N. 39 - Anno XLI - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46), art.1, comma 2, DCB Como
Numero 3 - Como - Anno XLI - Luglio-Settembre 2015
associazione nazionale alpini - sezione di como
Como: i 95 anni della Sezione
2
La penna Alpina
EDITORIALE
Il bello del bollo
sommario
Eventi
2
3
Il bello del bollo
Enrico Gaffuri
La preghiera contesa
Carlo Gobbi
4-5 i 95 anni della Sezione
Achille Gregori
6
Ci dobbiamo salutare
ma nellÕaddio cՏ giˆ
il benvenuto
Marco Tresolin
7
Alla chiesa di S. Zeno
in Valle Intelvi
A.G.
8-9 Il Capitano Majnoni,
un nobile alpino
Arcangelo Capriotti
15 24 maggio anniversario
della grande guerra
20 In montagna da bravi
alpini
26 Speciale incontro
scuole
29 Valli e sentieri
Val Varrone
Achille Gregori
Fatti...col
NEWS 2015
Cappello Alpino
Vita dei Gruppi
10-30
Val dÕIntelvi - Dongo - Barni
Mariano Comense - Albese con
Cassano - Camnago Faloppio
Gaggino - Uggiate Trevano
Lurate C. - Ronago Casnate con Bernate - Fenegr˜
Monte Olimpino - Cardina - Ponte
Lambro - Brienno - Albavilla
Caslino dÕErba - Albate
Lurago dÕErba - Par
"Guarda, quello
l“  un alpino",
 una frase
che mi dice
spesso mia
moglie,
quando in
strada ci capita di essere
sorpassati, o di
sorpassare
un'automobile con
il contrassegno
A.N.A. La vetrofania, il
bollo. Una specie di marchio
di fabbrica, o, detto con poca
modestia, un certificato di qualitˆ. Quelle
qualitˆ che la gente ci attribuisce direi incondizionatamente, anche se a volte un po'
immeritatamente. Capita infatti che in alcune
occasioni non siamo poi cos“ in linea con il
profilo che dichiariamo di avere, quello che
parla di amicizia e fratellanza assolute. Tutto
sommato, siamo anche noi uno spaccato
della societˆ e, d'altra parte,  giusto che
sia cos“, proprio perchŽ siamo uomini comuni,
con il nostro bagaglio di aspetti positivi e
negativi.
Comuni, ma con la penna sul cappello. E,
per fortuna, scatta sempre qualcosa di misterioso e miracoloso, che riesce a ricomporre
dispute, ad appianare asperitˆ e a sgomberare il cielo dalle nuvole. E a compiere il
miracolo  sempre quel distintivo che porti
sulla giacca, o quel bollo attaccato al lunotto
della macchina. Quel simbolo con cui non
dici semplicemente di essere un alpino, ma
molto di pi. Dici di far parte di quella grande
famiglia che si chiama Associazione Nazionale
NEWS
Alpini, dove,
quantunque capiti
qualche occasionale screzio,
si sente veramente un legame quasi di
sangue con i
numerosi fratelli.
Un legame che
salta fuori anche
senza la necessitˆ di
avere il cappello in testa;
basta appunto scoprire che
qualcun altro porta il tuo stesso
distintivo e ti vien voglia di attaccar
discorso e di dirgli che sei anche tu come
lui. Sei un alpino. Non so se si tratti solo di
una mia deformazione, ma mi viene spontaneo scandagliare chiunque incroci, alla ricerca
di un segnale che mi faccia riconoscere un
altro alpino, tanto per sentirmi in famiglia
anche fuori casa. E, quando mia moglie mi
fa notare su una macchina di passaggio un
bollo A.N.A. che mi era sfuggito, mi viene
spontaneo dare un colpetto di clacson. Un
cenno di saluto che spesso viene ricambiato.
E' il bello del bollo. Penso spesso che queste
piccole cose siano il termometro della mia
'temperatura associativa'. FinchŽ avr˜ queste
attenzioni e riuscir˜ a trarne emozioni e
piacere, continuer˜ ad avere la certezza che
il mio posto  in Associazione. Continuer˜ a
superare di buon grado quegli spigoli che
ogni tanto capita di trovare anche nei percorsi
associativi, piccoli nei che non sono nulla
rispetto a tutto il bello e il buono di cui
possiamo andar fieri.
Errico Gaffuri
gli appuntamenti del 2015
La prima parte dellÕanno ci ha visto impegnati in molte attivitˆ con le quali abbiamo assolto il
nostro primario compito di tenere viva la memoria, in ogni occasione. Questo  un anno
particolare, colmo di ricordi fra i quali il 95esimo di fondazione e tutto ci˜ che questa celebrazione
comporta. Dovremo perci˜ impegnarci molto anche nellÕultima parte del 2015, aderendo a
manifestazioni, attivitˆ rivolte al ricordo e, dove possibile, al bene comune, cos“ come la gente
si aspetta da noi.
Eventi (il calendario pu˜ subire variazioni)
... inchiostro e
Penna
Ci stiamo
abituando
alle catastrofi
3
Ottobre
10
11
17/18
24/25
Como Raduno Interarma
Como il generale Vidulich racconta la Grande Guerra
Busto Arsizio Raduno 2¡ Raggruppamento
Como
19^ CISA -convegno itinerante stampa alpina-
Novembre
14
28
Como
Messa sezionale in Duomo
Intera Sezione giornata della Colletta Alimentare
Dicembre
5
13
Como incontro della P.C. e celebrazione Messa
Milano tradizionale Messa in Duomo
di Achille Gregori
3
... inchiostro e
Penna
Ci stiamo
abituando
alle catastrofi
di Achille Gregori
Girando fra i canali TV a tarda ora, mi sono
imbattuto in un TG a ciclo continuo. La notizia
riguardava migranti morti in acqua ed addirittura
allÕinterno di autocarri. Una atrocitˆ.
LÕannunciatrice aveva il sorriso professionale sul
volto, quasi che la notizia fosse normale, generica, non una tragedia.
Da qui una riflessione: consideriamo normalitˆ
la morte e la sofferenza. I filosofi, nei tempi,
valutavano la normalitˆ in modi differenti. Greci
e romani la ritenevano un modo di fare. Con
lÕavvento della Chiesa divenne negativitˆ, mancanza di scelte e apertura al nuovo. Proseguendo
nel tempo spunt˜ il concetto che lÕabitudine
fosse unÕetichetta per smettere di capire, assuefacendosi su di essa. Fatti catastrofali li ricordiamo
con lÕ11 settembre. Evento considerato unico.
Oggi, le quotidiane morti dei disperati migranti
ci scivolano sulla pelle, divenendo ÒnormalitˆÓ.
Rompendo la routine quotidiana, Papa Francesco
ha chiaramente definito il problema chiamandolo
ÒguerraÓ. Vero. Questo nuovo biblico esodo 
atroce come la guerra. Porta i pericoli connessi
ai massicci sbarchi, alle necessitˆ collegate,
alla sopravvivenza di questa povera gente disperata, al loro potenziale inserimento, al passaggio fra paese e paese, al ricongiungimento
familiare, alla loro vita stessa. Causerˆ sconvolgimenti? Per cos“ dire una guerra? Cosa ci
porteranno i muri divisori, i chilometri di cavalli
di frisia, le armi impugnate, i manganelli usati
in tanti paesi europei.
Altrettanto la lenta burocrazia che blocca anche
la buona volontˆ. Quali orizzonti ci prospettano
le scelte di apertura o di chiusura. Cosa vedranno
i nostri figli e nipoti. Davvero una nuova guerra?
E chi si oppone  veramente razzista o solo
spaventato per le possibili gravi conseguenze.
Ecco perchŽ ho considerato quel sorriso atroce,
legato alla normalitˆ spiccia, lontano dalla
tragedia comunicata.
Queste notizie devono indurre a riflessione e
timore per le possibili conseguenze che potrebbero andare oltre il blocco di una strada fatto
vociando e agitando cartelli. Auguriamoci che
il papa pensiero induca alla riflessione e porti
ad affrontare il problema in modo unico in tutta
Europa stando lontano dagli stretti, banali
interessi di parte, sprezzanti dei problemi dei
paesi partner pi esposti perchŽ possiedono
chilometri di attracchi marini. Ricordare i possibili
nefasti venti di guerra accennati dal Papa porterebbe ad una migliore valutazione di questo
enorme, tragico esodo del XXI secolo.
La preghiera contesa
di Carlo Gobbi
Una preghiera. La nostra preghiera. La preghiera dell'Alpino. Al centro dell'attenzione.
A metˆ agosto. Teatro: l'abbazia di Follina,
a passo San Boldo, diocesi di Vittorio Veneto.
Occasione: la festa dell'Assunta. Protagonista,
il sacerdote dell'abbazia. Misfatto: ha proibito
la lettura della nostra Preghiera. Impedita
nella sua versione originale. Permessa nella
versione edulcorata nel 2007. Quella modificata da Vittorio Pelvi, arcivescovo ordinario
militare. La stessa che viene recitata alle
truppe in armi.
Motivo del contendere, spinoso, spiacevole
ma accaduto: il
riferimento alla
<nostra millenaria civilta'
cristiana>. Per
gli alpini in servizio recita cos“:
<Rendici forti a
difesa della nostra Patria, della
nostra bandiera,
della nostra
millenaria civiltˆ
cristiana>. Ma
per l'ANA il testo
rimane intatto
quello del 1949,
depurato dei riferimenti al re e
al duce: <Rendi
forti le nostre
armi contro
chiunque minacci la nostra Patria, la nostra bandiera, la
nostra millenaria civiltˆ cristiana>. Un cavillo.
S“, ma bene ha reagito Angelo Biz, presidente
della sezione ANA di Vittorio Veneto. Lui ha
invitato i presenti con cappello alpino a
recitare la Preghiera fuori dalla chiesa. Che
fosse stata costruita dagli alpini,  solo un
particolare secondario. Rimane il gesto coraggioso di un alpino vero, che non ha
ceduto, al pacifismo imperante. Cosa c'entri
il pacifismo, davvero non sappiamo. Gli alpini
saranno esuberanti, anche bestemmiatori,
chi non l'ha mai fatto una volta in marcia
alzi un braccio. Ma non c' manifestazione
alpina che non inizi o si concluda con la
Santa Messa. Celebrata lass, in alto, <per
essere pi vicini al Signore delle cime>. Gli
alpini, la guerra non l'hanno mai cercata,
n voluta fare. Ci sono stati mandati. Dalla
Patria. E per la Patria. Il rispetto di quei
valori fa parte della nostra secolare tradizione
alpina. E la Preghiera rappresenta il gesto
corale di chi ha portato la penna nera in
armi e continua a portarla con dignitˆ nella
vita civile. Senza rinnegare n dimenticare
quei concetti regalati dai nostri padri nei
decenni che ci hanno preceduto.
L'atteggiamento di quel sacerdote, ma non
 il primo e non sarˆ certo l'ultimo, rappresenta un'imposizione, una mancanza di tatto,
di rispetto, di considerazione verso gli alpini.
Su cosa hanno fatto, cosa sono stati e cosa
rappresentano oggi nel Paese. E allora ricordiamo con simpatia e affetto la Preghiera
dell'Alpino recitata, non letta, con enfasi
degna di un Vittorio Gassman, dal generale
Luigi Morena al tradizionale appuntamento
della Messa di
Natale, in
Duomo a Milano. Lui,98
anni ben portati,
voce
squillante, la
stessa con cui
ha comandato
per decenni
reparti in armi
e la Scuola
Militare Alpina
di
Aosta,
presente
l'arcivescovo di
Milano, declama con passione, scandendo ogni
parola, la nostra Preghiera
nella enunciazione permessa dalla
associazione
fino alla conclusiva benedizione <ai nostri Battaglioni e
ai nostri Gruppi>.
Giovanni Morandi, che  stato direttore de
<Il Resto del Carlino>, autore di un pregevole
libro sul corpo degli Alpini, ha concluso cos“
un centratissimo fondo sul suo giornale:<Ma
facessero i preti invece dei politicanti...>.
Preti come don Carlo Gnocchi e tanti altri
sacerdoti che degli alpini hanno diviso fatiche
e sofferenze. Ma quel giovane sacerdote
dell'abbazia di Follina, li ha mai conosciuti....
Gli alpini. Non soltanto i loro sacerdoti!
Trimestrale della
Associazione Nazionale
ALPINI di COMO
Sped. in abbonamento postale Como
Direzione, redazione e amministraz.
via Zezio, 53 - 22100 Como
[email protected]
[email protected]
www.alpinicomo.it
Direttore responsabile:
Achille Gregori
Comitato di redazione: Arcangelo Capriotti
Enrico Gaffuri - Flavio Pedretti
Mario Ghielmetti - Carlo Gobbi
Aldo Maero - Giangaspare Basile
Aut. Trib. Como n.21 del 7/10/1976
Grafica: Matteo Rizzi Design
Stampa: Lito Offset S.r.l. - via Stanga, 7/A - Erba - Co
4
A COMO PER I 95
Il 13 giugno il raduno sezionale
Achille Gregori
In un lontano giorno di luglio del 1920, un
gruppetto di comaschi divenuti amici per
aver convissuto, da alpini, le tragiche vicende
della guerra terminata da quasi due anni,
sulla spinta e lÕesempio di quanto avvenuto
lÕanno precedente a Milano, si ritrovarono
in un luogo ora non pi esistente e discussero
di alpini con il cuore, lÕanima e i loro sentimenti. Era il 5 luglio. La localitˆ il Gran Bar
Lario sito nella centralissima piazza Cavour,
anima mondana e fulcro vitale della cittˆ. Il
loro spirito, misto ad entusiasmo, volontˆ,
memoria, amicizia, desiderio di non dimenticare i commilitoni persi nelle battaglie,
furono le fondamenta che li spinsero a costituire la sezione di Como, fra le cinque
nate nel primo anno di vita dellÕassociazione
fondata lÕanno precedente a Milano.
I vari Prada, Nessi, Auguadri, Pedraglio,
Cornelio, Volpatti, per ricordarne solo alcuni,
ponendo le basi della sezione, probabilmente
non immaginarono che la loro azione avrebbe
portato quanto verificatosi in questi 95 anni,
anche se qualcuno, come Cornelio con tanti
anni di presidenza, contribu“ molto allo
sviluppo sezionale.
Ci˜ che oggi chiamiamo solidarietˆ, alpinitˆ,
volontariato e costituisce assoluta normalitˆ
comportamentale, ha le radici nei valori di
allora. Di quel 5 luglio 1920 che  stato il
seme del grande albero che oggi conta 124
gruppi e oltre settemila iscritti dediti a praticare il loro dettato di fondatori, quasi in
modo inconscio, con la stessa naturalezza
degli atti della vita quotidiana. Ci˜ fa s“ che
ogni anno il Libro Verde della Solidarietˆ
possa riportare dati di lavoro prestato e cifre
versate in beneficenza fatte di numeri strabilianti per chiunque, ma normali per gli
alpini. La pubblicazione riferisce che, nellÕanno
passato, gli alpini comaschi hanno regalato
18130 ore di lavoro (equivalenti a circa
seicentocinquantamila euro) e donato
35000 euro in beneficenza. A questo deve
essere aggiunto molto altro lavoro che gli
alpini fanno ma non comunicano, secondo
una discutibile vecchia abitudine.
Tutto ci˜, ribadiamo, ha le radici lˆ, nel Gran
Bar Lario, culla di tutti noi alpini comaschi.
Venendo alla commemorazione del 13 giugno, dobbiamo riferire che, anche in questa
occasione, la pioggia ha accompagnato gli
alpini, sia pure in modo parziale ed accettabile. Al punto di ritrovo ai piedi del monumento ai Caduti a lago, stupenda opera di
Giuseppe Terragni, si sono riunite le Fanfare
sezionali di Asso e Olgiate Comasco, 105
Gagliardetti, volontari di Protezione Civile
fra cui la squadra cinofili con i loro cani, circa
settecento alpini (davvero pochi per questo
evento!) contornati da un discreto pubblico.
5
ANNI DELLA SEZIONE
Fra gli ospiti, una trentina di sindaci con i
Gonfaloni comunali, i vessilli di Bergamo,
Brescia, Genova, Lecco, Luino, Modena, Valle
Camonica, Varese.
I consiglieri nazionali Cordiglia, Lavizzari,
Stoppani con il direttore generale Crugnola.
Il Prefetto dr. Corda, il sindaco Lucini, il
Reduce generale Morena, Carabinieri, Guardia
di Finanza, Polizia, Associazioni dÕArma e
civiche fra cui Comocuore e Unicef con le
quali cՏ speciale collaborazione.
Osservato il doveroso omaggio ai Caduti,
sono seguiti gli interventi. Inizio riservato
al presidente Gaffuri con il ricordo dei Fondatori, la loro ereditˆ fatta dei valori
dellÕalpinitˆ, i molti anniversari di questÕanno.
Gli ha fatto seguito il sindaco Lucini, che ha
espresso riconoscenza verso gli alpini per le
capacitˆ e la solidarietˆ in cui sono maestri.
Quindi Cordiglia che ha ricordato a tutti che
il dovere primario consiste nel riproporre
lÕesempio dei fondatori, oltre che dedicarsi
ai ragazzi per aiutarli a crescere con senso
civico. Il generale Morena, Medaglia dÕargento
VM, ha rimarcato il valore degli alpini riferendosi al fatto di Monte Marrone (vedi
Baradll n. 2/15) e al merito dei suoi alpini
del Btg. Piemonte. Il Prefetto dr. Corda ha
ricordato il valor di Patria e la capacitˆ degli
alpini di conservare e trasmettere gli ideali
con coerenza, sapendo essere presenti in
ogni occasione.
La successiva sfilata per le vie del centro
storico ha condotto gli alpini in Duomo. Il
corteo era suddiviso nei 5 raggruppamenti
sezionali in ciascuno dei quali erano i consiglieri competenti, i gagliardetti e gli alpini
del territorio.
Nelle file gli striscioni di saluto giˆ presenti
allÕadunata nazionale, il ricordo del Beato.
Carlo Gnocchi e del Btg. Val dÕIntelvi.
Don Piercarlo Contini, giˆ alpino e partecipe
alla seconda guerra mondiale, ha celebrato
la S. Messa da vero alpino, rivolgendo un
particolare saluto al termine della celebrazione.
Dieci giorni prima, nel giardino della scuola
Venini, era stato piantumato un gelso in
ricordo dellÕanniversario.
Il 5 luglio, gli alpini erano ancora radunati
per la memoria dei veci. In Valle Intelvi si
ricordava lÕomonimo Battaglione, dai cui
Reduci si formarono i gruppi locali.
La storia della sezione sarˆ ancora lunga?
Ne siamo certi, viste le basi ereditate dai
veci. Sarˆ importante saperle trasmettere
anche agli amici che entreranno nelle file
associative. Dovranno assimilarle, conservarle, applicarle, seguendo il dettato del 5
luglio 1920.
Cos“ lÕattivitˆ della sezione potrˆ raggiungere
altri traguardi e conservarsi a lungo nel
tempo.
6
Un saluto
a tre Amici
Sono tre Amici che meritano a pieno titolo
la A maiuscola. Amici che cambiano ruolo
e si trasferiscono. Per dovere di cavalleria,
partiamo dalla signora, la dottoressa
Serena Bertolucci, Direttrice della Villa
Carlotta e del suo giardino botanico.
