REPUBBLICA ITALIANA
Regione Siciliana
Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali
e della Pubblica Istruzione
Dipartimento dei Beni Culturali ed Ambientali
e dell’Educazione Permanente
Servizio per il Coordinamento delle
Ricerche Archeologiche Sottomarine
Studi, ricerche e attività di
archeologia subacquea in Sicilia
Palermo 2003
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Coordinamento
Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche
Sottomarine
Dirigente Responsabile Gaetano Lino
Consulente Scientifico Sebastiano Tusa
Progetto e realizzazione
Unità Operativa II – Scientifica
Dirigente Responsabile Alessandra Nobili
Si ringraziano
Unità Operativa I – Affari Generali e Personale
Dirigente Responsabile Maria Concetta dell’Aira
Unità Operativa III – Tecnica
Dirigente Responsabile Stefano Zangara
Testi
Sebastiano Tusa, Gaetano Lino, Stefano Zangara
Fotografie e disegni
Archivio S.C.R.A.S.
Hanno collaborato alla redazione
Floriana Agneto, Francesco Balistreri, Vito Carlo Curaci, Salvo Emma,
Alessandro Urbano
Abstracts inglese/francese
Floriana Agneto
A cura di
Alessandra Nobili
___________________
Il contenuto del presente lavoro è frutto degli apporti resi nel tempo, in
relazione alle specifiche professionalità, da tutti i componenti del
Servizio
Lo staff del Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche
Sottomarine
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Il Servizio per il Coordinamento delle Ricerche
Archeologiche Sottomarine della Regione
Siciliana
Il Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche
Sottomarine (S.C.R.A.S.) dell'Assessorato ai Beni Culturali e
Ambientali della Regione Siciliana, Dipartimento dei Beni Culturali ed Ambientali e dell’Educazione Permanente, è la naturale evoluzione del Gruppo d'Indagine Archeologica Subacquea Sicilia (G.I.A.S.S.), istituito nell’anno 1999 su impulso
dell'Archeologo Sebastiano Tusa.
Il Servizio, costituito da operatori subacquei, archeologi, ingegneri, architetti, geologi, ricercatori bibliografici, geometri, fotografi, informatici e disegnatori, nonché da un gruppo che cura
la gestione amministrativa, ha come compiti istituzionali la
ricerca, la valorizzazione e la tutela – in collaborazione con le
Soprintendenze e le Forze dell'Ordine – del patrimonio archeologico sommerso regionale.
La struttura, già nella sua fase formativa, ha operato con successo effettuando numerose campagne di ricognizione, documentazione e rilievo nonché recupero di reperti di epoche
varie.
Oggi lo S.C.R.A.S. opera nei nuovi locali dell'Addaura a Palermo - Lungomare Cristoforo Colombo, in una moderna struttura
attrezzata per la progettazione, per le ricerche subacquee e
per la documentazione grafica, fotografica e video.
Da tempo si sono instaurate collaborazioni con vari enti ed
associazioni al fine di promuovere la ricerca archeologica subacquea e, più in generale, la divulgazione della stessa.
Operazioni di rilievo subacqueo – Acque antistanti il lido di Marausa (TP)
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Servizio per il Coordinamento delle Ricerche
Archeologiche Sottomarine
STAFF
Dirigente del Servizio: Gaetano Lino
Consulente scientifico: Sebastiano Tusa
Unità Operativa I
Affari Generali, personale, ragioneria, contabilità,
consegnatario, CED, Biblioteca, Nucleo subacqueo
M.Concetta Dell'Aira - Dirigente Responsabile
Domenico Presti
Salvatore Patti
Fabrizio Sgroi
Salvo Emma
Massimo Licciardello
Francesco Balistreri
Domenico Ingrassia
Gaetano Aleccia
Giuliana Dragotta Midulla
Unità Operativa II
Ricerca e documentazione archeologica, ricerca storica e
d'archivio, archeometrica e geomorfologica, progettazione e
direzione lavori, pubblicazioni e divulgazioni
Alessandra Nobili - Dirigente Responsabile
Floriana Agneto
Pietro Selvaggio
Roberto La Rocca
Ignazia Torretta
Unità Operativa III
Progettazione e direzione dei lavori, documentazione grafica,
tecnica, video e fotografica
Stefano Zangara - Dirigente Responsabile
Alessandro Urbano
Vito Carlo Curaci
Stefano Vinciguerra
Nucleo Subacqueo
Roberto La Rocca - Responsabile
Floriana Agneto
Francesco Balistreri
Salvo Emma
Domenico Ingrassia
Massimo Licciardello
Gaetano Lino
Pietro Selvaggio
Fabrizio Sgroi
Alessandro Urbano
Stefano Vinciguerra
Stefano Zangara
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IL SATIRO DI MAZARA DEL VALLO
Statua bronzea recuperata nel
Canale di Sicilia
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Durante una battuta di pesca, un giorno di marzo del 1998, il
motopesca mazarese Capitan Ciccio, di proprietà degli armatori Asaro e Scilla, al comando di Francesco Adragna, rinveniva, nel mare tra Pantelleria e l’Africa, una statua bronzea a
grandezza naturale rappresentante un Satiro, sulle prime erroneamente definito Eolo.
Tale erronea definizione ci riporta a quella che è la caratteristica più rilevante della statua: la magnifica testa attraversata da
un ventoso turbinio, impalpabile ma efficace e vigoroso, che
ne modella sia le sembianze anatomiche (zigomi, occhi, naso
e bocca), sia la sconvolgente chioma.
Tra molte polemiche, inevitabili in casi del genere, il Satiro
lasciò Mazara e fu affidato alle cure dei restauratori dell’Istituto
Centrale del Restauro e di altri specialisti.
La statua, subito reinterpretata come Satiro (le orecchie appuntite ed il foro sul fondo schiena per l’inserzione della coda
non lasciavano alcun dubbio sulla sua essenza), divenne occasione di vivace dibattito sui vari aspetti inerenti le circostanze del rinvenimento, sull’attribuzione iconografica, cronologica
e culturale e sul valore reclamato dagli scopritori.
Innanzitutto le percentuali dei costituenti la lega bronzea inquadrano bene il periodo ipotizzato e l’origine del capolavoro.
Le notazioni tecniche concordano con quelle stilistiche e sintattiche dell’opera, rendendo agevole ed accettabile l’ipotesi
avanzata di un suo inquadramento nel IV secolo a.C. inoltrato
(epoca tardo classica). Così come risulterebbe accettabile, per
le stesse considerazioni, l’attribuzione della sua manifattura
ad ambiente greco (cerchia di Lisippo ?).
Quanto detto rende ancor più problematica l’interpretazione
delle motivazioni inerenti il luogo di rinvenimento. E’ verosimile
che la statua facesse parte del carico di una nave naufragata
tra Pantelleria e Capo Bon tra il III ed il II secolo a.C.. E’ noto,
infatti, come dimostra anche il relitto di Madhia, nell’antistante
costa nord-africana, che nell’antichità era fiorente il commercio antiquario funzionale a soddisfare le esigenze “arredative”
delle ricche dimore di epoca ellenistica e romana.
Purtroppo non abbiamo ancora avuto la possibilità, pur avendo da tempo chiesto i necessari dispositivi autorizzativi per il
tramite della nostra rappresentanza diplomatiche, di verificare
visivamente mediante minisommergibili o indagine a mezzo
ROV (veicolo filoguidato con telecamera) se effettivamente
esistano altri “compagni di viaggio” del Satiro. Se il resto del
carico esiste, esso si trova ancora a quasi cinquecento metri
di profondità e soltanto un progetto di ricerca con metodologie
di prospezione d’alto fondale potrà darci l’opportunità di conoscere la “verità”.
