Dicembre 2004
Anno 7 - N° 1
DALLA PARTE
DEI BAMBINI
Proseguiamo la pubblicazione di
alcuni articoli tratti dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia riscritta per i bambini (continua dal numero scorso)
Art. 28 Il bambino ha diritto all’istruzione. La scuola deve essere obbligatoria e gratuita per tutti.
Art. 29 Il bambino ha il diritto di ricevere un’educazione che sviluppa le
sue capacità e che gli insegni la
pace e la libertà, il rispetto per i suoi
genitori e per gli altri, l’amicizia, l’uguaglianza e l’amore per la natura.
Art. 30 Il bambino che appartiene a
una minoranza ha il diritto di usare la
propria lingua e di vivere secondo la
propria cultura e la propria religione.
Art. 31 Il bambino ha diritto al gioco,
al riposo, al divertimento, e a dedicarsi alle attività che più gli piacciono.
Dalla parte
dei bambini immigrati
Che cos’è l’intercultura? Perché occuparsi dei
bambini immigrati nelle scuole? Quali sono le
reali esigenze dell’alunno neoinserito?
Dal 6 al 10 Settembre 2004 l’associazione ALE
G., che da tempo lotta per difendere i diritti dei
bambini, ha organizzato un corso d’aggiornamento per facilitatori d’apprendimento allo
scopo di cercare delle risposte a queste domande. D’intervento in intervento, ciascuna delle
relatrici ha dunque approfondito le problematiche dell’integrazione, a partire dall’italiano
come lingua dello studio (Angela Plazzotta),
come lingua del quotidiano (Laura Dalle
Vaglie), analizzando in seguito la Didattica interculturale (Veronica Malini, Aurora Mandelli) ed
occupandosi, infine, dell’Apprendimento cooperativo (Angela Pennati). Per completare la formazione, ognuno di questi temi è stato poi sviluppato nei laboratori, rielaborando i contenuti
“Lo straniero ti permette
d’essere te stesso,
facendo di te uno straniero”
(E. Jabes)
anche dal punto di vista pratico.
Il “facilitatore”, definizione che potrebbe risultare un po’ incomprensibile al di fuori di questo
contesto, può essere paragonato ad un viandante, una figura che intraprende ogni volta un vero
e proprio viaggio verso “l’altro”. Ma chi è “l’altro”? Spesso, colui che viene considerato “diverso” solo perché parla una lingua sconosciuta,
“povero” perché non ha l’astuccio pieno di matite colorate e non va a scuola con due merende,
“sfortunato” perché non abita in una casa grande
col giardino: e se, invece, la sua ricchezza consistesse nel patrimonio culturale che l’immigrato
porta dentro di sé e che trasporta con fatica?
Difficile da comprendere…per farlo bisogna
mettersi “nei panni dell’altro”, chiedersi cosa
prova un bambino ad essere sradicato dalla sua
terra, dalle sue origini o, più semplicemente,
dalle piccole abitudini di ogni giorno, dai suoi
amici, dal suo modo di giocare, comunicare,
sognare...davvero difficile per noi immaginare
quali siano le conseguenze emotive di un tale
cambiamento, a noi che basta dimenticare a casa
il cellulare per sentirci già persi.
Nella mia esperienza personale di facilitatrice mi
sono accorta che per intraprendere questo lungo
viaggio occorrono molti meno bagagli di quanto
si pensi, ma è fondamentale portare con sé una
buona dose d’umiltà e di disponibilità all’ascolto, lasciando a casa i pregiudizi e gli a-priori, un
peso inutile di cui è meglio liberarsi prima di
varcare la frontiera. “L’altro” è semplicemente
continua a pagina 11
La lettera della presidente a tutti gli amici
Anche quest’anno è arrivato il momento dell’appuntamento col
nostro notiziario. Sono successe molte cose durante l’anno
appena trascorso, cose che vi vengono raccontate negli articoli
che incontrerete sfogliando il giornale. Per questo io non mi
soffermerò a elencarle; penso sia più importante ripensare a ciò
che sta a fondamento e che sostiene le nostre attività. Tutto
quello che l’Associazione ha costruito in questi sette anni di
vita è, infatti, retto da una convinzione e da una speranza: la
convinzione che il mondo è fatto per incontrarsi, la speranza
che questo possa accadere pacificamente. Ecco perché ci sentiamo in dovere di coltivare con cura quella fondamentale risorsa che permetterà la realizzazione dell’incontro pacifico: dobbiamo aver cura dei bambini, dei bambini e delle bambine di
tutto il mondo. Saranno loro i protagonisti del futuro, loro ci
porteranno verso la nuova società interculturale ormai alle
porte. Non ci stancheremo mai di insistere perché i nostri bambini siano aiutati a guardare il mondo sereni ma consapevoli,
perché vengano educati al rispetto, alla tolleranza, alla sobrietà,
perché non smettano di avere fiducia in se stessi e nell’altro
sempre più vicino e sempre più diverso, ma in fondo così uguale. È un’attenzione che ci permettiamo di proporre a tutti voi,
nella speranza che sia condivisa.
Questa è anche l’occasione per ringraziare tutti coloro che ci
hanno sostenuto, direttamente o indirettamente, dimostrandoci
così la loro fiducia e la loro stima. A tutti auguriamo un felice
Natale e un sereno Anno Nuovo.
Per Ale G.Lela Zambelli
2
COOPERAZIONE
Progetto Betenty: realizzato
Il progetto Betenty, un sostegno
alla comunità rurale femminile
nella lotta contro la povertà e l’esclusione delle donne, è stato
avviato a marzo 2003. Siamo lieti
di annunciare che, nell’estate 2004,
sono terminate con successo le attività previste. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione di
due associazioni, ALE G. e ADAF
Yungar - Association pour le
Dèveloppment
de
l’Arrondissement de Fimela
(Senegal).
Betenty è un’isola del sud del
Senegal, con una popolazione di
circa 10.000 abitanti. Le donne del villaggio, ancor prima del progetto,
erano organizzate in una associazione con la presidente, la tesoriera, un
nucleo direttivo. L’attività portata avanti attraverso l’associazione è quella
di un reciproco aiuto in caso di bisogno e dell’’organizzazione del trasporto di alcuni prodotti verso i mercatini della terra ferma (gamberetti, ostriche
delle mangrovie, noci di cocco, frutta). L’obiettivo che si proponeva il progetto Betenty, finanziato in parte dal Comitato Lecchese per la Pace e la
Cooperazione tra i Popoli con un contributo di circa 20.000 euro rispetto ad
un costo complessivo è di 32.000, era di organizzare e strutturare le attività
“artigianali familiari” in modo tale da costituire un reddito per le donne e
per le loro famiglie. Questo obiettivo ha suscitato alcuni problemi di rapporto con gli uomini della comunità di Betenty, non propensi ad un maggiore peso “economico” delle donne, ad un loro maggior ruolo sociale e ad
una maggiore autonomia. Di conseguenza, la prima azione di ADAF
Yungar (responsabile, con il supporto dell’ACRA di Dakar, dell’attuazione
del progetto) è stata quella di affrontare questi problemi con la comunità
maschile, per creare le giuste condizioni di avvio del progetto; i problemi
sono stati risolti attraverso la discussione ed il capo villaggio (figura fondamentale per la comunità, più importante ed autorevole rispetto ad un
nostro Sindaco) ha convenuto sulla bontà del progetto e soprattutto sul fatto
che “un maggior apporto della donna nella famiglia è un bene per tutta la
famiglia”. ADAF Yungar, a partire dal presidente Famara Basse, ha acquisito in questi anni esperienza e autorevolezza proprio nel coinvolgimento
dell’insieme della comunità dei diversi villaggi: per ogni villaggio c’è un
organismo di rappresentanza che decide le attività, che tiene in grande considerazione il parere degli anziani, che programma e che affronta e risolve
i problemi, che effettua verifiche periodiche (le attività sono diverse: ad
esempio la coltivazione delle verdure, la piantumazione delle mangrovie,
l’allevamento di galline e capre, etc..).
