G CR SETTEMBRE 2006 ruppo ulturale icreativo Habe mus situm Ospedale Civile di Vigevano Supplemento al n. 8 - settembre 2006 di Lomellina in Comune www.gcrvigevano.it L a difficoltà a veicolare, in tempi reali, le informazioni nei presìdi ospedalieri e sul territorio lomellino, ci ha stimolati a realizzare un nostro sito web; vi troverete tutto quello che può interessarvi sul Gruppo Culturale Ricreativo: viaggi, iniziative, convenzioni, modulistica, foto del vecchio ospedale, collegamenti a vari link oltre alle modalità per contattarci. Vi invitiamo, quindi, a visitarlo costantemente nella speranza che giungano anche validi suggerimenti per migliorarlo. Il sito è stato inserito anche sul sito aziendale (in fase di completamento) e può essere “visitato” dai dipendenti che hanno l’accesso a Internet cliccando sull’ “Area dipendenti”. In questo numero abbiamo voluto dare spazio anche a una “ospite” (la signora Alessandrina Picchi) di una nostra struttura sanitaria, pubblicando una sua poesia, a conferma, quindi, che le pagine di questo nostro giornalino, come più volte ricordato, sono a disposizione di tutti. A tutt’oggi sono ancora pochi quelli che hanno voglia di dare un loro piccolo contributo operativo affinché questo giornale, che ha grandi potenzialità, possa continuare “a vivere”. All’interno Gardaland by day and by night Ciao Marinella… La donazione del sangue placentare L’accoglienza infermieristica Le provocazioni di Zigara Una cena a base di… allegria Biciclettata atto II Ciò che noi sentiamo… Tu chiamale se vuoi emozioni… Zibaldone Convenzioni news Troverete, inoltre, un primo racconto (ne seguiranno altri nelle prossime uscite) che è un’esperienza di vita di una nostra collega infermiera professionale – Claudia Mossi – che si dedica tre o quattro mesi l’anno, a proprie spese, a un nursing sociale nei paesi più poveri come l’India, il Guatemala, l’Equador, l’Honduras. È stata artefice, con altri colleghi di Pavia, della fondazione della Associazione Italiana Nursing Sociale, una O.N.L.U.S. con un suo sito web (www.ains.it) che illustra progetti realizzati e da portare a termine più facilmente qualora ci fosse un… piccolo contributo da parte di tutti noi. Luigi Pirro G CR A spasso per l’Italia Gardaland by day and by night: sballo assicurato! ? Quattro pullman diretti al Garda per provare, scaldati dal sole e illuminati dalla luna, le attrazioni del parco divertimenti 2 C’ è chi la vuole cotta e chi la preferisce cruda: il nostro “gruppo” li accontenta tutti quanti! Mobilitazione tra i pullman in servizio a Vigevano: infatti ben quattro di loro sono stati da noi reclutati con destinazione Desenzano del Garda, uno per i gitanti del mattino e gli altri tre per quelli pomeridiani, per un totale di 202 presenze. Giornata meteorologicamente splendida, che ha invitato ad abusare delle attrazioni acquatiche, emozioni bagnate quindi per riprendere fiato dalla calura e per ridere a crepapelle tra un’ardita discesa e uno slalom tra gli spruzzi. Eccitatissimi i bambini, che hanno ben sopportato il lungo viaggio senza lamenti e con grande pazienza, ma euforici anche i grandi che, per l’occasione, sono regrediti all’età scolare con tanto di zainetto in Clausola obbligatoria di partecipazione: voglia di divertimento! spalla con merenda e cambio completo per il “dopo acqua”. I partecipanti della notte hanno potuto godere di qualche ora di frescura in più, oltre a un diradarsi della folla che ha permesso loro di salire sulle giostre a ciclo continuo e senza attesa alcuna. Senza dubbio bellissime tutte queste attrazioni di Gardaland, straordinarie le aiuole con il loro variopinto spettacolo floreale, magici i piccoli villaggi a tema, i negozietti, i ristoranti (uno più invitante dell’altro), i baretti; scenografica la parata notturna, lo spettacolo dei delfini, fantastico pure quello notturno con i fuochi… insomma, a Gardaland non ci si stanca mai di vedere il già visto e provare il già provato e per l’anno prossimo… stiamo già pensando di noleggiare un treno! Rosy Fabbro A spasso per l’Italia G CR E l’abbiamo pure votato… Rideran, rideran, rideran, tu falli ridere perché… Gringo nos gustas mucho! La notte è piccola per noi, troppo piccolina… Le discese ardite e le risalite, e poi ancora, in alto con un grande salto… 3 G CR Il mondo da un altro punto di vista – prima puntata Ciao Marinella… « Anni fa eravamo in India, oggi sono a Medellìn, in Colombia » Una scuola gestita da volontari in un villaggio colombiano 4 O ggi ho pensato tanto, a te, a noi e ai nostri giorni lontani in India, a Calcutta, alcuni anni fa. Ti ho pensato tanto perché avrei voluto che tu fossi qui con me: avrei voluto che tu vedessi ciò che i miei occhi stanno vedendo, ormai quasi ogni giorno, tra i popoli che vivono nella fame, nella miseria, nella violenza e nella sofferenza. Anni fa eravamo in India, oggi sono a Medellìn, in Colombia, in questo variopinto mosaico sudamericano, dove l’allegria è il principio e dove la speranza corona ogni sogno e ogni desiderio. Un popolo vivo tra i vivi… Ricordi le nostre camminate lungo le strade che portavano alla casa di Madre Teresa, tanto stimata e riverita dagli indiani? Ricordi il fumo e l’odore acre e aspro di fritto, di incenso, di immondizia e di animali? Ricordo che mi hai detto: « Se questo è l’odore che dobbiamo respirare ogni giorno, penso di non riuscire a sopportarlo! ». Ma poi ce l’hai fatta e, assieme a quello, abbiamo visto i morti per la strada, siamo scese e salite dai taxi che ci volevano portare dappertutto tranne che nei luoghi richiesti, siamo entrate nei templi sacri del- le infinite religioni che animano questo paese, abbiamo visto le vacche magre che non vengono uccise per sacro rispetto e tu hai giustamente detto: « Sì, però muoiono di fame ». Abbiamo toccato centinaia di mani sudicie, nutrito e lavato corpi deformi, depositati a morire in pace in grosse case che la santa più famosa del mondo ha costruito per loro. Oggi sono qui a Medellìn, in Colombia, e sto conoscendo poco a poco questo delizioso e colorito paese sudamericano, da noi, in Italia, tanto conosciuto e menzionato per il cartello di Pablo Escobar, la droga, la violenza e la delinquenza. La Medellìn che sto imparando a conoscere io è un’altra, e non è certamente quella dei palazzi splendidi, dei giardini botanici fioriti, della metropolitana e addirittura della funivia per il trasporto nelle comunità montane. La Medellìn che sto conoscendo io è legata alla sua gente, alla sua storia, alle sue emozioni, ai suoi colori e soprattutto alla sua fede. Natale è alle porte, mancano pochi giorni e le sue sono le luci notturne più spettacolari che io abbia mai visto in tutta la mia vita; loro dicono: non è Natale senza Cristo e Cristo è luce per illuminare il cammino. Se non avessero tutta questa fede e speranza immagino che molti non ce la farebbero; oggi ho percorso chilometri in salita a piedi, nelle baraccopoli più terribili che si conoscano, nella periferia della città: il Pinar, così si chiama il posto. È qualcosa di veramente assurdo e indecifrabile, la vista si perde tra quelle baracche di legno e nylon sostenute da quattro tronchi d’albero e il tetto è di pura carta. Verso le sei ha piovuto, è venuto un terribile acquazzone, talmente forte che mi veniva solamente voglia di piangere. Ti ricordi? Lo stesso ci succedeva quando di notte andavamo a dormire al nostro convento, nella periferia più angosciante di Calcutta, quando ascoltavamo in silen- prima puntata – Il mondo da un altro punto di vista G CR Bambini nelle vie di Calcutta zio il rumore battente della pioggia e da lontano si udivano gli echi della gente che stava lavando le sue povere cose nel Gange, il fiume sacro che trasportava immondizia e cadaveri. Ti ricordi, allora, quanta voglia di piangere ci prendeva? Ma pensavamo a un metodo per distrarci come sempre… e tu sai quanto era difficile. Il terreno è diventato una pasta da modellare in pochi secondi, ma la gente che vive lì, in condizioni impossibili da spiegare, è scesa a valle per la messa, e il sacerdote non è venuto, probabilmente catturato dalle intemperie, così hanno cantato, pregato, animato la giornata offrendola al Signore, ma so che mentalmente già stavano pensando a cosa mangiare la sera o a che dare al neonato con febbre alta che piangeva per le convulsioni… Poco, o addirittura niente. Ancora una volta i soldi sono padroni di tutto e, se non ne hai, non puoi comprarti la vita… questo è l’aspetto più terribile, lo sai? E tu perché l’hai venduta la tua? È vero, l’hai venduta a chi è abituato a ricevere tutti i giorni, però ugualmente l’hai venduta. Da lassù il panorama è unico, amica mia tanto lontana, ma forse tu sei quella che lo può ammirare più da vicino, perché forse tu sei colei che può toccare con un dito le stelle e la luna rotonda di