Tariffa Associazioni senza fini di lucro:
Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 c. 2, DCB/7/2004 - Arezzo
Anno XXX - n. 2
Dicembre 2007
In questo numero
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In questo numero
Saluto per l’anno nuovo
Inaugurata nuova sede
Il 5 per mille a favore della Sezione
Situazione tesseramento anno 2007
Il cammino di Santiago de Compostela
Lungo il “muro” del Catinaccio
Isole Eolie
Il varo della Lorenza alle Eolie
Monte Fumaiolo
L’eremita motorizzato
Nel Parco del Gigante
Quattro passi fra le nuvole
La castagnata
Corso di arrampicata CAI arezzo 2007
Corso di arrampcata un’edizione speciale
Capanna Margherita
Luna nascente
Cridola
Torre dei Sabbioni
All’Argentera
La mia prima via di montagna
Le Marmitte dei Giganti
Nell’era glaciale
Neve di ottobre e novembre
Non è stato un sabato qualunque
Calendario attività 2008
Lettera ad un amico
Calendario escursioni 2008
La medicina dei semplici
Aggiornamenti A.E.
Quando il dito sulla tastiera del computer, sbaglia
Un dolce ringraziamento
Un lutto
la ferrata Sandro Pertini
NOTIZIARIO DELLA SEZIONE DI AREZZO
Direttore Responsabile: Silvia Bardi
Redazione: Matteagi Gian Paolo, Paolo Bini Carrara, Graziella Castellucci,
Raul De Sanctis, Andrea Ghirardini,Vincenzo Lucaccini (coordinatore), Pietro
Paggetti, Gian Carlo Palazzini, Nedo Rapini, Omar Scarpellini.
Via Fabio Filzi, 28/2 - Arezzo
Tel. 0575/360.326 - Fax 0575/360.326
Internet: www.caiarezzo.it — E-mail: [email protected]
ANNO XXX - N. 2 - Dicembre 2007
Spedizione in a.p. tariffa associazioni senza fini di lucro
D.L. 353/2003 (L. 46/2004) art. 1, c. 2, DCB/7/2004 - Arezzo
Numero chiuso in redazione il 4/12/2007
Stampa: A.G. CIANFERONI - Stia (AR)
Aut. n. 3/78 R.S. Trib. Arezzo in data 31/1/78
Periodicità trimestrale
In copertina: inaugurazione nuova sede: Pres. R. De Martin, R.Focardi G.R.T.,
G.P. Matteagi. CAI AR, R. Resti CAI V.no Superiore
CLUB ALPINO ITALIANO
IL PRATOMAGNO
Editoriale
Segreteria
SALUTO PER L’ANNO NUOVO
C
ari amici, un altro anno è passato e sono già 35 dalla rifondazione della nostra Sezione.
Il 2007 è l’anno che andrà ricordato
come quello dell’acquisto della nuova
sede. Scusate se mi ripeto, riferendomi
ancora una volta a questo evento, ma
ritengo che l’obiettivo da noi raggiunto
rappresenti una pietra miliare nel cammino del nostro Club.
Il 22 settembre scorso è a vvenuta
l’inaugurazione dei nuovi locali, con
ampia partecipazione dei nostri soci,
alla presenza delle autorità cittadine,
del Comune, della Provincia e dei
massimi dirigenti provinciali, regionali e nazionali del CAI. Fra gli altri
era presente Roberto De Martin, già
Presidente Generale del CAI e del
CLUB dell’Arc Alpin. Legato alla
nostra Sezione da profonda amicizia, Gian Paolo Matteagi Presidente
ha porto un saluto a tutti i partecipandai 674 soci del 2006 agli attuali 626, con una
ti, mettendo in evidenza l’importanza
per una sezione di avere una propria sede, che perdita netta di 48 soci in un anno. Ciò signifirappresenta il centro di aggregazione, contatto, ca che siamo tornati indietro di due anni. È una
scambio culturale e conoscenza fra i vari soci e defezione che non ci possiamo permettere per
pertanto fondamentale per la vita del sodalizio cui, per il prossimo anno, occorre che, da parte
di ognuno di noi, ci sia una sforzo per recuperare
nella misura in cui ogni socio la sente propria.
A parte questo la nostra attività è stata carat- quante più adesioni possibili. Poiché abbiamo
terizzata da numerose uscite dedicate alle varie parlato della nuova sede, voglio qui ricordare
attività sezionali, dall’escursionismo, che resta e ringraziare l’ACIS s.r.l Associazione Costrusempre l’attività più importante quanto a parte- zioni Installazioni Segnaletiche di S. Sofia, ed
cipazione dei soci, all’alpinismo, allo sci alpino in particolare l’amico Conficoni Massimo, un
e di fondo escursionistico. È ripartito il settore socio CAI, membro del Soccorso alpino, che ci
destinato ai giovani con alcune valide iniziative, ha donato, con grande generosità, tutti i segnali
i programmi di carattere culturale con il Cinema indicanti la nostra sede, compresa la loro messa
e Montagna ed altre iniziative. Ma quello che più in opera, nelle strade adiacenti.
Ringrazio anche gli amici, fratelli Bruschi,
fa piacere, e qui lo voglio sottolineare con forza,
è la ritrovata completa concordia fra tutti coloro dell’omonima pasticceria di S. Domenico, per
che partecipano attivamente alla vita della Sezio- l’abbondante fornitura di pasticcini, donati in
ne e alla sua Direzione e la partecipazione, an- occa-sione dell’inaugurazione della sede.
Ed ora i miei più fervidi auguri di Buone Feste
cora di elite, ma comunque in aumento, dei soci
che, in occasione di manifestazioni o particolari e Buon Anno, a tutti Voi, nella speranza che il
nuovo anno sia ricco di interessanti escursioni e
eventi, danno una mano a fare.
L’unica nota stonata viene dal settore rinnovo di belle ascensioni alpine.
Gian Paolo Matteagi
soci con un bilancio negativo che ci vede passare
I
Inaugurata la nuova sede della sezione CAI AREZZO
Una Casa da cui sempre ripartire verso l’alto
l pomeriggio del 22 settembre 2007 è stata
inaugurata la nuova sede sociale, presenti le
autorità civili (Provincia, Comune e C.F.S.) e
una qualificata rappresentanza del CAI nazionale
e regionale. Infatti oltre agli amici delle sezioni
che insistono nella nostra provincia (Valdarno
Superiore, Sansepolcro e Stia) alla manifestazione erano presenti il past president Roberto De
Martin e Riccardo Focardi presidente del Gruppo Regionale Toscano (GRT, www.caitoscana.
it). Il nostro Club a distanza di 35 anni dalla
felice intuizione dei nostri Soci Fondatori, trova la sua casa definitiva, la sua sala conferenze,
il rifugio dove far convivere il pensiero propedeutico all’azione in montagna. Ricordiamo in
molti l’ “epopea” delle altre sedi, le scale infinite
dell’ultimo pia-no della Torre di Piazza Grande,
la decentrata solitudine della stanzina di Via XX
settembre, l’appartamento centralissimo, ma
sconnesso e tremolante, di Via San Giovanni Decollato 36 e la dignitosa sede finalmente a piano
terra di via de’ Mannini.
Ora la Sezione è in Via Fabio Filzi, strada prossima alla verde collina di Pionta, il “Vaticano aretino”, come diceva il grande storico Angelo Tafi.
Una collina densa di storia millenaria sedimentata negli scavi archeologici, quasi una montagna
bonsai che richiama le nostre radici più vere. È
bello poi poter rinvenire ancora storia e cultura
nel fatto che la Sede è verosimilmente posta sull’asse dell’antica via Romea in uscita dalla città,
pensare quindi il quartiere di Saione come luogo
di antico pellegrinaggio dalle Alpi orientali verso
Roma. E non sembri ingannevole che un Club,
che fa del suo vivere all’aria tersa delle altitudini una sua precisa filosofia di vita, si fermi a
festeggiare la sua nuova Casa, quasi un piccolo
rifugio nella città, su cui poter pianificare tutta
l’attività della Sezione, ma anche dove poter trovare sincera accoglienza per i nuovi e vecchi soci,
dove poter usufruire della imponente Biblioteca,
del considerevole archivio cartografico locale e
luogo dove conservare i “cimeli”, cioè la cultura e la storia della Sezione, che necessariamente
costituiscono parte integrante dell’esperienza del
Club Alpino Italiano in provincia di Arezzo. Una
storia lunga dicevamo, che parte dalla ricostituzione del Club in provincia dopo la soppressione
del triste ventennio, e che forse trova segreta ispirazione nei pionieri di inizio ‘900 che costituivano il comitato scientifico della Rivista aretina
“Pro montibus et silvis” di cui nella Biblioteca
comunale cittadina si conservano alcune preziose
annate. In massa i soci hanno voluto partecipare
alla festa di inaugurazione dei nuovi locali, decisamente spaziosi ed anche arredati funzionalmente, irradiati dalla luce di piacevoli tinte pastellate:
è presente lo spazio per le proiezioni digitali ed
anche un angolo attrezzato a palestra di roccia.
Il Presidente Gian Paolo Matteagi nei suoi saluti
a tutti i presenti e nella sua relazione ha evidenziato l’apporto prezioso e decisivo di alcuni Soci
alla realizzazione della nuova realtà sociale. L’ex
presidente dell’Arc Alpin (unione dei Club Alpini
delle Alpi) Roberto De Martin ha auspicato che
da Arezzo prenda il via un rinnovato impegno al
servizio dell’Associazione tutta. E per finir la festa un lauto rinfresco, che più lauto non si poteva
fare: una lunga tavola colorata faceva da sfondo
a dolci, cibarie di ogni varietà accompagnate dall’immancabile buon vino toscano. Un vero banchetto per dimensioni e qualità.
D’un tratto tutte le discussioni inevitabili degli
ultimi mesi, i dubbi, le riserve si sono sciolti nel
Segreteria
l’euforia della festa sincera, che da sola ha reso
testimonianza dello spessore realmente sociale
dell’evento. Alla sera, negli occhi dei Consiglieri, dei soci più anziani, di chi ha concretamente
contribuito alla nuova realizzazione si poteva
leggere la soddisfazione di un traguardo raggiunto, di una salita vinta tra mille difficoltà, non
ultime quelle di reperimento dei finanziamenti
necessari. Ma l’immagine più bella era quella
del Presidente Matteagi, con gli occhi lucidi dietro la sagoma degli occhiali, ancora proteso ad
ammirare la nuova creatura…
Ora l’accogliente sede sociale è li ad aspettarci: a sentire i nostri sogni, a condividere i
racconti e magari anche qualche sana e costruttiva discussione sul come continuare ad andare
in montagna. L’auspicio è quello di incontrarvi
persone che si interrogano, che faranno un tratto
di sentiero insieme, perché l’uomo non sia più
“homini lupus”, ma veramente “homo viator”.
La speranza, parafrasando reminiscenze del
lontano risorgimento, è che, fatta la sede, non
debbano da “(ri)fare” ancora gli oltre 600 soci.
La sede deve vivere del contributo dei soci, deve
essere consumata dalle scarpe dei soci che vi si
daranno appuntamento, deve incrementarsi come luogo d’incontro e proposizione inventando
nuove occasioni di formazione socialità, anche
ampliando gli orari di utilizzo senza il pensiero
della bolletta dell’Enel o del gas!
“Qui discesi dalle bellezze sempre più elevate
delle nostre montagne potremo tornare più comprensivi nel mondo quotidiano: dediti ai nostri
operosi lavori nei quali se capaci di aprirci una
via personale, sapremo ancora ascoltare la verticalità più naturale” (F. Tomatis, Filosofia della
montagna, 2005, Tascabili Bompiani).
Andrea Ghirardini
IL 5 PER MILLE A FAVORE DELLA SEZIONE
La nostra Sezione, essendo qualificata ONLUS-Organizzazione Non Lucrativa di Utilità
Sociale, può usufruire della destinazione del 5 per mille a valere sulle imposte della prossima dichiarazione dei redditi.
Si tratta di un’opportunità che ai contribuenti, inclusi ovviamente anche i soci CAI, non
costa nulla, ma che può costituire un concreto aiuto per un’associazione come la nostra,
basata sull’apporto volontario e gratuito dei propri soci, considerato anche l’acquisto della
nuova sede e le rate da pagare per il mutuo contratto. Da tenere peraltro presente che la
destinazione del 5 per mille non incide minimamente sulla destinazione dell’8 per mille.
Come già noto per destinare il 5 per mille alla sezione di Arezzo del Club Alpino Italiano occorre firmare l’apposito riquadro della dichiarazione ed indicare il numero 80013910510.
Situazione tesseramento anno 2007
Soci Anno 2006
Rinn.
Nuovi
Totale
Ordinari
328
57
385
Familiari
196
31
Giovani
43
19
Totale anno 2006
Soci anno 2007
Rinn.
Nuovi
Totale
Ordinari
310
48
358
227
Familiari
185
28
213
62
Giovani
44
11
55
674
Totale anno 2007
626
Ricordiamo che la Segreteria è aperta il martedì, giovedì e venerdì dalle 17,30 alle 19,30
per rinnovi e nuove iscrizioni per l’anno 2008.
Escursionismo
IL CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA
Ottocento km. in 30 giorni di Giusi e Giancarlo Carboni
D
a tanto tempo desiderato, ed incoraggiati
dai preziosi consigli della socia Marta
Bigazzi, abbiamo fatto quest’anno, nel
mese di giugno, l’intero Cammino di Compostela.
Da St. Jean Pied de Port abbiamo raggiunto a
piedi per la via alta, con pioggia e nebbia, Roncisvalle insieme a tanti pellegrini. Sia per il luogo
circondato da folti boschi, sia per la moltitudine che via via affolla
questo luogo, sia per
la solennità della collegiata ricca di storia,
ci siamo sentiti subito nel giusto spirito
del pellegrino.
Nei sentieri non si
è mai soli. Con un
sorriso ed un ‘’buen
camino’’ si fanno tante conoscenze e ci si
rende conto della moltitudine di nazionalità,
lingue, religioni, età e
motivazioni che compongono la schiera dei
pellegrini.