Grazie a lei il nostro rapporto con l'Ente
 stato assolutamente amichevole e collaborativo. Da persona speciale, quale
abbiamo imparato a conoscere, la nostra
Amica diventa Direttrice del Palazzo Reale
di Genova e del polo museale della Regione Liguria. Cara Serena, torna nella
tua Liguria con il grande abbraccio e i
migliori auguri degli alpini comaschi.
Altro Amico che cambia attivitˆ, per diventare un pensionato,  il Col. Mario
Pietrangeli, per gli amici Mariolino da
Gubbio. E' stato proprio lui a farci muovere
i primi passi in caserma, ospitando i mezzi
della P.C. e consentendoci di realizzare
la mostra del 140¡.
Mariolino non torna a Gubbio, ma a Brebbia dove abita e gli auguriamo tante cose
belle.
Ho lasciato per ultimo il terzo Amico,
quello con la penna bianca, il Col. Marco
Tesolin, artigliere da montagna, Comandante del CE.DOC di Como. Ci siamo
conosciuti poco meno di due anni fa, ma
 come se fossimo amici d'infanzia. Ha
legato subito, non solo con pochi, ma
con tutti. Ha dimostrato in un batter
d'occhio lo spirito alpino, che gli ha permesso di conquistare stima, ammirazione,
amicizia e confidenza da parte di tutti.
Con i suoi consigli e col suo aiuto abbiamo
risolto il vecchio problema della sede
della nostra Unitˆ di Protezione Civile,
che ora risiede alla De Cristoforis. E'
vissuto al nostro fianco, partecipando a
manifestazioni, spettacoli, Adunate Nazionali e - perchŽ no? - a pranzi e cene.
Uno di noi, sotto tutti i profili. Lascia
Como e va a Roma, dove tra l'altro ha
casa. Va a fare il Capo Ufficio Sicurezza
al Comando Logistico Esercito, un incarico
importante. Caro Marco,  stato piacevole
e interessante frequentarti e ascoltarti.
Mi mancheranno le lunghe chiacchierate,
i brindisi, le costine mangiate insieme in
P.C. e i caff corretti di Jack. Continua a
seguirci sul Baradell e non dimenticare
i tanti amici comaschi. C' comunque di
buono che le amicizie vere non finiscono
mai. Buona fortuna a tutti e tre.
Chicco
Ci dobbiamo salutare ma
nell’addio c’è già il benvenuto
Partire significa chiudere un capitolo della propria vita per aprirne uno nuovo ricco di
incognite, speranze e aspettative.
La consapevolezza che questo periodo di comando avrebbe avuto fine, era nota fin dallÕinizio
di questa splendida avventura. Credetemi, lascio questa caserma, i nuovi amici e la cittˆ,
con nostalgia. Concludendo il mio mandato, desidero manifestare gratitudine a quanti mi
hanno accolto con simpatia ed amicizia aiutandomi, in questi due anni, ad accrescere
lÕesperienza professionale ed umana. Attraverso il Baradll, saluto gli alpini della Sezione
e quelli con cui ho condiviso questo periodo di vita sulle rive del Lario.
Per primo Chicco Gaffuri, il Presidente. Presentato dal mio predecessore,  stato riferimento
per ogni necessitˆ, appena arrivato a Como. Col tempo  diventato esempio di rettitudine,
altruismo, patriottismo. Per me un fratello e mi pregio della sua amicizia. In cambio, gli ho
portato favorevoli condizioni
meteo durante le cerimonieÉ
ma nulla sarˆ mai abbastanza per ringraziarlo di
quanto mi ha dato. Con lui,
in questo immaginario abbraccio, ringrazio i Vicepresidenti Mos Frighi e Enrico
Bianchi. Splendidi esempi di
abnegazione, dedizione e
professionalitˆ, nonchŽ
compagni di molteplici attivitˆ.
Grazie al consigliere Mario
Ghielmetti. Con la sua
macchina fotografica ha
immortalato ogni momento
significativo di questa mia
esperienza. Le sue foto
conserveranno nella memoria ci˜ che il tempo tende
a far svanire.
Grazie al direttore del Baradll Achille Gregori che ha
pubblicato miei pezzi e Aldo
Maero che mi ha ospitato alle
celebrazioni di Nikolajewka
a Madesimo.
Un posto particolare nel mio
cuore  per i volontari della
Protezione Civile. Il coordinatore Gianfranco Lodi Rizzini, gli aiutanti Roberto
Fontana, Pierantonio Gaffuri,
Jimmy, Giorgio e tutti gli altri che dedicano parte del loro tempo a rendere migliore questo
mondo. I cuochi Felice Monfrone e Giacomo Cazzaniga, sempre disponibili anche per eventi
personali.
Mi piace credere che la presenza della protezione civile in caserma sia un esempio di come
si debbano comportare diverse realtˆ, con diverse finalitˆ e responsabilitˆ ma con il bene
collettivo come fine unico. é stato un rischio portare la protezione civile allÕinterno della De
Cristoforis ma, finora, il risultato ci ha ripagato rischi e lavori sostenuti dai volontari per
dare dignitˆ a questa meravigliosa e centenaria caserma che ci ospita.
Sarˆ Indelebile il ricordo della disponibilitˆ dei Gruppi che hanno ospitato me e i miei uomini
nelle marce addestrative. Ci avete fatto sentire importanti quali servitori dello Stato.
Mi piace credere di aver lavorato, con forza, per il bene di questo Ente e della comunitˆ.
ÒBONUM CERTAMEN CERTAVI CURSUM CONSUMMAVI FIDEM SERVAVIÓ
ÒHo combattuto una buona e giusta battaglia, ho concluso il mio percorso umano e
professionale ho mantenuto sempre la fedeltˆ ai miei ideali Ò (Paolo di Tarso)
Un sincero in bocca al lupo a tutti gli alpini e un arrivederci a presto.
Marco Tesolin.
7
Alla chiesa di San Zeno in Valle Intelvi
Inconto sul cucuzzolo dove sorge la costruzione medievale
Il Monte conico con fitta copertura boschiva
su cui sorge lÕantico oratorio di San Zeno,
domina ed  visibile dallÕintera Valle Intelvi
e alto Lario dalla punta Balbianello. La costruzione risale al 1215, come testifica la
lapide posta sul presbiterio. Pare che avvenne
ad opera di alcuni "magistri intelvesi o mastri
intelami " come allora denominati, che rientrando in valle, via lago, da Verona ove
stavano effettuando decorazioni nella chiesa
di San Zeno, furono colti da una forte tempesta sul lago e scamparono al naufragio.
Quale voto per la grazia ricevuta, si impegnarono nella costruzione di un oratorio
dedicato a San Zeno su una vetta della valle.
La consacrazione dovrebbe risalire a 800
anni fa, appunto nellÕanno 1215. Il campanile
fu invece eretto nel 1888 e nel 1927 vi si
pose una campana a ricordo dei locali caduti
nella grande guerra, successivamente asportata.
Le immagini storiche riportate sullÕopuscolo
consegnato ai fedeli per la consacrazione
dellÕaltare, mostrano le vicissitudini subite
nella seconda metˆ del secolo scorso finchŽ
lÕassociazione Amici del San Zeno, benefattori, enti locali, hanno dato vita alla ricostruzione a fine anni novanta. LÕassociazione 
presieduta dallÕalpino schignanese Agostino
Peduzzi (consigliere di sezione per la zona),
che ha coinvolto gli alpini dei gruppi vallintelvesi nella ricostruzione, fatta secondo
lÕimpostazione originale in pietra. Sono risorte
pareti, copertura, torre con la campana e
lÕeremo adiacente, ultimato lo scorso anno,
impiegando, dove possibile, il materiale
recuperato dai crolli dellÕedificio preesistente.
AllÕinterno sono conservati resti di capitelli,
lapidi e decorazioni della primaria costruzione.
Sabato 22 agosto, con cerimonia e messa
solenne presieduta dal Vescovo di Como
mons. Diego Coletti,  stato consacrato
lÕaltare, con un incontro davvero particolare.
Il Vescovo Coletti accanto al Vessillo
Il numeroso pubblico presente insieme con
gli alpini dei gruppi locali e del sottostante
lago, come detto partecipi ai lavori, hanno
raggiunto la localitˆ camminando lungo la
mulattiera, sui cui lati sono collocate 14
pesanti croci lignee per le altrettante stazioni
della via crucis.
NellÕattesa dellÕarrivo del vescovo,  stato
possibile ammirare la costruzione, la sottostante valle e lo stupendo panorama che si
gode da quel luogo. Punto cos“ visibile da
fornire riferimento per le passate popolazioni
locali nei loro movimenti da e per la valle.
Il parroco don Giovanni Meroni e il nostro
Tiziano Tavecchio hanno condotto la parte
iniziale della cerimonia nella quale sono
intervenuti il sindaco di Cerano Oscar Gandola, Agostino Peduzzi quale presidente degli
Amici del San Zeno, il presidente Gaffuri.
Come sempre commovente lÕAlzabandiera,
il canto dellÕInno Nazionale e la recita della
preghiera dellÕalpino ripetuta a memoria da
Luciano Vanini capogruppo di Castiglione, il
quale, in precedenza ha preparato il bastone
pastorale, in legno, donato al vescovo per
lÕoccasione. Cinque cavalli con relativo cavaliere, hanno condotto mons. Coletti in loco,
accolto da alpini e confraternite schierati
allÕingresso, oltre che dal folto pubblico, fra
cui molti ragazzi.
Il rito dellÕincisione della croce e dei tre colpi
sulla porta dÕingresso, ha dato inizio al
cerimoniale della consacrazione, alla quale
si  aggiunta la benedizione apostolica fatta
pervenire da Papa Francesco e riportata
sullÕopuscolo consegnato ai fedeli.
Dopo la rigida ritualitˆ, Vescovo Gaffuri e
Peduzzi hanno simpaticamente stappato lo
champagne sulla porta della chiesa, contrassegnando cos“ la festa sotto tutti i profili.
Anche a San Zeno gli alpini hanno lasciato
il segno, collaborando intensamente ad una
necessitˆ espressa dalle loro comunitˆ,
ponendovi davvero unÕimpronta, riportando
allÕantico splendore il santuario dedicato al
Santo riconosciuto Patrono della valle.
A.G.
8
Il Capitano Massimiliano Majnoni,
un nobile alpino
Fu capogruppo degli alpini di Erba
La cittˆ di Erba annovera tra i suoi illustri
personaggi del passato il marchese Massimiliano Majnoni dÕ Intignano, discendente
di una nobile famiglia. Nacque ad Incino
dÕ Erba il 25 gennaio 1894, ricevette una
rigida educazione familiare, frequent˜ il
liceo Beccaria di Milano e si laure˜ in giurisprudenza a Pavia. Dal 1921 al 1947 fece
una prestigiosa carriera professionale nella
Banca Commerciale Italiana, prima alla
direzione di Milano, poi dal 1930 al 1934
alla direzione della filiale di Como quindi in
posti sempre pi importanti nella direzione
centrale di Roma.
Spos˜ la contessa fiorentina Marcella Guicciardini ed ebbe due figli, Stefano (1923)
e Francesco (1924). Nel 1947 si ritir˜ a vita
privata nella villa di famiglia in Toscana,
scomparendo nel dicembre 1957. Questa
la breve biografia di un personaggio sicuramente sconosciuto ai giovani e, forse, dimenticato dagli anziani. Allora, perchŽ
ricordarlo su queste pagine ?
Lo ricordiamo per due motivi.
Primo: durante la grande guerra fu un
ufficiale alpino e nel 1917 e 1918 comand˜
la 245^ compagnia del battaglione Val dÕ
Intelvi.
Secondo: negli anni 1932 Ð 1934 fu capogruppo degli alpini di Erba, abitando in
quegli anni nel palazzo di famiglia, oggi
sede del comune.
Il marchese Massimiliano Majnoni si arruol˜
volontario negli alpini nel 1914, frequent˜
il corso allievi ufficiali, fu nominato sottotenente nel febbraio 1915 e venne assegnato
alla 245^ compagnia del battaglione Val dÕ
Intelvi, di guarnigione a Talamona in Valtellina e comandata dal nobile Luigi Sebregondi.
Allo scoppio delle ostilitˆ, venne trasferito
alla 247^ compagnia
ed impegnato in servizi
di guardia negli
avamposti, sulla linea
del Montozzo e dellÕ
Albiolo.
Avendo una buona
conoscenza del tedesco
e di altre lingue straniere,
grazie
allÕinteressamento dei
familiari che conoscevano il generale Pecori
Giraldi, nel settembre
1915 fu chiamato al
comando del VII Corpo
dÕ Armata nella zona di
Monfalcone e Doberd˜,
per svolgere attivitˆ nel
servizio informazioni.
Divenuto tenente, nel
febbraio 1917 fu trasferito alla I Armata.
Nel mese di aprile,
promosso capitano e
preferendo lÕattivitˆ in
linea rispetto agli impieghi nel comando
dÕArmata, su sua richiesta,
trasferito
nuovamente al battaglione Val dÕ Intelvi,
assunse il comando
della 245^ compagnia, in sostituzione del
capitano Arturo Barbieri, passato al III
reparto dÕassalto.
La compagnia fu impegnata nella sorveglianza degli avamposti, nei lavori di fortificazione
e nei servizi di rifornimento della prima
linea, portando a spalla munizioni, viveri,
legna e materiali vari, sempre di notte per
sfuggire al tiro nemico. Il capitano Majnoni
pretese sempre dai suoi uomini la massima
disciplina, ma fu molto attento al loro benessere con indumenti appropriati e viveri
necessari, riuscendo a procurarli quando
non erano in quantitˆ sufficiente.
Il 13 agosto 1917 con alcuni alpini sal“ su
punta Ercavallo per collocare una mitragliatrice creando una postazione per battere le
posizioni nemiche.
Nei periodi di calma il capitano permise ai
suoi uomini, per il loro svago, piccoli intrattenimenti musicali con cori alpini e la stampa,
a mezzo ciclostile, di una piccola pubblicazione di trincea del battaglione Val dÕ Intelvi,
con intonazione ironica, dal titolo ÒFrescureÓ
e dal sottotitolo ÒMorale altissimo: 3.000
metri !Ó.
Nel dicembre 1917, per tenere allenata la
truppa, organizz˜ in zona Montozzo le
prime gare di sci del battaglione Val dÕ
Intelvi.
Nel mese di aprile 1918 il Val dÕ Intelvi fu
dislocato sulla linea Castellaccio, Lagoscuro,
rifugio Mandrone, nel gruppo dellÕAdamello,
sopra il passo del Tonale e conca Presena.
Il 13 agosto 1918 la 245^ compagnia con
il plotone arditi e reparti del battaglione
Monte Tonale mosse allÕattacco del Passo
9
se ne par la
Giovani e droga
di Giangaspare Basile
dei Segni e delle Marocche orientali, partendo
dalle posizioni della cresta Maroccaro, di
Cima Presena e della vedretta. LÕ attacco si
svolse in varie fasi e da differenti direzioni,
ma fu contrastato e ritardato dal fuoco
intenso delle mitragliatrici austriache, ben
piazzate nelle postazioni.
I vari plotoni, nonostante ingenti perdite,
con slancio e determinazione riuscirono
durante la notte successiva a conquistare il
Passo dei Segni. Insieme alla colonna del
capitano Majnoni e agli arditi del tenente
Magnani, furono determinanti gli assalti del
plotone, comandato dallÕ aiutante di battaglia
Giovanni Carminati di Menaggio, in discesa
da Cima Presena, e del plotone dellÕ aiutante
di battaglia Emilio Bonardi di Carlazzo dalla
parte della vedretta del Presena.
Per il successo ottenuto con la conquista
del Passo dei Segni il capitano Majnoni
ricevette i complimenti del comandante del
battaglione Val dÕIntelvi, tenente colonnello
Guido Morelli di Popolo. Il capitano Majnoni,
a sua volta, per un riconoscimento a quanti
si erano distinti per coraggio e comportamento valoroso, propose 14 ricompense al
valore, tra cui la medaglia dÕ argento V.M.
allÕaiutante di battaglia Emilio Bonardi di
Carlazzo, allÕaiutante di battaglia Giovanni
Carminati di Menaggio, al sergente Luigi
Indoni di Menaggio, allÕalpino Antonio Nava
di Crevenna, la medaglia di bronzo V.M. al
sergente maggiore Mario Tettamanti di San
Fermo della Battaglia e al sergente Costante
Parlini di Gironico.
Il capitano Majnoni fu decorato con la medaglia dÕargento V.M. Questa la motivazione
ÒCalmo e sereno di fronte al violento fuoco
nemico, alla testa della propria compagnia
per ben due volte si slanciava allÕattacco di
forte posizione e dopo alcune ore di lotta
accanita la conquistava, catturando 4 mitra-
gliatrici e facendo 21 prigionieri. Mirabile
esempio di fermezza ed audaciaÓ.
A fine agosto lÕintero Val dÕIntelvi scese a
Sozzine per alcuni giorni di riposo, per poi
tornare in linea a settembre a Passo Lago
Scuro, Cima Presena e Passo dei Segni.
A fine ottobre il capitano Majnoni lasci˜ la
245^ compagnia, perchŽ chiamato dal comando della I Armata quale interprete di
tedesco per trattare con i reparti austriaci
in ritirata e con le autoritˆ delle localitˆ dellÕ
Alto Adige. Successivamente fu addetto alla
segreteria del generale Pecori Giraldi, nominato governatore di Trento dal generale
Armando Diaz.
Il 28 marzo 1919 fu destinato a far parte
della Missione militare italiana alla conferenza
per la pace di Versailles. Nel febbraio 1920
partecip˜ a una missione nelle Repubbliche
Transcaucasiche, concludendo nel mese di
giugno 1920 la sua intensa vita militare.
Torn˜ subito allÕ attivitˆ bancaria, facendo
una brillante carriera allÕ interno della Banca
Commerciale Italiana. Negli anni trenta
abit˜, per un periodo, nel palazzo di famiglia
ad Erba e tra il 1932 e 1934 fu il capogruppo
degli alpini, andando spesso di domenica
con i figli in Valtellina per sciare ma, soprattutto, per incontrare i suoi alpini, a cui si
senti sempre molto legato, e a Morbegno a
trovare lÕarciprete Edoardo Danieli che era
stato lÕeroico cappellano del battaglione Val
dÕIntelvi, per lui un vero amico fraterno.
Arcangelo Capriotti
Opere consultate:
Silvio Ficini Ð Fra cielo e nevi eterne, forti
di giovinezza e dÕ ardire Ð Editrice Gaspari.
Alberto Redaelli Ð Fratelli domani sarˆ
comandata una grande azioneÉ- Editrice
Walmar.
Morire a 19 anni di ecstasy, una droga micidiale
che dˆ un immediato sballo e porta spesso alle
estreme conseguenze comՏ avvenuto troppe
volte. O a 16 anni, come Lamberto, o come Emanuele, che dopo una dose di allucinogeni  andato
a gettarsi in un torrente in piena, o come un
17enne che vivrˆ soltanto perchŽ gli  stato
trapiantato per tempo il fegato: al suo letto
dÕospedale cÕera sua madre, disperata, e Giorgia,
anche lei con un nuovo fegato dopo lÕecstasy
quando aveva 17 anni ed ora della prevenzione
tra la generazione delle discoteche ha fatto il suo
motivo di vita. LÕuso di droghe o, comunque, di
sostanze stupefacenti e le varie cause correlate
- incidenti stradali provocati sotto lÕeffetto di droghe
o sostanze alcoliche -  la prima causa di morte
fra i giovani di etˆ compresa fra i 14 e i 20 anni.
