Notiziario del Gruppo Alpino ANGET - Anno 10° - N. 36 - Settembre 2012
In questo numero i primi 20 anni della vita esemplare del nostro socio più
anziano: Anselmo Mai (29.03.1921). Altri 71 anni nel prossimo numero.
Sommario
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Ancora qualche foto da Bolzano
Ricordi del distaccamento lavori
Testimonianze di Anselmo Mai
Un paio di appuntamenti
Un po’ di fortuna non guasta
Iniziano le iscrizioni al 2013
C’è anche chi è “andato avanti”
Buon compleanno
2-3
4-9
10-15
16-17
18-21
22
23
24
Con il 1° settembre iniziano i rinnovi delle iscrizioni
per il 2013. Dovranno concludersi entro la fine del
2012. Fate subito il versamento dei soliti 21,00 €,
così non vi dimenticate e
non fate brutte figure.
(a pag. 22)
R.S.
Nel notiziario di giugno abbiamo parlato dell’incontro avvenuto a Bolzano il 13 maggio, in occasione dell’adunata nazionale ANA.
La mia urgenza di tornare a Roma non mi ha consentito di incontrarmi con la folta rappresentanza ANGET di Trento e Bolzano che, in qualità
di Sezione organizzatrice, sfilava alla fine della giornata e me ne rammarico
molto perché l’occasione era veramente propizia.
Non solo. A fine maggio, tornato a casa con i notiziari freschi di stampa, ho trovato nella cartella di posta elettronica alcune belle foto dei nostri
soci di Trento e Bolzano scattate durante la sfilata. Oramai non c’era più
niente da fare per quel notiziario e così ho rinviato il loro inserimento a questa occasione. Eccole.
Da sinistra, in prima fila, i Gen. Rolando Ricci e Gianfranco Calabri , ?, Gen. Salvatore Lombardo, Col. Giancarlo Astegiano e Magg. Emilio Mega.
Sempre da sinistra, i visibili in 2^ fila, sono il Gen. Leonardo Figliolini, il Gen. Tullio Vidulich
ed il Col. Calevo e in 3^ fila i Gen. Schenk e Bruschi.
Pag. 2
Pag. 3
Dopo la conclusione delle
escursioni invernali del 1978 non ci
fu più pace; avevamo appena finito
un distaccamento lavori di circa
due mesi nel villaggio alpino
dell’Orobica di Mazzin di Fassa
che partimmo per le escursioni e-
stive alla conclusione delle quali il
mio Comandante, compianto Capitano Angeletti, mi comunicò che
dovevo partire con un plotone per il
distaccamento lavori nei pressi di
Malga Cambio, sopra Terme del
Brennero; siccome era un distac-
Una delle tante casernette di frontiera disseminate lungo la strada di Malga Cambio, nei pressi della linea di confine con l’Austria. A fine giugno era
ancora molto difficile riuscire ad entrare in una di queste casermette se
prima non ci si apriva un varco nella neve che si era accumulata durante
l’inverno. Anche la strada subiva quasi sempre la stessa sorte.
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camento abbastanza impegnativo,
il mio comandante ritenne necessaria la presenza sul posto del suo
Vice, che ero appunto io.
Partimmo ai primi di Agosto
con tre ACL 51, un ACM 52 triribaltabile ed una macchina operatrice
Fiat – AD/14 caricata su un rimorchio Bartoletti che rientrò in sede
dopo aver scaricato l’apripista a
Terme del Brennero,
I compiti erano abbastanza
semplici
ma
resi
difficili
dall’ambiente in cui si doveva lavorare, infatti dovevamo ripristinare la
strada militare, completamente
sterrata e parzialmente franata,
che da Terme del Brennero arrivava alle casermette di frontiera, dovevamo riparare alcune casermette
di frontiera rovinate dalle precipitazioni ed infine ripristinare le reti paramassi che la neve, in alcuni pendii più ripidi degli altri, aveva divelto.
Il nostro accantonamento era
in una delle casermette di frontiera
nei pressi della Malga Cambio, a
circa 2000 mt. di quota; la poca
luce era assicurata dalle lampade
alimentate dal gruppo elettrogeno
Sielte e l’acqua era fornita da un
serbatoio da 1250 lt caricato su un
ACL che faceva periodicamente
viaggi a valle per riempirlo.
Come cucina veniva utilizzata la “someggiabile” prelevando, a
giorni alterni, i viveri a Vipiteno
presso il Battaglione Morbegno per
cui, grazie alle notevoli integrazioni
vitto previste per i reparti impegnati
in “lavori ad alta quota”, non patim-
mo mai la fame.
Naturalmente non potevano
mancare i quotidiani collegamenti
con la base per la trasmissione
delle novità per cui avevano con
noi un radiofonista dotato di un apparato radio RH-4 dotato di una
antenna filare ed alimentato dal
generatore a “manovella”; il nostro
nome in codice (ormai si può dire)
era “Nitro” ed il radiofonista, appena arrivati, mi chiese subito a quale
distanza ed in che direzione fosse
Merano perché doveva orientare e
posizionare l’antenna filare nel modo più corretto per avere un buon
segnale radio in ricezione ed in trasmissione.
Di quel particolare periodo ho
ricordi che ogni tanto mi tornano
alla memoria quali quello di osservare un interminabile serpentone di
auto sull’Autostrada del Brennero
nella giornata di Ferragosto che,
da quell’altezza, sembravano macchine in miniatura oppure il ricordo
della sera del 26 agosto quando, al
buio della camerata ed al tepore
del mio sacco a pelo, ascoltai in
diretta, dalla mia radiolina a transistor, la proclamazione a Pontefice
del Cardinale Luciani come Papa
Giovanni Paolo I.
Altrettanti bei ricordi ho dei
miei meravigliosi “peones” anche
se, purtroppo, ho un vago ricordo
dei loro nomi. Tuttavia è viva nella
mia mente l’immagine di uno che
usava la poca acqua minerale disponibile per lavarsi i denti ed un
altro che andava sistematicamente
a fare i propri bisogni oltre il cippo
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Ripristino delle reti paramassi. Discesa in corda doppia
al termine del lavoro.
di confine, che era a pochi metri
dalla casermetta, e anche per evitare incidenti diplomatici, ometto di
riportare le sue esternazioni quando tornava tutto soddisfatto. Per
non parlare poi di un Valtellinese
che si divertiva a competere a
“cornate“ con le caprette che spesso, al tramonto, pascolavano nei
dintorni del nostro accantonamento.
