. Era, quindi, riuscito, in questo modo, ad ottenere la maggioranza in Parlamento venendo accusato di “connubio”. Il suo intendimento era quello di fare del Piemonte uno stato moderno. In quest’ottica riusciva a far costruire la ferrovia TorinoGenova e nel 1857 il Tunnel Frejus. A Vienna aveva vivacemente protestato per il sequestro dei beni degli emigrati lombardi che si erano fatti sudditi piemontesi. La sua lungimiranza nella politica estera l’aveva portato ad allearsi con la Francia e l’Inghilterra. Dalla Gran Bretagna aveva ottenuto un prestito, di un milione di sterline. Questo gli aveva consentito di partecipare alla Guerra in Crimea contro i russi con un corpo di spedizione di circa 15.000 uomini, comandato dal Generale Alessandro Ferrero di La Marmora. Sembra che Vittorio Emanuele II, con un po’ d’invidia, avesse af- Rotary Club Cagliari 49 fermato «beati loro che vanno a combattere i russi a me tocca combattere con frati e monache». Il sovrano aveva approvato malvolentieri la Legge, del 22 maggio 1855, che chiudeva 300 conventi e “liberava” 5000 religiosi provocando le minacciose ed accorate lettere di Don Bosco. Al Congresso di Parigi, del marzo 1856, Cavour prendeva posizione contro l’Austria ed avviava l’alleanza con Napoleone III. Veniva frattanto fondata la “Società Nazionale”, con Presidente Daniele Manin, al quale era succeduto alla sua morte Pallavicino Trivulzio Giorgio Guido, vice Presidente Giuseppe Garibaldi, segretario il siciliano Giuseppe La Farina. Cavour non era allora “unitario” ma poiché divideva gli appartenenti al Partito Repubblicano era stata da lui favorita con l’intento di utilizzarla quando fosse stato necessario. Il 21 luglio del 1858 aveva, in segreto, incontrato a Plombiers Napoleone III, con il quale aveva concordato un’azione che doveva portare all’espansione dello stato piemontese. Il 10 gennaio 1859 il re Vittorio Emanuele II, inaugurando la nuova legislatura, pronunciava il suo memorabile discorso “Un grido di dolore”, il cui testo sarebbe stato in parte stilato dal Cavour. Dopo una serie di trattative riservate, il 30 gennaio 1859, la sedicenne principessa Maria Clotilde, ultimogenita del re, aveva sposato il principe Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, detto Gerolamo, cugino dell’Imperatore Napoleone III. Nell’aprile del 1859, quando la Francia e l’Inghilterra avevano chiesto il disarmo del Piemonte, scompaginando in questo modo i piani di Cavour, quest’ultimo stava per uccidersi con un colpo di pistola al capo. Era stato trattenuto dall’amico Castelli che lo aveva incoraggiato a sperare e resistere. Fortunatamente l’errore dell’Austria di dichiarare guerra all’Italia aveva portato Cavour dalla morte alla vita ed in quella occasione pare che uscendo dal Parlamento il Conte avesse pronunciato la frase «abbiamo fatto la storia: adesso andiamo a mangiare». La Francia era entrata in guerra con l’Austria, il 23 aprile 1859. 50 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Avevano luogo nello stesso periodo i Moti rivoluzionari in Toscana, Parma, Modena e nella Romagna papale. Quando la situazione sembrava evolvere in maniera favorevole per il Piemonte Napoleone firmava a Villafranca, l’11 luglio del 1859, l’Armistizio, con Francesco Giuseppe imperatore d’Austria. Cavour profondamente amareggiato si era dimesso e La Marmora era divenuto Primo Ministro. Nel 1860 Cavour diveniva di nuovo Primo Ministro ed era costretto, il 12 marzo del 1860, ad onorare il contratto di Cessione di Nizza alla Francia provocando così la violenta reazione in Parlamento da parte di Garibaldi. Quest’ultimo, il 5-6 maggio dello stesso anno, era partito da Quarto con i Mille per la Sicilia. Il Generale avanzava vittorioso fino a Napoli dove entrava, il 7 settembre del 1860. Vittorio Emanuele II, sollecitato dal Cavour si era mosso rapidamente per attestare, con la sua presenza fisica, l’interesse dello stato sardo-piemontese per i territori appena “liberati”. Garibaldi aveva incontrato Vittorio Emanuele II, il 26 ottobre a Teano, confermando, in questa occasione, la sua fedeltà al sovrano. Il nizzardo, il 9 novembre, rientrava a Caprera. Il 17 marzo del 1861 avveniva la proclamazione solenne del Regno d’Italia. Alla fine del 1860 Cavour aveva tentato un accordo con le autorità pontificie per una soluzione pacifica della “questione romana” secondo il Principio di «libera chiesa in libero stato». Il Parlamento italiano, il 27 marzo del 1861, su proposta del Cavour e con l’accordo della Francia, aveva proclamato Roma capitale d’Italia e la completa indipendenza, quale stato sovrano, anche dalla Chiesa. Cavour in queste ultime fasi convulse dell’attività Parlamentare aveva incominciato a sentirsi male. Cavour aveva un temperamento bipolare facile agli entusiasmi ma anche alle depressioni. Aveva un carattere ribelle e male sopportava le imposizione auliche tipiche di quel tempo. Come già accennato, da giovane allievo dell’Accademia Militare aveva rifiutato di fare il paggio del Principe Carlo Alberto di Carignano. Talvolta la melanconia e lo scoramento prevalevano sfociando nella depressione. In gioventù era persino arrivato a prendere in considerazione il suicidio, eventualità questa che aveva tentato di attuare, anche, in occasione del Trattato di Villafranca. Era comunque dotato di tenacia, lungimiranza e di particolare abilità nel destreggiarsi fra i meandri della burocrazia, quelli dell’alta finanzia e della politica. Nella tumultuosa vita amorosa di Cavour, le donne, ad eccezione di Anna Giustiniani e della Contessa Virginia di Castiglione, avevano avuto scarso rilievo politico. Anna Giusti- niani si era innamorata di Cavour da giovane ed aveva avuto con lui una lunga e tormentata relazione. Fervente mazziniana e convinta repubblicana, aveva seguito con ansia il graduale avvicinamento del Cavour alla Monarchia. La depressione, in parte dovuta all’affievolirsi della sua relazione con Cavour, l’aveva portata al suicidio. dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 51 La contessa Virginia di Castiglione. Il cinismo “amoroso” del Cavour era anche testimoniato dal fatto che quantunque sentimentalmente legato alla Giustiniani aveva avuto contemporaneamente, un’ardente relazione con Clementina Guasco di Castelletto (definita dai biografi “l’Ignota”), anche lei sposata e strettamente sorvegliata da un marito gelosissimo che rendeva la relazione con Camillo quanto mai complicata. Un’altra relazione aveva riguardato l’enfant blonde, Emilia Nomis di Pollone (Gazzelli di Rossana), che aveva tentato di sposare e con la quale aveva avuto un rapporto durato parecchi anni. Del periodo parigino oltre alle numerose anonime gentildonne e ballerine francesi (mascherate o no) meritano di essere ricordate la Melanie Villenave Waldor, valente poetessa, allora molto nota, che aveva reso 52 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 pubblica la sua relazione con Camillo scrivendo il romanzo “Alphonse et Juliette”. La Contessa Virginia di Castiglione, la donna più bella del suo tempo, era stata amica ed amante di personaggi illustri quali Vittorio Emanuele II, Bismark, Napoleone III e Cavour di cui era cugina. Ne aveva assecondato l’opera diplomatica, soprattutto riuscendo a guadagnare l’Imperatore francese alla causa italiana. Bellissima e passionale, spinta da sfrenate ambizioni mondane, non era tuttavia una “statua di carne” come la Principessa di Metternich l’aveva definita. Onorata ed osannata per decenni, aveva finito i suoi giorni in solitudine, dimenticata da tutti. Quando poi, Camillo, aveva ceduto alle pressioni dei suoi ed accettato l’idea del matrimonio era stato rifiutato da Costanza Vittoria Marchesa Scati di Casaleggio, figlia della Marchesa Polissena Vibert de la Pierre e del Conte Maria Luigi Emilio Grimaldi del Poggetto. La gentildonna aveva sposato nel 1844 il Marchese Leopoldo Gustavo Scati di Casaleggio che era morto l’anno successivo lasciandola vedova a soli 22 anni con un figlio appena nato. Secondo il Fracassetti il Cavour, a prescindere dalla enfant blonde, che lo aveva rifiutato, aveva pensato anche ad un’altra possibile consorte. È stato ipotizzato che si trattasse della marchesina Pilo-Boyl di Putifigari, di origine sarda, andata in sposa il 19 luglio 1847 al Conte Lodovico San Martino d’Aglié. Tra le conquiste del Camillo sembra figuri anche la giovane Melania Costa Gighetti, giovane moglie separata di un medico, da lui conosciuta a Parigi nel 1856 alla Conferenza di Pace. La “Marchesa Laura”, giovane donna, separata dal marito Marchese Rivelli, diventata amministratrice di Genzano, avrebbe avuto con Cavour una