n. 62
E-mail: [email protected]
Aut. Trib. di Grosseto 9/2006
Stampa: graficheATLA.com
www.lavocedelcapacciolo.it
NOTIZIARIO PARROCCHIALE
Sorano Febbraio 2010
DEDICATO AI LETTORI
Affinchè una realtà
come “La Voce del
Capacciolo” continui
a
mantenere
il
successo meritatosi
durante i suoi lunghi
anni di vita, c’è
bisogno
di
non
abbassare mai la
guardia
né,
tantomeno, allentare
l’impegno. Per questo
motivo può aiutare
leggere due o tre
Foto Denci
righe
di
uno
scocciatore che, sulla
prima pagina del giornale, vi ricorda che nonostante il grande seguito di cui ancora gode il giornalino,
c’è sempre bisogno di nuovo e interessante materiale per mantenere i consueti standard di qualità.
Nello specifico, vorrei porre l’attenzione sulla inflessione negativa del numero di foto (da sempre
colonne portanti delle nostre pagine) che mensilmente arrivano in redazione. Capisco che il numero di
foto datate a nostra/vostra disposizione non possa essere infinito e che dopo 5 anni molte delle più
interessanti siano già state pubblicate ma proprio per questo motivo è importante avvertire per tempo
in modo da prevenire una preoccupante emorragia.
Fiducioso in una positiva risposta da parte dei nostri
Pag. 1
- Dedicato ai Lettori
Daniele Franci
lettori, vorrei porre l’attenzione su una proposta che
troverete nelle pagine interne di questo numero. Non
- Una giornata speciale Altenia Rappoli
Pag. 2
- Il vecchio
Sireno Pampanini
voglio anticiparvi niente ma credo che una iniziativa
- Trittico
Ettore Rappoli
di questo genere, oltre a essere senza dubbio
Pag. 3 - Prezioso nettare
Ilaria
Bachiorrini
gradevole
e
originale,
possa
concorrere
- Dedicato alle mie nipotine Anna Allegrini
concretamente a valorizzare il nostro paese dal
- L’amicizia
Alessandro Porri
Pag. 4
punto di vista turistico. D’altra parte quando si cerca
- Le vie Cave
Romano Morresi
di mettere insieme le bellezze paesaggistiche e lo
Inserto - Notiziario Sezione AVIS Comunale Sorano
spirito poetico (due delle più apprezzate
- Personaggi soranesi
Otello Rappuoli
Pag. 5
caratteristiche soranesi) il risultato non può che
- Furto del computer
Virgilio Dominici
essere d’eccellenza. Sarebbe veramente motivo
Pag. 6 - Itinerario poetico
Claudio Franci
d’orgoglio che un’iniziativa partita da “La Voce del
- La Topolino
Fiorella Bellumori
Pag. 7
Capacciolo” (con poesie pubblicate ne “La Voce del
- Al mio amico Graziano
Piero Berni
Capacciolo”) riuscisse veramente a prendere campo
- Il rovo arcano
Mario Bizzi
Pag. 8
- Programma religioso mese di Febbraio
ed essere apprezzata dai soranesi e non. Con questa
IL
GIORNALINO
E’ CONSULTABILE IN INTERNET SU:
speranza vi lascio, anche questo mese, alla lettura
www.lavocedelcapacciolo.it
delle nostre pagine che si preannunciano veramente
interessanti.
Vi abbraccio.
Daniele Franci
2
febbraio 20010
La Voce del Capacciolo
UNA GIORNATA SPECIALE
Se ci siamo dimenticati di quando eravamo bambini
a ricordarcelo è pronto Gino Agostini.
Infatti, dopo letto “La tradizione della catena”,
ho ripensato alle credenze di cui una giornata fu piena!
Ero una ragazzetta
quando partii col mi’ babbo in bicicletta,
mi disse: “Andiamo a vedere
la fine della mietitura in un podere!”
La giornata incominciò male
perché appena arrivati scoppiò un temporale.
Misi il mio golfetto
e mi riparai sotto un carretto!
Gli uomini invece non andarono a ripararsi,
anzi… incominciarono a spogliarsi
e rimasti in mutandoni
si armarono di falci e bastoni!
Con rabbia li brandivano verso le nuvole nere
e sicuramente volevano farsi temere
e come fu e come non fu…
dopo poco non pioveva più!
I mietitori si rivestirono bel belli
con i vestiti riparati sotto ai cordelli.
Si sa il temporale estivo poco dura
Così ebbe fine la mietitura!
Non finì però la mia meraviglia
perché vidi uscir fuori tutta la famiglia,
formarono un circolo e cantando stornelli
lanciarono in aria i loro cappelli!
Fatto ciò, la massaia mi invitò in cantina
e lì mi regalò una ricottina
poi sottovoce mi disse:
“Vedi, questi uomini sembrano burberi,
ma te lo dico io…
fanno tutto ciò per ringraziare Dio!”
Altenia Rappoli
Chi saranno questi giovani Castellesi
IL VECCHIO
Curva la schiena per il troppo lavoro
gli occhi che guardan la punta dei piedi
racchiudi dentro di te un gran tesoro
con orgoglio lo difendi e non concedi.
Piegato come l’arcione del basto
come il ferro che il fabbro ha forgiato
là sulla schiena tua sobbalza al tasto
il sole e l’acqua il vento hanno piegato.
La vanga, le mani tue ha incallito
la falce quanti tagli ti ha recato
la zappa che ti fa doler le reni
non è il bastone che delicatamente tieni.
Ti avvii lentamente al tuo tramonto
e la tua mente è piena di rimpianti
noi adesso non ci rendiamo conto
ma poi capiremo quanto manchi.
