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E R R I C O MALATESTA
0RGAN1ZZAZI0NE
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LUIGI FABBRI
LIBERA SPERIMENTAZIONE
a cura di 1. f.
*
5tudi «Sociali
IV
EDIZIONI
Montevideo
AEL/IFCH/UNICAMP
1950
A V V E R T E N Z A
Per quanto riguarda Vamministrazione,
dirigersi a Luca F>ibbri
- Casilla de Correa 141
Montevideo
(Uruguay).
Per Vltalia li prega di dirigere i pagnmenti e le richieite di
maggior numero di copie aWamminisírazione
di "Volontn" di Napoli ícattUa postule 3411 Conto corrente postule 6/19972
Napoli).
Prezzo dei presente opuicolo: 20 centesimi di dolloro
AEL/IFCH/UNICAMP
G I U S T I F I C A Z I O N E
Ci spingono a ripubblicare questi Vecchi scritti idi Malatesta, n o n (rompre.«' nei <volumi usciti a cura di Bertoni durante il período fascista, ïié
nel volume di "Scritti scelti" pubblicato recentemente a Napoli, due ragioni,
chv ci sembrano una migliore dell'altra. La prima é clie, meno per i pochissimi "veterani", clip, conservano le collezioni dell'" Agitazione"
d'Ancona,
delia "Questione sociale" di Paterson e d'altri vecchi giomali, o sono riusciti a procurarsi le quasi introvabili collezioni dei giornali ("Lotta umana."
di Pari/i e "Studi Sociali" di Montevideo)
fatti in esilio da Luigi Fabbri,
che (Vrcó di ripubblicarvi
il nwggior numero possibile di articoli vecchi e
introvabili di E. Malatesta, quanto quest'ultimo
scrisse prima dei J 9 J 9 i
praticamente inédito. E nelVattesa che la 1collezione di Bertoni sia comptetata c si abbiano finalmente
di Malatesta le opere complete, non é maie
che parte di questo materiale veda la luce sotto forma (Topuscoli.
L'altra
ragione é assai piú poderosa e vale anche per l'articolo di L. Fabbri. Pa
un po' di tempo si assiste —nel campo anarchico non solo italiano— al rinverdire di vecchi problemi e di vecchie polemiche, che, per la generazione
gitinta a maturitâ prima delle due guerre mondiali, non avevano piú che
un interesse storico, giacché, definite cliiaramente le rispettive posizioni, i
contendenti,
dopo aver raggiunto un certo limite d'accordo, avevano delineato e accettato, come premessa su cui era inutile tornare, il sussistente
margine di dissrnso. 11 principale di questi problemi é appunto qtiello dell'organizzazione
e delle sue forme.
La lunga parentesi dei fascismo c delia guerra, impedendo aile giovani
Mtnerazioni di mettere plenamente a profitto Pesperianza delle
precedenti,
ha rotta la continuitá ed ha portato quindi a delle 'ripetizUmi che vorrebbero essere — e non sono— superamenti. Si sono cosi riprodotti il fascino
dell'azione per l'azione, la suggestions dici facili (ma quanto illnsori!)
suc.
cessi dell'organizzazione
férrea, delia pianificazione, e —piú legato di quanto
non tembrl a questi elementi piutlosln sentimentali chc razionali — il mito
del classismo. Parallelamente.
e come reazione a questi intermittenti
impulsi dirhiaratamente
o potenzialmente
revisionisti, ce skita nel
movimento
anarchico un po' da ;wr tutto un'accentuazione
delle tendenze non tanto
individualiste
quanto
antiorganizxatrici.
Dltcutendo con gli uni e con gli nitri, Malatesta » Fabbri han tenuta
quella che a noi sembra la via maestra dell'anarchismo.
F, siccome — ripeto — nesnun nuovo fattore é entrato in campo in questo spécial<* problema,
"Studi Sociali" intende contribuíra a questa rinnovnta discussione con la ripubblicaxione
di questi vecchi ma sempre vivi articoli di Mahtesta e di
h
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uno dcgli iillinii luvori di Luigi Fabbri, dal litolo "Libera
sperimentazione". Pensiamo che sia piú mile questa ripubblicazione,
clie lo scrivere
qualcosa di nuovo sull'argomento,
anche perclié, nel corso delle ultime discussioni s'é incorsi in errori dl prospettiva per quel che riguarda la storia
del nostro movimento.
1'er esempio A. Prunier,
in una lettera
alV'Adunata dei Rofrallari" pubblicata sotto il titolo "L'opinione
dei compagni"
nel
numero dei 21 gennaio 1950 di quest'ultimo
giornale, fa la seguente
affermazione: "Questa cortese polemica oppone da un lato i compagni che
vedono...
Vanarchismo
come una delle scuole dei socialismo,
ossia n n ' a f f e r m a z i o n e
deJla preminenza delia societá sull'irdividuo, dall'altro
quelli che riconoscono il primato dell'individuo
con Giuseppe Ciancabilla, Luigi Galleani e
Malatesla stesso (sottolineato
da me. I. /•/'• Ora come si vedrá da questi
articoli, Malatesta era appunto fra coloro che si consideravnno
socialisti anarchici (denominazione
abbandonata da lui e da altri che la pensavano
come
lui per ragioni di semplice opportunity);
non dava peró affatto alia parola
socialismo il senso di preminenza
delia societá sull'individuo
— e nessun
anarchico glielo darebbe, — ma invece quello di proprietá collettiva
dei
mezzi di produzione
e di scnmbio diretta ai fine di liberare Vindividuo
dallo
sfruttamento
ch'é poi una delle forme delVautoritá.
Mi sembra che la cosa
sia di nuovo da cliiarire, perche si é tornaii alie vccchie confusioni.
Ed é
bene chiarirla con le vecchie
parole.
L'affermazione
di Prunier si basti su uno scritto di Malatesta,
pubblicato
in "Pensiero e Volontá" (n. 15 del I agosto l')24) in rispostit a Ltíigi
Fabbri,
scritto ch'egli interpreta evidentemente
in modo arbitraria. Infatli
Malatesta
sgombra in quest'articolo
il terreno delia discussione, collocando
hddirittura
fuori dei campo anarchico la maggior parte degli individualisti
contra ctii
aveva diretti alcuni scritti del IH<)? nnteriori a quelli che ripubblichiamo
(e
infatli i superuomini,
gli adoratori delVlo s'erano in gran parte allontnnuti da
sé, attratti com'erano stati dal dannunzianesimo
estetizzante, tboccato poi nel
fascismo), e limita il campo delia disatnitia a quegli anarchici che
ronsiderano
la proprietá individuate come garanti:i di liberta. Malatesta afferma che questi
ultimi, valendo arrivare, con un sistema diverso, agli stessi fini di
liberatione
delia personality
umana a rui tendono gli altri anarchici, hanno tanto diritta a dirsi tali e ad essere considerati compagni. quanto gli enarchici
che
seguono in economia mia o 1'altra delle diverse scuole dei socialismo,
proclamandosi
camunisti,
collettivisti,
muUinlisti, ccc. Pur affermando
le sue
preferente
per Veconomia comunista,
finisce col softenere
la libera
sperimentatione,
come unira alternativa
ali'autoritarismo
e quindi alia
morte
delia
rivoluxione.
Come si vede, per quel che riguarda Vindividualismo.
non e'e statu rinssnna rettifiea di posizione tin parte di Malatesta nelVultimo
periodo
delia
sua opera di propagandista,
mu nolo un cambiamento
di tono. davuta
alie
diverse circostame ambientali.
In quanto all'organltsatiane,
le sue idee (torto
sempre rimaste le stesse e la formnhizione
che ne faceva nel 111')7 é oggi
cosi chiara ed attuiile come aliara. In questa pensiero equilibrato
c realista,
cosi bm delinento dal punia di vista d"i dirltti •• driven' dell'individuo,
sano
impliciti anche i limlti dei iliritti e doveri ilella societá e specialmente
di
quelli dei movimento
orgunittato,
chfi Malatesta deserisse explicitamente
nella discusslone mi "piattaformlitV
luêd, appartenente
alF ultimo periodo delia
sun attivilií (Malatesta
Scritti, „„I, III, Ginevra 1936, p, 2'IH e sgg.).
Cl piacerebbe di ripitbbllcnie
qui tale dilesa delia d »trina anarchica contra i pericoli autoritiirl d'linn nuilintesa (irganittailone,
come
contrappeso
equilibra/ore
a questi articoli del III')", scritti contra i pericoli
aiUoritnri
delln non organllcislonr.
Ma il falto dl trovarsi la pnl mica contra i "pinttaformisti"
in volnmi nccessiliili, dove gli interessati li ponono
facilmente
Irovare, ci ha consigliati a scegtiere, per compiere tale funzione
equilibratricé,
10 scritto "La libera sperimentazione"
(originariamente
"Totalitarismo
o sperimentalismo")
in cui Luigi Fabbri, nelVultimo anno delUi sua vita, cercava
di combattere Vutopia del sistema único, logicamente legata all'idea del monopolio della rivoluzione da parte d'una tendenza organizzata a quello scopo
e quindi necessariamente
autoritaria. Tale idea era coscentemente
o incoscent emente implícita non solo nella famosa "1'iattafornui" dei compagni russi, ma anche in tentativi revisionisti posteriori a cui Luigi Fabbri
allude.