notte, forse tu sei quella che può toccare il sole e il vento che fischia di giorno. Forse, semplicemente forse, io e te insieme avremmo potuto vedere tutto questo, ma tu mi hai lasciata prima del tempo e solamente oggi, chiusa qui tra le mura di questo convento a Medellìn, ricordo il nostro convento a Calcutta, le grida dei bambini, e non smetto di chiedermi come mai non hai voluto continuare a vivere. Avresti dovuto farlo… almeno per questa gente. Io non sopporto più le ingiustizie, le guerre, la fame e la miseria, ma ce n’è tanta nel mondo e sicuramente non si ferma a Medellìn. Non sopporto più case di cartone, bambini che vivono come animali, vecchi stanchi e abbandonati a sé stessi e soprattutto non sopporto che un bimbo non possa avere un centesimo di euro per andare al circo, ne ha il diritto come bambino e come essere umano. Aiutami da lassù a continuare a credere che sia possibile migliorare questo difficilissimo mondo, a credere che gli uomini smettano di annientarsi per cosa non so… e inizino ad amare e a rispettarsi gli uni con gli altri, non fosse altro in questi luoghi per poter sopravvivere. Ora torna a dormire nel tuo regno, saluta la luna e il sole e tutte le stelle del cielo, chiedi a una di loro di guidarmi nel cammino e ogni volta che la vedrò brillare io, da questi luoghi tanto poveri ma ricchi nell’anima della gente, ti penserò. Per sempre. Claudia 5 G CR Vita ospedaliera La donazione del sangue placentare ? Tra poco vivrai la gioia di essere mamma… e, se vorrai, la tua gioia potrà dare speranza a un bambino I l cordone ombelicale contiene una significativa quota di cellule staminali emopoietiche multipotenti in grado di determinare un completo ripopolamento midollare dopo impiego di terapia mieloablativa. Che cosa fare allora di questo materiale di scarto di indubbia utilità? Sicuri vantaggi sono ottenibili attraverso l’uso di questo tessuto con il trapianto e vanno riferiti soprattutto: • a un basso rischio di contaminazione virale del sangue cordonale; • a una pronta disponibilità delle cellule emopoietiche per quel che riguarda il trapianto tra individui non consanguinei; • a una ridotta incidenza e severità della malattia del trapianto contro l’ospite. I princìpi fondamentali alla base della donazione del sangue placentare sono: • la donazione è volontaria: è necessario il consenso informato della madre, il tessuto placentare va considerato di appartenenza materna e neonatale; 6 • la donazione è anonima: pur con rigorose chiavi di accesso deve essere mantenuta la possibilità di risalire al donatore, per mettere a disposizione dello stesso il sangue placentare precedentemente donato, in caso di insorgenza di una patologia onco-ematologica con indicazione di trapianto. Anche nel caso di malattie a possibile trasmissione genetica, insorte nel neonato dopo la validazione del sangue cordonale, deve essere possibile accedere all’identificazione per la necessaria eliminazione dal registro; • sicurezza infettiva e genetica della donazione: deve essere confermata la negatività virale e genetica tra i due e i sei mesi; • tutela delle gravide e del personale: la raccolta deve avvenire in un clima di assoluta sicurezza. Il personale non è obbligato alla raccolta qualora le condizioni non siano permittenti; • estraneità di interessi economici e commerciali: non devono esserci interessi economici a interferire con l’attività di raccolta. Vita ospedaliera G CR L’AMBULATORIO DI ARRUOLAMENTO ALLA DONAZIONE DEL SANGUE CORDONALE I stituito presso il reparto di Ostetricia dell’Ospedale di Vigevano, nel giorno di mercoledì dalle ore 14 alle ore 16 è gestito da un’ostetrica che provvede all’arruolamento delle donne con gravidanza a basso rischio (DM 740/1994, Legge 42/1999, DM 509/99, Legge 251/2000, D. MURST ott. 2000, Codice Deontologico dell’Ostetrica anno 2000) e a escludere dall’arruolamento stesso le gravide con anamnesi personale o familiare positiva per patologie controindicanti. Durante un colloquio informativo l’ostetrica provvederà alla raccolta di un’accurata anamnesi, efficace strumento di screening per individuare potenziali patologie trasmissibili al ricevente. Deve essere inoltre individuato un decorso della gravidanza normale e la negatività degli esami sierologici per lo screening infettivologico. L’anamnesi si rivolge anche al padre e ai fratelli o alle sorelle del nascituro. L’arruolamento si intende completato dopo la compilazione del Consenso Informato che si basa sull’informazione e sul dialogo con la gravida e si formalizza con la compilazione e la firma del modulo di accettazione e consenso alla donazione. La procedura per ottenere il consenso si applica prima dell’inizio del parto. È opportuno evitare di richiedere il consenso, quando la madre si trova in situa- zioni in cui il sensorio non è perfettamente vigile. Qualora sia l’ostetrica a raccogliere il consenso, apporrà la propria firma come professionista della gravidanza a basso rischio; nei casi di dubbio sull’arruolamento invierà la donna a un appuntamento con un ginecologo. Al momento del parto, con una semplice procedura che non comporta rischi né per la mamma né per il neonato, è possibile raccogliere il sangue placentare destinato all’inceneritore come prodotto di scarto. Subito dopo il parto la mamma sarà sottoposta a un prelievo di sangue per la determinazione della presenza di eventuali patologie virali. Lo stesso prelievo sarà ripetuto dopo circa sei mesi qualora le caratteristiche del sangue raccolto lo rendano idoneo alla donazione. In quest’ultima occasione porterà un certificato di buona salute del neonato o neonata rilasciato da un pediatra. A seguito di questa validazione sarà rilasciato il nulla osta dalla Banca del Sangue Cordonale di Pavia e il materiale donato entrerà a far parte dei circuiti nazionali e internazionali e forse, come è già successo, il sangue cordonale di un bimbo nato a Vigevano donerà luce di vita a un bimbo nel mondo. Le ostetriche PER COMUNICARE CON IL G.C.R. E-MAIL: [email protected] - [email protected] 0381 333 283 (OBITORIO); 0381 333 722 SEGRETERIA TELEFONICA G.C.R. 0381 333 650 (UFF. TECNICO) – ROSY FABBRO – 0381 333 999 (FAX UFF. TECNICO) CELL. 333 23 32 891 – LUIGI PIRRO CI PUOI TROVARE IN INTERNET AL SITO www.gcrvigevano.it 7 G CR Vita ospedaliera l’accoglienza infermieristica si riaccende di colori Reparto di oculistica di Vigevano AO di Pavia. Direttore: dott. Fabrizio Malvezzi a.f.d.: Rosella Negrini G razie al Consiglio Direttivo del G.C.R.! Con il suo dono ci permette di riportare alla vivacità iniziale ciò che il bianco e nero stava lentamente ingrigendo. Già dall’anno 1995 il personale infermieristico di questa U.O. ha dato importanza al messaggio informativo. ACCOGLIERE I PAZIENTI-PERSONA Questo vede protagonisti gli infermieri e gli operatori di supporto che instaurano una relazione con l’utente al suo ingresso, lo accompagnano, lo educano, lo ascolta- 8 I pannelli con le indicazioni pratiche indirizzate ai degenti. no e cercano di comprendere le sue ansie, di cogliere i suoi bisogni. Seguiamo un percorso: il momento dell’accesso, la degenza, l’eventuale intervento chirurgico sia in sala operatoria sia in ambulatorio, la dimissione; accompagnandolo infine anche nella convalescenza al proprio domicilio. La relazione tra i professionisti, molto attenti ai contenuti tecnici, e gli utenti, molto disturbati dalle preoccupazioni per i loro problemi sanitari, ha necessità di facilitazioni che possono venire da comfort, cortesia, ma soprattutto da supporti grafici consultabili anche in momenti successivi al contatto diretto. Vita ospedaliera G CR Al fine di permettere una comunicazione omogenea a tutti gli operatori presenti nel servizio, si è avviata una metodologia operativa, da prima con un gruppo ristretto e poi estesa a tutti, costantemente adeguata alle modifiche procedurali, adottando una formula ironico-umoristica per catturare l’attenzione e contemporaneamente far conoscere la qualità dell’assistenza infermieristica all’utenza. Questa metodologia ha avuto un riconoscimento a livello Nazionale ricevendo nel 1999 il premio “STAR BENE IN OSPEDALE: OSPEDALE A ***** 5 STELLE!” Per il reale soddisfacimento dell’utente è fondamentale che la qualità dell’assistenza infermieristica sia da lui percepita. Noi, anche grazie a questi opuscoli, ne abbiamo un deciso riscontro dai nostri utenti e dai familiari che li aiutano. Rosella Negrini – Giuliana Toso I pannelli esposti nel reparto di Oculistica. Fornire le informazioni necessarie ai degenti è un compito importante per gli infermieri e gli operatori di supporto. Le operatrici del reparto di oculistica. 