Vivo il ricordo del tuo passato
un tarlo che ti scava nella mente
ti penti per quelle volte che hai sbagliato
il divagare ormai non serve a niente.
Così Gioia di sette anni ha immaginato la sua
bisnonna Altenia in quella giornata speciale"
La vita è una lotta ormai sedata
si combatte per aver quel che ci manca
ma mai si arriva ad aver appagata
la bramosia dell’avere è sempre tanta.
Sireno Pampanini
La Voce del Capacciolo
TRITTICO DI ETTORE RAPPOLI
NOSTALGIA
A volte, tra le altre cose, anche
le Feste lontano da Sorano non
sono più le stesse.
Le feste natalizie erano attese con
trepidazione e gioia. Chi era lontano
affrontava i disagi del lungo viaggio
pur di riunirsi alle famiglie.
Sì, a Natale in tavola c’è il panettone,
il torrone e il panforte ma solitamente
rimangono lì quasi interi.
Difficilmente ancora si gioca a tombola
e tantomeno si fanno i giochi con le
carte.
Purtroppo sono trascorsi tanti anni
ma la nostalgia è viva più che mai.
Penso spesso di venire da te caro
paesello mio e di poter ricordare lì
ciò che non ritornerà più.
Ettore Rappoli
UN’ALBA SORANESE
Il nuovo giorno è prossimo
e l’alba soranese è un
odore di terra appena lavorata,
di aria pulita e fresca.
Intorno è un panorama di
colori diversi che non sono
mai gli stessi. Dal giallo dei
campi di grano al verde dei
cespugli di ginestra e rosso
all’oriente.
E’ argento sulle piccole
onde della Lente.
Tutto dà un senso
di tranquillità e forte
emozione:
è l’alba a Sorano,
rinasce il sole!
Ettore Rappoli
OGGI
Non trovo le parole per
esprimere quello che provavo
ieri.
Il bene per Sorano è quello di
sempre e che sento ancora
oggi.
L’amicizia che mi legava alle
persone care di gioventù
ieri,
è sempre quella vera e intatta
che è rimasta viva in me
oggi
un incancellabile ricordo
rimastomi nell’animo
ieri,
è uguale a quello di
un grido nostalgico
oggi.
Ettore Rappoli
febbraio
2010
3
IL PREZIOSO NETTARE
Il mondo del vino mi ha da sempre molto affascinato. Mio padre
mi ha trasmesso questo grande interesse. Così ho voluto
conoscere di più la cultura del vino, diventando Sommelier. In
questo articolo vorrei parlarvi delle origini del vino , che sono
molto interessanti. La parola “Vino” deriva dal sanscrito “vena”
, la radice ven significa amare.
Il Vino da sempre è legato all’amore , alla gioia di vivere,
bevanda capace di rilassare il corpo e inebriare i sensi. In Grecia
era considerato il nettare che rendeva gli uomini simili agli dei.
L’invenzione del Vino fu del tutto casuale .
L’uomo nella preistoria scoprì per caso che il succo d’uva
dimenticato in un recipiente di pelle, a causa dell’alta
temperatura, aveva subito una magica trasformazione con esiti
sorprendenti. Le prime tracce della coltivazione della vite si
trovano in Asia minore , nelle terre tra il Tigre e l’Eufrate.
Nella tradizione ebraico –cristiana è nota la figura di Noè che
uscito dall’arca pianta una vite e si ubriaca del suo vino. In Grecia
l’ubriacatezza assume un ruolo sacrale, si riserva un posto
importante al dio del vino, Dioniso. In Italia , chiamata Enotria,
terra della vite, nelle colonie si ha la civiltà del vino. Dai Greci il
vino si diffonde ai Romani.
I Romani lo bollivano per conservarlo meglio, così si trasformava
in un liquido denso e sciropposo di alta gradazione e di sapore
dolce. Lo allungavano sempre con acqua.
Tra i più ricchi era apprezzato il “ mulsum”, vino con il miele ;
era normale addolcire o speziare il vino. Nel Medioevo i monaci
benedettini e cistercensi tengono in vita la cultura del vino.
Produrre vino, parte integrante del rito della messa ,equivale a
diffondere il messaggio di Dio. Nei campi di chiese, abbazie e
monasteri spuntano le viti. I monaci inventano nuovi uvaggi e
sperimentano nuove tecniche.
Il secolo dei lumi darà un grande impulso alle tecniche di
produzione e alla conoscenza del vino,viene inventato
l’imbottigliamento con il tappo di sughero; viene migliorata la
tecnica Champenois ,vengono studiati i lieviti e lo zolfo e
inventati i torchi. La Francia diffonde in tutto il mondo i suoi
grandi vini di Bordeaux e della Champagne. Un grande nemico
della vite sbarcato dal Nuovo Continente con un battello a vapore
divorerà le viti europee per quaranta anni . Si tratta della filossera.
Un francese individuerà il rimedio: innestare le viti europee su
ceppi di vite americana. Un bicchiere di vino racchiude in se una
grande storia, impegno, conoscenza e tanta dedizione.
Come avete costatato il vino ha origini antichissime, è molto
bello conoscere una cultura che fa parte del nostro paese e
riflettere sulla bellezza che ci circonda.
