DIPARTIMENTO della RIABILITAZIONE e della DISABILITA’
Direttore: Dott.ssa Valeria LEONI
S.C. MEDICINA FISICA E RIABILITATIVA
S.C. ORTOPEDIA
LA PROTESI D’ ANCA
Gentili pazienti,
con questo breve opuscolo desideriamo darvi alcune informazioni sull’ intervento
chirurgico di artroprotesi d’anca che vi è stato proposto per risolvere la vostra
patologia.
A tale intervento sono legati benefici ed anche rischi e complicanze. Tutto ciò che vi
verrà esposto servirà quindi ad integrare le informazioni che apprenderete dal
colloquio col medico e vi aiuterà anche a capire meglio i problemi legati a questo
intervento per poter affrontare serenamente il percorso terapeutico e riabilitativo.
Si è dovuto ricorrere a tale intervento perché l’articolazione della vostra anca non
permette più di svolgere con facilità le attività della vita quotidiana ed è divenuta
dolente.
In questo opuscolo vi spiegheremo che cos’è una protesi d’anca, i possibili rischi
legati all’intervento, in cosa consiste l’intervento, cosa succede prima e dopo
l’intervento stesso, i possibili percorsi riabilitativi post-intervento e il trattamento
riabilitativo.
Vi chiediamo di leggere attentamente questo opuscolo, preparato per rispondere ai
vostri quesiti: è dimostrato, infatti, che quanto più sono informati i pazienti, tanto
migliori sono i risultati.
COSA E’ UNA PROTESI D’ ANCA
L’intervento di protesi d’anca le permette il recupero di un’elevata qualità di vita, con una
sopravvivenza degli impianti che supera il 90% a 15 anni.
Tale intervento le consente di risolvere o alleviare molto la sintomatologia dolorosa a
carico dell’articolazione dell’anca e di migliorare le capacità fisiche e motorie.
La protesi d’anca è un sistema costituito da due elementi che sostituiscono funzionalmente
le due componenti (acetabolare e femorale) dell’articolazione fisiologica:
● il cotile, che viene sistemato nel bacino al posto dell’acetabolo originale, generalmente in
lega metallica, in cui viene posizionato un inserto di polietilene, ceramica o metallo;
● lo stelo metallico, che viene inserito nel canale femorale, sulla cui estremità superiore,
denominata collo, viene inserita una testa metallica o di ceramica.
La scelta del modello protesico e del tipo di ancoraggio all’osso viene fatta dal chirurgo a
seconda della patologia e delle caratteristiche peculiari dell’osso. Esistono infatti due
sistemi di ancoraggio:
● a press-fit, cioè fissando ad incastro le componenti (protesi
non cementate)
● cementato, cioè incollando le componenti sfruttando un
particolare
materiale
(resina
acrilica)
chiamato
comunemente cemento; da qui il nome di protesi cementate.
Protesi non cementata
Fitmore
Un particolare tipo di protesi non cementata in
uso presso la nostra unità Operativa è la
protesi Fitmore, una protesi di ridotte
dimensioni che permette una chirurgia miniinvasiva e quindi piccole incisioni chirurgiche e
pieno rispetto dell’integrità anatomica delle
strutture della regione dell’anca. L’uso di
questa
protesi è legata all’età del paziente (si usa
generalmente in soggetti giovani) e alle
condizioni dell’osso.
I MATERIALI USATI
I materiali usati nell’intervento di artroprotesi sono due:
● il titanio, resistente, con caratteristiche biofisiche vicine a quelle
dell’osso, rivestito o meno di idrossiapatite (materiale osteoinducente) e
impiantabile a press-fit;
● il tantalio, un materiale poroso le cui superfici si aggrappano all’osso assicurando
stabilità a seguito della ricrescita ossea nella porosità e determinando un fissaggio
biologico.
INDICAZIONI ALL’ INTERVENTO DI ARTROPROTESI
Le viene proposto l’intervento di protesi d’anca quando l’articolazione
dell’anca, deteriorandosi, diventa fonte di dolore e rigidità.
Tale alterazione è dovuta a cause primarie o secondarie. Tra le cause primarie, oggetto di
questo libretto, rientrano:
● l’artrosi, un invecchiamento della cartilagine che si usura e scompare;
● la necrosi della testa del femore, determinata da svariate situazioni, che comportano una
diminuzione dell’apporto sanguigno in questa regione con conseguente infarto della testa e
morte dell’osso che diventa fragile;
● la displasia dell’anca, determinata da una deformazione congenita dei capi articolari.
