Una proposta educativa per la promozione della salute della famiglia in tema di alcol e problemi alcolcorrelati “Tutti hanno diritto, fin dalla prima infanzia, ad un’informazione e ad un’educazione valide e imparziali riguardo gli effetti che il consumo di alcol esercita sulla salute, la famiglia e la società” Carta Europea sull’Alcol, Parigi 1995 2 Progetto “7 GOL” (Fondo Lotta alla Droga L. 45/99) Regione Campania Assessorato alla Sanità Servizio per le Dipendenze Disegni e immagini del CD Francesco La Noce Grafico pubblicitario Si ringrazia per la collaborazione: Dott. Emanuele Scafato Direttore Centro Organizzazione Mondiale della Informatizzazione dei testi Antonio Ullo Informatico, analista programmatore Sanità - Promozione della Salute e Ricerca sull’Alcol e Problematiche Alcol-correlate Direttore Osservatorio Nazionale Alcol-CNESPS – Istituto Superiore di Sanità Coordinamento generale Aniello Baselice Direzione generale dell’ASL della Provincia di Cremona Progetto Grafico e Coordinamento d’immagine Dirigenti, docenti, allievi e famiglie del Circolo Didattico “G. Modugno” di Bitritto (BA), del VII Circolo “Calcedonia”- Salerno; della Direzione Didattica Statale di Pellezzano (SA), del 4° Circolo Didattico Stampa Arti Grafiche Sud, Salerno Scuola Elementare Matteo Mari (SA) Operatori del Gruppo Logos: Angela Fascì, Immacolata Lettieri, Genoveffa Manzo, Rosanna Scotellaro Indice Prefazione Emanuele Scafato Introduzione origini e obiettivi del lavoro Aniello Baselice Capitolo I Alcune premesse teoriche 1. Perché partire dall’infanzia 2. Quale modello di scuola? 3. Genitori e scuola per l’educazione alla salute: quali ruoli? Capitolo II La favola di Orfeo 1. La favola come strumento didattico 2. La favola di orfeo, il testo 3. La favola diventa progetto: l’itinerario didattico- educativo 4. Alcune ipotesi di lavoro pratico Capitolo III La drammatizzazione della favola 1. Teatro come spazio naturale teatro come spazio dell’incontro 2. La rivisitazione della Favola di Orfeo 3. Glossario Bibliografia Contenuti del cd: a. Documenti dell’OMS b. Documenti dell’Istituto Superiore di Sanità c. Progetto “Ben-Essere” per la Scuola dell’Infanzia d. I consumi nella popolazione generale e nel mondo giovanile e. Sperimantazioni nelle scuole f. Le storie di Mr. Logos g. Giochi Prefazione Emanuele Scafato L’abitudine al consumo di alcol è un comportamento che in Italia le statistiche correnti pongono attualmente nel periodo preadolescenziale/adolescenziale (12 anni in media) raggiungendo un picco nelle fasce di età giovanili (18-29 anni). Nei fatti, tuttavia, nelle realtà familiari quotidiane il primo contatto con l’alcol avviene molto prima, sin dall’età della scuola primaria, abilitato e concesso in “degustazione” dai genitori, spesso in coincidenza di occasioni “particolari” come festività, ricorrenze o eventi conviviali in cui l’alcol, prevalentemente il vino o lo spumante, è un peculiare elemento di contorno trasversale a qualunque livello di cultura, educazione, stato sociale. Si tratta ovviamente di “contatti” attraverso cui il bambino apprezza (ma fortunatamente ancora non gusta, anche nel senso fisiologico) il sapore della bevanda alcolica, prerogativa dei “grandi” e ineluttabile elemento connesso al divertimento, alle celebrazioni, alla condivisione di momenti di socializzazione più o meno “bagnati”. 4 La cultura del binge drinking, il bere per ubriacarsi, al contrario dell’uso moderato a cui si sono per secoli ispirati generazioni di italiani (raramente di italiane) è storia recente e purtroppo sempre meno è infrequente; i dati più recenti elaborati dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano come l’abuso alcolico è in via di rapida diffusione tra i giovanissimi e si lega a valori comportamentali e a veri e propri valori d’uso che necessitano di essere intercettati e contrastati prima del loro manifestarsi. Nei confronti dei comportamenti a rischio, i giovani al di sopra dei 16 anni sottolineano spesso il concetto di “limite”, come spartiacque tra ciò che si può e ciò che non si può fare (bere non è alcolismo, purché non si superino i limiti; l’abuso non è bere ecc.). Si tratta di un concetto che può essere oggetto di elaborazione preadolescenziale che “La Favola di Orfeo” esplicitamente propone. Se nell’universo giovanile esistono comportamenti decisamente stigmatizzati e sanzionati negativamente dai singoli e dal gruppo (è ad esempio il caso dell’ubriaco che non “regge” l’alcol e che “guasta la festa”) è opportuno far riflettere i più giovani che l’alcol può generare problemi anche e soprattutto in contesti in cui il divertimento e non la tensione dovrebbe ca- ratterizzare lo stare insieme. Occorre rafforzare gli elementi su cui i giudizi dei ragazzi sono concordi ed in particolare quelli per i quali i più giovani già spontaneamente stigmatizzano “il bere troppo” che viene da loro percepito come un sintomo di debolezza, di incapacità personale, di perdita del controllo e di valutazione o valenza del ruolo personale nel gruppo (l’approvazione del gruppo). In molti casi i giovani sottolineano o verbalizzano, attraverso modalità differenti per le diverse età e fasi di sviluppo, alcuni concetti essenziali per l’azione preventiva da intraprendere. E’ frequente rilevare che “la misura”, “il limite”, “la capacità di essere responsabili”, “la capacità di gestirsi” siano i concetti chiave che definiscono la correttezza dei comportamenti. Sulla base di tali evidenze, appare cruciale favorire, oltre ad una adeguata conoscenza sui “limiti”, lo sviluppo del concetto della responsabilità personale legata alla conclusione, maturata attraverso l’intervento di sensibilizzazione proposto, che è il singolo individuo l’unico responsabile per i suoi comportamenti ed è al soggetto che resta la scelta-dovere di ciò che è opportuno quale contributo alla sicurezza e al benessere di sé stessi e degli altri. La sfida del Progetto è di riuscire a modificare la cultura del bere e di convincere i giovani sulla necessità di adozione di uno stile di vita che serve ad essere “semplicemente” più sani, persino più simpatici e attraenti senza assoggettarsi ad un rischio evitabile. L’attività del progetto esalta in pratica e realizza l’empowerment dell’individuo, protagonista del suo personale processo di salutogenesi grazie ad una incrementata consapevolezza e capacità critica riguardo a ciò che può giovare ad una vita libera dal rischio di problemi o malattie alcol-correlate, evitabili a fronte di una corretta e valida informazione. Intervenire sull’individuo nel corso della sua naturale crescita da bambino ad adolescente, promuoverne la salute è un’esigenza inderogabile al fine di cogliere per tempo l’opportunità di fronteggiare e contrastare l’acquisizione di un comportamento potenzialmente a maggior rischio per la salute e la sicurezza dei giovani e della collettività (si pensi al fenomeno alcol e guida). Promuovere la salute nel bambino, in particolare nell’ambito scolastico, significa per l’insegnante raggiungere la consapevolezza e sviluppare adeguate capacità di: 5 • agire sui livelli di informazione, incrementando le conoscenze e orientando sin dall’inizio le abilità individuali; • trasferire in maniera oggettiva i concetti legati al rischio del bere in funzione dell’esigenza di mantenere elevati i livelli di benessere, salute, sicurezza; • incrementare la consapevolezza e la capacità critica nei riguardi dell’alcol e della gestione del bere; • sollecitare la curiosità ed una reazione partecipata agevolante l’adozione di scelte individuali che possano condurre all’adozione di stili di vita e di consumo alcolico corretti. Alcune considerazioni di base che appare utile tenere presente e richiamare nella organizzazione e nello svolgimento di una qualunque iniziativa come quella proposta da “La Favola di Orfeo” e che gli insegnati dovrebbero, comunque, tener ben presente riguardano: 6 • l’evidenza che le bevande alcoliche non sono adeguatamente percepite dai giovani come possibile fonte di problemi, ma, anzi al contrario, prevalentemente vissute come beni ordinari di consumo il cui uso favorisce la sperimentazione di sensazioni di benessere, di piacere, di disinibizione, di disinvoltura, di facilitazione delle relazioni, di maggiore sicurezza, di “forza”; • l’evidenza che l’alcol e le bevande alcoliche sono prodotti di ampia reperibilità e disponibilità e costantemente oggetto di promozione, anche sotto forma di vendita sottoprezzo (happy hours), di sollecitazione al bere nei luoghi e nei contesti di aggregazione giovanile (consumazioni alcoliche incluse nel prezzo del biglietto in discoteca, bevande disponibili e promosse nei contesti giovanili quali concerti, eventi sportivi ecc.), di associazione costante a valori connessi a situazione e contesti di piacere, felicità, successo; • la constatazione che il consumo di bevande alcoliche è normalizzato dalla società, abilitato dalla famiglia, e non riceve, generalmente, una adeguata attenzione sociale, come invece accade attualmente per il fumo, se non nel caso di un comportamento deviante che comporta disturbo (ubriachezza) o danno alla collettività (incidenti, incendi ecc.); • l’evidenza che l’immaginario sull’alcol nell’universo giovanile è prevalentemente costruito su valori trasmessi dai media (pubblicità), spesso fuorvianti, e che non trovano una corrispondente costanza di promozione di valori antagonizzanti le sollecitazioni al bere che ci si aspetterebbe proposti da parte della famiglia e della collettività a cui il giovane appartiene. L’obiettivo finale è quello di sollecitare attraverso un attivo coinvolgimento di docenti e studenti una riflessione attiva basata su un incremento delle conoscenze sull’alcol, lo sviluppo di una maggiore capacità critica riguardo alla gestione del bere, lo sviluppo particolare delle abilità personali nel ridurre i rischi e nel prevenire i danni derivanti dal consumo di bevande alcoliche fra i giovani. Relativamente agli insegnanti il progetto fornisce le indicazioni ed i supporti necessari per sviluppare un progetto formativo di cui gli stessi possano valutare l’efficacia a breve ed eventualmente medio termine (feedback) attraverso una opportuna autovalutazione pre e post- intervento. Attraverso un forte coinvolgimento di gruppi di giovani studenti in un percorso di sensibilizzazione predisposto dai docenti, il progetto e le esperienze oggetto di presentazione giungono a definire e proporre con efficacia una strategia idonea a contribuire a evitare che l’alcol possa determinare conseguenze negative in termini di salute e sicurezza tra i giovani. Il processo di sensibilizzazione è quindi, in sintesi, mirato a: • sollecitare una “sana” curiosità; • favorire lo sviluppo di una corretta percezione dei limiti; • favorire l’acquisizione delle conoscenze utili a: - incrementare le capacità critiche come risorsa personale; - sviluppare le abilità (“skills”) nella gestione del bere; • promuovere l’adozione di comportamenti e stili di consumo “sani”; • favorire lo sviluppo di una corretta valutazione della responsabilità personale. Ridurre il rischio è il risultato finale di un percorso “virtuoso” che si avvale di elementi che comprendono, tra gli altri, la qualità dell’informazione posta, le modalità di comunicazione, la capacità di suscitare interesse e curiosità da parte dei giovani, la capacità di coinvolgere i giovani in una scelta partecipata e non imposta. La finalità principale de “La Favola di Orfeo” è quella di educare, informare e rendere consapevoli i giovani sui rischi per la salute a cui si è sottoposti a seguito di consumi spesso valutati erroneamente come moderati e che possono essere responsabili di conseguenze spesso fatali per sé stessi e, a volte, per gli altri. 