“, e se fosse vero che i Greci sono andati in rovina a causa della loro schiavitù, molto
più sicuro sarebbe l’opposto, che noi andremo in malora a causa della mancanza
della schiavitù” F. Nietzsche <Lo Stato dei Greci>AR, Padova, 2006, pag.23.
Filippo Manetta, chi era costui? Ecco una domanda cui vorrei poter dare una
risposta! Di questo nostro connazionale si sa soltanto che viaggiò nelle Americhe,
scrisse una grammatica della lingua spagnola e si interessò ai metodi della
lavorazione del cotone, a questo scopo passò sei anni negli Stati meridionali degli
USA e altri cinque in quelli del Nord.(1) Questa esperienza de visu fece di lui un
ardente sostenitore della Secessione confederata, della supremazia bianca, un
convinto assertore dell’inferiorità della razza negra nonché un difensore di quella
che era definita la <peculiare istituzione> allora vigente nel Sud degli USA: il
sistema schiavista. Credo comunque che possa essere di un certo interesse ricordare
un altro sostenitore di un’altra <causa persa> che, con altri, diede del Sud schiavista
un quadro certamente, in parte, forzato, che poi si riflesse, ad esempio in <Via col
Vento>.
Del misterioso Manetta ho tra le mani quella che pare essere stata la sua opera più
notevole “La Razza Negra nel suo stato selvaggio in Africa e nella sua duplice
condizione di emancipata e di schiava in America”Edita nel 1864 dalla Tipografia del
Commercio a Torino (dunque mentre il conflitto nord americano era ancora in corso:
la gloriosa armata del Generale Lee avrebbe capitolato ad Appomatox il 9 IV 1865)
(2).
Il Manetta inizia dicendosi conscio che “certe idee da me espresse in questo mio
lavoro siano piuttosto impopolari” e prega il lettore di astenersi a trarre delle
conclusioni fino alla fine della lettura. E inizia: “La guerra d’America ha dato una
maggiore intensità dì agitazione alla questione dei NEGRI. Gli Stati federali, o per
esprimermi meglio, il Governo di Washington, cui premeva cattivarsi l’opinione
dell’Europa in generale, conscio che colla sua politica di aggressione veniva a ledere
il principio fondamentale del diritto pubblico moderno, e cioè quel diritto inalienabile
che ogni popolo ha di scegliere quella forma di governo che più gli talenta,.., il
governo di Washington ebbe ricorso a un colpo teatrale per togliere alla guerra quel
carattere odioso che naturalmente vestono tutte le guerre di conquista, e dichiarò
solennemente che gli Stati Uniti si facevano i crociati di una casta oppressa, e che
altro non avevano di mira fuorché l’emancipazione dei Negri.” (In realtà è noto che i
sistemi economici del Nord e del Sud erano sempre più in contrasto fra di loro)
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Dunque una trovata propagandistica che avrebbe nascosto ben altri intenti, trovata
particolarmente efficace in Italia dove poteva ricollegarsi ai sentimenti di
emancipazione fioriti nel <Risorgimento>. Solo pochi intesero che (pag.9) “..lo scopo
della guerra è puramente e semplicemente il mantenimento dell’Unione, e che
l’emancipazione degli schiavi non è che un mezzo per ottenere questo mantenimento,
per cui miglioramento della razza africana è affatto fuori di questione.”Opinione
certamente <forzata>, ma non del tutto campata in aria!
In realtà, per l’Autore, gli stessi ideali risorgimentali avrebbero dovuto spingere gli
Italiani a parteggiare per i Confederati “…era agevole venire alla conclusione che il
popolo confederato si battesse pro aris et focis, ed il popolo del Nord per ambizione
di potere…Ridotta la questione a una guerra aggressiva, e di conquista per parte del
Nord, e ad una lotta di difesa e di indipendenza nazionale per parte del Sud, era
naturale che la vera stampa liberale conservatrice riconoscesse nel Sud il diritto di
separarsi da un’Unione e a lui invisa e di reggersi ad una forma di governo di tutta
sua scelta.”(pag.9).
Inoltre (ibidem) “Quanto strenuamente poi abbia lottato il popolo del Sud per
meritarsi questa sua indipendenza, chiaramente lo dimostra l’epopea sanguinosa
dello scorso quadriennio. Io…,.. dirò solo che il popolo confederato, sia per
l’unanimità di proposito da esso spiegata, sia per l’obbedienza da esso prestata alle
leggi, sia per l’ordine mantenuto durante quel ciclo luttuoso, sia per i sacrifici
compiuti in tesoro di vite e di denaro, sia per l’eroismo di cui fece prova tutta la
nazione, e finalmente per la costante ed inalterata serenità con cui sostenne in
mezzo ai suoi molti trionfi e dopo i pochi, ma terribili, rovesci, il suo divisamento di
diventare libero. si è meritata la sua indipendenza, come pochi fra i popoli inciviliti
se la sono meritata.”
