N. 39 - Anno XLI - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46), art.1, comma 2, DCB Como Numero 3 - Como - Anno XLI - Luglio-Settembre 2015 associazione nazionale alpini - sezione di como Como: i 95 anni della Sezione 2 La penna Alpina EDITORIALE Il bello del bollo sommario Eventi 2 3 Il bello del bollo Enrico Gaffuri La preghiera contesa Carlo Gobbi 4-5 i 95 anni della Sezione Achille Gregori 6 Ci dobbiamo salutare ma nellÕaddio cÕ gi il benvenuto Marco Tresolin 7 Alla chiesa di S. Zeno in Valle Intelvi A.G. 8-9 Il Capitano Majnoni, un nobile alpino Arcangelo Capriotti 15 24 maggio anniversario della grande guerra 20 In montagna da bravi alpini 26 Speciale incontro scuole 29 Valli e sentieri Val Varrone Achille Gregori Fatti...col NEWS 2015 Cappello Alpino Vita dei Gruppi 10-30 Val dÕIntelvi - Dongo - Barni Mariano Comense - Albese con Cassano - Camnago Faloppio Gaggino - Uggiate Trevano Lurate C. - Ronago Casnate con Bernate - Fenegr Monte Olimpino - Cardina - Ponte Lambro - Brienno - Albavilla Caslino dÕErba - Albate Lurago dÕErba - Par "Guarda, quello l un alpino", una frase che mi dice spesso mia moglie, quando in strada ci capita di essere sorpassati, o di sorpassare un'automobile con il contrassegno A.N.A. La vetrofania, il bollo. Una specie di marchio di fabbrica, o, detto con poca modestia, un certificato di qualit. Quelle qualit che la gente ci attribuisce direi incondizionatamente, anche se a volte un po' immeritatamente. Capita infatti che in alcune occasioni non siamo poi cos in linea con il profilo che dichiariamo di avere, quello che parla di amicizia e fratellanza assolute. Tutto sommato, siamo anche noi uno spaccato della societ e, d'altra parte, giusto che sia cos, proprio perch siamo uomini comuni, con il nostro bagaglio di aspetti positivi e negativi. Comuni, ma con la penna sul cappello. E, per fortuna, scatta sempre qualcosa di misterioso e miracoloso, che riesce a ricomporre dispute, ad appianare asperit e a sgomberare il cielo dalle nuvole. E a compiere il miracolo sempre quel distintivo che porti sulla giacca, o quel bollo attaccato al lunotto della macchina. Quel simbolo con cui non dici semplicemente di essere un alpino, ma molto di pi. Dici di far parte di quella grande famiglia che si chiama Associazione Nazionale NEWS Alpini, dove, quantunque capiti qualche occasionale screzio, si sente veramente un legame quasi di sangue con i numerosi fratelli. Un legame che salta fuori anche senza la necessit di avere il cappello in testa; basta appunto scoprire che qualcun altro porta il tuo stesso distintivo e ti vien voglia di attaccar discorso e di dirgli che sei anche tu come lui. Sei un alpino. Non so se si tratti solo di una mia deformazione, ma mi viene spontaneo scandagliare chiunque incroci, alla ricerca di un segnale che mi faccia riconoscere un altro alpino, tanto per sentirmi in famiglia anche fuori casa. E, quando mia moglie mi fa notare su una macchina di passaggio un bollo A.N.A. che mi era sfuggito, mi viene spontaneo dare un colpetto di clacson. Un cenno di saluto che spesso viene ricambiato. E' il bello del bollo. Penso spesso che queste piccole cose siano il termometro della mia 'temperatura associativa'. Finch avr queste attenzioni e riuscir a trarne emozioni e piacere, continuer ad avere la certezza che il mio posto in Associazione. Continuer a superare di buon grado quegli spigoli che ogni tanto capita di trovare anche nei percorsi associativi, piccoli nei che non sono nulla rispetto a tutto il bello e il buono di cui possiamo andar fieri. Errico Gaffuri gli appuntamenti del 2015 La prima parte dellÕanno ci ha visto impegnati in molte attivit con le quali abbiamo assolto il nostro primario compito di tenere viva la memoria, in ogni occasione. Questo un anno particolare, colmo di ricordi fra i quali il 95esimo di fondazione e tutto ci che questa celebrazione comporta. Dovremo perci impegnarci molto anche nellÕultima parte del 2015, aderendo a manifestazioni, attivit rivolte al ricordo e, dove possibile, al bene comune, cos come la gente si aspetta da noi. Eventi (il calendario pu subire variazioni) ... inchiostro e Penna Ci stiamo abituando alle catastrofi 3 Ottobre 10 11 17/18 24/25 Como Raduno Interarma Como il generale Vidulich racconta la Grande Guerra Busto Arsizio Raduno 2¡ Raggruppamento Como 19^ CISA -convegno itinerante stampa alpina- Novembre 14 28 Como Messa sezionale in Duomo Intera Sezione giornata della Colletta Alimentare Dicembre 5 13 Como incontro della P.C. e celebrazione Messa Milano tradizionale Messa in Duomo di Achille Gregori 3 ... inchiostro e Penna Ci stiamo abituando alle catastrofi di Achille Gregori Girando fra i canali TV a tarda ora, mi sono imbattuto in un TG a ciclo continuo. La notizia riguardava migranti morti in acqua ed addirittura allÕinterno di autocarri. Una atrocit. LÕannunciatrice aveva il sorriso professionale sul volto, quasi che la notizia fosse normale, generica, non una tragedia. Da qui una riflessione: consideriamo normalit la morte e la sofferenza. I filosofi, nei tempi, valutavano la normalit in modi differenti. Greci e romani la ritenevano un modo di fare. Con lÕavvento della Chiesa divenne negativit, mancanza di scelte e apertura al nuovo. Proseguendo nel tempo spunt il concetto che lÕabitudine fosse unÕetichetta per smettere di capire, assuefacendosi su di essa. Fatti catastrofali li ricordiamo con lÕ11 settembre. Evento considerato unico. Oggi, le quotidiane morti dei disperati migranti ci scivolano sulla pelle, divenendo ÒnormalitÓ. Rompendo la routine quotidiana, Papa Francesco ha chiaramente definito il problema chiamandolo ÒguerraÓ. Vero. Questo nuovo biblico esodo atroce come la guerra. Porta i pericoli connessi ai massicci sbarchi, alle necessit collegate, alla sopravvivenza di questa povera gente disperata, al loro potenziale inserimento, al passaggio fra paese e paese, al ricongiungimento familiare, alla loro vita stessa. Causer sconvolgimenti? Per cos dire una guerra? Cosa ci porteranno i muri divisori, i chilometri di cavalli di frisia, le armi impugnate, i manganelli usati in tanti paesi europei. Altrettanto la lenta burocrazia che blocca anche la buona volont. Quali orizzonti ci prospettano le scelte di apertura o di chiusura. Cosa vedranno i nostri figli e nipoti. Davvero una nuova guerra? E chi si oppone veramente razzista o solo spaventato per le possibili gravi conseguenze. Ecco perch ho considerato quel sorriso atroce, legato alla normalit spiccia, lontano dalla tragedia comunicata. Queste notizie devono indurre a riflessione e timore per le possibili conseguenze che potrebbero andare oltre il blocco di una strada fatto vociando e agitando cartelli. Auguriamoci che il papa pensiero induca alla riflessione e porti ad affrontare il problema in modo unico in tutta Europa stando lontano dagli stretti, banali interessi di parte, sprezzanti dei problemi dei paesi partner pi esposti perch possiedono chilometri di attracchi marini. Ricordare i possibili nefasti venti di guerra accennati dal Papa porterebbe ad una migliore valutazione di questo enorme, tragico esodo del XXI secolo. La preghiera contesa di Carlo Gobbi Una preghiera. La nostra preghiera. La preghiera dell'Alpino. Al centro dell'attenzione. A met agosto. Teatro: l'abbazia di Follina, a passo San Boldo, diocesi di Vittorio Veneto. Occasione: la festa dell'Assunta. Protagonista, il sacerdote dell'abbazia. Misfatto: ha proibito la lettura della nostra Preghiera. Impedita nella sua versione originale. Permessa nella versione edulcorata nel 2007. Quella modificata da Vittorio Pelvi, arcivescovo ordinario militare. La stessa che viene recitata alle truppe in armi. Motivo del contendere, spinoso, spiacevole ma accaduto: il riferimento alla <nostra millenaria civilta' cristiana>. Per gli alpini in servizio recita cos: <Rendici forti a difesa della nostra Patria, della nostra bandiera, della nostra millenaria civilt cristiana>. Ma per l'ANA il testo rimane intatto quello del 1949, depurato dei riferimenti al re e al duce: <Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civilt cristiana>. Un cavillo. S, ma bene ha reagito Angelo Biz, presidente della sezione ANA di Vittorio Veneto. Lui ha invitato i presenti con cappello alpino a recitare la Preghiera fuori dalla chiesa. Che fosse stata costruita dagli alpini, solo un particolare secondario. Rimane il gesto coraggioso di un alpino vero, che non ha ceduto, al pacifismo imperante. Cosa c'entri il pacifismo, davvero non sappiamo. Gli alpini saranno esuberanti, anche bestemmiatori, chi non l'ha mai fatto una volta in marcia alzi un braccio. Ma non c' manifestazione alpina che non inizi o si concluda con la Santa Messa. Celebrata lass, in alto, <per essere pi vicini al Signore delle cime>. Gli alpini, la guerra non l'hanno mai cercata, n voluta fare. Ci sono stati mandati. Dalla Patria. E per la Patria. Il rispetto di quei valori fa parte della nostra secolare tradizione alpina. E la Preghiera rappresenta il gesto corale di chi ha portato la penna nera in armi e continua a portarla con dignit nella vita civile. Senza rinnegare n dimenticare quei concetti regalati dai nostri padri nei decenni che ci hanno preceduto. L'atteggiamento di quel sacerdote, ma non il primo e non sar certo l'ultimo, rappresenta un'imposizione, una mancanza di tatto, di rispetto, di considerazione verso gli alpini. Su cosa hanno fatto, cosa sono stati e cosa rappresentano oggi nel Paese. E allora ricordiamo con simpatia e affetto la Preghiera dell'Alpino recitata, non letta, con enfasi degna di un Vittorio Gassman, dal generale Luigi Morena al tradizionale appuntamento della Messa di Natale, in Duomo a Milano. Lui,98 anni ben portati, voce squillante, la stessa con cui ha comandato per decenni reparti in armi e la Scuola Militare Alpina di Aosta, presente l'arcivescovo di Milano, declama con passione, scandendo ogni parola, la nostra Preghiera nella enunciazione permessa dalla associazione fino alla conclusiva benedizione <ai nostri Battaglioni e ai nostri Gruppi>. Giovanni Morandi, che stato direttore de <Il Resto del Carlino>, autore di un pregevole libro sul corpo degli Alpini, ha concluso cos un centratissimo fondo sul suo giornale:<Ma facessero i preti invece dei politicanti...>. Preti come don Carlo Gnocchi e tanti altri sacerdoti che degli alpini hanno diviso fatiche e sofferenze. Ma quel giovane sacerdote dell'abbazia di Follina, li ha mai conosciuti.... Gli alpini. Non soltanto i loro sacerdoti! Trimestrale della Associazione Nazionale ALPINI di COMO Sped. in abbonamento postale Como Direzione, redazione e amministraz. via Zezio, 53 - 22100 Como [email protected] [email protected] www.alpinicomo.it Direttore responsabile: Achille Gregori Comitato di redazione: Arcangelo Capriotti Enrico Gaffuri - Flavio Pedretti Mario Ghielmetti - Carlo Gobbi Aldo Maero - Giangaspare Basile Aut. Trib. Como n.21 del 7/10/1976 Grafica: Matteo Rizzi Design Stampa: Lito Offset S.r.l. - via Stanga, 7/A - Erba - Co 4 A COMO PER I 95 Il 13 giugno il raduno sezionale Achille Gregori In un lontano giorno di luglio del 1920, un gruppetto di comaschi divenuti amici per aver convissuto, da alpini, le tragiche vicende della guerra terminata da quasi due anni, sulla spinta e lÕesempio di quanto avvenuto lÕanno precedente a Milano, si ritrovarono in un luogo ora non pi esistente e discussero di alpini con il cuore, lÕanima e i loro sentimenti. Era il 5 luglio. La localit il Gran Bar Lario sito nella centralissima piazza Cavour, anima mondana e fulcro vitale della citt. Il loro spirito, misto ad entusiasmo, volont, memoria, amicizia, desiderio di non dimenticare i commilitoni persi nelle battaglie, furono le fondamenta che li spinsero a costituire la sezione di Como, fra le cinque nate nel primo anno di vita dellÕassociazione fondata lÕanno precedente a Milano. I vari Prada, Nessi, Auguadri, Pedraglio, Cornelio, Volpatti, per ricordarne solo alcuni, ponendo le basi della sezione, probabilmente non immaginarono che la loro azione avrebbe portato quanto verificatosi in questi 95 anni, anche se qualcuno, come Cornelio con tanti anni di presidenza, contribu molto allo sviluppo sezionale. Ci che oggi chiamiamo solidariet, alpinit, volontariato e costituisce assoluta normalit comportamentale, ha le radici nei valori di allora. Di quel 5 luglio 1920 che stato il seme del grande albero che oggi conta 124 gruppi e oltre settemila iscritti dediti a praticare il loro dettato di fondatori, quasi in modo inconscio, con la stessa naturalezza degli atti della vita quotidiana. Ci fa s che ogni anno il Libro Verde della Solidariet possa riportare dati di lavoro prestato e cifre versate in beneficenza fatte di numeri strabilianti per chiunque, ma normali per gli alpini. La pubblicazione riferisce che, nellÕanno passato, gli alpini comaschi hanno regalato 18130 ore di lavoro (equivalenti a circa seicentocinquantamila euro) e donato 35000 euro in beneficenza. A questo deve essere aggiunto molto altro lavoro che gli alpini fanno ma non comunicano, secondo una discutibile vecchia abitudine. Tutto ci, ribadiamo, ha le radici l, nel Gran Bar Lario, culla di tutti noi alpini comaschi. Venendo alla commemorazione del 13 giugno, dobbiamo riferire che, anche in questa occasione, la pioggia ha accompagnato gli alpini, sia pure in modo parziale ed accettabile. Al punto di ritrovo ai piedi del monumento ai Caduti a lago, stupenda opera di Giuseppe Terragni, si sono riunite le Fanfare sezionali di Asso e Olgiate Comasco, 105 Gagliardetti, volontari di Protezione Civile fra cui la squadra cinofili con i loro cani, circa settecento alpini (davvero pochi per questo evento!) contornati da un discreto pubblico. 5 ANNI DELLA SEZIONE Fra gli ospiti, una trentina di sindaci con i Gonfaloni comunali, i vessilli di Bergamo, Brescia, Genova, Lecco, Luino, Modena, Valle Camonica, Varese. I consiglieri nazionali Cordiglia, Lavizzari, Stoppani con il direttore generale Crugnola. Il Prefetto dr. Corda, il sindaco Lucini, il Reduce generale Morena, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia, Associazioni dÕArma e civiche fra cui Comocuore e Unicef con le quali cÕ speciale collaborazione. Osservato il doveroso omaggio ai Caduti, sono seguiti gli interventi. Inizio riservato al presidente Gaffuri con il ricordo dei Fondatori, la loro eredit fatta dei valori dellÕalpinit, i molti anniversari di questÕanno. Gli ha fatto seguito il sindaco Lucini, che ha espresso riconoscenza verso gli alpini per le capacit e la solidariet in cui sono maestri. Quindi Cordiglia che ha ricordato a tutti che il dovere primario consiste nel riproporre lÕesempio dei fondatori, oltre che dedicarsi ai ragazzi per aiutarli a crescere con senso civico. Il generale Morena, Medaglia dÕargento VM, ha rimarcato il valore degli alpini riferendosi al fatto di Monte Marrone (vedi Baradll n. 2/15) e al merito dei suoi alpini del Btg. Piemonte. Il Prefetto dr. Corda ha ricordato il valor di Patria e la capacit degli alpini di conservare e trasmettere gli ideali con coerenza, sapendo essere presenti in ogni occasione. La successiva sfilata per le vie del centro storico ha condotto gli alpini in Duomo. Il corteo era suddiviso nei 5 raggruppamenti sezionali in ciascuno dei quali erano i consiglieri competenti, i gagliardetti e gli alpini del territorio. Nelle file gli striscioni di saluto gi presenti allÕadunata nazionale, il ricordo del Beato. Carlo Gnocchi e del Btg. Val dÕIntelvi. Don Piercarlo Contini, gi alpino e partecipe alla seconda guerra mondiale, ha celebrato la S. Messa da vero alpino, rivolgendo un particolare saluto al termine della celebrazione. Dieci giorni prima, nel giardino della scuola Venini, era stato piantumato un gelso in ricordo dellÕanniversario. Il 5 luglio, gli alpini erano ancora radunati per la memoria dei veci. In Valle Intelvi si ricordava lÕomonimo Battaglione, dai cui Reduci si formarono i gruppi locali. La storia della sezione sar ancora lunga? Ne siamo certi, viste le basi ereditate dai veci. Sar importante saperle trasmettere anche agli amici che entreranno nelle file associative. Dovranno assimilarle, conservarle, applicarle, seguendo il dettato del 5 luglio 1920. Cos lÕattivit della sezione potr raggiungere altri traguardi e conservarsi a lungo nel tempo. 