9 G CR Le provocazioni di Ramai Zigara Genitori si nasce o si diventa? Riflessioni sul ? difficile compito di crescere ed educare un cucciolo d’uomo 10 L a risposta sembra semplice, ma non è così… altrimenti come si spiegherebbe che alcuni, pur essendo genitori, non lo diventano mai? Ci deve essere qualcosa che fa diventare diversi e non necessariamente la nascita in sé di un figlio. Ho visto genitori bambini, bambini che fanno i genitori dei loro genitori, nonni che fanno i genitori dei loro nipoti, genitori che si trasformano in amici dei figli e non si rendono conto che intanto i loro figli restano orfani. Spesso capita di confrontarsi con genitori che chiedono come fare a diventare genitori adatti, giusti. Inutile rispondere le solite frasi di circostanza per cui non esiste “il genitore perfetto”, dal momento che la richiesta continua come se ci fosse un’unica risposta. È chiaro invece che ci sono almeno tante risposte quante sono i ragazzi per cui ce le si pone e altrettante per quanti sono coloro che lo chiedono agli altri. Personalmente sono convinta, così come la mia cultura panteista mi suggerisce, che il genitore, che ha più possibilità di successo nella cura e nell’educazione dei suoi figli, è quello che è coerente con il proprio comportamento, compreso quando sbaglia, e lo ammette, invece di fingere di essere quello che non è. Io sono stata spesso perdonata da mia figlia e questo forse non mi dà il diritto di credere di essere stata un’ottima madre, ma mi dà la tranquillità di avere passato il modello dell’umanità che c’è in noi anche quando siamo fallimentari. Se si sbaglia vuol dire che “possiamo cambiare” e che qualcuno può “imparare” da noi, che, perdonandoci, un giorno potrà perdonare sé stesso e, in seguito, potranno fare così anche i nostri figli con i propri figli. Quale formula allora? L’unica, rimane quella di essere autentici, sinceri e consapevoli che la vita è la miglior maestra d’incoraggiamento a vivere, a non fuggire davanti alle difficoltà. C’è un “bello” attorno a noi, che ci dimentichiamo di vedere e di portarci “dentro”, invischiati come siamo, e non solo per nostra volontà, da chi decide cosa dobbiamo vedere, con che cosa è meglio divertirci, che cosa è il caso o non il caso di desiderare. La televisione, i film, i DVD, internet ecc. vanno prevalentemente nella direzione di una filosofia di morte che non possiamo accettare per i nostri bambini, per gli uomini e le donne di domani, perché la ”gioia di vivere”, anche se è dura la vita, va preservata e difesa come il bene più prezioso da lasciare in eredità a chi ci è accanto. Così, ci sono bambini in tutto il mondo che avrebbero il diritto di sorridere perché sono vivi e che invece non hanno strumenti per “esistere”. Alla fine, non potendo risolvere questioni più grandi di noi, ci resta solo lo spazio più vicino a noi, cominciando da casa nostra, per esercitarci nell’insegnamento di incoraggiare la vita comunque ci si presenti. L’angolo delle amenità G CR CHI RICONOSCE I DUE PERSONAGGI FOTOGRAFATI NEL CENTRO DI ROMA INTORNO AGLI ANNI SESSANTA E I DUE FOTOGRAFATI A FOLGARIA NELLO STESSO PERIODO? LA RISPOSTA ALLA PROSSIMA PUNTATA wanted by Massimo Faccini CHI RICONOSCESSE I SOGGETTI RAPPRESENTATI È PREGATO DI SEGNALARLI TEMPESTIVAMENTE ALLA REDAZIONE. LA SOLUZIONE AL PROSSIMO NUMERO. La soluzione del numero di giugno 2006 è: Gianluca Garavello Curiosa pubblicità tratta da un periodico del 1908 11 G CR Vita sociale Una cena a base di… allegria e divertimento Tre re magi, un compleanno, ricchi premi e cotillons Brutto guaio la fame nel mondo! 12 L o scorso 26 maggio si è tenuto l’annuale appuntamento con la cena sociale del G.C.R., svoltasi quest’anno presso il ristorante “l’Appetito”, dove, all’interno di una grande sala, una copiosa compagnia, ha bivaccato sino a tarda ora tra cibo, musica e balli. Ben centosettantotto convitati hanno onorato la tavola, imbandita con ogni tipo di prelibatezze, confortati dalla presenza di intrattenitori/musicisti che non hanno fatto mancare divertimento e buona, buonissima musica, adatta a essere cantata a squarciagola e ballata a… squarciagonna! Il momento più “poetico sentimental romantico” della serata è stato senza dubbio il festeggiamento del sessantesimo compleanno del nostro mitico presidente, alias Luigi Pirro; a lui sono stati riservati, come era giusto, i doni che tre re magi freschi di giornata hanno consegnato, in processione e con le luci soffuse, al suono di un “tantiauguriateee” espresso da centosettantotto stonati ma sinceri colle- Donne, le linee, le linee… ghi, i quali hanno manifestato il loro affetto e la loro simpatia a questo nostro emozionato e commosso “superluigi”. È arrivato poi il momento della gara canora, delizia e tortura delle nostre orecchie, vinta, giustamente, dalla più “cantante” tra i partecipanti, e cioè Maria Grazia Franzoso, la quale ci ha offerto una Mina dolcissima e intonatissima, prova tangibile di un passato canoro che ben prometteva. Da citare l’ugola ragguardevole di Mr Toso (beh, non si offenda, ma per noi lui è il marito di lei…) che, con un fuori programma improvvisato, ci ha stupito con una O sole mio degna davvero di un grande tenore! Ancora una volta si è giocato alla “ruota della fortuna”, che quest’anno ha gratificato una sessantina di fortunati, i quali hanno ritirato, tra sorrisi compiaciuti, cellulari, orologi, monili, biciclette e altri utili oggetti. Alla fine, soddisfatto l’appetito, festeggiato il presidente, applaudito alla fortuna, si sono irrimediabilmente aperte le danze e, prima timidamente, poi sfacciatamente, i corpi si sono scatenati in una performance del tipo “di tutto e di più”, nel senso che si passava dai sensuali bal- Vita sociale G CR Na, na na na na na na naaa, Brasil, Brasil… li sudamericani agli scatenati anni Sessanta, senza reticenza alcuna, in un intreccio di braccia volanti e ventri volteggianti, e il collega dell’ufficio accanto, che avevi sempre considerato una tran- quilla ed equilibrata personcina, ti è sembrato all’improvviso un emerito e “contorto” fricchettone. Potere della danza… Rosy Fabbro Presto, un’autopompa per spegnere le candeline!!! È così che si balla, ohibò! Belle, guape, scatenate: W le donne! 13 G CR Vita sociale Cantare… oh, oh, ballare… oh, oh, oh… Ehilà, nella foga delle danze si scopre l’ombelico! 14 Butta in aria le mani, e poi falle vibrar… Se fai come Simone… Vita sociale G CR Biciclettata atto secondo «P asseggiando in bicicletta accanto a te… pedalare senza fretta… la domenica mattina… » Ebbene sì… in una fresca (si fa per dire) domenica di giugno, eccoci tutti radunati all’ingresso principale del nostro Ospedale, pronti per trascorrere un’altra amena giornata in compagnia… Dopo aver ritirato il premio di partecipazione (zaino e generi di sopravvivenza), ecco che un colorato biscione (ben 222 pedalatori!!!) attraversa la città e si dirige verso il Parco del Ticino. È bello sentire gli schiamazzi dei bambini, ma anche quelli degli adulti che, in virtù della stazza, sono assai più ingombranti. La pedalata procede senza intoppi, il temibile guado viene alla fine superato da tutti (compresa la nostra mascotte Jumpy Zago), ed eccoci arrivati agevolmente alla meta, dove un ricco buffet ci attende e viene divorato velocemente da un branco di famelici ciclisti (una domanda: abbiamo forse assoldato un catering “divino”, specializzato nella moltiplicazione dei pani e dei pesci?) Bonsai di campione alla partenza. Pronti. Via! Dopo l’abbuffata ci attende una bella novità: sono state infatti organizzate alcune gare in un nostrano “Vigorelli” e, in un baleno, l’aia si trasforma in un vero e proprio percorso a ostacoli. Ci sono premi per i vincitori di tutte le categorie: bambini, donne e uomini. Siccome un po’ di tifo non si nega a nessuno, tutti hanno avuto il loro sacrosanto incitamento e anche questa competizione ha creato un bel momento di aggregazione. La festosa atmosfera è continuata durante l’estrazione dei “biciclettistici” premi, che anche quest’anno il nostro G.C.R. ha elargito con prodigalità. Se ci è consentito esprimere la nostra opinione, vorremmo dare l’Oscar del “ciclista impavido” al dottor Vaccaroli, il quale, sfidando la brezza mattutina, ci ha raggiunto da Fumo (che dista circa 50 km da Vigevano) ritornandoci, a gita terminata, nonostante la calura pomeridiana… Se non l’avete capito, vogliamo che questa esperienza diventi un appuntamento fisso… quindi: à la prochaine… Giane & Cinzia Il consueto ? appuntamento sulle due ruote ha raccolto un consistente numero di partecipanti 15 G CR Vita sociale CLASSIFICA FINALE Bambini Donne Nome 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Tempo Aguzzi Giacomo Falzoni Marco Cottino Simone Zaverio Lucrezia Fioretti Mattia Varotto Francesca Bianchi Matteo Canta Rachele Bello Roberto Bianchi Mattia Gambino Thomas Nicodemo Martina Sciretta Antonio Sciretta Andrea 30,25 31,40 31,84 35,28 35,69 36,97 38,28 40,22 41,50 41,50 41,63 47,84 51,00 51,19 Nome 1 2 3 4 5 6 7 Rovegno Antonella Rovegno Roberta Conti Claudia Pace Elisa Canato Patrizia Franza Annamaria Rosa Giovanna Uomini Tempo 32,91 35,78 36,21 36,38 37,12 40,13 40,46 Nome 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Varotto Aldo Ballabeni Lorenzo Fioretti Gianluca Pattaro Matteo Vaccaroli Pietro Bonacasa Roberto Marabese Marco Pirro Luigi De Angeli Massimo Falzoni Gianfranco I sopravvissuti nello sprint finale… 16 Tempo Ammazza che fame… 30,78 31,94 32,62 34,00 34,12 34,53 37,19 38,50 38,75 39,03 Vita sociale G CR Ciclisti in ammollo 17 G CR Il mondo dei sensi Ciò che noi sentiamo… “ Un piccolo viaggio nel mondo dei nostri sensi, per riflettere sul significato “ che essi hanno nella nostra esistenza. 