G
CR
SETTEMBRE 2006
ruppo
ulturale
icreativo
Habe
mus
situm
Ospedale
Civile
di Vigevano
Supplemento al n. 8 - settembre 2006 di Lomellina in Comune
www.gcrvigevano.it
L
a difficoltà a veicolare, in tempi reali, le informazioni nei
presìdi ospedalieri e sul territorio
lomellino, ci ha stimolati a realizzare un nostro sito web; vi troverete tutto quello che può interessarvi sul Gruppo Culturale Ricreativo: viaggi, iniziative, convenzioni, modulistica, foto del
vecchio ospedale, collegamenti a
vari link oltre alle modalità per
contattarci.
Vi invitiamo, quindi, a visitarlo
costantemente nella speranza che giungano anche validi suggerimenti
per migliorarlo.
Il sito è stato inserito anche sul sito aziendale (in fase di completamento)
e può essere “visitato” dai dipendenti che hanno l’accesso a Internet cliccando sull’ “Area dipendenti”.
In questo numero abbiamo voluto dare spazio anche a una “ospite” (la signora Alessandrina Picchi) di una nostra struttura sanitaria, pubblicando
una sua poesia, a conferma, quindi, che le pagine di questo nostro giornalino, come più volte ricordato, sono a disposizione di tutti. A tutt’oggi
sono ancora pochi quelli che hanno voglia di dare un loro piccolo contributo operativo affinché questo giornale, che ha grandi potenzialità,
possa continuare “a vivere”.
All’interno
Gardaland
by day and by night
Ciao Marinella…
La donazione
del sangue placentare
L’accoglienza
infermieristica
Le provocazioni
di Zigara
Una cena a base
di… allegria
Biciclettata atto II
Ciò che noi sentiamo…
Tu chiamale se vuoi
emozioni…
Zibaldone
Convenzioni news
Troverete, inoltre, un primo racconto (ne seguiranno altri nelle prossime
uscite) che è un’esperienza di vita di una nostra collega infermiera professionale – Claudia Mossi – che si dedica tre o quattro mesi l’anno, a
proprie spese, a un nursing sociale nei paesi più poveri come l’India, il
Guatemala, l’Equador, l’Honduras. È stata artefice, con altri colleghi di
Pavia, della fondazione della Associazione Italiana Nursing Sociale, una
O.N.L.U.S. con un suo sito web (www.ains.it) che illustra progetti realizzati e da portare a termine più facilmente qualora ci fosse un… piccolo
contributo da parte di tutti noi.
Luigi Pirro
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CR
A spasso per l’Italia
Gardaland by day and
by night: sballo assicurato!
?
Quattro pullman
diretti al Garda
per provare,
scaldati dal sole
e illuminati
dalla luna,
le attrazioni
del parco
divertimenti
2
C’
è chi la vuole cotta e chi la preferisce cruda: il nostro “gruppo” li accontenta tutti quanti!
Mobilitazione tra i pullman in servizio a
Vigevano: infatti ben quattro di loro sono
stati da noi reclutati con destinazione Desenzano del Garda, uno per i gitanti del
mattino e gli altri tre per quelli pomeridiani, per un totale di 202 presenze.
Giornata meteorologicamente splendida,
che ha invitato ad abusare delle attrazioni acquatiche, emozioni bagnate quindi
per riprendere fiato dalla calura e per ridere a crepapelle tra un’ardita discesa e
uno slalom tra gli spruzzi.
Eccitatissimi i bambini, che hanno ben
sopportato il lungo viaggio senza lamenti
e con grande pazienza, ma euforici anche
i grandi che, per l’occasione, sono regrediti all’età scolare con tanto di zainetto in
Clausola obbligatoria di partecipazione: voglia di divertimento!
spalla con merenda e cambio completo
per il “dopo acqua”.
I partecipanti della notte hanno potuto godere di qualche ora di frescura in più, oltre a un diradarsi della folla che ha permesso loro di salire sulle giostre a ciclo
continuo e senza attesa alcuna.
Senza dubbio bellissime tutte queste attrazioni di Gardaland, straordinarie le aiuole
con il loro variopinto spettacolo floreale,
magici i piccoli villaggi a tema, i negozietti, i ristoranti (uno più invitante dell’altro), i baretti; scenografica la parata notturna, lo spettacolo dei delfini, fantastico
pure quello notturno con i fuochi… insomma, a Gardaland non ci si stanca mai
di vedere il già visto e provare il già provato e per l’anno prossimo… stiamo già
pensando di noleggiare un treno!
Rosy Fabbro
A spasso per l’Italia
G
CR
E l’abbiamo pure votato…
Rideran, rideran, rideran, tu falli ridere perché…
Gringo nos gustas mucho!
La notte è piccola per noi, troppo piccolina…
Le discese ardite e le
risalite, e poi ancora, in alto
con un grande salto…
3
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CR
Il mondo da un altro punto di vista – prima puntata
Ciao Marinella…
« Anni fa eravamo
in India, oggi sono
a Medellìn,
in Colombia »
Una scuola gestita
da volontari in un villaggio
colombiano
4
O
ggi ho pensato tanto, a te, a noi
e ai nostri giorni lontani in India, a Calcutta, alcuni anni fa.
Ti ho pensato tanto perché avrei voluto
che tu fossi qui con me: avrei voluto che
tu vedessi ciò che i miei occhi stanno vedendo, ormai quasi ogni giorno, tra i popoli che vivono nella fame, nella miseria,
nella violenza e nella sofferenza.
Anni fa eravamo in India, oggi sono a Medellìn, in Colombia, in questo variopinto
mosaico sudamericano, dove l’allegria è
il principio e dove la speranza corona
ogni sogno e ogni desiderio.
Un popolo vivo tra i vivi… Ricordi le nostre camminate lungo le strade che portavano alla casa di Madre Teresa, tanto stimata e riverita dagli indiani? Ricordi il fumo e l’odore acre e aspro di fritto, di incenso, di immondizia e di animali? Ricordo che mi hai detto: « Se questo è l’odore che dobbiamo respirare ogni giorno,
penso di non riuscire a sopportarlo! ». Ma
poi ce l’hai fatta e, assieme a quello, abbiamo visto i morti per la strada, siamo
scese e salite dai taxi che ci volevano portare dappertutto tranne che nei luoghi richiesti, siamo entrate nei templi sacri del-
le infinite religioni che animano questo
paese, abbiamo visto le vacche magre che
non vengono uccise per sacro rispetto e tu
hai giustamente detto: « Sì, però muoiono
di fame ». Abbiamo toccato centinaia di
mani sudicie, nutrito e lavato corpi deformi, depositati a morire in pace in grosse
case che la santa più famosa del mondo
ha costruito per loro.
Oggi sono qui a Medellìn, in Colombia, e
sto conoscendo poco a poco questo delizioso e colorito paese sudamericano, da
noi, in Italia, tanto conosciuto e menzionato per il cartello di Pablo Escobar, la
droga, la violenza e la delinquenza.
La Medellìn che sto imparando a conoscere io è un’altra, e non è certamente quella
dei palazzi splendidi, dei giardini botanici
fioriti, della metropolitana e addirittura
della funivia per il trasporto nelle comunità montane. La Medellìn che sto conoscendo io è legata alla sua gente, alla sua
storia, alle sue emozioni, ai suoi colori e
soprattutto alla sua fede. Natale è alle porte, mancano pochi giorni e le sue sono le
luci notturne più spettacolari che io abbia
mai visto in tutta la mia vita; loro dicono:
non è Natale senza Cristo e Cristo è luce
per illuminare il cammino. Se non avessero tutta questa fede e speranza immagino
che molti non ce la farebbero; oggi ho percorso chilometri in salita a piedi, nelle baraccopoli più terribili che si conoscano,
nella periferia della città: il Pinar, così si
chiama il posto.
È qualcosa di veramente assurdo e indecifrabile, la vista si perde tra quelle baracche
di legno e nylon sostenute da quattro tronchi d’albero e il tetto è di pura carta. Verso le sei ha piovuto, è venuto un terribile
acquazzone, talmente forte che mi veniva
solamente voglia di piangere.
Ti ricordi? Lo stesso ci succedeva quando
di notte andavamo a dormire al nostro
convento, nella periferia più angosciante
di Calcutta, quando ascoltavamo in silen-
prima puntata –
Il mondo da un altro punto di vista
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CR
Bambini nelle vie di Calcutta
zio il rumore battente della pioggia e da
lontano si udivano gli echi della gente che
stava lavando le sue povere cose nel Gange, il fiume sacro che trasportava immondizia e cadaveri. Ti ricordi, allora, quanta
voglia di piangere ci prendeva? Ma pensavamo a un metodo per distrarci come sempre… e tu sai quanto era difficile.
Il terreno è diventato una pasta da modellare in pochi secondi, ma la gente che vive lì, in condizioni impossibili da spiegare, è scesa a valle per la messa, e il sacerdote non è venuto, probabilmente catturato dalle intemperie, così hanno cantato,
pregato, animato la giornata offrendola al
Signore, ma so che mentalmente già stavano pensando a cosa mangiare la sera o a
che dare al neonato con febbre alta che
piangeva per le convulsioni… Poco, o addirittura niente.
Ancora una volta i soldi sono padroni di
tutto e, se non ne hai, non puoi comprarti
la vita… questo è l’aspetto più terribile, lo
sai? E tu perché l’hai venduta la tua? È vero, l’hai venduta a chi è abituato a ricevere tutti i giorni, però ugualmente l’hai venduta. Da lassù il panorama è unico, amica
mia tanto lontana, ma forse tu sei quella
che lo può ammirare più da vicino, perché
forse tu sei colei che può toccare con un
dito le stelle e la luna rotonda di notte, forse tu sei quella che può toccare il sole e il
vento che fischia di giorno. Forse, semplicemente forse, io e te insieme avremmo
potuto vedere tutto questo, ma tu mi hai
lasciata prima del tempo e solamente oggi, chiusa qui tra le mura di questo convento a Medellìn, ricordo il nostro convento a Calcutta, le grida dei bambini, e
non smetto di chiedermi come mai non
hai voluto continuare a vivere. Avresti dovuto farlo… almeno per questa gente. Io
non sopporto più le ingiustizie, le guerre,
la fame e la miseria, ma ce n’è tanta nel
mondo e sicuramente non si ferma a Medellìn.