relazione dalla quale sarebbe nata una figlia, chiamata Andreana. Con questa giovinetta Cavour avrebbe avuto un senile intenso rapporto, che aveva ingelosito la sua ultima amante, la Bianca Berta di Valentino Savierz-Ymar, di probabile origine magiara, ballerina del Teatro Regio sposata con Domenico Ronzani. Quest’ultimo aveva organizzato, con successo, le stagioni teatrali del Teatro Regio, ma la società, nel 1858, era stata sciolta per mancanza di fondi. La Bianca che aveva già avuto, a Torino, diversi “estimatori”, fra i quali figurava anche il Re Vittorio Emanuele II, si era presentata a Cavour appena rientrato dal Congresso di Parigi piangente per chiedergli un aiuto economico. Lo statista si era stato subito invaghito di questa giovane donna con i capelli neri come l’ebano ed i denti bianchi come l’avorio, con occhi allusivi ed il viso rosato. Non aveva intenzione di sposarla ma si sentiva molto attratto, da lei, ed aveva finito col comprarle, nel maggio del 1860, una casa che sorgeva al centro di una proprietà di 12000 mq di terreno, che era costata 23.000 Lire. Diversa era stata la sorte della giovane Andreana. Quest’ultima, come conseguenza della sua relazione con lo statista era rimasta incinta. Sconvolta per aver scoperto che il “suo” Camillo se la faceva anche con la Ronzani aveva lasciato immediatamente l’Abbadia ed era corsa alla villa del suo presunto padre, il marchese Rivelli, che l’aveva accolta con affetto gli aveva confidato i motivi della sua sofferenze, senza far riferimento alla sua gravidanza. Alla fine un rasoio nel bagno paterno le aveva consentito di porre termine alle sue pene. Un rapido taglio al polso destro aveva segnato l’inizio della fine che aveva atteso sdraiata sul letto. Così l’aveva ritrovata la madre che angosciata l’aveva raggiunta nella dimora dell’ex marito, il quale l’aveva accolta con rancore urlando «Va via … Va via … sei la colpevole di tutto!!!». Sulla fine di Cavour esistono disparate versioni che analizzano l’ipotesi della morte per malattia o per altre cause (avvelenamento). Cavour con molta probabilità era affetto da gotta ed aveva presentato strani disturbi intestinali che gli producevano disturbi di mente e talvolta vaniloquio e che cedevano rapidamente dopo i salassi. Per la verità i dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 53 La contessa Virginia di Castiglione. Andreana Rivelli. medici che lo seguivano non avevano esattamente compreso quali fossero le reali condizioni di salute dell’illustre infermo. Per spiegare la sua morte era stata chiamata in causa la febbre tifoidea ed anche una perniciosa malarica. La cura era stata l’esecuzione di ripetuti ed estenuanti salassi. Secondo il Buffa, Cavour non sarebbe morto di malattia, ma sarebbe stato avvelenato. I motivi avrebbero potuto essere due, uno legato alla vendetta della Ronzani che aveva colto Cavour in fragrante tradimento con la giovane Andreana, l’altro un omicidio commissionato da Napoleone III che aveva concepito per il Cavour una fiera avversione. La Ronzani, obbedendo alle pressioni di un agente francese appositamente recatosi a Torino, aveva materialmente attuato la vendetta dell’Imperatore. Questa ipotesi era stata oggetto di numerosi libelli stampati dopo la morte dello statista, di cui il Buffa dà puntuale notizia. Che Napoleone III avesse una feroce avversione per Cavour è documentato dall’enorme somma (500.000 mila lire) offerta alla sua mandante, cortigiana a corte, per l’attuazione del delitto. Quest’ultima avrebbe avvicinato la ballerina a Torino istruendola sulle procedure da seguire. La Ronzani però si era convinta presto che la cicuta, così come consigliatole, non avrebbe funzionato, aveva quindi consultato un erborista il quale le aveva illustrato tutte le caratteristiche della cicuta. Tra l’altro aveva richiamato la tradizione greca e l’avvelenamento di Socrate. La pianta veniva distinta in Cicuta Maggiore (Conium Maculatum), in Cicuta minore (Aethusacynapium) ed in Cicuta acquatica (Cicuta virosa). Questa Cicuta non solubile nell’acqua una volta disciolta nell’alcool perde il suo odore sgradevole. Una sola goccia di Cicuta Maggiore produce gravi sintomi di intossicazione, tra cui nausee, riduzione della motilità, lasciando però libero il cervello e l’intelligenza. Questi sintomi fanno soffrire per giorni. A Socrate era stata data una forte dose e la morte era stata quasi immediata. Per far soffrire una persona si può iniziare con una sola goccia e per farla morire tre gocce di soluzione alcolica sono sufficienti. Era quindi inutile la polvere di cicuta mescolata al caffè come consigliato dalla cortigiana parigina. Quello utile era l’infuso alcoolico che la Ronzani aveva comprato, il 27 maggio del 1861, quando si accingeva a partire per Sezze. Cavour in spasmodica attesa della Ronzani, con la quale desiderava riconciliarsi, la rivedeva il 28 maggio 1861. Quest’ultima avrebbe versato una goccia dell’estratto al- 54 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 colico di cicuta nel bicchiere di rosolio che Cavour beveva, sempre, dopo il caffè. Lo statista si era sentito male, con ripetuti singhiozzi ed un lancinante dolore allo stomaco. Era stato visitato dal medico del paese il quale avrebbe affermato: «al Conte ha fatto male qualcosa o nel mangiare o nel bere! Potrebbe trattarsi di veleno». Era stato collocato sul sedile posteriore della carrozza che, dopo tre mute di cavalli, era giunto a Torino alle undici della sera e dopo un calmante per la febbre si era assopito fino al mattino. Nel pomeriggio del 29 maggio Cavour si era sentito un po’ meglio e si era fatto portare in Parlamento. Garibaldi lo aveva attaccato violentemente accusandolo di essersi comportato male nei confronti degli ex garibaldini che sarebbero dovuti entrare a far parte delle forze armate regolari. Camillo era rimasto sconvolto dalla veemenza delle accuse del nizzardo ed era stato riportato immediatamente nella sua abitazione per un grave malessere apparentemente inspiegabile. Su richiesta del medico curante, Dottor Rossi, erano stati effettuati dei consulti, il 3 giugno con il Dottor Angelo Muffoni, il 5 giugno con il Senatore Alessandro Riberi, medico del Re e dall’amico Luigi Carlo Farini anche lui medico. Il 4 di giugno permaneva l’intenso dolore alla gambe, ma i medici praticavano nuovi salassi, che ulteriormente indebolivano il malato. Le condizioni del Cavour erano andate gradatamente peggiorando ed il 5 giugno era stato visitato del principe di Carignano ed alle 9 di sera era giunto anche Vittorio Emanuele II. Il 5 giugno era ricomparsa la Ronzani, che Cavour accoglieva affettuosamente. Si era sentito sollevato ed aveva bevuto con piacere un bicchierino di liquore in cui la sua amante aveva versato tre gocce di cicuta. Il mattino del 5 giugno era stato chiamato, il parroco della Madonna degli Angeli, Fra Giacomo da Poirino con il quale il Cavour si era accordato, fin dal 1854, e da lui aveva ricevuto l’assoluzione. Nel pomeriggio gli erano stati somministrati i sacramenti ed aveva ricevuto, alle 5 del mattino del 6 giugno, l’estrema unzione. Aveva cessato di vivere alle 6.45 dello stesso giorno. Aveva 50 anni 9 mesi e 26 giorni. Il povero frate era stato convocato a Roma per esservi punito. Era stato rampognato personalmente da Pio IX, in quanto responsabile di scandalo, sospeso dai doveri sacerdotali e dai relativi emolumenti aveva potuto fruire di una modesta pensione assegnatali dal governo piemontese. ■ dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 55 Fondatore della medicina del lavoro e dell’idrogeologia moderna Bernardino Ramazzini un medico del 1600 Angelo Deplano – Giovanni Barrocu Q uale doveroso omaggio a Bernardino Ramazzini, lo studioso nato nel 1633, che occupa un posto d’onore nella storia della medicina in quanto fondatore della Medicina del Lavoro, sembra opportuno ricordare brevemente quanto è stato realizzato a proposito di questa importante disciplina anche nell’università di Cagliari, dove si sviluppò soltanto a partire dall’inizio degli anni ’30 del secolo scorso per merito dell’illustre clinico medico prof. Mario Aresu, fra l’altro secondo presidente del nostro RC negli anni 1951-52 e 1952-53. Infatti da quel periodo egli aveva cominciato a interessarsi alle patologie dei minatori, lavoratori particolarmente esposti alla silicosi, collaborando con l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro). Dopo venti anni di attività nel settore aveva passato il testimone al prof. Duilio Casula, recentemente scomparso, il quale fu il primo direttore del neonato Istituto di Medicina del Lavoro di Cagliari, che lanciò e continuò a dirigere per svariati anni, avendo come validi collaboratori i professori Antonello Spinazzola, Francesco Sanna Randaccio, Paolo Cherchi e Gianni Cascìu, nostro consocio rotariano. Oggi l’insegnamento è tenuto dal prof. Costantino Flore. Gli studi della disciplina che sarebbe divenuta la Medicina del Lavoro furono iniziati da Bernardino Ramazzini, nato a Carpi il 3 novembre 1633, da una modesta famiglia. Ultimati in patria i primi studi presso i gesuiti, a 19 anni fu inviato a Parma per compiervi gli studi filosofici; si iscrisse Fig. 1 – Bernardino Ramazzini (1633-1714), busto marmoreo nell’Istituto Anatomico dell’Università Modena. quindi alla facoltà di medicina di quell’ateneo e vi si laureò il 21 febbraio 1659. Si recò poi a Roma per perfezionarsi nell’esercizio della pratica medica presso quegli ospedali. Successivamente ottenne la condotta medica di Canino e di Marta, nell’antico ducato di Castro. Vi rimase per qualche tempo, ma nel 1680, dopo l’annessione del ducato di Castro al Patrimonio di S. Pietro, fu costretto ad abbandonare il posto per una grave infezione malarica. Ritornò a Carpi, dove sposò Francesca Righi, dalla quale ebbe tre figli. Nel 1671 si stabilì a Modena, dove si dedicò alla pratica professionale (Fig. 1). 