COSA FARE PRIMA DELL’INTERVENTO
E’ consigliabile prima dell’intervento seguire alcune semplici indicazioni, quali:
● perdere il peso in eccesso, per evitare il sovraccarico dell'anca
operata e del lato sano durante il recupero e favorire l'accesso
chirurgico;
● evitare l’assunzione di farmaci antinfiammatori e di qualsiasi
terapia occasionale non prescritta dal medico per almeno 2
settimane prima dell’intervento;
● smettere di fumare, per ridurre i problemi respiratori durante e
dopo l’anestesia;
● controllare la presenza di eventuali focolai di infezione, ad
esempio a carico di denti, vie urinarie, vie aeree, ecc…;
● mantenere una costante attività fisica, al fine di ottenere un
buon trofismo e una buona tonicità muscolare.
LE COMPLICANZE
Scopo di queste informazioni non è quello di spaventarvi, ma di farvi capire che,
trattandosi di un intervento chirurgico, vi è la possibilità seppur remota che si manifestino
delle complicanze. Conoscerle significa anche prevenirle. A tale proposito è importante
seguire scrupolosamente le indicazioni del personale sanitario anche dopo la dimissione
dall’ospedale.
Si distinguono rischi generici e rischi specifici.
RISCHI SPECIFICI
● mobilizzazione dell’impianto protesico: tale evenienza si può verificare tardivamente (a
distanza di anni) oppure precocemente; le cause più comuni sono l’usura dei materiali, la
mancata osteo-integrazione o l'infezione;
● lussazione della protesi: tale evenienza si ha quando la testa femorale esce dalla sua
coppa a seguito o di traumi importanti o di movimenti sbagliati soprattutto nel primo
periodo post-operatorio. Si rimedia a questa complicanza ricollocando le componenti
protesiche nella corretta posizione esercitando una trazione sull’arto;
● trombosi venosa profonda: causata dalla formazione di coaguli di sangue all’interno
delle vene degli arti inferiori che si possono manifestare malgrado la profilassi che di
routine si adotta in tali interventi chirurgici (cioé la somministrazione di farmaci
anticoagulanti e l’uso di calze elastocompressive anti-tromboemboliche);
● infezione protesica: la risoluzione è data dalla rimozione della protesi e dall’inizio di cicli
di terapia antibiotica;
● danni neurologici: si possono verificare danni a carico dei nervi che regolano il
movimento e la sensibilità della coscia e della gamba con conseguente difficoltà e/o
impossibilità al movimento di queste parti. Tali esiti si risolvono a distanza di tempo,
raramente rimangono permanenti;
● dismetrie, ossia differenza di lunghezza degli arti inferiori;
● frattura del femore, che comporta un ritardo nella ripresa del carico;
● ossificazioni periarticolari: dovute alla formazione di osso nel contesto dei muscoli che
circondano l’anca e che in taluni casi possono essere dolorose e limitarne il movimento.
IN COSA CONSISTE L’ INTERVENTO
L’intervento avviene con il paziente generalmente in posizione supina attraverso un’
incisione laterale (secondo Hardinge) a livello del gran trocantere femorale.
Sezionate cute e sottocute si procede alla sezione dei muscoli. Si accede dunque alla
capsula articolare che viene sezionata e si lussa l’anca. Asportata la testa femorale, usurata
dall’artrosi, e preparato il cotile, si procede al posizionamento della componente protesica
acetabolare. Si passa dunque alla preparazione della diafisi femorale, entro la quale viene
alloggiato lo stelo femorale. Si riduce la nuova articolazione valutandone la stabilità e si
procede alla ricostruzione e sutura di tutti i tessuti.
LA PREPARAZIONE ALL’ INTERVENTO
IL PRE-RICOVERO
In una sede predestinata del nostro reparto un infermiere vi accoglierà per eseguire
gli esami clinici e strumentali che sono necessari per affrontare l’intervento, cioè esami del
sangue, elettrocardiogramma, radiografia del torace e radiografie specifiche per lo
studio della vostra anca (planning) e sarà a vostra disposizione per tutti i chiarimenti
richiesti.
A completamento degli esami, eseguirete in una seconda giornata la visita con
l’anestesista che valuterà insieme a voi sia il tipo di anestesia che l’eventuale rischio
operatorio legato all’intervento e vi farà firmare il consenso all’anestesia.