7 L’articolazione della pubblicazione si dimostra adeguata e in linea con la necessità di informare e far riflettere i giovani sull’idea centrale che se da un lato bere è una libera scelta comportamentale, dall’altro deve essere sempre vissuta come una responsabilità poiché dal comportamento adottato possono generarsi anche effetti negativi che si estendono al prossimo; è il caso, ad esempio, dei decessi “passivi” relativi ad individui coinvolti in incidenti in cui l’investitore era ubriaco, o a giovani donne che a causa del bere in gravidanza generano bambini affetti da sindrome feto-alcolica. Le esperienze specifiche di promozione della salute condotte tra i giovani hanno dimostrato che l’approccio comunicativo da evitare è quello prescrittivo o di proibizione; la pubblicazione è ben attenta a non adottare simili stili di comunicazione e persegue finalità operative adeguate al livello cognitivo-comportamentale ed emozionale dei più giovani. 8 Poiché la cultura e i vissuti giovanili differiscono da quelli del mondo degli adulti, gran parte dello sforzo comunicativo appare essere stato orientato a utilizzare per l’informazione esempi basati sulle realtà quotidiane, cercando di entrare nei contesti giovanili e mirando al coinvolgimento dei giovani, cercando di migliorare le conoscenze, le attitudini, i comportamenti e di sviluppare ed incrementare una reale capacità critica nei confronti degli stereotipi che spesso rappresentano lo stimolo e la pressione al bere a cui i giovani sono sottoposti (pressioni mediatiche, pubblicitarie, familiari, dei pari, della società). Il semplice o esclusivo approfondimento della conoscenza dell’alcol come sostanza e degli effetti che produce in rapporto alla quantità e alle condizioni del soggetto che la assume (alimentazione, sesso, peso corporeo) appare garbatamente accennato e opportunamente evitato lo sterile esercizio didattico che resterebbe confinato nel tempo e nello spazio progettuale; il valore aggiunto del programma, a parere di chi scrive, risiede nell’utilizzo delle conoscenze scientifiche, poste con rigore ma con stile moderno, non nozionistico, al fine di sollecitare la curiosità, il senso critico, la identificazione del concetto di limite evitando toni paternalistici ma garantendo un approccio tra pari attraverso la discussione di gruppo e l’eventuale approfondimento individuale, ove richiesto. “La Favola di Orfeo” non tralascia, anzi giustamente enfatizza il ruolo della famiglia quale fattore privilegiato di prevenzione, nella consapevolezza che gli interventi della promozione della salute risultano inefficaci se non riescono, attraverso il coinvolgimento parentale, a ricevere un rafforzamento della “teoria” (proposta, ad esempio, dall’intervento scolastico o istituzionale) attraverso il contributo della “pratica” familiare quotidiana (potere di abilitazione al bere da parte della famiglia, controllo formale di consumo ai pasti, esempio di moderazione da parte dei genitori ecc.; si veda in merito il Decalogo per i Genitori dell’Osservatorio Nazionale Alcol http:// www.epicentro.iss.it/temi/alcol/day/decalogo.pdf ) In buona sostanza, nella categoria dei determinanti di prevenzione, la famiglia e la scuola si annoverano come gli attori centrali che possono contribuire ad attivare comportamenti e stili di vita più sani e più sicuri. E il bambino, il vero protagonista del progetto, avrà l’opportunità di formare e consolidare un attitudine che, in una ipotesi di minima, saprà tenere in debito conto e valutare l’importanza di una scelta, informata, consapevole e, nei limiti di una inevitabile successiva esuberanza adolescenziale, l’opportunità di una maggiore responsabilità nei propri confronti e nei riguardi di chi lo circonda. 9 Introduzione Aniello Baselice Origini e obiettivi del lavoro L’alcol, insieme al fumo, l’attività fisica e l’alimentazione, rappresenta un fattore di rischio che finora è stato gravemente sottostimato sino al punto da trasformare la relativa inesperienza dei consumatori, gli adolescenti e i giovani in particolare, in un grave pericolo per la salute individuale e collettiva. La crescente attenzione rivolta nell’ambito delle politiche socio-sanitarie nazionali ed europee al miglioramento della salute dell’individuo e della società, è testimoniata dai molteplici documenti che l’OMS ha prodotto sul tema dell’alcol, a partire dal 1992, e rappresenta una risposta alla inderogabile necessità di riconoscere, attivare, rinforzare la capacità dell’individuo di riconoscere e gestire i principali fattori di rischio e di malattia. Come per tutti i comportamenti a rischio per la salute, anche per il consumo di 10 alcol, il processo di prevenzione postula la centralità delle capacità dell’individuo come fattore indispensabile e cruciale per sollecitare l’adozione di stili di vita sani, sostenuti da una corretta informazione e dalla consapevolezza dei potenziali rischi e dei danni correlati ad esso. La Carta Europea sull’Alcol del 1995, la Dichiarazione “Giovani e Alcol” di Stoccolma del 2001 e il Piano di Azione Europeo sull’Alcol 2000-2005 individuano in ambito preventivo alcuni obiettivi specifici quali: • promuovere l’educazione: attraverso l’incremento del livello di consapevolezza degli effetti dell’alcol, in particolare tra i giovani; • sviluppare programmi di promozione della salute che comprendano i temi dell’alcol in ambienti quali istituzioni educative, organizzazioni giovanili e comunità locali. Questi programmi dovrebbero consentire ai genitori, agli insegnanti, ai leader giovanili e ai loro coetanei di poter aiutare i giovani ad apprendere e mettere in pratica le abilità (skills) utili nella vita per affrontare i problemi della pressione sociale e della gestione del rischio. Inoltre, i giovani dovrebbero essere messi in condizione di assumersi attivamente le proprie responsabilità in qualità di membri importanti della società. Nel solco di tali raccomandazioni in Italia si sono sviluppate molteplici iniziative di prevenzione alcologica che hanno avuto come target il mondo della scuola. Nella galassia di interventi proposti e realizzati, molti dei quali esitati in risultati alquanto discutibili e controversi, ci interessa segnalare l’approccio ad orientamento sistemico che guarda alla scuola come “comunità” di vita, vista cioè come intreccio complesso di relazioni umane ed educative tra attori diversi (docenti, discenti, genitori, personale tecnico), tutti essenziali per un suo armonico funzionamento. Tale approccio ha ispirato in Italia lo sviluppo di un lavoro decennale che, a partire dal 1998, un network nazionale di servizi pubblici, enti educativi e associazioni del terzo settore, attivi in campo alcologico, ha realizzato sul tema della promozione della salute nella scuola, con particolare attenzione al consumo delle bevande alcoliche tra i giovani. Il risultato di tale lavoro concertato è stato la costruzione del programma “La scuola come comunità per la salute”, che ha coinvolto attivamente docenti, ragazzi e genitori soprattutto delle scuole superiori di varie regioni italiane al fine di sviluppare uno specifico filone della prevenzione alcologica nel quadro di una strategia più generale ed articolata di promozione della salute. Come strumento di lavoro per la realizzazione del programma è stato redatto l’opuscolo “Alcol, scuola e salute”, che racchiude un pacchetto di proposte pedagogiche operative, recepite ed applicate in molte scuole della penisola. Si segnala in particolare il diffuso successo del Progetto “Opinion Leaders” che ha costituito in ambito alcologico uno dei primi esempi di Peer Education e che ha permesso la concreta valorizzazione del protagonismo di preadolescenti e adolescenti, soprattutto nelle scuole superiori della Campania e della Puglia. Proprio la sperimentazione sul campo di “Opinion Leaders” ha permesso nel corso degli anni di cogliere una significativa trasformazione delle abitudini alcoliche della popolazione, confermate dagli studi dell’Istituto Superiore di Sanità: il primo rapporto dell’individuo con le bevande alcoliche avviene almeno in Italia all’età di 11 anni e tra le mura domestiche. Inoltre è abbastanza significativa la popolazione di neonati che hanno fatto esperien- 11 za di contatti con l‘alcol durante l’allattamento ma anche precedentemente durante la gravidanza a causa del bere della madre. Il lavoro di questi anni ha permesso di ottenere risultati non sempre positivi, anzi spesso deludenti rispetto alle attese in quanto gli interventi apparivano tardivi e quindi non sintonizzati sulla finalità preventiva. L’iniziazione precoce al bere e la rapida diffusione della tendenza al Binge Drinking tra i giovanissimi, con la comparsa di disturbi psico-fisici legati sia all’intossicazione acuta da alcol sia allo sviluppo di comportamenti problematici o caratterizzati da dipendenza, rendono anacronistico ogni intervento di prevenzione primaria realizzato insieme ai ragazzi che appartengono alla fascia di età superiore agli 11 anni. Diventano viceversa necessari gli interventi di riduzione del rischio o del danno per incidenti stradali, aggressività, policonsumi, disturbi psico-comportamentali. 