AT H E S I S
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Anno VI - n. 1 Gennaio 2013 - Athesis.News.it, periodico di cultura e
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Pubblicazione mensile registrata presso il Tribunale di Padova
con iscrizione n. 2138 Registro Stampa del 05/05/2008
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Direttore responsabile: Angioletta Masiero. Direttore editoriale:
Graziano Zanin. Redazione: Stefania Berlose, Luigina Badiale, Maurizio Cavaliere, Massimo De Stefani, Enrico Maragno, Rosetta Menarello,
Massimo Rainato, Luigi Rossi e Antonello Zambon.
Collaborazioni: Associazione Culturale Athesis, Mauro Agnoletto,
Enrico Andreotti, Giovanni Bettin, Carlo Campi, Valentina Cavaliere,
Giovanni Casna, Gianfranco Cordella, Franco De Checchi, Giulio Menegazzo, Gustavo Millozzi, Luigi Polo,
Mario Renan, Milo Vason, Micol Zanin.
Quanti desiderassero collaborare, a titolo gratuito, con la
rivista sono invitati a farlo presente a:
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2 - Athesis.News.it - Gennaio 2013
EDITORIALE
Si chiude con questo numero un ciclo che ha
visto protagonista nel sostenere questa pubblicazione la piccola casa editrice linea ags
edizioni di Floride Benetazzo.
Purtroppo la contingenza attuale e le leggi in
vigore non permetteno ai piccoli di sopravvivere e quindi chiude commercialmente
un riferimento che ha agevolato, per quanto
possibile, anche gli artisti e gli operatori culturali del territorio.
La pubblicazione comunque continuerà grazie alla disponibilità della suddetta editrice di
donare la rivista e il patrimonio di esperienza maturato in questi anni all’Associazione
Culturale Athesis, che continuerà l’impegno
intrapreso, e ad altra ditta commerciale che
continuarà a spamparla.
Un abbraccio caloroso all’Editrice che tanto
ha fatto per questa iniziativa.
Per quanti intendono collaborare, ovviamente a titolo gratuito, si riconferma la disponibilità ad allargare la squadra.
Nel febbraio 2010 dedicammo spazio ad una
lavoro, DeForme, di Enrico Andreotti che
sottolineava con evidente personalità una ricerca in bianconero sulla simbologia di mani,
visi e oggetti ripresi con angolatura e focale
fotografica molto personale. Un lavoro che
testimoniava un’attenzione verso la fotografia come arte particolarmente adatta a parlare del contemporaneo. Nello stesso tempo
potevamo riscontrare una raffinata tecnica e
padronanza del messo espressivo.
Andreotti è ulteriormente cresciuto e ha testimoniato con ulteriori lavori una sensibilità
verso il sociale che è maturata in opere di raffinata delicatezza.
E’ con grande piacere e partecipazione, Enrico è da sempre collaboratore della rivista,
che gli dedichiamo lo spazio di questo numero per presentare parte delle fotografie che
inserite nella preziosa pubblicazione edita
dall’ULLS di Rovigo.
ENRICO ANDREOTTI
di Graziano Zanin
Innvovare e prendersi cura
è un progetto fotografico, sfociato nella
pubblicazione di un libro, che abbraccia
quasi un intero anno di reportage realizzato
all’interno delle strutture ospedaliere Santa Maria della Misericordia di Rovigo e San
Luca di Trecenta, nel 2012.
Il risultato testimonia la partecipazione professionale e umana verso una documentazione di vita, nascita e sofferenza, concepita
e voluta con trasporto emotivo, realizzata in
punta di piedi nel rispetto profondo verso
chi gioiva per un lieto evento o chi si affidava alla struttura ospedaliera per guarire.
Il risultato, oltre alla compostezza delle immagini, ci offre un quadro di speranza sot-
tolineato da un ambiente e da espressioni
che dimostrano, per quanto possibile nel
contesto, serenità e fiducia nelle persone
che aiutano il prossimo. Più che sofferenza si intravvede speranza, a volte si coglie
l’”angelo custode” che ci rassicura e veglia
sul paziente.
Il reportage è un bel tassello di un impegno
di Enrico che fotografa certamente con la
mente, ma anche col sentimento.
Il prossimo lavoro fotografico, sempre riguardante il sociale e al quale si dedica da
diversi anni, rafforzerà ancora più la nostra
conoscenza di un fotografo che riesce ad
impressionare la “pellicola” (sensore), con
la luce e con il cuore.
Nato ad Este (PD) nel 1977, mi avvicino alla fotografia nel 1999 supportato dai preziosi suggerimenti di
Graziano Zanin, fotografo BFI, presidente dell’ Associazione Culturale Athesis.
Dal 2001 Accantonati gli studi di giurisprudenza,
cerco di trasformare la passione in professione,
collaborando con alcuni studi fotografici della mia
zona. Inizio a dirigere diversi corsi di fotografia con
l’ utilizzo di attrezzature tradizionali e digitali e pubblico, assieme a Graziano Zanin, l’opuscolo Appunti
fotografici (Stanghella, linea ags edizioni, 2001).
La mia formazione segue le tappe classiche della
fotografia tradizionale, sviluppo e stampa del bianconero in camera oscura, ma contemporaneamente credo fermamente nell’avvento del digitale e lo
comincio a seguire dagli arbori studiando da subito
tecniche di sviluppo e software che ne permettevano e ne permettono tutt’ora un’ accurata gestione.
Inizio contemporaneamente esperienze nel campo
della grafica e dell’ impaginazione elettronica collaborando alla cura editoriale di diverse pubblicazioni: Storia illustrata della scuola italiana a cura
della Direzione Didattica di Albignasego; Quaderni
di archeologia del Polesine vol. II a cura di Enrico
Maragno, Corti rurali Mondo contadino, Rivederci
nell’America, Boara Pisani tra storia, cronaca, cultura e fede…, Villadose Romana, Boara Polesine tra
storia, cronaca, culture e fede … (Tutte a cura della
casa editrice Linea Ags Edizioni di Stanghella - Pd).
Nel 2002 il grande salto: apro, assieme a mia moglie
Micol, foto-grafica: studio di fotografia e grafica ad
Anguillara Veneta (PD). Nel 2003 ai corsi fotografici
affianco quelli informatici per enti pubblici e privati, sviluppo corsi rivolti a fotografi ed a insegnanti
della scuola dell’obbligo ai quali propongo il ritocco
fotografico con Adobe Photoshop e l’editoria elettronica con Adobe InDesign.
Continuo a curare alcuni temi fotografici personali,
realizzo alcune piccole esposizioni e la prima personale di fotografia: Stazione “alcune fermate…” nel
2002, frutto di una ricerca pluriennale sulla stazione dei pullman di Rovigo. Una fortuita coincidenza consolida il lavoro alla storia documentale in
quanto la stazione stessa cessa la sua attività e viene
smantellata proprio a ridosso della mostra.
Nel 2004 prende forma (è proprio il caso di dirlo)
un lavoro che mi ha dato e continua a darmi parecchia soddisfazione - De Forme - una ricerca fotografica “creativa”, molto apprezzata dal punto di
vista compositivo e tecnico ma anche grazie ai vari
stimoli interpretivi che le foto forniscono ai diversi
interlocutori.
