Prefazione
Per secoli le Alpi sono state considerate montagne terribili, abitate da
mostri inimmaginabili e popoli ostili di montanari. Solo i commercianti, i
soldati ed i pellegrini osavano attraversare su sentieri incerti le selvagge
montagne. L’immagine delle Alpi è cambiata soltanto nella seconda metà
del 18° secolo. Ciò che prima destava diffidenza, acquistava
improvvisamente una magica forza d’attrazione. Haller e Rousseau hanno
cantato i paesaggi alpini e la loro popolazione, lodando la bellezza della
natura e la purezza degli esseri umani, che mettevano in contrasto con
l’artificiosità ed la decadenza delle città.
Oggi milioni di persone si recano nelle Alpi per fare escursioni o
trascorrervi le vacanze. Lo stimolo è ancora il richiamo della natura
selvaggia e della vita semplice. Le lenti rosa degli occhiali del
romanticismo velano ancora il nostro sguardo sulle Alpi. Esse ci aiutano
a guardare oltre le mucche color viola, gli Alpine Burger, gli Swiss Chalet
e dell’industria postmoderna del tempo libero.
«Benvenuti nelle Alpi!»
Da una parte le Alpi sono "montagne selvagge”. Qui si trovano gli ultimi
vasti spazi selvaggi d’Europa che offrono rifugio ad innumerevoli specie
di piante e di animali. Tuttavia le Alpi sono sottoposte ad una forte
pressione: gli insediamenti, le valanghe di traffico, il turismo di massa, lo
sfruttamento dell’energia idroelettrica ed i mutamenti climatici minacciano
la varietà delle specie ed i loro ambienti vitali.
D’altra parte le Alpi sono "montagne civilizzate”. La varietà dei campi
coltivati racconta la storia del lavoro millenario dell’uomo intenzionato a
coltivare e abitare luoghi di per sé impervi. Tuttavia queste tracce storicoculturali scompaiono a grande velocità, perché il lavoro dei contadini di
montagna non trova più spazio nel mercato globale.
I problemi dell’ambiente alpino sono noti. Dal 1995 è in vigore la
Convenzione delle Alpi, una serie di accordi internazionali per la
protezione e lo sviluppo sostenibile dell’ambiente alpino. Ma fino ad ora,
la Convenzione delle Alpi è rimasta in gran parte soltanto un catalogo di
buoni propositi. Questa convenzione rappresenta comunque un concetto
ampio per lo sviluppo sostenibile di una grande regione.
Nei prossimi anni si vedrà quanta dinamica naturale, quante specie e
quante zone agricole tradizionali potranno essere salvaguardate nelle
Alpi. E soprattutto si vedrà quali prospettive avrà la popolazione
nell’ambiente alpino rurale.
Noi tutti siamo responsabili per il futuro delle Alpi, sia che ci abitiamo,
sia che ci rechiamo in vacanza, sia che le attraversiamo per recarci al
mare, sia che ci dissetiamo con la loro acqua.
Per questo motivo vi invitiamo assieme ai vostri scolari a intraprendere
un viaggio nelle Alpi per conoscere meglio la loro unicità. Questa
documentazione didattica vuole essere una preziosa guida che vi
accompagnerà durante il viaggio nel mondo alpino.
Sabine Siegrist, responsabile del settore Gioventù e Ambiente, WWF
Svizzera
Andreas Weissen, responsabile del Programma Alpi, WWF Svizzera
Indice
Ambiente vitale Alpi
Le Alpi crescono ancora
2
Da roccia a roccia
5
Hai tutto nello zaino?
8
Sopravvive solo chi si adatta!
10
Dove gli animali alpini sono a loro agio
13
Alpi, ambiente vitale in
pericolo!
Sviluppo della popolazione e identità culturale
16
Traffico di transito
19
Ieri, oggi, domani
21
Preziosa riserva d’acqua per l’Europa
25
Gli uomini e le Alpi
I paesi alpini dell’Arco alpino
29
Vacanze in vista?
33
Immagine ed identità delle Alpi
35
Pericoli naturali nelle Alpi
38
Proteggere con un utilizzo sostenibile
41
Conoscere per agire
Lista di controllo per il lavoro d‘informazione
44
Proposte
44
La Convenzione delle Alpi
46
La documentazione didattica vuole motivare i
bambini, i ragazzi e gli insegnanti a conoscere
meglio le Alpi. Le lezioni proposte permettono di
sviluppare concetti ed idee su ciò che i giovani
potrebbero fare per salvaguardare e proteggere
questo affascinante ambiente.
La documentazione didattica è concepita sia per le
scuole ubicate nelle Alpi, sia per quelle situate al di
fuori di esse.
Consigliamo alle scuole situate al di fuori della
regione alpina di collaborare con una classe
gemellata ubicata nelle Alpi. L‘ufficio del WWF del
vostro paese vi può trasmettere alcuni indirizzi di
contatto.
1
Ambiente vitale Alpi
Le Alpi crescono ancora
La Terra è composta da un nucleo, un mantello e una crosta. La parte
superiore del mantello e la crosta sovrastante formano le placche litosferiche,
delle quali al mondo ce ne sono 7 grandi e molte piccole. Il graduale
raffreddamento del nostro pianeta genera nella parte viscosa del mantello
terrestre delle correnti che mettono in movimento le placche litosferiche.
Le Alpi si sono formate come conseguenza di questo movimento delle
placche, più esattamente dalla collisione tra la placca africana e la placca
eurasiatica.
Andando alla deriva l’una contro l’altra, le due placche si sono incastrate
tra di loro, elevandosi lungo la linea d’incontro. E così le Alpi hanno
cominciato a «crescere».
L’attuale forma delle montagne è il risultato dell’elevazione e dei processi di
alterazione ed erosione.
Quando le rocce sono esposte ai fenomeni climatici e all’atmosfera
ossidante, inizia un processo di alterazione.
«E così inizia l’avventuroso viaggio!
Per prima cosa incominciamo col conoscere un
po’ meglio il mio habitat»
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento
• Gli scolari hanno in mente un modello semplice di come
sono nate le Alpi.
• Sulla base di esempi pratici essi hanno appreso come si
svolgono i processi di alterazione delle rocce.
Grado
Da 11 a 16 anni
Materiale
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Crosta
Foglietti A5 (3 per scolaro)
Foto satellitari (vedi pag. 3 o 31)
2 grossi cuscini piatti (uno rosso e uno giallo)
Un pezzo di stoffa blu
Batuffoli di cotone di diversi colori
Se possibile, una carta tettonica e geologica della regione
o di tutte le Alpi (può essere acquistata in una libreria o
direttamente presso l’ufficio competente del rispettivo
paese. CH: www.swisstopo.ch).
Un certo numero di pietre calcari
Acido cloridrico al 10% (reperibile in qualsiasi farmacia)
Una lente d’ingrandimento (da 8, 10 ingrandimenti)
Una bottiglia di vetro con una bacinella di plastica
Lavori preliminari
• Procurarsi il materiale
• Lucido con la foto satellitare (vedi pag. 3 o 31)
• È un vantaggio se l’insegnante s’informa sull’argomento
(vedi bibliografia a pagina 4) ed esperimenta per sé il
processo della nascita delle Alpi.
Ubicazione
In classe
Durata
3, 4 lezioni.
2
Approssimativamente si distingue tra tre tipi di alterazione:
• Alterazione meccanica o disgregazione, ad esempio tramite la pressione
provocata dal congelamento dell’acqua nelle crepe delle rocce o tramite
grandi sbalzi di temperatura con la conseguente alterazione del volume
delle rocce stesse.
• Alterazione chimica o decomposizione, ad esempio tramite gli acidi
contenuti nell’acqua piovana o tramite l’ossidazione con l’ossigeno
presente nell’aria.
• Alterazione biologica, ad esempio con la penetrazione delle radici delle
piante nelle crepe delle rocce.
Le rocce alterate finiscono in briciole oppure vengono trasportate a valle
dai fiumi o ancora, sono trasportate dal vento sotto forma di polvere o
sabbia.
La formazione delle Alpi continua tuttora. I processi di alterazione ed erosione
attualmente non riescono ad eguagliare completamente la crescita. Si
calcola che le Alpi crescano ancora in media 1 mm l’anno.
Mantello
Nucleo
Concetto di base
Non è possibile percepire la formazione delle Alpi nell’arco della vita di
un essere umano. Questa formazione è iniziata più di 100 milioni di anni
fa, un periodo di tempo talmente lungo che risulta difficile da immaginare.
I processi che si sono succeduti richiedono ampie capacità d’immaginazione anche per quanto riguarda lo spazio, poiché le dimensioni
spaziali sono molto ampie. Trattando l’argomento in classe con l’ausilio
di modelli, riusciamo a rendere percettibili questi processi, per noi
impossibili da vedere, come pure l’arco di tempo difficilmente
immaginabile.
Ambiente vitale Alpi
Metodica della lezione
Le Alpi: cifre e fatti
1. Ogni scolaro scrive 3 parole chiave che gli vengono in mente
sull’argomento Alpi sul foglietto A5 precedentemente preparato. Questi
foglietti vengono in seguito appesi in aula in un posto ben visibile e
resteranno là per tutto il tempo in cui viene trattato il tema. Alla fine si
può tornare sull’argomento e discutere su cosa è cambiato.
• La formazione vera è propria è iniziata più di 100
milioni di anni fa.
• Le Alpi sono la conseguenza della collisione tra le
placche litosferiche africana ed eurasiatica.
• A forma di banana poiché le placche si scontrano
l’una contro l’altra con un movimento di rotazione.
• Estensione oggi: circa 180 000 km2, ciò che
corrisponde a circa 36 milioni di campi di calcio (4
volte la superficie della Svizzera).
• Ripartite tra 8 stati (D, F, I, A, CH, Liechtenstein,
Slovenia, Monaco).
• Circa 13 milioni di abitanti.
• 100 milioni di visitatori annui (10 volte di più degli
abitanti).
• Monte più alto: il Monte Bianco (4807m).
2. L’insegnante mostra la foto satellitare (lucido) delle Alpi e introduce
brevemente l’argomento.
Cuscino (ad esempio rosso) = placca africana
Cuscino (ad esempio giallo) = placca eurasiatica
Stoffa blu
= Oceano Tetide
Battutoli di cotone di diversi colori, piatti e sfilacciati in
lunghezza = i sedimenti depositati nell’Oceano Tetide
Immagine satellitare dell’Arco alpino (vedi anche pagina 31)
3. Nascita delle Alpi in 4 atti
Situazione iniziale: le placche europea ed eurasiatica sono l’una accanto
all’altra (i cuscini sono l’uno accanto all’altro).
Atto 1°: Circa 200 milioni di anni fa le placche iniziano ad andare alla
deriva allontanandosi l’una dall’altra. Di conseguenza nel profondo bacino
oceanico Tetide che va formandosi si depositano i sedimenti. (Si posano
l’uno lontano dall’altro il cuscino rosso e il cuscino giallo, il pezzo di stoffa
blu viene posato nel mezzo, i battutoli di cotone colorati vengono sparsi
qua e là sul pezzo di stoffa e ai bordi dello stesso).
Atto 2°: Circa 100 milioni di anni fa le due placche alla deriva tornano ad
avvicinarsi l’un l’altra. L’Oceano Tetide, insieme ai suoi sedimenti,
comincia a scomparire lentamente, in maggior parte è spinto sotto la
placca continentale africana ed «inghiottito», cioè sciolto di nuovo nel
mantello della terra. (Il cuscino rosso s’incastra contro il cuscino giallo, la
stoffa blu che sta nel mezzo è spinta insieme ad alcuni batuffoli di cotone
sotto il cuscino rosso «Africa»).
Atto 3°: Le due placche continuano ad andare l’una contro l’altra. I due
continenti s’incastrano e si concatenano l’un all’altro. Questo provoca il
corrugamento della crosta terrestre e i profondi strati di sedimenti dei
fondali dell’Oceano Tetide vengono piegati e sollevati. (I cuscini continuano
ad essere spinti l’uno contro l’altro finché non si piegano e s’innalzano
verso l’alto e i battutoli di cotone nella zona d’incontro si avvicinano e si
piegano).
Atto 1°
Atto 2°
Atto 3°
Atto 4°
Atto 4°: Con l’elevazione comincia anche il processo di alterazione ed
erosione. (Parti degli elementi di cotone vengono sfilati e depositati lungo i
due «versanti alpini»). Questo genera un mosaico disordinato di batuffoli
di cotone di diversi colori, che rispecchia la complessità delle rocce
nelle Alpi dei nostri giorni.
3
I 3 più importanti tipi di alterazione
• Alterazione meccanica o disgregazione
ad esempio tramite la pressione provocata dal
congelamento dell’acqua nelle crepe delle rocce
o tramite grandi sbalzi di temperatura con la
conseguente alterazione del volume delle rocce
stesse.
• Alterazione chimica o decomposizione
tramite gli acidi contenuti nell’acqua piovana o
tramite l’ossidazione con l’ossigeno presente
nell’aria.
• Alterazione biologica
con la penetrazione delle radici delle piante nelle
crepe delle rocce.
Processi di reazione (semplificato)
+
2+
2H + CaCO3
Ca +H2CO3
ioni acidi di acqua piovana + calcare
ioni di calcio + acido carbonico
CO2 +H2 O
H2CO3
Dall’acido carbonico (H2CO3) viene generato CO2 e
acqua. Il CO2 è gassoso e comporta la formazione
di bollicine come nell’acqua minerale.
Per chiudere questa sequenza si può mostrare una carta tettonica/
geologica senza scendere nei dettagli. Deve solo restare un’impressione
della complessità. La varietà delle rocce sarà trattata maggiormente nella
lezione “Da roccia a roccia”.
4. Alterazione
Si comincia col fare la seguente riflessione: gli scienziati hanno calcolato
che in base alle dimensioni della collisione delle due placche, oggi le
Alpi dovrebbero essere più alte del doppio di quello che sono in realtà.
Dunque, il Monte Bianco dovrebbe essere alto quasi 10 chilometri. Perché
nella realtà non è così? Quali forze hanno agito?
L’insegnante raccoglie e completa le risposte degli scolari. Lo scopo
dovrebbe essere quello di trasmettere un’idea complessiva dei 3 tipi più
importanti di alterazione (vedi riquadro a lato).
5. Esperimento
Alla fine gli scolari, come esempio dei processi di alterazione, eseguono
due esperimenti. Essi lavorano in coppia ed hanno il compito di
verbalizzare entrambi gli esperimenti. Redigono un breve rapporto che
deve avere i seguenti contenuti:
- disegno delle fasi dell’esperimento
- descrizione del procedimento e dei risultati
- interpretazione dei risultati.
In particolare si discute alla fine in classe sull’interpretazione dei risultati.
In tale contesto si chiarisce in che misura i risultati degli esperimenti
rispecchiano la situazione effettiva sul territorio.
a) Alterazione chimica del calcare: l’alterazione chimica delle rocce
calcari può essere resa evidente con mezzi semplici. Per raggiungere lo
scopo occorrono un frammento di roccia calcare e l’acido cloridrico
reperito in farmacia o nell’aula di chimica della scuola. La superficie della
pietra calcare viene dapprima studiata attentamente con la lente
d’ingrandimento. In seguito si versano un paio di gocce di acido cloridrico
sulla superficie della pietra. La schiuma che si forma prova che si sta
verificando una reazione chimica (viene liberato CO2).
Dopo la reazione, con la lente d’ingrandimento è possibile vedere le
asperità sulla superficie della pietra (a seconda della durezza del calcare,
la pietra dovrà essere trattata più volte).
b) Alterazione da gelo: gli scolari riempiono una bottiglia d’acqua (deve
essere colma!), la chiudono bene e la mettono nel congelatore.
Attenzione: nei casi normali la bottiglia s’infrange, quindi bisogna metterla
prima in una scatola o in un recipiente di contenimento.
Se a scuola non è disponibile un congelatore, l’esperimento può essere
eseguito come compito a casa.
Bibliografia
Le Alpi, Serie Basic Ambienti & Storie,
La Biblioteca, Firenze 2000
Ricco di illustrazioni, spiega come si sono formate
le Alpi in modo semplice e con diversi disegni.
Internet
CH: Ufficio federale della topografia
www.swisstopo.ch
4
Ambiente vitale Alpi
Da roccia a roccia
Indicazioni didattiche
Le rocce sono composte da uno o più minerali. La roccia calcare, ad
esempio, è composta solo da calcite, il granito per contro, è composto da
tre minerali: feldspato, quarzo e mica. Inoltre, le singole componenti possono
essere della grandezza di alcuni centimetri o soltanto microscopiche. Ogni
tipo di roccia ha diverse proprietà. In modo particolare si distinguono per la
loro predisposizione alle alterazioni. Le rocce resistenti ai processi di
alterazione formano spesso rupi erte e ripide pareti, le rocce soggette ai
processi di alterazione generano piuttosto alture dalle forme lievi e
arrotondate. Ciò che noi troviamo come “sassi” sono frammenti di formazioni
rocciose una volta unite e che sono state frammentate da processi di
alterazione meccanica come la pressione provocata dal congelamento
d’acqua nelle fratture delle rocce.
Nelle Alpi si trova una grande varietà di rocce, ma in maggioranza si tratta
di calcare, di granito e di gneiss . Per determinare con esattezza le rocce
occorre una certa conoscenza ed esercizio. Una ripartizione approssimativa
nelle grandi famiglie di rocce (rocce sedimentarie, magmatiche e
metamorfiche) è tuttavia in parte possibile sulla base di semplici criteri (vedi
la tabella nel foglio di lavoro). È importante tenere conto che la superficie
delle rocce è soggetta a modifiche nella struttura e nel colore tramite processi
di ossidazione oppure se coperta da licheni o alghe. Quindi per una
classificazione bisogna sempre confrontare le superfici di rocce
recentemente frammentate.
Obiettivi d’apprendimento
Concetto di base
Le rocce caratterizzano l’aspetto delle Alpi. A seconda del tipo di roccia
che predomina in una zona, le montagne e le cime presentano forme
differenti. Le rocce determinano le proprietà del suolo e l’idoneità come
zona per le scalate. Molti bambini e molti giovani rimangono affascinati
dalle svariate forme e dai colori delle rocce. Questo fascino deve essere
rafforzato e completato con la conoscenza.
Metodica della lezione
1. Come lavoro preliminare si realizza una collezione di pietre più
ricca possibile (collezione della scuola, collezioni degli scolari a casa,
raccolta nei dintorni della scuola, collaborazioni tra coetanei dei paesi
alpini limitrofi …). Per mostrare la varietà delle pietre che si hanno a
disposizione, ogni scolaro ne sceglie una. Tutti siedono in cerchio e
chiudono gli occhi (se è possibile, si ricorre alle bende). Tastandole con
le mani gli scolari tentano di imprimersi nella mente la loro pietra. Adesso
le pietre vengono passate di mano in mano nel cerchio, fino a quando
ogni scolaro ha in mano di nuovo la «sua» pietra.
2. Alla fine si posano tutte le pietre sul pavimento al centro dell’aula
e si raggruppano sulla base della loro omogeneità. Ora gli scolari formano
gruppi e ogni gruppo si occupa di un determinato gruppo di pietre. Il
compito di ogni gruppo è di fare un’esatta descrizione delle pietre sulla
base dei criteri predefiniti (vedi schema a lato).
3. Alla fine gli scolari elaborano singolarmente il foglio di lavoro
«Famiglie e ciclo delle rocce».
4. Di nuovo suddivisi in gruppi, gli scolari, con l’ausilio della tabella
riportata nel foglio di lavoro, tentano di scoprire se si tratta di rocce
sedimentarie, rocce magmatiche o rocce metamorfiche. Per iscritto
spiegano le riflessioni che hanno determinato la loro classificazione.
• Gli scolari sanno che esistono tipi di rocce completamente
diversi.
• Essi apprendono che le rocce non sono stabili, ma che nel
corso del tempo possono modificarsi.
• Essi conoscono le tre grandi famiglie di rocce e le rispettive
caratteristiche.