12 Questa osservazione ha reso più plausibile dal punto di vista strategico la scelta di promuovere interventi preventivi e pedagogici già nel periodo dell’infanzia e della preadolescenza. In tali epoche della vita occorre responsabilizzare e coinvolgere attivamente la famiglia e la scuola dell’infanzia e primaria sia nella proposizione di stili di vita sia soprattutto nella trasmissione di messaggi che non trascurino o sottovalutino il peso e l’incidenza del fattore alcol nell’insorgenza di disturbi psicofisici e di malattie alcolcorrelate in ogni età della vita. Recenti studi epidemiologici europei ed italiani hanno evidenziato l’esistenza di una stretta correlazione tra il consumo elevato o problematico di alcolici nei genitori, soprattutto di sesso maschile, e l’iniziazione precoce a comportamenti alcolcorrelati ad alto rischio nei giovanissimi. Dunque in famiglia si gioca una partita delicatissima nell’educare i figli a scelte e comportamenti consapevoli e responsabili rispetto al bere, che è uno stile di vita largamente diffuso, promosso ed incentivato tra gli adulti quasi come parte essenziale della nostra cultura sociale. A partire da tale consapevolezza, il Gruppo LOGOS Onlus, ente impegnato da oltre venti anni nel campo della prevenzione alcologica, ha dato vita ad un programma specifico sperimentale nel campo della scuola primaria, il Progetto “Ben-Essere”, nel cui contesto “La Favola di Orfeo” è al centro di un tentativo di attualizzazione in chiave didattico-pedagogica di una precedente e significativa esperienza di lavoro di promozione della salute svolto da alcuni anni nelle scuole dell’infanzia e primaria della provincia di Cremona dall’èquipe alcologica del Ser.T. diretta da Emanuele Sorini. Il progetto punta a creare la contaminazione tra saperi e competenze differenti ma non estranei tra di loro e intende offrire una cornice teorica e scientifica ad un programma operativo, che utilizza lo strumento della favola. Uno strumento concreto ed accessibile per una sperimentazione didattica centrata sull’animazione dei contenuti e sul coinvolgimento attivo dei partecipanti. “La Favola di Orfeo” nasce dall’impegno qualificato e sinergico di attori diversi ma tutti sintonizzati sulla comune motivazione di realizzare un’esperienza di promozione del benessere psico-fisico e sociale della persona negli anni più delicati e cruciali della sua crescita. E’ doveroso ricordare il gruppo di lavoro multiprofessionale, costituito da esperti in alcologia, pedagogia della salute, drammatizzazione teatrale, educatori e animatori di comunità, che ha lavorato per circa due anni alla costruzione ed alla realizzazione del progetto. Un progetto la cui sperimentazione e validazione sul campo preventivoeducativo non sarebbero state invero possibili senza il determinante ed entusiastico coinvolgimento degli alunni, del corpo docente e dei genitori di alcune scuole dell’infanzia nella città di Salerno e di Bitritto, nella provincia di Bari. Nel rivolgere a tutti il più sincero ringraziamento per l’impegno profuso, esprimiamo il sincero augurio che tale lavoro possa servire ad offrire a quanti hanno a cuore la vita e la salute dei propri figli, idee e stimoli per rendere più luminoso il presente ed il futuro della nostra grande famiglia umana. 13 14 Capitolo I Alcune premesse teoriche 15 1. Perché partire dall’infanzia 2. Quale modello di scuola? 3. Genitori e scuola per l’educazione alla salute: quali ruoli? 1 Perchè partire dall’infanzia Il lavoro si propone di stimolare l’attenzione e l’impegno attivo della scuola, delle famiglie e della comunità nella prevenzione dei problemi alcolcorrelati legati ad una diffusione di rapporto con l’alcol sempre più precoce tra adolescenti e pre-adolescenti. E’ significativo che tra cinque principi etici stabiliti dalla “Carta Europea sull’Alcol” adottata dagli Stati Membri nel 1995 e riaffermati dalla “Dichiarazione su Giovani e Alcol” (Stoccolma, 21 febbraio 2001), due di essi riguardino specificatamente bambini e ragazzi. Il Consiglio dell’Unione Europea inoltre, nel documento del 5 giugno 2001, “Raccomandazione del Consiglio sul consumo di bevande alcoliche da parte di giovani, in particolare bambini e adolescenti (2001/458/CE)”, mette in evidenza quanto sia necessario allargare gli interventi di promozione e prevenzione anche all’età preadolescenziale. 16 Questo documento evidenzia come le bevande alcoliche siano oggi spesso esibite come un richiamo anche per bambini e adolescenti e mette in luce i rischi dell’uso di alcol. Sostiene inoltre misure di sensibilizzazione sugli effetti del consumo di alcol e sulle conseguenze che ne derivano per gli individui e per la società. Le discussioni su cosa fare per i problemi alcolcorrelati nel mondo scolastico si sono moltiplicate un po’ in tutto il territorio nazionale. L’interrogativo più frequente è: quale età è quella più giusta per parlare di alcol? Una domanda che nasce da una chiara presa di coscienza: fino ad oggi parziali e controversi sono stati i risultati degli interventi realizzati esclusivamente nelle scuole superiori. Da qui l’esigenza di modelli di intervento innovativi, capaci di superare i tabù che spesso caratterizzano il confronto bambino-adulto e di garantire un lavoro di continuità partendo proprio dalle scuole materne e elementari, per poi continuare in ogni fase dei cicli scolastici pre-universitari. La progettazione di curricula formativi per la promozione della salute e la prevenzione alcologica, rivolte alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria di primo grado, deve però tenere conto di alcuni fattori fondamentali: • la famiglia, in seno alla quale il bambino vive la maggior parte del suo tempo. Luogo privilegiato degli approfondimenti di base, essa è testimone di atteggiamenti e comportamenti da cui la scuola non può prescindere. Di qui la necessità di una condivisione di responsabilità e di una continua collaborazione con la scuola; • la stretta connessione tra le varie istituzioni (formali e non formali), che devono sostenere costantemente la scuola promotrice di salute; • i mass-media e le nuove tecnologie della comunicazione, che danno una notevole quantità di informazioni, non sempre valide dal punto di vista qualitativo. L’uso di alcol nei messaggi pubblicitari viene visto come sinonimo di promozione sociale del singolo individuo. La necessità, pertanto, è che la scuola insegni a leggere la pubblicità con spirito critico e che educhi a riconoscere le semplificazioni, le standardizzazioni, i modelli comunicativi. Per fare ciò è necessario puntare su strategie e metodologie atte a sviluppare il potenziale cognitivo ed emozionale di ogni alunno. Il percorso di lavoro, da svolgere secondo una modalità interdisciplinare, costituisce strumento e processo di riflessione e crescita comune e si concretizza attraverso la metodologia della ricerca e della continua sperimentazione. 17 2 Quale modello di scuola? Nell’ambito di un progetto pedagogico-didattico, volto a promuovere il benessere degli alunni iniziando dall’infanzia, un peso notevole è dato dal modello cui deve ispirarsi una scuola impegnata nella promozione della salute, in generale, e nella prevenzione dell’uso di alcol, in particolare. Preziose indicazioni, in tal senso, si ritrovano nella “Risoluzione della conferenza della rete di Scuole che promuovono la Salute” (Thessaloniki – Halkidiki, 1997) e all’interno della quale si afferma che: “La scuola orientata alla promozione della salute migliora le capacità dei giovani di agire e di generare il cambiamento; essa fornisce, infatti, un contesto all’interno del quale i giovani, collaborando con i loro insegnanti e altre persone, riescono a sentirsi realizzati. A tutto ciò si arriva grazie a politiche educative di qualità, che forniscono delle opportunità di partecipare in modo critico al processo decisionale”. Perché la scuola possa offrire un servizio di qualità per una efficace educazione e promozione alla salute e per la prevenzione dei problemi alcolcorrelati, è necessario che essa garantisca: • un ambiente di lavoro sicuro e sano; • la formazione continua del personale docente e non docente; • la messa in atto di iniziative mirate a creare relazioni positive tra i componenti dell’organizzazione scolastica; • la qualità delle relazioni tra alunni e docenti, tra alunni e pari, tra scuola e territorio; • il coinvolgimento delle famiglie nelle attività di educazione alla salute; • la corresponsabilità tra scuola, famiglia e comunità (“Lavorando in collaborazione, le scuole, i genitori, le comunità locali costituiscono una forza potente per un cambiamento in senso positivo”. Dalla conferenza della Rete Europea delle Scuole Sane – Grecia 1997); 18 • l’utilizzo delle risorse della comunità a supporto dell’azione di promozione della salute; • interventi educativi che si collochino in una continuità, omogeneità ed integrazione di progetti. In definitiva una scuola pronta a rispondere alle nuove sfide educative; che sappia mettersi in discussione sulla necessità di un aggiornamento costante e sulla qualità delle proprie relazioni. Una scuola che sappia concretamente farsi portavoce di nuovi stili di vita. 3 Genitori e scuola per l’educazione alla salute: quali ruoli? Quando il bambino entra nella scuola ha un bagaglio di conoscenze, di modelli, di comportamenti, di stili di vita già acquisiti. E’ necessario dunque che la scuola conosca, attraverso i genitori, il “vissuto” di ogni bambino, per poter elaborare una mirata programmazione di educazione, in generale, e nel nostro caso specifico, di promozione alla salute. Una volta stabilita l’esigenza di instaurare costanti ed efficaci rapporti tra i genitori e la scuola, è importante esaminare i ruoli e le responsabilità che ognuno di essi deve ricoprire nella promozione della salute dei bambini. Il ruolo della scuola è prima di tutto quello di aiutare a superare ed eliminare riserve, pre-giudizi, opinioni distorte o aspettative non corrette da parte di alcuni genitori. Per realizzare ciò è indispensabile mettere in atto particolari strategie, finalizzate a far prendere coscienza ai genitori delle responsabilità che essi hanno sulla salute dei loro figli in particolare e sull’educazione in generale. La scuola deve però dal canto suo porsi in ascolto della famiglia, stabilendo un clima sereno e aperto al confronto e accettando eventuali proposte o suggerimenti, perché tutti si possano sentire co-partecipi nella realizzazione di un progetto comune. 19 20 Capitolo II La Favola di Orfeo 21 1. La favola come strumento didattico 2. La favola di orfeo, il testo 3. La favola diventa progetto: l’itinerario didattico- educativo 4. Alcune ipotesi di lavoro pratico 1 “La Favola di Orfeo” come strumento didattico Il fatto che l’alcol non sia annoverato tra le sostanze “illegali” non lo esclude certo dalla categoria delle droghe. Nel nostro continente esiste un’abitudine millenaria di produzione e consumo di alcol e l’età di iniziazione al bere è ormai sempre più precoce. Dalla constatazione di tutto ciò nasce un modello di intervento rivolto alla scuola dell’infanzia e all’intera comunità. Strumento didattico privilegiato è “La Favola di Orfeo”. La favola è da sempre il mezzo più appropriato per comunicare con i bambini, grazie al suo linguaggio semplice e affascinante, capace di attirare l’attenzione, consentendo al bambino di elaborare e fare propri contenuti fondamentali. “La Favola di Orfeo” è la storia di uno gnomo che, attraverso diverse avventure, conosce e tocca con mano la realtà del bere. Si tratta di una storia simbolica; i suoi personaggi sono infatti direttamente correlati alla realtà epistemologica delle nostre popolazioni: il duca alcoldipendente, i sudditi bevitori “moderati” e gli gnomi astemi 22 o astinenti. Ognuno di questi personaggi riveste all’interno della favola un ruolo di testimonianza comportamentale inequivocabile per i bambini. 