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Sped. in A.P. Art. 2 Comma 20/c Legge 662/96 - Filiale di Bergamo ANNO 72 - N. 3 Dicembre 2015 - Stampato nel mese di Novembre 2015
DICEM BRE 2015
PERIODICO
DELLA
SEZIONE
ANA
DI
BERGAMO
LO SCARPONE OROBICO
Sped. in A.P. Art.2
Comma 20/c Legge 662/96
Filiale di Bergamo
Autorizzazione Tribunale
di Bergamo n. 309 del 1-4-1955
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Direttore responsabile:
Luigi Furia - O.N.G. Tess. n. 08221
Comitato di redazione:
Antonio Arnoldi, presidente
Daniele Bernabei
Marco Cimmino
Dario Frigeni
Alberto Giupponi
Addetti al sito sezionale:
Natale Bertuletti
Roberto Bezzi
Hanno collaborato a questo numero:
Padre Armando, Bau, Matteo Brumana, Simona Cantoni, Natale Carsana, Davide Cattaneo, Claudia,
Alfredo Fracassetti, Leo Giannelli,
Matteo Macoli, Luciano Molino, Romolo Pagnoncelli, Imerio Persico,
Hans Quarteroni, Antonio Spreafico,
Giovanni Stabilini, Paolo Valoti,
Raffaele Vitali, Roberto Vitali.
…MA,
NE VALE
LA PENA?
U
na piccola onda se ne andava felice per il mare: era contenta, allegra,
si sentiva frizzante e potente, si abbandonava al gioco della corrente,
si lasciava increspare dal vento. Era proprio felice di essere un’onda. Ad
un certo punto vide però, laggiù in lontananza, la scogliera e poi la
spiaggia e si accorse che le altre onde che erano andate avanti, lì si infrangevano e di loro non rimaneva più nulla.
Cominciò a sentirsi triste: se avesse potuto sarebbe tornata indietro, nel mare
profondo, da dove non si vede terra; oppure avrebbe voluto fermarsi là dove si
trovava, frenare pur di non andare avanti…
Un’onda più grande le passò vicino e le chiese: “ Che ti succede? Come mai sei
tanto triste? “ e la piccola onda le rispose: “ Ma non vedi che fine faremo? Anche
tu che sei onda così grossa sei destinata a romperti laggiù”. Sorrise la grande
onda e disse: “ Tu non sei onda, sei oceano!”.
Fermati un attimo e, in pochi secondi, prova a elencare tutto ciò che non va …in
te e attorno a te. Immagino un po’ di scoramento, un certo senso di impotenza
e/o altro. Ma, se sono impastoiato in tanta negatività…cosa può fare un omuncolo (anche se alto e grosso) come me? Forse la cosa migliore da fare è starmene
o ritirarmi nel mio mondo e cercare di non lasciarmi avvicinare troppo da una
realtà così complicata e pericolosa.
Per un certo modo di vedere la vita questa strategia di sopravvivenza non fa una
grinza. Può diventare con-vicente se il mio orizzonte è il mio “ io” tanto delicato e fragile che deve scappare da tutto e da tutti per… ritrovarsi solo/isolato;
capace solo di lamentarsi …e diventare un rompimento agli altri.
Il raccontino iniziale ci può simpaticamente stuzzicare a riscoprire il senso del
vivere, senza il quale la vita diventa grama. A questo proposito ripropongo volentieri ciò che scriveva nel suo editoriale il direttore de “ L’Alpino” (n° 8-2015)
Bruno Fasani: “Il ruolo che ci è chiesto è quello di ripristinare il senso civico
della responsabilità, dentro un tessuto sociale sfilacciato. Parlaiamo spesso di
valori quando raccontiamo la nostra storia. Ma se non riusciamo a dare concretezza a questi valori, si rischia di confinarli nella retorica, che gratifica nel momento in cui li si enuncia, salvo svuotarli di contenuto se non trovano
applicazione nel vissuto di ogni giorno”
Mi permetto di sottolineare che il vivere certi valori è questione di auto-identità:
se non cerco di vivere quello che per me merita, quello che per me dà senso al
mio vivere …verrei meno a me stesso.
Alpino: che tu sia ‘ grande onda’ o ‘ piccola onda’ credo valga meno di niente;
la nostra ALPINITÀ (il nostro essere oceano) possa accompagnare i nostri passi
quotidiani. Con simpatia
Armando alpino-cappellano
SPIRITO ALPINO
Periodico quadrimestrale
della Sezione di Bergamo
dell’Associazione
Nazionale Alpini
Presidente: Carlo Macalli
Anno 73 - N. 3
Dicembre 2015
Copertina anteriore:
Avvicinamento alla montagna.
Copertina posteriore:
Baraccamenti della Grande Guerra.
Impaginazione:
Ellegi Grafica - Martinengo (BG)
Stampa:
Reggiani spa - Brezzo di Bedero (VA)
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Agli alpini, amici e familiari cari auguri di
Buon Natale e Sereno Anno Nuovo
Il presidente
IL NOSTRO FUTURO
O
ggi è il 4 novembre, il giorno più alto
della Memoria in Italia, quella memoria
che gli Alpini da sempre onorano indipendentemente dalle date del calendario.
La Memoria dei Caduti, dei tanti soldati - non solo
alpini – che hanno perso la loro vita e la loro gioventù cento anni fa, ma anche dopo, settanta anni
fa e poi fino ai giorni nostri in tanti luoghi, quelli
delle guerre del passato, quelli delle guerre odierne
apparentemente lontane da noi ed infine a casa nostra dove la guerra quotidiana è il crimine.
Le cerimonie commemorative ci riportano con il
pensiero alle vite perse che ci hanno regalato il nostro oggi, comodo, di cui forse non ci rendiamo
pienamente conto. Quest’anno, ricorrendo il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, innumerevoli sono state le occasioni per ricordare i tragici
fatti e i tanti inconsapevoli Eroi che di quei fatti furono partecipi. Solo ora forse qualcuno ha scoperto
che siamo parte di una storia complessa che risale
ai nostri nonni e ai nostri padri, una storia che fino
a ieri veniva spesso considerata da tanti una inutile nostalgia, un fastidio.
biamo ricevuto in prestito dai nostri predecessori,
valori che meritano anche sacrifici, sentimenti, volontà e fermezza da dispiegare con tutte e le nostre capacità per quanto limitate queste possano
essere.
Siamo quasi a fine anno e generalmente in questo periodo si comincia a
pensare ai giorni che mancano al Natale, alle feste che verranno, agli incontri o cene di auguri a cui si parteciperà, alle persone da salutare o incontrare, a qualche regalo da acquistare e in generale ai mesi trascorsi ed ai
risultati raggiunti.
In tutto questo trambusto gli auguri possono sembrare solo un corollario delle tante cose da fare, una litania da recitare ad ogni incontro
di parenti, conoscenti ed amici.
Con spirito ben diverso, di sincera simpatia, profonda stima e
gratitudine per il vostro assiduo lavoro nella nostra stupenda
famiglia alpina, a tutti voi Alpini, amici e a tutte le vostre famiglie auguro un BUON NATALE ed un SERENO ANNO
NUOVO.
EDITORIALE
Oggi tanti si sono appropriati di questa storia, fino
a ieri dimenticata, non per farsi una ragione di
guardare il futuro, ma solo per appropriarsene in
termini di convenienza sociale, di apparenza e di
finto interesse. Gli Alpini no, non hanno mai dimenticato e mai dimenticheranno questa storia. La
conosciamo e sarà sempre motivo per tramandare
valori veri a chi verrà dopo di noi. Valori che ab-
Carlo Macalli
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Trescore Balneario: 32ª Adunata Sezionale
I RAGAZZI SFILANO IN PRIMA FILA
Tricolori per tutta la Val Cavallina
VITA DELLA SEZIONE
P
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ersino Giove Pluvio ha avuto rispetto degli alpini, ordinando alle sue schiere di nubi di arrestarsi all’orizzonte di Trescore Balneario. Così,
domenica 13 settembre, la sfilata della 32ª
Adunata Sezionale si è svolta all’asciutto, tranne qualche spruzzo verso mezzogiorno, semplicemente un saluto ed un avvertimento prima che si aprissero le
cataratte.
Presenti all’alzabandiera e all’Inno d’Italia una marea
di alpini - si sono calcolati quattromila partecipanti,
inquadrati dal cerimoniere Giancarlo Sangalli. Sono seguiti i discorsi ufficiali, introdotti da Dario Frigeni e
aperti dal saluto del capogruppo di Trescore Giacomo
Lacavalla che ha ringraziato tutti quanti si sono impegnati per organizzare l’adunata coincidente con l’85°
di fondazione del gruppo di Trescore. Il sindaco Donatella Colombi ha avuto parole di gratitudine ed apprezzamento per l’operato delle penne nere,
ricordando alcuni motti che sono scolpiti nel cuore
degli alpini ancor prima che sui loro monumenti, valori
quali lo spirito di corpo, l’orgoglio di essere italiani, la
solidarietà, il lavoro, il tutto arricchito dal rispetto per
le istituzioni e per la bandiera.
È toccato poi al presidente Carlo Macalli sottolineare
che le adunate sono occasione per fare festa insieme,
ma anche per ricordare la storia dell’associazione iniziata quasi cento anni fa e proporre strade nuove per
trasmettere ai giovani i valori ed i principi patrimonio
dei veci. Infine il consigliere nazionale Giorgio Sonzogni, dopo aver porto il saluto del presidente Ana Sebastiano Favero, ha rimarcato la filosofia degli alpini che
è quella del fare; ha messo in evidenza la necessità di
reintrodurre per i giovani un periodo di servizio civile
o militare obbligatorio; ha esaltato i valori della patria,
della famiglia e della civiltà cristiana che hanno plasmato l’Italia; ha poi comunicato il tema della prossima
Adunata nazionale ad Asti compendiata dal motto. “Alpini: custodi della memoria, orizzonte per la gioventù”.
Quindi ha avuto inizio la sfilata, aperta dallo striscione
“Bérghem de sass” con dietro una ventata di gioventù,
la speranza per il futuro alpino rappresentata dai ragazzi dei campi scuola dei Gruppi e dai giovanotti dell’avvicinamento alla montagna promosso dalla Sezione
in collaborazione con le Truppe Alpine. A seguire i
gonfaloni della Provincia, di Bergamo, di Trescore Balneario e di una quarantina di altri comuni con i rispettivi sindaci; rappresentanti istituzionali della Regione
Alla vigilia della sfilata, sabato 12 settembre, si era
svolta la giornata del ricordo con deposizione di corone in onore ai Caduti, la celebrazione della S. Messa
nella chiesa parrocchiale a suffragio degli alpini “andati avanti”, presieduta dal parroco e accompagnata
dal coro Ana di Vertova-Colzate, e la rappresentazione,
in serata, dello spettacolo musicale teatrale “Echi di
guerra” a cura della Banda. Alpina di Trescore Balneario. Anche l’amministrazione comunale ha voluto rendere omaggio agli alpini illuminando nelle sere il
municipio con luci tricolori. Ma tutta la Valle Cavallina
per giorni si è tinta di verde, bianco e rosso, la stessa
statale che corre lungo la valle era tutta imbandierata.
Le manifestazioni erano iniziate il 4 e 5 settembre con
l’8ª rassegna di cori con esibizioni a Cenate Sopra e
San Paolo d’Argon. Mercoledì 9 e giovedì 10 è stata la
volta della presentazione e dell’apertura presso la Villa
Suardi delle mostre: Centenario della Grande Guerra,
Fratelli Calvi, Casa di Endine e IFMS. Venerdì 11 una
novità ha arricchito l’adunata con l’allestimento di un
campo scuola alpino con pernottamento di una ventina di ragazzi e della cittadella della Protezione Civile
presso il parco Le Stanze. «Abbiamo così modo di mostrare i nuclei specializzati della nostra Protezione civile, con i cinofili, l’antincendio, i rocciatori, i gruppi
radio e le attrezzature più avanzate. Ciò implica anche
formazione specifica - ha precisato all’inaugurazione
il presidente Macalli - Da un lato stiamo migliorando la
nostra capacità d’intervento, dall’altro guardiamo al futuro puntando ai giovani».
Nella cittadella, oltre i mezzi normalmente in dotazione alla Protezione civile, ha fatto bella mostra di sé
anche il Guardian, ultima acquisizione della sezione,
VITA DELLA SEZIONE
e della Provincia, delle Forze Armate e di numerose associazioni sociali e d’arma; gli stemmi e le bandiere
delle Truppe di montagna associate all’IFMS.
Poi il vessillo sezionale scortato dal presidente Carlo
Macalli e dal consigliere nazionale Giorgio Sonzogni
con al seguito i consiglieri sezionali e gli ex presidenti
Gianni Carobbio, Alessandro Decio e Antonio Sarti;
dietro ben tredici vessilli sezionali (Brescia, Casale
Monferrato, Cremona, Luino, Milano, Modena, Monza,
Parma, Pavia, Piacenza, Salò, Valle Camonica, Varese),
i capigruppo della Val Cavallina, gli ex consiglieri sezionali e le gip con i veci, tra cui, il più anziano, Fedele
Balossi, classe 1919, di Carenno che ha combattuto in
Francia, Albania, Grecia, Russia e ha fatto due anni di
prigionia in Germania. A seguire una selva di gagliardetti, ben 276; poi i cori, gli atleti, i volontari della Protezione Civile, le squadre antincendio, i cinofili del
gruppo Argo ed i rocciatori. Infine i soci divisi per area
con striscioni ispirati a valori alpini: l’area 1 la più numerosa, a seguire l’area 4, l’area 2 e l’area 3. A chiusura 32 bandiere tricolori con il servizio d’ordine e la
polizia municipale. Il corteo è stato cadenzato dalle
note delle Bande di Gorlago e Casazza e dalle fanfare
alpine di Sorisole, Trescore Balneario, Ramera, Scanzorosciate, Azzano San Paolo e Prezzate.
Molta la gente presente, calorosi e continui gli applausi
allo scorrere del corteo commentato da Francesco Brighenti. Vedendo quella fiumana di penne nere marciare nella centrale piazza Cavour con il monumento a
Igea, dea della salute a ricordare che Trescore è anche
un paese termale, qualcuno ha tratto positivi auspici
per l’Ana che, nonostante il drastico calo di forze
nuove, gode ancora di ottima salute.
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VITA DELLA SEZIONE
che permette di monitorare a distanza ampie aree di
territorio, interessate, per esempio, da frane, valanghe
o alluvioni. Allestita pure una parete artificiale di roccia con esercitazioni; inoltre dimostrazioni d’interventi
in caso di incendio con la partecipazione di un elicottero e la ricerca di dispersi con i cani. Sempre venerdì,
presso il Cinema Teatro dell’oratorio c’è stata la rappresentazione “... quella lunga penna nera”, la storia
degli alpini dalla nascita ad oggi attraverso immagini,
letture, canti e musica a cura del Coro Ana Valcaval-
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lina e Fisorchestra San Martino di Entratico.
Un’adunata particolarmente ricca, frutto di un lavoro di
squadra a cui hanno partecipato attivamente tutti i
Gruppi alpini della Val Cavallina, coordinati egregiamente da Remo Facchinetti, vicepresidente d’Area;
manifestazione che ha raccolto il plauso della Sezione,
della amministrazioni locali, delle migliaia di penne
nere presenti e della numerosa popolazione che vi ha
assistito.
Luigi Furia
Busto Arsizio - Sezione di Varese
RADUNO 2° RAGGRUPPAMENTO
i è tenuto ancora in Lombardia il raduno del
2° Raggruppamento che ha visto convergere
migliaia di alpini in quel di Busto Arsizio nell’
autunnale e grigia domenica del 18 ottobre
per la sfilata. Già il giorno precedente era stato ricco
di appuntamenti: in mattinata la riunione dei presidenti di Sezione; nel pomeriggio arrivo del Labaro nazionale, l’alzabandiera, sfilata e deposizione corona
al monumento ai Caduti e carosello della fanfara Brigata Alpina Taurinense; nella serata S. Messa celebrata
nella Basilica di S. Giovanni, per poi concludere la
giornata con lo spettacolo teatrale: “La Grande Guerra
di Mario”, liberamente ispirato a “La Grande Guerra”
di Mario Monicelli.
Domenica mattina alcuni autobus con centocinquanta alpini e due fanfare lasciavano la nostra sede
sezionale, mentre altri automezzi, organizzati autonomamente da alcuni gruppi, raggiungevano la cittadina bustocca. L’ammassamento nel Parco “Museo del
tessile” è stato un poco problematico, stante la presenza di alberi, monumenti e pali della luce che
hanno ostacolato il buon inquadramento delle Sezioni
presenti. Dopo l’arrivo dei gonfaloni della Regione
Lombardia, della Provincia di Varese e dei comuni, si
rendeva onore al Labaro dell’ANA, con il presidente
Sebastiano Favero e il consiglio nazionale. Seguivano
subito le allocuzioni delle autorità. Sarà stato il luogo
di per sé dispersivo, le ripetitività degli argomenti oppure perché prolissi, sta di fatto che i discorsi non
sono stati seguiti con la dovuta attenzione dalle numerose penne nere che aspettavano solo di dare avvio
alla sfilata. Secondo i mugugni che si sono sentiti,
forse potrebbe essere il caso di ridurre il tempo e il
numero degli oratóri a queste manifestazioni, oppure
riservarle al sabato in ambienti più idonei. Sta di fatto
che questi comportamenti, non certo lodevoli, si ripetono.
La sfilata partiva alle 9,30 dal Museo del Tessile, snodandosi per le vie della città, toccando anche lo scenografico viale della Gloria e via Milano, nel centro
della città. In testa la Fanfara della Brigata Alpina Taurinense, le sezioni dell’Emilia\Romagna partivano per
prime seguite da quelle lombarde. Il nostro vessillo
sezionale scortato dal presidente Carlo Macalli e dal
consiglio, era preceduto dalla Fanfara di Prezzate,
dietro centoquattro gagliardetti con circa cinquecento
nostri soci e la Fanfara della Ramera completavano la
nostra rappresentanza. Scroscianti applausi accoglievano lo striscione “Berghem de sass”, che veniva additato sollevando nel contempo domande sul suo
significato, che per noi bergamaschi è invece chiaro.
Nel contempo lo speaker Francesco Brighenti illustrava via via le sezioni sfilanti. Erano, come sempre,
presenti anche i rappresentanti IFMS con le loro in-
VITA DELLA SEZIONE
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VITA DELLA SEZIONE
segne, la Protezione civile facente capo a Giuseppe
Bonaldi, ed il consigliere nazionale Giorgio Sonzogni. La giornata si chiudeva con il pranzo tutti insieme
in un locale della cittadina che ci aveva ospitato. Sempre ci si appella a tutti i soci per una maggiore adesione a questo Raduno, che per ordine di importanza
viene subito dopo l’Adunata nazionale; l’anno prossimo sarà a Desenzano del Garda, sezione di Salò. Saremo in numero maggiore? Speriamo in bene ed
arrivederci.
Raffaele Vitali
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CANDIDATI ALLA CARICA DI CONSIGLIERE SEZIONALE
CARRARA BERNARDO
CATTANEO DAVIDE
TORRI GIOVANNI
1947 Sovere
1965 Gazzaniga
1939 BG - Longuelo
QUARTERONI GIANCARLO
BETTONI ALESSANDRO
VAVASSORI GIANPIETRO
1952 Ornica
1958 Azzone
1964 Adrara San Martino
PERSICO ISIDORO
MORSTABILINI DIEGO
TARAMELLI ANTONELLO
1944 Costa Serina
1965 Valgoglio
1964 Petosino
GIUPPONI ALBERTO
SANGALLI GIANCARLO
1948 San Pellegrino
1949 Cisano Bergamasco
VITA DELLA SEZIONE
Sorteggio effettuato il 28 ottobre 2015 alla presenza dei vicepresidenti Antonio Arnoldi e Giovanni
Stabilini, del consigliere sezionale Daniele Bernabei e del segretario Natale Bertuletti.
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CASERMA "FIOR DI ROCCIA"
Terminato ed inaugurato il 1° lotto dei lavori
VITA DELLA SEZIONE
E’
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stata una giornata magnifica quella vissuta
dagli alpini bergamaschi venerdì 25 settembre in quel di Courmayeur e precisamente in
Val Veny, dove si è svolta la cerimonia per
l’ultimazione del primo lotto dei lavori inerenti la ristrutturazione della Caserma “Fior di roccia”; da tempo
la struttura non era più operativa e fino al 1975/76 era
sede stanziale di un reparto alpino ed in seguito adibita
ad ospitare personale militare in occasione di campi e
corsi di specializzazione.
Attualmente con i lavori effettuati, l’edificio in affitto
per sei anni sarà in co-uso con l’Esercito e la Croce
Rossa Italiana e sarà utilizzato per corsi di varia natura
di questi organismi; troveranno ospitalità anche i ragazzi aderenti all’iniziative “campi scuola alpini” e “avvicinamento alla montagna” che negli anni scorsi si
recavano a S. Candido in Val Pusteria, corsi per la Protezione civile, gruppi sportivi alpini e per altre attività
dei gruppi della Sezione di Bergamo.
Insomma la caserma tornerà attiva e non saranno solo i
militari del Centro Addestramento Alpino di Aosta a frequentarla e svolgerà comunque i compiti in veste anche
civile per i quali era stata concepita.
I lavori iniziati a fine maggio hanno visto 90 presenze di
volontari della nostra Sezione (vari hanno lavorato
anche in più turni), per circa seimilacento ore di lavoro,
l’equivalente di oltre 700 giornate lavorative con Battista Bellini, Giovanni Marenzi e Giacomo Picenni capicantiere, quest’ultimo per quanto riguarda impalcature,
fognature e da ultimo anche la garitta. Il coordinamento
delle attività è stato seguito da Giovanni Stabilini e
Giampietro Vavassori, ad Omar Cattaneo è spettato coordinare la sicurezza del cantiere. Per i lavori svolti occorre ricordare per il rifacimento del tetto il Gruppo di
Colere, per i nuovi impianti igienici il Gruppo di Valgoglio con Diego Morstabilini, per il pavimento in legno
il Gruppo di Vertova, tutti i restanti lavori di varia natura edile, muraria, falegnameria, opere in ferro ed altro
che hanno interessato il piano terra si deve fare riferimento a volontari di altri 30 gruppi. La Croce Rossa Italiana ha provveduto all’ impianto elettrico ed ha fornito
gli arredi delle camere. L’onere finanziario è stato sostenuto oltre che dalla Sezione, dal contributo di alcuni
Gruppi, il proseguo delle attività al piano secondo e al
sottotetto sarà oggetto di interventi futuri, compatibilmente con altre disponibilità economiche e dei volontari. Importanti contributi sono stati offerti in termini di
forniture e di lavoro tecnico ed amministrativo da alcuni soci che si sono veramente prodigati per l’attuazione dell’opera.
