Una veloce presentazione
Bruno Pizzica
Segretario Provinciale Spi-Cgil Bologna
¢ Il lavoro svolto dalle compagne del coordinamento donne dello SPI di
Bologna trova in questo quaderno una formalizzazione non solo grafica: non
si tratta solo di stampare documenti, ma di rendere esplicito un ruolo che è
cresciuto negli ultimi anni in modo evidente e il valore di una elaborazione
politica su diversi temi che, messi insieme, compongono il quadro della elaborazione e della iniziativa della nostra categoria. Basterà leggere i testi proposti
per capire che si è trattato di un lavoro serio, non individuale ma collettivo,
che ha saputo mettere insieme competenza e voglia di cimentarsi con temi
non sempre usuali. Questo volumetto raccoglie quel lavoro e lo propone alla
attenzione di tutto il gruppo dirigente della categoria, come base per successive elaborazioni, anche rivendicative.
Lo SPI di Bologna ha provato ad investire molto su un ruolo crescente del coordinamento donne e sulla partecipazione attiva di tante compagne alla direzione della categoria: proprio qualche settimana fa, è stata eletta la ventesima
segretaria di Lega su un totale di 50, raggiungendo così la fatidica soglia del
40%. Inseguivamo da tempo questo risultato (che va tenuto costantemente
sotto osservazione) e pensiamo possa segnare un ulteriore avanzamento, perché siamo convinti che avere più donne nel ruolo di prima responsabilità nelle
leghe, e non solo, sia un valore aggiunto per l’intera categoria e per la Cgil.
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Oggi se proviamo a guardare nei territori della nostra Camera del Lavoro,
scopriremo che sono tantissime le iniziative pensate, progettate, gestite dalle
compagne: non voglio far torto a nessuno segnalando l’una piuttosto che l’altra; basti osservare come tutte si misurano con la necessità di leghe aperte,
sensibili, in grado di accogliere gente ma anche di misurarsi con temi importanti e innovativi che consolidano e allargano i nostri riferimenti, propongono
questioni nuove (grandi e modeste), si misurano con una realtà sempre più
articolata e complessa che non può essere solo gestita in modo tradizionale.
Oggi abbiamo un coordinamento donne che propone molte cose, dal teatro
recitato in proprio ai corsi di formazione dedicati, dal rapporto con le giovani
generazioni alle iniziative di accoglienza e sostegno delle donne e dei bambini
immigrati, da iniziative che creano occasioni di socialità, a riflessioni su temi
“forti” che riguardano le donne ma non solo. Una realtà significativa all’interno di una struttura come la nostra che è sostanzialmente paritaria nei numeri
che compongono i gruppi dirigenti, ma anche nella elaborazione politica e
rivendicativa, come dimostra il quaderno che avete tra le mani e come siamo
convinti risulterà dalla sessione del direttivo del 6 luglio che abbiamo non a
caso voluto dedicare proprio alla presentazione e alla discussione dei documenti elaborati dal coordinamento. Dunque, non resta che leggerlo.
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Relazione introduttiva
Ivana Sandoni
Coordinamento Donne Spi-Cgil Bologna
¢ Sono brave…ma… dove sono?
Rossana Rossanda anni fa scriveva “Le donne non hanno amici. Possono essere appassionatamente amate, inseguite, sposate, ma il loro potere sulla
riproduzione è invidiato, consciamente o inconsciamente che sia, dall’altro sesso. Di qui l’ossessione ad appropriarsene, ingabbiare il corpo che riproduce o
normarlo severamente”.
- Occupazione femminile 49,7%
(insieme a Malta e Grecia i livelli più bassi in Europa)
- Presenza femminile ai vertici delle società quotate in borsa: Italia, Cipro e
Malta 5% - Svezia e Finlandia 25% - Media Europea 12% - Stati Uniti 15%
- Assemblea di Strasburgo 35% la presenza femminile, l’Italia sempre
fanalino di coda
- 23.654 Municipi in Italia con una presenza femminile pari al 18,7% e su
880 sindaci solo il 10,9% sono donne
Un recente sondaggio di Repubblica riporta che il 74% delle donne intervistate
chiede il congedo di paternità obbligatorio al contrario troppo spesso anche
nei nostri documenti in Cgil releghiamo e rivendichiamo la conciliazione dei
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tempi per occuparsi dei figli e degli anziani non autosufficienti “per le donne”:
GLI UOMINI NON SONO PADRI O FIGLI?
Nello stesso sondaggio la donna dichiara di sentirsi sempre più lontana dalla
politica, solo 0,7% si occupa di politica in un partito, e il 47% non parla MAI di
politica soprattutto prima dei 17 anni e dopo i 55.
Questi dati sono destinati a peggiorare considerando l’assenza di una volontà
seria del Governo di intervento a sostegno del lavoro, e con i pesanti tagli agli
investimenti.
Veniamo a noi: la Cgil
L’organizzazione dove si registra la più alta partecipazione femminile è la Cgil.
Le donne sono circa il 50% degli iscritti, il 46 nei lavoratori attivi. La Cgil con la
sua storia ultracentenaria oggi ha un capo donna, categorie importanti hanno
al vertice una donna a partire dalla nostra categoria. C’è ancora molto da fare,
ma la strada è aperta e indietro non si torna.
Spi Bologna
2009:
- Direttivo territoriale 50% donne
- Segreteria territoriale 40% donne
- 29% (12 donne 39 uomini) segretarie donne (51 leghe)
2011:
- Direttivo territoriale 50% donne
- Segreteria territoriale 50% donne
- 40% (20 donne 30 uomini) segretarie donne (50 leghe)
Iscritti donne al 31.12.2010 53.132 pari al 54,96%
Ho pensato molto a come dare inizio a questa mia relazione che vuole essere
anche un resoconto delle tante iniziative svolte e di programma, ho scelto di
cominciare dai numeri per finire con un risultato positivo. Quale miglior modo
per darci valore e forza? Obiettivo norma antidiscriminatoria rispettato e raggiunto, un risultato importante del quale andiamo fiere. Ciò detto non voglio
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esimermi dal fare alcune riflessioni sui temi più generali e qui occorre davvero
coraggio e una buona dose di vitamina per RESISTERE.
SIAMO IN GUERRA nel nord Africa, partecipando alla guerra contro Gheddafi,
siamo in guerra anche sul nostro territorio, alimentando i razzismi e respingimenti di massa dei migranti, è una dura realtà e dobbiamo farci i conti. Siamo
in guerra perché un nostro ragazzo è stato brutalmente ucciso, un pacifista, un
ragazzo che credeva nel valore della libertà, Vittorio Arrigoni, noi l’abbiamo conosciuto attraverso una comune amica Anna Maria Selini, giovane giornalista
che è stata a Gaza ad intervistarlo, l’intervista che passano nelle tv è la sua,
Vittorio ha scritto un bellissimo libro che raccoglie i suoi reportage “Restiamo
Umani”.
Io credo che lo straordinario movimento di donne scese in piazza il 13 febbraio
e l’otto marzo, dovrebbe mobilitarsi di nuovo e aprire spazi di riflessione su
quanto sta accadendo nel nostro paese, non possiamo rimanere passivi e pensare che tanto è un problema che passerà, dobbiamo creare ovunque condizioni “straordinarie” per accogliere le popolazioni in fuga dalla guerra. Adesso
c’è la dignità di un popolo intero da difendere IL NOSTRO. Le donne possono
e devono giocare un ruolo forte e incisivo, la nostra storia e la consapevolezza
insita in ognuna di noi, devono trovare spazio fuori di noi, nel rapporto con la
gente, con i giovani, agendo le pratiche da noi ben conosciute dell’accoglienza
e della solidarietà.
Siamo in guerra contro lo sfacelo di questo governo, che ogni giorno produce
miseria “economica e culturale”, una resistenza dura, che la Cgil sta portando avanti con fermezza e che si tradurrà nell’ennesimo sciopero generale il
prossimo 6 maggio.
Mi esimo dal dare “i numeri” della crisi, delle politiche devastanti di questo
governo, dei danni che si sono già sommati e rischiano di creare uno Tsunami
sui “soliti noti”, mi esimo, perché saranno oggetto delle comunicazioni successive. Voglio però rimarcare LE RAGIONI E IL PERCHE’ SAREMO IN PIAZZA:
IL 6 MAGGIO; OGGI E DOMANI A ROMA; IN PIAZZA A BOLOGNA LA SETTIMANA
SCORSA E CI TORNEREMO ANCORA E ANCORA
Come ci ha ricordato anche un compagno durante un dibattito con i giovani…in piazza… PER RESISTERE UN MINUTO DI PIU’…
CI SAREMO perché noi saremo sempre al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, CI SAREMO per dare forza ai giovani … la forza di prendersi in mano il LORO
futuro, CI SAREMO perché sappiamo con CERTEZZA cosa vuole dire avere una
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vita lavorativa discontinua o peggio una vita lavorativa “in nero” che per tante
di noi è il lavoro di cura mai riconosciuto, sappiamo cosa vuol dire e quali sono
i danni che produce SULLE PENSIONI, non a caso in maggioranza le donne hanno una pensione più bassa degli uomini. CI SAREMO perché i pensionati non
rubano il futuro ai giovani, è una logica che non ci appartiene la rimandiamo al
mittente, è la logica di chi vuole DIVIDERE per distruggere meglio, CI SAREMO
perché non vogliamo essere “il sostegno” dei giovani vogliamo che i giovani
abbiamo un futuro CI SAREMO perché la condizione di milioni di pensionati e
di lavoratori è al limite della decenza e TROPPI si stanno arricchendo CI SAREMO perché ci fa schifo che il pensionato e il lavoratore paghino dal 26% al
45% di tasse sul reddito e contrariamente le rendite finanziarie (cioè “IL NON
LAVORO”) paghino SOLO il 12%
CI SAREMO e dal minuto dopo lavoreremo per trovare le ragioni dell’unità
L’assemblea delle donne è anche un momento per fare un bilancio, colgo
l’occasione importante di avere con noi Nadia Tolomelli della segreteria Cgil di
Bologna, che da poco ha assunto il delicato incarico delle politiche di genere
(anzi credo sia la sua prima “uscita pubblica” d’incontro con una categoria con
quest’incarico) per porre l’accento sulle difficoltà delle donne anche quando
escono dal lavoro “produttivo” o “attivo” come spesso è definito. L’impegno
di tutte e tutti noi è stato pesante in questi mesi, per le ragioni che sappiamo
e che ho solo sfiorato poco prima, allo Spi abbiamo oltremodo lavorato molto
nonostante il periodo difficile, per non arretrare e tenere fede ai dettati della
conferenza d’organizzazione e del congresso, sia per l’applicazione della norma
antidiscriminatoria e per quello che ci riguarda per raggiungere l’obiettivo del
50%&50% negli organismi dirigenti.
Abbiamo attraversato anche momenti di sconforto e insuccessi, per questo
sarà importante analizzare insieme cosa possiamo fare per migliorare e quali
azioni occorrono da qui in avanti per non recedere e far sì che le donne, non
solo ci siano, ma rimangano e lavorino con soddisfazione e agio per sedimentare i risultati e contaminare l’intera organizzazione con politiche e modelli
organizzativi innovativi, creativi e coraggiosi.
Vi sono luoghi comuni difficili da estirpare come ad esempio pensare che il
pensionamento voglia dire per tutti e in eguale misura, libertà d’azione e
maggior tempo a disposizione, noi sappiamo bene che non è così, nemmeno
il pensionamento è neutro.
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Ad un anno dal congresso, il tempo vola, difficile rendersene conto quando si
è in continuo movimento, l’assemblea è un appuntamento che ci incoraggia
nelle necessarie verifiche e nello sviluppo delle proposte, il punto di partenza
per progetti futuri, anche attraverso la condivisione e il supporto indispensabile di tutte le compagne e il sostegno della categoria.
Abbiamo convenuto e lavorato per una strutturazione dell’assemblea in “ compartecipazione “ Una relazione introduttiva che traccia i contorni generali e
a seguire tre presentazioni a cura delle compagne del coordinamento con
approfondimenti specifici, progetti e proposte, frutto di un lavoro prezioso e
minuzioso che abbiamo fatto divise in gruppi, proposta di lavoro scaturita dalla
volontà delle donne che hanno partecipato al corso di formazione ultimato a
dicembre sulla “democrazia paritaria”.
Formazione di genere che faceva parte del progetto più generale che come SPI
ci siamo dati “la formazione a domicilio”, obiettivo principale il coinvolgimento a fine congresso dei nuovi e nuove entrati nella nostra categoria.
Lo abbiamo portato a termine e partecipato attivamente al progetto più generale. Lo sottolineo perché per tutti e tutte noi non è stato semplice, mantenere
quest’impegno, per molte compagne un carico di lavoro pesante e spesso
anche qualche discussione con chi ancora pensa che la formazione sia una
vacanza e non un impegno di lavoro. L’abbiamo fatto con gran fiducia negli
obiettivi, attraverso un modello di formazione di scambio e trasmissione delle
esperienze “nuove ed esperte” insieme, per trasmettere conoscenza dell’organizzazione e della sua complessità.
La provenienza da percorsi ed esperienze diverse ha arricchito tutte, ci abbiamo
creduto fortemente, e oggi possiamo affermare che lo sforzo richiesto e profuso sta
realizzando risultati importanti e ne avrete una prova fra pochi minuti.
TRE tematiche in particolare per noi molto importanti sono state scelte per
andare ad approfondimenti e progetti futuri: reddito violenza socialità
Complessivamente da metà 2009 a pochi giorni fa, 30 compagne al primo corso e
oltre 40 successivamente hanno partecipato alla formazione e ai gruppi di lavoro.