2 “La Favola di Orfeo”, il testo V iveva una volta nella foresta di Nordwood una felice brigata di piccoli gnomi. Come gia saprete, gli gnomi sono degli esseri piccoli piccoli, che costruiscono le loro casine dentro i funghi immersi tra la vegetazione dei boschi. Essi sono così minuscoli che noi uomini non riusciamo nemmeno a vederli in mezzo agli altri animaletti della foresta. La tribù di Nordwood era davvero particolare: infatti, contrariamente agli altri gnomi sempre tristi e lamentosi, essi erano spiritosi e allegri, furbi e spensierati. Lavoravano di gran lena alzandosi al sorgere del sole, ma appena il sole calava all’orizzonte si divertivano danzando e raccontandosi storie. Le loro feste erano tanto belle, che talvolta si protraevano per tutta la notte. Gedeone era il loro capo: uno gnomo leggermente più alto degli altri, piuttosto grassoccio e rubicondo, che sapeva guidare con autorità quella divertente brigata. Gedeone aveva diversi figli, tutti allegri e laboriosi, ed una moglie, Fiordaliso, una signora vivace e intraprendente, tutto il giorno dedita ai lavori domestici. L’aria che si respirava nella tribù di Nordwood era di grande serenità. Ma tutto cambiò un bel giorno, quando Orfeo, il figlio mezzano di Gedeone, volle 23 24 dirigersi imprudentemente verso la strada maestra, quella che conduceva al castello di Sir John di Noordwood famoso in quelle contrade perché spesso organizzava meravigliose feste in cui tutti si divertivano all’inverosimile. Orfeo, dopo aver lasciato un messaggio ai suoi genitori, da solo, con un piccolo fardello sulle spalle si diresse verso Nordwood, perché voleva sperimentare la vita del castello con i giochi cavallereschi e le serate di danze a lume di candela. Dovete sapere che agli occhi di un piccolo gnomo la strada che noi normalmente percorriamo appare enorme, grande come la pista di un aeroporto e, soprattutto, molto pericolosa. Orfeo prima di attraversarla avrebbe dovuto guardare a destra e a sinistra per diverse volte, ma il nostro gnometto era così desideroso di conoscere quel mondo mai visto, che non si sarebbe fermato davanti a nessuna difficoltà. Fin da piccolo aveva sempre provato grande interesse per le storie della città di Nordwood. Si raccontava, infatti, che il duca vivesse felice nel suo castello cacciando e facendo giochi cavallereschi e tutti in quel luogo erano felici e contenti. Per Orfeo era dunque venuto il momento di vivere una meravigliosa esperienza. Si guardò ben bene intorno e poi… via! Si mise a correre con le sue minuscole gambe attraversando a gran velocità la strada. Ma ad un tratto vide davanti a sé un animale alto e possente che lo stava schiacciando. Si fermò pieno di paura e oplà... con un piccolo balzo in avanti riuscì a scansare un enorme zoccolo scongiurando il pericolo. Grondando di sudore, Orfeo vide con la coda dell’occhio ormai lontano un cavaliere nero che cavalcava un bellissimo cavallo bianco: soltanto allora si rese conto che per la prima volta aveva visto con i suoi occhi, sia pure per un istante, il famoso Sir John, l’eroe di tante storie fantastiche… Il sole stava scomparendo all’orizzonte e si era alzata una foschia leggera e fredda, Orfeo si raggomitolò sotto la radice di un albero per scaldarsi e subito dormì profondamente. Quella notte ebbe sogni fantastici, colori sfavillanti percorsero la sua mente, immaginò città e castelli, cavalieri e destrieri. All’alba del nuovo giorno rumori lontani svegliarono il nostro coraggioso amico. La città si stava riempiendo di persone dedite ai loro affari e quei suoni e quelle voci a lui sconosciute improvvisamente lo impaurirono, tanto che, per un momento, pensò di ritornare indietro. Ma poi subito si riprese e indossando un vestitino della festa disse a sé stesso: “Forza, Orfeo, diamoci da fare! Ritornerò al villaggio e racconterò le mie belle avventure, così tutti mi invidieranno”. Camminando lungo il sentiero che portava al castello, incontrò specie di animali per lui sconosciute e, curioso come era, si fermò molte volte ad osservarle e a studiarle. Raccolse una tale quantità di fiorellini che a fatica riusciva a tenerli tutti tra le mani. Ancora tre o quattro giorni e sarebbe giunto al castello tanto desiderato. Dovete pensare che per Orfeo, piccolino come era, costituiva una vera impresa attraversare un fosso, scavalcare una montagnola o superare uno steccato. Dopo tre giorni di fatica comunque il nostro gnomo si trovò nei pressi del castello e dalla sua postazione, ai piedi di una grandiosa fontana, lo vide in tutta la sua magnificenza. Era altissimo e maestoso, circondato da grandi mura e torrioni possenti di un colore rosato, punteggiati qua e là da ciuffi di muschi e licheni. Soldati vestiti di nero armati con lunghe lance erano sulla sommità e controllavano ogni cosa. Ma Orfeo non si spaventò. Gia immaginava l’incontro con Sir John, l’inchino che avrebbe fatto al suo cospetto e il banchetto delizioso che sarebbe seguito. Era felicissimo, con il ditino toccava il settimo cielo: avrebbe finalmente conosciuto il duca, tanto famoso al suo villaggio da diventare quasi una leggenda. Ma la realtà, ahimè, è diversa dai sogni ed il povero Orfeo se ne rese conto ben presto, quando si trovò di fronte Lucifero, il terribile cane da guardia del duca, che abbaiava così forte da rompergli i timpani e ringhiava mostrandogli minaccioso i suoi denti aguzzi. Lo gnometto si ritirò in una piccola fessura della fontana e si rannicchiò il più possibile, mentre Lucifero cercava di entrare con il muso nel suo rifugio, annaspando come un forsennato. Orfeo, terrorizzato era sudato fradicio e batteva i denti dalla paura quando alle sue spalle sentì “Ehilà!”. Il suo cuoricino palpitò fortemente: “Non aver paura! Sono tuo amico!”. 25 26 Da un punto oscuro del suo rifugio vide arrivare uno gnometto che aveva un aspetto, scusate la rima, abbastanza sospetto. Fra il nemico fuori e quello dentro il rifugio, Orfeo non sapeva proprio quale scegliere; ma poi gli sembrò che fra i due, lo gnometto suo simile, fosse il meno pericoloso e con voce tentennante gli chiese: “Chi sei?”. Lo gnomo dal brutto ghigno rispose: “Io mi chiamo Bracco e vorrei sapere da dove vieni perché non ho mai visto uno gnometto più insignificante di te! Sai che sei ben buffo e parli con una cantilena che è veramente divertente?”. Orfeo, timido timido, con voce flebile si mise a raccontare la sua storia e quando ebbe terminato Bracco scoppiò in una fragorosa risata che rimbombò nell’antro e l’eco eccitò maggiormente il cane rabbioso che stava di fuori. Allora Orfeo, con tono risentito, gli disse: “Non c’è proprio nulla da ridere! Non capisco, io sono venuto dal mio villaggio per conoscere gente interessante e mi trovo un tipo maleducato come te che ride alle mie spalle! Ma allora le storie che si raccontano al villaggio forse non sono vere? Allora non è vero che al castello del buon duca di Noordwood sono tutti buoni e felici?”. Il povero Orfeo era così demoralizzato che scoppiò a piangere. Il dispettoso gnometto, forse pentito per quanto aveva fatto, gli fece cenno di seguirlo. Così si addentrarono in un labirinto di lunghi e bassi cunicoli e, dopo qualche ora di cammino, giunsero all’interno del castello, proprio nella sala del duca. Orfeo, stanco e preoccupato con la lingua a penzoloni per la fatica, accennò a chiedere delle spiegazioni, ma Bracco, con tono deciso, gli fece cenno di zittire. Dalla posizione in cui si trovavano, potevano osservare tutta la sala: il soffitto altissimo, era sostenuto da colonne dorate con fregi di splendida fattura. In fondo alla sala si trovava una scalinata di marmo bianco, in cima alla quale si scorgeva un trono tutto nero, sormontato da un’aquila dorata che aveva sul capo una corona di rubini. Quello era il trono di Sir John. Quel momento rimase impresso per sempre nella memoria del piccolo Orfeo: era la prima volta infatti che udiva voci umane e musiche soavi. Regnava, tuttavia, in quel luogo sfarzoso e sfavillante un’atmosfera minacciosa, ben diversa da quella che il nostro piccolo amico si sarebbe aspettata. Bracco notando lo sgomento sul suo volto gli bisbigliò all’orecchio: “Sir John un tempo era un duca molto buono, aveva rapporti di amicizia con tutti i suoi parenti e con il vicinato. Era capace di suonare l’arpa, uno strumento melodioso. Amava teneramente la moglie e spesso i cortigiani li vedevano passeggiare mano nella mano per le vie della città. Insomma tutto era bellissimo”. Improvvisamente Bracco, mentre continuava il racconto divenne scuro in volto e … “Ma un bel giorno venne un uomo da lontano che insegnò al duca come 27 28 produrre bevande che contengono alcol. Tra le varie ricette il duca preferì un elisir piacevole e gustoso, che si rivelò il responsabile dei nostri guai. Ben presto un bicchiere al pasto non bastò più e la bevanda non era mai abbastanza. Fu così che, ahimè, bevi oggi e bevi domani…”. Il volto di Bracco era sempre più addolorato, tanto che Orfeo, per consolarlo, gli mise una mano sulla spalla e gli disse: “Continua, dai, spiegati meglio…”. E Bracco: “Credimi Orfeo ormai in questo palazzo tutti bevono molto e la nostra vita è un seguito di guai, non solo per noi piccoli gnomi ma anche per gli abitanti della città e per quelli dei regni vicini. Il duca litiga con tutti: oggi dichiara guerra a quella contea, il giorno all’altra, e tutti i suoi vicini sono ormai arrivati all’esasperazione. Noi, che un tempo vivevamo nei boschi qui intorno, a causa delle guerre continue siamo costretti a rintanarci dentro queste spelonche vivendo come dei lombrichi in questi cunicoli”. Bracco allora fece cenno a Orfeo di guardare nella sala. Il duca traballante aveva in mano un calice pieno della famigerata bevanda che ad ogni suo movimento si rovesciava per terra. Tutto sudato e pallido urlava come un ossesso contro il povero servo che lo supplicava in ginocchio davanti a lui. Quella scena colpì profondamente il nostro gnometto e la notte, mentre era ospite in casa di Bracco, ripensandoci non riusciva a prendere sonno. Pensa che ti ripensa, non riuscendo a dormire, fu preso dal desiderio di assaggiare, almeno per una volta nella vita, quella strana bevanda alcolica, tanto disprezzata dal suo nuovo amico Bracco. Si stropicciò gli occhi; tutto era tranquillo. Si alzò e si allontanò quatto quatto dalla casa di Bracco diretto nella sala delle feste nel cuore del castello. Si rendeva conto del rischio a cui andava incontro, ma voleva assolutamente provare quel nettare, che tanto aveva trasformato il cervello del povero duca. Con il cuore in gola per la paura attraversò di nuovo tutti i bui cunicoli, e giunto nella sala, mise fuori la testolina e si guardò intorno: un silenzio minaccioso incombeva nella stanza, rotto soltanto dal profondo russare di qualcuno. Orfeo vide il duca, disteso per terra come un sacco vuoto, completamente incosciente; accanto a lui notò un bicchiere del misterioso elisir rovesciato sul pavimento. Si mosse dal suo nascondiglio e con circospezione si diresse verso il boccale riverso. Man mano che si avvicinava al liquido ne sentiva l’odore acre che lo disgustò profondamente; ma nonostante il ribrezzo che provava, con le due mani a conca, come fossero un cucchiaio, ne raccolse un po’ e lo portò alla bocca sorseggiando con gusto. Proprio in quel momento il duca, ancora addormentato, rotolò su se stesso e colpì con la mano il calice, rovesciandolo in un sol colpo addosso al povero Orfeo che era ancora inginocchiato a bere. Così il nostro piccolo amico si ritrovò improvvisamente dentro la coppa, con il liquido che gli arrivava alle ginocchia. Si sentiva perduto! All’interno del calice l’odore acido dell’elisir lo inebriava, sentiva le ginocchia cedere mentre uno stato di leggerezza e di torpore lo assaliva. Al di fuori udiva i cani, i quali svegliatisi, annusavano il calice e con il loro muso lo spostavano continuamente. Tremante di paura e sudato per la fatica, Orfeo si spostava velocemente seguendo la coppa in movimento. Il guaito dei cani era sempre più forte e i loro movimenti più eccitati. Orfeo si sentì davvero perduto… La sua curiosità, questa volta, lo aveva tradito… Ma, ad un tratto, accadde qualcosa di imprevisto. Svegliatosi per il gran trambusto il duca sgridò i cani che, guaendo, tornarono ad accucciarsi ai piedi del camino. Poi raccolse la coppa per riempirla nuovamente. Orfeo allora riunì tutte le forze rimastegli e si mise a correre disperatamente finché con un gran salto balzò sano e salvo dentro il suo rifugio sicuro. Ancora tremante per lo scampato pericolo, ormai libero dai fiumi della bevanda alcolica, ringraziò il destino per averlo salvato. Felice e contento ritornò nel suo lettuccio a casa di Bracco e il mattino seguente dormì qualche ora in più. Quando si svegliò raccolse la sua roba; ringraziò mille volte Bracco e i suoi amici, che mai avrebbero saputo della disavventura della notte precedente, e prese la strada di casa. Camminando verso il villaggio Orfeo pensava: “Ripeterò in futuro questa strana esperienza? Diventerò forse anch’io un giorno come quel duca triste e schiavo dell’alcol? Se questa bevanda fosse conosciuta dalla tribù di Nordwood potrebbe creare problemi anche alle famiglie del mio allegro villaggio?”