In effetti noi possiamo porre l’ eroica lotta dei Confederati a fianco delle epopee di
Germania e Giappone nella Seconda Guerra Mondiale.(3)
Ma considerato che la questione negra è stata messa in primo piano, il Manetta
ritiene opportuno trattare di questa razza in rapporto a quella bianca. Qui a noi
interessa più il difensore dei Secessionisti che il <teorico razziale>, d’altra parte le
concezioni espresse dal Nostro, e soprattutto dagli autori a cui egli si richiama, a
codesto riguardo andrebbero messe in confronto con la scienza (e, se vogliano, con i
pregiudizi) del suo tempo ed, eventualmente, con studi più recenti; diamone,
comunque, una breve scorsa, magari col proposito di ritornarvi in futuro.
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Il Generale R. LEE
Secondo il Manetta, gli italiani, per mancanza di studi, erano all’oscuro della natura
e delle qualità della razza negra, così sarebbe necessario ricorrere agli scritti di
viaggiatori e studiosi di altri paesi. Egli evita di impelagarsi nella questione se le
varie razze umane siano sorte separatamente o siano scaturite da un unico ceppo.
Riconosciuto che l’Africa è abitata da varie razze egli specifica(pag.13) “Per negro
intendo quella creatura umana, alla quale non scorre nelle vene la benché menoma
stilla di sangue europeo, asiatico, moresco o barbaresco; intendo esclusivamente il
tipico africano, l’essere dalla chioma lanosa, che di generazione in generazione ha
costantemente conservato il suo carattere in adulterato, sia che abbia sempre
dimorato nella sua Africa natale o che, trasportato altrove, non abbia patito veruna
alterazione per il contato di altre razze”.
Soprattutto una cosa preme sottolineare al nostro: contrariamente all’opinione dei
più, le differenze tra il bianco e il negro non si riducono certo al colore della
pelle!Vengono così considerate alcune particolarità anatomiche che
distinguerebbero, in media, il negro dal bianco. Ad esempio (pag.21) “Riguardo alla
capacità del cranio del Negro, la maggioranza degli Antropologi s’accorda
nell’ammettere che essa è inferiore alla capacità del cranio Europeo…” Inoltre
(pag.24) “…riguardo alle circonvoluzioni del cervello è unanime la testimonianza che
le circonvoluzioni del cervello del negro sono meno numerose e più massicce che in
quello dell’europeo.(4)
Alla pag.43 si legge la professione di fede del Manetta: “Io sono di parere che il
dogma dell’Eguaglianza dell’uomo sia un dogma dannoso alla nostra civiltà.” Mi
piace qui citare M. Bardeche (“Fascismo 70°”pag.148): “La morale sudista mette
capo….a una politica oligarchica. In tutti i popoli vi sono portatori di quelle qualità
naturali che le grandi civiltà hanno messo al primo posto di tutti i valori.” ( 5)
Inoltre (pag.44) continuava il Manetta : “Non vedo il perché si abbia a rifiutare di
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ammettere che fra razza e razza vi possa esistere la stessa relativa differenza, che
sentiamo e sappiamo esistere fra uomini della stessa razza. Non vedo il perché abbia
a essere reputato ingiusto o sconveniente il dire che questa razza è distinta da quella
in virtù di qualche speciale adattabilità, più che non lo sia il dire che quest’ uomo è
superiore od inferiore a quello.”
Poi il Manetta inizia una carrellata di opinioni di studiosi e viaggiatori tendenti a
provare l’inferiorità dei negri soprattutto con l’osservazione delle condizioni
<primitive> delle popolazioni africane.