Predisposto il terreno, è stato possibile dare avvio alle attività, concordate con le donne di Betenty a marzo 2003, nel corso di una missione dell’associazione ALE G. e dell’associazione ADAF sull’isola.
Il progetto, concluso a luglio 2004, ha portato alla costituzione di un
GEC (Groupement d’Epargne et de Credit) un Fondo di risparmio e di credito, gestito dalle donne dell’isola, attraverso tre organismi:
• un Consiglio d'amministrazione, con il compito di definire le priorità
d'intervento ;
• il Comitato di credito, che analizza le richieste di finanziamento
• il Comitato di sorveglianza, che garantisce il controllo interno e che
costituisce il principale veicolo di comunicazione per i soci
La costituzione di GEC è
favorita dalla legislazione
senegalese per sostenere delle
micro attività economiche. E’
gestito attraverso uno Statuto
ed un regolamento: lo statuto
stabilisce gli obiettivi, gli
organismi, le modalità di funzionamento. Il regolamento
stabilisce i criteri relativi al
risparmio e al microcredito.
Per far parte del GEC occorre
associarsi e versare una quota
di risparmio. Il credito che si
può richiedere è in rapporto al
risparmio depositato (ad
esempio con 10.000 CFA di risparmio si può avere un credito di 50.000
CFA). I tassi di interesse ed i tempi di restituzione variano a secondo dell’attività per la quale si è richiesto il credito.
La presenza continuativa sull’isola di due operatrici di ADAF Yungar,
Aissatou e Rose, e l’esperienza degli esperti di ADAF sui Fondi, hanno
consentito di ottenere i due risultati rilevanti:
- un nucleo di donne in grado di gestire e coordinare delle attività economiche;
- la possibilità di finanziare delle microattività economiche, sia individuali che di gruppo, senza l’onere di fissarne una prioritaria.
Il progetto Betenty è terminato, ma il sostegno alle attività economiche
inizia adesso. A tale riguardo, ADAF Yungar e ACRA assicureranno l’accompagnamento per i primi mesi di attività e l’inserimento del GEC di
Betenty in una rete di altri 18 Fondi di Risparmio e Credito che operano in
Senegal.
Da parte loro, le donne di Betenty, si stanno organizzando per strutturare adeguatamente alcune attività economiche di gruppo, quali la tintura di
batik e la pesca dei gamberetti.
Posizione e ruolo di ALE G.
Il progetto Betenty, affidato (attraverso ADAF Yungar) alla capacità africana di evidenziare le esigenze e di individuare le soluzioni, con un nostro
ruolo di “stare al fianco” rappresenta al meglio la nostra visione di cooperazione. E’ questa la modalità di cooperazione che, nel nostro piccolo, portiamo avanti: non la realizzazione di opere da parte di “altri” che dall’esterno arrivano rischiando di “imporre” una modalità ed una mentalità occidentale, ma lo stare al fianco di realtà africane in grado di operare per
migliorare le condizioni di vita sulla base delle loro conoscenze e delle loro
consapevoli necessità di cambiamento nel rispetto delle tradizioni e dei
valori.
Il progetto Betenty, finanziato dal Comitato Lecchese per la Pace e la
Cooperazione tra i Popoli, prevedeva anche dei beneficiari italiani, le associazioni di volontariato del lecchese (a partire dall’associazione ALE G.) e
gli altri soggetti interessati alla cooperazione: questi avrebbero potuto
avere del materiale, relativo ad una esperienza di cooperazione gestita da
una realtà della società civile africana, su cui riflettere confrontarsi.
Per questo stiamo preparando una piccola pubblicazione, incentrata
sulla figura di Famarà Basse presidente dell’associazione ADAF
Yungar, che distribuiremo ai Soci, ai nostri sostenitori e alle altre persone
o associazioni interessate.
3
Nei primi mesi del 2004, soprattutto in
occasione di una missione a Dakar da
parte di una delegazione ALE G. (fine
marzo), è stato impostato il progetto
“COOPERARE PER CRESCERE” avente
i seguenti obiettivi:
- realizzare un’aula informatica in una
scuola elementare di Dakar, capitale del
Senegal, frequentata da 345 bambini e
bambine;
- contribuire alla formazione, a Milano
presso il Politecnico, di tre giovani senegalesi per metterli in condizione di diventare i “formatori“ degli insegnanti e dei
bambini della scuola elementare.
Il progetto aveva individuato, quale partner senegalese, APEF (una associazione no
profit di Dakar) e di due strutture qualificate nel campo dell’informatica: Politecnico
Innovazione di Milano ed il Dipartimento
di Informatica dell’Università di Dakar.
Il progetto “COOPERARE PER CRESCERE” poteva contare su un contributo di
40.000 euro della Fondazione
Carialo a fronte di un costo
complessivo di 92.000 euro:
costi necessari per la formazione dei giovani senegalesi
ma soprattutto per attrezzare
l’aula informatica con l’acquisto di 12 Personal
Computer, delle stampanti,
dei programmi e delle licenze, degli arredi.
Tutto era pronto per l’avvio operativo del progetto
quando, nel luglio 2004, in
occasione dell’iniziativa
“Estate a Dakar 2004”
abbiamo conosciuto maggiormente l’associazione
APEF che doveva rappresentare il principale interlocutore in Senegal: ci
siamo trovati di fronte a
comportamenti inaspettati e che hanno fatto
venir meno il rapporto
di stima e di fiducia.
Per mettere al corrente i nostri Soci di
questo fatto spiacevole (che avremmo preferito non avere ma che non possiamo ignorare e nascondere) riportiamo la lettera
inviata ad APEF all’inizio di settembre
2004.
“Alla metà di luglio 2004, in occasione
del Progetto “Estate a Dakar”, nel corso
degli incontri con il nostro rappresentante
Sig. Ass Casset (e successivamente nella
COOPERAZIONE
Dal progetto
“COOPERARE PER CRESCERE”
al progetto BAOBAB
lettera a noi inviata in data 18 luglio 2004)
avete considerato la nostra Associazione
come poco seria, che non mantiene gli
accordi stabiliti.
Abbiamo ritenuto, in quel momento, di
non procedere a sterili polemiche e abbiamo dato priorità all’esperienza che i bambini ed i ragazzi senegalesi, venuti
dall’Italia, stavano iniziando a Dakar.
Vi abbiamo autorizzato ad utilizzare,
nonostante i diversi accordi, le risorse
destinate al progetto “Cooperare per crescere” e vi abbiamo inviato ulteriori risorse per assicurare una bella e positiva esperienza ai bambini.
Dal nostro punto di vista possiamo comprendere che ci possano essere state incomprensioni e diverse
interpretazioni: quello
che non possiamo
accettare sono le considerazioni di non
serietà e di non mantenimento degli accordi.
La nostra piccola
Associazione ha realizzato, in questi anni,
diversi microprogetti a
favore di bambini di altri
Paesi; sempre, alla base
di queste iniziative, si è
stabilito un rapporto di
rispetto, di stima, di collaborazione con altre
Associazioni partner, premesse indispensabili per
lavorare assieme e per ottenere risultati positivi a favore dei bambini interessati
dai progetti.
Riteniamo (dopo una attenta riflessione
del Consiglio Direttivo) che queste premesse siano venute meno nel rapporto con la
vostra Associazione e che, pertanto, non
sia possibile dare seguito alla realizzazione
del progetto “Cooperare per crescere”.
Siamo spiacenti per questo, soprattutto
per i bambini della scuola di Baobab;
anche perché le attività erano state, da
parte nostra ed in collaborazione con
Politecnico Innovazione, tutte impostate
adeguatamente.
Alla Fondazione Cariplo comunicheremo
la rinuncia al finanziamento accordato.
In maniera diretta proporremo alla
Direzione della scuola di Baobab alcune
iniziative a favore dei bambini della scuola
stessa.”