Ilaria Bachiorrini
DEDICATO ALLE MIE NIPOTINE
(i fiori del mio giardino)
Il mio giardino è immaginario perché non posseggo un vero e
proprio giardino, però i fiori sì. Sono le mie due nipotine. Hanno
gli occhi azzurri come il cielo, sono belle come il mare, sanno
cantare, ballare, sono due chiacchierine. Una si chiama Rachele e
l’altra Chiara, sono bellissime; insomma sono due fiori! Fiori che
così belli non ne ho visti mai al mondo. Cioè i loro babbini ho
visto prima di loro, bellissimi, così li chiamo in modo
affettuoso…. Che fiori ho nel giardino del mio cuore! Vi voglio
un mondo di bene.
La vostra nonna Anna Allegrini
4
febbraio 2010
L’AMICIZIA
Ho letto sul Capacciolo: le botteghe di Sorano.
Esposizione magistralmente elencata, per la
perfetta conoscenza diretta e indiretta degli
ambienti e dei bottegai, descritta nei particolari
per
la
collocazione
e
la
specifica
commercializzazione degli oggetti e degli
alimentari, mi consente di “rivedere” i
personaggi di quell’epoca in essere fra gli anni
trenta e quaranta.
Vivo è in me il ricordo del “capoccia”. E’ stato
descritto e illustrato cosi’ verosimilmente che
non mi è stato difficile rivederlo nell’aspetto
fisico e mentale, senza denigrarlo, come si
presentava 50/60 anni fa.
Vedendo la firma di Maria Grazia Ubaldi, mi
riaffiorano nella memoria, come al solito, i
ricordi di un passato, dove l’amicizia assumeva il
valore di fratellanza.
Grande è stato il rapporto d’amicizia con il suo
babbo, collega di lavoro alle dipendenze della
stessa azienda, con sedi diverse, risalente agli
anni 45/46, insediandosi alla guida della fattoria
di Sorano, durato fino alla sua prematura
scomparsa. Però, lo stesso affetto e la stessa
simpatia e la reciproca stima, sono continuati con
la famiglia di Maria Grazia, mamma compresa, e
dopo avere conosciuto il marito. Il fatto quasi
unico, direi, è stata la casuale scoperta della
parentela stretta con mio cognato, ambedue
senesi, in occasione della preferenza riservata al
CTO di Firenze per la sua specializzazione in
ortopedia, ospedale, guarda caso, dove lavorava
mio cognato da molti anni.
Occasione straordinaria per riallacciare un
rapporto con la sua presenza alquanto frequente,
in Firenze, per ragioni di studio.
Passano alcuni anni con contatti occasionali.
Poi si verificò uno stato allarmante della salute
del mio babbo, prima assistito in casa, poi in
ospedale a Pitigliano e ricorremmo all’amico
che, con la sua professionalità e la sua cordialità,
infondesse nell’ammalato la speranza di una
possibile guarigione. Non bastarono le sue
presenze frequenti e l’incoraggiamento illusorio,
per alleviare la sofferenza, perché, dopo qualche
settimana , ebbe termine la sua penosa esistenza.
Con questa eccezionale persona non ho avuto
modo di sdebitarmi per le sue premurose cure,
ma la famiglia deve essere edotta, con la
opportunità di questo contatto, della sincera
riconoscenza e della mia gratitudine che io nutro
verso un amico tanto generoso.
Alessandro Porri
La Voce del Capacciolo
Castellesi in gita
LE VIE CAVE (nei miei ricordi)
Quelle vie tanto descritte nei libri di storia antica
e negli opuscoli illustrativi della Pro-Loco.
Per me una delle vie più belle era quella di S.
Rocco. Tante volte l’ho percorsa per andare dal
mio nonno a Gorla. Dal mio nonno Pippo, lo
ricordo alto con folti baffi, giacca e cappello
anche d’estate, fumava il sigaro che ogni tanto
girava mettendo in bocca la parte ardente per
farlo durare di più. Quella via cava percorsa con i
miei genitori, con il nonno a cavallo alla miccia e
da grandicello anche da solo. La via cava, il
nome dice tutto, in alcuni tratti buia e tenebrosa
scavata nel tufo, spiragli di luce dall’alto che si
facevano strada tra i rami della macchia
mediterranea. Mi piaceva percorrerla salendo,
anche se il tratto più tenebroso incuteva timore
come se dall’alto stessero osservando. Ricordo la
Madonnina del Viandante posta lassù in alto,
incastonata in una nicchia nel tufo che
guardandola tranquillizzava chi quella via
percorreva. Chissà dove sarà adesso!! Ad
illuminare altre vie più pericolose di quella via
cava.
Dopo il tratto tenebroso finalmente come uscire
dal tunnel, luce, aria e tutto intorno arbusti nati a
stento in quella poca terra in mezzo al tufo.
Piante di ornello, scopuggi, rose selvatiche,
arbusti di quercia, nocchi, lecci. Ricordo piante di
crognolo in frutto, quasi alla fine della via, poco
prima di S. Rocco. Quei frutti somiglianti ad
un’oliva un po’ allungata di colore rosso acceso
invitanti come una ricompensa dopo la faticosa
salita. Provavo a mangiarne alcuni, un sapore
dolce e asprigno che lasciavano poi la bocca tutta
allappata, una ricompensa dolce amara.