é un dato che fa riflettere sulla fragilitˆ e il fenomeno del disagio giovanile. Come se questo non
fosse provocato per gran parte dal comportamento
degli adulti, incapaci di entrare in sintonia con i
figli e infine anche dal modello di societˆ e di
abitudini di vita degli adulti. La stessa famiglia 
cambiata e in molti casi sembra una pensione,
dove si pranza, si cena, si dorme, si incontrano
altre persone in certi orari. Lo Òstare insiemeÓ 
diventato un lusso, perchŽ scuola e orari di lavoro
spesso non coincidono. Il ruolo del padre, e soprattutto della madre passa in secondo piano
davanti alle esigenze della convulsa quotidianitˆ.
Cos“, capita che, condividendo soltanto i fatti
ripetitivi e banali del vivere fra le stesse mura
diventi una drammatica sorpresa constatare che
il figlio si droga, che rincasi allÕalba, sia svogliato,
insoddisfatto, abbia frequentazioni equivoche,
trascuri o abbandoni lo studio. Le stesse statistiche
sulla disoccupazione giovanile dicono molto: certo,
il lavoro manca e quel poco se lo prendono i
privilegiati, ma anche molti, sfiduciati, non se lo
vanno neanche a cercare. Oggi una laurea non
garantisce un posto fisso, ma per fortuna ci sono
migliaia di giovani che si danno da fare, vanno
allÕestero a fare esperienze formative per poi
ritornare, si adattano a temporanei lavori modesti
in Italia. Il resto dovrebbe farlo lo Stato, fornendo
supporti al lavoro con una amministrazione oculata
delle risorse e Òrivolta al bene dei cittadiniÓ, come
il filosofo Benedetto Croce esortava i colleghi
parlamentari. Non  un caso se, negli Stati Uniti
si parla di ÒamministrazioneÓ e non di ÒgovernoÓ
del presidente: il lessico  essenziale per definire
una enorme differenza della concezione di servizio
pubblico. Anche per questo vuoto un giovane che
si affaccia alla vita lavorativa si sente solo.
Un tempo cÕera un servizio di leva, cerniera fra il
tempo dello studio e quello del lavoro, nel quale
il giovane imparava lÕeducazione morale e civile,
imparava ad obbedire, a misurarsi, ad affrontare
la vita. Maturava. Grazie ai politici tutto questo 
passato: il risultato, drammatico, si vede ogni
giorno.
10
Fatti...col
NEWS 2015
Cappello Alpino
I 33 anni di celebrazione del Val d’Intelvi
Nel giorno in cui novantacinque anni fa
nasceva la sezione, gli alpini comaschi si
sono ritrovati a Pigra, stupendo balcone (da
cui si pu˜ ammirare buona parte del Lario)
posto a 881 metri di altitudine, per ricordare
il Btg. Val dÕIntelvi e celebrare lÕannuale
raduno di valle. Pigra  un piccolo borgo che
conserva aspetti tradizionali quali le viuzze
in acciottolato, sottopassi che terminano su
belle visioni, fabbricati di tipo tradizionale,
dallÕalpino Costantino Canevali, si sono
radunati al piazzale delle funivia per la
cerimonia.
In questo punto panoramico si  tenuto
lÕalzabandiera dÕinizio celebrazione. Numeroso
il pubblico presente, interessato e partecipe
al canto dellÕInno dÕItalia. Fra gli osservatori
una famigliola di lingua inglese, meravigliata
e sorpresa dal tipo di incontro. Dalle loro
espressioni, sia pure con fatica, abbiamo
il secentesco chiostro di San Rocco, la parrocchiale di S. Margherita nella cappella a
destra della quale vi  un altare in originale
scagliola dei mastri intelami.
In questo stupendo angolo della media montagna lariana, una cinquantina di gagliardetti,
150 alpini allÕincirca, la fanfara alpina della
valle, otto sindaci, il presidente Gaffuri con
il vicepresidente Frighi, consiglieri sezionali,
rappresentanti di associazioni dÕArma, Bandiere di Combattenti e Reduci, medagliere
del Nastro Azzurro di valle ripristinato
colto meraviglia ma anche ammirazione e
interesse per la serietˆ e il significato della
nostra manifestazione. Cosa davvero piacevole.
Stesso luogo per gli interventi commemorativi, a partire dal capogruppo Domenico
Ceschina che ha avuto espressioni di ringraziamento, seguito dal sindaco Claudio Roman˜
grato agli alpini per il loro impegno. Quindi
il presidente Gaffuri ha ricordato i 95 anni
della sezione, il 33esimo del raduno, entrambi
basi per proiettarsi verso il futuro attraverso
lÕimpegno e la generositˆ espresse anche dal
Libro Verde della Solidarietˆ. LÕintelvese
consigliere nazionale Gianni Stoppani ha
descritto lÕunicitˆ della nostra associazione,
attraverso lÕesposizione della potenzialitˆ
associativa.
Prima della sfilata i consiglieri sezionali della
valle Agostino Peduzzi e Silvano Marmori,
hanno contribuito allÕimpostazione del corteo,
mentre il giˆ consigliere Mario Joo, inserito
nella fanfara, dava fiato al suo bombardino.
La sfilata ha condotto i partecipanti al monumento ai Caduti, posto allÕingresso del paese.
La stele di granito, raccoglie i nomi dei Caduti,
intorno ai quali ci sono dei piccoli cippi e
delle placche scolpite, sempre in granito. Il
corteo  proseguito per le strette strade del
borgo, fino a raggiungere il panoramico
piazzale di fronte alla parrocchiale, dove don
Paolo ha celebrato la S. Messa, divenuta
ancor pi suggestiva per la bellezza
dellÕambiente paesaggistico che circonda il
piazzale e da cui lo sguardo coglie il santuario
di San Zeno.
Chiesa medievale che gli alpini hanno contribuito a restaurare.
Per raggiungere e lasciare la localitˆ, molti
alpini hanno usato la funivia che collega Pigra
alla sottostante Argegno. Un balzo di oltre
seicento metri che impiega solo cinque minuti.
Servizio in funzione dal 1971, che riesce a
trasportare turisti e residenti, messo a disposizione per lÕoccasione a condizioni del tutto
speciali. DÕaltra parte gli alpini sono cos“ unici
che meritano collaborazione altrettanto particolare.
Nel mese precedente, il 4 giugno, i gruppi
della valle hanno ricordato il Battaglione Val
dÕIntelvi con una operazione benefica, attraverso un incontro con trecento alunni delle
scuole medie, sempre alla presenza del
presidente sezionale. LÕincontro, oltre al
ricordo e alla memoria,  stato dimostrazione
di impegno e generositˆ degli alpini vallintelvesi che hanno donato alle scuole una lavagna
multimediale, un proiettore e ben 12 computer. Materiale indispensabile che sarˆ utilissimo
a insegnati e studenti.
Questi hanno ringraziato in modo particolare
attraverso una maglietta con la semplice
scritta GRAZIE donata al responsabile di zona
Agostino Peduzzi in segno di riconoscenza.
A. Gregori
Fatti... col
11
Cappello Alpino
Allegra visita a Dongo
Il 27 giugno incontro con il Gruppo
Un veloce catamarano della navigazione
lariana ha condotto il presidente Gaffuri, i
vicepresidenti Frighi e Bianchi, quattro consiglieri, chi scrive ed alcune consorti ad un
cordiale incontro con gli alpini di Dongo.
Tanti gli scopi della visita oltre al piacere di
ritrovarsi fra alpini. Tra questi il ricordo della
grande guerra e i 70 anni dal termine della
seconda guerra mondiale. AllÕarrivo al molo,
la gradita accoglienza di Mario Di Carluccio,
capogruppo, Andrea Mazzina consigliere
sezionale e Enzo Aggio, con i quali i convenuti
hanno visitato la sala dÕoro di palazzo Manzi,
sede del comune. Passo successivo il convento francescano della Madonna del fiume,
con visita alla chiesa, chiostri, biblioteca,
vigna, uliveto, giardini con immagini sacre.
Nella sede del gruppo, la parte principale
Una trentina di Gagliardetti, un discreto
numero di alpini e altrettanti residenti si
sono ritrovati al Parco Rimembranze a lato
della chiesetta dedicata ai SS. Pietro e Paolo,
luogo panoramico oltre che legato alla tradizione per le sue antiche origini. Sorta nel
1587, grazie allÕarcivescovo Gaspare Visconti,
la chiesa  stata parrocchia fino al 1648,
quando si costru“ lÕaltra dedicata alla Madonna
Annunciata, divenuta lÕattuale parrocchiale.
Il viale della Rimembranza che conduce alla
costruzione, fu ristrutturato dagli alpini alcuni
anno orsono, ed ancora oggi  ben conservato
grazie a quellÕintervento.
Il 7 giugno di fronte alla chiesetta si  svolta
la parte iniziale della cerimonia per il 90esimo
di fondazione del gruppo, con gli onori,
alzabandiera, ricordo dei Caduti, interventi
commemorativi. Il capogruppo Roberto Curioni ha ricordato gli eventi trascorsi e gli
impegni futuri. Il vicesindaco Francesco
Rusconi ha elogiato gli alpini per il costante
impegno in favore della comunitˆ. Il presidente Enrico Gaffuri ha segnalato lo sviluppo
associativo e gli eventi collegati al 2015:
100 anni dallÕinizio grande guerra, 95 della
fondazione della seziona comasca, 90 per il
dellÕincontro. Qui, oltre allÕufficialitˆ, ha
colpito lÕunione in perfetta simbiosi tra giovani
(Di Carluccio e Mazzina fra questi) e alpini
pi anziani. Piacevole lÕarmonica collaborazione fra trentenni e veci con sulle spalle
oltre cinquanta - sessantÕanni di permanenza
nel gruppo. Solida esperienza al fianco
dellÕentusiasmo dei giovani.
Bello vedere la gioia stampata sul volto di
un giovane alpino che con orgoglio ci ha
descritto la collocazione del cippo allÕesterno
della sede, fatta lo scorso anno, su cui cՏ
la targa che ricorda la fondazione del marzo
1924. Cos“ come per il grosso masso a lato
del classico monumento allÕalpino, posto
accanto allÕulivo del novantesimo orgogliosamente piantumato nel marzo 2014 per i
90 anni del gruppo in un giorno dedicato
alle scuole. Queste solo alcune delle molte
attivitˆ svolte da giovani entusiasti che
guidano il gruppo sullÕesempio dei loro predecessori dai quali hanno raccolto ideali e
voglia di fare per la comunitˆ locale. Uno
degli anziani ci ha dichiarato con gioia <sono
in consiglio da 55 anni e sono contento
dÕavere un capogruppo cos“ giovane e attivo>. Affermazione che si commenta da se.
Durante lÕincontro conviviale le piacevoli
dichiarazioni del presidente Gaffuri, del
capogruppo Di Carluccio e del sindaco nonchŽ
alpino Mauro Robba.
Terminata la parte ufficiale, cՏ stata la visita
al Museo della fine della Guerra in Palazzo
Manzi. Sette stanze con una particolare
coreografia, disegnano un percorso che
descrive gli ultimi giorni della seconda guerra
mondiale e i fatti che segnarono la fine del
conflitto. In precedenza, il 18 aprile, per
conoscere lo stesso museo, si  svolta la
commemorazione del 70¡ della fine della
guerra, con una cerimonia che oltre agli
alpini donghesi e al vicepresidente Frighi,
ha visto la presenza del prefetto dr. Corda,
presidente della provincia sig.ra Livio, vicepresidente regione Lombardia Mantovani,
sindaci e popolazione. Occasione nella quale,
ancora una volta, gli alpini di Dongo sono
stati protagonisti.
Terminata la visita, dopo lÕarrivederci, la
salita a bordo del catamarano con destinazione Como ha dato fine a una bella giornata
trascorsa nel segno dellÕamicizia e della
memoria.
A. G.
gruppo locale, 70 dal termine seconda guerra
mondiale e la necessitˆ di mantenere i valori
legati al sacrificio dei fondatori, impegno
civico, dovere, solidarietˆ, in onore della
memoria dei nostri vecchi.
Prima della manifestazione, attraverso alcune
considerazioni, abbiamo ricordato Ermanno
Sottocasa con la sig.ra Maria Teresa, nipote
dellÕalpino che per decenni  stato simbolo
del gruppo di Barni grazie al suo costante
impegno.
Dal parco rimembranza la sfilata ha raggiunto
il monumento allÕalpino soccorritore, opera
dello scultore Gianni Colombo, simbolo degli
alpini di Barni inaugurato 25 anni orsono in
onore dellÕimpegno associativo nelle opere
di soccorso svolte attraverso la Protezione
Civile. Presenti la vedova e il figlio, rimasti
ai margini, commossi. Il corteo  poi proseguito per la parrocchiale dove don Emilio,
giˆ alpino, ha celebrato la S. Messa e decantato le capacitˆ degli alpini a favore del
prossimo. Di fronte alla sede del gruppo,
posta al fianco della fonte San Luigi, si 
chiusa la festa in ricordo dellÕimpegno passato, nella certezza della prosecuzione nel
futuro di altrettanta disponibilitˆ al fianco
della comunitˆ locale.
(grac)
12
Mariano Comense e i suoi 85 anni
A quattro anni dal raduno sezionale del
2011, ci siamo ritrovati a Mariano Comense
per celebrare gli 85 anni del gruppo. Presso
la bella sede si sono riuniti alpini, Associazioni
dÕArma e di Volontariato per festeggiare
lÕanniversario del Gruppo. Nel prato antistante
il luogo dellÕ Alzabandiera sono stati posti
piccoli cartelli con i nomi dei 127 Caduti
marianesi a formare un grande Tricolore.
Dopo lÕAlzabandiera, accompagnato dalle
note della Fanfara Alpina di Asso, il corteo
ha percorso le vie cittadine. Sosta al monumento ai Caduti della Grande Guerra situato,
non casualmente, presso le Scuole e successivamente al Viale delle Rimembranze lungo
il quale 127 alberi ricordano gli altrettanti
Caduti. EÕ seguito lÕOnore ai Caduti al monumento di tutte le guerre. Tanti i cittadini
assiepati lungo il percorso a salutare gli
alpini sino al parco di villa Sormani, nel
quale era stato preparato il palco per gli
interventi commemorativi e la S. Messa.
Il neoeletto capogruppo Sergio Radice ha
ringraziato tutti, in particolare Alberto e
Davide che hanno curato la mostra ÒNeve,
acciaio e pover cristÓ, esposta nella villa
stessa, quindi Davide, ha dichiarato la sua
passione per la storia e ricordato come lÕidea
sia nata dal ricordo del suo bisnonno. Il
sindaco Giovanni Marchisio ha salutato gli
alpini, definendoli Òorgoglio ed onore
dellÕItaliaÓ oltre che esempio di unione morale
in questi tempi di crisi sociale ed economica.
In chiusura il presidente Enrico Gaffuri ha
ricordato il Reduce di Russia Tarcisio Croci
presente alla cerimonia, lÕalpina Elena in
servizio a Belluno, cui  stato affidato il
compito di alfiere del Vessillo sezionale.
Salutando poi i colonelli Tesolin e Rossi, ha
ribadito come il servizio di leva ci ha insegnato a superare le difficoltˆ nelle vicende
della vita civile. Ha poi ricordato che il gruppo
opera da sempre per la solidarietˆ seguendo
il motto "ricordare i morti aiutando i vivi"
come per la ÒCooperativa Penna NeraÓ, nata
nel 1985 ad opera del gruppo per assistere
i portatori di handicap. E ancora le collaborazioni nel campo del volontariato e il sostegno alla solidarietˆ della sezione.
Il celebrante Don Luigi Redaelli, allÕomelia,
ha ricordato come il cappello alpino sia
segno di affidabilitˆ, solidarietˆ e caritˆ
cristiana, ringraziando gli alpini per quanto
fanno per la Memoria in ricordo del dramma
della guerra e degli uomini che la vissero.
I festeggiamenti per lÕ85¡ erano iniziati il
2 giugno con la mostra ÒNeve, Acciaio e
Pover CristÓ in Villa Sormani, descrittiva
della vita dellÕalpino in guerra; una conferenza dellÕalpino Gen. Giorgio Romitelli; il
concerto dei cori dei Congedati della Julia,
Nel mese di maggio gli alpini di Albese con Cassano hanno ospitato
presso la loro baita gli alunni della Scuola d'Infanzia di Tavernerio.
I bambini hanno raggiunto la baita, struttura situata in collina
poco sopra il paese, camminando sul sentiero, visitando il bosco
circostante, la Grotta della Madonna in localitˆ CŽpp, dove hanno
piantumato due alberi, quindi pranzato al sacco nei pressi della
baita, immersi nella natura e in molta allegria.
Bella giornata per i 26 bimbi, le loro 3 maestre e gli alpini che
hanno avuto la gioia di mostrare le bellezze del luogo. LÕ augurio
 che diventi unÕabitudine per i prossimi anni.
Orobica e Tridentina.
Una menzione particolare per la mostra
sul Centenario. Davvero una bellezza. Il
visitatore viene ÒcondottoÓ attraverso 5
sale ÒviaggiandoÓ dal tragico esordio della
Grande Guerra sino allÕarmistizio. Le armi,
le trincee, la sofferenza dei feriti, il lutto
collettivo, la Memoria. La mostra si sofferma
sulle persone che a casa hanno sofferto.
Donne, figli, vecchi che non erano in trincea
ma pativano anchÕessi. La settecentesca
Villa Sormani,  luogo adatto per ricordare.
Il titolo ÒNeve, acciaio e pover cristÓ racchiude le sofferenze vissute 100 anni fa
dai nostri nonni. Stralci di letteratura,
documenti, armi e fotografie, facilitano il
percorso. In una sala sotterranea, vi  la
ricostruzione di un accantonamento in
montagna con un cannone, sfondo di montagne e la Cresta Croce in Adamello. Una
voce accompagna il visitatore nelle sale a
tema raccontando gli aspetti della Grande
Guerra.
Un anniversario ricco di manifestazioni e
degno del ricordo degli 85 anni del gruppo.
Flavio Pedretti
Dopo lÕesperienza con i ragazzi, il 24 Maggio gli alpini albesini,
presso la Parrocchia di Sant'Agata a Como, hanno sostenuto la
Caritas in un incontro impostato a favore delle vittime del terremoto
in Nepal. Durante la serata sono state proiettate diapositive del
viaggio effettuato in Nepal, prima del terremoto, dall'alpino Roberto
Speroni.
Immagini confrontate con la disastrosa situazione attuale. Alla
serata ha partecipato il Vescovo di Como Mons. Diego Coletti.
Ricavato dellÕincontro oltre tremila euro, destinati interamente a
sostenere le necessitˆ della popolazione nepalese.
Fatti... col
13
Cappello Alpino
Cinquanta per quattro
Un'emozione lunga due giorni per quattro
gruppi della zona Prealpi Ovest: gli alpini di
Camnago, Gaggino, Ronago ed Uggiate Trevano hanno festeggiato insieme il mezzo
secolo dalla fondazione.