Il nostro passa poi a trattare dei <mulatti> nati, allora quasi totalmente, da padre
bianco e madre negra. Pag.72 “Quando sentiamo parlare i Negri civilizzati dobbiamo
restar persuasi che non si tratta di esseri di puro sangue Africano. E’stato osservato
che negli Stati Confederati d’America, nelle Indie Occidentali ed in altri luoghi, quei
Negri che occupano nelle piantagioni un impiego di fiducia hanno ordinariamente
lineamenti europei..”.Dovrebbero cioè la loro relativa superiorità sui Negri <puri> al
sangue bianco che scorerebbe nelle loro vene.(6)
Comunque “generalmente parlando, il Mulatto è di natura perversa”. Soprattutto “è
un fatto positivo che fra tutti i più crudeli e più inumani padroni che possa avere un
Negro, il Mulatto è quello che deve essere annoverato per primo.” Viceversa (pag.73)
“..il padrone che vince tutti gli altri pel vero attaccamento affettuoso verso i suoi
Negri, e che a dispetto di tutte le calunnie e di tutti gli scritti in contrario, io
proclamo apertamente come il vero padrone modello, il padrone cristiano a cui sta a
cuore il benessere materiale e spirituale dei suoi Negri, è l’Americano degli Stati
Confederati, o Stati del Sud.,”
Poi il Manetta si scaglia contro il fin troppo noto libello della Harriet Beecher
Stowe
(pag.,73) “Vi sono pochi che non abbiano letto, anche tradotto in italiano,
la Capanna dello Zio Tommaso . Chi scrisse quel libro fu una donna del
Massachusetts, e lo scopo di questa donna non fu di fare una propaganda umanitaria,
ma bensì di produrre una agitazione politica . Quale sia stato il risultato di questa
agitazione insensata della Nuova Inghilterra, di cui il Massachusetts è lo Stato più
ignivomo, ed a cui vi presero parte e preti, e donne, e trafficanti e perfino gli stessi
Capitani di mare che si erano arricchiti colla tratta dei Negri , lo vediamo ora nella
guerra fra Nord e Sud, la quale non è che una ripetizione delle guerre degli antichi
popoli nordici europei contro i popoli del Mezzogiorno per togliere loro le terre
ubertose, e scaldarsi al loro fulgido sole.” (7)
Un’interpretazione, questa, del Manetta, che non mancherà di stupire qualche
lettore! E il Nostro proseguiva “Ote –toi que je m’y mets!Ecco in poche parole
compendiato il programma del Nord, nell’attuale guerra contro il Sud, e
l’emancipazione dei Negri è il mantello di questo programma.”
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Poi il Manetta crede di trovare punti a favore delle sue tesi dallo stesso libello della
Stowe (pag.74) “Per quanto però l’Autrice della Capanna dello Zio Tommaso abbia
cercato di accumulare tutto l’odio possibile dell’umanità contro il Sud, non ha potuto
fare a meno di convenire che di tutti i padroni l’Americano del Sud è il migliore; e
questa prova l’abbiamo nel contrasto fra i due padroni di Tommaso. Il primo che lo
tratta bene, e che gli affida perfino la custodia della sua unica bambina, è l’uomo del
Sud; il secondo che lo fa lavorare come un mulo,che lo tortura colle staffilate e colla
fame, è l’uomo del Nord, il Yankee,il concittadino della Signora Stowe.”
Cito dal Luraghi (pag.111) “Anzitutto Harriet Beecher Stowe non aveva mai
conosciuto il Sud né i sudisti né la schiavitù se non per sentito dire: le sue fonti di
informazione erano, per sua stessa ammissione, scarse e spesso poco
attendibili..,…Coloro che conoscevano a fondo il Meridione non mancarono di
osservare che i sudisti e la società meridionale in esso descritti avevano assai poco a
che fare con quelli reali.”
Dopodiché possiamo congratularci con noi stessi di non aver mai neppure sfogliato il
brutto romanzo della dama nordista!( 8)
Proseguendo il Nostro ritornava a trattare dei mulatti riportando altri giudizi di
studiosi e viaggiatori che oggi paiono una sequela di ingiurie dirette verso codesti
ibridi. Seguivano capitoli dedicati alla situazione dei negri in Brasile (dove ancora
vigeva la schiavitù), a Cuba e ad Haiti. Qui si ricordava la famosa insurrezione negra
(pag.81) “…i Negri, essendo diventati numerosissimi, credettero giunto il momento
di sbarazzarsi dei loro padroni bianchi con una generale insurrezione e con un
generale massacro. Ognuno sa quale sia stata la sorte toccata ai poveri coloni
francesi e spagnoli, quando l’ora della strage suonò . Né sessi, né età furono
risparmiati, ed i Negri rimasero padroni assoluti dell’Isola. Napoleone I tentò di
recuperare la perduta colonia; ma la febbre gialla distrusse più di due terzi della
spedizione, e l’idea fu abbandonata interamente.” Da quell’epoca l’America centrale
visse nella paura di una nuova insurrezione servile…..Poi proseguiva il Manetta “Dal
dì che l’Isola di Haiti cadde totalmente in possesso dei Negri, la sua prosperità sparì,
il suo commercio si estinse, la sua industria naufragò, e più non vi rimase di bello che
il Cielo, giacché questo, per quanto scioperata fosse la condotta degli abitanti, non
poteva deteriorare. Le sue terre, tanto feconde per natura, sono ritornate al loro
primitivo selvaggio orrore; il clima s’è fatto ancora più esiziale per lo stagnamento
delle acque; insomma Haiti è diventata l’Africa delle Antille.”
Poi il Manetta dedicava alcune interessanti pagine alla situazione dei negri
emancipati negli stati settentrionali degli USA (pag89). “Ma non si creda che i Negri
emancipati, rimasti ad abitare negli Stati del Nord, come pure quelli che potessero
venirvi a risiedere in seguito, fossero fatti cittadini liberi al pari dei Bianchi, e messi
nel pieno godimento dei diritti, dei privilegi e delle franchigie dei Bianchi.