Grado
Dai 10 ai 14 anni
Materiale
• Molte pietre di diversi tipi
• Bende per gli occhi
Per la coltivazione dei cristalli:
• filo
• matite o bastoncini di legno
• chiodi
• acqua calda
• zucchero
• sale
• vasi di vetro per le conserve
Preparazione
• Gli scolari raccolgono un gran numero di pietre di diversi
tipi. Possibilmente in collaborazione con i coetanei di altri
paesi alpini (scambiandosi reciprocamente le pietre).
• È un vantaggio se l’insegnante s’informa sull’argomento
rocce (vedi bibliografia).
• Le ricette per i cristalli dovrebbero essere precedentemente
provate dall’insegnante.
Ubicazione
In classe, nei dintorni, eventualmente escursione
Durata
3, 4 lezioni, per la coltivazione: alcuni giorni
Questa attività può essere svolta anche durante
un’escursione nelle Alpi.
Schema per il ritratto delle rocce
•
•
•
•
•
•
•
disegno esatto delle rocce (colore, caratteristiche)
colore(i)
caratteristica della superficie (liscia, ruvida…)
numero dei componenti visti ad occhio nudo
dimensioni dei singoli componenti
durezza (con le unghie e con un temperino)
nome/denominazione delle rocce (ev. nomi di
fantasia)
Nel limite del possibile, produrre una frattura
sulla superficie di ogni pietra, poiché l’aspetto di
quest’ultima potrebbe essere falsato da alterazioni o
dalla copertura di alghe.
5
Indicazioni per determinare le rocce
Lavoro di approfondimento
È quasi impossibile fare questa classificazione senza
compiere errori e senza un’ampia conoscenza. Ma
per il nostro scopo non ha importanza se viene
commesso qualche errore di classificazione, tuttavia
sia l’insegnate, sia gli scolari devono essere
coscienti di questo. A seconda del livello scolastico
si può forse collaborare con il docente di geografia.
I cristalli sono particolarmente belli e affascinanti. Il nome cristallo
deriva dal greco kyros che significa ghiaccio. Di fatto un cristallo è un
solido con una struttura interna regolare. Per l’ordinamento preciso degli
atomi, un cristallo presenta superfici lisce dette facce. Diversi cristalli di
uno stesso minerale possono sviluppare le stesse facce ma non
necessariamente la stessa forma e dimensione.
È possibile coltivare i cristalli in modo semplice:
Fissare un chiodo al capo di un filo e ad una determinata distanza una
matita. Mettere il chiodo in un vaso di vetro e poi lasciarlo dondolare
servendosi della matita messa di traverso sul bordo del vaso. Versare 3
cucchiai rasi di sale in 1 dl d’acqua calda e miscelare vigorosamente.
Versare la soluzione salina nel vaso di vetro fino a coprire il chiodo e il
filo. Farla riposare a temperatura ambiente per 2 o 3 giorni. A questo
punto cominciano a formarsi piccoli cristalli di sale, che è possibile
osservare con una lente d’ingrandimento (di 8, 10 ingrandimenti), ed in
seguito anche disegnare.
Lo stesso esperimento si può eseguire anche con lo zucchero:
Versare 250 g di zucchero (circa due tazze) in 1 dl di acqua calda e
miscelare vigorosamente. Dopo 2 o 3 giorni sul fondo del vaso di vetro
cominceranno a formarsi cristalli di zucchero. Se questo non avviene si
versa ancora un po’ di zucchero nella soluzione e si aspettano altri 3 o 4
giorni. Più a lungo si lasciano crescere i cristalli, più grandi diventano.
Soluzione per il foglio di lavoro
a) famiglie di rocce
b) fiume
c) sedimentano
d) arenaria
e) trasformarsi
f) metamorfiche
g) fondono
h) magmatiche
i) granito
Bibliografia
Minerali e Rocce, Origine, varietà, utilità
Istituto Geografico De Agostini, 1998
Un’originale e stimolante presentazione del multiforme regno minerale.
«Abracadabra, ed ecco un magnifico cristallo.»
Ciclo delle rocce
Alterazione
Innalzamento e
cristallizzazione
Erosione,
trasporto e
sedimentazione
Fusione e
trasformazione
6
Indurimento
Foglio di lavoro «Famiglie e ciclo delle rocce»
Ambiente vitale Alpi
Le tre grandi famiglie di rocce
In modo approssimativo è possibile suddividere le rocce in tre grandi famiglie:
• rocce sedimentarie
• rocce magmatiche
• rocce metamorfiche
La tabella sottostante sintetizza la loro formazione e le loro caratteristiche:
Rocce sedimentarie
Formazione
Caratteristiche
Esempi
Tramite la sedimentazione di
Spesso un solo tipo di minerale,
Argilla, marna, calcare,
frammenti di rocce negli oceani e
in parte frammenti di fossili, in
arenaria
nei laghi che si consolidano
gradualmente nel corso di secoli
parte riconoscibile stratificazione
orizzontale, spesso a grana
finissima, a volte rocce
Puddinga, breccia
arrotondate o a spigoli
Rocce magmatiche
Con il lento raffreddamento e la
Struttura granulare grossa
cristallizzazione del
riconoscibile ad occhio nudo. I
magma fuso
singoli cristalli non sono disposti
Granito
in modo regolare
Appartengono a questa famiglia
Struttura granulare fine,
anche le rocce che si formano
superficie a volte vescicosa o
direttamente in seguito ad
schiumosa, a volte vitrea
Basalto
eruzioni vulcaniche
Rocce metamorfiche
Si formano attraverso la
Presentano spesso stratificazioni
Gneiss (dal granito)
trasformazione di rocce
dovute all’orientamento parallelo
Marmo (dal calcare)
sedimentarie o rocce
dei minerali di nuova formazione
Scisto (dalla marna)
magmatiche ad alte temperature
e pressioni nella profondità della
crosta terrestre
Le rocce nascono, muoiono e rinascono
Le tre a) _____________________________ sono collegate insieme in un ciclo di nascita e morte. Così le piccole parti di un granito
alterato, ad esempio granuli di sabbia e particelle di argilla finissime, possono essere trasportate nel mare dal b) _______________ .
I granuli di sabbia nel delta c) ___________________________________ . Nel corso degli anni la massa depositata si consolida e
diventa d) ___________________________ . Le particelle di argilla sono molto più leggere e raggiungono quindi il fondo molto più
lontano dalla foce del fiume. Dal consolidamento si forma argilla. Dopo millenni o addirittura dopo milioni di anni i sedimenti depositati
possono entrare a far parte di un processo di formazione dei rilievi montani e e) ____________________ . Se i sedimenti vengono
modificati senza prima essere fusi, si formano rocce f) ____________________________ . Dall’arenaria si forma ad esempio quarzite,
dalle pietre argillose micascisto. Se i sedimenti sono sottoposti ad elevate temperature g) ________________________ e in seguito si
solidificano, formando così rocce h) __________________________ . L’esempio più frequente è il i) ____________________________
e con ciò la storia può ricominciare daccapo…
Compito supplementare per gli scolari veloci:
Cerca di rappresentare il ciclo descritto sopra in un disegno (ad esempio, con un diagramma a frecce).
7
Hai tutto nello zaino?
Il clima nelle Alpi si distingue da quello della pianura:
• La temperatura media scende di 0,6 °C per ogni 100 metri di altitudine e
la differenza di temperatura tra il versante sud e il versante nord in un
determinato momento può essere di oltre 50 °C.
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari sono coscienti che per sopravvivere sulle Alpi
occorrono adeguamenti particolari.
• Essi sanno quale materiale è necessario e sensato per
un’escursione in alta montagna.
Grado
Dai 10 ai 13 anni
Materiale
Lo Zaino con vestiti e scarpe adatte alle escursioni in
montagna, giacca a vento, pantaloni impermeabili, cappello
per il sole, occhiali, crema solare, borraccia, sandwich,
zucchero d’uva, eventualmente bussola/altimetro
Lavori preliminari
• Preparare il materiale
• L’insegnate dovrebbe leggere il testo introduttivo
Ubicazione
In classe
Durata
3 o 4 lezioni
8
• L’estate è corta mentre l’inverno è lungo. Flora e fauna hanno dunque a
disposizione solo un breve periodo di tempo per crescere e riprodursi. Per
adattarsi a ciò le piante hanno adottato diversi “trucchi”: la soldanella inizia
la sua crescita già sotto un strato di neve spesso fino a 10 cm; il ranuncolo
dei ghiacciai riesce a sopravvivere a tre anni di neve perenne e poi nella
quarta estate continuare a crescere e riprodursi. In inverno molti animali
emigrano nelle regioni più calde o vanno il letargo.
• L’intensità delle radiazioni cresce con l’aumentare dell’altitudine e questo
comporta un aumento di irradiazione ultravioletta (UV). Come la pelle degli
esseri umani, anche il tessuto vegetale è sensibile ai raggi UV. Molte piante
si proteggono con le foglie coriacee, la colorazione intensa o la crescita di
peluria. Gli animali possiedono spesso una pelliccia o un piumaggio protettivi.
• Nelle Alpi la quantità delle precipitazioni è fino a tre volte più elevata che
in pianura. Nelle zone pianeggianti con suoli relativamente impermeabili si
formano spesso paludi. Nelle regioni scoscese l’acqua piovana non viene
quasi assorbita dal suolo magro e tende quindi rapidamente a scorrere
verso la pianura. Per cui, malgrado l’elevata quantità di precipitazioni, nelle
Alpi si trovano anche molti prati secchi.
• Quasi ogni giorno sulle Alpi spira un vento da leggero a forte, per cui le
piante sono soggette a forti scossoni e necessitano di un buon ancoraggio.
Le piante alpine hanno sovente radici più spesse di quelle della pianura. Il
vento causa una perdita di umidità nelle piante, dalla quale esse si
proteggono tramite l’accumulo di strati di cera o con la crescita di peluria.
• L’umidità dell’aria è relativamente bassa e questo significa un ulteriore
pericolo di siccità. Anche in questo caso le piante si proteggono con sistemi
contro l’evaporazione, quali la crescita peluria, foglie cerose o coriacee
oppure con l’accumulo di riserve d’acqua (piante succulente).
Ambiente vitale Alpi
Concetto di base
Molti scolari conoscono l’ambiente vitale Alpi per esperienze personali. Nelle
escursioni, hanno più o meno consapevolmente adeguato il loro
equipaggiamento al clima alpino. Con questa lezione lo scolaro acquisisce
coscienza delle particolarità che distinguono il clima alpino da quello di
pianura e di come ci si deve preparare per le escursioni.
Metodica della lezione
1. Gli scolari ricordano la loro ultima escursione in montagna. Che
tipo di vestiti hanno indossato? Cosa hanno portato con loro nello zaino?
L’insegnate annota le parole chiave alla lavagna.
L’insegnante svuota il suo zaino (se ne ha uno), mette bene in vista gli
oggetti contenuti e, se è necessario, completa la lista con le parole chiave.
2. Insieme si discute sul perché questi oggetti sono importanti
quando si fa un’escursione in alta montagna. L’insegnate aiuta e completa
dove è necessario.
3. Come riepilogo gli scolari redigono un foglio d’istruzioni (testo e
disegno) dal titolo: Quello che devo sempre portare in un’escursione
sulle Alpi …Il testo ad esempio potrebbe dire: “Sulle Alpi ci sono enormi
sbalzi di temperatura, quindi devo portare con me sia abiti pesanti che
leggeri”.
Lavoro di approfondimento
Lezione “Sopravvive solo chi si adatta” (pagina 10).
Esempio:
Lo zaino per l’escursione in montagna contiene:
a) vestiti: “il principio della buccia di cipolla” cioè dai
pantaloncini corti e la maglietta fino al pullover
pesante e la giacca
b) buone scarpe
c) giacca a vento
d) completo impermeabile
e) cappello per il sole, occhiali da sole, crema solare
f) borraccia/picnic/ ev. zucchero d’uva
g) ev. la bussola e l’altimetro
Perché sono importanti questi oggetti?
a) Tra il giorno e la notte c’è una grande differenza di
temperatura, ma anche tra il versante sud e il
versante nord. Inoltre, più si sale più il clima si
raffredda.
b) Terreni impraticabili o scoscesi, neve (macchie
non sciolte).
c) Il vento è più frequente e più forte che in pianura.
d) In molte regioni alpine le precipitazione annuali
sono più abbondanti che in pianura. In particolare
i temporali estivi possono essere forti e formarsi
all’improvviso.
e) L’intensità delle radiazioni cresce con l’altitudine.
Particolarmente forti sono le radiazioni sui
ghiacciai o sui prati innevati dove vengono anche
riflesse.
f) Le escursioni sono faticose e richiedono molta
energia. L’umidità assolutamente bassa dell’aria
dovuta al clima freddo fa aumentare il bisogno di
bere, inoltre la respirazione causa una perdita
d’acqua supplementare.
g) Per prendere le misure necessarie contro il rapido
cambiamento del tempo, l’altimetro informa in
merito alle zone di bassa e alta pressione.
Bibliografia
«“Se vuoi vedermi, porta
con te un binocolo!”»
Kappenberger Giovanni, Kerkmann Jochen: Il
tempo in montagna, manuale di meteorologia
alpina, Zanichelli 2001
9
Sopravvive solo chi si adatta!
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari conoscono i fattori essenziali che influenzano il
clima alpino.
• In modo creativo riflettono sulle conseguenze che il clima
alpino ha sugli essere viventi.
• Conoscono alcune forme concrete di adattamento e sono
in grado di indicare alcuni esempi concernenti le piante e/o
gli animali.
Grado:
Da 11 a 15 anni
Materiale:
• Materiale da bricolage
• Libri sui fiori alpini
• Foglio di lavoro
Lavori preliminari:
• Svolgimento della lezione “Hai tutto nello zaino?”
• L’insegnate dovrebbe aver presente le informazioni di fondo
della lezione “Hai tutto nello zaino?” e riflettere sugli effetti che
i singoli fattori climatici hanno sugli esseri viventi.
Ubicazione:
In classe
Durata:
3, 4 lezioni.
10
Concetto di base
Per sopravvivere nelle Alpi le piante e gli animali devono adattarsi alle
condizioni climatiche locali. Tra le piante, in modo particolare, è possibile
osservare molti tipi di adattamenti. Lo scopo di questa lezione è quello
di rendere coscienti gli scolari delle relazioni tra le condizioni ambientali
e l’aspetto, rispettivamente, le funzionalità delle piante.
Ambiente vitale Alpi
Metodica della lezione
1. Sulla base del foglio d’istruzioni della lezione «Hai tutto nello
zaino?» si riportano sulla lavagna i più importanti fattori climatici delle
Alpi. L’insegnante completa le indicazioni.
In seguito si elencano i fattori di cui necessitano le piante per crescere.
2. Lavoro di gruppo con i seguenti compiti:
Gli scolari inventano una pianta che si è adattata in modo ottimale al
clima alpino. Ogni gruppo costruisce la sua pianta alpina con materiale
vario (carta, cartone, filo, lana, cotone, ecc.). Se non c’è sufficiente tempo
a disposizione, la pianta può essere anche soltanto disegnata.
3. Ogni gruppo ha due minuti di tempo per presentare la sua pianta
e per spiegare perché sopravviverebbe particolarmente bene nel clima
alpino.
4. Gli scolari scrivono un testo contenente gli esempi delle piante
presentate. Il modello per il testo può ad esempio essere formulato
come segue:
Questa pianta alpina ha/è … In questo modo si protegge da …
5. Sulla base del foglio di lavoro «Sopravvive solo chi si adatta»
vengono esaminati i diversi adattamenti delle piante alpine e completati
con esempi presi da manuali specifici.
Variante
Questa lezione può essere eseguita anche con un animale alpino. In
questo caso gli adattamenti sono meno significativi, poiché gli animali,
muovendosi, sono in parte in grado di aggirare le condizioni ambientali.
Esempi di adattamento: muta della pelliccia (estiva, invernale), estremità
corte (protezione dal freddo), quiescenza invernale (anfibi) o letargo
(marmotte), pelle scura (salamandra delle Alpi) e pelliccia scura invernale
(camosci) per assorbire meglio le radiazioni solari.
Nelle Alpi la crescita delle piante è determinata
dai seguenti fattori:
• grande differenza di temperatura (a seconda
dell’altitudine e dell’esposizione)
• freddo
• molto vento
• poca umidità nell’aria
• suolo pietroso, poco humus
• a seconda del luogo, molte o poche precipitazioni
• radiazioni intense
Di cosa necessitano le piante per una crescita
ottimale:
• luce (per la fotosintesi, fornitura di energia)
• acqua (per la fotosintesi e per i processi di
metabolismo nelle cellule)
• aria (soprattutto CO2 per la fotosintesi)
• sostanze nutritive (ad esempio azoto e fosforo)
• suolo (per potersi ancorare e per acquisire le
sostanze nutritive)
• caldo
Soluzioni per il foglio di lavoro:
Tipo di adattamento delle piante alpine
a) nanismo
primula a foglie intere
b) succulenza
sassifraga / semprevivo
c) crescita di peluria
crepide alpestre
d) rosette
semprevivo / sassifraga
Bibliografia
Ferrari/Rossi: Guida dei fiori di montagna
Franco Muzzio editore, Padova 1988
Spiega i vari adattamenti delle piante al clima
di montagna e presenta fotografie di oltre 200 fiori.
Roggero Giorgio, Zavagno Franco: Guida alle Alpi
Mondadori, Milano 1994
Una guida al patrimonio naturale delle Alpi.
11
Foglio di lavoro «Sopravvive solo chi si adatta»
Ambiente vitale Alpi
Alcune piante ti vogliono
raccontare…
… quali particolari proprietà hanno dovuto acquisire per
potersi adattare nel miglior modo possibile al clima alpino.
Esamina con attenzione le piante disegnate, abbina loro con
una freccetta il testo giusto e indica quali delle seguenti
proprietà particolari posseggono:
• rosette
• nanismo
• succulenza
• crescita di peluria
Scrivi in ogni testo il termine giusto.
Sassifraga
a) Con la mia forma di crescita sfrutto in modo ottimale il caldo
che proviene dalla terra. Questo è molto importante poiché
quassù spesso si gela. Inoltre, il vento, che da queste parti a
volte soffia oltre i 150 km all’ora, non può danneggiarmi. È per
questo motivo che io sono più piccola della mia parente della
pianura. Gli scienziati questo lo chiamano
................................................................. .
b) Anche se qui in media piove molto,
l’acqua spesso scarseggia. Su questo
ripido terreno la pioggia scorre subito via.
Crepide alpestre
Lo strato sottile di humus ha molta
difficoltà a trattenere l’umidità, per
c) La mia .............................................
questo sono molto felice di poter
io la sfrutto tre volte. Mi protegge dal
immagazzinare l’acqua nelle mie foglie.
freddo e dal vento, dalla siccità e
dall’intensità delle radiazioni solari.
Questa proprietà si chiama
................................................... .
Inoltre spesso dispongo di un grande
sistema radicale per ancorarmi al suolo
nel miglior modo possibile e per poter
sfruttare ottimamente le riserve
d’acqua.
Semprevivo
d) Le mie foglie sono ordinate a .................................................. . La forma ovale ha un
rapporto ottimale tra superficie e volume e minimizza così la perdita di umidità dovuta alla
siccità. In questo modo posso cavarmela bene con la riserva d’acqua. In più, è di molta utilità
lo strato di cera che copre la superficie delle mie foglie. In inverno ho inoltre il vantaggio che le
foglie interne sono protette dal freddo. Del resto, molte piante che crescono in forma di
cuscinetti tondeggianti hanno gli stessi vantaggi.
12
Primula a foglie intere
Ambiente vitale Alpi
Dove gli animali alpini sono a loro agio
A seconda dell’altitudine, dell’esposizione e della ripidezza dei pendii, le
condizioni ambientali nelle Alpi sono molto diverse da un luogo all’altro
(vedi anche il testo introduttivo della lezione “Hai tutto nello zaino?” a pagina
8). Anche la composizione del suolo può differire nel raggio di pochi metri:
luoghi con terreni profondi e ricchi di acque stagnanti si contrappongo a
luoghi con terreni molto magri, secchi e poveri di humus.