Cinquant'anni di vita ciascuno, duecento in
tutto ed  forse la prima volta in Italia che
la festa non si ripete e non si sovrappone in
quattro paesi confinanti, ma diventa espressione di unitˆ e di fraternitˆ alpina, sottolineando che le Penne Nere sono un valore
del territorio, un patrimonio della comunitˆ,
custodi dell'identitˆ ed innovatori nelle proposte. L'hanno riconosciuto tutte le autoritˆ.
< Bellissimo > : questo esordio del discorso
del presidente sezionale Enrico Gaffuri rappresenta il riassunto e il filo che ha animato
tutta la manifestazione.
Bellissimo il sabato sera, il paese di Uggiate
Trevano imbandierato, la sfilata per le vie
del centro, il concerto della Fanfara Alpina
di Olgiate Comasco, la notte magica e tanta
gente, gente affascinata dagli Alpini, perchŽ
sa che su di loro si pu˜ sempre contare: li
Gli Alpini
al premio Madesimo
Anche questÕanno, nel mese di agosto, tra
gli incontri previsti nellÕambito del Premio
Madesimo, si  organizzata una serata alpina.
Invitato per lÕoccasione il Col. Mario Renna
da sempre molto vicino agli alpini comaschi,
recentemente passato a nuovo incarico e
trasferito a Roma come direttore della rivista:
ÒInformazioni della DifesaÓ. Mario ha
raccontato ad un attento gruppo di alpini e
villeggianti la sua ultima esperienza a Bangui
con lÕausilio di un interessante filmato.
Bangui, Centrafica  stato teatro di una
missione europea durata sei mesi, alla quale
ha partecipato un reparto del Genio Alpino
che vi ha anche costruito un ponte per unire
nuovamente la sponda cristiana a quella
islamica e dove anche la nostra Sezione ha
inviato diverso materiale in aiuto alla
popolazione locale.
Molto interessante il dibattito che ne  seguito
a dimostrazione della capacitˆ che Mario
Renna ha di coinvolgere il pubblico.
Prossimamente vedremo di organizzare
anche a Como un incontro con il Col. Renna,
avremo cos“ modo di apprezzare, come in
passato, la sua non comune capacitˆ
espositiva e apprezzare quanto i nostri soldati
fanno nel mondo, lavorando in silenzio, loro
s“, tenendo alto il nome dellÕ Italia!
Aldo Maero
ha visti al lavoro, li ha visti far festa e ben
700 famiglie della zona contano tuttora una
Penna Nera.
Bellissima la domenica mattina, sole raggiante, cielo limpido, paesaggio smagliante.
E non solo per il bellissimo spettacolo di
Tricolori, di 50 gagliardetti, di gonfaloni dei
Comuni, di tante Penne Nere schierate per
l'alzabandiera, l'inno nazionale, gli onori ai
Caduti. Ma perch dove c' un alpino cambia
l'aria, diventa aria di solidarietˆ, di umanitˆ
e di rispetto per la Patria, le creature e il
creato, di memoria per il passato e di impegno verso il futuro.
E c' allegria, perchŽ gli Alpini interpretano
il coraggio della speranza: anche quando
non cantano a gola spiegata, sembrano
cantare dentro. L'hanno messo in evidenza
gli interventi delle autoritˆ: oltre a Gaffuri,
il responsabile della zona Prealpi Ovest,
Silvano Miglioretto; il sindaco di Uggiate
Trevano, Fortunato Turcato; il consigliere
nazionale Lorenzo Cordiglia, il direttore
generale Ana Adriano Crugnola.
Ciascuno ha affrontato un aspetto
dell'alpinitˆ, ha sottolineato l'attivitˆ dei
gruppi festeggiati, ha espresso gratitudine,
mentre il grande piazzale diventava incandescente, mettendo a dura prova gli uomini
in piedi. Ma anche questo  spirito alpino,
giˆ trasmesso a Michele ed Alessandro,
scolaretti che hanno dichiarato: < Vogliamo
fare la scuola alpina>.
Poi, la sfilata e la Messa, conclusa con lo
struggente ÒSignore delle CimeÓ.
E un altro grazie, quello del parroco, Don
Sandro Vanoli: < Grazie per questo vostro
servizio a favore della Comunitˆ >. Alla fine,
pranzo e brindisi: bellissimi.
Ma.Cast.
14
Fatti... col
Cappello Alpino
Premio Mario Ostinelli
Al lavoro con gli alunni della Venini
La scuola primaria Corrado e Giulio Venini
 molto vicina alla nostra sezione. Lo  in
vari modi. Si trova a pochi passi dalla sede
sezionale e, in particolare, con la stessa si
ripetono interscambi e collaborazione attraverso molteplici iniziative, ormai consolidate.
Anche questÕanno ci sono stati vari incontri
fra alpini, insegnanti e scolari su tematiche
differenti, sfociate nellÕargomento principale
Òa tavola con gli alpini, i sapori della
montagnaÓ base del premio intitolato a
Mario Ostinelli per lÕanno scolastico
2014/2015.
Come in precedenza i ragazzi hanno lavorato
in modo intenso, alterno, completo, occupando mesi durante i quali hanno effettuato
ricerche, consultato pubblicazioni, svolto
approfondimenti sul tema impegnandosi a
fondo.
Il frutto di tanta attivitˆ  stato esposto nella
scuola, a disposizione dei visitatori. Disegni,
raccolte di foto, oggetti legati al tema
dellÕalimentazione confrontato nei vari tempi.
Dalla prima guerra mondiale ad oggi. Un
lavoro davvero esemplare collegato idealmente allÕExpo milanese. Tema che i ragazzi
hanno affrontato con entusiasmo, entrando
interamente nellÕargomento. Dai piccini della
prima ai pi grandicelli delle quinte.
Il 3 giugno si  tenuta la cerimonia per
lÕassegnazione del premio alla presenza
dellÕintera scolaresca, corpo insegnante,
rappresentanti dellÕEsercito e, naturalmente
gli alpini con il presidente Gaffuri. Vari gli
interventi. Fra questi il presidente Gaffuri
che ha intrattenuto i bambini in maniera
simpatica, come pu˜ fare un bravo genitore,
un amorevole nonno, portandoli allÕattiva,
allegra partecipazione ma, al tempo stesso,
disponibile e costruttiva.
Personalmente ho avuto il grande piacere
di ricordare la figura di Mario Ostinelli, cui
 dedicato il premio. Ho potuto esprimere,
cosa che mi permetto ripetere, il sentimento
che mi ha legato ad Ostinelli per oltre un
quarto di secolo, illustrando ai ragazzini le
grandi qualitˆ umane e di alpino che ne
hanno caratterizzato lÕintera sua vita.
Grande la gioia dei ragazzi nel ricevere i
quadretti premio per le loro classi, su ciascuno dei quali  stata riportata una specifica
motivazione.
Questa struttura ufficialmente ricorda due
Medaglie dÕOro al valor militare, ma in parte
sta pian piano appartenendo anche a Mario
Ostinelli che non solo ha guidato la sezione
per 18 anni dopo essere stato in consiglio
nazionale, ma lo ha fatto con lo spirito di
saggio genitore. Cosa che, se conosciuta
ogni anno dai bambini, porterˆ loro solo
vantaggi.
Il lavoro fatto dagli alpini nelle scuole conduce
a indubbi benefici. Quando a questo si aggiungono atti generosi quale la donazione
della lavagna interattiva multimediale e
materiale didattico avvenuta contemporaneamente al premio, con il tempo lascia
unÕimpronta benefica per la loro crescita,
formazione, capacitˆ civica. Di contro, agli
alpini dˆ la certezza di mantenere la memoria
e il rispetto dei veci, attraverso lÕapplicazione
di quei particolari principi appresi dal loro
comportamento, che meritano dÕessere ritrasmessi.
Achille Gregori
Lurate, incontro con le scuole
e mostra
Il 14Ê giugno, secondo consolidata abitudine, gli alpini di Casnate
con Bernate hanno ospitato i ragazzi diversamente abili
dellÕassociazione lÕAlveare per un pranzo in allegria.
Come da qualche anno a questa parte, lÕincontro  stato vissuto
in totale amicizia e il piacere di stare insieme, al punto che non
sapremmo dire se i pi gratificati siano stati gli ospiti o gli alpini
del gruppo.
Vista la reciproca soddisfazione, gli alpini sono pronti affinchŽ questi
incontri abbiano seguito nei prossimi anni.
Prima della chiusura dellÕanno scolastico, i gruppi hanno intensificando
lÕattivitˆ dedicata agli incontri con le scolaresche. Gioved“ 4 e Venerd“
5 giugno  toccato al gruppo di Lurate Caccivio incontrare gli alunni
della locale scuola media. In occasione della festa del paese, per
ricordare il centenario della Grande Guerra, gli alpini del gruppo
hanno allestito presso la loro ÒBaitaÓ una mostra con reperti storici,
documenti, medaglie e filmati, intitolata ÒRumori di guerraÉsilenzi
di paceÓ. Nei due giorni le scolaresche si sono alternate presso la
sede degli alpini per visitare la mostra e incontrare il sempre
disponibile Gen. Cesare di Dato per una piccola ÒlezioneÓ sul tema
della grande guerra.
15
Fatti... col
Cappello Alpino
ALBESE
BRENNA
APPIANO GENTILE
BULGAROGRASSO
ARGEGNO
CABIATE
ASSO
CAMNAGO FALOPPIO
BELLAGIO
CANTU’
ALBATE
BEREGAZZO
CANZO
ALBAVILLA
BINAGO
CAPIAGO INTIMIANO
24 maggio
anniversario
della
grande guerra
Il ricordo del 24 maggio ha riunito i
gruppi nel sentimento di memoria, in
maniera quasi contemporanea. In modi
ed orari diversi tutti hanno ricordato
gli eventi di 100 anni fa difronte al
monumento che ricorda i Caduti delle
loro localitˆ. In modo semplice o un poÕ
pi ricercato, ciascuno ha letto il messaggio del presidente e, soprattutto,
ha ricordato con il silenzio, la Bandiera,
lÕattenti, coloro che hanno sacrificato
la vita per la Patria.
Riportiamo le immagini pervenute dai
vari gruppi a testimonianza del ricordo,
certi che alcuni hanno omesso lÕinvio
della foto ma hanno comunque ricordato
i Caduti.
16
Fatti... col
Cappello Alpino
CASASCO INTELVI
ERBA
LAMBRUGO
CASNATE CON BERNATE
GAGGINO FALOPPIO
LANZO INTELVI
CASTELMARTE
GIRONICO
LEMNA
CERMENATE
GRANDATE
LENNO
CIVIGLIO
GRIANTE
LEZZENO
CLAINO CON OSTENO
INVERIGO
LIPOMO
COMO CENTRO
LAGLIO
LOMAZZO
17
Fatti... col
Cappello Alpino
LONGONE AL SEGRINO
ORSENIGO
SCHIGNANO
LURATE CACCIVIO
PIGRA
SEVESO
MOLINA
PONTELAMBRO
SOLBIATE
MOLTRASIO
PORLEZZA
TURATE
MONTANO LUCINO
REZZONICO
UGGIATE TREVANO
MONTEOLIMPINO
RONAGO
VALSOLDA
OLGIATE COMASCO
ROVELLO PORRO
VILLA GUARDIA
18
Fatti... col
Cappello Alpino
Fenegrò rievoca i 100 anni della
grande guerra
Ricreate trincee, attendamenti e strutture belliche nella piazza principale per la
cerimonia del 24 maggio
La sezione ha invitato i gruppi a ricordare
il 24 maggio con cerimonie nei vari paesi
sedi di gruppo. Con questo intento gli alpini
di Fenegr˜, insieme alla lÕAssociazione
culturale Finis Agrorum e la Biblioteca comunale, hanno dato vita alla mostra ÒMa
la divisa di un altro coloreÓ, dedicata alla
commemorazione fatta con visione delle due
parti in conflitto, porzione del viaggio storicoculturale che ha preso avvio nel novembre
2014 e terminerˆ nel novembre 2015.
Giˆ svolta la lectio magistralis del Gen.
Cesare Di Dato. Seguiranno rappresentazioni
cinematografiche, teatrali, musicali, ricerche
documentarie, ricostruzione di un campo di
battaglia, visite guidate alla Linea Cadorna
e al Museo della Guerra Bianca di Tem.
Il 24 Maggio si  inaugurata la raffigurazione
del campo militare nella piazza Santa Maria
Nascente (600 metri quadri) che ha permesso
di rappresentare la vita dei soldati sui fronti
italiano e austriaco tra il 1915 e il 1918.
Alla cerimonia hanno partecipato numerosi
gruppi della bassa comasca, il vice presidente
Mos Frighi, vari sindaci della zona. Dalla
stessa piazza  partito il corteo per il monumento ai Caduti, preceduto dalla Banda
Giuseppe Verdi di Fenegr˜ che ha suonato
inni italiani e austroungarici. La corona di
alloro aveva le insegne italiana e austriaca
a memoria dei Caduti dÕogni parte. In sfilata
anche il mulo "Lino" per ricordare l'impiego
di questi eroici animali.
Ritornati in piazza, nella zona neutra, tra le
installazioni italiane e quelle austriache, 
stata alzata una bandiera con stemma sabaudo. Sono seguiti gli interventi del Capogruppo Antonio Guffanti, quindi il sindaco
Claudio Canobbio, il Vicepresidente Frighi e
Carlo Bogani della Finis Agrorum.
Nella piazza sono state esposte una trincea,
la riproduzione di un aereo austriaco, una
tenda ospedale con cimeli della Croce Rossa,
una postazione di artiglieria, un comando
radio, reticolati, cavalli di frisia, camion
militari, una bicicletta italiana e una austriaca,
una zona attrezzata per salmerie. Hanno
partecipato i gruppi storici ÒPrimo Plotone
PunitiÓ di Pordenone e ÒWelsch Tiroler Istorischer VereinigungÓ, del Tirolo meridionale.
Sono state sparate salve di fucile e cannonate
per rappresentare lÕinizio delle ostilitˆ. Nel
salone parrocchiale era contemporaneamente
visitabile una mostra di cimeli provenienti
dal Museo della guerra bianca. Un bandierone
tricolore alto 30 metri ha ricoperto lÕintero
lato del campanile prospiciente la Piazza.
A lato i "ranci militari" preparati dai due
fronti, con polenta e bruscitt per l'Italia e
dallÕaltra parte zuppa austriaca cucinata con
una stufa da campo dell'epoca.
Migliaia di visitatori hanno apprezzato la
coerenza della rievocazione, forse unica nel
suo genere, riconoscendo il lavoro svolto da
alpini e altre associazioni.
Antonio Guffanti
19
Fatti... col
Cappello Alpino
Monte
Olimpino
e
la
“Canzone
del
Piave”
Collaborazione con la scuola primaria su temi storici e grande guerra
é ancora possibile imparare la canzone del
Piave per cantarla di fronte al monumento
ai Caduti come si faceva un tempo? Certamente si a Monte Olimpino e, ovvio a dirsi,
grazie agli alpini. Per la ricorrenza del 24
maggio, il gruppo ha proposto e realizzato
lÕiniziativa nelle classi terze, quarte e quinte
della locale scuola primaria intitolata a Giuseppe Massina, tenente degli alpini e Medaglia dÕOro, una delle sette al valor militare
appuntate sul Vessillo sezionale, meritevole
di vedere alunni tanto preparati in storia.
LÕiniziativa  nata quale completamento del
corso di formazione musicale offerto agli
alunni delle elementari dalla Filarmonica di
Monte Olimpino. Gli alpini del gruppo hanno
dato sostegno alla gestione logistica del
saggio finale, sbocco naturale dellÕ ottimo
rapporto di amicizia e collaborazione in atto
da anni con la scuola.
In passato era abituale imparare canzoni
patriottiche durante le lezioni di musica del
programma scolastico delle elementari. Per
questo diversi alpini monteolimpinesi ricordando di avere imparato a cantare il Piave
ai tempi delle elementari e conservando con
gioia la propria formazione scolastica, hanno
ritenuto di soddisfare il desiderio di trasmettere agli alunni di oggi un poÕ di sapore e di
amore di Patria, un tempo abituale.
Cos“ una pattuglia di alpini capitanata da
Angelo Moretti, presidente della Filarmonica,
ha curato la parte didattica insieme alle
insegnanti. Con il testo del Piave,  stata
distribuita una brochure che ripercorre gli
eventi storici citati nella canzone, rimarcando
il successo popolare che ha riscosso negli
anni e negli italiani che lÕhanno imparata da
piccoli.
Trascinati dagli alpini, gli alunni hanno appreso la canzone con entusiasmo, cantandola
in una suggestiva cerimonia davanti al monumento ai Caduti di Monte Olimpino alla
vigilia del 24 maggio, accompagnati da
maestre e genitori. Tutti insieme, Òper non
dimenticareÓ, ragazzi, insegnanti, alpini,
gente che ha contornato il monumento,
seguendo con interesse e voglia di ricordare,
della quale i pi giovani necessitano per
crescere meglio.
E. Roncoroni
A teatro nella postazione di Cardina
Recite e canzoni nella trincea per iniziativa del gruppo di Monte Olimpino
Pomeriggio colmo di memoria, sentimento,
rispetto verso coloro che centÕanni fa offrirono
lÕesistenza per assolvere al dovere cui furono
chiamati. Il luogo suggestivo delle postazioni
di Cardina ha espresso ancora meglio i valori
dellÕincontro. é stato facile pensare a chi
nelle trincee ha sofferto, combattuto, sacrificato lÕesistenza. Sentirsi loro vicino essendo
l“, dentro le postazioni della linea difensiva
nata per queste eventualitˆ.
Sentimenti rafforzati da quanto rappresentato
con il succedersi di letture e canti che, oltre
ai presenti, hanno incantato anche il bosco
circostante. Scenario perfetto, neanche fosse
fatto da un maestro scenografo in un elegante, noto teatro.
Attori della compagnia Spindler e cantori del
Coro Nigritella hanno dato vita alla rappresentazione che ha alternato parole e musiche
nate nelle trincee cento anni addietro.
Base dello spettacolo brani del diario di Attilio
Figini, lomazzese classe 1895, appartenuto
al Btg. Val Fella con vicende legate al fronte
carnico, Pal Piccolo, Sella Nevea, Rombon.
Figini fa parte dei fortunati che sono tornati
a casa, riprendendo il lavoro, aiutando cos“
la nazione a ripartire. Lui lo fece fino al
1959, anno della sua morte.
Fra un canto e lÕaltro i racconti, le descrizioni
degli eventi, le conoscenze avute al fronte.
Fra queste Ungaretti, DÕAnnunzio, E.A. Mario
(Giovanni Gaeta, autore della canzone del
Piave). Fatti bellici, il crollo di Caporetto, la
prigionia prima in Austria poi in Ungheria.
Ci˜  stato possibile grazie alla disponibilitˆ
delle figlie Signore Ombretta, presente alla
rappresentazione e Maria Teresa che hanno
raccolto e ordinato gli appunti paterni scritti
nel 1915/16/18, mentre la parte del 1917
fu distrutta dallÕautore durante la prigionia.
LÕincontro  stato impostato dal gruppo di
Monte Olimpino, particolarmente attaccato
alle postazioni di Cardina. Molti gli alpini che
hanno collaborato allÕallestimento e al successivo ÒrancioÓ. Fra questi il capogruppo
nonchŽ consigliere sezionale Emanuele
Roncoroni. Per la sezione il vicepresidente
vicario Mos Frighi ha salutato i presenti,
ricordando i motivi che portarono alla guerra,
il suo sviluppo, i fatti che la precedettero,
la Linea Cadorna e le attivitˆ sezionali svolte
per il suo recupero.