All’alba del giorno stabilito, ben sette autobus di differente capienza per ovviare a problemi viabilistici
in Val Veny e ad orari scaglionati, partivano dalla sede
sezionale con oltre 300 alpini; altri associati raggiungevano la località con mezzi propri ed aggiungendo familiari ed amici si sono ritrovati nel cortile
della caserma oltre quattrocento bergamaschi. Erano
presenti per la nostra Protezione Civile il nucleo radiostrasmissioni con il Guardian e la squadra alpinistica,
mentre per lo sport erano presenti atleti delle specialità
della corsa e dello sci.
La “Fior di roccia” situata ai piedi di cime imponenti
che la sovrastano maestose, su tutte il Monte Bianco,
inondata da un caldo sole, offriva un colpo d’occhio di
grande effetto con bandiere alle finestre e striscioni,
con gente contenta di trovarsi in quel posto, con le note
musicali del “Bandì de Zogn” che ha sottolineato i mo-
dell’Associazione e quanti hanno partecipato all’evento. Grazie bergamaschi, grazie alpini, grazie a chi
ha lavorato e a chi si è dato da fare per l’ottima riuscita.
Arrivederci alla prossima.
Raffaele Vitali
VITA DELLA SEZIONE
menti salienti della cerimonia. Il vessillo della nostra Sezione affiancato da quelli di Aosta, Ivrea, Brescia,
Monza e Varese, il Vessillo e bandiera IFMS (erano
schierati su un lato del piazzale con ben novantotto gagliardetti. Il presidente Carlo Macalli, numerosi consiglieri il segretario ed il tesoriere sezionali e per
l’occasione la Signorina Adele, i presidenti emeriti
Decio e Sarti, i rappresentanti della Croce Rossa, autorità civili e militari, il presidente nazionale Sebastiano
Favero con il consigliere Giorgio Sonzogni ed il già presidente Corrado Perona completavano lo schieramento.
L’alzabandiera dava l’inizio ufficiale ed un picchetto di
alpini in armi rendeva gli onori cui seguiva la rassegna
del Generale Federico Bonato comandante delle Truppe
Alpine. I discorsi di rito iniziavano con il Generale Simone Giannuzzi comandante del Centro Addestramento Alpino di Aosta, cui seguivano Carlo Macalli,
Sebastiano Favero, Maria Teresa Letta Vicepresidente
della Croce Rossa Italiana, concludendosi con il Generale Federico Bonato che tra il serio ed il faceto lanciava
a Macalli l’appello di accettare ancora la disponibilità
della Sez. di Bergamo per la sistemazione di altre caserme! Gli oratori a vario titolo sottolineavano l’importanza del momento, dando significato alla
collaborazione, amicizia ed unità d’intenti tra ANA ed
Esercito che sono stati alla base di questa operazione, in
modo che la caserma fosse messa in condizione di
pieno riutilizzo e ringraziando chi dovere per l’opera
più che meritoria svolta. Il simbolico taglio del nastro,
la Preghiera dell’Alpino e la benedizione da parte del
cappellano chiudevano la cerimonia e con il “rompete
le righe” gli astanti venivano invitati a visitare i rinnovati
locali. Il rancio alpino, preparato e servito da Alpini
della Sezione di Aosta con il Presidente Carlo Bionaz
che ha garantito una efficace ed ottima collaborazione,
i riuniva tutti in cordiale allegria e, con un po’ di tolleranza e buona volontà si è ovviato in modo soddisfacente alle difficoltà dovute all’afflusso di persone ben
oltre ogni previsione. E’ stata una giornata ben riuscita,
una giornata da ricordare, tempo splendido, compagnia
piacevole, nessun incidente e contenti tutti: militari, noi
(foto di Mario Lecchi)
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“OPERAZIONE VAL VENY”
Pensieri in libertà
H
o visto la Val Veny per la prima volta da turista nel 1972; sono risalito alcuni mesi fa. Di quei posti conservo una simpatica raccolta fotografica. Dopo più di quarant'anni, ciò che mi ha colpito
enormemente è stata l'evidente riduzione del ghiacciaio della
Brenva. Mi ricordo che quarant'anni fa sovrastava la chiesetta di Notre Dame de la Guerison; ora è di molto arretrato.
Improvvisamente, col naso appiccicato al finestrino del pullman, un fastidioso pensiero mi assale: quella imponente
massa di ghiaccio è come la nostra Associazione Nazionale Alpini. In calo.
Confesso che in me a volte prevale il pessimismo della ragione, a volte la reazione sentimentale e istintiva dell'ottimismo. Devo ancora conoscermi bene. L'innalzamento della temperatura sta sciogliendo la Brenva, le rigide leggi dell'accavallarsi degli eventi storici stanno oggettivamente mettendo in difficoltà l'ANA. Chiamiamo questi eventi come volete
voi: un modo diffuso di pensare avverso alle nostre radici e tradizioni, la globalizzazione di tutto con una conseguente
confusione generale, la sospensione della leva militare popolare e obbligatoria, la professionalizzazione della figura del
soldato...
Quarantatré anni fa non arrivai fino alle casermetta “Fior di Roccia”; non sapevo nemmeno della sua esistenza. Nei reparti alpini ero stato altrove e poi, confesso, avevo da pochi mesi finito la naja; anche se l'avessi saputo, non avrei avuto
molta voglia di respirare aria di caserma.
Tornando sul pullman, devo completare la narrazione dicendo che mi trovavo seduto lì insieme con tanti amici alpini
della sezione di Bergamo, in visita proprio a quella casermetta , in considerazione di certe decisioni che si dovevano prendere in Consiglio a proposito della cosiddetta “Operazione Val Veny”.
VITA DELLA SEZIONE
La nostra Associazione Nazionale Alpini, dal 1919, ha attraversato, nel contesto della storia della nostra Patria, tre grandi
fasi: le guerre, il ricordo dei Caduti( attraverso la costruzione di monumenti, cappelle, templi...) e, sulla spinta del Presidente Caprioli, nell'ultima parte del secolo scorso, la solidarietà.
Semplificando, adesso si apre una nuova fase: quella di assicurarsi che il nostro patrimonio storico, culturale, sociale e
anche economico non venga disperso, dimenticato o travisato.
L'età avanza per tutti, senza i rincalzi della leva obbligatoria i numeri diminuiscono, i giovani sono attanagliati da situazioni sovente drammatiche sul piano del lavoro, della stabilità famigliare sempre più fragile, della mobilità obbligata e
continua...
Questi pensieri mi vengono suggeriti, come dicevo, dalla mia ragione tendente al pessimismo.
E la reazione istintiva e sentimentale che mi spinge ad essere ottimista cosa suggerisce?
Penso che le future generazioni, in forme e modi diversi, ancora da trovare anche da parte della
nostra Associazione, terranno buoni i nostri valori e cammineranno sulle orme dei “Veci”.
Dobbiamo consegnare ai giovani le armi per combattere l'egoismo e l'isolamento sociale attraverso l'impegno e la solidarietà all'interno delle nostre Comunità, tutti i giorni e anche in circostanze eccezionali, come le calamità. Riassumendo, oso sperare che ancora per molti anni il Cappello con la Penna , per il quale tanti sono morti lungo due secoli,
in pace e in guerra, sarà rispettato e amato. Non siamo eterni, ma “dür per dürà”.
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Perché ciò avvenga, occorre seminare, sarebbe a dire investire, con la speranza non certa che nascano frutti. Ecco il
senso dei ” campi scuola “ per ragazzi e giovani, delle ” giornate del tricolore nelle scuole”, dell’”avvicinamento alla montagna”, della ”operazione Val Veny”: aprire la fase del “passaggio del testimone”, naturalmente con l'intimo desiderio che
ciò avvenga più in là nel tempo possibile. Il buon padre di famiglia capisce quando è l'ora di fare certi passi!
Non mi si venga a dire che queste parole sanno di funerale, anzi! A tal proposito, vorrei segnalare ai quattro lettori di queste pagine che qualcuno, in terra orobica, ha già proposto, recentemente, di ridiscutere l'intitolazione di vie, piazze, monumenti a due grandi alpini bergamaschi, Gennaro Sora e Antonio Locatelli. Non vorrei che tra qualche decennio
qualcun altro proponesse di eliminare dalla toponomastica tutto ciò che è intitolato agli Alpini in quanto uomini e soldati guerrafondai, invasori di terre straniere, portati a uccidere inutilmente...con l'aggravante di essere un po' ubriaconi.
Rivolgersi, oggi, alle future generazioni significa già cominciare noi a scrivere la nostra storia .
L'intervento ai piedi del Monte Bianco attua pienamente quanto indicato al punto C dell'articolo 2 dello Statuto ANA :
“Favorire i rapporti con i Reparti e gli Alpini in armi”. Naturalmente, gli alpini bergamaschi non si sono mossi per una
norma statutaria.
In fase preparatoria , burocratica, decisionale, di coinvolgimento dei Gruppi, che sono la nostra struttura portante, ci possono essere state delle carenze che hanno suscitato osservazioni, lamentele, perplessità di vario genere, da tenere nelle
dovute considerazioni; sono segno di vitalità.
Però, una volta deciso, tutti “zaino a spalla”. Così, tutti sappiamo, si usa tra gli alpini. Bisogna riempire i muri. Intanto,
un grande GRAZIE a tutti i volontari che hanno lavorato!
Alberto Giupponi
DI NUOVO A SAN CANDIDO:
Qui dove ti riporta il cuore
A
Sono le 5,50 del mattino e già sono sveglia, la partenza è
fra tre ore circa. È un po’ presto, ma come si suole dire,
non sto più nella pelle. Sto per ripartire la seconda volta:
infatti, due anni fa, avevo partecipato alla prima edizione
di questa esperienza e mi ero trovata benissimo. L’emozione è ancora più forte, quando siamo ormai arrivati e il
pullman svolta l’angolo di via Georg Paprion, subito di
fronte appare quell’edificio imponente e austero (la caserma), come se fosse lì ad aspettarti: finalmente eccoci
qui! La caserma Cantore che ci ha ospitati, è una delle
poche ancora oggi operativa in Alto Adige: ai giorni nostri,
molti reparti dell’Esercito Italiano e anche delle altre Forze
Armate svolgono addestramento montano. Non mancano
comunque, al suo interno, ricordi di naja: fotografie, oggetti, targhe commemorative, disegni che in maniera comica ritraggono la vita militare di allora.
All’interno di questi spazi, dunque, si è svolta una parte
delle nostre attività. La giornata iniziava presto: sveglia
alle 6,00 di mattina per i giorni feriali e 7,00 per quelli festivi. Subito dopo adunata, colazione e alle ore 8,00 alzabandiera. Sull’attenti, schierati per squadre (noi ragazzi,
per tutta la durata dei dieci giorni, siamo stati suddivisi in
sei gruppi e assegnati ai relativi accompagnatori dell’A.N.A. di Bergamo) in ordine d’altezza, cantiamo l’Inno
nazionale e intanto seguiamo con gli occhi la bandiera
tenuta da due militari. Una mattina, essendo domenica,
la maggior parte del personale non era in servizio, così al
posto di uno dei due militari sono stata scelta io ad accompagnare il tricolore. Gioia incontenibile e cuore a
mille, sono senza parole, e bisbiglio tra me “Quale
onore!”.
Dopo questo rito avevano inizio i programmi della giornata che spaziavano da lezioni teoriche (pericoli in montagna, alimentazione adeguata, meteo) a uscite pratiche
sul territorio. In queste zone ci siamo messi in gioco con
lezioni sui nodi, carrucola, arrampicate e ferrate rigorosamente preparate dagli istruttori militari che ci seguivano. Il primo impatto non è stato facile, soprattutto per
chi non era esperto o abituato. Tuttavia abbiamo avuto la
possibilità di frequentare una seconda volta la palestra di
roccia per riprendere confidenza con queste discipline.
Novità interessante di quest’anno è stata la simulazione
d’attraversamento di punti pericolosi e una sfida di orienteering utilizzando carte militari.
Le escursioni - grazie all’aiuto e alla competenza degli
istruttori militari che hanno fornito nozioni - ci hanno offerto la possibilità di ammirare paesaggi meravigliosi, di
conoscere e approfondire la nostra storia, ma soprattutto
di non dimenticarla: infatti, questi territori (San Candido,
Sesto, e vicinanze) sono stati teatro di storie tragiche del
primo conflitto mondiale in quanto zone di fronte italiano
VITA DELLA SEZIONE
San Candido dal 12 al 22 di luglio si è tenuta la
terza edizione di “Avvicinamento alla montagna”
per 38 ragazzi accompagnati da sette istruttori.
Questi dieci giorni sono stati organizzati dalla Sezione A.N.A. di Bergamo, presso la caserma Cantore di
San Candido, sede del Battaglione alpini Bassano facente
parte del 6° Reggimento Alpini, quest’ultimo di stanza a
Brunico.
13
e austriaco. La giornata, dopo la cena, si concludeva con la libera uscita. Quest’anno siamo stati fortunati perché nel weekend c’è stata la festa del paese durante la quale abbiamo
assaggiato piatti tipici (che bontà!) e visto la sfilata in costumi
tradizionali, sempre accompagnati da tanta e buona musica.
Sono contentissima di avere trascorso questi dieci giorni insieme ad istruttori e amici eccezionali, con cui ridere, scherzare, scambiare qualche parola, confrontarsi, e condividere le
proprie passioni. Rivedere le montagne, le case e i suoi balconi
fioriti, i negozi e ogni angolo del paese, è stato come se avessi
dovuto ricontrollare che tutto fosse al suo posto. Ringrazio
tanto i miei 38 amici d’avventura, siete stati fantastici ragazzi!
Un sentito grazie anche a tutti gli accompagnatori dell’A.N.A.
di Bergamo che con pazienza ci hanno seguito, un caloroso
ringraziamento al personale del 6° alpini e da ultimo ancora
un grazie al nostro presidente sezionale e ai suoi collaboratori (che insieme ai “piani alti” delle Truppe Alpine) hanno reso
di nuovo possibile questa esperienza.
VITA DELLA SEZIONE
Convegni a Como
STAMPA ALPINA E CENTRO STUDI ANA
14
Nei giorni 24 e 25 ottobre si sono tenuti a Como il 19° Convegno Itinerante della Stampa Alpina e quello dei referenti del
Centro Studi Ana, tenutisi presso il palazzo Ance. Presenti per la
sezione il direttore del nostro giornale, Luigi Furia, ed il consigliere Dario Frigeni.
Mauro Azzi del Centro Studi ha illustrato il ciclo di cinque conferenze che si svolgeranno in diverse città da quest’anno al 2019
per illustrare in successione gli avvenimenti della Grande
Guerra, contrassegnati dai nomi di monti legati a particolari battaglie, per poi dedicare l’ultima all’Ana: Monte Nero
(1915/2015) - Adamello (1916/2016) - Ortigara (1917/2017) Monte Grappa (1918/2018) - Alpini, nascita dell’Ana
(1919/2019). Ogni conferenza verrà tenuta in una città legata ai
suddetti monti o capoluogo di provincia dove si trovano. Si è
poi discusso sugli interventi e sull’organizzazione della guardianìa da garantire ai Sacrari in accordo a Onorcaduti, dato che anche i militari ora fanno la settimana corta,
perciò smontano il venerdì. Altro argomento è stato “il Milite ... non più ignoto”, il concorso nazionale indetto
dall’Ana in collaborazione con il Ministero della Difesa. Sono state illustrate ai referenti sezionali le procedure
da seguire per una migliore riuscita del concorso.
Il Cisa invece ha proposto due relazioni: una su “Come far arrivare ai giovani i valori alpini”, tenuta dal prof.
Stefano Quaglia e l’altra “Dalla storia una lezione per l’oggi” del prof. Maurizio Zangarini. Presenti ai lavori il
direttore de “L’Alpino” Bruno Fasani ed il presidente nazionale Sebastiano Favero.
Campi Scuola. UNA DOMANDA E TANTE
EMOZIONI: «TI RICORDI DI ME?»
S
ono Claudia, una ragazza di 16 anni che ha partecipato
al campo scuola ”Rispetto e Natura” organizzato a
Torre de’ Busi, nella frazione di Casarola dal 18 al 21
giugno 2015. Appena ho saputo che potevo far parte di
questo nuovo progetto mi sono incuriosita e ho dato la
mia disponibilità. Conoscevo degli Alpini solo il loro logo e le
bellissime penne che abbelliscono il loro particolare cappello,
ma fin dalla mattina del primo giorno si è creata un’armonia e
un feeling che non avevo mai provato prima in un gruppo. Il
mio ruolo era quello di “Prefetto” cioè aiuto istruttori nella gestione degli oltre 90 bambini che hanno aderito a questa iniziativa. Conoscevo solo alcuni dei “ Prefetti” ma non c’è stato
nessun problema, ci siamo presentati e da li è iniziata la nostra
avventura. Il fatto di vivere a stretto contatto con la natura senza
cellulari, avere regole ed orari che dovevamo rigidamente rispettare non mi ha recato nessun disagio, anzi mi ha fatto assaporare la bellezza del comunicare e del condividere emozioni
ed esperienze, sia con gli adulti che con i bambini.
I bambini infatti sono stati il perno di questo campo, hanno sempre accettato le attività proposte come la parete di roccia, il
ponte tibetano, la passeggiata notturna, il corso di primo soccorso, l’incontro con i cani cinofili e i volontari dell’antincendio boschivo e la meravigliosa serata sotto le stelle insieme agli
astronomi (esperienze nuove anche per me).
Se a tutto questo aggiungiamo il fatto di essere lontani da casa
per ben quattro giorni, lascio a voi immaginare l’atmosfera che
si respirava. Emozionante l’alzabandiera e l’ammainabandiera
che avvenivano con il sottofondo dell’Inno Nazionale d’Italia,
cantato da tutti noi. Poter essere stata utile a bambini che la sera
avevano nostalgia della famiglia o più semplicemente accompagnarli in una passeggiata mi ha fatto stare bene. E ancora oggi
mi emoziono quando incontro alcuni di loro che correndomi
incontro mi chiedono: «Ti ricordi di me?». Spero di aver lasciato
in loro un buon ricordo di me. A conferma di questo mio entusiasmo ho immediatamente accettato la proposta di partecipare
ad un altro campo scuola solo per alcuni “Prefetti” a Trescore
Balneario e di rappresentare il nostro campo scuola alla sfilata
tenutasi domenica 13 settembre in onore della 32ª Adunata Sezionale degli Alpini di Bergamo. A questa sfilata si sono aggiunti
anche i bambini che con le loro divise hanno aperto insieme a
noi il corteo, onore che spetta a pochi. È stato uno spettacolo,
non avevo mai partecipato ad una sfilata cosi numerosa. Commovente è stato vedere i reduci ultra 90enni e leggere nei loro
occhi ancora il dolore di quegli anni trascorsi in guerra.
Spero di rivivere questa esperienza al più presto e chiudo questo mio pensiero salutando tutti i bambini delle brigate: Orobica, Tridentina, Cadore, Taurinense e Julia.
Un caloroso grazie.
Claudia
Camminaorobie 2015
“ INSIEME CON UN PASSO DIVERSO”
duto dal saluto delle autorità, con la presenza di Mons. Vittorio
Nozza presidente della Fondazione Angelo Custode ONLUS, del
presidente sezionale Carlo Macalli e del presidente del CAI di Bergamo Piermario Marcolin. Presenti anche i consiglieri sezionali
Santino Cuni, Paolo Valoti (in veste anche di consigliere nazionale
CAI) e Vavassori Gianpietro.
Nel pomeriggio la giornata di festa è continuata all’aria aperta,
con tutte le persone diversamente abili, che hanno visto i loro
aquiloni dipingere di punti colorati l’azzurro del cielo dei Colli. Significative le parole formulate al termine dell’indimenticabile giornata da parte di Mons. Nozza: «Il mettersi insieme, il fare cordata,
è uno dei motivi che dà spinta, coraggio e passione per continuare
a operare nel servizio per la dignità di tante persone che vivono situazioni di disabilità. Persone che hanno bisogno di cura, ma soprattutto di relazioni, di sentirsi parte di un mondo che non si
dimentica di loro». E gli alpini con i volontari del CAI hanno, ancora una volta, dimostrato che c’è sempre qualcuno accanto e
con loro.
VITA DELLA SEZIONE
T
recento persone, nella giornata di mercoledi 15 luglio, si
sono date appuntamento, anche per quest’anno, ai Colli
di San Fermo nel comune di Grone, per camminare insieme, oltre i confini della disabilità. Alpini, alpinisti e operatori dei servizi che si occupano di persone diversamente
abili, con i loro assistiti, hanno camminato tra il verde dei prati e
l’azzurro del cielo , per testimoniare che anche i limiti imposti dalla
disabilità possono essere spostati “ un po’ più in là”.
L’evento organizzato dai Gruppi alpini del Basso Sebino, Valle Calepio e Valle Cavallina con il patrocinio della Sezione ANA, dalla
Fondazione Angelo Custode ONLUS di Bergamo e dal Gruppo Accompagnamento Disabili del CAI di Bergamo, ha visto la partecipazione dei piccoli ospiti dell’Istituto di Riabilitazione “ Angelo
Custode “ di Predore con gli amici della Scala di Giacobbe di Bergamo (composta dalla Residenza per Disabili “Michael ”, dal Centro “Koinoia- Progetto Autismo “ e dalla Comunità ad Alta
Integrazione Sanitaria “ Casa Don Bepo “ ), della Cooperativa
ONLUS “Il Battello” di Sarnico, della “Fondazione Conti Calepio”
di Castelli Calepio, della “La Nostra Famiglia – Casa degli Alpini”
di Endine, del Servizio Formazione all’Autonomia della “Fondazione Madonna del Boldesico” di Grumello del Monte, della Residenza Sanitaria per Disabili “Adriano Bernareggi” – Società
Cooperativa Sociale Servizi Isola ONLUS di Bonate, e del Consorzio “La Cascina” Cooperativa Sociale di Villa D’Almè.