Se l’anestesista lo riterrà possibile, eseguirete presso il Centro Trasfusionale dell’Ospedale
di Lavagna un predeposito del vostro sangue da usarsi in caso di necessità dopo
l’operazione.
Questa procedura è consigliata in quanto la perdita di sangue nel corso di questi interventi
può essere piuttosto consistente. Prelevando il vostro sangue si ottengono due scopi: si
riduce la densità del sangue durante l’intervento (con minor rischio di complicanze
tromboemboliche) e si riduce la probabilità di dover ricorrere a trasfusioni da donatore.
Vi chiediamo inoltre di giungere al Day Hospital con tutta la documentazione
medica in vostro possesso, una relazione anamnestica stilata dal medico curante e le
terapie farmacologiche in uso a domicilio, che rimarranno all’interno della vostra cartella
clinica.
IL GIORNO DEL RICOVERO
Il mattino del giorno previsto per il ricovero dovrete presentarvi in reparto verso le 7.30
con tessera sanitaria valida ed eventuale documentazione sanitaria e radiografica non
consegnata al momento del Day Hospital.
Per la permanenza in reparto, vi consigliamo di portare il minimo indispensabile e di non
tenere con voi oggetti preziosi e grosse somme di denaro.
Al vostro arrivo vi verrà praticato un prelievo di sangue per la richiesta in emoteca di
idonee riserve di sangue del vostro gruppo sanguigno.
Solitamente l’intervento è previsto per il giorno lavorativo successivo al ricovero.
Nel corso della mattinata verrete visitati dal medico di reparto che compilerà la vostra
cartella clinica e vi chiederà di firmare il consenso all’intervento chirurgico e all’eventuale
trasfusione di sangue.
Nel corso del pomeriggio il personale infermieristico depilerà la zona cutanea sede
dell’incisione chirurgica e vi farà fare la doccia preoperatoria con adeguato sapone
antisettico.
La sera prima dell’intervento inizierete la profilassi farmacologica antitromboembolica
(iniezioni nel tessuto sottocutaneo dell’addome); dalla mezzanotte prima dell’intervento
rimarrete a digiuno.
IL GIORNO DELL’INTERVENTO
La mattina dell’intervento verrete vestiti con un camice in tessuto e indosserete la calza
antitrombo all’arto non operato. Così preparati, scenderete in sala operatoria dove verrà
praticata la profilassi antibiotica per via endovenosa e verrà posizionato il catetere
vescicale.
La durata media dell’intervento va dai quaranta minuti all'ora, secondo il grado di
difficoltà dell’anatomia locale.
Alla fine dell’intervento vi troverete in posizione supina (pancia in su), posizione che
dovrete mantenere per tutto il giorno.
Al ritorno nella stanza di degenza troverete una larga medicazione di garza sulla coscia e
due tubicini (drenaggi) che fuoriescono dalla zona operata e terminano in una macchina
deputata al recupero del vostro sangue perso dalla ferita chirurgica, sangue che potrà,
entro le sei ore successive all’intervento, esservi reinfuso.
Oltre a questa apparecchiatura vi verrà posizionato un monitor per la misurazione costante
dei parametri vitali (pressione arteriosa, saturazione ossigeno e frequenza cardiaca) che, se
non ci saranno complicazioni, verrà rimosso la mattina successiva all’intervento.
Nelle prime ore dopo l’intervento inoltre verranno eseguite una radiografia di controllo e
una serie di esami ematochimici e, se necessario, si procederà a trasfusioni di sangue.
Al graduale esaurirsi dell’anestesia, potrà comparire dolore nella sede dell’intervento,
dovuto alla sezione delle parti molli e dell’osso. Non aspettate che sia troppo violento
prima di chiedere un analgesico, anche se già dalla sala operatoria verrà iniziata
un’adeguata terapia del dolore (attraverso un elastomero).
È possibile che si manifestino episodi di nausea e vomito, conseguenza in parte dei farmaci
e dell’anestesia, in parte di cali della pressione del sangue.
La sera dell’intervento, se le condizioni generali lo permetteranno, potrete iniziare
ad alimentarvi con té e biscotti.
Un parente potrà assistervi durante le 24-48 ore successive all’intervento.
I GIORNI SUCCESSIVI
I giorni successivi all’intervento è da considerare normale un rialzo febbrile intorno ai 38°
C, conseguenza della risposta infiammatoria dell’organismo al trauma chirurgico.