Finalmente S. Rocco, i pianetti, il podere del
Palla poi a destra il roncatoio che, scendendo
lungo un sentiero dentro il bosco portava alla
Calesine. Il salto del rio e di nuovo salire la
collina ed ecco il lontananza Gorla, una borgata
di poche case, un po’ più in basso la casa dei
nonni materni, l’aia, la capanna delle pecore e la
casa in pietra dove io trascorrevo parte delle
vacanze estive. Ecco perché quella “via cava” di
S. Rocco piaceva tanto. Lampi di gioventù.
Romano Morresi
Notiziario AVIS Comunale Sorano -
Dopo
9
mesi
DONANUOVI
ANNO
dall’insediamento
del
nuovo
ZIONI
DONATORI
Non disponibile
direttivo riteniamo utile
1999
86
Non disponibile
2000
101
fare un primo bilancio sulle
Non disponibile
2001
95
attività svolte nell’anno
Non disponibile
2002
104
appena trascorso. Di seguito
Non disponibile
2003
88
alcuni
dati
associativi
Non disponibile
2004
84
riguardanti i donatori e le
Non disponibile
2005
83
donazione. Gli iscritti al 31
2006
88
5
dicembre 2009 all’AVIS
2007
98
10
Comunale con almeno una
2008
113
8
donazione effettuata negli
2009
141
21
ultimi due anni sono 97. Da
questo dato emerge una prevalenza di uomini 65, rispetto
alle donne 32. I nuovi soci che nel corso del 2009 hanno
effettuato la loro prima donazione sono stati ben 21
(Foderi Arianna, Bachiorinni Ilaria, Canini Federica,
Cherubini
Emanuele,
Dominici
Mauro,
Gorelli
Annunziata, Guerrini Fabio, Mastropietro Luca, Mecarozzi
Roberto, Morgiani Maura, Pitardi Carla, Rappoli Paola,
Rappoli Valerio, Scalabrelli Remilda, Schneiteer Thabea,
Taviani Andrea, Trippetti Lara, Checchini Domenico,
Squarcia Elisa, Guerrini Sergio già donatore in passato ,
Domenichini Pier Luigi già donatore in passato). A questi
si vanno ad aggiungere altre 11 persone che hanno
presentato domanda di iscrizione e per le quali sono in atto
i previsti accertamenti sanitari. Il dato riguardante i nuovi
donatori risulta veramente eccezionale, in pratica c’è stato
un aumento del 162,5% rispetto allo scorso anno. Fra
queste new entry il fatto positivo, oltre al numero
veramente alto, è l’età relativamente giovane dei nuovi
donatori periodici i quali avranno davanti a loro un lungo
periodo in qualità di donatori attivi. Un altro dato di
assoluto rilievo è quello delle donazioni effettuate nel
2009 che ammontano ad un totale di 141 di cui: n. 129 di
sangue intero e n. 12 raccolte in aferesi. In pratica si è
registrato un aumento di 28 unità rispetto al 2008 con un
incremento del 24,7%. Valore più alto registrato negli
ultimi 11 anni (vedasi tabella in alto).Per chiarire meglio il
concetto ai non addetti ai lavori concretamente i nostri
iscritti nell’anno 2009 hanno messo a disposizione dei
malati all’incirca 65 litri di sangue. Non è cosa da poco! Il
traguardo è veramente importante se si considera che
l’obiettivo prefissato di crescita a livello regionale è del
2% . Nel periodo preso in esame hanno cessato di donare,
per problemi di salute n. 2 persone. Quindi tra i 21 nuovi
iscritti e coloro che hanno cessato di donare avvertiamo un
saldo attivo di 19 unità.
Mi sembra interessante riportare anche qualche dato
relativo all’età dei nostri donatori. Partendo dal concetto
n. 11 febbraio 2010
che la vita, intesa nella sua pienezza si raggiunge al
compimento dei 40° compleanno, dobbiamo constatare
che la nostra AVIS sia mediamente giovane avendo
circa la metà degli iscritti al di sotto di tale età.
Purtroppo ancora pochi sono i giovanissimi. Questo
dato sta a dimostrare che alla donazione ci si avvicina
in età più matura. I nostri più giovani donatori sono
Guerrini Gabriele e Scalabrelli Simone classe 1989, il
più anziano è della classe 1946. Anche l’indice di
donazione (numero delle donazioni che ogni socio ha
fatto nel corso dell’anno) risulta in ripresa. Questo
ulteriore dato positivo è stato raggiunto soprattutto
grazie ad alcuni donatori che nel corso del 2009 hanno
fatto 3 donazioni che sono il tetto massimo consentito
nell’arco di un anno – procedura sangue intero
(Baldelli Daniele, Bianchi Remo, Ciuffoletti Rodolfo,
Ficulle Mario, Finocchi Dario, Fiorani Donatella, Lo
Conte David, Marzari Pier Giorgio, Riondato Sabina,
Scalabrelli Simone, Serrotti Augusto). Gli indicatori
riportati stanno ad indicare un anno di grande crescita
segno evidente dell’efficace azione informativa e
promozionale svolta. Il merito di tutto questo va ai
nostri donatori, persone veramente eccezionali e
generose. A loro un grazie di cuore. La crescita delle
donazioni non è purtroppo sufficiente al fabbisogno di
sangue che è in continuo aumento. Per l’anno a venire
serviranno impegno, entusiasmo e idee per portare
nuovi donatori e nel cercare di alzare l’indice di
donazione. Non ci resta che ricordare a tutti coloro che
leggeranno questo articolo che il sangue è un bene
prezioso, che la donazione è un gesto importante per il
prossimo e che il prossimo siamo noi tutti. Per
concludere alcune delle attività principali svolte nel
corso dell’anno: allestimento di stand promozionali
con distribuzione di materiale informativo, torneo di
calcetto avisino quadrangolare dove sono stati
coinvolti una quarantina di bambini delle elementari e
i rispettivi genitori, realizzazione di un notiziario
AVIS abbinato al giornalino “La Voce del
Capacciolo” giunto al suo 11° numero, avvio di una
campagna promozionale per il reclutamento di nuovi
donatori tramite lettera a tutte le famiglie del Comune,
lettere di ringraziamento a tutti gli ex donatori del
Comune, richieste di varie convenzioni con alcuni
esercizi pubblici del territorio, festeggiamenti 30°
fondazione, allestimenti di bacheche AVIS e affissione
di manifesti/locandine informative in varie sedi del
Comune, incontri promozionali, e tanto altro ancora.