56 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 All’inizio incontra in città non poche difficoltà a causa delle gelosie dei colleghi, che lo ostacolano nell’esercizio della professione, cosicché diventa medico di campagna e cura tra gli altri gli scavatori dei pozzi, clienti ai quali i colleghi cittadini non sono interessati. Nel modenese l’acqua sotterranea fuoriesce in genere zampillando in pressione dagli scavi approfonditi al disotto di una copertura di strati argillosi e ciò incuriosisce il fisico naturalista che è in lui. Questi pozzi, detti modenesi anche se più noti come artesiani, hanno rappresentato una particolare importanza per l’economia locale, tanto che le trivelle utilizzate per la perforazione figurano ai lati superiori dello Stemma della Città di Modena (Fig. 2). Ramazzini è interessato ad osservare i suoi pazienti anche mentre lavorano, convinto di poter così arrivare a scoprire l’eziologia e la patogenesi delle loro malattie, e col tempo le sue doti di medico serio e preparato si impongono. La sua fama giunge ben presto alla conoscenza del duca di Modena Francesco II d’Este, che lo vuole nella sua università appena rifondata e riorganizzata. Infatti nel 1682 vi è nominato primo Professore di Medicina Teorica, cattedra che terrà per 18 anni, dividendo il suo tempo tra l’insegnamento e la pratica professionale. Sempre più convinto che le condizioni di malessere dei suoi pazienti siano da attribuire alle situazioni ambientali, egli rivolge l’osservazione alle caratteristiche e alle condizioni dell’ambiente nel quale operano. Per questo motivo estende i suoi interessi scientifici anche alla geologia, precorre gli studi sull’elettricità atmosferica e sulla natura dell’ossigeno e dell’ozono e fa delle osservazioni di storia naturale sul petrolio di Montezibio. Inoltre intuisce che la risalita dell’acqua nei pozzi trivellati è un fenomeno fisico dovuto a differenze di pressione: sicuramente influenzato dalla sua cultura filosofica, ritiene che l’acqua salga dal mare alle montagne, perda il sale per filtrazione nel terreno e poi ridiscenda al piano in pressione. E partendo dalla considerazione che se l’acqua zampilla ciò avviene per la sua pressione, cer- Fig. 2 – Stemma della Città di Modena con ai lati superiori le trivelle utilizzate per la perforazione dei pozzi artesiani. ca di misurarla insieme con la temperatura con il barometro e il termometro utilizzati per le misurazioni effettuate sui lavoratori e dà così per primo una spiegazione scientifica del fenomeno dei pozzi artesiani, che egli attribuisce al principio dei vasi comunicanti. Di questo fenomeno si costruisce un modello fisico, utilizzandolo per ripetere sul terreno le misure di pressione col barometro di Torricelli; per le misurazioni effettuate assieme a quelle della temperatura, inventa il barometro obliquo a mercurio. Tutti gli riconoscono il merito di aver misurato per primo al mondo le temperature delle acque fino alla profondità di 20 metri assieme a quelle dell’aria e di aver pubblicato in latino, con un commento, una lista dei dati ottenuti. Le sue applicazioni sul barometro e sul suo impiego sono della fine del 1600. Viene così a conoscenza della sua attività anche Leibniz, che in occasione di un lungo viaggio in Italia va a Modena per conoscerlo. Egli rimane impressionato dal metodo di lavoro di Ramazzini e rientrato a Lipsia alla fine del dicembre 1689, stabilisce col medico modenese una fitta corrispondenza in latino. Leibniz continua ad informarsi sulle ricerche di Ramazzini e sullo sviluppo del suo dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari Fig. 3 – In alto la sezione della pianura di Modena ricostruita da Ramazzini sulla base dei livelli della falda rilevati nei pozzi. La sezione non si discosta da quella ufficiale recente, rappresentata in basso, basata su rilievi stratigrafici e geofisici. (Regione Emilia-Romagna). trattato De fontium Mutinensium Admiranda Scaturigine Tractatus Psyco-Hydrostaticus. Poiché Ramazzini esita a pubblicarlo, Leibniz lo incoraggia a darlo alle stampe. La prima edizione del lavoro viene pubblicata a Modena nel 1691. In esso Ramazzini spiega con chiarezza il fenomeno dell’artesianesimo secondo il principio dei vasi comunicanti: abbassando il livello piezometrico nel tubo intermedio, il livello scende negli altri tubi a monte e a valle e risente delle variazioni di pressione dell’aria con la temperatura e l’altitudine. Il trattato contiene una sezione idrogeologica del modenese dall’Appennino alla piana con la rappresentazione dei livelli acquiferi ricostruiti in base a stratigrafie di pozzi allineati. È la prima sezione idrogeologica conosciuta in letteratura, che mette in evidenza la relazione tra i diversi complessi idrogeologici; per questo motivo Ramazzini è considerato anche il fondatore dell’idrogeologia moderna. La sua ricostruzione, tuttora valida, a giudizio di tutti gli specialisti è la prima mai fatta e rappresenta il primo modello concettuale delle variazioni della piezometria, rappresentate dalle linee di flusso (Fig. 3). La fama di Ramazzini cresce e varca i confini del ducato di Modena. La Repubblica Veneta lo invita a ricoprire la se- 57 conda cattedra di Medicina Teorica dell’ateneo padovano. (Fig. 4) Il suo trattato in latino ha avuto grande risonanza e sicuramente è stato la ragione principale della chiamata a Padova. Vallisneri, Professore di Idraulica presso quell’ateneo, sosterrà con enfasi le ipotesi di Ramazzini, secondo cui le acque risalgono per il principio dei vasi comunicanti. Le idee del valente medico saranno accolte e diffuse in Francia dall’insigne matematico, astronomo e ingegnere bolognese Gian Domenico Cassini, direttore dell’osservatorio astronomico di Parigi e membro dell’Accademia Reale (Fig. 5). Il suo lavoro sarà tradotto nel 1697 anche in Inghilterra da un sacerdote anglicano, il St. Clair, il quale cercherà di confutarne le idee perché, a suo dire, contrarie ai princìpi della religione. Questo spiega comunque il motivo per cui il testo di Ramazzini arriverà successivamente ad esser conosciuto dal medico John Darwin (1731-1802), nonno di Charles, il grande evoluzionista. John era un empirista, e seguendo le idee di Ramazzini studierà sperimentalmente il pozzo artesiano di casa e ne riferirà alla Lunar Society, da lui costituita con un gruppetto di amici, tra i quali l’ing. James Watt, che con Mattew Bulton aveva organizzato la prima fabbrica di macchine a vapore; Josiah Wedgevood, 58 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Fig. 4 – Il Teatro Anatomico nell’Università di Padova (Wikepedia, Google). fondatore della fabbrica di ceramiche universalmente famosa; il chimico John Keire e il fabbricante di orologi John Whitehurst. I lavori di Ramazzini furono accolti in Francia, come si è detto, anche per le sue precise descrizioni delle tecniche di perforazione messe a punto dagli operai di Modena; infatti a Parigi si limitarono a migliorarne alcuni dettagli, mentre lasciarono praticamente invariati diametro, profondità e metodo di perforazione. Tuttavia ancora molto tempo dopo la scomparsa di Ramazzini, alcuni scienziati continuavano a dubitare della validità delle sue scoperte sulla fisica delle acque. Anatole de Caligny, professore di idraulica alla Sorbona, volle ripetere le esperienze su un modello di vasi comunicanti simile a quello di Ramazzini. Nella