6 Un saluto a tre Amici Sono tre Amici che meritano a pieno titolo la A maiuscola. Amici che cambiano ruolo e si trasferiscono. Per dovere di cavalleria, partiamo dalla signora, la dottoressa Serena Bertolucci, Direttrice della Villa Carlotta e del suo giardino botanico. Grazie a lei il nostro rapporto con l'Ente stato assolutamente amichevole e collaborativo. Da persona speciale, quale abbiamo imparato a conoscere, la nostra Amica diventa Direttrice del Palazzo Reale di Genova e del polo museale della Regione Liguria. Cara Serena, torna nella tua Liguria con il grande abbraccio e i migliori auguri degli alpini comaschi. Altro Amico che cambia attivit, per diventare un pensionato, il Col. Mario Pietrangeli, per gli amici Mariolino da Gubbio. E' stato proprio lui a farci muovere i primi passi in caserma, ospitando i mezzi della P.C. e consentendoci di realizzare la mostra del 140¡. Mariolino non torna a Gubbio, ma a Brebbia dove abita e gli auguriamo tante cose belle. Ho lasciato per ultimo il terzo Amico, quello con la penna bianca, il Col. Marco Tesolin, artigliere da montagna, Comandante del CE.DOC di Como. Ci siamo conosciuti poco meno di due anni fa, ma come se fossimo amici d'infanzia. Ha legato subito, non solo con pochi, ma con tutti. Ha dimostrato in un batter d'occhio lo spirito alpino, che gli ha permesso di conquistare stima, ammirazione, amicizia e confidenza da parte di tutti. Con i suoi consigli e col suo aiuto abbiamo risolto il vecchio problema della sede della nostra Unit di Protezione Civile, che ora risiede alla De Cristoforis. E' vissuto al nostro fianco, partecipando a manifestazioni, spettacoli, Adunate Nazionali e - perch no? - a pranzi e cene. Uno di noi, sotto tutti i profili. Lascia Como e va a Roma, dove tra l'altro ha casa. Va a fare il Capo Ufficio Sicurezza al Comando Logistico Esercito, un incarico importante. Caro Marco, stato piacevole e interessante frequentarti e ascoltarti. Mi mancheranno le lunghe chiacchierate, i brindisi, le costine mangiate insieme in P.C. e i caff corretti di Jack. Continua a seguirci sul Baradell e non dimenticare i tanti amici comaschi. C' comunque di buono che le amicizie vere non finiscono mai. Buona fortuna a tutti e tre. Chicco Ci dobbiamo salutare ma nell’addio c’è già il benvenuto Partire significa chiudere un capitolo della propria vita per aprirne uno nuovo ricco di incognite, speranze e aspettative. La consapevolezza che questo periodo di comando avrebbe avuto fine, era nota fin dallÕinizio di questa splendida avventura. Credetemi, lascio questa caserma, i nuovi amici e la citt, con nostalgia. Concludendo il mio mandato, desidero manifestare gratitudine a quanti mi hanno accolto con simpatia ed amicizia aiutandomi, in questi due anni, ad accrescere lÕesperienza professionale ed umana. Attraverso il Baradll, saluto gli alpini della Sezione e quelli con cui ho condiviso questo periodo di vita sulle rive del Lario. Per primo Chicco Gaffuri, il Presidente. Presentato dal mio predecessore, stato riferimento per ogni necessit, appena arrivato a Como. Col tempo diventato esempio di rettitudine, altruismo, patriottismo. Per me un fratello e mi pregio della sua amicizia. In cambio, gli ho portato favorevoli condizioni meteo durante le cerimonieÉ ma nulla sar mai abbastanza per ringraziarlo di quanto mi ha dato. Con lui, in questo immaginario abbraccio, ringrazio i Vicepresidenti Mos Frighi e Enrico Bianchi. Splendidi esempi di abnegazione, dedizione e professionalit, nonch compagni di molteplici attivit. Grazie al consigliere Mario Ghielmetti. Con la sua macchina fotografica ha immortalato ogni momento significativo di questa mia esperienza. Le sue foto conserveranno nella memoria ci che il tempo tende a far svanire. Grazie al direttore del Baradll Achille Gregori che ha pubblicato miei pezzi e Aldo Maero che mi ha ospitato alle celebrazioni di Nikolajewka a Madesimo. Un posto particolare nel mio cuore per i volontari della Protezione Civile. Il coordinatore Gianfranco Lodi Rizzini, gli aiutanti Roberto Fontana, Pierantonio Gaffuri, Jimmy, Giorgio e tutti gli altri che dedicano parte del loro tempo a rendere migliore questo mondo. I cuochi Felice Monfrone e Giacomo Cazzaniga, sempre disponibili anche per eventi personali. Mi piace credere che la presenza della protezione civile in caserma sia un esempio di come si debbano comportare diverse realt, con diverse finalit e responsabilit ma con il bene collettivo come fine unico. é stato un rischio portare la protezione civile allÕinterno della De Cristoforis ma, finora, il risultato ci ha ripagato rischi e lavori sostenuti dai volontari per dare dignit a questa meravigliosa e centenaria caserma che ci ospita. Sar Indelebile il ricordo della disponibilit dei Gruppi che hanno ospitato me e i miei uomini nelle marce addestrative. Ci avete fatto sentire importanti quali servitori dello Stato. Mi piace credere di aver lavorato, con forza, per il bene di questo Ente e della comunit. ÒBONUM CERTAMEN CERTAVI CURSUM CONSUMMAVI FIDEM SERVAVIÓ ÒHo combattuto una buona e giusta battaglia, ho concluso il mio percorso umano e professionale ho mantenuto sempre la fedelt ai miei ideali Ò (Paolo di Tarso) Un sincero in bocca al lupo a tutti gli alpini e un arrivederci a presto. Marco Tesolin. 7 Alla chiesa di San Zeno in Valle Intelvi Inconto sul cucuzzolo dove sorge la costruzione medievale Il Monte conico con fitta copertura boschiva su cui sorge lÕantico oratorio di San Zeno, domina ed visibile dallÕintera Valle Intelvi e alto Lario dalla punta Balbianello. La costruzione risale al 1215, come testifica la lapide posta sul presbiterio. Pare che avvenne ad opera di alcuni "magistri intelvesi o mastri intelami " come allora denominati, che rientrando in valle, via lago, da Verona ove stavano effettuando decorazioni nella chiesa di San Zeno, furono colti da una forte tempesta sul lago e scamparono al naufragio. Quale voto per la grazia ricevuta, si impegnarono nella costruzione di un oratorio dedicato a San Zeno su una vetta della valle. La consacrazione dovrebbe risalire a 800 anni fa, appunto nellÕanno 1215. Il campanile fu invece eretto nel 1888 e nel 1927 vi si pose una campana a ricordo dei locali caduti nella grande guerra, successivamente asportata. Le immagini storiche riportate sullÕopuscolo consegnato ai fedeli per la consacrazione dellÕaltare, mostrano le vicissitudini subite nella seconda met del secolo scorso finch lÕassociazione Amici del San Zeno, benefattori, enti locali, hanno dato vita alla ricostruzione a fine anni novanta. LÕassociazione presieduta dallÕalpino schignanese Agostino Peduzzi (consigliere di sezione per la zona), che ha coinvolto gli alpini dei gruppi vallintelvesi nella ricostruzione, fatta secondo lÕimpostazione originale in pietra. Sono risorte pareti, copertura, torre con la campana e lÕeremo adiacente, ultimato lo scorso anno, impiegando, dove possibile, il materiale recuperato dai crolli dellÕedificio preesistente. AllÕinterno sono conservati resti di capitelli, lapidi e decorazioni della primaria costruzione. Sabato 22 agosto, con cerimonia e messa solenne presieduta dal Vescovo di Como mons. Diego Coletti, stato consacrato lÕaltare, con un incontro davvero particolare. Il Vescovo Coletti accanto al Vessillo Il numeroso pubblico presente insieme con gli alpini dei gruppi locali e del sottostante lago, come detto partecipi ai lavori, hanno raggiunto la localit camminando lungo la mulattiera, sui cui lati sono collocate 14 pesanti croci lignee per le altrettante stazioni della via crucis. NellÕattesa dellÕarrivo del vescovo, stato possibile ammirare la costruzione, la sottostante valle e lo stupendo panorama che si gode da quel luogo. Punto cos visibile da fornire riferimento per le passate popolazioni locali nei loro movimenti da e per la valle. Il parroco don Giovanni Meroni e il nostro Tiziano Tavecchio hanno condotto la parte iniziale della cerimonia nella quale sono intervenuti il sindaco di Cerano Oscar Gandola, Agostino Peduzzi quale presidente degli Amici del San Zeno, il presidente Gaffuri. Come sempre commovente lÕAlzabandiera, il canto dellÕInno Nazionale e la recita della preghiera dellÕalpino ripetuta a memoria da Luciano Vanini capogruppo di Castiglione, il quale, in precedenza ha preparato il bastone pastorale, in legno, donato al vescovo per lÕoccasione. Cinque cavalli con relativo cavaliere, hanno condotto mons. Coletti in loco, accolto da alpini e confraternite schierati allÕingresso, oltre che dal folto pubblico, fra cui molti ragazzi. Il rito dellÕincisione della croce e dei tre colpi sulla porta dÕingresso, ha dato inizio al cerimoniale della consacrazione, alla quale si aggiunta la benedizione apostolica fatta pervenire da Papa Francesco e riportata sullÕopuscolo consegnato ai fedeli. Dopo la rigida ritualit, Vescovo Gaffuri e Peduzzi hanno simpaticamente stappato lo champagne sulla porta della chiesa, contrassegnando cos la festa sotto tutti i profili. Anche a San Zeno gli alpini hanno lasciato il segno, collaborando intensamente ad una necessit espressa dalle loro comunit, ponendovi davvero unÕimpronta, riportando allÕantico splendore il santuario dedicato al Santo riconosciuto Patrono della valle. A.G. 8 Il Capitano Massimiliano Majnoni, un nobile alpino Fu capogruppo degli alpini di Erba La citt di Erba annovera tra i suoi illustri personaggi del passato il marchese Massimiliano Majnoni dÕ Intignano, discendente di una nobile famiglia. Nacque ad Incino dÕ Erba il 25 gennaio 1894, ricevette una rigida educazione familiare, frequent il liceo Beccaria di Milano e si laure in giurisprudenza a Pavia. Dal 1921 al 1947 fece una prestigiosa carriera professionale nella Banca Commerciale Italiana, prima alla direzione di Milano, poi dal 1930 al 1934 alla direzione della filiale di Como quindi in posti sempre pi importanti nella direzione centrale di Roma. Spos la contessa fiorentina Marcella Guicciardini ed ebbe due figli, Stefano (1923) e Francesco (1924). Nel 1947 si ritir a vita privata nella villa di famiglia in Toscana, scomparendo nel dicembre 1957. Questa la breve biografia di un personaggio sicuramente sconosciuto ai giovani e, forse, dimenticato dagli anziani. Allora, perch ricordarlo su queste pagine ? Lo ricordiamo per due motivi. Primo: durante la grande guerra fu un ufficiale alpino e nel 1917 e 1918 comand la 245^ compagnia del battaglione Val dÕ Intelvi. Secondo: negli anni 1932 Ð 1934 fu capogruppo degli alpini di Erba, abitando in quegli anni nel palazzo di famiglia, oggi sede del comune. Il marchese Massimiliano Majnoni si arruol volontario negli alpini nel 1914, frequent il corso allievi ufficiali, fu nominato sottotenente nel febbraio 1915 e venne assegnato alla 245^ compagnia del battaglione Val dÕ Intelvi, di guarnigione a Talamona in Valtellina e comandata dal nobile Luigi Sebregondi. Allo scoppio delle ostilit, venne trasferito alla 247^ compagnia ed impegnato in servizi di guardia negli avamposti, sulla linea del Montozzo e dellÕ Albiolo. Avendo una buona conoscenza del tedesco e di altre lingue straniere, grazie allÕinteressamento dei familiari che conoscevano il generale Pecori Giraldi, nel settembre 1915 fu chiamato al comando del VII Corpo dÕ Armata nella zona di Monfalcone e Doberd, per svolgere attivit nel servizio informazioni. Divenuto tenente, nel febbraio 1917 fu trasferito alla I Armata. Nel mese di aprile, promosso capitano e preferendo lÕattivit in linea rispetto agli impieghi nel comando dÕArmata, su sua richiesta, trasferito nuovamente al battaglione Val dÕ Intelvi, assunse il comando della 245^ compagnia, in sostituzione del capitano Arturo Barbieri, passato al III reparto dÕassalto. La compagnia fu impegnata nella sorveglianza degli avamposti, nei lavori di fortificazione e nei servizi di rifornimento della prima linea, portando a spalla munizioni, viveri, legna e materiali vari, sempre di notte per sfuggire al tiro nemico. Il capitano Majnoni pretese sempre dai suoi uomini la massima disciplina, ma fu molto attento al loro benessere con indumenti appropriati e viveri necessari, riuscendo a procurarli quando non erano in quantit sufficiente. Il 13 agosto 1917 con alcuni alpini sal su punta Ercavallo per collocare una mitragliatrice creando una postazione per battere le posizioni nemiche. Nei periodi di calma il capitano permise ai suoi uomini, per il loro svago, piccoli intrattenimenti musicali con cori alpini e la stampa, a mezzo ciclostile, di una piccola pubblicazione di trincea del battaglione Val dÕ Intelvi, con intonazione ironica, dal titolo ÒFrescureÓ e dal sottotitolo ÒMorale altissimo: 3.000 metri !Ó. Nel dicembre 1917, per tenere allenata la truppa, organizz in zona Montozzo le prime gare di sci del battaglione Val dÕ Intelvi. Nel mese di aprile 1918 il Val dÕ Intelvi fu dislocato sulla linea Castellaccio, Lagoscuro, rifugio Mandrone, nel gruppo dellÕAdamello, sopra il passo del Tonale e conca Presena. Il 13 agosto 1918 la 245^ compagnia con il plotone arditi e reparti del battaglione Monte Tonale mosse allÕattacco del Passo 9 se ne par la Giovani e droga di Giangaspare Basile dei Segni e delle Marocche orientali, partendo dalle posizioni della cresta Maroccaro, di Cima Presena e della vedretta. LÕ attacco si svolse in varie fasi e da differenti direzioni, ma fu contrastato e ritardato dal fuoco intenso delle mitragliatrici austriache, ben piazzate nelle postazioni. I vari plotoni, nonostante ingenti perdite, con slancio e determinazione riuscirono durante la notte successiva a conquistare il Passo dei Segni. Insieme alla colonna del capitano Majnoni e agli arditi del tenente Magnani, furono determinanti gli assalti del plotone, comandato dallÕ aiutante di battaglia Giovanni Carminati di Menaggio, in discesa da Cima Presena, e del plotone dellÕ aiutante di battaglia Emilio Bonardi di Carlazzo dalla parte della vedretta del Presena. Per il successo ottenuto con la conquista del Passo dei Segni il capitano Majnoni ricevette i complimenti del comandante del battaglione Val dÕIntelvi, tenente colonnello Guido Morelli di Popolo. Il capitano Majnoni, a sua volta, per un riconoscimento a quanti si erano distinti per coraggio e comportamento valoroso, propose 14 ricompense al valore, tra cui la medaglia dÕ argento V.M. allÕaiutante di battaglia Emilio Bonardi di Carlazzo, allÕaiutante di battaglia Giovanni Carminati di Menaggio, al sergente Luigi Indoni di Menaggio, allÕalpino Antonio Nava di Crevenna, la medaglia di bronzo V.M. al sergente maggiore Mario Tettamanti di San Fermo della Battaglia e al sergente Costante Parlini di Gironico. Il capitano Majnoni fu decorato con la medaglia dÕargento V.M. Questa la motivazione ÒCalmo e sereno di fronte al violento fuoco nemico, alla testa della propria compagnia per ben due volte si slanciava allÕattacco di forte posizione e dopo alcune ore di lotta accanita la conquistava, catturando 4 mitra- gliatrici e facendo 21 prigionieri. Mirabile esempio di fermezza ed audaciaÓ. A fine agosto lÕintero Val dÕIntelvi scese a Sozzine per alcuni giorni di riposo, per poi tornare in linea a settembre a Passo Lago Scuro, Cima Presena e Passo dei Segni. A fine ottobre il capitano Majnoni lasci la 245^ compagnia, perch chiamato dal comando della I Armata quale interprete di tedesco per trattare con i reparti austriaci in ritirata e con le autorit delle localit dellÕ Alto Adige. Successivamente fu addetto alla segreteria del generale Pecori Giraldi, nominato governatore di Trento dal generale Armando Diaz. Il 28 marzo 1919 fu destinato a far parte della Missione militare italiana alla conferenza per la pace di Versailles. Nel febbraio 1920 partecip a una missione nelle Repubbliche Transcaucasiche, concludendo nel mese di giugno 1920 la sua intensa vita militare. Torn subito allÕ attivit bancaria, facendo una brillante carriera allÕ interno della Banca Commerciale Italiana. Negli anni trenta abit, per un periodo, nel palazzo di famiglia ad Erba e tra il 1932 e 1934 fu il capogruppo degli alpini, andando spesso di domenica con i figli in Valtellina per sciare ma, soprattutto, per incontrare i suoi alpini, a cui si senti sempre molto legato, e a Morbegno a trovare lÕarciprete Edoardo Danieli che era stato lÕeroico cappellano del battaglione Val dÕIntelvi, per lui un vero amico fraterno. Arcangelo Capriotti Opere consultate: Silvio Ficini Ð Fra cielo e nevi eterne, forti di giovinezza e dÕ ardire Ð Editrice Gaspari. Alberto Redaelli Ð Fratelli domani sar comandata una grande azioneÉ- Editrice Walmar. Morire a 19 anni di ecstasy, una droga micidiale che d un immediato sballo e porta spesso alle estreme conseguenze comÕ avvenuto troppe volte. O a 16 anni, come Lamberto, o come Emanuele, che dopo una dose di allucinogeni andato a gettarsi in un torrente in piena, o come un 17enne che vivr soltanto perch gli stato trapiantato per tempo il fegato: al suo letto dÕospedale cÕera sua madre, disperata, e Giorgia, anche lei con un nuovo fegato dopo lÕecstasy quando aveva 17 anni ed ora della prevenzione tra la generazione delle discoteche ha fatto il suo motivo di vita. LÕuso di droghe o, comunque, di sostanze stupefacenti e le varie cause correlate - incidenti stradali provocati sotto lÕeffetto di droghe o sostanze alcoliche - la prima causa di morte fra i giovani di et compresa fra i 14 e i 20 anni. é un dato che fa riflettere sulla fragilit e il fenomeno del disagio giovanile. Come se questo non fosse provocato per gran parte dal comportamento degli adulti, incapaci di entrare in sintonia con i figli e infine anche dal modello di societ e di abitudini di vita degli adulti. La stessa famiglia cambiata e in molti casi sembra una pensione, dove si pranza, si cena, si dorme, si incontrano altre persone in certi orari. Lo Òstare insiemeÓ diventato un lusso, perch scuola e orari di lavoro spesso non coincidono. Il ruolo del padre, e soprattutto della madre passa in secondo piano davanti alle esigenze della convulsa quotidianit. Cos, capita che, condividendo soltanto i fatti ripetitivi e banali del vivere fra le stesse mura diventi una drammatica sorpresa constatare che il figlio si droga, che rincasi allÕalba, sia svogliato, insoddisfatto, abbia frequentazioni equivoche, trascuri o abbandoni lo studio. Le stesse statistiche sulla disoccupazione giovanile dicono molto: certo, il lavoro manca e quel poco se lo prendono i privilegiati, ma anche molti, sfiduciati, non se lo vanno neanche a cercare. Oggi una laurea non garantisce un posto fisso, ma per fortuna ci sono migliaia di giovani che si danno da fare, vanno allÕestero a fare esperienze formative per poi ritornare, si adattano a temporanei lavori modesti in Italia. Il resto dovrebbe farlo lo Stato, fornendo supporti al lavoro con una amministrazione oculata delle risorse e Òrivolta al bene dei cittadiniÓ, come il filosofo Benedetto Croce esortava i colleghi parlamentari. Non un caso se, negli Stati Uniti si parla di ÒamministrazioneÓ e non di ÒgovernoÓ del presidente: il lessico essenziale per definire una enorme differenza della concezione di servizio pubblico. Anche per questo vuoto un giovane che si affaccia alla vita lavorativa si sente solo. Un tempo cÕera un servizio di leva, cerniera fra il tempo dello studio e quello del lavoro, nel quale il giovane imparava lÕeducazione morale e civile, imparava ad obbedire, a misurarsi, ad affrontare la vita. Maturava. Grazie ai politici tutto questo passato: il risultato, drammatico, si vede ogni giorno. 