Le condizioni climatiche e la composizione del suolo determinano quale
tipo di vegetazione può crescere in un determinato luogo. Questo significa
che nelle Alpi, spazio relativamente contenuto, è possibile incontrare
numerosi tipi diversi di vegetazione. Il numero di specie vegetali alpine è di
conseguenza elevato. Al contrario delle piante, i mammiferi e gli uccelli sono
meno legati ad una determinata zona. Spesso, durante la giornata oppure
con il mutare delle stagioni, cambiano la zona dove soggiornano, adattandosi
così alle grandi differenze climatiche. Tuttavia, per soddisfare le loro specifiche
esigenze di cibo e di quiete, questi animali sono legati a determinati tipi di
vegetazione. Così ad esempio le marmotte hanno bisogno di terreni profondi
e sufficiente erba nelle vicinanze della loro tana. La rana temporaria e il
tritone alpino sopravvivono dove vi sono acque stagnati che non si
prosciugano. Le pulci dei ghiacciai si trovano a loro agio a 0 °C, mentre
muoiono a più 12 °C. Il fagiano di monte si nutre principalmente di bacche
e di semi, per questo lo si trova prevalentemente tra gli arbusti nani (con
mirtilli neri, mirtilli rossi, uva orsina, …) e ai limiti del bosco (con semi di pino,
di abete rosso, ecc.).
Concetto di base
Salendo dalla pianura in altitudine nelle Alpi si incontrano zone climatiche
differenti che sarebbero altrimenti percettibili solo nel corso di un lungo
viaggio in direzione nord. A queste zone climatiche corrispondono tipi di
vegetazione differenti in cui vivono diverse specie di animali. Con questa
lezione gli scolari imparano a conoscere i vari ambienti alpini e gli animali
che vi vivono.
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari capiscono la grande influenza dell’altitudine sul
clima e, di conseguenza, sulla vegetazione.
• Nella loro prossima escursione in montagna noteranno i
cambiamenti della vegetazione col cambiare dell’altitudine.
• Gli scolari conoscono alcune specie di animali alpini e
l’ambiente in cui vivono.
Grado:
Da 11 a 14 anni
Materiale:
• Cartellone con lo schizzo dei livelli di altitudine (v. modello a
pagina 15)
• Foglietti/cartoncini con i tipi di vegetazione
• Atlante/mappamondo
• Cartoncini vuoti
• Bibliografia sulla fauna alpina.
Lavori preliminari:
• Disegnare lo schizzo con i livelli di altitudine alla lavagna/su
un cartellone (pagina 15)
• Procurarsi la bibliografia sulla fauna alpina
(bibliografia a pagina 15)
Ubicazione:
In classe
Durata:
3 o 4 lezioni
Metodica della lezione:
1. Per cominciare, un compito matematico: un’escursione sulle Alpi,
dal punto di vista della vegetazione, è paragonabile a un viaggio
nell’Europa del nord. In questo contesto, 100 metri di altitudine
corrispondono a circa 150 km di distanza. Supponiamo che, nel corso
di un’escursione in montagna, tu sali a 950 metri di altitudine. A quanti
chilometri in pianura corrispondono? Su quale grado di latitudine ti
troveresti se fossi partito da casa tua? Indica le località che si trovano su
questo grado di latitudine (è permesso consultare l’atlante).
2. Lavoro di gruppo: gli scolari ricevono un biglietto su cui è indicato un
tipo di vegetazione (con o senza esempi):
A) Bosco (abete rosso, abete bianco, larice, …)
E) Prati da sfalcio e alpeggi (pendii, molte erbe
e fiori, …)
B) Fascia detritica / pareti rocciose
(licheni, muschio, piante rupestri, …)
F) Praterie alpine (genziana blu, carlina bianca,
molte piccole piante variopinte in fiore, erbe basse)
C) Paludi (sfagno, erioforo, carice, …)
G) Arbusteti (ontani, pini mughi, salici, …)
D) Ghiaccio/ghiacciai/neve
(alghe, organismi unicellulari, pulci dei ghiacciai, …)
H) Arbusti nani
(rododendro, mirtilli rossi, uva orsina …)
13
Gli animali sulle Alpi
Gracchio alpino (al di sopra del limite del bosco, rocce)
Salamandra nera (da 800 a 2500 m, paludi, arbusteti,
praterie alpine)
Gipeto barbuto (al di sopra del limite dei boschi, pareti
rocciose)
Tritone alpino (dalla pianura fino a 2500 m, paludi,
stagni)
Fagiano di monte (arbusti nani)
Camoscio (in estate al di sopra del limite del bosco
nelle praterie alpine, in inverno anche nei boschi)
Pulce dei ghiacciai (sui ghiacciai e nevati)
Rana temporaria (fino a 2500 m, paludi)
Marmotta (al di sopra del limite dei boschi, nelle
praterie alpine)
Volpe (dappertutto fino a 3000 m)
Lepre variabile (in estate prevalentemente nella fascia
dei pini montani, in inverno anche al di sotto del limite
dei boschi)
Pernice bianca (limite dei boschi fino a 2800 m)
Aquila reale (da 600 fino a 3000 m, rocce e detriti,
praterie alpine)
Stambecco (da 1600 fino a 3200 m, praterie alpine)
Vantaggi della mobilità:
sfruttamento delle risorse nutritive in diversi ambienti,
possibilità di evitare il clima estremo come neve, siccità
ecc.
eventualmente, fuga dai nemici in altri ambienti
Vantaggi della sedentarietà:
grande conoscenza del luogo, per cui vantaggio nei
confronti dei nemici
difesa del territorio
possibilità di accumulare riserve per l’inverno
Dopo una breve discussione, i gruppi posizionano i loro cartoncini sul
cartellone con i livelli di altitudine (o alla lavagna). Alla fine si discute
finché si giunge ad una ripartizione con la quale tutti sono d’accordo.
Attenzione! non c’è solo una soluzione giusta, ma tante. L’esempio a
pagina 15 ne indica una.
3. Di regola alcune specie di animali si trovano a proprio agio in zone
con tipi di vegetazione ben determinati. Si tratta ora di posizionare nel
cartellone le specie frequenti di animali alpini nel loro ambiente
preferito. A questo scopo per prima cosa in classe vengono raccolti i
nomi degli animali alpini più noti e quindi scritti o disegnati sui cartoncini.
Se si ritiene necessario, i cartoncini vengono completati con i nomi della
lista che figura a lato.
Con le freccette si può anche evidenziare l’ampiezza dello spazio in
cui dimorano le singole specie di animali. Si osserverà così che molti
animali si possono incontrare in diversi livelli di altitudine e anche in tipi
diversi di vegetazione.
4. Discussione in classe: quali vantaggi comporta per gli animali il fatto
di essere molto mobili e quali se si specializzano su un determinato
ambiente?
5. Lavoro di gruppo: tutti i cartoncini con le specie animali vengono
distribuiti ai singoli gruppi. Questi hanno il compito, ricorrendo ad Internet
e/o con l’ausilio della letteratura specifica messa a disposizione, di
informarsi su queste specie di animali. I risultati vengono riassunti in
forma di scheda, ad esempio con il computer.
Le schede finite degli animali alpini vengono copiate e distribuite a tutti
gli scolari della classe. In questo modo essi hanno un proprio glossario
degli animali alpini.
Lavoro di approfondimento
Una visita in un museo di storia naturale, dove gli scolari possono
completare le loro schede.
Gli scolari preparano una relazione sul loro animale alpino preferito.
Schema per la scheda
Nome/ ev. anche latino
Foto/disegno
Habitat
Diffusione in Europa
Cibo
Riproduzione
Peculiarità
«Nei prati alpini mi trovo a meraviglia!»
14
Ambiente vitale Alpi
Proposta di soluzione: quali tipi di vegetazione a quale altitudine
D
B
D
B
H
G
F
E
C
A
Modello per lo schizzo dei livelli di altitudine
Bibliografia
Le Alpi, Serie Basic Ambienti & Storie
La Biblioteca, Firenze 2000
Ricco di illustrazioni, fornisce una panoramica sulle
principali specie animali che vivono nelle Alpi.
Moutou François, Bouchardy Christian:
I mammiferi nei loro ambienti
Ecoguide A .Vallardi, Garzanti editore, 1992
Descrive la biologia, l’ecologia e la distribuzione dei
mammiferi in montagna.
Brown, Lawrence, Pope: Le tracce degli animali,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1996
Una guida per riconoscere le tracce degli animali, anche
di quelli che vivono nelle Alpi.
Roggero Giorgio, Zavagno Franco: Guida alle Alpi,
Mondadori, Milano 1994
Una guida al patrimonio naturale delle Alpi.
15
Alpi, ambiente vitale
in pericolo!
Sviluppo della
popolazione e
identità culturale
Verso la fine del diciannovesimo secolo, con l’industrializzazione, in tutta
Europa si sviluppano nuove strutture sociali e nuove condizioni economiche.
Questo sviluppo scatena, soprattutto a sud-ovest delle Alpi (gran parte del
sud e del nord delle Alpi francesi, Piemonte e Liguria) un’ampia e grave
crisi. L’economia agraria e forestale, che poggiava su proprietà fondiarie di
piccole dimensioni e fortemente frazionate, così come l’economia autarchica
delle grandi famiglie si trovano improvvisamente confrontate con una forma di società ed economia basata sul lavoro estremamente ripartito ed
individualizzato.
Indicazioni didattiche
A questo si aggiunge il fatto che con il cambiamento delle abitudini alimentari
la raccolta di castagne commestibili perde il suo significato economico. Le
strutture regionali non si adeguano automaticamente alla mutata situazione
e di conseguenza si assiste a un forte degrado economico, sociale e
culturale. Per poter continuare a guadagnare il proprio sostentamento, una
grande parte della popolazione deve abbandonare la sua tradizionale patria
alpina.
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari conoscono alcuni dei motivi che hanno portato
allo spopolamento di diverse regioni alpine.
• Basandosi su criteri stabiliti, gli scolari sviluppano le proprie
idee per progettare un modello di un paese alpino.
Grado:
La formazione delle frontiere nazionali ha avuto un ruolo importante nello
sviluppo del territorio alpino. Le Alpi, essendo situate al centro dell’Europa,
sono state ripartite tra le diverse nazioni europee senza considerare le diverse lingue e culture presenti. Questa è la ragione principale per cui tra gli
abitanti delle Alpi non si è potuta sviluppare un’identità culturale comune e
le zone alpine sono oggi degradate a zone periferiche regionali.
Dai 10 ai 16 anni
Materiale:
• Foglio di lavoro “Storia di un paese abbandonato”
• Lucido con l’inserzione sul giornale “Concorso di idee”
• Materiale da bricolage per costruire il modello del paese
Lavori preliminari:
Il turismo nelle Alpi è distribuito in modo irregolare. Due terzi dei 25 milioni
di abitanti degli agglomerati nei pressi delle Alpi vivono nella regione a nord
della catena alpina. A sud, per contro, ne vivono soltanto 8 milioni circa. Se
dalla Savoia a Salisburgo si riscontra in genere una grande affluenza turistica,
nella regione alpina tra la Provenza e la Stiria ci sono vaste regioni senza
insediamenti turistici.
Preparare il materiale
Ubicazione:
In classe
Durata:
3 o 4 lezioni
16
Dalla metà degli anni settanta, le case rurali in cattive condizioni vengono
vieppiù riattate e trasformate in case di vacanza. Prende piede quindi uno
sviluppo strutturale turistico monotono e nuovi corpi estranei invadono le
valli alpine. Il paesaggio tradizionale scompare e con esso l’identità di queste
valli che diventano anonime e confondibili.
Alpi, ambiente vitale in pericolo!
Concetto di base
L’espressione “sviluppo sostenibile” è diventata un’espressione di moda.
Ma ancora non esiste una ricetta che indichi come mettere in pratica lo
sviluppo sostenibile. Per avviarlo occorre prendere in seria considerazione
la situazione presente, quella passata e quella futura. Che aspetto
potrebbe avere lo sviluppo sostenibile di un paese alpino? Come è
possibile mettere in sintonica armonia gli aspetti socio-culturali, economici
ed ecologici? La “Storia di un paese abbandonato”, presentata in questa
lezione, vuole essere lo spunto per avviare in classe le riflessioni sul tema.
Metodica della lezione
1. L’insegnate distribuisce il foglio di lavoro con la storia del paese.
2. Gli scolari leggono la storia.
3. Discussione in classe: con alcune domande, l’insegnate si accerta
che la storia sia stata capita da tutti. Perché i giovani sono emigrati?
Perché gli anziani non si sono difesi? Cosa cercavano con esattezza?
Hanno trovato quello che cercavano? Per quale esatto motivo più tardi
sono tornati? Conoscete storie di paesi simili? Che cosa hanno in
comune? (autarchia contadina, esodo, trasformazione delle case in
residenze turistiche, ecc.).
4. L’insegnate spiega che ha trovato sul giornale un annuncio interessante sul tema e distribuisce il foglio con il «Concorso di idee».
5. Utilizzando la tecnica dello «brain-storming» (o un altro metodo
creativo, vedi a pagina 22) vengono raccolte le idee comuni per progettare
il modello di un paese futuro.
6. In una lista vengono riportati tutti i più importanti criteri di qualità
che il modello di paese futuro dovrebbe rispettare (alcuni esempi sono
indicati come condizioni nell’annuncio di giornale).
7. Lavoro di gruppo: sulla base delle idee raccolte e dei criteri di qualità,
in un lavoro di gruppo gli scolari elaborano un modello (disegni, piante,
modelli tridimensionali, ecc.) di come il paese alpino futuro potrebbe
essere organizzato e strutturato. Il villaggio deve diventare un luogo
economicamente e culturamente attraente ma nello stesso tempo un
luogo dove l’uomo possa vivere in armonia con la natura e l’ambiente.
8. I risultati dei lavori di gruppo vengono presentati e discussi insieme.
I modelli presentati tengono conto di tutti i criteri di qualità? Quale modello
li soddisfa maggiormente? È possibile unire le idee dei diversi modelli?
Quali si completano a vicenda? Ci sono idee in contraddizione con le
altre? Quali modelli sono realistici? Quali risultano difficili da realizzare?
Perché?
Lavoro di approfondimento
Sulla base del riscontro e con la consultazione di specialisti (architetti,
pianificatori urbanistici, geografi, ecc.) possono essere rielaborati e
perfezionati uno o più modelli.
I modelli vengono presentati ad un scuola partner nelle Alpi e assieme
vengono concretizzati ulteriormente.
Gli scolari cercano località nelle Alpi che hanno problemi simili a quello
presentato nel concorso d’idee. Prendono contatto con le persone
responsabili e presentano i modelli da loro realizzati.
Concorso
Cercansi idee!
La fondazione «Paese alpino» cerca classi scolastiche
interessate a sviluppare idee che possano trasformare uno
sperduto paese alpino, abbandonato e mezzo diroccato,
in un’attraente località in cui l’economia, la cultura, la
società e l’ambiente siano in un equilibrio armonioso.
Che aspetto ha il paese oggi:
Il paese è situato a 800 metri sul livello del mare. Un
agglomerato di 40 case forma il centro del paese. Le case
sono costruite con pietre naturali, hanno un urgente bisogno
di essere riattate e in parte sono vuote. Al centro c’è una
chiesa intatta con davanti la piazza del paese, ampia e
bellissima. Al momento il paese è abitato tutto l’anno soltanto
da dieci persone anziane. In estate si aggiungono alcuni
abitanti di città che hanno trasformato un paio di vecchie
stalle in case di vacanza, e sporadicamente un gruppo di
escursionisti alla ricerca di un bel luogo dove piazzare le
tende. In paese non esistono né negozi, né un ufficio postale,
né un ristorante e non ci sono mezzi di trasporto pubblici. Il
paese più prossimo è a valle e dista circa 15 chilometri. Le
selve castanili come pure i campi e i pascoli attorno al
villaggio non sono coltivati da più di 10 anni.
Importante! Qui di seguito indichiamo le condizioni a
cui la progettazione del modello di paese futuro deve
sottostare:
• Nel paese giovani e anziani devono trovare un posto
ideale dove vivere e lavorare durante tutto l’anno.
• Le trasformazioni architettoniche devono unire
armonicamente il vecchio e il nuovo.
• Nel costruire gli impianti turistici, bisogna rispettare la
natura e l’ambiente.
• Il paese deve risultare attraente soprattutto per le famiglie
giovani con bambini.
Bibliografia
Dematteis Luigi:
Alpinia – testimonianze di cultura alpina, Ivrea 1995
Dematteis Luigi:
Alpinia 2: Le Alpi e la loro gente, Ivrea 1994
Due libri ricchi di immagini in cui vengono presentate
la cultura, l’economia e la vita tradizionale delle Alpi.
Essere giovani e invecchiare nel territorio alpino,
CIPRA 17/98
Alpi, comuni e sviluppo sostenibile, CIPRA 15/97
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Foglio di lavoro
«Storia di un paese
abbandonato»
Alpi, ambiente vitale in pericolo!
Il sogno di benessere
e ricchezza attira …
Una tipica storia di un paese alpino
Com’era ancora frizzante il vento che dalla valle sferzava i contadini intenti
nella fienagione dei pendii più scoscesi antistanti il villaggio. Benché le prime
mucche avessero già raggiunto l’alpeggio, la primavera tardava a farsi da parte.
E la sera nel villaggio solo i pennacchi di fumo tradivano la presenza di case. Gli
alpigiani guardavano da lontano quel bianco candore salire verso di loro, candore
che li faceva sentire meno soli, essendo abituati ad avere come unica compagna
una volta stellata. Com’era dura la vita nel villaggio: la cooperazione e a volte la
lotta con la natura comportavano sforzi, a volte al limite del sopportabile. E il
contadino la sera, dopo aver bevuto il tazzino di vino, a malapena aveva il
tempo di slacciare gli scarponi prima di cadere addormentato sulla sedia accanto
al caminetto. D’inverno, quando il lavoro si faceva meno duro, parte del villaggio
si radunava nelle stalle per tramandare le tradizioni e la saggezza delle
generazioni che li avevano preceduti, i vecchi con le loro pipe al centro, e tutti
gli altri attorno ad assorbirne le parole. E allora poteva capitare che nello sguardo
dei più giovani, solitamente velato da una patina di stanchezza, si accendesse
qualcosa di nuovo, forse fierezza, fierezza di appartenere ad un popolo che
grazie a sacrifici e alla forza di volontà era riuscito nel tempo a costruire qualcosa.
Ma un giorno tutto cambiò: dal fondovalle proveniva inconfondibile il rumore
del metallo contro il metallo e quello dell’intervento dell’uomo sulla natura. I
vecchi del villaggio assistettero impotenti al vociferare, dapprima un sussurro,
quindi un urlo concernente la costruzione di una segheria all’inizio della valle.
Né rimasero molto sorpresi quando qualche giorno dopo due signori ben distinti
e ben vestiti si catapultarono nel centro del paese ammaliando, tentando e
provocando i giovani con promesse di dodici ore lavorative, di un salario
assicurato, di un appartamento con acqua corrente, di divertimenti. In breve il
trambusto provocato dalla visita s’insinuò dappertutto nel villaggio, in ogni porta,
ogni finestra e ben pochi ne rimasero immuni. I vecchi del paese seduti sulla
panchina posta a fianco di una fontana nella piazza del villaggio assistettero
alla trasformazione e videro che lentamente negli occhi dei loro compaesani la
fierezza stava lasciando posto alla cupidigia e alla voglia di benessere.
Fu come stappare una bottiglia di champagne dopo averla scossa ripetutamente.
Come il liquido che ad alta pressione lascia dietro di sé un involucro vuoto, così
i giovani abbandonarono il villaggio per la segheria lasciando dietro di loro solo
un paio di vecchi e qualche coraggioso la cui fierezza non poteva essere
comperata.