Oltre all’esposizione in diverse mostre fotografiche
De Forme è stata inoltre recensita sulle riviste Fotoit
(ottobre 2004) e Fotocult (gennaio-febbraio 2006)
con articoli rispettivamente firmati da Giorgio Rigon e Fausto Raschiatore. Da allora continuo la mia
ricerca nel campo della fotografia “simbolico-creativa”.
La mia concentrazione negli ultimi anni si è rivolta molto anche alla fotografia sociale e a quella di
reportage perchè amo raccontare quello che mi circonda: le persone, i lavori e le storie di tutti i giorni.
La “NORMALITÀ”.
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NON TUTTO è CHIARO, VISIBILE di Stefania Innaurato
Non tutto è chiaro, visibile. Per me non esiste frase migliore per spiegare brevemente
il diabete insulino-dipendente in età pediatrica.
Come si può rendere manifesta un’iperglicemia cronica, conseguente alla totale
mancanza di insulina endogena, se non vedendo un bambino abitualmente eseguire 5
o più controlli glicemici al giorno e le conseguenti iniezioni di insulina?
Se non conoscendola, come si potrebbe
leggere nel sorriso di questa bambina - e
di tanti altri come lei - la pesantezza delle
continue “verifiche” dettate dai controlli della glicemia (una volta troppo alta ed
un’altra troppo bassa), il peso delle regole
che la malattia impone, o ancora la fierezza
di vivere una vita comunque normale con
il diabete che “l’accompagna sempre” nella
scuola, nello sport, in vacanza, nelle feste
con gli amici e in ogni prova della sua vita?
Se non conoscendoli, come si potrebbe leggere nel volto di questi genitori – e di tanti
altri come loro – il senso di accudimento
enfatizzato da una malattia così pressante
che “lavora subdolamente dentro”, l’impotenza che si manifesta quando, nonostante
tutti gli sforzi possibili, il “diabete fa di testa
sua e le glicemie inspiegabilmente salgono?”
Se non conoscendoli, come si potrebbe leggere nel volto di questi stessi genitori - e di
altri come loro - la sofferenza nel vedere il
proprio figlio “pungersi” più volte al giorno, o il sorriso ricolmo di bene con cui si
impegnano ad allegerire la quotidianità di
quei momenti, mentre talvolta si vorrebbe
solo gridare di rabbia?
Come si può se non vivendoli, leggere nei
volti di queste persone l’intimità e la profonda alleanza che si viene naturalmente a
creare tra la famiglia e il pediatra-diabetologo?
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Nella mia seppur relativa esperienza, quotidianamente porto con me l’IMPEGNO e la
GIOIA nel vedere e nel sentire tutto questo
come pediatra che si occupa di bambini
con diabete insulino-dipendente.
Un IMPEGNO e una GIOIA che si manifestano non solo durante la “classica visita trimestrale”, ma soprattutto attraverso
momenti di educazione terapeutica rivolti
ai genitori o ai bambini, o in occasione di
confronti genitori-medico “last-minut” nei
corridoi o nella sala-giochi della Pediatria,
o al cellulare, o ancora in circostanze più
piacevoli come una pizzata collettiva.
È un IMPEGNO talvolta pressante, ma infinitamente piccolo rispetto a quello che i
pazienti e le loro famiglie vivono ogni giorno, dato che la gestione della malattia dipende per la gran parte del tempo da loro.
È una GIOIA grande vedere come il naturale attaccamento alla vita dei bambini
può rendere estremamente leggera la fatica quotidiana imposta dalla malattia, tanto
che spesso sono loro stessi a dire che “dopo
tutto il diabete non è così male!”.
Avrei potuto dare una chiave di lettura “più
tecnica e sanitaria” a questa foto, spiegando ad esempio che il diabete insulino-dipendente è l’endocrinopatia autoimmune
più frequente in età pediatrica e colpisce
bambini fin dal primo anno di vita.
E invece la profondità che traspare negli
occhi di questa mia dolce e forte paziente e
dei suoi genitori, e la fiducia recirpoca che
ci lega, mi portano a non considerare né
la distanza di una scrivania di ambulatorio,
né quella formale del camice bianco che
orgogliosamente indosso e che in momenti
come questi mi dà la possibilità di sentirmi più ricca non solo professionalmente
come “dottoressa Innaurato”, ma soprattutto umanamente e semplicemente come
“Stefania”.
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INNOVARE E PRENDERSI CURA (vol.2) di Annalisa Boschini
Batte forte il cuore della sanità veneta: batte a Rovigo, dove la tecnologia
ha incontrato l’arte, la creatività e la
voglia di raccontare un ospedale.
Un ospedale che da “vecchio” è diventato nuovo, con l’impegno di quasi
3000 persone tra dipendenti e maestranze.
Come dalla malattia si guarisce spesso
diventando più giovani e leggeri dentro, con lo stesso spirito è stato realizzato il volume “innovare e prendersi
cura.
Grazie a uno staff di giovani, tra cui
spicca l’abilità e il grande talento di Enrico Andreotti, fotografo, l’ospedale di
Rovigo oggi è dentro un libro che racconta le emozioni, le storie, i tramonti
e il futuro della nostra sanità, immersa,
non dimentichiamolo mai, nella nostra
cultura e nel nostro territorio.
Le foto e brevi testi essenziali ed eleganti hanno raccontato la magia eterna dell ‘uomo che cura, della cura che
si fa vita, ma anche lo struggente silenzio di un addio, l’esultare per un primo vagito, la rabbia che porta con sé il
dolore, la modernità che cede il passo
alla potenza di una carezza.
Il nuovo ingresso dell’Ospedale di Rovigo colmo di luce reca nei moderni
padiglioni operatori, nella radiologia
colorato, tra i corridoi dipinti della pediatria
L’entrata è ser vita da una veloce viabilità e dai nuovi parcheggi: per gli utenti i pazienti, i familiari in arrivo basta
seguire le indicazioni presenti lungo il
percorso.
Il progetto di ampliamento dell’ ospedale cittadino “Santa Maria della Misericordia” ha preso la forma della razionalità e dell’accoglienza.
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Si è trattato di un percorso impegnativo e forte per la comunità, cominciato già nel 2005 con la realizzazione del
nuovo Pronto Soccorso, della divisio ne di medicina nucleare, seguito dalla
realizzazione della nuova sede del dipartimento trasfusionale, del polo tecnologico per la diagnostica avanzata,
cresciuto con lo sviluppo delle reti informatiche, della formazione continua
del personale, del restauro e miglioramento di numerosi reparti di degenza
e con il recente avvio della struttura
dedicata all’endoscopia digestiva e
respiratoria, l’acquisto della Tac Pet,
all’inaugurazione del nido aziendale.
Questo cammino è stato studiato con
la più grande motivazione e il massimo
desiderio di offrire alla comunità le migliori soluzioni cliniche e assistenziali
e si è completa ora con la realizzazione
della nuova ala del presidio ospedaliero provinciale dedicata alla piastra
polifunzionale per le nuove sale operatorie, affiancata dalla rivoluzione logistica di tutto l’ospedale, che, ruotando
su se stesso, irradia ingressi e ser vizi
nell’area a sud, ser vita da una viabilità
adeguata.
Le immagini di innovare e prendersi
cura raccontano che tutto questo è
realtà.