Nello stesso periodo una compagna ha partecipato ad un Master nazionale, quattro
ad un Master regionale, quattro al corso della Cgil di Bologna con le RSU, due al corso della Cgil di Bologna rivolto alle funzionarie, un impegno notevole, considerando
che il lavoro “normale” di tutti i giorni, spesso in posti di responsabilità e in un
periodo che di tranquillo ha avuto ben poco, non ha subito fermi o blocchi.
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Le donne partecipano più degli uomini alla formazione a partire dalla tutela,
questo è un dato generale non solo di Bologna, dalle donne la formazione è
ritenuta utile per rispondere sempre al meglio alle esigenze che la nostra attività richiede ogni giorno. Tutto ciò anche se spesso non è considerato come un
valore, ma come un impedimento come ricordavo prima, su questo elemento
bisognerebbe fare una riflessione più attenta con i tempi e le modalità che
meritano una tematica così importante ma ancora troppo sottovalutata. Sarebbe assurdo ad esempio riconoscere “un credito formativo” “dare un valore”
alla formazione? La pongo come riflessione futura.
Sono ampiamente soddisfatta dei nostri risultati: di progettualità, relazione, impegno e numerici, oggi posso annunciare il raggiungimento del 40% di donne
alla guida delle Leghe, un risultato considerevole perché il cambiamento passa
anche attraverso l’esempio e l’assunzione di responsabilità. C’è ancora tanto da
fare, i risultati si raggiungono, ma bisogna anche sostenerli continuamente, per
non arretrare, e impegnarci sui versanti dove siamo ancora in ritardo.
E’ l’occasione oggi per ringraziare le compagne che hanno dimostrato fermezza
e grande responsabilità e anche tanti compagni che hanno aiutato e sostenuto
il percorso, anche criticando a volte le nostre scelte, ma li ringrazio perché
preferisco una critica aperta e leale al “silenzio equivoco”.
Un altro importante risultato del nostro programma va condiviso e valorizzato;
“la costituzione di diversi luoghi delle donne e coordinamenti ” se possibile ancor più di valore, dal mio punto di vista, perché le donne hanno scelto,
a prescindere dal ruolo di responsabilità, di aggregarsi, socializzare e aprirsi al
territorio vasto, non rinchiudersi quindi in un ruolo o in una funzione, ma sperimentare forme diverse per carpire i cambiamenti epocali della nostra società.
UN SUCCESSO E UN VALORE PREZIOSO concretizzato nelle Leghe di:
Budrio; Castenaso; Granarolo; Monte San Pietro; Porto; Ozzano;
San Giovanni; San Lazzaro; Vergato; Zola Predosa
e nelle aree della Pianura Est e Ovest.
è la sperimentazione attiva di una “Azione positiva” nei nostri programmi da tempo e confermato dai questionari “Il rovescio della medaglia”. Risultato raggiunto
che ha fatto emergere situazioni e condizioni oggettivamente diverse, a Bologna
abbiamo verificato è molto più complicato fare decollare luoghi dedicati, le ragioni
sono molteplici, in primis la maggiore offerta di luoghi di socialità e anche il numero
rilevante degli anziani, sembra un paradosso, ma non aiuta “non ci si conosce”
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come nei piccoli paesi. In montagna invece la maggiore difficoltà è dovuta alle
distanze e la mancanza di servizi per la mobilità soprattutto degli anziani.
Sottolineo ampiamente questo progetto dei luoghi delle donne perché racchiude in sé la pratica attiva di ciò che come SPI abbiamo deciso, aprirsi al
territorio, uscire dalle leghe “sperimentare forme diverse“ per cogliere tutte
le opportunità d’avvicinamento e inclusione di persone differenti che non si
avvicinerebbero altrimenti e mi permette di rimarcare il valore di come si affrontano i sacrifici pur di impegnarsi nella militanza, il valore della sfida, forse
perché le sfide ci hanno accompagnato fin dalla nascita.
I valori e le sfide sono la nostra forza e un’altra sfida è stata affrontata e superata. All’assemblea precedente ci siamo impegnate a sperimentare direttamente in una lega un’azione positiva, per verificare nuovi modelli organizzativi
più idonei alla presenza maggiore di donne. E’ stato presentato il progetto e
sviluppato con la partecipazione attiva di tutto il gruppo dirigente, alla Lega
Porto, un gruppo dirigente molto sensibile, un lavoro impegnativo che ha
generato interessanti analisi e discussioni e il pieno sostegno ad una giovane
e nuova segretaria, a quel tempo spaventata e diceva lei “non all’altezza”. Si
è poi concretizzato l’apertura di uno spazio donna “Pane e Tulipani” in collaborazione con il Centro Sociale Tolmino, oggi molto più vivacizzato. Le ultime
notizie che mi arrivano sono di diversi programmi e iniziative, adesso pure un
corso di Inglese, e chi li ferma più? La precedente segretaria di Lega ha sostenuto con fiducia il percorso mettendo a disposizione il suo incarico pur lontano
dalla scadenza e accettando una nuova responsabilità in un’altra Lega a ridosso
dal Congresso, insomma qui ha agito responsabilità e lealtà.
Donne e compagne che stanno costruendo l’obiettivo che lo Spi si è dato da
tempo “Un Sindacato Paritario” non solo nei numeri o nelle presenze negli
organismi ma paritario nelle scelte politiche, nelle strategie dello Spi.
Ed è questo secondo aspetto che ci deve impegnare con coerenza, la rappresentanza è importante, i numeri contano, ma è oltremodo importante, la partecipazione
delle donne all’elaborazione delle proposte prima e alla negoziazione sociale poi. La
valorizzazione delle donne negli ambiti decisionali è indispensabile e non si torna
indietro, e dove incontriamo difficoltà dobbiamo governarle con intelligenza, senza
rinunciare all’obiettivo, cercando insieme il percorso che ci aiuta a raggiungerlo.
Le scelte strategiche, i contenuti nella contrattazione sociale che riguardano
condizioni e diritti delle donne, delle pensionate, devono essere la priorità
per tutta la categoria e insieme dobbiamo costruire percorsi, rivendicazioni e
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strategie per le battaglie sindacali che saranno come ben sappiamo pesanti
visti i tempi cupi.
La nostra forza, infatti, nel pretendere con ragione, di costruire un sindacato
paritario sta proprio in questo, nel valore sociale della rappresentanza, nei
contenuti rivendicativi, per una società basata sulla giustizia sociale, sul rispetto e sul riconoscimento delle differenze.
Per me tutto deve contribuire a rafforzare lo Spi, nel rispetto della rappresentanza di genere, dalle scelte organizzative di merito e metodo di lavoro, anche
innovativo, per favorire l’ingresso e soprattutto la permanenza delle donne a
tutti i livelli dell’organizzazione. Favorire e cercare con convinzione le donne,
rischiare anche un po’ qualche volta, in fondo non si chiede la luna e nemmeno la perfezione a nessun uomo o donna che sia.
Favorire per preparare tante donne e compagne alla militanza, alla direzione. Questa è una sfida per lo Spi e per tutta la Cgil.
E’ stato risolto il problema della rappresentanza, ma non delle politiche per le
donne c’è ancora molto da lavorare sulla cosiddetta declinazione al femminile
dell’attività sindacale e non ho difficoltà ad ammettere che probabilmente una
parte della responsabilità è anche nostra. È come se alcune una volta diventate dirigenti fossero costrette a dimenticare l’identità di genere, copiando e con
fatica modelli e metodi tipicamente maschili.
I gruppi dirigenti femminili che avanzano oggi incrociano una fase di pesante
difficoltà del sindacato che rischia di fare riemergere vecchie contrapposizioni
o peggio di rimanere nell’inerzia e nell’ombra.
La maternità e il lavoro di cura erano e rimangono ancora il cuore del problema
per le donne e nel lavoro. Abbiamo ottenuto grandi risultati in questi trent’anni, ma su questo punto siamo in ritardo.
Sorprende, ma non c’è molto dibattito su aborto, fecondazione assistita, eutanasia, tutto il dibattito sulla vita. Le donne hanno perso la passione del collettivo?
Ripiegamento delle politiche femminili? Non so, certo è che le donne si sono
fermate, perché hanno smesso di fare delle battaglie comuni per avere più
spazio e più leadership. Poi improvvisamente la goccia che fa traboccare il
vaso e avviene il 13 febbraio, è un punto di partenza?
Speriamo…noi donne dello SPI le madri, le nonne di queste giovani
generazioni violate e mortificate saremo lì con loro insieme e al loro
fianco, ma non davanti a loro.
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PROPOSTA PROGETTO MEMORIA
Concorso borse di studio nelle scuole “il valore del lavoro”
Ci sarebbe piaciuto molto portare avanti un progetto sui rapporti intergenerazionali e
il lavoro delle giovani donne, un progetto che è rimasto in “embrione”. Come sapete ci siamo persino messe in gioco come “attrici” per la trasmissione della memoria
e la relazione con le giovani lavoratrici. Con questo progetto si voleva andare oltre
“noi” e mettere in valore il lavoro e le difficoltà delle giovani donne oggi, attraverso
la realizzazione di un film/documentario con l’apporto e la collaborazione di un giovane regista molto bravo (Riccardo Marchesini). Per realizzarlo e fare un lavoro serio
che entri nel circuito cinematografico, occorrono almeno 10.000 euro nemmeno
tanti, ma troppi per il budget del coordinamento e le ristrettezze attuali dello Spi.
Ho provato a chiedere sovvenzioni e trovare partner ma con poca fortuna, è
pur vero che di documentari ce ne sono tanti, ma questo si basa su storie VERE
non con attrici, le stesse lavoratrici che raccontano la loro battaglia, la loro
resistenza. Non ho ancora abdicato, ma temo che siccome si tratta di problemi
di donne - e non è gratis - sarà molto difficile.
Poiché la fantasia non ci manca e nemmeno la volontà, abbiamo pensato - e ora lo
proponiamo - un progetto rivolto alle scuole. L’esperienza non ci manca: il concorso
fotografico “Donne al lavoro” ha aperto la strada per raccontare il lavoro anche immateriale in forme diverse; le belle esperienze che si fanno in tante leghe, alcuni
esempi a Savena dove da anni Bruna Minardi cura un progetto con i giovani in aiuto
agli studenti immigrati; Casalecchio con il progetto Nonni on line; Budrio con il concorso nell’ambito della giornata internazionale contro la violenza sulle donne; La meglio
gioventù progetto unitario; l’esperienza con alcuni licei di Bologna sul tema delicatissimo dell’abuso del corpo delle donne nei media; le tante esperienze con le scuole
nei progetti con l’università e la Festa della Storia. Insomma la strada con le scuole è
aperta e ci dovrebbe aiutare. L’idea è lanciare un concorso che coinvolga gli studenti
con l’intera scuola, quindi un premio finale “alla scuola” che presenterà il progetto
migliore. Obiettivo: la ricostruzione della memoria del lavoro e nel lavoro dei nonni.
Il lavoro e i diritti non sono più discussi nelle scuole, i giovani escono dopo anni di
studio con un’idea del mondo che li attende vaga, e con modelli televisivi aberranti,
noi, le famiglie, purtroppo trasmettiamo poco rispetto alla memoria, al sacrificio, alle
lotte, alle condizioni del e nel lavoro, ai diritti conquistati. I racconti dei nonni, dei padri e delle madri rispetto alla loro esperienza possono aprire spazi e riflessioni importanti. E’ una sfida che ci sentiamo di fare e chiediamo il vostro consenso e sostegno.
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Proposta organizzativa
Riconoscimento della forma di partecipazione al coordinamento sulla quale
chiedo la condivisione delle compagne. Componenti il Coordinamento Territoriale: tutte le compagne del direttivo territoriale, le responsabili dei coordinamenti di lega e/o di area, le compagne che liberamente scelgono di partecipare e contribuire all’arricchimento del dibattito e delle nostre iniziative.
PROGETTI REALIZZATI: alcuni esempi
GRUPPO TEATRO “ALLEGRO MA NON TROPPO” finalizzato alla trasmissione della
memoria e al rapporto intergenerazionale.
Progetto che ha coinvolto dieci compagne che hanno accettato una sfida importante
e duplice: raccontarsi in prima persona e farlo convertendosi in “attrici”
GRUPPO TEATRO “ALLEGRO MA NON TROPPO”
RAPPRESENTAZIONI
16 APRILE 2008
ASSEMBLEA DONNE SPI S. Lazzaro
15 GIUGNO 2008
FESTA SPI CASALECCHIO
4 LUGLIO 2008
CADRIANO FESTA UNITA’
3 MARZO 2009
ANZOLA GRUPPO DONNE
17 MARZO 2009
GRANAROLO COMUNE
23 MAGGIO 2009
FESTA DONNE FILT
29 APRILE 2009
RAVENNA TEATRO SOCJALE
8 MARZO 2010
CGIL BOLOGNA
ADOZIONE LAVINIA
Dalle tante e diversificate feste/iniziative in occasione dell’otto marzo le leghe
destinano una parte delle sottoscrizioni raccolte con la vendita della mimosa
a favore dell’ADOZIONE DI LAVINIA – per Lavinia VERSIAMO € 300 ALL’ANNO
– La quota che rimane (variabile) è totalmente destinata dal coordinamento
a copertura delle spese dei volantini per l’otto in solidarietà alle leghe più
piccole con meno risorse economiche.
CONCORSO - MOSTRA - CATALOGO DONNE AL LAVORO
Il concorso Fotografico ha visto la partecipazione di centinaia di fotografi dilettanti
e professionisti, è stato un successo anche di immagine dello Spi, ricordo l’uscita
in prima pagina/copertina dell’8 marzo 2009 sull’Unità Nelle mani delle Donne,
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regalo di Concita e della nostra, purtroppo scomparsa, cara amica Mara Mengoli.
La mostra fotografica Donne al lavoro è molto richiesta da Associazioni, Comuni,
Leghe, in tutto il paese. E’ stato fatto un investimento per proteggere in modo
adeguato le fotografie durante il trasporto e continua quindi il suo percorso, la
mostra ha anche il catalogo fotografico di accompagnamento che completa l’opera.
