Economia - Impresa (II semestre 2007) Funzioni di costo Esercizio Vediamo come si ricavano le funzioni di costo di breve e lungo periodo a partire da una funzione di produzione Cobb-Douglas Corso di Economia Politica 1 Economia - Impresa Esercizio (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 2 Economia - Impresa Esercizio (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 3 Economia - Impresa Esercizio (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 4 Economia - Impresa Lungo Periodo – Esercizio II (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 5 Economia - Impresa Esercizio (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 6 Economia - Impresa Esercizio (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 7 Economia - Impresa Esercizio (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 8 Economia - Impresa Esercizio (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 9 Economia - Impresa Le curve di costo (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 10 Economia - Impresa Le curve di costo (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 11 Economia - impresa Costo medio 12 (II semestre 2007) Il costo medio (o costo unitario) misura quando costa (appunto in media) ogni singola unità prodotta. Lo indichiamo col simbolo AC. Esso può essere calcolato dividendo il costo totale per la quantità prodotta: AC = TC/y Mentre il costo marginale (MC) misura quanto costa l’ultima unità prodotta, il costo unitario (AC) misura quanto costa in media ciascuna unità prodotta. Costo marginale e costo unitario sono legati tra loro: se MC > AC (l’ultima unità costa più della media) la produzione di quell’unità in più fa aumentare il costo medio; si ha DAC > 0; viceversa, se MC < AC allora segue DAC < 0. Corso di economia politica Economia - impresa (II semestre 2007) Il grafico del costo medio 13 TC Ricordando che la definizione è C(y) AC = TC/y, può essere ricavato B dal grafico del costo totale. Prendiamo la quantità yc: il costo totale è l’ordinata del punto C, M C A sicché il costo medio è il rapporto F tra l’ordinata e l’ascissa di C (che è pari al coefficiente angolare y yc ya ym yb della retta che unisce C con AC l’origine. AC Ripetendo l’operazione per i punti A, M e B, si vede che AC diminuisce C A M fino a ym e poi aumenta. B Il suo caratteristico andamento “a U” è riportato nel grafico inferiore. y yc ya ym yb Corso di economia politica Economia - Impresa (II semestre 2007) La curva di costo nel breve periodo Corso di Economia Politica 14 Economia - Impresa Le curve di costo (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 15 Economia - Impresa Le curve di costo (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 16 Economia - Impresa Le curve di costo (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 17 Economia - Impresa Le curve di costo (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 18 Economia - Impresa Le curve di costo (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 19 Economia - Impresa Le curve di costo (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 20 Costo medio e costo marginale Economia - impresa (II semestre 2007) 21 Il legame tra costo medio AC e costo marginale MC ha un corrispettivo grafico. Dato che il costo medio diminuisce quando MC < AC e aumenta quando MC > AC, questo significa che la curva del costo marginale sta sotto quella del costo medio finché quest’ultima diminuisce (fino al punto M) mentre passa sopra quando il costo medio comincia ad aumentare (dopo il punto M). PROPRIETÀ IMPORTANTE Quando il costo medio ha un andamento “a U”, la curva del costo marginale incontra quella del costo medio nel punto di minimo di quest’ultima. AC, MC MC AC M ym Corso di economia politica y Economia - Impresa Dimostrazione (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 22 Economia - Impresa Dimostrazione (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 23 Economia - Impresa Dimostrazione (II semestre 2007) Corso di Economia Politica 24 Economia - Impresa (II semestre 2007) AC e MC Corso di Economia Politica 25 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 26 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 27 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 28 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 29 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 30 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 31 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 