I NUOVI CRITICI I NUOVI CRITICI La collana intende ospitare le opere di critici esordienti, non accademici, che si esercitano quotidianamente nella lettura di opere letterarie e poetiche sia italiane che straniere, nell’analisi cinematografica di film noti e meno noti, nell’interpretazione delle opere d’arte del presente e del passato, nell’attenta fruizione di opere teatrali sia sperimentali che classiche. Una critica di chi legge, interpreta e decifra giorno dopo giorno, con gli occhi ben aperti sul mondo. Ringraziamenti Esprimo gratitudine a tutti i familiari di Rosa Tomei, specialmente a Romualdo Tuderti. Rivolgo un sentito ringraziamento per aver benevolmente accolto il mio scritto al Chiarissimo professor Marcello Teodonio, titolare della cattedra di Letteratura Italiana presso la Fondazione Besso e della cattedra di Letteratura Romanesca presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, presidente del Centro Studi Giuseppe Gioacchino Belli. Ringrazio la dott.ssa Paola Puglisi, responsabile della Sala Romana presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e vicepresidente del Centro Studi Romani per la satira e nella storia e nell’arte, per la disponibilità, il sincero interessamento al mio lavoro e per aver reso possibile l’accesso ai documenti dell’Archivio del Fondo Ceccarius. Un caloroso ringraziamento anche alla signora Olivia Vaselli, collaboratrice della dott.ssa Puglisi. Il mio pensiero si rivolge a quanti mi hanno incoraggiato durante il cammino: Angelo, Ugo, Emanuela, Claudio e Teresa. Sono grata al Comune di Cori, nelle persone del sindaco, avv. Tommaso Conti, e dell’assessore alla cultura, avv. Roberto De Cave, alla Regione Lazio e al Centro Studi per la Satira nella Storia e nell’Arte che hanno voluto riconoscere il valore storico–culturale di quanto è stato qui scritto, conferendo lustro con l’effige del loro logo. Per ultimo, ma non per importanza, desidero ringraziare le edizioni Aracne per aver creduto in quest’opera e per averla diffusa. Secondina Marafini Rosa Tomei La storia vera e le poesie della donna di Trilussa prefazioni di Marcello Teodonio e Paola Puglisi Copyright © MMXIV ARACNE editrice S.r.l. www.aracneeditrice.it [email protected] via Raffaele Garofalo, /A–B Roma () ---- I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell’Editore. I edizione: maggio Ai miei adorati figli con immenso amore, alla mia dolce e forte mamma con profonda gratitudine, al mio caro papà, di cui conservo indelebile ricordo. Indice Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa Marcello Teodonio Alla ricerca di Rosa Paola Puglisi Introduzione Capitolo I Serva d’amore .. La commiserazione, – .. Interpretazione metaforica, – .. Lessico d’Amore, . Capitolo II Rosaria, o mejo Rosa .. Le origini a Cori, – .. Verso Roma, – .. Trilussa e la vita in via Maria Adelaide, – .. La commedia della serva e del padrone, – .. Trilussa alla sua Rosa, . Capitolo III Sopravvivere oltre .. La povertà di Casa Trilussa e l’eredità di Rosa, – .. La morte di Trilussa, – .. : ascesa e declino di una poetessa, – .. La lotta per la Casa–Studio e per le poesie, – .. Una lettera pubblica prima del silenzio, – .. La “vita maledetta” di Rosa, – .. La malattia e gli antichi contatti, – .. Rosa Tomei: l’ultima scena, . Indice Capitolo IV Come una Cenerentola .. Protagonista di una fiaba, – .. In ricordo di Rosa Tomei. . . , – .. Il Fondo Trilussa, – .. La deformazione, . Capitolo V Le tessere del mosaico .. Ricerca dei frammenti di un profilo occultato, – .. La descrizione delle fonti., – .. Il rapporto tra le fonti, – .. Evidenze, – .. La derivazione dei testi in base alle attuali conoscenze, . Capitolo VI Rosa: la poetica .. Un legame eterno con Trilussa, – .. Italiano, dialetto e. . . traduzioni, – .. Simbolismo, sperimentazione