Ma i miei Genieri Alpini, neppure a dirlo, erano dei grandissimi
lavoratori e nonostante le condizioni di vita disagiate, davano tutte le
loro energie; la doccia e le telefoPag. 6
nate a casa (non
avevano ancora
inventato i cellulari!!) si potevano fare solo il
sabato dalla Caserma
del
“Morbegno”
a
Vipiteno.
Uno
dei
lavori più delicati, oltre a quello
dell’operatore
dell'AD/14 che
conduceva il suo
apripista a filo di
scarpata
per
ripristinare
la
strada, era quello di risistemare
le reti paramassi; infatti alcune
di esse, sradicate dal peso della
neve, dovevano
essere completamente sostitui-
te.
Poiché ero fresco del Corso
Alpinistico, questa attività l’ho voluta svolgere personalmente assieme ad un Caporal Maggiore che mi
dava particolare affidamento, insomma uno di quelli “massicci”.
In sostanza, ci dovevamo
calare con le corde dall’alto della
scarpata srotolando le reti paramassi e collegarle tra loro con il filo
di ferro; in realtà non fu un lavoretto semplice perché sotto di noi
c’erano notevoli strapiombi ed era
pertanto consigliabile non rivolgere
mai lo sguardo verso il basso.
Una domenica
mattina
molto
presto, mentre
stavo godendomi nel silenzio
assoluto di quel
luogo l’aria frizzantina tipica di
quelle
quote,
vidi lungo i prati
un
cacciatore
che si stava avvicinando con il
suo cane; appena fu più vicino
riconobbi il Comandante del
Morbegno, Ten.
Col. Armandola,
che aveva voluto abbinare alla
sua
passione
per la caccia
una visita informale al nostro
distaccamento
lavori per rendersi conto delle nostre condizione di vita in
accantonamento e per sincerarsi che le vivande fossero
soddisfacenti;
inoltre,
nonostante io non
fossi cacciatore,
colse
anche
l’occasione
per
Ripristino delle reti paramassi: assemblaggio e fissaggio
impartirmi
una
delle reti. A sinistra il Ten. Figliolini. A destra, a torso
simpatica lezionudo, un Caporal Maggiore di cui non ricordo il nome.
ne sulla caccia.
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Il plotone di “peones” davanti alla casermetta di frontiera di Malga Cambio, il
giorno del mio cambio con il S.Ten. Pellattiero. Da sinistra, il primo è il
S.Ten. Paggi, il secondo è il cap. Angeletti, mentre, da destra, il primo è il
S.Ten. Pellattiero ed il quarto sono io (Ten. Figliolini).
Un’altra
visita
durante
l’attività lavorativa, preceduta dal
classico tam-tam dei genieri
“penna bianca in arrivo!” fu quella
del Magg. Renato Pagano che, in
qualità di Capo Sezione Nato della
Direzione Lavori di Bolzano, era
venuto a controllare i lavori che
realizzavamo sulle strutture di sua
competenza; rimase soddisfatto ed
ho colto nei suoi occhi un po’ di
nostalgia sicuramente ripensando
a quando, pochi anni prima, aveva
comandato la Compagnia Pionieri
della Tridentina con la quale aveva
svolto sicuramente distaccamenti
lavori come quello che avevamo in
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atto.
Non avevo mai conosciuto
prima il Magg. Pagano e mai avrei
immaginato che, in futuro, sarei passato alle sue dipendenze ed avrei
collaborato con lui nelle attività di
collaudo di lavori che vengono realizzati a favore dei volontari,
nell’ambito di un accordo di programma tra la Provincia di Bolzano
ed il Ministero della Difesa.
Ai primi giorni di settembre,
quasi al termine dei lavori, arrivò
l’AR-59 con il nostro Comandante
ed il Sottotenente Pellattiero; credevo che l’Ufficiale accompagnasse
semplicemente il Capo ma, in realtà,
era venuto per darmi il cambio.
Ricordo ancora adesso le parole del Cap. Angeletti che, guardandomi negli occhi, mi disse: ”E’ ora che
lei rientri a Merano perché sua moglie avrà bisogno“.
Aveva proprio ragione perché
di lì a poco, precisamente l’11 Settembre, nasceva il mio primo figlio,
Valerio.
Nonostante la piacevole notizia
di rientrare in sede, ho provato nostalgia nel lasciare gli uomini in
quell’accantonamento, nostalgia che
si è tramutata presto in “strizza” perché il mio Comandante, con il quale
stavo rientrando alla sede, volle percorrere la carrareccia che dalla Malga Cambio si collegava direttamente alla Val di Flères, anche per cogliere quell'occasione per una ricognizione che avrebbe sempre potuto essere utile. Era un itinerario al
limite della percorribilità; ricordo solo di aver temuto che, in fin dei conti, mio figlio poteva anche nascere
orfano!!!!
Leonardo Figliolini
Ancora una vista d’insieme della zona dei lavori di frontiera a monte di Terme del Brennero, praticamente a picco su autostrada e ferrovia. Come si
può facilmente intuire, il solo percorrere quelle strade era già un pericolo in
se stesso anche perché i pochi paracarri esistenti servivano solo ad essere
visibili di notte, alla luce dei fari, non certo a trattenere alcunché.
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PRESENTAZIONE DEL CAPO GRUPPO
Nel bel mezzo della calura romana della prima metà di luglio, mi arriva dal nostro socio simpatizzante Gino Mariolini una busta un po’ più grande delle solite con dentro un libretto di 46 pagine, formato come il nostro
“Ponte Alpino” ma scritto con caratteri decisamente più grandi, dal titolo:
“Testimonianze di Mai Anselmo”
E’ doveroso informarvi del fatto che Anselmo Mai, che risiede nei mesi estivi a Schilpario (BG) ed in quelli invernali a Milano, è il nostro socio
ordinario più anziano (29.3.1921) che ho conosciuto a Schilpario nel 2009
e che mi ha subito colpito non solo per l’eccellente manualità grazie alla
quale, e nonostante l’età, ha realizzato dei veri capolavori di pazienza ed
abilità, come, ad esempio, un modello in scala del Duomo di Milano con
tutte le sue guglie.
