CONSIGLIO PROVINCIALE DI MILANO
Processo verbale dell'adunanza del 17 maggio 2007
Addì, diciassette maggio duemilasette, in Milano, nell'Aula consiliare di via Vivaio n.
1, si è riunito il Consiglio provinciale per la trattazione degli argomenti iscritti agli
ordini del giorno ordinario e supplementari dall’uno al quattordici, diramati in data 11,
18, 25 gennaio, 15, 22 febbraio, 1, 7, 15, 22 marzo, 12 aprile, 3, 10 e 17 maggio 2007
con atti provinciali n. 3020/2007/2.1/2004/4662.
A norma dell'art. 34 dello Statuto, la Presidenza dell'adunanza viene assunta dal
Presidente del Consiglio provinciale, Vincenzo Ortolina.
Partecipa alla seduta il Segretario generale della Provincia, avv. Antonino Princiotta,
con l’assistenza del Vice Segretario generale, dr.ssa Liana Bavaro.
Alle ore 15.40 il Presidente del Consiglio invita il Segretario a procedere all'appello
nominale dei presenti.
Rispondono all’appello i seguenti trentatre Consiglieri:
Ortolina Vincenzo
Albetti Roberto
Angiuoni Pierluigi
Ariazzi Costanzo
Arrigoni Vittorio
Barbaro Mario
Bernareggi Alberto
Bruschi Marco detto Max
Calaminici Arturo
Caputo Roberto
Cavicchioli Arianna
Censi Arianna
Clerici Michele
Comincini Eugenio
De Gaspari Mario
Del Nero Paolo
Esposito Francesco
Foglia Giuseppe
Fortunati Ombretta
Gaiardelli Andrea
Gatti Massimo
Gavazzi Attilio
Lombardi Ruggiero
Maestri Pietro
Meroni Fabio
Modugno Roberto
Nobili Ernesto
Patta Antonello
Pezzoni Alessandro
Pioli Pier Mauro
Pozzati Vittorio
Re Marco
Scarano Giuseppe
Sono altresì presenti gli Assessori provinciali: Corso e Ponti.
Assenti giustificati i Consiglieri: Fratus, Greco e Musciacchio.
Constatato che l’adunanza è valida per legalmente deliberare, il Presidente del
Consiglio, dichiarata aperta la seduta, così si esprime: “Cari Consiglieri, sono
ovviamente certo di interpretare il sentimento di voi tutti nell’esprimere il più
profondo cordoglio per la tragica fine di Hamed ed Omar Khamis, i due cuginetti
egiziani che domenica scorsa all’Idroscalo, dopo essersi allontanati dai genitori,
sono caduti nel lago artificiale e sono morti per annegamento, comunque sarà la
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magistratura ad individuare le cause. Hamed ed Omar avrebbero compiuto in estate
rispettivamente sei e sette anni. Voi sapete che di questo argomento parleremo
credo abbastanza a lungo, alla presenza di Penati fra un po’, quindi io mi limito a
dire che esprimiamo alle famiglie di Hamed e di Omar, ora distrutte dal dolore,
tutti i nostri sentimenti più sinceri di affetto e di solidarietà e vi prego di
consentire un minuto di silenzio in memoria di questi bambini, grazie.”
Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Elli. (presenti 34)
Il Consiglio osserva un minuto di silenzio.
Presidente del Consiglio: “Vi ringrazio. Iniziamo con gli interventi ex art. 83, ha
la parola Caputo.”
Nel frattempo è entrato in aula l’Assessore Bruno Casati.
Consigliere Caputo: “La ringrazio Presidente. Volevo esprimere in questo mio
intervento la mia solidarietà all’amico Ferigo, che ha subito un’aggressione
proprio l’altra notte a Milano, con l’unica colpa di essere omosessuale. Ferigo si
trovava in una pizzeria a Milano, in Via Cadore, stava con degli amici, stava
tranquillamente parlando, è stato aggredito da due dipendenti dell’ATM che
l’hanno prima insultato e poi anche percosso. Tutto questo dopo ovviamente
alcune azioni che c’erano già state presso l’Associazione Babilonia,
un’associazione di gay, i cui muri erano stati imbrattati da scritte naziste. Lo
trovo un fatto molto grave di intolleranza, Milano non è abituata a vedere questi
avvenimenti, credo che ci sia un clima brutto che vada assolutamente superato, si
picchia una persona per una questione di diversità. Questo è gravissimo e su
questo io credo che dobbiamo invece fare molta attenzione. Quindi una
solidarietà non solo formale ma di attenzione politica al problema che in questa
città sta un po’ superando il limite di guardia.
L’altro problema riguarda la questione droga. Ci sono stati in questi giorni alcune
iniziative su cui io non mi trovo assolutamente d’accordo. Prima la scelta del
Sindaco Moratti, attraverso l’Assessore De Albertis, Assessore alla salute, che ha
distribuito a 30.000 famiglie un kit per permettere ai genitori di valutare se i
propri figli si droghino. A parte che è un kit assolutamente non scientifico, che
non può permettere una valutazione di questo genere, ma oltretutto creerebbe una
grossa scissione tra figli e genitori e non certo andrebbe a trattare il problema
droghe in maniera seria. Mi sembra una soluzione demagogica e propagandistica
che va assolutamente al contrario di come si dovrebbe trattare un problema invece
che ha una certa serietà.
L’altro giorno un’altra Consigliera, in questo caso regionale, Silvia Ferretto ha
cercato di tamponare sulla fronte, sempre per scoprire se c’era qualche
Consigliere che si drogasse, alcuni colleghi, si è scontrata con gli stessi colleghi
penso della sua parte politica. Anche questa la ritengo un’azione assolutamente
propagandistica, che non serve assolutamente a nulla, anche questa senza nessuna
rilevanza scientifica.
Io invece credo che ci sia un grave problema in questa città di Milano, il
problema della cocaina. Il problema della cocaina è un problema gravissimo, l’ha
rilevato il Ministro degli Interni Amato, la cocaina ormai è usata da molti
milanesi, da tantissimi milanesi, di tutte le categorie sociali e quello che mi
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preoccupa è che ormai la cocaina è diffusa tra i giovani e i giovanissimi. La
cocaina è diventata a Milano uno stile di vita, un modus per farsi forti, per essere
alla moda. La cocaina gira tranquillamente in tutte le discoteche milanesi, la
cocaina gira tra i vip e quindi ci si fa vanto di questo. Io di questo sarei molto
preoccupato, e quindi è una vicenda che secondo me anche la Provincia di Milano
deve trattare. Io volevo chiedere, non li vedo in aula, lo farò magari per iscritto,
ma la prego Presidente di rivolgere questo mio invito agli Assessori sia Barzaghi
che Casati, e Corso ovviamente, perché su questo possano sviluppare una
iniziativa importante con volantini, opuscoli, spot televisivi e spot radiofonici, da
diffondere questi depliant nelle scuole e nelle discoteche, ai giovani durante la
notte, nel cosiddetto mondo della notte. Se si potesse fare un’iniziativa insieme,
al posto di fare semplicemente propaganda, insieme alle varie istituzioni Regione,
Comune e Provincia, dedicare una giornata, un no coca day sarebbe un fatto
importante, sarebbe un’iniziativa importante per questa città. Le condizioni
veramente numerose di chi fa uso di cocaina e di altre droghe come il crash ed
altre sostanze, anfetamine, purtroppo sono un fatto ormai che colpisce troppo i
giovani di questa città e bisogna intervenire. Possono farlo solo le istituzioni in
maniera seria, costruttiva, cercando di capire qual è il problema e cercando di
sconfiggere questa grave piaga che sta colpendo pesantemente i giovani
milanesi.”
Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere De Nicola. (presenti 35)
Presiede il Vice Presidente Vicario del Consiglio Cavicchioli.
Consigliere Maestri: “Io mi associo alle parole del Consigliere Caputo,
aggiungendo che mi rendo conto che il Presidente Ortolina oggi ha voluto
concentrare la sua attenzione sul caso dei due ragazzini tragicamente scomparsi
all’Idroscalo, ma in genere attento alle dichiarazioni di giornate internazionali,
vorrei ricordare è stata dichiarata dal Parlamento Europeo il 17 maggio, oggi,
giornata europea contro l’omofobia. Credo che sia una giornata importante come
tante altre di questo tipo, il Parlamento Europeo nella risoluzione dell’anno
scorso già a questo proposito definiva l’omofobia come avversione irrazionale nei
confronti dell’omosessualità, dei gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, basata
sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al
sessismo. Io sono assolutamente convinto che sia così, credo che un impegno da
parte istituzionale per promuovere una politica antidiscriminatoria, ma anche una
cultura antidiscriminatoria, è molto importante. Nella sua risoluzione di
quest’anno il Parlamento europeo invita appunto le istituzioni a prendere
iniziative e io sono convinto che sia nelle giornate internazionali che si fanno
queste iniziative. Questa Provincia, questa Amministrazione, con i suoi vari
Assessori, in particolare con le sue varie Assessore, ma anche con le varie
deleghe date a Consigliere, hanno dimostrato il loro impegno contro la
discriminazione, anche contro l’omofobia. Quindi non c’è bisogno
necessariamente di farlo durante una giornata internazionale, ma ricordare che
questa giornata internazionale ormai è promossa a livello europeo credo sia
importante. Quindi mi associo in questo caso in particolare con l’ultimo caso di
omofobia, purtroppo violenta, in alcuni casi si è trattato di omofobia non
necessariamente sfociata in atti violenti, le scritte sui muri, che peraltro lo stesso
Ferigo ha ricevuto, quelle sui muri di fianco alla libreria Babilonia, che ricordava
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il Consigliere Caputo, in questo caso purtroppo si è arrivati alla violenza fisica.
Credo che un impegno da parte di tutti e tutte anche in questa Amministrazione,
in questo Consiglio, sia importante perché non si ripetano casi di questo genere.”
Nel frattempo è uscito dall’aula il Presidente del Consiglio Ortolina. (presenti 34)
Consigliere Censi: “Volevo ringraziare sia Caputo che Maestri perché hanno
anticipato alcune delle cose che volevo dire, quindi posso non ripetermi, se non
per segnalare una cosa rispetto alla questione di questo rigurgito omofobico che è
presente nella cultura diciamo più profonda che ha oggi delle manifestazioni
preoccupanti. Credo che questo vada affrontato con un impianto informativo,
culturale, soprattutto nelle scuole. Credo che ancora una volta le scuole siano il
luogo dove poter, noi lo facciamo per quanto riguarda la cultura di genere, perché
gli stereotipi culturali sono figli di un non approfondimento nella più parte dei
casi o in un atteggiamento di superficialità.
Sul tema della cocaina invece, cioè dell’uso delle droghe in generale, Caputo ha
usato questa affermazione, io sono molto d’accordo su quello che ha detto, ma ha
usato un’affermazione che è “il mondo della notte”. Ecco, io credo che questo
non sia più vero, nel senso che purtroppo l’uso della cocaina come sostanza di
prestazione è il mondo del giorno, è il mondo delle aspettative, delle prestazioni,
dell’essere all’altezza, riguarda sia i giovani, ma riguarda trasversalmente un
mondo popolato di uomini e di donne di tutte le età, che devono stare sul pezzo, è
intimamente collegato allo stile di vita, al modello proposto, all’idea del vincente,
del forte, di quello che risponde e che sa dare tutte le risposte in maniera
efficiente ed efficace. Milano ha un problema serissimo che è significato e dalle
analisi che sono state fatte ma anche scientificamente dall’analisi delle acque del
depuratore di Milano. La percentuale di presenza di residui di cocaina che sono
dentro le acque depurate è straordinariamente alta, più alta di Londra, più alta di
New York, a significare che su Milano si sta consumando un processo gravissimo
e molto preoccupante. Anche su questo vanno bene i manifesti, va bene
l’informazione, ma io credo che il processo che deve essere fatto è un processo di
ricostruzione di valori civici, anche dell’etica civica, se mi posso permettere.
In questo, ed era la ragione per cui avevo anche chiesto di intervenire, ieri in
questo palazzo noi abbiamo fatto un’iniziativa……, noi è una parola non corretta,
la Consigliere Fortunati mi ha proposto di fare un’iniziativa sulle donne e la
disabilità. Ho accettato con la giusta timidezza ed anche con la considerazione
dell’impreparazione su questo tema, e ieri qui c’è stato un incontro bellissimo, in
cui il valore dei diritti civili, della qualità della vita degli uomini e delle donne,
anche di coloro che hanno incontrato una difficoltà e sono riusciti a trasformarla
in un’opportunità, che non chiedono riconoscimenti ma offrono la propria
disponibilità per essere parte del motore della crescita e del progresso di questo
Paese, è stato per me un insegnamento straordinario. Un insegnamento alla
politica, un insegnamento all’impegno civico, all’impegno sociale, alla gratuità,
alla tenacia, all’intelligenza, alla forza e anche all’irriverenza in alcuni casi.
Irriverenza che si trasforma in grande proposta.
Io volevo pubblicamente ringraziare la Consigliera Fortunati, le associazioni, le
persone che individualmente hanno un po’ messo in gioco la loro storia. Abbiamo
fatto ieri un ragionamento di carattere scientifico, di analisi, ma le persone che
hanno parlato, le donne che hanno parlato, che spesso vivono quella che noi
chiamiamo teoricamente una discriminazione multipla, cioè sono donne, sono
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disabili, madri di persone disabili o disabili loro stesse, e vivono nel mondo del
lavoro, nel mondo civile, nel mondo sociale, quella che noi chiamiamo
discriminazione multipla. Io ho imparato molte cose e credo che, così come dirà
poi Ombretta meglio di me, il Presidente Ortolina ed altri Consiglieri che hanno
voluto intervenire a questa iniziativa, che sia utile ricavarsi un po’ di tempo per
confrontarsi con queste realtà
Uso gli ultimi trenta secondi per dire che è stato finanziato, ieri abbiamo firmato
l’accordo, il progetto dell’Unione delle Province Italiane, della consulta nazionale
delle pari opportunità dell’Unione delle Province Italiane sull’anno europeo delle
pari opportunità. Il progetto è la Rete delle Reti, è stato finanziato, abbiamo
ottenuto – credo sia il primo caso – un finanziamento di € 110.000 per realizzare
in tutta Italia iniziative che vanno in questa direzione. Trattandosi di anno
europeo dei diritti delle pari opportunità, noi abbiamo intenzione nei seminari,
negli workshop, che faremo di portare esperienze qualificanti delle Province,
delle Amministrazioni, che hanno fatto un lavoro interessante sul tema della
disabilità, sul tema di tutti i processi antidiscriminatori e della costruzione di una
cultura non omofobica, e quindi mi pare che stiamo riuscendo, con tutta la
difficoltà e la fatica del caso, a costruire una rete di Province che concretamente
vogliono andare in questa direzione. Penso che possa poi essere utile riportare i
risultati di questo lavoro al Consiglio provinciale.”
Nel frattempo sono entrati in aula l’Assessore Oliverio e il Consigliere Accame.
(presenti 35)
Consigliere Clerici: “Ho appreso che il Presidente Penati sarà in aula, ahinoi, per
la vicenda che prima il Presidente Ortolina ha voluto ricordare dei due ragazzini
scomparsi nelle acque dell’Idroscalo. Non di meno, anche se l’occasione non è
delle più felici, io pregherei lei, Signor Presidente, l’avrei chiesto al Presidente
Ortolina, se fosse stato in aula, di voler ricordare al Presidente Penati che ci è
dovuta una risposta in ordine ad una domanda molto precisa che il collega Attilio
Gavazzi ha ripetutamente formulato in quest’aula e che talvolta anche il
Consigliere Clerici ha voluto riprendere. Lo ricordo a lei Presidente, e lo ricordo
a tutti i colleghi, il collega Gavazzi chiede quando e se il Presidente Penati
intenda assumere dei provvedimenti in ordine alla presenza nel c.d.a. di ASAM di
persone che, al pari dell’allora Consigliere Attilio Gavazzi in altra istituzione era
giudicato incompatibile, tali parrebbero essere questo Signore o questi Signori.
Poiché il collega Gavazzi si è espresso dicendo che a noi basterebbe, o a lui
basterebbe, anche semplicemente un sì o un no, che il Presidente Penati la smetta
di nascondersi dietro un dito, venga in aula e ci dica chiaramente se intende
assumere un atteggiamento legalista o legalitario che dir si voglia, sulla questione
cosiddetta Gavazzi o Signor ……, non pronunciamo il nome, è l’Innominato di
manzoniana memoria, che il Presidente Penati voglia finalmente dirimere questo
nodo e farci sapere come la pensa e come intende muoversi. Quindi sollecito lei,
Presidente, a voler ricordare che c’è questo problemino, visto che il Presidente
Penati finalmente oggi viene in aula, grazie.”
Nel frattempo è entrato in aula l’Assessore Barzaghi.
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “L’assenza del Presidente Ortolina e di
Penati è la concomitante celebrazione presso la Questura. Lo so che lo sa, era
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l’occasione perché in effetti il Presidente Ortolina è andato, ma non l’ha
comunicato all’aula. Bernareggi.”
Consigliere Bernareggi: “Grazie Signor Presidente. Volevo ringraziare
innanzitutto tutto il Consiglio provinciale e il Presidente Penati per l’occasione
che abbiamo avuto questa mattina di commemorare in maniera così degna, pur
sobria ma molto degna, la ricorrenza del 35° anniversario dell’uccisione del
Commissario Calabresi. Questa mattina è stato veramente un momento toccante,
molto bello, e devo dire che l’intervento del Presidente Penati era assolutamente
condivisibile, così come lo sono stati gli altri interventi, in modo particolare
quello del figlio di Calabresi.
Però vorrei dedicare qualche minuto del mio intervento invece per parlare del
Family Day di sabato 15 maggio, cui ho avuto modo di essere presente, di
partecipare, perché mi è sembrato un evento davvero importante nel nostro Paese.
La presenza in piazza San Giovanni a Roma di tanta gente, ha dimostrato che una
gran parte del popolo italiano vuole che il nostro Governo si occupi seriamente
finalmente della famiglia. E’ stato un momento di grande unità, tanta gente, tanta
gente unita da un valore preciso, quello di dichiarare a gran voce il proprio
desiderio di vedere la famiglia, quella che la Costituzione afferma e garantisce,
finalmente sostenuta ed aiutata nel nostro Paese. Molti erano i movimenti, molte
le associazioni, molti i gruppi, che, pur nella loro diversità, dal punto di vista
dello stile con cui la loro missione è svolta, hanno dimostrato grande unità,
grande consenso, grande sintonia nell’affermare questo valore, il valore della
famiglia, non qualsiasi famiglia, la famiglia tradizionale, quella che la nostra
Costituzione all’art. 29 garantisce. La Costituzione afferma che la famiglia è la
società naturale fondata sul matrimonio. Io credo che in questo momento sia
fuorviante parlare e dedicare molta attenzione ad altri temi, che deviano la nostra
attenzione da quello che è il vero cuore della vicenda. Noi non possiamo pensare
che i DICO siano oggi il problema della famiglia italiana. La famiglia italiana è
altro, vuole altro. La famiglia italiana oggi chiede aiuto per sostenere le giovani
coppie, perché le giovani coppie possano formare una famiglia, chiede di
sostenere una politica per la natalità, a favore della maternità, chiede di aiutare le
famiglie che più hanno bisogno, quelle in particolare che hanno figli. Ora, tutto
questo dobbiamo nel nostro Paese affrontarlo, non possiamo pensare che il grido
che è stato lanciato in Piazza San Giovanni a Roma sabato non venga tenuto nella
dovuta considerazione dal Governo, dalle istituzioni e si faccia finta di niente, si
faccia finta che tutto può andare avanti come prima. Non può andare avanti tutto
come prima, le famiglie italiane si sono espresse con estrema chiarezza e
vogliono per questo delle risposte concrete.