Non sopporto più case di cartone, bambini che vivono come animali, vecchi stanchi e abbandonati a sé stessi e soprattutto
non sopporto che un bimbo non possa
avere un centesimo di euro per andare al
circo, ne ha il diritto come bambino e come essere umano. Aiutami da lassù a continuare a credere che sia possibile migliorare questo difficilissimo mondo, a credere che gli uomini smettano di annientarsi
per cosa non so… e inizino ad amare e a
rispettarsi gli uni con gli altri, non fosse altro in questi luoghi per poter sopravvivere.
Ora torna a dormire nel tuo regno, saluta
la luna e il sole e tutte le stelle del cielo,
chiedi a una di loro di guidarmi nel cammino e ogni volta che la vedrò brillare io,
da questi luoghi tanto poveri ma ricchi
nell’anima della gente, ti penserò. Per
sempre.
Claudia
5
G
CR
Vita ospedaliera
La donazione del
sangue placentare
?
Tra poco vivrai la
gioia di essere
mamma… e, se
vorrai, la tua gioia
potrà dare
speranza a un
bambino
I
l cordone ombelicale contiene una significativa quota di cellule staminali
emopoietiche multipotenti in grado di
determinare un completo ripopolamento
midollare dopo impiego di terapia mieloablativa.
Che cosa fare allora di questo materiale di
scarto di indubbia utilità?
Sicuri vantaggi sono ottenibili attraverso
l’uso di questo tessuto con il trapianto e
vanno riferiti soprattutto:
• a un basso rischio di contaminazione virale del sangue cordonale;
• a una pronta disponibilità delle cellule
emopoietiche per quel che riguarda il
trapianto tra individui non consanguinei;
• a una ridotta incidenza e severità della
malattia del trapianto contro l’ospite.
I princìpi fondamentali alla base della donazione del sangue placentare sono:
• la donazione è volontaria: è necessario
il consenso informato della madre, il tessuto placentare va considerato di appartenenza materna e neonatale;
6
• la donazione è anonima: pur con rigorose chiavi di accesso deve essere mantenuta la possibilità di risalire al donatore, per mettere a disposizione dello
stesso il sangue placentare precedentemente donato, in caso di insorgenza di
una patologia onco-ematologica con
indicazione di trapianto.
Anche nel caso di malattie a possibile
trasmissione genetica, insorte nel neonato dopo la validazione del sangue
cordonale, deve essere possibile accedere all’identificazione per la necessaria eliminazione dal registro;
• sicurezza infettiva e genetica della donazione: deve essere confermata la negatività virale e genetica tra i due e i sei
mesi;
• tutela delle gravide e del personale: la
raccolta deve avvenire in un clima di
assoluta sicurezza. Il personale non è
obbligato alla raccolta qualora le condizioni non siano permittenti;
• estraneità di interessi economici e
commerciali: non devono esserci interessi economici a interferire con l’attività di raccolta.
Vita ospedaliera
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CR
L’AMBULATORIO DI ARRUOLAMENTO
ALLA DONAZIONE DEL SANGUE CORDONALE
I
stituito presso il reparto di Ostetricia dell’Ospedale di Vigevano, nel giorno di
mercoledì dalle ore 14 alle ore 16 è gestito da un’ostetrica che provvede all’arruolamento delle donne con gravidanza a
basso rischio (DM 740/1994, Legge
42/1999, DM 509/99, Legge 251/2000, D.
MURST ott. 2000, Codice Deontologico
dell’Ostetrica anno 2000) e a escludere
dall’arruolamento stesso le gravide con
anamnesi personale o familiare positiva
per patologie controindicanti.
Durante un colloquio informativo l’ostetrica provvederà alla raccolta di un’accurata
anamnesi, efficace strumento di screening
per individuare potenziali patologie trasmissibili al ricevente.
Deve essere inoltre individuato un decorso della gravidanza normale e la negatività
degli esami sierologici per lo screening infettivologico.
L’anamnesi si rivolge anche al padre e ai
fratelli o alle sorelle del nascituro.
L’arruolamento si intende completato dopo la compilazione del Consenso Informato che si basa sull’informazione e sul dialogo con la gravida e si formalizza con la
compilazione e la firma del modulo di accettazione e consenso alla donazione.
La procedura per ottenere il consenso si
applica prima dell’inizio del parto.
È opportuno evitare di richiedere il consenso, quando la madre si trova in situa-
zioni in cui il sensorio non è perfettamente vigile.
Qualora sia l’ostetrica a raccogliere il
consenso, apporrà la propria firma come
professionista della gravidanza a basso rischio; nei casi di dubbio sull’arruolamento invierà la donna a un appuntamento
con un ginecologo.
Al momento del parto, con una semplice
procedura che non comporta rischi né per
la mamma né per il neonato, è possibile
raccogliere il sangue placentare destinato
all’inceneritore come prodotto di scarto.
Subito dopo il parto la mamma sarà sottoposta a un prelievo di sangue per la determinazione della presenza di eventuali
patologie virali.
Lo stesso prelievo sarà ripetuto dopo circa
sei mesi qualora le caratteristiche del sangue raccolto lo rendano idoneo alla donazione.
In quest’ultima occasione porterà un certificato di buona salute del neonato o
neonata rilasciato da un pediatra.
A seguito di questa validazione sarà rilasciato il nulla osta dalla Banca del Sangue
Cordonale di Pavia e il materiale donato
entrerà a far parte dei circuiti nazionali e
internazionali e forse, come è già successo, il sangue cordonale di un bimbo nato
a Vigevano donerà luce di vita a un bimbo nel mondo.
Le ostetriche
PER COMUNICARE CON IL G.C.R.
E-MAIL: [email protected] - [email protected]
0381 333 283 (OBITORIO); 0381 333 722 SEGRETERIA TELEFONICA G.C.R.
0381 333 650 (UFF. TECNICO) – ROSY FABBRO – 0381 333 999 (FAX UFF. TECNICO)
CELL. 333 23 32 891 – LUIGI PIRRO
CI PUOI TROVARE IN INTERNET AL SITO
www.gcrvigevano.it
7
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CR
Vita ospedaliera
l’accoglienza
infermieristica
si riaccende di colori
Reparto di oculistica
di Vigevano
AO di Pavia.
Direttore:
dott. Fabrizio
Malvezzi
a.f.d.: Rosella Negrini
G
razie al Consiglio Direttivo del
G.C.R.! Con il suo dono ci permette di riportare alla vivacità
iniziale ciò che il bianco e nero stava lentamente ingrigendo.
Già dall’anno 1995 il personale infermieristico di questa U.O. ha dato importanza
al messaggio informativo.
ACCOGLIERE
I PAZIENTI-PERSONA
Questo vede protagonisti gli infermieri e
gli operatori di supporto che instaurano
una relazione con l’utente al suo ingresso,
lo accompagnano, lo educano, lo ascolta-
8
I pannelli con le
indicazioni pratiche
indirizzate ai degenti.
no e cercano di comprendere le sue ansie,
di cogliere i suoi bisogni.
Seguiamo un percorso: il momento dell’accesso, la degenza, l’eventuale intervento chirurgico sia in sala operatoria sia
in ambulatorio, la dimissione; accompagnandolo infine anche nella convalescenza al proprio domicilio.
La relazione tra i professionisti, molto attenti ai contenuti tecnici, e gli utenti, molto disturbati dalle preoccupazioni per i loro problemi sanitari, ha necessità di facilitazioni che possono venire da comfort,
cortesia, ma soprattutto da supporti grafici
consultabili anche in momenti successivi
al contatto diretto.
Vita ospedaliera
G
CR
Al fine di permettere una comunicazione
omogenea a tutti gli operatori presenti nel
servizio, si è avviata una metodologia operativa, da prima con un gruppo ristretto e
poi estesa a tutti, costantemente adeguata
alle modifiche procedurali, adottando una
formula ironico-umoristica per catturare
l’attenzione e contemporaneamente far
conoscere la qualità dell’assistenza infermieristica all’utenza.
Questa metodologia ha avuto un riconoscimento a livello Nazionale ricevendo
nel 1999 il premio “STAR BENE IN OSPEDALE: OSPEDALE A ***** 5 STELLE!”
Per il reale soddisfacimento dell’utente è
fondamentale che la qualità dell’assistenza infermieristica sia da lui percepita.
Noi, anche grazie a questi opuscoli, ne abbiamo un deciso riscontro dai nostri utenti e dai familiari che li aiutano.
Rosella Negrini – Giuliana Toso
I pannelli esposti nel reparto di Oculistica.
Fornire le informazioni necessarie ai degenti
è un compito importante per gli infermieri e
gli operatori di supporto.
Le operatrici del reparto di oculistica.
9
G
CR
Le provocazioni di Ramai Zigara
Genitori si nasce
o si diventa?
Riflessioni sul
?
difficile compito
di crescere ed
educare un
cucciolo d’uomo
10
L
a risposta sembra semplice, ma non è
così… altrimenti come si spiegherebbe che alcuni, pur essendo genitori,
non lo diventano mai?
Ci deve essere qualcosa che fa diventare
diversi e non necessariamente la nascita in
sé di un figlio.
Ho visto genitori bambini, bambini che
fanno i genitori dei loro genitori, nonni
che fanno i genitori dei loro nipoti, genitori che si trasformano in amici dei figli e
non si rendono conto che intanto i loro figli restano orfani.