E’ stato realizzato il calendario 2010 con fotografie della mostra.
GEMELLAGGIO FRATTA POLESINE
Il Comune di Fratta e l’archivio storico hanno allestito la nostra mostra e
realizzato un’iniziativa pubblica sulla condizione della donna nel Polesine
e ricostruzione storica dei lavori delle donne in quella realtà, con la nostra
partecipazione.
FORMAZIONE
Prima del congresso step di formazione con le segretarie di Lega – secondo
step con le donne del direttivo finito il 10 dicembre 2010 e proseguito in
preparazione ed elaborazione dei lavori di gruppo oggi presentati – terzo step
in programmazione per il 2011/12 con i coordinamenti di lega e i direttivi
(formazione a domicilio)
14 dicembre 2009 – San Lazzaro:
Seminario con Gruppo dirigente Spi con la partecipazione della responsabile politiche
di genere della Cgil di Bologna sull’applicazione delibere Democrazia paritaria.
ALCUNE DELLE INNUMEREVOLI INIZIATIVE SVILUPPATE
DONNE IN MOVIMENTO
Iniziativa itinerante del Coordinamento Donne di Pianura che ha visto la realizzazione
di iniziative diverse nelle varie leghe anche su tematiche sensibili e molto impegnative
quali ad esempio “il testamento biologico” “la sessualità nella terza età”.
25 NOVEMBRE
Iniziativa a BUDRIO “Donne esibite violenze nascoste” - Sala Borsa iniziativa
“Il corpo delle donne”, con alcune scuole superiori di Bologna, l’archivio
storico e le istituzioni, con allestimento del muro nella piazza coperta della
Sala Borsa,realizzato dagli studenti del Rosa Luxemburg .
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PROGETTO CON DONNE SPI DI ROVIGO
Progetto che ci ha visto coinvolte in un’azione di scambio e alleanza con le
compagne di Rovigo che hanno deciso di realizzare il questionario rivolto alle
donne come è stato realizzato a Bologna.
“DA UN ANNO ALL’ALTRO”
Due anni di impegno raccolti in un quaderno, progetti e lavori delle donne al
Punto Donne di Castenaso.
I MERCOLEDì di Monte San Pietro
Corsi e iniziative ludiche
Marzo 2011, Apertura Punto Donne a Zola Predosa
FESTA DELLA STORIA
Ogni anno il Coordinamento partecipa all’importante iniziativa europea
realizzata dall’Università di Bologna e che coinvolge la città e la provincia nel
mese di ottobre – ogni anno con un progetto diverso ma sempre legato alla
trasmissione della memoria e al rapporto intergenerazionale.
“Bologna nel Risorgimento”
7 aprile 2011, Aula Prodi, iniziativa con Università di Bologna
“Risorgimento al femminile”
17 aprile 2011, Budrio
Sono solo alcuni esempi che vogliono sottolineare l’impegno costante di tante
compagne che si adoperano con fantasia e impegno politico per realizzare e
costruire ponti con le donne, le associazioni, le scuole, la società vasta. Se
dovessi elencare tutte le iniziative a partire da quelle in occasione dell’otto
marzo potrei scrivere un libro, e perché no, potrebbe essere un’idea per il
futuro “raccogliere tutti i manifesti, i volantini e le elaborazioni”. Pensiamoci.
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tricot in tricolore
Staffetta di donne per la lunga
sciarpa dei “diritti e rovesci”
da portare al nostro
Presidente della Repubblica
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Gruppo di lavoro
“Il reddito degli anziani”
¢ Art.38 della Costituzione italiana
“Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha
il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che
siano provveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso
di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”…
E io pago…
La spesa per le pensioni in Italia secondo i dati Eurostat, ha incidenza sul Pil
del 38% nell’Europa a 27-del 14% nell’Europa a 15. La spesa previdenziale
italiana, facendo il confronto su dati omogenei è inferiore a quella dell’Europa a 15. Il dato italiano passa al 17% del Pil per due motivi: perché viene
conteggiato sia l’indennità di fine rapporto, sia l’interventi per il contrasto alla
disoccupazione come i prepensionamenti. E poiché la spesa pensionistica è
conteggiata al lordo delle ritenute fiscali, che mentre in alcuni paesi come la
Germania non esistono, e in altri come la Francia sono bassissimi, in Italia sono
pesanti: con un prelievo fiscale sulle pensioni pari al 2% del Pil. Da ricordare
che è da diversi anni che il bilancio dell’Inps si chiude in attivo ( nel 2009 a
fine aprile l’attivo è stato di 7,9 miliardi) nonostante un numero crescente di
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lavoratori con retribuzione ridotta o nulla. L’attivo di bilancio in realtà nasconde
delle grandi iniquità perché sono i fondi dei lavoratori dipendenti, dei parasubordinati, delle prestazioni temporanee (cig, disoccupazione, malattia con un
attivo di quasi 20 miliardi) coprono i passivi dei fondi dei dirigenti d’azienda
(meno 3 miliardi) degli artigiani, commercianti e coltivatori (meno 9 miliardi) e del clero.
In sostanza sono i lavoratori dipendenti che pagano buona parte delle pensioni
dei dirigenti, commercianti, clero, mentre gli avanzi complessivi del bilancio
dell’Inps vengono incamerati dallo Stato! Il 45,9% delle pensioni non raggiunge
i 500 euro al mese e un ulteriore 26% ha assegni tra i 500 e i 1000 euro, con
pensioni inferiori del 30% per le donne. I pensionati pagano di più perché hanno
minori detrazioni, mentre tutti pagano l’IRPEF, le addizionali regionali, locali.
Ogni settimana i pensionati svolgono a vario titolo 40 ore di lavoro volontario non retribuito, pari a oltre 2 miliardi di ore che equivalgono a 18,3
miliardi di euro. Il Pil italiano nel 2009 è stato di 1520 miliardi di euro, il
contributo dei pensionati italiani è pari all’1,2%
Donne e nuove povertà
Oggi le donne sostengono il welfare a fondo perduto, uno stato sociale ancora
costruito sul capofamiglia maschio adulto e percettore di reddito, per questo il
lavoro delle donne risulta pagato per un terzo e non pagato per due terzi. La
perdita del potere d’acquisto che si è realizzata nel corso di questi anni non copre il costo reale della vita e colpisce maggiormente le donne che vivono più
a lungo, hanno redditi più bassi, con pensioni minimi, sociali, di reversibilità.
La fascia sino a 750 euro riguarda quasi esclusivamente le donne, che costituiscono i due terzi dei soggetti con pensioni di tale importo. Da un’indagine
dell’Unione Europea l’età effettiva del pensionamento delle donne è più
alta di quella degli uomini per le conseguenze di una vita lavorativa discontinua e meno enumerata, differenze salariali che malgrado la Costituzione, continuano a d esistere in maniera vergognosa, che rendono di fatto
per le donne la pensione di anzianità un’alternativa reale per mancanza di
contributi necessari.
Il paniere ufficiale- il paniere reale: le improbabili esigenze degli anzianinessun riferimento al genere femminile, all’età, agli anziani
17
Il Governo sostiene che gli unici a non avere problemi sono i pensionati che
hanno un reddito fisso, quindi se non consumano è perché hanno ridotto volontariamente le spese e non perché non arrivano a fine mese, e poi con
la carta acquisti si è pensato alle fasce più povere e quindi tutti contenti…i
prezzi non diminuiscono, anzi aumentano costantemente, e non è vero che
rallentando l’inflazione aumenta il potere d’acquisto delle pensioni che si rivalutano proprio sulla base dell’inflazione e con un anno di ritardo, l’attuale
meccanismo di perequazione di fatto impoverisce le pensioni nel tempo, fino
a farle scendere per molti, sotto la soglia di povertà. Nel 1992 era previsto
che le pensioni dovessero essere indicizzate all’inflazione e aumentate sulla
base dell’andamento della ricchezza prodotta dal paese. Questa previsione di
aumento è stata parzialmente attuata nel 2007 con l’introduzione della quattordicesima per le pensioni più basse.
La finta parità
La povertà è un elemento di rischio ancora prima dell’età, in Italia il livello
delle pensioni si conferma molto basso e stanno emergendo nuove categorie
di poveri, le donne anziane, sole, separate, chi perde il lavoro. Il Governo a luglio scorso era già intervenuto sulle pensioni con due provvedimenti: legando
l’età pensionabile all’aspettativa di vita certificata dall’Istat a partire dal
2015 e innalzando l’età pensionabile per le donne del pubblico impiego
con un intervento scadenzato che avrebbe portato ai 65 anni nel 2018. Ora
si introduce l’aumento secco dell’età pensionabile già nel 2012. L’innalzamento dell’età pensionabile per le donne è una ingiustizia mascherata dall’obbligo
che deriverebbe dalle norme europee. In realtà l’art.7 della direttiva 79/7 del
1978 sull’attuazione “del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le
donne in materia di sicurezza sociale” lascia agli stati la definizione dell’età di
pensione. Ma i diversi governi Berlusconi nel contenzioso che si è protratto per
anni con l’Europa, non hanno fatto valere né la volontarietà della scelta per
le donne di andare anticipatamente in pensione, né il fatto che l’Inpdap non
è un sistema previdenziale di un ordine professionale ma è a tutti gli effetti
paragonabile all’Inps per i dipendenti pubblici e come tale soggetto al diritto
pubblico e alle deroghe accordate dall’Unione Europea. E’ palese l’ingiustizia
sostanziale. La vita delle donne, particolarmente in Italia, è segnata in
maniera gravissima da un’insieme di fattori negativi, tanto materiali quanto culturali e simbolici (carriere discontinue, “tetto di cristallo”, lavoro di
18
cura). Siamo tra gli ultimi in Europa per occupazione femminile con meno
di una donna su due che lavorano, con differenziali di carriera e retributivi
medi intorno al 20% che si riflettono pesantemente sulle pensioni e si traducono in differenti trattamenti previdenziali rendendo le donne anziane
normalmente più povere degli uomini coetani. Sulle donne si carica il peso
del doppio lavoro, produttivo e riproduttivo- più di 5 ore di media al giorno
per il lavoro domestico e di cura contro un’ora e mezzo per gli uomini- sia
in ragione della cultura sessista ancora prevalente, sia per il sottofinanziamento e l’inadeguatezza dello stato sociale.
Le assistenti famigliari (le badanti)
Avere redditi insufficienti a fronteggiare il costo della vita porta anche all’allontanamento della vita sociale, culturale. I problemi economici portano a
cambiamenti drastici nello stile e qualità della vita che possono portare all’isolamento e all’esclusione sociale. La situazione si aggrava quando al basso
livello economico si aggiungono condizioni di salute precaria che necessitano
di cura ed assistenza in particolare la non autosufficienza.
L’aumento della popolazione anziana e della vita media ha da tempo fatto
emergere il problema della durata della vita in buona salute e della condizione
di non autosufficienza, da un’indagine Istat del 2005 in Emilia Romagna, dove
però non emerge il dato degli istituzionalizzati, gli anziani non autosufficienti
sono circa 109mila, di questi 64 mila sono gravemente non autosufficienti
e necessitano di cure socio assistenziali continue, il 72% è donna. Le famiglie con disabili nel 2005 erano 157 mila pari al 9% del totale delle famiglie
e l’85% di famiglie con disabili anziani. Attualmente il livello di copertura dei bisogni in particolare delle anziane è insoddisfacente, il sistema
tradizionale di protezione socio-assistenziale prevede 3 tipi di interventi:
l’indennità d’accompagnamento-l’assistenza domiciliare e residenziale- un
modello orientato a trasferimenti monetari piuttosto che una rete di copertura veramente efficace dei bisogni. La nostra Regione ha cercato soluzioni
alternative lasciando nel contempo ai comuni la discrezionalità di attivare
azioni in base alle disponibilità finanziarie da qui deriva l’assegno di cura
quale sostegno alle famiglie per mantenere i propri cari anziani a domicilio evitando il ricorso a strutture residenziali, il sostegno alle famiglie con
contributi economici da spendere per prestazioni di cura (es.assunzione di
badanti, residenza presso strutture accreditate,ec).
19
Cresce il bisogno di assistenza a domicilio e a fronte di domanda insoddisfatta
di servizi il ruolo di cura è demandato alla donna, ma l’assistenza agli anziani
o ai soggetti più deboli non è considerata una prestazione di valore e non ha
riconoscimento sociale, economico paragonabile a quello di mercato. E qui
si incrociano due debolezze, l’una ha bisogno di assistenza che i servizi non
riescono a coprire esaurientemente, l’altra per bisogno economico, donne che
si incrociano con altre donne nel lavoro di cura: le assistenti famigliari ancora
conosciute come “le badanti”.Se da un lato il contratto di lavoro nazionale di
queste lavoratrici ha sancito il legittimo diritto di vedersi riconosciuti i diritti
fondamentali, dall’altro a creato a molti anziani consistenti difficoltà economiche. Le famiglie, le donne sono costrette a improvvisarsi datori di lavoro, due
soggetti entrambi meritevoli di tutele che però in situazioni di contenzioso si
squilibra come dimostra l’ampia documentazione in merito. Un padrone senza
rappresentanza che paradossalmente fa riferimento allo stesso sindacato della
lavoratrice, un lavoro di cura dai costi elevati per chi ha pensioni minime e
quindi non in grado di sostenere se non ricorrendo a sostegni famigliari (non
sempre possibili) e di fatto al lavoro in nero.
