I NUOVI CRITICI

I NUOVI CRITICI
La collana intende ospitare le opere di critici esordienti, non accademici, che si esercitano quotidianamente nella lettura di opere letterarie e
poetiche sia italiane che straniere, nell’analisi cinematografica di film noti e
meno noti, nell’interpretazione delle opere d’arte del presente e del passato,
nell’attenta fruizione di opere teatrali sia sperimentali che classiche. Una
critica di chi legge, interpreta e decifra giorno dopo giorno, con gli occhi
ben aperti sul mondo.
Ringraziamenti
Esprimo gratitudine a tutti i familiari di Rosa Tomei, specialmente a Romualdo
Tuderti.
Rivolgo un sentito ringraziamento per aver benevolmente accolto il mio scritto
al Chiarissimo professor Marcello Teodonio, titolare della cattedra di Letteratura
Italiana presso la Fondazione Besso e della cattedra di Letteratura Romanesca presso
l’Università di Roma “Tor Vergata”, presidente del Centro Studi Giuseppe Gioacchino
Belli.
Ringrazio la dott.ssa Paola Puglisi, responsabile della Sala Romana presso la Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma e vicepresidente del Centro Studi Romani per la satira e
nella storia e nell’arte, per la disponibilità, il sincero interessamento al mio lavoro e
per aver reso possibile l’accesso ai documenti dell’Archivio del Fondo Ceccarius.
Un caloroso ringraziamento anche alla signora Olivia Vaselli, collaboratrice della
dott.ssa Puglisi.
Il mio pensiero si rivolge a quanti mi hanno incoraggiato durante il cammino:
Angelo, Ugo, Emanuela, Claudio e Teresa.
Sono grata al Comune di Cori, nelle persone del sindaco, avv. Tommaso Conti, e
dell’assessore alla cultura, avv. Roberto De Cave, alla Regione Lazio e al Centro
Studi per la Satira nella Storia e nell’Arte che hanno voluto riconoscere il valore
storico–culturale di quanto è stato qui scritto, conferendo lustro con l’effige del loro
logo.
Per ultimo, ma non per importanza, desidero ringraziare le edizioni Aracne per aver
creduto in quest’opera e per averla diffusa.
Secondina Marafini
Rosa Tomei
La storia vera e le poesie della donna di Trilussa
prefazioni di
Marcello Teodonio e Paola Puglisi
Copyright © MMXIV
ARACNE editrice S.r.l.
www.aracneeditrice.it
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via Raffaele Garofalo, /A–B
 Roma
() 
 ----
I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,
di riproduzione e di adattamento anche parziale,
con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.
Non sono assolutamente consentite le fotocopie
senza il permesso scritto dell’Editore.
I edizione: maggio 
Ai miei adorati figli
con immenso amore,
alla mia dolce e forte mamma
con profonda gratitudine,
al mio caro papà,
di cui conservo indelebile ricordo.
Indice

Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa
Marcello Teodonio

Alla ricerca di Rosa
Paola Puglisi

Introduzione

Capitolo I
Serva d’amore
.. La commiserazione,  – .. Interpretazione metaforica,  –
.. Lessico d’Amore, .

Capitolo II
Rosaria, o mejo Rosa
.. Le origini a Cori,  – .. Verso Roma,  – .. Trilussa e la
vita in via Maria Adelaide,  – .. La commedia della serva e
del padrone,  – .. Trilussa alla sua Rosa, .

Capitolo III
Sopravvivere oltre
.. La povertà di Casa Trilussa e l’eredità di Rosa,  – .. La
morte di Trilussa,  – .. : ascesa e declino di una poetessa,  – .. La lotta per la Casa–Studio e per le poesie,  –
.. Una lettera pubblica prima del silenzio,  – .. La “vita
maledetta” di Rosa,  – .. La malattia e gli antichi contatti, 
– .. Rosa Tomei: l’ultima scena, .


Indice

Capitolo IV
Come una Cenerentola
.. Protagonista di una fiaba,  – .. In ricordo di Rosa Tomei. . . ,  – .. Il Fondo Trilussa,  – .. La deformazione, .

Capitolo V
Le tessere del mosaico
.. Ricerca dei frammenti di un profilo occultato,  – .. La
descrizione delle fonti.,  – .. Il rapporto tra le fonti,  –
.. Evidenze,  – .. La derivazione dei testi in base alle attuali
conoscenze, .