Il ‘Camino’ viene
fatto da più di mille
anni. Si incontrano
infatti monumenti,
ponti, chiese ed ‘Albergues de peregrinos’ di tutte le epoche
storiche.
Confortati dalla onnipresente freccia gialla, siamo quasi spinti ad
andare avanti verso la meta e ci dimentichiamo
quasi del peso dello zaino e del fastidio di qualche doloretto che al rifugio viene lenito con unguenti e pomate diffondendo odori balsamici.
Ogni tappa ha il suo fascino, sono boscose la
Navarra e la Galizia, solitari e spaziosi sono i
“campos” tra Burgos e Leon, dove immensi
campi di grano, mossi dalla brezza, sembrano
fare la “ola” al passaggio del pellegrino.
Abbiamo bevuto da oltre cento fontane recanti la conchiglia, simbolo del ‘camino’ e visitato
centri importanti come Pamplona, Puente la Reina, Logrono, Burgos, Leon, Astorga, Ponferrada,
O Cebreiro, ed il fatto di arrivare a piedi in tutte
queste località, ci ha dato l’impressione e la soddisfazione della conquista.
La sera è stato bello rincontrarsi con gli altri
nei vari ristoranti, dove servono il ‘menù del pellegrino’, e scambiarci
in varie lingue le esperienze e le impressioni
della tappa conclusa,
brindando infine alle
altre tappe a venire.
Giunti a Santiago
l’emozione è stata
grande e orgogliosi
della nostra ‘Credencial’ piena di timbri,
siamo andati a ritirare
la ‘Compostela’ per
partecipare poi alla
toccante messa del
pellegrino nella cattedrale gremita.
In giro poi qualche
giorno per Santiago è
stato piacevole riabbracciare tante persone che per motivi
vari avevamo perso o
trovato lungo il cammino.
L’esperienza ci ha
insegnato che si può
fare a meno di tante cose e che pur avendo noi
uno zaino di soli 9 kg, col senno di poi forse
avremmo potuto alleggerirlo ancora.
I rifugi, tutti dignitosi e ben condotti, si trovano in quasi tutte le località attraversate, e comunque, chi non si adattasse, può orientarsi con
prezzi accessibili, ad altre soluzioni private.
Il tempo ci è stato benigno visto che abbiamo avuto solo tre giorni un po’ piovosi e sempre
giusta temperatura e, per noi soci CAI, il cammi
Escursionismo
no non è stato poi così traumatico, se si escludono la lunghezza del percorso e la quotidianità di
tappe sempre abbastanza consistenti.
Escursionismo
Lungo il “muro” del CATINACCIO
A conclusione, per chi non la conosce, riportiamo la seguente poesia:
Sia la strada al tuo fianco,
il vento sempre alle tue spalle,
che il sole splenda caldo sul tuo viso,
la pioggia cada dolce nei campi intorno a te,
e, finchè non ci incontreremo di nuovo,
possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano.
Questa, ci dicono, è la benedizione irlandese del pellegrino e, a nostro parere, riassume ed interpreta al meglio lo spirito di chi va a Compostela.
Settimana verde dal 21 al 30 luglio di Nedo Rapini
U
na gigantesca barriera di rocce che ha
impedito il transito dalla Val Duron fino al passo di Costalunga e al lago di
Carezza: ciò è stato il Catinaccio nella storia dei
popoli ladini. Fin dai tempi più remoti questo
grande sbarramento di dolomia ha condizionato
le vie di spostamento delle popolazioni protoladine insediate all’Alpe di Siusi, giocando un
ruolo decisivo per la successiva colonizzazione
della Val di Fassa. Di questo ruolo storico rimane traccia nel toponimo italiano che, secondo
alcuni, deriva dal ladino Ciadenac, un catenaccio che obbliga a lunghi aggiramenti per oltrepassarlo.
Come Sezione siamo tornati
a rivedere queste stupende
montagne dopo una prima
settimana verde trascorsa
qui nel 1999, sempre ospiti dell’accogliente Hotel ai
Pini.
Il gruppo del Catinaccio
d’Antermoia che si sviluppa a est verso la val Duron,
l’Alpe di Siusi e la Val di
Fassa, è separato a ovest
dal Rosengarten (giardino
delle rose) dalla profonda
fenditura della valle del
Vaiolet dove sono allineati
i rifugi Gardeccia, Catinaccio, Vaiolet e Principe fino Verso il rifugio Vaiolet
a giungere al rifugio Alpe
di Tires sotto i Denti di Terrarossa. Più spostato
verso la Val Duron è il bel rifugio Antermoia.
Dai valichi più in alto lo sguardo si spinge fino alla magica Tofana di Roses e più a destra al
Un tempo questo idioma (che fa parte delle lingue neolatine) era parlato in una vasta area che andava dal Danubio
al Lago di Garda e all’Adriatico. Oggi i ladini sono principalmente distribuiti e ridotti in tre aree geografiche: nei
Grigioni in Svizzera, nelle dolomiti intorno al gruppo del
Sella, in val Badia in particolare, e nel Friuli.
Gruppo del Sorapiss, che domina Cortina. Più
vicino è il gruppo del Latemar, al di là del passo
di Costalunga. E ancora lo Sciliar, con il panoramico rifugio Bolzano e il Sassolungo – Sassopiatto, separati dalla incisa forcella Demez, che
si affaccia sul Passo Sella.
Così un giorno abbiamo risalito la valle del
Vaiolet, itinerario classico di queste parti, per
salire al rifugio Re Alberto (2720 m.) che ha
davanti il profilo slanciato della Torre Winkler,
totem sacro dell’alpinismo, che prende nome dal
romantico e coraggioso alpinista tedesco che per
primo, in solitaria, l’ascese nel 1887. Sopra il
Re Alberto domina la Croda di Re Laurino che
presenta, ai suoi piedi, un anfiteatro naturale
che porta al rifugio Santner (2750 m.), dove un
sentiero attrezzato permette di scendere verso il
passo di Costalunga con magnifica vista sull’imponente bastionata del Latemar. Su questo passo domina il Grand Hotel Karersee che ha visto
fra i suoi ospiti più famosi l’imperatrice Sissi,
Escursionismo
Winston Churchill e Agatha Christie che furono
solo tre dei tanti entusiasti viaggiatori dell’alta
società internazionale (inglese e tedesca in particolare) che furono attratti da queste montagne.
La guida dell’epoca del Christomannos così pubblicizzava questi luoghi prima abitati da demoni
e superstizioni: “Chi frequenta queste valli estese
e deliziose e questi valichi ricchi di erbe e fiori
(Rosengarten = giardino delle rose) non si sente
per nulla oppresso o angosciato dalle enormi e
maestose giogaie che lo circondano; anzi il suo
cuore si rallegra alla vista dell’incantevole paesaggio… i silenzi solenni delle notti alpestri, lo
scroscio delle cascate, il mugghiare dei torrenti,
lo scampanio festoso delle mandrie intrecciano
una musica armoniosa che riecheggia nell’animo
simile a una grandiosa sinfonia divina”.
A proposito di leggende e superstizioni si racconta che Re Laurino, re dei nani, aveva fatto del
Catinaccio la sua reggia ed era molto orgoglioso
del suo giardino, ricco di fiori di ogni specie: le
rose fiorivano ogni giorno dell’anno. Innamoratosi di Similda, bellissima principessa, Laurino
la rapì e la condusse nel suo regno montano. Fu
il fratello Dietleib a liberarla e a imprigionare il
violento sovrano che, per vendetta, maledisse il
suo giardino impedendo a tutti di ammirarlo sia
di giorno che di notte. Ma tralasciò il tramonto,
il momento magico in cui la parete della montagna si tinge del colore delle rose, fenomeno che
i valligiani chiamano appunto “enrosadira”. Un
giorno, tornati all’inizio della valle , un gruppo
ha risalito il ripido sentiero delle Scalette fra i
Dirupi di Larsec che ricordano l’architettura
di una cattedrale gotica per arrivare al rifugio
Antermoia (2497 m.), altro rifugio classico della zona; un gruppo è salito al rifugio Principe
(2600 m.), poi al Passo Antermoia (2750 m.) per
scendere all’omonimo rifugio, che ha nei pressi
un caratteristico laghetto alpino, e ricongiungersi
agli altri per poi ridiscendere tutti insieme i 1500
m. di dislivello della valle Udai.
Per affacciarsi su panorami nuovi siamo andati in Val Ciamin, lembo meno antropizzato e
più selvaggio dell’area del Catinaccio dalla parte
della Val di Tires.
Qui abbiamo trovato pascoli falciati, boschi
rigogliosi e piccoli paesi perfettamente integrati
nell’ambiente circostante. Ci si offrivano tre possibilità di salita: una al rifugio Bolzano (2400 m.)
sull’altipiano dello Sciliar, terrazza panoramica
sul Latemar; una di salire al rifugio Alpe di Tires
(2440 m.) sotto i Denti di Terrarossa, che però
avevamo già raggiunto dalla parte opposta della
Val Duron, partendo da Campitello e passando
per il rifugio Micheluzzi (1900 m.) e tornando
per il rifugio Sassopiatto (2200 m.) con vista che
spazia sulla rilassante Alpe di Siusi; e una terza che, risalendo tutta la valle Ciamin, porta al
più vicino rifugio Bergamo (2135 m.). Abbiamo
scelto questa terza possibilità e questo la dice
lunga sulle ridotte capacità del gruppo.
Un giorno abbiamo risalito la stupenda val
S. Niccolò e, passando per l’omonimo rifugio
(2340 m.), siamo scesi dalla parte opposta al rifugio Contrin (2016 m.), sotto la parete sud della
Marmolada, per finire ad Alba di Canazei. Un
altro giorno siamo andati al rifugio Roda De Vael
2280 m.) e, saliti al Passo delle Cigolade (2540
m.), siamo ridiscesi al rifugio Catinaccio (990
m.) nella Valle del Vaiolet.
Complessivamente il gruppo degli escursionisti ha salito circa 5100 m. e disceso 5500 m. Il
gruppo delle “aquile” ha provato l’ebbrezza del
vuoto salendo alcune ferrate della zona come
quella dell’Antermoia, del Santner e dei Denti
di Terrarossa.
La settimana, che è stata caratterizzata da bel
tempo, è volata via velocemente e si è conclusa
venerdì sera con un brindisi augurale (tanti anni
ancora di settimane verdi) seguito da balli sfrenati. Un ringraziamento particolare è stato indirizzato ai gestori dell’albergo e al personale che si
sono distinti per la loro cortesia e per un ottimo,
apprezzato buffet serale.
N.B. Per quanto attiene al gioco serale delle
carte questo è stato l’annus mirabilis del
capogita.
Escursionismo
C
Isole Eolie, al mare con il CAI
os’è andato a fare, dal 26 agosto al 2
settembre, il CAI di Arezzo alle Isole
Eolie?
Questa domanda se la sono posta alcuni dei
nostri soci che, a ragione o a torto, ritengono
che l’attività del CAI debba essere rivolta alla
montagna, con esclusione di ogni altra iniziativa.
Ebbene, non sono d’accordo con questa impostazione, ed è per questo che mi sono impegnato
ad organizzare questo trekking suigeneris, che,
a detta di tutti i partecipanti, è risultato interessante e divertente. Invero il pretesto alpinistico
c’era ed in parte è stato centrato. Si trattava di
raggiungere la sommità di alcune delle isole che
abbiamo visitato. E così siamo saliti sul cratere
Gruppo dei gitanti
di Vulcano, abbiamo raggiunto la cima di Salma,
alla Fossa delle Felci, che, con i suoi 962 metri, è
la maggiore elevazione delle isole e siamo saliti
sull’isola di Alicudi, la più periferica dell’arcipelago. Purtroppo non abbiamo potuto fare altrettanto nell’isola di Stromboli perché è preclusa a
tutti la salita alla cima del vulcano per motivi di
sicurezza. Ho usato la prima persona plurale dei
verbi ausiliari, anche se io, purtroppo, non ho
potuto partecipare alle escursioni, per i motivi
che ormai tutti conoscono, limitandomi a seguire dalla base le varie fasi delle ascensioni, con
l’ausilio del telefonino. Certo, diciamo la verità,
le 56 persone che hanno partecipato all’iniziativa, si sono trovate completamente immerse in un
ambiente marino, a vivere le giornate in un battello che passava da un’isola all’altra, navigando
in un mare trasparente, dai colori indescrivibili.
Ad un certo punto ci siamo sentiti appartenenti
più ad un club nautico che ad uno alpino.
Si partiva la mattina alle ore 9 con la nostra
barca, ogni giorno con una destinazione diversa,
visitando tutte le isole, comprese le minori come
Basiluzzo e Strombolicchio, tornando alla base,
fissata a Lipari, la sera dopo le ore 18. Abbiamo così avuto l’opportunità
di osservare queste isole,
di origine vulcanica, scoprendone la vegetazione, le
rocce, le coste frastagliate,
i faraglioni, le grotte, le insenature ed ogni particolare
di rilievo, sia percorrendole
da terra, che circunnavigandole dal mare, godendo di
un tempo splendido e di un
mare calmo, ideale per lunghe navigazioni.
L’equipaggio del battello
“La Principessa”, tutto a nostra disposizione, composto
da quattro uomini, ha fatto
l’impossibile per rendere la
nostra permanenza a bordo
piacevole e divertente. Ci
hanno preparato i pasti a bordo e, per farci stare
più comodamente seduti a tavola, hanno servito
i pranzi in due turni successivi, sfruttando il fatto
che, quelli di noi che facevano l’escursione, arrivavano sempre più tardi.
Ma il clou della giornata veniva allorché, raggiunto il punto più suggestivo di ogni isola, la
barca si ancorava al largo della costa e consentiva, a tutti quelli che lo desideravano, di prendere un bagno delizioso e di fare belle nuotate
Escursionismo
alla scoperta di grotte e spiaggette inaccessibili
via terra. Ogni giorno il numero di coloro che
osavano tuffarsi dalla barca aumentava, perché
era tanto il desiderio di partecipare a questa specie di rito, da superare la paura della profondità
dell’acqua, coinvolgendo anche le persone più
caute.
