Il futuro del settore “Tessile,
abbigliamento e calzature”
in Europa
CCMI
Indice sommario
Prefazione di Joost van Iersel, presidente della CCMI
5
Introduzione di Günter Verheugen, vicepresidente della Commissione europea
e commissario europeo per le Imprese e l’Industria
7
Introduzione di Vladimír Špidla, commissario europeo per l’Occupazione,
gli affari sociali e le pari opportunità
9
Sintesi illustrata della relazione informativa della CCMI sul tema L’evoluzione
dell’industria tessile e calzaturiera europea (CCMI/041)
11
Resoconto dell’audizione svoltasi a Vila Nova de Famalicão
27
Interviste a partecipanti all’audizione di Vila Nova de Famalicão
43
Informazioni generali sulla CCMI
53
Prefazione di Joost van Iersel,
presidente della ccmI
La scelta della commissione consultiva per le trasformazioni
industriali (CCMI) di dedicare un’approfondita ricerca al settore
del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature non è casuale:
infatti, trattandosi di una componente chiave della base
industriale europea, esso è senz’altro meritevole di un’analisi a
sé stante. Questo settore, che un tempo appariva assediato da
ogni parte dai problemi legati a un’immagine negativa, a un
futuro incerto e al cosiddetto flagello della globalizzazione, è
in realtà emblematico di come si possa far fronte alle sfide del
mondo commerciale moderno. Come vedrete dalle conclusioni
raggiunte dalla CCMI nei vari progetti da essa realizzati in
materia, e qui integralmente raccolti, la storia di questo
comparto è una lezione di adattabilità e resilienza, che mostra i
vantaggi di un’azione concertata e coordinata da parte di tutte
le parti sociali. Noterete inoltre che, nonostante una parziale
delocalizzazione, il futuro si presenta radioso, e non mancherete
di cogliere come tale risultato sia dovuto in misura straordinaria
agli sforzi profusi dal settore stesso.
Questo successo è reale, e sono felice di potervene dare notizia.
Le origini della presente ricerca, tuttavia, risalgono a qualche
tempo prima, e sono da ricercare sia nei principi guida che
hanno ispirato i lavori dell’intera commissione consultiva sia nei
risultati delle attività condotte in precedenza dalla CCMI.
Il ruolo della CCMI consiste nell’esaminare le problematiche
legate alle trasformazioni industriali in un’ampia gamma
di settori particolarmente colpiti dalla modernizzazione
dell’economia. A tal fine si avvale di una composizione unica
nel suo genere (membri del CeSe a cui si aggiungono delegati
esterni) e di un approccio teorico ben definito. Quest’ultimo
si divide in due orientamenti principali: l’anticipazione delle
trasformazioni dell’industria europea in generale e l’approccio
settoriale integrato. In senso lato si può parlare rispettivamente
di una prospettiva orizzontale e di una prospettiva verticale.
due anni fa la CCMI ha svolto un esame approfondito dell’impatto
delle delocalizzazioni su diversi settori dell’economia europea.
Questo progetto su ampia scala ha portato a molte conclusioni,
tra cui la constatazione del fatto che identificare, definire, valutare
e analizzare un fenomeno come la delocalizzazione è cosa
estremamente difficile. Sapevamo che si trattava di un processo
in atto, ma non sempre siamo riusciti a coglierlo, tranne che nel
5
settore del tessile, dell’abbigliamento, delle calzature e del cuoio:
pertanto, al momento di scegliere l’argomento del presente
studio, abbiamo tenuto conto di questo dato importante. Questo
lavoro trae origine dallo studio sulla delocalizzazione, per cui in
questo caso la prospettiva verticale è stata definita da quella
orizzontale. Per giunta, anche la tempistica dell’operazione era
favorevole, visto che lo studio sarebbe stato ultimato nell’arco
della presidenza portoghese.
una volta chiarito il perché, desidero ora spendere alcune parole
sull’oggetto di questa pubblicazione.
6
I settori del tessile e dell’abbigliamento sono stati esaminati
di recente da un gruppo ad alto livello e da numerosi altri
organismi, i quali li hanno studiati e commentati da tutta una
serie di angolazioni. Che cosa rende unico il corpus della CCMI
sull’argomento? Il fatto che essa ha cercato sistematicamente
di stabilire in quale misura gli studi condotti al livello di settore
riflettano la realtà sul terreno. Le conclusioni raggiunte da altri, ad
esempio dal già menzionato gruppo ad alto livello, rispecchiano
davvero le esperienze sul campo? La CCMI si è sforzata in ogni
momento di abbinare e fondere la dimensione territoriale e
quella settoriale. Il vero valore aggiunto di questo corpus sta
quindi nella sua applicabilità alle situazioni reali, il che lo rende
uno strumento diagnostico di estrema importanza.
Vi invito a fare buon uso di questa antologia relativa al settore
del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature, giacché le
lezioni apprese in quest’ambito potrebbero e dovrebbero
essere applicate anche altrove. Vi sono settori che necessitano
di miglioramenti e altri che richiedono costanti trasformazioni
per tenere il passo con un’industria molto dinamica. una cosa è
certa, e sarà chiara anche a tutti coloro che consulteranno questo
opuscolo: l’industria europea del tessile, dell’abbigliamento
e delle calzature è innovativa, guarda avanti e ha davanti a sé
un futuro luminoso. L’auspicio è che la presente pubblicazione
possa offrire un contributo sia pure modesto a tal fine.
Buona lettura.
Joost van Iersel,
presidente della CCMI
Introduzione di Günter Verheugen,
vicepresidente della commissione europea e
commissario europeo per le Imprese e l’Industria
Il settore europeo del tessile, dell’abbigliamento e delle
calzature è un settore manifatturiero fondamentale per l’unione
europea: il suo contributo all’occupazione e alla creazione di
valore aggiunto nell’economia europea riveste un’importanza
notevole. Nel corso degli anni, esso ha dimostrato un’enorme
resistenza alla feroce concorrenza mondiale in atto e questa
sua capacità di adattamento va salvaguardata. La produzione di
articoli tecnici e di moda innovativi e di elevata qualità richiede
un incremento dell’innovazione tecnologica e una manodopera
qualificata dotata di migliori competenze. Per incoraggiare la
competitività di quest’industria, i poteri pubblici devono creare
un contesto che favorisca gli investimenti nell’innovazione, nella
ricerca e nelle qualifiche della forza lavoro e garantire un’efficace
tutela dei diritti di proprietà intellettuale. Buona parte della
ricchezza generata dai settori industriali altamente specializzati
e innovativi proviene dalle esportazioni: sappiamo che, per
essere competitivi sui mercati mondiali, dobbiamo assicurarci
l’accesso ai mercati dei paesi terzi e creare condizioni omogenee
per tutte le imprese europee.
Assistiamo inoltre all’emergere di nuove sfide dovute ai
cambiamenti climatici e all’aumento dei prezzi dell’energia
e delle materia prime, che incideranno anche sulle attività di
questo settore. Le imprese devono trasformare queste sfide in
opportunità razionalizzando l’uso dell’energia e delle materie
prime e migliorando l’innovazione e l’eccellenza.
Il settore tessile, dell’abbigliamento e calzaturiero ha subito un
processo di continua ristrutturazione e modernizzazione che ha
esercitato un forte impatto sull’occupazione e sulle condizioni
socioeconomiche delle regioni che dipendono dalle attività di
questo settore. Occorre anticipare questi sviluppi e incentivare
le aziende ad accettare il cambiamento e ad adeguarsi alle
nuove condizioni.
esprimiamo apprezzamento per le iniziative adottate dalla
commissione consultiva per le trasformazioni industriali
del Comitato economico e sociale europeo per esplorare
le sfide affrontate negli ultimi anni dall’industria tessile,
dell’abbigliamento e calzaturiera e accogliamo con favore
questo suo nuovo opuscolo, che formula una serie di importanti
raccomandazioni miranti a rafforzare la competitività di queste
industrie sui mercati internazionali.
7
Le conclusioni della relazione coincidono fortemente con
l’analisi della Commissione europea e con la strategia per la
politica industriale da questa adottata nel 2005.
La Commissione ha elaborato una strategia integrata volta a dare
più coerenza alla politiche applicate alle industrie manifatturiere.
Le misure praticate oggi – ad esempio quelle riguardanti i
consumatori, l’ambiente, la concorrenza e il commercio - sono per
la maggior parte di tipo orizzontale. Ma dobbiamo anche essere
consapevoli delle specificità di ogni singolo settore e tenerne
conto. Abbiamo creato strumenti per stimolare l’innovazione,
la conoscenza e l’eccellenza e proseguiremo i nostri sforzi per
rafforzare la competitività di queste industrie.
Mi auguro che il presente opuscolo contribuisca a far conoscere
meglio i meriti dell’industria tessile e dell’abbigliamento
europea e a sensibilizzare i cittadini alle sfide cui è confrontata
nel contesto della globalizzazione attuale.
Günter Verheugen,
vicepresidente della Commissione europea
8
Introduzione di Vladimír Špidla,
commissario europeo per l’occupazione,
gli affari sociali e le pari opportunità
È con grande piacere che mi accingo a recare il mio contributo
all’opuscolo della CCMI del Comitato economico e sociale
europeo dedicato al settore «tessile, abbigliamento e
calzature».
Con i suoi 3,2 milioni di addetti, pari al 9,3% del totale degli
occupati dell’ue, con le sue 250.000 imprese e un giro
d’affari complessivo di 240 miliardi di euro, il settore «tessile,
abbigliamento e calzature» realizza il 4% del valore aggiunto
globale dell’industria manifatturiera dell’unione europea.
Queste sole cifre dimostrano, meglio di qualsiasi discorso,
l’importanza strategica del settore.
detto ciò, non si può negare che questo settore debba far fronte
a una serie di sfide di rilievo, alcune delle quali menzionate e
discusse nella relazione informativa della CCMI:
• la globalizzazione, che rafforza la posizione di paesi terzi molto
competitivi rispetto all’europa, segnatamente la Cina e l’India,
e rende quindi necessario garantire fra l’altro l’applicazione
della nozione e della filosofia del «lavoro dignitoso» in
ogni parte del mondo. Per parte mia, mi sono sforzato di
promuovere, nelle opportune sedi internazionali (Nazioni
unite, Organizzazione internazionale del lavoro), l’adozione
del modello sociale europeo, di cui la realizzazione del lavoro
dignitoso rappresenta un elemento essenziale,
• una diffusione più efficace di determinati progressi tecnologici
in grado di trainare effettivamente e durevolmente il settore.
Come commissario responsabile della politica sociale, tengo
però a sottolineare soprattutto la sfida rappresentata dalle
trasformazioni industriali. Gestire bene l’anticipazione di tali
trasformazioni è per me un impegno fondamentale, e posso
affermare che la dG eMPL e io stesso abbiamo fatto molto in
tal senso.
9
Le numerose riflessioni (riassunte in particolare nella
comunicazione sul tema Ristrutturazioni e occupazione) e
iniziative (segnatamente i Forum sulle ristrutturazioni) da noi
condotte ci hanno consentito di porre l’accento su due fattori
essenziali:
• l’anticipazione, quanto maggiore possibile, delle ristrutturazioni
e delle trasformazioni industriali: un compito che rende
necessario lavorare a monte, perché tali processi vanno
anticipati, non subiti,
• l’azione dei partenariati, sui quali occorre puntare: perché una
ristrutturazione abbia successo, occorre la mobilitazione di
tutti gli attori interessati, ossia i datori di lavoro, i lavoratori e
le autorità pubbliche.
Il successo di una ristrutturazione passa attraverso la realizzazione
di queste due condizioni.