e miti nuovi, . Capitolo VII Le poesie di Rosa Tomei. Il canto di una Musa sempre innamorata Semente, – Maternità Rustica∗ , – : Necessità di un lucchetto in casa Trilussa∗ , – Suicida, – Invito di Maggio∗ , – L’Appuntamento∗ , – Er garofano, – Er crisantemo∗ , – La mimosa∗ , – La margherita∗ , – Er gijo∗ , – Nontiscordardime, – L’arbero∗ , – Tutto per la Tera∗ , – La najade∗ , – La canizza , – Campo Parioli∗ , – Er fico∗ , – Modi de vede’∗ , – Panorama corese∗ , – Primavera a Trilussa∗ , – Io, povera Crista∗ , – Onore ar merito∗ , – La fattura∗ , – Dichiarazione∗ , – Passi∗ , – Aspettativa∗ , – Saffo ∗ , – Narcisi∗ , – Compensazione, – Come Dio creò er fiore de Sambuco∗ , – Grano a Maggio∗ , – Ercole er magnone∗ , – Marte pe’ davero∗ , – Ricerca∗ , – Revoca de Sfratto∗ , – La mia Musa∗ , – La speranza∗ , . Indice Capitolo VIII L’Apollo di Rosa .. Lo stile personale di Rosa, – .. La verità del Fondo Trilussa, – .. Apollo de pietra, . Capitolo IX Trittico di sonetti per Trilussa . La scenata de Trilussa co’ la serva, – . Dopo una lite, – . Soliloquio molto filosofico fatto da padron Trilussa a riguardo della sua serva Rosa, . Capitolo X La nuova pagina di Rosa La Rosa, . Scheda biografica Cronologia delle poesie rinvenute Bibliografia Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa Finalmente, è il caso di dire, una donna dalla vita per più versi sfortunata ha trovato il suo riscatto. E questo riscatto lo deve a un suo angelo custode, Secondina Marafini, che, folgorata da qualche benefico astro, a un certo punto del suo percorso si è dedicata con meraviglioso impegno a cercare di restituire il volto a una donna che il suo volto lo aveva perso, investita da eventi più grandi di lei e di tutti: Rosa Tomei, la donna che intorno al , quando ha anni, si trasferisce dalla natia Cori a Roma, a casa di un uomo che è molto più di un poeta, giacché è anche la sintesi e l’emblema d’un’epoca, Carlo Alberto Salustri: Trilussa. Con il quale, accanto e insieme, vivrà i successivi venti anni. Fino alla fine della vita di lui, avvenuta il dicembre del . Il lavoro compiuto da Marafini è esemplare dal punto di vista documentario, nel senso che la studiosa ha raccolto, con rigoroso scrupolo, tutto quello che, allo stato attuale, si sa e si possiede di Rosa Tomei. Poi lo ha sistemato in un ordine lineare, logico e cronologico. Giacché, come sempre accade nella vita, in fondo basta mettere in fila le cose perché le cose, appunto, parlino da sole. Ma in realtà una condizione c’è perché le cose si possano sistemare da sole, ed è quella di non avere e non diffondere pregiudizi: che è quello che esattamente ha fatto Marafini. La quale poi, alla fine, ovviamente i giudizi ce l’ha, e chiari, e altrettanto chiaramente li espone, sulla personalità di Rosa, sul valore della sua testimonianza, sul senso della sua davvero breve vita (morirà infatti appena cinquantenne), giudizi che correttamente vengono presentati con sincera franchezza, e che riguardano anche le persone che furono coinvolte in alcuni Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa aspetti di questa vicenda complessa, sulla quale il libro fornisce tante indicazioni che appunto consentono al lettore di poter formulare a sua volta i propri giudizi. Il libro ci conduce dentro un’epoca tanto vicina (da allora sono passati pochi decenni) quanto lontana per mentalità, abitudini, prospettive di vita. E ci porta dentro le contraddizioni d’un uomo, quel poeta che ha rappresentato in maniera completa tutte le articolate potenzialità del nostro Novecento: Trilussa, appunto. Nel quale operava in maniera eccezionale l’idea e il principio della libertà (libertà di vita, libertà di ispirazione, libertà di movimenti, libertà di atteggiamenti, libertà di giudizi), che però doveva fare i conti con i tempi, con