Numerosa è stata anche la presenza dei familiari delle persone che
frequentano queste realtà, attive nella Bergamasca nel prendersi
cura delle persone che vivono situazioni di disabilità. Dopo la
camminata del mattino, tutti i partecipanti si sono ritrovati al Bar
“Al Colle”, dove già dall’alba , numerosi, generosi e indaffarati alpini, avevano preparato il “campo base” per accogliere e ristorare
la caleidoscopica “cordata dell’amicizia”. Il pranzo è stato prece-
15
1° RADUNO DEGLI ALPINI IN EUROPA
Ricordate le vittime di Marcinelle
Q
uest’anno a Marcinelle - in occasione dell’annuale
incontro per il ricordo della tragedia che vide numerosi minatori italiani, tra cui molti Alpini, vittime del
grisou - la sezione del Belgio ha organizzato il primo
raduno delle sezioni europee. Un incontro che mancava in Europa, mentre questo avviene da anni tra le sezioni d’oltremare
dell’America del Nord e dell’Australia.
La manifestazione si è svolta nei giorni di sabato 3 e domenica
4 ottobre a cui ha partecipato la nostra sezione con il vessillo
scortato dal vicepresidente sezionale Giovanni Stabilini e con
la presenza di cinque nostri soci. Il sabato è stato dedicato alla
visita al museo e alla miniera di carbone “Bois du Cazier” dove,
nel 1956, sono morti tragicamente 262 minatori, tra cui ben
162 italiani e tra questi vi fu anche un bergamasco: Assunto
Benzoni di Cerete. Il posto è stato riconosciuto "Sito Minerario Patrimonio Mondiale dell'Unesco". Della Sede nazionale
erano presenti il presidente Favero, il vice Minelli responsabile
delle sezioni estere, il direttore dell'Alpino Bruno Fasani, e il
consigliere Barmasse. Alla sera si è tenuto un concerto di canti
alpini con i cori “Matildico Val Dolo" di Toano (RE), ed il "Coro
Alpino Orobica".
Domenica si è svolta la sfilata, i discorsi ufficiali e gli onori ai
monumenti “Aux Mineurs”, “Sacrificio dei minatori italiani” e
alla “Targa degli alpini” posata il 9 ottobre 2005 dell’Ana di
Bois du Cazier. Erano presenti 26 vessilli e 36 gagliardetti. La
manifestazione è stata particolarmente toccante per il ricordo
delle 262 vittime della tragedia. Impeccabile l’organizzazione
della Sezione del Belgio, guidata dal presidente Mario Agnoli.
VITA DELLA SEZIONE
La tragedia della Val di Scersen
L’ANNO PROSSIMO IL CENTENARIO
16
ono passati 12 anni da quando un socio della sezione
di Bergamo, frequentatore assiduo dei luoghi, scrisse
l’articolo “Su in montagna nel cuor delle Alpi…”,pubblicato su Lo Scarpone Valsusino, e “Un sudario di
neve coprì sedici giovani alpini”, uscito su Lo Scarpone Orobico dell’aprile 2004, per far ricordare la tragedia verificatasi
in Val di Scerscen nell’aprile 1917, quando 24 giovani alpini
perirono sotto una valanga.
Da allora, la Sezione di Sondrio, spronata da questo interesse
diffuso, ha iniziato a ricordare con adeguata cerimonia, le vittime della Musella e dello Scerscen del 1 e 2 aprile 1917 e quel
giornalista di 12 anni fa, che continua imperterrito a frequentare i luoghi e, da quando istituite, a partecipare alle cerimonie
di commemorazione, deve confessare che il pathos e la commozione sono sempre palpabili. Anche quest’anno, precisamente sabato 8 agosto, un folto gruppo di alpini e simpatizzanti
si è recato sul luogo dove oggi, al posto del cimiterino, c’è un cippo con targa riportante il nome e il paese di provenienza
degli alpini periti in piena Grande Guerra, mentre perfezionavano l’arte dello sci, una tecnica militare nuova per l’epoca.
Erano presenti, oltre al vessillo sezionale e a numerosi gagliardetti dei gruppi valtellinesi, il vessillo della sezione di Bergamo
portato dal vice presidente Giovanni Ferrari, affiancato da rappresentanti di Calusco d’Adda e di Longuelo, il vessillo della
sezione di Como e, new entry, il vessillo della sezione di Alessandria, con i gagliardetti dei gruppi di Novi Ligure e Tortona.
Il presidente della sezione di Sondrio, nelle sue parole di saluto, ha ricordato come fra due anni, nel 2017, ricorrerà il centenario di questa tragedia e che sarebbe molto appropriato se tutte le sezioni che hanno avuto vittime in quella circostanza
fossero presenti alla grande cerimonia che si intende organizzare.
Leo Giannelli
S
Passo San Marco
40° RADUNO AL PASSO SAN MARCO
on è vero che la montagna divida, separi le
genti, anzi spesso i passi uniscono le popolazioni che vivono sui due fianchi. È il caso del
passo San Marco. Lassù, domenica 19 luglio, si
sono incontrati per la 40ª volta gli alpini, amici e famiglie, della bergamasca e della Valtellina; ormai, la manifestazione ha superato il livello locale ed è diventata
interprovinciale, tra le Sezioni Ana bergamasca e valtellinese. Il raduno ha visto la presenza di più di tremila
persone sullo storico passo, sotto l'occhio vigile dell'aquila posta sull' ”omino” anticamente collocato a
guardia dei confini veneziani e tra ciò che resta della
linea Cadorna: trincee, piazzole, posti di avvistamento,
casermette ricordano il centesimo anniversario dell'inizio della Grande Guerra.
All'inizio del 1975 tre reduci si incontrarono alla baita
Fraccia, a metà strada tra Mezzoldo e il passo. Tra una
chiacchiera e l'altra, ebbero l'idea di un incontro al
passo tra gli alpini dell'alta Valle Brembana e quelli del
versante valtellinese orobico: erano Egidio Abate di
Bema in Valtellina, Guido Salvini detto Furia di Mezzoldo e Fortunato Lazzaroni detto Nato di Averara. I
“veci” parlarono ai “bocia” tra i quali c'era il giovane
capogruppo di Averara, sul cui territorio si trova il passo,
Ettore Luigi Baschenis, che si mise subito all'opera. Il
primo incontro si tenne a settembre di quell'anno; l'iniziativa ebbe l'appoggio degli alpini di Mezzoldo trainati
dal loro sindaco per tanti anni Guido Salvini. Per motivi
meteorologici, l'incontro si fissò in seguito per la terza
domenica di luglio.
Per l'occasione del quarantesimo è stato pubblicato dal
Gruppo di Averara, che proprio in questi giorni festeggia
il 60° anniversario, un pregevole opuscolo con una
breve storia delle due sezioni valtellinese e bergamasca,
dei gruppi di Averara e Albaredo, dell'incontro al San
Marco, del 5° Reggimento Alpini. Fino a pochi giorni
prima si pensava che un reparto del Quinto svolgesse
una esercitazione intorno al passo, poi ciò non è stato
possibile. In una bella giornata di montagna hanno sfilato circa 140 gagliardetti alpini che hanno scortato i
vessilli di Bergamo, Sondrio, Tirano e Lecco. Partendo
dai versanti opposti, si sono incontrati al culmine salutati dalle note della fanfara della Sezione valtellinese.
Un plotone di alpini in armi del Quinto, arrivato da Vipiteno, ha ricordato il collegamento stretto tra l'Ana e le
Forze Armate. Alzabandiera e Inno nazionale, cantato in
coro, l'onore ai Caduti al cippo del passo con le note
del silenzio... pure le rocce sembravano commosse! I
due cortei si sono fusi, raggiungendo l'altare da campo
allestito in una conca del versante valtellinese; scelta indovinata che ha permesso il necessario raccoglimento
senza recare danni alla viabilità. Sono seguiti i discorsi
ufficiali che hanno sottolineato i temi del ricordo, dell'impegno nel presente e della necessità di trasmettere
gli ideali alpini alle future generazioni. Sono intervenuti
i capigruppo Bruno Paternoster di Averara e Nevio Ravelli di Albaredo, i sindaci Mauro Egman di Averara e
Antonella Furlini di Albaredo, i presidenti Ana Carlo
Macalli di Bergamo, Gianfranco Giambelli di Sondrio
e Gioachino Gambetta di Tirano, il comandante del plotone in armi Francesco d'Aniello, il consigliere nazionale Ana Mariano Spreafico. Alla fine, consegne di
medaglie e riconoscimenti. Significativa la presenza di
numerosi consiglieri delle due sezioni.
A conclusione, secondo la tradizione alpina, la Santa
Messa a ricordo e suffragio di tutti gli alpini “andati
avanti”, concelebrata da diversi sacerdoti presenti e presieduta dal Vescovo di Como Diego Coletti con il Gen.
in quiescenza della Croce Rossa Gabriele Comani; ha
accompagnato la funzione il coro “Figli di Nessuno” di
San Giovanni Bianco. Per completare la stupenda giornata, il rancio alpino con la promessa di tornare sul
passo l'anno prossimo.
Alberto Giupponi
VITA DELLA SEZIONE
N
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Ponte San Pietro
6a RASSEGNA FANFARE ALPINE
N
VITA DELLA SEZIONE
ella prestigiosa piazza della Libertà di Ponte San
Pietro, con alle spalle il suggestivo Famedio e il
monumento ai Caduti, si è svolta sabato 4 luglio la 6a Rassegna delle Fanfare Alpine della
sezione. Nella piazza gremita di alpini ed amici, dopo
una sfilata per le vie del paese, si sono esibite le Fanfare
di Scanzorosciate, Sorisole, Trescore Balneario, Ramera,
Rogno e Prezzate, rispettivamente dirette da Francesco
Acerbis, Oscar Locatelli, Paolo Belotti, Antonio Frigeni,
Alfio Piziali e Simone Perico.
Le Fanfare Alpine rappresentano da sempre la Sezione
di cui sono un patrimonio importante; con i loro brani
musicali accompagnano i vari momenti della vita associativa; sono la storia musicale degli alpini di ieri e di
oggi; la loro funzione è essenziale in ogni manifestazione non solo alpina ma anche religiosa o civile. Non
vi è festa, raduno alpino o commemorazione, in cui le
note di una fanfara, oltre a scandire i momenti solenni
della cerimonia, non riportino al ricordo dei tanti alpini
“andati avanti”, in particolare in circostanze tragiche
come la guerra. La rassegna, che ogni due anni si svolge
in una località diversa - programmata e coordinata dalla
commissione Cori e Fanfare - ha lo scopo di far conoscere questo patrimonio musicale, parte essenziale
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della storia degli alpini. Ogni fanfara si è esibita con un
piccolo concerto di tre brani, scelti dai rispettivi maestri,
esecuzioni che hanno spaziato dalle classiche marce
alpine a brani più popolari, da pezzi da concerto a musiche da film, coinvolgendo il numeroso pubblico che
ha vissuto momenti magici ed emozionanti. La serata è
stata presentata da Francesco Brighenti. Al termine dell’esibizione delle sei fanfare, prima del gran finale, vi
sono stati i saluti del capogruppo di Ponte San Pietro e
consigliere sezionale Andrea Bresciani, del sindaco
della cittadina Valerio Baraldi, di Remo Facchinetti della
commissione Cori e Fanfare e del vicepresidente sezionale Giovanni Ferrari. Il consigliere sezionale Marco
Valle ha consegnato ad ogni maestro un ricordo della
manifestazione. Inoltre erano presenti i consiglieri sezionali Santino Cuni, Gianpietro Vavassori, Giovanni
Marenzi, Giancarlo Sangalli e il presidente Carlo Macalli che, in apertura della serata, ha portato i saluti di
tutti gli alpini bergamaschi.
A conclusione, le fanfare riunite hanno eseguito tre
brani: Sventola il Tricolore diretto dal maestro Francesco
Acerbis , l’Inno degli Alpini diretto da Paolo Belotti e
l’Inno d’Italia diretto da Oscar Locatelli e accompagnato dal canto dei presenti.
VITA DELLA SEZIONE
VESSILLO SEZIONALE
IN TRASFERTA
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Trieste, Gorizia, Lubiana:
LA PRIMA BATTAGLIA DELL’ISONZO
STORIA E MEMORIA
D
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opo le prime avanzate, indisturbate o quasi,
nel giugno del 1915 gli italiani si trovarono a
dover affrontare le difese approntate per
tempo dai loro avversari, sul Carso e lungo la
valle del fiume Isonzo: il primo tentativo di intaccare
questa linea fortificata, che, benchè difesa da pochi
uomini, era molto forte da un punto di vista tattico,
prese il nome di prima battaglia dell’Isonzo. Ne seguirono altre dieci (undici, secondo la numerazione
AU), in un arco di tempo che va dal giugno 1915 all’ottobre 1917: battaglie differenti, ma tutte accomunate da alcuni denominatori, che rimasero
praticamente invariati per tutto questo periodo.
Per prima cosa, gli italiani commettevano sistematicamente l’errore di attaccare su tutta la linea contemporaneamente, disperdendo le proprie forze e
non trovandosi quasi mai in quella superiorità numerica necessaria per un vero sfondamento.
Essi, inoltre, avevano l’enorme difetto di mantenere
in prima linea grandi masse di soldati, esaurendo le
truppe prima degli assalti e lasciandole subire pesanti
perdite dai tiri d’artiglieria avversari. Infine, le due armate impegnate nel settore carsico-isontino, la 2a
(Frugoni) e la 3a (Emanuele Filiberto d’Aosta) miravano ad obiettivi strategici diversi e non sempre logici
militarmente: ad esempio, si insisteva a picchiare in
direzione di Trieste, quando la conquista della città
giuliana non rappresentava che un obiettivo propagandistico, privo di reale valore strategico.
Si contrapponeva loro la 5a armata austroungarica
(Boroevič de Bojna), che, per il suo valore, avrebbe
poi assunto il nome di Isonzoarmee.
Comunque sia, la prima battaglia dell’Isonzo, combattuta tra il 23 giugno ed il 7 luglio 1915, rappresentò una specie di modello negativo, per le
successive offensive, che, rispetto a questa, furono
semplicemente, via via più grandi. Tiri di artiglieria
poco aggiustati e basati più sul numero che sulla qualità, attacchi frontali contro armi automatiche e reticolati, mancanza di logistica e dabbenaggine dei
comandanti produssero un grave disastro.
A questo si aggiunga che, per un malinteso senso del
valore militare, ufficiali e soldati si fecero inutilmente
massacrare, con cariche risorgimentali, privando
l’esercito delle sue truppe migliori, di cui, in seguito
si sarebbe sentita pesantemente la mancanza. I tre
obiettivi di questa, come delle successive cinque battaglie erano: la testa di ponte di Tolmino, sulla via di
Lubiana, nell’alto Isonzo; la testa di ponte di Gorizia,
ossia la dorsale Oslavia-Calvario (Podgora)-Sabotino,
nel medio Isonzo; il Carso e Trieste, verso Monfalcone e il mare.
Contro Tolmino venne lanciato il IV CdA della 2a armata italiana, contro Oslavia, il Calvario e il Sabotino, il II ed il VI CdA, mentre la 3a armata attaccò
dallo Judrio al mare. Nei molti, quasi sempre infruttuosi, assalti, i fanti italiani cominciarono a conoscere oscure località che, ben presto, avrebbero
assunto una fama sinistra: Santa Maria di Tolmino,
Plava, Sagrado, San Martino del Carso, San Michele,
Redipuglia, Sei Busi, Selz. Nonostante l’alto numero
di perdite di entrambe le parti, questa prima battaglia
dell’Isonzo fu uno di quegli scontri che si definiscono
“esplorativi”: per il regio esercito si trattava di saggiare le capacità di resistenza dell’esercito AU e di
valutarne i settori più deboli, la tattica di combattimento, l’efficienza delle artiglierie.
Insomma, fu una battaglia combattuta un po’ alla
cieca dagli italiani, che, aldilà della retorica, non
avevano idea di quello che si sarebbero trovati di
fronte, una volta varcato l’Isonzo: essi erano, almeno
numericamente, in un rapporto di 3 a 1 con i loro avversari (249 battaglioni contro 79), ma in un tipo di
guerra come questa, il numero contava assai meno di
altri fattori, come la fortificazione, il campo di tiro, la
logistica. Il problema è che gli italiani non erano affatto preparati a questo genere di conflitto: i loro tubi
di gelatina e le pinze tagliafili aprivano dei varchi nel
filo spinato che diventavano, in realtà, passaggi forzati per le masse di fanteria, ovvero un facile tiro al
bersaglio per gli abili mitraglieri AU.
aPer questo, nel pomeriggio del 4 luglio, dopo sforzi
inutili e sanguinosi, si decise di sospendere gli attacchi, per riorganizzarsi e riprenderli con rinnovate
energie. Purtroppo, però, la battaglia che riprese ad
infuriare già il 18 luglio e prese il nome di seconda
battaglia dell’Isonzo non vide cambiamenti tattici,
ma ripropose gli stessi temi, con maggiore impegno e
scarsissimi risultati.
Gli italiani avevano solo ripreso fiato, ma le idee rimanevano poco lucide, e così sarebbero rimaste, in
pratica, fino all’agosto del 1916. Le perdite italiane,
in quei primi scontri, ammontarono a 15.000 uomini
e quelle AU a 10.000.
Per dare un’idea di come si espanse e s’ingigantì la
prima guerra mondiale sul fronte italiano, le perdite
dell’undicesima battaglia dell’Isonzo furono di
143.000 italiani e 85.000 AU. Entro la fine di ottobre
del 1917, le pietraie del Carso e le balze della valle
dell’Isonzo avrebbero bevuto il sangue di centinaia
di migliaia di uomini, di entrambi gli eserciti, massacrati in un gigantesco braccio di ferro, quasi privo di
costrutto. Eppure, paradossalmente, alla fine le ‘spallate’ di Cadorna stavano per avere ragione della furiosa
determinazione
dei
difensori
della
Isonzoarmee: ma venne Caporetto a sconvolgere
tutto quanto…
Il monte San Michele, come molti luoghi resi celebri
dalla sanguinosa epopea della prima guerra mondiale, delude quasi sempre l’occhio poco allenato del
turista a caccia di sensazioni: difficilmente, guardandolo da Gorizia, esso attira l’attenzione, che, piuttosto, riconosce all’istante la mole gemella del Sabotino
e del Monte Santo, con il suo inconfondibile santuario. In realtà, il San Michele, tecnicamente, non è
neppure un monte, con i suoi 275 metri d’altezza: eppure, tra il luglio del 1915 e l’agosto del 1916, esso
divenne uno dei due perni della difesa del capoluogo
isontino, infinite volte perso e riconquistato dalla 5a
armata di Boroevič e domato, alla fine, soltanto nella
sesta battaglia dell’Isonzo. In realtà, dalle sue quattro
groppe pietrose, si controlla una larga fascia di carso
e di pianura, fino a Monfalcone e al mare: sia dal lato
di Sagrado che da quello di Savogna, nulla si muove
nel piano che non si possa osservare dal San Michele.
Proteso verso sud, come un enorme frangiflutti, il
monte si rivelò un osservatorio incomparabile e venne
presto trasformato in un dedalo di trincee e cammi-
namenti, gallerie e cannoniere, che, ancora oggi, offrono al visitatore un interessante scorcio sulla guerra
del 1915. Dopo gli esiti sconfortanti della prima battaglia dell’Isonzo, i comandi italiani decisero di dare
l’assalto alla soglia di Gorizia, che sbarrava la via per
Ljubljana e divideva i due settori della 2a e della 3a
armata del regio esercito: inevitabilmente, questo attacco doveva svellere i capisaldi del campo trincerato
goriziano, vale a dire, appunto, il San Michele e il
complesso Oslavia-Calvario-Sabotino. Per questo,
pochi giorni dopo la fine della prima offensiva, scattò
una nuova operazione, che prese il nome di seconda
battaglia dell’Isonzo, benchè, in realtà, fosse semplicemente il seguito della precedente. Obiettivo primario di questa poderosa spallata, effettuata da 260
battaglioni italiani, appoggiati da 840 pezzi d’artiglieria di ogni calibro, era proprio la conquista, apparentemente non troppo complicata, della tozza
dorsale del San Michele, e fu qui che venne esercitato lo sforzo principale, anche se, come si è già
detto, l’errore fondamentale di Cadorna fu sempre
quello di fare attaccare i propri reparti lungo tutto il
fronte, senza concentrarsi su di un unico obiettivo
specifico. Si opponevano al regio esercito circa 130
battaglioni AU, con 420 cannoni, ma con un vantaggio logistico enorme, che suppliva abbondantemente
all’inferiorità di uomini e mezzi. Il 18 luglio, i fanti
italiani scattarono contro il Cosič e il Sei Busi, tra Redipuglia e Monfalcone, nell’alto Isonzo, nella zona
del Monte Nero, sopra Caporetto, e, soprattutto, lungo
le pendici del San Michele, di Oslavia, del Calvario e
del Sabotino: si trattava di quello che, tecnicamente,
si definisce un’offensiva di sfondamento, mentre la
battaglia precedente fu soltanto un’offensiva di ap-
SSTORIA E MEMORIA
La cupa saga del San Michele: seconda battaglia dell’Isonzo
21
STORIA E MEMORIA
proccio. In realtà, almeno sul San Michele, lo sfondamento tattico ci fu, ma fu di brevissima durata: gli
AU cominciavano a comprendere i limiti della strategia cadorniana, che prevedeva un poderoso attacco
in massa, ma scarse riserve per consolidare le conquiste ed assoluta mancanza di misure protettive per
gli attaccanti. In definitiva, quando gli italiani occupavano una posizione, ne venivano quasi subito scacciati dal contrattacco avversario, che colpiva con le
proprie artiglierie i fanti allo scoperto, per poi rioccupare le proprie trincee. Questo accadde, ad esempio, il 20 ed il 26 luglio per la cima del san Michele.
In realtà, le prime linee austriache, ossia Bosco Lancia, Bosco Cappuccio e Bosco Triangolare, vennero
conquistate e mantenute dagli italiani, che, però, non
poterono progredire e mantenersi sulla dorsale, già
trasformatasi in uno sfasciume di reticolati, sassi e cadaveri. In questi scontri, cominciò a mettersi in luce
una brigata di recente costituzione, che avrebbe presto raggiunto una fama leggendaria: la brigata Sassari.
Nel settore di Plava e in quello del Sabotino, invece,
furono protagoniste delle azioni dimostrative (sempre
delle carneficine, comunque) della 2a armata soprattutto le due valorose brigate Pavia e Casale. Nell’alto
Isonzo, dopo la conquista del Monte Nero e del
Monte Rosso, la linea si stabilizzò di fronte al Mrzli,
dove le posizioni di mantennero pressochè invariate
fino all’ottobre 1917. Il 3 agosto, dato lo spaventoso
consumo di munizioni, Cadorna ordinò di sospendere
l’offensiva. Agli italiani questa era costata il triplo
delle perdite della prima battaglia dell’Isonzo: circa
42.000 tra morti, feriti e dispersi. Anche i fanti di Bo-
22
roevič, però, avevano pagato un duro prezzo per
mantenere il San Michele, con quasi 47.000 perdite.