Il libretto che mi è arrivato descrive la sua vita, compresa la sua partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale, ma la parte che mi ha colpito
maggiormente è stata la descrizione della sua vita da bambino e da adolescente, dove le sofferenze da lui sopportate sono state superate solo da
quelle di sua madre.
Leggetelo e poi fate un
confronto con la vita del giorno
d’oggi: non si sa se mettersi a
ridere o a piangere.
Un plauso particolare va a
Monsignor Osvaldo Raineri che
ha saputo individuare prontamente quanti insegnamenti di
vita siano contenuti nelle parole
di Anselmo ed ha fatto in modo
che ne fossimo partecipi in tanti.
Roberto Scaranari
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Prefazione
Queste note sono nate dalla conoscenza, di sempre, con il caro
concittadino Anselmo. La mia passione per la nostra storia data dalla mia
infanzia, ma in questi ultimi anni ho avuto la possibilità di pubblicare
alcuni volumi attinenti al nostro passato: in questo quadro si colloca
anche la valorizzazione delle “testimonianze”, preziose e uniche, del Mai
che io ho incoraggiato e sollecitato ripetutamente a mettere per iscritto in
modo che potessero vedere la luce, il che ci apprestiamo a fare con
questo opuscolo, in attesa di poterle riprendere in un lavoro più corposo Schilpario, Barzesto, Ronco e Pradella - la cui pubblicazione è peraltro
prossima.
Da parte mia, mi sono limitato al lavoro di “dattilografo”, subito dopo
aver letto le prime pagine del manoscritto di Anselmo, essendo convinto
che avevano tutte le qualità per essere rese di pubblico dominio, non solo
per il contenuto, ma anche per la forma, eccezionalmente appropriata e
corretta. Ho rivisto solo poche, inevitabili, imprecisioni ortografiche o
d’altro tipoMonsignor Osvaldo Raineri
Schilpario, Pasqua 2012
Testimonianze di Mai Anselmo
nato a Schilpario il 29-3-1921
figlio di Angelo, nato a Schilpario il 29-12-1889
e morto ad Aube (Francia) il 26-10-1926
e di Bonaldi Maria, nata a Schilpartio il 9-5-1893
e morta a Schilpario il 18-6-1950
I genitori e l’emigrazione in Francia
Mio padre, sul finire della guerra 1915-18, venne esonerato per necessità di mano d’opera nella costruzione della strada del Vivione, essendo questa zona di guerra. Finita la guerra trovò lavoro al forno sito in Via
Forno Nuovo a Schilpario. Venne ad abitare proprio vicino alla casa di colei che in seguito divenne mia madre; dopo un po’ di tempo decisero di
sposarsi, ed era il periodo del 1919-1920, quando prese piede il fascismo
anche nei paesi di montagna.
Una sera un amico di mio padre venne ucciso sulla porta di casa
sua con una fucilata; a quei tempi, in paese, non esisteva illuminazione e
così nessuno vide quanto era successo. Mio padre, essendo amico
dell’ucciso, e anche lui antifascista, dovette prendere precauzioni e non
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uscire di sera. Vista la situazione, consigliato così anche da parenti, mio
padre decise di emigrare.
Avendo un fratello già emigrato in Francia, lo raggiunse nella zona
della Mosella; il paese si chiamava Aube e lì trovò lavoro in una miniera. Nel
frattempo trovò casa, ed eravamo già nel 1921, nel mese di dicembre: mio
padre venne in Italia a prendere mia madre col sottoscritto, che a quel tempo aveva nove mesi, portandoci in Francia.
Quindi mio padre trovò lavoro vicino a casa, in una distilleria di benzina, e vi rimase fino alla morte, avvenuta nell’ottobre del 1926. Una sera rincasa con un forte mal di testa; il giorno dopo viene un medico che lo visita e
verso sera manda un infermiere per una iniezione, e la notte muore.
Da notare che dall’arrivo in Francia, dal 1921 al 1925, nacquero due
sorelle: Bruna, nata il 7.7.1922 e Ada, nata il 2.7.1925. Potete immaginare
mia madre, rimasta vedova a 32 anni, con tre figli, senza una lira di pensione, e in più le rimaneva ancora da pagare metà della casa acquistata a rate.
I nonni materni, saputa la situazione, le dissero di tornare al paese
che in qualche modo sarebbero riusciti a tirare avanti la famiglia, tanto lei
non era in grado, avendo tre figli, di trovarsi un lavoro, e così decise, col
ricavato della vendita della metà della casa, di affrontare le spese di spedizione di due bauli della roba di casa er del viaggio.
Non descrivo il viaggio: quando alle stazioni avveniva il cambio dei
treni, io a quattro anni e mezzo con una borsa, mia sorella poco più di due
anni attaccata alla gonna di mia madre, l’altra poco più di tre mesi in braccio, e due valigie che a ogni cambio di treno bisognava chiamare un porta
valigie; e così venne anche il giorno che arrivammo dai nonni.
Ritorno a Schilpario
Da notare che col tempo che restammo in Francia, la casa paterna,
rimanendo disabitata, ebbe bisogno di essere messa a posto. Fu così che
andammo ad abitare dai nonni; da allora io incominciai a seguire il nonno
quando andava al pascolo con la mucca e le capre. Fu da lui che incominciai a conoscere tante cose e a parlare anche il dialetto, perché in Francia
parlavo più francese che dialetto o italiano.
Arrivato all’età per la scuola elementare, venne a casa nostra un dirigente fascista, colui che aveva il compito di educare i ragazzini Balilla nella
fede a Mussolini. Mia mamma non era troppo propensa, ma quando quello
disse che la divisa me la regalava, accettò, sebbene di mala voglia, pensando che mio padre era morto all’estero, e non in patria, proprio a causa del
fascismo.