le circostanze, con le maledizioni del presente, in particolare con il manifestarsi in maniera acuta di una delle questioni di fondo della società moderna, e cioè la formazione invasiva dei miti popolari, delle figure di riferimento dell’immaginario collettivo, tipica della società di massa: D’Annunzio, i divi del cinema, e Trilussa, appunto. Miti popolari che vivono lo spazio d’un mattino e che talvolta, al contrario, sopravvivono all’inevitabile succedersi delle mode a condizione che ne siano interpreti lucidi, disincantati, autorevoli. E questo a Trilussa riuscì bene. Viverci accanto e insieme dunque non doveva essere per niente facile. Ma a leggere i documenti, e a seguire l’affettuosa interpretazione che ne dà Marafini, Rosa svolge il suo compito di musa silenziosa e custode severa del poeta con la semplicità di chi arriva a scoprire e accettare il proprio ruolo quasi immediatamente (aveva anni Rosa quando entra nello studio di via Adelaide. . . ), con la schiettezza e, appunto, la chiarezza di chi ha deciso quale deve essere il suo ruolo nella vita. Che non è, né può essere, si badi, un ruolo subalterno, giacché oltretutto molto banalmente: ma possiamo pensare che Trilussa avrebbe sopportato una stupidella accanto a lui? E al tempo stesso, al contrario: possiamo pensare che una persona di poca qualità avrebbe retto la fatica, l’impegno, l’onore e l’onere di vivere accanto a Trilussa? Così la storia pezzo a pezzo si ricostruisce a partire dai do- Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa cumenti autentici, restituendo a Rosa quello che era di Rosa: la sua personalità, la sua qualità umana, la sua spiccata propensione al dialogo e al confronto, il suo coraggio, che in vita del poeta era grande, ma che poi davvero diventò ancor più forte dopo la sua morte, quando Rosa dovette combattere, obiettivamente da sola (o quasi) una battaglia che, a valutarla oggi, i nuovi tempi rendevano persa in partenza: la salvaguardia del patrimonio e dell’eredità di Trilussa. Un’eredità che è fatta di atmosfere e di oggetti improbabili di scarso valore venale. Una salvaguardia che Rosa, e questo davvero le fa onore, non pensa mai come qualcosa che le possa garantire benessere, ma che avrebbe dovuto condurre a istituire uno spazio dove poter mantenere la memoria d’un uomo: quel famoso “studio” che però non avrebbe mai visto la luce. In questa ricostruzione, che ripercorre la vicenda nella sua articolata complessità, ecco il dato per noi forse più sorprendente: quella donna, da tanti ritenuta una serva, una “semianalfabeta”, o comunque una persona modesta, scriveva poesie: non tante, davvero, non tutte eccelse, non tutte perfettamente riuscite, ma tutte nate da una “necessità” di riflessione, tutte portatrici di un profondo motivo esistenziale che si manifesta in parola costruita a rievocare fatti complessi, sentimenti laceranti, dubbi e nodi sostanziali. Ci si trova insomma di fronte a un poeta, Rosa, che intanto sa il fatto suo in fatto di metrica e stilistica (il che ovviamente non si spiega soltanto con il banale fatto di aver lei vissuto accanto a un grandissimo artefice della parola, giacché non basta certo vivere accanto a una persona per impararne l’arte: se così fosse, dovremmo avere frotte di artisti che hanno vissuto la loro esistenza accanto ai grandissimi di ogni tempo); che utilizza con la medesima disinvoltura l’italiano e il dialetto; e infine che al tempo stesso riesce a identificare e a evidenziare alcuni momenti dell’esistenza per costruire immagini e cercare di ritrovare, o di restituire, attraverso la parola, il senso del vivere. E queste poesie si muovono con bella facilità e sicura competenza lungo le strade più impervie della poesia del Novecento: il verso libero; il rischio controllato e modulato della Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa ricerca della parola ineffabile; la necessità di oltrepassare i confini del dato soggettivo (le vicende, i sentimenti, la cronaca, che pure ci sono, e tutti, e riconoscibili, e autentici) per farsi carico del ruolo d’una poesia che rifletta sul senso del limite. Quella di Rosa insomma, come ben risulta anche grazie all’accorto apparato ermeneutico che ne fornisce Marafini, è una poesia che ruota intorno alle questioni del vissuto per farsi, o almeno cercare di farsi, immagine, epifania, rivelazione. Rivelazione, si badi, del tutto laica e terrestre, giacché il mondo di Rosa ruota intorno a temi semplici, evidenti, immediati: la casa, Roma, la maternità rimpianta. Rivelazione però anche del mistero dell’esistere, delle simmetrie e delle aporie del vivere, della scoperta d’un dramma autentico e doloroso, rappresentato magari dalla forza inesauribile della pianta del fico, o del giglio, o del nontiscordardime. Rivelazione infine che ovviamente non si nega anche le eventuali soluzioni paradossali: come sono la “necessità” di un lucchetto, la trasformazione di Rosa nel “cuppolone”, ecco i “modi de vede’” che riportano dentro al cuore della vicenda. Che alla fine, a ben guardare, nonostante i dubbi e le perplessità che non possono non mancare in casi così delicati come sono quelli dei rapporti fra le persone, è una storia d’amore. Un amore che sembrerebbe a senso unico, data la costituzionale e comprovata incapacità di Trilussa a sostenere rapporti duraturi, ma che in qualche modo non poteva, ovviamente!, non coinvolgere anche il poeta, pur con tutti i limiti soggettivi della sua personalità, e, non dimentichiamo, oggettivi della grande differenza d’età ( anni) che intercorreva fra loro due. Un amore che dunque appare la cifra intensa e misteriosa (misteriosa come tutte le storie d’amore. . . ) di una storia umana e letteraria finalmente restituita alla conoscenza di tutti grazie al prezioso e appassionato impegno di Secondina Marafini. Marcello Teodonio Alla ricerca di Rosa Sono i più vari gli atteggiamenti e le aspettative di chi viene a fare ricerche in una grande biblioteca. C’è chi vuole documentarsi su un certo soggetto, al fine di utilizzare a sua volta le conoscenze acquisite nella produzione di ulteriore conoscenza, oppure di ripresentarle sotto una nuova angolazione critica: e generalmente riesce nel suo intento. C’è chi cerca qualcosa, ad esempio la conferma di un’ipotesi di ricerca: e non sa se la troverà davvero, mentre la sua ipotesi andrà precisata, arricchita, o rivista, a seconda degli esiti. C’è chi cerca qualcosa, e invece trova qualcos’altro, pervenendo talvolta a risultati tanto considerevoli quanto inaspettati: la biblioteca è un luogo per eccellenza della serendipità. Secondina Marafini ha sperimentato nel suo percorso di ricerca le due ultime condizioni, ma il suo incontro con le poesie di Rosa Tomei, laddove può considerarsi una manifestazione di serendipità, è però di una serendipità che definirei inevitabile, scaturita dalla tenacia e dal rigore di una ricerca appassionata. Nell’ipotesi dell’Autrice, il Fondo Ceccarius della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma le avrebbe dovuto offrire l’opportunità di recuperare qualche «tessera del mosaico» — citando l’appropriata intitolazione del capitolo in cui, con un rigore filologico oggi sempre più raro, elenca e discute le sue fonti — e non ha cessato di indagare finché non l’ha trovata. Di più, una volta che il mosaico nel suo complesso è risultato leggibile e ci ha restituito un corpus significativo (pur se non esaustivo) di opere della Tomei, Secondina Marafini non si è limitata a leggerle e porgerle a noi perché a nostra volta le leggessimo, ma le ha fatte dialogare con le tessere di un altro mosaico incompleto, quello