Spesso capita di confrontarsi con genitori
che chiedono come fare a diventare genitori adatti, giusti.
Inutile rispondere le solite frasi di circostanza per cui non esiste “il genitore perfetto”, dal momento che la richiesta continua come se ci fosse un’unica risposta.
È chiaro invece che ci sono almeno tante
risposte quante sono i ragazzi per cui ce le
si pone e altrettante per quanti sono coloro che lo chiedono agli altri.
Personalmente sono convinta, così come
la mia cultura panteista mi suggerisce, che
il genitore, che ha più possibilità di successo nella cura e nell’educazione dei
suoi figli, è quello che è coerente con il
proprio comportamento, compreso quando sbaglia, e lo ammette, invece di fingere
di essere quello che non è.
Io sono stata spesso perdonata da mia figlia e questo forse non mi dà il diritto di
credere di essere stata un’ottima madre,
ma mi dà la tranquillità di avere passato il
modello dell’umanità che c’è in noi anche quando siamo fallimentari.
Se si sbaglia vuol dire che “possiamo
cambiare” e che qualcuno può “imparare” da noi, che, perdonandoci, un giorno
potrà perdonare sé stesso e, in seguito,
potranno fare così anche i nostri figli con
i propri figli.
Quale formula allora? L’unica, rimane
quella di essere autentici, sinceri e consapevoli che la vita è la miglior maestra
d’incoraggiamento a vivere, a non fuggire
davanti alle difficoltà.
C’è un “bello” attorno a noi, che ci dimentichiamo di vedere e di portarci “dentro”, invischiati come siamo, e non solo
per nostra volontà, da chi decide cosa
dobbiamo vedere, con che cosa è meglio
divertirci, che cosa è il caso o non il caso
di desiderare.
La televisione, i film, i DVD, internet ecc.
vanno prevalentemente nella direzione di
una filosofia di morte che non possiamo
accettare per i nostri bambini, per gli uomini e le donne di domani, perché la
”gioia di vivere”, anche se è dura la vita,
va preservata e difesa come il bene più
prezioso da lasciare in eredità a chi ci è
accanto.
Così, ci sono bambini in tutto il mondo
che avrebbero il diritto di sorridere perché sono vivi e che invece non hanno
strumenti per “esistere”.
Alla fine, non potendo risolvere questioni
più grandi di noi, ci resta solo lo spazio
più vicino a noi, cominciando da casa nostra, per esercitarci nell’insegnamento di
incoraggiare la vita comunque ci si presenti.
L’angolo delle amenità
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CR
CHI RICONOSCE I DUE PERSONAGGI FOTOGRAFATI NEL CENTRO DI ROMA
INTORNO AGLI ANNI SESSANTA E I DUE FOTOGRAFATI A FOLGARIA
NELLO STESSO PERIODO? LA RISPOSTA ALLA PROSSIMA PUNTATA
wanted
by Massimo Faccini
CHI RICONOSCESSE
I SOGGETTI
RAPPRESENTATI
È PREGATO
DI SEGNALARLI
TEMPESTIVAMENTE
ALLA REDAZIONE.
LA SOLUZIONE
AL PROSSIMO
NUMERO.
La soluzione
del numero
di giugno 2006 è:
Gianluca Garavello
Curiosa pubblicità tratta da un periodico del 1908
11
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CR
Vita sociale
Una cena a base di…
allegria e divertimento
Tre re magi,
un compleanno,
ricchi premi e
cotillons
Brutto guaio la fame
nel mondo!
12
L
o scorso 26 maggio si è tenuto l’annuale appuntamento con la cena sociale del G.C.R., svoltasi quest’anno
presso il ristorante “l’Appetito”, dove, all’interno di una grande sala, una copiosa
compagnia, ha bivaccato sino a tarda ora
tra cibo, musica e balli. Ben centosettantotto convitati hanno onorato la tavola,
imbandita con ogni tipo di prelibatezze,
confortati dalla presenza di intrattenitori/musicisti che non hanno fatto mancare
divertimento e buona, buonissima musica, adatta a essere cantata a squarciagola
e ballata a… squarciagonna!
Il momento più “poetico sentimental romantico” della serata è stato senza dubbio il festeggiamento del sessantesimo
compleanno del nostro mitico presidente,
alias Luigi Pirro; a lui sono stati riservati,
come era giusto, i doni che tre re magi
freschi di giornata hanno consegnato, in
processione e con le luci soffuse, al suono di un “tantiauguriateee” espresso da
centosettantotto stonati ma sinceri colle-
Donne, le linee, le linee…
ghi, i quali hanno manifestato il loro affetto e la loro simpatia a questo nostro emozionato e commosso “superluigi”.
È arrivato poi il momento della gara canora, delizia e tortura delle nostre orecchie,
vinta, giustamente, dalla più “cantante” tra
i partecipanti, e cioè Maria Grazia Franzoso, la quale ci ha offerto una Mina dolcissima e intonatissima, prova tangibile di un
passato canoro che ben prometteva. Da
citare l’ugola ragguardevole di Mr Toso
(beh, non si offenda, ma per noi lui è il
marito di lei…) che, con un fuori programma improvvisato, ci ha stupito con
una O sole mio degna davvero di un grande tenore!
Ancora una volta si è giocato alla “ruota
della fortuna”, che quest’anno ha gratificato una sessantina di fortunati, i quali hanno ritirato, tra sorrisi compiaciuti, cellulari, orologi, monili, biciclette e altri utili oggetti.
Alla fine, soddisfatto l’appetito, festeggiato il presidente, applaudito alla fortuna, si sono irrimediabilmente aperte le
danze e, prima timidamente, poi sfacciatamente, i corpi si sono scatenati in una
performance del tipo “di tutto e di più”,
nel senso che si passava dai sensuali bal-
Vita sociale
G
CR
Na, na na na na na na naaa,
Brasil, Brasil…
li sudamericani agli scatenati anni Sessanta, senza reticenza alcuna, in un intreccio di braccia volanti e ventri volteggianti, e il collega dell’ufficio accanto,
che avevi sempre considerato una tran-
quilla ed equilibrata personcina, ti è
sembrato all’improvviso un emerito e
“contorto” fricchettone. Potere della
danza…
Rosy Fabbro
Presto, un’autopompa per spegnere le candeline!!!
È così che si balla, ohibò!
Belle, guape, scatenate: W le donne!
13
G
CR
Vita sociale
Cantare… oh, oh,
ballare… oh, oh, oh…
Ehilà, nella foga delle danze si scopre l’ombelico!
14
Butta in aria le mani, e poi falle vibrar…
Se fai come Simone…
Vita sociale
G
CR
Biciclettata
atto secondo
«P
asseggiando in bicicletta accanto a te… pedalare senza fretta… la domenica mattina… »
Ebbene sì… in una fresca (si fa per dire)
domenica di giugno, eccoci tutti radunati
all’ingresso principale del nostro Ospedale, pronti per trascorrere un’altra amena
giornata in compagnia…
Dopo aver ritirato il premio di partecipazione (zaino e generi di sopravvivenza),
ecco che un colorato biscione (ben 222
pedalatori!!!) attraversa la città e si dirige
verso il Parco del Ticino. È bello sentire
gli schiamazzi dei bambini, ma anche
quelli degli adulti che, in virtù della stazza, sono assai più ingombranti.
La pedalata procede senza intoppi, il temibile guado viene alla fine superato da
tutti (compresa la nostra mascotte Jumpy
Zago), ed eccoci arrivati agevolmente alla meta, dove un ricco buffet ci attende e
viene divorato velocemente da un branco
di famelici ciclisti (una domanda: abbiamo forse assoldato un catering “divino”,
specializzato nella moltiplicazione dei
pani e dei pesci?)
Bonsai di campione alla partenza.
Pronti. Via!
Dopo l’abbuffata ci attende una bella novità: sono state infatti organizzate alcune
gare in un nostrano “Vigorelli” e, in un baleno, l’aia si trasforma in un vero e proprio
percorso a ostacoli. Ci sono premi per i
vincitori di tutte le categorie: bambini,
donne e uomini. Siccome un po’ di tifo
non si nega a nessuno, tutti hanno avuto il
loro sacrosanto incitamento e anche questa competizione ha creato un bel momento di aggregazione. La festosa atmosfera è continuata durante l’estrazione dei
“biciclettistici” premi, che anche quest’anno il nostro G.C.R. ha elargito con prodigalità.
Se ci è consentito esprimere la nostra opinione, vorremmo dare l’Oscar del “ciclista
impavido” al dottor Vaccaroli, il quale, sfidando la brezza mattutina, ci ha raggiunto
da Fumo (che dista circa 50 km da Vigevano) ritornandoci, a gita terminata, nonostante la calura pomeridiana…
Se non l’avete capito, vogliamo che questa esperienza diventi un appuntamento
fisso… quindi: à la prochaine…
Giane & Cinzia
Il consueto
?
appuntamento
sulle due ruote
ha raccolto un
consistente
numero di
partecipanti
15
G
CR
Vita sociale
CLASSIFICA FINALE
Bambini
Donne
Nome
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
Tempo
Aguzzi Giacomo
Falzoni Marco
Cottino Simone
Zaverio Lucrezia
Fioretti Mattia
Varotto Francesca
Bianchi Matteo
Canta Rachele
Bello Roberto
Bianchi Mattia
Gambino Thomas
Nicodemo Martina
Sciretta Antonio
Sciretta Andrea
30,25
31,40
31,84
35,28
35,69
36,97
38,28
40,22
41,50
41,50
41,63
47,84
51,00
51,19
Nome
1
2
3
4
5
6
7
Rovegno Antonella
Rovegno Roberta
Conti Claudia
Pace Elisa
Canato Patrizia
Franza Annamaria
Rosa Giovanna
Uomini
Tempo
32,91
35,78
36,21
36,38
37,12
40,13
40,46
Nome
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Varotto Aldo
Ballabeni Lorenzo
Fioretti Gianluca
Pattaro Matteo
Vaccaroli Pietro
Bonacasa Roberto
Marabese Marco
Pirro Luigi
De Angeli Massimo
Falzoni Gianfranco
I sopravvissuti
nello sprint finale…
16
Tempo
Ammazza che fame…
30,78
31,94
32,62
34,00
34,12
34,53
37,19
38,50
38,75
39,03
Vita sociale
G
CR
Ciclisti
in
ammollo
17
G
CR
Il mondo dei sensi
Ciò che noi sentiamo…
“
Un piccolo viaggio
nel mondo dei nostri
sensi, per riflettere
sul significato
“
che essi hanno nella
nostra esistenza.