11 pericolo di tali degenerazioni
in senso autoritário é permanente
dove
esista il generoso entusiasmo dell'azione. Di qui la necessitá d'una vigUanza
continua su noi stessi e intorno a noi, non per "custodire l'arca santa dei
principi", come qualche ironista ha detto, ma per non infilare, invece della
rischiosa via della liberta créatrice, la comoda strada che porta all'abisso.
Luce
Fabbri.
I
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L'ORGANIZZAZIONE
1
Sono dcgli anni che ai fa tra gli anarchici un grau discutere
su que»ta questione. E, comc avviene spesso, quando si piglia
passione in una discussion« ed alla riccrca delia veritá subentra
il puntiglio i aver ragione, o quando le discussioni teoriche non
sono clic un tentativo per giustificare una condotta pratica ispirata da altri motivi, si é prodotta una grande eonfusionc d'idée
e di parole.
Ilicordiamo di passaggio, tjuito per isharazzarccnc, le seniplici questioni di parole, elic n volte han raggiunto le pití alte
cime ilcl ridieolo, come per eseinpio: "noi non vogliamo 1'organizzazione ma l'urnionizzuzione M i "siamo contrarii all'assoeiazione, ma ammettiaino l'intesa"; "noi non vogliamo segretario e
cassicrc, perché sono cose autoritário, ma lncaricliiamo un compagnu di tenere la corrispondeiiza, cd un altro di custodire il
denaro" — e p a u i a m o alia discussione seria.
Vi sono tra coloro che rivcndicano, con aggettivi varii o
tensa aggettivi, il nome di anarchici, due frazioni: i partlgiani «
gli avvcrsarii delPorganizzaziono.
Se non possiaino rimtciro a motterei d'aocordo, ccrchiamo almeno di comprcndcrci.
E prima di tut to distinguiamo, poiché la questione e triP'Hccî lorganiatazionc in générale comc principio e condition«
di vila sociale, oggi « nella tocieti f u t u r a ; 1'organiaaaeione dei
partito anarchicoj c 1'organiaRaaione dollo forae popolari c ape-
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cialnierite quella delle masse operaie per la resistenza contro il
governo e contro il capitalismo.
La necessita dell'organizzazione nella vita sociale, e quasi
direi la sinonimia tra organizzazipne e gocietá, é cosa tanto evidente che si stenta a credere come si sia potuta negare.
Per rendersene conto bi&ogna ricordare quale é la funzione
specifica, caratteristica del movimento anarchico, e come gli uomini e i partiti sono soggetti a lasciarsi assorbire dalla questione
che piú direitamente li riguarda, dimenticando tut^e le questioni
connesse, a guardare piú la fornia che la sostanza, infine a vedere
le cose da un lato solo e pcrdere cosi la giusta nozione della
realtá.
II movimento anarchico cominció come reazione contro lo
spirito di autoritá, dominante ne'lla societá civile, nonché in tutti
i partiti c tutt(j le organizzazioni operaie, e si é andato ingrossando
man mano di tutte le rivolte sollevatesi contro le tendenze autoritarie od acccntratrici.
Era naturale quindi che molti anarchici fossero come ipnotizzali da questa lotta contro 1'autoritá e che, eredendo, per l'influenza dcll'educazione autoritaria ricevuta, che 1'autoritá é
l'anima della organizzazione sociale, per combattere quella comhattessero e negassero questa.
E veramente l'ipnotizzazione arrivó al punto da far sostenere
cose veramente incrcdihili.
Si comhattette ogni sorta di cooperazione e di intesa, ritenendo che l'associazione era l'antitesi de'll'anarchia; si sostenne
che senza accordi, senza ohhlighi reciproci, facendo ognuno quello che gli passa per il capo senza nemmeno informarei di qxieJlo
che Ja l'altro, tutto si sarcbbc «pontancamente annonizzato; che
anarchia significa clic ogni uomo deve hastare a sé stesso e farsi
da sé tutto quello che gli occorre senza «cambio e senza lavoro
associato: che le ferrovie potevano funzionare henissimo senza
organizzazione, nnzi che questo avvcniva diggiá in Inghilterrn ( ! ) ; clie In posta non era neccssaria e che chi a Parigi valeva
serivere una lettcra a I'ietrohurgo..,
la poteva portarc da
sé ( I t ) , ccc. cce.
IV!a queste sono scioerhezzo, si dirá, e non vale la pena di
rilevarle.
Si, ma queste «ciocohezze »ono slate dette, stampate, propagate: sono stale aconite da gran parte del pubblico eoine l'espreslione genuína dellc idee anarchiche; e servono sempre come armi
di conihattiincnto agli avvcrsari. b«rghesi e non borghesi, ehe
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vogliono aver di noi una facile vitloria. E poi quelle sciocchezze
non mancano dei loro valore, in quanto sono la conseguenza lógica di certe premesse e possono scrvire di riprova sperimentale
delia veritá o meno di quelle premesse.
Alcuni individui, di m e n t e limilata ma f o r n i t i di potente spirito logico, q u a n d o h a n n o aecettato delle premesse ne tirano tutte
le consegucnze fino aU'ultimo, e, se cosi vuole la logica, arrivano
senza scomporsi aile p i û grandi assurditá, alla negazionc dei fatti
piú evidenti. Ve ne sono bensí altri piú colti e di apirito piû
largo, elle trovan sempre m o d o d'arrivare a conelusioni piú o
meno ragionevoli, anche a costo di strapazzare la logica; e p e r
questi gli errori teorici b a n n o poca o nessuna influenza sulla condotta pratica. Ma insomma, fino a che non si rinunzia a certi
e r r o r i f o n d a m e n t a l i , si é sempre niinaeciati dai sillogizzatori ad
oltranza, e si torna sempre du capo.
E l'crrore f o n d a m e n t a l e degli anarcbici avversari dell'organizzazione e il credere elle non sia possibile organizzazione senza
autoritâ
- ed il preferire, anime a quella ipotesi, piuttosto
rinunziare a qualsiasi organizzazione che acoettare la mínima autoritâ.
Ora, cbe l'organizzazione, vale a dire l'associazione per u n o
scopo d e t e r m i n a t o e colle f o r m e ed i niezzi necessari a conseguire
quel fine, sia u n a cosa necessaria alla vita sociale ei p a r e evidente.
L ' u o m o isolato n o n p u ó vivere ncnvmeno la vita dei b r u t o : esso
é impotente, salvo nelle regioni tropieali e q u a n d o la popolazione é eccessi vãmente rada, a procurarsi il n u t r i m e n t o ; c lo é
sempre, senza eecezioni, ail elevarii ad una vita alcun poco superiore a quella degli animali. Dovcndo perció unirsi eogli altri
uomini, anzi trovandosi unito in conseguenza délia evoluzionc
antecedente delia spccie, esso deve, o subire la volontá degli altri
(espere sohiavo), o imporre la volontá p r o p r i a agli altri (essore
un'autoritii), o vivere eogli altri in f r a t e r n o accordo in vista dei
maggiur b e n e di tutti (essore un aesoeiato), Nessuno p u ó esimersi
da questa necessita; ed i piú eceessivi antiorganizzatori non solo
subiacono l'organizaazionc générale d r l l a societâ in cui vivono,
ma anche negli atti vol on ta ri délia loro vit», anche nelle loro
rivolte contro l'organizzaziono si uni >co»o, ni dividotio il compito,
si organhsano
con quelli oon cui vnnno d'accordo <• utilizznno
i mezzi che la societâ mette it loro d'-»posizion \ . . sempre, s'in»
tende, cbe *i tralti di cose volute o falto davvero e non di vagbe
aspirazioni platonicho, di sogni sognati,
Anarohia significa tocictá organizou la sai sa auloritá, inten-
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dendosi per autoritá la facoltá di imporre la própria volontá e
non piá il fatto lnevitabile e benefico clie chi meglio intende e
sa fare una cosa riesce p i ú facilmente a far accettare la sua opinione, e serve di guida, in quella data cosa, ai inene capaci
di lui.
Secando noi 1'autoritá non solo non é necessaria all'organizzazione sociale, ma, lungi dal giovarlp, vive su di essa da parassita, ne inccppa 1'evoluzionc, e volge i suoi vantaggi a profitto
speciale di una data classe che sfrutta ed opprime le altre. Fino
a che in una collettivitá vi é arnionia d'interessi, fino a clie nessuno ha voglia o modo di sfruttare gli altri, non v'é traccia di
autoritá: quando viene la lotta intestina e la collettivitá si divide
ih vincitori e vinti, allora sorge 1'autoritá, la quale naturalmente
é devoluta ai piú íorti e serve a confermare, perpetuare ed ingrandire la loro vittoria.
