Mensile di informazione
e approfondimento sociale
N. 18 Anno 2 - 1 Luglio 2011
Edito da Virtual Coop
100 centesimi di giornale
BNB in edicola tutti i mesi
Un caffè al mese, un euro (100
centesimi), così costa il nuovo
BNB (BuoneNotizieBologna) e lo
si trova nelle migliori edicole di
Bologna e provincia.
Un passaggio epocale, quello
stabilito dalla nostra casa editrice (Virtual Coop ONLUS), da
free press (a distribuzione gratuita) a periodico a pagamento.
Un euro, che non rappresenta
una cifra significativa, ma che
riteniamo dia una nuova dignità
al nostro giornale. Trentadue pagine di articoli, interviste, informazioni utili e pagine dedicate al
relax, questo tutti i mesi, agosto
compreso, un forte impegno da
sostenere per noi, che abbiamo
Bologna - www.coopansaloni.it
“bologna, città europea”
Intervista al nuovo Sindaco Virginio Merola
nostra gratitudine agli amici edicolanti, tutti i mesi pubblicheremo sul nostro giornale un cameo
dedicato ad uno di loro.
Per luglio abbiamo scelto l’edicola del Sig. Dall’Oca Loris in Via
Matteotti 4 a Bologna centro.
Siamo stati a fargli visita.
La prima cosa che spicca, tra i
vari manifesti in bella mostra,
proprio la locandina del nostro
giornale. Il Sig. Loris si dimostra
una persona gentile e cordiale,
ci assicura che non solo la gente
vedendo la locandina richiede il
giornale, ma che è lui stesso a
proporlo come: “Giornale interessantissimo, assolutamente da
comprare!”
Virginio Merola, Sindaco di Bologna
Edicola del Sig. Dall’Oca Loris
pensato a questo giornale come
un ulteriore strumento di lavoro
per persone svantaggiate.
Ventimila copie, che le edicole bolognesi e dei Comuni della
provincia, ci stanno aiutando a
fare conoscere al vasto pubblico
dei lettori.
Per questo motivo, intendiamo
ringraziare questi esercenti, che
hanno il duro compito di tenere
in piedi un’attività non sempre
facile da gestire, con orari proibitivi, scarsi margini di guadagno,
spesso con spazi limitati a fronte
di una miriade di pubblicazioni.
Per rendere più significativa la
Raccontata la realtà che risiede
all’interno della VIRTUALCOOP,
gli chiediamo cosa ne pensa della nostra proposta di vendere il
giornale a 1 euro e lui ci risponde
che se i contenuti sono buoni e
utili, il costo può essere solo un
valore aggiunto.
Fotografata l’edicola, ci salutiamo con la sua promessa che s’impegnerà a ottenere gli stessi buoni risultati
anche per i prossimi numeri.
Mentre ci allontaniamo, sentiamo: “Vuole anche Buone Notizie
Bologna?”
Grazie Sig. Loris!
Dopo più di un anno di commissariamento Bologna finalmente
ha un nuovo sindaco: quali sono
le principali problematiche che
in qualità di primo cittadino si
ritrova a dover affrontare ed in
particolare quali saranno le sue
prime mosse?
Svolta ecologica, difesa del Welfare, investimenti in cultura e istruzione, ripresa del lavoro e dell’occupazione. Credo siano questi i bisogni
primari di Bologna. Ed i primi provvedimenti che ho messo in campo
seguono proprio questo solco. Con
la prima riunione di Giunta abbiamo infatti abrogato la quota d’iscrizione alle scuole dell’infanzia comunali, riaperto le iscrizioni ai nidi
“Vestri” e “Roselle”, ridotto i pass
per l’accesso alla ZTL e definito le
linee di indirizzo per le nomine dei
rappresentanti del Comune di Bologna presso enti, società partecipate e istituzioni.
Il Piano Strategico Metropolitano pone le basi per una Bologna
che mira ad essere Europea,
metropolitana e sostenibile:
come pensa di poter raggiungere questi tre traguardi?
L’idea di città che uscirà dal Piano Strategico Metropolitano sarà
un’idea di trasformazione basata
su progetti chiave per il futuro del
nostro territorio. L’attuazione di
questi progetti sarà oggetto dicura costante e di condivisione tra i
ECONoMIA
TERRITORIO
soggetti che avranno sottoscritto il
PSM. Essi dovranno trovare una
modalità di partecipazione alle
scelte di interesse comune che
ognuno avrà modo di sviluppare.
Per questo lavoro è necessario
costituire una cabina di regia, guidata dal Comune, che indirizzi,
monitori e comunichi l’attuazione
dei principali progetti.
Prioritario è avviare la fase costituente della Città Metropolitana,
condividendo con gli altri Comuni, con la Provincia e la Regione
un percorso attuativo che porti in
tempi certi alla sua attivazione, a
partire dalla ridefinizione dei Comuni e delle Municipalità, condividendo l’obiettivo di abolire la
Provincia.
Per rilanciare Bologna nella dimensione di città europea serve
una cabina di regia condivisa che
attui gli indirizzi contenuti nel PSM
e capace di cambiare marcia rispetto alla disorganicità degli interventi condotti finora in autonomia dai molteplici soggetti pubblici
e privati. Per rilanciare la prospettiva internazionale occorre valorizzare la partecipazione alle reti
internazionali di città, gli scambi
giovanili con l’estero, la facilitazione dell’accesso di imprese e
associazioni del territorio, soprattutto giovanili, alla progettazione
europea.
Segue a pag. 2
Lavoro & bazze
Il Presidente Tassinari,
per CoopItalia.
(pag.7)
Offerte di lavoro dai Centri
per l’Impiego e i vostri
annunci gratuiti.
(pag.8)
TURISMO
Dialetto...
Sulle tracce della Linea
Gotica.
(pag.10)
La rubrica dialettale
dedicata a Guido Zamboni.
(pag.17,18)
Poste Italiane Spa - spedizione in abbonamento postale 70% - CN BO
Il Nome della Casa
www.buonenotiziebologna.it
Buone Notizie
Bologna
“Sostenibilità e Trasparenza
con Cooperativa Edificatrice Ansaloni”
2
Primo Piano
BNB
1 Luglio 2011
nutenzione straordinaria degli
edifici scolastici.
www.buonenotiziebologna.it
Virginio Merola appena eletto Sindaco della città
Molti richiedono a gran voce
un ritorno della Bologna della Cultura, con riapertura di
spazi urbani e proposte efficaci ed intelligenti contro il
degrado. Quali iniziative metterà in campo per restituire
a Bologna quell’immagine di
luogo d’avanguardia e di sperimentazione di saperi che
negli anni è andata perdendosi?
La cultura è un diritto, condizione della cittadinanza e base
etica dello sviluppo civile e sociale. Voglio investire in cultura
in un’ottica strategica e non assistenziale, anche con soluzioni
innovative per intercettare importanti risorse private. Gli obiettivi
sono creare nuova occupazione,
rafforzare il senso di una comunità libera e coesa, rendere la
città più attrattiva ed accogliente.
Palazzo d’Accursio dovrà essere
la porta d’ingresso al nostro patrimonio culturale e al patrimonio
dei musei cittadini. Penso ad una
sede unitaria per le realtà impegnate nell’editoria, la scrittura e
la letteratura. Andranno inoltre
destinati nuovi spazi a Sala Borsa, di cui andrà prevista l’apertura domenicale.
Occorre organizzare un piano
sociale per il lavoro e di sostegno a chi ha perso l’occupazione, prevedendo accordi con
centri di formazione, istituti di
credito e aziende per costruire percorsi formativi adeguati,
agevolazioni tariffarie, riqualificazione dei lavoratori in mobilità, microcredito, politiche per
l’incremento
dell’occupazione
femminile e giovanile.
La crisi economica va superata
e per questo daremo vita a un
tavolo permanente contro la crisi per definire congiuntamente
con le parti sociali misure concrete di promozione, a partire
dalla costituzione di uno sportello unico per il diritto del lavoro
con un accordo di programma
fra le diverse istituzioni che metta a sistema in chiave metropolitana i diversi servizi pubblici
sul tema del lavoro. Serve un
raccordo forte fra politiche per
l’occupazione e politiche sociali, per supportare efficacemente
le persone più svantaggiate e le
famiglie. Incentivare, anche con
clausole sociali sugli appalti, chi
assume giovani per formarli e
radicarli sul territorio per contrastare la precarietà.
Ripresa economica e lotta alla
precarietà del lavoro soprattutto giovanile. Quali le proposte in questo ambito?
La proposta di Stati generali
sulla scuola bolognese come
occasione per discutere dei
problemi che stanno vivendo
le istituzioni educative, puntando a ristabilire il ruolo centrale della scuola pubblica ed
investire nella qualità di scuole e servizi educativi. In che
modo pensa di poter restituire
alle scuole e soprattutto agli
asili nido del territorio l’eccellenza che li ha sempre contraddistinti?
Bologna deve difendere la scuola pubblica dall’attacco del Governo nazionale, richiamando
lo Stato ad assolvere le proprie
funzioni costituzionali e a destinare risorse al sistema scolastico bolognese. Detto questo,
come Sindaco voglio sottolineare innanzitutto la funzione
educativa della scuola come
la più importante per la qualità
della crescita sociale ed economica. Investire nell’educazione
di qualità è infatti funzionale ad
assicurare a ogni persona consapevolezza, dignità, libertà.
A proposito voglio valutare la
proposta di una Istituzione delle
scuole e dei servizi educativi del
Comune di Bologna: un progetto dedicato a reperire fondi per
investire nella migliore qualità,
autonomia ed efficienza delle
scuole dell’infanzia gestite dal
Comune di Bologna, ai nidi ed ai
servizi educativi, contribuendo a
garantire la futura offerta educativa nel nostro territorio. Penso
inoltre ad un programma di ma-
Anziani, bambini, disabili:
quali progetti per migliorare la situazione del Welfare
bolognese a favore delle categorie più deboli dei propri
cittadini?
Il Governo taglia? Noi invece
aumenteremo l’offerta cambiando in meglio il nostro Welfare: in
questo momento i nidi, la scuola e i servizi alla persona sono
la prima preoccupazione delle
famiglie bolognesi. Rivedrò le
tariffe dei nidi in modo più equo
controllando i redditi reali. Una
città rinasce anche dall’equità.
Difendere la qualità dei nostri
servizi significa avere il coraggio
di innovarli. La città è cambiata
nella composizione sociale e demografica, negli stili di vita, nelle
condizioni di lavoro e nei bisogni.
La risposta non sta nel guardare indietro, ma nel costruire con
coraggio il futuro, progettando la
Bologna di domani con un Welfare sostenibile che favorisca
l’autonomia della persona. Per
estendere il Welfare a chi ne è
escluso occorre continuare a
coinvolgere il privato sociale, la
cooperazione, il volontariato e
l’associazionismo. Tra le azioni
prioritarie propongo l’innovazione del sistema dei servizi sociali
e sanitari, la lotta alla povertà e
all’esclusione sociale, interventi
per famiglie, giovani ed anziani,
investimenti sui settori casa e
sport.
Nel suo programma si leggono le linee guida per una
Bologna sempre più ecologica. Quali sono le attività di
primaria importanza che si
metteranno in campo per realizzare il sogno di Bologna
Green City?
Propongo di definire un piano
globale verde che ci porti ad essere una delle città europee di
eccellenza ambientale, che promuova la cultura dell’ecologia integrando le politiche urbanistiche
e per la mobilità con una nuova
gestione dei rifiuti, la riduzione
dell’inquinamento ambientale ed
acustico con le politiche per la
salute e la promozione di stili di
vita più sani.
Ho proposto bus e filobus veloci, con percorsi prioritari e
utilizzo delle nuove tecnologie
già disponibili per il controllo del
titolo di viaggio per tutti. Prevedo progressive pedonalizzazioni
diffuse in tutta la città, contestualmente a nuovi parcheggi.
Confermo strumenti di controllo
elettronico come Sirio e Rita,
nuove zone a 30 km/h diffuse in
tutta la città. Voglio ampliare e
ricucire una rete di piste ciclabili sicure ed in sede riservata, e
realizzare il progetto “1000 biciclette per Bologna”, un servizio
di bike sharing efficiente e diffuso, ampliando le rastrelliere ed
il deposito bici in stazione. Dico
no alla cementificazione, si agli
spazi verdi e alla minore produzione di rifiuti a favore di un
incremento della raccolta diffe-
renziata: l’obiettivo da raggiungere e superare deve essere il
65% previsto dalla normativa
europea.
Da tempo i cittadini soprattutto più giovani chiedono la presenza di hotspot wifi dislocati
su tutta la città per poter accedere gratuitamente ad internet. Crede che l’utilizzo delle
nuove tecnologie e l’accesso
gratuito alla rete siano un diritto ormai fondamentale per
una città che vuole rimanere
al passo con i cambiamenti?
Durante la campagna elettorale abbiamo messo in campo un
progetto che ha portato in centro
storico oltre 30 hot-spot wi-fi per
navigare gratuitamente. Su questa linea voglio proseguire durante il mandato amministrativo.
Ritengo innanzitutto necessario
attivare un tavolo di tutti i soggetti
con competenze tecnologiche in
città, non solo per definire le politiche migliori per una città tecnologicamente avanzata ed inclusiva, ma anche per trovare forme
di coordinamento e di impegno
comune fra realtà poco abituate
a lavorare insieme. Ho proposto
un piano per lo sviluppo e l’aggiornamento della rete a banda
larga, dei servizi e dei contenuti
che su essa possono essere fruiti. Ho inoltre proposto l’estensione e il rafforzamento del wi-fi
gratuito, garantito e accessibile
da tutti, con la moltiplicazione dei
punti di accesso in tutta la città in
un’ottica federata, aperta a contributi diversi nel quadro di una
architettura comune.
Di recente è uscito un documentario dal titolo “La febbre
del fare” che parla della storia dei Sindaci di Bologna dal
’45 all’80. Mi riferisco a nomi
del calibro di Dozza, Fanti,
Zangheri che hanno attuato
innovazioni dal punto di vista
politico, sociale e culturale.
Secondo Lei di quali innovazioni avrebbe bisogno adesso Bologna?
Bologna ha bisogno di guardare al mondo con occhi nuovi e
di consegnare un messaggio di
opportunità ed entusiasmo alle
nuove generazioni. Per questo
voglio affidare le leve del cambiamento ai giovani e alle donne, premiando il merito e valorizzando le competenze, cose
che credo di aver già dimostrato
presentando la Giunta. Bologna
deve tornare a essere un punto
d’arrivo per i talenti, una scelta
di vita e non una meta di passaggio. Dobbiamo comunicare
al mondo che Bologna conviene: studiare, lavorare, visitare,
gustare, vivere.
Per andare oltre la crisi e consegnare una città migliore nelle
mani delle future generazioni,
propongo quindi cinque svolte
fondamentali, sostenibili e responsabili: culturale, ambientale, produttiva, sociale e tecnologica.
Intervista
a cura di Letizia Atti
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Cooperativa Sociale ONLUS
Disabili che lavorano... Bene!
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Il Personaggio
1 Luglio 2011
3
Un mondo sopra le ruote
Albert Casals Serrada è nato a
Barcellona il 18 luglio 1990. All’età
di cinque anni è stato colpito dalla
mononucleosi, che poi è sfociata
in una grave leucemia che lo ha
fatto vivere negli ospedali per due
anni. Seguendo una terapia pro-
lungata per combattere questa
malattia, alla fine è rimasto senza
la possibilità di camminare.
Ma tutto questo non è riuscito a
frenare la vita di Albert, che ha
continuato a studiare, finendo la
scuola e poi per cominciare a viaggiare, la sua più grande passione.
Alla età di 14 anni racconta a suoi
genitore il suo desiderio di viaggiare, ma viaggiare da solo, con
le sue scarse risorse economiche
ed suoi mezzi, come unica compagna la sua carrozzina.
Ci ha raccontato:
“Penso che ogni viaggiatore abbia
le sue motivazioni per intraprendere un viaggio: c’è chi lo fa per
allontanarsi dalla routine quotidiana, chi per provare la cucina
di paesi lontani, o per vedere dei
monumenti o luoghi interessanti,
altri per visitare amici o parenti,.
nel mio caso, io viaggio per conoscere gente nuova. Quando qualcuno mi chiede di un mio viaggio,
la prima cosa che racconto è delle
persone che ho conosciuto. Quindi, nel mio caso, sono le persone,
e non i paesaggi, quello che mi da
la motivazione per uscire di casa.”
Nelle sue avventure è stato sempre sostenuto dai suoi genitori, che
l’hanno aiutato anche ad ottenere
un permesso speciale per non avere dei problemi alle frontiere.
“Loro hanno sempre timore che mi
possa succedere qualcosa di male
durante queste mie escursioni in
sue spese di 3 euro al giorno. La
sua inseparabile amica, la sedia a
rotelle, e il suo sorriso contagioso
solitaria, ma sono anche contenti
di vedermi felice. Li ringrazio tanto, anche perché non mi hanno
mai detto: questo non lo puoi fare
perche sei in sedia a rotelle!”
Amante dell’avventura, lui viaggia
sempre da solo, come a lui piace,
sempre con lo zaino in spalla, facendo a volte l’autostop, regolandosi con un budget massimo per le
sono ormai la sua carta d’identità.
Fino ad ora Albert ha viaggiato per
tutta Europa, Asia, Centro e Sudamerica e Africa, un risultato questo
straordinario, che in breve tempo lo
ha reso famoso in Spagna e non
solo, grazie al web, dove i filmati
delle sue imprese sono cliccatissimi dai cibernauti di tutto il mondo.
Albert se definisce “un viaggiatore
anarchico, utopico”, gli piacciono i
Manga, leggere ed i video giochi.
Ha una sua filosofia che chiama
“Felicismo”, che è il suo modo
personale di vedere il mondo e la
vita: la felicità come motore e ragione dell’esistenza umana: “Tutte
le azioni dell’essere umano sono
motivate per il desiderio di essere
felici e non solo per se stessi ma
anche per donare questo sentimento agl’altri. Dobbiamo dirigere tutti i nostri sforzi per trovare e
mantenere questa felicità piena,
stabile e perdurante.”
Conclude la nostra chiacchierata
con un motto: “Quando fai quello
che vuoi davvero, pare quasi che
lo stesso universo cospiri a tuo
favore. Guardati attorno e decidi,
tu puoi scegliere se vivere triste o
contento. Io ho scelto la felicità.
Oggi Albert, a 21 anni, ha scritto
due libri in catalano, continua a
viaggiare, a girare per il mondo, a
conoscere gente e, soprattutto, ad
essere felice!
http://www.youtube.com/
watch?v=7CC_2GmRV7M
Marimar Làzaro
www.buonenotiziebologna.it
La storia di un giramondo in carrozzina che spopola sul web
4
Buone Pratiche
BNB
1 Luglio 2011
www.legacoop.bologna.it
Le acque del “mare nostrum” Soccorso in montagna
www.buonenotiziebologna.it
Bandiere blu per tutta la costa romagnola e ferrarese Convenzione tra Soccorso Alpino e
Tutte le 96 aree balneabili della
costa emiliano-romagnola hanno
ottenuto la bandierina blu che indica una qualità eccellente delle
acque, sulla base dei parametri
microbiologici stabiliti dalla direttiva
comunitaria sulla balneazione. È
questo il risultato delle analisi compiute da Arpa Emilia-Romagna. Da
Lido di Volano a Cattolica, dunque,
si prospetta una stagione balneare
con i turisti certi di poter nuotare in
acque prive di inquinanti d’origine
organica, come Escherichia Coli
ed Enterococchi intestinali.
“Un dato importante anche tenuto
conto del fatto che i parametri che
utilizza l’Italia sono tra i più severi in
Europa”, sottolinea l’assessore regionale al Turismo Maurizio Melucci.
“Da oggi, ha aggiunto l’assessore,
abbiamo attivato un percorso di
trasparenza che permette ai cittadini di avere tutte le informazioni in
tempo reale e, soprattutto, di conoscere il grande lavoro che c’è dietro
da parte degli esperti dell’Arpa”.
I dati analitici sullo stato delle acque marine dell’Emilia-Romagna
sono, infatti, da oggi online, spie-
gati in modo semplice e aggiornato sul nuovo sito realizzato, sia in
italiano che in inglese, da Arpa e in
collaborazione con il Servizio sanitario della Regione (www.arpa.
emr.it/balneazione).
Tra le novità della stagione appena
iniziata c’è dunque la possibilità per
chi trascorre o desidera organizzare una vacanza nella costa di avere
giorno per giorno la certezza sulla
qualità delle acque di balneazione,
semplicemente navigando in Internet utilizzando una mappa dinamica del litorale dell’Emilia-Romagna
corredata da informazioni ambientali, sanitarie e turistiche.
Attraverso la mappa è possibile
visualizzare tutte le località della costa e, per ognuna di esse,
controllare la classificazione delle
acque (eccellente, buona, sufficiente o scarsa), gli esiti analitici e
la descrizione delle caratteristiche
ambientali dell’area (una sorta di
carta di identità che utilizza 78 diversi fattori che vanno dal tipo di
spiaggia agli stabilimenti balneari
compresi nell’area, dagli eventuali
casi passati di inquinamento alle
pressioni ambientali). Il sito pubblica anche la segnalazioni in tempo reale di eventuali inconvenienti
che possano compromettere la
balneabilità di una zona.
Il sito consente inoltre di avere approfondimenti e informazioni di più
ampio respiro riguardanti la costa,
il turismo, la salute e l’ambiente.
Presenti anche dati utili come le
previsioni meteorologiche, i rischi
di colpi di calore, le previsioni dei
pollini allergenici o l’intensità delle
radiazioni ultraviolette.
Tutte le informazioni contenute nel
sito sono spiegate nelle sezioni
“Glossario” e “Domande frequenti”
che facilitano la comprensione degli argomenti tecnici e normativi.
Il Servizio IdroMeteoClima e la
Sezione provinciale di Rimini di
Arpa, infine, hanno realizzato la
“Previbalneazione”, un sistema
modellistico previsionale, attualmente in fase di test, che riesce
a prevedere se gli eventi piovosi
di particolare intensità possono
pregiudicare temporaneamente la
qualità dell’acqua di balneazione.
Le analisi e la rete di monitoraggio
Il monitoraggio ambientale consiste nel prelievo mensile di campioni in 96 punti della rete regionale
(13 a Ferrara, 25 a Ravenna, 11 a
Forlì Cesena e 47 a Rimini, per una
densità media di un punto ogni 1,5
km di costa circa) da sottoporre ad
analisi microbiologica per la ricerca
dei due bioindicatori: Escherichia
Coli ed Enterococchi intestinali.
Il prelievo e le analisi sono curate
da Arpa (Laboratorio Tematico “Acque di Balneazione” della Sezione
provinciale Arpa di Rimini) mentre
la valutazione dei risultati di laboratorio compete ai Dipartimenti di
Sanità pubblica delle Ausl.
Il primo campionamento della stagione e l’esito del controllo è stato favorevole per tutto il litorale regionale
aperto alla balneazione, pari a 102
km sui 139 km complessivi (73% di
litorale). Nei restanti 37 chilometri
valgono, infatti, i divieti permanenti
di balneazione, perché corrispondono alle foci dei corpi idrici (50 metri a
nord e a sud), alle imboccature dei
porti (150 metri di raggio dall’estremità del molo), alla zona soggetta
a servitù militare (5,2 km) e all’intera
fascia del litorale di Goro destinata
alla molluschicoltura.
I prelievi sono stati effettuati nella
fascia di mare normalmente utilizzata dai bagnanti a una profondità
di circa 30 cm sotto il pelo dell’acqua e a una distanza dalla battigia
con il fondale compreso tra gli 80
e i 120 centimetri.
F.C.
Servizio sanitario regionale
Migliorare il coordinamento degli
interventi di soccorso in montagna
e in grotta; rendere omogenee le
procedure in tutto il territorio regionale sviluppando ulteriormente l’integrazione tra personale del
118 e i volontari del Soccorso Alpino Emilia-Romagna; prevedere
namento degli interventi spetta al
Soccorso Alpino Emilia-Romagna
che interviene con il proprio personale tecnico e sanitario volontario.
Un Comitato regionale, a cui partecipano tecnici del Servizio sanitario regionale e di Soccorso
Alpino Emilia-Romagna, stabilisce
l’utilizzo di personale del sistema
118 nelle attività di elisoccorso con
verricello.
Questo prevede la convenzione
firmata dall’Azienda Usl di Bologna, per conto del Servizio sanitario regionale, e dal Soccorso
Alpino Emilia-Romagna (Saer),
per disciplinare le attività di soccorso via terra (alpina, speleologica, nelle forre) e con elicottero. Si tratta, per la prima volta, di
una convenzione unica per tutto
il territorio regionale che supera
gli atti finora siglati dal Soccorso Alpino con le singole Aziende
sanitarie.