Il giorno successivo all’intervento inizierà la mobilizzazione passiva dell’arto operato con
l’uso di una apparecchiatura che muove passivamente l’arto (Kinetek).
Due giorni dopo l’intervento verranno rimossi sia il drenaggio chirurgico che il catetere
vescicale, mentre in giornate prestabilite eseguirete prelievi di sangue per gli esami
ematochimici di controllo. La ferita chirurgica verrà medicata ogni due o tre giorni, mentre
la rimozione dei punti avverrà in tredicesima giornata dall’intervento.
In ottava giornata dall’intervento verrete sottoposti ad una radiografia di controllo
dell’arto operato sotto carico.
Una volta rimossi drenaggi e catetere ed eseguita la visita fisiatrica potrà iniziare la fase
della rieducazione motoria con i nostri fisioterapisti.
LA DIMISSIONE
Di solito, dopo la normale degenza nel nostro reparto (circa 10 giorni), nel quale inizia la
fisioterapia, fa seguito un secondo periodo nel quale va proseguito il trattamento
fisioterapico.
Per il proseguo della terapia riabilitativa, a seconda delle condizioni del paziente e della
disponibilità delle strutture presenti sul territorio, possono presentarsi diverse situazioni:
● ricovero presso Unità Operativa di Riabilitazione Intensiva (polo ospedaliero di Sestri
Levante)
● ricovero presso Istituto Casa Gianelli ( Chiavari, Largo Colombo)
● dimissione a domicilio con attivazione del servizio di fisioterapia domiciliare
● ricovero presso RSA (ex ospedale di Chiavari, via G.B. Ghio)
Per i pazienti residenti fuori ASL, su proposta del paziente stesso o dell’ortopedico è
possibile presentare domanda di ricovero riabilitativo presso:
● Istituto Maugeri (Genova Nervi)
● Istituto La Colletta (Genova Arenzano)
● Istituto Don Gnocchi (Sarzana)
● Istituto Pastorino (Genova)
In questo caso vi consigliamo di prendere contatto, ancor prima del ricovero, con la
struttura di vostra preferenza per programmare il trasferimento.
Alla dimissione vengono rilasciati al paziente:
● il foglio di dimissione completo di data di ricovero,
diagnosi, trattamento effettuato, terapia praticata e
prescrizioni terapeutiche successive, date per i
controlli ambulatoriali già prenotati o con relative
ricette regionali da prenotare al CUPA;
● in situazioni specifiche si allega documentazione
utile ai fini terapeutici e/o medico legali;
● terapie farmacologiche da continuare a domicilio
iniziate in reparto.
LA VISITA DI CONTROLLO
Alla visita di controllo, il giorno segnalato sulla lettera di dimissione, bisogna presentarsi,
salvo diversa indicazione, presso l’ Ambulatorio Ortopedico Sala Gessi n.11 al primo piano
dell’ospedale di Sestri Levante portando il foglio di dimissione, le radiografie e quant’altro
possa essere utile per la visita.
Gli orari degli appuntamenti saranno rispettati il più possibile tenendo conto delle
eventuali esigenze di servizio ed eventuali urgenze.
NUMERI UTILI DELL’U.O. ORTOPRDIA E TRAUMATOLOGIA
Responsabile ................................ 0185 329852
Studio Medici................................ 0185 329859
Day-surgery .................................. 0185 329808
Fax ................................................ 0185 329969
Medicheria/Reparto ..................... 0185 329927
Ambulatorio ................................. 0185 329812
LA RIABILITAZIONE
Nei primi giorni post operatori verrete sottoposti a visita fisiatrica e, successivamente, nel
reparto di ortopedia, verrete presi in carico dai fisioterapisti che inizieranno il progetto
riabilitativo.
Durante la degenza nel reparto di Ortopedia (in media 10 giorni) verrete mobilizzati dai
fisioterapisti, inizierete gli esercizi per il recupero della stazione eretta e quindi, se le
condizioni cliniche lo permettono, inizierete il programma per il recupero della
deambulazione.
Nel post-operatorio avrete bisogno di ausili, prima il deambulatore (fornito dal reparto) e
successivamente le stampelle (che dovrete procurarvi personalmente, anche orinandole
direttamente in reparto).
Dovrete quindi usare le stampelle sempre, fino a quando, nei controlli successivi, non
sarete autorizzati ad abbandonarle: è molto importante non sovraccaricare l'anca operata.
Per poter camminare in maniera sicura sono consigliate calzature con suola in gomma e
possibilmente con allacciatura in velcro.