Quando l’ultimo vecchio morì, si spensero tradizioni e saggezza di tutta una
generazione di uomini e nel villaggio non restarono altro che case chiuse e
camini spenti.
Al giorno d’oggi il paese è in parte tornato a rivivere: alcune case sono state
vendute e trasformate in abitazioni di vacanza, i primi che lasciarono il villaggio
per la segheria, una volta raggiunta la pensione, sono tornati al paese natio
nell’illusione di rivivere le emozioni di un tempo, magari con una partita a bocce
o stringendosi attorno ad un tavolo in un’interminabile partita di scopa.
Ma sono vecchi tristi, forse perché non percepiscono più la fierezza che un
tempo permeava le mura del villaggio oppure più semplicemente ora che sono
loro i più vecchi del villaggio non hanno più né tradizioni né saggezza da
trasmettere a nessuno.
18
Alpi, ambiente vitale in pericolo!
Traffico di transito
La causa del continuo aumento del traffico di transito attraverso le Alpi è
da ricondurre allo sviluppo dell’economia in Europa. Dopo la seconda
guerra mondiale, con la nascita dell’Unione Europea, è stata favorita e
sovvenzionata una politica economica basata sul forte flusso delle merci.
La netta divisione e la forte concentrazione dei processi produttivi ha
avuto come conseguenza il trasporto di un’enorme quantità di prodotti
semilavorati che viaggiano, anche diverse volte, da un luogo di
produzione all’altro prima di raggiungere il mercato. Di conseguenza il
volume dei trasporti è esploso. Negli ultimi decenni le infrastrutture
ferroviarie non sono state né migliorate, né ampliate, al contrario, in tutta
Europa è stata favorita la costruzione di strade, così tutto il traffico si è
concentrato soprattutto sulla strada. Le autostrade occupano nelle già
strette valli alpine molto più spazio di quanto ne occuperebbero le ferrovie.
La costruzione di strade priva inoltre l’agricoltura dei già esigui terreni. E
a causa del forte inquinamento fonico e ambientale, la qualità di vita
delle grandi valli di transito è peggiorata notevolmente.
Concetto di base
Il traffico di transito è un argomento molto attuale in Europa. Questa
lezione propone di approfondire tre aspetti legati a questo tema: le vie
alpine utilizzate per il trasporto di merci, la riduzione della qualità di vita
della gente che abita nelle vicinanze degli assi di transito e le conseguenze
negative del traffico per l’ambiente alpino.
Metodica della lezione
1. L’insegnante spacchetta i prodotti che ha portato con sé. Chiede
agli scolari cosa hanno in comune questi prodotti. (Tutti i prodotti sono
stati trasportati attraverso le Alpi).
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari conoscono le principali vie di transito attraverso
le Alpi.
• Essi sono in grado di spiegare alcuni problemi legati al
traffico di transito.
• Essi sviluppano alcune idee su come si potrebbe migliorare
la situazione.
Grado:
Da 11 a 14 anni
Materiale:
• Circa 10, 15 prodotti di provenienza diversa che sono stati
trasportati attraverso le Alpi (verdura, frutta, generi
alimentari, vestiti, libri ecc.)
• Atlanti, (uno per gruppo)
• Per ogni gruppo un grande foglio di carta da disegno (carta
da imballaggio o un foglio flip chart)
• Vecchi giornali
• Fili di lana di diversi colori
• Un registratore
Lavori preliminari:
• Gli scolari sanno che aspetto ha l’Arco alpino e conoscono
la sua situazione geografica in Europa (lezione "I vari paesi
alpini nell’Arco alpino” pagina 29).
• Preparare il materiale.
• Registrare su cassetta il rumore di una strada molto
frequentata.
Ubicazione:
In classe
Durata:
Da 6 a 8 lezioni
2. Lavoro di gruppo: Ogni gruppo sceglie alcuni prodotti. Insieme
cercano di stabilire il luogo di provenienza della merce (indicazioni sulla
confezione, conoscenza degli scolari, ev. aiuto dell’insegnante ecc.). Ci
sono prodotti che sono stati semilavorati o rifiniti in diversi paesi
(contenuto, confezione ecc.)? Gli scolari annotano su un foglio ciò che
hanno scoperto riguardo ai prodotti. Sull’atlante cercano i luoghi di
provenienza e riflettono su quali vie di transito questi prodotti possono
aver percorso per attraversare le Alpi.
3. I gruppi si procurano materiale da bricolage (grandi fogli da disegno,
vecchi giornali, fili di lana colorati, colori). Con l’aiuto dei vecchi giornali
gli scolari formano il rilievo dell’Arco alpino (eventualmente mostrare il
lucido con la foto satellitare, pagina 31) e lo incollano nel mezzo del
grande foglio da disegno. In seguito, con l’ausilio dell’atlante geografico
riportano sul foglio le grandi città che circondano le Alpi: Vienna, Zagabria, Trieste, Ljubljana, Milano, Torino, Genova, Nizza, Marsiglia, Lione,
Se c’è abbastanza tempo, il rilievo dell’Arco alpino può
essere realizzato con la cartapesta (mettere in acqua vecchi
giornali e aggiungere la colla adatta).
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Zurigo, Monaco di Baviera, Linz. Con i fili di lana marcano le più importanti vie di transito attraverso le Alpi e ne indicano il genere (ferrovia,
strada, passo, tunnel ecc.). Sulla loro carta geografica annotano anche
le probabili vie che i prodotti da loro esaminati potrebbero avere percorso.
4. I rilievi vengono appesi in classe.
5. Compito per casa: gli scolari ricevono il compito di cercare a casa
altri prodotti che sono stati trasportati attraverso le Alpi (prodotti della
dispensa, spezie, detersivi, cosmetici ecc.).
6. Gli scolari presentano brevemente i prodotti trovati e i luoghi di
provenienza e per gruppi completano con i nuovi prodotti il foglio con il
rilievo.
7. L’insegnate avvia il registratore con i forti rumori del traffico e nel
contempo scrive alla lavagna: 8'000'000 elefanti o 38'000 balenottere
azzurre. Mentre il registratore continua a emettere i forti rumori del traffico,
l’insegnante dice agli scolari di discutere in coppia che cosa potrebbero
significare le cifre scritte alla lavagna.
8. Discussione in classe: l’insegnante spegne il registratore. Gli scolari
esprimono le loro supposizioni. L’insegnate completa le affermazioni degli
scolari con le seguenti informazioni: il peso degli elefanti o delle
balenottere azzurre corrisponde al peso delle merci (66'000'000
tonnellate) che annualmente vengono trasportate attraverso le Alpi (dati
del 1994). Scrive alla lavagna che il 62% (2/3) delle merci sono trasportate
dai camion su strada, mentre il 38% (1/3) sono trasportate dalla ferrovia.
Il 70% dei camion per il trasporto della merce transitano sulle tre strade
Brennero, Monte Bianco, Gottardo (il Monte bianco è momentaneamente
chiuso).
Soluzione
8’438 autocarri al giorno
Lunghezza della colonna di autocarri: 84'380 km
9. Compito matematico: in coppia gli scolari calcolano quanti camion
percorrono giornalmente le due vie di transito Brennero e Gottardo
sapendo che in media un camion trasporta 10 tonnellate di merce, e
quanto è lunga la colonna di camion sapendo che ogni camion è lungo
10 metri. Mentre gli scolari fanno i conti, l’insegnate avvia di nuovo il
registratore con i rumori del traffico.
10. Discussione in classe: cosa avete provato sentendo il rumore? Cosa
ne pensate delle cifre che avete ottenuto? Potete immaginavi di vivere o
lavorare nelle vicinanze di una strada sulla quale transitano giornalmente
così tante automobili e tanti camion? Quali pericoli e quali aggravi
comporta tutto questo? Cosa vi disturberebbe maggiormente?
L’insegnate scrive le parole chiave alla lavagna (ad esempio, rumore,
inquinamento dell’aria, poco posto per giocare, strade pericolose,
impossibilità di attraversare la strada che divide la valle, animali morti
sulla strada ecc.).
11. Lavoro di gruppo: gli scolari riflettono su ciò che si potrebbe fare
per migliorare la situazione (ad esempio, passare dal trasporto sui camion
al trasporto per ferrovia, consumare i prodotti della regione, ecc.).
12. I gruppi presentano le proposte per migliorare la situazione. Gli
scolari discutono quali proposte sono realisticamente attuabili e per quali
di esse si vorrebbero impegnare personalmente.
Lavoro di approfondimento
Gli scolari mettono in pratica le proposte per migliorare la situazione.
Nella scuola gli scolari approntano una piccola esposizione sulla
problematica del traffico di transito nelle Alpi e durante la pausa offrono
una merenda costituita da prodotti regionali facendo notare che
consumando ad esempio cibi prodotti nella regione ognuno può
contribuire ad evitare il trasporto di merci su lunghe distanze e di
conseguenza a migliorare la situazione di chi abita lungo le vie di transito
alpine.
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Alpi, ambiente vitale in pericolo!
Ieri, oggi, domani
Con oltre 5 milioni di posti letto, 120 milioni di turisti e 500 milioni di
pernottamenti all‘anno, le Alpi sono una delle più grandi regioni turistiche
del mondo. Tuttavia nell’Arco alpino il turismo non è presente in modo
omogeneo. Dei 6’000 comuni alpini soltanto 600 basano la loro economia
in prevalenza sul turismo. La concentrazione di tante persone in un numero
di località relativamente ristretto causa problemi ecologici. Gli impianti di
riscaldamento degli appartamenti di vacanza e degli alberghi, insieme al
forte traffico turistico e generale, pregiudicano fortemente la qualità dell‘aria.
Anche il consumo di acqua è molto alto nelle località turistiche. Il turista
medio consuma una quantità d‘acqua dieci volte maggiore di un indigeno.
Le infrastrutture turistiche, con gli alberghi, i ristoranti, gli impianti sportivi,
gli impianti di risalita, i posteggi, ecc., occupano molto terreno. Dal momento
che nella regione alpina le superfici adatte all‘insediamento sono molto
limitate, le costruzioni si ammassano nelle ristrette superfici idonee dei
fondovalle e dei pendii adiacenti. Per mancanza di spazio, a partire dalla
metà degli anni cinquanta si è cominciato a costruire anche nelle zone
golenali lungo le valli che fino ad allora erano state consapevolmente
risparmiate. Per questo motivo diversi insediamenti e infrastrutture si trovano
oggi nelle zone soggette al pericolo di alluvione. Lo spazio sempre più
occupato dalle costruzioni provoca la costante diminuzione delle aziende
agricole. E siccome la domanda di terreni per costruire infrastrutture turistiche
cresce continuamente e l’offerta diventa sempre più esigua, i prezzi dei
terreni crescono a dismisura. Si tratta di un circolo vizioso che colpisce
soprattutto le famiglie indigene le quali non riescono quasi più a trovare nei
loro comuni di origine abitazioni economicamente alla loro portata.
Concetto di base
Le Alpi sono molto note per gli sport invernali. Se si comparano le
immagini degli odierni centri turistici con quelle delle stesse località 100
anni fa, è sorprendente constatare quali enormi cambiamenti sono
intervenuti. E questi cambiamenti comportano conseguenze per
l’ambiente, l’uomo e la società.
Metodica della lezione
1. L’insegnante informa gli scolari di aver ricevuto una lettera dal WWF.
Chiede se qualcuno di loro conosce il WWF. Se questa organizzazione
non è conosciuta da tutti, uno scolaro, oppure l‘insegnante, spiega
brevemente che cos‘è il WWF e cosa fa. Quindi l‘insegnante legge la lettera
(vedi pagina 23).
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari sanno che un paesaggio alpino può essere
modificato dal turismo di massa.
• Essi conoscono i problemi più importanti causati nelle Alpi
dal turismo di massa.
• Essi sviluppano idee proprie su come affrontare questi
problemi.
Grado:
Dai 10 ai 14 anni
2. L’insegnante distribuisce il foglio di lavoro «Ieri e oggi» oppure ne
proietta il lucido. Gli scolari elencano le differenze che rilevano paragonando
i due disegni. L‘insegnante le annota brevemente alla lavagna.
Materiale:
Fotocopie del foglio di lavoro «Ieri e oggi»
Ubicazione:
3. Discussione in classe: come sono venute a crearsi queste differenze?
Cosa è successo esattamente? Cosa c‘è di positivo in questi cambiamenti?
Cosa di negativo? Quali sono i pericoli maggiori di una tale evoluzione?
4. In una lista dal titolo «Ecco come il turismo di massa minaccia
In classe
Durata:
2 o 3 ore
Esempio: Ecco come il turismo di massa minaccia l‘ambiente alpino …
Pericolo
Costruzione di molte
case di vacanza,
alberghi,
strade, ecc.
per la natura
Forte inquinamento
dell’aria
dovuto agli impianti
di riscaldamento
e ai gas di scarico
delle automobili.
per l’uomo
Gli agricoltori dispongono
di sempre meno terreno.
La popolazione locale
deve trasferirsi.
per la società
I prezzi dei terreni
aumentano. Le abitazioni
a buon mercato
scarseggiano.
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Consiglio
I cosiddetti metodi creativi permettono di trovare
più facilmente soluzioni originali. Due esempi:
Tecnica dell‘inverso: cosa si deve fare affinché il
problema non venga risolto? Dalla formulazione
positiva delle risposte risultano spesso idee
sorprendenti per la soluzione.
«Brainwriting» o metodo 6-3-5: tutti ricevono una
tabella suddivisa in 18 caselle vuote (3 x 6). Nelle
tre caselle superiori dei loro fogli, tutti scrivono di
getto 3 idee di soluzione. Dopo 5 minuti ognuno
passa il foglio al prossimo compagno. Nelle tre
caselle successive si sviluppano e completano le
prime idee si soluzione, anche questa volta in
cinque minuti. Si continua in questo modo fino
a che i fogli sono completamente compilati.
l’ambiente alpino» si annotano insieme i pericoli ed i loro effetti sulla
natura, sull’uomo e sulla società.
5. Lavoro in gruppo: ogni gruppo sceglie uno o più "pericoli", per i quali
vorrebbe proporre una soluzione (vedi consiglio).
6. Si presentano e si discutono i risultati dei lavori in gruppo. La
classe decide quali soluzioni vorrebbe elaborare ulteriormente per poi
inviarle al WWF.
Lavoro di approfondimento
Gli scolari prendono contatto con una classe gemellata nella regione
alpina e chiedono quali sono i pericoli che minacciano il loro ambiente.
Propongono idee per risolvere i problemi, che poi elaboreranno e metteranno in pratica assieme alla classe gemellata.
Nella lezione di lingue straniere si può sviluppare un progetto insieme ad
una classe di un‘altra regione linguistica.
Bibliografia
CIPRA: 1º Rapporto sullo stato delle Alpi
Centro Documentazione Alpina, Torino 1998
2º Rapporto sullo stato delle Alpi,
CIPRA 2001
Sport nelle Alpi, CIPRA 12/95
22
«Per un pelo!!»
Alpi, ambiente vitale in pericolo!
A tutti gli scolari
a cui sta a cuore il futuro
delle nostre Alpi
Cercansi idee
Care allievi della classe.........................di.......................................
Le Alpi sono una meravigliosa regione nel cuore dell‘Europa. Siamo sicuri che voi sapete già molte cose su
di esse, forse perché ci andate spesso in vacanza, oppure dalle immagini e dai film, o perché voi stessi
abitate in una regione alpina.
Come senz‘altro sapete, le Alpi offrono ottime possibilità per praticare lo sport, per riposarsi o semplicemente
per ammirare le bellezze della natura.
Siccome negli ultimi anni sempre più persone hanno scoperto le Alpi come paradiso per le vacanze e
ambiente di svago, sono stati costruiti innumerevoli alberghi, appartamenti di vacanza, impianti sportivi,
sciovie, funivie e strade.
Nei due disegni che alleghiamo, potrete rilevare questi cambiamenti.
A questo punto vi chiederete cosa c‘è che non va in tutto ciò. In realtà è bello il fatto che tante persone si
sentano a loro agio nelle Alpi.
Ma purtroppo i cambiamenti possono comportare anche un grande pericolo per l’ambiente alpino.
Con i tre esempi seguenti, vogliamo indicarvi cosa intendiamo quando parliamo di «pericolo»:
Esempio 1: aria sempre più inquinata
Gli impianti di riscaldamento delle molte case, alberghi, ristoranti e impianti per gli sport invernali, come
pure le numerose automobili dei turisti in vacanza, inquinano sempre più l’aria fresca di montagna.
Esempio 2: gli agricoltori hanno sempre meno terra
Affinché gli animali e le piante legati all’ambiente agricolo possano sopravvivere, è importante che il terreno
venga coltivato. Ma visto che si costruiscono sempre più case di vacanze, alberghi, ristoranti, strade, posteggi
e altri impianti turistici, i contadini perdono sempre più terra e sono così costretti a smettere il loro lavoro.
Esempio 3: animali selvatici in pericolo
A causa delle discipline sportive come lo sci al di fuori delle piste, il deltaplano, il parapendio, l‘alpinismo, il
rampichino ed il rafting, gli schivi animali selvatici vengono progressivamente scacciati dai loro ambienti.
Cari scolari, come vedete l‘ambiente alpino è oggi seriamente in pericolo e noi siamo convinti che è tempo
di agire. Saremmo oltremodo contenti di avere il vostro sostegno attivo. In effetti siamo assolutamente certi
che voi avete molte idee buone, che a noi non verrebbero mai in mente! Allora, ci aiutate? Diamoci da fare!
Riunitevi, discutete su ciò che si potrebbe fare contro i pericoli che minacciano l‘ambiente alpino. Scegliete
le idee migliori, disegnatele e scrivetele su un foglio, e quindi inviatele per posta all‘ufficio più vicino del
WWF.
Esamineremo con attenzione le idee che ci comunicherete e speriamo poi di poterne realizzare il maggior
numero possibile nei nostri progetti per proteggere l’ambiente alpino.
Attendiamo dunque con piacere il vostro riscontro e vi ringraziamo di cuore per la vostra collaborazione.
Cordialmente
Il vostro team WWF
23
Foglio di lavoro «Ieri – oggi»
Ieri
Oggi
24
Alpi, ambiente vitale in pericolo!
Alpi, ambiente vitale in pericolo!
Preziosa riserva d’acqua per l’Europa
Concetto di base
L’acqua è tra le più importanti e preziose risorse delle Alpi. La maggior
parte dell’approvvigionamento di acqua potabile dell’Europa centrale ed
una parte essenziale della produzione di energia elettrica si basa sullo
sfruttamento delle acque alpine. Ma anche prodotti di uso quotidiano,
come l’acqua minerale, la verdura o la frutta arrivano sulla nostra tavola
soltanto grazie alla ricchezza idrica delle Alpi. Sono poche le persone
consapevoli dell’importanza delle risorse idriche e che conoscono le
conseguenze negative dello sfruttamento eccessivo delle acque correnti.
Metodica della lezione:
1. L’acqua nella nostra quotidianità
L’insegnante chiede agli scolari cosa hanno fatto questa mattina dopo
essersi alzati dal letto, e scrive le varie attività alla lavagna, ad esempio
vestirsi, fare colazione, lavarsi, ascoltare musica. Egli sottolinea senza
nessun commento con un gesso azzurro le attività che sono direttamente
(ad esempio: bere, lavarsi) o indirettamente (ad esempio: apparecchi
elettrici, luce) legati all’acqua.
Quindi l’insegnante appoggia la borsa della spesa sulla cattedra e ne
tira fuori diversi beni di consumo ( ad esempio: una lampadina, frutta,
acqua minerale).
Gli scolari indovinano ciò che collega tra di loro le attività sottolineate
con il gesso azzurro e i prodotti: si cerca una parola.
