A cura di: Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro 16 giugno - 30 settembre 2012 Chiesa di Santa Maria dei Laici (detta dei Bianchi) Via Piccardi - Logge dei Tiratori - Gubbio Orari di apertura: venerdì, sabato e domenica dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 Con il patrocinio di: Comune di Gualdo Tadino Catalogo a cura di Marinella Caputo Volumnia Editrice Allestimento: Nello Teodori, Elisa Polidori, Maurizio Tittarelli Rubboli Coordinamento e comunicazione: Catia Monacelli, Daniela Menichini, Tiziana Capriotti Comune di Gubbio Ricerche d’archivio: Mauro Guidubaldi Con il Patrocinio di Comune di Gualdo Tadino Comune di Gubbio Sponsor Tecnici: Muzzi Antica Pasticceria Srl Rocchetta Spa Si ringrazia per il supporto tecnico: Associazione Turistica Pro Tadino Comunità Montana dell’Alto Chiascio La Collezione Rubboli Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro 16 giugno - 30 settembre 2012 Chiesa di Santa Maria dei Laici (detta dei Bianchi) Via Piccardi - Logge dei Tiratori - Gubbio Visite su appuntamento: 075 9220904 - 348 2437723 Organizzazione: Polo Museale Diocesano di Gubbio Comune di Gualdo Tadino Associazione Culturale Rubboli Tip. Artigiana - Perugia La Collezione Rubboli Polo Museale Diocesano di Gubbio [email protected] 075 9220904/ 348 2437723 Paolo Rubboli (1838-1890) La manifattura Rubboli di Gualdo Tadino, è totalmente identificabile con la maiolica a riflesso oro e rubino di cui introduce la pratica nel piccolo centro umbro, a partire dall’ottavo decennio del XIX secolo. Paolo Rubboli, il capostipite di questa tradizione, nasce in provincia di Pesaro, a Fiorenzuola di Focara, nel 1838. La sua presenza è documentata a Gualdo Tadino fin dal 1875, essendo già attivo in quegli anni presso l’opificio voluto dal facoltoso e colto antiquario piemontese Marcello Galli-Dunn, che aveva scelto Gualdo Tadino per produrre «Maioliche Artistiche uso Urbino Faenza e Gubbio». La fabbrica trovò la sua sede nei locali dell’ex-convento di San Francesco. Qui, nel 1878, conclusasi l’esperienza con il Galli-Dunn, Paolo Rubboli impianta un proprio laboratorio, coadiuvato dalla moglie Daria Vecchi. Insieme producono pregiate maioliche a lustro mastrogiorgesco di tipologia storicista, in linea con un atteggiamento piuttosto diffuso nell’artigianato artistico ottocentesco che dalla copia di originali rinascimentali passerà a un’ispirazione più libera, senza però rinunciare al repertorio figurativo e ornamentale dei modelli. Dai locali di San Francesco, nel 1883, l’opificio viene provvisoriamente spostato presso l’ex-convento di San Nicolò per poi essere definitivamente impiantato in via del Reggiaro o Rocca, l’attuale via Discepoli. Qui, improvvisamente, Paolo Rubboli muore l’11 maggio 1890, un anno dopo la morte del primo figlio ventiquattrenne Alessandro, citato nei documenti come pittore. In questa sezione sono ospitati anche alcuni esempi di maioliche a lustro coeve prodotte dalla manifattura Ginori, da Cesare Miliani e da Achille Farina. Daria Vecchi Rubboli (1852-1929) Dopo la morte di Paolo Rubboli, sua moglie Daria, di origine fabrianese, assume per circa un trentennio l’impegno di dirigere la ditta Rubboli in un momento in cui il livello di produzione è stabile e la qualità della maiolica a lustro ha raggiunto esiti tecnici considerevoli. Ne è prova la Medaglia d’Oro per la Ceramica Iridata che le viene conferita all’Esposizione Generale Umbra del 1899. Nei manufatti risalenti a questo periodo è possibile rintracciare alcuni caratteri distintivi, come la dominante azzurrina piuttosto diluita del fondo che, nel caso dei piatti, spesso assume un