I punti di forza
- Le buone pratiche/le alleanze
- I progetti sperimentali
- Le proposte
Il ruolo dello Spi sul territorio, una rappresentanza diffusa generale, che
esercita il proprio ruolo attraverso azioni rivendicative e informative dalle caratteristiche confederali per l’interesse generale. Profondamente radicato sul
territorio con le leghe Spi quali punti di riferimento, di ascolto e osservatorio
svolgono un ruolo strategico per integrare e promuovere le attività concertative e/o vertenziali (rappresentanza e rappresentatività). Anche per lo Spi la
contrattazione deve saper coniugare i nuovi stili di vita con il rispetto delle comunità e dell’ambiente, affrontare le problematiche legate alla povertà, quali:
il reddito (trasversale a tutto) la casa, il lavoro, l’integrazione, il versante
socio-sanitario, la mobilità, la sicurezza, la violenza nascosta tra le mura
domestiche o praticata da chi dovrebbe assistere e curare, la rarefazione
delle reti famigliari, la solitudine che genera esclusione e isolamento.
20
Le buone pratiche
Conoscere per decidere:
la contrattazione che parte dalla conoscenza delle situazioni sul territorio, in
grado di recepire il vissuto delle persone e in particolare delle donne (che
sono la maggioranza della popolazione e dell’universo anziani) gli strumenti
per la misurazione dell’accesso ai servizi e alle prestazioni, gli interventi per
contrastare la povertà e l’esclusione sociale, le priorità specifiche:
salute, benessere, lavoro di cura (riconoscimento dei diritti di chi cura insieme a quelli di chi è curato), mobilità, socializzazione, inclusione, servizi.
Bilancio di genere: racchiude i diversi status sociali, economici, culturali dove
il genere femminile appare ancora svantaggiato.Vanno verificatele fasi di programmazione degli enti preposti, il superamento delle disparità con:
risorse mirate- riconoscimento dei bisogni, delle differenze- equità-riconoscimento di cittadinanza- liberare il tempo delle donne attraverso i servizi,
il riconoscimento del lavoro di cura pagato e non pagato (prevalentemente
a carico delle donne). Le donne (non solo quelle del sindacato) vanno coinvolte nelle rivendicazioni con le istituzioni per sapere le risorse a disposizione e
le limitazioni delle stesse, per condividere gli investimenti per i servizi sociali
e/o eventualmente cosa spostare e all’interno delle disponibilità finanziarie
quali priorità scegliere in particolare rispetto alle più urgenti. Per questo la
contrattazione deve poter esprimersi con conoscenze, capacità, competenze
essere in grado di evidenziare i punti di debolezza da usarsi con intelligenza.
Le alleanze
Strategico è il rapporto con il volontariato in grado di dare risposte concrete
ai bisogni delle persone che hanno l’esigenza di risposte materiali, mentre le
istituzioni sono sempre più in affanno per la drastica riduzione di risorse sul
welfare, che il federalismo straccione della lega partito di governo farà sentire
ancora più pesante il prelievo fiscale sui pensionati e i lavoratori, risaputo tutto
questo come intrecciarsi?….
I rapporti con il volontariato sono molto diversificati da territorio a territorio,
molte le associazioni presenti a Bologna e provincia, difficile fare rete, talvolta
solo in occasioni sporadiche, e/o per ricorrenze tradizionali (esempio come l’8
marzo, il 25 aprile, il 1° maggio)…i centri sociali, l’Auser, parrocchie e società
21
sportive, le associazioni femminili, ecc. sovente si muovono ciascuno per proprio conto, talvolta sovrapponendosi. (vedi lavoro del gruppo sulla socialità).
Proposta: tenendo conto che i problemi economici spesso impediscono di
svolgere attività culturali, (ad esempio cinema, teatro, lettura, musei, corsi)
passate in second’ordine perché diventate troppo onerose e quindi superflue,
si può partire con la conoscenza delle opportunità, quali ICARE presenti sul
territorio, una mappatura facilmente reperibile, tabelle e dati, servizi e sostegni erogati a vario titolo in modo da intrecciare le conoscenze, proponendo
politiche, azioni con cui condividere obiettivi comuni nella ricerca di soluzioni
per sostenere le persone più fragili ed esposte anche dalle conseguenze dei
tagli alle Regioni, ai Comuni da parte del Governo.
I progetti sperimentali
Come sostenere il reddito delle donne anziane negli acquisti quotidiani di beni
primari,come dare un contributo alla cura di sé? Si possono attivare rapporti
diretti con commercianti, negozianti, ecc. proponendo pubblicità in cambio di
sconti, riduzioni di prezzi, al di là delle convenzioni che lo Spi realizza ormai
da anni, a partire dai piccoli centri per arrivare alla città un modo fra l’altro di
farci conoscere e di fatto ampliare la nostra visibilità, gli scopi del nostro agire
a sostegno di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese.
Le pratiche a sostegno del reddito: attraverso iniziative che informano, coinvolgono, che aiutano ad assumere atteggiamenti, nuovi stili di vita che possono
incidere anche sui costi quotidiani. Quindi incontri tematici (già sperimentati in
alcuni territori e che hanno dato buoni risultati)su vari aspetti quali la salute
e la medicina alternativa, l’uso e l’abuso dei farmaci, l’alimentazione, gli
stili di vita che il passare del tempo si modificano, la menopausa e l’osteoporosi, la sicurezza domestica, le visite guidate alla scoperta del territorio
e della sua storia e quanto la fantasia femminile sa mettere in pratica…
Le proposte
Il Coordinamento donne Spi territoriale potrebbe promuovere un ciclo di incontri mirati, appuntamenti che possono avvicinare anche donne al di fuori del
circuito dello Spi, laddove possibile in collaborazione con associazioni, categorie e volontariato. Attivare nel contempo una formazione dedicata perché l’ap22
proccio su questi temi non è semplice, né immediato e se il rapporto diretto è
il più efficace, i risultati sono legati alla capacità di comunicare, di trasmettere
emozioni, insomma sapersi “vendere”in nome di una giusta causa mettendoci la faccia, il coraggio e perché no un po’ di sfrontatezza a volte innata ma
inconscia, oppure da costruire perché necessaria.
Rette, tariffe e pressione fiscale
Sono sempre le donne che a causa di difficoltà pratiche si trovano più frequentemente in situazioni di isolamento e le rette, le tariffe sono fattori che
influiscono pesantemente sul bilancio economico in particolare sulle donne
sole, in quanto non tengono conto delle possibilità e del disagio della persona
anziana. In merito alle nuove povertà, sono altresì aumentate le ansie legate
ai consumi e ai costi di acqua, luce, gas e telefono e andrebbe posto all’attenzione dei gestori il problema che si sta allargando per il numero delle persone
colpite. Come azioni di sostegno al reddito, da generalizzare, si possono concordare, contrattare con le istituzioni soglie di esenzione di pagamento per i
redditi da lavoro e da pensione con progressività delle aliquote per scaglioni di
reddito- sulla Tarsu agevolazioni ed esenzioni a favore di condizioni personali
o famigliari dove vi siano persone non autosufficienti, portatori di handicap.
L’impegno attivo e concreto del sindacato per ottenere la deducibilità dei costi
delle assistenti famigliari “badanti” in regola, prendendo a riferimento quanto
già è possibile fare per le rette nelle case di riposo, valorizzare attraverso la contrattazione sociale il lavoro di cura quale elemento di sviluppo e investimento.
I costi per le cure sanitarie
Molti anziani sono esenti dai ticket ma questo non solleva dal problema delle
liste d’attesa per le visite specialistiche, un esame che con il servizio sanitario
nazionale ha tempi d’attesa di mesi, per alcuni di anni, a pagamento anche in
strutture pubbliche, i tempi si riducono drasticamente in pochi giorni, una accelerazione dai costi elevati a cui chi è costretta (problema generale) a ricorrere si
assoggetta limitando anche la spesa sugli alimenti...Ulteriore aggravio l’estensione della fascia di farmaci di largo consumo passati recentemente dal Servizio
Sanitario nazionale a totale carico dei cittadini, e sulla sanità un capitolo molto
importante su cui lo Spi è impegnato da tempo, è necessario il coinvolgimento
attivo di più soggetti e le donne debbono a loro volta essere protagoniste.
23
FONTE DEI DATI
I dati sono forniti dal Settore Statistica della Regione Emilia Romagna e la fonte
è l’Osservatorio sulle pensioni dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS)
che trae origine dall’archivio gestionale alimentato dalle procedure amministrativocontabili per la liquidazione e la gestione delle pensioni.
L’unità di rilevazione per l’inquadramento territoriale delle pensioni è rappresentata
dalla provincia in cui opera la sede zonale INPS competente per territorio. L’importo medio mensile della pensione è calcolato con l’importo lordo in
pagamento senza aggiunte di trattamenti famiglia ridotto per legge 335/1995
e per trattenuta lavoro autonomo e per lavoro all’estero. L’importo medio
mensile delle prestazioni di invalidità civile è comprensivo dell’importo delle
indennità di accompagnamento.
RELAZIONE ACCOMPAGNATORIA
Dalla lettura delle tabelle risulta palese che la media delle pensioni è al di
sotto dei 1.000 euro al mese, ad esclusione della Provincia di Bologna che
supera questo importo di 37 euro circa.
Un assegno da poveri con cui devono fare i conti la maggior parte dei lavoratori
a riposo, tutti anziani che rischiano di vivere in miseria se a secco di altre entrate.
Tra i pensionati più poveri, quelli che se la passano peggio sono i titolari di
pensioni sociali, che hanno prevalentemente redditi inferiori ai 500 euro.
Appare inoltre evidente che le pensioni degli uomini sono più alte.
Sebbene il numero di delle donne pensionate sia di gran lunga superiore in
termini assoluti rispetto a quello degli uomini, questi ultimi percepiscono la
maggior parte dei redditi pensionistici; le donne infatti vanno in pensione con
un assegno molto inferiore rispetto a quello dei colleghi uomini: cioè il 30,61%
in meno, percentuale che si avvicina al 46% (circa 620 euro mensili) se prendiamo in considerazione le sole pensioni di vecchiaia.
Il gap delle pensioni tra uomini e donne dimostra, secondo Carla Cantone, Segretaria del Sindacato pensionati della CGIL, che “il problema sta nella stabilità
occupazionale delle donne, nell’effettiva parità salariale e nel riconoscimento
della loro professionalità” accanto al fatto “che le donne impiegano molta
parte della loro vita in attività di cura per figli e anziani, dentro la famiglia,
periodo nel quale i contributi previdenziali non vengono maturati”
Le discriminazioni salariali tra donne e uomini, dovute alle caratteristiche del
24
mercato del lavoro e alle condizioni dell’occupazione femminile (carriere discontinue, “tetto di cristallo”, lavoro di cura) si riflettono pesantemente sulle
pensioni e si traducono in differenti trattamenti previdenziali, che rendono
le donne anziane normalmente più povere degli uomini loro coetanei. Pur in
presenza di un’anzianità anagrafica maggiore di quella degli uomini, l’anzianità
contributiva risulta inferiore a quella dei colleghi maschi. La conseguenza, anche a fronte dell’allungamento della vita, è un numero crescente di pensionate
povere, spesso sole e non autosufficienti.
Pensioni vigenti per provincia di residenza della sede INPS
e categoria al 31 dicembre 2009. Maschi e femmine
Province
Piacenza
Parma
Reggio Emilia
Modena
Bologna
Ferrara
Ravenna
Forlì-Cesena
Rimini
Totale
Vecchiaia
Invalidità Superstite
63.168
85.799
101.391
148.079
206.135
88.459
85.345
79.450
47.451
905.277
7.793
13.334
13.120
12.680
26.015
9.467
14.442
13.328
8.166
118.345
23.744
32.556
35.079
48.209
69.572
31.978
28.563
28.481
17.936
316.118
Pensioni e
Totale
assegni
2.330
97.035
4.502
136.191
3.907
153.497
4.114
213.082
5.920
307.642
2.641
132.545
2.457
130.807
2.917
124.176
3.865
77.418
32.653 1.372.393
Pensioni vigenti per provincia di residenza della sede INPS
e categoria al 31 dicembre 2009. Femmine
Vecchiaia
Invalidità Superstite
Province
Piacenza
Parma
Reggio Emilia
Modena
Bologna
Ferrara
Ravenna
Forlì-Cesena
Rimini
Totale
30.759
40.302
48.436
73.999
103.614
45.139
40.559
36.806
20.996
440.610
5.089
8.607
8.447
7.390
16.805
6.448
10.009
8.553
4.670
76.018
20.714
28.492
30.190
41.160
59.124
27.217
24.301
24.544
15.803
271.545
Pensioni e
Totale
assegni
1.619
58.181
3.333
80.734
2.907
89.980
3.083
125.632
4.404
183.947
1.910
80.714
1.791
76.660
2.122
72.025
2.996
44.465
24.165
812.338
25
Pensioni vigenti per provincia di residenza della sede INPS
e categoria al 31 dicembre 2009. Maschi
Vecchiaia
Invalidità Superstite
Province
Piacenza
Parma
Reggio Emilia
Modena
Bologna
Ferrara
Ravenna
Forlì-Cesena
Rimini
Totale
32.409
45.497
52.955
74.080
102.521
43.320
44.786
42.644
26.455
464.667
2.704
4.727
4.673
5.290
9.210
3.019
4.433
4.775
3.496
42.327
3.030
4.064
4.889
7.049
10.448
4.761
4.262
3.937
2.133
44.573
Pensioni e
Totale
assegni
711
38.854
1.169
55.457
1.000
63.517
1.031
87.450
1.516
123.695
731
51.831
666
54.147
795
52.151
869
32.953
8.488
560.055
Dati forniti dalla Regione Emilia Romagna - Settore Statistica
Importo medio mensile in pagamento delle pensioni vigenti per provincia di
residenza della sede Inps e categoria al 31 dicembre 2009. Maschi e femmine
(Valori in euro)
Province
Piacenza
Parma
Reggio Emilia
Modena
Bologna
Ferrara
Ravenna
Forlì-Cesena
Rimini
Totale
26
Vecchiaia
945,50
988,37
964,38
966,22
1.037,47
906,34
937,14
841,51
801,02
954,69
Invalidità Superstite
582,56
593,82
590,77
627,33
625,80
598,59
568,23
535,11
518,45
588,81
519,15
519,10
512,73
511,34
532,29
514,32
504,16
455,94
447,31
508,52
Pensioni e
assegni
378,07
355,14
339,35
368,78
392,91
355,32
370,70
362,41
369,02
366,93
Totale
798,40
816,63
813,32
831,61
876,01
778,80
791,22
708,94
667,70
806,39
Importo medio mensile in pagamento delle pensioni vigenti per provincia
di residenza della sede Inps e categoria al 31 dicembre 2009. Femmine
(Valori in euro)
Province
Piacenza
Parma
Reggio Emilia
Modena
Bologna
Ferrara
Ravenna
Forlì-Cesena
Rimini
Totale
Vecchiaia
619,13
651,80
669,09
685,25
728,92
663,37
652,89
612,12
543,90
668,00
Invalidità Superstite
487,27
469,92
487,76
507,95
515,33
527,34
489,16
459,01
435,11
490,84
544,09
543,70
537,86
536,11
562,87
537,79
528,39
471,63
461,36
532,84
Pensioni e
assegni
371,09
347,35
331,98
358,02
384,25
349,88
366,58
353,04
360,98
358,99
Totale
573,98
581,69
597,14
617,93
647,79
602,74
585,36
538,43
490,81
597,05
Importo medio mensile in pagamento delle pensioni vigenti per provincia di
residenza della sede Inps e categoria al 31 dicembre 2009. Maschi
(Valori in euro)
Province
Piacenza
Parma
Reggio Emilia
Modena
Bologna
Ferrara
Ravenna
Forlì-Cesena
Rimini
Totale
Vecchiaia
1.255,25
1.286,50
1.234,47
1.246,89
1.349,30
1.159,51
1.194,56
1.039,50
1.005,09
1.226,54
Invalidità Superstite
761,89
819,42
776,99
794,09
827,36
750,77
746,76
671,40
629,77
764,75
348,66
346,70
357,57
366,71
359,24
380,11
366,02
358,11
343,23
360,39
Pensioni e
assegni
393,95
377,33
360,77
400,94
418,10
369,54
381,78
387,42
396,74
389,53
Totale
1.134,46
1.158,65
1.119,56
1.138,58
1.215,40
1.052,97
1.082,69
944,42
906,39
1.110,02
27
Numero di pensioni Provincia di Bologna al 31 dicembre 2009
Importo medio mensile delle pensioni Provincia di Bologna al 31 dicembre 2009
28
La storia della previdenza
a cura di Morena dall’Olio (INCA Bologna)
1898: nasce la previdenza sociale con la Fondazione della Cassa Nazionale di
previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai, di natura volontaria e
non obbligatoria sia per i lavoratori che per gli imprenditori, c’era anche un
contributo dello Stato come incentivo ad aderire.