18 QUANDO CI GUSTIAMO LA VITA G ustarsi la vita non è cosa facile, anzi potremmo dire che, in tanto frastuono, è difficilissimo sentirne il gusto. La stretta correlazione tra le nostre emozioni e il nostro gusto è dimostrata anche da alcune espressioni idiomatiche comuni, come « gustarsi una vacanza », « gustarsi un silenzio » oppure « sentire il gusto amaro di una situazione », provare « un’esperienza piccante ». C’è da chiedersi come siano entrati questi modi di dire nella saggezza popolare che accomuna i grandi filosofi con le persone più semplici. Alcuni scienziati si sono avventurati nella ricerca della relazione tra le nostre emozioni e il nostro modo di vedere la vita e hanno scoperto che coloro che lasciano fluire con gioia gli eventi riescono, con maggior facilità, a vivere sereni. La ricerca nel campo della medicina ha dimostrato che in alcune patologie del tratto intestinale è caratteristico osservare nei pazienti un’alterazione del gusto dei cibi. A volte questa alterazione arriva anche a diventare un rifiuto assoluto verso alcuni alimenti. C’è un aspetto che accomuna le tesi della scienza con alcune filosofie di vita secondo le quali il fluire armonioso delle emozioni e della gioia influenza pesantemente la nostra voglia di magiare e la nostra capacità di distinguere i sapori. È sufficiente pensare a quel che accade nell’anoressia, ormai tanto diffusa tra i giovani. Non esiste persona anoressica che abbia nel contempo i disturbi e la gioia di vivere. Si può anche pensare a cosa ci accade quando ci sentiamo depressi: potremo avere un aumento dell’appetito o, al contrario, perdere completamente la voglia di mangiare. In entrambi i casi avremo una disarmonia nel nostro rapporto con il cibo. Sentire il sapore della vita vuol dire fermarsi ad ascoltare quel ci sta dicendo il nostro organo di senso. Se ci si pone in questo atteggiamento, tutto può avere un sapore diverso da come ci appare in un primo momento. Alcuni autori ritengono che il gusto sia legato a un virtuale centro energetico situato a livello degli organi genitali più comunemente noto come 2° chakra. A questo centro energetico sono legati gli organi della riproduzione che, per eccellenza, sono gli organi della gioia. Tale centro energetico è però connesso anche agli organi di assimilazione contenuti nell’addome come l’intestino oltre a sovrintendere anche la lingua che è l’organo del gusto. Così, ogni volta che nella vita ci permettiamo di lasciar fluire la gioia, permetteremo al nostro gusto di esprimere sensazioni e di far nascere sentimenti. Nelle situazioni in cui il 2° chakra è armonioso, ci permettiamo di ascoltare ciò che il nostro corpo desidera e ciò di cui necessita. È sicuramente capitato a tutti di avere una voglia irrefrenabile di mangiare un alimento senza sapere bene perché, ma conoscendo l’effetto che quel particolare alimento avrà sul nostro umore o sulla nostra forza d’animo. Basti pensare al potere consolatorio o di rinvigorimento che è dato dal cioccolato. La scienza oggi spiega che la ricerca di un alimento non è mai casuale ma nasconde necessità inconsapevoli rispetto ad alcuni princìpi nutritivi contenuti in quel determinato alimento. Quando questo centro è disarmonico si hanno manifestazioni di squilibrio che vanno da un’alterazione della sfera sessuale (esempio comportamenti sessuali ossessivi o non equilibrati) a un’alterazione del gusto. Tutto ciò indica uno stato di stress nell’area della sessualità e nel nostro rapporto con le emozioni. Il mondo dei sensi Come intuibile, a questo centro è collegata anche la nostra capacità di generare e quindi alla gioia di avere figli propri. Secondo alcune filosofie, la difficoltà nel generare è strettamente collegata al proprio desiderio profondo di non avere figli oppure di avere un’idea della propria sessualità orientata a una dimensione affettiva più allargata e universale. Ecco perché alcuni reagiscono negativamente alla propria sterilità e altri la trasformano in opportunità verso gli altri scegliendo l’adozione. Certo è che, in base alla scelta che compiremo, sarà diverso anche il fluire della nostra gioia. Il centro della sessualità è collegato all’elemento “acqua”, fonte di vita per tutti gli esseri viventi. Il nostro corpo è costituito soprattutto da acqua e la sua carenza, così come il suo eccesso, genera problemi di salute. Basti pensare al fatto che i nostri meccanismi biologici fanno in modo che la donna nel periodo perimestruale abbia ritenzione idrica e sbalzi di umore. Sarà forse un caso che la natura, attraverso complessi meccanismi chimici e umorali, abbia codificato questo particolare meccanismo? I condizionamenti culturali o semplicemente la nostra scarsa abitudine ad ascoltare i messaggi del nostro corpo hanno fatto in modo che fossimo distratti e poco abituati a pensare a queste correlazioni. La verità è però che le nostre emozioni e G CR i nostri comportamenti sono il risultato della nostra comunicazione interiore e della nostra profondità. Impedire o limitare l’espressività della persona, anche attraverso la sessualità significa creare un sistema di controllo sociale sui fenomeni. Ancora oggi, in alcune culture, alla donna è impedito di sentire il piacere della propria sessualità, forse perché alla padronanza del proprio corpo corrisponde la padronanza di sé. Allo stesso modo, del mondo femminile è conosciuto l’uso della sessualità per secondi fini anziché per la conquista della gioia di vivere. Entrambi i modi di agire rappresentano una situazione di squilibrio. E allora che cosa si può fare? Ecco alcuni semplici suggerimenti: • ascoltare i messaggi provenienti dal nostro gusto (fisico ed emozionale); • ricordare che le nostre emozioni hanno una sola funzione: essere percepite. Una volta percepite potremo decidere di sentirle in negativo o in positivo; • in caso di sintomi chiedersi se, in quel particolare momento della nostra vita, ci sentiamo in armonia con la gioia; • scegliere, tra tante soluzioni a un problema, quella che per noi porta un onesto fluire del sentimento della gioia. J. K. 19 G CR Gruppo culturale Tu chiamale se vuoi… emozioni “ All’interno di questo nostro giornale, abbiamo voluto riservare uno spazio dove tutti noi possiamo raccontare e raccontarci, esprimere sensazioni, narrare fiabe o imbastire una poesia, insomma cimentarci nell’arte dell’espressione scritta, così, senza alcuna paura di giudizi e critiche, ma solo per il gusto di dirlo con parole nostre… “ 20 SENZA TROPPI PARTICOLARI A ppena due minuti. Il pendio che stavo percorrevo a piedi, in discesa, cercando di frenare l’accelerazione di gravità risultò essere sgradevolmente insidioso. Ogni volta che cercavo di frenare, puntando le suole delle scarpe a terra per far presa, incontravo inesorabile un ambiguo supporto da parte del terreno friabile. Una gamba mi partiva in avanti mentre l’altra si dimenticava di seguire e io finivo, incerto tra chi delle due scegliere, a compiere una spaccata rovinosa tra i sassi che il tempo pareva avere affilato proprio per occasioni del genere e con le mani ben piantate tra le sterpi diventate, dalla preistoria, dimora d’animali poco amichevoli. Solo raramente riuscivo a non perdere l’equilibrio, non tanto per funambolica maestria, ma per un senso atavico di conservazione della specie (sentimento che sentivo crescere soprattutto quanto la specie in questione ero io). Ero costretto a tenere gli occhi fissi a dirigere i movimenti del mio incerto incedere con il passo di chi cammina su un campo minato. Tra rami e buche, rovi e pietre smosse scendevo, quasi rotolando, e sputavo fuori tutte le volgarità imparate suoi banchi di scuola. Tutte queste difficoltà mi impedirono, quindi, di poter alzare lo sguardo per ammirare il panorama fino a quando la montagna non iniziò lentamente ad abbandonare la forma verticale scegliendo di farsi coccolare dall’orizzonte, venuto a incontrarla, per rilassarsi insieme su sinuoso letto di verde erba e cuscini di terra ondulata. Mi fermai stremato. Le vette alle mie spalle sembravano ora tascabili, si potevano rubare con un pensiero stretto tra il pollice e l’indice. Il