Occorre dunque che ci sia davvero un impegno da parte delle istituzioni per
trovare degli strumenti, per mettere a punto delle norme che sostengano la
famiglia. Certo, non si possono improvvisare delle soluzioni, però credo che se
vogliamo ricordare qualche tema, in merito a questo, dobbiamo pensare davvero a
come si possono mettere in campo utili strumenti per il sostegno alle giovani
coppie. Dicevo che se non sono incoraggiate con strumenti normativi a formare
una famiglia, se non sono incoraggiate a trovare un lavoro stabile, difficilmente
potranno anche essere incoraggiate a formare una famiglia stabile, che possa poi
avere dei figli e dare quindi continuità al popolo italiano. Abbiamo bisogno
quindi di interventi anche di tutela della maternità, lo strumento del quoziente
familiare è tempo che venga preso in seria considerazione dal governo perché si
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possa dare aiuto concreto alle famiglie, particolarmente a quelle che hanno
numerosi figli. Occorre, e in questo senso la Provincia sta facendo uno sforzo
importante che va riconosciuto, incrementare i servizi per l’infanzia,
particolarmente con la creazione di asili nido che possono permettere alle coppie
di avere figli e di poterli affidare a queste strutture, per potere a loro volta avere
con serenità altri figli, avere delle famiglie numerose che davvero consentano al
nostro Paese di continuare a guardare con serenità al proprio futuro di popolo e di
Paese.
Possiamo pensare anche a cose più complesse. Perché non pensare ad esempio
alla promozione di forme di orario di lavoro flessibile, più flessibile di quanto
oggi sia consentito, quindi con una revisione della legge 53 del 2000 sui congedi
parentali. Non è scandaloso pensare per esempio anche a forme diverse di
congedo parentale, durante il corso della vita di una donna, ma anche di un padre,
pensare che ci siano periodi di congedo, periodi di aspettativa, che consentano di
seguire bene i figli, consentano quindi di dare ai figli l’apporto che i genitori
devono e possono dare. Ma possiamo anche pensare a delle forme di tutela
previdenziale per chi svolge a casa un lavoro di cura a favore dei familiari non
autosufficienti. Occorre anche una politica più equa di tipo fiscale. Si parla anche
di cose sfidanti, di cose veramente delicate ma che devono essere oggetto della
nostra attenzione. Perché no pensare a tariffe agevolate per esempio sulla luce,
sul gas, sull’acqua, sulla tassa rifiuti, sull’ICI, per le famiglie numerose,
calibrando ovviamente l’intervento sulla base dell’ISEE.
Questi sono solo esempi per dire che la famiglia oggi chiede interventi concreti.
Non è stato un muro contro muro in Piazza San Giovanni, non si è condannato il
tentativo del Governo di portare avanti l’operazione DICO, si è dato un
messaggio positivo, le famiglie italiane vogliono risposte concrete a favore delle
famiglie, in particolare numerose, e di una politica per la famiglia che sia davvero
rispettosa delle esigenze delle famiglie stesse.”
Nel frattempo sono entrati in aula i Consiglieri Guerra e Russomanno. (presenti
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Consigliere Gavazzi: “Io sono sempre sulla situazione di incompatibilità
all’interno di ASAM e, guarda caso, oggi nel giornale “Rassegna sull’attuazione
delle riforme dell’autonomia”, c’è un caso che fa riferimento anche a quanto mi è
successo, dove quella persona che io non nomino mai ha fatto ricorso, mi ha
portato in tribunale costringendomi a dimettere. Do, per conoscenza dei colleghi,
lettura della sentenza, che è il significato da attribuire al termine di capitale
maggioritario. Questo per far capire che il ricorso che è stato fatto contro di me
per il Parco della Valle del Lambro era che il Parco deteneva il 20,45%, quindi io
ero incompatibile e mi ha denunciato per quello. Qua si dice: l’art. 60, comma 1,
n. 10, prevedeva quale causa di ineleggibilità alla carica di Sindaco, Presidente
della Provincia, Consigliere comunale, provinciale e circoscrizione, i legali
rappresentanti e i dirigenti della S.p.A. con capitale superiore al 50%,
rispettivamente del Comune e della Provincia. In particolare, il ricorrente
sosteneva che l’espressione “capitale maggioritario” contenuta nel testo della
norma in esame andasse intesa in senso non numerico ma di interesse, per cui
dovrebbe ritenersi operante la suddetta causa di ineleggibilità anche nei confronti
di amministratori o legali rappresentanti delle società delle quali il Comune
detenga anche solo un capitale di maggioranza relativa, ma tale da assicurargli
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sulla stessa una posizione di controllo ed un’influenza dominante. La Corte di
Cassazione ha stabilito che la Corte territoriale, come già il tribunale, abbia
correttamente interpretato la disposizione dell’art. 60, comma 1, n. 10, del D.Lgs.
267/2000, ritenendo che tale causa di ineleggibilità sia riferibile al Sindaco, ai
legali rappresentanti di società, di cui il Comune detenga la maggioranza
assoluta, dunque non meno del 51% delle azioni. La nozione di capitale
maggioritario non è assimilabile a quella di influenza dominante, al fine di
individuare i limiti della causa di ineleggibilità, ex art. 60. Così facendo infatti, si
altererebbe profondamente la struttura della fattispecie di ineleggibilità in esame,
per collegarla ad un parametro fattuale da verificarsi caso per caso, quale quello
dell’eventuale influenza dominante esercitata dall’ente territoriale sulla società,
di cui sia rappresentante l’eligendo. Tale interpretazione opererebbe una
inammissibile estensione analogica di disposizione, avente per sua natura portata
invece eccezionale e di stretta interpretazione.
Perché sto dicendo questo? A me è stata fatta causa e sono stato portato in
tribunale perché un Parco di cui la Provincia non ha nessuna influenza dominante,
perché ha il 20,5%, ha causato le mie dimissioni, e quello stesso personaggio
siede in ASAM. Io devo dire, e continuerò a ripeterlo qua dentro, che non è
ammissibile una cosa del genere, questo fatto vergognoso che noi continuiamo a
mantenere in ASAM una persona che si è comportata in quel modo nei riguardi di
un Consigliere provinciale. Guardate che questa sentenza è del 16.7.2006, quindi
antecedente al ricorso fattomi. Oltretutto, ripeto, penso che l’Avvocato che dà
supporto al Consiglio ha interpretato pienamente quello che era la legge, ma
nonostante ciò questa persona ha fatto ricorso costringendomi all’atto. Però
questa persona siede nel consiglio di amministrazione di ASAM come
rappresentante degli indirizzi che dovrebbe dettare questo Consiglio provinciale.
Quindi io, oltre a quello che ha chiesto l’amico Clerici, continuerò a ripetere che
questo personaggio per la sua figura morale, logicamente ripeto una moralità
politica, non può sedere nel consiglio di ASAM, e lo ripeterò sempre,
indipendentemente dagli altri due casi che gridano vendetta al cospetto di Dio,
perché lì c’è un regolamento, art. 6, lettera e) che prevede che nessun dipendente
possa ricoprire quella carica. Ripeto, il Dottor Saporito e il Dottor Vimercati
siedono nel consiglio di ASAM. Di fronte a questa, non dico illegalità, ma
illegittimità palese, bisogna prendere provvedimento e coscienza del nostro ruolo
e della nostra responsabilità.”
Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Mauri. (presenti 38)
Consigliere Fortunati: “Presidente, sarò molto breve. Volevo sottolineare, ringraziando
la Consigliera Censi per quello che è stato detto rispetto all’incontro di ieri che c’è stato
qui in Provincia, volevo sottolineare da un lato i miei ringraziamenti al Presidente
Ortolina, quindi le chiedo di portarglieli ufficialmente, lo faccio davanti a tutto il
Consiglio, sia per la presenza di ieri, sia per la presenza in diversi passaggi delle
iniziative che stiamo facendo sulla disabilità in Provincia. Lo dico perché mi sembra un
atteggiamento importante, relativamente ad un tema che spesso è abbastanza sottaciuto
e di cui si parla abbastanza poco. Così come mi sento di ringraziare quei Consiglieri –
pochi – che sono passati ieri, almeno a mettere dentro la testa, perché so che gli impegni
sono tanti, e li ringrazio comunque per questa adesione in qualche modo, o attenzione
per meglio dire, all’iniziativa. Ma mi sento in particolare, e vorrei che fosse fatto
ufficialmente questo atto, di portare un ringraziamento particolare al personale della
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Provincia, di cui non si parla mai, se non magari perché non ci portano delle cose, ma
un ringraziamento sia al personale tecnico, ieri avevamo il pianoforte, tutta una serie di
situazioni, sia il personale che in sala ed all’accoglienza è comunque quello che ci
supporta tutte le volte che abbiamo un’iniziativa. Sappiamo che le nostre iniziative della
delega sono iniziative un po’ più difficili - mettiamola così – dal punto di vista
organizzativo. A volte queste difficoltà, come l’ultima volta quando abbiamo fatto il
convegno dell’ONU in questa sala, la difficoltà era nella sala, non era nelle persone
come spesso avviene, abbiamo dovuto togliere alcune seggiole in fondo per permettere
a persone disabili non di fare spettatori ma di fare gli attori quali sono, protagonisti della
loro vita ed anche dell’iniziativa sulla convenzione dell’ONU per i diritti dei disabili,
altrimenti avremmo fatto veramente un’operazione brutta. Ringrazio tutti coloro, in
particolare qualcuno è presente, che anche ieri, oltre la volta precedente, ha dato un po’
del suo tempo e del suo lavoro, anche con un’attenzione che però non è da tutti. Chiedo
al Consigliere Tranquillino un attimo di silenzio per cortesia, perché sto proprio
parlando del personale della Provincia. Non sente, purtroppo, stavo facendo un
ringraziamento in effetti al vostro lavoro, proprio perché secondo me c’è stato anche e
c’è in tutte le occasioni in cui con le persone disabili siamo qua in Provincia a
organizzare iniziative, un atteggiamento di grande umanità e di grande sensibilità, che
non è da tutti e va oltre il lavoro professionale. Per questo ho richiesto il silenzio, perché
mi sembra doveroso, una volta tanto, parlare qui davanti ai Consiglieri, pochi, che ci
sono, facendo un plauso al personale della Provincia. Grazie ancora.”
Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Tranquillino. (presenti 39)
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Grazie molto a lei, Fortunati. Sarà mia premura
riferire anche al Presidente Ortolina i suoi ringraziamenti. Accame, al posto di Bruschi,
per ragioni……”
Consigliere Accame: “Presidente, grazie della cortesia. Io intervengo perché devo
esternare a questo Consiglio le mie preoccupazioni per quanto accaduto, non qualche
giorno fa, ma negli ultimi mesi, all’Idroscalo. Quel fatto tragico, noto a tutti, che ha
colpito due bambini probabilmente è solo la punta dell’iceberg di una situazione che si è
fatta difficile e complicata. Era da tempo che ricevevo da cittadini amici alcune
segnalazioni circa l’ormai totale invivibilità del parco dell’Idroscalo e la mancanza di
controlli, non solo per quello che riguarda gli spazi acquatici, ma anche per quello che
riguarda tutta la situazione in itinere del parco. Io devo dire la verità, che non facendo
più parte della commissione non so qual è la situazione dell’Idroscalo, però nella scorsa
legislatura ero in quella commissione……”
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Chiedo scusa, Consigliere Accame, il suo
intervento ora è perché lei poi si assenterà? Perché noi avevamo deciso di parlarne in
una fase successiva.”
Consigliere Accame: “Sì, io non ci potrò essere, Infatti non volevo parlare del fatto
specifico della morte tragica.”
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Ma l’argomento sarà complessivo quello che
affronteremo dopo.”
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Consigliere Accame: “Io purtroppo mi devo assentare, ritornerò in aula ma non
so……, quindi lo faccio adesso, ho chiesto appunto al collega Bruschi di
scambiare, per il fatto che sono impegnato dopo in una riunione di partito. Devo
quindi rimarcare il fatto che la preoccupazione secondo me di tutto questo
Consiglio, di tutta i Consiglieri, è una situazione genericamente difficile sull’area
dell’Idroscalo, ed è una situazione che, secondo me, va assolutamente corretta nel
più breve tempo possibile. Adesso che arriva la stagione clou, anzi è già in corso
la stagione clou di presenze all’Idroscalo, non si può permettere che l’area
dell’Idroscalo rimanga un’area insicura quale è, non tanto per i problemi legati a
possibili tragedie che possono accadere dovunque, anche nelle fontane pubbliche,
ma per il fatto che intorno all’Idroscalo ormai si è sviluppato un fenomeno che
non saprei neanche come definire, comunque di insicurezza e delinquenza
diffuso, che nel corso degli anni precedenti assolutamente non c’era. Io non
voglio dare la colpa a nessuno, perché probabilmente quando accadono le
tragedie, quando accadono i fatti di cronaca nero purtroppo, la colpa è
sicuramente di tutti quanti, quindi anch’io in qualità di amministratore faccio
ammenda di non essere intervenuto tempestivamente, così come gli altri colleghi,
per segnalare le giuste recriminazioni che mi erano arrivare da una serie di
cittadini. Certo è che questa Amministrazione secondo me, per ricollegarmi a
quello che verrà detto dopo, deve correre ai ripari ed anche in fretta, perché
questa estate sarà un’estate molto calda, ci sarà bisogno di rinfrescarsi, ci sarà
bisogno di portare i bambini nei parchi. Il parco dell’Idroscalo è uno dei parchi
più importanti che ha la nostra città e i Comuni limitrofi, e assolutamente non è
pensabile che le famiglie che affollano o hanno affollato in massa l’Idroscalo fino
a questo periodo, non si trovino in condizione di totale sicurezza.”
Nel frattempo sono entrati in aula gli Assessori Carlino e Mezzi, mentre è uscito il
Segretario generale.
Consigliere Bruschi: “Intervengo apposta ex art. 83 e non nel dibattito relativo
alla sicurezza dell’Idroscalo, per far sì che in qualche maniera la vicenda che
porterò alla conoscenza di quest’aula non sia connessa rispetto ad altre
problematiche, perché è semplicemente mia intenzione far chiarezza e non
montare su una questione che è altra e che è la tragica morte di quei due bambini.
Leggo una determina dell’Ingegner Saladini: “Il Direttore del settore Idroscalo,
sport e tempo libero, evidenziato che l’Associazione Nazionale Giacche Verdi
onlus, raggruppamento regionale Lombardia, da tempo collabora con ottimi
risultati con gli operatori della Provincia di Milano nell’attività di controllo
dell’Idroscalo, segnalando eventuali anomalie presenti nel parco. Rilevato che il
servizio svolto dall’Associazione si è articolato nella passata stagione invernale e
primaverile con il servizio di pattugliamento. Rilevando, per quanto sopra
evidenziato, di proseguire la collaborazione con l’Associazione Giacche Verdi
onlus, in quanto il servizio in parola è necessario come supporto al sistema di
sicurezza attivo all’interno del parco, ecc.” Per motivazioni di bilancio, si era in
esercizio provvisorio, questa determina rinnovava la convenzione che consente
alle Giacche Verdi a cavallo di usufruire di un maneggio all’interno della Punta
dell’Est per quattro mesi, con ampie rassicurazioni che poi a bilancio approvato
la convenzione sarebbe stata rinnovata. Ora capita, ed è notizia giornalistica
confermata però dai diretti interessati, che con alcune righe il settore Idroscalo
abbia sostanzialmente cancellato la possibilità di rinnovare la convenzione ed
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abbia detto a questi Signori che debbono prontamente sloggiare. Il prontamente
sloggiare è un’espulsione dalla zona dell’Idroscalo prevista per domenica.
Come lei sa io ho investito della questione in parte l’Ufficio di Presidenza,
chiedendo che venisse messo immediatamente in votazione un ordine del giorno
che chiedeva sostanzialmente due cose, di bloccare questo trasloco e di rinnovare
la convenzione. Mi sembra di capire, ma chiederò una votazione in aula, che non
c’è l’intenzione di andare a votare e di mettere in discussione questo ordine del
giorno. Ordine del giorno che trasformerò comunque in una interrogazione
urgente all’Assessore alla partita. Perché? Perché non capisco, per me un atto
amministrativo è una cosa seria. Allora, se in una determina viene scritto che i
risultati di questa associazione sono ottimi e viene scritto che questa associazione
è indispensabile nel quadro della sicurezza dell’Idroscalo, e tre mesi dopo, con
due righe, addirittura con una successiva ingiunzione, si invitano queste persone
ad andare via, c’è qualcosa che non mi convince. Ho anche avuto modo di
confrontarmi, e lo dico per correttezza, con l’Assessore Dioli, che a dire la verità
non mi ha portato motivazioni reali per la cancellazione di questa convenzione.
Allora io intervengo apposta ex art. 83, perché non voglio mischiare le due
vicende. Diciamo che la loro coincidenza temporale è un puro caso, non sono
connessi i due fattori, resta il fatto che evidentemente qualcosa che non va c’è.
Intendo fare anche una precisazione, il servizio delle Giacche Verdi a cavallo,
oltre che sul pattugliamento il sabato e la domenica di quel territorio, si è svolto
anche in alcune attività, tra l’altro visitate mi si dice dal Presidente Penati ad ogni
25 Aprile, con copia di strette di mano, che sono rivolte ai bambini, il cosiddetto
“battesimo della sella”, ed a portatori di handicap.
Con l’interrogazione io chiederò ragione all’Assessore di questa scelta, e
naturalmente se verrà messo in votazione, come mi auguro, l’ordine del giorno
voterò favorevolmente. Se ciò non dovesse essere, e se comunque le motivazioni
dell’Assessore Dioli fossero tali da convincere il Consigliere Bruschi a dire
effettivamente l’Assessore ha fatto bene, io chiederò al Consiglio di votare un
ordine del giorno dove si chiede che venga messa a bando, visto che mi sembra
giusto che un’Amministrazione pubblica metta a bando i propri servizi, un
servizio similare. Cioè che venga scelta, tra le molte associazioni del Coni o non
del Coni, della Provincia di Milano, un’associazione che garantisca lo stesso
servizio, dal servizio di pattugliamento, a meno che questo non possa essere in
qualche modo svolto dalla polizia provinciale, ad un servizio di maneggio che in
una realtà come l’Idroscalo e come la Punta dell’Est, mi sembrerebbe
francamente colpevole non ci fosse.
Voglio essere il più equilibrato possibile, ho queste tre alternative di fronte, e
concludo, vorrei che poi il Consiglio le prendesse in esame e non mi dicesse,
come spesso capita: eh, ma ben altro! Perché purtroppo di benaltrismo dovremmo
essere tutti, maggioranza e opposizione, abbastanza stanchi.”
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Per chiarezza di procedura, lei mantiene
l’ordine del giorno Bruschi?”
Consigliere Bruschi: “In base al regolamento, io chiederei all’Ufficio di
Presidenza di esprimersi sull’urgenza che ho testé motivato. Se la decisione
dell’Ufficio di Presidenza non fosse unanime, chiederei all’aula di esprimersi con
un voto secco.”
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Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Era quello che volevo comprendere. Per
cui lei mantiene la sua richiesta di ordine del giorno, è questo che volevo capire.
Era per capire, perché poi gli equivoci possono essere…… Con Esposito sono
chiusi gli art. 83. Guerra.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Ponti.
Consigliere Guerra: “Grazie Presidente. Penso di aver capito che le Giacche
Verdi a cavallo non hanno nulla a che fare con la Lega Nord, perché vedevo i
suoi colleghi che si domandavano qualcosa. Comunque penso che sia importante
ed opportuno che dopo vengano date al Consiglio una serie di informazioni e di
delucidazioni in merito al tragico evento di qualche giorno fa dell’Idroscalo.
Intervenivo perché colpito anche dall’intervento del collega dell’UDC, che
ricordava un episodio della manifestazione di sabato scorso a Roma del Family
Day, io per par condicio vorrei anche ricordare che nello stesso giorno e
contemporaneamente c’era la manifestazione dell’orgoglio laico a Roma. E mi ha
colpito l’intervento suo, perché su alcuni punti sono d’accordo, devo dire. Sono
d’accordo quando si riconosce che la Costituzione italiana riconosce il ruolo della
famiglia classica in questo Paese, ed è quella stessa Costituzione definita
sovietica, antiquata, vecchia, superata, che riconosce il ruolo della famiglia
classicamente inteso, ma non vieta assolutamente la possibilità che ve ne possano
essere anche altre idee di famiglia. Questo è importante per anche, poi, impostare
il ragionamento che voglio fare in questi quattro minuti che mi rimangono, perché
è da questa impostazione che forse non si capisce che i DICO od i PACS, o una
visione laica della società e dei diritti, non vanno in contrapposizione con una
concezione cattolica di famiglia classicamente intesa. Questa contrapposizione da
parte mia, nostra, non c’è mai stata. Il ragionamento che noi facciamo è di una
semplicità mostruosa.
