Dati sessuati sulla cittadinanza politica
delle donne in Italia e in Europa
Rappresentanza di genere
Prof. Alisa Del Re
Università di Padova
La presenza femminile in Parlamento nelle varie
legislature (Italia 2006)
I*
I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
XI
XII
XIII
XIV
XV
‘46
‘48
‘53
‘58
‘63
‘68
‘72
‘76
‘79
‘83
‘87
‘92
‘94
‘96
‘01
‘06
F
43
44
35
27
34
30
33
64
66
70
103
82
124
96
96
154
%
7.5
4.7
4.0
3.0
3,4
3.0
3.3
6.6
6.7
6.9
10.5
8.5
13.1
10.1
10.1
15.8
Tot
556
940
863
879
983
982
981
967
984
1010
980
967
945
945
945
972
Ripartizione degli eletti tra neoeletti e rieletti per sesso e per fasce d'età
Camera dei Deputati
XVI legislatura - situazione al 29/04/2008 (inizio legislatura)
Neoeletti uomini
230
49
Neoelette donne
73
44
Rieletti uomini
269
52
Rielette donne
58
50
630
50,1
131 (20,7%)
47,0
Eletti totale
Elette
SENATO Statistiche
XVI Legislatura
(dati aggiornati al 2 maggio 2008)
Uomini
264
81,99%
56,57
Donne
58
18,01%
54,57
Totale
322
56,21
Camera dei deputati
Senato
XVII legislatura
Inizio legislatura 24-25 febbraio 2013
Elette alla Camera dei Deputati
PD
PDL
M5S
Sel
Lista
Mont
coll
Altri
totale
Totale
110
25
36
6
8
3
188
629
seggi
totale
PD 292
seggi
Pdl 97
seggi
M5S 108 Sel 37
seggi
seggi
Lista
Monti
17 seggi
Altri46
seggi
26%
33%
22%
7%
% su
38%
seggi
assegnat
i
16%
% totale
29,8 %
XVII legislatura
Inizio legislatura 24-25 febbraio 2013
Elette al Senato della repubblica
PD
PDL
M5S
SEl
Lista
Monti e
coll
Lega
Nord
Totale
Totale
43
9
25
2
3
5
87
315
seggi
totale
PD 109
seggi
PDL 99
seggi
M5S 54
seggi
SEL 7
seggi
Lista
Monti
19 seggi
Lega
Nord 17
seggi
9%
46,2%
28,5%
15,7%
29,4%
% sui
39,4%
seggi
assegnat
i
27,6%
Dati Arcidonna
Dati Arcidonna
Età degli eletti
• È donna l'eletta più giovane, la venticinquenne Marta
Grande, candidata nel Lazio dal Movimento 5 stelle.
Al di là dei diversi schieramenti e delle ipotesi di
alleanze, il nuovo Parlamento rappresenta non solo
una sfida generazionale (età media 48 anni) per un
Paese come l'Italia che ha la classe dirigente più
vecchia in Europa con una età media di 59 anni, ma
soprattutto una sfida al maschilismo imperante nei
centri decisionali della politica.
Modifica art. 51 Costituzione
• 1 comma: La repubblica “promuove con
appositi provvedimenti le pari
opportunità tra donne e uomini”
• Viene superata la preclusione
all’adozione di misure incidenti sulle
procedure elettorali
Legge 21 dicembre 2005 n. 270
• Omissione costituzionale
Risultati pressione movimenti
• Nel 2012 (legge n. 215/2012) si è iniziato ad inserire dei
principi di pari opportunità introducendo due misure rilevanti
nella legge elettorale per l’elezione dei consigli comunali con
popolazione superiore ai 5.000 abitanti: l’imposizione di una
quota di lista, in virtù della quale nessuno dei due sessi può
essere rappresentato nelle liste in misura superiore ai due terzi
dei candidati; la cosiddetta doppia preferenza di genere,
ossia la possibilità di esprimere due preferenze per i candidati
a consigliere comunale: una per un candidato di sesso maschile
e l’altra per un candidato di sesso femminile della stessa lista.
In caso di mancato rispetto della disposizione, si prevede
l’annullamento della seconda preferenza. Questa legge sarà
applicata nelle prossime amministrative.
Altri risultati
• Per quanto riguarda le giunte degli enti locali ed i
consigli regionali, la legge non prevede singole
misure, ma è fissato il principio per cui l’atto di
nomina o la legge elettorale regionale devono
garantire la presenza di entrambi i sessi.
