SAN GIOVANNI BOSCO VISTO CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO V Don Bosco, che viveva con la madre Margherita e suo fratello Antonio che prese il posto di capofamiglia alla morte del padre, ha fondato il primo oratorio a Valdocco, accogliendo bambini poveri. Egli diventò prete in seguito ad un sogno, che si svolse così: per la strada vide dei ragazzi che se le davano di santa ragione, con tanta rabbia. All’improvviso apparvero due figure, un uomo ed una donna avvolti da una grande luce. La donna gli disse: “Giovanni, devi lavorare molto!”. Il ragazzo si svegliò, andò dalla mamma e le disse: “Voglio diventare prete”. Don Bosco, da ragazzo, viveva a Castelnuovo d’Asti con i genitori e suo fratello Antonio. Dopo la morte del capofamiglia, Antonio prese il posto del padre. A Giovanni piaceva studiare, ma Antonio non glielo permise, obbligandolo ad andare a lavorare i campi. A 9 anni fece un sogno partiAndrea Pio Ferrara colare: dei bambini si picchiavano. Mentre cer(classe V scuola primaria) cava di sedare la rissa, gli apparvero due figure: una donna ed un uomo sotto forma di grande luce. La donna, parlando con Giovanni, gli fece capire che non si ottiene nulla con le percosse. Cristian Langella (classe II scuola primaria) Giovanni a 9 anni fece un sogno. Vi erano degli amici che litigavano: i cattivi picchiavano i buoni. Giovanni allora reagì male e picchiò i cattivi. Ad un certo punto apparvero Gesù e la Madonna: gli dissero che non doveva combattere, ma parlare. Giovanni capì che quella era la sua missione. Così dedicò la sua vita ai giovani, esaltando le loro qualità. Don Bosco fondò gli oratori salesiani. Mariasole Calce (classe III scuola primaria) 3 TUTTI PER UNO • Oratorio Virtus Nova Pontecagnano Faiano | gennaio 2015 IL SANTO DELLA STAMPA Un inedito ritratto di San Giovanni Bosco scrittore ed editore Il periodo in cui visse San Giovanni Bosco fu caratterizzato da un’intensa attività culturale, da rivoluzioni e da eventi particolari per l’Italia. In quel tempo vissero filosofi come Marx e Darwin, per citarne alcuni, scrittori e poeti come Manzoni e Foscolo, patrioti come Garibaldi e Mazzini per cui le idee illuministiche avevano causato un decadimento della fede sicché la sua attività fu condizionata in maniera incisiva. Diventato famoso in tutto il mondo per il suo sistema preventivo (“prevenire non reprimere”), la sua figura è stata oggetto di studio, tanto da avere un’abbondante bibliografia su di lui e sul suo stile educativo, ma non sui suoi scritti. In particolare, le opere di propaganda tipografica e libraria furono proprio la sua predilezione. Lo scopo delle pubblicazioni era quello di fare del bene attraverso la parola fissata per iscritto; non esitava a chiamare “divino” il mezzo della stampa, poiché Dio stesso se ne giovò a rigenerazione dell’uomo. La diffusione dei buoni libri fu uno degli obiettivi principali della Congregazione Salesiana, libri che avevano la fama di essere buoni, morali e religiosi. Egli stesso, in una circolare del 1885, scriveva: “I libri buoni diffusi nel popolo sono uno dei mezzi atti a mantenere il regno del Salvatore in tante anime. I pensieri, i principi, la morale di un libro cattolico sono sostanza tratta dai libri divini e dalla tradizione Apostolica …” ed ancora “Il buon libro entra persino nelle case ove non può entrare il sacerdote, è tollerato eziandio dai cattivi come memoria o come regalo. Presentandosi non arrossisce, trascurato non s’ inquieta, letto insegna verità con calma, disprezzato non si lagna e lascia il rimorso che talora accende il desiderio di conoscere la verità, mentre esso è sempre pronto ad insegnarla... “. Don Bosco fu scrittore, editore ed apostolo infaticabile della buona stampa che lasciò come eredità ai suoi figli. Pochi uomini hanno scritto quanto lui, con quella sua preoccupazione di rendersi popolare per farsi comprendere da tutti. I destinatari delle sue opere furono principalmente i giovani, senza però trascurare gli altri ceti di persone di diverse condizioni sociali bisognosi della buona stampa. Due testimonianze chiarissime si hanno nella