Antonio Eduardo Foscarini
Lettera di Gioacchino Stampacchia a Luigi G. De Simone
Ms. 195, pag. 132 - Biblioteca Provinciale "Bernardini" - Lecce
Torino (villa Milanesio in Sassi)
20 luglio 1890
Mio dilettissimo e chiarissimo Amico
M'è giunto in questa Villa Milanèsio, (dove da quindici giorni respiro aure di colline amenissime, e tocco quasi col dito la stupenda
Basilica di Superga), un numero del "Corriere delle Puglie" nel quale è un notevole articolo "La Puglia si desta"; articolo bistrattato dal
Proto con ogni sorta di mende.
La santa Madre Chiesa chiamò il peccato "felix error". E così ho
detto pur io il peccato del Proto; essendo che, dalle correzioni a penna, ho potuto facilmente comprendere che da voi mi viene il prezioso regalo.
Un grazie dal cuore; e vi basti.
Però, tutto quel ch'è detto di voi dal Bellucci sta qui, nella mia memoria, ancor ferma.
Il "novissimo" fra' nostri "novissimi" per me consiste nello aiuto
che vi siete proposto accordare a codesto "Comitato esecutivo per la
Esposizione artistica di Palermo" nonchè il programma meditato e
scritto in una notte; il quale rèputo vastissimo; chè il solo argomento,
che tocca all'ankon = rikkrivog, od ano = ekkiivioppg, ch'è parte integrante del dialetto leccese, basterebbe per mettere insieme un
grosso volume.
Da 14 anni lavoro intorno alle origini delle voci più astruse che infiorano, abbellano il nostro idioma italo-èlleno-latino, e vi trovo tanto tesoro di "aploellenismo". Cazzumàrru, per esempio, è da yao rptRapyog (ghiotto, goloso, che fa gola).
Il dialetto nostro, poi, ha molto di comune con quel' di Sicilia, an-
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Gioacchino Stampacchia
che in fatto di special pronunzia. Il nostro dda, dde, ddí, ddu, l'ànno
pure i siciliani, e solo essi, con noi leccesi, in Italia.
M'aspetto leggere il vostro lavoro circa i calogerati, o sculture
antiche in legno (Kakov = yepapòg; legno ragguardevole, pregevole; KaXov = yepabouog; legno antico, vecchio, pregiato).
Mente e penna, in voi, sono tutt'uno: sono, vorrei dire l'A e l'S2 del
vostro Eyco.
Vi mandai due cosette mie: "Una visita al Pantheon"' e l'altra
Dio, secondo le umane significanze"' - nè seppi se vi giunsero, o se
il vostro silenzio significasse disapprovazione, specialmente per l'ultimo carme, che i buoni leccesi accusarono di ateismo; mentre in esso non è affermazione e non negazione di sorta, bensì un esposto istorico de' tanti modi onde venne creduto o definito Iddio nel mito, nella scienza e nella storia. Per la "Visita al Pantèon" o Pantheon Fabretti
mi scrisse: "di sapore classico". Pel mio Dio m'ebbi una visita dell'insigne Lombroso, il quale segnò quest'autografo - perchè son sordo del brutto - "E' giovanile il Suo Dio; pieno di novità scientifica".
Ed io a dirmi: e perchè i miei conterranei non m'intendono?! Perchè,
mi risponde il Nazareno, "Nemo prophetes in patria, in domo, in cognatione".
E ffàzza Ddiu!... O mia Lecce! "Quo modo sedet sola Civitas, jam
plena populo"! Sordes eius sub pedibus eiu!..." E pur l'amo tanto cotesta Culla de' miei primi amori.
Ed ora ditemi di voi, de' vostri progetti, della vostra dolce Famiglia, e del mio giovane Sanzio. Un vostro nato non può non essere
un Artista. La bella, franca, ardita figura del giovinetto onde parlo
mi sta sempre innanti viva viva, irrequieta, come in atto di ispirazione. Non distoglietelo dalle sue inclinazioni, le quali altre cose
non sono, se non la "gravitazione morale" del "Reveillè Parise"; il
punto di mira, il bersaglio, la finalità dell'intelletto.
Ho fatto l'acquisto d'una Bibbia araba antica, d'una di Lutero in
-
Una visita al Panteon a dì 9 gennaio 1887. Torino, Vincenzo Bona, s. d. ma 1887
2
Dio secondo le umane significanze. Torino, Tip. Origlio e Ponzone, 1890
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Antonio Eduardo Foscarini
lingua inglese, edizione inglese, e d'un'altra: quella di S. Girolamo.