sole aveva ormai bruciato tutto l’ossigeno concessogli. Lenta la sua alba paonazza andava impallidendosi e presto sarebbe stata completamente soffocata da una pesate coperta di buio che avrebbe lasciato fisso il paesaggio in movimento. Il vento zufolava di nascosto tra i rami degli alberi e veloce pizzicava i fili d’erba. Il gusto d’aria calda si percepiva nella gola come acqua pressata a occludere il fiato già corto. In lontananza il rumore della vita civile iniziava, con tamburellante ossessione, a sradicare l’onesto battito della natura. I cavalli a motore di un’automobile scalciavano furenti su una strada mal asfaltata. Alla guida un uomo preso dalla fretta di dover arrivare prima possibile dalla donna che era in attesa ad aspettarlo in ospedale. Non poteva sopportare l’idea d’essersi perso. Aveva messo in pratica, fino a poco prima, tutta l’astuzia acquisita in chilometri macinati su strade straripanti petrolio, straboccanti olio, ma quella scorciatoia, scelta per evitare l’ingorgo autostradale, si stava rivelando, alla faccia dell’istinto, come una grossa fregatura. Il quarzo dell’orologio sul cruscotto faceva a gara con il contachilometri a chi riusciva, più rapidamente dell’altro, a dare i numeri, dando vita a una folle danza di moto variabile. L’uomo correva come le nuvole in cielo seguendo i passi di un lampo. Non voleva che neanche una microfrazione di pelle potesse diversificare in eterno il suo ricordo del parto con quello della donna. Era terrorizzato all’idea che si creasse una frattura nel loro rapporto. Bisogna dire che gli astri non gli avevano ancora rivelato che il maggiordomo, assunto nove Gruppo culturale mesi prima nella residenza di campagna, era molto più ansioso di lui. Questo però non lo sapeva e l’ignoranza generava in lui una passione che lo spingeva ad accelerare pericolosamente. Quarta, frizione, terza, a tutto gas, sterzo, sorpasso senza freccia, contro-sterzo con agilità superò un carretto guidato da un vecchio, che senza perdere il controllo, tirò le briglie e fece fermare il mulo che lo trainava. Accosto proprio davanti a quel melo che molto tempo fa era stato scintilla della sua vita e ora era morto per colpa di un colpo di fuoco batterico. Quando era molto giovane, gli era stato affidato il compito di controllare che nessuno ci si arrampicasse sopra e ne rubasse i frutti. In realtà quell’albero risultava essere sempre scarsamente generoso verso i suoi coltivatori e quel poco che donava non riusciva mai a essere saporito a causa di un terreno poco ricco di calcio. Lui doveva, comunque, badarci con attenzione quasi fosse più un fatto d’orgoglio tenerlo libero da sconosciuti che di G CR necessità o proprietà. Tutti quei giorni trascorsi senza interesse a domandarsi perché alla fine modificarono il corso della sua vita, o meglio, misero in atto ciò che era già programmato, ma con un formidabile colpo di magia. In questo modo dimenticò il bisogno di possedere un motivo per il futuro, perché, improvviso, un tenero affetto legò lui, la moglie e un piccolo furto alle regole di un universo senza ragione, per quel poco che dura per sempre. Il sudore impregnava il corpo dell’uomo appiccicandolo al sedile della macchina. Le lacrime scendevano dal viso del vecchio fino alle radici del suo cuore. Entrambi liberavano, per necessità, due versioni della stessa acqua. A me venne sete. Giunse per tutti un temporale, uno di quelli estivi che paiono da come si presentano – vestiti di vaporose stole nere, preceduti da un’assordante suono di tamburi e notevoli luci pirotecniche – di promettere una lunga e rinfrescante doccia, ma poi alla fine si rivelano solo infami burloni che si CONSIGLIAMO Saharawi: un libro di foto Uno splendido libro fotografico, pubblicato dalle Edizioni Osiride in collaborazione con l’AIC Trentino, racconta con le immagini la vita dei Saharawi, un popolo fiero e pacifico che da oltre trent’anni vive in esilio tra mille difficoltà, attendendo di poter ritornare nella propria terra. Il costo del volume è di 15 euro, che saranno interamente devoluti ai celiaci di questo popolo. Potete ricevere il libro direttamente a casa versando 19 euro (15 + 4 euro per spese postali) effettuando il versamento sul c/c n° 22555361 intestato ad Associazione Italiana Celiachia Trentino, con la causale “Libro Saharawi” (per ricevere il libro più rapidamente vi consigliamo di inviare via fax la ricevuta del pagamento al numero 0461 391 553). 21 G CR Gruppo culturale nutrono della gioia di cogliere le persone di sorpresa scendendo tanto intensamente e tanto velocemente da non permettere neppure l’ipotesi di trovare un qualsiasi riparo. Io, che mi vanto di non dar peso allo scorrere del tempo, atmosferico e svizzero, non ci provai neanche e rimasi pochi minuti sotto l’acquazzone, che divenne in pochi attimi pioggia, acquerugiola, pioviggine, poche gocce, per rimutarsi infine in sole. Un arcobaleno, seppur non troppo nitido nei colori, apparve lungo, curvo visibile nella sua interezza: si potevano vedere i cancelli celesti aprirsi per lasciar uscire pochi fortunati desideri che Iris aveva scelto di liberare, fino a giù, alla punta che indica il nascondiglio segreto dove un Lepraciano teneva il suo pentolone pieno d’oro. Il cielo, di un terso innaturale teso ad asciugare al sole, pareva, per colpa di una malsana cortina di agenti inquinanti che ne atrofizzava le smanie artistiche, più simile a una parete stinta. 22 Tra i legni umidi di una casa sull’albero, un bambino scoprì di non disprezzare poi più così tanto gli acquazzoni – che erano soliti interrompere dispettosi i suoi complicati passatempi – mentre cercava, con impegno, di asciugare, con quel poco di pelle rimasta asciutta, il viso gocciolante della sua compagna di giochi. Vide gli occhi inumiditi di lei riflettere l’assoluto nel lucente spettro continuo della sua iride. Provò il desiderio di avvicinarsi fino a poter quasi respirare la stessa aria; le sfiorò inavvertitamente con il naso la bocca calda. Un cuore batte in risposta a quel gesto come a dimostrare la sua presenza. Silenzio, tutto come buio e mistero. Si poteva quasi tastare il pericolo. Un rovinoso e irrecuperabile guaio sarebbe accaduto se la sensibilità di madre natura non fosse intervenuta con un gesto provvidenziale. Uno scoiattolo si appollaiò vicino alla piccola finestra della casetta. Il bambino lo vide con l’occhio di un feroce predatore, e scattò all’inseguimento, urlando, feroce, di gioia. Prima di scappare, afferrò nella sua mano quella delicata della bambina e la trascinò rapido con sé. Insieme, sorridenti, si liberarono delle catene del destino. Vedendo, da lontano, quell’immagine, ebbi la sensazione che, a discapito di uno sdolcinato romanticismo, era sopravvissuta la felicità e benedissi, in cuor mio, l’infanzia. Continuando a seguire la scena mi accorsi di un laghetto al limitar del bosco. Un ragazzo osservava, nascosto tra le siepi, una fanciulla essiccarsi sotto i raggi dell’estate. Era cosciente, fin da tenera età, che la sua estrema timidezza fosse un arma a doppia lama senza impugnatura: pericolosa e assolutamente inutile. Non erano bastati gli anni delle scuole medie, né la complicità della voglia di nuove scoperte sociologiche e antropologiche, tipiche dell’essere adolescente, a portarlo a rivelare la sua estenuante attrazione alla diretta interessata. E ora si trovava lì a spiarla, nella speranza che qualcosa accadesse. Senza valutare obbiettivamente di essere, sia fisicamente sia spiritualmente, lontano dall’essere un supereroe, sperava di poterla soccorrere in caso di pericolo, salvarla dall’affogare o proteggerla da un malintenzionato. Sfortunatamente non tenne conto del contesto. Una pattuglia della polizia vide la scena e, scambiandolo per un pericoloso maniaco, lo bloccò con un’azione di forza Gruppo culturale e, mentre un agente gli puntava il mitra alla nuca, l’altro gli slogava, con un scrocchio sonoro, l’articolazione della spalla. Tutto questo accadde davanti allo sguardo esterrefatto del suo etereo amore che, attirata dalla confusione e dalle urla di dolore, vide la scena: dalle percosse al suo arresto fino dentro alla volante che schizzò via rapida verso la caserma. Il suono delle sirene levigò con brutalità la forma della pace in tutta la valle. Lei, per la prima volta, provò un’attrazione per quel ragazzo che, dalla vergogna, una volta rilasciato, prese, di getto, il primo treno utile e si lasciò per sempre perdere nella memoria. Avrei voluto fermare il tempo, ma mi limitai a guardare il mondo addormentarsi, le montagne svanire sotto il cielo, il lago farsi fango e il sole svenire e, vicino a me, tutto questo perdere interesse. Ora sapevo, con certezza, come fosse impossibile trovare consolazione nella vita quando, da due minuti, si è appena perso l’amore. Guido Cargnoni VITA Non solo