Così la Lorenza, acquistato un giubbotto salvagente, si era calata in mare e infilata, per maggiore sicurezza, dentro una ciambella salvagente, legata alla barca, si faceva cullare dalle onde
tirandosi avanti e indietro e partecipando, beata,
alla festa generale.
I ragazzi, cha numerosi avevano partecipato
alla spedizione, salivano e scendevano dalla barca, tuffandosi anche dal belvedere superiore.
L’hotel Gattopardo di Lampedusa, che ci ha
ospitato, è stato all’altezza della situazione, mettendo a disposizione belle camere immerse nel
verde del parco o ubicate nel complesso principale, munite tutte di aria condizionata. Anche
il servizio a tavola è stato eccellente con menù
a scelta che ogni giorno prevedeva pietanze a
base di pesce freschissimo. Alla reception si alternavano tre signore, che avevo già conosciuto
La barca dei gitanti
10
per telefono, Rosaria, Liliana e Luisiana, che
sono state, ogni volta, disposte ad assecondare
le nostre richieste, con la gentilezza e la cortesia
caratteristica degli isolani. I nostri ragazzi avevano organizzato un tavolo, al centro della sala
da pranzo, dove insieme mangiavano in allegria,
formando un gruppo simpatico che è rimasto
coeso per tutta la durata del soggiorno, continuando a giocare e a ridere insieme.
La cosa che ha contribuito a rendere questa
esperienza, per me, indimenticabile, è stata la
percezione, continua e rassicurante, di essere in
mezzo ad amici che hanno agito, tutti, senza eccezione, in modo spontaneo e naturale, a farmi
sentire a mio agio, fornendo il loro aiuto e la loro
solidarietà quando ne ho avevo bisogno. Quando ho affrontato l’onere gradevole di organizzare
questa avventura facevo proprio affidamento su
questa solidarietà, altrimenti non sarei stato in
grado di attuare un simile impegno, e la risposta
è stata di gran lunga superiore ad ogni attesa.
Un grazie di cuore a tutti e, a queste condizioni, vi dò appuntamento per un’altra bella vacanza.
G.P. Matteagi
Escursionismo
Il varo della Lorenza
(Alle Eolie)
D
urante la gita alle isole Eolie il nostro
gruppo ha avuto un’occasione straordinaria: assistere ad un varo. Per me,
come sicuramente per molti altri, è stata la prima volta e non potrò facilmente dimenticare
l’emozione di quei momenti.
Un primo severo collaudo della “Lorenza”
era stato fatto il giorno precedente sul territorio (si tratta infatti di un’entità anfibia dalle
potenzialità enormi e forse ancora non del tutto chiare per lo stesso Progettista), alla quale
ho pure avuto, insieme a pochi altri, la fortuna
di assistere.
Per la verità la prova su terra non è stata entusiasmante e sicuramente saranno necessari
alcuni ritocchi, ma la messa in acqua è stata
indimenticabile.
Concepita in un primo momento come mezzo di esplorazione subaquea, la “Lorenza” ha,
per questo particolare impiego, evidenziato
alcune notevoli manchevolezze, per cui è stata destinata al piccolo cabotaggio. Sono stati
rimossi alcuni delicati strumenti come il panfunduscopio, noto al grosso pubblico come
“mascherina da sub” e aggiunti altri, destinati
a favorire il galleggiamento anche in condizioni di mare avverse.
Già da molto prima dell’inizio della cerimonia eravamo in festosa e curiosa attesa.
In particolare l’attenzione di tutti era stata
attratta dalla “Paola”, un natante ormai ampiamente sperimentato, di dislocazione un
po’ maggiore, che stupiva tutti per la linea di
galleggiamento eccezionalmente bassa, tale da
fare pensare ad alcuni che fosse dotata di una
specie di vescica natatoria, dubbio non ancora
chiarito. Un paio di noi si sono anche immersi
per osservare meglio la chiglia (tentativo di
spionaggio industriale o semplice curiosità?),
ma non hanno capito proprio niente.
Ma torniamo a bomba. Dopo una messa a
punto dell’ultimo momento, rimosse le “tacche”, la “Lorenza” ha iniziato a scivolare lentamente verso il mare, assistita da personale
esperto e qualificato. Ad onor del vero la messa in mare non è stata così pacifica: pareva che
il, o, meglio, la natante fosse riluttante a toccare i flutti, ma gli assistenti tecnici, competenti
e pazienti, hanno risolto ogni problema. Le
imbarcazioni in rada, tutte con il gran pavese
al vento, hanno dato con le sirene il loro saluto. Una iniziale sbandata a diritta ha tenuto
per un attimo tutti con il fiato sospeso, ma la
“Lorenza” ha subito ritrovato il giusto assetto
e ci siamo abbandonati ad un lungo applauso,
urla di gioia e lancio di berretti in aria.
La “Lorenza” dondolava dolcemente cullata
dalle onde di quel mare che già accolse la prora del Laerziade Ulisse movente verso Scilla
e Cariddi e che d’ora in poi solcherà portando
in tutto il mondo in nome d’Italia.
L’unica cosa che è inspiegabilmente mancata, grave mancanza, è stata la tradizionale
bottiglia di spumante da fracassare a prua.
Raul de Sanctis
P.S. Se dei termini marinareschi risultassero
scorretti vi prego di scusarmi: per questo mi sono avvalso della consulenza di
Mauro Guidelli e, quindi, qualche sfondone è inevitabile.
11
Escursionismo
Escursionismo
Monte fumaiolo, sulle tracce della memoria
C
erto la fortuna ci ha aiutati: ma un po’ di fortuna non guasta mai. Una giornata così bella,
soleggiata, chiara e con la temperatura giusta non capita tutti i giorni ed è stata la ciliegina
sulla torta. La partenza dalla periferia Est delle Balze è avvenuta quasi in orario e, per molti,
il primo tratto di strada è stato superato quasi di getto. Quando è incominciata la vera salita al Monte
Aquilone, breve ma a tratti anche impegnativa, baipassando parte dell’antico itinerario, si sono cominciati e vedere i primi distacchi. Difficile contenere i primi, vogliosi di arrivare in vetta. Dalla prateria
cacuminale a quota 1355 la visione è stata magnifica fin dall’inizio, per quasi 360° si poteva ammirare
tutto il panorama promesso, fin quasi a scorgere le lontane montagne dell’Abruzzo. Quindici venti minuti per alcuni commenti e giù fino a S. Alberico (eremo fondato intorno all’anno 1000 da S. Romualdo fondatore dei Camaldolesi), dove ci attendeva il missionario fra Michele (pare intento a cucinare
la polenta). Il personaggio
è sembrato subito discretamente moderno, (Nedo dice
fin troppo) simpatico, accattivante, disponibile al dialogo, che dopo averci illustrato più ampiamente la storia
di S. Alberico ci ha fatto
sistemare nella piccola chiesetta per la benedizione.
Certo anche lì i tempi
sono cambiati. La memoria
mi corre veloce agli anni
‘60, a don Quintino Sella (in
corso di beatificazione), allorquando in pieno inverno,
talvolta affrontando bufere
impossibili, rivestito alla
meglio, quasi sempre a piedi nudi o al massimo con un paio di sandali e sacco in spalla, giungeva
fino alle Balze per procurarsi quel poco per vivere. Come ricordo perfettamente la grande festa del 29
di agosto nella ricorrenza del Santo, quando le genti delle vallate e zone vicine si recavano in massa
a questo luogo in segno di preghiera e di penitenza; improvvisamente si interrompevano i lavori nei
campi ed era festa, una gran festa. Il tempo passava in fretta e l’orologio segnava già le 11.30; bisognava ripartire e a malincuore abbiamo dovuto lasciare questo luogo così tranquillo, così silenzioso,
eppure neanche lontano dalla cosiddetta civiltà.
Alla Cella siamo arrivati in poco più di mezz’ora. Dell’antico, analogo eremo camaldolese, S. Giovanni “inter ambas Paras” cioè costruito fra le due Pare (corsi d’acqua affluenti del Savio), a prima
vista non si vede più nulla, purtroppo, lasciando solo spazio alla fantasia, a causa dei lavori di ristrutturazione in corso d’opera che forse hanno modificato o stravolto quel poco che restava.
12
Dopo una breve sosta nei pressi della fresca fontana che sgorga ai piedi della montagna sovrastante,
anche per ricompattare il gruppo, si decideva di fare ancora un breve tratto di strada prima di consumare il pranzo al sacco. Arrivare alla Falera, poi, è stato relativamente facile, ammirando scorci di nuovi
panorami, percorrendo senza nessuna apparente difficoltà facili mulattiere di montagna in mezzo a
boschi e sentieri sui prati, talvolta popolati da bestiame semibrado ancora al pascolo.
Forse una camminata da riproporre in un prossimo futuro, vista l’impressione e il consenso largamente positivi ottenuti dai 57 partecipanti, magari apportando alcune piccole, interessanti novità.
Isaldo Rossi
L’eremita motorizzato di S. Alberico
I
l 30 settembre abbiamo fatto una bellissima escursione compiendo un anello
in località Le Balze intorno al Monte
Fumaiolo (m.1408). Siamo passati per monte Aquilone (m.1355) da dove si ammira uno
stupendo panorama a 360 gradi: guardando
verso la Romagna si vede la Rocca di San Leo
(prigione di Cagliostro) e poco più distante la
montagna seghettata dove sorge la Repubblica
di San Marino; ancora più a est Carpegna, poi
il Nerone fino ai Sibillini; più a sud si vede il
Monte Amiata, poi Catenaia e il Pratomagno.
Così vengono descritti in un opuscolo i luoghi
che abbiamo attraversato: punte maestose e
selvagge dagli enormi fianchi che or precipitano in paurosi dirupi, or si ergono maestosi
con dolce e uniforme pendio, qua brulli e là
scheletrici, coronati da immense selve di faggi, ovunque disseminati di enormi massi (i
sassoni) di travertino, quando uniti e compatti,
quando screpolati, spezzati, bizzarramente accavallati, presentano un quadro così suggestivo, imponente, che l’animo vi rimane rapito
e non sa decidersi a distaccarne lo sguardo.
Sotto la montagna abbiamo attraversato prati
larghissimi irrigati da fresche acque e ricchi
di biade e pascoli, principale ricchezza degli
abitanti dediti in gran parte alla pastorizia.
Durante il percorso siamo passati per l’Eremo
di Sant’Alberico e lì siamo stati accolti da un
eremita che ci ha fatto la storia dell’eremo, ci
ha parlato di santi predecessori, ci ha invitato
in chiesa e, alla fine di alcune preghiere, ci ha
benedetto. Ripreso il cammino per una stradella ciottolosa, in leggera discesa, siamo stati
superati dallo stesso eremita che, alla guida
di un potente fuoristrada, ci salutava con un
sorrisetto pacioso, quasi beffardo. Allibiti e increduli, tanti sono stati i commenti: qualcuno
ha detto che ha sempre associato la figura dell’eremita all’idea di povertà, di solitudine e di
preghiera, qualcuno si è detto perfino pentito di
aver lasciato all’eremita una cristiana elemosina (26 euro) che forse sarà usata per comprare
la benzina per il fuoristrada rendendoci così
complici di uso improprio di mezzo di trasporto; qualcun altro ha cercato una giustificazione
nei tempi che cambiano; qualcun altro ancora ha allora sostenuto che, se l’eremita va in
macchina, allora bisogna chiamarlo con altro
nome. A proposito di tempi che cambiano mi
è tornato in mente che poco tempo fa la mia
nipotina, di fronte alla morte per una terribile
malattia di un bambino di due anni, pensando
che il suo amichetto era salito in Paradiso, mi
chiedeva ingenuamente se in Paradiso c’è la
televisione.
Nedo Rapini
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Escursionismo
Escursionismo
Nel parco del gigante fra i colori d’autunno
A
lcuni giorni prima della partenza
per il parco del Gigante, escursione transappenninica del 6-7 ottobre,
era maturata in me la decisione di rinunciare al
trekking. Non l’avessi mai fatto! Lo sappiamo,
la settimana di lavoro è pesante, gli impegni con
corsi di aggiornamento altrettanto, quindi il sabato e la domenica una persona vorrebbe dormire e oziare.
Mi sarei pentita moltissimo, perchè avrei perso la visita di una zona affascinante e suggestiva.
L’arrivo al passo del Cerreto è stato accompagnato da nebbia, pioggia e freddo, l’ottima cena
del signor Giannarelli e la sistemazione nell’albergo-rifugio hanno rincuorato tutta la compagnia. Ho dormito nel sottotetto, zona sfruttata al
massimo, rivestita di perlinato, in fondo alla parete una piccola finestra, alla quale era possibile
accedere in ginocchio tanto era bassa.
Tutto molto accogliente come accogliente è
stato il paesaggio presentatosi ai nostri occhi, la
domenica mattina, una volta arrivati alla bella
conca glaciale delle sorgenti del Secchia. Zona
brulla e rocciosa in parte, presenza di pietre,
area ricoperta di piccoli cespugli, piante di mirtilli, laghetti, alberi come il Sorbo dell’ Uccellatore ecc…
Il piacere di ascoltare, di respirare, immersi
nel silenzio della natura, interrotto dalle nostre
voci per commentare così tanta belllezza e il
fruscio delle foglie staccate dai rami e spazzate via del vento, piccoli frammenti, coriandoli
dorati, che in lontananza assomigliavano ad un
pulviscolo.
A differenza della stagione in città, come
Arezzo, l’autunno qui è gia arrivato, con i suoi
variopinti colori: caldi ocra, prugna, bronzo,
giallo ecc…
La pioggia caduta il giorno precedente ha sicuramente impreziosito la tonalità grigio perla
dei faggi con i rami piegati dal vento e interrotta
da quella verde smeraldo del muschio attaccato
ai suoi tronchi.Un mondo simile a quello delle
fate, noi dentro una fiaba.