10 Fatti...col NEWS 2015 Cappello Alpino I 33 anni di celebrazione del Val d’Intelvi Nel giorno in cui novantacinque anni fa nasceva la sezione, gli alpini comaschi si sono ritrovati a Pigra, stupendo balcone (da cui si pu ammirare buona parte del Lario) posto a 881 metri di altitudine, per ricordare il Btg. Val dÕIntelvi e celebrare lÕannuale raduno di valle. Pigra un piccolo borgo che conserva aspetti tradizionali quali le viuzze in acciottolato, sottopassi che terminano su belle visioni, fabbricati di tipo tradizionale, dallÕalpino Costantino Canevali, si sono radunati al piazzale delle funivia per la cerimonia. In questo punto panoramico si tenuto lÕalzabandiera dÕinizio celebrazione. Numeroso il pubblico presente, interessato e partecipe al canto dellÕInno dÕItalia. Fra gli osservatori una famigliola di lingua inglese, meravigliata e sorpresa dal tipo di incontro. Dalle loro espressioni, sia pure con fatica, abbiamo il secentesco chiostro di San Rocco, la parrocchiale di S. Margherita nella cappella a destra della quale vi un altare in originale scagliola dei mastri intelami. In questo stupendo angolo della media montagna lariana, una cinquantina di gagliardetti, 150 alpini allÕincirca, la fanfara alpina della valle, otto sindaci, il presidente Gaffuri con il vicepresidente Frighi, consiglieri sezionali, rappresentanti di associazioni dÕArma, Bandiere di Combattenti e Reduci, medagliere del Nastro Azzurro di valle ripristinato colto meraviglia ma anche ammirazione e interesse per la seriet e il significato della nostra manifestazione. Cosa davvero piacevole. Stesso luogo per gli interventi commemorativi, a partire dal capogruppo Domenico Ceschina che ha avuto espressioni di ringraziamento, seguito dal sindaco Claudio Roman grato agli alpini per il loro impegno. Quindi il presidente Gaffuri ha ricordato i 95 anni della sezione, il 33esimo del raduno, entrambi basi per proiettarsi verso il futuro attraverso lÕimpegno e la generosit espresse anche dal Libro Verde della Solidariet. LÕintelvese consigliere nazionale Gianni Stoppani ha descritto lÕunicit della nostra associazione, attraverso lÕesposizione della potenzialit associativa. Prima della sfilata i consiglieri sezionali della valle Agostino Peduzzi e Silvano Marmori, hanno contribuito allÕimpostazione del corteo, mentre il gi consigliere Mario Joo, inserito nella fanfara, dava fiato al suo bombardino. La sfilata ha condotto i partecipanti al monumento ai Caduti, posto allÕingresso del paese. La stele di granito, raccoglie i nomi dei Caduti, intorno ai quali ci sono dei piccoli cippi e delle placche scolpite, sempre in granito. Il corteo proseguito per le strette strade del borgo, fino a raggiungere il panoramico piazzale di fronte alla parrocchiale, dove don Paolo ha celebrato la S. Messa, divenuta ancor pi suggestiva per la bellezza dellÕambiente paesaggistico che circonda il piazzale e da cui lo sguardo coglie il santuario di San Zeno. Chiesa medievale che gli alpini hanno contribuito a restaurare. Per raggiungere e lasciare la localit, molti alpini hanno usato la funivia che collega Pigra alla sottostante Argegno. Un balzo di oltre seicento metri che impiega solo cinque minuti. Servizio in funzione dal 1971, che riesce a trasportare turisti e residenti, messo a disposizione per lÕoccasione a condizioni del tutto speciali. DÕaltra parte gli alpini sono cos unici che meritano collaborazione altrettanto particolare. Nel mese precedente, il 4 giugno, i gruppi della valle hanno ricordato il Battaglione Val dÕIntelvi con una operazione benefica, attraverso un incontro con trecento alunni delle scuole medie, sempre alla presenza del presidente sezionale. LÕincontro, oltre al ricordo e alla memoria, stato dimostrazione di impegno e generosit degli alpini vallintelvesi che hanno donato alle scuole una lavagna multimediale, un proiettore e ben 12 computer. Materiale indispensabile che sar utilissimo a insegnati e studenti. Questi hanno ringraziato in modo particolare attraverso una maglietta con la semplice scritta GRAZIE donata al responsabile di zona Agostino Peduzzi in segno di riconoscenza. A. Gregori Fatti... col 11 Cappello Alpino Allegra visita a Dongo Il 27 giugno incontro con il Gruppo Un veloce catamarano della navigazione lariana ha condotto il presidente Gaffuri, i vicepresidenti Frighi e Bianchi, quattro consiglieri, chi scrive ed alcune consorti ad un cordiale incontro con gli alpini di Dongo. Tanti gli scopi della visita oltre al piacere di ritrovarsi fra alpini. Tra questi il ricordo della grande guerra e i 70 anni dal termine della seconda guerra mondiale. AllÕarrivo al molo, la gradita accoglienza di Mario Di Carluccio, capogruppo, Andrea Mazzina consigliere sezionale e Enzo Aggio, con i quali i convenuti hanno visitato la sala dÕoro di palazzo Manzi, sede del comune. Passo successivo il convento francescano della Madonna del fiume, con visita alla chiesa, chiostri, biblioteca, vigna, uliveto, giardini con immagini sacre. Nella sede del gruppo, la parte principale Una trentina di Gagliardetti, un discreto numero di alpini e altrettanti residenti si sono ritrovati al Parco Rimembranze a lato della chiesetta dedicata ai SS. Pietro e Paolo, luogo panoramico oltre che legato alla tradizione per le sue antiche origini. Sorta nel 1587, grazie allÕarcivescovo Gaspare Visconti, la chiesa stata parrocchia fino al 1648, quando si costru lÕaltra dedicata alla Madonna Annunciata, divenuta lÕattuale parrocchiale. Il viale della Rimembranza che conduce alla costruzione, fu ristrutturato dagli alpini alcuni anno orsono, ed ancora oggi ben conservato grazie a quellÕintervento. Il 7 giugno di fronte alla chiesetta si svolta la parte iniziale della cerimonia per il 90esimo di fondazione del gruppo, con gli onori, alzabandiera, ricordo dei Caduti, interventi commemorativi. Il capogruppo Roberto Curioni ha ricordato gli eventi trascorsi e gli impegni futuri. Il vicesindaco Francesco Rusconi ha elogiato gli alpini per il costante impegno in favore della comunit. Il presidente Enrico Gaffuri ha segnalato lo sviluppo associativo e gli eventi collegati al 2015: 100 anni dallÕinizio grande guerra, 95 della fondazione della seziona comasca, 90 per il dellÕincontro. Qui, oltre allÕufficialit, ha colpito lÕunione in perfetta simbiosi tra giovani (Di Carluccio e Mazzina fra questi) e alpini pi anziani. Piacevole lÕarmonica collaborazione fra trentenni e veci con sulle spalle oltre cinquanta - sessantÕanni di permanenza nel gruppo. Solida esperienza al fianco dellÕentusiasmo dei giovani. Bello vedere la gioia stampata sul volto di un giovane alpino che con orgoglio ci ha descritto la collocazione del cippo allÕesterno della sede, fatta lo scorso anno, su cui cÕ la targa che ricorda la fondazione del marzo 1924. Cos come per il grosso masso a lato del classico monumento allÕalpino, posto accanto allÕulivo del novantesimo orgogliosamente piantumato nel marzo 2014 per i 90 anni del gruppo in un giorno dedicato alle scuole. Queste solo alcune delle molte attivit svolte da giovani entusiasti che guidano il gruppo sullÕesempio dei loro predecessori dai quali hanno raccolto ideali e voglia di fare per la comunit locale. Uno degli anziani ci ha dichiarato con gioia <sono in consiglio da 55 anni e sono contento dÕavere un capogruppo cos giovane e attivo>. Affermazione che si commenta da se. Durante lÕincontro conviviale le piacevoli dichiarazioni del presidente Gaffuri, del capogruppo Di Carluccio e del sindaco nonch alpino Mauro Robba. Terminata la parte ufficiale, cÕ stata la visita al Museo della fine della Guerra in Palazzo Manzi. Sette stanze con una particolare coreografia, disegnano un percorso che descrive gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e i fatti che segnarono la fine del conflitto. In precedenza, il 18 aprile, per conoscere lo stesso museo, si svolta la commemorazione del 70¡ della fine della guerra, con una cerimonia che oltre agli alpini donghesi e al vicepresidente Frighi, ha visto la presenza del prefetto dr. Corda, presidente della provincia sig.ra Livio, vicepresidente regione Lombardia Mantovani, sindaci e popolazione. Occasione nella quale, ancora una volta, gli alpini di Dongo sono stati protagonisti. Terminata la visita, dopo lÕarrivederci, la salita a bordo del catamarano con destinazione Como ha dato fine a una bella giornata trascorsa nel segno dellÕamicizia e della memoria. A. G. gruppo locale, 70 dal termine seconda guerra mondiale e la necessit di mantenere i valori legati al sacrificio dei fondatori, impegno civico, dovere, solidariet, in onore della memoria dei nostri vecchi. Prima della manifestazione, attraverso alcune considerazioni, abbiamo ricordato Ermanno Sottocasa con la sig.ra Maria Teresa, nipote dellÕalpino che per decenni stato simbolo del gruppo di Barni grazie al suo costante impegno. Dal parco rimembranza la sfilata ha raggiunto il monumento allÕalpino soccorritore, opera dello scultore Gianni Colombo, simbolo degli alpini di Barni inaugurato 25 anni orsono in onore dellÕimpegno associativo nelle opere di soccorso svolte attraverso la Protezione Civile. Presenti la vedova e il figlio, rimasti ai margini, commossi. Il corteo poi proseguito per la parrocchiale dove don Emilio, gi alpino, ha celebrato la S. Messa e decantato le capacit degli alpini a favore del prossimo. Di fronte alla sede del gruppo, posta al fianco della fonte San Luigi, si chiusa la festa in ricordo dellÕimpegno passato, nella certezza della prosecuzione nel futuro di altrettanta disponibilit al fianco della comunit locale. (grac) 12 Mariano Comense e i suoi 85 anni A quattro anni dal raduno sezionale del 2011, ci siamo ritrovati a Mariano Comense per celebrare gli 85 anni del gruppo. Presso la bella sede si sono riuniti alpini, Associazioni dÕArma e di Volontariato per festeggiare lÕanniversario del Gruppo. Nel prato antistante il luogo dellÕ Alzabandiera sono stati posti piccoli cartelli con i nomi dei 127 Caduti marianesi a formare un grande Tricolore. Dopo lÕAlzabandiera, accompagnato dalle note della Fanfara Alpina di Asso, il corteo ha percorso le vie cittadine. Sosta al monumento ai Caduti della Grande Guerra situato, non casualmente, presso le Scuole e successivamente al Viale delle Rimembranze lungo il quale 127 alberi ricordano gli altrettanti Caduti. EÕ seguito lÕOnore ai Caduti al monumento di tutte le guerre. Tanti i cittadini assiepati lungo il percorso a salutare gli alpini sino al parco di villa Sormani, nel quale era stato preparato il palco per gli interventi commemorativi e la S. Messa. Il neoeletto capogruppo Sergio Radice ha ringraziato tutti, in particolare Alberto e Davide che hanno curato la mostra ÒNeve, acciaio e pover cristÓ, esposta nella villa stessa, quindi Davide, ha dichiarato la sua passione per la storia e ricordato come lÕidea sia nata dal ricordo del suo bisnonno. Il sindaco Giovanni Marchisio ha salutato gli alpini, definendoli Òorgoglio ed onore dellÕItaliaÓ oltre che esempio di unione morale in questi tempi di crisi sociale ed economica. In chiusura il presidente Enrico Gaffuri ha ricordato il Reduce di Russia Tarcisio Croci presente alla cerimonia, lÕalpina Elena in servizio a Belluno, cui stato affidato il compito di alfiere del Vessillo sezionale. Salutando poi i colonelli Tesolin e Rossi, ha ribadito come il servizio di leva ci ha insegnato a superare le difficolt nelle vicende della vita civile. Ha poi ricordato che il gruppo opera da sempre per la solidariet seguendo il motto "ricordare i morti aiutando i vivi" come per la ÒCooperativa Penna NeraÓ, nata nel 1985 ad opera del gruppo per assistere i portatori di handicap. E ancora le collaborazioni nel campo del volontariato e il sostegno alla solidariet della sezione. Il celebrante Don Luigi Redaelli, allÕomelia, ha ricordato come il cappello alpino sia segno di affidabilit, solidariet e carit cristiana, ringraziando gli alpini per quanto fanno per la Memoria in ricordo del dramma della guerra e degli uomini che la vissero. I festeggiamenti per lÕ85¡ erano iniziati il 2 giugno con la mostra ÒNeve, Acciaio e Pover CristÓ in Villa Sormani, descrittiva della vita dellÕalpino in guerra; una conferenza dellÕalpino Gen. Giorgio Romitelli; il concerto dei cori dei Congedati della Julia, Nel mese di maggio gli alpini di Albese con Cassano hanno ospitato presso la loro baita gli alunni della Scuola d'Infanzia di Tavernerio. I bambini hanno raggiunto la baita, struttura situata in collina poco sopra il paese, camminando sul sentiero, visitando il bosco circostante, la Grotta della Madonna in localit Cpp, dove hanno piantumato due alberi, quindi pranzato al sacco nei pressi della baita, immersi nella natura e in molta allegria. Bella giornata per i 26 bimbi, le loro 3 maestre e gli alpini che hanno avuto la gioia di mostrare le bellezze del luogo. LÕ augurio che diventi unÕabitudine per i prossimi anni. Orobica e Tridentina. Una menzione particolare per la mostra sul Centenario. Davvero una bellezza. Il visitatore viene ÒcondottoÓ attraverso 5 sale ÒviaggiandoÓ dal tragico esordio della Grande Guerra sino allÕarmistizio. Le armi, le trincee, la sofferenza dei feriti, il lutto collettivo, la Memoria. La mostra si sofferma sulle persone che a casa hanno sofferto. Donne, figli, vecchi che non erano in trincea ma pativano anchÕessi. La settecentesca Villa Sormani, luogo adatto per ricordare. Il titolo ÒNeve, acciaio e pover cristÓ racchiude le sofferenze vissute 100 anni fa dai nostri nonni. Stralci di letteratura, documenti, armi e fotografie, facilitano il percorso. In una sala sotterranea, vi la ricostruzione di un accantonamento in montagna con un cannone, sfondo di montagne e la Cresta Croce in Adamello. Una voce accompagna il visitatore nelle sale a tema raccontando gli aspetti della Grande Guerra. Un anniversario ricco di manifestazioni e degno del ricordo degli 85 anni del gruppo. Flavio Pedretti Dopo lÕesperienza con i ragazzi, il 24 Maggio gli alpini albesini, presso la Parrocchia di Sant'Agata a Como, hanno sostenuto la Caritas in un incontro impostato a favore delle vittime del terremoto in Nepal. Durante la serata sono state proiettate diapositive del viaggio effettuato in Nepal, prima del terremoto, dall'alpino Roberto Speroni. Immagini confrontate con la disastrosa situazione attuale. Alla serata ha partecipato il Vescovo di Como Mons. Diego Coletti. Ricavato dellÕincontro oltre tremila euro, destinati interamente a sostenere le necessit della popolazione nepalese. Fatti... col 13 Cappello Alpino Cinquanta per quattro Un'emozione lunga due giorni per quattro gruppi della zona Prealpi Ovest: gli alpini di Camnago, Gaggino, Ronago ed Uggiate Trevano hanno festeggiato insieme il mezzo secolo dalla fondazione. Cinquant'anni di vita ciascuno, duecento in tutto ed forse la prima