2. Da dove e verso dove scorre l’acqua
L’insegnante sviluppa insieme agli scolari la catena idrica, rispettivamente
il ciclo idrico. Scrive le singole fasi del ciclo sui foglietti formato A5 che
appende quindi alla parete in maniera da poterli spostare a seconda
della necessità. La direzione è indicata da frecce. Il rubinetto dell’acqua
nella classe è il punto di partenza per seguire la via dell’acqua in entrambe
le direzioni: 1. ritorno alla sorgente o all’acqua di falda e quindi alla pioggia;
2. in avanti attraverso il lavandino verso l’impianto di depurazione delle
acque di scarico oppure verso i canali di raccolta (ruscello, torrente),
quindi al mare per essere infine trasformata in pioggia.
In tale contesto non deve mancare l’indicazione secondo la quale il livello
dell’acqua di falda è alimentato, oltre che dalla pioggia, anche dai ruscelli
e dai fiumi (tramite ”infiltrazione”). Il terreno funge da serbatoio dell’acqua
in forma liquida, mentre i ghiacciai alpini sono serbatoi d’acqua in forma
congelata, ossia solida. Anche il mare è un immenso serbatoio d’acqua.
3. Funzioni dell’acqua
Lavoro di gruppo: gli scolari riflettono sui diversi utilizzi dell’acqua da
parte degli uomini e degli animali aiutandosi con le immagini del foglio di
lavoro ”Immagini sull’acqua”. Per ogni immagine essi redigono una
didascalia. I risultati dei lavori di gruppo vengono confrontati e discussi
in classe.
4. Tagliamento, re dei fiumi alpini
L’insegnante mostra il lucido di una cartina delle Alpi, sulla quale il fiume
è ben visibile. Gli scolari leggono il testo del foglio di lavoro ”Tagliamento,
re dei fiumi alpini”, segnando le parole che non comprendono (ad
esempio: ”erosione”, ”sedimenti”, ”detriti”, ”meandri”). L’insegnante
spiega brevemente il significato delle parole sconosciute.
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari scoprono il nesso tra beni di consumo e azioni
quotidiane e l’acqua delle Alpi.
• Essi imparano a conoscere gli effetti delle diverse forme di
sfruttamento dell’acqua sull’ecosistema di un fiume alpino.
• Essi sviluppano idee su come utilizzare in modo sostenibile
(parsimonioso) la risorsa acqua.
Grado:
Da 11 a 15 anni
Materiale:
• Straccio o spazzolino da denti con bicchiere
• Bottiglie di acqua minerale delle Alpi (ad esempio:
Radenska, Evian, Aproz, San Pellegrino, Valser)
• Lampadina
• Frutta o verdura delle Alpi
• Immagini sull’acqua (foglio di lavoro "Immagini sull’acqua”)
• Cartina delle Alpi con il fiume Tagliamento
• Foglio di lavoro "Tagliamento, re dei fiumi alpini”
• Utensili da disegno
• Foglietti A5
Lavori preliminari:
• Procurarsi il materiale
• Lucido della cartina delle Alpi con il fiume Tagliamento
• Eventualmente schema di un impianto idroelettrico (diga,
condotte forzate, turbina, generatore, condutture elettriche)
Ubicazione:
• In classe
• Eventuali visite agli impianti locali dell’acqua potabile e di
depurazione.
Durata:
4-5 lezioni
25
5. In gruppi o insieme all’insegnante gli scolari descrivono, partendo
dal testo sopraccitato, il carattere del fiume nei suoi diversi tratti, dalle
strette gole del corso superiore fino alla larghe anse del corso inferiore
(cambiamenti nella larghezza del ruscello e del fiume, della velocità di
scorrimento dell’acqua, del deposito di detriti, ecc.).
6. Problemi e soluzioni
Il testo sul fiume Tagliamento spiega anche i diversi pericoli che
minacciano la dinamica naturale del corso d’acqua. Gli scolari elencano
i problemi. Essi discutono sul da farsi, affinché un fiume alpino possa
mantenere, rispettivamente riavere, le sue funzioni naturali quale ambiente
vitale variato (ad esempio: lasciare più spazio al fiume, lasciar sufficiente
acqua nel fiume, permettere ai pesci la risalita del fiume con apposite
"scale”, regolamentare severamente l'estrazione di ghiaia).
Filo conduttore: il rispetto della natura da parte dell’uomo, lo sfruttamento
della natura con criterio senza che le basi vitali vengano distrutte. Sono
tre gli aspetti di cui tenere conto in ugual misura se si interviene su un
fiume per non pregiudicarne le funzioni vitali:
• sicurezza per gli esseri umani e gli insediamenti
• ambiente vitale per la natura
• sfruttamento economico delle acque che tiene conto dell’ecologia del
fiume.
«E anche questa mattina non posso fare il bagno!»
7. Responsabilità di ogni singolo individuo: infine si pone la domanda
su ciò che noi possiamo fare nella nostra quotidianità per risparmiare
l’acqua e la corrente elettrica e per trattare in maniera responsabile le
risorse idriche. In gruppi di due gli scolari preparano un cartellone
sull’argomento: "Come posso impiegare con parsimonia quella preziosa
risorsa che è l’acqua?” I cartelloni devono contenere uno slogan breve e
simpatico (vedi gli slogan pubblicitari), illustrato da un’immagine (disegno,
fotografia, collage, fumetto, ecc.). I lavori finiti saranno poi esposti in
classe, nella scuola, nella sala comunale, nel museo di scienze naturali,
ecc.
Varianti
Foglio di lavoro "Immagini sull‘acqua”
1
2
3
4
Torrente di montagna selvaggio (turismo)
Torrente canalizzato (sicurezza)
Condotte d‘irrigazione (agricoltura)
Zona golenale (ambiente vitale dinamico
per animali e piante)
5 Trota di torrente (pesca)
6 Diga (produzione di elettricità)
7 Canoa (sport, svago)
Lavoro di approfondimento
Gli scolari organizzano un’esposizione con i loro cartelloni pubblicitari e
invitano le persone che si occupano della protezione dell‘ambiente
(politici, rappresentanti delle organizzazioni di protezione della natura e
autorità). In occasione dell’esposizione si organizza una tavola rotonda
oppure un dibattito sull‘argomento "Come impieghiamo la nostra acqua
alpina?".
Vita per i nostri fiumi alpini, CIPRA 8/91
In collaborazione con un media locale (giornale regionale, radio locale)
gli scolari organizzano una campagna sull‘argomento "Acqua alpina, il
nostro elisir di lunga vita!"
Gli ultimi fiumi naturali delle Alpi, CIPRA 11/91
Visita agli impianti locali di approvvigionamento dell‘acqua potabile e di
depurazione.
Bibliografia
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Il punto 1 "L’acqua nella nostra quotidianità” offre l’opportunità di spiegare schematicamente come avviene la produzione di corrente in una
centrale idroelettrica. Infatti la ricchezza idrica e la pendenza dei fiumi
fanno dell’ambiente alpino un luogo adatto per produrre elettricità.
Ovviamente non bisogna dimenticare di sottolineare che la corrente
elettrica si può ricavare anche da altre fonti.
Foglio di lavoro «Acqua alpina»
Il Tagliamento, re dei fiumi alpini
Alpi, ambiente vitale in pericolo!
arenili di nuova formazione attraverso percorsi
sotterranei. Come primi colonizzatori dei banchi
ghiaiosi da parte del regno animale, compaiono
in particolare aracnidi, carabidi e coleotteri
stafilinidi. 5 delle 23 specie fluviali di carabidi finora
qui accertate vengono classificate come rare o
minacciate. Questa alta quantità di specie
meritevoli di tutela è solo un indizio del valore del
Tagliamento dal punto di vista della protezione
della natura.
Pericoli per il re dei fiumi alpini
Sebbene al Tagliamento sia stato lasciato quasi
interamente il suo territorio originario, anche qui
la natura patisce danno:
• È vero che negli ultimi dieci anni i comuni
rivieraschi hanno costruito diversi depuratori. Ma
molti non funzionano bene e la qualità delle acque
è ancora insoddisfacente. Il gambero di fiume ,
un tempo largamente diffuso, vive ora soltanto là
Il Tagliamento, in Friuli-Venezia Giulia, è l‘unico grande fiume alpino che, quasi per
il suo intero percorso, è ancora abbandonato a se stesso. Per 170 km il suo corso
non è condizionato da sbarramenti e opere di difesa spondale, ma solo dalle forze
della natura. Visto dal satellite, il Tagliamento ha dimensioni imponenti: i suoi banchi
di ghiaia si delineano chiaramente come un nastro bianco. Essi coprono, insieme
con quelli degli affluenti Fella e But, 130 km2, una superficie maggiore del Lago dei
Quattro Cantoni.
dove le acque pulite sotterranee
vengono alla superficie.
• La portata dell‘acqua è ridotta per 70 km perché
numerosi affluenti sono utilizzati per la produzione
di energia elettrica. Dai bacini di Sauris (70 milioni
di m3) l‘acqua immagazzinata torna al Tagliamento solo ai piedi delle Alpi. Nei pressi di
Tolmezzo le quantità annuali di deflusso si sono
ridotte della metà nello spazio di vent‘anni.
Pressoché per il suo intero percorso, questo fiume
… a meandri e laghi sotterranei
• Anche l‘estrazione di ghiaia dal Tagliamento
impetuoso scorre non ancora domato, e sposta
continuamente il suo letto. Un solo sbarramento
A partire dall‘ansa del fiume nei pressi di Venzone,
l‘acqua, dapprima parzialmente, dopo Pinzano
provoca difficoltà. Le richieste di concessione
degli operatori riguardano spesso parti del fiume
lo interrompe: a Caprizi, in Comune di Socchieve.
quasi totalmente, comincia a infiltrarsi nel
dove l‘estrazione è economicamente interessan-
Poco prima del suo sbocco nel Mediterraneo
sottosuolo e a formare un fiume carsico e laghi
te, ma ambientalmente problematica. E nei posti
diventa simile ai maggiori fiumi europei. Gli argini
costringono ora le sue acque in strette e alte
sotterranei. Nella zona prealpina fino a Carsana,
di minor problematicità c‘è meno interesse dal
lato economico …
corsie.
il letto naturale raggiunge quasi i 2 km di
larghezza. Da qui le acque scomparse ritornano
• Il pericolo più rilevante, però, minaccia la
di nuovo alla superficie e, da Varmo, il Tagliamento
naturalità del paesaggio fluviale tra Pinzano e
Da forre e banchi di sabbia …
porta ora l‘acqua anche d‘estate. I banchi di ghiaia
Spilimbergo. Per realizzare aree di protezione dalle
Nel corso superiore, da Forni di Sotto a Caprizi, il
Tagliamento ha inciso profondamente la roccia
fine e di sabbia subentrano ai detriti e depositi
piene, il fiume rischia di essere ridotto a un terzo
per 8 km. È necessario ricercare con urgenza
incline alla disgregazione. Qui ha creato un
grossolani. La pendenza si riduce ulteriormente
e il fiume perde la sua selvaticità. Gli ambiti di
percorso di forra con dislivelli pronunciati e corso
pertinenza diventano più piccoli. Il fiume forma
che non mettano in pericolo la naturalità del
rapido. La forza di erosione dell‘acqua imprime
sempre più un letto stabile che corre in grandi
territorio.
la sua immagine. Il Tagliamento e i suoi affluenti
raccolgono l‘acqua da un bacino di 2580 km2
meandri. L‘acqua scorre ora lentamente, ha solo
soluzioni alternative per la protezione dalle piene
scarsa capacità di trasporto e trascina principalmente sedimenti sottili. Da Latisana, quello che
Laboratorio a cielo aperto
dalle Alpi e Prealpi, Carniche e Giulie, che in
prevalenza sono costituite da rocce facilmente
era un fiume selvaggio viene obbligato a scorrere
pa, il Tagliamento è un laboratorio a cielo aperto,
disgregabili. Nei pressi di Tolmezzo, lo spazio della
in un canale.
nel quale si possono condurre ricerche relative a
valle si allarga fino a 800 metri. Qui vengono
depositate dalle piene le masse detritiche
Per gli ecologi e per la ricerca sulla tutela in Euro-
numerose questioni su struttura e dinamica delle
aree golenali e sulle relative cenosi di specie
trasportate. Secondo l‘intensità della corrente,
Spazio di vita per artisti della sopravvivenza
Nell‘ecosistema del fiume naturale, le condizioni
una parte sarà ulteriormente trasportata. In per-
cambiano molto, in piccoli spazi e nel tempo. Per
con un pezzo di natura non addomesticato.
manente cambiamento tra erosione e deposito,
poter sopravvivere, gli animali e le piante devono
Anche nella difesa dalle piene, ad esempio nel
il fiume si suddivide in rami divaganti di detriti e
con ogni piena porta i suoi bracci a un nuovo
sviluppare particolari strategie. I salici e le piante
Reno, si comincia sempre più a riconoscere i limiti
della tecnica e a imparare dalla natura.
pioniere. Fino ad oggi l’uomo ha qui convissuto
corso. Chi è vissuto soltanto in un paesaggio
di tamerice germanica, con i loro rami flessibili,
offrono poca resistenza contro le piene, e le ferite
artificiale, regolato e curato dall‘uomo, sente
dovute all‘inclinazione aiutano persino il loro
Da: CIPRA Internazionale: 1. Rapporto sullo stato
profondamente questo paesaggio come un luogo
sviluppo. Altre specie, come la calamagrostide
delle Alpi, Norbert Müller e Giorgio Cavallo, Berna
libero, soggetto solo alle forze della natura.
di sponda, possono rapidamente conquistare
1998
27
Foglio di lavoro ”Immagini sull’acqua”
Alpi, ambiente vitale in pericolo!
Scrivi una breve didascalia sotto ogni fotografia.
Che cosa osservi?
Per cosa viene utilizzata l’acqua?
6
1
7
4
2
5
3
28
Gli uomini e le Alpi
Gli uomini e le Alpi
«Mi sento a casa in tutti i paesi delle Alpi,
l’importante è che il mio nido sia comodo.»
I paesi alpini
dell’Arco alpino
L’arco alpino è suddiviso tra 8 nazioni: la Francia, l’Italia, la Svizzera, il Liechtenstein, la Germania, l’Austria la Slovenia e Monaco. Nel caso del Liechtenstein, le Alpi caratterizzano l’intero (piccolo) paese. Per la Germania, la
Francia, l’Italia e Monaco, in proporzione all’intera superficie nazionale, la
parte alpina è relativamente piccola. Per contro, Svizzera, Austria e Slovenia
hanno una buona porzione di territorio nella regione alpina. L’influsso delle
Alpi sulla politica e sull’economia di un paese è direttamente proporzionale
alla percentuale di territorio alpino presente nella nazione stessa. Lo stesso
vale per quanto riguarda il grado di identificazione di parte della popolazione
con le Alpi come spazio vitale ed economico. E più elevato è questo grado
di identificazione, più disponibilità si riscontra nel preservare questa regione
come spazio vitale ed economico. Infatti, senza il sostegno finanziario statale,
molte regioni alpine nelle condizioni quadro attuali non potrebbero
sopravvivere.
Le caratteristiche di vita degli abitanti di tutto lo spazio alpino sono più simili
di quelle vigenti tra gli abitanti dello spazio alpino e non di una stessa nazione.
Ciò nonostante soltanto negli ultimi anni sono nati contatti tra le regioni
alpine dei diversi paesi, anche grazie all’attività della CIPRA (Commissione
Internazionale per la Protezione delle Alpi). Lo scambio di esperienze è
d’importanza vitale per diffondere idee valide a creare un’identità alpina. E
anche l’identificazione è importante per riuscire a promuovere, in modo
sostenibile e a prescindere dalle frontiere, le Alpi come spazio vitale ed
economico. La collaborazione è fondamentale per difendere gli interessi
degli abitanti delle Alpi e per trovare ascolto nei giochi di potere della politica.
Concetto di base
Sono gli uomini ad avere stabilito le frontiere. Questo è particolarmente
evidente nell’esempio delle Alpi. Malgrado le Alpi costituiscano dal punto
di vista geografico una vasta regione omogenea, esse sono tuttavia
suddivise tra 8 stati. Con questa lezione si vuole rendere coscienti gli
scolari sul fatto che in tutto lo spazio alpino gli esseri umani vivono in
condizioni di base simili e sull’importanza della solidarietà tra e con queste
persone.
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento
• Gli scolari sanno tra quali Stati è ripartito l’Arco alpino.
• Conoscono nomi e importanti dati geografici di ogni Stato,
imparando ad utilizzare l’enciclopedia.
• Conoscono alcuni punti in comune delle regioni alpine, a
prescindere dal paese in cui abitano.
Grado
Da 12 a 16 anni
Materiale
• Atlanti (minimo 1 esemplare per gruppo)
• Diverse enciclopedie
• Foglio di lavoro "I paesi alpini”: ingrandimento di tutti e 7 i
paesi alpini su foglio formato A3 (modello per il puzzle)
• Lucido del foglio di lavoro
• 7 foglietti con ognuno un paese alpino (senza Monaco)
• 7 cartoncini (A3)
• Dizionari e piccole guide turistiche per le lingue alpine
(tedesco, francese, italiano, sloveno)
• Eventualmente un libro di ricette e altro materiale
proveniente dalle regioni alpine degli 8 paesi (opuscoli,
cartoline, foto ecc.)
Lavori preliminari
Preparare il materiale
Ubicazione
In classe
Durata
Circa 4 lezioni
29
Metodica della lezione:
1. L’insegnate scrive alla lavagna i nomi degli 8 paesi (Francia, Italia,
Svizzera, Germania, Austria, Liechtenstein, Slovenia, Monaco).
2. Gli scolari (eventualmente con l’aiuto dell’atlante) tentano di
scoprire cosa hanno in comune questi paesi.
3. I punti comuni vengono annotati sulla lavagna. L’insegnante, se
necessario, aggiunge che un ulteriore punto in comune consiste nel fatto
che una parte di tutti questi paesi si estende nella zona alpina, e proietta
poi il lucido "I paesi alpini”.
4. Discussione in classe: Chi conosce già una o più regioni alpine per
avervi trascorso le vacanze, averle attraversate, ecc.? Quali somiglianze
e quali differenze ha notato con il suo luogo d’origine?
In questo lavoro Monaco non è stato preso in
considerazione poiché dal punto di vista della
superficie è molto piccolo e la sua porzione di territorio
alpino è esigua.
Consiglio
Come complemento agli atlanti, ai dizionari ed alle
enciclopedie si possono cercare i dati anche in
Internet.
5. Vengono formati 7 gruppi. Ogni gruppo estrae un biglietto su cui è
annotato un paese alpino e ne riceve un ingradimento.
6. Lavoro di gruppo. Ogni gruppo prepara una presentazione sul paese
che ha estratto. Questa presentazione deve contenere:
• Un foglio A4 con i più importanti dati geografici (nome, capitale,
superficie, abitanti, bandiera, percentuale della superficie alpina e
percentuale del numero degli abitanti delle Alpi).
• Una risposta alle seguenti domande: di cosa vive la gente delle Alpi?
Cosa mangia la gente nelle Alpi? Esiste un piatto tipico alpino? Come
è la giornata di un abitante delle Alpi? Quali vantaggi offre la regione
alpina? Quali sono gli svantaggi? Come viene trattata la problematica
del traffico regionale e di transito dagli abitanti delle Alpi? Che
importanza ha il turismo? Cosa lega e cosa divide gli abitanti delle
regioni alpine? Esistono problemi tipicamente alpini?
• La realizzazione del pezzo di un puzzle ricavato da un cartone sul
quale è stata incollata la fotocopia del paese, comprendente la sua
regione alpina, incluse città, località, fiumi, laghi, montagne e strade
principali.
7. I gruppi presentano il loro lavoro.
8. I pezzi del puzzle con i paesi alpini vengono uniti e la realizzazione
viene appesa in classe.
9. Discussione in classe: i punti in comune tra le regioni alpine dei
diversi paesi vengono discussi e alla lavagna vengono annotate le parole
chiave.
Possibili punti in comune:
• Proporzione città -zone rurali
• Proporzione del lavoro nell’agricoltura - negli altri
rami dell’economia
• Problemi ambientali
• Occupazione del tempo libero per i giovani nelle
Alpi
• Alimentazione
• Traffico
• Turismo
ecc.
