CONSIGLIO PROVINCIALE DI MILANO Processo verbale dell'adunanza del 17 maggio 2007 Addì, diciassette maggio duemilasette, in Milano, nell'Aula consiliare di via Vivaio n. 1, si è riunito il Consiglio provinciale per la trattazione degli argomenti iscritti agli ordini del giorno ordinario e supplementari dall’uno al quattordici, diramati in data 11, 18, 25 gennaio, 15, 22 febbraio, 1, 7, 15, 22 marzo, 12 aprile, 3, 10 e 17 maggio 2007 con atti provinciali n. 3020/2007/2.1/2004/4662. A norma dell'art. 34 dello Statuto, la Presidenza dell'adunanza viene assunta dal Presidente del Consiglio provinciale, Vincenzo Ortolina. Partecipa alla seduta il Segretario generale della Provincia, avv. Antonino Princiotta, con l’assistenza del Vice Segretario generale, dr.ssa Liana Bavaro. Alle ore 15.40 il Presidente del Consiglio invita il Segretario a procedere all'appello nominale dei presenti. Rispondono all’appello i seguenti trentatre Consiglieri: Ortolina Vincenzo Albetti Roberto Angiuoni Pierluigi Ariazzi Costanzo Arrigoni Vittorio Barbaro Mario Bernareggi Alberto Bruschi Marco detto Max Calaminici Arturo Caputo Roberto Cavicchioli Arianna Censi Arianna Clerici Michele Comincini Eugenio De Gaspari Mario Del Nero Paolo Esposito Francesco Foglia Giuseppe Fortunati Ombretta Gaiardelli Andrea Gatti Massimo Gavazzi Attilio Lombardi Ruggiero Maestri Pietro Meroni Fabio Modugno Roberto Nobili Ernesto Patta Antonello Pezzoni Alessandro Pioli Pier Mauro Pozzati Vittorio Re Marco Scarano Giuseppe Sono altresì presenti gli Assessori provinciali: Corso e Ponti. Assenti giustificati i Consiglieri: Fratus, Greco e Musciacchio. Constatato che l’adunanza è valida per legalmente deliberare, il Presidente del Consiglio, dichiarata aperta la seduta, così si esprime: “Cari Consiglieri, sono ovviamente certo di interpretare il sentimento di voi tutti nell’esprimere il più profondo cordoglio per la tragica fine di Hamed ed Omar Khamis, i due cuginetti egiziani che domenica scorsa all’Idroscalo, dopo essersi allontanati dai genitori, sono caduti nel lago artificiale e sono morti per annegamento, comunque sarà la 1 magistratura ad individuare le cause. Hamed ed Omar avrebbero compiuto in estate rispettivamente sei e sette anni. Voi sapete che di questo argomento parleremo credo abbastanza a lungo, alla presenza di Penati fra un po’, quindi io mi limito a dire che esprimiamo alle famiglie di Hamed e di Omar, ora distrutte dal dolore, tutti i nostri sentimenti più sinceri di affetto e di solidarietà e vi prego di consentire un minuto di silenzio in memoria di questi bambini, grazie.” Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Elli. (presenti 34) Il Consiglio osserva un minuto di silenzio. Presidente del Consiglio: “Vi ringrazio. Iniziamo con gli interventi ex art. 83, ha la parola Caputo.” Nel frattempo è entrato in aula l’Assessore Bruno Casati. Consigliere Caputo: “La ringrazio Presidente. Volevo esprimere in questo mio intervento la mia solidarietà all’amico Ferigo, che ha subito un’aggressione proprio l’altra notte a Milano, con l’unica colpa di essere omosessuale. Ferigo si trovava in una pizzeria a Milano, in Via Cadore, stava con degli amici, stava tranquillamente parlando, è stato aggredito da due dipendenti dell’ATM che l’hanno prima insultato e poi anche percosso. Tutto questo dopo ovviamente alcune azioni che c’erano già state presso l’Associazione Babilonia, un’associazione di gay, i cui muri erano stati imbrattati da scritte naziste. Lo trovo un fatto molto grave di intolleranza, Milano non è abituata a vedere questi avvenimenti, credo che ci sia un clima brutto che vada assolutamente superato, si picchia una persona per una questione di diversità. Questo è gravissimo e su questo io credo che dobbiamo invece fare molta attenzione. Quindi una solidarietà non solo formale ma di attenzione politica al problema che in questa città sta un po’ superando il limite di guardia. L’altro problema riguarda la questione droga. Ci sono stati in questi giorni alcune iniziative su cui io non mi trovo assolutamente d’accordo. Prima la scelta del Sindaco Moratti, attraverso l’Assessore De Albertis, Assessore alla salute, che ha distribuito a 30.000 famiglie un kit per permettere ai genitori di valutare se i propri figli si droghino. A parte che è un kit assolutamente non scientifico, che non può permettere una valutazione di questo genere, ma oltretutto creerebbe una grossa scissione tra figli e genitori e non certo andrebbe a trattare il problema droghe in maniera seria. Mi sembra una soluzione demagogica e propagandistica che va assolutamente al contrario di come si dovrebbe trattare un problema invece che ha una certa serietà. L’altro giorno un’altra Consigliera, in questo caso regionale, Silvia Ferretto ha cercato di tamponare sulla fronte, sempre per scoprire se c’era qualche Consigliere che si drogasse, alcuni colleghi, si è scontrata con gli stessi colleghi penso della sua parte politica. Anche questa la ritengo un’azione assolutamente propagandistica, che non serve assolutamente a nulla, anche questa senza nessuna rilevanza scientifica. Io invece credo che ci sia un grave problema in questa città di Milano, il problema della cocaina. Il problema della cocaina è un problema gravissimo, l’ha rilevato il Ministro degli Interni Amato, la cocaina ormai è usata da molti milanesi, da tantissimi milanesi, di tutte le categorie sociali e quello che mi 2 preoccupa è che ormai la cocaina è diffusa tra i giovani e i giovanissimi. La cocaina è diventata a Milano uno stile di vita, un modus per farsi forti, per essere alla moda. La cocaina gira tranquillamente in tutte le discoteche milanesi, la cocaina gira tra i vip e quindi ci si fa vanto di questo. Io di questo sarei molto preoccupato, e quindi è una vicenda che secondo me anche la Provincia di Milano deve trattare. Io volevo chiedere, non li vedo in aula, lo farò magari per iscritto, ma la prego Presidente di rivolgere questo mio invito agli Assessori sia Barzaghi che Casati, e Corso ovviamente, perché su questo possano sviluppare una iniziativa importante con volantini, opuscoli, spot televisivi e spot radiofonici, da diffondere questi depliant nelle scuole e nelle discoteche, ai giovani durante la notte, nel cosiddetto mondo della notte. Se si potesse fare un’iniziativa insieme, al posto di fare semplicemente propaganda, insieme alle varie istituzioni Regione, Comune e Provincia, dedicare una giornata, un no coca day sarebbe un fatto importante, sarebbe un’iniziativa importante per questa città. Le condizioni veramente numerose di chi fa uso di cocaina e di altre droghe come il crash ed altre sostanze, anfetamine, purtroppo sono un fatto ormai che colpisce troppo i giovani di questa città e bisogna intervenire. Possono farlo solo le istituzioni in maniera seria, costruttiva, cercando di capire qual è il problema e cercando di sconfiggere questa grave piaga che sta colpendo pesantemente i giovani milanesi.” Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere De Nicola. (presenti 35) Presiede il Vice Presidente Vicario del Consiglio Cavicchioli. Consigliere Maestri: “Io mi associo alle parole del Consigliere Caputo, aggiungendo che mi rendo conto che il Presidente Ortolina oggi ha voluto concentrare la sua attenzione sul caso dei due ragazzini tragicamente scomparsi all’Idroscalo, ma in genere attento alle dichiarazioni di giornate internazionali, vorrei ricordare è stata dichiarata dal Parlamento Europeo il 17 maggio, oggi, giornata europea contro l’omofobia. Credo che sia una giornata importante come tante altre di questo tipo, il Parlamento Europeo nella risoluzione dell’anno scorso già a questo proposito definiva l’omofobia come avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità, dei gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo. Io sono assolutamente convinto che sia così, credo che un impegno da parte istituzionale per promuovere una politica antidiscriminatoria, ma anche una cultura antidiscriminatoria, è molto importante. Nella sua risoluzione di quest’anno il Parlamento europeo invita appunto le istituzioni a prendere iniziative e io sono convinto che sia nelle giornate internazionali che si fanno queste iniziative. Questa Provincia, questa Amministrazione, con i suoi vari Assessori, in particolare con le sue varie Assessore, ma anche con le varie deleghe date a Consigliere, hanno dimostrato il loro impegno contro la discriminazione, anche contro l’omofobia. Quindi non c’è bisogno necessariamente di farlo durante una giornata internazionale, ma ricordare che questa giornata internazionale ormai è promossa a livello europeo credo sia importante. Quindi mi associo in questo caso in particolare con l’ultimo caso di omofobia, purtroppo violenta, in alcuni casi si è trattato di omofobia non necessariamente sfociata in atti violenti, le scritte sui muri, che peraltro lo stesso Ferigo ha ricevuto, quelle sui muri di fianco alla libreria Babilonia, che ricordava 3 il Consigliere Caputo, in questo caso purtroppo si è arrivati alla violenza fisica. Credo che un impegno da parte di tutti e tutte anche in questa Amministrazione, in questo Consiglio, sia importante perché non si ripetano casi di questo genere.” Nel frattempo è uscito dall’aula il Presidente del Consiglio Ortolina. (presenti 34) Consigliere Censi: “Volevo ringraziare sia Caputo che Maestri perché hanno anticipato alcune delle cose che volevo dire, quindi posso non ripetermi, se non per segnalare una cosa rispetto alla questione di questo rigurgito omofobico che è presente nella cultura diciamo più profonda che ha oggi delle manifestazioni preoccupanti. Credo che questo vada affrontato con un impianto informativo, culturale, soprattutto nelle scuole. Credo che ancora una volta le scuole siano il luogo dove poter, noi lo facciamo per quanto riguarda la cultura di genere, perché gli stereotipi culturali sono figli di un non approfondimento nella più parte dei casi o in un atteggiamento di superficialità. Sul tema della cocaina invece, cioè dell’uso delle droghe in generale, Caputo ha usato questa affermazione, io sono molto d’accordo su quello che ha detto, ma ha usato un’affermazione che è “il mondo della notte”. Ecco, io credo che questo non sia più vero, nel senso che purtroppo l’uso della cocaina come sostanza di prestazione è il mondo del giorno, è il mondo delle aspettative, delle prestazioni, dell’essere all’altezza, riguarda sia i giovani, ma riguarda trasversalmente un mondo popolato di uomini e di donne di tutte le età, che devono stare sul pezzo, è intimamente collegato allo stile di vita, al modello proposto, all’idea del vincente, del forte, di quello che risponde e che sa dare tutte le risposte in maniera efficiente ed efficace. Milano ha un problema serissimo che è significato e dalle analisi che sono state fatte ma anche scientificamente dall’analisi delle acque del depuratore di Milano. La percentuale di presenza di residui di cocaina che sono dentro le acque depurate è straordinariamente alta, più alta di Londra, più alta di New York, a significare che su Milano si sta consumando un processo gravissimo e molto preoccupante. Anche su questo vanno bene i manifesti, va bene l’informazione, ma io credo che il processo che deve essere fatto è un processo di ricostruzione di valori civici, anche dell’etica civica, se mi posso permettere. In questo, ed era la ragione per cui avevo anche chiesto di intervenire, ieri in questo palazzo noi abbiamo fatto un’iniziativa……, noi è una parola non corretta, la Consigliere Fortunati mi ha proposto di fare un’iniziativa sulle donne e la disabilità. Ho accettato con la giusta timidezza ed anche con la considerazione dell’impreparazione su questo tema, e ieri qui c’è stato un incontro bellissimo, in cui il valore dei diritti civili, della qualità della vita degli uomini e delle donne, anche di coloro che hanno incontrato una difficoltà e sono riusciti a trasformarla in un’opportunità, che non chiedono riconoscimenti ma offrono la propria disponibilità per essere parte del motore della crescita e del progresso di questo Paese, è stato per me un insegnamento straordinario. Un insegnamento alla politica, un insegnamento all’impegno civico, all’impegno sociale, alla gratuità, alla tenacia, all’intelligenza, alla forza e anche all’irriverenza in alcuni casi. Irriverenza che si trasforma in grande proposta. Io volevo pubblicamente ringraziare la Consigliera Fortunati, le associazioni, le persone che individualmente hanno un po’ messo in gioco la loro storia. Abbiamo fatto ieri un ragionamento di carattere scientifico, di analisi, ma le persone che hanno parlato, le donne che hanno parlato, che spesso vivono quella che noi chiamiamo teoricamente una discriminazione multipla, cioè sono donne, sono 4 disabili, madri di persone disabili o disabili loro stesse, e vivono nel mondo del lavoro, nel mondo civile, nel mondo sociale, quella che noi chiamiamo discriminazione multipla. Io ho imparato molte cose e credo che, così come dirà poi Ombretta meglio di me, il Presidente Ortolina ed altri Consiglieri che hanno voluto intervenire a questa iniziativa, che sia utile ricavarsi un po’ di tempo per confrontarsi con queste realtà Uso gli ultimi trenta secondi per dire che è stato finanziato, ieri abbiamo firmato l’accordo, il progetto dell’Unione delle Province Italiane, della consulta nazionale delle pari opportunità dell’Unione delle Province Italiane sull’anno europeo delle pari opportunità. Il progetto è la Rete delle Reti, è stato finanziato, abbiamo ottenuto – credo sia il primo caso – un finanziamento di € 110.000 per realizzare in tutta Italia iniziative che vanno in questa direzione. Trattandosi di anno europeo dei diritti delle pari opportunità, noi abbiamo intenzione nei seminari, negli workshop, che faremo di portare esperienze qualificanti delle Province, delle Amministrazioni, che hanno fatto un lavoro interessante sul tema della disabilità, sul tema di tutti i processi antidiscriminatori e della costruzione di una cultura non omofobica, e quindi mi pare che stiamo riuscendo, con tutta la difficoltà e la fatica del caso, a costruire una rete di Province che concretamente vogliono andare in questa direzione. Penso che possa poi essere utile riportare i risultati di questo lavoro al Consiglio provinciale.” Nel frattempo sono entrati in aula l’Assessore Oliverio e il Consigliere Accame. (presenti 35) Consigliere Clerici: “Ho appreso che il Presidente Penati sarà in aula, ahinoi, per la vicenda che prima il Presidente Ortolina ha voluto ricordare dei due ragazzini scomparsi nelle acque dell’Idroscalo. Non di meno, anche se l’occasione non è delle più felici, io pregherei lei, Signor Presidente, l’avrei chiesto al Presidente Ortolina, se fosse stato in aula, di voler ricordare al Presidente Penati che ci è dovuta una risposta in ordine ad una domanda molto precisa che il collega Attilio Gavazzi ha ripetutamente formulato in quest’aula e che talvolta anche il Consigliere Clerici ha voluto riprendere. Lo ricordo a lei Presidente, e lo ricordo a tutti i colleghi, il collega Gavazzi chiede quando e se il Presidente Penati intenda assumere dei provvedimenti in ordine alla presenza nel c.d.a. di ASAM di persone che, al pari dell’allora Consigliere Attilio Gavazzi in altra istituzione era giudicato incompatibile, tali parrebbero essere questo Signore o questi Signori. Poiché il collega Gavazzi si è espresso dicendo che a noi basterebbe, o a lui basterebbe, anche semplicemente un sì o un no, che il Presidente Penati la smetta di nascondersi dietro un dito, venga in aula e ci dica chiaramente se intende assumere un atteggiamento legalista o legalitario che dir si voglia, sulla questione cosiddetta Gavazzi o Signor ……, non pronunciamo il nome, è l’Innominato di manzoniana memoria, che il Presidente Penati voglia finalmente dirimere questo nodo e farci sapere come la pensa e come intende muoversi. Quindi sollecito lei, Presidente, a voler ricordare che c’è questo problemino, visto che il Presidente Penati finalmente oggi viene in aula, grazie.” Nel frattempo è entrato in aula l’Assessore Barzaghi. Vice Presidente Vicario del Consiglio: “L’assenza del Presidente Ortolina e di Penati è la concomitante celebrazione presso la Questura. Lo so che lo sa, era 5 l’occasione perché in effetti il Presidente Ortolina è andato, ma non l’ha comunicato all’aula. Bernareggi.” Consigliere Bernareggi: “Grazie Signor Presidente. Volevo ringraziare innanzitutto tutto il Consiglio provinciale e il Presidente Penati per l’occasione che abbiamo avuto questa mattina di commemorare in maniera così degna, pur sobria ma molto degna, la ricorrenza del 35° anniversario dell’uccisione del Commissario Calabresi. Questa mattina è stato veramente un momento toccante, molto bello, e devo dire che l’intervento del Presidente Penati era assolutamente condivisibile, così come lo sono stati gli altri interventi, in modo particolare quello del figlio di Calabresi. Però vorrei dedicare qualche minuto del mio intervento invece per parlare del Family Day di sabato 15 maggio, cui ho avuto modo di essere presente, di partecipare, perché mi è sembrato un evento davvero importante nel nostro Paese. La presenza in piazza San Giovanni a Roma di tanta gente, ha dimostrato che una gran parte del popolo italiano vuole che il nostro Governo si occupi seriamente finalmente della famiglia. E’ stato un momento di grande unità, tanta gente, tanta gente unita da un valore preciso, quello di dichiarare a gran voce il proprio desiderio di vedere la famiglia, quella che la Costituzione afferma e garantisce, finalmente sostenuta ed aiutata nel nostro Paese. Molti erano i movimenti, molte le associazioni, molti i gruppi, che, pur nella loro diversità, dal punto di vista dello stile con cui la loro missione è svolta, hanno dimostrato grande unità, grande consenso, grande sintonia nell’affermare questo valore, il valore della famiglia, non qualsiasi famiglia, la famiglia tradizionale, quella che la nostra Costituzione all’art. 29 garantisce. La Costituzione afferma che la famiglia è la società naturale fondata sul matrimonio. Io credo che in questo momento sia fuorviante parlare e dedicare molta attenzione ad altri temi, che deviano la nostra attenzione da quello che è il vero cuore della vicenda. Noi non possiamo pensare che i DICO siano oggi il problema della famiglia italiana. La famiglia italiana è altro, vuole altro. La famiglia italiana oggi chiede aiuto per sostenere le giovani coppie, perché le giovani coppie possano formare una famiglia, chiede di sostenere una politica per la natalità, a favore della maternità, chiede di aiutare le famiglie che più hanno bisogno, quelle in particolare che hanno figli. Ora, tutto questo dobbiamo nel nostro Paese affrontarlo, non possiamo pensare che il grido che è stato lanciato in Piazza San Giovanni a Roma sabato non venga tenuto nella dovuta considerazione dal Governo, dalle istituzioni e si faccia finta di niente, si faccia finta che tutto può andare avanti come prima. Non può andare avanti tutto come prima, le famiglie italiane si sono espresse con estrema chiarezza e vogliono per questo delle risposte concrete. Occorre dunque che ci sia davvero un impegno da parte delle istituzioni per trovare degli strumenti, per mettere a punto delle norme che sostengano la famiglia. Certo, non si possono improvvisare delle soluzioni, però credo che se vogliamo ricordare qualche tema, in merito a questo, dobbiamo pensare davvero a come si possono mettere in campo utili strumenti per il sostegno alle giovani coppie. Dicevo che se non sono incoraggiate con strumenti normativi a formare una famiglia, se non sono incoraggiate a trovare un lavoro