volta in Italia che la festa non si ripete e non si sovrappone in quattro paesi confinanti, ma diventa espressione di unit e di fraternit alpina, sottolineando che le Penne Nere sono un valore del territorio, un patrimonio della comunit, custodi dell'identit ed innovatori nelle proposte. L'hanno riconosciuto tutte le autorit. < Bellissimo > : questo esordio del discorso del presidente sezionale Enrico Gaffuri rappresenta il riassunto e il filo che ha animato tutta la manifestazione. Bellissimo il sabato sera, il paese di Uggiate Trevano imbandierato, la sfilata per le vie del centro, il concerto della Fanfara Alpina di Olgiate Comasco, la notte magica e tanta gente, gente affascinata dagli Alpini, perch sa che su di loro si pu sempre contare: li Gli Alpini al premio Madesimo Anche questÕanno, nel mese di agosto, tra gli incontri previsti nellÕambito del Premio Madesimo, si organizzata una serata alpina. Invitato per lÕoccasione il Col. Mario Renna da sempre molto vicino agli alpini comaschi, recentemente passato a nuovo incarico e trasferito a Roma come direttore della rivista: ÒInformazioni della DifesaÓ. Mario ha raccontato ad un attento gruppo di alpini e villeggianti la sua ultima esperienza a Bangui con lÕausilio di un interessante filmato. Bangui, Centrafica stato teatro di una missione europea durata sei mesi, alla quale ha partecipato un reparto del Genio Alpino che vi ha anche costruito un ponte per unire nuovamente la sponda cristiana a quella islamica e dove anche la nostra Sezione ha inviato diverso materiale in aiuto alla popolazione locale. Molto interessante il dibattito che ne seguito a dimostrazione della capacit che Mario Renna ha di coinvolgere il pubblico. Prossimamente vedremo di organizzare anche a Como un incontro con il Col. Renna, avremo cos modo di apprezzare, come in passato, la sua non comune capacit espositiva e apprezzare quanto i nostri soldati fanno nel mondo, lavorando in silenzio, loro s, tenendo alto il nome dellÕ Italia! Aldo Maero ha visti al lavoro, li ha visti far festa e ben 700 famiglie della zona contano tuttora una Penna Nera. Bellissima la domenica mattina, sole raggiante, cielo limpido, paesaggio smagliante. E non solo per il bellissimo spettacolo di Tricolori, di 50 gagliardetti, di gonfaloni dei Comuni, di tante Penne Nere schierate per l'alzabandiera, l'inno nazionale, gli onori ai Caduti. Ma perch dove c' un alpino cambia l'aria, diventa aria di solidariet, di umanit e di rispetto per la Patria, le creature e il creato, di memoria per il passato e di impegno verso il futuro. E c' allegria, perch gli Alpini interpretano il coraggio della speranza: anche quando non cantano a gola spiegata, sembrano cantare dentro. L'hanno messo in evidenza gli interventi delle autorit: oltre a Gaffuri, il responsabile della zona Prealpi Ovest, Silvano Miglioretto; il sindaco di Uggiate Trevano, Fortunato Turcato; il consigliere nazionale Lorenzo Cordiglia, il direttore generale Ana Adriano Crugnola. Ciascuno ha affrontato un aspetto dell'alpinit, ha sottolineato l'attivit dei gruppi festeggiati, ha espresso gratitudine, mentre il grande piazzale diventava incandescente, mettendo a dura prova gli uomini in piedi. Ma anche questo spirito alpino, gi trasmesso a Michele ed Alessandro, scolaretti che hanno dichiarato: < Vogliamo fare la scuola alpina>. Poi, la sfilata e la Messa, conclusa con lo struggente ÒSignore delle CimeÓ. E un altro grazie, quello del parroco, Don Sandro Vanoli: < Grazie per questo vostro servizio a favore della Comunit >. Alla fine, pranzo e brindisi: bellissimi. Ma.Cast. 14 Fatti... col Cappello Alpino Premio Mario Ostinelli Al lavoro con gli alunni della Venini La scuola primaria Corrado e Giulio Venini molto vicina alla nostra sezione. Lo in vari modi. Si trova a pochi passi dalla sede sezionale e, in particolare, con la stessa si ripetono interscambi e collaborazione attraverso molteplici iniziative, ormai consolidate. Anche questÕanno ci sono stati vari incontri fra alpini, insegnanti e scolari su tematiche differenti, sfociate nellÕargomento principale Òa tavola con gli alpini, i sapori della montagnaÓ base del premio intitolato a Mario Ostinelli per lÕanno scolastico 2014/2015. Come in precedenza i ragazzi hanno lavorato in modo intenso, alterno, completo, occupando mesi durante i quali hanno effettuato ricerche, consultato pubblicazioni, svolto approfondimenti sul tema impegnandosi a fondo. Il frutto di tanta attivit stato esposto nella scuola, a disposizione dei visitatori. Disegni, raccolte di foto, oggetti legati al tema dellÕalimentazione confrontato nei vari tempi. Dalla prima guerra mondiale ad oggi. Un lavoro davvero esemplare collegato idealmente allÕExpo milanese. Tema che i ragazzi hanno affrontato con entusiasmo, entrando interamente nellÕargomento. Dai piccini della prima ai pi grandicelli delle quinte. Il 3 giugno si tenuta la cerimonia per lÕassegnazione del premio alla presenza dellÕintera scolaresca, corpo insegnante, rappresentanti dellÕEsercito e, naturalmente gli alpini con il presidente Gaffuri. Vari gli interventi. Fra questi il presidente Gaffuri che ha intrattenuto i bambini in maniera simpatica, come pu fare un bravo genitore, un amorevole nonno, portandoli allÕattiva, allegra partecipazione ma, al tempo stesso, disponibile e costruttiva. Personalmente ho avuto il grande piacere di ricordare la figura di Mario Ostinelli, cui dedicato il premio. Ho potuto esprimere, cosa che mi permetto ripetere, il sentimento che mi ha legato ad Ostinelli per oltre un quarto di secolo, illustrando ai ragazzini le grandi qualit umane e di alpino che ne hanno caratterizzato lÕintera sua vita. Grande la gioia dei ragazzi nel ricevere i quadretti premio per le loro classi, su ciascuno dei quali stata riportata una specifica motivazione. Questa struttura ufficialmente ricorda due Medaglie dÕOro al valor militare, ma in parte sta pian piano appartenendo anche a Mario Ostinelli che non solo ha guidato la sezione per 18 anni dopo essere stato in consiglio nazionale, ma lo ha fatto con lo spirito di saggio genitore. Cosa che, se conosciuta ogni anno dai bambini, porter loro solo vantaggi. Il lavoro fatto dagli alpini nelle scuole conduce a indubbi benefici. Quando a questo si aggiungono atti generosi quale la donazione della lavagna interattiva multimediale e materiale didattico avvenuta contemporaneamente al premio, con il tempo lascia unÕimpronta benefica per la loro crescita, formazione, capacit civica. Di contro, agli alpini d la certezza di mantenere la memoria e il rispetto dei veci, attraverso lÕapplicazione di quei particolari principi appresi dal loro comportamento, che meritano dÕessere ritrasmessi. Achille Gregori Lurate, incontro con le scuole e mostra Il 14Ê giugno, secondo consolidata abitudine, gli alpini di Casnate con Bernate hanno ospitato i ragazzi diversamente abili dellÕassociazione lÕAlveare per un pranzo in allegria. Come da qualche anno a questa parte, lÕincontro stato vissuto in totale amicizia e il piacere di stare insieme, al punto che non sapremmo dire se i pi gratificati siano stati gli ospiti o gli alpini del gruppo. Vista la reciproca soddisfazione, gli alpini sono pronti affinch questi incontri abbiano seguito nei prossimi anni. Prima della chiusura dellÕanno scolastico, i gruppi hanno intensificando lÕattivit dedicata agli incontri con le scolaresche. Gioved 4 e Venerd 5 giugno toccato al gruppo di Lurate Caccivio incontrare gli alunni della locale scuola media. In occasione della festa del paese, per ricordare il centenario della Grande Guerra, gli alpini del gruppo hanno allestito presso la loro ÒBaitaÓ una mostra con reperti storici, documenti, medaglie e filmati, intitolata ÒRumori di guerraÉsilenzi di paceÓ. Nei due giorni le scolaresche si sono alternate presso la sede degli alpini per visitare la mostra e incontrare il sempre disponibile Gen. Cesare di Dato per una piccola ÒlezioneÓ sul tema della grande guerra. 15 Fatti... col Cappello Alpino ALBESE BRENNA APPIANO GENTILE BULGAROGRASSO ARGEGNO CABIATE ASSO CAMNAGO FALOPPIO BELLAGIO CANTU’ ALBATE BEREGAZZO CANZO ALBAVILLA BINAGO CAPIAGO INTIMIANO 24 maggio anniversario della grande guerra Il ricordo del 24 maggio ha riunito i gruppi nel sentimento di memoria, in maniera quasi contemporanea. In modi ed orari diversi tutti hanno ricordato gli eventi di 100 anni fa difronte al monumento che ricorda i Caduti delle loro localit. In modo semplice o un poÕ pi ricercato, ciascuno ha letto il messaggio del presidente e, soprattutto, ha ricordato con il silenzio, la Bandiera, lÕattenti, coloro che hanno sacrificato la vita per la Patria. Riportiamo le immagini pervenute dai vari gruppi a testimonianza del ricordo, certi che alcuni hanno omesso lÕinvio della foto ma hanno comunque ricordato i Caduti. 16 Fatti... col Cappello Alpino CASASCO INTELVI ERBA LAMBRUGO CASNATE CON BERNATE GAGGINO FALOPPIO LANZO INTELVI CASTELMARTE GIRONICO LEMNA CERMENATE GRANDATE LENNO CIVIGLIO GRIANTE LEZZENO CLAINO CON OSTENO INVERIGO LIPOMO COMO CENTRO LAGLIO LOMAZZO 17 Fatti... col Cappello Alpino LONGONE AL SEGRINO ORSENIGO SCHIGNANO LURATE CACCIVIO PIGRA SEVESO MOLINA PONTELAMBRO SOLBIATE MOLTRASIO PORLEZZA TURATE MONTANO LUCINO REZZONICO UGGIATE TREVANO MONTEOLIMPINO RONAGO VALSOLDA OLGIATE COMASCO ROVELLO PORRO VILLA GUARDIA 18 Fatti... col Cappello Alpino Fenegrò rievoca i 100 anni della grande guerra Ricreate trincee, attendamenti e strutture belliche nella piazza principale per la cerimonia del 24 maggio La sezione ha invitato i gruppi a ricordare il 24 maggio con cerimonie nei vari paesi sedi di gruppo. Con questo intento gli alpini di Fenegr, insieme alla lÕAssociazione culturale Finis Agrorum e la Biblioteca comunale, hanno dato vita alla mostra ÒMa la divisa di un altro coloreÓ, dedicata alla commemorazione fatta con visione delle due parti in conflitto, porzione del viaggio storicoculturale che ha preso avvio nel novembre 2014 e terminer nel novembre 2015. Gi svolta la lectio magistralis del Gen. Cesare Di Dato. Seguiranno rappresentazioni cinematografiche, teatrali, musicali, ricerche documentarie, ricostruzione di un campo di battaglia, visite guidate alla Linea Cadorna e al Museo della Guerra Bianca di Tem. Il 24 Maggio si inaugurata la raffigurazione del campo militare nella piazza Santa Maria Nascente (600 metri quadri) che ha permesso di rappresentare la vita dei soldati sui fronti italiano e austriaco tra il 1915 e il 1918. Alla cerimonia hanno partecipato numerosi gruppi della bassa comasca, il vice presidente Mos Frighi, vari sindaci della zona. Dalla stessa piazza partito il corteo per il monumento ai Caduti, preceduto dalla Banda Giuseppe Verdi di Fenegr che ha suonato inni italiani e austroungarici. La corona di alloro aveva le insegne italiana e austriaca a memoria dei Caduti dÕogni parte. In sfilata anche il mulo "Lino" per ricordare l'impiego di questi eroici animali. Ritornati in piazza, nella zona neutra, tra le installazioni italiane e quelle austriache, stata alzata una bandiera con stemma sabaudo. Sono seguiti gli interventi del Capogruppo Antonio Guffanti, quindi il sindaco Claudio Canobbio, il Vicepresidente Frighi e Carlo Bogani della Finis Agrorum. Nella piazza sono state esposte una trincea, la riproduzione di un aereo austriaco, una tenda ospedale con cimeli della Croce Rossa, una postazione di artiglieria, un comando radio, reticolati, cavalli di frisia, camion militari, una bicicletta italiana e una austriaca, una zona attrezzata per salmerie. Hanno partecipato i gruppi storici ÒPrimo Plotone PunitiÓ di Pordenone e ÒWelsch Tiroler Istorischer VereinigungÓ, del Tirolo meridionale. Sono state sparate salve di fucile e cannonate per rappresentare lÕinizio delle ostilit. Nel salone parrocchiale era contemporaneamente visitabile una mostra di cimeli provenienti dal Museo della guerra bianca. Un bandierone tricolore alto 30 metri ha ricoperto lÕintero lato del campanile prospiciente la Piazza. A lato i "ranci militari" preparati dai due fronti, con polenta e bruscitt per l'Italia e dallÕaltra parte zuppa austriaca cucinata con una stufa da campo dell'epoca. Migliaia di visitatori hanno apprezzato la coerenza della rievocazione, forse unica nel suo genere, riconoscendo il lavoro svolto da alpini e altre associazioni. Antonio Guffanti 19 Fatti... col Cappello Alpino Monte Olimpino e la “Canzone del Piave” Collaborazione con la scuola primaria su temi storici e grande guerra é ancora possibile imparare la canzone del Piave per cantarla di fronte al monumento ai Caduti come si faceva un tempo? Certamente si a Monte Olimpino e, ovvio a dirsi, grazie agli alpini. Per la ricorrenza del 24 maggio, il gruppo ha proposto e realizzato lÕiniziativa nelle classi terze, quarte e quinte della locale scuola primaria intitolata a Giuseppe Massina, tenente degli alpini e Medaglia dÕOro, una delle sette al valor militare appuntate sul Vessillo sezionale, meritevole di vedere alunni tanto preparati in storia. LÕiniziativa nata quale completamento del corso di formazione musicale offerto agli alunni delle elementari dalla Filarmonica di Monte Olimpino. Gli alpini del gruppo hanno dato sostegno alla gestione logistica del saggio finale, sbocco naturale dellÕ ottimo rapporto di amicizia e collaborazione in atto da anni con la scuola. In passato era abituale imparare canzoni patriottiche durante le lezioni di musica del programma scolastico delle elementari. Per questo diversi alpini monteolimpinesi ricordando di avere imparato a cantare il Piave ai tempi delle elementari e conservando con gioia la propria formazione scolastica, hanno ritenuto di soddisfare il desiderio di trasmettere agli alunni di oggi un poÕ di sapore e di amore di Patria, un tempo abituale. Cos una pattuglia di alpini capitanata da Angelo Moretti, presidente della Filarmonica, ha curato la parte didattica insieme alle insegnanti. Con il testo del Piave, stata distribuita una brochure che ripercorre gli eventi storici citati nella canzone, rimarcando il successo popolare che ha riscosso negli anni e negli italiani che lÕhanno imparata da piccoli. Trascinati dagli alpini, gli alunni hanno appreso la canzone con entusiasmo, cantandola in una suggestiva cerimonia davanti al monumento ai Caduti di Monte Olimpino alla vigilia del 24 maggio, accompagnati da maestre e genitori. Tutti insieme, Òper non dimenticareÓ, ragazzi, insegnanti, alpini, gente che ha contornato il monumento, seguendo con interesse e voglia di ricordare, della quale i pi giovani necessitano per crescere meglio. E. Roncoroni A teatro nella postazione di Cardina Recite e canzoni nella trincea per iniziativa del gruppo di Monte Olimpino Pomeriggio colmo di memoria, sentimento, rispetto verso coloro che centÕanni fa offrirono lÕesistenza per assolvere al dovere cui furono chiamati. Il luogo suggestivo delle postazioni di Cardina ha espresso ancora meglio i valori dellÕincontro. é stato facile pensare a chi nelle trincee ha sofferto, combattuto, sacrificato lÕesistenza. Sentirsi loro vicino essendo l, dentro le postazioni della linea difensiva nata per queste eventualit. Sentimenti rafforzati da quanto rappresentato con il succedersi di letture e canti che, oltre ai presenti, hanno incantato anche il bosco circostante. Scenario perfetto, neanche fosse fatto da un maestro scenografo in un elegante, noto teatro. Attori della compagnia Spindler e cantori del Coro Nigritella hanno dato vita alla rappresentazione che ha alternato parole e musiche nate nelle trincee cento anni addietro. Base dello spettacolo brani del diario di Attilio Figini, lomazzese classe 1895, appartenuto al Btg. Val Fella con vicende legate al fronte carnico, Pal Piccolo, Sella Nevea, Rombon. Figini fa parte dei fortunati che sono tornati a casa, riprendendo il lavoro, aiutando cos la nazione a ripartire. Lui lo fece fino al 1959, anno della sua morte. Fra un canto e lÕaltro i racconti, le descrizioni degli eventi, le conoscenze avute al fronte. Fra queste Ungaretti, DÕAnnunzio, E.A. Mario (Giovanni Gaeta, autore della canzone del Piave). Fatti bellici, il crollo di Caporetto, la prigionia prima in Austria poi in Ungheria. Ci stato possibile grazie alla disponibilit delle figlie Signore Ombretta, presente alla rappresentazione e Maria Teresa che hanno raccolto e ordinato gli appunti paterni scritti nel 1915/16/18, mentre la parte del 1917 fu distrutta dallÕautore durante la prigionia. LÕincontro stato impostato dal gruppo di Monte Olimpino, particolarmente attaccato alle postazioni di Cardina. Molti gli alpini che hanno collaborato allÕallestimento e al successivo ÒrancioÓ. Fra questi il capogruppo nonch consigliere sezionale Emanuele Roncoroni. Per la sezione il vicepresidente vicario Mos Frighi ha salutato i presenti, ricordando i motivi che portarono alla guerra, il suo sviluppo, i fatti che la precedettero, la