sua relazione alla Société Philomatique de Paris, tenuta il 15 aprile 1846 alla presenza di scienziati illustri quali Gay Lussac e Sainvenant, dovette ammettere la sostanziale validità delle conclusioni di Ramazzini, pur esprimendo qualche perplessità perché non erano state indicate le sezioni dei tubi. A Bernardino Ramazzini si riconosce il merito di aver richiamato per primo l’attenzione sugli effetti patologici e clinici del lavoro umano, sulle responsabilità della società verso chi si ammala per le condizioni di lavoro e sulla necessità di provvedere alla Fig. 5 – Gian Domenico Cassini (1625-1712). protezione della salute degli operai. E tutto questo fin dal periodo in cui è professore di medicina teorica all’università di Modena. Tale riconoscimento deriva in gran parte dal successo della sua opera fondamentale, De morbis artificium diatriba (Diatriba sulle malattie dei lavoratori), un importante lavoro pubblicato dapprima a Modena nel 1700 e poi nella stesura definitiva a Padova nel 1713, nel quale egli prende in esame ed analizza il contesto delle condizioni di lavoro, e delle malattie da esse derivanti, per un numero di mestieri alquanto elevato, tra i 40 e i 50 tra cui quelli dei minatori, dei fabbri, dei vetrai, dei calderai, dei conciatori, dei pescatori. Egli descrive in particolare i possibili rischi per la salute correlati ad ogni lavoro, prendendo in considerazione le condizioni climatiche in cui questi lavori sono svolti (Fig. 6). La relazione che egli rileva tra rischi e malattia anticipa il metodo oggi utilizzato. Per ognuna delle professioni prese in esame e per le malattie che nel loro esercizio possono manifestarsi, Bernardino Ramazzini dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 59 Fig. 6 – Frontespizio dell’opera “ De morbis artificium diatriba” nella stesura definitiva edita a Padova nel 1713 (Molfino). Fig. 7 – Noduli dei mungitori (da Ronchese, in Molfino). Fig. 8 – Malattie da piombo: orletto gengivale (Molfino). consiglia le cure necessarie e indica i mezzi per poterle prevenire (Figg. 7-8). È opportuno rilevare in proposito che egli è profondamente convinto della validità di un concetto non ancora evidenziato da nessuno prima di lui, e da lui valorizzato e propagandato: “Prevenire è meglio che curare”. È un concetto semplice ma di importanza fondamentale, che cambia completamente il modo col quale il medico si rapporta col paziente. Questo convincimento, un punto d’arrivo al quale è giunto in base alla sua vasta esperienza, è l’eredità più importante che quell’insigne studioso ha trasmesso ai posteri. Infine egli si dice convinto di un altro concetto fondamentale: la necessità di istituire una legislazione civile protettiva della salute dei lavoratori e al contempo promuovere una attività medica intesa a preservarli dalle malattie alle quali sono esposti dai vari tipi di lavoro, Per le argomentazioni che precedono il De morbis artificium diatriba, primo studio nella storia della medicina sulle malattie professionale, è da considerarsi l’atto fondante di quella che oggi viene chiamata Medicina del Lavoro. Ha pubblicato anche altri scritti sulla campagna modenese e sulla medicina veterinaria. La stima del Senato Veneto vale a Bernardino Ramazzini nel 1708 la carica di rettore del collegio medico e la promozione alla Prima Cattedra di Medicina presso l’università patavina. (Fig. 9). È in corrispondenza epistolare con la maggior parte dei dotti del suo tempo e appartiene a molte società scientifiche. Ogni possibilità di ritorno del Ramazzini alla sua amata Modena viene impedita dalla situazione di instabilità causata, dopo la morte di Carlo II, dalla guerra di successione spagnola che coinvolge il ducato 60 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Fig. 9 – Il palazzo del Bo’, sede dell’Università di Padova, in una xilografia del 1654. estense. Pertanto egli decide di restarea Padova, continuando l’ampliamento della sua monumentale opera De morbis artificium diatriba che, per oltre due secoli, resterà il principale punto di riferimento per lo studio epidemiologico delle malattie professionali, e che verrà tradotta in molte lingue. Pur non conoscendo la lingua ebraica, ma essendo appassionato di ebraismo, Bernardino Ramazzini riceve nel 1682 da un amico fiorentino l’incarico di trascrivere le epigrafi incise sulle lapidi dei cimiteri ebraici dell’area emiliana e mantovana, tra cui quelle di Finale Emilia. La trascrizione viene inviata a Lipsia a Johan Christian Wagenseil, un famoso ebraista cristiano che l’ha commissionata, e questi la deposita presso la biblioteca dell’Università di Lipsia, dove lo studioso israeliano David Malkiel l’ha ritrovata nel 2002. Successivamente, nel 2006, la trascrizione di una delle epigrafi ha consentito alla storica Maria Pia Balboni di identificare, nel cimitero di Finale Emilia, la tomba del mercante Donato Donati. In conclusione, come si evince dalla complessità della descrizione della sua opera, gli interessi di Ramazzini furono molteplici e testimoniano la larghezza delle sue vedute. Lo studio delle malattie osservate in un particolare contesto lo sollecitò da un lato a gettare le basi della Medicina del Lavoro, dall’altra a porre i primi fondamenti del- Fig. 10 – Ritratto di Bernardino Ramazzini all’età di 81 anni. l’idrogeologia moderna, discipline entrambe misconosciute fino a quando egli non le prese in considerazione e poi approfondì in modo sistematico. Negli anni della vecchiaia, nonostante la salute malferma che di quando in quando lo obbliga a sospendere l’insegnamento, Bernardino Ramazzini vi si dedica con passione fino all’ultimo giorno della sua vita, essendo questo divenuto ormai il suo principale motivo di interesse. Pur essendo diventato quasi cieco, non smette di lavorare: si spegne a Padova il 5 novembre 1714, all’età di 81 anni, mentre si reca a far lezione all’Università (Fig. 10). I resti di Bernardino Ramazzini riposano nella Chiesa della Beata Elena, a Padova. A lui è dedicata la Fondazione Europea di oncologia e scienze ambientali “B. Ramazzini” di Bologna, un istituto di ricerca sui tumori che studia i rischi cancerogeni ambientali e professionali. ■ dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 61 In biblioteca Antonio Lenza: Mosaico di silenzi Lucio Artizzu resto è silenzio». Sono le ultime parole che Amleto, l’enigmatico personaggio di Shakespeare, affida all’amico Orazio perché il mondo conosca la sua tragedia. Il silenzio è la cosa che tutto ricopre ed elemento essenziale della nostra vita. «Il Tanti sono i “silenzi” che pesano nell’esistenza di un uomo e che trovano eco nella letteratura, nella musica, nella poesia. A metterli in luce si è cimentato Antonio Lenza, già autore di una preziosa ricerca storica sulla moneta in Sardegna, con un impegnativo e colto libro il cui titolo già desta curiosità e interesse. Si tratta di Mosaico di silenziœ, di recente pubblicazione ad opera delle Edizioni Della Torre, che ci introduce sui misteri del silenzio riscontrabili nella nostra esistenza, nel valore del silenzio, del silenzio nella religione, nella storia, nella filosofia, nella scienza, nell’arte e nella vita umana in generale. La qualità del silenzio è nascosta e inesauribile – scrive Lenza – e nelle profondità del silenzio si proiettano i misteri e le ombre che si agitano in ogni uomo. Il pensiero – nota ancora Lenza – insegna a penetrare l’oscurità che è in noi. Quando meditiamo l’occhio dell’anima si immerge nel silenzio della nostra interiorità, accende riflessi di luce, materializza suoni di verità che autenticano l’esistenza, disvelano, dice Lenza, il senso della vita, danno pace al sentimento della morte. La parola – nota ancora l’Autore – ha la supremazia del silenzio: in virtù di essa l’uomo è veramente uomo ma senza il legame col silenzio la parola perisce. Un’opera questa di Antonio Lenza che induce alla meditazione e al mistero del rapporto linguaggio-silenzio, tra la morte, il sonno e il silenzio, che, come lo definì il poeta inglese Piercy B. Shelley, sono chiamati i tre fratelli, i guardiani di un abisso dove la vita, il vero e la gioia scompaiono. Rendono più interessante quest’opera, la ricchezza bibliografica e la moltitudine di citazioni che il Lenza pazientemente ha ricercato e il loro legame logico con la vita dell’uomo di ogni giorno per cui il lettore è, molto spesso, indotto a riflettere. Ovviamente nel silenzio. ■ 62 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Pasquale Mistretta e Chiara Garau Città e Sfide, Conflitti e Utopie Gianni Campus on sono mai stato un allievo di Pasquale Mistretta, neanche quando – più di cinquant’anni