stabile, difficilmente potranno anche essere incoraggiate a formare una famiglia stabile, che possa poi avere dei figli e dare quindi continuità al popolo italiano. Abbiamo bisogno quindi di interventi anche di tutela della maternità, lo strumento del quoziente familiare è tempo che venga preso in seria considerazione dal governo perché si 6 possa dare aiuto concreto alle famiglie, particolarmente a quelle che hanno numerosi figli. Occorre, e in questo senso la Provincia sta facendo uno sforzo importante che va riconosciuto, incrementare i servizi per l’infanzia, particolarmente con la creazione di asili nido che possono permettere alle coppie di avere figli e di poterli affidare a queste strutture, per potere a loro volta avere con serenità altri figli, avere delle famiglie numerose che davvero consentano al nostro Paese di continuare a guardare con serenità al proprio futuro di popolo e di Paese. Possiamo pensare anche a cose più complesse. Perché non pensare ad esempio alla promozione di forme di orario di lavoro flessibile, più flessibile di quanto oggi sia consentito, quindi con una revisione della legge 53 del 2000 sui congedi parentali. Non è scandaloso pensare per esempio anche a forme diverse di congedo parentale, durante il corso della vita di una donna, ma anche di un padre, pensare che ci siano periodi di congedo, periodi di aspettativa, che consentano di seguire bene i figli, consentano quindi di dare ai figli l’apporto che i genitori devono e possono dare. Ma possiamo anche pensare a delle forme di tutela previdenziale per chi svolge a casa un lavoro di cura a favore dei familiari non autosufficienti. Occorre anche una politica più equa di tipo fiscale. Si parla anche di cose sfidanti, di cose veramente delicate ma che devono essere oggetto della nostra attenzione. Perché no pensare a tariffe agevolate per esempio sulla luce, sul gas, sull’acqua, sulla tassa rifiuti, sull’ICI, per le famiglie numerose, calibrando ovviamente l’intervento sulla base dell’ISEE. Questi sono solo esempi per dire che la famiglia oggi chiede interventi concreti. Non è stato un muro contro muro in Piazza San Giovanni, non si è condannato il tentativo del Governo di portare avanti l’operazione DICO, si è dato un messaggio positivo, le famiglie italiane vogliono risposte concrete a favore delle famiglie, in particolare numerose, e di una politica per la famiglia che sia davvero rispettosa delle esigenze delle famiglie stesse.” Nel frattempo sono entrati in aula i Consiglieri Guerra e Russomanno. (presenti 37) Consigliere Gavazzi: “Io sono sempre sulla situazione di incompatibilità all’interno di ASAM e, guarda caso, oggi nel giornale “Rassegna sull’attuazione delle riforme dell’autonomia”, c’è un caso che fa riferimento anche a quanto mi è successo, dove quella persona che io non nomino mai ha fatto ricorso, mi ha portato in tribunale costringendomi a dimettere. Do, per conoscenza dei colleghi, lettura della sentenza, che è il significato da attribuire al termine di capitale maggioritario. Questo per far capire che il ricorso che è stato fatto contro di me per il Parco della Valle del Lambro era che il Parco deteneva il 20,45%, quindi io ero incompatibile e mi ha denunciato per quello. Qua si dice: l’art. 60, comma 1, n. 10, prevedeva quale causa di ineleggibilità alla carica di Sindaco, Presidente della Provincia, Consigliere comunale, provinciale e circoscrizione, i legali rappresentanti e i dirigenti della S.p.A. con capitale superiore al 50%, rispettivamente del Comune e della Provincia. In particolare, il ricorrente sosteneva che l’espressione “capitale maggioritario” contenuta nel testo della norma in esame andasse intesa in senso non numerico ma di interesse, per cui dovrebbe ritenersi operante la suddetta causa di ineleggibilità anche nei confronti di amministratori o legali rappresentanti delle società delle quali il Comune detenga anche solo un capitale di maggioranza relativa, ma tale da assicurargli 7 sulla stessa una posizione di controllo ed un’influenza dominante. La Corte di Cassazione ha stabilito che la Corte territoriale, come già il tribunale, abbia correttamente interpretato la disposizione dell’art. 60, comma 1, n. 10, del D.Lgs. 267/2000, ritenendo che tale causa di ineleggibilità sia riferibile al Sindaco, ai legali rappresentanti di società, di cui il Comune detenga la maggioranza assoluta, dunque non meno del 51% delle azioni. La nozione di capitale maggioritario non è assimilabile a quella di influenza dominante, al fine di individuare i limiti della causa di ineleggibilità, ex art. 60. Così facendo infatti, si altererebbe profondamente la struttura della fattispecie di ineleggibilità in esame, per collegarla ad un parametro fattuale da verificarsi caso per caso, quale quello dell’eventuale influenza dominante esercitata dall’ente territoriale sulla società, di cui sia rappresentante l’eligendo. Tale interpretazione opererebbe una inammissibile estensione analogica di disposizione, avente per sua natura portata invece eccezionale e di stretta interpretazione. Perché sto dicendo questo? A me è stata fatta causa e sono stato portato in tribunale perché un Parco di cui la Provincia non ha nessuna influenza dominante, perché ha il 20,5%, ha causato le mie dimissioni, e quello stesso personaggio siede in ASAM. Io devo dire, e continuerò a ripeterlo qua dentro, che non è ammissibile una cosa del genere, questo fatto vergognoso che noi continuiamo a mantenere in ASAM una persona che si è comportata in quel modo nei riguardi di un Consigliere provinciale. Guardate che questa sentenza è del 16.7.2006, quindi antecedente al ricorso fattomi. Oltretutto, ripeto, penso che l’Avvocato che dà supporto al Consiglio ha interpretato pienamente quello che era la legge, ma nonostante ciò questa persona ha fatto ricorso costringendomi all’atto. Però questa persona siede nel consiglio di amministrazione di ASAM come rappresentante degli indirizzi che dovrebbe dettare questo Consiglio provinciale. Quindi io, oltre a quello che ha chiesto l’amico Clerici, continuerò a ripetere che questo personaggio per la sua figura morale, logicamente ripeto una moralità politica, non può sedere nel consiglio di ASAM, e lo ripeterò sempre, indipendentemente dagli altri due casi che gridano vendetta al cospetto di Dio, perché lì c’è un regolamento, art. 6, lettera e) che prevede che nessun dipendente possa ricoprire quella carica. Ripeto, il Dottor Saporito e il Dottor Vimercati siedono nel consiglio di ASAM. Di fronte a questa, non dico illegalità, ma illegittimità palese, bisogna prendere provvedimento e coscienza del nostro ruolo e della nostra responsabilità.” Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Mauri. (presenti 38) Consigliere Fortunati: “Presidente, sarò molto breve. Volevo sottolineare, ringraziando la Consigliera Censi per quello che è stato detto rispetto all’incontro di ieri che c’è stato qui in Provincia, volevo sottolineare da un lato i miei ringraziamenti al Presidente Ortolina, quindi le chiedo di portarglieli ufficialmente, lo faccio davanti a tutto il Consiglio, sia per la presenza di ieri, sia per la presenza in diversi passaggi delle iniziative che stiamo facendo sulla disabilità in Provincia. Lo dico perché mi sembra un atteggiamento importante, relativamente ad un tema che spesso è abbastanza sottaciuto e di cui si parla abbastanza poco. Così come mi sento di ringraziare quei Consiglieri – pochi – che sono passati ieri, almeno a mettere dentro la testa, perché so che gli impegni sono tanti, e li ringrazio comunque per questa adesione in qualche modo, o attenzione per meglio dire, all’iniziativa. Ma mi sento in particolare, e vorrei che fosse fatto ufficialmente questo atto, di portare un ringraziamento particolare al personale della 8 Provincia, di cui non si parla mai, se non magari perché non ci portano delle cose, ma un ringraziamento sia al personale tecnico, ieri avevamo il pianoforte, tutta una serie di situazioni, sia il personale che in sala ed all’accoglienza è comunque quello che ci supporta tutte le volte che abbiamo un’iniziativa. Sappiamo che le nostre iniziative della delega sono iniziative un po’ più difficili - mettiamola così – dal punto di vista organizzativo. A volte queste difficoltà, come l’ultima volta quando abbiamo fatto il convegno dell’ONU in questa sala, la difficoltà era nella sala, non era nelle persone come spesso avviene, abbiamo dovuto togliere alcune seggiole in fondo per permettere a persone disabili non di fare spettatori ma di fare gli attori quali sono, protagonisti della loro vita ed anche dell’iniziativa sulla convenzione dell’ONU per i diritti dei disabili, altrimenti avremmo fatto veramente un’operazione brutta. Ringrazio tutti coloro, in particolare qualcuno è presente, che anche ieri, oltre la volta precedente, ha dato un po’ del suo tempo e del suo lavoro, anche con un’attenzione che però non è da tutti. Chiedo al Consigliere Tranquillino un attimo di silenzio per cortesia, perché sto proprio parlando del personale della Provincia. Non sente, purtroppo, stavo facendo un ringraziamento in effetti al vostro lavoro, proprio perché secondo me c’è stato anche e c’è in tutte le occasioni in cui con le persone disabili siamo qua in Provincia a organizzare iniziative, un atteggiamento di grande umanità e di grande sensibilità, che non è da tutti e va oltre il lavoro professionale. Per questo ho richiesto il silenzio, perché mi sembra doveroso, una volta tanto, parlare qui davanti ai Consiglieri, pochi, che ci sono, facendo un plauso al personale della Provincia. Grazie ancora.” Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Tranquillino. (presenti 39) Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Grazie molto a lei, Fortunati. Sarà mia premura riferire anche al Presidente Ortolina i suoi ringraziamenti. Accame, al posto di Bruschi, per ragioni……” Consigliere Accame: “Presidente, grazie della cortesia. Io intervengo perché devo esternare a questo Consiglio le mie preoccupazioni per quanto accaduto, non qualche giorno fa, ma negli ultimi mesi, all’Idroscalo. Quel fatto tragico, noto a tutti, che ha colpito due bambini probabilmente è solo la punta dell’iceberg di una situazione che si è fatta difficile e complicata. Era da tempo che ricevevo da cittadini amici alcune segnalazioni circa l’ormai totale invivibilità del parco dell’Idroscalo e la mancanza di controlli, non solo per quello che riguarda gli spazi acquatici, ma anche per quello che riguarda tutta la situazione in itinere del parco. Io devo dire la verità, che non facendo più parte della commissione non so qual è la situazione dell’Idroscalo, però nella scorsa legislatura ero in quella commissione……” Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Chiedo scusa, Consigliere Accame, il suo intervento ora è perché lei poi si assenterà? Perché noi avevamo deciso di parlarne in una fase successiva.” Consigliere Accame: “Sì, io non ci potrò essere, Infatti non volevo parlare del fatto specifico della morte tragica.” Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Ma l’argomento sarà complessivo quello che affronteremo dopo.” 9 Consigliere Accame: “Io purtroppo mi devo assentare, ritornerò in aula ma non so……, quindi lo faccio adesso, ho chiesto appunto al collega Bruschi di scambiare, per il fatto che sono impegnato dopo in una riunione di partito. Devo quindi rimarcare il fatto che la preoccupazione secondo me di tutto questo Consiglio, di tutta i Consiglieri, è una situazione genericamente difficile sull’area dell’Idroscalo, ed è una situazione che, secondo me, va assolutamente corretta nel più breve tempo possibile. Adesso che arriva la stagione clou, anzi è già in corso la stagione clou di presenze all’Idroscalo, non si può permettere che l’area dell’Idroscalo rimanga un’area insicura quale è, non tanto per i problemi legati a possibili tragedie che possono accadere dovunque, anche nelle fontane pubbliche, ma per il fatto che intorno all’Idroscalo ormai si è sviluppato un fenomeno che non saprei neanche come definire, comunque di insicurezza e delinquenza diffuso, che nel corso degli anni precedenti assolutamente non c’era. Io non voglio dare la colpa a nessuno, perché probabilmente quando accadono le tragedie, quando accadono i fatti di cronaca nero purtroppo, la colpa è sicuramente di tutti quanti, quindi anch’io in qualità di amministratore faccio ammenda di non essere intervenuto tempestivamente, così come gli altri colleghi, per segnalare le giuste recriminazioni che mi erano arrivare da una serie di cittadini. Certo è che questa Amministrazione secondo me, per ricollegarmi a quello che verrà detto dopo, deve correre ai ripari ed anche in fretta, perché questa estate sarà un’estate molto calda, ci sarà bisogno di rinfrescarsi, ci sarà bisogno di portare i bambini nei parchi. Il parco dell’Idroscalo è uno dei parchi più importanti che ha la nostra città e i Comuni limitrofi, e assolutamente non è pensabile che le famiglie che affollano o hanno affollato in massa l’Idroscalo fino a questo periodo, non si trovino in condizione di totale sicurezza.” Nel frattempo sono entrati in aula gli Assessori Carlino e Mezzi, mentre è uscito il Segretario generale. Consigliere Bruschi: “Intervengo apposta ex art. 83 e non nel dibattito relativo alla sicurezza dell’Idroscalo, per far sì che in qualche maniera la vicenda che porterò alla conoscenza di quest’aula non sia connessa rispetto ad altre problematiche, perché è semplicemente mia intenzione far chiarezza e non montare su una questione che è altra e che è la tragica morte di quei due bambini. Leggo una determina dell’Ingegner Saladini: “Il Direttore del settore Idroscalo, sport e tempo libero, evidenziato che l’Associazione Nazionale Giacche Verdi onlus, raggruppamento regionale Lombardia, da tempo collabora con ottimi risultati con gli operatori della Provincia di Milano nell’attività di controllo dell’Idroscalo, segnalando eventuali anomalie presenti nel parco. Rilevato che il servizio svolto dall’Associazione si è articolato nella passata stagione invernale e primaverile con il servizio di pattugliamento. Rilevando, per quanto sopra evidenziato, di proseguire la collaborazione con l’Associazione Giacche Verdi onlus, in quanto il servizio in parola è necessario come supporto al sistema di sicurezza attivo all’interno del parco, ecc.” Per motivazioni di bilancio, si era in esercizio provvisorio, questa determina rinnovava la convenzione che consente alle Giacche Verdi a cavallo di usufruire di un maneggio all’interno della Punta dell’Est per quattro mesi, con ampie rassicurazioni che poi a bilancio approvato la convenzione sarebbe stata rinnovata. Ora capita, ed è notizia giornalistica confermata però dai diretti interessati, che con alcune righe il settore Idroscalo abbia sostanzialmente cancellato la possibilità di rinnovare la convenzione ed 10 abbia detto a questi Signori che debbono prontamente sloggiare. Il prontamente sloggiare è un’espulsione dalla zona dell’Idroscalo prevista per domenica. Come lei sa io ho investito della questione in parte l’Ufficio di Presidenza, chiedendo che venisse messo immediatamente in votazione un ordine del giorno che chiedeva sostanzialmente due cose, di bloccare questo trasloco e di rinnovare la convenzione. Mi sembra di capire, ma chiederò una votazione in aula, che non c’è l’intenzione di andare a votare e di mettere in discussione questo ordine del giorno. Ordine del giorno che trasformerò comunque in una interrogazione urgente all’Assessore alla partita. Perché? Perché non capisco, per me un atto amministrativo è una cosa seria. Allora, se in una determina viene scritto che i risultati di questa associazione sono ottimi e viene scritto che questa associazione è indispensabile nel quadro della sicurezza dell’Idroscalo, e tre mesi dopo, con due righe, addirittura con una successiva ingiunzione, si invitano queste persone ad andare via, c’è qualcosa che non mi convince. Ho anche avuto modo di confrontarmi, e lo dico per correttezza, con l’Assessore Dioli, che a dire la verità non mi ha portato motivazioni reali per la cancellazione di questa convenzione. Allora io intervengo apposta ex art. 83, perché non voglio mischiare le due vicende. Diciamo che la loro coincidenza temporale è un puro caso, non sono connessi i due fattori, resta il fatto che evidentemente qualcosa che non va c’è. Intendo fare anche una precisazione, il servizio delle Giacche Verdi a cavallo, oltre che sul pattugliamento il sabato e la domenica di quel territorio, si è svolto anche in alcune attività, tra l’altro visitate mi si dice dal Presidente Penati ad ogni 25 Aprile, con copia di strette di mano, che sono rivolte ai bambini, il cosiddetto “battesimo della sella”, ed a portatori di handicap. Con l’interrogazione io chiederò ragione all’Assessore di questa scelta, e naturalmente se verrà messo in votazione, come mi auguro, l’ordine del giorno voterò favorevolmente. Se ciò non dovesse essere, e se comunque le motivazioni dell’Assessore Dioli fossero tali da convincere il Consigliere Bruschi a dire effettivamente l’Assessore ha fatto bene, io chiederò al Consiglio di votare un ordine del giorno dove si chiede che venga messa a bando, visto che mi sembra giusto che un’Amministrazione pubblica metta a bando i propri servizi, un servizio similare. Cioè che venga scelta, tra le molte associazioni del Coni o non del Coni, della Provincia di Milano, un’associazione che garantisca lo stesso servizio, dal servizio di pattugliamento, a meno che questo non possa essere in qualche modo svolto dalla polizia provinciale, ad un servizio di maneggio che in una realtà come l’Idroscalo e come la Punta dell’Est, mi sembrerebbe francamente colpevole non ci fosse. Voglio essere il più equilibrato possibile, ho queste tre alternative di fronte, e concludo, vorrei che poi il Consiglio le prendesse in esame e non mi dicesse, come spesso capita: eh, ma ben altro! Perché purtroppo di benaltrismo dovremmo essere tutti, maggioranza e opposizione, abbastanza stanchi.” Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Per chiarezza di procedura, lei mantiene l’ordine del giorno Bruschi?” Consigliere Bruschi: “In base al regolamento, io chiederei all’Ufficio di Presidenza di esprimersi sull’urgenza che ho testé motivato. Se la decisione dell’Ufficio di Presidenza non fosse unanime, chiederei all’aula di esprimersi con un voto secco.” 11 Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Era quello che volevo comprendere. Per cui lei mantiene la sua richiesta di ordine del giorno, è questo che volevo capire. Era per capire, perché poi gli equivoci possono essere…… Con Esposito sono chiusi gli art. 83. Guerra.” Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Ponti. Consigliere Guerra: “Grazie Presidente. Penso di aver capito che le Giacche Verdi a cavallo non hanno nulla a che fare con la Lega Nord, perché vedevo i suoi colleghi che si domandavano qualcosa. Comunque penso che sia importante ed opportuno che dopo vengano date al Consiglio una serie di informazioni e di delucidazioni in merito al tragico evento di qualche giorno fa dell’Idroscalo. Intervenivo perché colpito anche dall’intervento del collega dell’UDC, che ricordava un episodio della manifestazione di sabato scorso a Roma del Family Day, io per par condicio vorrei anche ricordare che nello stesso giorno e contemporaneamente c’era la manifestazione dell’orgoglio laico a Roma. E mi ha colpito l’intervento suo, perché su alcuni punti sono d’accordo, devo dire. Sono d’accordo quando si riconosce che la Costituzione italiana riconosce il ruolo della famiglia classica in questo Paese, ed è quella stessa Costituzione definita sovietica, antiquata, vecchia, superata, che riconosce il ruolo della famiglia classicamente inteso, ma non vieta assolutamente la possibilità che ve ne possano essere anche altre idee di famiglia. Questo è importante per anche, poi, impostare il ragionamento che voglio fare in questi quattro minuti che mi rimangono, perché è da questa impostazione che forse non si capisce che i DICO od i PACS, o una visione laica della società e dei diritti, non vanno in contrapposizione con una concezione cattolica di famiglia classicamente intesa. Questa contrapposizione da parte mia, nostra, non c’è mai stata. Il ragionamento che noi facciamo è di una semplicità mostruosa. Noi pensiamo che le famiglie oggi siano profondamente in crisi, e sono d’accordo su alcune proposte che lei faceva per rilanciare il ruolo della famiglia, ma siano fondamentalmente in crisi perché è il modello sociale, culturale, di questa società che sta profondamente cambiando. Il tema dell’occupazione è un tema fondamentale per la costruzione delle famiglie. Se io deprecarizzo e flessibilizzo il lavoro, rendo instabile e precario chi ha in mente di mettere in piedi una famiglia. Allora il nodo è capire chi ha portato avanti in questi anni politiche di flessibilità e di precarizzazione, che poi hanno come conseguenza finale quello di non permettere a tanti giovani di mettere in piedi la famiglia classicamente intesa, perché non ce la fanno, perché sono instabili, oppure, se non partiamo da questi piccoli elementi di riflessione, io penso che noi possiamo fare tutti i contributi possibili, ma sono misure palliative che non incidono sul ruolo e sul rilancio della famiglia che tu intendi e che io intendo. Un altro punto che mi permetto di sollevare. Quando vediamo per anni e per mesi quei modelli televisivi che ci propugnano, il Grande Fratello, adesso ce n’è uno che si chiama la Stalla, un giovane che idea si fa di famiglia? Voglio dire, qual è il modello culturale che si butta in faccia a migliaia di giovani che leggono e che vedono queste cose? Allora, io sono d’accordo che la Costituzione è sana, di robusta costituzione, e deve essere sempre letta, ma la Costituzione non deve essere letta a giorni alterni come si fa con le targhe, oppure come quando si sfoglia una brochure dei supermercati, che noi scegliamo quello che ci va bene della Carta costituzionale, poi quello che non ci piace, questa Costituzione non va 12 e deve essere cambiata. Perché voi sapete che la Carta costituzionale è un patto sociale stretto da diverse componenti politiche, allora è già un punto, essa stessa, di compromesso su una visione di società. I diritti estesi alle coppie di fatto non tolgono nulla e niente al concetto di famiglia classica. E’ un’impostazione, direi, logica, che oggi porta tante persone a dire perché coppie di fatto che si vogliono bene non possono godere degli stessi diritti che le famiglie classiche hanno. Su questo, chiudo, Presidente, perché vorrei farla finita anche con l’ipocrisia di chi accentua pesantemente questo aspetto di differenziazione contro le coppie di fatto e tutti quei parlamentari che già attualmente godono dei diritti che hanno le coppie di fatto e di tutti quei parlamentari che hanno diverse famiglie e figli fatti con diverse mogli e che poi ci richiamano al valore della famiglia classicamente inteso. Questa ipocrisia dobbiamo finire a farla. Concludo dicendo che a me spiace di aver notato che in un Comune il nostro partito partecipa in una lista civica che si chiama Unione Laica e che il Presidente della Provincia, non il Signor Penati, il Presidente della Provincia, abbia partecipato solo alla manifestazione di una parte del centrosinistra e non si sia accorto che un altro pezzo di centrosinistra in questo Comune va con questa lista civica che si chiama Unione Laica per Cernusco.” Nel frattempo sono entrati in aula gli Assessori Benelli e Dioli. Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Io avevo dichiarato con Esposito la chiusura degli interventi. (Intervento fuori microfono). Però non è il problema dell’intervento, perché l’avevamo già detto, l’effetto ping-pong ci trascina poi lontano. No, il problema è che l’intervento sul Family Day era già stato fatto dal Consigliere Bernareggi. No, il problema è di dare regole, io la regola l’avevo determinata dicendo che con Esposito sono chiusi gli articoli 83. Esposito.” Consigliere Esposito: “Grazie Presidente. Innanzitutto due parole per denunciare un disagio che deriva dal fatto che ormai, dopo molti mesi e qualche anno dalla nostra vita istituzionale consiliare nel Consiglio provinciale, si sia ingenerata un’abitudine in particolare nell’art. 83 a professare le proprie visioni del mondo, quelle politiche della vita, quelle culturali, per cui spesso siamo indotti ad ascoltare da parte di amici e colleghi del Consiglio provinciale la loro visione sulla tematica culturale di turno. Io questi interventi li giustifico, li apprezzo, le lezioni di storia, di filosofia, alcune interpretazioni anche creative che si danno della storia, tutto va bene purché sia funzionale ad un intervento che ha natura politico istituzionale e che serve a supportare la ragione per la quale si interviene all’interno di un art. 83. Questo per dire di un disagio particolare per il quale mi piacerebbe che si discutesse di questi argomenti, la famiglia, i valori, cosa è stato il ‘68 nei suoi aspetti positivi, in quelli di trascinamento, che non sono stati tutti positivi, anzi talvolta fortemente negativi. Dibattiti importanti, rispetto ai quali il problema vero della crisi di autorità che nasce molto tempo fa, e che il ‘68 in qualche modo ha messo all’ordine del giorno, affrontato in maniera anche distruttiva, sta producendo e produce, inevitabilmente avrebbe prodotto e i migliori di noi indovinavano che si producessero effetti, rispetto ai quali dobbiamo tutti interrogarci. Sto parlando della crisi di autorità, con le connesse composizioni, che al principio di autorità erano, nella strutturazione sociale e umana, in qualche modo collegate. La crisi del padre, c’è tutta una letteratura, la crisi della famiglia, i luoghi nei quali, a partire dalla famiglia, passando per la 13 scuola, attraverso la docenza, l’insegnamento, l’autorità dell’educatore. Spero che avremo occasione di parlare però più diffusamente, all’interno di un contesto che non debba essere necessariamente un art. 83. L’ho detto solo per dire che per me il tempo è quello, il tempo è il ‘68 politicamente e culturalmente, e la crisi di autorità che è connessa a quel tempo. L’altra cosa che vorrei dire, un ringraziamento a Ombretta Fortunati per l’incontro che ha organizzato ieri, molto pregevole, io sono rimasto molto ben impressionato, molto colpito, in particolare dall’intervento di quella signora con quella difficoltà vocale che sono stato ad ascoltare, perché, grazie a Dio, si fanno anche queste cose a latere delle grandissime cose, importanti e significative che gli assessorati ci propongono. Quindi ti ringrazio, Fortunati, così come ringrazio anche la sottolineatura del plauso al personale della Provincia, che io spesso in commissione, qualcuno mi sente parlare, debbo constatare che il personale della Provincia fa la forza di questa istituzione e noi dovremmo metterci e ci mettiamo qualche volta qualche indirizzo, che è importante e che sicuramente può far riferimento ad una struttura della quale non possiamo che essere compiaciuti. Quindi mi associo ai complimenti al personale ed alla struttura della Provincia. In questo contesto, volevo che la Presidente Cavicchioli, se fosse possibile, trasferisse alla Censi, che non vedo presente, accanto al compiacimento per la commissione per la donna, costruita intorno alla dimensione dell’Unione delle Province Italiane, trasferire l’eterna questione che noi abbiamo sollevato e che il Capo 6°, commissione consultiva sui temi della donna, noi vorremmo che si facesse qualcosa, perché se prima della chiusura della legislatura quello che il regolamento ancora vigente dice è composta da due rappresentanti e la Giunta all’inizio di ogni mandato nomina l’intera commissione. Se fosse possibile, prima della chiusura della legislatura, perché vedo già l’orizzonte di una fine legislatura, vedere nascere anche questa commissione consultiva sui temi della donna, sulla quale credo che siamo tutti d’accordo. L’altra cosa era Gavazzi. Presidente, io sono stufo di sentire Gavazzi. Io non posso da un anno e mezzo o due anni, mi consenta anche il collega, tutte le volte sentire ripetere cose legittime, probabilmente, o opinabili, che riguardano una situazione di incompatibilità e di ineleggibilità di due signori che stanno nel consiglio di amministrazione di ASAM, la situazione peraltro delicata di un signore che rappresenta la Provincia e i nostri che dovrebbero essere indirizzi, e Gavazzi, Consigliere provinciale, che dice queste cose sembra inascoltato. Presidente, io vorrei che la Presidenza, qualcuno dicesse: senti Gavazzi, smettila di tediarci con queste questioni, che sono di lana caprina, che non hanno senso per questo, questo e questo, sinceramente. Lo stesso Gavazzi io l’ho pregato di trascurare almeno di riportare la famosa delibera di trasposizione del …… globale, che tutte le volte veniva qui……, dillo ogni tre volte, perché sinceramente non è che possiamo sempre sentir ripetere queste cose.” Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Consigliere Esposito chiuda.” Consigliere Esposito: “Chiudo, chiedo scusa ma …… L’Assessore Barzaghi aveva fatto una giusta condivisione delle ragioni dello sciopero generale del 4 giugno……” 14 Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Però non introduca nuovo elemento nella riflessione, siamo a 7 minuti, Esposito!” Consigliere Esposito: “Auspico che la Giunta e il Consiglio possano condividere l’auspicio di Barzaghi a partecipare alle ragioni dello sciopero della scuola, per il quale giustamente Barzaghi aveva detto noi parteciperemo……” Nel frattempo sono entrati in aula gli Assessori Brembilla ed Ezio Casati. Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Bene Esposito, altrimenti …… Gavazzi per fatto personale. No, Meroni non era fatto personale. (Intervento fuori microfono). Bravo, come me, assistiamo.” Consigliere Gavazzi: “Il mio fatto personale era per specificare all’amico Esposito che io non sono la causa ma sono l’effetto. Solo quello.” Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Perfetto! “ Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Passiamo al punto successivo, l’interrogazione del Consigliere Esposito e la risposta dell’Assessore Barzaghi. (Intervento fuori microfono). Prego Meroni.” Consigliere Meroni: “Volevo solamente ricordare se eventualmente alla presenza del Presidente possiamo fare anche un ricordo di quello che è stato fatto in questo Consiglio provinciale.” Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Per quello che mi riguarda, la risposta è no, poi la valutiamo. Adesso io tra l’altro non l’ho capita, per cui se poi a parte me la spiega.” Consigliere Meroni: “Glielo dico molto semplicemente. C’è stato, penso un Consigliere provinciale di maggioranza che ha fatto una critica esplicita nei confronti del Presidente Penati.” Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Sì, però mi pare più politica, che non di questo Consiglio, questo tema.” Consigliere Meroni: “Io chiedo se eventualmente poi possiamo ……” Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Non lo so! La mia risposta sarebbe negativa, però mi riservo di parlarne con il Presidente Ortolina che è arrivato.” Consigliere Meroni: “Mi auguro di avere l’opportunità eventualmente di chiedere al Presidente Penati una giustificazione.” Il Vice Presidente Vicario del Consiglio pone quindi in trattazione lo: ARGOMENTO N. 1/34 DELL’ORDINE DEL GIORNO - Interrogazione presentata in data 3 aprile 2007 dal Consigliere Esposito, in merito all’I.P.S.I.A. di Cernusco sul Naviglio. 15 Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Sì. Assessore Barzaghi.” Assessore Barzaghi: “Grazie Presidente. Rispondo all’interrogazione del Consigliere Esposito del 3.4.2007. Con la legge 23 del 1996, il passaggio degli immobili scolastici dai Comuni alle Province deve avvenire previo idoneo atto di convenzionamento, all’interno del quale devono essere recepiti gli oneri a carico dei Comuni, derivante da carenze manutentive, mancati adeguamenti impiantistici o rimozione di manufatti in amianto. In carenza di tale atto il Comune, in qualità di proprietario, è tenuto ad eseguire gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Ciò premesso, risulta chiaro che presso l’I.P.S.I.A. Majorana di Cernusco sul Naviglio – questo è l’oggetto dell’interrogazione – gli interventi di manutenzione eseguiti dal Comune di Cernusco sul Naviglio non sono stati esaustivi, come risulta dalle infiltrazioni che si verificano nel corpo laboratori, per effetto del mancato intervento di rimozione della copertura in eternit, contenente – questa cosa è molto grave – fibre di amianto, che in base alla legge 257 del 1992, avrebbe dovuto essere rimosso già da diversi anni dall’Amministrazione Comunale. A conferma di ciò, lo stesso Sindaco del Comune di Cernusco sul Naviglio, con nota del 2.10.2006, afferma di avere previsto nel programma triennale del Comune, lavori pubblici 2007/09, opere di manutenzione ordinaria e straordinaria per garantire lo svolgimento dell’attività scolastica. Per quanto concerne il piano urbanistico, che prevedrebbe lo spostamento dell’I.P.S.I.A. Majorana dall’attuale sede centrale in prossimità di via Masaccio, rammento che nel corso dell’incontro avvenuto il 6.6.2006, il Sindaco si era impegnato con l’Amministrazione Provinciale a valutare l’inserimento all’interno del piano urbanistico di spazi ad uso pubblico da recepirsi all’interno dell’atto di convenzione. Dopo i numerosi solleciti dal parte dell’Assessorato all’istruzione della Provincia di Milano, è giunta in questi giorni, dopo parecchio tempo, la proposta del Sindaco che ho allegato al Consigliere, di un nuovo progetto di riqualificazione urbanistica dell’area. E’ intenzione dunque di questo assessorato concordare a breve la data di un incontro, finalizzato a valutare la nuova proposta, e quindi poter condividere un percorso che sia rigorosamente rispettoso dell’attuale destinazione pubblica dell’area, con l’attivazione di servizi pubblici per la cittadinanza, nel caso del trasferimento dell’IPSIA dall’attuale sede in una nuova sede che appunto dovrebbe essere prevista da questo nuovo piano urbanistico. In conclusione, si conferma: a) che resta in capo all’Amministrazione Comunale l’onere della manutenzione ordinaria e straordinaria, secondo quanto stabilito dalla legge 23, e confermato dallo stesso Sindaco di Cernusco sul Naviglio; b) che il contributo provinciale per far fronte all’esigenza di ampliamento dell’I.P.S.I.A. Majorana sarà erogato conseguentemente all’approvazione di una nuova proposta di piano urbanistico, così come ipotizzato nella riunione del 6.6.2006 e sulla base di quanto sarà definito nei successivi incontri.” Nel frattempo sono entrati in aula l’Assessore Grancini e il Presidente del Consiglio Ortolina. (presenti 40) Presiede il Presidente del Consiglio Ortolina. 16 Presidente del Consiglio: “Esposito, un commento.” Consigliere Esposito: “Grazie all’Assessore.” Presidente del Consiglio: “Grazie per la sinteticità. Consentitemi un secondo di sosta, perché mi risulta che Penati stia scendendo, faccio solo una verifica. D’accordo, propongo la discussione della delibera dell’Assessore Casati. (Intervento fuori microfono). E’ una cosa veloce. Sì, prego.” Consigliere Meroni: “…… alcune situazioni che si devono verificare in aula, o lei giustamente quale Presidente del Consiglio provinciale decida quello che vuole lei.” Presidente del Consiglio: “Era una questione di saggezza, una delibera molto tecnica, però non ci sono problemi.” Consigliere Meroni: “Io ho chiesto di poter intervenire su un’affermazione fatta da un Consigliere provinciale e mi hanno detto di no. Un attimo che faccio una verifica. Clerici, prego.” Consigliere Clerici: “Grazie Presidente. Era solo, Presidente Ortolina, per sincerarmi che la Presidente Cavicchioli che l’ha preceduta, o meglio che l’ha seguita e l’ha preceduta adesso, l’abbia messa al corrente del fatto che abbiamo sollecitato, stante la discesa in aula del Presidente Penati, una risposta per il cosiddetto problema Gavazzi. Se lei volesse essere così gentile di farsi interprete delle nostre istanze, delle nostre parole, ci basta tra l’altro, ripeto citando Gavazzi, semplicemente: no, non me ne frega niente; sì, mi importa, provvederò. Grazie.” Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Dapei. (presenti 41) Presidente del Consiglio: “Ritenterò per la cinquantesima volta.” Il Presidente del Consiglio pone quindi in trattazione lo: ARGOMENTO N. 22 DELL’ORDINE DEL GIORNO - Cessione gratuita, ai sensi degli artt. 11 e 15 del Regolamento di Disposizione e Alienazione del patrimonio immobiliare disponibile della Provincia di Milano, al Comune di Abbiategrasso (MI) di una porzione di area di proprietà provinciale di pertinenza dell’Istituto di Istruzione Superiore “V. Bachelet” di Via Stignani 63/65, identificata presso il catasto terreni del Comune di Abbiategrasso al FG. 29 mapp. 519 e 520, per la realizzazione di una strada comunale di collegamento nel medesimo comune. 17 Presidente del Consiglio: “Scusate, è una questione di buonsenso, una delibera molto tecnica che possiamo espletare in pochi minuti. Io chiederei di fare la cortesia all’Assessore di poterla illustrare, mi prendo questa responsabilità. Prego Assessore. (Intervento fuori microfono). Mi pare che il Vice Presidente abbia parlato.” Assessore Bruno Casati: “Vi sottraggo soltanto un minuto, ma dato che si dice che mancano le delibera, fatemene presentare una! La delibera che va al voto è la cessione gratuita al Comune di Abbiategrasso di una porzione di area di proprietà della Provincia. Brevissimo storico in un minuto, poi la cosa. Nel 1986, con atto pubblico, il Comune aveva ceduto alla Provincia di Milano 50.000 mq circa di terreni necessari alla realizzazione di un istituto scolastico. Oggi il Comune di Abbiategrasso intende realizzare una strada di collegamento di arterie esistenti, la cui costruzione interessa marginalmente l’area di pertinenza di questo istituto. Pertanto, la municipalità chiede oggi alla Provincia la cessione parziale a titolo gratuito di una porzione dell’area, ce ne hanno dati 50.000, ce ne chiedono 2.400, obbligandosi a sostenere tutte le spese per tutti gli atti necessari, ecc. Si è fatta allora la verifica con il consiglio dell’Istituto Bachelet, il quale ha dato assenso a 3 condizioni: 1. salvaguardia degli impianti; 2. realizzazione di una recinzione; 3. realizzazione di un nuovo accesso. Tutte le spese relative al trasferimento, la stipula del …… di gestione agli interventi, quindi originali di trasferimento, vengono verificate, e, considerato che non sussistono motivi ostativi alla cessione di queste particelle, in quanto marginali alla proprietà e che il Regolamento di Disposizione e Alienazione del patrimonio nostro immobiliare prevede e regolamenta la fattispecie, noi riteniamo, e così la commissione, di procedere alla cessione in argomento. E’ tutto qui, vi tolgo il disturbo.” Presidente del Consiglio: “Ci sono interventi? Meroni, capisce perché mi sono permesso la piccola forzatura. Chiedo scusa, non l’ho vista, Signor Vice Presidente mi scusi, prego Albetti.” Consigliere Albetti: “Grazie. Per dire che sicuramente votiamo a favore di questa delibera, che riguarda il paese dove io abito. Questa concessione dell’uso del nostro terreno dà la possibilità di collegare due strade cittadine e permettere di favorire la viabilità del quartiere dove è collocato l’istituto. Voglio cogliere l’occasione della presenza dell’Assessore Barzaghi per far presente che l’Istituto Bachelet ha bisogno di una rivisitazione nelle strutture e in particolare ha bisogno di un ampliamento di aule e anche della possibilità di costruire almeno 6 aule, in modo che il servizio dato agli studenti sia migliore. Siccome l’area c’è, sarà mia premura o con un ordine del giorno o magari con un’intesa o con una richiesta da far fare dall’istituto, portare avanti questo ampliamento di poche aule, darebbe la possibilità di aumentare la centralità di questo istituto all’interno della zona, abbiatense ma non solo. Con l’aggiornamento del triennale, questo sarebbe possibile, volevo cogliere l’occasione per dire che l’Istituto Bachelet di Abbiategrasso va seguito con attenzione, grazie.” Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Colli. (presenti 42) 18 Presidente del Consiglio: “Grazie. Come avevo annunciato, metto in votazione la delibera illustrata dall’Assessore Bruno Casati.” Il Presidente del Consiglio sottopone ai voti del Consiglio il provvedimento proposto dalla Giunta. Il Presidente del Consiglio dà inizio alla votazione con sistema elettronico. Durante la votazione è temporaneamente assente il Segretario generale; svolge le sue funzioni il Vice Segretario generale. Assenti al momento della votazione il Presidente della Provincia Penati e i Consiglieri Accame, Barbaro, Comincini, Del Nero, De Nicola, Elli, Fratus, Greco, Guerra, Lombardi, Musciacchio e Scarano. E così risultano presenti 33 Consiglieri. Terminate le operazioni di voto, dichiara approvata la deliberazione con trentatré voti a favore. Il Presidente del Consiglio dà atto del risultato della votazione. Presidente del Consiglio: “Qualche secondo di sospensione, però vi pregherei di non muovervi, sta scendendo Penati.” Le seduta viene sospesa alle ore 16.58 e ripresa alle ore 17.04. Nel frattempo sono entrati in aula il Presidente della Provincia Penati, il Vice Presidente Mattioli e il Segretario generale, avv. Antonino Princiotta. (presenti 43) Comunicazioni sui fatti accaduti all’Idroscalo Presidente del Consiglio: “La parola a Penati.” Presidente della Provincia Penati: “Grazie Presidente. Brevemente per illustrare almeno in maniera, consentitemi, sommaria, non potrebbe che essere così, la ricostruzione dei tragici fatti di domenica pomeriggio all’Idroscalo, che hanno portato alla morte di due bambini, di 5 anni e mezzo e 6 anni e mezzo. La conseguenza dei fatti che io riferita, ancorchè imprecisa, però fa riferimento a quelle che sono state le prime dichiarazioni che sono state rilasciate dai genitori, dai parenti che erano presenti, agli operatori dell’Amministrazione Provinciale presso l’Idroscalo, ai responsabili dell’Idroscalo e agli agenti della polizia provinciale. L’Assessore Dioli, avvertita, è intervenuta subito nel pomeriggio, io sono arrivato sul posto intorno alle 22.30 e, nonostante questo, ho fatto in tempo ad incontrare di persona tre zii dei due bambini, con cui ho scambiato alcune considerazioni. La prima ricostruzione che siamo in grado di fare, ci dice che si possa collocare intorno alle 15.15/15.30 il momento in cui i genitori che erano arrivati 19 all’Idroscalo con le relative famiglie, più altri parenti, intorno alle 13.00 di domenica e avevano allestito un pic-nic, appunto intorno alle 15.15/15.30 si rendono conto che i due bambini sono scomparsi dalla loro vista, per stessa ammissione di uno degli zii, che ho incontrato alle 10.30, mi dice che in prima battuta sono andati a controllare nello specchio d’acqua davanti al luogo dove si era svolto il pic-nic, non hanno visto i bambini e, a quel punto, hanno pensato che si fossero persi nell’area del boschetto, sulle sponde, e hanno iniziato, attivando anche altri parenti, una ricerca lungo la sponda est dell’Idroscalo, nella parte boschiva dove stavano facendo il pic-nic, cercando di trovarli. Questa loro ricerca è durata parecchio tempo, quando la ricerca dei familiari non ha dato nessun esito, hanno schiacciato il pulsante della colonnina n. 9, delle tante colonnine che sono disseminate lungo l’Idroscalo, di SOS, e la registrazione dell’allarme porta l’orario delle 17.07. A quel punto, scattato l’allarme, si sono intensificate le ricerche sia sulla parte del boschetto, della riva, della sponda, e si sono avviate le ricerche in acqua, con l’intervento delle squadre dei sommozzatori del corpo della vigilanza urbana di Milano, di cui due squadre di tre persone stazionano perennemente presso l’Idroscalo. Così anche le 20 telecamere posizionate sullo specchio d’acqua, usando lo zoom si è cominciato a cercare anche con la telecamera se ci fosse la presenza di corpi che affioravano. Infatti, una di queste telecamere individua l’affiorare di qualcosa e dà l’indicazione alle squadre di soccorso che vanno sul posto e trovano, sono già passate le 5 e mezza, sono circa le 17.35, trovano il primo corpicino, ormai privo di vita. Lo stesso medico che fa il referto di constatazione di decesso, raccogliendo probabilmente le dichiarazioni alla fine del referto medico, mette la morte da considerarsi susseguente a un paio d’ore dalla scomparsa del bambino, l’aggiunge come un’annotazione priva di carattere scientifico, ma probabilmente verbalizzando una serie di informazioni che aveva ricevuto dai familiari. A questo punto continuano le ricerche, ovviamente continuano su entrambi i fronti. Continuano le ricerche in acqua e continuano le ricerche sulla terraferma, sulla sponda. Le due squadre di sommozzatori della vigilanza urbana chiedono materiali e rinforzi alla protezione civile, ai sommozzatori della protezione civile, che sono anche loro presenti all’Idroscalo, e credo che comincino ad alternarsi coloro che sono in acqua, perché l’acqua è gelida e quindi richiede che ci sia un’alternanza delle persone che sono in acqua. Di più, mi è stato spiegato come avviene la ricerca tecnicamente, quindi prima partendo con una specie di chiocciola nella zona dove si presume che sia avvenuta la tragedia, poi delimitando una specie di rettangolo, quindi ingrandendo man mano l’area della ricerca. Con in più una complicazione, che in quell’area il fondo è melmoso, c’è poca acqua, e quindi qualsiasi ricerca alza una quantità di fanghiglia e di limo che porta - viene riferito nelle verbalizzazioni – ad avere una visibilità che è inferiore al metro di profondità. Quindi la ricerca avviene davvero palmo a palmo, perché a questo punto avviene sul fondo, con i sommozzatori che con le mani cercano dentro l’erba e il limo la presenza di altri corpi. Il tempo quindi è lunghissimo nella ricerca, e badate, in questi giorni c’è stato chi ha fatto polemica, insomma ha voluto trovare una distinzione tra il perché si è cercato in acqua ma contemporaneamente si è cercato sulla sponda. Provate a pensare, più non si trova il bambino in acqua, più diventano frenetiche le ricerche sulla terra, perché lì la speranza è di trovarlo sconvolto, spaventato, ma vivo, perché non era così scontato fino all’ultimo, e ci si augurava sicuramente che 20 uno, quello già ritrovato fosse annegato e l’altro magari fosse invece perso sulla sponda, sconvolto, spaventato, terrorizzato, traumatizzato, ma vivo. Quindi le due ricerche andavano di pari passo, nella speranza che fossero vane quelle in acqua e che invece fossero fruttuose quelle di trovare il bambino sulla sponda. E fino a che non si è trovato il secondo corpo, e sono di poco passate le 20.15, alle 20.16 viene ritrovato sul fondo da un sommozzatore della protezione civile il secondo corpicino, la speranza è di non trovarlo lì, ma di trovarlo invece sulla sponda, per cui non è sintomo di disfunzione perché non si è cercato solo in acqua e si è continuato a cercate sulla sponda, perché finché non lo si trovava, non si poteva pensare dove fosse e la speranza e il cuore speravano di trovarlo sulla sponda, che si sarebbe ritrovato vivo. Questo un po’ lo scenario della tragedia, e probabilmente la cosa che diventa persino incomprensibile è come in una giornata non affollatissima dell’Idroscalo, perché non è una giornata delle più affollate, non siamo ancora nella canicola con le presenze record all’Idroscalo, è come sia potuta avvenire una tragedia di quel tipo senza che nessuno delle tante persone che erano presenti all’Idroscalo e anche ……, avesse potuto vedere, capire che stava succedendo qualcosa, senza che il sistema di sorveglianza lo potesse vedere, quello di video sorveglianza, senza che l’apparato della stessa sicurezza se ne potesse accorgere. E’ probabile che il tutto sia avvenuto in maniera molto fulminea, molto repentina, e su questo credo che un elemento di chiarezza importante lo daranno soltanto gli esami dell’autopsia sui due corpicini, perché ci diranno quali sono le vere cause che hanno portato, se è annegamento o se prima dell’annegamento è subentrato qualcosa, un malore almeno in uno dei due, perché pensare ad una congestione ad esempio simultanea in due bambini, credo sia una fatalità poco probabile. Piuttosto il pensiero che uno dei due, in difficoltà per vari motivi, abbia poi trascinato anche l’altro sotto, magari in un gesto di aiutarlo, in un gesto istintivo di aggrapparsi l’abbia trascinato. Allora capire se uno dei due ha avuto un malore e quindi è andato improvvisamente sotto. E’ probabile, quindi credo che in questo caso ci aiuterà moltissimo l’autopsia a capire il tutto, ma è abbastanza probabile che il tutto si sia svolto nell’arco di una manciata di secondi, in cui poi i due corpi ancora vivi, sono spariti alla vista di tutti, quindi inghiottiti dalle acque limacciose. E se non si coglie quel momento in cui avviene il dramma, poi è difficile pensare o sapere che sotto si sta spegnendo la vita di due bambini. Dico questo come elemento di probabilità, poi sarà davvero l’esame autoptico a definire le cause. In più sarà importante anche definire l’orario, e credo che l’autopsia sarà nelle condizioni, a partire da un orario certo di quando si è consumato il pasto, di quando i bambini hanno consumato il pasto, di dare una indicazione abbastanza precisa dell’orario in cui è avvenuto il decesso. Quindi questo ci aiuterà a capire meglio la dinamica dei fatti, e forse anche a capire meglio le responsabilità che ci sono in campo. Ieri i genitori sono stati raggiunti da un avviso di garanzia, che è un atto dovuto, lo sottolineo, addirittura a garanzia dei quattro genitori. A garanzia perché, disponendo il pubblico ministero dell’autopsia ed essendo un referto parzialmente irripetibile, l’avviso di garanzia consente ai genitori di nominare prima dell’autopsia, quindi potendo assistere all’autopsia, un perito di parte, che possa assistere a quell’esame, che non è ripetibile, quindi essere già presente a tutela degli interessi dei genitori. Quindi io sono per dire che sarà la magistratura ad indicare se ci sono state responsabilità e di che tipo sono state le responsabilità, anche in relazione appunto all’esame dell’autopsia dei bambini. Quello che io dico, siamo andati in 21 questi giorni, l’Assessore Dioli che è intervenuta per prima, i tecnici, coloro che lavorano sul posto, abbiamo lavorato anche per cercare di ricostruire la situazione esistente al momento della tragedia e quindi per cercare di capire, non tanto di mettere a posto le nostre coscienze per dire che tutto ciò che abbiamo fatto era in ordine, siamo a posto, non c’era niente altro da fare. Siamo andati a riprendere lo studio dettagliato, molto approfondito, commissionato sulla sicurezza all’Idroscalo dalla precedente Amministrazione, dall’Assessore Cadeo, proprio per vedere quali erano le indicazioni, che in quello studio venivano fuori, rispetto al tema della sicurezza, quali erano le prescrizioni, e l’apparato di sicurezza di routine, ordinario, normale, che c’è all’Idroscalo risponde alle caratteristiche di questo studio, alle prescrizioni e alle indicazioni di questo studio. Ciò non di meno, è successa la tragedia di due bambini che sono morti. Il punto non è tanto se lo studio, l’apparato, i tecnici, ci dicono che c’è un livello adeguato e sufficiente di sicurezza, ci poniamo il tema se si può fare di più di quello che un eminente studio, voluminoso, importante, come quello che è stato fatto, se quello che ci dicono i tecnici, quello che accerterà la magistratura, cui noi ci rimettiamo, per quanto riguarda l’accertamento delle responsabilità, se comunque non esista un tema di riflessione sulla sicurezza, non esista un obbligo in capo a tutti noi di dover riflettere, a prescindere dalle responsabilità o di altro, rispetto ad una tragedia come quella che è successa domenica all’Idroscalo. Io credo che la risposta non possa che essere positiva. Sì, ragioniamoci per vedere cosa di meglio e di più comunque si possa fare, anche in considerazione di un fatto, che in questi anni è cresciuta di molto l’affluenza all’Idroscalo, è in continua crescita, ed è in crescita anche il numero dei cittadini stranieri, delle comunità straniere che frequentano e vivono l’Idroscalo nel fine settimana. Dobbiamo essere consapevoli che non in tutte le culture, non in tutte le latitudini, non è in discussione il rapporto di amore per i figli, è in discussione la cultura con cui noi li facciamo crescere, il grado di libertà che ognuno di noi concede ai propri figli, ai propri bambini. Al nord sono molto più liberi, in alcune altre realtà del mondo si tende a lasciare più liberi i bambini, noi siamo un pochino più protettivi nei rapporti familiari. Non è in discussione quanto bene io voglio a mio figlio, ma quanto la cultura in cui sono cresciuto, l’ambiente in cui sono cresciuto definisce il rapporto tra genitore e bambino e il grado di libertà che si dà anche a dei bambini molto piccoli. Probabilmente una riflessione anche della struttura dell’Idroscalo dal punto di vista anche di questa concezione, in cui probabilmente uno standard che può andare bene ad un rapporto molto protettivo, forse iper protettivo che noi abbiamo, derivato dalla nostra cultura, rispetto ai nostri figli, potrebbe risultare insufficiente al confronto di culture che tendono invece a lasciare molto più liberi i bambini, come fatto educativo in cui credono, che così si educhino meglio i bambini, non come fatto di disattenzione o di trascuratezza nella custodia e nella sorveglianza dei figli. Probabilmente porci questa domanda, perché è una domanda nuova che c’è in più, c’è un bisogno probabilmente di pensare anche alla struttura, sapendo che lo standard di sicurezza non è quello soltanto delle famiglie italiane, che hanno un livello di protezione molto elevata per i bambini, ma anche quello di famiglie di cittadini che vengono da altre parti del mondo, in cui il rapporto invece è molto più libero, c’è più libertà, si tende a lasciare più libertà, proprio perché questo è un fattore normale dentro la propria cultura. Ripeto, non è in discussione la quantità di bene che uno vuole, perché questo non è assolutamente in discussione. 22 Ho detto questo per fare un esempio. Probabilmente noi dobbiamo fare una serie di cose. La prima è che oggi è giovedì e sabato e domenica è di nuovo fine settimana, e oggi è una giornata calda, probabilmente sabato e domenica, se non pioverà, sarà una giornata assolata e calda, e la gente tornerà di nuovo all’Idroscalo. Intanto bisogna intervenire subito per cominciare a vedere ciò che è possibile fare nel giro di poche ore per essere più tranquilli nella giornata di domenica. In più, in termini invece più strategici, partendo da quell’analisi dei rischi dell’Idroscalo, fatta, credo, cinque o sei anni fa, se non sia – e io ritengo di sì – opportuno fare un checkup, partendo da quell’analisi dei rischi, per costruire una nuova mappatura del rischio, un nuovo sistema di protezione per quanto riguarda l’Idroscalo. Quindi una cosa subito e una cosa invece rapidamente ma che porti a questo. Nel frattempo che avremo commissionato il checkup sull’analisi dei rischi e sulle soluzioni strutturali conseguenti per l’Idroscalo, noi non vogliamo cambiare nulla dell’assetto della sicurezza se non implementarlo. Da sabato ci saranno più assistenti, abbiamo chiesto uno sforzo ulteriore alla polizia provinciale, che già da quest’anno aveva introdotto novità rispetto agli anni passati, la presenza di due pattuglie della polizia provinciale, a fine settimana saranno quattro le pattuglie della polizia provinciale. Ci saranno, già previste, ahimè, sono intervenute due delle unità cinofile, quattro unità cinofile, che faranno un discorso di collaborazione e di sperimentazione, usando l’Idroscalo come uno degli elementi. Quindi implementeremo il numero delle persone che sono addette alla sicurezza. C’è un problema da questo punto di vista, che in questo giorni ha tenuto un po’ banco, a margine, è la questione che riguarda le pattuglie a cavallo, le Giacche Verdi. Qui dobbiamo essere chiari, io intendo essere coerente con quello che ho detto, noi non modificheremo nulla, finché non avremo avuto uno studio che ci aggiorni, modificheremo soltanto per aumentare, quindi per aggiungere e non per togliere cose. Questo vale anche, secondo me, per le pattuglie a cavallo. Quindi noi non vogliamo eliminare niente, ma vogliamo aggiungere. Ma una cosa sono le 4 persone a cavallo che fanno il pattugliamento dell’Idroscalo, un’altra cosa è una procedura amministrativa avviata che riguarda il rilascio del maneggio presso l’Idroscalo, che nulla ha a che vedere con la storia della sicurezza. Siccome noi non vogliamo togliere niente, ma vogliamo aggiungere, abbiamo chiesto all’associazione onlus Giacche Verdi di garantire il servizio dei quattro a cavallo a partire già da questa settimana fino alla fine. Ci hanno risposto un quarto d’ora, venti minuti fa, che sono disponibili a farlo, solo se noi interrompiamo la procedura di sfratto del maneggio, per motivi legittimi che riconosco, per non avere la scocciatura dello spostamento dei cavalli, per carità, riconosco tutto. Io non sono nelle condizioni di interrompere una procedura di carattere amministrativo che si è avviata, vorrà dire che sabato e domenica ci saranno quattro persone aggiuntive che se riusciremo a trovarle lo faranno a cavallo, altrimenti vorrà dire che lo faranno in bicicletta o in motorino. Non diminuiremo di una persona. Quello che ci sta a cuore è la sicurezza dell’Idroscalo, e il fatto che ci sia la sicurezza di chi va all’Idroscalo, è che non si debba correre rischi. Del destino di dove andranno dieci cavalli, credo che la procedura di carattere amministrativo possa seguire il suo corso, senza abbinarla al tema della sicurezza, facendo diventare quello il tema centrale, anziché di come si impedisce che tragedie come quella della morte di due bambini si possano ripetere. Vorrei che evitassimo di fare l’errore di chi indica la luna con un dito e tutti guardano il dito. Il tema non è 23 se rimane il maneggio, il tema è se si potenzia la sicurezza. Se si potrà fare a cavallo, la si farà a cavallo, altrimenti la si farà in bicicletta o con lo scooter e il risultato sarà lo stesso. Ma non legherei, e troverei sconveniente che una normale procedura di carattere amministrativo, che può avere momenti di contenzioso e di affermazione del diritto anche del privato, nel momento in cui si sente leso in un proprio diritto, quindi ci sono gli avvocati, i tribunali per poter far valere il proprio diritto, sconsiglierei di usare, per far valere un proprio diritto di carattere amministrativo, di usare in maniera pretestuosa la tragedia di due bambini di cinque anni e mezzo e di sei anni