Oh!No!L’emancipazione dei Negri era stata troppo dettata in generale da mere viste
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d’interesse, perché si pensasse mai, in quel momento, ad altra cosa, fuorché ad una
libertà nominale. Dando la libertà ai negri non si ebbe di mira di compiere un atto di
giustizia o di fare sparire un male, giacché né la schiavitù era ritenuta una ingiustizia
o un torto verso quella razza, né si credeva che lo schiavo fosse infelice; ma si volle
unicamente abolire il lavoro schiavo, per dare agio al lavoro libero di Bianchi di
svilupparsi senza concorrenza…..(pag.90) “Adesso gli Stati del Nord vorrebbero far
credere che la loro politica sia guidata da cavallereschi principii di umanità e di
filantropia; ma queste virtù sono assunte per gettar della polvere negli occhi dei
Governi esteri, e per adescare i popoli a favorire la loro causa.”
E il Manetta aveva buon gioco a citare delle misure <segregazioniste> prese da
alcuni stati nordisti. A pag.91 si legge, infatti, “Del resto, chi ha risieduto parecchi
anni negli Stati liberi, o Stati del Nord, come vi ho risieduto io, avrà visto che il
Negro,sebbene nominalmente libero,non gode per nulla affatto delle franchigie e dei
diritti di un uomo libero…” Penose sarebbero state anche le condizioni dei negri del
Sud liberati dai federali: i loro <liberatori>, infatti, li avrebbero lasciati alla loro
sorte salvo utilizzarli talvolta come carne da cannone al fronte.
In effetti, il problema di che cosa fare dei Negri liberati preoccupava anche molti
nordisti compresi gli stessi antischiavisti. Idea diffusa, e, sembra condivisa anche
dallo stesso Lincoln,(9) era quella di rimandarli in Africa ed è’ pure noto che quelli
fatti ritornare al loro continente di origine, in quella che venne battezzata Liberia si
installarono come casta dominante fino a pochi decenni or sono, al di sopra dei loro
fratelli di razza indigeni. (10)
IL GEN.N.BEDFORD FORREST
Comunque, per il Nostro era chiaro quale fosse la condizione adatta ai membri della
<razza negra> in una società dominata dai <bianchi>. In ciò si poteva identificare
con prese di posizione più o meno ufficiali di esponenti confederati H.Nelson Gay
scriveva in <Abramo Lincoln, Liberatore-Unificatore(1809-1865)> Firenze,
Bemporad, 1920 (in Carlo Bertani <Attraverso tempi e regioni> Sacerdoti,
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Alessandria, 1925 vol.II Pag.325. ) “Anche Jefferson Davis pubblicò un appello per
l’arruolamento di soldati e il Sud si raccolse sotto la bandiera della nuova
Confederazione con entusiasmo eguale a quello del Nord. Il motivo originale degli
Stati secessionisti per separarsi dall’Unione può essere autorevolmente definito con
le parole medesime del loro Vice-Presidente, Alessandro Stephens: <La schiavitù
africana quale esiste fra noi, la giusta condizione del negro nella nostra forma di
civiltà, è questa la causa immediata della recente scissura e della presente
rivoluzione. Le fondamenta del nostro governo e la sua pietra angolare poggiano
sulla grande verità che il negro non è uguale all’uomo bianco e che la schiavitùsubordinata alla razza superiore è la sua condizione naturale e normale>. Lo Stato
del Mississippi, in un’ assemblea solennemente adunata fece una proclamazione
simile, in questi termini: <La nostra posizione s’identifica perfettamente con l’istituto
della schiavitù.. Un colpo alla schiavitù è un colpo al commercio e alla civiltà. Non v’è
per noi altra scelta: o sottometterci alle prescrizioni degli abolizionisti, o sciogliere
l’Unione>”(11)
Conclusa la sua carrellata etno-antropologica, il Manetta ritornava alla sua
appassionata difesa del Sud chiedendosi appunto (non sappiamo quanto
sinceramente), quale sarebbe stato il destino dei negri strappati all’usuale vita delle
piantagioni, si sa, come si è detto, che anche al Nord ci si interrogava su che fare
degli ex schiavi oltre a tutto illusi dalle promesse più o meno demagogiche dei
propagandisti dell’abolizionismo.
Che i negri non venissero trattati male dai loro padroni sarebbe poi dimostrato dal
loro essersi moltiplicati enormemente nei tre secoli dello schiavismo. e, argomento
all’epoca abituale la loro condizione veniva paragonata a quella di tanti lavoratori
<liberi> degli Stati del Nord e della stessa Europa. A pag 148 possiamo leggere “Il
trattamento dei Negri nelle piantagioni non lascia nulla a desiderare. Assicuro il
lettore che esso è molto migliore di quello che possa toccare in sorte a qualunque
classe operaia in Europa.”