Crediamo cosi, e perció si amo anarchici: ché se credessimo
che non vi possa essere organizzazione senza autoritá, noi saremmo autoritarii, perchó preferiremimo ancora 1'autoritá, che inccppa ed addolora la vita, alia disorganizzazione che la rende
impossibile.
Del resto, que! clie saremmo noi importa poco. Se fosse vero
che il inacchinistá ed il capotreno ed i capiservizio debhano per
forza essere delle autoritá, anziché dei compagni che fanno per
tutti un determinai o lavoro. il pubblieo amerebbe sempre piuttosto suhire la loro autoritá che viaggiare a piedi. Se il mastro
di posta non potesse 11011 essere un'autoritá, ogni uorno sano di
mente íopporterebbe 1'autoritá dei mastro di posta, piuttosto che
|)orlar da sé le proprie lettere.
li a l l o r a . . . 1'anarchia sarebbo il sogno di alcuni, ma non
potrebbe realizzargi mai.
•
ERRICO MALATESTA.
(Dal
1897.J
«
periódica
"L'Agitazione"
f / í Ancona,
n. 13 dcl 4
FCH/UNICAMP
giugno
!
8
—
2
•
Brcvi c insignificanti correiioni di form» furono apportate in qucsto articolo ai testo
primitivo de "L'Agitazionc" del 1897 dal medesimo Malatesta in una copia di suo pugno
che ci mando a Parigi nel 1928, quando qucsto suo lavoro doveva essere ripubblicato ne
' La Lotta U m a n a " c non lo fu perché il pcriodico dovette cessare le sue pubblicaziont in
seguito all espulsionc dalla Francia del redattorc e deH'amministratore. — Luigi Fabbri.
Ammessa possibile l'esistenza di u n a collettivitá organizzata
senza autoritn. eioé genza enazione — e p e r «li anarrhici é necessário aimmetterlo perche altrimenli 1'anarchia non avrebbe senso
— passiarno a p a r l a r e dell'organizzazione del p a r t i t o anarchico (1).
Anche in qucsto caso 1'organizzazionc ci seinbra utile e necessária. Se p a r t i t o significa 1'insicme d'individui che h a n n o u n o
scopo eonuine e si sforzano di raggiungere tjuesto scopo, é naturale c h ' c f s i s'intendano, uni s c a n o le loro forze, si dividano il
lavoro e p r e n d a n o tutte le ínisurc stiniate atte a raggiungere quello scopo. Restare isolali, agendo o volendo agire ciascuno p e r
conto suo senza intendersi con nitri, senza prepararei, senza u n i r e
in tin faseio potente le deboli forze dei singoli, significa condannarsi all'impotenza, sciupare la p r o p r i a energia in piccoli atti
senza efficacia e ben presto perdere la fede nella m e t a e caderc
nella completa inazione.
Ma anche qui la cosa ci senibra tal mente evidente che. invece «li insistere nella dimostrazione direita, eercberenio di rispondere agli argonienti degli nvversari dell'organizzazione.
E prima di luttn ci si presenta 1'obbiczione, d i r e m o cosi, pregiudiziale. "Ma di quale p a r t i t o ci p a r l a t e ? " , essi dieono, "noi
non (iamo mi partito, noi n o n abbiamo p r o g r a n u n a " . E con questa forma parndoisalc essi intendonn dire che le idee progrediscono C|Cinnhiaho continuamente e che ensi non vogliono accettare
un programiua íisso, che p u 6 esserc b u o n o oggi, ma che sará
certamente superato domani.
Ció narebbe p e r f e i t a m e n t e giusto te si trattatwc <li studiosi
cbe coreano il vero senza Ctirarsi delle applicazioni p r a t i c h e . Un
mntennitieo, un ehimico, un piicologo, tin sociologo posiono dire
di non aver p r o g r a m m e o di non avero che qiiollo di ricercare
In verilá: essi vogliono conoscere, non vogliono fnrv q u a l c h c cosa.
Ma nnarenia o socialismo non sono delle seien/,o: sono dei p r o p o siti, del progetti che anarchiri o socialist! vogliono inoitore in
(t)
O u t la tttfolâ "pmtlio" non í pKi »«' no«tro vw«lx>l«rlo, M» ai tempi In cul
lu ix rido q u n t «ftlcolo i'adopcrava nel t « n i „ dl "movimento o r s i n l i t a t o " . — /. /.
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pratica e che perció hanno bisogno di essere formulati in programrai determinati. La scienza e 1'arte delle costruzioni progrediscono tutti i giorni; ma un ingégnere che vuol costruire, o
anche demolire qualche cosa, deve fare il suo piano, raccogliere
i suoi mezzi di azione e agire come se scienza ed arte si fossero
arrestate al punto ove egli le trova quando dá principio ai suoi
lavori. Puó benissimo avvenire che egli possa utilizzare delle
nuove aequisizioni fatte nel corso dei lavoro senza rinunciare
alia parte essenzialc dei suo piano; e puó darsi anche che le
nuove scoperte ed i novi mezzi creati daH'industria sieno tali che
egli vegga la necessitá di abbandonare tutto e ricominciare da
capo. Ma ricominciando, avrá bisogno di fare un nuovo piano
basato su quello che si conosce e si possiede fino a quel momento,
e non potrá concepire e mettersi ad eseguire una costruzione
amorfa, con material! non composti, per il motivo che domani
la scienza potrebbe suggerire delle forme migliori e rindustria
fornire dei materiali meglio composti.
Noi intendiamo per partito anarchico l'insieme di quelli che
vogliono concorrere ad attuare 1'anarchia, e che perció han bisogno di fissarsi uno scopo da raggiungere ed una via da percorrere; e lasciamo volontieri alie loro elocubrazioni trascendentali
gli amatori delia veritá aseoluta e dei progresso continuo, che
non cimentando mai le loro idec alia prova dei fatti finiscono
poi col far nulla e scoprir meno.
L'altra ohbiezione é che l'organizzazione crea dei capi, delle
autoritá. Se questo ó vero, fc é vero cioé che gli anarchici sono
incapaei di riunirsi cd accordarsi tra di loro senza sottoporsi ad
un'auloritá, ció vuol dire che cssi sono ancora molto poco anarchici e che prima di pensare a stabilire 1'anarchia nel mondo
debbono pensare a renderei capaci essi stessi di viverc anarchicamente. Ma il rimedio non starebbe giá nella non organizzazione,
bensí nella cresciuta coscienza dei singoli menihri.
Certamente Be in un'organiz/.azione si lascia addosso a pochi
tutto il lavoro e tutte le responsabilitá, se si subisce quello che
fanno i poclii senza inetter mano all'opera e cercar di far meglio,
«piei pochi fiiiiranno, ancho *e non lo vogliono, col sostituire la
própria volonlá a quella delia collettivitá. Se in un'organizzaziotie i ntembri tutti notí si cUrano di pensare, di voler capire,
di farsi »piegarc quello che non capiscono, di esercitare sempre
sn tutto e su tutti le loro facoltá eritiche, e lasciiuio a pochi il
compito di pensare per tutti, q«ei pochi saranno i capi, le leste
pensanti e dirigenti.
..... . . . . -
J
AEL/IFCH/UNICAMP
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Ma, lo ripctiamo, il rimedio non stU nella non organizzazionc. Al contrario, nelle piccolc comc nella grande societá, a
parte la forza brutale, di cui non puó essere questione nel caso
nostro, l'origine e la giustificazione dell'autorità sta nella disorganizzazionc sociale. Quando una collettivitá lia un liisogno ed i
suoi membri non sanno organizzarsi spontaneamente da loro
stessi per provvedervi, sorge qualcuno, un'autoritä, che provvede
a quel bisogno servendosi delle forze di tutti e dirigendole a sua
voglia (2). Se le strade sono mal sicurc ed il popolo non sa provvedere, sorge una polizia ehe, per qualche servizio che rende, si
fa sopportare e pagare, e s'impone e tiranneggia; se v'é bisogno
di un prodotto, e la collettivitá non sa intendersi coi produttori
lontani per farselo mandare in cambio di prodotti del paese,
vien fuori il mercante che profitta del bisogno che hanno gli uni
di vendere e gli altri di comprare, ed impouc i prezzi clic vuole
ai produttori ed ai consumatori.
Vedete che cosa é sempre succcsso in mezzo a noi: ineno
siamo stati organizzati pin ci siamo trovati alla discrczione di
qualche individuo. Ed é naturale che cosi fosse.
Noi sentiamo il bisogno «li stare in rapporto coi compagni
delle altre loealitá, di riccvere c di dare notizie, ma non possiamo ciascuno individualmente eorrisponderc con tutti i compagni.
Se siamo organizzati, incariehiamo dei compagni di tcncrc la
corrispondenza per conto nostro, li cambiamo se essi non ci soddisfano, c possiamo stare al corrente senza dipendere dalla buona
grazia «li qualcuno per avere una notizia; se invecc siamo disorganizzati, vi «ará qualcuno che avrá i mezzi e la voglia di corrisponilere e acccntrcrá nelle sue inani tutte le reiazioni, comunicherá lc notizie secondo elie g|i pare ed a chi gli pare, c, bc ha
attivitá ed intclligcnza sufficienti, riuseirá a nostra insaputa a
dare al movimento 1'indirizzo che vuole senza che a noi, alia
massa del partito, resti aleun mezzo di controllo, e senza che nes•uno abbia il diritto di lagnarsi, poiehé quell'individuo agisee
per conto suo, «enza mandato di alcuno o senza dover rend er e
conto ad alcuno del proprio operato.