delle notizie parziali e contraddittorie sulla Alla ricerca di Rosa vita di Rosa, restituendoci così insieme alle opere la sua figura stessa, davvero e finalmente a tutto tondo. Stando così le cose, occorre dar conto al lettore (che mi piace immaginare anche, e forse soprattutto, un non–addetto ai lavori) di come e perché le poesie di Rosa Tomei fossero conservate in Biblioteca Nazionale, ma ancora in qualche modo nascoste, in attesa di incontrarsi con un’ipotesi di ricerca che consentisse loro di affiorare alla superficie. Per questo è indispensabile tratteggiare, sia pure a grandi linee, la figura di Ceccarius. «Non si muove una foglia in Roma e su Roma, senza che Ceccarius non lo sappia o non lo registri. E intorno e dentro Roma si agita un’intera foresta» (Enrico Falqui, Il Tempo, febbraio ). Così Ceccarius (Giuseppe Ceccarelli, –) non può semplicemente essere definito come giornalista, studioso, collezionista, tanto meno romanista — figura cui peraltro egli contribuì a dare un senso nuovo; fu tutto questo e molto di più, e meglio forse lo si rappresenterebbe partendo dall’estensione delle sue opere, prima fra tutte l’impareggiabile Bibliografia Romana, e delle sue raccolte. Il fondo a lui intitolato, che il figlio Luigi volle destinare alla Sezione Romana della Biblioteca Nazionale, comprende oltre quattromila tra volumi e periodici, circa millecinquecento fotografie che documentano un secolo di immagine di Roma dal , una consistente collezione di stampe antiche, una raccolta miscellanea di opuscoli ed una di ritagli di stampa, queste ultime tanto difficilmente quantificabili quanto puntualmente registrate dallo stesso Ceccarius, in un suo sistema di schede e schedine di rinvio autografe. Infine i documenti d’archivio, dalla corrispondenza del Generale Kanzler, comandante delle truppe papaline a Porta Pia, a quella di Giuseppe Gioachino Belli, dagli inviti e i menu alle locandine teatrali, a raccolte di editti e bandi papali, passando attraverso le innumerevoli testimonianze dell’infaticabile attività del Ceccarelli giornalista, accademico o consulente presso le istituzioni romane, dal Governatorato per il riassetto urbanistico di Roma all’Istituto di Studi Romani che egli stesso contribuì ad istituire, al Museo di Roma che egli volle a Palazzo Braschi. Alla ricerca di Rosa Non stupisce pertanto che si debba a Ceccarius, nell’ambito di tale capillare raccolta, anche la conservazione delle poesie manoscritte di Rosa Tomei; d’altra parte, se come pare queste gli pervennero anche tramite lettere di terze persone, a loro volta conservate nell’insieme della documentazione di natura archivistica, difficilmente il nome dell’autrice sarebbe potuto emergere fino a figurare espressamente nel relativo inventario, meno che mai in una segnalazione di tipo catalografico. Diversa la situazione delle poesie dattiloscritte, non a caso individuate per prime dalla Marafini, poiché lo stesso Ceccarius le aveva classificate, insieme a quelle di altri autori, come Letteratura popolare dattiloscritta — per inciso, non credo che si debba leggere necessariamente in questa definizione un giudizio critico riduttivo: la Tomei è in compagnia di nomi molto distanti tra loro per notorietà e statura (Greggi, Moscucci, Ghergo, ma anche Belloni, Micheli, Rossetti, e Dell’Arco). Certamente però l’attenzione di Ceccarius alla poesia in romanesco di seconda generazione non fu maggiore di quella prestata in generale ad ogni altro tipo di documentazione, che esprimesse l’essenza della tradizione romana e ne perpetuasse la memoria. Tornando al lavoro di Secondina Marafini, voglio infine sottolineare che l’incontro con il lascito poetico della sua conterranea Rosa Tomei è stato particolarmente felice: dalla comune origine corese sembra essere scaturita un’empatia, riflessa