amore precipita l’anima in cammino, non solo amore agita il cuore dei viandanti nelle stanche ore. A sera ritorna ancora, palpito leggero; tocco delicato e soave di mani che sfiorano mani. Di mani che offrono l’acqua pura e viva della tua infinita inesauribile fonte. Nel tedio di monotoni, lunghi giorni, ristoro e vita a nuovi germogli di sorriso. Improvvisamente immagine. Nivea luce e alba di radiosa fiorita stagione. Gaetano Trapani Paradiso È un luogo meraviglioso in cui i meccanici sono tedeschi, i vigili sono inglesi, i cuochi sono francesi, gli amanti sono italiani e tutto è organizzato dagli svizzeri. Inferno È un luogo disgustoso in cui i meccanici sono francesi, i vigili sono tedeschi, i cuochi sono inglesi, gli amanti sono svizzeri e tutto è organizzato dagli italiani. G CR Che cosa fanno gli uomini italiani dopo aver fatto l’amore? Il 5% si gira dall’altra parte e dorme, il 9% si alza e va in cucina a bere, il 15% fuma una sigaretta, il restante 71% si alza, si veste e torna a casa dalla moglie. ruppo G CRulturale icreativo Supplemento a Lomellina in Comune anno 8 n. 8 - settembre 2006 Iscrizione presso il Tribunale di Vigevano n° 299 del 5/6/1999 Direzione, copyright Clematis viale dei Mille n. 13/B - Vigevano tel. 0381 32 69 54 Redazione ed editing Punto & Virgola viale dei Mille n. 13/B - Vigevano tel. 0381 32 66 94 - fax 0381 32 82 45 e-mail [email protected] Direttore responsabile Umberto De Agostino Redazione Gianemilia Barinotti, Guido Cargnoni, Massimo Faccini, Rosy Fabbro, Franco Fava, Maria Grazia Franzoso, Tiziana Piana, Alessandrina Picchi, Luigi Pirro, Marisa Schiorlin, Cinzia Tenaccioli, Gaetano Trapani, Ramai Zigara Ospedale Civile Vigevano corso Milano n. 19 - tel. 0381 333 1 e-mail: [email protected] Grafica Simona Villa Stampa Romagna Grafica, Cusano Milanino (MI) Copyright Clematis, Vigevano Testi, fotografie e disegni inviati saranno restituiti solo su esplicita richiesta dell’autore 23 G CR Gruppo culturale Lettere al direttore Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente nota. G.C.R. VEICOLO DI EMOZIONI… Veramente le pagine del giornalino dedicate a racconti e poesie regalano delicate note che, per mancanza di tempo o per pigrizia, diversamente ci perderemmo. Un sentito grazie a Guido Cargnoni per i suoi dolcissimi racconti. Come infermieri ci preme però soffermarci un attimo in più sulle note poetiche di Gaetano, che ha dovuto interrompere bruscamente la sua professione. « Essere infermiere = aiutare l’altro a trovare l’equilibrio di salute a lui possibile… » Gaetano ha lottato e sta sperimentando il suo “equilibrio di salute”; gli chiediamo se lo ha aiutato il suo “essere infermiere”. ALBA L’alba di un nuovo giorno è arrivata. Giorni sempre uguali, sempre diversi. Il sole ha tinto di rosso il cielo, un rosso acceso, che diventerà una palla di fuoco. È primavera, si sentono cantare gli uccellini e presto arriveranno le rondini. Si sta bene qui. Oasi di pace in mezzo al deserto, deserto di mille persone, deserto dell’anima, io credo. La mia anima non è più deserta. Mi sono costruita la mia oasi e spero che nessuno venga a lacerarmela. Questo è quello che conta davvero. Dio c’è. Speriamo che mi protegga sempre. Pregherò, non invano. Alessandrina Picchi 24 Quale contributo potrebbe darci la sua testimonianza diretta! Perché, oltre alla note poetiche che il suo animo sensibile sa cogliere, in modo veramente delizioso, non ci racconta un po’ del suo vissuto nel percorso “curantecurato”, magari aiutandoci a cogliere quegli aspetti che possono sfuggire nella “corsa assistenziale”? Ancora potrebbe offrirci uno scambio amichevole di esperienze nel suo recupero di una quotidianità non nelle corsie o vicino a malati, ma pur sempre ricca di attenzioni all’altro e alla natura che, a volte, a noi infermieri curanti sembra difficile. Grazie, Gaetano, per ciò che fai e ancora se vorrai continuare. L’AUTRICE SI RACCONTA Mi chiamo Alessandrina Picchi, sono nata a Dorno il 18 agosto 1955. Prossimi 51 anni, ma con lo spirito da ragazzina. Sono stata abbastanza provata dalla vita, ma non me ne lamento: sono qui a raccontarmi! Ho scritto questa poesia, così come mi è sgorgata dal cuore. ERRATA CORRIGE NEL NUMERO SCORSO, IN PRIMA PAGINA, SONO STATI ATTRIBUITI, ERRONEAMENTE, IN OCCASIONE DEL RINNOVO DEL CONSIGLIO DIRETTIVO, N. 7 VOTI AD AMBROGIO COTTINO. I VOTI ASSEGNATI, CHE HANNO PERMESSO LA SUA ELEZIONE, SONO STATI, INVECE, BEN 71. ROBERTO BONACASA, DI CONTRO, RICOPRE LA CARICA DI SEGRETARIO E NON QUELLA DI CASSIERE. CI SCUSIAMO CON GLI INTERESSATI PER GLI INVOLONTARI REFUSI. PALESTRA LING SHIATSU LA PALESTRA DELL’ASSOCIAZIONE LING SHIATSU ABBONAMENTI PROPONE AI SOCI G.C.R. I SEGUENTI SCONTI: PER I SOCI G.C.R. Iscrizione annuale Mensile Trimestrale Semestrale Annuale 23,00 € 49,00 137,00 234,00 390,00 € € € € 15,00 € 46,50 123,00 199,00 331,50 € € € € L’abbonamento consentirà di frequentare: ➦ la sala pesi; ➦ il corso di TAI CHI CHUAN stile Fu (apprendimento degli esercizi di lunga vita, tecniche respiratorie di CHI KUNG, forma Tai Chi, propedeutica e forma breve secondo l’antico stile cinese di arte marziale interna dalla quale si sono nei secoli evolute tutte le altre arti marziali esterne (karate, Kung-Fu ecc…); ➦ il corso di AIKIDO (arte marziale non competitiva orientata all’autodifesa); ➦ corsi di aerobica; ➦ corsi di ginnastica dolce (particolarmente adatta per coloro che soffrono di mal di schiena e di cervicale); ➦ la zona relax comprensiva di bagno turco e di sauna. La palestra (sala pesi) rispetterà i seguenti orari: • dal lunedì al venerdì dalle ore 12.00 alle ore 14.30 e dalle ore 17.00 alle ore 22.00 • il sabato dalle ore 12.00 alle ore 16.30 Zona relax (sauna e bagno turco): • dal lunedì al venerdì dalle ore 17.30 alle ore 19.30 I giorni e gli orari dei corsi sopra elencati saranno confermati entro lunedì 11 settembre 2006 (riapertura attività palestra dopo il periodo estivo) CORSO UMBERTO I, 183 – GAMBOLÒ La reception della palestra è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 18 alle ore 21 CENTRO MONDETTI VIA MONDETTI, 15 info – 0381 72726 DAL 2 OTTOBRE 2006 Corsi di difesa personale M.G.A. “ metodo globale autodifesa” maschile e femminile a partire dai 14 anni I CORSI SONO TENUTI DA ALLENATORI FEDERALI FIJLKAM, ABILITATI ALL’INSEGNAMENTO DEL M.G.A. la FIJLKAM è l’unica federazione ufficiale di arti marziali riconosciuta dal C.O.N.I. il metodo globale autodifesa è l’unico riconosciuto ufficialmente dalla Federazione e dal C.O.N.I. CORSI SERALI – lunedì e giovedì dalle 20.15 alle 21.15 due lezioni settimanali dal 2 ottobre al 21 dicembre CORSI MATTUTINI – sabato dalle 10.00 alle 12.00 una lezione settimanale dal 30 settembre al 16 dicembre COSTO EURO 150 SCONTO 10% AI TESSERATI G.C.R. i corsi saranno composti da max 20 allievi INIZIO CORSI A PARTIRE DAL 30 SETTEMBRE – 2 OTTOBRE 2006 metodo globale autodifesa È UNA ASSOLUTA NOVITÀ NEL SETTORE!!! ✥ È stato messo a punto grazie alla collaborazione di tutti i direttori tecnici delle arti marziali FIJLKAM. ✥ Dopo un lungo studio si è preso solo il meglio di ognuna: LOTTA JUDO KARATE JU-JITSU AIKIDO SUMO PER LA PRIMA VOLTA INSIEME NEL COSTRUIRE UN SISTEMA DI AUTODIFESA REALMENTE EFFICACE ✥ il metodo è stato concepito in modo da essere alla portata di chiunque, giovani e non più giovani ✥ il corso si basa su tecniche di facile apprendimento e di grande efficacia nella difesa grazie al rivoluzionario metodo didattico applicato Nell’ambito del corso verranno trattati anche gli aspetti giuridico-legali relativi all’autodifesa G CR Zibaldone by Franco Fava Se permettete, parliamo di guerra COSÌ VA LA VITA «D 28 i nuovo la guerra! Di nuovo sofferenze che non servono a nessuno, e che non hanno alcuna ragion d’essere, e di nuovo le menzogne, e di nuovo l’istupidimento universale, l’imbestiarsi degli uomini che vivono a decine di migliaia di chilometri di distanza gli uni dagli altri, centinaia di migliaia di questi uomini, da una parte i buddisti, la cui legge proibisce d’uccidere non soltanto gli uomini ma anche gli animali, e dall’altra parte i cristiani, che professano una legge di fratellanza e di amore, e invece ora si cercano gli uni gli altri, bestie selvagge, sulla terra e sul mare per uccidersi, torturarsi, storpiarsi a vicenda nel modo più crudele. « Ma cos’è tutto questo? È sogno o è realtà? Si sta commettendo qualcosa che non bisogna commettere, qualcosa che non può esistere, e si vorrebbe credere che sia un sogno, e svegliarsi... « Ma come possono le cosiddette persone istruite predicare la guerra, contribuire a essa, prendervi parte, e, quel che è più tremendo, chiamare altri a prendere parte alla guerra, restandosene dal canto loro al sicuro dai pericoli di essa, e mandare alla guerra i propri fratelli disgraziati, ingannati? « Giacché queste cosiddette