L’Isonzo stava cominciando a tingersi di rosso, in un
crescendo infernale che sarebbe durato ancora più di
due anni. Ormai, l’idea di essere a casa per Natale
stava definitivamente tramontando nelle menti di quei
soldati che, sdraiati nei propri ripari, guardavano fumare minacciose le quattro gobbe del San Michele.
La lotta non era finita: sarebbe ricominciata ad ottobre, con ferocia accresciuta. In quei giorni, un fante
ventisettenne della brigata Brescia, in trincea davanti
a Bosco Cappuccio, cominciò a vergare su foglietti
sparsi, buste usate e taccuini, delle brevissime, quasi
telegrafiche, poesie, che sarebbero diventate “Il porto
sepolto”, una delle più note raccolte del Novecento.
Quel fante del 19° si chiamava Giuseppe Ungaretti.
Irredentisti trentini
GUIDO LARCHER A VILLA D’OGNA?
Con Cesare Battisti al 5° Alpini
fino
all’entrata in guerra dell’Italia, fu il
centro dell’interventismo trentino. Si arruolò, come semplice soldato, nel 5° Alpini. Qui si trovò ancora con
l’amico Battisti sul Montozzo e poi sull’Adamello, dove
operarono con i fratelli Attilio e Natalino Calvi e tanti alpini bergamaschi di cui apprezzarono le qualità di uomini e combattenti. Come si sa, Cesare Battisti fu fatto
prigioniero dagli austriaci e impiccato a Trento il 12 luglio
1916.
Larcher, nominato sottotenente, passo ad altro reparto,
sempre alpino, per poi essere inviato nel novembre del
1916 in Russia, addetto alla missione militare di recupero
dei prigionieri irredenti, che, militando nelle file dell’esercito austriaco, dovevano essere rimpatriati. Dopo Caporetto
chiese di essere inviato nuovamente in linea e poi ebbe altri incarichi. Venne congedato col grado
di capitano. Fu poi presidente della
Società Alpinistica Tridentina (SAT)
e in tale veste, nel 1920, giocò un
ruolo fondamentale nella cessione
dei ruderi del Rifugio Contrin in
Marmolada, danneggiato durante
la Grande Guerra, all’Associazione
Nazionale Alpini. L’inaugurazione
avvenne, dopo la sua ricostruzione,
il 15 luglio 1923. Ancora oggi il rifugio è un fiore all’occhietto dell’Ana. Nominato senatore nel
1939, con la caduta di Mussolini
venne deferito all’Alta Corte di
Giustizia per il suo passato politico,
ma venne assolto, perdendo però
la carica di senatore. A lui è intitolato il rifugio Larcher al Cevedale.
SSTORIA E MEMORIA
T
ra i più convinti e attivi irredentisti trentini sicuramente ci fu Guido Larcher (1867-1959).
Con Cesare Battisti (1875-1916) e Giovanni
Pedrotti (1867-1938) il 10 agosto 1914 firmò
una petizione a Vittorio Emanuele III, re d’Italia, perché dichiarasse guerra all’Austria e liberasse le terre
irredente. Nel contempo i tre si rifugiarono in Italia
in quanto ricercati e passibili di pena capitale, chiedendo fraterna accoglienza ad altri trentini. Già
dalla guerra del 1859, in Lombardia, erano stati istituiti punti di raccolta per gli esuli che provenivano
dalle terre trentine. Milano era il centro di riferimento dove si recò subito Cesare Battisti, mentre
è probabile che Larcher, prima di raggiungere il
capoluogo lombardo, abbia fatto visita a parenti
residenti in bergamasca, precisamente a Villa
d’Ogna. Questi contatti sono comprovati dalla
corrispondenza di Larcher.
Venticinque anni prima, nel 1889, si era costituita la società Festi Rasini di Villa d’Ogna con dieci soci. Giovanni
Festi (conte, nato a Trento e domiciliato a Intra) e Cesare
Rasini (nato e domiciliato a Milano) erano gli accomandatari “illimitatamente responsabili”. Tra i dirigenti vi era
un certo Carlo Lasta, marito di Ida Larcher, mentre altro
Festi era sposato con Claudia Larcher. Non è dato sapere,
al momento, quale fosse il grado di parentela con loro di
Guido Larcher (sorella, cugina?), sta di fatto che esistono
suoi familiari scritti indirizzati a Ida Lasta Larcher in Villa
d’Ogna.
A Milano, sempre con Battisti e altri otto trentini, costituì
il Comitato dell’Emigrazione Trentina, che per nove mesi,
Luigi Furia
23
Canti alpini
A LA MATIN BONURA
A la matin bonura
a 'n fan alvé,
a 'n mando 'n piassa d'armi
a fé istrussioun,
a 'n fan marcé in avanti
e poeui 'daré.
Nui autri povr'Alpini
'n fan mal i pé.
Sai nen perché
'n fan mal i pé,
as marcia mal
sui marciapè.
Al dì d'la cinquina
a 'n fan strilé,
a 'n dan còi povri sold
per pié 'd fumé.
Rit.
Adess che i touscan
a son chersù,
nuiatri povr'Alpini
STORIA E MEMORIA
Che sia in dialetto piemontese, non c'è da meravigliarsi; lo
stesso Re Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, masticava
male l'italiano e si esprimeva generalmente in francese o
dialetto piemontese. Si parla della disciplina insopportabile, degli addestramenti infiniti, delle marce faticose, del
rancio e della paga miserrima... come in tutti gli eserciti da
parte di chi è chiamato sota naja. Il vocabolo naja, da tutti
noi usato, è di origine ed etimologia alquanto incerte ma
molto recenti: solo nel 1904 appare per la prima volta nel
vocabolario trentino del Ricci.
La parola, conosciuta nell'ottocento in Trentino-VenetoFriuli, si diffonde in tutta Italia durante la prima guerra mondiale soprattutto nel mondo alpino. Qualcuno afferma che
deriva dal latino “natalia” nel significato di “natali, origine,
stirpe, razza, genìa”, con significato dispregiativo di “brutta
razza dei superiori”; ricordiamoci che da quelle parti in
quei tempi i giovani erano arruolati sotto l'impero asburgico ed erano spediti nelle province più lontane. Altri sostengono che il termine derivi da “Tenaja” o “T'naja”:
tenaglia, morsa che trattiene il soldato lontano da casa,
dalla famiglia involontariamente. Comunque, che il signi-
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a 'n fan sté giù
Rit.
Festa del Reggimento,
rancio special
a 'n dan cui salamini
ch'è fan sté mal
a 'n dan la pasta suita
sensa 'l formaj.
Nuiatri povr'Alpini
'n fa mal i caj.
ficato sia dispregiativo nei confronti di chi comanda sta il
fatto che, ancora oggi, il termine non è usato nell'ambiente
degli ufficiali (secondo quanto riportato dal vocabolario etimologico Zanichelli).
I versi della canta alpina ci riportano alla formazione del
nostro esercito dopo l'unificazione guidata dal Piemonte
dei Savoia. Gli alpini si lamentano in modo scherzoso e
autoironico, esprimendo le loro contestazioni senza arrivare all’insubordinazione; anche l'aria e la musica hanno
l'espressione di marcetta allegra e scanzonata. Il testo dà
l'occasione di fare un breve excursus sulla storia della leva
obbligatoria, oggi sospesa, iniziando dalla nascita del
Regno d'Italia (1861). Nei secoli addietro, semplificando
di molto, il compito di difendere i confini (o di estenderli
con la conquista) era proprio dei nobili proprietari terrieri
che arruolavano volontari ricompensati con denaro, terre,
bottino, benefici, titoli nobiliari... Difatti, si parla di” casta
militare”. Con la nascita dei grandi Stati moderni, si ricorre
alla leva di massa obbligatoria, pur con modalità e forme
diverse nei vari stati. Non approfondendo le motivazioni,
sommariamente, si può affermare che la coscrizione obbligatoria è stata introdotta nel 1600/1700.
E passiamo all'Italia. Già prima dell'unità d'Italia, all'inizio
dell'Ottocento, forme di coscrizione esistevano sia nel
Regno italico napoleonico che nel Regno piemontese e in
quello borbonico delle Due Sicilie; già allora, però, i ricchi
potevano farsi sostituire versando una certa cifra. Nel maggio del 1861, due mesi dopo la proclamazione dell'unità,
nel nuovo Stato c'è il primo richiamo alle armi per i nati del
1840, naturalmente limitata ai territori che ne fanno parte
sottufficiali alpini. Con l'armistizio del 8 settembre 1943 le
attività della scuola cessarono. L'istituzione rinacque col
nome Scuola militare Alpina; dal 1998 si chiama Centro
Addestramento Alpino.
Con la nascita della Repubblica, nella Costituzione del
1948, all'art.52, è confermato il servizio militare obbligatorio ”nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge”. Nell'immediato secondo dopoguerra vengono creati i Centri
Addestramento Reclute (CAR) presso i quali i coscritti devono recarsi per l'addestramento per essere poi assegnati
alla sede di servizio. Nel 1964 viene emanato il Regolamento sulla Leva e il Reclutamento. Per Esercito, Marina e
Aviazione la leva è ancora esclusivamente maschile; si può
sempre prestare servizio alternativo nelle forze dell'ordine
o come ufficiale di complemento. Coloro che non si presentano dopo aver ricevuto la cartolina precetto, rifiutandosi di prestare il servizio di leva (obiettori), sono puniti
con la reclusione in carcere. Nel 1972 è disciplinata l'obiezione di coscienza; è istituito il servizio obbligatorio alternativo a quello militare, di durata superiore. Nel 1985 la
Corte Costituzionale stabilisce il diritto del cittadino a servire la Patria anche espletando un servizio alternativo a
quello armato, di uguale durata e senza dare motivazioni.
Nel 2001 è istituito il servizio civile nazionale. La durata
della ferma subisce riduzioni nel corso degli anni: da 18 a
15 mesi, da 15 a 12, da 12 a 10 nel 1997. Nel 1999 è concesso alle donne di arruolarsi. Nel 2000, la legge 331 sospende la coscrizione obbligatoria; dal 2005, dopo 144
anni, questo obbligo non c'è più, salvo che sia dichiarato
lo stato di guerra o in caso di gravissima crisi internazionale
in cui l'Italia sia coinvolta direttamente o in ragione della
sua appartenenza ad una organizzazione internazionale.
Partendo dalla nostra canta alpina intonata da giovani miseri, analfabeti, arrabbiati, lontano da casa... della fine del
1800, sono stati percorsi quasi due secoli di storia.
Dal 1840, primo anno di leva, al 1925, quasi tutte le classi,
in forme e numeri diversi, hanno affrontato, sopportato, subìto una guerra: III guerra di Indipendenza, guerra di Abissinia, campagna di Libia, Prima Guerra mondiale, guerra di
Etiopia, Seconda Guerra mondiale. Successivamente la
lunga serie si è interrotta: per fortuna, la statistica non fa
sempre testo e non vale per tutti!
STORIA E MEMORIA
(esclusi Trentino, Veneto e Stato Pontificio).
Lo Statuto Albertino, che sarà la legge fondamentale dello
Stato fino al 1946, all'art. 75, recita “La leva militare è regolata dalla legge”. Numerosissime in quegli anni sono le
leggi in materia di leva. Nel 1863 ai comuni viene dato
l'incarico di compilare le liste di leva, scambiando informazioni con i parroci che prima tenevano l'anagrafe. I giovani, nel ventesimo anno, si dovevano registrare; con
questo atto diventavano a pieno titolo cittadini.
Nel richiamo di quell'anno, i renitenti sono il 25% su tutto
il territorio nazionale, il 57% nella provincia di Napoli. Il
fenomeno della diserzione e della renitenza non è solo
delle masse contadine, che si vedevano privare della manodopera dei figli per 4-6 anni, a seconda delle varie armi
e specialità, ma è anche di molta borghesia che non tollera
che i suoi rampolli sottraggano tanto tempo agli studi, ai
guadagni nel commercio o nelle imprese industriali; questo avviene sia al Sud che al Nord. Per chi ha le possibilità,
basta pagare per la “liberazione” lire 3200 (una cifra notevole) oppure compensare un sostituto per la “surrogazione”. Un altro sistema per evitare il lungo servizio
militare è quello di arruolarsi nella Guardia Nazionale, una
forza armata ausiliaria locale destinata al mantenimento
dell'ordine pubblico, che prevedeva impegni molto inferiori.
Nel 1870 sono istituiti i Distretti che devono provvedere
ad accertare l'idoneità psico-fisica dei coscritti ed alla mobilitazione iniziale, dopo aver suddiviso gli arruolati in tre
categorie in base alle condizioni fisiche e al grado di abilità del futuro soldato. Nel 1889 è introdotto in ogni comune anche il registro dei quadrupedi e dei loro
proprietari. Nel 1910 la ferma è ridotta a due anni per tutte
le Armi.
Le finalità che lo Stato si prefigge non sono solo l'addestramento fisico e militare, ma anche l'abitudine alla disciplina, all'ordine personale e all'igiene.
La lotta all'analfabetismo e la coscienza di essere cittadini
italiani rientrano tra gli scopi dell'educazione all'interno
delle caserme. La regola generale è quella di mandare i
giovani lontano da casa con reclutamento su base nazionale; il reclutamento su base regionale è riservato a particolari truppe, come quelle alpine istituite nel 1872.
L'introduzione del servizio militare obbligatorio suscita notevole scontento soprattutto nel meridione dando luogo,
con altre cause, al fenomeno del brigantaggio, contro il
quale lo Stato unitario adotta misure molto repressive.
Dopo la prima guerra mondiale, nel 1926, il regime fascista introduce l'istruzione premilitare in due tempi: dagli
otto ai diciotto anni (di competenza dell'Opera Nazionale
Balilla) e dai 18 anni compiuti fino alla chiamata sotto le
armi della rispettiva classe (leva fascista). Si può svolgere il
servizio presso la milizia fascista (MVSN); con la riforma
del 1932 può essere prestato come ausiliario presso le F.A.
italiane o Forze di Polizia: Carabinieri, Polizia, Vigili del
fuoco, Agenti di custodia... o anche come ufficiale di complemento. Con le riforme del 1934 e del 1938 si prevede
che i giovani siano chiamati alla leva nel 20° anno e reclutati generalmente nel 21°. Il servizio dura 18 mesi, nella
Marina 28. Nel 1934 fu ufficialmente costituita la Scuola
Militare di Alpinismo per la preparazione degli ufficiali e
Alberto Giupponi
25
Albano Sant’Alessandro
TRE NUMERI IMPORTANTI
Questi sono i numeri della festa del Gruppo Alpini di Albano S.Alessandro; 55, 30, 28. 55
sono gli anni di fondazione del Gruppo, nato
nel giugno del 1960; 30 gli anni di attività del
Nucleo di Protezione Civile, che non ha mai
fatto mancare il proprio apporto nelle emergenze; 28 gli anni di gemellaggio con il
Gruppo Alpini di Sinigo, incontro favorito dall’Adunata Nazionale a Bergamo del 1986. Tre
giorni di festa, dal 25 al 27 settembre scorsi, nei
quali si sono alternate mostre, concerti di fanfare e cori e celebrazioni. Molti i Gruppi che si
sono stretti attorno agli alpini albanensi: quasi
50 gagliardetti, 2 fanfare – Scanzorosciate e Ramera – e molti cittadini che hanno apprezzato
la manifestazione e le mostre.
«L’idea – ha commentato il capogruppo Clarino
Marchesi – è stata di far vedere alle persone le fasi della costruzione della nostra sede, la realizzazione del monumento all’Alpino e un po’ di storia del Gruppo, compresi gli interventi della nostra Protezione Civile. Ci ha fatto
molto piacere constatare che l’area espositiva sia stata frequentata da molte persone, alpini e non». A testimonianza dell’affetto verso gli alpini, le ragazze ed i ragazzi della locale scuola media hanno aperto la sfilata di domenica indossando magliette a formare il tricolore.
Ringraziamenti e attestati di stima sono stati espressi dai vari sindaci presenti, a cominciare da Maurizio Donisi
primo cittadino di Albano S. Alessandro; erano presenti anche i rappresentanti delle altre associazioni combattentistiche, delle associazioni di volontariato nonché autorità militari e religiose.
«E’ uno sprone a proseguire nell’attività a favore della popolazione – ha spiegato il capogruppo - Archiviata questa bella festa, è il momento di tornare a pensare alle altre attività». Quindi, come sempre, di nuovo all’opera.
Almè - Villa d’Almè
CRONACA DAI GRUPPI
85° COMPLEANNO INSIEME
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I Gruppi alpini di Almè e Villa d’Almè il 19 - 20 settembre hanno festeggiato l’ ottantacinquesimo di fondazione, celebrato insieme come già fatto cinque anni
fa. La celebrazione è iniziata sabato sera nella vecchia
chiesa sconsacrata di Almè dove si sono esibiti il Coro
Penne Nere di Almè e il Coro Ana di Val S. Martino. Il
concerto ha avuto un gran successo, tant’è vero che i
posti a sedere non sono stati sufficienti. I cori sono stati
all’altezza della loro fama eseguendo un repertorio
molto apprezzato ed applaudito dal pubblico. La serata è stata presentata dal segretario del Gruppo di
Almè, Gianantonio Crisafulli. Sono stati fatti salire sul
palco i due capigruppo Angelo Bonesi di Villa d’Almè
e Giovanni Piazzalunga di Almè, i quali hanno invitato
tutti alla sfilata del giorno seguente. Domenica mattina,
sotto un cielo azzurro, dopo l’ammassamento, quando
la banda di Sorisole ha iniziato a suonare, il coordinatore di zona Luigi Bonanomi ha dato inizio alla cerimonia con gli onori al vessillo sezionale; quindi il
corteo si è diretto verso il monumento degli alpini di
Almè per l’alzabandiera per poi raggiungere il monumento dei Caduti di Almè per gli onori. Il corteo ha infine raggiunto il cimitero consortile di Almè e Villa d’Almè dove si è
celebrata la S. Messa. A seguire i discorsi ufficiali del presidente sezionale Carlo Macalli, del vicepresidente Remo Facchinetti, dei due sindaci e dei due capigruppo che hanno menzionato le molte iniziative svolte dagli alpini ed hanno ricordato tutti gli alpini andati avanti. La sfilata ha poi raggiunto il monumento ai Caduti di Villa d’Almè e, successivamente, il
monumento degli Alpini, dove, dopo gli onori ed il saluto del labaro sezionale, il corteo si è sciolto.
Branzi
90° ALTA VALLE BREMBANA
Domenica 11 ottobre, a Branzi, gli Alpini dell’Alta Valle
Brembana hanno celebrato i novant’anni di fondazione del
Gruppo che raggruppava gli alpini di tutti i comuni dell’Alta
Valle. Il 29 novembre 1925 un esiguo numero di Reduci della
Grande Guerra costituirono tale Gruppo dedicandolo alla
memoria dei quattro Fratelli Calvi, eroi della prima guerra
mondiale. Il primo capogruppo, Martino Gianati, con i soci
predispose per l’inaugurazione del nuovo gagliardetto, che
avvenne il 21 febbraio 1926, madrina Clelia Pizzigoni
“Mamma Calvi”, alla presenza di numerose penne nere e la
rappresentanza di un picchetto di Alpini in armi. Questo
Gruppo fu per molti anni fra i più numerosi della bergamasca
e punto di riferimento della vita associativa. Dopo il secondo
conflitto mondiale, per iniziativa del Generale Giov. Battista
Calegari di Piazza Brembana, si costituirono sul territorio diciotto Gruppi autonomi, che ancor oggi operano in sintonia
organizzando manifestazioni alpine ed impegnandosi a livello sociale in molteplici attività.
Le celebrazioni per il 90° di fondazione - coordinate da Carlo Milesi e Hans Quarteroni con il contributo del comitato organizzatore del Trofeo Nikolajewka e gestite in modo encomiabile dal Gruppo Alpini di Branzi, guidato da
Emanuel Curti - hanno avuto inizio sabato 11 ottobre con la inaugurazione di una mostra che racconta, attraverso le
fotografie, la storia di tutti i 18 Gruppi dell’Alta Valle.
Domenica mattina - con partecipazione di decine di gagliardetti, la presenza di quasi tutti i sindaci dell’Alta Valle ed
i ragazzi delle scuole elementari - si è svolta la sfilata per le vie imbandierate del paese, accompagnata dalla fanfara
di Trescore. Tra le tante penne nere presenti, c’era anche il caporale alpino in armi Roberta Midali di Branzi, campionessa italiana di slalom. Deposta la corona d’alloro al monumento ai Caduti, si sono susseguiti gli interventi del
capogruppo Emanuel Curti, del coordinatore Carlo Milesi, del sindaco Gabriele Curti, del consigliere sezionale Dario
Frigeni e del consigliere nazionale Giorgio Sonzogni. Don Alfio Signorini ha celebrato la S. Messa nella parrocchiale.
Moltissimi applausi sono stati tributati al Reduce di Nikolajewka, Antonio Calvi, che ha trascorso l’intera giornata con
i ”bocia”. Fra le autorità intervenute i parlamentari Antonio Misani ed Elena Carnevali ed il rappresentante della Provincia di Bergamo Jonathan Lobati.
Fuipiano Imagna
Il giorno 12 luglio si è svolto a Fuipiano Valle Imagna il raduno della
zona 9 Valle Imagna. La manifestazione è cominciata con l’ammassamento presso la località
Valzanega, in fondo al paese, da
dove è poi partita la sfilata con la
fanfara alpina della Ramera e le
numerose presenze di alpini giunti
numerosi da tutta la Valle e non
solo.
Grazie alla splendida giornata, la
sfilata, baciata dal sole, si è snodata lungo tutto il paesino, accolta
con gioia dagli abitanti e dai villeggianti presenti nel periodo
estivo; il momento cruciale della
giornata è stata la benedizione
delle lapidi, recentemente sistemate, in onore dei Caduti. A seguire è stata celebrata da Mons. Sergio Bertocchi la Santa Messa solenne accompagnata dal Coro Ana Penne Nere. I presenti hanno poi potuto partecipare al pranzo presso la sede alpina.