Ecco il rifugio “Città di Sarzana”, una casetta
di legno, oggi ben riscaldata da una stufa a legna, può ospitare 25 persone a dormire, gestita
dal CAI di Sarzana, collaborazione di Legambiente. Qui abbiamo sostato per il pranzo e per
unirci all’altro gruppo “gli alpinisti veri - i Comici” sì proprio loro.
L’escursione infatti è stata organizzata con la
possibilità di seguire due itinerari, uno escursionistico E, uno alpinistico EEA. Ben vengano
queste iniziative. È riuscita benissimo, ho gradito la partenza il sabato pomeriggio, l’inizio del
trekking domenica mattina, ore 8, riposati e con
il ricordo di una buona cena e la permanenza al
rifugio Giannarelli in ottima compagnia.Una
vera escursione da ”caini.”
Dalida Roncucci
E
Quattro passi fra le nuvole…
anche il vento, la nebbia e la pioggia!
Non è mancata quasi nessuna fra le
peggiori condizioni atmosferiche durante la traversata appenninica dall’Abetone a
S. Pellegrino in Alpe tranne forse la neve, anche se, pur essendo svoltasi all’inizio di giugno,
pure per questa non c’è mancato molto!
Ma tant’è, quando il gioco si fa duro i duri
14
iniziano a… camminare, ed è stato con questo
spirito che la mattina del 2 giugno, appena arrivati nei pressi del valico dell’Abetone, diciotto
valorosi si sono incamminati sul sentiero GEA
nonostante una poco incoraggiante e insistente
pioggia.
Dopo qualche iniziale difficoltà nel trovare,
sul limitare delle piste da sci, il poco segnalato
imbocco del nostro sentiero, abbiamo risalito la
bella valle del Sestaione tra ombrose fustaie di
abeti: dell’ombra non ce n’era molto bisogno,
ma almeno ci riparavano un po’ dalla pioggia
che comunque pian piano è andata diminuendo
di intensità fin quasi a smettere del tutto.
Arrivati al Lago Nero (m. 1730), il bivacco
del CAI di Pistoia che lì si trova, benché non
presidiato, ci ha offerto un gradito riparo dalla
fredda nebbia che si spandeva intorno, cosicché alla romantica luce di qualche candela abbiamo consumato un frugale pranzo. Ripartiti,
sempre con condizioni meteo tendenti al brutto, camminando poco al di sotto del crinale,
abbiamo oltrepassato il Lago Piatto e il Passo
di Annibale (uno dei tanti…questo Annibale
è peggio di Garibaldi, è passato dappertutto!)
fino a raggiungere la Foce a Giovo, a quota m.
1798.
A questo punto l’intenzione sarebbe stata,
viste le condizioni atmosferiche, di tagliare
l’ultima parte del percorso, quella più in quota,
e dirigerci direttamente verso il rifugio al Lago
Santo Modenese, ma il tempo ci ha giocato un
perfido scherzo: improvvisamente la nebbia si
è alzata e il sole, fin lì mai apparso, è uscito
allo scoperto illuminando un ampio panorama
e riscaldando, oltre alle nostre umide membra,
anche l’idea di proseguire con l’itinerario originale, che prevedeva di risalire il ripido crinale fino alla vetta del Monte Rondinaio.Va da sè
che appena abbiamo superato il fatidico “punto
di non ritorno” il sole è sparito ed è tornata la
nebbia, stavolta accompagnata da raffiche di
vento e di pioggia mista a grandine, con lampi
e tuoni che rimbombavano a non molta distanza, tutto questo sul tratto più impegnativo di
tutto il programma; tanto che chi scrive, come
direttore di gita, si sente in dovere di ringraziare tutti i partecipanti per l’encomiabile comportamento tenuto, neanche fossimo stati un
plotone di Alpini in esercitazione! Comunque
in mezzo a questa tregenda abbiamo raggiunto
la cima del Rondinaio, a quota m. 1964, con
una temperatura, mi è stato riferito da chi aveva un orologio-altimetro-termometro, di ben
tre (!) gradi sopra lo zero, il che ha giustificato
una rapidissima sosta in vetta, giusto il tempo
di una foto, per intraprendere subito dopo la
discesa.
Abbiamo quindi lasciato il crinale e iniziato
a scendere su sentiero non molto agevole e dovendo fare attenzione a non scivolare sui sassi
bagnati fino a raggiungere il Lago Baccio, dal
quale una pista un po’ più comoda ci ha finalmente condotto alla nostra meta di giornata, il
Lago Santo Modenese (m. 1500), sulle sponde del quale il rifugio Giovo, opportunamente
allertato, ci attendeva con tutti i caminetti e le
stufe accese, le quali infatti sono state presto
nascoste sotto una distesa di scarponi, calzettoni e indumenti vari stesi ad asciugare.
Per fortuna è bastato un po’ di relax nei confortevoli ambienti del Rifugio e, soprattutto,
una ottima cena, per mandare tutti a letto, nonostante la giornata sopportata, abbastanza di
buon’umore.
La mattina successiva, purtroppo, le condizioni meteo erano sempre le stesse, tanto che
fra la nebbia a malapena si distingueva l’opposta sponda del lago, distante solo poche decine
di metri. Purtuttavia, dopo una buona colazione, ci siamo incamminati lungo la sponda del
lago per poi risalire, prima tra la faggeta e poi
tra ampi declivi erbosi, fino al crinale sul Colle
della Bruciata (m. 1714), andando quindi ancora un po’ avanti, sempre tra vento, nebbia e
pioggerella, e superando anche in modo un po’
avventuroso un breve tratto dove il sentiero era
franato. Ma alla fine ci siamo dovuti arrendere,
sia pure a malincuore, all’inclemenza del tempo; in quelle condizioni era, se non proprio impossibile, certo molto disagevole raggiungere
S. Pellegrino in Alpe.
Francesco Fracassi
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Escursionismo
Escursionismo
omenica 28 ottobre c’è stata la ormai tradizionale Castagnata che ha visto la partecipazione di ben
140 soci. È stata una festa, un giorno in cui si sono ritrovati nuovi e vecchi “caini” richiamati dal
desiderio di rincontrarsi e di rivivere nella memoria ricordi di grandi e piccole imprese compiute
in nome di quell’amore per la montagna che li accomuna. Può darsi, poi, che abbia invogliato la sua parte
anche l’idea di ritrovarsi con le gambe sotto una tavola davanti a un bel piatto di fagioli, profumate salsicce e
un bicchiere di buon vino in un ambiente sereno come S. Polo, a due passi dalla città, in una tiepida giornata
d’autunno.
Un gruppo numeroso si è ritrovato a Villa Severi e ha percorso il sentiero che risale la collina sovrastante
di Poggio Mendico, dalla quale si ammira uno splendido panorama sulla città. Raggiunta Quarantola, si è
(1) In epoca tarlatesca sul Castellaccio si trovava una torre di avvistamento che serviva a comunicare con
segnali luminosi tra la Fortezza e il Castello di Pietramala, perfettamente allineati.
(2) S. Polo a noi aretini ricorda la sua Pieve e l’eccidio del 15 luglio 1944 quando 48 persone, un solo
giorno prima della liberazione, trovarono una morte atroce per mano di impuniti nazisti. Il piccolo
monumento, situato presso villa Gigliosi, che ricorda questo tragico evento è muto, ma è eloquente
memoriale di dove può giungere la barbarie dell’uomo quando, perduti valori ed ideali, nel nome di
assurde ideologie, si degrada al punto da assumere connotazioni bestiali.
(3) A proposito di Halloweeen
mi è tornato in mente un
biglietto che ho trovato in
occasione della gita della
Coop nella chiesa di S.
Eugenia a Bagnoro. In
questo biglietto, attribuito
all’esorcista della Santa Sede padre Gabriele
Amorth, è scritto:”Penso
che la società italiana stia
perdendo il senno, il senso della vita, l’uso della
ragione e sia sempre più
malata. Festeggiare Halloween è rendere un osanna al diavolo”. Accennata
con cautela questa questione alla mia nipotina, L’arrivo
mi ha risposto che per loro bambini halloween è soltanto un gioco (scherzetto o dolcetto?).
(4) Una vecchia ballata popolare dice: Federico Bobini da piccolino/ appunto principiava a camminare/
di campagnolo si fa cittadino/ e il padre dentro Arezzo andiede a stare./Questo ragazzo fa come lo
spino/che nasce aguzzo perché vuol bucare/ porta in tasca un coltello fatto a cricche/ per soprannome
fu chiamato Gnicche.
D
La Castagnata: una festa per i soci
Nedo Rapini
La partenza
saliti ancora al Monte Castellaccio(1) da dove si scopre la Contea nella zona di Pietramala. Qui si è incontrato
il sentiero 102 che collega Arezzo ad Anghiari e lo si è percorso in discesa raggiungendo in breve S. Polo(2).
Un gruppo, meno numeroso, è arrivato direttamente in auto. Ospiti della parrocchia e del gruppo sportivo
abbiamo trovato apparecchiato in un ambiente al coperto addobbato perfino con la zucca di Halloween(3)
posta sopra una mensola da cui pendevano rami di corbezzolo dalle belle bacche rosse; diversi tavoli erano
stati disposti all’aperto, vista la tiepida giornata. La festa si è conclusa con la distribuzione di ottime castagne
cotte perfettamente da Nando e il Nappini. Un ringraziamento va doverosamente rivolto ad Armando che
ha cotto i fagioli, ad Antonio che ha arrostito le salsicce e a tutte le donne che hanno contribuito alla buona
riuscita della manifestazione.
Il gruppo degli escursionisti ha fatto rientro a piedi a Villa Severi passando per la Torre di Gnicche.(4)
16
Le barzellette di Nedo
- Si fanno giacche con a le pelle dei clienti.
- Per ogni taglio di capelli vi faremo una lavata di capo.
- Qui riposa Benedetta Gaia Bellina donna instancabile, ha amato la vita, suo
marito e tutto il paese.
(Ridete se potete)
17
Alpinismo Gruppo “Comici”
corso DI arrampicata cai arezzo 2007
(ovvero Racconto di un’alchimia collettiva)
I
ncute un po’ di timore parlare delle alchimie perché per definizione son composte
di cose inafferrabili. Ma ci chiedono di
condividere l’esperienza tramite un racconto e
allora ci si prova volentieri.
Quel che è accaduto è indivisibile dal gruppo
che l’ha animato dunque queste son le parole
di tante persone, parole che come buoni e preziosi ingredienti sono state buttate in pentola
e cucinate. Speriamo che la pietanza sia abbastanza buona.
Partiamo dai corsisti
Persone diverse (seri professionisti, analisti,
restauratori, addetti a fibre ottiche, orafi, medievalisti, esperti in badanti… insomma, una
“banda”) che per i motivi più disparati (chi
cerca l’equilibrio, chi deve sfidare la sorella a salire sul pero, chi non ha da far meglio
ecc) si sono trovati a condividere per caso
un’esperienza entusiasmante. E succede, inaspettatamente, quel che nessuna scienza potrà mai spiegare e che rimane il mistero vero
dell’esistenza: colpo di fulmine! Grandioso,
contagioso e generalizzato, parte a sorpresa,
in sordina prima e potentissimo poi, senza essere cercato e senza tante smancerie. Contagia
tutti, ma proprio tutti, fino ad espandersi e a
toccare addirittura il cuore di pietra di antichi
arrampicatori. Non risparmia un turista di passaggio ai Sibillini il quale senza esitazione alcuna butta alle ortiche il bastone da passeggio,
si imbosca e se ne viene addirittura a provare
la roccia, subito. Colpo di fulmine che parla
di desiderio di condividere questo particolare
rapporto con la montagna conoscendo se stessi
ma anche gli altri.
Effetti subitanei; grandissima fiducia ed affetto sincero dilagano e dolcemente avvolgono
le genti come un grande mantello nei giorni di
freddo; un mantello che è sempre lì, quando
devi affidare la tua vita alle mani del compagno
che ti fa sicura (è proprio così!) e lo fai con la
massima naturalezza, quando sei in difficoltà
col benedetto barcaiolo e qualcuno te lo fa (an18
che mille volte), quando hai paura e anche se
sai che devi metterci principalmente del tuo le
parole e le azioni dei compagni ti aiutano e ti
incoraggiano…; persone brave ad arrampicare
che non ci abbandonano ma vengono con noi
nella roccia anche negli intervalli del corso e
(udite udite) non lo considerano tempo perso,
lo fanno volentieri! Effetti nel tempo; nasce
una specie di casella di posta comunitaria che
pullula di idee su piccole e grandi iniziative.
La gente non si divide nelle uscite, con naturalezza le persone ruotano perché ognuno,
spontaneamente e felicemente, vuol stare con
tutti, i bravi (generosamente assai) anche con
i più scarsi, i giovani anche con i vecchi… i
belli con i brutti e così via! Si aggiungono vecchie cariatidi (la vecchia cariatide specifica sa
di chi si parla) inizialmente restie alla dinamica di questo pout purri, adesso immancabili
e gaie! Si aggiungono nuove leve (chiunque
ci vede, anche solo da lontano, non si stacca/
stracca facilmente).
Sulla parte culinaria, qui si sa, è un tripudio,
un incrocio di saperi che sfiora punte altissime. Memorabili la mega cena a fine corso (non
mancava nessuno, e con questo intendiamo dire proprio nessuno dei corsisti e c’erano anche
molte glorie del CAI!) e tante cene, cenette e
merende prima e dopo le arrampicate.