Ma che il Satiro avesse compagni di viaggio è molto più che
un’ipotesi remota poiché attente analisi con sonar a scansione
laterale, promosse dall’allora soprintendente di Trapani Rosalia Camerata Scovazzo ed effettuate qualche mese dopo la
scoperta nello stesso spazio di mare, diedero l’opportunità di
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isolare alcuni “target”, cioè “bersagli”, dove lo strumento segnalava la presenza di masse anomale (anche metalliche) la
cui pertinenza a resti del carico affondato è tutt’altro che improbabile.
Al di là di tante ipotesi avanzate a proposito dell’iconografia di
riferimento cui assimilare il nostro esemplare, risulta verosimile che il Satiro si trovasse inserito in un complesso scultoreo
costituito da altri Satiri e da Menadi accomunati in una vorticosa ed estatica danza orgiastica tipica del ciclo dionisiaco, come suggerisce la numerosa serie di confronti iconografici,
alcuni estremamente puntuali, con rappresentazioni su ornamenti che ritraggono simili personaggi, in analoga danza estatica, accompagnati da altri compagni di rito.
Il rinvenimento di questa statua pone ancora una volta alla
ribalta il problema della ricerca archeologica subacquea in alto
fondale ed in acque internazionali, dove l’intervento non è
specificatamente normato, ed è affidato, al momento, alle sole
raccomandazioni della convenzione di Montego Bay. E’ per
questo motivo che si è chiesto con urgenza da tempo alla
nostra rappresentanza diplomatica di adoperarsi per raggiungere con le autorità tunisine un accordo per operare in sinergia nella ricerca nelle acque del Canale di Sicilia, partendo
dalla constatazione che trattasi di comune patrimonio culturale
mediterraneo e, nel caso specifico, di “competenza” italiana e
tunisina.
La recente adozione della Convenzione internazionale sulla
protezione del patrimonio culturale subacqueo mondiale da
parte della Conferenza Generale dell’UNESCO (2 novembre
2001, ancora in attesa della ratifica da parte dei singoli stati) ci
porta ad essere ottimisti poiché attraverso questo strumento si
regola giuridicamente una materia finora confusamente trattata e, soprattutto, si colma un vuoto normativo che ha permesso gli indiscriminati saccheggi degli ultimi anni. Grazie a questa convenzione gli stati costieri limitrofi alle acque internazionali hanno legittimità d’intervento e, comunque, devono essere interpellati nel caso di ricerche o scoperte fortuite. Questo
trattato dà inoltre l’avvio e l’incoraggiamento ad accordi regionali bilaterali per la programmazione e la gestione delle ricerche in acque extraterritoriali.
Per discutere le problematiche tecnico-scientifiche dei ritrovamenti di archeologia subacquea e per contribuire alla diffusione delle proposte della Convenzione internazionale mondiale,
unitamente a quella, recentissima, della Convenzione regionale dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo il Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche Sottomarine ha promosso due convegni, tenutisi a Palermo e Siracusa, nel marzo
2001 e nell’aprile 2003.
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IL PROGETTO EGADI
Sin dalla più remota preistoria attraverso questo mare transitarono genti ed idee che contribuirono allo sviluppo dell’Europa
e dell’Africa. Qui si incanalò il flusso migratorio culturale che
portò la Sicilia occidentale ad abbracciare la civiltà feniciopunica. In queste acque si consumò in un sol giorno uno di
quegli eventi che decisero la storia del mondo di allora: la battaglia delle Egadi del 10 marzo del 241 a.C., che spianò la
strada al dominio romano sul Mediterraneo.
E' proprio partendo da questo fondamentale evento che il Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche Sottomarine ha tratto lo spunto per le esplorazioni alle Egadi,
consapevole comunque che il grande clamore evocativo di
quella battaglia costituiva un indubbio richiamo su questo interessantissimo spazio di Mar Mediterraneo, ma non poteva
essere la ricerca delle presunte navi affondate in quella battaglia a costituire l'unico ed il fondamentale motivo di un cospicuo investimento finanziario di ricerca. D’altronde era escluso
che ci fosse un vero e proprio "cimitero" di navi pertinenti quella battaglia, sia perché pochi furono i vascelli affondati, sia
perché quei pochi si sparsero per un vasto areale di mare.
Il lavoro effettuato, denominato Progetto Egadi, oltre ad avere
un indubbio obiettivo scientifico, doveva servire a reperire quei
dati che consentissero di elaborare il sistema di itinerari e parchi archeologici subacquei per costituire il grande "Parco Archeologico Subacqueo delle Egadi", vero e proprio grande
"museo" marittimo che si propone come elemento emblematico per l'intera realtà della Sicilia occidentale.
A tal fine si è costruito un gruppo di ricerca multidisciplinare
dove accanto all'archeologo stessero subacquei dilettanti e
professionisti, fotografi, videoperatori, disegnatori, cartografi,
ingegneri, architetti, fisici, oceanografi, economisti ed esperti
di marketing dei beni culturali.
Si sono rilette le fonti classiche, si è scandagliata la bibliografia specialistica (invero esigua) e si è, soprattutto, cercato di
rompere il muro di diffidenza di pescatori, subacquei e gente
comune per ottenere dai diretti fruitori dei luoghi utili informazioni per lo scopo.
Sono scaturite molteplici notizie su potenziali areali e siti d'interesse archeologico che sono servite per pianificare ed ottimizzare la fase della ricognizione effettiva dei luoghi, eseguita
sia strumentalmente, con indagini elettroacustiche, che direttamente mediante immersione umana ricognitiva. Con le immersioni degli operatori subacquei si è riusciti a localizzare
alcuni siti archeologici subacquei, o areali di dispersione di
materiali, che denotavano indiscutibilmente la presenza o di
relitti, o di luoghi di ancoraggio; con le ricognizioni strumentali
da mezzo nautico si sono localizzati target che potevano cela-
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re la presenza di emergenze archeologiche.
I siti individuati entro la batimetria di m 40 sono stati ulteriormente analizzati con ripetute ricognizioni effettuate da équipe
di subacquei. Alle operazioni interpretative è seguita la fase di
documentazione fotografica, video e grafica, con il rilievo del
sito georiferito mediante GPS. L'eventuale prelievo di frammenti o oggetti archeologici dal fondo è stato limitato a situazioni di pericolo di depredazione o a necessità di studio diretto
dell'oggetto per un inquadramento maggiore delle caratteristiche crono-culturali del sito di pertinenza.
Per i siti localizzati al di là della batimetria di m 40 si è provveduto di norma alla loro esplorazione mediante alcuni sistemi
ad alta tecnologia quali un veicolo filoguidato del tipo ROV,
munito di telecamera per investigare visivamente i fondali, e il
Side Scan Sonar, ma ci si è anche avvalsi della collaborazione di subacquei professionisti abilitati a raggiungere profondità
più elevate grazie all'uso di miscele gassose per la respirazione. Anche per questi siti, malgrado la loro profondità proibitiva,
si è valutata la potenzialità come aree di interesse archeologico, dal momento che anche l'immersione a miscela in profondità è una realtà in espansione che viene praticata a livello
In alto - Rilievo 3D delle batimetriche di Cala Minnola - CEOM
In basso - Fasi di rilievo di reperti
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turistico e che avrà nell'immediato futuro grande sviluppo.
Le rilevazioni effettuate hanno permesso di avere un quadro
esaustivo delle presenze archeologiche subacquee nelle Egadi. I risultati raggiunti indicano che tutta l'area compresa fra il
promontorio del Cofano e Marsala riveste carattere di grande
importanza scientifica e di notevole attrattiva. Ciò sia per le
intrinseche caratteristiche delle emergenze archeologiche
subacquee, sia per la complementarietà con il contesto archeologico della costa antistante di grande pregio, sia, infine, perché ci troviamo in un'area di elevatissimo interesse ambientale
e paesaggistico.