persone istruite non possono non essere a conoscenza di quel che è stato scritto, e si scrive, ed è stato detto e si dice di tutta la crudeltà, l’inutilità, l’insensatezza della guerra, per tacere poi della legge cristiana, se quelle persone ritengono di professarla. Giacché se essi si considerano persone istruite, è precisamente perché sanno tutte queste cose. » Così scriveva Leone Tolstoj nel 1904, allo scoppio del conflitto russo-giapponese, in un saggio dal titolo Ricredetevi! che suscitò le ire dello zar, ma fu ugualmente pubblicato in Inghilterra. L’esplosione della bomba atomica a Hiroshima La citazione è doverosa. Scelta non tanto per la sua particolare pregnanza ma semplicemente per l’ovvietà del contenuto: denuncia la stupidità della guerra. Avrei potuto citare Virginia Woolf, Berta von Suttner, Gandhi, addirittura il Benito Mussolini prima maniera, Kurt Vonnegut, Hans Hellmut Kirst, Omero, Carlo Emilio Gadda, Aristofane, Carlo Porta o uno degli altri centomila scrittori che dall’inizio della Storia hanno denunciato l’insensatezza della guerra. E che con le loro sacrosante parole non sono mai riusciti neppure a evitare una lite tra portinaie. La Guerra è una realtà incombente dai tempi in cui la Storia ancora doveva essere inventata, anzi è toccato a lei inventarla, perché solo la Guerra ha giustificato l’esistenza della Storia. Con il tempo sono nate altre Storie parallele, incruente, di costume, settoriali, ma nel loro pacifico scorrere sempre con la Guerra hanno dovuto fare i conti, perché è la Guerra che scandisce i tempi e le mode, le emozioni, i turbamenti artistici, financo i giochi dei bambini. E la letteratura? Nasce come racconto di imprese di guerra, gli unici eventi da cui un popolo, scontrandosi con un altro popolo, acquisisce una forte identità, una caratterizzazione, ma soprattutto una differenza. Già, la differenza. « Io sono io, e voi non siete un cazzo, » sentenziava il marchese del Grillo (nell’omonimo film di Mario Monicelli) di fronte a un coacervo di umili e anonimi popolani. Quante pagine di Storia sono state scritte sulla base di questo postulato! Storia che anonimi, inutili, pavidi, incoscientemente eroici uomini, che “non erano un cazzo”, sono stati costretti a scrivere — mai retorica fu così opportuna — con il loro sangue. Identità, caratterizzazione, differenza. « Io sono io… » Nella stessa Bibbia, il libro dei libri, troviamo molti, troppi episodi di guerra e di violenza. Che cosa li giustifica? La differenza. Stando alla lettera di tante espressioni, è proprio Dio a volere la guerra, a comandarla e a condurla. Quando leggiamo: « Sterminerai tutti i popoli che il Signore tuo Dio sta per consegnare a te; il tuo occhio non li compianga » (Dt 7,16), ogni distinguo si frange di fronte alla graniticità della parola. La differenza. « Così va la vita. » Questo è il rassegnato e ironico intercalare di Kurt Vonnegut in Mattatoio n° 5, uno dei pochi autentici capolavori letterari del Novecento, al cospetto di ogni morte, accidentale, cruenta, naturale, programmata: « Così va la vita ». In quel libro (che parla di guerra, e che, se la guerra fosse stata bandita dal nostro mondo, non sarebbe mai nato) giace negletta la più bella pagina di guerra che mi sia capitato di leggere. « [Billy] entrò in soggiorno […] e aprì la televisione. Cominciò a confondere leggermente i tempi, vide l’ultimo film in programma a ritroso, e poi di nuovo in avanti. Era un film che parlava dei bombardamenti americani durante la seconda guerra mondiale. « Vista a ristroso da Billy la storia era così: Zibaldone by Franco Fava « Gli aerei americani, pieni di fori e di uomini feriti e di cadaveri, ritornavano da un campo d’aviazione inglese. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero e risucchiarono proiettili e schegge di bombe da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con degli apparecchi americani distrutti che erano al suolo, e questi volarono poi per unirsi alla formazione. « La squadriglia aerea sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono gli sportelli delle bombe, quindi, grazie a un miracoloso magnetismo, risucchiarono le fiamme, le racchiusero nuovamente entro contenitori cilindrici d’acciaio che portarono infine nel ventre degli apparecchi. I contenitori furono sistemati ordinatamente su delle rastrelliere. I tedeschi, là sotto, avevano a loro volta degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi d’acciaio. Li usavano per risucchiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma c’erano ancora alcuni americani feriti, e alcuni dei bombardieri erano gravemente danneggiati. Arrivati sopra la Francia, comunque, furono raggiunti di nuovo da caccia tedeschi che rimisero tutti e tutto a nuovo. « Quando i bombardieri tornarono alla base, i contenitori di acciaio vennero tirati fuori dalle rastrelliere e rimandati negli Stati Uniti, dove c’erano stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellare i cilindri e a ridurre il pericoloso materiale che contenevano a minerale. Cosa commovente, erano soprattutto donne a fare questo lavoro. I minerali vennero poi spediti a specialisti in zone lontane. Era loro compito rimetterli nel terreno, e nasconderli per bene in modo che non potessero mai più far del male ad alcuno. « Gli aviatori americani si trasformarono, nelle loro uniformi, ridiventando ragazzi. E Hitler, immaginava Billy, tornava bambino. Questo nel film non c’era. Billy stava estrapolando. Tutti ridiventavano bambini, e tutta l’umanità, senza eccezione, cooperava biologicamente a produrre due individui perfetti di nome Adamo ed Eva; così immaginava Billy. » G CR I danni causati dalle bombe incendiarie che vennero lanciate su Tokyo durante i raid aerei americani nel 1945 Ma la vita non va così. Vedere un film a ritroso è scorretto, la resurrezione non è contemplata nel nostro manuale di istruzioni. Il film deve andare avanti, inesorabile. Le pratiche belliche si affinano, ogni secolo deve superare il precedente. Si ritiene che nel XVIII secolo siano morte cinque milioni di persone per cause belliche. Il XIX è riuscito a triplicare abbondantemente l’obiettivo, raggiungendo i sedici milioni, morto più morto meno. Nel secolo che ci siamo lasciati alle spalle — il xx nel computo cristiano — circa duecento milioni di individui hanno trovato la morte a causa, diretta o indiretta, di avvenimenti bellici. Stimando che in tale secolo siano vissuti sulla Terra quindici miliardi di esseri umani, i morti bellici non hanno dunque superato l’1,3% del totale. Così va la vita. Dopo le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki — che insieme riuscirono a collezionare lo stesso numero di vittime del bombardamento su Dresda, avvenuto in modo tradizionale — si disse che nessuna guerra sarebbe più stata possibile: ammazzare è un conto, ma ammazzarci tutti è un lusso che non possiamo permetterci. Da allora la Terra ha subito l’insulto di oltre trecento guerre tradizionali, che hanno prodotto venticinque milioni di morti. Chi fu falso profeta, ammonendo i potenti con un catastrofico « indietro non si torna », è stato servito: le bombe atomiche sono rimaste nei loro arsenali, la catastrofe finale non è stata servita è l’uomo ha continuato allegramente ad ammazzarsi nel sano modo tradizionale che tanto piaceva ai nostri nonni, con alcune trascurabili e folcloristiche variazioni sul tema, tipo napalm, missili terra-aria e simili amenità. Il XXI secolo, che ha esordito alla grande, promette risultati ancora più mirabolanti: il record dei duecento milioni sarà senz’altro polverizzato, ma niente Armageddon. Nessuno ha intenzione di rompere un giocattolo tanto prezioso e redditizio. Fare la guerra, denunciarla pur considerandola inevitabile, aborrirla, descriverla, spulciarla, mostrarne i nefasti effetti, è ormai un gioco di società. Certo qualche rimpianto viene. Provate a immaginarvi l’epopea napoleonica vissuta giorno per giorno dai potenti mezzi televisivi! E la guerra gallica di Giulio Cesare. Figuratevi le Crociate, la guerra gotica, Federico Barbarossa che rade al suolo Milano, la battaglia di Pavia, Gettysburg! Adesso dobbiamo talvolta sorbirci piccole scaramucce che ci vengono spacciate per cruenti conflitti. Così va la vita. Quando mai potremo vivere in diretta il massacro dei marines sulla spiaggia di Omaha, o l’ecatombe di Stalingrado, o le epiche battaglie dell’Isonzo, il luminoso sacrificio delle Termopili, la guerra di Troia, quella delle Due Rose, quella dei trent’anni, e quelle di successione, di secessione, di sedimentazione, di strutturazione… quante guerre vere ci siamo persi. Così va la vita. 29 G CR Zibaldone by Franco Fava LA GUERRA AL BAR PRIMO AMICO - Visto il telegiornale ieri sera? - Visto sì. Non me ne perdo uno. PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti a Bagdad. SECONDO