La convenzione ribadisce che la
gestione delle chiamate di soccorso resta in capo alle centrali
operative del 118 territorialmente
competenti, mentre per le attività
di intervento via terra (recupero
di persone disperse o infortunate, assistenza in grotta) il coordi-
i protocolli e le procedure di intervento, le attività di formazione
degli operatori e il monitoraggio
dell’andamento delle attività.
La base di Pavullo (che affianca le
altre tre basi di elisoccorso di Parma, Bologna e Ravenna) nel 2010
ha svolto circa 600 interventi, con
il recupero tramite verricello di 48
persone. Gli interventi svolti dal
Soccorso Alpino Emilia-Romagna
via terra sono stati, sempre nel
2010, 130.
Il Soccorso Alpino Emilia-Romagna è la sezione regionale del
Corpo Nazionale Soccorso Alpino
e Speleologico, delegato dalla legge nazionale (71/2001) agli interventi nei tratti alpini o in grotta o in
casi di valanghe. Alla convenzione
unica siglata con il Saer ha lavorato un gruppo di lavoro regionale
cui hanno partecipato rappresentanti di tutte le Aziende sanitarie
interessate.
Sede Legale e Amm. - Via Emilia, 369 - 40011 Anzola dell'Emilia (BO)
www.uniloggroup.it
BNB
L’Angolo Spinoso
1 Luglio 2011
5
Adesso che arriva il 4 luglio, festa
dell’Indipendenza degli Stati Uniti,
vi dirò che personalmente NON NE
POSSO PIÙ del Presidente Barack
Obama e di sua moglie Michelle.
Motivi: eletto nel 2009 sull’onda di
una campagna elettorale giocata
sul motto “WE CAN” (Noi possiamo), si può dire che in 2 anni di
RIFORME non ne ha fatte una
gran mucchia: allora bisogna dire
“WE CAN’T” (Noi non possiamo).
Un anno fa ha varato una riforma
sanitaria che è una pallida copia
di quella che aveva promesso due
anni fa. Voi, che vi lamentate del
Sistema Sanitario Italiano, provate
ad andare in Ospedale negli Stati
Uniti: se non tirate fuori una bella
CARTA DI CREDITO, non vi misurano nemmeno la febbre!
Nel suo programma era scritto che
la GUERRA in IRAQ doveva finire
e tutti i soldati tornare a casa: infatti
sono ancora là, Italiani compresi.
Altra promessa: riduzione delle
truppe in Afghanistan. Benessum:
fatto sta che truppe sono addirittura aumentate e non esiste una exit
strategy, cioè un piano per lasciare
i due paesi nelle mani degli Iraqeni
e degli Afghani. Cioè dovremo lasciare là i nostri militari ancora per
decenni se non per secoli. Altra
promessa: smantellare il carcere di
Guantanamo dove, dal 2002 sono
chiusi i prigionieri di guerra, al di
fuori delle Convenzioni Internazionali. Gennaio 2009: Obama fa la
solenne firma in TV del decreto di
chiusura del lager di Guantanamo.
Ora, luglio 2011, il carcere è ancora aperto! Per caso qualcuno di là
dall’Oceano Atlantico ci sta prendendo per il deretano?
Allora, visti i grandi meriti di Barack Obama, gli è stato assegnato
il PREMIO NOBEL per la PACE.
Come se a Silvio venisse assegnato il PREMIO NOBEL per la
Protezione Morale delle Fanciulle.
Aiuto…NON SE NE PUÒ PIÙ!!!
Ed ora la grintosa e formosa signora MICHELLE ROBINSON in
OBAMA. Attivissima durante la
campagna elettorale, ora che è alla
Casa Bianca la sua iniziativa più
importante è stata fare un piccolo
orto sul retro del palazzo. Bello! Lo
lavora lei, con le figliole, e con i fotografi che sono sempre lì quando
lei zappa o raccoglie le verdurine.
Carotine, insalatina, pisellini, cavolini… che lei serve per cena al
bravo maritino. Il quale spesso e
volentieri fugge di casa per andare
a farsi due terrificanti hamburghers
con peperoni e cipolle: come dargli
torto? Infine l’abbigliamento della
FIRST LADY: lo so, sono cavolate,
in fondo chissenefrega di come uno
si veste. Però, cavoli! certi orribili
tailleurs, certi cappelli svolazzanti,
certe gonne che sembrano divani,
certe giacche con colori che feriscono gli occhi… ma insomma, dico io,
che sono uomo elegante per natura, possibile che la FIRST LADY del
paese più ricco del mondo debba
farsi vedere con delle robe addosso che pare una badante moldava
in libera uscita a Pinarella? Decisamente NON SE PUÒ PIÙ!
Lelus Forestale Onorario
“Il capo del Governo si macchiò
ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un
popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la
privazione di ogni autorità
di governo. Perché
il popolo tollerò e
addirittura
applaudì
questi
crimini?
Una parte per
insensibilità morale, una parte
per astuzia, una
parte per interesse e tornaconto
personale. La
maggioranza si
rendeva naturalmente conto delle
sue attività criminali, ma preferiva
dare il suo voto al forte piuttosto
che al giusto. Purtroppo il popolo
italiano, se deve scegliere tra il
dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso
VERGOGNA
MONDIALE!
In Costa Rica
Rubano
le uova delle
tartarughe
marine, per
venderle!
un popolo onesto, sarebbe stato
tutt’al più il leader di un partito di
modesto seguito, un personaggio
un po’ ridicolo per le sue maniere,
i suoi atteggiamenti, le sue manie
di grandezza, offensivo per il
buon senso della gente e
causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia
è diventato il capo del
governo. Ed è difficile trovare un più
completo esempio
italiano.
Ammiratore della
forza, venale, corruttibile e corrotto,
cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario,
buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro
che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare
effetto su un pubblico volgare, ma,
come ogni mimo, senza un proprio
carattere, si immagina sempre di
essere il personaggio che vuole
rappresentare.”
Elsa Morante
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è costui?
Non se ne può più! chi
La soluzione a pag. 22 di BNB
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Economia & Territorio
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...a casa tua
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12 numeri
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immigrazione e welfare
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II parte: il fenomeno migratorio nel XX e XXI secolo
La creazione di organismi internazionali da parte degli Stati nazionali per evitare che conflitti fra
singoli Stati portassero a situazioni
non controllabili e degenerassero,
risale alla fine della prima guerra mondiale. La grande guerra
scoppiò infatti per una serie assai
complessa di trattati incrociati fra
gruppi di Stati nazionali che, normalmente tramite clausole segrete,
si salvaguardavano l’un l’altro in
caso di aggressione esterna. Così,
quando Gavrilo Princip, anarchico
serbo, uccise l’arciduca d’Austria
nell’agosto del 1914, le varie dichiarazioni di guerra fra uno Stato
e l’altro si susseguirono come una
valanga procurata da un sassolino
rotolante, portando al disastro che
tale guerra fu, con oltre 10 milioni
di morti e l’acuirsi di tensioni che,
lungi dall’essere state risolte con la
guerra, portarono poi alla seconda
guerra mondiale ed al cambiamento radicale degli equilibri del pianeta. Il presidente americano Wilson,
conscio della incapacità dei singoli
Stati di accordarsi in maniera civile
in caso di conflitti reciproci, propose la creazione della “Società
delle Nazioni”, un organismo che
doveva fare da equilibrio fra i singoli Stati ed evitare, nel futuro, lo
scoppio di tensioni e guerre come
quella del 1914. Il fine era auspicabile, ma la maturità dei governanti
usciti dal primo conflitto mondiale
ancora del tutto insufficiente per far
sì che un simile organismo potesse portare alla meta auspicata. Fu
sufficiente la volontà di revanscismo della Germania, la sua uscita
unilaterale dalla Società delle Nazioni e la sua ferma intenzione di
riconquistare il terreno perduto e di
“farla pagare” a coloro che l’aveva-
no trattata così male alla fine della
guerra per scatenare di nuovo un
conflitto fra nazioni ben più devastante del primo (oltre 50 milioni di
morti ed il ritorno della situazione
economica mondiale a quella che
era quasi un secolo prima). Dopo
il secondo conflitto mondiale, sulle
ceneri della Società delle Nazioni,
nacque l’ONU e, con una logica
simile, il Fondo monetario internazionale, la Banca Mondiale e molti
altri organismi sovranazionali (specialmente in area economica) che
dovevano smussare gli spigoli e
servire da camere di risonanza in
caso di conflitti economici o politici fra Stati nazionali. Garanti di tali
organismi furono gli stati vincitori
della guerra, la cui condizione di
democrazie a libertà diffusa doveva servire a garantire la buona
riuscita dell’iniziativa. Questa premessa per capire meglio come, a
fronte del fenomeno migratorio di
cui parlerò fra poco, la presenza e
l’efficacia di organismi sovranazionali sia da considerarsi indispensabile, per evitare rapporti critici tra
Stati ad emigrazione e Stati ad immigrazione. Sarà necessario, in un
prossimo futuro, far nascere altre
organizzazioni sovranazionali, non
più orientate solo alle problematiche economiche e politiche ma anche a quelle sociali, con particolare attenzione ai fenomeni migratori
in atto e, ancor di più, futuri.
Si possono distinguere, ad oggi,
cinque fasi di migrazione:
la prima inizia subito dopo la seconda guerra mondiale e termina
negli anni sessanta;
la seconda prosegue fino allo
shock petrolifero del 1973-74,
che crea una prima significativa
discontinuità;
la terza inizia con la fine della piena occupazione della metà degli
anni ’70 e termina nel 1989 con la
caduta del muro di Berlino;
la quarta inizia con il collasso del
comunismo reale in Unione Sovie-
nalmente alle fasi precedenti.
La prima migrazione è stata dovuta alla II guerra mondiale ed ai
massicci spostamenti di persone
ad essa legati; dopo la guerra circa 20 milioni di persone si sono
tica e nei paesi satelliti ed è ancora
in corso; in questa fase si ha una
prima discontinuità, perché entrano
in gioco una nuova massa di oltre
cento milioni di persone che erano
bloccate da motivazioni politiche
ed ideologiche e che, adesso, sono
disposte a muoversi per migliorare
le loro condizioni di vita;
la quinta, e per ora ultima, ha
caratteristiche ancora diverse
perché, sull’onda della globalizzazione planetaria, coinvolge
massicciamente persone di tutto il
mondo e principalmente dei paesi poveri ed in via di sviluppo, che
avevano partecipato solo margi-
trovate in paesi diversi da quelli di
origine ed hanno cercato di tornarvi. Circa 12 milioni erano tedeschi
costretti a lasciare i paesi dell’est
europeo che erano caduti sotto il
controllo dell’Unione Sovietica e
tornare in Germania.
La seconda è legata essenzialmente al raggiungimento della piena occupazione nelle economie
dell’Europa occidentale ed al corrispondente bisogno di manodopera per sostenere la travolgente
crescita economica in atto. Fu una
migrazione essenzialmente da sud
a nord e coinvolse non meno di 5
milioni di persone, senza contare
i circa 8-10 milioni che si spostarono all’interno dei rispettivi paesi
a causa dell’industrializzazione,
come ad esempio gli oltre 4 milioni di italiani che si spostarono dal
sud al nord dell’Italia per seguire
lo sviluppo crescente di industrie
manifatturiere che venivano insediate essenzialmente nel triangolo
industriale Torino-Milano-Genova.
Furono quindi essenzialmente le
differenze salariali e le opportunità
occupazionali che mossero questa massa di persone. Questa tipologia di migrazione si interruppe
bruscamente con la crisi petrolifera dell’inverno 1973-74, quando
tutti i paesi europei interruppero il
reclutamento del lavoro straniero
a fronte della disoccupazione crescente in atto in quel periodo.
La terza migrazione, a cavallo
fra gli anni dello shock petrolifero
e la caduta del muro di Berlino, è
una prima avvisaglia di quello che
sta accadendo adesso: lo spostamento di persone verso paesi a
maggior libertà e democrazia (e
ricchezza) con l’obiettivo di migliorare le proprie condizioni di vita.
La quarta migrazione è legata,
appunto, alla fine del comunismo
e dell’egemonia dell’Unione Sovietica su molti paesi del Baltico
ed al confine orientale dell’Europa. È stata una migrazione significativa solo per i paesi limitrofi,
specialmente la Germania (anche
a causa della riunificazione che ha
portato a spostamenti massicci di
persone da est a ovest in breve
tempo), la Polonia, la Cechia, la
Slovacchia, l’Estonia, la Lettonia
e la Lituania. Quantitativamente
è stata comunque notevole, spostando in pochi anni decine di milioni di persone da e verso la Russia ed i paesi ex sovietici.
La quinta migrazione ha caratteristiche ancora diverse: si tratta
della fuga di milioni di individui da
paesi poveri che diventano sempre
più poveri verso quelli ricchi che
diventano sempre più ricchi, alla
ricerca di condizioni di vita migliori sia dal punto di vista economico
che sociale. Questa migrazione,
iniziata nei primi anni ’90 come
spostamento per lo più di uomini
giovani alla ricerca di un lavoro,
sta cambiando rapidamente le sue
caratteristiche. Attualmente oltre
la metà delle migrazioni nei principali paesi europei sono dovute
o a ricongiungimenti familiari o ad
aspetti umanitari, mentre l’immigrazione primaria sta diminuendo,
anche se, essendo essenzialmente clandestina, è di difficile quantificazione. Porremo, nel prossimo
articolo, l’attenzione essenzialmente su questa ultima fase migratoria e sulla percezione che di
essa ha l’opinione pubblica, considerando l’impatto che essa ha sui
salari e sull’occupazione dei nativi
che, lungi dall’essere, come viene
generalmente percepito, sempre
negativo, possa invece portare al
verificarsi di condizioni in cui tale
tipologia di immigrazione possa
essere un fattore positivo sia per
i nativi che per gli ospiti, sia dal
punto di vista economico che sociale.
Gianni Cacchiani
[email protected]
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Economia & Territorio
1 Luglio 2011
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“Rilanciamo il modello cooperativo!”
questa direzione, dove il rilancio
dei consumi è una vera e propria
politica: insomma, per dirla in breve: bisogna dare sostegno a milioni
di famiglie bisognose, c’è poco da
fare!
Vincenzo Tassinari, Presidente di CoopItalia
Presidente, iniziamo con la domanda più banale, ma che serve a fare meglio comprendere
ai nostri lettori di cosa stiamo
parlando. Che cos’è CoopItalia?
È il consorzio nazionale delle cooperative dei consumatori. Coop
Italia nasce nel 1947, nella fase di
rilancio dell’economia del nostro
paese e della distribuzione moderna. Nel periodo del secondo
dopoguerra si costituì l’Associazione Italiana delle Cooperative
di Consumatori, per la prima volta
nazionale. Nel 1967 assistiamo
alla nascita nominativa di Coop
Italia. Nello stesso anno si costituiscono le sue funzioni assolutamente innovative, perché esplode
il ciclo economico del benessere e
dell’abbondanza. Dopo il secondo
conflitto mondiale la gente riprende
a consumare e comincia ad acquistare strumenti utili alla propria vita
quotidiana: si pensi ad esempio ai
frigoriferi, elettrodomestici fondamentali per lanciare il consumo.
Tale mutamento è coerente con
l’evoluzione economica del nostro
paese, in cui le cooperative cominciano a riunificarsi. Oggi presentiamo 9 cooperative che compiono
il 95% del lavoro che c’è da fare.
I 6.000 spacci cooperativi di ieri,
oggi diventano 1400 punti vendita, tra supermercati e ipermercati.
È venuto ad instaurarsi un grande
processo di modernizzazione della
rete distributiva e della struttura imprenditoriale. Quest’ultima necessita di vedere la piccola cooperativa
riunificata con le altre, perché avere
a che fare con la grande industria
prevede l’assunzione di un atteggiamento più in linea col mercato
di oggi: dove non conviene presentarsi disuniti, perchè non si ha un
determinato potere contrattuale da
poterselo permettere. Le cooperative più grandi riconoscono che la
funzione del consorzio nel nostro
paese è necessaria per sviluppare
un potere economico a vantaggio
dei soci. Coop Italia è proprio questo: l’emblema dell’evoluzione delle
cooperative e la vera forza economica dal punto di vista valoriale.
Parliamo un attimo dei consumi. Abbiamo fatto una serie di
articoli sulla globalizzazione
firmati dall’ingegner Cacchiani, che ha studiato attentamente la materia. Lui ci spiega che
l’attuale situazione mondiale
porta ad una concentrazione di
risorse nelle mani di poche persone. Fondamentalmente anche
le politiche sulla libera concorrenza e quelle restrittive sulla
spesa degli stati non fanno altro che impedire la redistribuzione del reddito. Se le risorse
si concentrano in poche mani e
le persone hanno sempre meno
disponibilità, la gente come potrà continuare a consumare? Vi
siete fatti un’idea di quale politica sarebbe opportuno attuare
per aumentare i consumi?
Il tema è di grandissima attualità
e purtroppo sostenuta anche da
statistiche ben chiare. Il problema
è quello di riuscire a fare valutazioni molto più approfondite rispetto
alle medie, che nascondono verità
molto amare. Una parte di cittadini italiani risulta stare bene in una
fase di crisi come questa, ma per
milioni di altri non è così. Noi siamo di fronte ad un ciclo dove ci si
scontra con la perdita di reddito e
del potere d’acquisto delle famiglie,
due parametri inconfutabili. Oggi
siamo di fronte a una regressione
dei consumi, e stiamo parlando di
una fase ciclica che dura sicuramente da diversi anni. Abbiamo valutato che in quest’ultimo decennio
i consumi reali sono diminuiti del
10%. Questo ovviamente fa il paio
con la perdita di potere d’acquisto:
sostanzialmente l’inflazione dei
prezzi nel settore dei servizi è stata del 29%, l’ISTAT dell’inflazione
media è stata del 15% tra il 2003
e il 2010. Di conseguenza da noi
è stata del 5%. Questi numeri vogliono significare che da una parte
il pagamento delle spese obbligatorie (riscaldamento, luce elettrica,
trasporti) ha eroso il potere d’acquisto dei consumatori, i quali hanno
dovuto riequilibrare il loro bilancio
famigliare attraverso minori consumi. Cosa fare per risolvere questa
situazione? Io denuncio il fatto che
manca una politica economica di
sostegno al rilancio dei consumi.
Bisogna cercare, seppur in una
politica così restrittiva, di dare ossigeno ad un paese che rischia di
non avere prospettive. Il rilancio
dei consumi a mio parere è uno dei
grandi assenti della politica economica italiana. Da altre parti, anche
vicino a noi, si possiede un occhio
più lungo e strategie che vanno in
Quindi, poiché stiamo parlando
di famiglie che hanno un reddito, la leva fiscale potrebbe essere efficace, mentre su coloro
che non hanno reddito sarebbe
inutile, se non addirittura controproducente, ho capito bene?
In una fase difficile come questa
le imprese sono abituate a chiedere al paese, ma non possono solo
rivendicare. Ciò che ottengono è
sperabile che lo mettano nel circuito positivo della nostra economia
e della nostra società. Da questo
punto di vista è presente un concetto di responsabilità sociale molto concreto. È giusto rivendicare
una politica economica che tenga
conto di queste problematiche ma
è anche giusto che le imprese si
rimbocchino le maniche e che diano il loro contributo. Noi per primi,
parlando di Coop, stiamo facendo
una battaglia per sostenere una
parte dei consumatori, quelli oggi
in maggiori difficoltà economica,
attraverso un calmieramento dei
prezzi: ovviamente tutto ciò crea
tensioni con il mondo dell’industria e genera qualche difficoltà
nei bilanci delle nostre aziende,
che sicuramente devono fare dei
sacrifici. La realtà della distribuzione moderna italiana è costituita da
bilanci molto risicati e questa non
è una buona politica di prospettiva.
Abbiamo parlato di prezzi e di
poteri d’acquisto. Proviamo
adesso di parlare di qualità.
La qualità è per noi un termine di
sintesi che deve essere articolato
in valori diversi: è organolettica, nel
senso che il prodotto deve piacere e deve essere sicuro. In questo
caso la garanzia della salubrità è
fondamentale e deve essere compatibile con l’ambiente. Oggi una
delle questioni più sentite è quella
della sostenibilità ambientale, visti
gli ultimi disastri ecologici, e soprattutto dell’etica, cioè il concetto
che definisce un prodotto come
ottimale quando rispetta specifici
diritti (umani, del lavoro, dei minori). Un altro titolo a cui dobbiamo
fare attenzione è quello del prezzo:
è l’esigenza più sentita dal consu-
matore in crisi, bisogna tentare di
dare un contributo di convenienza,
senza però instaurare prezzi esageratamente bassi. Questi ultimi
comporterebbero una negoziazione dei valori precedentemente descritti, quindi è bene evitarli. Quindi, in estrema sintesi, nel rispetto di
queste qualità, bisogna instaurare
le migliori condizioni di prezzo. È
una strategia generale di Coop che
si concretizza nel nostro prodotto di
marca.
Uno dei problemi che presenta il
grande consumo è che i piccoli
produttori di nicchia, che hanno
produzioni molto limitate, non
riescono ad avere accesso alla
grande vendita. Voi avete qualche idea per poter preservare
questa biodiversità anche nella
produzione?
Una delle nostre caratteristiche
principali è il fatto di mirare a una
posizione legata ai diritti e alle
cose concrete del mondo produttivo italiano, non a un’ideologia.
L’industria, la produzione, l’agricoltura e la distribuzione debbono
essere coerenti con le esigenze
del consumatore, altrimenti nel
concreto facciamo l’opposto di ciò
che promettiamo. L’OGM e le incertezze scientifiche che gravano
sulla salute del consumatore, non
sono caratteristiche determinanti
della nostra posizione, che abbiamo sempre definito di prudenza e di conoscenza. L’agricoltura
italiana non ha bisogno di prodotti
transgenici, perché nel nostro paese la biodiversità è un valore. Ad
ogni passo sospinto, qui in Italia,
fortunatamente troviamo gusti e
sapori che costituiscono un patrimonio riconosciutoci nel mondo.
Proprio per questo motivo sento
di dire che anche le piccole produzioni si salvano allo stesso modo.
L’OGM ha portato ad una standardizzazione assoluta. Noi di Coop
Italia abbiamo lanciato recentemente un’iniziativa coop.it, in cui
facciamo conoscere al pubblico
il volto del produttore o dell’agricoltore, proprio per creare un link
tra il territorio del consumatore e
quello in cui opera Coop. Ciò non
significa che non dobbiamo tenere
conto dei grandi numeri: dobbiamo coniugare la globalizzazione e
l’italianità della nostra produzione.
Oggi esiste un consumatore che è
più povero per certi versi ma più
intelligente, più aperto e globale
per altri: è in grado di capire dove
sono presenti i valori e le qualità.
Un’ultima domanda: il complesso Coop consumo è gran parte
del sistema cooperativo. Adesso
quest’ultimo si è dato un programma di unificazione, evidentemente perché ci siamo accorti
che il nostro peso non è sufficiente sulla realtà italiana e vorremmo
che aumentasse. Secondo lei le
cooperative che ruolo hanno in
un’economia moderna?
È vero che fino a qualche anno fa i
soliti analisti ed economisti di varia
estrazione teorizzavano che il modello cooperativo fosse in declino e
posso confermarlo io stesso, avendo vissuto per molti anni in questo
settore. La crisi che ci ha colpiti ha
messo in luce come i principi di
Adam Smith fossero stati calpestati
in assoluto, perché la finanziarizzazione dell’economia ha rischiato di
far fallire il mondo. Ed è proprio di
fronte a questa crisi strutturale che
il modello cooperativo si presenta
in tutta la sua freschezza.
Maurizio Cocchi
In redazione Elena Giorgi
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Il Direttore di BNB si confronta con Vincenzo Tassinari, Presidente di CoopItalia
8
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1 Luglio 2011
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1 Luglio 2011
speciale 150 anni
Garibaldi in Romagna, quello che ancora vive
A Mandriole di Ravenna, nella casa
“ove morì Anita Garibaldi”, è stato
presentato l’ultimo libro di Maurizio
Maggiani, “Quello che ancora vive.
Il salvamento del generale Garibaldi nelle terre di Romagna”. Il progetto è stato realizzato da Coop
Adriatica e dalla Federazione delle
Cooperative della Provincia di Ravenna, in collaborazione con librerie.coop e Igd, per celebrare i 150
anni dell’Unità d’Italia.