Al termine i presenti hanno potuto visitare
i ricoveri, rendendosi conto delle difficoltˆ
della vita in trincea, prima di passare al
Òrancio di trinceaÓ
Achille Gregori
20
Fatti... col
Cappello Alpino
In montagna da bravi alpini
Raduni sulle vette per la storia e la memoria
al CONTRIN
Anche questÕanno, un bus ha portato alpini del gruppo di Solbiate
sulle pendici della Marmolada, fantastica montagna che fu teatro
bellico. Al rifugio Contrin, il 28 giugno, si svolgeva il 32¡ raduno
in ricordo delle vicende della grande guerra, curato dalla sezione
di Trento. Dopo lÕallegra giornata di sabato, la domenica  stato
raggiunto il rifugio dove ha avuto luogo la cerimonia con Alzabandiera,
Onore ai Caduti al cippo intitolato al capitano Andreoletti, fra i
fondatori dellÕANA, cui sono seguiti gli interventi delle autoritˆ e la
Messa. QuestÕanno, per gli alpini di Solbiate, la giornata  stata resa
memorabile per lÕincontro fortuito, ma emozionante, tra lÕalpino
Fiore Triangeli e Marcello Bellacicco, suo tenente 30 anni fa, ora
Generale Vice Comandante delle Truppe Alpine. Una festa in pi
per gli alpini di Solbiate. Emozioni che i raduni alpini riservano a chi
vive le attivitˆ associative.
M. G.
LÕincontro si  svolto al Parco dellÕAdamello, zona di guerra del Monte
Listino-Passo del Termine, dove si trovano i resti di casermette a
testimoniare la prima linea, i combattimenti degli alpini nei quali in
tanti lasciarono la giovane vita.
Le colonne dei partecipanti, sono salite su questa montagna per la
cerimonia commemorativa e la celebrazione della Santa Messa
presieduta da un Camuno, il cardinale Giovanni Battista Re. La
nostra sezione da anni  presente al Pellegrinaggio, per commemorare
e testimoniare la propria vicinanza a chi, cento anni fa, ha dato la
vita sui campi di battaglia. Ancora capitanati da Gianmario Porro,
13 i comaschi che hanno raggiunto il luogo con la colonna 2 e la 3.
Gli alpini appartengono ai gruppi di Laglio, Moltrasio, Monte
Olimpino, Schignano, Albate, Casasco, Maslianico, Olgiate Comasco.
I pi giovani con la due, gli altri con la tre sul percorso meno
impegnativo. Nota di merito per il sindaco di Breno che  salito
marciando, anzichŽ con lÕelicottero riservato alle autoritˆ. Tutti sono
giˆ pronti per il 2016, 53¡ pellegrinaggio in memoria dei veci.
GM Porro - F Ravazza
sullÕORTIGARA
in ADAMELLO
A Breno, in Valle Camonica, con una cerimonia davvero patriottica
si  chiuso domenica 26 luglio il 52¡ Pellegrinaggio in Adamello,
questÕanno dedicato a Nando Sala per anni segretario della Sezione
e organizzatore della manifestazione.
Ortigara, monte sacro degli alpini. Simbolo dellÕAssociazione. Luogo
ove si radunarono per la prima volta i Fondatori e i Reduci che
combatterono fra ghiacci fango e sofferenze. Ricoverati in rifugi
abbarbicati alle rocce, sprofondati nelle trincee. Obbedienti e pronti
al dovere. S“ i nostri Padri che posero lass la Colonna Mozza,
simbolo della memoria, dei valori di Patria, di abnegazione al dovere
che oggi chiamiamo alpinitˆ. Pensare alla Colonna ci conduce
immediatamente ai valori associativi.
21
Fatti... col
Cappello Alpino
Lass, sullÕOrtigara, accanto a quella colonna, ogni anno si ripete
lÕespressione solenne della memoria che gli alpini tributano a chi
novantasei anni orsono volle lÕAssociazione che oggi viviamo,
conosciamo e rispettiamo. Il 12 luglio si  rinnovato il pellegrinaggio.
Migliaia di alpini si sono recati lass portando le insegne in onore
di chi vi combattŽ da entrambe le parti. Il Vessillo di Como  salito
alla Colonna Mozza un'altra volta. Una delegazione del gruppo di
Canzo lo ha scortato, portando idealmente il saluto di tutta la
sezione, attraverso le 7 Medaglie dÕOro appuntate su di esso.
Bellissima giornata sotto ogni aspetto. Grande soddisfazione dei
partecipanti per essere stati lass, accanto al Presidente nazionale
Favero, al Labaro, ai Vessilli di sezione, alle centinaia di gagliardetti
e alpini. Con la memoria nel cuore.
al PALANZONE
attraverso una massiccia partecipazione. Pi di trenta gagliardetti
e tanti alpini hanno reso gli onori al Vessillo scortato dai vicepresidenti
Bianchi e Gatti e alcuni consiglieri sezionali. Dopo lÕalzabandiera,
accompagnato dal canto dellÕInno Nazionale, sono intervenuti il capo
gruppo Vittorio Zerboni, il Sindaco di Tremezzina on. Mauro Guerra
e il Vice Presidente Enrico Bianchi. In chiusura una vera Òmessa al
campoÓ officiata da don Mario Malacrida, nei tempi e modi convenuti
ad una messa per gli alpini. Il prossimo raduno chiamerˆ ancora
una volta gli alpini ad onorare i Veci, la memoria e la vicina Linea
Cadorna che, nel 2016, compirˆ anchÕessa 100 anni.
al CORNIZZOLO
Il 26 luglio molti alpini hanno preso parte al tradizionale raduno
sul Monte Palanzone iniziato 35 anni fa dal gruppo di Palanzo. Anche
questÕanno il tempo ha aiutato gli organizzatori. Dopo giorni di
calura, una piacevole brezza ha accompagnato la manifestazione.
Numerosi gli alpini presenti con tanti Gagliardetti. Salire in montagna
ricordando i Veci, per gli alpini  cosa naturale. Per questo il ritrovo
sul Palanzone riscuote sempre tanto seguito. Dopo la rituale cerimonia,
gli interventi del capogruppo Giuliano Grammatica, del sindaco di
Faggeto Raffaele Danelli, del vicepresidente Enrico Bianchi. Dopo
la Messa celebrata da don Bruno, cՏ stato un momento singolare.
Il raduno  stato impreziosito dalla ÒinvestituraÓ a socio aiutante di
Gabriele Danelli. Giˆ socio amico degli alpini di Palanzo,  stato
accolto nellÕAssociazione come gli amici veri, quelli che dimostrano
di avere il nostro stesso cuore, come ha scritto nella lettera di
ÒinvestituraÓ il Presidente Gaffuri. Bello il gesto del gruppo di Palanzo
che ha voluto dare rilievo alla nomina. I soci aiutanti che sono
sempre accanto a noi, se lo meritano. Comprensibile la commozione
di Gabriele, come quella degli alpini del gruppo. Antesignani anche
in questo gesto. Che sia lÕinizio di un lungo cammino come il raduno
sul Palanzone?
F. Pedretti
sul GALBIGA
Festa doppia per gli alpini di Lenno che, secondo tradizione,
propongono annualmente il raduno sul monte Galbiga, presso il
rifugio intitolato alla medaglia dÕoro Corrado Venini e al compianto
Presidente Camillo Cornelio. Appuntamento giunto alla 37 edizione.
QuestÕanno ricorre anche il trentesimo anniversario della ristrutturazione del rifugio. Gli alpini hanno premiato gli organizzatori
Si  ripetuto lÕincontro sul monte Cornizzolo, giunto alla 19^ edizione.
Gli alpini del gruppo di Canzo e di Civate (sezione di Lecco), paesi
ai piedi dei due versanti montani, si incontrano dopo aver ricollocato
la croce sulla vetta del monte poco prima di iniziare la ritualitˆ
dellÕincontro. Esecuzione secondo abitudine. Alzabandiera, contornato
da pochi Gagliardetti, interventi dei capigruppo Fontana per Canzo
e Mauri per Civate, dei sindaci e del vicepresidente Bianchi. Di fronte
alla chiesetta sul pianoro sotto la vetta,  stata celebrata la messa
accompagnata dal coro alpino del gruppo canzese, capace di trascinare
alpini e gente, sia pur presenti in numero davvero ridotto.
Forse la continua concomitanza con il raduno in ricordo del
battaglione Val dÕIntelvi che assorbe la gran parte dei gruppi della
sezione, non permette le presenze che le motivazioni dellÕincontro
richiederebbero. Due gruppi, due sezioni, uno scopo di rilievo,
meriterebbero altro.
22
Fatti... col
Cappello Alpino
Alpini di Ponte Lambro attività del gruppo svolta in più direzioni
Trasferta al Doss Tren
Per la memoria in uno dei luoghi dedicati alla Grande Guerra
Il 12 luglio, presso il Doss Trent, monumento
dedicato alle Truppe Alpine collocato sopra
Trento, si  tenuta lÕinaugurazione della
nuova biblioteca alpina. Grazie ai contributi
di numerosi gruppi alpini e singoli benefattori,
una collezione di oltre 3000 volumi inerenti
gli alpini,  stata sistemata nella biblioteca.
Tra i gruppi collaborativi, Ponte Lambro,
Capiago Intimiano e Olgiate Comasco, appartenenti alla nostra sezione. Nel pomeriggio
di domenica 12 luglio, gli alpini di Ponte
Lambro, agli ordini del gen. brig. Stefano
Basset responsabile del museo, hanno eseguito lÕAlzabandiera. Numerosi gli alpini e
il pubblico presente. é seguita lÕapertura del
museo per la visita.
Terminata lÕinteressante visita, si  svolta
unÕaltra commovente cerimonia. Il pronipote
undicenne del Tenente alpino Luigi Poli -di
Mattarello di Trento- insieme ai familiari,
ha consegnato al museo la Medaglia dÕOro
conferita al Valor Militare al trisavolo caduto
in Ortigara il 19 giugno 1917. Nel momento
della consegna, il picchetto del 2^ rgt. Alpino
Genio Guastatori, ha reso gli Onori in me-
moria della MO Luigi Poli.
Dopo la commovente consegna, il generale
Basset e il presidente della sezione di Trento
Pinamonti, hanno proceduto al taglio del
nastro per ufficializzare lÕinaugurazione della
rinnovata biblioteca, illustrando il grosso
lavoro eseguito.
Terminata la parte ufficiale, gli alpini presenti
hanno formato il corteo che si  recato al
monumento dedicato a Cesare Battisti, cui
sono stati resi gli onori alla presenza della
nipote. Cosa che ha reso ancor pi suggestivo
il momento.
Il Coro ANA di Trento ha condotto alla conclusione lÕincontro, con lÕesecuzione di canti
tradizionali del repertorio alpino.
Un segno della vitalitˆ della sezione di Como
 ora presente in uno dei musei principali
che ricordano la grande guerra, vissuta ancor
pi in quel territorio.
Nuovo pennone per
il monumento agli alpini
Fra le tante attivitˆ, il 2 giugno in ricordo
dellÕanniversario della Repubblica, il gruppo
ha inaugurato un nuovo pennone a lato del
monumento agli Alpini affinchŽ il Tricolore
sventoli in memoria di coloro che sono
Andati Avanti in tempo di guerra e di pace.
Presenti il sindaco Ettore Pelucchi con alcuni
consiglieri, Tiziano Tavecchio consigliere
sezionale, rappresentanti dellÕAssociazione
Nazionale del Fante e dellÕAssociazione Nazionale Bersaglieri, il parroco Don Stefano
Dolci, Il Corpo Musicale Masciadri, il gruppo
folcloristico i Brianzoli e il Gruppo Fotografico
Mario de Blasi.
La cerimonia si  svolta di fronte al monumento agli Alpini, recentemente restaurato,
alla presenza di numerosi alpini e molta
popolazione.
Durante la cerimonia sono intervenuti il
capogruppo Guido Severico, il sindaco Ettore
Pelucchi, il consigliere sezionale Tiziano
Tavecchio. Sottolineata lÕimportanza della
Festa della Repubblica, la necessitˆ di ricordare i Caduti nelle guerre e missioni di pace,
rivolgendo sempre lo sguardo al Tricolore.
Alzabandiera, canto dellÕInno di Mameli,
esecuzione di Signore delle Cime, silenzio
eseguito dal trombettista Paolo de Capitani,
sono stati i momenti principali della manifestazione.
Dopo la benedizione, al suono del canto
Sventola il Tricolore, una nube colorata di
Verde, Bianco e Rosso di fumogeni accesi a
sorpresa, hanno colorato lÕaria e il sentimento
di alpini e cittadini. In chiusura  stato
annunciato in anteprima che il 12 Giugno
2016 Ponte Lambro ospiterˆ lÕannuale raduno
sezionale, con la presenza degli alpini dei
124 gruppi, sottolineando una festa importante che celebra la memoria degli alpini
andati avanti.
Queste ed altre attivitˆ, ancora pi locali,
sono la preparazione al Raduno Sezionale
che nel 2016 sarˆ proprio a Ponte Lambro
per ricordare, celebrare e guardare lontano.
Marco Bravi
Brienno: galleria di Mina della Linea Cadorna
NellÕambito della linea difensiva ÒFrontiera
NordÓ sorta dopo lÕinizio della grande guerra,
si trovano le cosiddette gallerie di mina.
Opere invisibili preparate per bloccare gli
accessi ai potenziali invasori, atte a distruggere le strade di transito. Lungo il percorso,
ce ne sono alcune dislocate in localitˆ strategiche, anche staccate dal tratto difensivo
principale, proprio per bloccare il transito
qualora si fossero verificati passaggi oltre
la Linea Cadorna, nome con il quale conosciamo lÕopera che abbiamo ripristinato in
pi luoghi.
Di queste gallerie una  stata realizzata a
Brienno in localitˆ ÒPuncettÒ. Il tunnel 
scavato nella roccia e rivestito con mattoni
a vista mentre il pavimento  realizzato con
beole in pietra che coprono i canali adibiti
a portare lÕacqua ai 6 pozzi profondi 9 metri.
In caso dÕuso, nei pozzi si sarebbero dovuti
depositare gli esplosivi con relativi detonatori.
AllÕ interno dei tunnel sono ricavate due
Santa Barbara per la messa in sicurezza di
esplosivi e detonatori, opere perfettamente
conservate, asciutte ancor oggi a distanza
di centÕanni.
Come avrebbe dovuto funzionare? Con apposite carrucole veniva calato in fondo al
pozzo lÕ esplosivo, innescato il detonatore
si riempiva il pozzo dÕacqua per favorire
lÕesplosione e la relativa demolizione verso
il basso. LÕesplosione causava il crollo della
galleria sottostante, la galleria di Brienno
sulla vecchia via Regina, unica allora percorribile sul tratto, pertanto con questo veniva
impedito di fatto il passaggio in direzione
sud.
Grazie al recupero e alla collaborazione degli
alpini, sono possibili visite in giorni e orari
stabiliti previo accordo con il capogruppo di
Brienno e Consigliere sezionale Lorenzo
Vasile. Il Presidente Gaffuri, i Vice Gatti,
Frighi e il Consigliere Pedretti, accompagnati
dalle relative consorti, hanno potuto verificare di persona il manufatto realizzato con
grande maestria. Come in altre localitˆ, ora
la galleria  visibile, questo grazie agli alpini
di Brienno che, in collaborazione con
lÕAmministrazione comunale, hanno ripristinato, pulito e reso agibile un sito di importanza storica non solo per il territorio in cui
sorge.
Mos Frighi
23
Fatti... col
Cappello Alpino
Albavilla: alpini e ragazzi nel ricordo
della grande guerra
Per la memoria canti della tradizione e letture di documenti
Serata particolare il 2 giugno ad Albavilla.
Alpini e i ragazzi della scuola primaria, hanno
i n t ra t t e n u t o l a p o p o l a z i o n e g ra z i e
allÕesibizione del Coro Colmenacco di Nesso
portato in concerto per ricordare i cento anni
dellÕinizio della prima guerra mondiale. Tema
della serata canzoni, letture di brani e lettere
collegati alla Grande Guerra.
Il Teatro della Rosa ha accolto il numeroso
pubblico e i ragazzi della scuola primaria
che intrattengono rapporti con gli alpini, in
un percorso formativo storico iniziato lo
scorso anno per il 90esimo di fondazione
del gruppo. LÕincontro  stato un alternarsi
di musica, parole, immagini. Ad ogni canzone
sono seguite letture fatte dai ragazzi che
hanno proposto brani e lettere, interpretandole con animositˆ ed emozione. Valeria,
Bianca, Federica, Alessandro, Camilla, Greta,
Arianna, Grazia e un altra Greta, si sono
alternati con le letture di lettere scritte dal
fronte a casa o al parroco del paese perchŽ
i parenti fossero informati di quanto succedeva intorno a loro, intervallando lÕesecuzione
corale.
Un connubio riuscito di parole e musica ben
accostate e accompagnate da immagini
collegate agli eventi ricordati che scorrevano
alle spalle di cantori e ragazzi. Il nostro
direttore Achille Gregori ha condotto la
serata, aggiungendo particolaritˆ storiche
inerenti i fatti bellici e le vicende degli uomini
al fronte, secondo le letture e le canzoni
proposte. Il capogruppo Angelo Proserpio e
la sindaco dr.sa Giuliana Castelnuovo hanno
rimarcato gli scopi educativi della serata e
la necessitˆ di ricordare il sacrificio dei nostri
vecchi. Attentissimi i ragazzi che non si sono
persi un momento della serata. Ottima, come
sempre, lÕesecuzione dei cantori del Colmenacco diretti dal maestro Moreno Pertusini
che ha portato il coro ad un livello elevato,
apprezzato dovunque, grazie alle numerose
tournŽe cui ha preso parte. Sono anche stati
raccolti fondi in favore di una associazione
locale, per ricordare i 100 anni dalla prima
guerra mondiale, i 70 del termine della
seconda e i 68 anni di celebrazione del 2
giugno e relativa parata militare in onore
dei Caduti.
Ulteriore momento di sviluppo e collaborazione fra alpini e ragazzi in favore della
memoria.
Carrozzine per disabili collocate dagli alpini
Ci  capitato spesso di sentirci rivolgere
domande sulle attivitˆ effettuate dagli alpini,
quali e quanti tipi di lavoro si svolgono
nellÕassociazione a favore di necessitˆ esterne
allÕANA. Spesso ci  venuto spontaneo rispondere con semplicitˆ e altrettanta assoluta
certezza affermando: <ɏ molto pi semplice
elencare quanto gli alpini non fannoÉ> tanto
 diversificata lÕattivitˆ svolta in ogni direzione
a beneficio della collettivitˆ. Questo lavoro,
 difficile da valorizzare nellÕaspetto economico. Diversa la parte morale. Cosa per la
quale lÕassociazione gode della fiducia di
cittadini, imprenditori e istituzioni.
Forse  anche per questo che unÕazienda
padovana ha messo a disposizione dellÕANA
ben 300 carrozzine di tipo speciale, nella
certezza che il suo gesto di generositˆ sarebbe andato nellÕesclusiva direzione della
solidarietˆ verso veri bisognosi.