• La legge introduce, inoltre, disposizioni in materia di
comunicazione politica e di parità nelle commissioni
di concorso per l’accesso al lavoro nelle pubbliche
amministrazioni.
E ancora
• Una ulteriore misura volta a favorire la parità di genere nella
politica è stata introdotta dalla legge di riforma del
finanziamento della politica che prevede la decurtazione del
5% dei contributi per i partiti che presentano un numero di
candidati del medesimo sesso superiore ai due terzi del totale.
La disposizione si applica alle elezioni politiche, europee e
regionali (L. 96/2012, art. 1, comma 7).
• Inoltre, per quanto riguarda l’equilibrio tra i sessi negli organi
di amministrazione e di controllo delle società quotate in
mercati regolamentati, il Parlamento ha approvato la legge n.
120/2011 che dispone che il genere meno rappresentato debba
ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti.
E ancora
• Il 21 gennaio 2013 è stata depositata una sentenza del Tar
Lazio dopo un ricorso presentato dall’Ande Roma per
l’annullamento della delibera di nomina della giunta del
comune di Civitavecchia, che vedeva la presenza, oltre al
sindaco, di una sola donna su sette assessori.
• Il Tar Lazio afferma che : “l’effettività della parità non può che
essere individuata nella garanzia del rispetto di una soglia
quanto più approssimata alla pari rappresentanza dei generi,
da indicarsi dunque nel 40% di persone del sesso sottorappresentato.”
Il Porcellum
• Per quanto riguarda la legge elettorale per
il Parlamento attuale (proporzionale con
premio di maggioranza senza indicazioni di
preferenza (a liste chiuse), non piace a
nessuno, non garantisce la governabilità
(come si vede attualmente) per come è
strutturata, ma se ci fossero le quote di
genere sarebbe la più utile per la parità.
Leggi elettorali regionali
• L’obbligo di promuovere la parità d’accesso tra
donne e uomini alle cariche elettive è stato
stabilito per le Regioni a statuto speciale dalla
legge Costituzionale 31 gennaio 2001, n.2 e
per quelle a statuto ordinario dall’art. 117,
comma VII, aggiunto in occasione della
revisione dell’art. V della Costituzione
Leggi elettorali regionali
• Le misure volte ad incrementare la presenza
femminile sono poco uniformi
• Comune a tutte le regioni è la previsione di
quote elettorali, ovvero l’obbligo di
presentare liste composte da candidati di
ciascun sesso in proporzioni determinate,
mentre altamente diversificate sono sia tali
proporzioni, sia le sanzioni previste.
Campania
• Legge 7 febbraio 2005, n. 1: si limita a vietare
le liste monosesso
• Modificata il 27 marzo 2009, legge n. 4 con la
preferenza di genere
• Il 14 gennaio 2010, con la sentenza n. 4 la
Corte Costituzionale ha ritenuto non fondata
l’impugnazione da parte del Governo
Sicilia
• Legge 3 giugno 2005 n. 7, i candidati
di ogni lista devono essere inseriti
secondo un criterio di alternanza fra
uomini e donne
Altre leggi regionali
• Valle d’Aosta, legge 7 agosto 2007, n. 22: “in
ogni lista di candidati all’elezione del Consiglio
regionale ogni genere non può essere
rappresentato in misura inferiore al 20 per
cento, arrotondato all’unità superiore”
• Abruzzo, legge 13 dicembre 2004, n. 42,
modificata il 12 febbraio 2005, n.2, fissa al
70%la proporzione di base alla quale nessuno
dei due sessi può essere rappresentato nelle
liste
Ancora leggi regionali
• Marche, Puglia, Lazio, Toscana, Campania e
Umbria, con le rispettive leggi 16 dicembre
2004, n. 27; 28 gennaio 2005, n. 2; 13 gennaio
2005, n. 2; 13 maggio 2004, n. 25; 27 marzo
2009,n. 4; 4 gennaio 2010, n. 2, le liste devono
essere formate in modo tale da non
rappresentare oltre i 2/3 lo stesso sesso
Sanzioni
• Circa la metà delle leggi regionali si limitano a
stabilire una riduzione del rimborso ottenuto
per le spese elettorali per i movimenti e i
partiti che presentano liste in cui uno dei due
sessi è rappresentato in misura superiore a
quella indicata: Puglia, Lazio, Umbria,
Abruzzo, Sicilia
Sanzioni
• Le Regioni che hanno stabilito
l’inammissibilità della lista che
non rispetta la proporzione di
genere prescritta sono: Calabria,
Toscana, Marche, Campania,
Valle d’Aosta.