prefazione sia della “Storia Ecclesiastica” che della “Storia Sacra” quanto mirabile sia stata la nobiltà del fine che San Giovanni Bosco si prefisse per raggiungere lo scopo. Egli ebbe anche la stoffa dell’editore e, se solo ne avesse avuto i mezzi ed il tempo, avrebbe fatto strabiliare i suoi con- temporanei per l’originalità e la grandiosità delle sue iniziative. Era il 1854 quando portò ai suoi alunni alcuni fogli di un libro. Si sedette al tavolo con loro ed iniziò a piegarli, poi chiese a sua mamma di cucirli. Il primo laboratorio di legatoria nacque così. Nella sua povertà seppe far sorgere dovunque delle tipografie tanto che alla sua morte lasciava ben diciotto librerie sparse per tutto il mondo. Si parla del 1888 quando la produzione libraria ed i progressi tecnici della stampa erano infinitamente distanti dalla situazione attuale. Fin dall’inizio San Giovanni Bosco dedicò la sua attività alla pubblicazione di collane che avessero come finalità la formazione educativa – religiosa. Tra queste iniziative degne di ricordo e meritatamente famose nel mondo in quel tempo sono: le “Letture cattoliche”, la “Biblioteca della gioventù italiana”, i “Selectae ex Latinis Scriptoribus”, i “Latini Cristiani Scriptores”, il “Bollettino Salesiano”, le “Letture Ascetiche”, le “Letture Drammatiche”, le “Letture Amene” e “Biblioteche dell’operaio”. Delle “Letture Cattoliche” dal 1853 fino al 1888, anno della morte di San Giovanni Bosco, furono pubblicati 432 fascicoli, molti dei quali ebbero parecchie edizioni. Scrisse egli stesso una settantina di fascicoli e scelse tra i suoi collaboratori alcuni dei sui figli. La dif- TUTTI PER UNO • Oratorio Virtus Nova Pontecagnano Faiano | gennaio 2015 4 fusione della collana corrispose appieno alla sua aspettativa e coronò le sue innumerevoli fatiche per il trionfo della buona causa. La “Biblioteca della gioventù italiana” nacque nel clima liberale del Risorgimento, che aveva fatto sì che nelle scuole si introducessero autori tutt’altro che cristiani nel contenuto e secondo San Giovanni Bosco bisognava correre ai ripari con urgenza. Nonostante i tempi, ebbe consensi numerosi dai giornali e riviste, da uomini di studio in Italia ed all’ estero. I “Selectae ex Latinis Scriptoribus” ebbero lo stesso scopo, in particolar modo compiendo una sua missione nelle scuole d’Italia. I “Latini Cristiani Scriptores” nacquero nel 1887: una collezione di classici latini cristiani che non ebbe lo sviluppo delle precedenti, nonostante la cura che gli fu dedicata ed il prezzo modicissimo. Il “Bollettino Salesiano” fu una delle grandi iniziative editoriali di San Giovanni Bosco che, all’inizio, non fu capita dai suoi figli e collaboratori. Nacque nel 1877 ed aveva come titolo “Bibliofilo Cattolico” sostituito, l’anno dopo, con “Bollettino Salesiano”. Non si trattava più di lanciare opuscoli a poco prezzo, ma un bollettino di informazioni salesiane. Un’impresa difficile. Una pubblicazione di migliaia di copie che presto avrebbe dovuto essere stampata in varie lingue con la difficoltà di stampa e di distribuzione. Il Bollettino dal 5 1877 entra nelle case di più di 500.000 famiglie nel mondo che segue con simpatia il lavoro che i Salesiani e le figlie di Maria Ausiliatrice svolgono tra la gioventù e nelle missioni. San Giovanni Bosco raccomandò ai suoi figli di completare l’opera da lui intrapresa in favore della propaganda dei buoni libri. Ormai le sue forze si erano affievolite, il lavoro si era esteso enormemente e non poteva, né aveva più il tempo, di intraprendere e condurre altre opere di grande respiro. Dal 1885 si ebbero ancora quattro iniziative tipografiche degne di nota. Le “Letture Ascetiche” consistevano in una giudiziosa raccolta di trattati ascetici mensile e, ad integrazione, di una collezione ascetica di 53 volumi, una piccola biblioteca ascetica di 21 volumetti ed una raccolta di foglietti ascetici. Le “Letture Drammatiche”, nate nello stesso anno, con cadenza mensile, miravano a ricercare ed istruire il popolo con libretti contenti drammi, commedie, farse, tragedie e poesie. “Una sorta di biblioteca teatrale” diceva