Raimondo Luraghi nella sua fondamentale “Storia della Guerra Civile Americana”
citando uno dei maggiori difensori dello schiavismo George Fitzhug scriveva(pag.98):
“ Mediante un attento studio della società capitalista egli giungeva a concludere che
il sistema schiavista sarebbe stato preferibile, perché le condizioni di vita materiale
dello schiavo erano spesso migliori di quelle dell’operaio salariato.”
D’altra parte era l’interesse stesso del proprietario a trattare bene lo schiavo
affinché essendo nelle migliori condizioni possibili potesse rendere di più sul lavoro,
il che era anche un argomento contro la frequenza e la durezza delle eventuali
punizioni corporali Leggiamo a pag.127 “L’accusa che sulle piantagioni si frusti
indiscriminatamente, sistematicamente e spietatamente è falsa ed assurda. Se
l’umanità contro un simile trattamento, l’interesse lo vieta assolutamente. Potrà darsi
che vi sia stato qualche mostro che abbia fatto ciò, ma fra mille piantatori onesti, ed
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uno malvagio, si deve proprio prendere su il malvagio e mostrarlo come tipo? Questa
è una solenne ingiustizia; ed è precisamente questa ingiustizia che gli abolizionisti
del Nord hanno scientemente commessa per denigrare i piantatori Confederati.”
D’altra parte nelle navi e nelle scuole di Sua Maestà Britannica le cose andavano
anche peggio!
Il Manetta cercava di dimostrare codeste sue asserzioni tracciando un quadro da
<Via col Vento> del <Vecchio Sud>; soprattutto egli non si stancava di elogiare i
piantatori che molti autori, in effetti, ritengono l’unica aristocrazia sorta nel Nord
America. Pag.143 “Secondo me, la casta dei piantatori è formata di uomini istruiti e
colti; affabili, ospitali e gioviali, generosi come Cesari e franchi come paladini:
eccellenti padri ed affettuosi mariti; umani verso i loro Negri, ed intenti soltanto a
promuoverne il benessere secondo i mezzi che la Provvidenza ha loro concessi.
E’falso che siano immorali. Il sentimento della propria dignità è talmente sviluppato
presso di essi, che crederebbero disonorarsi mantenendo una tresca con una persona
inferiore al proprio livello. D’altronde, hanno nozioni troppo definite e troppo precise
dei loro doveri come mariti, e dei loro obblighi verso la società, per albergare nel
loro animo prave passioni; e se pure non possono impedire alla fragile natura umana
di sentire talvolta lo stimolo di un appetito inverecondo, hanno però la forza morale
di resistervi, e questo è quanto possa fare un uomo per aver diritto alla stima del suo
prossimo. Certo vi è maggior merito nel sapere trionfare delle infermità della natura,
mediante sforzi energici della propria volontà, che di conservarsi virtuosi per
freddezza di carattere o per insensibilità di cuore.” Esagerazioni? Forse, ma solo in
parte. Scriveva il Venner “Le Blanc Soleil.”pag.46 ) “Per quel che riguarda la sorte
degli schiavi. È evidente che le famiglie non venivano sistematicamente separate dai
mercanti desiderosi di farne commercio. Al contrario, i proprietari di schiavi avevano
un interesse economico a mantenere unite le famiglie e a vegliare sulla loro buona
condotta morale. Le donne non erano per niente forzate a dividere il letto con i loro
padroni…..I negri non erano obbligati a lavorare fino allo sfinimento. Al contrario
essi erano piuttosto ben nutriti, ben vestiti, indubbiamente meno per filantropia, che
in ragione del loro ruolo essenziale nella produzione, ”
In ogni caso: “…l’uomo del Sud predominava…su quello del Nord per la sua
superiorità intellettuale”…(B. Michal “Storia vissuta della Guerra di Secessione”Vol.
I, pag.29)
Avviandosi alla conclusione il Manetta, in difesa della <peculiare istituzione>
chiedeva ai lettori di considerare la differenza esistente tra “la condizione degli
schiavi in Africa, e quella degli schiavi nell’America Confederata. Negli Stati del Sud
si vede il Negro umanizzato e cristianizzato. Nell’Africa lo si vede selvaggio,
sanguinario, bestiale e pagano”Dunque tra i vantaggi della schiavitù, per il povero
negro vi sarebbe anche quello di essere diventato, a forza, cristiano, chi come noi
riconosce a ogni popolo, compresi quelli bianchi, il diritto di avere i propri Dei, non
potrebbe che scuotere il capo! Vantaggio? Tutto il contrario!(12) Considerato codesti
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presunti vantaggi il Manetta si chiedeva quale alternativa vi potesse essere alla
<peculiare istituzione>, se vi fosse, arguiva, essa sarebbe gradita anche agli stessi
Sudisti (pag.164) “Giacché non si deve punto credere che il popolo Confederato sia
ostinato idolatra del suo sistema. Il popolo Confederato sa di aver assunto un’enorme
responsabilità in faccia a Dio e avanti agli uomini, a proposito di questi 4 milioni di
creature. e sente che tutto il peso di questo colossale fardello gravita sulle sue spalle:
Naturalmente, prima di adottare una risoluzione di tanto momento, quale sarebbe
l’emancipazione di tante famiglie, ci vuole avere la convinzione che non sia una delle
tante teorie, filantropiche, sì, nelle loro intenzioni, ma pure illusorie nei loro effetti.