Maestro e responsabili del corso
Caruso, che dire di “lui”, questo essere sovraumano e per certi versi inarrivabile? È difficile parlare del maestro come è difficile parlare delle alchimie. Ci ha mostrato (e cercato
di trasmettere) un modo di muoversi nella roccia che unisce in un tutt’uno armonioso quello delle lucertole, dei ragni e dei felini: mille
piccole sfumature per sfruttare forza ed equilibrio al meglio, piccoli passi, piccole conquiste,
scoperta di muscoli fino ad allora mai sentiti,
legge-rezza e delicatezza. Risultato: amore per
la roccia e possibilità anche per i meno dotati
di salire, salire! Lasciamo alle parole di uno di
Alpinismo Gruppo “Comici”
noi esprimere fino a che punto quest’uomo ci
abbia “leso”: “l’altro giorno stavo salendo su
una scala a pioli e sono risceso e ripartito da
capo perché l’avevo fatta in ambio invece che
in progressione incrociata!”.
Il presidente, poi, è l’anima profonda, il cordialissimo e signorile anello di congiunzione
tra il mondo aretino dei rocciatori veri e i poveri neofiti. Persona dolcissima e preparata,
sale con i modi di una libellula, delicato come
la sua anima che ha sempre un pensiero d’aiuto per chicchessia. Completamente assorbito
in questo crogiolo di umanità, cura la “banda”
che lo ricambia con incondizionato affetto e
stima. Gli altri “bravi” sanno di chi si parla e
quanta gratitudine sia loro dovuta.
Cosa è rimasto a ognuno di noi?
Chi ha ancora un rapporto di conflitto, chi
dice di aver scoperto un mondo meraviglioso, chi sente la roccia come una cosa dura e
paurosa, chi ci trova un equilibrio insperato
e un modo affascinante di scoprire le qualità
e potenzialità del corpo, chi sospetta che in
realtà sia tutta una mossa del suo babbo che
ha assoldato tutti gli altri per farla divertire
e chi si augura di imparare ad andar su così
bene da “sembrare pagato” (come dissero a
Pistoia). Chi ricorda prima d’ogni altra cosa
un disumano dolore per via delle scarpette
troppo strette su un’interminabile via di Frasassi (vecchi retaggi che vogliono le scarpette ben due numeri sotto al proprio), chi si
graffia peggio che se fosse caduto in un rovo,
chi batte testate, chi va su per-fettamente intonso, chi si è già attrezzato di tutto punto
(perché in montagna il look conta più della
sicurezza) e chi va su ancora con la roba rimediata. Ognuno viene fuori per quel che è
davvero; cocciuto, calmo, emotivo, pacifico,
agitato o borbottante. Ma, alla fine di tutto,
nessuno smette. Ognuno sta trovando qualcosa di unico nella roccia e negli altri. Non
sapremo mai se ci unisce un amore segreto
per i monti e per le rocce che non sospettavamo prima o prima di tutto ci unisce, ormai,
l’amicizia.
Come sia sia…Sforziamoci di non far spengere il fuoco!
Il Presidente del Gruppo
Il corso di arrampicata 2007,
N
un’edizione speciale.
on è mai facile parlare in maniera
obiettiva di una cosa che è stata voluta, pianificata, curata, seguita dal
primo all’ultimo giorno - cioè da ottobre a giugno - specialmente se questa è la passione di una
vita: il corso di arrampicata con il mitico Caruso
(quello dell’omonimo metodo per intendersi).
Però, qualcuno lo deve pur fare questo articolo, qualcuno deve pur dire che tutti quelli che
hanno reso possibile il buon esito del corso sono
delle persone straordinarie, specialmente quella
vecchia guardia molto spesso sottovalutata ma
sempre presente, che i corsisti si sono rivelati
dei perfetti allievi, sia nella fase arrampicatoria
che goliardica, e che Paolo Caruso è una guida
alpina fuori dall’ordinario sia come professionista che come persona.
Allora è con immenso piacere che scrivo queste poche righe, per raccontare che ancora una
volta il Gruppo “E. Comici” nel suo insieme si è
distinto aiutando il “gran maestro” nel preparare
al meglio i corsisti per l’uscita ai Sibillini (è la
prima volta che così tanti corsisti hanno arrampicato da primi di cordata), e instaurando un clima
di fiducia e amicizia sincera (le innumerevoli cene che sono seguite ne sono la dimostrazione).
Sono orgoglioso di essere il presidente di questo gruppo.
Ora però il corso è finito e qui potrebbero iniziare le note dolenti. Quante delle persone del
19
Alpinismo Gruppo “Comici”
corso continueranno ad arrampicare? Quante a
frequentare il gruppo?
Statisticamente per ogni corso ne rimangono
due o tre “attivi” nel primo anno per poi diminuire con il passare del tempo (senza poi che ne
passi molto). Motivo? Ce ne sono molti. Mancanza di passione, mancanza di tempo, mancanza di carattere, mancanza di comunicazione.
Tutti veri, ma colmabili e curabili se ci fosse la
possibilità di usufruire di una palestra indoor
(ndr palestra di arrampicata al chiuso) dove poter
lavorare durante l’inverno, in modo da formare il
carattere e far crescere quella passione necessaria per avere stimoli per andare sempre avanti.
Molti sanno che questo è un mio sogno: sicuramente ho contagiato altre persone, ma non
basta bisogna essere molti di più.
Concludendo, grazie a tutti per aver dato una
mano, grazie a tutti quelli che la vorranno dare
in futuro, grazie a quelli che durante quest’estate
non dimenticheranno i corsisti e li chiameranno
per arrampicare e grazie ai corsisti che sono stati
magnifici in parete, ma che ora devono dimostrare attaccamento a questo gruppo.
Mauro
Alpinismo Gruppo “Comici”
Q
LA CAPANNA… SOPRA IL LETTO
uest’anno il destino mi ha offerto su un
piatto d’argento il sogno che campeggia, ormai da tempo, in un megaposter
sopra il mio letto e che si trova là, sopra 4000 m.,
da ancora molto più tempo.
Il CAI Valdarno Superiore organizzava a luglio
una gita sociale di 3 giorni nel gruppo del monte
Rosa con punta massima alla Capanna Margherita? Come resistere.
Dopo aver superato la diffidenza dell’organiz-
sorte, caini in vacanza in Alta val Sesia a base di
gelato mirtilli, e biscotti. Sono stati tre giorni pieni, intensi, impegnativi che mi hanno regalato delle
emozioni profonde e appagato incredibilmente.
Da Alagna ho raggiunto con i 14 membri del
gruppo alpinistico, tra cui anche l’energico presidente Romano, il rifugio Città Vigevano evitando
un tratto di funivia (scelta rivelatasi azzeccata per
la giusta acclimatazione), poi via diretti, il giorno seguente, allo storico rifugio Capanna Gnifet-
PS - Grazie alla moglie che in questi mesi non
mi ha chiuso fuori di casa…
Federico
Guidelli
“scoglio delle
Metamorfosi” in
val di Mello
Capanna Gnifetti
zatore, Ernesto, che ha indagato sui miei trascorsi
di “caina” spulciando la mia preparazione tecnica
con la dovizia di un finanziere incallito, e grazie
anche alla buona parola di Sergio Debolini, sono
stata ammessa sulla fiducia al piccolo gruppo alpinistico che puntava alla Capanna. Messa subito
a mio agio, dalle vecchie conoscenze, Sauro, Lia,
Franca e Claudio, sono rimasta impressionata
dall’accoglienza di tutti per non parlare dall’originale picnic di benvenuto offerto da Paolo e con-
20
ti (3467 m.) per il Corno dei Camosci (pieno di
camosci per l’appunto), il Passo dei Salati (3082
m.), costeggiando la stazione Punta Indren, tra
tratti attrezzati, sali e scendi ed una ultima risalita
su neve soffice in una splendida giornata solare
che ha lasciato ammirare scenari incantevoli e nitidi dalle vallate sottostanti fino al Cervino ed al
gruppo del Bianco.
Il Rifugio ci ha accolto in barba alla cattiva
fama, quasi vuoto, con le sue camerate ampie,
21
Alpinismo Gruppo “Comici”
ordinate, il suo terrazzo panoramico a picco sul
ghiacciaio e gli appetitosi e abbondanti pasti.
Dopo un sonnellino e le prove in cordata sul
ghiacciaio retrostante sotto un sole inclemente,
la giovane guida ingaggiata, Michele, capo delle
guide di Alagna Valsesia, è arrivato in serata per
la formazione delle cordate, consigli tecnici, orari
e, poi, via a letto come le galline. Non dopo aver
fatto una capatina a vedere le stelle. All’alba su
per il ghiacciaio in 4 cordate.
File silenziose di alpinisti in cordata come formiche aggrappate al pendio. Una salita lenta e
inesorabile con solo tre
brevi soste. Piccoli passi,
respiri costanti, il rumore dei ramponi, un po’
d’affanno e si fa giorno.
Superata la piramide
Vincent, il famoso Cristo delle Vette, che speri
che ti assista, raggiungi
il primo traguardo dei
4000 m. e inizi a credere
che ce la puoi fare. Alle
soste sei inebriato dall’aver guadagnato quota,
anche se riesci a vedere
ancora solo un pendio
inesorabile e un colle che
sembra solo allontanarsi.
Poi finalmente un vallone
stupendo: il colle del Lys Capanna Margherita
(4224 m.). La stanchezza
non riesce a togliere lo stupore, la meraviglia di
uno scenario spettacolare di neve luccicante e tutti
quei 4000 tutti intorno (Punta Parrod, Lyskamm,
Zumstein, Cima Dufour). E in fondo alla valle appare su un promontorio la sagoma della Capanna.
È lontana ma vederla ti incoraggia. L’ultimo tratto nella conca da dove si scorge anche il Cervino
e poi l’ultima rampa finale in diagonale dove, tra
un forte vento, si arriva sulla cornice di vetta davanti alla Capanna Regina Margherita a 4559 m,
tra abbracci e lacrime.
Tre ore e 15 min. il nostro tempo. Michele si
complimenta. Aveva preventivato almeno 5 ore.
Neanche una nuvola, l’azzurro nitido del cielo
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riempie gli occhi. La visione è incantevole. La
realtà supera l’immaginazione. La Madonnina
risplende nella teca sotto il sole. La stretta cima
innevata termina con una cornice modellata dal
vento sul vuoto. Il tempo di assaporare la cima
e imprimire la perfezione del paesaggio attorno
nella memoria e via di corsa a valle.
Ringrazio il CAI Valdarno per avermi accolto
con calore, in particolare il gruppo alpinistico che
mi ha accudito e trattata sempre come un ospite d’onore. Non dimenticherò l’entusiasmo e la
premura di Lia, l’ironia e disponibilità di Sau-
ro, la determinazione di Franca, la simpatia di
Francesco e Gian Paolo, l’umorismo di Augusto,
il rigore di Romano, la tenacia del componente
più adulto, la tempra di Dante, il pittoresco gestore del Rifugio, burbero dal cuore tenero, che
ho rimbrottato per poi scherzare insieme davanti
ad una birra, il muscoloso e sorridente americano
al servizio bar che cercava di intendersi a gesti
con i tedeschi, la professionalità, disponibilità e
semplicità di Michele, ma soprattutto la gioia intensa condivisa con tutti davanti alla Capanna che
campeggia sempre sopra il mio letto.
Merli Nicoletta
Alpinismo Gruppo “Comici”
Luna Nascente in Val di Mello
15
luglio 2007, ore 15 circa, due cordate di cinque uomini arrivano in
cima alla parete denominata Scoglio della Metamorfosi in Val di Mello dopo dieci tiri di corda. La via è Luna Nascente “la più
bella via di fessura delle Alpi Centrali” (e forse
anche di più); gli uomini sono, Paolo (Caruso),
Nanni (Folli), Federico (Guidelli), Mauro (Rofani) e Marcello (di Caserta – fortissimo in parete,
simpaticissimo nella vita).
Prima di effettuare la salita, ci siamo preparati
il sabato scalando altri due percorsi storici della
valle per prendere dimestichezza con il granito
della Val di Mello (Tunnel Diagonale e Stomaco
Peloso + Alba del Nirvana), ma soprattutto con le
caratteristiche della via che avremmo affrontato
il giorno dopo: fessure da proteggere con friends
e placche appoggiate senza protezioni (come è di
caratteristica della zona).
A fine serata, dopo una bella mangiata di pizzocheri (favolosi), la decisione di Paolo di fare
Luna Nascente il giorno dopo.
Un sogno che diventava realtà. Scaleremo la
mitica via della Val di Mello.
Personalmente, la notte l’ho trascorsa insonne,
ripassandomi mentalmente le difficoltà raccontate da altri o lette nelle guide. Quali erano? I primi
due tiri, dove ci sono passaggi di 6b, e gli ultimi
due dove avremmo trovato placche appoggiate di
30-40 metri non proteggibili, ma soprattutto non
protette!
Incubi che si sono trasformati la mattina dopo
in adrenalina-paura-concentrazione (nella giusta
miscela) e alla fine in grande gioia quando siamo
usciti dalla via.
Potrei tediarvi per ore a raccontarvi ogni singolo passaggio, le sensazioni durante la salita,
lo spettacolo paesaggistico che si godeva dalla
via, ma non renderei grazia a “Luna Nascente”,
I magnifici 5
e come dice un mio caro amico “la fede in Dio è
come una bella arrampicata la si può raccontare
ma non la si potrà mai assaporare fino in fondo se
non la si vive in prima persona”.
Mauro
N
CRIDOLA
ei giorni stabiliti siamo saliti in cima al Cridola. Siamo andati in auto perché il noleggio di
un autobus sarebbe stato troppo oneroso stante il numero piuttosto esiguo dei partecipanti
all’escursione. Peccato: è stata senza dubbio una bellissima esperienza, in ambiente molto
suggestivo e fuori dalle zone più battute (almeno da noi).
A dire la verità ero stato sollecitato a programmare una gita da quelle parti e in quei giorni da un
paio di personalità che, anche loro, si sarebbero trovate in vacanza a Lorenzago di Cadore. Per motivi
di “privacy” non ne posso rivelare i nomi, ma posso dirvi che uno di loro è il sedicesimo a portare quel
23
Alpinismo Gruppo “Comici”
nome e l’altro bazzica i monti, più di uno e anche
più di due.
