P ier lu igi B attista
La fine del gior no
Ch i è l’au tor e
Pierluigi Battista (Roma, 3 luglio 1955) è editorialista del “Corriere della Sera”.
Di ch e cosa p ar la il lib r o
Pierluigi Battista
L a fin e de l gior n o
Rizzoli
168 pagine
16 euro
Di una notizia privata terribile: la scoperta di un cancro inoperabile che ha colpito
la moglie del protagonista, nel libro indicato come “P.”. Un trasparentissimo velo
di pudore che Pierluigi Battista ha indossato per evitare di citarsi, in quanto la
storia che racconta è vera. Una cronaca, a volte dolcissima a volte spietata, di
quello che succede in una coppia e una famiglia - P., Silvia e la figlia ventenne
Marta, queste ultime indicate con i nomi autentici - quando il cancro irrompe a
stravolgerne ritmi e prospettive. Ma è bravura dell’autore evitare toni lagnosi e
autocommiserazione per concentrarsi invece su fatti e notizie inquadrati in un
racconto famigliare in cui è facilissimo riconoscersi.
P er ch é legger lo
Perché riesce a raccontare una storia comune a tante famiglie, la perdita di una
persona amata - non necessariamente la morte - con una sensibilità e un acume
davvero rari. E perché, nella narrazione di una vicenda privata, riesce ad allargare
il punto di vista a temi civili, terapeutici e culturali che ci dicono molto del mondo
in cui viviamo, senza trombonismi ma con scrittura molto densa e altrettanto
scorrevole.
La cop er tin a
La sedia raffigurata nel dipinto scelto per la copertina (Paul Schulenburg, “Red
Chair”) appartiene allo stile Adirondack con cui Silvia progettava, costruiva e
dipingeva le sue sedie. Spiega Battista: «Purtroppo si è scoperto solo dopo la
morte di Silvia che la facciata di una grande casa di campagna con una solitaria
Adirondack di colore rosso e di struggente malinconia è il soggetto di un’opera di
Paul Schulenburg, già esposta in un museo intitolato proprio a uno degli artisti che
lei amava di più: Edward Hopper».
Du e fr asi
«Si era messo a spulciare un numero incalcolabile di riviste di divulgazione medica
e scientifica, di inserti “Salute” dei quotidiani mai sfiorati quando la vita sembrava
normale, di supplementi di medicina allegati ai periodici, di dizionari medici, di
opuscoli di “aiuti per il malato”. Tonnellate di carta per imparare che cosa?» (pag
45).
«Uno degli aspetti peggiori dell’aver perso la moglie» dice con il suo non domato
sense of humour il neovedovo di Guida rapida agli addii di Anne Tayler, è che «tua
moglie è proprio la persona con cui vorresti commentare tutte queste cose». (pag
11).
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