Linea Cadorna e le attivit sezionali svolte per il suo recupero. Al termine i presenti hanno potuto visitare i ricoveri, rendendosi conto delle difficolt della vita in trincea, prima di passare al Òrancio di trinceaÓ Achille Gregori 20 Fatti... col Cappello Alpino In montagna da bravi alpini Raduni sulle vette per la storia e la memoria al CONTRIN Anche questÕanno, un bus ha portato alpini del gruppo di Solbiate sulle pendici della Marmolada, fantastica montagna che fu teatro bellico. Al rifugio Contrin, il 28 giugno, si svolgeva il 32¡ raduno in ricordo delle vicende della grande guerra, curato dalla sezione di Trento. Dopo lÕallegra giornata di sabato, la domenica stato raggiunto il rifugio dove ha avuto luogo la cerimonia con Alzabandiera, Onore ai Caduti al cippo intitolato al capitano Andreoletti, fra i fondatori dellÕANA, cui sono seguiti gli interventi delle autorit e la Messa. QuestÕanno, per gli alpini di Solbiate, la giornata stata resa memorabile per lÕincontro fortuito, ma emozionante, tra lÕalpino Fiore Triangeli e Marcello Bellacicco, suo tenente 30 anni fa, ora Generale Vice Comandante delle Truppe Alpine. Una festa in pi per gli alpini di Solbiate. Emozioni che i raduni alpini riservano a chi vive le attivit associative. M. G. LÕincontro si svolto al Parco dellÕAdamello, zona di guerra del Monte Listino-Passo del Termine, dove si trovano i resti di casermette a testimoniare la prima linea, i combattimenti degli alpini nei quali in tanti lasciarono la giovane vita. Le colonne dei partecipanti, sono salite su questa montagna per la cerimonia commemorativa e la celebrazione della Santa Messa presieduta da un Camuno, il cardinale Giovanni Battista Re. La nostra sezione da anni presente al Pellegrinaggio, per commemorare e testimoniare la propria vicinanza a chi, cento anni fa, ha dato la vita sui campi di battaglia. Ancora capitanati da Gianmario Porro, 13 i comaschi che hanno raggiunto il luogo con la colonna 2 e la 3. Gli alpini appartengono ai gruppi di Laglio, Moltrasio, Monte Olimpino, Schignano, Albate, Casasco, Maslianico, Olgiate Comasco. I pi giovani con la due, gli altri con la tre sul percorso meno impegnativo. Nota di merito per il sindaco di Breno che salito marciando, anzich con lÕelicottero riservato alle autorit. Tutti sono gi pronti per il 2016, 53¡ pellegrinaggio in memoria dei veci. GM Porro - F Ravazza sullÕORTIGARA in ADAMELLO A Breno, in Valle Camonica, con una cerimonia davvero patriottica si chiuso domenica 26 luglio il 52¡ Pellegrinaggio in Adamello, questÕanno dedicato a Nando Sala per anni segretario della Sezione e organizzatore della manifestazione. Ortigara, monte sacro degli alpini. Simbolo dellÕAssociazione. Luogo ove si radunarono per la prima volta i Fondatori e i Reduci che combatterono fra ghiacci fango e sofferenze. Ricoverati in rifugi abbarbicati alle rocce, sprofondati nelle trincee. Obbedienti e pronti al dovere. S i nostri Padri che posero lass la Colonna Mozza, simbolo della memoria, dei valori di Patria, di abnegazione al dovere che oggi chiamiamo alpinit. Pensare alla Colonna ci conduce immediatamente ai valori associativi. 21 Fatti... col Cappello Alpino Lass, sullÕOrtigara, accanto a quella colonna, ogni anno si ripete lÕespressione solenne della memoria che gli alpini tributano a chi novantasei anni orsono volle lÕAssociazione che oggi viviamo, conosciamo e rispettiamo. Il 12 luglio si rinnovato il pellegrinaggio. Migliaia di alpini si sono recati lass portando le insegne in onore di chi vi combatt da entrambe le parti. Il Vessillo di Como salito alla Colonna Mozza un'altra volta. Una delegazione del gruppo di Canzo lo ha scortato, portando idealmente il saluto di tutta la sezione, attraverso le 7 Medaglie dÕOro appuntate su di esso. Bellissima giornata sotto ogni aspetto. Grande soddisfazione dei partecipanti per essere stati lass, accanto al Presidente nazionale Favero, al Labaro, ai Vessilli di sezione, alle centinaia di gagliardetti e alpini. Con la memoria nel cuore. al PALANZONE attraverso una massiccia partecipazione. Pi di trenta gagliardetti e tanti alpini hanno reso gli onori al Vessillo scortato dai vicepresidenti Bianchi e Gatti e alcuni consiglieri sezionali. Dopo lÕalzabandiera, accompagnato dal canto dellÕInno Nazionale, sono intervenuti il capo gruppo Vittorio Zerboni, il Sindaco di Tremezzina on. Mauro Guerra e il Vice Presidente Enrico Bianchi. In chiusura una vera Òmessa al campoÓ officiata da don Mario Malacrida, nei tempi e modi convenuti ad una messa per gli alpini. Il prossimo raduno chiamer ancora una volta gli alpini ad onorare i Veci, la memoria e la vicina Linea Cadorna che, nel 2016, compir anchÕessa 100 anni. al CORNIZZOLO Il 26 luglio molti alpini hanno preso parte al tradizionale raduno sul Monte Palanzone iniziato 35 anni fa dal gruppo di Palanzo. Anche questÕanno il tempo ha aiutato gli organizzatori. Dopo giorni di calura, una piacevole brezza ha accompagnato la manifestazione. Numerosi gli alpini presenti con tanti Gagliardetti. Salire in montagna ricordando i Veci, per gli alpini cosa naturale. Per questo il ritrovo sul Palanzone riscuote sempre tanto seguito. Dopo la rituale cerimonia, gli interventi del capogruppo Giuliano Grammatica, del sindaco di Faggeto Raffaele Danelli, del vicepresidente Enrico Bianchi. Dopo la Messa celebrata da don Bruno, cÕ stato un momento singolare. Il raduno stato impreziosito dalla ÒinvestituraÓ a socio aiutante di Gabriele Danelli. Gi socio amico degli alpini di Palanzo, stato accolto nellÕAssociazione come gli amici veri, quelli che dimostrano di avere il nostro stesso cuore, come ha scritto nella lettera di ÒinvestituraÓ il Presidente Gaffuri. Bello il gesto del gruppo di Palanzo che ha voluto dare rilievo alla nomina. I soci aiutanti che sono sempre accanto a noi, se lo meritano. Comprensibile la commozione di Gabriele, come quella degli alpini del gruppo. Antesignani anche in questo gesto. Che sia lÕinizio di un lungo cammino come il raduno sul Palanzone? F. Pedretti sul GALBIGA Festa doppia per gli alpini di Lenno che, secondo tradizione, propongono annualmente il raduno sul monte Galbiga, presso il rifugio intitolato alla medaglia dÕoro Corrado Venini e al compianto Presidente Camillo Cornelio. Appuntamento giunto alla 37 edizione. QuestÕanno ricorre anche il trentesimo anniversario della ristrutturazione del rifugio. Gli alpini hanno premiato gli organizzatori Si ripetuto lÕincontro sul monte Cornizzolo, giunto alla 19^ edizione. Gli alpini del gruppo di Canzo e di Civate (sezione di Lecco), paesi ai piedi dei due versanti montani, si incontrano dopo aver ricollocato la croce sulla vetta del monte poco prima di iniziare la ritualit dellÕincontro. Esecuzione secondo abitudine. Alzabandiera, contornato da pochi Gagliardetti, interventi dei capigruppo Fontana per Canzo e Mauri per Civate, dei sindaci e del vicepresidente Bianchi. Di fronte alla chiesetta sul pianoro sotto la vetta, stata celebrata la messa accompagnata dal coro alpino del gruppo canzese, capace di trascinare alpini e gente, sia pur presenti in numero davvero ridotto. Forse la continua concomitanza con il raduno in ricordo del battaglione Val dÕIntelvi che assorbe la gran parte dei gruppi della sezione, non permette le presenze che le motivazioni dellÕincontro richiederebbero. Due gruppi, due sezioni, uno scopo di rilievo, meriterebbero altro. 22 Fatti... col Cappello Alpino Alpini di Ponte Lambro attività del gruppo svolta in più direzioni Trasferta al Doss Tren Per la memoria in uno dei luoghi dedicati alla Grande Guerra Il 12 luglio, presso il Doss Trent, monumento dedicato alle Truppe Alpine collocato sopra Trento, si tenuta lÕinaugurazione della nuova biblioteca alpina. Grazie ai contributi di numerosi gruppi alpini e singoli benefattori, una collezione di oltre 3000 volumi inerenti gli alpini, stata sistemata nella biblioteca. Tra i gruppi collaborativi, Ponte Lambro, Capiago Intimiano e Olgiate Comasco, appartenenti alla nostra sezione. Nel pomeriggio di domenica 12 luglio, gli alpini di Ponte Lambro, agli ordini del gen. brig. Stefano Basset responsabile del museo, hanno eseguito lÕAlzabandiera. Numerosi gli alpini e il pubblico presente. é seguita lÕapertura del museo per la visita. Terminata lÕinteressante visita, si svolta unÕaltra commovente cerimonia. Il pronipote undicenne del Tenente alpino Luigi Poli -di Mattarello di Trento- insieme ai familiari, ha consegnato al museo la Medaglia dÕOro conferita al Valor Militare al trisavolo caduto in Ortigara il 19 giugno 1917. Nel momento della consegna, il picchetto del 2^ rgt. Alpino Genio Guastatori, ha reso gli Onori in me- moria della MO Luigi Poli. Dopo la commovente consegna, il generale Basset e il presidente della sezione di Trento Pinamonti, hanno proceduto al taglio del nastro per ufficializzare lÕinaugurazione della rinnovata biblioteca, illustrando il grosso lavoro eseguito. Terminata la parte ufficiale, gli alpini presenti hanno formato il corteo che si recato al monumento dedicato a Cesare Battisti, cui sono stati resi gli onori alla presenza della nipote. Cosa che ha reso ancor pi suggestivo il momento. Il Coro ANA di Trento ha condotto alla conclusione lÕincontro, con lÕesecuzione di canti tradizionali del repertorio alpino. Un segno della vitalit della sezione di Como ora presente in uno dei musei principali che ricordano la grande guerra, vissuta ancor pi in quel territorio. Nuovo pennone per il monumento agli alpini Fra le tante attivit, il 2 giugno in ricordo dellÕanniversario della Repubblica, il gruppo ha inaugurato un nuovo pennone a lato del monumento agli Alpini affinch il Tricolore sventoli in memoria di coloro che sono Andati Avanti in tempo di guerra e di pace. Presenti il sindaco Ettore Pelucchi con alcuni consiglieri, Tiziano Tavecchio consigliere sezionale, rappresentanti dellÕAssociazione Nazionale del Fante e dellÕAssociazione Nazionale Bersaglieri, il parroco Don Stefano Dolci, Il Corpo Musicale Masciadri, il gruppo folcloristico i Brianzoli e il Gruppo Fotografico Mario de Blasi. La cerimonia si svolta di fronte al monumento agli Alpini, recentemente restaurato, alla presenza di numerosi alpini e molta popolazione. Durante la cerimonia sono intervenuti il capogruppo Guido Severico, il sindaco Ettore Pelucchi, il consigliere sezionale Tiziano Tavecchio. Sottolineata lÕimportanza della Festa della Repubblica, la necessit di ricordare i Caduti nelle guerre e missioni di pace, rivolgendo sempre lo sguardo al Tricolore. Alzabandiera, canto dellÕInno di Mameli, esecuzione di Signore delle Cime, silenzio eseguito dal trombettista Paolo de Capitani, sono stati i momenti principali della manifestazione. Dopo la benedizione, al suono del canto Sventola il Tricolore, una nube colorata di Verde, Bianco e Rosso di fumogeni accesi a sorpresa, hanno colorato lÕaria e il sentimento di alpini e cittadini. In chiusura stato annunciato in anteprima che il 12 Giugno 2016 Ponte Lambro ospiter lÕannuale raduno sezionale, con la presenza degli alpini dei 124 gruppi, sottolineando una festa importante che celebra la memoria degli alpini andati avanti. Queste ed altre attivit, ancora pi locali, sono la preparazione al Raduno Sezionale che nel 2016 sar proprio a Ponte Lambro per ricordare, celebrare e guardare lontano. Marco Bravi Brienno: galleria di Mina della Linea Cadorna NellÕambito della linea difensiva ÒFrontiera NordÓ sorta dopo lÕinizio della grande guerra, si trovano le cosiddette gallerie di mina. Opere invisibili preparate per bloccare gli accessi ai potenziali invasori, atte a distruggere le strade di transito. Lungo il percorso, ce ne sono alcune dislocate in localit strategiche, anche staccate dal tratto difensivo principale, proprio per bloccare il transito qualora si fossero verificati passaggi oltre la Linea Cadorna, nome con il quale conosciamo lÕopera che abbiamo ripristinato in pi luoghi. Di queste gallerie una stata realizzata a Brienno in localit ÒPuncettÒ. Il tunnel scavato nella roccia e rivestito con mattoni a vista mentre il pavimento realizzato con beole in pietra che coprono i canali adibiti a portare lÕacqua ai 6 pozzi profondi 9 metri. In caso dÕuso, nei pozzi si sarebbero dovuti depositare gli esplosivi con relativi detonatori. AllÕ interno dei tunnel sono ricavate due Santa Barbara per la messa in sicurezza di esplosivi e detonatori, opere perfettamente conservate, asciutte ancor oggi a distanza di centÕanni. Come avrebbe dovuto funzionare? Con apposite carrucole veniva calato in fondo al pozzo lÕ esplosivo, innescato il detonatore si riempiva il pozzo dÕacqua per favorire lÕesplosione e la relativa demolizione verso il basso. LÕesplosione causava il crollo della galleria sottostante, la galleria di Brienno sulla vecchia via Regina, unica allora percorribile sul tratto, pertanto con questo veniva impedito di fatto il passaggio in direzione sud. Grazie al recupero e alla collaborazione degli alpini, sono possibili visite in giorni e orari stabiliti previo accordo con il capogruppo di Brienno e Consigliere sezionale Lorenzo Vasile. Il Presidente Gaffuri, i Vice Gatti, Frighi e il Consigliere Pedretti, accompagnati dalle relative consorti, hanno potuto verificare di persona il manufatto realizzato con grande maestria. Come in altre localit, ora la galleria visibile, questo grazie agli alpini di Brienno che, in collaborazione con lÕAmministrazione comunale, hanno ripristinato, pulito e reso agibile un sito di importanza storica non solo per il territorio in cui sorge. Mos Frighi 23 Fatti... col Cappello Alpino Albavilla: alpini e ragazzi nel ricordo della grande guerra Per la memoria canti della tradizione e letture di documenti Serata particolare il 2 giugno ad Albavilla. Alpini e i ragazzi della scuola primaria, hanno i n t ra t t e n u t o l a p o p o l a z i o n e g ra z i e allÕesibizione del Coro Colmenacco di Nesso portato in concerto per ricordare i cento anni dellÕinizio della prima guerra mondiale. Tema della serata canzoni, letture di brani e lettere collegati alla Grande Guerra. Il Teatro della Rosa ha accolto il numeroso pubblico e i ragazzi della scuola primaria che intrattengono rapporti con gli alpini, in un percorso formativo storico iniziato lo scorso anno per il 90esimo di fondazione del gruppo. LÕincontro stato un alternarsi di musica, parole, immagini. Ad ogni canzone sono seguite letture fatte dai ragazzi che hanno proposto brani e lettere, interpretandole con animosit ed emozione. Valeria, Bianca, Federica, Alessandro, Camilla, Greta, Arianna, Grazia e un altra Greta, si sono alternati con le letture di lettere scritte dal fronte a casa o al parroco del paese perch i parenti fossero informati di quanto succedeva intorno a loro, intervallando lÕesecuzione corale. Un connubio riuscito di parole e musica ben accostate e accompagnate da immagini collegate agli eventi ricordati che scorrevano alle spalle di cantori e ragazzi. Il nostro direttore Achille Gregori ha condotto la serata, aggiungendo particolarit storiche inerenti i fatti bellici e le vicende degli uomini al fronte, secondo le letture e le canzoni proposte. Il capogruppo Angelo Proserpio e la sindaco dr.sa Giuliana Castelnuovo hanno rimarcato gli scopi educativi della serata e la necessit di ricordare il sacrificio dei nostri vecchi. Attentissimi i ragazzi che non si sono persi un momento della serata. Ottima, come sempre, lÕesecuzione dei cantori del Colmenacco diretti dal maestro Moreno Pertusini che ha portato il coro ad un livello elevato, apprezzato dovunque, grazie alle numerose tourne cui ha preso parte. Sono anche stati raccolti fondi in favore di una associazione locale, per ricordare i 100 anni dalla prima guerra mondiale, i 70 del termine della seconda e i 68 anni di celebrazione del 2 giugno e relativa parata militare in onore dei Caduti. Ulteriore momento di sviluppo e collaborazione fra alpini e ragazzi in favore della memoria. Carrozzine per disabili collocate dagli alpini Ci capitato spesso di sentirci rivolgere domande sulle attivit effettuate dagli alpini, quali e quanti tipi di lavoro si svolgono nellÕassociazione a favore di necessit esterne allÕANA. Spesso ci venuto spontaneo rispondere con semplicit e altrettanta assoluta certezza affermando: <É molto pi semplice elencare quanto gli alpini non fannoÉ> tanto diversificata lÕattivit svolta in ogni direzione a beneficio della collettivit. Questo lavoro, difficile da valorizzare nellÕaspetto economico. Diversa la parte morale. Cosa per la quale lÕassociazione gode della fiducia di cittadini, imprenditori e istituzioni. Forse anche per questo che unÕazienda padovana ha messo a disposizione dellÕANA ben 300 carrozzine di tipo speciale, nella certezza che il suo gesto di generosit sarebbe andato nellÕesclusiva direzione della solidariet verso veri bisognosi. La direzione generale ANA ha interessato le ottantuno sezioni per la ricerca di necessit specifiche e assegnare le speciali attrezzature per disabili. é cos iniziata la corsa alla valutazione delle necessit territoriali per assegnare gli speciali strumenti per disabili. La sezione di Como con i suoi gruppi, secondo consolidata abitudine, si messa subito in movimento. Ben 15 carrozzine sono arrivate nel comasco. Quindici problemi umani risolti con assoluta gratuit. I gruppi pi solleciti e attivi sono riusciti a formulare le segnalazioni come prestabilito, indicando le necessit emerse nel loro territorio. Il gruppo di Menaggio ne ha avute quattro, assegnandole a due Onlus che assistono disabili. Altre 4, con stesso utilizzo, sono state consegnate ad Albiolo. Il gruppo di Grandate ha sostenuto un privato bisognoso dellÕattrezzatura. Capiago Intimiano ha fornito una carrozzina alla casa di riposo. Cinque sono andate alla CRI di Uggiate Trevano per lÕassistenza nelle Òterre di frontieraÓ. LÕatto di generosit non si esaurito con la ricerca dei destinatari, dato che la sezione ha provveduto ad inviare furgoni a Motta di Livenza, nel trevigiano, per ritirare le carrozzine, trasportarle a Como e quindi alle destinazioni. Naturalmente tenendosi a carico le spese di viaggio, vista la gratuit dei volontari di Protezione Civile, sempre disponibili ad ogni iniziativa. Ancora una volta, la generosit di una azienda passata attraverso gli alpini per avere la certezza della finalit, secondo la consolidata abitudine dellÕassociazione. Fatti gi verificatisi in passato, a partire dal grosso contributo del governo statunitense per il terremoto friulano del 1976. Intervento che ha dato avvio al volontariato e allÕinserimento dei soci amici, iniziando la trasformazione comportamentale dellÕassociazione. Altre volte si sono ripetuti atti analoghi con assegnazioni di vario genere. LÕattivit associativa colma di simili fatti che, in alcuni casi, sono addirittura passati sotto silenzio. Forse anche per questo che per molti di noi facile riferire quanto gli alpini non fanno! 