Noi pensiamo che le famiglie oggi siano profondamente in crisi, e sono d’accordo
su alcune proposte che lei faceva per rilanciare il ruolo della famiglia, ma siano
fondamentalmente in crisi perché è il modello sociale, culturale, di questa società
che sta profondamente cambiando. Il tema dell’occupazione è un tema
fondamentale per la costruzione delle famiglie. Se io deprecarizzo e flessibilizzo
il lavoro, rendo instabile e precario chi ha in mente di mettere in piedi una
famiglia. Allora il nodo è capire chi ha portato avanti in questi anni politiche di
flessibilità e di precarizzazione, che poi hanno come conseguenza finale quello di
non permettere a tanti giovani di mettere in piedi la famiglia classicamente intesa,
perché non ce la fanno, perché sono instabili, oppure, se non partiamo da questi
piccoli elementi di riflessione, io penso che noi possiamo fare tutti i contributi
possibili, ma sono misure palliative che non incidono sul ruolo e sul rilancio della
famiglia che tu intendi e che io intendo.
Un altro punto che mi permetto di sollevare. Quando vediamo per anni e per mesi
quei modelli televisivi che ci propugnano, il Grande Fratello, adesso ce n’è uno
che si chiama la Stalla, un giovane che idea si fa di famiglia? Voglio dire, qual è
il modello culturale che si butta in faccia a migliaia di giovani che leggono e che
vedono queste cose? Allora, io sono d’accordo che la Costituzione è sana, di
robusta costituzione, e deve essere sempre letta, ma la Costituzione non deve
essere letta a giorni alterni come si fa con le targhe, oppure come quando si
sfoglia una brochure dei supermercati, che noi scegliamo quello che ci va bene
della Carta costituzionale, poi quello che non ci piace, questa Costituzione non va
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e deve essere cambiata. Perché voi sapete che la Carta costituzionale è un patto
sociale stretto da diverse componenti politiche, allora è già un punto, essa stessa,
di compromesso su una visione di società. I diritti estesi alle coppie di fatto non
tolgono nulla e niente al concetto di famiglia classica. E’ un’impostazione, direi,
logica, che oggi porta tante persone a dire perché coppie di fatto che si vogliono
bene non possono godere degli stessi diritti che le famiglie classiche hanno.
Su questo, chiudo, Presidente, perché vorrei farla finita anche con l’ipocrisia di
chi accentua pesantemente questo aspetto di differenziazione contro le coppie di
fatto e tutti quei parlamentari che già attualmente godono dei diritti che hanno le
coppie di fatto e di tutti quei parlamentari che hanno diverse famiglie e figli fatti
con diverse mogli e che poi ci richiamano al valore della famiglia classicamente
inteso. Questa ipocrisia dobbiamo finire a farla. Concludo dicendo che a me
spiace di aver notato che in un Comune il nostro partito partecipa in una lista
civica che si chiama Unione Laica e che il Presidente della Provincia, non il
Signor Penati, il Presidente della Provincia, abbia partecipato solo alla
manifestazione di una parte del centrosinistra e non si sia accorto che un altro
pezzo di centrosinistra in questo Comune va con questa lista civica che si chiama
Unione Laica per Cernusco.”
Nel frattempo sono entrati in aula gli Assessori Benelli e Dioli.
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Io avevo dichiarato con Esposito la
chiusura degli interventi. (Intervento fuori microfono). Però non è il problema
dell’intervento, perché l’avevamo già detto, l’effetto ping-pong ci trascina poi
lontano. No, il problema è che l’intervento sul Family Day era già stato fatto dal
Consigliere Bernareggi. No, il problema è di dare regole, io la regola l’avevo
determinata dicendo che con Esposito sono chiusi gli articoli 83. Esposito.”
Consigliere Esposito: “Grazie Presidente. Innanzitutto due parole per denunciare
un disagio che deriva dal fatto che ormai, dopo molti mesi e qualche anno dalla
nostra vita istituzionale consiliare nel Consiglio provinciale, si sia ingenerata
un’abitudine in particolare nell’art. 83 a professare le proprie visioni del mondo,
quelle politiche della vita, quelle culturali, per cui spesso siamo indotti ad
ascoltare da parte di amici e colleghi del Consiglio provinciale la loro visione
sulla tematica culturale di turno. Io questi interventi li giustifico, li apprezzo, le
lezioni di storia, di filosofia, alcune interpretazioni anche creative che si danno
della storia, tutto va bene purché sia funzionale ad un intervento che ha natura
politico istituzionale e che serve a supportare la ragione per la quale si interviene
all’interno di un art. 83. Questo per dire di un disagio particolare per il quale mi
piacerebbe che si discutesse di questi argomenti, la famiglia, i valori, cosa è stato
il ‘68 nei suoi aspetti positivi, in quelli di trascinamento, che non sono stati tutti
positivi, anzi talvolta fortemente negativi. Dibattiti importanti, rispetto ai quali il
problema vero della crisi di autorità che nasce molto tempo fa, e che il ‘68 in
qualche modo ha messo all’ordine del giorno, affrontato in maniera anche
distruttiva, sta producendo e produce, inevitabilmente avrebbe prodotto e i
migliori di noi indovinavano che si producessero effetti, rispetto ai quali
dobbiamo tutti interrogarci. Sto parlando della crisi di autorità, con le connesse
composizioni, che al principio di autorità erano, nella strutturazione sociale e
umana, in qualche modo collegate. La crisi del padre, c’è tutta una letteratura, la
crisi della famiglia, i luoghi nei quali, a partire dalla famiglia, passando per la
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scuola, attraverso la docenza, l’insegnamento, l’autorità dell’educatore. Spero che
avremo occasione di parlare però più diffusamente, all’interno di un contesto che
non debba essere necessariamente un art. 83. L’ho detto solo per dire che per me
il tempo è quello, il tempo è il ‘68 politicamente e culturalmente, e la crisi di
autorità che è connessa a quel tempo.
L’altra cosa che vorrei dire, un ringraziamento a Ombretta Fortunati per
l’incontro che ha organizzato ieri, molto pregevole, io sono rimasto molto ben
impressionato, molto colpito, in particolare dall’intervento di quella signora con
quella difficoltà vocale che sono stato ad ascoltare, perché, grazie a Dio, si fanno
anche queste cose a latere delle grandissime cose, importanti e significative che
gli assessorati ci propongono. Quindi ti ringrazio, Fortunati, così come ringrazio
anche la sottolineatura del plauso al personale della Provincia, che io spesso in
commissione, qualcuno mi sente parlare, debbo constatare che il personale della
Provincia fa la forza di questa istituzione e noi dovremmo metterci e ci mettiamo
qualche volta qualche indirizzo, che è importante e che sicuramente può far
riferimento ad una struttura della quale non possiamo che essere compiaciuti.
Quindi mi associo ai complimenti al personale ed alla struttura della Provincia.
In questo contesto, volevo che la Presidente Cavicchioli, se fosse possibile,
trasferisse alla Censi, che non vedo presente, accanto al compiacimento per la
commissione per la donna, costruita intorno alla dimensione dell’Unione delle
Province Italiane, trasferire l’eterna questione che noi abbiamo sollevato e che il
Capo 6°, commissione consultiva sui temi della donna, noi vorremmo che si
facesse qualcosa, perché se prima della chiusura della legislatura quello che il
regolamento ancora vigente dice è composta da due rappresentanti e la Giunta
all’inizio di ogni mandato nomina l’intera commissione. Se fosse possibile, prima
della chiusura della legislatura, perché vedo già l’orizzonte di una fine
legislatura, vedere nascere anche questa commissione consultiva sui temi della
donna, sulla quale credo che siamo tutti d’accordo.
L’altra cosa era Gavazzi. Presidente, io sono stufo di sentire Gavazzi. Io non
posso da un anno e mezzo o due anni, mi consenta anche il collega, tutte le volte
sentire ripetere cose legittime, probabilmente, o opinabili, che riguardano una
situazione di incompatibilità e di ineleggibilità di due signori che stanno nel
consiglio di amministrazione di ASAM, la situazione peraltro delicata di un
signore che rappresenta la Provincia e i nostri che dovrebbero essere indirizzi, e
Gavazzi, Consigliere provinciale, che dice queste cose sembra inascoltato.
Presidente, io vorrei che la Presidenza, qualcuno dicesse: senti Gavazzi, smettila
di tediarci con queste questioni, che sono di lana caprina, che non hanno senso
per questo, questo e questo, sinceramente. Lo stesso Gavazzi io l’ho pregato di
trascurare almeno di riportare la famosa delibera di trasposizione del ……
globale, che tutte le volte veniva qui……, dillo ogni tre volte, perché
sinceramente non è che possiamo sempre sentir ripetere queste cose.”
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Consigliere Esposito chiuda.”
Consigliere Esposito: “Chiudo, chiedo scusa ma …… L’Assessore Barzaghi
aveva fatto una giusta condivisione delle ragioni dello sciopero generale del 4
giugno……”
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Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Però non introduca nuovo elemento nella
riflessione, siamo a 7 minuti, Esposito!”
Consigliere Esposito: “Auspico che la Giunta e il Consiglio possano condividere
l’auspicio di Barzaghi a partecipare alle ragioni dello sciopero della scuola, per il
quale giustamente Barzaghi aveva detto noi parteciperemo……”
Nel frattempo sono entrati in aula gli Assessori Brembilla ed Ezio Casati.
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Bene Esposito, altrimenti …… Gavazzi
per fatto personale. No, Meroni non era fatto personale. (Intervento fuori
microfono). Bravo, come me, assistiamo.”
Consigliere Gavazzi: “Il mio fatto personale era per specificare all’amico
Esposito che io non sono la causa ma sono l’effetto. Solo quello.”
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Perfetto! “
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Passiamo al punto successivo,
l’interrogazione del Consigliere Esposito e la risposta dell’Assessore Barzaghi.
(Intervento fuori microfono). Prego Meroni.”
Consigliere Meroni: “Volevo solamente ricordare se eventualmente alla presenza
del Presidente possiamo fare anche un ricordo di quello che è stato fatto in questo
Consiglio provinciale.”
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Per quello che mi riguarda, la risposta è
no, poi la valutiamo. Adesso io tra l’altro non l’ho capita, per cui se poi a parte
me la spiega.”
Consigliere Meroni: “Glielo dico molto semplicemente. C’è stato, penso un
Consigliere provinciale di maggioranza che ha fatto una critica esplicita nei
confronti del Presidente Penati.”
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Sì, però mi pare più politica, che non di
questo Consiglio, questo tema.”
Consigliere Meroni: “Io chiedo se eventualmente poi possiamo ……”
Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Non lo so! La mia risposta sarebbe
negativa, però mi riservo di parlarne con il Presidente Ortolina che è arrivato.”
Consigliere Meroni: “Mi auguro di avere l’opportunità eventualmente di chiedere
al Presidente Penati una giustificazione.”
Il Vice Presidente Vicario del Consiglio pone quindi in trattazione lo:
ARGOMENTO N. 1/34 DELL’ORDINE DEL GIORNO - Interrogazione
presentata in data 3 aprile 2007 dal Consigliere Esposito, in merito all’I.P.S.I.A. di
Cernusco sul Naviglio.
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Vice Presidente Vicario del Consiglio: “Sì. Assessore Barzaghi.”
Assessore Barzaghi: “Grazie Presidente. Rispondo all’interrogazione del
Consigliere Esposito del 3.4.2007.
Con la legge 23 del 1996, il passaggio degli immobili scolastici dai Comuni alle
Province deve avvenire previo idoneo atto di convenzionamento, all’interno del
quale devono essere recepiti gli oneri a carico dei Comuni, derivante da carenze
manutentive, mancati adeguamenti impiantistici o rimozione di manufatti in
amianto. In carenza di tale atto il Comune, in qualità di proprietario, è tenuto ad
eseguire gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Ciò premesso,
risulta chiaro che presso l’I.P.S.I.A. Majorana di Cernusco sul Naviglio – questo
è l’oggetto dell’interrogazione – gli interventi di manutenzione eseguiti dal
Comune di Cernusco sul Naviglio non sono stati esaustivi, come risulta dalle
infiltrazioni che si verificano nel corpo laboratori, per effetto del mancato
intervento di rimozione della copertura in eternit, contenente – questa cosa è
molto grave – fibre di amianto, che in base alla legge 257 del 1992, avrebbe
dovuto essere rimosso già da diversi anni dall’Amministrazione Comunale. A
conferma di ciò, lo stesso Sindaco del Comune di Cernusco sul Naviglio, con
nota del 2.10.2006, afferma di avere previsto nel programma triennale del
Comune, lavori pubblici 2007/09, opere di manutenzione ordinaria e straordinaria
per garantire lo svolgimento dell’attività scolastica.
Per quanto concerne il piano urbanistico, che prevedrebbe lo spostamento
dell’I.P.S.I.A. Majorana dall’attuale sede centrale in prossimità di via Masaccio,
rammento che nel corso dell’incontro avvenuto il 6.6.2006, il Sindaco si era
impegnato con l’Amministrazione Provinciale a valutare l’inserimento all’interno
del piano urbanistico di spazi ad uso pubblico da recepirsi all’interno dell’atto di
convenzione. Dopo i numerosi solleciti dal parte dell’Assessorato all’istruzione
della Provincia di Milano, è giunta in questi giorni, dopo parecchio tempo, la
proposta del Sindaco che ho allegato al Consigliere, di un nuovo progetto di
riqualificazione urbanistica dell’area. E’ intenzione dunque di questo assessorato
concordare a breve la data di un incontro, finalizzato a valutare la nuova
proposta, e quindi poter condividere un percorso che sia rigorosamente rispettoso
dell’attuale destinazione pubblica dell’area, con l’attivazione di servizi pubblici
per la cittadinanza, nel caso del trasferimento dell’IPSIA dall’attuale sede in una
nuova sede che appunto dovrebbe essere prevista da questo nuovo piano
urbanistico.
In conclusione, si conferma:
a) che resta in capo all’Amministrazione Comunale l’onere della manutenzione
ordinaria e straordinaria, secondo quanto stabilito dalla legge 23, e confermato
dallo stesso Sindaco di Cernusco sul Naviglio;
b) che il contributo provinciale per far fronte all’esigenza di ampliamento
dell’I.P.S.I.A. Majorana sarà erogato conseguentemente all’approvazione di
una nuova proposta di piano urbanistico, così come ipotizzato nella riunione
del 6.6.2006 e sulla base di quanto sarà definito nei successivi incontri.”
Nel frattempo sono entrati in aula l’Assessore Grancini e il Presidente del
Consiglio Ortolina. (presenti 40)
Presiede il Presidente del Consiglio Ortolina.
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Presidente del Consiglio: “Esposito, un commento.”
Consigliere Esposito: “Grazie all’Assessore.”
Presidente del Consiglio: “Grazie per la sinteticità. Consentitemi un secondo di
sosta, perché mi risulta che Penati stia scendendo, faccio solo una verifica.
D’accordo, propongo la discussione della delibera dell’Assessore Casati.
(Intervento fuori microfono). E’ una cosa veloce. Sì, prego.”
Consigliere Meroni: “…… alcune situazioni che si devono verificare in aula, o lei
giustamente quale Presidente del Consiglio provinciale decida quello che vuole
lei.”
Presidente del Consiglio: “Era una questione di saggezza, una delibera molto
tecnica, però non ci sono problemi.”
Consigliere Meroni: “Io ho chiesto di poter intervenire su un’affermazione fatta
da un Consigliere provinciale e mi hanno detto di no. Un attimo che faccio una
verifica. Clerici, prego.”
Consigliere Clerici: “Grazie Presidente. Era solo, Presidente Ortolina, per
sincerarmi che la Presidente Cavicchioli che l’ha preceduta, o meglio che l’ha
seguita e l’ha preceduta adesso, l’abbia messa al corrente del fatto che abbiamo
sollecitato, stante la discesa in aula del Presidente Penati, una risposta per il
cosiddetto problema Gavazzi. Se lei volesse essere così gentile di farsi interprete
delle nostre istanze, delle nostre parole, ci basta tra l’altro, ripeto citando
Gavazzi, semplicemente: no, non me ne frega niente; sì, mi importa, provvederò.
Grazie.”
Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Dapei. (presenti 41)
Presidente del Consiglio: “Ritenterò per la cinquantesima volta.”
Il Presidente del Consiglio pone quindi in trattazione lo:
ARGOMENTO N. 22 DELL’ORDINE DEL GIORNO - Cessione gratuita, ai
sensi degli artt. 11 e 15 del Regolamento di Disposizione e Alienazione del
patrimonio immobiliare disponibile della Provincia di Milano, al Comune di
Abbiategrasso (MI) di una porzione di area di proprietà provinciale di pertinenza
dell’Istituto di Istruzione Superiore “V. Bachelet” di Via Stignani 63/65,
identificata presso il catasto terreni del Comune di Abbiategrasso al FG. 29 mapp.
519 e 520, per la realizzazione di una strada comunale di collegamento nel
medesimo comune.
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Presidente del Consiglio: “Scusate, è una questione di buonsenso, una delibera
molto tecnica che possiamo espletare in pochi minuti. Io chiederei di fare la
cortesia all’Assessore di poterla illustrare, mi prendo questa responsabilità. Prego
Assessore. (Intervento fuori microfono). Mi pare che il Vice Presidente abbia
parlato.”
Assessore Bruno Casati: “Vi sottraggo soltanto un minuto, ma dato che si dice
che mancano le delibera, fatemene presentare una!
La delibera che va al voto è la cessione gratuita al Comune di Abbiategrasso di
una porzione di area di proprietà della Provincia. Brevissimo storico in un
minuto, poi la cosa. Nel 1986, con atto pubblico, il Comune aveva ceduto alla
Provincia di Milano 50.000 mq circa di terreni necessari alla realizzazione di un
istituto scolastico. Oggi il Comune di Abbiategrasso intende realizzare una strada
di collegamento di arterie esistenti, la cui costruzione interessa marginalmente
l’area di pertinenza di questo istituto. Pertanto, la municipalità chiede oggi alla
Provincia la cessione parziale a titolo gratuito di una porzione dell’area, ce ne
hanno dati 50.000, ce ne chiedono 2.400, obbligandosi a sostenere tutte le spese
per tutti gli atti necessari, ecc. Si è fatta allora la verifica con il consiglio
dell’Istituto Bachelet, il quale ha dato assenso a 3 condizioni:
1. salvaguardia degli impianti;
2. realizzazione di una recinzione;
3. realizzazione di un nuovo accesso.
Tutte le spese relative al trasferimento, la stipula del …… di gestione agli
interventi, quindi originali di trasferimento, vengono verificate, e, considerato
che non sussistono motivi ostativi alla cessione di queste particelle, in quanto
marginali alla proprietà e che il Regolamento di Disposizione e Alienazione del
patrimonio nostro immobiliare prevede e regolamenta la fattispecie, noi
riteniamo, e così la commissione, di procedere alla cessione in argomento. E’
tutto qui, vi tolgo il disturbo.”
Presidente del Consiglio: “Ci sono interventi? Meroni, capisce perché mi sono
permesso la piccola forzatura. Chiedo scusa, non l’ho vista, Signor Vice
Presidente mi scusi, prego Albetti.”
Consigliere Albetti: “Grazie. Per dire che sicuramente votiamo a favore di questa
delibera, che riguarda il paese dove io abito. Questa concessione dell’uso del
nostro terreno dà la possibilità di collegare due strade cittadine e permettere di
favorire la viabilità del quartiere dove è collocato l’istituto. Voglio cogliere
l’occasione della presenza dell’Assessore Barzaghi per far presente che l’Istituto
Bachelet ha bisogno di una rivisitazione nelle strutture e in particolare ha bisogno
di un ampliamento di aule e anche della possibilità di costruire almeno 6 aule, in
modo che il servizio dato agli studenti sia migliore. Siccome l’area c’è, sarà mia
premura o con un ordine del giorno o magari con un’intesa o con una richiesta da
far fare dall’istituto, portare avanti questo ampliamento di poche aule, darebbe la
possibilità di aumentare la centralità di questo istituto all’interno della zona,
abbiatense ma non solo. Con l’aggiornamento del triennale, questo sarebbe
possibile, volevo cogliere l’occasione per dire che l’Istituto Bachelet di
Abbiategrasso va seguito con attenzione, grazie.”