“Quello che ancora vive” è il racconto di un viaggio alla ricerca di
ciò che è presente, nel paesaggio
e negli uomini di Romagna, dello
spirito e del carattere di quella comunità che nell’agosto del 1849
si prese cura di portare in salvo
Giuseppe Garibaldi dall’accerchiamento dell’esercito austriaco.
Contadini della piana, pescatori
d’Adriatico e delle valli del Po, artigiani di città, intellettuali, uomini
di chiesa, contrabbandieri, si organizzarono in una rete clandestina che è ricordata con il nome di
“Trafila Romagnola”. Fu una grande impresa collettiva, una prova di
coraggio e generosità.
Per circa un anno Maurizio Maggiani, con l’amico fotografo Moreno Carbone, ha percorso i luoghi
della Trafila alla ricerca di “Quello
che ancora vive” del carattere, dei
valori e dello spirito dei componenti della Trafila dei Romagnoli.
Ne è nato un racconto di parole e
immagini, nel paesaggio e tra gli
eredi di quegli uomini che “vollero
salvare il loro ideale e, con esso,
l’eroe che lo incarna”.
Un libro che restituisce un’epica e
che offre le testimonianze per celebrare in modo non retorico i 150
anni dell’Unità d’Italia.
Il libro, edito da Editrice Consumatori, è in vendita ad un prezzo simbolico di 5 euro in tutte le librerie.
coop, negli ipercoop e nei principali
supermercati di Coop Adriatica,
con l’intento di rendere accessibile
a tutti e promuovere i valori di coesione nazionale, impegno civile e
solidarietà espressi dalla Trafila.
“Le storie più belle e coinvolgenti
sono storie di sfortuna. Gli uomini
più belli, le donne più belle, sono
uomini e donne di tragedia. Quelle
riconosciamo ciò che vediamo di
più bello e di più tragico nella nostra vita. Perché la vita degli umani è viaggio nelle sfortune e vivere
oltre le tragedie che incontriamo
è l’eroismo di ognuno; noi dell’oggi siamo il presente delle antiche
epopee, ciò che ancora non muore degli eroi trascorsi. E quando
dimentichiamo tutto ciò, dimentichiamo noi stessi e ci perdiamo,
naufraghi di un’estenuante stagione presente senza ragione alcuna. Per questo, portare memoria
è portare passione per sé e per i
propri fratelli, amore per la vastità
della vita, di quella che è stata e
di quella che si va facendo; è desiderio di ciò che verrà, che potrà
venire se continueranno tra gli
umani a nascere eroi e ogni umano a riconoscersi eroe con loro.
Perché, ancora una volta e un’altra, e ancora e ancora, la sfortuna non prevalga sulla bellezza, la
tragedia non schianti le anime. Ed
è così che le storie più belle sono
anche e sempre storie di vittoria,
vittoria oltre ogni sconfitta; perché
nel racconto la vita non si spegne
mai, né mai si consumano le speranze di un ulteriore destino. Nessuna sconfitta è definitiva se non
nel silenzio, nessuna tragedia è
stata vana finché c’è una voce che
9
Trenta giorni di nave a vapore
Storie di emigrazione dalla valle dell’Idice
Cristoforo Colombo, azidànt a té
e a quant t è dscuêrt la Merica!
(“Cristoforo Colombo, accidenti a te e a quando hai scoperto
l’America!”): con questa
lapidaria
imprecazione
un’emigrante
budriese
esprimeva il dolore e l’amarezza di un’esperienza
conclusasi tragicamente
per lei e per molti che fra
il 1880 e il 1912 partirono
per le Americhe in cerca di
fortuna.
Furono almeno 2000 le
persone provenienti dalla valle dell’Idice (Budrio,
Medicina, Molinella), che
tentarono questa avventura, spinte dalla miseria che
affliggeva in quegli anni la
bassa bolognese, e dunque con motivazioni simili
a quelle di chi oggi approda sulle coste italiane.
Il libro di Lorenza Servetti
ripercorre questa epopea, fatta di
coraggio, tenacia, spirito di avventura, orgoglio per il contributo dato
allo sviluppo di quei paesi lontani,
ma anche di sofferenze e drammi,
ricostruiti grazie a documenti, fotografie e testimonianze dei discendenti, residenti sia in Italia che nei
paesi di emigrazione. Sono tanti
nomi, tante famiglie di cui l’autrice
ha seguito le tracce, riannodando,
in alcuni casi, i rapporti fra con-
sanguinei residenti sulle opposte
coste dell’Atlantico.
Vicende lontane, il cui ricordo,
quasi svanito, torna alla luce
grazie alla ricerca, rivivono nelle
pagine del libro, accompagnate
dalle immagini antiche raccolte in
un video.
100 anni della produttori Sementi
Il Prof. Todaro e le sue intuizioni
storie sono le nostre epopee, quegli uomini e quelle donne, i nostri
eroi. Apparteniamo a loro e loro ci
appartengono. Perché quelle storie sono le nostre, di quegli uomini
siamo padri e fratelli e figli, in loro
ne porta viva memoria. Ed anche
solo essere vivi e portare con sé,
nella propria, le vite passate è vittoria sulla peggiore delle sconfitte:
la smemoratezza”.
Maurizio Maggiani
LA MOSTRA FOTOGRAFICA OSPITATA NEI CENTRI COMMERCIALI
IL CALENDARIO DEGLI ALLESTIMENTI FINO A NOVEMBRE
La mostra fotografica “Quello che ancora vive” è formata da 14 grandi immagini: scatti dei paesaggi che furono
teatro della “Trafila Romagnola” e ritratti collettivi delle persone che ancora ne tengono viva la memoria. L’esposizione è stata pensata per essere allestita all’esterno: realizzata su pannelli in pvc montati su tubi Innocenti e
circondata da bandierine tricolori, ha infatti una lunghezza di circa 18 metri, un’altezza di 9 e una profondità di 6.
Durante l’estate, dopo l’inaugurazione nella Fattoria Guiccioli a Mandriole, dove tornerà anche a ottobre, la
mostra sarà ospitata nei parcheggi di alcuni centri commerciali di Igd a Bologna e Ravenna.
Questo il calendario degli allestimenti:
Centro commerciale Borgo
24 giugno - 3 luglio
via Emilio Lepido 184 - Bologna
Centro commerciale Nova
8 - 24 luglio
via Villanova 29
Villanova di Castenaso (Bo)
Centro commerciale Esp
29 luglio - 28 agosto
via Bussato 74 - Ravenna
Centro commerciale
Le Maioliche
2 - 18 settembre
via Colombo 18 - Faenza (Ra)
Centro commerciale Leonardo
23 settembre - 9 ottobre
via Amendola 129 - Imola (Bo)
Fattoria Guiccioli
14 ottobre - 30 novembre
“Casa ove morì Anita Garibaldi”
Mandriole di Ravenna
Il 29 luglio 1911 viene costituita
la “Società Anonima Cooperativa
Bolognese Produttori Sementi”.
L’atto costitutivo rappresenta la
realizzazione di una originale
intuizione del professore Francesco Todaro finalizzata al conseguimento del miglioramento
della produzione agricola e segna
l’avvio di una organizzazione integrata al doppio fine della ricerca e
della sua diffusione, che non aveva ancora conosciuto precedenti
in Italia.
L’idea realizzatrice, nata nell’ambito della Societa
Agraria
Bolognese (oggi
Accademia Nazionale di Agricoltura) trova da
subito sostegno
finanziario della
Cassa di Risparmio in Bologna.
L’intuizione del
prof.
Todaro,
all’epoca considerata futuristica, di fatto si
rivelò antesignana di importanti realizzazioni.
Dal 1911 al 1918 vengono isolate,
da popolazioni italiane di frumento tenero, le prime varietà di successo: Gentil Rosso 48, Rieti 11
e Cologna 12, e da popolazioni di
origine straniera, le varietà Inallettabile 95 e 96.
Nel 2011 la Società Produttori
Sementi compie cento anni. Una
storia lunga un secolo che, fin dal
1911, anno in cui venne fondata
dal Prof. Francesco Todaro, ha
visto la Società impegnata a diffondere la propria innovazione al
mondo agricolo ed alimentare attraverso la costituzione di nuove
varietà vegetali e la loro diffusione
sotto forma di sementi certificate
di qualità.
Varietà, quelle della Produttori
Sementi, che hanno fatto la storia
della granicoltura italiana, come
i grani teneri Irnerio e Centauro,
come le recenti varietà di grano
duro Iride e Saragolla, ai vertici
delle classifiche nazionali per produttività, come i grani duri Svevo
ed Aureo, dalla straordinaria qualità tecnologica. Varietà che si sono
contraddistinte anche nel settore
foraggero, in particolare l’erba
medica Prosementi, oggi ufficialmente riconosciuta come standard di produttività, adattabilità e
longevità.
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Sulle tracce della linea gotica
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Diciotto tappe in una guida storica-escursionista lungo questo fronte della Seconda Guerra Mondiale
“Sulle tracce della Linea Gotica” è
una guida storica-escursionistica
lungo quel fronte invernale della
Linea Gotica che dall’autunno del
1944 all’aprile del 1945 correva
dalle spiagge a nord della Versilia a quelle a nord di Ravenna,
attraverso la Toscana e l’EmiliaRomagna.
Suddivisa in diciotto tappe con
due importanti deviazioni e tre
appendici, supportata da ventiquattro mappe e informazioni
dettagliate, da fonti archivistiche
e iconografiche anche inedite e da
270 immagini, la guida permette la
visita a luoghi e siti particolarmente indicativi offrendo una descrizione dettagliata di tutti i segni e le
tracce sedimentate nella memoria
dei territori.
Nella splendida cornice della Sala
dello Stabat Mater dell’Archiginnasio, Vito Paticchia e Marco Boglione hanno presentato recentemente il loro lavoro, descrivendo
minuziosamente quella linea difensiva che partendo da Cinquale, affrontava le Alpi Apuane e la
Garfagnana, percorreva il crinale
tosco-emiliano da Passo del Saltello a Monte Spigolino passando
per Abetone; si affacciava sulla
valle del Dardagna dall’alto dei
Monti della Riva e proseguiva per
il Belvedere; attraversava il fiume
Reno inerpicandosi a monte Caprara e Monte Sole.
È una guida che vuole entrare a
far parte di quel enorme “Progetto
della memoria”, legato alla promozione dei luoghi che sono stati
colpiti dalla seconda guerra mondiale. Oltre alla descrizione minuziosa dei paesaggi e di ciò che
l’utente della guida può trovare nel
corso del suo cammino, ogni tappa è supportata da un’esaustiva
scheda storica: dalla liberazione
di Rimini del ’44 a quella di Ferrara nel ’45, i 200.000 morti riconosciuti o il milione di soldati che
hanno partecipato, sono alcuni dei
dati che attestano le varie fonti e
collaborazioni che gli autori hanno
elaborato nel corso della stesura
del libro.
Camillo Zadra, Direttore del Museo della Guerra di Rovereto, ha
affiancato i due autori nel procedere dei loro studi, nella consapevolezza che una buona conoscenza del territorio è possibile solo
con dei buoni strumenti storici.
Via Matteotti,16
40014 Crevalcore (BO)
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“Per comprendere al meglio la fase
invernale, dice Zedra, dell’ultimo
conflitto mondiale, bisogna affrontare un percorso specifico, costellato non solo di consultazione del
materiale museale o archivistico,
ma attingere alla memoria dei superstiti, di chi in quella fase era
presente e ha potuto vedere con i
propri occhi l’avanzamento dei tedeschi. Inoltre, accedendo a fonti
rario di diciotto tappe di un tracciato continuo e ininterrotto a cui
si aggiungono due deviazioni per
visitare Montese e Castel d’Aiano
e tre appendici a luoghi significativi come le fortificazioni del Carrara
Riegel, lo sbarramento di Borgo a
Mozzano, lo straordinario complesso di bunker a Mesola.
È un viaggio in territori straordinari, talvolta incontaminati, ma è
alternative a quelle italiane (tedesche, inglesi e americane), si ha la
possibilità di osservare quel periodo, quei luoghi, quegli avvenimenti
in maniera del tutto nuova”.
Lungo queste valli e questi argini
dove la memoria dei lutti e delle distruzioni è ancora viva a distanza
di settant’anni, si snoda un itine-
soprattutto un viaggio nella storia,
nel cuore della nostra comune
memoria.
Vito Paticchia, Marco Boglione
“Sulle tracce della Linea Gotica. Il
fronte invernale dal Tirreno all’Adriatico in 18 tappe”. (Fusta Editore, 2011, 256 p., Euro 19,00)
Alta qualità e cortesia.
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Nel solco della tradizione, la cura del taglio delle carni.
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cotte nel nostro forno multifunzione
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pollo allo spiedo, porchetta, roast-beaf, stinco di maiale...
dopo tanta attesa, fatti!
Marcello Cominelli
1 Luglio 2011
“XI Pinball fruz”
Flipper, videogiochi il 9 luglio, Castello di Serravalle
Nato quasi per caso nel 1994, il
‘Pinball Frunz’ (che cosa significhi
realmente il nome è ancora un mistero) fu l’evolversi naturale della
perenne ricerca di una sede fissa
per l’associazione Tilt!
Nei primi anni ’90, un amico aveva
messo a disposizione un capannone di una ex-officina a Quarto
Inferiore, vicino Bologna, per metà
occupato da una sala prove, per
metà riempito immediatamente di
flipper e videogiochi della collezione. Immediato punto di riferimento
per gli appassionati, diventò un
continuo via vai nelle giornate di
apertura per nonni e nipotini della
zona alla mattina, genitori dei nipotini di cui sopra al pomeriggio sera,
che potevano finalmente ritrovare
i compagni di gioventù e giocare
gratis. Inoltre, il luogo cominciò ad
essere frequentato anche da pensionati un tempo impiegati nel settore; falegnami, elettricisti, tecnici,
in breve si allestirono nelle diverse
stanze dei laboratori di restauro
per gli apparecchi, spesso curati
dalle stesse persone che qualche
decennio prima avevano curato la
loro creazione. Completava il tutto
serate di proiezione di film e documentari, corsi aperti al pubblico
su come riparare il proprio flipper
o videogioco, frequentate molto
spesso anche da parecchi visita-
tori di fuori Bologna.
Come tutte le cose, anche questa
arrivò al termine, quando fu necessario svuotare il posto perché
la proprietà reperì qualcuno che
lo voleva affittare. Era l’agosto del
1994, si organizzarono dei viaggi
con dei furgoni, ed in breve fu tutto svuotato. Si trovò una sede di
fortuna presso il vecchio fienile di
amico dell’associazione, residente
a Castello di Serravalle, e si co-
minciò ad ammucchiare i giochi
nel prato antistante, e poi all’interno di esso.
Consci che prima di trovare una
nuova sistemazione sarebbe passato chissà quanto tempo, e che
molto di quegli stessi apparecchi
sarebbero poi rimasti immagazzinati per anni, si decise di organizzare una ultima festa, lì nel prato,
grazie ad un generatore di corrente elettrica a cui collegare i flipper,
11
e si passò la voce tramite amici e
la rete Fidonet (Internet era di là
da venire).
Quella notte, avvenne l’incredibile:
oltre 250 persone, molti ex frequentatori del capannone di Quarto, giovani ed anziani, alcune famiglie con i bambini che venivano a
giocare, tutti insieme in quel prato
a giocare una ultima volta con quei
giochi che poi, con l’avvento dei
videopoker, sarebbero addirittura
spariti anche dai bar.
Il giorno dopo si completò lo stoccaggio nel fienile degli apparecchi, ma ci si rese conto che era
un peccato dover attendere chissà quando per ottenere nuovamente uno spazio. Venne comunque fondata l’associazione Tilt!,
iscritta alle liste associative del
Comune di Bologna, con lo scopo
di riuscire ad ottenere locali dove
ripetere l’esperienza (ma si e’ ancora in attesa, dopo ormai quindici anni...) e si decise di ripetere,
in qualche modo, ogni estate, l’evento della festa.
In realtà, non sempre si riuscì a
trovare uno spazio all’aperto per
la festa; altre volte il maltempo
fece annullare l’evento, ci furono
poi persino problemi con le forze
dell’ordine. Ma bene o male, siamo nel 2011 e si e’ arrivati all’undicesima edizione di questa festa,
non pubblicizzata se non tramite
il passaparola degli appassionati,
che attira gente anche dall’estero. Nel corso degli anni, abbiamo
avuto ospiti dagli USA, Germania,
Russia, Francia, Svizzera, Inghil-
terra; il fatto di essere comunque
una festa all’aperto con musica e
bar attira anche chi non e’ direttamente interessato ai giochi (ma
che poi spesso li prova qui per la
prima volta e non se ne vuole più
staccare!); nel 2008, una troupe
televisiva inglese ha girato un documentario: “Special When Lit”,
con interviste ai partecipanti e riprese effettuate durante la lunga
notte dei flipper. Parecchi quotidiani locali e non ci hanno dedicato articoli e foto.
L’edizione 2011, dopo un certo
peregrinare, ci riporta nella stessa sede del 1994, della prima
edizione: Castello di Serravalle.
L’evento si terrà sabato 9 luglio,
ci sarà musica e da bere, e soprattutto tanti flipper e videogiochi, dagli anni ‘60 al 1994, da
giocare gratuitamente. Per avere
istruzioni particolareggiate per
partecipare alla festa, contattate l’associazione tramite il sito
http://www.tilt.it, oppure cercate su Faceboook la pagina del
Pinball Frunz (http://www.facebook.com/pinballfrunz).
Con l’occasione, continua la nostra raccolta firme per chiedere
una sede stabile, iniziata un paio
d’anni fa, che ci è stato impossibile finore recapitare al sindaco,
con le note vicende Delbono. Ora
che anche Bologna pare essere
tornata alla normalità, possiamo
forse riprendere la nostra ricerca
di spazi associativi.
Federico Croci
[email protected] - www.tilt.it
I numeri della collezione “TILT”
croguide”, “prove di forza”, “mini
bowling”, ecc.
24 “Juke-Box”, di costruzione italiana
e straniera, dagli anni ’50 agli anni ’90.
241 manuali tecnici, schemi elettrici, brevetti, documentazione tecnica varia, dagli anni ’30 ai giorni
nostri, in originale.
312 libri, pubblicazioni, cataloghi
espositivi, riviste di settore, articoli
di quotidiani ed altra stampa periodica, in originale.
89 DVD, VHS, LP/45 giri, video in
formato digitale sui giochi a moneta.
633 depliants pubblicitari di tali
apparecchi, posters, gadgets, oggettistica.
154 telai da serigrafia, disegni,
bozze di prototipi, in originale.
943 foto in stampa e in formato digitale di manifestazioni, fiere, presentazioni di prodotti.
Il museo dei flipper
Ne parla a BNB Federico Croci dell’Associazione Tilt!
Il progetto di un Museo del Gioco
Automatico nasce perché l’associazione Tilt!, partita con una
piccola collezione privata di apparecchi, si ritrova alla fine
degli anni ’90 a ricevere
donazioni di giochi interi, prototipi, disegni e
grafiche originali, anche macchinari, dalle tante ditte che un
tempo producevano
flipper e videogiochi,
tutte intorno Bologna,
e che ormai stanno
chiudendo.
La parte interessante
di questa collezione,
comprendente più di
400 apparecchi dagli
anni ’30 al 2005, e
che sono tutti o quasi
giocabili, si può studiarne il funzionamento, ecc.
In realtà, è chiaro
che il progetto di
farne un Museo
richiede parecchi
fondi; al momento,
anche perché molti
di questi apparecchi
sono ora in depositi di
fortuna e si rischia che
vadano buttati, ci basterebbe un
vecchio deposito, un capannone,
vuoto, dove organizzare un magazzino e dei laboratori di restauro,
non aperto al pubblico ma solo agli
associati, dove però organizzare
la partecipazione alle tante mostre
temporanee che ci vengono proposte, come “La
Città
dello
Zecchino”,
ecc., dove alcuni dei nostri modelli
furono apprezzati persino da Cofferati (vedi foto allegata).
Nel 1994 siamo stati invitati al
“Pinball Expo” di Chicago, con
una esposizione fotografica sugli
apparecchi costruiti nel bolognese. Nel 2004 abbiamo pubblicato
un libro su questi modelli.
Nel 2009 la biblioteca di Tilt!, oltre
500 volumi sui flipper ed i videogiochi, è stata inserita nel portale bibliografico dell’UNESCO, in quanto
unica nel suo genere e comunque
la più fornita in Europa. Nel frattempo, l’unica occasione in cui riusciamo a tirare fuori una minima
parte dei nostri apparecchi, per
far giocare gratis gli appassionati
ed i curiosi, è il “Pinball Frunz”,
una festa che si tiene all’aperto
dal 1994, dove vengono esposti
alcuni apparecchi tra i più curiosi
per essere giocati. A tale evento
partecipano spesso appassionati dall’estero, e nel 2009 abbiamo
ospitato una troupe televisiva inglese che ha girato un documentario sulla collezione Tilt! ed il Pinball
Frunz. Tilt! non raccoglie solo flipper, ma anche videogiochi. Abbiamo un raro esemplare di “Computer Space”, il primo videogioco a
moneta della storia (1972) - unico esemplare in Italia, uno dei
tre in Europa. Più tanti altri
apparecchi, perlopiù italiani,
quasi tutti costruiti intorno a
Bologna.
PER CONTATTARE TILT!
TILT! - c/o Federico Croci - via Camillo Procaccini 19 - 40129 Bologna
Email: [email protected] http://www.tilt.it
Federico Croci: Cell. 335 6648558
Email: [email protected]
271 ‘flipper’, meccanici ed elettromeccanici di costruzione italiana e
straniera, dal 1931 al 1978.
136 ‘flipper’ di costruzione italiana
e straniera, dal 1978 al 2004 - apparecchi elettronici.
7 prototipi di apparecchi a moneta
tipo ‘flipper’ e realizzati a mano,
mai costruiti in scala industriale.
55 ‘videogiochi’, tra modelli italiani e
stranieri, dal 1971 ai giorni nostri, tra
cui alcuni pezzi di particolare rilevanza
storica e documentale, come “Computer Space”, il primo videogioco a moneta della storia, unico esemplare conosciuto in Italia, il secondo in Europa.
35 giochi meccanici di intrattenimento di varie epoche: calciobalilla (anni ’40 e ’50), “tiro di abilità”
(dagli anni ’60 agli anni ’80), “mi-
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Curiosità
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Via W. Shakespeare, 31 40128 Bologna
Tel: 051 231 003 - Fax 051 222 165
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Emanuela De Siati Uomini italiani che odiano le donne
www.buonenotiziebologna.it
Laureata al dams di Bologna con una tesi su Fatih Akin, regista tedesco
di origini turche attento alle tematiche sociali, attenta lettrice dei libri del
suo professore/filosofo/gesuita Felice Scalia, ma non per questo felice
cattolica..(o sì??) mi interessa e mi ossessionano le disparità sociali,
le ingiustizie troppo grandi tra popoli e nel mio paese, delle minoranze che non sono ascoltate. Sono affascinata da questo mondo che sta
cambiando e dagli incroci culturali. Sto completando una specialistica in
Italianistica e scrivo su un giornale on line (Il Mascalzone) dove faccio
pure vignette dall’intento satirico, ma che poi fanno piangere. Distratta
lettrice e disegnatrice di fumetti, blogger, distratta scrittrice di poesie,
pigra frequentatrice di piscine, amo il Nord Europa, ma pure il sud per gli
arancini, i cannoli, il mare e i sorrisi della mia gente.
Blog: http://emanueladesiati.blogspot.com/
La mia colazione di stamattina ha
coinciso con il nuovo programma
o meglio, l’ennesimo, uguale di un
presentatore famosissimo esperto
in questi programmucci dalla creatività inesistente. Si capisce, che forse gli autori dei programmi televisivi,
o devono essere gay per fare quattro battute decenti oppure devono
essere uomini che odiano le donne.
Non faccio il nome di questo presentatore perché come lui ce ne
sono altri, forse quasi tutti che per
fare una battuta devono per forza
appoggiarsi su una velina e sulla
sua presunta e costruita stupidità. E sì, se no non riescono a fare
una battuta decente, se no, non riescono a far ridere il pubblico. Un
pubblico che ride della stupidità
delle donne? Chi è questo pubblico? Uomini dall’istruzione zero,
in poltrona, con una birra in mano
e la croce d’oro sulla canottiera
malconcia? Donne casalinghe che
nell’atto di portare l’altra birra
al marito ridono alla battuta
del presentatore raffinato e poi
non sanno nemmeno perché
hanno riso?
Chi è questo pubblico? Perché
un insulto a una donna dovrebbe far ridere?