In applicazione di quanto dichiarato, con
lettera del 20 settembre 2004 alla
Fondazione Cariplo, abbiamo comunicato
la rinuncia al finanziamento accordato
“ritenendo più serio interrompere a questo
punto il progetto per non incorrere in un
insuccesso ancora più grave e più difficile
da gestire”.
Abbiamo inoltre scritto al Direttore della
scuola elementare di BAOBAB (Dakar),
presso la quale doveva essere realizzata
l’aula informatica.
Sulla base di un progetto già in atto (che
ci avevano illustrato nel corso della nostra
visita nel marzo 2004) che prevede il
miglioramento della qualità dell’insegnamento e lo sviluppo della lettura, abbiamo
proposto alla scuola di sostenere, come
ALE G., alcune attività di supporto alla
didattica quali:
- la dotazione di testi scolastici e di materiale didattico agli alunni in situazione di
disagio;
- il potenziamento della biblioteca scolastica con la dotazione di testi e di materiale;
- la fornitura di due personal computer
- la formazione degli alunni.
Nel formulare questa proposta, da sostenersi interamente con risorse dei soci e dei
sostenitori dell’associazione, abbiamo chiesto di comunicarci le esigenze prioritarie
della scuola stessa, così da adeguare il
nostro progetto a questi bisogni.
Sulla base della risposta metteremo a
punto il progetto nei contenuti e nel budget,
prevedendo le iniziative (alcune già realizzate, quali il concerto gospel del Coro
IncontroCanto che si è tenuto il 20 novembre a Lomagna) di raccolta dei fondi ed i
tempi di versamento delle risorse direttamente alla scuola Baobab di Dakar.
4
cooperazione
Un viaggio in Marocco
Il progetto “Sorriso” (sostegno ai bambini disabili di Kasba Tadla in Marocco),
iniziato nel 2003, si è concluso nella primavera di quest’anno con l’invio, a completamento del materiale già inviato nell’autunno scorso, di due attrezzature per
il recupero motorio degli arti inferiori,
denominate “Fleche à confectionner”, e
di una terza tavola di verticalizzazione.
Durante il mese di agosto 2004 una
delegazione Ale G. (Isidoro, Lela,
Alessia, Angela, Piera e Rinaldo) è stata
ospite dall’Association des Personnes
Handicappées (A.P.H.) presso la cittadina di Kasba Tadla, nel centro del
Marocco. L’organizzazione del soggiorno è stata ottima, così come l’accoglienza che i membri dell’associazione ci
hanno riservato. La cerimonia di benvenuto – un dattero, un sorso di latte e uno
spruzzo di acqua di arancia sulla soglia
della porta di casa poco
prima di accedervi – ha
mostrato, molto più che
mille parole, il calore con il
quale siamo stati accolti.
Il giorno dopo il nostro
arrivo è stato dedicato agli
incontri “ufficiali”. Una
riunione tra l’Association
des
Personnes
Handicappés (A.P.H.) e
Ale G., nella quale si è parlato della nascita e della
storia delle due associazioni, delle reciproche attività
e dell’intenzione da parte
di entrambe di mantenere il
rapporto di collaborazione
instauratosi durante il progetto “Sorriso”. C’è stato
poi un incontro con le autorità ufficiali dell’amministrazione comunale, nel
quale si è discusso dei problemi della cittadina di
Kasba Tadla e dei progetti
futuri che l’amministrazione intende realizzare.
La visita più interessante, tuttavia, è
stata al centro di riabilitazione e di recupero motorio per i bambini disabili, creato e gestito dalla A.P.H. Malika, la fisioterapista volontaria dell’associazione, ci
ha fatto da guida, spiegandoci come funziona il centro e mostrandoci la palestra
con le apparecchiature da lei utilizzate,
la maggior parte delle quali erano proprio quelle fornite da Ale G. attraverso il
progetto “Sorriso”. Ci ha illustrato, inoltre, come vengono organizzati i diversi
interventi, l’elenco di tutti i bambini e
ragazzi in cura presso il centro e le difficoltà che molto spesso si incontrano nel
convincere le famiglie a non nascondere
l’handicap e a rivolgersi al centro per
una corretta rieducazione – riabilitazione del bambino o ragazzo disabile.
Questa esperienza ci ha dato l’opportunità di conoscere una associazione ben
organizzata, che ha a cuore il benessere
dei bambini disabili e delle loro famiglie, proprio perché nata e gestita direttamente da persone disabili. Lo scambio
avvenuto durante il nostro soggiorno in
Marocco ci ha arricchito e spronato a
continuare lungo questo percorso di collaborazione e partnership con associazioni di altri paesi.
Cogliamo qui l’occasione, inoltre, per
ringraziare tutti coloro che hanno finanziato il progetto e, in particolare,
“Operazione Babbo Natale” di Osnago,
Dario Comi di Lomagna, i lavoratori
della “Casa di Cura” di Lecco e il
Gruppo Interfiere di Milano.
Alessia
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LA SCUOLA INTERCULTURALE
La classe multietnica
La classe multietnica è una classe dove
sono presenti alunni che provengono da
diversi paesi stranieri ed è ormai una realtà
diffusa nelle nostre scuole: nella scuola elementare e media inferiore, dove si parla di
una media del 10%, ma sta diventando
significativa anche nella scuola superiore.
Le ragazze e i ragazzi stranieri arrivano da
diversi paesi, con la ricchezza di conoscere
un’altra lingua, diverse abitudini, riferimenti, conoscenze. Come si diceva, parlano una
lingua diversa dalla nostra e, frequentando
la scuola italiana, ne impareranno una in
più.
Che fare di fronte a questa nuova sfida?
Alcuni ne vedono soprattutto l’aspetto problematico. L’impegno richiesto agli insegnanti è notevole, dal momento che i continui tagli fatti dal governo alla voce istruzione hanno via via ridotto le risorse disponibili ed è diventato sempre più difficile avere i
supporti educativi adeguati per l’inserimento dei nuovi alunni stranieri. Ancora una
volta la scuola pubblica è chiamata a garantire un buon livello di offerta formativa,
senza avere i necessari stanziamenti finanziari e i supporti educativi adeguati. Però la
presenza di alunni che provengono da tante
parti del mondo è una sfida e un’opportunità
da non sottovalutare anche per gli alunni italiani, che hanno così l’occasione di aprirsi al
confronto e alla conoscenza di altre realtà.
Ultimamente durante una lezione in una
prima media si parlava della famiglia italiana “tipo”, costituita da madre, padre e uno o
due figli. Anche le famiglie della classe
rispondevano a questo modello. Durante la
conversazione è intervenuta Yara, alunna di
origine egiziana che ha chiesto:” Perché in
Italia in famiglia ci sono pochi figli? In
Egitto ci sono molti bambini in ogni famiglia.” Stupore degli alunni italiani che pensavano che in tutto il mondo ci si comportasse come nel nostro paese e invece…...
Ecco che conoscendo altre realtà i ragazzi
cominciano a capire le ragioni di comportamenti culturali diversi, che potranno in
seguito condividere o con cui potranno essere in disaccordo. Nel frattempo, però, è stato
loro proposto il confronto e hanno imparato
ad ascoltare le ragioni degli altri, senza rifiutare a priori la diversità per frettolosità o diffidenza. D’altronde da sempre ogni classe è
stata portatrice di diversità culturale. Senza
scomodare De Amicis, quante microcultu-
re, a cui non abbiamo mai dato importanza o
risalto, erano presenti nelle nostre classi?
Ma c’era sempre il programma che incombeva. Anche ora potremmo essere tentati di
lasciarci travolgere dai tempi di presentazione dei contenuti, perdendo di vista l’occasione che prepotentemente ci viene offerta
di allargare l’orizzonte dei nostri ragazzi,
senza peraltro perdere di vista il program-
ma. Si può anzi svilupparlo, anche facendo
educazione interculturale. Dovendo fare una
bilancio penso, come insegnante, di poter
dire che è sicuramente una sfida, a volte faticosa e impegnativa, ma anche ricca di soddisfazioni, di un respiro educativo che ci
abitua ad essere realmente cittadini del
mondo, capaci di incontro e confronto con
gli altri.