18
QUANDO
CI GUSTIAMO LA VITA
G
ustarsi la vita non è cosa facile, anzi
potremmo dire che, in tanto frastuono, è difficilissimo sentirne il gusto.
La stretta correlazione tra le nostre emozioni e il nostro gusto è dimostrata anche
da alcune espressioni idiomatiche comuni, come « gustarsi una vacanza », « gustarsi un silenzio » oppure « sentire il gusto amaro di una situazione », provare
« un’esperienza piccante ».
C’è da chiedersi come siano entrati questi
modi di dire nella saggezza popolare che
accomuna i grandi filosofi con le persone
più semplici.
Alcuni scienziati si sono avventurati nella
ricerca della relazione tra le nostre emozioni e il nostro modo di vedere la vita e
hanno scoperto che coloro che lasciano
fluire con gioia gli eventi riescono, con
maggior facilità, a vivere sereni.
La ricerca nel campo della medicina ha dimostrato che in alcune patologie del tratto
intestinale è caratteristico osservare nei
pazienti un’alterazione del gusto dei cibi.
A volte questa alterazione arriva anche a
diventare un rifiuto assoluto verso alcuni
alimenti.
C’è un aspetto che accomuna le tesi della
scienza con alcune filosofie di vita secondo le quali il fluire armonioso delle emozioni e della gioia influenza pesantemente
la nostra voglia di magiare e la nostra capacità di distinguere i sapori.
È sufficiente pensare a quel che accade
nell’anoressia, ormai tanto diffusa tra i giovani. Non esiste persona anoressica che
abbia nel contempo i disturbi e la gioia di
vivere. Si può anche pensare a cosa ci accade quando ci sentiamo depressi: potremo avere un aumento dell’appetito o, al
contrario, perdere completamente la voglia
di mangiare. In entrambi i casi avremo una
disarmonia nel nostro rapporto con il cibo.
Sentire il sapore della vita vuol dire fermarsi ad ascoltare quel ci sta dicendo il
nostro organo di senso. Se ci si pone in
questo atteggiamento, tutto può avere un
sapore diverso da come ci appare in un
primo momento.
Alcuni autori ritengono che il gusto sia legato a un virtuale centro energetico situato a livello degli organi genitali più comunemente noto come 2° chakra. A questo centro energetico sono legati gli organi della riproduzione che, per eccellenza,
sono gli organi della gioia.
Tale centro energetico è però connesso
anche agli organi di assimilazione contenuti nell’addome come l’intestino oltre a
sovrintendere anche la lingua che è l’organo del gusto.
Così, ogni volta che nella vita ci permettiamo di lasciar fluire la gioia, permetteremo al nostro gusto di esprimere sensazioni e di far nascere sentimenti.
Nelle situazioni in cui il 2° chakra è armonioso, ci permettiamo di ascoltare ciò
che il nostro corpo desidera e ciò di cui
necessita. È sicuramente capitato a tutti di
avere una voglia irrefrenabile di mangiare
un alimento senza sapere bene perché,
ma conoscendo l’effetto che quel particolare alimento avrà sul nostro umore o sulla nostra forza d’animo. Basti pensare al
potere consolatorio o di rinvigorimento
che è dato dal cioccolato. La scienza oggi spiega che la ricerca di un alimento
non è mai casuale ma nasconde necessità
inconsapevoli rispetto ad alcuni princìpi
nutritivi contenuti in quel determinato
alimento.
Quando questo centro è disarmonico si
hanno manifestazioni di squilibrio che
vanno da un’alterazione della sfera sessuale (esempio comportamenti sessuali
ossessivi o non equilibrati) a un’alterazione del gusto. Tutto ciò indica uno stato di
stress nell’area della sessualità e nel nostro rapporto con le emozioni.
Il mondo dei sensi
Come intuibile, a questo centro è collegata anche la nostra capacità di generare e
quindi alla gioia di avere figli propri. Secondo alcune filosofie, la difficoltà nel generare è strettamente collegata al proprio
desiderio profondo di non avere figli oppure di avere un’idea della propria sessualità orientata a una dimensione affettiva più allargata e universale. Ecco perché
alcuni reagiscono negativamente alla propria sterilità e altri la trasformano in opportunità verso gli altri scegliendo l’adozione. Certo è che, in base alla scelta che
compiremo, sarà diverso anche il fluire
della nostra gioia.
Il centro della sessualità è collegato all’elemento “acqua”, fonte di vita per tutti gli
esseri viventi. Il nostro corpo è costituito
soprattutto da acqua e la sua carenza, così come il suo eccesso, genera problemi
di salute. Basti pensare al fatto che i nostri
meccanismi biologici fanno in modo che
la donna nel periodo perimestruale abbia
ritenzione idrica e sbalzi di umore. Sarà
forse un caso che la natura, attraverso
complessi meccanismi chimici e umorali,
abbia codificato questo particolare meccanismo?
I condizionamenti culturali o semplicemente la nostra scarsa abitudine ad ascoltare i messaggi del nostro corpo hanno
fatto in modo che fossimo distratti e poco
abituati a pensare a queste correlazioni.
La verità è però che le nostre emozioni e
G
CR
i nostri comportamenti sono il risultato
della nostra comunicazione interiore e
della nostra profondità. Impedire o limitare l’espressività della persona, anche attraverso la sessualità significa creare un sistema di controllo sociale sui fenomeni.
Ancora oggi, in alcune culture, alla donna
è impedito di sentire il piacere della propria sessualità, forse perché alla padronanza del proprio corpo corrisponde la padronanza di sé.
Allo stesso modo, del mondo femminile è
conosciuto l’uso della sessualità per secondi fini anziché per la conquista della
gioia di vivere.
Entrambi i modi di agire rappresentano
una situazione di squilibrio. E allora che
cosa si può fare?
Ecco alcuni semplici suggerimenti:
• ascoltare i messaggi provenienti dal nostro gusto (fisico ed emozionale);
• ricordare che le nostre emozioni hanno
una sola funzione: essere percepite. Una
volta percepite potremo decidere di sentirle in negativo o in positivo;
• in caso di sintomi chiedersi se, in quel
particolare momento della nostra vita, ci
sentiamo in armonia con la gioia;
• scegliere, tra tante soluzioni a un problema, quella che per noi porta un onesto fluire del sentimento della gioia.
J. K.
19
G
CR
Gruppo culturale
Tu chiamale
se vuoi… emozioni
“
All’interno di questo
nostro giornale, abbiamo
voluto riservare uno
spazio dove tutti noi
possiamo raccontare e
raccontarci, esprimere
sensazioni, narrare fiabe
o imbastire una poesia,
insomma cimentarci
nell’arte dell’espressione
scritta, così, senza
alcuna paura
di giudizi e critiche,
ma solo per il gusto
di dirlo con parole
nostre…
“
20
SENZA TROPPI PARTICOLARI
A
ppena due minuti. Il pendio che stavo
percorrevo a piedi, in discesa, cercando di frenare l’accelerazione di gravità
risultò essere sgradevolmente insidioso.
Ogni volta che cercavo di frenare, puntando le suole delle scarpe a terra per far presa, incontravo inesorabile un ambiguo
supporto da parte del terreno friabile. Una
gamba mi partiva in avanti mentre l’altra si
dimenticava di seguire e io finivo, incerto
tra chi delle due scegliere, a compiere una
spaccata rovinosa tra i sassi che il tempo
pareva avere affilato proprio per occasioni
del genere e con le mani ben piantate tra
le sterpi diventate, dalla preistoria, dimora
d’animali poco amichevoli.
Solo raramente riuscivo a non perdere l’equilibrio, non tanto per funambolica maestria, ma per un senso atavico di conservazione della specie (sentimento che sentivo
crescere soprattutto quanto la specie in
questione ero io). Ero costretto a tenere gli
occhi fissi a dirigere i movimenti del mio
incerto incedere con il passo di chi cammina su un campo minato. Tra rami e buche, rovi e pietre smosse scendevo, quasi
rotolando, e sputavo fuori tutte le volgarità
imparate suoi banchi di scuola.
Tutte queste difficoltà mi impedirono, quindi, di poter alzare lo sguardo per ammirare
il panorama fino a quando la montagna
non iniziò lentamente ad abbandonare la
forma verticale scegliendo di farsi coccolare dall’orizzonte, venuto a incontrarla, per
rilassarsi insieme su sinuoso letto di verde
erba e cuscini di terra ondulata.
Mi fermai stremato.
Le vette alle mie spalle sembravano ora tascabili, si potevano rubare con un pensiero stretto tra il pollice e l’indice. Il sole
aveva ormai bruciato tutto l’ossigeno concessogli. Lenta la sua alba paonazza andava impallidendosi e presto sarebbe stata completamente soffocata da una pesate coperta di buio che avrebbe lasciato
fisso il paesaggio in movimento.
Il vento zufolava di nascosto tra i rami degli alberi e veloce pizzicava i fili d’erba.
Il gusto d’aria calda si percepiva nella gola come acqua pressata a occludere il fiato già corto.