Nel frattempo è entrato in aula il Consigliere Colli. (presenti 42)
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Presidente del Consiglio: “Grazie. Come avevo annunciato, metto in votazione la
delibera illustrata dall’Assessore Bruno Casati.”
Il Presidente del Consiglio sottopone ai voti del Consiglio il provvedimento
proposto dalla Giunta.
Il Presidente del Consiglio dà inizio alla votazione con sistema elettronico.
Durante la votazione è temporaneamente assente il Segretario generale; svolge le sue
funzioni il Vice Segretario generale.
Assenti al momento della votazione il Presidente della Provincia Penati e i Consiglieri
Accame, Barbaro, Comincini, Del Nero, De Nicola, Elli, Fratus, Greco, Guerra,
Lombardi, Musciacchio e Scarano.
E così risultano presenti 33 Consiglieri.
Terminate le operazioni di voto, dichiara approvata la deliberazione con trentatré voti a
favore.
Il Presidente del Consiglio dà atto del risultato della votazione.
Presidente del Consiglio: “Qualche secondo di sospensione, però vi pregherei di
non muovervi, sta scendendo Penati.”
Le seduta viene sospesa alle ore 16.58 e ripresa alle ore 17.04.
Nel frattempo sono entrati in aula il Presidente della Provincia Penati, il Vice
Presidente Mattioli e il Segretario generale, avv. Antonino Princiotta. (presenti
43)
Comunicazioni sui fatti accaduti all’Idroscalo
Presidente del Consiglio: “La parola a Penati.”
Presidente della Provincia Penati: “Grazie Presidente. Brevemente per illustrare
almeno in maniera, consentitemi, sommaria, non potrebbe che essere così, la
ricostruzione dei tragici fatti di domenica pomeriggio all’Idroscalo, che hanno
portato alla morte di due bambini, di 5 anni e mezzo e 6 anni e mezzo.
La conseguenza dei fatti che io riferita, ancorchè imprecisa, però fa riferimento a
quelle che sono state le prime dichiarazioni che sono state rilasciate dai genitori,
dai parenti che erano presenti, agli operatori dell’Amministrazione Provinciale
presso l’Idroscalo, ai responsabili dell’Idroscalo e agli agenti della polizia
provinciale. L’Assessore Dioli, avvertita, è intervenuta subito nel pomeriggio, io
sono arrivato sul posto intorno alle 22.30 e, nonostante questo, ho fatto in tempo
ad incontrare di persona tre zii dei due bambini, con cui ho scambiato alcune
considerazioni.
La prima ricostruzione che siamo in grado di fare, ci dice che si possa collocare
intorno alle 15.15/15.30 il momento in cui i genitori che erano arrivati
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all’Idroscalo con le relative famiglie, più altri parenti, intorno alle 13.00 di
domenica e avevano allestito un pic-nic, appunto intorno alle 15.15/15.30 si
rendono conto che i due bambini sono scomparsi dalla loro vista, per stessa
ammissione di uno degli zii, che ho incontrato alle 10.30, mi dice che in prima
battuta sono andati a controllare nello specchio d’acqua davanti al luogo dove si
era svolto il pic-nic, non hanno visto i bambini e, a quel punto, hanno pensato che
si fossero persi nell’area del boschetto, sulle sponde, e hanno iniziato, attivando
anche altri parenti, una ricerca lungo la sponda est dell’Idroscalo, nella parte
boschiva dove stavano facendo il pic-nic, cercando di trovarli. Questa loro ricerca
è durata parecchio tempo, quando la ricerca dei familiari non ha dato nessun
esito, hanno schiacciato il pulsante della colonnina n. 9, delle tante colonnine che
sono disseminate lungo l’Idroscalo, di SOS, e la registrazione dell’allarme porta
l’orario delle 17.07.
A quel punto, scattato l’allarme, si sono intensificate le ricerche sia sulla parte
del boschetto, della riva, della sponda, e si sono avviate le ricerche in acqua, con
l’intervento delle squadre dei sommozzatori del corpo della vigilanza urbana di
Milano, di cui due squadre di tre persone stazionano perennemente presso
l’Idroscalo. Così anche le 20 telecamere posizionate sullo specchio d’acqua,
usando lo zoom si è cominciato a cercare anche con la telecamera se ci fosse la
presenza di corpi che affioravano. Infatti, una di queste telecamere individua
l’affiorare di qualcosa e dà l’indicazione alle squadre di soccorso che vanno sul
posto e trovano, sono già passate le 5 e mezza, sono circa le 17.35, trovano il
primo corpicino, ormai privo di vita. Lo stesso medico che fa il referto di
constatazione di decesso, raccogliendo probabilmente le dichiarazioni alla fine
del referto medico, mette la morte da considerarsi susseguente a un paio d’ore
dalla scomparsa del bambino, l’aggiunge come un’annotazione priva di carattere
scientifico, ma probabilmente verbalizzando una serie di informazioni che aveva
ricevuto dai familiari.
A questo punto continuano le ricerche, ovviamente continuano su entrambi i
fronti. Continuano le ricerche in acqua e continuano le ricerche sulla terraferma,
sulla sponda. Le due squadre di sommozzatori della vigilanza urbana chiedono
materiali e rinforzi alla protezione civile, ai sommozzatori della protezione civile,
che sono anche loro presenti all’Idroscalo, e credo che comincino ad alternarsi
coloro che sono in acqua, perché l’acqua è gelida e quindi richiede che ci sia
un’alternanza delle persone che sono in acqua. Di più, mi è stato spiegato come
avviene la ricerca tecnicamente, quindi prima partendo con una specie di
chiocciola nella zona dove si presume che sia avvenuta la tragedia, poi
delimitando una specie di rettangolo, quindi ingrandendo man mano l’area della
ricerca. Con in più una complicazione, che in quell’area il fondo è melmoso, c’è
poca acqua, e quindi qualsiasi ricerca alza una quantità di fanghiglia e di limo che
porta - viene riferito nelle verbalizzazioni – ad avere una visibilità che è inferiore
al metro di profondità. Quindi la ricerca avviene davvero palmo a palmo, perché a
questo punto avviene sul fondo, con i sommozzatori che con le mani cercano
dentro l’erba e il limo la presenza di altri corpi.
Il tempo quindi è lunghissimo nella ricerca, e badate, in questi giorni c’è stato chi
ha fatto polemica, insomma ha voluto trovare una distinzione tra il perché si è
cercato in acqua ma contemporaneamente si è cercato sulla sponda. Provate a
pensare, più non si trova il bambino in acqua, più diventano frenetiche le ricerche
sulla terra, perché lì la speranza è di trovarlo sconvolto, spaventato, ma vivo,
perché non era così scontato fino all’ultimo, e ci si augurava sicuramente che
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uno, quello già ritrovato fosse annegato e l’altro magari fosse invece perso sulla
sponda, sconvolto, spaventato, terrorizzato, traumatizzato, ma vivo. Quindi le due
ricerche andavano di pari passo, nella speranza che fossero vane quelle in acqua e
che invece fossero fruttuose quelle di trovare il bambino sulla sponda. E fino a
che non si è trovato il secondo corpo, e sono di poco passate le 20.15, alle 20.16
viene ritrovato sul fondo da un sommozzatore della protezione civile il secondo
corpicino, la speranza è di non trovarlo lì, ma di trovarlo invece sulla sponda, per
cui non è sintomo di disfunzione perché non si è cercato solo in acqua e si è
continuato a cercate sulla sponda, perché finché non lo si trovava, non si poteva
pensare dove fosse e la speranza e il cuore speravano di trovarlo sulla sponda, che
si sarebbe ritrovato vivo.
Questo un po’ lo scenario della tragedia, e probabilmente la cosa che diventa
persino incomprensibile è come in una giornata non affollatissima dell’Idroscalo,
perché non è una giornata delle più affollate, non siamo ancora nella canicola con
le presenze record all’Idroscalo, è come sia potuta avvenire una tragedia di quel
tipo senza che nessuno delle tante persone che erano presenti all’Idroscalo e
anche ……, avesse potuto vedere, capire che stava succedendo qualcosa, senza
che il sistema di sorveglianza lo potesse vedere, quello di video sorveglianza,
senza che l’apparato della stessa sicurezza se ne potesse accorgere. E’ probabile
che il tutto sia avvenuto in maniera molto fulminea, molto repentina, e su questo
credo che un elemento di chiarezza importante lo daranno soltanto gli esami
dell’autopsia sui due corpicini, perché ci diranno quali sono le vere cause che
hanno portato, se è annegamento o se prima dell’annegamento è subentrato
qualcosa, un malore almeno in uno dei due, perché pensare ad una congestione ad
esempio simultanea in due bambini, credo sia una fatalità poco probabile.
Piuttosto il pensiero che uno dei due, in difficoltà per vari motivi, abbia poi
trascinato anche l’altro sotto, magari in un gesto di aiutarlo, in un gesto istintivo
di aggrapparsi l’abbia trascinato. Allora capire se uno dei due ha avuto un malore
e quindi è andato improvvisamente sotto. E’ probabile, quindi credo che in questo
caso ci aiuterà moltissimo l’autopsia a capire il tutto, ma è abbastanza probabile
che il tutto si sia svolto nell’arco di una manciata di secondi, in cui poi i due
corpi ancora vivi, sono spariti alla vista di tutti, quindi inghiottiti dalle acque
limacciose. E se non si coglie quel momento in cui avviene il dramma, poi è
difficile pensare o sapere che sotto si sta spegnendo la vita di due bambini.
Dico questo come elemento di probabilità, poi sarà davvero l’esame autoptico a
definire le cause. In più sarà importante anche definire l’orario, e credo che
l’autopsia sarà nelle condizioni, a partire da un orario certo di quando si è
consumato il pasto, di quando i bambini hanno consumato il pasto, di dare una
indicazione abbastanza precisa dell’orario in cui è avvenuto il decesso. Quindi
questo ci aiuterà a capire meglio la dinamica dei fatti, e forse anche a capire
meglio le responsabilità che ci sono in campo. Ieri i genitori sono stati raggiunti
da un avviso di garanzia, che è un atto dovuto, lo sottolineo, addirittura a
garanzia dei quattro genitori. A garanzia perché, disponendo il pubblico ministero
dell’autopsia ed essendo un referto parzialmente irripetibile, l’avviso di garanzia
consente ai genitori di nominare prima dell’autopsia, quindi potendo assistere
all’autopsia, un perito di parte, che possa assistere a quell’esame, che non è
ripetibile, quindi essere già presente a tutela degli interessi dei genitori.
Quindi io sono per dire che sarà la magistratura ad indicare se ci sono state
responsabilità e di che tipo sono state le responsabilità, anche in relazione
appunto all’esame dell’autopsia dei bambini. Quello che io dico, siamo andati in
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questi giorni, l’Assessore Dioli che è intervenuta per prima, i tecnici, coloro che
lavorano sul posto, abbiamo lavorato anche per cercare di ricostruire la situazione
esistente al momento della tragedia e quindi per cercare di capire, non tanto di
mettere a posto le nostre coscienze per dire che tutto ciò che abbiamo fatto era in
ordine, siamo a posto, non c’era niente altro da fare. Siamo andati a riprendere lo
studio dettagliato, molto approfondito, commissionato sulla sicurezza
all’Idroscalo dalla precedente Amministrazione, dall’Assessore Cadeo, proprio
per vedere quali erano le indicazioni, che in quello studio venivano fuori, rispetto
al tema della sicurezza, quali erano le prescrizioni, e l’apparato di sicurezza di
routine, ordinario, normale, che c’è all’Idroscalo risponde alle caratteristiche di
questo studio, alle prescrizioni e alle indicazioni di questo studio. Ciò non di
meno, è successa la tragedia di due bambini che sono morti. Il punto non è tanto
se lo studio, l’apparato, i tecnici, ci dicono che c’è un livello adeguato e
sufficiente di sicurezza, ci poniamo il tema se si può fare di più di quello che un
eminente studio, voluminoso, importante, come quello che è stato fatto, se quello
che ci dicono i tecnici, quello che accerterà la magistratura, cui noi ci rimettiamo,
per quanto riguarda l’accertamento delle responsabilità, se comunque non esista
un tema di riflessione sulla sicurezza, non esista un obbligo in capo a tutti noi di
dover riflettere, a prescindere dalle responsabilità o di altro, rispetto ad una
tragedia come quella che è successa domenica all’Idroscalo. Io credo che la
risposta non possa che essere positiva. Sì, ragioniamoci per vedere cosa di meglio
e di più comunque si possa fare, anche in considerazione di un fatto, che in questi
anni è cresciuta di molto l’affluenza all’Idroscalo, è in continua crescita, ed è in
crescita anche il numero dei cittadini stranieri, delle comunità straniere che
frequentano e vivono l’Idroscalo nel fine settimana. Dobbiamo essere consapevoli
che non in tutte le culture, non in tutte le latitudini, non è in discussione il
rapporto di amore per i figli, è in discussione la cultura con cui noi li facciamo
crescere, il grado di libertà che ognuno di noi concede ai propri figli, ai propri
bambini. Al nord sono molto più liberi, in alcune altre realtà del mondo si tende a
lasciare più liberi i bambini, noi siamo un pochino più protettivi nei rapporti
familiari. Non è in discussione quanto bene io voglio a mio figlio, ma quanto la
cultura in cui sono cresciuto, l’ambiente in cui sono cresciuto definisce il
rapporto tra genitore e bambino e il grado di libertà che si dà anche a dei bambini
molto piccoli. Probabilmente una riflessione anche della struttura dell’Idroscalo
dal punto di vista anche di questa concezione, in cui probabilmente uno standard
che può andare bene ad un rapporto molto protettivo, forse iper protettivo che noi
abbiamo, derivato dalla nostra cultura, rispetto ai nostri figli, potrebbe risultare
insufficiente al confronto di culture che tendono invece a lasciare molto più liberi
i bambini, come fatto educativo in cui credono, che così si educhino meglio i
bambini, non come fatto di disattenzione o di trascuratezza nella custodia e nella
sorveglianza dei figli. Probabilmente porci questa domanda, perché è una
domanda nuova che c’è in più, c’è un bisogno probabilmente di pensare anche
alla struttura, sapendo che lo standard di sicurezza non è quello soltanto delle
famiglie italiane, che hanno un livello di protezione molto elevata per i bambini,
ma anche quello di famiglie di cittadini che vengono da altre parti del mondo, in
cui il rapporto invece è molto più libero, c’è più libertà, si tende a lasciare più
libertà, proprio perché questo è un fattore normale dentro la propria cultura.
Ripeto, non è in discussione la quantità di bene che uno vuole, perché questo non
è assolutamente in discussione.
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Ho detto questo per fare un esempio. Probabilmente noi dobbiamo fare una serie
di cose. La prima è che oggi è giovedì e sabato e domenica è di nuovo fine
settimana, e oggi è una giornata calda, probabilmente sabato e domenica, se non
pioverà, sarà una giornata assolata e calda, e la gente tornerà di nuovo
all’Idroscalo. Intanto bisogna intervenire subito per cominciare a vedere ciò che è
possibile fare nel giro di poche ore per essere più tranquilli nella giornata di
domenica. In più, in termini invece più strategici, partendo da quell’analisi dei
rischi dell’Idroscalo, fatta, credo, cinque o sei anni fa, se non sia – e io ritengo di
sì – opportuno fare un checkup, partendo da quell’analisi dei rischi, per costruire
una nuova mappatura del rischio, un nuovo sistema di protezione per quanto
riguarda l’Idroscalo. Quindi una cosa subito e una cosa invece rapidamente ma
che porti a questo.
Nel frattempo che avremo commissionato il checkup sull’analisi dei rischi e sulle
soluzioni strutturali conseguenti per l’Idroscalo, noi non vogliamo cambiare nulla
dell’assetto della sicurezza se non implementarlo. Da sabato ci saranno più
assistenti, abbiamo chiesto uno sforzo ulteriore alla polizia provinciale, che già
da quest’anno aveva introdotto novità rispetto agli anni passati, la presenza di due
pattuglie della polizia provinciale, a fine settimana saranno quattro le pattuglie
della polizia provinciale. Ci saranno, già previste, ahimè, sono intervenute due
delle unità cinofile, quattro unità cinofile, che faranno un discorso di
collaborazione e di sperimentazione, usando l’Idroscalo come uno degli elementi.
Quindi implementeremo il numero delle persone che sono addette alla sicurezza.
C’è un problema da questo punto di vista, che in questo giorni ha tenuto un po’
banco, a margine, è la questione che riguarda le pattuglie a cavallo, le Giacche
Verdi. Qui dobbiamo essere chiari, io intendo essere coerente con quello che ho
detto, noi non modificheremo nulla, finché non avremo avuto uno studio che ci
aggiorni, modificheremo soltanto per aumentare, quindi per aggiungere e non per
togliere cose. Questo vale anche, secondo me, per le pattuglie a cavallo. Quindi
noi non vogliamo eliminare niente, ma vogliamo aggiungere. Ma una cosa sono le
4 persone a cavallo che fanno il pattugliamento dell’Idroscalo, un’altra cosa è una
procedura amministrativa avviata che riguarda il rilascio del maneggio presso
l’Idroscalo, che nulla ha a che vedere con la storia della sicurezza. Siccome noi
non vogliamo togliere niente, ma vogliamo aggiungere, abbiamo chiesto
all’associazione onlus Giacche Verdi di garantire il servizio dei quattro a cavallo
a partire già da questa settimana fino alla fine. Ci hanno risposto un quarto d’ora,
venti minuti fa, che sono disponibili a farlo, solo se noi interrompiamo la
procedura di sfratto del maneggio, per motivi legittimi che riconosco, per non
avere la scocciatura dello spostamento dei cavalli, per carità, riconosco tutto. Io
non sono nelle condizioni di interrompere una procedura di carattere
amministrativo che si è avviata, vorrà dire che sabato e domenica ci saranno
quattro persone aggiuntive che se riusciremo a trovarle lo faranno a cavallo,
altrimenti vorrà dire che lo faranno in bicicletta o in motorino. Non diminuiremo
di una persona.
Quello che ci sta a cuore è la sicurezza dell’Idroscalo, e il fatto che ci sia la
sicurezza di chi va all’Idroscalo, è che non si debba correre rischi. Del destino di
dove andranno dieci cavalli, credo che la procedura di carattere amministrativo
possa seguire il suo corso, senza abbinarla al tema della sicurezza, facendo
diventare quello il tema centrale, anziché di come si impedisce che tragedie come
quella della morte di due bambini si possano ripetere. Vorrei che evitassimo di
fare l’errore di chi indica la luna con un dito e tutti guardano il dito. Il tema non è
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se rimane il maneggio, il tema è se si potenzia la sicurezza. Se si potrà fare a
cavallo, la si farà a cavallo, altrimenti la si farà in bicicletta o con lo scooter e il
risultato sarà lo stesso. Ma non legherei, e troverei sconveniente che una normale
procedura di carattere amministrativo, che può avere momenti di contenzioso e di
affermazione del diritto anche del privato, nel momento in cui si sente leso in un
proprio diritto, quindi ci sono gli avvocati, i tribunali per poter far valere il
proprio diritto, sconsiglierei di usare, per far valere un proprio diritto di carattere
amministrativo, di usare in maniera pretestuosa la tragedia di due bambini di
cinque anni e mezzo e di sei anni e mezzo.
Il diritto di chiunque si senta vilipeso nelle proprie attribuzioni di diritto può
essere, in uno Stato di diritto come quello italiano, fatto rispettare attraverso il
rispetto della legge. Non c’è bisogno di tirare i piedi a due bambini che sono
ancora nella camera mortuaria.”
Presidente del Consiglio: “Dopo l’interevento di Penati, ho visto iscritti diversi
Consiglieri. Darei la parola a Meroni, tempo massimo dieci minuti per cortesia.
Meroni, prego.”