Capitolo VI
Rosa: la poetica
.. Un legame eterno con Trilussa,  – .. Italiano, dialetto
e. . . traduzioni,  – .. Simbolismo, sperimentazione e miti
nuovi, .

Capitolo VII
Le poesie di Rosa Tomei. Il canto di una Musa sempre
innamorata
Semente,  – Maternità Rustica∗ ,  – : Necessità di un lucchetto in casa Trilussa∗ ,  – Suicida,  – Invito di Maggio∗ , 
– L’Appuntamento∗ ,  – Er garofano,  – Er crisantemo∗ , 
– La mimosa∗ ,  – La margherita∗ ,  – Er gijo∗ ,  – Nontiscordardime,  – L’arbero∗ ,  – Tutto per la Tera∗ ,  –
La najade∗ ,  – La canizza ,  – Campo Parioli∗ ,  – Er
fico∗ ,  – Modi de vede’∗ ,  – Panorama corese∗ ,  – Primavera a Trilussa∗ ,  – Io, povera Crista∗ ,  – Onore ar
merito∗ ,  – La fattura∗ ,  – Dichiarazione∗ ,  – Passi∗ , 
– Aspettativa∗ ,  – Saffo ∗ ,  – Narcisi∗ ,  – Compensazione,  – Come Dio creò er fiore de Sambuco∗ ,  – Grano a
Maggio∗ ,  – Ercole er magnone∗ ,  – Marte pe’ davero∗ , 
– Ricerca∗ ,  – Revoca de Sfratto∗ ,  – La mia Musa∗ ,  – La
speranza∗ , .
Indice


Capitolo VIII
L’Apollo di Rosa
.. Lo stile personale di Rosa,  – .. La verità del Fondo
Trilussa,  – .. Apollo de pietra, .

Capitolo IX
Trittico di sonetti per Trilussa
. La scenata de Trilussa co’ la serva,  – . Dopo una lite,  –
. Soliloquio molto filosofico fatto da padron Trilussa a riguardo
della sua serva Rosa, .

Capitolo X
La nuova pagina di Rosa
La Rosa, .

Scheda biografica

Cronologia delle poesie rinvenute

Bibliografia
Rosa Tomei, Najade, serva,
nontiscordadime di Trilussa
Finalmente, è il caso di dire, una donna dalla vita per più versi
sfortunata ha trovato il suo riscatto. E questo riscatto lo deve
a un suo angelo custode, Secondina Marafini, che, folgorata
da qualche benefico astro, a un certo punto del suo percorso
si è dedicata con meraviglioso impegno a cercare di restituire
il volto a una donna che il suo volto lo aveva perso, investita
da eventi più grandi di lei e di tutti: Rosa Tomei, la donna che
intorno al , quando ha  anni, si trasferisce dalla natia Cori a
Roma, a casa di un uomo che è molto più di un poeta, giacché è
anche la sintesi e l’emblema d’un’epoca, Carlo Alberto Salustri:
Trilussa. Con il quale, accanto e insieme, vivrà i successivi venti
anni. Fino alla fine della vita di lui, avvenuta il  dicembre del
.
Il lavoro compiuto da Marafini è esemplare dal punto di
vista documentario, nel senso che la studiosa ha raccolto, con
rigoroso scrupolo, tutto quello che, allo stato attuale, si sa e
si possiede di Rosa Tomei. Poi lo ha sistemato in un ordine
lineare, logico e cronologico. Giacché, come sempre accade
nella vita, in fondo basta mettere in fila le cose perché le cose,
appunto, parlino da sole. Ma in realtà una condizione c’è perché
le cose si possano sistemare da sole, ed è quella di non avere e
non diffondere pregiudizi: che è quello che esattamente ha fatto
Marafini. La quale poi, alla fine, ovviamente i giudizi ce l’ha,
e chiari, e altrettanto chiaramente li espone, sulla personalità
di Rosa, sul valore della sua testimonianza, sul senso della sua
davvero breve vita (morirà infatti appena cinquantenne), giudizi
che correttamente vengono presentati con sincera franchezza, e
che riguardano anche le persone che furono coinvolte in alcuni


Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa
aspetti di questa vicenda complessa, sulla quale il libro fornisce
tante indicazioni che appunto consentono al lettore di poter
formulare a sua volta i propri giudizi.
Il libro ci conduce dentro un’epoca tanto vicina (da allora
sono passati pochi decenni) quanto lontana per mentalità, abitudini, prospettive di vita. E ci porta dentro le contraddizioni d’un
uomo, quel poeta che ha rappresentato in maniera completa
tutte le articolate potenzialità del nostro Novecento: Trilussa,
appunto. Nel quale operava in maniera eccezionale l’idea e il
principio della libertà (libertà di vita, libertà di ispirazione, libertà di movimenti, libertà di atteggiamenti, libertà di giudizi),
che però doveva fare i conti con i tempi, con le circostanze, con
le maledizioni del presente, in particolare con il manifestarsi
in maniera acuta di una delle questioni di fondo della società
moderna, e cioè la formazione invasiva dei miti popolari, delle
figure di riferimento dell’immaginario collettivo, tipica della
società di massa: D’Annunzio, i divi del cinema, e Trilussa, appunto. Miti popolari che vivono lo spazio d’un mattino e che
talvolta, al contrario, sopravvivono all’inevitabile succedersi delle mode a condizione che ne siano interpreti lucidi, disincantati,
autorevoli. E questo a Trilussa riuscì bene.
Viverci accanto e insieme dunque non doveva essere per
niente facile. Ma a leggere i documenti, e a seguire l’affettuosa
interpretazione che ne dà Marafini, Rosa svolge il suo compito
di musa silenziosa e custode severa del poeta con la semplicità
di chi arriva a scoprire e accettare il proprio ruolo quasi immediatamente (aveva  anni Rosa quando entra nello studio di via
Adelaide. . . ), con la schiettezza e, appunto, la chiarezza di chi
ha deciso quale deve essere il suo ruolo nella vita. Che non è,
né può essere, si badi, un ruolo subalterno, giacché oltretutto
molto banalmente: ma possiamo pensare che Trilussa avrebbe
sopportato una stupidella accanto a lui? E al tempo stesso, al
contrario: possiamo pensare che una persona di poca qualità
avrebbe retto la fatica, l’impegno, l’onore e l’onere di vivere
accanto a Trilussa?
Così la storia pezzo a pezzo si ricostruisce a partire dai do-
Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa

cumenti autentici, restituendo a Rosa quello che era di Rosa:
la sua personalità, la sua qualità umana, la sua spiccata propensione al dialogo e al confronto, il suo coraggio, che in vita del
poeta era grande, ma che poi davvero diventò ancor più forte
dopo la sua morte, quando Rosa dovette combattere, obiettivamente da sola (o quasi) una battaglia che, a valutarla oggi, i
nuovi tempi rendevano persa in partenza: la salvaguardia del
patrimonio e dell’eredità di Trilussa. Un’eredità che è fatta di
atmosfere e di oggetti improbabili di scarso valore venale. Una
salvaguardia che Rosa, e questo davvero le fa onore, non pensa
mai come qualcosa che le possa garantire benessere, ma che
avrebbe dovuto condurre a istituire uno spazio dove poter mantenere la memoria d’un uomo: quel famoso “studio” che però
non avrebbe mai visto la luce.
In questa ricostruzione, che ripercorre la vicenda nella sua articolata complessità, ecco il dato per noi forse più sorprendente:
quella donna, da tanti ritenuta una serva, una “semianalfabeta”,
o comunque una persona modesta, scriveva poesie: non tante,
davvero, non tutte eccelse, non tutte perfettamente riuscite, ma
tutte nate da una “necessità” di riflessione, tutte portatrici di
un profondo motivo esistenziale che si manifesta in parola costruita a rievocare fatti complessi, sentimenti laceranti, dubbi e
nodi sostanziali. Ci si trova insomma di fronte a un poeta, Rosa,
che intanto sa il fatto suo in fatto di metrica e stilistica (il che
ovviamente non si spiega soltanto con il banale fatto di aver lei
vissuto accanto a un grandissimo artefice della parola, giacché
non basta certo vivere accanto a una persona per impararne
l’arte: se così fosse, dovremmo avere frotte di artisti che hanno
vissuto la loro esistenza accanto ai grandissimi di ogni tempo);
che utilizza con la medesima disinvoltura l’italiano e il dialetto;
e infine che al tempo stesso riesce a identificare e a evidenziare
alcuni momenti dell’esistenza per costruire immagini e cercare di ritrovare, o di restituire, attraverso la parola, il senso del
vivere. E queste poesie si muovono con bella facilità e sicura
competenza lungo le strade più impervie della poesia del Novecento: il verso libero; il rischio controllato e modulato della
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Rosa Tomei, Najade, serva, nontiscordadime di Trilussa
ricerca della parola ineffabile; la necessità di oltrepassare i confini del dato soggettivo (le vicende, i sentimenti, la cronaca, che
pure ci sono, e tutti, e riconoscibili, e autentici) per farsi carico
del ruolo d’una poesia che rifletta sul senso del limite. Quella
di Rosa insomma, come ben risulta anche grazie all’accorto
apparato ermeneutico che ne fornisce Marafini, è una poesia
che ruota intorno alle questioni del vissuto per farsi, o almeno
cercare di farsi, immagine, epifania, rivelazione. Rivelazione,
si badi, del tutto laica e terrestre, giacché il mondo di Rosa
ruota intorno a temi semplici, evidenti, immediati: la casa, Roma, la maternità rimpianta. Rivelazione però anche del mistero
dell’esistere, delle simmetrie e delle aporie del vivere, della
scoperta d’un dramma autentico e doloroso, rappresentato magari dalla forza inesauribile della pianta del fico, o del giglio, o
del nontiscordardime. Rivelazione infine che ovviamente non
si nega anche le eventuali soluzioni paradossali: come sono
la “necessità” di un lucchetto, la trasformazione di Rosa nel
“cuppolone”, ecco i “modi de vede’” che riportano dentro al
cuore della vicenda.
Che alla fine, a ben guardare, nonostante i dubbi e le perplessità che non possono non mancare in casi così delicati come
sono quelli dei rapporti fra le persone, è una storia d’amore.
Un amore che sembrerebbe a senso unico, data la costituzionale e comprovata incapacità di Trilussa a sostenere rapporti
duraturi, ma che in qualche modo non poteva, ovviamente!,
non coinvolgere anche il poeta, pur con tutti i limiti soggettivi della sua personalità, e, non dimentichiamo, oggettivi della
grande differenza d’età ( anni) che intercorreva fra loro due.
Un amore che dunque appare la cifra intensa e misteriosa (misteriosa come tutte le storie d’amore. . . ) di una storia umana e
letteraria finalmente restituita alla conoscenza di tutti grazie al
prezioso e appassionato impegno di Secondina Marafini.
Marcello Teodonio
Alla ricerca di Rosa
Sono i più vari gli atteggiamenti e le aspettative di chi viene
a fare ricerche in una grande biblioteca. C’è chi vuole documentarsi su un certo soggetto, al fine di utilizzare a sua volta le
conoscenze acquisite nella produzione di ulteriore conoscenza,
oppure di ripresentarle sotto una nuova angolazione critica: e
generalmente riesce nel suo intento. C’è chi cerca qualcosa,
ad esempio la conferma di un’ipotesi di ricerca: e non sa se
la troverà davvero, mentre la sua ipotesi andrà precisata, arricchita, o rivista, a seconda degli esiti. C’è chi cerca qualcosa, e
invece trova qualcos’altro, pervenendo talvolta a risultati tanto
considerevoli quanto inaspettati: la biblioteca è un luogo per
eccellenza della serendipità.
Secondina Marafini ha sperimentato nel suo percorso di ricerca le due ultime condizioni, ma il suo incontro con le poesie
di Rosa Tomei, laddove può considerarsi una manifestazione
di serendipità, è però di una serendipità che definirei inevitabile,
scaturita dalla tenacia e dal rigore di una ricerca appassionata. Nell’ipotesi dell’Autrice, il Fondo Ceccarius della Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma le avrebbe dovuto offrire l’opportunità di recuperare qualche «tessera del mosaico» — citando
l’appropriata intitolazione del capitolo in cui, con un rigore
filologico oggi sempre più raro, elenca e discute le sue fonti
— e non ha cessato di indagare finché non l’ha trovata. Di più,
una volta che il mosaico nel suo complesso è risultato leggibile
e ci ha restituito un corpus significativo (pur se non esaustivo)
di opere della Tomei, Secondina Marafini non si è limitata a
leggerle e porgerle a noi perché a nostra volta le leggessimo,
ma le ha fatte dialogare con le tessere di un altro mosaico incompleto, quello delle notizie parziali e contraddittorie sulla