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PER UN AMICO CONIGLIETTO
Seduto sul sedile posteriore dell’auto,
Tommaso picchiettava con ner vosa destrezza sui tasti del videogame che tagliuzzava l’atmosfera silenziosa dell’abitacolo.
Il papà guidava attento e serio mentre
la mamma, accanto a lui, ogni tanto gli
rivolgeva brevi domande dove ricorrevano parole come: certificato, analisi,
prenotazioni…
Erano partiti dal Delta da quasi un’ ora
mentre la nebbia del primo mattino copriva il mondo con la lieve morbidezza
del suo velo opalescente.
Tommaso avrebbe voluto dormire ancora ma all’ ospedale lo aspettavano
per quell’inter vento alle adenoidi che
erano ormai pronte per essere tolte di
mezzo.
Otto anni, un videogioco e la paura
attutita dalle rassicuranti parole della
mamma che si era girata per fargli uno
dei suoi stupendi sorrisi.
- Siamo arrivati. In perfetto orario. Tutto bene Tommasino? Il bambino sbirciò fuori dal finestrino e catturò la sagoma imponente dell’ospedale.
Percorsero l’ampia rotatoria e furono
rapidamente al parcheggio.
Il cuore accelerò mentre apriva la portiera per uscire.
Adesso si sentiva strano… aveva paura,
una paura che gli ronzava al centro del
petto come un’ape che presto lo avrebbe punto.
La mamma gli cercò la mano e la protesse con la sua in una sorta di nido cal-
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di Rosetta Menarello
do e morbido.
L’ape si fermò. Erano arrivati già davanti all’ingresso principale.
Il papà li precedeva tirando il trolley
rosso e a Tommaso ricordò per un attimo le vacanze al mare.
La grande porta a vetri si spalancò con
un fruscio gradevole, come un sipario
che si apriva su un palcoscenico dove
gli attori erano le persone che entravano e uscivano dall’ospedale.
La mamma lo guidava con dolcezza e
decisione ripetendogli parole che lui
non ascoltava perché la paura era tornata a ronzargli nel petto.
Avrebbe voluto essere di nuovo a casa,
nell’azzurra leggerezza della sua stanza,
al tepore del piumone mentre percorrevano il lungo corridoio che conduceva
al reparto.
La mamma gli diceva parole che lui non
ascoltava.
E come in uno dei suoi videogames, il
tempo fu una rapida successione di numeri che scorrevano rapidissimi.
E lui si ritrovò sdraiato su un lettino
a guardare il soffitto che si srotolava
come un veloce nastro punteggiato di
lucine.
- Che bravo Tommaso, non avere paura,
vedrai che fra poco tutto sarà finito e tu
respirerai benissimo senza quelle brutte
adenoidi ! Lui si sentiva stretto da una specie di
tagliola, di quelle che nei libri di fiabe
catturano le volpi ma pensò al papà che
gli ripeteva:
- Devi essere un uomo, non devi avere
paura di niente, mai! Allora sentì un po’ di coraggio entrargli nelle braccia con la puntura dell’ago
che l’infermiera gli infilò nel braccio.
Adesso sopra di lui stazionava un argenteo disco, luminoso, accecante.
Chiuse gli occhi e si sentì leggero, quasi
volante.
Gli sembrò che una lucina danzante lo
accompagnasse rassicurante lungo un
sentiero erboso, d’un verde morbido ed
intenso.
Intorno a lui, che già era avvolto dal letargo dell’anestesia, si mossero i medici,
misteriose presenze ammutolite da mascherine che lasciavano la parola agli
occhi.
Il tintinnio dell’attrezzatura chirurgi-
ca animava il momento solenne in cui
la vita era affidata alla fermezza delle
mani di un medico.
La ferrista, sicura e decisa, passava
asettici bisturi e cannule drenanti mentre il tempo sbriciolava faville e lucciole
che rischiaravano il sonno di Tommaso.
- Sveglia, bello, sveglia! - Bisbigliò una
voce mentre il lieve picchiettio di una
mano sulla guancia lo riportò alla realtà.
La grande luce era sparita e al suo posto
era apparso un cielo animato da nuvole
morbide e rosate dove alcuni bambini
giocavano a far volare colorati aquiloni. Accanto a lui sorrideva il coniglietto
di pelouche che il papà si era ricordato
di portargli perché gli facesse compagnia…
Athesis.News.it - Gennaio 2013 - 21
TERRISAURUM
...
tintonaménto: il tentennare; indugio.
tintonare: tentennare; bighellonare; non portare a termine un
lavoro.
tintudài: nell’espressione e tintudài, l’è sempre cuèla!, è sempre la solita solfa!
tirà, tegnù, tegnóso, codegaro:
tirchio; l’è tirà, tirchio.
tirà: (v.) preso; tirato; tirchio; quanti
schei gheto tirà, quanto hai preso?; l’è tirà come on violin, teso
come le corde del violino.
tira: interesse anche amoroso;
spasimare; compromettere.
tirabussón: cavatappi.
tiraca: bretella; pane troppo molle.
tiradèlo: abbastanza teso; piuttosto stretto; abbastanza tirchio.
tiradóre: sparatore, cacciatore;
tirella, parte dei finimenti del
cavallo.
tiradura: tiratura; il tirare, il tendere.
tirafilo: legno o ferro che tiene
teso un filo di ferro al punto voluto (nei vigneti o per altri usi);
mulinello.
tiràjo: tiraggio del camino; forza di
trazione di animali o macchine.
tiramòla: gomma americana; persona indecisa o ambigua; indecisione.
tirante: tenditore; tirante; molla
o congegno applicato ad una
porta perché si richiuda da
sola; tirante degli stivali; tirella,
parte dei finimenti del cavallo;
tiraggio dell’aria in un camino;
fascino.
tirapene: temperamatite.
tirapiè: tirapiedi; pedale, strumento dei calzolai.
tirare: tirare; ritirare; attirare; gettare; sparare; strattonare; strappare...; tirare dii porchi, bestemmiare; tirare el segon, respirare
affannosamente; el tira el fià in
do òlte, respira a fatica; tirare
de longo, continuare; tirare le
lache, morire; tirare le rasìe,
bestemmiare; tirare le récie,
origliare, alzare le orecchie per
ascoltare; tirare zo uno, ritrarre
uno; farsi dire; tirare zo i santi
e madone, bestemmiare; tìrate
in là!, fatti in là!; el ghe tira, ha
la voglia d’amore; a tira più on
pelo de gnòca che on paro de
buò (modo di dire); gheto tirà
i schei? (è domanda consueta
delle mogli); la ga tirà i cavìji
a so madona!, alla suocera;
cossa tiènto tironà?, perché mi
tiri?; mi no me tira par la jacheta
nissuni, non ho debiti.
tirazó: piccola tettoia ad un solo
spiovente, provvisoria o permanente, affiancata ad un edificio,
per usi rustici.
tirèla: tirella, parte dei finimenti
del cavallo; tralcio nuovo che
dà uva.
tiro: l’insieme dei buoi e/o vacche
aggiogati all’aratro.
tirón: strattone, strappo; boccata,
tirata.
tiròta: pane di polenta.
tiròto: strappo.
tivaro: (s. m.) creta di fosso.
tìvio: tiepido; (contr.: caldo de
bojo); oppure: fredo jazà.
tó: tuo, tua; tuoi, tue.