Consigliere Meroni: “Grazie Presidente. Io volevo chiedere prima al Presidente
Penati se eventualmente ha intenzione di rimanere in aula anche dopo
l’argomento che stiamo trattando, perché abbiamo, da notizia presa in aula, una
piccola contestazione nei suoi confronti da parte di un Consigliere provinciale di
maggioranza e quindi volevamo capire alcune situazioni politiche che si possono
essere verificate negli ultimi momenti. Glielo dico molto apertamente, se ha
intenzione di rimanere, altrimenti il mio intervento lo rimando a dopo,
eventualmente per capire quello che sta succedendo nell’Amministrazione
Provinciale.
Per quanto riguarda l’argomento in oggetto invece……”
Presidente del Consiglio: “La parola a Penati.”
Presidente della Provincia Penati: “Scusi, non garantisco niente. Discutiamo di
cose serie, poi se le cose sono serie resterò in aula, altrimenti ho degli altri
impegni.”
Presidente del Consiglio: “Meroni riprenda sul tema, grazie.”
Consigliere Meroni: “Scusi Presidente, io non volevo offendere la sua
intelligenza politica. Un Consigliere di maggioranza ha fatto delle affermazioni
nei suoi confronti. Io volevo solamente capire se c’era un momento di discussione
politica anche all’interno di questo Consiglio provinciale, altrimenti discutiamo
di cose serie. Ho chiesto solamente la sua presenza eventualmente alla fine di
questo dibattito, non ho detto niente altro.
Sulle cose serie, io la rimando all’intervista che abbiamo rilasciato come Gruppo
della Lega Nord per l'Indipendenza della Padania il giorno 15.5.2007, al
quotidiano La Padania. Noi non abbiamo fatto nessuna speculazione politico
amministrativa, abbiamo detto solamente, e le ripeto quello che è nella nostra
intenzione, Presidente, di garantire eventualmente una maggiore sicurezza nel
momento di maggiore afflusso della gente all’Idroscalo, che sarà in questi mesi.
Nessuno ha fatto speculazioni, do per letto quello che ho rilasciato alla Padania,
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se lo legga. Poi le dico molto onestamente, per me in questo momento, al di là
della solidarietà nei confronti della famiglia, bisogna anche capire, la ringrazio
per aver detto che comunque l’Amministrazione Provinciale interverrà anche
economicamente nei confronti della famiglia, va benissimo, però non può negarsi
ad un confronto politico in aula nel momento che un suo Consigliere ha fatto
delle critiche alla sua persona. Poi tanto è inutile discuterne.”
Consigliere Gavazzi: “Io non voglio entrare nella polemica politica anche con
tutto quello che ho detto prima, che non voglio assolutissimamente che venga
congiunto con la discussione in essere, perché quelle che possono essere le nostre
problematiche all’interno del Consiglio provinciale su compatibilità e
incompatibilità, non c’entrano niente con l’argomento che ci accingiamo a
discutere. Io volevo entrare, Presidente Penati, perché nella sua descrizione fatta
ci sono alcune imprecisioni, ma non dovute a volontà o roba del genere, dovute a
conoscenza della materia e ad esperienza nella materia. Io le ripeto, dall’età di 18
anni ho il brevetto di salvamento e ho fatto parte per parecchi anni di un gruppo
di sommozzatori volontari per il recupero morti, quindi conosco molto, molto
bene, la materia. Quello che lei stava dicendo, io vorrei invitarla, ma trovo strano
che su un argomento del genere proprio non gliene freghi niente a nessuno. Io
penso che il suo intervento, Consigliere Foglia, sia del tutto gratuito, perché
vorrei sapere quante sono le volte che io sono andato via dopo mezz’ora. Ma non
sto dicendo questo……”
Presidente del Consiglio: “Non facciamo queste polemichette inutili, per favore.”
Consigliere Gavazzi: “Ma non le faccio io!”
Presidente del Consiglio: “Ho parlato in generale.”
Consigliere Gavazzi: “Il problema è sempre causa effetto. Sto parlando di un
argomento, ma non è che volevo dire o offendere qualcosa. Ho detto prima, se
stava attento, Consigliere Foglia, che non voglio assolutissimamente entrare nel
merito di quello che può essere successo sia nei miei confronti che nei confronti
del Consigliere Guerra. Non me ne frega niente, perché l’argomento lo ritengo
molto più importante. Quindi, non avendomi sentito, hai fatto un’affermazione
fuori luogo.
Torno nel merito. Presidente, come possano avvenire questi fatti senza che
nessuno se ne potesse accorgere. Io le dico che nella mia esperienza questi fatti
accadono, accadranno sempre, perché se non c’è una sorveglianza fatta da
persone esperte, non voglio banalizzare, con l’occhio esperto, che sanno
distinguere quello che è il gioco, da quello che possa essere la tragedia, devono
essere persone esperte che possono fare questo. Poi lei chiedeva se questo poteva
essere un annegamento o nel gergo si dice congestione, quindi ti porta
all’annegamento, lo può stabilire esclusivamente l’autopsia per l’acqua che può
essere ritrovata nei polmoni dei bambini. 99 su 100, quando succede un fatto del
genere a breve distanza dall’ora del pasto, è congestione. E’ una congestione,
ripeto, la mia è una supposizione, che può benissimo essere capitata ad uno solo
dei bambini, basta che si attacca all’altro e affogano in due. Difatti, il più delle
volte, quando succedeva a noi di intervenire, se si interviene mentre una persona
sta affogando, nessuno ti consiglia di fare il Tarzan, perlomeno nei manuali, o di
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avvicinarti alla persona perché questa ti può portare giù in qualsiasi modo. Il
manuale dice: tu continui a girargli intorno, parlandogli per capire se questo sa
nuotare, se è in un momento di difficoltà, se viceversa è in un momento di panico
assolutissimamente lasciarlo sfinire, quando è sfinito, tanto non affoga, ne beve
un po’ ma rimane lì, quando è sfinito lo puoi portare fuori tranquillamente
trascinandolo.
Quindi il discorso della congestione è quello più probabile, perché porta alla
paralisi completa, non ti muovi più. Quindi scendendo, se qualcuno ha cercato di
soccorrerlo, se poi è un bambino, inevitabilmente torna giù. Sul fatto che sia
successo immediatamente dopo l’ora dei pasti, porta a questa mia supposizione. Il
fatto stesso, Presidente, che lei si interrogava su cosa si può fare verso questi
stranieri che adesso vengono all’Idroscalo, che hanno una cultura diversa, una
cultura di libertà lasciata anche ai bambini, è implicito in quello che ho detto
prima, se non c’è sorveglianza di esperti. Queste persone, tra l’altro, per la loro
cultura, se parliamo di egiziani, cioè, se io immagino cosa succede in Egitto, ci
vado sempre, è un’abitudine dopo che si è mangiato entrare in acqua. Il problema
è che là l’acqua ha una temperatura completamente diversa dalla nostra, là se
entri in acqua anche subito dopo i pasti, noi non lo consigliamo a nessuno perché
le famose tre ore sono indispensabili sempre, perché anche la temperatura più
calda del Mar Rosso ti può causare qualche problema, immaginate una
temperatura come quella delle acque dell’Idroscalo, che sono molto fredde.
Quindi anche questo diventa quasi impossibile spiegarlo a questa gente, l’unica
cosa è la sorveglianza.
Lei chiedeva anche cosa si poteva fare di più e cosa si può fare di più. Io non
entro nel discorso Giacche Verdi, Giubbe Verdi, stavo leggendo adesso l’articolo,
onestamente e giustamente ognuno faccia quello che crede, ci sono i tribunali per
certe cose, perlomeno non per i Consiglieri, ma per il privato. La cosa che si può
fare di più, oltre al protocollo Cadeo, che era molto preciso, e che è inutile
strumentalizzare qualsiasi forma, perché applicando quel protocollo abbiamo dei
margini di sicurezza elevatissimi. Si può sempre fare di più, è logico, perché ci
sono dei margini di sicurezza elevatissimi in quel protocollo, c’è un servizio di
sorveglianza dappertutto. Però la sorveglianza in acqua, Presidente, è data
esclusivamente dall’assistente bagnanti, che deve avere un perimetro ben preciso,
delimitato da boe, su cui può agire, e deve avere anche un’indipendenza personale
nel vietare l’ingresso in acqua. Non dico che deve vietare l’ingresso a quello che
va dentro, io lo pensavo addirittura al minore sprovvisto di braccioli. Perché le
dico braccioli, Presidente? Perché la maggior parte delle persone pensa che con il
salvagente tu non corra più pericoli. Il salvagente, in certe occasioni di acqua con
anche una lieve corrente, è pericolosissimo, perché il bambino può scivolare con
il salvagente verso le gambe. Significa che lui è giù di testa e ha le gambe sorrette
dal salvagente. Se è sorvegliato non c’è nessun problema, lo giri, se non è
sorvegliato, affoga con il salvagente. I braccioli costano pochissimo, guardate che
è una soluzione che propongo, nel senso che se c’è un assistente bagnanti o
qualcosa che dice che i minori di 10 anni non possano entrare in acqua sprovvisti
di braccioli, ci sarà quello che ti dice io sono campione lombardo di nuoto, ma ci
sarà quello viceversa che sarà costretto a portare i braccioli e magari lo salviamo.
Perché il bambino, anche colpito da congestione, con i braccioli non annega, si
deve cappottare, quindi deve svenire e deve essere piegato, ma il bracciolo
sempre gli dà la possibilità di tenere la parte superiore, praticamente la parte
dell’apparato respiratorio, libera.
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Quindi io, Presidente, dico tranquillamente che queste sono disgrazie che toccano
tutti, ma noi come politici, come responsabili, come amministratori, non ce ne
possiamo fare un cruccio, perché tutto quello che c’era da fare è stato fatto. Se
dobbiamo imputare a qualcuno della responsabilità, indipendentemente dalla
cultura, purtroppo la responsabilità è dei genitori. Chi non assiste i figli in
prossimità di un corso d’acqua, me lo lasci dire capendo la roba, è un incosciente.
Non perché è straniero, chiunque che è in prossimità di un corso d’acqua non
custodisce o non sta attento ai figli è un incosciente, punto e basta. Da parte mia
non riceverà mai nessunissima strumentalizzazione un amministratore su una
disgrazia del genere, soprattutto, ripeto, verso l’Idroscalo, conoscendo cosa sta
succedendo e quello che è stato fatto all’Idroscalo. Ripeto, il protocollo d'intesa,
il servizio delle guardie volontarie, il servizio dei sommozzatori, tutto quello che
è stato fatto dalla Provincia di Milano nei confronti dell’Idroscalo io lo reputerei
il corso d’acqua più sicuro del mondo. Però c’è la disgrazia, però è il posto più
sicuro del mondo per quello che è stato fatto, tutto è perfettibile.”
Presidente del Consiglio: “Scusate, il Presidente Penati chiede ancora la parola
per un’aggiunta su un argomento che riguarda questo tema ovviamente.”
Presidente della Provincia Penati: “Scusate, mi sono dimenticato, preso da una
serie di altri ragionamenti. Confermo il fatto che è stata istituita una commissione
d’indagine amministrativa, composta dal Direttore generale, dal Comandante
della vigilanza provinciale e dal Direttore del settore. Oggi nella riunione capi
Gruppo ho detto che secondo me le risultanze del lavoro di questa commissione
d’indagine dovranno essere riferite alla commissione consiliare competente, lo
confermo come ipotesi di lavoro. Mi scuso per essermi dimenticato nella prima
comunicazione, ma siccome l’ho detto nella conferenza capi Gruppo, lo confermo
qui. Ringrazio il Presidente di avermi dato l’opportunità di fare questa
integrazione.”
Presidente del Consiglio: “La parola a Tranquillino, il microfono a Tranquillino,
grazie. Eccolo.”
Consigliere Tranquillino: “Io ringrazio il Presidente Penati perché mi dà
l’occasione per parlare di questo tema, e proverò a farlo in punta di piedi per
quello che è successo, apprezzando anche l’intervento del Consigliere Gavazzi,
perché di fronte ad una tragedia come questa non ci sono toni stonati. Questo io
penso sia nell’intento per ognuno di noi di andare in una direzione di una tutela
non solo dei genitori, come ha detto il Presidente Penati, ma anche di coloro che
nel futuro andranno ancora all’Idroscalo. Però noi dobbiamo pensare anche alla
tutela degli operatori, Signor Presidente, la tutela degli operatori che operano
all’Idroscalo. Alla Scarioni, dove si esercitavano già i vigili negli anni ‘90, prima
parlando con Angiuoni è emerso che loro lamentavano degli organici risicati per
far fronte alle questioni di emergenza, per far fronte alle emergenze. Oggi la
musica pare che non sia cambiata, oggi che loro vanno ad esercitarsi alla Cozzi.
C’è un problema che si sta manifestando nella vigilanza di Milano per ciò che è
inerente i sommozzatori. Io penso che probabilmente anche il nostro comando
della guardia provinciale ne sia edotto, e, al proposito, essendo io di un collegio
di Milano, devo dire che la questione non mi è nuova. Forse si sarebbe fatto bene
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a sollevarla prima, certo è che proprio a tutela di coloro che verranno ancora
all’Idroscalo, e sicuramente saranno in tanti, è bene oggi se ne parli.
Io segnalo che vi sono situazioni come quella ad esempio, faccio solo un esempio
che però è concreto, è basato su dati di realtà, chi fa il primo turno, dalle 7 del
mattino alle 2 meno un quarto, poi monta di nuovo in servizio come vigile a
mezzanotte meno un quarto dello stesso giorno. Se mi staccasse alle 7.30 del
giorno dopo, la roba già ha una certa pregnanza, impone un impegno, è pesante,
ma se dopo mezz’ora, il giorno dopo, dalle 7.30 alle 8, monta in servizio
all’Idroscalo, potrebbe essere una situazione pericolosa quella che si presenta, nel
caso in cui ci fosse un ordine di servizio così compilato.
All’Idroscalo si svolgono prevalentemente servizi in regime straordinario. Nella
convenzione che ha la Provincia con il Comune di Milano, io ringrazio il
Presidente Penati, perché penso che questa commissione tra i compiti che ha,
probabilmente possa giovare anche a vagliare che tipo di turni, che tipo di
condizioni lavorative abbiano i vigili urbani, e sicuramente la Provincia in questo
senso darebbe non solamente un ausilio ai lavoratori di Milano, ma certamente
concorrerebbe anche, pur essendo due enti che sono convenzionati tra di loro, per
cui è evidente che la Provincia non ha titolarità sui vigili e sommozzatori, pur
tuttavia potrebbe andare a vagliare le condizioni di lavoro.
Pertanto qui i quesiti sono se il Comune, nella veste dell’Assessore, si è
informato di queste condizioni di lavoro. Io so che sfuggono tante cose, perché
adesso che sono qui come amministratore non dico questo non è un j’accuse, è
semplicemente forse una specie di cahier de doleance, perché, effettivamente, ci
sono dei problemi concreti, che non riguardano poi solo i vigili di Milano, perché
se dovessimo stare a vedere come la macchina comunale si è smagrita nel corso
di questi ultimi tre o quattro anni, Mattioli probabilmente potrebbe darmi qualche
lume in più perché nel Comune di Milano c’è stato un dimagrimento che neanche
con certe diete pubblicizzate. Occorre capire se il Comandante …… sia informato
di questa situazione, perché il Comando dei vigili di Milano io penso che sia
direttamente in causa in questa partita. Naturalmente la Provincia, con questa
commissione potrà avvalersi dei dati, porre dei quesiti e io penso che tutto questo
possa davvero giovare alla tutela, non solamente degli interessi dei genitori dei
due malcapitati bambini, ma anche alla tutela di coloro che ancora andranno, in
tanti, all’Idroscalo e di coloro che ci lavorano. Perché, vedete, quando un
graduato si fa dalle 7 del mattino alle 2 meno un quarto, monta a mezzanotte e un
quarto, smonta alle 7.30 del mattino dopo e alle 8 del mattino dopo, dopo
mezz’ora, lui, che è coordinatore del gruppo, se fa un orario così, qualche
domanda bisogna porsela. E noi, siccome siamo qui per un lavoro che dovrà
puntare sicuramente ad una migliore sicurezza, questo quesito ce lo dovremo
porre, sul tema dovremo porli, e penso che tutto questo sicuramente gioverà,
anche se quella che abbiamo noi, come ente provinciale, con il Comune di Milano
è una convenzione e sicuramente in una convenzione non sono scritti gli ordini di
servizio. Se fossero stati scritti……., ma purtroppo non ci sono.
Io penso di chiudere così, Signor Presidente, ho tentato di non farla lunga, ma mi
pare che il tema valesse la pena, perché penso che, trattando di un tema come
quello della sicurezza, è un argomento delicato, sensibile e bisogna starci sopra.”
Nel frattempo è entrato in aula l’Assessore Matteucci.
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Consigliere De Nicola: “Io mi sono abituato a sentire di tutto nella vita ed anche
in quest’aula. Scoprire che l’efficienza della vigilanza della polizia municipale di
Milano venga messa in discussione quasi in un gioco delle parti, tra poco manca
che la tragedia è da addebitare alla scarsa attenzione del Comune di Milano. Ma
non mi va di fare polemica, perché se non fosse una tragedia ci sarebbe da ridere.
Ci sarebbe da ridere perché mi pare che, mentre ci sono nel dire del Presidente
Penati la grande responsabilità di chi sente questo dolore, io ci credo, sia il
Presidente sia l’Assessore Dioli, come tutti noi sentiamo questo grande dolore per
queste due giovani morti, poi c’è questa preoccupazione che io sento, oltre al
dolore ed alla necessità di esternare questa solidarietà, questo cordoglio alle
famiglie, c’è anche la preoccupazione quando si parla di un tema come questo di
rischiare di voler approfittare di una tragedia. Allora, lungi da me voler
approfittare di questa grande tragedia. Però è un momento che ci costringe a
prendere atto che qualcosa non ha funzionato, ci costringe a prendere atto che
qualcosa nel pomeriggio di domenica non è andata come doveva. Allora saremmo
miopi e ipocriti se pensassimo di poter congedare il tutto con, da parte mia,
magari enfatizzare l’efficienza nel recupero e sottacere sulla mancanza di
prevenzione che c’è. Se è accaduto, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Se
il bacino è presidiato da telecamere, vuol dire che qualcuno che è addetto a
controllare il funzionamento delle telecamere era distratto. Se numero sette sono
gli addetti al salvataggio, e nell’ora che le statistiche indicano come l’ora di
maggiore presenza, di maggiore affluenza, lavorano in quattro, vuol dire che
l’organizzazione dei turni forse non è stata fatta in modo oculato.
Allora qui non andiamo a voler trovare per forza i responsabili. Io dico che però
il sistema Idroscalo va ripensato, io dico che forse sarebbe tempo di pensare ad
un ente autonomo che gestisca l’Idroscalo. Io dico che forse è tempo di evitare
questo accavallarsi di competenze, dove magari la mano destra ignora quello che
fa la mano sinistra. Io dico che, per esempio, Presidente, con tutto il rispetto, io
apprezzo molto la logica che lei enuncia di implementare, ci mancherebbe, bravo
Presidente, implementiamo la sicurezza all’Idroscalo a prescindere da quello che
sarà il pensiero della magistratura. Facciano le loro indagini, ci mancherebbe, nel
frattempo fa bene, Presidente, implementiamo la sicurezza. Però attenzione,
Presidente, io capisco il suo dire sulle Giacche Verdi, io so bene che non saranno
quattro cavalieri a cavallo che ci daranno una sicurezza più pregnante, forse ci
sarà una sicurezza più percepita, forse ha ragione il Vice Ministro Minniti,
quando dice che quello che serve in questo momento è che ci sia una sicurezza
percepita. Allora lei dice, ma noi le conserviamo le Giacche Verdi, va bene, le
conserviamo, non conserviamo le stalle. Perché le stalle a cosa servono? Perché
qui riapriamo la necessità di aprire l’osservatorio sull’Idroscalo. Possibile che
all’Idroscalo bisogna sequestrare le stalle dove vengono custoditi questi cavalli,
perché non c’è spazio? Tutti gli spazi dell’Idroscalo a chi sono stati assegnati?
Chi li ha tutti questi spazi? Magari siamo responsabili, io mi addebito, mi accollo,
la responsabilità di quello che magari hanno fatto quelli prima di me, quando
governava la mia parte politica questa Provincia, ma andiamo a vedere i
parcheggi, coloro che hanno l’autorizzazione per gestire i locali di aggregazione.