E' un volumetto senza data, forse del '400. Ve ne dirò meglio a suo
tempo, quando sarò di ritorno a Torino. Sono in contrattazione per la
vendita d'una Bibbia ebraica. Ne voglion caro sì che la borsa mi fa lagno. Voglio però farla mia, per farne dono alla Biblioteca della nostra
Provincia, qualora in fatto di Bibbie, si ritrovasse povera.
Datemi un consiglio. Che altrimenti mi diceste, altrimenti farei.
Per esempio: se nel vostro Museo, oltre alle cose archeologiche,
fosse una qualsiasi raccolta di libri antichi, o meno; sarei ben disposto farvene un dono, per amor di voi, e del mio Paese natale.
E qui fo punto, stringendovi fortemente la mano, e riprotestandomi
vostro schietto ammiratore
Gioacchino Stampacchia
Un Professore Giusti, insiste, acciò che gli mandi i miei lavori
scientifici e letterari, nonchè la mia biografia, da inserire in un "Dizionario trattante degli Scrittori Salentini e delle altre due Puglie". Ho
mandato le mie cosette; manderò la biografia; ma mi resta un dubbio.
E' tal uomo il Giusti, da menarea compimento, con propri mezzi,
un lavoro così enorme? O voless'egli farsi, invece, una biblioteca,
gratis et amore, di tutti gli scritti pugliesi, senza badare a Dizionari?... 3 E' un sospetto. Alla mia età, chi mai non sospetta? Sono nel periodo de' disinganni!...
Ditemene, vi prego, qualcosa; non essendo fra' possibili, che voi
non siate stato, fra' primi, invitato a rimetterci un tanto.
Scrivetemi a vostro agio, ma a dilungo.
Ho sete di voi.
3
Domenico Giusti Trani (1857-1930): Dizionario bio-bibliografico degli Scrittori pugliesi viventi. Napoli, 1893; Dizionario Bio-Bibliografico degli Scrittori pugliesi (Dalla Rivoluzione Francese alla Rivoluzione Fascista) - illustrato con fotografie - Bari, S.E.T. Società Editrice Tipografica, s.d. (ma 1927).
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Gioacchino Stampacchia
Lettera di Gioacchino Stampacchia a Luigi G. De Simone
Ms. 195, pag. 139 - Biblioteca Provinciale "Bernardini" - Lecce
Sassi (che il Signore ne liberi)
7 settembre 1890
Mio sempre carissimo Amico
Per tante ragioni non risposi alla vostra de' 25 luglio, scritta con
sensi cormentalisti. Prima ragione; primissima anzi, fu quella dell'aspettare, tuttavia, il libro del diafano Mascherino "Ermanno Aar". Ma
il libro non venne. Ed attesi ... ed attendo.
Secondo motivo: una Perniciosa, toccata a mia Moglie, e vinta.
Terzo digressivo: Le nozze del mio Gigi; delle quali fui sollecito
mandarvi partecipazione.
M'aspettavo eziandio il vostro Programma intorno al da farsi, per
la Esposizione artistica palermitana, da codesto Comitato Pugliese,
che accortemente vi elesse a suo Presidente.
E il Programma non venne; ed io, di tante cose vostre, digiuno?
E come poteva io scrivere e pubblicare qualcosa?
L'amico comune, Cosimo De Giorgi, come dite, e come in me sento, è per fermo una delle poche capacità intellettive, ch'afforzano il
tendine del calcagno d'Italia.
Ha i suoi difetti; chè nella provincia cardiaca - non in quella del
Pensiero - è rimasto ancora fanciullo; non essendo tuttavia fra esse
apertasi una via spedita, atta a congiungerle. E quando, in lui, idea e
sentimento si faranno unità imprescindibile, la nostra Lecce potrà
contare un altro poderosissimo ingegno fra' i suoi eletti.
Perdonategli, vi prego, codesto difetto transitorio; difetto pugliese;
e De Giorgi sarà degno di voi; a voi suo amico e suo sostegno.
Ed ora ad altro.
Non ho cimelii da mandarvi, bensì delle Bibbie, che costì fanno di108
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fetto, suppongo. Le manderò a suo tempo, poichè ora mi trovo in
campagna. Le terrete per mia memoria, nella quale desidero tenere
una stanzuccia. Mi mette in paura quel: "perit memoria ejus cum so-
nitu!".
M'aspetto il vostro "Ermanno" che terrò gelosamente custodito.