Corso di formazione 2004 per insegnanti
Tra il 20 ottobre e il 3 dicembre si è svolto,
presso l’Istituto Comprensivo di Robbiate, un
Corso per insegnanti della scuola dell’obbligo
organizzato dall’ALE G. nell’ambito del progetto “Per sentirti meglio”, progetto che prevede, in coerenza con il lavoro che
l’Associazione stessa sta attuando da vari anni,
proposte di collaborazione e di aiuto per coloro che hanno responsabilità educative verso i
bambini in generale e in particolare verso quelli che si trovano in condizioni di disagio, quali
i piccoli immigrati. Il benessere dei bambini
infatti non può essere disgiunto da quello degli
adulti con i quali si relazionano, stabilendo dei
rapporti affettivi importanti. Anche le relazioni
con i pari risultano talvolta problematiche poiché gli stessi possono essere portatori di chiusure e stereotipi, appresi nell’ambiente di vita,
verso i compagni in qualche modo “diversi”.
La scuola e il sistema educativo in genere si
trovano quindi in difficoltà nell’ affrontare il
discorso interculturale, a cominciare dal problema di integrare nella classe o nel contesto
scolastico più ampio i bambini provenienti da
culture “altre”. Il discorso dell’accoglienza e
dell’integrazione, però non va disgiunto da
quello più generale dell’intercultura se non si
vuole semplicemente “assimilare” i neoarrivati, perseguendo la loro omogeneizzazione
invece di fare della loro presenza un’occasione
di confronto, di scambio, di apertura di nuovi
orizzonti, in poche parole di arricchimento culturale e umano per tutti. Questo lungo discorso
introduttivo intende chiarire le motivazioni
che spingono l’Associazione a pensare ed
organizzare corsi per insegnanti, quale è quello
appena concluso. Tenendo presente il problema più ampio dell’intercultura, durante il
primo incontro si è proposto un blob (spezzoni
di film), con immagini tratte da prodotti attualmente in commercio, che hanno dato l’idea dei
molteplici discorsi implicati nell’intercultura
stessa: l’immigrazione (non solo quella di
oggi, ma anche del passato in cui gli Italiani
erano coinvolti in prima persona), lo sfruttamento, il disagio, gli incontri/scontri dovuti a
culture diverse, gli stereotipi e i pregiudizi che
possono portare a posizioni razziste. Dopo
questo primo impatto, in un certo senso globale, atto a far prendere consapevolezza delle
problematiche sottese e a suscitare discussioni,
si sono previste lezioni specifiche riguardanti il
bambino straniero e la sua famiglia, cioè il
disagio e la messa in discussione dei ruoli nella
famiglia stessa, e quanto la scuola può fare per
accogliere i nuovi alunni, tenendo conto delle
loro iniziali difficoltà. Si è presentato quindi un
percorso di accoglienza, seguito da una proposta di mediazione linguistica, culturale e interculturale tesa alla prevenzione e alla soluzione
di conflitti. Con una successiva discussione
sulla questione della lingua sia del quotidiano
che dello studio si è inteso dare ai docenti strumenti elaborati in varie sperimentazioni che
possono aiutare non solo il bambino, ma anche
gli insegnanti stessi. Alla fine si sono proposti
quattro laboratori in cui i partecipanti hanno
sperimentato su di sé metodologie finalizzate
all’incontro di culture e alla comprensione di
linguaggi “altri” che aprono a nuovi saperi.
Come già scritto nell’introduzione alla proposta presentata al Collegio Docenti di Robbiate,
il discorso dell’educazione interculturale e
della didattica connessa rappresenta un lungo e
impegnativo processo; il corso ha costituito
solo un primo passo, a cui dovrebbero poi
seguire altri approfondimenti, mirando ad una
pedagogia interculturale che diventi veramente
strumento efficace per costruire un futuro di
convivenza pacifica. L’iniziativa ha avuto un
discreto successo: ai 30 insegnanti iscritti all’inizio se ne sono via via aggiunti altri, provenienti da varie scuole del meratese, coinvolti da
colleghi che già frequentavano il corso.
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CORSI ALE G.
Il laboratorio di cucito
Dalla scuola di italiano per donne straniere è nato un altro spazio
di incontro: il laboratorio, che risponde ad un’esigenza molto viva
in tutte noi, quella di fare qualcosa con le nostre mani. In genere,
quando un’allieva ha imparato sufficientemente la lingua, lascia la
scuola per andare a lavorare; ma ci sono anche delle donne che non
hanno ancora trovato una piena occupazione e altre che, per esigenze di famiglia, non possono andare a lavorare fuori casa. Allora,
abbiamo pensato, perché non mettere a frutto le abilità che ciascuna possiede, unire le forze ed essere, a turno, alunna e maestra?
Dal mese di gennaio ci siamo trovate il lunedì pomeriggio, per 2
ore circa: un gruppetto di 10-12 donne, più 2 volontarie. All’inizio
abbiamo fatto l’inventario dei nostri “beni” e delle nostre abilità. Ci
sono state regalate alcune vecchie macchine da cucire ancora funzionanti, una macchina per maglieria, stoffe e lane in una certa
quantità, alcune di noi sanno tagliare con un modello, altre sono
capaci di cucire a macchina, alcune sanno ricamare, altre lavorare
anche molto bene all’uncinetto. Ci siamo messe all’opera e prima
delle vacanze estive abbiamo realizzato dei bei cuscini, qualche
borsa, alcuni abitini per le bambine più piccole, pantaloncini per i
maschietti e anche qualche abito per le mamme. La motivazione a
realizzare qualcosa di pratico è forte, come anche il desiderio di
imparare cose nuove e di fare da sé. C’è stata molta collaborazione, e anche molta allegria nel nostro laboratorio, perché mentre si
lavora con le mani si può chiacchierare…
In ottobre abbiamo ripreso con il programma di incontrarci non
solo il lunedì pomeriggio, ma anche il mercoledì mattina, dalle 9,30
alle 12 circa. I progetti in fase di realizzazione sono adesso delle
coperte patchwork piccole e grandi, per le quali stiamo utilizzando
dei bei campionari di stoffa che ci sono stati regalati; in seguito passeremo al lavoro di maglieria, con l’aiuto di un’esperta e poi… ci
verranno sicuramente delle altre idee. Intanto qualcuna ha già suggerito di fare, ogni tanto, un po’ di cucina insieme. Il laboratorio ha
ancora bisogno di migliorare l’organizzazione; per esempio, al
momento è riservato alle donne che abitano a Lomagna o che possono venire con mezzi propri, ma ci sarebbero altre persone interessate e qui nascono i problemi di trasporto.
Se, leggendo questo articolo, vi è venuta la voglia di collaborare in qualche modo, anche solo saltuariamente, con suggerimenti o
altro, vi aspettiamo! E intanto vi ringraziamo cordialmente.
Adriana
I pensieri di un’insegnante
Quando ho dato la mia disponibilità per
questo “lavoro”, ero contenta, entusiasta,
ma soprattutto curiosa. Ho seguito il primo
corso per insegnare la L2, ho preso nota
scrupolosamente e col mio bagaglio di
esperienze di insegnante elementare, ho
affrontato il primo incontro con le donne
“extracomunitarie”.
Le mie prime “alunne” venivano dal
Burkina Faso, avevano foulard sgargianti
che si acconciavano come turbanti, dapprima timide, ma poi più rilassate. Una era
più aperta, desiderosa di imparare a tutti i
costi, le altre più chiuse, impacciate.