1919: diventa obbligatoria, successivamente e più precisamente nel 1939 è
stabilita l’età pensionabile, 60 anni per gli uomini e 55 per le donne e viene
istituita la pensione di reversibilità.
Il calcolo di pensione viene effettuato con il sistema contributivo e nel 1952
viene istituito il trattamento minimo di pensione, a cavaliere del 1968/69 è
introdotto il calcolo retributivo, con il sistema a ripartizione ovvero i contributi
che sono prelevati dai lavoratori attivi servono per pagare le pensioni ai pensionati.
Il sistema retributivo
Con il sistema retributivo la pensione, per i dipendenti privati è calcolata sulla
retribuzione media degli ultimi tre anni rapportata ai contributi versati, per i
pubblici dipendenti l’ultimo mese di retribuzione.
1982: altra riforma previdenziale, la pensione è calcolata sulla retribuzione
media degli ultimi 5 anni di retribuzione rapportata all’anzianità contributiva
versata con un rendimento del 2% per ogni anno lavorato fino a raggiunge
il massimo dell’80% della retribuzione (tasso di sostituzione è il rapporto fra
la prima pensione e l’ultima retribuzione, indica l’importo della pensione in
percentuale dell’ultima retribuzione percepita).
1992: è varata la riforma Amato che introduce due quote di pensione una
prima quota è calcolata sulla retribuzione media degli ultimi 5 anni rapportata all’anzianità contributiva versata dal primo contributo al 31.12.1992,
una seconda quota calcolata sulla retribuzione media degli ultimi dieci anni
rapportata all’anzianità contributiva versata dal 1.1.1993 alla decorrenza della
pensione. Questa riforma interessa anche i pubblici dipendenti.
Viene innalzato il requisito pensionistico da 15 anni a 20 anni di contributi
e l’età pensionabile degli uomini passa a 65 anni e le donne a 60 anni di età
anagrafica.
29
C’è la possibilità per i lavoratori di accedere alla pensione di anzianità prima
del compimento dell’età pensionabile a fronte di un requisito contributivo di
almeno 35 anni di contributi, che fino alla riforma Amato non è agganciato
all’età anagrafica.
1993: Amato introduce i fondi pensioni, utili ad integrare la pensione pubblica,
i risparmi dei lavoratori integrati anche dal datore di lavoro sono investiti in
attività finanziare.
1995: con la riforma Dini del 1995 si passa dal sistema retributivo al sistema
contributivo, il finanziamento rimane sempre a ripartizione, ovviamente il
calcolo contributivo viene effettuato sull’arco della vita lavorativa ovvero è
come aprire un conto corrente nel quale ogni anno è accantonata una percentuale della retribuzione che è del 33% per i lavoratori dipendenti e del 20%
sul reddito di impresa per i lavoratori autonomi, con conseguente depauperamento del rendimento pensionistico. Va da sé che il tasso di sostituzione è
di gran lunga inferiore al 80%.
Sistema contributivo
Nel sistema contributivo la quota accantonata è detta montante, al momento
del pensionamento il montante è moltiplicato per un coefficiente che tiene
conto della speranza di vita, si trova così l’importo annuale della pensione.
Con il sistema contributivo l’età pensionabile è resa flessibile ovvero dai 57
anni di età anagrafica fino ai 65, senza distinzione di sesso, il/la lavoratore/
trice decide quando andare in pensione.
1.1.1996: va in vigore la riforma Dini, solo per i nuovi assicurati e per coloro
che al 31.12.1995 non hanno 18 anni di contributi possono a richiesta optare per il sistema contributivo. A dicembre 2005 viene rivista la previdenza
complementare, è varata una riforma della previdenza complementare per
renderla più efficace con nuove regole.
La gestione separata
Sempre nel 1996 nasce la gestione separata per i lavoratori parasubordinati,
precedentemente non avevano copertura previdenziale, è una tipologia di forma contrattuale utilizzata per i giovani, ma anche per lavoratori che perdono
il lavoro, dopo i 50 anni., il calcolo di pensione è effettuato con il sistema
contributivo con un accantonamento del compenso percepito che è passato
dal 10% al 26%.
30
Sistema retributivo / misto
Per coloro che rientrano nel sistema retributivo/misto la riforma Dini fissa
nuove regole per accedere alla pensione di anzianità, il requisito è legato
all’età e all’ anzianità contributiva ovvero alla maggiore anzianità.
L’innalzamento fissato è graduale per i lavoratori con qualifica di operai o precoci, a regime nel 2006 con i 35 anni di anzianità assicurativa e con 57 anni
di età anagrafica, per gli altri lavoratori con qualifica diversa si arriva a regime
con i medesimi requisita ma già dal 2002. In alternativa al requisito età e
contributi si può accedere alla pensione di anzianità con la maggiore anzianità
a regime nel 2008 pari a 40 anni.
Tuttavia alle nuove regole occorre aggiungerne un’altra, le c.d. finestre, che dal
1995 ad oggi hanno subito diverse modifiche.
La riforma Prodi del 2007 ha ammorbidito il c.d. scalone previsto dalla legge
Maroni del 2004, introducendo una maggiore gradualità dell’innalzamento del
requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di anzianità legato all’età anagrafica e al requisito dell’anzianità contributiva.
Dal 1.7.2009 il nuovo requisito prevede la c.d. quota ovvero un’età minima di
59 anni e 36 di contributi ovvero 60 anni di età anagrafica e 35 di anzianità
contributiva (quota 95).
Dal 1.1.2011 fino al 31.12.2012 età minima 60 anni e 36 di anzianità contributiva ovvero 61 anni di età anagrafica e 35 di anzianità contributiva (quota 96).
Aumento dell’età anagrafica di un anno
Dal 2013 sarà quota 97 aumentando l’età anagrafica di un anno.
Per i lavoratori autonomi il requisito è aumentato di un anno e di un punto in
più di quota.
60 anni per le donne e 65 anni per gli uomini
Dal 1.1.2008 la flessibilità dell’età anagrafica per accedere alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo viene meno, è estesa l’età anagrafica prevista dal
sistema retributivo, 60 anni per le donne e 65 anni per gli uomini, altra novità
introduzione delle finestre di accesso anche per la pensione di vecchiaia.
La legge Maroni varata nel 2004, entrata in vigore dal 1.1.2008 ha previsto in
via sperimentale che dal 1.1.2008 al 31.12.2015 le donne possono accedere
alla pensione di anzianità con i vecchi requisiti: 35 anni di contributi e 57 anni
di età anagrafica ovvero 58 anni se lavoratrice autonoma, a condizione che
scelgano il calcolo della pensione con il sistema contributivo.
Innalzamento età per le donne del pubblico impiego
31
Nel 2009 il Governo di centro destra interviene pesantemente in materia previdenziale per le donne del pubblico impiego, innalzando l’età pensionabile a 65
anni, in forma graduale per arrivare a regime nel 2018, poi con una brusca sterzata nel 2010 (L. 112), cancella la gradualità per arrivare a regime già dal 2012.
La speranza di vita
Il Governo sempre nel 2009 prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2015 i
requisiti di età anagrafica per l’accesso al sistema pensionistico siano adeguati
all’incremento della speranza di vita, in sede di prima attuazione, l’incremento
dell’età pensionabile riferito al primo quinquennio antecedente non può comunque superare i tre mesi. Nel 2019 ulteriore incremento e così via.
Luglio 2010: con la legge 122, il medesimo Governo inasprisce le c.d. finestre
di accesso al pensionamento sia di anzianità che di vecchiaia, introducendo la finestra mobile che andrà in vigore dal 1.1.2011, dal requisito devono
trascorrere 12 mesi per i lavoratore dipendente, e 18 mesi per i lavoratori
autonomi compresi i lavoratori iscritti alla gestione separata 18 mesi.
Le donne come stanno
Requisiti vecchiaia sistema retributivo/misto
20 anni di contributi per alcune situazioni di deroga ancora 15 anni di contributi e 60 anni di età anagrafica, 61 anni per le donne del pubblico impiego
fino al 31.12.2011, poi 65 anni. Finestra di accesso mobile decorsi 12 mesi
lavoratrici dipendenti e 18 mesi lavoratrici autonome.
Requisiti vecchiaia sistema contributivo
5 anni di contributi, 60 anni di età anagrafica, 61 anni per le donne del pubblico
impiego fino al 31.12.201; la pensione è liquidabile prima del 65 simo anno di età
solo se il suo importo è pari a 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale.
Finestra di accesso mobile decorsi 12 mesi lavoratrici dipendenti e 18 mesi
lavoratrici autonome.
Le donne del settore privato accedono al pensionamento solo dal 61.mo anno
di età e le donne del pubblico impiego dal 62 simo anno di età per il 2011 e
dal 2012 solo al compimento del 66 simo anno di età come gli uomini, si tenga
presente che dal 2015 si dovranno aggiungere almeno 3 mesi all’età prevista,
pertanto i 12 mesi o 18 di finestra partiranno dalla nuova età anagrafica.
32
La riforma fatta da questo Governo non cambia il calcolo della pensione, ma ha cancellato l’età pensionabile ovvero è in continuo incremento negli anni e per le donne
possiamo affermare che non hanno possibilità di poter chiedere il pensionamento di
anzianità con la c.d. quota se non raggiungono prima del compimento dell’età anagrafica i 40 anni di contributi oppure i 35 anni di contributi e 57 di età anagrafica
optando per il calcolo contributivo, che nella maggioranza dei casi il risultato è un
decremento dell’importo di pensione anche di 200 euro al mese.
Le discriminazioni
Le donne sono notoriamente impegnate nei lavori di cura piuttosto che gli uomini a
fronte di figli o persone anziane da accudire, sono loro che rinunciano al lavoro o in
toto o in parte, facendo delle scelte di uscita dal mondo del lavoro o entrando più
tardi, ovvero riducendo l’orario di lavoro con contratti a part time. E’ chiaro che non
c’è competizione con il mondo maschile, in termini di carriera e di retribuzioni, tenuto conto che molte donne hanno abbandonato il mondo del lavoro per scelta o per
altre cause oggettive, successivamente non si sono rioccupate, alcune con grandi
sacrifici hanno proseguito con i versamenti volontari, che a lungo termine portano
ad un depauperamento dell’importo di pensione, anche se non significativo.
Nel mondo del lavoro qualora via siano procedure di mobilità la donna è la
prima a cui viene proposto, oppure è un’opportunità di scelta imposta dalla
sua condizione famigliare.
Per effetto di queste scelte le pensioni delle donne sono di importi più basse rispetto a quella degli uomini perché calcolate su anzianità contributive
meno elevate, con dei part time o con contribuzione volontaria.
Esempi
DONNA andata in pensione con decorrenza luglio 2007 con un importo di pensione
pari ad € 1.056,95, con le quote della riforma Amato, l’importo ante riforma sarebbe
di € 1.047,70 a fronte di una retribuzione media di 18.200,00 per un’anzianità
assicurativa di 37 anni e 5 mesi, età anagrafica al pensionamento 57 anni e 3 mesi.
Se avesse optato per il calcolo contributivo la pensione sarebbe stata di € 835,91
(gli importi sono al lordo delle ritenute fiscali).