Insomma vuole essere certo di migliorare e non di peggiorare la sorte di questi
pupilli, che per caso e non per sua volontà sono caduti nelle sue mani da 3 secoli?” Vi
era certo una dose d’ipocrisia in codeste posizioni, ma il problema si poneva:
considerando il negro incapace di adattarsi alla civiltà dei bianchi che cosa si
sarebbe potuto fare degli schiavi emancipati? La risposta fu il problema razziale che
afflisse gli USA per decenni e che neppur oggi, nonostante la presidenza del mulatto
Obama e il dilagare del meticciato, si può dire sia stato risolto del tutto.(13)
Continuava poi il Nostro “Se ci diamo la pena di scorrere con occhio di giustizia e di
spregiudicato raziocinio sulle pagine della storia dell’umanità, non possiamo a meno
di vedere che ogni qualvolta due razze diverse-una superiore, e l’altra inferiore
vennero a contatto l’una dell’altra, la razza inferiore venne ridotta alla ineluttabile
alternativa, o di diventare vassalla della superiore, o di sparire per sempre dalla
faccia della terra”(14). Come si è riportato in precedenti articoli vi sono autori che
vedono come inevitabile in una società multirazziale il prodursi di una stratificazione
e il dominio più o meno larvato di un gruppo etnico sull’altro.(15)
E allora, che fare? A pag.166 leggiamo: “Certo, io non voglio arrogarmi la pretesa di
stabilire se la peculiare istituzione degli Stati Confederati sia la sola che si confaccia
al carattere del Negro. Eh!no!Non sono né tanto presuntuoso, né tanto intollerante
per osare di emettere una simile asserzione. Quello che m’importa di mettere in
rilievo si è che i fatti son lì per provarci che, perché il Negro sia felice ed utile, è
mestieri che sia posto sotto l’immediata tutela di una razza superiore: e che questi
fatti-bisogna che lo dica francamente-non ammettono confutazione. D’altronde, tutti
coloro che hanno studiato l’indole e l’organismo fisico del Negro lo dichiarano
incapace di raggiungere quello sviluppo intellettuale che si richiede per alzarsi al
livello della civilizzazione europea.” Dunque, se lo schiavismo doveva cadere, il
principio della <supremazia bianca> era irrinunciabile e negli USA, sarebbero stati
in molti a continuare a pensarla in codesto modo nei decenni seguenti a partire da
quei reduci confederati che si riunirono già pochi mesi dopo la resa di Lee sotto
l’insegna della Croce di Fuoco, per continuare la loro lotta.
ALFONSO DE FILIPPI
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NOTE
(1) Nel 1862 il Nostro pubblicò una “Guida per la coltivazione pratica del cotone in Italia secondo il
metodo Americano.” Un articolo del Manetta che ho potuto leggere è un estratto da < La Rivista>
“Cose della Cine I Tae Pings o la Ribellione Cinese”. dedicato alla famosa ribellione dei Tai Ping
(1851-1864) scatenata da tal Hong Xiuquan che, similmente al nostro Lazzaretti, si proclamò fratello
minore di Gesù Cristo! Alla disfatta di codesta ribellione contribuì anche il britannico Generale C.
Gordon destinato poi a cadere in Sudan vittima del fanatismo islamico.
(2) Il titolo completo è di una singolare lunghezza. “La RAZZA NEGRA nel suo stato selvaggio in
Africa e nella sua duplice condizione di emancipata e di schiava in America – Raccolta delle
opinioni dei più distinti antropologi d’Europa e d’America,non che di celebri viaggiatori,messa
assieme e corroborata da osservazioni proprie dal PROF. FILIPPO MANETTA” ), si tratta di un
agile volumetto di 176 pagine in 8°. Ricordo qui che vi furono italiani che si batterono su entrambi i
fronti del conflitto nord americano Cfr.Emanuele Cassani” “Italiani nella guerra civile americana
1861-1865”Prospettiva ed.Civitavecchia,2006
(3) Durante il conflitto “inoltre i tre milioni di schiavi, anche se non combattono rimangono dei fedeli
servitori, e ciò permette ai piantatori di dire:<Vedete che i nostri negri non sono infelici. Se lo
fossero stati si sarebbero ribellati ed avrebbero assalito alle spalle i nostri soldati>.Essi non lo
fanno,ed attendono passivamente che il conflitto giunga a termina.”B.Michal “Storia vissuta della
guerra di Secessione”Vol pag.84,un fatto rilevato anche dal Manetta.