10
Naturalmente, ogni ristrutturazione deve altresì poter contare
sul sostegno delle parti sociali; e anche a tal proposito tengo a
sottolineare come la Commissione abbia promosso e continui a
promuovere il dialogo sociale settoriale, nell’ambito del quale
il Comitato per il dialogo settoriale nel settore dell’industria
tessile e dell’abbigliamento svolge da anni un ruolo trainante e
imprescindibile.
Vladimír Špidla,
commissario europeo per l'Occupazione,
gli affari sociali e le pari opportunità
relazione informativa della commissione consultiva per le
transformazioni industriali (ccmI) sul tema
L’evoluzione dell’industria tessile e calzaturiera europea
adottata in data 4 febbraio 2008
SINteSI ILLuStRAtA
Relatore: caPPeLLInI
Correlatore: GarcZYnsKI
Presidente del gruppo di studio: LasIaUsKas
esperto: monTaLBano
deFINIzIONe deL SettORe
La presente relazione informativa concerne il macrosettore
manifatturiero «tessile, abbigliamento e calzature» (tAC) così
come definito dalla «Nomenclatura delle attività economiche»
(NACe rev 1.1)1 nelle sottosezioni dB e dC (divisioni 17, 18, 19) e
nella sottosezione dG, divisione 24.72. tale macrosettore copre
un numero elevato ed etereogeneo di attività e manufatti del
tessile, abbigliamento, pelliccia e cuoio e corrisponde a una
pluralità di processi industriali, imprese e strutture di mercato3. e’
importante sottolineare che tale definizione, ancorché standard,
non comprende una serie di attività (classificate in altre categorie
NACe) come, ad esempio, l’attività di R&S, design, distribuzione
e vendita all’ingrosso e al dettaglio direttamente legate alla
produzione del tessile, abbigliamento e calzature: tali attività,
pur rimanendo per la loro natura e le loro caratteristiche al di
fuori del settore manifatturiero in senso stretto, rappresentano
comunque elementi fondamentali della catena del valore
complessiva del settore e formano oggetto delle strategie
di integrazione verticale delle imprese. Ne consegue che le
considerazioni riportate nella presente nota, relativamente
all’importanza e al peso socioeconomico complessivo del
settore in ambito ue, rappresentano, di fatto, una stima per
difetto dell’impatto complessivo del settore sull’economia
comunitaria.
1. A partire dal 2007 è operativa la nuova
classificazione NACE riv 2. Tuttavia, per
l’analisi dell’evoluzione del settore è
preferibile far sempre riferimento alle
serie storiche che utilizzano i codici di
classificazione NACE riv. 1.1 attualmente
disponibili.
2. Sottosezione DB-INDUSTRIE TESSILI
E
DELL’ABBIGLIAMENTO,
Divisione
17 “Industrie tessili” e Divisione 18
“Confezione di articoli di abbigliamento;
preparazione, tintura e confezione di
pellicce”; Sottosezione DC-INDUSTRIE
CONCIARIE,
FABBRICAZIONE
DI
PRODOTTI IN CUOIO, PELLE E SIMILARI,
Divisione 19 “Preparazione e concia
del cuoio; fabbricazione di articoli
da viaggio, borse e marocchineria,
selleria e calzature”; Sottosezione DG FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI
E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI,
Divisione 24.7 “Fabbricazione di fibre
sintetiche e artificiali”. Essi corrispondono
alle nuove divisioni 13-14-15 della NACE
riv. 2.
3. Esso comprende la preparazione e
lavorazione delle fibre tessili, naturali,
sintetiche e artificiali; la produzione
di tessuti a maglia; le attività di
finissaggio (es. lavaggio, stampa,
tintura,
plastificazione,
ecc.);
la
trasformazione dei tessuti in indumenti,
maglieria e intrecciati (c.d. industria
dell’abbigliamento); la trasformazione
dei tessuti in tappeti e tessili per la casa,
industriali e tecnici, ivi compreso il
c.d. tessile tecnico; la fabbricazione di
calzature.
11
Situazione generale del settore
L’industria TAC dell’UE-27 costituisce una componente
fondamentale del settore manifatturiero europeo, sia in termini
di volumi totali di produzione, sia in termini di creazione di valore
aggiunto, ma soprattutto dal punto di vista occupazionale.
Con circa 250.000 imprese (il 12% delle imprese dell’intera
industria manifatturiera dell’UE-27) e un volume di affari di circa
240 miliardi di euro, il settore TAC rappresenta circa il 4% del
valore aggiunto complessivo del settore manifatturiero europeo
(di cui circa la metà attribuibile al solo comparto tessile).
Con i suoi 3,2 milioni di addetti il settore, che è l’unico a
maggioranza femminile dell’Unione (64,5%), copre inoltre il 9,3%
dell’occupazione totale del settore manifatturiero dell’UE-27. La
maggior parte di tali addetti è impiegata nell’abbigliamento
(circa 1,5 milioni). Non si può dimenticare infine che l’UE
rappresenta il principale mercato di destinazione e il principale
esportatore del settore a livello mondiale, con una quota
superiore al 20% (dati 2005).
Il settore TCF UE-27 in sintesi
• 12% del totale delle imprese
manifatturiere
• 240 miliardi di euro di fatturato
• 4% del valore aggiunto totale
dell’industria manifatturiera
• 3,2 milioni di lavoratori (9,3%
dell’occupazione totale del
settore manifatturiero)
• 64,5% di donne
sull’occupazione totale del
settore
• 20% delle esportazioni mondial
Fig. 1 – Peso del settore TAC sul totale della produzione manifatturiera dell’UE-27 e andamento dell’indice di
produzione in volume 4
12
TCF Share in EU27 total
manufacturing production (2006)
Employment evolution 1997-2007
footwear
0,43%
textile
1,71%
clothing
1,29%
Fonte: Elaborazioni dell’autore su dati Eurostat
Il settore, tuttavia, in controtendenza con l’andamento
complessivo dell’industria manifatturiera dell’UE a 27, ha
registrato nell’ultimo decennio una riduzione del proprio valore
aggiunto superiore al 40% (-50% nel caso dell’abbigliamento
e addirittura -60% nel caso delle calzature). Da notare che tale
tendenza negativa pre-esiste alla liberalizzazione commerciale
del settore collegata alla scadenza, nel 2004, dell’Accordo
OMC sul tessile e abbigliamento (cfr. fig. 1). Analoga tendenza
negativa si è manifestata per l’occupazione del settore che, nel
medesimo periodo, ha registrato una flessione di oltre il 40%
(-46% nel settore tessile; -1,3% nell’abbigliamento e -42,9%
nelle calzature). Anche, d’altronde, la tendenza a una riduzione
dell’occupazione pre-esiste alla liberalizzazione commerciale
multilaterale.
4. L’indice di produzione in volume delle
attività industriali mostra l’evoluzione del
valore aggiunto al costo dei fattori a prezzi
costanti. Per maggiori informazioni si
rimanda a http://europa.eu.int/estatref/
info/sdds/en/ebt/ebt_ind_prod_sm.htm
Fig. 2 – Peso del settore TAC sull’occupazione totale dell’industria manifatturiera dell’UE-27 e andamento
dell’occupazione
TCF Share in EU27 total
manufacturing production (2006)
Employment evolution 1997-2007
footwear
1,18%
clothing
4,09%
textile
3,11%
Fonte: Elaborazioni dell’autore su dati Eurostat
L’impatto della liberalizzazione commerciale, come si è visto,
non sembra essere stato determinante per la dinamica negativa
del settore. Altri fattori chiave hanno pesato, e in particolare: la
debole dinamica della crescita europea e la correlata evoluzione
dei consumi privati; i cambiamenti nella distribuzione e nella
logistica, dovuti a nuovi standard ambientali e alla tutela della
salute; l’evoluzione per le imprese dei costi energetici e di
trasporto, che stanno rendendo la componente salario sempre
meno centrale nella determinazione dei prezzi finali dei beni,
nonché, infine, la dinamica dei tassi di cambio. Il settore TAC
riflette ciò che sta avvenendo, su scala più ampia, all’interno
di tutto il settore manifatturiero europeo, ove è evidente una
ridistribuzione globale della forza lavoro a favore del terziario
e dove si osservano ristrutturazioni industriali rilevanti dovute
ai cambiamenti demografici. Anzi, rispetto ad altri settori
manifatturieri, il settore TAC, ha mostrato una capacità di
reazione significativa, affrontando un difficile percorso di
ristrutturazione, modernizzazione e innovazione tecnologica,
migliorando la propria competitività e intensificando la propria
specializzazione nella produzione di manufatti ad alto valore
aggiunto.
13
SPeCIALIzzAzIONe ReGIONALe
Il settore tAC, pur se caratteristico dell’intero panorama europeo,
è caratterizzato, in termini occupazionali e produttivi, da un
elevato grado di concentrazione regionale (cfr. fig. 3). dal punto
di vista della specializzazione relativa, l’Italia è il principale
produttore e creatore di valore aggiunto e di occupazione nel
settore (essa copre da sola più della metà del volume di affari del
settore e oltre il 25% dell’occupazione complessiva). Il settore
svolge, tuttavia, un ruolo rilevante in un grande numero di Stati
membri, e principalmente in Germania, leader mondiale nel
campo dei tessuti per uso tecnico e industriale, nel Regno unito,
in Francia e in Spagna.
14
I sig. ri Lasiauskas, Garczynski e cappellini
Fig. 3 – Quota del settore TAC sul valore della produzione totale dell’industria manifatturiera per Stato membro
dell’UE-27 e per numero di addetti (2006)
Share of tCF production value as a
proportion of total manufacturing
production value (eu-27, 2006)
>7%
>4% and <7%
>2% and <4%
<2%
Persons employed in the tCF sector as a
proportion of people employed in eu-27
manufacturing industries (2006)
>15%
>10% and <15%
>5% and <10%
>5%
data not available
Fonte: elaborazioni dell’autore su dati eurostat
15
È da notare, inoltre, che in termini di specializzazione nazionale,
il settore contribuisce significativamente alla specializzazione
relativa di Romania, Portogallo, Belgio, Lituania ed Estonia, in
modo più rilevante che in Italia (cfr. fig. 4).
Fig. 4 – Quota del settore TAC sul valore aggiunto totale dell’industria manifatturiera nei primi 10 produttori
dell’UE-27 (2005)
Fonte: Elaborazioni dell’autore su dati Eurostat
16
Passando ad un’analisi di dettaglio della specializzazione
regionale, vanno certamente ricordati a livello europeo, in
termini di quoziente di specializzazione relativa, i seguenti
cluster principali (cfr. fig.5)5:
• per il tessile: Nord-Est e regioni centrali della Romania, Norte
(Portogallo), Lodzkie (Polonia), Severozapeden (Bulgaria) e
Severovýchod (Repubblica ceca),
• per l’abbigliamento: Norte (Portogallo), Severen tsentralen
5. I cluster sopra riportati sono quelli
che evidenziano un elevato quoziente
di
specializzazione
relativa.
Per
maggiori informazioni sui dati e sulla
metodologia
adottata,
consultare
lo European Cluster Observatory
(http://www/clusterobservatory.eu/).
(Bulgaria), Lodzkie (Polonia), Nord Est (Romania), Yuzhen
tsentralen (Bulgaria), Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana
(Italia),
• per le calzature: Norte (Portogallo), Vest (Romania), Nord-Vest
(Romania), La Rioja (Spagna), Marche (Italia).
Fig. 5 – Principali cluster di specializzazione nel settore del tessile, abbigliamento e calzature in Europa
textile
Specialisation
4 and above
2 to 4
1 to 2
0 to 1
Canary Islands
Specialisation
footwear
4 and above
2 to 4
1 to 2
0 to 1
Canary Islands
Specialisation
clothing
4 and above
2 to 4
1 to 2
0 to 1
Canary Islands
Fonte: European Cluster Observatory (http://www/clusterobservatory.eu/).