24 Fatti... col Cappello Alpino L’annuale raduno a Caslino d’Erba Abituale incontro agostano con la popolazione Come tradizione da 45 anni, il gruppo di Caslino dÕErba ad agosto organizza il suo raduno alpino. Il sodalizio caslinese, composto da circa un centinaio di soci e guidato da Giuliano Vanossi, questÕanno celebra il 93¡ anniversario di fondazione. La cerimonia ha avuto inizio in piazza della Vittoria, sede del Comune, con gli onori al gonfalone, Vessillo sezionale, alzabandiera, canto del ÒInno nazionaleÓ, deposizione della corona dÕalloro al monumento ai Caduti. Ospiti dÕonore il colonnello degli Alpini Claudio Lucarelli e il maresciallo dei Carabinieri Salvatore Melchiorre. La sfilata composta dal locale Corpo musicale L. Perosi, un bel numero di bambini con bandiere tricolori, una quindicina di gagliardetti e un nutrito gruppo di Alpini, ha risalito le vie del centro storico. Il percorso questÕanno ha subito una breve digressione al parco comunale Tremolada, dove gli alpini hanno svolto importanti lavori di manutenzione, ragione per la quale allÕingresso stata scoperta una targa ricordo. La deposizione floreale al monumento agli Alpini e i discorsi ufficiali, tenuti nel parco sottostante dal capogruppo Giuliano Vanossi, dal sindaco Marcello Pontiggia e dal presidente sezionale Enrico Gaffuri, hanno preceduto la celebrazione della Santa Messa. Graditissima la presenza del fante e Reduce di Russia Luigi Locatelli, classe 1920. Albate presenta una pubblicazione su Nassiriya Don Angelo Pavesi, colonnello e cappellano militare attualmente coadiutore presso la parrocchia di Albate, dopo la precedente presentazione della Missione Isaf in Afghanistan, ha descritto un reportage sulle missioni di peacekeeping cui ha aderito. Presenti due soci del gruppo partecipi a missioni allÕestero: il cap. magg. capo scelto Maurizio Tagliabue, e il cap. magg. capo Giacomo Canobbio, attualmente di stanza alla base Nato di Solbiate. Splendide foto e il commento di Don Angelo, hanno raccontato gli aspetti della missione Antica Babilonia, nata nel 2003 per la lotta al terrorismo, con una coalizione internazionale guidata dagli USA, attiva fino al 2006. Questo dopo il dovuto ricordo dei 19 Caduti di Nassiriya: Massimiliano Ficucello, Enzo Fregosi, Giovanni Cavallaro, Alfonso Trincone, Alfio Ragazzi, Massimiliano Bruno, Daniele Ghione, Filippo Merlino, Silvio Olla, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horatio Maiorana, Andrea Filippa, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi, Pietro Petrucci, Stefano Rolla e Marco Beci. Aspetto militare, attivit di ricostruzione, sostegno alla popolazione si riepilogano in queste cifre: 25.500 casi sanitari risolti e 5.400 interventi di pronto soccorso; 800 progetti per aiuti umanitari, infrastrutture sanitarie e idroelettriche, attrezzature per lÕeducazione scolastica; 630 beni archeologici trafugati, rinvenuti catalogati e riconsegnati al museo di Nassiriya. Questo grazie anche alla nostra Associazione che ha contribuito inviando, tramite la missione militare, viveri, materiale sanitario e didattico. Altro aspetto importante, la formazione, addestramento, equipaggiamento di oltre 3000 militari e pi di 10.000 uomini delle Forze di Polizia irakeni. Don Angelo, inoltre, ha raccontato gli aspetti umani delle missioni, la sua vicinanza ai militari lontani da casa e dalle famiglie. Le difficolt con le popolazioni. Le differenze fra il popolo Afgano che non conosce il senso di Patria, con quello Irakeno che ha un concetto di terra comune. Per ultimo, le considerazioni su Nassiriya, culla delle tre religioni monoteiste pi importanti della terra: Cristianesimo, Ebraismo, Islam. Nonostante questo, lÕodio la fa sempre da padrone fra uomini. Flavio Pedretti Ho visto un alpino piangere un brutto fatto successo all’adunata di L’Aquila Riportiamo con piacere questo pensiero inviatoci da una giovane ragazza che porta con orgoglio e pieno diritto il cappello alpino, visto il suo servizio prestato con la mini naja. Le sue espressioni dimostrano di quanto spirito alpino sia permeata la giovane associata e come consideri i valori dellÕalpinit oltre ai puri sentimenti di amore e stima. Condividiamo quanto afferma e, complimentandoci, diamo volentieri spazio a questo sfogo sentimentale. Laggi, a LÕAquila, ho visto un Alpino piangere. QuellÕAlpino era mio nonno. Perch piangeva? Perch un uomo, o presento tale, con sulla testa un cappello alpino, gli ha rubato il portafoglio. Un alpino gli ha rubato il portafoglio? Mi son chiesta. No, il cappello era fasullo. Due ragazzi, due alpini veri lo hanno visto e hanno cercato di fermarlo. Senza successo. Ma tu, tu che avevi quel cappello fasullo, tu che hai finto di essere qualcosa che non sei e non potrai mai essere, hai rubato il portafoglio ad un uomo di 91 anni. Ad un Alpino di 91 anni che quel giorno, nonostante gli anni e la fatica di stare sotto un sole cocente, era l per celebrare uno dei corpi militari pi belli dÕItalia. Chiss come sei contento. Ti senti forte. Immagino che dopo un atto cos meschino ti credi un vero uomo. Hai rubato il portafoglio ad un uomo che, col suo cappello logoro e pieno di ricordi, era l per celebrare e festeggiare gli Alpini e i valori che rappresentano. E tu, con quel cappello finto, che hai usato solo per mimetizzarti, non hai nessun diritto di indossarlo, nemmeno se fasullo. Perch quel cappello deve essere portato da chi ama gli Alpini, li rispetta, li onora, in particolare i Veci. Tu, invece, non sai nemmeno cosa sia il rispetto. Tu non sarai mai nessuno. La verit che mio nonno i documenti li potr rifare. Ma tu hai preso solo poche cose. Tu hai perso lÕoccasione di imparare qualcosa. Avresti potuto guardarti intorno. Respirare forte e ascoltare. Avresti sentito la voce dello speaker parlare di valori, valori veri di cui gli Alpini sono portatori ovunque, con migliaia di azioni. Valori che esprimono coraggio. Onest. Amore per la Patria. Solidariet. Avresti sentito la forza di quelle persone che sfilavano. Avresti sentito lÕamore e il rispetto di quelli che applaudivano. Invece hai chiuso le orecchie e il cuore. Hai seguito quella specie di finto dio che oggi pare accomunare molti: il dio denaro. Ovunque ci sono gli omuncoli e poi ci sono gli uomini. Ecco. Mio nonno, tutti gli Alpini sono Uomini. Tu sei solo un omuncolino. E, purtroppo per te, continuerai ad esserlo per la vita. I volari degli Alpini non potrai neppure immaginarli. Carlotta Porro 25 Fatti... col Cappello Alpino Se avete fame... Frontiera Nord o Linea Cadorna Presentato il progetto For-Ti nel programma Interreg fra Italia e Svizzera Se avete fame É viaggio nella storia per la memoria. Questo il titolo della serata organizzata il 12 giugno dagli alpini di Lurago dÕErba per ricordare i 100 anni dellÕinizio della prima guerra mondiale. Nel titolo una doppia intenzione. Il richiamo alla strofa della canzone alpina e lÕidealit della voglia di conoscere, della ÒfameÓ di sapere e ricordare. NellÕaccogliente sala consigliare del comune il generale Cesare Di Dato ha relazionato i presenti su aspetti, fatti, curiosit legate agli eventi succedutisi dal maggio 1915 al novembre Õ18, accompagnato da filmati originali riguardanti le vicende raccontate, in un tuttÕunico di parole, visioni, suoni, suggestione dei vecchi Film Luce. Le capacit e la sicura conoscenza storica di Cesare Di Dato, hanno coinvolto la ristretta platea che ha seguito con massima attenzione quanto trattato. Fatti che hanno portato allo sviluppo bellico, movimenti diplomatici dello stato italiano precedenti lÕingresso in guerra, inizio delle ostilit, eventi sui vari fronti, successione di prese e perdite di territori, vita amara di trincea, Caporetto, il Piave e Vittorio Veneto. In sostanza lÕintera evoluzione dei fatti, riportata in maniera eccellente, creando interesse in ciascuno dei presenti. Prima dellÕesposizione dei temi dellÕincontro, il capogruppo Pietro Negri ha ringraziato e salutato la platea. Il presidente Enrico Gaffuri ha sottolineato lÕimportanza dellÕiniziativa, dedita a mantenere e trasmettere la memoria di cui necessitiamo tutti, ancor pi oggi, presi come siamo dal susseguirsi di vicende negative. Altrettanto piacere stato espresso dal sindaco Federico Bassani. Oltre alle immagini e alla relazione storica del generale, il consigliere Tavecchio ha letto alcuni brani inerenti i fatti raccontati. Al termine il dibattito fra pubblico e relatore ha portato alla chiusura vissuta con intenso interesse. Segno della reale partecipazione dei presenti. Adler Parè al raduno del Triveneto Nonostante la pioggia il raduno del Triveneto a Conegliano di sabato 13 e domenica 14 giugno ha sfondato ogni aspettativa. La stampa veneta parla di 80 mila presenze e di circa 20 mila Alpini in sfilata. La Sezione di Como era rappresentata dagli Alpini del Gruppo di Par , Òfratelli gemelliÓ dellÕomonimo Gruppo di Par di Conegliano che hanno sfilato assieme portando uno striscione con la scritta : ÒDUE GRUPPI Ð UN SOLO CUOREÓ. Incredibile stato il calore della gente che ha applaudito e partecipato nonostante la fastidiosa pioggia. CÕera gente ovunque e gli Alpini si sono sentiti avvolti da questo calore. Il Presidente Nazionale Favero ed il responsabile organizzativo del raduno Geronazzo, soddisfattissimi, hanno manifestato la loro speranza di una candidatura di Treviso per la prossima adunata nazionale del 2017. Sicuramente quanto accaduto a Conegliano di buon auspicio per desiderare quello che ÒloroÓ hanno battezzato : ÓAdunata del PiaveÓ. A rendere la giornata ancora pi indimenticabile e a confermare lÕamicizia stato il dono di un quadro offerto al Gruppo di Par (di Como) da parte di Marcelle Jaj Tandura, pittrice, scultrice e restauratrice di fama internazionale. Molto entusiasmo anche tra le Òquote rosaÓ dei due Gruppi che si sono scambiate le magliette e a turno si avvicendavano a ÒcustodireÓ la cagnolina Greta, divenuta mascotte della combriccola! LÕarrivederci con i veneti per il 19 giugno 2016 a Gorizia. M.G. Mercoled 8 luglio stato presentato in Villa Gallia a Como, il volume "Alla scoperta della Frontiera Nord". Otto spunti di turismo storico-militare tra Varese, Como, Lecco, Sondrio e Canton Ticino, prodotto dal Progetto For.Ti-Linea Cadorna per il programma Interreg. Dopo il saluto di Guido Rovi dellÕ Amministrazione Provinciale, Andrea Pozzi dellÕERSAF ha presentato il progetto Interreg, partendo dalle ipotesi originali sino alla descrizione di quanto delle vestigia stato recuperato: pubblicazioni cartacee e web, corsi di formazione, promozioni turistiche, incontri con le Istituzioni del territorio. Quindi Antonio Trotti, conservatore del Museo della Guerra Bianca, ha introdotto gli ÒOtto spunti di turismo storico-militare tra Varese, Como, Lecco, Sondrio e Canton TicinoÓ, Una presentazione accattivante di quanto solitamente conosciuto come ÒLinea CadornaÓ. DallÕalto Varesotto al Legnoncino, passando per la zona del Comasco. Grazie a splendide foto, il relatore ha mostrato come queste opere siano completamente integrate nel territorio, essendone divenute un tuttÕuno con la natura circostante. Il relatore si fermato non solo sullÕaspetto ingegneristico dellÕopera militare, ma anche sullÕaspetto sociale della stessa che, grazie agli investimenti, cre lavoro a quanti, a casa, dovevano lavorare per sopravvivere. Le fortificazioni costruite cento anni fa sono memoria della Grande Guerra, di un mancata invasione attraverso la Confederazione Elvetica, ma anche di lavoro, sacrifici, lutti di uomini, donne e giovani. Le strade create per collegare le opere, sono ancora oggi importanti vie di comunicazione e accesso a luoghi di una splendida natura ancora incontaminata. Rimane lÕamarezza, ha ricordato Trotti, perch le istituzioni non hanno ancora compreso come questo museo allÕaperto potrebbe diventare, una eccellenza turistica piemontese e lombarda se proposto in forma globale. Gli alpini comaschi, con molto impegno, hanno recuperato alcune parti e continuano a tutelare questa immagine di Memoria che la linea incorpora e riesce a trasmettere. Flavio Pedretti 26 Fatti... col Cappello Alpino SPECIALE INCONTRO SCUOLE Il 17 giugno gli alpini del gruppo hanno accompagnato pi di cento ragazzi frequen- tatori del grest del periodo delle vacanze scolastiche attivo presso lÕOratorio di Bulga- rograsso e di Guanzate. Gli alpini hanno intrattenuto ragazzi, animatori e suore delle strutture, informandoli sul sistema delle trincee, la loro funzione, lÕimpostazione difensiva, attraverso la visita ai camminamenti, ricoveri, depositi della Linea Cadorna al Monte Sasso sopra Cavallasca. Indispensabile il sostegno degli esperti del gruppo di Monte Olimpino, nella funzione di guida, per la descrizione delle vicende storiche collegate alla costruzione. Esperienza interessante per tutti i partecipanti, particolarmente gradita dai giovani. Soddisfazione totale di alpini, ragazzi e accompagnatori per la bella e istruttiva giornata che molti ricorderanno e svilupperanno in seguito attraverso gli studi di storia. Campo scuola a Uggiate Trevano Dopo il campo scuola di Faloppio 2013, i ragazzi delle terze medie di Uggiate hanno chiesto di ripetere lÕesperienza. I gruppi di Bizzarone, Ronago e Uggiate, insieme alla Protezione Civile di Terra di Frontiera, hanno allestito il campo, messo a punto programma, attivit, compiti, orari, turni di guardia e, non ultimo, preparazione del ÒrancioÓ. Il 27 maggio iniziata lÕavventura, preparando tende, cucina, refettorio e tenda comando. Il 29, di buon mattino, gli alpini hanno accolto i ragazzi, arrivati con il loro zaino in spalla. Allo squillo della tromba, gli allievi si sono radunati per lÕalzabandiera e lÕInno dÕItalia. Dopo il saluto di benvenuto atto a spiegare le regole, tra i ragazzi sono stati nominati lÕufficiale e i sergenti, responsabili dei loro ÒsoldatiÓ, suddivisi in quattro gruppi che poi hanno seguito lezioni di educazione stradale e incontrato lÕUnit Cinofila di Terra di Frontiera. Il Gen. Cesare Di Dato ha relazionato sulla storia degli alpini e dellÕANA. Dopo il pranzo, visita alle trincee di Monte Sasso a Cavallasca con Alberto Danieli per una lezione di storia. Al rientro, incontro con i pionieri della CRI. Serata in allegria con musica e lezione di astronomia del prof. Paolo Conconi, alpino. Inutile il silenzio per i ragazzi, ciarlieri per lÕintera notte. Alla sveglia gli esercizi ginnici con il capo gruppo di Olgiate Alessandro Fumagalli. A seguire ripristino di un ponticello, pulizia del parco, del lavatoio. Chiusura con ammaina bandiera. Tutti soddisfatti, alpini e ragazzi. Gi si pensa di ripetere lÕesperienza. Mario Ghielmetti L’Istituto S. Vincenzo alle postazioni di Cardina Periodo di gran lavoro per gli alpini del gruppo di Monte Olimpino che accolgono i visitatori alle postazioni