Rilievo 2D delle batimetriche di Cala Minnola – CEOM
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Individuazione di reperti per la realizzazione di un itinerario archeologico
subacqueo – Cala Minnola, Isola di Levanzo (TP)
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GLI ITINERARI ARCHEOLOGICI
SUBACQUEI
La moderna archeologia ed una aggiornata museografia impongono la lettura dell’oggetto non soltanto nei suoi caratteri
estetici, tipologici e tecnologici, ma anche contestuali, come
portatori di valori storici comprensibili nella relatività degli insiemi. Ciò non risponde soltanto ad aggiornati criteri di indagine archeologica, ma anche alle necessità insite nella trasposizione divulgativa di quanto la ricerca va portando alla luce.
Di itinerari o aree archeologiche subacquee attrezzate e fruibili
al pubblico ve ne sono ancora poche sia in Italia che in campo
internazionale. Per la verità molteplici sono i siti archeologici
subacquei meta di visita, anche guidata, da parte dei vari diving club locali, ma si tratta di siti non tutelati e, comunque,
privi di alcuna segnaletica ed organizzazione didattica e propedeutica alla visita. Non esiste in Italia alcun itinerario archeologico subacqueo attrezzato al di là di quello realizzato dal
Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche
Sottomarine a Gadir (Pantelleria), dal momento che l’itinerario
archeologico subacqueo di Ustica, realizzato nell’ambito della
Riserva Marina, deve essere classificato in un ambito tipologico diverso, essendo costituito parzialmente da oggetti recuperati altrove e là posizionati a guisa di museo subacqueo.
La realizzazione degli itinerari archeologici subacquei scaturisce da precise impostazioni scientifiche, ma anche dall’analisi
di quanto è stato fatto altrove.
Illuminante a tal proposito è stata l’esperienza di altre parti del
mondo. L’Australia ha una realtà paragonabile a quella mediterranea, ma i periodi e la natura dei reperti sono totalmente
diversi rispetto ai nostri; tuttavia la sua insularità, con le dovute diversità dimensionali, la rende simile alla Sicilia poiché
tutta la sua storia è stata condizionata dai collegamenti marittimi.
Dal 1964 l’Australia ha posto in essere una legislazione che
protegge tutti i relitti databili prima del 1900. Tutto questo
grande patrimonio di storia è stato studiato, ma anche attrezzato per la pubblica fruizione. A questo scopo le varie istituzioni pubbliche hanno sviluppato progetti di valorizzazione in
collaborazione con agenzie private. Mutuando quella esperienza il Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche Sottomarine, insieme con i comuni e gli enti interessati, stanno portando oggi a compimento importanti progetti di
itinerari archeologici sottomarini.
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Itinerario di Cala Gadir
a Pantelleria
Cala del Gadir possiede tutti i requisiti fondamentali per essere stato uno scalo antico, essendo un ottimo riparo naturale da
tutti i venti, escluso il levante. In antico, il mare penetrava per
circa 200 metri, rendendo evidentemente ancor più sicuro
l'approdo.
Luogo di antichi naufragi di navi da carico che trasportavano
anfore vinarie, olearie e contenenti pesce essiccato o in salamoia di varia epoca, cultura e provenienza,
Di tali relitti sono visibili soprattutto parti del carico consistenti
in diversi tipi di anfore e ceramica varia e limitate parti lignee
degli scafi.
Attraverso la tipologia e la cronologia delle anfore possiamo
dedurre che nella zona transitarono numerose imbarcazioni
tra il III secolo a.C. ed il II secolo d.C., pertinenti culture d'origine diversa.
Riscontriamo, infatti, anfore che provenivano dalla Magna
Grecia (del tipo greco-italico), da vari porti romani della penisola (del tipo Dressel IA, IB, IC, 2-4) e da ambiente punico
nord-africano.
L'itinerario di Cala del Gadir è stato realizzato dal Servizio
Coordinamento Ricerche Archeologiche Sottomarine e dall'archeologo Marco Chioffi, con la collaborazione del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico e del Nucleo Sommozzatori di Messina dell'Arma dei Carabinieri, del Comune di Pantelleria e dei
Diving club di Pantelleria. Può essere visitato contattando i
Diving club locali:
Dive X - Eduardo Famularo;
Big Khauna - Francesco Spaggiari, Flaviano Gorreri;
Centro Immersioni Pantelleria - Maria Ghelia;
Green Divers - Antonello d'Aietti;
Acquasub Diving.
Sull’itinerario è stato realizzato un opuscolo-guida, su supporto impermeabile, come ausilio didattico alla visita subacquea.
In alto - Opuscolo illustrativo per la visita all’itinerario archeologico subacqueo
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In alto - Tabella illustrativa del percorso archeologico subacqueo
(foto dei reperti Marco Chioffi)
In basso - Cala Gadir
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Itinerario di Punta Li Marsi A - Pantelleria
Fin dall’antichità il sito doveva essere frequentato come luogo
di ancoraggio e di riparo dai venti, così come suggerisce la
presenza di numerose ancore di varia epoca.
Lungo il percorso, su fondo roccioso misto a sabbia, si incontrano ancore litiche di forma triangolare, quadrangolare, ovoidale, con fori centrali e distali, alcune delle quali presumibilmente di epoca medievale, e un lingotto plumbeo bifido incastrato tra le rocce.
Continuando la discesa si attraversa una larga zona di grandi
massi emergenti dal fondo sabbioso, tra i quali si rilevano un
ceppo d’ancora romana plumbea concrezionata insieme ad
una pancia d’anfora, un paio di colli d’anfora biansati nascosti
in una spaccatura, alcuni elementi di una fistola plumbea
(pompa di sentina) verosimilmente romana. Poco distante,
una piccola ancora in ferro di tipo medievale ed un ceppo
d’ancora incastrato sotto una roccia.
L’immersione si va poi a concludere sul fondo con una grande
ancora moderna, nei pressi di un roccione cui si appoggia in
posizione stante una grossa ancora litica ovoidale con foro
distale.
In alto - Disegno dell’itinerario archeologico subacqueo
In basso - Ancora in piombo
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Itinerario di Punta Li Marsi B - Pantelleria
Anche questo secondo percorso è monotematico perché costituito da ancore di vario tipo, antiche e moderne, e va ad
integrare il primo percorso poco distante.
Su fondo roccioso misto a sabbia si raggiunge, attraverso un
canalone, un’ancora litica trapezoidale a tre fori.
Alla fine dello stesso, la prima concentrazione di reperti: una
piccola ancora moderna in ferro, un’ancora litica di forma indefinita che presenta 2 profondi solchi di imbracatura, un’ancora
moderna tipo Hall con catena, un’ancora litica rettangolare
con 3 profondi solchi di imbracatura.
Queste grosse pietre appena sbozzate, verosimilmente utilizzate come trebbie nel lavoro dei campi, furono reimpiegate
come zavorra e/o ancore rudimentali.
Continuando a scendere, si rileva un’ancora moderna in ferro
a quattro marre ricurve, un’altra ancora litica di forma indefinita con 2 solchi di imbracatura, nonché un collo d’anfora a due
anse e due ancore moderne in ferro tipo ammiragliato di grande dimensione che attirano l’attenzione, pur essendo seminascoste dalle posidonie.
In alto - Disegno dell’itinerario archeologico subacqueo
In basso - Ancora litica
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Itinerario di Punta Tre Pietre a Pantelleria
Anche questo percorso - come i due precedenti di Punta Li
Marsi - è monotematico perché costituito esclusivamente da
ancore di varia forma e dimensione, e va ad integrare i percorsi già descritti.