Alloggiati al rifugio Giaf (1400 m.). Il sabato
pomeriggio ci siamo sgranchiti le gambe facendo
un bel giretto in prossimità del rifugio durante il
quale abbiamo ammirato dal basso le più suggestive crode della zona. Oltre al Cridola ci siamo
goduti lo spettacolo dei Monfalconi di Forni. Il
giorno 22 luglio abbiamo raggiunto
per sentiero la forcella Scodavacca
(2043 m.), tra il Cadore e la Carnia.
Da qui, per sfasciumi parecchio sfasciati, siamo saliti da sud alla Tacca
del Cridola (2290 m.) da dove parte
l’itinerario che porta in vetta, sulla
cima est (2580 m.).
Si tratta di una facile arrampicata su
roccia non sempre stabile, che richiede comunque piede fermo ed assenza
di vertigini. L’ambiente è fantastico,
tra guglie e pinnacoli che sembrano
stare su in barba alla gravità.
Durante la salita abbiamo perso un
paio di ragazze, che hanno rinunciato
forse un po’ impressionate dai sassi
smossi e da qualche teschio dipinto sui sassi che voleva solo avvertire di fare attenzione in qualche passaggio più impegnativo.
Pino Caruso in azione
In cima alla Torre dei Sabbioni
Segnaletica di dubbio gusto che, a mio parere,
andrebbe cancellata. Le due ragazze le abbiamo
poi recuperate in discesa: dimenticarsele sarebbe
stato un errore imperdonabile.
Tornati alla Tacca abbiamo dato retta ad una
relazione pescata in rete e abbiamo fatto in discesa il ghiaione in versante nord, allungando non
di poco il percorso di rientro. Ne è valsa la pena
Verso la vetta della Cridola
Attacco via Casaletti
I
perché l’ambiente è splendido e selvaggio. In tutta la giornata abbiamo incontrato solo un paio di
corridori in allenamento.
Quando sono arrivato in vista del Giaf
uno di noi, che era giunto un po’ prima,
mi ha detto che “al Rifugio c’è tre monti”. Ero stanco e mi sono sentito morire.
Speravo solo che fossero almeno monticelli bassi. Per fortuna invece non si
trattava di montagne. Meglio così.
Come sempre succede, il giorno seguente, appagati per la splendida escursione ormai fatta, ci siamo alzati tardi,
ci siamo gingillati un po’ e siamo scesi a valle. Il giro che avremmo dovuto
fare verso i Monfalconi è stato saltato a
pie’ pari. Meglio così: sarà per un’altra
volta.
Raul De Santis
24
Alpinismo Gruppo “Comici”
l 2 novembre, visto il tempo particolarmente bello e stabile, con una decisione presa su due piedi, io, Beppe, Omar
e Ostilio, o meglio Omar e Ostilio, Beppe e il
sottoscritto siamo partiti per San Vito di
Cadore per salire sulla Torre dei Sabbioni
per la via normale. La sera abbiamo anche
avuto la possibilità di ascoltare, alla faccia
della privacy, dei gruppetti di galli cedroni
che facevano quattro chiacchiere prima di
andare a letto. Per discrezione e perché il
notiziario potrebbe finire in mano a minori,
preferisco non riferire cosa si dicessero.
Un alpinista locale ci ha detto che si tratta di una salita facile ma non banale, poco
frequentata in quanto l’avvicinamento è
piuttosto lungo.
La mattina del 3 partenza; dalle informazioni e dalla relazione risultava un’arrampicata di difficoltà contenute, con un solo
passaggio di IV o al massimo due se per
giungere alla base della Torre si fosse seguita
la variante Heinemann. In effetti così è. La variante non l’abbiamo fatta perché la presenza di
neve rendeva difficile individuare il percorso e
molto pericolosa una cengia esposta per cui passa questo itinerario.
La neve, comunque, ci ha reso complicata anche la via seguita dai primi salitori che aggira
completamente la Torre sul versante occidentale: le ghiaie basali, estremamente instabili, su
cui non era possibile individuare se non occa-
sionalmente la traccia battuta, hanno reso decisamente impegnativo l’avvicinamento (e anche
l’allontanamento), contribuendo non poco a
dare alla giornata un senso di avventura, insieme all’assoluta solitudine e alla rara bellezza
dell’ambiente.
La via di salita si svolge su tratti verticali di
roccia ottima, solida e pulita, che collegano fra
loro tre cenge. Di queste la più impegnativa è
quella superiore che deve essere percorsa esternamente o carponi, in forte esposizione. Queste
cenge erano quasi del tutto sgombre di neve grazie all’esposizione a sud.
Abbiamo visto dal libro di vetta che gli ultimi a raggiunger la cima prima di noi lo avevano
fatto nei primi giorni di settembre. Poca folla.
Quattro calate in doppia ci hanno riportato all’attacco.
Come ho detto sopra il ripercorrere le ghiaie
Cima torre dei Sabbioni
basali ci ha impegnato non poco e siamo tornati
alla macchina, lasciata tra il rifugio Scotter e il
San Marco, che era buio. Qui c’è stato l’unico
incontro con un essere umano della giornata:
uno che saliva di corsa da San Vito probabilmente in allenamento per qualche gara in montagna. Meno male che non siamo soli: qualche
altro mattoide in giro ogni tanto si trova.
Giudizio (condiviso) finale: splendido!
Raul De Santis
25
Alpinismo Gruppo “Comici”
Alpinismo Gruppo “Comici”
all’argentera sotto il sole di agosto
I
primi di agosto siamo stati all’Argentera.
Come nella precedente uscita al Cridola è
stato necessario andare in auto perché quando si va in montagna la partecipazione spesso è
scarsa. Forse è dipeso anche dalla data: d’agosto
la gente è al mare, in ferie con la famiglia… Ma
va bene così. Dalle Terme di Valdieri (1368 m.),
lasciata un’auto al parcheggio, con le altre siamo
saliti fino al Pian della Casa (1743 m.). Da qui,
con circa settecento metri di dislivello, al rifugio
Remondino (2430 m.), recentemente ristrutturato
e gestito da una piacente e gentile signora che era
al Morelli-Buzzi quando andammo alla Cima dell’Oriol.
Il Rifugio è ben tenuto e accogliente, ma sarà
ricordato soprattutto per i letti a castello modello
sommergibile, più sbrigativamente definibili “loculi”. Dopo una manovra acrobatica per introdursi
in cuccetta ci si trova con il letto superiore (o con il
soffitto) che sfiora la punta del naso.
Il giorno dopo, reclutata una bella ragazza di Saluzzo, che ha fatto notevolmente calare l’età media
ed alzare il livello estetico del gruppo, e due alpiniVetta coma sud
26
La mia prima via di montagna sulle dolomiti
sti di Carrara, esteticamente ininfluenti, siamo saliti al Passo dei Detriti (3122 m.), il cui nome rende superflua ogni descrizione, e da qui, lungo una
cengia facile, ma con notevole esposizione, siamo
saliti in vetta, sulla Cima sud (3297 m.). Spuntino,
foto, strette di mano e di nuovo al Passo.
Scesi al Bivacco del Baus (2568 m.), dove ci siamo fatti un bel riposino, abbiamo quindi attraversato l’altopiano del Baus giungendo al Passo del
Porco e poi al Colle del Chiapous (2526 m.) e al
rifugio Morelli (2350 m.).
Il giorno dopo a valle, senza salire al Punto Nodale che in prima mattinata era completamente avvolto dalla nebbia.
Per pranzo ci siamo fermati in una trattoria poco
sotto le Terme dove siamo stati allietati da alcuni
ragazzi suonatori di fisarmonica che stavano provando in vista di una serata di musica occitana. E
qui la grande delusione: nessuna delle gentili signore è stata in grado di ballare alla meno peggio
un valzerino! Forse sarebbe stato meglio portarci
via quella ragazza di Saluzzo…
Raul De Santis
di Nicoletta Merli
S
i va a fare qualcosa di facile in Dolomiti? La frase lasciava spazio a molte
incognite e ad un dubbio. Vuoi vedere
che il “facile” si rivelerà presto qualcosa di
“difficile”? Il presentimento si è materializzato
una mattina d’agosto in tutta la sua imponenza: un torrione
di roccia dolomitica di cui riuscivo solo ad
immaginare la
cima. Ero attratta dall’idea di
scalarlo ma anche un po’
preoccupata.
Base di appoggio l’accogliente casetta di
montagna di
Mauro con campeggio di lusso
allestito in giardino all’occorrenza.
La sera avanti,
dopo una cena Pronti per la scalata
luculliana, tutti mi avevano assicurato un incondizionato appoggio e sostegno morale e
fisico, anche se pur sempre dietro effetto di
vino e grappe, e in fondo mi rincuorava anche
la presenza, tra tanti maschi intenzionati a dar
fondo alle proprie forze, anche di Monica
(corsista novella) che, almeno a parole, appariva interessata ma titubante quanto me. E anche quando Luigi, maestro di sci di Monica e
arrampicatore per diletto, ci ha illustrato a
grandi linee la via e le sue difficoltà davanti ad
un caffè in un bar nel centro di Clès, ho fatto
di tutto per evitare di ascoltare l’elenco dei
passaggi tecnici che avrei dovuto affrontare di
lì a poco.
Ed invece, tra una battuta e l’altra, dopo
l’avvicinamento nell’altopiano del Grosté, mi
ritrovo imbracata alla base di una bella via
classica delle Dolomiti di Brenta assieme a
Mauro, Nanni, Gregorio, Monica, e Fede. Due
cordate. Mauro e Nanni ed io nella prima.
Davanti a noi una via di media difficoltà. Per
le relazioni e l’arrampicatore medio. Per me
certamente impegnativa e a tratti dura. trecento metri di sviluppo, 7 tiri complessivi con difficoltà di III, IV, IV+ (che alcuni classificano
V- ). Una bellissima via di montagna aperta
nel 1942 dai coniugi Bruno e Nella Detassis,
che s’inerpica sullo Spigolo sud-est del II Torrione del gruppo “Corna Rossa”.
Mauro parte a razzo, dopo uno sguardo alla
nuvolaglia incombente, per fortuna, ancora
intorno alle altre cime. Poi è il mio turno ed
entro in quel solito stato di semi trance – adre27
Alpinismo Gruppo “Comici”
nalico. Sudo freddo anche sotto il solleone, il
casco sembra un forno a legna, anche se la nuvola fantozziana sopra di me abbassa di botto
la temperatura, mi scortico e ammacco nei
posti più impensati e non me ne frega niente,
perdo la sensibilità alle dita dei piedi in sosta
e me ne accorgo solo quando riparto e devo
rianimarli a suon di cazzotti, fioccano gli
imprechi più assurdi (il Nanni è un maestro),
e poi non faccio a tempo a bere un sorso che
l’arsura e la tensione mi rimpasta la lingua.
La magnesite l’ho dovunque tranne che nel
sacchetto. E penso come deve essere piacevole bere il tè con lo strudel giù al Rifugio.
La via è varia. Camini, fessure, diedri, gli
appigli non mancano e la roccia tiene da Dio.
Altro che sapone. Qui, anche se piove, dicono
regga tantissimo. Meglio non sperimentare,
però. E allora su veloci. O almeno ci provo. Io
vado da “seconda” di cordata, stretta bella sicura tra i miei due compagni come un wurstel
dentro un hot dog e vengo recuperata insieme
al terzo di cordata. Quando in un tiro sono costretta a vederli sparire tutti e due la solitudine
mi attanaglia e devo farmi invitare “gentilmente” più volte per proseguire. Ad ogni sosta su
piccoli terrazzini riprendo fiato e allentata la
concentrazione rivaluto quel torrione incombente che sembra sempre più inafferrabile. Ora
ci siamo dentro e solo la compagnia di pini
mughi nell’ambiente roccioso inanimato riportano la mente ai sentieri pianeggianti regalandomi un senso di apparente accoglienza.
I miei compagni fanno il lavoro sporco: trovare la via con ermetiche indicazioni di una
scarna guida, assicurarsi a pochi chiodi rugginosi e distanti, attrezzare i tratti sprotetti, affrontare traversi aerei, qualche tratto duro e
strapiombante in cerca dell’ennesimo chiodo
ben nascosto e liberare le corde incastrate
quando capita (e capita!) fino ad arrivare, nel
passaggio più delicato, a tirarmi su di peso,
28
con mano, braccia e cordino stile maniglia aerea.
Gli altri sotto di noi sono partiti tranquilli.
Monica parte anche lei sotto le ali protettrici di
due maschietti. Gregorio sorridente e calmo
come sempre, Fede che pungola e sfotte anche
sotto sforzo. Poi, a metà via, una deviazione li
allontana ed ogni tanto ci rintracciamo, senza
vederci, a suon di urla.
Continuo a salire, pensando un po’ agli altri,
al sole che si allontana, alla stanchezza che
avanza. Perdo il conto dei tiri e alla fine mi illudo che la cima sia dietro l’angolo. Gli ultimi
due tiri chiedo quasi alla roccia di spianarsi
sotto i piedi e quando sento le voci dei compagni vicine sbuco incredula e soddisfatta sulla
cima della mia prima via di montagna in Dolomiti. Una cima piatta con strapiombo a 360
gradi.
A fine giornata scopriamo che un chiodo di
troppo ha portato l’altra cordata su una variante di grado più alto mettendo alla prova la resistenza di tutti. La tenacia e l’unità del trio ha
permesso di reggere le diffficoltà del fuori programma. Monica ha dato prova di grinta e caparbietà superando anche passaggi ostici anche
per i più esperti, Gregorio e Fede hanno affrontato senza perdersi d’animo l’inconveniente
senza risparmiarsi.
La sera, riuniti finalmente al Rifugio davanti
ad un piatto caldo, assieme a Silvia, che ci ha
fatto da sostegno logistico per tutta la giornata,
i due bimbi Marta e Simone e la simpatica Pinuccia, abbiamo ascoltato le epiche gesta dei
nostri amici e le esilaranti descrizioni tragicomiche di Monica, che non finiva di ringraziare
la sua cordata giurando di non tornare più su
una via di montagna, consapevole che sarebbe
tornata presto, come tutti, in quella montagna
che ci aveva appena regalato un’altra giornata
d’intensa fatica e gioia.