Quando poi incominciai la scuola, tornando a casa non trovavo la
mamma, essendo lei a lavorare, magari in campagna, da conoscenti, perPag. 12
ché a quei tempi ci si scambiava anche il tempo di lavoro; oppure chi voleva sdebitarsi compensava il lavoro con generi di natura; a quei tempi non
esistevano nei lavori saltuari paghe orarie.
Io, nel frattempo, in attesa che arrivasse lei, andavo a fare legna nel
bosco, ma il passatempo mio preferito, quando funzionava il forno fusorio,
era di assistere alla sea, così era chiamata la colata; per me assistere a
questi avvenimenti e ascoltare gli ordini che il maister capoforno dava ai
lavoranti, era una cosa che mi entusiasmava. Mia madre mi diceva che avevo preso da mio padre, che pure era stato un lavorante in questo forno.
Il mio tenore di vita, scuola, campagna e boschi, continua così fino
alla fine della scuola, nel giugno 1936; da allora incomincia il problema di
trovare una occupazione per poter contribuire anch’io alla famiglia.
Mia madre bussa a varie porte e finalmente, vista la situazione della
mia famiglia, venni assunto dal Sig. Morandi Giovanni (Malinì) di Barzesto,
proprietario di miniere; in un primo tempo, come prova, vado a lavorare nella zona del Vò dove il Morandi aveva una segheria, con mulino che macinava barite. In un altro posto, all’esterno, funzionava un freantoioi e macinava minerale di ferro che veniva trasformato in ghia ietta (come quella di
cortile).
Dopo qualche mese mi mandò alla miniera Gaffione ed entrai subito
in miniera a fare il purtì. Per fare il purtì, a quei tempi, i proprietari di miniere
cercavano ragazzi robusti e piccoli perché dovevano portare, con dei gerli
costruiti appositamente, il minerale dalla profondità sotto il livello della galleria e bisognava salire chini essendo i cunicoli bassi e in forte salita, portando il minerale all’aperto. Eliminato il minerale accumulato nel fondo della
miniera, essendo questa in alto nella montagna rispetto al piazzale dove
era il forno di torrefazione, si riportava il minerale dalla miniera alla regrana
con delle slitte apposite: ne esistevano di due tipi, quella per le vie a ciotoli
e quella per la neve d’inverno. Dato che con la slitta in poco tempo il minerale veniva portato nel piazzale per la cottura, si lasciava la slitta e si passava ai forni di cottura.
Da notare che il posto dove io lavoravo era distante dal paese 5 Km.:
la mattina, quando facevano i turni, dovevo alzarmi alle ore 4,30 per essere
sul lavoro alle 6. Questo tragitto lo feci per anni a piedi, fino a quando riuscii a comprarmi una vecchia bicicletta dei Bersaglieri, pagata 25 lire a quei
tempi.
Questi lavori li feci fino alla fine del 1937, anno in cui arrivarono le tre
grandi azienda Breda, Falk e Ferromin con le concessioni di estrazione del
minerale di ferro.
Funghi e scarpe
Quando ero ancora bambino di nove-dieci anni, in autunno, mia
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mamma mi faceva anche marinare la scuola per andare a cercare i funghi,
perché se si aveva la fortuna di trovarne, con i soldi della vendita dei funghi
potevamo avere il lusso di metterci nei piedi un paio di scarpe, altrimenti le
solite calzature di tutti i giorni erano gli zoccoli.
Siccome a quei tempi - parlo degli anni dal 1931 in poi - la ricerca dei
funghi in paese e nelle vicinanze era molto assidua, per avere l’opportunità
di una raccolta, mia madre ed io ci alzavamo alle 3 e mezza, di buon mattino, per raggiungere la località chiamata Negrino, molto feconda di funghi, e
facevamo ritorno solo sul mezzogiorno.
Da notare che partivamo col gesto e il gerlo, perché se durante la
notte ci fosse stata la “buttata”, come si diceva, si riempivano anche i gerli..
Quando, al ritorno, arrivavamo alla contrada di Serta, frazione di
Schilpario, lì tutti i giorni stazionava un camioncino e il proprietario acquistava i funghi che poi vendeva al mercato di Bergamo. Però accettava solo
i migliori, quelli non commerciabili li lasciava a noi; noi poi li tagliavamo a
fette e li facevamo seccare.
Mio nonno materno era a quei tempi la seconda Guida Alpina patentata di tutta la Valle di Scalve e a Schilpario, d’estate e non, venivano gli
appassionati delle nostre montagne, che erano più o meno tutti Signori e si
facevano accompagnare dalla guida la quale, oltre a conoscere i vari percorsi, era anche portatore dello zaino del turista.
Io ho un buon ricordo di uno di questi turisti che, quando veniva da
mio nonno, delle volte mi dava anche qualche soldino; questo personaggio,
senza superbia, era il Conte Suardo, sempre tra i primi se c’erano da fare
delle opere buone. Anche nel disastro del Gleno fu tra i primi ad arrivare sul
posto; io lo ricordo molto bene perché, quando arrivava a cento metri
dall’abitazione di mio nonno, lo chiamava urlando “Tommaso, salta foera
dalla tana”; nonostante fosse Conte ed anche Senatore, era amane del dialetto bergamasco.
Io, mastro.
Io feci le elementari e anche alla quinta classe sarei stato promosso,
ma la maestra volle che non mi presentassi agli esami. La maestra, molto
brava, che si chiamava Onorina Montorfano, convinse mia madre a farmi
ripetere la quinta classe, facendole capire che per un uomo era bene fare
un anno in più. Mia madre non era troppo convinta perché aveva bisogno
che io trovassi un’occupazione e mi guadagnassi il pane da solo, perché lei
era vedova e le restavano altre due bambine.
Quella maestra dalla prima classe mi portò fino alla fine delle elementari; era molto brava e oltre al programma scolastico, dalla terza in avanti,
in certi giorni della settimana, durante ll’orario scolastico, ci faceva eseguire
dei lavori manuali. Le bambine portavano gli aghi e la lana per imparare a
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fare dei lavoretti, mentre i ragazzi portavano il martello, dei chiodini, le tenaglie e delle assicelle che ci procuravamo dalla fruttivendola Mingi (Spada
Artimisia) in cambio di un gerlo di legna.