San Giovanni Bosco “che mira a procurare agli educatori operette scelte e rappresentabili da soli giovani o sole donzelle nei collegi ed educatori cristiani, dirette in modo che tutto possa tornare di gran vantaggio alle famiglie, ai convittori ed al popolo”. Le “Letture Amene” nacquero nel 1886: una collana con pubblicazione bimestrale in eleganti e graziosi volumetti. La “Bibliotechina dell’Operaio” esordì con un volumetto da 150 a 200 pagine con pubblicazione trimestrale. San Giovanni Bosco non si accontentò di scrivere, ma avvicinò attorno a sé quanti nutrivano gli stessi ideali, mettendo al loro servizio il suo genio organizzativo. Con pazienza e costanza scoprì talenti nascosti nei suoi figli e se ne servì, quando già vecchio, non poteva più sostenere la mole di lavoro. Non cercava la fama, ma aveva la certezza che era quella la volontà divina. Conosceva gli uomini e li valorizzava nei talenti che avevano ricevuti da Dio ottenendo dei risultati meravigliosi anche da persone che non avevano ingegno eccezionale. Margherita Canfora TUTTI PER UNO • Oratorio Virtus Nova Pontecagnano Faiano | gennaio 2015 IL SANTO DELL’ALLEGRIA “Santi tristi non esistono: sarebbero dei tristi santi” diceva S. Francesco di Sales. La vita di S. Giovanni Bosco è talmente traboccante di gioia che potrebbe offrire materia per una “teologia della gioia”. “Il demonio” – ripeteva – “ha paura della gente allegra”. Sia che scherzasse, sia che parlasse di cose serie o pregasse, S. Giovanni Bosco dava colore alla vita e diffondeva allegria. Si poteva leggere la gioia nei suoi occhi luminosi e profondi, sul suo volto sempre sorridente. Si poteva coglierla nelle battute piacevoli piene di arguzia e buon umore. Qualche esempio: “Vada come vuole, purché vada bene”. Non si smentì neanche sul letto di morte: “Viglietti, dammi un pò di caffè ghiacciato, ma che sia molto caldo”. La gioia ampia e profonda che filtra dalla persona di S, Giovanni Bosco è la gioia di vivere testimoniata nel quotidiano; è l’accettazione degli eventi come strada concreta ed ardita per la speranza, è l’intuizione delle persone con i loro doni ed i loro limiti per formare famiglia; è il senso acuto e pratico del bene nell’intima convinzione che esso è (in noi e nella storia) più forte del male; è il dono di predilezione verso l’età giovanile che apre il cuore e la fan- tasia al futuro ed infonde una duttilità inventiva per saper assumere con equilibrio i valori dei tempi nuovi; è la simpatia dell’amico che si fa amare per costruire pedagogicamente un clima di fiducia e di dialogo. La gioventù sente con maggior freschezza l’anelito della felicità. S. Giovanni Bosco lo aveva compreso, sin da quando, giocoliere e saltimbanco improvvisato, sapeva tenere allegri i sui giovani amici per farli più buoni. Studente a Chieri, aveva fondato la “Società dell’allegria”. Scopo: tener lontano la “melanconia e stare sempre allegri”, compiere “con esattezza i doveri scolastici e religiosi”. Ma ogni suo Oratorio o Istituto diventerà una “Società dell’allegria” ed in ogni adunanza egli stesso prenderà la direzione dell’allegria; accomiaterà i suoi amici con un “Sta’ allegro!”, che li faceva trasalire di contentezza. Non passò giorno, si può dire, senza che con modi spiritosi o racconti ameni destasse ilarità, o in pubbliche adunanze o nelle parlate agli allievi o nei crocchi che formavano intorno a lui i suoi salesiani, i suoi giovanetti, nei viaggi, nelle case o palazzi dei cittadini, insomma dovunque apparisse. Benché si possa essere sicuri che la sua vita sia stata un silenzioso martirio, egli mostrò sempre il volto lieto. L’allegria è l’“undicesimo comandamento delle case salesiane. San Giovanni Bosco, animato da fantasia creatrice, non si è mai stancato di ripetere ai giovani: “State sempre allegri”. Guidato dall’esperienza e da un sicuro intuito pedagogico sapeva che per crescere bene, nello spirito come nel corpo, SAN GIOVANNI AL CINEMA ED IN TV Il prete dei giovani e della gioia Il primo film su San Giovanni Bosco risale al 1935: fu prodotto dalla casa cinematografica torinese LUX e celebrò la canonizzazione