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Alcol e alimentazione sul posto di lavoro
Introduzione
La promozione della salute nei luoghi di lavoro si attua attraverso la corretta applicazione delle normative,
la qualità degli ambienti, l’organizzazione del lavoro, la gratificazione personale e l’adozione di stili di vita
sani.
L’alcol sul posto di lavoro: generalità
Che cosa è l’alcol
L’alcol è una sostanza fortemente tossica, potenzialmente cancerogena, capace di indurre dipendenza più
di alcune “droghe” illegali tra le più conosciute.
L’alcol può interagire con tossici industriali (quali i solventi, i pesticidi, alcuni metalli) e con il rumore,
aumentando fortemente il rischio di contrarre o di aggravare una malattia professionale.
L’alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute: bere è una scelta individuale, ma è necessario
essere consapevoli che questo rappresenta un rischio per la nostra salute e spesso anche per quella dei
colleghi di lavoro e dei nostri familiari. L’alcol può infatti esporre a rischi di incidenti e di infortuni, spesso
anche per una quantità consumata erroneamente valutata come non rischiosa.
Come calcolare quanto beviamo
Il metodo più semplice per calcolare quanto beviamo è contare il numero di bicchieri di bevande alcoliche
che abitualmente consumiamo.
Un bicchiere di vino (circa 125 ml), una birra (generalmente 330 ml), un bicchierino di superalcolico (circa
40 ml) o una qualunque bevanda alcolica contengono più o meno la stessa quantità di alcol pari a circa 12
grammi (1 unità = 12 grammi di alcol).
oppure
oppure
oppure
birra
vino
aperitivo
cocktail alcolico
lattina 330 ml
bicchiere 125 ml
bicchiere 80 ml
bicchiere 40 ml
5°
12°
18°
36°
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Effetti dell’alcol sull’organismo
La seguente tabella mostra gli effetti sull’organismo di quantità crescenti di alcol consumato.
La quantità in bicchieri è riferita ad un uomo di 70 Kg e ad una donna di 60 Kg, a stomaco pieno.
N. di bicchieri
Effetti
maschio 1
femmina 1
Tendenza a guidare l’automobile in modo più rischioso.
I riflessi cominciano ad essere già leggermente ritardati,
insorge la tendenza ad agire in modo imprudente per
una diminuzione della percezione del rischio.
maschio 3
femmina 2
Diminuzione della facoltà visiva laterale: il campo
visivo si restringe con evidenti difficoltà a controllare
manovre di lavoro soprattutto se alla guida di veicoli.
Si riduce anche del 30-40% la capacità di percezione
degli stimoli sonori e luminosi e la conseguente capacità
di reazione.
La probabilità di subire un incidente è 2 volte maggiore
rispetto ad una persona che non ha bevuto.
maschio 4
femmina 3
Forte prolungamento dei tempi di reazione. L’esecuzione
di normali manovre lavorative è priva della necessaria
coordinazione nei movimenti. Si verificano errori gravi
durante il lavoro.
La probabilità di subire un incidente è 5 volte maggiore
rispetto ad una persona che non ha bevuto.
maschio 6
femmina 4
L’ebbrezza è manifesta. Presenza di chiari segni clinici:
euforia, iniziali disturbi psichici e motori che rendono
precario l’equilibrio. È visibile l’alterazione delle capacità di attenzione, con tempi di reazione del tutto inadeguati. Le percezioni degli stimoli vengono avvertite
in maniera insufficiente a determinare un riflesso utile
alla salvaguardia della propria ed altrui incolumità.
Non si è in grado di svolgere nessuna manovra lavorativa. La probabilità di subire un incidente è da 10 a
25 volte maggiore rispetto ad una persona che non ha
bevuto.
Per metabolizzare completamente un bicchiere di una qualsiasi bevanda alcolica (pari a 12 grammi di alcol)
l’organismo umano impiega mediamente un’ora, con una variabilità definita in funzione del peso corporeo,
del sesso, dell’età e se si è a digiuno o a stomaco pieno.
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Esistono quantità sicure di alcol?
In base alle conoscenze attuali non è possibile identificare una quantità di alcol consumata che possa
considerarsi raccomandabile in quanto sicura e senza rischio.
Il rischio esiste anche a bassi livelli di consumo (alcolemia 0,2 mgr/L), per aumentare gradualmente
all’aumentare della quantità di alcol consumata.