CRONACA DAI GRUPPI
RADUNO VALLE IMAGNA
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Lovere
RADUNO DELL’ALTO SEBINO
Lovere vestita con il tricolore - nei giorni 2, 3 e 4 ottobre - ha accolto
gli alpini dell'Alto Sebino per festeggiare gli 89 anni del Gruppo guidato da Mario Bonetti, ed il 14° raduno della Zona 21 all'insegna del
ricordo e dei valori alpini. Venerdì sera al Cinema Teatro Crystal si é
svolto lo spettacolo di commemorazione della Prima Guerra mondiale
che ha coinvolto i ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Lovere, diretto
dal maestro Bettoli, e sabato sera ha avuto luogo la rassegna dei Cori
ANA di Rogno e Sovere. Serate seguite e molto apprezzate dal pubblico presente. Il sabato pomeriggio a Castro una delegazione formata
da alpini dei Gruppi della zona e da marinai di Lovere, alla presenza
del sindaco, ha commemorato i Caduti, depositando una corona di alloro al locale monumento; gradita ed inaspettata la presenza di Sua
Eccellenza Félicien Mwanama Galumbulula, Vescovo della diocesi di
Luiza in Congo nonché cittadino onorario di Castro, che ha curato
l'aspetto religioso della commemorazione. Domenica l'ammassamento nella cornice del porto turistico ed il corteo per le vie del paese.
Presenti il vessillo sezionale, accompagnato dal presidente Macalli, dal vicepresidente Facchinetti e dal consigliere Frigeni,
circa 40 gagliardetti dei Gruppi della sezione di Bergamo e della Valle Camonica, il coordinatore di zona Carrara, numerosi
vessilli e rappresentanti delle associazioni loveresi, il sindaco di Lovere ed i rappresentanti dei comuni dell'Alto Sebino, il presidente della Comunità Montana, le locali autorità militari ed i Vigili del Fuoco Volontari di Lovere. Sono stati graditi ospiti i
Generali Lava e Chichi ed il Maresciallo Ducoli. Numerosi alpini, una nutrita rappresentanza dei volontari di Protezione Civile Ana della Zona 21 con automezzo, le jeep militari d'epoca con alcuni reduci e l'autoambulanza della Croce Blu di Lovere hanno sfilato per le vie della cittadina. Il corteo, preceduto dalla Fanfara ANA di Rogno, ha sostato in viale Dante dove
è stato fatto l'alzabandiera, depositate corone d'alloro al Sacrario dei Caduti, alla lapide della MOVM Leonida Magnolini ed
al monumento dell'Alpino al Parco delle Rimembranze e della Pace, per poi proseguire sul lungolago fino alla basilica di Santa
Maria in Valvendra, dove Monsignor Bulgari ha officiato la Santa Messa solenne accompagnata dal concerto di organo e
tromba dei maestri Bettoli e Conti. Dopo il pranzo la Fanfara ANA di Rogno si è esibita in concerto in piazza XIII Martiri.
Mozzanica
CRONACA DAI GRUPPI
DECENNALE E INAUGURAZIONE SEDE
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Alta la partecipazione alle manifestazioni del Gruppo di Mozzanica che il 19 e 20 settembre ha ospitato l’11° raduno della
Bassa bergamasca, zone 23 e 28, in occasione del 10° di fondazione e l’inaugurazione della bellissima sede arricchita da
un significativo monumento recante la scritta “Donare vuol
dire amare”, presentato nella giornata di sabato. Il sabato, accompagnati dal Bandì di Calcio, il corteo ha raggiunto i monumenti ai caduti di Nassiriya ed ai fanti per un omaggio
floreale e per gli onori. Successiva tappa d’obbligo all’ex-oratorio femminile dove era stata allestita la mostra del Centenario della Prima Guerra Mondiale. Subito dopo la Santa Messa
in parrocchia. Al termine un sobrio rinfresco accompagnato
da musiche e canti che hanno dato vita a momenti di allegria.
La domenica, dopo aver accolto nello schieramento il gonfalone del comune ed il vessillo della sezione scortato dal vicepresidente Ferrari Giovanni, dai consiglieri Dario Frigeni,
Mario Venturi, dal past president Antonio Sarti e dall’ex consigliere Luigi Invernizzi, si è proceduto all’alzabandiera. Il
corteo, ordinato dai due coordinatori Aglioni e Sanese, è sfilato, accompagnato dalla Banda Alpina di Trescore Balneario e dal Corpo Bandistico di Mozzanica, per le vie imbandierate e tra gli applausi della gente. Numerosi erano i gonfaloni, i sindaci della zona, le bandiere ed i labari delle associazioni, le autorità militari con in testa i generali Andreatta
e Schenck del battaglione Edolo, gli alunni delle scuole con dieci tricolori a rappresentare gli anni di fondazione del
gruppo e poi il vessillo della Sezione di Bergamo e delle sezioni ospiti, i gagliardetti, a seguire tutti gli alpini e la popolazione. Qualcuno l’ha definita una mini sezionale. Evidente la soddisfazione degli organizzatori. Arrivati al monumento
ai Caduti, deposizione della corona d’alloro e la resa degli onori.Il corteo ha poi fatto ritorno alla nuova sede del gruppo.
Lo speaker ha dato la parola per i saluti al capogruppo Augusto Dossena, all’alpino ex-sindaco Massimo Alloni, al primo
cittadino Beppino Massimo Fossati ed al rappresentante della Sezione di Bergamo. In contemporanea la consegna di alcuni riconoscimenti. Negli annunci, la sottolineatura dell’impegno degli alpini di Mozzanica ed il ricordo del primo capogruppo Boffelli Giuseppe, andato avanti. Alla presenza della madrina degli Alpini, del capogruppo, delle autorità
amministrative, del vicepresidente Ferrari e del consigliere sezionale Sanese, il taglio del nastro e la benedizione della
sede. Infine un ricco buffet.
Antonio Sanese
Parre
65° DI FONDAZIONE
Giornate di festa per gli alpini di Parre in occasione del 65° di fondazione
del Gruppo. A loro si sono uniti tutti i Gruppi della zona 16, coordinati da
Luciano Barcella. I festeggiamenti si sono conclusi nel pomeriggio di sabato 26 settembre con la sfilata. Dalla cappella dedicata ai Caduti, dopo
l’alzabandiera e la benedizione da parte del parroco don Armando, ha
avuto avvio il corteo per le vie del paese tutte pavesate con tricolori; la fanfara “Congedati Brigata Orobica”, diretta da Antonio Coter, e la Banda di
Parre hanno cadenzato il passo. In testa i gonfaloni dei comuni di Parre,
Gorno, Oneta, Ponte Nossa, Premolo e Pozzoleone (VI), scortati dal senatore Nunziante Consiglio e dai rispettivi sindaci. Dietro le associazioni
sociali e d’arma del paese e poi il vessillo della sezione di Bergamo con il presidente Macalli ed il vice Stabilini, i consiglieri
Bresciani, Sanese e Sangalli che ha fatto anche da cerimoniere; il rappresentante dell’IFMS Granelli. A seguire le delegazioni
con vessilli delle sezioni di Cremona, Luino, Parma e Varese; una quarantina di gagliardetti, tra cui quello di Pozzoleone (VI)
gemellato con Parre; una gip con i “veci”, tra questi l’ex presidente sezionale Gianni Carobbio; numerosi congedati del
Gruppo Belluno della Julia che da 12 anni si trovano in quel di Parre a ricordare i giorni della loro naja; infine una lunga scia
di penne nere. Raggiunto il monumento ai Caduti c’è stata la deposizione di una corona d’alloro per poi raggiungere piazza
S. Rocco, davanti alla sede del Gruppo, dove si sono tenuti i discorsi ufficiali, aperti dal capogruppo Gianni Cominelli che
ha salutato e ringraziato tutti i presenti; ha ricordato i capigruppo che lo hanno preceduto ed i soci fondatori, tra cui Giovanni Scainelli, classe 1926, presente alla cerimonia, capogruppo onorario. Il sindaco, Danilo Cominelli, ha ringraziato tutti
gli alpini per l’opera concreta che svolgono a favore delle comunità. Il vicepresidente Stabilini ed il presidente Macalli hanno
evidenziato i valori e gli impegni che l’associazione sta portando avanti in questi tempi.È poi ripresa la sfilata per raggiungere la chiesa parrocchiale per la S. Messa, celebrata dal parroco don Armando. Al termine della celebrazione, come sempre e nel testo ufficiale, è stata recitata la preghiera dell’Alpino, scandita dal Gen. Piero Rolandi, già comandante della
Brigata Alpina Julia.
Lüf
Parzanica
A quante adunate, incontri, commemorazioni
nel corso della propria vita un alpino ha partecipato, decine, centinaia, ogni volta è sempre
come la prima volta, le affronta con entusiasmo
e partecipazione. È una storia che si ripete, una
tradizione che si rinnova, è lo spirito dell’alpino
sempre fedele a se stesso, sempre unito nel
gruppo. Anche a Parzanica, il rituale per i festeggiamenti del 30° anniversario di formazione
del Gruppo e 4°raduno Bassosebino e Valcalepio, è stato rispettato. Quanta emozione che trepidazione, quanti impegni per una piccola
comunità come la nostra, e tutti, ma proprio tutti
hanno partecipato con gioia e passione. Abbiamo reso onore alla divisa che portiamo e al
nostro inconfondibile cappello, sono stati due giorni intensi, pregnanti di significato per tutti. Giovani e meno giovani
hanno addobbato il paese con striscioni e bandiere, quasi una competizione spontanea, ogni finestra, balcone è stato
arricchito dai colori della nostra bandiera. Il tricolore sventolava ovunque e tutti sono stati consapevoli dell’importanza
dell’evento, una tappa importante per il nostro Gruppo. Il primo giorno, sabato 29 agosto, dopo avere partecipato alla
S. Messa in ricordo dei defunti, siamo sfilati in corteo verso il campo sportivo dove è stata allestita una cucina per i
partecipanti che sono stati allietati dalle note della fanfara Orobica dei congedanti. Il giorno successivo, domenica 30
agosto, la giornata è stata molto più intensa. Dopo l’ammassamento sul piazzale d’ingresso del paese, l’alzabandiera,
i discorsi delle autorità presenti e il gemellaggio con il gruppo “ villaggio Prealpino di Brescia”, abbiamo sfilato per
le vie del paese, recandoci nel piccolo piazzale antistante il Monumento ai Caduti. La deposizione della corona d’alloro è stato un momento davvero toccante, ricordare i paesani che per difendere la nostra Patria si sono sacrificati per
noi. Dopo la S.Messa siamo ritornati al campo sportivo. Sfilando attraverso le vie del paese. Qui l’emozione ha raggiunto vertici inarrivabili, residenti, villeggianti e curiosi hanno applaudito la nostra presenza, testimoniandoci il loro
affetto e gratitudine, un sentimento che si riscontra solo nelle grandi Adunate Nazionali. Un sentito grazie a tutti dal
gruppo di Parzanica.
CRONACA DAI GRUPPI
UN 30° CON IL CUORE
29
Villa d’Ogna
OTTANTA PIÙ SEI
CRONACA DAI GRUPPI
In quel di Villa d’Ogna, il 4 ottobre la pioggia ha accolto gli alpini accorsi per festeggiare l’86° compleanno del Gruppo e partecipare al 12°
Raduno intergruppo della zona Alta Valle Seriana Nord, comprendente
i Gruppi di Ardesio, Gandellino, Gromo, Lizzola, Piario, Valbondione,
Valgoglio e, naturalmente, Villa d’Ogna. Il ritrovo è avvenuto nell’incantevole piazza di Ogna, una delle più belle della Valle Seriana, sotto
una pioggia insistente, tanto che al momento si è deciso di anticipare i
discorsi ufficiali sotto il tendone predisposto nella piazza.
Ha aperto gli interventi l’entusiasta capogruppo Marco Paccani che ha salutato e ringraziato i presenti; ha ricordato i Caduti rimarcando che “ognuno di noi ha una persona cara, un parente, un antenato, il cui nome è scritto sui monumenti
dei nostri paesi”. Angela Bellini, sindaco di Villa d’Ogna, ha evidenziato quanto siano importanti i Gruppi alpini per le amministrazioni locali: «Voi ci siete sempre, siete sempre disponibili e sensibili nei confronti di tutti, siete una risorsa preziosa
per le nostre comunità». Diego Morstabilini, coordinatore di zona, ha ricordato come i gruppi alpini siano come una famiglia, dove tutti si danno una mano per dare una mano alle proprie comunità. Il consigliere sezionale Davide Cattaneo
ha porto il saluto del presidente ed ha ricordato le iniziative dei “Campi scuola” e della caserma di Val Veny, finalizzate
a trasmettere ai ragazzi ed ai giovani i valori alpini. Finiti gli interventi, uno squarcio di azzurro si è fatto largo tra le nuvole proprio sopra l’abitato del paese. Qualcuno ha parlato di un miracolo del
Beato Alberto, un regalo per gli alpini del suo paese natio. Così ha preso avvio
il corteo per le vie addobbate di tricolori, al passo delle note della banda locale “C. Cremonesi”, diretta da Paolo Bonicelli; il tutto coordinato dal cerimoniere Ezio Merelli. Oltre al vessillo sezionale, scortato dai consiglieri Davide
Cattaneo e Marco Arrigoni, hanno sfilato una ventina di gagliardetti con numerosi alpini al seguito, il gonfalone del comune di Villa d’Ogna e rappresentanti delle amministrazioni civiche della zona, labari e bandiere delle
associazioni locali. Al monumento dei Caduti ci sono state l’alzabandiera e la
deposizione di una corona d’alloro, dopo di che la sfilata ha raggiunto la chiesa
parrocchiale ove il parroco don Riccardo Bigoni ha celebrato la S. Messa, magistralmente accompagnata dalla corale T. Bellini, diretta da Silvano Paccani.
Infine un gustoso pranzo all’oratorio, cucinato e servito da volontari, ha concluso la festa.
La manifestazione era stata preceduta, nella serata di sabato, dalla recita della compagnia dialettale dell’Oratorio di Alzano
Lombardo dal titolo “Per öna pèna de póia” di Massimo Bolognini, spettacolo che ha raccolto calorosi applausi dal numeroso pubblico presente. Di ciò e della manifestazione della domenica, molto soddisfatto è stato Marco Paccani, alla testa
del Gruppo formato da 65 alpini e 20 aggregati: «Mai visti tanti alpini a Villa d’Ogna. C’erano anche quelli che non hanno
la tessera e quelli che l’hanno ma si vedono poco. Mi interessava che ci fossero anche loro. Per me è stata una grande gioia».
E mentre parla i suoi occhi brillano e riflettono la voglia di fare e di fare bene.
Lüf
30
Valle Serina
AL SANTUARIO DEL PERELLO
Dal 1981 i Gruppi alpini della Zona 25-Valle Serina e del Gruppo di
Curno, la prima domenica di settembre, si ritrovano alla cappelletta della
Passata di Miragolo per il loro pellegrinaggio all'antico santuario del Perello, costruito in memoria dell'apparizione del 1413, segno della millenaria civiltà cristiana e simbolo di tutta la valle Serina. Nascosto tra i
boschi, incassato in una valletta, il campanile solitario si erge sotto la cupola del cielo. Negli anni sessanta-settanta del secolo scorso parecchi
valserinesi emigrarono nei paesi intorno a Bergamo, ma rimasero sempre
legati alle loro montagne, in particolare gli alpini di Curno che tutti gli
anni ritornano a rivedere gli amici dei gruppi di Bagnella, Bracca, Cornalba, Costa Serina, Dossena, Frerola, Oltre il Colle, Serina, Valpiana,
Zambla e Zorzone. Preceduto dalla fanfara alpina della Ramera, il corteo
dalla cappelletta del passo si è inoltrato nella strada in mezzo al bosco.
Presente il vessillo sezionale scortato dai consiglieri Davide Cattaneo e Alberto Giupponi; seguivano 26 gagliardetti, tanti alpini,
amici e famigliari. Giunti sul sagrato della chiesa, il coordinatore di zona Isidoro Persico ha porto i saluti ufficiali a nome degli
organizzatori della manifestazione. È seguita la Santa Messa, celebrata dal parroco don Pierangelo Redondi che, dopo 11 anni
di reggenza del santuario, lascia per diventare parroco di Sedrina ; molto apprezzata l'esecuzione della Corale di Rigosa. Durante
l'omelia, nel ringraziare gli alpini per la loro opera, il sacerdote li ha invitati a continuare ad “avere coraggio” nell'aiutare gli altri,
pur in momenti oggettivamente difficili.
Dopo la preghiera dell'alpino, Sergio Fezzoli ha declamato una sua poesia; a conclusione, le parole di incoraggiamento e di apprezzamento del sindaco di Algua Pierangelo Acerbis e del consigliere sezionale Cattaneo che ha portato i saluti della Sezione.
Alzano Lombardo
40° DEL "PIMPINELL"
Ad Alzano Lombardo, tutti conoscono il Pimpinell, ovvero il monte Colletto di Monte di Nese sulla cui cima si erge il monumento dedicato alle
Truppe Alpine. Con una cerimonia molto partecipata, il Gruppo ha ricordato il 40° anniversario della sua inaugurazione. Alla cerimonia accompagnata dalla fanfara alpina di Sorisole, hanno partecipato il sindaco di
Alzano Annalisa Novak, il vice presidente sezionale Giovanni Stabilini, il
coordinatore di zona Vincenzo Carrara, il rappresentante degli I.F.M.S. con
il labaro, Valerio Zanchi. Il parroco di Nese don Angelo Oldrati, ha celebrato la Santa Messa; nell'omelia ha ricordato l'impegno degli Alpini nel
campo della solidarietà e della tutela del territorio. Il capogruppo Giuseppe
Gregis, dopo aver letto la preghiera dell'alpino, ha concluso la cerimonia
ricordando che l’impegno sarà sempre coerente con gli ideali dei valori
alpini. Poi più di duecento persone hanno partecipato al pranzo preparato
con cura dai volontari di Monte di Nese.
L'opera fu realizzata negli anni 1974-75 per volere del Gruppo. Sul suo massiccio basamento svettano due pennoni
in ferro tra loro collegati da una grande croce e in alto da una stella dorata. Una vera opera d'arte disegnata dall'artista in ferro battuto Pietro Bassi allora consigliere del Gruppo Alpini, scomparso nel 1980. Erminio Tironi, alpino, coinvolgendo i figli si prodigò alla messa in opera del monumento; il reduce di Russia, Zanchi Giovanni di Olera, con una
ingegnosa teleferica ha fatto si che molto materiale arrivasse sul luogo con minor fatica. La struttura in ferro è stata realizzata nelle officine Pacchiana & C di Nembro.
Averara
Il 12 luglio tanti alpini e amici dell’Alta Valle
Brembana Ovest si sono uniti al gruppo di Averara, guidato da Bruno Paternoster, per celebrare
il prestigioso traguardo raggiunto, 60 anni. Ha
fatto molto piacere la presenza del past-president
nazionale Corrado Perona, del presidente sezionale Carlo Macalli, del sindaco Mauro Egman,
che nel suo discorso ha puntualizzato l’importanza dei gruppi alpini nelle piccole comunità
come Averara.
La manifestazione si è svolta con un intenso programma: sfilata per le vie del paese con deposizione corona al monumento dei Caduti;
inaugurazione di un nuovo cippo in pietra per
commemorare il centenario della grande guerra,
con la scritta ”DA VOI LIBERTA’ E PACE” scolpita
a mano dal vice capogruppo Egman Vittorio; Santa Messa; visita alla mostra dal titolo “100 ,60, 40”, con riferimento anche
al quarantesimo dell'incontro al passo San Marco; sui pannelli
è stata rappresentata la storia del Gruppo, dal 1925 ad oggi, con
un particolare ricordo del capitano alpino Don Palla, per tanti
anni parroco del paese. La mostra, realizzata con un paziente lavoro degli alpini del Gruppo e curata in modo particolare da
Aramis Egman e Oscar Baschenis, sarà donata in copia alla Sezione di Bergamo.
A fine cerimonia è stato consegnato un riconoscimento al reduce Calvi Antonio, presente e molto emozionato. Il rancio alpino sotto gli storici portici medievali ha concluso la bella
giornata.
CRONACA DAI GRUPPI
60° CON CORRADO PERONA
Hans Quarteroni
31
Azzone
RICORDO DI PIETRO BETTONI
Il 10 Agosto si diffonde nel paese la notizia che da un po’ di tempo era nell’aria, ma che mai
avremmo voluto sentire, “l’alpino ed ex capo gruppo Piero è andato avanti”; piano, piano ci sovvengono tanti momenti di vita del nostro gruppo, condivisa insieme a lui che sono belli e facili da
ricordare, ma sono altrettanto difficili da dire e riassumere in poche righe. Già! Dire di Piero diventa difficile perché si rischia di cadere nella retorica e semplificando, inevitabilmente si tralasciano tanti bei momenti che mai cancelleremo dai nostri ricordi. Nonostante sia difficile non
possiamo però non farlo e con estremo timore, altrettanta umiltà e con gli occhi di un “bocia” di
allora che lo vide operare nel e per il gruppo, tenteremo di ricordarlo. Piero, raccoglie il testimone di capo gruppo alla fine
del 1978, alla sua guida il gruppo si ricompatta, torna la voglia di proporre e di fare ed i risultati non tardano a venire; l’inaugurazione della nostra bella chiesetta nel 1981 e della nuova sede nel 1984 sono i risultati più tangibili raggiunti durante il
suo mandato che durerà fino al 1994, il testimone poi passerà al figlio Romolo. Piero ci ha consegnato (e non solo per questo periodo) un’enorme eredità alpina fatte di onesta semplicità, senza fronzoli e giri di parole, che viene riassunta in coraggio ed intraprendenza, che mai ha fatto mancare al gruppo e che solo un alpino “autentico” porta con sè. Il suo piglio
energico quando avevamo qualche perplessità, ricordandoci che eravamo alpini, era proverbiale, come lo era la sua allegria durante i momenti di convivio. Nel folto gruppo di chi ci ha preceduto e ci ha lasciato valori ed esempi da raccogliere
e fare nostri, c’è anche Piero, che con indomita coerenza è stato “vero” alpino dal primo fino all’ultimo istante.