DONNA andata in pensione con decorrenza ottobre 2007, settore pubblico, ATA con
la stessa anzianità contributiva ha un importo di pensione pari a € 1.316,19 a fronte
di una retribuzione media di 20.400,00 euro.
33
Sperimentazione (a Ozzano, Bologna)
legata alla individuazione di buone pratiche
Finalità del progetto : Cercare alleanze sul territorio per ridurre le spese
che incidono sul reddito dei pensionati in generale e delle pensionate in
particolare.
Abbiamo scelto di contattare tre categorie commerciali:
- alimentari, in quanto una grossa fetta della pensione è spesa in questo settore.
- parrucchieri, perchè la cura del proprio aspetto mantiene anche in una donna anziana una buona considerazione di sé aiutandola ad inserirsi in gruppi
sociali, combattendo così solitudine e depressione.
- veterinari, perchè molte anziane tengono in casa piccoli animali domestici
da compagnia. Le spese veterinarie possono incidere notevolmente, portando alla rinuncia di un affetto importante.
Prima di visitare questi negozi molti dubbi si sono affacciati alla mente: che
cosa dire, come presentarsi, quale sarà l’accoglienza.
Non esiste una tecnica specifica se non quella di un approccio chiaro, corretto
nell’obiettivo: la ricerca di alleanze nel territorio da parte di un sindacato pensionati , lo Spi Cgil per aiutare chi e’ in difficoltà, con un reddito notoriamente
troppo basso, soprattutto in questo momento di crisi economica, offrendo oltre
all’opportunità di dare una mano anche quella di avere in cambio un beneficio
di visibilità sul territorio.
Sono stati visitati negozi in Ozzano centro e in alcune frazioni.
I risultati sono stati in alcuni casi sorprendenti e confortanti:
- macelleria ozzanese (non solo disponibile ma già con una proposta pronta)
- forno dove fanno già offerte scontate, ma l’incontro ha confermato la disponibilità
a trovare un accordo ulteriore
- parrucchiera a Maggio (frazione di Ozzano), disponibile a fare accordi
- parrucchiere a Mercatale (frazione di Ozzano), molto disponibile anche per uomo
e per ospiti di case di riposo
- veterinario in pensione disponibile anche per visite a domicilio a San Lazzaro di
Savena
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Non tutti negozianti si sono dimostrati sensibili e disponibili, ma comunque
hanno ascoltato la proposta riservandosi di dare una risposta.
La conclusione di questa esperienza è comunque che è realizzabile. Fondamentale
e’ possedere gli strumenti comunicativi più efficaci. In questo campo una formazione studiata per costruire buoni e costruttivi rapporti col territorio è indispensabile.
IL PANIERE REALE PER GLI ANZIANI
i consumi di un gruppo di donne con più di 70 anni,
che vivono sole o con coniuge invalido
I dati si riferiscono a 322 spese fatte da utenti di “Ausilio Spesa” di Coop. Adriatica
di Ozzano dell’Emilia in merito alla tipologia dei prodotti acquistati, nei 12 mesi
dell’anno 2010, con una media di una spesa ogni 15 giorni, al costo medio di 30 euro.
35
Il paniere “ufficiale” non rispecchia le esigenze delle donne anziane e pensionate
che abbiamo esaminato. In esso non vengono considerate nè le fasce di età, nè
quelle di reddito o di genere. Per quanto concerne il reddito o classe sociale viene
solo fatta la seguente distinzione:
- intera collettività nazionale
- famiglie di operai e impiegati
Per verificare che cosa può significare un paniere reale e cioè quali sono i prodotti
effettivamente acquistati e consumati da donne anziane, di età superiore ai 70 anni,
che vivono da sole o con un coniuge invalido, sono stati raccolti e analizzati i dati di
322 spese effettuate da utenti di Ausilio Spesa di Coop Adriatica di Ozzano dell’Emilia.
Il periodo considerato è quello dell’anno 2010.
La frequenza media di spesa è una ogni 15 giorni, al costo medio di 30 euro.
La frequenza e il costo sono segnali evidenti di difficoltà economiche, la necessità di
risparmiare anche sui prodotti di prima necessità, alimentari e non.
Nella tabella successiva sono elencate categorie generiche, all’interno delle quali
vengono specificati i prodotti e la quantità, cioè quante volte i prodotti di quella
categoria sono stati acquistati.
categoria
frutta
verdura
latticini
uova
zucchero
latte
biscotti-marmellate
te’-caffe’
pasta-farina
gastronomia-affettati
scatolame
macelleria
bibite
acqua minerale
sostitutivi del pane
dolciumi
carta
igiene personale
detersivi
pane fresco
pesce fresco
prodotti specifici
mele – pere - arance –mandarini - limoni
insalata – pomodori – cipolle – fagiolini -zucchine
mozzarella-yogurt-psrmigiano-stracchino
bianco-di canna
fresco-a lunga conservazione
orzo-camomilla
farina bianca – gialla -semolino
mortadella - prosciutto crudo - cotto
tonno - carne in scatolame -passata di pomodoro – olio -dadi
pollo – tacchino - carne macinata - salsiccia
vin i- succhi di frutta
grissini - fette biscottate - creakers-pane confezionato
cioccolato - caramelle -merendine
carta igienica – scottex – fazzoletti - tovaglioli
dentifricio - pannoloni -sapone liquido
piatti – pavimenti – wc -pavimenti
pesce azzurro - pesce allevato - molluschi
sacchetti per immondizia-vaschette di alluminio-cibo per cani
varie non alimentari
e gatti-oggetti per la pulizia della casa
36
quantità
257
201
216
77
75
167
137
64
168
150
214
171
108
193
134
58
88
57
157
114
75
103
Questa tabella fornisce delle indicazioni interessanti:
- il limitato numero delle categorie dei prodotti acquistati (22)
- la scarsa varietà all’interno delle categorie: ad esempio nella categoria macelleria sono presenti solo pollo, tacchino, carne macinata, salsiccia. Quindi
carni meno costose e più facilmente masticabili.
- il problema della masticazione si ripresenta con l’acquisto di prodotti sostitutivi del pane fresco: fette biscottate, grissini, crekers, pane confezionato; a
questo si collega anche un ‘altra difficoltà, a corretta conservazione del cibo.
Sulle abitudini alimentari degli anziani stanno gravando sempre di più, oltre
all’aumento dei prezzi, anche il costo proibitivo delle cure dentistiche.
Il costo medio della cura di un dente non è inferiore a 500 euro. Quanto può
costare mantenere efficienti delle protesi dentarie?
L’interpretazione dei grafici fornisce un quadro, a volte inedito, dei consumi
alimentari di questo gruppo di donne anziane:
- ai primi posti si trovano frutta, latticini, e scatolame. Prodotti che non richiedono una preparazione, ma possono essere consumati direttamente senza
particolari cotture; l’anzianità e la solitudine fanno diminuire o addirittura
scomparire le abilità culinarie.
L’alimentazione si impoverisce, manca la varietà, sono poco frequenti alimenti
fondamentali come il latte e il pesce che vengono acquistati, in proporzione,
meno volte dell’acqua minerale.
In fondo al grafico si pone l’acquisto di prodotti per l’igiene personale, un indicatore della scarsa cura del proprio corpo che concorre a determinare, unita
ad una alimentazione povera, una qualità di vita progressivamente sempre
più scadente.
37
Art.38 della Costituzione italiana
“Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere
ha il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano provveduti e assicurati mezzi adeguati
alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e
vecchiaia, disoccupazione involontaria”…
E io pago …
La spesa per le pensioni in Italia, confrontando dati omogenei, è inferiore
a quella dell’Europa a 15
Il confronto “ufficiale” non è omogeneo perché:
- Si conteggia l’indennità di fine rapporto
- Sono compresi interventi di contrasto alla disoccupazione
- La spesa pensionistica è al lordo delle ritenute fiscali, che in altri paesi
non esistono o sono bassissimi. In Italia il prelievo fiscale sulle pensioni
è pari al 2% del PIL
Il sistema in Italia
- da diversi anni il bilancio Inps si chiude in attivo
- l’attivo di bilancio nasconde iniquità (i fondi dei lavoratori dipendenti,
dei parasubordinati, delle prestazioni temporanee coprono i passivi di
dirigenti d’azienda, artigiani, commercianti e coltivatori e clero)
- Il 45,9% delle pensioni non raggiunge i 500 euro al mese e un ulteriore 26% ha
assegni tra i 500 e i 1000 euro, con pensioni inferiori del 30% per le donne
- I pensionati pagano di più perché hanno minori detrazioni, mentre tutti
pagano l’IRPEF, le addizionali regionali, locali
...a Bologna
Importo medio
mensile delle
pensioni Provincia
di Bologna al
31 dicembre 2009
38
Il “non lavoro” del pensionato
- Ogni settimana i pensionati svolgono a vario titolo 40 ore di lavoro procapite
volontario non retribuito, che equivalgono a 18,3 miliardi di euro
- Il contributo dei pensionati italiani è pari all’1,2% del PIL italiano
Donne e nuove povertà
- Oggi le donne sostengono uno stato sociale a fondo perduto
- Il lavoro delle donne risulta pagato per un terzo e non pagato per due terzi
-l’età effettiva del pensionamento delle donne è più alta di quella degli
uomini per una vita lavorativa discontinua e meno remunerata. La
pensione di anzianità spesso non è raggiungibile
- Il “paniere ufficiale” non è coerente con le esigenze reali delle donne anziane
La finta parità
aumento dell’età pensionabile delle donne:
- equità formale e ingiustizia sostanziale
occupazione femminile:
- meno di una donna su due lavora
- differenziali di carriera e retributivi medi intorno al 20%
- carriere discontinue
- tetto di cristallo
- lavoro di cura
- doppio lavoro, produttivo e riproduttivo: più di 5 ore di media al giorno
per il lavoro domestico e di cura contro un’ora e mezzo per gli uomini
di conseguenza le donne pensionate sono più povere
Dalla povertà alla non autosufficienza
- I problemi economici portano a cambiamenti drastici nello stile di vita, a
isolamento ed esclusione sociale
- La situazione si aggrava quando si aggiungono condizioni di salute
precaria
- La copertura dei servizi ai bisogni è insoddisfacente, il sistema di
protezione è orientato a trasferimenti monetari piuttosto che a una rete
veramente efficace
39
Alcuni dati 2005
- Anziani non autosufficienti in Emilia Romagna: circa 109.000, di cui
64.000 gravemente non autosufficienti (72% donne)
- Sono 157.000 le famiglie con disabili, pari al 9% del totale, di cui l’85%
con disabili anziani
Le assistenti famigliari (le badanti)
Due fragilità:
- donne che si incrociano con altre donne nel lavoro di cura
- legittimo diritto di vedersi riconosciuti i diritti lavorativi
- costi a volte insostenibili per chi ha pensioni minime
Due soggetti entrambi meritevoli di tutele che però si trovano su
versanti opposti
Il punto di forza nel territorio
- Ruolo di rappresentanza diffusa dello Spi
- La contrattazione sociale
Le buone pratiche
- Conoscere per decidere
- Il bilancio di genere
- Le alleanze nel territorio
- I progetti sperimentali (es. “i-care”)
Beni e consumi veri e artefatti
Il “paniere” ufficiale non corrisponde a quanto realmente serve
Un esempio…
- Una sperimentazione “sul campo” (Ozzano) su utenti Ausilio Spesa
ultra 70enni nel 2010
-Emerge:
- Si consumano poche varietà di prodotti
- Ripetitività degli acquisti
- Si usano molti prodotti conservati (scatolette)
- La spesa media mensile è tra 60 e 120 euro
40
Le proposte: a livello generale
- Rivalutazione delle pensioni/potere d’acquisto
- Deducibilità costo lavoro di cura
- Interventi su rette e tariffe
- Cure sanitarie
- Interventi sul “paniere alimentare”
Le proposte: a livello locale
- Ampliare conoscenza mirata sui consumi
- Costruire relazioni con le realtà economiche, sociali e sanitarie del
territorio
- Attivare contrattazione decentrata (piattaforme, accordi, verifiche)
- Ampliare le “buone pratiche”
Il ruolo del coordinamento donne
- Promuovere partecipazione e formazione
- Organizzare occasioni informative e di socializzazione:
- Educazione alimentare
- Uso dei farmaci
- Cura della persona
- Attivare in modo diffuso la contrattazione “di genere”
Hanno lavorato a questo gruppo:
Ceccato Laura
Cesari Franca
Chiari Anna
Minnella Maria Laura
Nannucci Siriana
Pedrielli Valeria
Riccardi Silvana
41
Gruppo di lavoro
“Violenza sugli anziani”
¢ Viviamo in una società con alti tassi di violenza subita ed agita.
La violenza è l’uso della forza fisica, morale e/o psicologica contro una persona che ne risulta offesa, danneggiata, oltraggiata o distrutta.
La violenza sulle donne è la loro principale causa di morte nel mondo.
Il 68,3% delle violenze avvengono in casa, solo il 7% è denunciato.
Chi subisce violenza è in forte disparità di potere rispetto a chi l’agisce.
I dati sulla violenza verso gli anziani
CONOSCIUTI
Si tratta di un fenomeno poco conosciuto nelle sue reali dimensioni, salvo nei
casi eclatanti, o quando è la stessa vittima a fare denuncia. I pochissimi dati
italiani disponibili sono quelli resi noti dall’ISPESL (ente di diritto pubblico).
Emerge che la percentuale che riguarda gli ultrasessantacinquenni è il 6%, un
dato che non si discosta da quelli internazionali.
SOMMERSI
La maggioranza degli abusi sugli anziani non viene alla luce. Nell’ambito familiare si
tace per paura, vergogna, per proteggere e tutelare sé e la famiglia, per impossibilità patologiche (esempio l’Alzheimer), per abuso psicologico ed emotivo.