Noi sentiamo il bisogno di avere un giornale. Se siamo organizzati potremo riunire i mezzi per fondarlo e íarlo vivere, inca(2)
IT I m c r e m m c v o l c r e t o m « f i n ,1*1 I H 9 7 M m M t M M In lue« il p « f l r o l n a u t o r l i a r l o I n i l l o ( Í f l l * i>o»»lbllc I n c l f l r í n « « n r ^ g n l r t a i l v i i c l e e n i t « tlclla r l v o l u i l o M , l n e l ( l c » n « «
t u <ul In t « m | t l i r f r i i t l ( d o p o II 1 9 2 7 ) i | » n o h M a i l « I c u n l m l t l o n l u l i ^ r r a c c o m a m l a r a
II " l o v t i n o a n a r t h l c o " .
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AEL/IFCH/UNICAMP
ricare alciini compagni cli rçdigerlo, c conlrollarne 1'indirizzo (3).
I redattori dei giornale gli ilaranno certamente, in modo piú o
meno spiccato, 1'impronta delia loro personalitá, ma saranno
sempre gente che noi ahbiamo scelta e che possiamo cambiare
se non ci accontenta. Se invece siamo disorganizzati, qualcuno
che ha sufficiente spirito d'intrapresa fará il giornale per conto
proprio: egli troverá in mezzo a noi i corrispondenti, i distributori, i sottoscrittori, e ci fará concorrere ai suoi fini senza che
noi li sappiamo o vogliamo; e noi, come é spesso a w e n u t o , accctteremo o sosterreino quel giornale anche se n o n ci piace,
anche se troviamo che é dannoso alla causa, perclié Baremo imjiotenti a farne uno che rappresenti meglio le nostre idee.
Cosicché l'organizzazione, lungi dal creare 1'autoritá, é il solo
rimedio contro di essa cd il solo mezzo perclié ciascun di noi si
abitui a prender p a r t e attiva e cosciente ncl lavoro collettivo, e
ccssi di essere strumento passivo in mano dei capi (4).
Ché sc poi non si fa nulla di nulla e tutti restano nell'inazione completa, allora certamente non vi saranno né capi né
gregari, né comandanti né comandati, ma allora finiranno la propaganda, il partito, cd anche le discussioni intorno all'organizzaz i o n e . . . c questo, speriamo, non é l'ideale di nessuno.
Ma un'organizzazione, si dice, suppone l'obbligo di coordinare la própria $zione e qiiella degli altri, q u i n d i viola la liberta, ineeppa l'iniziativa. A noi sembra che quello che veramente leva la libertá e rende impossibile l'iniziativa é 1'isolamento che rende impotente. La libertá non é il diritto astratto,
ma la possibilita di farc una cosa: questo é vero tra di noi, come
é vero nella societá generale. L' nella cooperazione degli altri
uomini che l'uomo tVova i mezzi per esplicare la sua attivitá,
la sua potenza (l'iniziativa.
Certamente, organizzazionc significa coordinazione di forze
( 3 ) Q u l sl pari» dei giornale d'un gruppo organir.zato. N o n si potrebbe prendere motivo
da questa frase per credete che M. volcs*c il controlln collettlvo dei movimento lu tutta la
Í(ampa. Ritnandiamo, anche per questo particolare, alla polemica sulla "piattaforma" d'un
gruppo di compagnl rusíi e sulla "responsabilitá eollettiva" ( 1 9 2 7 - 2 9 ) . — /• /•
(A)
SI potrebbe osservare, colla storia pmterlore alia mano, rhe, dopo la pubblicatlone di questl articoli. <i sono Mate forre rigidamente organizzate che hanno condorn» ad
un csrrcizin esasperato dell'autorltá (fiucismo, nazismo, boljcevismo). Ma 1'organiziazione
ntm t la mllltarizzazione; anri I duo (erinini possono esserc antitetid. Un cscriito i uno
sirumenio passivo: sparlto lo Staio Maggiore tutio il ferma. L o r g a n l u u l o n e é 1'lnterdipcnd r n r i netessarla e lufflceme a coordinate gü sforji; quanto plú libera e liberamenie acc«laia. tanto piú capacc dadatiarii alie circosiame delia lona e di lopravvivere alie criil.
— /. /.
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Ii
ad uno scopo comune cd obbligo ncgli organizzati di non fare
cosa contraria allo scopo. Ma quando si tratta di organizzazioni
volontarie, quando coloro che stanno nella stessa organizzazionc
hanno veramente lo stesso scopo e sono partigiani degli stessi
mezzi, l'obbligo reciproco che impcgna tutti riesce vantaggioso
per tutti; e se qualcuno rinunzia a qualche sua idea particolare
in omaggio all'unione, cio vuol dire che trova piú vantaggioso
rinunziare ad un'idea, che d'altronde da solo non potrebbe attuare, anziehe privarsi della cooperazione degli altri nelle cose
ch'egli crede di maggiorc importanza.
Se poi un individuo trova che nessuna dellc organizzazioni
esistenti accetta le sue idee cd i suoi meto d i in cio clic lianno
di cssenzialc, e che in nessuna potrebhe eaplicare la sua individualitá come egli l'intcnde, allora fará bene a restarne fnori; ma
allora, se non vuole rimanere inattivo ed impotente, deve cercare
altri individui che pensano come lui e farsi iniziatore di una
nuova organizzazionc.
Un'altra obbiezione, ed é l'ultima di cui ci intratterremo,
é che essendo organizzati siamo piú esposti alle perseeuzioni del
governo.
A noi pare invcce ehe quanto piú si é uniti tanto pit'i ci si
puó difendere cfficaccmcnte. Ed infatti ogni volta che le perse'
cuzioni ci han sorpresi mentre eravamo disorganizzati ci hanno
completamente »baragliati ed hanno ridotto a nulla il nostro lavoro antecedente; mentre quando c (love eravamo organizzati ci
hanno fatto piú henc che maie. Ed e lo stesso anche per quel
che riguarda l'intéresse personale dei singoli: basti l'esempio délié ultime perseeuzioni clic hanno colpito gl'isolati tanto quanto
gli organizzati e forsc anche piú gravemente. Queito, s'intende,
per quell i che, isolati o 110, fauno alincno la propaganda individuale; ché per quelli clic non îanno nulla e tengono hon nagcoxtc le loro eonvinzioni, certamente il pericolo é poco, ma é
anchc meno 1'utilitá che danno alla causa.
11 solo risullato, dal puuto di vista dellc perseeuzioni, ehe
si otticne Mando disorganizzati, si e di autorizzare il governo a
negarei il diritlo di ussoeia/.ione ed a rendere possihili quoi mostruosi processi por associazione a delioquore, che esso non osercbhe fare contro gente che afferma altamente, puhbljcamcnle,
il diritto c il falto di stare asiociata, o che, se il governo l'osasse,
risultercbbero a (corno suo e a vantaggio della propaganda.
Del resto, é naturale che l'organizzaziotie prenda le forme
cho le circostunzo consigliano cd impongono. L'importante non
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u
é tanto l'organizzazione formale, quanto lo spirito di organizzazionc. Possono esservi dei casi in cui p e r 1'imperversare delia
reazione, sia utile sospendere ogni corrispondenza, cessare da ogni riunione: sará sempre un danno, ma se la voglia di essere
organizzati sussiste, se resta vivo lo spirito di associazione, se il
periodo antecedente di attivitá coordinata avrá moltiplicate le
relazioni personali, prodotte solide amicizie e creato u n vero accordo d'idee e di condotta tra i compagni, allora il lavoro degl'individui anche isolati concorrerá alio scopo comune, e presto
si troverá modo di riunirsi di nuovo e riparare al danno subito.
Noi siamo come un esercito in guerra e possiamo, eecondo
il terreno e secondo le misurc prese dal nemico, combattere in
grandi masse, o in ordine sparso: l'essenziale é che ci consideriatno sempre mcmbri dello steseo esercito, che ubbidiamo tutti
aile stesse idee direttive e siamo sempre pronti a riunirci in colonne compatte quando occorre e si pué.
Tutto questo che abbiam detto é per quei compagni che
realmente sono avversarii dei principio di organizzazione. A quelli poi che combattono l'organizzazione solo perché non vogliono
entrare, o non sono accettati, in una determinata organizzazione,
e perche non simpatizzano con gli individui che ne fanno parte,
noi diciamo: fate da voi, con quelli che sono d'accordo con voi,
un'altra organizzazione. Noi amcremmo certo poter andare tutti
d'accordo e riunire in un faseio potente tutte quante le forze dell'anarchismo; ma non crcdiaino nella soliditá delle organizzazioni fatte a forza di concessioni e di sottintesi e dove non v'é
tra i mcmbri accordo e simpalia reali. Meglio disuniti che malamento unili. Pcró vorremmo che ciascuno si unisse coi euoi amici
e non vi fosscro forze isolate, forze perdute.