AMICO - Una tragedia… PRIMO AMICO - Eh già, son cazzi… SECONDO AMICO - … loro. SECONDO AMICO PRIMO AMICO - Visto il telegiornale ieri sera? - Visto sì. Non me ne perdo uno. PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti a Bagdad. SECONDO AMICO - Se è per questo, ne sono morti cinquanta anche sulle nostre strade delle vacanze, tra sabato e domenica. PRIMO AMICO - Cosa cazzo c’entra? Tu confondi il gioco con il lavoro. SECONDO AMICO PRIMO AMICO - Visto il telegiornale ieri sera? - Visto sì. Non me ne perdo uno. PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti a Bagdad. SECONDO AMICO - Guarda che è stato a Kabul. PRIMO AMICO - Io ho sentito Bagdad. SECONDO AMICO - Io Kabul. PRIMO AMICO - Allora sono cento. SECONDO AMICO - ‘Sti telegiornali! SECONDO AMICO PRIMO AMICO - Visto il telegiornale ieri sera? - Visto sì. Non me ne perdo uno. PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti a Bagdad. SECONDO AMICO - Io ho sentito settanta. PRIMO AMICO - Io cinquanta. SECONDO AMICO - Beh, facciamo sessanta e la pizza la paghi tu! SECONDO AMICO PRIMO AMICO - Visto il telegiornale ieri sera? - Visto sì. Non me ne perdo uno. PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti in Medio Oriente. SECONDO AMICO - Ebrei o palestinesi? PRIMO AMICO - Che cazzo c’entra? SECONDO AMICO 30 - Se sono ebrei è olocausto. PRIMO AMICO - E se sono palestinesi? SECONDO AMICO - Che cazzo ne so? SECONDO AMICO PRIMO AMICO - Visto il telegiornale ieri sera? - Visto sì. Non me ne perdo uno. PRIMO AMICO - Altri cento morti a Bagdad. SECONDO AMICO - Le ultime notizie dicono novanta. PRIMO AMICO - Che sollievo! SECONDO AMICO PRIMO AMICO ieri sera? - Visto il telegiornale - Visto sì. Non me ne perdo uno. PRIMO AMICO - Altri centocinquanta morti a Bagdad… una ecatombe! SECONDO AMICO - Sì, però anche loro… PRIMO AMICO - Anche loro cosa? SECONDO AMICO - Che cazzo ci facevano a Bagdad? SECONDO AMICO PRIMO AMICO - Visto il telegiornale ieri sera? - Visto sì. Non me ne perdo uno. PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti a Bagdad… erano in fila per arruolarsi nell’esercito iracheno. SECONDO AMICO - Guerrafondai… SECONDO AMICO Zibaldone by Franco Fava QUANDO LA GUERRA È “SANTA” L a storia umana è uscita dalla dimensione simbolica solo da due secoli e limitatamente all’Occidente, che con l’illuminismo ha promosso il primato della ragione e quel suo corollario che è l’ateismo, essendo Dio il fondamento di ogni dimensione simbolica. Prima di allora la “guerra santa” o, come dicono gli arabi, la jihad, era comune tanto al mondo islamico quanto all’Occidente cristiano, e affondava le sue radici nell’antica cultura ebraica, il cui Dio era un dio di guerra, capace di scatenare venti e tempeste, tuoni e fulmini, calamità di ogni genere in aiuto alle genti poste sotto la sua protezione, aggiungendo alla confusione del campo di battaglia quello delle potenze naturali, controllate dalla sua soprannaturale potenza. La “guerra santa” ebraica finì nel 70 dopo Cristo con la distruzione del tempio di Gerusalemme, ma a raccogliere l’eredità fu il cristianesimo, che già con l’Apocalisse di Giovanni riesuma l’iconografia della guerra santa per la raffigurazione di Cristo, cinto di una corona d’oro, nella mano una falce affilata, con un angelo ai suoi ordini, per fare vendemmia della terra e depositarla nel torchio dell’ira divina (Apocalisse 9, 19). Il cristianesimo diverrà religione dell’Occidente sotto il segno della Filippo Augusto (a destra) e Riccardo Cuor di Leone (a sinistra) dopo la conquista di S. Giovanni d’Acri, raffigurati in un dipinto dell’Ottocento Maometto ispirato da Gabriele conduce i suoi seguaci alla vittoria guerra quando Costantino vide nel sole di mezzogiorno qualcosa che assomigliava al segno della croce: « In hoc signo vinces ». Con quel segno si convertirono in seguito le popolazioni del nord, dette “barbari”, che invadevano l’Impero romano, sotto quel segno si riunirono le truppe di Carlo Magno che diedero origine al Sacro Romano Impero separato dall’Impero d’Oriente di fede ortodossa e dall’Islam che aveva fatto la sua comparsa nel VII secolo in Arabia Saudita con Maometto. Maometto non ripudiava né la rivelazione ebraica né quella cristiana, rivendicava tra i suoi predecessori il patriarca Abramo, solo insisteva sul carattere definitivo della sua rivelazione rispetto a quella ebraica e cristiana, negando la proclamata divinità di Gesù Cristo. L’allora mondo conosciuto si divise in tre parti: l’Ortodossia occupò, a partire da Costantinopoli, il mondo slavo, mentre nel Mediterraneo rimasero a contendersi le terre l’Islam e il Cristianesimo, entrambi a colpi di “guerre sante” o, come da noi si diceva, “Crociate”, dove gli arabi distinguevano la “terra della pace” dalla “terra della guerra”, a cui corrispondeva da parte cristiana la “terra dei fedeli” da quella degli “infedeli”. Questa mentalità nel mondo cristiano non si estingue con il Medioevo, ma inaugura l’età moderna con Cristoforo Colombo che nel suo Giornale di bordo precisa gli obiettivi della sua avventura. Il primo è G CR quello di un figlio devoto della cristianità che vuol salvare il mondo portando il battesimo ai pagani. Il secondo è quello in cui il mondo moderno si riconoscerà: riportare in patria tanto oro (« Il Signore nella sua bontà mi faccia trovare questo oro », 23 dicembre 1492). Costo dell’operazione: « Quella moltitudine di ignudi e indifesi », come li chiama Colombo nel suo Giornale di bordo, che erano sette milioni al suo arrivo e saranno appena quindicimila sedici anni dopo. Esportare battesimi e importare ricchezza è stato il senso di questa guerra santa cristiana, e insieme, pur nel mutar dei nomi e delle forme, il senso della “modernità”, avanzata a colpi di colonialismo prima territoriale e oggi economico. Da questo breve excursus storico appare evidente che la “guerra santa” o jihad, non è una prerogativa del mondo islamico e neppure un’arretratezza medievale (dal momento che percorre l’intero arco della storia moderna), ma è un tratto tipico delle religioni monoteiste, che in buona fede trovano in Dio la giustificazione dei delitti più esecrabili compiuti in suo nome. Nulla allora di più benefico della “morte di Dio” proclamata da Nietzsche e anticipata un secolo prima dall’ateismo illuminista. Una morte (e qui bisogna che si presti una grande attenzione) che non lascia solo orfani ma anche eredi. E tra gli eredi non fatichiamo ad annoverare quanti, lasciata alle spalle la “guerra santa”, oggi approdano alla “guerra giusta”. Dove la nozione di “giustizia”, tra due contendenti senza un arbitro, difficilmente si scosta dalla nozione di “vendetta”, che attorciglia la storia in una spirale i cui risvolti tragici nessuno fatica a immaginare. Israeliani e palestinesi, nel loro piccolo, ci hanno già raccontato il futuro. Un esercito tra i più attrezzati del mondo e una povertà tra le più disperate del mondo da cinquant’anni sono l’uno nelle mani dell’altro. Se questo decidiamo sia il nostro futuro, non abbiamo che da seguire passivamente la Storia. 31 G CR Convenzioni Ripercorriamo alcune nostre convenzioni ✎ ✎ ✎ ✎ ✎ ✎ ✎ ✎ ✎ 32 PASTICCERIA POKER – via Manara Negroni, 13 – Vigevano 15% sulla produzione propria 10% sulle confezioni CASA DEL COLORE dei f.lli Noè – via San Giovanni, 32 – Vigevano 5% su smalti – diluenti e similari 10% su tutti gli articoli complementari 15% su idropitture murali L’elenco completo delle convenzioni vigenti è consultabile sul nostro sito web CARROZZERIA TICINO – viale del Commercio, 29 – Vigevano 10% sulle riparazioni recupero gratuito del mezzo nel raggio di 50 km ALIMENTARI “I BOVOLENTA” – viale Artigianato, 104 –Vigevano 10% su tutta la produzione ORTOPEDIA ALFONSI – corso Milano, 34/D; via del Popolo, 32 – Vigevano Gratuita: analisi computerizzata statica e dinamica del passo 5% sui presidi fatti su misura 10% su tutti gli altri articoli non in saldo F.lli SCAGNELLI – via Decembrio, 4 – Vigevano; piazza Olivelli, 8 – Mortara 10% su tutti gli articoli SPORT – MODA & ACCESSORI DARRA viale Montegrappa, 13 – Vigevano SPORT & BIKE – via Roma, 135/Bis Molino del Conte – Cassolnovo 10% su tutti gli articoli non in saldo COPYHOUSE Fotocopie anche a colori – Eliocopie – Rilegatura via Sacchetti, 18 – Vigevano 10% su tutti i prodotti e servizi in vendita RIMOLA SPURGHI – via Damiano Chiesa, 2 – Vigevano Spurghi vasche biologiche, pozzetti, pozzi neri, lavaggio condotti fognari 10% per tutti i dipendenti A/O 15% per i soci CRAL Privato VENDE DUE APPARTAMENTI mq 80 circa + UN BOX doppio (il tutto separatamente oppure in blocco) composti da: 3 locali + servizi, doppi vetri, locali climatizzati + posto auto condominiale per ogni appartamento. € 115.000 per appartamento (trattabili) e € 20.000 per il box. 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