Cosimo non saprà di codesto dono, poichè a voi non piace che lo
sappia. Temo, però, che il vostro mistero non diventi vulgatus. Quando non si vuole ch'il fico si mangi, non si pianta il fico.
Fu troppo ingenuo, o troppo malizioso Iddio, nel piantarlo. Datemi
un frutto e, per giunta, vietato; e vi darò un Adamo contravventore.
Non io, altronde, sarò il serpente insidiatore: ve l'assicuro.
Tengo qui in cura il Generale Castelli, ch'abita il secondo appartamento di questa Villa. Soffre da venti anni di mielite lombare. Un medico torinese ed il Generale-medico, Commend.e Boraffio, hanno
aderito alla mia diagnosi, ed accettato la cura da me proposta. Pare
che, dopo vent'anni di prove inutili, un qualche miglioramento sfasi
ottenuto.
Non riuscirò, per fermo, a sanarlo. Spero soltanto menomare le di
lui sofferenze.
Mi si è affezionato tanto. Mi fa chiamare soventi volte, e s'allieta
vedendomi. Ed io a far di tutto; e tentar tutte le risorse dell'arte medica, non tentate sin ora. Ed egli, obbedisce.
Il ridetto Generale Baroffio, or ora tornato dal Congresso medico
di Berlino, lo ha trovato in condizioni di salute migliori, facendomi le
più franche congratulazioni.
M'annojo, intanto in questa amena campagna, perchè mi distrae
dalle mie abitudini. Non piacquemi mai la campagna. Sto bene, altronde, come può starsi, ed essere a 72 anni compiuti.
E voi sano, robusto faticatore; voi Operajo della Mente, non dimenticate il vostro sempre aff.mo Gioacchino Stampacchia e presentate i di lui ossequi alla ricordatissima vostra Famiglia, compreso il
dolce Sanzio venturo, o il Torquato leccese.
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Gioacchino Stampacchia
Lettera di Gioacchino Stampacchia a Luigi G. De Simone
Ms. 195, pag. 143 - Biblioteca Provinciale "Bernardini" - Lecce
Torino, 2 maggio 1891
Mio dilettissimo e dottissimo Amico
Avevo già letto con religiosa attenzione quest'altro vostro prezioso Lavoro intorno alla Casa Paladini'; quand'eccomi oggi onorato
d'una seconda copia dell'Opuscolo, ricco di tutta erudizione, di severa e positiva Storia documentata, e di non partigiana sofistica.
Non risposi subito con parole di cordiale ringraziamento per due
ragioni: Studiare le pagine profondamente erudite; attendere alla malattia insidiosa, che per 15 giorni ha tenuto in forse la vita della mia
Compagna, oggimai in buona convalescenza.
Non m'era sfuggita la notizia intorno al feudo di Tamagnano, appartenuto al Barone Nicolini, dal quale scese la prima mia Moglie.
Non ho dimenticata la promessa, di spedirvi una Bibbia araba antica, una di Martin Lutero, London 1828; ed un volumetto di 992 pagine - senza data - di S. Girolamo contenente i Libri: Regum MI;
Paralipomenon II; Esdrae IIII; Tobiae I; Iudith I; Ester I; Tob. I.
Certa cosa è che le sette prefazioni, dello stesso B. Hieronimi
mandano a monte tutte le Bibbie cattolico-papaline; tenendo come
sola veridica la ebraica.
Non so dire se l'opera è completa, o se mancante de' Libri di. Mosè. In tutti modi, tengo che questo volume, da solo, sia d'altissimo
pregio. La Bibbia Ebraica non mi si volle più vendere dal Librajo di
mala fede, perché forse ne ottenne lucro maggiore, non ostante le
Qualche notizia intorno la storia della Casa Paladini di Lecce, della Battaglia di Lepanto e della Contea di Lizzanello, feudo di quella Casa dal 1436 al 1686. Trani, Tip. Vecchi e C., 1891.
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mie offerte, vistose. Non mi stanco, altronde, del fare novelle ricerche. Spero di riuscire nell'intento, per potervi dare un pegno della mia
sacra amicizia, e per essere sicuro che, a mia morte, questi libri non
vadano spersi.