Regioni
• Nelle ultime elezioni regionali si dovevano eleggere 699
consiglieri
• Primo risultato: due donne presidenti, una nel Lazio e una in
Umbria. Due come nella passata edizione con le ultime
elezioni (resta l’Umbria e ora il Friuli)
• le donne elette sono state il 13,3 per cento. Su 697 eletti,
appena 93 sono donne
• La maglia nera se la dividono equamente una Regione
governata dal centro sinistra: la Basilicata (dove l’unica eletta
è dimissionaria) e la Calabria, governata dal centro destra,
dove non risulta eletta nemmeno una donna
Campania
• Il risultato migliore è quello della Campania
dove la recente legge elettorale ha introdotto
il sistema della preferenza doppia, che
obbliga, se si danno due preferenze, ad
indicare un uomo e una donna. Il risultato
buono, seppure anche questo modesto, 14
donne elette su 60 consiglieri, il 23,3%
dimostra che molti elettori si sono limitati ad
indicare una sola preferenza e quasi sempre
solo un uomo
Toscana
• Il secondo miglior risultato è quello della
Toscana, con 12 elette su 55 consiglieri, e
anche qui la recente legge elettorale ha
introdotto il concetto che nessun genere può
essere presente nelle liste dei candidati con
una percentuale maggiore di 2/3. Qui ci si
doveva quindi aspettare una soglia
dell’almeno 33% di elette invece siamo solo al
21,8%, del resto ormai lo sappiamo che la sola
presenza in lista non garantisce l’elezione
Puglia
• Anche la Puglia ha recentemente modificato la
sua legge elettorale, ma non avendo previsto
nessuna misura sulla rappresentanza di
genere, le donne sono rappresentate con poco
più del 5%.
Sicilia
• In numeri assoluti, le donne elette
all'Assemblea Regionale Siciliana sono 15,
in percentuale stanno intorno al 16 per
cento sul totale di 90 deputati. Un dato
largamente al disotto del 30 per cento,
quota prevista dalla legge nazionale sulla
pari rappresentanza.
Nella scorsa legislatura erano in tre.
Sicilia
• Dalle prossime elezioni amministrative – che per l’occasione
sono state prorogate di quindici giorni – gli elettori siciliani
potranno esprimere due preferenze: una per un candidato
uomo ed un’altra per una candidata donna. Una norma creata
per facilitare l’accesso delle donne alle cariche elettive, già
prevista dal governo nazionale che con la legge 215 del 2012
aveva disciplinato la doppia preferenza di genere alle elezioni
amministrative e regionali. Quella norma però non era stata,
fino a questo momento, recepita da nessuna Regione, a parte
la Campania . E dopo un lavoro a tappe forzate della
Commissione affari istituzionali anche la Sicilia ha voluto
mettersi in pari.
Donne elette nei consigli regionali
•
•
•
•
•
•
•
•
Donne elette
Calabria (0 su 48)
Basilicata (0 su 30)
Puglia (4 su 78)
Veneto (4 su 60)
Lombardia ( 15 su 80)
Liguria (6 su 40)
Molise (2 su 20)
%
0
0
5,12
6,66
18,7
15
10 (?)
Donne elette nei consigli regionali
• Donne elette
•
•
•
•
•
•
•
•
Marche (7 su 43)
Lazio (10 su 51)
Umbria ( 5 su 30)
Emilia-Romagna (10 su 50)
Friuli-Venezia Giulia (10su49)
Piemonte (13 su 60)
Toscana (12 su 55)
Campania (14 su 60)
%
16,3
19,6
16,6
20
20,3
21,6
21,8
23,3
Giunte regionali
• Non molto diversamente dai Consigli
Regionali, anche le Giunte mostrano una
presenza femminile ridotta e con differenze
marcate tra i diversi territori.