or sono – frequentavo il corso di disegno in Ingegneria, nel quale egli esercitava il ruolo di assistente di Salvatore Rattu. Tornato a Cagliari dopo la laurea in Architettura, ho cominciato a lavorare nell’Istituto di Architettura e Urbanistica, del quale Mistretta è stato Direttore; con la divisione degli Istituti, io rimasi in quello di Architettura, ed egli – naturalmente – in quello di Urbanistica. Così le mie vicissitudini accademiche non si sono mai strettamente collegate alle sue, se non quando, ormai Rettore, ha rappresentato il vertice della piramide alla cui base io mi trovavo; per oltre quarant’anni, tuttavia, l’amicizia, il sostegno, l’affabilità che mi erano stati da lui subito offerti non mi sono mai stati lesinati. Perciò, Pasquale Mistretta è stato per me, soprattutto, un amico; ma anche un autorevole collega, poiché – in molte circostanze e per incarichi sempre pubblici – ho avuto l’opportunità di lavorare al suo fianco, in modo sostanzialmente paritetico. Peraltro, quando ho fatto parte della Giunta di Cagliari, egli sedeva fra i banchi dell’opposizione, dopo essere stato un forte candidato sindaco; i suoi interventi sono sempre stati – anche se critici – illuminanti, come il ruolo da lui sostenuto nella redazione del Piano Strategico comunale. Per tali personali ragioni, quando leggo i suoi scritti – come l’ultimo sulla città – la mia adesione al suo pensiero non scaturisce da origini culturali, quanto piuttosto da comuni esperienze e giudizi, e da una parte di N vita vissuta contemporaneamente: sono quindi – almeno in parte – un suo contemporaneo, e con lui condivido speciali responsabilità “storiche”. Questo principio di contemporaneità, questo esistere all’interno dei processi, condividendoli, è – almeno nel mio giudizio – la riflessione più importante che gli autori del libro mi hanno lasciato dopo la lettura, ma, soprattutto, durante la lettura stessa. Questo perché lo sviluppo dei temi e degli scenari evocati, affascinante nella trattazione disciplinare, lo è ancor di più se assunto come racconto di un’esperienza, di una par- dicembre 2013 — tecipazione, di una storia vissuta; dopo pochi passi capiamo, infatti, che non solo della città stiamo leggendo, ma di qualcosa che ci riguarda ancor più da vicino. Così il saggio abbandona il campo della scienza, e diviene un racconto, un romanzo storico; la campana suona per noi, infatti, e non possiamo fare a meno di esserne consapevoli. La ragione è abbastanza semplice: dal dopoguerra a oggi, non solo è cambiata la nozione di Città, ma quella stessa di Umanità; questo è avvenuto progressivamente, e non sempre esplicitamente, poiché ci si è fermati più sull’analisi degli episodi maggiormente eclatanti piuttosto che sul senso complessivo che la crescita stessa andava proiettando nel futuro. La popolazione terrestre si è moltiplicata quasi per quattro e, soprattutto, ha orientato la sua crescita verso la città, come mai prima nella storia. Questo quindi succede, e questo abbiamo vissuto e stiamo vivendo tutti, senza distinzione. Come mai prima, siamo contemporanei di ogni uomo in questa evoluzione epocale; come mai prima, cominciamo ad essere collettivamente consapevoli di ciò che andiamo interpretando, nel bene e nel male. La percezione che noi contemporanei abbiamo di questi processi è quindi sempre più condivisa, anche per effetto della globalizzazione; tuttavia – consapevole o meno che sia – ogni interprete ha nella rappresentazione dell’insieme una diversa funzione, non di rado impegnativa, e spesso – purtroppo – insoddisfacente, se non infelice. Il libro esprime – ordinatamente – una sorta di catalogo dei modi di pensare le città, e dei modi con i quali le città si manifestano e possono essere governate e utili; in entrambi i casi, si espone un quadro dei diversi sogni che hanno animato la visione di una cittadinanza globale, da un lato desiderata e progettata, dall’altro paventata e mitigata. Il futuro della città oscilla così fra speranza e timore, ma sempre nella consapevolezza che la partita dell’Umanità sarà giocata – in un modo o nell’altro, vinta o persa che sia – nelle città. Allo stesso tempo, si svi- Rotary Club Cagliari 63 luppa e si esalta il tema del rapporto fra Urbs e Civis, attraverso la comprensione e la riprogettazione di una città dei cittadini – e quindi per loro concepita e promossa – in opposizione a quella dove uno stuolo di schiavi urbani – subalterni e privi di reale cittadinanza – costituenti il tragico combustibile indirizzato ad alimentare le più miserabili ragioni di esistenza delle megalopoli. Gli autori evocano la nozione di “luogo”, contrapposta a quella di “non luogo”, che sembra ormai essere la materia prima – indifferenziata e banale – con la quale costituire spazi e funzioni. Da quest’angolo di visuale, Massimo Cacciari – allora sindaco della città di Venezia – inaugurava anni or sono una Biennale destinata a trattare proprio del futuro urbano, distinguendo con forza fra “la Città” e “le Città”. Purtroppo, alcune di quelle Città, molti di quei Luoghi dell’Umanità intera, si avviano ad essere incastonate nella Città dei Non Luoghi, nella Città perennemente e tristemente uguale a se stessa, dovunque e comunque essa si trovi. Esse rischiano non tanto la loro esistenza fisica, quanto la perdita della propria identità e del proprio destino concettuale, dopo aver perso quello storico. Questa percezione del declino delle città antiche si accompagna – non casualmente – a quella del calare del ruolo dei modelli culturali, sociali ed economici che per molto tempo hanno incardinato la formulazione di prospettive politiche e di contrapposizioni anche violente; le crisi – più che le premesse di tali modelli – ponevano via via in discussione le scelte e le gerarchie: oggi – nelle città emergenti, ma ancor di più in quelle passate – si legge l’inquietante instabilità di ciò che appariva “diverso”, e poteva quindi essere scelto come tale, e la drammatica emersione e stabilizzazione di uno smisurato insieme di cose e di persone nelle quali la scelta rischia di essere, più che impossibile, inutile. Nonostante la dimensione millenaristica della “questione urbana”, nel libro il tema appare trattato con la serenità di chi osserva le cose consapevolmente, ma senza rinunciare all’atteggiamento etico che deriva 64 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 dalla conoscenza e dal ruolo. Per ciò, il pensiero si rivolge – pariteticamente ma non specularmente – al futuro quanto al passato; non casualmente, gli autori sono due, ma non saprei dire chi – dei due – sia più rivolto in avanti e chi indietro, anche se su ciò ho una mia idea. Da contemporaneo di Pasquale Mistretta – anche se non esattamente coetaneo – mi rallegro così del fatto che il libro sia stato da lui scritto con Chiara Garau: ciò offre il senso di una contemporaneità estesa, e di una responsabilità epocale condivisa. Questo libro scritto a due mani esprime, infatti, un segno di disponibilità reciproca, ma è anche un testimone che passa di mano in una corsa scientifica e culturale senza fine e senza limiti. Personalmente, ho avuto modo di partecipare culturalmente di molte delle visioni e delle utopie che hanno fiancheggiato la crescita reale della città mondiale: si trattava di accorgimenti tecnici talvolta, di manifesti politici in altre circostanze. Quando nel libro, come foto di compagni di viaggio, distinguo le icone di quei modi di pensare, li riconosco e li evoco: quei pensieri hanno provocato discussioni, contraddizioni e – talvolta – anche reali evoluzioni culturali. Comunque, passioni e – non di rado – battaglie. Di quelle battaglie, molte sono state perse, ma qualcuna si combatte ancora; sotto questo profilo, l’opera offre un’arma importante: quello della consapevolezza del chi siamo, e da dove veniamo. Uno strumento per vedere meglio come saremo, ma – soprattutto – per capire come forse vorremmo essere. ■ Benvenuto ai nuovi soci FRANCESCO DANERO NUOVO come socio di Club ma non NUOVO ai princìpi, ai valori, alle attività che il Rotary propone, sostiene, realizza. Francesco Danero vanta un’encomiabile milizia nel Rotaract come socio del Club Quartu S. Elena Margine Rosso, svolgendo per dodici anni una appassionata ed intensa azione che è stata ampiamente riconosciuta e premiata. Nominato dal Distretto Paul Harris Fellow è attualmente Multiple P.H. fellow con 5 zaffiri e benefattore della Rotary Foundation. Ha partecipato a numerosi incontri rotariani e roctariani, ha presieduto il Comitato organizzatore della European Rotaract Convention – Roma 2013, ha tradotto le Linee Guida del Rotaract, lo Statuto ed il