E K l t l C O MALATESTA.
(Dal periodico
giugno
1897.)
"L'Agilaziotu:"
di
Ancona
—
n.
14
dell'll
3
Ci rcMa da parlaro dell'organizzazione delle mas»«' operaie
]»cr la resislenza contro il g«)verno « rontro i padroni.
Lo abbiatno giii ripetuto: senz» organizzazione, lil>cra o imijtoita, non puó ossorvi «ociotá; »enza organizzaziono coscicnte e
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voluta non puó esscrci né liberta, né garanzia cbe gl'interessi di
coloro cbe vivono in societá saranno rispettati. E cbi non si organizza, chi non ricerca la cooperazione degli altri ed offre la propria in condizioni di reciproeanza e di solidarietá, si mette necessariamente in istato di inferioritá, e fa la parte di ruota
incoscicnte nel meccanismo sociale cbe altri muovono a modo
loro — ed a loro vantaggio.
I lavoratori sono sfruttati ed oppressi, perché, essendo disorganizzati per tutto ció che riguarda la protezione dei proprii interessi, sono costretti dalla famé o dalla violenza brutale a fare
come vogliono i dominatori, a cui profitto é organizzata la presente societá, e forniscono essi stessi la forza (soldati e capitale)
cbe serve a tenerli soggetti. Né potranno mai emanciparsi fino
a ehe non troveranno nell'unione la forza morale, la forza economica e la forza fisica cbe occorre per debellarc la forza organizzata degli oppressori.
Yi sono stati degli anarchici, e ve n'é ancora'un resto, i quali
p u r riconoscendo la necessitá dell'organizzazione nella societá
f u t u r a e la necessitá di organizzarsi oggi per la propaganda e
per l'azione, sono ostili a tutte le organizzazioni elle non hanno
a scopo direito l'anarchia e non seguono metodi anarcbici. Ed
alciini si son tenuli lontani da lutte le assoeiazioni operaie cbe
ai propongono la resistenza ed il miglioramento di condizioni
nell'attuale ordine di cose, o vi si sono mischiali col proposito
confessato di disorganizzarle; inentre altri ban concesso che si
poteva far [>arte delle assoeiazioni di resistenza csistcnli, ma ban
considerato quasi come una defezione il tentare di organizzarne
delle nuove.
Sembrava a quoi compagni che lutte le forze organizzate
per uno scopo mon cbe radicalmente rivoluzionarJo, fossoro forze
Botlratte alla rivoltizione. A noi sombra invoco, e l'esperienza ci
ha pur troppo giá dato ragione, cbe quel loro metodo eondannorobbe il movimento anarohico ad una perpetua Mtcrilitú.
Per far la propaganda bisognu trovarsi in mezzo alla gente,
ed é nelle assoeiazioni operaie che l'operaio trova i iu>i compagni ed in ispecie cpielli che piû sono disposti a coimiprendcre
«•<1 acccttare le nostre idoc. Ma quand'anchc si potesse fare fuori
delle assoeiazioni tanta propaganda quanta si vuolo, quesla non
potrobbe avere effetto scnsibilo sulln massa operaia. A parte un»
pieeolo numero d'individui, piû istruiti e capaci ili riflessione
astratla e di entusiasmi teorici, l'operaio non puó arrivarc di
bolto aU'anarchia. l'or diventare anarohico sul serio, e non sola-
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ÍJ
mente di nome, bisogna ch'egli incominci a sentire la solidarietá
ehe lo lega ai suoi compagni, che impari a cooperare cogli altri
nella difesa degl'interessi comuni e che, lottando contro i padroni e contro il governo che sostiene i padroni (1), comprenda
che padroni e governi sono parassiti inutili e che i lavoratori
potrebbero condurre da loro stessi l'azienda sociale. E quando
ha compreso questo, egli é anarchico, anche se non ne porta il
nome.
D'altronde, il favorire le organizzazioni popolari di tutte le
specie é conscguenza logica delle nostre idee fondamentali, e
dovrebbe perciô esser parte integrante del nostro programma.
Un partito autoritario, che mira ad impossessarsi del potere per imporre le proprie idee, lia interesse a che il popolo
resti una massa amorfa, incapace di far da sé e quindi sempre
facile a dominare. E perció logicamente esso non deve desiderare
che quel tanto di organizzazionc e di quel genere che gli occorre
per arrivare al potere: organizzazione elettorale, se spera d'arrivarvi coi mezzi legali; organizzazione militare se conta invece
sopra un'azione violenta.
Ma noi anarchici non vogliamo emancipará il popolo; noi
vogliamo che il popolo si emancipi. Noi non crediamo nel bene
fatto dall'alto ed imposto per forza; noi vogliamo che il nuovo
modo di vita sociale sorga dalle visccre del popolo e sia corrispondente al grado di sviluppo raggiunto dagli uomini e possa
progredire a seconda che gli uomini progrediscono. A noi importa dunque che tutti gl'interessi e lutte le opinioni trovino in
un'organizzazione cosciente la possibilitá di farsi valere e di
influirc sulla vila collelliva in proporzionc délia loro importanza.
Noi ci siaino dati il compito di lottare contro la presente
(1)
Oggi i .sindacati non hanno piû davanti a sé un problema tanto semplice. Capitalismo c Stato tendono a fondersi, ma, durante questo lungo e complicam processo di fi>
lione, le loro réciprocité relazioni non si basano piû sulla tranquilla alleanza d'una volta,
il grande sindacalismo burocratizzato é spesso strumento degli uni o degli altri e tende,
in ultimo stadio, a inseririrsi, como il capitalismo stesso, nclla burocrazia statale. E' una
forza, ma non é piú una forza clic agisca esdusivamente dal basso in alto, cioé nel senso
delia rivoluzionc. Personalmentc ( m i si perdoni quest'opinione personale in una nota, ma
l'accenno puó essere opportuno per ricollegare quest'opusco|o a discussion! ora attuali in
Italia), non credo che il sindacato abbia esaurita completamente la sua funzione rivoluzionnria. E' un organismo come il comune o la cooperativa, che, avendo radice nclla vita
pratica ed essendo strumento di relazione non necessariamente autoritario, é suscettibile d'essero permeato di spirito libertário e federalista e p u ó essere, sopratutto in certi momenti,
strumento di lotta e di ricostruzione, a patto che si trasporti anche nel Juo seno l'azione
antiautoritaria che intendiamo svolgcrc in tutti gli ambiti delia socictá Naturalmente ció
non é piû possibile quando 1 sindacati diventano completamente organi dello Stato (com'erano le corporazioni fasciste c sono i sindacati russi) ed allora il punto di partenza pet
la lotta nnticapitalista e antistatale e per la ricostnutione libertaria nel campo delia produ«ione, dev» per forza essere diverso. — I. /.
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organi/.zazioiie soeiale c di abbattcre gli ostacoli cbc si oppongono all'avveniinento di una nuova socictá in cui liberlá e benesBere sieno assicurati a tutti. Per conseguire questo scopo noi ei
uniamo in partito e cerchiamo di diventarc il piú numerosi ed
il piú forti cbe sia possibile. Ma se non vi fosse di organizzato
ebe il noslro partito; se i lavoratori restassero isolati corne tante
unitá indifferenti l'uno all'altro e solo legati dalla coinune catena; se noi stessi, oltre di essere organizzati in partito in quanto
siamo anarchici, non fosslmo organizzati coi lavoratori in quanto
siauio lavoratori, non potremmo riuscire a nulla, o, nel piú favorevole dei casi, 11011 potremmo cbe i m p o r c i . . . ed allora non
sarebbe piú il trionío deH'anarchia, ma il trionfo nostro. Allora
ben potremmo chiamarci anarchici, ma in rcaltá non saremmo
cbe dei sempliei governanti, c saremmo impotenti per il bene
come lo sono tutti i governanti.
Si parla spesso di rivoluzione, e con quclla parola si crcde
di aver risolte tulte le difficoltá. Ma cbe cosa dev'esscre, chc cosa
puó essere questa rivoluzione cbc noi vagheggiamo?
Abbatterc i poteri costituili c diebiarare dccaduto il diritto
di proprictá. Sta bene: questo puó farlo un p a r t i t o . . . ed ancora,
bisogna cbe questo partito, oltre cbc sulle proprie forze conti
sopra la simpatia delle masse, c sopra una sufficente preparazione
deH'opinione pubblica.
Ma dopo? La vila socialc non ammette interruzioni. Durante la rivoluzione, o insurre/.ione cbc si voglia dire, c súbito
dopo, bisogna inangiare, vestirsi, viaggiare, stamp are, curare i
malati, ecc. ccc., c queste cose non si fanno da loro. Oggi lo
fauno fare il governo cd i capitalist! per cavarne profitto; cacciati via il governo ed i capitalist bisogna cbe gli operai le facciano da lor«» a profitto «li tutti, o altrimcnti verran fuori, con un
nome o con un altro, nuovi goverai e nuovi capitalist!.