toàja: tovaglia.
toajolìn: tovagliolino.
toajòlo: tovagliolo.
tocéto,
pocéto:
diminutivo
di tòcio.
tochéto, tochetìn: pezzetto; piccolo periodo di tempo.
tociare: intingere.
tòcio, pòcio: intingolo; “se’l mare
el fusse tòcio, / e i munti de poenta / o mama, che tociade: /
poenta e bacalà. / Parché non
m’ami più?” (canzone popolare).
tòco: pezzo; periodo di tempo;
bestemmia; tirare a sorte; a te
speto da on bel tòco, da tempo; l’è on tòco in là, un po’ scemo!; dame on tòco de formàjo!;
essare in tòchi, distrutti; l’è on
tòco de dona!, una gran figliola!; l’è on toco de semo!, è un
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di Graziano Zanin
somaro; l’è bon come on tòco
de pan, è buono come il pane;
l’è on toco de gnoca, è un bel
pezzo di ragazza.
todésco: tedesco.
tògo: bello, interessante, piacevole (detto sia di persona che di
cosa).
toh!: (imp.) prendi!
tòla: asse; tavola; tavolo; muso de
tola, sfacciato; na stolà de mati,
un’allegra comitiva; tòla da lavare, asse per lavare al mastello o al fiume.
tolà: tavolato, assito; soppalco;
tavolata.
tolare: ricoprire di assi, di tavole.
tolaza: asse o tavola malfatta o
malridotta.
toléta: assicella; tavola di piccole
dimensioni; tagliere per usi di
cucina; mensolina; tavoletta del
water.
tolièro, taulièro, taolièro: tavoliere, arnese in legno circolare
con manico, per versarvi la polenta e poi tagliarla a fette con
lo spago.
tolón: tavolona, tavolone; pancone; grossa asse di legno.
tolóna: grossa o lunga asse; tavolona.
tòlta: nell’espressione l’è na tòlta
in giro, è una presa in giro.
tomana: ottomana.
tomàra: tomaia.
tomare: tomaia.
tombìn: tombino, chiusino; loculo
cimiteriale.
tombinare: chiudere con tombini.
tómbola: capitombolo, ruzzolone;
tombola, gioco da tavolo.
tombolìn: premio di consolazione
a chi fa tombola per secondo.
tombolón (de): ruzzoloni.
tombolón, tombola: capitombolo,
ruzzolone.
tón: tonno; tuono; èssare bon
come el ton, buono come il tonno; el ga dà el ton, gli ha impartito una dura lezione.
tondada: tosatura, taglio dei capelli; tosatura di una siepe o
della chioma di un albero; ar-
rotondare, conferire una forma
tondeggiante.
tondèlo: tondino, oggetto di forma
rotonda; legna da ardere ricavata dai rami sottili.
tondìn: tondino, trafilato a sezione
rotonda usato nelle armature
metalliche delle costruzioni in
cemento armato; lima rotonda
usata per affilare i coltelli.
tóndo: tondo; cerchio, circolo; circuito; rotondo, rotondeggiante.
tònega: tonaca; cocolla.
tonezare: rumore dei tuoni, tuonare.
tonfa: (s. f.) pugno; a te dago na
tonfa ca te fago vegnere sàngoe da naso!
tónfo: pugno; tuffo; tonfo, rumore
sordo di cosa che cade.
tòni: tuta da lavoro.
tontonare: tergiversare; perdere
tempo; anche baucàre; el xé
sempre lì che’l tontona, sta perdendo tempo.
tontonón: posapiano; perditempo.
tóo: tuo; il tuo; “del too dàmene,
del mio no stare a domandàrmene” (modo di dire).
topè: ciuffo di capelli posticci; parrucchino.
tòpete: interiezione usata per sottolineare un evento repentino e
improvviso.
topinara, tupinara: talpa;
toràra: apparecchiatura per la
monta del toro.
torciada: torchiatura; quantità di
vinacce contenute nel torchio.
torciadura: torchiatura, l’operazione del torchiare.
torciare: torchiare; el ga torcià fin
i gramostini.
tòrcio: torchio; vino ricavato dalla
torchiatura delle vinacce; on
tempo rivava el tòrcio tirà dal
musso.
tòre/rse, tuòre/rse: prendere/rsi
(p. p. tolto); tòrsela a coa alta!,
(imp.) vattene (a mani vuote)!;
tòrsela co uno, prendersela;
tore i òci, abbagliare; tore su,
raccogliere; el s’à tòlto na rebechina piena de velen!, una rompiballe; “tòtela, Signore, ca no
la merito!” (così si usa pregare
per la moglie tediosa).
toresàn: piccione torraiolo o selvatico.
torión: torrione.
tórno: attorno; nei dintorni, presso.
torotèa: personaggio; girovago,
cantastorie; strumento del cantastorie; xé rivà el torotèa / xé
rivà el torotèa / siora parona la
vegna de qua / che no so miga
indiavolà.
torsego: torsolo; l’è amaro come
el torsego.
tortejón: bruco, tignola del melo.
tósa: ragazza.
tosada, tosadura: tosadura; potatura; taglio di capelli.
tosadura, tosada: tosadura; potatura; taglio di capelli.
tosàre: tosare; tagliare i capelli;
potare.
tosato, toséto: ragazzino; l’è ancora on tosato ma el se dà da fare.
toso: ragazzo; fidanzato; la se ga
catà on bravo toso.
tost: toast.
tòtano: uccello di valle; calamaro;
al plurale tòtani, testicoli; no
stare a romparme i tòtani!
totò, tutù; sederino; filastrocca
recitata tenendo il bambino a
cavalcioni su una gamba, come
se fosse a cavallo di un asinello: totò totò musséta / la mama
vièn da méssa / có le tetine
piène / da dare al so putìn / el
putìn no le vòle / ciàma l’Adriana / che sóna la campana / che
sóna el campanón / butalo zo
pa’l balcón, (variante): la mama
ghe le tole / el papà ghe dà on
basin / caro caro el me putin!”,
o ancora: so popà ghe dà el
momón / e so mama on scapazon!, o ancora: el papà ghe le
fa tòre / la màma ghe fa la sùpa
/ el papà ghe la magna tùta.
tovajòlo: tovagliolo.
trabucìn: sgabuzzino, stambugio;
botteguccia.
tracagnòto: tarchiato, trasandato.
trafegare, traficare: trafficare;
commerciare, vendere.
tràfugo: commercio, traffico; confusione.
trafugón: trafficone.
trafùjo: sotterfugio; tafferuglio,
confusione.
tragoardare: vedere di profilo.
tràja: freno nei carri agricoli o a
trazione animale costituito da
un palo all’occorrenza utilizzato
anche per bloccare le ruote.
tramaciare: tramare, macchinare;
complottare.
tramacio: tramaglio; trama, macchinazione; imbroglio.
trambalón, strambalón (in): traballante; l’imbriago el camina
in trambalon, procede barcollando.
tramezà: diviso mediante un tramezzo.
tran: tram: autobus.
trapanada: trapanazione.
trapèo: oggetto insieme futile e
poco adeguato, ordigno, attrezzo inutile; cavallo, solitamente
non di prima scelta, che si aggiunge al tiro di un carico pesante o in salita.
tràpola: cianfrusaglia; macchina o
congegno che non funziona o
che funziona male.
trare: tirare; lanciare; sparare; i ga
trato el formento, lo hanno buttato controvento (per mondarlo
dalla pula); i tra a indovinare,
tentano di indovinare; i va a
trare, vanno a caccia; a tra el
tron, tuona; trare el vin, spillare
il vino dalla botte; el ga trato na
scoreza, ha fatto una pernacchia; el cavalo trae de culo, il
cavallo scalcia.
traspièra: controluce.
trasportà: portato, che inclinazione, disposizione.
tratanto: altrettanto.
tratévole: affabile, cortese.
trato: modo di comportarsi.
travàjo: travaglio; affanno; molestia; lavoro.
travasada: svinatura; travaso del
vino o di altro liquido; passare
delle cose, spostare degli oggetti da un posto ad un altro.
travasaménto: il travasare; turbamento, rimescolamento.
travasare: svinare; travasare, versare un liquido da un recipiente
ad un altro.
travaso: svinatura; trasferimento
del vino dalla damigiana alle
bottiglie; pevera.