(4) Cito dall’articolo “Differenze razziali o uguaglianza a tutti i costi?”apparso sulla rivista <OP>n.10
del 13 marzo 1979 e poi ripreso nell’opuscolo “Saggi sulle Ineguaglianza Razziali” Edito dal Circolo
“Idee in Movimento” di Genova “Poiché il cervello è la centrale principale del comportamento di un
individuo, proprio da questo organo il Professor George (W.C.George dell’Università della Carolina
del Nord) trasse alcuni studi e alcune conclusioni che lo portarono a capire ed interpretare gli
aspetti sociali, politici ed educazionali del problema razziale. Egli dimostrò, per esempio, attraverso
una vasta serie di casi esaminati, che in media il cervello di un adulto di razza bianca pesa 100
grammi più di quello di un adulto di razza negra……Le stesse conclusioni furono raggiunte dallo
studioso inglese J.H.Sequeria che le pubblicò sul…British Medical Journal. Egli misurò in 1380
grammi il peso medio del cervello di un bianco e in 1249 grammi quello di un negro, ovviamente
della stessa età. Il prof .H.C.Gordon….sempre in Inghilterra, portò a termine un lungo studio sulla
capacità cubica del cranio di ben 3444 soggetti: il risultato dei suoi accertamenti fu che la capacità
cubica del cranio di un negro è mediamente inferiore a quella di un bianco di 165cc…..Maggiore
importanza avrebbe lo studio microscopico della struttura cerebrale, non disgiunto da quello delle
circonvoluzioni (solchi) della corteccia. Vennero condotti ulteriori studi che dimostrarono come, a
parità di altre condizioni, la misura del cervello fosse connessa al livello di intelligenza. Ma
dimostrarono altresì che i cervelli di soggetti bianchi e di soggetti negri differiscono profondamente
anche nella struttura. Pointer e Keegan provarono..che “le circonvoluzioni del cervello di un
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congoide sono indubbiamente meno complesse e di più facile interpretazione di quelle del cervello di
un caucasoide”.Vint descrisse la corteccia cerebrale di un negro come più sottile di quella di un
bianco specialmente negli stati più esterni, che sono gli ultimi a svilupparsi nel bambino e sono
direttamente correlati allo sviluppo dello stadio più elevato dell’intelligenza.”
(5) “Alcuni antropologi han voluto insegnarci che tutte le razze umane sono egualmente dotate, ma
noi abbiamo aperto il libro della storia e abbiamo risposto loro: E’falso. Le razze umane sia dal punto
di vista della qualità che del grado dei loro doni naturali, sono inegualissimamente dotate”Houston
Stewart Chamberlain citato da Julius Evola <Il Mito del Sangue> Ar, Padova, 1994, pag. 58.
(6) Negli USA, “il colore della pelle si schiarisce presso i negri man mano che si sale verso categorie
di più alto livello sociale, il che conferma che fattori genetici intervengono in un modo o nell’altro,
nella determinazione di questo livello.”Arthur Jensen <Genetica, educabilità e differenze tra le
popolazioni>in <L’Uomo Libero>n 8 Ottobre 1981. In realtà “nessuno contesta nel mondo
scientifico americano, o in quello politico, che i neri abbiano quozienti medi di intelligenza più bassi
dei bianchi” Arturo Zampaglione <Sei nero?Allora sei stupido.>in <La Repubblica>10 X
1984.”Statisticamente, la media della popolazione negra appare meno intelligente della media della
popolazione bianca”Maurizio Blondet <Sei cretino? E’colpa di papà> in <Il Settimanale>12 XI 1975.
Già Raffele Battaglia “La genetica umana e il metamorfismo razziale”in Renato Biasutti “Le Razze e
i Popoli della Terra”UTET,Torino,1967 Vol. I pag.371 aveva scritto:”Nei matrimoni tra Europei e
razze negre e negroidi, i figli non raggiungono,di regola, il livello intellettuale dei genitori europei,
ma,come nel caso dei Bastardi di Rehoboth, risultano più intelligenti della stirpe materna.”
(7) “Se vogliamo essere fedeli alla verità dobbiamo riconoscere che la <Capanna dello Zio Tom> è
un libro scritto male e che l’autrice vi dà prova della più pericolosa demagogia. Il suo principale
difetto è quello di far passare come generali alcuni casi che sono veri, sì, ma eccezionali.”Bernard
Michel <Storia Vissuta della Guerra di Secessione> Ferni, Ginevra,1973,Vol.I, pag.35
(8) L’immeritato successo de “La Capanna dello Zio Tom>provocò il il sorgere nel Sud della
cosiddetta “Anti Tom Literature” :una serie di romanzi tesi a difendere la “peculiare
istituzione”.Naturalmente codesto genere ebbe fine con la Guerra di Secessione.