e mezzo. Il diritto di chiunque si senta vilipeso nelle proprie attribuzioni di diritto può essere, in uno Stato di diritto come quello italiano, fatto rispettare attraverso il rispetto della legge. Non c’è bisogno di tirare i piedi a due bambini che sono ancora nella camera mortuaria.” Presidente del Consiglio: “Dopo l’interevento di Penati, ho visto iscritti diversi Consiglieri. Darei la parola a Meroni, tempo massimo dieci minuti per cortesia. Meroni, prego.” Consigliere Meroni: “Grazie Presidente. Io volevo chiedere prima al Presidente Penati se eventualmente ha intenzione di rimanere in aula anche dopo l’argomento che stiamo trattando, perché abbiamo, da notizia presa in aula, una piccola contestazione nei suoi confronti da parte di un Consigliere provinciale di maggioranza e quindi volevamo capire alcune situazioni politiche che si possono essere verificate negli ultimi momenti. Glielo dico molto apertamente, se ha intenzione di rimanere, altrimenti il mio intervento lo rimando a dopo, eventualmente per capire quello che sta succedendo nell’Amministrazione Provinciale. Per quanto riguarda l’argomento in oggetto invece……” Presidente del Consiglio: “La parola a Penati.” Presidente della Provincia Penati: “Scusi, non garantisco niente. Discutiamo di cose serie, poi se le cose sono serie resterò in aula, altrimenti ho degli altri impegni.” Presidente del Consiglio: “Meroni riprenda sul tema, grazie.” Consigliere Meroni: “Scusi Presidente, io non volevo offendere la sua intelligenza politica. Un Consigliere di maggioranza ha fatto delle affermazioni nei suoi confronti. Io volevo solamente capire se c’era un momento di discussione politica anche all’interno di questo Consiglio provinciale, altrimenti discutiamo di cose serie. Ho chiesto solamente la sua presenza eventualmente alla fine di questo dibattito, non ho detto niente altro. Sulle cose serie, io la rimando all’intervista che abbiamo rilasciato come Gruppo della Lega Nord per l'Indipendenza della Padania il giorno 15.5.2007, al quotidiano La Padania. Noi non abbiamo fatto nessuna speculazione politico amministrativa, abbiamo detto solamente, e le ripeto quello che è nella nostra intenzione, Presidente, di garantire eventualmente una maggiore sicurezza nel momento di maggiore afflusso della gente all’Idroscalo, che sarà in questi mesi. Nessuno ha fatto speculazioni, do per letto quello che ho rilasciato alla Padania, 24 se lo legga. Poi le dico molto onestamente, per me in questo momento, al di là della solidarietà nei confronti della famiglia, bisogna anche capire, la ringrazio per aver detto che comunque l’Amministrazione Provinciale interverrà anche economicamente nei confronti della famiglia, va benissimo, però non può negarsi ad un confronto politico in aula nel momento che un suo Consigliere ha fatto delle critiche alla sua persona. Poi tanto è inutile discuterne.” Consigliere Gavazzi: “Io non voglio entrare nella polemica politica anche con tutto quello che ho detto prima, che non voglio assolutissimamente che venga congiunto con la discussione in essere, perché quelle che possono essere le nostre problematiche all’interno del Consiglio provinciale su compatibilità e incompatibilità, non c’entrano niente con l’argomento che ci accingiamo a discutere. Io volevo entrare, Presidente Penati, perché nella sua descrizione fatta ci sono alcune imprecisioni, ma non dovute a volontà o roba del genere, dovute a conoscenza della materia e ad esperienza nella materia. Io le ripeto, dall’età di 18 anni ho il brevetto di salvamento e ho fatto parte per parecchi anni di un gruppo di sommozzatori volontari per il recupero morti, quindi conosco molto, molto bene, la materia. Quello che lei stava dicendo, io vorrei invitarla, ma trovo strano che su un argomento del genere proprio non gliene freghi niente a nessuno. Io penso che il suo intervento, Consigliere Foglia, sia del tutto gratuito, perché vorrei sapere quante sono le volte che io sono andato via dopo mezz’ora. Ma non sto dicendo questo……” Presidente del Consiglio: “Non facciamo queste polemichette inutili, per favore.” Consigliere Gavazzi: “Ma non le faccio io!” Presidente del Consiglio: “Ho parlato in generale.” Consigliere Gavazzi: “Il problema è sempre causa effetto. Sto parlando di un argomento, ma non è che volevo dire o offendere qualcosa. Ho detto prima, se stava attento, Consigliere Foglia, che non voglio assolutissimamente entrare nel merito di quello che può essere successo sia nei miei confronti che nei confronti del Consigliere Guerra. Non me ne frega niente, perché l’argomento lo ritengo molto più importante. Quindi, non avendomi sentito, hai fatto un’affermazione fuori luogo. Torno nel merito. Presidente, come possano avvenire questi fatti senza che nessuno se ne potesse accorgere. Io le dico che nella mia esperienza questi fatti accadono, accadranno sempre, perché se non c’è una sorveglianza fatta da persone esperte, non voglio banalizzare, con l’occhio esperto, che sanno distinguere quello che è il gioco, da quello che possa essere la tragedia, devono essere persone esperte che possono fare questo. Poi lei chiedeva se questo poteva essere un annegamento o nel gergo si dice congestione, quindi ti porta all’annegamento, lo può stabilire esclusivamente l’autopsia per l’acqua che può essere ritrovata nei polmoni dei bambini. 99 su 100, quando succede un fatto del genere a breve distanza dall’ora del pasto, è congestione. E’ una congestione, ripeto, la mia è una supposizione, che può benissimo essere capitata ad uno solo dei bambini, basta che si attacca all’altro e affogano in due. Difatti, il più delle volte, quando succedeva a noi di intervenire, se si interviene mentre una persona sta affogando, nessuno ti consiglia di fare il Tarzan, perlomeno nei manuali, o di 25 avvicinarti alla persona perché questa ti può portare giù in qualsiasi modo. Il manuale dice: tu continui a girargli intorno, parlandogli per capire se questo sa nuotare, se è in un momento di difficoltà, se viceversa è in un momento di panico assolutissimamente lasciarlo sfinire, quando è sfinito, tanto non affoga, ne beve un po’ ma rimane lì, quando è sfinito lo puoi portare fuori tranquillamente trascinandolo. Quindi il discorso della congestione è quello più probabile, perché porta alla paralisi completa, non ti muovi più. Quindi scendendo, se qualcuno ha cercato di soccorrerlo, se poi è un bambino, inevitabilmente torna giù. Sul fatto che sia successo immediatamente dopo l’ora dei pasti, porta a questa mia supposizione. Il fatto stesso, Presidente, che lei si interrogava su cosa si può fare verso questi stranieri che adesso vengono all’Idroscalo, che hanno una cultura diversa, una cultura di libertà lasciata anche ai bambini, è implicito in quello che ho detto prima, se non c’è sorveglianza di esperti. Queste persone, tra l’altro, per la loro cultura, se parliamo di egiziani, cioè, se io immagino cosa succede in Egitto, ci vado sempre, è un’abitudine dopo che si è mangiato entrare in acqua. Il problema è che là l’acqua ha una temperatura completamente diversa dalla nostra, là se entri in acqua anche subito dopo i pasti, noi non lo consigliamo a nessuno perché le famose tre ore sono indispensabili sempre, perché anche la temperatura più calda del Mar Rosso ti può causare qualche problema, immaginate una temperatura come quella delle acque dell’Idroscalo, che sono molto fredde. Quindi anche questo diventa quasi impossibile spiegarlo a questa gente, l’unica cosa è la sorveglianza. Lei chiedeva anche cosa si poteva fare di più e cosa si può fare di più. Io non entro nel discorso Giacche Verdi, Giubbe Verdi, stavo leggendo adesso l’articolo, onestamente e giustamente ognuno faccia quello che crede, ci sono i tribunali per certe cose, perlomeno non per i Consiglieri, ma per il privato. La cosa che si può fare di più, oltre al protocollo Cadeo, che era molto preciso, e che è inutile strumentalizzare qualsiasi forma, perché applicando quel protocollo abbiamo dei margini di sicurezza elevatissimi. Si può sempre fare di più, è logico, perché ci sono dei margini di sicurezza elevatissimi in quel protocollo, c’è un servizio di sorveglianza dappertutto. Però la sorveglianza in acqua, Presidente, è data esclusivamente dall’assistente bagnanti, che deve avere un perimetro ben preciso, delimitato da boe, su cui può agire, e deve avere anche un’indipendenza personale nel vietare l’ingresso in acqua. Non dico che deve vietare l’ingresso a quello che va dentro, io lo pensavo addirittura al minore sprovvisto di braccioli. Perché le dico braccioli, Presidente? Perché la maggior parte delle persone pensa che con il salvagente tu non corra più pericoli. Il salvagente, in certe occasioni di acqua con anche una lieve corrente, è pericolosissimo, perché il bambino può scivolare con il salvagente verso le gambe. Significa che lui è giù di testa e ha le gambe sorrette dal salvagente. Se è sorvegliato non c’è nessun problema, lo giri, se non è sorvegliato, affoga con il salvagente. I braccioli costano pochissimo, guardate che è una soluzione che propongo, nel senso che se c’è un assistente bagnanti o qualcosa che dice che i minori di 10 anni non possano entrare in acqua sprovvisti di braccioli, ci sarà quello che ti dice io sono campione lombardo di nuoto, ma ci sarà quello viceversa che sarà costretto a portare i braccioli e magari lo salviamo. Perché il bambino, anche colpito da congestione, con i braccioli non annega, si deve cappottare, quindi deve svenire e deve essere piegato, ma il bracciolo sempre gli dà la possibilità di tenere la parte superiore, praticamente la parte dell’apparato respiratorio, libera. 26 Quindi io, Presidente, dico tranquillamente che queste sono disgrazie che toccano tutti, ma noi come politici, come responsabili, come amministratori, non ce ne possiamo fare un cruccio, perché tutto quello che c’era da fare è stato fatto. Se dobbiamo imputare a qualcuno della responsabilità, indipendentemente dalla cultura, purtroppo la responsabilità è dei genitori. Chi non assiste i figli in prossimità di un corso d’acqua, me lo lasci dire capendo la roba, è un incosciente. Non perché è straniero, chiunque che è in prossimità di un corso d’acqua non custodisce o non sta attento ai figli è un incosciente, punto e basta. Da parte mia non riceverà mai nessunissima strumentalizzazione un amministratore su una disgrazia del genere, soprattutto, ripeto, verso l’Idroscalo, conoscendo cosa sta succedendo e quello che è stato fatto all’Idroscalo. Ripeto, il protocollo d'intesa, il servizio delle guardie volontarie, il servizio dei sommozzatori, tutto quello che è stato fatto dalla Provincia di Milano nei confronti dell’Idroscalo io lo reputerei il corso d’acqua più sicuro del mondo. Però c’è la disgrazia, però è il posto più sicuro del mondo per quello che è stato fatto, tutto è perfettibile.” Presidente del Consiglio: “Scusate, il Presidente Penati chiede ancora la parola per un’aggiunta su un argomento che riguarda questo tema ovviamente.” Presidente della Provincia Penati: “Scusate, mi sono dimenticato, preso da una serie di altri ragionamenti. Confermo il fatto che è stata istituita una commissione d’indagine amministrativa, composta dal Direttore generale, dal Comandante della vigilanza provinciale e dal Direttore del settore. Oggi nella riunione capi Gruppo ho detto che secondo me le risultanze del lavoro di questa commissione d’indagine dovranno essere riferite alla commissione consiliare competente, lo confermo come ipotesi di lavoro. Mi scuso per essermi dimenticato nella prima comunicazione, ma siccome l’ho detto nella conferenza capi Gruppo, lo confermo qui. Ringrazio il Presidente di avermi dato l’opportunità di fare questa integrazione.” Presidente del Consiglio: “La parola a Tranquillino, il microfono a Tranquillino, grazie. Eccolo.” Consigliere Tranquillino: “Io ringrazio il Presidente Penati perché mi dà l’occasione per parlare di questo tema, e proverò a farlo in punta di piedi per quello che è successo, apprezzando anche l’intervento del Consigliere Gavazzi, perché di fronte ad una tragedia come questa non ci sono toni stonati. Questo io penso sia nell’intento per ognuno di noi di andare in una direzione di una tutela non solo dei genitori, come ha detto il Presidente Penati, ma anche di coloro che nel futuro andranno ancora all’Idroscalo. Però noi dobbiamo pensare anche alla tutela degli operatori, Signor Presidente, la tutela degli operatori che operano all’Idroscalo. Alla Scarioni, dove si esercitavano già i vigili negli anni ‘90, prima parlando con Angiuoni è emerso che loro lamentavano degli organici risicati per far fronte alle questioni di emergenza, per far fronte alle emergenze. Oggi la musica pare che non sia cambiata, oggi che loro vanno ad esercitarsi alla Cozzi. C’è un problema che si sta manifestando nella vigilanza di Milano per ciò che è inerente i sommozzatori. Io penso che probabilmente anche il nostro comando della guardia provinciale ne sia edotto, e, al proposito, essendo io di un collegio di Milano, devo dire che la questione non mi è nuova. Forse si sarebbe fatto bene 27 a sollevarla prima, certo è che proprio a tutela di coloro che verranno ancora all’Idroscalo, e sicuramente saranno in tanti, è bene oggi se ne parli. Io segnalo che vi sono situazioni come quella ad esempio, faccio solo un esempio che però è concreto, è basato su dati di realtà, chi fa il primo turno, dalle 7 del mattino alle 2 meno un quarto, poi monta di nuovo in servizio come vigile a mezzanotte meno un quarto dello stesso giorno. Se mi staccasse alle 7.30 del giorno dopo, la roba già ha una certa pregnanza, impone un impegno, è pesante, ma se dopo mezz’ora, il giorno dopo, dalle 7.30 alle 8, monta in servizio all’Idroscalo, potrebbe essere una situazione pericolosa quella che si presenta, nel caso in cui ci fosse un ordine di servizio così compilato. All’Idroscalo si svolgono prevalentemente servizi in regime straordinario. Nella convenzione che ha la Provincia con il Comune di Milano, io ringrazio il Presidente Penati, perché penso che questa commissione tra i compiti che ha, probabilmente possa giovare anche a vagliare che tipo di turni, che tipo di condizioni lavorative abbiano i vigili urbani, e sicuramente la Provincia in questo senso darebbe non solamente un ausilio ai lavoratori di Milano, ma certamente concorrerebbe anche, pur essendo due enti che sono convenzionati tra di loro, per cui è evidente che la Provincia non ha titolarità sui vigili e sommozzatori, pur tuttavia potrebbe andare a vagliare le condizioni di lavoro. Pertanto qui i quesiti sono se il Comune, nella veste dell’Assessore, si è informato di queste condizioni di lavoro. Io so che sfuggono tante cose, perché adesso che sono qui come amministratore non dico questo non è un j’accuse, è semplicemente forse una specie di cahier de doleance, perché, effettivamente, ci sono dei problemi concreti, che non riguardano poi solo i vigili di Milano, perché se dovessimo stare a vedere come la macchina comunale si è smagrita nel corso di questi ultimi tre o quattro anni, Mattioli probabilmente potrebbe darmi qualche lume in più perché nel Comune di Milano c’è stato un dimagrimento che neanche con certe diete pubblicizzate. Occorre capire se il Comandante …… sia informato di questa situazione, perché il Comando dei vigili di Milano io penso che sia direttamente in causa in questa partita. Naturalmente la Provincia, con questa commissione potrà avvalersi dei dati, porre dei quesiti e io penso che tutto questo possa davvero giovare alla tutela, non solamente degli interessi dei genitori dei due malcapitati bambini, ma anche alla tutela di coloro che ancora andranno, in tanti, all’Idroscalo e di coloro che ci lavorano. Perché, vedete, quando un graduato si fa dalle 7 del mattino alle 2 meno un quarto, monta a mezzanotte e un quarto, smonta alle 7.30 del mattino dopo e alle 8 del mattino dopo, dopo mezz’ora, lui, che è coordinatore del gruppo, se fa un orario così, qualche domanda bisogna porsela. E noi, siccome siamo qui per un lavoro che dovrà puntare sicuramente ad una migliore sicurezza, questo quesito ce lo dovremo porre, sul tema dovremo porli, e penso che tutto questo sicuramente gioverà, anche se quella che abbiamo noi, come ente provinciale, con il Comune di Milano è una convenzione e sicuramente in una convenzione non sono scritti gli ordini di servizio. Se fossero stati scritti……., ma purtroppo non ci sono. Io penso di chiudere così, Signor Presidente, ho tentato di non farla lunga, ma mi pare che il tema valesse la pena, perché penso che, trattando di un tema come quello della sicurezza, è un argomento delicato, sensibile e bisogna starci sopra.” Nel frattempo è entrato in aula l’Assessore Matteucci. 28 Consigliere De Nicola: “Io mi sono abituato a sentire di tutto nella vita ed anche in quest’aula. Scoprire che l’efficienza della vigilanza della polizia municipale di Milano venga messa in discussione quasi in un gioco delle parti, tra poco manca che la tragedia è da addebitare alla scarsa attenzione del Comune di Milano. Ma non mi va di fare polemica, perché se non fosse una tragedia ci sarebbe da ridere. Ci sarebbe da ridere perché mi pare che, mentre ci sono nel dire del Presidente Penati la grande responsabilità di chi sente questo dolore, io ci credo, sia il Presidente sia l’Assessore Dioli, come tutti noi sentiamo questo grande dolore per queste due giovani morti, poi c’è questa preoccupazione che io sento, oltre al dolore ed alla necessità di esternare questa solidarietà, questo cordoglio alle famiglie, c’è anche la preoccupazione quando si parla di un tema come questo di rischiare di voler approfittare di una tragedia. Allora, lungi da me voler approfittare di questa grande tragedia. Però è un momento che ci costringe a prendere atto che qualcosa non ha funzionato, ci costringe a prendere atto che qualcosa nel pomeriggio di domenica non è andata come doveva. Allora saremmo miopi e ipocriti se pensassimo di poter congedare il tutto con, da parte mia, magari enfatizzare l’efficienza nel recupero e sottacere sulla mancanza di prevenzione che c’è. Se è accaduto, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Se il bacino è presidiato da telecamere, vuol dire che qualcuno che è addetto a controllare il funzionamento delle telecamere era distratto. Se numero sette sono gli addetti al salvataggio, e nell’ora che le statistiche indicano come l’ora di maggiore presenza, di maggiore affluenza, lavorano in quattro, vuol dire che l’organizzazione dei turni forse non è stata fatta in modo oculato. Allora qui non andiamo a voler trovare per forza i responsabili. Io dico che però il sistema Idroscalo va ripensato, io dico che forse sarebbe tempo di pensare ad un ente autonomo che gestisca l’Idroscalo. Io dico che forse è tempo di evitare questo accavallarsi di competenze, dove magari la mano destra ignora quello che fa la mano sinistra. Io dico che, per esempio, Presidente, con tutto il rispetto, io apprezzo molto la logica che lei enuncia di implementare, ci mancherebbe, bravo Presidente, implementiamo la sicurezza all’Idroscalo a prescindere da quello che sarà il pensiero della magistratura. Facciano le loro indagini, ci mancherebbe, nel frattempo fa bene, Presidente, implementiamo la sicurezza. Però attenzione, Presidente, io capisco il suo dire sulle Giacche Verdi, io so bene che non saranno quattro cavalieri a cavallo che ci daranno una sicurezza più pregnante, forse ci sarà una sicurezza più percepita, forse ha ragione il Vice Ministro Minniti, quando dice che quello che serve in questo momento è che ci sia una sicurezza percepita. Allora lei dice, ma noi le conserviamo le Giacche Verdi, va bene, le