In lontananza il rumore della vita civile
iniziava, con tamburellante ossessione, a
sradicare l’onesto battito della natura.
I cavalli a motore di un’automobile scalciavano furenti su una strada mal asfaltata.
Alla guida un uomo preso dalla fretta di
dover arrivare prima possibile dalla donna
che era in attesa ad aspettarlo in ospedale.
Non poteva sopportare l’idea d’essersi
perso. Aveva messo in pratica, fino a poco
prima, tutta l’astuzia acquisita in chilometri macinati su strade straripanti petrolio,
straboccanti olio, ma quella scorciatoia,
scelta per evitare l’ingorgo autostradale, si
stava rivelando, alla faccia dell’istinto, come una grossa fregatura.
Il quarzo dell’orologio sul cruscotto faceva a gara con il contachilometri a chi riusciva, più rapidamente dell’altro, a dare i
numeri, dando vita a una folle danza di
moto variabile.
L’uomo correva come le nuvole in cielo
seguendo i passi di un lampo. Non voleva che neanche una microfrazione di pelle potesse diversificare in eterno il suo ricordo del parto con quello della donna.
Era terrorizzato all’idea che si creasse una
frattura nel loro rapporto. Bisogna dire
che gli astri non gli avevano ancora rivelato che il maggiordomo, assunto nove
Gruppo culturale
mesi prima nella residenza di campagna,
era molto più ansioso di lui. Questo però
non lo sapeva e l’ignoranza generava in
lui una passione che lo spingeva ad accelerare pericolosamente.
Quarta, frizione, terza, a tutto gas, sterzo,
sorpasso senza freccia, contro-sterzo con
agilità superò un carretto guidato da un
vecchio, che senza perdere il controllo,
tirò le briglie e fece fermare il mulo che lo
trainava. Accosto proprio davanti a quel
melo che molto tempo fa era stato scintilla della sua vita e ora era morto per colpa
di un colpo di fuoco batterico.
Quando era molto giovane, gli era stato
affidato il compito di controllare che nessuno ci si arrampicasse sopra e ne rubasse i frutti. In realtà quell’albero risultava
essere sempre scarsamente generoso verso i suoi coltivatori e quel poco che donava non riusciva mai a essere saporito a
causa di un terreno poco ricco di calcio.
Lui doveva, comunque, badarci con attenzione quasi fosse più un fatto d’orgoglio tenerlo libero da sconosciuti che di
G
CR
necessità o proprietà. Tutti quei giorni trascorsi senza interesse a domandarsi perché alla fine modificarono il corso della
sua vita, o meglio, misero in atto ciò che
era già programmato, ma con un formidabile colpo di magia. In questo modo dimenticò il bisogno di possedere un motivo
per il futuro, perché, improvviso, un tenero affetto legò lui, la moglie e un piccolo
furto alle regole di un universo senza ragione, per quel poco che dura per sempre.
Il sudore impregnava il corpo dell’uomo
appiccicandolo al sedile della macchina.
Le lacrime scendevano dal viso del vecchio fino alle radici del suo cuore. Entrambi liberavano, per necessità, due versioni della stessa acqua. A me venne sete.
Giunse per tutti un temporale, uno di quelli estivi che paiono da come si presentano
– vestiti di vaporose stole nere, preceduti
da un’assordante suono di tamburi e notevoli luci pirotecniche – di promettere una
lunga e rinfrescante doccia, ma poi alla fine si rivelano solo infami burloni che si
CONSIGLIAMO
Saharawi:
un libro di foto
Uno splendido libro fotografico, pubblicato dalle Edizioni Osiride
in collaborazione con l’AIC Trentino, racconta con le immagini la vita dei Saharawi, un popolo fiero e pacifico che da oltre trent’anni
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Il costo del volume è di 15 euro, che saranno interamente devoluti ai celiaci di questo popolo.
Potete ricevere il libro direttamente a casa versando 19 euro (15 + 4 euro per spese postali) effettuando il
versamento sul c/c n° 22555361 intestato ad Associazione Italiana Celiachia Trentino, con la causale “Libro
Saharawi” (per ricevere il libro più rapidamente vi consigliamo di inviare via fax la ricevuta del pagamento al numero 0461 391 553).
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G
CR
Gruppo culturale
nutrono della gioia di cogliere le persone
di sorpresa scendendo tanto intensamente e tanto velocemente da non permettere neppure l’ipotesi di trovare un qualsiasi riparo. Io, che mi vanto di non dar peso allo scorrere del tempo, atmosferico e
svizzero, non ci provai neanche e rimasi
pochi minuti sotto l’acquazzone, che divenne in pochi attimi pioggia, acquerugiola, pioviggine, poche gocce, per rimutarsi infine in sole.
Un arcobaleno, seppur non troppo nitido
nei colori, apparve lungo, curvo visibile
nella sua interezza: si potevano vedere i
cancelli celesti aprirsi per lasciar uscire
pochi fortunati desideri che Iris aveva
scelto di liberare, fino a giù, alla punta
che indica il nascondiglio segreto dove
un Lepraciano teneva il suo pentolone
pieno d’oro.
Il cielo, di un terso innaturale teso ad
asciugare al sole, pareva, per colpa di una
malsana cortina di agenti inquinanti che
ne atrofizzava le smanie artistiche, più simile a una parete stinta.
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Tra i legni umidi di una casa sull’albero,
un bambino scoprì di non disprezzare poi
più così tanto gli acquazzoni – che erano
soliti interrompere dispettosi i suoi complicati passatempi – mentre cercava, con
impegno, di asciugare, con quel poco di
pelle rimasta asciutta, il viso gocciolante
della sua compagna di giochi. Vide gli occhi inumiditi di lei riflettere l’assoluto nel
lucente spettro continuo della sua iride.
Provò il desiderio di avvicinarsi fino a poter quasi respirare la stessa aria; le sfiorò
inavvertitamente con il naso la bocca calda. Un cuore batte in risposta a quel gesto
come a dimostrare la sua presenza. Silenzio, tutto come buio e mistero. Si poteva
quasi tastare il pericolo. Un rovinoso e irrecuperabile guaio sarebbe accaduto se la
sensibilità di madre natura non fosse intervenuta con un gesto provvidenziale.
Uno scoiattolo si appollaiò vicino alla
piccola finestra della casetta. Il bambino lo
vide con l’occhio di un feroce predatore, e
scattò all’inseguimento, urlando, feroce, di
gioia. Prima di scappare, afferrò nella sua
mano quella delicata della bambina e la
trascinò rapido con sé. Insieme, sorridenti,
si liberarono delle catene del destino.
Vedendo, da lontano, quell’immagine, ebbi la sensazione che, a discapito di uno
sdolcinato romanticismo, era sopravvissuta la felicità e benedissi, in cuor mio, l’infanzia.
Continuando a seguire la scena mi accorsi
di un laghetto al limitar del bosco.
Un ragazzo osservava, nascosto tra le siepi, una fanciulla essiccarsi sotto i raggi
dell’estate. Era cosciente, fin da tenera età,
che la sua estrema timidezza fosse un arma a doppia lama senza impugnatura: pericolosa e assolutamente inutile. Non erano bastati gli anni delle scuole medie, né
la complicità della voglia di nuove scoperte sociologiche e antropologiche, tipiche dell’essere adolescente, a portarlo a rivelare la sua estenuante attrazione alla diretta interessata. E ora si trovava lì a spiarla, nella speranza che qualcosa accadesse.
Senza valutare obbiettivamente di essere,
sia fisicamente sia spiritualmente, lontano
dall’essere un supereroe, sperava di poterla soccorrere in caso di pericolo, salvarla
dall’affogare o proteggerla da un malintenzionato.
Sfortunatamente non tenne conto del contesto. Una pattuglia della polizia vide la
scena e, scambiandolo per un pericoloso
maniaco, lo bloccò con un’azione di forza
Gruppo culturale
e, mentre un agente gli puntava il mitra alla nuca, l’altro gli slogava, con un scrocchio sonoro, l’articolazione della spalla.
Tutto questo accadde davanti allo sguardo
esterrefatto del suo etereo amore che, attirata dalla confusione e dalle urla di dolore, vide la scena: dalle percosse al suo arresto fino dentro alla volante che schizzò
via rapida verso la caserma.
Il suono delle sirene levigò con brutalità la
forma della pace in tutta la valle. Lei, per
la prima volta, provò un’attrazione per
quel ragazzo che, dalla vergogna, una volta rilasciato, prese, di getto, il primo treno
utile e si lasciò per sempre perdere nella
memoria.
Avrei voluto fermare il tempo, ma mi limitai a guardare il mondo addormentarsi, le
montagne svanire sotto il cielo, il lago farsi fango e il sole svenire e, vicino a me,
tutto questo perdere interesse.
Ora sapevo, con certezza, come fosse impossibile trovare consolazione nella vita
quando, da due minuti, si è appena perso
l’amore.
Guido Cargnoni
VITA
Non solo amore
precipita l’anima
in cammino,
non solo amore
agita il cuore
dei viandanti
nelle stanche ore.
A sera ritorna ancora,
palpito leggero;
tocco delicato e soave
di mani
che sfiorano mani.
Di mani che offrono
l’acqua pura e viva
della tua infinita
inesauribile fonte.
Nel tedio di monotoni,
lunghi giorni,
ristoro e vita a nuovi
germogli di sorriso.
Improvvisamente immagine.
Nivea luce e alba di radiosa
fiorita stagione.
Gaetano Trapani
Paradiso
È un luogo meraviglioso in cui
i meccanici sono tedeschi,
i vigili sono inglesi,
i cuochi sono francesi,
gli amanti sono italiani
e tutto è organizzato dagli svizzeri.
Inferno
È un luogo disgustoso in cui
i meccanici sono francesi,
i vigili sono tedeschi,
i cuochi sono inglesi,
gli amanti sono svizzeri
e tutto è organizzato dagli italiani.