Perché nessuno tra il pubblico,
i vip invitati, gli spettatori non
protestano?
Ridono. Ridono e non sanno
perché ridono. Scommetto che
dopo una risata di circostanza,
dentro di loro arriva un sentimento di disagio, tristezza,
ma scommetto pure che non
scopriranno facilmente perché
quella sensazione di vuoto.
Gli uomini si sono sentiti sempre più intelligenti, capaci delle
donne.
Ridono di loro perché non vogliono entrare in competizione. Che
ne sarebbe di loro se perdessero? Se facessero una figuraccia di
fronte a una donna?
Eppure le statistiche parlano chiaro: le donne vanno meglio all’università e sono più portate per i
compiti dove deve essere impiegato l’intelletto.
Mi chiedo in quali paesi del mondo
ancora gli uomini ridono delle donne.
Paesi involuti. L’Italia è tra questi. Eppure in tempi antichissimi,
quasi preistorici l’uomo faceva
statuette di donne, le adorava,
pure nell’antico Egitto la donna
godeva di un’importanza pari a
quella del’uomo. E nel 2011, in Italia ancora non si capisce perché
uno debba ridere di una ragazza
mezza nuda, davanti ad una telecamera, sbeffeggiata intellettual-
mente non da uno scienziato, ma
da Teo Mammuccari, da Paolo Bonolis che per anni ha interloquito
solo con Uan!
Non vogliamo immigrati in Italia
perché porterebbero solo degrado, e critichiamo il velo sulle donne
musulmane. Gli uomini musulmani
parlano di rispetto nei confronti delle donne con il velo, e dicono che
è meglio che non lavorino sempre
per rispetto e che stiano a casa e
che facciano figli. A lavorare ci pensa l’uomo, per rispetto alla donna.
Noi Italiani invece ci sentiamo evo-
luti e le donne qui possono andare
in giro pure in mutande, fare feste a
casa del premier, e darla via come
niente sempre perché siamo evolutissime.
Non so cosa sia meglio, la guerra
tra occidente e oriente non esiste.
La guerra è tra deboli e prepotenti.
In qualsiasi caso, in qualsiasi modo,
la donna paga il prezzo di una violenza ingiustificata, non penalizzata,
accolta spesso dalle stesse donne.
In quest’ottica, molte donne in passato e ora dicono la loro. Il sessantotto è servito eccome. Èstata una
presa di coscienza. Ce ne vorrebbe un altro, e un altro ancora.
Non si guarda alla donna come a un
essere umano ma come una donna
e questo la isola, la penalizza.
Mi vergogno e mi annoia l’idea di
vivere in un paese così gretto, incivile, ma ci devo vivere. E posso
dire sempre la mia.
Emanuela De Siati
Buone Notizie
Handi
Show
BOLOGNA
Edizione 2011 - Giovedì 8 Settembre
HandiShow a Bologna!!!
ierangelo Bertoli è nato nel 1942 a
P
Sassuolo, in Provincia di Modena, da
una famiglia operaia, a tre anni fu colpito
da una grave forma di poliomielite che lo
privò della funzionalità degli arti inferiori e lo costrinse a vivere muovendosi su
una sedia a rotelle, ci ha lasciati nel 2002
dopo una breve malattia.
Pierangelo era uno di quei cantautori impegnati soprattutto con la parola. Le sue
canzoni più belle erano delle vere e proprie
poesie. Una tra le più significative è stata
pubblicata nel 1976, si tratta di Eppure soffia.
La canzone, dopo aver citato una serie di
cose estremamente negative in campo ambientalista, se ne parte con un ritornello di
questa natura:
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l’acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori,
li bacia e non li coglie
Si tratta evidentemente di parole di speranza, che ci invitano all’azione, a non
mollare, ad andare avanti, ad operare per
le cose migliori, perché in fondo ad ogni
tunnel c’è sempre un vento di libertà e di
quella comprensione che porta all’amore.
Sicuramente un verso di questa forza ed
intensità poteva essere scritto anche da
una persona non disabile, in fondo i poeti
ed i musicisti hanno fatto ben di meglio.
Tuttavia, il fatto che sia stato scritto con
un lapis su pezzi di carta, da un uomo costretto a vivere sulla carrozzella per tutta
la vita, gli attribuisce un retrogusto del
tutto particolare. Un essere umano, oggettivamente toccato dalla sfortuna, a cui
tutto il contesto familiare e sociale non
avrebbe chiesto niente, se non di soppor-
tare pazientemente la sua condizione, che
invece scrive versi e li porta al successo,
beh qualcosa ce lo dice.
Intanto, parla agli scontenti per natura e per
partito preso, a quelli a cui manca sempre
qualcosa, a quelli che nessuno li capisce,
che chiedono e pretendono la felicità dagli
altri, che pongono la propria vita infelice al
centro del mondo. A tutti costoro dice una
cosa semplice e diretta: smettetela di rompere le palle e cominciate a far qualcosa.
Ma parla anche a tutti coloro che dalla vita hanno avuto tutto o quasi e che
credono che questo gli sia dovuto, perché unti dal Signore. A costoro dice di
ridimensionarsi, di fare qualcosa con le
proprie mani, di non dare per scontato il
proprio benessere, di guardarsi attorno e
riconoscere la realtà, quella vera.
HandiShow parte da qui, dal riconoscimento della realtà, dalla sua durezza e dalla
sua bellezza. La condizione di disabilità ti
costringe ad un confronto molto serio con
le tue capacità residue e con tutto ciò che
ti circonda, che non sempre è amichevole.
Spesso il confronto è duro, severo, impegnativo e talvolta si ha la sensazione di non
farcela. In certi casi la strada che prendi è
dritta e ti porta al risultato, in certi altri è
tortuosa e segnata dall’incertezza, dalla depressione, dalla sensazione d’impotenza.
Quando cominci a perseguire un obiettivo
non è quasi mai molto chiaro, ma mentre
lo porti avanti ti capita di confrontarlo con
la realtà, e allora lo aggiusti, lo migliori, lo
fai diventare sempre più tuo. Quando finalmente lo raggiungi non te ne accorgi quasi
mai, perché nel frattempo il tuo progetto è
cambiato e già ne vuoi perseguire un altro.
Poi, mentre sei lì che pedali, quasi sempre
in salita, ecco che può capitare l’incidente, l’aggravamento che ti blocca, che ti fa
tornare indietro, che rimette in discussione
tutto. E allora sai che devi ricominciare tutto da capo e ti piglia un grande scoramento.
Ma capita, di solito ai più fortunati od ai più
coraggiosi, che arriva il giorno in cui, mentre ti raggomitoli nei tuoi pensieri più neri,
che già rasentano l’autocommiserazione,
sentendo il profumo di un tiglio ti dici: “ma
va fan culo, che la vita è bella!”
In tutta questa fatica che facciamo per
vivere e migliorare la nostra condizione,
abbiamo spesso la sensazione di essere
soli e talora non riusciamo a guardare oltre l’ombelico dei nostri guai. In realtà, in
questa opera titanica che è il desiderio di
combinare qualcosa di significativo nella
vita, siamo sempre affiancati da qualcuno.
Una volta è il vicino che ci apre la porta,
altra volte è la signora del piano di sopra
che ci prepara la pasta e fagioli, oppure
la perfetta sconosciuta che ti regala un libro di francese con cui puoi dare l’esame
di terza media. Fino ad arrivare ai parenti,
ai genitori, alle mogli e mariti che spesso
rappresentano la struttura portante della
nostra organizzazione personale di disabili
che non si rassegnano.
Anche le istituzioni sono state in qualche
modo un compagno di viaggio in questo
percorso: la sanità pubblica, la scuola pubblica, i terapisti, gli educatori e molte altre
figure.
Di tutto questo l’arte e la musica possono
dar conto, restituendo l’emozione e la gioia di vivere.
Perché è questo HandiShow: uno spettacolo, una sera spensierata spesa per
ascoltare artisti con e senza la carrozzina,
tutti assieme appassionatamente sul palco
dell’Estragon, per ricevere gli applausi del
pubblico od anche per farsi fischiare se capita, perché la legge dello spettacolo alla
fin fine è questa ed essere disabili non è
un alibi sufficiente per una pessima esibizione artistica.
Ma parliamo anche dei giovani, che Ad
HandiShow hanno un ruolo importantissimo, essi non sono quelli di X Factor, ma
sono quelli che davvero ce ne mettono del
proprio, che cercano il nuovo, che suonano
e cantano spesso facendo un altro lavoro,
che pagano col loro impegno e spesso di
tasca propria. Anche in questo caso siamo
di fronte all’impegno, alla fatica, al gusto di
innovare, di andare avanti senza raccomandazioni, di guadagnarsi tutto quello che riescono a raggiungere. Alle volte i risultati
non ci possono apparire lusinghieri, le loro
opere improvvisate, le voci incerte…
Ma ricordiamoci, sempre, di quei quattro
scarafaggi di Liverpool: anche loro furono accolti con grandi riserve… dai vecchi
babbioni dell’epoca!
Con HandiShow vogliamo anche restituire quello che abbiamo ricevuto, ovviamente gli eventuali pesci in faccia ce li
teniamo tutti per noi, che siamo gli organizzatori dell’evento.
Restituire le cose migliori, le fa moltiplicare
e crescere nel mondo... e allora restituiamo
una canzone, anzi un intero spettacolo!
Quando, la sera dell’8 settembre, verso
mezzanotte, uscirete dall’Estragon, sarete felici e sereni, e se sentirete uno strano
retrogusto, non fateci caso: il sapore della
vita!
Presidente Virtual Coop
Maurizio Cocchi
FRANZ CAMPI
Presenta HandiShow
“Meglio che scaricare un camion di mattoni - Storie e
canzoni”.
n “live” pieno di ironia, ritmo, monologhi, nuovi
brani ed alcune delle più riuscite canzoni di oltre
20 anni di attività di Franz Campi alle quali si affiancano
omaggi ad artisti del calibro di Giorgio Gaber, Fabrizio
De Andrè, Paolo Conte, Fred Buscaglione e Luciano Ligabue.
Franz Campi, Premio Lunezia nel 2006 per il miglior testo della canzone d’autore, è interprete di teatro-canzone con “Tutti i gatti vengono al pettine”, “Sono Fred, dal
whisky facile”, un omaggio al grande Fred Buscaglione e
con “Ciao Signor G.!” dedicato a Giorgio Gaber.
Ha firmato numerosi testi per la musica pop (tra cui
“Banane e lampone” per Gianni Morandi), per la lirica
(il libretto dell’opera “La famosa invasione degli orsi in
Sicilia” tratto da un lavoro di Buzzati), e per i più piccoli
(sigle tv “L’albero della vita” e diversi brani dell’album “Il
re dei re”).
Ha partecipato al Festival di San Remo, Sanremo Giovani e Sanremo Off. Ideatore e promotore di rassegne
dedicate alla musica in rapporto alla poesia, il fumetto e
la letteratura come il Festival “Lyrics - autori di canzoni”
e “L’assassino è il chitarrista - 8 gialli in musica”.
Ha condotto programmi radiofonici per la RAI ed altre
emittenti. Il suo brano “Beslan” è ospitato al Museo della
Pace di Samarcanda in Uzbekistan.
U
Foto di Sara Colombazzi
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HandiShow
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1 Luglio 2011
Banda roncati
L
a Banda Roncati è un collettivo
aperto che utilizza la musica come
mezzo dinamico e interattivo d’intervento nella realtà.
Secondogenita tra le bande non omologate, la prima dopo Ottoni a Scoppio
di Milano, è la Banda Roncati di Bologna. Nata nel 1992 con un’incursione nell’ospedale psichiatrico dal quale
prende il nome, si segnala per la forza
del gruppo che varia dai 15 ai 40 musicisti: nessun direttore d’orchestra, singolo compositore, proposte ed arrangiamenti sono collettivi, un organico
che comprende legni, ottoni, percussioni, voci, danze.
La Banda Roncati rappresenta la festa e
la lotta, si è esibita in centinaia di occasioni: in situazioni collettive di festa, di
rabbia o di dolore; negli eventi ufficiali
ed in quelli clandestini; nelle feste di
strada e negli incontri internazionali;
sotto la pioggia battente di Milano per
l’anniversario della Liberazione e sotto
il sole cocente per difendere la collina
bolognese dalla minaccia dell’apertura
di nuove cave; nelle manifestazioni politiche in difesa dei diritti, al fianco dei
giovani, dei lavoratori, degli immigrati,
dei gay, dei senza tetto; nelle situazioni
di marginalità come dormitori pubblici, ospedali e carceri.
ESTRAGON
Con la forza della loro musica, amplificano la voce di chi non vuole sottomettersi e farsi sfruttare, e si ribella
con rabbia e allegria.
Il repertorio spazia da brani della tradizione bandistica agli standard Jazz,
dai balli popolari ai canti politici e di
protesta, dalle sigle dei cartoni animati
ai brani storici del rock e dalle hit del
momento rivisitate in chiave ironica,
tutto interpretato con uno stile personalissimo e irriverente.
Tra le tante iniziative che hanno visto
l’intervento della Banda Roncati ricordiamo: il festival Amore e Rabbia
di Verzino in provincia di Catanzaro,
AngelicA festival di Bologna, il festival
degli artisti di strada Sarabanda, il festival teatrale di Sant’Arcangelo di Romagna ed alcuni festival in Sardegna.
Domenico
lannutti
“Quando non c’è più scampo ci mangiamo la seppia”
U
Vito
Muschitiello
M
uskey, nome d’arte di Vito Muschitiello che significa” chiave
musicale”, nasce a Bari e vive Bitonto.
Sin da bambino ha amato tutto ciò che
provocava suono e musica. All’età di 15
anni sale per la prima volta su un palco
accompagnato dal gruppo dei Sutura,
con Francesco Sblendorio ed Erio Centrone. In questi anni nasce la sua prima canzone, intitolata “Go in my way”,
successivamente registra e producce il
suo primo disco dal titolo “Un giorno
ancora”, assieme al grande chitarrista:
Gerardo Fabbricatore. Partecipa a vari
concorsi, come il Bengio Festival, Premio Cantautori, Bari in Musica, l’Accademia di Sanremo 2004, Bmf 2004,
Sanremolab 2005, Sanmarino festival
2006 ottenendo sempre critiche positive. Nel 2006 esce il suo nuovo disco
“Ironico... ma anche no” e il tour in giro
per l’Italia, accompagnato da grandi
musicisti. Nell’estate 2008 vince il Festival di Brescia e partecipa alla finale
del Festival delle Arti organizzato da
Andrea Mingardi a Bologna. Ha ideato
l’evento “Salotto Cantautori” che porta
in giro per l’Italia promuovendo dischi
di cantautori emergenti.
n monologo comico che parla di
un uomo, confuso, frastornato, di
fronte ad un mondo impazzito, lui è un
integrato disintegrato, un consumatore
consumato, un uomo che cerca di stare
al passo con il mondo ma non ce la fa! E
come se il mondo corresse con le adidas
e lui con un paio di infradito. Cerca dei
punti fissi ma non li trova, cerca una donna fissa ma non la trova, cerca un lavoro
fisso ma non lo vuole! In fondo nella vita
non è importante trovare quanto cercare… e comunque vada è meglio essere
schiacciato dall’evidenza che da un tir, è
meglio essere divorato dalla passione che
da Hannibal, ma soprattutto meglio essere avvelenato dal sospetto che da una
cozza andata a male.
Dopo aver fatto il contadino, il mozzo, il
venditore ambulante, il formatore, l’animatore, il convivente, il laureato in economia, che tuttora fa per hobby, e svariate altre esperienze, di cui è meglio non
parlare, si avvicina al mondo del teatro,
del comico e dell’illusionismo. Frequenta
diverse scuole e svariati laboratori: sulla
commedia dell’arte, sulle tecniche di cabaret, sull’istrionismo comico, sulla costruzione del personaggio, del buffone e
del clown teatrale.
Ha recitato in numerose commedie interpretando vari ruoli. Ha partecipato a
trasmissioni televisive e radiofoniche sia
nazionali che locali. Ha fatto parte della compagnia degli Gnorri capitanata da
Natalino Balasso e ha lavorato con Serena Dandini.
Ha avuto esperienze cinematografiche e
con la Bekafilms è stato protagonista del
corto più premiato della storia del cinema italiano.
Frequenta vari laboratori in giro per l’Italia
tra i quali il laboratorio Zelig di Bologna.
Parallelamente all’attività teatrale e di
spettacolo, Lannutti svolge anche un’intensa attività pedagogica.
idnaSH
woh
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HandiShow
1 Luglio 2011
Ladri di carrozzelle
C
hi va in carrozzina disturba anche te… digli di smettere!
Questo è il provocatorio inizio di “Distrofichetto”, cavallo di battaglia dei La-
dri di Carrozzelle, la band composta in
parte da artisti con disabilità che, grazie
all’ironia e l’amore per la musica, sono riusciti a vivere la diversità come valore e
JOLAURLO
la band fa convivere l’attitudine nervosa
ed istintiva del punk rock con sonorità
elettroniche; la sensualità e l’intimità del
folk con la fresca schiettezza del pop, rievocando la techno pop degli esordi di
gruppi come Devo, Ultravox, Soft Cell.
Un disco realizzato grazie al sostegno
del pubblico con il progetto, “Se noi lo
facciamo tu low fi?”, premiato al M.E.I.
2010 con il Premio per l’innovazione.
Nell’artwork del CD figurano infatti i
nomi di tutti coloro che acquistando il
biglietto ai concerti della scorsa estate
degli JOLAURLO sono diventati produttori del loro terzo lavoro. Anche il titolo “Meccanica e Natura” è stato scelto
dagli ascoltatori attraverso un contest
sul sito della band. Un’iniziativa originale, una forma di azionariato popolare
vero e proprio che non ha precedenti
nella discografia italiana.
Il primo brano, estratto dall’album
“Meccanica e Natura”, viene remixato
dalla nota band franco tedesca Stereo
Total, con la quale gli JOLAURLO hanno condiviso l’intera tournée Italiana.
Vincitori insieme alla IRMA records della
prima edizione del Push Up di Bisceglie.
G
li Jolaurlo sono una band pulp rock
di origine pugliese. Si formano
nel 1999 dall’incontro tra Marzia Stano (voce) e Gianni Masci (chitarra), ad
Acquaviva delle Fonti, l’anno successivo
vincono il concorso “Pagella rock”.
Partecipano per la prima volta al “Meeting del mare” a Marina di Camerota
suonando da spalla a Articolo 31 e 24
Grana e, nell’edizione successiva, aprono il concerto di Caparezza e Le Vibrazioni. Nel 2005 esce finalmente D’Istanti, il primo full-lenght della band. Nel
2007 viene inciso il loro secondo album
InMediataMente.
L’anno succesivo partecipano a numerosi eventi di rilievo come l’Heineken Jammin Festival e aprono i concerti di band
d’importanza internazionale come i Police, Iggy Pop, Siouxie and the Banshees,
Gogol Bordello, Franco Battiato.
“Meccanica e Natura” è il loro terzo episodio discografico, un disco di pura fantascienza dello “spazio” interiore, dove
non come problema.
Tutto cominciò nel 1989, quando un
gruppo di amici, costretti in carrozzina
da una malattia genetica, decisero di dar
vita ad un sogno apparentemente impossibile: formare un gruppo rock. Attraverso le proprie canzoni la band lanciò
una vera e propria sfida all’indifferenza,
ai luoghi comuni ed ai pregiudizi, opponendosi fermamente al concetto di normalità.
La distrofia muscolare è una malattia
che colpisce e debilita progressivamente i muscoli e nella prima formazione del
gruppo, la batteria era nell’impossibilità
di essere suonata da un solo elemento,
per cui è stata divisa in quattro parti, così
come il basso che è stato sostituito da un
sintetizzatore a tastiera che ne riproduce
fedelmente il suono. Accettare e superare i propri limiti, sorridere ironizzando
sul mondo e soprattutto cambiare prospettiva, trasformando la paura in coraggio ed il disagio in risorsa, sono infatti
le idee sentite e tradotte in musica dalla
band che vuole promuovere un’immagine nuova delle diverse abilità. I sogni non
conoscono ostacoli, sono il lusso di chi
3
ci crede e s’impegna per realizzarli. A distanza di venti anni l’attività si è evoluta
trasformandosi da semplice “espressione
musicale” in “strumento di comunicazione sociale”.
I Ladri, già da tempo, mettono in scena
non semplici concerti, bensì spettacoli
multimediali che affrontano tematiche
sociali e culturali non necessariamente
legate al mondo della disabilità.
Dal 2002 hanno dato vita al laboratorio
“Area22”, una scuola di rock destinata
ai ragazzi diversamente abili con le finalità di diffondere la cultura musicale
nei partecipanti, promuovere l’integrazione sociale, far emergere talenti inespressi, dare opportunità occupazionali attraverso una formazione specifica.
Altre attività della cooperativa sono lo
studio di registrazione e quello di grafica. I musicisti che hanno partecipato
al progetto Ladri di Carrozzelle nel
corso degli anni sono stati una trentina; la formazione attuale è la seguente:
Veronica Tulli, Domenico Aldorasi, Paolo Falessi, Pasquale Maiorano, Piero
Petrullo, Sergio Lepidio, Emanuel Rinaldi, Gianluca Bacconi.
Antonietta laterza
A
ntonietta Laterza si definisce “diversamente abile come tutti” e si
batte da sempre per una nuova identità
della donna portatrice di valori contro le
barriere fisiche e culturali.
Nasce a Bologna e nel ’75, grazie al movimento delle donne, pubblica l’album
Alle sorelle ritrovate edito dalla Cramps.
Successivamente nel ’79 esce Le belle signore, in cui approfondisce in modo intimista il mondo di emozioni vissuto da una
donna negli anni ’70 e ’80, che la porterà in
tour tra Francia, Germania e Danimarca.
Nel ’92 realizza il suo disco più importante, Donne a Marrakech, prodotto da
Guido Elmi e distribuito dalla Fonit-Cetra, dove Antonietta affronta coraggiosamente il tema della diversità sviluppandolo in tutte le sue sfumature.
Le viene censurata l’immagine in copertina e ne nascerà un caso sul quotidiano
“La Repubblica”. Da quell’articolo Carlo
Verdone la contatterà per chiederle un
suo coinvolgimento nel film Perdiamoci di
vista e la collaborazione alla sceneggiatura.
Ha fondato l’Associazione SIRENA
PROJECT - Arte e Diversità, di cui è presidente.
Convinta che solo attraverso una strategia delle emozioni sia possibile abbattere le barriere mentali e culturali, trasformando la percezione dell’eros nelle
persone, Antonietta ha rivendicato il
diritto alla bellezza e alla sensualità posando nuda per il fotografo Nicola Casamassima. Erotismo nell’imperfezione
per superare ancora una volta i limiti e
cambiare così il punto di vista.
Da qui nasce nel 2007, uno dei suoi ultimi spettacoli teatrali, PepperMonaPuppis,
musical trasgressivo e parzialmente autobiografico, con la partecipazione di
Ugo Consales, Nicola Fabbri e tanti altri
artisti.
Nel 2010 debutta a Bologna con il suo
ultimo spettacolo Sirene oltre a realizzare
con la regia di Gianmarco Rossetti il medio metraggio Sauvage.
1 Luglio 2011
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HandiShow
8 SETTEMBRE 2011
al Co
tu
Buone Notizie
Bologna
Edito da Virtual Coop
vi aspettiamo a
Handi
Show
LES “Commediants”:
VaI... e vola
ri umani. Lavorare sul clown equivale a
compiere un viaggio alla ricerca di quel
personalissimo modo che ognuno di noi
ha, di essere comico, poetico, tragico,
sensibilmente virtuoso.”
È
la storia di una famiglia di clown che
decide di rincontrarsi dopo svariati
anni in una piazza. Ognuno ormai ha
la sua storia. Il vecchio clown “Barum”
non ha più il circo e vive da sempre con
il figlio Mike, mentre la figlia Urana
è…. E vive in un altro pianeta. L’unica cosa rimasta è la libertà di essere se
stessi e far vedere chi si è veramente.
“Il clown non è una tecnica, è uno sta-
to fisico, un approccio alla vita scenica che si basa sulla sensibilità infantile
che ognuno di noi ha. Il clown non è
codificabile. Non cammina in un certo
modo, non piange in un altro e non è
un “personaggio comico”.
Accettarlo significa prendersi la libertà
di essere “se stessi” e senza pudore fare
ridere gli altri, mostrandosi per quello
che realmente siamo: impreparati esse-
Roberto Penzo: “clown Barum”, inizia
circa 30 anni fa il percorso artistico con
la formazione del gruppo di teatro “Les
Commediants” alle Caserme Rosse di
Bologna.