Giunte regionali
• Le Regioni si dividono nettamente in due
gruppi: da una parte quelle che hanno
realizzato il principio della rappresentanza
paritaria in modo quasi perfetto (Toscana,
Puglia e Basilicata, che hanno il 50% di donne,
escludendo però il Presidente) o comunque
hanno tentato di perseguire in qualche modo
un equilibrio tra i generi (Emilia Romagna,
Umbria, Liguria e Piemonte), e all’opposto le
Regioni che hanno vistosamente ignorato
Giunte regionali
• Il risultato è una percentuale di donne attorno
al 28% degli assessori, che cala ulteriormente
se si considerano i presidenti (solo 2 su 13) e
laddove ci sono i sottosegretari, anche se è
nettamente migliore di quella registrata tra i
consiglieri eletti (13%)
Giunte regionali
• La Toscana spicca perché abbina quantità e
qualità. Il neogovernatore Enrico Rossi l’ha
presentata come “una vera svolta nella storia
della Regione”. Le donne sono 5 su 10
(rispetto alle 3 su 14 della giunta uscente), e
oltre alla vicepresidenza per l’imprenditrice
Stella Targetti, che riceve anche le deleghe a
scuola, università e pari opportunità,
occupano almeno due posizioni chiave.
Giunte regionali
• La sanità è affidata a Daniela Scaramuccia,
che si è occupata soprattutto di sanità
pubblica: progetti sull’analisi di sostenibilità
economica, l’ottimizzazione dei percorsi
intraospedalieri, il miglioramento della
produttività degli ospedali, il benchmarking
dei sistemi sanitari.
Giunte regionali
• L’urbanistica va ad Anna Marson, docente alla
Facoltà di Architettura di Venezia, mentre
Cristina Scarletti, ex campionessa di atletica e
ricercatrice immunologa, ottiene turismo e
cultura, e Anna Rita Branerini, unica
confermata, mantiene l’ambiente
Giunte regionali
• Parità anche in Puglia (7 su 14), dove il rieletto
Vendola ha voluto come vicepresidente
Loredana Capone, che conserva la delega allo
sviluppo economico ricoperta nella Giunta
precedente, e ha conferito a donne incarichi
importanti che vanno dal Welfare
all’Urbanistica, al Turismo, alla Ricerca, al
Personale
Giunte regionali
• In Sicilia il governatore Crocetta
l’ha voluta a forte componente
femminile. Con le ultime nomine
in una giunta di 12 assessori,
7 sono donne
Giunte regionali
• Il Friuli Venezia Giulia, oltre alla
Presidente Debora Serracchiani, ha una
parità perfetta di giunta: 4 uomini e 4
donne
Giunte regionali
• Infine la Basilicata, già additata come maglia
nera sia perché aveva una giunta tutta
maschile nella scorsa legislatura, sia perché ha
eletto solo uomini nell’attuale Consiglio. Il
presidente confermato, Sanfilippo, si riscatta
scegliendo subito due donne (su 6), e poi
aggiungendone una terza in seguito alla
rinuncia di un assessore rivelatosi
incompatibile, così raggiunge la parità…sia
pure in extremis.
Giunte regionali
• Chi non si riscatta dal pessimo esito del voto è
la Calabria: nessuna donna in Consiglio,
appena una su dieci nella giunta Scopelliti,
anche se sarà vicepresidente ed è una figura
prestigiosa della società civile, l’architetta e
imprenditrice Antonella Stasi.
• Molise (Governatore Paolo di Laura Frattura,
PD) nessuna donna in giunta
Giunte regionali
•
•
E tra le recidive figura la regione più importante per popolazione e ricchezza, la
Lombardia, anch’essa senza donne nel precedente quinquennio e con una
rappresentanza minimale nel nuovo Consiglio (7 su 80). Il governatore Formigoni
ha nominato una sola donna nel 2010 su sedici (venti con i sottosegretari).
Ma senza una giusta rappresentanza delle cittadine nelle istituzioni la nostra
democrazia è imperfetta: lo ha ribadito l’11 gennaio 2012 la Quinta Sezione del
Consiglio di Stato entrando nel merito della questione dell' insufficiente
rappresentanza del genere femminile nella giunta della Regione
Lombardia, massimo organo dell’amministrazione politica lombarda.
Il Consiglio di Stato, con l’importante sentenza n° 89 ha ribaltato in secondo grado
un precedente pronunciamento del Tar Lombardia che aveva in un primo tempo –
e suscitando molte critiche - graziato la Giunta di Formigoni, in cui sedevano ben
15 amministratori politici uomini e una sola donna, Margherita Peroni.