La direzione generale ANA ha interessato le
ottantuno sezioni per la ricerca di necessitˆ
specifiche e assegnare le speciali attrezzature
per disabili. é cos“ iniziata la corsa alla
valutazione delle necessitˆ territoriali per
assegnare gli speciali strumenti per disabili.
La sezione di Como con i suoi gruppi, secondo
consolidata abitudine, si  messa subito in
movimento. Ben 15 carrozzine sono arrivate
nel comasco. Quindici problemi umani risolti
con assoluta gratuitˆ. I gruppi pi solleciti
e attivi sono riusciti a formulare le segnalazioni come prestabilito, indicando le necessitˆ
emerse nel loro territorio. Il gruppo di Menaggio ne ha avute quattro, assegnandole
a due Onlus che assistono disabili. Altre 4,
con stesso utilizzo, sono state consegnate
ad Albiolo. Il gruppo di Grandate ha sostenuto
un privato bisognoso dellÕattrezzatura. Capiago Intimiano ha fornito una carrozzina
alla casa di riposo. Cinque sono andate alla
CRI di Uggiate Trevano per lÕassistenza nelle
Òterre di frontieraÓ.
LÕatto di generositˆ non si  esaurito con la
ricerca dei destinatari, dato che la sezione
ha provveduto ad inviare furgoni a Motta di
Livenza, nel trevigiano, per ritirare le carrozzine, trasportarle a Como e quindi alle destinazioni. Naturalmente tenendosi a carico
le spese di viaggio, vista la gratuitˆ dei
volontari di Protezione Civile, sempre disponibili ad ogni iniziativa. Ancora una volta, la
generositˆ di una azienda  passata attraverso gli alpini per avere la certezza della
finalitˆ, secondo la consolidata abitudine
dellÕassociazione. Fatti giˆ verificatisi in
passato, a partire dal grosso contributo del
governo statunitense per il terremoto friulano
del 1976. Intervento che ha dato avvio al
volontariato e allÕinserimento dei soci amici,
iniziando la trasformazione comportamentale
dellÕassociazione. Altre volte si sono ripetuti
atti analoghi con assegnazioni di vario genere. LÕattivitˆ associativa  colma di simili
fatti che, in alcuni casi, sono addirittura
passati sotto silenzio.
Forse  anche per questo che per molti di
noi  facile riferire quanto gli alpini non
fanno!
24
Fatti... col
Cappello Alpino
L’annuale raduno a Caslino d’Erba
Abituale incontro agostano con la popolazione
Come  tradizione da 45 anni, il gruppo di Caslino dÕErba ad agosto
organizza il suo raduno alpino. Il sodalizio caslinese, composto da
circa un centinaio di soci e guidato da Giuliano Vanossi, questÕanno
celebra il 93¡ anniversario di fondazione.
La cerimonia ha avuto inizio in piazza della Vittoria, sede del Comune,
con gli onori al gonfalone, Vessillo sezionale, alzabandiera, canto
del ÒInno nazionaleÓ, deposizione della corona dÕalloro al monumento
ai Caduti. Ospiti dÕonore il colonnello degli Alpini Claudio Lucarelli
e il maresciallo dei Carabinieri Salvatore Melchiorre.
La sfilata composta dal locale Corpo musicale L. Perosi, un bel
numero di bambini con bandiere tricolori, una quindicina di gagliardetti
e un nutrito gruppo di Alpini, ha risalito le vie del centro storico. Il
percorso questÕanno ha subito una breve digressione al parco
comunale Tremolada, dove gli alpini hanno svolto importanti lavori
di manutenzione, ragione per la quale allÕingresso  stata scoperta
una targa ricordo.
La deposizione floreale al monumento agli Alpini e i discorsi ufficiali,
tenuti nel parco sottostante dal capogruppo Giuliano Vanossi, dal
sindaco Marcello Pontiggia e dal presidente sezionale Enrico Gaffuri,
hanno preceduto la celebrazione della Santa Messa.
Graditissima la presenza del fante e Reduce di Russia Luigi Locatelli,
classe 1920.
Albate presenta una pubblicazione su Nassiriya
Don Angelo Pavesi, colonnello e cappellano
militare attualmente coadiutore presso la
parrocchia di Albate, dopo la precedente
presentazione della Missione Isaf in Afghanistan, ha descritto un reportage sulle missioni di peacekeeping cui ha aderito. Presenti
due soci del gruppo partecipi a missioni
allÕestero: il cap. magg. capo scelto Maurizio
Tagliabue, e il cap. magg. capo Giacomo
Canobbio, attualmente di stanza alla base
Nato di Solbiate.
Splendide foto e il commento di Don Angelo,
hanno raccontato gli aspetti della missione
Antica Babilonia, nata nel 2003 per la lotta
al terrorismo, con una coalizione internazionale guidata dagli USA, attiva fino al 2006.
Questo dopo il dovuto ricordo dei 19 Caduti
di Nassiriya: Massimiliano Ficucello, Enzo
Fregosi, Giovanni Cavallaro, Alfonso Trincone,
Alfio Ragazzi, Massimiliano Bruno, Daniele
Ghione, Filippo Merlino, Silvio Olla, Giuseppe
Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia,
Horatio Maiorana, Andrea Filippa, Emanuele
Ferraro, Alessandro Carrisi, Pietro Petrucci,
Stefano Rolla e Marco Beci. Aspetto militare,
attivitˆ di ricostruzione, sostegno alla popolazione si riepilogano in queste cifre: 25.500
casi sanitari risolti e 5.400 interventi di
pronto soccorso; 800 progetti per aiuti umanitari, infrastrutture sanitarie e idroelettriche,
attrezzature per lÕeducazione scolastica; 630
beni archeologici trafugati, rinvenuti catalogati e riconsegnati al museo di Nassiriya.
Questo grazie anche alla nostra Associazione
che ha contribuito inviando, tramite la missione militare, viveri, materiale sanitario e
didattico. Altro aspetto importante, la formazione, addestramento, equipaggiamento
di oltre 3000 militari e pi di 10.000 uomini
delle Forze di Polizia irakeni. Don Angelo,
inoltre, ha raccontato gli aspetti umani delle
missioni, la sua vicinanza ai militari lontani
da casa e dalle famiglie. Le difficoltˆ con le
popolazioni. Le differenze fra il popolo Afgano
che non conosce il senso di Patria, con quello
Irakeno che ha un concetto di terra comune.
Per ultimo, le considerazioni su Nassiriya,
culla delle tre religioni monoteiste pi importanti della terra: Cristianesimo, Ebraismo,
Islam. Nonostante questo, lÕodio la fa sempre
da padrone fra uomini.
Flavio Pedretti
Ho visto un alpino piangere
un brutto fatto successo all’adunata di L’Aquila
Riportiamo con piacere questo pensiero
inviatoci da una giovane ragazza che porta
con orgoglio e pieno diritto il cappello
alpino, visto il suo servizio prestato con la
mini naja. Le sue espressioni dimostrano
di quanto spirito alpino sia permeata la
giovane associata e come consideri i valori
dellÕalpinitˆ oltre ai puri sentimenti di
amore e stima. Condividiamo quanto afferma e, complimentandoci, diamo volentieri spazio a questo sfogo sentimentale.
Laggi, a LÕAquila, ho visto un Alpino
piangere. QuellÕAlpino era mio nonno.
PerchŽ piangeva? PerchŽ un uomo, o presento tale, con sulla testa un cappello
alpino, gli ha rubato il portafoglio. Un
alpino gli ha rubato il portafoglio? Mi son
chiesta. No, il cappello era fasullo. Due
ragazzi, due alpini veri lo hanno visto e
hanno cercato di fermarlo. Senza successo.
Ma tu, tu che avevi quel cappello fasullo,
tu che hai finto di essere qualcosa che non
sei e non potrai mai essere, hai rubato il
portafoglio ad un uomo di 91 anni. Ad un
Alpino di 91 anni che quel giorno, nonostante gli anni e la fatica di stare sotto un
sole cocente, era l“ per celebrare uno dei
corpi militari pi belli dÕItalia. Chissˆ come
sei contento. Ti senti forte. Immagino che
dopo un atto cos“ meschino ti credi un
vero uomo.
Hai rubato il portafoglio ad un uomo che,
col suo cappello logoro e pieno di ricordi,
era l“ per celebrare e festeggiare gli Alpini
e i valori che rappresentano. E tu, con
quel cappello finto, che hai usato solo per
mimetizzarti, non hai nessun diritto di
indossarlo, nemmeno se  fasullo. PerchŽ
quel cappello deve essere portato da chi
ama gli Alpini, li rispetta, li onora, in
particolare i Veci. Tu, invece, non sai
nemmeno cosa sia il rispetto. Tu non sarai
mai nessuno. La veritˆ  che mio nonno
i documenti li potrˆ rifare. Ma tu hai preso
solo poche cose. Tu hai perso lÕoccasione
di imparare qualcosa. Avresti potuto guardarti intorno. Respirare forte e ascoltare.
Avresti sentito la voce dello speaker parlare
di valori, valori veri di cui gli Alpini sono
portatori ovunque, con migliaia di azioni.
Valori che esprimono coraggio. Onestˆ.
Amore per la Patria. Solidarietˆ. Avresti
sentito la forza di quelle persone che
sfilavano. Avresti sentito lÕamore e il rispetto di quelli che applaudivano. Invece
hai chiuso le orecchie e il cuore. Hai seguito
quella specie di finto dio che oggi pare
accomunare molti: il dio denaro. Ovunque
ci sono gli omuncoli e poi ci sono gli uomini.
Ecco. Mio nonno, tutti gli Alpini sono Uomini. Tu sei solo un omuncolino. E, purtroppo per te, continuerai ad esserlo per
la vita. I volari degli Alpini non potrai
neppure immaginarli.
Carlotta Porro
25
Fatti... col
Cappello Alpino
Se avete fame...
Frontiera Nord
o Linea Cadorna
Presentato il progetto
For-Ti nel programma
Interreg fra Italia e Svizzera
Se avete fame É viaggio nella storia per la
memoria. Questo il titolo della serata organizzata il 12 giugno dagli alpini di Lurago
dÕErba per ricordare i 100 anni dellÕinizio
della prima guerra mondiale. Nel titolo una
doppia intenzione. Il richiamo alla strofa
della canzone alpina e lÕidealitˆ della voglia
di conoscere, della ÒfameÓ di sapere e ricordare.
NellÕaccogliente sala consigliare del comune
il generale Cesare Di Dato ha relazionato i
presenti su aspetti, fatti, curiositˆ legate agli
eventi succedutisi dal maggio 1915 al novembre Õ18, accompagnato da filmati originali
riguardanti le vicende raccontate, in un
tuttÕunico di parole, visioni, suoni, suggestione dei vecchi Film Luce.
Le capacitˆ e la sicura conoscenza storica
di Cesare Di Dato, hanno coinvolto la ristretta
platea che ha seguito con massima attenzione
quanto trattato. Fatti che hanno portato allo
sviluppo bellico, movimenti diplomatici dello
stato italiano precedenti lÕingresso in guerra,
inizio delle ostilitˆ, eventi sui vari fronti,
successione di prese e perdite di territori,
vita amara di trincea, Caporetto, il Piave e
Vittorio Veneto. In sostanza lÕintera evoluzione dei fatti, riportata in maniera eccellente,
creando interesse in ciascuno dei presenti.
Prima dellÕesposizione dei temi dellÕincontro,
il capogruppo Pietro Negri ha ringraziato e
salutato la platea. Il presidente Enrico Gaffuri
ha sottolineato lÕimportanza dellÕiniziativa,
dedita a mantenere e trasmettere la memoria
di cui necessitiamo tutti, ancor pi oggi,
presi come siamo dal susseguirsi di vicende
negative. Altrettanto piacere  stato espresso
dal sindaco Federico Bassani. Oltre alle
immagini e alla relazione storica del generale,
il consigliere Tavecchio ha letto alcuni brani
inerenti i fatti raccontati.
Al termine il dibattito fra pubblico e relatore
ha portato alla chiusura vissuta con intenso
interesse. Segno della reale partecipazione
dei presenti.
Adler
Parè al raduno del Triveneto
Nonostante la pioggia il raduno del Triveneto
a Conegliano di sabato 13 e domenica 14
giugno ha sfondato ogni aspettativa. La
stampa veneta parla di 80 mila presenze e
di circa 20 mila Alpini in sfilata.
La Sezione di Como era rappresentata dagli
Alpini del Gruppo di Par , Òfratelli gemelliÓ
dellÕomonimo Gruppo di Par di Conegliano
che hanno sfilato assieme portando uno
striscione con la scritta : ÒDUE GRUPPI Ð UN
SOLO CUOREÓ.
Incredibile  stato il calore della gente che
ha applaudito e partecipato nonostante la
fastidiosa pioggia. CÕera gente ovunque e
gli Alpini si sono sentiti avvolti da questo
calore.
Il Presidente Nazionale Favero ed il responsabile organizzativo del raduno Geronazzo,
soddisfattissimi, hanno manifestato la loro
speranza di una candidatura di Treviso per
la prossima adunata nazionale del 2017.
Sicuramente quanto accaduto a Conegliano
 di buon auspicio per desiderare quello che
ÒloroÓ hanno battezzato : ÓAdunata del PiaveÓ.
A rendere la giornata ancora pi indimenticabile e a confermare lÕamicizia  stato il
dono di un quadro offerto al Gruppo di Par
(di Como) da parte di Marcelle Jaj Tandura,
pittrice, scultrice e restauratrice di fama
internazionale.
Molto entusiasmo anche tra le Òquote rosaÓ
dei due Gruppi che si sono scambiate le
magliette e a turno si avvicendavano a
ÒcustodireÓ la cagnolina Greta, divenuta
mascotte della combriccola! LÕarrivederci con
i veneti  per il 19 giugno 2016 a Gorizia.
M.G.
Mercoled“ 8 luglio  stato presentato in
Villa Gallia a Como, il volume "Alla scoperta della Frontiera Nord". Otto spunti
di turismo storico-militare tra Varese,
Como, Lecco, Sondrio e Canton Ticino,
prodotto dal Progetto For.Ti-Linea Cadorna per il programma Interreg.
Dopo il saluto di Guido Rovi dellÕ Amministrazione Provinciale, Andrea Pozzi
dellÕERSAF ha presentato il progetto
Interreg, partendo dalle ipotesi originali
sino alla descrizione di quanto delle
vestigia  stato recuperato: pubblicazioni
cartacee e web, corsi di formazione,
promozioni turistiche, incontri con le
Istituzioni del territorio. Quindi Antonio
Trotti, conservatore del Museo della Guerra Bianca, ha introdotto gli ÒOtto spunti
di turismo storico-militare tra Varese,
Como, Lecco, Sondrio e Canton TicinoÓ,
Una presentazione accattivante di quanto
solitamente  conosciuto come ÒLinea
CadornaÓ. DallÕalto Varesotto al Legnoncino, passando per la zona del Comasco.
Grazie a splendide foto, il relatore ha
mostrato come queste opere siano completamente integrate nel territorio, essendone divenute un tuttÕuno con la
natura circostante.
Il relatore si  fermato non solo
sullÕaspetto ingegneristico dellÕopera
militare, ma anche sullÕaspetto sociale
della stessa che, grazie agli investimenti,
cre˜ lavoro a quanti, a casa, dovevano
lavorare per sopravvivere. Le fortificazioni
costruite cento anni fa sono memoria
della Grande Guerra, di un mancata
invasione attraverso la Confederazione
Elvetica, ma anche di lavoro, sacrifici,
lutti di uomini, donne e giovani. Le strade
create per collegare le opere, sono ancora
oggi importanti vie di comunicazione e
accesso a luoghi di una splendida natura
ancora incontaminata. Rimane
lÕamarezza, ha ricordato Trotti, perchŽ
le istituzioni non hanno ancora compreso
come questo museo allÕaperto potrebbe
diventare, una eccellenza turistica piemontese e lombarda se proposto in forma
globale. Gli alpini comaschi, con molto
impegno, hanno recuperato alcune parti
e continuano a tutelare questa immagine
di Memoria che la linea incorpora e riesce
a trasmettere.
Flavio Pedretti
26
Fatti... col
Cappello Alpino
SPECIALE INCONTRO SCUOLE
Il 17 giugno gli alpini del gruppo hanno
accompagnato pi di cento ragazzi frequen-
tatori del grest del periodo delle vacanze
scolastiche attivo presso lÕOratorio di Bulga-
rograsso e di Guanzate. Gli alpini hanno
intrattenuto ragazzi, animatori e suore delle
strutture, informandoli sul sistema delle
trincee, la loro funzione, lÕimpostazione
difensiva, attraverso la visita ai camminamenti, ricoveri, depositi della Linea Cadorna
al Monte Sasso sopra Cavallasca. Indispensabile il sostegno degli esperti del gruppo
di Monte Olimpino, nella funzione di guida,
per la descrizione delle vicende storiche
collegate alla costruzione.
Esperienza interessante per tutti i partecipanti, particolarmente gradita dai giovani.
Soddisfazione totale di alpini, ragazzi e
accompagnatori per la bella e istruttiva
giornata che molti ricorderanno e svilupperanno in seguito attraverso gli studi di storia.
Campo scuola a Uggiate Trevano
Dopo il campo scuola di Faloppio 2013, i ragazzi delle terze medie
di Uggiate hanno chiesto di ripetere lÕesperienza. I gruppi di Bizzarone,
Ronago e Uggiate, insieme alla Protezione Civile di Terra di Frontiera,
hanno allestito il campo, messo a punto programma, attivitˆ, compiti,
orari, turni di guardia e, non ultimo, preparazione del ÒrancioÓ. Il
27 maggio  iniziata lÕavventura, preparando tende, cucina, refettorio
e tenda comando. Il 29, di buon mattino, gli alpini hanno accolto i
ragazzi, arrivati con il loro zaino in spalla. Allo squillo della tromba,
gli allievi si sono radunati per lÕalzabandiera e lÕInno dÕItalia.
Dopo il saluto di benvenuto atto a spiegare le regole, tra i ragazzi
sono stati nominati lÕufficiale e i sergenti, responsabili dei loro
ÒsoldatiÓ, suddivisi in quattro gruppi che poi hanno seguito lezioni
di educazione stradale e incontrato lÕUnitˆ Cinofila di Terra di Frontiera.
Il Gen. Cesare Di Dato ha relazionato sulla storia degli alpini e
dellÕANA. Dopo il pranzo, visita alle trincee di Monte Sasso a Cavallasca
con Alberto Danieli per una lezione di storia. Al rientro, incontro con
i pionieri della CRI. Serata in allegria con musica e lezione di
astronomia del prof. Paolo Conconi, alpino. Inutile il silenzio per i
ragazzi, ciarlieri per lÕintera notte. Alla sveglia gli esercizi ginnici
con il capo gruppo di Olgiate Alessandro Fumagalli. A seguire
ripristino di un ponticello, pulizia del parco, del lavatoio. Chiusura
con ammaina bandiera. Tutti soddisfatti, alpini e ragazzi. Giˆ si
pensa di ripetere lÕesperienza.