E come potrebbero gli operai provvedere ai bisogni urgenti
se non fossero giá abituati a riunirsi e trattare insieme grinteressi comuni e non stesscro in un certo modo giá pronti ad accettarc 1'crcditá delia vecchia socictá?
L'indomani del giorno in cui in una cittá i negozianti di
grano ed i padroni panettieri han perduto i loro diritti di proprictá e qiilndi 1'interesse a provvedere il mercato, bisogna cbc
si trovi nei mngazzini il pane necessário per la pubblica alhnentaeione. Chi vi penserá *c i lavoratori fornai non sono giá associnti e pronti a far senza i padroni, c se, in atleta uppurito delia
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rivoluzione, non han pensato prima a calcolare i bisogni delia
cittá cd i mezzi per provvedervi?
T\on intendiamo eon questo di dire ehe per fare la rivoluzione bisogna aspettare ehe tutti gli operai sieno organizzati. Questo sarebbe impossibile viste le eondizioni dei proletariato; e fortunamente non é necessário. Ma bisogna almeno ehe vi sieno i
nuclei intorno a cui possano rapidamente raggrupparsi le masse,
non appena saran libere dal peso che le opprime. Ché, se é un'utopia il voler iare la rivoluzione quando si sará tutti pronti e
tutti d'accordo, é un'utopia piû grande ancora il volerla fare con
niente e con nessuno. V'é una misura in tutto. Intanto lavoriamo
perché crescano quanto piû é possibile le forze coscienti ed orgauizzate del proletariato. Il resto verrá da sé.
ERRICO MALATESTA.
(Dal giornale "L'Agitazione"
(TAncona dei 18 giugno
AEL/IFCH/UNICAMP
1897.)
V
LIBERA
SPERIMENTAZIONE
Lo sviluppo (lei peneiero e (lei movimento deU'anarchismo,
attraverso la sua incessante elaborazione e revisione, clie in questi ultiini decenni s'é fatta sempre piú pratica e aderente alia
realtá sociale, ha messo in lucc un equivoco una volta invisibile
e trascurabile, quando gli avvenimenti non ne avevano ancora
provocata la discussionc, ma clie oggi risalta evidente ed esige
un radicale chiarimento per poter procedere con passo piú spedito verso rcalizzazioni veramente anarchiche.
L'anarchismo é seeso in campo Contro il mondo autoritario
e borghese, negandolo in pieno, totalmente, su tutti i campi del1'economia, delia politica e delia morale. Pero v'é una delle sue
negazioni ch'é la sua- caratteristica ed ha dcterininato, ormai é
un sccolo, 1'adozione dei suo nome: la negazione dello Stato, cioé
di ogiii governo violento dell'uomo sulluomo. Ció clie sopratutto
gli anarchici critieano nello Stato, subito dopo la sua formazione
violenta c coercitiva, é la cciitralizzazione clie rende da un lato
piú cieca c libertícida la violenza statale, e dall'altro lato si traduce in un sempre maggiore gperpero di cnergie e riccbezzc sociali. Quindi, quando dal campo delia negazione si |)assava a
quello dell'affermazione, ció v che sopratutto gli anarchici affermarono fu 1'inizíativn , ; b r r a in tutti i campi, non cscluso 1'economico, c la sua organizzazionc sempre piú estesa sulla base
delia solidarielá e dei mutuo accordo volontario.
In ció era logicamente implícita l'esclugione di ogni assolulismo e totalitarismo in matéria di organiazazione sociale ed economiea. E ' ovvio che, quanto piú si va dall'individuo ad aggruppamenti socinli piú vasti. itian mano che questi aggruppamenti
si allargano o organizzano i loro r a p p o r t ! su piú vasta »cala, 1'infinita molteplicltú delle tendenze, attitudíni, capacita, mentalitá
e liisogni unir.ni determina una varietá tempre maggiore delle
funsioni <• dei modi e «istemi di esplicarle. Allora 1'ndnzione di
un qualsiasi sistema "único" d'orgatiizzazinno sociale, politico,
reonomico, od nitro, per quanto perfeito lo si possa immaginare,
• i rende impoMihile, o per In nieno íneotiriMahile con la liberta,
«•iné con la negazione dcllo Stato.
Infalii. ne un sislemii uniro i"«<» esserc possibile, p r e f e r i b i l e
o indispeusabile. sulla base dei libero nccordo, l o c a l m e n t e , o in
a g g r u p p n m e n l i llmitnti, o in singole orgnnizzazioni o m o g e n r e ,
appena lo si voglia estendere a lerritori piú vasti o in una piú
/
•
t
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larga ccrchiu di r a p p o r t i sociali, non p o t r e b b e essere applicato
cbe per forza e con 1'intervento dcllo Stato. E d ancbc in questo
caso, dal p u n t o di vista dell'utilitá sociale, non solo ucciderebbe
la liberta, ma risulterebbe piú cbe mai deficiente ed antieconomico.
Questi concetti erano in certo m o d o sottintesi fin dai p r i m i
tempi dell'anarchismo. In P r o u d h o n , in Bakunin, negli scrittori
libertari della p r i m a Internazionale, si cercberebbe invano alcunché di conciliabile con l'idea di u n sistema totalitario (1).
Bencbé, a quanto mi sembra, l'argomento non sia stato trattato
fino ad ora esplicitamente e nei t e r m i n i come si pone oggi, tutto
l'indirizzo del pensiero anarcbico é stato sempre, fin da allora,
in senso d i a m e t r a l m e n t e opposto a qualsiasi soluzione totalitaria
del problema sociale.
B a k u n i n c i p r i m i internazionalisti, infatti, respingevano il
comunismo, preferivano dirsi socialisti cd aecettavano il collettivismo,
bencbé nel senso preciso c strettamente economieo
della f o r m u l a essi 11011 fossero punto anticomunisli, — 11011 soltanto per avversione al comunismo statale tedesco, 111a anebe perche vedevano nel comunismo un sisteina t r o p p o cbiuso ed esclitsivo ( t r o p p o "totalitario", di rem mo o r a ) . Neila loró concezione
il collettivi mo aveva 1111 senso p i ú largo, piu simile a quello
clie oggi noi spieghiaino con la libera sperimentazione.
Rieeardo Mella dava ancora questo signifieato all'anarehismo
pollettivista in un suo r a p p o r t o al Congresso Anarcbico Internazionale cbe doveva tenorsi nel 1900 a Parigi. E Max Nettlau nei
suoi scritti storici ne dá la mcdesima interpretazione.
Anebe dopo clie l'anarcbisino divenne comunista, dopo la
fine della 1." Internazionale, esso n o n p c r d c t t c la sua earatteristica, 11011 diventó totalitario. La questione, ripeto, 11011 fu esplicitamente posta sul tappeto. Pure u n a specie d'infiltrazione subcosciente in senso totalitario dopo di allora si andó insinuando
fra gli an Arch i d a poco a poeo, senza csscrc notata da nessuno,
luenn cbe «la qualche scrittore individualista con la consucta
esagerazione polemica.
(1)
Bisogna o w r v a r e c h i nel 193V n ú n c i o fu scrittn quest'artleolo, la parola mialitafiimo, usnta quasl esclusivamcnie in Itália tonte pane dei vocabolario ''granítico" dei
regime f,m ista. conservava ancora il suo «cmplice lignificato etimologia), indicando solo
la presa di pn c « o delia vila in timl I suoi Mpcttl, 1', siccome la usavano gener.ilmcntr I
fasnsti, (lie volevano ilie questo possesso tosse ®onopollo dcllo Stato assoluto. il destino
delia parola segui le vleende dei rcRÍme, uílcchendo stranrdlnariamcnie e determinando con
x a i t e / / i la sua portata. Pure questo termine, u n t o qui come sinonimo di sistema único,
di p i i n i N c u l o M totale, c applicato • tutti coloro «hc tali sistemi o pianl volesicro «ttu»re,
ha u n e f f i c K l a premonitrke che non d sembr» i"opp u iiuu». — k l .
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Sotlo l'influenza di Kropotkin, piú per la suggestione delia
sua superioritá seientifioa e letteraria clic per una intenzione dctcrniinata, il comiinisnjo anarcliico divenne nelle mcntalitá p i ú
dogmaliehc dei suoi seguaci un sistema eselusivo, fuori dei quale
essi non ammettevano possibile alcun'altra forma di vita anarehica.
Vari fattori contribuirono a favorire tale tendenza difettosa.
Anzitutto la neeessilá dell'intransigenza rivoluzionaria, forzatamente totalitaria nella negazione delia societá capitalitisca c statale, erroneamente applicata alie concezioni avveniristiche eon
1'ideare 1'orgànizzazione futura delia societá come fatto totalitário anch'egso, come sistema unieo per la totalitá dei rapporti
sociali. Inoltre il dover opporre, nella propaganda, alla societá
attuale ebe si vuol distruggere un'idea di come potrebbe essere
una societá senza governi e senza padroni, cosa naturale c iinpreecindibile, facilmente »pingeva i piú semplicisti ad offrire od
acccttarc come única floluzione quclla creduta migliore, nell'illusione cbe alio scoppio delia rivoluzione tutti potesgero essere
d'aocordo o disposti ad acccttarla ed attuarla.