È quindi importante sottolineare che durante l’attività lavorativa è indispensabile non assumere mai bevande
alcoliche. Anche un consumo di alcol per quanto modesto possa essere, può comportare dei rischi,
specialmente se il lavoro richiede particolare attenzione e concentrazione.
Anche se una stessa quantità di alcol ingerito può avere effetti diversi da soggetto a soggetto, in funzione
delle caratteristiche individuali, se il numero di bicchieri è zero non corriamo nessun rischio.
Rifletti su quelle che tu consideri scelte o abitudini “normali”
Se scegliamo la sicurezza e la salute:
ZERO ALCOL = ZERO RISCHIO!
(Lo slogan, come alcune parti del presente capitolo, sono stati tratti dall’opuscolo edito dal Ministero della Salute in
collaborazione con la Regione Toscana ed il CAR – Centro Alcologico Regionale: Alcol e Lavoro: scegli la sicurezza ...
più sai, meno rischi).
Rischi per il lavoratore
Problemi correlati all’alcol che più comunemente si riscontrano sui luoghi di lavoro
• le assenze sul lavoro sono 3-4 volte superiori rispetto a quelle di altri lavoratori
• secondo l’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) dal 10 al 30 % degli incidenti in ambito
lavorativo sarebbero causati dall’uso e dall’abuso di alcol
• il consumo di alcol ha una elevatissima corresponsabilità in particolare con gli incidenti che avvengono
nell’ambito dei trasporti
• dopo anni di abuso-dipendenza vi è un netto declino delle capacità del lavoratore che conducono
inevitabilmente verso un iter fatto di sanzioni per assenteismo e per negligenza, fino a concludersi con
il licenziamento
• almeno l’8 % degli alcolisti in trattamento presso centri specializzati hanno svolto l’attività lavorativa
anche nei periodi di più grave dipendenza, mettendo a rischio la propria sicurezza e quella degli altri
•
l’alcol determina una sinergia con eventuali sostanze tossiche presenti nell’ambiente di lavoro nel
determinare danni alla salute
• a queste stime vanno inoltre aggiunti i casi di decesso per incidenti domestici alcol-correlati
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Luoghi comuni sull’alcol
Allo scopo di avere un approccio corretto nei confronti del problema dell’alcol, vanno innanzitutto rimossi
alcuni luoghi comuni.
-(3:6
L’alcol determina una sopravvalutazione delle proprie
capacità e rallenta le capacità di reazione agli stimoli e le
capacità di elaborazione mentale.
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-(3:6
L’alcol provoca solo un falso senso di sicurezza, infatti esso
riduce l’attenzione e la capacità di vigilanza e riduce la
percezione del rischio, rendendo il soggetto più esposto
comportamenti rischiosi.
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-(3:6
L’alcol disinibisce ma rende anche più suscettibili ed
irritabili; non si accettano critiche al proprio operato
inducendo situazioni di conflitto o di scontro vero e proprio.
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-(3:6
L’alcol è un sedativo che produce una diminuzione del
senso di affaticamento e della percezione del dolore; questo
può portare a sopravvalutare le proprie forze, alimentando
situazioni di pericolo.
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-(3:6
L’alcol rallenta la digestione e determina un alterato
svuotamento dello stomaco. Questo determina una maggiore
sonnolenza dopo mangiato.
-(3:6
L’alcol disidrata in quanto richiede liquidi per il suo
metabolismo e quindi fa urinare di più, facendo così
aumentare il senso di sete.
-(3:6
L’alcol dilatando i vasi periferici produce solo una
ingannevole sensazione di calore, aumentando le perdite di
calore dal corpo esponendo l’organismo a subire gli effetti
dannosi del freddo.
-(3:6
La donna non ha bisogno di birra per produrre latte, bensì
di liquidi. L’alcol ingerito in allattamento passa nel latte e
viene assunto dal bambino. È bene inoltre ricordare che
l’assunzione di alcol in gravidanza determina conseguenze
negative sulla normale crescita del feto, fino a determinare
una grave malattia conosciuta come “sindrome fetoalcolica”. È stato ampiamente dimostrato come 2 bicchieri di
vino, bevuti da una donna in gravidanza, siano in grado di
distruggere le cellule del cervello del feto.