. Adesso continua tu… 29 3 La favola diventa progetto: l’itinerario didattico-educativo Le interessanti prospettive dischiuse dalla sperimentazione della favola sia a Cremona che in altre città italiane hanno rappresentato un forte stimolo perché essa diventasse il cuore di un progetto didattico-educativo più compiuto ed articolato, che rappresenta l’obiettivo prioritario del presente lavoro. L’avvio del progetto presuppone la creazione a monte di un team di lavoro, formato da esperti in prevenzione alcologica, pedagogia della salute e scienze dell’educazione, che ha il compito di coordinare la realizzazione delle seguenti fasi operative: a) la prima fase: sensibilizzazione di insegnanti e genitori Questa fase richiede la realizzazione di tre incontri condotti da un unico operatore, che abbia ricevuto una formazione specifica in prevenzione alcologica alla luce delle più recenti indicazioni dell’OMS. 30 Nei primi due incontri infatti viene rivolta particolare attenzione alla discussione di temi relativi al consumo di alcolici, ai luoghi comuni della nostra cultura, al “bere moderato”, al concetto di problema alcolcorrelato presente nell’ambito familiare, presentazione dei documenti dell’OMS, etc… Nel terzo incontro è presentato lo strumento de “La Favola di Orfeo”, di cui vengono evidenziati i significati e i contenuti più importanti. Inoltre nel corso di questo incontro viene programmato insieme agli insegnanti il percorso didattico con i bambini e con i genitori. La prima fase prevede un percorso di valutazione attraverso un questionario somministrato prima e dopo gli incontri e una valutazione della customer satisfaction. b) la seconda fase: lavoro in classe Dopo una prima lettura del testo si passa alla fase sperimentale. La favola si presta bene a molteplici sviluppi pratici (disegni, manifesti, cartelloni, lavori di animazione al PC, drammatizzazione, giochi, etc…): i docenti scelgono liberamente la tipologia di laboratorio didattico più adeguata al proprio gruppo/classe. La favola ha un finale aperto: gli alunni sono dunque stimolati a completarla con la loro creatività. Ciò consentirà agli insegnanti di verificare la comprensione della tematica. 31 La durata temporale di questa fase è variabile e dipende da vari fattori organizzativi interni ed esterni. c) la terza fase: presentazione dei lavori realizzati A fine anno il progetto viene presentato alla scuola e all’intera comunità, con l’illustrazione di tutto il suo iter e con il coinvolgimento di tutte le componenti presenti nel progetto stesso (con l’allestimento di una mostra e/o di una rappresentazione teatrale). E’ una fase fondamentale perché rende i bambini protagonisti attivi, in quanto riconosciuti e apprezzati dalla comunità, del lavoro svolto durante l’anno. E soprattutto fa di loro degli autentici testimoni di nuovi stili comportamentali, nonché sprone per nuove sperimentazioni. 4 Alcune ipotesi di lavoro pratico Pensare a piste operative specifiche per la prevenzione della problematica alcolcorrelata nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria (soprattutto nei primi anni), non è impresa facile. Con loro, con i più piccoli, non si può e non si deve affrontare il problema alcol in modo diretto, anche se – non ci stancheremo mai di affermarlo – la prevenzione deve iniziare sin dalla più tenera età. Come operare, dunque? Sicuramente con curricoli e percorsi specifici e mirati, ma anche con interventi informali, laddove gli eventi, le notizie, gli episodi quotidiani ci forniscono gli spunti per affrontare il problema alcol. Le piste operative, suggerite nel presente opuscolo, costituiscono solo semplici esemplificazioni di percorsi didattici che i docenti di certo già seguono nelle loro classi e che, quindi, potranno modificare, integrare o rigettare; con un’avvertenza: quello che viene schematicamente presentato, dai contenuti agli obiettivi didattici, 32 dalle strategie metodologiche ai giochi, agli esercizi, alle domande ecc… deve essere adeguato all’età dei bambini e delle bambine. Le ipotesi di lavoro potrebbero essere le seguenti (i diversi momenti operativi non sono tra loro propedeutici, ma possono essere realizzati anche indipendentemente l’uno dall’altro): 1° momento LA FAVOLA DI ORFEO (adattata all’età degli alunni) 1. Lettura della fiaba e discussione 2. Suddivisione in sequenze e analisi dei diversi momenti narrativi 3. Drammatizzazione 4. Illustrazione grafica dei punti salienti 5. Invenzione di altri finali 6. Illustrazione della fiaba con la tecnica del fumetto 7. Descrizione del cambiamento di Sir John (com’era prima e com’è ora) Il momento fondamentale dell’attività relativa a “La Favola di Orfeo” è il “perché” del cambiamento del singolo e di tutta la comunità circostante. Emerge, dunque, il problema “alcol”. 2° momento RISCHI DELLE BEVANDE ALCOLICHE (breve e semplice spiegazione della tematica da parte dei docenti) 1. Questionario preparato dai docenti (rispondi vero o falso) 2. Discussione collettiva su fatti, episodi personali o sentiti 3. Cerchiamo e spieghiamo le parole difficili 4. Visione di un filmato, cartoni animati, documentari, ecc… 5. Realizzazione di una locandina che evidenzi i rischi dell’alcol Particolare attenzione, deve essere dedicata alla conduzione e all’uso del laboratorio didattico interdisciplinare, che deve tener conto di: • contenuti adeguati e congruenti ai diversi ordini di scuola; • interessi e motivazioni degli alunni; • territorio e contesto socio-culturale della scuola. Con l’utilizzo del laboratorio il docente ha la possibilità di avviare o rafforzare il metodo scientifico (osservazione, raccolta dati, rielaborazione…) e il lavoro di gruppo. 33 34 3° momento BEVANDE CHE CONTENGONO ALCOL (breve descrizione, spiegazione e lettura delle etichette) 1. Gioco-esercizio: ecco un elenco di bevande. Segna con una crocetta quelle che contengono alcol. 2. Indagine conoscitiva sul consumo di bevande in famiglia (vino, birra, liquori. Se sì, quando? A pranzo, a cena, fuori dei pasti). Dove sono riposte le bevande alcoliche consumate a casa? 3. Gioco-esercizio: quale bevanda ti piace di più fra quelle elencate? Fai la stessa domanda ai tuoi compagni di classe. 4. Illustrazione con grafici dei risultati delle indagini e verbalizzazione, orale e scritta, delle considerazioni emerse. 5. Lettura e comprensione delle etichette di bevande, alcoliche e non. Significato della % della gradazione alcolica. Questa fase impegnerà molto gli alunni, che dovranno cercare e ricercare, scoprire e riscoprire bevande e sostanze che hanno attinenza con l’alcol. Dovranno cimentarsi con la lettura delle etichette e della composizione degli alimenti e delle bevande, comprendendone il significato e incominciando ad imparare a selezionare ciò che è utile o dannoso per il nostro organismo. I mille “perché” che sicuramente emergeranno dalle varie indagini fatte dagli alunni potranno trovare, in parte, una risposta con l’approfondimento scientifico (vedi 4° momento). 4° momento APPROFONDIMENTO SCIENTIFICO (da realizzare nelle 4° - 5° classi della scuola primaria) Approfondimento teorico: 1. Gli esperti in alcologia rispondono alle nostre domande: quali sono gli effetti dell’alcol? L’alcol provoca dipendenza? Esiste una dose giornaliera “innocua” per il nostro organismo? 2. Conoscenza, attraverso diapositive, videocassette, ecc, delle più evidenti alterazioni del cervello, del fegato, del comportamento di chi fa largo uso di alcol. 3. Analisi di schede di approfondimento. Approfondimento pratico: 4. Ricerca e spiegazione di parole difficili 5. Giochi linguistici: acrostici, limerik, cruciverba, ecc. 6. Traduzione del racconto in vignette dialogate e commentate La suddetta fase prevede due momenti, il primo teorico, in cui gli alunni acquisiscono informazioni, conoscenze di tipo scientifico; il secondo momento è operativo e prevede attività varie, come esercizi-gioco, schede, test, lettura, analisi del testo e rielaborazione di racconti. 35 5° momento 36 STILI DI VITA: FATTORI POSITIVI E NEGATIVI Stili di vita più sani è l’obiettivo 11 previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nell’ambito del programma “21 obiettivi di salute per il XXI secolo”. Tra le cinque priorità, indicate dal Piano Sanitario Nazionale 1998-2000, per la promozione, la tutela ed il recupero della salute, la prima indicazione si riferisce alla promozione di comportamenti e stili di vita salutari nel campo dell’alimentazione, dell’abitudine al fumo, del consumo di alcol e dell’attività fisica. Riflessione personale e collettiva sugli stili di vita propri, della famiglia, dei compagni di classe. Spiegazione e discussione sulla definizione di un corretto “stile di vita”. 1. Elaborazione e somministrazione di questionari sulle abitudini alimentari degli alunni, della loro famiglia, dei compagni. 2. Racconti, filastrocche sugli alimenti. 3. Gli alimenti che contribuiscono allo sviluppo e alla crescita dei bambini (esercitazioni varie). 4. Rielaborazione dei dati acquisiti dalle indagini (grafici, conversazioni, disegni, relazioni, ecc.). 5. Sostanze che danneggiano l’organismo soprattutto dei bambini. Rispetto a questa tematica, innumerevoli sono le attività che bambini e bambine, nelle varie fasce di età, possono affrontare con facilità, con interesse, con impegno, ma anche divertendosi. 