conserviamo, non conserviamo le stalle. Perché le stalle a cosa servono? Perché qui riapriamo la necessità di aprire l’osservatorio sull’Idroscalo. Possibile che all’Idroscalo bisogna sequestrare le stalle dove vengono custoditi questi cavalli, perché non c’è spazio? Tutti gli spazi dell’Idroscalo a chi sono stati assegnati? Chi li ha tutti questi spazi? Magari siamo responsabili, io mi addebito, mi accollo, la responsabilità di quello che magari hanno fatto quelli prima di me, quando governava la mia parte politica questa Provincia, ma andiamo a vedere i parcheggi, coloro che hanno l’autorizzazione per gestire i locali di aggregazione. Andiamoli a rivedere tutti questi, Presidente. E’ il momento per andare a rivedere tutto all’Idroscalo, proprio per ricordare in positivo la morte di questi due bambini. La vigilanza provinciale all’Idroscalo ben venga, ci mancherebbe, ma li abbiamo gli uomini per metterli? Cioè, abbiamo uomini e mezzi? Abbiamo nel bilancio 29 appostato qualcosa per aiutare un numero maggiore di addetti alla vigilanza provinciale? Oggi ci lamentiamo, oggi chiediamo un intervento maggiore, ma l’abbiamo previsto? I colleghi della maggioranza che in qualche modo parlano di polizia provinciale, quando noi chiedevamo un maggiore aiuto, non mi pare che c’è stata questa volontà. L’ultima cosa, Presidente, sempre per approfittare del momento. Due cose, chiedo scusa al Presidente Ortolina se magari abuso…… Sono dieci minuti? Allora posso prendermela con calma. La necessità di implementare la sicurezza vuol dire creare spazi, vuol dire aiutare un’associazione di volontariato quale può essere la onlus Giacche Verdi a posteggiare i cavalli lì, perché i cavalli non stanno in acqua, non è pensabile che noi possiamo chiedere a questi di poter andare avanti e indietro. Così come è pensabile, Presidente, che noi organizziamo una commissione d’indagine, d’inchiesta, e io sono felice che lei la faccia questa commissione d’inchiesta, ma faccia una commissione d’inchiesta con degli esperti esterni all’Amministrazione. Presidente, è come se noi vogliamo andare dall’oste e gli diciamo: oste, il vino com’è? Ma che vogliamo che ci risponda l’oste? Perché non prendere esperti esterni? Perché non allargare questa commissione d’inchiesta anche al Consiglio? Perché non mettere un membro della maggioranza e uno dell’opposizione dentro questa commissione d’inchiesta o d’indagine? Con tutto il rispetto, ci mancherebbe, io so perfettamente la serietà dei dipendenti della Provincia, ma forse è meglio che ogni tanto pensiamo che c’è anche qualcos’altro. Vede Presidente, visto che restiamo sul tema dell’Idroscalo, l’Idroscalo aveva una sponsorizzazione della Fila, era una sponsorizzazione corposa in termini di contributo economico. Noi abbiamo dato l’incarico ad una società privata di trovare uno sponsor. E’ possibile che a distanza di tanto tempo non c’è uno sponsor disponibile a prendersi cura e a trovare come positivo pubblicizzarsi nel nostro mare di Linate, di Segrate? Io penso, Presidente, che abbiamo la necessità, proprio approfittando di questa tragedia, per ripensare l’Idroscalo, ripensarlo non solo in termini di sicurezza, io convengo, giuro che sposo quel concetto, implementiamo la sicurezza, e non solo la sicurezza della balneazione ma anche la sicurezza del circostante. Va benissimo, Presidente, ma pensi anche a questa logica di ripensare all’Idroscalo come un ente autonomo, come un ente che provveda a tutto perché troppe competenze e i troppi a decidere sullo stesso problema non sempre sono congegnali ad un ottimo risultato della decisione.” Consigliere De Gaspari: “Io voglio fare alcune considerazioni. Le tragedie legate all’acqua hanno una tragicità ed una drammaticità superiori, credo, a qualsiasi altra tragedia, perché hanno in sé qualche cosa di ineluttabile e nello stesso tempo qualche cosa di completamente diverso. Rimane in tutti coloro che si trovano vicini alla tragedia la sensazione che sarebbe bastato nulla per evitare la tragedia stessa. Questo è qualche cosa che chi ha avuto modo anche solo di leggere, ma chi in qualche caso si è trovato nelle vicinanze di una tragedia, di un annegamento sa che, al di là del fatto che si perdono delle vite, sono episodi che ti segnano dentro, perché ti rimane proprio la sensazione che sarebbe bastato nulla per salvare la persona. Quindi anche un rimorso, un senso di colpa e di impotenza perché quello che poteva essere non è stato. Ma la discussione che stiamo facendo oggi, credo che abbia anche un interesse che non deve sfuggire. Qualcuno, anche parlando di questa vicenda, ha parlato di sicurezza reale, di sicurezza percepita. Questo tema della sicurezza reale quantificabile e della 30 sicurezza percepita del cittadino, è un tema di cui si parla solitamente quando si tratta del tema della sicurezza, intesa come sicurezza afferente all’ordine pubblico, alla difesa della criminalità, ecc. Io ho sempre pensato invece che la sicurezza percepita dai cittadini sia un sistema molto più complesso, dove entrano vari elementi. Entra la percezione di un’esposizione troppo forte alla criminalità, ma entra anche la percezione di una insicurezza dovuta, per esempio, agli incidenti stradali, agli incidenti del sabato sera, in questo caso anche un incidente di questo tipo, senza dubbio, credo che ai cittadini dell’est milanese indurrà una percezione della sicurezza più labile, quindi anche un abbassamento della soglia di percezione della sicurezza, che in qualche misura farà sentire tutti noi più esposti e quindi qualsiasi sentore di insicurezza sarà vissuto da tutti noi con una percezione maggiore. Ad esempio, io ricordo una ricerca che avevamo fatto qualche anno fa nell’est milanese, ci diceva che i cittadini erano più esposti, percepivano in maggior grado la sicurezza intesa come esposizione alla criminalità, perché vi era una maggiore esposizione al rischio atmosferico, cioè l’inquinamento atmosferico, quindi la sensazione di vivere in un ambiente insalubre, insano, in cui si parlava spesso di esposizione ai tumori, eccetera, rendeva il cittadino più fragile anche di fronte a rischi che nulla avevano a che fare. Per cui il rischio che in qualche modo è visibile, definibile, personalizzabile come può essere il rischio criminale, viene in qualche modo personalizzato, vissuto e dichiarato dal cittadino, perché il cittadino in qualche maniera sta vivendo una sua fragilità di fronte ad una molteplicità di rischi di fattori ambientali che lo rendono fragile di fronte all’ambiente fisico, all’ambiente della comunità, e quindi anche fragile di fronte al rischio criminale. Credo che sia giusta l’impostazione che ha dato il Presidente Penati e che stiamo dando noi a questa discussione, cioè abbiamo tutti la sensazione che sia impossibile difendersi e creare un sistema globalmente e totalmente sicuro, però, senza dubbio, quando si registra una disgrazia, compito nostro è indagare a fondo l’episodio che è successo per cercare di fare quanto è umanamente possibile per ridurre al massimo i fattori di rischio. Questo vale in un caso del genere e vale quando si verifica una disgrazia nelle comunità, nelle nostre città, che è di provenienza totalmente diversa. Le cose che mi premeva sottolineare sono due, cioè questo approccio che noi abbiamo dato, che ci fa ragionare intorno al sistema sicurezza del cittadino in senso ampio, che vorrei che non dimenticassimo, quando noi parliamo di sicurezza intesa come ordine pubblico, perché la distinzione classica che noi facciamo ormai da qualche anno, che è un portato della sociologia, di sicurezza percepita e di sicurezza reale, in questo caso ci mostra che effettivamente è un problema. Noi abbiamo il compito, come amministratori, di fare in modo che migliori la sicurezza percepita, ma migliori anche la sicurezza reale perché la sensazione di insicurezza è un po’ come una patologia, un po’ come l’ansia, senza dubbio se la percezione della sicurezza è bassa, è fragile, senza dubbio il cittadino vive male. Noi possiamo ben dire che le città sono sicure, le città sono assolutamente al riparo da ogni rischio, ma se tu vivi male la tua situazione contingente, senza dubbio la tua qualità della vita, la qualità della vita del cittadino ne risente. Questo è un approccio che può essere molto fecondo, che riguarda un po’ tutte le politiche dell’amministrare. La seconda considerazione, invece, che volevo fare, era quella relativa all’episodio specifico. Credo che sia giusto indagare nel modo più approfondito per capire quello che si sarebbe potuto fare e per capire quello che può essere 31 fatto per incrementare il sistema sicurezza in quella realtà specifica. Ben inteso, io credo che l’Idroscalo, che conosco, perché abito vicino, e mi capita spesso di andarci, non è un luogo adatto per la balneazione, cioè non è il luogo più adatto per la balneazione. E’ adatto per tantissime cose, non è il luogo più adatto per la balneazione. Una considerazione legata proprio al sistema della sicurezza relativa all’acqua. Voi sapete che avvengono annegamenti in piscina, io sono dipendente del Comune di Milano, ero dipendente del Comune di Milano fino a qualche settimana fa, in una scuola gestita dal Comune di Milano, qualche tempo fa, una gita scolastica in Toscana, insegnanti e bambini fanno il bagno in una piscina, in un centro balneare, giocano, fanno, disfano, eccetera, un bambino è sprofondato sul fondo, sdraiato sul fondo, non se ne accorge nessuno. Il bambino è annegato in un sistema grande la metà di quest’aula, dove ci sono dentro una trentina tra bambini e insegnanti che giocano a palla, chiacchierano, cantano, ridono e scherzano, un bambino annega. Il caso opposto è quello di Venezia, dove le strade non sono fatte per la balneazione, le strade sono corsi d’acqua che non sono fatti per la balneazione, non è mai annegato nessuno, un po’ perché il sistema sicurezza è dato dalla quantità di persone che ci sono, e un po’ perché le modalità di fruizione della città sono tali, per cui i corsi d’acqua non sono luoghi per farci il bagno. Qualche anno fa a Venezia cadde dentro una persona da un motoscafo e fu un caso storico, non annegò, venne salvato, ma fu un caso di cui a Venezia, credo, che si parlò per mesi e mesi come una manifestazione di un rischio fino allora mai preso in considerazione. Ritornando all’episodio specifico che è accaduto, una domanda mi verrebbe comunque da fare in conclusione. La domanda è la più semplice di tutte, ma non è ho trovato risposta né nell’esposizione del Presidente né negli articoli che ho letto in rassegna stampa. Questi due bambini sapevano nuotare? La domanda non è banale, nel senso che il fatto che i genitori, dopo aver dato uno sguardo allo specchio d’acqua antistante dove si trovavano, li hanno cercati per due ore nel bosco, mi fa pensare che i bambini non fossero lì per fare il bagno. Allora questo mi fa pensare ad una disavventura che io ho vissuto in prima persona, fortunatamente finita bene, che mi dice che i bambini quando stanno per annegare non gridano. Io ricordo qualche tempo fa, mia figlia forse era un po’ più piccola di questi bambini, eravamo proprio vicino all’Idroscalo in una roggia del parco Saini, dei ragazzi stavano giocando a baseball, c’è una rete, esce una palla, finisce dentro una roggia, io mi avvicino e dico a mia figlia di stare lì. Mi avvicino con un ramo per tirare a riva la palla dalla roggia e riconsegnarla ai ragazzi, mia figlia piccolina mi segue, non si vede il fogliame sparso sulla roggia, mia figlia si avvicina a me, io con la coda dell’occhio la vedo che sta sprofondando diritta così, senza dire una parola. Fortunatamente la vedo, me ne accorgo, la prendo per le maniche della giacca, la tiro su, la deposito a riva e la porto a casa tutta infreddolita. Se mi fossi distratto dieci secondi, mia figlia sarebbe scomparsa nell’acqua limacciosa della roggia e non l’avrei più vista. Questo per dire che anche questo può essere un elemento che va indagato. Se i bambini non sanno nuotare, i bambini non gridano, i bambini spariscono sott’acqua, magari per lo shock che stanno subendo, perché magari il genitore gli ha detto fino a cinque minuti prima non ti avvicinare, non entrare in acqua. Insomma, bastano quei cinque secondi che possono essere fatali.” Nel frattempo sono usciti dall’aula l’Assessore Brembilla e il Consigliere Guerra. (presenti 42) 32 Consigliere Clerici “Mi spiace, il Presidente Penati è uscito dall’aula, sta parlando al telefono, quindi magari mi rivolgo …… Scusi Presidente, ma volevo proprio rivolgermi direttamente a lei, perché credo che la sua relazione introduttiva di questo argomento sia stata in qualche modo monca. Mi spiego meglio, prendo lo spunto da quanto mi è stato riferito che è stato detto in conferenza capi Gruppo da un capo Gruppo, vale a dire che se l’avvenimento fosse accaduto sul Po, sull’Adda o sul Ticino non ci sarebbe stato questo problema. So che l’hai detto tu, non volevo dirlo. Questo mi ha fatto subito pensare, e se lei mi conferma magari anche con dei brevi cenni del capo queste mie deduzioni, vado avanti poi con le successive riflessioni. Mi ha fatto pensare che l’Idroscalo essendo cintato, sia in qualche modo, sì, un luogo con accesso al pubblico, ma in qualche modo soggetto a regole diverse da quella che è la balneazione sul Ticino, piuttosto che su una delle tante coste che ha l’Italia. E’ questo il problema, Presidente? Ossia, è un luogo diverso? E’ un luogo diverso. Allora proseguo. Quello che mi chiedo, essendo un luogo diverso, qual è il titolo che noi abbiamo in questo luogo. Mi spiego meglio, esiste forse una responsabilità oggettiva della Provincia? Se qualcuno viene qui dentro, non so se c’è qualcuno del pubblico, ma se qualcuno del pubblico venisse, incespica, cade e si rompe una gamba, sappiamo benissimo che c’è comunque un’assicurazione perché esiste la responsabilità oggettiva di quello che è il proprietario. Se uno viene nel mio albergo idem, se uno va in un negozio, topicca, si rompe il naso, l’assicurazione ripaga il naso. Quindi io volevo sapere se c’è una responsabilità oggettiva per questo. Come passo successivo, se esiste un’assicurazione che copra i danni che possono derivare da questa responsabilità oggettiva. Per ultimo, Signor Presidente, se questa responsabilità oggettiva può essere estesa, mi perdoni se qualcuno sa di diritto, io ne so molto poco, può essere estesa anche a un qualche cosa come la culpa in vigilando, ossia che vada estesa anche nel mancato dovere di vigilare in un luogo come l’Idroscalo. Sono domande semplicissime che nulla tolgono ai pensieri espressi dai colleghi che mi hanno preceduto e che sicuramente provocano oggettivo dolore in tutti noi per quello che è accaduto, ma che purtroppo noi, come Consiglieri provinciali, pensiamo anche a quello che è il pratico della questione. Ossia, vorremmo sapere se in qualche modo queste persone, questi genitori, che probabilmente avranno loro, ma non voglio avanzare delle ipotesi fantasiosa, una culpa in vigilando, ma se in qualche modo saranno comunque risarciti, ammesso che si possa essere risarciti da perdite così gravi, se comunque hanno l’aspettativa di avere qualche cosa, se comunque ci sono delle conseguenze anche “penali” per chi ci rappresenta, ossia il Presidente, che sarà in qualche modo tenuto a rispondere davanti alla magistratura per quanto ho dianzi prospettato, ossia culpa in vigilando o che ne so io. Pertanto se il Presidente volesse darmi brevissimamente delle risposte in merito, le sarei grato, Presidente. Comunque sappia che ha tutta la solidarietà mia, ma posso estenderla a quella del Gruppo cui appartengo per quanto deriva, diciamo fastidio, ma non è un fastidio, perché purtroppo una tragedia di questo genere è ben più di un fastidio, per quanto ne deriva anche a lei da questa tragedia.” Consigliere Del Nero: “Io volevo intervenire proprio perché devo dire che nel dibattito non ci siano assolutamente polemiche, però volevo in particolare sottolineare come su un fatto come questo, la morte di due bambini sia un fatto 33 che debba farci interrogare tutti, ma assolutamente senza equivoci. Ci tenevo ad esprimere invece personalmente il mio apprezzamento per l’intervento del Presidente, che ho trovato assolutamente molto equilibrato e che lasciava poi aperto il percorso a tutte le verifiche necessarie in questi casi. Certamente il livello di sicurezza può sempre essere migliorato e la verifica, soprattutto, deve essere costante, perché spesso cambiano le condizioni. Cambiano le condizioni ambientali, il numero di persone che sono presenti, i fattori sono diversi. Però io volevo sottolineare che, fatto ogni sforzo da questo punto di vista, non possiamo assolutamente pensare che sia possibile arrivare anche in queste situazioni ad avere tutto sotto controllo. C’è come l’idea talvolta in alcuni che tutto sia possibile prevedere, predefinire, controllare. In quest’ottica, quando portiamo i figli in montagna in una gira, in un viottolo uno scivola, allora…… Il livello di sicurezza deve essere il più alto possibile, ma è assolutamente impensabile che al di là di un interrogarsi, di un migliorarsi, si debba, di fronte a queste cose, cercare la colpa. Si cerca la cosa che non va per migliorarla, ma non è pensabile che si debba arrivare……, cioè che sia pensabile arrivare alla perfezione, alla sicurezza assoluta, al fatto che è colpa di questo o dell’altro. Io ci tenevo questo a sottolinearlo. Mentre mi sembrava importante un aspetto, che sicuramente c’è, ma forse poteva essere migliorato, e non è tanto il sistema complessivo, ma un sistema informativo nei confronti dei frequentatori, in questo caso dell’Idroscalo, ma vale per tutti gli ambiti. Io l’Idroscalo non l’ho mai frequentato da bagnante, però rispetto ad altri punti di balneazione, rispetto al lago, che già è un ambito abbastanza pericoloso, l’ambito dell’Idroscalo mi sembra, anche se più piccolo, più a rischio, perché sembra sicuro, invece non lo è. Come il lago sembra più sicuro del mare, invece secondo me è più pericoloso del mare. Il mare stesso cambia, il mio mare venti anni fa era più pericoloso di oggi, ma non perché sono cambiati i sistemi di sicurezza, ma perché oggi dopo un metro si scende e non si tocca più, e quindi tutti sanno che dopo un metro non si tocca e o si sa nuotare o si entra con il salvagente. Una volta avevamo 500 metri di spiaggia in cui l’acqua arrivava al massimo alle ascelle, uno andava tranquillo, trovava la buca e non tornava più fuori. Alle volte la pericolosità è maggiore in situazioni che sembrano più sicure. Allora, l’aspetto informativo in gente che si avvicina per la prima volta a quell’ambito, pensa che ci si possa muovere con la massima tranquillità e sicurezza, forse questo è un aspetto che magari c’è già, però forse andrebbe potenziato. In questo senso credo che appunto tutto è migliorabile, però ci tengo a sottolinearlo, questi fatti devono aiutarci a migliorare, senza che diventino motivo di scontro.” Consigliere Bruschi: “Molto brevemente per dichiararmi anch’io soddisfatto della metodologia proposta dal Presidente Penati. Ce lo siamo detti anche in riunione capi Gruppo, non è questa l’occasione per fare delle polemiche. Approvo l’indagine amministrativa e la procedura poi di comunicare i risultati dell’indagine amministrativa alla commissione. Approvo altresì il fatto che si voglia fare un checkup sui sistemi di sicurezza. Se poi dovessero emergere non tanto responsabilità dirette su questo caso, ma se dovessero emergere smagliature di altro tipo, ebbene sarà quella l’occasione di prendere un provvedimento più generale in materia. In particolare, sarebbe opportuno ad esempio andare a verificare, questa indubbiamente è