Claudio Franci
2
MERITEVOLI AVISINI
Mi si è presentato, il momento del bisogno, ed ha potuto essere
soddisfatto con difficoltà ed ansie tali, da desiderare che nessuno
mai, per dover comprendere l’importanza del sangue, si trovi in
quelle necessità. La situazione mi è stata chiara e mi ha chiamato
in causa, toccata dalle speranze e dalle attese di chi avevo in quel
momento vicino, di me stessa, poiché il suo bisogno era anche il
mio e potrebbe diventarlo anche materialmente.
Decidere per il bene degli altri migliora lo stile del nostro
comportamento, va oltre il loro bene fisico, diventa reale anche la
nostra felicità.
In certi frangenti, come il reperimento del bene indispensabile
che è il sangue, ci è richiesta una scelta e non si può fare a meno
di dare il nostro contributo, scegliendo la via della donazione. E’
doveroso non ignorare il problema del fabbisogno di sangue che
non può essere prodotto artificialmente.
Molti hanno timore dei prelievi, per vari motivi, sono svogliati o
mancano d’informazione; vanno loro incontro queste pagine, che
diffondono materiale atto ad educare alla donazione e alla salute
ed incitano a far acquistare quegli atteggiamenti che si
contraddistinguono per gesti di altruismo, garanti della sicurezza
del bisognoso, ma anche per la prevenzione a tutela della salute
del donatore, il cui stato viene sottoposto ad accurati e periodici
accertamenti.
Sono richiamo ad un’efficace solidarietà con gli altri, ad una
utilizzazione della nostra vita a fin di bene, ad alleviare la
sofferenza. Sono parole che toccano, in particolare, la sensibilità
dei parenti dei sofferenti, di chi in passato è stato egli stesso
sofferente e sa cosa significhi essere incoraggiati da una speranza.
Sono appello a tutti, a risolvere seri problemi e se può costare un
po’ di sacrificio, possiamo superarlo con la buona volontà,
prendendo in considerazione la possibilità di fare qualcosa di
concreto, valutando gli effetti reali che sono stati ottenuti dai
donatori. Possibilità percorribili che hanno dato i loro frutti, sono
stati fatti molti passi da quel lontano 1927, erano in diciassette a
rispondere a tale appello, ora è salito l’elenco ignoto dei tanti
volontari e si spera che la sua dinamica evolutiva continui. A
loro, che da ogni angolo si offrono per una grande causa,
guardiamo con gratitudine, senza loro, le vite sarebbero ridotte e
senza quegli atti, il significato più profondo della nostra vita
sarebbe impoverito enormemente. Il loro impegno è encomiabile,
aperti alla dignità, al pregio della vita umana, come dimostra
l’esperienza promossa dall’associazionismo avisino, che nella sua
sigla vuol dire non essere tiepidi verso i bisognosi, far guerra, in
loro favore, al male, dando quell’aiuto che parla della capacità di
amare, energia di cui siamo dotati, che dà speranza nei momenti
difficili. Il loro è aiuto serio e concreto, perché non fatto di
parole, ma di esempio pratico da seguire, che è darsi in dono, in
maniera impegnativa e costante.
Queste pagine, alla portata di tutti, svolgono un’attività di
sensibilizzazione per cercare di garantire l’afflusso dei donatori,
presso le strutture trasfusionali, perché non vengano più rinviati
gli interventi chirurgici, che richiedono un notevole impiego di
sangue, perché non si riducano le scorte. Offriamo quindi la
nostra attenzione ai malati e la nostra risorsa preziosa,
rinnovabile, che riaccende la vita, “il sangue”.
Fiorella Bellumori
febbraio 2010
Nell’inserto AVIS del mese scorso
avevamo lanciato una campagna
promozionale per reclutare nuovi
donatori. I primi risultati sono più
che soddisfacenti. Infatti, in questo
mese di gennaio 2010 ben 4
persone
hanno
risposto
positivamente all’appello. Anche i
contributi in denaro per sostenere la
nostra Associazione sono stati
numerosi. A tal proposito un grazie
di cuore a tutti ed in particolare al
Circolo Alba di Pratolungo, alla
Fondazione Goria di Montorio e
alla Pro-loco di Sorano per la
generosissima offerta. Tutti questo
sta a dimostrare che siamo un
popolo sensibile e molto vicino alle
persone sofferenti.
LA GIUSTA CAUSA DELL’AVIS
Parlare bene di
Associazioni di
volontariato, come
quella dell’AVIS è per me una cosa
estremamente facile. E’ facile dire che
i donatori sostengono una giusta causa
e che è ammirevole il loro gesto,
donare il sangue. E così una persona
generosa e in modo assolutamente
anonimo offre quelle piccole gocce di
vita a chiunque ne ha bisogno senza
conoscerlo e senza ricevere niente in
cambio , nemmeno un semplice grazie.
Io voglio dire grazie davvero, dal
profondo del mio cuore, a tutti coloro
che generosamente salvano la vita di
sconosciuti come è successo a mia
madre durante il lungo periodo della
sua malattia. Quelle benedette gocce
rosse, sconosciute, le hanno ridato la
vita.
Grazie a tutti i donatori AVIS.