Non erano mai andate a scuola, non ave-
…entusiasmo, paura,
avvilimento, ma sempre amiche e
col piacere di ritrovarsi tutte…
vano il concetto di spazio sul foglio, erano
poco coordinate; io cercavo di comunicare a
loro la mia disponibilità,
di incoraggiarle, di spronarle,
di
sostenerle…Forse il mio
atteggiamento
era
accompagnato da un
senso di impotenza, da
un’incapacità di affrontare la situazione, di inadeguatezza per le carat-
teristiche di questa nuova relazione educativa. Le ”alunne” probabilmente coglievano questa mia ambivalenza, probabilmente
leggevano nei miei occhi la delusione, per
quanto la frustrazione non era per loro, ma
per me, per la mia stupida presunzione, per
la mia sciocca superiorità. Gli strumenti
che io conoscevo non erano sufficienti,
c’era qualcosa che non andava in me….
Non avevo capito! Loro erano prima di
tutto persone coraggiose, donne forti che
avevano lasciato il loro paese (alcune vi
avevano lasciato anche i bambini) per un
posto migliore. Lottavano certo tutti i giorni in un luogo estraneo, così diverso e lontano dal loro mondo. Si sentivano certo
sole, vergognose, impacciate. Prima di
tutto volevano essere accolte, accettate,
capite, trovare calore e affetto…
Hanno imparato l’italiano? Un pochino
parlano, capiscono di più, provano a scrivere e a leggere.
Adesso io ho finalmente compreso che
la cosa più importante per tutti noi che frequentiamo ALEG è stare insieme, confrontarsi, divertirsi e intanto raccontarci le
nostre storie, parlare di figli, di religione,
di cucina; perciò impariamo tutte insieme
molte cose, le une dalle altre, ma apprendiamo anche un po’ d’italiano, un po’ di
arabo, un po’ di burkinabé, un po’ di wolof
e ……quant’altro.
Graziella
7
CORSI ALE G.
Il computer... non fa più paura!
Il computer……non fa più paura !
E’ quello che dicono le 20 persone che
si sono iscritte con 20 euro al Corso di
Informatica Applicata rivolto agli stranieri iniziato il 13 ottobre presso
l’Associazione AleG di Lomagna.
Il computer in effetti è ormai utilizzato
in ogni settore di attività : industria, commercio, casa, scuola ecc. diventando un
fenomeno importante sia dal punto di
vista industriale che economico, ma ancora più notevole è l’impatto che esso ha
avuto nel modo di pensare e di lavorare
sia di gruppi di persone nelle aziende che
del singolo utilizzatore domestico. Infatti
anche per l’utente privato il computer e le
sue possibilità : videoscrittura, fogli di
calcolo, foto, film, musica, e-mail, internet ecc. giocano un ruolo importante di
nuove opportunità di informazione e di
lavoro. Nelle aziende poi si registra un
continuo incremento nel fabbisogno di
personale dotato di conoscenze informatiche ed è quindi fondamentale oggi per
qualsiasi tipo di preparazione culturale e
professionale avere un minimo di padronanza dei concetti di base.
Purtroppo, molto spesso, attorno al
“personal computer” e a tutto ciò che lo
riguarda si sono create barriere ideologiche ed economiche per cui diverse persone, quasi con reverenziale timore o per
motivi economici ne sono rimaste lontane
rinunciando così alle innumerevoli opportunità che esso offre. In questo corso cerchiamo di far capire che è importante
avvicinarsi al computer con serenità: non
è altro che uno strumento in grado di svolgere varie funzioni che possono esserci
utili, è pertanto necessario rimuovere
quell’alone di mistero che lo circonda
creando in taluni un senso di timore e diffidenza. In ogni incontro si cerca di evitare ogni descrizione troppo tecnicistica che
potrebbe concorrere ad aumentare lo scetticismo dell’utente verso il computer,
anzi, mettendo direttamente in pratica la
teoria e seguiti “personalmente”gli studenti possono rendersi conto dei propri
progressi, lezione dopo lezione.
Per gli stranieri che volessero imparare
è questa una opportunità unica: il corso
pomeridiano o serale è strutturato in 25
incontri settimanali che, partendo dagli
argomenti di base, porterà gli iscritti a utilizzare correttamente Microsoft Word,
Microsoft Excel, Internet Exploreer e
superato un test finale ad ottenere un attestato di frequenza.
Antonio
Il mercoledì pomeriggio
Come ogni mercoledì da quando è cominciata la scuola, anche
oggi ho trascorso il pomeriggio a Lomagna, presso la sede dell’associazione Ale G. Qui, infatti, si tiene il doposcuola per gli
studenti stranieri residenti in paese, a cui collaboro in qualità di
operatrice. Ma non sono da sola (per fortuna!). Anzi, sono aiutata da altre quattro studentesse universitarie che volontariamente
vengono a dare il loro contributo in
quanto i ragazzi che vi partecipano
costituiscono un gruppetto piuttosto
numeroso ed eterogeneo. Essi hanno
età differenti, pertanto, per sfruttare
al meglio il tempo a disposizione, si è
pensato di dividere il pomeriggio in
due parti: la prima, dalle 14:00 alle
16:00, è dedicata ai compiti dei bambini delle elementari (che sono 7), la
seconda è riservata agli alunni delle
medie e superiori (8). Questo è il
secondo anno in cui ha luogo tale
esperienza che, come è accaduto le
ultime due estati, viene proposta
anche nel mese di luglio per facilitare lo svolgimento dei compiti estivi. Tale sostegno rientra in un progetto più esteso intitolato
“... di tutti i colori” e dedicato all’integrazione dei minori stranieri. Ad esso hanno aderito anche altre realtà presenti sul territorio
quali la cooperativa “La Grande Casa”, i missionari della
Consolata, la parrocchia di S. Zeno e la cooperativa “Atipica”. Lo
scopo precipuo del nostro intervento è certamente favorire una
buona riuscita scolastica, offrendo un supporto nello svolgimento
dei compiti scolastici in considerazione delle difficoltà che le
famiglie immigrate incontrano nel seguire a casa i propri figli a
causa della scarsa conoscenza della lingua italiana. Gli obiettivi
del doposcuola sono la trasmissione di un corretto metodo di studio e il raggiungimento da parte dei bambini di un adeguato livello linguistico. A proposito di quest’ultimo aspetto, segnalo che
ogni giovedì pomeriggio, per due ore, durante tutto il periodo scolastico, presso la sede del c.a.g. di Lomagna, è attivo un laboratorio linguistico che mira al consolidamento della conoscenza della lingua
italiana. Tuttavia, oltre a questi obiettivi prettamente linguistico-scolastici,
si contemplano anche altre finalità. Ad
esempio, la valorizzazione della cultura d’origine di questi bambini affinché, attraverso un processo di ridefinizione e riappropriazione della propria
identità culturale, si sentano apprezzati, non discriminati e possano intraprendere un percorso di crescita e di
costruzione della propria personalità,
superando eventuali disagi provocati
da un difficile e sofferto inserimento
nel tessuto sociale. In questo l’associazione gioca un ruolo fondamentale perché ha modo di intervenire laddove, invece, la
famiglia è spesso impossibilitata ad agire a causa della scarsezza
di strumenti per la mediazione tra cultura d’origine e cultura ospitante. La diversità culturale che rende speciali questi bambini è un
patrimonio che non deve assolutamente andare perduto. Ad essi
deve essere data la possibilità di farsene ambasciatori presso il
paese che li ha accolti affinché tramite la conoscenza reciproca si
attui un’integrazione intelligente e fruttuosa per entrambi.
Michela
8
PROGETTI
In rete per
il mondo
Il progetto “In rete per il mondo” ha l’obiettivo di migliorare i servizi offerti agli
immigrati e alle loro famiglie nella zona
del meratese e casatese.
Per far questo, quattro associazioni che
già operano in questa zona (La Grande
Casa di Monticello, associazione Ale G.,
associazione ANOLF, associazione
Namasta di Bevera) hanno deciso di coordinarsi e di mettere in comune le esperienze maturate. Ognuna di queste associazioni, attraverso i propri operatori, cerca di
dare un aiuto concreto alle persone immigrate, innazitutto ascoltando le loro esigenze e poi fornendo informazioni e assistenza
nel compilare le pratiche e nel rapporto con
la Questura e con gli altri Enti. Il progetto,
avviato a ottobre, prevede degli incontri
periodici tra gli operatori degli sportelli: è
così possibile socilizzare le migliori moda-
lità individuate e migliorare il servizio
offerto, sia nella modalità che nel contenuto. Con questo progetto, finanziato in parte
dalle Regione Lombardia sulla legge 40,
non volgliamo sostituirci ai Comuni e agli
altri Enti. Intendiamo anzi realizzare “una
rete” che colleghi i diversi servizi, sia pubblici che privati, che gli immigrati possono
trovare sul territorio; in collaborazione
anche con lo Sportello Unico provinciale
avviato a suo tempo dalla Provincia.