nel 1934 del fondatore dei Salesiani. Restaurato e riproposto in dvd, è un film entrato nella storia del cinema. La regia fu affidata a Goffredo Alessandrini; San Giovanni Bosco fu interpretato da Giampaolo Rosmino. Nel 1988 la Rai ha prodotto un film sul Santo sotto la regia di Leandro Castellani che ha avuto come attore protagonista Ben Gazzara, figura molto somigliante alla realtà. Apprezzata dal pubblico la colonna sonora. Nell’estate del 2003 iniziarono le riprese della miniserie in due puntate. Le scene furono girate a Torino, a Roma e nei pressi di Viterbo, nel chiostro di S. Maria della Quercia, dove è stato ricostruito il convitto torinese che vide gli inizi dell’opera di Don Bosco. Ottima l’interpretazione di Flavio Insinna. Il regista Lodovico Gasparini ha dichiarato: “Quello che mi ha affascinato sin dall’inizio, quello che ho inseguito durante i giovani hanno bisogno di gioia e di allegria come di pane. Sa e comprende che il ragazzo è ragazzo e permette e vuole che lo sia; sa che la forma di vita del ragazzo è la gioia, la libertà, il giuoco, la “società dell’allegria”. San Giovanni Bosco si è sempre prodigato perché ai giovani non mancasse la gioia squillante delle ricreazioni rumorose, dello sport, delle passeggiate, della musica, del canto, del teatro, della ginnastica. Fin che le forze glielo permisero, quando era in casa, era egli stesso l’anima del divertimento. L’ultima sfida alla corsa alla quale prese parte risale al 1868: aveva cinquantatrè anni, le sue gambe erano già gonfie, ma ancora di una sveltezza meravigliosa. Assecondando i giovani nelle cose di loro gradimento, il Santo riusciva a far amare quelle verso le quali essi non inclinano per natura, come lo studio, il lavoro, l’adempimento del dovere, la pietà. Li voleva operosi, alacri, attivi, sempre impegnati; non dava pace ai poltroni. Sapeva educare i giovani a gustare le soddisfazioni e le gioie intime insite nel dovere compiuto, a percepire la verità del trinomio che gli era caro: allegria, studio-lavoro, pietà. Dalla chiesa la gioia traboccava nella vita, nelle ricreazioni spensierate, nell’allegria del pasto più copioso. Don Bosco voleva che “anche il corpo stesse allegro”; la melanconia doveva essere bandita. “Il cozzar delle scodelle e dei bicchieri” doveva formare “una bella armonia”. Stefania Maffeo la sua realizzazione è stata l’umanità di San Giovanni Bosco. Un uomo dalla personalità ricchissima, complessa, fatta di lati anche contraddittori: forza e dolcezza, ingenuità e scaltrezza, impulsività e pazienza, orgoglio ed umiltà. Note diverse composte da un unico tema: l’amore per i giovani, suoi figli!”. Tutti i film sono accomunati da un’unica trama: la vita del giovane Giovanni, che mostra una spiccata intelligenza ed il desiderio di studiare; in seguito, sull’esempio del suo mentore, un anziano curato, si farà prete. A Torino, ormai adulto, don Bosco entra in contatto con la gioventù disperata della grande città. Bambini ed adolescenti costretti a rubare ed a mendicare, sfruttati per lavori pesanti e sottopagati. L’uomo mette in pratica un’idea rivoluzionaria: un oratorio settimanale dove i ragazzi potranno giocare, imparare e, soprattutto, sentirsi ancora persone degne di amore. Il vicario della città lo ostacola in ogni modo e lo stesso Don Bosco vacilla quando uno dei suoi protetti uccide un uomo durante una rapina. La generosa offerta di un torinese gli offre l’occasione di ricominciare: aprirà in campagna un nuovo oratorio, munito anche di laboratori per insegnare un mestiere ai suoi ragazzi. L’ostracismo delle gerarchie continua: il nuovo arcivescovo Lorenzo Fassati impone a don Bosco di sciogliere la congregazione dei Salesiani da lui fondata su consiglio del vicario Clementi, pentito e morente. La notizia getta nello sconforto il prete, già malato, fin quasi ad ucciderlo. Ripresosi, don Bosco presenta le sue scuse ufficiali a Fassati, insegnando ai suoi ragazzi il valore dell’umiltà. Il Papa approverà poi definitivamente la congregazione dei Salesiani. Emilia De Santis TUTTI PER UNO • Oratorio Virtus Nova Pontecagnano Faiano | gennaio 2015 6