Simonetta Manetti
La Voce del Capacciolo
PERSONAGGI SORANESI
Nel periodo in cui ho vissuto sotto la Fortezza,
ho conosciuto numerosi personaggi che a mio
avviso hanno fortemente caratterizzato Sorano
nella seconda metà del secolo appena trascorso.
La maggior parte di essi avevano come
caratteristica saliente il senso dell'ironia che, a
mio avviso, contraddistingue molti capaccioli,
sempre pronti alla battuta e a cogliere l'aspetto
ironico della vita, forse nel celato tentativo di
esorcizzare il dramma umano che si consuma
con il tragico epilogo che tutti sappiamo.
Talora l'ironia prende la via del sarcasmo e solo
eccezionalmente quella del cinismo. Chi aveva
una accentuata capacità di sintesi nel cogliere
gli aspetti ironici della vita era Mario Torres,
figlio di Giannina e fratello di Maria, tutte care
persone che ho ben conosciuto e che ricordo
sempre con molta nostalgia. Mario era solito,
per il lavoro che faceva, passare le giornate
all'interno della sua piccola oreficeria, davanti
ad Orlando, il barbiere, spesso in compagnia di
Apelio che avevo conosciuto fin da quando
abitavo al Poio. Rivedo con il pensiero Mario
sempre curvo sul piccolo banco da lavoro con
il classico monocolo puntato sui meccanismi
degli orologi che aggiustava e di tanto in tanto
interloquiva con Apelio, che invece era
piuttosto loquace, con secche e divertenti
battute. In una occasione entrammo all'interno
dell'orificeria io e Giovanni Crisanti (Giovanni
della Luce per inderci con i più attempati). Era
accaduto che Giovanni un giorno avesse
portato con sè, sottraendolo al padre Remo, un
grosso e pesante orologio da taschino, un
cipollone ante prima guerra mondiale che
mostrava a tutti con orgoglio. Purtroppo di lì a
poco nel rincorrerci l'un con l'altro, l'orologio
uscì di tasca a Giovanni e finì a terra in mille
pezzi. Ci volle un bel po' per ritrovare tutte le
rotelline e chissà se ci riuscimmo. Raccolti
tutti, o quasi, i pezzi dentro ad un fazzoletto li
portammo a Mario Torres mettendogli sul
tavolo senza dire nulla, mentre era intento col
monocolo ad osservare un altro meccanismo.
Mario senza alzare la testa, con la sua solita
flemma spostò di lato la vista tramite il
monocolo e disse queste testuali parole: "che
c'avete giocato a piastre?". Sono circa 50 anni
che rido di questa straordinaria battuta ma
anche della faccia che Giovanni fece in quella
occasione. In un'altra occasione, credo ad opera
di Apelio, ma potrei sbagliarmi, a Mario venne
chiesto ironizzando sulla sua altezza che tempo
fecesse lassù e lui rispose: "guarda 'sto
barometro",
invitando
l'improvvido
interlocutore a guardare verso i c.d. "paesi
bassi".
Vs aff.mo Otello
febbraio 2010
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FATTO DEL COMPUTER QUEL RAPIMENTO,
SCOMPARE RIMA ED OGNI DOCUMENTO
Dopo mesi mi sono domandato,
non vedendo più su questo giornale,
le molte rime mie che avevo inviato,
se avessero preso un altro canale.
Direttamente mi sono informato,
son scomparse in un furto demenziale.
Rubato il computer e il contenuto,
e chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.
Mi dispiace assai per quel che è accaduto,
non per le rime che non hanno valore,
ma pei documenti son dispiaciuto,
che avranno importanza per l’autore.
Spero che non sia poi tutto perduto,
ci mancava pur ’sto rapinatore.
Lo dice il settimo comandamento,
della roba altrui non far rapimento.
Ed ora passo ad un altro argomento,
sempre attinente alla situazione.
Spedirò ancor più d’un componimento,
se nel giornal troverà posizione.
Ma se ci fosse qualche impedimento,
per mancanza di spazio o altra questione,
io non me ne avrò certamente a male
perché son tanti a scriver sul giornale.
La cosa assai importante ed essenziale,
è che ogni pagina sia completata.
Sia racconto o articolo artigianale,
qualsiasi novità va raccontata.
Ogni notizia anche se è un po’ banale,
in questo giornale va collocata.
Che puntualmente mese per mese,
la trasmette ad ogni lettor cortese.
Virgilio Dominici
Virgilio ha riportato in rima lo spiacevole episodio del furto
del computer dove era archiviato molto materiale giunto in
redazione. Complimenti all’autore che è riuscito a strappare
un sorriso anche di fronte a un episodio così fastidioso .