Athesis.News.it - Gennaio 2013 - 23
travèrsa: (s. f.) grembiule; le bronze coerte le brusa le traverse;
attenzione agli infidi, ai furbacchioni, ai mattacchioni.
traversón: grembiule degli scolari;
grossa traversa di legno; grembiulone.
travéto: travetto, travicello.
travón: grossa trave.
tre: tre per il femminile; al maschile fa tri; el vole tre òche par on
paro.
trèa: tria; avere la trèa a muinèo,
averla vinta in ogni caso.
trèbia: trebbiatrice; trebbiatura.
trédase, trédese: tredici.
tredesìna: preghiere da recitarsi
per tredici giorni consecutivi per
ottenere grazie da S. Antonio di
Padova (la festa si celebra il 13
giugno).
trégno: di colore olivastro.
tremaròa: tremarella.
tremàzo: tremore, spavento; sussulto.
tremolón: tremarella; tremito.
tremón, tremòto: scuotimento;
scossa (in particolare scossa di
terremoto).
trentasiè: trentasei.
trentatrì: trentatre.
trentìn: moneta austriaca da trenta centesimi.
trepiè: treppiedi.
tresènto: trecento.
tressète: tressette, gioco di carte.
tretanto: altrettanto.
tri: tre per il maschile al gemminile
fa tre; varda che tri òrgani!, che
tre scemi!
triboare: soffrire, patire; el trìboa
el fredo, patisce freddo; el ga
finìo de tribolare, ha finito di
soffrire, è morto in seguito ad
una penosa malattia.
tridacarne: tritacarne.
tridare: tritare; el ga tridà el sale.
tridèlo, spezanèa: tritume di granturco usato come alimento per
il pollame; insieme di grani ròttisi durante la sgranatura meccanica e che passano attraverso
il vaglio.
trido: triduo, ciclo di preghiere che
dura tre giorni in preparazione
a una festa o per chiedere una
grazia.
trimo: filare; solco realizzato col
vomere bilaterale o semplicemente con la zappa; on trimo
de patare meriche.
trinca (de): nuovo di zecca.
trincada: trincata, abbondante bevuta.
trincare: bere e mangiare in modo
ragguardevole.
trinciàre: falciare stoppie ed erba
medica.
tripe: (s. plur.) trippa, stomaco dei
ruminanti; me nono me disea:
“forza e coràjo che a magnare
tripe ghe voe el formàjo”.
tripéta: pancetta, pancia piuttosto
prominente.
tripiè: treppiedi; arnese per sostenere pentole, paioli sul focolare.
tripón: grossa pancia, pancione;
persona con la pancia grossa.
tristo: pallido, patito; malinconico;
scadente, di scarsa qualità;
sgradevole; te sì tristo, sbasìo,
sei pallido, basito.
trivelada: trivellatura, atto ed effetto del trivellare.
trivelin: succhiello.
tròdo, trodolo: sentiero.
trodolo, tròdo: sentiero.
trognare: (del maiale) grugnire;
(del cavallo) sbuffare; (fig.)
brontolare, borbottare.
trombonà: spacconata, millanteria.
trón: tuono; cannone; quando el
tron riva, el pericolo xé passà.
quando si sente il tuono il temporale è già passato; el ga paura del tron, ha paura del tuono;
quando te senti el tròn xé to
nono in zieo ca zoga a bale,
quando senti il tuono è tuo nonno che gioca a bocce.
tronà: scoppio di tuono; colpo di
cannone.
tronaménto: serie di tuoni e lampi.
tronare: tuonare.
troncada: troncamento; atto ed effetto del troncare, del tranciare.
trónchela!: finiscila!
tronchéto: stivaletto, sorta di stivaletto con la suola di legno.
trónco: fradicio; troncato; morto.
tronfio: pieno; superbo; poco aggraziato.
troza: scarto da potatura di vite.
24 - Athesis.News.it - Gennaio 2013
trozo: viottolo.
tròzoa: (s. f.) tralcio nodoso di vite.
trula!: (escl.) vattene!
trulalèro-trulalà: parole senza significato usate per canticchiare.
tu: tuo, tuoi.
tugà: botta; darghe la tugà, (met.)
possedere carnalmente; el
conejo el ga dà la tugà a la
conéja, l’ha posseduta.
tulièro, panàra, panàro: tafferia,
specie di vassoio di legno piano
per rovesciare la polenta.
tuòre, tore: prendere (p. p. tolto);
la ga tòlta, l’ha sposata; el tuore
l’è dolze, el dare suspirà (modo
di dire); tuòrse rancura, affrettarsi.
tuòre/rse, tòre/rse: prendere/rsi
(p. p. tolto); na parola no la xé
ben dita se no la xé ben tuolta,
la parola è detta bene solo per
chi l’accetta; setimo no rubare,
otavo tuotene!, detto popolare solesinese; bisogna lassarli
andàreco i và, e tuorli co i vien,
prendere quel che viene, accontentarsi;
tuòrlo: tonfano, avvallamento
dell’alveo di un fiume che provoca un’azione risucchiatrice
dell’acqua.
tuòtano: allocco, barbagianni.
tuòtela!: (imp.) vattene!; tuòtela a
gambe, fuggi via più veloce che
puoi.
tupinara, topinara: talpa.
turbiadèlo: abbastanza torbido.
turbiaménto: intorbidamento, annebbiamento.
turbiara: foschia.
turbiare: intorbidare.
turbiarse: intorbidarsi; adirarsi.
turbiéto: abbastanza torbido.
tùrbio: torbido; offuscato, coperto;
imbronciato.
turbión: foschia intensa e improvvisa; improvviso formarsi di
nubi.
turnè: tournée, giro.
tutaldì: ogni giorno, tutto il giorno;
tutaldì a far gnente.
tutù: automobile.
tutò: sederino.
U
ua: uva; ua d’oro, uva bianca dei
Colli Eugenei da vino e da tavola; ua mericana, uva fragola.
ucheare: urlare.
uchèla: ugola.
uchelada, uchelà: urlata; il chiamare a gran voce; il gridare.
uchelaménto, urlaménto: urlio,
grande schiamazzo.
uchelare: urlare, gridare, schiamazzare.
uchèo: urlo.
uciaj, ociàj: occhiali.
udare: versare; udame on goto,
versami un bicchiere di vino.
udo, odo: vuoto.
uéta: uva passa.
ufa (a): a sbafo; magnare a ufa, a
sbafo.
ufiziale: ufficiale; funzionario, esecutore di mandati.
ugàneo: euganeo.
uichén: week-end, fine settimana.
uìschi: whysky, tipo di acquavite.
ulivaro: olivo.
ulmi: olmi.