17
Commercio internazionale
Il settore TAC è rimasto più a lungo di altri settori manifatturieri
al riparo dalla concorrenza internazionale, grazie all’Accordo
multifibre del 1974, e successivamente all’Accordo sul tessile e
abbigliamento (ATC) del 1995. Oggi il settore è sostanzialmente
aperto al libero commercio e, con la scadenza del Memorandum
d’intesa siglato con la Cina nel giugno 2005, l’UE è oramai
pienamente esposta alla concorrenza dei nuovi competitori
globali.
18
La figura 6 mette in relazione la dinamica della variazione delle
esportazioni mondiali nei principali settori di interscambio con
la variazione della quota dell’UE-27 sul totale delle esportazioni
mondiali per settore nel periodo 2000-2005. Come si evince
dalla figura, nonostante la debole dinamica delle esportazioni
mondiali nel settore TAC, l’UE evidenzia comunque una buona
performance nell’abbigliamento e, parzialmente, nel tessile,
e per contro una performance negativa nel settore delle
calzature. Ciò evidenzia, da un lato, seppur limitatamente al
tessile-abbigliamento, la vitalità competitiva dell’UE a livello
globale pur in una situazione di estrema concorrenza, dall’altro
la scarsa dinamica del settore TAC nell’ambito della domanda
internazionale. Da notare, inoltre, il peso ridotto del settore
TAC rispetto agli altri principali settori di esportazione a livello
mondiale, come risulta chiaramente dalla dimensione delle bolle
relative al tessile, all’abbigliamento e, soprattutto, alle calzature.
È infine interessante notare come, nel complesso, le
importazioni dell’UE-27 nel settore TAC non abbiano registrato
dopo la liberalizzazione intervenuta alla fine del 2004, il temuto
incremento esponenziale. Come si nota, infatti, dalla fig. 7, le
importazioni nei settori tessile, abbigliamento e calzature in
valore non si discostano molto, nel 2005, dai valori medi del
periodo 2000-2004.
Dynamic of World Exports 00-05
Fig. 6 – Competitività del TAC dell’UE-27 rispetto ai principali settori di esportazione
Variation of EU27 Sham in World Export 00-05
Fig. 7 – Importazioni dell’UE-27 nel TAC e nei principali settori di esportazione, in valore- periodo 2000-2005
19
Priorità e criticità
Senza alcuna pretesa di esaustività, la presente nota
informativa, anche a seguito dei colloqui avuti con le principali
organizzazioni ed esperti del settore e dei risultati dell’audizione
pubblica dal titolo Lo sviluppo di un’industria europea del
tessile e dell’abbigliamento, svoltasi il 30 ottobre 2007 a Oporto
(Portogallo) presso il Citeve, ha scelto di concentrarsi su alcuni
temi prioritari e criticità, considerati strategici per l’evoluzione
futura del settore TAC, al fine di fornire linee di indirizzo e opzioni
di intervento concrete.
20
Il primo tema affrontato ha riguardato la liberalizzazione
commerciale intervenuta a seguito della scadenza, il 31
dicembre 2007, del Memorandum d’intesa UE-Cina. È stata,
a tale proposito, sottolineata la necessità di favorire il libero
commercio e l’accesso ai mercati, in condizioni di reciprocità,
attraverso la promozione di una concorrenza leale tra i paesi
partner. Si è altresì riconosciuto come fondamentale il ruolo
svolto all’interno del mercato globale del settore dai nuovi paesi
emergenti dell’Asia e dai «nuovi Stati indipendenti» dell’Europa
centro-orientale, nonché la nuova centralità delle relazioni
euro-asiatiche anche per le produzioni europee ad alto valore
aggiunto. Parallelamente, è stata sottolineata la necessità di
accompagnare la liberalizzazione con strumenti adeguati di
monitoraggio dei flussi e con specifici «sistemi di allerta precoce»,
e nonché di proteggere gli interessi degli operatori europei del
settore da eventuali pratiche concorrenziali scorrette. Si è inoltre
ribadita la centralità del rispetto dei diritti fondamentali del
lavoro, così come enunciati dall’ILO nella serie di norme minime
fondamentali del lavoro ratificate dalla maggioranza degli Stati
membri, ritenendo non tollerabile il cosiddetto «dumping
sociale». Si è proposto quindi di stabilire norme vincolanti
di carattere tecnico, sociale ed ecologico tese a rafforzare il
modello sociale europeo nel mondo, in piena coerenza con la
strategia di Lisbona.
Si è anche ritenuto necessario avviare una riflessione sulla
competitività del settore dal punto di vista dell’innovazione
tecnologica e della capacità di proporre un’immagine diversa
rispetto a quella stereotipata di settore tradizionale in declino.
È stata pertanto sottolineata l’opportunità di acquisire una
maggiore consapevolezza del ruolo dell’ue-27 quale leader
mondiale nell’utilizzo di tecnologia e innovazione all’interno
dei processi produttivi del settore tAC. Ciò non deve tuttavia far
dimenticare la necessità dell’intervento di investimenti capaci di
mantenere tale vantaggio comparato nel tempo, estendendo la
nozione di innovazione a tutti gli avanzamenti tecnologici che
hanno degli effetti anche di natura indiretta sul settore. In tal
senso, è stata sottolineata l’utilità di promuovere lo sviluppo di
centri di eccellenza e di rafforzare le partnership tecniche tra le
piattaforme tecnologiche esistenti e quelle di nuova creazione, e
tra esse e le principali politiche e programmi europei di ricerca e
sviluppo al fine di migliorare l’efficienza delle risorse disponibili.
È stata, parimenti, sottolineata la necessità di anticipare i
mutamenti industriali che il settore si troverà ad affrontare nei
prossimi anni. A tal fine si è raccomandata la diffusione delle
migliori pratiche e degli approcci innovativi esistenti a livello
europeo, anche attraverso un maggiore coinvolgimento delle
parti sociali. Fondamentale è in questo ambito anche la politica
europea degli appalti pubblici, che contribuiscono, da soli,
per circa un quinto del PIL dell’ue-27. Le imprese del settore
possono infatti trarre importanti vantaggi da una nuova politica
degli appalti pubblici che agisca da stimolo all’innovazione,
in particolare nei settori dove il tessile tecnico trova maggiore
applicazione, ovvero essenzialmente nella sanità, nella difesa e
nei trasporti.
21
6. Dal parere del CESE sul tema Lo sviluppo
della catena del valore e della catena di
fornitura (CCMI/037 – CESE 599/2007;
relatore: VAN IERSEL, correlatore:
GIBELLIERI).
22
È stato inoltre sottolineato l’elevato grado di frammentazione
della catena del valore europea e il ruolo preponderante svolto
nel settore TAC dalla piccola e media imprenditoria. Nell’UE-27
oltre il 78% delle imprese del settore hanno meno di 10 addetti
e le PMI occupano complessivamente il 72% della manodopera
totale del settore, generando il 74% del valore aggiunto
complessivo (dati Eurostat). Ciò favorisce la dipendenza delle
imprese fornitrici dai grandi clienti, in particolare nelle regioni
in cui il settore TAC risulta la principale industria manifatturiera6.
La preponderanza di imprese di piccola dimensione e l’assenza
di una specifica regolamentazione a livello europeo rende
oltremodo difficili le azioni di sostegno all’innovazione e
all’aggiornamento tecnologico, lo sviluppo delle capacità di
collegamento in rete e l’interconnessione con le catene globali
del valore.
Si ritiene pertanto fondamentale per il settore un ripensamento
complessivo della strategia di aggregazione e di networking,
incrementando la cooperazione all’interno della filiera, con
particolare attenzione al ruolo delle PMI, e rafforzando le sinergie
tra le varie fasi del processo produttivo e tra quest’ultimo e la
catena della distribuzione e della logistica. Particolarmente
importante, in questa ottica, si considera il rafforzamento
del dialogo euromediterraneo e l’adozione di provvedimenti
concreti per lo sviluppo di una filiera integrata fra le imprese delle
due sponde, mediante la creazione di una zona di produzione
euromediterranea nel settore tessile, coerentemente con quanto
già proposto dal Parlamento europeo.
dal punto di vista sociale, la continua perdita di posti di lavoro
verificatasi nel settore nell’ultimo decennio ha reso consapevoli
della particolare necessità e urgenza di fornire risposte concrete
e tempestive. Prima fra tutte, l’urgenza di accrescere gli standard
formativi esistenti e di investire nella creazione di nuovi profili
professionali altamente qualificati, coerenti con le strategie di
innovazione e di mutamento tecnologico richieste dal mercato
globale. Più in generale è stata sottolineata la necessità di
promuovere l’istruzione e la cultura scientifica a livello europeo,
di stimolare l’interesse dei giovani per le carriere e gli studi
scientifici, la loro imprenditorialità e l’interesse per l’occupazione
nel settore attraverso campagne di sensibilizzazione specifiche.
Sempre in tema di occupazione, risulta inoltre necessario
promuovere una nuova immagine del settore, prevedendo
una serie di progetti pilota intesi ad assicurare una stretta
collaborazione tra poli del design e poli della conoscenza del
settore tAC a tutti i livelli (ue, nazionale, regionale). Questi
progetti pilota dovrebbero (soprattutto nel caso delle PMI)
agevolare l’accesso al credito e tradursi in una maggiore
attenzione alla componente tecnologica e innovativa.
tutto ciò premesso, è importante sottolineare come le numerose
iniziative portate avanti dai principali soggetti istituzionali (ue,
Stati, regioni) e privati (imprenditori, sindacati, consumatori,
ecc.), seppur rivelatesi fondamentali per la riqualificazione e
il rilancio del settore in risposta alle pressioni derivanti dalla
competizione globale, hanno purtroppo agito senza alcun
coordinamento, orizzontale o verticale, in grado di mettere a
sistema i benefici apportati o previsti.
23
24
La CCMI ha quindi ritenuto utile assumere maggiori
responsabilità nell’ambito della governance del settore,
svolgendo un’attività permanente e continuativa di osservatorio
e monitoraggio e promuovendo il rafforzamento del dialogo
tra i partner sociali e le altre parti interessate, con l’obiettivo
dichiarato di trasformare il dibattito in azioni concrete.
In tale ambito la CCMI, in collaborazione anche con il Comitato
delle regioni, ha altresì espresso la volontà di sostenere eventuali
iniziative regionali, e segnatamente nelle regioni a più spiccata
vocazione per il settore. tali iniziative sono tese in particolare
a favorire la governance del processo a livello locale nonché
la messa in rete, a livello europeo, dei principali poli produttivi
regionali del settore, con l’obiettivo finale di coinvolgerli
maggiormente nelle catene globali del valore e nelle dinamiche
innovative.
La presente nota informativa ha infine affrontato anche altre
importanti criticità del settore, come la lotta alla contraffazione
e la protezione della proprietà intellettuale, l’ambiente e
lo sviluppo sostenibile, la protezione dei consumatori, ecc.