Andiamoli a rivedere tutti questi, Presidente. E’ il momento per andare a rivedere
tutto all’Idroscalo, proprio per ricordare in positivo la morte di questi due
bambini.
La vigilanza provinciale all’Idroscalo ben venga, ci mancherebbe, ma li abbiamo
gli uomini per metterli? Cioè, abbiamo uomini e mezzi? Abbiamo nel bilancio
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appostato qualcosa per aiutare un numero maggiore di addetti alla vigilanza
provinciale? Oggi ci lamentiamo, oggi chiediamo un intervento maggiore, ma
l’abbiamo previsto? I colleghi della maggioranza che in qualche modo parlano di
polizia provinciale, quando noi chiedevamo un maggiore aiuto, non mi pare che
c’è stata questa volontà.
L’ultima cosa, Presidente, sempre per approfittare del momento. Due cose, chiedo
scusa al Presidente Ortolina se magari abuso…… Sono dieci minuti? Allora
posso prendermela con calma. La necessità di implementare la sicurezza vuol dire
creare spazi, vuol dire aiutare un’associazione di volontariato quale può essere la
onlus Giacche Verdi a posteggiare i cavalli lì, perché i cavalli non stanno in
acqua, non è pensabile che noi possiamo chiedere a questi di poter andare avanti e
indietro. Così come è pensabile, Presidente, che noi organizziamo una
commissione d’indagine, d’inchiesta, e io sono felice che lei la faccia questa
commissione d’inchiesta, ma faccia una commissione d’inchiesta con degli
esperti esterni all’Amministrazione. Presidente, è come se noi vogliamo andare
dall’oste e gli diciamo: oste, il vino com’è? Ma che vogliamo che ci risponda
l’oste? Perché non prendere esperti esterni? Perché non allargare questa
commissione d’inchiesta anche al Consiglio? Perché non mettere un membro
della maggioranza e uno dell’opposizione dentro questa commissione d’inchiesta
o d’indagine? Con tutto il rispetto, ci mancherebbe, io so perfettamente la serietà
dei dipendenti della Provincia, ma forse è meglio che ogni tanto pensiamo che c’è
anche qualcos’altro.
Vede Presidente, visto che restiamo sul tema dell’Idroscalo, l’Idroscalo aveva una
sponsorizzazione della Fila, era una sponsorizzazione corposa in termini di
contributo economico. Noi abbiamo dato l’incarico ad una società privata di
trovare uno sponsor. E’ possibile che a distanza di tanto tempo non c’è uno
sponsor disponibile a prendersi cura e a trovare come positivo pubblicizzarsi nel
nostro mare di Linate, di Segrate? Io penso, Presidente, che abbiamo la necessità,
proprio approfittando di questa tragedia, per ripensare l’Idroscalo, ripensarlo non
solo in termini di sicurezza, io convengo, giuro che sposo quel concetto,
implementiamo la sicurezza, e non solo la sicurezza della balneazione ma anche
la sicurezza del circostante. Va benissimo, Presidente, ma pensi anche a questa
logica di ripensare all’Idroscalo come un ente autonomo, come un ente che
provveda a tutto perché troppe competenze e i troppi a decidere sullo stesso
problema non sempre sono congegnali ad un ottimo risultato della decisione.”
Consigliere De Gaspari: “Io voglio fare alcune considerazioni. Le tragedie legate
all’acqua hanno una tragicità ed una drammaticità superiori, credo, a qualsiasi
altra tragedia, perché hanno in sé qualche cosa di ineluttabile e nello stesso tempo
qualche cosa di completamente diverso. Rimane in tutti coloro che si trovano
vicini alla tragedia la sensazione che sarebbe bastato nulla per evitare la tragedia
stessa. Questo è qualche cosa che chi ha avuto modo anche solo di leggere, ma
chi in qualche caso si è trovato nelle vicinanze di una tragedia, di un
annegamento sa che, al di là del fatto che si perdono delle vite, sono episodi che
ti segnano dentro, perché ti rimane proprio la sensazione che sarebbe bastato
nulla per salvare la persona. Quindi anche un rimorso, un senso di colpa e di
impotenza perché quello che poteva essere non è stato. Ma la discussione che
stiamo facendo oggi, credo che abbia anche un interesse che non deve sfuggire.
Qualcuno, anche parlando di questa vicenda, ha parlato di sicurezza reale, di
sicurezza percepita. Questo tema della sicurezza reale quantificabile e della
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sicurezza percepita del cittadino, è un tema di cui si parla solitamente quando si
tratta del tema della sicurezza, intesa come sicurezza afferente all’ordine
pubblico, alla difesa della criminalità, ecc.
Io ho sempre pensato invece che la sicurezza percepita dai cittadini sia un sistema
molto più complesso, dove entrano vari elementi. Entra la percezione di
un’esposizione troppo forte alla criminalità, ma entra anche la percezione di una
insicurezza dovuta, per esempio, agli incidenti stradali, agli incidenti del sabato
sera, in questo caso anche un incidente di questo tipo, senza dubbio, credo che ai
cittadini dell’est milanese indurrà una percezione della sicurezza più labile,
quindi anche un abbassamento della soglia di percezione della sicurezza, che in
qualche misura farà sentire tutti noi più esposti e quindi qualsiasi sentore di
insicurezza sarà vissuto da tutti noi con una percezione maggiore. Ad esempio, io
ricordo una ricerca che avevamo fatto qualche anno fa nell’est milanese, ci diceva
che i cittadini erano più esposti, percepivano in maggior grado la sicurezza intesa
come esposizione alla criminalità, perché vi era una maggiore esposizione al
rischio atmosferico, cioè l’inquinamento atmosferico, quindi la sensazione di
vivere in un ambiente insalubre, insano, in cui si parlava spesso di esposizione ai
tumori, eccetera, rendeva il cittadino più fragile anche di fronte a rischi che nulla
avevano a che fare. Per cui il rischio che in qualche modo è visibile, definibile,
personalizzabile come può essere il rischio criminale, viene in qualche modo
personalizzato, vissuto e dichiarato dal cittadino, perché il cittadino in qualche
maniera sta vivendo una sua fragilità di fronte ad una molteplicità di rischi di
fattori ambientali che lo rendono fragile di fronte all’ambiente fisico,
all’ambiente della comunità, e quindi anche fragile di fronte al rischio criminale.
Credo che sia giusta l’impostazione che ha dato il Presidente Penati e che stiamo
dando noi a questa discussione, cioè abbiamo tutti la sensazione che sia
impossibile difendersi e creare un sistema globalmente e totalmente sicuro, però,
senza dubbio, quando si registra una disgrazia, compito nostro è indagare a fondo
l’episodio che è successo per cercare di fare quanto è umanamente possibile per
ridurre al massimo i fattori di rischio. Questo vale in un caso del genere e vale
quando si verifica una disgrazia nelle comunità, nelle nostre città, che è di
provenienza totalmente diversa.
Le cose che mi premeva sottolineare sono due, cioè questo approccio che noi
abbiamo dato, che ci fa ragionare intorno al sistema sicurezza del cittadino in
senso ampio, che vorrei che non dimenticassimo, quando noi parliamo di
sicurezza intesa come ordine pubblico, perché la distinzione classica che noi
facciamo ormai da qualche anno, che è un portato della sociologia, di sicurezza
percepita e di sicurezza reale, in questo caso ci mostra che effettivamente è un
problema. Noi abbiamo il compito, come amministratori, di fare in modo che
migliori la sicurezza percepita, ma migliori anche la sicurezza reale perché la
sensazione di insicurezza è un po’ come una patologia, un po’ come l’ansia, senza
dubbio se la percezione della sicurezza è bassa, è fragile, senza dubbio il
cittadino vive male. Noi possiamo ben dire che le città sono sicure, le città sono
assolutamente al riparo da ogni rischio, ma se tu vivi male la tua situazione
contingente, senza dubbio la tua qualità della vita, la qualità della vita del
cittadino ne risente. Questo è un approccio che può essere molto fecondo, che
riguarda un po’ tutte le politiche dell’amministrare.
La seconda considerazione, invece, che volevo fare, era quella relativa
all’episodio specifico. Credo che sia giusto indagare nel modo più approfondito
per capire quello che si sarebbe potuto fare e per capire quello che può essere
31
fatto per incrementare il sistema sicurezza in quella realtà specifica. Ben inteso,
io credo che l’Idroscalo, che conosco, perché abito vicino, e mi capita spesso di
andarci, non è un luogo adatto per la balneazione, cioè non è il luogo più adatto
per la balneazione. E’ adatto per tantissime cose, non è il luogo più adatto per la
balneazione. Una considerazione legata proprio al sistema della sicurezza relativa
all’acqua. Voi sapete che avvengono annegamenti in piscina, io sono dipendente
del Comune di Milano, ero dipendente del Comune di Milano fino a qualche
settimana fa, in una scuola gestita dal Comune di Milano, qualche tempo fa, una
gita scolastica in Toscana, insegnanti e bambini fanno il bagno in una piscina, in
un centro balneare, giocano, fanno, disfano, eccetera, un bambino è sprofondato
sul fondo, sdraiato sul fondo, non se ne accorge nessuno. Il bambino è annegato
in un sistema grande la metà di quest’aula, dove ci sono dentro una trentina tra
bambini e insegnanti che giocano a palla, chiacchierano, cantano, ridono e
scherzano, un bambino annega. Il caso opposto è quello di Venezia, dove le
strade non sono fatte per la balneazione, le strade sono corsi d’acqua che non
sono fatti per la balneazione, non è mai annegato nessuno, un po’ perché il
sistema sicurezza è dato dalla quantità di persone che ci sono, e un po’ perché le
modalità di fruizione della città sono tali, per cui i corsi d’acqua non sono luoghi
per farci il bagno. Qualche anno fa a Venezia cadde dentro una persona da un
motoscafo e fu un caso storico, non annegò, venne salvato, ma fu un caso di cui a
Venezia, credo, che si parlò per mesi e mesi come una manifestazione di un
rischio fino allora mai preso in considerazione.
Ritornando all’episodio specifico che è accaduto, una domanda mi verrebbe
comunque da fare in conclusione. La domanda è la più semplice di tutte, ma non è
ho trovato risposta né nell’esposizione del Presidente né negli articoli che ho letto
in rassegna stampa. Questi due bambini sapevano nuotare? La domanda non è
banale, nel senso che il fatto che i genitori, dopo aver dato uno sguardo allo
specchio d’acqua antistante dove si trovavano, li hanno cercati per due ore nel
bosco, mi fa pensare che i bambini non fossero lì per fare il bagno. Allora questo
mi fa pensare ad una disavventura che io ho vissuto in prima persona,
fortunatamente finita bene, che mi dice che i bambini quando stanno per annegare
non gridano. Io ricordo qualche tempo fa, mia figlia forse era un po’ più piccola
di questi bambini, eravamo proprio vicino all’Idroscalo in una roggia del parco
Saini, dei ragazzi stavano giocando a baseball, c’è una rete, esce una palla,
finisce dentro una roggia, io mi avvicino e dico a mia figlia di stare lì. Mi
avvicino con un ramo per tirare a riva la palla dalla roggia e riconsegnarla ai
ragazzi, mia figlia piccolina mi segue, non si vede il fogliame sparso sulla roggia,
mia figlia si avvicina a me, io con la coda dell’occhio la vedo che sta
sprofondando diritta così, senza dire una parola. Fortunatamente la vedo, me ne
accorgo, la prendo per le maniche della giacca, la tiro su, la deposito a riva e la
porto a casa tutta infreddolita. Se mi fossi distratto dieci secondi, mia figlia
sarebbe scomparsa nell’acqua limacciosa della roggia e non l’avrei più vista.
Questo per dire che anche questo può essere un elemento che va indagato. Se i
bambini non sanno nuotare, i bambini non gridano, i bambini spariscono
sott’acqua, magari per lo shock che stanno subendo, perché magari il genitore gli
ha detto fino a cinque minuti prima non ti avvicinare, non entrare in acqua.
Insomma, bastano quei cinque secondi che possono essere fatali.”
Nel frattempo sono usciti dall’aula l’Assessore Brembilla e il Consigliere Guerra.
(presenti 42)
32
Consigliere Clerici “Mi spiace, il Presidente Penati è uscito dall’aula, sta
parlando al telefono, quindi magari mi rivolgo …… Scusi Presidente, ma volevo
proprio rivolgermi direttamente a lei, perché credo che la sua relazione
introduttiva di questo argomento sia stata in qualche modo monca. Mi spiego
meglio, prendo lo spunto da quanto mi è stato riferito che è stato detto in
conferenza capi Gruppo da un capo Gruppo, vale a dire che se l’avvenimento
fosse accaduto sul Po, sull’Adda o sul Ticino non ci sarebbe stato questo
problema. So che l’hai detto tu, non volevo dirlo. Questo mi ha fatto subito
pensare, e se lei mi conferma magari anche con dei brevi cenni del capo queste
mie deduzioni, vado avanti poi con le successive riflessioni. Mi ha fatto pensare
che l’Idroscalo essendo cintato, sia in qualche modo, sì, un luogo con accesso al
pubblico, ma in qualche modo soggetto a regole diverse da quella che è la
balneazione sul Ticino, piuttosto che su una delle tante coste che ha l’Italia. E’
questo il problema, Presidente? Ossia, è un luogo diverso? E’ un luogo diverso.
Allora proseguo. Quello che mi chiedo, essendo un luogo diverso, qual è il titolo
che noi abbiamo in questo luogo. Mi spiego meglio, esiste forse una
responsabilità oggettiva della Provincia? Se qualcuno viene qui dentro, non so se
c’è qualcuno del pubblico, ma se qualcuno del pubblico venisse, incespica, cade e
si rompe una gamba, sappiamo benissimo che c’è comunque un’assicurazione
perché esiste la responsabilità oggettiva di quello che è il proprietario. Se uno
viene nel mio albergo idem, se uno va in un negozio, topicca, si rompe il naso,
l’assicurazione ripaga il naso. Quindi io volevo sapere se c’è una responsabilità
oggettiva per questo. Come passo successivo, se esiste un’assicurazione che copra
i danni che possono derivare da questa responsabilità oggettiva. Per ultimo,
Signor Presidente, se questa responsabilità oggettiva può essere estesa, mi
perdoni se qualcuno sa di diritto, io ne so molto poco, può essere estesa anche a
un qualche cosa come la culpa in vigilando, ossia che vada estesa anche nel
mancato dovere di vigilare in un luogo come l’Idroscalo. Sono domande
semplicissime che nulla tolgono ai pensieri espressi dai colleghi che mi hanno
preceduto e che sicuramente provocano oggettivo dolore in tutti noi per quello
che è accaduto, ma che purtroppo noi, come Consiglieri provinciali, pensiamo
anche a quello che è il pratico della questione. Ossia, vorremmo sapere se in
qualche modo queste persone, questi genitori, che probabilmente avranno loro,
ma non voglio avanzare delle ipotesi fantasiosa, una culpa in vigilando, ma se in
qualche modo saranno comunque risarciti, ammesso che si possa essere risarciti
da perdite così gravi, se comunque hanno l’aspettativa di avere qualche cosa, se
comunque ci sono delle conseguenze anche “penali” per chi ci rappresenta, ossia
il Presidente, che sarà in qualche modo tenuto a rispondere davanti alla
magistratura per quanto ho dianzi prospettato, ossia culpa in vigilando o che ne so
io. Pertanto se il Presidente volesse darmi brevissimamente delle risposte in
merito, le sarei grato, Presidente. Comunque sappia che ha tutta la solidarietà
mia, ma posso estenderla a quella del Gruppo cui appartengo per quanto deriva,
diciamo fastidio, ma non è un fastidio, perché purtroppo una tragedia di questo
genere è ben più di un fastidio, per quanto ne deriva anche a lei da questa
tragedia.”
Consigliere Del Nero: “Io volevo intervenire proprio perché devo dire che nel
dibattito non ci siano assolutamente polemiche, però volevo in particolare
sottolineare come su un fatto come questo, la morte di due bambini sia un fatto
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che debba farci interrogare tutti, ma assolutamente senza equivoci. Ci tenevo ad
esprimere invece personalmente il mio apprezzamento per l’intervento del
Presidente, che ho trovato assolutamente molto equilibrato e che lasciava poi
aperto il percorso a tutte le verifiche necessarie in questi casi. Certamente il
livello di sicurezza può sempre essere migliorato e la verifica, soprattutto, deve
essere costante, perché spesso cambiano le condizioni. Cambiano le condizioni
ambientali, il numero di persone che sono presenti, i fattori sono diversi. Però io
volevo sottolineare che, fatto ogni sforzo da questo punto di vista, non possiamo
assolutamente pensare che sia possibile arrivare anche in queste situazioni ad
avere tutto sotto controllo. C’è come l’idea talvolta in alcuni che tutto sia
possibile prevedere, predefinire, controllare. In quest’ottica, quando portiamo i
figli in montagna in una gira, in un viottolo uno scivola, allora…… Il livello di
sicurezza deve essere il più alto possibile, ma è assolutamente impensabile che al
di là di un interrogarsi, di un migliorarsi, si debba, di fronte a queste cose, cercare
la colpa. Si cerca la cosa che non va per migliorarla, ma non è pensabile che si
debba arrivare……, cioè che sia pensabile arrivare alla perfezione, alla sicurezza
assoluta, al fatto che è colpa di questo o dell’altro. Io ci tenevo questo a
sottolinearlo.
Mentre mi sembrava importante un aspetto, che sicuramente c’è, ma forse poteva
essere migliorato, e non è tanto il sistema complessivo, ma un sistema
informativo nei confronti dei frequentatori, in questo caso dell’Idroscalo, ma vale
per tutti gli ambiti. Io l’Idroscalo non l’ho mai frequentato da bagnante, però
rispetto ad altri punti di balneazione, rispetto al lago, che già è un ambito
abbastanza pericoloso, l’ambito dell’Idroscalo mi sembra, anche se più piccolo,
più a rischio, perché sembra sicuro, invece non lo è. Come il lago sembra più
sicuro del mare, invece secondo me è più pericoloso del mare. Il mare stesso
cambia, il mio mare venti anni fa era più pericoloso di oggi, ma non perché sono
cambiati i sistemi di sicurezza, ma perché oggi dopo un metro si scende e non si
tocca più, e quindi tutti sanno che dopo un metro non si tocca e o si sa nuotare o
si entra con il salvagente. Una volta avevamo 500 metri di spiaggia in cui l’acqua
arrivava al massimo alle ascelle, uno andava tranquillo, trovava la buca e non
tornava più fuori. Alle volte la pericolosità è maggiore in situazioni che sembrano
più sicure. Allora, l’aspetto informativo in gente che si avvicina per la prima
volta a quell’ambito, pensa che ci si possa muovere con la massima tranquillità e
sicurezza, forse questo è un aspetto che magari c’è già, però forse andrebbe
potenziato. In questo senso credo che appunto tutto è migliorabile, però ci tengo a
sottolinearlo, questi fatti devono aiutarci a migliorare, senza che diventino motivo
di scontro.”
Consigliere Bruschi: “Molto brevemente per dichiararmi anch’io soddisfatto della
metodologia proposta dal Presidente Penati. Ce lo siamo detti anche in riunione
capi Gruppo, non è questa l’occasione per fare delle polemiche. Approvo
l’indagine amministrativa e la procedura poi di comunicare i risultati
dell’indagine amministrativa alla commissione. Approvo altresì il fatto che si
voglia fare un checkup sui sistemi di sicurezza. Se poi dovessero emergere non
tanto responsabilità dirette su questo caso, ma se dovessero emergere smagliature
di altro tipo, ebbene sarà quella l’occasione di prendere un provvedimento più
generale in materia. In particolare, sarebbe opportuno ad esempio andare a
verificare, questa indubbiamente è una mia sottolineatura ma penso e spero che la
commissione amministrativa d’inchiesta voglia farlo, andare a verificare ad
esempio se rispetto al piano Cadeo e rispetto alle forze messe in campo
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dall’Amministrazione precedente ci sia stata qualche variazione in più o in meno,
cambio di sistemi o quant’altro. Non è una domanda retorica, è proprio una
domanda esplicita.