Piero Allegrini 1972 – Cavalierato Vittorio Veneto
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febbraio 2010
La Voce del Capacciolo
POESIA ITINERANTE LUNGO IL CENTRO STORICO DI SORANO
“La Voce del Capacciolo” si sta sempre più
indirizzando verso quel filone evocativo sugli usi,
costumi e tradizioni di una volta, con lo scopo
primario di mantenere viva la memoria storica
del nostro paese. Tra le tante iniziative realizzate
in questi anni
spiccano quelle riguardanti
l’allestimento di interessanti mostre di vecchie
fotografie e la pubblicazione di due volumi di
poesie: la Voce in Rima 1 e 2. Restando sempre
in tema di poesia, che è una componente
significativa della nostra cultura popolare, per
questo 2010 avremo intenzione di proporre
qualche cosa di singolare, che possa servire anche
come attrazione turistica per il rilancio del nostro
paese. L’idea (che riprende in parte quella
lanciata da Giuliano Porri in un articolo apparso
sul n. 25 della Voce) è quella di dare vita ad una
mostra itinerante in rima, affiggendo sui muri del
centro storico pannelli in ceramica o altro
materiale che si intoni all’ambiente, con sopra
inciso una poesia, una rima, un sonetto scelti fra i
tanti pubblicati sulla “Voce”. La scelta del
componimento dovrà ricadere su quei testi che
abbiano uno stretto legame con il luogo in cui gli
stessi saranno poi collocati. A titolo di esempio:
all’ingresso del Centro Storico potrebbe essere
piazzata una targa con la poesia “Il Vecchio
Borgo” di M. Vanni. Dietro o sotto la porta
d’ingresso del paese la poesia “L’Arco del
Ferrini” di Mario Lupi. All’inizio di Via Roma
quella di Sireno Pampanini “Via Roma 60 anni
fa”. Davanti la Cantina di Navio Porri “Vino e
Acqua”. Mario Bizzi ne ha diverse e tutte
interessanti e simpatiche. Una che fa al nostro
caso potrebbe essere
“La Palla dell’Orso.
Davanti alla loggetta della casa natale di Felice
Leoni “La Casa dove sono nato” e tante altre
ancora che non sto qui a citare.
La realizzazione del progetto consentirebbe al
visitatore di apprezzare le bellezze straordinarie
del Centro Storico e contemporaneamente leggere
simpatici versi in rima elegantemente esposti. Il
tutto arricchirebbe e renderebbe più interessanti
quei luoghi già di per sè pregni di storia. Le
vecchie mura, i monumenti, gli angoli più
caratteristici di Sorano andrebbero a configurarsi
come uno spazio espositivo permanente,
visitabile dal turista in ogni periodo dell’anno.
Gli itinerari naturalistici e paesaggistici sarebbero
così impreziositi e integrati da un itinerario
poetico in grado di trasmettere al visitatore la
nostra cultura popolare e mantenere viva,
soprattutto tra i giovani, la memoria storica.
Alcuni paesi sono balzati alla ribalta per qualche
loro caratteristica peculiare. Non c’è necessità di
fare cose grandiose, a volte basta una semplice
iniziativa purchè sia particolare. Perché no!
Anche Sorano potrebbe diventare famoso per le
sue poesie sui muri. Vale la pena provare.
La realizzazione del progetto non credo sia
particolarmente laboriosa.
Il sottoscritto si
impegna in prima persona a portare avanti l’idea
ma, per far ciò, necessita innanzitutto trovare le
risorse finanziarie per l’acquisto e la
realizzazione delle targhe. Oltre all’aspetto
finanziario, che credo non sia un problema
irrisolvibile, serve sicuramente la partecipazione
di tutti ma in particolare la volontà e la fattiva
collaborazione dell’Amministrazione Comunale.
Come in tutte le cose lo scoglio principale è dare
avvio al progetto ma soprattutto partire con il
piede giusto. Il sasso è stato lanciato, ci farebbe
piacere conoscere il parere dei soranesi e
ricevere una risposta dal nostro Sindaco se
condivide o meno l’idea.
Claudio Franci
La Voce del Capacciolo
LA TOPOLINO
Ci tormentava il fatto,
a chi dell’uno e l’altro,
il primo posto fosse riservato,
fra le poltrone della topolino,
che il babbo avea ordinato.
Intessuta un’epopea di parolacce,
con la regola costante da seguire,
suonava la mia voce al maschile
e Roberto accordava al femminile:
“Te stai di dietro io al posto a corte,
anche‘n chiesa davanti i più piccini
sennò p’andà lassù, che’ corri forte,
arrocchi pè le cave e su pè Laterini”
nera come un tizzo, pè ‘n dì ‘ncazzata
a sedè n’quella sedia sembrava alzata
“Ti dò Castel Sereno e Laterini
te, di dietro cò Zula e su’ canini”
S’andò per le lunghe a bocca piena,
e la mamma che non s’intrometteva,
faceva avanti e indietro con la cena.
Gradiva il babbo far pianino
si era allungato quel brodino
strano, con noi così paziente
in miglior loco avea la mente
“E io guido!”Impastato
con la tigna mio fratello,
continuava destramente,
non sapevo contrastarlo.
“ Bastaaa!!!! Scendete
voi due, immediatamente”
impose, con l’indice puntato,
il babbo dal viaggio ritornato.
Alla mensa pronta, una pedata,
aveva inchiodato una frenata,
di traverso andò la panatela,
fu penuria nella sua scodella,
poi rumor d’infranti vetri…..
la mi nonna ch’era a piedi
entrò nella questione
non certo con le buone
“ Peppi’, ma ‘n credi
ch’el cavallo matto
c’ha’ dato al tu’ cugino
‘n gli fa manco un baffo
a ‘sta magna topolino?”
Fiorella, Roberto Bellumori, Filippo
febbraio 2010
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Bambini, protagonisti di tutto quanto ci accadeva intorno, ci
sentivamo già i proprietari della topolino, che era ancora da
acquistare e litigavamo per il posto dove sedersi. Era l’ora di cena
e passavamo in rassegna tutte le parolacce che sapevamo. A
tavola dovevamo essere composti ed era strano che il babbo ci
lasciasse stare. Un calcio alla tavola apparecchiata, quasi la
rovesciò, il vino si versò sulla tovaglia e finalmente anche il suo
piatto si svuotò. “Scendete immediatamente” immerso nei
pensieri era entrato, martellato dall’eco delle nostre insistenze,
dentro la topolino e aveva fatto una frenata per farci scendere. La
mamma parve condiscendente alla nuova “frescaccia” ma recise
nel ridicolo l’assurda questione, palesando il suo sospetto, sia sul
senno della topolino, che sulla bizzarria del cavallo, primo mezzo
di trasporto del babbo. Il cavallo matto era stato regalato, non si
sa se vivo o morto, al cugino di Montebuono, in seguito ad un
inaspettato salto nel fossato antistante il Maschio.