È importante ricordare che la nuova articolazione dell’anca è relativamente “non protetta”
fino a quando la muscolatura dell’arto inferiore non avrà riacquisito un adeguato
tonotrofismo muscolare.
Fino ad allora movimenti involontari o non corretti potrebbero provocare la mobilizzazione
o -in casi estremi- la lussazione delle componenti protesiche.
Per tale motivo è utile che il paziente impari quali movimenti dovrà evitare e quali
accorgimenti dovrà adottare nel primo periodo postoperatorio.
In particolare la flessione oltre l’angolo retto o la rotazione all'interno dell'arto operato
sono movimenti da evitare in quanto possono facilitare la lussazione dell'anca.
Si consiglia, per 6-8 mesi dall’intervento, di evitare di raccogliere oggetti a terra in
quanto la flessione eccessiva del busto può determinare la lussazione del femore.
MOVIMENTI DA NON FARE…
Da ricordare sempre!
chinarsi a raccogliere oggetti a terra con il
ginocchio dell’arto operato esteso
accavallare le gambe
sedersi su sedili bassi con l’anca
eccessivamente flessa
chinarsi in avanti quando si è seduti
IL CAMMINO
Per quanto riguarda la concessione del carico e l’utilizzo dell’ausilio più adeguato (bastoni
canadesi, girello con ascellari o deambulatore) esistono delle differenze a seconda del tipo
di protesi, delle condizioni psicofisiche del paziente e delle eventuali complicanze
intercorse durante l’intervento.
Inizialmente, si utilizzerà lo schema in 3 tempi che prevede l’avanzamento:
● del deambulatore (o dei 2 bastoni insieme)
● dell'arto operato
● dell'arto sano
Successivamente si passerà allo schema in 2 tempi (schema crociato), che prevede
l’avanzamento:
● dell’arto operato e della stampella del lato opposto
● dell’arto sano e della stampella del lato opposto.
A LETTO
Durante i primi mesi dopo l’intervento si consiglia di:
● non dormire sul fianco dal lato operato;
● non flettere il busto in avanti per rimboccarsi le coperte;
•
non ruotare all'interno l'arto operato.
La posizione più indicata è quella supina: eventualmente si può dormire sul lato sano (dal II
mese) tenendo un cuscino tra le
gambe mentre si dorme e si
cambia posizione da quella
supina al decubito laterale e
viceversa.
Si consiglia di mantenere un
cuscino tra le gambe mentre
si cambia posizione.
IN AUTOMOBILE
È possibile ricominciare a guidare dopo
l’autorizzazione dello specialista curante.
Per salire in automobile mettere un
cuscino sul sedile, sedersi sul sedile con le
gambe fuori dall’abitacolo e portare
all’interno dell’auto prima la gamba
operata, aiutandosi con le mani, e poi la
gamba sana.
Se l’arto operato è il sinistro sedersi a
destra del guidatore, se l’arto operato è il
destro sedersi dietro il guidatore.
SUL WATER
Si consiglia di sedersi solo su water con sedile rialzato, per
evitare la flessione eccessiva dell’anca.
Esistono in commercio alzawater da adottare al proprio
domicilio.
SALIRE E SCENDERE LE SCALE
“Sale la sana, scende la malata”
SALIRE LE SCALE
I gradini si salgono portando avanti:
● prima l'arto sano (non operato),
● quindi le stampelle,
● infine l’arto operato.
“ Sale la sana”
SCENDERE LE SCALE
● posizionare le stampelle sul
gradino inferiore,
● poi scende la gamba operata,
● infine quella sana.
“ Scende la malata”
GLI ESERCIZI DI RINFORZO MUSCOLARE
La riabilitazione dopo l’intervento di protesizzazione ha come obiettivi il recupero della
forza muscolare, dell’articolarità, della coordinazione e dello schema del cammino, tanto
più difficili da ottenere quanto più la situazione dell’arto era compromessa prima
dell’intervento.
È fondamentale ogni giorno dedicare del tempo alla riabilitazione.
Si elencano di seguito una serie di esercizi che è possibile svolgere in autonomia.
ESERCIZI DA ESEGUIRE IN AUTONOMIA
POSIZIONE SUPINA
PER IL QUADRICIPITE:
Arti inferiori distesi, punte dei piedi rivolte verso l’addome, spingere il ginocchio verso il
basso contraendo il quadricipite (muscolo della coscia).