BAU
Bagnatica
60° DI FONDAZIONE
CRONACA DAI GRUPPI
I festeggiamenti del 60° del Gruppo, tenutosi domenica 11 ottobre, hanno
avuto inizio con l’ingresso nello schieramento dei tre vessilli sezionali - Bergamo, Biella e Trento - delle autorità militari, civili e associative. La cerimonia dell’alzabandiera è stata vissuta e partecipata da tutti i presenti, compreso
un gruppo di ragazzi delle scuole primarie vestiti di tricolore e portatori di 60
bandierine.Ulteriore e ben riuscita la cerimonia di inaugurazione del reperto
bellico della Seconda Guerra mondiale presso il parco adiacente la Casa Alpina, messo a dimora a perenne ricordo di tutti gli alpini che hanno dato la
vita e in modo particolare donato la loro gioventù per un’Italia libera. Dalla
sede, dopo un ricco buffet, ha preso avvio la sfilata lungo le vie del paese, cadenzata dalle note della Fanfara Alpina di Scanzorosciate. Presente il sindaco
di Bagnatica con il gonfalone, autorità militari con il comandante dei C.C. e
della Polizia comunale, delle varie associazioni sociali del paese. Il corteo ha raggiunto la casa natale di padre Giovanni Brevi
M.D.V.M con la deposizione di un omaggio floreale ed a seguire una corona d’alloro al monumento all’Alpino. Raggiunta la parrocchia la S.Messa è stata celebrata da padre Giulio, deonjano, con il parroco don Giuseppe Belotti. Sono seguiti i discorsi ufficiali del capogruppo Andreoli Mario, del sindaco Primo Magli, del generale De Milato, del capitano Saba e del vicepresidente
Remo Facchinetti. Infine tutti alla Casa Alpina per un gustoso pranzo con una torta record a ricordo del sessantesimo. Tutto si è
svolto sotto la guida impeccabile del coordinatore di zona Stefano Lavè.
Alfredo Fracassetti
32
Bariano
GLI ALPINI E LA SCUOLA
Anche per l'anno scolastico 2014/15 il Gruppo insieme ad alcune associazioni di Bariano ha promosso delle iniziative a favore dei ragazzi del paese.
Iniziative che hanno coinvolto le classi della scuola secondaria di primo
grado: le prime hanno svolto un lavoro di ricerca e conoscenza delle realtà
di volontariato presenti sul territorio comunale; le seconde hanno avuto un
incontro con rappresentanti delle associazioni per avere indicazioni sull'aspetto del volontariato; le terze sono state coinvolte direttamente a collaborare col mondo associativo, svolgendo dei “mini stage” durante le
attività delle associazioni. Oltre a queste iniziative, sono stati promossi due
“concorsi” specifici: i ragazzi della scuola primaria, con il tema legato all' amicizia, con l'aiuto delle loro insegnanti hanno
realizzato dei tabelloni esposti durante la manifestazione del 2 giugno. Per le classi della scuola secondaria di primo grado
c’è stato il concorso “Giochiamo a fare i poeti”; ai ragazzi è stato chiesto di scrivere sotto forma di aforismi, poesie, racconti, fiabe e favole il tema “Coltiva il cibo, la vita, il pianeta”. I vincitori sono stati premiati il 2 Giugno in occasione della
Festa della Repubblica, organizzata dal Gruppo con la collaborazione dei ragazzi ed insegnanti dell'indirizzo musicale dell'
Istituto comprensivo. Le iniziative vogliono essere un valido supporto alla scuola che, insieme alle famiglie, ha un compito
importante nel formare e trasmettere ai ragazzi quei valori che devono essere la base per la convivenza civile, nel rispetto
degli altri e per raggiungere quel “benecomune” di cui tutti parlano ma che non sembra sia tra gli obiettivi primari della nostra società.
Bossico
UN DONO PER IL 35°
Di solito al compleanno si riceve un dono, ma non è così per gli
alpini, allora succede che il copione si ribalti. È accaduto a Bossico
dove il Gruppo il 12 luglio ha festeggiato i 35 anni di vita, donando
alla comunità la nuova area feste in località Pozza d’Ast: una
grande tettoia per offrire riparo a turisti ed amanti della montagna.
Alla cerimonia del taglio del nastro hanno partecipato centinaia
di persone e di penne nere di tutto l’Alto Sebino. «Questa è la dimostrazione, casomai ce ne fosse bisogno - ha detto Daniele Bernabei, consigliere sezionale - di quanto gli alpini siano sempre
impegnati per il bene della collettività, sia a livello nazionale che a livello locale».
La benedizione delle struttura è stata impartita da don Michele Lievore, vicario di Sovere. La festa è stata accompagnata
dalla fanfara alpina di Rogno. La tettoia potrà essere utilizzata anche per manifestazioni, incontri e corsi di formazione
dedicati all’ambiente montano. «Queasta stuttura - ha concluso il sindaco Daria Schiavi - è stata realizzata proprio a
fianco della chiesetta dei Caduti e calza a pennello con il motto degli alpini “onorare i morti, aiutando i vivi”».
Brembate Sopra
RISTRUTTURAZIONE
MONUMENTO
Carenno
30° DEL SACRARIO
DEL MONTE TESORO
Domenica 5 luglio, nella splendida cornice del Monte Tesoro, gli alpini di Carenno hanno celebrato il 30° anniversario
di costruzione del sacrario. Alla cerimonia erano presenti il
vicepresidente della sezione di Bergamo Giovanni Ferrari, gli
ex consiglieri Giancarlo Quarteroni e Gianfranco Rota che
scortavano il vessillo sezionale con un nutrito gruppo di gagliardetti, il coordinatore della Valle San Martino nord Stefano
Casetto e della Valle Imagna Fermo Mager, il sindaco di Carenno Luca Pigazzini e il senatore Paolo Arrigoni. Numerosa
la presenza di penne nere accorse dai paesi limitrofi per partecipare alla manifestazione. Dopo un breve corteo, dalla vicina piazzola d’atterraggio elicotteri verso la chiesetta del
sacrario,si effettuava l’alzabandiera e la deposizione di una corona alla lapide che ricorda i caduti per la patria. Faceva
seguito la Santa Messa celebrata da don Angelo Riva e da padre Giovanni Benaglia. Al termine della celebrazione e’
stata letta la testimonianza toccante di Fedele Balossi classe 1919 reduce di 4 fronti (Francia - Grecia – Albania – Russia). Il rancio alpino, all’insegna dell’allegria, concludeva in bellezza la giornata.
Natale Carsana
CRONACA DAI GRUPPI
Gli alpini del gruppo hanno ristrutturato nel mese di settembre il monumento all’Alpino. In particolare è stata sostituita l’aquila metallica
posta sulla sommità del monolite, rifatto il manto erboso circostante,
posato alla base un tricolore marmoreo e realizzato un nuovo viale
d’accesso al sito. Sollecitati dal motto: “Ricostruire per ricordare”, non
poteva mancare una cerimonia commemorativa per gli alpini “andati
avanti”, che si è tenuta domenica 11 ottobre alla presenza di autorità
civili e religiose. La Sezione era presente con il Vessillo scortato dal
consigliere Andrea Bresciani e con il coordinatore della zona 4 -Isola
Nord- Giovanni Locatelli in veste di cerimoniere.
Decine di gagliardetti, con le note della Fanfara alpina di Prezzate con
alpini e cittadini hanno fatto da cornice alla bella cerimonia ed il bel
tempo ha senz’altro favorito la manifestazione. Il gruppo di Brembate
Sopra esprime a tutti gli intervenuti sinceri ringraziamenti per la numerosa e sentita partecipazione.
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Carobbio degli Angeli
60° CON I RAGAZZI
Semplice e lineare il commento del
capogruppo, Santo Rota, sui sessant’anni del Gruppo di Carobbio
degli Angeli: «Parlarvi del nostro 60°
anniversario è cosa facile, poiché
l'abbiamo vissuto e festeggiato da veri
alpini, iniziando con il coinvolgimento di 60 ragazzi di varie età, dei
diversi gruppi sportivi ed associativi
del nostro paese che hanno sfilato per
le vie del paese sbandierando altrettanti tricolori, bandiere a cui noi alpini siamo legati e fieri per i valori
che rappresentano».
Dopo un breve discorso del vicepresidente sezionale Remo Facchinetti,
particolarmente propositivo e coinvolgente, la festa è proseguita con la
partecipazione di tutta la comunità
ad un ricco rinfresco ed al taglio
della torta. Prosegue il capogruppo:
«Con questo abbiamo voluto ringraziare tutti per questi nostri primi
anni e augurandoci che questo sia
solo l'inizio.
Un doveroso ringraziamento alla sezione di Bergamo, ai nostri cari Remo Facchinetti, Gianpiero Vavassori e Simone
Nespoli, ai diversi Gruppi della bergamasca, alla giunta comunale, ai nostri ragazzi e associazioni che hanno parteciparono . Un grazie speciale ai numerosi Alfieri».
Cassiglio
CRONACA DAI GRUPPI
UN PICCOLO GRANDE GRUPPO
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Sabato 25 luglio il gruppo di Cassiglio, uno dei più piccoli della sezione con sedici alpini e due amici, ha celebrato il suo sessantesimo di costituzione.
Dal cimitero del paese, dove sono stati onorati i defunti,
la sfilata ha attraversato la via centrale in una suggestiva
cornice tipica di un nostro piccolo borgo montano; l'alzabandiera , l'onore ai Caduti e la Santa Messa hanno caratterizzato la manifestazione.
Molti i consiglieri sezionali presenti, cosa che ha fatto
molto piacere al capogruppo Adriano Milesi che, commosso, ha ringraziato. Sono seguiti gli interventi tra i
quali quelli del sindaco Fabio Bordogna e del vicepresi-
dente sezionale Facchinetti.
La sezione con la sua massiccia presenza ha lanciato un
messaggio molto incoraggiante: piccoli o grandi che
siano, i nostri gruppi sono tutti importanti, purché siano
vivi tutti i giorni.
Considerata la buona riuscita, dall' esperienza di Cassiglio, è maturata l'idea di tenere le nostre manifestazioni
anche al sabato pomeriggio.
Al campo sportivo, sotto la tensostruttura, il tradizionale
rancio alpino, con la partecipazione attiva di tutta la popolazione ha chiuso la festa.
Hans Quarteroni
(foto: www.valbrembanaweb)
Gorno
30° DELLA MADONNINA
Domenica 23 agosto gli alpini di Gorno hanno celebrato il 30° della posa della Madonnina sulla cima di Preda Balaranda (mt. 1650) a pochi metri dal Bivacco Telini, costruito alcuni anni dopo dallo stesso Gruppo. Nonostante il brutto tempo, al mattino
pioveva, alla manifestazione erano presenti più di 80 persone, tra alpini e familiari; soddisfatto il capogruppo Andrea Guerinoni per l’afflusso. Dopo la S. Messa, celebrata dal
parroco don Giovan Battista Zucchelli, sono seguiti il rancio e tanta allegria.
L’idea era nata dopo il diniego alla realizzazione del Centro Alpino S. Barbara sull’Alpe Grina, località Porchera: centro costituito da un museo alpino, minerario e agro-pastorale; percorsi per escursioni in luoghi minerari ed un parco per il tempo
libero e lo sport. Il tutto, a costo zero per l’ente pubblico, sarebbe rimasto di proprietà comunale e gran parte dell’area, ora
invasa dai rovi, avrebbe continuato ad essere adibita a pascolo. Il progetto era stato caldeggiato anche da presidente Leonardo Caprioli, ma l’amministrazione respinse l’offerta del Gruppo dando quale alternativa la possibilità di costruire una
“cappella”. In seguito gli alpini si attivarono per erigere una stele sulla cima di Preda Balaranda che è il vertice geografico
e altimetrico del comune di Gorno. L’opera, realizzata in occasione del 55° di fondazione del Gruppo, fu inaugurata il 15
settembre 1985 portando la statua della Madonnina fin sulla cima a dorso di mulo. Nel basamento è sigillata una pergamena con la preghiera dell’alpino e i nomi delle penne nere del paese andate avanti. Da allora ogni anno, lassù tra cielo e
terra, gli alpini di Gorno fanno celebrare una S. Messa ai piedi della Madonnina, “candida più della neve”.
Lüf
Grignano
La festa alpina, in occasione del 60° del Gruppo, è iniziata il 27 Giugno
con l’esibizione del Coro Alpino di Melzo, che ha dato il meglio di sé, lasciando a bocca aperta il numeroso pubblico. Dodici giorni dopo si è dato avvio
alla sagra. Sabato 11 luglio c’è stata la visita del presidente Carlo Macalli che si è
congratulato con il Gruppo, facendo gli auguri per la grande manifestazione della
domenica a cui non potrà essere presente per impegni presi in precedenza. All’alba, del giorno dopo, la Fanfara Alpina di Trescore Balneario suona l’attenti e con l’Inno degli Alpini dà avvio alla manifestazione, seguono gli onori
al vessillo sezionale, al labaro dell’U.N.I.R. ed al Tricolore con l’alzabandiera.
Apre la sfilata il gruppo musicale dei “Sifoi” di Bottanuco; il corteo si snoda
lungo le vie del paese per terminare, dopo tre quarti d’ora, sul sagrato della
chiesa con i discorsi ufficiali. Il capogruppo Romolo Pagnoncelli ringrazia tutti
i presenti e compie un gesto importante da tempo atteso, il gemellaggio” con il Gruppo di Adrara San Rocco, illustrandone la motivazione, legata ad un’amicizia con l’ex capogruppo di Adrara Gianmario Martinelli. Dopo un semplice
scambio di doni, segue il saluto del capogruppo di Adrara S.R. Paolo Betti e delle autorità. Presenti il vicesindaco di Brembate Veronica Bonetalli, il sindaco di Adrara San Rocco, i vicepresidenti Giovanni Ferrari e Remo Facchinetti e sei consiglieri sezionali. Infine la Santa Messa, celebrata dal parroco don Roberto Plebani, e gli onori al monumento dei Caduti
con la deposizione della corona d’alloro. La manifestazione termina con l’uscita del vessillo sezionale ed il labaro dell’U.N.I.R. (Reduci di Russia). Alla cerimonia ufficiale segue il momento conviviale presso lo stand della festa. Sul finire del
rancio sono consegnati quattro Crest a quattro soci aggregati meritevoli per il loro costante impegno nel Gruppo ed a
tutti i soci un portachiavi, raffigurante lo stemma del Gruppo, fatto per l’occasione.
Romolo Pagnoncelli
Locatello
I PRIMI VENT’ANNI
Festeggiato il 20° di fondazione del Gruppo. In data 29 agosto presso
la Chiesa Parrocchiale, alla presenza di buona parte della cittadinanza si è esibito con grande successo il coro Idica di Clusone a cui
ha fatto seguito un rinfresco presso l’oratorio parrocchiale. La domenica è iniziata la sfilata, accompagnata dalla banda di Sant’Omobono Terme e con oltre 250 alpini, che attraverso le varie
frazioni del paese ha raggiunto il monumento dei Caduti. Breve ma
significativa la cerimonia con l’intervento del capogruppo Ernesto
Rota, del sindaco signora Francesca Iacontini e del vice presidente
Antonio Arnoldi con la benedizione finale del parroco don Paolo
Riva, anche lui alpino. Presenti anche i reduci Pierino Bugada e Carlo
Rota, consiglieri sezionali Andrea Bresciani, Matteo Brumana, Dario
Frigeni ed il coordinatore Fermo Mager. A seguire il rancio alpino presso la sede con circa 130 alpini che, allietati da un
complesso locale, hanno trascorso l’intero pomeriggio fra musica e canti alpini.
CRONACA DAI GRUPPI
60° CON GEMELLAGGIO
35
Mornico
RADUNO UNIRR
Ancora una volta il Gruppo di Mornico al Serio, sabato 13 Giugno 2015, ha
ospitato il raduno annuale promosso dalla Sezione UNIRR (Unione Nazionale
Italiana Reduci di Russia) della Val Cavallina e della Val Calepio, per ricordare,
insieme agli ormai pochi Reduci, i Caduti ed i Dispersi della Campagna di Russia. Alla manifestazione hanno preso parte numerosi Gruppi alpini provenienti
dalla Val Cavallina, dalla Val Calepio, dal Basso Sebino e da altre zone, associazioni combattentistiche e d’arma, sindaci con fascia tricolore e loro rappresentanti, autorità civili e militari. Un numeroso corteo, con bandiere gagliardetti
e accompagnato dalle Banda alpina di Trescore Balneario, ha fatto corona al labaro dell’ UNIRR, percorrendo le vie del paese
fino al monumento ai Caduti, dove si sono svolte l’alzabandiera e la deposizione della corona d’alloro. Finita la sfilata si è tenuta la Santa Messa celebrata da don Pinuccio Leidi. Al termine del rito religioso si sono tenuti i discorsi delle autorità presenti
che hanno rimarcato il dovere di non dimenticare quanti hanno dato energie e vita per la Patria.
Antonio Spreafico
Morengo
ONORE AI CADUTI IN FRANCIA
CRONACA DAI GRUPPI
Gli alpini di Morengo, assieme ad alcuni rappresentanti della Sezione Combattenti e Reduci di Morengo, si sono recati in Francia per rendere omaggio a
due Caduti in guerra nativi di Morengo: Rota Giovanni, classe1893, deceduto
il 15 luglio 1918 durante la battaglia della Marna sepolto nel cimitero militare
di Bligny assieme ad altri 5.000 Caduti italiani; Gualandris Giacinto,
classe1886, deceduto il 10 febbraio 1918 e sepolto nel cimitero militare di Soupir con altri 600 caduti italiani. L’iniziativa è partita da un invito del Console Generale della Città di Metz che, chiamato in causa per la ricerca del luogo di
sepoltura dei Caduti di Morengo, ha invitato i promotori della ricerca alla cerimonia che l’Ambasciata Italiana di Francia aveva programmato con il Governo
Francese il 12 settembre per commemorare il centenario dell’entrata in guerra
delle Nazioni Europee. Alla cerimonia erano presenti tantissime rappresentanze
istituzionali e militari francesi ed alti ufficiali militari italiani. Alle penne nere è
stato riservato il privilegio di sfilare in testa al corteo accompagnati dall’Ambasciatore d’Italia a Parigi Giandomenico Magliano e dal Console Generale d’Italia a Metz Gerardo Bellantone. Commovente è stato l’incontro tra il Presidente degli alpini di Francia Adolfo Corradini con gli alpini di Morengo con i quali si sono scambiati i gagliardetti e un proposito di
incontrarsi alle prossime adunate nazionali. Questo l’auspicio di chi ha vissuto questa esperienza: « Certi di aver compiuto
una significativa esperienza e consapevoli di aver assolto un nostro dovere nel ricordare i caduti di guerra, auspichiamo che
i nostri giovani, riescano tener acceso quel lumicino di speranza per una pace duratura».
36
Ponteranica
85° DI FONDAZIONE
La due giorni per i festeggiamenti dell’85° di fondazione del Gruppo è iniziata nel
pomeriggio di sabato 11 luglio con una cerimonia alla cappelletta in località Croce
dei Morti, su uno dei colli della Maresana, per ricordare i veci che, dopo aver costituito nel 1930 il gruppo, nel 1931 innalzarono una croce a ricordo dei Caduti
della Prima guerra mondiale e dei morti per la peste. La giornata si è poi conclusa
nella parrocchiale di Ponteranica dove si è esibito il coro Ana di Vertova - Colzate,
seguito da un emozionante silenzio suonato dalla torre campanaria. La giornata
di domenica è iniziata con l’ammassamento che ha visto la presenza di più di
trenta gagliardetti, dei rappresentati delle varie associazioni operanti nel comune,
del sindaco con la giunta al completo, del referente della Zona 5 Luigi Bonanomi
e del consigliere sezionale Mario Venturi. La sfilata, con in testa il vessillo sezionale e accompagnata dalla fanfara alpina di Sorisole, ha toccato dapprima la santella dedicata alla Madonna del Don a ricordo dei Caduti e dei Reduci della campagna di Russia, poi il monumento ai Caduti
per concludersi nella parrocchiale per la Santa Messa celebrata dal prevosto don Sergio Scotti. Dopo la Messa, le commemorazioni si sono concluse in largo Nikolajewka con gli interventi del capogruppo Marco Piccinelli, del sindaco Alberto Nevola e del
consigliere Mario Venturi che prima del “sciogliete le righe” hanno consegnato all’avvocato Alberto Biressi, reduce di Russia, una
targa per la sua fedeltà ai valori alpini e per essere con i suoi 92 anni il più anziano del Gruppo. I festeggiamenti per gli 85 anni
si sono conclusi nei locali dell’oratorio dove era stato apparecchiato il pranzo.
Ponte S. Pietro
85° ALLA GRANDE
Migliaia di appassionati hanno riempito Piazza della Libertà, nel cuore del centro storico di Ponte San Pietro,
per accogliere e applaudire la sesta edizione della “Rassegna Fanfare Alpine” della Sezione di Bergamo: durante
la serata di sabato 4 luglio, in concomitanza con la Notte
Bianca, le fanfare di Prezzate, Ramera, Rogno, Scanzorosciate, Sorisole e Trescore Balneario hanno dapprima
sfilato per le vie del paese per poi confluire nella piazza
destinata a ospitarle. È così che il Gruppo Alpini di Ponte
San Pietro ha voluto iniziare la due giorni di festeggiamenti per l’85° di fondazione. L’esibizione delle fanfare
alpine, presentata da Francesco Brighenti, ha entusiasmato i presenti con due ore abbondanti ricche di musica ed
emozioni. Correva il 1930 quando «Lo Scarpone Orobico» dava notizia dell’inaugurazione del gagliardetto dell’allora
neonato Gruppo Alpini di Ponte San Pietro – guidato dal capogruppo Ten. Col. Camillo Cattaneo. Domenica 5 luglio
Ponte San Pietro ha voluto ricordare l’evento con il sesto raduno della Zona 4 e la sfilata con la partenza dallo stadio
comunale “Matteo Legler”, il passaggio al Famedio per l’alzabandiera presso il cippo dedicato agli alpini, la sosta al
monumento dei Caduti e infine la celebrazione della S. Messa officiata dal prevosto don Luigi Paris presso la chiesa
parrocchiale. Nel corteo, preceduti dai ragazzi protagonisti del Campo scuola alpino e seguiti da numerose penne nere,
hanno sfilato tra gli altri i presidenti emeriti Antonio Sarti e Alessandro Decio, il vicepresidente sezionale Remo Facchinetti, il coordinatore di zona Giovanni Locatelli, il capogruppo Andrea Bresciani, la madrina del Gruppo Augusta
Agazzi, il sindaco Valerio Baraldi, diversi amministratori provenienti dai paesi vicini, alcune associazioni locali, il
consigliere regionale Mario Barboni, il maresciallo Marco Abrate. La giornata si è conclusa con il consueto pranzo
presso il vicino parco del Centro parrocchiale, dove era stata allestita anche una mostra di fotografie e testimonianze
storiche legate in particolar modo ai reduci alpini del Gruppo. Le note della Fanfara di Vallecamonica hanno infine
accompagnato nel pomeriggio l’ultimo momento delle celebrazioni di questo importante traguardo.