32 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 33 Economia - Impresa (II semestre 2007) Le curve di costo Corso di Economia Politica 34 Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Ricavo totale e prezzo 35 (II semestre 2007) Possiamo scrivere la formula del ricavo totale di un’impresa: TR = py Essa dice che il ricavo (totale) dipende da due grandezze: la quantità venduta y e il prezzo p a cui essa viene venduta. Può il prezzo di vendita essere considerato un dato (esogeno)? La risposta è sì purché valgano tre condizioni (principali): (i) l’impresa è “piccola”; (ii) è in concorrenza con “tante” altre imprese; (iii) tutte vendono lo stesso identico prodotto. In questo caso si dice che nel mercato c’è concorrenza. In concorrenza l’impresa non può alzare il prezzo perché perderebbe tutti i clienti; e non le conviene abbassarlo perché, essendo piccola, può vendere tutto quel che vuole al prezzo dato. Corso di economia politica Economia - impresa Ricavo totale e quantità (Offerta dell’impresa) In concorrenza il prezzo lo stabilisce il mercato (attraverso l’incontro tra domanda e offerta). Per le imprese il prezzo è appunto un dato. Rt R(y) Rt a 0 Essendo dato il prezzo, il ricavo è una funzione della quantità venduta y. Scriveremo TR= R(y) Si tratta di una funzione particolarmente semplice. Il ricavo è proporzionale alla quantità venduta: B Rt b TR = py A p ya yb 36 y Il suo grafico, con y in ascissa e TR in ordinata, è una retta che esce dall’origine con coefficiente angolare pari al prezzo p. Corso di economia politica Economia - impresa Costo totale e quantità (Offerta dell’impresa) Come è fatta questa funzione? Possiamo fare due ipotesi Anche il costo totale può essere considerato una funzione della quantità prodotta (i) l’impresa sopporta un costo anche se non produce nulla (è il cosiddetto costo fisso); Scriveremo TC = C(y) TC TCb (ii) il costo cresce più che proporzionalmente rispetto alla quantità prodotta. C(y) B TCa F 0 ya yb 37 y Il suo andamento è riportato nel grafico, con y in ascissa e TC in ordinata: è una curva crescente, che diventa sempre più ripida, con un’intercetta positiva (F). Corso di economia politica Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Perciò, l’impresa sceglie la quantità y Profitto e quantità 38 Il profitto è dato da p = R(y) - C(y) perciò è una funzione della quantità prodotta e venduta. In questo modello, y è la “variabile di scelta” dell’impresa. che le permette di realizzare l’obiettivo del massimo profitto. NOTA IMPORTANTE: Dato che in TC sono compresi, come costi-opportunità, le remunerazioni del “capitale proprio” e del lavoro dell’imprenditore, è più corretto parlare di extraprofitto (profitto che eccede il livello normale). Corso di economia politica Abbiamo visto invece che il prezzo p, rappresenta (per l’impresa) un dato che non può influenzare. Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Questo suggerisce un metodo grafico per identificare questa quantità. 39 Profitto massimo La quantità che rende massimo il profitto è, per definizione, quella per cui lo scarto tra TR e TC è massimo. Basta riportare sullo stesso grafico le due funzioni R(y) e C(y) e cercare il valore di y per cui la distanza tra le due è massima. Prima di yb e dopo ya si ha TC > TR, sicché l’impresa è in perdita. Per quantità prodotte tra yb e ya l’impresa consegue profitti (TR > TC). La distanza è massima in corrispondenza di y*, che perciò è la quantità che rende massimo il profitto. TR TC C(y) R(y) A pMAX B 0 Corso di economia politica yb y* ya y Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Ricavo marginale 40 Il ricavo marginale (MR) è l’aumento di ricavo totale che si ottiene quando la quantità venduta aumenta di uno: MR = R(y + 1) - R(y) Calcoliamo il ricavo marginale partendo dalla funzione R(y) valida per l’impresa in concorrenza (in cui il prezzo è dato): MR = p(y + 1) - py = p In concorrenza MR è costante e coincide col prezzo SPIEGAZIONE. Se l’impresa (essendo “piccola”) può vendere qualsiasi quantità decida di produrre al prezzo (dato) di mercato, su ogni unità venduta in più incassa appunto il prezzo. Il ricavo marginale può essere anche interpretato come il coefficiente angolare della funzione R(y) del ricavo totale. Corso di economia politica Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Costo marginale 41 Il costo marginale (MC) è l’aumento di costo totale che si sopporta quando la quantità prodotta aumenta di uno: MC = C(y + 1) - C(y) Diversamente dal ricavo totale, la funzione C(y) del costo totale non è una retta; perciò il costo marginale non è costante. Dal grafico si vede che il costo TC marginale è crescente. C(y) Anche MC può essere approssimato dal coefficiente B angolare (delle rette tangenti MCb alla C(y) nei vari punti). A Esso misura perciò l’inclinazione della funzione del costo MCa totale (ossia MC = DTC/Dy, co0 y ya yb me anche MR = DTR/Dy). Corso di economia politica Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Il principio marginale 42 Ricavo marginale e costo marginale forniscono un altro metodo per identificare la quantità y che massimizza il profitto. L’idea è questa: se, partendo da una certa quantità y, si osserva che MR > MC, allora la produzione di un’unità in più accresce il profitto. Se invece si osserva MR < MC, allora il profitto viene accresciuto producendo una unità in meno.Questo significa che conviene aumentare la produzione fino a quando il MR rimane maggiore del MC, mentre conviene ridurla nel caso contrario. All’aumentare di y il ricavo marginale è costante (è uguale a p) mentre il costo marginale è crescente.Ci sarà allora un certo livello y* in cui si arriva all’uguaglianza tra MR e MC. Quella è proprio la quantità in cui il profitto è massimo. Perciò la condizione che identifica il massimo profitto è MR = MC. Corso di economia politica Due grafici sul massimo profitto Economia - impresa (Offerta dell’impresa) 43 Il grafico a sinistra riporta le curve R(y) e C(y). L’uguaglianza MR = MC viene sfruttata cercando il punto (che è y*) in cui le due curve hanno la stessa inclinazione. Il grafico a destra riporta direttamente le curve MR (= p) e MC. In entrambi i grafici, prima di y* si ha MR = p > MC e conviene produrre di più (dopo vale il contrario - vedi frecce rosse). TR, TC MR, C(y) R(y) MC pMAX MC R p MR M MR C MC 0 y* y 0 Corso di economia politica y* y Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Visualizzare il profitto 44 Nel grafico di sinistra, il profitto è visualizzato dalla differenza tra ricavo (l’ordinata del punto R) e costo (l’ordinata del punto C).. Si vede che, nel caso considerato, esso è positivo (ma avrebbe potuto non esserlo se la curva C(y) fosse stata più in alto, oppure se p fosse stato più basso). Il grafico di destra è più semplice, ma ha il difetto che il profitto non è visualizzato. Osservando quel grafico non si vede (per esempio) se p > 0 (profitto positivo) o se p < 0 (perdita). C’è un modo per visualizzare il profitto (o la perdita) anche nel grafico di destra? Il modo esiste. Esso fa uso del concetto di costo medio. Corso di economia politica Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Rappresentazione grafica del profitto 45 Riprendiamo il problema del max p: l’impresa che massimizza il profitto sceglie la quantità y* per cui si ha MC = p. Come si può visualizzare il profitto nel grafico? “Mettendo in evidenza” y nella formula p = TR - TC si ottiene p = y(p - AC), formula che dice che il profitto può essere espresso come il prodotto di due numeri: la quantità y e la differenza tra prezzo e costo medio p - AC. MC Questo permette di visualizzare MC, AC nel grafico il profitto (massimo) AC R come l’area del rettangolo (in p MR PROFITTO colore) che ha per base la C quantità y* e per altezza la differenza p - AC, misurata dal segmento RC. Corso di economia politica M y* y Economia - impresa (Offerta dell’impresa) Curva di offerta 46 Cosa succede alla scelta dell’impresa quando cambia il prezzo p? Evidentemente cambia la produzione y. Vediamo come. Consideriamo la situazione del grafico. Inizialmente il prezzo è pv e l’impresa sceglie di produrre (data la condizione p = MC) la quantità yv. Ora il prezzo aumenta diventando pa > pv. Il grafico ci dice che la scelta si sposta nel punto A, dove si produce ya > yv (la produzione aumenta). Se invece il prezzo diminuisce (pb < pv) anche la quantità prodotta si riduce (si passa nel punto B). La quantità p S(p) Cm prodotta dipende dal prezzo, è una A a p funzione crescente del prezzo). V Essa si chiama curva di offerta e si pv scrive y = S(p). Il suo grafico B pb coincide con quello del costo marginale, ma letto “a rovescio” (la variabile indipendente è ora p). yb yv ya y Corso di economia politica Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 47 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 48 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 49 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 