30
10. L’insegnate distribuisce il foglio di lavoro «I paesi alpini». Gli scolari
completano il foglio di lavoro basandosi sulla carta geografica ricavata
dal puzzle. Sulla base del rapporto redatto dai gruppi e delle parole chiave
riportate sulla lavagna, gli allievi riassumono cosa unisce le regioni alpine dei singoli paesi, quale è la loro identità comune, perché questa è
importante e come potrebbe essere promossa.
11. Discussione in classe: gli scolari leggono i loro riassunti che vengono
discussi e completati insieme.
Gli uomini e le Alpi
Variante
Se si desidera creare un puzzle più grande (ad esempio per riempire la
parete in classe o nel salone della pausa), si può rivestire con la carta la
parete e poi proiettarvi il lucido con i paesi alpini. Gli scolari disegnano i
contorni e in classe realizzano una grande carta geografica con i paesi e
l’intero Arco alpino. Per ogni paese gli allievi possono compilare un foglio
comprendente i dati geografici, raccogliere altro materiale (foto, opuscoli
di viaggio, foto delle vacanze, foto di paesaggi, riproduzioni di quadri
d’autore ecc.) per poi incollarlo sulla carta geografica realizzata.
Lavoro di approfondimento
Leggere e discutere la Convenzione delle Alpi (vedi a pagina 46).
Cercare una classe ubicata nelle Alpi con la quale avviare un contatto
tramite lettere tradizionali o di posta elettronica, in particolare tra due
classi situate all’interno dello spazio alpino, per scambiarsi informazioni.
Allestire una bancarella sulla quale presentare il paese considerato
mediante il pezzo del puzzle, il foglio A4, opuscoli di viaggio, cartoline
illustrate, articoli di giornali, specialità locali.
Raccogliere le ricette di piatti tipici alpini cucinandone alcuni.
Lezione: ”Immagine ed identità delle Alpi” (vedi a pagina 35).
Bibliografia
Le Alpi, Serie Basic Ambienti & Storie, La Biblioteca,
Firenze 2000
Ricco di illustrazioni, spiega la geografia delle Alpi in
modo semplice e con diverse disegni.
Foto satellitare dell’Arco alpino
31
Foglio di lavoro «I paesi alpini»
32
Gli uomini e le Alpi
Vacanze in vista?
Concetto di base
Il turismo ha conquistato oggi il primo posto nell’economia di molte regioni
alpine, mentre il settore agricolo e industriale hanno perso terreno. Cosa
attrae i turisti nelle Alpi? Cosa li spingere a scegliere le Alpi come meta
per le loro vacanze e il loro tempo libero? Cosa significa il turismo per gli
abitanti delle Alpi? Questa lezione offre l’opportunità agli scolari di riflettere
sulle possibili risposte a queste ed altre domande.
Le indicazioni in corsivo sono rivolte alle classi situate al di fuori delle
Alpi. A queste classi si consiglia di svolgere le lezioni in occasione di
un’escursione nelle Alpi o subito dopo, oppure durante la settimana
bianca scolastica organizzata in una località alpina. In questo caso si
può attingere al bagaglio complessivo delle esperienze vissute. La lezione
acquista più valore se svolta assieme a una classe partner.
Metodica della lezione
1. Ogni scolaro pensa a tre offerte di attività nella sua regione alpina
che presenterebbe a un turista e le scrive in modo succinto su tre
cartoncini diversi. I cartoncini vengono appesi alla lavagna e alla fine
ordinati per argomento (sport, cultura, riposo, avventura, divertimento,
ecc.).
Gli scolari che non abitano nelle Alpi si informano su quali tipi di soggiorno
vengono offerti nelle Alpi studiando il materiale preparato precedentemente (opuscoli presi in un’agenzia viaggi, ricerca in Internet,
contatti con una classe partner, ecc.).
2. Lavoro di gruppo: ogni gruppo realizza un interessante ed attraente
opuscolo rivolto ai potenziali turisti con diverse proposte (curiosità locali,
monumenti culturali, monumenti architettonici, particolarità geografiche,
offerte per lo sport e il tempo libero, escursioni ecc.) e informazioni di
fondo sulla propria regione alpina.
3. I gruppi presentano il loro opuscoli.
4. Discussione in classe: è abbastanza convincente l’opuscolo? Invoglia
a visitare la regione alpina? Perché? Perché no? Cosa manca? Cosa si
potrebbe aggiungere?
5. Gli scolari che abitano nelle Alpi preparano un programma
accattivante con visite e attività da svolgere nella propria regione.
Gli scolari che non vivono nelle Alpi presentano con una serie di
conferenze le località alpine che visiterebbero e le attività che
desidererebbero svolgervi.
Ogni presentazione è seguita da una discussione in classe: cosa rende
particolarmente attraente la località alpina scelta? Chi la sceglierebbe
come meta? Perché? Perché no? Che cosa la differenzia dalla nostra
regione? Vi sono somiglianze?
Lavoro di approfondimento
Gli opuscoli vengono scambiati con una classe partner.
Gli opuscoli vengono inviati agli scolari di una classe partner nella regione
alpina scelta chiedendo loro un riscontro sul lavoro svolto.
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari diventano consapevoli delle particolarità e delle
bellezze che la loro regione (nel caso di classi al di fuori
delle Alpi: la località scelta come meta per un soggiorno o
un’escursione) offre.
• Essi sanno quali aspetti bisogna considerare nel realizzare
un opuscolo pubblicitario.
Grado
Dai 10 ai 16 anni
Materiale
Materiale di propaganda per mete turistiche nelle Alpi
(opuscoli vecchi e nuovi, cartoline illustrate, ecc.). Strumenti
per disegnare e dipingere, computer con allacciamento ad
Internet e, se possibile, uno scanner.
Preparazione:
• Procurarsi il materiale di propaganda turistica sulla propria
località alpina (per le classi al di fuori delle Alpi: sulle località
alpine che si potrebbero visitare)
• Cercare indirizzi in Internet adatti allo scopo (ricerca
eseguita dagli scolari o dall’insegnante)
Ubicazione
In classe e nei dintorni (per le classi al di fuori delle Alpi:
località alpina visitata)
Durata
4-6 lezioni, eventualmente escursione
33
Visita reciproca di due classi partner, nel corso della quale la classe
ospite presenta alla classe ospitante le particolarità e le curiosità scoperte
nella regione.
Prendere contatto con l’ente per il turismo locale e proporre di far
stampare in un opuscolo le idee sviluppate dagli scolari.
Gli scolari potrebbero mettersi a disposizione come guide turistiche
durante le vacanze.
Gli scolari che abitano nelle Alpi preparano un questionario per i turisti
che visitano la loro regione. Possibili domande:
Che importanza date:
• ai contatti con la popolazione indigena?
• a un paesaggio montano variato, con prati, boschi, campi, valli non
invase da costruzioni e a un paesaggio alpino d’alta quota selvaggio
ed intatto?
• a un ruscello che scorre liberamente?
• all’aria pulita?
• al silenzio e alla solitudine?
• a una strada di montagna non asfaltata?
Siete disposti a impegnarvi personalmente per preservare quanto
descritto nelle domande precedenti?
Quanto sareste disposti a investire per mantenere integro il
paesaggio?
Cosa vi spinge a trascorrere le vostre vacanze nelle Alpi?
ecc.
Gli scolari valutano il sondaggio, riassumono i risultati e in seguito:
• li discutono con i responsabili del turismo
• pubblicano un articolo su un giornale regionale
• formulano diverse tesi che servono da base di discussione per una
tavola rotonda sul tema «Turismo – gioie e dolori»,
ecc.
Gli scolari che non abitano nelle Alpi possono svolgere un sondaggio
simile, cercando di scoprire quanti amici e conoscenti trascorrono le
loro vacanze nelle regioni alpine, cosa piace e cosa non piace loro nella
località di vacanza, quali attività vi hanno praticato, quale contributo
offrono per la protezione delle Alpi, ecc.
Lezione «Ieri, oggi e domani»
Bibliografia
Le Alpi, Serie Basic Ambienti & Storie,
La Biblioteca, Firenze 2000
Ricco di illustrazioni, spiega l’evoluzione del
turismo nelle Alpi e la situazione attuale.
34
«Uffa! Non so proprio cosa scegliere!»
Gli uomini e le Alpi
Immagine ed identità
delle Alpi
Concetto di base
Le regioni, i paesi, e persino gli uomini sono spesso associati ai cosiddetti
clichés (immagini, stereotipi). E le Alpi non costituiscono un’eccezione,
anzi. Esse sono diventate famose in tutto il mondo grazie al noto romanzo
della scrittrice Johanna Spyri. Teatro, musical, opera, fumetti, cinema,
radio, televisione e anche Internet, la storia di Heidi è stata rappresentata
in tutti i modi possibili ed è diventata un mito. Dal 1937 ad oggi sono
state create dieci differenti pellicole per il cinema. Anche se gli svizzeri
non si riconoscono nell’immagine data dal romanzo di Heidi, molti stranieri
identificano la Svizzera e le Alpi con l’opera di Johanna Spyri. Con questa
lezione si vuole approfondire e appurare quanto alcuni di questi clichés
(immagini, stereotipi) sulle Alpi e i suoi abitanti corrispondono alla realtà.
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento
• Gli scolari sono consapevoli che esiste una differenza tra
l’immagine che viene data delle Alpi e la loro vera identità.
Grado
Dai 12 ai 16 anni
Materiale
• Foglietti
• Fotocopie del foglio di lavoro «Immagine ed identità delle
Alpi»
Ubicazione
Metodica della lezione
In classe
Durata
4 lezioni
1. Gli scolari, con un gioco, si confrontano con i concetti «immagine»
ed «identità». L’insegnante scrive il nome di uno scolaro alla lavagna e
distribuisce i foglietti. Tutti gli scolari scrivono sui loro foglietti l’immagine
che hanno di questo scolaro: un tipo calmo, timido, impertinente,
servizievole, ecc. Lo stesso scolaro il cui nome è scritto alla lavagna si
caratterizza brevemente. L’insegnante raccoglie i foglietti e poi li legge.
Discussione in classe: lo scolaro scelto può commentare e fare domande
sulle affermazioni dei suoi compagni. Cosa corrisponde e cosa no?
Perché? Come si vede egli stesso? Scrivendo il nome di un altro suo
compagno alla lavagna, interrompe il giro di discussioni e il gioco continua
…
2. Dopo alcuni giri, l’insegnante interrompe il gioco.
3. L’insegnante fa notare che immagine ed identità sono due concetti
importanti. Come sicuramente gli scolari hanno avuto modo di provare
durante il gioco, può essere sgradevole quando l’immagine dataci dagli
altri si allontana fortemente da quello che si è (identità). Oggigiorno le
imprese investono grosse somme finanziarie e molto tempo per
determinare quale identità l’impresa deve avere, la cosiddetta
«Coorporate identity». E investono ancora maggiormente per creare la
propria immagine presso l’opinione pubblica e i propri clienti. Anche
l’immagine delle Alpi è caratterizzata dagli innumerevoli opuscoli
pubblicitari, foto, film, video, libri, storie, musica, ecc.
Nelle Alpi vivono circa 13 milioni di persone, di cui
circa i due terzi in agglomerati cittadini. Il loro modo
di vivere si distingue appena da quello di chi vive
nelle città europee di piccole dimensioni. Meno del
10% della popolazione alpina è oggi attivo
nell’agricoltura e nell’economia forestale.
Tuttavia l’immagine che noi abbiamo degli abitanti
delle Alpi è molto legata a quella dei contadini di
montagna intenti a far la fienagione, a produrre
formaggio o a sorvegliare il bestiame. In verità,
siccome l’estate nelle Alpi è breve, i contadini di
montagna trascorrono la maggior parte dell’anno in
pianura nei paesi e non sugli alpeggi.
Consiglio
Se tutti desiderano partecipare attivamente al gioco,
vale la pena di protrarlo anche per più giorni.
4. L’insegnante distribuisce il foglio di lavoro «Immagine ed identità
delle Alpi» contenente alcune affermazioni sulla popolazione e sulla
cultura delle Alpi. Gli scolari leggono il foglio di lavoro.
5. Discussione in classe: gli scolari esprimono brevemente la loro
opinione sulle affermazioni che hanno appena letto.
6. Lavoro di gruppo: gli scolari ricevono il compito di preparare una
presentazione nella quale, con il maggior numero di esempi possibili,
indicano da cosa è caratterizzata oggi l’immagine delle Alpi (opuscoli,
35
«Heidi»
2000 CH/D di Markus Imboden con Paolo
Villaggio, Cornelia Gröschel, Marianne
Denicourt, tedesco, a colori
Il regista svizzero Markus Imboden mostra Heidi in
uno scenario dei nostri giorni. Heidi è una ragazza
forte, guida il trattore, naviga in Internet, usa il
cellulare e non si lascia sottomettere da niente e
da nessuno. Anche se il film a tratti è una libera
interpretazione, nel suo insieme si attiene all’opera
letteraria: dopo la morte di sua madre, Heidi viene
portata da suo nonno sulle Alpi. L’eremita però non
è affatto entusiasta di doversi occupare della nipote
rimasta orfana. Col passare del tempo comincia
tuttavia a voler bene alla piccola Heidi. Ma
improvvisamente la zia Dete viene a prendere la
ragazza per portarla a Berlino affinché faccia
compagnia a sua figlia Clara, una figlia unica e
"difficile”. Clara non ha molta considerazione per
la parente "alpigiana” e fa di tutto per evitarla. Heidi non tollera a lungo gli attacchi ostili di Clara e
fugge. Il tentativo di fuga fallisce, procurando però
ad Heidi il rispetto di Clara. A questo punto Heidi
fa di tutto affinché zia Dete, una donna d’affari molto
occupata, vada ad un concerto del gruppo preferito
da Clara. La sera del concerto Heidi sale sul treno
diretto in Svizzera. Il film termina con la visita della
zia Dete, Clara a Heidi e il nonno in Svizzera, dove
tutti si riappacificano.
Bibliografia
Il Mito nelle Alpi, CIPRA 14/1996
Fornisce riposte alla domanda se e come i miti alpini
influiscono sulla politica e sulla vita alpina.
Heidi in Internet
Digitando la parola chiave «heidi» nel motore di
ricerca google www.google.com risultano al
momento 927 000 siti Internet, 78 200 in lingua
tedesca, 18 000 in lingua francese, 8 700 in lingua
italiana, 13 000 in lingua russa, 2620 in lingua
cinese, 5740 in lingua giapponese, 604 in lingua
islandese ecc.
36
testi, libri, video, portali Internet, musica ecc.), chi determina
quest’immagine e quali interessi vi sono celati. In seguito cercano di
appurare quanto queste immagini corrispondo alla realtà.
7. I gruppi presentano i lavori e si discutono i risultati della ricerca.
Lavoro di approfondimento
Si legge il romanzo di Johanna Spyri in classe e lo si confronta in seguito
con il film di recentissima realizzazione del regista svizzero Markus
Imboden.
A gruppi gli scolari realizzano diversi cartelloni pubblicitari dal tema
«Chi siamo veramente? – Come siamo visti dagli altri?», li espongono e
organizzano un vernissage per l’intera scuola.
Gli scolari organizzano una conferenza dal tema «Cosa e chi determina
la nostra immagine –qual’è la nostra identità?» in cui invitano a parlare e
discutere pubblicitari, responsabili del turismo, operatori di cultura, politici
ecc. (ad esempio in occasione del vernissage dei cartelloni).
Foglio di lavoro «L’immagine e l’identità delle Alpi»
Gli uomini e le Alpi
A primavera la maggioranza degli abitanti
delle Alpi va all’alpeggio con il bestiame e
torna soltanto in autunno.
Molti abitanti delle Alpi hanno una cattiva formazione scolastica e non hanno imparato un mestiere.
Non sanno usare i mezzi di comunicazione moderni
come il cellulare o il computer.
La maggior parte dei contadini di montagna porta il tipico berretto
a punta e ha la barba. Dopo aver raccolto il fieno, gli alpigiani amano
sedersi assieme al bancone davanti ad un bicchiere di birra. I pasti
degli abitanti della montagna sono parchi, monotoni e sono
soprattutto a base di latte e formaggio.
Quasi tutti gli abitanti delle Alpi sono
agricoltori. Molto presto i bambini imparano a mungere le mucche e a badare alle
pecore e alla capre. I bambini devono
lavorare molto.
Le persone che vivono sulle Alpi sono
spesso sole. I vicini sono molto distanti
e le vie di comunicazione piuttosto
difficili. In compenso gli abitanti delle
Alpi sono molto patriottici.
37
Pericoli naturali nelle Alpi
Nelle Alpi avvengono spesso processi dinamici come frane, alluvioni,
valanghe, caduta di massi e di sassi e smottamenti. Il motivo sta nella
ripidezza dei pendii e nell’instabilità del suolo. Lo scioglimento dei ghiacciai
oppure lo sgelo dei suoli permanentemente gelati (permafrost) libera il materiale morenico che, in caso di forte pioggia, l’acqua trasporta a valle dove
può provocare danni ingenti. Di per sé si tratta di processi naturali che
possono però trasformarsi in catastrofi per l’uomo se colpiscono case o
infrastrutture del traffico o addirittura se provocano la morte di persone.
La frequenza e l’intensità di questi eventi catastrofici per l’uomo possono
accentuarsi se si agisce senza avere riguardo dei processi naturali, ad
esempio costruendo case o strade in zone soggette ad alluvioni o valanghe,
oppure radendo al suolo superfici di bosco protettivo. Anche la costruzione
di strade sui fianchi ripidi delle montagne, che tagliano spesso i pendii,
possono provocare smottamenti. È altresì noto come i ponti possono
diventare pericolosi ostacoli in caso di acqua alta, quando la ghiaia ed i
tronchi d’albero impediscono all’acqua di scorrere nel letto del fiume
provocandone la fuoriuscita. È successo il 24 settembre 1993 a Briga, in
Svizzera, dove le acque del torrente montano Saltina, costrette entro stretti
argini, non sono riuscite a superare il un ponte costruito troppo basso,
andando così ad allagare l’intero centro cittadino.
Le catastrofi naturali destano scalpore nei media, come, ad esempio, le
alluvioni del 1987 in Valtellina (Italia), nei cantoni Uri e Vallese (Svizzera), la
tempesta Vivian del 1991, che ha provocato danni ai boschi montani,
l’alluvione del 1993 a Briga, le valanghe dell’inverno 1999 in Austria e in
Svizzera, gli smottamenti nell’ottobre del 2000 in Val d’Aosta e in Vallese.
Concetto di base
Quando avviene una catastrofe naturale come quella di Gondo (Svizzera)
nell’ottobre del 2000, l’evento riempie per alcuni giorni o settimane le
pagine dei giornali e se ne discute in lungo e in largo. Ma così
repentinamente come è avvenuta la catastrofe, altrettanto improvvisamente svanisce l’interesse pubblico per l’avvenimento. Ciò non significa
però che i pericoli naturali siano svaniti: molte costruzioni nelle Alpi
soggiacciono ancora oggi ad elevati rischi di catastrofe. Se l’uomo avesse
maggior rispetto per i processi naturali invece di confidare ciecamente
nei provvedimenti tecnici di protezione, molte catastrofi potrebbero essere
evitate.
38
Gli uomini e le Alpi
Metodica della lezione
1. L’insegnante distribuisce il foglio di lavoro con l’articolo di giornale.
Gli scolari lo leggono e scrivono un testo che fornisce le risposte alle
seguenti domande: quando, dove e perché è avvenuta la catastrofe?
Cosa è successo esattamente? Come ha reagito la gente?
2. Lavoro in coppia: gli scolari si leggono reciprocamente i testi. Colui
che ascolta rileva se le risposte alle domande poste sono chiare e
comprensibili. In seguito entrambi discutono i loro testi: cosa vi è di
uguale rispettivamente di differente? Se necessario, dopo la discussione,
i testi vengono completati e rielaborati.
3. Discussione in classe: Come si poteva evitare la catastrofe?
Conoscete altri eventi catastrofici avvenuti nelle Alpi? Quali? Da cosa
vengono provocati? Perché? Come si potrebbero evitare?