Matteo Macoli
Castione della Presolana
Giornata storica quella del 15 agosto 2015 per il Gruppo “Presolana”: la tradizionale “Festa della Montagna” ha fatto da cornice
alla cerimonia di intitolazione del parco comunale all’alpino e
socio Leonardo Caprioli, presidente A.N.A. dal 1984 al 1998. Alla
cerimonia, semplice e commovente, erano presenti la vedova
Anna Callioni Caprioli con i figli Giorgio e Roberto, il sindaco di
Castione Mauro Pezzoli, il vicepresidente sezionale Giovanni Stabilini, gagliardetti e numerose penne nere. A Luigi Canova, capogruppo del “Presolana”, il compito di fare gli onori di casa.
Queste alcune parole pronunciate dal sindaco Mauro Pezzoli nell’occasione: “Su proposta del Gruppo alpini, sono lieto ed onorato
di intitolare questo parco: Parco Alpini “Leonardo Caprioli”, personaggio della nostra terra bergamasca molto apprezzato e stimato da tutti gli alpini d’Italia. Leonardo Caprioli, con il suo motto
“Ricordiamo i morti aiutando i vivi”, ha saputo caratterizzare in
modo indelebile l’Associazione Nazionale Alpini facendo emergere in tutta la sua forza lo spirito di solidarietà e generosità presente in ogni alpino. Un percorso che è stato di
esempio per ogni cittadino e per le istituzioni nazionali e che ha contribuito a far nascere e crescere la protezione civile. Noi lo ricordiamo anche per l’amore che aveva per le montagne, le nostre montagne in particolare,
per l’amicizia e l’affetto che ha sempre dimostrato per la nostra terra: da sempre, con la sua famiglia, era solito
trascorrere le vacanze e le festività a Castione.
Lo ricordiamo anche per il consolidato rapporto di amicizia e collaborazione con il locale Gruppo alpini, al
quale si era associato quando aveva lasciato la carica di presidente nazionale, Gruppo che ha sempre aderito a
tutte le iniziative da lui promosse. Questo ceppo di roccia della Presolana e questa targa, in modo semplice e
sentito, vogliono ricordare a tutti noi e alle future generazioni questo grande uomo ed il suo messaggio di altruismo, oltre alla sua profonda attenzione ad aiutare chiunque in difficoltà.
CRONACA DAI GRUPPI
PARCO LEONARDO CAPRIOLI
37
San Paolo d’Argon
30° CON MONUMENTO
Il 6 Settembre è stato festeggiato il 30° anniversario di fondazione del Gruppo Alpini di San Paolo d’Argon, una giornata splendida dopo giorni di pioggia. Con l’occasione è
stato inaugurato il monumento agli Alpini, atteso da tanto
tempo. La giornata è iniziata con l’ammassamento in
Piazza Cortesi, cerimoniere un impeccabile Giancarlo
Sangalli coadiuvato da Francesco Brighenti. Tra i presenti
l’onorevole Giovanni Zanga, il consigliere regionale Mario
Barboni e il presidente sezionale Carlo Macalli. Dopo la
sfilata per le vie del paese, la tappa è stata presso il nuovo
monumento per l’inaugurazione. Alla giornata di festa
sono intervenute anche autorità locali tra cui il Sindaco
Stefano Cortinovis che ha spiegato come è nato il monumento. Poi il Capogruppo Giacomo Zambelli ha salutato i
presenti e ricordato anche Angelo Loda, fondatore del
Gruppo, andato avanti nel 2012. È seguita la Santa Messa
nel corso della quale è stata donata al parroco, a nome
degli alpini, una campana per la chiesetta di San Lorenzo in rimpiazzo di quella rubata qualche mese fa. Al termine c’è
stato il pranzo presso la Sala del Sole, con tanta allegria e simpatici cori.
Luciano Molino
San Pellegrino
CRONACA DAI GRUPPI
FESTEGGIATO L’85°
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Da “Lo Scarpone Orobico”, 19 Ottobre 1930: “In una meravigliosa
giornata autunnale e con la presenza di oltre 300 scarponi con il
cappellano Don Antonietti, il Gruppo di San Pellegrino ha benedetto solennemente il nuovo gagliardetto...” Comincia così la storia del Gruppo che ha festeggiato gli 85 anni con calendario di
iniziative durato tre giorni, dal 23 al 25 ottobre.
Venerdì mattina, nel cortile dell'asilo parrocchiale, incontrando i
bambini, sono stati benedetti degli alberi, offerti e piantati dal
Gruppo a ricordo dell'importante traguardo raggiunto. Alla sera,
presso il teatro del Casinò, è stato presentato“Piastrine”: la vicenda
di una famiglia che aspetta il ritorno dalla guerra di due alpini,
dramma magistralmente accompagnato dal coro Ana di Ardesio.
Sabato è stato il giorno delle cerimonie ufficiali: al mattino, deposizione di corone ai Caduti e omaggio floreale ai soci “andati avanti”; alle 11, alzabandiera davanti al municipio. Nel pomeriggio i discorsi ufficiali del consigliere sezionale Gianpietro Vavassori, coordinatore della manifestazione, del capogruppo
Ivan Ruggeri, del sindaco Vittorio Milesi, del presidente sezionale Carlo Macalli e del consigliere nazionale Antonello Di
Nardo. Alle 17 inizio della sfilata con oltre settanta gagliardetti, numerosi i vessilli sezionali, parecchi i consiglieri sezionali
con gli ex presidenti Sarti e Decio; sulle note della banda cittadina e della Fanfara alpina di Trescore Balneario, più di mille
hanno sfilato fino a piazza San Francesco dopo aver deposto una corona
d'alloro al Tempio dei Caduti.
Numerosa e calorosa la partecipazione della popolazione. Alle 18, la
Santa Messa celebrata da don Francesco Sonzogni, alpino, arciprete di
Vilminore di Scalve. La sera, una chiesa parrocchiale gremita ha ospitato
l'esecuzione canora di due cori: Il “Val di Scalve” e il “Fior di Monte” di
Zogno.
Per chiudere in bellezza, la domenica si è disputata una gara di Mountain Bike, un primo esperimento per testare la possibilità di inserire questa disciplina tra i campionati nazionali alpini, la cronaca è nello sport.
Pregevole anche la mostra sulla storia del Gruppo, allestita presso l'atrio
del municipio. Hanno onorato le manifestazioni con la loro presenza il
presidente nazionale Sebastiano Favero e il già presidente Giuseppe Parazzini; ovvia la partecipazione del concittadino Giorgio Sonzogni, consigliere e segretario del Consiglio Direttivo Nazionale.
(foto di Giorgio Andreato)
Somendenna
UNA RICCA ESTATE
Diverse sono state le manifestazioni organizzate da
Gruppo durante l’estate. Sono iniziate col centenario dell’entrata in guerra dell’Italia 1915-2015: il 12
luglio ha organizzato una gita al Sacrario del Leiten
di Asiago (VC), che ha visto la partecipazione di 85
persone. Nell’imponente mausoleo, è stata depositata una corona di alloro e ricordati i sei Caduti
nella Prima Guerra di Somendenna, con la lettura
dei loro nomi da parte del capogruppo Roberto Vitali. Successivamente, il 25 di Luglio in occasione
del Patrono San Giacomo Apostolo Maggiore, è
stato organizzato, in collaborazione con la parrocchia un concerto. Presente all’elevazione canora il
Coro della Val San Martino che ha deliziato i presenti con canti alpini e della montagna.
Il clou è stato l’anniversario del 25° di fondazione
del Gruppo. Sabato 1° agosto alla sera è stata celebrata una S. Messa in suffragio degli alpini e amici
defunti. Il giorno 2, in attesa dell’ammassamento, la
prestigiosa fanfara alpina di Rogno ha allietato i
concittadini con brani musicali. Dopodichè, alle ore 17,00, è iniziata la sfilata che, partendo dalla contrada di “Camonier” è proseguita fino al monumento dei Caduti. Dopo l’alzabandiera con l’Inno nazionale, c’è stata la deposizione una corona d’alloro e la benedizione del parroco don Giorgio Tironi. Sono seguiti i discorsi del capogruppo, del
sindaco di Zogno Giuliano Ghisalberti e del coordinatore di zona Massimo Gotti che ha stigmatizzato l’importanza
del Gruppo alpini e le sue attività nei suoi 25 anni. Alla sfilata oltre alle autorità, agli alpini e amici, vi era la presenza
del vessillo sezionale e di numerosi altri gagliardetti. Coordinatore della cerimonia è stato Isidoro Persico, come al
solito impeccabile. La popolazione ha partecipato con vivo entusiasmo.
Roberto Vitali
Telgate
In occasione dell’annuale sagra alpina è stata vissuta una giornata di festa particolare, infatti il 12 luglio si è inaugurata la nuova sede della Protezione Civile ANA di Telgate con la presenza del coordinatore nazionale Giuseppe
Bonaldi, del segretario nazionale Michele Longo, del coordinatore di raggruppamento Ettore Avietti e del coordinatore sezionale Francesco Manzoni. Presenti numerosi gagliardetti e
volontari. Era altresì presente il sindaco di Rocchetta di Vara, Riccardo
Barotti, con una delegazione.
Un ambizioso traguardo raggiunto
grazie all’impegno di tutti i volontari.
Gli stessi oggi, grazie all’amministrazione comunale che segue sempre
con attenzione i volontari, possono disporre di una moderna sede disposta
su 400 metri coperti, attrezzata per
ogni necessità.
Dopo il taglio inaugurale è seguita la
benedizione da parte del parroco don
Mario, successivamente c’è stato un
momento conviviale sotto lo stand
della festa con il pranzo offerto a tutti
gli invitati. Presenti alla manifestazione anche il gruppo “Veicoli Storici
Militari” di Varese.
CRONACA DAI GRUPPI
NUOVA SEDE P.C.
39
Clusone Gandino
CAPANNA
ILARIA
Domenica 27 Settembre si è svolta la
tradizionale cerimonia presso la Capanna Ilaria (Pizzo Formico) dei
Gruppi alpini della Valgandino e di
Clusone, e sottosezioni CAI di Leffe e
Clusone.
Alla bella cerimonia hanno partecipato
i capigruppo con rispettivi gagliardetti,
i coordinatori di zona, numerosi alpini
e cittadini, circa duecento persone.
Purtroppo il clima non era dei migliori
con una fitta nebbia diradatasi tanto da
permettere una discreta visuale durante
la Santa Messa, celebrata dal cappellano sezionale padre Armando Gherardi che ha colpito i presenti con una breve ma molto significativa omelia. Come consuetudine nelle nostre
manifestazioni, prima della benedizione è stata data lettura alla "Preghiera dell'Alpino" e alla "Preghiera di chi ama la
montagna". Al termine, presso le tende montate dai Gruppi, tanti alpini e altrettanti amici e simpatizzanti hanno consumato in allegria il classico rancio alpino.
Persico Imerio
Villongo
CRONACA DAI GRUPPI
QUINDICI ANNI IN BRASILE
40
Anche quest’anno gli alpini di Villongo sono riusciti ad aiutare la comunità di Sion, un quartiere di Joao Monlevade (Brasile),
realizzando un luogo comune per riunirsi, per stare insieme. Questa esigenza era stata loro espressa da Padre Luciano, missionario villonghese. L’impresa è stata impegnativa, ma l’opera ha avuto la sua favorevole conclusione.
Il gruppo di volontari - con in testa i due veterani: Bruno Belotti, capogruppo e Giacomo Belometti, suo vice - ha lavorato per
21 giorni dando il meglio di sé. Giornate iniziate presto, molto presto, con il pranzo sul cantiere su tavole fatte con assi e prisme e di nuovo al lavoro fino a sera inoltrata. Solo la domenica era dedicata al riposo, trascorsa insieme a qualche famiglia
brasiliana che li accoglieva, festosamente, in casa. Son ben 15 anni che i volontari si recano in Brasile.
Ricordiamo alcune loro costruzioni: un centro medico, un centro pastorale con mensa e aule, numerose casette in collaborazione con la gente del luogo,
una chiesa; opere che sono entrate a far parte della vita sociale, culturale e religiosa di
quei luoghi, opere a sostegno
delle famiglie più povere e indigenti. In tutto questo tempo
questi “uomini dalla lunga
penna nera” hanno intessuto
una memoria fatta di parole e
gesti, immagini e volti che rimarranno impressi nel loro
cuore per sempre.
I volontari non sanno ancora se
questa meravigliosa avventura
finirà qui o se continuerà con
nuove esperienze; anche se il
Gruppo alpini, dopo ben 15
anni “brasiliani”, sceglierà altre
priorità, il cuore di chi ha vissuto questa esperienza rimarrà
per sempre legato a quel “piccolo spazio di Terra”.
Zanica
DOPPIO
ANNIVERSARIO
Gli alpini di Zanica hanno festeggiato il 51°
di fondazione del Gruppo ed il 33° della
posa del monumento all’Alpino, nelle giornate di 26 e 27 settembre. Il capogruppo Ettore Prussiani, nel corso delle manifestazioni
ha ringraziato il presidente sezionale Carlo
Macalli. il consigliere Dario Frigeni, i coordinatori di zona Giacomo Limonta e a Santo
Aglioni per la loro partecipazione e per
l’aiuto nella realizzazione delle manifestazioni.
Nel pomeriggio di sabato c’è stata la sfilata con deposizione di una corona al monumento ai Caduti, accompagnata
dalla Fanfara Ana di Rogno che nella serata ha poi tenuto un applaudito concerto nel Cineteatro del paese.
La domenica mattina una seconda sfilata ha percorso le vie del paese, accompagnata dalla Fanfare alpine di Azzano
e Prezzate, fino alla chiesa parrocchiale per la S. Messa e la benedizione del nuovo gagliardetto. Al termine il capogruppo si è auspicato che questi momenti celebrativi dei valori e nel ricordo di coloro che hanno dato la vita per la
patria siano di stimolo alla nuove generazioni, pungolo che determini una maggiore partecipazione della popolazione.
Gruppi vari
Dai ragazzi che hanno partecipato ai campi scuola sono giunti più scritti di ringraziamento e plauso per l’iniziativa, ma
lo spazio limitato non ci permette di pubblicarli. Ne abbiamo scelto uno che in sintesi li rappresenta tutti.
I tre giorni in montagna sono stati un’avventura indimenticabile sia per i ragazzi, sia per i professori, che per il gruppo
alpini e la protezione civile. Anche se per poco tempo, è stato un modo per variare la nostra quotidianità e togliere la
tecnologia dalle nostre priorità. Nello svolgere le varie attività abbiamo avuto modo di conoscere molte persone con le
quali abbiamo instaurato nuove amicizie. Durante questi giorni immersi nella natura abbiamo ampliato le conoscenze
riguardanti i pericoli della montagna. Tra le innumerevoli attività svolte una tra le nostre preferite è stata l’esperienza con
la bussola nel bosco; ci è sembrato di essere dei veri e propri esploratori. Un altro momento che ha riscosso molto successo è stata l’esibizione dei cani cinofili che hanno anche interagito con alcuni di noi.
Un'altra avventura che ha coinvolto anche i professori è stata la calata dal terrazzo della chiesa; ma ciò che è stato gradito più di tutto è stato il volo in elicottero, che solo alcuni di noi hanno avuto la fortuna di compiere.
Però quello che ha riassunto nel migliore dei modi i nostri giorni al campo
scuola è stata la simulazione dello spegnimento di un incendio, che ha visto
la collaborazione di tutte le compagnie
e l’applicazione delle nostre conoscenze nel settore dell’antincendio.
Non dobbiamo dimenticare la disciplina ferrea e le dure camminate che
abbiamo dovuto sostenere per la buona
riuscita del campo. Ognuno di noi
aveva dei compiti da svolgere e dei
tempi da rispettare, non è stato per noi
solo puro divertimento ma soprattutto
un’esperienza nuova e piena di responsabilità.
Dietro a tutto questo ci sono persone
speciali che dedicano la propria vita ad
aiutare gli altri.
Carlo, Daniel e Rebecca
CRONACA DAI GRUPPI
CAMPI SCUOLA 2015
41
CORSA IN MONTAGNA
44° Campionato Nazionale Ana
SPORT
Soligo, 18-19 luglio 2015
Partenza piena di buoni propositi sabato 18
con temperature sahariane. Bergamo presente con il vessillo sezionale all’apertura dei
campionati ed alla solenne cerimonia.
Soligo è il paese natale dell’alpino Sante Dorigo, medaglia d’oro, che è stato ricordato
nei discorsi ufficiali dando il meritato riconoscimento.
Domenica 19 con un clima rovente al via
506 atleti di 43 sezioni suddivisi su due percorsi, il primo di 11.500 mt. Ed il secondo di
7.800 mt.
Il tracciato si sviluppava tra le vigne del prosecco in paesaggi veramente suggestivi che
hanno reso la gara piacevole oltre alla competizione.
L’organizzazione è stata veramente all’altezza dell’evento; viste le condizioni di caldo
e afa il tracciato era disseminato di volontari
che distribuivano acqua e garantivano
un’adeguata sicurezza.
Bergamo, come sempre, ha lasciato un segno
di serietà e di sana sportività. La sezione è
orgogliosa dei suoi atleti.
42
CLASSIFICA CATEGORIE
2ª categoria:1° TORINO Di gioia Massimiliano - 2°
CADORE Dell’Osta Giorgio - 3° BERGAMO Armati Pier
Luca - 4° BERGAMO Ghidini Flavio - 5° BERGAMO
Pellegrini Luca
3ª categoria: 18° Sella Moeno - 21° Rota Mosè - 39°
Anesa Thomas - 47° Barzasi Roberto
4ª categoria: 10° Canova Silvio
5ª categoria: 2° Bosio Luciano - 8° Valoti Paolo - 17° Cavagna Stefano
6ª categoria: 32° Losa Giovanni
7ª categoria: 53° Di Matteo Giovannino
8ª categoria: 2° Merelli GianMario - 3° Bigoni Enrico - 5°
Bassanelli Ruggero
9ª categoria: 2° Filisetti Luigi - 3° Bergamelli Bonifacio
10ª categoria: 2° Secomandi Adriano
CLASSIFICA SEZIONI A.N.A.
1ª Belluno - 2ª Conegliano - 3ª Pordenone - 4ª Valdobbiadene - 5ª Bergamo ... seguono altre 40 sezioni.
Cattaneo Davide
43ª Campionato di Marcia di regolarità a pattuglie
BERGAMO SUL PODIO
Crotti, Brumana, Tagliaferri conquistano l’argento
A
l santuario di Graglia, nel cuore delle Prealpi biellesi, domenica 5 Luglio 2015 si è svolto il 43°
Campionato Nazionale ANA di Marcia di regolarità a pattuglie, organizzato dalla sezione di Biella e dal
Gruppo alpini di Graglia. La gara ha visto alla partenza ben
130 pattuglie provenienti da 31 sezioni ANA. La nostra sezione ha partecipato con diciotto atleti.
Il sabato pomeriggio si è svolto l’alzabandiera con una piccola sfilata per le vie del paese fino a raggiungere il piazzale del santuario, dove era stato predisposto il palco per i
discorsi ufficiali. Sono intervenuti il capogruppo Guido
Rocchi, il sindaco Elena Rocchi, il presidente della provincia di Biella Emanuele Ramella Pralungo, il presidente della
sezione Ana di Biella Marco Furceri e il consigliere nazionale Ana allo sport Mauro Buttigliero. Al termine dei discorsi, il via ufficiale alla manifestazione con l’accensione
del tripode da parte di due reduci. È seguita la S. Messa nel
santuario dedicato alla Madonna di Loreto. La giornata si è
conclusa come si addice alla tradizione alpina, con le
gambe sotto la tavola, un buon bicchiere di vino e soprattutto tanta allegria e amicizia pensando già alle fatiche del
giorno dopo.
La domenica si è presentata con un’opprimente cappa di
afa. La foschia impediva di scorgere le vette circostanti e
quindi poter individuare anche solo parzialmente il percorso di gara di km. 16,103, tenuto segreto. Alle 8,00, cronometro alla mano, è partita la prima pattuglia dai 900
metri per scendere a 700 metri per poi risalire ai 1640 metri
dell’Alpe Amburnera. L’afa della pianura aveva creato una
folta coltre di nubi che ha impedito ai concorrenti di am-
mirare i paesaggi che normalmente si ammirano da quel
luogo, in primis il Monte Rosa. La salita ha messo a dura
prova le pattuglie, con qualche abbandono. Dalla cima,
con una lunga discesa per pascoli e boschi i concorrenti
sono ridiscesi al santuario dove era stato predisposto l’arrivo. Vincitrice della gara è stata una pattuglia dell’Ana Valdobbiadene, che per un “Guizzo” ha battuto la forte
pattuglia di Bergamo F, composta da Lorenzo Crotti, Giordano Brumana e Giovanni Tagliaferri, al 3° posto alla pattuglia di Salò. Grande soddisfazione per gli atleti
bergamaschi che, grazie al piazzamento anche delle altre
pattuglie, hanno conquistato, oltre la medaglia d’argento, il
quarto posto nella speciale classifica per il Trofeo Scaramuzza.
1 Guizzo Lorenzo - Moro Enrico - Frare
Allesandro B Valdobbiadene Apa
122,13 0,00 96 36
2 Crotti Lorenzo - Brumana Giordano Tagliaferri Giovanni F Bergamo Adx
192,61 70,48 93 35
3 Massardi Giovanni - Polini Nazareno
- Nolli Maurizio A Salo' Adx 199,71
77,58 91 34
Piazzamenti per categoria delle altre
pattuglie della sezione di Bergamo
4 Pegurri Gian Mario - Scanzi Massimo
- Cagni Adriano B Bergamo Bdx 313,00
89,78 128 70
21 Losa Giovanni - Caslini Ivan - Ferrari
Marco A Bergamo Bdx 679,53 456,31
97 53
26 Trombetta Diego - Paravisi Silvano - Imberti Armando C Bergamo Bdx 760,61 537,39 87 48
35 Secomandi Adriano - Bigoni Enrico - Di Matteo Giovanni E Bergamo Apa 2937,79 2815,66 5 2
59 Bendotti Manfredo - Bendotti Benito - Migliorini Antonio D Bergamo Bdx 1957,90 1734,68 27
Punteggio Trofeo Scaramuzza
1ª Biella 959 p. - 2ª Brescia 636 p. - 3ª Torino 600 p. - 4ª Bergamo 438 p. - 5ª Salò 381 p.