Il percorso ha inizio ad una profondità di 26 metri, su fondo
roccioso misto a sabbia, su cui si trovano ancore litiche ovoidali, quadrangolari, rettangolari e a forma irregolare, con fori
centrali, distali e a tre fori.
Queste ancore in pietra appena sbozzata, dai contorni irregolari, sono meno rifinite di quelle solitamente rinvenute a Pantelleria e non sembrano essere realizzate in pietra locale.
La presenza di così numerosi reperti concentrati in poco spazio suggerisce l’ipotesi di un antico luogo d’ancoraggio al riparo dal vento di scirocco.
In alto - Disegno del percorso archeologico subacqueo
In basso - Ancora litica a tre fori
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Itinerario di Cala Spalmatore a Marettimo
Nella zona A della riserva marina dell'isola di Marettimo, a
Cala Spalmatore, poco a nord di Punta Libeccio, è stato individuato il relitto di una nave del '600.
Nel vasto areale interessato, a circa 100 metri dalla costa e a
una profondità di 15 metri, sono visibili 8 cannoni di diverse
dimensioni e caratteristiche, svariate palle e, nelle vicinanze
del sito, un'ancora del tipo "ammiragliato". La disomogeneità
delle bocche da fuoco fa supporre che si tratti di un relitto di
un’imbarcazione pirata.
Il fondale è costituito da roccia calcarea, con stratificazione
pianparallela con andamento Est-Ovest, alternata da banchi
sabbiosi.
Il sito è stato individuato come idoneo alla costituzione di un
itinerario di archeologia subacquea. Il progetto è in fase di
approvazione.
In alto - Cala Spalmatore
In basso - Cannone in ferro
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Itinerario di Capo Grosso a Levanzo
A nord di Capo Grosso è stato individuato il luogo d'ancoraggio delle navi romane che, nel 241 a.C., affrontarono la flotta
cartaginese proveniente da Marettimo e diretta verso Erice per
approvvigionare le guarnigioni cartaginesi assediate.
In questo spazio di mare che si trova proprio a ridosso dell'estremità più settentrionale di Levanzo i fondali sono rocciosi e
digradanti verso Nord, con una profondità che varia dai 20 ai
28 metri.
Adagiati al fondo si trovano numerosi ceppi d'ancora in piombo.
Ciò che oggi è visibile è soltanto una minima parte del numero
più cospicuo di reperti che fino a qualche anno fa si poteva
trovare in situ e che da tempo è stato oggetto di depredazioni.
L’importanza storica dei reperti e i suggestivi effetti scenografici del sito hanno creato i presupposti per la costituzione di un
itinerario archeologico subacqueo, oggi in fase di realizzazione.
In alto - Ceppo d’ancora in piombo
In basso - Capo Grosso
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Itinerario di Cala Minnola a Levanzo e
progetto di telecontrollo
A sud-est dell'isola di Levanzo, alle batimetriche comprese tra
i 15 e i 20 metri, si nota la presenza di un fondale roccioso
con colonie di posidonia, nei pressi di una repentina caduta
che verso nord raggiunge un fondale sabbioso a circa 30 metri di profondità.
In questo sito è stata individuata da alcuni decenni un'abbondante concentrazione di reperti: anfore greco-italiche, romane
tipo Dressel I, un'ancora litica trapezoidale e un ceppo d'ancora in piombo di tipo ellenistico-romano di notevoli dimensioni.
Per questo sito, per il quale è in fase di realizzazione un itinerario archeologico subacqueo, è stato redatto inoltre un progetto di scavo, musealizzazione in situ e telecontrollo che
mira ad un’ampia possibilità di fruizione.
L’operazione costituisce il completamento dell’attività di ricerca già avviata da qualche anno e comporterà la musealizzazione in situ del relitto, consentendo, tra l’altro, mediante il
telecontrollo, di vedere in diretta dal museo le immagini del
fondale su un grande schermo.
Si tratta del primo vero esempio di intero relitto visibile a distanza e da strutture museali, nella sua giacitura primaria.
Il sito potrà essere individuato anche dalla costa, dove sarà
realizzata una piattaforma in legno con pannello descrittivo
dell’ area archeologica, testi e tavole esplicative.
Operazioni di rilievo video-fotografico e grafico
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In alto - Rilievo grafico dell’area di scavo
In basso - Fotomosaico di uno strato
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LO SCAVO ARCHEOLOGICO DEL
RELITTO DI SCAURI NELL’ISOLA DI
PANTELLERIA
Le conoscenze sull’esistenza di un probabile relitto nella baia
di Scauri risalgono ad alcuni anni or sono. In seguito alla segnalazione di un abitante dell’isola, il sig. Piero Ferrandes, in
merito alla presenza di cospicue concentrazioni di ceramiche
proprio all’ingresso dell’attuale porticciolo di Scauri, il Gruppo
d’Indagine Archeologica Subacquea Sicilia (ex GIASS, ora
Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche
Subacquee) organizzò nel 1997 una campagna di ricerche, in
collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Culturali ed
Ambientali di Trapani e la Guardia di Finanza, che mise a
disposizione, con la solita solerzia e professionalità, mezzi e
personale.
Quel primo contatto con il sito permise di constatare l’intensa
presenza di frammenti ceramici ed anche di alcuni oggetti
integri in un’area discretamente estesa quasi al centro
dell’imboccatura del porto di Scauri, su un fondale sabbioso
compreso tra m 6 e 10 di profondità.
Scauri costituisce uno dei tre luoghi più idonei all’approdo
dell’intera isola. E’ perfettamente protetto dal vento di Maestrale e da tutti i venti settentrionali; al contrario l’area diventa
pericolosissima con i venti di Scirocco.
L’inizio degli scavi consentì l’individuazione delle tracce di un
vero e proprio relitto.
Lo scavo è condotto dal Servizio per i Beni Archeologici della
Soprintendenza per i beni Culturali ed Ambientali di Trapani e
dal Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche Sottomarine in collaborazione con la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Bologna.
Una fattiva e concreta collaborazione è stata sempre offerta
dal Comune di Pantelleria, dall’Archeoclub d’Italia (sede di
Pantelleria) e dalla famiglia Di Fresco, proprietaria di Mursia &
Cossyra Hotels.
Finora sono state condotte campagne di scavo (1999, 2000,
2001, 2002) finalizzate alla comprensione dell'esatta natura
del contesto mediante indagine stratigrafica estensiva. Con lo
scavo sono venuti in luce abbondanti ceramiche, anche integre, nonché una ricca varietà di reperti di vario tipo e natura.
I reperti recuperati consistono nella quasi totalità in tre tipologie di oggetti: pentole cilindriche a fondo arrotondato e lati
convessi con prese ad orecchia, scodelle tronco-coniche con
base piatta ed orlo rivoltato e coperchi con presa a disco. In
misura molto minore figurano alcune anfore del tipo "late roman" 2 ed africane grandi, alcuni frammenti di piatti in ceramica "sigillata africana D" con decorazione stampigliata a palmette e segmenti paralleli ed alcuni frammenti di lucerne afri-
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cane con decorazione a palmette. Sono presenti anche numerosissimi frammenti di vasi, bottiglie e bicchieri in vetro.
Ai bisogni di bordo sono da attribuire alcune macine piatte
con foro centrale in pietra bianca porosa estranea all'isola di
Pantelleria e numerosi resti di fauna (soprattutto denti) pertinenti ovicaprini.
Tra i reperti particolari è interessante un'epifisi di bovino fortemente levigata, attraversata da incisioni distali e decorata da
tre fori simmetrici per lato. L'interpretazione dell'oggetto non è
possibile con certezza anche per la mancanza di confronti,
tuttavia è probabile che si tratti di un elemento utilizzato per
effettuare un gioco (del tipo di quello che si fa con i dadi) o di
un amuleto, facente parte del corredo personale da marinaio.