della linea Cadorna in localit Cardina. In questo periodo si stanno infatti intensificando gli incontri con le scolaresche e di conseguenza le visite alle postazioni recuperate dagli alpini, del tratto di Linea Cadorna. Gioved 7 maggio i ragazzi della terza superiore dellÕIstituto S. Vincenzo di Albese, accompagnati dagli insegnanti, dal Presidente e da alcuni consiglieri, hanno visitato il sito di Cardina. LÕinsegnante di storia e italiano, Chiara Tavecchio, ha proposto momenti di riflessione con letture di pagine di storia della Prima guerra. A ricordo della visita i ragazzi che frequentano il corso di botanica hanno piantumato una piccola quercia, simbolo della libert. ma.ghi 27 Fatti... col Cappello Alpino SPECIALE INCONTRO SCUOLE «Attaccato alla vita» A Rovello Porro i ragazzi delle scuole medie raccontano la guerra Grande emozione in teatro la sera del 23 maggio per lo spettacolo organizzato dai ragazzi della scuola media in collaborazione con gli alpini di Rovello dal titolo "Attaccato alla vita", fatto in ricordo dei 100 anni dalla prima guerra mondiale, causa di sofferenza e morte per tanti italiani. I mesi passati nelle trincee con il timore di morte atroce, legarono in modo speciale corpi ed anime dei protagonisti. I soldati, in gran parte contadini analfabeti, tennero duro, come loro abitudine nella vita di ogni giorno. Da qui il titolo "Attaccato alla vita". In un crescendo di emozioni i ragazzi hanno fatto rivivere momenti della Grande Guerra, attraverso letture di brani tratti dal libro Un anno sull'altipiano di Emilio Lussu e poesie di Giuseppe Ungaretti che esprimono atrocit e assurdit della guerra invitando a recuperare i valori della vita. Ad accompagnare le letture, video storici, brani musicali eseguiti al flauto dai ragazzi e canti degli alpini, protagonisti di quella guerra. Canzoni nelle quali si ritrova la testimonianza della fatica, dei pericoli e della solidariet. Gli alpini di Rovello hanno allestito una mostra di cimeli, proposta collateralmente, che ha interessato il pubblico. Per ricordare che la guerra una disgrazia ancora attuale, stato letto il messaggio pronunciato al Sacrario di Redipuglia da Papa Francesco. ma.ghi Camnago Faloppio accanto ai ragazzi Il 16 giugno stata una mattinata di lavoro e collaborazione per il gruppo di Camnago Faloppio accanto ai ragazzi del grest. LÕincontro era finalizzato ad una lezione di storia inerente la chiesetta di Bernasca, lezione tenuta dall'alpino Prof. Mario Mascetti di Olgiate Comasco. Importante lo scambio di collaborazione con i ragazzi intrattenuti abitualmente per storia locale e nazionale. LÕattivit collegata ai molti aventi che questÕanno sono impostati per ricordare il 50esimo di vita del gruppo. Albate, una giornata con i bimbi della scuola d’infanzia Il 18 giugno gli alpini di Albate hanno accompagnato 75 bambini della scuola dÕinfanzia della vicina Trecallo ad una scampagnata. Destinazione la Valbasca, ambiente curato e tenuto in ordine regolarmente dagli alpini albastesi. Soci del gruppo, alpini e amici, hanno fatto da guida a insegnanti e bimbi al parco giochi della Valbasca, dove i piccoli hanno giocato fino a met pomeriggio. Nella zona hanno anche consumato pranzo al sacco. LÕaccordo degli alpi- ni con lÕinsegnante signora Mariapia Cerrone ha dato lÕopportunit di intrattenere i bambini e far loro conoscere gli alpini e le bellezze del parco, trascorrendo una serena giornata allÕaria aperta fra la natura. Al termine dellÕincontro, la piccola Beatrice ha regalato al gruppo un bellissimo disegno fatto da lei per ricordare la giornata. Al rientro tutti felici: bambini, insegnanti e alpini per la piacevole reciproca conoscenza. 28 Fatti... col Cappello Alpino Attività Protezione Civile Volontari sempre silenziosamente al lavoro LÕimpegno dei volontari della nostra Protezione Civile noto a tutti. Forse anche per questo se ne parla poco. Fin dallÕinizio dellÕattivit, maturato nel 1987 dopo lÕalluvione in Valtellina, concretizzato con lÕimpostazione del primo magazzino, lÕarrivo degli automezzi, delle attrezzature, la formazione delle squadre, il lavoro stato continuo. Dei volontari si parla quando ci sono eventi particolari, calamit, interventi di alta risonanza. Della quotidianit si conosce poco. Eppure un impegno che per alcuni volontari giornaliero. Abbiamo puntualmente riferito dei recenti lavori, quale lo spostamento del magazzino, le esercitazioni di raggruppamento, le attivit collegate allÕadunata di LÕAquila. Poco si dice di quanto impegna i volontari nel lavoro di ogni giorno. Il funzionamento del magazzino davanti a tutto, insieme alla manutenzione degli spazi della caserma, contropartita allÕuso di locali, depositi e cortile. Il grosso lavoro di manutenzione nel seminario, andato oltre il previsto. I tanti impegni al fianco dei gruppi che impostano le varie attivit, in particolare i campi scuola e le celebrazioni del centenario grande guerra. Li abbiamo visti al fianco delle tante iniziative di questa prima parte dellÕanno, ma anche in lavori ritenuti minori e per nulla tali. Fra le pi recenti attivit il trasporto delle sedie a rotelle (vedi articolo in altra parte) fatto, come sempre, in Òtotale anonimatoÓ. Sempre impegnati e altrettanto silenziosi. Questa la caratteristica dei volontari da venticinque anni a questa parte. La presenza silenziosa cÕ stata anche per un impegno del tutto particolare, fatto in funzione di ordine pubblico al fianco dellÕorganizzazione dellÕExpo. Una dozzina di nostri volontari, insieme a colleghi di altre sezioni, hanno svolto turni di servizio e sorveglianza nella fascia oraria pi impegnativa. Quella delle ore che precedono la chiusura serale dei padiglioni. Per questa attivit il Presidente della Regione Lombardia ha inviato una lettera di ringraziamento ai volontari sottolineando lÕimpegno prestato. Fra le altre cose nella lettera si afferma <Éla Protezione Civile lombarda una eccellenza a livello nazionale e non soloÉlavoro basato sulla formazione e lÕimpegnoÉlÕabbiamo voluto dire personalmente a tutti voiÉavete aggiunto unÕaltra esperienza stimolante, difficile come questa dellÕExpoÉ> Un bel riconoscimento, non cÕ che dire. Impegno del quale forse si sarebbe potuto informare anche i cittadini. Per spesso le istituzioni non arrivano alla gente con precisione. Per quanto ci riguarda non possiamo che plaudire al lavoro dei volontari che, incuranti di notoriet, a testa bassa e con assoluta lena continuano a lavorare, restare al fianco delle necessit, prepararsi, attrezzarsi ed istruirsi per le eventuali malaugurate calamit. Grati per quanto fanno non possiamo che affermare <alpini e amici volontari Òavanti!Ó; anche la gratitudine non sempre viene esternata ma, nel profondo, cÕ in ciascuno di noi!> a.gr. Novità in villa Qualche nuova notizia sul fronte della Villa Carlotta. L'antico uliveto stato, per cos dire, rinforzato con la piantumazione di un centinaio di nuovi ulivi. E non tutto. Dal prossimo anno lÕintera area dell'uliveto verr aperta ai visitatori e andr ad integrare il gi pi che interessante patrimonio architettonico, artistico e botanico a disposizione dei turisti, che da quanto appreso stanno aumentando a vista d'occhio. L'uliveto gi stato circoscritto con una recinzione elettrificata, che lo protegger da eventuali intrusioni di cinghiali e cervi, abituali frequentatori di quel territorio. L'area, disposta su diverse balze, fa parte della grande zona gi bonificata dai volontari alpini del lago e dei tanti altri, intervenuti dai gruppi a collaborare nelle opere. L'ambiente terrazzato complica indubbiamente il lavoro, ma la tenacia degli alpini ha trasformato un bosco impenetrabile in un posto ordinato, pulito e particolarmente panoramico, con vista su Bellagio. Solo tre anni fa non si vedeva nulla, a causa delle piante infestanti che la facevano da padrone. I nostri amici si sono gi impegnati a tenere in futuro la manutenzione dell'uliveto, per consentirne la visita. Un altro nastrino da appuntare sul petto degli alpini, che con tanto impegno e buona volont hanno impreziosito la gi splendida Villa Carlotta. Bravi alpini, avete dato e continuate a dare un grande servizio alla collettivit. Potete andarne fieri. e.g. 29 Fatti... col Cappello Alpino La Val Varrone , str a d i l l e va s e n ti e ri di Achille Gregori Continuando nella descrizione delle valli lariane, ci spostiamo sulla sponda orientale, comunemente definita sponda lecchese, dove troviamo cime montuose elevate che fanno da corona al Lario, attribuendone le bellezze che non sempre conosciamo. Andiamo alla scoperta di una valle aspra, contornata da monti selvaggi con vette oltre i duemila metri. é la valle percorsa e nel tempo formata dal torrente Varrone che scorre sotto i fianchi del Legnoncino (1714 m.) Legnone (2609 m.), Pizzo Alto (2512 m.), Pizzo Rotondo (2495 m.), Pizzo Melsc (2645 m.), Pizzo Varrone (2325m.) nella zona nord-nord est, mentre a sud si trovano il Pizzo Cornagiera (2049m.), Pizzo del Dente (1876 m.), Cima Laghetto (1729 m.), Cimone di Margno (1801 m.) e il Monte Croce di Mggio (1754 m.). Le acque del torrente Varrone scendono dalla Bocchetta di Trona e arrivano a Dervio dove entrano nel lago. Nella valle che prende il nome dal torrente, si trovano centri abitati di antica origine ricchi di storia davvero interessante. La Val Varrone, conobbe le presenze umane decine di migliaia dÕanni fa. Di queste antichissime genti ci sono solo tracce che ne determinano la presenza ma non le origini. I primi insediamenti apparterrebbero alla media et del bronzo. Lo testimonia il ritrovamento avvenuto fra il 1883 e 1885 di unÕascia e di una scure bronzee databili intorno al XVI sec. a. C, di suppellettili e oggetti non definibili sempre databili prima del XIII sec. a.C. Altre tracce determinano la certa presenza degli Orobi, genti che si muoveva sui crinali fra le attuali Valtellina, Valsassina e vallate bergamasche, come sostiene Plinio il Giovane descrivendone lÕorigine del nome: Oros (monte) e Bios (vita). Precedettero e si unirono quindi ai Liguri che pare abbiano dato la prima organizzazione del territorio, attraverso la suddivisione fra grandi spazi collettivi e i pi piccoli ad uso famigliare. Dopo il passaggio dei Liguri, nel IV secolo a. C. giunsero i Celti. Della loro presenza ne rimasta testimonianza attraverso tombe a cremazione rinvenute a fine Ottocento. Di estremo valore sociale e storico fu il fatto che quelle trib assegnarono i beni comuni (acque, pascoli e boschi) dandoli in uso alle famiglie. Ci consent una vita pi indipendente, anche se misera. Tale sistema d'uso collettivo di beni dur a sostegno, con poche varianti, sino a non molti decenni fa, in particolare nel territorio di Premana. I Celti Insubri lentamente si amalgamarono con le genti gi presenti sostituendole poi in tempi relativamente brevi, modificando usi e metodi di vita. Si ritiene che proprio i Celti furono i primi a trovare e usufruire del ferro presente nel territorio, impostando le miniere fra la fine del IV e lÕinizio del III secolo a. C. Seguirono poi altri cambiamenti con lÕarrivo della civilt gallo-romana. In quel periodo l'antico linguaggio ligure-celtico si latinizz. Rimasero per i toponimi di luoghi e paesi. Tremnico Pagnona e Premana sono oggi testimonianza delle origini celtiche preromane. Nel 196 a.C. il territorio pass a far parte dell'impero romano, ma le popolazioni mantennero i diritti sui loro beni e strinsero con i conquistatori un patto d'alleanza, atto a pagare a Roma un tributo in natura pari ad un terzo dei prodotti della terra. Il nome della valle di derivazione romana. Il territorio deve anche la sua importanza al fatto che costitu il passaggio tra pianura e Valtellina nel percorso verso nord, prima della costruzione della strada lungo il lago che congiunge Lecco a Colico. L'itinerario, di origine romana, definita Òvia gentiumÓ poi Òstrada del bittoÓ, era: Lecco, Valsassina, Val Varrone, Valtellina. Percorso usato da mercanti, pellegrini ed eserciti. Vi passarono pure le invasioni barbariche, portando i nuovi dominatori, Longobardi prima, Franchi poi. Sviluppatosi il cristianesimo con la fondazione delle Pievi dopo il mille, l'arcivescovo di dellÕestrazione del ferro e la formazione delle prime miniere. Le estrazioni avvenivano esclusivamente con operazioni manuali, attraverso lÕuso di mazze, scalpelli, leve e tanta forza umana. Le gallerie di miniera furono aperte con questi faticosi metodi perch le polveri esplosive comparvero molto tempo dopo. La presenza di vene di siderite negli alti monti della Val Varrone diede avvio a una fiorente siderurgia che lungo il correre dei secoli, grazie alla ricchezza dei boschi per la produzione di carbone e dell'abbondanza di acque torrentizie per azionare i mantici dei forni e delle fucine, si estese in particolare a Premana, ancora oggi dedita alla lavorazione del ferro e nota per i suoi coltellinai. Nel periodo che va dal XIV e il XVI secolo l'attivit di lavorazione del ferro si svilupp per vari motivi. Fra questi la grande quantit di ferro richiesta dall'industria delle armi del territorio milanese oltre al passaggio, nel 1410, delle altre terre del ferro bresciane e bergamasche sotto il dominio delle Repubblica di Venezia, lasciando quindi alla Val Varrone e alla Valsassina il primato in questo settore. Sino al 1800 i siti estrattivi pi importanti del ferro erano nell'alta Val Varrone. Con la dominazione spagnola, avvenuta fra il XVI e XVII secolo, l'industria milanese delle Milano, grazie a donazioni regie e lasciti, acquist enorme potere e divenne "signore" della valle, territori circostanti, Valsassina e terre adiacenti. A quei tempi la Valsassina (valle dei sassi) era ampia e incorporava i monti di Varenna, di Esino, Dervio, la Muggiasca, la Val Varrone, le valli Torta, Averara e Taleggio. Nel succedersi delle epoche, compreso il periodo della parziale pestilenza portata dai mercenari Lanzichenecchi (dal tedesco Landsknecht, vale a dire servo della regione: Land = terra / Knecht = servitore), il problema primario per la popolazione fu il possesso di territorio per le coltivazioni, cercando di valorizzare al massimo i frutti del lavoro e quanto la terra riusciva a dare, compreso il legname, indispensabile per molte attivit oltre che per riscaldare. La valle ebbe impulso nei primi secoli degli anni 1000, con lÕinizio sistematico armi si ridusse molto. Questo venne sopperito in parte dallo sviluppo di una tecnologia avanzata nei metodi di fusione e nella produzione in serie di armi. Continuando nel trascorrere del tempo , arriv il periodo di dominazione austriaca, con ulteriori trasformazioni. Gli austriaci cercarono di favorire lÕattivit estrattiva. Nonostante questo, estrazione e fusione andarono incontro a una progressiva regressione. Nel 1845 chiuse l'ultimo forno di Premana e nel 1848 chiusero le miniere della valle. Concausa della crisi fu lÕimpoverimento del patrimonio boschivo. Combustibili alternativi al carbone di legna erano difficili da trovare ed inoltre necessitavano di trasporto antieconomico. Il territorio ha vissuto dominazioni differenti, subendo le signorie. Ciascuno port variazioni e particolarit. Caratteristiche delle quali tratteremo nelle prossime descrizioni. in cammino... Da Premana allÕAlpe del Forno tempo ore 1,30 difficolt E (facile) Poco prima di Premana, verso la zona industriale, lasciata l'auto si prende la salita lungo la strada sterrata verso un ponte in pietra, raggiungendo i cartelli indicatori dell'Alpe del Forno. Si prende a sinistra costeggiando il torrente. Al secondo ponte (agriturismo) tenere la destra del torrente Varrone. Percorso vario e spettacolare, con tratti a picco sul torrente che conducono allÕalpe (antiche lavorazioni di ferro). Pendenza moderata, ultimo tratto sostenuta. Ottima vista. Da Premana a Casera dÕArtin rifugio S. Rita tempo ore 3,30 difficolt EE (esperti) Dai 951 m di Premana si procede per il rifugio Casera vecchia di Varrone fino a P dÕArtin. Alla cappellina guadare il torrente Varrone. Salire il pendio erboso a mezzacosta verso la casera dÕArtino. Al traliccio girare a destra verso le stalle. Salire a sinistra al laghetto degli Asini. Dirigersi al Boecc del Ratt. Lasciare a destra il sentiero del Gesol e Laghitt. A sinistra prendere verso il Biandino. Proseguire a sinistra verso la costa del Dente fino al rifugio Santa Rita a 1988 m 30 Fatti... col Cappello Alpino Erba, alpini e ciclisti ai Sacrari della grande guerra La societ Ciclistica Erbese periodicamente organizza raid ciclistici. QuestÕanno ha ritenuto di onorare la memoria dei Caduti della grande guerra. Motivo per cui si rivolta agli alpini di Erba, chiedendo supporto per la visita ai sacrari lungo il percorso predisposto. Immediata la risposta degli alpini che hanno contattato i gruppi dei territori nei quali i cicloturisti avrebbero visitato i sacrari. Gli alpini