SPORT
IL PODIO
43
TIRO A SEGNO
CAMPIONATI NAZIONALI ANA
N
ei giorni 12 e 13 settembre la
Sezione ha partecipato a Caldaro (BZ) al 46° Campionato
Nazionale A.N.A. Carabina
Libera e al 32° Campionato Nazionale
A.N.A. Pistola Stardard. Quattordici alpini (di cui 12 tiratori di pistola e di 11
di carabina), guidati dal responsabile
per il tiro a segno Pietro Armoir, hanno
raggiunto la località alto atesina. Il
primo giorno è stato dedicato alle cerimonie ufficiali di apertura dei campionati-ammassamento, alzabandiera,
sfilata e S. Messa - mentre il giorno
successivo, di buon’ora, sono iniziate
le gare. Quasi tutti i tiratori bergamaschi hanno disputato entrambe le gare,
consentendo alla sezione di ben figurare nelle classifiche finali. Le premiazioni hanno avuto inizio nel primo
pomeriggio ed hanno visto la partecipazione del presidente della sezione
Alto Adige Ferdinando Scafariello, dei
membri della commissione sportiva Ana: Daniele Peli, Rolando De Biasi).
Quest’anno, purtroppo, i tiratori orobici non sono riusciti a replicare i successi degli anni passati. Per quanto riguarda la carabina, da segnalare il quinto posto nella categoria Open di Claudio Dementi (289 punti) e il sesto
posto a squadre (Dementi, Manzoni, Nava). Per la pistola, invece, c’è stato il primo posto di Simona Cantoni,
“aggregata” alla sezione, che per il secondo anno consecutivo si è imposta nell’apposita classifica; mentre la
squadra (Ubiali, Rossi, Manzoni) si è piazzata all’ottavo posto. Soddisfazione anche per la classifica speciale T3
(realizzata con la somma di tutti i punteggi dei tiratori di una medesima sezione e valida per la classifica del Trofeo Scaramuzza): Bergamo si è classificata al secondo posto nell’arma lunga e al terzo nella pistola. La nostra
sezione si è aggiudicata il primo posto nella pistola anche nella classifica T3 destinata agli “Amici”, valida per
la classifica del Trofeo Conte Calepio.
Simona Cantoni
SPORT
RISULTATI DEI TIRATORI BERGAMASCHI
44
Carabina:
Open: 5° Claudio Dementi (289 punti) - 15° Luca Pornaro (279 punti)
Gran Master: 8° Agostino Manzoni (285 punti) - 11° Gualtiero Nava (283 p.) - 12° Alessandro Locatelli (283
p.) - 15° Alfredo Rota (279 p.) - 16° Renato Rocca (277 p.) - 20° Bruno Piazzalunga (273 p.) - 22° Sergio Maj
(272 p.) - 25° Pietro Armoir (263 p.) - 32° Mario Ubiali (174 p.)
Squadre: 6ª Bergamo (Dementi, Manzoni, Nava) – 857 punti
T3: 2ª Bergamo (540 punti)
Pistola:
Open: 25° Claudio Dementi (174 punti) - 26° Luca Pornaro (164 p.)
Gran Master: 8° Mario Ubiali (259 punti) - 9° Luciano Rossi (259 p.) - 14° Agostino Manzoni (253 p.)
- 16° Sergio Maj (248 p.) - 17° Gualtiero Nava (247 p.) - 27° Alessandro Locatelli (217 p.) - 36° Giovanni Bonacina (189 p.) - 37° Bruno Piazzalunga (177 p.) - 39° Alfredo Rota (160 p.)
Aggregati: 1° Simona Cantoni (268 punti)
Squadre: 8ª Bergamo (Ubiali, Rossi, Manzoni) – 771 punti
T3: 3ª Bergamo (437punti)
T3 – Amici Trofeo Conte Calepio: 1ª Bergamo (63 punti)
Mountain bike
UN TEST RIUSCITO
B
SPORT
uona la prima. Nella cornice di San Pellegrino
sono stati quasi 100 (96, per la precisione) i
concorrenti schierati sotto il nastro di partenza
per la prova del campionato nazionale di
mountain bike, prima assoluta nel panorama sportivo
ANA.
Gli atleti provenienti da 36 Sezioni, si sono cimentati in
un percorso che ha attraversato l’abitato per poi spostarsi
nei boschi e sulle alture, accompagnati da una bellissima giornata di sole che ha messo in risalto i colori autunnali, rendendo ancora più suggestiva l’atmosfera della
cittadina termale.
Due i tracciati, rispettivamente di 15 e 20 km che hanno riscosso giudizi più che positivi dai concorrenti. «Complimenti per l’organizzazione – ha commentato al termine Claudio Zanoletti di Bergamo, primo della cat. B 15 km
– e per la scelta del tracciato, davvero impegnativo e molto tecnico. Bello».
Della stessa idea anche gli altri concorrenti che, mano a mano, tagliavano il traguardo. E il primo della cat. A (20 km)
non poteva essere che il tre volte campione del mondo Carlo Manfredi Zaglio,
il quale ha aggiunto i suoi complimenti
ed il proprio commento tecnico - positivo - per il tracciato.
Insomma, si può dire che per essere una
prova non sia andata affatto male. Forse
qualche foratura di troppo, come lamentato da qualche atleta, avvenuta nello
stesso punto del percorso ma in linea di
massima il giudizio è positivo; qualche
caduta, con danni di lieve entità, specialmente nella discesa che si è dimostrata
un
passaggio
veramente
impegnativo dal punto di vista tecnico.
Anche per gli atleti bergamaschi è andata bene, piazzandosi ai primi posti in entrambe le categorie: oltre a Zanoletti, nei primi 4 c’è anche Mario Nava mentre per il tracciato da 20 km, dopo Zaglio, si sono piazzati Stefano Bonadei e Riccardo Milesi.
Grande soddisfazione, quindi, per la riuscita della manifestazione; ora l’auspicio è che la mountain bike entri a far
parte ufficialmente del “mondo sportivo ANA”.
45
TROFEO FURLAN
Tiro a segno
Trasferta poco fortunata - rispetto agli scorsi anni - per i nostri tiratori alpini in terra del Friuli Venezia Giulia a Tarcento in gara per il
Trofeo E. Furlan. Gara che si è svolta nel poligono privato sulla distanza di 100 metri con fucili Garand in loro dotazione. Questa la
classifica: prima Ana Trieste (367,7 p.), a seguire Ana Como (364,7
p.) e Ana Collalto (364,2 p.).
La squadra di Bergamo - composta a Renato Rocca, Alessandro Locatelli e Italo Tiraboschi - si è dovuta accontentare del 7°posto con
un totale di 350,3 punti. A seguire altri due bergamaschi: Gianluigi Locatelli e Mauro Bonacina.
Ski Roll
TROFEO PENNE NERE
Sabato 12 Settembre si è svolta la 5a edizione del “Trofeo Penne”,
gara di Ski Roll tecnica classica, organizzata dal Gruppo Sportivo
Alpini Sovere. La gara si è svolta su un percorso di 7,7 km (per le
categorie Master e Senior) e di 6 km (per le categorie allievi e aspiranti) che da Sovere porta all’altopiano di Bossico; ha visto la partecipazione di oltre 200 atleti fra big e amatori.
Alla partenza la nazionale di Sci di Fondo al gran completo ha dato
battaglia al russo Il’ja Chernousov che ha tagliato il traguardo al 1°
posto con il tempo di 25’22”, 2° classificato Federico Pellegrino e
3° Maicol Rastelli. Tra le donne si è imposta Lucia Scardoni davanti
a Virginia De Martin e Ilaria De Bertolis e nelle categorie giovanili Martina Bellini (Sci Club 13 Clusone) e Luca Milesi (Sci Club Roncobello). Nonostante sia nata da soli 5 anni, è da subito diventata una tra le gare più importanti
del panorama nazionale ed un punto di riferimento per gli atleti ormai alle porte della nuova stagione invernale.
Già all’opera per organizzare la 6a edizione il G.S.A. Sovere vuole fare un ringraziamento speciale a tutti quanti collaborano alla buona riuscita della manifestazione tra cui il Gruppo A.N.A. di Sovere, l’A.I.B. Sovere, le Amministrazioni Comunali, la Pro-loco Sovere e tutti i loro volontari.
SPORT
Ana Unuci
IMPEGNI E RISULTATI
46
Continua l’impegno e l’attività degli iscritti a queste due associazioni, sia impegni logistici, allestimento e addestramento dei
campi scuola per ragazzi che operativi con la partecipazione in
gare di tiro dinamico e pattuglia.
Nella prima, elementi hanno potuto partecipare all’ultimo
campo scuola fatto in occasione dell’Adunata sezionale, nella
veste di istruttori e accompagnatori dei ragazzi.
Per quanto riguarda, la parte operativa, il nucleo ha partecipato
a più gare di tiro dinamico a livello nazionale e internazionale,
vincendo a Carate al 15° trofeo T. Col MAVM Maggi, organizzato da Unuci Monza; piazzandosi ottimamente con i singoli al
Trofeo internazionale Giglio Rosso Pegaso, organizzato dall’Unuci Firenze, e a Sassuolo al 18° trofeo Modena
alla memoria Ten. Antonino Muffoletto, organizzato dall’Unuci Modena.
I risultati vengono grazie ad un buon allenamento a cui non si fa a meno, come l’amicizia e i momenti goliardici che sono vivi nel team. Ricordiamo che tutti ne possono far parte.
Mt.bru
ADDIO REDUCI
Andrea Pedrini - Carobbio degli Angeli
Quando ci si trova a dover scrivere due righe per raccontare la vita di
un uomo, ci si sente sempre in difficoltà; figuriamoci a dover descrivere
le esperienze e le vicissitudini di un reduce.
Si, perché questo era stato in gioventù Andrea Pedrini della classe 1919
ed andato avanti nel luglio di quest’anno. Chiamato alle armi nel marzo
del 1940, venne assegnato al 25° Reparto salmerie del 5° Alpini ed inviato in Albania nel novembre dello stesso anno. Assegnato in seguito
al btg. Tirano, prese parte alla campagna di Russia e provò inoltre
l’amara esperienza dei campi di prigionia tedeschi dal settembre 1943
all’agosto del 1945; tornò in Italia con negli occhi e nel cuore visioni,
sentimenti ed emozioni tali che non avrebbe mai augurato fossero vissute nemmeno dal suo peggior nemico. Ecco il motivo per cui diviene
difficile qualsiasi cosa che un’umile penna possa scrivere su un pezzo
di carta… sarebbe tutto banale e riduttivo.
Gli alpini di Carobbio accompagnano agli Angeli la sua anima e ringraziano la famiglia Pedrini. Buon viaggio reduce e riposa in pace!
Pietro Gandelli - Gromo
È salito al “Paradiso di Cantore” Pietro Gandelli, 93 anni, ultimo reduce
del gruppo di Gromo. Il 9 gennaio 1941 fu chiamato alle armi, nel 5° Alpini, e partecipò alla Campagna di Russia. Durante la battaglia di Nikolajewka si distinse in combattimento, tanto da meritarsi una medaglia di
bronzo al V.M.. Nella motivazione, si legge tra l’altro: «Puntatore di una
squadra mortai 81, rimasto solo, con la sua arma sparava fino all’esaurimento delle munizioni, eliminando una postazione russa di mitragliatrici
che falciava vittime tra i nostri soldati».
Tornato in Italia con i piedi congelati, dopo l’8 di settembre fu catturato dai
tedeschi che lo deportarono in Germania, dove lavorò come minatore in
una miniere di carbone. Liberato dagli aglo-americani, poté finalmente
rientrare a casa nel 1946. Dopo essersi ripreso, emigrò in Francia come
boscaiolo, attività che svolse in seguito anche in Italia.
Ad accompagnarlo in chiesa e poi al camposanto nella contrada di Boario di Gromo, tantissime persone e, naturalmente, molte penne nere con
i loro gagliardetti ed il vessillo della sezione. Lascia nel dolore i familiari
e quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e stargli vicino.
È andato avanti il nostro socio e Presidente dell'Associazione Combattenti e Reduci.
Nato a Scanzo nel 1924, fu chiamato al servizio militare il 10 maggio1943, in forza al Tirano del 5° Alpini, compagnia comando, radiotelegrafista, prima a Malles Venosta e poi a Rio di Pusteria dove fu fatto
prigioniero dai tedeschi il 9 settembre 1943.
In seguito fu inviato a Innsbruck e poi al campo di concentramento di
Prostken in Polonia. La sua piastrina di riconoscimento era: STALAG IBIB-PR-1152261. Rimase al campo di Prostken per circa sei mesi dove lavorò su strade e linee ferroviarie agli ordini del comando tedesco.
Trasferito successivamente ad Hamburg, lavorò per sei mesi alle dipendenze di varie ditte tedesche come squadra di intervento dopo i
bombardamenti a fabbriche, porti, ponti, strade e ferrovie. Fu quindi
inviato a Politz (Stettino) dove lavorò per altri sei mesi in vari reparti di
una grande raffineria di petrolio. Al sopraggiungere delle truppe dell'esercito russo fu trasferito a Magdeburg a lavorare per varie ditte e
compagnie fino alla sua liberazione avvenuta nei pressi di Ratenow
(Berlino) per opera di soldati polacchi alleati dell'esercito russo. Dopo
essere stato in vari campi di raccolta russi, rientrò in Italia il 13 settembre 1945 a riabbracciare tutti i suoi cari.
Negli ultimi anni è stato spesso invitato a raccontare agli alunni delle
scuole medie la sua dolorosa esperienza. Sempre presente, accanto alle
autorità comunali, a tutte le manifestazioni patriottiche, gli alpini e tutti
i ranichesi ne conserveranno un profondo ricordo.
SONO ANDATI AVANTI
Vincenzo Ilario Brignoli - Ranica
47
ADDIO AI CAPIGRUPPO
Antonio Nodari - Ponte S. Pietro
Antonio è andato avanti: sabato 3 ottobre il Gruppo di Ponte San Pietro ha reso omaggio e salutato, con grande partecipazione e sentita commozione, l’ex capogruppo, per dieci anni alla guida
dei suoi alpini con responsabilità, saggezza e forza di volontà. Originario di Gandino, Antonio Nodari si trasferisce a Ponte San Pietro nei primi anni ’70 per motivi di lavoro. Già capogruppo degli
Alpini di Casazza, si iscrive al Gruppo di Ponte dove si distingue per la sua disponibilità e operosità, anche nelle varie attività del nucleo di Protezione Civile. Persona riservata ma comunque impegnata in diversi ambiti a servizio della propria comunità, è apprezzato dirigente e allenatore
delle giovanili della squadra di calcio Vitanova mentre dal 1993 al 1997 ricopre l’incarico di Assessore ai Lavori Pubblici all’interno dell’Amministrazione Comunale. Eletto capogruppo nel 2002,
lascia l’incarico nel gennaio 2012. Il Gruppo di Ponte San Pietro, riconoscente, lo premia con una
medaglia d’oro e una pergamena miniata su cui si legge: “Per i tanti anni di esemplare impegno e
lavoro svolto con gli alpini in campo sociale con semplicità, amicizia e senso del dovere”.
Paziente Balzi - Zambla
SONO ANDATI AVANTI
Lo scorso giugno ci ha lasciato l’alpino Paziente Balzi; amico di tutti, ottimista e sempre disponibile
per le attività sociali. Nel 1957 fu uno dei fondatori del Gruppo alpini, in collaborazione con il consigliere sezionale capitano Guglielmo Abate e fu il primo capogruppo fino al 1978 improntando il
sodalizio sugli ideali di solidarietà.
Artigiano falegname, trovò sempre il tempo per le attività citate, per le opere parrocchiali e per il bene
comune ricoprendo altresì la carica di assessore. Durante il suo mandato, tra il 62 e il 64, vennero
costruiti unitamente ai combattenti e reduci i monumenti ai caduti di Zambla Bassa e Alta.
Soldato di leva classe 1925, venne arruolato nel 1948 ed assegnato al 6° Rgt. Alpini e congedato
nell’aprile del 1949. La sua scomparsa lascia un vuoto in quanti lo conobbero e lo stimarono ed il
suo ricordo rimarrà ad esempio per il futuro.
48
ALME’
ALME’
ALME’
ALMENNO
SAN BARTOLOMEO
ALMENNO
SAN BARTOLOMEO
ALMENNO
SAN SALVATORE
Giacomo Gritti
Classe 1932
Cuorino Mazzoleni
Classe 1934
Pietro Giacomo Vitali
(Pierino)
Classe 1949
Giuseppe Mazzoleni
Classe 1934
Battista Sibella
Classe 1930
Carmelo Capelli
Classe 1938
ALMENNO
SAN SALVATORE
ALMENNO
SAN SALVATORE
ALMENNO
SAN SALVATORE
ALMENNO
SAN SALVATORE
AVIATICO
BAGNATICA
Tarcisio Locatelli
Classe 1938
Giovanni Papis
Classe 1938
Geremia Zonca
Classe 1926
Lorenzo Carrara
Classe 1941
Garzia Lubrina
Classe 1924
BAGNATICA
BAGNATICA
BERGAMO
BOCCALEONE
BERGAMO
FONTANA
BERGAMO
VALTESSE/VALVERDE
BOLGARE
Tarcisio Ruggeri
Classe 1933
Luigi Zamboni
Classe 1932
Giovanni Martinoli
Classe 1939
Alessandro Brignoli
Classe 1940
Pierangelo Salvi
Classe 1938
Vittorio Aceti
Classe 1944
Gianfranco Terzi
Classe 1946
BONATE
SOPRA
CALEPIO
CALOLZIOCORTE
CALOLZIOCORTE
CALOLZIOCORTE
Aldo Breviario
Classe 1939
Pietro Comi
Classe 1929
Giuseppe Bettoni
Classe 1927
Clemente Bolis
Classe 1931
Guido Da Dalt
Classe 1945
Ernesto Radaelli
Classe 1942
CALOLZIOCORTE
CALUSCO
D’ADDA
CARVICO
CASNIGO
CERETE
ALTO
CHIUDUNO
Giovanni Battista Valsecchi
Classe 1935
Leonzio Ghisleni
Classe 1927
Renato Donadoni
Classe 1932
Giovan Battista Mignani
Classe 1934
Luigi Visinoni
Classe 1939
Angelo Valota (Santino)
Classe 1928
CIVIDINO
QUINTANO
CLUSONE
CLUSONE
COLLINA
ALTO SEBINO
COMENDUNO
COMUN
NUOVO
Silvano Abondio
Classe 1943
Luigi Locatelli
Classe 1936
Gian Franco Ongaro
Classe 1948
Stefano Polini (Dino)
Classe 1948
Enrico Falconi
Classe 1935
Silvano Chiari
Classe 1958
CORTENUOVA
CORTENUOVA
COSTA
SERINA
COSTA
SERINA
COSTA
VOLPINO
COSTA
VOLPINO
Giovanni Casali
Classe 1949
Angelo Quarti
Classe 1949
Giacomo Gherardi
Classe 1939
Pietro Ghirardi
Classe 1936
Francesco Amighetti
Classe 1943
Giacomo Bertoni
Classe 1930
COSTA
VOLPINO
FOPPOLO
GANDINO
GANDINO
GHISALBA
LOVERE
Francesco Micheli
Classe 1937
Santo Valenti
Classe 1930
Vincenzo Savoldelli
Classe 1934
Giovanni Bergamaschi
Classe 1939
Giovanni Mazzucchelli
Classe 1933
MAPELLO
MONTE
MARENZO
MONTE
MARENZO
ONETA
OSSANESGA
PALADINA
Ottavio Arrigoni
Classe 1937
Dino Colombo
Classe 1928
Pietro Ravasio
Classe 1936
Achille Sergio Epis
Classe 1939
Silvio Togni
Classe 1925
Giovanni Cuter
Classe 1948
Pierangelo Ongaro “Finì”
Classe 1943
SONO ANDATI AVANTI
BONATE
SOPRA
49
SONO ANDATI AVANTI
50
PEDRENGO
PEIA
PIAZZATORRE
PREDORE
PRESEZZO
PRESEZZO
Giacomo Manzoni
Classe 1944
Gioacchino Brignoli
Classe 1927
Vittorio Delio Arioli
Classe 1942
Francesco Lanza
Classe 1933
Alvaro Bognini
Classe 1932
Gianluigi Pirola
Classe 1946
PRESEZZO
PRESOLANA
PREZZATE
NEMBRO
SANTA
BRIGIDA
SAN PAOLO
D’ARGON
Angelo Rota
Classe 1948
Giovanni Castelletti
Classe 1917
Giuseppe Locatelli
Classe 1934
Giorgio Gregis
Classe 1948
Roberto Rivellini
Classe 1946
Lino Speranza
Classe 1932
SAN PELLEGRINO
TERME
SCANZOROSCIATE
SEDRINA
SOGNO
STEZZANO
TELGATE
Angelo Tassi
Classe 1923
Pietro Brena
Classe 1931
Renzo Ghisalberti
Classe 1935
Angelo Mario Losa
Classe 1948
Angelo Tasca
Classe 1937
Angelo Cocco (Mario)
Classe 1946
TELGATE
TERNO
D’ISOLA
TERNO
D’ISOLA
TORRE
DE’ ROVERI
TREVIOLO
VALPIANA
Italo Terzi
Classe 1941
Edoardo Brughera
Classe 1934
Angelo Rigamonti
Classe 1933
Gino Beretta
Classe 1927
Giuseppe Bacis
Classe 1938
Francesco Carrara
Classe 1941
VERTOVA
COLZATE
VERTOVA
COLZATE
VERTOVA
COLZATE
VILLA
D’ALME’
VILLA
D’OGNA
VILLA
DI SERIO
Severo Bernini
Classe 1932
Luigi Maffeis
Classe 1922
Adelio Pedergnana
Classe 1933
Pietro Pasqualin (Pupo)
Classe 1933
Andrea Bonalda
Classe 1932
Tarcisio Calvi
Classe 1928
VILLA
DI SERIO
VILLONGO
VILLONGO
ZANDOBBIO
ZOGNO
ZOGNO
Giulio Manini
Classe 1946
Tarcisio Vavassori
Classe 1935
Ugo Zucchetti
Classe 1939
Angelo Colombi
Classe 1923
Romualdo Forcella
Classe 1923
Antonio Pesenti “Nino”
Classe 1925
DONARE VUOL DIRE AMARE
DONARE VUOL DIRE AMARE
PROSSIMI APPUNTAMENTI
PROSSIMI APPUNTAMENTI
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