Quindi venne data in febbraio 2012 la delega all’Istruzione a Valentina Aprea; in
aprile 2012 la delega allo sport a Luciana Maria Ruffinelli.
Giunte Regionali
• La formazione del governo regionale in
Lombardia da parte del governatore
Maroni ha visto una giunta formata da 7
donne su 14 assessori (50/50)
Giunte regionali
• Migliora rispetto al passato l’Emilia Romagna,
che passa da 2 a 5 donne su 12, non proprio di
primo piano, ma c’è la vicepresidente,
Simonetta Saliera, con delega al bilancio.
• In Umbria, la presidente Catiuscia Marini ha
scelto una vice, Carla Casciari, con deleghe a
welfare e formazione, però il conto totale,
presidente compresa, si ferma a 3 su 8.
Giunte regionali
• Solo due sono le assessore in Veneto e nelle Marche.
Nel Lazio lo Statuto della Regione Lazio indica una
quota minima del 30% . Nella giunta Marrazzo le
donne erano cinque. La presenza di due sole donne
su 13 con il governatorato Polverini si spiega con il
fatto che la norma prevede 16 assessori e indica in
11 il massimo per ciascun genere. Polverini ha
risparmiato tre assessori, guarda caso tre donne.
Oggi: Giunta regione Lazio, governatore Zingaretti, 6
assessore (su 11)
Ministero dell’interno
dati aggiornati al 20/03/2013
Amministratori regionali
Descrizione carica
Maschi
Femmine
Presidente di regione 18
2
Assessore
59
14
Assessore non di
origine elettiva
58
27
Consigliere
761
100
Ministero dell’Interno
dati aggiornati al 20/03/2013
Amministratori comunali (comuni fino a 15.00 ab.)
Descrizione carica
Maschi
Femmine
Sindaco
6230
830
Assessore
14769
4077
Consigliere
66745
18516
Ministero dell’Interno
dati aggiornati al 20/03/2013
Amministratori comunali (comuni sopra i 15.00 ab.)
Descrizione carica
Maschi
Femmine
Sindaco
539
45
Assessore
2445
766
Consigliere
10658
1638
Elezioni amministrative del 26 e 27 maggio e
ballottaggi del 9 e 10 giugno 2013.
• 76 donne sindaco su 564 comuni al voto.
Ossia: il 13,4 per cento. Ovvero: poco più di
uno su dieci. Questo il risultato “di genere”
delle elezioni amministrative del 26 e 27
maggio e dei ballottaggi del 9 e 10 giugno
2013.
Elezioni 2013
I nuovi primi cittadini, dopo una tornata
elettorale caratterizzata da un tasso record
di astensionismo, sono dunque all'87% di
sesso maschile. Tra gli 11 comuni
capoluogo, solo uno ha eletto una donna,
Valeria Mancinelli ad Ancona. Tra i comuni
più grandi, spicca a Molfetta il risultato di
Paola Natalicchio, protagonista di una
rimonta assai difficile.
Elezioni 2013
Un buon risultato nella composizione di genere
va alla Lombardia: 1/4 dei 95 sindaci è donna.
In Campania invece, dove si è votato in 90
comuni, solo 5 di questi hanno scelto una
donna sullo scranno più alto. Nel Lazio, dove si
è votato per rinnovare 42 amministrazioni, solo
2 sono state le elette, nei piccoli comuni di Pico
e Torrice
L’analisi.
• I 27 Stati europei sono stati analizzati per gruppi, in base al
tipo di correttivo presente nel contesto di riferimento:
• Paesi in cui sono presenti quote costituzionali o nella legge
elettorale (impositive). Di questo gruppo fanno parte 6 paesi:
Belgio, Francia, Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna;
• Paesi in cui sono presenti quote elettorali messe in atto
spontaneamente da alcuni partiti politici (volontaristiche). Si
tratta del gruppo più numeroso (16) e vi fanno parte Austria,
Cipro, Germania, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo,
Malta, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca,
Romania, Slovacchia, Svezia, Ungheria;
• Paesi in cui non è previsto alcun correttivo. Sono 5: Bulgaria,
Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia.
Quote nei partiti politici
• Nel secondo gruppo si presentano situazioni
estremamente eterogenee. Da Paesi con percentuali
molto elevate di presenza femminile nelle assemblee
elettive come Svezia (47%), Paesi Bassi (39%) e
Germania (32%), a Stati con percentuali medie come
Lituania (24%), Italia (21%), Polonia (20%), Regno
Unito (20%), fino a paesi con percentuali
decisamente basse come Irlanda (13%), Romania
(11%) e Malta (9%).