42
Le tipologie di abusi
Possiamo collocare le tipologie di abuso in tre grandi definizioni:
ABUSO COLLETTIVO
La persona anziana viene considerata un peso per la società, e socialmente
trascurata, emarginata, vessata.
L’assenza oggi di una adeguata politica che affronti i problemi della domiciliarità delle cure, in particolare per la non autosufficienza, sta determinando
una situazione di grande disagio per intere famiglie, a fronte di un aumento
significativo di “grandi vecchi”.
La diminuzione di politiche di welfare – determinata da un Governo che ha
drasticamente tagliato le risorse - in genere si ribalta sulle donne, a loro volta
già anziane e pensionate (generazione sandwich) che sono costrette, spesso
per affetto parentale, a farsi carico dei problemi, con un carico di lavoro sia
fisico sia psicologico totalizzante, in totale isolamento e solitudine, senza alcun
sostegno né materiale né psicologico.
ABUSI ISTITUZIONALI
Sono quelli che avvengono nelle strutture, private o pubbliche (ospedali, case
di cura e di riposo) dove sono carenti i controlli da parte delle Istituzioni, e
che ogni tanto emergono dalle cronache dei quotidiani. Si tratta di forme di
negligenza, trascuratezza, a volte veri e propri maltrattamenti, mancanza di
rispetto verso la persona.
Esistono strutture prive di scrupoli per le quali gli anziani sono un fruttuoso business.
ABUSI INDIVIDUALI
Sono quelli che avvengono in genere nell’abitazione dell’anziano: abusi fisici,
violenza psicologica come per esempio la minaccia di abbandono, indifferenza,
abuso sessuale, spoliazione economica da pare di familiari, parenti, assistenti.
GRUPPI AD ALTO RISCHIO
Violenza e abusi sono fenomeni spesso nascosti che riguardano la totalità
della popolazione ma alcuni gruppi sociali, i più fragili, sono a più alto rischio:
- i minori
- le donne (sappiamo che la violenza sulle donne è la loro principale causa
di morte nel mondo)
- i grandi vecchi
- gli adulti con fragilità mentale e/o fisica
Verso questi in particolare la società ha un dovere di tutela e protezione.
43
LE PROPOSTE
Occorre mettere in campo Azioni di prevenzione contro la violenza a tutte le
età, per ridurre i comportamenti e gli stili di vita insalubri.
Promuovere campagne di educazione sanitaria e di informazione e sensibilizzazione sui temi della violenza contro le persone anziane.
Promuovere una inclusione attiva dei cittadini, in particolare di quelli anziani
e molto anziani.
Incentivare luoghi di socializzazione e farli conoscere (centri sociali, gruppi di
auto mutuo aiuto, ecc.)
Occorre andare oltre la comunità affettiva (famiglia), prima che si verifichino
condizioni di isolamento, progettando azioni di supporto con il vicinato, oltre
che con il volontariato.
Sensibilizzare le comunità ed i contesti di vita delle persone anziane, con dati
per conoscere chi sono e come vivono.
Affermare il bisogno di educazione civica, operando affinché passi il concetto
che prima o poi tutti abbiamo bisogno di cura e che non vanno interrotte le
relazioni. I cittadini in stato di fragilità, non autosufficienti, hanno pari dignità
e diritto di cittadinanza in tutte le fasi della loro vita.
La dipendenza, in particolare nei casi di non autosufficienza, non è una condizione di cui vergognarsi, occorre insistere perché si valorizzi e rispetti sia chi
riceve cura, sia chi la dispensa.
Il tema della violenza agli anziani deve entrare a pieno titolo nella contrattazione sociale e sanitaria con i Comuni e i Distretti Sanitari per:
- costituire, attraverso le istituzioni, un Osservatorio sulla violenza domestica, per avere dati disponibili a comprendere il fenomeno, e promuovere
campagne di informazione a partire dalle scuole
- definire protocolli o linee guida che supportino gli operatori socio sanitari,
sia nell’individuare i casi sia per adottare azioni appropriate. Spesso occorre
prestare assistenza alle vittime di abuso, ma anche a coloro che li commettono. Affrontare il tema con i Servizi sociali e sanitari, lo Sportello Sociale dei
Comuni, Case protette e case di riposo, Consultori familiari, Ospedali, Forze
dell’ordine, ecc.
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- Elaborare progetti di Educazione per riconoscere gli indizi di abuso, in particolare verso il personale incaricato dell’assistenza agli anziani (che spesso
hanno un carico di lavoro eccessivo).
- Promuovere corsi di formazione per le persone coinvolte nel lavoro di cura
(badanti, familiari, ecc). Istituire i registri delle assistenti familiari ed i
percorsi di formazione per il lavoro di cura.
- proporre il monitoraggio delle fragilità, attivando la rete sociale, il volontariato, i medici di famiglia..
- prevedere controlli diffusi sui servizi erogati
- prevedere sostegno alle famiglie non solo attraverso gli interventi economici, ma anche con servizi socio sanitari, assistenza domiciliare, posti letto
di sollievo, appartamenti o case protette, sostegno psicologico
- potenziare e ottimizzare i servizi nel territorio
- promuovere l’amministratore di sostegno (legge n. 6 del 9/1/2004) quale
figura messa a disposizione della comunità che ha lo scopo di aiutare e tutelare le persone prive in tutto o in parte dell’autonomia, nell’espletamento
delle funzioni di vita quotidiane.
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Alcuni dati 2005
- Anziani non autosufficienti in Emilia Romagna: circa 109.000, di cui
64.000 gravemente non autosufficienti (72% donne)
- Sono 157.000 le famiglie con disabili, pari al 9% del totale, di cui l’85%
con disabili anziani
La violenza - definizione
- La violenza è l’uso della forza fisica, morale e psicologica contro una
persona che ne risulta offesa, danneggiata, oltraggiata o distrutta
- La violenza sulle donne è la loro principale causa di morte nel mondo
- Il 68,3% delle violenze domestiche avvengono in casa, solo il 7% è
denunciato
- Chi subisce violenza è in forte disparità di potere rispetto a chi l’agisce
(relazione asimmetrica)
Dati sulla violenza verso gli anziani:
-Conosciuti
- Dati ISPESL: 6% degli ultra65
-Sommersi
- Si stima che i dati conosciuti (6%) rappresentano solo il 10-20% del
dato reale
Tipologia di abusi
- Abuso collettivo (sociale):
- Anziano “come peso” per la famiglia e la società
- Tagli al welfare, in particolare alla non autosufficienza
- Peso del lavoro di cura (generazione sandwich)
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Tipologia di abusi
- Abusi istituzionali (in ospedali, case di cura ecc.)
- Strutture prive di scrupoli che considerano l’anziano un “business”
- Negligenze, maltrattamenti, abusi fisici e terapeutici per mancato
controllo, carenze di personale e di professionalità
Tipologia di abusi
- Abusi individuali (in casa e nelle relazioni familiari)
- isolamento, dipendenza
- egoismo, indifferenza, abbandono
- Ciò determina: violenza fisica e psicologica, minaccia di abbandono,
abusi fisici e sessuali, spoliazione economica
Gruppi ad alto rischio di abusi
-Minori
-Donne
- Grandi vecchi
- Soggetti con fragilità mentale e/o fisica
Azioni di prevenzione per una nuova cultura anti violenza
- Campagne di educazione e sensibilizzazione sui temi della violenza, a
partire dalle scuole
- Promuovere inclusione attiva
- Incentivare e far conoscere i luoghi di socializzazione
- Azione di riconoscimento di pari dignità e del diritto di cittadinanza
- Attribuire valore al lavoro di cura
- Dare dignità alla condizione di dipendenza
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Le richieste alle istituzioni:
- Costituzione di un osservatorio sulla violenza
- Promuovere campagne di informazione
- Definire protocolli o linee guida per riconoscere gli indizi di abuso e
mettere in atto azioni appropriate (formazione a tutti i soggetti coinvolti)
- Monitoraggio delle fragilità (attivando rete sociale, volontariato, medici
di famiglia ecc.)
Proposte
- Controlli diffusi sui servizi erogati
- Supporto formativo e psicologico a chi cura (familiari e assistenti)
- Sostegno alle famiglie, anche economico
- Potenziamento e ottimizzazione dei servizi nel territorio
- Promuovere la figura dell’amministratore di sostegno con compiti di
aiuto e tutela dell’anziano
Hanno lavorato a questo gruppo:
Campana Maria Grazia
Cartocci Rosa
Consolini Graziella
Filippini Anna
Mulazzani Luana
Narsete Lucia
Romagnoli Claudia
Tinarelli Lucia
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Gruppo di lavoro
“I luoghi della socialità”
¢ Il gruppo “Luoghi di socialità nel territorio” dopo aver attentamente
analizzato e discusso il mandato per il lavoro richiesto, è pervenuto alle seguenti osservazioni:
ANALISI della SITUAZIONE
Le pensionate fra “impegni di cura” e bisogno di “relazioni e socialità”
E’ noto che molte pensionate fanno fatica a ricavare spazi di “tempo per sé,
poiché spesso il “tempo della pensione” coincide con l’aumento di impegno
a sostegno della famiglia allargata, con l’esigenza di aiuto alla crescita dei
nipotini (mancano servizi adeguati per l’infanzia , la situazione lavorativa ed
economica dei figli registra sovente una precarietà che non consente di sostenere i costi rilevanti dei servizi, non sempre pubblici ), con la cura dei genitori
anziani (anche in questo caso ad integrazione o sostituzione di servizi dedicati
insufficienti e gravosi ), e quindi si crea una condizione che non favorisce
le relazioni con conseguenti situazioni di solitudine, di perdita di interessi, di
paura a rimettersi in gioco nel momento in cui diminuiscono gli impegni di
cura, l’età avanza e in molti casi le donne si ritrovano senza il coniuge/partner.
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Le pensionate e l’impegno nello SPI e per lo SPI
Le pensionate, seppur motivate, con anche alle spalle esperienze di impegno
sociale o sindacale, sono restie ad entrare nell’organizzazione SPI perché temono di dover fare i conti con tempi e attività poco flessibili e conciliabili con
gli impegni di cura. Sono frenate dalla consapevolezza di dover investire in
risorse e impegno personali con il rischio di dovervi rinunciare all’ aumento
dei problemi familiari che richiedono tutta la loro attenzione. A volte le donne
impegnate nelle nostre leghe lamentano di essere addette a compiti poco gratificanti, conseguenti alla limitata disponibilità e alle difficoltà di conciliazione.
I luoghi di socialità
Il dato che si rileva immediatamente dalle prime notizie ricavate da Internet,
da conoscenze personali e dai contatti con altre leghe è che i punti di incontro
frequentati da donne sono poco numerosi e con partecipanti di età avanzata. Noi intendiamo fare riferimento in particolare ai luoghi di incontro delle
over 60. Il nostro sindacato si rivolge a questo target di età e la conoscenza
dell’esistenza di luoghi dove socializzare e realizzare iniziative gratificanti serve senz’altro a coinvolgere un maggior numero di donne che, ad una certa
età si ritrovano spesso sole e soggette a depressione ed isolamento. A tale
proposito occorre fare una precisazione. In Bologna e provincia sono presenti
numerosi Centri Sociali autogestiti dagli anziani, ma si registra la percezione
generale che in questi luoghi le donne non sempre trovano spazi adeguati e
dedicati per svolgere attività che favoriscono la presenza femminile.
Le esigenze e gli interessi prevalenti delle donne nei luoghi di aggregazione
sono rivolti ad attività particolari, interessanti, ricche di fantasia , a progetti
di carattere culturale o manuale , di sostegno, di conforto o assistenza e
quindi sono ben diversi dai centri sociali tradizionali. Questa impostazione
più aperta e articolata può incontrare gli interessi più diversi, anche con le
giovani generazioni.
Ci si riferisce, ad esempio, ad alcune interessanti esperienze sorte all’interno
delle leghe SPI o alle tante iniziative proposte dalle Associazioni del volontariato che vogliono favorire l’aggregazione e la divulgazione della cultura attraverso lo scambio di esperienze personali, viaggi , visite della città , letture,
corsi di computer o di fotografia, ecc.
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Da dove partiamo:
1) Il questionario delle donne pensionate a cura del Coordinamento
Donne SPI CGIL di Bologna “Il rovescio della medaglia”
ha messo in risalto:
Bologna città: Molto alta la richiesta di luoghi di ritrovo, il bisogno di compagnia, di coinvolgimento in attività ricreative e di rapporto con i giovani... Molto
alta la richiesta di informazioni, in particolare legate alle varie attività che si
svolgono nei quartieri…
Comuni della pianura: Molto alta la richiesta di luoghi di aggregazione e di
relazione per donne, in particolare si suggerisce di attivare incontri e socializzazione con donne straniere… Alta la richiesta di corsi per imparare ad usare
il computer.
Comuni della montagna: Molte donne suggeriscono la costruzione di luoghi
ricreativi d’incontro e intrattenimento per le donne, ci sono solo bar e pochi
centri sociali già monopolizzati da attività prevalentemente maschili, tutti gli
spazi infatti sono occupati da tavoli per gioco delle carte e bocciofila.
E ancora: oltre il 40% delle donne intervistate afferma che per combattere la
solitudine degli anziani bisogna creare luoghi di incontro per donne.
2) Gli scenari demografici (dal documento dello SPI CGIL di Bologna
“Per un nuovo Welfare locale: il caso dei servizi per gli anziani“)
Le tendenze demografiche nella provincia di Bologna evidenziano:
Età
Anno 2010
Anno 2015
+ 75 anni
232.000
244.000
+ 80 anni
73.233
81.400
Aspettativa di vita:
Anno 2024
259.000
94.300
Incremento %
+ 12%
+ 29%
nei maschi salirà fino agli 82,3 anni
nelle donne salirà fino agli 86,7 anni
Scenari demografici: cambiamento sociale della popolazione, ossia gli anziani/e
di domani saranno più colti, più esigenti, con meno legami, più soli…
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Prevenzione e “presa in carico leggera” per contrastare la solitudine: la presa
in carico può concretizzarsi anche in “formazione al vivere bene” e, quindi, in
percorsi collettivi o individuali di educazione alimentare, di buone letture, di
scoperte di attività nuove, di esercizio fisico. Su questo si potrebbero coinvolgere associazioni… per non lasciar solo nessuno/a… agire sulla prevenzione
come elemento di differimento nel tempo del bisogno di assistenza intensa e
perciò costosa.