Il progetto prevede inoltre la realizzazione di una carta dei servizi. Cosa intende
essere questa carta?
Come ben sappiamo i bisogni di una persona immigrata che si trova a vivere nei
nostri paesi sono tanti: il permesso di soggiono, il lavoro, la casa, il ricongiungimento familiare, la scuola per i figli. Per alcune
di queste, in base alle leggi e alle normative italiane, esistono dei precisi riferimenti:
ad esempio per i permessi di soggiorno
occorre rivolgersi alla Questura; per l’iscrizione di un bambino alla scuola occorre rivolgersi alla scuola del proprio paese.
Per altre esigenze, non esistono dell
Istituzioni Pubbliche che svolgono direttamente un servizio d’aiuto: ad esempio, per
la ricerca del lavoro operano società e
agenzie che favoriscono l’incontro tras che
cerca un lavoro e chi cerca un lavoratore.
La carta vuole essere allora uno strumento, a disposizione degli immigrati e delle
loro famiglie, per conoscere i servizi che
possono essere d’aiuto e per sapere dove si
trovano gli sportelli che assicurano questi
servizi.
All’interno del progetto è stata prevista
l’apertura di nuovi sportelli sul territorio:
come associazione ALE G. abbiamo curato
i nuovi sportelli a Osnago e a Paderno
D’Adda, in collaborazione con i rispettivi
Comuni. Questa maggiore diffusione consente di distribuire in modo più adeguato
gli “utenti” che continuano, in parte, a frequentare l’ormai consolidato sportello del
sabato mattina a Lomagna. Il fulcro del servizio di informazione e di supporto agli
immigrati e alle loro famiglie resta naturalmente Ass Casset, mediatore culturale con
vasta esperienza, nonché vice presidente
della nostra associazione.
A Braccia Aperte
Con la fine dello scorso anno scolastico si sono concluse le animazioni interculturali proposte alle scuole del territorio e finanziate dal progetto A Braccia Aperte. L’esperienza ha avuto un riscontro positivo sia da parte dei bambini, protagonisti degli incontri, sia da parte degli insegnanti, che hanno raccolto suggerimenti per
continuare il lavoro sulla didattica interculturale, sia, infine, da parte degli animatori, che
hanno ricevuto conferme, ma soprattutto stimoli ulteriori per affinare e migliorare la
qualità degli interventi. Il progetto ha coinvolto 73 classi delle scuole elementari e
materne di otto istituti comprensivi della
zona. Per dare testimonianza del lavoro
svolto, rendere accessibili a più persone i
presupposti e la filosofia del nostra animazione e fornire uno strumento da cui trarre
spunto per una operatività concreta, abbiamo realizzato, a conclusione del progetto,
una breve pubblicazione sulla animazione
interculturale. L’opuscolo riporta un’introduzione sul significato d’interculturalità, approfondisce l’importanza della fiaba come strumento di conoscenza di sé e degli
altri e la centralità del racconto come occasione di espressione e di
relazione. L’ultima parte dello scritto fornisce alcuni suggerimenti
per impostare il lavoro di laboratorio creativo, importante risorsa
per dare la possibilità ai bambini di vivere anche a livello espe-
rienziale ed emotivo un momento positivo e coinvolgente di incontro con “l’altro”. Dalla pubblicazione riportiamo una breve citazione tratta da uno scritto dell’educatore-favolista Stefano Paganini, il
cui pensiero esprime compiutamente il senso profondo dell’animazione interculturale da noi proposta.
“Le storie sono un eccellente strumento
per favorire l’utilizzo del proprio inconscio. In questo modo ai bambini si dà una
delle tante occasioni che concorrono alla
costruzione della loro identità, li si aiuta
non certo a uscire dalla realtà, ma a collocarsi in essa. Questo succede anche nel
gioco di finzione dove, per capire quali
sono le ragioni del ruolo della mamma,
della maestra - o per capire qualcuno molto
diverso da noi – il bambino gioca a interpretare direttamente questi ruoli, mettendo in
atto un istintivo decentramento da sé che gli
permette di capire meglio chi sono queste
persone, cosa fanno e perché lo fanno. Se il
suo ruolo, il suo posto nel gruppo sociale a
cui appartiene viene compreso attraverso
l’immagine che viene rimandata a lui dagli altri, quale approfondimento migliore del tema se non cambiare prospettiva, “punto di
vista”, provare a spostarsi sugli altri ruoli per guardarsi e guardare
in un altro modo e capirsi e capire di più e accettarsi e accettare di
più? A questo, sicuramente serve una storia da raccontare.”
9
PROGETTI
estate a
DAKAR
Dal 14 luglio 2004 al 30 agosto 2004
tredici ragazzi Senegalesi che vivono
nella Provincia di Lecco, di un età
compresa tra gli otto e quattordici anni,
hanno intrapreso un viaggio al loro
paese d’origine , accompagnati da un
mediatore culturale.
Il viaggio rientrava all’interno di un
progetto denominato “Per sentirti
meglio…” organizzato dall’associazione Ale G. in collaborazione con quella
dei Senegalesi di Lecco grazie al
finanziamento
della
Regione
Lombardia (legge regionale n°23).
L’obiettivo era quello di far riscoprire ai ragazzi le loro radici, poiché qualcuno di loro aveva lasciato il suo paese
molto presto oppure non era mai stato
in Senegal. Le prime quattro settimane
sono state belle e ricche di insegnamenti, nella misura in cui i ragazzi
hanno avuto la possibilità di conoscere
meglio il Senegal, toccando cosi con
mano gli aspetti culturali e tradizionali
del loro paese grazie anche a visite
guidate nell’isola di Gorée, che è patrimonio mondiale dell’Unesco, al parco
degli animali, alle due colline di
Dakar, al mercato Sandaga ecc…ma
anche grazie ai vari laboratori di manipolazione di oggetti musicali, balli e
canti popolari, poesie, giochi ecc.
Il fatto di dormire dai loro nonni, zii
e parenti e di passare poi l’intera giornata, dalle 10,00 alle 18,30, con gli
animatori del centro ha dato loro la
possibilità di acquisire e approfondire
certi valori che qualcuno di loro aveva
perso come ad esempio la solidarietà,
lo stare insieme al gruppo seguendo le
regole, l’amicizia, il rispetto delle persone anziane ma anche condividere
con gli altri momenti di gioia e frustrazioni.
Le due ultime settimane sono servite
ai ragazzi per fare visita ad altri parenti che vivono in alcune regioni, province e villaggi del Senegal.
Durante l’ultimo giorno di quest’esperienza l’amarezza di dover rientrare
in Italia era palpabile negli occhi e
nelle espressioni della maggiore parte
di loro. Penso che tale esperienza
dovrebbe essere ripetuta, soprattutto
per l’interesse e la curiosità dimostrata
sia dai ragazzi che dai loro genitori.
UNA ESPERIENZA
IN SENEGAL
La scorsa estate ho voluto
dedicarla ad una esperienza che
mi permettesse di andare alla
scoperta di un nuovo paese e che
allo stesso tempo mi facesse
sentire utile.
Per questo motivo, mi sono
proposta all’associazione Ale G.,
per accompagnare, insieme ad
Ass Casset, un gruppo di
quattordici bambini in Senegal.
Obiettivo del progetto, “Estate a
Dakar”, era permettere ai
bambini figli di immigrati di
approfondire la conoscenza del
loro paese d’origine.