Relativamente a quest’ultimo punto, si è ribadita l’esigenza di
garantire ai consumatori un’informazione chiara e completa
sui prodotti: ci si è quindi dichiarati favorevoli all’istituzione di
una regolamentazione europea relativa all’origine, tracciabilità
ed etichettatura dei prodotti importati ed esportati, in grado
di rendere manifeste le fasi più rilevanti di produzione di
valore aggiunto della catena del valore, nonché all’adozione di
processi e produzioni volti all’efficienza energetica e all’utilizzo
delle energie rinnovabili. Nonostante la preoccupazione, in
particolare delle PMI, per l’eccessivo peso burocratico connesso
con l’adozione del regolamento ReACH, si è infatti riconosciuto
che la tutela ambientale può offrire delle nuove opportunità per
il settore, sia in termini di adozione di processi di produzione
«ecosostenibili», sia in termini di sviluppo di tessuti ecologici.
una selezione di siti web sull’argomento è disponibile su
http://www.eesc.europa.eu/sections/ccmi/index_fr.asp
25
Resoconto dell’audizione svoltasi sul tema
L’evoluzione dell’industria tessile e dell’abbigliamento in
27
Citeve*,
Vila Nova de Famalicão (Portugallo),
30 ottobre 2007
* Centro tecnologico delle industrie
portoghesi del tessile e dell’abbigliamento
L’audizione mirava a consentire scambi di esperienze e di
migliori pratiche fra diverse regioni tradizionalmente attive
nell’industria tessile. ascoltando i diretti interessati del
settore si è potuto verificare in quale misura le conclusioni
raggiunte grazie al notevole lavoro compiuto di recente
in questo campo rispecchiano le realtà sul terreno.
L’audizione ha pure fornito elementi preziosi per una
relazione informativa della commissione consultiva per
le trasformazioni industriali (ccmI) sul tema L’evoluzione
dell’industria tessile e calzaturiera europea (adottata il 4
febbraio 20081). agli interventi introduttivi e al panorama
dell’industria tessile e dell’abbigliamento in europa sono
seguite una serie di dieci presentazioni su sette regioni
appartenenti a sei paesi e una sessione sulle prospettive
future del settore2.
PRINCIPALI CONCLuSIONI
Le conclusioni raggiunte durante l’audizione riguardano tre
aspetti principali:
ImmaGIne
28
Manifestamente il settore ha un problema d’immagine. troppo
spesso è associato ai problemi connessi all’apparente declino
occupazionale e delle prospettive commerciali del settore.
Pur essendo in parte vero, si è fatto presente come si stiano
perdendo opportunità preziose per migliorare l’immagine
del settore, che è in ribasso, soprattutto se si considerano
le caratteristiche peculiari dei tessili europei e il manifesto
potenziale della tecnologia d’avanguardia, delle applicazioni
innovative e dell’originalità del design. È cruciale promuovere
un’industria dinamica e creativa, ma anche incoraggiare in tutta
europa sistemi di produzione socialmente responsabili e quindi
capaci di far presa sui consumatori.
resPonsaBILITÀ neI conFronTI deLLa socIeTÀ
1. Disponibile su http://www.eesc.europa.
eu/sections/ccmi/listofadoptedopinions/
index_EN.asp
2. Tutta la documentazione utilizzata
durante
l’audizione
(interventi,
presentazioni e note) è disponibile su
http://www.eesc.europa.eu/sections/
ccmi/Hearingsandconferences/Thepast/
index_en.asp
Le pressioni crescenti affinché le produzioni industriali si
dimostrino responsabili nei confronti sia della società che
dell’ambiente offrono un’opportunità veramente preziosa per le
imprese europee. Nonostante il persistere di situazioni illegali
in vari posti di lavoro dell’intera europa, non vi è dubbio che in
genere le condizioni sociali europee ci offrono un vantaggio
comparativo in questo campo in termini di attrattività del settore
per i giovani di talento e la manodopera qualificata. Nell’attuale
società della conoscenza l’accento strategico andrebbe
posto sull’innovazione e sulla ricerca, come pure sulle abilità,
competenze e qualifiche, anziché puntare sulla corsa sfrenata
alla compressione dei costi, con tutti i problemi connessi in
termini di responsabilità delle imprese nei confronti della
società. Inoltre, occorre promuovere a tutti i livelli la capacità
di anticipare i cambiamenti e adeguarvisi mediante un dialogo
sociale di qualità, visto che tali pressioni per la responsabilità
sociale delle imprese interessano non solo le singole imprese,
ma anche i gruppi industriali a livello regionale e le federazioni
nazionali e internazionali.
sTraTeGIa reGIonaLe
La dimensione regionale – e il relativo potenziale delle strategie
di raggruppamento delle imprese (clustering) e di cooperazione
per le PMI – è una caratteristica fondamentale della produzione
tessile e dei sistemi di distribuzione europei. In effetti, viste le
ben note difficoltà di accesso a finanziamenti e a programmi
europei di ogni tipo, come pure ai mercati a livello globale, le
suddette strategie di clustering e di cooperazione potrebbero
risultare cruciali per le PMI del settore tessile. Collaborando fra
di loro le imprese della medesima regione possono acquistare
sia attrattività per le istituzioni finanziarie sia massa critica per
accedere ai mercati internazionali. In effetti, anziché puntare
sull’introduzione di contingenti per le importazioni da paesi
terzi, si dovrebbero creare condizioni che agevolino l’accesso
ai mercati da parte dei nostri prodotti. Il coordinamento è
indispensabile sia all’interno delle regioni che fra di esse, e lo
scambio di buone pratiche può svolgere un ruolo cruciale per
realizzare strategie azzeccate.
INteRVeNtI INtROduttIVI
antónio amorIm, presidente del direttivo del Centro
tecnologico delle industrie portoghesi del tessile e
dell’abbigliamento (Citeve), illustra brevemente il settore tessile
e dell’abbigliamento in Portogallo e le difficoltà che incontra sui
mercati sia europeo che globale. descritto come un settore a
bassi prezzi e alta intensità di manodopera, questo settore, in
Portogallo come del resto anche in numerosi paesi europei, ha
incontrato gravi difficoltà a causa della globalizzazione e della
conseguente concorrenza a livello mondiale. In questi ultimi
anni ha tuttavia ripreso vitalità sfruttando proprio le possibilità
offerte da queste stesse dinamiche. Seguendo l’esempio di vari
altri Stati membri, l’industria tessile portoghese ha dato prova
di flessibilità e creatività crescenti. In Portogallo come anche in
europa ciò significa che l’avvenire del settore dipende sempre
più dall’innovazione e da scambi regolari di conoscenze fra
imprese, associazioni e autorità responsabili.
29
Linas LasIaUsKas, presidente del gruppo di studio del CeSe sul
tema dell’audizione, fa presente che il settore tessile è sempre
stato innovativo e all’avanguardia nell’affrontare tutte le svariate
conseguenze e sfide della globalizzazione. Il settore tessile e
dell’abbigliamento continua ad essere un volano importante
dell’economia europea, e rimane uno dei maggiori esportatori
a livello mondiale. Si può quindi ragionevolmente ritenere che
notizie di un suo crollo imminente siano molto esagerate. Anzi,
grazie alla sua flessibilità è sempre stato aperto all’innovazione,
ed è uno dei motori chiave per la trasformazione dell’europa
in un’economia basata sulla conoscenza. Non ci si può però
permettere di allentare l’impegno. Affinché il settore diventi più
competitivo occorre intraprendere una serie di provvedimenti.
Ad esempio, miglioramenti per standard e norme, diritti di
proprietà intellettuale, prassi in materia di appalti e diritto del
commercio internazionale contribuirebbero notevolmente ad
assicurare la competitività del settore. In proposito è altrettanto
importante intensificare la cooperazione fra le parti sociali a
livello regionale.
30
durval TIaGo FerreIra, vicesindaco di Vila Nova de
Famalicão, sottolinea l’importanza economica e il valore della
produzione tessile della sua città. Pur rammentando le difficoltà
che la regione incontra a causa della globalizzazione (chiusura
di stabilimenti e relativa crescente disoccupazione), l’oratore
afferma che molte imprese hanno colto nuove possibilità grazie
alla modernizzazione, a personale altamente qualificato e a nuovi
mercati. In effetti, alcune delle maggiori imprese portoghesi
del settore sono proprio a Vila Nova de Famalicão, e ne fanno
un polo scientifico, tecnologico e industriale del settore tessile
portoghese.
PANORAMA deL SettORe
Fernando VasQUeZ, vice capo dell’unità «Condizioni di lavoro,
adattamento ai cambiamenti» della direzione generale (dG)
Occupazione, si concentra anzitutto su una visione globale delle
industrie manifatturiere europee in generale. dopo aver illustrato
la strategia della Commissione dinanzi alle sfide attualmente
causate dalle profonde trasformazioni che l’economia mondiale
sta subendo per effetto della globalizzazione, precisa che
uno strumento essenziale in proposito è il Fondo europeo di
adeguamento alla globalizzazione. esso è destinato a difendere
gli interessi delle industrie europee concentrandosi su attività a
forte valore aggiunto che poggiano sulla costante innovazione
tecnologica e su una manodopera qualificata. tali obiettivi
richiedono azioni specifiche incentrate su tre idee fondamentali:
anticipazione (anziché una semplice reazione ad una crisi),
partenariato (attraverso i meccanismi del dialogo sociale e
territoriale a tutti i livelli geografici e politici) e coordinamento
(delle politiche e degli strumenti). In relazione alle specificità
del settore tessile Fernando VASQuez sottolinea l’importanza
di coordinare le politiche per far fronte alla sempre maggiore
apertura dei mercati, ma al tempo stesso fa presenti i limiti di
approcci settoriali che cercano di reagire a inevitabili mutamenti
settoriali che comportano conseguenze negative a livello
territoriale. L’oratore sottolinea inoltre quanto sia importante
che le stesse imprese applichino maggiormente i principi del
partenariato e dell’anticipazione.
Pierluigi monTaLBano, professore di economia internazionale
all’università La Sapienza di Roma, ed esperto per la
relazione informativa del CeSe del febbraio 2008, si concentra
dettagliatamente sui recenti sviluppi nel settore. dichiara che
il settore tessile e dell’abbigliamento costituisce sì un insieme
eterogeneo di attività manifatturiere, ma costituisce pur sempre
una componente fondamentale della base industriale dell’ue.
Precisa tuttavia che, malgrado l’aumento della produzione
manifatturiera complessiva a livello europeo, sia la produzione
che l’occupazione hanno accusato un declino nel periodo
2000-2007. Il prof. MONtALBANO segnala un’altra caratteristica
del settore, ossia che la produzione e l’occupazione sono
caratterizzate da una forte concentrazione regionale in tutta
l’unione europea. Infine, fa presenti gli importanti risultati
che il settore ha messo a segno negli scambi extracomunitari
nonostante il processo di liberalizzazione del 2005. Addita poi
quelli che a suo avviso sono i principali aspetti da affrontare nel
settore:
• istituire sistemi adeguati ed efficaci di controllo per gli accordi
di liberalizzazione degli scambi fra l’unione europea e l’Asia,
• potenziare i sistemi per la creazione di rete per ovviare alla
frammentazione regionale e migliorare la capacità delle PMI di
partecipare alle catene globali del valore,
• capitalizzare sugli attuali vantaggi comparativi dell’europa,
• risolvere i problemi sociali e occupazionali,
• rafforzare il ruolo dell’innovazione e della ricerca,
• migliorare il contesto legislativo, inclusa una politica industriale
appositamente concepita, attuata e monitorata.
31
Henrik noes PIesTer, consulente dell’Istituto tecnologico
danese (dtI), che ha contribuito a uno studio di settore per la
Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di
vita e di lavoro (eurofound), ha presentato quattro scenari (o
alternative future) per il settore tessile e dell’abbigliamento
in europa di qui al 2017. essi poggiano su quelli che l’oratore
definisce i motori chiave di cambiamento nel settore:
• sviluppo dell’economia globale,
• domanda di prodotti da parte dei consumatori,
• valori pubblici e grado di partecipazione pubblica nel settore,
• protezione globale dei diritti di proprietà intellettuale (dPI).