6° momento MASS – MEDIA E ALCOL (da realizzare nelle 4°-5° classi della scuola primaria) La tematica “media”, soprattutto se relativa a “pubblicità e alcol”, deve essere affrontata nella scuola in maniera sistematica, continua e incisiva. L’alcol, oggi più che in passato, proprio dai media viene presentato come un “facilitatore sociale”. Non è raro – tutt’altro! – che in televisione (nella pubblicità, nelle soap-opera, negli sceneggiati, nei film ecc.) l’uomo o la donna di successo abbiano un bicchiere di bevanda alcolica tra le mani. Il percorso didattico, da realizzare nelle ultime classi della scuola primaria, si articolerà essenzialmente: • nel reperimento, attraverso diversi media - stampa, televisione e radio - di messaggi pubblicitari e di notizie ritenute particolarmente significative per la problematica alcolcorrelata; • nell’analisi critica del linguaggio e dei messaggi mass-mediali, per scoprire che 37 38 dietro di essi ci sono delle “logiche” (politiche, ideologiche, culturali, economiche, commerciali, ecc.) che concorrono talvolta alla verità/non verità, alla trasparenza/non trasparenza di alcuni problemi sociali; • nelle attività diverse di contestualizzazione e ricontestualizzazione dei contenuti proposti. Attività: 1. Ricerca e preparazione del materiale da visionare (docenti, genitori, alunni) 2. Visione guidata del materiale selezionato (alunni con docenti) 3. Analisi di alcuni pezzi significativi del materiale visionato 4. Discussione, confronti e problematizzazione di bevande alcoliche 5. Somministrazione agli alunni di questionari a scelta multipla intesi a rilevare la comprensione dei messaggi mass-mediali 6. Attività di smontaggio e rimontaggio di testi mass-mediali 7. Produzione, individuale e di gruppo, di spot pubblicitari, che evidenzino i rischi dell’alcol La tematica “mass-media” richiede, per la sua vastità e complessità, percorsi didattici interdisciplinari molto mirati e di ampio respiro. 7° momento VERIFICA È superfluo sottolineare che la verifica va fatta all’inizio di un percorso di lavoro attraverso questionari, illustrazioni, semplici test, ecc., va fatta in itinere e soprattutto nella fase conclusiva, con: • discussione di gruppo • questionari • test • elaborazione di cartelloni • pannelli illustrativi • disegni • manifesti • racconti, filastrocche, ecc. • relazioni, orali e scritte • drammatizzazione • …………………. 8° momento VALUTAZIONE Le attività di valutazione si riferiscono ad aspetti differenti che possono ricondursi a: • conoscenze acquisite • abilità-capacità operative • modifica di atteggiamenti e comportamenti (naturalmente rapportati all’età degli alunni), riferiti agli obiettivi prefissi, quali l’autostima, l’autonomia, la criticità, la capacità di relazioni interpersonali Questo può costituire la base, perché bambini e bambine coadiuvati dalla famiglia e dalla scuola, possano iniziare a prendere coscienza di assunzione di stili di vita sani, e nello stesso tempo, di rifiuto, sempre più consapevole e forte, di consumo di alcol e di altre sostanze tossiche. 39 40 Capitolo III La drammatizzazione della favola a cura di Lino di Turi 41 1. Teatro come spazio naturale teatro come spazio dell’incontro 2. La rivisitazione della Favola di Orfeo 3. Glossario 1 Teatro come spazio naturale Teatro come spazio dell’incontro “C’è una via per giungere al cuore degli uomini di tutte le razze, di tutte le età e di ogni parte del mondo, ed è quella di toccare il loro sentimento”.1 Se tale assunto è vero in tantissimi ambiti e situazioni, lo è ancora di più quando si vuole trattare tematiche complesse come quelle relative ai problemi alcolcorrelati. Se poi il target dei destinatari del nostro intervento è quello della scuola dell’infanzia e della scuola primaria di I grado, la sfera del sentimento è la via da privilegiare. E, per intraprendere tale via, quale mezzo è più efficace se non il teatro? L’obiettivo e il messaggio, propri di un teatro didattico, hanno bisogno di essere veicolati anche dal senso dello spettacolo nella sua accezione comune: meraviglia, attraverso la suggestione emotiva. E se l’effimero spettacolo ha la sua breve durata e può anche passare nel dimenticatoio, è proprio quella emozione, prodotta dall’arte 42 teatrale, che riporta ai contenuti. Perché il pubblico recepisca i messaggi e stratifichi nel proprio subconscio i “segnali” della performance, ha bisogno di essere assoggettato, coinvolto e quindi “intrappolato” nel meccanismo scenico della storia a cui assiste. E questo, evidentemente, ha la sua particolare validità per il pubblico imparentato con i piccoli protagonisti dell’evento. La sperimentazione, realizzata nel Circolo Didattico di Salerno, attraverso il mezzo teatrale, è partita da LA FAVOLA DI ORFEO e ha tenuto in considerazione i seguenti punti:2 1) Individuazione all’interno del gruppo-classe di interessi motivazionali comuni, servendosi di una varietà di stimoli che utilizzino i poteri intuitivi e inconsci. Successivamente, tali potenzialità vanno disciplinate e (possibilmente) sistematizzate, perché producano qualcosa di significativo e si trasformino in strutture conoscitive. 2) (In base al punto precedente) raccolta e catalogazione del materiale, da analizzare in funzione del contesto socio-culturale in cui si opera. 3) Visualizzazione libera mediante tecniche pittoriche, manipolazione di oggetti e materiale non strutturato, servizi fotografici, espressioni corporee (fisico-motorie, mimico-gestuali) e ritmico-sonore (produzione di suoni e rumori non stereotipati), ecc. È particolarmente importante in questa fase che, indipendentemente dai risulta- ti, il bambino sia libero di proiettare nel lavoro le sue strutture emotive di fondo e che l’animatore sia in grado, anche con l’aiuto di uno psicologo, di comprenderne il loro significato simbolico. 4) Tentativo di unificare in una scrittura collettiva il materiale illustrato al punto 3) con la realizzazione di drammatizzazioni, cantastorie, audiovisivi, mostre fotografiche, ecc. 5) Confronto al di fuori del gruppo delle fasi del processo e dei risultati ottenuti, utilizzando le acquisizioni conoscitive, tecniche e creative emerse durante la realizzazione del progetto. 6) Rielaborazione critica all’interno del gruppo del lavoro compiuto, per verificare gli obiettivi raggiunti, e più specificamente, i bisogni già liberati, espressi sincreticamente dal prodotto finale, considerato con carattere di provvisorietà, come semplice controllo dell’attività svolta. 7) Su questa base si determinano ulteriori compiti ed obiettivi da perseguire, proiettando la ricerca nel tempo, in una ipotesi di continuità e sistematicità. Il tutto in una costante situazione di co-partecipazione, in cui, il fare insieme delle cose, mira a facilitare la comprensione degli aspetti più nascosti del proprio sé e dei fenomeni sociali in cui si agisce, nonché, grazie a ciò che si riesce a produrre, ad elevare il livello di aspirazione e di stima di sé, e infine, a recuperare quegli elementi intuitivi e creativi che rapportati dinamicamente a fattori intellettuali e socio-emotivi, contribuiscono notevolmente al rafforzamento dell’io del bambino. I risultati? Questi non potranno portare a raggiungere obiettivi concreti e soddisfacenti se le attività legate al teatro continuano a essere episodiche, non accompagnate da una progettualità innovativa all’interno di una scuola che persegua una politica scolastica, legata sì al territorio, ma che non perda di vista la politica socio-culturale nazionale. La nostra sperimentazione, che si è basata essenzialmente sull’affabulazione (capacità di affascinare con la favola gli ascoltatori), ha coinvolto in toto gli alunni, creando un motivato interesse per il testo sceneggiato realizzato e presentato dal sottoscritto. La strategia del finale da costruire con gli alunni ha dato la possibilità alle insegnanti 43 di utilizzare il mezzo-Teatro per far vivere “dentro” personaggi e situazioni. La conoscenza attraverso le emozioni si è rivelata il miglior modo per far prendere coscienza della problematica alcolcorrelata derivante dall’assunzione di alcol. Cosa è utile rafforzare? La maggiore presenza dell’esperto teatrale sia nelle fasi che precedono la formazione degli animatori (previa verifica dei pre-requisiti) che, durante la preparazione dell’allestimento della rappresentazione teatrale. Cosa si può tentare ancora? Oltre al coinvolgimento di ex-alcolisti, sarebbe consigliabile coinvolgere nella preparazione dello spettacolo anche i genitori degli alunni con vari compiti, avendo ben chiaro l’obiettivo da raggiungere. 44 1 Vittorio Podrecca, fondatore de “Il Teatro dei Piccoli” (poi “di Pontedera”) 2 Momenti operativi di un progetto di animazione (da “L’animazione come risorsa metodologica), Estratto da “Quaderni dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Bari”, 1979. 45 2 La rivisitazione della favola FAVOLA D Narratore Bicchiere Tentatore Orfeo Bracco 46 Una scena spoglia. Da una quinta si affaccia, per spiare, una testa (Bicchiere). Bicchiere si guarda intorno per accertarsi dell’assenza di persone. Dopo… Bicchiere Tentatore (In punta di piedi raggiunge il centro-scena e, senza esagerare l’ubriacatura) Hi chic hic Io son forte come un crick superato ho il ritmo rock. Dopo l’incontro del 3 marzo Sono solo un gran bicchiere 2006 con le scolaresche e e non posso, del mio bere, le insegnanti di Salerno si solo il profumo mi fa stare è pensato di far intervenire sempre sempre a baloccare. più bambini suddividendo il Ma, amico ascoltatore, se non bevo, son fornitore e a sentire quell’odore ho piacere del tepore. Ma se vuoto mi ritrovo, trovo liquido sempre nuovo. Bicchieri Quando alcuno mi assaggia, il mio impegno si scoraggia. E acquistare ad ogni costo DI ORFEO sir John Lucifero Genitori di Orfeo 47 Bicchiere Tentatore personaggio di Bracco in sei parti; così come il personaggio del narratore. (Disposizione scenica) Narratori qualcun devo anche in agosto. (Con tono confidenziale) M’hanno detto… ho saputo che a un popolo sperduto è stato sempre taciuto il gusto del mio contenuto. Ora devo far missione per indurre in tentazione un soggetto di quel luogo e con lui, sì, trovare sfogo. Ora taccio urgentemente, vedo arrivare gente e mi fingo senza vita per leccarmi poi le dita. (Si inginocchia, lasciando intravedere solo il bicchiere con un manico/braccio, e resta fisso come una statua) Narratore (Arriva in scena con un salto: è molto allegro) Buongiorno, anche se è sera. Ogni nuovo giorno diventa primavera. (Facendo finta di ricordare) Perché? Perché sono qui? (Ricorda) Ah sì! Sono qui per raccontarvi una storia… la storia dello gnomo Orfeo ch’è fedele al galateo. Quante storie si raccontano, quanti desideri riusciamo a realizzare con le storie fantastiche, quante lezioni si imparano viaggiando nel mondo della fantasia. E come ci piacerebbe entrare in una storia e diventare PROTAGONISTA, l’attore principale. Proprio come capitò in questa storia che vi passo a raccontare… (continua a parlare, iniziando la storia di Orfeo, ma del suo racconto si sente ben poco perché…) Bicchiere Tentatore (Sciogliendosi dalla sua posizione di statua, si sovrappone al narratore richiamando l’attenzione del pubblico) Attenti, attenti adesso Perché il narratore io fo’ fesso E lo porto, fritto e lesso, ad uscire dall’ingresso con la materia che professo e gli tolgo ogni complesso. (Gli viene lanciato un mantello con cappuccio e, camuffandosi, si presenta al Narratore esagerando una finta stanchezza) (gridando) Oh, ooooh come son stanco mi fa male il destro fianco. Una sedia voglio o un banco Sol così io mi rinfranco. Narratore (Impietosito si avvicina) Povero… povero