Questo è avvenuto attraverso la
permanenza a Dakar per un
periodo di 45 giorni, durante i
quali i bambini hanno vissuto con
nonni e zii, svolto attività
ricreative e gite volte al
raggiungimento dello scopo del
progetto.
Così è stato!! Per quattro
settimane i bambini hanno avuto
la possibilità di frequentare i
coetanei senegalesi e condividere
con loro abitudini differenti.
Interessante è stato notare come i
loro stili di vita siano diversi in
molteplici atteggiamenti; dal
modo di giocare a quello di
comunicare.
Questa esperienza ha permesso a
tutti noi di andare alla scoperta
di posti incantevoli come l’isola
di Gorée, di assaporare odori,
colori e sensazioni della capitale e
di passare giornate piacevoli a
cantare e ballare sulla spiaggia o
in piscina.
Del Senegal, paese colorato e
ritmato, rimane ora un ricordo
indelebile per il quale ringrazio
l’associazione ed Ass Casset.
Pamela
10
PROGETTI
Dâr: star bene in famiglia,
a scuola, con gli altri
Si è avviato il nuovo progetto presentato da Ale G. per l’anno 2005 e finanaziato grazie alla legge regionale 23 sulla
famiglia.
Il lavoro continuo che l’associazione
porta avanti da diversi anni sulle problematiche relative alla migrazione
conferma ogni giorno di più la necessità
del coinvolgimento, negli interventi di
sostegno, della famiglia immigrata nella
sua interrezza.
Le azioni di questo nuovo progetto
intendono affrontare, come tematica
principale e sperimentale, le difficoltà
che i minori stranieri ricongiunti, (cioè
rimasti nel paese di origine, affidati alle
cure di parenti e poi portati in Italia dai
genitori già da tempo immigrati) incontrano nella socializzazione e nell’apprendimento scolastico. Grazie all’esperienza, alle attività di indagine e al
lavoro di documentazione siamo giunti
a credere che molte di queste difficoltà
dipendano sicuramente dallo sradicamento dal paese d’origine, e in particolare dal distacco dalle figure parentali
sostitutive dei genitori; dall’altra, dal
vuoto di relazioni creatosi a causa del
periodo di lontananza da uno o, addirittura, da entrambi i genitori.
Ecco spiegato il titolo del progetto:
dâr, nella lingua araba, è il termine per
definire la casa, intesa come “focolare”.
L’accezione italiana che a noi sembra
più appropriata in questo caso è “dimo-
ra”, dal verbo latino demorari che significa indugiare, luogo nel quale è dunque
possibile fermarsi e costruire relazioni
stabili.
Tali relazioni sono il punto di partenza per una crescita corretta e sana che
coinvolge anche le istituzioni educative
“esterne”, in primis la scuola.
E’ proprio pensando a queste relazioni che si è sviluppata l’azione principale del progetto, una azione sperimentale
che ha come obiettivo di aiutare i minori a riconoscere, a sentirsi accolti nei
nuovi luoghi di abitazione, nella loro
casa come luogo delle relazioni, della
cura, delle emozioni, dell’apertura
verso gli altri. E’ estremamente importante, quindi, sostenere i genitori nella
mediazione tra i sistemi educativi originari e quelli del paese d’immigrazione
con i quali ogni giorno i loro figli si
confrontano e ne colgono le diversità.
Tale azione vede, inoltre, la collaborazione dell’ente locale e dell’isitutzione
scolastica tramite un lavoro di supervisione e monitoraggio.
A fianco di questa azione ce ne sono
altre tre che consentono il normale svolgimento delle attività “storiche” di Ale
G.: uno spazio di aggregazione per
donne immigrate, all’interno del quale
c’è il corso di lingua italiana, ormai
consolidatosi negli anni, e la novità di
un laboratorio di cucito e ricamo, gestito dalle donne stesse con l’aiuto di due
volontarie Ale G. e dal Gruppo Noi
Donne di Lomagna.
Tale laboratorio è stato progettato
pensando proprio alle competenze di
cui le donne sono portatrici, competenze che vengono così valorizzate e accresciute in un’ottica di accrescimento di
autonomia e sfida personali.
Vi sono poi i corsi di formazione e
aggiornamento per operatori e volontari
che coinvolgono gli educatori-facilitatori coinvolti nel nuovo progetto, le
insegnanti dei corsi di italiano per le
donne e i facilitatori linguistici che operano nelle scuole del territorio.
In ultimo, ci sarà ancora per quest’anno lo spazio di consulenza, di incontro e
confronto per insegnanti, facilitatori
d’apprendimento, educatori, operatori
sociali, mediatori linguistico culturali e
animatori.
Uno spazio che si avvale di un fornito
patrimonio librario e documentativo,
con una biblioteca specializzata mirata
alle tematiche della didattica interculturale e dell’insegnamento dell’italiano
come seconda lingua seconda, della
globalizzazione e dei diritti dei bambini, nonché di una sezione dedicata interamente alle fiabe provenienti da tutto il
mondo.
La biblioteca si avvale, inoltre, del
supporto del sito internet dell’associazione, grazie il quale si potrà accedere
direttamente alla bibliografia.
Quota adesione 2005 per i soci
Il Consiglio Direttivo, nella riunione del 11 novembre 2004 ha confermato in 6 euro
la quota di adesione per l’anno 2005, sia per i Soci annuali che per i nuovi Soci.
La quota può essere versata direttamente agli attivisti dell’associazione, oppure presso la sede (a Lomagna in
via D’Adda Busca 11/a), oppure versata attraverso il bollettino postale che trovate allegato alla news.
Eventuali contributi all’Associaiozne da parte dei Soci e di sostenitori possono essere versati utilizzando lo
stesso bollettino postale o attraverso bonifico bancario ai seguenti riferimenti:
Banca Popolare di Sondrio – agenzia di Casatenovo
c/c n° 28/0020157 intestato a “Associazione Ale G.”
cod. ABI 05696 cod. CAB 51120 Cin B
11
Il bilancio 2003
RICAVI
Euro
QUOTE ASSOCIATIVE..................................................747,50
CONTRIBUTI
da Enti Pubblici:
Comune di Lomagna........................................................1.000,00
Progetti:
Incontro nel cerchio, Regione Lombardia.......................1.962,54
Arrivo anch’io mi accompagni, Regione Lombardia....17.150,00
A braccia aperte, Regione Lombardia............................6.750,00
Piccoli Passi, Comune di Merate ...................................48.774,79
Progetto Betenty, Provincia di Lecco, e Comuni di:
Olginate, Osnago, Paderno d’Adda, Pescate ..............10.133,96
da Privati e da Enti Privati:
Soci, sostenitori e amici..................................................13.068,14
Altre Associazioni (La Colombina)......................................510,00
Società (Gruppo Interfiere ed altre) .................................8.100,00
PROVENTI DA ATTIVITA’ ISTITUZIONALE
(facilitazione linguistica, mediazione culturale, animazione)
da Istituti Comprensivi e altre scuole
(Brivio, Calco, Cernusco L., Costamasnaga,
Galbiate, Lesmo, Missaglia, Olgiate M.) .........................6.891,86
da Comuni (Carnate, Camparada, Ponticello,
Ronco B., Usmate, Veduggio) ......................................16..985,64
ASSOCIAZIONE
Mantenendo fede ad una prassi di trasparenza instaurata, pubblichiamo il Bilancio consuntivo relativo all’anno 2003, approvato dall’Assemblea dei Soci del 7 aprile 2004.