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari conoscono i principali pericoli naturali delle Alpi.
• Essi si sono confrontati con il principio della prevenzione.
Grado:
Da 10 a 14 anni
Materiale:
• Fotocopie del foglio di lavoro «Articolo di giornale»
• Tabella di conversione delle valute
Ubicazione:
In classe
Durata:
3 lezioni
4. Compito matematico: l’insegnante fornisce agli scolari le seguenti
informazioni: alla fine degli anni ‘80 la Svizzera ha svolto uno studio sul
valore dei boschi protettivi nelle Alpi. Ha calcolato che per proteggere
uomini, installazioni di trasporto, case ed altri impianti con provvedimenti
tecnici, su un ettaro di terreno (10'000 m2) per un periodo di 100 anni,
ciò costa:
• 2,5 milioni di CHF per la protezione contro le valanghe
• 1 milione di CHF per la protezione contro la caduta di massi
• 0,5 milioni di CHF per la protezione contro l’erosione (smottamenti,
frane, torrenti).
Proteggere una superficie della stessa grandezza (1 ettaro) per lo stesso
periodo (100 anni) con un bosco di montagna costa:
• 50'000 CHF per il rimboschimento e la cura degli alberi giovani nei
primi 20 anni
• 9'000 CHF per la cura ogni 15 anni
Soluzione
Quanto costa la protezione di 7'000 ettari per un anno, tramite
provvedimenti tecnici? E tramite la protezione naturale per mezzo di un
bosco?
Calcolate gli importi nella moneta del vostro paese oppure in Euro. Quanto
è grande la differenza?
Costi con le installazioni tecniche:
280 milioni di CHF
Costi con la protezione naturale:
38 milioni di CHF
5. Discussione in classe: cosa possiamo evincere da queste cifre?
Lavoro di approfondimento
A gruppi gli scolari ricercano tramite Internet, specialisti, organizzazioni
di protezione dell’ambiente altri esempi che dimostrino come una
pianificazione accurata del territorio apporti vantaggio all’uomo,
all’ambiente e all’economia.
Gli scolari possono pubblicare i risultati dei lavori di gruppo tramite articoli
di giornale, esposizioni, bancarelle informative, ecc.
Bibliografia
Gruppo per la comunicazione e i pericoli naturali
(Gruppe für die Öffentlichkeitsarbeit und Naturgefahren GOWN), Pericoli naturali e bosco di
protezione, Berner Lehrmittel- und Medienverlag,
Berna 2000
39
Foglio di lavoro «Articolo di giornale»
Gli uomini e le Alpi
«A quel punto ho pensato: adesso è finita»
Le precipitazioni nelle Alpi meridionali, che perdurano da giorni, hanno effetti
devastanti. Durante il fine settimana gli smottamenti hanno travolto diverse case
in molti villaggi, la caduta di massi e le inondazioni hanno interrotto il traffico in
vaste parti del Vallese. A Briga il cattivo tempo porta alla memoria le immagini
della catastrofe del 1993. La situazione è precaria anche in Ticino e nell‘Italia
settentrionale. L‘impiegato postale di Gondo ha visto da vicino lo smottamento
che sabato scorso ha attraversato il villaggio. Gli abitanti, evacuati nel villaggio
vicino, vivono giorni di paura e terrore.
«La morte mi è passata vicino, molto vicino».
Il giorno dopo lo smottamento, Pius Jordan,
da 33 anni impiegato postale di Gondo, è
ancora visibilmente scosso. Sabato mattina,
alle ore 9, ha chiuso il suo ufficio postale e
quindi ha sbrigato i lavori in sospeso. Dopo
poco meno di un‘ora e mezzo è uscito per
rientrare a casa sua. «È stato come uno sparo.
Ho visto soltanto come una valanga di fango
alta più metri mi piombava addosso»,
racconta il cinquantacinquenne. «Sono
saltato dietro ad un muro, pensando che era
finita». Ha visto scaglie di roccia volare oltre
la sua testa e massi rotolargli vicino. La
signora vodese sui cinquanta anni, che aveva
visto telefonare un attimo prima sulla strada,
è stata travolta dalla massa di detriti. «Ogni
anno passava due o tre mesi a Gondo nel suo
appartamento di vacanze».
Anche Roland Squaratti ha vissuto da vicino
la valanga di fango che ha invaso il villaggio.
«Quando ho guardato in alto, verso il pendio,
la frana è scesa nel giro di dieci secondi,
portando con sé gli alberi ancora interi», dice
il sindaco di Gondo, che si trovava a pochi
metri di distanza. Egli, anche furiere dei
pompieri locali, ha annunciato la catastrofe
con il telefono cellulare al suo comandante.
Ma questi non rispondeva al telefono. «È
ancora dato per disperso» dice Roand
Squaratti la domenica pomeriggio con le
lacrime agli occhi essendo il comandante suo
fratello.
La valanga di fango e di alberi si era
accumulata il sabato mattina contro un vallo
di protezione in pietra al di sopra del
villaggio, a mezza costa sul pendio di Gondo.
Poi, alle ore 10.30 in punto, si è aperta una
breccia nel vallo facendo precipitare lo
smottamento verso il villaggio distruggendo
tutto ciò che incontrava sulla sua strada: la
torre Stockalper, la casa patriziale di tre piani,
ufficio postale compreso, i ristoranti «Post»
ed «Edelweiss», il chiosco, il posto di guardia
della piazzaforte e almeno cinque case
d‘abitazione. Altre tre case sono state
fortemente danneggiate. Si contano ancora
40
13 persone disperse. Tra loro ci sono una
famiglia di quattro persone, una coppia di
fratelli e due signore anziane. È probabile
che abbiano perso la vita nella valanga di
fango. È stata una fortuna che i ristoranti
«Post» ed «Edelweiss» fossero chiusi.
Poi sono arrivati gli elicotteri
«Era una visione orrenda», ha detto Meinrad Bittel la domenica. Egli è a capo delle
squadre di salvataggio ed il giorno precedente, poco prima delle ore 11, è stato il
primo soccorritore a giungere a Gondo. Poco
tempo dopo gli elicotteri hanno trasportato i
sopravvissuti dalla parte meridionale del
villaggio a Simplon Dorf. Le persone della
parte settentrionale sono state trasferite con
le automobili al villaggio vicino. In totale le
squadre di soccorritori hanno evacuato 120
persone. Contemporaneamente i soccorritori,
con l‘aiuto dei cani da catastrofe, hanno
iniziato la ricerca dei dispersi e dei feriti nella
massa di detriti. Bittel ha detto che per tre
volte i cani hanno individuato qualcosa nella
parte inferiore della massa. Le squadre di
ricerca hanno tentato inutilmente di spostare
il pietrame con picconi e leve. «Quando
abbiamo visto che non serviva a nulla,
abbiamo continuato a scavare a mani nude”,
racconta il tenente dei vigili del fuoco Peter
Moser. Sono giunte sul posto squadre di
salvataggio della regione del Sempione, l’Air
Zermatt con guide alpine e scalatori, i militari
con un numero di specialisti variante da 30 a
40, i pompieri di diversi villaggi: in totale
più di cento soccorritori. In un’occasione i
soccorritori hanno trovato il garage di una
casa d‘abitazione praticamente intatto con
due automobili, ma senza trovare sopravvissuti. «È stata una cosa esasperante», ha
dichiarato Moser.
Il sabato pomeriggio, verso le ore 16.20,
Bittel ha dovuto interrompere le operazioni
di salvataggio. La pioggia era diventata
ancora più intensa. Ha detto: «Non potevo
più garantire la sicurezza dei miei uomini».
A destra e a sinistra della frana continuavano
a cadere detriti, mentre a valle la corrente
del Doveria minacciava di trascinare i detriti
con sé. Poi, la domenica, anche Simplon Dorf
si è trovato in pericolo. I pompieri hanno
sorvegliato costantemente il torrente. La
strada del passo tra il Sempione e Briga era
già interrotta in due punti dai detriti e
dall‘acqua che scorreva in grandi quantità.
Nei villaggi a sud del passo pioveva a dirotto
da giorni. Già il venerdì precedente il
comandante dei pompieri aveva lanciato
l‘allarme a Gondo, spostando gli abitanti
della parte inferiore del villaggio negli stabili
della protezione civile. Egli temeva che,
come sette anni prima, il torrente potesse
rompere gli argini. Nella realtà è accaduto
molto di peggio. La domenica mattina, ormai
sicuri nel villaggio vicino, nessuno si è
chiesto come mai non era stata evacuata la
popolazione dell‘intero villaggio.
Solo poche persone avevano il coraggio di
parlare di ciò che pensavano. Per i soccorritori non era differente. «Sì certo, non mi
sentivo affatto tranquillo quando ieri, poco
prima delle otto, ho dovuto fermarmi con il
veicolo di servizio sul passo, davanti al tratto
di strada danneggiato», racconta Kurt
Amacker, tenente dei pompieri di Leuk.
«Ma», aggiunge subito, «cosa avrebbe
pensato il mio collega se gli avessi detto che
avevo paura? Non sarebbe servito a nulla.
Avremmo soltanto avuto paura in due».
Pius Jordan, l‘impiegato postale di Gondo,
dice: «Adesso non tornerei indietro neanche
per un milione di franchi.» E vede il futuro
del villaggio tutt‘altro che roseo. Lui, che
come tutti gli altri evacuati sta attualmente
presso parenti e conoscenti a Simplon Dorf,
ripensa un attimo a tutte le «cose preziose»
che c‘erano nella casa patriziale e si chiede
se la cassaforte della posta tornerà mai alla
luce. Ma poi si riprende: «Ma che sto
pensando? Ho avuto una fortuna incredibile!» E aggiunge a mezza voce: «Sabato
mattina sono stato a messa, era tanto tempo
che non ci andavo più.»
Fonte: Edizione Tages Anzeiger del 16
ottobre 2000. Articolo di Lukas Häuptli,
Simplon Dorf.
Gli uomini e le Alpi
Proteggere con un utilizzo
sostenibile
L’agricoltura nelle Alpi è regredita fortemente negli ultimi venti anni. Questa
evoluzione ha risparmiato unicamente le aziende che producono verdura,
frutta e vini delle zone alpine interne dal clima secco e dei fondovalle a
carattere mediterraneo. Neppure le grandi aziende agricole sono riuscite a
sottrarsi a questa evoluzione negativa: i loro costi di produzione rimangono,
nonostante tutto, superiori a quelli delle aziende agricole situate in pianura.
Se non avvengono cambiamenti di rilievo, il futuro modello di agricoltura
nelle Alpi saranno aziende con grandi superfici a coltivazione intensiva nelle
zone favorevoli a valle, poche aziende gestite in modo estensivo con grandi
quantità di bestiame nelle zone favorevoli montane e, nel frammezzo, vaste
superfici incolte.
• Conseguenze economiche
Le conseguenze economiche di una simile evoluzione si concretizzano nella
scomparsa delle piccole e medie aziende agricole. L’esperienza insegna
che con loro scompaiono anche molti posti di lavoro dai settori secondario
e terziario. In questo modo la forza economica endogena delle Alpi si
indebolisce nettamente e aumenta la dipendenza dall'esterno come, ad
esempio, dal turismo. Inoltre, l'intera infrastruttura alpina, che non può essere
mantenuta soltanto con il turismo, viene a trovarsi in pericolo.
• Conseguenze culturali
L’agricoltura è una colonna portante dell’identità culturale dell’ambiente
alpino. Il suo collasso non comporta soltanto la perdita dell’identità
tradizionale, bensì anche il pericolo che quella nascente non abbia un
riferimento concreto con la realtà delle varie valli.
• Conseguenze ecologiche
Al giorno d’oggi un’agricoltura alpina sostenibile non è praticamente più
possibile. Le forme di sfruttamento estensive ed intense praticate attualmente
gravano sull’ambiente. La varietà delle specie e la stabilità ecologica dei
terreni agricoli sono esposte ad un forte pericolo.
Concetto di base
Nei negozi di alimentari abbiamo una grande libertà di scelta. Purtroppo,
noi consumatori, non siamo ancora sufficientemente consapevoli del fatto
che, con il nostro comportamento, al momento dell’acquisto possiamo
influenzare molto lo stato delle cose. Se noi, ad esempio, acquistiamo
carne d’agnello allevato nelle Alpi al posto di quella proveniente dalla
Nuova Zelanda, sosteniamo in maniera concreta i contadini di montagna
contribuendo inoltre ad evitare lunghi trasporti con il relativo consumo
d’energia.
Metodica della lezione:
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento:
• Gli scolari conoscono diversi prodotti provenienti delle Alpi.
• Essi sanno che i loro acquisti possono influenzare il modo
di produrre beni di consumo.
1. Gli scolari scrivono alla lavagna tutti i prodotti che hanno individuato
a casa.
Grado:
2. Discussione in classe: insieme si suddividono i prodotti in categorie
definite in precedenza. Ci sono prodotti che provengono prevalentemente
dalle Alpi? Presentano delle qualità particolari? Quali sono i prodotti tipici
delle Alpi? Tra essi, quali apprezziamo in maniera particolare? Perché?
Ecc.
Lavori preliminari:
Da 10 a 15 anni
• Compito a casa: gli scolari cercano in casa, nelle riserve
alimentari, i prodotti che provengono dalle Alpi.
• Fotocopiare il foglio di lavoro "Ricette delle Alpi”
Ubicazione:
In classe, nei negozi d’alimentari
3. Lavoro di gruppo: in gruppi gli scolari vanno alla ricerca di prodotti
delle Alpi nei negozi della loro città o del loro villaggio, interrogando anche
i venditori.
Durata:
4 lezioni
41
4. Gli scolari presentano quanto trovato nei negozi.
5. Lavoro in gruppo: l’insegnante distribuisce ai vari gruppi la fotocopia
del foglio di lavoro con le ricette. Spiega che in ogni ricetta si trovano
uno o più ingredienti provenienti dalle Alpi. Compito dei gruppi è quello
di creare un fumetto che descriva la storia a ritroso di uno dei prodotti
alpini necessari per la ricetta. Per fare ciò, essi si devono informare su
come vengono prodotti la carne d’agnello, la farina di castagne, il
formaggio di capra e le erbe alpine. Possono ricercare le informazioni
presso i venditori, sui libri dedicati alle Alpi, direttamente dagli agricoltori
o sfruttando i contatti con scuole ubicate nelle Alpi. I fumetti vengono
poi esposti in classe.
6. Discussione in classe: l’insegnante spiega che l’agricoltura di
montagna sta vivendo una forte crisi (vedi testo introduttivo). Chiede ai
ragazzi quali conseguenze può avere la scomparsa delle attività agricole
in montagna. Domanda se ognuno di noi, in qualche modo, possa evitare
che ciò avvenga. Se necessario, l’insegnante completa le risposte degli
scolari, spiegando che ogni nostro acquisto ha delle ripercussioni sulla
produzione di merce. Prediligendo prodotti biologici provenienti dalle
Alpi, ad esempio, sosteniamo un tipo di agricoltura di montagna che
mantiene il paesaggio variato e ambienti adatti a numerose specie animali
e vegetali.
Consiglio
Per coprire i costi del banchetto, gli scolari possono
vendere agli ospiti alcuni esemplari del libro di
cucina delle Alpi da loro realizzato. Sicuramente gli
ospiti sono anche disposti a partecipare ad una
piccola colletta.
7. Lavoro di gruppo: gli scolari scelgono a gruppi alcuni prodotti delle
Alpi che desidererebbero assaporare. Cercando sui libri di cucina o in
Internet e chiedendo a cuochi o insegnanti di economia domestica, si
fanno un’idea su quali piatti potrebbero preparare. Essi annotano
accuratamente tutte le ricette trovate e le illustrano con un disegno o
con un’immagine. L’insegnante può fotocopiare le ricette così raccolte
e distribuirle a tutti come piccolo libro di cucina delle Alpi. Testi ed
immagini sui principali prodotti delle Alpi possono completare l’opera.
8. Gli scolari allestiscono un menu dal libro di cucina delle Alpi
composto da antipasto, piatto principale, dolce e bevande. Cucinano le
ricette scelte e invitano genitori, amici e autorità scolastiche al banchetto.
Agli ospiti essi spiegano quali prodotti stanno servendo a tavola, da
dove provengono, perché li hanno scelti e come un consumo
consapevole ed intelligente può contribuire alla protezione dell’ambiente.
Varianti
Invece di un banchetto, gli scolari preparano una merenda con ad
esempio castagnaccio e tè di erbe alpine. Colgono l’occasione per
informare gli altri scolari della scuola sui vari prodotti provenienti dalle
Alpi e sulle riflessioni fatte in classe.
Lavoro di approfondimento
Gli scolari pensano ad altre attività da svolgere a favore della biodiversità
nelle Alpi legata agli ambienti agricoli.
La raccolta di ricette viene scambiata con una scuola gemellata.
Le scuole gemellate si invitano reciprocamente per la degustazione di
un menu delle Alpi.
Bibliografia
Conservazione dei paesaggi agricoli tradizionali
delle Alpi, CIPRA 9/92
42
Gli scolari svolgono un’inchiesta nei ristoranti del posto. Quali prodotti
delle Alpi figurano nella lista delle pietanze? Possono proporre al cuoco
di cucinare assieme un menu tipico delle Alpi. In seguito hanno la
possibilità di informare gli ospiti sul loro impegno a favore delle Alpi.
Gli uomini e le Alpi
Ricette delle Alpi
Carne d’agnello
Agnello in fricassea (dalla Val d‘Ossola, a sud del Sempione)
da ”Appetit statt Transit”, Iniziativa delle Alpi, Edizioni Limmat Zurigo, 1997
Tempo necessario
Preparazione 15 minuti. Tempo di cottura 1 ora e 15 minuti.
Ingredienti
1 cucchiaio di burro da cucina, 600 g di spezzatino d‘agnello, 2 dl di vino bianco
secco, 4 spicchi d‘aglio, pepe, sale, 1 cucchiaino di aghi di rosmarino.
Preparazione
Far sciogliere il burro nella padella. Aggiungere la carne, salare e far rosolare a
fondo. Aggiungere gli aghi di rosmarino, pepare e spegnere con il vino bianco.
Lasciar cuocere a fuoco minimo durante 1 ora e 15 minuti.
Castagne
Castagne
Castagnaccio (dalle Alpi ticinesi)
da ”Il cucchiaio verde”, La casa verde, 1988
Tempo necessario
Preparazione 20 minuti. Tempo di cottura 40 minuti.
Ingredienti
300 g di farina di castagne, 50 g di uvetta, 30 g di pinoli, 3 cucchiai di olio d’oliva,
acqua (circa quattro tazze), rosmarino, 1 pizzico di sale, pane grattugiato.
Preparazione
Lavare e lasciare ammorbidire in acqua tiepida l’uvetta per mezz’ora circa. Nel
frattempo impastare in una terrina la farina con l’acqua, in modo da ottenere un
impasto che stenti a staccarsi dal mestolo. Aggiungere quindi i pinoli, l’uvetta, un
Il castagno è un albero da frutta che cresce a
meridione delle Alpi fino a 900 metri d’altitudine. Dal
tempo degli antichi Romani fino al 20° secolo, le
castagne sono state la base alimentare di una gran
parte della popolazione. I frutti venivano trasformati
in farina e quindi in pane. Dopo la seconda guerra
mondiale molti alberi si sono ammalati e le estese
selve castanili si stanno ora inselvatichendo. Oggi ci
sono piccoli, ma efficaci progetti in Italia e in Ticino
per rivalorizzare l’uso delle castagne.
pizzico di sale e qualche ago di rosmarino. Amalgamare il tutto con l’olio e versare
in una teglia leggermente unta e spolverata con poco pane grattugiato, infornando
a forno medio (200 gradi) per circa 40 minuti fino a quando si formerà una crosta
scura che tenderà a screpolarsi.
Capre
Formaggio
Formaggio di capra marinato nell’aglio
dal Grande libro della cucina vegetariana di Elisabeth Fischer, Edizioni Mosaik
Tempo necessario
10 minuti. Marinatura del formaggio in frigorifero, 2 giorni.