Di analoga natura è un anellino d’argento con castone di corniola decorato da freccia incisa ed un vago di collana in vetro
verde.
Ciò che colpisce è il tipo di sedimento che si incontra scavando e che costituisce il deposito che accoglie i resti del carico.
Talvolta una polvere cinerea grigi-nerastra impalpabile, ma
pesante e consistente, avvolge i reperti dando l’impressione
evidente di costituire derivato di sostanze combuste. A volte
tra le ciotole ed i coperchi che si trovano uno sull’altro in evidente giacitura originale si nota la presenza di un sedimento
ancora più compatto che si sbriciola con una leggera pressione e che con molta probabilità è ciò che resta di una sostanza
vegetale ancora irriconoscibile con esattezza, ma che potrebbe essere paglia fine adoperata per ammortizzare il carico di
terraglie.
Dello scafo ancora pochissimo si è rinvenuto. Si sono, infatti,
trovati alcuni elementi lignei sporadici privi di alcuna apparente logica contestuale. Di essi alcuni sono piccoli frammenti di
tavole di cui è impossibile comprendere la localizzazione nello
Pentola tipo “Pantellerian ware”
24
scafo.
E’, ormai, certa l'attribuzione del contesto sondato ad un relitto
di imbarcazione di medie dimensioni affondata intorno alla fine
del V secolo d.C.
A proposito delle dinamiche dell’affondamento, è verosimile
che la causa del disastro sia stato un incendio poiché, come
specificato in precedenza, le ceramiche sono state spesso
trovate a gruppi ed inserite in un sedimento cinereo: un evento
traumatico sconvolse le normali operazioni di carico determinando la distruzione dell’imbarcazione.
Per quanto attiene alla possibile rotta che l’imbarcazione doveva seguire, al livello di pura ipotesi di lavoro, la presenza di
frammenti di piatti di "sigillata africana" potrebbe indicare un
porto di partenza africano, uno scalo a Pantelleria per caricare
una consistente partita di “pantellerian ware” ed un probabile
proseguimento verso la Sicilia.
Operazioni di sorbonatura del quadrato di scavo
25
IL RELITTO DI MARAUSA (TP)
Scavo, restauro e musealizzazione
Il progetto, redatto dal Servizio per il Coordinamento delle
ricerche Archeologiche Sottomarine, in collaborazione con la
Sezione Archeologica della Soprintendenza ai Beni Culturali
ed Ambientali di Trapani, è relativo al recupero, al trattamento
conservativo della nave romana denominata “relitto di Marausa” e alla sua musealizzazione.
Nell’estate del 1999 veniva segnalato dai signori Dario
D’Amico e Fabio Di Bono alla Soprintendenza BB. CC. AA. di
Trapani e alla locale Guardia di Finanza, la presenza di reperti fittili in località Lido di Marausa (TP).
I rilievi effettuati nell’Ottobre 2000 hanno permesso di individuare lo scafo, di restituire graficamente la sezione della parte
lignea e la stratigrafia del materiale di copertura. Il cumulo e la
potenza dello strato limoso sottostante, stimato intorno a 2 m,
risulta congruente con la dimensione e la direzione longitudinale Est–Ovest del relitto.
I dati hanno permesso di accertare l’effettiva consistenza
dell’imbarcazione, costituita da ordinate di cm 15 x 15 circa,
poste ad interasse medio di cm 27 e fasciame chiodato e accuratamente articolato. Vista la rilevanza storico-scientifica
dei risultati si è ritenuto opportuno progettare il recupero
dell’intero relitto per esporlo in idoneo museo.
Successivamente allo scavo subacqueo e al recupero delle
parti lignee si procederà alla datazione radiometrica di almeno
4 campioni di legno con il metodo del C14 e al trattamento di
restauro del legno da effettuarsi in laboratori specializzati.
Per la musealizzazione è prevista la ristrutturazione del Baglio
Tumbarello, dove, nell’ex magazzino vinario, sarà realizzato il
Porzione di scafo ligneo
26
salone espositivo. E’ previsto anche l’adeguamento degli edifici della corte interna per le attività legate al funzionamento
della realizzanda sala museale.
Il complesso da destinare a museo è ubicato nel comune di
Marsala (TP) ed è confinante con Baglio Anselmi, attuale sede d’esposizione della nave punica.
Per la conservazione del relitto, onde facilitare il controllo del
grado d’umidità dell’ambiente, da mantenere necessariamente al di sotto del diciotto per cento, è prevista una bonifica
superficiale del materiale di fondazione con la realizzazione di
una rete d’aerazione e di ventilazione sotterranea.
Nel progetto è previsto anche il collegamento fra i bagli Tumbarello e Anselmi tramite una galleria in vetro, che permetterà
la visita contemporanea dei due relitti.
Il progetto prevede anche l’intervento di un maestro d’ascia
per la ricostruzione di un modello del “relitto di Marausa”.
Disegni di progetto del Baglio Tumbarello
27
IL RELITTO PUNICO-ROMANO DI
PORTO PALO - MENFI (AG)
Nell’antico porto di Selinunte, Porto Palo già Tirsat abi Tawr,
luogo avvolto in una leggenda mitica per avere accolto, nella
vicina reggia di Cocalo, a Inico, Dedalo che fuggiva l’ira del re
Minosse, il Servizio - in collaborazione con la Soprintendenza
di Agrigento, sotto la direzione della Dott.ssa M. Musumeci, e
con Marenostrum di Archeoclub d’Italia - nel 1999 e nel 2001
ha effettuato attività sistematica di coordinamento per il recupero di parte del carico del relitto punico-romano del II secolo
a. C. inabissatosi a pochi metri dalla costa.
Le anfore di tipo punico e greco-italiche che costituiscono la
parte dominante dell’intero carico, recuperate avvalendosi
dell’assistenza dei sommozzatori appartenenti al Comando
Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza e
contenenti una discreta quantità di residui di lische e di vertebre di tonnetti (garum), sono state depositate presso i locali
della Fondazione Culturale Federico II del Comune di Menfi.
Con tali reperti l’amministrazione comunale è intenzionata ad
allestire un museo archeologico subacqueo locale.
Anche nell’anno 2002 si è proceduto alla ripresa dello scavo.
Durante le operazioni sono state individuate consistenti porzioni lignee sicuramente relative allo scafo. Alcuni frammenti
sono stati recuperati e attualmente sono in fase di analisi
presso i laboratori di chimica e bioarcheologia del Centro Regionale per la Progettazione ed il Restauro per
l’identificazione delle essenze.
L’eterogeneità del carico e dei contenitori che trasportavano il
garum conferma tutte le ipotesi già avanzate circa la provenienza dell’imbarcazione che sicuramente operava in ambiente rivierasco siculo nord-africano.
Rilievo area di scavo anno 2000
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Operazioni di recupero di un’anfora
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Fasi di recupero reperti – Acque antistanti riserva Varvaro, Belice di Mare (AG)
30
INTERVENTI
DI INDAGINE E/O RECUPERO
SU SEGNALAZIONE
Fra i compiti istituzionali del Servizio per il Coordinamento
delle Ricerche Archeologiche Sottomarine sono da sottolineare gli interventi di indagine e/o di recupero su segnalazioni di
reperti occasionalmente individuati e oggetto di possibile depredazione.
Gli interventi consistono fondamentalmente nell’individuazione
e posizionamento dei reperti o delle presenze archeologiche,
nel rilievo grafico, nel rilievo fotografico e video.
Operazioni preliminari, queste, fondamentali per instaurare un
dialogo tra il rilevatore ed il manufatto, al fine di ottenere da
quest’ultimo le informazioni necessarie per i dispositivi di tutela.