Durante questi lavori manuali, quando qualcuno chiedeva l’intervento
della maestra e lei era già occupata con altri scolari, diceva loro di rivolgersi
a me; questo era solo per ciò che riguardava i maschi. Fu allora che un ripetente delle prime classi incominciò così, per ridere, a dire “Ora abbiamo
una maestra e un mastro”; e quando andai militare, che mi chiamava per
nome era solo mia madre. Anche ora che sono oltre i 90 anni, i più mi chiamano ancora “Mastro”.
Ritornando ancora alla scuola, mi ricordo che in terza elementare, in
un sabato, doveva venire il Principe Umberto di Savoia. Per quella occasione, nella contrada di Serta, avevano costruito un mastodontico trampolino
di salto sulla neve. Il punto esatto, per chi conosce la zona, era dove ora
abitano i Battaglia; la partenza per la discesa era prima del Monte Panettone e dopo il salto andavano a fermarsi nella piana dove ora ci sono le officine meccaniche.
Per ricevere il Principe, ai ragazzi ed alle ragazze della scuola fecero
imparare una canzone che dovevamo cantare al passaggio del Principe
nell’abitato di Serta. La canzone era così composta:
“Baldo figlio del Re Vittorioso, cui superba rifulse Vittoriosa, mentre in allarmi la tromba sonora incitava i prodi all’ardir. La tua forte giovinezza è
d’Italia la speranza, la gioconda tua sembianza ride come il tuo bel ciel.
Dalle azzurre distese dei monti alle vette dei patrii confini, ogni cuor saluta i
destini ed è confidente in te”.
Fatte queste prove, con la partecipazione della banda locale, dopo
due ore di attesa, arriva la notizia che, èper motivi di sicurezza, il Principe
non può venire. E noi, poveri ragazzi, tornammo a cadsa con tanto freddo
addosso, senza neanche una caramella.
In miniera
Dal 1937 ebbe inizio l’estrazione del minerale di ferro; io feci vari mestieri: non più il purtì e nemmeno lo strusì, avendo la Breda eliminato tutte
queste vecchie operazioni, facendo i cosiddetti ribassi e teleferiche.
Il primo mestiere che mi fecero fare fu di affiancarmi a uno più esperto e così imparai a ripassare i ferri da mina, poi, all’occorrenza, dovevo anche dedicarmi al funzionamento dei compressori per l’aria e a riparare i
martelli pneumatici. In seguito ho dovuto fare anche il posatore di binari e
tubazioni, sempre all’interno della miniera; e con questi mestieri arrivai alla
fine del 1940 e ai primi di gennaio 1941 venni chiamato alle armi.
Continua nel prossimo notiziario, quello del 1° dic embre.
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12° Incontro dei “Veci”
Pionieri e Guastatori Alpini della “Julia”
22-23 settembre 2012: Amaro e Stolvizza
L’indomito M.M.A. Bruno Sancandi
ha diramato questo invito che inserisco volentieri in questo notiziario
anche se i soci del Gruppo “EX della
Pio-Pio” che lo leggeranno saranno
veramente pochi.
Per iniziativa di alcuni Genieri
Alpini della “Julia” è stato organizzato un incontro con il seguente programma:
Sabato 22 settembre - ore 18.00
Incontro presso il ristorante “Al
Gambero” di Amaro (UD), da Walter
Rainis, figlio del “Vecio” sergente
Sisto, reduce della Seconda Guerra
Mondiale sul fronte greco-albanese
e russo, andato avanti nel Paradiso
di Cantore.
Nella serata sarà illustrato il libro
che racconta la storia dei 60 anni di
vita della mitica “Pio-Pio”.
Domenica 23 settembre
Partenza per Stolvizza
Per quelli che avranno alloggiato da
Walter Rainis, alle ore 08.30 con
sosta al cimitero di Resiutta per la
deposizione di un omaggio floreale
sulla tomba del vecchio comandante
Col. Ennio Muscas.
Per tutti gli altri:
Ore 09.30
Ritrovo a Stolvizza, all’inizio del paese;
Ore 10.00
Sfilata per le vie del paese
Ore 10.30
Alzabandiera e discorsi da parte
delle autorità intervenute
Ore 11.00
Santa Messa
Ore 12.00
Deposizione di una corona al monumento ai Caduti
Ore 12.30
Scoprimento targa alla Baita del
Gruppo Alpini di Stolvizza
Ore 13.00
Rancio alpino.
Al termine: Rompete le righe.
Ovviamente possono partecipare anche i soci del Gruppo Alpino che non
hanno prestato servizio nella Pio-Pio purché si segnalino al punto di contatto per comunicare la propria partecipazione e prenotare:
M.M.A. Bruno Sancandi -Tel. 0432.282546 e 338.5791152
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Annuale Incontro dei “Peones”
Pionieri e Guastatori Alpini della “Orobica”
11 novembre 2012: Fucine e Boario Terme
Anche quest’anno Ferruccio Pellegatta ed i suoi accoliti (Ignazio Pedretti e Sergio Gualdi) ha organizzato il consueto raduno autunnale
dei veci “Peones” dell’Orobica in
una sede che oramai ci considera
“residenti abituali”: Boario Terme.
L’incontro è stato organizzato per
domenica 11 novembre con il seguente programma:
Ore 09.30
Incontro sul piazzale davanti alla
Chiesa Parrocchiale di Fucine
Ore 10.00
Santa Messa
Ore 11.00
Deposizione di una corona al Monumento ai Caduti di Fucine e discorsi delle autorità intervenute
Ore 11.30
Breve sfilata in corteo al Museo degli Alpini di Fucine e visita Museo.
Ore 13.00
Pranzo all’Hotel Sorriso di Boario
Terme.
Per i più disattenti o per i soci di più
recente acquisizione nel Gruppo, è
il caso di ricordare che il Museo
degli Alpini di Darfo-Boario Terme
(Via Fucine, 60) ha come Presidente il Gen. Roberto Scaranari che è
anche il Capo Gruppo Alpino
dell’ANGET. Il Museo è stato recentemente sottoposto ad una
grande ristrutturazione che ha comportato l’aggiunta di un piano e, ovviamente, il rifacimento completo
del tetto.