Alpinismo Gruppo “Comici”
A
LE MARMITTE DEI GIGANTI
nche l’anno scorso, d’estate, avevamo programmato di
scendere le “Marmitte dei Giganti”, una serie di balzi di roccia che
percorrono il Fosso dell’Anguillara, nelle Alpi Apuane. Poichè le calate in corda doppia si effettuano lungo le tracce
scavate dall’erosione del ruscellamento,
occorre che l’acqua, nel letto roccioso,
sia esigua e vanno affrontate in condizioni meteo buone perché la pioggia rende
il letto del torrente, levigato dalle acque,
impraticabile. Ecco perché, cambiato il
tempo, avevamo dovuto rinunciare.
Quest’anno, verso la fine di agosto,
Raul, Piero, Beppino, Antonio ed io, approfittando di una giornata solare, calda
e asciutta, siamo riusciti a percorrerle.
Da Arni siamo saliti per un ripido sentiero, aereo e panoramico in direzione del
Passo Fiocca e, dopo aver attraversato il
bosco del Fato Nero, ci siamo ritrovati al
“Contapecore” dove inizia la discesa.
Prima di imboccare il fosso vero e proprio, dove sono posizionati gli ancoraggi La Rosanna in azione
artificiali per la corda doppia, abbiamo prima sceso un ripido ed impervio canale laterale, utilizzando soste naturali, trovate con grande perizia da Piero, aiutato dal prode Beppino.
Le spettacolari calate lungo il fosso sono circa una ventina, alcune lunghe con due corde aggiunte. A volte ci siamo arrampicati sui bordi delle cavità di dimensioni più grandi o l’abbiamo
aggirate quando possibile. La discesa è divertente, e si snoda sotto l’imponente parete Sud-Est
della Penna di Sumbra, in un ambiente particolarmente suggestivo dove lo scorrimento dell’acqua ha eroso la bianca roccia calcarea, creando enormi buche, anch’esse bianche scintillanti.
Le cavità con l’acqua sul fondo sembrano “enormi pentoloni pronti per la cottura”, appunto le
grandi “Marmitte dei Giganti”.
Rosanna Grassellini.
Così per ridere: le barzellette di Nedo
Regalo cucciolo di mastino docile e affettuoso, mangia di tutto, gli piacciono molto i bambini.
In cinquecento contro un’albero, tutti morti.
Sciagura aerea nei pressi di Roma. Un elicottero si è schiantato in un cimitero.
I carabinieri hanno già estratto 654 corpi.
29
Alpinismo Gruppo “Comici”
Sci alpinismo, sci fondo-escursionismo
Nell’era glaciale del lago acuto
Transappeninica sabato 6 e domenica 7 ottobre
L
’itinerario, ubicato in una delle zone
più spettacolari e selvagge all’interno
del Parco Regionale dell’Alto Appennino Reggiano, denominato anche “Parco del
Gigante”, si sviluppa lungo il tratto del crinale
appenninico compreso tra i Passi del Cerreto e
del Lagastrello ed è percorribile in entrambi i
sensi. Noi abbiamo scelto di effettuarlo partendo dal Passo del Cerreto e arrivando al Passo del
Lagastrello per due validi motivi. Primo: solamente partendo
dal Cerreto è possibile risalire il
tratto roccioso della aerea cresta che, dalle pendici del Monte
Alto, con facile arrampicata,
raggiunge la vetta (m. 1904) e
arriva oltre alla Punta Buffanaro fino alla Sella di Monte Acuto, percorrendo per intero il
“Sentiero attrezzato dei Groppi
di Camporaghena”. Secondo:
al Passo del Cerreto è possibile
alloggiare al rifugio Albergo
Giannarelli che non solo offre
una cucina tipica tosco-emiliana veramente ottima e abbondante ma fa anche dormire tranquillo in un soffice letto con
lenzuola profumate. Esiste forse da qualche parte un gestore che, a pantagruelica colazione conclusa, ti porta in tavola il sacchetto di carta per farti il panino con salame,
prosciutto, parmigiano e pecorino?
Fatto ricorrente nelle nostre varie precedenti
uscite nella zona, una pioggia scrosciante ha accolto, sabato pomeriggio, il nostro arrivo al Passo del Cerreto e ha continuato a cadere incessante per tutta la serata, creando non pochi dubbi
sul nostro programma. Fortunatamente, un vento di tramontana forte e gelido, ma provvidenziale, ha risolto, nel corso della notte, la situazione metereologica al meglio delle più ottimistiche previsioni, consentendoci di iniziare il
nostro percorso in perfetto orario. L’escursione
ha soddisfatto tutti i 23 partecipanti poiché ha
proposto due diversi itinerari, pressoché paralleli, uno più impegnativo, descritto sopra, l’altro
30
più facile, ma non per questo meno interessante,
panoramico e suggestivo. Questo secondo itinerario, attraverso l’amena valle delle Sorgenti del
Secchia, giunge con progressiva ma costante salita al Passo di Pietratagliata (m. 1750), stretto
incavo che taglia il crinale alla base del ripido ed
imponente massiccio dell’Alpe di Succiso. Il
sentiero scende quindi al Piano dei Ghiaccioni
per poi risalire, tra ripide faggete e sconnesse
N
Neve di ottobre e novembre
evicate intorno alla metà di ottobre e
novembre hanno fatto sognare gli
amanti dello sci.
Sulle Alpi i gestori degli impianti di risalita
per lo sci alpino e gli esercenti delle varie atti-
fine settimana, per il rialzo della temperatura, la
neve era in gran parte svanita. Meno neve a metà
novembre, ma più pronti per cogliere l’attimo
fuggente. Tra il 14 e il 17 le precipitazioni, seppure scarse, sono state praticamente continue. Così
Sentiero dei Groppi
roccette, alla splendida conca glaciale del Lago
Acuto. Una particolarità da segnalare, nel tratto
iniziale del percorso comune ai due gruppi,
presso il Passo dell’Ospedalaccio, è la presenza
di un cippo di epoca Napoleonica, recante la
scritta “Empire Francais IX”, conservato in perfette condizioni, probabile punto di confine della Repubblica Cisalpina. È in prossimità del
Lago Acuto che i due gruppi si sono riuniti per il
pranzo, consumato al sacco o presso il piccolo
ma accogliente “Rifugio Citta di Sarzana” che,
in uno scenario da favola, sorge in una meravigliosa radura.Tutti insieme siamo poi scesi, attraverso una multicolore faggeta, al Passo del
Lagastrello e da qui, con il pullman, giù ad Aulla e via verso Arezzo, arrivando puntuali come
da programma.
Rosanna e Antonio Turchetti
Salvatore sul plateau Breithorn, dietro il Cervino
vità ad esso connesso gioiscono per la stagione
che si profila lunga e fruttuosa di lauti guadagni.
A Cervinia già per il primo fine settimana di
novembre si poteva praticare lo sci alpino. I nostri
amici Salvatore, Sandro e Fabio hanno raggiunto
il loro maestro di sci alpinismo, proprio a Cervinia, per il fine settimana 16-18 novembre, per affinare le loro capacità tecniche.
Nei nostri monti la nevicata di ottobre ha raggiunto, mercoledi 17, i 30 cm. sul crinale tra monte Gabrendo, il Falco e il Falterona. Per quanto a
mia conoscenza nessuno ne ha approfittato e il
alcuni nostri giovani, con in testa la Rita e Gianfranco, aspiranti Istruttori SFE, domenica 18 hanno trovato alla Burraia neve sufficiente per la prima sciata della stagione.
Facendo i debiti scongiuri, sembra che si preannunci un inverno come si deve cioè con buone
possibilità di praticare lo sci escursionismo tenendosi alla larga dagli affollati e rumorosi santuari
delle zone alpine attrezzate senza alcun rispetto
delle montagne per soddisfare il turismo invernale di massa.
Diesel
31
Alpinismo giovanile
Alpinismo giovanile
Non e stato un sabato qualunque
Calendario attività 2008
I giovani “caini” al planetario
Ecco le proposte della commissione Alpinismo giovanile per i
giovani “aquilotti” per il prossimo anno
I
nfatti non capita tutti i giorni di visitare un
planetario. Siamo partiti dalla stazione di
Arezzo, a bordo del caratteristico trenino
del Casentino, ma non quello che state immaginando, tutto dipinto da “murales” ma quello
nuovo, confortevole come il salotto di casa vostra e silenzioso come un “boeing”. Arrivati a
Stia, ci siamo recati subito al museo degli sci,
dov’è stato affascinante poter vedere gli sci che
adoperavano i nostri trisnonni, non per sport ma
per mera necessità. Poi da lì ci siamo spostati al
museo della montagna, dove c’erano antiche seghe per tagliare gli alberi ed animali imbalsamati e simpatiche riproduzioni su legno degli “elfi
dei boschi” ovvero quelli che tutte le leggende
indicano come i guardiani della natura.
Ma la vera “esperienza forte” è stata entrare
nel planetario di Stia, dove grazie all’amico
“caino”, Emanuele, esperto di stelle, abbiamo
fatto un viaggio virtuale nello spazio infinito tra
pianeti e galassie perdendoci per la via lattea.
I bambini erano rapiti dalle parole ed estasia-
ti hanno posto al nostro cicerone un sacco di
domande, mentre noi adulti abbiamo imparato
ad individuare le costellazioni che spesso guardiamo la sera in terrazza, lasciando anonimi
quei punti luminosi che ci sovrastano e ci avvolgono… Quella volta celeste sopra le nostre
teste, ci ha fatto fantasticare, spingendo il pensiero verso mondi lontani ed inesplorati.
Usciti dal planetario, ciascuno di noi si è riproposto di confrontare la mappa distribuitaci
dall’ amico esperto astronomo, con il cielo che
quella sera avremmo visto. Incamminandoci
verso il treno che ci avrebbe riportato ad
Arezzo.
Abbiamo commentato le nozioni apprese. I
nostri bambini, andati in terrazza, senza indugio hanno esclamato subito: “mamma guarda!
quello è il carro maggiore!”… Ed avevano visto giusto!… Un pomeriggio divertente e costruttivo!
Laura & C.
Domenica 13 gennaio
Escursione sulla neve: Camaldoli o Passo della Calla
Domenica 23 marzo
Saline di Cervia
Domenica 20 aprile
Palestra di roccia sul Pratomagno: con gli amici del
gruppo ” Comici ”
Sabato 17 e domenica 18 maggio
Sasso di Simone: con pernottamento in rifugio
Domenica 8 giugno
Arboreto di Vallombrosa: visita guidata
Domenica 14 settembre
Escursione al Lago di Ridracoli: con visita alla diga
Sabato 11 e domenica 12 ottobre
Osservazione dei cervi: nel Parco delle foreste casentinesi,
con pernottamento in rifugio
Domenica 2 novembre
Sentiero lungo l’Arno: Ponte Buriano - Rondine
I programmi dettagliati di queste come di altre attività che potranno essere proposte, saranno disponibili in sede e on-line, sul sito della Sezione (www.caiarezzo.
it) nella parte riservata all’alpinismo giovanile, saranno inoltre segnalate le attività escursionstische a cui potranno partecipare anche giovani “aquilotti”.
Ricordiamo, per quanto ovvio, che sarà possibile partecipare soltanto a coloro
in regola con l’iscrizione al CAI per il 2008 (la quota per i giovani soci è soltanto
di 11 euro).
Vi aspettiamo numerosi.
La Commissione Alpinismo giovanile
Emisfero Boreale
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Emisfero Australe
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Notizie di casa
Notizie di casa
lettera ad un amico
CALENDARIO ESCURSIONI ANNO 2008
C
aro Guido.
Ho letto la tua lettera e ti assicuro che all’interno del CAI non esistono
soci di categorie diverse, ma anche se così fosse Tu apparterresti certo alla prima categoria.
Questo perché sei uno dei soci più anziani e fedeli al sodalizio, che ha dato un notevole contributo,
ricoprendo importanti incarichi all’interno della nostra associazione.
Per quanto riguarda l’articolo apparso nel “Pratomagno” di giugno, intitolato “Da Beno il passaggio delle piccozza”, Ti faccio cortesemente osservare che l’articolo in parola, non è stata
un’iniziativa della Redazione, ma è stato inserito su richiesta di Omar Scarpellini, per ringraziare,
in modo ufficiale, l’amico Beno che, in occasione del suo novantesimo compleanno, aveva voluto,
in segno di continuità, fare il dono simbolico della piccozza, passandola direttamente ad un valido
alpinista, che rappresenta il nostro domani.
So che a suo tempo regalasti alla Sezione la tua piccozza e i ramponi tuoi e della Wilma. Mi
dispiace se nessuno ebbe, allora, la doverosa cortesia di ringraziarti per questo dono, quindi ritengo giusto farlo adesso io, a nome mio e del Consiglio Direttivo. Per quanto riguarda le imbracature Tue e della Wilma, che nella lettera avevi espresso la volontà di regalare alla Sezione e che
puntualmente mi hai già consegnato, Ti assicuro che l’offerta è oltremodo gradita perché darà la
possibilità a tanti giovani di iniziare una nuova attività. Per questo la Sezione Ti ringrazia, dandoti assicurazione di tenerti sempre, insieme alla Wilma, in considerazione nella qualità di soci importanti, nonché di cari amici.