50 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 51 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 52 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 53 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 54 Economia - Impresa (II semestre 2007) Surplus del produttore (caso lineare) 55 Consideriamo una curva di offerta (individuale). Definiamo prezzo di riserva dell’impresa, e lo indichiamo con ps, il prezzo minimo che essa è disposta ad accettare per vendere una determinata quantità. Di fatto il prezzo di riserva coincide col costo marginale; per vendere la quantità y* il prezzo di riserva è p*, ma per venderne di meno è inferiore (ps = MC). Se il prezzo di mercato è p*, l’impresa incassa su tutte le unità vendute, tranne l’ultima, più del loro prezzo di riserva (perciò ci guadagna). p Definiamo surplus del produttore S(p) (PS) la somma di tutti questi guadagni. Per ogni singola unità venduta è A p* data dalla differenza p* - MC. Può essere calcolato come l’area colorata del grafico: PS = p*y*/2. y* y 0 Corso di economia politica Economia - Impresa (II semestre 2007) Il mercato concorrenziale e i due surplus 56 I due concetti di surplus valgono anche a livello di domanda e offerta di mercato. I due surplus sono sempre visualizzati dalle aree sotto la curva di domanda (quello dei consumatori) e sopra la curva di offerta (quello dei produttori). È facile verificare che il mercato concorrenziale, in equilibrio parziale, ha l’effetto di rendere massima la somma dei due surplus. Questo significa allora che l’allocap zione realizzata dall’equilibrio S(p) parziale concorrenziale è ottimale. p* 0 Corso di economia politica E y* D(p) y Economia - Impresa (II semestre 2007) Relazione tra profitto e surplus del produttore Corso di Economia Politica 57 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 58 Economia - Impresa (II semestre 2007) Curva di offerta Corso di Economia Politica 59 Offerta del mercato nel lungo periodo Concorrenza perfetta 60 Consideriamo il mercato di un bene qualsiasi (y). Diremo che nel mercato di quel bene c’è concorrenza perfetta se valgono i seguenti requisiti: (i) le imprese che producono y sono tutte “piccole” (piccola vuol dire che la quantità prodotta dalla singola impresa è trascurabile rispetto alla produzione totale del bene); (ii) le imprese che producono y sono “tante” (tante vuol dire che la presenza di una singola impresa in più o in meno non altera significativamente l’offerta complessiva); (iii) il prodotto y delle varie imprese è “omogeneo” (omogeneo vuol dire che per i compratori è indifferente l’impresa da cui effettuare l’acquisto - per loro i prodotti sono tutti uguali); Corso di economia politica Concorrenza perfetta 61 Offerta del mercato (segue) nel lungo periodo Gli altri requisiti sono: (iv) assenza di barriere o costi che impediscono od ostacolano l’ingresso e l’uscita delle imprese nel mercato); è l’ipotesi di libertà di entrata e di uscita ; (v) anche gli acquirenti sono “tanti” e “piccoli”; le ipotesi i, ii e v, vengono sintetizzate nell’espressione gergale di mercato “atomistico ” (sia dal “lato” dell’offerta che da quello della domanda); (vi) tutti gli acquirenti e i venditori sono perfettamente informati sulle condizioni di vendita praticate da tutte le imprese; è l’ipotesi di mercato “trasparente ” (o di informazione completa e perfetta). Sappiamo che in questo mercato il prezzo, per le imprese, è un dato (non conviene né aumentarlo né ridurlo). Ma, per motivi analoghi, è un dato anche per gli acquirenti (se valgono le sei ipotesi, non hanno alcun potere contrattuale). Corso di economia politica Offerta nel LP Costruzione della curva di offerta di mercato 62 Si fa come per la domanda. Indichiamo con ys la quantità del bene complessivamente offerta nel mercato e con yi la quantità offerta dalla singola impresa. Supponiamo, sempre per semplicità, che ci siano n imprese e che siano identiche, abbiano cioè tutte la stessa curva di offerta yi = s(p). In questo caso, per ogni dato livello di p, la quantità offerta nel mercato sarà n volte quella della singola impresa: ys = ns(p) = S(p) Anche l’andamento grafico della curva di offerta di mercato (con y in ascissa e p in ordinata) è analogo a quello della curva individuale (sarà crescente); anche in questo caso i numeri che compaiono sull’ascissa, le quantità offerte, sono più grandi perché moltiplicati per n (il numero delle imprese). Corso di economia politica