Mario Ghielmetti
L’Istituto S. Vincenzo alle postazioni di Cardina
Periodo di gran lavoro per gli alpini del
gruppo di Monte Olimpino che accolgono i
visitatori alle postazioni della linea Cadorna
in localitˆ Cardina. In questo periodo si
stanno infatti intensificando gli incontri con
le scolaresche e di conseguenza le visite alle
postazioni recuperate dagli alpini, del tratto
di Linea Cadorna. Gioved“ 7 maggio i ragazzi
della terza superiore dellÕIstituto S. Vincenzo
di Albese, accompagnati dagli insegnanti,
dal Presidente e da alcuni consiglieri, hanno
visitato il sito di Cardina. LÕinsegnante di
storia e italiano, Chiara Tavecchio, ha proposto momenti di riflessione con letture di
pagine di storia della Prima guerra. A ricordo
della visita i ragazzi che frequentano il corso
di botanica hanno piantumato una piccola
quercia, simbolo della libertˆ.
ma.ghi
27
Fatti... col
Cappello Alpino
SPECIALE INCONTRO SCUOLE
«Attaccato alla vita»
A Rovello Porro i ragazzi delle scuole medie raccontano la guerra
Grande emozione in teatro la sera del 23
maggio per lo spettacolo organizzato dai
ragazzi della scuola media in collaborazione
con gli alpini di Rovello dal titolo "Attaccato
alla vita", fatto in ricordo dei 100 anni dalla
prima guerra mondiale, causa di sofferenza
e morte per tanti italiani. I mesi passati nelle
trincee con il timore di morte atroce, legarono
in modo speciale corpi ed anime dei protagonisti. I soldati, in gran parte contadini
analfabeti, tennero duro, come loro abitudine
nella vita di ogni giorno. Da qui il titolo
"Attaccato alla vita". In un crescendo di
emozioni i ragazzi hanno fatto rivivere momenti della Grande Guerra, attraverso letture
di brani tratti dal libro Un anno sull'altipiano
di Emilio Lussu e poesie di Giuseppe Ungaretti
che esprimono atrocitˆ e assurditˆ della
guerra invitando a recuperare i valori della
vita. Ad accompagnare le letture, video
storici, brani musicali eseguiti al flauto dai
ragazzi e canti degli alpini, protagonisti di
quella guerra. Canzoni nelle quali si ritrova
la testimonianza della fatica, dei pericoli e
della solidarietˆ.
Gli alpini di Rovello hanno allestito una
mostra di cimeli, proposta collateralmente,
che ha interessato il pubblico. Per ricordare
che la guerra  una disgrazia ancora attuale,
 stato letto il messaggio pronunciato al
Sacrario di Redipuglia da Papa Francesco.
ma.ghi
Camnago Faloppio
accanto ai ragazzi
Il 16 giugno  stata una mattinata di lavoro e collaborazione per
il gruppo di Camnago Faloppio accanto ai ragazzi del grest. LÕincontro
era finalizzato ad una lezione di storia inerente la chiesetta di
Bernasca, lezione tenuta dall'alpino Prof. Mario Mascetti di Olgiate
Comasco. Importante lo scambio di collaborazione con i ragazzi
intrattenuti abitualmente per storia locale e nazionale. LÕattivitˆ
 collegata ai molti aventi che questÕanno sono impostati per
ricordare il 50esimo di vita del gruppo.
Albate, una giornata
con i bimbi della
scuola d’infanzia
Il 18 giugno gli alpini di Albate hanno
accompagnato 75 bambini della scuola
dÕinfanzia della vicina Trecallo ad una
scampagnata. Destinazione la Valbasca, ambiente curato e tenuto in ordine regolarmente dagli alpini albastesi. Soci del gruppo, alpini e amici,
hanno fatto da guida a insegnanti e
bimbi al parco giochi della Valbasca,
dove i piccoli hanno giocato fino a
metˆ pomeriggio.
Nella zona hanno anche consumato
pranzo al sacco. LÕaccordo degli alpi-
ni con lÕinsegnante signora Mariapia
Cerrone ha dato lÕopportunitˆ di intrattenere i bambini e far loro conoscere gli alpini e le bellezze del parco,
trascorrendo una serena giornata
allÕaria aperta fra la natura.
Al termine dellÕincontro, la piccola
Beatrice ha regalato al gruppo un
bellissimo disegno fatto da lei per
ricordare la giornata.
Al rientro tutti felici: bambini, insegnanti e alpini per la piacevole reciproca conoscenza.
28
Fatti... col
Cappello Alpino
Attività Protezione Civile
Volontari sempre silenziosamente al lavoro
LÕimpegno dei volontari della nostra Protezione Civile  noto a tutti. Forse anche per
questo se ne parla poco. Fin dallÕinizio
dellÕattivitˆ, maturato nel 1987 dopo
lÕalluvione in Valtellina, concretizzato con
lÕimpostazione del primo magazzino, lÕarrivo
degli automezzi, delle attrezzature, la formazione delle squadre, il lavoro  stato
continuo. Dei volontari si parla quando ci
sono eventi particolari, calamitˆ, interventi
di alta risonanza. Della quotidianitˆ si conosce
poco. Eppure  un impegno che per alcuni
volontari  giornaliero.
Abbiamo puntualmente riferito dei recenti
lavori, quale lo spostamento del magazzino,
le esercitazioni di raggruppamento, le attivitˆ
collegate allÕadunata di LÕAquila.
Poco si dice di quanto impegna i volontari
nel lavoro di ogni giorno. Il funzionamento
del magazzino  davanti a tutto, insieme
alla manutenzione degli spazi della caserma,
contropartita allÕuso di locali, depositi e
cortile. Il grosso lavoro di manutenzione nel
seminario, andato oltre il previsto. I tanti
impegni al fianco dei gruppi che impostano
le varie attivitˆ, in particolare i campi scuola
e le celebrazioni del centenario grande guerra.
Li abbiamo visti al fianco delle tante iniziative
di questa prima parte dellÕanno, ma anche
in lavori ritenuti minori e per nulla tali. Fra
le pi recenti attivitˆ il trasporto delle sedie
a rotelle (vedi articolo in altra parte) fatto,
come sempre, in Òtotale anonimatoÓ.
Sempre impegnati e altrettanto silenziosi.
Questa  la caratteristica dei volontari da
venticinque anni a questa parte. La presenza
silenziosa cՏ stata anche per un impegno
del tutto particolare, fatto in funzione di
ordine pubblico al fianco dellÕorganizzazione
dellÕExpo. Una dozzina di nostri volontari,
insieme a colleghi di altre sezioni, hanno
svolto turni di servizio e sorveglianza nella
fascia oraria pi impegnativa. Quella delle
ore che precedono la chiusura serale dei
padiglioni.
Per questa attivitˆ il Presidente della Regione
Lombardia ha inviato una lettera di ringraziamento ai volontari sottolineando lÕimpegno
prestato. Fra le altre cose nella lettera si
afferma <Éla Protezione Civile lombarda 
una eccellenza a livello nazionale e non
soloÉlavoro basato sulla formazione e
lÕimpegnoÉlÕabbiamo voluto dire personalmente a tutti voiÉavete aggiunto unÕaltra
esperienza stimolante, difficile come questa
dellÕExpoÉ>
Un bel riconoscimento, non cՏ che dire.
Impegno del quale forse si sarebbe potuto
informare anche i cittadini. Per˜ spesso le
istituzioni non arrivano alla gente con precisione.
Per quanto ci riguarda non possiamo che
plaudire al lavoro dei volontari che, incuranti
di notorietˆ, a testa bassa e con assoluta
lena continuano a lavorare, restare al fianco
delle necessitˆ, prepararsi, attrezzarsi ed
istruirsi per le eventuali malaugurate calamitˆ.
Grati per quanto fanno non possiamo che
affermare <alpini e amici volontari Òavanti!Ó;
anche la gratitudine non sempre viene esternata ma, nel profondo, cՏ in ciascuno di
noi!>
a.gr.
Novità in villa
Qualche nuova notizia sul fronte della Villa
Carlotta. L'antico uliveto  stato, per cos“
dire, rinforzato con la piantumazione di un
centinaio di nuovi ulivi.
E non  tutto.
Dal prossimo anno lÕintera area dell'uliveto
verrˆ aperta ai visitatori e andrˆ ad integrare
il giˆ pi che interessante patrimonio architettonico, artistico e botanico a disposizione
dei turisti, che da quanto appreso stanno
aumentando a vista d'occhio. L'uliveto  giˆ
stato circoscritto con una recinzione elettrificata, che lo proteggerˆ da eventuali intrusioni di cinghiali e cervi, abituali frequentatori
di quel territorio.
L'area, disposta su diverse balze, fa parte
della grande zona giˆ bonificata dai volontari
alpini del lago e dei tanti altri, intervenuti
dai gruppi a collaborare nelle opere.
L'ambiente terrazzato complica indubbiamente il lavoro, ma la tenacia degli alpini ha
trasformato un bosco impenetrabile in un
posto ordinato, pulito e particolarmente
panoramico, con vista su Bellagio.
Solo tre anni fa non si vedeva nulla, a causa
delle piante infestanti che la facevano da
padrone.
I nostri amici si sono giˆ impegnati a tenere
in futuro la manutenzione dell'uliveto, per
consentirne la visita.
Un altro nastrino da appuntare sul petto
degli alpini, che con tanto impegno e buona
volontˆ hanno impreziosito la giˆ splendida
Villa Carlotta.
Bravi alpini, avete dato e continuate a dare
un grande servizio alla collettivitˆ.
Potete andarne fieri.
e.g.
29
Fatti... col
Cappello Alpino
La Val Varrone
, str a d
i
l
l
e
va
s e n ti e ri
di Achille Gregori
Continuando nella descrizione delle valli
lariane, ci spostiamo sulla sponda orientale,
comunemente definita sponda lecchese, dove
troviamo cime montuose elevate che fanno
da corona al Lario, attribuendone le bellezze
che non sempre conosciamo.
Andiamo alla scoperta di una valle aspra,
contornata da monti selvaggi con vette oltre
i duemila metri. é la valle percorsa e nel
tempo formata dal torrente Varrone che
scorre sotto i fianchi del Legnoncino (1714
m.) Legnone (2609 m.), Pizzo Alto (2512
m.), Pizzo Rotondo (2495 m.), Pizzo Melˆsc
(2645 m.), Pizzo Varrone (2325m.) nella
zona nord-nord est, mentre a sud si trovano
il Pizzo Cornagiera (2049m.), Pizzo del Dente
(1876 m.), Cima Laghetto (1729 m.), Cimone
di Margno (1801 m.) e il Monte Croce di
Mggio (1754 m.). Le acque del torrente
Varrone scendono dalla Bocchetta di Trona
e arrivano a Dervio dove entrano nel lago.
Nella valle che prende il nome dal torrente,
si trovano centri abitati di antica origine
ricchi di storia davvero interessante.
La Val Varrone, conobbe le presenze umane
decine di migliaia dÕanni fa. Di queste antichissime genti ci sono solo tracce che ne
determinano la presenza ma non le origini.
I primi insediamenti apparterrebbero alla
media etˆ del bronzo. Lo testimonia il ritrovamento avvenuto fra il 1883 e 1885 di
unÕascia e di una scure bronzee databili
intorno al XVI sec. a. C, di suppellettili e
oggetti non definibili sempre databili prima
del XIII sec. a.C. Altre tracce determinano
la certa presenza degli Orobi, genti che si
muoveva sui crinali fra le attuali Valtellina,
Valsassina e vallate bergamasche, come
sostiene Plinio il Giovane descrivendone
lÕorigine del nome: Oros (monte) e Bios
(vita). Precedettero e si unirono quindi ai
Liguri che pare abbiano dato la prima organizzazione del territorio, attraverso la suddivisione fra grandi spazi collettivi e i pi piccoli
ad uso famigliare.
Dopo il passaggio dei Liguri, nel IV secolo
a. C. giunsero i Celti. Della loro presenza ne
 rimasta testimonianza attraverso tombe
a cremazione rinvenute a fine Ottocento. Di
estremo valore sociale e storico fu il fatto
che quelle trib assegnarono i beni comuni
(acque, pascoli e boschi) dandoli in uso alle
famiglie. Ci˜ consent“ una vita pi indipendente, anche se misera. Tale sistema d'uso
collettivo di beni dur˜ a sostegno, con poche
varianti, sino a non molti decenni fa, in
particolare nel territorio di Premana. I Celti
Insubri lentamente si amalgamarono con le
genti giˆ presenti sostituendole poi in tempi
relativamente brevi, modificando usi e metodi
di vita. Si ritiene che proprio i Celti furono
i primi a trovare e usufruire del ferro presente
nel territorio, impostando le miniere fra la
fine del IV e lÕinizio del III secolo a. C.
Seguirono poi altri cambiamenti con lÕarrivo
della civiltˆ gallo-romana. In quel periodo
l'antico linguaggio ligure-celtico si latinizz˜.
Rimasero per˜ i toponimi di luoghi e paesi.
Tremnico Pagnona e Premana sono oggi
testimonianza delle origini celtiche preromane. Nel 196 a.C. il territorio pass˜ a
far parte dell'impero romano, ma le popolazioni mantennero i diritti sui loro beni e
strinsero con i conquistatori un patto
d'alleanza, atto a pagare a Roma un tributo
in natura pari ad un terzo dei prodotti della
terra. Il nome della valle  di derivazione
romana. Il territorio deve anche la sua
importanza al fatto che costitu“ il passaggio
tra pianura e Valtellina nel percorso verso
nord, prima della costruzione della strada
lungo il lago che congiunge Lecco a Colico.
L'itinerario, di origine romana, definita Òvia
gentiumÓ poi Òstrada del bittoÓ, era: Lecco,
Valsassina, Val Varrone, Valtellina. Percorso
usato da mercanti, pellegrini ed eserciti. Vi
passarono pure le invasioni barbariche,
portando i nuovi dominatori, Longobardi
prima, Franchi poi.
Sviluppatosi il cristianesimo con la fondazione
delle Pievi dopo il mille, l'arcivescovo di
dellÕestrazione del ferro e la formazione delle
prime miniere. Le estrazioni avvenivano
esclusivamente con operazioni manuali,
attraverso lÕuso di mazze, scalpelli, leve e
tanta forza umana. Le gallerie di miniera
furono aperte con questi faticosi metodi
perchŽ le polveri esplosive comparvero molto
tempo dopo.
La presenza di vene di siderite negli alti
monti della Val Varrone diede avvio a una
fiorente siderurgia che lungo il correre dei
secoli, grazie alla ricchezza dei boschi per
la produzione di carbone e dell'abbondanza
di acque torrentizie per azionare i mantici
dei forni e delle fucine, si estese in particolare
a Premana, ancora oggi dedita alla lavorazione del ferro e nota per i suoi coltellinai.
Nel periodo che va dal XIV e il XVI secolo
l'attivitˆ di lavorazione del ferro si svilupp˜
per vari motivi. Fra questi la grande quantitˆ
di ferro richiesta dall'industria delle armi del
territorio milanese oltre al passaggio, nel
1410, delle altre terre del ferro bresciane e
bergamasche sotto il dominio delle Repubblica
di Venezia, lasciando quindi alla Val Varrone
e alla Valsassina il primato in questo settore.
Sino al 1800 i siti estrattivi pi importanti
del ferro erano nell'alta Val Varrone.
Con la dominazione spagnola, avvenuta fra
il XVI e XVII secolo, l'industria milanese delle
Milano, grazie a donazioni regie e lasciti,
acquist˜ enorme potere e divenne "signore"
della valle, territori circostanti, Valsassina e
terre adiacenti. A quei tempi la Valsassina
(valle dei sassi) era ampia e incorporava i
monti di Varenna, di Esino, Dervio, la Muggiasca, la Val Varrone, le valli Torta, Averara
e Taleggio. Nel succedersi delle epoche,
compreso il periodo della parziale pestilenza
portata dai mercenari Lanzichenecchi (dal
tedesco Landsknecht, vale a dire servo della
regione: Land = terra / Knecht = servitore),
il problema primario per la popolazione fu
il possesso di territorio per le coltivazioni,
cercando di valorizzare al massimo i frutti
del lavoro e quanto la terra riusciva a dare,
compreso il legname, indispensabile per
molte attivitˆ oltre che per riscaldare.
La valle ebbe impulso nei primi secoli degli
anni 1000, con lÕinizio sistematico
armi si ridusse molto. Questo venne sopperito
in parte dallo sviluppo di una tecnologia
avanzata nei metodi di fusione e nella produzione in serie di armi. Continuando nel
trascorrere del tempo , arriv˜ il periodo di
dominazione austriaca, con ulteriori trasformazioni. Gli austriaci cercarono di favorire
lÕattivitˆ estrattiva. Nonostante questo, estrazione e fusione andarono incontro a una
progressiva regressione. Nel 1845 chiuse
l'ultimo forno di Premana e nel 1848 chiusero
le miniere della valle. Concausa della crisi
fu lÕimpoverimento del patrimonio boschivo.
Combustibili alternativi al carbone di legna
erano difficili da trovare ed inoltre necessitavano di trasporto antieconomico.
Il territorio ha vissuto dominazioni differenti,
subendo le signorie. Ciascuno port˜ variazioni
e particolaritˆ. Caratteristiche delle quali
tratteremo nelle prossime descrizioni.
in cammino...
Da Premana allÕAlpe del Forno tempo ore 1,30 difficoltˆ E (facile)
Poco prima di Premana, verso la zona industriale, lasciata l'auto si prende la salita lungo la strada
sterrata verso un ponte in pietra, raggiungendo i cartelli indicatori dell'Alpe del Forno. Si prende
a sinistra costeggiando il torrente. Al secondo ponte (agriturismo) tenere la destra del torrente
Varrone. Percorso vario e spettacolare, con tratti a picco sul torrente che conducono allÕalpe
(antiche lavorazioni di ferro). Pendenza moderata, ultimo tratto sostenuta. Ottima vista.
Da Premana a Casera dÕArtin rifugio S. Rita tempo ore 3,30 difficoltˆ EE (esperti)
Dai 951 m di Premana si procede per il rifugio Casera vecchia di Varrone fino a PŽ dÕArtin. Alla
cappellina guadare il torrente Varrone. Salire il pendio erboso a mezzacosta verso la casera
dÕArtino. Al traliccio girare a destra verso le stalle. Salire a sinistra al laghetto degli Asini. Dirigersi
al Boecc del Ratt. Lasciare a destra il sentiero del Gesol e Laghitt. A sinistra prendere verso il
Biandino. Proseguire a sinistra verso la costa del Dente fino al rifugio Santa Rita a 1988 m
30
Fatti... col
Cappello Alpino
Erba, alpini e ciclisti ai Sacrari della grande guerra
La societˆ Ciclistica Erbese periodicamente
organizza raid ciclistici. QuestÕanno ha ritenuto di onorare la memoria dei Caduti della
grande guerra. Motivo per cui si  rivolta
agli alpini di Erba, chiedendo supporto per
la visita ai sacrari lungo il percorso predisposto. Immediata la risposta degli alpini che
hanno contattato i gruppi dei territori nei
quali i cicloturisti avrebbero visitato i sacrari.