Prospettando quattro diverse combinazioni di circostanze
in base ai suddetti quattro motori chiave PIeSteR fa notare
che tutti questi scenari presentano opportunità di crescita
e innovazione anche se in ciascuno di essi le principali sfide
sono sostanzialmente diverse. Ciò significa che è cruciale poter
anticipare a dovere i cambiamenti in modo che sia i datori di
lavoro che i lavoratori siano in grado di reagirvi sollecitamente e
in maniera opportuna.
32
manuel aLmeIda dos sanTos, rappresentante dell’Associazione dei consumatori portoghese (deCO), sottolinea in primo
luogo l’importanza di fornire ai consumatori un’informazione
adeguata mediante un’etichettatura efficace dei prodotti.
Riconosce che la rapidità dei mutamenti nella società e i limiti
delle conoscenze dei consumatori impediscono di realizzare
quella definisce «l’utopia del consumatore bene informato».
Ciononostante, rileva che i consumatori stanno diventando più
esigenti quando si tratta di scegliere, e che questo si traduce
nella richiesta di standard etici elevati e della promozione
dei diritti umani universali a tutti i livelli della produzione. tali
aspirazioni trovano tuttavia dei limiti nel contesto politico,
sociale economico e culturale attuale.
PReSeNtAzIONI ReGIONALI – 1A SeSSIONe
La 1a sessione, presieduta da claudio caPPeLLInI, membro
del CeSe e autore della relazione informativa della CCMI del
febbraio 2008, viene dedicata all’europa centrale e orientale.
CAPPeLLINI sottolinea l’importanza fondamentale del dialogo
fra tutti gli attori per promuovere la responsabilizzazione
dell’intero settore.
Jerzy KroPIWnIcKI, membro del Comitato delle regioni
e sindaco di Łódź, riferisce che la sua città è stata un
centro particolarmente importante del settore tessile e
dell’abbigliamento fino alla fine degli anni ‘80. L’intera città di
Łódź ha sofferto moltissimo quando, all’inizio degli anni ‘90,
questo settore ha dovuto misurarsi con mercati competitivi a
livello internazionale. Per far fronte a tali problemi è stata messa
a punto una strategia che poggia su questi elementi chiave:
• razionalizzazione delle reti del valore e delle forniture, incluse
(quando opportuno) l’esternalizzazione (outsourcing) e la
delocalizzazione (offshoring),
• logistica,
• fabbricazione di elettrodomestici (white goods),
• attenzione alle nuove tecnologie.
33
Si stanno varando iniziative per coordinare le azioni dei diversi
attori del settore e creare un raggruppamento (cluster) tessile e
dell’abbigliamento nella città. esse sono destinate a promuovere
una rinascita innovativa del patrimonio tessile della regione e a
reagire alle sfide che la città e le sue attività industriali fronteggiano
attualmente. una di queste iniziative è stata l’adesione
all’Associazione delle comunità tessili europee (ACte) nel 2005.
Costituendo una piattaforma importante di cooperazione, l’ACte
ha l’obiettivo di aiutare i territori ad attenuare i contraccolpi
delle ristrutturazioni incoraggiando la programmazione e la
collaborazione strategica e fornendo alle imprese più vulnerabili
degli strumenti per far fronte a tali contraccolpi. In quanto
attuale presidente dell’Assemblea generale dell’ACte, Jerzy
KROPIWNICKI invita ad aderire massicciamente a una petizione
che chiede la regolamentazione delle importazioni di prodotti
dai paesi terzi, la quale consentirebbe ai consumatori di operare
scelte con cognizione di causa, nell’interesse del settore tessile
e dell’abbigliamento europeo. L’ORAtORe invita tutti i soggetti
interessati a individuare strumenti e modi per sfruttare la
tradizione e il potenziale europei allo scopo di sormontare le
difficoltà originate dalla globalizzazione.
All’intervento di Jerzy KROPIWNICKI segue una serie di
presentazioni sul Portogallo settentrionale. La prima è di
Francisca BoneT, rappresentante di Acções e território
(ACtO, un’impresa di consulenza impegnata nell’innovazione
sul territorio). dopo aver precisato che occorre tener presenti
le specificità con cui il Portogallo settentrionale reagisce ai
processi di globalizzazione, Francisca BONet riassume le diverse
interpretazioni dell’attuale situazione dei settore tessile e
dell’abbigliamento in questa regione, nonché dell’impatto della
globalizzazione e della delocalizzazione. Circa la situazione
del settore, vengono individuate le seguenti caratteristiche
principali:
• prevalenza di attività di piccole imprese con tendenza sia
a ridurre ulteriormente le attività sia ad una progressiva
frammentazione dei sistemi produttivi,
• controllo ridotto sui vari anelli della catena del valore,
• indotto con una forte caratterizzazione territoriale,
• settore tradizionalmente caratterizzato da una forte intensità
occupazionale che attualmente tende piuttosto a ridurre i
posti di lavoro.
34
Si ha in genere la sensazione che il Portogallo settentrionale sia
fortemente influenzato dalla globalizzazione. un gran numero
d’imprese si considera vittima di questo fenomeno, e solo una
minoranza afferma di aver avuto risultati positivi. Questi giudizi
sembrano basarsi su fattori come la localizzazione geografica,
la collocazione tradizionale o consolidata nella catena di valore,
i gradi di cooperazione. In questa regione la globalizzazione
ha esercitato il suo impatto sul settore in tre fasi distinte e
successive:
• delocalizzazione delle imprese straniere precedentemente
basate nella regione,
• esternalizzazione da parte d’imprese nazionali (dunque
portoghesi),
• progressivo calo delle ordinazioni dall’estero.
La seconda presentazione sul Portogallo settentrionale è di
rosendo, direttore del Citeve. Questi illustra
Hélder rosendo
l’interpretazione che il Centro dà delle situazione del tessile
e dell’abbigliamento nella regione in esame ed evidenzia
soprattutto i punti di forza del settore nel Portogallo settentrionale
esponendo al tempo stesso il ruolo dei consumatori nel settore,
e fa presente che la competitività dipende da cinque fattori fra
di loro connessi:
• creatività,
• innovazione,
• design,
• distribuzione,
• servizi.
Questi fattori dipendono dalle risorse umane e dalla capacità
gestionale. Perciò l’ORAtORe illustra le connessioni con altri
ambiti delle conoscenze e afferma che la differenziazione
dipende principalmente dall’innovazione costante. Per innovare
è importante cooperare, accedere a nuovi mercati, profittare
delle tendenze dei consumatori coinvolgendo gli utilizzatori
finali/gli stessi consumatori e mettere a punto prodotti più
complessi (inclusi i migliori servizi). L’innovazione è inoltre
favorita dalla capacità di attirare verso il settore giovani talenti e,
soprattutto, dar prova di spirito d’iniziativa al di fuori dei settori
battuti.
L’ultima presentazione è di alina sILVa, in rappresentanza del
Centro per la valutazione delle politiche e per gli studi regionali,
che riferisce sul Portogallo settentrionale. Nell’ottica futura
essa espone brevemente la strategia regionale per il 2015 della
Commissione regionale, inclusi i piani della regione sull’utilizzo
dei fondi europei durante il periodo 2007-2013, precisando che il
tessile e l’abbigliamento rimane una fonte importante di reddito
e di posti di lavoro. Alina SILVA riconosce che, effettivamente, in
questi ultimi 15 anni il settore ha subito profonde trasformazioni
per effetto dei progressi tecnologici, dell’introduzione di
nuovi metodi di produzione, dell’esternalizzazione e della
riorganizzazione dei produttori, ma anche che resta ancora
molto da fare. A suo giudizio, non è più possibile mantenere
questo settore su una base puramente manifatturiera: le
imprese dovrebbero piuttosto adoperarsi per evolversi in unità
di vendita. Nell’insieme, la strategia della Commissione regionale
realizza un nuovo modello di attuazione delle politiche dei
pubblici poteri che si basa su una programmazione tempestiva
ed accurata.
35
La prima parte delle presentazioni regionali si conclude con
l’intervento di Luca RINFRESCHI, già presidente della Camera
di commercio di Prato e vicepresidente dell’organismo
intercamerale italiano per la filiera moda Italian Textile Fashion
(ITF). Questi sottolinea l’importanza di regolamentazioni
rigorose sull’etichettatura dei prodotti dei paesi non facenti
parte dell’UE. A suo giudizio le industrie europee sono
assoggettate a numerose regolamentazioni riguardanti, ad
esempio, la sostenibilità sociale e ambientale, il che non sempre
vale per concorrenti dei paesi terzi. Come si è fatto presente in
relazione a REACH, queste regolamentazioni possono essere
fondamentali per promuovere l’innovazione. Tuttavia, occorre
creare strumenti per differenziare i prodotti provenienti da paesi
in cui vigono regolamentazioni da quelli di paesi non soggetti a
simili regolamentazioni. Un’etichettatura adeguata è necessaria
affinché i consumatori possano scegliere con cognizione di
causa. Perciò l’Italia ha introdotto un sistema volontario di
tracciabilità volto a distinguere i prodotti italiani da quelli di
provenienza diversa applicando regole ben più severe di quelle
previste per legge, valorizzando quindi fortemente l’origine
della produzione. Secondo Luca RINFRESCHI, ciò che occorre ora
sono regolamentazioni più rigorose e iniziative per invogliare i
consumatori ad essere maggiormente esigenti circa l’origine dei
prodotti e ad acquistare con cognizione di causa.
36
Segue poi un breve e intenso scambio di vedute sulle questioni
relative alla formazione e agli aspetti sociali e sul grado di
rappresentatività delle piccole e medie imprese (PMI) nel
processo decisionale a livello europeo.
Presentazioni regionali – 2a sessione
Le presentazioni durante la seconda parte dell’audizione sono
dedicate all’Europa centrale e sono presiedute da Radoslaw
OWCZARZAK, responsabile della ricerca presso l’Osservatorio
europeo del cambiamento (EMCC) della Fondazione europea
per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro
(Eurofound). Riferendosi al suo lavoro nell’ambito della ricerca
l’oratore auspica che le imprese europee introducano prassi e
processi innovativi.
La prima presentazione è di Anne VAN LANCKER, membro
del Parlamento europeo, la quale riferisce sulla zona belga
di Courtrai-Mouscron-Tournai. Dopo una breve introduzione
sull’industria belga del tessile e dell’abbigliamento, Anne van
LANCKER afferma che il segmento tessile è riuscito a mantenere
i livelli di produzione e un saldo positivo della bilancia
commerciale nel quadro di risultati globalmente positivi che
rispecchiano un livello elevato di specializzazione (in tessili
tecnicamente avanzati).
D’altra parte, però, durante gli ultimi 30 anni i livelli occupazionali
hanno accusato un sensibile declino a causa dei processi produttivi
sempre più automatizzati e delle tecniche avanzate che vi sono
utilizzate. In confronto, il segmento dell’abbigliamento presenta
un quadro totalmente diverso. La situazione è drammatica,
con la produzione e l’occupazione falcidiate anche per effetto
della maggiore internazionalizzazione della produzione e
delle forti pressioni sui prezzi. Nell’insieme, il settore tessile e
dell’abbigliamento belga, a forte concentrazione regionale
e basato essenzialmente sulle PMI, presenta le seguenti
caratteristiche:
• immagine negativa del settore, e conseguente assenza di
manodopera qualificata,
• scarsa mobilità della manodopera,
• persistente non ottemperanza del codice di condotta sociale,
• chiusura dei mercati dei paesi terzi che ostacola le
esportazioni,
• contraffazioni,
• problemi originati dall’euro forte.
Come principali sfide con cui il settore deve misurarsi, Anne van
LANCKER indica:
• migliorare l’immagine del settore,
• sviluppare i punti di forza locali,
• proseguire l’integrazione del mercato europeo,
• ridurre il dumping sociale ed economico,
• migliorare il potenziale accesso ai mercati esteri riducendo gli
ostacoli tariffari e non tariffari,
• attuare un sistema efficace di prevenzione e di lotta alle
contraffazioni.