• Questi risultati così variegati suggeriscono diverse
considerazioni:
Quote nei partiti politici
• Innanzitutto, l’efficacia di questi sistemi di quote dipende dal
rispetto o meno delle quote stesse: non è detto che i partiti
rispettino le quote, pur previste e non essendoci sanzioni
questo tipo di comportamenti non può essere punito. Inoltre,
quasi sempre, l’indicazione di una percentuale di candidature
da riservare alle donne non è accompagnata da norme sul
loro posizionamento nelle liste elettorali: in questo modo, è
possibile che un partito rispetti la quota prevista ma ponga le
candidature femminili in coda alle liste o in circoscrizioni in cui
ha poca possibilità di vincere seggi, annullando di fatto
qualsiasi chance di elezione delle donne in lista.
Quote nei partiti politici
• In secondo luogo, l’efficacia di questo tipo di
quote dipende dalle dimensioni del partito
stesso. E’ evidente che maggiore è la base
elettorale, il “peso” di un partito che prevede
delle quote, maggiori saranno le probabilità di
un aumento tangibile in termini di
rappresentanza di genere.
Quote nei partiti politici
• Inoltre, risulta determinante la diffusione
delle quote nel sistema partitico di uno
Stato: più partiti prevedono quote,
maggiori sono le possibilità di vedere un
numero apprezzabile di donne nelle
assemblee elettive.
Quote nei partiti politici
• Infine, questi sistemi di quote risultano essere estremamente
sensibili al contesto culturale, politico e istituzionale in cui i
partiti si trovano ad agire. In contesti predisposti (recettivi
perché indotti ad esserlo) le quote volontaristiche risultano
maggiormente efficaci: ove, infatti, si rilevi una cultura
“paritaria” tangibile, frutto di interventi istituzionali
multisettoriali organici, non solo risulta maggiore il numero di
partiti che prevede delle quote, ma queste sono applicate con
maggiore rigore, con risultati apprezzabili (si confronti Cipro,
10%- un solo partito, Socialdemocratici con quota 30%- con
Germania, 32%- quattro Partiti tra cui CDU e SPD).
Parlamento Europeo
percentuale donne elette per paese
elezioni giugno 2009
Paesi
n. donne
%
Totale eletti
Malta
0
0
5
Cipro
2
33%
6
Polonia
11
22%
50
Italia
18
25%
72
Repubblica
Ceca
Lettonia
4
18%
22
3
38%
8
Regno Unito
24
33%
72
Parlamento Europeo
percentuale donne elette per paese
elezioni giugno 2009
Paesi
n. donne
%
Totale eletti
Portogallo
8
36%
22
Grecia
7
32%
22
Germania
37
37%
99
Belgio
7
32%
22
Ungheria
8
36%
22
Spagna
18
36%
50
Parlamento Europeo
percentuale donne elette per paese
elezioni giugno 2009
Paesi
n. donne
%
Totale eletti
Estonia
3
50%
6
Slovacchia
5
38%
13
Finlandia
8
62%
13
Danimarca
6
46%
13
Lituania
3
25%
12
Irlanda
3
25%
12
Parlamento Europeo
percentuale donne elette per paese
elezioni giugno 2009
Paesi
n. donne
%
Totale eletti
Austria
6
35%
17
Slovenia
2
29%
7
Francia
32
44%
72
Olanda
12
48%
25
Lussemburgo
2
33%
6
Svezia
10
56%
18
Parlamento Europeo
percentuale donne elette per paese
giugno 2009
Paesi
n. donne
%
Totale eletti
Bulgaria
8
47%
17
Romania
12
36%
33
Composizione uomini/donne in totale e
nelle differenti legislature
Legislatura
1979-1984
1984-1989
1989-1994
1994-1999
1999-2004
2004-2009
2009
Uomini %
84
82
81
74
70
69
65
Donne %
16
18
19
26
30
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35
Parlamento Europeo
percentuale donne elette in totale
elezioni giugno 2009
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Seggi 736
Donne elette 258
Uomini eletti 478
Percentuale generale donne: 35%
Fonte: IPU Inter-Parliamentary
http://europa.eu.int
Osservatorio INCA CGIL
http://www.osservatorioinca.org
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