-(3:6
L’alcol non è un farmaco e non è pertanto oggetto di
prescrizione medica. Per prevenire le patologie cardiovascolari si è dimostrato molto più utile ridurre il peso, non
fumare, praticare attività fisica, ridurre il consumo di sale
e di grassi animali, utilizzare farmaci appropriati, quando
necessari.
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Cautele da adottare sul posto di lavoro
È necessario rimuovere i fattori che favoriscono non solo l’abuso ma anche il semplice uso di bevande
alcoliche. Ecco pertanto alcuni accorgimenti da adottare sul posto di lavoro.
Rimuovere o evitare la disponibilità di alcol sul posto di lavoro (presenza di bar interni ai luoghi
di lavoro, alcol portato da casa dagli stessi lavoratori, alcol presente nelle mense aziendali, eventuali
distributori automatici illegali).
Evitare le occasioni per bere sul posto di lavoro sia durante che fuori l’orario di mensa, in particolare
prima del lavoro.
Rimuovere le condizioni che possono creare l’isolamento da relazioni sociali, anche favorendo la
condivisione della situazione con le figure aziendali preposte (Rls, medico competente, Rspp).
Impostare un sistema di vigilanza allo scopo di monitorare e individuare con immediatezza eventuali
comportamenti a rischio o situazioni di disagio. Accompagnare tale vigilanza con un opportuno sistema
di richiami e sanzioni.
Mantenere alta la percezione del rischio. La maggioranza delle persone generalmente ritiene che l’alcol
possa fare male solo a dosi eccessive. Comunque, nonostante la percezione, il consumo di alcolici, in
particolare nella pausa pranzo, rimane un’abitudine estremamente diffusa. Inoltre esiste una sostanziale
diversità di atteggiamento verso l’alcol rispetto alle altre sostanze d’abuso (cannabis, eroina, cocaina,
ecc.): mentre per queste ultime sia l’uso che l’abuso sono inaccettabili e fonte di problemi, per quanto
riguarda l’alcol vi è una maggiore soglia di tolleranza a livello sociale, non solo per il suo utilizzo, ma
anche per i comportamenti alcol-correlati; inoltre dell’alcol viene riconosciuto un uso “normale”, non
ammesso invece per le altre sostanze. Le tradizioni culturali e le abitudini relative al consumo e anche
all’abuso di alcol sono fortemente radicate nella cultura della nostra società e forte è la resistenza ad ogni
cambiamento.
Sfatare il concetto che l’alcol non vada demonizzato in quanto fa parte della nostra società, della
nostra cultura e della nostra alimentazione. Bisogna ricordare che quando l’abuso prevale sull’uso, l’alcol
genera dolore, emarginazione, frustrazione, disgregazione di beni, proprietà, famiglie.
Disposizioni di legge sull’alcol
Nella legislazione specifica del lavoro (art. 24 del D.P.R. 303 del 1956) si vieta la somministrazione di
bevande alcoliche all’interno dell’azienda.
La legge 22 dicembre 1975 numero 685 si occupa degli interventi preventivi, curativi e riabilitativi degli
alcolisti in genere e dei lavoratori in particolare.
La legge 18 marzo 1988 numero 11 detta norme sul controllo alcolemico sui conducenti di autoveicoli.
La legge 125 del 30 marzo 2001 contro l’abuso di alcol è una vera rivoluzione nel settore e prevede una serie
di novità destinate ad irrigidire la normativa.
È ovvio, a questo punto, ritenere che non esista nessun tipo di lavoro compatibile con l’uso di alcol, sia per
quanto concerne il rischio di infortunio, sia per l’effetto negativo sulla qualità del lavoro, sulla produttività,
sulle capacità di rapportarsi e cooperare con altri soggetti presenti nello ambito lavorativo.
A tal proposito va ricordato che l’azienda ha facoltà di istituire regole formali sulla limitazione dell’uso
di bevande alcoliche al suo interno, sia in applicazione dell’atto di intesa Stato-Regioni, per le mansioni
individuate, che al di fuori di esso, per tutti, semplicemente utilizzando un “regolamento aziendale interno”.
Un regolamento concepito in tal senso rientra nell’ambito della politica aziendale contro gli infortuni sul
lavoro.
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L’alimentazione sul posto di lavoro: generalità
La dieta del lavoratore ricopre un ruolo importante in quanto attraverso l’alimentazione si provvede a rifornire
l’organismo di tutte quelle sostanze necessarie a sopperire al fabbisogno nutritivo e al rendimento sul lavoro.