viandante. Qui non vi sono sedie o banchi. Qui non abbiamo possibilità… Bicchiere Tentatore (Interrompendolo) Oh povero me lasso! Io moro… io trapasso Se il peso non abbasso… Io mi scasso… mi fracasso… 48 Narratore (Disperandosi) Oh se avessi un materasso! (poi…) Se potessi… Dimmi cosa posso fare? Bicchiere Tentatore Bevi… alleggerisci il mio peso: ne uscirò illeso ed è chiaro e sottinteso non sarai da me vilipeso. Vieni sotto il mio mantello e, attaccato al succhiello, apri all’alcol il cancello e ti chiamerò mio fratello. Narratore Solo questo devo fare? (e, infilatosi sotto il mantello…) Bevo bevo per sanarti. (si sente il gorgoglio della bevuta) Bicchiere Tentatore Bevi, bevi senza risparmio Ed in cambio avrai l’oblio Con il dolce risciacquio Che contengo solo IO. Narratore (Uscendo dal mantello) Oh che bello il tuo spinello. Il delicato suo profumo mi aiuta ad aiutarti e speriamo che ora tu stia bene. (Cominciano a evidenziarsi i fumi dell’alcol. È alticcio.) Sono proprio assai contento d’aver sollevato il tuo portamento e con questo buon umore vado a far pubblicità di questa mia felicità. (Esce barcollando e canticchiando) Bicchiere Tentatore Come dice il proverbio Col suo antico saggio fruscio? “Chi ben comincia è a metà dell’opera!” e proprio come una matura pera è caduto il benpensante, col mio liquido catturante. Or la storia io vi racconto Per trovar il mio tornaconto. A Nordwood nella foresta C’è una famiglia sempre in festa Che conosce a menadito 49 Solo il comportamento compito. Io, con il mio fare ardito, renderò questo popolo inebetito. E… (Chi è Bracco? È uno gnomo che ha avuto una brutta esperienza e che, per il bene del suo popolo, farà conoscere la vera storia di Orfeo) Bracco 50 Gedeone e Fiordaliso (Entra e, inviperito, si rivolge a Bicchiere) Tu, vecchio dissipatore di vite; tu, specchio deformante; tu, vile contenitore di liquidi falsi. Sparisci! (Bicchiere è intimorito) Ci siamo conosciuti! Io so chi sei e tu sai chi sono io. Ora sparisci perché la storia di Orfeo sarò io a raccontarla e, come in passato, accompagnerò io la persona da aiutare. Io che so ed ho vissuto nel mondo che tu hai corrotto. Io che mai più vorrò permettere che tu infetti la purezza, la semplicità del vivere sano. Via! (Bicchiere, anche se indispettito, abbandona la scena). Viveva una volta nella foresta di Nordwood una felice brigata di piccoli gnomi. Come già saprete, gli gnomi sono degli esseri piccoli piccoli, che costruiscono le loro casine dentro i funghi immersi tra la vegetazione dei boschi. Essi sono così minuscoli che gli uomini non riescono nemmeno a vederli in mezzo agli altri animaletti della foresta. Ma noi li vedremo perché, per magia, io li renderò visibili. La tribù di Nordwood era davvero particolare: infatti, contrariamente agli altri gnomi sempre tristi e lamentosi, essi erano spiritosi e allegri, furbi e spensierati. Lavoravano di gran lena alzandosi al sorgere del sole, ma appena il sole calava all’orizzonte si divertivano danzando e raccontandosi storie. Le loro feste erano tanto belle, che talvolta si protraevano per tutta la notte. Gedeone era il loro capo: uno gnomo leggermente più alto degli altri, piuttosto grassoccio e rubicondo, che sapeva guidare con autorità quella divertente brigata. Gedeone aveva diversi figli, tutti allegri e laboriosi, ed una moglie, Fiordaliso, una signora vivace e intraprendente, tutto il giorno dedita ai lavori domestici. Orfeo, figlio mezzano di Gedeone, era affascinato dalle storie. Tante storie e, protagonista di tutte quelle storie era sempre e comunque Sir John. (Chiama da fuori scena Orfeo) Orfeo! (al pubblico) Vi presento Orfeo. Seguite attentamente il suo cammino e potrete... Orfeo (Arriva in scena. Gnomo molto allegro ed educato, si presenta) Per servirla maestro gnomo: Orfeo! Di Gedeone e Fiordaliso. Mezzano figlio della famiglia e da tutti benvoluto e molto coccolato. Bracco (Strofinando il suo naso al naso di Orfeo: così si salutano gli gnomi di questo paese) Io sono Bracco e vengo da Nordwood, dal castello di Sir John il famoso cavaliere. Piacere. Orfeo Sir John? Il cavaliere senza paura? Il Re giusto e onesto? (è felice) Non credo alle mie orecchie! Dici il vero? O forse…? Bracco Forse cosa? Se è vero quel che dico o è vero che Sir John, cavaliere senza macchia e senza paura, è quello delle tue storie? Orfeo Non ho capito! Bracco Capirai! (Dalla sua tasca estrae una boccetta e la porge a Orfeo) Tieni. Bevi e un sogno tu farai che la vista ti darà della pura verità. Bevi! Orfeo Bevo? (è timoroso. Ma poi dopo essersi rassicurato guardando Bracco che, bonariamente, lo invita con un continuo movimento della testa) Bevo, sì! (Beve) BUIO Subito si ode un allegro canto di vocine: gli gnometti. La luce ritorna mentre appaiono in scena, a braccetto, gli gnometti canterini. Tra loro si scorge anche Orfeo che appare per ultimo e da questi poi si staccherà quando tutti saranno usciti dall’altra quinta. 51 CANZONE “STRETTI IN VITA” Cantando tutti stretti stretti in vita / Andiamo per la strada assai sicura / Che mai nessuna gnoma andrà smarrita / Siam sempre lieti e mai la vita è dura / E la foresta per noi è fresca e forte / Felici siamo e non abbiam paura. / Sappiamo qual è la nostra bella sorte / Con canti e balli, continuo è il via vai / procediamo sempre con fornite scorte / e per la fame non gridiamo ahi. Dopo aver eseguito una ritmata coreografia in scena, sempre cantando, imboccano l’uscita. Un bacio. Tornerò Io, Orfeo Vostro Orfeo 52 Orfeo (che, ultimo della fila, si è staccato dal gruppo per rimanere solo in scena) Mi sembra di sognare. Canto, ballo e faccio tutto come se qualcuno mi dice di farlo; come… in un sogno organizzato. Ora per esempio devo scrivere un biglietto… sì! Devo! (prende un taccuino e una penna e scrive una serie di bigliettini che attaccherà un po’ dappertutto. Scrive) Io Orfeo (Attacca il biglietto) devo andare al castello. (Attacca il biglietto) Papà Gno’, Mamma Gna’ (Attacca) devo andare. (Attacca) Di me non ci è da preoccupare. (Attacca) Tornerò dopo aver conosciuto Sir John. (Attacca) Un bacio a tutti i miei fratelli. (Attacca) Vi voglio bene. Vostro Orfeo. (Attacca) BUIO Si sente la voce di Orfeo al buio. Orfeo Com’è grande questa strada. Com’è buia questa strada. (Una piccola luce una lanterna? - gli segna la strada) Ora appare questa luce e… io seguo questa luce. (un’altra luce in senso contrario si accende) Quant’è lunga la strada che porta a Nordwood. Quanta fatica per raggiungere Sir John. (altra luce) Ma la fatica sarà ricompensata. Conoscerò Sir John. Conoscerò la corte del castello. Che festa sarà quando lì arriverò. (Altra luce) Spartito contenuto nel cd (Progetto Ben-Essere) Bracco (intermediario del sogno, lo invita - con cenni - a proseguire) Questa non è la solita strada. Guarda a sinistra e a destra e cammina, Vieni! (Orfeo esegue) Ti ricordi la storia di Sir John quando ti veniva raccontata? (Orfeo risponde sempre con un sì.) Com’era felice nel suo castello facendo giochi cavallereschi? E tutti erano felici e contenti? Bene, continua il tuo cammino. Vieni e tra poco vivrai la tua esperienza meravigliosa. (Si sente l’avvicinarsi di un cavallo e Bracco, con voce concitata...) Attento adesso, scansati… un grosso animale sta arrivando potrebbe schiacciarti! (Orfeo si butta a terra, lasciando intendere il pericolo) Orfeo (con l’affanno, dopo che il trotto del cavallo è scomparso) Per fortuna sono ancora vivo. Riuscirò in quest’impresa: conoscerò Sir John. Bracco (Ancora incitandolo) Il grande mondo, amico mio, è pieno di imprevisti e tu conoscerai il mondo oltre la foresta e molte cose capirai. Su ora, riprendiamo il cammino che Sir John è più vicino di quanto immagini. (Orfeo esegue) Ora che il pericolo è passato, ti posso dire che il cavallo di poc’anzi era guidato proprio da Sir John. E se il tuo occhio vuole lo può ancora vedere che scompare. Orfeo Sì, lo vedo. Sir John, ti ho visto! Sei il mio eroe. Vengo! (Si sentono degli effetti che ripropongono un battito d’ali) Bracco Attento Orfeo… A terra! Subito! Un grosso volatile vola su di noi e potrebbe agganciarci con i suoi artigli! Giù! (I due si buttano a terra) Non ti muovere! Aspettiamo che passi. (Il battito d’ali si allontana) Orfeo Che paura! È dura la vita oltre la foresta. Ma ne vale la pena: la conoscenza di Sir John… Bracco (Invitandolo ad alzarsi) Su ora e di corsa procediamo. Ci siamo quasi. Vedi quella luce? È il castello. Tra poco conoscerai di persona il tuo Sir… (viene interrotto da un feroce abbaiare) Attento adesso… Lo senti? È il cane a tre teste… guardiano del castello di Sir John. Vieni con 53 me. (L’abbaiare svanisce e si sentono delle voci concitate e alterate) Corri… nascondiamoci qui e, preparati, perché questa è la voce di Sir John… e il tuo sogno si avvererà e – sicuramente – qualcosa cambierà. Io lo so. (Ride) Vieni! (Si nascondono dietro la quinta a destra mentre da sinistra sta arrivando la corte con – in testa – Sir John). Lucifero Orfeo (Mentre si allontanano) Non c’è proprio nulla da ridere! Non capisco, io sono venuto dal mio villaggio per conoscere gente interessante e mi trovo un tipo maleducato come te che ride alle mie spalle! Ma allora le storie che si raccontano al villaggio forse non sono vere? Allora non è vero che al castello del buon duca di Nordwood sono tutti buoni e felici? (Scoppia a piangere) Bracco (Tirandolo dalla quinta) Non piangere! Questo tuo viaggio ti porterà a conoscere cose che non puoi immaginare. Vieni e smettila di piangere altrimenti ci scopriranno. Orfeo (resistendo) Ma io voglio stringere la mano a Sir John. Io… Bracco (avendo ragione di Orfeo, lo trascina dietro la quinta) Deciderai poi per la stretta di mano. Ora vieni! Sono già qui! 54 LUCE COMPLETA Infatti le voci si fanno presenze e vediamo Sir John con tre o quattro cortigiani che brandendo, ognuno, un bicchiere procedono fino al trono che viene collocato da due servi a centro scena mentre diversi baldacchini con panni molto colorati vengono collocati da altri servi. La scena diventa, adesso, sala del trono. Musica dell’ubriaco. Bracco (Tutta la corte procede traballante a ritmo di musica. Poi…) Li vedi? Hanno affogato il cervello dentro il bicchiere. Ma non è sempre stato così. (Tutto quello che verrà descritto qui di seguito da Bracco, come un flash back e con adeguato commento musicale, si visualizzerà sulla scena. Si ode solo la voce: forse registrata per tenere i livelli musicali?) Prima Sir John era buono e gentile: con tutta la corte passeggiava, mano nella mano, con la dolce moglie. Poi, con la sua arpa deliziava tutta la corte. Ma un bel giorno venne un uomo da lontano che insegnò al duca come produrre bevande che contengono alcol. Tra le varie ricette il duca preferì un elisir piacevole e gustoso, che si rivelò il responsabile dei nostri guai. Ben presto un bicchiere al pasto non bastò più e la bevanda non era mai abbastanza. Fu così che, ahimè, bevi oggi e bevi domani... Credimi Orfeo ormai in questo palazzo tutti bevono molto e la nostra vita è un seguito di guai, non solo per noi piccoli gnomi ma anche per gli abitanti della città e per quelli dei regni vicini. Il duca litiga con tutti: oggi dichiara guerra a quella contea, il giorno dopo all’altra, e tutti i suoi vicini sono ormai arrivati all’esasperazione. Noi, che un tempo vivevamo nei boschi qui intorno, a causa delle guerre continue siamo costretti a rintanarci dentro queste spelonche vivendo come dei lombrichi in questi cunicoli. Orfeo Non voglio sapere altro. Me ne torno a casa e… (mentre la musica di “Stretti in vita” – ripetuta – sale, tutti i bambini si dispongono dalle parti del trono e Orfeo viene avanti sul proscenio: rivolgendosi al pubblico)… e metto (indicando poi tutti gli altri alle sue spalle), mettiamo un punto fermo a questo nostro impegno, che sicuramente rappresenta un incubo… ma se gli incubi hanno come proponimento quello di dare segnali perché le nostre esperienze si arricchiscano e ci permettano di riconoscere, nella foresta della vita, qual è il sentiero da percorrere, ben vengano. Buona vita a tutti! tutti (Venendo avanti in proscenio) Buona vista a tutti Orfeo (Correggendo) Ho detto: Buona vita a tutti! (Litigano sui termini “vita” e “vista” mentre la musica sale e qualcuno con un cartello viene avanti mostrando la scritta “Buona vita vista… a tutti” - Musica) 55 3 Glossario AFFABULAZIONE neologismo che rafforza il termine fabula (parola) = affascinare con la parola (favella = favola/fiaba). Un viaggio dentro se stessi, alla scoperta della capacità di affabulare, di immaginare, di inventare mondi di fantasia. 