Quest'ultiina illusione f u anchè mantenuta per mollo tempo
dall'influcnza non indifférente esercitala un tempo sugli anarchici dal marxismo, che li spingeva a credere, fra 1'altro, ebe
basti l'abbattimento «Ici capitalismo e l'espropriazione a determinare 1'adattamento di tutta o quasi la societá a un dato tipo
di niiova organiz/.azione econômica su basi cgualitarie. Con questa differenza che, montre i marxisti contano assai per ottenere
tale adattaniento sulla coercizione statale, gli anarchici non posnono rontare cbe sull'ade»ionc volontarin.
Ma qnosta tendenza mentale al totalitarismo, come lio niá
detto, ora mollo imprecisa ed.inconscia, e tanto tra«curabile da
non farvisi caso. Kssa porsisteva quasi soltnnto fra d é m e n t i deil'anarchismo sindacalisteggiantc, in oui di piú continuava a manifestar«! J'ijifliienza dell'eeonotîii' mo e totalitarismo marxista,
malgrado che questn sia Mato, gió «la piú di trent'anni, dimostrato erroneo dal punto di vint» anarchieo dnlln critica esatirinite di Merlino. Malàte«ta, Tcherko*off, ece, Forse íenza la
suggestion? o lo stímolo iti vario ••'•riso degli avvoniincnti dei
dopo guerra, anelie oggi In «'ima non darebhe nell'occhio e n r p pure nui vi f arem mo tuttora «overeliin attenzione.
^fn questi avvnnimenli,
in »pecie i f e n o m e n i lotalitari drl
bolsrevismn, dei fascismo, dclln «ittnlismo o c o n o m i c o ( e c o n o m i a
direita I
si s o n o ripercoiwi, coin'cra naturale, anche sul niori-
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mento iileologico dell'anarchisnio, determinandone un maggiore
Bviluppo in rapporto ai fatti, nian mano clie si svolgevano. La
questione diventó importante e d'attualitá immediata fin dal
1919, dopo i primi passi dei bolseevismo clie era andato al potere in Rússia e vi aveva súbito messo in pratica il sistema totalitário.
L'esperifenza russa mostro súbito come il voler applicare a
tutto un popolo e in tutti i cainpi, non solo in politica (in cui
ció si comprende dal punto di vista anarchico) ma anche in
economia, nel campo delia produzione, una direttiva única totalitaria, in base a una teoria preconcetta, é il piú grave degli
errori, il piú contro-rivoluzionario. Esso provoca il massimo disordine e sperpero sul terreno economico; e poiché é impossibile farlo accettare volontariamente da tutti, od ancbe solo da
una reale maggioranza, dá luogo a conflitti senza numero e rend:;
inevitabile, in chi pretende insistervi e farlo accettare, il ricorso
alia violenza coercitiva piú tirannica cbe immaginar si possa.
Non solo lo Stato diventa allora indispensabile, ma piií dispotico
ancora delle stesse intcnzioni dei governanti che lo dirigono.
Gli anarcbici conipresero tanto nieglio la lezione dei fatti,
in quanto ne avevano giá 1'intuizione. In rapporto ai fatti ed i.i
coerenza con le loro idee, gulla traiettoria di tutto il loro parsato, non avevano cbe da gviluppare ancor piú la conce/.ione
libertaria verso una maggiore precisazione delle finalitá anarcbicbe e dei loro compito rivoluzionario nella rivoluzione. Essi opposcro quindi al totalitarismo, forzatamente dittatoriale, d« 1
bolseevismo, 1'applicazione dei método sperimentale alia ricostruzione rivoluzionaria, clie é il critério piú conciliabile con le
leggi dell'cvoluzione sociale c col proprio anelito di libertá.
Sul conceito delia libera sperirnentazione, che non era pui
una novitá e scaturiva logicamente dalle premesse fondamentali
dciranarchismo, si insistette piú spesso ed a lungo in speci.il
modo rlo])o la rivoluzione russa, in seguito a estesc discussioni,
in tra compagni che con gli avvcrsari, ma sopralutto coi bolscevichi.
Tali discussioni si svolsero un po' dovunque. Ma piú cbe
«ltrove, credo, in Italia, con la pnrlecipazione di Errico Malatesta, esse concludcvano con 1» proposta pratica deliu libera
sperirnentazione, di cui si possono, dei resto, trovare numerosi
aecenni e anticipaxioni ncgli s c r i t t i piú remoti dei vecchio rivoluzionario italiano. Giá dal 1884, nel "Era Contadini" :gli pievedeva "quasi con certczza che in alcuni posti si sti.bilirá il
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V
comunismo, in altri il colJettivismo, in altri qualchc altra cosa.. .
Altro 6 dire, altro é farc, e solaincntc all'atto pratico si ]>uó vedere qual'é il sistema m i g l i o r e . . . Quando si sará visto chi si
trova meglio, a poco a poco tutti quanti accctleranno lo stesso
sistema".
La inaggioranza degli anarchici pensa e desidera che dall'esperienza, attraverso la rivoluzioúe, trionfi il Comunismo-anarchico, clie loro sembra piú pratico c rispondente ai fini delia
liberta é solidarietá umana. Per ció essi ne fan propaganda e si
propongono di realizzatlo nella misura delle loro forze e capacita, non appena la rivoluzione lo renda possibile. Ma poiché
l'anarebia non puó farsi per forza e sarebbc utopistico credere
che alio scoppio delia rivoluzione tutti vogliano anarchicamente,
e poiché in una situazione di liberta assicurata a tutti anche altri
sistemi di vita sociale troveranno modo di csistere, é ovvio che
1'ultima parola restera alPesperienza. Come potrebbe esserc diversamente?
P u r e , a fianco di questo sviluj>po logico dell'anarchismo é
avvenuto c h e anche le o p p o s t e tendenze cosidette totalitarie, f i n o
allora inconfessate e latenti, trascurabilj e senza importanza f i n o
alia vigilia delia R i v o l u z i o n e Russa, prendessero i»iede qua e lá,
n c l l e m e n t a l i t n clic v'erano predisposto per le ragioni dette sopra, ancho per 1'effetto corruttore dei sttccesso bolscevico. II
trionfo materiale e p o l i t i c o dei totalitarismo b o l s c e v i c o h a fatto
creder ad alcuni c h e anche 1'anarchismo p e r organizzare la vita
sociale debba esserc o farsi totalitário, i l l u d e n d o s i di potere, solo
p e r c h é anarchici, evitare gli errori ed orrori di quel lo; c o m e se
tali errori ed orrori non foggero una conseguenza lógica dei sistema assai p i ú che dei difelti dei suoi p r a t i c a n t i !
In altri elcinenti una guggegtionc deviatrice e nefasta nel
senso totalitario la esercita lo stesso impressionante spcttacolo
dcllo sviluppo dei capitalismo moderno. Essi attribuiscono ai1'accen Iranien to e razionalizzazione sempre piú totnlitari delle
»ne improse, alla loro truitificazionc ed alia crescente organizzazlone imitaria con sistemi uniei dei lavoro sopra una scála sempre
piú vasta, i risiiltnli veramente meravigliosi nel campo delia
técnica e delia produzione. Ció sembra loro una prova che, ancho in una socictá di liberi o di ugitali, per avere tulta 1'abbond tinte produzione indispensabile ai bisogni general! o farne una
razionnlo distribuzione, sará altrcsl necessário un sistema totalitario di orgiuiizzazíonc económica, único per lo piú vaste colIcttivltá.
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Essi non vedono clie ció clic rende necessaria ai capitalismo,
oggi, 1'adozione di sistemi sempre piú totalitari nell'organizzazione delia produzione, non é tanto lo scopo di raggiungere una
maggiore produzione, quanto qucllo di traîne un maggior profitto, defraudandone le masse lavoratrici e consumatrici. Il sistema totalitario ncl campo dell'economia é piú una pompa aspirante clie una maccliina produttiva. In una societá di liberi e di
uguali di essa non ci sarebbe bisogno.
Il vero e piú forte ostacolo alla produzione, dal punto di
vista dell'interesse generale, non 6 questo o quel tipo delia sua
organizzaziono speeifica, técnica c burocratica, ma il monopolio
capitalistico. Tolto questo, ogni sistema sarebbe sempre sufficiente ai bi*ogni di tutti, sia pure con diffcrenze inevitabili ira
gli uni c gli altri. Non che la scella non abbia la sua importanza;
ma essa non dcve essere subordinata alla sola condizione délia
nîufigiorc abb'onaanza possibile di prodotti, bensi a quella molto
piú importante ( lie ad una abbondanza sufficiente f 1 i beni inateriali l'accia riseontro il massimo possibile di liberta e la sieurezza « lie l'organizzazione délia produzione non diventi una
maccliina per scbiacciare i produttori.