Le prime due presentazioni sono di Antonio SIMINA, presidente
del comitato aziendale e vicepresidente del consiglio di vigilanza
della Hugo Boss, e riguardano il contesto tedesco (la sede della
Hugo Boss è a Metzingen, nel Land Baden-Württemberg).
Antonio SIMINA presenta brevemente, a titolo personale, i
successi dell’impresa in Germania e addita quelle che, a suo
avviso, sono le opportunità per un futuro sviluppo del settore
tessile e dell’abbigliamento. Ritiene che per far fronte alla realtà
delle delocalizzazioni è fondamentale reagire a vari livelli (quindi
non solo a livello d’impresa ma anche in termini di politiche),
ma soprattutto puntare su metodi innovativi per motivare e
attirare personale qualificato e di talento a lavorare nel settore.
Ciò comporta una serie d’incentivi per migliorare il benessere
dei lavoratori, ad esempio offrendo opportunità di sviluppo
37
personale o persino asili per i loro figli, in modo da creare una
forza lavoro in grado di offrire valore aggiunto al know-how
disponibile, e quindi accrescere la competitività delle imprese
tessili e dell’abbigliamento europee.
Questa filosofia ha assicurato il successo di Hugo Boss in
Germania, un paese in cui, nonostante le difficoltà di gestione
di un’impresa, il clima globale consente strategie innovative
nell’organizzazione del lavoro e un notevole sviluppo personale.
Al termine della presentazione Antonio SIMINA manifesta
preoccupazione per il fatto che di recente la Hugo Boss è
stata acquistata da una società d’investimento (private equità
company), il che, a suo avviso, potrebbe vanificare il patrimonio
di esperienza accumulato in lunghi anni, un fenomeno che,
come ha poi dichiarato OWCzARzAK, può essere un’avvisaglia
di quello che potrebbe verificarsi fra poco in tutta europa.
38
La seconda presentazione sulla Germania, che riguarda il
Land turingia, è di ralf LecHner, amministratore delegato
della Getzner textil Weberei GmbH. esponendo lo sviluppo
del settore tessile e dell’abbigliamento in turingia nell’ultimo
decennio, Ralf LeCHNeR fa notare che, nonostante il costante
calo del numero delle imprese (e quindi dei dipendenti), l’uso
delle tecnologie di fabbricazione moderne e la specializzazione
di nicchia hanno permesso di quasi decuplicare il fatturato per
lavoratore occupato. Se osservati separatamente, sia il tessile
che l’abbigliamento sono in fase di calo, ma il fenomeno è stato
di gran lunga più drammatico nel secondo. L’oratore fa presente
che nelle imprese che hanno sottoscritto contratti collettivi, in
seguito all’attuazione di trattative salariali imperniate su abilità,
competenze e qualifiche, le remunerazioni sono aumentate in
linea con i trend economici. I principali problemi del settore in
turingia sono:
• impennata dei prezzi dell’energia,
• costante aumento dei prezzi delle materie prime,
• burocrazia crescente,
• protezione della proprietà intellettuale.
un altro problema che preme particolarmente all’oratore
è che le tendenze demografiche, incluso l’esodo di molti
giovani dalla regione, minacciano di privare i settori tessile e
dell’abbigliamento di nuove leve qualificate. Per fortuna, un
nuovo approccio in materia di formazione e il miglioramento
della situazione economica hanno nuovamente consentito di
offrire un maggior numero di posti nella formazione. d’altro
canto, però, la scarsità di tecnici esperti, di lavoratori qualificati
e personale specializzato continua a preoccupare seriamente gli
imprenditori della turingia.
Occorre attivarsi per rimediare a una certa mancanza di
disponibilità dei giovani a intraprendere professioni tecniche, il
che è possibile mediante partenariati fra le imprese e le scuole
che promuovano la formazione professionale e innovativa
rivolta al futuro nel settore tessile.
François casTro, consulente di Castex, è il primo a parlare
della regione francese Rodano-Alpi. Ripercorrendo brevemente
la sua carriera d’imprenditore, CAStRO sottolinea l’importanza
cruciale dell’innovazione nel settore tessile e dell’abbigliamento.
Attualmente gli industriali tendono a pensare di più a ridurre
le spese che a compiere progressi, ma in realtà il segreto è
l’innovazione. Interagendo con tutto il personale e ispirandogli
il senso di appartenenza i dirigenti possono comprendere le
esigenze e incoraggiare i lavoratori a sviluppare nuove idee.
La diversificazione, la creatività e l’apertura alla creatività e
immaginazione dei lavoratori sono tutte indispensabili, al pari
della capacità di comprendere le preferenze dei consumatori.
39
Una seconda presentazione sulla regione Rodano-Alpi viene
da Claude SZTERNBERG, delegato generale e vicepresidente
della Unitex, il cui intervento riguarda il contesto regionale,
la sua reazione alla globalizzazione e le successive politiche
per far fronte ai cambiamenti e per incoraggiarli. Claude
SZTERNBERG dichiara che la sua regione ha tutte le carte in
regola per aver successo nel settore tessile e dell’abbigliamento
e mantenere una posizione guida a livello nazionale e illustra
un universo di PMI che costituiscono un segmento importante
del mercato mondiale. La regione rivela creatività e capacità di
apprendimento mantenendo al tempo stesso contatti stretti con
le autorità e l’impegno a proseguire il dialogo sociale. La regione
Rodano-Alpi non è esente dagli effetti della globalizzazione, anzi
ha effettivamente subito dei contraccolpi non indifferenti, ma
nell’insieme l’avvento del mercato globale ha dato luogo a un
contesto rinnovato cui il settore tessile e dell’abbigliamento ha
saputo adeguarsi distinguendosi sul fronte del segmento della
moda, dei cambiamenti tecnologici e dei tessili funzionali.
Claude SZTERNBERG dichiara che la strategia a livello d’impresa
è di vendere il prodotto giusto al momento giusto, tenendo
conto - a seconda dei casi - delle seguenti eventuali esigenze:
40
• cambiamenti decisivi,
• innovazione,
• alleanze,
• marketing.
Sul fronte delle politiche più generali l’oratore rammenta
un’associazione istituita nella regione Rodano-Alpi, la quale
collabora con i pubblici poteri per migliorare le condizioni dei
settori tessile e dell’abbigliamento.
Alle presentazioni formali segue un breve scambio di vedute
dedicato sia al vantaggio dei partenariati fra imprese e pubblici
poteri, sia al ruolo dei centri per la tecnologia e l’innovazione.
Dopo aver parlato dell’importanza del lavoro di squadra a livello
d’impresa, la seduta si conclude con un tocco d’ottimismo di
Radoslaw OWCZARZAK sul futuro del settore.
CONCLuSIONI e PROSPettIVe
La seduta conclusiva è intesa sia come l’epilogo dell’audizione,
destinata a trarne delle conclusioni, e come prologo all’analisi
costante delle prospettive del settore per l’avvenire. tracciando
un quadro delle principali conclusioni che si sono potute trarre
dall’audizione, agnès soULard e gli ultimi oratori William
LaKIn, direttore generale di euratex (european Apparel and
textile Organisation), Patrick ITscHerT, segretario generale
dell’etuF-tCL (european trade union Federation - textiles,
Clothing, Leather), Luc HendrIcKX, direttore responsabile
delle politiche per le imprese dell’ueapmi (unione europea
dell’artigianato e delle piccole e medie imprese (franc. ueapme))
e Luis Filipe GIrÃo, capo unità della dG Impresa e industria
della Commissione europea – hanno esaminato tre aspetti
distinti ma al tempo stesso collegati: immagine, responsabilità
sociale e strategia regionale.
41
Interviste a partecipanti all’audizione di Vila
Nova de Famalicão
Al termine dell’audizione si è giudicato interessante intervistare
alcuni partecipanti. A ciascuno di essi sono stati posti tre
quesiti:
1) La relazione informativa della CCMI contiene una serie
di conclusioni e raccomandazioni intese a promuovere il
settore tessile, calzaturiero e dell’abbigliamento europeo,
accompagnarne lo sviluppo nel contesto di un mercato
globale e massimizzarne i vantaggi comparativi esistenti. A
Suo avviso, a quali misure dovrebbe essere data precedenza
assoluta?
2) La relazione informativa auspica condizioni di parità per
quanto riguarda le norme minime fondamentali del lavoro,
la legislazione ambientale e le pratiche di concorrenza
(ad es. l’accesso al mercato, la tutela dei diritti di proprietà
intellettuale, ecc.). Quali politiche le istituzioni dell’Unione
europea possono proporre per garantire tali condizioni di
parità, e in quale modo è possibile assicurare una coerenza
ottimale con le politiche a livello locale, regionale e
nazionale?
3) Tutti convengono sulla necessità di rinnovare l’immagine
del settore. In effetti, il fattore immagine è cruciale non solo
per assicurare il successo nel breve periodo, ma anche per
garantire il costante apporto di forze nuove. Quali misure
sono possibili per incoraggiare una maggiore partecipazione
e stimolare l’interesse dei giovani nel settore?
Le risposte degli interpellati sono riportate qui di seguito. Per
agevolarne la lettura, ciascuna di esse è preceduta da alcuni
termini particolarmente significativi contenuti nel quesito
posto.
Elenco degli intervistati
• William LAKIN, direttore generale di Euratex (European Apparel
and Textile Organisation)
• Patrick ITSCHERT, segretario generale di ETUF-TCL (in FR: FSETHC: Federazione europea dei lavoratori del settore tessile,
dell’abbigliamento e del cuoio)
• Luc HENDRICKX, direttore responsabile della politica
delle imprese dell’Ueapmi (FR: Ueapme : Unione europea
dell’artigianato e delle piccole e medie imprese)
• Anne VAN LANCKER, Europarlamentare
• Jerzy KROPIWNICKI, membro del Comitato delle regioni,
sindaco di Łódź, presidente dell’assemblea generale dell’ACTE
(l’Associazione delle comunità tessili europee)
• Hélder ROSENDO, direttore del Citeve (Centro tecnologico
delle industrie portoghesi del tessile e dell’abbigliamento)
43
William LaKIn
direttore generale di euratex (european Apparel and textile
Organisation)
1. Priorità immediate
Sono fermamente convinto che oggi l’industria debba lasciarsi alle
spalle l’esperienza passata e guardare con risolutezza al futuro:
un futuro senza contingenti d’importazione, nel quale la sua
competitività dovrà fondarsi sulla capacità di innovarsi, la creatività
e la padronanza delle nuove tecnologie. Questo è il compito
centrale che deve assolvere l’industria stessa, in cooperazione
con i suoi migliori centri di ricerca e di eccellenza e avvalendosi
pienamente delle opportunità offerte dal 7PQ e da altri programmi
di finanziamento UE. Al tempo stesso, gli esistenti programmi di
formazione devono essere perfezionati e tutta l’industria deve
prendere coscienza della necessità di proteggere i DPI all’interno,
alle frontiere UE e sui mercati dell’esportazione.
2. coerenza delle opzioni politiche
44
L’assenza di soluzioni univoche a livello internazionale in materia di
condizioni di lavoro e di ambiente pone gravi problemi, per i quali
non esiste una soluzione immediata e in ogni caso è probabilmente
inadeguata la volontà politica delle amministrazioni nazionali.
È possibile che le cose stiano esattamente così. Tuttavia, le
preoccupazioni espresse a questo proposito faranno sì che le nostre
autorità esaminino più a fondo le condizioni generali di produzione
delle merci importate. Io personalmente considero inadeguata la
convergenza delle politiche locali, regionali e nazionali in questo
e in molti altri ambiti, nonostante alcuni ottimi esempi individuali
di collaborazione. Anche questo comporta una maggiore
consultazione delle aziende a livello locale e regionale, e una più
stretta cooperazione tra le aziende per conseguire la massa critica.