Con i fondi disponibili, oltre alle opere murarie ed agli infissi di tutta
la palazzina, è stato possibile procedere all’arredamento e
all’allestimento del piano terreno,
lasciando il completamento
dell’opera (primo piano) a tempi
migliori (cioè a quando ci saranno i
soldi necessari).
Vi assicuriamo che già il piano terra
garantisce una visita interessante e
sicuramente istruttiva per molti.
L’invito è aperto a tutti, anche ai non “Peones” Orobici. Il costo del pranzo
presso l’Hotel Sorriso è 25,00 Euro. Comunicate la vostra partecipazione a:
Ferruccio Pellegatta: 338.2932085
Ignazio Pedretti: 338.4646991
Sergio Gualdi : 338.1745272
WWW.pionieriorobica.it
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ovvero, alcuni episodi di vita vissuta, con cui è facile dimostrare che spesso
impegno e buona volontà danno migliori risultati se aiutati da un po’ di fortuna
I cinque fatti che racconterò,
sperando di non essere noioso, si
riferiscono al periodo della mia
frequenza della Scuola di Guerra
(1976-1980).
Partendo proprio dall’inizio,
nel 1976 avevo concluso da tempo
il mio periodo di comando di
compagnia presso il IV Battaglione
Genio Pionieri del 2° Reggimento
Genio a Bolzano e nonostante le
insistenze di alcuni miei
comandanti, tra cui spiccava il
Generale Giovanni De Paoli,
Comandante del Genio del IV°
Corpo d’Armata fino a marzo 1976,
mi rifiutai sempre categoricamente
di tentare la strada della Scuola di
Guerra, essenzialmente perché,
conoscendomi, non mi ritenevo
adatto per quel tipo di studi.
Io, infatti, odiavo leggere sui
quotidiani le notizie di politica,
quelle relative ai disordini nel
mondo ed altre di quel genere,
prediligendo articoli a carattere
scientifico per arrivare fino a quelli
relativi al bricolage, al modellismo
o piuttosto all’alpinismo.
Ed ecco arrivare il primo
colpo di fortuna: dal 1976 il primo
anno di Scuola di Guerra era
diventato obbligatorio per tutti e
Pag. 18
di Roberto Scaranari
pertanto mi trovavo ad aver
automaticamente superato una
prova per la quale non mi sarei mai
preparato con speranza di successo.
Invece, sempre conoscendomi,
ero abbastanza sicuro che, una volta
invitato a ballare, avrei potuto
conseguire soddisfacenti risultati, e
così fu.
Così, superato il primo anno
con un piazzamento onorevole
anche se non eccelso, accettai i
ripetuti inviti del Gen. De Paoli, che
nel frattempo era diventato Ispettore
dell’Arma del Genio a Roma, a
lasciare Bolzano, dove ero ancora
effettivo, ed a trasferirmi a Roma,
presso il suo Ispettorato, dove avrei
potuto prepararmi meglio per
l’accesso al secondo anno.
Durante il periodo trascorso
all’Ispettorato, mi capitò di fare da
“portaborse” e da “lastrinaro”
all’Ispettore e cioè lo accompagnavo
nelle sue uscite e lo aiutavo nelle
esposizioni delle sue conferenze
proiettando le lastrine che avevo
preparato in sede a Roma (allora
erano i classici lucidi con retini
colorati; le lastrine elettroniche di
Power Point dovevano ancora
essere inventate).
In una di queste uscite,
facendo un giro per Torino, mi
imbattei, sotto i portici di Via Po, in
un grande banco colmo di libri,
nuovi ed usati, a prezzi molto
convenienti (e per un genovese …).
Mi cadde l’occhio su un bel
volume che, non fosse altro per la
rilegatura che bene si accostava ad
altri libri che già avevo a casa,
meritava la mia
attenzione. Mi
accorsi che il
titolo era “Le
Guerre”, trattato
di
sociologia
con elementi di
polemologia, di
un autore a me
sconosciuto: il
francese Gaston
Bouthoul - edito
da Longanesi.
C a p i i
subito che non
potevo fare a
meno di quel
volume, anche
in
relazione
all’esame
che
avrei
dovuto
sostenere
per
l’accesso
al
secondo anno di
Scuola
di
Guerra.
La curiosità mi spinse a non
mettere il libro nella mia modesta
biblioteca e non pensarci più ma lo
sfogliai cercando gli argomenti di
maggiore rilevanza e, cosa per me
strana, lo trovai persino
interessante, ricco di concetti
importanti sul fenomeno “Guerra”.
E veniamo agli esami che si
tenevano nella sede della Scuola
di Guerra a Civitavecchia.
Superato lo scritto, arrivai
alla mattina del mio esame orale.
Ogni mattina venivano
esaminati otto colleghi, capitani e
maggiori del mio corso di
Accademia. Io fui sorteggiato
come ottavo, l’ultimo della
mattinata, e non fui subito in grado
di capire se si trattasse di un bene
o di una sventura.
Con le pulsazioni cardiache
che passavano con estrema
facilità dai miei consueti 58-60
battiti al minuto ai 100 e più per
poi tornare indietro e poi risalire,
arrivò anche il mio momento.
Lo schieramento della
Commissione era impressionante:
Presidente era il Gen. C.A.
Comandante della Scuola, posto
al centro di una mezza dozzina di
Ufficiali Superiori, insegnanti della
Scuola e membri esterni, ognuno
esperto in una particolare materia
d’esame: tattica. Logistica, storia,
Pag. 19
geografia e così via.
Dopo essermi presentato, mi
si avvicinò il segretario con due
sacchetti di panno contenenti
ciascuno quattro cilindretti della
classica tombola natalizia: da 1 a 4
e da 5 a 8.
Io estrassi la tesi 3 dal primo
e la 8 dal secondo. E già a questo
punto ci fu una specie di
espl os ione da par t e dell a
commissione: “Ancora la 8 ? Ma
basta ! Come si fa se viene sempre
sorteggiata la stessa tesi? Che
domande possiamo ancora fare?