Mantenere la posizione per 5 secondi
quindi rilasciare per 10 secondi.
Ripetere l’esercizio 10 volte a destra e
sinistra.
PER I GLUTEI:
Arti inferiori distesi, contrarre i glutei.
Mantenere la posizione 10 secondi quindi
rilasciare.
Ripetere l’esercizio 10 volte.
PER I MUSCOLI DELLA GAMBA:
Arti inferiori distesi, muovere la caviglia
spingendo le punte dei piedi verso di sé e poi
verso il basso.
Tenere le ginocchia diritte.
Ripetere l’esercizio 10 volte a destra e a
sinistra.
FLESSIONE DELL’ ANCA:
Arti inferiori distesi, piegare il ginocchio lentamente facendo scivolare il tallone verso i
glutei e tornare alla posizione di partenza.
Durante l’esecuzione dell’esercizio controllare che anca, ginocchio e piede siano
allineati: la punta del piede non deve essere ruotata né verso l’esterno né verso
l’interno.
(Per facilitare l’esercizio utilizzare una tavola liscia da posizionare sul letto)
ABDUZIONE DELL’ ANCA:
Arti inferiori distesi e paralleli, portare la gamba operata verso l’esterno facendo scivolare il
tallone, mantenere la punta del piede diritta o leggermente ruotata verso l’esterno.
Tornare lentamente alla posizione di partenza. Ripetere l’esercizio 10 volte con la
gamba sana e 10 volte con la gamba operata.
(Per facilitare l’esercizio utilizzare una tavola liscia da posizionare sul letto)
IN PIEDI
In piedi appoggiati ad una parete, gambe
lievemente
divaricate,
piedi
paralleli.
Estendere l’arto senza spingere indietro il bacino,
quindi tornare lentamente alla posizione di
riposo.
Ripetere l’esercizio 10 volte.
POSIZIONE SUL FIANCO
(Esercizi da eseguire dalla VI settimana dopo l’intervento).
A letto sdraiati sul fianco, arto sano inferiore piegato al ginocchio, posizionare uno/due
cuscini sulla gamba.
Alzare lentamente verso l’alto la gamba operata e riportarla lentamente verso il basso.
Ripetere l’esercizio 10 volte.
Gli esercizi andranno sempre effettuati lentamente, controllando che il movimento venga
svolto come indicato.
Se gli esercizi vengono eseguiti correttamente non dovrebbero provocare dolore, solo un
lieve indolenzimento muscolare.
In caso di comparsa di dolore all’anca durante l’esecuzione di un particolare esercizio, si
consiglia di sospendere l’esercizio responsabile di dolore ed eventualmente rivolgersi al
proprio medico curante o allo specialista.
Si consiglia…
● almeno un’ora di esercizi al giorno durante il primo mese dopo l’intervento;
● successivamente è utile aumentare gradualmente il tempo da dedicare alla fisioterapia;
● dopo l’abbandono dei bastoni canadesi e il completo recupero della forza muscolare,
dell’articolarità dell’anca e la ripresa dell’attività lavorativa, si consiglia comunque di
dedicare almeno trenta minuti al giorno alla fisioterapia continuando ad eseguire gli
esercizi proposti per tutta la vita.
La cyclette può essere utilizzata in aggiunta ma non in sostituzione degli esercizi consigliati.
Si ricorda che questi semplici esercizi sono fondamentali per mantenere nel tempo
un’adeguata forza muscolare, una buona articolarità dell’anca e un buon trofismo osseo
(prevenzione dell’osteoporosi).
RICORDATEVI
● Prima di piccoli interventi chirurgici e/o odontoiatrici, avvisare il medico che si ha una
protesi d’anca: potrebbe essere utile una terapia antibiotica per prevenire possibili
infezioni.
● Presentatevi sempre ai controlli previsti: il monitoraggio costante della vostra protesi è
lo strumento migliore per accorgersi in tempo di qualsiasi problema.
● Non trasportate carichi eccessivi.
● Non praticate sport di contatto e che richiedano corsa o salti.
● Per ogni dubbio consultate il vostro specialista curante.
Se non ci si attiene ai consigli dati, si potranno avere fenomeni precoci di usura delle
componenti protesiche, esponendosi al rischio di un nuovo intervento per la sostituzione
della protesi.
È possibile comunque che dopo molti anni la protesi si “ consumi” e, se necessario, dovrà
essere sostituita.
Scarica

la protesi d` anca