Il messaggio sull’accesso ai mercati è stato pienamente recepito,
ma alla data odierna (5 marzo 2008) non possiamo aspettarci
molto dall’agenda di Doha (DDA).
3. maggiore coinvolgimento dei giovani
Oggi una delle principali sfide è quella di migliorare l’immagine
dell’industria e renderla più attraente agli occhi dei giovani. Molte
federazioni a livello nazionale, regionale ed europeo si danno da
fare per presentare l’industria come un comparto che produce
abbigliamento di alta qualità e utilizza tecnologie di avanguardia
per creare prodotti che solo una generazione fa erano impensabili.
Anche le aziende dovrebbero sentirsi incoraggiate a pubblicizzare
le loro storie positive e a far conoscere la stupefacente varietà degli
utilizzi finali.
Tutti questi sforzi, purtroppo, possono essere vanificati dalle
previsioni tetre e catastrofiche di certi commercianti, che
dovrebbero essere dissuasi dal rilasciare dichiarazioni pubbliche di
questo tenore.
Patrick ITscHerT
segretario generale di etuF-tCL (in FR: FSe-tHC: Federazione
europea dei lavoratori del settore tessile, dell’abbigliamento e
del cuoio)
1. Priorità immediate
L’Europa ha bisogno di una base industriale e manifatturiera che
sia capace di creare servizi, competitiva e sostenibile. Nel settore
del tessile e dell’abbigliamento, così come in altri settori, esistono
imprese buone e meno buone. Queste ultime sono sempre
più destinate a scomparire a causa del crescente processo di
globalizzazione. Condizione necessaria, ma non sufficiente, per
garantire il futuro di questo settore è la fabbricazione di prodotti
di maggior valore aggiunto, di più elevato contenuto tecnologico,
innovativi e alla moda, in grado di soddisfare le esigenze
dei consumatori. Tuttavia, al fine di poter procedere alla sua
ristrutturazione, l’industria europea del tessile e dell’abbigliamento
deve anche cercare di ottenere, da un lato, migliori condizioni di
accesso ai mercati dei paesi terzi e, dall’altro, condizioni stabili
ed eque in materia di scambi commerciali. Pur dicendo NO al
protezionismo, l’industria deve essere tutelata con ogni mezzo
contro il dumping, la violazione dei diritti di proprietà intellettuale
e altri abusi, il che non è una contraddizione in termini. Al fine
di assicurare un ambiente integrato, è necessario migliorare la
coerenza tra le politiche industriali e commerciali dell’UE.
2. coerenza delle opzioni politiche
Purtroppo è doveroso prendere atto dell’estrema timidezza di cui
l’Europa ha dato prova nel promuovere le norme fondamentali
sul lavoro. Il movimento sindacale, pur senza opporvisi, osserva
(opinione oramai condivisa anche da altri) che la liberalizzazione
degli scambi potrebbe comportare un arricchimento di tutto il
pianeta ma certamente provoca una crescente divisione del mondo
e un aumento delle violazioni di talune norme fondamentali (il
che costituisce un parziale insuccesso della responsabilità sociale
delle imprese). Il fatto che alcuni paesi terzi siano restii a discutere
i problemi sociali a livello multilaterale non deve comunque
servire da pretesto: le questioni concernenti la «sostenibilità» o le
«condizioni di lavoro decenti» devono far parte necessariamente
delle negoziazioni bilaterali a tutti i livelli (esistono precedenti
interessanti al riguardo). Infine, il consumatore non deve essere
colpevolizzato ma è giunto il momento che venga maggiormente
responsabilizzato.
45
Per questo è importante garantire la tracciabilità dei prodotti, onde
offrire informazioni chiare e complete. In tale contesto, l’indicazione
d’origine rappresenta una prima tappa di questo sviluppo.
3. maggiore coinvolgimento dei giovani
Migliorare l’immagine di marca del settore rappresenta certamente
una sfida per il tessile e l’abbigliamento. Sarebbe tuttavia troppo
facile limitarsi a criticare alcune dichiarazioni o visioni allarmistiche
sull’Europa «postindustriale». Troppe imprese comunitarie in
questo settore continuano infatti a privilegiare la competitività in
termini unicamente di costi – il che non ha più molto senso viste
le disparità salariali con l’Asia - giustificando in tal modo salari di
basso livello e cattive condizioni di lavoro. Una maggiore capacità
di anticipazione e un più intenso dialogo sociale permettono
invece di garantire percorsi professionali più sicuri. «Sì, il settore
tessile e dell’abbigliamento ha un avvenire nell’UE, a condizione
di ridurre il numero di lavoratori, i quali saranno più qualificati,
adeguatamente formati e, dunque, meglio retribuiti»: è questo il
messaggio da trasmettere.
Luc HendrIcKX
46
direttore responsabile della politica delle imprese dell’ueapmi
(FR: ueapme: unione europea dell’artigianato e delle piccole e
medie imprese)
1. Priorità immediate
Per l’Ueapmi è assolutamente prioritario creare un clima
favorevole alle PMI in tutti i settori d’intervento delle politiche. Non
va dimenticato che a creare i posti di lavoro e il benessere sono
le PMI, e non già le politiche. Inoltre, sono cruciali misure atte a
diversificare, ad assistere e a sostenere le PMI a sviluppare mercati
di nicchia. Nell’ambito della politica commerciale occorre creare
migliori condizioni di accesso ai mercati per le nostre PMI.
2. coerenza delle opzioni politiche
Questo è probabilmente il problema più spinoso, sia a breve che
a lungo termine, e soprattutto per le PMI. Un coordinamento
ottimale può essere indubbiamente conseguito nella lotta contro
le contraffazioni. Il numero dei prodotti contraffatti sequestrati
nell’UE rivela chiaramente che alcuni paesi stanno facendo un
ottimo lavoro, mentre nella maggioranza degli Stati membri
manca la volontà politica di affrontare il problema.
3. maggiore coinvolgimento dei giovani
Non abbiamo sicuramente bisogno di grandi campagne sui media
per migliorare la nostra immagine. Ciò che possiamo peraltro
constatare anche in altri settori industriali è che si ignorano quelle
che sono le possibilità, le opportunità del settore considerato. Ci
serve anzitutto una cooperazione (migliore) fra di esso e il sistema
di formazione: è indispensabile che gli insegnanti conoscano e
comprendano meglio il settore. Si dovrebbero organizzare non
solo visite alle imprese ma anche brevi tirocini e stage. In secondo
luogo, occorre migliorare il livello e la reputazione degli istituti
di formazione superiore a carattere tecnico. Occorre sopprimere
le compartimentazioni che li separano dal sistema scolastico
generale in modo da agevolare i passaggi e l’avanzamento nei
processi formativi.
anne Van LancKer
europarlamentare
1. Priorità immediate
Per poter salvaguardare la sua posizione di leader nella produzione
di qualità ad alto valore aggiunto, il settore tessile, calzaturiero
e dell’abbigliamento italiano deve assolutamente far leva sulla
ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e processi. Occorre promuovere
l’innovazione e gli investimenti nei progressi tecnologici in nuovi
ambiti che rispondono a nuove esigenze creando piattaforme
tecnologiche e sviluppando centri di eccellenza, senza dimenticare
le piccole imprese. Una carta vincente per migliorare la posizione
competitiva del settore è costituita dalla «qualità» del personale.
È quindi importantissimo aumentare gli investimenti nella
formazione e ottenere personale altamente qualificato.
2. coerenza delle opzioni politiche
Le istituzioni europee dovrebbero mettere a punto nuove
strategie per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali del
lavoro e delle norme ambientali rendendole vincolanti negli
accordi commerciali preferenziali e apponendo etichette ai
prodotti tessili e di abbigliamento che ottemperano a queste
norme lungo tutta la catena di produzione. La politica europea in
materia di appalti dovrebbe considerare i diritti sociali e la qualità
ecologica dei prodotti come criteri essenziali per la concessione dei
contratti. L’Europa deve anche mettere a punto sistemi efficaci di
monitoraggio e di preallarme, sfruttare meglio i suoi strumenti di
difesa commerciale e varare sia meccanismi intesi a contrastare il
dumping e le sovvenzioni, sia meccanismi di salvaguardia quando
la concorrenza sleale comprometta gli interessi dei produttori
europei e dei loro lavoratori.
47
3. maggiore coinvolgimento dei giovani
Per suscitare interesse nei giovani il settore dovrebbe proiettare
un’immagine nuova, positiva, presentarsi come un settore
creativo, innovativo e promettente. I giovani europei dovrebbero
essere informati meglio delle opportunità occupazionali che esso
offre e delle qualifiche che richiede. Mediante campagne, job fair
(o borse dei posti di lavoro) e sistemi di tirocini e stage occorre
incoraggiarli a optare per la formazione tecnica e stimolarne lo
spirito d’imprenditorialità.
Jerzy KroPIWnIcKI
membro del Comitato delle regioni, sindaco di Łódź, presidente
dell’assemblea generale dell’ACte (l’Associazione delle comunità
tessili europee)
1. Priorità immediate
48
L’Associazione delle comunità tessili europee (ACTE), di cui ho
l’onore di presiedere l’Assemblea generale, è convinta che occorra
dare immediata priorità al rispetto dei diritti fondamentali del
lavoro, rafforzando nel contempo il modello sociale europeo.
I membri dell’ACTE ritengono poi estremamente importanti la
promozione della mobilità e la diversificazione delle professionalità
dei lavoratori. Il miglioramento dei programmi di formazione è un
altro «asso nella manica» sia per i lavoratori che, pur rimanendo
nel settore, devono riorientare le loro competenze verso nuovi
prodotti e nuove applicazioni tessili, sia per quelli costretti ad
uscirne per cercare un impiego in un altro settore. La città di
Łódź (Polonia) offre alcuni validi esempi di strumenti specifici di
promozione dell’imprenditorialità, miglioramento dell’istruzione e
della formazione, mediazione occupazionale, messa a disposizione
di terreni per nuove attività industriali, creazione di parchi
commerciali e potenziamento delle infrastrutture, il tutto al fine
di attrarre maggiormente gli investitori stranieri. Oltre a ciò, la
collaborazione di laboratori e centri di eccellenza contribuisce a
migliorare le condizioni ambientali per il settore tessile.
Merita inoltre ricordare che l’ACTE ha dichiarato il 2008 l’Anno
dell’innovazione e che in tale contesto è stata lanciata una serie
di iniziative di rilievo. Per altro verso, l’ACTE ribadisce il diritto dei
consumatori a essere informati in modo appropriato sull’origine, il
contenuto, l’etichettatura e la tracciabilità dei prodotti tessili.
Insieme alla Federazione sindacale europea del tessile,
dell’abbigliamento, del cuoio e delle calzature (Fédération syndicale
européenne du textile, de l’habillement, du cuir - FSE:THC), l’ACTE
è attualmente impegnata a promuovere la «Petizione per una
qualità certificata - Trasparenza, tracciabilità, composizione e
origine dei prodotti del macrosettore Tessile, abbigliamento, cuoio
e calzature»: un’iniziativa congiunta che testimonia il vivo interesse
dei membri dell’ACTE per la tutela della salute dei consumatori e
dei lavoratori europei contro i rischi derivanti dall’uso di sostanze
pericolose nel macrosettore.