ùltima (in): alla fine; in conclusione.
umbèrta: tipo di pettinatura che
prevede i capelli tagliati a spazzola.
umentare: aumentare, crescere.
ùndese, òndese, òndase: undici.
unìo: unito.
unquò, onquò, anquò: (avv. e
s.m.) oggi; al giorno d’oggi.
unzión: unzione; il massaggiare
con un unguento; bastonatura.
upà, opà, apà, popà: papà.
ùpio, opio: oppio.
ùpio: acero campestre.
urca!, órca!: esclamazione di stupore o di disappunto.
urci!: interiezione con cui si scaccia un cane o un maiale; anche,
in senso spregiativo, nei confronti di persona.
urinàe, càntaro, bocale da pisso,
orinàe: orinale; pitaro, vaso da
notte.
urlaménto, uchelaménto: urlio,
grande schiamazzo.
urmare: picchiare.
uropèo: europeo.
urtà, urtada: urto, spinta; scuotimento.
urtonare: urtare, spingere; farsi
largo a spintoni.
usà, ùsa: usato; avezzo, abituato;
te voi darme roba ùsa par nova.
usanza: abitudine, consuetudine.
uscada: scarica di botte; danno da
una grandinata sui raccolti.
uscare: battere; picchiare; a te
usco!, ti picchio.
usmare: fiutare.
uso: abituato; usato; l’è uso a robare.
usso: uscio; a porta usso, comodo.
usta: fiuto del cane da caccia;
andare a usta, procedere per
tentativi.
ustrìaco: austriaco.
ùtaro: utero.
utèntico: autentico; genuino; identico.
utista: autista.
utomòbile: automobile.
utorità: autorità; autorevolezza.
utorizazión: autorizzazione.
utunale: crisantemo.
ùtuno, autuno: autunno.
uturazión: otturazione di dente.
V
va’: vai; va’ a Este a petenare i
orsi; va’ a farte frizare; va’ a
mónzare le ciòche; va’ a pascolare le òche; va’ a patrasso!;
va’ a morire!; va’ a remengo ti,
to mare, to pare e to zia; va’ a
supiare el naso a le gaìne; va’
in canón; va’ a cagare! va’ in
casin!; va’ in malòrsega!; va’ in
mona!; va’ in òstia!; espressioni
sostanzialmente a “vai a quel
paese” o “non rompere le scatole”; va’ a urto coa sacheta, va’
a chiedere l’elemosina.
vaca: vacca; (fig.) prostituta; baco
da seta che non fa il bozzolo.
vacada: vaccata, porcheria.
vacarìa: azione turpe, riprovevole.
vacaro: mandriano.
vacaza: vacca vecchia, brutta;
donnaccia.
vachìsia: indolenza, pigrizia, apatia.
vacóna: vacca di grossa taglia;
prostituta.
va-e-vièn: andirivieni.
vagantivo: terreno che per vari
motivi non può essere coltivato;
terreno di libero uso.
valdrapa: gualdrappa.
valése: palude; valle; stagno; vallivo; paludoso; chi abita in territorio paludoso.
vàlgola: valvola.
valisa: valigia.
valisaro: valigiaio.
valivo: vallivo, paludoso; terreno
depresso.
valtri, voialtri, voaltri: voi.
vampadóre, svampadóre: fosso,
canale o scolo per smaltire l’acqua dal terreno.
vampare: smaltire, far defluire
l’acqua in eccesso dai campi o
da un bacino.
vangadura: vangatura, operazione del vangare.
vangoardista: avanguardista, chi
era inquadrato nell’organizzazione fascista dell’avanguardia.
vanièza: aiuola dell’orto.
vantàjo: vantaggio; la rancura l’è
bona, el vantajo l’è mejo (modo
di dire).
vantarse: pavoneggiarsi; anche
stimarse; la se vanta on mucio,
si pavoneggia.
vanti: avanti; prima, prima di.
vanzà: avanzato; spinto innanzi.
vanzadura: avanzo, rimasuglio;
mozzicone; torsolo.
vanzare: avanzare; risparmiare;
procedere; essere creditore; a
vanzo dii schei da ti, mi devi dei
soldi.
vanzaùre: avanzi di cucina.
vara ti!: interiezione esprimente
stupore, meraviglia.
vardabòn: quartabuono, strumento dei falegnami.
vardare: guardare; varda, ciò!;
‘arda lu!; vardè che roba!; l’è
sempre lì che’l se varda!, che si
rimira; vardare uno co la coa de
l’ocio, di sbieco; “vàrdalo ben /
vàrdalo tuto / l’omo senza schei
Athesis.News.it - Gennaio 2013 - 25
/ quanto che l’è bruto!”; bisogna
vardarghe su, pensarci bene.
vardèa, vardeìna: correggia per
battere il fagiolo essiccato
sull’aia.
varechìna: candeggina; el ga tentà de veenarse bevendo la varechina.
varédo, varézo (in): in via di maturazione.
varezàre: iniziare a maturare.
varézo, varédo(in): in via di maturazione.
varghéta: vera, anello nuziale.
vargo: varco, apertura in una siepe o altra recinzione; ponticello
sopra un fossato.
vargògna: vergogna; pudore; ritrosia.
vargognarse: vergognarsi; avere
pudore, soggezione.
vargognìn: timido, ritroso; el xé un
putéo tanto vargognin.
vargognóso: vergognoso, che si
comporta in maniera vergognosa; che prova vergogna; timido,
ritroso.
varòlo: vaiolo; segno lasciato dalla
vaccinazione contro il vaiolo.
varsuro, versóre, versuro: aratro, vomere.
vàtene-e-vièntene: andirivieni; el
xé tuto on vàtene e vièntene!, è
un viavai continuo!
vè!: beh!; ehi!; certamente.
vecéto: vecchietto.
Vècia: l’Epifania.
vècia: vecchia; befana; strega;
luminello; riverbero; favilla che
si alza dai ceppi sui focolare;
(nelle carte da briscola) il fante
di spade.
vècie: vecchie; fichi rinsecchiti
sull’albero.