Regolamento; ha curato la traduzione italiana di Paul Harris Live 1942, unica intervista video del nostro fondatore. Nato a Cagliari il 1 marzo 1983 si è laureato nella nostra Università con una tesi realizzata presso la School of Pharmacy di Londra. Ha conseguito Master di Fitoterapia e Master di Clinical Pharmacy. Esercita la professione a Teulada come socio e direttore della Farmacia Danero snc; Tesoriere della Federfarma e componente del Consiglio Direttivo della Associazione Giovani Farmacisti. Tali esperienze, ampiamente riconosciute, sono sicura premessa per una intensa, appassionata partecipazione alla vita del Club. dicembre 2013 — Rotary Club Cagliari 65 COMMISSIONI ANNO 2013–2014 AZIONE INTERNA AMMINISTRAZIONE DEL CLUB Presidente coordinatore: Paolo PICCALUGA [email protected] PROGRAMMI Presidente: Alberto COCCO ORTU [email protected] COMPONENTI: Pasquale Mistretta, Guido Chessa Miglior, Alfonso Dessì, Caterina Lilliu, Roberto Nati ASSIDUITÀ E AFFIATAMENTO Presidente: Paolo CIANI [email protected] COMPONENTI: Giuliano Frau, Giuseppe Fois, Antonio Lenza, Alessandro Palmieri RIVISTA DEL CLUB Presidente: Lucio ARTIZZU [email protected] COMPONENTI: Salvatore Fozzi, Marcello Marchi, Paolo Ritossa, Giovanni Sanjust di Teulada SITO WEB DEL CLUB Presidente: Michele ROSSETTI [email protected] COMPONENTI: Riccardo Lasic, Roberto Nati, Pier Francesco Staffa AZIONE PROFESSIONALE EFFETTIVO Presidente coordinatore: Raffaele CORONA AMMISSIONI, CLASSIFICHE E SVILUPPO DELL’EFFETTIVO Presidente: Enzo PINNA [email protected] COMPONENTI: Ugo Carcassi, Marcello Caletti, Piergiorgio Corrias, Salvatore Ferro, Pasquale Mistretta INFORMAZIONE E FORMAZIONE ROTARIANA Presidente: Angelo CHERCHI [email protected] COMPONENTI: Lucio Artizzu, Salvatore Fozzi, Marcello Marchi, Gian Paolo Ritossa, Michele Rossetti AZIONE DI PUBBLICO INTERESSE COMUNICAZIONE Presidente coordinatore: Ettore ATZORI [email protected] RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI Presidente: Caterina LILLIU [email protected] COMPONENTI: Paola Dessì, Salvatore Fozzi, Mauro Rosella, Giampaolo Piras, Stefano Oddini Carboni RAPPORTI CON I MEDIA Presidente: Giovanni SANJUST DI TEULADA [email protected] COMPONENTI: Roberto Nati, Andrea Lixi, Franco Passamonti AZIONE INTERNAZIONALE FONDAZIONE ROTARY Presidente coordinatore: Salvatore FOZZI [email protected] FONDO PERMANENTE, POLIO PLUS, BORSE DI STUDIO, EX BORSISTI, ALUMNI (GSE), SCAMBIO GRUPPI DI STUDIO Presidente: Antonio CABRAS [email protected] COMPONENTI: Francesca Cozzoli, Paola Giuntelli, Stefano Oddini Carboni, Marcello Marchi, Alessandro Palmieri, Luigi Puddu PROGETTI DI SERVIZIO Presidente coordinatore: Giovanni BARROCU [email protected] INIZIATIVE INTERNAZIONALI Presidente: Giuseppe MASNATA [email protected] COMPONENTI: Angelo Deplano, Giovanni Cascìu, Alfonso Dessì, Margherita Mugoni, Salvatore Lostia di S. Sofia ROTARY PER LA CITTÀ Presidente: Marinella FERRAI COCCO ORTU [email protected] COMPONENTI: Giovanni M. Campus, Giuseppe Cascìu, Paola Giuntelli, Alessio Grazietti, Stefano Liguori, Guido Maxia AMBIENTE E TERRITORIO Presidente: Mario FIGUS [email protected] COMPONENTI: Angelo Aru, Ginevra Balletto, Maurizio Boaretto, Giorgio Sanna, Giulia Vacca. ASPETTI SOCIALI E SANITARI Presidente: Giorgio LA NASA [email protected] COMPONENTI: Michele Bajorek, Efisio Baire, Christian Cadeddu, Mario Graziano Figus, Ulisse Figus NUOVE GENERAZIONI Presidente coordinatore: Cecilia ONNIS [email protected] FENOMENO DROGA Presidente: Maria Pia LAI GUAITA [email protected] COMPONENTI: Paola Dessì, Gianfranco De Gesu, Ulisse Figus, Alberto Lai ROTARACT Presidente: Maria Luigia MURONI [email protected] COMPONENTI: Riccardo Lasic, Ercole Bartoli, Carlo Carcassi OASI S. VINCENZO Presidente: Gaetano GIUA MARASSI [email protected] COMPONENTI: Marcello Caletti, Giovanni Sanjust di Teulada SCAMBIO GIOVANI Presidente: Ginevra BALLETTO [email protected] COMPONENTI: Cecilia Onnis, Pier Francesco Staffa 66 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Le riunioni del Club 6 GIUGNO 2013 Presiede: MAURO MANUNZA Relatore: Prof. FRANCO MASALA “LA RICOSTRUZIONE DI CAGLIARI DOPO LE BOMBE DEL ’43”. Sono presenti i soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori, Michele Bajorek, Francesco Birocchi, Ninni Cabras, Giovanni Campus, Carlo Carcassi, Ugo Carcassi, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Giancarlo Deidda, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Giorgio La Nasa, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta, M. Luigia Muroni, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada. Sono presenti in sala le Signore: Maria Artizzu, M. Vittoria Carcassi, Rita Cocco Ortu, Paola Deplano, Lia Lixi, Maura Rossetti. 13 GIUGNO 2013 Presiede: MAURO MANUNZA Relatori: il Procuratore Generale dott. ETTORE ANGIONI, avv. ETTORE ATZORI, prof. avv. GUIDO CHESSA MIGLIOR. TAVOLA ROTONDA SUI PROBLEMI ATTUALI DELLA GIUSTIZIA Sono presenti i soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori, Michele Bajorek, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto, Marcello Caletti, Giovanni Campus, Carlo Carcassi, Guido Chessa Miglior, Rafaele Corona, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Paola Giuntelli Pietrangeli, Gaetano Giua Marassi, Alberto Lai, M. Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Stefano Liguori, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe Masnata, M. Luigia Muroni, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Paolo Ritossa, Marco Rodriguez, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada, Franco Staffa. Sono presenti in sala le Signore: Maria Artizzu, Mirella Campus, M. Rosaria Corona, M. Grazia Rosella Sono ospiti dei soci: di Guido Chessa Miglior: la dott.ssa Luisella Biggio e il dott. Gianluigi Ferrero; di Angelo Deplano: il cognato, avv. Luigi Piras; di Marcello Marchi: la sorella Cecilia. 20 GIUGNO 2013 Presiede: MAURO MANUNZA ASSEMBLEA DI FINE ANNO DEI SOCI Sono presenti i soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori, Michele Bajorek, Berto Balduzzi, Giovanni Barrocu, Ercole Bartoli, Francesco Birocchi, Ninni Cabras, Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni Campus, Giovanni Ca- scìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Francesca Cozzoli, Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Salvatore Fozzi, Mario Figus, Alberto Lai, M. Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta, M. Luigia Muroni, Roberto Nati, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro Palmieri, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Michele Rossetti, Giovanni Sanjust di Teulada, Franco Staffa. 27 GIUGNO 2013 Presiede: MAURO MANUNZA LA RIUNIONE CONVIVIALE PER IL “PASSAGGIO DELLA CAMPANA” TRA IL PRESIDENTE MAURO MANUNZA ED IL PRESIDENTE INCOMING FRANCESCO BIROCCHI. Sono presenti i soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori, Efisio Baire, Michele Bajorek, Giovanni Barrocu, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto, Ninni Cabras, Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Guido Chessa Miglior, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Gianfranco De Gesu, Giancarlo Deidda, Angelo Deplano, Paola Dessì, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Alessio Grazietti, Gaetano Giua Marassi, Alberto Lai, M. Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Luigi Lepori Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, M. Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Franco Passamonti, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Paolo Ritossa, Marco Rodriques, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada. Sono presenti in sala le Signore: Maria Artizzu, M. Grazia Atzori, Giulia Baire, Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Laura Cadeddu, M. Gabriella Caletti, Hyade Cascìu, Giulietta Cascìu, Antonella Cherchi, Marinella Chessa Miglior, Paola Dessì, Pietrina Ferro, Lina Fois, Franca Fozzi, Luisanna Giua Marassi, Paola Lasic, M. Rosaria Lenza, Ginetta Lepori, Lia Lixi, Mariangela Manunza, Tiziana Masnata, Mariella Mistretta, Cinzia Nati, Giovanna Passamonti, Barbara Pinna, Giuseppina Ritossa, Diana Rodriquez, M. Grazia Rosella, Elisabetta Sanjust di Teulada. Sono ospiti del Club: Padre Salvatore Morittu, l’avv. Rita Dedola, il sig. Italo Orrù. Sono ospiti dei soci: di Francesco Birocchi: il figlio Stefano; di Guido Chessa Miglior: la dott.ssa Luisella Biggio; di Marcello Marchi: la sorella Cecilia. 