dalla facilità e felicità dell’approccio, dalla prontezza, nell’interpretazione, a trascorrere dalla superficie letterale al significato sottostante; a cogliere il senso dell’allusione o del riferimento criptato (si veda ad esempio quello alla Madonna del Soccorso di Cori, in Compensazione). Fino quasi a una sorta di identificazione con il personaggio, processo cui certo contribuisce una forma di solidarietà al femminile, da donna a donna, ma che ci interessa soprattutto in quanto possiamo registrarlo sempre sul piano della scrittura, ricca di metafore quella della Marafini non meno di quella della Tomei, entrambe appassionate ed entrambe portatrici di una missione: quale fosse quella di Rosa, ce lo svela Secondina Marafini pagina dopo pagina; quale sia Alla ricerca di Rosa quella di cui si è fatta carico l’Autrice, ce lo rivela involontariamente lei stessa all’inizio del commento a Nontiscordardime: «È la prima poesia che ho reperito, quasi un segno, visto il titolo». Paola Puglisi Introduzione Il presente contributo nasce per vivo interesse verso Rosaria Tomei, o Rosa, il nome d’arte scelto per lei. Venuta fortuitamente a conoscenza dell’originale figura e attratta istintivamente dalla sua aura di mistero, ho cercato di documentarmi e di raccogliere il frutto delle mie ricerche. Grazie alla scoperta di materiale consistente, ho potuto interpretare Rosa in maniera diversa rispetto alle sporadiche notizie conosciute. Se fosse passato qualche altro anno, forse avremmo perso definitivamente l’opportunità di far parlare una voce nascosta del passato e di poter ascoltare la testimonianza del suo vissuto travagliato. La vita di questa donna è stata davvero breve quanto intensa: immaginando l’esistenza come una rappresentazione teatrale, il personaggio non sfigurerebbe accanto a quello dei grandi eroi tragici, perché ne porta la grandezza, il pathos, l’orgoglio ferito e la drammatica sorte. Moderna, attualissima ma figlia della società del suo tempo e da essa vincolata, Rosa Tomei ha saputo restare fedele alle proprie convinzioni nelle scelte compiute, anche nel mutare degli eventi, con vigore ed umiltà. È giunto il momento di valorizzare la sua esperienza umana e artistica, realizzando soltanto adesso il suo sogno: pubblicare le sue poesie. Le liriche presentate, cioè quelle finora reperite, costituiscono soltanto una parte del corpus di versi realizzato dalla poetessa, che si profila come un’autrice importante per la letteratura popolare e italiana. Ci si augura di dare inizio alla raccolta di quante più poe Rosa Tomei. La storia vera e le poesie della donna di Trilussa sie possibili, nella speranza che, se qualcuno conserva autografi, voglia farne conoscere il contenuto agli studiosi ed agli estimatori. Il tentativo di ripristinare la verità su vicende destinate all’oscurità, è passato attraverso l’interpretazione e la lettura analitica dei testi che costituiscono la memoria di Rosa e sono una traccia importante sulla sua personalità. I nipoti di Rosa Tomei hanno autorizzato e approvato la ricostruzione storica emersa da queste pagine, fornendo informazioni e documenti in merito∗ . Ogni parola “altrui” e ogni mia ipotesi è stata confrontata e riscontrata con la critica, con la ricerca bibliografica e anche con la lettura integrale di Tutte le poesie di Trilussa. Con gli autografi reperiti il aprile e integrati nel testo, Rosa stessa ha confermato e sorriso a questo studio. ∗ Si tratta dei figli e dei nipoti della sorella, Marcella Tomei, a lei molto vicina nel corso della vita: Romualdo e Silvana Tuderti, nipoti diretti di Rosa; Marcella Pepe, figlia della defunta Luciana Tuderti; Adriano Tuderti, figlio dello scomparso Tommaso Tuderti, che vive nella casa materna, quella di Marcella Tomei, dove sono stati conservati preziosi ricordi.