Ingredienti
400 g di formaggio di capra rotondo, a fette spesse, 1 cipolla piccola tagliata a
lamelle, 10 spicchi d‘aglio a fettine, due rametti di timo, 2 rametti di origano, 1
foglia di salvia, 2 foglie d‘alloro, 1 cucchiaino di pepe nero macinato
Le capre mangiano erba, fiori e germogli. Ogni anno
una capra può partorire da uno a due capretti. Dopo
pochi giorni le piccole capre vengono nutrite con un
poppatoio. Una capra adulta rende fino a 600 litri di
latte all’anno, che, di regola, si impiega per produrre
formaggio. Nelle Alpi le capre vengono portate ai
pascoli già alla fine della primavera e quindi munte
tutti i giorni durante diversi mesi.
grossolanamente, 2,5 dl d‘olio d‘oliva.
Preparazione
Impilare le fette di formaggio di capra in un barattolo in vetro, alternandole con le
lamelle di cipolle, l‘aglio, le erbe ed il pepe. Quindi versare sopra l‘olio. Lasciare
marinare il formaggio durante 2 giorni in frigorifero. Servire con pane integrale.
Invece del formaggio di capra si può anche impiegare formaggio pecorino.
Erbe delle Alpi
Tisana di Olivone dalle Alpi ticinesi
Ingredienti
Verbena 30%, melissa 33%, menta citrata 15%, menta piperita 12%, salvia 10%.
Preparazione
Per 4 tazze: versare l’acqua bollente sulla miscela di erbe, lasciare 3 minuti in
infusione. Servire la bevanda calda o fredda.
43
Conoscere per agire
Concetto di base
La protezione della natura e dell’ambiente è efficace quando beneficia
del sostegno del maggior numero possibile di persone. Per questo è
assolutamente necessario informare in modo completo e puntuale. I
bambini e gli adolescenti sono solitamente molto interessati ai problemi
ecologici e s’impegnano volentieri per dare il loro contributo. Inoltre le
attività propositive trovano facilmente ascolto presso l’opinione pubblica.
È molto importante che siano gli scolari a decidere dove e in che forma
impegnarsi.
In questo capitolo vi proponiamo una lista di controllo e un elenco di
idee per promuovere l’informazione e la sensibilizzazione del pubblico.
Lista di controllo per il
lavoro d’informazione
Argomento:
•
•
•
•
Quale argomento vogliamo scegliere?
Quale messaggio vogliamo trasmettere?
Cosa abbiamo già trattato in merito?
Il nostro materiale e le nostre conoscenze sono
sufficienti per una presentazione in pubblico?
• Le nostre spiegazioni sono chiare e comprensibili?
Destinatari:
• A chi vogliamo trasmettere il nostro messaggio?
• Come possiamo trasmettere il nostro argomento nel
modo più efficace?
Ubicazione
• Dove ha luogo la nostra manifestazione, quali locali
sono particolarmente idonei al nostro scopo?
• Chi dobbiamo informare?
Compiti individuali
• Chi fa cosa e quando?
• È stato allestito un piano di svolgimento?
• Le persone interessate sono state invitate ed
informate?
• Chi informa i media?
• Chi è la persona di riferimento per tutti i partecipanti?
Pianificazione
•
•
•
•
•
44
Definire la data evitando manifestazioni parallele.
Prenotare il locale e regolare il pagamento.
Stabilire l’impiego degli eventuali ricavi.
Ordinare il materiale presso il WWF.
Ordinare e controllare il proprio materiale.
Proposte per il lavoro
d’informazione e
sensibilizzazione
Nella scuola
• Organizzare una festa a favore delle Alpi con musica, teatro o
proiezione di diapositive, allestendo una bancarella sulla vita nelle
Alpi. Offrire la possibilità di degustare menu alpini o di acquistare
prodotti provenienti da diversi paesi alpini. Il ricavato viene devoluto
a favore della protezione delle Alpi.
• Realizzare e vendere il giornale della scuola dedicato interamente
alle Alpi. Il ricavato viene devoluto a favore della protezione delle Alpi.
• Organizzare un’esposizione sulle tecniche per risparmiare acqua ed
energia. Metterle in pratica all’interno della scuola.
• Organizzare una serie di conferenze o un’esposizione sulla fauna alpina
in cui ogni scolaro presenta un animale.
• Organizzare un’"Esposizione per le vacanze” con manifesti pubblicitari
e ritratti di località alpine che offrono soggiorni nel rispetto
dell’ambiente.
In paese o in città
• Per le scuole ubicate nelle Alpi: preparare in collaborazione con l’ente
turistico locale alcuni programmi turistici e per poi offrirli nel periodo
delle vacanze. Possibili argomenti: flora o fauna alpina, storie del
paese, economia alpina, centrali idroelettriche, ecc.
• Organizzare una proiezione di diapositive aperta al pubblico sulle Alpi
in generale o sulla regione alpina della classe gemellata.
• Realizzare un opuscolo contenente una raccolta di ricette e/o di
prodotti delle Alpi per poi venderlo, assieme ai prodotti, in occasione
di un mercatino. Il ricavato viene devoluto a favore della protezione
delle Alpi.
• Organizzare una serie di conferenze o un’esposizione sulla fauna alpina
dove ogni scolaro presenta un animale.
• Realizzare interviste sugli argomenti trattati nelle lezioni, eventualmente
pubblicarle sui giornali locali.
• Proporre al responsabile della mensa piatti tipici e prodotti delle
Alpi.
• Organizzare un’"Esposizione per le vacanze” con manifesti pubblicitari
Conoscere per agire
e ritratti di località alpine che offrono soggiorni nel rispetto
dell’ambiente.
• Per le scuole delle Alpi: organizzare un’esposizione pubblica con i
modelli di paese progettati nella lezione "Sviluppo della popolazione
e identità culturale”; cercare di realizzarne alcuni aspetti collaborando
con il proprio comune.
Con la classe gemellata
• Scambiarsi le raccolte di ricette.
• Inviarsi reciprocamente un pacchetto con specialità alpine
conservabili.
• Mettere in pratica misure di risparmio di energia e acqua.
• Pubblicare in comune un giornale scolastico.
• Organizzare uno scambio di classe per conoscersi reciprocamente.
Eventualmente scrivere un articolo di giornale sull’esperienza vissuta.
• Preparare gli inviti indicando dove, quando e perché
si svolge la manifestazione.
• Inviare o distribuire gli inviti in tempo utile.
• Appendere i manifesti, informare i media.
• Controllare nei locali che ci sia tutto il necessario.
Svolgimento della manifestazione
• Iniziare e concludere puntualmente.
• Salutare i presenti, introduzione breve e chiara,
spiegazioni semplici, i relatori devono rispettare il
tempo loro concesso, rispondere possibilmente
subito alle domande, prendere commiato dai
presenti.
Lavoro successivo
Lavoro con i media
• Scrivere un articolo sull’"Esposizione per le vacanze” ed inviarlo ai
giornali oppure proporlo per il calendario delle manifestazioni.
• In occasione dell’escursione nella località della classe gemellata, farsi
accompagnare da un giornalista che poi pubblicherà l’esperienza sul
giornale.
• Discutere con gli scolari come è andata la
manifestazione. Che cosa è andato bene, cosa deve
essere migliorato la prossima volta?
• Riscontro dei presenti?
Azioni politiche
• Nel corso di un determinato periodo di tempo leggere sui giornali gli
articoli che parlano delle Alpi. Scrivere lettere ai giornali esprimendo
la propria opinione sui temi trattati oppure sulla Convenzione delle
Alpi.
• Scrivere lettere ai politici con la richiesta di promuovere l’applicazione
della Convenzione delle Alpi.
• Diffondere volantini che promuovono il consumo di prodotti indigeni,
rispettivamente dei prodotti delle regioni alpine.
Altre idee
• Far partecipare attivamente gli scolari alla pianificazione della prossima
escursione o della settimana bianca. Nella scelta della località e del
programma, prendere in considerazione gli aspetti della sostenibilità.
• Partecipare con la classe o singolarmente al lavoro di volontariato in
favore della regione montana come, ad esempio, ai lavori di
sgombero
dopo una catastrofe o prestare la propria
opera presso un contadino
di montagna.
• Realizzare un sito Internet sulle Alpi.
• Organizzare tavole rotonde sui temi di attualità riguardanti le Alpi.
«Dai anche tu una mano alle Alpi!»
45
Alcune domande sulla Convezione delle Alpi
che possono servire da stimolo per una discussione in
classe
1 La Convenzione delle Alpi è un trattato tra gli stati alpini.
Perché è necessaria e sensata una simile convenzione?
2 Perché proprio agli inizi degli anni ‘50 è stata sviluppata
l’idea di una convenzione valida per l’intero Arco alpino?
3 Ci sono voluti 40 anni finché si svolgesse la prima
conferenza sulle Alpi dei ministri dell’ambiente. Perché è
trascorso così tanto tempo?
4 Il trattato impegna gli stati firmatari ad un utilizzo sostenibile dello spazio alpino. Cosa significa con esattezza?
5 Perché l’attuazione pratica della Convenzione delle Alpi è
così difficile?
6 Nella Convenzione delle Alpi molti capoversi sono
formulati in modo non vincolante (facoltativo). Perché? Chi
ha interesse che il trattato sia quanto meno impegnativo
possibile?
7 Perché proprio sul tema trasporti c’è stata una lotta aspra
e lunga per trovare un denominatore comune?
8 Tu cosa pensi? Quanto contenuto nella Convenzione verrà
applicato nei vari Stati? Perché sì e perché no?
9 Cosa potrebbe succedere se la Convenzione delle Alpi
fallisse e in futuro non ci fosse più un trattato che impegna
tutti gli stati alpini?
10 Secondo te, quali sono i punti più importanti della
Convenzione alpina?
11.Quali interessi economici esistono nelle Alpi e chi li
difende?
12 Hai idea di come possa essere messa in pratica la
Convenzione alpina in modo rapido e vincolante?
La Convenzione
delle Alpi
La Convenzione delle Alpi è un trattato internazionale tra gli Stati Austria, Francia, Germania, Italia, Slovenia, Liechtenstein, Monaco e
Svizzera. Essa persegue un obiettivo molto ambizioso, impegnando gli
stati firmatari all’utilizzo sostenibile delle Alpi. L’idea di stipulare una
convenzione tra gli stati alpini è stata avanzata dalla Commissione
Internazionale per la Protezione delle Alpi (CIPRA) agli inizi degli anni
’50. Sono poi trascorsi 40 anni prima che a Berchtesgaden (D) avesse
luogo la prima conferenza dei ministri dell’ambiente. In seguito, nel 1991,
gli stati alpini e l’Unione Europea hanno sottoscritto la convenzione
quadro. Ha così avuto inizio l’ambizioso tentativo di raggruppare una
grande regione in Europa con 8 stati, 5800 comuni e quasi 13 milioni di
abitanti per perseguire obiettivi comuni .
L’attuazione pratica e concreta del trattato è regolata nei cosiddetti
protocolli il cui contenuto è stato motivo sin dall’inizio di numerosi litigi
sfociati poi in compromessi tra gli interessi di protezione delle Alpi e il
loro sfruttamento. Di conseguenza molte formulazioni sono state
cambiate, conferendo loro l’attributo facoltativo. Il testo del protocollo
sui trasporti è stato oggetto di discussioni durate 10 anni prima di
raggiungere un denominatore comune. Malgrado tutti gli ostacoli e un
futuro incerto, la Convenzione delle Alpi in Europa è attualmente l’unico
tentativo di applicare su una grande area il principio dello sviluppo
sostenibile in cui ambiente, economia e società sono posti sullo stesso
piano. È ancora da appurare quanto la messa in pratica della Convenzione
delle Alpi influirà sulla vita quotidiana, in ogni caso questo dipende dalla
volontà di tutti i partecipanti. La Rete dei comuni "Alleanza nelle Alpi”
(www.alpenallianz.org) e la Rete delle aree protette alpine
(www.alparc.org) costituiscono già due esempi concreti di collaborazioni
alpine transnazionali riuscite.
13 Come potresti contribuire tu stesso all’attuazione della
Convenzione alpina?
I protocolli e le loro norme più importanti
Protezione della natura e tutela del paesaggio
• Creazione di collegamenti tra le grandi aree protette
• Conservazione dei paesaggi culturali tipici
• Protezione dei biotopi e delle specie
Agricoltura di montagna
• Sostegno della cooperazione tra agricoltura e turismo
• Sovvenzioni soprattutto per metodi di produzione che
rispettano l’ambiente
• Introduzione di marchi di qualità (labels)
Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile
• Introduzione dello studio di compatibilità ambientale per i
grandi progetti
• Rafforzamento dei cicli economici regionali
Foreste montane
• Gestione secondo criteri ecologici
• Creazione di riserve naturali
• Compensi ai proprietari di foreste per prestazioni svolte per la
comunità
46
Turismo
• Ristrutturazione dei grandi centri turistici per quel che concerne il
trasporto, l’energia, l’approvvigionamento e lo smaltimento
• Limitazione delle forme di turismo che disturbano (ad esempio
turismo con elicotteri)
• Promozione del turismo di lungo soggiorno al posto del turismo di
giornata
Energia
• Promozione delle energie rinnovabili e delle misure di risparmio
energetico
• Rivitalizzazione dei fiumi tramite la bioingegneria
• Compenso per la rinuncia allo sfruttamento
Trasporti
• Rinuncia quanto più possibile a costruire nuove grandi strade
• Creazione e mantenimento di sufficienti infrastrutture nelle zone
periferiche
Conoscere per agire
Metodica della lezione
1. L’insegnate distribuisce le copie con il testo della Convenzione
delle Alpi assieme alle domande. Mette a disposizione eventuale altro
materiale d’informazione e gli indirizzi Internet.
2. Gli scolari leggono il testo. Assieme si chiariscono i vocaboli o le
frasi non comprese.
3. Lavoro di gruppo: gli scolari rispondono alle domande sul testo e
preparano una breve presentazione corredata con la loro presa di
posizione sulla Convenzione alpina.
4. I gruppi presentano quanto preparato.
Indicazioni didattiche
Obiettivi d’apprendimento
Gli scolari conoscono i principali problemi legati
all’applicazione della Convenzione delle Alpi e hanno riflettuto
sulla sua possibile attuazione.
Grado
Dai 12 ai 16 anni
Materiale
• Fotocopie del testo sulla Convenzione delle Alpi
a pagina 46
• Altro materiale concernente la Convenzione delle Alpi (vedi
lista degli indirizzi)
Ubicazione
5. Discussione in classe: si discutono le varie prese di posizione. Se in
classe i pareri sono molto differenti o si contraddicono, i gruppi possono
approfondire l’argomento aiutandosi con altro materiale o coinvolgendo
degli esperti.
La domanda numero 5 potrebbe servire da base per organizzare un
dibattito in classe tra un partito che sostiene «abbiamo assolutamente
bisogno della Convenzione delle Alpi con direttive vincolanti» e un
secondo che afferma «la Convenzione delle Alpi è superflua ed
irrealistica». Il dibattito deve attenersi ad alcune regole concordate prima. L’insegnante o uno scolaro modera la discussione e bada che le
regole stabilite vengano rispettate. Gli argomenti a favore e contro la
Convenzione delle Alpi possono essere verbalizzati su un cartoncino A5
e usati come base per un altro lavoro d’approfondimento.
6. Le idee e le proposte scaturite dalle risposte alle domande 12 e
13 vengono riassunte e discusse assieme: quali sono realistiche? Quali
mettereste voi stessi in pratica? Come si potrebbe realizzare un’idea o
una proposta?
Lavoro di approfondimento
Gli scolari preparano un progetto e lo realizzano.
Cercano altro materiale sulla Convenzione delle Alpi (vedi lista degli
indirizzi).
La classe invita alcuni esperti per discutere sulla Convenzione delle Alpi.
Gli scolari approfondiscono uno o più protocolli ed insieme ai media
regionali organizzano manifestazioni informative, azioni ecc.
In classe
Durata
Da 2 a 4 lezioni
Lista degli indirizzi
CIPRA Internazionale
Casella postale, FL-9494 Schaan
tel. 00423-237 40 30, fax 00423-237 40 31
e-mail: [email protected]
CIPRA Svizzera
c/o Mountain Wilderness
Casella postale 1622, CH-8040 Zurigo
tel. 00411-461 39 00, fax 00411-461 39 49
e-mail: [email protected]
CIPRA Austria
c/o ÖGNU, Alserstrasse 21/1/5, A-1080 Vienna
tel. 00431-40 113-36/34, fax 00431-40 113 50
e-mail: [email protected]
CIPRA Germania
Waltherstrasse 29, D-80337 Monaco
tel. 004989-54 42 78 50, fax 004989 54 42 78 99
e-mail: [email protected]
CIPRA Lichtenstein
c/o LGU, Im Bretscha 22, FL-9494 Schaan
tel. 00423-232 52 62, fax 00423-237 40 31
e-mail: [email protected]
CIPRA Italia
c/o Pro Natura Torino, via Pastrengo 20, I-10128 Torino,
tel.: 0039-011-54 86 26, fax: 0039-011-534 120
e-mail: [email protected]
CIPRA Slovenia
Veãna pot 2, SI-1000 Ljubljana
tel.: 00386-1-200 78 00 (int. 209), fax: 00386-1-273 589
e-mail: [email protected]
Alleanza nelle Alpi
www.alpenallianz.org
Il testo completo della Convenzione delle Alpi
è reperibile in lingua tedesca, italiana, francese e slovena nel
sito della Convenzione Internazionale per la Protezione delle
Alpi (CIPRA) www.cipra.org che contiene anche numerose
altre informazioni e links sulle Alpi.
Bibliografia
La Convenzione alpina, CIPRA 10/93
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Fotografie
Copertina
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 8
Pagina 10
Pagina 11
Pagina 16
Pagina 18
Pagina 27
Pagina 28
Pagina 31
Pagina 38
Pagina 42
Pagina 43
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Foto satellite IMSAT, Ginevra
Foto satellite IMSAT, Ginevra
Andreas Weissen, Briga
Andreas Weissen, Briga
Andreas Weissen, Briga
Andreas Weissen, Briga
Andreas Weissen, Briga
Andreas Weissen, Briga
Andreas Weissen, Briga
Foto 1,2,3,4,6,7: Andreas Weissen, Briga
Foto 5: Agenzia forografica Baumann
Foto satellite IMSAT, Ginevra
Renato Jordan, Briga
Andreas Weissen, Briga
Andreas Weissen, Briga
Impressum
Editore
WWF Svizzera
Casella postale
6501 Bellinzona
tel. +41 (0)91 820 60 00
fax +41 (0)91 820 60 08
[email protected]
www.wwf.ch
Redazione, coordinamento e impaginazione
Achaos Bildung & Information,
Heinz Urben, Soletta
Autrici
Franziska Wüthrich, Basilea
Isabella Bustelli, Lugano
Illustrazioni
Nicolas d’Aujourd’hui, Basilea
Collaborazione
Andreas Weissen, Briga
Christine Radler, Innsbruck
Traduzioni
Francese: Frédéric Terrier, Berna
Italiano: Giorgio D’Addazio, Cadenazzo
Sloveno: Nata‰a Leskovic Ur‰iã, Ljubljana
Stampa
Vogt-Schild/Habegger, Soletta
La documentazione didattica è stampata su
Cyclus 100% carta riciclata
La documentazione didattica è disponibile anche in tedesco, francese e
sloveno.
ISBN 3-85988-002-0
italiano
ISBN 3-85988-000-4
tedesco
ISBN 3-85988-001-2
francese
ISBN 3-85988-003-9
sloveno
1a edizione 2001
© WWF Svizzera 2001
Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione o l’impiego commerciale
senza l’autorizzazione scritta del WWF Svizzera. I fogli di lavoro possono
essere riprodotti senza particolare autorizzazione esclusivamente per
uso scolastico.
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® WWF Registered Trademark Owner
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Indicazioni didattiche