Altra partita, e non ne parlerò se non accennandone al Presidente del Consiglio
provinciale, io avevo intenzione caro Presidente Ortolina di sottolineare a lei
l’opportunità di un Consiglio provinciale dove si parli invece di Idroscalo, con un
tempo congruo, nel senso che aspetto che sia finito il clamore delle polemiche, se
pure ce ne saranno ancora, e spero non ce ne siano su queste morti, che l’indagine
amministrativa abbia chiuso il suo percorso mi auguro breve, perché ci sono altri
elementi nella gestione dell’Idroscalo che come Consigliere provinciale mi
permetto di giudicare non in maniera positiva, anzi in maniera assolutamente
negativa. Ribadisco, e sottolineo tre volte, non nell’ambito della sicurezza, dove
se ci sono state, ma posso dirle non credo avendo anch’io dei nipotini ad honorem
molto piccoli che trovo difficoltà a gestire la volta che mi trovo a gestirli.
Ebbene, chiuso quel capitolo secondo me se ne dovrà aprire un altro che si
chiama mancanza di sponsor, che si chiama utilizzo delle strutture. Ribadisco,
con un tempo congruo per impedire che una cosa si accavalli all’altra e che possa
venire soltanto il sospetto di una pretestuosità, ma è un argomento di cui
assolutamente dovremo parlare.”
Presidente del Consiglio: “Farò della proposta argomento di discussione in una
delle prossime sedute di Consiglio. Trovo la proposta ragionevole e condivisibile.
Prego Caputo.”
Consigliere Caputo: “La ringrazio Presidente. Io devo ringraziare tutti i
Consiglieri provinciali che sono intervenuti in questa serata, se mi permettete
forse ancora di più i Consiglieri di opposizione. Devo dire che si è svolto un
dibattito sereno, tranquillo, non ci sono state strumentalizzazioni, e questo dà un
segno di grande responsabilità di questo Consiglio provinciale. E’ avvenuta una
grave tragedia che tocca tutti noi in prima persona, perché la struttura Idroscalo è
nostra, nostra tra virgolette perché è ancora del Comune di Milano, pochi lo
sanno ma l’Idroscalo è ancora del Comune di Milano, c’è una questione annosa,
però è gestito da noi. Devo dire che di fronte alla morte di due bambini la pietas
umana è la prima cosa che appare in maniera esponenziale. E’ stato un dramma
che va affrontato con molta serenità, molta pacatezza, devo dire ha fatto bene il
Presidente Penati ad andare oltre, nel senso che il fatto che lui abbia detto che le
misure di sicurezza ci sono, e io ritengo che l’Assessore precedente, l’Assessore
Cadeo aveva ben lavorato, lo studio Cadeo era stato uno studio molto preciso,
molto attento su questa vicenda, che l’Assessore Dioli ha continuato, quindi tutto
bene, però è giusto, si vada oltre rispetto a questo. Cioè, anche se tutto
funzionava perfettamente comunque una tragedia ci sprona a fare sempre di più e
comunque più riguardo a quelle che sono le garanzie di sicurezza, anche se
sappiamo bene come sia difficile garantire una sicurezza su un luogo di svago
come l’Idroscalo dove c’è l’acqua. La montagna e l’acqua sono due elementi
eccezionali ma sicuramente pericolosi per chi li vive in prima persona.
Io vorrei andare ancora oltre quello che diceva prima il Presidente Penati. Tutto
bene, ottima anche la lettera che ha scritto sul Corriere della Sera, devo dire che i
media su questo hanno un po’ forse peccato di protagonismo sulla tragedia,
questo non è mai un fatto positivo, comunque è evidente che una tragedia fa
sempre notizia. E’ vero, c’è un problema di presenza di etnie diverse
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all’Idroscalo, quindi vi è un problema di migliorare quella che è anche la nostra
percezione di sicurezza e di spiegazione di quelle che sono le problematiche di
uno scalo, perché il milanese conosce l’Idroscalo, però a volte anche un milanese
ci casca e può avvenire una tragedia, ma soprattutto per chi non conosce
l’Idroscalo, la pericolosità di questa struttura, di queste acque, secondo me noi su
questo dobbiamo lavorare, quindi è un compito sicuramente gravoso per chi
gestisce, per l’Assessore, per i dirigenti. Ma su questo dobbiamo sforzarci perché
la presenza di etnie diverse, come dicevo prima, complica ancora di più la
presenza degli addetti nostri in questa struttura.
Io credo che da questa tragedia, dalle parole anche del Presidente Penati, si possa
andare oltre. L’Idroscalo è uno dei pochi polmoni verdi della Provincia di
Milano, del Comune di Milano, è uno dei pochi spazi verdi attrezzati dove si
possono fare diversi sport. E’ una struttura devo dire ancora importante per
questa città e per questa Provincia, è già per noi un fiore all’occhiello, io credo
che possiamo pensare all’Idroscalo ancora meglio, e non è solo quindi un
problema di sicurezza che ci riguarda, ma è un problema che va oltre questo, cioè
individuare l’Idroscalo come veramente una struttura modello dove si possono
svolgere momenti di ricreazione che sono dedicati al week-end, quindi al riposo,
alla tranquillità, allo svago per chi non può permettersi, sono tanti i milanesi che
non si possono permettere di andare al mare o in montagna e devono rimanere
qua a Milano, ma invece strutturarlo sempre di più come un momento anche di
divertimento per quanto riguarda i giovani e i ragazzi. Già molto è stato fatto ma
si può andare oltre rispetto a questo. Secondo me l’Idroscalo va ripensato,
possiamo lavorarci su questo. E’ una struttura importante, interessante da un
punto di vista fisico, non parlo solo di concerti che vanno fatti secondo me, sono
importanti, servono d’estate in una città che spesso e volentieri non offre molto,
invece secondo me anche su questo bisogna lavorarci di più. Ma lavorarci anche
da un punto di vista strutturale di attività, un momento sempre più dedicato ai
giovani e non solo ai giovani. Già molto, dicevo prima, è stato fatto ma secondo
me si può ancora lavorare.
C’è stata una tragedia, una tragedia gravissima su cui dobbiamo riflettere, credo
che la Provincia debba essere vicino a queste famiglie che hanno vissuto un
dramma, sono immigrati, hanno già vissuto un dramma di distacco dalle loro
case, dalle loro famiglie, sono venuti qua a lavorare, oltretutto immigrati regolari
che sono qui, danno molto anche alla nostra comunità. Quindi è una tragedia che
noi dobbiamo vivere in prima persona, e dare tutto quello che possiamo dare di
conforto economico, di conforto sociale, psicologico. Qualche assistente sociale
può stare vicino a queste persone perché è un dramma grosso perdere dei figli, è
giusto farlo, tutto quello che possiamo fare facciamolo. Poi ripensare invece alla
struttura dell’Idroscalo, già c’è, già è importante, già dà molto ai milanesi e alla
Provincia di Milano, io credo che possa dare di più ripensando ad un Idroscalo
nuovo. Io credo che potrebbe essere un obiettivo che questa Giunta si può dare in
un futuro anche rapido, nei prossimi mesi, nei prossimi anni. Quindi la
commissione d’inchiesta è una cosa, invece la commissione consiliare,
l’Assessore, i tecnici, possono pensare magari a qualcosa di più importante per il
futuro.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Mezzi.
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Consigliere Bernareggi: “Io vorrei brevemente intervenire per esprimere
innanzitutto un sentimento di cordoglio e di vicinanza alle famiglie che hanno
perso i loro bambini e nello stesso tempo vorrei esprimere la mia vicinanza e
simpatia sia al Presidente Penati che all’Assessore Dioli che si sono spesi in
questi giorni con grande attenzione per stare vicini alle famiglie, per capire di più
quanto sia successo e la testimonianza così dettagliata di quanto è avvenuto da
parte del Presidente lo documenta. Io credo che non siano stati giorni facili per il
Presidente e per l’Assessore Dioli in particolare, perché sui giornali si sono letti
commenti anche severi, ingiustamente severi. Credo che sia da riconoscere invece
quanto l’Idroscalo, proprio per quanto si è detto in precedenza, cioè sono già in
atto comunque delle procedure, delle regole che sono frutto di valutazioni, di
studi, anche di precedenti Amministrazioni Provinciali. Questo ci porta a dire che
non ci sono le condizioni per in qualche maniera additare qualcuno o
colpevolizzare qualcuno. Tanto meno sarebbe giusto che il Presidente o
l’Assessore si autocolpevolizzassero su questo. Io vorrei veramente esprimere una
sincera vicinanza, perché mi rendo conto di quanto possa essere difficile gestire
questo momento, e sia importante per loro sentire il Consiglio provinciale
unanimemente vicino a loro in questo momento, nel dire capiamo che quanto è
successo è molto grave, ma, attenzione, che esistono anche le disgrazie.
Nonostante tutta la sicurezza uno voglia mettere in campo, nonostante tutta
l’attenzione che uno possa mettere in campo, e non basta mai, esistono comunque
le disgrazie, esiste l’impossibilità fisica di poter prevenire tutto, e questo
purtroppo, al di là del meccanismo con cui è accaduto, è una disgrazia, è una
fatalità che forse non era possibile prevedere.
Credo che sia molto giusto comunque destinare risorse in termini di strutture, di
mezzi e di studi a che comunque si faccia ancora un passo in avanti in questa
direzione della sicurezza. Mi permetto in questo senso di aggiungere un elemento,
un suggerimento, a quanto si può proporre in futuro, cioè partendo dalla
constatazione che l’Idroscalo è diventato forse di più un polmone verde per gli
immigrati, per gli stranieri, che non per i milanesi, io sono andato diverse volte e,
dico la verità, la mia percezione è stata che i milanesi si stanno un po’
allontanando dall’Idroscalo e si stanno sempre di più invece avvicinando le
famiglie immigrate, straniere, che vedono in questo luogo un ambito che non
costa nel quale avere un po’ di refrigerio particolarmente durante l’estate. Io
credo che proprio perché queste persone magari sono nel nostro Paese da poco
tempo, forse meritano di essere istruite, in senso positivo, su come vivere
l’Idroscalo. Quindi forse un opuscolo, un volantino, un depliant, che descriva la
struttura e anche dica quali sono i pericoli cui si può andare incontro passando un
pomeriggio, una giornata, all’Idroscalo, forse potrebbe essere utile. E’ un
suggerimento che parte dalla considerazione che ci sono tanti immigrati che
vivono questo luogo, e forse già la considerazione che il Consigliere Gavazzi in
precedenza evidenziava, cioè per gli egiziani fare il bagno subito dopo il pasto,
forse pensando che l’acqua abbia la stessa temperatura che nel loro mare. Qui è
diverso, forse bisogna anche avvisarli, bisogna istruirli su questo. Concludo,
dicendo di nuovo grazie all’Assessore, al Presidente, per essere intervenuti con la
dovuta delicatezza e attenzione in questa vicenda. Auspico davvero che non ci sia
da parte loro una auto colpevolizzazione, credo fuori luogo e, ripeto, destiniamo,
sì, maggiori risorse, tenendo conto che la popolazione dell’Idroscalo è una
popolazione che non è propriamente e completamente milanese, quindi in questo
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senso una particolare attenzione anche negli strumenti di comunicazione con
questi utenti dell’Idroscalo.”
Nel frattempo è uscito dall’aula il Vice Segretario generale, dr.ssa. Liana Bavaro
Consigliere Foglia: “Abbiamo avuto modo all’inizio della seduta di ricordare,
l’ha fatto il Presidente Ortolina a nome di tutto il Consiglio, i due bambini
scomparsi tragicamente domenica, quindi credo che basti soltanto un accenno per
risottolineare la vicinanza nostra che si esprimerà anche attraverso atti concreti da
parte della Provincia nei confronti delle famiglie. Credo che sia stato giusto
anche, collega Bernareggi, esprimere solidarietà al Presidente e all’Assessore
Dioli che in queste ore sicuramente sono stati un po’ al centro dell’attenzione di
tutti, date anche le loro responsabilità, ma solidarietà anche ai lavoratori
dell’Idroscalo, e per lavoratori dell’Idroscalo intendo dire tutti coloro che da un
punto di vista della direzione, piuttosto che dell’incarico più esecutivo, non solo
abbiamo scoperto e abbiamo visto ora e nel recente passato si dedicano con
grande attenzione, ma sono quasi innamorati del loro lavoro e quindi curano ogni
minimo particolare perché tutto possa funzionare al meglio, con quello spirito di
servizio che deve essere normale in ogni lavoratore, ma anche con qualcosa in
più. Lo abbiamo verificato tutte quelle volte che abbiamo visitato come
commissari l’Idroscalo, quando ci hanno raccontato il lavoro che fanno, come lo
fanno e le ore che perdono anche in più rispetto a quanto dovuto. Ma la
solidarietà anche perché la tragedia alle volte è definita esattamente così, una
disgrazia, come dicevi tu, qualcosa che nonostante tutta la cura, la dedizione che
metti nel lavoro, dell’attenzione, nel fare le cose, ahimè c’è qualcosa che non
quadra, che sfugge al controllo.
Credo che la posizione espressa qui sia la posizione più giusta. Un’altra posizione
da parte del Presidente, da parte dell’Assessore, non l’avrei forse capita. Non è
una posizione di difesa, non è una posizione di chi dice quello che noi dovevamo
fare l’abbiamo fatto. No, è una posizione che dice ahinoi, nonostante tutto ci è
capitata questa disgrazia e dobbiamo intervenire immediatamente per cercare di
capire, come abbiamo detto tutti, che cosa è opportuno aggiungere rispetto ai
livelli di sicurezza che oggi ci sono. Quindi una posizione non solo tecnicamente
giusta, ma di buonsenso, da buon padre di famiglia che comunque avendo subito
una disgrazia non solo si duole di quanto è accaduto e si mette la coscienza a
posto dicendo ho fatto tutto quello che potevo, ma si spinge oltre, dice voglio che
non accada mai più e quindi metto in campo tutto quello che può servire a questo
scopo.
Noi abbiamo salutato felicemente nel corso degli ultimi anni tutto quello che la
passata Amministrazione aveva costruito attorno alla struttura Idroscalo. Chi era
qui prima lo può ricordare, eravamo noi all’opposizione, sempre cercavamo di
essere molto battaglieri su più fronti, tuttavia credo che era unanimemente
riconosciuto che sulla vicenda dell’innovazione che l’Assessore Cadeo aveva
portato, ci trovava particolarmente soddisfatti. Abbiamo avuto delle polemiche,
non eravamo d’accordo su alcune scelte che erano state fatte, e qui si parlava di
verifiche anche rispetto alla gestione di alcuni luoghi pubblici, però abbiamo
apprezzato insieme lo sforzo di portare ad un punto di eccellenza quello che
abbiamo sempre ritenuto non essere soltanto il luogo dei milanesi poveri che non
possono andare al mare vero e allora vanno lì, ma un luogo di incontro di
opportunità sportive e anche culturali. E quanto era stato fatto dalla passata
38
Amministrazione che guidava la Provincia, da questo punto di vista ci ha trovati
non sempre consenzienti però molto attenti alle novità che venivano portate.
Dunque il nostro pensiero non emerge ora, data la contingenza, e la posizione
espressa rispetto a quello che veniva chiamato il protocollo di sicurezza e così
via, è effettivamente la posizione che abbiamo sempre pensato, cioè un valido
strumento per far fronte anche all’incremento di partecipazione alle attività
dell’Idroscalo, una giusta ridefinizione della qualità delle modalità
dell’intervento, le telecamere, le colonnine aggiuntive SOS, la cartellonistica
scritta in più lingue. Non è un fatto di oggi, non ci accorgiamo da oggi che
l’Idroscalo è frequentato anche da comunità diverse, da tanto tempo a Milano
abbiamo presenze di cittadini stranieri, ormai sono milanesi quanto noi, hanno la
cittadinanza, quindi li dobbiamo ritenere tali.
Ecco, partire da una rivisitazione non critica ma aggiornata di quanto finora è
stato fatto, è sicuramente opportuno ed è l’unica arma, l’unico strumento vero,
concreto, al di là – nessuno oggi ha fatto demagogia, ci mancherebbe altro – delle
riflessioni anche molto personali, umane, di fronte ad una tragedia. E’ vero, la
pericolosità è maggiore dove ci si sente più sicuri alle volte, qualcuno l’ha detto
prima, e le caratteristiche dell’Idroscalo hanno un po’ questa qualità di essere un
luogo insidioso di per se stesso, una cava, la storia dell’Idroscalo credo la
conosciate tutti, ma con tutti quegli accorgimenti che mettono in allarme, che
mettono sul chi va là chi lo frequenta. E l’idea non nuova di implementare le
varie attività dentro quel parco verde, andavano anche verso questo senso.
L’Idroscalo non è soltanto la pozza d’acqua dove ti puoi buttare quando fa caldo,
l’Idroscalo è un luogo polifunzionale dove si possono sviluppare molte attività,
ma dove l’insidiosità del corso d’acqua, dello specchio d’acqua, richiede
comunque un’aggiunta di attenzione, un’aggiunta di sorveglianza che appunto è
stata nel corso di questi anni realizzata si credeva fino a questo momento, ma
forse lo sarà ancora, al top. Mi dicevano che ci sono due certificazioni ISO
rilasciate rispetto alla qualità, chi poi se ne è occupato più da vicino sa anche i
termini tecnici, sulla qualità del servizio e dell’accoglienza e dell’assistenza e
della prevenzione.
Dunque più che dolerci ovviamente non possiamo fare, ma più che spingerci
oltre, come è stato da tanti auspicato, come introduceva lo stesso Presidente
Penati, credo che noi non possiamo fare, sarà già molto.
Una battuta soltanto, e concludo, sulla commissione d’inchiesta che in qualche
modo è stata evocata da qualche collega. Io credo che intanto bisogna avere delle
qualità tecniche, siamo in presenza di una struttura complessa, con delle
certificazioni ISO che non vengono rilasciate dal primo che passa di lì. Siamo in
presenza di un protocollo sulla sicurezza, è stato sottolineato più volte, con delle
caratteristiche di altissima qualità, la magistratura sta indagando rispetto
all’episodio specifico. Queste tre o quattro questioni io credo che dobbiamo
guardarle con attenzione ma lasciarle scorrere per il verso che devono
intraprendere. In ogni circostanza noi diciamo che abbiamo fiducia nell’operato
della magistratura, e seguiremo con attenzione l’evoluzione di tutta la vicenda.
Altra cosa è, se non sbaglio la suggeriva anche il collega Caputo, prospettare che
la commissione invece lavori su un’evoluzione futura, un miglioramento
ulteriore, complessivo della qualità, della gestione, della sicurezza dentro
l’Idroscalo. Ad esempio la revisione del protocollo di sicurezza, fatta da tecnici
ovviamente, non da noi che siamo incompetenti, potrà vedere dei momenti di
39
convocazione della commissione per andare a riferire sullo stato,
sull’aggiornamento della situazione.
Io mi fermerei qui, ripeto e sottolineo sono molto più soddisfatto di
un’Amministrazione pubblica che non si ferma, non allarga le braccia e dice va
beh, è successo, cosa ci possiamo fare, sono molto più contento di
un’Amministrazione pubblica che dice comunque mi devo porre un problema,
proprio perché è una tragedia, una disgrazia, vorrei evitare che accada qualcosa di
impensabile e di inimmaginabile. Per cui vanno bene secondo me le proposte su
una più attenta informazione dell’utenza, tutto quello che possiamo fare in più di
quello che già si fa, perché ci sono cose che già si fanno, implementarla come è
stato detto dal Presidente – concludo – e avere appunto dei momenti di
comunicazione tra l’Assessore Dioli, il Presidente, il Consiglio e la commissione
per capire a che punto siamo con l’evoluzione di tutta la vicenda.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Barzaghi.