Lo spirito di allora era quello di creare attraverso il personaggio del clown,
momenti di incontro e di sensibilizzazione ed affrontare altresì problemi di
devianza e di emarginazione sociale.
La professionalizzazione dell’esperienza lo porterà in Francia, dove si diploma
All’Ecole Regional Preparatoria Aux Art
du Cinque”. Frequenta corsi di formazione in Italia ed all’estero portando il
personaggio del clown nel sociale, nella
prospettiva di essere sempre al servizio
della persona.
Oggi la terapia del sorriso (clown-terapy) è utilizzata negli ospedali. Il sorriso che incanta e coinvolge è alla base
di tutto; segnale di un benessere che si
vorrebbe per tutti e il più a lungo possibile.
Urana Marchesini, in arte Urana L’Altro Pianeta, nasce a Bologna nel 1970.
All’età di cinque anni inizia la sua formazione come ginnasta, successivamente comincia a frequentare i laboratori
di espressione corporea ed entra a far
parte dei primi spettacoli firmati dalla
Compagnia Teatrale del Borgo. In seguito ad esperienze di teatro di strada,
decide di arricchire il suo bagaglio artistico studiando nuove discipline come
quella del trampoliere, del mimo e del
clown. Dopo un’audizione al Circo Togni, viaggerà con la troupe, esibendosi
in area nazionale. La sua carriera artistica prosegue come solista con “Non solo
Fumo”, esibendosi in tutta la penisola e
oltralpe. Dopo aver partecipato a stage
di clown con l’attore Jean Mening prosegue con una formazione dell’attore a
Montpellier con Philippe Hottier attore
del Theatre du Soleil. In veste di formatrice tiene in maniera costante laboratori di acrobatica teatrale, di clown e tip
tap dance.
Michele Morritti: dopo il conseguimento del Diploma di Ragioniere e Perito Commerciale con Specializzazione
Mercantile, ha lavorato con il supporto
di educatori ed obiettori in varie Associazioni, Centri culturali, Società sportive, occupandosi man mano di ricerche
giornalistiche, di teatro, di sport, di informatica, di video. Artista, danzatore
contact, attore, articolista, scrittore e
quant’altro. Interessi che tuttora coltiva, pure nel tempo libero e a casa dove
può utilizzare ausili tecnologici e usufruire della disponibilità di vari amici,
amiche, volontari.
Organizzano:
8
SETTEMBRE
2011
BOLOGNA
Presso
Festa Provinciale
dell’Unità
Estragon
Parco Nord
ORE 21,00
PREZZO € 12,00
INFORMAZIONE
www.handishow.it
Tel. +39 051 533601
Fax +39 051 5330761
Virtual Coop
Cooperativa Sociale ONLUS
Viale Lenin, 55 - 40138 Bologna
www.virtualcoop.net
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Buone Notizie Bologna
www.buonenotiziebologna.it
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COME ARRIVARE
a HandiShow
ESTRAGON
Via Stalingrado,83
Bologna- 051 323490
IN AUTO:
Uscita tangenziale n°7 BIS, direzione FERRARA, dopo pochi metri dall'uscita, sulla destra
trovi l'ingresso del PARCO NORD. (si vede
già dalla Tangenziale!) ATTENZIONE! In auto
non si entra più al Parco Nord dall'ingresso
di servizio di Via Michelino (uscita 8, zona
Medusa-Comet) ma solo da Via Stalingrado!
IN AUTOBUS:
1) Dalla stazione centrale dei treni prendere
la linea n°25 direzione Via del Gomito, fino
alla fermata Parco Nord e proseguire all'interno del Parco fino all'Estragon (a piedi 500
mt. circa)
2) Da Piazza XX Settembre fermata davanti
all'Autostazione prendere la linea n°68 direzione camping, ed arrivate fino al capolinea
CAMPING CITTA' di BOLOGNA, da lì si entra (solo a piedi) dall'ingresso di servizio del
Parco Nord (a piedi 300 mt. circa)
Buone Notizie
Bologna
Con lo Sponsor:
ESTRAGON
Patrocini e Collaborazioni:
VIRTUALCOOP
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Cinema
1 Luglio 2011
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BOB E NICO: ARTE, AMORE E COMPLICITà
Fino al 6 agosto, a Palazzo Pepoli,
è presente la mostra “Bob e Nico”.
Il racconto dell’avventura umana e
artistica di una coppia molto molto
speciale.
Roberto Benigni e Nicoletta Braschi ci portano per mano nella rivisitazione del loro passato, remoto
e più recente, avvalendosi di tutti i
materiali disponibili: filmati, video,
foto, testi, locandine, oggetti di
scena, costumi ecc.
Una ventina di situazioni espositive,
anche istallazioni pensate ad hoc,
che non sono una pedante ricostruzione cronologica, ma delle estreme sintesi su alcuni dei momenti e
degli aspetti più significativi di una
pratica creativa totalmente condivisa. Infatti, se l’icona Benigni ha
conquistato un prestigio e una popolarità assolutamente unici nel panorama italiano e internazionale, è
altrettanto vero che Nicoletta non è
solo la coprotagonista immancabile
di tutti i film di Roberto, ma è anche
la sua musa ispiratrice e, contemporaneamente, la sua produttrice,
oltre che, naturalmente, da molti
anni, la sua compagna: insomma,
una figura assolutamente fondamentale nella vita e nella carriera
della nostra star comica più amata.
La Cineteca propone Bob e Nico,
come mostra complessa perché ha
a che fare con due artisti del nostro
presente, tuttora nel pieno della
loro attività creativa, due protago-
nisti molto amati, molto considerati,
ma ancora felicemente esposti ai
mille cangianti umori e alle piccole
tempeste delle mode, insomma al
grande relativismo della contemporaneità.
Che significa spostare il cinema dai
suoi consueti luoghi di fruizione,
la sala buia, il monitor della tv, lo
schermo del computer, ora anche il
display del cellulare o dell’iPhone,
e trasferirlo in una sede espositiva,
negli spazi di una Galleria o di un
Museo, accettandone (anche solo
in parte) certe regole, certe convenzioni, sperimentate e collaudate, ma tutte nate in funzione delle
arti visive tradizionali?
La Cineteca di Bologna da alcuni
anni sta lavorando attorno a questa sorta di trasloco creativo. Chapliniana, la grande esposizione in
Sala Borsa del 2007 ha inaugurato
questa nuova proposta, e l’ha fatto con un omaggio a Charlie Chaplin, uno dei fondatori del linguaggio cinematografico, al quale da
anni stanno dedicando una parte
rilevante della loro attività di ricerca. A Chaplin è poi seguito Fellini,
con Labirinto Fellini che ha avuto
una versione bolognese la scorsa
primavera ed una romana (terminatasi nel gennaio di quest’anno).
I contributi derivanti dalla mostra
“Bob e Nico” saranno utilizzati
dall’IRST di Meldola per la realizzazione di un Centro risorse biologiche, un archivio di materiali biologici umani (tessuti, sangue, DNA,
cellule isolate o altro materiale) liberamente donati da pazienti affetti
da patologie tumorali. I campioni,
perfettamente conservati grazie allo
stoccaggio a temperature bassissime, saranno un’importante fonte di
risorse per la diagnosi e per la ricerca traslazionale ovvero per quel tipo
di ricerca che permette di trasferire
immediatamente alla pratica clinica i risultati ottenuti in laboratorio.
La mostra si fa parte di un ampio ventaglio di altre iniziative e
di altri eventi, tutti dedicati a Roberto Benigni e Nicoletta Braschi.
Parallelamente all’esposizione di
Palazzo Pepoli, infatti, il Cinema
Lumiére proporrà, nelle notti stellate del Cinema in Piazza, una serie
di lungometraggi del grande artista
toscano insieme a una panoramica
dei film più significativi del cinema
comico italiano.
Quindi… non ci resta che ridere!
Marcello Cominelli
ARENA PUCCINI: L’ESTATE DEL GRANDE SCHERMO
Jodie Foster
Giovedì 7 luglio IN UN MONDO
MIGLIORE di Susan Bier
Venerdì 8 luglio CHE BELLA
GIORNATA di Gennaro Nunziante
Sabato 9 luglio NESSUNO MI PUÒ
GIUDICARE di Massimiliano Bruno
Domenica 10 luglio IL CIGNO
NERO di Darren Aronofsky
Lunedì 11 luglio SORELLE MAI di
Marco Bellocchio
Martedì 12 luglio POTICHE - LA
BELLA STATUINA di François Ozon
Giovedì 14 luglio LA FINE È IL
MIO INIZIO di Jo Baier
di Alix Delaporte
Mercoledì 20 luglio L’ALTRA VERITÀ di Ken Loach
Giovedì 21 luglio HEREAFTER di
Clint Eastwood
Venerdì 22 luglio LA VITA FACILE
di Lucio Pellegrini
Sabato 23 luglio THE TREE OF
LIFE di Terrence Malick
Domenica 24 luglio I RAGAZZI
STANNO BENE di Lisa Cholodenko
Lunedì 25 luglio IMMATURI di Paolo Genovese
Martedì 26 luglio LA DONNA CHE
CANTA di Denis Villeneuve
di Sam Mendes
Domenica 31 luglio LA VERSIONE
DI BARNEY di Richard J. Lewis
Arena Puccini, via Sebastiano
Serlio 25/2 Bologna. Inizio proiezioni: ore 21.45, apertura cassa:
ore 21. Biglietto intero: 6 euro.
Biglietto ridotto: 4 euro (over 60,
studenti universitari, Agis, tessera Ficc, Coop, Dlf, dipendenti comunali e clienti Banca popolare
dell’Emilia-Romagna).
Con la Puccini Card un omaggio
ogni 4 ingressi
Per informazioni: 333.8793477 e
340.4854509 (dalle ore 20.30)
Venerdì 1 luglio - Martedì 19 luglio IL
DISCORSO DEL RE di Tom Hooper
Sabato 2 luglio BENVENUTI AL
SUD di Luca Miniero
Domenica 3 luglio RED di Robert
Schwentke
Martedì 5 luglio BORIS - IL FILM
di Giacomo Ciarrapico
Mercoledì 6 luglio MR BEAVER di
L’Arena Puccini è in via Sebastiano Serlio 25/2, con ingresso da
via Serlio o dal parcheggio di via
Stalingrado. Sono presenti un servizio bar interno e un nuovo punto
Venerdì 15 luglio - Sabato 30 luglio
HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti
Sabato 16 luglio QUALUNQUEMENTE di Giulio Manfredonia
Domenica 17 luglio IL GIOIELLINO di Andrea Molaioli
Lunedì 18 luglio ANGÈLE E TONY
Mercoledì 27 luglio
GIANNI E LE DONNE di Gianni
Di Gregorio - GOODBYE, MR.
ZEUS! di Carlo Sarti
Giovedì 28 luglio ANOTHER
YEAR di Mike Leigh
Venerdì 29 luglio AMERICAN LIFE
di ristoro, la “Jamboree Braceria
d’estate”, aperta tutti i giorni dalle 18 alle 2 (per informazioni, tel.
349.5759183 e 347.1337372).
Per informazioni:
Tel. 333.8793477 e 340 4854509
(dalle ore 20.30)
http://www.cinetecadibologna.it e
www.itcmovie.it
www.buonenotiziebologna.it
Bologna: Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, una mostra e tante pellicole
14
Eventi
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VIRTUAL COOP
Cooperativa Sociale
ONLUS
STAMPA DIGITALE
[email protected]
1 Luglio 2011
SUONI 2011 - quarta edizione il fumetto a monzuno
www.buonenotiziebologna.it
Nell’ambito di Bologna Estate 2011
Mercoledì 6 LUGLIO: START
Piazza Re Enzo,1 - h.18.30.
Anna sarfatti “La Costituzione raccontata ai bambini” (Mondadori, 2006), letture
ravvicinate, per bambini 5 a 13
anni.
Giovedì 7 LUGLIO: Circolo
arcigay IL CASSERO Via
Don Minzoni, 18 - h.22.00. In
collaborazione con Arci Lesbica. “LA MASCHERA DI
SCIMMIA (un noir erotico)”
spettacolo teatrale tratto dall’omonimo romanzo in versi di
Dorothy Porter, adattamento
e regia di Graziana Lucarelli, con Patrizia Pidalà, Teresa Fava, Rossella Cabiddu,
Manuela Capraro, Marcello
Cominelli, Alessandro Gioia,
Giulia Torelli. Musiche by Legless. Produzione di Associazione Culturale dry_art e col
soategno di Fandango Libri.
Venerdì 8 LUGLIO: VILLA ALDROVANDI MAZZACORATI In
caso di pioggia in Sala Diana
Via Toscana, 19 - h.21.00.
VINCE Pastano presenta il nuovo cd “Invisibili distanze” (Dada
Records, 2011), con Antonello
D’Urso (chitarre), Max Messina
(percussioni) e Ignazio Orlando
(basso). GARBO in concerto con
l’altra zona Tour’11.
Martedì 12 LUGLIO: START
Fondazione Marino Golinelli.
Voltone del Podestà/Piazza Re
Enzo, 1 - h.18.00 e h.19.00.
Glossa teatro/Pino costalunga “Filastorie di
Gianni”, letture ravvicinate su
testi di Gianni Rodari.
Giovedì 14 LUGLIO: GIARDINI DEL GUASTO Via del Guasto 1 - h.19.00.
“DALLA FINESTRA (sillabario
della Costituzione)” spettacolo teatrale con i ragazzi delle
Scuole Medie di Marzabotto
Ideato e organizzato da Monica Benati, Riccardo Lenzi e
Massimiliano Martines, con
Tommaso Stanzani (chitarra)
e Max Messina (percussioni). Coordinamento Valentina
Cuppi. Produzione di Coop
Adriatica in collaborazione con
Centro Musicale PocArt e Associazione Culturale dry_art.
Patrocinio del Comune di Marzabotto e dell’ANPI.
Venerdì 15 LUGLIO: START
Budrio Estate 2011
Musica, film, incontri, sport
Sabato 2 Luglio: Piazza Filopanti,
Budrio ore 10,30: Presentazione
del restauro della statua di Quirico
Filopanti realizzato grazie all’intervento del Rotary Club Bologna
Valle dell’Idice
ore 21.15: Matteo Belli: l’Inferno.
Lettura dalla Divina Commedia di
Dante Alighieri dal balcone del Palazzo Comunale.
Martedì 5 luglio: Arena Cinema, ingresso via Marconi 41, Budrio - ore 21
Habemus Papam di Nanni Moretti
commedia, 2011. Ingresso 5,00 euro.
Giovedì 14 luglio: Circolo “Locanda Miserabili” via Miserabili, 7
Dugliolo - ore 22 Budrio Jazz Fest
2011: Georges Cables Trio e Piero
Odorici. Cell. 338 8215252 oppure
[email protected]
L’ucarîna d ôr 2011, concorso
provinciale di scrittura dialettale:
zirudelle, poesie, racconti - sedicesima edizione. Il termine ultimo
per la presentazione delle opere
è fissato per le ore 12 di sabato
16 luglio. Martedì 19 luglio: Arena
Cinema, ingresso via Marconi 41,
Budrio - ore 21 Gianni e le donne
di Gianni Di Gregorio con Gianni Di
Gregorio, - commedia, 2011. Ingresso 5,00 euro.
Giovedì 21 luglio Villa Malvezzi
Campeggi, via Bagnarola 27 - Bagnarola di Budrio - ore 21,15
Bande in Villa, in collaborazione con
Associazione Diapason Progetti
Musicali e The B Band di Budrio. In-
Fondazione Marino Golinelli.
Voltone del Podestà/Piazza Re
Enzo, 1 - h.18.30.
ELIO PECORA “Un cane in
viaggio” (L’Orecchio acerbo,
2011), letture ravvicinate. Per
bambini da 5 a 13 anni.
La Corte/Quartiere Saragozza in caso di pioggia
in sala Cenerini via Pietralata,
60 - h.21.00 in collaborazione
con AmoBologna Poesia Festival del Centro di Poesia
Contemporanea/Università di
Bologna.
poesie
estate
note
emergenze. Letture dei poeti
Alberto Bertoni, Elio Pecora,
Davide Rondoni, Francesca
Serragnoli, Giancarlo Sissa,
… e dell’ospite d’onore Elio
Pecora. Performance “Vagante
acqueo” di Marcello Cominelli
e Alessia Passarelli ispirata ai
versi di Mariangela Gualtieri
Interventi musicali di Federico
Cimini e Andrea Epifani Presenta la serata Stefano Suozzi.
L’ingresso agli eventi è gratuito
Info: www.dry-art.com
[email protected]
gresso 5 euro. Un particolare ringraziamento alla Famiglia Malvezzi
Campeggi per la cortese ospitalità
Per info: ufficio Cultura Comune di
Budrio: 051.6928279-281
Giovedì 28 luglio Circolo “Locanda
Miserabili” via Miserabili, 7 Dugliolo - ore 22 Budrio Jazz Fest 2011:
Jam Session. Festa con i musicisti
amici della Locanda. Ingresso 10
euro. Info e prenotazioni per cena
e concerto o solo concerto 338
8215252, oppure [email protected]
Venerdì 29 luglio: Villa Malvezzi
Campeggi, via Bagnarola 27 - Bagnarola di Budrio - ore 21.15
Storie quasi vere scritte da Ermes
Manferrari raccontate da Tiziano e
Alice Casella ed Ermes Manferrari. Ingresso 5 euro. Per info: ufficio
Cultura Comune di Budrio:
Tel.: 051.6928279-281.
ORDINI QUELLO CHE VUOI E PAGHI SEMPRE
€ 11,90* A PRANZO
€ 19,90* A CENA
CENTO (Fe)
*Dolci e Bibite escluse
se non termini la pietanza
pagherai alla carta
Via Risorgimento, 15/c ex ristorante “ la grigliata”
Tel. 051.6831878 - Cell. 320.7104781
Con la mostra di Clara Gheli
Nella Sala della Biblioteca di Monzuno c’è la mostra di Clara Ghelli:
Il Fumetto per un Neoumanesimo”
a cura di Leo Strozzieri, col patrocinio del Comune di Monzuno e
della Confcommercio Ascom Bologna.
Il percorso artistico di Clara Ghelli
inizia ispirandosi agli artisti contemporanei quali Kandinskji e
Franz Marc, con forte connotazione espressionista, scomposizione
di matrice cubista e accelerazione
di stampo futurista. Per interpretare i lavori più recenti di Clara
Ghelli bisogna chiamare in causa
la dimensione cinematografica e
l’iconografia del fumetto, insieme
al mondo dell’arte dal futurismo
alla Pop Art. Le sue opere rappresentano le zone più espressive e
comunicative del volto, come occhi e labbra, di solito isolate e illuminate da una luce spot. La “cornice” creata dall’artista è un bordo
chiaro quasi un passepartout che
isola la tela. Nella scelta del colore
vediamo tonalità stese in campiture ampie che si confondono, si
intensificano e si ammorbidiscono: il grigio accostato all’azzurro o
il grigio combinato con il viola ad
esempio. Riquadri fortemente geometrizzati, linee taglienti spesso
rette e oblique che suggeriscono
il movimento anche del Cubismo.
In quest’ultimo ciclo parlare di figura non è esatto, sono per lo più
testi sincretici che mescolano formale e informale, linguaggi diversi
presi in prestito dal tradizionale e
dal suo superamento. Da un lato
il disegno e la pittura, antica forma
di espressione, dall’altra la dimensione moderna dei personaggi dei
fumetti.
Sala della Biblioteca - Via L. Casaglia,1 - Monzuno
La mostra prosegue fino al 3 luglio
2011 e può essere visitata secondo i seguenti orari:
da martedì a venerdì ore 17-19;
sabato e domenica ore 10-12 e
ore 17-19.
Estate di teatro
per ragazzi
A Bologna fino a settembre
FantaTeatro, dopo il grande successo di questi anni ottenuto dalle
varie rassegne di Teatro Ragazzi a
Bologna e in Provincia, dai laboratori nelle scuole primarie e secondarie, e dai corsi teatrali per bambini,
ragazzi e adulti, propone un centro
estivo espressivo artistico per bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni nei
mesi estivi e fino a settembre con
l’obiettivo di far trascorrere momenti di grande valenza culturale e
sociale ad una fascia di
età per la quale è importante organizzare
e proporre attività
extra-scolastiche di
questo tipo.
Il centro è dedicato infatti alla
realizzazione di
attività artistiche ed
espressive, un modo per trascorrere i mesi estivi sviluppando, potenziando e valorizzando la creatività
e la voglia di esprimersi che già naturalmente i bambini possiedono.
Settimane: da lunedì 4 luglio a venerdì 8 luglio - da lunedì 11 luglio
a venerdì 15 luglio - da lunedì 18
luglio a venerdì 22 luglio - da lunedì 25 luglio a venerdì 29 luglio
- da lunedì 29 agosto a venerdì 2
settembre - da lunedì 5 settembre
a venerdì 9 settembre.
Il Centro Estivo è realizzato presso la
struttura del “Villaggio del Fanciullo”
in via Scipione dal Ferro 4, Bologna.
Il Centro Estivo è rivolto a ragazzi e
ragazze dai 6 ai 12 anni.
Iscrizioni presso la sede
dell’Associazione
Culturale FantaTeatro in via
Marsala n° 16
(Bo) nei giorni: dal
lunedì al venerdì,
dalle ore 9.30 alle
ore 17.30. Telefono: 051260476 - Fax:
051239786
Cellulare: 3317127161. Email:
[email protected]. La quota settimanale per partecipante è di
120,00, inclusi 5 pasti e le merende del pomeriggio.
Visita il sito: http://villaggiodeibalocchi.fantateatro.it
www.virtualcoop.net
BNB
15
Eventi
1 Luglio 2011
“acqua” a persiceto
Una mostra per scoprire la storia della gestione
delle acque nella pianura emiliana
In occasione del 525° anno dallo scavo del Cavamento Foscaglia (1487-2012) si può visitare
a Persiceto la mostra “Aquae. La
gestione dell’acqua oltre l’Unità
d’Italia nella pianura emiliana”.
Promossa da Consorzio della
Bonifica Burana e Museo Archeologico Ambientale, ha il patrocinio di Mibac, Regione Emilia
Romagna, Provincia di Bologna,
Associazione intercomunale Terred’acqua e Comune di San Giovanni in Persiceto.
La mostra resterà aperta fino al
31 ottobre 2011 col seguente
orario: sabato ore 17-19.30, domenica e festivi ore 10-12.30 e
17-19.30. L’ingresso è gratuito
con possibilità di visite guidate su
prenotazione. Informazioni: Segreteria del Museo Archeologico
Ambientale, tel. 051.6871757,
[email protected], www.museoarcheologicoambientale.it
La mostra intende ripercorrere
le tappe che hanno portato alla
gestione e alla tutela delle acque
nei territori attualmente di pertinenza del Consorzio di Bonifica
nel corso del tempo, a partire
dalle fasi storiche più antiche fino
ai giorni nostri. L’esposizione è
allestita nella Chiesa di Sant’Apollinare a San Giovanni in Persiceto, prestigiosa e suggestiva
sede espositiva; il percorso è
arricchito da una singolare nar-
razione che prende spunto dalla
realtà del Consorzio della Bonifica Burana e mescola situazioni
vere con momenti di finzione. Si
tratta del video “Gioco di sponda”
che presenta persone reali che
intrecciano la propria storia con
quella di un bizzarro viaggiatore
che si muove alla scoperta del
Consorzio della Bonifica Burana.
L’allestimento presenta le diverse tappe che portano a ricostruire il percorso storico del
controllo delle acque e della
salvaguardia del paesaggio con
operazioni coordinate nel corso
del tempo nei territori oggi identificabili sotto la tutela e gestione del Consorzio di Bonifica.
La mostra inizia con un inquadramento
storico-ambientale
del paesaggio padano nelle età
precedenti la romanizzazione
della pianura, prosegue con un
approfondimento nell’età romana con la ricostruzione di una
porzione di acquedotto romano
e una visione d’insieme della
centuriazione, passando poi
all’età medievale dove l’assetto
paesaggistico cambia in quanto
scompaiono le centurie per lasciare il posto a castra circondati da fossati e da numerosi
canali dove viene segnalata la
presenza di mulini e di attività ad essi collegati. Il percorso
espositivo prosegue con una ric-
San Lazzaro estate 2011
Un ricco programma che propone idee per chi rimane in città
Prosegue “San Lazzaro Estate 2011, la rassegna culturale
estiva, promossa dall’Assessorato alla Qualità Culturale
che fino a settembre, propone
iniziative gratuite per tutti in diversi luoghi della città.