Alla ricerca di Rosa
vita di Rosa, restituendoci così insieme alle opere la sua figura
stessa, davvero e finalmente a tutto tondo.
Stando così le cose, occorre dar conto al lettore (che mi piace
immaginare anche, e forse soprattutto, un non–addetto ai lavori)
di come e perché le poesie di Rosa Tomei fossero conservate
in Biblioteca Nazionale, ma ancora in qualche modo nascoste,
in attesa di incontrarsi con un’ipotesi di ricerca che consentisse
loro di affiorare alla superficie. Per questo è indispensabile
tratteggiare, sia pure a grandi linee, la figura di Ceccarius.
«Non si muove una foglia in Roma e su Roma, senza che
Ceccarius non lo sappia o non lo registri. E intorno e dentro
Roma si agita un’intera foresta» (Enrico Falqui, Il Tempo, febbraio ). Così Ceccarius (Giuseppe Ceccarelli, –) non
può semplicemente essere definito come giornalista, studioso,
collezionista, tanto meno romanista — figura cui peraltro egli
contribuì a dare un senso nuovo; fu tutto questo e molto di più,
e meglio forse lo si rappresenterebbe partendo dall’estensione
delle sue opere, prima fra tutte l’impareggiabile Bibliografia
Romana, e delle sue raccolte. Il fondo a lui intitolato, che il figlio Luigi volle destinare alla Sezione Romana della Biblioteca
Nazionale, comprende oltre quattromila tra volumi e periodici,
circa millecinquecento fotografie che documentano un secolo
di immagine di Roma dal , una consistente collezione di
stampe antiche, una raccolta miscellanea di opuscoli ed una di
ritagli di stampa, queste ultime tanto difficilmente quantificabili
quanto puntualmente registrate dallo stesso Ceccarius, in un
suo sistema di schede e schedine di rinvio autografe. Infine i
documenti d’archivio, dalla corrispondenza del Generale Kanzler, comandante delle truppe papaline a Porta Pia, a quella di
Giuseppe Gioachino Belli, dagli inviti e i menu alle locandine
teatrali, a raccolte di editti e bandi papali, passando attraverso le
innumerevoli testimonianze dell’infaticabile attività del Ceccarelli giornalista, accademico o consulente presso le istituzioni
romane, dal Governatorato per il riassetto urbanistico di Roma
all’Istituto di Studi Romani che egli stesso contribuì ad istituire,
al Museo di Roma che egli volle a Palazzo Braschi.
Alla ricerca di Rosa

Non stupisce pertanto che si debba a Ceccarius, nell’ambito
di tale capillare raccolta, anche la conservazione delle poesie
manoscritte di Rosa Tomei; d’altra parte, se come pare queste
gli pervennero anche tramite lettere di terze persone, a loro
volta conservate nell’insieme della documentazione di natura
archivistica, difficilmente il nome dell’autrice sarebbe potuto
emergere fino a figurare espressamente nel relativo inventario,
meno che mai in una segnalazione di tipo catalografico. Diversa
la situazione delle poesie dattiloscritte, non a caso individuate
per prime dalla Marafini, poiché lo stesso Ceccarius le aveva
classificate, insieme a quelle di altri autori, come Letteratura
popolare dattiloscritta — per inciso, non credo che si debba leggere necessariamente in questa definizione un giudizio critico
riduttivo: la Tomei è in compagnia di nomi molto distanti tra
loro per notorietà e statura (Greggi, Moscucci, Ghergo, ma
anche Belloni, Micheli, Rossetti, e Dell’Arco). Certamente però
l’attenzione di Ceccarius alla poesia in romanesco di seconda
generazione non fu maggiore di quella prestata in generale ad
ogni altro tipo di documentazione, che esprimesse l’essenza
della tradizione romana e ne perpetuasse la memoria.
Tornando al lavoro di Secondina Marafini, voglio infine
sottolineare che l’incontro con il lascito poetico della sua conterranea Rosa Tomei è stato particolarmente felice: dalla comune origine corese sembra essere scaturita un’empatia, riflessa
dalla facilità e felicità dell’approccio, dalla prontezza, nell’interpretazione, a trascorrere dalla superficie letterale al significato
sottostante; a cogliere il senso dell’allusione o del riferimento
criptato (si veda ad esempio quello alla Madonna del Soccorso
di Cori, in Compensazione). Fino quasi a una sorta di identificazione con il personaggio, processo cui certo contribuisce una
forma di solidarietà al femminile, da donna a donna, ma che
ci interessa soprattutto in quanto possiamo registrarlo sempre
sul piano della scrittura, ricca di metafore quella della Marafini
non meno di quella della Tomei, entrambe appassionate ed
entrambe portatrici di una missione: quale fosse quella di Rosa,
ce lo svela Secondina Marafini pagina dopo pagina; quale sia