56 CIC (Centri di Informazione e Consulenza) Nati per studenti delle scuole secondarie di 2° grado, si vanno estendendo, con debiti aggiustamenti e diversificazioni, nelle scuole di ogni ordine e grado. Il CIC è luogo di aggregazione informale e istituzionale di diversi soggetti che si propongono di promuovere e realizzare attività di ricerca, di informazione, di ascolto, di proposta di protagonismo, di presenza in ambito scolastico ed extrascolastico. I CIC nella scuola primaria possono costituire luoghi e tempi di ascolto e di confronto tra docenti e docenti, genitori e genitori, docenti/genitori e operatori dei servizi socio/sanitari del territorio, per sostenere i processi comunicativi, per individuare fattori pro- duttivi e fattori di rischio nella realtà scolastica, familiare e sociale. DRAMMATIZZAZIONE E’ il gioco dei ruoli dove il bambino impara a distinguere diverse ottiche di lettura della realtà. Attraverso le diverse tecniche della drammatizzazione, da quelle più libere a quelle più strutturate, i bambini creano situazioni fantastiche e/o rielaborano esperienze personali. E’ una modalità significativa e coinvolgente che fa interagire alunni di classi e di età diverse. E’ un’attività che, per la sua forma ludica, è ben accetta ai bambini e sviluppa la motricità e la comunicazione corporea, arricchisce il pensiero ed il linguaggio verbale, favorisce la spontaneità e la socializzazione. Vengono drammatizzati racconti, fiabe, storie o testi e drammi più impegnativi. Per drammatizzazione si intende, nel linguaggio della psicoanalisi, il processo secondo il quale un’idea o un concetto vengono trasformati in immagini (eventualmente accompagnate da suoni). FAVOLA La favola è un componimento scritto con intendimenti morali e ammaestrativi ed ha come protagonisti quasi sempre animali, intesi come simboli dei vizi e delle virtù degli uomini. FIABA Favola e fiaba sono usati spesso come sinonimi perché derivano dalla stessa radice latina (il verbo fari che significa "parlare", "raccontare") e distinguono un tipo di racconto risolto con elementi irreali o addirittura soprannaturali. LABORATORIO E’ lo strumento per eccellenza di un’interpretazione della scuola che punta prioritariamente alla stimolazione, nell’allievo, della capacità di costruire/scoprire direttamente la cultura, che intende fondare l’apprendimento sull’esperienza autonoma degli allievi. (cfr. B.O. Borghi, L. Guerra, “Manuale di didattica per l’asilo nido”, Laterza, Roma 1992. MONITORAGGIO E’ l’attività fondamentale per crescere nella cultura della valutazione di ogni progetto formativo da sottoporre ad una valutazione. Questa può essere fatta: • Ex-ante, in sede di approvazione; • In itinere, nelle varie fasi di realizzazione del progetto; • Ex-post, relativamente ai risultati e alla ricaduta degli interventi attraverso metodologie e strumenti tesi ad accertare, ad ogni fase, il grado di conseguimento degli obiettivi previsti e dei risultati attesi. NARRAZIONE La narrazione, come forma di conoscenza della realtà, (quando gli altri ci raccontano la realtà e le interpretazioni che ne danno) e costruzione di significati (quando insieme ad altri si costruiscono nuovi modi per interpretare la realtà) trova la propria origine negli studi di psicologia sociale classica (K. Lewin), recente (Gergen), e nella psicologia cognitiva (Bruner). Secondo tale autore le strutture narrative sono forme universali attraverso cui le persone comprendono la realtà e comunicano su di essa. Il racconto permette di costruire significati che consentono agli uomini di interagire con il sistema di convenzioni culturali all’interno del quale essi vivono, consente cioè di appropriarsi di interpretazioni già esistenti dei fenomeni sociali, di attribuzioni generalmente condivise. Nel raccontare vi è una forma di conoscenza sociale, cognitiva, affettiva che correla il nuovo con l’esistente attribuendo ad esso un senso. Si impara ad affrontare l’incerto, il non conosciuto attraverso un modo già sperimentato, veicolato da altri che hanno già vissuto e costruito queste conoscenze. O, più semplicemente: NARRAZIONE Esposizione per lo più ordinata in funzione di determinate istanze di ordine stilistico e storico. PENSIERO PLURALE E DIALOGICO Pensiero plurale e dialogico è un pensiero antidogmatico, flessibile, aperto al confronto e al dialogo, in grado di contrastare e mettere fuori gioco uniformità e conformismo. E’ un pensiero all’interno del quale convivono “più logiche”, “più linguaggi”, “più culture”. (F. Pinto) PROBLEM SOLVING E’ un processo di soluzione dei problemi (scolastici, relazionali, esistenziali). PROMOZIONE DELLA SALUTE La promozione della salute è il processo che consente alla popolazione di esercitare il controllo della propria salute e migliorarla. Nella carta di Ottawa si legge “la promozione della salute appoggia lo sviluppo individuale e sociale, offrendo informazioni, assicurando l’educazione sanitaria e perfezionando le attitudini indispensabili alla vita. In tal modo, essa permette alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla loro salute e di far scelte favorevoli ad una vita sana”. Un denominatore comune delle attività scolastiche è dato dall’attenzione e dalla consapevolezza da parte del docente che gli apprendimenti possono essere acquisiti, in modo durevole, se sono collegati, messi in relazione diretta o indiretta – possibilmente in modo critico – con il vissuto del bambino, con le sue esperienze, 57 aspettative, curiosità. 58 PSICOANALISI Termine coniato nel XX secolo unendo le parole psico e analisi (sul modello tedesco di psychoanalyse), definisce una particolare teoria psicologica che propone un modello di funzionamento della mente e dei processi psichici dell'uomo da un punto di vista dinamico, con particolare enfasi sull'inconscio, i sogni e la sessualità infantile; è usato anche per indicare il metodo terapeutico che in quella teoria ha le sue basi, appunto il metodo psicoanalitico. Fondatore di questa disciplina è stato Sigmund Freud. RACCONTO Esporre a voce o per iscritto, per lo più con intonazione familiare, uno o più fatti veri o inventati. SALUTE Lo Statuto dell’OMS, adottato nel 1948, definisce la salute come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non “semplice assenza di malattia o invalidità”. Gli ultimi anni hanno visto l’affermarsi del concetto di salute in termini eco-sistemici, concetto rafforzato e consolidato dalla carta di Ottawa (1986), all’interno della quale si parla della salute in termini di processo dinamico e permanente, di condizione di benessere che l’individuo deve continuamente cercare e che è frutto della relazione tra uomo e ambiente fisico e sociale. SCENEGGIATURA È la messa in opera del racconto in termini di dialogo. La sceneggiatura comprende la didascalia (descrizione dei movimenti e/o degli stati d’animo dei personaggi). La sceneggiatura comprende anche l’ambientazione e i dettagli scenografici. SITUAZIONI DI RISCHIO Quelle che risultano caratterizzate da fattori che ostacolano l’equilibrio psicofisico e sociale e inducono a comportamenti e abitudini sbagliate. Anche la scuola, la famiglia, il territorio possono configurarsi come situazioni di rischio quando di fatto ostacolano l’autonomia e la crescita delle persone presentando modelli e stili di vita sbagliati. STILI DI VITA Comportamenti, dettati da modelli e abitudini sane, orientati a scelte consapevoli e responsabili che permettono la piena realizzazione di sé e la integrazione nel contesto sociale e culturale di vita. 59 BIBLIOGRAFIA 60 1. E. Morin, “Il metodo”, Feltrinelli, Milano 1992. 2. B. Q. Borghi, L. Guerra, “Manuale di didattica per l’asilo nido”, Laterza, Bari 1992. 3. M. De Nicolò (a cura di), “Educazione e salute”, Carra Editrice, Casarano (Le) 2004. 4. F. Frabboni, F. Pinto Minerva, “Manuale di pedagogia generale”, Laterza, Bari 2002. 5. F. Pinto Minerva, G. Palasciano, M. De Nicolò (a cura di) “Il profilo di salute della scuola”, Pensa Multimedia, Lecce 2002. 6. L. Dozza, “Il lavoro di gruppo tra relazione e conoscenza”, Tecnodid, Napoli 1999. 7. D.W. Johnson, R.T. 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Istituto Superiore di Sanità. 61 Gli Autori Aniello Baselice Medico, esperto in alcologia, direttore scientifico Gruppo LOGOS Onlus, coordinatore attività alcologiche Ser.T. ASL SA/3, membro Gruppo Alcol CCM Ministero della Salute. Vito Antonio Campanile Medico, criminologo clinico, tossicologo forense, consigliere nazionale Società Italiana Alcologia (SIA). Gabriella Cavaliere Sociologa, formatrice nei programmi di promozione della salute nelle scuole e operatrice del Gruppo Logos Onlus. Lino Di Turi Animatore di teatro di Bari. Angela Galdi Esperta di animazione in gruppi di bambini e adolescenti. Francesca Massimeo Docente di Scuola Media di primo grado, laureata in Scienze dell’Educazione, ricercatrice già IRRE Puglia. 62 Stefania Pirazzo Formatrice nei programmi di promozione della salute nelle scuole e operatrice del Gruppo Logos Onlus. Doda Renzetti Medico Internista – Responsabile del raggruppamento di Medicina Casa di Cura La Madonnina Bari, Presidente della Sez. Apula-Lucana SIA. Maria Teresa Salerno Medico, esperto in alcologia, direttore Unità di Alcologia c/o Clinica Medica - Università degli Studi di Bari. Porzia Selvaggi Laureata in Pedagogia, ricercatrice già IRRE Puglia. Emanuele Sorini Medico, Responsabile NOA-SERD ASL della Provincia di Cremona. “Tutti i bambini e gli adolescenti hanno il diritto di crescere in un ambiente protetto dalle conoscenze negative del consumo di alcol, per quanto possibile, dalla pubblicità di bevande alcoliche” Carta Europea sull’Alcol, Parigi 1995 64 finito di stampare nel mese di novembre 2007 da arti grafiche sud, salerno