Come ogni anno, la Corte del Palazzo Comunale si trasforma
in cinema all’aperto per ospitare “La corte del cinema”,
la rassegna cinematografica
organizzata in collaborazione
con Nosadella Cinema. Fino
al 4 settembre, con inizio alle
ore 21.40, i cittadini potranno
rivivere le emozioni dei film,
italiani e stranieri, dell’ultima
stagione cinematografica.
San Lazzaro Estate 2011 è,
soprattutto, musica, reading, incontri e teatro. La Mediateca ospita una produzione originale intitolata “Romanzi che raccontano il
mondo”, un originale percorso letterario attraverso reading condotti
da Guido Armellini, che ci introdurrà ai grandi romanzi di Philip
Roth (6 luglio).
Completano il progetto i reading
di Emidio Clementi, scrittore e
leader del gruppo “Massimo volume”, con “Motel Chronicles” di
Sam Shepard (martedì 19 luglio,
ore 21.30).
Anche quest’anno la rassegna
estiva dedica uno spazio ai più
piccoli con Teatrobus, a cura del
Teatro dell’Argine (Centro giovanile di Idice; giovedì 21 luglio, ore
21 - Mediateca; martedì 26 luglio,
ore 20.45 e 21.45 - Ponticella); Il
carretto delle storie (martedì 5
luglio, ore 21 - Mediateca); Il teatrino dell’Es (venerdì 26 agosto, ore
21 - Centro sociale Ca’ Bassa).
Inoltre, tra gli appuntamenti da segnare in agenda: quello della tradizione napoletana con l’Ensemble
dell’Accademia Musica Festival
in un concerto a cura dell’associazione concertistica “Carmina et
cantica” e dell’Accademia Musica
Festival in collaborazione con la
Regione Emilia-Romagna (giovedì
7 luglio, ore 21 - Corte Comunale),
quella della tradizione operistica di
Verdi e Ponchielli con l’Emilia Ro-
magna Festival (lunedì 18 luglio,
ore 21.15 - Corte Comunale).
Una estate giovane e fresca all’insegna dei miti, quelli di ieri e di
oggi. È questa la proposta culturale, promossa dall’Informagiovani,
che si affianca al tradizionale calendario di appuntamenti. Da Woodstock a Facebook: luoghi,
incontri, vecchi e nuovi miti,
questo il titolo della rassegna,
propone, in collaborazione con
associazioni e circoli di San
Lazzaro e Bologna, occasioni
di divertimento e opportunità
culturali, in un panorama che
spazierà dal cinema alla musica, passando da letteratura
e storia per raccontare i miti
del cinema con Freshfilm, film
mito di ieri e di oggi; del corpo con
incontri all’insegna del benessere psico-fisico e del divertimento;
della musica con concerti di personaggi storici del panorama musicale emiliano; della comicità con
spettacoli di cabarettisti bolognesi
e di livello nazionale; dell’intercultura con incontri dedicati ai diritti
umani e alla contemporaneità
nelle differenti culture; nella storia
con interviste impossibili con personaggi storici indimenticabili.
Parco 2 Agosto, Parco della Resistenza e Ca’ de Mandorli sono
ca documentazione archivistica
che attesta l’organizzazione e
il controllo delle acque nei territori attualmente localizzati alla
destra e alla sinistra del Panaro
con pannelli e mappe di grande
formato, con testi che riportano
ad esempio il trattato stipulato
fra Giovanni II Bentivoglio e Ercole I d’Este per la realizzazione
della prima imponente opera di
bonifica idraulica, il Cavamento Foscaglia meglio noto come
Collettore delle Acque Alte. Vengono poi illustrate le diverse
gestioni territoriali delle acque
a sinistra del Panaro nel corso
del tempo, portando il visitatore a conoscenza del sistema
dei “serragli”, sistema difensivo
utilizzato nelle diverse corti dai
Pico o dai Gonzaga che consentivano di arginare l’invasione
delle acque. La terza sezione
della mostra riguarda il Consorzio di Bonifica oggi ovvero raccoglie oggetti, documenti e mappe che conducono il visitatore in
una proiezione moderna/attuale
del territorio. Un territorio che
deve raccontare attraverso un
unico filo conduttore: il passaggio delle acque e il loro governo,
dalla montagna alla valle, con
operazioni coordinate e precise
sotto l’attenta regia del Consorzio della Bonifica Burana.
Lorenza Govoni
i luoghi dove si svolgerà la rassegna. Il Parco della Resistenza
ospita “Freshfilm”, mini rassegna
cinematografica, aperitivi e incontri
interculturali, laboratori interculturali per bambini e ragazzi; al Parco 2
agosto saranno di scena le “Interviste impossibili con rinfresco
al fresco” in collaborazione con il
Teatro dell’Argine (venerdì 22 e 29
luglio, ore 21). Infine, a Ca’ de Mandorli il martedì sera appuntamento
con i film noir, il venerdì musica con
“Cade Live & Parties” ed il sabato
“Cabaret & dj-set”.
Inoltre, l’Informagiovani promuove “Bookcrossing: libri liberi
su panchine lilla”. Tre panchine
lilla nei luoghi dell’estate giovani
sanlazzarese perché rilasciare un
libro è come l’inizio di un’avventura per i proprietari dei libri, per i
libri e per i loro nuovi lettori. Sulle
panchine lilla proposte classiche,
esaltanti, stimolanti, da leggere
sulla panchina, da portare a casa
o da scambiare con altri libri.
E per i nativi digitali c’è “Arte e
tecnologia”, un concorso di idee
sull’uso delle nuove tecnologie del
web 2.0 aperto ai giovani dai 18
ai 30 anni. Al vincitore verrà aggiudicato un premio. Tutte le info su
www.informagiovanni.it.
Il programma completo di San
Lazzaro Estate 2011 è disponibile on line su www.mediatecadisanlazzaro.it e su www.comune.
sanlazzaro.bo.it.
SagrE
Sagra della Patata Sant’Agata
Bolognese (BO) dal 02/07/2011
al 03/07/2011.
Evento enogastronomico senza
scopo di lucro pro-ristrutturazione della chiesa!
I volontari della Parrocchia dei
Santi Andrea e Agata organizzano anche quest’anno l’ormai
famosa Festa Enogastronomica
locale: la patasagra!
Quindi il PataStaff ancora una volta ricomincia la sua sfida con un
altro anno di esperienza in più sul
campo. Sagra Paesana il cui principale scopo è votato alla raccolta
di fondi pro-ristrutturazione della
chiesa di S.Agata Bolognese.
La Patasagra è una festa che
anno dopo anno acquista la
simpatia ed il consenso di un
numero sempre maggiore di
persone che ci danno lo stimolo
per continuare e migliorarci. Sagra dall’aspetto semplice ma di
grande spessore gastronomico,
in quanto tutti i cibi vengono preparati artigianalmente ponendo
particolare attenzione alla qualità. E poi birra sempre più fresca
e lambrusco a non finire.
Programma
Sabato 2 Luglio: Ore 18.30 apertura ristorante/asporto - intrattenimento serale con la cover
band: gli “anthera”.
Domenica 3 luglio: ore 12 apertura ristorante pranzo a menù
fisso solo su prenotazione - ore
18.30 apertura ristorante/asporto
intrattenimento serale con la cover band: “fabio super nova”
Sito Web: http://www.patasagra.
com.
Fricandò, sapori e musica San
Pietro in Casale (BO) fino al
03/07/2011.
Fricandò - sapori e musica è il
momento fieristico più importante dell’evento AEMILIANA che si
svolge ogni anno nel Comune di
San Pietro in Casale tra Bologna
e Ferrara.
L’evento AEMILIANA che dura
ben 5 settimane, con un crescendo di attività, raggiunge l’apice con Fricandò.
Fricandò non è solo il nome della
fiera campionaria, che si svolge
lungo la Via Matteotti che attraversa l’intero paese, Fricandò è animazione, musica, colore ed allegria
che attraverso spettacoli, karaoke,
attività per il pubblico rendono la
Fiera sempre più visitata dagli abitanti locali e dai comuni limitrofi.
Montagna in fiera Castiglione
dei Pepoli (BO) dal 24/08/2011
al 28/08/2011.
Castiglione dei Pepoli un capoluogo storico tra Emilia e Toscana, nel corso degli anni è
diventato un appuntamento imperdibile grazie alla Sua caratteristica fiera campionaria.
Visitatori dall’Emilia e dalla Toscana, turisti e villeggianti si incontrano a Montagna in Fiera per assaggiare le tipicità Italiane, curiosare
tra i numerosi stand che riempiono
tutto il Paese, e vedere gli spettacoli che fanno da cornice alla fiera
Telefono: 0532.909396
Fax: 0532.907330
www.buonenotiziebologna.it
INSERIMENTO
DATI
16
La Radio
BNB
1 Luglio 2011
L’informazione di Bologna va in onda
www.buonenotiziebologna.it
Questo mese entriamo virtualmente negli studi di RadioCittà’Fujiko
Intervistiamo Alfredo Pasquali
(nella foto), direttore dell’emittente bolognese.
Innanzitutto, direttore, qualche
dato tecnico della radio ed un
po’ di storia.
Radio Città nasce nel lontano
1976, all’apparire delle radio libere in Italia, sull’onda dei movimenti
studenteschi degli anni ‘70. Subito si connota come una radio di
movimento per dare voce a tutte
quelle realtà altrimenti impossibilitate a far sentire le proprie ragioni.
Negli anni infatti diventano protagonisti delle nostre trasmissioni
questione operaie, ambientali, pacifiste, di quartiere, spesso riferite
a persone singole lese nei propri
diritti. D’altra parte anche la musica diventò ben presto un dato
distintivo del nostro trasmettere,
con una colonna sonora allora
assolutamente inconfondibile legata alle note del rock progressivo, della musica “colta”, del jazz,
del blues o di ambito etnico. Non
a caso un nostro slogan storico
recitava: “Radio Città 103, la radio che non si sente, si ascolta!”.
Seguendo tutte le vicende legate
alle emittenti private (età pionieristica, battaglie di frequenze, legge
Mammì, funambolismi economici,
contese legali), nel 2004 la reda-
zione di Città 103 si fuse con quella di Fujiko, vittima dello scippo
della frequenza d’origine. La fusione non a caso determinò l’attuale
RadioCitta’Fujiko.
Di acqua sotto i ponti ne è passata
moltissima, dai vecchi registratori
a nastro aperto si è passato agli
player computerizzati, dal vecchio telefono bigrigio si è transitati
ai moderni cellulari, dalla posta
francobollata si comunica on line.
Difficile riconoscere nell’attività
redazionale di oggi l’artigianato
fantasioso di ieri, ma al di là delle tecniche di trasmissione e delle rivoluzioni operative è rimasta
intatta la mission della radio: una
voce per rimanere umani e non
plastificarsi nella massificazione
generale.
Leggo dal vostro sito web: …
RadioCittà’Fujiko sceglie di
proporsi come radio di flusso,
con un parlato veloce, ritmato,
che fornisce informazione non
solo negli spazi istituzionali,
ma lungo tutto il corso della
conduzione. Una radio principalmente musicale, con la
consapevolezza che le scelte
musicali non sono anonime né
indifferenti al messaggio che
si vuole dare. Una radio con la
prospettiva di rappresentare,
con le proprie idee e energie,
una straordinaria opportunità
per la comunicazione indipendente a Bologna….
Ed ecco la domanda: cosa intendete come radio di flusso?
Pubblicità, palinsesto musicale e redazione, è facile mantenere una reale indipendenza
nella comunicazione, oppure
per sopravvivere occorre comunque adattarsi ad inevitabili
compromessi?
La radio di flusso significa abbattere i compartimenti stagni della
trasmissioni in rubriche serie e
rubriche di divertimento, dove per
serio leggi serioso e per divertimento svacco. Il fluire nei diversi
momenti con l’identico approccio
del divertirsi nel senso pieno della
parole senza fittizie divisioni tra il
pensare e il sorridere.
Per quanto riguarda l’indipendenza dell’emittente la partita è tanto
difficile quanto necessaria, visto
che l’autonomia decisionale parte
da quella economica e, visto che
nessuno da niente per niente, l’unica maniera di potere decidere
senza padrini e padroni è assicu-
Come vive, o meglio
come sopravvive,
oggi una emittente locale, con il
mercato
pubblicitario radiofonico nelle mani dei
network nazionali,
con lo strapotere mediatico della
televisione e con
il fenomeno sempre
più onnipresente del
web?
Male, non solo per lo strapotere dei mega centri
di raccolta pubblicitaria, ma
anche
per
nuovi soggetti parassitari
entrati nel settore con pretese forti solo
per la loro predominanza nel mercato e non già per le garanzie garantite dal diritto. Come ad esempio i nuovi gabellieri fonografici
che, forse per la difficoltà attuale
di vendita dei cd, si improvvisano
dazieri al di là dell’imposta Siae.
rarsi proprie fonti di finanziamento, dalla pubblicità alle iniziative di
autofinanziamento, dai progetti di
pubblica utilità alle feste popolari.
certamente una tua Diopinione su come si è modificata nel
tempo la città di Bologna, anche attraverso il contatto diret-
In questi anni, avrai maturato
to con gli ascoltatori e con i
protagonisti istituzionali ed
economici del territorio,
Bologna soffre di un mal
sottile, un anestetico inoculato
lentamente negli anni. La sfiducia nella città, amplificata dai
ricordi di una Bologna Modello
del passato, crea disorientamento e confusione. In questa crisi di identità maturano
in vasti settori della cittadinanza
paura e quindi aggressività, un
sentimento di ostilità indefinita che
trova nel prossimo più indifeso
un
capro espiatorio predestinato. La
comunità della nostra
radio reagisce a questo
scagliare fendenti a caso, e
cerca nel senso profondo della relazione tra le persone quel nesso
che la politica purtroppo oggi ha
perso.
Ultima domanda ovviamente
riservata al futuro. Quali sono
i progetti strategici della tua
emittente, le idee ed i buoni proponimenti?
Due Speaker della Radio
Quelli di sempre: una radio che possa
essere domani, come ieri, un microfono aperto per la città e dalla città.
Marco Negri
BNB
Dialetto
1 Luglio 2011
17
Guido Zamboni e la “Sinfonia Poetica a due voci”
Ricordo di un poeta dialettale bolognese che trovò a Radio Budrio successo, fama e tanti amici
Erano gli anni ottanta, del secolo scorso ovviamente, ma per chi scrive pare ieri l’altro, quando comparve a Radio Budrio, dove io lavoravo nella storica sede
di via Alta Burioli, un omino piuttosto basso, anziano (per i miei canoni dell’epoca) ma, cosa alquanto bizzarra, si spacciò per poeta dialettale bolognese!
E così era davvero nella realtà, con una padronanza del bolognese, sia parlato che scritto, senza pari. Insomma, per farvela breve, Guido Zamboni fu
immediatamente assoldato dalla radio e per diversi anni fu uno degli ospiti fissi in una trasmissione di successo con il sottoscritto e con Matilde Cavazza,
telefonista e nostra collaboratrice.
Quell’estemporaneo connubio arrivò addirittura alla pubblicazione di una serie di libri, con i tipi della storica Tipografia Montanari d Budrio e come casa
editrice, la stessa Radio Budrio.
Per ricordare il compianto amico e poeta dialettale Guido Zamboni, al quale il Comune di Budrio ha conferito il riconoscimento il “Premio Città di Budrio”,
proponiamo ai lettori di BNB alcuni componimenti tratti dal libro “Sinfonia Poetica a due voci”, che porta pure la mia firma.
Buona lettura
VECCHIO CILIEGIO
IL MIO PAESE
VENEZIA
Non fiorirà quest’anno il vecchio ciliegio,
troppe rughe solcano il tronco scuro,
nella stagione dei canti e dei profumi
è diventato come un vecchio tremolante,senza capelli.
Fatemi entrare vecchie pietre, sotto la calce.
Nel muschio delle crepe, voglio lambire il tempo.
Fatemi entrare vecchie pietre, tra l’ombra dei portici.
Dentro ai torrioni di mattone voglio fermare la storia.
Frena il galoppo quadriga di Venezia
Non son ansiti di corsa le spume bianche,
né auriga l’alte figure sul molo di S.Marco,
ma strami di cenci che l’onda batte sulle calli.
Una campana nel meriggio chiama di lontano,
come se le spighe udissero
chinano il capo,
nel vento il richiamo di nere rondini al nido.
Cadendo in ampie volute dal campanile di San Lorenzo
per sfiorare con volo delicato il disegno del porfido grigio.
Giocare come bimbo sorpreso, sui tetti delle case più vecchie
e giù fino all’uomo della piazza bronzo centrale di severi ricordi.
Quando il mare ritira i suoi figli dalla rena,
il lamento è si forte e accorato di vergogna,
che avanza di più lena per riprender posto nella bara,
quasi pietà ascolti nei sciabordìì delle barche.
Si è addormentato nel fresco dell’erba alta,
mentre schiere di formichi ricercan provviste,
e il fagiano nel frutteto
canta inni d’alcova.
E sentire i rintocchi amici con le grida del mercato
e gustare l’odore del pesce mentre sul canale pigolii di polli.
Paese della mia pelle, paese delle mie ossa, paese delle mie membra
conoscere il tuo alito, il tuo respiro.
E come morir d’autunno in un amor di foglie gialle,
con una brezza solitaria che dall’acqua sale
e una sciarpa rossa e gialla che svetta antica sulla poppa,
mentre il remo coglie spruzzi che rimanda in mille stelle.
Non più gorgheggi di piume tra le fronde,
e bianche corolle e rossi rubini,
solo il freddo della notte senza luna,
per un ricordo di morte stagioni.
Camminare non visto nelle tue vie,
guardare questa gente forte,
queste donne belle come il sole
i bambini che corrono nei viali.
E un poeta senza lumi,
che rincorre falene e sguardi,
mentre la luce delle ciliegie se n’è andata via
nella brina solenne di un mattino senza sole.
St’ân an fiurirà pió al vècc zrî$
Trôpi rûgh al tâien al trånch scûr
Int al mumant di cånt l’é dvintè prezî$
A un vèc sanza cavì e pôch sicûr!.
Saluterò i tuoi filari diritti,
le tue campagne ordinate
mentre la nebbia mi imprigionerà
schiavo delle tue pietre, nella tua calce quella più dura.
Venezia è la tua anima di vecchio gondoliere,
caduto nell’acqua buia in una sera di carnevale,
Venezia è un’agonia profonda come il mare
che risorge tutti i giorni dal muscio dei canali.
Oh! Venezia! Frena al galôp dla quadriga, dal tåu bèrch!!
Aln én ánsit ed cåursa al tåu stióm ed lât,
Né aurîga ali én ali elti figûr, såura al Môl ed San Mêrch
Mo avanz ed strâz che l’ånda cåntr al tåu câl la $bât!.
‘Na campèna in al dåp me<dé la ciâma da luntån:
Cómm se al sintessen al spigh al che@nen la tèsta
Int al vaint l’arciåm dal rundanén ch’al van
Cómm dal saiatt, al viven la so fèsta!.
Al zrî$ in mè< all’erba al s’è indurmintè!
Fil ed furmigh al zairchen la pruvésta
Al fa$ån al so cånt d’amåur l’à lanzè
Mo al zri$ aln à piò nient da mettr in vésta!.
Trà i su râm dal cantè an né piò inció\na;
Né bianch fiûr e ros rubén al porta
Såul al fradd dla nôt sanza ló\na
P’r un arcord d’una sta$ån morta!.
E un pôver poeta sanza piò poesì
Che al rincor $guerd e falen in våul
Manter la lu$ dal zrî$ las né ande vì
Int la bre\na dna matè\na sanza såul!!.
Fèm vgnîr dánter, vèci prêd såtta a la calzènna!
Int al mósti dal crèp, al taimp a voi lambîr
Fem vgnîr dánter veci prêd; int l’åmbra di pôrtgh, ’na mantè\na
Dantr ai turión ’d madón la stória a voi capîr!.
Cascánd in våul lérgh, dal campanèl ’d S. Luránz,
Par sfiurèr con gir delichèt i pardén grîs;
Zughèr cómm un pinén såura i cóp e al vèci cà di avánz
E zå fen a l’ômen dla Piâza, arcord ed tótt i pài$!.
E sentr i rintòch amigh con al $gumbéi dal marchè
Gustèr l’udåur dal pás; al piglèr di pipién dal canèl;
Oh! Paai$ dla mi pèl! Paai$ dal mi córp martoriè!.
Cgnóser al to âlit, al to respîr! Paåi$ mi ti tant bèl!.
Quand al mèr al ritira i su fiû da la riva
Al lamaint ed vargågna l’é acsé fôrt e accorè,
che ed turnèr a cla bêra al piò prest ani agriva
Int al sciaburdèr dal bèrch, al per ch’l’ascåulta una pietè!.
L’é cmé un amåur ed foi <âli d’autôn, dri a murîr,
Un’arierè\na solitèria che da l’acqua in elt la sèl;
Una scierpa culurè in poppa che al vaint fà garrir
Mantr al remo al coi sprozz ch’l’armånda in tanti strel!.
Venezia l’é la to âlma ed vec gondolîr
Caschè int l’âcqua bûra una sira ed cranvèl
Venezia l’é un’agonì, tant profonda ch’an só dîr
Cl’la vén so tótt i dé dal môsti di su canèl!.
Caminèr da inción vest longh al tåu strè
Guardèr la to <aint fôrta; al dón beli cmè al såul!.
Vaddr i pinén correr pri i vièl, tótt animè!.
E salutèr i pasarén int al so våul!.
Salutèr tótt i tu drét filèr
Al tåu campâgn bèli e urdinè
Mánter la nabbia ch’l’é dri a calèr,
Int la dûra calzé\na dal tåu prêd, lom farà impar$unèr!.
MARZABOTTO
È la solita brezza che scappuccia le cime,
la neve torna acqua, la madre al figlio,
tutto è come era, solo il tuono è diverso,
l’uccello canta, fuggito lo spavento,
l’erba rialza la testa, lassù sui crinali,
tra le rovine, il fumo, e l’odor di morte.
L’é la sôlita brazza ch’la scapozza al zôm;
la naîv l’artåurna acqua, la mèdr al fiól!.
Tótt l’é cómm l’èra; såul al trån l’è divêrs dal prém
L’uslén al canta! A i è turnè al viôl!
L’êrba la rielza la tèsta là sò i crinèl;
Marzabôt! Arven! Fom! Udåur ’d môrt e furia criminèl!!.
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Marco Negri
18
Il Racconto
BNB
1 Luglio 2011
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ATTIVITÀ EDITORIALE
Realizzazione e gestione
di strumenti editoriali
sia cartacei che on-line.
IL MOLINO BORIANI
Racconto tratto dal volume “OMINI GRIGI ed ALTRI RACCONTI”
di Gabriele Montanari - edizioni www.ilmiolibro.it
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Strana vicenda la genesi di questo curioso libro, contenente 17
racconti e numerose fotografie.
Due di questi racconti ottennero
due riconoscimenti in Concorsi
Nazionali di Letteratura Giovanile, poi dell’autore si persero le
tracce, nel magma dell’editoria
È
tempo che io lo scriva: lo
scrivo adesso o mai più.
Non che sia una cosa importante ma è una cosa che solo
io conosco e nessun altro: dato
allora che il mio tempo sulla terra
è giunto quasi al termine, meglio è
che io la scriva, questa cosa.
Tra un mese compirò cent’anni, ho
avuto una vita stupenda e nessun
rimpianto per ciò che ho fatto o
che non ho fatto.
Ora sento che la mia testa se ne
sta andando, mentre il mio corpo
è già andato, da un bel po’ di anni:
ed allora, prendo un bel blocco di
carta rigata, una matita numero
uno e scrivo.
Vi voglio spiegare come e perché
il Molino Boriani cambiò nome,
dall’oggi al domani e soltanto io
posso farlo, dato che il nuovo
nome fui io a darglielo.
Su su lungo la Val di Zena, c’era
appunto questo Molino, allora della famiglia dei Boriani, che macinava grano ed altri cereali, grazie
alla forza del torrente Zena.
Chissà da quanto tempo era lì,
centinaia di anni, ma io ne sentii
parlare attorno al 1925.
All’epoca ero un ragazzetto alto e
magro, sempre affamato di bistecche e di cultura: abitavo al Botteghino di Zocca, appunto in Val di
Zena, a una decina di chilometri
dal Molino, studiavo al Liceo Minghetti, terzo anno.
Tra gli amici di paese si favoleggiava che il mugnaio, tale Boriani,
tipaccio scorbutico e grosso come
un armadio, dal quale tutti stavano alla larga, si fosse maritato con
una giovane vedova di Pianoro,
che era una gran bellezza.