G
CR
Che cosa fanno
gli uomini italiani
dopo aver fatto
l’amore?
Il 5% si gira
dall’altra parte e dorme,
il 9% si alza
e va in cucina a bere,
il 15%
fuma una sigaretta,
il restante 71%
si alza, si veste e torna
a casa dalla moglie.
ruppo
G
CRulturale
icreativo
Supplemento a Lomellina in Comune
anno 8 n. 8 - settembre 2006
Iscrizione presso il Tribunale
di Vigevano n° 299 del 5/6/1999
Direzione, copyright
Clematis
viale dei Mille n. 13/B - Vigevano
tel. 0381 32 69 54
Redazione ed editing
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Direttore responsabile
Umberto De Agostino
Redazione
Gianemilia Barinotti, Guido Cargnoni,
Massimo Faccini, Rosy Fabbro,
Franco Fava, Maria Grazia Franzoso,
Tiziana Piana, Alessandrina Picchi,
Luigi Pirro, Marisa Schiorlin,
Cinzia Tenaccioli, Gaetano Trapani,
Ramai Zigara
Ospedale Civile Vigevano
corso Milano n. 19 - tel. 0381 333 1
e-mail: [email protected]
Grafica
Simona Villa
Stampa
Romagna Grafica, Cusano Milanino (MI)
Copyright
Clematis, Vigevano
Testi, fotografie e disegni inviati saranno restituiti
solo su esplicita richiesta dell’autore
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G
CR
Gruppo culturale
Lettere al direttore
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente nota.
G.C.R. VEICOLO DI EMOZIONI…
Veramente le pagine del giornalino dedicate a racconti
e poesie regalano delicate note che, per mancanza di
tempo o per pigrizia, diversamente ci perderemmo.
Un sentito grazie a Guido Cargnoni per i suoi dolcissimi racconti.
Come infermieri ci preme però soffermarci un attimo
in più sulle note poetiche di Gaetano, che ha dovuto
interrompere bruscamente la sua professione.
« Essere infermiere = aiutare l’altro a trovare l’equilibrio
di salute a lui possibile… »
Gaetano ha lottato e sta sperimentando il suo “equilibrio di salute”; gli chiediamo se lo ha aiutato il suo “essere infermiere”.
ALBA
L’alba di un nuovo giorno è arrivata.
Giorni sempre uguali,
sempre diversi.
Il sole ha tinto di rosso il cielo,
un rosso acceso,
che diventerà una palla di fuoco.
È primavera,
si sentono cantare gli uccellini
e presto arriveranno le rondini.
Si sta bene qui.
Oasi di pace in mezzo al deserto,
deserto di mille persone,
deserto dell’anima,
io credo.
La mia anima non è più deserta.
Mi sono costruita la mia oasi
e spero che nessuno venga a lacerarmela.
Questo è quello che conta davvero.
Dio c’è.
Speriamo che mi protegga sempre.
Pregherò,
non invano.
Alessandrina Picchi
24
Quale contributo potrebbe darci la sua testimonianza
diretta!
Perché, oltre alla note poetiche che il suo animo sensibile sa cogliere, in modo veramente delizioso, non ci
racconta un po’ del suo vissuto nel percorso “curantecurato”, magari aiutandoci a cogliere quegli aspetti che
possono sfuggire nella “corsa assistenziale”?
Ancora potrebbe offrirci uno scambio amichevole di
esperienze nel suo recupero di una quotidianità non
nelle corsie o vicino a malati, ma pur sempre ricca di
attenzioni all’altro e alla natura che, a volte, a noi infermieri curanti sembra difficile.
Grazie, Gaetano, per ciò che fai e ancora se vorrai continuare.
L’AUTRICE SI RACCONTA
Mi chiamo Alessandrina Picchi, sono nata a Dorno il 18 agosto 1955. Prossimi 51 anni, ma con lo spirito da ragazzina.
Sono stata abbastanza provata dalla vita, ma non me ne lamento: sono qui a raccontarmi! Ho scritto questa poesia, così come mi è sgorgata dal cuore.
ERRATA CORRIGE
NEL NUMERO SCORSO, IN PRIMA PAGINA,
SONO STATI ATTRIBUITI, ERRONEAMENTE,
IN OCCASIONE DEL RINNOVO DEL CONSIGLIO
DIRETTIVO, N. 7 VOTI AD AMBROGIO COTTINO.
I VOTI ASSEGNATI, CHE HANNO PERMESSO
LA SUA ELEZIONE, SONO STATI, INVECE, BEN 71.
ROBERTO BONACASA, DI CONTRO,
RICOPRE LA CARICA DI SEGRETARIO
E NON QUELLA DI CASSIERE.
CI SCUSIAMO CON GLI INTERESSATI
PER GLI INVOLONTARI REFUSI.
PALESTRA
LING SHIATSU
LA PALESTRA DELL’ASSOCIAZIONE LING SHIATSU
ABBONAMENTI
PROPONE AI SOCI G.C.R. I SEGUENTI SCONTI:
PER I SOCI G.C.R.
Iscrizione annuale
Mensile
Trimestrale
Semestrale
Annuale
23,00 €
49,00
137,00
234,00
390,00
€
€
€
€
15,00 €
46,50
123,00
199,00
331,50
€
€
€
€
L’abbonamento consentirà di frequentare:
➦ la sala pesi;
➦ il corso di TAI CHI CHUAN stile Fu (apprendimento degli esercizi di lunga vita,
tecniche respiratorie di CHI KUNG, forma Tai Chi, propedeutica e forma breve
secondo l’antico stile cinese di arte marziale interna dalla quale si sono nei
secoli evolute tutte le altre arti marziali esterne (karate, Kung-Fu ecc…);
➦ il corso di AIKIDO (arte marziale non competitiva orientata all’autodifesa);
➦ corsi di aerobica;
➦ corsi di ginnastica dolce (particolarmente adatta per coloro che soffrono di mal
di schiena e di cervicale);
➦ la zona relax comprensiva di bagno turco e di sauna.
La palestra (sala pesi) rispetterà i seguenti orari:
• dal lunedì al venerdì dalle ore 12.00 alle ore 14.30
e dalle ore 17.00 alle ore 22.00
• il sabato
dalle ore 12.00 alle ore 16.30
Zona relax (sauna e bagno turco):
• dal lunedì al venerdì dalle ore 17.30 alle ore 19.30
I giorni e gli orari dei corsi sopra elencati saranno confermati entro lunedì 11 settembre 2006
(riapertura attività palestra dopo il periodo estivo)
CORSO UMBERTO I,
183 – GAMBOLÒ
La reception della palestra è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 18 alle ore 21
CENTRO MONDETTI
VIA MONDETTI, 15
info – 0381 72726
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2 OTTOBRE 2006
Corsi di difesa personale M.G.A.
“ metodo globale
autodifesa”
maschile e femminile a partire dai 14 anni
I CORSI SONO TENUTI DA ALLENATORI FEDERALI FIJLKAM,
ABILITATI ALL’INSEGNAMENTO DEL M.G.A.
la FIJLKAM è l’unica federazione ufficiale di arti marziali
riconosciuta dal C.O.N.I.
il metodo globale autodifesa
è l’unico riconosciuto ufficialmente dalla Federazione e dal C.O.N.I.
CORSI SERALI
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due lezioni settimanali dal 2 ottobre al 21 dicembre
CORSI MATTUTINI
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una lezione settimanale dal 30 settembre al 16 dicembre
COSTO EURO 150
SCONTO
10% AI TESSERATI G.C.R.
i corsi saranno composti da max 20 allievi
INIZIO CORSI
A PARTIRE DAL 30 SETTEMBRE – 2 OTTOBRE
2006
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globale autodifesa
È UNA ASSOLUTA NOVITÀ NEL SETTORE!!!
✥ È stato messo a punto grazie alla collaborazione
di tutti i direttori tecnici delle arti marziali FIJLKAM.
✥ Dopo un lungo studio si è preso solo il meglio di ognuna:
LOTTA
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KARATE
JU-JITSU
AIKIDO
SUMO
PER LA PRIMA VOLTA INSIEME NEL COSTRUIRE
UN SISTEMA DI AUTODIFESA REALMENTE EFFICACE
✥ il metodo è stato concepito in modo da essere
alla portata di chiunque, giovani e non più giovani
✥ il corso si basa su tecniche di facile apprendimento
e di grande efficacia nella difesa grazie
al rivoluzionario metodo didattico applicato
Nell’ambito del corso verranno trattati
anche gli aspetti giuridico-legali relativi all’autodifesa
G
CR
Zibaldone by Franco Fava
Se permettete, parliamo di guerra
COSÌ VA LA VITA
«D
28
i nuovo la guerra! Di nuovo
sofferenze che non servono a
nessuno, e che non hanno alcuna ragion d’essere, e di nuovo le menzogne, e di nuovo l’istupidimento universale, l’imbestiarsi degli uomini
che vivono a decine di migliaia di
chilometri di distanza gli uni dagli altri, centinaia di migliaia di questi uomini, da una parte i buddisti, la cui
legge proibisce d’uccidere non soltanto gli uomini ma anche gli animali, e dall’altra parte i cristiani, che
professano una legge di fratellanza e
di amore, e invece ora si cercano gli
uni gli altri, bestie selvagge, sulla terra e sul mare per uccidersi, torturarsi,
storpiarsi a vicenda nel modo più
crudele.
« Ma cos’è tutto questo? È sogno o
è realtà? Si sta commettendo qualcosa che non bisogna commettere,
qualcosa che non può esistere, e si
vorrebbe credere che sia un sogno, e
svegliarsi...
« Ma come possono le cosiddette
persone istruite predicare la guerra,
contribuire a essa, prendervi parte, e,
quel che è più tremendo, chiamare
altri a prendere parte alla guerra, restandosene dal canto loro al sicuro
dai pericoli di essa, e mandare alla
guerra i propri fratelli disgraziati, ingannati?