Il recupero del bene si esegue, di norma, solamente nel caso
in cui le rilevanze archeologiche si trovino in condizione di
facile asportazione e probabile furto.
Si presentano qui, a titolo esemplificativo, alcune immagini del
recupero di un’anfora del tipo Dressel I C individuata, a seguito di segnalazione del prof. Santoro, subacqueo locale, nelle
acque antistanti la riserva privata denominata Varvaro, in località Belice di Mare - Menfi (AG).
Dopo il recupero, alla presenza di responsabili del Servizio,
tale reperto è stato consegnato dai funzionari della Soprintendenza di Agrigento all’Istituzione culturale “Federico II”, già
consegnataria di altri pezzi recuperati durante le campagne di
scavo del relitto punico-romano di Porto Palo di Menfi.
Reperti in situ – Acque antistanti riserva Varvaro, Belice di Mare (AG)
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IL PICCOLO ANTIQUARIUM
DELLA PALAZZINA FLORIO
A FAVIGNANA
32
La terza sala dell’Antiquarium
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Un museo virtuale
Il museo archeologico subacqueo di Favignana, che ha sede
all'interno della Palazzina Florio, è una moderna configurazione museale, dotata di pannelli figurati e didascalie, ricostruzioni grafiche e plastici tridimensionali, nuovi sistemi di
visualizzazione. Il Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche Sottomarine della Regione Siciliana ne ha
curato il progetto d’allestimento e i pannelli espositivi.
Il pubblico può soffermarsi davanti a degli schermi video
richiedendo, attraverso una tastiera, di visionare ed ascoltare
la ricostruzione della storia della civilizzazione delle Egadi; è
possibile così rivivere, a comando, le epoche storiche che il
visitatore/turista sceglierà di conoscere.
Un'area di questo museo è dedicata all'esposizione dei reperti, consistenti prevalentemente in ancore litiche e in piombo, anfore greco-italiche e tardo puniche del periodo ellenistico-romano, anfore della età tardo-republicana, imperiale e
tardo antica provenienti dall’Africa, dalla penisola iberica e
da altre aree, anfore bizantine e medievali. Al XV sec. d.C.
appartiene una rara fiasca in peltro con tappo a vite contenente vino. Gli oggetti sono presentati al pubblico in forma
convenzionale in teche fisse e mobili.
Nell'immediato futuro, in un'apposita sala, saranno proiettate
immagini in diretta e di repertorio dei siti archeologici subacquei. Sarà possibile vedere i relitti individuati dalle telecamere del veicolo robot che ha
percorso in lungo ed in largo il
mare dell'arcipelago; si rivivranno momenti di grande
suggestione, si avrà l'emozione, mai concessa a un visitatore di museo, di esplorare gli
abissi e vedere le cose che il
mare ancora conserva.
Servizi didattici
Per i servizi didattici del museo è stato prodotto un CD Rom
multimediale sulla Battaglia delle Egadi. All'interno del CD,
oltre alla descrizione e alla ricostruzione animata della battaglia delle Egadi, vi è una sezione dedicata all'archeologia
subacquea ed in particolare al lavoro svolto nell'anno 2001
nei fondali di Favignana, Levanzo e Marettimo in occasione
del "Progetto Egadi" .
Il CD Rom è stato pubblicato nel 2002 dalla SYS di Palermo,
con il supporto del Comune di Favignana, dell'Area Marina
Protetta delle Isole Egadi e del Servizio per il Coordinamento
delle Ricerche Archeologiche Sottomarine.
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Pannello espositivo sulla battaglia delle Egadi
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Favignana (TP) - Strumentazioni e fasi delle operazioni di varo del R.O.V. della
SCAN DYKK di Oslo
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Collaborazioni
Il Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche
Sottomarine intrattiene rapporti con istituzioni pubbliche e private che operano direttamente o indirettamente nel settore
marino.
Oltre che con la Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia di Stato, lo S.C.R.A.S. attiva collaborazioni
con le Università italiane, con privati e associazioni di volontari, quali Marenostrum di Archeoclub d’Italia, nonché con i Divings locali.
Lo S.C.R.A.S. è supportato da personale subacqueo delle
Soprintendenze, dei Musei e dei Centri della Regione Siciliana.
Fra le collaborazioni più concrete si citano quelle con i pescatori delle varie marinerie locali, che hanno portato spesso al
ritrovamento di importanti relitti e reperti archeologici sommersi.
Si accenna altresì ad alcune delle attività svolte in collaborazione con altri soggetti:
- le ricerche condotte con la COMEX SA di Marsiglia
(Francia), gestita da Henri G. Delauze, appassionato del
mare e compagno di avventure di Jacques-Yves Cousteau, ideatore insieme a Emile Gagnan del primo respiratore;
- il “Progetto Egadi” effettuato con il CE.O.M. (Centro Oceanologico Mediterraneo), società della Regione Siciliana e
dell’E.N.I. - A.G.I.P.;
- la verifica nel Mediterraneo delle applicazioni tecnologiche
del R.O.V. della SCAN DYKK di Oslo (Norvegia).
Il Servizio collabora anche con enti e con i comuni marini fornendo, se richiesto, un supporto per la progettazione e
l’allestimento di musei, mostre e itinerari archeologici subacquei.
Particolarmente attiva è la collaborazione con l’Area Marina
Protetta delle Isole Egadi, con la Riserva Marina di Ustica e
con il “Museo regionale di storia naturale e mostra permanente del carretto siciliano” di Terrasini.
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Convegno Internazionale
Strumenti per la protezione e la
valorizzazione turistica del
patrimonio culturale marino nel
Mediterraneo
Palermo - Siracusa, 8-10 marzo
2001
Il convegno è stato organizzato dall’Assessorato dei Beni
Culturali e Ambientali e della P.I. della Regione Siciliana insieme con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università
degli studi di Palermo.
Esso ha preso spunto da una disamina degli ultimi risultati
nell’ambito dell’archeologia marina, della ricerca scientifica e
dei settori collegati (conservazione, restauro, aspetti educativi
e turistici) per approdare agli sviluppi nel settore giuridico internazionale, con particolare riguardo ai negoziati in seno
all’UNESCO per una Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo (successivamente adottata a Parigi il 2 novembre 2001) e alla possibile applicazione dei suoi
principi nelle legislazioni interne, al fine di definire forme di
cooperazione tra gli esperti e le istituzioni attivi nel Mediterraneo.
I lavori hanno condotto alla promulgazione del documento che
qui si trascrive:
DICHIARAZIONE DI SIRACUSA SUL PATRIMONIO CULTURALE DEL MARE MEDITERRANEO
Gli esperti di diversi paesi rivieraschi del Mare Mediterraneo,
partecipanti al Convegno internazionale "Strumenti per la
protezione e valorizzazione turistica del patrimonio culturale
marino del Mediterraneo", tenutasi a Palermo e Siracusa,
Italia, dall'8 al 10 marzo 2001, preoccupati dal fatto che il patrimonio culturale sottomarino sia minacciato da attività di
esplorazione e appropriazione incontrollate che non rispettano l'esigenza della conservazione e ricerca, da una crescente
commercializzazione degli oggetti scoperti, da danni risultanti
da altre attività, auspicando la pronta conclusione dei negoziati in seno all'UNESCO per una Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo, agendo nella loro capacità personale, adottano la seguente
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DICHIARAZIONE DI SIRACUSA SUL PATRIMONIO CULTURALE DEL MARE MEDITERRANEO
I. OBIETTIVI
1. Il bacino del Mediterraneo è caratterizzato dalle vestigia
delle antiche civiltà che sono fiorite lungo le sue rive e che,
avendo sviluppato le prime tecniche marinare, hanno stabilito
strette relazioni le une con le altre.