Ricordo che si discuteva sul come
un bestione del genere avesse fatto ad impalmare una simile bella
donna: c’era una versione che sosteneva che la vedova s’era ritro-
Poi più nulla, sparito per
trent’anni abbondanti. Improvvisamente, cinque anni fa, ormai sessantenne, ricompare
con “LA VERSIONE di UBALDO”, l’anno dopo con “FIUMI
di CHAMPAGNE”, nel 2008 con
“TRE per KLUGER”, nel 2009
con questo “OMINI GRIGI”, nel
2010 con “ LE RUSPE del PARMA”, nel 2011 con “L’UOMO
CHE FRIGGEVA PATATE”, questi ultimi due libri in collaborazione con tale Marco Negri.
Che dire? Gli ho telefonato il
mese scorso per avere un’in-
tervista per LA GAZZETTA DI
CENTO: ha rifiutato, nega di
conoscermi, non ne vuole sapere. E così, leggetevi questo suo
racconto, per capire che tipo è:
originale di certo, scorbutico
anche, sgodevole di sicuro!
Questo l’antefatto: e veniamo ai
fatti.
Un pomeriggio d’autunno, tempo
mai venuta.
Ipotizzammo che il marito la tenesse ben chiusa in casa, onde
evitare che sguardi concupiscenti
la sfiorassero: ed in effetti nei negozi del Botteghino - i più vicini al
Molino - nessuno l’aveva mai incrociata.
E così io e Federico saltammo sulle nostre vecchie biciclette e prendemmo a pedalare di buona lena
sulla stradina sterrata, in direzione
di Zena.
Non avevamo un’idea precisa:
pedalavamo allegri ed intanto facevamo le nostre chiacchiere di
ragazzi.
Ad un certo punto, incrociammo
un carretto trainato da un cavallo,
che stava scendendo verso il Botteghino.
Appena ci fu alle spalle, disse il
Federico:
“È Boriani, quello lì! Il mugnaio!”
“Ma sei sicuro? Con quel cappello
e la capparella?”
“È lui! L’ho visto in bottega da mia
zia! E poi guarda: ha
dei sacchi di farina sul carretto! Ti
dico che è lui!”
Effettivamente c’era una dozzina
di sacchi di farina sul carro: “E allora?”, domandai a Federico.
“Andiamo a vedere sua moglie!
Finchè lui non c’è!”
Ci mettemmo a pedalare con vigore ed arrivammo dopo poco al Mo-
“Aiutami a salire, che guardo dentro”, chiesi a Federico.
Lui fece una specie di staffa con le
mani, io ci misi un piede sopra e
saltai più che potevo: così mi aggrappai alla cima del muro e potei
gettare uno sguardo all’interno.
La bella Eleonora era lì a dieci metri da me, nell’orto, mi stava guardando, con in mano una zappa e
mi gridò:
“Pussa via, ragazzaccio!”
Un attimo solo la guardai, poi il mio
occhio fu distratto da due pastori
maremmani, bianchi come la neve
e grossi come vitelli, che correvano verso di me, dal lato opposto
dell’orto, abbaiando furiosamente.
Federico mollò il piede ed io mi lasciai cadere all’esterno.
“Cavoli! - dissi a Federico - Ci
sono due bestioni di cani che fanno la guardia!”
“Che si fa? – chiese lui – Lasciamo perdere?”
“Un momento…taci!”, gli sussurrai.
Dall’interno giungeva una voce di
donna:
“Billo! Bianca! Qua belli, venite!
Volete la pappa? Qua belli!
I miei cuccioloni!”
Era lì, a pochi metri da noi, la bella
Eleonora, e nemmeno ero riuscito
a vederla per bene! Che rabbia!
Girai lo sguardo attorno, alla ricerca di un’idea: e la trovai.
uggioso, foriero di cattive idee, io
e il mio amico Federico ci trovammo a fantasticare
sulla bella vedova, su come ci sarebbe piaciuto vederla, visto che
in due mesi al Botteghino non era
lino Boriani: peccato che l’edificio,
due piani di
pietroni grigi, fosse circondato
ai quattro lati da un muro alto almeno due metri, fatto con malta e
sassi di fiume.
C’era un enorme platano, alto almeno venticinque metri, che era
cresciuto fuori dal recinto, ai bordi
della strada: aveva ancora un po’
di foglie secche e non sembrava
impossibile da scalare.
“Non vorrai salire là!”, mi disse Federico.
“Perché no? - risposi - Giusto per
vedere questa bellezza”.
“Io non vengo!”, disse lui.
“Allora aiutami!”, dissi io.
Siccome ero magro, ed anche agile, non mi ci volle molto per salire
fino al primo grosso ramo laterale:
peccato che da lì non si vedesse
quasi nulla del giardino e dell’orto
del molino.
Così salii ancora un paio di metri,
poi mi misi a cavalcioni di un ramo
laterale che andava verso sinistra
e pian piano mi spostai in avanti,
per allargare la visuale.
Di tanto in tanto vedevo i due maremmani passare ma della bella
Eleonora nessuna traccia.
Improvvisamente qualcosa accadde: Federico cominciò a gesticolare da sotto ed intanto diceva, in
modo soffocato:
“Vieni giù! Vieni giù, sbrigati!”
Non mi fu chiaro che cosa diavolo volesse, finchè non vidi le
seguenti due cose: Federico che
inforcava la sua bici e spariva verso Zena, ed un carretto trainato da
un cavallo, che era sbucato dalla
curva e stava lentamente salendo.
A bordo, un tale con cappellaccio
e capparella, sul carro una dozzina di sacchi farina.
Io ero lì, in bella vista, su un albero
quasi spoglio di foglie.
Qualcosa dovevo fare, prima che
il mugnaio alzasse gli occhi e mi
vedesse: mi guardai attorno e vidi
una sola via di fuga.
Il ramo su cui ero a cavalcioni, si
protendeva dentro la corte del molino, fino a sfiorare parallelamente
il muro della casa, proprio dove
c’era una finestrella ovale, sicuramente quella di un solaio.
Non c’era tempo da perdere:
scendere era impossibile, restare
lì sarebbe stato un suicidio, la finestrella era la mia unica speranza.
Mi feci avanti, centimetro dopo
centimetro, poi infilai le braccia
dentro la finestrella e tirai dentro
tutto il resto del mio corpo.
Era un buio sottotetto, con pavimento di grosse assi di legno ed
una quantità enorme di cianfrusaglie polverose.
Sdraiato sul pavimento, osservai
da una fessura che cosa c’era
sotto di me: un enorme letto matrimoniale e, sopra al letto, c’era la
bella mugnaia che stava leggendo
un libro!
Per poco non mi venne un accidente, ebbi una specie di scatto
con le gambe e feci cadere una
nazionale.
Erano gli anni Ottanta, di Gabriele Montanari da me due
volte intervistato per la rivista
“NUOVE PENNE” ebbi ottima
impressione come uomo, come
insegnante, come scrittore
esordiente.
vata con un sacco di debiti e che il
mugnaio, in cambio delle nozze, li
avesse saldati tutti.
Una versione alternativa era che
fosse stata la vedova, la quale
aveva un forno a Pianoro, ad aver
adocchiato il Boriani, che aveva sì
vent’anni più di lei ma che aveva
pure un bel mucchio di soldi.
Fatto sta che da un paio di mesi
la bella vedova - di nome Eleonora - aveva preso casa al Molino
Boriani, dopo un matrimonio cui
nessuno era stato invitato ma che
di sicuro s’era fatto: parola di un
sacrestano di Monterenzio.
Armando Leprotti
VIRTUAL COOP
Cooperativa Sociale
ONLUS
cesta con dentro qualcosa di indefinito: diavolo, che rumore tremendo!
Vidi la mugnaia alzare gli occhi dal
libro e fissare sopra di sé: io mi immobilizzai.
Lei si mise a sedere sul bordo del
letto, con il libro in grembo e lo
sguardo verso l’alto: io ero lì, tre
metri scarsi sopra di lei, più terrorizzato per la situazione che ammirato per la sua indubbia bellezza.
Passò un minuto, forse due, durante i quali io rimasi assolutamente fermo.
Intanto la mugnaia ispezionava
con lo sguardo il soffitto, alla ricerca di una spiegazione per quel
rumore sospetto.
Questo stato di stallo sarebbe forse
continuato ad oltranza, se il brusco
aprirsi della porta della camera non
avesse dirottato là lo sguardo di
Eleonora: ed anche il mio.
“Strada di merda! - gridò il mugnaio, scaraventando il cappello su di
una sedia - Una frana dopo il Botteghino!
Come ci arrivo al Farneto? Quell’idiota del Podestà, sempre là a farsi bello con stivali e camicia nera!
Tenesse a posto le strade,
piuttosto!”
E giù una sequela di bestemmie e di maledizioni
varie.
Sua moglie lo aiutò a levarsi la capparella umida
e la stese su una sedia,
vicino alla stufa a legna.
“Dai donna, spogliati che
facciamo una cosina”, proseguì l’uomo, cominciando a slacciarsi la cintura
dei pantaloni.
“Non ne ho voglia, dai. disse lei - Sono stanca
morta”.
“Eleonora, vedi di non
farmi incazzare anche tu!
- replicò lui - Ti riposerai
dopo, adesso spogliati!”
La mugnaia appoggiò il libro sul
comodino e cominciò a spogliarsi:
di tanto in tanto lanciava un’occhiata al soffitto.
“Mamma mia, aiutami! - pensavo
io, pietrificato - Lei lo sa! Prima
mi ha visto sul muro di cinta, poi
ha sentito il rumore, continua a
guardare su: lei lo sa che qui c’è
qualcuno!”
A quei tempi non c’era il cinema e
nemmeno la televisione, dunque
noi ragazzi non sapevamo nulla delle faccende del sesso, se non quello
che ci raccontavano i più grandi.
Ma quel giorno io ebbi modo di vedere dal vivo, e dall’alto, tutto ciò
di cui si favoleggiava nelle nostre
chiacchiere di adolescenti.
Eleonora era una autentica bellezza, con una pelle candida ed una
cascata di capelli neri che avrebbero meritato ben altro amante.
Il Boriani era un bestione irsuto e
quasi ridicolo nella sua ingombrante nudità: stette qualche tempo sopra la moglie, dimenandosi e mugghiando parole incomprensibili.
Poi d’improvviso ebbe una specie di sussulto, gettò uno strillo e
si buttò di lato, ansimando e boccheggiando.
BNB
1 Luglio 2011
La mugnaia, completamente nuda
e a gambe spalancate, guardò qualche istante sopra di sé, poi si coprì.
Madonna mia, che scena!
Sono passati più di ottant’anni ed
ancora ce l’ho, la scena, vivida ed
incisa per sempre nella mia memoria.
Io ero terrorizzato ma ero anche
eccitato: sentivo un gonfiore ineluttabile lievitare nei miei pantaloni,
schiacciati sul pavimento di legno.
Pochi istanti dopo il Boriani prese
a russare, la sua signora gli buttò
la coperta sopra e, così facendo,
si scoprì di nuovo.
La sua mano destra scese sul
suo stesso corpo e si fermò all’inguine, mentre con la sinistra si
carezzava il seno.
una mossa, che ho fame!”
Cominciò a rivestirsi ed anche la bella Eleonora si tirò su, indossò una
specie di vestaglia azzurra ed uscì
dalla camera: non senza aver lanciato un’ultima occhiata al soffitto.
Quando i due furono usciti dalla
camera, mi azzardai a muovermi:
fuori stava calando la sera, era
tempo di uscire da lì e di tornare
velocemente a casa.
Come ci arrivai, a casa, proprio
non lo so: era buio pesto, sgocciolava, rischiai varie volte di finire dentro il torrente… ma verso le
otto di sera arrivai al Botteghino.
Fradicio, stravolto, meritai abbondantemente i due sberloni che mia
madre mi tirò, prima di mettermi davanti una fumante minestra di fagioli.
Che diavolo stava facendo quella
donna?
Non ero per nulla informato
sull’autoerotismo femminile ma
ben presto intuii: la signora stava procurandosi il godimento che
il legittimo bestione non le aveva
procurato.
Tra una carezza ed un contorcimento, la bella Eleonora teneva
gli occhi socchiusi oppure aperti
Corre veloce, questa storia: deve
correre veloce, non ho il tempo
materiale per narrarvi tutto nei
dettagli.
Dieci anni dopo, forse dodici, lavoravo come procuratore nello studio
legale dell’avvocato Mazzantini, un
pezzo grosso della Bologna bene,
che mi insegnava il mestiere e mi
pagava uno stipendio da fame.
Grande fu il mio stupore una mat-
verso di me: mi guardava e sospirava, sospirava e mi guardava,
quasi fosse certa che io ero lì, tre
metri sopra di lei.
Infine, dopo un tempo che mi parve eterno, anche lei ebbe un sussulto, anzi una serie di sussulti,
poi si placò.
Gettò un ultimo sguardo, dolcemente sorridente verso l’alto, poi
chiuse gli occhi e si addormentò.
Non potevo non farlo: confesso
che allungai la mano verso i miei
calzoni, la infilai sotto la cintura e
mi masturbai.
Fu questione di un minuto, forse
meno.
Anch’io ebbi un sussulto irrefrenabile ed un’altra cesta piena di
cianfrusaglie rotolò nella soffitta,
con gran rumore.
Eleonora spalancò gli occhi un
istante, scrutò il soffitto, sorrise di
nuovo e di nuovo si addormentò.
tina, nel far accomodare in sala di
attesa una signora che aveva un
appuntamento per le ore dieci:
era lei, Eleonora, elegantissima e
sempre bellissima, la moglie del
mugnaio.
Anzi, seppi subito, la vedova del
mugnaio Boriani.
In breve, la signora era rimasta da
sola alcuni mesi addietro e s’era
decisa a vendere parte delle proprietà ereditate, in particolare il
molino, poiché non intendeva proseguire quella attività.
Queste cose le udii di persona,
poiché quel mattino io ero nello
studio dell’avvocato Mazzantini,
per prendere appunti.
Non fu neppure difficile trovare un
acquirente, per il molino, dato che
un nostro cliente, il benestante
ebreo Amos Levitani, era appunto
alla ricerca di una attività artigianale da regalare ai suoi due figli
maschi.
Seguii di persona l’affare, su incarico dell’avvocato, e più volte ebbi
modo di incontrare Eleonora, di
discutere con lei, di offrirle suggerimenti.
La aiutai anche a scegliere e ad
acquistare per se stessa un grazioso appartamento in centro a
Bologna.
Qualche tempo dopo, forse un’ora, forse due, il Boriani rotolò giù
dal letto, tra una bestemmia e l’altra, risvegliando sua moglie, che
gli dormiva a fianco, e me, che gli
dormivo tre metri sopra.
“Dai donna, che ho fame! - farfugliò - Vai giù a far da cena che oggi
hai già goduto abbastanza! Datti
Il Racconto
Lo confesso: la signora Eleonora
mi piaceva alquanto e, sebbene
ella avesse quasi quindici anni più
di me, finii per innamorarmene.
Credo che il mio sentimento fosse
evidente per Eleonora, tanto che,
quando un giorno io trovai il coraggio di dichiararmi, lei mi sorrise e
fece cenno di sì, quasi a dire: “Finalmente!”
Trascorremmo assieme dieci meravigliosi anni.
Seppure quel periodo fosse segnato dalla guerra e dai tanti lutti
che capitarono alla nostra patria,
non posso non ricordare con rimpianto quel decennio, per noi stupendo.
Avevo evitato il servizio militare,
in quanto orfano di guerra, poiché
mio padre era morto nel conflitto
del 15-18.
Continuai a lavorare nello studio
Mazzantini, dove presi a fare carriera, un po’ per la benevolenza
del titolare, un po’ perché evidentemente ci sapevo fare.
Ufficialmente continuai ad abitare
al Botteghino, anche se gran parte della mia giornata si dipanava
tra lo studio legale, il tribunale e la
casa di Eleonora.
Una sera, dopo aver fatto
all’amore, stavamo fumando e così, senza pensarci
troppo, mi scappò:
“Sai, io ti ho visto. Ti ho
visto fare all’amore con
Boriani”.
Eleonora mi guardò intensamente ed aspirò una
boccata:
“Eri tu! Eri tu, nel sottotetto?”
“Ero io, sì. Ero entrato
dalla finestrella che dava
sulla via”.
“Ma tu pensa! - esclamò E perché?”
“Mi avevano detto che al
molino Boriani c’era una
donna
stupenda. Ed infatti c’era!”
“E che hai visto, birichino?”
“Ho visto tutto!”
“Tutto tutto?”
“Tutto tutto!”.
“Tutto tutto, dunque- Eleonora
aspirò una nuova boccata di fumo
- E che cosa hai pensato di me?”
“Che eri bellissima e desiderabilissima. - le risposi - Mi
sono anche masturbato”.
“Ma bravo il porcellino!”, esclamò.
Si mise a sedere sul letto, mi tolse
dolcemente la sigaretta dalle labbra e mi tirò una tremenda cuscinata in faccia.
“Questo per la tua sfacciataggine!”
Poi mi baciò appassionatamente
ed infine concluse:
“E questo per il tuo coraggio!”
Meravigliosa Eleonora!
Poi, nel 1947, finalmente fuori dalla guerra, quando pareva che il futuro davanti a noi fosse luminoso,
accadde di tutto.
L’avvocato Mazzantini, che già mi
aveva prospettato l’idea di farmi
socio del suo studio legale, ebbe
un serio malore in tribunale: al
Sant’Orsola mi fecero capire che
c’era ben poco da fare.
Dopo tre mesi di cure, di riabilitazione e di carrozzella, un secondo
19
malore si portò via per sempre il
mio principale.
La sua vedova mi affidò temporaneamente lo studio e successivamente me lo cedette ad una cifra
più che ragionevole.
La mattina dell’otto ottobre di quel
maledetto 1947, fu Eleonora a non
riaprire gli occhi: era immobile, gelida, rigida, era sempre bellissima
ma era morta.
Avevo dormito al suo fianco e non
mi ero accorto di nulla.
I medici dissero che probabilmente il suo cuore aveva ceduto di
schianto o forse un grosso vaso
sanguigno del cervello aveva un
difetto congenito.
Cinquantacinque anni aveva la
mia stupenda Eleonora, quando
l’accompagnai alla Certosa.
Due mesi dopo si presentarono al
mio studio i due fratelli Levitani,
coloro che avevano acquistato il
Molino Boriani, prima dello scoppio della guerra.
Mi narrarono che avevano tenuto
il molino solamente per un anno
poi, viste le leggi razziali e l’aria
che tirava per le famiglie ebree,
erano scappati precipitosamente
in Svizzera.
Adesso erano di passaggio in
Italia, intendevano trasferirsi in
Palestina, dove la comunità internazionale aveva stabilito dovesse
nascere lo Stato di Israele.
Avevano già provveduto a vendere le loro proprietà però - mi dissero - il molino non lo voleva nessuno, anche perché
era stato gravemente danneggiato
dalla lunga inattività e da uno straripamento del torrente Zena.
Mi offrii di comprarlo io stesso e
proposi una cifra molto bassa, anche perché le mie finanze più in là
non arrivavano.
Accettarono immediatamente, firmarono le carte relative e se ne
andarono, visibilmente sollevati.
Avevo comprato il Molino Boriani,
quasi senza pensarci.
Anni dopo, quando mi decisi a farlo ristrutturare ed a ricavarne una
casa di vacanza in collina per Angela, mia moglie, e per i due figli
che mi aveva dato, volli che fosse
tolta la targa in pietra che campeggiava sopra la porta d’ingresso,
con la scritta “MOLINO BORIANI”.
Feci scolpire una bella targa in
marmo con il nome nuovo che
avevo deciso di dare a quella costruzione e la feci installare al posto della vecchia scritta.
Ancor oggi, se passate per la val di
Zena, possibilmente in bicicletta,
come fanno tanti appassionati, un
paio di chilometri prima di Zena,
sulla sinistra, potete scorgere un
edificio di pietroni grigi, circondato
da un muro perimetrale.
Quello un tempo era il Molino
Boriani.
Ma sulla targa oggi leggerete:
“MOLINO DELLA SEGA”.
Ora che vi ho rivelato il nome che
io stesso ho scelto, non c’è molto
altro da spiegare né da raccontare.
Vi prego, non ridete di quel nome:
quella sega è stata l’aperitivo di un
vero, grande amore.
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SITI WEB
20
Lo Sport
BNB
1 Luglio 2011
Buone Notizie
Bologna
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Tel. 051 533106 / Fax 051 530761
Paolo Poggi: 40 anni di Polisportiva
www.buonenotiziebologna.it
A San Lazzaro 20 anni di Centri Estivi “FULL TIME”
Il Centro Estivo Sportivo Full-Time
nasce per supportare da un lato le
esigenze dei genitori che lavora-
no, e dall’altro per favorire la socializzazione dei bambini dai 5 ai
12 anni per tutti i mesi estivi, da
giugno a settembre, fine scuola e
inizio delle vacanze estive.
I bambini sono seguiti da istrut-
tori preparati che coinvolgono i
ragazzi in attività sportive, quali
tennis, il nuoto, la pallavolo, la
pallamano, il calcio, il basket, il
ping-pong, il karate, danza moderna, musical; attività ludiche,
quali giochi e tornei, e ricreative
come gite culturali, laboratori,
film, video.
L’attività del centro è mirata ad
impegnare i ragazzi alla scoperta
delle loro capacità relazionali e
motorie.
L’organizzazione è svolta attraverso “Moduli Specifici”. In particolare
all’atto dell’iscrizione occorre specificare la scelta del modulo che si
intende frequentare. I moduli sono
quattro:
-Tradizionale
- Nuoto
- Tennis
- Pallavolo
Su richiesta delle famiglie, è
possibile differenziare l’orario,
scegliendo la giornata, la mezza giornata o solo alcune ore.
Giuseppina Versace… non solo moda!
Lavoro, sport, volontariato e tanta voglia di vivere
Ciao Giusy, conosciamoci un
po’...
Sono nata a Reggio Calabria il 20
maggio 1977. Terminato il Liceo
Linguistico, vado a vivere a Londra per un anno, dove, per mantenermi da sola, lavoro come baby
sitter, commessa in un negozio
di giocattoli, cassiera in un takeaway e hostess congressuale. A
ventidue anni mi trasferisco a Milano, per mettermi alla prova e trovare nuovi stimoli lavorativi.
Giuseppina Versace (nella foto),
meglio conosciuta come Giusy,
porta un cognome che nel mondo della moda pesa e conta. Ed è
proprio nel mondo della moda che
comincia a lavorare, giovanissima, preferendo un’altra azienda a
quella familiare, per mantenere il
terreno libero da ogni implicazione. Oggi, Giusy Versace è nota
alla cronaca per essere la prima
donna atleta con amputazione bilaterale alle gambe a gareggiare
a livello agonistico nella corsa dei
100 metri piani, promessa in prospettiva paralimpica. A cambiarle
la vita è stato un incidente, che
dalla moda l’ha portata ai podi
dell’atletica leggera, passando
per l’accettazione del proprio corpo e per il reinserimento sociale
e lavorativo. È la stessa Giusy a
raccontarci i retroscena e i passaggi più critici di questo suo intenso percorso... ancora tutto da
vivere!
Sei proprio nel pieno della tua
carriera, quando, nell’estate del
2005, hai un grave incidente in
auto, a causa del quale ti amputano entrambi gli arti inferiori
dal ginocchio in giù.
Era il 22 agosto del 2005 quando, subito dopo le ferie, noleggiai
un’auto per riprendere servizio. Mi
trovavo sull’autostrada SalernoReggio Calabria e all’altezza di
Castrovillari un terribile acquazzone mi fece perdere il controllo
dell’auto che andò ad urtare contro il guard-rail. Questo, nell’impatto, si aprì e sfondò l’abitacolo della
macchina, tranciandomi di netto
entrambe le gambe.
Il trauma è gravissimo. La riabilitazione lunga e dolorosa. Ma
tu non ti arrendi. Vuoi riprenderti la tua vita, il tuo lavoro, la tua
femminilità.
Sicuramente è stato un percorso
lungo e doloroso, nel quale però
sono stata sempre affiancata dalle
persone a me più care che hanno
riso e pianto con me. Trovarmi su
una sedia a rotelle e avere bisogno
di mia madre anche solo per prendere un bicchiere d’acqua o lavarmi… è stato un po’ come tornare
indietro. Re-imparare a camminare
è stata forse la fase più difficile e
Il fatto di non essere stata sola è
stato davvero importante.