« Giacché queste cosiddette persone istruite non possono non essere a
conoscenza di quel che è stato scritto, e si scrive, ed è stato detto e si dice di tutta la crudeltà, l’inutilità, l’insensatezza della guerra, per tacere
poi della legge cristiana, se quelle
persone ritengono di professarla.
Giacché se essi si considerano persone istruite, è precisamente perché
sanno tutte queste cose. »
Così scriveva Leone Tolstoj nel
1904, allo scoppio del conflitto russo-giapponese, in un saggio dal titolo
Ricredetevi! che suscitò le ire dello
zar, ma fu ugualmente pubblicato in
Inghilterra.
L’esplosione della bomba atomica
a Hiroshima
La citazione è doverosa. Scelta non
tanto per la sua particolare pregnanza ma semplicemente per l’ovvietà
del contenuto: denuncia la stupidità
della guerra. Avrei potuto citare Virginia Woolf, Berta von Suttner,
Gandhi, addirittura il Benito Mussolini prima maniera, Kurt Vonnegut,
Hans Hellmut Kirst, Omero, Carlo
Emilio Gadda, Aristofane, Carlo Porta o uno degli altri centomila scrittori
che dall’inizio della Storia hanno denunciato l’insensatezza della guerra.
E che con le loro sacrosante parole
non sono mai riusciti neppure a evitare una lite tra portinaie.
La Guerra è una realtà incombente
dai tempi in cui la Storia ancora doveva essere inventata, anzi è toccato
a lei inventarla, perché solo la Guerra ha giustificato l’esistenza della Storia. Con il tempo sono nate altre Storie parallele, incruente, di costume,
settoriali, ma nel loro pacifico scorrere sempre con la Guerra hanno dovuto fare i conti, perché è la Guerra
che scandisce i tempi e le mode, le
emozioni, i turbamenti artistici, financo i giochi dei bambini.
E la letteratura? Nasce come racconto di imprese di guerra, gli unici
eventi da cui un popolo, scontrandosi con un altro popolo, acquisisce
una forte identità, una caratterizzazione, ma soprattutto una differenza.
Già, la differenza.
« Io sono io, e voi non siete un cazzo, » sentenziava il marchese del
Grillo (nell’omonimo film di Mario
Monicelli) di fronte a un coacervo di
umili e anonimi popolani. Quante
pagine di Storia sono state scritte sulla base di questo postulato! Storia
che anonimi, inutili, pavidi, incoscientemente eroici uomini, che
“non erano un cazzo”, sono stati costretti a scrivere — mai retorica fu così opportuna — con il loro sangue.
Identità, caratterizzazione, differenza. « Io sono io… »
Nella stessa Bibbia, il libro dei libri,
troviamo molti, troppi episodi di guerra e di violenza. Che cosa li giustifica?
La differenza. Stando alla lettera di
tante espressioni, è proprio Dio a volere la guerra, a comandarla e a condurla. Quando leggiamo: « Sterminerai tutti i popoli che il Signore tuo Dio
sta per consegnare a te; il tuo occhio
non li compianga » (Dt 7,16), ogni distinguo si frange di fronte alla graniticità della parola. La differenza.
« Così va la vita. » Questo è il rassegnato e ironico intercalare di Kurt
Vonnegut in Mattatoio n° 5, uno dei
pochi autentici capolavori letterari del
Novecento, al cospetto di ogni morte,
accidentale, cruenta, naturale, programmata: « Così va la vita ». In quel
libro (che parla di guerra, e che, se la
guerra fosse stata bandita dal nostro
mondo, non sarebbe mai nato) giace
negletta la più bella pagina di guerra
che mi sia capitato di leggere.
« [Billy] entrò in soggiorno […] e
aprì la televisione. Cominciò a
confondere leggermente i tempi, vide
l’ultimo film in programma a ritroso,
e poi di nuovo in avanti. Era un film
che parlava dei bombardamenti
americani durante la seconda guerra
mondiale.
« Vista a ristroso da Billy la storia
era così:
Zibaldone by Franco Fava
« Gli aerei americani, pieni di fori
e di uomini feriti e di cadaveri, ritornavano da un campo d’aviazione inglese. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero e risucchiarono proiettili e
schegge di bombe da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso
con degli apparecchi americani distrutti che erano al suolo, e questi volarono poi per unirsi alla formazione.
« La squadriglia aerea sorvolò una
città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono gli sportelli delle bombe,
quindi, grazie a un miracoloso magnetismo, risucchiarono le fiamme,
le racchiusero nuovamente entro
contenitori cilindrici d’acciaio che
portarono infine nel ventre degli apparecchi. I contenitori furono sistemati ordinatamente su delle rastrelliere. I tedeschi, là sotto, avevano a
loro volta degli strumenti portentosi,
costituiti da lunghi tubi d’acciaio. Li
usavano per risucchiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma
c’erano ancora alcuni americani feriti, e alcuni dei bombardieri erano
gravemente danneggiati. Arrivati sopra la Francia, comunque, furono
raggiunti di nuovo da caccia tedeschi
che rimisero tutti e tutto a nuovo.
« Quando i bombardieri tornarono
alla base, i contenitori di acciaio
vennero tirati fuori dalle rastrelliere e
rimandati negli Stati Uniti, dove c’erano stabilimenti impegnati giorno e
notte a smantellare i cilindri e a ridurre il pericoloso materiale che
contenevano a minerale. Cosa commovente, erano soprattutto donne a
fare questo lavoro. I minerali vennero poi spediti a specialisti in zone
lontane. Era loro compito rimetterli
nel terreno, e nasconderli per bene in
modo che non potessero mai più far
del male ad alcuno.
« Gli aviatori americani si trasformarono, nelle loro uniformi, ridiventando ragazzi. E Hitler, immaginava
Billy, tornava bambino. Questo nel
film non c’era. Billy stava estrapolando. Tutti ridiventavano bambini, e tutta l’umanità, senza eccezione, cooperava biologicamente a produrre due
individui perfetti di nome Adamo ed
Eva; così immaginava Billy. »
G
CR
I danni causati dalle bombe incendiarie che vennero lanciate su Tokyo
durante i raid aerei americani nel 1945
Ma la vita non va così. Vedere un
film a ritroso è scorretto, la resurrezione non è contemplata nel nostro
manuale di istruzioni.
Il film deve andare avanti, inesorabile. Le pratiche belliche si affinano,
ogni secolo deve superare il precedente. Si ritiene che nel XVIII secolo
siano morte cinque milioni di persone per cause belliche. Il XIX è riuscito
a triplicare abbondantemente l’obiettivo, raggiungendo i sedici milioni,
morto più morto meno. Nel secolo
che ci siamo lasciati alle spalle — il
xx nel computo cristiano — circa
duecento milioni di individui hanno
trovato la morte a causa, diretta o indiretta, di avvenimenti bellici. Stimando che in tale secolo siano vissuti sulla Terra quindici miliardi di
esseri umani, i morti bellici non hanno dunque superato l’1,3% del totale. Così va la vita.
Dopo le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki — che insieme riuscirono a collezionare lo stesso numero di vittime del bombardamento
su Dresda, avvenuto in modo tradizionale — si disse che nessuna guerra sarebbe più stata possibile: ammazzare è un conto, ma ammazzarci
tutti è un lusso che non possiamo
permetterci. Da allora la Terra ha subito l’insulto di oltre trecento guerre
tradizionali, che hanno prodotto
venticinque milioni di morti. Chi fu
falso profeta, ammonendo i potenti
con un catastrofico « indietro non si
torna », è stato servito: le bombe atomiche sono rimaste nei loro arsenali,
la catastrofe finale non è stata servita
è l’uomo ha continuato allegramente
ad ammazzarsi nel sano modo tradizionale che tanto piaceva ai nostri
nonni, con alcune trascurabili e folcloristiche variazioni sul tema, tipo
napalm, missili terra-aria e simili
amenità.
Il XXI secolo, che ha esordito alla
grande, promette risultati ancora più
mirabolanti: il record dei duecento
milioni sarà senz’altro polverizzato,
ma niente Armageddon. Nessuno ha
intenzione di rompere un giocattolo
tanto prezioso e redditizio.
Fare la guerra, denunciarla pur
considerandola inevitabile, aborrirla,
descriverla, spulciarla, mostrarne i
nefasti effetti, è ormai un gioco di società. Certo qualche rimpianto viene.
Provate a immaginarvi l’epopea napoleonica vissuta giorno per giorno
dai potenti mezzi televisivi! E la
guerra gallica di Giulio Cesare. Figuratevi le Crociate, la guerra gotica,
Federico Barbarossa che rade al suolo Milano, la battaglia di Pavia,
Gettysburg! Adesso dobbiamo talvolta sorbirci piccole scaramucce che ci
vengono spacciate per cruenti conflitti. Così va la vita.
Quando mai potremo vivere in diretta il massacro dei marines sulla
spiaggia di Omaha, o l’ecatombe di
Stalingrado, o le epiche battaglie dell’Isonzo, il luminoso sacrificio delle
Termopili, la guerra di Troia, quella
delle Due Rose, quella dei trent’anni,
e quelle di successione, di secessione, di sedimentazione, di strutturazione… quante guerre vere ci siamo
persi. Così va la vita.
29
G
CR
Zibaldone by Franco Fava
LA GUERRA
AL BAR
PRIMO AMICO
- Visto il telegiornale
ieri sera?
- Visto sì. Non me
ne perdo uno.
PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti
a Bagdad.
SECONDO AMICO - Una tragedia…
PRIMO AMICO - Eh già, son cazzi…
SECONDO AMICO - … loro.
SECONDO AMICO
PRIMO AMICO
- Visto il telegiornale
ieri sera?
- Visto sì. Non me
ne perdo uno.
PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti
a Bagdad.