2. Il patrimonio culturale del Mediterraneo è unico in quanto
racchiude le radici storiche e culturali di molte civiltà. Esso è
inoltre una parte integrante del patrimonio culturale dell'umanità e un elemento importante nella storia dei popoli e delle
società.
3. I paesi mediterranei hanno una speciale responsabilità per
assicurare che il patrimonio culturale sottomarino che essi
condividono sia reso noto e preservato a beneficio dell'umanità.
II. PRINCIPI
4. Le attività concernenti il patrimonio culturale sottomarino
del Mediterraneo dovrebbero avere luogo soltanto qualora sia
assicurato il pieno rispetto dei principi fondamentali dell'archeologia scientifica, come enunciati nella Carta dell'ICOMOS del
1996 e in altri strumenti pertinenti.
5. Gli oggetti di ogni tipo appartenenti al patrimonio culturale
sottomarino del Mediterraneo non dovrebbero essere acquisiti, venduti, scambiati o sfruttati per fini commerciali o vantaggio privato. Ogni utilizzazione a fini economici dei siti e degli
oggetti appartenenti al patrimonio culturale sottomarino del
Mediterraneo dovrebbe svolgersi soltanto sotto rigorosa sorveglianza delle autorità pubbliche.
6. Gli Stati dovrebbero evitare la dispersione e la frammentazione dei contesti archeologici.
7. Senza pregiudizio dei diritti dello Stato costiero, le attività
concernenti il patrimonio culturale sottomarino del Mediterraneo dovrebbero essere svolte assicurando la preventiva informazione e il possibile coinvolgimento dei paesi che hanno un
legame verificabile con gli oggetti in questione.
8. Senza pregiudizio dei diritti dello Stato costiero, delle consultazioni su come assicurare l'investigazione appropriata, la
protezione effettiva e, se essi non sono preservati in situ, la
destinazione finale degli oggetti appartenenti al patrimonio
culturale sottomarino del Mediterraneo dovrebbero essere
condotte tra gli Stati che hanno un legame verificabile con gli
oggetti in questione.
9. Le attività concernenti il patrimonio culturale sottomarino
dovrebbero evitare ogni danno all'ambiente circostante e, se
necessario, una valutazione d'impatto ambientale e delle misure per il ripristino dovrebbero essere intraprese.
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III. CONSEGUENZE
10. In considerazione della loro responsabilità speciale, i paesi mediterranei dovrebbero cooperare per la protezione del
patrimonio culturale sottomarino da rischi derivanti dalla natura o dall'uomo. Essi dovrebbero studiare la possibilità di adottare una convenzione regionale che istituisca la loro cooperazione nel campo dell'investigazione e protezione del patrimonio culturale sottomarino del Mediterraneo e stabilisca i relativi diritti e obblighi.
11. I paesi del Mediterraneo dovrebbero promuovere la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali, basati sugli obiettivi e i principi di questa dichiarazione, relativi a specifiche componenti del patrimonio culturale sottomarino del Mediterraneo,
come relitti o singoli oggetti.
12. I paesi mediterranei dovrebbero istituire siti o parchi archeologici sottomarini protetti. Essi dovrebbero prendere in
considerazione gli strumenti per la creazione di una lista di siti
o parchi archeologici sottomarini protetti di importanza mediterranea. Misure appropriate dovrebbero essere prese per
proteggere i siti archeologici sottomarini da attività pericolose.
13. Lo stabilimento di una rete di musei dove gli oggetti del
patrimonio culturale sottomarino del Mediterraneo sono conservati ed esposti dovrebbe essere incoraggiato e adeguatamente divulgato.
14. I paesi mediterranei dovrebbero scambiare informazioni e
cooperare nella formazione di archeologi marini.
15. I paesi mediterranei dovrebbero incoraggiare la cooperazione delle loro autorità competenti con gli enti di governo
locale, le istituzioni scientifiche, le organizzazioni nongovernative, le associazioni di pescatori, marinai, subacquei e
di categorie professionali nella protezione e promozione del
patrimonio culturale sottomarino.
Siracusa, 10 marzo 2001
Manifesto della Convenzione UNESCO sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo
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Convegno Internazionale
La cooperazione nel
Mediterraneo per la protezione
del patrimonio culturale
subacqueo
Siracusa, 3-5 Aprile 2003
Il convegno, sotto l’egida dell’UNESCO, è stato organizzato
dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, dall’Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana e
dall’ICCROM (International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property).
L’iniziativa è stata finalizzata a promuovere un impegno coordinato degli organi istituzionali dei paesi rivieraschi del Mediterraneo sul tema della protezione del patrimonio culturale
sommerso, anche alla luce della recente firma in sede UNESCO della Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo (Parigi, 2 novembre 2001).
A tal fine si sono riuniti rappresentanti delle Istituzioni dei Paesi sulla costa del Mediterraneo, organizzazioni internazionali,
scienziati, accademici italiani e stranieri.
Il programma dei lavori si è articolato in tre sessioni, durante le
quali si sono affrontate aree tematiche specifiche:
- la sessione “Archeologia”, che ha sviluppato le problematiche esistenti nei diversi paesi in materia di ritrovamento,
gestione e conservazione;
- la sessione “Formazione”, che ha approfondito le questioni
relative alla formazione del personale addetto alla ricerca,
alla protezione e alla valorizzazione;
- la sessione “Diritto”, che si è occupata dell’analisi degli
strumenti legislativi e amministrativi vigenti nei diversi paesi
e a livello internazionale.
La tavola rotonda finale ha discusso e definito concrete proposte di cooperazione internazionale, ai fini di una Convenzione
sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo del Mediterraneo.
Unitamente alla conferenza, la Direzione Generale per
l’Archeologia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in
collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali ed Ambientali ed E. P. della Regione Siciliana, ha lanciato un forum
e-mail teso a focalizzare problemi riguardanti lo studio e la
tutela del patrimonio culturale subacqueo nel Mediterraneo.
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PRODUZIONI VIDEO
Attività G.I.A.S.S. Anno 2000
Progetto di ricerca e recupero del
patrimonio archeologico al fine di
realizzare itinerari e parchi
archeologici subacquei nella Sicilia
occidentale - Isole Egadi
Marettimo - Una scoperta
archeologica tra evocazione e
realtà - Cronaca di un naufragio
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ABSTRACTS
43
English
The Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche Sottomarine (S.C.R.A.S.) by the Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali della Regione Siciliana is the natural evolution of the Gruppo d’Indagine Archeologica Subacquea Sicilia
(G.I.A.S.S.), created in 1999 on demand of the archaeologist
Sebastiano Tusa.
The Servizio is formed by divers, archaeologists, engineers,
architects, bibliographic researchers, surveyors, geologists,
photographers, computer specialists and drawers. Their institutional assignements are in research, promotion and protection – in coordination with Soprintendenze and armed forces –
of regional underwater cultural heritage. The Servizio has carried out several researches, documenting and picking up finds
of different ages.
Among the early projects, the “Progetto Egadi” was conceived
to get an important score: research and study on the ships
partecipating in Egadi’s Battle (241 b.C.) during the I Punic
War. The exploration of sites, made both by instrumental electroacoustic researches and by divermen, and high-tech systems – like ROV robot and Side Scan Sonar – producing at
same time research and study data for the institution of underwater archaeological guided tours.
In Levanzo island’s sea, north of Capo Grosso, was individuated the site where probably roman ships played the final fight
against Carthage’s fleet: on the seabed many anchors standing in their original position constitute an interesting underwater guided tour. Not far from there, in a site called Cala Minnola, another underwater guided tour is available, visiting a
wreck keeping many amphoras and anchors. Here an underwater TV cable control project is in progress: the non-diver
tourist will be able to visit virtually the site by a camera+television circuit system, watching real time pictures on
the screen placed inside Favignana’s Archaeological Museum.