2. Coerenza delle opzioni politiche
Il macrosettore Tessile e abbigliamento non va considerato un’entità
monolitica. In realtà, infatti, esso è composto da almeno due settori
diversi (tessile e abbigliamento), che rappresentano a loro volta
reti complesse e interconnesse di catene di valore, ciascuna con le
proprie caratteristiche peculiari in termini di vantaggio competitivo,
ripercussioni sul territorio, ecc. Tra i due settori, quello tessile è spesso
considerato il più «scientifico» - date la propensione tecnologica e
l’elevata intensità di capitale e tecnologia che lo caratterizzano
-, mentre quello dell’abbigliamento è molto più orientato
verso la forza del design e del marchio. Se si vogliono garantire
condizioni uniformi, allora bisogna che i meccanismi di sostegno
siano adeguati alle specifiche caratteristiche di ciascun settore
(consulenza professionale, competenze gestionali e organizzative
adatte, programmi di formazione idonei, sistemi IT pertinenti,
realizzazione di reti e di aggregazioni (cluster) appropriate). Sovente
il settore tessile finisce per dominare completamente l’economia
di una singola regione, diventando una sorta di «monocoltura» e
dunque esponendo la regione stessa a un grave rischio economico
e sociale nelle fasi di rapida e impreveduta ristrutturazione. Proprio
questa intima connessione con il territorio fa sì che sia molto
importante tener conto del principio di sussidiarietà nel considerare
i modi di garantire un’integrazione ottimale fra le politiche.
3. Maggiore coinvolgimento dei giovani
Occorre porre maggiormente l’accento sulle opportunità di crescita
esistenti (ad esempio nei comparti tecnico e industriale del settore
tessile), mettere in primo piano le nuove opportunità di affari legate
alle economie emergenti e diffondere con chiarezza il messaggio
che per il macrosettore tessile e abbigliamento si profila un grande
futuro, non solo grazie al miglioramento delle condizioni di vita
ma anche per la creazione di grandi potenzialità di sviluppo. Solo
un’immagine positiva del macrosettore varrà a mobilitare gli sforzi
necessari per attrarre i giovani verso gli istituti tecnici, ottenere
finanziamenti per progetti imprenditoriali dal sistema creditizio e
raggiungere accordi strategici con altri settori presenti nei distretti
tessili.
49
Hélder rosendo
direttore del Citeve (Centro tecnologico delle industrie
portoghesi del tessile e dell’abbigliamento)
1. Priorità immediate
Nulla è più negativo e devastante per l’economia delle pratiche
concorrenziali sleali. Ritengo pertanto necessario dare la priorità
a tutte le misure atte a creare pari condizioni di concorrenza
per i paesi europei e per quelli asiatici, e ad assicurare al tempo
stesso che i prodotti europei abbiano uguali possibilità d’accesso
ai mercati esteri. Personalmente non vedo la logica del grande
rigore nei confronti dei produttori europei, le cui produzioni sono
assoggettate a un gran numero di vincoli, quando poi si permette
a prodotti non rispondenti ad alcun requisito etico o ambientale di
accedere liberamente al mercato europeo. Di conseguenza, la mia
risposta al vostro quesito è: occorre dare la precedenza assoluta a
tutte le politiche e le misure volte ad assicurare la parità d’accesso
ai mercati, eliminare le pratiche concorrenziali sleali, applicare
le regole di origine, tutelare i diritti di proprietà industriale e
combattere le contraffazioni. Non meno importante, a mio giudizio,
è rivedere il regolamento REACH e adottare provvedimenti per
valutare a fondo l’impatto di una tale normativa sulla produzione e
sui posti di lavoro europei.
50
2. coerenza delle opzioni politiche
Ritengo che i cittadini e i consumatori continuino a percepire
un grande divario fra le politiche europee e la realtà della nostra
vita quotidiana. E questo vale soprattutto per le decisioni che
dovrebbero migliorare la nostra qualità della vita. Di conseguenza,
ogni politica o sforzo inteso a produrre miglioramenti negli
aspetti summenzionati (norme riguardanti il lavoro, l’ambiente e
le pratiche in materia di concorrenza) andrebbe promosso in un
contesto caratterizzato da una più stretta e migliore comunicazione
fra i rappresentanti europei, i rappresentanti nazionali e locali e la
società civile in generale. Questa è la condizione sine qua non per
un migliore coordinamento fra le politiche europee, nazionali e
regionali.
3. maggiore coinvolgimento dei giovani
In proposito diversi paesi stanno attuando alcune iniziative utili, ma
nulla ha, in senso positivo e negativo, un impatto pari a quello dei
mezzi di comunicazione. Di conseguenza, le organizzazioni di tutti
i diversi comparti e segmenti del settore tessile e dell’abbigliamento
dovrebbero assolvere una funzione capitale educando i media
e mostrando loro gli aspetti positivi del settore. Anche se taluni
quasi trovano più rassicurante il «non far notizia» (assimilandolo
all’assenza di problemi), non dovremmo perdere l’occasione per
far conoscere un’immagine positiva e accurata di questo settore.
In effetti, al giorno d’oggi l’intera catena del valore dei prodotti
tessili e dell’abbigliamento è caratterizzata non solo da un forte
contenuto tecnologico, ma anche da quel ricco input in termini di
design e di creatività che ne fanno oggetti di moda o comunque
particolarmente desiderabili!
51
Informazioni generali sulla commissione
consultiva per le trasformazioni industriali
(ccmI)
Il cese e il suo nuovo ruolo di promotore di un dialogo
strutturato sulle trasformazioni industriali nell’Unione
europea
La commissione consultiva per le trasformazioni industriali
(CCMI) del Comitato economico e sociale europeo (CeSe),
erede degli oltre 50 anni di esperienze in materia di dialogo
consultivo maturati dal disciolto comitato consultivo della
Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CeCA), associa
questo suo patrimonio a una composizione e a un mandato di
ampio respiro, tanto da formare un organo di per sé unico nel
panorama istituzionale europeo. essa offre un nuovo modello
per il dibattito/dialogo tra attori diversi su questioni politiche
connesse alle trasformazioni industriali.
La CCMI prende in esame i diversi aspetti del cambiamento
industriale in un’ampia gamma di settori, offrendo così un valore
aggiunto alle attività del CeSe nel suo insieme. Il suo apporto
risulta particolarmente prezioso per i nuovi Stati membri che
attraversano ora una fase di cambiamento a livello industriale;
ciò trova riscontro nella sua composizione, ampliata a fine 2004,
in cui questi paesi risultano largamente rappresentati.
La CCMI non si limita a far tesoro delle lezioni del passato. In linea
con le tematiche affrontate, infatti, ha il compito di guardare al
futuro; privilegia pertanto un approccio anticipatore, preventivo
e analitico in modo da garantire l’adozione di strategie comuni
positive in termini economici, sociali, territoriali e ambientali per
la gestione del cambiamento industriale. La CCMI promuove
azioni comunitarie coordinate e coerenti rispetto alle principali
trasformazioni nei comparti industriali dell’unione allargata
e propone un equilibrio tra la necessità di un cambiamento
socialmente accettabile, una produzione orientata alla
sostenibilità ambientale e il mantenimento di un margine
competitivo per l’industria europea.
53
INtROduzIONe
In vista della scadenza del trattato CeCA il 23 luglio 2002, il
Consiglio «Industria» del 18 maggio 2000 aveva invitato la
Commissione europea a presentare la propria posizione sul
futuro del dialogo strutturato nei settori coperti dal trattato.
Nella comunicazione del 27 settembre 2000 (COM(2000) 588
def.), messa a punto in stretta collaborazione con il CeSe, la
Commissione ha proposto di creare in seno a quest’ultimo una
struttura specifica che non soltanto consentisse di far tesoro
della preziosa esperienza accumulata, nel corso degli anni, dalla
CeCA e di proseguire il dialogo strutturato nei settori del carbone
e dell’acciaio, ma che fosse possibile ampliare gradualmente
fino a coprire tutti gli aspetti del cambiamento industriale in
un’unione allargata.
CReAzIONe
54
Quanto al contenuto di questo importante ampliamento della
funzione consultiva del CeSe, la Commissione ha sottolineato
la propria «determinazione ad affrontare l’avvenire del dialogo
strutturato CeCA guardandolo in prospettiva e da un punto
di vista decisamente orientato verso il futuro». L’esperienza
unica della CeCA, «in particolare nell’ambito del consenso
sociale, delle ristrutturazioni industriali, della ricerca, verrebbe
a rafforzare la capacità del CeSe di svolgere un ruolo attivo nella
modernizzazione dell’economia europea e nell’aumento della
sua competitività»1.
Le altre istituzioni europee hanno appoggiato le proposte
della Commissione, mettendo a disposizione del CeSe i mezzi
necessari per il funzionamento del nuovo organo, che è stato
istituito dall’Assemblea plenaria del CeSe il 24 ottobre 2002.
COMPOSIzIONe
La CCMI si compone di 48 membri del CeSe e di 48 delegati
esterni, avvalendosi così di un’ampia gamma di conoscenze e di
esperienze maturate in organizzazioni socioprofessionali di vario
tipo attive in settori diversi, tutti accomunati da un processo
di modernizzazione economica. Il presidente della CCMI è un
membro del CeSe e il vicepresidente un delegato. I delegati
sono ripartiti in tre categorie (datori di lavoro, lavoratori, attività
diverse) ricalcando così la struttura dei tre gruppi del CeSe. A
seguito del recente ampliamento dell’unione a 27 paesi e data
la particolare attinenza delle esperienze maturate dalla CCMI
per i nuovi Stati membri, quest’ultima conta ora al suo interno
un’elevata percentuale di membri e delegati di tali paesi.
1. COM(2000) 588 def.
COMPItO
La creazione della CCMI ha aperto nuovi orizzonti per il CeSe,
il quale è adesso in grado di elaborare pareri nel quadro di un
dialogo strutturato diretto tra i suoi membri e i rappresentanti
dei settori e dei gruppi d’interesse toccati dalle trasformazioni
industriali. Il CeSe ha così la possibilità di esaminare i problemi
esistenti in tutta la loro complessità, sia dal punto di vista
economico e sociale che sotto il profilo della tutela ambientale o
dello sviluppo sostenibile. I problemi vengono pertanto trattati,
nel quadro del normale processo decisionale dell’unione,
attraverso richieste di consultazione (anche a fini esplorativi) da
parte delle istituzioni o mediante pareri che il CeSe emette di
propria iniziativa in quanto li giudica necessari per influenzare i
processi evolutivi in seno all’unione.
MANdAtO e MOdALItà d’eSPReSSIONe
Il mandato della CCMI:
• continua a coprire le industrie carbosiderurgiche e le loro
catene di produzione e di consumo che rientrano nei settori
d’intervento comunitario,
• è stato progressivamente allargato alla gestione delle
trasformazioni industriali in altri settori di attività e alle sue
ripercussioni su occupazione, politica sociale e strutturale,
regimi in materia di aiuti e di concorrenza, ricerca e sviluppo
tecnologico, politica ambientale e sviluppo sostenibile, politica
energetica, politica commerciale,
• privilegia particolarmente le sfide poste dalle trasformazioni
industriali nei nuovi Stati membri.
La CCMI ha la possibilità di esprimere le proprie posizioni
tramite pareri obbligatori ai sensi del trattato, pareri facoltativi
ed esplorativi su richiesta del Parlamento europeo, del Consiglio
e della Commissione, pareri d’iniziativa, relazioni informative,
nonché l’organizzazione di convegni e audizioni.
Mantiene inoltre stretti rapporti di lavoro con le altre istituzioni
ed agenzie comunitarie e con organizzazioni di tutti i settori
interessati dal cambiamento a livello industriale.
55
Comitato economico e sociale europeo
Unita “Visite e pubblicazioni”
Tel. (32-2) 546 96 04 • Fax (32-2) 546 97 64
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QE-80-08-280-IT-C
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1 - EESC European Economic and Social Committee