G.P. Matteagi. Presidente
GENNAIO
FEBBRAIO
MARZO
APRILE
MAGGIO
GIUGNO
2-6 Vacanza sulla neve a Vigo di Fassa 2-6 Sci di fondo-sci escursionismo a Dobbiaco 20 Dintorni di Arezzo: da P.za S.Francesco a P.za S.Jacopo 26-27 Sci fondo-escursionismo Appennino Modenese 3 Lago Trasimeno: Ossaia – Passignano 10 Raduno sci alpinistico, sci escursionistico della Campigna 17 Trenotrekking: Orvieto etrusca e sotterranea 22-24 Sci fondo-escursionismo: Val Maira 1-8 Settimana bianca: Dolomiti Canazei 2-9 Chiavenna: Sett. Nazionale Sci fondo-escursionismo 2 Roma a piedi: Basiliche Romane 15-16 Raduno TER sci fondo-escurs/mo appen. Tosco-Romagnolo
16 Riserva di San Rossore 30 Siena: Bagno Vignoni – Ripa D’orcia – S. Antimo 4-6 Sentiero Frassati: Forti di Genova 13 Carpegna 25-1/5 Sardegna In Maggio: Santiago de Compostela 11 Monte Fumaiolo: la Cella – Casteldelci 25 Casentino: Lierna - Moggiona - Casalino 31-2/6 Lecco: le Grigne 14-15 Alta via Monti Liguri: Parco Dell’Aveto 21 Notturna: Tregozzano – Libbia 29 Foreste Casentinesi: Monte Falco Dir. N. Rapini
Dir. A. Ghirardini
Dir. S. Morelli
Dir. F. Fracassi
Dir. A. Nappini – M. Casucci
Dir. G. Palazzini
Dir. A. Ghirardini – E. Brillo
Dir. G. Palazzini
Dir. N. Rapini
Dir. G.Palazzini
Dir. A. Ghirardini
Dir. P. Bini
Dir. P. Paggetti
Dir. N. Rapini
Dir A. Ghirardini
Dir. V. Nocentini
Dir. M. Mastini
Dir. E. Mazzi
Dir. I. Rossi
Dir. C. Peretti
Dir. O. Scarpellini
Dir. F. Fracassi
Dir. S. Morelli
Dir. G. Maffeis
Wilma e Guido Domenis con l’amica Roberta
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Notizie di casa
Notizie di casa
La Medicina dei Semplici
CALENDARIO ESCURSIONI ANNO 2008
LUGLIO
6 Apuane: Monte Pisanino 11-12 Sibillini: Monte della Sibilla – Monte Porche 19-27 Settimana verde: Selva di Val Gardena AGOSTO
SETTEMBRE
OTTOBRE
8-10 Dolomiti orientali: Monte Duranno 22-24 Monte Rosa: Capanna Margherita
Fine agosto: 8 giorni in Scozia 30-3/9 Isola d’Elba 7 Bocca Trabaria – Monte Casale – S. Sepolcro 11-14 Alpi Marittime: Valle Stura
21 Valtiberina: Santa Maria Tiberina – Palazzo del pero 5 Apuanika: Penna di Sumbra 18-19 Monte Catria: Fonte Avellana – Cagli 26 Castagnata: Alpe della Luna con il CAI di Perugia NOVEMBRE
16 Montagnola Senese: Parco dell’alto Merse 30 Trenotrekking: Rassina – Poggio Civitella – Rassina DICEMBRE
7 Chianti Aretino: Tuori – Caggiarino – Dorna 14 Pranzo sociale
23 Torneo di briscola
29 Tombola e brindisi augurale
Le piante officinali delle montagne italiane
Dir. E. Mazzi – O. Scarpellini
Dir. R. De Sanctis – R. Grassellini
Dir. N. Rapini
Dir. R. De Sanctis
Dir. R. De Sanctis
Dir. V. Nocentini
Dir. B. Matteagi – T. Barluzzi
Dir. M. Casucci
Dir. P. Bocciardi
Dir. L. Bianchini
Dir. A. Turchetti – R. De Sanctis
Dir. V. Nocentini – A. Ghirardini
Dir. M. Mastini
Dir. F. Fracassi
Dir. C. Peretti
Dir. N. Rapini
Dir. L. Pini
Dir. N. Rapini
Dir. R. Grassellini
Sono credente per educazione e per abitudine.
Ma ho avvertito la presenza di Dio più in parete che in chiesa.
Anche se la mia ricerca spirituale passa e si affina soprattutto attraverso la montagna, non
mi sono mai aggrappato al soprannaturale o alla superstizione. Ho sempre cercato di fare
affidamento sulle mie forze, sulle mie esperienze, sulla mia volontà.
Renato Casarotto
(da: Club Alpino Italiano Agenda del Comitato Scientifico centrale anno 2003)
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I
l Comitato Scientifico del CAI in collaborazione con gli Operatori Naturalistici che
operano nelle nostre sezioni, continua la
sua collana con l’ultima nata Agenda 2008 dedicata quest’anno alle piante officinali “La medicina dei Semplici”.
La pubblicazione consta in 230 pagine con 90
schede a tema e 150 fotografie e disegni esclusivi realizzati da noi Operatori Naturalistici in
anni di attività sul territorio. Il costo è di €
10,00.
Si segnala la contemporanea uscita in versione libro di “Alberi: le colonne del cielo” che costa di 300 pagine illustrate la cui versione agenda 2007 ha avuto un enorme successo. Il costo è
di € 20,00.
Queste pubblicazioni sono molto utili per chi
vuole veramente godersi la montagna nella sua
completezza e non teme di rovinarsi gli occhi e
il naso se guarda fuori dal sentiero!
Per gli interessati le pubblicazioni si prenotano direttamente nella nuova sede della Sezione
in via F. Filzi 28/2. Affrettatevi le richieste sono
già molte. Sono state ufficialmente presentate a
Bergamo nel corso di UNICAI 20/21 ottobre,
ove una selezione degli istruttori delle varie discipline ci ha permesso di confrontarci per migliorare la nostra attività.
G.P. Maffeis
N.d.R.- Il nostro Socio Gian Piero Maffeis è operatore naturalistico (O. N.)
ed anche Accompagnatore Escursionistico (A.E.), oltre che agricoltore biologico.
C
Gli aggiornamenti degli A.E.
ari soci, mi rivolgo a voi per farvi conoscere alcuni aspetti della formazione degli Accompagnatori di Escursionismo noti anche come A.E. Nella nostra Sezione siamo attualmente in tre con questa qualifica: Omar, Pietro ed io. Negli scorsi anni, motivati dalla
nostra passione per la montagna, abbiamo seguito duri corsi di formazione. Mi ripaga di tanti
sforzi il vedere l’entusiasmo, le emozioni ecc. di chi condivide come me la passione per la natura
e la montagna. Il titolo raggiunto non è eterno anzi ogni anno dobbiamo riconfermarlo attraverso,
l‘attività nelle sezioni e gli aggiornamenti. Uno di questi ha visto convenire, in ottobre a S. Sofia
nel Parco delle Foreste Casentinesi, gli Accompagnatori di Escursionismo di Toscana, Emilia e
Romagna.
37
Notizie di casa
I nostri istruttori, coordinati da Sergio, ci hanno preparato un ricco programma spaziando dalla
“Organizzazione del parco per un escursionismo consapevole e rispettoso dei valori del territorio
dalla Toscana” un po’di “Comunicazione e didattica: come preparare e fare una lezione”. Un gustoso spuntino e via nel pomeriggio con “Come osservare e comprendere la flora e gli ambienti
attraversati, la Rete Natura 2000 nel Parco”, “Il Lupo e il Pipistrello” formidabili predatori, “Nuovi erbari informatici” un ripasso sui nostri regolamenti fino a che è giunta l’ora di una lauta cena.
La serata è stata allietata dal frizzante e bel video realizzato da Marcella e Bernardo, due giovani
che hanno percorso la G. E. A. (Grande Escursione Appenninica). Ci hanno fatto rivivere emozioni, riscoprire luoghi e personaggi e il loro amore per il camminare in montagna. Morfeo a questo
punto è intervenuto: “basta per oggi, a dormire”.
Domenica sveglia presto e via per Campigna per l’esercitazione pratica divisi in più gruppi con
tema conduttore: “Osserviamo la natura e comunichiamola”. Nel mio erano presenti naturalisti, ci
siamo messi alle costole del dott. Marco V., affascinati dalla sua lezione di sabato, per approfondire meglio gli argomenti. Il giro è stato più ampio del previsto permettendo l’osservazioni dal
Monte Falco con digressioni su materie correlate quali: geologia e geomorfologia, ecologia forestale ecc. Una sosta al rifugio Burraia per salutare gli altri A.E. con bruschetta e buon vino. Poi il
ritorno alle nostre sedi. Qui ognuno di noi avrà modo di rielaborare le informazioni ricevute ed
applicarle nell’ attività sezionale dove operiamo in modo gratuito pagando di tasca propria tutte le
spese.
Notizie di casa
UN DOLCE RINGRAZIAMENTO
Carlo Bruno
A.E. Giampiero Maffeis
Quando il dito sulla tastiera del computer sbaglia…
a mettere al giusto posto le cose
D
SECONDA TAPPA FRANCESE
urante la vacanza in Camargue, mi ero promessa di scrivere due articoli in proposito.
Quando sono andata alla Sezione per consegnare quello vero con argomenti attinenti
al notiziario, mi hanno subito ricordato di presentarne un secondo riguardo la vacanza
turistica.
Una vacanza in Camargue vuol dire un’ immersione in una natura per la gran parte selvaggia,
solo mare, sole e vento. Noi abbiamo trovato molto di più.
Il CAI al mare ormai è un dato di fatto, i ”caini” che visitano una cittadina a bordo del trenino
per turisti è qualcosa di molto originale.
Arrivati ad Avignone, scesi dall’autobus, siamo saliti in deliziose carrozze, aperte, di dimensioni molto piccole e strette tanto quanto sono larghe le strade di questa antica cittadina, sede del
Papato nel 1300.
Dopo aver percorso i vicoli più interni e caratteristici delle aree rocciose, il trenino è salito nella zona più alta, un belvedere circondato da giardini.
Se non credete a tutto ciò, è possibile verificare l’ evento guardando le numerose fotografie
scattate proprio ai responsabili del CAI, presenti, che tra l’altro fanno parte del Consiglio. Vi lascio immaginare i commenti e il divertimento…
I “caini” sono capaci di tutto.
Dalida
N.d.R. - Questa breve e chiara nota doveva essere pubblicata nel numero precedente: scusa Dalida.
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Franco
I
n occasione della inaugurazione della nuova
sede in via Fabio Filzi, un particolare ringraziamento alla rinomata Pasticceria F.lli Bruschi in
via San Domenico che per la seconda volta ha contribuito con generosità ad arricchire il rinfresco con i
suoi squisiti ed insuperabili prodotti di pasticceria
fresca.
La Pasticceria Bruschi fu fondata da Bruschi Carlo, artigiano fiorentino che lavorò come primo pasticcere a fine 800 ed inizi 900 in locali e nelle pasticcerie del capoluogo Toscano come: Pascowski - Bruzzichelli - Scudieri - Gilli
Trasferitosi con la famiglia ad Arezzo ad inizi 900
lavorò in locali come Konz, ma anche effettuando
spostamenti su Viareggio, Livorno e Toscana in genere, prima di decidere di aprire il laboratorio nei
locali di Palazzo Manneschi in via San Domenico.
Nel periodo della guerra la pasticceria rimase
chiusa. La famiglia Bruschi preparava biscotti che
venivano cotti nelle stufe a legna e poi venduti agli
alimentari della città. È nel 1944 che il laboratorio si
spostò definitivamente nell’attuale posizione di oggi al n°48
di via S. Domenico dove è tutt’ora attivo. La pasticceria nel
dopo guerra aveva come dipendenti Bruno Bruschi (figlio di
Carlo) e i suoi tre figli Luciano,
Otello e Franco, che fornivano
dolci giornalmente a numerosi
locali storici di Arezzo come il
Caffè dei Costanti, gli Svizzeri
(Konz), caffè Mori sotto i portici di via Roma.
Attualmente, alla quarta generazione, la tradizione viene
ancora portata avanti dai figli.
Gino Badiali
Un Lutto
Il 17 di Agosto è deceduta la Sig.ra Iolanda di 92 anni mamma di Marta e Giovanni Bigazzi, suocera
di Carlo Peretti e Valentini Elena, nostri soci. Un sincero cordoglio da parte di tutta la Sezione.
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Fuori pista
I
FERRATA SANDRO PERTINI IN SOLITARIA
l socio Alano Maffucci, a fine agosto, in solitaria ha percorso l’intera ferrata intitolata a Sandro Pertini, che si trova in Val Lunga.
L’attacco è a poca distanza dalla Scuola di addestramento alpino dei Carabinieri, in prossimità di Selva in Val Gardena. Si tratta di ferrata molto impegnativa, con tratti esposti e nella seconda parte si trova un diedro di tutto rispetto.
La ferrata è stata realizzata in modo esemplare, ci sono due scale, alcuni pioli, il cavo e un ponticello sospeso. Si svolge sulla parete della Stenia ed è raccomandata ad esperti di escursionismo
attrezzato.
Tempi di percorrenza: da Selva V.G. all’attacco, circa 30’, ferrata circa 2h, dislivello circa 850 m.
in salita, dei quali circa 600 m. di ferrata.
Il nostro Alano si è trattenuto due giorni, dei quali il primo per effettuare un opportuno sopraluogo. Nella circostanza ha incontrato un arzillo valligiano, che ha dichiarato di avere 80 anni e che si
accingeva ad affrontare la ferrata, con casco regolamentare, due moschettoni ed un cordino!
Tale è stata la soddisfazione del nostro socio che ripeterà l’esperienza il prossimo anno.
Dello stesso Alano Maffucci apprendiamo che, per la sua qualità di membro dell’Associazione
Nazionale Carabinieri, nel Nucleo di Protezione civile, è entrato a far parte del Gruppo Carabinieri di montagna, con possibilità di convocazioni per servizi di assistenza ai frequentatori della montagna.
P.G.
40
CLUB ALPINO ITALIANO
SEZIONE DI AREZZO
Via Fabio Filzi, 28/2
52100 AREZZO
Tel. e Fax 0575 360.326
Internet: www.caiarezzo.it
E-mail: [email protected]
Soccorso Alpino (posto chiamata)
Zona Casentino 335.6462306 - Zona Pratomagno 335.6462056
dalle ore 17,30 alle 19,30
Oltre 620 Soci ad Arezzo,
Oltre 305.000 in tutta Italia
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Dicembre 2007