Alla ricerca di Rosa
quella di cui si è fatta carico l’Autrice, ce lo rivela involontariamente lei stessa all’inizio del commento a Nontiscordardime: «È
la prima poesia che ho reperito, quasi un segno, visto il titolo».
Paola Puglisi
Introduzione
Il presente contributo nasce per vivo interesse verso Rosaria
Tomei, o Rosa, il nome d’arte scelto per lei.
Venuta fortuitamente a conoscenza dell’originale figura e
attratta istintivamente dalla sua aura di mistero, ho cercato di
documentarmi e di raccogliere il frutto delle mie ricerche.
Grazie alla scoperta di materiale consistente, ho potuto interpretare Rosa in maniera diversa rispetto alle sporadiche notizie
conosciute.
Se fosse passato qualche altro anno, forse avremmo perso
definitivamente l’opportunità di far parlare una voce nascosta
del passato e di poter ascoltare la testimonianza del suo vissuto
travagliato.
La vita di questa donna è stata davvero breve quanto intensa:
immaginando l’esistenza come una rappresentazione teatrale,
il personaggio non sfigurerebbe accanto a quello dei grandi
eroi tragici, perché ne porta la grandezza, il pathos, l’orgoglio
ferito e la drammatica sorte.
Moderna, attualissima ma figlia della società del suo tempo
e da essa vincolata, Rosa Tomei ha saputo restare fedele alle
proprie convinzioni nelle scelte compiute, anche nel mutare
degli eventi, con vigore ed umiltà.
È giunto il momento di valorizzare la sua esperienza umana
e artistica, realizzando soltanto adesso il suo sogno: pubblicare
le sue poesie.
Le liriche presentate, cioè quelle finora reperite, costituiscono soltanto una parte del corpus di versi realizzato dalla poetessa, che si profila come un’autrice importante per la letteratura
popolare e italiana.
Ci si augura di dare inizio alla raccolta di quante più poe
Rosa Tomei. La storia vera e le poesie della donna di Trilussa

sie possibili, nella speranza che, se qualcuno conserva autografi, voglia farne conoscere il contenuto agli studiosi ed agli
estimatori.
Il tentativo di ripristinare la verità su vicende destinate all’oscurità, è passato attraverso l’interpretazione e la lettura analitica dei testi che costituiscono la memoria di Rosa e sono una
traccia importante sulla sua personalità.
I nipoti di Rosa Tomei hanno autorizzato e approvato la
ricostruzione storica emersa da queste pagine, fornendo informazioni e documenti in merito∗ .
Ogni parola “altrui” e ogni mia ipotesi è stata confrontata e
riscontrata con la critica, con la ricerca bibliografica e anche
con la lettura integrale di Tutte le poesie di Trilussa.
Con gli autografi reperiti il  aprile  e integrati nel testo,
Rosa stessa ha confermato e sorriso a questo studio.
∗
Si tratta dei figli e dei nipoti della sorella, Marcella Tomei, a lei molto vicina
nel corso della vita: Romualdo e Silvana Tuderti, nipoti diretti di Rosa; Marcella
Pepe, figlia della defunta Luciana Tuderti; Adriano Tuderti, figlio dello scomparso
Tommaso Tuderti, che vive nella casa materna, quella di Marcella Tomei, dove sono
stati conservati preziosi ricordi.
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