Francesca Carfì
Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
ISPRA
• ISPRA è organismo tecnico di supporto al Ministero
della salute (AC) per l’attuazione nazionale del
regolamento REACH e del regolamento CLP
• valuta i rischi per l’ambiente delle sostanze chimiche e
collabora con l’ISS (Centro Sostanze Chimiche) nella
valutazione dell’esposizione dell’uomo attraverso
l’ambiente
• supporta l’AC e le altre amministrazioni (vigilanza,
sviluppo laboratori saggio, metodi alternativi, ricerca,
formazione e informazione, helpdesk)
• partecipa e supporta le altre amministrazioni negli
organismi comunitari
 Sostanze
pericolose
(Regolamento CLP)
 Sostanze
per
l’ambiente
SVHC
(sostanze estremamente
preoccupanti): PBT, vPvB, interferenti endocrini
 Miscele di sostanze
Allegato I Parte 4 del Regolamento CLP definisce:
 tossicità acuta per l’ambiente acquatico la capacità
propria di una sostanza di causare danni a un
organismo sottoposto a un’esposizione di breve durata.
 tossicità cronica per l'ambiente acquatico la proprietà
intrinseca di una sostanza di provocare effetti nocivi
su organismi acquatici durante esposizioni determinate
in relazione al ciclo vitale dell’organismo.
 La pericolosità acuta per l'ambiente acquatico è di
norma determinata sulla base di una concentrazione
che determina un effetto letale o tossico sul 50%
della popolazione di una specie di pesce, crostacei, e/o
alghe
 La
pericolosità a lungo termine viene valutata
considerando dati di tossicità cronica altrimenti si
combinano dati di tossicità acuta e di destino
ambientale (degradabilità e bioaccumulazione)
Le sostanze estremamente preoccupanti, definite nell’Art.
57 del REACH, sono:
 cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione
(CMR)
 Persistenti, Bioaccumulabili e Tossiche (PBT) o molto
Persistenti e molto Bioaccumulabili (vPvB)
 Sostanze, come gli interferenti endocrini, per le quali
sono scientificamente comprovati effetti gravi per la
salute umana o per l'ambiente
SOSTANZE PBT/vPvB
Persistenza: la valutazione si basa su informazioni sulla
degradabilità espressa come tempo di emivita (half-life)
Bioaccumulabità: si riferisce all’assorbimento della sostanza
da parte dell’organismo da qualsiasi sorgente ambientale
(acqua, cibo e sedimenti)
Tossicità: è il potenziale tossico delle sostanze a cui sono
esposti gli organismi acquatici durante il loro ciclo vitale; il
parametro più idoneo è la tossicità a lungo termine
Per le sostanze che risultano vP e vB non è necessario testare
i criteri di tossicità in quanto gli effetti a lungo termine si
considerano già preannunciati
SOSTANZE PBT/vPvB
 possono accumularsi anche a grande distanza dalla
fonte di inquinamento,
incontaminate
in
aree
remote
e
 effetti nel lungo termine di tale accumulazione
imprevedibili
 un’interruzione dell’immissione nell’ambiente della
sostanza non necessariamente si traduce in una
riduzione delle concentrazioni
 l’ambiente
marino, in particolare, deve essere
adeguatamente protetto
SOSTANZE PBT/vPvB
 la valutazione quantitativa del rischio non fornisce
sufficienti garanzie, in quanto sia la previsione degli
effetti sia quella dell’esposizione sono soggette a
incertezze
 una sostanza che tende a bioaccumulare può produrre
effetti in tempi molto lunghi, generalmente non
coperti dalle sperimentazioni di laboratorio
 i modelli di stima dell’esposizione sono inadeguati per
previsioni su scala così grande
 è difficile stabilire una concentrazione sicura con
sufficiente affidabilità
SOSTANZE PBT/vPvB
Il Regolamento REACH ne chiede l’identificazione nell’ambito del
percorso di registrazione, e in modo particolare nella valutazione
della sicurezza chimica (CSA).
La valutazione PBT e vPvB comprende due fasi:
 fase 1: confronto con i criteri dell’Allegato XIII
 fase 2: caratterizzazione delle emissioni
Le sostanze PBT/vPvB sono “estremamente preoccupanti” e possono
quindi essere incluse nell’Allegato XIV (Autorizzazioni):
Autorizzazione concessa solo se i rischi derivanti dall’utilizzo sono
adeguatamente controllati, o se giustificato da ragioni
socioeconomiche e non esistono alternative economicamente e
tecnicamente idonee
INTERFERENTI ENDOCRINI
“un Interferente Endocrino è una sostanza esogena, o una
miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino,
causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure
della sua progenie o di una (sotto)popolazione”
rischio per la biodiversità in quanto possono produrre effetti
avversi nella fauna selvatica, incluso il biota marino, e nell’uomo
agendo anche a bassi livelli di esposizione
caratteristiche chimico-fisiche tali da consentirne la
persistenza nell’ambiente per lunghi periodi di tempo e
l’accumulo nel grasso e nei tessuti di animali, uomo compreso,
attraverso la catena alimentare
anche se presenti in tracce, studi effettuati su pesci del
Mediterraneo hanno evidenziato la presenza di animali
femminilizzati
INTERFERENTI ENDOCRINI
Strategia Comunitaria sugli interferenti endocrini” – Comunità
Europea 1999
Database di potenziali Interferenti endocrini: 428 sostanze
ripartite in 3 categorie di cui 194 con chiare evidenze di attività
endocrina (95 pesticidi)
Possibile revisione del Regolamento REACH entro 1° giugno 2013
MISCELE
 la contaminazione ambientale generalmente è dovuta a
miscele piuttosto che a singole sostanze
 le miscele possono avere effetti considerevolmente più
elevati dei singoli componenti
 nella normativa attuale la valutazione di rischio considera le
singole sostanze
 necessità di un approccio regolatorio e di linee guida sul
problema delle miscele
 Consiglio Ambiente EU (nota 17820/09) invita
la CE a
valutare la necessità di una revisione della normativa per
considerare i rischi della poliesposizione e a riferire in
merito (inizio 2012)
 sostanze identificate PBT: http://esis.jrc.ec.europa.eu/
 Interferenti endocrini:
http://ec.europa.eu/environment/endocrine/index_en.htm
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Le sostanze preoccupanti per l`ambiente – Francesca Carfì, Istituto