In Marettimo island another underwater guided tour has been
conceived on Cala Spalmatore’s site: there was probably a
XVII century ship, sunk by an explosion on board during a
pirate’s fight. Many kind of cannons and cannonballs can be
seen dispersed in a large area.
In Pantelleria Island the first underwater guided tour was realized in Cala del Gadir. Only authorized local diving clubs can
dive with tourists showing the archaeological finds: amphoras,
anchors, wooden parts of the ship. Three mono-thematic uderwater guided tours are located in Punta Li Marsi and Punta
Tre Pietre, south side of the island. There is a big concentration of lithic and metallic anchors. A broad archaeological field
is operating in Scauri’s harbour sea: a lot of ceramic material
has been found in last 4 years of excavations, specially the
particular kitchen pottery so-called “Pantellerian ware”.
ABSTRACTS
44
Near Trapani, in Marausa, an interesting roman wreck was
found. It will be studied, recovered and adequately restored,
and then placed in provided museum. At moment the work is
in progress for the adaptation of Baglio Tumbarello’s Museum,
near the Punic Ship of Marsala.
In Agrigento’s district - not far from Selinunte - Porto Palo di
Menfi it’s the site where a fully loaded punic-roman wreck was
studied. Different kind of amphoras, some of which gave back
tuna fish-bones, one component of the garum, the famous fish
sauce that Romans liked so much.
Vestiges of ancient wrecks have been found in Mondello’s
Bay. The most important of these are related to an arabiannorman wreck: wooden parts of the ship and several ceramic
finds graved with arabic letters dating it in medieval period.
The Servizio conceived, in collaboration with the Juridical Departments of the Universities of Milano Bicocca and Palermo,
the International Conference “Means for the protection and
touristic promotion of the marine cultural heritage in the Mediterranean”, realized in Palermo and Siracusa on march 2001.
It was an important meeting point for archaeologists, jurists
and government delegates coming from all Mediterranean
countries, before the final discussion in UNESCO headquarter
in Paris for an international convention on protection of underwater cultural heritage (Paris, 2001).
A new International Conference on the same matter, organized in collaboration with Ministero degli Affari Esteri, Ministero
per i Beni e le Attività Culturali and ICCROM, was made on 35 april 2003 in Siracusa. Another important occasion to confirm Sicily in its historic central role in Mediterranean context.
ABSTRACTS
45
Franç
çais
Le Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche Sottomarine (S.C.R.A.S.) de l’Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali della Regione Siciliana c’est la naturelle evolution du Gruppo d’Indagine Archeologica Subacquea Sicilia
(G.I.A.S.S.) constitué en 1999 à la demande de l’archéologue
Sebastiano Tusa.
Le Servizio se compose de plongeurs, archéologues, ingénieurs, architectes, chercheurs bibliographiques, géomètres,
géologues, photographes, experts informatiques, dessinateurs. Sa charge institutionnelle est la recherche, la mise en
valeur et la protection – en collaboration avec les Soprintendenze et les Forze dell’Ordine – du patrimoine archéologique
sous-marin régional. Nombreuses campagnes d’investigation
ont été effectuées, en relevant et recuperant des objets archéologiques d’époques differentes.
Parmi les premiers projets realisés, le «Progetto Egadi» a été
conçu avec un important but scientifique: la recherche et l’étude des bateaux participants à la bataille des îles Egadiennes
(241 a.J.C.) pendant la 1ére Guerre Punique. L’investigation
des sites, effectuée soit avec des instruments électroacoustiques, soit par des plongeurs ou – en cas de grands profondeurs – avec le robot ROV et le Side Scan Sonar, a permis de
rejoindre les objectifs du projet et d’effectuer en même temps
des plongées utiles à l’organisation des itineraires archéologiques sous-marins guidés.
Dans la mer de l’île de Levanzo, à nord de Capo Grosso, on a
probablement localisé le site d’ancrage où les bateaux romains attendaient le passage de la flotte carthaginoise : sur le
fond nombreuses ancres de plomb forment un interessant
itineraire archéologique sous-marin, accessible par visite guidée. Une autre visite guidée est disponible un peu plus loin, à
Cala Minnola, où un épave a conservé son ancre et sa charge
d’amphores. On a prevu d’ y réaliser un projet de televideo
contrôle, permettant aux touristes non-plongeurs la visite virtuelle du site à travers les images transmises en temps réel
sur l’écran placé dans le Musée Archéologique de l’île de Favignana.
Dans l’île de Marettimo un autre itineraire sous-marin guidé
est accessible sur le site d’un ancien naufrage : il s’agit probablement d’un vaisseau pirate, coulé au XVII siécle avec sa
charge de canons et de balles, peut être à cause d’une explosion à bord qui les a dispersés en toutes directions.
A Pantelleria le premier itineraire archéologique sous-marin a
été realisé dans la baie de Gadir. Les diving club de l’île guident les plongeurs long le parcours voir les objets archéologiques gisant dans leur position originale: amphores et poteries
d’époques differentes, une ancre en plomb, des parties de
l’épave en bois. Trois itineraires mono-thématiques sont locali-
ABSTRACTS
46
sés à Punta Li Marsi et à Punta Tre Pietre, où dizaines d’ancres anciennes et modernes – realisées en pierre et en métal
– sont concentrées. L’île de Pantelleria c’est aussi le siége
d’une importante campagne archéologique sous-marine qui
c’est developpée pendant les années dernières dans le port
de Scauri. Les fouilles ont restitué nombreuses ancres lithiques, morceaux en bois de l’épave, amphores et abondant
materiel céramique (dont le plus connu c’est la poterie de cuisine qu’on appelle «Pantellerian ware», produit exclusif de
l’île).
Près de Trapani, à Marausa, un bateau d’époque romaine a
été partiellement fouillé et, après les études et la restauration
appropriés, il va etre placé dans un musée qui est en train
d’être realisé dans le Baglio Tumbarello, a coté du Musée
Baglio Anselmi qui garde le bateau punique de Marsala.
A Porto Palo di Menfi, entre Agrigento et Selinunte, nombreuses campagnes d’étude ont été realisées sur la charge d’un
épave d’époque punique-romaine. Des amphores de formes
diverses ont été recuperées, à l’interieur des quelles une
bonne quantité de restes de poissons – vertèbres de thon – a
confirmé le transport du garum, la sauce à base de poisson
très appreciée chez les Romains.
A Mondello traces d’anciens épaves ont été relevées par
abondants morceaux ceramiques, dont les plus remarquables
sont attribuables à l’époque medievale. Un navire arabonormand – dont des parties en bois de la quille sont conservées – transportait des amphores, dont les morceaux recuperés sont marqués avec des inscriptions en arabe.
Le Servizio a organisé – avec la collaboration des Départements Juridiques des Universités de Milano Bicocca et de
Palermo – le Colloque International «Instruments pour la protection et mise en valeur touristique du patrimoine culturel
marin en Méditerranée», realisé à Palermo et Siracusa au
mois de mars 2001. Le Colloque a été un point de rencontre
très important pour les specialistes archéologues, juristes et
représentants des gouvernements des pays riverains de la
Méditerranée participants aux négociacions à l’UNESCO pour
la Convention sur la protection du patrimoin culturel subaquatique (signée ensuite à Paris 2001).
Un autre Colloque sur la même matière, organisé avec la collaboration du Ministero degli Affari Esteri, du Ministero per i
Beni e le Attività Culturali et de l’ICCROM, a été realisé à Siracusa au mois d’avril 2003, en confirmant la Sicile dans son
rôle central dans la Méditerranée.
ABSTRACTS
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Progetto grafico
Alessandra Nobili
Stampa
Tipografia Luxograph s.r.l. - Palermo
Palermo 2003
48
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Regione Siciliana