La dieta deve soddisfare due condizioni essenziali: deve essere facilmente digeribile e gradevole. Al contrario
un pasto difficilmente digeribile o abbondante determina un aumento del flusso sanguigno verso l’apparato
digerente a spese delle masse muscolari (con conseguente diminuzione di resistenza alla fatica) e al cervello
(con riduzione della prontezza dei riflessi).
Il fabbisogno di energia è strettamente dipendente dalla potenza che l’organismo deve sviluppare; pertanto
conoscendo l’entità del lavoro da svolgere si può calcolare l’equivalente calorico richiesto.
I fabbisogni quantitativi e qualitativi
I carboidrati (zuccheri) forniscono il combustibile di prima scelta per il
lavoro muscolare, in quanto di rapida utilizzazione, e costituiscono almeno
il 50 % della razione giornaliera.
I lipidi (grassi) sono anch’essi necessari nella dieta giornaliera, in quanto,
se i carboidrati sono facilmente utilizzabili nelle prime fasi del lavoro, essi
intervengono nelle fasi successive come unico combustibile per l’attività
muscolare; costituiscono il 25 % della razione giornaliera. I lipidi non
devono mancare nella dieta del lavoratore anche perché permettono
l’assorbimento delle vitamine liposolubili (A-D-E).
I protidi (proteine), con funzione principalmente plastica, sono
indispensabili per la completa efficienza fisica. È inutile aumentare la
quota proteica della dieta oltre la quota opportuna pari almeno al 10 %
della razione giornaliera, in quanto non se ne trae vantaggio alcuno. Le
proteine non sono utilizzate nel lavoro muscolare. È invece opportuno
aumentare del 10 % la loro quota per i lavoratori sottoposti ad abbondante
sudorazione.
I minerali sono anch’essi indispensabili nella dieta: in parte entrano nella
costituzione dei tessuti e, nella parte solubile, mantengono l’equilibrio dei
liquidi organici. In particolare tale equilibrio va controllato nei lavoratori
sottoposti ad abbondante sudorazione tramite apporto aggiuntivo di
reintegratori salini.
Un insufficiente apporto di vitamine determina un insieme di manifestazioni talvolta anche gravi. Al contrario un’elevata somministrazione non
sembra influenzare la capacità lavorativa.
Il fabbisogno idrico è da soddisfare scrupolosamente, in particolare
quando il lavoro sia intenso e protratto dando luogo ad abbondante
sudorazione; in tale situazione si può avere una perdita in acqua fino al 7 %
del peso corporeo con conseguente contrazione del volume plasmatico;
quest’ultimo fattore riduce la gittata cardiaca e induce un aumento della
frequenza cardiaca.
L’alcol invece agisce negativamente sulla prestazione fisica, anche se
assunto a piccole dosi, specie se a digiuno.
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Principali norme comportamentali
Comportamenti alimentari sbagliati nell’ambiente di lavoro
• È essenziale la distribuzione dei pasti nell’arco della giornata. Una sua irrazionalità può essere causa
di conseguenze negative per l’individuo, per il lavoro, per la produttività.
• Troppo spesso il lavoratore sottovaluta tale aspetto e consuma i pasti al solo fine di soddisfare il proprio
piacere, andando incontro a sovraccarichi di alimenti con pasti eccessivi, magari con copiosi condimenti
e metodi di cottura troppo elaborati, intervallati da lunghi digiuni.
•
I pasti troppo abbondanti portano ad un eccessivo aumento di volume dello stomaco con digestione
lenta e laboriosa, ad un aumento dei battiti cardiaci, ad un offuscamento delle funzioni di relazione, ad
un torpore psico-fisico con conseguente elevato rischio infortunistico, e - a lungo andare - ad un eccesso
di peso. I digiuni portano ad una sproporzione tra le riserve energetiche disponibili e quelle richieste dal
lavoro da svolgere, con una conseguente diminuzione della capacità lavorativa, un precoce esaurimento
ed ad un conseguente elevato rischio di infortunio.
• Deprecabile è anche l’abitudine, molto diffusa in Italia, di saltare la colazione del mattino: al mattino,
per la fretta, in casa ci si limita a prendere soltanto un caffè e con questo si arriva fino al pasto di
mezzogiorno, interrompendo magari solo con un altro caffè. Il soggetto arriva al posto di lavoro privo
di riserve energetiche e quindi incapace di sostenere l’impegno lavorativo, per cui il suo rendimento
cala bruscamente dopo qualche ora di attività per uno stato ipoglicemico, causato dal lungo periodo di
digiuno, e si potrebbero verificare infortuni con maggiore facilità.