Fiorella Bellumori
AL MIO AMICO GRAZIANO
Fra gli amici miei più cari forse può sembrare strano,
senza troppe esitazioni spicca il nome di Graziano.
Per riassumer la sua vita ci vorrebbe solo Pina,
raccontando la sua storia impiegherebbe una mattina.
Le battaglie già intraprese è evidente sono tante
cominciando dai formaggi, auto, pizze e carburante.
La tua mente mai riposa, perché sempre in movimento
rincorrendo dolci sogni trasportati via dal vento.
Ti ringrazio amico mio per averci dimostrato
che rischiar non è peccato,
anche se ci metti poco a rimetter tutto in gioco.
Ora mischia le tue carte come fosse una partita
col coraggio che distingue la tua favola infinita.
Piero Berni
Caccia al tesoro 1979 – Sorano Festa dell’Avanti
La Voce del Capacciolo
febbraio 2010
IL ROVO ARCANO.
Francesco del Belindieri abitava fuori del paese, verso la
Fratta, e faceva l’amore con una ragazza della Fiorita.
Fare all’amore significava, allora, stare con la propria
fidanzata qualche volta la settimana, sotto l’occhio vigile
di una terza persona che reggeva, come si diceva, il
lume, la candela. Una sera di primavera, ritornando dalla
Fiorita, France’ venne sorpreso da un rovescio di pioggia
sempre più minacciosa. Era all’altezza del cimitero e
pensò subito di ripararsi entrando nel vano d’ingresso. La
pioggia continuava implacabile e si era fatto molto tardi,
così France’ decise di accucciarsi in un loculo di recente
costruzione e di mettersi a dormire lì dentro
arrangiandosi alla meglio. La mattina dopo, molto presto,
venne fuori mezzo assonnato e indolenzito, in modo del
tutto naturale. Era smesso di piovere, ormai, e forse si
poteva anche vedere, qua e là, qualche fuoco fatuo
dall’aria incuriosita per la presenza di quello strano
individuo che osava sostare solo e arbitrariamente in quel
luogo. Dall’altra parte della strada, France’ strizzò gli
occhi e vide un uomo solitario, lo riconobbe e pensò di
chiamarlo per scambiare un semplice saluto di cortesia.
“Ehi, Venanzio”, disse. “E’ già ora?” Intendeva riferirsi
naturalmente alla passeggiata del mattino, ma Venanzio
intuì tutt’altra cosa e, nello stesso momento in cui si sentì
chiamare, sorpreso e impaurito, si spostò di scatto
proprio al margine della strada e si sentì trattenere da un
rovo uscito un po’ troppo fuori dalla siepe di recinzione
che interpretò come una grinfia aggressiva e malvagia.
A sentire poi quella voce strana , rauca, misteriosa, in
quel luogo e a quell’ora, avvertì una scena da Settimo
Sigillo; venne preso dal panico, pensò a un richiamo
troppo prematuro e scappò via incacalito a gambe levate
strappandosi la giacca con quel maledetto rovo. Non
smise di correre fino a che raggiunse il Portone dove
incontrò alcune persone che andavano a lavorare nei
campi. Felice di essere ancora tra i vivi, tirò un profondo
sospiro di sollievo, ma pensò subito di cambiare
l’itinerario della passeggiata del mattino. Chi aveva
parlato? Che voleva quello da me? Pensò preoccupato.
Era riuscito a vedere appena un’ombra e nella sua
immaginazione passavano ancora le cose più strane. Poi
ritornò finalmente sereno e sorrise anche lui della
faccenda tanto che si permise di raccontarla a qualcuno.
Quando si ricordano le cose di un paese, si ha sempre
l’impressione che siano accadute ovunque e che forse
siano addirittura inventate, compresi i protagonisti di
turno. Eppure la storiella che si ritiene sia accaduta a
Sorano non si può pensare altrove; è impossibile,
improbabile. Il fatto narrato è sempre un unicum
irripetibile e personaggi simili non si trovano proprio da
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nessun’ altra parte. Sarà vero, oppure no
– Capacciol la raccontò.
Mario Bizzi
Nelle vicende umane il lato oscuro
s’affaccia prepotente nella vita
da rendere il percorso un po’ in salita
ed il cammino a volte anche più duro.
Mario Bizzi
Parrocchia di Sorano
Appuntamenti rilevanti del mese di
febbraio
2 febbraio 2010
Candelora - ore 16.00 Messa in S.
Nicola e benedizione delle candele
11 febbraio 2010
Orbetello (Duomo) Giornata del Malato
- ore 15.00 arrivi e a seguire processione
e messa.
Piccolo rinfresco e alle 18.00 partenze.
Se servono carrozzine avvisare il
Parroco
17 febbraio 2010
in San Nicola Le Ceneri - ore 16.00
Messa delle Ceneri
19 Febbraio 2010
in S. Nicola alle ore 15.30 conferenza
sulla Sacra Sindone.
Interverrà la
dott.ssa Emanuela MARINELLI
Esperta
26 Febbraio 2010
II Venerdì di Quaresima - Ultimo
venerdì del mese ore 15.30 Via Crucis e
SS. Messa per tutti i nostri defunti.
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62 - La Voce del Capacciolo