Consigliere Barbaro: “Umanamente oggi pomeriggio mi ha portato a fare una
riflessione. La riflessione riguarda che il Consiglio provinciale, suo malgrado, è
stato chiamato a riflettere rispetto alla tragedia che purtroppo si è consumata
domenica all’interno dell’Idroscalo e che purtroppo ha registrato l’annegamento
di due bimbi. Questa amarezza, questo sconcerto umano, oggi mi viene
leggermente colmato perché ho potuto riscontrare in quest’aula, e citerò anche i
colleghi che fanno parte della minoranza, o dell’opposizione, come la si voglia
chiamare, che si sono distinti per alto senso di responsabilità. Quindi ho
riscontrato maturità umana e istituzionale. Maturità umana e istituzionale, vuol
dire che abbiamo capito il dramma, stiamo cercando di sforzarci per adoperare
tutti gli strumenti, come ricordava Foglia qualche istante fa, affinché queste
tragedie non avvengano più e quindi non ci siamo chiusi nella rassegnazione. Non
c’è rassegnazione. Ma io credo che non voglia essere una dichiarazione di
circostanza nell’esprimere, credo, a nome di tutti noi, quindi non metto più
separatamente maggioranza e minoranza, gli uomini, le donne, le persone che
sono in quest’aula esprimono profondo cordoglio alla famiglia. E aggiungo, come
uomo con i capelli bianchi, che la peggiore disgrazia in assoluto che la vita ti
possa riservare, è la perdita di un figlio. Ma dicevo poc’anzi che mi ha colmato
un po’ di amarezza, di sconforto, quando ho sentito domenica la notizia, quando
l’ho sentita veramente senza nessuna retorica o pietismo di circostanza, andrei
contro la mia cultura e la mia natura, oggi ho potuto anche registrare un altro
elemento positivo. Io non sto parlando adesso come appartenente alla
maggioranza di centrosinistra, è la persona Mario Barbaro che sta parlando con i
suoi sentimenti, con le sue debolezze. Oggi il Presidente Penati ha fatto una
relazione in cui mi riconosco in pieno per i contenuti, per i sentimenti umani, non
l’ha liquidato come un incidente di percorso, con rassegnazione, è successo, okay,
pazienza. Io apprezzato altresì la lettera che ha fatto pubblicare il nostro
Presidente sul Corriere, un invito, se non l’avete letta, leggetela. Leggetela perché
è una lettera scritta con il cuore, è una lettera scritta con l’amore di un padre di
famiglia. Guardate, che non voglio fare sviolinate perché scivolerei nella
dissacrazione totale di una povertà umana che sarebbe incomprensibile. Quindi
vivo apprezzamento al Presidente, ma voglio altresì esprimere fraterna solidarietà
e vicinanza al nostro Assessore Irma Dioli, con una preghiera, amica Irma, il
trauma è brutto, tremendo, ti prego non devi metabolizzarlo come una colpa tua
40
personale. E’ un invito che ti faccio sempre da uomo. Tutto ciò che potevi fare
l’hai fatto e continuerai a farlo.
Io non voglio addentrarmi, al di là del tempo, su tecnicismi per quanto riguarda il
rafforzamento del servizio di sicurezza. Dichiaro soltanto che condivido l’analisi
e le proposte del Presidente, della sua Giunta, per quanto concerne di spendere
tutte le energie che possediamo affinché simili drammi non avvengano più. Era
questo il motivo della mia tranquillità, della nostra tranquillità, perché sappiamo
che saranno percorse tutte le strade per rendere più sicuro il vivere all’interno
dell’Idroscalo. Nessuno l’ha chiesto al Presidente Penati, quindi è stata una sua
vera testimonianza di quell’attenzione che ha saputo dimostrare, istituendo anche
una commissione d’inchiesta interna, non confondendo con l’autorità giudiziaria
che ha tutto un suo percorso, spero di avere interpretato bene il pensiero del
Presidente, per possedere il massimo possibile di elementi e di studi che gli
consentano poi di assumere delle iniziative amministrative utili per quanto
riguarda questo dramma umano.
Io concludo, certo di interpretare i sentimenti di tutti noi, del mio Gruppo in
particolar modo, perché sto prendendo io la parola, di dirvi che vi saremo vicini,
non basta soltanto in termini di enunciazione, di dichiarazione di circostanza.
Presidente Penati, io e il mio Gruppo, se mi è permetto tutti noi, le saremo vicini
unitamente all’Assessore per superare questa tragedia, questo dramma umano.”
Presidente del Consiglio: “Credo che sia opportuno, se non inevitabile, dare
ancora qualche minuto per una breve replica al Presidente Penati. Aggiungo
anch’io a titolo personale che mi compiaccio per la qualità, la serietà e la
pacatezza di questo dibattito, che dimostra che siamo persone serie e responsabili.
Ciò detto, do la parola a Penati per una breve replica, grazie.”
Nel frattempo è uscito dall’aula l’Assessore Ezio Casati.
Presidente della Provincia Penati: “Io davvero sono commosso, sono
favorevolmente impressionato per il dibattito che è avvenuto oggi. Poi, siccome
faccio l’amministratore, facciamo gli amministratori, i buoni sentimenti sono
importanti, però poi bisogna assumere qualche decisione. Credo che ci sia in tutti
noi oggi, questo è il dato che voglio sottolineare, la consapevolezza che
comunque non si può, lo ricordava adesso Barbaro, tanti interventi, non si può far
finta di niente, oppure dire che siamo tranquilli sulla sicurezza, perché poi è un
problema che riguarda oltretutto le nostre coscienze, come noi ci sentiamo di
doverlo fare. Però vorrei fugare un dubbio subito. Il dibattito di questa sera è un
dibattito che ci responsabilizza, perché io accolgo con grande favore, e vi
ringrazio davvero, anche a nome dell’Assessore, per il tipo di dibattito che è
avvenuto, per le cose che sono state dette, per i contributi che sono venuti fuori.
Ma devo rispondere oggi assumendomi degli impegni rispetto a questo Consiglio
provinciale, per fugare in tutti noi il dubbio che adesso si incassa il bonus della
collaborazione, la si ricerca in un momento di difficoltà e poi la si mette in un
cassetto e si continua ad andare avanti come se nulla fosse.
Credo che sia la migliore risposta, al di là delle testimonianze, di un dibattito che
è stato davvero civile, serio e all’altezza dell’istituzione che noi tutti
rappresentiamo, richiedere che ci sia anche da parte mia, da parte della mia
Giunta, una risposta che sia altrettanto all’altezza, che sia impegnativa. Io credo
che due sono i filoni su cui dobbiamo muoverci. Uno è, intanto facciamo ciò che
41
è possibile fare subito per implementare la sicurezza, e lo faremo già da sabato e
domenica, facciamo rapidamente il checkup della situazione della sicurezza
rivolgendosi ad una società, la migliore che c’è, ammesso che si possa stabilire a
priori chi c’è che fa questo lavoro, per farci dire quali sono gli interventi
strutturali e quali sono gli standard della sicurezza, anche in virtù del fatto che in
questi anni, dopo il protocollo Cadeo, sono cambiati i numeri delle persone, è
cambiata la composizione delle persone, sono cambiate le situazioni. Quindi,
secondo impegno rapido da questo punto di vista, la commissione d’indagine
deve riferire alla commissione competente, ma l’altro filone interessante è quello
se da questa occasione noi non pensiamo di cominciare a ragionare su un progetto
di come noi rimettiamo in moto il nuovo Idroscalo, come l’ha definito Roberto
Caputo, ma come era ritornato in alcuni interventi. Cioè, a partire dalle forme di
gestione dell’Idroscalo. Oggi la legislazione ci consente, senza dover privatizzare
niente, non è questo il tema, perché privatizzare vuol dire poi delegare ad altri,
magari, non è questo il tema, ma ci sono forme di gestione che hanno maggiore
efficienza dal punto di vista aziendale, penso alle aziende speciali o all’ente che
ha proposto De Nicola, piuttosto che altre forme, in cui c’è una maggiore
possibilità di un’espressione di managerialità e di efficienza del sistema di
gestione. Valutiamolo da questo punto di vista. Credo che al di là dello sponsor
che va ricercato, e posso testimoniare che le ricerche sono davvero……, ci siamo
affidati anche ad una società, non è semplice trovarlo perché probabilmente anche
il periodo di recessione economica non ha aiutato. Ma io credo che a fianco di
questo noi dobbiamo valutare se c’è la possibilità di mettere a resa economica
tutte le potenzialità che l’Idroscalo offre, in aggiunta a quello che potrebbe essere
uno sponsor, e che non sono certo di poter garantire che oggi noi riusciamo a
mettere tutte quante a resa quelle potenzialità che ci sono, dentro una
razionalizzazione ed una maggiore efficienza del sistema delle relazioni con i
privati che interagiscono con il sistema Idroscalo.
L’altra questione è come noi meglio qualifichiamo l’idea di fondo dell’Idroscalo.
Quello che mi ha colpito in questi giorni, insieme all’attacco che c’è stato,
rispetto a questa vicenda drammatica, è stato un tentativo insistito di far diventare
l’Idroscalo come qualcosa di serie B, come una pozza maleodorante, putrida, non
un posto di risulta. Non è più il mare dei milanesi, è qualcosa d’altro. Intanto mi
piacerebbe sapere se quei due bambini che sono di cinque anni e mezzo e sei anni
e mezzo e le loro famiglie sono qui da quindici, se non sono due milanesi che
hanno perso la vita all’Idroscalo. Ma è il mare dei milanesi, deve essere il luogo
delle famiglie. Allora noi come meglio costruiamo una serie di interenti
strutturali perché diventi sempre di più un luogo che risponde alle esigenze
moderne che cambiano nel tempo rispetto a tre grandi filoni: lo sport, la salute e
il tempo libero, la famiglia come momento di svago e di tempo libero. Quindi
l’intrattenimento, la proposta culturale, ma dentro una logica di un grande parco
urbano, qui il tema fondamentale è l’acqua, e che quindi diventa l’elemento
caratterizzante dello stare in quel luogo, ma con queste finalità di essere un luogo
moderno, da questo punto di vista, cogliendo una sfida anche per il centrosinistra,
lo dico per la mia maggioranza. Noi tutti abbiamo sempre riconosciuto che una
delle grandi realizzazioni che aveva fatto la precedente Amministrazione
sull’Idroscalo, non c’erano assolutamente dubbi, lì si è compiuta un’opera
importante e positiva. Quindi non veniamo da una situazione che deve essere
ribaltata, ma veniamo da uno standard di livello qualitativo alto, con un’idea di
fondo rispetto all’Idroscalo che, secondo me, deve essere via via sviluppata,
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rimessa alla prova e trovate forme di modernizzazione di questa idea e anche
dentro forme di innovazione negli aspetti gestionali.
Io colgo questo secondo filone, questa sfida, e dico che l’ipotesi di Bruschi, oggi
sono per dire assumiamoci l’impegno, costruiamo insieme alla conferenza capi
Gruppo e alla commissione, un percorso che non sia troppo lungo, ma sia il più
breve possibile, dove arriviamo dando dati, proposte, ipotesi, e costruiamo
insieme un’ipotesi progettuale, strategica, di medio periodo, di come noi
rilanciamo sulla base qualitativa già alta, le funzioni, l’immagine, lo stare
all’Idroscalo e la sua gestione dal punto di vista anche imprenditoriale e della
capacità manageriale. Io le due cose le vedrei assieme, una grande occasione.
Rivediamo il discorso della sicurezza subito, rivediamolo in termini strutturali e
strategici e ripartiamo rimettendo la testa per costruire insieme un grande
progetto che, a partire da una grande realizzazione che è stata fatta nel passato,
rilanci anche dal punto di vista dell’economicità e dell’efficienza gestionale
complessivamente il sistema Idroscalo.
Io credo che questo sia il modo onesto, non migliore, l’unico modo onesto che ha
la mia Amministrazione, la mia Giunta, di rispondere a ……, alla correttezza ed
alla civiltà del dibattito di questa sera. C’è stato un momento alto del lavoro del
Consiglio provinciale, noi non possiamo a questo punto deludere le aspettative e
gli impegni, le aperture di credito che sono venute questa sera. Lavoriamo
assieme per costruire un percorso nel più breve tempo possibile, nulla vieta che,
se saranno riscontrate responsabilità da parte della commissione d’indagine o da
parte della magistratura, queste verranno perseguite, non deve inficiare ciò che
invece è un percorso che, a partire da una tragedia, ci rimette tutti in discussione,
perché non siamo sazi di un buon livello qualitativo, di uno standard di sicurezza
accettabile, ma vogliamo costruire qualcosa e con questa disponibilità data oggi
dal Consiglio, con questo impulso dato oggi al Consiglio, lo trovo estremamente
importante, costruire una prospettiva che migliori sia la sicurezza ma anche la
qualità dell’offerta dell’Idroscalo.”
Presidente del Consiglio: “Solo trenta secondi perché il dibattito lo consideriamo
chiuso, Gavazzi.”
Consigliere Gavazzi: “Presidente, è per dissentire su una cosa sola, il discorso della
privatizzazione. Ripeto, non entro nel merito di cosa si possa fare sulla terra, l’ho detto
prima, qualsiasi cosa, con l’acqua non si scherza. Non si scherza assolutissimamente,
quindi o si mette il divieto di balneazione o l’unico sistema è l’assistente bagnante. Non
ce ne sono altri; Presidente, non c’è bisogno di nessunissima commissione, perché se
c’è l’assistente bagnanti, io le porto un esempio semplice, lei calcoli esclusivamente la
riviera ligure e la riviera romagnola come sono organizzate, quando c’è un affogamento
è quando c’è la bandiera rossa. Adesso non voglio fare……, però quando c’è la
bandiera rossa di pericolo. Si era capito? Quando c’è la bandiera rossa, se c’è
l’assistente bagnante che ha un perimetro ben definito di controllo, guardate che si
abbattono i casi di annegamento veramente di oltre il 90/99%. E’ l’unica soluzione, o il
divieto di balneazione, ma è un po’ come sciacquarsi le mani con il divieto di
balneazione. Nel caso specifico dell’Idroscalo, io continuo a ripetere, c’era De Gaspari
prima che diceva che il bambino non urla, ma il problema è che non si urla perché fino a
quando si ha aria nei polmoni stai a galla, cioè si beve con il movimento delle mani nel
cercare di stare a galla, ma sei a galla. Congestione è tutt’altra roba.
43
Ripeto, Presidente, l’assistente bagnanti ha un costo, quello è un costo sociale, io
la penso in questo modo.”
Presidente del Consiglio: “ Possiamo
argomento? Prego Clerici.”
chiudere
qui
il
dibattito
su
questo
Consigliere Clerici: “Io avevo posto due semplicissime domande, che credo le
risposte interessino tutti, al Presidente Penati, gli è rimasto nella penna. Gli è
rimasto nella penna, perché so che ha preso nota.”
Presidente della Provincia Penati: “Mi scuso. Sulle responsabilità, esiste una
responsabilità oggettiva, nel senso che chiunque è padrone o titolare di pubblico
esercizio, di un immobile o di uno spazio, quello è uno spazio di proprietà
pubblica, ma non è considerato, essendo uno spazio che ha dei varchi di accesso è
soggetto a responsabilità oggettiva. Non sono un legale, quindi vado per
esperienza, per ragionamento. E’ chiaro che anche qui cosa uscirà dall’autopsia
potrebbe essere dirimente, facciamo l’ipotesi che siano caduti in acqua dopo aver
battuto la testa su un sasso, potrebbe essere una responsabilità oggettiva di un
certo tipo. Uno dei due ha avuto la congestione perché è andato in acqua troppo a
ridosso del pranzo, evidenzia un’altra responsabilità oggettiva che sta in capo ai
genitori. È evidente. Quindi bisogna valutare qual è il tipo. Però siamo coperti da
polizza assicurativa. Naturalmente lei sa che tutte le polizze di assicurazione non
esimono dalla responsabilità personale, a maggior ragione dalle responsabilità di
carattere penale.”
Nel frattempo è uscito dall’aula il Consigliere Tranquillino. (presenti 41)
Presidente del Consiglio: “Bene, possiamo dichiarare chiuso l’argomento allora.”
Il Presidente del Consiglio pone quindi in trattazione lo.
ARGOMENTO N. 23 DELL’ORDINE DEL GIORNO - Comunicazione della
deliberazione della Giunta provinciale del 3 maggio 2007, n. 285/2007, atti n.
99606/2007/9.5/2006/9467, avente ad oggetto: Comitato di candidatura Expo - Milano
2015. Quota spese a carico della Provincia.
Presidente del Consiglio: “Io devo formalmente comunicare, voi sapete che il
regolamento prevede ciò, che ai sensi del regolamento di contabilità la Giunta ha
assunto una deliberazione di prelievo dal fondo di riserva in relazione alle spese di sua
competenza per il comitato Expo Milano 2015, delibera di Giunta che come sapete va
formalmente comunicata al Consiglio, cosa che sto facendo formalmente. (intervento
fuori microfono). Prego, la parola a De Nicola.”
Consigliere De Nicola: “Io prendo atto della delibera che lei ha citato, se fosse lecito
vorrei sapere a quanto ammonta.”
Presidente del Consiglio: “€ 750.000 sugli esercizi finanziari 2007, 2008, 2009.”
Consigliere De Nicola: “E corrisponde percentualmente a quanto?”
44
Presidente del Consiglio: “Qui c’è la delibera di Giunta, ovviamente è consegnata la
delibera di Giunta.”
Consigliere De Nicola: “Perfetto, grazie.”
Presidente del Consiglio: “L’Ufficio di Presidenza è del parere, sentita anche la
relazione di Penati, che questo ordine del giorno non debba essere messo in discussione
oggi, anche perché, tra l’altro, di fatto va a chiedere la revoca di un provvedimento
dirigenziale che non è materia di nostra competenza. Dopodiché, se la minoranza non è
d’accordo, io metto ai voti se passare ai voti oppure no. Prego Bruschi.”
Consigliere Bruschi: “Naturalmente sono rispettoso di quanto deciso dall’Ufficio di
Presidenza, ma chiederei una verifica rispetto all’aula. L’urgenza dell’ordine del giorno
è motivata dal fatto che domenica c’è uno sfratto esecutivo. Le motivazioni addottemi
dall’Assessore per un cambiamento repentino di opinione da parte
dell’Amministrazione non mi hanno soddisfatto, altrimenti, come avevo già dichiarato
in conferenza capi Gruppo, avrei ritirato l’ordine del giorno. Per cui chiedo il voto
dell’aula sull’opportunità o meno di discuterlo oggi.”
Presidente del Consiglio: “E’ chiaro l’argomento. Metto in discussione se mettere
in discussione – scusate il giro di parole – l’ordine del giorno Bruschi. Chi è
favorevole a discuterlo voti sì, chi è contrario voti no, chi si astiene…… Metto in
votazione la proposta, dichiaro aperta la votazione.”
Il Presidente del Consiglio sottopone ai voti del Consiglio la proposta di
discussione dell’ordine del giorno n. 2/43.
Il Presidente del Consiglio dà inizio alla votazione con sistema elettronico.
Assenti al momento della votazione i Consiglieri Accame, Albetti, Caputo, Colli,
Dapei, Elli, Fortunati, Fratus, Greco, Guerra, Maestri, Meroni, Musciacchio, Patta e
Tranquillino.
E così risultano presenti il Presidente della Provincia Penati e 30 Consiglieri.
Non partecipa al voto il Consigliere Comincini.
Terminate le operazioni di voto, dichiara respinta la proposta di discussione
dell’ordine del giorno n. 2/43 con ventuno voti contrari, otto a favore (Consiglieri
Bruschi, Clerici, Del Nero, De Nicola, Esposito, Gavazzi, Lombardi, Russomanno) e
un astenuto (Consigliere Bernareggi).
Il Presidente del Consiglio dà atto del risultato della votazione.
Presidente del Consiglio: “L’ordine del giorno non viene messo in discussione.
Ho suggerimenti e pressioni per chiudere qua la seduta, considerata una serie di
elementi, ivi compreso ovviamente momenti di campagna elettorale. Mi permetto
di far mia la proposta e dirvi che ci diamo appuntamento a martedì prossimo.”
45
Dopodiché, alle ore 19.18 del 17 maggio 2007, il Presidente del Consiglio toglie la
seduta e significa che il Consiglio è convocato per il giorno 22 maggio 2007.
Del che si è redatto il presente verbale che viene come in appresso sottoscritto.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
(Vincenzo Ortolina)
IL SEGRETARIO GENERALE
(Antonino Princiotta)
per l’argomento n. 22 dell’ordine del giorno:
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
(Vincenzo Ortolina)
IL VICE SEGRETARIO GENERALE
(Liana Bavaro)
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17 maggio 2007 - Città metropolitana di Milano