Veciéta: l’Epifania, la Befana.
veciéta: vecchietta.
vecìn: vecchio, stantio; odore o
sapore di roba stantia.
vècio: vecchio; “dona zòvane e vin
vècio!”; “la vecia in balo la pare
bona na olta sola”; l’è vecio come
el bosegatin de che-la védoa;
vècio cofà la rùcola, come la
ruca; strasse, ossi e fero vècio
dagheli a chel vècio a chel vècio
de Suisin (lavori tipici di Solesino); gaina vècia fa bon brodo.
veciòto: vecchiotto, piuttosto vecchio; attempato.
veciume: vecchiume.
védare: vedere (p. p. visto); a no
go pì visto!; no se ghe vede
gnanca a biastemare.
vedeléto: vitellino.
vedelìn: vitellino nei primi giorni di
vita.
vedèlo de mare: vitello di mare.
vedèlo: vitello.
vedelón: vitellone.
vedelòto: vitello molto grosso, ben
cresciuto.
végna: vite; el pianze come na
vegna!
vegnére: venire, arrivare; (met.) avere l’orgasmo; a xé mèjo vegnére
che rivare (modo di dire); vegnerghe la batarela, avere il batticuore; a vegno unquò òto, verrò tra
otto giorni; a ghe xé vegnù le so
robe, ha il ciclo mestruale.
vegnéta: vite piccola.
vegnùa: (s. f.) arrivo.
végro: incolto, riferito a terreno.
véja: veglia.
véla: in un podere, campo a forma
triangolare o trapezoidale, solitamente in posizione di confine.
velada, spolvarina: soprabito;
càvate che-la velada!, levati
quel soprabito!
veladina: soprabito leggero; impermeabile leggero.
velampràn: soprabito goffo, malfatto o malridotto.
velamprina, svelamprina: abito,
indumento in genere, leggero,
svolazzante, di poco valore.
veléta: veletta; velo usato dalle
donne per coprirsi la testa in
chiesa.
velión: veglione.
velucia: (s. f.) vilucchio; a te sì
come la velucia! (o la gramegna), non la smetti mai!, sei
appicicoso.
veludà: vellutato.
veludìn: vellutino, velluto leggero.
véna: vena, arteria; vena d’acqua,
sorgiva; sto vin el ga na vena
de dolzin, è amabile; el ga na
vena de dolze, ha tendenze
omosessuali.
vènare, vèndare: venerdì; nè de
vènare nè de marte, nè se spo-
26 - Athesis.News.it - Gennaio 2013
sa nè se parte (modo di dire).
venàre: segnare con venature.
vèndare: vendere.
vendéma, vendemada: vendemmia.
vendemare: vendemmiare.
ventà: colpo di vento.
ventàre: ventilare il grano o altri
cereali gettandoli in aria con la
pala per separare i chicchi dalla
pula e da altra impurità.
venténa, vinténa: ventina.
ventesèlo: venticello, brezza.
ventrón: addome di persona obesa, di gran mangione.
véra: (s. f.) anello nuziale.
vèra: scrofa; (met.) prostituta, troia.
vèrdare: aprire; anche vèrzare (p.
p. vèrto); vèrzi i balcuni!, apri le
finestre!; i lo ga vèrto, l’hanno
operato.
verdèa: legno più corto del bataùro
quello che percuote i legumi.
verdesìn: verdiccio, verde sbiadito; palliduccio.
verdolìn: verdolino, verdognolo;
palliduccio.
verdón: pallido; banconota di
grosso taglio.
vére: avere, possedere.
veretina: anellino solitamente da
fidanzamento.
veretón: grossa ghiera; anello
infisso in un muro per legarvi i
cavalli; anello nelle fiancate di
un molo per legarvi le imbarcazioni; battente, anello applicato
all’uscio per bussare.
vergà: vergato, righettato.
vergognarse: vergognarsi; avere
pudore, timore, soggezione.
vergogne: (s. f.) eufemismo che
sta per organi genitali.
vermara: (s. f.) vermicaio.
vermenezo: vermicaio.
vermolina: vermifugo, antielmintico.
vernisa, vernise, vernisia: vernice; el ga le scarpe de vernisa,
ha le scarpe di pelle lucida (verniciata a caldo con olio di lino
o a freddo con vernice prodotta
con poliuretani).
vernisà: verniciatura; verniciato.
vernisada, vernisà, vernisadura:
verniciatura.
vernisare: verniciare.
vèro: maiale; l’è on vèro!, un porco!
véro: vetro; finestra; i ga spacà on
véro co na sassà.
verònica: biglia di vetro.
vérse: riaversi.
versoréto: piccolo aratro solitamente tirato da un cavallo.
versuro, versóre, varsuro: aratro.
vèrta: (agg. e p. p.) aperta; (s. f.)
inizio di primavera; spacco.
vertaùra: apertura.
vèrzare: aprire.
verziscàtole: apriscatole.
vesccia: bacchetta.
vesccià: bacchettata.
vésco/vischi: vescovo/i; mandàreon fiòo in ti i vischi, mandarlo in
collegio.
vessiga, vissiga: vescica; borsa dell’acqua calda; borsa da
ghiaccio.
vèsta: veste; abito talare.
vestàja, vestàlia: vestaglia; abito
leggero; grambiule.
vestitìn: vestitino.
véta: gugliata; vetta, il bastone più
corto del correggiato.
vetoréto: diminutivo di vetóre.
vetùro, vetóre: recipiente in legno, lungo dai due ai quattro
metri, per il trasporto e la pigiatura dell’uva.
vezare: avvezzare, abituare.
vezéje: tralci di vite potata; pezzetti minuscoli di pioppa.
vézo: avvezzo, abituato.
via (perdarse): distrarsi.
viajàre: viaggiare.
viàjo: viaggio.
vianèe: interiora; a me rùmega le
vianèe, mi brontola l’intestino.
viatàra: gallinella d’acqua.
viaza: viaccia.
vida: vite; bullone.
vidènte: evidente.
vidilia: vigilia; a la vidilia de Nadae
a magnàvino bìgoj co le sardèe.
vidóna, vidón: grossa vite; bullone.
viè più: molto.
vigìlie: turni di guardia lungo gli argini di un fiume in piena.
vigogna (de meza): di media qualità.
vilàn: screanzato; contadino; carta
canta, vilàn dorme, un accordo
scritto rende il sonno tranquillo
a tutti (proverbio); per i latini:
verba volant, scripta manent.
vilanada: villanata, azione da villano.
vilanón: villanaccio, zoticone.
vilanòto: abbastanza villano, piuttosto rozzo; villano rifatto.
vilòta: ballo rusticano.
vìmena: ramo di salice; a te dago
na svimenà!, una bacchettata!
vin: vino; vin grosso, robusto,
schietto; vin pìcoo, vinello, bevanda ottenuta aggiungendo
acqua alle vinacce fermentate; a
bevarìa on’ombra de vin, berrei
un bicchiere di vino; domandaghe a l’osto s’el ga vin bon; un
dì on contadin, onesto e gran pataca, gà dito vin al vin e l’è falìo
de paca, un giorno un contadino,
onesto e benestante, è stato sincero ed è subito andato in rovina.
vinare: avvinare, lavare con vino
una botte per eliminare l’odore
del legno.
vinaròa: pigiatrice dell’uva, colatoio.
vinazà: avvinazzato.
vinazo: vinaccio, vino di sapore
sgradevole, acidulo.
vincare: piegare, flettere.
vincaùra, svincaùra, svincadura: articolazione, giuntura.
vìncola: elemento metallico che forma l’intelaiatura dell’ombrello.
vingiòstro: inchiostro.
vinténa, venténa: ventina.
vinti: venti.
vintiuno: ventuno.
vìnzare: vincere, superare.
viòla: schiaffo, ceffone.
violapa: gialappa.
viparìn: viperino.
visàre: avvisare, avvertire.
visccio: edera, pianta arrampicante, vischio; appiccicoso.
vìscolo: discolo; ragazzo molto
vivace e disubbidiente, impertinente.
visentìn: vicentino.
vìssare: viscere.
vissiga, vessiga: vescica.