(9) Nel 1858 il futuro presidente aveva dichiarato « Non sono, e non sono mai stato, favorevole a una
qualsiasi realizzazione della parità sociale e politica della razza bianca e nera; esiste una differenza
fisica tra la razza bianca e nera che credo impedirà per sempre alle due razze una convivenza in
termini di parità sociale e politica. E poiché esse non possono convivere in questa maniera, finché
rimangono assieme ci dovrà essere la posizione superiore e inferiore, e io, al pari di chiunque altro,
sono favorevole a che la posizione superiore venga assegnata alla razza bianca »
(10) Da WIKIPEDIA Il 26 luglio 1847 gli Americo-Liberiani dichiararono l’indipendenza della
Repubblica di Liberia. I coloni vedevano nel continente africano, dal quale i loro avi erano stati
deportati, la “terra promessa”, ma non mostravano intenzione di reintegrarsi nella società e nel
metodo tribale africano. Si riferivano a loro stessi come “Americani” e furono riconosciuti come tali
tanto dalle autorità tribali africane quanto dalle autorità coloniali britannichedella vicina Sierra
Leone. I simboli del loro stato – bandiera, motto e sigillo -, come la forma del loro governo,
riflettevano completamente l’esperienza di emigrazione negli Stati Uniti. I costumi e gli standard
culturali degli Americo-Liberiani vedevano il loro modello nello stile di vita del Sud degli Stati Uniti.
Questi ideali coloravano in modo preponderante le abitudini dei coloni verso gli autoctoni: il nuovo
Stato aveva l’estensione superficiale delle terre controllate dalla comunità dei coloni e da coloro che
ne erano stati assimilati, per cui grandi porzioni della storia della Liberia trattano i tentativi,
raramente coronati da successo, di una minoranza civilizzata di dominare una maggioranza
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considerata per tanti aspetti “inferiore”. Chiamarono il Paese “Liberia”, per darle il carattere di
“terra degli uomini liberi”.
(11) Si può considerare la Confederazione come il primo stato moderno fondato sulla concezione
dell’ineguaglianza delle razze umane. Cfr W.Robertson “The Dispossessed Majority” Howard Allen,
USA, 1973.
12) Notiamo che il Manetta non fa ricorso ad un argomento caro ad altri difensori della schiavitù,
cioè alla constatazione che essa era ammessa nell’Antico Testamento e che, stando ai Vangeli, non
era mai stata condannata da Gesù Cristo.
13) Leggo che tra i bianchi degli USA dopo la prima presidenza Obama sarebbero cresciuti i
pregiudizi sfavorevoli nei riguardi degli Afro-Americani;possiamo chiederci se codesto fenomeno
continuerà con la seconda!
14) Già Il Conte De Gobineau (“Saggio sull’ineguaglianza delle Razze”Voghera
ed.,Roma,1912,pag.194) aveva scritto: “..dappertutto dove vi è schiavitù, vi è dualità o pluralità di
razze,vi sono vincitori e vinti e quanto più le razze sono distinte,tanto più l’oppressione è completa.”
15) Come è noto Federico Nietzsche è stato l’unico tra i grandi filosofi moderni a dichiararsi
favorevole allo schiavismo Cito da un interessante volume edito di recente: Massimo De Angelis
“Adolf Hitler Una emozione incarnata”Rubbettino, Soveria Mannelli,2013Pag.130 “… pensiero
fondamentale di Nietzsche ,secondo cui la civiltà è stata creata,sviluppata e conservata sempre da
classi privilegiate e grazie al loro ozio,libero dalla dannazione del lavoro riservata… agli schiavi, e
non avrebbe perciò potuto sopravvivere al movimento dei liberali e dei socialisti. Un pensiero, quello
di Nietzsche, che racchiude un elemento di verità storica. E’vero, infatti, che il mondo e il dominio
signorile……con tutta la durezza e persino ferocia ad esso connesse, per lunghe epoche della storia
dell’uomo si è rivelato l’unico modo possibile per far avanzare e conservare la civiltà…”
BIBLIOGRAFIA
Bardeche Maurice “Fascismo 70 /Sparta e i Sudisti” Il Borghese,
Milano.1970
Catton Bruce “La Guerra Civile Americana” CEPIM,Milano,1975
Luraghi
Raimondo
“Storia
della
Guerra
Civile
americana”Einaudi,Torino,1966
Michal
Bernard
“Storia
vissuta
della
Guerra
di
Secessione”Ferni,Ginevra,1973,2 Voll.
Valli Gianantonio “Il volto nascosto della schiavitù” Effepi, Genova, 2012
Venner Dominique “Le Blanc Soleil des Vaincus” La Table Ronde, Paris,1975
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Filippo Manetta un italiano sostenitore dei