delle localit interessate hanno offerto il loro appoggio per ciascuna delle cinque tappe del lungo percorso. Oltre 600 chilometri di strada, percorsi dai ventuno partecipanti da Erba a Redipuglia, con tante salite impegnative. La perfetta intesa dei ciclisti, guidati dal presidente Gabriele Cerutti, ha permesso di far coincidere le esigenze di trasferimento sui pedali con le cerimonie predisposte nelle localit di passaggio e di sosta. Fra i pedalatori abbiamo riconosciuto alcuni alpini di gruppi dellÕerbese. Il caslinese Enrico Locatelli (vice responsabile raid) Paolo Agnati, Carlo Corti, Pierantonio Mauri. Partecipe anche Maria Marelli, rappresentante del gentil sesso. I luoghi della memoria ricordati sono stati i sacrari del Tonale, Pasubio, Monte Grappa, Redipuglia. Oltre allÕattraversamento del Tagliamento nei pressi di Codroipo. Al Tonale la cerimonia ha coinvolto gli alpini di Erba che hanno voluto essere parte attiva nel primo e pi lungo trasferimento. Ci sono stati anche simpatici momenti di incontro agli arrivi di tappa, attraverso ricevimenti colmi di allegria. Cos stato a Schio dove gli alpini hanno prima ricevuto e poi accompagnato i ciclisti al sacrario della Divina Trinit ove riposano i Caduti comaschi Manzi Aquilino di Como, Pianarosa Alfredo di Claino-Osteno, Ratti Cesare da Arcellasco, oggi Erba. A Feltre rappresentanti della sezione e del gruppo di Farra hanno festeggiato i pedalatori. Identico caloroso accoglimento a Codroipo e Redipuglia, punto dÕarrivo del raid ciclistico. A titolo di saluto degli alpini comaschi, ad ogni tappa, stato consegnato il crest della sezione di Como, in segno del passaggio dei ciclisti. Merita riporto lÕespressione di un partecipante colpito dallÕimponenza dei sacrari e delle migliaia di nomi riportati sulle lapidi di quei luoghi. Questo il commosso commento: <Ventimila morti, uno ogni metro. Ogni pedalata un Morto e allora che ogni pedalata onori tutti i morti in queste valli. Dovremmo pedalare tutta la vita per dare il giusto valore a questi Uomini! Il silenzio che ho cercato in me arrivato fino al cuore dal Tonale al Grappa, dal Pasubio a Redipuglia, si unito Gara di tiro con Garand al silenzio degli Alpini>. Parole che esprimono lo spirito dei partecipanti nel ricordare i Caduti in modo inconsueto recandosi ai sacrari, esprimendo memoria, insieme con gli alpini per essere pi vicino a chi caduto per la Patria. La lunga pedalata, sostenuta dallÕamministrazione comunale erbese, iniziata il 30 maggio e si chiusa il 3 giugno. La sera del 8 maggio stata preceduta dalla presentazione tenutasi alla biblioteca comunale di Erba. I canti del coro alpino del gruppo di Canzo hanno accompagnato la serata, completata da racconti legati alla dura vita di trincea e alle malattie che mietevano vittime fra i militari in ogni luogo e situazione. Una serata con musica alpina e parole per ÒbattezzareÓ la lodevole iniziativa di 21 ciclisti. Agre Torneo benefico di burraco Il trofeo Furlan svoltosi il 28 giugno al Poligono di Tarcento, ha visto la partecipazione della squadra della nostra sezione, abituata a risultati di rilievo. Il trofeo una gara riservata agli alpini e da effettuarsi con il fucile Garand. I quattro tiratori della Sezione di Como presenti erano: Canavesi, Meda, Fresoli e Maroni. La squadra si classificata al secondo posto nella specifica classifica. Particolarit della gara, oltre al fucile Garand, arma che molti alpini hanno usato durante il servizio militare, la distanza dei bersagli posti a 300 metri dalla piazzola di tiro. Un merito in pi per i rappresentanti della sezione saliti sul podio e per lÕalpino Meda classificato secondo nella graduatoria generale individuale. Complimenti a tutti per aver tenuto alto lÕemblema della sezione I componenti la squadra con il presidente della sezione Trieste Flavio Fondo Marted 16 giugno si svolto presso la Caserma De Cristoforis un torneo di Burraco organizzato dalla sezione. LÕimpostazione stata affidata agli amici Tullio e Gabriele, la logistica stata curata dai gruppi di Como Centro e Monte Olimpino, mentre la parte culinaria, come dÕabitudine, stata a carico della Protezione Civile. Ai tavoli si sono presentati 108 giocatori che hanno dato vita ad appassionate sfide, intervallate ÒdallÕassaggioÓ di un ottimo risotto preparato dai nostri cuochi e innaffiate con vino altrettanto buono. Il ricavato dellÕiniziativa stato destinato alla Protezione Civile. (Ma. Ghi.) 31 Anagrafe Alpina Defunti Arosio Bellagio Lipomo Menaggio Molina Par S. Maria Rezzonico Seveso Vighizzolo Bruno Bignucolo classe 1924 (Reduce) autore di uno dei brani ÒComaschi in guerraÓ Gilardoni Roberto classe 1930 Gandola Domenico ( Memo) classe 1923 (Reduce) Giancarlo Schenatti Bridi Luciano Giuseppe Guanziroli socio fondatore Renzo Peter Bianchi Antonio Barnaba Boschini Amadeo Fermo Bruno Antonio classe 1931 Franco Lazzaretto Anniversari Appiano G. Bulgarograsso Garzeno Lambrugo Lipomo 50¡ di Magli Gianfranco e Modesta 40¡ di Valsecchi Augusto e Rita 55¡ di Gesta Paolo e Bordessa Anna 50¡ di Mauri Riccardo e Ines 50¡ di Mimmo Giovanessi e Marisa Nava Matrimoni Molina Peduzzi Giuseppe e Molinari Bianca Rovello Porro Lorenzo Ferzi e Federica Perozzi Vighizzolo Andrea Bazzoni e Luna Morson Nascite Beregazzo Lambrugo Ruben di Ivan Palmi e Viorica Manuela di Stefanoni Giovanni e Sonia Lenno Michea di Davide Bordoli e Corinne Albini Orsenigo Edoardo di Carlo Solarino S. Bartolomeo Francesco di Battaglia Pablo e Sabina sono...andati avanti! Bruno Bignucolo Classe 1924, gruppo di Arosio, andato avanti. Era fratello gemello di Arturo che per anni stato consigliere sezionale. Bruno Bignucolo ha vissuto il terribile periodo di prigionia nellÕultima parte della seconda guerra mondiale. Di questa sua dura esperienza abbiamo una testimonianza riportata sul libro ÒComaschi in GuerraÓ, edito dalla sezione in occasione del 90esimo di fondazione, dalla quale emergono le sofferenze patite. Ricordarlo un dovere per tutti noi. Conservare la sua memoria gli dar il dovuto onore. Barnaba Boschini classe 1948, del Gruppo di Par, ci ha lasciato. Nella sua vita alpina non ha rivestito incarichi particolari. é stato frequentatore dellÕattivit associativa, come tanti. Per ha lasciato qualche cosa di se, non soltanto in senso materiale, bens comportamentale. Ha disposto che al decesso le sue cornee fossero a disposizione di chi avesse necessit di trapianto. Senza paragoni eccessivi, ha colto lÕesempio del Santo degli alpini ed ora le sue cornee vivono in altre persone, secondo lÕesempio di don Carlo Gnocchi. Il commosso saluto del gruppo e della zona Prealpi Ovest riconoscente espressione al valore comportamentale. Lo sar anche il suo cappello, conservato dal nipote, che potr vedere nella penna il simbolo dellÕaltruismo, del comportamento da ÒAlpino fino in fondoÓ. Atto silenzioso che merita menzione. Esempio alla vana esteriorit Oblazioni PROTEZIONE CIVILE Gr. Bene Lario 10,00 Gaffuri Enrico 37,00 Partecipanti Pellegrinaggio Adamello 70,00 Caminetto 175,00 Gr. Bizzarone - Gr. Gironico Gr. Ronago - Gr. Uggaite T. 200,00 Gr. Appiano G. 300,00 Torneo sezionale Burraco 1.259,00 Silvana Guanziroli in memoria di Colombo Angelo 10.000,00 BARADELL Gr. Bizzarone - Gr. Gironico Gr. Ronago - Gr. Uggaite T. 200,00 MANIFESTAZIONI SOCIALI Soci vari 140,00 CONTRIBUTI STRAORDINARI Dassi Pietro 50,00 Gr. Albiolo 300,00 Lutti Albavilla Cant Antonia madre di Sala Lorenzo Maria Rosa madre di Maspero Luca Celestino fratello di Roberto Tagliabue Lanzo I. Paolo fratello di Pedrini Gianni Rodolfo fratello di Zanotta Amelio e zio di Alessio Lenno Monica figlia di Giancarlo Vanini Angioletta moglie di Giulio Luraghi e madre di Pasqualino Lomazzo Elisa madre di Aurelio Fontana Garzeno il padre di Bizzanelli Giovanni Griante Battista padre di Vanini Luigi Menaggio Rosangela moglie di Fulvio Speziali Gianluigi fratello di Selva Riccardo Orsenigo Giuseppe padre di Carlo Solarino Rovenna Giovanni fratello di Frigerio Franco S. Bartolomeo.Anita madre di Mancassola Bruno S. Fedele Rino fratello di Berini Cesare e Germano e zio di Maurizio Sormano Luigia madre di Sormani Tranquillo Valsolda Giacomina madre di Sardo Salvatore Cesarino zio di Gobetti Elvezio e Danilo Anche il gruppo di Villa Guardia ha raggiunto lÕimportante traguardo dei 50 anni di fondazione. Per festeggiare degnamente lÕanniversario stato predisposto un dettagliato programma che prevede la realizzazione di opere di recupero, la manutenzione di monumenti e lavori in favore della comunit di Villa Guardia. Oltre a ci ci saranno incontri culturali e manifestazioni. Il primo evento ha avuto luogo il 24 luglio. Presso la palestra comunale, il coro Nigritella e lÕAssociazione culturale Felice Spindler hanno presentato lo spettacolo ÒPer non dimenticare - Grande Guerra 1915-18Ó, racconti e testimonianze in parole e canti. Soddisfazione per alpini e cittadini presenti per questo primo avvenimento, davvero riuscito e degno del ricordo del centenario della grande guerra. M. Ghielmetti Ricordi e... memorie LA GRANDE GUERRA DELLE DONNE la pagina VERDE di Giangaspare Basile ÒA noi tra le bende fosti di carit lÕAncella Morte ti colse, resta con noi sorellaÓ. Sono i versi dedicati dal commediografo e senatore Giannino Antona Traversi (Meda 1860 - Milano 1929) alla crocerossina Margherita Kaiser Parodi, medaglia di Bronzo al V. M., lÕunica donna sepolta nel Sacrario di Redipuglia che custodisce le spoglie di centomila Caduti. A Pietris, nel Goriziano, nel maggio del Õ17 Margherita rimase al suo posto nel piccolo ospedale mobile della 5» Armata continuando con serenit e coraggio ad assistere i ricoverati sotto il fuoco dellÕartiglieria austriaca. Morir nel dicembre dellÕanno dopo, contagiata dal tifo trasmessole dai feriti. Si parla poco del ruolo delle donne nella Grande Guerra, eppure il loro contributo fu determinante non solo nei soccorsi, nella cura, nellÕassistenza dei feriti al fronte e per i contatti fra i combattenti e le famiglie, ma anche sul fronte interno: con due milioni e 600 mila richiamati, appartenenti a sei milioni di famiglie su un totale di sette milioni e mezzo, sono state le donne ad occupare anche posti che erano di stretta pertinenza maschile. Hanno guidato taxi, tram e trattori, sono diventate pompiere, operaie nellÕindustria tessile, metallurgica e metalmeccanica, hanno lavorato nelle miniere e soprattutto nelle fabbriche di munizioni e armamenti, sottoposte a duri turni lavoro in ambienti talvolta tossici (le chiamavano Òle ragazze gialleÓ dal colore delle sostanze chimiche che manipolavano e assorbivano), malpagate, senza diritti di rappresentanza e tutela, sopportando i sacrifici imposti dallÕeconomia di guerra che giustificava ogni sopruso. Per non parlare del settore agricolo, quasi tutto affidato alle donne in quellÕambiente contadino ancora ottocentesco, tradizionalmente patriarcale nel quale non avevano mai avuto voce. Sul fronte interno, dunque, casalinghe, contadine, donne della media e alta borghesia e della nobilt - in primis la regina Elena che trasform il Quirinale in ospedale - fecero in vari modi una tacita gara di solidariet e supplenza, spesso non priva di pericoli. In prima fila le crocerossine e le portatrici carniche. Le prime, quattromila allÕinizio del conflitto divennero diecimila alla fine, affiancate da altrettante di varie associazioni: 44 persero la vita, 174 furono decorate al Valor Militare. Di grandissimi sacrifici e purtroppo sempre meno ricordata fu la partecipazione delle portatrici carniche, 1.447 volontarie dÕuna ventina di paesi di confine aggregate alla 5.a Armata. Compivano, estate e inverno, mille metri di dislivello sul fronte del PiccoloPal Grande-Freikofler-Cima Avostanis-Passo Pramosio, per portare con le loro gerle armi, munizioni, ma anche biancheria pulita e viveri agli alpini in prima linea. Non era raro che su quelle montagne gli alpini fossero fratelli, mariti o figli di queste donne coraggiose, alle quali talvolta erano affidati i feriti o gli stessi caduti che venivano trasportati a valle e sepolti nel piccolo cimitero di Timau. Non poche portatrici chiesero di essere armate per difendersi dai frequenti attacchi lungo il percorso. Dopo la terribile battaglia per la conquista del Pal Piccolo, con centinaia di morti e feriti, si offrirono come serventi ai pezzi: il comando non accett, ma la sola richiesta fu di grande sprone per il morale dei combattenti. Tre di loro vennero ferite, una uccisa: era Maria Plotzner Mentil, madre di quattro figli, colpita da un proiettile sparato da un cecchino austriaco nei pressi di Cima Avostanis, il 15 febbraio 1916. Sar tumulata, con un imponente funerale e gli onori militari, nel tempio-ossario di Timau . OttantÕanni dopo, nel 1996, lÕallora presidente della Repubblica Scalfaro consegner alla figlia Dorina la Medaglia dÕOro al Valor Militare concessa alla madre, alla quale fu anche dedicata la caserma degli alpini, a Paluzza. Oggi ormai fatiscente, come altre strutture militari del territorio. Per quanto grande, lÕepopea delle portatrici carniche fu solo uno dei tanti momenti di partecipazione alla guerra da parte delle donne. Tutto il fronte interno era mobilitato: cÕerano associazioni che smistavano le lettere dettate alle crocerossine o ai cappellani dai feriti o dai soldati al fronte, molto spesso analfabeti, cÕerano le Òmadrine di guerraÓ che scrivevano a ignoti soldati al fronte avviando una corrispondenza che in tanti casi si trasformava - a fine conflitto - con il matrimonio. E poi scuole per lÕaddestramento delle infermiere, associazioni che aiutavano le tante vedove e gli orfani. Migliaia di donne sposate donarono alla Patria le loro fedi dÕoro per portarne una di ferro, da ostentare con orgoglio. Anche la moda si adegu alle criticit del momento: le stiliste rinunciarono agli abiti svolazzanti per disegnare e Per loro la guerra non finir mai fabbricare indumenti pi comodi e adeguati al lavoro in fabbrica: niente pi gonne lunghe ma pantaloni e gonne corte, vestiti semplici e pratici. Tutto questo portava ad un veloce cambiamento di mentalit e costumi. Le giovani, che manifestavano di apprezzare la libert conquistata sul campo, non disdegnavano di fumare in pubblico; nelle famiglie contadine, tradizionaliste e conservatrici, le donne acquistarono il peso conforme al loro nuovo ruolo anche se non mancavano i moralisti che condannavano tanta licenza, paventando una minaccia allÕordine morale e sociale. Tanto pi che - non era mai accaduto fino ad allora - le operaie organizzavano proteste e scioperi per avere migliori condizioni di lavoro ed economiche, con manifestazioni nelle maggiori citt del Nord che sfociavano in scontri e arresti. A guerra finita inizi per tutte il disincanto. Licenziate dalle fabbriche, tornarono alle condizioni di quattro anni prima, come se niente fosse successo. Il Parlamento neg loro il diritto di voto, per centinaia di migliaia la prospettiva era quella di tornare alla terra o ai tradizionali lavori di prima, nelle filande o nei campi, o a servizio da qualche parte per sfamare i figli, essendo rimaste vedove. Ritornarono anche le migliaia di famiglie spesso formate solo da donne, bambini e vecchi - che erano state trasferite dalla zona di guerra del Friuli e del Veneto al centro-sud del Paese. Fu il destino della nonna di chi scrive la quale, dopo Caporetto, fu inviata come tante del suo paese a Firenze, come in effetti risult grazie ad una ricerca condotta negli anni Novanta dal compianto amico Giancarlo Romoli Òandato avantiÓ due anni fa - quandÕera presidente della sezione. Ma fu ancora peggiore il destino di tante altre donne, rimaste bloccate nei paesi occupati dove non manc perfino lÕoltraggio delle truppe nemiche. Nella bella Carnia e ancora viva la memoria della guerra, come, del resto, in tutto il Friuli e il Veneto. Perch mentre la seconda guerra - bench ancor pi terribile, ma lontana - sfuma nei ricordi di chi lÕha vissuta da casa, della prima che restano le ferite in queste terre. Perch sono terre e montagne che furono trasformate in campo di battaglia. Ecco perch necessario portare i ragazzi a visitare questi luoghi un tempo tormentati e oggi sereni, e raccontare loro come furono mandati a morire uomini semplici, che parlavano dialetti diversi e spesso faticavano a capire gli ordini dei loro diretti comandanti ma erano disposti a seguirli fino alla morte perch avevano il senso dellÕonore e del dovere. Virt rare, oggi. Quanto alla donne che la guerra lÕavevano vissuta dal fronte interno, sopportandone il peso, i sacrifici e i lutti, furono tutte licenziate e tornarono, come si disse, a fare ÒlÕangelo del focolare e dare agli affetti famigliari la loro indiscussa preminenzaÓ. La richiesta avanzata in Parlamento di concedere loro il diritto di voto venne respinta a larga maggioranza. Dovranno attendere altri ventÕanni. E unÕaltra guerra.