vissigón: grossa vescica.
vissinèo, vissinelo: vento vorticoso.
viste: (plur.) accortezza; ingegnosità, attenzioni.
vistire: abbigliamento, vestiario;
modo di vestire; spesa per il
vestiario.
vita, schena, schina: schiena,
vita; esistenza; a go male a la
vita, ho la schiena che mi duole; a me vien i sgrisoluni zo par
el filon de la vita, ho i brividi;
che bruta vita che’l fa!; la vita, in
sostanza, l’è on giro de danza,
la vita, in sostanza, è un giro di
danza.
vitetèrna: eternità, lungo periodo.
vitorina: littorina.
vitrina: vetrina.
vitrinéta: vetrinetta.
viva: nell’espressione tegnére in
viva, mantenere in vita.
vivaciare: vivacchiare.
vivadóre: strumento per dorare a
fuoco.
vizìlia: vigilia.
vizìn: vicino.
vizinare: avvicinare, accostare.
voaltri, voialtri, valtri: voi.
vodare, vudare: versare; vuotare,
svuotare.
vòdo, vuòdo, vudo: vuoto; sciocco, insipido.
voére: volere; l’erba vojo no cresse gnanca in te’l giardin del re;
lo ghèto volesto? Tientelo; mal
ca se vuole, no duole; gheto
volesto la bici? Desso pedala;
volere roma e toma, pretendere
ogni cosa; quando el Signore
no’ voe, gnanca i Santi no’ poe,
se Dio non vuole nemmeno i
Santi possono compiere miracoli.
vòga: lena, ardore, entusiasmo.
voialtri, valtri: voi.
vòja, vuòja: voglia.
vojàza: voglia matta di qualcosa.
vojéta: voglietta.
vojóso: voglioso, bramoso.
volanda: (s. f.) aquilone.
volentièra: volentieri.
volta, olta: volta; ghe jera na
‘olta...;...e volta via,...e via dicendo; “volta e rivolta / e torna
a rivoltar / sono gli scarriolanti /
che vanno a lavorar...” (canzone popolare).
...
Athesis.News.it - Gennaio 2013 - 27
una piccola casa, un grande cuore
Editore: Arti Grafiche Stanghella di Floride Benetazzo
Stanghella PD - Via Canaletta Inferiore, 84
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28 - Athesis.News.it - Gennaio 2013
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Athesis.News.it - Gennaio 2013 - 29
APPUNTAMENTI
Le informazioni sono tratte dalla stampa, da internet e da segnalazioni degli interessati.
FOTOGRAFIA
BOARA PISANI
Museo Veneto della Fotografia
ROSSO AL VENTO
di Maurizio Cavaliere
dal 30/11/2012
al 08/01/2013
ingresso libero
aperto tutti i mercoledì
dalle 21.00 alle 23.00
BOARA PISANI
Galleria Athesis - Hotel
Ristorante Petrarca
ROVIGO
Casa Serena
TERRA ED ACQUA
collettiva
30/11/2012 al 08/01/2013
ingresso libero
ROVIGO
Galleria 4A - AUSER CITTA’
DELLE ROSE, via Bonati 10
TERRISAURUM-FIOCCHI
3/12/2012 al 20/12/2012
ingresso libero
orario apertura Auser
PITTURA
BOARA PISANI
Ristorante Petrarca
IERI E OGGI PITTURA
E NON SOLO
Mariagrazia Baratella
15/10/ - 17/11/2012
BOARA PISANI
Museo Veneto della Fotografia
MOMENTI IN BIANCO E
NERO
di Toni Gnan
dal 30/01/2013
al 11/03/2013
ingresso libero
aperto tutti i mercoledì
dalle 21.00 alle 23.00
30 - Athesis.News.it - Gennaio 2013
ROVIGO
Casa Serena
POLESINE B&W
di Daniele Soncin
dal 30/01/2013
al 11/03/2013
ingresso libero
ROVIGO
Galleria 4A - AUSER CITTA’
DELLE ROSE,
via Bonati 10
MADEIRA
di Maurizio Cavaliere
dal 30/01/2013
al 11/03/2013
ingresso libero
orario apertura Auser
BOARA PISANI
Ristorante Hotel Petrarca
CHI VIVRà VEDRà
di Carlo Campi
dal 30/01/2013 - 11/03/2013
ingresso libero
di Valentina Cavaliere
PITTURA
STANGHELLA
Ristorante Pizzeria Elisir
IERI E OGGI PITTURA E
NON SOLO
di Mariagrazia Baratella
19/11/2012 - 20/12/2012
ingresso libero
chiuso il giovedì
STANGHELLA
Ristorante Pizzeria Elisir
LA FORMA DEL COLORE
di Adelina Albiero
dal 30/01/2013 - 11/03/2013
ingresso libero
chiuso il giovedì
ROVIGO
Casa Serena
LE POLICROME ARMONIE
di Giusi Merlin
dal 25/01/2013 - 11/03/2013
ingresso libero
Rivista Athesis.News.it: Informazioni: 0425 95018 - mail: [email protected] - www.athesis-news.it DISTRIBUZIONE GRATUITA
Nr. 56/13
SOMMARIO
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia di
Rovigo, 2012, foto di Enrico Andreotti copertina
EDITORIALE
pag. 2
ENRICO ANDREOTTI di Graziano Zanin
pag. 3
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - PIASTRA OPERATORIA, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 4
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - PIASTRA OPERATORIA, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 4
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - RADIOLOGIA, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 5
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia di Rovigo - PIASTRA OPERATORIA, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 5
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - STROKE UNIT, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 6
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - ATTIVITà DI MONITORAGGIO, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 7
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - OSTETRICIA, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 8
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - OSTETRICIA, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 9
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - PATOLOGIA NEONATALE, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 9
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - amb. diabetologia infantile, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 15
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo - PIASTRA OPERATORIA TONSILLECTOMIA,
2012,
foto di Enrico Andreotti pagg. 16-17
INNOVARE E PRENDERSI CURA
di Annalisa Boschini pag. 18
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo, 2012, foto di Enrico Andreotti pag. 19
PER UN AMICO CONIGLIETTO
di Rosetta Menarello
pag. 20
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia di Rovigo - AMBULATORIO PEDIATRICO P. S., 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 21
TERRISAURUM di Graziano Zanin
APPUNTAMENTI di Valentina Cavaliere
pag. 22
pag. 29
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia di Rovigo - VISITA IN PEDIATRIA, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 10
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia di Rovigo - AMBULATORIO PEDIATRICO P. S., 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 10
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia
di Rovigo, 2012,
foto di Enrico Andreotti pag. 11
OSPEDALE Santa Maria della Misericordia di Rovigo - PIASTRA OPERATORIA TONSILLECTOMIA, 2012,
foto di Enrico Andreotti pagg. 12-13
non tutto è chiaro, visibile
di Stefania Innaurato
pag. 14
Athesis.News.it - Gennaio 2013 - 31
Via F.lli Cervi, 25
Monselice PD
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392 9658344
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ROVIGO
Viale Porta Adige, 59
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0425 485321
ROVIGO
Via Einaudi, 95
Tel. 0425367091
www.rovigobanca.it
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G
Gioielleria
SOLESINO PD)
www.girardingioielleria.it
32 - Athesis.News.it - Gennaio 2013
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