Va bè, intanto iniziamo con la 3”.
Dopo le domande sulla tesi n.
3, arrivò anche il momento della 8.
Si alzò dalla sua sedia un
Colonnello con in mano il foglio
degli argomenti contenuti nelle
varie tesi e dopo aver percorso
varie volte su e giù il foglio stesso
con l’indice della mano destra, si
fermò su un punto e disse: “Senta,
su questa tesi non sappiamo più
che domande fare; vediamo
questa: - Mi sa dire qualche cosa
su un certo G. Bouthoul? “
Percepii subito che la sua
citazione di “G. Bouthoul” e non
Giovanni o Giuseppe o Goffredo
voleva dire che non solo non ne
conosceva il nome ma,
probabilmente, nemmeno le teorie.
Partii come un razzo per
sfruttare la situazione prima che gli
Pag. 20
venisse in mente di dirmi che la
domanda era troppo difficile e che
me ne faceva un’altra.
“Ma lei intende Gaston
Bouthoul, l’autore del trattato di
sociologia intitolato Le Guerre e per
noi m ilit ar i par t icolar m ent e
significativo, per non dire un testo
fondamentale per la nostra
preparazione, grazie agli elementi
di polemologia che vi sono
contenuti?”
Ricevetti in risposta un
tremante ed impaurito “Siiiii” e
ripartii alla carica, sfoderando
teorie e nomi altosonanti che
andavano da Montesquieu a
Darwin a Spencer per finire con
Marx, Fourier e addirittura Hitler.
Quando accennai all’esame
degli aspetti sessuali delle guerre
fui bloccato dal Presidente della
Commissione che mi disse “Basta
così, Scaranari, benissimo. La
commissione ha capito che lei fa il
venditore di questo libro per conto
dell’editore” (lui certamente non
sapeva che si trattava di
Longanesi) e mi invitò con un gesto
ad accomodarmi.
Ed abbiamo assistito così a
due colpi di fortuna in una volta
sola: il primo sta nell’aver visto ed
acquistato quel libro a Torino ed il
secondo nel fatto che la domanda
della tesi 8 riguardasse proprio il
nostro amico “Gaston”.
E proprio durante la
frequenza del secondo anno di
Scuola di Guerra sono arrivati gli
altri due colpi di fortuna dei cinque
che vi avevo promesso in apertura.
Il primo dei due è arrivato il 22
febbraio 1980 con la nascita del
nostro secondo maschio, Daniele.
Subito ha iniziato a farci
disperare con il vitto e soprattutto
con il sonno. Per aiutare mia
moglie che se lo doveva sopportare
tutta la giornata, di notte il compito
di tenerlo calmo era mio. Solo che,
preso in braccio, appena
accennavo a smettere di
dondolarlo, giù subito a frignare.
Visto che dovevo per forza
stare sveglio e tenerlo in braccio,
pensai che potevo utilizzare quel
tempo per studiare o ripassare
quanto già studiato e fu così che la
mattina in classe, iniziai a
presentarmi molto più preparato di
quanto non lo fossi mai stato prima.
A cose fatte, seppi che un
certo avanzamento nella
graduatoria del corso mi era stato
attribuito proprio in quel periodo,
grazie quindi a Daniele.
L’ultimo colpo di fortuna mi
arrivò in Germania, ad Amburgo.
Un certo numero di
frequentatori del corso era stato
scelto per una settimana di
esercitazioni da svolgere in
comune con la Scuola di Guerra
Tedesca e nel gruppo c’ero
anch’io, nonostante il mio inglese
molto approssimativo.
L’ultima mattinata della nostra
permanenza ad Amburgo era
programmata la presentazione
dell’Ordine di Operazioni
dell’esercitazione che avevamo
svolto (sulla carta, ovviamente).
Per la parte italiana fui
sorteggiato io come Capo di Stato
Maggiore che doveva esporre la
soluzione del problema.
Preparammo per bene il
documento finale e la sua
presentazione che mi allenai a
leggere in inglese, aiutato dal
collega U.S.A. Smith.
Ci accaparrammo subito la
simpatia di tutti esibendo lo
scudetto della Forza da Sbarco che
rappresentavamo con il motto
“Sicut Leones, melius balneare
pedes quam ……” (faceva rima con
leones).
Ma il bello arrivò durante la
discussione dove le risposte in
inglese erano spesso difficili da
trovare o da costruire, al punto che,
messo alle strette, completai un
discorso in tedesco, lingua in cui mi
sentivo più ferrato grazie agli studi
liceali.
Fu un boato di soddisfazione
da parte dei frequentatori e del Cte
della Sc.G. tedesca e del Console
onorario d’Italia ad Amburgo. E fu
così che le mie quotazioni salirono
ancora. “5 colpi di fortuna”.
Pag. 21
Con il 31 agosto, anche se andremo
avanti con i notiziari, i raduni e
quant’altro, si conclude la possibilità
di rinnovare le iscrizioni da parte di
chi non l’avesse ancora fatto e le
nuove iscrizioni varranno da quel
momento per il 2013.
Come si conclude il 2012 ?
Se ricordate quanto ho scritto a pag.
2 del notiziario n. 34 di marzo 2012,
ritenendo ingiusto che un certo
numero di soci non dovesse ricevere
il periodico ANGET, pagai per tutti i
274 soci ordinari e simpatizzanti del
momento, quindi, ufficialmente, nel
2012 non abbiamo avuto defezioni e
dato che abbiamo avuto 8 nuovi soci
ordinari (l’ultimo è Luigi Carretta cui
diamo il benvenuto) e 4
simpatizzanti, chiudiamo il 2012 con
286 soci “da bollino” oltre a 20 soci
“aderenti” ai quali si è recentemente
aggiunto il nuovo socio “Ennio Di
Poi” cui diamo il benvenuto.
In realtà, dal 1° gennaio 2013, 8 soci
ordinari e 3 simpatizzanti saranno
cancellati (3 lo hanno fatto non per
loro volontà ma perché sono
deceduti) per cui, a meno di nuove
iscrizioni, inizieremo l’anno in 275.