tono blu intenso come base per le tese. Nonostante l’intento decorativo risulti centrale e la complessità compositiva evidente, l’effetto generale è quello di un rigore formale e di una sobrietà stilistica di sapore classico che trova ampio riscontro nell’interpretazione pura ed essenziale del primo storicismo. Daria muore il 22 febbraio del 1929 quando ormai già da nove anni la ditta Rubboli faceva parte della Società Ceramica Umbra, che nei manifesti funebri ne riporta l’epiteto di «Maestra del Terzo Fuoco». In questa sezione sono ospitati anche alcuni esempi di maioliche a lustro coeve prodotte da Ulisse Cantagalli, William de Morgan e Galileo Chini. Società Ceramica Umbra (1920-1931) La manifattura Rubboli entra nella Società Ceramica Umbra nel luglio del 1920, quando i figli di Daria, Lorenzo (18841943) e Alberto (1888-1975), erano già attivi nella ditta da più di un decennio. Nello stesso anno viene aperta una succursale anche a Gubbio che ebbe breve durata, cessando la produzione probabilmente nel 1923. La produzione di questi anni è una delle più originali nel lungo percorso artistico della Rubboli, per il tentativo di emanciparsi stilisticamente dalla tradizione dello storicismo, priva ormai della vitalità e tensione ideale che aveva assunto nell’Ottocento. La nuova cifra stilistica e il diverso assetto organizzativo si devono, rispettivamente ad Aldo Ajò come artista e a Giuseppe Baduel come imprenditore, responsabili di un orientamento inedito nella maiolica a lustro che vede espandere sorprendentemente le possibilità decorative ed espressive del terzo fuoco. La SCU si scioglie definitivamente il 16 maggio del 1931 a causa di una crisi sensibile del settore ceramico che coinvolge molte manifatture italiane nei primi anni trenta. Si chiude così un capitolo breve, ma importante, per la storia dell’opificio Rubboli che continua a operare sotto la conduzione dei fratelli Lorenzo e Alberto. In questa sezione è visibile anche un’opera policroma della Salamandra di Perugia attribuita a Davide Fabbri. I Fratelli Rubboli e i loro Eredi Dopo la chiusura della Società Ceramica Umbra nel 1931, Lorenzo e Alberto continuano la produzione come ditta Fratelli Rubboli fino al 1934, anche se la divisione legale è del 1936. Nascono perciò le ditte separate Lorenzo Rubboli e Alberto Rubboli che continuano a produrre, sulla scia dell’esperienza della SCU, manufatti a lustro oro e rubino di ottima qualità tecnica che, pur rimanendo legati alla tradizione, cercano in qualche tentativo isolato, ma ben riuscito, di legarsi alle nuove tendenze artistiche usando anche i lustri in maniera disinvolta e virtuosa. Dopo la morte di Lorenzo nel 1943 saranno le tre figlie Livia, Gina e Ivana a portare avanti la tradizione fino al 1955, anno in cui la ditta Lorenzo Rubboli viene chiusa. Alberto invece continuerà a operare fino al 1975, anno della sua morte, passando il testimone alle figlie Laura e Edda e poi ai suoi nipoti che proseguiranno fino al 2002. Emblematico, per capire l’orientamento stilistico di questi anni, è il Piatto del Centenario dove Alberto Rubboli scrisse sul verso il motto a lustro rubino Immotus in Motu: fermo nel movimento. La presenza esigua di opere pertinenti ad Alberto Rubboli nella collezione, rispetto al numero più consistente di quelle di Lorenzo, è dovuta al carattere della raccolta creata da Maurizio Tittarelli Rubboli, erede di Lorenzo, attraverso la madre Gina. In questa sezione è visibile una mattonella con soggetto sacro del ceramista gualdese Renzo Megni e anche una delle ultime opere realizzate da Alan Caiger-Smith prima della chiusura del suo laboratorio ad Aldermaston.