Gli alpini delle localitˆ interessate hanno
offerto il loro appoggio per ciascuna delle
cinque tappe del lungo percorso. Oltre 600
chilometri di strada, percorsi dai ventuno
partecipanti da Erba a Redipuglia, con tante
salite impegnative. La perfetta intesa dei
ciclisti, guidati dal presidente Gabriele Cerutti,
ha permesso di far coincidere le esigenze di
trasferimento sui pedali con le cerimonie
predisposte nelle localitˆ di passaggio e di
sosta. Fra i pedalatori abbiamo riconosciuto
alcuni alpini di gruppi dellÕerbese. Il caslinese
Enrico Locatelli (vice responsabile raid) Paolo
Agnati, Carlo Corti, Pierantonio Mauri. Partecipe anche Maria Marelli, rappresentante
del gentil sesso. I luoghi della memoria
ricordati sono stati i sacrari del Tonale,
Pasubio, Monte Grappa, Redipuglia. Oltre
allÕattraversamento del Tagliamento nei pressi
di Codroipo. Al Tonale la cerimonia ha coinvolto gli alpini di Erba che hanno voluto
essere parte attiva nel primo e pi lungo
trasferimento. Ci sono stati anche simpatici
momenti di incontro agli arrivi di tappa,
attraverso ricevimenti colmi di allegria. Cos“
 stato a Schio dove gli alpini hanno prima
ricevuto e poi accompagnato i ciclisti al
sacrario della Divina Trinitˆ ove riposano i
Caduti comaschi Manzi Aquilino di Como,
Pianarosa Alfredo di Claino-Osteno, Ratti
Cesare da Arcellasco, oggi Erba. A Feltre
rappresentanti della sezione e del gruppo di
Farra hanno festeggiato i pedalatori. Identico
caloroso accoglimento a Codroipo e Redipuglia, punto dÕarrivo del raid ciclistico. A titolo
di saluto degli alpini comaschi, ad ogni tappa,
 stato consegnato il crest della sezione di
Como, in segno del passaggio dei ciclisti.
Merita riporto lÕespressione di un partecipante
colpito dallÕimponenza dei sacrari e delle
migliaia di nomi riportati sulle lapidi di quei
luoghi. Questo il commosso commento:
<Ventimila morti, uno ogni metro. Ogni
pedalata un Morto e allora che ogni pedalata
onori tutti i morti in queste valli. Dovremmo
pedalare tutta la vita per dare il giusto valore
a questi Uomini! Il silenzio che ho cercato
in me  arrivato fino al cuore dal Tonale al
Grappa, dal Pasubio a Redipuglia, si  unito
Gara di tiro con Garand
al silenzio degli Alpini>. Parole che esprimono
lo spirito dei partecipanti nel ricordare i
Caduti in modo inconsueto recandosi ai
sacrari, esprimendo memoria, insieme con
gli alpini per essere pi vicino a chi  caduto
per la Patria.
La lunga pedalata, sostenuta
dallÕamministrazione comunale erbese, 
iniziata il 30 maggio e si  chiusa il 3 giugno.
La sera del 8 maggio  stata preceduta dalla
presentazione tenutasi alla biblioteca comunale di Erba. I canti del coro alpino del gruppo
di Canzo hanno accompagnato la serata,
completata da racconti legati alla dura vita
di trincea e alle malattie che mietevano
vittime fra i militari in ogni luogo e situazione.
Una serata con musica alpina e parole per
ÒbattezzareÓ la lodevole iniziativa di 21 ciclisti.
Agre
Torneo benefico di burraco
Il trofeo Furlan svoltosi il 28 giugno al Poligono di Tarcento, ha visto
la partecipazione della squadra della nostra sezione, abituata a
risultati di rilievo. Il trofeo  una gara riservata agli alpini e da
effettuarsi con il fucile Garand. I quattro tiratori della Sezione di
Como presenti erano: Canavesi, Meda, Fresoli e Maroni. La squadra
si  classificata al secondo posto nella specifica classifica.
Particolaritˆ della gara, oltre al fucile Garand, arma che molti alpini
hanno usato durante il servizio militare,  la distanza dei bersagli
posti a 300 metri dalla piazzola di tiro. Un merito in pi per i
rappresentanti della sezione saliti sul podio e per lÕalpino Meda
classificato secondo nella graduatoria generale individuale.
Complimenti a tutti per aver tenuto alto lÕemblema della sezione
I componenti la squadra con il presidente della sezione Trieste
Flavio Fondo
Marted“ 16 giugno si  svolto presso la Caserma De Cristoforis un
torneo di Burraco organizzato dalla sezione. LÕimpostazione  stata
affidata agli amici Tullio e Gabriele, la logistica  stata curata dai
gruppi di Como Centro e Monte Olimpino, mentre la parte culinaria,
come dÕabitudine,  stata a carico della Protezione Civile. Ai tavoli
si sono presentati 108 giocatori che hanno dato vita ad appassionate
sfide, intervallate ÒdallÕassaggioÓ di un ottimo risotto preparato dai
nostri cuochi e innaffiate con vino altrettanto buono. Il ricavato
dellÕiniziativa  stato destinato alla Protezione Civile.
(Ma. Ghi.)
31
Anagrafe Alpina
Defunti
Arosio
Bellagio
Lipomo
Menaggio
Molina
Par
S. Maria
Rezzonico
Seveso
Vighizzolo
Bruno Bignucolo classe 1924
(Reduce) autore di uno dei brani
ÒComaschi in guerraÓ
Gilardoni Roberto classe 1930
Gandola Domenico ( Memo)
classe 1923 (Reduce)
Giancarlo Schenatti
Bridi Luciano
Giuseppe Guanziroli socio fondatore
Renzo Peter
Bianchi Antonio
Barnaba Boschini
Amadeo Fermo
Bruno Antonio classe 1931
Franco Lazzaretto
Anniversari
Appiano G.
Bulgarograsso
Garzeno
Lambrugo
Lipomo
50¡ di Magli Gianfranco e Modesta
40¡ di Valsecchi Augusto e Rita
55¡ di Gesta Paolo e Bordessa Anna
50¡ di Mauri Riccardo e Ines
50¡ di Mimmo Giovanessi e
Marisa Nava
Matrimoni
Molina
Peduzzi Giuseppe e Molinari Bianca
Rovello Porro Lorenzo Ferzi e Federica Perozzi
Vighizzolo
Andrea Bazzoni e Luna Morson
Nascite
Beregazzo
Lambrugo
Ruben di Ivan Palmi e Viorica
Manuela di Stefanoni Giovanni
e Sonia
Lenno
Michea di Davide Bordoli e
Corinne Albini
Orsenigo
Edoardo di Carlo Solarino
S. Bartolomeo Francesco di Battaglia Pablo e Sabina
sono...andati avanti!
Bruno Bignucolo Classe 1924, gruppo di Arosio,  andato avanti. Era fratello
gemello di Arturo che per anni  stato consigliere sezionale. Bruno Bignucolo ha vissuto
il terribile periodo di prigionia nellÕultima parte della seconda guerra mondiale. Di
questa sua dura esperienza abbiamo una testimonianza riportata sul libro ÒComaschi
in GuerraÓ, edito dalla sezione in occasione del 90esimo di fondazione, dalla quale
emergono le sofferenze patite. Ricordarlo  un dovere per tutti noi. Conservare la sua
memoria gli darˆ il dovuto onore.
Barnaba Boschini classe 1948, del Gruppo di Par, ci ha lasciato. Nella sua vita alpina
non ha rivestito incarichi particolari. é stato frequentatore dellÕattivitˆ associativa,
come tanti. Per˜ ha lasciato qualche cosa di se, non soltanto in senso materiale, bens“
comportamentale. Ha disposto che al decesso le sue cornee fossero a disposizione di
chi avesse necessitˆ di trapianto. Senza paragoni eccessivi, ha colto lÕesempio del
Santo degli alpini ed ora le sue cornee vivono in altre persone, secondo lÕesempio di
don Carlo Gnocchi. Il commosso saluto del gruppo e della zona Prealpi Ovest 
riconoscente espressione al valore comportamentale. Lo sarˆ anche il suo cappello,
conservato dal nipote, che potrˆ vedere nella penna il simbolo dellÕaltruismo, del
comportamento da ÒAlpino fino in fondoÓ. Atto silenzioso che merita menzione. Esempio
alla vana esterioritˆ
Oblazioni
PROTEZIONE CIVILE
Gr. Bene Lario
10,00
Gaffuri Enrico
37,00
Partecipanti Pellegrinaggio
Adamello
70,00
Caminetto
175,00
Gr. Bizzarone - Gr. Gironico
Gr. Ronago - Gr. Uggaite T.
200,00
Gr. Appiano G.
300,00
Torneo sezionale Burraco
1.259,00
Silvana Guanziroli in memoria
di Colombo Angelo
10.000,00
BARADELL
Gr. Bizzarone - Gr. Gironico
Gr. Ronago - Gr. Uggaite T.
200,00
MANIFESTAZIONI SOCIALI
Soci vari
140,00
CONTRIBUTI STRAORDINARI
DassiŽ Pietro
50,00
Gr. Albiolo
300,00
Lutti
Albavilla
Cant
Antonia madre di Sala Lorenzo
Maria Rosa madre di Maspero Luca
Celestino fratello di Roberto
Tagliabue
Lanzo I.
Paolo fratello di Pedrini Gianni
Rodolfo fratello di Zanotta Amelio
e zio di Alessio
Lenno
Monica figlia di Giancarlo Vanini
Angioletta moglie di Giulio Luraghi
e madre di Pasqualino
Lomazzo
Elisa madre di Aurelio Fontana
Garzeno
il padre di Bizzanelli Giovanni
Griante
Battista padre di Vanini Luigi
Menaggio
Rosangela moglie di Fulvio Speziali
Gianluigi fratello di Selva Riccardo
Orsenigo
Giuseppe padre di Carlo Solarino
Rovenna
Giovanni fratello di Frigerio Franco
S. Bartolomeo.Anita madre di Mancassola Bruno
S. Fedele
Rino fratello di Berini Cesare e
Germano e zio di Maurizio
Sormano
Luigia madre di Sormani Tranquillo
Valsolda
Giacomina madre di Sardo Salvatore
Cesarino zio di Gobetti Elvezio
e Danilo
Anche il gruppo di Villa Guardia ha raggiunto lÕimportante traguardo dei 50 anni di fondazione.
Per festeggiare degnamente lÕanniversario  stato predisposto un dettagliato programma
che prevede la realizzazione di opere di recupero, la manutenzione di monumenti e lavori
in favore della comunitˆ di Villa Guardia. Oltre a ci˜ ci saranno incontri culturali e manifestazioni.
Il primo evento ha avuto luogo il 24 luglio. Presso la palestra comunale, il coro Nigritella e
lÕAssociazione culturale Felice Spindler hanno presentato lo spettacolo ÒPer non dimenticare
- Grande Guerra 1915-18Ó, racconti e testimonianze in parole e canti. Soddisfazione per
alpini e cittadini presenti per questo primo avvenimento, davvero riuscito e degno del ricordo
del centenario della grande guerra.
M. Ghielmetti
Ricordi e...
memorie
LA GRANDE GUERRA DELLE DONNE
la pagina
VERDE
di Giangaspare Basile
ÒA noi tra le bende fosti di caritˆ lÕAncella
Morte ti colse, resta con noi sorellaÓ.
Sono i versi dedicati dal commediografo e senatore Giannino
Antona Traversi (Meda 1860 - Milano 1929) alla crocerossina
Margherita Kaiser Parodi, medaglia di Bronzo al V. M., lÕunica
donna sepolta nel Sacrario di Redipuglia che custodisce le spoglie
di centomila Caduti. A Pietris, nel Goriziano, nel maggio del Õ17
Margherita rimase al suo posto nel piccolo ospedale mobile della
5» Armata continuando con serenitˆ e coraggio ad assistere i
ricoverati sotto il fuoco dellÕartiglieria austriaca. Morirˆ nel
dicembre dellÕanno dopo, contagiata dal tifo trasmessole dai
feriti.
Si parla poco del ruolo delle donne nella Grande Guerra, eppure
il loro contributo fu determinante non solo nei soccorsi, nella
cura, nellÕassistenza dei feriti al fronte e per i contatti fra i
combattenti e le famiglie, ma anche sul fronte interno: con due
milioni e 600 mila richiamati, appartenenti a sei milioni di
famiglie su un totale di sette milioni e mezzo, sono state le
donne ad occupare anche posti che erano di stretta pertinenza
maschile. Hanno guidato taxi, tram e trattori, sono diventate
pompiere, operaie nellÕindustria tessile, metallurgica e metalmeccanica, hanno lavorato nelle miniere e soprattutto nelle fabbriche
di munizioni e armamenti, sottoposte a duri turni lavoro in
ambienti talvolta tossici (le chiamavano Òle ragazze gialleÓ dal
colore delle sostanze chimiche che manipolavano e assorbivano),
malpagate, senza diritti di rappresentanza e tutela, sopportando
i sacrifici imposti dallÕeconomia di guerra che giustificava ogni
sopruso. Per non parlare del settore agricolo, quasi tutto affidato
alle donne in quellÕambiente contadino ancora ottocentesco,
tradizionalmente patriarcale nel quale non avevano mai avuto
voce.
Sul fronte interno, dunque, casalinghe, contadine, donne della
media e alta borghesia e della nobiltˆ - in primis la regina Elena
che trasform˜ il Quirinale in ospedale - fecero in vari modi una
tacita gara di solidarietˆ e supplenza, spesso non priva di pericoli.
In prima fila le crocerossine e le portatrici carniche.
Le prime, quattromila allÕinizio del conflitto divennero diecimila
alla fine, affiancate da altrettante di varie associazioni: 44
persero la vita, 174 furono decorate al Valor Militare.
Di grandissimi sacrifici e purtroppo sempre meno ricordata fu
la partecipazione delle portatrici carniche, 1.447 volontarie dÕuna
ventina di paesi di confine aggregate alla 5.a Armata. Compivano,
estate e inverno, mille metri di dislivello sul fronte del PiccoloPal Grande-Freikofler-Cima Avostanis-Passo Pramosio, per
portare con le loro gerle armi, munizioni, ma anche biancheria
pulita e viveri agli alpini in prima linea. Non era raro che su
quelle montagne gli alpini fossero fratelli, mariti o figli di queste
donne coraggiose, alle quali talvolta erano affidati i feriti o gli
stessi caduti che venivano trasportati a valle e sepolti nel piccolo
cimitero di Timau. Non poche portatrici chiesero di essere armate
per difendersi dai frequenti attacchi lungo il percorso. Dopo la
terribile battaglia per la conquista del Pal Piccolo, con centinaia
di morti e feriti, si offrirono come serventi ai pezzi: il comando
non accett˜, ma la sola richiesta fu di grande sprone per il
morale dei combattenti.
Tre di loro vennero ferite, una uccisa: era Maria Plotzner Mentil,
madre di quattro figli, colpita da un proiettile sparato da un
cecchino austriaco nei pressi di Cima Avostanis, il 15 febbraio
1916. Sarˆ tumulata, con un imponente funerale e gli onori
militari, nel tempio-ossario di Timau . OttantÕanni dopo, nel
1996, lÕallora presidente della Repubblica Scalfaro consegnerˆ
alla figlia Dorina la Medaglia dÕOro al Valor Militare concessa
alla madre, alla quale fu anche dedicata la caserma degli alpini,
a Paluzza. Oggi ormai fatiscente, come altre strutture militari
del territorio.
Per quanto grande, lÕepopea delle portatrici carniche fu solo uno
dei tanti momenti di partecipazione alla guerra da parte delle
donne. Tutto il fronte interno era mobilitato: cÕerano associazioni
che smistavano le lettere dettate alle crocerossine o ai cappellani
dai feriti o dai soldati al fronte, molto spesso analfabeti, cÕerano
le Òmadrine di guerraÓ che scrivevano a ignoti soldati al fronte
avviando una corrispondenza che in tanti casi si trasformava
- a fine conflitto - con il matrimonio. E poi scuole per
lÕaddestramento delle infermiere, associazioni che aiutavano le
tante vedove e gli orfani. Migliaia di donne sposate donarono
alla Patria le loro fedi dÕoro per portarne una di ferro, da ostentare
con orgoglio. Anche la moda si adegu˜ alle criticitˆ del momento:
le stiliste rinunciarono agli abiti svolazzanti per disegnare e
Per loro la guerra non finirˆ mai
fabbricare indumenti pi comodi e adeguati al lavoro in fabbrica:
niente pi gonne lunghe ma pantaloni e gonne corte, vestiti
semplici e pratici.
Tutto questo portava ad un veloce cambiamento di mentalitˆ
e costumi. Le giovani, che manifestavano di apprezzare la libertˆ
conquistata sul campo, non disdegnavano di fumare in pubblico;
nelle famiglie contadine, tradizionaliste e conservatrici, le donne
acquistarono il peso conforme al loro nuovo ruolo anche se non
mancavano i moralisti che condannavano tanta licenza, paventando una minaccia allÕordine morale e sociale. Tanto pi che
- non era mai accaduto fino ad allora - le operaie organizzavano
proteste e scioperi per avere migliori condizioni di lavoro ed
economiche, con manifestazioni nelle maggiori cittˆ del Nord
che sfociavano in scontri e arresti.
A guerra finita inizi˜ per tutte il disincanto. Licenziate dalle
fabbriche, tornarono alle condizioni di quattro anni prima, come
se niente fosse successo. Il Parlamento neg˜ loro il diritto di
voto, per centinaia di migliaia la prospettiva era quella di tornare
alla terra o ai tradizionali lavori di prima, nelle filande o nei
campi, o a servizio da qualche parte per sfamare i figli, essendo
rimaste vedove. Ritornarono anche le migliaia di famiglie spesso formate solo da donne, bambini e vecchi - che erano
state trasferite dalla zona di guerra del Friuli e del Veneto al
centro-sud del Paese. Fu il destino della nonna di chi scrive la
quale, dopo Caporetto, fu inviata come tante del suo paese a
Firenze, come in effetti risult˜ grazie ad una ricerca condotta
negli anni Novanta dal compianto amico Giancarlo Romoli Òandato avantiÓ due anni fa - quandÕera presidente della sezione.
Ma fu ancora peggiore il destino di tante altre donne, rimaste
bloccate nei paesi occupati dove non manc˜ perfino lÕoltraggio
delle truppe nemiche.
Nella bella Carnia e ancora viva la memoria della guerra, come,
del resto, in tutto il Friuli e il Veneto. PerchŽ mentre la seconda
guerra - benchŽ ancor pi terribile, ma lontana - sfuma nei
ricordi di chi lÕha vissuta da casa,  della prima che restano le
ferite in queste terre. PerchŽ sono terre e montagne che furono
trasformate in campo di battaglia. Ecco perchŽ  necessario
portare i ragazzi a visitare questi luoghi un tempo tormentati
e oggi sereni, e raccontare loro come furono mandati a morire
uomini semplici, che parlavano dialetti diversi e spesso faticavano
a capire gli ordini dei loro diretti comandanti ma erano disposti
a seguirli fino alla morte perchŽ avevano il senso dellÕonore e
del dovere. Virt rare, oggi.
Quanto alla donne che la guerra lÕavevano vissuta dal fronte
interno, sopportandone il peso, i sacrifici e i lutti, furono tutte
licenziate e tornarono, come si disse, a fare ÒlÕangelo del focolare
e dare agli affetti famigliari la loro indiscussa preminenzaÓ. La
richiesta avanzata in Parlamento di concedere loro il diritto di
voto venne respinta a larga maggioranza. Dovranno attendere
altri ventÕanni. E unÕaltra guerra.
Scarica

attachment_id=9682 - Associazione Nazionale Alpini – Sezione di