Non mi disse più vostro figlio dove vi piace che ve li mandi, tralasciandomi la libertà del quando, non certo lontano. Leggo ancora in
Girolamo. E qui una stretta fraterna del vostro iperaffezionatissimo
Gioacchino Stampacchia
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Gioacchino Stampacchia
Lettera di Gioacchino Stampacchia a Luigi G. De Simone
Ms. 195, pag. 147 - Biblioteca Provinciale "Bernarclini"
Lecce
Torino, 13 maggio 1891
Rispettabile e carissimo
L'Archivio Storico per le Provincie Napolitane segna, per ciò che
mi dite, due errori: 1°: nel 1842 tutti noi settarii, cominciando da Domenico Mauro, ci unimmo in Corpo accademico. L'Accademia però
s'ebbe un solo appellativo: "Accademia dell'Olivo". Antonio Valentini, da Leporano (Taranto) ne facea parte, e ne fu una volta Presidente.
Ecco tutto. 2°: Cesare Braico interveniva nelle nostre adunanze come
semplice spettatore. E fu in una di quelle calde e patriottiche riunioni
che, non so per qual mio carme declamato, venne per la prima volta a
stringermi la mano. E l'Ebbi indi mio ospite per parecchi mesi, trovandosi egli in distrette economiche; ed io non certo nuotavo nell'oro!
L'Accademia dell'Ulivo riunivasi ogni 11 giorni in una sala ampia
nel così detto: Seminario de' Nobili; sala capace di 500 spettatori, e
sempre affollata. Interveniva il Principe Leopoldo (zio di Re bomba),
e, rilativamente, liberale.
Lo si volle Presidente onorario del nostro Consorzio, per far dispetto al ...nipote, e per far chiudere un occhio al Delcarretto.
Non pertanto, eravamo sorvegliati da un picchetto di Polizia, con
a Capo il Morbillo. Oltre di Domenico Mauro, facea parte del nostro
apostolato la Taddei, la Guacci, Nicola Jole, Nicola Piumbo, Genuino, Pellicciotti, De Virgiliis, Padula, Carlo Massinissa Presterà, Giuseppe De Cesare, e via via. Nostro pubblico? Tutto il fiore della Letteratura napolitana; tutti i Giornalisti ...ferventi; Tutti gli Apostoli della redenzione italiana.
Servi, ci amammo; ed ora, liberi, ci odiamo! Oh ditemi voi di co112
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desto mistero psicologico; di quella sintesi divina, ch'operò miracoli;
e di quella analisi odiosa, che scava e prepara l'abisso! ! !...
Tutto è parabola in natura: orto, apogèo, ed occaso!...
L'altruismo ci fece fratelli; l'egoismo ci uccide. Verrà giorno, forse, in cui apparirà men tristo l'assolutismo illuminato, equanime di
Re, anzi che il dispotismo sanguinario di plebe fanatizzata!
E venga il tempo dell'Ordine con la Libertà; della Libertà con
l'Ordine e sia qualunque la forma di Governo; essendo che si può esser liberi in Monarchia, e schiavi in Repubblica ... di linciatori.
Rispondo un po' tardi alla vostra cartolina postale, per ragione de'
tempi piovosi, ch'impediscono l'uscita da casa a' men forti in salute.
Ieri andò la mia Signora a cercare l'egregio Angelucci, che venne
a farci visita or sono due anni, e del quale m'è rimasta assai, grata memoria.
Nell'Arsenale d'Artiglieria le si disse non esser più lì il Museo Militare bensì nella Reale Galleria delle Armi: dove oggi si è recata alle
3 p.m.; ed eccola di ritorno. Ha visto l'egregio Uomo, non in Museo,
in casa. E' molto scaduto in salute; magro, incurvo, tremanti le braccia, oscurata la memoria! Non ricordava d'aver ricevuto il vostro
Opuscolo, ed ha gradito molto quello che, per vostro desiderio, gli ho
fatto presentare. Ha ricevuto oggi stesso una vostra lettera, nella quale era detto: che il lavoro vostro ultimo gli sarebbe capitato per mezzo più sicuro. Venerdì verrà a visitarmi, ha detto, insieme alla Nipote, che l'assiste con devozione; sollecitandogli altresì la memoria.
Povero Signore! La "bianca testa" mi dice mia Moglie, "e la bianca bellissima faccia, tentenna sul collo smagrito!" Mi porterà un suo
libro in latino. Voleva affidarlo alla mia Compagna ma pare sia grosso il Volume perchè la Nipote fece osservargli non essere conveniente porre in disagio una Signora, a quel modo.
Eccovi detto, in brieve, del Signor Angelucci, e del modo da me
scelto per eseguire la vostra commissione. Son sordo, e fo ajutarmi da
Antonina in simili congiunture; che il conversare oggimai per me è
divenuto impossibile.