•
Ciò porta poi a consumare un pasto abbondante a mezzogiorno con
conseguente digestione difficoltosa e torpore psicofisico, cause anche queste
di possibili infortuni.
• Il pasto serale in genere viene consumato in famiglia. Anche qui spesso si
eccede sia come quantità che come qualità: sovente non si controlla l’uso di
bevande alcoliche, vigendo una certa anarchia alimentare volta a soddisfare
le esigenze di gusto e di pienezza, le cui conseguenze immediate (disturbi
digestivi) e tardive (obesità) non tardano a manifestarsi.
• Il contrario accade per immigrati o soggetti soli, che spesso non
soddisfano nemmeno il necessario a causa di carenze alimentari qualitative
e quantitative.
Pertanto è opinione ormai acquisita che:
• i pasti, almeno sul posto di lavoro, devono essere leggeri;
• la colazione del mattino è essenziale e da consumarsi prima
dell’inizio
del lavoro, prevedendo che essa raggiunga almeno il 20-30 % della razione
globale giornaliera e che contenga una buona quota di sostanze proteiche;
•
il pasto di mezzogiorno deve contenere circa il 40 % delle calorie totali
giornaliere.
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Altre osservazioni su alimentazione e lavoro
È necessario regolare con la stessa razionalità la composizione e la disposizione dei pasti in rapporto ai
turni lavorativi, che già di per se stessi creano un notevole disordine nelle abitudini alimentari dei lavoratori,
come accade nel lavoro notturno, durante il quale è necessario che il pasto sia si energetico, ma di facile
digestione, per lo più accompagnato da spuntini, specie verso il punto critico delle ore 3:00.
A margine del discorso sull’alimentazione dei lavoratori, si vuole porre l’attenzione su uno dei più ricorrenti
errori basato sulla convinzione radicata in molte aziende e in molti lavoratori che l’assunzione di elevate
quantità di latte nel corso dell’attività lavorativa possa preservare dall’intossicazione da solventi, prodotti
chimici nocivi, fumi di saldatura o altre sostanze nocive di svariata natura. In realtà si realizza invece in molti
casi un miglior assorbimento dei tossici, che vengono meglio assimilati se dispersi nel latte.
E’ sbagliato consumare cibi o bevande direttamente sul posto di lavoro. Si rischia che gli alimenti vengano
manipolati con le mani sporche, lasciati con i contenitori aperti sui banchi di lavoro, dove possono essere
presenti inquinanti e tossici ambientali.
Questionario di verifica
Selezionare la risposta corretta fra le alternative presentate.
La risposta corretta è una sola.
1. La quantità di alcol ingerita è superiore bevendo:
A
2 lattine di birra
B
mezzo litro di vino
C
3 bicchierini di grappa
D
mezzo litro di birra e un bicchierino di grappa
2. Dopo quante unità di alcol ingerite (1 unità=12 grammi di alcol) raddoppia la probabilità di subire un incidente alla guida di un veicolo o un infortunio durante il lavoro?
A
maschio 1 / femmina 1
B
maschio 3 / femmina 2
C
maschio 4 / femmina 3
D
maschio 6 / femmina 4
3. L’alcol fornisce calore al corpo, in particolare quando la temperatura ambiente raggiunge gli 0° centigradi.
A
Vero
B
Falso
C
Falso, questo avviene solo quando la temperatura scende molto al di sotto degli 0° centigradi
D
Falso questo avviene già quando la temperatura ambiente è prossima ai 8-10° centigradi
4. L’alcol è dannoso per la salute solo a dosi eccessive.
A
Vero
B
Falso
C
Solo per quantità superiori al mezzo litro giornaliero
D
Solo se assunto a stomaco vuoto
5. La colazione del mattino:
A
È sufficiente bere un caffè ben zuccherato, in quanto la caffeina dà tono e lo zucchero energia
B
È essenziale consumarla prima dell’inizio del lavoro
C
È essenziale consumarla prima dell’inizio del lavoro e deve prevedere almeno il 20-30 % della razione
globale giornaliera
D
non è necessaria in quanto è sufficiente effettuare un abbondante pasto a mezzogiorno
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Alcol e alimentazione sul posto di lavoro