Finita la riabilitazione, ecco che torno a lavorare. Purtroppo, però, non
trovo più la mia scrivania e l’atteggiamento dei dirigenti era cambiato: era come se insieme alle gambe
io avessi perso la testa. Un anno
dietro la scrivania a fare i solitari ha
rischiato di distruggere quell’equilibrio che con grande fatica avevo
ricostruito. Spesso si pensa che io,
essendo una Versace, possa avere
avuto la strada facile. Beh, non è
così. Ho dovuto tirare tante gomitate per riprendermi ciò che avevo
lasciato e che duramente avevo
conquistato. Oggi mi sono riappropriata della mia scrivania e del mio
ruolo, ma certamente il valore che
gli do non è più lo stesso.
Oggi sei anche un’atleta e dirigi la ONLUS Disabili No Limits.
Cominciamo dallo sport. Ti stai
allenando per partecipare alle
Paralimpiadi di Londra 2012,
dopo avere gareggiato in diversi Campionati Italiani di atletica
leggera. La tua specialità è la
corsa sui 100 metri piani. Anche
qui hai bruciato le tappe. Intanto,
come ti sei avvicinata allo sport?
Si è trattato di una scommessa. Volevo provare l’emozione di correre
ancora senza pensare assolutamente a gareggiare. Molti “addetti
ai lavori”, anziché incoraggiarmi,
mi hanno scoraggiata, cercando di
distruggere il mio sogno. Dicevano
che non ero in grado, che sarei caduta. Ho fortemente voluto provare
ed è stato grazie anche al grande
supporto di mio fratello e del mio
ragazzo che sono andata avanti.
Nel giugno del 2010, al Campionato Italiano di Imola, ho vinto sui
Cerchiamo
venditori
di spazi
pubblicitari
100 metri con un tempo di 19”93.
Lo scorso 30 marzo, poi, ho segnato un nuovo record italiano per la
mia categoria, correndo sempre
sui 100, ma questa volta in 17”60.
Ora mi sto impegnando per poter gareggiare alle prossime
Paralimpiadi. Se dovessi riuscire ad arrivarci sarà una grande
soddisfazione, ma anche se non
arrivasse la qualificazione per
Londra, sarei comunque felice
perché il percorso che sto facendo mi sta arricchendo moltissimo
e soprattutto mi aiuta a stimolare
altra gente a venire fuori e ad avvicinarsi allo sport.
Una medaglia d’oro alle prossime Paralimpiadi è un bel sogno
e tiferemo sicuramente per te
affinché si realizzi! Ma quali altri sogni e desideri serba Giusy
per la sua vita?
Ho capito l’importanza di ringraziare quotidianamente per quello
che si ha. I miei sogni e/o desideri
non sono mai a lungo termine perché poi, alla fine, forse qualcuno
Lassù ha già deciso. Certamente
oggi c’è questo importante obiettivo delle Paralimpiadi, ma forse
il mio sogno più grande è che il
mondo si pulisca un po’. C’è ancora tanta cattiveria e ignoranza
nella gente e questo mi fa molto
male. Un giorno di tanti anni fa, a
bordo di un taxi, ho letto una frase
che per me vuol dire tutto e da allora non l’ho mai dimenticata: “Ieri
è il passato, Domani è il mistero,
Oggi è il dono”».
Intervista già apparsa, con il titolo “Il dono di Giusy”, nel sito del
Gruppo Donne UILDM (Unione
Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), a cura di Annalisa Benedetti.
Inoltre, sempre su richiesta, è
possibile frequentare l’ora di
studio, nella quale gli istruttori
del centro seguiranno i bambini nello svolgimento dei compiti
delle vacanze.
Orario: dalle 7.30 alle 17.30 (è
possibile estenderlo alle 18).
Accesso: Bambini e ragazzi dai 5
ai 12 anni.
Interruzione del centro le 2 settimane centrali di agosto.
Sede: Via F.lli Canova, 51
San Lazzaro di Savena (Bologna).
Disabili: si accolgono ragazzi attraverso una specifica convenzione e segnalazione: con Ausl,
Amministrazione Comunale e accesso diretto privato.
Responsabile:
Simonetta Marchesini
Contatti: sede: 051.465054, Circolo tennis P.Poggi 051.453384
cell.
Simonetta
Marchesini
334.3090366
E-mail: [email protected]
È prevista la festa di fine corso, che
quest’anno si effettuerà giovedì 1°
settembre 2011 presso la sede.
Sul nostro sito tutte le informazioni:
www.polisportivapaolopoggi.it
Carcere & Sport
Un Progetto di Uisp Bologna
Il progetto si occupa di coordinare attività presso le strutture penitenziarie
cittadine, per promuovere salute e
benessere grazie ai benefici dell’attività fisica collaborando ad un processo di rieducazione attraverso le
discipline sportive. Abbiamo costruito un progetto che prevede interventi
quotidiani nei bracci segnalati dalla
Direzione carceraria e con tutti i ragazzi ristretti all’Istituto Penale Minorile. La continuità dell’iniziativa è garantita da operatori e da un supporto
organizzativo e di coordinamento.
Gli obiettivi sono: l’educazione corporea e motoria per l’affermazione di
abitudini sane nella quotidianità carceraria; l’uscita dal sedentarismo; la
consapevolezza della salute psicofisica; il recupero dello schema corporeo; la valorizzazione espressiva
e comunicativa del corpo stesso; la
valorizzazione della dimensione ludica come opportunità di socialità e di
allentamento delle tensioni prodotte
dalla condizione detentiva.
Sport quindi non solo come pratica disciplinante, come educazione
alle regole, ma anche e soprattutto
come strumento di valorizzazione
di sé, di socializzazione e di autostima. Abbiamo la volontà di inserire il
movimento nell’ambito della giustizia come una delle attività principali
e trattamentali: per noi sport non è
solo tornei e campionati, ma diventa un elemento del progetto di vita
delle persone. Nei momenti più duri,
di emarginazione, la pratica sportiva
si trasforma in uno degli aspetti della
vita quotidiana, che aiuta a mantenere la dignità, trasmette valori di lealtà,
rispetto delle regole e dell’altro, contribuisce a rafforzare il rapporto con
il corpo e garantisce salute e benessere.
[email protected]
Tel. 0516013495
www.saluter.it/trapianti
BNB
1 Luglio 2011
Una battaglia nostrana
Gemellaggio tra Cavernago e Molinella
Un nostro lettore si è recato un
po’ di tempo fa a Cavernago, un
piccolo comune alle porte di Bergamo, per visitare il Castello di
Malpaga, più conosciuto come “ll
Castello di Bartolomeo Colleoni”,
passato alla storia, fra l’altro, per
il suo caratteristico emblema araldico, detto delle “tre palle” (non
si ha da sapere, per i più pignoli,
se tale caratteristica fosse reale o
solo mitologica!)
Comunque, il nostro lettore (Enea
G.) di Molinella ha trovato in
questo castello bergamasco un
ampio affresco (abbastanza deteriorato) raffigurante la battaglia
della Riccardina o della Molinella,
presente nel cortile del Castello di
Malpaga, attribuito al Romanino.
Ne è rimasto talmente stupito, il
nostro lettore, che ha voluto immortalare l’affresco con la sua
macchina digitale, componendo
l’intera opera con Photoshop, da
più immagini in una sola.
Ce l’ha inviata con preghiera di
pubblicazione e noi, prontamente, l’abbiamo accontentato.
Ci siamo anche un po’ documentati:
la battaglia della Riccardina (o
della Molinella), combattuta il 25
luglio 1467 nei pressi di Molinella, fu una delle principali battaglie
del XV secolo in Italia. Da un lato
14.000 fanti e cavalieri comandati
da Bartolomeo Colleoni che non
curava, questa volta, gli interessi di Venezia, ma seguiva il suo
sogno personale della gloriosa
impresa, coalizzato con Borso
d’Este, marchese di Ferrara (che
inviò sul campo il fratellastro Ercole I d’Este) e i signori di Pesaro,
Forlì e alcune famiglie emergenti
di Firenze.
Dall’altro lato un esercito di 13.000
soldati riunito da Piero de’ Medici
alleato con Galeazzo Sforza (Signore di Milano), il re Ferdinando
II d’Aragona e Giovanni II Bentivoglio (Signore di Bologna). Il comando di questa Lega Italica venne dato a Federico da Montefeltro.
La battaglia si svolse lungo il torrente Idice, tra le località di Riccardina (presso Budrio) e Molinella. Gli storici non sono concordi
su chi vinse la battaglia. L’unico
vero sconfitto fu Bartolomeo Colleoni che dovette rinunciare alla
sua ambizione della conquista
di Milano. I morti furono tra i 600
e 700 e ci fu una vera e propria
strage di cavalli (quasi mille). Per
la prima volta furono usate massicciamente le armi da fuoco e
l’artiglieria.
La pagina
del lettore
21
50 anni per Leon & Ladis
Dalla Spagna con… amore!
Spagnolo
Leon Làzaro Gasca y Ladis Lada
Làzaro Làzaro, se han casado el
4 mayo 1961 (Calatayud - Espagna), celebrando con toda la familia, el pasado junio:
13 años de novios, 50 años casados, toda una vida juntos:
“… y desde entonces soy
porque tú eres,
y desde entonces eres,
soy y somos,
y por amor seré, serás, seremos.”
Soneto LXIX - Pablo Neruda
Felicidades y gracias por vuestra
vida.
Javier, Ana e Maria del Mar
Italiano
Leon Làzaro Gasca e Ladis Lada
Làzaro Làzaro si sono sposati il
4 maggio 1961 (Calatayud - Spagna), hanno festeggiato la bella ricorrenza con tutta la loro famiglia
lo scorso giugno:
13 anni fidanzati, 50 anni sposati,
tutta una vita insieme…
“ …ed allora sono perché tu sei,
ed allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò, sarai, saremo.”
Sonetto LXIX - Pablo Neruda
Tanti auguri e grazie per la vostra
vita.
Javier, Ana e Maria del Mar
Il nuovo museo Messner
Cari amici di BNB, mi chiamo Aldo
e sono di San Lazzaro, alle porte di
Bologna. La mia grande passione,
da sempre, è stata la montagna.
Tutti gli anni mi reco in Trentino,
più esattamente dalle parti di Brunico e Val Pusteria. Vi scrivo per
avere un piccolo spazio sul vostro
bel giornale, che leggo sempre con
molto interesse, per ricordare un
grande italiano amico della montagna: Reinhold Messner. Vi informo
che nel restaurato Castello di Brunico si inaugura il 2 luglio il nuovo
RIPA (in tibetano significa ‘uomo
di montagna’), ovvero il quinto
Messner Mountain Museum, dedicato ai popoli delle montagna. Un
museo interattivo di ultima generazione, con l’obiettivo di diventare
anche luogo d'incontro e scambio
culturale fra gli abitanti della valle e
gli ospiti-turisti. L'esposizione comprende opere e oggetti di uso quotidiano delle diverse popolazioni di
montagna, tra cui sherpa, tibetani,
mongoli, hunza.
Vi do gli orari: dal 3 luglio ogni giorno dalle 10 alle 18, tranne il martedì, il biglietto costa un po’ caro, ma
marita una visita: 8 euro adulti e 3
euro i bambini.
Per altre info: Consorzio Turistico
Plan de Corones (Val Pusteria Alto Adige - Dolomiti).
Via Michael Pacher 11/A, 39031
Brunico (BZ), T. 0474 555447
[email protected]
www.plandecorones.com
Aldo Muschiati
www.buonenotiziebologna.it
O DI
APIANTLULE
R
T
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E
L
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DONAZ I, TESSUTI E C
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A
G
OR
22
Lo Sfizio
BNB
1 Luglio 2011
La Dama per tutti!
Tesoro, che tempo fa domani?
Non so bene cosa aspettarci, dopo
il temporale che si è abbattuto
recentemente su Arcore!
Ginger & Fred
www.buonenotiziebologna.it
R
Nella puntata di questo mese vedremo posizioni potenzialmente verificabili in gioco vivo. Alcune di queste
sono apparentemente disatrose per uno dei due colori, le altre apparentemente tranquille dove in realtà dietro
si cela qualche combinazione che ha dell incredibile.
Vediamo la prima.
diagr. 1) In questa posizione sembra il bianco spacciato, ormai quasi impossibilitato amuoversi ma ecco il
salvataggioche porta alla pari:
31-27! (sacrificio inaspettato), 22x31, 32-28! ed ora il nero se muove la dama con 31-27 il bianco gioca 28-23
e recupera il pezzo ed è patta.
diagr. 2) muove il bianco 22-19 ed ora è il nero a fare patta ma deve stare attento a non essere alletato nel
cercare di mangiare il pezzo in 28... muove il nero 30-27! 19-15, 27-22! patta (se 27-23? 15-20, x, 20-23 b.v.)
diagr. 3) ecco una posizione apparantemente tranquilla per nero dove cerca di mangiare la pedina in 14 ma
casca nel tranello. 14-11, x, 23-20!, ed ora se mangia il nero con la pedina in 16 e tiro ad ue se mangia con
15x24, 27-22, x, 30x22 b.v.
Per gli amanti della soluzionistica ecco un solitario e due problemi simmetrici di cui si può notare la similitudine dell’estetica e della soluzione
Arrivederci ad agosto!
di Federico Piras
Sudoku: Diabolico
9
2 5
8
5 3
9
1
7
4
7
3
6
9 6
3 1 4
6 2
3
9
4
2
8
7
5 3 1
9
6 2
3
9
7
3
6
1
8
5 4
7
7
1 8
7 9
4 9
3
6
6
8 2
4
2
3
4
2
1
8
5 4
7
7
4
REBUS (5.5.)
CUORE
AMORE
3
3 5
5 3
9
P
7
4 8
8
O
La soluzione del quiz “Chi è costui?” di pag. 5
6 3 5
6
REBUS (8.7.)
6
5
1
7 8
1 2
7
1 8
9 4
7
5 3 6
Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Benito Mussolini.
Emilia-Romagna
Ass. AnLaDi - Cell. 3396247452 - [email protected]
www.annulliamoladistanza.org/progetti/eritrea/camminiamo-insieme
Emilia-Romagna
BNB
23
Lo Sfizio
1 Luglio 2011
Cruciverba del Risorgimento
1
16
2
3
4
5
17
6
7
18
21
26
9
31
33
51
55
56
64
58
76
Orizzontali: 2 Ambiente scolastico - 5 Uno dei due vapori che
salparono da Quarto - 11 Il più famoso tenore napoletano del Novecento - 16 Equini che ragliano - 18
La consorte di Ugo Fantozzi - 19
Adepto alla prima società segreta
patriottica italiana - 20 Il processo
storico che portò all’unità d’Italia 22 In mezzo all’orto - 23 Lo sport
con il SuperG - 24 L’eroico patriota
Manara (iniz.) - 26 Il Tiriac del tennis - 27 Sequenza, successione
- 29 La sentenza dell’Inquisizione
prima del rogo - 30 La Leonessa
d’Italia - 33 Alleanza, patto - 37
Comanda un’armata (abbr.) - 38
Il nome di due eroi omerici - 40
Patetico impiegatucolo - 43 Bre-
25
37
42
43
59
44
54
60
61
67
72
62
77
ve passione - 45 La Cavani regista (iniz.) - 47 Andata Ritorno - 48
L’associazione politica creata da
Mazzini - 50 Affermazione russa 51 Il sommo poeta - 53 Unta, lubrificata - 54 Attraversa il Tirolo - 55
La Zanicchi cantante - 57 Il mare
di Creta - 58 Parte degli strumenti
a fiato - 61 Numero abbreviato 63 La coda del boa - 64 Città della
Russia sull’Oka - 66 Vi ha sede
un’artistica Accademia milanese 67 Vi avvenne una battaglia della I
guerra di Indipendenza sul Mincio
- 69 Fu teatro di due battaglie perse dagli italiani - 72 Ha per capitale Lima - 73 Vecchio in Inghilterra 76 L’eroina dei Mille - 77 Il grande
patriota e politico genovese - 78
Avevano le camicie rosse
63
68
73
74
75
78
Verticali: 1 L’eroe dei due mondi
- 2 Fiume e dipartimento francese
- 3 Il primo cardinale - 4 Poetici,
ispirati - 5 Utensili del fabbro - 6
Gravosi incarichi - 7 Con Tommaseo sostenne la liberazione di
Venezia dagli Austriaci - 8 Reggio
Calabria - 9 …es-Salaam, capitale della Tanzania - 10 Piccolo lago
piemontese - 11 Vi è la Smeralda e l’Azzurra - 12 Il Marzio re di
Roma - 13 Incursione aerea - 14
La città natale di Abramo - 15 Fu
luogo di una sanguinosa battaglia
della II guerra di Indipendenza 17 Il Todero goldoniano - 18 L’eroe di Sapri - 21 Sovrastano le
case - 25 Qui i Francesi vinsero
i garibaldini con i chassepots - 29
Lesti - 31 Sono stretti dal cordiglio - 32 Si ripetono in Italia - 34
Si uccise per la morte di Leandro
- 35 La casa regnante italiana - 36
La città spagnola di santa Teresa
- 39 Il paese di Mauro Corona 41 Grande ente pubblico fondato
da Mattei - 42 Vi fu uno storico
incontro - 43 Divinità egizia - 44
La sesta nota - 46 Il grande tessitore dell’unità d’Italia - 49 Vi nacque Fra’ Diavolo - 51 L’Alain più
famoso - 52 Argento - 56 L’arte
latina - 58 Il gineceo del sultano
- 59 Corvina, scura - 60 La diva
Penelope - 62 Vi sono i pindarici
e i transoceanici - 65 Avanza per
tutti - 66 British Petroleum - 67 Liquore inglese - 68 Lo zio della capanna - 70 Il centro dell’ozio - 71
Lo scrittore Tabucchi (iniz.) - 74
Dopo Lavoro - 75 Vittorio Emanuele II fu il primo d’Italia.
Trova le 8 differenze
DIVIETO
RACCOL
TA
MIELE!
Par cgnósser un Bulgnais, ai
vól un an e un mèis; e po quand
t’l’hè cgnusó, t’an al cgnóss brisa
cum at cgnóss lo.
Per conoscere un Bolognese, ci
vuole un anno e un mese; e poi
quando l’hai conosciuto, non lo
conosci quanto lui conosce te.
Dinànz da San Pir, dedrì da San
Ptroni, ai tira un vant ch’al pèr al
demoni.
Davanti a San Pietro, dietro a
San Petronio, tira un vento che
sembra il demonio.
(Le due massime chiese di Bologna sorgono nei punti più ventilati della città)
49
66
71
15
29
53
70
14
24
36
41
52
65
Definizioni
13
23
48
57
69
35
40
47
50
34
39
46
12
28
32
38
11
22
27
30
10
19
20
45
8
Proverbi bolognesi
Stra la Vétta e la Mórt, ai é el
Ciavadùr.
Fra la (Chiesa di S. Maria della)
Vita e la (Chiesa e Ospedale della) Morte (ora Museo Civico), c’è
Via Clavature.
(C’è sempre una via di mezzo
per accomodare anche i contrasti più forti)
Bulaggna la grasa, par chi i sta,
brisa par chi i pasa.
Bologna la grassa, per chi ci sta,
non per chi ci passa.
(Adattato ad un famoso verso di
un opuscolo di ignoto autore, del
1610; la seconda parte del detto
è attribuita ai provinciali invidiosi)
As nómina al pchè, e brisa al pecatòur.
Si nomina il peccato, e non il
peccatore.
(Segnalando una mala azione,
non se ne indichi il responsabile)
La prémma vólta as pardanna, la
secanda as bastanna.
La prima volta si perdona, la seconda si bastona.
La vendatta ed zant an, l’ha i
dént da lat.
La vendetta di cento anni ha i
denti da latte.
(Il desiderio di vendetta non invecchia)
Par San Lócca, chi ha di marón
in splócca, e chi an n’ha brisa as
plócca la camisa.
Per San Luca (18 ottobre) chi ha
dei marroni ne mangia, e chi non
ne ha si lecca la camicia.
Buone Notizie Bologna mensile.
N. 18 distribuito il 1 Luglio 2011
Registrazione c/o Tribunale di Bologna
n. 8003 del 01/10/2009
DIVIETO
RACCOL
TA
MIELE!
Proprietà:
Virtual Coop Cooperativa Sociale ONLUS
Viale Lenin, 55 - 40138 Bologna
Tel. 051.533106 - Fax: 051.530761
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Redazione c/o Virtual Coop
Direttore Responsabile: Maurizio Cocchi
Redattore Capo: Marco Negri
Ufficio Stampa: Giuseppina Carella
www.buonenotiziebologna.it
[email protected]
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[email protected]
Stampa: Galeati Industrie Grafiche s.r.l.
Via Selice, 187/189 - 40026 Imola (Bo)
www.galeati.it
Le soluzioni dei giochi le trovi sul sito: www.buonenotiziebologna.it
www.buonenotiziebologna.it
Progetto
Camminiamo Insieme
La ricetta
del mese
Saltimbocca
alla mortadella
Ingredienti
per 4 persone
■ 400 gr. circa di fette di petto di
tacchino
■ 120 gr. di mortadella affettata
■ 16 foglie di salvia grandi
■ 200 gr. di farina 00
■ 1/2 bicchiere scarso di vino
bianco secco
■ olio extravergine q.b.
PREPARAZIONE
Eliminate dalle fette di tacchino
le eventuali cartilagini e pellicine
e ricavate 8 fettine di dimensioni
pressochè uguali. Ponete ogni
fetta di carne fra due fettine di
mortadella e all’esterno di ogni
lato mettete una foglia di salvia,
poi fermate il tutto con uno stuzzicadenti (ma senza arrotolare
come di solito si fa per gli involtini. Infarinate le fettine così preparate e fatele delicatamente
rosolare in una padella antiaderente con un po’ d’olio, girandole
da entrambi i lati. Ora, mantenendo sempre la fiamma vivace, versate il vino bianco, lasciatelo evaporare e fate restringere il sugo.
Poi abbassate la fiamma, spruzzate con sale fino, chiudete con
un coperchio e lasciate cuocere
ancora 2 o 3 minuti. Spegnete il
gas e portate in tavola: i vostri saltimbocca sono pronti.
Oroscopo
di Luglio
Le previsioni del Mago di Durbio
ARIETE
Luglio 2011 è un mese caldo, ma
voi sarete proprio bollenti. Sarà il
vostro spirito di iniziativa e il vostro
brio nella ricerca del partner a permettervi di godervi a pieno questo
meritato riposo dopo un anno lungo e denso di lavoro.
TORO
L’estate è arrivata ma forse voi siete stati tanto impegnati nel vostro
lavoro in questo periodo precedente da non aver cercato persone con
cui trascorrere questi mesi di sole.
GEMELLI
È il vostro mese! Non lasciatevi
perdere tutto quello che l’estate
sta mettendo a vostra disposizione e cercate di mettere meno apprensione nella scoperta di nuovi
sentimenti.
CANCRO
www.buonenotiziebologna.it
Forse il cielo nuvoloso del mese
precedente ha rappresentato il vostro stato d’animo. Luglio cambierà radicalmente le vostre vedute in
merito a famiglia, lavoro e amore.
LEONE
La vostra determinazione nell’affrontare i problemi verserà i suoi
frutti durante tutta l’estate e non
solo a Luglio. Avrete ancora l’occasione di essere forti e preparati
nel risolvere questioni delicate.
VERGINE
La passione con cui affrontate le
cose coinvolge anche chi vi sta intorno. Luglio 2011 è decisamente
il mese in cui tutte queste persone
ringrazieranno con stile e con sorprese il vostro buon lavoro.
BILANCIA
Luglio di solito rappresenta il momento in cui tutte le persone iniziano ad adagiarsi sugli allori attendendo la fine degli impegni e il
meritato relax.
SCORPIONE
Non è tutto oro quello che luccica.
State assolutamente attenti a tutte
quelle persone che vi avvicinano
per rifilarvi una fregatura in merito
a vacanze da sogno.
SAGITTARIO
Se sarete decisi nel reagire contro
tutte le cattiverie dettevi nel mese
scorso, Luglio 2011 sarà il mese in
cui girare a testa altissima, visto la
forza d’animo che avete avuto.
CAPRICORNO
Se ci sono persone che non smettono mai di sognare quelle siete
voi. Adesso è il momento di mettere tutte le vostre forze nella realizzazione di questi progetti.
ACQUARIO
Luglio 2011, per voi, porta ancora
con se l’aria di una primavera che
forse non è mai arrivata: la rinascita
sarà in generale sotto tutti gli aspetti
(lavorativo, familiare ed amoroso).
PESCI
I successi che avete avuto durante questi mesi passati è stato
frutto del vostro animo pulito e
sincero, che ha permesso a voi
e alle persone a cui volete bene,
di affrontare al meglio quest’anno
molto difficile soprattutto in campo
lavorativo.
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