COSTI
.......................................................................................Euro
SPESE GENERALI
Affitto sede ...............................................................5.676,24
riscaldamento, acqua, illuminazione, rifiuti.............1.954,72
spese bancarie............................................................279,13
telefono, fax...............................................................1.981,48
postali ...........................................................................599,96
cancelleria e stampati .................................................977,85
manutenzioni e riparazioni ..........................................670,03
assicurazione per soci e volontari...........................1.413,98
rimborso spese viaggi...................................................72,00
abbonamento a riviste.................................................126,52
SPESE PER ATTIVITA' ISTITUZIONALE
pubblicazioni ............................................................3.642,05
pieghevoli, brochure, manifesti, affissione..............2.227,97
aggiornamento sito Internet........................................746,64
doposcuola ..................................................................272,80
invio materiale in Marocco.......................................1.306,00
spese viaggio in Senegal (per accompagnatore e interprete) ....892,43
spese per manifestazioni (SIAE, rimborso).........................608,04
PERSONALE
prestazioni coordinate, continuative (3 persone) .......23.553,04
prestazioni occasionali...........................................70.957,88
(Piccoli passi, facilitazione, mediazione, animazione)
PROVENTI DA INIZIATIVE E MANIFESTAZIONI
Sottoscrizione a premi ......................................................3.701,00
Pranzo, concerto Gospel..................................................2.117,00
Libro “La casetta nel bosco”............................................4.277,50
Operazione Babbo Natale di Osnago................................400,00
Liberalità ...............................................................................175,00
TOTALE RICAVI ...................................................142.744,53
QUOTE AMMORTAMENTI
immobilizzazioni immateriali........................................694,22
immobilizzazioni materiali ........................................2.024,39
ONERI DIVERSI DI GESTIONE (imposte, bolli) ........756,57
TOTALE COSTI DI GESTIONE ............120.676,45
AVANZO OPERATIVO (142.744,53 - 120.676,45) ..............................................................................................................22.068,08
INTERESSI ATTIVI.........................................................................................................................................................................74,56
RISULTATO DI GESTIONE....................................................................................................................................................22.142,64
EROGAZIONI PER PROGETTI DI COOPERAZIONE
Progetto Madagascar .............................................................................................................................................................3.200,00
Progetto Betenty, Senegal ....................................................................................................................................................13.440,00
Progetto Sorriso, Marocco ......................................................................................................................................................4.054,14
AVANZO DI GESTIONE.................................................................................................................................................1.448,50
Dalla parte dei bambini immigrati - continua da pagina 1
un individuo, con una sua storia e cultura perso- venga accolto dai compagni di classe e che, a approfondire un tema a lui caro davanti ai comnale, che non devono essere mai definite in rap- loro volta, essi guardino al neoarrivato non con pagni. In conclusione, possiamo affermare che
porto ad una presunta identità nazionale.
diffidenza, ma con curiosità ed interesse. Solo per incontrare “l’altro” è necessario, innanzitutProprio per questo, l’intervento del facilitatore è quando il bambino straniero potrà riconoscersi to, essere disposti ad instaurare un rapporto di
sempre più indirizzato verso l’intercultura, valo- come parte integrante del gruppo e “scambiarsi comunicazione, ammettendo che l’esistenza di
rizzando anche all’interno della classe il grande le scarpe” con i suoi componenti, egli si sentirà ogni individuo non è indipendente dagli altri ma
patrimonio di cui l’immigrato è portatore e, con- veramente accettato.
che, al contrario, l’iterazione tra questi due unitemporaneamente, permettendo allo studente Basta poco per ridurre il disagio e l’imbarazzo versi possa creare un ponte, una porta sempre
italiano di ampliare i propri orizzonti. Oltre alla iniziali: ad esempio, una sua foto appesa su un aperta verso nuovi orizzonti…un viaggio senza
necessità d’imparare la lingua italiana per poter cartellone in mezzo a tutte le altre, raccontare ed fine…
comunicare, è fondamentale che ogni bambino interpretare una fiaba del suo paese o, ancora,
Aurora
INIZIATIVE
TRENINI IN MOSTRA,
la passione continua
7ª esposizione di
modellismo ferroviario
11 - 12 dicembre 2004
LOMAGNA (Lecco)
Auditorium di via Roma
Siamo ormai alla settima esposizione:
sabato 11 e domenica 12 dicembre 2004 si
svolge a Lomagna “Trenini in mostra”, la
tradizionale esposizione di plastici e trenini. Come per gli anni passati, la mostra si
tiene nell’auditorium di via Roma in contemporanea con l’iniziativa dell’UNICEF.
L’edizione 2004 è ancora più ricca di
iniziative di quelle precedenti: sarà infatti
possibile ammirare il grande plastico
modulare del Gruppo Fermodellistico
Milanese, uno dei gruppi italiani meglio
attrezzati ed organizzati, diventato amico
della nostra associazione. Grazie ad un
monitor collegato a una microtelecamera
sistemata all’interno di un vagoncino, è
possibile “sentirsi” un macchinista che
guida una locomotiva. A cura del signor
Donadel, che ogni anno assicura delle
integrazioni e dei miglioramenti, sarà
esposto il plastico Marklin, con rotabili di
prestigio e con una straordinaria illumina-
zione. Non mancherà lo spazio riservato ai
plastici realizzati dai bambini e dai ragazzi, invitati ad utilizzare questa opportunità
per mostrare i loro lavori ed il loro materiale “ferroviario”. Si può prenotare lo spazio telefonando al numero 039 9278141.
Continuando la positiva esperienza degli
anni scorsi, grazie alla passione di Mario e
di Stefano del Gruppo Fermodellistico
Milanese, funzionerà un laboratorio di
modellismo rivolto ai ragazzi, per far
conoscere gli elementi di base per la
costruzione di un plastico; i più piccoli
potranno invece viaggiare con la fantasia,
con l’iniziativa “colora il tuo treno”.
Tutti infine potranno ammirare la mostra
di oggettistica ferroviaria: lanterne, segnali ed altri antichi reperti assicurati dall’ingegner Magenta.
“Trenini in mostra” è un omaggio ad
Alessandro (Ale) che si definiva un
“appassionato di treni” e che conosceva il
nome delle locomotive, delle carrozze e
del materiale ferroviario.
L’edizione 2004 è dedicata alla memoria
di LUIGI BELLONI, un attivo socio del
Gruppo Fermodellistico Milanese scomparso nei mesi scorsi.
Affido familiare: i gruppi di Auto Mutuo Aiuto
Si è costituito nella scorsa primavera il
gruppo AMA (auto, mutuo, aiuto) delle
famiglie affidatarie della zona di Merate e di
Casatenovo. Ogni primo lunedì del mese,
sei famiglie si incontrano presso la
Biblioteca di Barzago e, con l’aiuto di due
tutor dell’associazione ALFA di Lecco, raccontano le loro storie, condividono le difficoltà incontrate, propongono suggerimenti e
consigli per vivere al meglio l’esperienza
dell’affido. Il gruppo, ormai consolidato, ha
sottolineato i problemi più importanti che si
ritrovano in quasi tutte le situazioni d’affido:
le non sempre buone relazioni con i servizi
sociali e con l’ASL, l’impossibilità di interpellare gli operatori nelle situazioni di emergenza, le scarse informazioni circa il progetto di affido, le difficoltà con le famiglie d’origine, i dubbi su come affrontare il frequente insuccesso scolastico dei minori affidati e
così via. Sono scambi molto importanti perché permettono di non sentirsi soli, di capire che le difficoltà sono spesso le stesse e
che l’esperienza di ognuno può essere reciprocamente utile. Chi volesse maggiori
informazioni può rivolgersi all’associazione
chiedendo di Lela o scrivendo all’indirizzo
e-mail: [email protected]
“ALE G. News “è edito dall’associazione “ALE G. dalla parte dei bambini-onlus” che ha sede in via D’Adda Busca 11 a Lomagna
(Lecco), tel. 039 9278141, fax 039.5303231. L’e-mail è [email protected], il sito internet è www.aleg-onlus.it. La grafica è curata da
Atena comunicazione di Usmate e la stampa da Dell’Orto di Cernusco Lombardone. Hanno collaborato a questo numero: Ass Casset,
Alessa Dell’Orto, Graziella Ferrante, Francesca e Isidoro Galbusera, Adriana Grigolo, Aurora Mandelli, Pamela Palermo, Antonio
Patané, Michela Patricelli, Angela Plazzotta, Caterina Rossi, Lela Zambelli
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Ale G. news 12_04OK