una mia sottolineatura ma penso e spero che la commissione amministrativa d’inchiesta voglia farlo, andare a verificare ad esempio se rispetto al piano Cadeo e rispetto alle forze messe in campo 34 dall’Amministrazione precedente ci sia stata qualche variazione in più o in meno, cambio di sistemi o quant’altro. Non è una domanda retorica, è proprio una domanda esplicita. Altra partita, e non ne parlerò se non accennandone al Presidente del Consiglio provinciale, io avevo intenzione caro Presidente Ortolina di sottolineare a lei l’opportunità di un Consiglio provinciale dove si parli invece di Idroscalo, con un tempo congruo, nel senso che aspetto che sia finito il clamore delle polemiche, se pure ce ne saranno ancora, e spero non ce ne siano su queste morti, che l’indagine amministrativa abbia chiuso il suo percorso mi auguro breve, perché ci sono altri elementi nella gestione dell’Idroscalo che come Consigliere provinciale mi permetto di giudicare non in maniera positiva, anzi in maniera assolutamente negativa. Ribadisco, e sottolineo tre volte, non nell’ambito della sicurezza, dove se ci sono state, ma posso dirle non credo avendo anch’io dei nipotini ad honorem molto piccoli che trovo difficoltà a gestire la volta che mi trovo a gestirli. Ebbene, chiuso quel capitolo secondo me se ne dovrà aprire un altro che si chiama mancanza di sponsor, che si chiama utilizzo delle strutture. Ribadisco, con un tempo congruo per impedire che una cosa si accavalli all’altra e che possa venire soltanto il sospetto di una pretestuosità, ma è un argomento di cui assolutamente dovremo parlare.” Presidente del Consiglio: “Farò della proposta argomento di discussione in una delle prossime sedute di Consiglio. Trovo la proposta ragionevole e condivisibile. Prego Caputo.” Consigliere Caputo: “La ringrazio Presidente. Io devo ringraziare tutti i Consiglieri provinciali che sono intervenuti in questa serata, se mi permettete forse ancora di più i Consiglieri di opposizione. Devo dire che si è svolto un dibattito sereno, tranquillo, non ci sono state strumentalizzazioni, e questo dà un segno di grande responsabilità di questo Consiglio provinciale. E’ avvenuta una grave tragedia che tocca tutti noi in prima persona, perché la struttura Idroscalo è nostra, nostra tra virgolette perché è ancora del Comune di Milano, pochi lo sanno ma l’Idroscalo è ancora del Comune di Milano, c’è una questione annosa, però è gestito da noi. Devo dire che di fronte alla morte di due bambini la pietas umana è la prima cosa che appare in maniera esponenziale. E’ stato un dramma che va affrontato con molta serenità, molta pacatezza, devo dire ha fatto bene il Presidente Penati ad andare oltre, nel senso che il fatto che lui abbia detto che le misure di sicurezza ci sono, e io ritengo che l’Assessore precedente, l’Assessore Cadeo aveva ben lavorato, lo studio Cadeo era stato uno studio molto preciso, molto attento su questa vicenda, che l’Assessore Dioli ha continuato, quindi tutto bene, però è giusto, si vada oltre rispetto a questo. Cioè, anche se tutto funzionava perfettamente comunque una tragedia ci sprona a fare sempre di più e comunque più riguardo a quelle che sono le garanzie di sicurezza, anche se sappiamo bene come sia difficile garantire una sicurezza su un luogo di svago come l’Idroscalo dove c’è l’acqua. La montagna e l’acqua sono due elementi eccezionali ma sicuramente pericolosi per chi li vive in prima persona. Io vorrei andare ancora oltre quello che diceva prima il Presidente Penati. Tutto bene, ottima anche la lettera che ha scritto sul Corriere della Sera, devo dire che i media su questo hanno un po’ forse peccato di protagonismo sulla tragedia, questo non è mai un fatto positivo, comunque è evidente che una tragedia fa sempre notizia. E’ vero, c’è un problema di presenza di etnie diverse 35 all’Idroscalo, quindi vi è un problema di migliorare quella che è anche la nostra percezione di sicurezza e di spiegazione di quelle che sono le problematiche di uno scalo, perché il milanese conosce l’Idroscalo, però a volte anche un milanese ci casca e può avvenire una tragedia, ma soprattutto per chi non conosce l’Idroscalo, la pericolosità di questa struttura, di queste acque, secondo me noi su questo dobbiamo lavorare, quindi è un compito sicuramente gravoso per chi gestisce, per l’Assessore, per i dirigenti. Ma su questo dobbiamo sforzarci perché la presenza di etnie diverse, come dicevo prima, complica ancora di più la presenza degli addetti nostri in questa struttura. Io credo che da questa tragedia, dalle parole anche del Presidente Penati, si possa andare oltre. L’Idroscalo è uno dei pochi polmoni verdi della Provincia di Milano, del Comune di Milano, è uno dei pochi spazi verdi attrezzati dove si possono fare diversi sport. E’ una struttura devo dire ancora importante per questa città e per questa Provincia, è già per noi un fiore all’occhiello, io credo che possiamo pensare all’Idroscalo ancora meglio, e non è solo quindi un problema di sicurezza che ci riguarda, ma è un problema che va oltre questo, cioè individuare l’Idroscalo come veramente una struttura modello dove si possono svolgere momenti di ricreazione che sono dedicati al week-end, quindi al riposo, alla tranquillità, allo svago per chi non può permettersi, sono tanti i milanesi che non si possono permettere di andare al mare o in montagna e devono rimanere qua a Milano, ma invece strutturarlo sempre di più come un momento anche di divertimento per quanto riguarda i giovani e i ragazzi. Già molto è stato fatto ma si può andare oltre rispetto a questo. Secondo me l’Idroscalo va ripensato, possiamo lavorarci su questo. E’ una struttura importante, interessante da un punto di vista fisico, non parlo solo di concerti che vanno fatti secondo me, sono importanti, servono d’estate in una città che spesso e volentieri non offre molto, invece secondo me anche su questo bisogna lavorarci di più. Ma lavorarci anche da un punto di vista strutturale di attività, un momento sempre più dedicato ai giovani e non solo ai giovani. Già molto, dicevo prima, è stato fatto ma secondo me si può ancora lavorare. C’è stata una tragedia, una tragedia gravissima su cui dobbiamo riflettere, credo che la Provincia debba essere vicino a queste famiglie che hanno vissuto un dramma, sono immigrati, hanno già vissuto un dramma di distacco dalle loro case, dalle loro famiglie, sono venuti qua a lavorare, oltretutto immigrati regolari che sono qui, danno molto anche alla nostra comunità. Quindi è una tragedia che noi dobbiamo vivere in prima persona, e dare tutto quello che possiamo dare di conforto economico, di conforto sociale, psicologico. Qualche assistente sociale può stare vicino a queste persone perché è un dramma grosso perdere dei figli, è giusto farlo, tutto quello che possiamo fare facciamolo. Poi ripensare invece alla struttura dell’Idroscalo, già c’è, già è importante, già dà molto ai milanesi e alla Provincia di Milano, io credo che possa dare di più ripensando ad un Idroscalo nuovo. Io credo che potrebbe essere un obiettivo che questa Giunta si può dare in un futuro anche rapido, nei prossimi mesi, nei prossimi anni. Quindi la commissione d’inchiesta è una cosa, invece la commissione consiliare, l’Assessore, i tecnici, possono pensare magari a qualcosa di più importante per il futuro.” Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Mezzi. 36 Consigliere Bernareggi: “Io vorrei brevemente intervenire per esprimere innanzitutto un sentimento di cordoglio e di vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro bambini e nello stesso tempo vorrei esprimere la mia vicinanza e simpatia sia al Presidente Penati che all’Assessore Dioli che si sono spesi in questi giorni con grande attenzione per stare vicini alle famiglie, per capire di più quanto sia successo e la testimonianza così dettagliata di quanto è avvenuto da parte del Presidente lo documenta. Io credo che non siano stati giorni facili per il Presidente e per l’Assessore Dioli in particolare, perché sui giornali si sono letti commenti anche severi, ingiustamente severi. Credo che sia da riconoscere invece quanto l’Idroscalo, proprio per quanto si è detto in precedenza, cioè sono già in atto comunque delle procedure, delle regole che sono frutto di valutazioni, di studi, anche di precedenti Amministrazioni Provinciali. Questo ci porta a dire che non ci sono le condizioni per in qualche maniera additare qualcuno o colpevolizzare qualcuno. Tanto meno sarebbe giusto che il Presidente o l’Assessore si autocolpevolizzassero su questo. Io vorrei veramente esprimere una sincera vicinanza, perché mi rendo conto di quanto possa essere difficile gestire questo momento, e sia importante per loro sentire il Consiglio provinciale unanimemente vicino a loro in questo momento, nel dire capiamo che quanto è successo è molto grave, ma, attenzione, che esistono anche le disgrazie. Nonostante tutta la sicurezza uno voglia mettere in campo, nonostante tutta l’attenzione che uno possa mettere in campo, e non basta mai, esistono comunque le disgrazie, esiste l’impossibilità fisica di poter prevenire tutto, e questo purtroppo, al di là del meccanismo con cui è accaduto, è una disgrazia, è una fatalità che forse non era possibile prevedere. Credo che sia molto giusto comunque destinare risorse in termini di strutture, di mezzi e di studi a che comunque si faccia ancora un passo in avanti in questa direzione della sicurezza. Mi permetto in questo senso di aggiungere un elemento, un suggerimento, a quanto si può proporre in futuro, cioè partendo dalla constatazione che l’Idroscalo è diventato forse di più un polmone verde per gli immigrati, per gli stranieri, che non per i milanesi, io sono andato diverse volte e, dico la verità, la mia percezione è stata che i milanesi si stanno un po’ allontanando dall’Idroscalo e si stanno sempre di più invece avvicinando le famiglie immigrate, straniere, che vedono in questo luogo un ambito che non costa nel quale avere un po’ di refrigerio particolarmente durante l’estate. Io credo che proprio perché queste persone magari sono nel nostro Paese da poco tempo, forse meritano di essere istruite, in senso positivo, su come vivere l’Idroscalo. Quindi forse un opuscolo, un volantino, un depliant, che descriva la struttura e anche dica quali sono i pericoli cui si può andare incontro passando un pomeriggio, una giornata, all’Idroscalo, forse potrebbe essere utile. E’ un suggerimento che parte dalla considerazione che ci sono tanti immigrati che vivono questo luogo, e forse già la considerazione che il Consigliere Gavazzi in precedenza evidenziava, cioè per gli egiziani fare il bagno subito dopo il pasto, forse pensando che l’acqua abbia la stessa temperatura che nel loro mare. Qui è diverso, forse bisogna anche avvisarli, bisogna istruirli su questo. Concludo, dicendo di nuovo grazie all’Assessore, al Presidente, per essere intervenuti con la dovuta delicatezza e attenzione in questa vicenda. Auspico davvero che non ci sia da parte loro una auto colpevolizzazione, credo fuori luogo e, ripeto, destiniamo, sì, maggiori risorse, tenendo conto che la popolazione dell’Idroscalo è una popolazione che non è propriamente e completamente milanese, quindi in questo 37 senso una particolare attenzione anche negli strumenti di comunicazione con questi utenti dell’Idroscalo.” Nel frattempo è uscito dall’aula il Vice Segretario generale, dr.ssa. Liana Bavaro Consigliere Foglia: “Abbiamo avuto modo all’inizio della seduta di ricordare, l’ha fatto il Presidente Ortolina a nome di tutto il Consiglio, i due bambini scomparsi tragicamente domenica, quindi credo che basti soltanto un accenno per risottolineare la vicinanza nostra che si esprimerà anche attraverso atti concreti da parte della Provincia nei confronti delle famiglie. Credo che sia stato giusto anche, collega Bernareggi, esprimere solidarietà al Presidente e all’Assessore Dioli che in queste ore sicuramente sono stati un po’ al centro dell’attenzione di tutti, date anche le loro responsabilità, ma solidarietà anche ai lavoratori dell’Idroscalo, e per lavoratori dell’Idroscalo intendo dire tutti coloro che da un punto di vista della direzione, piuttosto che dell’incarico più esecutivo, non solo abbiamo scoperto e abbiamo visto ora e nel recente passato si dedicano con grande attenzione, ma sono quasi innamorati del loro lavoro e quindi curano ogni minimo particolare perché tutto possa funzionare al meglio, con quello spirito di servizio che deve essere normale in ogni lavoratore, ma anche con qualcosa in più. Lo abbiamo verificato tutte quelle volte che abbiamo visitato come commissari l’Idroscalo, quando ci hanno raccontato il lavoro che fanno, come lo fanno e le ore che perdono anche in più rispetto a quanto dovuto. Ma la solidarietà anche perché la tragedia alle volte è definita esattamente così, una disgrazia, come dicevi tu, qualcosa che nonostante tutta la cura, la dedizione che metti nel lavoro, dell’attenzione, nel fare le cose, ahimè c’è qualcosa che non quadra, che sfugge al controllo. Credo che la posizione espressa qui sia la posizione più giusta. Un’altra posizione da parte del Presidente, da parte dell’Assessore, non l’avrei forse capita. Non è una posizione di difesa, non è una posizione di chi dice quello che noi dovevamo fare l’abbiamo fatto. No, è una posizione che dice ahinoi, nonostante tutto ci è capitata questa disgrazia e dobbiamo intervenire immediatamente per cercare di capire, come abbiamo detto tutti, che cosa è opportuno aggiungere rispetto ai livelli di sicurezza che oggi ci sono. Quindi una posizione non solo tecnicamente giusta, ma di buonsenso, da buon padre di famiglia che comunque avendo subito una disgrazia non solo si duole di quanto è accaduto e si mette la coscienza a posto dicendo ho fatto tutto quello che potevo, ma si spinge oltre, dice voglio che non accada mai più e quindi metto in campo tutto quello che può servire a questo scopo. Noi abbiamo salutato felicemente nel corso degli ultimi anni tutto quello che la passata Amministrazione aveva costruito attorno alla struttura Idroscalo. Chi era qui prima lo può ricordare, eravamo noi all’opposizione, sempre cercavamo di essere molto battaglieri su più fronti, tuttavia credo che era unanimemente riconosciuto che sulla vicenda dell’innovazione che l’Assessore Cadeo aveva portato, ci trovava particolarmente soddisfatti. Abbiamo avuto delle polemiche, non eravamo d’accordo su alcune scelte che erano state fatte, e qui si parlava di verifiche anche rispetto alla gestione di alcuni luoghi pubblici, però abbiamo apprezzato insieme lo sforzo di portare ad un punto di eccellenza quello che abbiamo sempre ritenuto non essere soltanto il luogo dei milanesi poveri che non possono andare al mare vero e allora vanno lì, ma un luogo di incontro di opportunità sportive e anche culturali. E quanto era stato fatto dalla passata 38 Amministrazione che guidava la Provincia, da questo punto di vista ci ha trovati non sempre consenzienti però molto attenti alle novità che venivano portate. Dunque il nostro pensiero non emerge ora, data la contingenza, e la posizione espressa rispetto a quello che veniva chiamato il protocollo di sicurezza e così via, è effettivamente la posizione che abbiamo sempre pensato, cioè un valido strumento per far fronte anche all’incremento di partecipazione alle attività dell’Idroscalo, una giusta ridefinizione della qualità delle modalità dell’intervento, le telecamere, le colonnine aggiuntive SOS, la cartellonistica scritta in più lingue. Non è un fatto di oggi, non ci accorgiamo da oggi che l’Idroscalo è frequentato anche da comunità diverse, da tanto tempo a Milano abbiamo presenze di cittadini stranieri, ormai sono milanesi quanto noi, hanno la cittadinanza, quindi li dobbiamo ritenere tali. Ecco, partire da una rivisitazione non critica ma aggiornata di quanto finora è stato fatto, è sicuramente opportuno ed è l’unica arma, l’unico strumento vero, concreto, al di là – nessuno oggi ha fatto demagogia, ci mancherebbe altro – delle riflessioni anche molto personali, umane, di fronte ad una tragedia. E’ vero, la pericolosità è maggiore dove ci si sente più sicuri alle volte, qualcuno l’ha detto prima, e le caratteristiche dell’Idroscalo hanno un po’ questa qualità di essere un luogo insidioso di per se stesso, una cava, la storia dell’Idroscalo credo la conosciate tutti, ma con tutti quegli accorgimenti che mettono in allarme, che mettono sul chi va là chi lo frequenta. E l’idea non nuova di implementare le varie attività dentro quel parco verde, andavano anche verso questo senso. L’Idroscalo non è soltanto la pozza d’acqua dove ti puoi buttare quando fa caldo, l’Idroscalo è un luogo polifunzionale dove si possono sviluppare molte attività, ma dove l’insidiosità del corso d’acqua, dello specchio d’acqua, richiede comunque un’aggiunta di attenzione, un’aggiunta di sorveglianza che appunto è stata nel corso di questi anni realizzata si credeva fino a questo momento, ma forse lo sarà ancora, al top. Mi dicevano che ci sono due certificazioni ISO rilasciate rispetto alla qualità, chi poi se ne è occupato più da vicino sa anche i termini tecnici, sulla qualità del servizio e dell’accoglienza e dell’assistenza e della prevenzione. Dunque più che dolerci ovviamente non possiamo fare, ma più che spingerci oltre, come è stato da tanti auspicato, come introduceva lo stesso Presidente Penati, credo che noi non possiamo fare, sarà già molto. Una battuta soltanto, e concludo, sulla commissione d’inchiesta che in qualche modo è stata evocata da qualche collega. Io credo che intanto bisogna avere delle qualità tecniche, siamo in presenza di una struttura complessa, con delle certificazioni ISO che non vengono rilasciate dal primo che passa di lì. Siamo in presenza di un protocollo sulla sicurezza, è stato sottolineato più volte, con delle caratteristiche di altissima qualità, la magistratura sta indagando rispetto all’episodio specifico. Queste tre o quattro questioni io credo che dobbiamo guardarle con attenzione ma lasciarle scorrere per il verso che devono intraprendere. In ogni circostanza noi diciamo che abbiamo fiducia nell’operato della magistratura, e seguiremo con attenzione l’evoluzione di tutta la vicenda. Altra cosa è, se non sbaglio la suggeriva anche il collega Caputo, prospettare che la commissione invece lavori su un’evoluzione futura, un miglioramento ulteriore, complessivo della qualità, della gestione, della sicurezza dentro l’Idroscalo. Ad esempio la revisione del protocollo di sicurezza, fatta da tecnici ovviamente, non da noi che siamo incompetenti, potrà vedere dei momenti di 39 convocazione della commissione per andare a riferire sullo stato, sull’aggiornamento della situazione. Io mi fermerei qui, ripeto e sottolineo sono molto più soddisfatto di un’Amministrazione pubblica che non si ferma, non allarga le braccia e dice va beh, è successo, cosa ci possiamo fare, sono molto più contento di un’Amministrazione pubblica che dice comunque mi devo porre un problema, proprio perché è una tragedia, una disgrazia, vorrei evitare che accada qualcosa di impensabile e di inimmaginabile. Per cui vanno bene secondo me le proposte su una più attenta informazione dell’utenza, tutto quello che possiamo fare in più di quello che già si fa, perché ci sono cose che già si fanno, implementarla come è stato detto dal Presidente – concludo – e avere appunto dei momenti di comunicazione tra l’Assessore Dioli, il Presidente, il Consiglio e la commissione per capire a che punto siamo con l’evoluzione di tutta la vicenda.” Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Barzaghi. Consigliere Barbaro: “Umanamente oggi pomeriggio mi ha portato a fare una riflessione. La riflessione riguarda che il Consiglio provinciale, suo malgrado, è stato chiamato a riflettere rispetto alla tragedia che purtroppo si è consumata domenica all’interno dell’Idroscalo e che purtroppo ha registrato l’annegamento di due bimbi. Questa amarezza, questo sconcerto umano, oggi mi viene leggermente colmato perché ho potuto riscontrare in quest’aula, e citerò anche i colleghi che fanno parte della minoranza, o dell’opposizione, come la si voglia chiamare, che si sono distinti per alto senso di responsabilità. Quindi ho riscontrato maturità umana e istituzionale. Maturità umana e istituzionale, vuol dire che abbiamo capito il dramma, stiamo cercando di sforzarci per adoperare tutti gli strumenti, come ricordava Foglia qualche istante fa, affinché queste tragedie non avvengano più e quindi non ci siamo chiusi nella rassegnazione. Non c’è rassegnazione. Ma io credo che non voglia essere una dichiarazione di circostanza nell’esprimere, credo, a nome di tutti noi, quindi non metto più separatamente maggioranza e minoranza, gli uomini, le donne, le persone che sono in quest’aula esprimono profondo cordoglio alla famiglia. E aggiungo, come uomo con i capelli bianchi, che la peggiore disgrazia in assoluto che la vita ti possa riservare, è la perdita di un figlio. Ma dicevo poc’anzi che mi ha colmato un po’ di amarezza, di sconforto, quando ho sentito domenica la notizia, quando l’ho sentita veramente senza nessuna retorica o pietismo di circostanza, andrei contro la mia cultura e la mia natura, oggi ho potuto anche registrare un altro elemento positivo. Io non sto parlando adesso come appartenente alla maggioranza di centrosinistra, è la persona Mario Barbaro che sta parlando con i suoi sentimenti, con le sue debolezze. Oggi il Presidente Penati ha fatto una relazione in cui mi riconosco in pieno per i contenuti, per i sentimenti umani, non l’ha liquidato come un incidente di percorso, con rassegnazione, è successo, okay, pazienza. Io apprezzato altresì la lettera che ha fatto pubblicare il nostro Presidente sul Corriere, un invito, se non l’avete letta, leggetela. Leggetela perché è una lettera scritta con il cuore, è una lettera scritta con l’amore di un padre di famiglia. Guardate, che non voglio fare sviolinate perché scivolerei nella dissacrazione totale di una povertà umana che sarebbe incomprensibile. Quindi vivo apprezzamento al Presidente, ma voglio altresì esprimere fraterna solidarietà e vicinanza al nostro Assessore Irma Dioli, con una preghiera, amica Irma, il trauma è brutto, tremendo, ti prego non devi metabolizzarlo come una colpa tua 40 personale. E’ un invito che ti faccio sempre da uomo. Tutto ciò che potevi fare l’hai fatto e continuerai a farlo. Io non voglio addentrarmi, al di là del tempo, su tecnicismi per quanto riguarda il rafforzamento del servizio di sicurezza. Dichiaro soltanto che condivido l’analisi e le proposte del Presidente, della sua Giunta, per quanto concerne di spendere tutte le energie che possediamo affinché simili drammi non avvengano più. Era questo il motivo della mia tranquillità, della nostra tranquillità, perché sappiamo che saranno percorse tutte le strade per rendere più sicuro il vivere all’interno dell’Idroscalo. Nessuno l’ha chiesto al Presidente Penati, quindi è stata una sua vera testimonianza di quell’attenzione che ha saputo dimostrare, istituendo anche una commissione d’inchiesta interna, non confondendo con l’autorità giudiziaria che ha tutto un suo percorso, spero di avere interpretato bene il pensiero del Presidente, per possedere il massimo possibile di elementi e di studi che gli consentano poi di assumere delle iniziative amministrative utili per quanto riguarda questo dramma umano. Io concludo, certo di interpretare i sentimenti di tutti noi, del mio Gruppo in particolar modo, perché sto prendendo io la parola, di dirvi che vi saremo vicini, non basta soltanto in termini di enunciazione, di dichiarazione di circostanza. Presidente Penati, io e il mio Gruppo, se mi è permetto tutti noi, le saremo vicini unitamente all’Assessore per superare questa tragedia, questo dramma umano.” Presidente del Consiglio: “Credo che sia opportuno, se non inevitabile, dare ancora qualche minuto per una breve replica al Presidente Penati. Aggiungo anch’io a titolo personale che mi compiaccio per la qualità, la serietà e la pacatezza di questo dibattito, che dimostra che siamo persone serie e responsabili. Ciò detto, do la parola a Penati per una breve replica, grazie.” Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Ezio Casati. Presidente della Provincia Penati: “Io davvero sono commosso, sono favorevolmente impressionato per il dibattito che è avvenuto oggi. Poi, siccome faccio l’amministratore, facciamo gli amministratori, i buoni sentimenti sono importanti, però poi bisogna assumere qualche decisione. Credo che ci sia in tutti noi oggi, questo è il dato che voglio sottolineare, la consapevolezza che comunque non si può, lo ricordava adesso Barbaro, tanti interventi, non si può far finta di niente, oppure dire che siamo tranquilli sulla sicurezza, perché poi è un problema che riguarda oltretutto le nostre coscienze, come noi ci sentiamo di doverlo fare. Però vorrei fugare un dubbio subito. Il dibattito di questa sera è un dibattito che ci responsabilizza, perché io accolgo con grande favore, e vi ringrazio davvero, anche a nome dell’Assessore, per il tipo di dibattito che è avvenuto, per le cose che sono state dette, per i contributi che sono venuti fuori. Ma devo rispondere oggi assumendomi degli impegni rispetto a questo Consiglio provinciale, per fugare in tutti noi il dubbio che adesso si incassa il bonus della collaborazione, la si ricerca in un momento di difficoltà e poi la si mette in un cassetto e si continua ad andare avanti come se nulla fosse. Credo che sia la migliore risposta, al di là delle testimonianze, di un dibattito che è stato davvero civile, serio e all’altezza dell’istituzione che noi tutti rappresentiamo, richiedere che ci sia anche da parte mia, da parte della mia Giunta, una risposta che sia altrettanto all’altezza, che sia impegnativa. Io credo che due sono i filoni su cui dobbiamo muoverci. Uno è, intanto facciamo ciò che 41 è possibile fare subito per implementare la sicurezza, e lo faremo già da sabato e domenica, facciamo rapidamente il checkup della situazione della sicurezza rivolgendosi ad una società, la migliore che c’è, ammesso che si possa stabilire a priori chi c’è che fa questo lavoro, per farci dire quali sono gli interventi strutturali e quali sono gli standard della sicurezza, anche in virtù del fatto che in questi anni, dopo il protocollo Cadeo, sono cambiati i numeri delle persone, è cambiata la composizione delle persone, sono cambiate le situazioni. Quindi, secondo impegno rapido da questo punto di vista, la commissione d’indagine deve riferire alla commissione competente, ma l’altro filone interessante è quello se da questa occasione noi non pensiamo di cominciare a ragionare su un progetto di come noi rimettiamo in moto il nuovo Idroscalo, come l’ha definito Roberto Caputo, ma come era ritornato in alcuni interventi. Cioè, a partire dalle forme di gestione dell’Idroscalo. Oggi la legislazione ci consente, senza dover privatizzare niente, non è questo il tema, perché privatizzare vuol dire poi delegare ad altri, magari, non è questo il tema, ma ci sono forme di gestione che hanno maggiore efficienza dal punto di vista aziendale, penso alle aziende speciali o all’ente che ha proposto De Nicola, piuttosto che altre forme, in cui c’è una maggiore possibilità di un’espressione di managerialità e di efficienza del sistema di gestione. Valutiamolo da questo punto di vista. Credo che al di là dello sponsor che va ricercato, e posso testimoniare che le ricerche sono davvero……, ci siamo affidati anche ad una società, non è semplice trovarlo perché probabilmente anche il periodo di recessione economica non ha aiutato. Ma io credo che a fianco di questo noi dobbiamo valutare se c’è la possibilità di mettere a resa economica tutte le potenzialità che l’Idroscalo offre, in aggiunta a quello che potrebbe essere uno sponsor, e che non sono certo di poter garantire che oggi noi riusciamo a mettere tutte quante a resa quelle potenzialità che ci sono, dentro una razionalizzazione ed una maggiore efficienza del sistema delle relazioni con i privati che interagiscono con il sistema Idroscalo. L’altra questione è come noi meglio qualifichiamo l’idea di fondo dell’Idroscalo. Quello che mi ha colpito in questi giorni, insieme all’attacco che c’è stato, rispetto a questa vicenda drammatica, è stato un tentativo insistito di far diventare l’Idroscalo come qualcosa di serie B, come una pozza maleodorante, putrida, non un posto di risulta. Non è più il mare dei milanesi, è qualcosa d’altro. Intanto mi piacerebbe sapere se quei due bambini che sono di cinque anni e mezzo e sei anni e mezzo e le loro famiglie sono qui da quindici, se non sono due milanesi che hanno perso la vita all’Idroscalo. Ma è il mare dei milanesi, deve essere il luogo delle famiglie. Allora noi come meglio costruiamo una serie di interenti strutturali perché diventi sempre di più un luogo che risponde alle esigenze moderne che cambiano nel tempo rispetto a tre grandi filoni: lo sport, la salute e il tempo libero, la famiglia come momento di svago e di tempo libero. Quindi l’intrattenimento, la proposta culturale, ma dentro una logica di un grande parco urbano, qui il tema fondamentale è l’acqua, e che quindi diventa l’elemento caratterizzante dello stare in quel luogo, ma con queste finalità di essere un luogo moderno, da questo punto di vista, cogliendo una sfida anche per il centrosinistra, lo dico per la mia maggioranza. Noi tutti abbiamo sempre riconosciuto che una delle grandi realizzazioni che aveva fatto la precedente Amministrazione sull’Idroscalo, non c’erano assolutamente dubbi, lì si è compiuta un’opera importante e positiva. Quindi non veniamo da una situazione che deve essere ribaltata, ma veniamo da uno standard di livello qualitativo alto, con un’idea di fondo rispetto all’Idroscalo che, secondo me, deve essere via via sviluppata, 42 rimessa alla prova e trovate forme di modernizzazione di questa idea e anche dentro forme di innovazione negli aspetti gestionali. Io colgo questo secondo filone, questa sfida, e dico che l’ipotesi di Bruschi, oggi sono per dire assumiamoci l’impegno, costruiamo insieme alla conferenza capi Gruppo e alla commissione, un percorso che non sia troppo lungo, ma sia il più breve possibile, dove arriviamo dando dati, proposte, ipotesi, e costruiamo insieme un’ipotesi progettuale, strategica, di medio periodo, di come noi rilanciamo sulla base qualitativa già alta, le funzioni, l’immagine, lo stare all’Idroscalo e la sua gestione dal punto di vista anche imprenditoriale e della capacità manageriale. Io le due cose le vedrei assieme, una grande occasione. Rivediamo il discorso della sicurezza subito, rivediamolo in termini strutturali e strategici e ripartiamo rimettendo la testa per costruire insieme un grande progetto che, a partire da una grande realizzazione che è stata fatta nel passato, rilanci anche dal punto di vista dell’economicità e dell’efficienza gestionale complessivamente il sistema Idroscalo. Io credo che questo sia il modo onesto, non migliore, l’unico modo onesto che ha la mia Amministrazione, la mia Giunta, di rispondere a ……, alla correttezza ed alla civiltà del dibattito di questa sera. C’è stato un momento alto del lavoro del Consiglio provinciale, noi non possiamo a questo punto deludere le aspettative e gli impegni, le aperture di credito che sono venute questa sera. Lavoriamo assieme per costruire un percorso nel più breve tempo possibile, nulla vieta che, se saranno riscontrate responsabilità da parte della commissione d’indagine o da parte della magistratura, queste verranno perseguite, non deve inficiare ciò che invece è un percorso che, a partire da una tragedia, ci rimette tutti in discussione, perché non siamo sazi di un buon livello qualitativo, di uno standard di sicurezza accettabile, ma vogliamo costruire qualcosa e con questa disponibilità data oggi dal Consiglio, con questo impulso dato oggi al Consiglio, lo trovo estremamente importante, costruire una prospettiva che migliori sia la sicurezza ma anche la qualità dell’offerta dell’Idroscalo.” Presidente del Consiglio: “Solo trenta secondi perché il dibattito lo consideriamo chiuso, Gavazzi.” Consigliere Gavazzi: “Presidente, è per dissentire su una cosa sola, il discorso della privatizzazione. Ripeto, non entro nel merito di cosa si possa fare sulla terra, l’ho detto prima, qualsiasi cosa, con l’acqua non si scherza. Non si scherza assolutissimamente, quindi o si mette il divieto di balneazione o l’unico sistema è l’assistente bagnante. Non ce ne sono altri; Presidente, non c’è bisogno di nessunissima commissione, perché se c’è l’assistente bagnanti, io le porto un esempio semplice, lei calcoli esclusivamente la riviera ligure e la riviera romagnola come sono organizzate, quando c’è un affogamento è quando c’è la bandiera rossa. Adesso non voglio fare……, però quando c’è la bandiera rossa di pericolo. Si era capito? Quando c’è la bandiera rossa, se c’è l’assistente bagnante che ha un perimetro ben definito di controllo, guardate che si abbattono i casi di annegamento veramente di oltre il 90/99%. E’ l’unica soluzione, o il divieto di balneazione, ma è un po’ come sciacquarsi le mani con il divieto di balneazione. Nel caso specifico dell’Idroscalo, io continuo a ripetere, c’era De Gaspari prima che diceva che il bambino non urla, ma il problema è che non si urla perché fino a quando si ha aria nei polmoni stai a galla, cioè si beve con il movimento delle mani nel cercare di stare a galla, ma sei a galla. Congestione è tutt’altra roba. 43 Ripeto, Presidente, l’assistente bagnanti ha un costo, quello è un costo sociale, io la penso in questo modo.” Presidente del Consiglio: “ Possiamo argomento? Prego Clerici.” chiudere qui il dibattito su questo Consigliere Clerici: “Io avevo posto due semplicissime domande, che credo le risposte interessino tutti, al Presidente Penati, gli è rimasto nella penna. Gli è rimasto nella penna, perché so che ha preso nota.” Presidente della Provincia Penati: “Mi scuso. Sulle responsabilità, esiste una responsabilità oggettiva, nel senso che chiunque è padrone o titolare di pubblico esercizio, di un immobile o di uno spazio, quello è uno spazio di proprietà pubblica, ma non è considerato, essendo uno spazio che ha dei varchi di accesso è soggetto a responsabilità oggettiva. Non sono un legale, quindi vado per esperienza, per ragionamento. E’ chiaro che anche qui cosa uscirà dall’autopsia potrebbe essere dirimente, facciamo l’ipotesi che siano caduti in acqua dopo aver battuto la testa su un sasso, potrebbe essere una responsabilità oggettiva di un certo tipo. Uno dei due ha avuto la congestione perché è andato in acqua troppo a ridosso del pranzo, evidenzia un’altra responsabilità oggettiva che sta in capo ai genitori. È evidente. Quindi bisogna valutare qual è il tipo. Però siamo coperti da polizza assicurativa. Naturalmente lei sa che tutte le polizze di assicurazione non esimono dalla responsabilità personale, a maggior ragione dalle responsabilità di carattere penale.” Nel frattempo è uscito dall’aula il Consigliere Tranquillino. (presenti 41) Presidente del Consiglio: “Bene, possiamo dichiarare chiuso l’argomento allora.” Il Presidente del Consiglio pone quindi in trattazione lo. ARGOMENTO N. 23 DELL’ORDINE DEL GIORNO - Comunicazione della deliberazione della Giunta provinciale del 3 maggio 2007, n. 285/2007, atti n. 99606/2007/9.5/2006/9467, avente ad oggetto: Comitato di candidatura Expo - Milano 2015. Quota spese a carico della Provincia. Presidente del Consiglio: “Io devo formalmente comunicare, voi sapete che il regolamento prevede ciò, che ai sensi del regolamento di contabilità la Giunta ha assunto una deliberazione di prelievo dal fondo di riserva in relazione alle spese di sua competenza per il comitato Expo Milano 2015, delibera di Giunta che come sapete va formalmente comunicata al Consiglio, cosa che sto facendo formalmente. (intervento fuori microfono). Prego, la parola a De Nicola.” Consigliere De Nicola: “Io prendo atto della delibera che lei ha citato, se fosse lecito vorrei sapere a quanto ammonta.” Presidente del Consiglio: “€ 750.000 sugli esercizi finanziari 2007, 2008, 2009.” Consigliere De Nicola: “E corrisponde percentualmente a quanto?” 44 Presidente del Consiglio: “Qui c’è la delibera di Giunta, ovviamente è consegnata la delibera di Giunta.” Consigliere De Nicola: “Perfetto, grazie.” Presidente del Consiglio: “L’Ufficio di Presidenza è del parere, sentita anche la relazione di Penati, che questo ordine del giorno non debba essere messo in discussione oggi, anche perché, tra l’altro, di fatto va a chiedere la revoca di un provvedimento dirigenziale che non è materia di nostra competenza. Dopodiché, se la minoranza non è d’accordo, io metto ai voti se passare ai voti oppure no. Prego Bruschi.” Consigliere Bruschi: “Naturalmente sono rispettoso di quanto deciso dall’Ufficio di Presidenza, ma chiederei una verifica rispetto all’aula. L’urgenza dell’ordine del giorno è motivata dal fatto che domenica c’è uno sfratto esecutivo. Le motivazioni addottemi dall’Assessore per un cambiamento repentino di opinione da parte dell’Amministrazione non mi hanno soddisfatto, altrimenti, come avevo già dichiarato in conferenza capi Gruppo, avrei ritirato l’ordine del giorno. Per cui chiedo il voto dell’aula sull’opportunità o meno di discuterlo oggi.” Presidente del Consiglio: “E’ chiaro l’argomento. Metto in discussione se mettere in discussione – scusate il giro di parole – l’ordine del giorno Bruschi. Chi è favorevole a discuterlo voti sì, chi è contrario voti no, chi si astiene…… Metto in votazione la proposta, dichiaro aperta la votazione.” Il Presidente del Consiglio sottopone ai voti del Consiglio la proposta di discussione dell’ordine del giorno n. 2/43. Il Presidente del Consiglio dà inizio alla votazione con sistema elettronico. Assenti al momento della votazione i Consiglieri Accame, Albetti, Caputo, Colli, Dapei, Elli, Fortunati, Fratus, Greco, Guerra, Maestri, Meroni, Musciacchio, Patta e Tranquillino. E così risultano presenti il Presidente della Provincia Penati e 30 Consiglieri. Non partecipa al voto il Consigliere Comincini. Terminate le operazioni di voto, dichiara respinta la proposta di discussione dell’ordine del giorno n. 2/43 con ventuno voti contrari, otto a favore (Consiglieri Bruschi, Clerici, Del Nero, De Nicola, Esposito, Gavazzi, Lombardi, Russomanno) e un astenuto (Consigliere Bernareggi). Il Presidente del Consiglio dà atto del risultato della votazione. Presidente del Consiglio: “L’ordine del giorno non viene messo in discussione. Ho suggerimenti e pressioni per chiudere qua la seduta, considerata una serie di elementi, ivi compreso ovviamente momenti di campagna elettorale. Mi permetto di far mia la proposta e dirvi che ci diamo appuntamento a martedì prossimo.” 45 Dopodiché, alle ore 19.18 del 17 maggio 2007, il Presidente del Consiglio toglie la seduta e significa che il Consiglio è convocato per il giorno 22 maggio 2007. Del che si è redatto il presente verbale che viene come in appresso sottoscritto. IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (Vincenzo Ortolina) IL SEGRETARIO GENERALE (Antonino Princiotta) per l’argomento n. 22 dell’ordine del giorno: IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (Vincenzo Ortolina) IL VICE SEGRETARIO GENERALE (Liana Bavaro) 46