4 LUGLIO 2013 ASSEMBLEA ORDINARIA N. 1 DEL CLUB PER LA RELAZIONE PROGRAMMATICA DEL PRESIDENTE 2013/2014. Sono presenti I soci: Angelo Aru, Michele Bajorek, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Guido Chessa Mi- glior, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Vittorio Giua Marassi, Maria Pia Lai Guaita, Antonio Lenza, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Alessandro Palmieri, Luigi Puddu, Michele Rossetti. 11 LUGLIO 2013 CONVIVIALE DI AFFIATAMENTO PRESSO IL RISTORANTE “LO SCOGLIO” Sono presenti I soci: Angelo Aru, Efisio Baire, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto, Antonio Cabras, Marcello Caletti, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Guido Chessa Miglior, Vincenzo Cincotta, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Salvatore Fozzi, Gaetano Giua Marassi, Vittorio Giua Marassi, Giorgio La Nasa, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe Masnata, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Stefano Oddini Carboni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro Palmieri, Franco Passamonti, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Antonio Scrugli, Pier Francesco Staffa, Giulia Vacca Cau. Sono presenti in sala le signore: Giulia Baire, Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Maria Gabriella Caletti, Mirella Campus, Maria Vittoria Carcassi, Haydee Cascìu, Franca Cincotta, Rita Cocco Ortu, Maria Corrias, Paola Deplano, Paola Dessì, Antonella Figus, Franca Fozzi, Luisanna Giua Marassi, Giuseppina Giua Marassi, Elisabetta La Nasa, Paola Lasic, Maria Rosaria Lenza, Lia Lixi, Mariangela Manunza, Tiziana Masnata, Cinzia Nati, Carola Oddini Carboni, Patrizia Palmieri, Giovanna Passamonti, Barbara Pinna, Maura Rossetti, Maria Rosaria Rusconi. Sono presenti in sala i coniugi: Davide Tocco. Ospiti del Club: i giovani del Rotaract col Presidente dott. Antonello Fiori. Ospiti dei soci: di Francesco Birocchi la figlia Maria, di Guido Chessa Miglior la dottoressa Luisella Biggio, di Alberto Cocco Ortu l’avvocato Enrico Salone e gentile signora, di Piergiorgio Corrias il figlio professor Paolo Efisio, di Alfonso Dessì il dottor Luigi Cadeddu e gentile signora, di Riccardo Lasic il signor Saverio Dalmasso e gentile signora, di Marcello Marchi la sorella Cecilia Marchi, di Margherita Mugoni la sorella dottoressa Maria Giovanna Mugoni, di Franco Passamonti il dottor Giovanni Caria e gentile signora, di Enzo Pinna i genitori avvocato Eligio Pinna e gentile signora, di Giulia Vacca la dottoressa Rita Caterina Manca. 18 LUGLIO 2013 Relatore: Dottoressa LUCIA SIDDI, Storica dell’arte della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Cagliari ed Oristano. dicembre 2013 — “I TESORI DELLA CHIESA DEL SANTO SEPOLCRO” Sono presenti I soci: Efisio Baire, Michele Bajorek, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Guido Chessa Miglior, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Piergiorgio Corrias, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Graziano Figus, Salvatore Fozzi, Gaetano Giua Marassi, Vittorio Giua Marassi, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Michele Rossetti. Sono presenti in sala le signore: Giulia Baire, Maria Bajorek Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Maria Vittoria Carcassi, Haydee Cascìu, Franca Cincotta, Rita Cocco Ortu, Maria Corrias, Paola Deplano, Paola Dessì, Maria Grazia Figus, Luisanna Giua Marassi, Giuseppina Giua Marassi, Paola Lasic, Lia Lixi, Mariella Mistretta, Loredana Piras. Ospiti dei soci: di Marcello Marchi la sorella signora Cecilia Marchi, di Margherita Mugoni la sorella dottoressa Maria Giovanna Mugoni e la Dottoressa Macò Inserra, di Vincenzo Cincotta la dottoressa Ornella Gabbrielli. 5 SETTEMBRE 2013 Relatore: CELESTINO TABASSO, giornalista e redattore della pagina culturale de “L’Unione Sarda”. “FORSE NON FA” Sono presenti I soci: Francesco Birocchi, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Vincenzo Cincotta, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Mario Figus, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Larry Pagella, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust, Pier Francesco Staffa. Sono presenti in sala le signore: Antonella Cherchi, Franca Cincotta, Rita Cocco Ortu, Maria Rosaria Corona. Rotariani in visita: il dottor Marco Pioppo e gentile signora del Rotary Club Cagliari Anfiteatro. 12 SETTEMBRE 2013 Relatore: Monsignor DARIO EDOARDO VIGANÒ, Direttore Generale del Centro Televisivo Vaticano. “LA TV DEL PAPA” Sono presenti I soci: Angelo Aru, Lucio Artizzu, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Carcassi Ugo, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Rafaele Corona, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, De Gesu Gianfranco, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Salvatore Fozzi, Alessio Grazietti, Gaetano Giua Marassi, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Antonio Lenza, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Marco Rodriguez, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust. Rotary Club Cagliari Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Franca Cincotta, Maria Rosaria Corona, Paola Deplano, Antonella Figus, Maria Rosaria Lenza, Lia Lixi, Maria Grazia Rosella. Ospiti del Club: i giovani del Rotaract. Ospiti dei Soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero, di Marinella Ferrai Cocco Ortu il figlio avvocato Francesco Cocco Ortu, di Riccardo Lasic la madre Paola ed i rotariani del club di Welligborough dottor Robert Bainbridge con la moglie Baerbel ed il dottor John Owen con la moglie Mary. 19 SETTEMBRE 2013 Visita del Governatore del Distretto Rotary 2080 Avv. PIERGIORGIO PODDIGHE. Sono presenti I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Michele Bajorek, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto, Antonio Cabras, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Salvatore Fozzi, Gaetano Giua Marassi, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro Palmieri, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Michele Rossetti, Giovanni Sanjust, Antonio Scrugli. Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Haydee Cascìu, Rita Cocco Ortu, Maria Rosaria Corona, Franca Fozzi. Ospiti del Club: il dottor Gabriele Andria, Segretario Distrettuale per la Sardegna, l’avvocato Italo Doglio, Assistente del Governatore, i giovani del Rotaract Club Cagliari col Vice Presidente Marco Floris. Ospiti dei soci: di Alberto Cocco Ortu il dottor Domenico Porcu e gentile signora, di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero. 26 SETTEMBRE 2013 Relatore: PAOLO FADDA, saggista e studioso delle vicende storico-economiche della Sardegna. “CAGLIARI A STELLE E STRISCE” Sono presenti I soci: Lucio Artizzu, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Carcassi, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Paola Dessì, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Alessio Grazietti, Gaetano Giua Marassi, Giorgio La Nasa, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Mauro Manunza, Pasquale Mistretta, Roberto Nati, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Michele Rossetti. Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Maria Rosaria Corona, Maria Corrias, Paola Dessì. Ospiti del Club: il dottor Roberto Porcu. Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero, di Francesco Birocchi il dottor Mario Frongia. Rotariani in visita: la signora Uta D’angelo del Rotary Club di Konstanz-Mainau e consorte. 67 3 OTTOBRE 2013 Relatore: Dottoressa DONATELLA MUREDDU, Direttrice del Museo Archeologico di Cagliari. “I RITROVAMENTI DI MONTE CLARO, LA STORIA DELLA CITTÀ ATTRAVERSO GLI INSEDIAMENTI SUI SUOI COLLI” Sono presenti I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Maurizio Boaretto, Antonio Cabras, Ugo Carcassi, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro Palmieri, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Giovanni Sanjust. Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Antonella Cherchi, Maria Corrias, Paola Deplano, Lina Fois, Patrizia Palmieri, Maria Grazia Rosella, Elisabetta Sanjust. Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero. 10 OTTOBRE 2013 Relatore: SALVATORE FOZZI “LA FONDAZIONE ROTARY ED IL PIANO DI VISIONE FUTURA” – Esposizione del programma del Rotaract Club Cagliari per l’anno 2013-2014 e la presentazione al Club degli ospiti stranieri del programma di scambio giovani. Sono presenti I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Christian Cadeddu, Giovanni Maria Campus, Ugo Carcassi, Giovanni Cascìu, Ezio Castagna, Angelo Cherchi, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Silvano Costa, Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Alberto Lai, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Pasquale Mistretta, Maria Luigia Muroni, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Mauro Rosella, Michele Rossetti. Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Maria Grazia Rosella. Ospiti del Club: i giovani del Rotaract Davide Rossetti, Silvia Pasquini, Roberta Coa col Presidente Antonello Fiori; i ragazzi stranieri dello scambio giovani. Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero, di Enzo Pinna il dottor Renato Corda. 17 OTTOBRE 2013 Relatore: Professor PASQUALE MISTRETTA, già Magnifico Rettore dell’Università di Cagliari. “LE SFIDE, I CONFLITTI E LE UTOPIE DELLA CITTÀ DEL FUTURO, STRATEGIE DI IMPRESA E POLITICHE DEL TERRITORIO” Sono presenti I soci: Angelo Lucio Artizzu, Aru, Ettore Atzori, Michele 68 Rotary Club Cagliari — dicembre 2013 Bajorek, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Marcello Caletti, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Guido Chessa Miglior, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Alessio Grazietti, Giorgio La Nasa, Alberto Lai, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Mauro Manunza, Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Larry Pagella, Franco Passamonti, Giampaolo Piras, Gianpaolo Ritossa, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Pier Francesco Staffa. Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Elia Maria Cabras, Maria Gabriella Caletti, Mirella Campus, Haydee Cascìu, Antonella Cherchi, Maria Corrias, Elisabetta La Nasa, Maria Rosaria Lenza, Lia Lixi, Maria Rosaria Lenza, Mariella Mistretta, Giovanna Passamonti. Ospiti dei soci: di Michele Bajorek il dottor Raffaele Arca, di Ginevra Balletto l’ingegner Carla Furcas, di Francesco Birocchi il dottor Mario Frongia, di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero, di Pasquale Mistretta l’ingegner Chiara Garau, l’ingegner Carla Lamieri, l’ingegner Sonia Pintus, di Guido Chessa Miglior la dottoressa Luisella Biggio, di Gianpaolo Ritossa l’ingegner Emanuela Abis. Rotariani in visita: il dottor Manlio D’Agostino del Rotary Club Padova Nord. 24 OTTOBRE 2013 Interclub con i Rotary Club dell’area cagliaritana. “I SUOI PRIMI PASSI LI FAI TU, PRESENTAZIONE DELLA CAMPAGNA DI PREVENZIONE DELLE MALFORMAZIONI CONGENITE” Relatori: GIUSEPPE MASNATA, Dirigente medico del Servizio di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” di Cagliari e da MARIO ORGIANA, Presidente dell’ASBI Sardegna, Associazione per la Spina Bifida e l’Idrocefalo. Sono presenti I soci: Angelo Aru, Ettore Atzori, Ginevra Balletto, Giovanni Barroccu, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Christian Cadeddu, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Gianfranco De Gesu, Alfonso Dessì, Paola Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Alessio Grazietti, Alberto Lai, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Giuseppe Masnata, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Michele Rossetti. Sono presenti in sala le signore: Marina Birocchi, Elia Maria Cabras, Paola Dessì, Maria Rosaria Lenza, Tiziana Masnata. Ospiti del Club: Dr.ssa Enrica Puggioni, Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione del Comune di Cagliari; Dr. Antonio Garau, Direttore generale Azienda ospedaliera “G. Brotzu”; Dr. Giorgio Congiu, Presidente Federfarma Sardegna; Dr.ssa Maria Pia Orrù, Pre- sidente Federfarma Cagliari; Dott. Raimondo Ibba, Presidente Ordine dei Medici di Cagliari; Dott. Guido Sanna, Medicina generale; Dr.ssa Paola Manconi, Presidente regionale Unicef; Dr.ssa Rosella Onnis, Presidente Unicef Cagliari. Ospiti dei soci: di Francesco Birocchi il signor Bepi Anziani e la Signora Flavia Corda, di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero. 31 OTTOBRE 2013 COMMEMORAZIONE PRESSO L’ALBERO DELLA VITA, VENERDÌ 1° NOVEMBRE 2013 7 NOVEMBRE 2013 Relatore: Prof. PAOLO RITOSSA “IL PORTO DI CAGLIARI E IL SUO FUTURO” Sono presenti I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Francesco Birocchi, Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Vincenzo Cincotta, Alberto Cocco Ortu, Silvano Costa, Francesca Cozzoli, Giancarlo Deidda, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe Fois, Gaetano Giua Marassi, Alberto Lai, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta, Maria Luigia Muroni, Stefano Oddini Carboni, Larry Pagella, Alessandro Palmieri, Enzo Pinna, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Michele Rossetti. Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Franca Cincotta, Paola Dessì, Tiziana Masnata, Patrizia Palmieri. Ospiti dei soci: di Giuseppe Masnata la madre Cecilia, di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero. Rotariani in visita: Salvatore Plaisant del Rotary Club Cagliari Est con 2 ospiti 14 NOVEMBRE 2013 Relatore: Prof. Dott. MAURO FRONGIA, direttore del reparto di Urologia e Chirurgia Robotica dell’Azienda ospedaliera “G. Brotzu” di Cagliari. “IL ROBOT IN SALA OPERATORIA” Sono presenti I soci: Angelo Aru, Michele Bajorek, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Giovanni Maria Campus, Carlo Carcassi, Guido Chessa Miglior, Francesca Cozzoli, Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Salvatore Ferro, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Giuseppe Masnata, Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni, Pasquale Mistretta, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Michele Rossetti, Giovanni Sanjust, Pier Francesco Staffa. Sono presenti in sala le signore: Maria Vittoria Carcassi. Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero. 21 NOVEMBRE 2013 Interclub con i Rotary Club dell’area cagliaritana. Relatore: Contrammiraglio MICHELE RUSSO parla dell’affondamento della Corazzata Roma. “LA CITTÀ CHE NON VOLLE MORIRE” Sono presenti I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ginevra Balletto, Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Marcello Caletti, Giovanni Maria Campus, Ezio Castagna, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Gianfranco De Gesu, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Riccardo Lasic, Salvatore Lostia di Santa Sofia, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Enzo Pinna, Luigi Puddu, Giampaolo Ritossa, Mauro Rosella, Michele Rossetti, Giovanni Sanjust. Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Marina Birocchi, Elia Cabras, Luisella Castagna, Antonella Cherchi, Maria Rosaria Corona, Giuseppina Ritossa, Maria Grazia Rosella, Elisabetta Sanjust. Ospiti dei soci: di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero. 28 NOVEMBRE 2013 Relatori: PASQUALE MISTRETTA e SALVATORE FOZZI. Titolo: “I NOVANT’ANNI DI ANGELO CHERCHI” Sono presenti I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Francesco Birocchi, Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias, Francesca Cozzoli, Alfonso Dessì, Salvatore Ferro, Mario Figus, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Giorgio La Nasa, Riccardo Lasic, Andrea Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro Palmieri, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Marco Rodriguez, Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust. Sono presenti in sala le signore: Maria Artizzu, Maria Gabriella Caletti, Antonella Cherchi, Rita Cocco Ortu, Maria Corrias, Lina Fois, Franca Fozzi, Mariella Mistretta, Loredana Piras, Elisabetta Sanjust. Ospiti del Club: i PDG Franco Cabras, Filippo Pirisi, Luciano Di Martino, la presidentessa Angela Imbesi e la segretaria Marinella Corrias del Club Inner Wheel Cagliari, il segretario distretto 2080 per la Sardegna dottor Gabriele Andria, i familiari di Angelo Cherchi, il socio onorario Eugenio Lazzari. Ospiti dei soci: di Alberto Cocco Ortu il dott. Domenico Porcu e gentile signora, di Salvatore Ferro il dottor Francesco Danero, di Salvatore Fozzi l’ingegner Emanuele Corona e gentile signora, di Riccardo Lasic la madre Paola, di Giuseppe Masnata la madre Cecilia. ■ ROTARY INTERNATIONAL – DISTRETTO 2080 ITALIA ROTARY CLUB CAGLIARI ORGANIGRAMMA DEL CLUB Anno Rotariano 2013 / 2014 Presidente Francesco BIROCCHI E-mail: [email protected] Presidente uscente Mauro MANUNZA E-mail: [email protected] Presidente eletto Mario FIGUS E-mail: [email protected] Vice Presidente Maria Luigia MURONI E-mail: [email protected] Segretario Riccardo LASIC E-mail: [email protected] Tesoriere Salvatore FERRO E-mail: [email protected] Prefetto Lucia PAGELLA E-mail: [email protected] Consiglieri Michele BAJOREK E-mail: [email protected] Maria Pia LAI GUAITA E-mail: [email protected] Cecilia ONNIS E-mail: [email protected] Michele ROSSETTI E-mail: [email protected]