Nel notiziario 34 di marzo, si
parlava di “sopravvivenza”
dell’ANGET e con il 1° settembre il
problema si ripropone.
Pag. 22
Rinnovi delle iscrizioni per il
2013
Per aiutarvi, trovate tra le pagine di
questo notiziario un modulo di
Conto Corrente Postale su cui ho
stampato la causale, il numero del
C.C. e l’intestazione del Conto.
Non ho potuto stampare la
somma da pagare (ricordo che si
tratta dei soliti 21,00 Euro) perché
se qualcuno volesse cogliere
l’occasione per dare un aiutino
supplementare al Gruppo non
vorrei che si trovasse con le mani
legate. Non ho potuto inserire
anche i mittenti, cioè i vostri nome
e cognome e indirizzo sia perché si
tratta di scritte una diversa
dall’altra, sia perché potreste
averlo modificato e questa è per
me l’occasione per scoprirlo.
Ultima raccomandazione:
entro il 31 dicembre 2012
•
o fate il versamento per
rinnovare la vostra iscrizione
per l’anno 2013,
•
o mi fate sapere, in un modo
qualsiasi, che non avete
intenzione di rinnovare
l’iscrizione (e io vi cancello).
Nell’ultima pagina del notiziario
trovate anche il codice IBAN per
fare un bonifico bancario.
R.S.
C’è anche chi è già “andato avanti”
Anche se non erano soci del Gruppo Alpino, erano certamente conosciuti da
molti nostri soci e la notizia della loro scomparsa non può essere passata
sotto silenzio. Ricordiamoli e dedichiamo loro un pensiero.
Generale Elio Carrara
Mar.Magg.Aiut. Antonio Casula
Sabato 23 giugno, mentre si trovava
in vacanza al mare in Calabria, ospite del figlio Vittorio, Ufficiale dei Carabinieri, il Gen. Elio Carrara è stato
colpito da un infarto ed a nulla sono
valse le cure prestate con immediatezza in ospedale.
Il Gen. Carrara aveva prestato servizio nella Julia, poi aveva comandato
il Gruppo “Bergamo” a Silandro, poi
era stato capo di Stato Maggiore della Brigata “Cadore” a Belluno e dell’
“Orobica” a Merano, Brigata di cui è
stato anche il penultimo Comandante.
Io sono stato Vice Comandante
dell’Orobica mentre lui la comandava e lo ricordo come un Ufficiale serio e capace, da cui ho avuto molto
da imparare.
E’ stato per diversi anni nostro socio poi, forse proprio per i problemi
di salute che ne hanno causato la
prematura scomparsa, ci aveva lasciati.
Una grave forma di diabete lo aveva infatti privato degli arti inferiori
costringendolo a vivere su una sedia a rotelle, il che doveva essere
per lui un vero tormento, abituato
com’era ad una attività di servizio
sempre molto attiva.
Oltre che addetto alla Mensa Ufficiali del 2° Reggimento Genio, era
stato consegnatario dei materiali
ma, soprattutto Capo Officina dei
mezzi speciali del Genio e quindi
noto a molti comandanti di compagnia che dovevano a lui l’efficienza
dei propri mezzi.
Un “mini-angolo della posta”
Approfitto di questo piccolo spazio per ringraziare tutti quelli che mi hanno
inviato cartoline illustrate e/o lettere dalle loro sedi abituali ma più frequentemente da luoghi di villeggiatura o punti di rilevanza storica assoluta.
Ma oltre ai ringraziamenti, non posso fare a meno di invitare tutti i soci a
mandarmi articoli e racconti, purché in qualche modo afferenti alla loro vita
militare o alle armi del Genio e Trasmissioni. Aiutatemi e ridurre la mia spremitura di meningi, anche perché, oramai, c’è rimasto poco da spremere.
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Li Gobbi Antonio
Martinelli Giancarlo
Zedda Ranieri
Holzer Virginio
Travaini Tarcisio
Vadacca Enrico
Cicolin Maurizio
Scozzaro Girolamo
Vecchione Antonio
Sciocchetti Gian Piero
Mattelig Giuseppe
Micaletto Aldo
Formenti Orlando
Camerini Giorgio
De Monti G.Battista
Olivotto Gianfranco
Marangon Sergio
Serra Angelo
Mariech Stefano
Donada Marino
Storti Remo
Paganin Giuseppe
Scaranari Leandro
Carlino Massimo
Entrade Dario
Civetta Pasquale
Viero Girolamo
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Stefanelli Vincenzo
Pedretti Ignazio
Marchi Cesare
Visconti Giovanni
Manella Silvano
Colaceci Massimo
Pasquini Marino
Pastori Gabriella
Vieceli Adriano
Nicolussi Piero
Viero Giacomo
Balliana Fabrizio
Vezzoli Giacomo
Chiarini Enrico
Baldisserotto Ferruccio
Da Ros Bortolo
Villa Luigi
Duiella Matteo
Spagnoli Giovanni
Pagano Renato
Pavesi Don Angelo
Ricchetti Fausto Ant.
Fiore Gaetano
Testini Giampaolo
Donadi Cristiano
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Zoppi Stefano
Romani Elia
Gualdi Sergio
Garzon Franco
Di Leo Antonio
Scaranari Roberto
Minelli Italo
Pellegatta Ferruccio
Passoni Gerardo
Sigurtà Ruiz
Danieli Andrea
Grusovin Giovanni
Farina Salvatore
Figliolini Leonardo
Grimaldo Giampaolo
Merri Gianpaolo
Carnevale G.Gregorio
Murru Attilio
Tornisiello Alfonso
Pedersini Pierdomenico
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Mandami la tua scheda e ti troverai !
Anno 10° - n. 36 - settembre 2012
DIREZIONE E REDAZIONE
ISCRIZIONI 2011 (Euro 21.00)
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Scaranari Roberto-Gruppo Alpino ANGET
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Per bonifici bancari, il codice IBAN è:
DIRETTORE: Roberto Scaranari
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Collaboratori per questo numero:
Leonardo Figliolini
Anselmo Mai
Ferruccio Pellegatta
Bruno Sancandi
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