! al.; sicurczza 11011 la darebbe certo una organizzazione economiea unico, totalitária, ]>er le ragioni cui abbianio giá accenrato. La darebbe 'ilvece una organizzazione economica cbe, —
alla *ola condizione di escludere ogni forma di autoritá coercitiva
r di gfruttamento del lavoro altrui, —. permettesse la eoesistenza
dei tipi piú divei'i di produzione determinati dalla varietá delle
condizioni di tempo e di luogo e dalla diversitá delle tcni'.enze,
preTcrenze, capacita e necessitá u m a n e : insomma la "libera sperimentazione".
La sociologia, cioé lo studio délia formazionc, evoluzione c
tendenze delle societá umane, ri dimostra cbe qualsiasi organizzazione sociale, sia politica cbe económica, non sorgo mai sulla
base d'un programma o piano prestabilito, ma c sempre il risultato di esperienze successive, aile <|iiali i vari programmi e piani
delle singoli correnti novatrici portano il loro contributo, c sono
quindi necespari: ma dei quali nessuuo puó pretendere d'essere
aecettato da tutti a priori, e i" realtá non viene mai aecetlato,
a mono che non sia imposto per forza,
il che possono proporsi i partiti autoritari, ma non corto gli anarchiei. 11 totalitarismo sarebbe quindi non solo antilibertario, ma anche utopisliro ncl peggior senso delia parola, antiscientifico ed in contrasto con le leggi dellVvoluzione sociale.
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Sc ci nicttiamo dunque non solo dal punto di vista specifico
dcll'anarchismo, ma anche semplicemente da quello soeiologico,
— di una sociologia di liberta, intcndiamoci, e non di questa
che i sociologi salariati hanuo confczionato ad uso dei loro
padroni e dei tiranni, — 1'agognata rivoluzione deve aprire la
via alia libera sperimcntazione: alia pratica, cioé, dello speriincntalismo sociale liberato dalle pastoie di ogni monopolismo
economico c di ogni op pressione politica. Lungo il suo corso
1'esperienza climineré, solto la gpinta delia necessitá, mano mano
i tipi d'organizzazione chc rizultcranno piú difettosi o ineno
utili. Sussisteranno invcee e s'inrporranno per forza di cose in
una cerchia sempre piú larga, f.no a comprcnderc vaste regioni,
nazioni e forse l'umanità interá, quoi ii]>i di organizzazione ehe
offriranno maggiori van'aggi e r'.îpondercnno di piú alie esigenze
di henessere o di liberta dello varie eollettivitá qmanc.
Noi liamo persuasi e prevediamo. ehe i tipi migliori sotto
ogni rapporto siano quelli che piú si ispircranno al comunismo
anarchico, — ehe neppur osso potra essore prohahilmento un
sistema único, ma piuttosto 1'insieme armonico di forme diverso
tra loro solidali e coordinate,
e per eió sinmo eomunisti anarchici. Ma il comunismo anarchico per tutti non puó cssere il
punto di partenza, bonsí un punto d'arrivo. 11 punto di partcnza,
la determinante da oui s'inizierà l'csperimonto molteplice e multiforme «ara la rivoluztone libératrice.
La situazione »1 ï liberta oreata dalla rivoluzione permettent
anche ai seguaci dei comunismo anarchico (come agli anarchici
di eventual! tendonze diverse), so no avranno for/.e o capacita
sufficionti, d'iniziare da parte loro il proprio esperimento; ma
lYstensiono definitiva di osso a lutta la societá non potrá venire
che in soguito, solo quando al confronto con gli altri esperimenti
avrá guadagnato l'adosione générale. Sará cioé, so, come crodiamo, i fatti no dimostreranno la superioritá, semplicemente una
risttlianlo ''eH'oapfrirnKa rociale.
A v f v i t l o m i n i l a t u q u e i t o i r i i c o t o t o n l i n u n i i o n e d l c o n f u i a t e 1'atticolo di G , t e v a l
" G i l a n a r c h i c l e la K l v o l u i l o n e >o<i«le" dcV n u m e r o i c o r i o , t o n <ul, c o m e d i u l , noti m i
»rovi» d ' « c t o r d o . Ma 1« t i a i t a i l o n c delia t , , i g é n é r a l e m l lia t o l t o la m a n o Q u e i t o «rtlcolo,
*
p u r e c o n t i e n t u n a r l t p o i t a I m p l í c i t a a n u a l i l i t M n i o d t l i o I c r l t t n d l l.eval. n o n «i
i l f e r i i c e «oltanto a lui; »turf, moltO dl q u e l d i e Im d e i t o f o r t e n o n lo r i g u a r d a a f f a i t " t o
,i»evci p t o c n i l , « t l v e n d o , n m l t c a l t t e f o l e Iene in altri n t i t t m f di p a n e m u i t a v a f f i n l
i A t i l i l n o l f , P, l l r m a i d . Saniillati e l . a ^ a n e . e c t ) . P e r t l ó t l i e r i g u a r d a p i ú p i r t l c o l a r m e n t »
l i m i t o l.eval. ad u n ' a l i r a volta. — /,, /',
L t U í i l FABBRI.
i Dalla r/v/nln *$lti(H Soclali» dl Montevideo,
n. .17 dei In gtnnalo
AEL/IFCH/UNICAMP
1V35.)
BILANCIO AMMINISTRATIVO
Edizioni "Studi Sociali" — N. 4
ENTRATE
Keesport — G. R. doll. 2, per vaglia postale, al cambio
Cleveland, Ohio — A. P. doll. 3, per money order, al cambio
Buenos Aires — R. G
Montevideo
— A. Paganelli
J . Francisco — A. B. a mezzo I. B., doll. 2, al cambio
Montevideo
— Pietro Savio
Camden N . S. W . ( A u s t r a l i a ) — F. Carmagnola. doll. 15, al cambio
Montevideo
— Antonio Bertolino
Philadelphia
Pa. — Circolo di cultura libertaria, doll. 10, a mezzo R. Filauro,
p e r money order, al cambio
San Francisco >— I. B. doll. 5, a mezzo vaglia postale, al cambio
Montevideo
— Castagnoli
Montevideo
— R. F
White Plains, N. Y. — S. de C. doll. 2; D. L. doll. 0 . 5 0 — Totale, doll.
2 . 50, a mezzo S. de C., per vaglia postale, al cambio
Brooklyn.
N. Y. — Circolo Volontà ( E. F. doll. 1; J. d Q n o 50- C. di F.
doll. 1; F. doll. 1; V. G. doll. 1 . 5 0 ; R. doll. 1 ; D. S. doll 1; A. M.
doll. 0 . 5 0 ; P. N . doll. 1; C. doll. 0 . 3 0 ; R. M. doll 1- N doll. 0 . 2 5 ;
M doll. 0 25; B. G . doll. 0 . 3 0 ; C. C. P. doll. 0 . 5 0 ; ' A . R. doll.
0 . 5 0 ) totale, doll 11, a mezzo E. F., per vaglia postale, al cambio . .
Francisco — I. B. ( G r u p p o libertario S. Francisco), doll 10 per vaglia
postale, al cambio
D
" r e t S
G B ' l d o " 5: Chic'*°
height,
ill. a mézzo " G l i
I n i z i a t o r . ' , doll. 5; Newark,
N. Y., a mezzo Osvaldo, doll. 10; totale
doll. 20, per money order, al cambio
Bruxelles (Beigio) — Pascal Rusconi, franchi belgi 100, ,1 c a m b i o ' . ' . ' . ' . ' . '
Montevideo — N . N
New London
Conn., "I liberi". doll. 10; Tampa, H ^ V A . ' C d o l l . ' V ; totale
doll. I I , per money order, al cambio
Montevideo
— Antonio Bertolino
Montevideo
— R. G
(
2.00
5.74
5.00
33.00
10.00
25.06
9.50
5.00
5.00
6.75
29.97
27.00
57.55
5.60
2.50
29.45
10.00
5.00
294.52
10.41
Totale
Rimanenza in cassa, numero precedente
Totale entrate
3.80
6.60
10.00
$
304.9î
|
"
"
"
••
"
52.50
4.60
15.00
15.00
7.50
192.18
)
286.78
U9CITE
Affrancature
opuscolo
anteriore
( L anticomunismo,
l'antiimperialismo
e
pace")
Carra da imballaggio
Speic di corrlipondcnza
Abbonaniento casella poitajc f i n o a diccmbre 1 9 5 0
M t n c e alla posta
Composizlone. carta e stampa di " O r g a n i z z a z i o n e e l i b é r a sperimentazionc"
Totale
K I M A N E N 7 . A IN CASSA $
la
,.
uscite
18.15
Nota
Le «I«' , e di spedizione di quest'opmcolo, imposiihili da prevedere. an.lranno
nel proiilmo blWnclo. L « f f r t n c . m r » dell'opuKo'o preceilenie é itata particolarmente oneriiia, p e r c h i la !><>«• 1 »« ronsiderato corne un lihro e non corne p u b b l i c a n o n e periiKlIca.
Pet II jxeiente opuKolo, cercheremo d o t t e i i e « la tariffa speciale che la legge concédé
neU'Uruguay aile pubblicazionl di larattere culturale.
:
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AEL/IFCH/UNICAMP
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