Ed io, come mi si è scritto dalla mia Aiutante, scrivo. Ond'è che
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n2vincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emenoteca Digitale Salentina) a cura di IM4G0 - Lecce
Gioacchino Stampacchia
ho virgolato le frasi da essa scrittemi.
La mia salute, altronde, è buona, ed il cervello integro; il dorso ben
ritto, le braccia pronte, e le gambe spedite, non ostante i miei 73 anni, a' 21 dello scorso aprile, compiuti.
Ed intanto l'illustre Angelucci non ha più di 76 anni.
Del figlio vostro non ebbi più notizia. Forse l'avrò mal servito, ed
avrà lasciato cadere me ed i miei sonetti in cestino.
Oggi siamo nelle buone grazie del sole. Speriamo che la cosa duri
nell'interesse della pubblica e privata salute, e della campagna.
Vogliatemi un tantin d'affetto, onoratemi sempre dí vostre commissioni, e credetemi vostro aff.mo e devoto e ricordevole
Gioacchino Stampacchia
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Lettera di Gioacchino Stampacchia a Luigi G. De Simone
Ms. 195, pag. 155 - Biblioteca Provinciale "Bernardini" - Lecce
Torino, 21 dicembre 1891
Mio dilettissimo
"Tanto tuonò che piovve"!...
Eccovi, in un pacco, la Bibbia araba, quella di Lutero, ed uno dei
volumi della Bibbia di S. Girolamo (400). Rovistatore di tutte le vecchie biblioteche, l'ho trovato, e me l'ho chiappato di santa ragione,
pagandolo, a discrezione del furbo, richiedente non so più che cosa.
Cosimo De Giorgi suol chiamarmi: "topo da biblioteche". E' vero.
Cerco, rovisto, trovo, leggo, ed affido le poche cose trovate ad altrui,
acciò che, a mia morte, non vadano disperse. Ed a voi affido quel che
vi mando. Tenetelo, in mia memoria, come pegno d'amore fraterno.
Tardai nel tenere la mia promessa, perchè volli leggere il volume
di S. Girolamo. Vi scrissi, altronde, ch'io mi riserbava "la libertà del
quando". E, il quando, è giunto.
Ho mandato a De Giorgi (Luigi) qualche brano delle sette prefazioni, delle quale S. Girolamo fa precedere i Libri: Regum, Paralipomenon, Esdrae, Tobiae, Ester, Job. Formano, codesti brani, la
ottava nota, messa lì in una Strenna natalizia (la 3') in dialetto leccese. Se vi piace, fate di leggere codesta Strenna. Tanto per ridere un pochino. E se vi resta un quarto d'ora libero, dite a mio fratello Leonardo, che vi faccia sentire il mio ultimo carme: "Vita e morte"'. E' un
sunto, direi, di antropo-cosmografia, senza offesa a' credenti nell'oltremondano: "Quisque suum".
A me il mio.
' Morte e Vita. Torino, Tip. Origlia, Festa e C. s.d. (ma 1892).
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Gioacchino Stampacchia
Sto come si può a 73 anni. Sono stato una prima volta a Firenze,
una seconda a Roma, una terza a Pisa, per rivedermi il palazzo vetusto del Conte Ugolino, che mette i fremiti negli ammiratori e, díreí,
adoratori del Canto XXX dell'Inferno.
Ed io adoratore.
Roma si è trasformata, a dispetto de' pessimisti. Tranne i monumenti, ed i palazi aristocratici, era una bicocca. Oggi è una quasi degna Capitale italiana. Com'è bello a vedere il Tevere allagatore ormai
imprigionato dall'Arte ne' fianchi, e con sulla schiena de' ponti sontuosi, e degni delle antiche opere romane.
La terza Roma non è Parigi, non è Londra, manufatte. E' un capo
d'opera di tre fattori: Genio Antico, Genio Moderno, e Natura.
Nel Camposanto, (nel centro), è un Cristo risorto, che si direbbe
uscito dalle mani di Michelangelo. Baciai con trasporto italiano Goffredo Mameli, giacente nell'urna, ed avvolto nella bandiera dell'Italia mia. La tomba venne di recente ultimata, si chè potei a' 2 novembre salutarla.
Ed ora a voi, alla dolce famiglia i miei auguri (miei), per il prossimo Natale e per l'imminente Capodanno.
Una stretta fraterna del vostrissimo sempre
Gioacchino Stampacchia
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