SECONDO AMICO - Se è per questo, ne
sono morti cinquanta anche sulle
nostre strade delle vacanze, tra
sabato e domenica.
PRIMO AMICO - Cosa cazzo c’entra? Tu
confondi il gioco con il lavoro.
SECONDO AMICO
PRIMO AMICO
- Visto il telegiornale
ieri sera?
- Visto sì. Non me
ne perdo uno.
PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti
a Bagdad.
SECONDO AMICO - Guarda che è stato
a Kabul.
PRIMO AMICO - Io ho sentito Bagdad.
SECONDO AMICO - Io Kabul.
PRIMO AMICO - Allora sono cento.
SECONDO AMICO - ‘Sti telegiornali!
SECONDO AMICO
PRIMO AMICO
- Visto il telegiornale
ieri sera?
- Visto sì. Non me
ne perdo uno.
PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti
a Bagdad.
SECONDO AMICO - Io ho sentito settanta.
PRIMO AMICO - Io cinquanta.
SECONDO AMICO - Beh, facciamo sessanta e la pizza la paghi tu!
SECONDO AMICO
PRIMO AMICO
- Visto il telegiornale
ieri sera?
- Visto sì. Non me
ne perdo uno.
PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti
in Medio Oriente.
SECONDO AMICO - Ebrei o palestinesi?
PRIMO AMICO - Che cazzo c’entra?
SECONDO AMICO
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- Se sono ebrei è
olocausto.
PRIMO AMICO - E se sono palestinesi?
SECONDO AMICO - Che cazzo ne so?
SECONDO AMICO
PRIMO AMICO
- Visto il telegiornale
ieri sera?
- Visto sì. Non me
ne perdo uno.
PRIMO AMICO - Altri cento morti a
Bagdad.
SECONDO AMICO - Le ultime notizie
dicono novanta.
PRIMO AMICO - Che sollievo!
SECONDO AMICO
PRIMO AMICO
ieri sera?
- Visto il telegiornale
- Visto sì. Non me
ne perdo uno.
PRIMO AMICO - Altri centocinquanta
morti a Bagdad… una ecatombe!
SECONDO AMICO - Sì, però anche loro…
PRIMO AMICO - Anche loro cosa?
SECONDO AMICO - Che cazzo ci facevano a Bagdad?
SECONDO AMICO
PRIMO AMICO
- Visto il telegiornale
ieri sera?
- Visto sì. Non me
ne perdo uno.
PRIMO AMICO - Altri cinquanta morti
a Bagdad… erano in fila per arruolarsi nell’esercito iracheno.
SECONDO AMICO - Guerrafondai…
SECONDO AMICO
Zibaldone by Franco Fava
QUANDO LA GUERRA
È “SANTA”
L
a storia umana è uscita dalla dimensione simbolica solo da due
secoli e limitatamente all’Occidente,
che con l’illuminismo ha promosso il
primato della ragione e quel suo corollario che è l’ateismo, essendo Dio
il fondamento di ogni dimensione
simbolica.
Prima di allora la “guerra santa” o,
come dicono gli arabi, la jihad, era
comune tanto al mondo islamico
quanto all’Occidente cristiano, e
affondava le sue radici nell’antica
cultura ebraica, il cui Dio era un dio
di guerra, capace di scatenare venti e
tempeste, tuoni e fulmini, calamità di
ogni genere in aiuto alle genti poste
sotto la sua protezione, aggiungendo
alla confusione del campo di battaglia quello delle potenze naturali,
controllate dalla sua soprannaturale
potenza.
La “guerra santa” ebraica finì nel
70 dopo Cristo con la distruzione del
tempio di Gerusalemme, ma a raccogliere l’eredità fu il cristianesimo, che
già con l’Apocalisse di Giovanni riesuma l’iconografia della guerra santa
per la raffigurazione di Cristo, cinto
di una corona d’oro, nella mano una
falce affilata, con un angelo ai suoi
ordini, per fare vendemmia della terra e depositarla nel torchio dell’ira
divina (Apocalisse 9, 19).
Il cristianesimo diverrà religione
dell’Occidente sotto il segno della
Filippo Augusto (a destra) e Riccardo
Cuor di Leone (a sinistra) dopo la
conquista di S. Giovanni d’Acri,
raffigurati in un dipinto dell’Ottocento
Maometto ispirato da Gabriele
conduce i suoi seguaci alla vittoria
guerra quando Costantino vide nel
sole di mezzogiorno qualcosa che
assomigliava al segno della croce:
« In hoc signo vinces ». Con quel segno si convertirono in seguito le popolazioni del nord, dette “barbari”,
che invadevano l’Impero romano,
sotto quel segno si riunirono le truppe di Carlo Magno che diedero origine al Sacro Romano Impero separato
dall’Impero d’Oriente di fede ortodossa e dall’Islam che aveva fatto la
sua comparsa nel VII secolo in Arabia
Saudita con Maometto.
Maometto non ripudiava né la rivelazione ebraica né quella cristiana,
rivendicava tra i suoi predecessori il
patriarca Abramo, solo insisteva sul
carattere definitivo della sua rivelazione rispetto a quella ebraica e cristiana, negando la proclamata divinità di Gesù Cristo.
L’allora mondo conosciuto si divise
in tre parti: l’Ortodossia occupò, a
partire da Costantinopoli, il mondo
slavo, mentre nel Mediterraneo rimasero a contendersi le terre l’Islam e il
Cristianesimo, entrambi a colpi di
“guerre sante” o, come da noi si diceva, “Crociate”, dove gli arabi distinguevano la “terra della pace” dalla “terra della guerra”, a cui corrispondeva da parte cristiana la “terra
dei fedeli” da quella degli “infedeli”.
Questa mentalità nel mondo cristiano non si estingue con il Medioevo, ma inaugura l’età moderna con
Cristoforo Colombo che nel suo
Giornale di bordo precisa gli obiettivi della sua avventura. Il primo è
G
CR
quello di un figlio devoto della cristianità che vuol salvare il mondo
portando il battesimo ai pagani. Il secondo è quello in cui il mondo moderno si riconoscerà: riportare in patria tanto oro (« Il Signore nella sua
bontà mi faccia trovare questo oro »,
23 dicembre 1492). Costo dell’operazione: « Quella moltitudine di
ignudi e indifesi », come li chiama
Colombo nel suo Giornale di bordo,
che erano sette milioni al suo arrivo
e saranno appena quindicimila sedici anni dopo.
Esportare battesimi e importare ricchezza è stato il senso di questa
guerra santa cristiana, e insieme, pur
nel mutar dei nomi e delle forme, il
senso della “modernità”, avanzata a
colpi di colonialismo prima territoriale e oggi economico.
Da questo breve excursus storico
appare evidente che la “guerra santa”
o jihad, non è una prerogativa del
mondo islamico e neppure un’arretratezza medievale (dal momento
che percorre l’intero arco della storia
moderna), ma è un tratto tipico delle
religioni monoteiste, che in buona fede trovano in Dio la giustificazione
dei delitti più esecrabili compiuti in
suo nome. Nulla allora di più benefico della “morte di Dio” proclamata
da Nietzsche e anticipata un secolo
prima dall’ateismo illuminista.
Una morte (e qui bisogna che si
presti una grande attenzione) che
non lascia solo orfani ma anche eredi. E tra gli eredi non fatichiamo ad
annoverare quanti, lasciata alle spalle la “guerra santa”, oggi approdano
alla “guerra giusta”. Dove la nozione
di “giustizia”, tra due contendenti
senza un arbitro, difficilmente si scosta dalla nozione di “vendetta”, che
attorciglia la storia in una spirale i cui
risvolti tragici nessuno fatica a immaginare.
Israeliani e palestinesi, nel loro piccolo, ci hanno già raccontato il futuro. Un esercito tra i più attrezzati del
mondo e una povertà tra le più disperate del mondo da cinquant’anni
sono l’uno nelle mani dell’altro. Se
questo decidiamo sia il nostro futuro,
non abbiamo che da seguire passivamente la Storia.
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G
CR
Convenzioni
Ripercorriamo alcune
nostre convenzioni
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PASTICCERIA POKER – via Manara Negroni, 13 – Vigevano
15% sulla produzione propria
10% sulle confezioni
CASA DEL COLORE dei f.lli Noè – via San Giovanni, 32 – Vigevano
5% su smalti – diluenti e similari
10% su tutti gli articoli complementari
15% su idropitture murali
L’elenco completo
delle convenzioni vigenti
è consultabile
sul nostro sito web
CARROZZERIA TICINO – viale del Commercio, 29 – Vigevano
10% sulle riparazioni
recupero gratuito del mezzo nel raggio di 50 km
ALIMENTARI “I BOVOLENTA” – viale Artigianato, 104 –Vigevano
10% su tutta la produzione
ORTOPEDIA ALFONSI – corso Milano, 34/D; via del Popolo, 32 – Vigevano
Gratuita: analisi computerizzata statica e dinamica del passo
5% sui presidi fatti su misura
10% su tutti gli altri articoli non in saldo
F.lli SCAGNELLI – via Decembrio, 4 – Vigevano; piazza Olivelli, 8 – Mortara
10% su tutti gli articoli
SPORT – MODA & ACCESSORI DARRA
viale Montegrappa, 13 – Vigevano
SPORT & BIKE – via Roma, 135/Bis
Molino del Conte – Cassolnovo
10% su tutti gli articoli non in saldo
COPYHOUSE
Fotocopie anche a colori – Eliocopie – Rilegatura
via Sacchetti, 18 – Vigevano
10% su tutti i prodotti e servizi in vendita
RIMOLA SPURGHI – via Damiano Chiesa, 2 – Vigevano
Spurghi vasche biologiche, pozzetti, pozzi neri,
lavaggio condotti fognari
10% per tutti i dipendenti A/O
15% per i soci CRAL
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