Su questo va costruito un progetto che coinvolga associazionismo e volontariato (e su questo ci “candidiamo” ad un contributo attivo anche come sindacato
dei pensionati)….
3) Le buone prassi
Abbiamo constatato che nelle Leghe SPI dove è presente il coordinamento
delle donne formalizzato o informale sono più facilmente cresciute esperienze
interessanti di socialità e tempo libero, proposte culturali per donne e non
solo, sono più evidenti le occasioni di relazione con realtà esterne presenti sul
territorio (associazioni, centri sociali, polisportive, scuole, ecc.).
Contro l’isolamento
Attività nata dalla volontà di dar vita ad un luogo dove le donne possano
occuparsi di se stesse, condividere uno spazio ricreativo, di conoscenza e socializzazione…, a seguito del sondaggio promosso dal Coordinamento Donne
SPI CGIL di Bologna attraverso 150 interviste a donne pensionate di Castenaso
(molte vedove, sole, molte con una piccola pensione, ma soprattutto tante
avrebbero apprezzato un luogo dove trovare altre donne senza necessariamente fare corsi specifici…). Lo spazio è stato messo a disposizione grazie
all’interessamento della Giunta Comunale e dal 16 febbraio 2009, ogni lunedì
pomeriggio, presso il Centro Sociale “l’Airone”, donne incontrano altre donne
e non solo e decidono insieme come regalarsi qualche ora di meritato svago.
Lo Spi in rete con l’associazionismo
Rete per il cambiamento, progetto nel Quartiere Saragozza che vede impegnate insieme diverse associazioni. Lo Spi partecipa con l’obiettivo di non lasciare
isolati gli anziani più fragili, mettere in evidenza il bisogno inespresso, dare
loro occasioni di socialità e aprirsi al territorio. Tutte le associazioni hanno
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partecipato al corso di formazione di preparazione. Il punto di riferimento
istituzionale è il Quartiere, che ha la responsabilità primaria sulle politiche di
assistenza agli anziani.
Formazione ed integrazione
Dal 2 ottobre 2010 è iniziata a Monte San Pietro un’interessante esperienza
con attività aperte a tutte/i quali:corsi di informatica, cucito, inglese, italiano
per stranieri, burraco e centro chiacchiere. Un luogo di aggregazione e socializzazione in un comune privo di centri sociali anziani, aperto da lunedì a venerdì,
mattina, pomeriggio e anche la sera.
Prevenzione e benessere
Le donne dello Spi sono state protagoniste di esperienze interessanti ed innovative quali quelle del Gruppo di auto mutuo aiuto “di petto” (incontri,
conferenze e aiuto finalizzati al superamento del trauma del tumore al seno,
promossi dal Consultorio di S.Giovanni in Persiceto).
Interculturalità
Da diverso tempo è attivo, su progetto della Lega e del Comune di S.Lazzaro,
un luogo di incontro rivolto a donne di tutte le culture e nazionalità, finalizzato
allo scambio culturale e delle tradizioni, che ha evitato forme di esclusione e
favorito la socialità.
Queste buone prassi, citate solo ad esempio, ma altre avrebbero analoga
dignità di attenzione, sono la testimonianza del raggiungimento di almeno
due obiettivi:
1) la socialità come prevenzione a forme di solitudine, depressione quali anticamera della china verso la non autosufficienza;
2) i luoghi di incontro gestiti dallo SPI, dal coordinamento Donne, hanno favorito una maggiore conoscenza delle realtà SPI, hanno sviluppato e favorito
un ruolo attivo delle donne all’interno delle Leghe, hanno favorito la nascita
dei coordinamenti donne, sono stati da stimolo alla promozione di ulteriori
iniziative/attività e sviluppato collaborazioni con altre realtà associative,
culturali, educative del territorio.
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IMPEGNI DA ASSUMERE
Stabilire pochi e chiari obiettivi, che potrebbero essere i seguenti:
•Raccolta dei dati sui luoghi della socialità
•Ampia divulgazione dei luoghi di relazione delle donne
•Diffusione e promozione delle iniziative proposte dai centri di socialità;
•Collaborazione e messa in rete fra i luoghi di socialità
PUNTI di FORZA
1.ricorrere all’aiuto di AUSER, ANCESCAO, ARCI o altre associazioni e realtà
con cui ogni Lega collabora
2.fare riferimento ai luoghi già attivi presso le nostre leghe
3.attivarsi nei confronti delle Istituzioni per avere un quadro più completo
e preciso dei luoghi di incontro per donne e delle percentuali di soggetti
femminili che, avendo raggiunto l’età pensionabile, potrebbero essere incoraggiati ad una vita sociale più attiva e partecipativa
CRITICITA’
1.il Coordinamento Donne non è presente in tutte le leghe
2.gli impegni sono numerosi e pressanti, occorre individuare una figura dedicata
3.gli strumenti informatici non sono sempre a disposizione e spesso manca
la conoscenza adeguata per utilizzarne al massimo le notevoli potenzialità
PROPOSTE
1.Stesura di una scheda-questionario per la mappatura
2.Compilazione delle schede da parte di tutte le leghe, attraverso l‘individuazione di un/a referente
3.Elaborazione dei risultati secondo l’ordine prestabilito
4.Individuazione dello strumento di diffusione della mappatura più idoneo
in base ai dati raccolti (brochure, CD, schede libro…)
5.Iniziativa specifica di presentazione della mappa Marzo 2012
Riteniamo che il nostro lavoro vada visto in funzione di una maturazione e di
una crescita dello SPI che non deve continuare a proporre alle donne compiti e ruoli rigidi e definiti, bensì recepire ed assecondare le loro inclinazioni,
lasciandole libere di seguire la loro fantasia e la loro preparazione.
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Anche attraverso questa “ innovazione organizzativa” si potranno avere:
•più partecipazione femminile nell’ambito delle leghe
•iniziative diverse e innovative che potranno favorire l‘adesione al sindacato
(obiettivo incremento del tesseramento)
•la maggiore disponibilità delle donne all‘interno delle leghe
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Le pensionate fra “impegni di cura”
e bisogno di “relazioni e socialità”
Il “tempo della pensione” coincide con l’aumento di impegno a
sostegno della famiglia allargata:
- aiuto alla crescita dei nipotini (mancano servizi adeguati, la situazione
lavorativa ed economica dei figli non consente di sostenere i costi
rilevanti dei servizi, non sempre pubblici )
- la cura dei genitori anziani (anche in questo caso ad integrazione o
sostituzione di servizi insufficienti e gravosi)
Questa condizione non favorisce le relazioni con
conseguenti situazioni di:
- solitudine
- perdita di interessi
- paura a rimettersi in gioco nel momento in cui diminuiscono gli impegni
di cura, l’età avanza e in molti casi le donne si ritrovano senza il
coniuge/partner.
Le pensionate e l’impegno nello SPI e per lo SPI:
- le pensionate, pur motivate e con esperienze, hanno difficoltà ad
entrare nello SPI
- temono di dover fare i conti con tempi e attività poco flessibili e
conciliabili con gli impegni di cura
- sono consapevoli di dover investire in risorse e impegno personali
con il rischio di dovervi rinunciare all’ aumento dei problemi familiari
-a volte lamentano di essere addette a compiti poco gratificanti,
conseguenti alla limitata disponibilità e alle difficoltà di
conciliazione.
I luoghi della socialità nel territorio
- i punti di incontro frequentati da donne sono poco numerosi
e con partecipanti di età avanzata
- nostro riferimento sono i luoghi di incontro delle over 60
- la conoscenza di luoghi dove socializzare e realizzare
iniziative gratificanti serve a coinvolgere un maggior numero
di donne che ad una certa età si ritrovano spesso sole e
soggette a depressione ed isolamento
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I luoghi della socialità nel territorio
- a Bologna sono presenti numerosi Centri Sociali autogestiti
dagli anziani ma in questi luoghi le donne non sempre
trovano spazi adeguati e dedicati
-le esigenze e gli interessi prevalenti delle donne nei luoghi
di aggregazione sono diversi
-una impostazione più aperta e articolata può incontrare altri
interessi, anche con le giovani generazioni
Dalla ricerca: “Il rovescio della medaglia”
- Bologna città: molto alta la richiesta di luoghi di ritrovo, bisogno di
compagnia, di coinvolgimento in attività ricreative e di rapporto con i giovani
- Molto alta la richiesta di informazioni sulle varie attività che si svolgono
nei quartieri
Dalla ricerca: “Il rovescio della medaglia”
- Comuni della pianura: molto alta la richiesta di luoghi di aggregazione
e di relazione per donne, in particolare si suggerisce di attivare incontri
e socializzazione con donne straniere
-Alta la richiesta di corsi per imparare ad usare il computer
Dalla ricerca: “Il rovescio della medaglia”
- Comuni della montagna: Molte donne suggeriscono la costruzione di luoghi
ricreativi d’incontro e intrattenimento per le donne, ci sono solo bar e pochi
centri sociali già monopolizzati da attività prevalentemente maschili, tutti gli
spazi infatti sono occupati da tavoli per gioco delle carte e bocciofila
In generale:
- oltre il 40% delle donne intervistate afferma che per combattere la
solitudine degli anziani bisogna fare luoghi di incontro per donne.
Gli scenari demografici:
(dal documento SPI CGIL di Bologna “Per un nuovo welfare locale: il caso
dei servizi per gli anziani”)
+ 75 anni + 80 anni nel 2024…
nel 2024…
incremento + 12%
incremento + 29%
Aspettativa di vita: nei maschi salirà fino agli 82,3 anni
nelle donne salirà fino agli 86,7 anni
Gli anziani/e di domani saranno più colti, più esigenti, con meno legami, più soli
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Che fare
Prevenzione e “presa in carico leggera”:
- “formazione al vivere bene” (educazione alimentare, buone letture,
scoperte di attività nuove, esercizio fisico)
- agire sulla prevenzione per differire il bisogno di assistenza intenso
- occorre un progetto che coinvolga associazionismo e volontariato
Ci “candidiamo” per un contributo attivo anche come SPI
Le buone prassi: alcuni esempi
- Contro l’isolamento (Castenaso)
- Lo Spi in rete con l’associazionismo (Saragozza)
- Formazione ed integrazione (Monte San Pietro)
- Prevenzione e benessere (San Giovanni in Persiceto)
- Interculturalità (San Lazzaro)
Le buone prassi: alcuni esempi
- Contro l’isolamento (Castenaso)
- Lo Spi in rete con l’associazionismo (Saragozza)
- Formazione ed integrazione (Monte San Pietro)
- Prevenzione e benessere (San Giovanni in Persiceto)
- Interculturalità (San Lazzaro)
Obiettivi perseguiti
- la socialità come prevenzione a forme di solitudine
- i luoghi di incontro (SPI, coordinamento Donne)
hanno favorito:
- una maggiore conoscenza delle realtà SPI
- un ruolo attivo delle donne nelle Leghe
- la nascita dei coordinamenti donne
- stimolo per ulteriori iniziative/attività
- sviluppo di collaborazioni con altre realtà associative, culturali,
educative del territorio
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Impegni da assumere:
- Raccolta dei dati sui luoghi della socialità
- Ampia divulgazione dei luoghi di relazione delle donne
- Diffusione e promozione delle iniziative proposte dai centri di socialità
- Collaborazione e messa in rete fra i luoghi di socialità
I punti di forza
- le associazioni nel territorio
- luoghi già attivi nostre leghe
- ruolo delle Istituzioni
Le criticità
- non siamo presenti ovunque
- manca figura dedicata
- difficoltà nell’uso delle tecnologie
Le proposte: conoscere la realtà del territorio
- Stesura di una scheda-questionario per la mappatura;
- Compilazione delle schede da parte di tutte le leghe;
- Elaborazione dei risultati;
- Individuazione dello strumento di diffusione della
mappatura più idoneo in base ai dati raccolti
- Iniziativa specifica di presentazione della mappa
Hanno collaborato a questo gruppo:
Acerra Gianna
Grassi Vanna
Grazia Vania
Malaguti Palma
Naldi Cristina
Veronese Seconda
Zappulla Idria
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Nelle mani delle donne
Se non ora quando
martedì 19 aprile
assemblea delle donne Spi Cgil
di Bologna
programma
Sala Polivalente “Notti di Cabiria” Via Santi, 1, Anzola dell’Emilia
ore 9.00
relazione introduttiva
Ivana Sandoni
Responsabilele Coordinamento Bologna
presentazione lavori di gruppo del coordinamento su:
Reddito
Violenza
Socialità
Dibattito
Interverranno
Mara NardINI
Resp.le Nazionale Coordinamento Donne Spi Cgil
NadIa toloMellI
Segretaria CdLM Bologna
BruNo PIzzIca
Segretario Generale Spi Cgil Bologna
ore 13.00
60
pausa pranzo e sorprese…
ore 14.30
il ValoRe
della memoRia
daNIela BertoNI
Intervista
aNNa GIroNI
Vincitrice XIII Premio Liberetà con il racconto
“E NoN VENISSE MaI GIoRNo”
MarIca BeNazzI
Finalista al XIII Premio di Liberetà con il racconto
“IL BaRBIERE”
Memorie e storie dei fratelli Monteventi di anzola
letture e performace teatrale
Saluto dell’aNPI
Conclude
alBa ortI
Responsabile Progetto Memoria Spi Cgil nazionale
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Una veloce presentazione - SPI-CGIL Emilia